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JURA GENTIUM

Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale


Journal of Philosophy of International Law and Global Politics

Vol. VI, n. 2, Anno 2009

JURA GENTIUM
Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale
Journal of Philosophy of International Law and Global Politics

JURA GENTIUM
Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale
Journal of Philosophy of International Law and Global Politics
http://www.juragentium.unifi.it/
Segreteria@juragentium.unifi.it
ISSN 1826-8269
Vol. VI, n. 2, Anno 2009

Redazione
Luca Baccelli, Nicol Bellanca, Pablo Eiroa, Orsetta Giolo, Leonardo Marchettoni
(segretario organizzativo), Juan Manuel Otero, Renata Pepicelli, Paola Persano, Stefano
Pietropaoli, Katia Poneti, Ilaria Possenti, Lucia Re (vicedirettore), Filippo Ruschi
(segretario di redazione), Emilio Santoro, Sara Turchetti, Francesco Vertova
(webmaster), Silvia Vida, Danilo Zolo (direttore)

Comitato scientifico
Margot Badran, Raja Bahlul, Richard Bellamy, Franco Cassano, Alessandro Colombo,
Giovanni Andrea Cornia, Pietro Costa, Alessandro Dal Lago, Alessandra Facchi,
Richard Falk, Luigi Ferrajoli, Gustavo Gozzi, Ali El Kenz, Predrag Matvejevi, Tecla
Mazzarese, Abdullahi Ahmed An-Naim, Giuseppe Palmisano, Geminello Preterossi,
Eduardo Rabenhorst, Hamadi Redissi, Marco Revelli, Armando Salvatore, Giuseppe
Tosi, Wang Zhenmin

Indice
SAGGI

TAUMATURGHI: PER UNARCHEOLOGIA DELLA STORIA DELLE


MENTALIT
7
PAOLO LAGO

I RE

ETOLOGIA, GUERRA E POLITICA


LEONARDO MARCHETTONI

18

LA CONOSCENZA CULTURALE DEL NEMICO


NICOLA PERUGINI

57

LA GARANTA DEL NE BIS IN IDEM EN EL MARCO DE LA EXTRADICIN


PABLO EIROA

70

POR UMA CIDADANIA UNIVERSAL


MARITZA NATALIA FERRETTI CISNEROS FARENA

82

ESTE NO O MEU LUGAR


GINO TAPPARELLI

105

LA LIBERT RELIGIEUSE EN TANT QUE DROIT DE LHOMME DANS LISLAM


MOHAMMED AMIN AL-MIDANI
119
CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLISLAM IN EUROPA
GIOVANNI CIMBALO
LA CONDIZIONE GIURIDICA
CHRISTINA KATSIANA

DELLA MINORANZA MUSULMANA IN

126
GRECIA
148

RIPARTIRE DAL MEDITERRANEO: STORIA E PROSPETTIVE DI UN DIALOGO


DA RICOSTRUIRE
159
FRANCESCA ANNETTI
LETTURE

178

DONNE MIGRANTI
ELEONORA LUCIOTTO

179

CHE

SENSO HA PARLARE DI
ALTERNATIVA MEDITERRANEA?
A CURA DI RENATA PEPICELLI

QUESTIONE

MEDITERRANEA

DI

188

SAGGI

I Re taumaturghi: per unarcheologia della storia


delle mentalit
Paolo Lago
Non tocca allo storico sondare il segreto dei cuori
(Marc Bloch, I re taumaturghi)
Esaminando il fondamento del diritto internazionale nella respublica christiana non si
pu fare a meno di riflettere sul potere carismatico di cui titolare il monarca dal
Medioevo fino alla fine del Settecento. Di tale potere - soprattutto in relazione al
periodo medievale - ci ha offerto unanalisi estremamente lucida Marc Bloch ne I re
taumaturghi; ed attraverso questopera che cercheremo adesso di sondare le radici di
un carisma cos radicato nel periodo in questione e, insieme, di guardare, con occhio
archeologico, a quel diritto internazionale allinterno di una delle sue fasi aurorali.
Pap, spiegami allora a che serve la storia. Cos un giovinetto, che mi molto caro,
interrogava, qualche anno fa, il padre, uno storico. Del libro che si legger, vorrei poter
dire che la mia risposta. Giacch, per uno scrittore, non mi immagino lode pi bella
che di saper parlare, con il medesimo tono, ai dotti e agli scolari (1). Con queste parole
Marc Bloch inizia lintroduzione al suo Apologia della storia, uscito postumo nel 1949;
a ben guardare, una risposta a questa domanda egli laveva gi data nel 1924, quando
uscita quella che forse la sua opera pi nota, I re taumaturghi. Qui, la storia serve per
capire; e il frutto di questa conoscenza viene offerto e imbandito al lettore, sia esso dotto
o scolaro, seguendo il rigoroso filo logico di una precisa e strutturata archeologia del
sapere.
Il sottotitolo de I re taumaturghi Studi sul carattere sovrannaturale attribuito alla
potenza dei re particolarmente in Francia e in Inghilterra: questi studi vengono
condotti rigorosamente ab ovo, dallorigine del carattere sovrannaturale attribuito
alla potenza dei re durante il Medioevo, il quale si esprimeva soprattutto attraverso la
guarigione delle scrofole mediante il rituale del tocco imposto ai malati. Lo storico
diventa archeologo: attraverso una fitta serie di documenti (fonti materiali e fonti
letterarie) parte dal principio per arrivare alla fine. Ricostruisce e mette insieme diversi
dati per approdare ad un risultato, per creare qualcosa che prima non cera,
uninterpretazione che sia la pi oggettiva possibile. I re taumaturghi questo: una
storia costruita e ricostruita per tasselli, parti mancanti, testimonianze scritte e orali di
dotti e studiosi ma anche di gente comune. Anzi, lautore, con uno spirito quasi
lucianeo, sembra irridere la presunta dottrina dei dotti malaccorti, di coloro che di
fronte alla semplicit oppongono un inutile muro di sapienza. Ed cos che Bloch
quando, nel tentativo di avvicinarsi, ancora archeologicamente, al cuore del problema,
riguardo ai pensatori del Rinascimento che non sono mai riusciti a spiegare in modo
soddisfacente il miracolo reale, cos afferma: sempre la vecchia storia, cos
deliziosamente narrata da Fontenelle. Nella bocca di un ragazzo in Slesia, si diceva, era
comparso un dente tutto doro: i dotti escogitarono mille ragioni per spiegare il
prodigio: poi si pens di guardare la meravigliosa mascella e si vide una foglia doro
abilmente applicata su un comunissimo dente. Badiamo a non imitare quei dotti

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malaccorti: prima di domandarci come i re guarivano, non dimentichiamo di


domandarci se guarivano veramente (2).
1. Un approccio comparatista per una geografia del tocco reale
Il comparatismo e linterdisciplinariet sono indubbiamente due caratteristiche
fondamentali de I re taumaturghi (3); e, se cos si pu dire, una scossa di carattere
comparativo gi presente nella genesi stessa dellopera: comparazione, in questo caso,
fra due epoche storiche. Come afferma Jacques Le Goff (riprendendo unintuizione di
Carlo Ginzburg) il libro di Bloch trae una diretta ispirazione dalla guerra del 1914-18,
alla quale egli stesso partecip: Marc Bloch vi aveva visto la ricostruzione di una
societ quasi medievale, la regressione a una mentalit barbara e irrazionale (4),
anche e soprattutto a causa della frequente propagazione di notizie false; e, continua Le
Goff, cos, la guerra offre allo storico uno strumento insperato per osservare
direttamente il passato medievale (5). Del resto, lo stesso autore, nellintroduzione, a
rendere noto il fondante taglio comparativo della sua opera: Per forza di cose, questo
saggio di storia politica ha dovuto assumere la forma di un saggio di storia comparata:
perch tanto la Francia quanto lInghilterra hanno avuto re medici, e lidea della regalit
meravigliosa e sacra, fu comune a tutta lEuropa occidentale (6).
Il libro primo dedicato alle origini; e il capitolo primo del libro agli inizi del tocco
delle scrofole. In questo capitolo Bloch offre al lettore i primi dati della sua imponente
ricerca: prima una definizione della malattia delle scrofole, poi gli inizi del rito
francese e di quello inglese. Scopriamo allora che ci che si definiva crouelles o - in
forma dotta - scrofule (derivata dal latino scrofula) la malattia che oggi i medici
designano come adenite tubercolare, infiammazioni delle ghiandole linfatiche (quelle
che oggi, con termine medico, si chiamano linfonodi) causate dalla tubercolosi. Tale
infiammazione si palesava fisicamente attraverso croste e bolle localizzate soprattutto
sul collo. Il primo accenno al tocco delle scrofole e alla guarigione miracolosa, in
ambito francese, lo incontriamo in un testo di Gilberto, abate, allinizio del XII secolo,
di Nogent-sous-Coucy, una localit non lontana da Soissons. Egli scrive, fra aneddoti e
dissertazioni sulle reliquie, che Luigi VI (il cui regno va dal 1108 al 1137) e il padre,
Filippo I (1060-1108) furono i primi a toccare e guarire le scrofole. Fu Filippo I, allora,
il primo sovrano francese a toccare gli scrofolosi. Tramite una messe di documenti e
testimonianze rigorosamente ordinate Bloch cerca di scoprire se prima di Filippo I vi
fosse stato qualche altro re a toccare le scrofole; si pu risalire allora a Gontrano (VI
secolo d. C.), figlio di Clotario I, o a Roberto il Pio, il secondo dei Capetingi. Ma non vi
sono prove che essi si fossero specializzati in un particolare tipo di guarigione come
quello delle scrofole: guarivano un po tutte le malattie. solo con il regno di Filippo
I, nipote di Roberto, che la mentalit corrente (su cui torneremo pi avanti) aveva fatto
scaturire lidea che il tocco reale era sovrano non contro tutte le malattie
indistintamente, ma particolarmente contro una di esse, daltronde molto diffusa, le
scrofole (7).
Passando allInghilterra, lo storico inizia la sua indagine da una raccolta epistolare di
Pietro di Blois, un chierico di origine francese che viveva alla corte del re Enrico II; una
delle sue lettere ci informa che il re aveva la capacit di guarire le scrofole. Ma, anche
in ambito inglese, incontriamo un altro sovrano con qualit taumaturgiche (anche in

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questo caso, non riferite in modo specifico alle scrofole): si tratta di Edoardo il
Confessore. E qui Bloch, ribadendo il carattere interdisciplinare e comparato della sua
ricerca, attinge ad una fonte che anche una grande opera letteraria, il Macbeth di
Shakespeare: il personaggio di Malcolm riferisce a Macduff (dopo che entrambi si sono
rifugiati alla corte di Edoardo) le qualit guaritrici del re. E, nella storia, Edoardo fu
presto stimato santo: va da s, continua Bloch, che insieme alla santit doveva essergli
attribuito da quella stessa mentalit popolare, anche la qualit di taumaturgo. In ogni
caso - e cos lautore conclude il primo capitolo - furono verosimilmente Enrico I e
Enrico II a guarire particolarmente le scrofole. Poich, gi in questo primo capitolo
della prima parte, lautore, a fianco dellinterdisciplinariet e - se cos si pu dire - della
polifonia strutturale della sua opera, ribadisce anche la specificit di essa: una ricerca
volta a indagare e a discernere la particolare capacit dei re nel guarire un determinato
tipo di malattia: le scrofole appunto.
Il capitolo secondo dedicato alla consacrazione dei re, consacrazione che sta alla base
e allorigine delle loro capacit taumaturgiche. Il re mago e guaritore soprattutto
perch consacrato. Allora, Bloch rivolge la propria attenzione di studioso ad una delle
opere che si possono considerare basilari per la struttura de I re taumaturghi, cio al
Ramo doro (The Golden Bough. A Study in Magic and Religion, 1911) di James Frazer.
Si scopre quindi che il potere taumaturgico viene attribuito al re o al capo in varie
culture e in varie societ anche molto antiche, come quella polinesiana o africana. Ma
non si pu allora incorrere nellerrore - dice Bloch - di trasportare gli Antipodi, tutti
quanti, a Parigi o Londra (8). Il potere del re ha sempre oscillato, nella cultura
occidentale alto-medievale e medievale, fra religioso e politico, fra sacro e profano;
questa oscillazione durata fino allistituzione ufficiale della consacrazione: la
consacrazione ecclesiastica dellavvento al trono e pi particolarmente il suo rito
fondamentale, lunzione (9). Tale rito prese forma inizialmente nel regno visigotico di
Spagna per poi diffondersi nello Stato franco. Ma un altro importante rito, ben presto,
gli si affianc: lincoronazione. Il giorno di Natale dell800 nella basilica di San Pietro,
Carlomagno venne proclamato imperatore da papa Leone III tramite limposizione di
una corona sul suo capo, un diadema simile a quelli che utilizzavano gli Imperatori
romani dOriente (come, ad esempio, Costantino). Il rituale dellunzione con lolio
santo (per cui i re venivano denominati, secondo unespressione biblica Cristi del
Signore) e quello dellincoronazione li situava quindi in una sfera sacra. Comunque,
per fare un re - nota argutamente Bloch - occorreva un sacerdote: quello stesso
sacerdote che, durante il rituale dellunzione, si poneva per un momento ad un livello
superiore rispetto al monarca. Tramite il potere sacro che dal sacerdote si trasmetteva al
re, quindi, questultimo era ritenuto unto, consacrato, e come tale capace di possedere
qualit taumaturgiche. Queste qualit, se dapprima, in Germania, venivano considerate
come prerogativa di una intera stirpe reale (come, ad esempio, la dinastia dei Capetingi),
in Francia e in Inghilterra la guarigione delle scrofole fu una prerogativa del sovrano: i
suoi discendenti, se non erano unti anchessi, e quindi consacrati re, non possedevano
tale prerogativa.
Il libro secondo senzaltro il pi corposo e complesso dellopera di Bloch. Nel
capitolo primo viene infatti esaminata la fortuna del tocco delle scrofole fino alla fine
del secolo XV. Una nuova peculiarit che lautore adesso rileva (operando sempre
unaccurata distinzione tra Francia e Inghilterra, instaurando cos anche una geografia

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del rituale del tocco) luso di offrire del denaro in elemosina agli scrofolosi. Se in
Francia, sotto Filippo il Bello, si offrivano elemosine solo a coloro che giungevano da
lontano (un dono variabile da venti soldi fino a sei e dodici lire), in Inghilterra, sotto i
regni di Edoardo I, Edoardo II e Edoardo III lelemosina era sempre la stessa: un
denaro. La moneta che veniva offerta agli scrofolosi assunse quindi un esplicito
significato simbolico agli occhi del pubblico: non riceverla dalle mani del re, sarebbe
equivalso, nellipotesi migliore, a essere miracolato soltanto a met (10). La
popolarit del tocco, del resto, continua lautore, non ha proseguito il suo viaggio
lungo un percorso costante: vi sono stati momenti in cui il rituale sacro del tocco
stato usato per gretti fini politici. Come, ad esempio, durante le lotte fra i diversi rami
della famiglia reale in Inghilterra, quando ciascun campo cercava di screditare il rito
praticato in campo avverso: il re legittimo aveva la facolt di guarire, ma chi era il re
legittimo? Queste lotte e confusioni dinastiche hanno senza dubbio influenzato in senso
negativo la mentalit popolare riguardo alla capacit taumaturgica dei sovrani. In tali
periodi di crisi, ogni pretendente doveva cercare di attirare a s, con tutti i mezzi, gli
scrofolosi in cerca di guarigione. Ecco che un fenomeno di carattere sacro come il
rituale del tocco si intreccia fortemente con fenomeni di carattere invece pi
strettamente politico; il dono taumaturgico forniva a un re la propria legittimit,
almeno secondo le credenze insite nella mentalit delle masse. E i re sfruttavano tali
credenze.
In questo capitolo Bloch analizza anche come il tocco delle scrofole da parte dei re
veniva recepito dalla letteratura medica dellepoca. Da parte di questultima - sottolinea
lo storico - si sempre cercato di evitare allusioni dirette alla pratica in questione; la
prima allusione la incontriamo in un trattato di medicina che nel Medioevo aveva una
certa popolarit, il Compendium medicinae di Gilberto Anglico: qui che le scrofole
vengono definite come mal reale in conseguenza del fatto che vengono guarite dai re
(11). Mentre dalle autorit ecclesiastiche la presunta facolt taumaturgica dei sovrani
stata alquanto osteggiata (come nel caso di papa Gregorio VII che umilia quasi con
rabbia la regalit davanti al sacerdozio e la pone cos in basso da presentarla quasi come
unistituzione diabolica (12)) o passata sotto silenzio. Ma questultimo cominciava a
venir meno gi dalla met del secolo XIII, quando due oscuri scrittori ecclesiastici
menzionano il mal reale e il male delle scrofole (13). Finch, sia sotto Filippo il
Bello che sotto Filippo V, pubblicisti laici ed ecclesiastici non temono di far posto nelle
loro opere al miracolo reale: verso il 1300 un domenicano normanno, Guglielmo di
Sauqueville, in un sermone definisce il re di Francia come figlio di David (14). E,
successivamente, si va creando sempre una pi stretta unione fra scrittori ecclesiastici e
sovrani; soprattutto sotto Carlo V viene attuato uno sforzo per rafforzare il prestigio
religioso e soprannaturale dei Capetingi. Inoltre, proprio per diretta ispirazione dello
stesso Carlo V fu composto, da uno dei suoi scrittori stipendiati, il carmelitano Jean
Golein, un trattato sulla consacrazione dei re e delle regine di Francia. Il carattere
sovrannaturale della consacrazione reale nonch la capacit di guarigioni attribuita al re
veniva utilizzata da Carlo V, come si gi visto in precedenza, anche per rafforzare il
suo regno e la sua stirpe; ma egli era anche un sincero devoto e Bloch tiene a precisare
che volle mantenere i suoi apologisti nei limiti imposti dalla piena ortodossia (15):
insomma, Carlo V non voleva che gli si attribuissero indiscriminatamente dei miracoli
che invece non aveva compiuto. Le guarigioni reali venivano diffuse e legittimate non

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solo dalla pubblicistica e dagli scrittori religiosi, ma anche dallarte (per la prima volta,
in Francia, alla fine del XV secolo): una delle vetrate dipinte della chiesa dellabbazia
del Mont Saint-Michel al Pril de la Mer era dedicata alla consacrazione dei re di
Francia. La credenza nel potere taumaturgico dei re, commenta Bloch, sembra allora
aver definitivamente trionfato: aveva preso il posto, a fianco dei miracoli dei santi,
addirittura fra le immagini dipinte in una chiesa.
Il capitolo primo di questa seconda parte si conclude con labbozzo di una vera e
propria geografia del tocco reale. Lo storico intende infatti rispondere a questa
domanda: vi furono in Europa, in altri stati oltre i due finora considerati, principi
medici, esercitanti la loro arte, vuoi per imitazione delle pratiche francesi o inglesi, vuoi
anche - non si pu scartare a priori nessuna possibilit - in virt di una tradizione
nazionale indipendente? (16). Anche gli Asburgo hanno avuto i loro scrittori devoti:
questi ultimi hanno attribuito, fin dalla fine del secolo XVI, ai re dUngheria il potere di
guarire litterizia; la fede nella potenza curativa dei re si era diffusa anche in Germania,
mentre la fonte comune per gli scrittori devoti agli Asburgo stato sicuramente il
monaco svevo Felix Fabri che inserisce una nota sul potere taumaturgico dei re in una
descrizione della Germania, della Svevia e della citt di Ulm che compose verso la fine
del secolo XV.
Per quanto riguarda la Spagna, abbiamo Alvarez Pelayo che, verso il 1340, compose
uno Speculum regium per il sovrano di Castiglia, Alfonso XI: non solo - afferma - i re di
Francia e dInghilterra possiedono poteri taumaturgici, ma anche i pii re di Spagna
possono guarire gli indemoniati e altri affetti da diversi mali. I re spagnoli vengono
ricordati anche specificamente per la guarigione delle scrofole; a un principe aragonese
della fine del Medioevo, don Carlos di Viana, vengono attribuiti poteri di guarigione di
tale malattia anche da morto (17).
Anche in Italia, infine, negli ultimi decenni del XIII secolo, un sovrano si atteggi a
medico delle scrofole: si tratta di Carlo dAngi, di stirpe capetingia: Il sangue di
Francia, che scorreva nelle sue vene, fu senza dubbio il suo migliore titolo al ruolo di
guaritore (18). Siamo cos arrivati alla fine del capitolo e possiamo stendere allora una
summa geografica del potere taumaturgico dei sovrani. Perch tale credenza - sebbene,
come abbiamo visto, fosse diffusa un po in tutta lEuropa occidentale - ebbe caratteri
notevolmente pi forti e radicati in Francia e in Inghilterra rispetto agli altri stati? La
risposta a questa domanda va ricercata ancora una volta nella particolare astuzia politica
dei sovrani di queste nazioni. E, ancora una volta, opportuno lasciare la parola a Marc
Bloch:
Ci che manc negli altri stati, al contrario della Francia e
dellInghilterra, furono dunque unicamente le circostanze particolari
che, in quei due regni, permisero a concetti, finallora un po vaghi, di
assumere nei secoli XI e XII la forma di unistituzione precisa e
stabile. Possiamo supporre che in Germania le dinastie sassoni o
sveve traevano dalla corona imperiale troppa grandezza per sognarsi
di giocare al medico. Negli altri paesi, senza dubbio, nessun sovrano
ebbe abbastanza astuzia per concepire un simile disegno, o
abbastanza audacia, coerenza o prestigio personale per riuscire ad
imporlo. Ci fu una parte di caso o, se si vuole, di genio individuale

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JURA GENTIUM

nella genesi dei riti francesi o inglesi. il caso, inteso nello stesso
senso, che deve spiegare altrove, a quanto sembra, lassenza di
manifestazioni analoghe. (19)
2. Storie di corpi dominatori, di corpi malati e assoggettati
Il capitolo II del libro II si apre con la descrizione del rito degli anelli nel secolo XIV, i
cosiddetti cramp-rings, cio, alla lettera anelli contro il crampo, capaci di alleviare
dolori e spasmi muscolari, in particolar modo lepilessia (20). Il rituale della loro
consacrazione fin per diventare, al pari del tocco delle scrofole, una delle funzioni
normali della dignit regale: il primo scrittore che parla della consacrazione degli anelli
come una delle grazie divine proprie della monarchia inglese Sir John Fortescue, in un
trattato scritto tra il 1461 e il 1463 (in cui tra laltro cerca di dimostrare che la
discendenza in linea femminile non trasmette i privilegi del sangue reale).
Successivamente, il fulcro del rituale dei cramp-rings era altrove; non pi nella loro
consacrazione, ma nel fregamento degli anelli fra le mani santificate dallunzione,
nel quale ormai si vedeva, secondo i termini stessi della preghiera ufficiale, latto
consacratore per eccellenza (21).
Si pu osservare, a questo punto, come lopera di Marc Bloch non sia semplicemente la
storia del carattere sovrannaturale attribuito ai re e dei relativi rituali, ma sia, anche e
soprattutto, una storia di corpi (22). Una storia di corpi dominatori e di corpi dominati,
una storia di corpi malati e corpi segnati, come vedremo, da particolari marchi e
simboli. Una storia che nasce direttamente, come abbiamo visto, dallesperienza della
prima guerra mondiale in cui altri corpi, fra cui quello dello stesso autore, venivano
sottoposti alla tortura estenuante della guerra di trincea. C un corpo dominatore,
quello del re, e un corpo dominato, quello del popolo, dei pi deboli, dei malati che
venivano sottoposti al tocco. Ma questo tocco assume anche il valore di un
assoggettamento, non solo simbolico: tramite il presunto potere regale, un re, come si
visto, poteva assicurare la sua influenza e la sua autorit su migliaia di persone. Corpi e
potere, quindi. Non si pu non pensare, allora, agli studi sul corpo che successivamente
verranno effettuati da Michel Foucault: sul corpo in relazione alla sfera sessuale e a tutti
i tab da essa derivati, connessi strettamente con i meccanismi politici, ne La volont di
sapere (La volont de savoir, 1976) e, soprattutto, sul controllo operato da ogni forma di
potere verso il corpo malato ne La nascita della clinica (Naissance de la clinique. Une
archologie du regard mdical, 1963). Secondo Foucault, il dominio che la struttura
clinica eserciter dalla sua istituzione in poi, fondato sul potere dello sguardo: uno
sguardo che non pi quello di un osservatore qualunque, ma quello di un medico
sostenuto e legittimato da unistituzione, quello di un medico che ha il potere di
decidere e di intervenire (23). Come se lo sguardo del re guaritore, che tutto pu, altro
non fosse che un precursore di quello del medico che, grazie allistituzione di cui fa
parte, pu decidere tutto (soprattutto in epoche come il Settecento o lOttocento
analizzate da Foucault) sul destino del paziente. Come stato osservato, lopera di
Bloch pu essere considerata come uno dei pi importanti studi che aprono la via a
quella che oggi si denomina come antropologia medica; e il tutto realizzato tramite
unottica profondamente sociologica (24).

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Marc Bloch ci parla di anelli usati quasi come una sorta di instrumentum regni, come
degli oggetti capaci di tenere assoggettato un corpo malato; ci parla di tocchi regali che
guariscono le malattie: corpi di potenti che guariscono - e guarendoli li tengono sotto la
loro egida - corpi di deboli. Ci parla del rituale dellunzione, della consacrazione dello
stesso corpo potente: anche il corpo del re, di chi domina, deve, per certi aspetti,
essere assoggettato ad unaltra autorit dalla quale non si pu prescindere, quella divina.
Il capitolo terzo del libro secondo interamente dedicato al rituale dellunzione:
veniamo informati che i re erano unti su differenti parti del corpo. Secondo lusanza pi
antica, sul capo. Poi i liturgisti decisero che i re sarebbero stati unti soltanto sulle
braccia, oppure sulla spalla o sulla mano. Quindi, in gioco entrano anche i corpi dei re,
sottoposti al rituale dellunzione relativamente a diverse loro parti. Tanto che si arriv a
chiedersi: il re possedeva il potere taumaturgico solo perch era un re, oppure tale
potere gli veniva conferito soltanto dallunzione? Lo storico, in questo caso, afferma che
i documenti sono troppo insufficienti per permetterci di capire come questa querelle
veniva risolta durante il Medioevo. Solo verso la fine del Medioevo un pubblicista,
seguace della dottrina di Guglielmo di Occam, rifiut che lunzione fosse lunica fonte
del potere miracoloso dei re. Un altro vero e proprio instrumentum regni di cui ci parla
Bloch la Santa Ampolla (secondo la leggenda, portata a San Remigio da una colomba
per lunzione di Clodoveo); essa venne utilizzata da un usurpatore, Enrico IV di
Lancaster, per farsi ungere il 13 ottobre 1399 durante la sua incoronazione. La sua
illegittimit, nota Bloch, tramite questo - si potrebbe azzardare - strumento di controllo,
veniva cos consacrata; di fronte al popolo, tale illegittimit non era pi tale.
I sudditi consideravano i re dotati di poteri simili a quelli dei santi guaritori anche in
virt di un altro aspetto che riguarda fortemente la sfera corporea. Si tratta infatti di un
segno che chi era ascritto alla dignit regale possedeva sul proprio corpo; e tale
credenza era una delle pi vive superstizioni medievali che - scrive Bloch - ci far
penetrare profondamente nellanima popolare (25). Lo storico intravede le sue
manifestazioni pi frequenti e pregnanti nei testi letterari: nei romanzi davventure in
lingua francese della met del XIII secolo e fino alla fine del Medioevo. Si tratta di un
vero e proprio topos: quello del fanciullo di stirpe reale smarrito e poi ritrovato grazie a
un segno distintivo sul suo corpo. Questo segno, solitamente, un naevus, una macchia
della pelle in forma di croce ed ha un significato particolare: la crois roial, prova di
un sangue uscito dai re, garanzia sicura di un avvenire cui promesso il trono (26).
Quella del segno reale era del resto una superstizione assai diffusa in diversi folklori;
ribadendo il taglio comparatista e antropologico del suo saggio, lautore ricorda che
anche lantichit ellenica aveva riconosciuto i segni della stirpe: ad esempio,
limpronta a forma di lancia che caratterizzava certe famiglie nobili di Tebe che si
credevano originate dai guerrieri che erano nati dai denti del drago seminati da Cadmo.
Bloch ci ricorda inoltre che anche Marco Polo aveva rivelato che in Georgia,
anticamente, tutti i re nascevano con un segno daquila sulla spalla destra. Si trattava,
insomma, di un tema quasi universale.
La credenza del segno della croce sulla spalla dei regali di Francia nacque
verosimilmente intorno al XII secolo, residuo, secondo lanalisi di Pio Rajna (al quale
dobbiamo, come ricorda il nostro storico, il primo studio dinsieme su questo tema) di
concetti germanici antichissimi. Ma perch - si chiede lo scrupoloso storico-acheologoantropologo - tale segno veniva posto proprio sulla spalla destra dei re? Non c nulla

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di pi oscuro di una rappresentazione collettiva del genere - ammette Bloch - ma
consentito fare congetture (27). La meno improbabile ci pu far pensare che la
posizione della croce derivi dalla Bibbia, da una profezia di Isaia: il famoso versetto
del capitolo IX in cui i cristiani hanno visto la promessa della venuta di Cristo. Nessuno
poteva ignorarla: la si cantava gi allora, come oggi, nella messa di Natale. Vi si
ascoltavano queste parole, a proposito del figlio predestinato: limperio riposer sulle
sue spalle (28). I teologi vi vedevano unallusione alla croce: questa, secondo Bloch,
lipotesi pi probabile, anche rispetto a quella di Rajna, cui si gi accennato, che la
faceva invece risalire ad antichissimi culti germanici che, sicuramente, erano
dimenticati, mentre tutti assistevano alla messa di Natale. Lo sguardo del sociologo,
dello studioso di mentalit (29), ha ancora il sopravvento; e cos, con questa
supposizione strettamente legata alla storia e ai costumi di una collettivit, si chiude il
capitolo terzo della seconda parte de I re taumaturghi.
3. Giochi di potere fra mentalit collettiva e volont individuali
Il mio mestiere attraversare frontiere
(J.G. Ballard, Cocaine Nights)
Lanalisi di Bloch, nel capitolo quarto della seconda parte (dedicato principalmente ai
miracoli che si attribuivano a San Marcolfo e ai settimi figli) si concentra sempre di pi
sullo studio delle mentalit collettive; mentalit che davano luogo a vari tipi di credenze
popolari. Ancora una volta, con lo scrupolo che ormai bene gli conosciamo, lo storico si
pone la domanda: Per quali ragioni, verso il XII o XIII secolo si cominci a
considerare San Marcolfo come uno specialista delle scrofole? (30). La spiegazione sta
in una etimologia popolare del nome Marcolfo: allinterno del nome francese Marcoul
(Marcolfo) troviamo la parola cou, collo ed anche la parola mar, avverbio che
nella lingua medievale significava male, malignamente: Da ci una specie di
bisticcio di parole, o meglio di mediocre approssimazione, che, sfruttata forse da
qualche monaco astuto, ha potuto benissimo far attribuire al santo di Corbeny
unattitudine particolare a guarire un male del collo (31). La stessa figura di San
Marcolfo veniva associata anche ai miracoli reali: ad esempio, in una tela dipinta da
Jean Jouvenet, scorgiamo il monarca, con i lineamenti di Luigi XIV, nellatto di toccare
gli scrofolosi; da una parte presente San Marcolfo, la cui intercessione ha reso
possibile il rito. Ancora, la coscienza popolare permette che si crei un ibrido, una
contaminazione delle credenze fra guarigioni ad opera dei re e guarigioni effettuate da
San Marcolfo; e qui bisogna lasciare di nuovo la parola a Marc Bloch per lefficacia
della sua spiegazione, che non si potrebbe rendere altrimenti: come ammettere che quei
due fatti meravigliosi fossero senza alcun rapporto luno con laltro? Le immaginazioni
cercarono un legame, e proprio perch lo cercavano, lo trovarono (32).
La guarigione delle scrofole era altres attribuita ai settimi figli, cio ai settimi nati di
sesso maschile (in virt di un potere magico attribuito al numero sette). Anche riguardo
al loro potere taumaturgico si potrebbe stilare una sorta di atlante geografico del tocco:
in Biscaglia e in Catalogna guarivano i morsi dei cani malati di rabbia, in Francia, in
Gran Bretagna e in Irlanda le scrofole. Ma, ben presto, anche questi fenomeni nati dalla
mentalit collettiva, venivano manovrati da mentalit - se cos si pu dire - singole,
che Bloch definisce come volont individuali (33). Queste ultime, identificabili nelle

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JURA GENTIUM

autorit ecclesiastiche, perseguivano una politica ben definita: incoraggiavano cio i


settimi figli a collegarsi col loro patrono, San Marcolfo, poich, se fossero rimasti da
soli, sarebbero potuti diventare dei feroci concorrenti per i pellegrinaggi del santo.
Collegandosi col santo essi sarebbero invece divenuti degli ottimi strumenti di
propaganda.
A questo punto, allora, ci possiamo accorgere di una caratteristica molto fine e sottile
dello studio di Marc Bloch, che costituisce indubbiamente un suo punto di forza: il
porre in gioco in modo pressoch costante nel corso di tutta la sua analisi diversi campi
di forze che si contrappongono. Da una parte il popolo, la mentalit collettiva, dallaltra
i vari interessi dei singoli, siano essi i detentori del potere, i re (che, lo abbiamo visto,
utilizzavano le credenze nei miracoli per fini dinastici), siano invece altre volont
individuali, anchesse dotate di potere (come i monaci, i preti e le autorit
ecclesiastiche in genere), anchesse pronte a indirizzare le credenze popolari verso i loro
fini pratici, finalizzati alla propaganda di un certo culto o a rafforzare le istituzioni della
Chiesa.
La particolare predilezione per lo studio delle mentalit era del resto uno dei punti di
forza della rivista Annales che Bloch aveva fondato nel 1929 insieme a Lucien Febvre
(34). Come stato giustamente notato Il analyse cette conception magique du pouvoir
comme un lment du patrimoine imaginaire dune socit, qui enjambe les sicles et
trascende les frontires de classe (35). Una scorribanda attraverso i secoli e attraverso
le classi sociali e le frontiere da esse determinate, una scorribanda corredata da estremo
rigore documentario (forse anche eccessivo, che provoca una sovrabbondanza di
accumulo di fonti) e condotta con altrettanto rigoroso metodo archeologico e filologico:
forse questo il nucleo profondo dellopera di Marc Bloch.
E allora, per concludere, ci chiediamo, insieme allo storico (nel capitolo unico che
chiude lopera): come possibile che i re guarissero dalle malattie mentre invece non
guarivano affatto? Anche adesso si tratta di sondare la mentalit collettiva, la sua
psicologia, le sue esigenze. Non ci si aspettava certo che le scrofole guarissero
istantaneamente al contatto del tocco reale; queste malattie potevano impiegare anche
dei mesi per guarire e spesso non guarivano per niente. Ma, ad ogni modo, in queste
mentalit, in questa coscienza collettiva, era profondamente radicata lidea che i re
dovessero guarire, che il miracolo dovesse avvenire. Non un caso infatti, che la morte
del tocco sia avvenuta proprio quando non ci credevano pi neppure gli stessi re,
quando sentivano che la loro fede vacillava (36). Pertanto - conclude Bloch - difficile
vedere nella fede nel miracolo reale qualcosa di diverso dal risultato di un errore
collettivo: errore daltronde pi inoffensivo della maggior parte di cui pieno il passato
dellumanit (37). E lautore scriveva queste parole quando ancora non sapeva che egli
stesso avrebbe trovato la morte a causa di uno fra gli errori collettivi pi terribili - forse
il pi terribile - di cui lumanit stata vittima.
Note
1. M. Bloch, Apologia della storia, trad. it. Torino, Einaudi, 1993, p. 7 (Apologie pour
llhistoire ou Mtier dhistorien, Paris, Colin, 1993).

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JURA GENTIUM

2. Id., I re taumaturghi, trad. it. Torino, Einaudi, 2007, p. 328 (Les rois thaumaturges.
tude sur le caractre surnaturel attribu la puissance royal particulirement en
France et en Angleterre, Max Leclerc et Cie, Paris 1961).
3. Cfr. J. Le Goff, La gense du miracle royal, in Marc Bloch aujourdhui. Histoire
compare & sciences sociales. Textes reunis et prsents par H. Atsma et A. Burguiere,
ditions de Lcole des Hautes tudes en Sciences Sociales, Paris 1990, p. 148: Cet
largissement de la problmatique de lhistorien exigeait le recours la mdecine, au
folklore, lethnologie. Il conduisait une tude interdisciplinaire et au comparatisme.
Ma si vedano anche le pp. XLI-XLIII della bella introduzione dello stesso Le Goff a M.
Bloch, I re taumaturghi, cit. (apparsa in versione originale nel 1983 come prefazione
allopera di Bloch edita da Gallimard).
4. Ibid., p. XVII.
5. Ibid.
6. M. Bloch, I re taumaturghi, cit., p. 8.
7. Ibid., p. 26.
8. Ibid., p. 37.
9. Ibid., p. 46.
10. Ibid., p. 71.
11. Cfr. ibid., p. 86 e n. 1.
12. Ibid., p. 91. Lopinione di Gregorio VII viene manifestata in una lettera inviata il 15
marzo 1081 al vescovo di Metz.
13. Cfr. ibid., p. 96: il primo lautore anonimo dei miracoli dei santi di Savigny e
quel Clemente che compil intorno al 1260 una vita del prete normanno Tommaso di
Biville.
14. Cfr. ibid., p. 98; Bloch specifica che David significa mano valente e in tale
appellativo non poteva non esserci un riferimento alla mano reale che valente nella
guarigione dei malati.
15. Ibid., p. 104.
16. Ibid., p. 111.
17. Cfr. ibid., p. 116.
18. Ibid., p. 117.
19. Ibid., p. 118.
20. Il rituale dei cramp-rings era in uso presso i monarchi inglesi, dai tempi di Edoardo
II fino a quelli di Enrico V compresi. Il re deponeva ai piedi dellaltare una certa
quantit di monete doro e dargento e poi le riscattava mettendo al loro posto una
somma equivalente in monete comuni; con le monete preziose donate e poi riscattate
faceva fabbricare degli anelli che erano considerati capaci di guarire da certe malattie
coloro che li portavano. Cfr. ibid., p. 121.
21. Ibid., p. 139.
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22. Come afferma Le Goff nella sua introduzione, i Re taumaturghi appare anche come
labbozzo di una storia del corpo, corpo dai gesti guaritori quello del re, corpi malati e
sofferenti quelli degli scrofolosi che il male fisico trasforma in simboli culturali e sociali
e soprattutto tocco, toccamento dei corpi, sottolineato da Marc Bloch, corpi delle
reliquie magiche ridotti in ossa e in polvere (Prefazione, p. XXXVII).
23. M. Foucault, Nascita della clinica. Una archeologia dello sguardo medico, trad. it.
Torino, Einaudi, 1998, p. 101 (Naissance de la clinique. Une archologie du regard
mdical, Paris, Presses Universitaires de France, 1963).
24. Cfr. J. Goody, Marc Bloch and Social Anthropology, in Marc Bloch aujourdhui.
Histoire compare & Sciences sociales, cit., p. 317.
25. M. Bloch, I re taumaturghi, cit., p. 190.
26. Ibid., p. 191.
27. Ibid., p. 197.
28. Ibid.
29. Cfr., a questo proposito, A. Burguire, La notion de mentalits chez Marc Bloch
et Lucien Febvre: deux conceptions, deux filiations, Revue de synthse, 111-112 (1983),
pp. 333-348.
30. M. Bloch, I re taumaturghi, cit., p. 205.
31. Ibid., p. 206.
32. Ibid., p. 227.
33. Ibid., p. 235.
34. Cfr. A. Burguire, La notion de mentalits chez Marc Bloch et Lucien Febvre:
Deux conceptions, deux filiations, cit., pp. 335-336 e p. 340.
35. Ibid., p. 342.
36. In Inghilterra, la regina Anna comp il gesto per lultima volta nel 1714; in Francia,
Luigi XV, poco convinto della sua fede, si astenne dalla comunione nella Pasqua del
1740 e nel Natale del 1744: in entrambe le occasioni non tocc i malati. Non sappiamo
quando, sotto Luigi XVI avvenne lultimo tocco, ma certo che dal 1789, anno
dellinizio della rivoluzione francese, egli non tocc pi malati. Lultimo re francese (e
lultimo in assoluto) a toccare i malati fu Carlo X, il quale, con una certa riluttanza
comp il rito per lultima volta il 31 maggio 1825.
37. M. Bloch, I re taumaturghi, cit., p. 335.

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Etologia, guerra e politica


Leonardo Marchettoni
1. Letologia, storia e concetti
In questo lavoro cercher di affrontare la questione se nello scatenamento della
conflittualit bellica entrino in gioco delle predisposizioni biologiche innate, operanti su
un piano di autonomia rispetto alle motivazioni razionali. Per esplorare questa
possibilit intendo servirmi degli strumenti concettuali elaborati dalla ricerca etologica,
offrendo una sintetica presentazione degli scritti intorno allaggressivit e alla guerra di
Konrad Lorenz e Irenus Eibl-Eibesfeldt.
Letologia la disciplina naturalistica che studia il comportamento animale
analizzandolo comparativamente alla luce dellevoluzionismo darwiniano (1). In questa
ottica il comportamento visto come un fenomeno soggetto alla selezione naturale: nel
corso delle generazioni si affermano ereditariamente i moduli di comportamento che in
un certo habitat risultano pi redditizi. Ma perch levoluzione possa operare sul
comportamento, letologia deve presupporre la trasmissibilit genetica delle sequenze
motorie di base, estendendo cos la portata di un modello esplicativo, incentrato sul
principio della selezione del pi adatto, assai potente e corroborato.
Letologia, come ambito di ricerca autonomo, nasce allinizio del nostro secolo con gli
studi di Oskar Heinroth sul comportamento sociale degli anatidi ma la vera fondazione
della disciplina avviene nel 1935, quando Konrad Lorenz pubblica larticolo Der
Kumpan in der Unwelt des Vogels (2). La novit dellapproccio lorenziano consiste nel
rilievo attribuito allazione istintiva. Lorenz, confrontando il comportamento di specie
diverse, sviluppa il concetto di coordinazione ereditaria: nel repertorio dei
comportamenti di un animale ci si imbatte sovente in movimenti riconoscibili, costanti
nella forma, che lanimale non ha bisogno di apprendere; a tali movimenti Lorenz
assegn appunto il nome di coordinazioni ereditarie, intendendo evidenziarne in questo
modo la natura istintuale rigidamente programmata. Lattivazione delle coordinazioni
ereditarie richiede la presenza di opportuni segnali scatenanti, filtrati da schemi
percettivi innati, cio da adattamenti filogenetici della percezione. La catalogazione
delle coordinazioni ereditarie permette inoltre di osservare omologie comportamentali,
vale a dire somiglianze fra strutture del comportamento dovute alla presenza di un
progenitore comune; per questa via diventa possibile pertanto ricostruire precise
tassonomie orientate filogeneticamente.
Negli anni successivi Lorenz definisce lo status della nuova scienza assieme a Nikolaas
Tinbergen: in questo periodo la ricerca etologica privilegia i fattori istintivi,
sottolineando la dicotomia tra innato e appreso, e si contrappone alla zoopsicologia
comportamentista nordamericana, che enfatizzava invece limportanza dellambiente
nel plasmare il comportamento. La metodologia seguita dagli psicologi
comportamentisti, come John B. Watson e Burrhus F. Skinner, infatti, era incentrata
sullanalisi del comportamento animale per mezzo di esperimenti in laboratorio; le
sequenze motorie esaminate venivano quindi interpretate secondo lo schema del circuito
stimolo-risposta, prescindendo completamente dalla storia evolutiva della specie.
Letologia, viceversa, nel porre in rilievo il ruolo della programmazione innata, adotta

JURA GENTIUM

una prospettiva diametralmente opposta, diacronica e descrittiva, senza tuttavia negare


lincidenza dei comportamenti appresi: di questi anni la formulazione del concetto di
imprinting, una forma peculiare di apprendimento per impressione, caratteristico
specialmente degli uccelli, per lo pi irreversibile e limitato nellestensione temporale,
che presiede alle relazioni di riconoscimento della madre da parte dei nidiacei.
Nel secondo dopoguerra si apre una importante fase di confronto fra la scuola di Lorenz
e letologia anglosassone, animata dalle figure di Tinbergen, nel frattempo trasferitosi
nel Regno Unito, William H. Thorpe e Robert A. Hinde, che condurr ad una parziale
ridefinizione dei concetti chiave della disciplina. La nuova impostazione, che attribuisce
maggior spazio ai fattori ambientali, tende a sfumare la distinzione tra innato ed
appreso, poich riconosce che anche talune sequenze motorie codificate nel patrimonio
genetico e trasmesse ereditariamente non sono immediatamente attivabili dopo la
nascita, ma richiedono un certo periodo di tempo in cui perfezionarsi (3).
A partire dagli anni sessanta letologia ha esteso sempre pi il suo ambito di indagine
allo studio del comportamento umano. In questo campo si tende a mettere in risalto
quegli aspetti dellagire delluomo che si basano su una programmazione genetica
(anche nelluomo possiamo rintracciare coordinazioni innate, adattamenti filogenetici
della percezione, disposizioni innate allapprendimento) e, in una diversa direzione, a
esaminare quei tratti comportamentali umani che hanno dei precedenti nel mondo
animale: la comunicazione non verbale, lapprendimento per imitazione, luso di
strumenti, la tradizione, il gioco. Letologia umana si propone di investigare le radici
biologiche del comportamento dellhomo sapiens, portando alla luce quegli aspetti che
sono interpretabili come un retaggio del nostro cammino evolutivo. Questoperazione
pu tuttavia sollevare perplessit allorch assuma come oggetto quelle dimensioni
dellattivit umana che coinvolgono la riflessione morale e il problema della
responsabilit individuale. Una situazione di questo tipo si verific in seguito alla
pubblicazione del saggio di Lorenz Das sogenannte Bse (4), in cui letologo austriaco
sosteneva, come vedremo, la natura istintuale della pulsione aggressiva e,
conseguentemente, le sue limitate possibilit di compressione.
La teoria di Lorenz era destinata a suscitare critiche feroci, soprattutto da parte della
psicologia statunitense, ancora legata al comportamentismo, che non accettava
lestensione alluomo dei paradigmi concettuali elaborati per spiegare il comportamento
animale. La ricezione delle dottrine lorenziane fu ostacolata in ogni modo, trasportando
sovente il dibattito sul piano del confronto ideologico: vi fu persino chi non esit a
muovere laccusa di razzismo e a sollevare il sospetto di passate compromissioni col
regime hitleriano. Nonostante questa opposizione, linfluenza di Das sogenannte Bse
andata progressivamente consolidandosi e oggi, a distanza di quarantacinque anni dalla
sua formulazione, la teoria dellaggressivit di Konrad Lorenz rappresenta un
inevitabile momento di confronto nella riflessione sul problema della guerra e sui mezzi
disponibili per estirparla o, almeno, renderla pi tollerabile. necessario, quindi
procedere a una sua dettagliata analisi che ne evidenzi i nodi problematici rilevanti da
un punto di vista filosofico-politico; passer quindi ad esaminare quelle correzioni
introdotte nella teoria di Lorenz dal suo pi famoso allievo, Irenus Eibl-Eibesfeldt.

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2. La teoria dellaggressivit di Konrad Lorenz


Konrad Lorenz considerato comunemente il padre delletologia; la sua figura cos
caratteristica, la sua vasta produzione divulgativa e lattribuzione del premio Nobel per
la medicina (nel 1973 assieme a Nikolaas Tinbergen e Karl von Frisch) gli hanno
assicurato una popolarit duratura anche presso il grande pubblico. Lambito di indagine
in cui spazia lopera di Lorenz travalica i confini della pura ricerca biologica per
accostarsi a tematiche pi strettamente di pertinenza dellindagine filosofica, per cui si
rende opportuno premettere allanalisi dei suoi scritti sullaggressivit una rapida
ricognizione delle sue posizioni epistemologiche, come emergono soprattutto in Die
Rckseite des Spiegels (5).
La gnoseologia di Konrad Lorenz imperniata su una salda convinzione: per
giustificare la conoscenza umana necessario indagare la struttura biologica
dellapparato sensoriale. La nostra immagine del mondo funzione dei nostri organi di
senso e la conformazione dellapparato percettivo modellata dalla selezione naturale.
In ultima analisi, la teoria della conoscenza di Lorenz ha dunque alla sua base
levoluzionismo darwiniano. In linea con queste assunzioni, Lorenz, sin dal 1941, aveva
reinterpretato la dottrina kantiana della priori sostenendo che la filogenesi determina le
forme necessarie della conoscenza (6). Pi precisamente, Lorenz spiega linsorgere del
pensiero concettuale, in una precisa fase della storia evolutiva, attraverso lintegrazione
di prestazioni pi elementari ed eterogenee (rappresentazione centralizzata dello spazio,
autoesplorazione, movimento volontario, imitazione, tradizione). Da questo punto di
vista non solo la forma dellintuizione dello spazio e del tempo, ma anche le categorie
kantiane dellintelletto e la stessa logica classica hanno basi empiriche e lillusione della
loro validit assoluta determinata semplicemente dal loro successo adattativo,
dallessere un medium intrascendibile nella nostra rappresentazione del mondo (7).
In questa posizione tuttavia assente qualsiasi venatura di riduzionismo. Ripercorrere la
storia naturale della mente non significa attivare una riconduzione dei processi psichici
dalluniverso mentale al dato neurologico. Al contrario, Lorenz, nel descrivere le
componenti biologiche dei meccanismi conoscitivi, sottolinea ripetutamente come nel
momento in cui le facolt elementari si integrano in ununit nuova si compia un salto
qualitativo non prevedibile. Il pensiero astratto unacquisizione specificamente umana
che non pu essere indagata con un approccio di tipo composizionale, ma richiede una
comprensione globale della dimensione adattativa che entra in gioco nella genesi
biologica dellapparato conoscitivo delluomo (lapparato immagine-del-mondo).
Ad un diverso livello, il paradigma evoluzionistico viene esteso anche
allinterpretazione del progresso culturale e scientifico. La dinamica dello spirito
umano, come costruzione sovraindividuale segue le stesse strade della filogenesi (8).
Questa affermazione pu essere riguardata sotto una duplice prospettiva: in primo
luogo, nellevoluzione culturale entrano in gioco facolt innate acquisite
filogeneticamente (ad esempio la programmazione istintuale della competenza
linguistica, autorevolmente confermata da Noam Chomsky e dalla sua scuola) (9);
secondariamente, il contenuto delle nostre teorie sul mondo si affianca al contenuto del
genoma e, non diversamente da quello, soggetto alla pressione selettiva. A una tale
impostazione del problema gnoseologico non corrisponde per alcuna semplificazione

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JURA GENTIUM

ingenua del procedere della scienza; Lorenz non alimenta una fiducia gratuita nella
necessaria progressione finalistica del cammino evolutivo e neppure crede che la
scienza proceda approssimandosi asintoticamente alla verit. Anzi, afferma
esplicitamente la non pianificabilit dellevoluzione culturale e lincidenza, nel lavoro
scientifico di fattori non razionalizzabili come il senso estetico e le resistenze
dellabitudine (10).
Lapproccio evoluzionistico alla teoria della conoscenza viene compendiato da Lorenz
nella formula, derivata da Donald Campbell, realismo ipotetico (11). La dicitura
realismo, tuttavia, non deve far pensare che la posizione di Lorenz possa essere
assimilata ad una declinazione del realismo quale viene inteso nel dibattito filosofico
attuale: delle due asserzioni che contraddistinguono questultimo, e che affermano
lindipendenza del mondo dalla conoscenza che di esso possediamo e lindipendenza
della verit dei nostri giudizi dalla nostra capacit di accertarla, Lorenz sottoscriverebbe
soltanto la prima, che compendia la radicale opposizione ad ogni forma di idealismo.
Ladozione del paradigma darwiniano, del resto, richiede che si accetti una preliminare
compromissione ontologica: tutto ci che ci viene segnalato dal nostro apparato
conoscitivo deve corrispondere a dati di fatto reali del mondo extrasoggettivo, dal
momento che esso stesso fa parte del mondo e nella sua contrapposizione ad altri
oggetti altrettanto reali ha raggiunto la sua forma attuale.
Daltro canto, il realismo ipotetico presenta, paradossalmente, significative analogie con
alcune forme contemporanee di antirealismo (12). Per il realista metafisico il mondo
consiste di una totalit determinata di oggetti indipendenti dalla mente e c una e una
sola descrizione completa di come il mondo ; inoltre, la verit delle teorie scientifiche
, almeno in via di principio, accertabile (13). Al contrario, secondo Lorenz, la nostra
immagine del mondo, che si forma in base al contenuto percettivo trasmesso dai sensi
ed elaborato razionalmente, riflette soltanto certi aspetti della realt, e precisamente
quegli aspetti che sono funzionali alla nostra sopravvivenza: le nostre descrizioni del
mondo sono solo una rappresentazione, utile ma parziale e imperfetta (14). In definitiva,
ci che distingue soprattutto la posizione di Lorenz limpulso a sottolineare,
nellimpresa scientifica, laspetto della costruzione empirica che poggia sullevidenza
fenomenica accessibile al nostro apparato sensoriale e osserva un misurato agnosticismo
sulle cose in s.
Nel 1963, alla vigilia della pubblicazione di Das sogenannte Bse, lo studio delle cause
dellaggressivit nellambito della ricerca psicologica vedeva la prevalenza degli
indirizzi che spiegavano laggressivit in base allazione di fattori ambientali. La ricerca
pi influente in materia, condotta nel 1939 da John Dollard, aveva collegato
laggressivit alla frustrazione: limpulso aggressivo sarebbe diretto contro lagente
della frustrazione stessa e sarebbe proporzionale allintensit di quella (15). Ne segue,
pertanto, che laggressivit pu essere controllata rimuovendone le cause dirette o
inibita per mezzo della minaccia di una punizione. Lorenz si oppone decisamente a
questo modello esplicativo, fondato sullopinione totalmente errata, a suo avviso, che i
comportamenti animali, come quelli umani, siano prevalentemente reattivi e che
possano venire illimitatamente modificati attraverso lapprendimento, intraprendendo
una completa inversione di prospettiva.

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JURA GENTIUM

Linsieme degli elementi di base del comportamento animale ed umano costituito da


fattori innati - sequenze motorie, pulsioni e segnali scatenanti - dalla cui integrazione, a
livelli sempre pi alti, sorgono le funzioni superiori come lapprendimento.
Laggressivit, in questo quadro concettuale, appare essenzialmente spontanea, una
pulsione primaria profondamente radicata e pertanto non coercibile. La rimozione degli
oggetti su cui essa si dirige non porta quindi alla sua eliminazione, anzi, poich ogni
movimento istintivo, se privato della possibilit di sfogo, ha la propriet di rendere tutto
lorganismo animale inquieto e di fargli ricercare attivamente gli stimoli che innescano
quel movimento, laggressivit per principio non estirpabile per mezzo di interventi
sullambiente. Inoltre, il comportamento di appetenza si accompagna a un abbassamento
del valore di soglia degli stimoli innescanti e questo, in un ambiente in cui siano
rimosse le sorgenti di frustrazione, pu dirottare limpulso aggressivo su oggetti che in
condizioni normali non lo avrebbero scatenato (16). Tuttavia, laggressivit non , in
situazioni non patologiche, distruttiva ma ha sempre un significato adattativo preciso.
Lopera di Lorenz un tentativo di rendere conto di questa funzionalit, attraverso la
chiarificazione degli scopi che laggressivit, di volta in volta, soddisfa.
In primo luogo, Lorenz distingue tra lotta interspecifica e intraspecifica, a seconda che
limpulso aggressivo sia diretto contro membri della stessa specie o di specie diverse.
La lotta interspecifica , nel mondo animale, un fenomeno circoscritto: si presenta
soltanto nel comportamento predatorio (in cui per singolarmente dissociata dagli
atteggiamenti che accompagnano laggressivit vera e propria), in alcuni casi in cui
taluni predatori uccidono altri predatori concorrenti, nellattacco sferrato dalle potenziali
prede allorch, trovandosi in gruppo, incrocino il predatore isolato (il cosiddetto
mobbing) e, infine, nella reazione critica, il comportamento di difesa dellanimale cui
sia preclusa la via di fuga (17). Nel caso della lotta interspecifica lutilit per la specie
evidente; pi complicato spiegare quali compiti assolva laggressivit verso i
conspecifici.
Questa seconda forma di aggressivit si sviluppa probabilmente a seguito della
concorrenza tra esemplari della stessa specie, anche se, come vedremo, acquista in
seguito funzioni ulteriori. La comparsa dellaggressivit intraspecifica da ricollegare a
due esigenze distinte: da una parte la difesa del territorio, dallaltra la selezione dei
maschi pi forti al momento della riproduzione (18). La distribuzione regolare di
animali di una stessa specie su unarea abitabile , secondo Lorenz, la pi importante
funzione dellaggressivit intraspecifica, in quanto permette unallocazione ottimale
delle risorse tra gli individui, ed insieme quella in corrispondenza della quale
probabilmente sorto limpulso aggressivo. In questo caso, gli scontri tra conspecifici
possono avere esiti mortali per il soccombente, anche se a ci si arriva solo molto di
rado, poich lanimale che si avventuri al di fuori del suo territorio reagisce
generalmente con la fuga nel caso che si imbatta in un altro esemplare della sua specie.
Laggressivit territoriale tipica degli animali che vivono isolati al di fuori del periodo
riproduttivo mentre negli animali sociali prevale la seconda funzione pi sopra
ricordata, vale a dire la selezione degli individui che possono garantire il migliore pool
genico alla discendenza e contemporaneamente proteggere in maniera pi efficace la
prole. E questo il caso degli animali che trascorrono tutta la loro esistenza in branchi

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JURA GENTIUM

come i cervidi, presso i quali, infatti, i combattimenti fra i maschi sono lunghi ed assai
elaborati (19).
Nel caso delle specie animali pi evolute che conducono una vita sociale laggressivit
ha, inoltre, unutilit supplementare in quanto consente linstaurarsi di vincoli
gerarchici. In questo modo viene arginata la lotta fra i membri della comunit dal
momento che ognuno degli individui sa in quale posizione si colloca ciascun altro
esemplare e quindi adegua il suo comportamento a seconda se si debba confrontare con
un animale subordinato o sovraordinato. Inoltre, la societ acquisisce una particolare
coesione e solidit che gli deriva dal ruolo che in essa ricoprono gli esemplari pi
anziani ed esperti. Questi infatti detengono la posizione gerarchicamente pi elevata che
li pone in condizione di trasferire per tradizione agli individui pi giovani lesperienza
appresa nella loro vita (20).
In quanto detto sinora gi contenuto implicitamente un dato della massima importanza
che necessario porre in adeguato rilievo. Laggressivit intraspecifica, lungi dal
caratterizzarsi come un istinto primitivo, un retaggio da superare che ostacola la
formazione di organismi sociali complessi, costituisce invece un necessario presupposto
dellintegrazione in comunit ordinate. Tuttavia, se laggressivit presso gli animali
sociali non fosse in qualche modo regolata comporterebbe un peso intollerabile in
termini di individui morti o gravemente feriti, tanto che i vantaggi che ho elencato non
basterebbero a compensarli. Per tale motivo nella storia evolutiva si sono sviluppati una
serie di meccanismi idonei a limitare la distruttivit delle pulsioni aggressive, che hanno
precisamente il compito di rendere possibile la convivenza di numerosi animali
allinterno di una comunit. Questi meccanismi sono innati come listinto di
aggressione e vengono da Lorenz posti in relazione col fenomeno della ritualizzazione
filogenetica, sul quale, pertanto, opportuno soffermarsi preliminarmente (21).
Il concetto di ritualizzazione fu introdotto nella seconda decade del nostro secolo dallo
zoologo Julian Huxley - il fratello dello scrittore Aldous - per definire limpiego di
moduli comportamentali non sessuali nel contesto del corteggiamento da parte di alcuni
uccelli. Abbiamo gi notato come ogni animale sia provvisto di un bagaglio di sequenze
motorie, presenti sin dalla nascita, che vengono attivate da opportuni stimoli ambientali.
Queste sequenze motorie compaiono generalmente nel quadro di attivit ben
individuate, ma possono acquistare, sotto la spinta della selezione, un significato
ulteriore. La ritualizzazione consiste precisamente nel ri-orientamento adattivo del
comportamento in direzione espressiva. In altri termini, certi schemi motorii perdono,
nel corso della filogenesi, la loro specifica funzione originaria e diventano pure
cerimonie simboliche, dei segnali indirizzati ai membri della stessa specie.
La nuova funzione comunicativa del modulo comportamentale esercita una pressione
selettiva sullulteriore evoluzione di esso, accentuando tutte le caratteristiche che
rendono pi efficace ed univoco il decorso motorio nellassolvimento del compito di
segnalazione. Spesso questo processo accompagnato dallo sviluppo di strutture fisiche
capaci di evidenziare lazione. Inoltre, e questo il dato pi importante nelleconomia
del discorso, una volta che la ritualizzazione si compiuta la coordinazione motoria
ritualizzata si rende totalmente indipendente dalla situazione alla quale era
originariamente asservita: la catena di azioni che in un primo tempo adempiva ad altri
fini diventa fine a se stessa non appena si ritualizza.

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JURA GENTIUM

Con la ritualizzazione, dunque, nasce un nuovo istinto completamente slegato dalle altre
pulsioni e capace di contrastarle; anche la pulsione aggressiva pu venire controllata in
questo modo. Cos il rito riesce nellimpresa quasi impossibile di ostacolare quegli
effetti dellaggressivit intraspecifica che sono dannosi alla vita comunitaria, senza per
questo impedire quelle sue funzioni indispensabili alla conservazione della specie. La
pulsione, infatti, in generale utile, viene lasciata invariata; per il caso specifico per nel
quale si potesse dimostrare nociva, vengono messi in moto dei meccanismi inibitori
assolutamente specifici, creati ad hoc.
Lorenz afferma chiaramente che i comportamenti che hanno origine in questa maniera
sono, almeno esteriormente, analoghi alla morale (22). Se ne possono osservare
esempi eloquenti nei combattimenti ritualizzati di molti vertebrati, a partire dai pesci
ossei. Lo sviluppo dei combattimenti ritualizzati, nel corso della filogenesi, a partire
dalla primitiva lotta cruenta, pu essere articolato, seguendo la ricostruzione che ne d
Lorenz, nellazione indipendente di tre processi. Il primo passo dal combattimento
cruento a quello ritualizzato consiste nellallungamento degli intervalli di tempo che
intercorrono tra lesecuzione dei singoli movimenti minacciosi che, presso tutte le
specie in cui si verificano duelli, fanno da cornice allo scontro, e lo scoppio di violenza
finale. Questa dilatazione temporale non ancora la ritualizzazione ma rappresenta una
premessa che la rende possibile.
Mano a mano che si allunga la durata delle singole coordinazioni motorie di minaccia
queste subiscono un processo di deformazione che conduce a mimiche esagerazioni, a
ripetizioni ritmiche e a formazioni di strutture e colori che accentuano visivamente il
movimento. Latto del minacciare tende ad esaurire in s lo scontro ritardando il
passaggio al combattimento vero e proprio, in modo da evitarlo quando sia manifesta la
disparit di forze tra i due contendenti. Si potrebbe forse dire che le sequenze motorie
implicate negli atti di minaccia nella loro espansione progressiva consumano lenergia
accumulata in unattivit simbolica, prima che sfoci nellaggressione.
Il terzo processo che contribuisce alla trasformazione del combattimento cruento nel
combattimento ritualizzato di natura completamente diversa. Negli animali superiori
assistiamo alla comparsa di peculiari meccanismi fisiologici che inibiscono i movimenti
dattacco. Sono esempi di questo genere di adattamenti i segnali infantili che bloccano
laggressione degli adulti nei confronti dei piccoli e che compaiono, nella storia
evolutiva, in relazione allallungamento del periodo che i nuovi nati trascorrono presso i
genitori. Un fenomeno analogo si riscontra, presso numerose specie, nella fortissima
inibizione da parte del maschio ad attaccare la femmina. Ebbene, lazione dei
meccanismi inibitori, la cui efficacia proporzionale alla pericolosit dellattacco
dellanimale, pu essere attivata per mezzo di specifici gesti ritualizzati che prendono il
nome di comportamenti di pacificazione o di sottomissione (23). Questi cerimoniali
vengono adottati dallindividuo che vuole sottrarsi al combattimento o vuol porre
termine ad esso e nella quasi totalit dei casi hanno come effetto limmediato arresto
dellattacco.
Taluni atti di sottomissione derivano, per negazione, dai comportamenti di minaccia,
consistendo precisamente nel nascondere quei caratteri fisici - dentatura, artigli,
colorazione vivace - che innescano il combattimento; il gesto del lupo che distoglie le
fauci dallavversario, esibendo il collo inerme ne certo lesempio pi noto. In altri casi

24

JURA GENTIUM

gli atteggiamenti di sottomissione derivano dai moduli infantili oppure dal


comportamento della femmina durante laccoppiamento. E importante notare sin dora
che anche nelluomo possibile rintracciare la presenza di atteggiamenti di
pacificazione, ormai privati della loro funzionalit originaria: il sorriso ed il riso altro
non sono che ritualizzazioni del comportamento di minaccia che consiste nel digrignare
i denti e che, nel corso dellevoluzione, perduta la primitiva carica di aggressivit,
hanno acquisito una valenza pacificatrice.
Abbiamo visto finora quale utilit pratica abbia laggressivit intraspecifica, quale sia il
suo ruolo nel distribuire gli individui sul territorio, nel selezionare i maschi provvisti del
patrimonio genetico migliore ai fini riproduttivi e nellorganizzazione delle comunit
degli animali sociali. Abbiamo visto poi quali meccanismi si siano sviluppati attraverso
la ritualizzazione per limitare la pericolosit della pulsione aggressiva. Adesso si tratter
di comprendere come, secondo Lorenz, le cerimonie di pacificazione svolgano un
compito ulteriore, ancora pi importante, che permette linstaurarsi di vincoli personali
allinterno delle societ animali.
Nelle comunit pi semplici, nei banchi formati da taluni pesci per esempio,
laggressivit intraspecifica totalmente assente e questa carenza va di pari passo con la
pi completa mancanza di strutture interne e di legami autonomi tra i vari individui
(24). La nascita di un ordine gerarchico, la comparsa di fattori auto-organizzativi che
trasformano la schiera anonima in un gruppo, diviene possibile invece, come ho gi
accennato, solo in seguito allinvenzione dellaggressivit intraspecifica ed il
meccanismo che stabilisce un legame duraturo e personale, legame che chiaramente
non pu essere innato ma deve venire appreso, fra due o pi individui, consiste nella
modificazione di un modulo comportamentale di attacco.
Questo fenomeno, riscontrabile in specie fra loro assai diverse, che stato osservato da
Lorenz particolarmente presso le oche selvatiche, comporta una ridirezione della
pulsione aggressiva: la sequenza motoria primitiva di aggressione viene distolta
dalloggetto che ha innescato lo stimolo per essere rivolta ad un bersaglio sostitutivo e
contemporaneamente si ritualizza, inducendo nella controparte una risposta. Il
risultato che in questo modo viene conseguito estremamente importante: ci che si
ottiene di legare strettamente due individui in un vincolo veramente personale, poich
lidentit del partner ai fini dellesecuzione della cerimonia di pacificazione non
fungibile, e, nello stesso tempo, di dislocare laggressivit verso lesterno, verso altri
conspecifici che non condividono lappartenenza al gruppo (25). La comunit che cos
si viene a creare pu variare considerevolmente nelle sue dimensioni: nelle oche ad
esempio limitata alla coppia riproduttiva, il vincolo instaurato dalla cerimonia di
pacificazione, che Lorenz chiama giubilo trionfale, lega soltanto il maschio e la
femmina durante il periodo della deposizione delle uova, ma nei mammiferi e
particolarmente nei primati il numero di esemplari che sono stretti da rapporti di mutua
dipendenza, conducendo unesistenza propriamente sociale pu crescere notevolmente.
Dunque, Lorenz ha cos mostrato come il sorgere di ogni legame individuale ed
esclusivo fra conspecifici sia da porsi in relazione con listinto aggressivo e come nelle
cerimonie di pacificazione in cui si stringe e si consolida quel legame sia contenuta
almeno allo stato latente una certa misura di aggressivit. Ogni vincolo personale, in

25

JURA GENTIUM

altre parole, si origina, nel corso della filogenesi, a partire dallaggressivit


intraspecifica: non c amore senza aggressivit.
Gli ultimi tre capitoli di Das sogenannte Bse sono i pi controversi dellopera, quelli
che maggiormente hanno suscitato critiche e polemiche. Lorenz, infatti, tenta di
estendere alluomo i risultati della sua ricerca, considerando il funzionamento dei
meccanismi inibitori nella specie umana, il perch questi frequentemente falliscono, i
pericoli del progresso e gli antidoti opponibili al dilagare della violenza e alla minaccia
della guerra. Questultima parte, bene precisarlo subito, viene presentata dallo stesso
autore come una riflessione non supportata dallo stesso carattere di scientificit dei
capitoli precedenti: lestrapolazione di concetti elaborati in relazione al mondo animale
e la lorotrasposizione alluomo, infatti, deve essere necessariamente accompagnata da
una accurata considerazione di quei fattori che segnano la distanza, lo iato, come dice
Lorenz, tra la nostra specie e gli altri esseri viventi (26).
Il pensiero concettuale ed il linguaggio hanno cambiato completamente levoluzione
umana, sviluppando un sistema capace di acquisire informazione e ritrasmetterla in
modo enormemente pi rapido delladattamento del codice genetico. Ci che differenzia
radicalmente la cultura umana dalle semplici tradizioni esistenti anche presso gli
animali la possibilit di trasferire ad altri un contenuto appreso anche in assenza
delloggetto al quale esso si riferisce; in tale maniera il nostro mondo culturale possiede
una rapidit di diffusione che, attraverso il progresso tecnologico, si incrementata sino
a regolarsi sulla velocit limite delluniverso fisico, la velocit della luce.
Allevoluzione darwiniana, basata sullunit di tempo della singola generazione, con la
comparsa delluomo si affianca levoluzione culturale, incomparabilmente pi rapida,
generando un divario sempre pi ampio fra le condizioni ambientali in cui la nostra
costituzione biologica si modellata e le esigenze che ci impone oggi la convivenza
nelle moderne societ post-industriali. La selezione naturale non riesce a tenersi al passo
con le continue ristrutturazioni del sistema culturale e questa situazione comporta una
crescente inadeguatezza della programmazione istintuale umana, calata in un contesto
ambientale completamente diverso da quello che ne aveva determinato la
configurazione che ancora oggi conserva (27). In particolare la pulsione aggressiva,
innata in ciascuno di noi, pu divenire estremamente pericolosa quando vengano elusi i
meccanismi naturali preposti al suo controllo ed insieme scompaiano le condizioni in
risposta alle quali era comparsa.
Gli ominidi dai quali luomo discende direttamente erano provvisti, al pari delle attuali
scimmie antropomorfe, di una forte carica di aggressivit intraspecifica, estremamente
funzionale in rapporto allordinamento gerarchico della comunit, e
contemporaneamente di freni inibitori assai meno sicuri di quelli operanti presso i
carnivori pi specializzati. Infatti, come si visto, lefficacia di quei meccanismi
proporzionale alla capacit di un individuo di uccidere rapidamente animali pi o meno
della stessa grandezza, capacit di cui i nostri antenati preumani non erano naturalmente
dotati: la vittima potenziale, di fronte allattacco di un altro individuo, aveva sempre la
possibilit di mettere in atto cerimoniali di pacificazione prima di venire seriamente
ferita. Linvenzione delle armi artificiali, moltiplicando la pericolosit di ogni atto di
aggressione, introdusse cos un improvviso fattore di squilibrio tra le capacit di
uccidere e le inibizioni sociali (28).

26

JURA GENTIUM

Lumanit nascente, continua Lorenz, sarebbe andata in contro allautodistruzione se, a


compensare la diffusione delle armi, non fosse sorta la responsabilit morale. Anche
questa facolt affonda le sue radici nel patrimonio istintuale delluomo e precisamente
nei fortissimi istinti sociali che, nei primati, legano i membri della stessa trib. Pi
precisamente, Lorenz ipotizza che la comparsa della responsabilit morale sia da porre
in relazione con una facolt speciale, assolutamente innata, che rende possibile la
percezione dei valori come la vita, lamore, lamicizia, la bellezza e ricollega a essi
unesperienza interiore di tipo emozionale (29). La sensibilit ai valori, dunque,
evolutasi in una morale responsabile, ripristin lequilibrio perduto fra capacit e
inibizione ad uccidere. A questo apparato di contenimento dellaggressivit di origine
filogenetica si affianc gradatamente il sistema di norme sociali elaborato per via
culturale, consistente di regole di condotta sviluppatesi nellambito di ciascuna
comunit e trasmesse di generazione in generazione.
La genesi di questo apparato normativo da porre in relazione con il fenomeno della
ritualizzazione culturale, un processo che rappresenta la controparte, a livello della
comunicazione propriamente simbolica, della formazione filogenetica di segnali di cui
ho gi avuto modo di parlare. In maniera non dissimile dalla ritualizzazione
filogenetica, il rito culturale consiste nellacquisizione da parte di un certo modulo
comportamentale di una funzione di comunicazione totalmente nuova che gradatamente
soppianta lo scopo primitivo. Laspetto essenziale, comune tanto alla ritualizzazione
filogenetica che a quella culturale, dato dalla comprensione dello schema motorio
messo in atto e dalla conseguente capacit di prevedere il comportamento successivo,
ma, mentre nel primo caso la comprensione si fonda sulle prestazioni acquisite per via
ereditaria da colui che riceve il segnale, nella ritualizzazione culturale tanto il processo
della trasmissione quanto quello della ricezione di simboli si fondano
sullapprendimento e sulla facolt di tramandare culturalmente i caratteri acquisiti.
Il fenomeno della ritualizzazione culturale ha coinvolto, sin dagli albori della storia
delluomo, un numero vastissimo di moduli comportamentali tra quelli posti in essere in
presenza di altre persone, proibendo tutta una serie di comportamenti istintivi (le buone
maniere sono un tipico prodotto della ritualizzazione); si giunge, per questa via, ad
imporre un controllo ferreo e pervasivo al soddisfacimento delle proprie pulsioni, che
vengono disciplinate e rese socialmente accettabili. Non diversamente dalla
ritualizzazione filogenetica, anche la ritualizzazione culturale conduce cos al
temperamento dellaggressivit, rafforzando lefficacia dei meccanismi inibitori istintivi
e codificando nuove cerimonie di pacificazione e regole di combattimento non cruento,
e insieme contribuisce al consolidamento dei legami interni al gruppo, ne accresce la
coesione, dirottando allesterno, in direzione delle altre comunit indipendenti, la carica
aggressiva spontanea. Questo risultato possibile perch le usanze tipiche di ciascun
gruppo, grazie alla ripetizione costante nel tempo, raggiungono una particolare
autonomia, creando nuove motivazioni al comportamento, indipendenti dalle funzioni
originarie di comunicazione, che lindividuo ricerca per se stesse, sino ad attingere ad
una dimensione sacrale fondata sulla persuasione che la rottura delle regole tradizionali
e dellordine che ad esse si collega comporti accadimenti funesti (30). La ritualizzazione
culturale, in sostanza, istituisce una polarizzazione interno-esterno, contribuendo a
definire uno spazio - quello della comunit - in cui la pulsione aggressiva deve essere

27

JURA GENTIUM

controllata e ri-direzionata, in opposizione allaltro spazio, ben pi vasto, esterno al


gruppo, nel quale laggressivit recupera la sua funzionalit.
Questo profilo assume, ai fini della presente ricerca, un rilievo particolare: norme e riti
sociali culturalmente evoluti diventano, col passare delle generazioni, caratteristici del
nucleo sociale in seno al quale hanno avuto origine quanto le qualit ereditarie,
evolutesi con la filogenesi, sono caratteristiche di sottospecie, specie, generi e unit
tassonomiche superiori. La loro divergenza nello sviluppo storico erige barriere fra unit
culturali nello stesso modo in cui levoluzione divergente le erige fra le specie; questo
processo per tale motivo stato chiamato dallo psicanalista Erik Erikson pseudospeciazione (31). La pseudo-speciazione alla base della differenziazione delle culture
umane ma, allo stesso tempo, pu innescare pericolose conflittualit tra culture
confinanti; pu condurre infatti, ed questo il punto cruciale, a un indebolimento dei
meccanismi innati di inibizione dellaggressivit, nella misura in cui impedisce
loperazione di riconoscimento degli appartenenti a pseudo-specie diverse come esseri
umani, paralizzando la comunicazione filogeneticamente ritualizzata che dovrebbe
accomunare tutti gli uomini in quanto membri della stessa specie biologica (32).
Quando lumanit primitiva, organizzata in orde similmente ai primati superiori, ebbe
raggiunto una certa sicurezza in virt della scoperta del fuoco e della fabbricazione di
armi e di utensili, ai fattori selettivi di natura ambientale si sostitu, secondo Lorenz,
lincidenza prevalente della concorrenza intraspecifica. Questo stato di cose indirizz il
successivo cammino evolutivo della razza umana verso un incremento delle pulsioni
aggressive a cui corrispose un ulteriore rapido accentuarsi della conflittualit fra gruppi
limitrofi e la formazione parallela di una cultura della guerra (33). In questo processo di
rafforzamento dei comportamenti bellicosi, infatti, levoluzione culturale dovette
operare parallelamente, alla selezione genetica, sia in modo diretto, attraverso
lesaltazione rituale dellaggressivit e la perpetuazione delle virt guerresche
tradizionali, sia indirettamente in conseguenza del carattere fortemente esclusivo, di cui
si gi detto, dei moduli comportamentali sviluppati allinterno di ciascuna comunit.
Cos la carica di aggressivit nelluomo si accresciuta in misura assai maggiore
rispetto ai primati, raggiungendo, in taluni casi livelli insostenibili. Lorenz, inoltre,
ipotizza che presso alcune comunit, esposte in particolar modo alla minaccia di
attacchi da parte delle popolazioni confinanti, laggressivit si sia incrementata ancor
pi rapidamente e intensamente, per effetto dellestrema pressione selettiva. A sostegno
di questa controversa conclusione Lorenz riporta gli studi condotti dallo psicanalista
Sidney Margolin sugli Ute, una trib indiana i cui appartenenti sono afflitti in gran
numero da nevrosi riconducibili allingorgo delle pulsioni aggressive e subiscono con
frequenza condanne per crimini violenti, anche se va detto che i dati forniti da Margolin
sono stati interpretati diversamente da altri psicanalisti, senza ricorrere a spiegazioni
che, in qualche modo, siano strumentalizzabili in chiave razzista (34).
Abbiamo visto come, per Lorenz, laggressivit umana sia riconducibile alla duplice
azione della filogenesi e dellevoluzione culturale ed al prevalere della concorrenza
intraspecifica sulla selezione operata dallambiente. Il processo che ha condotto al
rafforzamento delle pulsioni aggressive si svolto entro una cornice ambientale
completamente diversa da quella delle societ contemporanee. Laggressivit nelle et
preistoriche dellevoluzione umana aveva un preciso significato adattativo, collegato

28

JURA GENTIUM

alla conflittualit fra trib, significato che del tutto venuto meno allorch luomo,
divenuto sedentario in seguito allinizio dellagricoltura e istituzionalizzata la propriet
privata, ha cominciato a costituire comunit pi vaste.
Con laumento della popolazione le primitive corti contadine sono divenute regni
sempre pi estesi nei quali la conoscenza personale, cos importante per disinnescare gli
istinti aggressivi, non pi possibile al di fuori di una cerchia ristretta. Nelle attuali
societ post-industriali il fenomeno della spersonalizzazione dei rapporti sociali
portato allestremo, anche in conseguenza delle enormi possibilit di spostarsi
rapidamente che competono alluomo moderno. In questo contesto radicalmente
trasformato laggressivit divenuta un pericoloso retaggio dellevoluzione che deve
essere tenuto costantemente sotto controllo dalla morale responsabile.
Dissoltasi lopposizione membri della trib - estranei, che definiva la classe dei possibili
nemici contro i quali rivolgere listinto aggressivo, luomo moderno deve fare leva sul
meccanismo di compensazione della morale, su quellunit sistemica di pulsioni
istintive e moduli comportamentali filogeneticamente e culturalmente ritualizzati, per
neutralizzare il rischio di comportamenti antisociali (35). Ad aggravare la situazione il
progresso nella costruzione delle armi consente oggi di uccidere altri esseri umani
impedendo ogni contatto visivo, in maniera tale da precludere lattivazione dei
meccanismi inibitori e degli atteggiamenti di pacificazione. Luomo che preme il
pulsante di innesco di unarma a distanza, un missile o una bomba, totalmente
schermato dal percepire emozionalmente le conseguenze del suo atto; per questo motivo
riesce a condannare a morte migliaia di persone senza che i meccanismi inibitori
arrestino la sua mano (36).
Come ho gi detto, le norme sociali, evolutesi per ritualizzazione culturale rivestono un
ruolo ambivalente in rapporto alle dinamiche dellaggressivit: da una parte esercitano
unimportante funzione di controllo degli istinti aggressivi, dallaltra, in virt del loro
carattere esclusivo, possono portare a conflitti fra culture diverse. In ogni caso, afferma
Lorenz citando Arnold Gehlen, luomo per natura un essere culturale: lintero sistema
delle sue attivit e reazioni innate costruito filogeneticamente in modo da richiedere di
essere completato dalla tradizione culturale (37). Anche i moduli di comportamento
sociale innati si trovano in un tale rapporto di interazione con la tradizione che la
costituzione di comunit pi vaste dei nuclei familiari primitivi non sarebbe possibile
senza lelemento coesivo rappresentato dalla cultura comune, dalla sua preservazione e
difesa. Ebbene, secondo Lorenz, nel nostro secolo, a causa dei rapidissimi cambiamenti
tecnologici e ambientali, si verificata una pericolosa rottura della continuit
tradizionale. Lindustrializzazione diffusa ed inarrestabile ha creato uninsormontabile
distanza tra le generazioni, ostacolando il processo di fissazione dei valori e delle norme
sociali nei pi giovani. Alla carente interiorizzazione dei contenuti trasmessi per via
culturale si aggiunge lomologazione crescente, su scala planetaria, delle nuove usanze
e tradizioni. Nella progressiva occidentalizzazione del mondo, infatti, contenuto un
pericolo incombente dal momento che sopprimendo le differenze locali, essa rischia di
impedire linsorgere di processi creativi (38).
La vena pessimistica e predicatoria di Lorenz, accentuatasi nellultima parte della sua
vita e culminata nel saggio Der Abbau des Menschlichen (39), si affaccia gi nelle
pagine conclusive di Das sogenannte Bse, in cui letologo austriaco descrive il

29

JURA GENTIUM

fenomeno dellindottrinamento. Nella fase conclusiva delladolescenza - sostiene


Lorenz - i giovani attraversano un periodo sensibile in cui avviene la fissazione dei
valori culturali che, da quel momento in poi, saranno sentiti come propri. Anche in
questo caso alla base del fenomeno si situa un meccanismo filogenetico, riscontrabile
gi nei primati superiori, che in origine doveva presiedere allo scatenamento
dellaggressivit collettiva in funzione di difesa del gruppo. Lorenz chiama questo
meccanismo, che corrisponde alla sensazione soggettiva del sentirsi percorsi da un
sacro brivido, entusiasmo militante (40).
Lentusiasmo militante ha come controparte osservabile ladozione di una postura di
minaccia in cui tutto il corpo viene teso e irrigidito, mentre il volto si atteggia ad
unespressione eroica; una tale postura nei nostri antenati preumani era accompagnata
dallerezione del pelo (da ci il brivido lungo la schiena), che doveva far apparire
ancora pi impressionante la figura dellominide (41). Lentusiasmo collettivo di tipo
aggressivo si probabilmente evoluto a partire da una reazione di difesa dellunit
sociale, e per questo motivo comporta un azzeramento quasi completo dei freni inibitori
e delle funzioni regolatrici della morale responsabile; in ci risiede la sua pericolosit.
Nelluomo, infatti, lattivazione dellentusiasmo militante pu essere collegata,
scomparsa lesigenza di tutelare lintegrit del gruppo, alla difesa di quei valori e rituali
culturalmente sviluppati che sono stati fissati nel periodo post-adolescenziale.
Lindottrinamento consiste esattamente in questo processo di fissazione. Servendosi del
meccanismo dellentusiasmo militante - continua Lorenz - un abile demagogo, per
mezzo di una propaganda mirata, pu far leva su unadesione prerazionale a certi
contenuti tradizionali per accreditare una soluzione violenta contro coloro che non
condividono quei contenuti. In questo modo, in presenza di una situazione di
inaridimento della continuit tradizionale, possono instaurarsi le condizioni propizie alla
dittatura ideologica; lideologia, infatti, che consiste, secondo Lorenz, in una
consapevole deformazione e polarizzazione della tradizione, per il suo carattere
semplificato e tendenzialmente manicheo si presta naturalmente a suscitare una reazione
emotiva di difesa.
Come si visto, la descrizione lorenziana delle radici biologiche dellaggressivit d
corpo ad una visione senzaltro cupa della situazione attuale dellumanit, a fronte
della quale la dichiarazione di speranza con cui si conclude il volume appare quasi una
clausola di stile, assolta senza troppa convinzione. E certo che le ultime pagine di Das
sogenannte Bse - in cui Lorenz introduce alcuni semplici precetti che possano servire
da misure preventive contro i pericoli esposti (42) - sono in pi punti inficiate da un
tono paternalistico e predicatorio francamente fastidioso, e tuttavia anche fra queste
righe sono racchiuse osservazioni importanti.
In estrema sintesi, si possono individuare tre precetti: in primo luogo viene
sottolineata limportanza della ridirezione dellaggressivit che si opera per mezzo della
ritualizzazione e particolarmente di quella forma specificatamente umana di
ritualizzazione culturale che lo sport (43). Lo sport pu esser definito, secondo
Lorenz, come una forma di combattimento non ostile governata dalle regole pi severe
che si siano sviluppate culturalmente (44). Lo sport non consente soltanto uno sfogo
catartico della pulsione aggressiva, ma fornisce altres una valvola di sicurezza
allentusiasmo militante collettivo (45). Inoltre, pu favorire, e cos veniamo al secondo

30

JURA GENTIUM

punto, la conoscenza personale fra uomini di diverse nazioni ed etnie; una tale
conoscenza, infatti, rappresenta un forte ostacolo allaggressione in quanto azzera la
distanza creata dalla pseudo-speciazione e coltivata dalle ideologie, ricostruendo la
consapevolezza di una comune appartenenza biologica, fondata sulloperativit di
comuni meccanismi filogenetici.
Infine, lultimo precetto riguarda la possibilit di dare un indirizzo allentusiasmo
militante, in altre parole aiutare le nuove generazioni a trovare nel mondo moderno
cause genuine che valga davvero la pena di servire (46). Per Lorenz ci sono almeno
tre grandi imprese collettive del cui valore ultimo e assoluto nessun essere umano pu
dubitare (47): larte, la scienza e la medicina. Laffermazione di queste tre discipline,
inoltre, pu trovare un potente alleato, nella facolt, tipicamente umana, dellumorismo:
lironia, il riso - ancora una ritualizzazione di un comportamento aggressivo - hanno,
infatti, un ruolo essenziale in quanto consentono di smascherare i falsi ideali (48).
In conclusione, cercher di presentare cinque punti che compendiano i dati che ritengo
essenziali per lindagine che mi sono proposto.
i.
ii.

iii.
iv.

v.

Laggressivit umana ha unorigine endogena. La sollecitazione ambientale


interviene soltanto a scatenare limpulso preesistente.
Laggressivit costituisce un prodotto della filogenesi. Essa fondamentalmente
utile poich rende possibile la coesione e lorganizzazione gerarchica del
gruppo nonch linstaurarsi di vincoli personali tra gli individui.
Esistono meccanismi filogenetici di controllo dellaggressivit.
I pericoli dellaggressivit sono collegati alla discrepanza tra le velocit
dellevoluzione biologica e di quella culturale. Le trasformazioni nellambiente
determinate dal progresso, infatti, hanno neutralizzato quei meccanismi di
controllo innati facendo ricadere il peso del contenimento degli impulsi
antisociali sullunit sistemica della morale responsabile e delle norme sociali
di origine culturale.
Leffetto della ritualizzazione culturale ambivalente. Da una parte disciplina i
comportamenti aggressivi verso i membri della comunit, dallaltra per
incrementa la conflittualit contro coloro che appartengono ad una pseudospecie culturale diversa e questo tipo di conflittualit non ricomponibile per
mezzo dei meccanismi biologici di pacificazione.

3. Letologia della guerra di Irenus Eibl-Eibesfeldt


Irenus Eibl-Eibesfeldt, allievo di Konrad Lorenz e continuatore della sua opera, ha
edificato sulle basi teoriche tracciate dal maestro una completa trattazione delletologia,
sviluppando in particolare lanalisi del comportamento umano e fondando, nellambito
della Max-Planck-Gesellschaft, il primo istituto di ricerca per letologia umana. A
partire dagli anni sessanta inoltre Eibl-Eibesfeldt ha affiancato agli impegni accademici
una intensissima attivit di ricerca sul campo, attraverso una lunga serie di spedizioni
scientifiche condotte in Asia, Africa e Sud America per documentare usanze e rituali
delle culture cosiddette tribali. Sono state in questo modo accumulate informazioni di
eccezionale valore, raccolte con grande scrupolo metodologico. Eibl-Eibesfeldt e i suoi
collaboratori si servono infatti, per filmare i comportamenti che stanno studiando senza
31

JURA GENTIUM

turbare i soggetti ripresi, di un originale espediente: una telecamera appositamente


modificata, sulla quale stato montato un obbiettivo a specchio, cos da nascondere la
vera direzione in cui avviene la ripresa.
Eibl-Eibesfeldt nel suo trattato sui fondamenti delletologia e nel suo manuale di
etologia umana (49) ricollega levoluzione della socialit alla cura della prole, con ci
staccandosi nettamente da Lorenz, il quale, come abbiamo visto, riteneva che non c
amore senza aggressivit (50). Per Eibl-Eibesfeldt levoluzione dei segnali tra genitori
e figli, degli appelli infantili, dei moduli comportamentali di assistenza, ha reso
disponibili quegli schemi motori che permettono lesistenza di un rapporto di amiciziatenerezza anche fra adulti. Egli ipotizza che, attraverso un processo di ritualizzazione
filogenetica, alcuni degli schemi motori sviluppati nellambito delle cure parentali si
siano resi disponibili per nuove funzioni espressive, cos da inibire la carica aggressiva
spontanea che viene sollecitata dallincontro con conspecifici sconosciuti. In questo
contesto esplicativo, lorigine del legame individualizzato, che Lorenz faceva derivare
dalla ridirezione dellattacco, riconducibile alla relazione madre-figlio ed
conseguenza dellampliarsi dello spazio di tempo in cui la prole strettamente
dipendente dalla madre (51).
Ladozione di comportamenti derivati dalle cure parentali ricorre in primo luogo
nellambito delle interazioni col partner, producendo leffetto di consolidare il vincolo
tra i due soggetti: un esempio di questo genere di comportamenti costituito,
nelluomo, dal bacio, che trae origine dalla ritualizzazione dellatto di nutrire linfante
con una trasfusione di cibo da bocca a bocca. Daltra parte, la presenza di ritualizzazioni
del comportamento infantile attestata anche nella sfera degli atti di sottomissione,
come gi aveva rilevato Lorenz. Invece, la funzione legante dellaggressivit, su cui
Lorenz si era soffermato, compare solo in uno stadio evolutivo successivo, derivando
dalla pratica della difesa comune della famiglia. In definitiva, per Eibl-Eibesfeldt,
lethos di gruppo non che unestensione dellethos familiare: da questultimo il primo
dipende storicamente e logicamente (52).
Queste premesse concettuali influenzano decisamente la risposta che Eibl-Eibesfeldt
fornisce al problema che qui ci interessa, la spiegazione dellaggressivit umana. La
visione generale che Eibl-Eibesfeldt ha della natura umana , infatti, assai pi incline di
quanto non fosse quella del suo maestro, ad un moderato ottimismo e a una
considerazione positiva delle capacit delluomo di interagire pacificamente. Questa
posizione stata espressa in quello che probabilmente il testo pi importante e
discusso nel dibattito etologico sullaggressivit dopo Das sogenannte Bse, il saggio
The Biology of Peace and War, pubblicato nel 1979 (53). In questa opera le intuizioni di
Lorenz vengono vagliate criticamente e poste a confronto con i risultati della ricerca sul
campo intorno alle condizioni di vita delle popolazioni primitive.
In primo luogo, Eibl-Eibesfeldt si preoccupa di fornire una definizione rigorosa di
aggressivit: sono aggressivi tutti i moduli di comportamento che determinano la
distribuzione spaziale dei membri della stessa specie o che portano al dominio di un
membro sullaltro (dunque, non solo i moduli di attacco veri e propri ma anche quei
meccanismi basati sulleffetto improvviso di forti stimolazioni sensoriali come il canto
territoriale degli uccelli) (54). Inoltre, viene per la prima volta tematizzata con chiarezza
la distinzione tra aggressivit interna al gruppo e aggressivit tra gruppi separati.

32

JURA GENTIUM

Entrambe le forme di aggressivit hanno radici biologiche ma nella seconda la


pseudo-speciazione culturale ad assumere la funzione decisiva (55).
Per Eibl-Eibesfeldt lincontro con i conspecifici innesca naturalmente una reazione
aggressiva che viene tuttavia inibita dalla conoscenza personale. In questo modo
laggressivit in seno al gruppo pu essere controllata e neutralizzata attraverso i
meccanismi elaborati dalla ritualizzazione filogenetica e culturale, essenzialmente per
mezzo dei comportamenti di sottomissione e di pacificazione, nonch per lintervento di
individui gerarchicamente sovraordinati (56). Questo genere di aggressivit possiede,
come si visto, molteplici funzioni, collegate alla difesa del proprio ambito spaziale e
dei propri beni, allordinamento interno del gruppo e alla reazione contro gli individui
devianti nellaspetto o nel comportamento (57).
Nella guerra tra gruppi laggressivit intraspecifica innata gioca certo un ruolo
essenziale ma a essa si sovrappone lincidenza di fattori di natura culturale - come
ladozione di certi modelli educativi - che operano creando una distanza tra gli
appartenenti ai vari gruppi. La propaganda bellica, infatti, fa leva sullinnata reazione di
difesa del gruppo familiare, attraverso il meccanismo, cui ho gi fatto cenno,
dellentusiasmo militante; questa innata risposta difensiva, preordinata in origine alla
difesa della famiglia, pu estendersi, come abbiamo visto, in seguito ad un processo di
indottrinamento, alla difesa di una comunit pi vasta e dei suoi simboli e valori. In
questo modo la pulsione aggressiva verso gli estranei pu divenire assolutamente
distruttiva, al pari della lotta interspecifica. La guerra, sostiene Eibl-Eibesfeldt, ha
origini antichissime, praticamente coincidenti con linizio della storia umana (58)
mentre non posseggono alcun fondamento le ricorrenti affermazioni secondo le quali
laggressivit sarebbe comparsa nelluomo posteriormente alla nascita dellagricoltura e
allabbandono del nomadismo a favore di un insediamento stabile sul territorio. Le pi
antiche raffigurazioni di scene di battaglia, infatti, si trovano gi nelle pitture rupestri
del Paleolitico, unepoca in cui luomo viveva ancora di caccia e di raccolta. Inoltre,
presso tutti i popoli primitivi, anche presso quelli che non praticano lagricoltura come
gli eschimesi, sono documentabili manifestazioni di aggressivit e indizi di
ritualizzazione delle pulsioni antisociali (59).
Tutto ci induce a ritenere che la conflittualit fra gruppi debba adempiere, almeno in
origine, ad una qualche funzione. Eibl-Eibesfeldt sostiene che la guerra compaia come
prodotto dellevoluzione culturale in risposta allesigenza di operare unallocazione dei
beni e dei territori tra le comunit limitrofe; la nascita della guerra sarebbe, in questo
modo, connessa col prevalere della selezione di gruppo sulla selezione individuale in
seguito allevoluzione culturale e allaumento dellintegrazione sociale nei nostri
antenati pre-umani (60). La guerra lespressione estrema della concorrenza tra
comunit culturali distinte e conduce alla selezione delle culture pi forti, in ci consiste
il suo profilo adattativo; parafrasando Von Clausewitz si pu forse dire che la guerra
non che la continuazione - sul piano dellevoluzione culturale - dellevoluzione
biologica con altri mezzi.
Dalla comprensione delle cause naturali della guerra, dal rifiuto a considerarla come
una degenerazione patologica dellumanit, non segue per che essa debba essere
accettata e ritenuta inevitabile; nelluomo, del resto, innato, insieme allinibizione a
uccidere i conspecifici, anche il desiderio della pace, tant vero che le norme culturali

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JURA GENTIUM

che ingiungono di uccidere il nemico fanno leva sulla sua disumanizzazione per vincere
le resistenze della coscienza morale. Inoltre, possibile documentare nella storia
dellumanit e nel patrimonio culturale delle popolazioni tribali un gran numero di
regole elaborate per ritualizzazione concernenti le forme in cui deve avvenire la
dichiarazione di guerra e alla conduzione delle operazioni belliche, regole che, nella
tradizione occidentale, sono venute a costituire un vero e proprio jus speciale. Tutto ci
induce a ritenere che anche nei rapporti tra gruppi umani sia in atto unevoluzione verso
forme di conflitto incruento.
Un indice importante di questo processo evolutivo dato dal consolidarsi di rituali
complessi per la stipulazione della pace, in parte basati su sequenze comportamentali
innate (riti consistenti in uno scambio di doni o nella consumazione di un pasto in
comune), in parte su usanze culturali (come nel caso dellintrecciarsi di vincoli
matrimoniali tra le comunit che erano in guerra o dellinterposizione di stranieri super
partes in qualit di mediatori). Gli Tsembaga della Nuova Guinea, per esempio,
solennizzano il consolidamento della pace celebrando un gran numero di rituali,
organizzati in una trama complessa e distribuiti in un arco di tempo di alcuni anni; in
questo periodo si svolgono danze, avvengono scambi di maiali appositamente allevati e,
da ultimo, si concludono matrimoni tra le figlie dei vincitori ed i giovani appartenenti
alla trib dei vinti (61).
Un altro genere di riti assai significativo rappresentato dalle cerimonie dirette alla
conservazione della pace, come gli scambi di doni che vengono ripetuti, accompagnati
da grandi festeggiamenti, a scadenze regolari dagli indigeni del monte Hagen, sempre in
Nuova Guinea (rituali del moka) (62). Presso tutte le tradizioni, inoltre, la guerra
sentita come un male: la situazione di conflitto tra norme culturali che ingiungono lo
sterminio del nemico e gli adattamenti filogenetici che predispongono luomo alla
socialit vissuta con disagio. Di questa tensione irrisolta tra imperativi biologici e
culturali un sintomo evidente lesistenza di numerosi riti descritti da Eibl-Eibesfeldt
che presso vari popoli - i bellicosi Yanomami dellAmerica meridionale, ad esempio vengono celebrati a conclusione delle azioni di guerra; in queste cerimonie avviene una
sorta di purificazione collettiva dei combattenti che hanno versato il sangue attraverso
un loro temporaneo allontanamento dalla comunit, accompagnata talvolta da pubbliche
deprecazioni della guerra e professioni di pace per il futuro (63).
Per Eibl-Eibesfeldt, dunque, il patrimonio pulsionale delluomo, la sua struttura
motivazionale, lo predispone efficacemente alla convivenza pacifica nelle moderne
societ di massa (64). In ci la sua opinione si distingue da quella di Lorenz, il quale,
come abbiamo visto, riteneva che luomo fosse buono quanto basta per una societ di
undici persone (65). Nelluomo, infatti, la paura dellestraneo, che pu scatenare
reazioni aggressive, non mai disgiunta dal desiderio, conseguente alla sua
organizzazione familiare, di instaurare rapporti amichevoli: luomo possiede il senso
della famiglia e, attraverso unidentificazione di simboli, in grado di considerare come
sua famiglia lintera umanit (66). In altri termini, possibile far leva sugli adattamenti
sviluppati in funzione della vita in piccoli gruppi come la disposizione allubbidienza
verso i superiori gerarchici, la lealt e la capacit di identificarsi con i membri del
gruppo per rendere possibile la coesistenza anche nelle moderne societ industriali.
Gioca a favore della convivenza pacifica, inoltre, lesistenza dei meccanismi di

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JURA GENTIUM

ritualizzazione per mezzo dei quali lo scontro armato viene reso meno distruttivo e
quindi pi tollerabile.
Ipotizzare che sia storicamente in atto un processo evolutivo operante sul piano
culturale capace di condurre ad una progressiva regolamentazione dellattivit bellica
tuttavia, se da un lato istituisce una significativa simmetria tra evoluzione biologica e
culturale, comporta al tempo stesso che la domanda intorno alla possibilit di
conseguire nel futuro una pace durevole venga a inserirsi in una prospettiva inedita: per
dare ad essa risposta necessario formulare una predizione sulle prossime tappe della
stessa evoluzione culturale. A questo proposito Eibl-Eibesfeldt ritiene che sia necessario
considerare se le funzioni della guerra possano essere espletate anche in assenza di essa.
Pertanto, se la funzione principale cui la guerra ha storicamente adempiuto quella di
allocare le risorse vitali, selezionando le culture pi evolute bisogna porre il problema
se oggi questa allocazione sia operabile sulla base di una programmazione razionale e
attraverso quali strumenti.
Lopzione di Eibl-Eibesfeldt a favore di un potenziamento del diritto internazionale e
delle organizzazioni sovrastatuali in direzione di un governo mondiale su base
federativa (67). Un simile progetto richiederebbe naturalmente listituzione di una
forza di polizia internazionale dotata di un armamento moderno ma convenzionale e
composta da rappresentanti di tutti i paesi, sotto la cui protezione le grandi potenze
potrebbero cominciare a smantellare i loro arsenali di armi (68); su questa base
diventerebbe inoltre possibile attribuire la propriet dei giacimenti di materie prime alle
organizzazioni internazionali e sviluppare il commercio mondiale nel senso di un
sistema di distribuzione cooperativo (69).
Allimplementazione di questo progetto istituzionale dovrebbe fare da contraltare, nella
sfera interna ai singoli Stati, lincentivazione di sistemi educativi mirati alla formazione
di un atteggiamento tollerante e aperto alla diversit culturale: la possibilit di
conseguire questi obbiettivi dipende, secondo Eibl-Eibesfeldt, in buona parte da come i
mezzi di comunicazione di massa sapranno porsi nei confronti delle minoranze e dei
popoli stranieri e, in secondo luogo, dalla capacit delle tradizioni di mantenersi vitali,
conservando il loro patrimonio di rituali - rituali collegati alle feste, alle forme di saluto,
allo scambio di doni - fondati sullattivazione dei moduli di comportamento innati per la
formazione del vincolo di gruppo e degli appelli di acquietamento (70).
In definitiva, la prospettiva tracciata da Irenus Eibl-Eibesfeldt finisce, per esplicita
ammissione dellautore, col coincidere con una riproposizione del federalismo kantiano
su basi diverse (71); il federalismo, infatti, tanto nella struttura interna dello Stato che
nellorganizzazione dei rapporti sovrastatuali, in quanto realizza una bilanciata
integrazione fra appartenenze comunitarie e diritti della tradizione liberale, costituisce la
migliore risposta al problema della coesistenza fra etnie diverse. In questa maniera, allo
stesso tempo, viene conseguito limportante risultato di salvaguardare il pluralismo
strutturale delle societ contemporanee.
Nella forma di Stato federale Eibl-Eibesfeldt sembra riconoscere un superamento del
modello dello Stato nazionale affermatosi nel secolo scorso, un nuovo prodotto
dellincessante lavoro dellevoluzione culturale che si viene a collocare ad un pi alto
livello di rispondenza adattativa rispetto allambiente. Il segno distintivo del progetto
federale dato dalla sostituzione, sul piano dei valori ideologici soggiacenti, del
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JURA GENTIUM

nazionalismo tradizionale, con caratteristiche di arroganza e di durezza, con un


patriottismo liberale che unisca il riconoscimento e la tutela del proprio Stato e della
propria cultura con la stima e il rispetto di quelli altrui (72).
Questa osservazione pu suggerire un ulteriore punto di contatto fra il federalismo di
Eibl-Eibesfeldt e loriginale formulazione kantiana. Il pacifismo giuridico di Kant non
separabile dalla sottostante visione teleologica del divenire storico. E la fiducia
metafisica nel progresso del genere umano che alimenta nel filosofo di Knigsberg la
speranza della pace perpetua. Questultima, se non fosse garantita dalla segreta
provvidenza che guida nascostamente il cammino della storia - come immagina Kant -,
sarebbe anzi completamente gratuita. In maniera non troppo dissimile da Kant anche
Eibl-Eibesfeldt (come gi Lorenz) portato a ipostatizzare le dinamiche evolutive, pur
predicandone limprevedibilit e lassenza di finalismo. In altri termini, levoluzione,
sia quella biologica che la sua controparte culturale, vista costantemente - in contrasto
con il quadro teorico del darwinismo - come un processo cognitivo in cui le
modificazioni apportano nuove informazioni sullambiente. A questo proposito, credo
che si debba ammettere che questo orientamento di fondo comprensibile solo se si
considera lidea di progresso come parte di una metafisica influente nellaccezione
usata da John Watkins (73). La fiducia che Eibl-Eibesfeldt ripone nella capacit della
cultura umana di produrre nuove ritualizzazioni, idonee a disciplinare il patrimonio
pulsionale dellanimale-uomo, va dunque valutata come adesione ad una concezione
metafisica della storia e del progresso dellumanit (74).
Come si visto, mentre le comunit pi ridotte sono legate dalla conoscenza personale,
lidentificazione dei componenti di una societ formata da milioni di persone nella
struttura statuale possibile solo se mediata da simboli e valori comuni: questa
esigenza, fondata su quegli adattamenti filogenetici che sono alla base della spontanea
costituzione e differenziazione dei gruppi, pu essere soddisfatta solo entro la cornice di
un organismo statuale che riconosca uno spazio autonomo alle diverse componenti
etniche. In modo particolare, ledificazione di forme di governo federali sarebbe
fortemente auspicabile in vista della risoluzione dei conflitti etnici che hanno luogo nel
continente africano; in rapporto a questi eventi, la scelta operata dagli Stati occidentali
di appoggiare una delle etnie coinvolte risulta per lo pi arbitraria, dal momento che i
reciproci antagonismi comportano intolleranze e persecuzioni da ciascuna parte. Ad
esempio, nel caso della Namibia, il sostegno fornito da parte della Comunit Europea
alla fine degli anni ottanta al leader del gruppo etnico Ovambo, Sam Nujoma, incaricato
successivamente di guidare il nascente Stato namibiano ha rappresentato probabilmente
una presa di posizione indebita e immotivata entro un contesto caratterizzato da un
esasperato pluralismo (75).
Un ultimo dato necessario porre in evidenza: Eibl-Eibesfeldt sottolinea come la
disponibilit dei singoli ad una solidariet di portata mondiale richieda la precondizione
di un inserimento in comunit minori da parte di ciascun individuo. Entro la
disposizione concentrica delle appartenenze una identificazione simbolica con la
comunit pi vasta, quella che ci comprende in quanto membri della stessa specie
biologica, diviene possibile solo se gi attivo il radicamento in una sfera inferiore, in
cui il legame operi ad un livello personale e diretto (76).

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4. Sviluppi pi recenti
Nel maggio del 1986 si tenne a Siviglia, per iniziativa dellantropologo messicano
Santiago Genovs e di David Adams, della International Society for Research on
Aggression, un importante convegno intorno ai temi dellaggressivit e della guerra.
Alla conclusione dei lavori fu redatto un documento, la Dichiarazione di Siviglia sulla
violenza, firmato da venti studiosi provenienti da dodici differenti paesi, il cui scopo
dichiarato era quello di sfidare un certo numero di presunte scoperte che sono state
usate per giustificare la violenza e la guerra.
Il tenore delle affermazioni contenute nella Dichiarazione di Siviglia lascia supporre
che gli estensori del documento, in massima parte psicologi, medici ed etologi, avessero
di mira come obbiettivo polemico una certa versione della teoria lorenziana
dellaggressivit, accusata di rappresentare una forma di pessimismo biologico che
condanna inesorabilmente luomo alla guerra. Nella Dichiarazione si legge infatti che:
E scientificamente scorretto sostenere che abbiamo ereditato una
tendenza a fare la guerra dai nostri antenati preumani. (...)
E scientificamente scorretto sostenere che la guerra o qualsiasi altro
comportamento violento geneticamente programmato nella natura
umana.
(...)
E scientificamente scorretto sostenere che nel corso dellevoluzione
umana si verificata una maggior selezione in favore dei
comportamenti aggressivi che degli altri comportamenti. (...) La
violenza non n nella nostra eredit evolutiva n nei nostri geni.
(77).
I contributi di alcuni degli studiosi che avevano preso parte al convegno di Siviglia sono
stati in seguito raccolti, nel 1989, in un volume, a cura dello psicologo Jo Groebel e
delletologo Robert A. Hinde, improntato ad una severa, quantunque talvolta
aprioristica critica delle posizioni espresse da Lorenz (78). Limpressione che si ricava
dalla lettura che la natura delle censure mosse a Lorenz sia piuttosto ideologica che
scientifica, provenendo per lo pi da autori che dimostrano di possedere una conoscenza
alquanto sommaria dei lavori delletologo austriaco. A Lorenz viene, ad esempio
diffusamente attribuita laffermazione secondo la quale, poich i nostri progenitori
erano esseri aggressivi, allora anche gli uomini devono comportarsi aggressivamente
(79). Lorenz, tuttavia, non ha mai sostenuto che esista qualcosa come un programma
genetico che obblighi irresistibilmente al comportamento aggressivo: laggressivit s
una pulsione endogena, ma non assolutamente un fattore che governa in maniera
invincibile il nostro modo di agire (80).
Unobiezione pi fondata mossa da Felicity Ann Huntingford e da Seymour Feshbach,
i quali si soffermano sul modo in cui Lorenz concettualizza laggressivit,
interpretandola come un principio interno che si accumula spontaneamente fino a
quando non trova sbocco nellazione. Feshbach in particolare sottolinea acutamente la
contiguit tra il modello esplicativo lorenziano e la visione freudiana dellinteriorit
come sede di incontenibili energie pulsionali: ci che avvicina Lorenz a Freud
certamente il ricorso, comune ad entrambi, ad immagini che traducono i processi
psichici in un linguaggio mutuato dalle scienze fisiche. Questo dato particolarmente

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JURA GENTIUM
evidente proprio in rapporto al modello psico-idraulico di spiegazione
dellaggressivit - linterpretazione dellaggressivit come una pulsione che si accumula
costantemente sino a rompere gli argini - in cui si esprime con chiarezza la tendenza di
Lorenz a concepire listinto, non diversamente da Freud, come un principio energetico
incapace di modificarsi in relazione alle circostanze ambientali.
Le opinioni attuali sulla natura dellistinto sono senza dubbio ben diverse da quelle a
suo tempo sostenute da Lorenz: le versioni pi aggiornate della teoria dellistinto,
infatti, insistono a buon diritto sulle possibilit di integrazione tra innato e appreso e
sulla modificabilit dei patterns di comportamento acquisiti ereditariamente (81).
Daltra parte, gi Eibl-Eibesfeldt aveva apportato al concetto lorenziano di istinto delle
correzioni importanti, contribuendo ad una definizione pi sfumata e meno dogmatica,
senza che peraltro venisse intaccata la sua visione complessiva dei problemi
dellaggressivit e della guerra (82).
In definitiva, non mi sembra che nel dibattito etologico posteriore alluscita di The
Biology of Peace and War siano emersi contributi di tale portata da configurare una
reale alternativa alla proposta teorica di Lorenz e Eibl-Eibesfeldt; accaduto invece che
il quadro concettuale delineato dallallievo di Lorenz abbia trovato indirette conferme
nei lavori di studiosi della generazione posteriore i quali, partendo dalla ricerca in un
settore specifico, sono pervenuti a considerazioni di pi vasto raggio. E questo il caso,
ad esempio, dellopera di Frans de Waal, primatologo olandese che ha conseguito negli
ultimi anni una notevole popolarit grazie ai suoi studi sul comportamento delle
scimmie antropomorfe.
Nei suoi lavori de Waal ha approfondito particolarmente il tema delle tecniche di
peacemaking attuate dalle varie specie di primati, giungendo alla conclusione che la
propensione al comportamento aggressivo e la tendenza a ripristinare la pace sono tra
loro intimamente legate, sino a formare una profonda unit funzionale (83). Le scimmie
antropomorfe pi evolute come lo scimpanz pigmeo, o bonobo (pan paniscus) - in
assoluto la specie animale che possiede la maggiore affinit con luomo a livello
genetico (84) -, sono provviste di una notevole aggressivit che si manifesta soprattutto
nei combattimenti fra i maschi allinterno del gruppo. Ma una volta che la carica
aggressiva si esaurita sono ugualmente pronte alla riconciliazione, nel corso della
quale vengono messi in atto rituali di pacificazione complessi e diversificati. E in questi
rituali la ridirezione dei moduli di comportamento derivati dalla sfera sessuale gioca un
ruolo determinante.
La conclusione di de Waal che laggressivit parte integrante dei rapporti sociali:
essa nasce al loro interno e ne sovverte le dinamiche, e i suoi effetti nocivi possono
essere neutralizzati mediante un contatto tranquillizzante (85). Per comprendere le
cause dei comportamenti violenti inutile postulare unaccumulazione di energia
pulsionale: basta considerare il significato sociale che questi rivestono, il modo in cui la
vita della comunit viene condizionata dalle aggressioni e dalle riconciliazioni. In
questo modo de Waal sembra recuperare lintuizione di Lorenz, che collegava
linstaurarsi di vincoli individuali allaggressivit (86). Ma al tempo stesso la
spiegazione complessiva delletologo olandese conferma anche lipotesi di EiblEibesfeldt che la presenza di legami tra adulti sia resa possibile dalla ritualizzazione
degli schemi motori evolutisi nellambito delle cure parentali, dal momento che i

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JURA GENTIUM

comportamenti di pacificazione si basano proprio sullimpiego di gesti derivati dal


rapporto madre-figlio oppure, nel caso del bonobo, dal comportamento riproduttivo.
La ricca documentazione fornita da de Waal suggerisce una considerazione olistica del
sistema comportamentale che viene istituito dalla polarizzazione tra tendenze aggressive
e necessit di riconciliazione. Aggressione e pacificazione appaiono strettamente legate,
due modelli di comportamento che nella reciproca interrelazione assolvono il compito
di coordinare lattivit del gruppo e, in definitiva, di stabilire i confini tra la sfera interna
e quella esterna alla comunit. Nei rapporti tra i diversi gruppi vige infatti presso i
primati unaperta conflittualit, che non pu essere inibita dai rituali di pacificazione che richiedono, per operare efficacemente, la preesistenza di una conoscenza personale
e linserimento in una tradizione culturale comune (87) - e che pu portare in molti
casi, diversamente da quanto si credeva sino a non molti anni addietro, alluccisione di
membri dei gruppi rivali (88).
Come si vede, i risultati che emergono dalle ricerche di de Waal confermano in larga
misura il quadro concettuale tracciato da Eibl-Eibesfeldt, facendo della guerra un
fenomeno complesso in cui un ruolo preponderante viene giocato dalle tradizioni
culturali e dai processi di riconoscimento-disconoscimento che da esse sono innescati.
Tuttavia, la frattura creata dalle barriere culturali non invalicabile poich esse sono
soggette a revisione e a modifica e possono venire deformate per consentire la fusione
di comunit diverse tra le quali si sia stabilita una conoscenza diretta. Lesistenza di
contatti faccia-a-faccia ha il potere, attivando loperativit dei meccanismi innati di
sottomissione, di bruciare la distanza generata dalla pseudo-speciazione culturale,
innescando il riconoscimento dellappartenenza ad unidentica specie biologica (89). Su
queste basi diviene forse possibile impostare una strategia efficace per fronteggiare la
minaccia della guerra e costruire le premesse per un avvicinamento tra le nazioni.
Per concludere vorrei ritornare sui cinque punti che avevo enunciato al termine della
discussione della teoria lorenziana dellaggressivit, in modo da presentare un quadro
sintetico che tenga conto delle acquisizioni pi recenti.
i.

ii.

Laggressivit - affermava il primo punto - ha unorigine endogena. Tuttavia,


mentre Lorenz, in accordo alla sua versione della teoria dellistinto,
sottovalutava la possibilit che i comportamenti innati si modifichino in
relazione alle situazioni ambientali, attualmente si tende a privilegiare un
concetto di istinto pi sfumato che restituisca gli aspetti relazionali
dellaggressivit e la sua plasticit adattativa.
Il secondo punto sottolineava che laggressivit un prodotto dellevoluzione e
come tale deve essere provvisto di una sua intrinseca funzionalit. Lorenz aveva
sostenuto che il profilo funzionale del comportamento aggressivo va visto nella
sua capacit di accrescere la coesione del gruppo. Eibl-Eibesfeldt, invece, ha
affermato che laggressivit si evoluta per consentire una distribuzione
efficiente sul territorio. De Waal, a sua volta, ha in una certa misura recuperato
la tesi di Lorenz, poich nei suoi lavori collega le manifestazioni di aggressivit
in seno al gruppo allorganizzazione della comunit.

39

JURA GENTIUM

iii.

iv.

v.

Nel terzo punto si stabiliva lesistenza di meccanismi filogenetici di controllo


dellaggressivit. In relazione a questo argomento non necessario aggiungere
ulteriori osservazioni.
Un altro tema centrale nella teoria lorenziana dellaggressivit quello della
discrepanza tra le velocit dellevoluzione biologica e dellevoluzione culturale.
La rapidit dellevoluzione culturale, infatti, pu generare un contrasto fra gli
schemi di comportamento innati e le norme sociali originatesi per mezzo della
ritualizzazione culturale. Questo aspetto stato approfondito, come si visto,
soprattutto da Eibl-Eibesfeldt, il quale peraltro ha confermato nella sostanza le
conclusioni di Lorenz, supportandole con unabbondante documentazione
etnologica.
Lultimo punto introduceva la questione centrale in rapporto al tema che mi
sono proposto di svolgere. Lorenz e Eibl-Eibesfeldt hanno sostenuto che alla
base delle guerre si situa il fenomeno della pseudo-speciazione, lopposizione
tra gruppi che sono caratterizzati da tradizioni culturali diverse. Sotto questo
aspetto, levoluzione culturale replica quella biologica: nello stesso modo in cui
laggressivit intraspecifica funzionale -in base allipotesi di Eibl-Eibesfeldt alla distribuzione degli individui sul territorio, cos la guerra permette - e in ci
va visto il suo profilo adattativo - unallocazione ottimale delle risorse scarse
tra le varie popolazioni.

5. Etologia e politica
Quali insegnamenti trarre dalla ricerca etologica ? Lesame dellopera di Eibl-Eibesfeldt
induce alcune riflessioni capaci di ribaltare, a mio avviso, taluni nessi accettati
acriticamente e, al tempo stesso, di introdurre un ripensamento intorno ad importanti
categorie politiche.
Come si visto, il problema della guerra non legato univocamente alla carica
pulsionale aggressiva ma viene piuttosto a collocarsi nel punto in cui si intersecano
adattamenti filogenetici e sovrastrutture culturali. (90) La guerra nasce dalla
diversificazione delle pseudo-specie e affonda le sue radici tanto nellistintiva diffidenza
verso lestraneo quanto nelle altrettanto innate propensioni alla socialit, alla
cooperazione con i membri del gruppo e allobbedienza disciplinata ai comandi di un
leader. Daltra parte, la predisposizione al comportamento cooperativo segnata, nel
momento stesso della sua remota genesi presso i nostri antenati pre-umani, da un sigillo
di esclusivit in relazione allappartenenza dellindividuo ad un gruppo determinato,
potenzialmente ostile verso le comunit circostanti. Come ha sostenuto Frans de Waal
infatti, cooperazione e aggressivit sono costitutivamente intrecciate, essendosi la
socialit, e quindi la cultura, evolute come conseguenza della pratica della caccia (91).
Si affaccia dunque un nodo problematico di grande spessore, potenzialmente capace,
ritengo, di ripercuotersi sui modelli tradizionali dellassociarsi politico. Vorrei tentare di
esplorare il tema, infatti, del modo in cui la riflessione etologica possa indurre un
ripensamento intorno al rapporto tra il paradigma aristotelico-scolastico della polis
come comunit di natura, e lindividualismo liberale moderno.

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JURA GENTIUM

Nella ricostruzione della biologia evoluzionistica la genesi della comunit connotata


da caratteri non dissimili da quelli che ad essa attribuisce Aristotele nella Politica:
lassociarsi delluomo in comunit non visto come un dato problematico bens come
un prodotto assolutamente naturale delle dinamiche evolutive, affermatosi in ragione del
suo valore adattativo. Luomo, non diversamente dagli altri primati superiori,
geneticamente predisposto alla vita sociale e tende spontaneamente alla formazione di
gruppi organizzati, i quali, nella loro strutturazione interna, poggiano sullestensione dei
legami familiari ad una sfera di individui pi vasta. Ladozione del paradigma
darwiniano sembra pertanto ripristinare il peculiare naturalismo ed organicismo
aristotelici, in parziale coerenza con quegli approcci moderni che si caratterizzano come
comunitari (92).
Tuttavia, come stato ampiamente discusso, la propensione alla socialit trova un limite
nella tendenza alla contrapposizione tra comunit limitrofe che hanno sviluppato sistemi
culturali indipendenti. Lassociarsi degli uomini, quando dalla comunit ristretta, legata
da vincoli di conoscenza diretta, si passa alla societ organizzata, formata da svariati
milioni di persone, non dunque un mero prodotto naturale, in quanto tale
aproblematico, bens consiste in una creazione artificiale in cui trovano posto,
strettamente intrecciati, pre-adattamenti biologici ed elementi, ascrivibili alla sfera
culturale. In questo senso la costruzione statuale rappresenta veramente, come riconosce
anche Eibl-Eibesfeldt, una struttura che si sovrappone, in virt di dispositivi
culturalmente ritualizzati, alle predisposizioni innate.
La nascita dello Stato moderno costituisce un evento sicuramente non naturale; non il
prodotto di una spontanea accumulazione di comunit minori ma il frutto della violenza
esercitata da un gruppo sugli altri e rivestita successivamente dai simboli culturali che
dovrebbero consentire lidentificazione di tutti gli individui con lorganismo statuale.
Lo Stato per rimane soggetto alla minaccia di una nuova esplosione di violenza, al
riaccendersi delle ostilit tra le parti che si sono scontrate al momento della sua
fondazione. La pace, la sicurezza e la giustizia che lo Stato si incarica di garantire sono
perpetuamente insidiate, come scrive Michel Foucault, dalla guerra che nascostamente
continua ad infuriare allinterno di tutti i meccanismi di potere (93).
Si potrebbe essere portati a credere che la natura fondante della guerra rispetto al potere
politico e alla pace sia stata colta in primo luogo dal modello contrattualistico
hobbesiano. La guerra di cui parla Hobbes non per una guerra reale, effettivamente
combattuta, soltanto una possibilit logica di guerra, la proiezione del modello
antropologico elaborato dal filosofo inglese. La conflittualit insanabile che
contraddistingue lo stato di natura conseguenza dellintrecciarsi di tre fattori:
1. lillimitato desiderio di potere che sollecita sempre nuove acquisizioni;
2. la sostanziale uguaglianza tra gli individui che impedisce il formarsi di un ordine
stabile fondato sulla signoria del pi forte;
3. la difformit dei giudizi e delle passioni che preclude la possibilit della
percezione di unidentit comune (94).
Lindividuo hobbesiano si risolve al contratto sulla base della rappresentazione dei
rapporti di forza tra i diversi soggetti, tutti ugualmente animati da una volont

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JURA GENTIUM

acquisitiva illimitata. In questo contesto il potere politico si inserisce pertanto come una
costruzione artificiale che procede dal basso, dalla volont concorde degli individui,
mossa dalla paura, senza che possano incidere le contingenze della storia (95).
Hobbes, quindi, elimina dalla propria interpretazione della genesi dello Stato il
riferimento alla guerra come evento storico per sostituirvi una disposizione naturale alla
guerra che non arriva mai a tradursi in un conflitto reale. Il risultato delloperazione
condotta dal filosofo inglese consiste cos nella neutralizzazione del processo di
costituzione della sovranit rispetto alla concretezza delle vicende storiche (96). Il
prezzo che Hobbes si trova per a dover pagare per seguire la sua strategia diretta a
fondare lo Stato su basi razionali, consiste nelladozione di un modello antropologico
che nega la possibilit della formazione nello stato di natura di comunit legate da un
vincolo diverso da un pactum subjectionis.
Hobbes, per dimostrare la necessit di affidarsi a un potere sovrano, portato a
enfatizzare il carattere soggettivo delle passioni e dei giudizi, in modo da rendere
impossibile la formazione di unidentit di gruppo che funga da legante anche in
assenza di strutture di potere. Ma, come ho cercato di chiarire, letologia ha descritto
luomo come un essere essenzialmente socievole, portato naturalmente alla vita in
gruppo; inoltre, le ricerche condotte nei vari settori della biologia evoluzionistica hanno
messo in risalto come la stessa costituzione psico-fisica delluomo, le sue attitudini e le
sue capacit attuali dipendano in larga misura dal suo essere un animale sociale (97).
Per questi motivi ritengo che la ricostruzione antropologica hobbesiana vada vista come
una consapevole deformazione della natura umana motivata dallesigenza di perseguire
un preciso disegno teorico-politico.
Daltra parte, bisogna tenere presente che la lezione di Hobbes ha condizionato in
maniera decisiva la riflessione politica successiva e, in primo luogo, lanalisi della
politica internazionale. Questa influenza particolarmente evidente, ad esempio, nel
capostipite del realismo internazionalistico moderno, Hans Morgenthau, che in Politics
Among Nations assume come categoria esplicativa il concetto di potere, sulla base del
postulato che luomo mosso costantemente dalla ricerca del potere (98), ma gi in
Ranke, Treitsche e negli altri teorici ottocenteschi della politica di potenza leredit di
Hobbes era chiaramente percepibile. In sostanza, la teoria delle relazioni internazionali
ha costituito unarea di sopravvivenza per una certa immagine della natura umana, che
ha potuto cos perpetuarsi, facendo valere la sua prestigiosa ascendenza, almeno fino
allavvento del neorealismo di Waltz e di Keohane e della loro critica corrosiva
allelementare realismo di Morgenthau (99).
Ho sostenuto che leredit hobbesiana ha condizionato la tradizione del realismo
internazionalistico sul piano dellorientamento antropologico soggiacente; da ci
seguita lincapacit di una parte consistente della moderna analisi politica internazionale
a valutare il rilievo dei meccanismi che veicolano lappartenenza degli individui ai
gruppi di cui sono membri e limportanza dei legami che vengono cos stabiliti. Da ci
deriva anche lincomprensione del valore delle simbologie, prodotte in via di
ritualizzazione culturale, in cui si compendia lidentit delle comunit pi vaste.
Negli Stati moderni lassolvimento dellesigenza di coesione divenuto particolarmente
difficoltoso in seguito alleclissi delle ideologie e alla contemporanea diffusione delle
societ multirazziali. La fine delle grandi narrazioni, la crescente complessificazione
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della rete delle appartenenze, unitamente ai fenomeni di globalizzazione e


allintensificarsi dei flussi migratorii ha trasformato radicalmente il substrato su cui
deve esercitarsi la ritualizzazione culturale. Lattuale egemonia del liberalismo, uno dei
contrassegni teorici di pi spiccata evidenza della postmodernit, riflette chiaramente
questa situazione: la tradizione liberale, che assume la priorit assiologica
dellindividuo e configura la posizione del cittadino rispetto allordinamento statuale
come unadesione associativa, possiede una limitata capacit di convogliare i processi di
identificazione, dimostrandosi inidonea, nel complesso, ad assolvere una funzione di
collante sociale. E daltra parte, linsufficienza delle immagini condivise idonee a
servire come base per la costruzione di unidentit collettiva vincolante si ripercuote
anche sul versante della legittimit dellordinamento, dal momento che lesistenza di
unidentit di gruppo costituisce una sorta di metacondizione dello stare assieme
politicamente (100).
Se dal livello statuale si passa a considerare il sistema internazionale le difficolt di
individuare fonti di coesione si fanno ancora pi evidenti. Allo stesso tempo diviene
estremamente difficile rispondere alla questione se sia possibile, attraverso
unopportuna costruzione simbolica, edificare un legame identitario capace di legare
uomini e donne di cultura ed etnia diverse, fungendo da supporto per la creazione di un
ordinamento internazionale.
E chiaro che in questo caso leventuale identit cosmopolitica dovrebbe collocarsi ad
un livello di astrazione assai maggiore rispetto allidentit nazionale, dal momento che
essa dovrebbe prescindere da qualsiasi elemento attinente allaffinit di lingua, cultura o
religione. In questa ottica pertanto, la riflessione della biologia evoluzionistica sembra
inserirsi proficuamente in un ambito dindagine che si colloca al crocevia di discipline
diverse, laddove la sociologia e la scienza politica si confrontano con la filosofia della
politica e del diritto, offrendo spunti interessanti per la tematizzazione, allinterno di un
contesto alternativo allindividualismo liberale ma che non coincide con una scontata
riproposizione comunitaria dellaristotelismo, del nesso tra identit di gruppo e politica,
in vista anche dellesplorazione delle chances di unidentit sovranazionale.
La possibilit di unidentit sovranazionale cosmopolitica, riferibile al genere umano
nella sua totalit, legata allesistenza di simboli che siano riconoscibili da parte di tutti
gli uomini e che siano preposti alla mediazione di significati capaci di suscitare
unadesione emozionale. Secondo Furio Cerutti, per esempio, unidentit
sovranazionale pensabile attualmente come interazione tra quattro elementi.
1. Linterdipendenza fra gli attori nei settori delleconomia, delle comunicazioni,
degli stili di vita e dei comportamenti dei consumatori.
2. Luniversalismo normativo dei diritti umani, cio lidea che i diritti umani, di
cui sono titolari i singoli individui, possono, in quanto presupposto della
democrazia, porre vincoli alla politica.
3. Le sfide globali, ossia quei problemi o minacce - il riscaldamento del pianeta, il
buco nella fascia di ozono, il rischio nucleare - che non soltanto riguardano noi
tutti, generazioni future incluse, in un modo che non discrimina tra gruppi ed
individui, ma che possono essere affrontate efficacemente solo dallo sforzo
comune di tutti gli attori, o almeno della loro stragrande maggioranza.

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4. Listituzionalizzazione di un ordine mondiale mediante la codificazione di


regole, sanzionabili da organizzazioni internazionali, tali da soddisfare alle
richieste delluniversalismo normativo (101).
Per Cerutti, dunque, la formazione di unidentit sovranazionale segue dalla
giustapposizione di una componente cognitiva - limmagine di un mondo
interdipendente - e di una emozionale e motivazionale - i rischi e le paure provocati
dalle sfide globali. Questo processo dovrebbe aver luogo entro la cornice di una societ
civile globale, uno spazio sociale ed economico caratterizzato da elevati standard di
omogeneit, esteso in tutto il mondo e potenzialmente idoneo a fungere da base per la
creazione di istituzioni politiche mondiali.
Quali difficolt solleva questa impostazione del problema dellidentit sovranazionale?
E accettabile dal punto di vista della ricerca etologica la previsione di una societ civile
mondiale, derivante dai fenomeni di integrazione nei settori economico, finanziario,
scientifico, delle comunicazioni? Mi sembra evidente che la nozione cruciale sia proprio
quella di societ civile globale. Non ci sono dubbi che oggi le interdipendenze tra attori
che vivono in regioni lontanissime del mondo siano distintamente percepibili. Un
diverso problema quello di stabilire se laccresciuta consapevolezza di queste
interdipendenze abbia in s la forza di generare uneffettiva omogeneit tra culture e
sistemi di vita in origine assai dissimili gli uni dagli altri, rendendo cos possibile
lavvento di una democrazia transnazionale.
Non sono pochi gli autori - sociologi e filosofi della politica - che guardano con sospetto
ai fenomeni di globalizzazione, mettendo in risalto come non sia in corso un processo di
integrazione culturale quanto, piuttosto, una creolizzazione, unassimilazione forzata
da parte delle popolazioni dei paesi economicamente pi deboli dei contenuti di una
tradizione culturale - quella occidentale, europea e nordamericana - ad esse totalmente
estranea (102). Secondo Serge Latouche, ad esempio, la colonizzazione culturale ed
economica dellOccidente procede impersonalmente strappando le masse dalla loro
terra e dai loro legami sociali, senza peraltro sostituire alla perduta identit culturale
tradizionale un nuovo modello di riferimento. Il processo di industrializzazione e
tecnicizzazione, in altri termini, aumenta la differenziazione funzionale e la
specializzazione del lavoro ma non capace di promuovere uneffettiva integrazione,
costruendo un nucleo di valori condivisi e un immaginario collettivo comune (103).
Ora, mi sembra evidente che, se si accettano le conclusioni a cui perviene Latouche,
diventa impossibile continuare a considerare attuabile il progetto di unidentit
sovranazionale. E daltra parte il quadro tracciato dal sociologo francese contiene
indubbiamente degli aspetti persuasivi che non possono essere trascurati. Tuttavia, mi
sembra che nel tratteggiare i pericoli della globalizzazione si tenda per lo pi a
evidenziare gli aspetti di immobilit delle tradizioni culturali, invece di sottolinearne
lintrinseco dinamismo e la plasticit adattativa. La considerazione che Latouche
dimostra per i patrimoni tradizionali dei popoli del cosiddetto terzo mondo esprime
tipicamente il punto di vista della benevolenza paternalistica del mondo occidentale nei
confronti delle civilt ritenute meno progredite. Latouche, e come lui molti altri critici
della globalizzazione, assume ideologicamente lidentit delle culture come un valore
da preservare ad ogni costo, scongiurando lo spettro delle ibridazioni e delle

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contaminazioni fra tradizioni reciprocamente estranee. In questo modo, per, dimentica


che i sistemi culturali posseggono naturalmente una tendenza ad evolvere e a
modificarsi in relazione alle modificazioni dellambiente e ai contatti con altre
tradizioni; le culture non sono qualcosa di statico ma dei complessi essenzialmente
mutabili. Sostenere che lOccidente ha il dovere di non trasformare lidentit culturale
delle popolazioni dellAfrica o del Sud Est asiatico significa percepire i processi di
globalizzazione in unottica non dissimile da quella di certi amici della natura che
vorrebbero congelare i biotopi attualmente esistenti per impedire lestinzione delle
specie animali in pericolo (104).
Con questo non voglio certamente nascondere che il processo di occidentalizzazione
del mondo, procede attraverso trasformazioni che avvengono su basi di profonda
ineguaglianza e che sanciscono relazioni di dipendenza internazionale; quello che vorrei
sostenere che, nonostante tutti i limiti che sono stati menzionati, i fenomeni di
globalizzazione mantengono la potenzialit di creare, attraverso linterazione fra
tradizioni lontane per storia e per contenuti, una classe di elementi simbolici provvisti di
significato per gli esponenti di culture molto diverse fra loro. Inoltre, la ricezione di
questi elementi non necessariamente passiva, ma pu comportare unassimilazione
creativa degli emblemi della cultura occidentale, se non un loro utilizzo in chiave di
resistenza (105).
La mia opinione, in definitiva, che i processi di integrazione in corso possano
condurre alla formazione di un universo simbolico capace di legare, individui
appartenenti ad etnie e tradizioni fra loro lontanissimi. La ricezione di simboli
appartenenti a culture diverse dovrebbe costituire in ogni caso un momento creativo, in
cui i contenuti estranei vengono assimilati e metabolizzati attraverso linserimento nel
contesto della tradizione autoctona. In questo modo si dovrebbe produrre una variabilit
regionale allinterno di questo immaginario collettivo, positivamente correlata alle
specifiche identit locali che con quellimmaginario si troverebbero a doversi
confrontare.
Anche Eibl-Eibesfeldt, come si visto, ha sostenuto che, per mezzo di unappropriata
identificazione di simboli [luomo] in grado di considerare come sua famiglia lintera
umanit (106). In base a questa considerazione letologo tedesco ipotizzava che il
progetto di uno Stato mondiale a struttura federale costituisse un traguardo
realisticamente conseguibile. Tuttavia, credo che, se pure sia ragionevole pensare alla
possibilit di unidentit sovranazionale, rimanga fortemente dubbio se questa identit
possa fungere da supporto ad un a qualche istituzionalizzazione dellumanit come
corpo politico.
Le mie perplessit si legano a due ordini di considerazioni.
1. Leventuale emersione di un sentimento di identit capace di legare, in una certa
misura, individui di etnie e culture diverse non autorizza a pensare che le identit
nazionali e locali risultino automaticamente obliterate. Al contrario, unidentit
sovranazionale concepibile solo se inserita entro una struttura modulare, in
cui sezioni pi astratte ed universalistiche (...) si collocano - in maniera che non
necessariamente n armonica n disgregante - accanto o sopra a sezioni pi
connesse con la nostra vita quotidiana nella comunit locale (107).

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2. La fisionomia di unipotetica identit cosmopolitica rischia, a mio avviso, di


acquistare un profilo eccessivamente episodico e frammentario dal momento che
viene a costituirsi a partire da un nucleo di simboli totalmente irrelati fra loro. In
altre parole: mi sembra ragionevole supporre che esistano delle immagini
pregnanti, immediatamente comprensibili da tutti - o almeno dalla stragrande
maggioranza degli esseri umani - in cui si compendiano quelle sfide globali di
cui parla Cerutti, tuttavia ritengo che il complesso di queste immagini non sia
idoneo a definire un concetto di identit se non in un senso molto astratto - e
quindi politicamente inservibile - del termine.
Come esempio concreto di immagine simbolica Cerutti cita in primo luogo lecatombe
di Hiroshima e Nagasaki, emblema della minaccia della guerra nucleare, ma aggiunge:
forse allidentit cosmopolitica corrisponde meglio un tipo sublimato
e davvero kantiano di simbolo: lidea stessa di una legge
fondamentale, i diritti umani, che vale per tutti gli uomini e tutte le
donne e va rispettata e fatta rispettare ovunque (108).
Certamente, se fosse possibile interpretare ladesione generale degli Stati alla
Dichiarazione universale dei diritti delluomo come il corrispettivo osservabile di una
reale assimilazione e condivisione da parte di tutti gli uomini di quei valori su cui la
dichiarazione si fonda, allora sarebbe lecito affermare a buon diritto che esiste a livello
mondiale qualcosa come un complesso di principi morali uniformemente accolti e
riconosciuti cogenti, e, su questa base, argomentare in favore della legittimit di un
ordinamento sovranazionale ispirato ad essi.
Tuttavia, bisogna constatare come attualmente persistano dubbi consistenti in merito
alla diffusione dellidea stessa di diritto soggettivo presso le tradizioni di molti popoli
extraeuropei (109); molti autori tendono a riconoscere che il linguaggio dei diritti, che
appare oggi cos radicato nella nostra immagine di civilt e di comunit socialmente
ordinata, non che unacquisizione specifica della cultura occidentale (110). Tutto ci
non pu che indurci a considerare con scetticismo la tesi che lidea della validit
universale dei diritti umani possa entrare a far parte delluniverso simbolico comune
allintero genere umano.
La persistenza di una pluralit di sfere concentriche gerarchicamente ordinate da una
parte, la segmentazione dellidentit sovranazionale dallaltra, i due connotati che
dovrebbero caratterizzare uneventuale identit cosmopolitica, costituiscono
probabilmente un impedimento per lattuazione del disegno di un ordinamento
sovranazionale che non voglia ridursi ad una tirannide su scala planetaria, dal momento
che si risolvono in un ostacolo per la genesi di una weltbrgerliche ffentlichkeit unopinione pubblica mondiale fatta di cittadini competenti - che da Kant in poi appare
come un requisito ineludibile del metodo democratico.
In conclusione la mia idea che, per quanto sia pensabile che i processi di
globalizzazione comportino lindividuazione di una qualche forma di interazione
simbolica capace di stabilire un legame al di sopra delle nazioni, le concrete modalit di
questa interazione e la tipologia del complesso di simboli ad essa associato rendono
decisamente problematica una loro eventuale assunzione allinterno del codice della
comunicazione politica. Per questa ragione, credo che per riflettere sulla possibilit di
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un identit sovranazionale sia necessario considerarla in base a quelle sfide globali che
in un certo senso ne costituiscono il catalizzatore. Unidentit che si costruisce in
relazione a problemi quali il rischio nucleare o la minaccia del dissesto ambientale
manca di una specifica valenza politica: pu sollecitare e legittimare una cooperazione
internazionale, la realizzazione di un ordine minimo risultante dalla contrattazione tra
diversi organismi statali sovrani, ma non pu essere invocata a supporto di una
istituzionalizzazione dellumanit come corpo politico (111).
Se si accetta di pensare allidentit cosmopolitica contestualizzandola allinterno del
modello gerarchico delle appartenenze si dovrebbe essere portati a concludere che,
mano a mano che si amplia il raggio della sfera che racchiude i membri del gruppo stetti
dal vincolo di identit, diminuiscono le aspettative e la pervasivit degli obblighi che
possono essere imposti in nome del legame comunitario. Fatalmente, a una communitas
maxima non pu che corrispondere un ordine minimo (112)(113).
Note
1. La definizione tratta con adattamenti da I. Eibl-Eibesfeldt, Grundriss der
vergleichenden Verhaltensforschung, Mnchen, Piper, 1987, trad. it. I fondamenti
delletologia, Milano, Adelphi, 1995, p. 3.
2. Cfr. K. Lorenz, Der Kumpan in der Umwelt des Vogels, J. Ornith., 83, 1935, pp.
137-413. Per una ricostruzione dello sviluppo storico delletologia si veda I. EiblEibesfeldt, I fondamenti delletologia, cit., pp. 9-22.
3. Su questo punto si pu consultare N. Tinbergen, The Study of Instinct, Oxford,
Oxford University Press, 1951, trad. it. Lo studio dellistinto, Milano, Adelphi, 1994.
4. Cfr. K. Lorenz, Das sogenannte Bse. Zur Naturgeschichte der Aggression, Wien,
Borotha-Schler, 1963, trad. it. della seconda edizione Laggressivit, Milano, Il
Saggiatore, 1976.
5. Cfr. K. Lorenz, Die Rckseite des Spiegels. Versuch einer Naturgeschichte
menschlichen Erkennens, Mnchen, Piper, 1973, trad. it. Laltra faccia dello specchio.
Per una storia naturale della conoscenza, Milano, Adelphi, 1983.
6. Cfr. K. Lorenz, Kants Lehre vom Apriorischen im Lichte gegenwrtiger Biologie,
Bltter fr Deutsche Philosophie, 15, 1941, pp. 94-125, ristampato in K. Lorenz, Das
Wirkungsgefge der Natur und das Schicksal des Menschen, Mnchen, Piper, 1978,
trad. it. La dottrina kantiana della priori e la biologia contemporanea, in Natura e
destino, Milano, Mondadori, 1985, pp. 83-112. Il saggio in questione fu scritto a
Knigsberg nel periodo in cui Lorenz deteneva la cattedra di psicologia comparata che
era stata di Kant.
7. Particolarmente interessante mi sembra, ad esempio, la riconduzione della categoria
di connessione causale al meccanismo della reazione condizionata, per cui lorganismo
opera unassociazione tra un evento con funzione di segnale ed una situazione,
successiva a quellevento, di importanza vitale, preparandosi ad essa. Ci che abbiamo,
dunque, un collegamento tra eventi temporalmente contigui, entro una trasformazione
di energia. Su ci cfr. K. Lorenz, Laltra faccia dello specchio, cit., pp. 172-7.

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8. Ivi, pp. 295-324.


9. Si veda N. Chomsky, Language and Problems of Knowledge: The Managua
Lectures, Cambridge, Mass., MIT Press, 1988, trad. it. Il linguaggio e i problemi della
conoscenza, Bologna, il Mulino, 1991; S. Pinker, The Language Istinct, Cambridge,
Mass., MIT Press, 1994, trad. it.Listinto del linguaggio, Milano, Mondadori, 1997.
10. Cfr. K. Lorenz, Laltra faccia dello specchio, cit., pp. 379-86.
11. Si veda D.T. Campbell, Evolutionary Epistemology, in P..A. Schilpp (a cura di),
The Philosophy of Karl Popper, vol. I, La Salle, Open Court, 1974, pp. 413-63, trad. it.
Epistemologia evoluzionistica, Roma, Armando, 1981.
12. In questo, esso condivide probabilmente la sorte di altre epistemologie di
ascendenza kantiana.
13. Cfr. H. Putnam, Reason, Truth and History, Cambridge, Cambridge University
Press, 1981, trad. it. Ragione, verit e storia, Milano, Il Saggiatore, 1985, pp. 57ss.
14. Cfr. K. Lorenz, Laltra faccia dello specchio, cit., pp. 25-38.
15. Si veda J. Dollard et al., Frustration and Aggression, New Haven, Yale University
Press, 1939, trad. it. Frustrazione e aggressivit, Firenze, Giunti-Barbera, 1967.
16. Cfr. K. Lorenz, Laggressivit, cit., pp. 89-96. Mi sia consentito di notare in
margine al discorso come il paradigma sotteso allapproccio lorenziano,
concettualizzando lorigine endogena delle pulsioni aggressive sulla base di
unimmagine idraulica, quella dellimpulso innato che si accumula come una massa
dacqua fino a tracimare se non liberato, sia chiaramente riconducibile, nella sua
consistenza visiva e nel suo potenziale esplicativo, allinflusso della teoria freudiana e al
ricorso a parallelismi fisico-matematici che essa stava introducendo nella formulazione
dei modelli psicologici.
17. Ivi, pp. 60-5.
18. Ivi, pp. 66-76.
19. E interessante notare come la competizione tra i maschi per laccoppiamento
conduca in certi casi ad adattamenti finalizzati univocamente a quello scopo, che
possono risultare, per altri versi, penalizzanti. Le corna dei cervidi, come la livrea
multicolore di taluni uccelli, sono caratteri funzionali soltanto a prevalere nella
competizione sessuale; per il resto sono completamente inutili se non dannosi. Non di
meno questi caratteri si conservano perch gli individui che non ne sono provvisti non si
riproducono: levoluzione, come dice Lorenz, pare qui inoltrarsi in un vicolo cieco. Su
ci cfr. ivi, pp. 76-8.
20. Ivi, pp. 81-4. In ogni caso la funzione dellorganizzazione gerarchica del gruppo non
va posta sullo stesso piano rispetto alla distribuzione spaziale e alla selezione
riproduttiva. Infatti, queste ultime costituiscono le esigenze ambientali in risposta alle
quali laggressivit intraspecifica si affermata come pulsione; viceversa,
lorganizzazione gerarchica del gruppo rappresenta un sottoprodotto dellaggressivit,
in quanto si sviluppata per renderla pi tollerabile.
21. Ivi., pp. 99-113.

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22. Ivi, pp. 155-61.


23. Ivi, pp. 177-84.
24. Ivi, pp. 189-99.
25. Ivi, pp. 225-77.
26. Ivi, p. 281.
27. Ivi, pp. 301-2. Cfr. anche K. Lorenz, Laltra faccia dello specchio, cit., pp. 288-91.
28. Cfr. K. Lorenz, Laggressivit, cit., pp. 303-05. Sul tema dellorigine evolutiva della
moralit si pu vedere anche F. de Waal, Good natured: The Origins of Right and
Wrong in Humans and Other Animals, Cambridge, Mass., Harvard University Press,
1996, trad. it. Naturalmente buoni. Il bene e il male nelluomo e in altri animali,
Milano, Garzanti, 1997. La tesi sostenuta da de Waal che la comparsa di regole morali
sia strettamente collegata alla pratica della caccia in comune. La caccia ai grandi
mammiferi richiede una coordinazione ed un affiatamento che possibile raggiungere
solo se i cacciatori appartengono ad un gruppo strettamente coeso e laffermazione di
modelli di comportamento condivisi contribuisce a generare quella coesione. Seguendo
questa linea argomentativa, de Waal pu concludere che il comportamento morale
radicato nella nostra costituzione biologica.
29. Cfr. K. Lorenz, Laggressivit, cit., pp. 308-12.
30. Ivi, pp. 113-20. Cfr. anche K. Lorenz, Laltra faccia dello specchio, cit., pp. 341-63.
31. Cfr. E.H. Erikson, A Way of Looking at Things. Selected Papers from 1930 to 1980,
New York-London, W. W. Orton, 1987.
32. Cfr. K. Lorenz, Laggressivit, cit., pp. 122-6. Cfr. anche K. Lorenz, Laltra faccia
dello specchio, cit., pp. 319-23.
33. Cfr. K. Lorenz, Laggressivit, cit., pp. 305-6.
34. Ivi, pp. 306-7. Per quanto concerne gli approcci di tipo genetistico al problema
dellaggressivit umana si pu vedere R.P. Shaw, Y. Wong, Genetic Seeds of Warfare,
Boston, Unwin Hyman, 1989. La tesi di Shaw e Wong che il nazionalismo, il
patriottismo e le altre forme di propensione umana per la guerra rientrino tra le strategie
messe in atto dal gruppo genetico per assicurare la propria sopravvivenza.
35. Cfr. K. Lorenz, Laggressivit, cit., pp. 314-21.
36. Ivi, p. 305.
37. Ivi, p. 326. Cfr. anche A. Gehlen, Der Mensch. Seine Natur und seine Stellung in
der Welt, Wiesbaden, Akademische Verlagsgesellschaft Athenaion, 1978, trad. it.
Luomo. La sua natura e il suo posto nel mondo, Milano, Feltrinelli, 1983.
38. Cfr. K. Lorenz, Laggressivit, cit., pp. 324-5.
39. K. Lorenz, Der Abbau des Menschlichen, Piper, Mnchen 1983, trad. it. Il declino
delluomo, Milano, Mondadori, 1984. Il pessimismo di Lorenz per non mai assoluto,
non riesce mai a sopprimere totalmente la fiducia - certamente prerazionale - nel

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progresso del genere umano. Per un discussione di questi aspetti kantiani in Lorenz si
veda anche infra il paragrafo seguente.
40. Cfr. K. Lorenz, Laggressivit, cit., pp. 328-36; cfr. anche K. Lorenz, Il declino
delluomo, cit., pp. 152-60.
41. Lesistenza di una fase sensibile in cui si verifica lapprendimento delle norme
etiche era gi stata ipotizzata nel 1960 da Conrad H. Waddington in The Ethical Animal,
London, Allen and Unwin, 1960.
42. Cfr. K. Lorenz, Laggressivit, cit., p. 340.
43. Ivi, pp. 342-6.
44. Ivi, p. 344.
45. Non necessario sottolineare come Lorenz si ingannasse su questo punto. Lo sport,
ben lungi dal divenire occasione di scambio pacifico e di confronto, ricopre attualmente
un ruolo esattamente opposto. Le differenze tra fazioni sportive sembrano operare
secondo il modello della pseudo-speciazione e le insegne delle squadre rivali
costituiscono un segnale capace di scatenare lentusiasmo collettivo di tipo aggressivo.
Su ci cfr. R. G. Sipes, War, Sports and Aggression: An Empirical Test of Two Rival
Theories, American Anthropologist, 75, 1973, pp. 64-8.
46. Cfr. K. Lorenz, Laggressivit, cit., pp. 350-5.
47. Ivi, p. 350.
48. Ivi, pp. 356-60.
49. I. Eibl-Eibesfeldt, I fondamenti delletologia, cit.; Id., Die Biologie des
menschlichen Verhaltens. Grundri der Humanethologie, Mnchen, Piper, 1984, trad.
it. Etologia umana. Le basi biologiche e culturali del comportamento, Torino, BollatiBoringhieri, 1993.
50. K. Lorenz, Laggressivit, cit., p. 275.
51. Cfr. I. Eibl-Eibesfeldt, Etologia umana, cit., pp. 108-10.
52. Ivi, p. 109. La riconduzione dellethos di gruppo allethos familiare sottintende
ladesione ad un modello antropologico del soggetto politico caratterizzato in senso
naturalistico ed organicistico: per una discussione sulla portata di questi echi di
aristotelismo vedi infra il paragrafo seguente.
53. I. Eibl-Eibesfeldt, The Biology of Peace and War, London, Thames & Hudson,
1979, trad. it. Etologia della guerra, Torino, Bollati-Boringhieri, 1990.
54. Cfr. I. Eibl-Eibesfeldt, Etologia della guerra, cit., p. 40.
55. Ivi, passim.
56. Vale la pena di rilevare come la polarizzazione tra aggressivit interna al gruppo ed
aggressivit fra gruppi diversi comporti una limitazione allefficacia di quei meccanismi
ritualizzati volti a limitare la pericolosit degli scontri intraspecifici: lo stesso EiblEibesfeldt ammette che presso gli animali sociali gli atteggiamenti di sottomissione ed i
segnali infantili sortiscono effetto solo se diretti verso membri dello stesso gruppo,

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verso individui cio, con i quali gi sussiste un legame di conoscenza personale. Cfr. I.
Eibl-Eibesfeldt, Etologia della guerra, cit., pp. 98-100.
57. Ivi, pp. 85-111.
58. Ivi, pp. 131-5.
59. Ivi, pp. 135-42.
60. Ivi, pp. 174-92. Eibl-Eibesfeldt si serve qui dei concetti introdotti dal biologo Ernst
Mayr e della sua teoria gerarchica dellevoluzione, incentrata sullipotesi che
levoluzione operi su livelli differenti, agendo di volta in volta sul singolo esemplare o
sul gruppo. Daltra parte lo stesso Mayr recentemente giunto a conclusioni simili a
quelle di Eibl-Eibesfeldt intorno alle attitudini aggressive dei nostri progenitori. Cfr. E.
Mayr, This Is Biology: The Science of the Living World, Cambridge, Mass., Harvard
University Press, 1997, trad. it. Il modello biologico, Milano, McGraw-Hill Italia, 1998,
p. 199.
61. Cfr. I. Eibl-Eibesfeldt, Etologia della guerra, cit., pp. 212-5.
62. Ivi, pp. 218-9.
63. Ivi, p. 196.
64. Ivi, pp. 228 e ss.
65. Cfr. K. Lorenz, Il declino delluomo, cit., p. 127. Undici, come ricorda Lorenz, il
numero dei componenti di ciascuna squadra in molti sport, quasi il numero che
simboleggia la comunit perfettamente coesa: come non ricordare che dei dodici
discepoli di Ges solo undici gli furono fedeli?
66. Cfr. I. Eibl-Eibesfeldt, Etologia della guerra, cit., p. 230.
67. Ivi, pp. 234-6. Cfr. anche I. Eibl-Eibesfeldt, Etologia umana, cit., pp. 407-10.
68. Cfr. I. Eibl-Eibesfeldt, Etologia della guerra, cit., p. 234.
69. Ivi, p. 235.
70. Ivi, pp. 239-40.
71. I. Kant, Zum ewigen Frieden. Ein philosophischer Entwurf,(1795), in Kants
gesammelte Schriften, vol. VIII, Berlin und Leipzig, Deutschen Akademie der
Wissenschaften, 1923, trad. it. Per la pace perpetua. Un progetto filosofico, in G.
Bedeschi (a cura di), Il pensiero politico di Kant, Roma-Bari, Laterza, 1994, pp. 153200.
72. Cfr. I. Eibl-Eibesfeldt, Etologia umana, cit., p. 410.
73. Cfr. J.W.N. Watkins, Confirmable and Influential Metaphysics, Mind, 67, 1958,
pp. 344-65.
74. Forse la chiave per superare questimpasse racchiusa nellinvestimento nel
concetto di complessit e nellelaborazione di paradigmi evolutivi post-darwiniani che
integrino la selezione naturale con la teoria dei sistemi. Questa possibilit stata
esplorata dal genetista Stuart A. Kauffman che ipotizza una freccia del tempo forte,
orientata in direzione della complessit crescente, e linsorgere di processi

51

JURA GENTIUM

autoorganizzativi nei sistemi biologici. Su ci si veda: S.A. Kauffman, The Origins of


Order: Self-organization and Selection in Evolution, New York, Oxford University
Press, 1993; Id., Investigations, New York, Oxford University Press, 2000, trad. it.
Esplorazioni evolutive, Torino, Einaudi, 2005.
75. Nel 1966, in seguito alla revoca da parte dellONU del mandato al Sudafrica ad
amministrare il territorio namibiano, ebbe inizio un periodo di guerriglia indipendentista
protrattosi fino al 1990. In questa fase, le operazioni belliche furono condotte
soprattutto dallOrganizzazione del Popolo dellAfrica del Sud-Ovest (SWAPO),
rappresentativa delletnia Ovambo. Le rivendicazioni avanzate dalla SWAPO
ricevettero lappoggio degli Stati europei, saldamente schierati contro la politica
imperialista e razzista del governo sudafricano. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che i
militari della SWAPO, guidati da Sam Nujoma, futuro presidente della Namibia, si
macchiarono di gravi crimini, documentati dalla Societ internazionale per i diritti
umani di Francoforte, nei confronti degli appartenenti ad altri gruppi etnici residenti sul
territorio namibiano. Le riflessioni sulla situazione politica nel continente africano sono
contenute in I. Eibl-Eibesfeldt, Der Mensch - das riskierte Wesen, Mnchen, Piper,
1988, trad. it. Luomo a rischio, Torino, Bollati-Boringhieri, 1992.
76. Cfr. I. Eibl-Eibesfeldt, Etologia umana, cit., p. 410.
77. Il testo della Dichiarazione di Siviglia sulla violenza riportato in J. Groebel, R. A.
Hinde (a cura di), Aggression and War. Their Biological and Social Bases, Cambridge,
Cambridge University Press, 1989, pp. XIII-XVI.
78. J. Groebel, R.A. Hinde, Aggression and War, cit. Singolarmente Eibl-Eibesfeldt non
viene nemmeno citato, nonostante sia lautore dellunico trattato disponibile nel campo
delletologia umana, in cui, come si visto, sviluppa le teorie lorenziane, liberandole
dalla loro primitiva rigidit e sviluppandole in una costruzione teorica organica e
coerente.
79. Cfr. ad esempio J. H. Goldstein, Beliefs about human aggression, in J. Groebel,
R.A. Hinde, Aggression and War, cit., p. 12.
80. Daltra parte, Patrick Bateson e Aubrey Manning affermano con chiarezza che il
corredo genetico influenza decisamente il livello di aggressivit. Manning, in
particolare, ritiene che la presenza di un moderato livello di aggressivit abbia
rappresentato, presso i nostri progenitori un carattere distintivo capace di accrescere la
fitness globale degli individui che ne erano provvisti. Su ci cfr. P. Bateson, Is
aggression instinctive?, in J. Groebel, R.A. Hinde, Aggression and War, cit., pp. 35-47;
A. Manning, The genetic bases of aggression, in J. Groebel, R.A. Hinde, Aggression
and War, cit., pp. 48-57.
81. Cfr. F.A. Huntingford, Animals fight, but do not make war, in J. Groebel, R.A.
Hinde, Aggression and War, cit., pp. 25-34; S. Feshbach, The bases and development
of individual aggression, in J. Groebel, R.A. Hinde, Aggression and War, cit., pp. 7890. Ma si veda anche N. Tinbergen, Lo studio dellistinto, cit.
82. Cfr. I. Eibl-Eibesfeldt, I fondamenti delletologia, cit., pp. 43-4, 103-6.
83. Su ci si veda F. de Waal, Peacemaking among Primates, Cambridge, Mass.,
Harvard University Press, 1989, trad. it. Far la pace tra le scimmie, Milano, Rizzoli,
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JURA GENTIUM

1990; Id.,Naturalmente buoni, cit.; F. de Waal et al., Primates and Philosophers,


Princeton, Princeton University Press, 2006, trad. it. Primati e filosofi, Milano,
Garzanti, 2008.
84. Studi recenti hanno messo in luce come il bonobo condivida con luomo un
frammento di DNA assente nello scimpanz che stato messo in relazione con il
comportamento sociale. Cfr. E.A.D. Hammock, L.J. Young, Microsatellite Instability
Generates Diversities in Brain and Sociobehavioural Traits, Science, 308, 2005, pp.
1630-4.
85. Cfr. F. de Waal, Naturalmente buoni, cit., p. 212.
86. Cfr. F. de Waal et al., Primati e filosofi, cit., pp. 79-80.
87. Gi i primati superiori possiedono delle tradizioni, cio delle usanze costanti, tipiche
di una comunit ristretta, che si formano in conseguenza della scoperta di un singolo
individuo e vengono successivamente apprese per imitazione dagli altri membri del
gruppo, tramandandosi cos alle nuove generazioni.
88. Addirittura, de Waal riferisce dellosservazione di vere e proprie spedizioni condotte
da scimpanz maschi nei territori limitrofi al fine di uccidere gli esemplari dominanti
dei gruppi rivali. Su ci si veda F. de Waal, Naturalmente buoni, cit., p. 45.
89. De Waal ricorda che lesperienza accumulata negli ultimi due decenni in zoo
organizzati secondo criteri di avanguardia (...) ha dimostrato che gli scimpanz
imparano presto a vivere unesistenza sana, sia fisicamente che socialmente, in grande
colonie in cattivit, anche se questa situazione comporta labbandono della possibilit di
praticare la fusione e al successiva divisione dei gruppi. In queste condizioni, per
fronteggiare il rischio che la sovrappopolazione scateni lotte mortali la vita di gruppo
viene considerevolmente intensificata, aumentando il tempo dedicato al grooming
reciproco e le spartizioni di cibo. Cfr. F. de Waal, Naturalmente buoni, cit., pp. 217 e ss.
90. Senza dimenticare che, almeno dopo la nascita dello Stato moderno, molte guerre
sono state decise a tavolino, come strumento per perseguire razionalmente una certa
politica. Cfr., per unobiezione a Eibl-Eibesfeldt su questo punto, P.R. Ehrlich, Human
Natures: Genes, Cultures, and the Human Prospect, Washington, Island Press, 2000,
trad. it. Le nature umane. Geni, culture e prospettive, Torino, Codice, 2005, pp. 259 e
ss.
91. Cfr. F. de Waal, Naturalmente buoni, cit., pp. 187-9.
92. Cfr. F. de Waal et al., Primati e filosofi, cit., pp. 23 e ss. Un altro aspetto di tensione
riguarda il modello antropologico sottostante. Mentre infatti il liberalismo sembra
sottoscrivere una teoria gerarchico-dualistica del soggetto politico - cfr. E. Santoro,
Autonomia individuale, libert e diritti. Una critica dellantropologia liberale, Pisa,
ETS, 1999 - dalla ricerca etologica emerge una visione continuista del soggetto, in
cui, per esempio, le propensioni pi elevate alla socialit e a ricambiare i favori ricevuti
poggiano su uno strato risalente di meccanismi empatici pi semplici e pi immediati.
Cfr. Cfr. F. de Waal et al., Primati e filosofi, cit., pp. 60-5.
93. Cfr. M. Foucault, Il faut dfendre la socit, Paris, Seuil-Gallimard, 1997, trad. it.
Bisogna difendere la societ, Milano, Feltrinelli, 1998, pp. 48 e ss. Foucault sostiene

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JURA GENTIUM

che dietro lordine e la pace e dietro limmagine dello Stato come organismo
gerarchicamente ordinato diffusa dai filosofi della politica come Hobbes la societ
nasconda una struttura binaria, in cui si fronteggiano due categorie di individui.
Secondo Foucault, inoltre, la guerra che oppone questi due gruppi in realt la guerra
delle razze che, attraverso varie forme di scontro sociale, si riproduce e si propaga nei
secoli.
94. Cfr. D. DAndrea, Prometeo e Ulisse, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1997, pp.
113 e ss.
95. Cfr. T. Hobbes, Leviathan (1651), Harmondsworth, Penguin, 1968, cap. XIII, trad.
it. Leviatano, Firenze, La Nuova Italia, 1976, pp. 117 e ss.
96. Su ci cfr. M. Foucault, Bisogna difendere la societ, cit., pp. 83-6. Lanalisi di
Foucault volta a dimostrare che le due diverse forme di sovranit considerate da
Hobbes, la sovranit di istituzione e la sovranit di acquisizione, bench traggano
origine, luna dal contratto con cui si esce dallo stato di natura, laltra da una vera
guerra, non si differenziano sostanzialmente dal momento che in entrambe lelemento
qualitativamente indispensabile rappresentato dalla volont radicale dei sudditi che
riconoscono, spinti dalla paura, lautorit del sovrano.
97. Per esempio, opinione assai diffusa che la spiegazione della nascita del linguaggio
vada collegata al bisogno di scambiarsi informazioni tra i membri del gruppo in modo
da accrescere le capacit di cooperazione tra gli individui.
98. Cfr. H. Morgenthau, Politics Among Nations: The Struggle for Power and Peace,
New York, McGraw Hill, 1985, trad. it. Politica tra le nazioni. La lotta per il potere e
la pace, il Bologna, Mulino, 1997, pp. 7 e ss.
99. Su ci si pu vedere K.N. Waltz, Theory of International Politics, New York,
Newbery Award Records, 1979, trad. it. Teoria della politica internazionale, Bologna,
il Mulino, 1987; R. Keohane, Neorealism and Its Critics, New York, Columbia
University Press, 1986.
100. Cfr. F. Cerutti, Identit e politica, in F. Cerutti (a cura di), Identit e politica,
Roma-Bari, Laterza, 1996, pp. 19 e ss.
101. Ivi, pp. 31-8.
102. Su questo tema si pu vedere D. Zolo, Cosmopolis, Milano, Feltrinelli, 1995, pp.
160-73.
103. Cfr. S. Latouche, Loccidentalisation du monde. Essai sur la signification, la
porte et les limites de luniformisation plantaire, Paris, Editions La Dcouverte, 1989,
trad. it. Loccidentalizzazione del mondo, Torino, Bollati-Boringhieri, 1992, pp. 65-88.
104. Cfr. soprattutto J. Clifford, The Predicament of Culture: Twentieth-Century
Ethnography, Literature, and Art, Cambridge, Mass., Harvard University Press, 1988,
trad. it. I frutti puri impazziscono. Etnografia, letteratura e arte nel secolo XX, Torino,
Boringhieri, 1993.
105. Cfr. J. Breidenbach, I. Zukrigl, Tanz der Kulturen. Kulturelle Identitt in einer
globalisierten Welt, Mnchen, Kunstmann, 1998, trad. it. Danza delle culture.
Lidentit culturale in un mondo globalizzato, Torino, Boringhieri, 2000, cap. 2. Si deve
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JURA GENTIUM

per notare che il fatto stesso che questa dialettica si svolga nei termini predisposti da
una sola delle parti comporta quantomeno che queste forme di discorso si presentino
come subalterne rispetto a quelle alle quali si oppongono (per la nozione di
subalternit cfr. R. Guha, G.C. Spivak (a cura di), Selected Subaltern Studies, New
York, Oxford University Press, 1988, trad. it. parz. Subaltern Studies. Modernit e
(post)colonialismo, Verona, ombre corte, 2002). In ogni caso, siamo molto lontani
dallimplementazione di un dialogo paritetico.
106. Cfr. I. Eibl-Eibesfeldt, Etologia della guerra, cit., p. 230.
107. Cfr. F. Cerutti, Identit e politica, cit., p. 37.
108. Ivi, p. 38.
109. Vedi: A.A. An-Naim (a cura di), Human Rights in Cross-Cultural Perspectives: A
Quest for Consensus, University of Pennsylvania Press, Philadelphia, 1992; J.K.
Cowan, M.B. Dembour, R. Wilson (a cura di), Culture and Rights: Anthropological
Perspectives, Cambridge, Cambridge University Press, 2001; E. Brems, Human Rights:
Universality and Diversity, Martinus Nijhoff, The Hague, 2001. Sulla situazione della
Cina, vedi: S.C. Angle, Human Rights and Chinese Thought: A Cross-Cultural Inquiry,
Cambridge University Press, Cambridge, 2002; M. Svensson, Debating Human Rights
in China: A Conceptual and Political History, Rowman & Littlefield, Lanham, 2002.
Su diritti umani e Islam vedi invece A.E Mayer, Islam and Human Rights: Tradition
and Politics, Westview Press, Boulder, 2007.
110. Anche parte di coloro che propendono comunque per la sua universalizzazione.
Cfr., per esempio, J. Donnelly, Universal Human Rights in Theory and Practice, Ithaca,
Cornell University Press, 2002.
111. Lopzione del diritto sovranazionale minimo ha dalla sua parte innanzitutto il
vantaggio di rinunciare ad una imposizione della pace. In questo senso lunica
prospettiva, a mio avviso, capace di salvaguardare il sostanziale pluralismo delle visioni
del mondo e delle tradizioni culturali. Inoltre, dal momento che si propone
essenzialmente come ratifica giuridica di un apparato di regole gi definito
informalmente, garantisce anche che non venga smarrita la funzionalit genetica di
quelle regole in quanto prodotti della ritualizzazione culturale.
112. La preferenza normativa per un diritto internazionale minimo riflette la preferenza
teorica per una interpretazione dei fenomeni di globalizzazione che faccia a meno
dellidea metafisica di progresso per tentare una comprensione delle dinamiche autoorganizzative che operano a livello del sistema politico mondiale. A sua volta, questa
interpretazione si raccomanda soprattutto perch non contraddice la visione
biologizzante dellevoluzione culturale come processo non teleologicamente orientato,
nel quale tuttavia lordine pu emergere spontaneamente da configurazioni precedenti
altamente disordinate (lidea che i processi di auto-organizzazione giochino un ruolo
determinante nellevoluzione biologica stata sostenuta da S.A. Kauffman (The Origins
of Order. Self-Organization and Selection in Evolution, cit.). In questa sede ipotizzo una
sua estensione allevoluzione culturale.
113. Questo testo stato ricavato da una sommaria revisione del secondo capitolo della
mia tesi di laurea Letologia della guerra e il problema della pace, discussa presso

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JURA GENTIUM

lUniversit di Firenze il 13 febbraio 1999. Lo pubblico adesso, a distanza di tanti anni,


perch accanto a molte ingenuit mi sembra di ritrovarvi alcune tesi ancora condivisibili
e attuali. Nel processo di revisione ho beneficiato dei consigli di Filippo Ruschi, che
ringrazio.

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La conoscenza culturale del nemico


Etnografia, intelligence e contro-insurrezione in Medio Oriente

Nicola Perugini
La partecipazione di antropologi alle operazioni di contro-insurrezione e cosiddetta
pacificazione dellIraq e dellAfghanistan stata resa nota da alcuni media
statunitensi a partire dal 2006. Diversi quotidiani e riviste hanno incominciato a parlare
(con toni critici o con toni di soddisfazione per un presupposto cambiamento di rotta da
parte dellamministrazione americana nelle modalit di conduzione delle operazioni
militari) della creazione di uno Human Terrain System, un Sistema di terreno umano
composto da Squadre umane sul terreno di antropologi -americani e non- con il
compito di rendere efficace la contro-insurrezione e il processo di pacificazione e
ricostruzione in questi due scenari di guerra. Agli scienziati sociali stata richiesta la
partecipazione ad operazioni di etnografia di intelligence.
Ci che qui si intende sommariamente mettere in luce la genesi del progetto Human
Terrain System, la sua struttura, il contributo teorico che alcuni antropologi hanno dato
attraverso la pubblicazione di articoli su riviste militari e i presupposti ideologici che
vengono portati a giustificazione delluso dellantropologia nei conflitti post-11
settembre. Pu letnografia essere associata allintelligence? Quale rapporto tra saperi
civili e saperi militari? In che cosa differisce il connubio attuale tra scienze sociali e
imperialismo in area mediorientale dal tradizionale orientalismo (Said 1978) ?
Integrare i soft powers
Tra il 2005 e il 2006, il Pentagono, il Dipartimento di Stato americano e alcuni politici
americani in uniforme hanno optato - in seguito al cambio di guardia nella direzione
delle operazioni militari in Iraq, vale a dire con il passaggio dalla guida di Donald
Rumsfeld a quella del Generale Petraeus (ex-capo della Forza Multinazionale in Iraq) per una svolta culturale nelle operazioni militari di contro-insurrezione. (1) Con le
parole dello stesso Petraeus: La conoscenza del terreno culturale pu essere altrettanto
importante o in alcuni casi pi importante della conoscenza del terreno geografico.
Questa osservazione riconosce che le persone sono, da molti punti di vista, il terreno
decisivo e che dobbiamo studiare quel terreno nello stesso modo in cui abbiamo sempre
studiato il terreno geografico (Petraeus 2006: 51). Fare terreno, come si usa dire tra gli
antropologi. La cultura diventata una sorta di parola brusio che ha incominciato a
diffondersi nelle alte sfere militari e, con Petraeus, uno degli elementi di una nuova
filosofia di guerra multidisciplinare denominata interagency.
La svolta culturale proposta dal Generale sembra aver trovato risposte anche
nellestablishment politico. Un membro del Congresso, Geoff Davis, ha recentemente
delineato la sua concezione del rapporto tra i poteri leggeri, i soft powers, e lesercito,
nelle operazioni di contro insurrezione: Operazioni di interagency efficaci devono
essere basate sul principio che lapplicazione di poteri non-militari, o leggeri, deve
essere integrata a tutti gli effetti al potere militare (Davis 2008: 3) in un contesto
geopolitico come quello contemporaneo. La proposta di Davis indirizzata al

JURA GENTIUM

Congresso in vista dellemanazione di una nuova legge sulla sicurezza nazionale, il


National Security Act.
Nel caso specifico della partecipazione degli antropologi alla interagency, si invocata
la necessit di fornire ai militari di stanza in Iraq e in Afghanistan un armamentario di
scienze sociali - con programmi concordati tra il Dipartimento di Stato e alcune figure
accademiche o a met tra laccademico e il militare - storia e antropologia in particolare,
al fine di renderli maggiormente consapevoli delle caratteristiche culturali del nemico
durante le operazioni di contro-insurrezione. Nel caso specifico dei conflitti in cui gli
Stati Uniti sono impegnati dopo l11 settembre: un nemico dichiaratamente araboislamico. Gi a partire dal 2003, alcuni militari di ritorno dallIraq (intervistati da una
delle antropologhe che poi hanno aderito come Senior Advisor ai progetti del
Dipartimento di Stato) avevano lamentato la loro inadeguata conoscenza della
popolazione locale.
Il progetto dello Human Terrain System trova un suo primo incipit nellincontro tra
componenti del Pentagono, del Dipartimento della Difesa e antropologi. Le sedi di
questa saldatura sono state -tra le tante- le molteplici riviste militari statunitensi che
hanno iniziato ad ospitare, su invito dei quadri dellesercito e del Dipartimento di Stato,
articoli di antropologi sul tema della conoscenza culturale del nemico. Tali intrecci e
collaborazioni - seguiti da una serie di conferenze nelle sedi di istituzioni militari hanno poi fornito una spinta importante per la creazione delle prime Squadre Umane sul
Terreno, nel 2005.
Che cosa sono le Squadre Umane sul Terreno? Qual lentit e il futuro del
progetto?
Al termine del 2007 sei battaglioni di stanza in Afghanistan e in Iraq erano gi dotati di
uno Human Terrain Team. Le quadre sono normalmente composte da 5 elementi, un
connubio di esperti di cultura, esperti di intelligence ed esperti di operazioni
speciali: 1) Il capo, vale a dire un sergente o un luogotenente dellesercito che ha il
compito di mettere in pratica e organizzare le operazioni dopo la raccolta dei dati. 2) Un
esperto culturale, vale a dire un antropologo responsabile della raccolta dei dati
etnografici e della ricerca nellarea in cui la brigata dellesercito operativa. 3) Un
esperto di studi regionali, con un ruolo simile a quello dellesperto culturale. 4) Un
manager della ricerca sul terreno umano, ossia un esperto di intelligence tattica,
responsabile degli spostamenti e dei pattugliamenti, una sorta di coordinatore sul
campo. 5) Un analista del terreno umano, anchegli esperto di intelligence, responsabile
della raccolta e della catalogazione dei dati. Come scrivono i vari autori di un articolo
che descrive le funzioni dello Human Terrain System: Ogni HTT sar composto da
consiglieri culturali esperti, che hanno familiarit con larea in cui il comandante
operer. Gli attuali esperti sul campo, questi consiglieri, forniranno supporto diretto al
comandante di brigata. Tutti avranno esperienza nellorganizzazione e nella
realizzazione di ricerche etnografiche nella specifica area di competenza, e lavoreranno
insieme ad altri esperti di scienze sociali. LHTT sar impiegata insieme ai gruppi di
brigata da combattimento, fornendo ai comandanti la capacit organica di raccogliere,
trattare e interpretare i dati culturali rilevanti (Kipp, Brau, Prinslow, Smith 2006: 12).

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JURA GENTIUM

A fine 2007, il Segretario della Difesa statunitense, Robert Gates, decide di stanziare 40
milioni di dollari al fine di ampliare il progetto dello Human Terrain System, con
lobiettivo di aggregare squadre di antropologi e sociologi a ognuna delle 26 brigate da
combattimento delle forze armate americane dislocate in Iraq e in Afghanistan (Fattahi
2007). Ogni singola brigata avr i suoi consulenti esperti di scienze sociali in trincea,
con un progetto che, forse, non trova precedenti per le sue dimensioni nella storia della
relazione tra antropologia e contro-insurrezione. (2)
Chi sono gli embedded anthropologists? Che cosa hanno scritto sulla conoscenza
culturale del nemico?
Montgomery McFate, antropologa culturale addottoratasi a Yale, figlia di un militare
della Marina, tra il 2003 e il 2004 contatta lUfficio della Ricerca Navale e incomincia a
intervistare alcuni marines di ritorno dallIraq. Le interviste durano 18 mesi e,
riportando questa esperienza etnografica, lantropologa afferma: Questo giovane
capitano della Marina mi ha descritto come andato l e come gli era stato detto che il
suo compito era quello di creare un sistema giudiziario ... E andato su internet e ha
trovato una copia della costituzione dellIraq del 1950. Cos ha usato il loro sistema e la
loro legge, e ha acquisito una legittimit straordinaria a livello locale (McFate 2007).
Nel 2005 McFate propone insieme ad unaltra antropologa, Andrea Jackson, la
creazione di un organismo sempre meno dispersivo e maggiormente strutturato che
possa offrire competenze di conoscenza culturale allesercito (McFate, Jackson 2005).
Fare delletnografia di intelligence una priorit, in contrapposizione alle tendenze della
disciplina antropologica negli ultimi decenni: Negli ultimi 40 anni la ricerca in scienze
sociali non ha costituito una priorit nei piani di ricerca scientifica e tecnologica di
difesa. Il risultato stato che i singoli ricercatori hanno scelto le proprie aree di studio
basandosi sempre sui propri capricci e sulla stravaganza di finanziamenti filantropici
(Ibidem: 19). Lassenza di unorganizzazione specializzata sarebbe, a loro avviso,
allorigine di pratiche poco efficaci di raccolta di informazioni da parte dei militari in
guerra.
Dopo lorganizzazione di una conferenza sulla sicurezza nazionale e la conoscenza
culturale dellavversario, lantropologa di Yale viene arruolata dal Pentagono come
Senior Advisor. In Antropologia e contro-insurrezione. La strana storia di una curiosa
relazione, McFate pone le basi per lo sviluppo di una nuova conoscenza culturale del
nemico, data la struttura asimmetrica della guerra in Iraq e Afghanistan- una guerra
che vede fronteggiarsi un esercito nazionale e bande di insorti, e non pi due statinazione come ai tempi della Guerra Fredda. Finito il periodo caldo, in cui lesercito
ha utilizzato i bombardamenti a tappeto, necessario adeguare la contro-insurrezione
alle caratteristiche peculiari dellinsurrezione irachena (McFate 2005a). La struttura
organizzativa degli insorti non militare, ma tribale, e loro tattiche non sono
convenzionali, ma asimmetriche.
Il gap di conoscenza culturale evidenziato da McFate avrebbe una causa molto
semplice: la pressoch totale assenza dellantropologia nellestablishment della
sicurezza nazionale. Vincere i cuori e le menti dei nemici attraverso la conoscenza
della loro cultura: Pi lavversario non-convenzionale e distante dalle norme

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JURA GENTIUM

culturali occidentali [corsivo mio], pi abbiamo bisogno di capire la societ e le


dinamiche culturali ad essa sottostanti. Per sconfiggere coloro che si contrappongono
allOccidente e che sono transnazionali nei loro obiettivi, non gerarchici nella loro
struttura, clandestini nel loro approccio e che operano al di fuori del contesto degli statinazione, dobbiamo migliorare la capacit di capire le culture straniere (McFate 2006:
48).
Spetta allantropologo entrare nei dettagli delle problematiche relazionali che i militari
incontrano sul terreno di battaglia: I soldati e i marines non sono stati capaci di
instaurare una relazione one-to-one con gli iracheni, che la chiave per la raccolta di
informazioni dintelligence e per conquistare i cuori e le menti (McFate 2006: 44).
Secondo McFate uno dei punti nodali della mancanza di comprensione della cultura
locale costituito dallincapacit dei soldati di assecondare luso della gestualit
tipicamente irachena e la loro tolleranza per la prossimit fisica. I militari non
avrebbero compreso la complessa simbologia locale. Lantropologia mcfateiana dei
malintesi si spinge fino a sostenere che, solo per fare un esempio, alcuni marines hanno
sparato ad abitazioni in cui vi erano bandiere nere, vale a dire bandiere riconducibili a
una presenza sciita, pensando che le bandiere nere indicassero spara qui. Dal
momento che la bandiera bianca nella cultura di guerra americana significa resa,
quella nera sarebbe stata interpreta dai marines non solo some il suo contrario, ma come
il desiderio deliberato di essere colpiti dal fuoco nemico. Unadeguata formazione
culturale avrebbe risparmiato spari inutili ... dice lantropologa di Yale.
Sulla scia di questi articoli, alcuni militari hanno utilizzato le indicazioni della McFate
producendo articoli sulla questione dei cosiddetti fraintendimenti culturali. I nuovi
paradigmi sullimportanza della conoscenza culturale sembrano aver sortito un effetto
nei quadri dellesercito. Numerosi autori citano la McFate e forniscono consigli ai
militari che si stanno occupando della formazione dellesercito e della polizia irachena.
Scrivono alcuni militari, nella sezione di un loro articolo dedicata alle forme di saluto da
utilizzare con i capi locali in Iraq: Le strette di mano e i sorrisi sono importanti e le
espressioni neutrali fanno pensare agli iracheni che si arrabbiati o non li si ami. Se
volete conoscere meglio la vostra controparte, gli abbracci non sono poi cos inusuali.
Se siete particolarmente vicini, un bacio sulla guancia potrebbe diventare unabitudine.
Vi ci abituerete ed indica che il vostro status diventato quello di fratelli
(McConnel, Matson, Clemmer 2007: 13).
In un altro articolo del 2005, Iraq: il contesto sociale delle IEDs, McFate sostiene che
occorre comprendere il contesto sociale in cui avviene la produzione di queste bombe
artigianali (IED), vale a dire tutti gli anelli e le relazioni sociali che conducono al
fabbricatore di bombe per gli insorti. Poi lantropologa spende qualche parola per
spiegare che le conoscenze del fabbricante fanno parte della cultura materiale e delle
tecniche locali, che esse possono essere trasmesse e che quindi occorre agire secondo
i principi operativi da lei delineati: Se la fabbricazione di bombe una
specializzazione, la coalizione pu trarre vantaggio da questo in due modi. Prima di
tutto, se il fabbricatore viene catturato o ucciso, la sua conoscenza specialistica muore
con lui ...Secondo...identificare i fabbricatori di bombe dovrebbe essere unassoluta
priorit, e la via migliore per farlo attraverso lintelligence che i clienti dei fabbricatori

60

JURA GENTIUM

possono fornire. Cos, se possibile, i membri delle cellule dovrebbero essere catturati,
piuttosto che uccisi (McFate 2005b: 38).
David Kilcullen, ex-luogotenente dellesercito australiano, decide di iscriversi a un
dottorato in antropologia politica alla New South Wales University. Gi specializzato in
contro-insurrezione come cadetto a Duntroon, Kilcullen ha fatto parte del contingente
Onu a Timor Est, ed in quel periodo che incominci a maturare il suo interesse per la
Jemaa Islamiya. La sua tesi di dottorato analizza i risultati di questa esperienza di
osservazione dei metodi di contro-insurrezione utilizzati dal governo indonesiano a
Timor Est. Nel 2004 viene invitato a scrivere nella Quadriennal Defense Review
direttamente da Paul Wolfowitz, Deputato Segretario della Difesa. Dopo il suo articolo,
Kilcullen viene arruolato dal Pentagono, prima come Capo Stratega dellUfficio del
Coordinatore del Controterrorismo del Dipartimento di Stato Americano, ora come
Senior Advisor dello Human Terrain System. In anticipo sul membro del Congresso
Geoff Davis e sulla sua recente proposta di riforma della sicurezza nazionale,
lantropologo australiano scrive: Per avere successo a lungo termine, abbiamo bisogno
di un impegno sostenuto al fine di costruire elementi di potere nazionale non-militare. I
cosiddetti soft powers, come il rafforzamento del settore economico privato, la
credibilit nazionale, la dimestichezza culturale sono fondamentali, perch il potere
militare non pu compensare la loro assenza... Le competenze per affrontare le minacce
provenienti dalla non elite [Kilcullen teorizza implicitamente nel suo articolo che Al
Qaeda costituisca un pericolo diffuso in tutta la popolazione locale], dalla popolazione,
includono lintelligence culturale ed etnografica, le analisi dei sistemi sociali, operazioni
di informazione... (Kilcullen 2007a: 43-44).
Lantropologo si definisce un esperto della conoscenza culturale di un nemico
particolare: i jihadisti islamici. Egli sostiene che per cercare di capire e caratterizzare il
jihad sia indispensabile servirsi di modelli sociali ed etnografici, applicando alla rete del
jihad globale i modelli tradizionalmente proposti dallantropologia del Medio
Oriente: ... il jihad una variante della tradizionale rete di patronage del Medio
Oriente. E unintricata e ramificata rete di dipendenza e gli elementi del patronage e
della dipendenza sono le sue caratteristiche centrali di definizione, piuttosto che le
cellule dei terroristi o le loro attivit ... le analisi sul campo dimostrano che lattivit
militare jihadista ora soltanto una delle attivit condivise in cui la rete impegnata,
mentre il nocciolo la rete di patronage (Kilcullen 2005: 603). (3)
La strategia della contro-insurrezione deve essere quella della disaggregazione, una
generale strategia di disconnessione delle realt locali tribali di patronage dalla rete del
jihad globale. Lesempio che Kilcullen menziona come modello da seguire quello dei
CORDS (Civil Operations and Rural Development Support) utilizzato in Vietnam organismo che ha partecipato alluccisione di alcune decine di migliaia di sospetti
vietcong (Gonzalez, Price 2007; Price 2007). Un CORDS con caratteristiche nuove, un
numero ristretto di esperti che segua le orme dei vari uomini della renaissance:
Lawrence dArabia, Orde Wingate o Edward Lansdale, vale a dire la scia di personaggi
che sono stati tra i pionieri della interagency, personaggi che hanno lavorato in
molteplici campi collegati tra loro, figure miste come Orde Wingate, un linguista
arabo, un esploratore, membro del Sudan Civil Service, e allo stesso tempo leader
vincente delle truppe irregolari in Israele, Sudan ed Etiopia prima di imbarcarsi nella

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JURA GENTIUM

sua campagna a Burma come leader del Long-Range Penetration Group (i Chindit)
(Kilcullen 2005: 614). Insomma, perch gli antropologi non dovrebbero recitare un
ruolo dalle molteplici sfaccettature nelladattamento delle operazioni militari alle
nuove insurrezioni, ispirandosi a ci che di meglio ha prodotto il discorso e la pratica
coloniale, orientalista e non?
I membri dellesercito direttamente operativi sul terreno mediorientale hanno
pienamente accolto le istanze degli scienziati sociali, facendo loro, per lo meno a livello
di vulgata, il linguaggio infuso dagli embedded anthropologists nelle sinapsi di
connessione tra sapere civile e militare, vale a dire i centri di alta formazione. Il
luogotenente colonnello Eisenstadt individua nella conoscenza culturale delle
strutture tribali e nel tribal engagement la chiave delle prossime fasi della guerra al
terrorismo: Vista la crescente importanza della partecipazione tribale per la strategia
della coalizione in Iraq, il suo ruolo potenziale nelle future operazioni di controinsurrezione, e il suo potenziale contributo alle future fasi della Guerra al Terrorismo,
di vitale importanza per i responsabili dellesercito, ad ogni livello, capire la storia e i
suggerimenti delle scienze sociali, e quello che le forze della coalizione in Iraq hanno
imparato, circa come affrontare e far leva sulle trib e sulle reti tribali...(Eisenstadt
2007: 16).
Altri specialisti, come la psicologa Helen Altman e il matematico Gilbert Kuperman, (4)
si addentrano nella conoscenza culturale del nemico, in un articolo che pullula di
citazioni orientaliste e che sembra direttamente ispirato dalle nuove tendenze delineate
da McFate, (5) Kilcullen e dallestablishment militare statunitense. Gli autori delineano
tracciano i tratti salienti di una lente culturale araba attraverso lanalisi di
testimonianze raccolte tra i contractors e i militari di ritorno dallIraq: Fatalismo vs
conoscenza approfondita: in Medio Oriente, le riunioni di pianificazione [tra capi tribali
e militari] sono puntualmente intervallate da Inshallah - se Dio vuole. Lo stato di
salute di una persona, il suo benessere, la sua sicurezza vengono considerati inevitabili.
Gli arabi tendono ad invocare la sorte o le teorie della cospirazione invece di prevedere
che le azioni umane possano fare la differenza... Siccome lo sviluppo di relazioni per
loro pi importante della pressione delle scadenze, si infastidiscono quando gli
occidentali trascurano le relazioni per guadagnare tempo (Altman, Kuperman 2008:
101-102).
Fissare le differenze tra Oriente e Occidente. Creare una guida alle differenze
culturali in grado di oliare meccanismi di relazione inceppati tra forze di occupazione,
interessi privati e popolazione locale. Neutralizzare le frizioni che unessenziale, quasi
fisiologica, diversit culturale - dedotta da una semplice espressione, insha Allah, se
Dio vuole, e addotta a misura di una presunta arabicit - produce. Scriveva Said: il
colonialismo, la situazione mondiale, lo sviluppo storico, erano considerati da questo
tipo di studiosi [gli orientalisti] nulla pi che mosche fastidiose, da osservare con
distratta noncuranza o da eliminare; comunque ininfluenti riguardo a ci che per loro
era lislam nella sua essenza (Said 1978: 109). Nonostante la rivendicazione di un
metodo di ricerca basato sulle interviste -da cui gli arabi sono praticamente esclusi, o
semplicemente citati con un arabo ha detto, un arabo sostiene, senza sapere chi
siano gli intervistati, in linea con la tradizione dellOriente assente - la mentalit

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JURA GENTIUM

araba descritta da Altman e Kuperman sembra molto pi determinata dallautorialit di


Patai.
Si potrebbe obiettare che tutto sommato tutte le figure sin qui citate sono figure
marginali, profeti senza alcun peso accademico scientifico. Ma cosa dire di fronte ad un
antropologo di rilievo come Dale Eickelman -un autore che viene considerato un esperto
di Medio Oriente e islam - che scrive prima Prima conosci il tuo nemico, poi agisci
(Eickelman 2001), e successivamente un articolo sulla Rivista del College di Guerra
Navale, invitando gli esperti militari, la CIA, il Dipartimento di Stato a prestare pi
attenzione allopinione pubblica araba e a servirsi della rete satellitare Al Jazeera come
strumento di comunicazione con le masse arabe per contrastare Al Qaeda e rafforzare il
senso di vicinanza dellOccidente a popolazioni che vivono in un deficit di
democrazia (Eickelman 2002)?
Un contributo al dibattito
Quando negli Stati Uniti stato reso pubblico il programma dello Human Terrain
System, lAmerican Anthropological Association (AAA) ha invocato il boicottaggio di
qualsiasi tipo di forma di collaborazione con lesercito. Il quadro che emerso dalle
inchieste che gli stessi antropologi hanno effettuato per comprendere il grado di
diffusione del matrimonio tra scienze sociali e istituti militari, ha rilevato diffuse
procedure di reclutamento attraverso lofferta di borse di studio di dottorato e postdottorato per antropologi allinterno degli istituti militari legati Dipartimento della
Difesa. A questo si aggiungono le offerte di lavoro ad antropologi da parte di
compagnie di contractors private. Dopo lantropologo militare viene lantropologo
paramilitare... LAAA ha sollecitato il rispetto del proprio Codice Etico, che vieta di
intraprendere ricerche in cui vengono messe a repentaglio la vita delletnografo e delle
popolazioni presso cui la ricerca viene effettuata. A questo si aggiungono le critiche
rispetto ad altri danni collaterali che letnografia dintelligence potrebbe provocare:
ridurre la distanza tra militari ed antropologi, rendendo difficile il mantenimento delle
rispettive identit professionali; mettere a rischio il lavoro di altri antropologi impegnati
in altri tipi di programmi privi di risvolti militari. Ne scaturita una pi ampia
campagna contro il reclutamento di antropologi presso istituzioni militari e presso la
CIA, oltre che contro luso delle scienze sociali e comportamentali nelle pratiche di
tortura, in seguito alla notizia che, sin dal 2002, gli interrogatori americani si
avvalevano di Behavioral Science Teams che comprendevano anche scienziati sociali
(Gonzalez 2007: 5).
Alla richiesta di un maggiore monitoraggio da parte degli antropologi sulla conoscenza
prodotta, sui suoi presupposti etico-professionali e alla condanna espressa nei confronti
degli antropologi embedded, seguita la risposta di McFate e Kilcullen. Questultimo
sostiene che la preoccupazione del non mettere in pericolo le vite dei civili faccia parte
della logica dello jus in bello e non dello jus ad bellum, e che dunque risulterebbe
difficile utilizzare questo principio etico come rifiuto di partecipazione alloccupazione
dellIraq o dellAfghanistan. In sostanza, spetta ad altri decidere se partecipare o meno
alla guerra, altri democraticamente eletti. A questo Kilcullen aggiunge: Ho visto casi
in cui la conoscenza etnografica ha migliorato significativamente leffetto del conflitto
sulla popolazione in Pakistan, Afganistan e nel Corno dAfrica (Kilcullen 2007: 20).

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JURA GENTIUM

Una concezione delletnografia come terapia di riduzione del danno, quasi a teorizzare
la possibilit di un discorso sulla guerra sostenibile allinterno della pi ampia
disciplina dellantropologia applicata. Invece McFate risponde accusando lAAA di
censura: Luso della conoscenza antropologica da parte della comunit della sicurezza
nazionale meno etico della censura e del controllo di questa conoscenza da parte di
antropologi accademici che dicono di credere nella verit e nella liberta? (McFate
2007b: 21). Possono gli antropologi astenersi dallazione quando si tratta della difesa
della sicurezza nazionale, dallapplicazione della loro disciplina, e trasformarsi in dei
cecchini sulla torre davorio?
Gi in precedenza McFate aveva attaccato la tendenza degli antropologi allo studio dell
esotico e inutile, o peggio ancora - dal suo punto di vista - come nel caso dei subaltern
studies, ad adottare ermeneutiche critiche, spesso sorrette da un neo-marxismo autoriflessivo, con un conseguente processo brutale di auto-flagellazione ad un livello
praticamente inimmaginabile a chiunque sia al di fuori della disciplina (McFate 2005a:
28).
Sheila Jager, antropologa delluniversit di Chicago, attualmente docente presso lo
Strategic Studies Institute of the U.S. Army War College, riassume tutte queste
posizioni interventiste: Come dovrebbero rispondere i civili a una guerra che ritengono
ingiusta ma che tuttavia richiede le loro competenze per salvare vite americane? Dal
momento che la missione del militare quella di eseguire le politiche dei nostri
rappresentanti democraticamente eletti ... possono gli antropologi realmente negare ai
comandanti in Iraq e in Afghanistan la conoscenza culturale di cui hanno bisogno per
intraprendere una guerra di cui sono stati incaricati dai nostri leaders politici? E una
scelta eticamente pi corretta, quella di isolarsi dal mondo e lasciare gli altri a
combattere? (Jager 2007: 17).
Alcune questioni vanno aperte. Nonostante le esplicite connessioni che emergono dai
fatti che si stanno descrivendo e dalla vulgata simbiotica espressa dai militari e dagli
antropologi menzionati, non affatto chiaro quanto effettivamente il sapere prodotto sul
terreno sia imbevuto di letteratura antropologica o se alla letteratura si faccia riferimento
esclusivamente per rivendicare una forma di autorit scientifica allinterno del mondo
politico-militare e della produzione di sapere ad esso legata; n risultano chiari il grado
e il tipo di preparazione che gli embedded hanno, le caratteristiche della pratica
etnografica militare rivendicata, quale livello e quale tipo di restituzione del reale
sociale e politico siano in grado di produrre attraverso unetnografia talvolta armata. (6)
Dal materiale a cui si pu avere accesso pubblicamente emerge piuttosto la funzione
pratica delle inchieste degli scienziati sociali nella guerra al terrore. Ci che viene
loro richiesto spesso lindividuazione delle figure e delle aree tribali ostili e di quelle
invece pronte alla collaborazione con le truppe e con il personale civile impiegato
nelloccupazione dellIraq e dellAfghanistan. Mettere in pratica un sapere, porlo al
servizio di valori, mete e interessi; tradurre la conoscenza in attivit, da cui
deriveranno a loro volta nuove correnti di pensiero e azione nei confronti dellEst (Said
1978: 235). Lantropologia come creazione della storia contemporanea e non pi come
semplice erudizione. Lantropologia come creazione del nemico. Forse ci di cui
letnografia di intelligence tratta. Altrimenti per quale altra ragione trasformarla in una
delle possibili correnti degli studi strategici?

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Si potrebbe sostenere che la conoscenza culturale del nemico sia una semplice
riedizione dellantropologia coloniale, sempre viziata da un apparato ideologico
funzionale alla conquista. Ma in che modo le teorie, spesso sofisticate, elaborate
dallantropologia sul mondo arabo-islamico si applicano alla sfera militare? O forse si
sta semplicemente assistendo a una strumentalizzazione dellantropologia per una
problematizzazione e una messa in discussione delle teorie militari classiche, attraverso
una pseudo-antropologia applicata alle tecniche belliche e sostenendo che la novit della
guerra al terrore necessita ladozione di nuovi paradigmi, anche apparentemente
antitetici, come teoricamente dovrebbe essere nel caso dei paradigmi di unantropologia
realmente umanista? La retorica della conoscenza culturale del nemico e luso di
neologismi come quello di etnografia di intelligence, denotano la militarizzazione
dellantropologia o lantropologicizzazione dei militari? In fondo fare etnografia
significa anche raccogliere informazioni. Per quale ragione affiancare la parola
intelligence, che anchessa significa informazione, o raccolta di informazioni?
Difficile stabilire un ordine gerarchico in un processo di influenza reciproca affermatosi
e consolidatosi storicamente. Uno degli aspetti centrali della questione quello della
proliferazione di un sapere neo-orientalista (di cui forse lantropologia costituisce
quantitativamente una delle correnti minoritarie) di sempre pi basso profilo, sempre
pi agguerrito nella ricerca della fissazione delle caratteristiche di un nemico sempre pi
diffuso (di qui lidea che lo studio delle relazioni sociali e della cultura nemica
diventino fondamentali); un sapere sempre pi saldato nella connection civile/militare
che domina le politiche degli stati in guerra contro il terrorismo, sempre pi staccato
dal ruolo che una concezione realmente umanista delle scienze lo vorrebbe in antitesi ad
interessi economico-militari-espansionistici; un sapere che contribuisce a diffondere
quel senso di guerra civile mondiale in cui nozioni fluide come cultura, rete o
asimmetria vengono proiettate su un nemico che assume dimensioni transnazionali, a
cui si intende adattarsi elaborando sempre di pi le pratiche della interagency.
Lantropologia soltanto una delle discipline che i cosiddetti think tanks stanno
inserendo allinterno dei propri programmi di formazione ispirati dalla interagency.
Come ha mostrato larchitetto israeliano Eyal Weizman in un suo studio
sullarchitettura della nuova guerra urbana, lo spostamento della guerra in contesti
sempre pi urbani e densamente abitati ha prodotto nellestablishment militare
israeliano - soprattutto nella Seconda Intifada, ma gi negli anni 80 durante le
operazioni in Libano - lesigenza di elaborare una strategia contro un nemico nonconvenzionale, asimmetrico: la guerriglia palestinese (Weizman 2008). A partire da
una collaborazione tra esperti di architettura ed esperti militari internazionali allinterno
dellisraeliano Istituto di Ricerca di Teoria Operativa (OTRI), sono scaturiti nuovi
paradigmi bellico-scientifici. Dalla reinterpretazione delle teorie situazioniste degli anni
60 fino alla rilettura di testi di architettura degli anni 90 che si ispiravano alle teorie
post-coloniali e poststrutturaliste, si prodotto un discorso teorico-pratico di
adattamento degli spazi abitati alle esigenze delle operazioni militari. In questo modo
stato invertito lo schema bellico tradizionale dellesercito che si adatta allambiente.
Rendere liscio ci che striato, con Deleuze e Guattari, in questo caso lambiente
urbano palestinese (Weizman 2008). Portare la guerra dentro gli spazi della citt
rompendone i canoni architettonici, attraversando le case palestinesi scavando buchi di
muro in muro, di parete divisoria in parete divisoria, disorientando il nemico dopo

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averne compreso la strategia bellica non convenzionale ed essersi adattati ad essa. Il
tutto preceduto da alcuni mesi di addestramento a Chicago, piccola citt libanese
riprodotta con lausilio di alcuni architetti nel deserto del Negev negli anni 80 e
successivamente utilizzata dai marines, prima della prima guerra in Iraq, come modello
di citt araba.
A un sapere che non perda capacit critica spetta una comprensione, quindi una ricerca
che sia anche auto-riflessiva, delle reti che uniscono forme diverse di potere civile e
militare, piuttosto che una ricerca sulla propria applicabilit. Edward Said sosteneva che
questa connessione di poteri fosse una peculiarit americana e che lorientalismo ne
costituisse un esempio paradigmatico: Simili studiosi [i neo-orientalisti] sono
conosciuti negli Stati Uniti come esperti di Islam o di Medio Oriente; essi appartengono
alla categoria degli esperti, e il loro campo, nella misura in cui sono interessati alle
societ moderne del mondo islamico, pu essere visto come lequivalente intellettuale
del crisis management [corsivo mio]. Gran parte del loro status deriva dalla nozione
che, per gli Stati Uniti, il mondo islamico unarea strategica, con ogni sorta di
problemi possibili. Durante i molteplici decenni di amministrazione delle colonie
islamiche, sia la Gran Bretagna che la Francia hanno naturalmente prodotto una classe
di esperti coloniali, ma questa classe non ha mai comportato la produzione di qualcosa
di simile a quellalleanza studies-governement-corporate esistente negli Stati Uniti.
(Said 1997: 123).
Storicamente, ma ancor pi dopo l11 settembre, il mondo arabo, e pi in generale il
mondo islamico, non pare essere unarea strategica di esclusivo interesse statunitense,
senza per questo negare il grado di estensione e ramificazione degli appetiti degli Stati
Uniti. La guerra al terrorismo sembra aver semplicemente amplificato uno scontro gi
progressivamente costruito anche attraverso forme di alleanza come quelle di cui parla
Said. Conoscere una cultura non presenta niente di aggressivo di per s, ma le
condizioni, lo svolgimento empirico, le finalit del processo conoscitivo sono
determinanti nel trasformare questa esperienza in un atto di aggressione e nella
produzione di un sapere autoritario. Non si possono non vedere - in un contesto di
guerra permanente che avvicina sempre di pi gli appetiti di scienze sempre pi
organiche, delle corporate e dei gruppi di potere politico - i rischi se non proprio di
una vera diffusione delletnografia di intelligence come ramificazione disciplinare
istituzionalizzata, almeno quelli di un etnografia piegata ad interessi strategici che
intendono appropriarsi della disciplina antropologica: unetnografia applicata nel nome
della modernizzazione e della sicurezza nazionale, riducendo la distanza tra etnografia e
strategie di guerra.
Note
1. Nel 2007, il Generale Petraeus ha pubblicato The U.S. Army/Marine Corps
Counterinsurgency Field Manual, edito dalla Chicago University Press. Una delle
antropologhe impegnate nella realizzazione dello Human Terrain System, Montgomery
McFate, ha anche curato uno dei capitoli di questo manuale
2. Del rapporto tra antropologia, guerra, e contro insurrezione negli Stati Uniti pu
essere rintracciata una lunga genealogia: dagli antropologi come spie statunitensi

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durante la Prima Guerra Mondiale (cfr. Boas 1919) agli antropologi (Bateson, Mead,
Benedict...) che servirono nell Ufficio dei Servici Strategici (poi CIA) durante il
secondo conflitto mondiale (cfr. Price 2004; 2008) ; dalle operazioni di controinsurrezione nelle Filippine e in Colombia agli studi etnografici per conto del
programma di interagency CORDS, messo in piedi nel 1967 e composto da agenzie
militari e civili; dal progetto Camelot per lAmerica Latina al Couter-insurgency in
Thailand: The Impact of Economic, Social and Political Action Programs (cfr.
Jorgensen, Wolf 1970).
3. La superficialit e linesattezza di un interpretazione del concetto di jihad come una
rete globale ramificantesi in reti locali tribali di patronage denotano il tentativo
semplicistico di applicare nozioni che sono state al centro di valide e significative
etnografie sullargomento del patronage nel mondo arabo-mediterraneo (citate dagli
autori senza mostrarne il legame con la loro argomentazione) a fenomeni ben pi
articolati di cui non si menzionano affatto le cause. Quasi che laggressione al mondo
arabo musulmano possa essere eliminata dalle coordinate interpretative. Quasi che il
contrasto che gli islamici esprimono in diversi paesi nei confronti dei particolarismi
tribali e delle logiche politiche clientelari postcoloniali non costituiscano affatto un
elemento di affinamento delle proprie definizioni del jihad (cfr. Persichetti, Almarai,
2006: 59). Recenti lavori di estremo rilievo sullargomento, come quello di Alessandra
Persichetti e Akeel Almarai, hanno colto come il jihad costituisca una scelta politica
operata allinterno di una quadro storico-politico ben determinato, una forma di scesa in
campo o di politicizzazione dal basso condivisa dagli islamici in molteplici contesti
arabo-musulmani (Persichetti, Almarai 2006: 223), una guerra per la politica che ha
saputo incarnare il minimo comun denominatore di forze politiche di diversa
inclinazione ideologica in un contesto di aggressione politico-militare straniera
unificante. Lidea di una relazione di dipendenza meccanica tra il jihad globale e il
jihad locale, con il primo che si radica in maniera tentacolare nel secondo attraverso
delle le reti tribali - e la conseguente riduzione della pratica del jihad a una delle
possibili attivit delle reti tribali- ne risulta cortocircuitata proprio perch manca
dellanalisi delle ragioni del nemico, a cui si preferisce il discorso orientalista
delladozione di clichs reperiti alla rinfusa con un arbitraria selezione di letteratura
antropologica sul patronage e sulle relazioni tribali nel mondo arabo.
4. La prima docente di psicologia e direttrice del Laboratorio di Psicologia Applicata
presso la Wright State University. Il secondo matematico del sistema cognitivo presso
la Warfighter Interface Division, Human Effectiveness Directorate del Laboratorio di
Ricerca delle Forze Aeree.
5. Tra le tante citazioni, lo studio di Raphael Patai sulla mentalit araba e sullislam
come comportamento umano psicopatologico (Patai 1973), uno studio definito dagli
archivi storici della CIA un significativo contributo nel campo della ricerca in generale
sulla personalit nazionale e pi specificamente alla comprensione della cultura araba.
Il libro di Patai, come ha riportato in una delle sue inchieste il giornalista Seymour
Hersh, stato tra i riferimenti pi citati dai conservatori statunitensi alla vigilia
dellinvasione dellIraq (Hersh 2004), quando la nozione che gli arabi fossero
particolarmente sensibili alle umiliazioni sessuali era ormai diventata ben pi che una
nozione brusio.

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JURA GENTIUM
6. Nei loro blog, in cui riportano una sorta di diario di campo, alcuni degli antropologi
impegnati in Iraq e in Afghanistan esplicitano regole di ingaggio e dichiarano di
condurre unetnografia armata.
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La garanta del ne bis in idem en el marco de la


extradicin
Pablo D. Eiroa
1. Introduccin
Voy a dividir el anlisis del tema en tres partes. En primer lugar, me voy a referir a la
garanta del ne bis in idem en el derecho internacional. Lo que me interesa es tratar de
determinar si existe una regla de ius cogens (1) que prohba la mltiple persecucin
penal por jurisdicciones de pases distintos o por una o varias nacionales y otra
supranacional, y, en particular, si pueda decirse que esa prohibicin forma parte del
orden pblico internacional argentino. En segundo lugar, voy a abordar el estudio de la
garanta en el marco especfico de las convenciones o tratados de extradicin firmados
por nuestro pas. Por ltimo, me voy a abocar a la jurisprudencia de la Corte Suprema
nacional, intentando evidenciar cules son los aspectos del tema que ms discusin han
suscitado y las respuestas que les ha brindado el Tribunal.
2. El ne bis in idem en el derecho internacional
2.1. Los tratados de derechos humanos
Actualmente, una parte de la doctrina sostiene que el derecho de toda persona a no ser
juzgada dos veces por el mismo hecho debe calificarse como derecho humano (2), en
cuanto se encuentra reconocido en buena parte de los tratados internacionales y
regionales sobre esa clase de derechos. Cito, por ejemplo, el art. 14.7 del Pacto
Internacional de Derechos Civiles y Polticos, el art. 8.4 de la Convencin Americana de
Derechos Humanos y el art. 4.1 del Protocolo N 7 del Convenio Europeo para la
Proteccin de los Derechos Humanos y las Libertades Fundamentales, por nombrar slo
algunos de los ms conocidos. Si aceptramos esta posicin, cabra admitir, en
principio, que la aplicacin de nuestra garanta podra exigirse a nivel global y
constituira un obstculo para una eventual extradicin. Sin embargo, existen por lo
menos dos problemas en lo que atae a este asunto. Uno se refiere al significado de la
garanta y el otro al alcance de su aplicacin.
Con respecto al primer problema, debemos recordar que todava no existe en el derecho
internacional pblico consuetudinario una definicin uniforme del ne bis in idem. Por
ejemplo, algunos ordenamientos, como el alemn, el austraco, el finlands, el francs y
el brasileo, consideran determinante el hecho histrico. Otros, como el de la Repblica
Popular China, hacen hincapi en la infraccin o infracciones penales identificables. Y
hay an otros, como el holands, que siguen un criterio intermedio, en el sentido que
combinan el componente fctico con su calificacin jurdica, de modo que cabra
admitir una nueva persecucin penal si se basa en disposiciones penales que protegen
valores completamente diferentes (3).
Existen tambin divergencias en lo que respecta a la decisin que produce el efecto ne
bis in idem. Mientras que una gran parte de los Estados se lo reconoce tanto a la

JURA GENTIUM

condena como a la absolucin firme, otros, como la Repblica Popular China, admiten
una nueva persecucin del acusado tras una absolucin por falta de pruebas (4).
Una diferencia significativa se advierte incluso en la letra de los tratados internacionales
mencionados. La Convencin Americana de Derechos Humanos prev slo el caso del
absuelto como beneficiario de la garanta, mientras que el Pacto Internacional de
Derechos Civiles y Polticos y el Protocolo N 7 del Convenio Europeo prevn ambos.
Y se puede destacar tambin que el Pacto Internacional, diversamente de lo que hemos
dicho respecto de una gran parte de los Estados, no exige la firmeza de la condena o
absolucin (5), que s exigen, en cambio, el mencionado Protocolo europeo y la
Convencin Americana.
En sntesis, aun cuando se reconociera al ne bis in idem la calidad de derecho humano,
las disputas en materia de extradicin seran inevitables, pues no existe una regla de
derecho internacional que resuelva cuestiones cruciales, como qu es un idem factum o
qu decisiones producen el efecto de impedir una nueva persecucin penal, para
determinar los casos que constituiran su violacin.
En relacin con el alcance que cabe atribuirle, parte de la doctrina sostiene que los
pactos y convenios internacionales slo imparten un efecto ne bis in idem en situaciones
intranacionales (6), lo que quiere decir que la garanta estara limitada al marco nacional
y no afectara necesariamente a las jurisdicciones extranjeras. Adems, en apoyo de esta
posicin, se dice que la obligacin de reconocer decisiones extranjeras, condicin para
un efecto ne bis in idem entre las naciones, excedera los lmites de los convenios
internacionales como actos de derecho internacional pblico, el cual, como derecho
cooperativo, comprende a los Estados como entidades completamente soberanas, con
sus respectivos ordenamientos jurdicos y el derecho de persecucin penal como
consecuencia de su soberana (7). En sntesis, esta teora afirma que en el mbito de los
convenios de derechos humanos mencionados, que conformaran lo que llama el
derecho internacional tradicional, el individuo no es sujeto de ese derecho, sino que est
mediatizado por los Estados.
Podran dirigirse varias crticas a esa opinin. Por un lado, no parece plausible la idea de
que los convenios mencionados puedan interpretarse, actualmente, de acuerdo con una
concepcin tradicional del derecho internacional que reconoce a los Estados una
soberana absoluta. Los pases americanos y europeos que adhirieron, respectivamente,
al Pacto de San Jos de Costa Rica y al Convenio Europeo de Derechos y Libertades
Fundamentales consintieron una limitacin de su soberana, dando lugar a una sociedad
internacional que ya no estara vinculada por un pactum societatis, sino por un
pactum subiectionis. En otras palabras, los Estados no estaran facultados a respetar
los derechos humanos, sino que estaran obligados a ello. Lo cual estara confirmado en
las regiones consideradas por la existencia de cortes supranacionales a las que los
individuos pueden acceder directamente, an contra la voluntad de sus Estados, para
requerir la proteccin de esos derechos, abriendo la posibilidad de sanciones en
perjuicio de aqullos. De all, entonces, que actualmente no podra definirse slo a los
Estados sujetos del derecho internacional, sino tambin a los individuos.
En la doctrina europea, se afirm adems que la posicin mencionada pasa por alto que
la razn de ser de la garanta, es decir, el resguardo de la seguridad jurdica, tambin es
vlida en el mbito internacional y que, an ms, existe el peligro de fallos
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contradictorios que puedan alterar la coexistencia pacfica de los diferentes


ordenamientos jurdicos, los cuales, a su vez, sirven de base al ordenamiento
internacional (8).
En nuestro medio, Guillermo Fierro sostuvo que, en la actualidad, no puede
cuestionarse vlidamente que el ne bis in idem sea una garanta reconocida en pleno por
la comunidad internacional. Buena prueba de su creciente y amplia aceptacin, en su
opinin, lo dan tanto el art. 20 del Estatuto de la Corte Penal Internacional, que
examinaremos luego, como la prohibicin de la doble persecucin (double jeopardy)
que establece el Manual sobre el Tratado Modelo de Extradicin (Manual on the
Model Treaty on Extradition), elaborado por las Naciones Unidas en 1995, el art. 9 del
Convenio Europeo de Extradicin de 1957 y la enorme mayora de los tratados
modernos de extradicin (9).
Sin embargo, lo cierto es que an hoy la cuestin resulta muy controvertida (10). Las
opiniones que acabamos de resear, por ejemplo, no lograran superar los problemas
que destacbamos anteriormente. Tan es as que otra parte de la doctrina europea
advierte que si la garanta debe operar a nivel transnacional, deviene imprescindible
regular especialmente, de manera racional y uniforme, la definicin de qu significa la
identidad del objeto de la persecucin y la determinacin de cundo se produce el efecto
ne bis in idem, recordando incluso la jurisprudencia local y regional que resulta
contrastante sobre el tema (11).
En sntesis, no es claro que exista una norma de derecho internacional de los derechos
humanos que se refiera especficamente a la prohibicin de mltiple persecucin penal
por dos jurisdicciones nacionales diferentes. Y tampoco es claro si existe una regla
internacional de ius cogens en ese sentido.
2.2. Los Estatutos de los Tribunales Penales Internacionales Ad-Hoc
Un comentario aparte merece la regulacin de la garanta en los Estatutos de los
Tribunales Penales Internacionales ad hoc para la ex Yugoslavia (TPIY) y Ruanda
(TPIR), establecidos, respectivamente, en 1993 y 1994, y de la Corte Penal
Internacional (CPI), creada en Roma en 1998.
El art. 10 del Estatuto del TPIY establece que nadie puede ser sometido a proceso ante
una jurisdiccin nacional por los mismos hechos respecto de los que ha sido juzgado
por ese tribunal. Y, en la situacin inversa, prev que nadie podr ser sometido a la
jurisdiccin del TPIY, salvo que: a) la jurisdiccin local hubiese calificado el hecho
como un delito comn y no como uno de los previstos en el Estatuto del TPIY; o b) la
jurisdiccin local no hubiere actuado de manera imparcial e independiente, el proceso
hubiere tenido la finalidad de sustraer al acusado de su responsabilidad penal (procesos
farsa o sham trials) o las diligencias no se hubieren cumplido correctamente. En
todo caso, el tribunal internacional, al determinar la pena, deber tener en cuenta la que
ya hubiere cumplido el acusado, total o parcialmente, a causa de la sentencia
pronunciada por una jurisdiccin nacional por el mismo hecho (regla llamada minimun
minimorum). El Estatuto del TPIR contiene una norma idntica en su art. 9.
Atendiendo a esas normas, podramos pensar en las siguientes hiptesis. Si un tribunal
argentino, basndose en el principio de la jurisdiccin universal por crmenes de lesa
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JURA GENTIUM

humanidad, solicitara la extradicin de un ex soldado serbio por un hecho que ya ha


sido juzgado por el TPIY, la solicitud debera tener respuesta negativa. Diversamente, si
ese soldado nunca hubiese sido juzgado por el TPIY, pero resultase condenado por un
tribunal argentino, podramos conjeturar varias respuestas posibles a un eventual pedido
de extradicin o entrega de parte de aqul. Por ejemplo, si el requerido hubiese sido
condenado en nuestro pas por homicidios calificados como delitos de lesa humanidad,
pareciera que podra oponerse el impedimento del ne bis in idem si el pedido recayera
sobre los mismos hechos. Por el contrario, si el requerido hubiese sido condenado en
nuestro pas por homicidio simple y el Fiscal del TPIY quisiera juzgarlo por el mismo
hecho pero calificndolo como delito de lesa humanidad, la Argentina, en principio, no
podra negarse al pedido. Y la misma solucin se impondra en caso que el TPIY
fundara la solicitud de extradicin por los mismos hechos, alegando que el proceso
argentino no ha sido imparcial ni independiente o hubiese tenido la finalidad de sustraer
al condenado de su responsabilidad penal. Veamos por qu.
Por un lado, los tribunales ad hoc tienen primaca sobre las jurisdicciones locales (art.
9.2 del Estatuto del TPIY y 8.2 del Estatuto del TPIR), lo que les permite requerir a
cualquier pas miembro de la ONU que se inhiba de seguir interviniendo en un caso y
entregue al detenido para que sea juzgado por la jurisdiccin internacional, sin
posibilidad de que el Estado interesado pueda oponerse. Recurdese que esos dos
tribunales fueron establecidos por sendas resoluciones del Consejo de Seguridad de la
ONU, en uso de las facultades que le atribuye el cap. 7 de la Carta de la Organizacin,
lo que los caracteriz como medidas para garantizar la paz y la seguridad internacional.
As, pareciera que aquella solicitud de cooperacin, en principio, no podra denegarse
sin que el Estado corra el riesgo de caer en responsabilidad internacional.
Por otro lado, debe tenerse en cuenta que, como veremos a continuacin, la ley de
implementacin del Estatuto de la CPI (12), recept esa solucin en el caso de
encontrarnos ante similar situacin respecto de esta corte, cuyo establecimiento, como
es notorio, tambin ha sido promovido y auspiciado por la ONU.
2.3. El Estatuto de la Corte Penal Internacional y la ley de implementacin
argentina
En el Estatuto de la CPI la garanta del ne bis in idem est regulada en el art. 20. A
diferencia de lo que hemos visto respecto de los TPI, esa norma no prev la excepcin
de que el hecho haya sido juzgado como crimen de derecho comn, ni la regla minimum
minimorum, la que se establece slo como facultad de la CPI en el art. 78.2 del Estatuto.
Luego, la regulacin de la garanta es similar.
Otra diferencia importante entre la CPI y los TPI es que ella no tiene primaca sobre las
jurisdicciones locales, sino que su actuacin se rige por el principio de
complementariedad (art. 17 del Estatuto). Esto quiere decir, en pocas palabras, que si un
tribunal nacional estuviese investigando, hubiese ya iniciado la accin penal o
pronunciado sentencia en un asunto de competencia de la CPI, sta no tiene la facultad
de intervenir en el mismo asunto, salvo que el tribunal nacional tuviese o hubiese tenido
la finalidad de sustraer a los acusados de su responsabilidad penal o no fuese capaz de
llevar a cabo su funcin correctamente.

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As, tanto la regla del art. 20 como la del art. 17 del Estatuto suscitan varios
interrogantes en la doctrina, pues parece difcil precisar, por ejemplo, cules son los
casos de procesos farsa (13), lo cual permite suponer posibles conflictos de
competencia entre jurisdicciones locales y la CPI.
Sin embargo, el legislador argentino habra previsto esta posibilidad y la cuestin habra
quedado resuelta en nuestro pas por la reciente ley de implementacin del Estatuto de
Roma. Su artculo 25, en efecto, establece que si la CPI notifica al Estado argentino de
la presunta comisin de un hecho previsto en el Estatuto respecto del cual tendran
competencia nuestros tribunales, el Poder Ejecutivo solicitar a la Procuracin General
de la Nacin, a las Cmaras Federales o a quien estime pertinente, que le informen
acerca de la existencia de actuaciones penales al respecto. En caso que se le informe que
hay una causa en trmite o se ha pronunciado sentencia sobre los mismos hechos, el
Poder Ejecutivo decidir si sostiene la competencia de la justicia argentina y lo
comunicar a la CPI. Al mismo poder le corresponde impugnar la competencia de la
Corte, si sta inicia su actuacin en relacin con un hecho que est siendo investigado,
sometido a proceso o hubiese recado sentencia a su respecto en nuestro pas (art. 26 ley
26.200). De todas formas, si el Poder Ejecutivo solicita a la CPI que no intervenga en un
asunto que estuviese siendo o ya hubiese sido sometido a la justicia de nuestro pas, y
esa Corte, pese a ello, autoriza al Fiscal internacional a proceder con la investigacin o
mantiene su competencia, el rgano jurisdiccional argentino se inhibir a favor de la
CPI y a su solicitud le remitir todo lo actuado (art. 27 ley 26.200). De ello cabe inferir
que la peticin de entrega de los detenidos en esa causa no podra denegarse.
3. Los tratados internacionales de extradicin firmados por la Argentina y la ley de
cooperacin internacional en materia penal (24.767)
Hemos dicho que no puede considerarse la garanta del ne bis in idem una norma de ius
cogens, por lo menos en lo que respecta a la prohibicin de mltiple persecucin penal
por jurisdicciones nacionales diferentes. Sin embargo, es indiscutible que en varios de
los tratados de extradicin firmados por nuestro pas existen reglas que expresan esa
garanta en mayor o menor medida.
En general, se establece la improcedencia de la extradicin cuando se refiera al mismo
hecho por el que el individuo reclamado hubiese sido juzgado, condenado o absuelto en
el pas requerido (art. 3.4 de los Tratados de extradicin con Blgica, Pases Bajos y
Suiza; art. 4 del celebrado con Gran Bretaa; art. III.b del celebrado con Brasil; art. 5
del celebrado con Estados Unidos; art. 9.d del celebrado con Espaa; art. 7.c del
celebrado con Italia; art. 6.1.d del celebrado con Paraguay; art. 6 del celebrado con
Uruguay).
En otros tratados y aun en algunos de los mencionados, pareciera que la garanta est
reconocida tambin de manera ms amplia, pues se prev que no proceder la
extradicin mientras el individuo reclamado sea perseguido por el mismo hecho en el
pas requerido (art. 4 de los Tratados de extradicin con los Pases Bajos, Suiza y Gran
Bretaa; art. III.b del celebrado con Brasil; art. 3.2 del celebrado con Uruguay).

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A su vez, en algunos otros la concesin de la extradicin, en el mismo caso, se establece


como facultad del Estado requerido (art. 8.a del tratado de extradicin con Italia; art. 3.c
del Tratado Interamericano de Extradicin o Convencin de Montevideo de 1933).
Una cuarta categora estara integrada por los tratados que toman en cuenta,
expresamente, las sentencias definitivas pronunciadas por un tercer Estado (art. 3.d del
tratado con Australia; art. 3.II.c del tratado con Corea). En esta categora debera
incluirse tambin a la ley de cooperacin internacional en materia penal, que regula la
cuestin en su art. 11.b.
El Tratado de Montevideo de 1889 (14) parece representar un caso particular. Su art.
19.5 establece como excepcin a la obligacin del Estado signatario de entregar al
sujeto reclamado, que ste hubiese sido penado por el mismo hecho y cumplido su
condena, sin excluir ni contemplar expresamente que la sentencia haya sido pronunciada
por un Estado no involucrado en el trmite extraditorio (15).
Esta clusula fue discutida en el precedente Weil Levy (16), resuelto por la Corte
Suprema en mayo de 2006. El caso se inici por una solicitud de reextradicin del
Estado peruano, que el juez argentino rechaz por considerar que los hechos objeto de
esa solicitud ya haban sido juzgados con sentencia firme en el proceso que se realizara
en ese pas, tras la concesin de la extradicin de Weil Levy por la Argentina. El fiscal
apel esa decisin y el recurso fue mantenido ante la Corte, invocndose como agravio,
en lo que respecta a nuestro tema, que cuando aquella clusula impone como lmite a la
extradicin que el delito que fundamenta el pedido no haya sido juzgado, est haciendo
referencia a un eventual juzgamiento en el pas requerido o, en su caso, en un tercer
Estado, pero no a los juicios en el Estado requirente. Ello porque, segn esta posicin,
imponerle al juez de la extradicin que decida sobre si existe o no identidad entre dos
procesos que tramitan en el Estado requirente, implica exigirle una suerte de prediccin
valorativa de las circunstancias del caso a tener en cuenta por los tribunales de la nacin
solicitante, que significa decidir cuestiones de fondo ms all de los lmites de la
extradicin. La Corte, por su parte, rechaz la apelacin, explicando que el propio juez
extranjero haba hecho lugar a la excepcin de cosa juzgada deducida por la persona
reclamada en la causa a la que se vinculaba este pedido de extradicin ampliada. Aadi
que esta circunstancia surga de actos extranjeros legalmente incorporados al trmite de
reextradicin, lo cual no supone un juicio de legalidad acerca de ellos, sino simplemente
su toma en consideracin con el fin de establecer su oponibilidad en jurisdiccin
argentina para probar el extremo que consagra la clusula en cuestin. Y que, por
ltimo, la interpretacin de la misma clusula que propona el apelante resultaba
errnea, pues no slo no tena sustento en el texto al introducir distinciones que no
contempla, sino que, adems, era contraria al objeto y fin de la norma, que procura
proteger al individuo de la prohibicin de ser doblemente penado por el mismo hecho,
sin distinguir si tal situacin procesal tiene origen en el pas requerido, en el requirente
o en un tercer Estado. As, la cuestin habra quedado aclarada.
Debemos destacar tambin que algunas clusulas convencionales prevn los indultos y
las amnistas como obstculos para acceder a la extradicin. En el caso de la
Convencin de Montevideo, por ejemplo, se establece que, en ese caso, ser facultad del
Estado decidir si accede al pedido (art. 3.c). En cambio, el tratado de extradicin con
Brasil establece que la entrega no proceder si el individuo reclamado hubiese sido

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amnistiado o indultado en el Estado requirente o requerido (art. III.b), mientras que el


tratado de extradicin con Australia no excluye que el perdn o la amnista hayan sido
otorgados por un tercer Estado (art. 3.d).
Es de sealar, por ltimo, que algunos tratados no se refieren al mismo hecho, sino al
mismo crimen, como el celebrado con Brasil, o al mismo delito, como el celebrado
con Australia. En lo que respecta a la interpretacin que la Corte Suprema nacional ha
dado del ne bis in idem, podemos decir con seguridad, por lo menos a partir del
precedente Videla (17) de 2003, que el objeto es idntico cuando se refiere al mismo
comportamiento, atribuido a la misma persona. Por lo tanto, ms all de las
mencionadas diferencias terminolgicas, parece claro cmo deben interpretarse esas
normas convencionales de acuerdo con nuestro ordenamiento, o sea, lo decisivo es el
hecho como acontecimiento real que sucede en un momento o perodo determinado, y
no la diversa calificacin jurdica que ese concreto comportamiento punible pueda
merecer (18). A lo que cabra agregar que el Tribunal asever, en el mismo precedente,
que la garanta protege al individuo no slo contra la sujecin a una nueva pena por el
mismo hecho, sino tambin contra el riesgo de que ello suceda, es decir, contra todo
acto que contribuya a una nueva persecucin penal.
4. La jurisprudencia de la CSJN
En la jurisprudencia de la Corte Suprema de los ltimos diez aos, la cuestin del ne bis
in idem como obstculo a la concesin de extradiciones ha sido tratada de manera
reiterada en casos por contrabando de exportacin e importacin de estupefacientes. Por
lo general, ello se debe a que al investigarse el delito de contrabando de importacin en
el exterior, se intenta una nueva lnea de investigacin en los tribunales nacionales para
responsabilizar al autor del delito de contrabando de exportacin cometido en nuestro
pas, siendo que en esos casos el autor material del hecho es el mismo en ambas causas
(19).
Este problema se discuti en el trmite de extradicin del ciudadano chileno Carlos
Rojas Morales, que la Corte resolvi en diciembre de 1988 (20). La defensa interpuso
recurso de apelacin contra la decisin que concedi la extradicin solicitada por Italia,
alegando, en lo que respecta a nuestro tema, la posible lesin a la garanta del ne bis in
idem ante el riesgo de que el requerido fuese condenado all por importacin y en
nuestro pas por exportacin de estupefacientes. La Corte rechaz el recurso, apoyando
la postura del juez del caso. Sostuvo, en sntesis, que la dualidad tpica que el delito de
trfico poda encerrar, quedaba desvirtuada ante la regla de interpretacin que establece
la Convencin nica de Estupefacientes de 1961 (art. 36, segundo prrafo, apartado
a, inc. i), enmendada por el Protocolo de Modificacin de 1972, ambos incorporados
a nuestra legislacin por el decreto-ley 7672/63 y la ley 20.449, respectivamente. Segn
esa regla, en efecto, los delitos previstos en la Convencin mencionada deben
considerarse infracciones distintas si son cometidos en pases distintos, ya que ambas
acciones exportar e importar- lesionan los ordenamientos de ambos pases y tienen
momentos consumativos distintos, incluso cuando puedan resultar de un nico designio.
La Corte reconoca as una excepcin a nuestra garanta, de acuerdo a la interpretacin
que se le haba dado tradicionalmente, en base a aquella norma convencional que

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obligaba a nuestro pas. Digo esto porque, como explica Maier, citando a Nez, en un
caso semejante al que hemos visto, el nmero y la variedad de las acciones es
indiferente para destruir la unidad delictiva, a pesar de que cada accin pueda serlo en s
misma, y por ello merece una nica persecucin penal (21). Tan es as que, siguiendo
esta lnea de pensamiento, la Corte cambiara su criterio ms de lustro despus.
Pero antes se pronunciara en el mismo sentido en el caso Curuchaga, resuelto en abril
de 2001 (22). Aqu, el juez federal haba rechazado la extradicin solicitada tambin por
Italia, invocando la garanta que veda la mltiple persecucin penal. Para ello se bas en
que el requerido haba sido reclamado por la presunta entrega de drogas en territorio
argentino a un correo italiano para importarla en ese pas, mientras que en el nuestro
se encontraba procesado y a la espera de juicio oral por haber sido acusado de entregar
sustancias estupefacientes a un tercero para que las exporte all. Por lo tanto, entendi
que el cometido del imputado haba sido el mismo, o sea, organizar el envo de drogas a
Italia valindose de correos. La Corte, de conformidad con el dictamen del Procurador
Fiscal, revoc la decisin impugnada e hizo lugar a la extradicin, reiterando los
mismos argumentos expuestos en Rojas Morales.
Un criterio anlogo se aplic en el precedente Arla Pita (23). En este caso, la solicitud
de extradicin provino de Estados Unidos, para someter a proceso a cuatro ciudadanos
argentinos, junto a otros tres ya detenidos en ese pas, acusados de formar parte de una
organizacin dedicada al contrabando de grandes cantidades de herona desde Colombia
hacia el Estado requirente. Result muy relevante que en el pedido de extradicin se
pusieran de manifiesto los roles de los imputados y se detallaran las maniobras que
habran perpetrado, entre las que se contaban el reclutar a correos en nuestro pas, la
recepcin de transferencias electrnicas de dinero obtenido por el trfico de
estupefacientes y el contrabando interno en el pas requirente, puesto que esto sera
especialmente valorado por la mayora de la Corte. El magistrado que intervino deneg
la extradicin, pues ante su juzgado tramitaba una causa en la que se acusaba a los
requeridos de transporte de estupefacientes agravado por la intervencin de ms de tres
personas organizadas para cometerlo (arts. 5, inc. c y 11, inc. c, de la ley 23.737) y
entendi que, en definitiva, se trataba de los mismos hechos que motivaban esa solicitud
(art. 5 del Tratado de extradicin con Estados Unidos). Su decisin fue apelada por el
fiscal con cita de los precedentes que acabamos de examinar. Y si bien la Corte revoc
la decisin, no se bas exactamente en los mismos motivos que haba invocado en
aquellas oportunidades, como pretenda el apelante. En realidad, argument que la
imputacin en nuestro pas transporte de estupefacientes agravado por el nmero de
personas intervinientes- no subsuma totalmente los hechos valorados por el juez de
Estados Unidos. Por lo tanto, no era posible afirmar que mediara identidad entre el
objeto procesal argentino y el de la causa por la que se solicitaba la extradicin.
Adems, agreg que la imputacin en ese pas era la de confabulacin (conspiracy) y no
le corresponda al juez argentino indagar los trminos en los que est penado ese delito
segn la ley del Estado requeriente, porque los elementos normativos slo adquieren
una valoracin adecuada en el orden jurdico al que pertenecen. Por eso, la solucin
propugnada por la Corte prescinda de que pudiera sostenerse que en nuestro
ordenamiento jurdico la confabulacin estara subsumida en el agravante del nmero de
personas organizadas para cometer el delito.

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El ministro Petracchi vot en disidencia y su opinin resulta muy importante porque,


como veremos, ser retomada por la Corte, al menos parcialmente, para variar su
jurisprudencia pocos aos despus. Dijo Petracchi que el caso Arla Pita no era
semejante al de los precedentes Rojas Morales y Curuchaga, como sostuvo el
apelante, puesto que aqu el Estado extranjero no les imputaba a los requeridos el haber
introducido el estupefaciente en su territorio, sino nicamente el haber confabulado para
hacerlo, mientras que en nuestra jurisdiccin la imputacin era ms amplia, ya que
comprenda no slo la etapa de la preparacin, como en aqulla, sino tambin al delito
de trfico, cometido por ms de tres personas organizadas. As, no exista la posibilidad
de valorar una misma conducta de trfico de estupefacientes desde la perspectiva dual
de la importacin y la exportacin, sino que se trataba de valorar, por un lado, la
confabulacin que se habra cometido en Estados Unidos y, por otro lado, el traficar
tales sustancias de manera organizada en nuestro pas. Y esta calificacin de los hechos,
para Petracchi, es ms amplia que la confabulacin y la comprende, come hemos dicho,
en razn de tratarse de las que se denomina infracciones progresivas, en las que el
proceder del agente va recorriendo diferentes infracciones jurdicas de creciente
gravedad y respecto de las cuales la punicin del grado ms avanzado comprende el
contenido del injusto de los pasos previos. Por lo tanto, conceder la extradicin
significaba para l violar la garanta del ne bis in idem, expresamente reconocida en el
art. 5 del Tratado de extradicin con Estados Unidos.
Dos aos despus, con nueva integracin, la Corte se pronunci en un caso muy similar
y cambi su criterio. El precedente es Duque Salazar (24). En este caso tambin se
trat de una solicitud de extradicin proveniente de Estados Unidos y por el delito de
confabulacin para importar herona a ese pas, mientras que la persona reclamada
estaba siendo enjuiciada en el nuestro por organizacin y financiamiento de actividades
vinculadas al narcotrfico (art. 7 de la ley 23.737) y almacenamiento de estupefacientes
(art. 5, inc. c, de la misma ley), con el agravante de la intervencin de tres o ms
personas organizadas (art. 11, inc. c, de la misma ley). La extradicin fue concedida
en primera instancia y la defensa apel. En qu cambi su criterio la Corte? Pues bien,
siguiendo el voto del ministro Petracchi en Arla Pita, sostuvo que lo decisivo no es la
circunstancia de que los hechos por los que se requiere la extradicin no coincidan de
forma completa con los investigados en nuestro pas, como haba sostenido en ese
precedente la mayora del Tribunal, sino que la totalidad del reproche contenido en la
conducta por la que se formula el reclamo ya est comprendida en la imputacin ms
amplia que tiene lugar en Argentina. As, explic que eso era lo que observaba en este
caso, pues la confabulacin es la que daba fundamento a la imputacin de organizacin
y financiamiento de trfico de estupefacientes y almacenamiento, con el agravante del
nmero de personas intervinientes organizadas para ello.
En marzo de 2007 la Corte tuvo la oportunidad de pronunciarse otra vez sobre este tema
y mantuvo el nuevo criterio adoptado. El caso es Cabrera (25), que se inici a causa
de un pedido de extradicin de Estados Unidos a fin de juzgar por confabulacin para
importar estupefacientes a ese pas, a una persona que en nuestra jurisdiccin estaba
siendo juzgada por el delito de trfico de estupefacientes agravado por la intervencin
de tres o ms personas organizadas para cometerlo (arts. 29 bis, 5, inc. c y 11, inc.
c, de la ley 23.737). Cuando el caso lleg a la Corte por la apelacin de la defensa
contra la concesin de la extradicin, volvi a repetir el argumento de las infracciones

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JURA GENTIUM
progresivas, que ya haba expuesto el ministro Petracchi en Arla Pita. Pero agreg
que ni el juez ni el fiscal haban captado la realidad de la imputacin extranjera, que no
era formar parte de una asociacin ilcita ni ingresar estupefacientes al pas requirente,
sino la confabulacin, que se haba cometido plenamente en nuestro pas. Y que
impeda, por consiguiente, considerar que se trataba de conductas tpicas consumadas en
diferentes pases. No poda entenderse como aplicable al caso, en otras palabras, la
norma de la Convencin nica de Estupefacientes de 1961 que prev lo que definimos
como una excepcin al ne bis in idem, al considerar como dos infracciones distintas a la
importacin y exportacin de estupefacientes cometidas en dos pases distintos, a pesar
de que respondan al mismo designio criminal (art. 36, segundo prrafo, apartado a,
inc. i). As, revoc la decisin apelada invocando la garanta que veda la mltiple
persecucin penal por los mismos hechos.
5. Conclusiones
Resumiendo, la regulacin en el derecho internacional del ne bis in idem todava
presenta muchos aspectos problemticos que impediran reconocer este principio como
norma de ius cogens. No hay en ese mbito un acuerdo categrico en lo que respecta a
su significado ni a su alcance. Aparte de la interpretacin de lo que constituye la
identidad del objeto procesal, un problema definitivamente sin resolver parece ser la
forma del acto en que termina el proceso. En varios ordenamientos y convenciones
internacionales se reconoce este efecto a las amnistas y los indultos, pero estos se
opondran a la lucha contra la impunidad, invocada cada vez ms como un valor, y no
ya como un medio, al interpretarse instrumentos normativos de carcter internacional o
regional, como el Estatuto de Roma o la Convencin Americana de Derechos Humanos,
respectivamente. Pero el problema alcanza tambin a otras decisiones sobre la
finalizacin y la posible reapertura de los procesos que admiten algunos ordenamientos
y otros no.
Por el contrario, la Corte Suprema argentina, en el marco de nuestro ordenamiento,
parece haber aclarado el concepto ne bis in idem en sus aspectos decisivos. Lo relevante
es el hecho, no su calificacin jurdica, y es indiferente que los imputados hayan sido
absueltos o condenados, que hayan cumplido la pena total o parcialmente, que ella haya
prescripto, haya sido indultada o los hechos amnistiados luego de la instauracin del
proceso. Por tanto, si los hechos son los mismos y existe alguna de estas circunstancias,
la extradicin debera ser denegada (26).
Notas
1. Entiendo que son de ius cogens las normas imperativas de derecho internacional
general que no pueden derogarse por va convencional (art. 53 de la Convencin de
Viena sobre el Derecho de los Tratados). Son normas que, en otras palabras, gozan de
una opinio iuris concordante y claramente mayoritaria a nivel global y que, en
consecuencia, los Estados consideran que no pueden ser objeto de ninguna derogacin.
Para mayor informacin, y respecto de los problemas que presenta el concepto, incluso
en su definicin aqu propuesta, vase A. Gmez Robledo, El Ius Cogens internacional.
Estudio histrico-crtico, 1a reimp., UNAM, Mxico, 2003.

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JURA GENTIUM
2. Cf. H. Satzger, El principio de ne bis in idem, particularmente la prohibicin de la
doble penalizacin en el derecho penal internacional, en El derecho penal, (2009), 2,
pp. 5-16, esp. pp. 6-7, y sus citas.
3. Cf. J.L. De la Cuesta, Competencias penales nacionales e internacionales
concurrentes y el principio ne bis in idem. Relacin General, en Revue internationale
de droit pnal, 73 (2003), pp. 737-769, esp. pp. 741-742.
4. Cf. J.L. De la Cuesta, ob. cit., p. 744.
5. Cf. D. Spinellis, The ne bis in idem principle in global instruments, en Revue
internationale de droit pnal, 73 (2003), pp. 1149-1162, esp. p. 1153.
6. H. Satzger, ob. cit., p. 7. Vase tambin D. Spinellis, ob. cit., esp. p. 1152, donde se
exponen las opiniones concordantes en el mismo sentido de autores alemanes, belgas y
griegos.
7. H. Satzger, ob. cit., p. 7.
8. Cf. S. Van den Wyngaert, Some of the Unanswered Questions, en International
Criminal Law Quarterly, 48 (1999), pp. 779-804, esp. p. 782.
9. Cf. G.J. Fierro, Extradicin y non bis in idem, en Jurisprudencia Argentina, 2005-I,
pp. 1132-1137, esp. p. 1132. En el mismo sentido, en la doctrina europea, vase D.
Spinellis, ob. cit., esp. p. 1153 y sus citas.
10. Una opinin contraria a la existencia de una norma internacional de ius cogens que
prohba la mltiple persecucin penal por tribunales nacionales distintos, puede verse en
H. Satzger, ob. cit., p. 7; D.A. Chouela, M.I. Dato y J.M. Nicolosi, Doble persecucin
penal del delito de contrabando de estupefacientes. Principio ne bis in idem, en El
Derecho Penal, (2008), 4, pp. 29-46, esp. p. 39.
11. J.L. De la Cuesta, ob. cit., pp. 745-759 y 769.
12. Ley 26.200, sancionada el 13-12-06, promulgada el 5-1-07 y publicada el 9-1-07.
13. Para mayor informacin, vanse, entre otros, J.T. Holmes, The Principle of
Complementarity, en R.S. Lee (editor), The International Criminal Court: The Making
of the Rome Statute, Kluwer Law International, La Haya, 1999, pp. 41 y ss.; C. Stahn,
Complementary, Amnesties and Alternative Forms of Justice: Some Interpretive
Guidelines for the International Criminal Court, en Journal of International Criminal
Justice, 3 (2005), pp. 695 y ss.
14. Firmado por Argentina, Bolivia, Paraguay, Per y Uruguay. Sin embargo, cabe
recordar que nuestro pas, posteriormente, firm tratados bilaterales de extradicin con
Paraguay y Uruguay, derogando el ttulo III de aqul, en el que se encuentran las
disposiciones relativas al ne bis in idem. Sobre esta garanta, por lo tanto, cabe remitir a
los tratados bilaterales mencionados en los casos de extradicin entre nuestro pas y
aquellos dos.
15. En la doctrina se ha afirmado que ese tratado debera considerarse parte integrante
de la categora en cuestin. Cf. L.M. Garca, Auxilio judicial internacional y soberana
estatal (Problemas que plantean los principios de validez material del derecho penal:

80

JURA GENTIUM

jurisdiccin concurrente y mltiple persecucin penal, en La Ley, 1992-B, pp. 929958, esp. p. 953.
16. Fallos: 329:1938.
17. Fallos: 326:2805.
18. G.J. Fierro, ob. cit., p. 1137.
19. D.A. Chouela, M.I. Dato y J.M. Nicolosi, ob. cit., p. 29.
20. Fallos: 311:2520.
21. J.B.J. Maier, Derecho Procesal Penal. I. Fundamentos, 2 ed., 3a reimp., Editores
del Puerto, Buenos Aires, 2004, p. 616.
22. Fallos: 324:1146.
23. Fallos: 325:2777.
24. Fallos: 327:4884. Para un anlisis ms exhaustivo de este caso, vase L.S. Gonzlez
Warcalde y E.H. Del Carril, La extradicin, LexisNexis, Buenos Aires, 2005, pp. 163171.
25. Fallos: 330:261.
26. Texto de la ponencia del autor en el Seminario de capacitacin en procedimientos
de extradicin, realizado en el saln de actos de la Procuracin General de la Nacin,
Buenos Aires, los das 14 y 15 de mayo de 2009.

81

Por uma cidadania universal


Os direitos humanos dos migrantes numa perspectiva cosmopolita
Maritza Natalia Ferretti Cisneros Farena
Para o migrante, ptria a terra que lhe d o po
A emigrao deveria ser considerada um direito natural da pessoa
humana, e como tal inalienvel, podendo ir buscar o seu bem-estar
onde as condies sejam mais favorveis
G.B. Scalabrini, Pai dos Migrantes, 1889
Introduo
O respeito aos direitos dos migrantes tem sido objeto no somente da nossa atividade
acadmica, mas tambm do nosso trabalho como advogada. O tema est presente nesta
reflexo em que nos permitimos uma aproximao a importantes teorias filosficas em
torno dos Direitos Humanos.
Analisaremos o Princpio de Hospitalidade Universal, fundamento do Direito
Cosmopolita, proposto por Kant, objetivando demonstrar a importante relao entre
esse Princpio e a defesa dos Direitos Humanos dos Migrantes, e tambm entre a
Hospitalidade e Cidadania universal. Nas concepes de Kant sobre o Direito
Cosmopolita e a Hospitalidade tambm percebemos uma aproximao ao Direito
Internacional dos Direitos Humanos, bem como uma previso do processo de
Globalizao.
A hospitalidade, como fundamento do respeito da cidadania universal, a partir de uma
perspectiva cosmopolita, implica que os cidados do mundo tenham sua dignidade
assegurada onde quer que se encontrem neste planeta, ou seja, a garantia do respeito de
seus direitos humanos em qualquer lugar, independentemente de sua nacionalidade.
1. O Direito Cidadania Universal e o Direito Cosmopolita
Atualmente, Cidadania mundial, conceito que, conforme observa Ricardo Lobo Torres,
pareceria contraditrio h alguns anos:
a que o cidado desfruta no plano internacional, no qual tambm
possui direitos subjetivos. O Direito Internacional Pblico deixa de
ser o conjunto de normas e princpios que regulam as relaes entre
as naes para adquirir o contorno de um Direito Internacional dos
Direitos Humanos que garante status especfico aos cidados dos
diversos pases (...). A cidadania mundial envolve, sobretudo, os
Direitos Humanos declarados nos tratados e nas convenes
internacionais (1).
Esta concepo revela um giro de 180 graus na idia tradicional de cidadania, que
floresceu no nacionalismo, na dicotomia comunidade poltica interna versus anarquia
internacional externa, pertena a uma comunidade poltica versus vulnerabilidade da

JURA GENTIUM
pessoa sem Estado (2). Alis, a cidadania nesse sentido tem-se tornado status de
discriminao e excluso dos direitos.
Da cidadania ligada nacionalidade passa-se a um conceito mais amplo, mesmo porque
so muitos os excludos dentro de seu prprio Estado. Ter cidadania universal, mundial,
ou cosmopolita, significa gozar dos direitos humanos consagrados nos instrumentos
jurdicos internacionais e nacionais sempre e em todo lugar.
O direito a uma cidadania universal algo hoje tambm percebido e reivindicado pelos
movimentos sociais de promoo e proteo dos Direitos Humanos dos Migrantes, no
mundo inteiro. Os migrantes protestam por uma cidadania universal, conscientes de que
efetivamente fazem jus proteo fora das fronteiras do seu Estado e cientes de que os
Direitos Humanos correspondem a toda a humanidade, independentemente das
soberanias estatais e da nacionalidade, como j reconhecido pelo Direito Internacional
dos Direitos Humanos (3).
Esta idia to moderna de cidadania universal (que conduz ao respeito dos direitos dos
migrantes, to difcil hoje), foi concebida por Kant h mais de dois sculos, ao propor o
respeito ao Princpio de Hospitalidade no Direito Cosmopolita.
A proposta de Kant inspira concepes de vrios filsofos que tm dedicado ateno ao
tema da cidadania cosmopolita, alguns discutindo as possibilidades de sua concretizao
(Norberto Bobbio, Hanna Arendt, Jrgen Habermas, Danilo Zolo e Giuseppe Tosi, entre
outros).
Comecemos recordando que Immanuel Kant defende uma comunidade internacional
pacfica atravs do Direito, apresentado as trs dimenses do Direito (Interno,
Internacional e Cosmopoltico ou Cosmopolita) necessrias para a instituio da paz
perptua. Assim, enquanto o Direito Internacional regula as relaes entre os Estados e
o Direito Interno regula as relaes entre o Estado e seus prprios cidados, o Direito
Cosmopolita regularia as relaes entre um Estado e os cidados dos outros Estados e
entre os cidados dos diversos Estados.
Kant prope, dessa forma, um novo Direito, diferente do Direito Internacional, para
regular certas relaes internacionais dentro da Comunidade mundial de Estados. Tratase do Direito Cosmopoltico (ius cosmopoliticum), considerado por ele um princpio de
Direito, que constitui a idia racional de uma sociedade de paz de todos os povos da
terra entre os quais podem ser estabelecidas relaes (4), ou seja, refere a possibilidade
de relaes recprocas universais entre os indivduos, onde nacionais e estrangeiros se
tratem como amigos. Em virtude da posse comum e originria de toda a superfcie da
terra pela humanidade, Kant justifica o direito que cabe a todos os homens de
relacionar-se entre si.
No existe nenhum direito de hspede sobre o qual se possa basear
esta pretenso, mas um direito de visita, que assiste todos os homens
para se apresentar sociedade, em virtude do direito da propriedade
comum da superfcie da Terra, sobre a qual, enquanto superfcie
esfrica, os homens no podem estender-se at ao infinito, mas devem
finalmente suportar-se um aos outros, pois originariamente ningum
tem mais direito do que outro a estar num determinado lugar da Terra
(5).
83

JURA GENTIUM

Para Kant, o Direito Cosmopolita resulta da possibilidade de consenso de todos os


povos com relao a certos direitos (a unio possvel de todos os povos sobre certas
leis universais do seu relacionamento) (6). Podemos interpretar que esse consenso, do
Direito Cosmopolita, refere-se aos Direitos Humanos, mais ainda, prpria cidadania
universal, j que o respeito dos primeiros por todos os Estados leva garantia desta.
Pode-se afirmar tambm que esse consenso comeou a delinear-se em 1948, com a
adoo da Declarao Universal dos Direitos do Homem por parte da ONU.
Vrias condies devem observar-se para a vigncia do Direito Cosmopolita na
concepo kantiana: deve ocorrer a transformao, nas relaes internacionais, do
estado de guerra para o estado de paz (por meio do direito), pois a guerra, como
violncia, um estado de antidireito, e, por isso os Estados tm a obrigao moral de
evit-la. A Paz perptua um ideal regulador da razo humana, isto , um princpio, que
nunca ser plenamente alcanado, mas que deve buscar-se por exigncia moral, pois o
sinal do progresso moral (7) e portanto deve ser perseguida como um objetivo. Essa paz
kantiana no a mera ausncia de guerra, deve entender-se como eliminao da
violncia entre os Estados; no s impedindo o emprego da fora, mas realizando os
esforos para uma coexistncia sem tenso entre os grupos e entre os povos. Isto , sem
preconceitos, sem racismo, sem xenofobia.
2. O Princpio da Hospitalidade
Nas suas reflexes, sobre Paz Perptua, Kant enumera trs condies definitivas para
alcan-la, apresentando numa delas o fundamento do Direito Cosmopolita, de modo a
explicit-lo melhor.
A primeira condio a necessidade de que o sistema de governo de cada Estado seja
democrtico (republicano nas palavras de Kant), nico, alis, que pode garantir o
respeito dos direitos do homem. A segunda condio que a Comunidade Internacional
se una numa espcie de Federao de Estados livres, at consolidar-se num Estado
mundial tambm democrtico, ou seja numa democracia (repblica) mundial, cujas
relaes seriam reguladas pelo Direito Internacional. Para Kant, o Estado mundial seria
o ideal, mas como no existem as condies para um Estado mundial, pode-se optar
pela federao de Estados (8). O Direito Internacional deve assim fundamentar-se nessa
Federao de Estados livres, a qual, segundo o filsofo, no corresponde ao formato
federativo de um Estado Nacional, mas idia de um pacto entre os diversos Estados
Nacionais que mantm sua soberania, mas que esto vinculados por um objetivo comum
- a manuteno da paz (9).
E, por ltimo, a condio mais importante para esta reflexo, que o princpio da
Hospitalidade Universal fundamente o Direito Cosmopolita (O Direito cosmopolita
deve ser limitado s condies da hospitalidade universal) (10). A hospitalidade, como
essncia do Direito Cosmopoltico, o coroamento a que deve conduzir a paz perptua.
O sentido da paz perptua a prevalncia dos direitos humanos, e o respeito destes
condio para a manuteno da Paz universal.
Hospitalidade um conceito to antigo quanto s formas mais remotas de atividade
social, desde as mais arcaicas, tanto no Ocidente como no Oriente; considerada como
um atributo de pessoas e de espaos. A origem desta palavra vem do latim, tendo

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JURA GENTIUM

significado de acolhimento. Ora, acolhimento diz mais respeito aos imigrantes, os novos
cidados que devem ser acolhidos, conforme as normas do Direito Internacional dos
Direitos Humanos. nesse sentido que concebemos a proposta do grande filsofo.
Seno, vejamos as caractersticas da Hospitalidade kantiana:
1. um direito (no filantropia);
2. significa o direito de um estrangeiro a no ser tratado hostilmente quando estiver
amistosamente no territrio de outro Estado;
3. trata-se de um direito de circulao (visita), que assiste a todos os homens, em
virtude do direito da propriedade comum da superfcie esfrica da Terra (na qual
ningum originariamente tem mais direito que outrem a estar num determinado
lugar);
4. direito que pertence ao gnero humano comum;
5. a violao desse direito contrria ao direito natural;
6. tambm um direito de relacionamento pacfico entre povos afastados do
mundo (pois, os meios de transporte tornam possvel a aproximao entre os
povos e o direito superfcie para possibilitar o intercmbio);
7. por meio da Hospitalidade, atravs da qual se constituem relaes que ao final se
tornam legais e pblicas, o gnero humano pode alcanar uma constituio
cosmopolita (11).
Na realidade, Kant, inicialmente, pensou a hospitalidade para os europeus que viajavam
a outros lugares do mundo. Mas, esses imigrantes, que alardeavam serem moralmente
melhores, foram censurados severamente por Kant pelo seu comportamento
inospitaleiro. No para menos. Os Estados cultos e civilizados europeus
transformaram a visita em conquista com cruis procedimentos, desconsideraram os
habitantes, como se as terras descobertas (Amrica, frica, ilhas do Caribe), no
pertencessem a ningum. Coerentemente, Kant considerou injusta a conquista europia,
pela usurpao das terras dos nativos, a cristianizao sangrenta e os uso da fora.
A Amrica, os pases negros, as ilhas das especiarias, o Cabo, etc.,
eram para eles, na sua descoberta, pases que no pertenciam a
ningum, pois os habitantes nada contavam para eles. Nas ndias
Orientais introduziram tropas estrangeiras sob o pretexto de visarem
apenas estabelecimentos comerciais, mas com as tropas introduziram
a opresso dos nativos, a instigao dos seus diversos Estados a
guerras muito amplas, a fome, a rebelio, a perfdia e a ladainha de
todos os males que afligem o gnero humano (12).
A concepo kantiana da Hospitalidade, como direito de cada pessoa a circular em
qualquer lugar do globo (livre circulao irrestrita), sem ser considerado inimigo,
conduz idia atual de que os indivduos possam ser considerados como cidados de
um grande Estado universal de pessoas, titulares de cidadania universal.
Est a implcita a idia de solidariedade entre os povos, pois, mxima fundamental do
direito cosmopoltico que um estrangeiro no territrio de outro Estado no seja tratado
com hostilidade, mas sim com solidariedade, dentro de um quadro, reconhecido pela

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JURA GENTIUM

ordem jurdica, de direitos bsicos, que alcance inclusive os direitos econmicos e


sociais. (13)
Alm disso, esse direito de relacionamento, que seria a cidadania universal reconhecida
como direito de todos, ao mesmo tempo configuraria uma condio ou realidade
cosmopolita, ou um Estado de Direito Cosmopolita. Para Kant, no Estado de Direito
Cosmopoltico, os Estados reconhecem uma ordem jurdica a eles superior (o Direito
Cosmopolita), direito que deve ser obedecido, mesmo sem a existncia de uma
autoridade central. Essa concepo coincidente com a teoria contempornea do Direito
Internacional dos Direitos Humanos que impe a primazia dos Direitos Humanos, cuja
proteo est acima da soberania estatal. Alis, Kant afirma que o direito dos homens
deve considerar-se sagrado, por maiores que sejam os sacrifcios que ele custa ao poder
dominante:
O direito dos homens deve considerar-se sagrado, por maiores que
sejam os sacrifcios que ele custa ao poder dominante; aqui no se
pode realizar uma diviso em duas partes e inventar a coisa
intermdia de um direito pragmaticamente condicionado, mas toda a
poltica deve dobrar os seus joelhos diante do dirito, podendo, no
entanto, esperar alcanar, embora lentamente, um estdio em que ela
brilhar com firmeza (14).
Em suma, Kant props o direito da hospitalidade universal, condio da cidadania
universal. Uma est estreitamente vinculada outra, pois sem hospitalidade universal
no pode haver cidadania universal. Esta a evoluo do princpio da Hospitalidade. O
respeito a esse princpio implica que cada ser humano goze em qualquer lugar do
mundo seu status de cidado. E isso tem tudo a ver com as migraes e os migrantes.
Assim, o Princpio da Hospitalidade pode ser entendido hoje como o respeito pelos
direitos de cidadania, de que todos so portadores sempre e em qualquer lugar do
planeta, ou, conforme tm sido interpretado, essa Hospitalidade corresponde ao direito
de todos a uma cidadania universal, como gozo dos Direitos Humanos. Pois, como
afirma Eduardo Rabenhorst, no h dvidas de que os direitos humanos, pelo menos
desde a promulgao da Declarao de 1948, esto associados ao ideal kantiano de
construo de um Direito Cosmopolita. (15)
3. O autores neo-kantianos e o Cosmopolitismo contemporneo
Como observa Giuseppe Tosi, alguns autores defendem estarmos hoje em fase de
transio do Direito Internacional para o Direito Cosmopoltico, sem a eliminao dos
Estados para atingir o Estado Mundial, mas atravs do fortalecimento da ONU. Nessa
proposta, os cidados diretamente delegariam ONU questes jurdicas relevantes
(manuteno da Paz, garantia dos Direitos Humanos, o Desenvolvimento, a promoo
do Direito Econmico, a luta contra a desigualdade social, etc), deixando o restante s
atribuies dos Estados. Uma das alternativas, segundo Tosi, enfrentar o processo de
Globalizao:
Promovendo um rede alternativa de instituies internacionais e
supranacionais - tanto da esfera estatal como da sociedade civil - com
fora suficiente para enfrentar os problemas que o mercado cria e os
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JURA GENTIUM

Estados no podem resolver, permitindo assim una melhor


distribuio da riqueza em mbito internacional e retirando as razes
mais profundas da violncia e da guerra. Nesta perspectiva, os
Estados nacionais no desapareceriam, mas continuariam tendo um
papel prprio na garantia dos direitos e das identidades locais de seus
cidados, mas delegariam a organismos supranacionais, em base ao
princpio de subsidiariedade, as solues dos conflitos e dos
problemas que superem suas fronteiras e sobre a base do
reconhecimento de una cidadania no somente nacional, mas
cosmopolita (16).
Habermas, embora sustente a necessidade de uma reviso conceitual da teoria kantiana
sobre a condio cosmopoltica, afirma que o Direito Cosmopoltico a idia coerente
do desenvolvimento do estado de direito, garantidor dos direitos humanos na sociedade
internacional, sendo possvel projet-lo para o cenrio internacional. Ou seja, a
comunidade internacional deve constituir um Estado de Direito (cosmopoltico), onde
os direitos humanos de todos prevaleam, pressupondo, no entanto, o Direito
cosmopoltico, uma federao de cidados e no de Estados. Ele afirma que a II Guerra
Mundial propiciou as condies para a transio do direito internacional ao direito
cosmopolita e que a idia da paz perptua ganhou uma fora nas instituies,
declaraes e polticas das Naes Unidas e outras organizaes internacionais.
Sustenta tambm que o Direito Cosmopolita se encontra em vias de concretizao
inclusive em funo da formao de um espao pblico global (opinio pblica
mundial). (17)
Segundo Vicente Martinez Guzmn, o Direito Cosmopolita supe uma nova forma de
governabilidade, por encima dos Estados da atual Ordem mundial. O autor introduz
como atores dessa ordem mundial os Estados, as relaes entre Estados e cidados de
outros Estados, as relaes entre cidados e organismos internacionais como uma ONU
reformada ou um Tribunal Penal mais efetivo, assim como organismos de controle da
economia geradora de excluses, e entre os cidados mesmos nas redes de movimentos
sociais e organizao no governamentais. No supe o estabelecimento de um governo
mundial, mas de formas mais locais e mais globais de governabilidade que assumam o
reconhecimento recproco da multiplicidade de crenas e lnguas. Neste sentido, o
direito pblico da humanidade direito interculturalidade, no meramente ao
reconhecimento da multiculturalidade nem o simples multiculturalismo. (18)
Vrios so os autores que acreditam na possibilidade de construo de uma democracia
internacional, pautada no reconhecimento de direitos humanos universais, pugnando por
uma cidadania global. Uma nova ordem internacional, fundada na afirmao do Direito
Internacional dos Direitos Humanos, que poderia assegurar uma paz mundial durvel.
(Idias muito prximas do Direito Cosmopolita).
Como quer Zygmunt Bauman, o Direito Internacional deixaria de ser a simples garantia
de mtua existncia das soberanias nacionais e se converteria num verdadeiro direito da
comunidade universal, exercido por instituies republicanas mundiais e ordenado ao
redor dos direitos humanos (19).
Parece-nos assim que como marco jurdico do projeto da paz perptua, Kant props o
que hoje concebemos como o Direito Internacional dos Direitos Humanos. Sabemos
87

JURA GENTIUM

que surgiu no mbito da ONU um sistema global de proteo dos Direitos Humanos,
revolucionando o tratamento da questo ao alar o ser humano categoria de sujeito de
Direito Internacional. (20) Tal sistema internacional de proteo dos Direitos Humanos
constitui o Direito Internacional dos Direitos Humanos, que, conforme adverte
Canado Trindade, no rege as relaes entre iguais, mas opera em defesa dos
ostensivamente mais fracos, o direito de proteo internacional dos mais vulnerveis
(as vtimas de violaes dos Direitos Humanos). (21)
Trata-se de um direito ideolgico, complementar do direito interno, que oferece uma
garantia mnima, donde deriva seu carter protetor e progressivo, cuja finalidade
assegurar a proteo do ser humano, nos planos nacional e internacional,
concomitantemente. (22) Trata-se tambm de uma matria de interesse comum de toda
a humanidade, conforme assinalou em 1951 a Corte Internacional de Justia. (23)
Doutrinariamente define-se o Direito Internacional dos Direitos Humanos como um
conjunto de normas jurdicas internacionais, reconhecidas universalmente, que obrigam
os Estados a respeitar e garantir certos direitos a todos os seres humanos sob sua
jurisdio, sejam eles nacionais ou no. (24) Nesse sentido, as pessoas titularizam
direitos que emanam da ordem jurdica interna e do Direito Internacional, dentro da
jurisdio do Estado no qual residem. O Estado, em conseqncia assume uma srie de
obrigaes que se traduzem tanto em termos de produo normativa quanto de
implementao prtica. O espao de aplicao deste ramo do Direito Internacional no
se limita a um critrio territorial, devem considerar-se igualmente as situaes que
ocorrem, principalmente, quando as pessoas deslocam-se causa da violncia ou por
qualquer outra causa (25).
Assim sendo, podemos dizer que a proteo dos direitos dos migrantes encontra
inspirao no Direito Cosmopolita, sob este aspecto aplicando-se o Direito Internacional
dos Direitos Humanos s pessoas que se deslocam entre fronteiras.
Concordamos com Guzmn que nesse contexto no qual concebe-se o direito
hospitalidade como o direito de um estrangeiro a no ser tratado injustamente pelo fato
de ter chegado no territrio de outro. Assim, o direito hospitalidade se situa no
contexto de uma forma mais ampla de entender o direito, alm do direito internacional,
o novo direito cosmopolita ou direito pblico da humanidade, que se fundamenta no
pressuposto kantiano de que temos avanado tanto nas relaes entre os diferentes seres
humanos do mundo (Ora, como se avanou tanto no estabelecimento de uma
comunidade entre os povos da Terra...) (26) e, poderamos dizer, na proteo
internacional dos direitos humanos), que a violao desses direitos numa parte do
mundo afeta toda a humanidade (27).
Ao entender que a interdependncia alcanada entre os povos tal que a violao de
direitos num lugar da terra se sente em todos os outros Kant previu, de uma forma
impressionante para sua poca, a globalizao. Sua idia de que aviolncia e os males
sofridos num ponto de nosso globo se propagam por todo o globo (28) muito prxima
do fenmeno de globalizao que vivemos no mundo atualmente, no s da
globalizao econmica e dos mercados, onde os produtos so lanados ao mesmo
tempo nos quatro cantos do planeta, e onde o que acontece em qualquer lugar se
difunde, tornando-se conhecido ao mesmo tempo em todas partes, mas tambm onde a
violao dos direitos humanos em qualquer canto do planeta no passa mais
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desapercebida, assim como o dano ecolgico, que tambm transfronteirio. Leva-nos a


concluir que se foi possvel globalizar-nos economicamente possvel e necessrio
tambm respeitar os Direitos Humanos globalizadamente para viver em paz.
Por isso afirma Boaventura de Souza Santos, que alm de econmica, a globalizao
pode comportar tambm uma dimenso de carter contra-hegemnico, capaz de
concretizar o sonho kantiano de formao de uma cidadania de trao universal que
lutaria por interesses transnacionais comuns a todo o gnero humano (cosmopolitismo).
(29)
Richard Falk mostra que em um ambiente de nfase na eficincia econmica e crescente
rivalidade pelo trabalho, tpicas da globalizao, desencadeia-se uma tendncia mais
ntida em distinguir cidados e residentes no cidados, negando a estos ltimos
proteccin social, salud, educacin, y otros servicios. En este sentido, a menos que se
tienda una mano a los inmigrantes, la invocacin del estatus de ciudadana podra
servir como un pretexto ms para imponer cargas a los miembros ms vulnerables de
cada sociedad. Prossegue em suas reflexes, mostrando que uma proteo social
efetiva pode requerer cada vez mais aes a nvel regional, dando lugar a uma
concepo de cidadania transnacional, sendo que a resistncia a presses por
competitividade pode dar-se atravs de acordos regionais negociados, como a Carta
Social Europia. Con tiempo, este marco de actuacin ms amplio podra adoptar una
dimensin global a travs de un contrato social global para respetar los derechos
econmicos y sociales. Ainda segundo o autor, seria ingnuo esperar que isso ocorra
em um futuro prximo, mas h sinais alentadores, como a proposta da Organizao
Internacional do Trabalho de proibir formas extremas de trabalho infantil (30).
A globalizao - se a concebermos no como um projeto econmico hegemnico,
unilateral e totalizante, mas como uma oportunidade para um projeto civilizatrio que
conjuga uma perspectiva universal que se constri em escala mundial e se concretiza no
plano local, como um pensamento universal democrtico - deixa tambm uma tarefa,
que superar estes paradigmas ultrapassados, que so a fonte principal das atuais
violaes dos Direitos Humanos dos Migrantes. (31)
Kant concluiu que a idia de um Direito Cosmopolita no seria fantasia nem
extravagncia do direito, mas uma ordem jurdica autnoma e complementar do Direito
Interno e Internacional, correspondente a um direito pblico da humanidade em geral e,
assim, um complemento da paz perptua, em cuja contnua aproximao possvel
encontrar-se s sob esta condio. (32) Nesse sentido vo as reflexes de Habermas,
para quem a organizao cosmopoltica do planeta no mais uma utopia (33).
Nessa esteira, para Hannah Arendt o direito a ter direitos s poderia comear a
efetivar-se se prevalecer o direito de todo ser humano hospitalidade universal.
Insistindo que neste final de sculo, e no incio do milnio, esta noo de hospitalidade
universal significa que as pessoas precisam estar vontade e em casa no mundo.
Segundo Celso Lafer, a presena em larga escala dos refugiados, dos aptridas e dos
deslocados determinou a necessidade de incluir o tema dos Direitos Humanos no plano
internacional, viabilizando a idia kantiana dessa filsofa (34).

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JURA GENTIUM

4. Hospitalidade e direitos humanos dos migrantes


Na nossa interpretao, a idia de cidadania universal encontra seu fundamento nas
concepes de Kant, as quais justificam a necessidade de respeito dos direitos dos
migrantes, pois somente assegurando-se os direitos humanos a todos os homens pode
lograr-se a paz perptua.
No entanto, a realidade mostra que h um grande hiato entre a teorizao desse direito
de cidadania a que todos fazem jus e a prtica concreta dos Estados, particularmente no
que diz respeito ao tratamento dos migrantes no mundo.
Os migrantes, pessoas excludas no seu lugar de origem, no raramente vem frustradas
as esperanas de encontrar a dignidade ou hospitalidade no lugar onde se deslocam. Isto
mostra que o homem que deveria ser o maior protagonista do cosmopolitismo dos
direitos, o principal marginalizado. uma realidade contraditria evoluo do
Direito Internacional dos Direitos Humanos e do Direito Cosmopolita.
Direito cosmopolita no se faz fechando as fronteiras de cada Estado para o restante dos
habitantes do mundo. Direitos humanos no so construdos esquecendo-se da
solidariedade para com os povos menos desenvolvidos. No possvel chegar-se ao
respeito dos direitos de todos se a maioria deixada margem deles.
Conforme Kant, o direito de livre circulao pertence ao gnero humano comum. Este
direito e seu respeito pelos Estados do mundo, tambm reconhecido no texto da
Declarao Universal dos Direitos, bem como em outros documentos internacionais
posteriores, mas no implementado. Esse documento, que consagra o princpio da
igualdade de todos os homens na terra, representa um grande passo no caminho para o
Direito Cosmopoltico, talvez o primeiro grande passo de muitos outros que j foram
dados.
Os Direitos Humanos, tal como reafirmados na Declarao Universal dos Direitos
Humanos e em todo seu desenvolvimento posterior, em especial, aps a Segunda
Guerra Mundial, no distinguem, quanto a seu escopo de proteo, entre nacionais e
estrangeiros:
Na sua raiz, fortemente ancorada em princpios e normas
internacionais, os Direitos Humanos tm por finalidade proteger a
pessoa humana na sua realidade individual, na sua vivncia coletiva.
Para realizar tal desiderato, os responsveis pela aplicao das normas
de proteo aos Direitos Humanos no esto autorizados a distinguir
entre nacionais ou estrangeiros (35).
A todos devem ser aplicadas as normas protetoras, considerando o primado de que
todos os homens nascem livres e iguais em dignidade e direitos e sob o pressuposto
de que todo homem tem capacidade para gozar os direitos e as liberdades estabelecidas
na Declarao, sem distino de qualquer espcie, conforme o Art. 1. da Declarao
Universal de Direitos Humanos da ONU.
Mas, na prtica, constata-se que no so respeitados os direitos humanos da grande
maioria dos migrantes. Num mundo de 200 milhes de migrantes internacionais, esse
dado preocupa (36). As imensas desigualdades no desenvolvimento entre as regies do

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JURA GENTIUM

planeta e a ausncia de dignidade humana so as grandes causas do deslocamento de


significativos fluxos de migrantes nos dias atuais. As pessoas procuram sua cidadania
em outros lugares, onde supem que, por serem mais desenvolvidos econmica e
socialmente a encontraro, deparando-se muitas vezes com o preconceito e a
discriminao.
Os brasileiros e mexicanos que atravessam a fronteira americana em busca de trabalho,
assim como os bolivianos que emigram para o Brasil, os guatemaltecos para o Mxico,
os nicaragenses Costa Rica, os filipinos para Hong Kong, os tailandeses para o
Japo, os egpcios para Bahrein, os marroquinos para Espanha e Frana, os
moambicanos para frica do Sul... so todos migrantes internacionais, voluntrios ou
forados por circunstncias alheias a sua vontade, procurando por uma vida melhor ou
simplesmente diferente, s vezes com residncia legalmente permitida ou mesmo
vivendo uma vida clandestina s margens da sociedade. Mas, todos,
independentemente de sua nacionalidade, sua raa, credo ou cor, ou situao legal,
partilham com os nacionais do pas de destino tanto uma humanidade comum quanto o
direito a esperar um tratamento decente e humano. (37)
Porm, a violncia, o abuso e a hostilidade contra os migrantes so comuns no mundo
inteiro, pois no existe ainda um instrumento hbil de proteo para as pessoas que
deixam suas ptrias como conseqncia da violao dos seus direitos econmicos,
sociais e culturais, em razo do qual a sobrevivncia no pas de origem em condies
minimamente aceitveis impossvel ou totalmente arriscada. No h para esses
migrantes, proteo institucionalizada como a garantida aos refugiados (38). Isso
determina a necessidade de ao e cooperao internacional, pois em que pese o contido
na Declarao Universal dos Direitos Humanos e Convenes que se seguiram, o
respeito aos direitos dos migrantes depende em grande medida das polticas adotadas
pelos Estados e de seu grau de implementao e no se percebem polticas em favor
desses direitos nos pases receptores do fluxo migratrio, que em boa parte so
desenvolvidos.
Em 18 de Dezembro de 1990, foi adotada pela Assemblia Geral das Naes Unidas
uma conveno especfica, visando proteger a vulnerabilidade dos migrantes; trata-se da
Conveno Internacional sobre os Direitos dos Trabalhadores Migrantes e suas famlias
(Conveno/90) (39), que veio em resposta do crescente desrespeito aos direitos dos
migrantes. Efetivamente, a despeito da evoluo na afirmao, reconhecimento e
positivao dos Direitos Humanos, a partir da Declarao Universal, os direitos
humanos destes parecem cada vez mais ignorados.
Podemos afirmar que a Conveno/90 e toda a normativa internacional que vise
proteger e reafirmar os direitos dos migrantes, no s fundamentam-se e impregnam-se
do Princpio de Hospitalidade kantiano, mas procuram efetiv-lo. Mas, a percepo da
situao dos migrantes pelo mundo demonstra que ainda estamos longe de alcanar o
estado de Direito Cosmopoltico, onde prevaleceria a cidadania mundial. Mesmo que
graas interdependncia global um atentado aos direitos humanos em qualquer pas
possa ser conhecido e repudiado imediatamente no restante do mundo, no se avanou
muito no sentido de efetiv-los.
Muito ao contrrio, verifica-se que os direitos dos migrantes, alm de seu tradicional
dficit de efetividade, encontram-se fragilizados no atual contexto da globalizao
91

JURA GENTIUM
econmica (de crise) e de agressiva campanha anti-terrorista ps o 11 de setembro,
que estimulam a tendncia de os Estados colocarem seus interesses prprios acima de
qualquer outra considerao humanitria. Onde foi parar o consenso tico-moral da
sociedade universal alcanado em 1948 em torno dos direitos humanos fundamentais
bsicos? Cad a hospitalidade?
A existncia de tantas restries legais determina e aumenta a migrao irregular. Os
Estados sequer reconhecem os direitos ou a prpria existncia dos que migram
ilegalmente. Esses migrantes no contam com nenhuma proteo, os direitos que lhes
so teoricamente aplicveis no se tornam efetivos na prtica, por falta de acesso
Justia, decorrente da prpria condio de ilegalidade em que se encontram. So com
freqncia submetidos a tratamento desumano, invaso da privacidade do lar,
identificao ou interrogatrios abusivos e seu trabalho pode ser explorado at a semiescravido. Alm disso, como indocumentados so freqentemente privados de
assistncia social e servios bsicos, como sade ou educao.
A tnica da mobilidade humana no a hospitalidade. O migrante aceito e rejeitado ao
mesmo tempo. Por um lado, abre-se a porta dos fundos para a entrada de trabalhadores
clandestinos (mo de obra fcil e barata nas economias desenvolvidas). Por outro lado,
fecha-se a porta da frente, negando-se aos imigrantes e seus familiares o status de
trabalhadores legais e, conseqentemente, os direitos de cidadania. (40)
Nestes ltimos anos, a intensa atividade legislativa dos pases europeus teve como
primeiro objetivo restringir ainda mais as possibilidades de entrada e permanncia dos
originrios de pases de fora da Unio Europia. Hospitalidade (Cidadania universal)
pregada por Kant, opem-se ferozmente a xenofobia e o racismo, inclusive com a
imposio de valores culturais. No basta ao migrante cumprir com suas obrigaes de
cidado. Alm disso, os migrantes em quase todos os pases do mundo, salvo algumas
notveis excees, encontram-se totalmente privados dos direitos polticos (votar e ser
votado, participar de plebiscitos ou referendos, etc.). A cidadania desejada lhes
inacessvel, mesmo quando se lhes admite a permanncia, sendo privados de qualquer
possibilidade de participao na vida poltica na comunidade onde teoricamente se quer
sua integrao. (41)
Como bem expressa Llio Mrmora, a proibio de sair ou entrar em espaos
delimitados constitui, cada vez mais, um contra-senso diante do processo de
globalizao, onde ainda se privilegiam as fronteiras formais por cima das fronteiras
ticas, sendo que o primeiro problema bsico dos direitos o da livre mobilidade do ser
humano no planeta (42).
O tema da imigrao tem figurado nas plataformas eleitorais, numa perspectiva que ao
mesmo tempo de restrio e de segurana, no de hospitalidade. Sendo notrio o fato de
que a grande maioria da populao, presa ao medo e preconceitos, apia a poltica
restritiva de imigrao dos governos. Isso explica a progressiva criminalizao dos
migrantes, particularmente na atual onda de combate ao terrorismo e ao narcotrfico.
O terrorismo surge como o perfeito pretexto para restries mais rigorosas, assim
escondendo-se sentimentos racistas e xenfobos que permeiam as decises legislativas.
Sob o pretexto da segurana nacional, facilita-se o exerccio da discriminao e negao
dos Direitos Humanos aos migrantes.

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JURA GENTIUM

Nos EUA, as barreiras fsicas levantadas entre as fronteiras atravessadas pelos


migrantes (muros, sensores, cmeras) simbolizam esta nova realidade oposta
circulao das pessoas, que corre paralela aos crescentes bloqueios administrativos e
legais.
Ao lado das medidas migratrias cada vez mais restritivas, cresce o nmero dos
ilegais e dos traficantes de mo-de-obra estrangeira, que com objetivos de lucro,
incrementam os ingressos - e mortes - de migrantes, ampliando os custos com controle e
expulso nos pases de destino e alimentando ao mesmo tempo, no mundo
industrializado, o medo dos fluxos incontrolados. O fenmeno da ilegalidade to
preocupante que em nvel mundial constata-se que o aumento da presena de ilegais e
clandestinos hoje considerado um fenmeno estrutural, parece que existe pelo menos a
mesma quantidade de migrantes internacionais irregulares que migrantes oficialmente
reconhecidos. (43)
O status de ilegal contradiz o de cidado, como falar-se em cidadania universal perante
a ilegalidade? Alis, mais uma clara manifestao da violao dos Direitos Humanos
dos Migrantes e uma ofensa ao princpio da Hospitalidade a categorizao
generalizada de pessoas como ilegais. Por via de uma palavra, esta categorizao
capaz de deixar tais seres humanos simplesmente fora da aplicabilidade, do escopo e da
proteo da lei. A permanncia legal no pas , assim, elemento determinante dos
direitos que o migrante usufrui; a condio de clandestino o deixa ao completo
desamparo.
Os migrantes exibem assim a contradio mais flagrante de nossa sociedade
globalizada: o fruto do trabalho cidado do mundo, mas o trabalhador no. Ou seja, as
coisas circulam livremente travestidas da qualidade de mercadoria, ao passo que as
pessoas so reprimidas se ousarem ultrapassar as fronteiras estabelecidas. O mundo no
est to globalizado para as pessoas quanto para os capitais. Este sim, cidado do
mundo.
A realidade que os direitos humanos dos migrantes dependem das polticas
migratrias nacionais (corolrio tenaz da soberania), pois elas determinam os direitos
que os migrantes gozam na prtica.
s pessoas negada oportunidade de mudar suas perspectivas de vida pelo
deslocamento. Tm essa oportunidade em virtude dos avanos nos transportes (Kant),
mas diante das possibilidades de movimento que oferecem as novas tecnologias, os
Estados respondem fortalecendo seus controles fronteirios, endurecendo suas leis
migratrias e permitindo retrgradas manifestaes de xenofobia e racismo dentro dos
seus territrios.
Dentre as tendncias cada vez mais restritivas nas polticas migratrias adotadas pelos
pases desenvolvidos, as aes de combate ao terror com implicaes migratrias
destacam-se por constituir em muitos casos violaes dos direitos humanos dos
migrantes, com total desrespeito cidadania universal e hospitalidade kantiana. O 11
de setembro de 2001 lembrar para sempre um dos piores ataques terroristas no mundo,
mas tambm marco de uma nova era de violaes aos direitos fundamentais,
especialmente dos migrantes. Por isso que para Flvia Piovesan o Ps setembro de

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JURA GENTIUM
2001 invoca o maior desafio da Era dos Direitos: Como preserv-la em tempos de
terror e Quais as perspectivas para a justia global? (44)
5. Migrantes e cidadania universal
O grande desafio, assim, tornar realidade os Direitos Humanos de que os migrantes
so titulares. A insero do migrante nos sistemas de proteo dos Direitos Humanos
deve ser repensada de forma abrangente, como uma necessidade de superao de idias
vigentes - e seus reflexos nas polticas pblicas - para uma concepo mais prxima da
cidadania mundial de Direitos Humanos, em que o respeito dignidade da pessoa
humana no tenha como base seu status jurdico de nacionalidade ou de permanncia
legal. (45)
Nesse sentido a Conveno/90 estende aos trabalhadores migrantes que entram ou
residem irregularmente no pas de emprego (e aos membros de suas famlias) diversos
direitos que antes limitavam-se a pessoas que praticavam uma migrao regular,
adaptando os Direitos Humanos (tanto os civis e polticos quanto os econmicos, sociais
e culturais) especial realidade do trabalhador migrante.
Pois, a proteo outorgada pelo Direito Constitucional e pelo Direito Internacional
impe que as leis existentes sejam analisadas sob nova perspectiva, tendo sempre em
mira o princpio da mxima efetividade dos Direitos Humanos. A invocao da
soberania do Estado s se legitima na medida em que baseada num Estado de direito,
fundado no respeito aos Direitos Humanos das minorias. E o Direito Internacional
determina que os Direitos Humanos esto acima dos interesses nacionais e da Soberania
Estatal, e a proteo deles deveria ser mais importante que as fronteiras. Assim como o
Direito Cosmopolita parece determinar que a cidadania universal est acima dos
Estados.
A anlise da evoluo das normas sobre um tratamento eqitativo dos estrangeiros
perante os ordenamentos jurdicos nacionais, demonstra que, bem antes de pensar-se em
dar proteo pessoa humana contra o prprio Estado de sua nacionalidade, as
primeiras preocupaes foram no sentido de proteger os estrangeiros, contra o arbtrio
das autoridades locais. Durante sculos os indivduos foram protegidos pelo Direito
Internacional somente enquanto estrangeiros, ou seja, somente se viajavam ao exterior
(e sempre que seu Estado nacional estivesse decidido a tutel-los e tivesse a capacidade
necessria para isso). Na prtica do Direito Internacional do sculo XIX e do incio do
sculo passado, a tutela dos direitos da pessoa humana restringia-se preocupao dos
Estados europeus com o tratamento recebido por seus nacionais no estrangeiro.
Diversas intervenes dos pases europeus durante o sculo passado foram justificadas
apelando-se a um Standard mnimo de tratamento aos estrangeiros, que teria sido
violado pelos pases brbaros ou demicivilises (os pobres de hoje) (46).
paradoxal que a proteo dos migrantes tenha se originado a partir de uma
preocupao com os direitos humanos dos cidados europeus imigrantes em outros
pases e que hoje seja to difcil a aplicao das normas de proteo dos direitos
humanos aos migrantes nos pases desenvolvidos. Com efeito, por muito tempo, a
preocupao foi o tratamento que os pases menos civilizados dariam aos migrantes
de pases civilizados. Uma vez admitida a permanncia do estrangeiro, o mesmo

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JURA GENTIUM

gozaria de uma srie de direitos (reconhecimento da personalidade jurdica, aplicao de


certas regras mnimas de cidadania em caso de priso ou deteno, direito de acesso
justia, direito de propriedade, direito a justa indenizao em caso de expropriao). Se
as normas que regulam estes direitos eram violadas pelo Estado anfitrio, o Estado cuja
cidadania ostentava o prejudicado podia exercer a proteo diplomtica, exigindo o fim
da violao, a reparao do dano ou castigo dos culpveis, sob pena de recorrer a
legtimas sanes. Com a apario e rpida expanso da normativa internacional sobre
os Direitos Humanos, depois de 48, era de se esperar que rapidamente absorvesse as
normas tradicionais sobre estrangeiros. Efetivamente, como j se assinalou, as novas
normas protegem a pessoa humana enquanto tal, e portanto deveriam aplicar-se a
qualquer indivduo, tanto em sua ptria como no exterior, tenha ou no a nacionalidade
de determinado Estado: el ser humano debera prevalecer, en buena lgica, sobre el
extranjero (47).
Mas, a despeito de ter se originado de uma preocupao da Europa com seus emigrantes
nos pases do novo mundo, e da intensificao da proteo aos Direitos Humanos
depois da segunda grande guerra, os Direitos Humanos dos Migrantes no
acompanharam esta evoluo. A ratificao de Tratados de Direitos Humanos pelos
Estados no representou avano significativo na concretizao desses direitos. Foi
necessria a adoo de Tratados Internacionais sobre direitos humanos contendo normas
que se referem aos problemas especficos do estrangeiro, formulando garantias que
ultrapassam o direito clssico e reforando a tutela do migrante, estendendo-se os
direitos humanos aos migrantes: A proteo dos Direitos Humanos e das liberdades
fundamentais sancionadas nos instrumentos internacionais, deve assegurar-se tambm a
quem no tem a cidadania do pas em que vivem prescreve o prembulo da Declarao
sobre os direitos dos estrangeiros de 1985 da Assemblia Geral da ONU (Res. N.
40/144-AGNU).
Mas os europeus, se souberam aplicar essa frmula muito bem para eles mesmos, no o
fazem em relao aos demais. A partir do tratado de Maastricht, de 1992 (48), os
europeus so cidados europeus em qualquer lugar da Unio Europia, mas para os
oriundos de alhures no h hospitalidade. Numa inverso dos papis, muitos dos pases
que reclamavam proteo para seus migrantes no passado so hoje os grandes
violadores dos direitos humanos dos migrantes. A recente Diretiva de Retorno um
bom exemplo.
Com bastante realismo, Danilo Zolo afirma que a resposta dos Estados diante do
fenmeno migratrio, que se concretiza em expulses e perseguies, ou atravs da
negao da qualidade de sujeitos aos imigrantes, est escrevendo e parece destinada a
escrever nas prximas dcadas as pginas mais fnebres da histria civil e poltica dos
pases ocidentais. (49)
Apesar do consenso geral acerca da validade dos direitos humanos, insiste-se em
ignorar os direitos dos migrantes. A negao da cidadania a pessoas humanas com base
na irregularidade de residncia num pas tem se tornado a regra, a condio jurdica
determina a existncia dos direitos humanos fundamentais de uma pessoa.
Bobbio dizia, no sculo passado, que o problema fundamental em relao aos direitos
do homem, no tanto o de justific-los, mas o de proteg-los (50). Nesse sentido,
Lafer entende que a existncia de um consenso diplomtico geral sobre a relevncia
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JURA GENTIUM

para a convivncia coletiva dos direitos humanos, ajuda no encaminhamento, mas no


resolve o problema prtico de sua promoo e proteo, aguado nos ltimos anos da
dcada de 1990 e recrudescido nos desdobramentos do ps 11 de setembro.
Na verdade, em relao aos direitos humanos especficos dos migrantes, a impresso
que se tem que sequer h um consenso. A conscincia moral em relao ao tema
parece ter sumido. Duvidamos que a Conveno Internacional/90 represente esse
consenso, pois na verdade ela foi assinada principalmente por pases de emigrao, os
mais preocupados na garantia dos direitos.
Da, por via de conseqncia, a intolerncia em relao ao diferente de que so
exemplos a xenofobia, a islamofobia, a negrofobia, o anti-semitismo, as dificuldades
para a livre movimentao das pessoas no mundo, a secesso de Estados acompanhada
de guerras civis. Tenses internacionais que diminuem o horizonte de previsibilidade do
sistema internacional ao gerarem incertezas. Promovem tanto a violncia que anima a
conduta terrorista quanto o unilateralismo em poltica externa. E nesse sentido, so uma
ameaa paz. So igualmente uma ameaa aos direitos humanos e sua cultura, pois
instigam a intolerncia dos fanatismos, inseridos neste contexto a denegao da
diversidade e do multiculturalismo. (51)
Como diz Lafer, num mundo globalizado animado pelo ideal da paz no cabe o
isolacionismo moral, mas a hospitalidade universal. (52) Nesse sentido, Guzman
observa que a alternativa parte do reconhecimento de considerar a complexa relao que
temos com o estrangeiro, sendo a hospitalidade proposta por Kant o princpio norteador
para avanar no caminho da construo das diferentes formas de fazer as pazes. Ele
tambm considera que as razes etimolgicas de ethos (tica) e de moral, tm a ver com
habitar e morar, com a possibilidade mesma de ser hospitaleiros e partilhar nosso
habitat e nossa morada, assim, dificilmente podemos considera-nos morais se no
tivermos hospitalidade. Tambm segundo ele, os indicadores para a transformao
devem ser de herana kantiana: substituio das leis de estrangeiros pelas de
hospitalidade: J que temos em comum a propriedade da terra no sentido de que
podemos fazer intercmbios (Kant), o direito a hospitalidade somente funciona quando
nos respeitamos reciprocamente, tal como o direito interlocuo defendido por
Habermas (A incluso do outro) (53).
6. Concluses
Podemos concluir que a proposta kantiana refere-se a trs idias fundamentais:
primeiramente uma poltica internacional para garantir a paz (o Estado Universal), um
ordenamento global para proteger os direitos humanos (o Direito Cosmopolita
identificado com o Direito Internacional dos Direitos Humanos) e uma cidadania
universal (imposta pelo Direito Cosmopolita e fundamentada no princpio da
Hospitalidade).
Nesse sentido, a universalidade dos direitos humano impe-se como pressuposto para
garantir a paz, portanto, a poltica deveria criar as condies para que todos possam
participar igualmente da Globalizao dos direitos humanos. Todos um termo que
inclui todas as pessoas do mundo, obviamente os migrantes tambm.

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JURA GENTIUM

Pois, se a humanidade efetivamente avanar no tema dos Direitos Humanos, depende


muito de uma transformao na forma de encarar as migraes e de tratar os migrantes
nos pases receptores (que deveria ser com hospitalidade). esta a importante relao
que percebemos entre a proposta de Kant, principalmente do Direito de Hospitalidade
(cidadania universal) a que todos tm direito, e a efetivao dos direitos dos migrantes.
Em outras palavras, a proposta de Kant fundamenta muito a proteo dos direitos dos
migrantes.
necessrio por isso que seja vencida a resistncia contra a idia de que como ser
humano o migrante tambm tem direitos. Sua proteo no depende do pas receptor, no
entanto ele est definitivamente entregue ao arbtrio das autoridades migratrias. Devem
ser impostas regras de conduta e limites aos pases de imigrao, deve tambm ser
estabelecidos direitos iguais aos migrantes em todas partes do Mundo. O Direito
Cosmopolita e o Direito Internacional dos Direitos Humanos impem essa
obrigatoriedade: os instrumentos jurdicos internacionais (expresso do consenso plural)
como a Declarao Universal dos direitos humanos e a Conveno/90 caminham nesse
sentido.
Talvez o desafio principal para o os Direitos Humanos dos Migrantes seja lograr
substituir a abordagem internacional da migrao fundamentada num sistema de
controle pelo estabelecimento de um sistema fundamentado na proteo e na dignidade
humana do migrante (Direito Cosmopolita) que logre a verdadeira globalizao dos
direitos humanos, para que sejam universalmente consagrados, promovidos, fiscalizados
e principalmente garantidos.
Mesmo que outros tenham diferentes interpretaes para a idia de Kant, no h dvida
de que a violao dos direitos dos migrantes, isto , a inospitalidade dos pases mais
desenvolvidos em relao aos cidados dos menos desenvolvidos, viola o princpio de
hospitalidade, inviabilizando o Direito Cosmopolita proposto por Kant, bem como o
Direito Internacional dos Direitos Humanos construdo pela comunidade internacional.
Na nossa concepo, enquanto os migrantes sejam esbarrados e expulsos no podemos
afirmar que constitumos um estado de direito cosmopolita. As notcias mais recentes
desanimam demonstrando essa tendncia: nos EUA, apesar da enorme quantidade de
imigrantes, no se adota uma legislao migratria favorvel, sequer para regularizar os
migrantes irregulares, a Europa reconhece cidadania apenas aos europeus, para os
outros se fecha mais a cada dia.
Ns, os americanos, aprendemos Direitos Humanos com os Europeus, ironicamente, os
primeiros violadores dos nossos direitos humanos. A aprendizagem comeou de forma
violenta, nossas naes nasceram do maior genocdio cometido contra as nossas
civilizaes nativas. Talvez hoje ns possamos reconstruir os direitos humanos a partir
de uma viso latino-americana, talvez possamos contribuir de alguma forma com a
efetivao dos Direitos Humanos nas naes ditas mais desenvolvidas, precursoras dos
direitos humanos. No passado, quando chegaram a novas terras exigiram hospitalidade
em favor deles por parte dos habitantes nativos, aos que terminaram massacrando e
tomando-lhes as terras violentamente: hoje negam o elementar e natural princpio de
Hospitalidade aos outros povos.
Os naes emigrantes do passado no abrem mais suas terras para os imigrantes pobres
da Amrica Latina e da frica, que, na maioria das vezes, aportam pacificamente em
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JURA GENTIUM

busca de dignidade e cidadania nos lugares mais desenvolvidos. No saem os nossos


emigrantes para repetir o genocdio cometido pelos povos mais civilizados que nos
conquistaram. Uma lio de Direitos Humanos que a Amrica Latina pode oferecer aos
pases desenvolvidos na esperana que a aprendam que basta respeitar os direitos
humanos de todos, o Princpio de Hospitalidade, para concretizar o estado de Direito
Cosmopolita e a preservao da paz, propostos por Kant. Talvez com inspirao
kantiana, eu gostaria de dizer aos povos mais desenvolvidos, como cidad latinoamericana, que coloquem em prtica os Direitos Humanos que nos ensinaram.
Neste mundo onde se proclama a vitria da liberdade, muitos milhes so os deslocados
compulsrios, os refugiados e repatriados, os expulsos e clandestinos. Proibidos de
ficar, confinados, interditados de entrar, obrigados a sair, eles nos dizem de uma outra
dupla dimenso da igualdade e da liberdade sob o capital: o mundo desterritorializado e
sem fronteiras de uns o mesmo mundo territorializado e guetificado de outros. (54)
No I Frum Social das Migraes realizado em janeiro de 2005, em Porto Alegre, onde
participaram pessoas de 37 pases, emergiu com muita fora a idia da cidadania
universal. No dizer de Dom Demtrio Valentini, Presidente do Servio Pastoral dos
Migrantes do Brasil:
A crescente interdependncia, causada pela dinmica atual da
globalizao, comea a evidenciar a convenincia e a necessidade de
definir o que j passou a se denominar de cidadania universal. Cada
vez mais emerge a necessidade de se reconhecer a toda pessoa
humana um direito explcito de cidadania universal, pelo simples e
fundamental fato de ser membro da famlia humana, portanto
participante da sociedade humana, com direito a ocupar o seu
espao vital e a contribuir com sua presena e atuao, considerando
que o reconhecimento da dignidade inerente a todos os membros da
famlia humana e de seus direitos iguais e inabalveis constitui o
fundamento da liberdade, da justia e da paz no mundo.
A celebrao do Dia do Migrante em 18 de Dezembro do ano passado, tambm teve
como eixo principal a Cidadania Universal. Os migrantes organizam-se e protestam nos
Estados Unidos e na Europa pelo direito de cidadania universal, pela Hospitalidade, no
dizer de Kant, esperanosos pela tica moral da sociedade e dos governantes. A ns,
cabe-nos lutar sem desanimar pelos direitos humanos. Lutar para que o velho princpio
de hospitalidade seja respeitado, para concretizao da cidadania universal, sem o qual o
Estado de Direito Cosmopoltico proposto por Kant dois sculos atrs no prevalecer.
Os migrantes nos ensinam a no desanimar na luta. Como diz o Padre. Alfredo J.
Gonalves, nos do duas lies, (55):
Primeira: tendo-lhes sido negada uma cidadania mnima no pas em
que nasceram, lutam por uma cidadania sem fronteiras na nao
maior que o planeta Terra. A segunda lio est no empenho e na
teimosia com que nutrem o prprio sonho. No se deixam abater
facilmente, tenazes na busca de novos horizontes.
So portadores incansveis da justia, da solidariedade e da paz!

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JURA GENTIUM

Notas
1. TORRES, Ricardo Lobo, Cidadania Multidimensional na Era dos direitos In: Teoria
dos Direitos Fundamentais, Org., p. 309-311.
2. FALK, Richard, El Declive de la ciudadana en una Era de Globalizacin, in
Globalizacin y derechos humanos en Amrica Latina, p.242.
3. Sobre o Direito Internacional dos Direitos Humanos ver TRINDADE, Antonio
Augusto Canado. Tratado de Direito Internacional dos Direitos Humanos e
PIOVESAN, Flvia. Direitos Humanos e o Direito Constitucional Internacional.
4. KANT, Immanuel, Doutrina do Direito, p. 201.
5. KANT, Immanuel, A Paz Perptua, um Projeto Filosfico In: A Paz Perptua e
outros Opsculos, p.137.
6. KANT, Doutrina do Direito, p. 202.
7. KANT, A Paz Perptua, cit., p.119-171.
8. Nesse sentido ver TOSI, Giuseppe, quem explica em relao ao Projeto Filosfico
kantiano: Num primeiro momento (1793), Kant acredita que o nico remdio ao
estado de guerra entre as naes seria a criao de um Estado Universal dos Povos;
posteriormente, (1795/96), passa a defender no mais um Estado Universal dos povos,
mas uma Federao Universal de Estados livre. Numa passagem da mesma obra, Kant
justifica esta mudana de enfoque, afirmando que a idia de um estado mundial seria
em tese a melhor, mas poderia parecer irrealista, e por isso prefervel adotar como
seu sucedneo a idia de uma federao. In: Realismo e Cosmopolitismo. Livro ALFA.
p. 4 e 5.
9. KANT, A Paz Perptua, cit., p. 127-136
10. KANT, Id. p.137.
11. Id. p. 137-138
12. Id. p.138.
13. Tal como prescreve a nossa Constituio Federal, o estrangeiro faz jus mesma
proteo sade, ao mesmo acesso ao judicirio, ao mesmo direito a educao, etc. que
o cidado nacional.
14. KANT, A Paz Perptua, cit., p. 164.
15. RABENHORST, Eduardo R., Direitos Humanos e Globalizao Contrahegemnica: notas para o Debate In: Direitos Humanos: os Desafios do Sex. XXI, p.
20.
16. Ver TOSI, Giuseppe. Realismo e Cosmopolitismo (IV Seminrio Internacional de
Direitos Humanos, Projeto Alfa), para uma melhor compreenso do Cosmopolitismo.
17. HABERMAS, Jrgen, A Idia Kantiana de paz perptua - distncia histrica de
200 anos, in A Incluso do Outro, p. 200 e ss. Ver tambm Danilo Zolo. Do Direito
Internacional ao Direito Cosmopoltico. Uma Discusso com Jrgen Habermas,
(mimeo) p.1.
99

JURA GENTIUM
18. GUZMN, Vicente Martinez, Polticas para la Diversidad Hospital contra
Extranjera. Convergncia n. 33 st/dez 2003.
19. BAUMAN, Zygmunt, Globalizao - as conseqncias humanas.
20. MAZZUOLI, Valrio de Oliveira, Direitos Humanos & Relaes Internacionais,
Campinas, Ag Jris Editora, 2000, p. 217.
21. CANCADO TRINDADE, Antonio Augusto, Tratado de Direito Internacional dos
Direitos Humanos, p. 20-26.
22. NIKKEN, P., Cdigo de Derechos Humanos, pp. 21-23.
23. Opinio Consultiva sobre Reservas Conveno para a Preveno e Sano do
Delito de Genocdio - Rec. CIJ-1951, p. 53.
24. SIMMA, Bruno. International Human Rights and General International Law a
comparative Analysis, Ver. Tambm nesse sentido RAMOS, Andr de Carvalho,
Direitos Humanos em Juzo, entre outros.
25. OIM, Migraciones y Proteccin de los Derechos Humanos, p. 14
26. A Paz Perptua, cit., p. 140.
27. Polticas para la Diversidad Hospital contra Extranjera, cit.
28. KANT, Doutrina do Direito, cit., p. 202.
29. SANTOS, Boaventura de Souza dos, Uma concepo multicultural dos direitos
humanos, Lua Nova. Revista de cultura e poltica. So Paulo, n.39, 1997, apud
Rabenhost cit.
30. FALK, Richard, cit., p. 260-262
31. MORAIS, Jos Lus Bolzan de, De sonhos feitos, desfeitos e refeitos vivemos a
globalizao. Direitos Fundamentais Sociais, Estudos de Direito Constitucional,
Internacional e Comparado, p. 67-8.
32. KANT, A Paz Perptua, cit. p.140.
33. Apud Zolo, cit.
34. LAFER, Celso, Globalizao Econmica, Polticas Neoliberais e os Direitos
Econmicos, Sociais e Culturais. Disponvel em DHnet - Direitos Humanos na
Internet.
35. SOARES, Guido Fernando Silva, Razes histricas das normas internas de
proteo aos estrangeiros - Os Direitos Humanos e a proteo dos Estrangeiros.
Revista de Informao Legislativa, Braslia, DF: Senado Federal, Subsecretaria de
Edies Tcnicas, a.41, n. 162, abr./jun. 2004 (Edio especial comemorativa dos 40
anos).
36. Ver. World Migration Report 2008: Managing Labour Mobility in the Evolving
Global Economy (Relatrio Mundial sobre Migrao 2008 - OIM) de 02.12.2008.
37. REDPATH, Jilyanne, Representante da OIM na 60a SESSO da Comisso de
Direitos Humanos, Item 14a: do Relatrio da Sesso - Direitos dos Trabalhadores
Migrantes, 8 de Abril de 2004. (Arquivo de Documentos da OIM, 2004).
100

JURA GENTIUM

38. Convenes Internacionais para a Proteo dos Refugiados, o Alto Comissariado


das Naes Unidas para os Refugiados e as leis nacionais de proteo aos refugiados.
39. Resoluo 45/158/ONU.
40. MRMORA, Llio, Seminrio Migraes: Excluso ou Cidadania?Braslia-DF de
25 a 27 de setembro de 2003. CEM. Em: www.migraes.com.br.
41. No Brasil, o estrangeiro, mesmo com residncia permanente, tem seus direitos
polticos negados pela Constituio Federal (Art. 14, pargrafos 2o e 3).
42. MRMORA, Llio, Derechos Humanos y Polticas Migratorias. In: Nuevas
Dimensiones en la Proteccin del Individuo, p. 78.
43. HUGO, Graeme, Migraes Internacionais No-documentadas: Uma tendncia
global crescente. Revista Travessia, n. 30, So Paulo: CEM. Jan./Ab.98. Ano XI p.5/7.
44. PIOVESAN, Flavia, in: Perspectivas para uma Justia Global, Rede Social de
Justia e Direitos Humanos.
45. TORRES, A Cidadania Multidimensional, cit. p. 309-311.
46. RAMOS, cit. p. 39.
47. CASSESE, Antonio, Los Derechos Humanos en el Mundo Contemporneo. p.236237.
48. Conhecido como Tratado da Unio Europeia (TUE), atribuiu aos cidados dos
Estados-Membros o Estatuto de Cidado Europeu ou cidadania europeia.
49. ZOLO, Danilo, La cittadinanza, Appartenenza, identit, diritti, p.42.
50. BOBBIO, A Era dos Direitos, p.25/26.
51. LAFER, Celso, Paz, direitos humanos e multiculturalismo. Jornal da Cincia,
rgo da Sociedade Brasileira para o Progresso da Cincia.
52. LAFER, id.
53. GUZMN, Polticas para la Diversidad, cit.
54. VAINER, Carlos B., A violncia como Fator Migratrio: silncios tericos e
evidncias histricas, Travessia n. 25 Maio-Ago,96 p.5/9.
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104

Este no o meu lugar


Direitos humanos e polticas pblicas para crianas nascidas atrs das
grades
Gino Tapparelli
Introduo
Este estudo com base em observaes empricas em uma penitenciria feminina focaliza
o problema dos filhos de mulheres apenadas sob a perspectiva dos direitos humanos e
da formulao polticas pblicas. Neste sentido, a anlise elaborada e a explorao dos
seus nexos com as teorias relativas aos direitos humanos visam ampliar o debate pblico
e contribuir para a formulao de polticas pblicas de defesa dos direitos das crianas
nascidas em crcere. Ao longo deste captulo defende-se que o aprisionamento e a
privao da liberdade de uma criana uma das violaes mais graves dos direitos
fundamentais do ser humano.
Sabe-se que o primeiro passo para a formulao de polticas pblicas de atendimento
dos direitos da criana e do adolescente consiste em realizar o diagnstico da situao,
delimitando e especificando o problema. O segundo momento visa fundamentao
terica da problemtica abordada para, em seguida, poder definir diretrizes gerais
(CENDHEC, 1999).
Com o propsito de contribuir para o diagnstico do problema apresentamos a
sobrevivncia precria das crianas aprisionadas junto sua me no Conjunto Penal
Feminino de Salvador (Bahia) e uma reflexo terica a partir dos direitos fundamentais
das crianas, da conceitualizao do Estado de Direito e de consideraes sobre o
sistema penitencirio na sociedade moderna.
Populao prisional: dimenso e caractersticas
De acordo com o Departamento Penitencirio Nacional - DEPEN (2006) a grande
maioria da populao carcerria no Brasil constituda de homens (94%), pretos ou
pardos (42%), que no completaram o ensino fundamental (42%) ou analfabeto (6%) e
provindo das classes sociais mais baixas. A partir desses dados constata-se que o
sistema penal e prisional brasileiro sob a tica do artigo 5 da Constituio Federal que
afirma que todos so iguais perante a lei, desvenda uma alta seletividade em relao
s camadas menos favorecidas da sociedade.
Em relao Bahia, os dados do DEPEN de dezembro de 2007 indicam que neste
estado h 21 estabelecimentos com uma populao prisional de 8.260, sendo 302
mulheres, distribudos conforme o quadro abaixo:
Quadro 1 - Populao prisional na Bahia segundo regime penal e sexo
Sexo

Regime
Fechado

Regime Semi - Regime


Aberto
Aberto

Situao
Provisria

Medida
Segurana

de

JURA GENTIUM

Homens

2.755

1.446

196

3.511

50

Mulheres 54

77

13

155

03

Total

1.523

209

3.666

53

2.809

Fonte: Departamento Penitencirio Nacional - DEPEN, dez. de 2007


O Conjunto Penal Feminino de Salvador foi fundado em 08 de maro de 1990 (1), (Dia
Internacional da Mulher), com uma capacidade inicial de 64 internas. Aps vrias
reformas, alcanou a capacidade para 129 presas nos mais diferenciados regimes penais:
fechado, semi-aberto, e aberto, custodiando mulheres presas em carter provisrio ou
sentenciadas. O levantamento efetuado em 15 de outubro de 2008 revelou a presena de
140 internas, com uma superlotao de 11 vagas.
Em relao ao espao fsico, o prdio composto de oito galerias com oito celas com
duas comarcas cada, um ptio e uma rea coberta. No andar superior temos as salas da
Direo, Assistncia Social e dos Registros. Alm disso, h a sala para atendimento
Jurdico, sala de reunies, lugares para as atividades laborativas, educacionais, copa,
rea externa e sala de espera.
O corpo administrativo formado pela Direo, Diretor Adjunto, Secretrio, vinte
Agentes Penitencirios, Coordenador das atividades laborativas, Assistente Social,
Psiclogo e Servio Mdico. Quanto dinmica do trabalho tcnico h no regulamento
interno um completo detalhamento das atribuies de cada funo.
Das 140 internas 88 foram processadas e 52 sentenciadas, entre elas h 12 estrangeiras
processadas e duas sentenciadas. H cinco internas no Hospital de Custdia e
Tratamento psiquitrico, destinado aos doentes mentais e aos portadores de algum
transtorno mental. No regime semi-aberto h 40 internas entre elas uma estrangeira,
tendo somente uma interna condenada em regime aberto. A partir da data de entrada no
Conjunto Penal Feminino, pode-se apresentar o seguinte quadro que revela o tempo de
permanncia das internas:
Quadro 2 - Mulheres apenadas no
Conjunto Penal Feminino de Salvador
por ano de deteno
Ano

Presas

2002

06

2003

05

2004

05

106

JURA GENTIUM

2005

08

2006

16

2007

28

2008

72

Total

140

Fonte: Coordenao Conjunto Penal Feminino / 2008


Pode-se observar que o maior nmero das apenadas se concentra nos anos 2007 e 2008.
A maioria delas pertence ao estrato mais pobre da populao, so afro-descendentes,
apresentam baixo nvel de escolaridade, tm outros filhos com menos de 18 anos,
situao matrimonial estvel e companheiros envolvidos em situao criminal.
Entre as atividades laborativas desenvolvidas sem direito remunerao, mas com o
benefcio de remisso da pena, h a faxina realizada por 56 internas, com a distribuio
mensal das atividades. Existem duas fbricas (Fbrica de Fitas Winter-Print e uma de
produtos ortopdicos em funcionamento que empregam 11 internas com direito
remunerao de 75% do salrio mnimo e remisso de pena. O setor de costura
desenvolve o trabalho com duas internas treinadas que confeccionam fardamento. Alm
disso, as internas realizam trabalhos artesanais nas prprias celas e as peas so
vendidas durante os dias de visitas ou em exposies.
As atividades de Arte e Educao oferecem os cursos de: Acelerao I e II,
Cabeleireiro, Pano da Costa, Portugus para estrangeiras, Yoga, Ingls, cuja instrutora
uma interna e do qual participam trs alunas e Canto. Para as internas no regime semiaberto oferecido pelo presdio um curso de natureza diferenciada sobre Liberdade e
Cidadania. H tambm o culto das igrejas evanglicas e catlicas.
No Conjunto Penal Feminino de Salvador, atualmente encontram-se 26 mes com
crianas de zero a dois anos, dessas, 5 crianas permanecem presas. Por determinao
deste presdio as crianas permanecem encarceradas at a idade de seis meses, aps este
perodo, elas vo para a casa de parentes ou so entregues creche Nova Semente,
situada fora do Complexo Penitencirio, que atende tambm crianas do bairro vizinho.
O servio mdico do presdio atende a todas as internas e oferece os medicamentos
prescritos. As grvidas fazem exames e acompanhamento pr-natal. Todas as que so
mes hoje se encontravam grvidas antes de serem internadas. No h casos de gravidez
dentro da priso, pois h um rgido controle da fecundidade ao interior do
estabelecimento. J em relao s crianas nascidas no crcere no h nenhum
atendimento, nem pediatra, nem remdios.

107

JURA GENTIUM

Crianas encarceradas
Apesar do presdio em estudo ter sido construdo como unidade prisional feminina, este
mais se assemelha queles destinados aos homens, pois as mulheres grvidas e as mes
que amamentam o fazem em situaes bem peculiares e precrias. Isto porque a planta
fsica e a organizao da instituio no contemplam as necessidades ligadas
maternidade.
Em relao ao aprisionamento e continuidade da famlia, constata-se que se o pai est
preso, a me toma conta dos filhos, quando a situao contrria, o encarceramento da
me, desestrutura completamente o ncleo familiar. H tambm outras implicaes
decorrentes do ato de aprisionamento que afetam o conjunto dos familiares. A esse
respeito, uma av que trabalhava em casa de famlia, declarou ter perdido o emprego
assim que a patroa soube que a menina foi presa.
As mulheres grvidas raramente recebem um atendimento adequado antes e depois do
parto. No se tm em considerao as necessidades de uma dieta particular para as
mulheres grvidas e a comida oferecida insuficiente ou inadequada s exigncias
nutricionais de uma mulher que est amamentando.
As crianas nascem e vivem num ambiente compartido com pessoas portadoras de
graves problemas de sade (infeco pelo HIV, tuberculose, doenas de pele e outras
enfermidades) sob condies precrias de higiene.
Por outro lado, a prevista separao dos filhos em relao sua me cria um efeito
traumtico a longo prazo tanto para a me quanto para a criana, o qual ser abordado
mais adiante. (2)
Um estudo realizado na Universidade de Braslia encontrou 289 crianas nascidas de
mes presidirias vivendo nas unidades prisionais no Brasil (SANTA RITA, 2006). Esta
pesquisa, realizada entre outubro e dezembro de 2005 em 79 presdios em todos os
estados da Federao incluiu informaes de 9.631 presidirias, nmero que representa
74,5% do total de mes em regime de perda de liberdade no pas. Foi observado que o
perodo de permanncia das crianas nas penitencirias brasileiras varia de trs meses a
seis anos. Os resultados assinalaram que do total de crianas, filhos de mes presas 165
so crianas de 0 a 6 meses; 60 tm idade at 2 anos; 28 permaneceram at 3 anos e 22
ficam internados at 6 anos.
Conclui-se que no h uma padronizao em relao ao perodo de permanncia das
crianas nas unidades prisionais inspirados em critrios relacionados ao limite etrio,
sade, higiene e os conhecimentos correlatos com o desenvolvimento infantil.
A pesquisa nacional anteriormente referida tambm revelou ainda que de 717 mulheres
presas, 197 estavam grvidas (27,5%); 234 (32,6%) eram mulheres que amamentavam e
outras 86 (39,9%) no amamentavam, mas permaneciam com os filhos na priso.
As leis que asseguram os direitos de mulheres e de crianas, como a Lei de Execuo
Penal (BRASIL, 1984), que determina que as penitencirias femininas sejam dotadas de
berrio, onde as condenadas possam amamentar seus filhos, so desrespeitadas na
maior parte das unidades prisionais brasileiras. De acordo com a mesma pesquisa na

108

JURA GENTIUM

maioria das instituies as crianas permaneciam na cela coletiva junto me (SANTA


RITA, 2006).
Deste modo, nas unidades prisionais brasileiras possvel encontrar bebs dormindo em
beros improvisados dentro de celas femininas e crianas menores de trs anos
submetidas ao regime prisional, com horrios estipulados at para banho de sol. Na
maioria das penitencirias faltam remdios, ginecologistas e pediatras (SANTA ROSA,
2006).
Em vista da falta de ateno situao das crianas encarcerada, vale pena sublinhar o
espao que os tratados de direitos das Naes Unidas dedicam a esse tema e os
documentos legais relativos aos direitos das crianas assinados pelo governo brasileiro.
Leis, estatutos, convenes e a situao das crianas nascidas em crcere
Existe uma ampla documentao tanto ao nvel nacional como internacional sobre os
direitos da criana em geral e das crianas aprisionadas em particular. Torna-se
interessante confrontar o que estabelecido com o que vivido pelas mes e crianas
dentro do crcere.
No nvel nacional, em ordem cronolgica, temos: a Lei n. 7.210/84 - Lei de Execuo
Penal; a Lei 7417/85 que trata da anistia para mes de filhos com pena inferior a 5 anos;
a Constituio da Repblica Federativa do Brasil de 1988; a Lei n 8069/90 - Estatuto
da Criana e do Adolescente e o Plano Nacional de Sade no Sistema Penitencirio
(BRASIL, 2003), que visa consolidar uma poltica e atendimento especfico para as
pessoas privadas de liberdade.
No nvel internacional, podem-se citar: a Declarao de Genebra de 1924, sobre a
necessidade de proteo especial criana e ao adolescente; a Conveno Internacional
sobre Direitos da Criana e do Adolescente, adotada pela Assemblia Geral das Naes
Unidas em 20 de novembro de 1989, e ratificada pelo Brasil em 24 de setembro de
1990; o Conjunto de Princpios para a Proteo de Todas as Pessoas submetidas a
qualquer forma de Deteno ou Priso, votada tambm em Assemblia Geral da ONU,
em 1988; as Regras Mnimas para Tratamento do Preso da ONU. Inclusive, a Resoluo
58/183 da ONU recomendou que os governantes prestassem maior ateno s mulheres
que se encontram na priso, compreendendo questes referentes aos seus filhos.
Vale lembrar que a assinatura e a ratificao dos documentos internacionais por parte do
Estado criam deveres e obrigaes diante de todas as naes signatrias, de realizar
relatrios peridicos sobre a situao dos direitos da criana e do adolescente em nosso
pas. Como bem salienta PIOVESAN (2003, p. 284):
no sistema jurdico brasileiro, as crianas e os adolescentes gozam de todos os direitos
fundamentais garantidos pessoa humana, tanto aqueles reconhecidos pelo direito
interno brasileiro, quanto os previstos nos tratados internacionais de que o Brasil faz
parte.
O Estatuto da Criana e do Adolescente (1990) que regulamenta o artigo 227 da
Constituio da Repblica Federativa do Brasil de 1988 (3) resgata o valor da criana e
do adolescente como seres humanos, sujeitos de direito, titulares de direitos especiais e
que devem receber total priorizao. Os direitos especiais reconhecidos s crianas e
109

JURA GENTIUM

aos adolescentes decorrem da peculiar condio de seres humanos em desenvolvimento.


Como preconiza o artigo 3, as crianas tm direito a uma proteo integral que lhes
assegure todas as oportunidades e facilidades, a fim de lhes facultar o desenvolvimento
fsico, mental, moral, espiritual e social, em condies de liberdade e de dignidade.
Precisa ressaltar que essa preocupao para com as crianas e adolescente no dever
somente dos pais, mas de toda a sociedade e, em especial do Estado. H, portanto, uma
rede de proteo prevista em lei que englobaria dimenses polticas, econmicas e
sociais que implicaria em revisar prioridades polticas e de investimentos para assegurar
os direitos civis, polticos e sociais das crianas e dos adolescentes brasileiros. A esse
respeito, Piovesan (2003) salienta que h obrigaes dos diferentes rgos e instituies
pblicas que deveriam trabalhar de modo articulado no atendimento especial e
prioritrio a toda criana e adolescente:
destaca-se que os deveres previstos na lei so dirigidos a toda a sociedade, mas deve-se
acrescentar que os membros e funcionrios do Estado, nas esferas executiva, legislativa
e judiciria, nos mbitos federal estadual e municipal, tm o dever de ofcio de cumprir
e fazer cumprir tais determinaes (PIOVESAN, 2003, p. 290).
Conclui-se que a violao dos direitos da criana por parte do Estado e a no efetivao
das normas institucionalizadas, como acontece com as crianas nascida e que vivem
presas nas penitencirias femininas do Brasil, se caracterizam como violncia
institucional ou violncia do Estado.
Por conseguinte, h uma enorme distncia entre o texto das leis e das normas com
situaes concretas ao interior do Conjunto Penal Feminino de Salvador e isso exige um
posicionamento crtico diante do cotidiano vivido pelas mes e crianas presas.
s presidirias sero asseguradas condies para que possam permanecer com seus
filhos durante o perodo de amamentao (BRASIL, Constituio 1988, artigo5).
Os estabelecimentos penais destinados a mulheres sero dotados de berrio, onde as
condenadas possam amamentar seus filhos. (BRASIL, Lei de Execuo Penal, artigo
83).
A penitenciria de mulheres poder ser dotada de seo para gestante e parturiente e de
creche com a finalidade de assistir ao menor desamparado cuja responsvel esteja presa.
(BRASIL, Lei de Execuo Penal, artigo 89).
Chegada a hora do parto, a interna escoltada pela polcia militar at o hospital, onde
permanece num quarto separado, sempre vigiada. As policiais mulheres, em geral, no
colocam as algemas, ficam entretendo-se com a parturiente dentro do quarto, enquanto
os homens ficam do lado de fora. s vezes, segundo os depoimentos das mes, o
prprio mdico que exige que sejam tiradas as algemas.
Liberada pelo mdico, a me com a criana volta priso e a comea uma nova vida
com novas e inmeras dificuldades. A volta priso com o recm-nascido significa um
retorno s circunstncias indesejadas, como manifesta uma das mes: eu chorei muito
porque no queria vir para aqui com meu filho, chorei muito, depois fiquei.
A penitenciria no tem creche, berrio, bero ou rea reservada para os bebs. A
criana dorme com a me, segue o ritmo, os horrios, a disciplina da priso. Algumas

110

JURA GENTIUM
internas fumam cigarros de maconha e o ar se torna impregnado e imprprio. Como
tem trs pessoas [na cela], eu dormia na comarca com ela (a criana) e a outra (interna)
no cho. tardezinha, as portas e as grades de ferro da cela e da galeria so fechadas e
se avizinha a hora do pranto, como confirma uma me. Durante a noite ela tem que
abafar o choro da criana, pois as outras internas queixam-se da zoada [rudo]. Na
galeria no h lugar para passear. A luz permanece apagada durante a noite, sendo o
peito da me o nico consolo ao beb que chora.
Nenhuma criana ou adolescente ser objeto de qualquer forma de negligncia,
discriminao, explorao, violncia, crueldade e opresso, punido na forma da lei
qualquer atentado, por ao ou omisso, aos seus direitos fundamentais.
(BRASIL, ECA, 1990, artigo. 5).
Se h necessidade de trocar as fraldas e limpar o recm-nascido, isso feito na latrina
da cela, que, s vezes, se encontra sem gua. Na priso no tem gua quente para o
banho, as mes pagam dois reais para alugar o fogareiro eltrico de outra interna e assim
chegam a aquecer a gua do banho. As fraldas e a pouca roupa so lavadas e estendidas
nas cordas do ptio. Nos dias de chuva, a roupa fica molhada, mida, amarrotada, pois
no tem o ferro de passar roupa. Os mosquitos deixam o corpo das crianas todo
marcado por picadas.
A criana e o adolescente tm direito liberdade, ao respeito e dignidade como
pessoas humanas em processo de desenvolvimento e como sujeitos de direitos civis,
humanos e sociais garantidos na Constituio e nas leis.
Para compensar toda a inadequao do espao institucional, a criana fica no colo da
me o dia todo. As outras internas tambm carregam, abraam, embalam o recmnascido que passam-no de colo em colo. A chegada de uma nova criana motivo de
alegria, como declara uma interna, aps o retorno priso depois do parto: as meninas
ficaram todas alegres, carregando o beb. Mas o ambiente prisional no para criana,
assim algumas mes evitam o contato do recm-nascido com as internas, pois h
doenas dentro da priso: infeco pelo HIV, tuberculose, doenas de pele etc. Vale
destacar que existe solidariedade entre as internas, chegando a situaes em que
algumas cedem seu lugar, indo dormir no cho para permitir uma melhor acomodao
para a me com o beb. Contraria-se assim o que determina a lei:
A criana e o adolescente tm direito a proteo vida e sade, mediante e afetividade
de polticas sociais pblicas que permitam o nascimento e o desenvolvimento sadio e
harmonioso, em condies dignas de existncia. (BRASIL, ECA, 1990, artigo. 7).
As dificuldades e as peripcias que toda me pobre encontra no acesso ao atendimento
mdico, entre as mes prisioneiras se tornam mais evidentes e cruis. Neste sentido, o
caso de uma das meninas do presdio, Alice, ilustrativo disso. Ela teve refluxo, a
pediatra prescreveu uma USG de abdome superior com dopper colorido para pesquisa
de RGE. O servio interno passou a requisio para o formulrio do Sistema nico de
Sade (SUS), a partir da comeou a via crucis de Alice. Os Postos Mdicos da
Prefeitura encontravam desculpas para o encaminhamento do exame Central de
Regulao do Municpio de Salvador, o Conselho Tutelar apelou ao artigo 136 do
Estatuto da Criana e do Adolescente e solicitou a um hospital realizar o exame. O
hospital no alcanou a pequena Alice, pobre, negra e presa com a varinha mgica do
111

JURA GENTIUM
Deus que cura e negou o pedido. A Promotoria de Justia da Infncia e Adolescncia
do Ministrio Pblico do Estado da Bahia solicitou um relatrio mais detalhado por
parte da pediatra e, aps entrar em contato telefnico com a responsvel da prefeitura,
comunicou para ir, aps 12 dias, ao Hospital Roberto Santos, na parte da manh, para
marcar a data do exame. O hospital alegou que havia uma sobrecarga de pedidos e
no recebia mais nenhuma requisio (4).
dever de todos velarem pela dignidade da criana e do adolescente, pondo-os a salvo
de qualquer tratamento desumano, violento, aterrorizante, vexatrio ou constrangedor.
(BRASIL, ECA, 1990, artigo 18).
Toda criana ou adolescente tem direito a ser criado e educado no seio da sua famlia
natural e, excepcionalmente, em famlia substituta, assegurada a convivncia familiar e
comunitria, em ambiente livre da presena de pessoas dependentes de substncias
entorpecentes. (BRASIL, ECA, 1990, artigo 19).
A falta ou a carncia de recursos materiais no constitui motivo suficiente para a perda
ou a suspenso do ptrio poder.
Pargrafo nico. No existindo outro motivo que por si s autorize a decretao da
medida, a criana ou o adolescente ser mantido em sua famlia de origem, a qual
dever obrigatoriamente ser includa em programas oficiais de auxlio. (BRASIL, ECA,
1990, artigo 23).
Por deciso da penitenciria em Salvador, aps seis meses as crianas so tiradas do
colo das mes e entregues a algum familiar ou uma creche. Durante nosso perodo de
observao, a maioria das crianas foi acolhida pelas avs ou pelas tias. Contudo, as
mes, quando sentem a aproximao do momento da separao, passam a viver numa
dupla realidade: a da iluso e a da incerteza. Incerteza pelo fato de no saberem com
quem a criana vai ficar: minha me vai levar e tomar conta do menino, no sei
onde vai acabar, talvez minha tia leva com ela, no tenho com quem deixar a
menina. Estas so as declaraes mais comuns. Quando a me estrangeira, as coisas
se complicam, apela-se ao corao para que a criana permanea um pouco mais.
Cogitam-se possibilidades cheias de situaes complicadas e com entraves legais, tipo:
talvez o pai possa vir buscar a criana, talvez a av.
A Lei de Execuo Penal (BRASIL, 1984), no artigo 117 aventa outras alternativas
admitindo o recolhimento do beneficirio de regime aberto em residncia particular
quando se tratar de: condenada com filho menor ou deficiente fsico ou mental e de uma
gestante. No foram encontrados casos dessa natureza na instituio em foco. A esse
propsito, no ltimo Encontro dos Conselhos da Comunidade realizado em Salvador,
nos dias 11 e 12 de setembro de 2008, foi apresentada a proposta da priso domiciliar e
monitoramento eletrnico para as mes grvidas e lactantes em substituio pena de
priso. No mesmo encontro, um palestrante, ao falar das penas alternativas, se
posicionou nesses termos: mais do que uma priso melhor, o sensato procurar
alguma coisa melhor do que a priso.

112

JURA GENTIUM

O estado de direito e a naturalizao do aprisionamento de crianas


A partir do quadro exposto, levantamos dois questionamentos centrais para a
continuidade desta reflexo: a privao do direito liberdade e integridade fsica e
psquica de uma criana reclusa compatvel com o conceito de Estado de Direito?
Manter uma criana presa, devido ao fato de a me dela est em situao privada da
liberdade, constitui-se numa grave violao dos direitos fundamentais de todo ser
humano?
Para tanto preciso esclarecer o conceito de Estado de Direito e, em seguida, relacionlo ao contexto das crianas presas. O Estado de Direito atribui ao ordenamento jurdico
a funo primria de tutelar os direitos civis e polticos, contrastando, com essa
finalidade, a inclinao do poder ao arbtrio e prevaricao (ZOLO, 2006, p.45).O
Estado de Direito tem como funo bsica a garantia dos direitos fundamentais do
indivduo (ZOLO, 2006, p. 51).
Os direitos fundamentais so aqueles reconhecidos como naturais, inerentes prpria
natureza do ser humano e no dependem do beneplcito do soberano, e, como tais,
inviolveis por parte do detentor do poder pblico, inalienveis pelos seus prprios
titulares e imprescritveis (BOBBIO, 1992, p.74). Ao mesmo tempo, os Direitos
Fundamentais so aqueles considerados indispensveis pessoa humana e necessrios
para assegurar a todos uma existncia digna, livre e igual.
Esses direitos transferem aos seus titulares o poder de faz-los valer em mbito
judicirio, tambm contra rgos do Estado e a favor do cidado, uma vez que num
Estado de Direito, a autoridade pblica tem o dever de reconhecer, tutelar e promover as
liberdades fundamentais do indivduo. (ZOLO, 2006). A partir disso, os direitos
fundamentais passam a se constituir em matrias sobre as quais os poderes do Estado
no podem dispor, uma vez que se constituem no fundamento de legitimidade do
prprio Estado.
Assim a garantia dos direitos fundamentais de liberdade e a implementao dos direitos
fundamentais positivos se tornam um dever do Estado e a mesma legitimidade dos
poderes constitudos. Sendo assim, no se trata de direitos apenas proclamados, mas de
direitos efetivamente protegidos num ordenamento jurdico (BOBBIO, 1996;
CADEMARTORI, 1999). No Estado de Direito h, portanto, uma inverso na relao
entre Estado e cidados:
da prioridade dos deveres dos sditos em relao autoridade poltica (e religiosa)
passou-se, no decorrer da formao do Estado Moderno, prioridade dos direitos do
cidado e ao dever da autoridade pblica de reconhec-los, tutel-los e, enfim, tambm
de promov-los (ZOLO, 2006, p.32).
s crianas presas so negados os direitos essenciais, como o direito liberdade,
dignidade, igualdade. O artigo 1 da Declarao Universal dos Diretos Humanos de
1948 afirma que todos as pessoas nascem livres e iguais em dignidade e direitos.
Deve ser excluda, portanto, toda discriminao fundada em diferenas especficas
como aquelas entre adultos e crianas, indivduos nascidos em crcere ou em casa. O
artigo 2 da mesma Declarao explicita e aprofunda mais essa igualdade de direitos,
afirmando que toda pessoa tem capacidade para gozar os direitos e as liberdades

113

JURA GENTIUM

estabelecidas nesta Declarao, sem distino de qualquer espcie, seja de raa, cor,
sexo, lngua, religio, opinio poltica ou de outra natureza, origem nacional ou social,
riqueza, nascimento, ou qualquer outra condio
O direito liberdade um direito primrio e como tal, no sujeito a nenhuma
limitao, um direito absoluto e como direito primrio includente, isto , todas as
pessoas devem goz-lo.
A partir dessa perspectiva o aprisionamento de crianas fere profundamente o conceito
de Estado de Direito que tem como sua essncia e prioridade a defesa dos direitos do
homem e o dever de garantia dos direitos fundamentais. Nasce, assim, uma contradio
entre os direitos das crianas e a situao do aprisionamento de filhos de mes
condenadas em regime fechado. Concluindo-se que uma criana do direito liberdade e
sade torna-se uma grave violao dos direitos fundamentais e do direito cidadania.
Outro aspecto a ser considerado o fato de que o sistema penitencirio percebido
como algo natural e como a nica alternativa prtica do delito. Em conseqncia, o
aprisionamento de crianas tambm aceito como inevitvel e como nica alternativa
uma vez que a me se encontra presa. Nasce, portanto, a necessidade de refletir
criticamente sobre o fenmeno do mesmo sistema prisional.
O fato de achar natural que a criana fique retida devido condenao da me, dando a
sensao de inevitabilidade do aprisionamento de recm-nascidos, canaliza as aes
unicamente para a soluo de problemas prticos (existncia de berrios, lugar para
amamentar, creche etc.) como se as instituies penais fossem algo de natural, e sua
legitimidade no fosse fundamentada em convenes sociais, como afirma Santoro:
aceitando como um dado de fato a estrutura e a racionalidade das prticas penais
existentes elimina-se a necessidade de refletir criticamente sobre os fundamentos do
sistema punitivo. Uma vez aceita a indiada delito-castigo como algo de natural, no
resta nada seno garantir que o castigo no viole o sentido de humanidade, e no seja
desumano (SANTORO, 2004, p. 4).
Em geral as leis e as convenes objetivam a melhorar o ambiente das prises, exigindo
espaos reservados e creches para os bebs, visando humanizao da permanncia das
crianas dentro da priso. No contestado o fato de que uma criana esteja presa atrs
das grades, isto visto como algo natural e no como uma violao dos direitos
fundamentais e da cidadania da criana e contrrio ao conceito de Estado de Direitos.
A esse respeito oportuno se reportar declarao de um responsvel da organizao
internacional que presta sua solidariedade no campo da sade, Mdicos Sem Fronteiras:
na poltica internacional [...] a ao humanitria conquistou uma forma de quase
monoplio da moral e da ao internacional. essa situao que nos queremos
denunciar. A interveno humanitria representa a expresso melhor da humanidade, se
est junto ao poltica e justia. Na falta dessas, a ao humanitria destinada
falncia e acaba, sobretudo no caso de grandes crises que encontra ressonncia nos
media, para ser um instrumento da poltica internacional, do artifcio que tranqiliza as
conscincias (MARCON, 2002, p.62, traduo livre).
Nesse sentido, o ECA, superando a viso preconceituosa, repressiva e assistencialista do
Cdigo do Menor, coloca como fundamento a doutrina da proteo integral para todas
114

JURA GENTIUM

as crianas e institui uma nova concepo do status da criana como sujeito e no como
objeto de direitos.
Entretanto, as crianas em situao de encarceramento se tornam objeto de caridade. A
poltica a verdadeira ausente. As organizaes no-governamentais so convidadas a
no se envolverem em poltica. Nasce, assim, a necessidade de reafirmar, embora parea
redundante, que as crianas nascidas e que vivem atrs das grades se encontram numa
situao especial, debaixo da responsabilidade direta do Estado que, nesse caso, se
constitui como o maior violador dos direitos de quem tem o dever de proteger.
Para pensar ao criar alternativas vamos nos apoiar no estudo realizado pela
Representao Quaker junto a ONU que coloca alguns questionamentos que podem ser
motivo de reflexo e objeto de propostas concretas para a realizao de polticas
pblicas para as crianas que vivem com as mes atrs das grades nas penitencirias
feminina do Brasil. Apresentam-se, aqui, numa transcrio livre, algumas das perguntas
que esse estudo sugere a respeito dessa problemtica:
Qual o impacto que o aprisionamento causa na vida da criana? Como preparar a me e
os familiares que vo receber o recm-nascido aps a permanncia na priso? H
alternativas, sem a privao da liberdade, que dem apoio maternidade e ao
desenvolvimento da criana? Quais so os direitos de uma criana quando a me est
presa ou detenta? Em relao aos diretos da criana, quem o responsvel para garantir
que se respeitem e como conseguir isto? Em que etapa o sistema de justia compartilha
a responsabilidade de garantir o acatamento dos diretos da criana ao considerar as
questes de deteno ou encarceramento da me? Existe a obrigatoriedade de investigar
se a me tem filhos antes de estabelecer uma deteno preventiva ou no momento de
ditar a sentena? H controle das obrigaes e das medidas a serem tomadas para
garantir a proteo dos direitos das crianas? (The Quaker United Nations Office,
2005).
As modalidades punitivas das sociedades modernas colocaram a problemtica do
castigo no quadro das relaes entre o indivduo e a autoridade poltica. Ao analisar as
modalidades punitivas modernas, Santoro (2004) caracterizou a corrente revisionista
dos anos setenta de hermenutica do suspeito, pois, por baixo dos ideais reformistas e
dos valores ticos, esto os interesses econmicos, a vontade de poder e as culturas
sociais.
Para tanto, necessrio refletir-se que a populao interna da Penitenciria Feminina de
Salvador e do Brasil em geral, constituda de mulheres que pertencem s camadas
mais pobres da populao, quelas que Darcy Ribeiro (1997) identifica como as classes
oprimidas, marginalizadas, formadas principalmente de negros e mulatos, moradores
das favelas e periferias da cidade. Cidados que fazem parte da comunidade poltica
nacional apenas nominalmente e na prtica ignoram seus direitos civis ou os tm
sistematicamente desrespeitados por outros cidados, pelo governo, pela polcia e no se
sentem protegidos pela sociedade e pelas leis (CARVALHO, 2008, p. 216).
significativa, a esse respeito, a viso social que preso no tem direito e que filho de
marginal marginal tambm. Embora o preso seja reconhecido, no plano jurdico,
como portador de direitos e obrigaes, a sociedade ainda o enxerga como uma pessoa
destituda de qualquer direito. Nascem, assim, os esteretipos e os estigmas das crianas

115

JURA GENTIUM

filhas e filhos de presas. O depoimento de tortura de uma presa revela claramente esta
atitude: Um dos torturadores falou, me lembro ainda como fosse hoje, falou assim: - t
grvida, n? mata o filho dela que vai ser outro marginalzinho.
A caracterizao da populao carcerria como pertencente aos estratos mais humildes
da sociedade tem sua influncia na aplicao das penas. Pois a aplicao das penas tem
relao direta com a classe social. Como bem demonstraram Rusche e Kirchheimer
(1978) ao estudar em que medida o desenvolvimento dos instrumentos punitivos
determinado pelas relaes sociais fundamentais. H uma distino de classe na lei
penal com penas diferentes para patres e escravos, para nobres e plebeus. A pena muda
de acordo com a distino de classe, ela est fundamentada na classe social do ru e da
parte lesionada. Mais as massas se tornam miserveis, mais severas e arbitrrias se
faziam as penas com a finalidade de afast-las do delito. A crueldade em si mesma um
fenmeno social que pode ser compreendido somente a partir das relaes sociais
dominantes em um perodo determinado (RUSCHE- KIRCHHEIMER, 1978). Vem da
que o encarceramento de crianas pobres, negras e/ou estrangeiras s possvel numa
sociedade discriminadora e profundamente estratificada.
Consideraes finais
Esta breve anlise tinha como objetivo dar visibilidade ao problema especfico das
crianas aprisionadas sob a perspectiva dos Direitos Humanos e tendo como pontos de
referncia a documentao relativa aos direitos das crianas, o conceito de Estado de
Direito e uma reflexo sobre a naturalizao das penas de privao de liberdade.
O estudo revelou a pouca ateno que dada s crianas que vivem no crcere com suas
mes. O crcere no um lugar adequado para as crianas e as mes grvidas ou
lactantes. Para o problema, no h solues fceis, mas a complexidade dessa situao
no pode ser tomada como desculpa para deixar de proteger os direitos das crianas e
das mes na priso.
A Lei de Execuo Penal brasileira que determina a construo de berrios e de um
lugar reservado para as mes privada de liberdade no uma resposta aos direitos
estabelecidos na Constituio brasileira, ao conceito de criana sujeito de direito do
Estatuto da Criana e do Adolescente, nem s determinaes, ao nvel internacional, da
Conveno sobre os Direitos da Criana e do Adolescente. No podem ser chamadas
medidas humanitrias, pois ferem diretamente os direitos do ser humano. So medidas
paliativas, que aliviam o sofrimento, mas mantm a condio de preso para toda criana
que nasce no crcere. A ao humanitria pode representar a expresso melhor da
humanidade se estiver junto ao poltica, justia e defesa dos direitos.
Assegurar criana o direito liberdade, ao respeito e dignidade como pessoas
humanas em processo de desenvolvimento so princpios que constituem, no dizer de
Hannah Arendt, o direito a ter direito. Todavia, a essncia de todo direito humano no
consiste somente em seu reconhecimento, mas tambm em sua efetivao prtica, como
bem acentua Bobbio:
a linguagem dos direitos tem indubitavelmente uma grande funo prtica, que
emprestar uma fora particular s reivindicaes dos movimentos que demandam para
si e para os outros a satisfao de novos carecimentos materiais e morais; mas ela se
116

JURA GENTIUM

torna enganadora se obscurecer ou ocultar a diferena entre o direito reivindicado e o


direito reconhecido e protegido (BOBBIO, 1992, p. 10).
Refletir criticamente sobre a existncia e relevncia social dessa problemtica nos
permitir a construo de polticas pblicas que considerem a criana, presa, sujeito de
direitos, com absoluta prioridade e tenham como fundamento a defesa dos direitos
fundamentais que, num Estado de Direito, exigem a atuao direta e efetiva do Poder
Pblico.
Notas
1. O Complexo Penitencirio do Estado da Bahia formado por quatro unidades
carcerrias: a Penitenciria Lemos de Brito, destinada custdia de presos definitivos
do gnero masculino em regime fechado; o Conjunto Penal Feminino; o Presdio de
Salvador e o Centro de Observao Penal; a esses se acrescenta a Colnia Agrcola
Lafayete Coutinho e a Casa de Albergados e Egressos situadas fora do Complexo
Penitencirio. Na Bahia, alm do Conjunto Penal Feminino em Salvador, existem reas
destinadas recluso de mulheres nos Conjuntos Penais de Feira de Santana e Jequi.
2. Para aprofundar a problemtica da mulher e das crianas aprisionadas interessante
ler o documento de trabalho de Florizelle OConnor: Administracin de Justicia, Estado
de Derecho y Democracia, 2004.
3. A Constituio Brasileira de 1988, em seu artigo 227, estabelece que: dever da
famlia, da sociedade e do Estado assegurar criana e ao adolescente, com absoluta
prioridade, o direito vida, sade, alimentao, educao, ao lazer,
profissionalizao, cultura, dignidade, ao respeito, liberdade e convivncia
familiar e comunitria, alm de coloc-los a salvo de toda forma de negligncia,
discriminao, explorao, violncia, crueldade e opressa.
4. Vinicius de Moraes, poeta e cantor brasileiro, interpretou magistralmente sentimentos
e fantasias de crianas. A partir do poema de sua autoria, elaboramos a pardia a seguir,
ilustrativa da situao das crianas que vivem atrs das grades:
Era uma casa muito engraada, no tinha bero, no tinha nada.
Ningum podia ficar doente, porque pediatra era ausente.
Ningum podia fazer pipi, porque fraldas no tinham ali.
Ningum podia dormir tranqilo, porque mosquito havia naquilo.
Ningum podia nem chorar, porque mandavam logo parar.
Ningum podia nem respirar porque maconha estava no ar.
Ningum podia nascer naquela, porque por certo tinha seqela.
Ningum parou para pensar, e os homens os jogaram neste lugar.
Cidadania, justia, direitos humanos, gritavam todos por debaixo dos panos.
Mas era feita com pouco esmero, na rua dos bobos, numero zero.
Referncias bibliogrficas
BRASIL., Constituio da Repblica Federativa do Brasil, Braslia, DF, Senado 1988.
BRASIL., Lei de Execuo Pena, Lei 7.210 de julho de 1984.

117

JURA GENTIUM

BRASIL., Estatuto da Criana e do Adolescente. Lei 8.069/90, Porto Alegre, UNICEF,


1995.
CARVALHO, Jos Murilo de., Cidadania no Brasil: o longo caminho, Rio de Janeiro,
Civilizao Brasileira, 2004.
CENDHEC, SISTEMA DE GARANTIA DE DIREITOS., Um caminho para a proteo
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The Quaker United Nations Office (QUNO).
MARCON, J., Le ambiguit degli aiuti umanitari, Milano, Feltrinelli, 2002
PIOVESAN, F., Direitos Humanos e o Direito Constitucional Internacional, So Paulo,
Max Limonad, 2002
RUSCHE, G.,-KIRSCHHEIMER, O., Punio e estrutura social, Rio de Janeiro,
Freitas Bastos, 1999
SANTA RITA, P. R., Mes e crianas atrs das grades: em questo o princpio da
dignidade da pessoa humana, Dissertao de Mestrado, Universidade de
Braslia, 2005.
SANTORO, E., Carcere e Societ Liberale, Torino, Giappichelli, 2004.
ZOLO, D - COSTA, P. (a cura di), O Estado de Direito: histria, teoria, crtica, So
Paulo, Martins Fontes, 2006.

118

La libert religieuse en tant que droit de lhomme


dans lIslam
Mohammed Amin Al-Midani
Introduction
La Libert est une des caractristiques des droits de lhomme en Islam. Les autres
caractristiques sont : lgalit et la justice.
Pour les croyants, la soumission Dieu est une libration de ltre humain vis--vis de
ses semblables, et dautres soumissions qui peuvent porter atteinte sa dignit et sa
personnalit. Cest dabord, une libration spirituelle qui est traduite, ensuite, par
une capacit de choisir, compte tenu de ce que Dieu nous a dots de raison et de la
possibilit dagir selon notre choix.
La libert religieuse est un composant essentiel de la libert en Islam. Et, cette libert
est reconnue, garantie et dfendue par les deux sources principales de la Charria ou le
droit musulman, savoir : le Coran (I), et la Sunna ou la tradition du Prophte
Muhammad (II). Il nen reste pas moins quil y a quelques sujets dlicats lis la libert
religieuse en Islam (III). Enfin, quelques textes adopts par les organisations islamiques
traitent de la libert religieuse (IV).
I - La libert religieuse dans le Coran
Le Coran se divise en 30 chapitres, et en cent quatorze sourates avec 6236 versets.
Quatre-vingt cinq sourates rvles Muhammad au cours de douze annes, cinq mois
et treize jours : la dure de son sjour La Mecque. Ces sourates qui sont appeles les
sourates mecquoises tablissent le dogme musulman. Vingt-neuf sourates rvles
Mdine aprs lmigration (hgire) (1) du Prophte cette ville, appeles les sourates
mdinoises concernent les rapports entre les musulmans, traant les rgles de la vie
sociale et familiale, et contiennent les dispositions gnrales du droit (pnal,
international, etc.). Ce sont, en un mot, les rgles de la Cit musulmane. Il est noter
quil ny a que cinq cents versets dans le Coran concernant les questions juridiques. Par
contre, il y a 1300 versets concernant les cieux et la terre.
Les sourates du Coran nont pas t rvles en une fois, mais quand le besoin
simposait, savoir loccasion dun vnement particulier. La rvlation a t faite par
des versets longs ou courts. Selon les docteurs musulmans, cette faon de rvler le
Coran raffermissait le cur du Prophte, et dautre part, permettait aux compagnons du
Prophte dapprendre par cur les versets du Coran. A la fin de sa vie, le Prophte a
dict les codifications actuelles du Coran selon lordre de Dieu.
Plusieurs versets coraniques traitent de la libert religieuse :

Dis ceux auxquels le Livre a t donn et aux infidles : Etes-vous soumis


Dieu ? Sils sont soumis Dieu, ils sont bien dirigs ; sils se dtournent. Tu
es seulement charg de transmettre le message prophtique (2/20) (2).

Pas de contrainte en religion , (2/256).

JURA GENTIUM

Si Dieu lavait voulu, il aurait fait de vous une seule communaut. Mais il a
voulu vous prouver par le don quil vous a fait (5/48).

A moi mes actes, vous les vtres. Vous dsavouez ce que je fais, et je ne suis
pas responsable de ce que vous faites (10/41).

Si ton Seigneur lavait voulu, tous les habitants de la terre auraient cru
(10/99).

La plupart des hommes ne sont pas croyants, malgr ton dsir ardent
(12/103).

Appelle les hommes dans le chemin de ton Seigneur, par la Sagesse et une
belle exhortation ; discute avec eux de la meilleure manire (16/125).

Dis : La Vrit mane de votre Seigneur. Quel celui qui le veut croie donc et
que celui qui le veut soit incrdule (18/29).

Appelle donc les hommes la foi ; marche droit comme on te la ordonn ; ne


suis pas leurs passions ; dis : Je crois tout ce que Dieu a rvl en fait de
Livre. On ma ordonn dtre juste envers votre Seigneur ! A nous nos uvres ;
vous vos uvres. Quil ny ait pas de discussions entre nous et vous. Dieu
nous runira ; vers lui sera le Retour (42/15).

Fais entendre le Rappel ! Tu nes que celui qui fait entendre le Rappel et tu
nes pas charg de les surveiller (88/21-22).

A vous votre religion ; moi, ma religion (109/6).

Nous voulons attirer lattention sur quelques points trs importants et trs significatifs
concernant ces versets, ce qui nous montre la faon dont le Coran garantit cette libert :
1. La plupart de ces versets corniques sont des versets des sourates mecquoises
(Sourates n 10, 12, 18, 42, 88 et 109) ce qui signifie que le respect dautres
religions et la libert religieuse dautres croyants font partie de la croyance et de
la foi des musulmanes, et du dogme musulman.
2. Les religions des Gens du Livre , cest--dire les religions juive et chrtienne,
sont les religions reconnues par lIslam.
3. Il y a une reconnaissance totale et un profond respect dautres religions que
lIslam. Les versets coraniques parlant de la libert religieuse commencent
toujours par les autres religions avant de mentionner lIslam, ex. A vous votre
religion ; moi, ma religion (109/6).
II - La libert religieuse dans la Sunna
La Sunna est constitue par toutes les paroles et actes attribus au Prophte Muhammad.
Il sagit de ses habitudes, de ses rgles de conduite, de sa faon de faire ou de ne pas
faire, de ses silences telle ou telle occasion.
La Sunna a jou un grand rle dans linterprtation des dispositions du Coran, et du
dveloppement de ses principes et ses rgles. Elle a apport des solutions aux problmes

120

JURA GENTIUM

de la nouvelle communaut musulmane. Il reste que sa place est toujours infrieure


celle du Coran dans la hirarchie des sources du droit musulman.
Si le Coran possde une valeur authentique et incontestable, on peut dire que ce nest
pas le cas pour toutes les paroles les (hadth). Ce fut la chose qui poussait dailleurs
quelques savants musulmans consacrer leur vie toute entire chercher, vrifier et
regrouper dans des ouvrages de savants des (hadth) authentiques. Les ouvrages de ces
savants sont nombreux, mais les plus clbres et connus parmi eux sont : Bukhar (m.
870), Muslim (m. 875), Ab Dwd (m. 889), et Tirmidh (m. 892) (3).
Plusieurs hadith du Prophte Muhammad traitent de la libert religieuse et du respect
dautres religions :

La foi consiste en ce que tu crois en Dieu, en ses anges, en ses livres, en sa


rencontre, en ses Prophtes, et en la future rsurrection .

Tout homme est atteint par le diable le jour o sa mre la enfant


lexception de marie et de son fils (Jsus).

Dautre part, le Prophte Muhammad na pas hsit citer les paroles des Livres
dautres religions. Ainsi, il a dit :

Il est crit dans lEvangile : Ce que tu prtes, on te le rendra, et avec la mme


mesure que tu pses aux autres, ils pseront pour toi .

Il est crit dans la Tora : Celui qui veut jouir dune longvit, et que ses biens
saccroissent, quil maintienne le lien de parent .

III - Quelques sujets dlicats lis la libert religieuse


A. Le changement de religion
Nous allons donner un exemple concernant la question du changement de religion
partir de la Dclaration universelle des droits de lhomme de 1948.
Larticle 18 de cette Dclaration universelle, stipule : Toute personne a droit la
libert de pense, de conscience et de religion ; ce droit implique la libert de changer
de religion ou de conviction ainsi que la libert de manifester sa religion ou sa
conviction, seule ou en commun, tant en public quen priv, par lenseignement, les
pratiques, le culte et laccomplissement de rites .
Dix Etats islamiques (ce sont les Etats membres de lOrganisation de la Confrence
Islamique) ont particip llaboration de cette Dclaration universelle. Ce sont :
lAfghanistan, lArabie saoudite, lEgypte, lIraq, lIran, le Liban, le Pakistan, la Syrie,
la Turquie, et le Ymen. Tous ces Etats islamiques ont vot en faveur de cette
Dclaration, le 10 dcembre 1948, lexception de lArabie saoudite qui sest abstenue,
avec 7 autres Etats membres des N.U. lpoque. Et, le reprsentant du Ymen tait
absent lors du vote final.
Larticle 18 a soulev, avant son adoption par lAssemble gnrale de lO.N.U, de
vives protestations de la part des reprsentants des Etats islamiques concernant la
phrase : ce droit implique la libert de changer de religion ou de conviction .

121

JURA GENTIUM

Le reprsentant de lArabie saoudite tait la tte des dlgations des Etats islamiques
qui ont protest contre cet article. Il sest oppos cette clause concernant le
changement de religion. Pour lui, cette clause joue en faveur des interventions
politiques trangres qui se prsentent comme des missions pratiquant le proslytisme
(4). Le reprsentant de lEgypte sest joint au reprsentant saoudien en expliquant que la
proclamation, par la Dclaration, de cette libert de changer de religion, traduit les
machinations de certaines missions bien connues en Orient, qui poursuivent
inlassablement leurs efforts en vue de convertir leur foi les populations de lOrient
(5).
On comprend bien les motifs de ces missions dites missions civilisatrices qui nont
dautre but que dimposer leur propre conception des droits de lhomme : la
conception librale (6), dans laquelle se trouve la libert de changer de religion.
A ces raisons politiques et civilisatrices , il faut ajouter linterdiction stricte faite par
la Charria dabandonner la religion musulmane (7).
Mais si nous cherchons les raisons de cette interdiction nonce par la Charia,
concernant le changement de religion, nous trouverons ses origines dans les vnements
historiques qui ont justifi son introduction aprs lmigration (hgire) du Prophte
Muhammad et de ses compagnons de La Mecque Mdine, en lan 622 de lre
chrtienne. Les Arabes de Mdine se sont convertis dans leur totalit la religion
musulmane, ils taient unis aprs une priode de rivalit arme. A Mdine, il y avait des
gens qui se sont convertis lIslam dans un premier temps puis ont abjur semant le
doute chez les musulmans en ce qui concerne leur religion et leurs convictions. Le
Coran a parl de cet pisode (8) et a interdit le changement de religion pour faire chec
aux tentatives de ceux qui cherchent faire natre le doute chez les croyants. Ds lors,
nul nenvisagera plus dadopter la foi islamique sans quil ait au pralable mri sa
dcision la lumire de la raison et de la science, et en vue dune conversion dfinitive
et permanente (9).
Les docteurs musulmans contemporains, qui parlent aujourdhui des consquences de
changement de religion, sefforcent de distinguer deux catgories de personnes : celles
pour qui le changement reste une affaire personnelle et prive et qui ne proclament pas
ce changement ou ne poussent pas les autres le faire. Le deuxime groupe est celui
dont les personnes cherchent semer le doute chez les musulmans, attaquer leur
religion ou troubler lordre public travers leurs gestes, paroles ou publications. Pour
la premire catgorie aucune intervention nest justifie en ce monde (10). Par
contre, il faut adopter une position ferme concernant ceux qui cherchent troubler
lordre public, parce quaucune autorit, dans nimporte quel pays, ne tolre les troubles
et elle sanctionne toujours les coupables. Nous partageons pleinement, le point de vue
de ces docteurs musulmans, car cette position est celle qui reflte le mieux lesprit du
droit musulman qui nintervient jamais dans la vie prive de lhomme, mais qui la
protge au-del de toute conviction ou croyance (11).
Dautre part, il ne faut pas oublier non plus que la libert de changer de religion est un
lment de la libert religieuse dans son ensemble et cette libert peut tre restreinte
pour diffrentes raisons savoir, par exemple, la paix entre les hommes, le respect de
lordre public.

122

JURA GENTIUM

B. Les non-musulmans et la libert religieuse


Le statut des non-musulmans en Islam a t trait par ces oulmas musulmans sous
langle de lgalit.
Les non-musulmans peuvent pratiquer en pays dIslam leur libert de conscience et de
religion. On lit dans le Coran: A vous votre religion; moi, ma Religion (109/6), ou
encore: Pas de contrainte en religion! (2/256), ou encore: Est-ce toi (Muhammad)
de contraindre les hommes tre croyants? (10/99), car Si Dieu lavait voulu, il
aurait fait de vous une seule communaut. Mais il a voulu vous prouver par le don
quil vous a fait (5/48).
IV - Les Organisations islamiques et la libert religieuse
Il faut faire la distinction entre les textes adopts par lOrganisation de la Confrence
Islamique en tant quOrganisation inter gouvernementale et les textes adopts par le
Conseil Islamique de Londres en tant quOrganisation non gouvernementale.
A. Les textes adopts par lOrganisation de la Confrence Islamique
1. La Dclaration du Dacca sur les droits de lhomme en Islam 1983
La Dclaration Dacca (12) ne mentionne pas la libert religieuse malgr son importance
et sa place parmi les rgles de la Charria.
2. La Dclaration du Caire sur les droits de lhomme en Islam 1990
Aucun article dans la Dclaration du Caire (13) ne mentionne la libert de croyance ou
la libert de manifester sa religion ! Larticle 10 explique seulement qu Aucune forme
de contrainte ne doit tre exerce sur lhomme pour lobliger renoncer sa
religion... . Pourquoi, a-t-on nglig de mentionner la libert de croyance ?
LIslam respecte pourtant toutes les religions et interdit formellement toute contrainte
dans la religion (14), et plusieurs versets coraniques insistent sur la libert de religion
(15). Dautre part, les rgles de la Charia protgent la prsence des minorits
religieuses, surtout les gens du Livre (juifs et chrtiens).
B. Les textes adopts par le Conseil Islamique de Londres
La Dclaration islamique universelle des droits de lhomme 1981
Le Conseil Islamique de Londres a publi, loccasion de la clbration du
commencement du 15me sicle de lhgire du calendrier musulman, deux documents :
le premier est La Dclaration islamique universelle , et le deuxime est La
Dclaration islamique universelle des droits de lhomme . Cette dernire a t
proclame, le 19 septembre 1981, par le Secrtaire gnral de ce Conseil au sige de
lUnesco Paris.

123

JURA GENTIUM
Larticle 13 de cette Dclaration parle du droit la libert religieuse : Toute personne
a droit la libert de conscience et de culte conformment ses convictions
religieuses .
Conclusion
Les deux sources principales de la Charria insistent dune faon claire et nette sur le
respect et limportance de la libert religieuse en tant que droit de lHomme en Islam.
Lhistoire musulmane contient des exemples concernant le respect de la libert
religieuse des non-musulmans travers les sicles.
La question de changement de religion en Islam est nuance aujourdhui compte tenu
des nouvelles interprtations des rgles de la Charria.
Les Organisations islamiques inter gouvernementales et non gouvernementales nont
pas mentionn la libert religieuse dans leurs textes, et cest le cas de lOrganisation de
la Confrence Islamique, ou elles nont pas insist, dune faon claire et nette sur cette
libert, et cest le cas du Conseil Islamique de Londres (16).
Notes
1. Le lundi 12 (Rabi al-awal) de lan 1 de lhgire correspondant au 31 mai 622 de
lre chrtienne, le Prophte Muhammad arrivait Mdine quittant ainsi sa ville natale
La Mecque pour migrer chez les habitants de Mdine marquant le commencement de
lanne de lhgire de lIslam.
2. Le Coran. Introduction, traduction et notes par D. MASSON, Paris, Gallimard, 1967.
3. Voir concernant les sources du droit musulman, Mohammed Amin AL-MIDANI &
Ralph STEHLY, Islam in Dictionnaire des droits de lhomme, sous la direction de
Jol ANDRIANTSIMBAZOVINA, Hlne GAUDIN, Jean-Pierre MARGUENAUD,
Stphane RIALS, Frdric SUDRE, Paris, PUF, 2008, pp. 543 et s.
4. Documents officiels de la troisime session de lAssemble gnrale des Nations
Unies. Premire Partie. Questions sociales, humanitaires et culturelles. Troisime
Commission. Comptes rendus analytique des sances, 21 septembre - 8 dcembre, 1948,
note 22, p. 391-392.
5. Comptes rendus, AG, 3me Commission vol. 2, 127 sance pp. 391-392 ; A/C3/247
Rev. 1, 9 oct. 1948.
6. Yves MADIOT, Droits de lhomme et liberts publiques, Paris, New York,
Barcelone, Milan, Masson, 1976, p. 73.
7. Ceux qui combattent ne cesseront pas, tant quils ne vous auront pas contraints, sils
le pouvait de renoncer votre Religion. Ceux qui, parmi vous, scartent de leur
religion et qui meurent incrdules : voil ceux dont les actions seront vaines en ce
monde et dans la vie future ; voil ceux qui seront les htes du Feu ; ils y demeureront
immortels . Le Coran, (2/217).

124

JURA GENTIUM
8. Une partie des gens du Livre dit : Au dbut du jour, croyez ce qui a t rvl
aux croyants ; son dclin, soyez incrdules . -Peut-tre reviendront-ils . Le Coran,
(3/72).
9. Colloque de Riyad (Arabie saoudite). Le Mmorandum du gouvernement du
Royaume dArabie saoudite relatif au dogme des droits de lhomme en Islam et son
application dans le Royaume, adress aux Organisations internationales intresses, in
Colloque de Riyad, de Paris, du Vatican, de Genve et de Strasbourg sur le dogme
musulman et les droits de lhomme en Islam, d. (Dar al-Kitab al-lubnani), Beyrouth
(s.d), p. 57.
10. Ceux qui, parmi vous, scartent de leur religion et qui meurent incrdules : voil
ceux dont les actions seront vaines en ce monde et dans la vie future ; voil ceux qui
seront les htes du Feu ; ils y demeureront immortels . Le Coran, (2/217).
11. Voir, Mohammed Amin AL-MIDANI, La Dclaration universelle des droits de
lhomme et le droit musulman , in Lectures contemporaines du droit islamique.
Europe et monde arabe, Franck Frgosi (dir.). Presses Universitaires de Strasbourg,
Strasbourg, 2004, pp. 154-186.
12. Voir le texte de cette Dclaration in Mohammed Amin AL-MIDANI, Les droits de
lhomme et lIslam. Textes des Organisations arabes et islamiques. Prface JeanFranois Collange, Association des Publications de la Facult de Thologie Protestante,
Universit Marc Bloch, Strasbourg, 2003, pp. 69 et s.
13. Voir le texte de cette Dclaration, Ibid., pp. 67 et s.
14. On lit dans Le Coran : Pas de contrainte en religion , Le Coran, (2/256).
15. Voir, Le Coran, chapitres : 2/256 ; 10/41 ; 10/99 ; 12/103 ; 18/29 ; 109/6 ; 17/70
16. Texte dune confrence donne le 4 mai 2009 Strasbourg lors de la Confrence des
Eglises Riveraines du Rhin.

125

Contributo allo studio dellIslam in Europa


Giovanni Cimbalo
Premessa
In unEuropa nella quale cresce il numero di coloro che non credono e di quelli che non
praticano alcun culto (1) lappartenenza religiosa e le pratiche assumono unimportanza
sempre maggiore. Ci dovuto al fatto che in societ secolarizzate come quelle dei
paesi europei lafferenza a una religione non comprende solo i credenti o i praticanti il
culto, ma coloro che culturalmente e sociologicamente fanno riferimento a quellarea
comunemente identificata con la denominazione religiosa (2). Ne consegue che quelli
che provengono dal Nord Africa sono, per convenzione, mussulmani, quelli che
migrano in Europa dalloriente asiatico, buddisti, quelli che hanno origine nellEst
Europa, ortodossi. Naturalmente spesso non cos e la realt molto pi complessa di
quanto appare: rimane il fatto che il fenomeno viene cos percepito e che sulla base di
questa percezione si muove non solo lopinione pubblica, ma perfino i Governi e le
istituzioni (3).
Limmagine appena descritta anche frutto dellassenza molto frequente di strutture
formali di comunit. Nellemigrazione del secolo scorso verso lAmerica (sia del Nord
che del Sud) vennero create nei paesi di destinazione strutture come sindacati, camere
del lavoro, movimenti e organizzazioni politiche, che sovente si caratterizzavano per
lappartenenza linguistica o nazionale, o che tenevano conto della segmentazione
linguistica, delle tradizioni e culture di provenienza (4). N va sottovalutato in questo
contesto il ruolo svolto dalle Chiese (5). Queste presenze accompagnarono,
caratterizzarono, condizionarono, ma anche facilitarono, linserimento dei migranti.
Manca, invece, oggi in Italia a molte organizzazioni solidaristiche laiche la capacit di
creare luoghi di aggregazione per i migranti, malgrado lodevoli eccezioni (6). Cos
lesercizio dei comportamenti scaturenti dalle tradizioni e dalla cultura dei migranti si
traduce in pratiche, in esigenze delle quali si fanno portatrici organizzazioni di culto che
svolgono la loro azione di supplenza, ben motivate a rappresentare gli interessi e i
bisogni suddetti, al fine di radicarsi nel territorio (7). Pertanto il codice presunto di
appartenenza a unarea cultural religiosa diviene lo strumento identificativo del gruppo,
anche quando questo diverso da quello dominante nel territorio. Nessuno spazio viene
lasciato alle appartenenze dei singoli, dimenticando la dimensione essenzialmente e
prioritariamente individuale della libert religiosa e di coscienza. Cos gli afferenti ad
un determinato culto - bench numerosi - scompaiono dalla rappresentazione mediatica
che viene data di esso in relazione alle aree di provenienza: tutti coloro che provengono
dai paesi arabi sono islamici (8) cos come i rumeni e i moldavi sono ortodossi (9) e gli
albanesi non hanno una caratterizzazione religiosa (10).
Notiamo tuttavia una prima differenza tra i problemi che si pongono in Occidente e
quelli che prevalgono nellEst del continente. Ad Ovest primeggia il problema della
gestione della presenza islamica, sia sotto il profilo dei rapporti con lIslam organizzato
che delle pratiche di culto (uso del foulard, edificazione e apertura di moschee, diritto
alla preghiera, pratiche alimentari, sepoltura, ecc...) (11). A Est simpone il problema
della convivenza sullo stesso territorio di appartenenti a diverse comunit, caratterizzate

JURA GENTIUM

anche religiosamente, che provoca frequenti e persistenti tensioni (12). Il rapporto con i
nuovi culti sconvolge la gestione di un territorio provato dagli scontri interreligiosi, e
caratterizzato dalla presenza di enclaves mono-religiose sul territorio, frutto della
pulizia etnica che ha caratterizzato le recenti guerre balcaniche (13). Ci malgrado, nei
nuovi Stati nati dalla dissoluzione jugoslava e negli ex Stati socialisti la composizione
del mercato religioso non mai stata cos frammentata e anzi accentuata dal risorgere
di conflitti allinterno dellortodossia (14). La scomposizione e ricomposizione dei
confini, ma ancor pi il riposizionamento di numerose popolazioni sul territorio,
rendono il quadro delle appartenenze estremamente mobile (15). Si aggiunga che la
grande migrazione verso occidente avvenuta dopo lapertura delle frontiere del 1992 ha
esportato questi problemi in occidente, complicando ulteriormente il grado di
frantumazione delle appartenenze religiose sul territorio dEuropa (16).
E in questo quadro, sommariamente descritto, che si collocano le riflessioni che
seguono, limitate allIslam. Ci riserviamo di affrontare in altro momento le
problematiche altrettanto complesse e gravide di conseguenza sotto il profilo
delluguaglianza, della libert e della pace religiosa che riguardano in particolare gli
ortodossi e la presenza dei Rom nelloccidente europeo, sempre pi dispersi sul
territorio (17).
1. Semplificazioni e sviamenti negli studi sullIslam in Europa
Non vi dubbio che una parte consistente dellimmigrazione diretta in Europa
occidentale a maggioranza islamica. Ma di quale Islam si tratta? Sono, infatti, islamici
molti africani, ma anche asiatici e, perch no?, statunitensi, ma il loro Islam ha spesso
poco a che fare con lIslam proveniente dalla penisola arabica, non un Islam militante
e nemmeno particolarmente praticante (18). Certamente i segni comuni
dellappartenenza allIslam sono costituiti da comportamenti, cultura, usi e costumi,
festivit e pratiche alimentari, pratiche di tumulazione (19). Da qui la richiesta di
soddisfare queste esigenze: da quella pi elementare di pregare sul luogo di lavoro (20)
al diritto di disporre di luoghi di culto (21). Poi, a ben guardare, ci si accorge che anche
su questi elementi apparentemente unificanti esiste unestrema articolazione di
comportamenti, quanto mai vasta, che segue percorsi vecchi di secoli, ma che nelle
comunit migranti, spesso indotte a una concentrazione territoriale in quartieri o aree
ghetto, subisce una mortificante tendenza allomologazione, che induce a pratiche di
culto che sembravano dimenticate sotto la spinta di processi di laicizzazione e che
divengono di nuovo strumento didentit (22). Quanto pi grandi sono le differenze
socio-culturali e lemarginazione - magari supportata da una differente pigmentazione
della pelle - quanto pi maggiore la tendenza a riscoprire con orgoglio lappartenenza,
anche a costo di doversi sottomettere a pratiche penalizzanti dalle quali ci si era liberati
con fatica.
Il ricordo, le tradizioni proprie, le peculiarit di gruppo si attenuano notevolmente nelle
seconde, terze e quarte generazioni di migranti, ma quando questo processo non ha il
supporto di una nuova identit condivisa, frutto di una positiva relazione con le culture e
le tradizioni presenti sul territorio che si sono create per effetto del contaminazione delle
diverse esperienze, si assiste alla riscoperta della religione in funzione identitaria e di
reazione al contesto sociale ritenuto ostile (23). Ormai deprivati di una cultura e di una

127

JURA GENTIUM
storia propria, questi soggetti rinascono alla religione, immaginando un Islam non
mediato dalla storia, dalle tradizioni, dalle esperienze e dai secoli, ma assoluto e
fondamentalista, trasmesso dal Corano, dalla sharia e dagli hadit, nella forma e nella
lettura dellIslam wahabita (24).
Quando gli Stati europei cercano di individuare un interlocutore unico con le comunit
islamiche, ignorandone specificit e differenze, aiutano questo processo di
desertificazione della storia, del ricordo, delle tradizioni delle singole comunit. Quando
gli studiosi, anche quelli di diritto, animati dal rispetto della libert religiosa, guardano
allIslam con gli occhiali, pressoch esclusivi, dellIslam arabico e suffragano la
strategia della rappresentanza unica, divengono oggettivamente, e a volte
inconsapevolmente, fiancheggiatori di un processo di rifondazione su base ideologica
dellIslam (25); concorrono a annullare gli effetti del lavoro di assimilazione svolto
dalle istituzioni civili verso lIslam, che storicamente si sviluppato soprattutto
nellEuropa dellEst e ha dato i suoi frutti con la progressiva inclusione delle comunit
mussulmane nel quadro democratico della vita sociale dei diversi paesi (26).
Va ricordato che molti migranti provenienti dallEst del continente appartengono
allarea culturale islamica (27). Portano nelle loro tradizioni, nella loro storia nel loro
vissuto relazionale valori dintegrazione, di convivenza, di secolarizzazione delle loro
pratiche religiose, dei loro usi, dei loro costumi, del loro vissuto (28). Ebbene costoro
vengono ricacciati in un Islam a loro estraneo, perfino nellarchitettura dei luoghi di
culto (29) e sottoposti a un processo indotto di re islamizzazione: divengono anchessi
dei rinati, destinati ad alimentare le fila di quello scontro di civilt vaticinato dai
nuovi crociati (30). Fondamentalisti islamici e fondamentalisti cristiani divengono cos
alleati nellalimentare lo scontro che viene vissuto come una vera e propria guerra, non
solo e non tanto in Europa, ma soprattutto nellAfrica australe, dove forti sono le
tensioni tra i movimenti carismatici e lIslam in espansione, a tutto detrimento della
pace di quelle popolazioni e con gravi e irreparabili danni alla cultura di quei popoli
(31). Per non parlare dello scontro in atto nel Medio Oriente ormai endemico e di quello
vivissimo con lIslam asiatico che, a nostro avviso, non ha ancora dispiegato tutta la sua
potenzialit distruttiva e che rischia di estendersi nei territori cinesi e opera gi nelle ex
repubbliche sovietiche.
Le considerazioni appena svolte ci hanno portato a individuare tanti Islam, ognuno dei
quali portatore di una propria visione del mondo, di una propria cultura, di usi e
costumi con i quali, nellera della globalizzazione e di unaccentuata circolazione di
popolazioni sul territorio, abbiamo il dovere di confrontarci per capire e essere capiti.
2. La dimensione globale dellIslam e lIslam europeo: caratteri e specificit
Esiste una dimensione globale dellIslam spesso trascurata dalla maggioranza degli
studiosi italiani ed europei, senza la quale si rischia di praticare un provincialismo
culturale che induce a considerare la possibilit dellesistenza di un Islam unico per ci
che attiene non solo le pratiche di culto, ma anche lattitudine verso il ruolo dello Stato,
dei poteri pubblici e il rapporto con gli altri culti (32). Questa carenza di approccio alle
problematiche del mondo islamico si ripercuote in modo devastante in ambito politico e
influisce sulle scelte relative alla gestione dei rapporti con le comunit islamiche (33).

128

JURA GENTIUM

Ancor pi, ha ripercussioni drammatiche nel vissuto collettivo delle popolazioni


autoctone in Europa occidentale, in quanto contribuisce ad alimentare comportamenti
xenofobi e al limite del razzismo (34).
Per un approccio culturalmente corretto al problema bisognerebbe innanzi tutto
distinguere tra area sociologico-culturale islamica e fedeli islamici. Certamente, larea
sociologico culturale costituisce un aggregato pi vasto e poliforme allinterno del quale
vive una componente fortemente minoritaria che pratica il culto e lo fa insieme a
soggetti appartenenti alla popolazione autoctona convertitisi individualmente allIslam
(35). Costoro, come tutti i neofiti e i conversi, sono nella maggior parte dei casi
fortemente motivati e finiscono per assumere una posizione di leadership allinterno
dellorganizzazione religiosa, complice la conoscenza della lingua e il maggiore
inserimento a livello sociale (36). La contemporanea presenza di rinati allIslam e
cio di immigrati di seconda e terza generazione, quando non di quarta, con unidentit
religiosa in crisi, che riscoprono lIslam come fattore identitario, induce molti di questi
a pratiche religiose fortemente radicali e certamente ortodosse che, estremizzando le
posizioni complessive della comunit, mossi dalla forte ambizione a creare gli spazi di
sviluppo delle organizzazioni cultuali alle quali hanno dato vita, formulano richieste di
accordo con lo Stato che garantiscano ad essi possibilit distituzionalizzazione della
loro presenza e di egemonia verso larea socio cultura-religiosa di afferenza (37).
Divengono essi stessi autoreferenziali: una rappresentanza chiassosa di piccoli gruppi
fortemente motivati, che rivendicano il diritto a mantenere e affermare la propria
identit. Cos le posizioni di rifiuto di una societ multiculturale e multietnica e quelle
di radicale opposizione allintegrazione si sostengono a vicenda, nel comune propendere
verso lo scontro di civilt (38).
Coltivare e consentire la diversit, dare la possibilit di mantenere il ricordo e i valori
maturati nella storia dalle diverse comunit, invece elemento essenziale per garantire
lintegrazione sociale e la costruzione di un nuovo amalgama, certamente multiculturale
e multietnico, in grado di dare un contributo rilevante a una politica di pace e dincontro
tra i popoli (39). Coltivare la specificit delle comunit significa conoscere e
apprezzarne la storia, accettarne le differenti pratiche di culto, la visione
dellutilizzazione delle strutture solidali della comunit religiosa, le particolari credenze
e tradizioni (40). Significa, soprattutto, rendersi conto che esiste unarea culturale
islamica europea autoctona che vive allinterno di associazioni di culto islamiche
differenti, che hanno introiettato nellarco dei secoli la nozione di confessione religiosa,
dando vita a organizzazioni di culto che si auto qualificano come tali, con una propria
struttura organizzativa, propri ministri di culto, propri dottori della legge, come figure di
riferimento, propri magistrati, propri e specifici edifici di culto. Cos vive e prende
corpo una rielaborazione dei principi religiosi islamici che, lasciando immutati i cinque
pilastri dellIslam, tuttavia interpreta e vive in modo differente la parola di Dio (41).
Se non ci si rende conto di questo fenomeno, se non si coglie lestrema complessit
della composizione dellIslam in Europa oggi si trasforma di colpo la met
dellimmigrazione di area culturale islamica, proprio in quanto pi laica e dotata di
pratiche di culto pi compatibili con abitudini e valori del continente europeo,
maturati in secoli di faticoso e a volte sanguinoso confronto, in una massa indistinta di
persone, potenzialmente re islamizzabile. Vi gi chi opera in questa direzione: si tratta

129

JURA GENTIUM

di componenti islamiche di matrice araba che considerano lEuropa terra di missione e


la reislamizzazione delle persone di cultura mussulmana un obiettivo prioritario da
conseguire (42). Questo oggettivo sostegno delle posizioni pi radicali e tradizionali
dellIslam arabico si ripercuote soprattutto sulle libert individuali di coloro provengono
da questarea, alimenta il fenomeno della rinascita, fa strame di quanto di positivo
lIslam ha dato allelaborazione della cultura dellintero continente europeo (43).
3. Le radici islamiche dellEuropa
A lungo si dibattuto e si dibatte sulle radici cristiane dellEuropa (44). Vi stato poi
chi ha proposto di aggiungere il riferimento allebraismo, ricordando il grande apporto
dato dalla cultura di queste comunit, cosicch le origini del continente sarebbero
tributarie della cultura giudaico-cristiana. Da parte laica si sottolineato lapporto della
cultura illuministica nel plasmare lidentit culturale del continente, soprattutto in
materia di uguaglianza e libert politiche, sociali e individuali e questo costituirebbe un
terzo elemento che si amalgama allinterno del crogiolo di fusione con quelli prima
citati (45). Tuttavia non sfugge a unanalisi priva di pregiudizi che anche la cultura
islamica ha dato un rilevante contributo a questa sintesi di valori ed esperienze. Ci
avvenuto per quanto attiene il pensiero filosofico, poich proprio attraverso la cultura
araba-islamica dAndalusia la cultura europea ha recuperato leredit greca e latina, la
matematica, le scienze. Dagli arabo-islamici lEuropa ha appreso la tecnica del poema e
la poesia moderna e profana: le qasida descrivevano la natura, la bellezza dei giardini,
del vino e dellamore, dei piaceri della vita, e lo zagial cantava la vita delle citt e dei
mercati, la vita della gente comune e della malavita, quando ancora nelle altre parti
dEuropa poesia e letteratura si ispiravano a temi religiosi (46). La musica medioevale
ha conosciuto numerosi strumenti e si rinnovata nella contaminazione con quella
arabo-islamica. N questo apporto si fermato di fronte al diritto e allelaborazione
degli istituti giuridici, a proposito dei quali lIslam non si limitato a trasmettere gli
antichi testi, ma ha contribuito a maturare esperienze di governo, istituti giuridici in tutti
i campi delle relazioni umane, strumenti per la gestione della cosa pubblica, per il
perfezionamento di una rete di sostegno di servizi alla persona che nasce fuori dallo
Stato nel mondo bizantino e si perfeziona in quello islamico (47). Questo insieme di
fattori ha inciso nellelaborazione di comportamenti e costumi, tradizioni e usi che
costituiscono quellamalgama, vero patrimonio comune delle popolazioni e della cultura
delle sia delle classi colte che di quelle subalterne dEuropa (48). Il forte senso di
comunit dellislamismo antesignano dellelaborazione del concetto moderno di
comunit, alla quale vanno garantiti collettivamente un insieme di servizi, in un quadro
di solidariet, con un ruolo importante riconosciuto alle formazioni sociali. Non si tratta
ancora di diritti universali, ma limitati al popolo dei credenti. Sar lilluminismo a
introdurre il concetto di diritti universali.
Nel campo delle relazioni con i culti lIslam si misurato con le conseguenze della
complessit del messaggio religioso, ha elaborato il concetto di pluralismo delle
afferenze religiose e, al suo interno, ha assunto consapevolezza delle differenti scuole di
pensiero nella lettura del messaggio salvifico del Profeta (49), al punto da accettare
lidea del pluralismo confessionale al suo interno (50). E lIslam che dopo aver
garantito ai dhimm la libert religiosa nel proprio spazio vitale, nel Dr al Islam, a

130

JURA GENTIUM

condizione che essi paghino la jizya (la tassa di religione), ne permette la partecipazione
alla vita sociale, senza creare ghetti, lasciando che ebrei e cristiani ricoprano importanti
ruoli sociali, sviluppino la loro cultura, vivano le proprie tradizioni (51). Quando ancora
gli ebrei sono chiusi nei ghetti dEuropa (52) la cultura ebraica nello spazio
mussulmano dispiega le sue capacit creative, e anche le Chiese cristiane nello spazio
islamico riescono a resistere allomologazione, mantenendo in vita le loro tradizioni e la
loro identit, frutto di secoli di dispute teologiche e di unoriginale visione del
messaggio di Cristo (53). Ed cos ancora la cultura mussulmana a insegnare
allEuropa la libert di approccio al messaggio religioso, accettando di vivere
dialetticamente come componente minoritaria in un contesto non islamico, in
quellAndalusia e in quella Spagna nella quale i cattolicissimi ed europei sovrani
doccidente imporranno come risposta a questa disponibilit prima le conversioni
forzose di ebrei e mussulmani e poi la loro espulsione dal paese (54).
4. Linclusione delle diverse appartenenze religiose nel vissuto culturale
dellEuropa e lelaborazione dei principi di laicit, pluralismo e tolleranza
E pur vero che in Occidente la riforma protestante, spargendo il seme di una
professione di fede diversificata, di differenti letture del messaggio evangelico, giunse a
consentire che una confessione religiosa potesse perdere nel suo insieme la professione
di fede, permettendo ad ogni credente di ritrovare nelle opere e nella propria coscienza
il dialogo diretto con Dio. Si ruppe cos il monopolio della gerarchia ecclesiastica
nellintrattenere lesclusivo rapporto con Dio, ma essa pretese, dove era maggioranza,
ladesione di tutti al protestantesimo, negando la possibilit del pluralismo religioso
(55). Fu necessario attendere la Rivoluzione francese perch i germi della libert di
religione e dalla religione si sparsero nelle terre dEuropa e del nuovo mondo e si
aprissero i cancelli dei ghetti dEuropa, cos che lebraismo ritrov libert despressione
e dinterazione con la restante parte della societ (56). Ad oriente, limpero ottomano,
eroso dal colonialismo e dai nazionalismi balcanici, abol il califfato (57), divenne una
Repubblica e con la rivoluzione kemalista scelse la laicit, giungendo a vietare non solo
il velo, ma anche (nel 1927) il fez. Le scelte dei giovani turchi fecero si che
allesterno della Turchia lIslam europeo imboccasse una diaspora autonomistica a
livello etnico-nazionale che gli consent di disegnare caratteri autonomi e originali. Si
rafforz cos quel processo di stesura degli Statuti delle comunit religiose islamiche
nazionali, prima unitarie e poi articolate in diverse societ o confessioni (58). A fronte
di unEuropa occidentale bisognevole ancora di Concordati, incapace - come nel caso
italiano - di cogliere le differenze allinterno dei culti diversi da quello cattolico, tanto
da varare per essi una legge unica, quella sui culti ammessi, ad Est si scelse la strada del
riconoscimento dei diversi culti e del pluralismo religioso: il relativismo illuminista
impregnava cos di se il vissuto culturale di quellEuropa, mentre dispiegano i loro
effetti i principi di laicit, pluralismo e tolleranza (59).
Le conseguenze della Seconda Guerra mondiale bloccano il processo di evoluzione
degli Stati e delle societ dellEst Europa peraltro provati dalle derive autoritarie che li
avevano caratterizzati prima della guerra. Costituzioni caratterizzate dalla libert
religiosa si affermano nellEuropa occidentale. Fu necessario quaranta anni perch ad
Est sia affermassero i principi di laicit, pluralismo e tolleranza. Solo nel 1992 il

131

JURA GENTIUM

continente sembra ricomporsi con il collasso delle democrazie popolari e socialiste. Si


apre cos in Europa una nuova stagione per la libert religiosa e di coscienza. Non si
tratta di un parto indolore, perch anzi travagliato e fatto di pause e dubbi fomentate
dalle guerre balcaniche: il continente conosce cos la pulizia etnica ammantata anche di
motivi religiosi.
Intanto, al rapido sviluppo economico e sociale si accompagna quello delle scienze
umanistiche e filosofiche, della scienza e della medicina e questo fa si che vengano
rimessi in discussione valori fondamentali come la vita e la morte (60). Istituti
tradizionali come il matrimonio vengono ridefiniti alla ricerca di nuove forme di
convivenza affettiva (61). A questa discussione corale partecipano tutte le componenti
della cultura europea (62). Sarebbe un esercizio faticoso, ma possibile, quello volto a
individuare i diversi apporti che concorrono allapertura degli istituti giuridici, alla loro
rimessa in discussione, in una societ che si evolve e cambia rapidamente, fino al punto
da rendere incerti i suoi caratteri distintivi per poi scoprire che unica soluzione possibile
il relativismo di valori, il pluralismo e la tolleranza come valori (63). Per vedere gli
effetti di questa consapevolezza basta guardarsi intorno e cogliere nellincertezza e
nellinsicurezza il germe vivo di una tensione morale ed etica, della perenne ricerca di
nuove sintesi, di nuovi traguardi di fronte alle sfide che lo sviluppo della biologia, della
medicina, delle scienze, le modificazioni della struttura produttiva e le trasformazioni
conseguenti dei rapporti interpersonali pongono (64).
5. Le prospettive di unEuropa relativista e secolarizzata e il pericolo della
caratterizzazione religiosa del territorio
Nello sforzo di rifondarsi e ripensarsi lEuropa si data proprie strutture, avviando un
processo di progressivo allargamento e di fondazione di una nuova identit unitaria. Si
tratta di un processo non lineare, come tutti i processi storici, ricco dincertezze, di
battute darresto, ma che costituisce certamente una sfida ai pericoli in agguato e porta
con se uno scontro di interessi e di valori (65). Ma comunque vadano le cose una
certa: la costruzione dellEuropa dovr fare i conti con la presenza nei suoi territori
dellIslam.
Se le politiche degli Stati continueranno, contro ogni ragionevole motivazione, a
considerare lIslam come una componente esterna al continente, inventando carte dei
valori, impegni contrattuali con le comunit, Statuti particolari per consentirne una
presenza vigilata nellambito europeo, introdurranno un elemento di forte instabilit a
livello sociale, che render pi difficile se non impossibile lintegrazione dei popoli
europei in ununica compagine statale (66). Arrecher un vulnus ai propri principi e alle
proprie conquiste di civilt, rimettendo in discussione acquisizioni come quelle della
laicit, del pluralismo e della tolleranza, frutto di secoli di lotte e di conquiste.
Quanto pi le istituzioni saranno invece laiche, tolleranti, pluraliste e faranno tesoro di
ci che la sedimentazione delle relazioni sociali ha prodotto in materia di convivenza,
quanto pi considereranno opportuno un approccio di tipo relativistico, alle tradizioni,
ai valori, alle stesse verit rivelate, tanto pi si rafforzer il processo dintegrazione, e il
progresso civile e sociale (67).

132

JURA GENTIUM

Daltra parte, il continente ha conosciuto di recente nei Balcani la politica delle verit
assolute e dello scontro etnico e religioso. Il risultato sotto gli occhi di tutti: una guerra
dolorosissima e tra le pi crudeli, i cui obiettivi di produrre aggregazioni identitarie sul
territorio sono falliti allindomani della conclusione delle ostilit, sotto la spinta
economica della comune richiesta di adesione alla Comunit Europea e per effetto della
globalizzazione che, non solo ha tolto ogni argine alla circolazione delle idee, ma ha
determinato giganteschi spostamenti di popolazione che hanno rimescolato ancora una
volta le carte dellappartenenza etnico religiosa (68).
Malgrado la presenza in ogni paese di forze che operano sul territorio per conservare lo
status quo ante, a meno di una inversione radicale del ciclo economico e di un totale
capovolgimento della struttura produttiva e dei mercati, il processo di integrazione
destinato - malgrado battute darresto pi o meno lunghe - ad andare avanti e allora sar
opportuno fare tesoro dellesistenza di un Islam europeo, facendolo entrare nel gioco
per garantire un equilibrio compatibile di valori coerente con la storia e le tradizioni del
continente (69).
Note
1. Sulla tendenza a una crescita dellateismo o comunque del numero dei non credenti,
soprattutto nei paesi dellEst Europa dopo il 1992, e quindi non per effetto dellateismo
di Stato vedi: A. De Oto, Diritto e religione nella Repubblica ceca e in Slovacchia, in
Libert di coscienza e diversit di appartenenza religiosa nellEst Europa, (a cura di G.
Cimbalo e F. Botti), Bononia University Press, Bologna, 2008, pp. 201-202. Lo stesso
fenomeno rilevabile ad esempio in Lituania, mentre mancano dati recenti per gli altri
paesi.
2. Quando si usa il termine area sociologica di afferenza religiosa ci si riferisce a un
ambito di appartenenza ben pi vasto e cio a quello ottenuto tenendo conto di
comportamenti che trovano la loro origine nella religione, quali losservanza di
determinate festivit, luso di un certo calendario, regimi e abitudini alimentari, struttura
dei rapporti familiari, modalit e usi di sepoltura e altri comportamenti e molte
convenzioni di carattere culturale come le scelte in materia di etica e bioetica: insomma
ad un sistema valoriale e tradizionale complesso che concorre a definire la base
dellidentit. Questi valori e pratiche di origine religiose che trasmigrano nella cultura,
nelle tradizioni, quando non nel folklore, costituiscono un kit identitario che segna gli
ambiti dellinfluenza esercitata da un culto. Riteniamo di poter desumere questa
definizione da letture di carattere generale quali: R. De Vita, F. Berti, L. Nasi, Identit
multiculturale e multi religiosa, FrancoAngeli, Milano, 2004, G. Filoramo, M.
Massenzio, M. Raveri, P. Scarpi, Manuale di storia delle religioni, Laterza, Roma-Bari,
1998; F. Mattioli, Introduzione alla sociologia dei gruppi, Edizioni Seam, Roma, 2000;
J. Habermans - C. Taylor, Multiculturalismo, Feltrinelli, Milano, 1998
3. Questo comportamento particolarmente ricorrente per quanto riguarda lIslam, a
proposito del quale molti Governi europei si sono inventate delle Consulte islamiche,
quasi che le Costituzioni europee abbiano bisogno, per alcune categorie di cittadini i cui
caratteri distintivi sono a priori inaccettabili, di assicurazioni suppletive che si
esprimono attraverso dichiarazioni dimpegno al rispetto dei valori costituzionali

133

JURA GENTIUM

sottoscritte da organizzazioni di culto che li rappresenterebbero. Si veda a riguardo


lintervento di R. Aluffi Beck-Peccoz, al convegno Identit religiosa e integrazione dei
Musulmani in Italia e in Europa, (omaggio alla memoria di Francesco Castro, Roma, 22
maggio 2008), in corso di stampa, al quale rinviamo.
Se vero che queste Carte dei valori sembrano scaturire dalla preoccupazione per
linserimento delle comunit islamiche nel contesto dellEuropa occidentale, certamente
esse sono il segno evidente di una debolezza e impreparazione progettuale dei diversi
ordinamenti nellaffrontare con gli strumenti esistenti il problema, immemori di tutte le
esperienze istituzionali maturate nel contesto europeo continentale dai paesi dellEst
Europa che hanno ben saputo integrare tali presenze. G. Cimbalo, Lesperienza
dellIslam dellEst Europa come contributo a una regolamentazione condivisa della
libert religiosa in Italia, Stato, Chiese e pluralismo confessionale; ID., Religione e
diritti umani nelle societ in transizione dellEst Europa, Stato, Chiese e pluralismo
confessionale. Le cosiddette Carte dei valori sono state volute anche dalle diverse
organizzazioni di culto formatesi nei paesi occidentali le quali, attraverso questo
strumento, perseguono una selezione al loro interno e cercano di ottenere uno statuto
speciale che le differenzi dalle altre comunit, conservandone i tratti identitari distintivi.
4. Negli Stati Uniti le diverse comunit costituirono spezzoni nazionali di sindacati sia
di fabbrica che dellAFL. Ancor pi significativa lesperienza degli Industrial Workers
of the Word (IWW) che si posero e realizzarono lamalgama delle diverse componenti
etniche e nazionali del movimento operaio americano. Vedi: A. Dad, LIndustrial
Workers of the World, Ricerche Storiche, XI, 1, 1981, pp. 131 ss.. In generale: R.
Vecoli, The Italian Immigrants in the United States Labor Movement from 1880 to
1929, in B. Bezza (a cura di), Gli italiani fuori dItalia. Gli emigranti italiani nei
movimenti operai dei paesi dadozione 1880-1940, FrancoAngeli, Milano, 1983, pp 258
ss.; R. Vecoli, Etnia, internazionalismo e protezionismo operaio: gli immigrati italiani e
movimenti operai negli Usa, 1880-1950, in V. Blengino, E. Franzina e A. Pepe (a cura
di), La riscoperta delle Americhe: Lavoratori e sindacato nellemigrazione italiana in
America Latina 1870-1970, Teti editore, Milano, 1994.
Per quanto riguarda lAmerica del Sud basti fare riferimento alla Federacin Obrera
Regional Argentina (FORA) che raggiunse una considerevole forza e allinterno della
quale erano presenti in modo strutturato le componenti nazionali delle singole comunit
migranti. D. A. de Santilln La Federacin Obrera Regional Argentina. Ideologa y
trayectoria, Editorial Proyeccin, Mendoza (Argentina), 1971.
5. La Chiesa cattolica si dot di specifici strumenti per svolgere la propria azione
allinterno delle comunit migranti. Si distinsero in questopera gli Scalabriniani. Cfr.
M. Francesconi (a cura di), Un progetto di Mons. Scalabrini per lassistenza religiosa
agli emigrati di tutte le nazionalit, Studi Emigrazione, IX, 1972, pp. 25 ss; G. Rosoli (a
cura di), Scalabrini tra vecchio e nuovo mondo. Atti del convegno storico internazionale
(Piacenza, 3-5 dicembre 1987), Roma, Centro Studi Emigrazione, 1989; G. Terragni,
Un progetto per lassistenza agli emigrati cattolici di ogni nazionalit. Memoriale di
Giovanni Battista Scalabrini alla Santa Sede, Studi Emigrazione, XLII, 2005, pp. 159
ss..
6. Un esempio positivo costituito dalla CGIL che ha dato vita presso numerose
Camere del Lavoro a coordinamenti migranti, e cos pure la CISL. Questa attenzione si
134

JURA GENTIUM

rinnova oggi in Italia con le iniziative della CARITAS e con quelle di alcune comunit
religiose la pi nota delle quali forse quella di SantEgidio e tuttavia le iniziative
attivate non sembrano sufficienti a rispondere alle necessit.
7. Si assiste allinsediamento nei paesi di destinazione dei migranti delle Chiese e delle
confessioni religiose dei paesi di origine. Un caso significativo costituito in Italia e
Spagna dalla Biserica Ortodoxa Romana (BOR) la quale ha recentemente rinnovato il
proprio Statuto modificando profondamente le sue strutture allestero. Sulle modifiche
di Statuto: G. Grigori, Lo statuto giuridico della Chiesa ortodossa rumena secondo la
legge n. 489/2006 riguardante la libert religiosa ed il regime generale dei culti, in
Libert di coscienza e diversit ..., cit., p. 111 ss..
8. Spesso si dimentica che tra le cause dellemigrazione vi sono anche ragioni di
carattere religioso costituite dallespulsione pi o meno forzata di iracheni, palestinesi e
nord africani di religione cristiana o di non credenti dai loro paesi di origine. In questo
caso a emigrare sono il pi delle volte appartenenti alle classi medie che vogliono
sottrarsi allaccentuazione del controllo religioso islamico sulla vita politica e sociale
dovuto alla crescita del fondamentalismo islamico che sta rimettendo in discussione le
stesse radici dellIslam. Per i paesi europei praticare una politica di separazione e di non
integrazione dei migranti significa risospingere queste persone allinterno di comunit
ghettizzate e ghettizzanti, innescare un processo di identit-rifugio che produce danni
insanabili. Caritas - Migrantes, Dossier Statistico Immigrazione 2005, XV rapporto,
Immigrazione globalizzazione, Centro studi e ricerche IDOS, Roma, 2005; M. I.
Macioti, E. Pugliese, Lesperienza migratoria. Immigrati e rifugiati in Italia, Laterza,
Roma-Bari, 2003.
9. Il mondo ortodosso appare in genere insondabile e sconosciuto e, agli occhi
dellopinione pubblica e degli studiosi occidentali, si presenta come un tuttuno
indistinto. Per aiutare ad orientarsi tra le diverse Chiese ortodosse si legga: T. Petrescu,
La Chiesa ortodossa e la sua attuale organizzazione amministrativa, in Libert di
coscienza e diversit di appartenenza religiosa ..., cit., p. 104 ss.
10. Ignoranza della possibile appartenenza dei migranti albanesi a una religione
assoluta. Essi sono percepiti come privi di qualsiasi afferenza religiosa e ci non perch
avrebbero introiettato gli effetti della politica ateista del precedente regime, ma per una
sostanziale indifferenza verso di essi. Ne deriva una sostanziale ignoranza e di un
grande disinteresse per i problemi di questi migranti. E pur vero che la societ albanese
oggi fortemente laicizzata e secolarizzata, ma non per questo le popolazioni migranti
provenienti da quel paese sono prive dappartenenza socioculturale alle diverse
componenti religiose del paese ben rappresentate dalla distribuzione della popolazione
in quattro culti principali: Mussulmani sunniti, mussulmani Bektashi, Ortodossi,
Cattolici. Sul punto: G. Cimbalo, Lesperienza dellIslam dellEst Europa ..., cit..
11. Va ricordato che lIslam si rappresenta sotto la forma di pratiche di culto, ma anche
culturali, che si pongono immediatamente in antitesi con i comportamenti dominanti,
producendo un notevole effetto sotto il profilo identitario. Ci non toglie che i singoli
problemi potrebbero essere separatamente affrontati e risolti, evitando che si crei una
massa critica che da luogo a comportamenti collettivi di carattere identitario. Sono gi
in vigore provvedimenti legislativi e norme regolamentari la cui applicazione lascerebbe
largo spazio al libero esercizio di questi diritti, solo che non si procedesse alla
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JURA GENTIUM

disapplicazione di fatto di queste norme quando a beneficiarne sono gli islamici. Ad


esempio il diritto a disporre di edifici di culto nel nostro ordinamento incontestabile e
appartiene ad ogni culto, ma sovente disapplicato quando riguarda gli islamici. E
invece proprio su queste discriminazioni che i gruppi confessionali fanno aggio per
indurre le comunit migranti ad identificarsi con lIslam e proporsi come difensori
dellarea sociologico cultural religiosa alla quale essi fanno riferimento. Per il diritto a
disporre di edifici di culto, sia consentito rinviare a G. Cimbalo, Gli strumenti della
multiculturalit: il diritto a disporre di edifici di culto, in A. Castro Jover - A. Torres
Gutierrez (a cura di), Inmigracin, Minoras y Multiculturalidad, Lejona, 2007, p. 121
ss..
12. La presenza di una consistente minoranza russa in Estonia, divisa nellobbedienza a
due diverse Chiese ortodosse - quella Russa e il Patriarcato di Costantinopoli, i conflitti
in Ucraina e in Romania tra le Chiese ortodosse e gli Uniati e ancora il conflitto interortodosso in Macedonia, segnalano una turbolenza che mette in discussione il rispetto
dei diritti di libert di religione e di culto. Sul punto G. Grigori, Autonomie et
synodalit dans lEglise ortodoxe (les prescriptions ses saints canons et les ralits
ecclsiastique actuelles), Studii Teologice, 2009, n.1; K. Petrova Ivanova: La Corte
Costituzionale della Repubblica Macedone dichiara illegittimo linsegnamento della
religione nella scuola pubblica, Stato, Chiese e pluralismo confessionale.
13. Bench le guerre balcaniche abbiano teso a creare territori religiosamente e
etnicamente omogenei, questa distribuzione messa in crisi dalla crescita sempre pi
rilevante dei cosiddetti nuovi culti. Il diffondersi di queste presenze sta portando a
ripetuti interventi della Corte Europea dei Diritti dellUomo, la quale chiede con forza ai
Governi di modificare le leggi sulla libert religiosa e di consentire il pluralismo
confessionale, affiancata in questo compito dalla Commissione di Venezia e dal
Consiglio dEuropa. Vedi ad esempio: Council of Europe, Case of Biserica Adevrat
Ortodox din Ortodox din moldova and others v. Moldova (Application no. 952/03)
Strasbourg, 27 February 2007. Si impone in prospettiva un ruolo forte della Comunit
Europea nel dirimere questi conflitti, valorizzando le autonomie territoriali in un quadro
di generale tutela della libert religiosa e di coscienza. G. Cimbalo, Lincidenza del
diritto dellUnione europea sul diritto ecclesiastico: verso un diritto della Comunit
Europea in Lincidenza del diritto dellUnione Europea sullo studio delle discipline
giuridiche (a cura di L.S. Rossi e G. Di Federico) Edizioni Scientifiche, Napoli 2008,
pp. 213-239.
14. Per unanalisi di questi problemi dal punto di vista della canonistica ortodossa vedi:
G. Grigori, Il concetto di Ecclesia sui iuris. Unindagine storica, giuridica e canonica,
P.A.M.O.M., Roma, 2007.
15. Particolarmente acuto si presenta il problema in Kosovo, dove lanomalia della
procedura seguita per giungere alla sua autonomia e le persistenti forti tensioni con la
Serbia costituiscono un problema aperto. Q. Lobello, La libert religiosa in Kosovo,
ovvero un ossimoro in fieri, in Libert di coscienza e appartenenza religiosa ..., cit.,
p. 315. Emblematico poi il caso del Montenegro dove si va verso la creazione di una
Chiesa ortodossa autocefala. Cfr. J. Frosini - F. Rinaldi, Lavverarsi della condizione
sospensiva costituzionale per lesercizio dello jus secessionis in Serbia-Montenegro,
in Libert di coscienza e diversit ..., cit., p. 169 ss.

136

JURA GENTIUM

16. I conflitti interreligiosi dei paesi dorigine si stemperano, ma non si annullano


nellemigrazione, grazie al contesto secolarizzato e laico nel quale si sviluppano le
relazioni tra i migranti. Tuttavia senza attenzione per le loro specifiche esigenze in
questo campo da parte dei paesi ospitanti si allarga larea di sradicamento socioculturale, producendo comportamenti di disadattamento che ostacolano fortemente i
processi dintegrazione. M. Ambrosini, Gli immigrati e la religione: fattore di
integrazione o alterit irriducibile?, FIERI - Forum Internazionale ed Europeo di
Ricerche sullImmigrazione, Milano, 2005; A. Colombo, G. Sciortino, Limmigrazione
in Italia. Assimilati o esclusi: gli immigrati, gli italiani, le politiche, il Mulino Bologna,
2004.
17. Mentre per quanto riguarda gli ortodossi facciamo riferimento alla bibliografia fin
qui utilizzata, per ci che concerne i Rom va detto che bench essi si adattino in genere
a condividere la religione di maggioranza del paese ospitante e siano animati da una
forte tolleranza in materia religiosa, afferiscono allortodossia o allIslam pur avendo
costruito una propria mitologia non priva di influssi dellebraismo. Vedi laffascinante
viaggio nel mondo dei miti e delle tradizioni Rom in Traditions, coutumes, lgendes des
Tsiganes Chalderash. Textes recueillis par le R. P. Chatard prsents par Michel
Bernard, La Colombe, Paris, 1959.
18. Islam Plurale, (a cura di M. El Ayoubi) Edizione Com-nuovi tempi, Roma 2000; M.
Qasim Zaman, The Ulama in Contemporary Islam, Princeton University Press,
Princeton, 2007.
19. Lafferenza allarea culturale islamica traspare in modo spesso evidente dagli abiti
indossati, dai regimi alimentari praticati, dalle relazioni interpersonali e familiari.
Tuttavia, bench questi elementi siano condivisi e vissuti, si crea una continua tensione
tra mantenimento dellidentit e timore-desiderio di integrarsi, sensazioni e sentimenti
ben descritti da A. Sayad, La doppia assenza. Dalle illusioni dellemigrato alle
sofferenze dellimmigrato, Cortina, Milano, 2002.
20. A. De Oto, Precetti religiosi e mondo del lavoro. Le attivit di culto tra norme
generali e contrattazione collettiva, Ediesse Roma, 2007, passim.
21. Molto si discusso e si discute del diritto di disporre di luoghi di culto, diritto che
nel nostro ordinamento indipendente dallaver stipulato unIntesa con lo Stato ai sensi
dellart. 8 Cost. La funzione di tali edifici va spesso al di l della soddisfazione delle
esigenze di celebrazione del culto, costituendo un presidio di questi culti sul territorio
che funga da luogo di aggregazione della comunit. Comunque, nella vastit dei
riferimenti giurisprudenziali e dottrinali a riguardo, ci sia consentito rinviare per brevit
a G. Cimbalo, Fabbricerie, gestione degli edifici di culto costruiti con il contributo
pubblico e competenze regionali sui beni culturali ecclesiastici, in Le fabbricerie.
Diritto, cultura, religione, Bologna, Bononia University Press, p. 81 ss., 2007, e alla
bibliografia ivi citata.
22. Emblematico il caso delle mutilazioni genitali femminili che non sono certamente
una pratica religiosa islamica, anche sono state introiettate nellIslam in alcuni paesi,
soprattutto africani, e vengono consigliate da alcuni Imam, come elemento
culturalmente identitario proprio agli appartenenti alle comunit migranti. Vedi a

137

JURA GENTIUM

riguardo quanto evidenziato da F. Botti, Lescissione femminile tra cultura ed etica in


Africa, Bonomia University Press Bologna, 2009.
23. Le relazioni interpersonali e intercomunitarie che si realizzano nelle istituzioni
aggreganti quali la scuola, le manifestazioni sportive, le celebrazioni pubbliche di riti, i
concerti, le esposizioni di arte, lofferta sul mercato di alimenti tradizionali prima
sconosciuti, le feste e le nuove sagre gastronomiche, ecc. contribuiscono a creare quel
melting pot che, rielaborando il vissuto del territorio, crea una nuova identit condivisa,
segno dintegrazione culturale pi che di assimilazione. L. Lombardi Satriani,
Alimentazione ed emigrazione. Rivista di Antropologia 76, 1998, pp. 7-12; A. Coluccia,
M.L. Mangia, Immigrazione: i cambiamenti alimentari e culturali. ADI Magazine, Atti
XV Congresso Nazionale ADI, Siena, 2002; M. Salani, A tavola con le religioni. Ed.
Dehoniane, Bologna, 2000.
24. Un rinato un individuo che, deprivato di un vissuto di valori, tradizioni,
abitudini e inserito in un ambiente ostile, riscopre la fede in s e decide dora in avanti
di condurre una vita allinsegna di questa riscoperta, riplasmando cio ex novo il proprio
rapporto con la realt che lo circonda. I rinati rappresentano oggi la gran parte dei
fedeli tra gli immigrati di seconda, terza e quarta generazione e costituiscono una
minoranza dei credenti nel senso tradizionale del termine. Michalski Krzysztof (ed.),
Conditions of European Solidarity, vol. II, Religion in the New Europe, Central
European University Press, 2006.
25. Si realizza cos una singolare oggettiva alleanza tra i gruppi religiosi fondamentalisti
e gli uffici dei diversi Governi che si occupano delle relazioni con i culti. Azzerare le
differenze tra le diverse componenti religiose semplifica per gli Stati lidentificazione
dei referenti istituzionali, soddisfacendo il bisogno di trovare interlocutori certi, esalta il
ruolo di organizzazioni formatesi al di fuori di ogni processo di selezione sulla base di
una assunzione delle funzione di leader, in una situazione di strutture fragili e incerte
della comunit. Ci attribuisce maggiori capacit operative ai gruppi estremisti ma
contemporaneamente rende vulnerabili queste organizzazioni, consentendo che esse
divengano permeabili a ogni forma di controllo da parte degli organismi di sicurezza.
CNEL, Organismo nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione sociale
degli stranieri, Roma, 1999.
26. Varrebbe forse la pena di farsi carico del rispetto delle tradizioni dafferenza anche
cultuale, non lasciarsi spaventare dalla diversit delle appartenenze, ricordando quanto
pu essere ricco e affascinante il vissuto dei diversi popoli. Cos il pluralismo, tanto
osannato sulla carta, verrebbe finalmente positivamente utilizzato per consentire
lintegrazione pacifica dei popoli N. Lonardi, A. Jabbar, Pluralismo delle fedi in una
societ in trasformazione, Iprase Trentino, Collana studi e ricerche, 15, 2003; A. Jabbar,
Multiculturalismo: la cultura delle differenze.
27. Lappartenenza a comunit di fede islamica, sovente molto diverse tra loro, viene
ignorata, prova ne sia che allinterno della Consulta islamica questarea pure molto
vasta di afferenze religiose ed etniche quasi completamente trascurata. D.M. 10
settembre 2005, Istituzione presso il Ministero dellInterno della Consulta per lIslam
italiano.

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JURA GENTIUM

28. Capire, ad esempio, che allinterno della comunit degli emigrati albanesi vi
certamente una componente che fa riferimento alle tradizioni Bektashi significa perdere
unoccasione preziosa per relazionarsi con un Islam integrato e certamente compatibile
con il quadro culturale e giuridico europeo. Basti fare riferimento alla concezione di
assoluta parit di genere che caratterizza questa confessione per cogliere limportanza
della diversit. R. Morozzo della Rocca, Nazione e religione in Albania, 1920-1944, Il
Mulino, Bologna, 1990, AA.VV., Historia e popullit shqiptar, II, Tiran, 2002; A. B.,
Tomori, Historia e bektashianzmit, Rivista Urtesia, nr. 3, Tiran, 1994.
29. Dal punto di vista architettonico si ha lidea della moschea come di un edificio
costruito secondo le architetture classiche degli Stati arabi. Ma non cos: come
esistono chiese di diverso stile e differenti caratteristiche che variano a seconda del
culto cristiano dal quale vengono utilizzate e dellepoca nella quale sono state costruite,
lo stesso accade per le moschee. Nulla o quasi accomuna una moschea costruita nei
Balcani a quelle tipiche del mondo arabo-islamico. Diversa anche la loro funzione e
differenti sono le modalit di celebrazione del culto. Lappiattimento architettonico sui
modelli preferiti dai finanziatori, di solito provenienti dal mondo arabo, degli edifici
costruiti dopo il 1992 nei Balcani contribuisce a cancellare le differenti tradizioni, a
mortificare la libert religiosa e le differenze di culto allinterno delle diverse
componenti dellIslam albanese. In generale, sul ruolo delle componenti dellIslam nei
Balcani, X. Bougarel - N. Clayer, (sous la direction de), Le Nouvel Islam Balkanique.
Les musulmans, acteurs du post-communisme. 1990-2000, Paris, 2001.
30. Sui problemi attuali allinterno dellIslam europeo di origini balcaniche: R. Aluffi
Beck-Peccoz. G. Zincone (eds), The Legal Treatment of Islamic Minorities in Europe,
Peeters, Leuven 2004; A. Popovic, LIslam Balkanique. Les musulmans du sud-est
europen dans la priode post-ottomane, Berlin, 1986.
31. Ci riferiamo ad alcune componenti dei movimenti cosiddetti carismatici che si sono
dati come obiettivo quello di sottrarre territori e popolazioni allIslam soprattutto in
Africa, consolidando la loro presenza nella fascia centro meridionale del continente per
risalire poi a nord verso i paesi islamizzati. Sono cos nate Chiese ancor pi radicali
come quelle kimbanguiste che operano nel Congo e la Deeper Christian Life Mission e
la Calvary Ministries, queste ultime di origine nigeriana. Si noter che la loro presenza
coincide con aree di conflitti etnico-religiosi con notevoli implicazioni economiche
relativamente al controllo delle materie prime. G. Cimbalo, LAfrica val bene una
messa, Antipodi, Nuova Serie, 2009.
32. LIslam una religione alla quale fanno riferimento un miliardo e trecento milioni
di persone circa, ha carattere policentrico e vive di una continua rielaborazione del
Corano, degli hadit e della tradizione interpretativa di questi. Fino a un secolo fa queste
diverse scuole erano geograficamente e territorialmente collocabili, mentre ora, con la
globalizzazione e la migrazione dal sud al nord del mondo, hanno perso la dimensione
territoriale classica e ne hanno acquisita una molto peculiare, soprattutto in Europa dove
hanno trovato delle strutture giuridiche caratterizzate dalla libert religiosa e di
coscienza. Se certamente vero che questa dimensione contraria alla visione della
societ religiosamente ben orientata che ha lIslam, esso ha imparato ad adattarsi a
questa nuova situazione, rivendicando il libero esercizio del culto e opera per darsi una
dimensione organizzata. Per farlo ha bisogno di trovare unidentit collettiva che pu

139

JURA GENTIUM

essere costituita dalla presa datto delle tante differenze, e ci contribuirebbe a farle
mantenere una struttura pluralista. Questa pu scaturire da un processo di sintesi indotta
dalle strutture giuridiche, ma per farlo deve denudare del proprio vissuto coloro che vi
afferiscono, con il risultato di radicalizzarsi intorno a forme dinterpretazione letterale
della scrittura. Dalla politica complessiva dei paesi delloccidente europeo dipender il
volto del proprio Islam e la crescita in numero, ruolo e importanza dei rinati. Cfr. K.
Fouad Allam, Lislam globale, Milano 2002; T. Ramadan, Maometto. Dallislam di ieri
allislam di oggi, Einaudi, Torino, 2007; B. De Poli, I mussulmani nel terzo millennio,
Carocci editore Roma, 2007; M. Lapidus, Storia delle societ islamiche, Vol. II, La
diffusione dellIslam, Einaudi, Torino, 1994; G. Vercellin, Istituzioni del mondo
mussulmano, Einaudi, Torino, 2002; S. Aldeeb.Abu-Sahlieh, Il diritto islamico,
Carocci, Roma, 2008.
33. Particolarmente discutibile appare la scelta dei Governi italiani di utilizzare la
cosiddetta Consulta islamica. Sul punto: A. FERRARI, Lintesa con lIslam e la
consulta: osservazioni minime su alcune questioni preliminari, in I. Zilio Grandi (a cura
di), Il dialogo delle leggi. Ordinamento giuridico italiano e tradizione giuridica
islamica, Venezia, 2006, p. 33 ss.; N. COLAIANNI, Mussulmani italiani e
Costituzione: il caso della Consulta islamica, QDPE, 1/2006, 251 per il quale
listituzione della Consulta costituisce un caso di revisione informale, implicita e
strisciante della Costituzione. Inoltre per G. Casuscelli, La rappresentanza e le intese, in
A. Ferrari (a cura di), Islam in Europa / Islam in Italia tra diritto e societ, Il Mulino,
Bologna, 2008, p. 311 La nomina ministeriale [della Consulta] viola principi
costituzionali, regole giuridiche e prassi amministrativa, e sembra assolvere una
funzione risarcitoria, per la mancata riforma della legge sui culti ammessi, ed insieme di
concertazione sociale extra ordinem: gli strumenti consultivi di partecipazione
democratica senza forme si collocano, infatti, allesterno dei vincolanti schemi
formali (di rango costituzionale) della contrattazione pattizia, dei connessi poteri di
controllo del Parlamento, e della conseguente responsabilit politica del potere
esecutivo nei confronti di questultimo.
34. Il confinamento delle comunit migranti al di fuori dei processi dintegrazione, il
conseguente potenziamento, per reazione, della coesione interna delle loro comunit
vissuto con diffidenza e preoccupazione dalla maggioranza dellopinione pubblica,
smarrita a causa dellindebolimento dei rapporti di coesione e solidariet allinterno
delle comunit autoctone. Da qui nascono fenomeni di ritorsione e di difesa che
prendono corpo nel rifiuto a consentire laccesso dei migranti ai diritti di cittadinanza,
con la motivazione che i loro comportamenti ledono valori ritenuti fondamentali, come
la sicurezza. Leffetto di questa politica quello dincrementare i comportamenti
criminali dei migranti. E quanto avviene ad esempio con il rifiuto del permesso di
soggiorno che pone automaticamente ogni migrante in una situazione di illegalit per
cui atti e attivit successive, che potrebbero essere considerate compatibili con il
principio di legalit, diventano di perci stesso illegittimi, in quanto posti in essere da
tali soggetti. Questa scelta ben spiegata dalla Critical Race Theory (CRT). Sul punto
vedi K. Thomas, Legge, Razza e Diritti: Critical Race Theory e politica del diritto
negli Stati Uniti, in Filosofia politica, 3, 2003; T.D. Creenshaw et al., Critical Race
Theory: The Key Writings that Formed the Movement, The New Press, New York,
1995; Z. Bauman, Globalization, Polity Press - Blackwell, Cambridge-Oxford, 1998; L.

140

JURA GENTIUM

Wacquant, Simbiosi mortale. Neoliberismo e politica penale, Ombrecorte, Verona,


2002; M. Barbagli, Immigrazione e criminalit in Italia, il Mulino, Bologna, 1998; A.
Dal Lago, Non persone, Feltrinelli Milano, 1999; F. Belvisi, Identit, minoranze,
immigrazione, in Diritto, Immigrazione e cittadinanza, n. 4, 2002.
35. Questo elemento potrebbe contribuire a produrre integrazione, nel rispetto della
vocazione di accoglienza che caratterizza molta parte del territorio italiano. Basti
pensare alla perfetta integrazione nelle regioni centro meridionali in occasione di
unemigrazione di massa di popolazioni albanesi, che allepoca (1400) dovette creare
non pochi problemi. I punti di incontro con le comunit autoctone vennero trovate nella
progressiva integrazione di usi, costumi, regime alimentare, facendo salva la differenza
di religione e di culto insieme alla lingua. Vedi F. Altimari, Educazione e
multiculturalismo: il caso albanese, in C. Pitto (a cura di), Lidentit, il
multiculturalismo, i diritti umani. Le ragioni dellantropologia, Fondazione Guarasci,
2000, pp. 101-110 Questa vocazione matura delle popolazioni meridionali
allaccoglienza e al rispetto delle differenze testimoniata oggi dalle iniziative in corso
in comuni come Riace, Caulonia, Stigliano.
36. Le particolari procedure dellordinamento italiano che prevedono la costituzione di
enti religiosi civilmente riconosciuti come requisito necessario a consentire la stipula di
unintesa, inducono anche le organizzazioni islamiche a indicare come rappresentanti
cittadini italiani convertiti che assumono cos una funzione di leadership allinterno del
gruppo religioso. Sui problemi connessi alla costituzione di enti ecclesiastici islamici:
N. Colaianni, Lente di culto e gli statuti nellislam, in Islam in Europa / Islam in Italia
..., cit., p. 259 ss.
37. La necessit di attingere a Iman formati in scuole, sopratutto localizzate nei paesi
arabo-islamici, produce la progressiva omologazione dei fedeli a queste tradizioni
cultuali, contribuendo a estirpare le tradizioni e i valori di un Islam diverso, europeo. Da
qui lopportunit - forse - di riconsiderare la scelta di dar vita anche in Italia a scuole
coraniche che provvedano alla formazione del personale religioso. Tuttavia - ad avviso
di chi scrive - questa iniziativa pu nascere solo nellambito dellautonomia
confessionale.
Per completezza si segnala che il dibattito sullistituzione di Facolt di teologia e di alta
formazione in campo religioso da tempo presente nel nostro paese. La Chiesa cattolica
ha creato una rete di proprie Facolt di Teologia distribuita su tutto il territorio. A
riguardo, il D.P.R. 2/2/1994 n. 175, art. 2 - ad integrazione di quanto gi stabilito negli
Accordi di revisione del Concordato - stabilisce che I titoli accademici di
baccalaureato e di licenza nelle discipline di cui allart. 1, conferiti dalle Facolt
approvate dalla Santa Sede, sono riconosciuti, a richiesta degli interessati,
rispettivamente come diploma universitario e come laurea con decreto del Ministro
delluniversit e della ricerca scientifica e tecnologica. Inoltre, lart. 15 dellIntesa tra
la Repubblica italiana e la Chiesa Valdese sottoscritta nel 1984 stabilisce che Le
lauree e i diplomi rilasciati dalla Facolt valdese di teologia sono riconosciuti dalla
Repubblica italiana. Analoga scelta potrebbe essere fatta per i mussulmani.
38. S. P. Huntington. Lo scontro delle civilt e il nuovo ordine mondiale, Garzanti
Milano, 2000, le cui tesi ispirarono i neo-con statunitensi e la politica
dellamministrazione di J W. Bush, nonch i pamphlet razzisti e xenofobi di Oriana
141

JURA GENTIUM

Fallaci, della quale si veda soprattutto la Trilogia di Oriana Fallaci (contenente La


Forza della Ragione, Oriana Fallaci intervista s stessa - LApocalisse e La Rabbia e
lOrgoglio), Garzanti, Milano, 2004. Per una posizione equilibrata su questi problemi:
G. Sartori, Pluralismo, multiculturalismo e estranei, Rizzoli, Milano, 2000.
39. La ricomposizione dei conflitti interetnici e interculturali possibile attraverso
lintegrazione. Le politiche adottate sono invece ispirate dal principio di assimilazione,
tanto da richiedere agli immigrati di adeguarsi al quadro normativo e soprattutto
valoriale del paese ricevente, con la conseguenza di creare una permanente conflittualit
tra le popolazioni autoctone e i nuovi cittadini. Solo la socializzazione dei ricordi e delle
esperienze, delle tradizioni e dei costumi, delle culture e del vissuto, possono costituire
la base di una serena convivenza e contribuire alla creazione di una comunit coesa,
attraverso una fusione spontanea di volont, intesa nel significato ad essa conferito
originariamente da Ferdinand Tnnies, Gemeinschaft und Gesellschaft. Grundbegriffe
der reinen Soziologie, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt, 2005. Il grado di
acculturazione caratteristico delle societ di provenienza della gran parte dei migranti
che risente ancora del mondo rurale e le politiche di criminalizzazione attuate dallo
Stato e da alcune forze politiche rendono impraticabile una forma societaria di
socializzazione, basata sulla razionalit e sullo scambio.
40. Festivit e cibo, ma anche immaginario, - come i racconti e le favole - la musica
come la letteratura e la poesia, il gusto per le arti visive, luso degli oggetti, delle
ceramiche, gli stili di vita, i rapporti interpersonali e affettivi, i legami familiari,
costituiscono efficaci strumenti di amalgama. Tuttavia spesso pi che di scoperta di
cose nuove si tratta di riscoprire le affinit: basti pensare alle tante affinit in materia
culinaria tra le sponde del mediterraneo. A chi scrive, ad esempio, capitato di ritrovare
il gusto di tanti piatti siciliani alla mensa di un Mufti di Costanza, sul Mar Nero,
presentati come piatti tradizionali del suo Islam!
41. Lislam balcanico si misurato nei secoli con leredit della cultura greca e
persiana, con la cultura e la mistica ortodossa, fortemente introiettate nel vissuto di quei
territori e ne stato considerevolmente contaminato, fino ad elaborare caratteri propri,
largamente compatibili con i valori elaborati in occidente sulla forma di Stato, lunicit
della giurisdizione per tutti i cittadini, i principi dello Stato di diritto, la libert religiosa
e il pluralismo, la laicit e la separazione tra Stato e religione e perfino gli effetti della
secolarizzazione che ha portato con se luguaglianza di genere e lemancipazione della
donna. R. Morozzo della Rocca, Nazione e religione ..., cit.
42. Si veda a riguardo lattivit della Lega Musulmana mondiale in Europa,
organizzazione non governativa, fondata il 18 maggio 1962 alla Mecca da un
Comitato composto da 21 intellettuali islamici.
43. Pensare che costringendo tutti in un organismo unico si possa meglio condizionarli e
controllarli una scelta tipica di funzionari pigri che non desiderano in alcun modo farsi
carico delle differenze ed esigenze dellinterlocutore e ne ignorano perci le specificit.
Significa altres negare quei principi di pluralismo e libert (anche religiosa) che hanno
costituito uno dei caratteri distintivi delle democrazie europee e soprattutto
rappresentano il punto darrivo di un cammino di libert delle popolazioni e dei popoli
del continente. LIslam pu scegliere di darsi una struttura unitaria di comunit, ma
questa deve essere una scelta non indotta dalleterno, ma frutto di dinamiche interne che
142

JURA GENTIUM

affondano le radici nella storia della comunit. Si vedano ad esempio le vicende della
Comunit islamica bulgara ad oriente e quelle delle comunit islamiche in Spagna. Sulla
comunit islamica bulgara ci sia consentito rinviare a G. Cimbalo, Lesperienza
dellIslam dellEst Europa ..., cit. Per quanto riguarda la Spagna si veda: F. Garca de
Cortzar, Jos M. Gonzlez Vesga, Storia della Spagna, Bompiani Milano, 2001.
44. Certamente linserimento di un riferimento alla religione nel preambolo della futura
Costituzione europea ha rappresentato e rappresenta laspirazione di numerose
confessioni religiose le quali, per meglio svolgere lattivit di rappresentanza dei loro
interessi presso gli organismi comunitari, si sono dotate di una presenza stabile e
organizzata a Bruxelles, mediante organismi scrupolosamente elencati da F. Margiotta
Broglio, Il fenomeno religioso nel sistema giuridico ..., cit., p. 130 ss. Lattivit di
lobbyng viene svolta con costanza, attenzione e metodo e tuttavia non sempre questa
azione risulta efficace, come dimostra il fallimento delle iniziative poste in essere per
ottenere linserimento nella Costituzione del riferimento alle radici giudaico cristiane
dellEuropa. Sul dibattito intorno a questo tema vedi: J. H. H, Weiler UnEuropa
cristiana. Un saggio esplorativo, Rizzoli, Milano, 2003; C. Pinelli, Il momento della
scrittura. Contributo al dibattito sulla Costituzione europea, Il Mulino, Bologna, 2003;
C. Cardia, Laicit e multiculturalismo, in A. Celotto (a cura di), Processo costituente
europeo e diritti fondamentali, Giappichelli, Torino, 2004, 29 ss.; Europa laica e puzzle
religioso: dieci risposte su quel che tiene insieme lUnione (a cura di K. Michalski e N.
zu Furstenberg), Venezia, 2005; A. Santoni Rugiu, Radici cristiane e altre radici, in
Il Ponte, n. 9, 2003, p. 15 ss.; G. Macri, Europa, lobbyng e fenomeno religioso. Il ruolo
dei gruppi religiosi nella nuova Europa politica, Giappichelli, Torino, 2004.
45. G. Cimbalo, La laicit come strumento di educazione alla convivenza, in Laicit e
diritto (a cura di S. Canestrari), Bononia University Press Bologna, 2007, pp. 269-313.
46. I. M. Lapidus, Storia delle societ islamiche ..., cit., pp. 152 ss.
47. Il zakt una tassa obbligatoria che deve essere versata dai musulmani che abbiano
oltrepassato il nisb (la soglia imponibile: la linea di demarcazione, basata sul concetto
di bisogni essenziali, tra coloro che sono in stato di bisogno e coloro che non lo sono).
Esso corrisponde alla decima legale e costituisce un versamento obbligatorio
proporzionale allammontare delle propriet lecite possedute da ogni musulmano. La
decima legale uno dei cinque pilastri dellislam. Il Corano (IX, 60) fissa le regole per
la sua redistribuzione. La maggior parte dei musulmani consapevole di questo obbligo
e paga annualmente la sua quota di zakt. F. Castro, voce Diritto mussulmano, in
Digesto delle discipline civilistiche, vol. VI, 1994, p. 295 ss.; zakah, sub vocem, in
Encyclopdie de lIslam, Leiden, 2003, vol. XI, pp. 441.
Il waqf (fondazione pia) un istituto del diritto islamico attraverso il quale il
proprietario di un bene lo vincola per sempre al servizio della Umma; il suo scopo ben
definito e i suoi beni sono inalienabili. Esso costituisce lo strumento attraverso il quale
vengono erogati servizi sociali ai mussulmani. F. Castro, Diritto mussulmano, cit., 305
ss.; wakf, sub vocem, in Encyclopdie de lIslam, Leiden, 2003, Vol. XI, pp. 65 ss.; A.
DEmilia, Per una comparazione tra le piae causae nel diritto canonico, il charitable
trust nel diritto inglese e il waqf khayri nel diritto musulmano, in Scritti di Diritto
islamico (a cura di F. Castro), Roma, 1976, pp. 237-276

143

JURA GENTIUM

48. S. Noja, Storia dei popoli dellIslam. LIslam dellespansione (632-1258), vol. II,
Milano, 1993, pp. 187 ss.; F. J. Peirone, G. Rizzardi, La spiritualit islamica, Roma,
1986; B. De Poli, I mussulmani nel terzo millennio, cit., passim.
49. Sul ruolo degli ulama e dei maestri sufi che dettero vita alle diverse scuole e alle
innumerevoli confraternite, consentendo lespansione dellIslam e la sua
diversificazione per adeguarsi ai diversi contesti culturali e sociali che incontrava: I. M.
Lapidus, Storia delle societ islamiche ..., cit.; M. Qasim Zaman, The Ulama in
Contemporary Islam ..., cit.; G. Vercellin, Istituzioni del mondo mussulmano..., cit.
50. G. Cimbalo, Lesperienza dellIslam dellEst Europa ..., cit.
51. A. Hussain Al- Aayed, I diritti dei non-mussulmani nei Paesi islamici, Kounouz
Eshbilia Editore, Riad, 2004; G. Vercellin, Istituzioni del mondo mussulmano..., cit., p.
36 ss..
52. Gi Giacomo dAragona ordinava nel 1242 ai mussulmani di Tarragona di
concentrarsi a vivere in un unico quartiere della citt. Col tempo lidea venne
perfezionata e applicata agli ebrei. Nel 1415-16 il quartiere nel quale vennero
concentrati gli ebrei della citt di Venezia assunse il nome di ghetto. A sanzionare e
generalizzare questa scelta provvide Papa Paolo IV nel 1555 con la Bolla Cum Nimis
Absurdum, alla quale si adeguarono gli Stati cattolici dEuropa. Ancora una volta fu la
Rivoluzione francese a decretare la chiusura dei ghetti, ma quello di Roma venne chiuso
solo nel 1870.
53. Al riparo da ogni intervento della Chiesa di Roma continuano ad esistere ancora
oggi nellarea che fu soggetta alla dominazione mussulmana numerose Chiese ortodosse
autocefale, la Chiesa Caldea, quella Maronita, quella Armena, i Nestoriani, ecc.
54. Quella del ghetto fu una scelta magnanima in quanto verso i mussulmani e i cattolici
vennero applicate, soprattutto in Spagna, le conversioni forzate e lespulsione quando
non la tortura dellInquisizione. K. Deshner, Storia criminale della Chiesa, Tomo VII
(XIII e XIV sec.), Ariele, Genova, 2006, p. 183 ss.
55. G. Cimbalo, I rapporti finanziari tra Stato e confessioni religiose nei Paesi Bassi,
Giuffr, Milano,1989. E. G. Leonard, Storia del protestantesimo. Il declino e la
rinascita, vol. III, 1, Milano, 1971; M. E. Kluit, Het protestante Rveil in Nederland en
daarbuiten (1815-1864), Amsterdam, 1970.
56. Dopo la Riforma, per sfuggire alle guerre di religione si ebbe una significativa
emigrazione di popolazioni dellEuropa centro settentrionale verso Est. Questo flusso
migratorio fu stimolato soprattutto dai principi tedeschi per estendere i propri domini
verso Est lungo i grandi fiumi a cavallo dei confini con la Russia. Se ne trova traccia
ancora oggi nel nome delle citt, nelle lingue delle popolazioni, nella cultura, nelle
tradizioni e nei culti praticati. Questi migranti si incontrarono e si fusero non solo con la
cultura slava, ma con quella ebraica, dando progressivamente vita al fiorire della cultura
yiddish che nella seconda met dell800 germoglier in coincidenza con il progressivo
disfacimento dei ghetti e beneficer del nuovo clima di confronto che caratterizzer le
societ europee, irrobustite dal pluralismo tipico del liberalismo ottocentesco. Vedi in
generale AA.VV. Storia dEuropa, Vol. 4. (Let moderna) e Vol. 5 (Let
contemporanea), Einaudi, Torino, 1995-1996.

144

JURA GENTIUM

57. Nel 1924, sulla spinta della laicit propugnata dalla rivoluzione kemalista, viene
abolito listituto del Califfato che costituiva una forma di controllo centralistico delle
diverse interpretazioni del Corano e degli hadit. Si rafforzava cos quella feconda
diaspora delle diverse componenti dellislamismo dellEst Europa che consentir alla
cultura e ai costumi islamici, nonch alle pratiche di culto dei diversi gruppi religiosi
che si richiamano allIslam di formare quellIslam Europeo autoctono. Esso riuscito a
superare la difficile fase di passaggio che va dalla dissoluzione dellimpero ottomano
alla nascita degli Stati nazionali. Proprio questa possibilit di autogoverno e di
evoluzione statutaria, organizzativa e cultuale dispiegata sul territorio in modo
confacente alle sue tradizioni ha consentito un inserimento in modo giuridicamente e
organizzativamente diversificato dellIslam nella moderna Europa degli Stati nazionali.
Il problema del Califfato ottomano complesso e non pu essere compiutamente
affrontato nelleconomia di questo lavoro. Sul punto, per tutti, C.A. Nallino, Appunti
sulla natura del Califfato in genere e sul presunto Califfato ottomano, Promemoria pubblicato a cura del Ministero delle Colonie, Direzione generale degli Affari
Politici, Roma 1917 (ripubblicato in Nallino, M. (ed.) Carlo Alfonso Nallino, Raccolta
di Scritti editi e inediti, Vol. III: Storia dellArabia preislamica - Storia e istituzioni
musulmane, Roma Istituto per lOriente 1940, p. 234 ss.; B. De Poli, I mussulmani nel
terzo millennio....cit., pp. 178 ss.
58. A. Popovic, G. Veinstein, Les ordres mystiques dans lislam. Cheminements et
situation actuelle, Editions de lEHESS, Parigi, 1986; F. Kressing, A Preliminary
Account o Research regarding the Albanian Bektashis - Myths And Unresolved
Questions, in K. Kaser, F. Kressing, Albania - A country in transition. Aspects of
changing identities in a south-east European country. Baden-Baden, 2000, pp. 65-92 e
bibliografia ivi contenuta.
59. G. Cimbalo, La laicit come strumento di educazione alla convivenza ..., cit., pp.
269 ss.
60. Le profonde trasformazioni intervenute nellorganizzazione nella durata stessa della
vita, la medicalizzazione della malattia e della parte terminale dellesistenza, hanno
prodotto mutamenti nella percezione del passaggio del tempo, nel rapporto tra le
generazioni, in un quadro di complessivo allungamento del tempo vita. E in corso
perci una rivisitazione di valori, degli istituti giuridici, dei rapporti di relazione che
rimette in discussione valori che sembravano indiscutibili. Sul punto vedi: G. Cimbalo
Appunti sulla vita, sui valori e sulla morte, Antipodi, n. 1, 2004, pp. 41-43.;
61. J.I. Alonso Prez,I nuovi modelli normativi in materia di convivenza famigliare e
assistenziale in Europa, p. 7 ss.; M. Andreani, Genealogia sullunione damore come
accesso alla verit: lamore vero e giusto, p. 79 ss.; G. Antonelli, Metamorfosi della
famiglia in quanto organizzazione economica, p. 99 ss., tutti in M. Costa(a cura di),
Metamorfosi del matrimonio e altre forme di convivenza affettiva, Liberia Bonomo
Editrice, Bologna, 2007.
62. In una societ libera, non teocratica, non confessionale, laica, i valori si definiscono
attraverso un costante confronto dialettico delle posizioni dei diversi soggetti collettivi e
individuali, che se ne fanno portatori. Pertanto in una societ laica la cultura religiosa
svolge un ruolo critico in funzione dialettica, insostituibile, che concorre

145

JURA GENTIUM

allelaborazione di valori nuovi o alla revisione e/o evoluzione di quelli esistenti e ne


permette il consolidamento. Pi ricco dunque il parco dei soggetti religiosi che
concorrono al confronto, pi efficace la sintesi e sono le acquisizioni possibili di quel
laboratorio collettivo che la vita sociale e di relazione, la quale sedimenta il sentire
sociale. Solo queste dinamiche di confronto, non prive di conflitti, possono produrre
posizioni condivise che consistono anche nellaccettazione della presenza di posizioni
differenziate e sistemi valoriali diversificati, segnati da un unico tratto comune: la scelta
di poter coesistere e convivere. Da questo processo scaturisce la forza e lefficacia del
relativismo valoriale. Sul punto vedi da ultimo: R. Boudon, Il relativismo, Il Mulino,
Bologna, 2009.
63. In questo contesto la laicit assume il valore di formante culturale, di strumento
operativo che permea di se lordinamento, si inserisce, si insinua nelle norme che
regolano i diversi istituti giuridici, li plasma e li rende tra di loro coerenti, contribuendo
a fornire al sistema giuridico i caratteri di strumento di libert e di efficace gestione dei
conflitti. Per una riflessione sul relativismo etico che costituisce lambiente nel quale
opera la laicit dellordinamento: G. Giorello, Di nessuna chiesa, Cortina, Milano,
2005, pp. 11-21. E. Diciotti, Relativismo etico, antidogmatismo e tolleranza; L.
Marchettoni, Verit, pluralismo e realismo.
64. Sul prolungamento biologico della vita, G. Cimbalo, Cure palliative e diritto ad una
vita dignitosa nella recente legislazione di Danimarca, Olanda e Belgio, in S.
Canestrari, G. Cimbalo, G. Pappalardo (a cura di), Eutanasia e diritto, Giappichelli,
Torino, 2003, pp. 133-172; F. Botti, Leutanasia in Svizzera, Bononia University Press,
Bologna, 2008.
65. Va rilevato che lUnione Europea nasce su basi e per ragioni economiche e sugli
strumenti giuridici progettati per il coordinamento delleconomia costruisce le proprie
istituzioni. I valori ideali e etici che presiedono alla confluenza dei differenti Stati
nellUnione dovranno scaturire da un graduale e non certo lineare processo di
convergenza. Tuttavia gi ora si vedono i progressivi effetti dellintegrazione nel settore
del diritto di libert religiosa e dei rapporti con i culti. M. Ventura, La laicit
dellUnione Europea, Giappichelli Torino, 2001.
66. Una tale strategia inoltre incompatibile con il quadro costituzionale dei diversi
paesi che ha fatto propri e introiettato i valori di uguaglianza, libert religiosa e di
coscienza, valori che costituiscono dei marcatori ordina mentali frutto di una lunga,
faticosa e sofferta evoluzione. G. Cimbalo, Integrazione dei migranti: un Islam plurale
per lEuropa. (Rielaborazione dei marcatori ordinamentali della nozione di culto e di
confessione religiosa nella prospettiva dellU.E.), in Revista General de Derecho
Publico Comparado, Iustel, ed.. luglio 2009.
67. Vi unapparente inconciliabilit tra dissoluzione di compagni statali come la
Jugoslavia e la creazione di piccoli Stati identitari, monoetnici e monoreligiosi e la
ricomposizione dellunit allinterno dellUnione Europea. Soprattutto gli Stati nati
dalla dissoluzione balcanica aspirano ad entrare nellUnione perch si rendono conto
dellimpossibilit di sopravvivere ai margini di unarea economica molto forte e fanno
oggi quelle concessioni che ieri furono causa di guerre e massacri. Si veda a riguardo il
ruolo svolto dalla Commissione di Venezia e dal Consiglio dEuropa nel dotare gli Stati
che chiedono ladesione di una legislazione octroye in molte materie sensibili. Viene
146

JURA GENTIUM

in rilievo, ad esempio, la legge della Serbia sulla libert religiosa modificata su richiesta
della Commissione di Venezia per agevolare laccoglimento della richiesta di aderire
allU.E..
68. Gli spostamenti di popolazione da Est verso Ovest sono destinati a stabilizzarsi e
hanno ormai irrimediabilmente segnato la composizione etnico, religiosa e culturale
dellEuropa, gettando le basi effettive dellunit dei popoli del continente. M. Delle
Donne, U. Melotti, Immigrazione in Europa: strategie di inclusione-esclusione,
Ediesse, Roma, 2004.
69. Si ringrazia per la collaborazione il personale della biblioteca dellInstitut du Monde
Arabe di Parigi.

147

La condizione giuridica della minoranza


musulmana in Grecia
Christina Katsiana
1. Il contesto storico
Il regime giuridico relativo ai cittadini greci di religione islamica che risiedono in Tracia
risale al 1881 e risulta imperniato sul parziale riconoscimento della giurisdizione
confessionale per le questioni di statuto personale. La legislazione in materia ha avuto
origine dalla Convenzione di Costantinopoli (1), con cui furono annesse allo Stato greco
la regione di Tessaglia e la citt di Arta, nelle quali viveva una numerosa comunit
musulmana (2). Oltre a definire i nuovi confini dello Stato, la Convenzione riconosceva
la minoranza musulmana della Grecia, ne garantiva (art. 8) la libert di religione e di
culto e la facolt di mantenere i contatti con le guide spirituali, cos come assicurava la
continuit della presenza delle comunit musulmane (umma) nei loro tradizionali luoghi
di insediamento (3).
Laspetto giuridico-religioso maggiormente peculiare fu il riconoscimento formale della
giurisdizione del mufti, considerato quale portatore naturale ed interprete autentico delle
tradizioni sacre dellIslam, a cui venne permesso di continuare a svolgere la propria
funzione nei tribunali islamici (cheri). Questa giurisdizione riguardava solo le cause di
natura puramente religiosa (art. 8, par. 3); nelle stesse veniva compresa anche la
risoluzione delle questioni di natura familiare e successoria perch collegate alla
religione islamica. Tuttavia le decisioni dei tribunali sciaraitici non producevano effetti
giuridici nellordinamento dello Stato, perch erano i tribunali ordinari ad applicare
direttamente la legge islamica, pur tenendo in considerazione le decisioni ed i pareri
emanati dal mufti alla stregua dei principi islamici (4).
Le decisioni del mufti avrebbero acquisito la capacit di produrre effetti giuridici
nellordinamento greco con la conclusione della Convenzione di Atene (14 novembre
1913), la quale pose fine alla situazione belligerante tra la Grecia e la Turchia e
regolament ulteriormente le questioni relative alle minoranze di entrambi gli Stati (5).
Per quanto riguarda le minoranze musulmane rimaste in Grecia, questo atto
internazionale riproduceva quanto previsto dalla Convenzione di Costantinopoli,
limitandosi ad apportare alcune innovazioni in ordine alla regolamentazione della figura
del mufti. Secondo lart. 11 i mufti dovevano essere eletti, ciascuno nel proprio distretto,
dai cittadini musulmani. Il Gran mufti veniva nominato dal Re, il quale lo sceglieva fra
tre candidati precedentemente eletti da tutti i mufti della Grecia (6). Questultima
regolamentazione fu modellata sul sistema dei millet (7), in linea con i principi vigenti
nellImpero ottomano. Le decisioni dei singoli mufti venivano recepite dalle autorit
competenti dello Stato greco soltanto dopo che erano state revisionate e convalidate dal
Gran mufti.
Il diritto di rivolgersi al mufti per le questioni di statuto personale ed il conseguente
recepimento della legge islamica allinterno dellordinamento giuridico greco furono
consacrati con lart. 4 della legge n. 147/1914 (emanata proprio per dare esecuzione alla
Convenzione di Atene). Tale disposizione, ancora oggi in vigore (8), determina i casi in

JURA GENTIUM

cui il diritto islamico pu essere applicato (per esempio nelle questioni riguardanti il
contratto e lo scioglimento del matrimonio oppure i rapporti personali tra i coniugi ed i
legami di parentela che si regolano e si giudicano sulla base della legge religiosa).
Successivamente venne emanata la legge n. 2345/1920, che dava esecuzione al Trattato
di Sevrs. Questo accordo internazionale pose fine alla Prima Guerra Mondiale e stabil
i nuovi confini dellImpero Ottomano annettendo lintera regione della Tracia e la citt
di Smirne allo Stato greco. Cos un altro gruppo di fedeli dellIslam venne ad
aggiungersi alla minoranza musulmana che gi viveva allinterno dei confini dello Stato
greco.
Subito dopo la fine della Prima Guerra mondiale, la Grecia ritenne che la situazione
politico-militare fosse divenuta particolarmente favorevole ed organizz una spedizione
nellAsia Minore al fine di espandersi territorialmente. Lesito di questa spedizione fu
per la disfatta dellesercito greco in Anatolia e a Smirne (1922, definita come
) e la vittoria di Mustafa Kemal Pasci in Turchia (9). A porre
la parola fine allo scontro tra i due Stati intervenne la Convenzione di Losanna
(24/7/1923), il cui obiettivo principale fu proprio quello di stabilire una pace duratura
nellarea (10). A questo fine, il 30 gennaio 1923 fu firmata la Convenzione per lo
Scambio obbligatorio delle popolazioni tra Grecia e Turchia (che divenne
successivamente parte della Convenzione di Losanna), con cui si volle attuare un
processo di nazionalizzazione attraverso lomogeneizzazione delle popolazioni (11).
Infatti, lart. 1 della Convenzione stabiliva lo scambio obbligatorio (12) dei Greci
ortodossi che vivevano in Turchia e possedevano la cittadinanza turca con i musulmani
che vivevano in Grecia ed avevano la cittadinanza greca. Questarticolo cre dunque
degli immigrati, i quali acquistavano di diritto (art. 7) la cittadinanza dello Stato che li
accoglieva al momento del loro arrivo e perdevano quella precedente, cos come
perdevano anche la possibilit di tornare in futuro nelle proprie abitazioni. Da questa
regola generale furono esclusi i Greci ortodossi di Costantinopoli, di Imbros e di
Tenedos e, come un simmetrico contrappeso, i musulmani della Tracia occidentale (art.
2) (13). Vennero in questo modo create delle minoranze etniche alle quali fu permesso
di rimanere nelle zone in cui abitavano (14). Infatti, quello che fu ritenuto prioritario
nelle trattative precedenti la conclusione della Convenzione riguardava proprio le
minoranze che sarebbero rimaste in Grecia e in Turchia dopo lo scambio (15) ed, in
particolare, la tutela della loro libert religiosa. In seguito alle trattative si emanarono
disposizioni pi specifiche a garanzia della libert delle minoranze religiose. Esse si
inserirono nella terza parte della Convenzione di Losanna (artt. 37-45) sotto il titolo:
Protezione delle minoranze. In particolare, gli articoli 37-44 riguardavano la
minoranza non musulmana della Turchia, ossia i Greci, mentre lart. 45 regolava il
principio che avrebbe determinato al contempo il comportamento della Grecia nei
confronti della minoranza musulmana.
Va precisato, comunque, che la maggior parte delle facolt disciplinate da queste
disposizioni rimasero lettera morta, a causa della scarsa disposizione dei due Stati,
specie quello turco (16), a garantirne una piena ed effettiva applicazione. A conferma di
quanto appena affermato, pu farsi riferimento alla drastica diminuzione delle
popolazioni minoritarie in Turchia e in Grecia. La minoranza greca di Costantinopoli
sostanzialmente si spenta: delle 110.000 persone che la costituivano nel 1923 oggi ne
rimangono appena 2.000; il popolo greco di Imbros e di Tenedos diminuito, nello

149

JURA GENTIUM

stesso periodo, da oltre 9.000 a 300 unit. La minoranza musulmana nella Tracia
occidentale conta oggi un numero di persone leggermente minore rispetto alle 120.000
del 1923 (17). Essa composta da popolazioni di origine turca (quasi il 50%), Pomachi
(35%) (18) e un numero minore di rom (15%) che vivono principalmente nel distretto di
Evros (19).
2. Il mufti nellordinamento greco
Lo Stato greco, basandosi prevalentemente sul sistema dei valori della Convenzione di
Losanna, ma anche delle Convenzioni stipulate in precedenza, ha emanato delle leggi
dirette a garantire la libert di religione, di coscienza e di culto della minoranza
musulmana che vive nella Tracia occidentale, in armonia con i fondamenti del diritto
sciaraitico (20). Lo Stato greco ha mantenuto la validit di tutta la legislazione inerente
la libert religiosa di questa minoranza anche a prescindere dai propri obblighi
internazionali (21): un esempio peculiare in questo senso , appunto, il mantenimento
dellistituto del mufti che , per lordinamento giuridico greco, sia un ministro di culto
sia un organo giurisdizionale per certe questioni di diritto familiare e successorio che
riguardano i musulmani cittadini greci del proprio distretto (22).
Si tratta di una giurisdizione speciale (a base religiosa e territoriale) posto che possono
ricorrere al mufti soltanto i musulmani che vivono in Tracia (23). Essi godono di una
sorta di doppia giurisdizione per le questioni di statuto personale: possono scegliere di
ricorrere al mufti per essere giudicati in base alla legge islamica o decidere di ricorrere
al giudice ordinario per sottoporsi alla legislazione greca. La giurisdizione del mufti
concorrente a quella del giudice ordinario dunque opzionale e supplementare.
Nonostante ci, i musulmani della Tracia occidentale si rivolgono con maggiore facilit
al mufti e, preferendolo, rendono questa giurisdizione, di fatto, quella prevalente (24). A
questo esito hanno contribuito spesso gli stessi giudici dei tribunali ordinari quando si
sono rifiutati di esaminare i casi che coinvolgevano i musulmani di Tracia e di esercitare
giustizia nei loro confronti perch hanno ritenuto che quelle controversie rientrassero
nella competenza del mufti (25).
Listituto del mufti regolato dalla legge n. 1920/1991. Secondo lart. 5, par. 1, il mufti
esercita tutti i doveri che derivano dalla sacra legge islamica e dunque nomina, controlla
e dimette i ministri di culto musulmani (ulama e imam), celebra i matrimoni religiosi tra
musulmani ed emette pareri non obbligatori in questioni inerenti la legge islamica
(fatwa). Inoltre, amministra le moschee e il patrimonio vacuf (enti religiosi e fondazioni
pie), controlla landamento delle scuole religiose islamiche e certifica le conversioni di
religione allIslam. La stessa disposizione (par. 2) introduce una norma di diritto
processuale elencando le competenze giurisdizionali del mufti (26) che includono i
matrimoni, i divorzi, il mantenimento familiare e gli alimenti (nefaka), la tutela e
lemancipazione dei minori (27), i testamenti islamici e le successioni dal momento in
cui questi rapporti vengono regolati dalla legge islamica. La giurisdizione islamica
prevede due gradi di giudizio e il mufti assume le sue decisioni in base alla shara ma
anche in base a norme consuetudinarie locali ed al suo buon senso (28). Non prevista
la presenza di avvocati e le parti del processo possono depositare, a sostegno delle
proprie tesi, fatwa redatte da esperti della sacra legge islamica.

150

JURA GENTIUM

Ai sensi dellart. 5, par. 3, le decisioni del mufti relative a casi di dubbia giurisdizione
non sono eseguibili n passano in giudicato se non ricevono lapprovazione del
Tribunale statale competente per territorio. Se il pronunciamento del mufti rientra nei
limiti della sua giurisdizione e non contrario alla Costituzione, il Tribunale lo approva.
Contro le decisioni del Tribunale Monocratico previsto ricorso presso il Tribunale
collegiale, chiamato ad accertare soltanto la competenza del mufti e privo del potere di
controllare il merito della decisione da questi assunta. La pronuncia del Tribunale
collegiale inappellabile (29) e non sono ammessi altri rimedi, ordinari o straordinari.
La verifica della conformit costituzionale delle decisioni del mufti costituisce una
novit rilevante introdotta dalla legge n. 1920/91, sebbene come detto il controllo venga
effettuato solo a livello di giudice del primo grado.
In questo modo, la Grecia adotta di fatto allinterno del proprio ordinamento giuridico la
legge islamica e fa coesistere due sistemi giuridici paralleli: uno si struttura intorno
allapplicazione della shara e laltro si sviluppa secondo quanto disposto dal Codice
Civile greco. E ancora, ci non vale per tutti i greci musulmani ma solo per quella
minoranza storica che rappresentata dagli islamici della Tracia (30).
La legge n. 1920/91 regola anche il procedimento di elezione e di nomina del mufti e
prevede tre fasi: il consenso da parte dello Stato per i candidati definitivi, lelezione di
chi prevale durante la prima fase e linsediamento politico (nomina e giuramento) del
mufti eletto. In particolare, lart. 1 dispone che entro tre mesi da quando resta vacante il
posto di un mufti, il Prefetto del luogo invita formalmente gli aspiranti mufti a
presentare domanda. Le persone idonee alla nomina sono musulmani cittadini greci,
laureati alluniversit di teologia islamica (autoctona o straniera) o diplomati Izazet
name o imam da almeno dieci anni e si distinguono per i loro alti principi morali e per
unappropriata conoscenza teologica. La domanda, opportunamente documentata, arriva
al Prefetto locale. Egli la trasmette al Segretario Generale del distretto e questultimo
convoca una commissione di undici membri che si pronuncer sui candidati (31). In
base al rapporto, il Ministero dellIstruzione e delle Religioni opera la scelta definitiva.
Il mufti viene nominato con Decreto Presidenziale valevole per dieci anni rinnovabili.
Chi viene nominato, prima di assumere i suoi compiti, presta il giuramento del pubblico
impiegato davanti al Prefetto competente (art. 1, par. 7) (32).
La legge n. 2345/1920, precedentemente in vigore, prevedeva lelezione del mufti da
parte degli elettori musulmani dei vari distretti, in attuazione dellart. 11 della
Convenzione di Atene. In realt questa disposizione non stata mai applicata perch
nella prassi il mufti stato sempre nominato dallo Stato, proprio in ragione della
circostanza che le sue competenze non si esaurivano nelladempimento di meri compiti
religiosi. Il procedimento di nomina era simile a quello previsto dalla legge attualmente
vigente, con la differenza che questultima lo disciplina espressamente ed stata
emanata considerando che il mufti esercita anche una competenza giudiziaria: tutti i
giudici in Grecia vengono nominati dallo Stato, e non sono eletti dal popolo, al fine di
garantire la loro indipendenza e imparzialit (33). In realt, lemanazione della legge
1920/1991 ha dato origine a due ricorsi individuali alla Corte Europea dei Diritti
dellUomo con i quali la Grecia stata accusata di violazione della libert religiosa (art.
9 della Convenzione europea): si tratta dei casi Serif e Agga, eletti mufti delle citt di

151

JURA GENTIUM

Komotini e di Xanthi dai fedeli musulmani del loro distretto e, in seguito, processati e
condannati dai tribunali penali della Grecia.
3. La giurisprudenza della Corte Europea
Il caso di Ibraim Serif ha avuto origine qualche anno dopo la morte del mufti del
Rodope (1985). In quelloccasione lo Stato greco ha proceduto a nominare un mufti
provvisorio, ben presto sostituito a causa delle sue dimissioni. Il 6 aprile del 1990 il
Presidente della Repubblica ha convalidato la nomina di questultimo mufti per il
Rodope. Ma il 24 dicembre del 1990 due parlamentari musulmani, di Xanthi e del
Rodope, hanno chiesto allo Stato di organizzare delle elezioni del mufti per i due loro
distretti secondo la legge allora vigente (2345/1920). Al contrario, il Presidente della
Repubblica ha emanato lo stesso giorno un atto legislativo con il quale stata prevista la
nomina di un mufti anzich lelezione (latto legislativo fu convalidato il 4 febbraio
1991 con lemanazione della legge n. 1920/1991). I due parlamentari non hanno
ricevuto alcuna risposta alla loro petizione ed hanno deciso di organizzare elezioni
autonome scegliendo la data del 28 dicembre del 1990. Le elezioni si sono svolte nelle
moschee e in quelloccasione Ibraim Serif stato eletto quale mufti del Rodope dai
fedeli che seguivano le preghiere del venerd.
Il governo greco non ha mai riconosciuto tale elezione e Serif stato in seguito accusato
di aver usurpato la funzione di ministro di culto di religione conosciuta e di aver
indossato pubblicamente la stola dello stesso senza averne il diritto (artt. 175 e 176 del
codice penale) (34). Serif stato condannato in primo grado ad una pena di otto mesi di
reclusione convertita poi in sanzione pecuniaria e confermata nei successivi gradi di
giudizio: Serif stato considerato a tutti gli effetti un usurpatore.
Serif si cos rivolto alla Corte di Strasburgo accusando lo Stato greco di aver violato
lart. 9 della Convenzione europea (35). La Corte ha affermato che la sua condanna
equivaleva a uningerenza da parte dello Stato greco sulla manifestazione della libert
religiosa, giacch le restrizioni di tale diritto sono consentite solo nel caso in cui
corrispondano a una pressante necessit sociale e la condanna contro una persona che
ha agito unicamente come capo spirituale di un gruppo religioso che lo ha seguito
volontariamente non risulta giustificata da questa necessit, n appare compatibile con il
pluralismo religioso proprio di una societ democratica. Inoltre, il ricorrente non aveva
mai esercitato le funzioni amministrative o giuridiche che normalmente fanno parte
delle mansioni del mufti o di altri ministri di culto di religione conosciuta. Di
conseguenza, le motivazioni del governo greco non sono apparse valide ai giudici della
Corte perch ogni intervento deve essere diretto a garantire la tolleranza tra i gruppi
religiosi e non a ridurre il pluralismo esistente.
Nemmeno erano emersi nel corso del procedimento elementi che permettessero di
ritenere che vi fosse un significativo e reale pericolo di tensioni (tra musulmani e
cristiani o tra Grecia e Turchia) causato dalla contemporanea esistenza di due capi
spirituali, per cui lintromissione dello Stato greco non poteva essere considerata,
secondo la Corte, una misura necessaria diretta a tutelare lordine pubblico in un
paese democratico.

152

JURA GENTIUM

Molto simile al caso Serif appare la successiva vicenda che ha come suo protagonista
Mehmet Emin Agga. Il 17 agosto 1990 questi viene eletto mufti di Xanthi da credenti
musulmani aventi diritto di voto che seguivano le preghiere del venerd. Un anno dopo
il governo greco emana, come gi visto, un Decreto Presidenziale con il quale viene
abrogata la legge che prevedeva lelezione del mufti, e successivamente provvede alla
nomina di un altro mufti per Xanthi.
Agga non ha mai riconosciuto questa nuova nomina, ritenendo di possedere il titolo di
Mufti eletto di Xanthi, ed ha continuato la propria attivit senza alcuna variazione.
Egli stato dunque accusato di aver usurpato lesercizio delle funzioni di un ministro di
culto di religione conosciuta (art. 175 par. 2 c.p.) e nel 1997 il Tribunale monocratico
di Lamia lo ha dichiarato colpevole per tre dei quattro capi dimputazione per i quali era
stato processato. Nel 1999 egli stato dichiarato colpevole anche per il quarto capo di
imputazione (36). La Corte Suprema (sessione VI, 1045/2002), tenendo presente il
pronunciamento della Corte di Strasburgo nel caso Serif contro Grecia, ha
parzialmente accolto il ricorso presentato da Agga annullando la decisione del Tribunale
collegiale di Larisa (n. 159/2001). La sentenza stata quindi rinviata alla Corte dAssise
Collegiale di Lamia che ha emesso la propria decisione conformandosi alle indicazioni
della Corte Suprema: Agga, rivolgendo messaggi di contenuto religioso a gruppi di
persone che volontariamente lo seguivano come capo spirituale, ha esercitato solamente
il proprio diritto alla libert religiosa (art. 9 Convenzione Europea) e non ha usurpato
lesercizio delle funzioni di un ministro di culto di religione conosciuta (37).
Quella appena citata stata la prima decisione in cui un Tribunale della Grecia si
conformato alla giurisprudenza della Corte di Strasburgo relativa alla questione del
mufti. Questo riconoscimento, tuttavia, arrivato con eccessivo ritardo, posto che la
Corte Europea dei Diritti dellUomo aveva gi condannato la Grecia per la violazione
dellart. 9 della Convenzione europea anche per il caso di Agga, riproponendo le
medesime osservazioni svolte nel caso Serif (38).
4. Conclusioni
Lapplicazione della legge islamica nellordinamento giuridico greco alle questioni di
diritto di famiglia e di diritto di successione rappresenta un caso davvero singolare,
uneccezione nel quadro del diritto vigente in Europa. Lo Stato greco ha conservato il
riconoscimento del mufti e ne ha perpetuato la funzione giurisdizionale nei confronti
della minoranza musulmana della Tracia (39), introdotta nel momento in cui la Grecia
annesse questa regione. La Grecia considera a tuttoggi questa disciplina una forma di
rispetto e di salvaguardia della peculiarit della tradizione islamica e un elemento di
pluralismo giuridico, religioso e culturale, nonostante essa risalga alla precedente epoca
dei millet e sia un istituto tipicamente ottomano.
La figura del mufti e gli atti giuridici da esso emanati sono di importanza innegabile per
la comunit musulmana della Tracia e servono sia per conservare lunit e lidentit
religiosa e culturale dei membri sia per garantire lordine interno. Nello stesso momento
questo statuto giuridico basato sulla religione ed incuneato nei principi tipici di un
ordinamento giuridico europeo pu determinare pericolose collisioni tra diritti
individuali e principio di eguaglianza, tra libert religiosa e altri diritti fondamentali

153

JURA GENTIUM

della persona. Infatti, il diritto di famiglia e il diritto ereditario islamici includono regole
discriminatorie nei confronti delle donne e dunque contrastano con i diritti umani
riconosciuti da norme internazionali e costituzionali (40).
Nemmeno pu sfuggire come il riconoscimento di unautonomia disciplinare cos estesa
possa certo favorire il mantenimento e la riproduzione di una tradizione religiosa, ma
anche agevolare la separatezza della comunit musulmana dal resto della popolazione,
determinando in ultima analisi laffievolimento delle politiche di integrazione e il
consolidamento di un ghetto impenetrabile ed impermeabile ad ogni tipo di evoluzione.
Ugualmente, non mancano le frizioni prodotte dalla coesistenza di due sistemi giuridici,
dei quali uno applica il codice civile e laltro la legge religiosa. Emerge ancora una volta
una certa disparit di trattamento e disuguaglianza tra i due sessi che penalizza
principalmente i diritti delle donne ed, in genere, alcuni diritti fondamentali. Gli istituti
maggiormente controversi e, peraltro ancora applicati in Grecia, riguardano il ripudio
della moglie tramite il quale un uomo ottiene unilateralmente il divorzio, varie regole
del diritto di successione a vantaggio degli eredi maschi (un uomo legittimato a
ereditare il doppio di una donna, etc), il permesso di effettuare un matrimonio tramite
autorizzazione a terzi e, infine, la poligamia (41). Secondo il Ministero degli Interni
ellenico, tuttavia, questi ultimi due istituti contrastano con lordine pubblico greco e con
il buon costume, limiti insuperabili ai sensi della Costituzione e della Convenzione di
Losanna (42).
Mi pare evidente, dunque, che lapplicazione della legge islamica, almeno in certi casi,
mette in crisi il sistema perch comporta la violazione dei principi fondamentali di un
ordinamento giuridico democratico a favore del rispetto della libert religiosa della
minoranza musulmana. Questa duplicit provoca divisioni forti a livello di dibattito
scientifico, venendo considerata anacronistica, anticostituzionale e contrastante la
Convenzione Europea dei Diritti dellUomo da una parte della dottrina. Si argomenta,
infatti, che la giurisdizione del mufti risulta incompatibile con il diritto ad un giusto
processo (art. 6 Convenzione europea) dato che non esistono rimedi efficaci di controllo
nel merito delle sue decisioni e, in caso di appello, il giudice civile pu controllare
unicamente la loro conformit alla Costituzione greca. Infine non viene espressamente
stabilito, quale giurisdizione prevalga laddove una delle due parti scelga il mufti e laltra
si rivolga al giudice civile greco, e ancora non si precisa se il mufti sia competente o
meno a sancire un divorzio tra musulmani stranieri o tra musulmani greci che non siano
residenti in Tracia (43).
I vari problemi fin qui elencati derivano principalmente dalla mancata riforma della
figura del mufti, la cui regolamentazione ancora legata a quanto veniva disposto con la
legge n. 2345/1920. E evidente che quella disciplina stata largamente superata
dallevoluzione sociale e che esiste la necessit di aggiornarla e ripensarla. Nel fare ci
bisognerebbe continuare a prestare la massima attenzione alle tradizioni religiose e
culturali dei musulmani, ma anche assicurare la tutela e la promozione dei valori
fondamentali dellordinamento giuridico greco e dei diritti individuali. Si potrebbe
cominciare con un controllo pi appropriato sul contenuto sostanziale delle decisioni del
mufti per verificare eventuali contrasti con le leggi greche, attraverso lutilizzazione
della clausola dellordine pubblico. Questo controllo andrebbe esercitato al momento
della delibazione effettuata dai giudici ordinari, che oggi troppo spesso si limitano a

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JURA GENTIUM

verificare la sola competenza del mufti e non esaminano la conformit costituzionale


della sua decisione, violando a loro volta la legge. Vi inoltre la necessit di prevedere,
per la carica del mufti, gli stessi criteri e le stesse qualit che la legge richiede per i
giudici ordinari. In questo modo verrebbe valorizzata limportanza del ruolo del mufti
ma verrebbero anche tutelati i diritti fondamentali dei cittadini che ad esso si rivolgono.
Infine, i Tribunali ordinari dovrebbero concedere agli appartenenti alla minoranza una
possibilit concreta di scegliere tra le due giurisdizioni accogliendo le loro domande su
questioni di diritto di famiglia e di successioni, evitando dunque di dichiararsi
incompetenti e di rimandare il caso al mufti. compito dei giudici ordinari rendere la
giurisdizione del mufti effettivamente concorrente e facoltativa.
Solo a partire da questi, pur minimi, accorgimenti sar possibile parlare di un vero
pluralismo giuridico che si esprime nel rispetto delle tradizioni religiose e culturali dei
membri della minoranza e che evita, nello stesso momento, la loro esclusione dalla
societ pi ampia che li circonda.
Note
1. Prima della conclusione della Convenzione di Costantinopoli (1830-1881) lo statuto
personale dei greci musulmani veniva regolato attraverso il rinvio al diritto islamico da
parte dello Stato greco in accordo con le autorit ottomane. Cfr. M. Christoforou, Gli
opountia Locride e Atalanta, memorie e testimonianze, (in greco), I parte, Etairia
istorikon kai laografikon erevnon, Atene 1991, pp. 203 ss.
2. K. Ailianos, Austroungheria e lannessione della Tessaglia e dellEpiro (1878-1881),
(in greco), Tessalonica 1988, pp. 23 ss.
3. N.P. Eleuteriadou, I musulmani in Grecia, (in greco), Papazisis, Atene 1913, pp. 13
ss.
4. Nel rispetto della Convenzione di Costantinopoli fu emanata la legge /1882
Dei capi spirituali delle comunit musulmane (59/1.7.1882), la quale stabiliva le
prime regolamentazioni relative al mufti e riconosceva lo stesso come capo spirituale
delle comunit musulmane. Questa legge considerava i mufti pubblici funzionari e
disponeva che, come tali, vengono nominati o sospesi tramite Decreto Reale al fine di
garantire lindipendenza giuridica e spirituale dei giudici islamici. La stessa legge
definiva anche le competenze dei mufti (art. 4) e stabiliva lemanazione di un Decreto
Reale per la definizione pi specifica delle competenze e del modo di esercitarle. Cfr.
A. Minaidis, La libert religiosa dei musulmani nella legislazione greca, (in greco),
Atene-Komotini 1990, pp. 97 ss; A. Kalliklis, Il diritto ottomano in Grecia, (in greco),
Themis, Atene 1931, pp. 37 ss.
5. La Convenzione di Atene eseguiva le Convenzioni di Londra (17/30 maggio 1913) e
quella di Bucarest (28 luglio/10 agosto 1913) che furono concluse tra gli Stati
belligeranti dei Balcani (Grecia, Bulgaria, Montenegro, Serbia) e la Turchia dopo le
Guerre Balcaniche. Si annetteva allo Stato greco lEpiro, la Macedonia, le Isole del Mar
Egeo e la Creta; dunque unaltra parte di popolazione musulmana divenne nuovamente
minoranza. Cfr. S. Antonopoulos, Le Convenzioni di Londra, di Bucarest e di Atene, (in
greco), Pelasgos, Atene 1917, pp.117 ss.

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JURA GENTIUM

6. G. Bekiaridis, I Mufti come capi spirituali del proprio distretto e come autorit
pubbliche, (in greco), in Armenopoulos 1973, pp. 448 ss.
7. Con il termine millet (che significa confessione religiosa), si indicano quelle
comunit religiose dellImpero Ottomano che godevano di una serie di diritti e
prerogative nel quadro del sistema istituzionale dellImpero. Le comunit religiose
riconosciute avevano una giurisdizione autonoma nellambito dello statuto personale
(diritto di famiglia e delle successioni), mentre le comunit religiose (gran rabbino di
Costantinipoli, patriarchi cristiani) godevano di alcune potest normative e
giurisdizionali oltre che di una funzione di rappresentanza politica della propria
comunit nei confronti del sultano e della sua amministrazione. Cfr. H. Kyriakopoulos,
La Convenzione di Atene, (in greco), in Megali Elliniki Egiklopaideia, vol. II, Atene
1927, pp. 297 ss.
8. I. Spiridakis, Diritto di famiglia, (in greco), A.N. Sakkoulas, Atene 2006, pp. 84 ss.
9. N. Psiroukis, La disfatta nellAsia Minore, 1918-1923, (in greco), Nea Synora-A.
Livani, Atene 1973, pp. 38-52.
10. N. Svoronos, Analisi della Storia greca moderna, (in greco), Themelio, Tessalonica
1985, pp. 117 ss.
11. B. Vlagopoulos, Itinerario di 146 anni (1821-1967) - Convenzioni-tappe della
Storia, (in greco), A.N. Sakkoulas, Atene 1998, pp. 308 ss.
12. La pratica per lo scambio delle popolazioni era gi conosciuta, specialmente
nellEuropa sud-orientale, ma era basata sul principio della scelta (clause doption) e
riguardava i residenti delle zone in conflitto -mai di un intero paese-. Con la
Convenzione di Losanna la comunit internazionale, per la prima volta nella Storia,
impose legalmente uno sradicamento di persone in violazione dei diritti fondamentali
delluomo e dello stesso Diritto Internazionale. Cfr. K. Svolopoulos, La decisione per lo
scambio obbligatorio delle popolazioni tra Grecia e Turchia, (in greco), Etairia
Makedonikon spoudon, Tessalonica 1981, p. 6 ss.
13. bene notare che il criterio fondamentale in base al quale furono divise le
popolazioni fu la loro appartenenza religiosa e non tanto quella etnica. Infatti, nellart.
2.a fu utilizzato il temine Greci mentre nel 2.b il termine musulmani e non Turchi per la
minoranza della Tracia occidentale. Cfr. K. Tsitselikis, Lo scambio delle popolazioni
greco-turche, (in greco), Kritiki/KEMO, Atene 2006, pp. 93 ss.
14. L. Divanis, Grecia e minoranze, (in greco), Nefeli, Atene 1995, pp. 312 ss.
15. Per i motivi che contribuirono alleccezione dalla convenzione Dello scambio delle
popolazioni greco-turche di una parte delle minoranze greche e musulmane e le
conseguenze che essa comport ai rapporti tra Grecia e Turchia, cfr. I. Petropoulos, Lo
scambio obbligatorio delle popolazioni (1922-1930), (in greco), Gnosi, Atene 1989, pp.
64-67.
16. Mentre i diritti della minoranza greca si limitano a ci che stabilivano il Trattato di
Pace di Losanna, la Convenzione dello Scambio ed il Trattato di Ankara, i musulmani
della Tracia occidentale hanno visto riconosciuti diritti minoritari anche da parte di due
altri testi giuridici: il Trattato di Atene ed il suo Protocollo n. 3 (14 novembre 1913) e la

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JURA GENTIUM

Convenzione per la Protezione delle Minoranze in Grecia (10 agosto 1920). Cfr. B.
Oran, Rapporti greco-turchi e la questione della Tracia occidentale, Bilgi, Ankara
1991, pp. 72-75, 101-112, 477-488.
17. L. Whitman, Destroying ethnic identity-The Turks of Greece, Helsinki Watch, New
York 1990, p. 29.
18. I Pomachi sono i pi antichi abitanti della Tracia occidentale e furono islamizzati
con la violenza da parte dei conquistatori ottomani. Cfr P. Foteas, I Pomachi della
Tracia occidentale, (in greco), Zygos, Komotini 1977, pp. 67 ss.
19. Secondo il censimento del 1991 i musulmani della Tracia occidentale risalivano a
98.000 in una popolazione generale di 338.000, rappresentando il 30% della
popolazione che vive in questa regione. Cfr. K. Tsitselikis-D. Christopoulos, Il
fenomeno minoritario in Grecia, (in greco), Kritiki/KEMO, Atene 1997, pp. 146-149.
20. E. Roukounas, Diritto Internazionale, (in greco), A.N. Sakkoulas, Atene 1997, pp.
273 ss.
21. D. Christopoulos, Questioni giuridiche di diversit religiosa in Grecia, (in greco),
Kritiki/KEMO, Atene 1999, pp. 23 ss.
22. Nonostante la Convenzione di Losanna non tratti questo aspetto in modo esplicito,
attualmente sono in funzione tre uffici del mufti: uno a Komotini, uno a Xanthi e uno a
Didimoticho e rientrano nella legislazione inerente le funzioni pubbliche.
23. Gli altri musulmani che vivono in Grecia possono rivolgersi al mufti per usufruire
solamente della sua qualit di capo spirituale e non di quella del giudice. Cfr. I.M.
Konidaris, Manuale di diritto ecclesiastico, (in greco), A.N. Sakkoulas, AteneTessalonica 2000, p. 123.
24. E. Tsoukalas, La giurisdizione dei mufti, (in greco), in Elliniki Dikaiosini, 1988, pp.
1652 ss.
25. Tribunale di Atene, prima istanza 16613/1981, in 33 Arheio Nomologias 1982, p.
48; Areios Pagos 1723/1980, in Nomiko Vima 29, p. 1217.
26. Z. Bekos, Le competenze del mufti e la legislazione greca, (in greco), A.N.
Sakkoulas, Atene-Komotini 1991, pp. 40 ss.
27. I casi di adozione, invece, non sono compresi nella giurisdizione del mufti. Cfr.
Tribunale di prima istanza di Xanthi 60/1954, in Efimeris ellinikis kai gallikis
nomologias 1957, p. 560 e Corte di Appello di Tracia 356/1995, in 37 Elliniki
Dikaiosini 1996, p. 1368.
28. G. Bekiaridis, I mufti come capi spirituali dei musulmani del proprio distretto e
come pubbliche autorit, (in greco), in Armenopoulos, 1973, pp. 815 ss.
29. D. Tsourkas, I tribunali straordinari. Contributo allinterpretazione dellart. 8 par.
2 della Costituzione, (in greco), Tessalonica 1986, pp. 209 ss.
30. In Grecia esistono due categorie di Islam. Il vecchio Islam, al quale appartiene la
minoranza musulmana che vive nella Tracia occidentale e viene considerata
dallordinamento giuridico come storica e il nuovo Islam che riguarda i musulmani
stranieri immigrati in Grecia i quali sono sottoposti al diritto che regola i rapporti degli
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JURA GENTIUM

stranieri e non esiste per loro una regolamentazione specifica. Cfr. Z. Papasiopi-Pasia,
Riflessioni sullambito di applicazione del diritto personale in Grecia e la competenza
giurisdizionale del Mufti, (in greco), in 7.b Koinodikion 2001, pp. 399 ss.
31. K. Tsitselikis-D. Christopoulos, op.cit. pp. 98 ss.
32. Symvoulio tis Epikrateias 1331/2001 ...egli deve prestare giuramento nella lingua
greca, dato che non si tratta del giuramento che prestano i musulmani durante
linterrogatorio come testimoni... impensabile effettuarlo tramite interprete....
33. L. Divanis, Questioni minoritarie, (in greco), Nefeli, Atene 1995, pp. 142 ss.
34. Art. 175 c.p.: Chi intenzionalmente usurpa lesercizio di una funzione pubblica...
viene condannato con reclusione fino a un anno o con pena pecuniaria.
Questa disposizione si applica per lusurpazione ... dellesercizio della funzione di un
ministro
di
culto
di
religione
conosciuta
in
Grecia.
Art. 176 c.p.: Chi indossa pubblicamente e senza averne il diritto la stola o altro segno
distintivo di... un ministro di culto tra quelli menzionati nel par. 2 dellart. 175... viene
condannato con reclusione fino a sei mesi o con una pena pecuniaria.
35. Caso Serif c. Grecia, Petizione n. 38178/97, Sentenza del 14.12.1999. Cfr. K.
Tsistselikis, Il caso Serif contro la Grecia, (in greco), in Anthropina Dikaiomata 2001
(8), pp. 946 ss; K. Kyriazopoulos, Corte Europea dei Diritti dellUomo, Caso Serif
contro Grecia, (in greco), in To Syntagma 2000 (26/2), pp. 347-354.
36. Sentenze dei tribunali nazionali nn. 3913/1997, 3914/1997, 3915/1997 e 4919/1999.
37. K. Tsitselikis, Valutazione della decisione di Areios Pagos 1045/2002, (in greco), in
Nomokanonika 2002 (2), pp. 128-132.
38. Corte Europea dei Diritti dellUomo, decisione del 17 ottobre 2002, caso Agga
contro Grecia, Petizioni nn. 50776/99 e 52912/99.
39. La Turchia, due anni pi tardi, adott il Codice Civile svizzero per tutte le questioni
di statuto personale, comprese quelle del diritto di famiglia e di successione. Di
conseguenza, la sacra legge islamica e la giurisdizione del mufti cessarono di essere
vigenti. Cfr. S. Georgoulis, Listituto del mufti nellordinamento giuridico greco e
straniero, (in greco), A.N. Sakkoulas, Atene-Komotini 1993, pp. 19 ss.
40. G. Ktistakis, La sacra legge islamica e i musulmani cittadini greci, (in greco), A.N.
Sakkoulas, Atene-Tessalonica 2006, pp. 167 ss.
41. Sui casi di poligamia (configurata come reato e perseguitata penalmente) che si sono
verificati in Grecia i Tribunali hanno evitato di realizzare controlli sui conflitti che la
legge islamica potrebbe presentare con lordine giuridico greco ed europeo. Cfr. S.
Soltaridis, La storia degli uffici del mufti della Tracia occidentale, (in greco), Nea
Synora-A. Livani, Atene 1997, pp. 82 ss.
42. Segreteria Generale, Ministero degli Interni, Decisione n. 31/20.09.2002.
43. Il mufti di Komotini (decisione n. 7/2000) emise un divorzio tra una donna
musulmana di cittadinanza greca e un uomo musulmano immigrato e la decisione venne
approvata dal Tribunale di primo grado di Komotini.

158

Ripartire dal Mediterraneo: storia e prospettive


di un dialogo da ricostruire
Sintesi sul dibattito che avvolge la questione mediterranea
Francesca Annetti
Luogo privilegiato dellincontro fra Nord e Sud, Est ed Ovest, durante tutta la sua storia
millenaria il Mediterraneo ha messo in contatto popoli e civilt diverse, segnandone
levoluzione attraverso i secoli.Come molti autori hanno sottolineato, primo fra tutti lo
storico Fernand Braudel che a questo mare ha dedicato le opere pi intense ed originali
(1), la peculiarit del Mediterraneo non sta solamente nella dolcezza del clima o nella
bellezza della vegetazione, ma nel fatto di essere un vero e proprio mare fra le terre
attraverso il quale tradizioni, religioni e culture differenti possono interagire ed
arricchirsi dal confronto reciproco; esso sempre stato una frontiera nellaccezione pi
positiva del termine, confine proiettato verso laltro dove la purezza si perde in favore di
una contaminazione continua. Nessun impero, neanche quello romano, mai riuscito a
dominare stabilmente questo mare, e nessuna egemonia culturale ha mai caratterizzato
la sua storia; la tradizione greca e latina, erroneamente considerata da molti la principale
e quasi esclusiva fonte culturale mediterranea, si invece intrecciata fruttuosamente sia
con quella ebraica sia con quella arabo e islamica, generando delle comuni radici
storico-culturali che permettono di trattare il Mediterraneo con unottica globale ed
unitaria che ricomprenda tutte le sue componenti ed il loro essere cos strettamente
interconnesse.
La posizione geografica e strategica del Mediterraneo costituisce pertanto la sua unicit,
tanto che si pu parlare di Modello Mediterraneo, o Fenomeno Mediterraneo (2),
intendendo con queste espressioni la molteplicit di relazioni dirette, siano esse
pacifiche o antagoniste, che grazie alla caratteristica conformazione del bacino si
verificano fra i paesi bagnati dalle sue acque. Richiamandosi a questo modello alcuni
osservatori hanno riconosciuto lesistenza di altri due Mediterranei: il primo si pu
individuare fra lAmerica Centrale e quella Settentrionale e Meridionale, formato dal
Golfo del Messico ed il Mare delle Antille, mentre il secondo il mare che si estende tra
la Cina, lIndocina e gli arcipelaghi dellAsia Sud-orientale. Ma questi insiemi
geografici non solo racchiudono un numero minore di stati, ma dal momento che il
Mediterraneo Americano composto da stati tutti eredi della colonizzazione europea
del XVI secolo e non per niente toccato dal mondo musulmano, e quello Asiatico
tuttoggi sotto legemonia cinese, non permettono il crearsi di una vita tanto complessa
e ricca come quella del Mediterraneo. solo nellarea mediterranea che si pu osservare
la compresenza di cos tante culture diverse, con tutte le conseguenze che essa porta con
s; il Mediterraneo sempre stato un pluriverso (3) allinterno del quale le diverse
forze che lo animano si sono mescolate fra di loro in unincessante sovrapposizione i
cui segni sono tuttoggi visibili.
Ma qual il ruolo giocato dal Mediterraneo nellattuale scenario mondiale? Quale la
percezione che di esso hanno i paesi che ne fanno parte? Ma soprattutto, il
Mediterraneo ancora un mare fra le terre dove i diversi popoli possono confrontarsi ed
instaurare un dialogo fra pari o ha perso queste sue caratteristiche di pluralismo e
inclusivit?

JURA GENTIUM

Attraverso unanalisi storica accurata possibile ricostruire levoluzione delle relazioni


intercorse fra Sponda Nord e Sud, in particolare fra Europa e mondo arabo, per
comprendere efficacemente i tratti essenziali della costituzione del pluriverso
Mediterraneo e capire se, ed in che misura, essi sono ancora presenti allinterno
dellarea. Come noto, continue interazioni e scambi reciproci hanno plasmato la storia
delle due Rive, unendole in un profondo legame rintracciabile nelle molteplici influenze
avvenute fra le due aree nei pi diversi ambiti, da quello artistico e scientifico a quello
filosofico e dellorganizzazione politica e sociale. Anche se non viene sempre
riconosciuto unanimamente, la cultura europea, a partire dalla straordinaria esperienza
di Al-Andalus, si formata attraverso il contatto con quella araba e con quella islamica
e tante e di ogni tipo sono state le idee che dalla Riva Sud sono state portate in Europa
ed adattate al contesto ed alla tradizione locali. Il XVIII secolo poi, con la Rivoluzione
Industriale, che consente allEuropa di acquisire un vantaggio tecnologico, economico e
militare enorme, e la Rivoluzione Francese, che porta una nuova concezione dello stato
e della politica con laffermazione del concetto di stato-nazione ed il conseguente
delinearsi di un nuovo orizzonte politico e sociale, segna un capovolgimento nei
rapporti di forza allinterno della regione in quanto lEuropa non musulmana inizia a
prevalere sullEuropa musulmana e sullintero modo islamico, dopo un lunghissimo
periodo di vantaggio culturale e strategico di questultimo; nonostante per questo
importante mutamento gli scambi fra le due sponde continuano ininterrottamente in
entrambe le direzioni. Un bellesempio di questi intrecci quella corrente di riforma
nota alla storiografia con il nome di Nahda, ovvero Rinascimento o Risveglio, che
dalla seconda met del XIX secolo ha attraversato le societ del Mediterraneo
meridionale con rilevanti conseguenze sia sulla cultura araba (ed in seguito anche sulle
altre culture della regione, quali quella curda, armena, etc.) sia successivamente sul
pensiero islamico. Il contatto con lEuropa moderna figlia delle due rivoluzioni induce
infatti in questi paesi una forte spinta al rinnovamento che, ispirato al modello
positivista allora diffusosi in tutto il vecchio continente, diede vita ad un periodo di
grande fervore intellettuale allinterno della cultura araba durante il quale fiorirono
riviste, periodici, film ed associazioni culturali che in seguito sarebbero divenute anche
politiche. Questo slancio di rinnovamento ebbe in seguito effetti anche sul mondo
islamico e molti pensatori musulmani, affascinati dalle idee provenienti dalla Sponda
Nord, iniziarono a teorizzare una modernizzazione dellIslam, rimasto a loro avviso
troppo ancorato al passato ed alle antiche tradizioni che, seppur gloriose, lo rendevano
incapace di adattarsi velocemente al progresso. Linflusso della Riva Nord forte anche
in altri aspetti: lImpero Ottomano inaugura nel XIX secolo il periodo delle Tanzimaat,
letteralmente riforme, che intendono ristrutturare limpero secondo il modello
positivista e razionalista europeo, applicando politiche di tipo secolare e introducendo
un sistema centralizzato sul modello francese, mentre nelle societ arabe inizia a
diffondersi il nazionalismo arabo, movimento che, ispiratosi ai movimenti che dopo la
rivoluzione francese e le idee da essa affermate si stavano formando in tutta Europa,
rivendicava la formazione di un grande stato arabo affrancato dallautorit turca.
In tutte queste esperienze le due Rive mediterranee si sono influenzate a vicenda
inserendo allinterno della propria cultura degli elementi tratti dal confronto con laltro
che, pur essendo appunto ispirati ad esempio esterno, sono per sempre stati introdotti
nel nuovo contesto in modo autonomo ed adattati allo scenario locale. Sono quindi

160

JURA GENTIUM

queste le caratteristiche essenziali del pluriverso Mediterraneo, che pu essere perci


descritto come un incontro fra tradizioni differenti che attraverso scambi reciproci e
multidirezionali avviano un dialogo paritario allinterno del quale nessuna forza impone
i propri valori alle altre ma al contrario tutte sono in grado di ripensarsi autonomamente
intrecciandosi fra di loro.
Proseguendo per con lanalisi storica vediamo che dopo il primo conflitto mondiale la
situazione cambia radicalmente ed allinterno del mondo Mediterraneo inizia a
consumarsi una grave frattura che intacca gli stessi tratti essenziali del pluriverso
Mediterraneo. Gi alla fine del 1800 Inghilterra e Francia avevano instaurato un
dominio economico nei paesi della Sponda meridionale e dopo la fine della prima
guerra mondiale completano la loro conquista con il sistema dei protettorati nati dagli
accordi di Sykes-Picot del 1916; nonostante infatti lInghilterra avesse promesso ai
nazionalisti arabi dello Sherif Hussein la creazione di un grande stato arabo in cambio
della loro rivolta contro lImpero Ottomano, rivolta avvenuta e rivelatasi fondamentale
per la sconfitta dellantico impero, le potenze europee si spartiscono le spoglie di
questultimo dando vita ad un sistema di dominio coloniale che provocher gravi
alterazioni nelle societ locali. I diplomatici europei tracciano con il loro righello nuovi
confini e li impongono alle popolazioni, creando stati prima inesistentisenza tener conto
delle diverse componenti etnico-religiose, anzi spesso concedendo privilegi e favorendo
al potere alcune classi a scapito di altre, generando cos seri problemi per il futuro di
questi stati che dopo la decolonizzazione risulteranno deboli, privi di legittimit e
segnati da gravi conflitti per il potere e dalle conseguenti divisioni interetniche ed
interreligiose. Il tradimento del sogno dellunit araba e la successiva imposizione di un
durissimo modello di sfruttamento coloniale e di imperialismo culturale da parte delle
potenze europee generano pertanto una prima divisione allinterno dellunit del
Mediterraneo. Ma soprattutto dopo la seconda guerra mondiale che questa divisione si
approfondisce. La guerra fredda, durante la quale alcuni stati della Riva Sud, quali
Turchia e paesi del Golfo Persico, si alleano con gli Stati Uniti mentre altri, come Siria,
Libia e Algeria, con il blocco sovietico, lautoproclamazione nel 1948 dello stato
dIsraele e le successive guerre che ne sono seguite fra questo, esplicitamente
appoggiato dagli Stati Uniti e favorito dalla mancanza di esplicite condanne da parte
europea verso le continue violazioni dei diritti umani e delle convenzioni internazionali
da esso praticate, e gli stati arabi, che lo considerano un avamposto occidentale nelle
loro terre da combattere congiuntamente, accelerano il processo di frammentazione del
mondo Mediterraneo, processo giunto al culmine con lemergere degli Stati Uniti come
unica superpotenza mondiale, alle cui strategie unilateralistiche lEuropa si
sostanzialmente allineata tralasciando le proprie radici mediterranee e chiudendosi
sempre pi nella difesa dei cosiddetti valori occidentali considerati principi superiori
da imporre al resto del mondo.
Le stesse categorie di Nord e Sud, Est ed Ovest, hanno assunto negli ultimi decenni
diversi significati. A partire dal 1949 con il discorso di Truman sul sottosviluppo, i
paesi del Sud del mondo sono divenuti paesi in ritardo, costretti ad inseguire il Nord
sviluppato ed a ripercorrere pedissequamente le tappe da esso dettate per poter
finalmente raggiungere progresso e modernizzazione, negando cos ogni possibilit di
sviluppo autonomo ed alternativo (4). E per il mondo arabo, ovvero lOriente, il
processo di mistificazione inizia ancora prima: come ha illustrato Edward Said (5),

161

JURA GENTIUM

soprattutto a partire dallepoca coloniale nellimmaginario europeo lOriente sempre


stato descritto con unottica essenzialista, considerato come laltro, il diverso, mai
descritto attraverso categorie sue proprie ma piuttosto come uninversione negativa
dellOccidente che nega e rifiuta i suoi valori. Letnocentrismo sottostante a queste
categorizzazioni lampante. I paesi occidentali, prima con il colonialismo e la loro
missione civilizzatrice, poi attraverso classificazioni come quelle appena descritte,
impongono il proprio modello al quale tutto il resto del mondo deve convertirsi:
esperienze come quella della Nahda, durante la quale una cultura decide
autonomamente di introdurre al suo interno delle idee provenienti da unaltra, senza
nessuna costrizione ed adattandole alle proprie tradizioni, non sono mai state cos
lontane. Il pluriverso Mediterraneo rischia oggi di scomparire, distrutto dalle politiche
universalistiche ed aggressive dellOccidente e dal suo tentativo di esportare ovunque la
propria cultura, anche a costo di distruggere le altre. Il ruolo del Mare Nostrum
sempre pi marginalizzato, sopraffatto dalle derive oceaniche provenienti dal Nuovo
Continente; oggi pi che mai il Mediterraneo un mare lacerato. soprattutto fra
Oriente ed Occidente che la tensione ideologica e politica pi forte; nellarco degli
ultimi decenni, soprattutto dopo le nuove guerre che le potenze occidentali hanno
scatenato o direttamente sostenuto, dai Balcani allAfghanistan, dallIraq al Libano, gli
attentati dellundici settembre, di Londra, Madrid e Casablanca e linasprirsi della
questione palestinese, lopposizione fra le due sponde del Mediterraneo si aggravata
fortemente, tanto che esso viene ormai percepito come unarea di insicurezza e di
instabilit, culla del terrorismo mondiale ed epicentro dello scontro di civilt prospettato
da Samuel Huntington (6).In particolare dopo laffermarsi di gruppi islamisti radicali in
Medio Oriente il mondo arabo oggi descritto come un mondo omogeneo, violento e
fanatico, che ripudia la modernit ed i valori ad essa connessi, attraverso unottica
astorica e riduttiva che invece di soffermarsi a riflettere sulle cause di questo fenomeno
riduce culture variegate e millenarie a pochi tratti stigmatizzati; Oriente ed Occidente
sono pensati come blocchi monoculturali contrapposti fra i quali non sono possibili che
relazioni conflittuali.
proprio in questo contesto invece che limportanza ed il valore del Mediterraneo, che
durante tutta la sua storia stato al centro di molteplici incontri fra forze differenti
nessuna delle quali mai riuscita a distruggere e sopraffare le altre, devono essere
riscoperti. Il Mare fra le terre pu infatti essere in grado di demolire questa concezione
culturalista, sostituendola con una visione improntata al dialogo ed alla conoscenza
reciproca: come dimostrano analisi come quella di Franco Cassano e Danilo Zolo (7), il
Mediterraneo un mare dove i diversi etnocentrismi e le loro derive fondamentaliste,
non solo quelle islamiche, ma anche quelle occidentali, incarnate soprattutto
nellobbedienza al libero mercato e nella pretesa di esportare nel resto del mondo i
propri valori ritenuti superiori, possono essere contrastati. necessario che lEuropa si
dissoci dalle strategie statunitensi e riscopra le sue radici mediterranee, considerando
questo mare come una grande opportunit per instaurare un confronto costruttivo e
paritario con tutte le culture variegate che lo attraversano, un confronto allinterno del
quale ognuna abbia pari importanza e dignit e nessuna cerchi di prevalere sulle altre,
recuperando cos le caratteristiche fondamentali del pluriverso Mediterraneo.

162

JURA GENTIUM

Le politiche europee nei confronti del Mediterraneo


Come abbiamo visto quindi il Mediterraneo oggi attraversato da una grave frattura; i
caratteri distintivi del pluriverso sembrano essere venuti meno e le relazioni allinterno
del bacino si basano non pi su scambi reciproci e paritari ma sullimposizione
unilaterale di una parte sullaltra. Le recenti politiche promosse dallUnione Europea
sembrerebbero per muoversi proprio nel senso di una riscoperta dellimportanza del
Mediterraneo e della sua capacit di mettere in contatto le diverse culture che lo
circondano. In particolare il Partenariato Euro-Mediterraneo nato dalla Conferenza di
Barcellona del 27 e 28 Novembre 1995 ha segnato un profondo punto di svolta nelle
dinamiche di scambio allinterno dellaerea e rispetto alle precedenti strategie attuate
dallUnione nei confronti dei paesi del Mare Nostrum; nonostante infatti fin dalla
creazione della Comunit Economica Europea lEuropa abbia implementato numerose
politiche rivolte ai paesi della Riva Sud, la maggior parte di queste riguardavano
solamente accordi di tipo commerciale e non riconoscevano al Mediterraneo nessun
ruolo di particolare rilievo, dimostrando di non aver appreso appieno le enormi
possibilit che questo mare pu offrire.
Nel trattato di Roma i sei fondatori della CEE riconoscono il principio di associazione
economica con i paesi della Riva Sud al fine di contribuire al loro sviluppo ed
accrescere gli scambi commerciali costituitisi durante il periodo coloniale. Negli anni
60 vennero stipulati degli accordi con Grecia, Turchia, Tunisia e Marocco, ma erano
questi solamente patti bilaterali volti a concedere privilegi commerciali a questi stati in
virt del loro status di ex colonie, secondo unimpostazione paternalistica interessata
solo allaspetto economico e pertanto non in grado di avviare un processo di profonda
integrazione regionale (8). A partire dagli anni Settanta alcuni paesi europei, soprattutto
Francia ed Italia, iniziarono a fare pressioni affinch la Comunit si concentrasse
maggiormente sulla sua dimensione mediterranea (9). Frutto di queste pressioni fu il
summit di Parigi del 1972, nel quale i governi europei optarono per un impegno pi
attivo nei confronti del Sud del Mediterraneo; in riferimento a questo periodo si parla di
Politica Globale Mediterranea, strategia basata sullattuazione di forme di aiuto
economico per lo sviluppo e sulla possibilit per i manufatti provenienti dai cosiddetti
paesi terzi mediterranei di accedere al mercato europeo, escludendo per i prodotti
agricoli (10). Si applicava quindi un approccio certamente pi teso alla cooperazione
che per risultava ancora incentrato solamente sulle questioni economiche e non
riconosceva gli stati della Sponda Sud come partners specifici e primari. Anche
limplementazione di questiniziativa risultata scarsa: i fondi stanziati per sostenere lo
sviluppo della Riva Sud furono esigui e lenti nellerogazione, e gi solo dopo qualche
anno dal lancio della strategia la Comunit decise di restringere laccesso al suo mercato
ai prodotti del Sud (11). Come evidente quindi queste strategie erano quasi
esclusivamente di tipo economico; lobiettivo non era quello dellinstaurazione di una
cooperazione onnicomprensiva che toccasse anche altri aspetti, da quello politico e
sociale a quello culturale, e avviasse un percorso comune allinterno del quale tutti
partecipanti, compresa lEuropa, potessero confrontarsi ed imparare attraverso la
conoscenza delle altre culture, ma solo quello di fornire aiuti economici di tipo
assistenzialista, in un rapporto di tipo asimmetrico in cui la gerarchia dei rapporti di
forza non poteva certo essere messa in discussione. Nel 1992 lEuropa rinnov il ruolo

163

JURA GENTIUM
del Mediterraneo nelle sue politiche tramite il lancio della cosiddetta Politica
Mediterranea Rinnovata, finalizzata a migliorare gli aiuti ed a garantire alle
esportazioni dei paesi della Sponda Sud un accesso facilitato al mercato
europeo.Nellambito di questa strategia furono promosse numerose conferenze nelle
quali si afferm la necessit di sanare gli squilibri non solo economici, ma anche politici
e sociali presenti fra le due rive (12), ma lapproccio adottato fu ancora una volta di tipo
prettamente economico ed i risultati furono insoddisfacenti.
Bisogna attendere pertanto la Conferenza di Barcellona per registrare una vera
inversione di tendenza nelle politiche europee. Nella citt spagnola infatti si riunirono i
15 membri dellallora appena costituita Unione Europea e 12 paesi della Sponda Sud,
ovvero Algeria, Cipro, Malta, Egitto, Siria, Marocco, Turchia, Tunisia, Israele, Libano,
Giordania e Autorit Palestinese, per dare vita al Partenariato Euro-Mediterraneo.
Gi la terminologia utilizzata indica linizio di una nuova fase nei dei rapporti fra le due
Rive in grado di ricucire la frattura apertasi allinterno dellunit mediterranea: i paesi
della Sponda Sud non sono pi denominati Paesi Terzi Mediterranei o Paesi in via di
sviluppo, ma Partners, indicando lintenzione di valorizzare il Mediterraneo come
obiettivo primario dellUnione Europea e di perseguire una reale cooperazione fra stati
che, seppur diversi per tradizioni e culture, vengono tutti considerati interlocutori di pari
importanza con i quali avviare un dialogo pacifico e paritetico che possa arricchire tutti i
partecipanti. Sulle orme degli accordi di Oslo fra Israeliani e Palestinesi, Barcellona
afferma per la prima volta un sistema di cooperazione multilaterale che supera le
precedenti politiche assistenzialiste conformi ad una concezione paternalistica di
derivazione post-coloniale dimostratesi incapaci di raggiungere i loro obiettivi, ed
enfatizza il ruolo del Mediterraneo considerando questo mare con una visione unitaria
che valorizza le continue interconnessioni che avvengono fra i diversi paesi affacciati
sul bacino (13). Tra le grandi innovazioni proclamate alla conferenza di fondamentale
importanza il riconoscimento della necessit di abbandonare il criterio settoriale in
favore di un approccio onnicomprensivo che non si limiti, come nelle precedenti
strategie, al solo aspetto economico, ma leghi questultimo a quello politico, culturale e
sociale, dimostrando linterdipendenza e luguale importanza dei diversi campi dazione
e la necessit di instaurare un confronto che riguardi ogni aspetto della vita sociale.
Seguendo questimpostazione il programma di lavoro del Partenariato diviso in tre
capitoli, o volets (14):
Partenariato politico e di sicurezza, volto alla realizzazione di uno spazio comune di
pace e stabilit attraverso linstaurazione di un regolare dialogo politico; lattenzione
rivolta soprattutto a garantire il rispetto dei diritti e delle libert fondamentali, a
combattere il terrorismo, limmigrazione clandestina e la criminalit organizzata ed a
rendere la regione mediterranea una zona priva di armi di distruzione di massa;
Partenariato economico e finanziario, finalizzato alla costruzione di unarea di
prosperit condivisa conseguendo uno sviluppo sostenibile ed equilibrato attraverso
linstaurazione entro il 2010 di una zona di libero scambio tra le due rive in grado di
migliorare le condizioni di vita delle popolazioni e di aumentare loccupazione e
lintegrazione regionale;
Partenariato Sociale ed Umano, dedicato alla promozione della conoscenza reciproca
ed alla ricerca del delicato equilibrio tra il riconoscimento ed il rispetto di culture

164

JURA GENTIUM

diverse e laffermazione di radici comuni; si afferma inoltre lindispensabile ruolo della


societ civile nella costruzione di un dialogo non imposto dallalto ma condiviso dai
popoli, secondo il concetto della cooperazione decentrata.
Le innovazioni introdotte con il Partenariato Euro-Mediterraneo sono quindi molte e di
notevole importanza; grazie a questa strategia sembrava possibile ricostruire il
pluriverso Mediterraneo e le sue caratteristiche principali, ma a pi di dieci anni dal
lancio delliniziativa il bilancio che si pu trarre tristemente deludente. Il processo di
Barcellona costituiva per lEuropa una grande occasione per riproporsi come soggetto
internazionale forte ed autonomo attraverso la riscoperta del ruolo del Mediterraneo e
delle possibilit di confronto che esso pu garantire: questoccasione stata purtroppo
sprecata. Uno degli aspetti pi critici riguarda limpostazione stessa della strategia: pur
riconoscendo lo stretto legame esistente fra questioni politiche e sociali e questioni
economiche, il processo di Barcellona accorda la sua preferenza a queste ultime,
ispirandosi alle logiche del Washington Consensus, allidea cio che le liberalizzazioni
politiche ed i processi di democratizzazione siano semplicemente leffetto di
liberalizzazioni economiche di stampo liberista e che quindi basti unapertura
progressiva dei mercati a creare uno spazio pacifico senza violazioni delle libert
fondamentali, come propugnato da Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale.
Ci dimostra come lEuropa non sia ancora in grado di proporre una strategia autonoma
sganciata dalle logiche economiciste tipiche delle organizzazioni finanziarie mondiali e
degli Stati Uniti che di fatto queste istituzioni controllano. Lattuazione stessa del
partenariato si rivelata ben lontana da quel principio di cooperazione multilaterale e
paritetica proclamato nella dichiarazione di Barcellona; questultima solo una
dichiarazione dintenti sprovvista di valore giuridico vincolante e pertanto necessita per
la sua implementazione della stipulazione di accordi successivi, i cosiddetti accordi di
associazione euro mediterranea (AAEM). Sono questi per patti bilaterali stipulati
dallUnione Europea con ogni singolo paese della Sponda Sud che quindi non aiutano
lintegrazione regionale che il Partenariato Euro-Mediterraneo dichiara di avere come
obiettivo (15), ma anzi producono politiche fortemente radicate nei rapporti di forza
nelle quali lEuropa gioca la parte dellattore dominante, inibendo la cooperazione SudSud e aumentando la frammentazione del mondo mediterraneo. Il carattere unilaterale e
asimmetrico di tutta liniziativa evidente: mentre lEuropa continua la sua tradizionale
politica protezionista nel settore agricolo, escludendo i prodotti agricoli dalla zona di
libero scambio, e si assicura la stabilit nellapprovvigionamento energetico e
lespansione dei propri manufatti nei mercati dei paesi della Riva Sud, a questi ultimi
spetta il peso maggiore della realizzazione del Partenariato economico e finanziario. A
questi vengono imposte pesanti ristrutturazioni dei propri sistemi produttivi, soprattutto
attraverso cospicue riduzioni della spesa pubblica, audaci liberalizzazioni e
privatizzazioni e labbattimento delle restrizioni allaccesso ai propri mercati dei
prodotti europei, la cui maggiore concorrenza rischia di causare la scomparsa di
moltissime piccole imprese locali, aggravando cos la gi diffusa disoccupazione.
Peraltro laddove le privatizzazioni sono avvenute non hanno portato neanche benefici di
tipo politico in quanto hanno maggiormente favorito i gruppi vicino alle lites al potere
nei regimi del Sud (16), rafforzando questi ultimi e dimostrando come le aperture
politiche ed i processi di democratizzazione non sono dirette conseguenze di
liberalizzazioni sfrenate ed obbedienza al libero mercato. Secondo il Partenariato per

165

JURA GENTIUM

aiutare questi paesi nel loro compito di ristrutturazione lUE dovrebbe stanziare dei
finanziamenti a loro favore, i cosiddetti fondi MEDA, la cui erogazione stata per
spesso troppo lenta ed insufficiente. Ma laspetto pi critico dato dal fatto che
laccesso a questi fondi subordinato alladempimento di condizionalit che se non
rispettate possono giustificare la fine dellerogazione stessa. Infatti per sottolineare il
valore onnicomprensivo del Partenariato ed i collegamenti tra i tre settori dello stesso, i
paesi che non rispettano i diritti umani possono essere esclusi dai fondi; ma a decidere
quando applicare questa clausola unilaterale e selettiva ovviamente solo lUnione, che
oltretutto la utilizza con opportunismo economico e politico e non secondo criteri
oggettivi, come dimostra il suo continuo silenzio sulle gravissime violazioni commesse
da Israele (17) o su quelle compiute nella Tunisia di Ben Ali perch questa ha
immediatamente applicato le ricette neoliberiste propugnatele (18). Invece di
promuovere un dialogo fra le diverse culture come auspicato anche dal terzo volet del
Partenariato, lEuropa ha imposto un Diktat ideologico attraverso prescrizioni
dogmatiche alle quali i paesi arabi devono acriticamente adattarsi. Anche alla societ
civile infine non stata concessa limportanza assegnatale dalla Dichiarazione di
Barcellona, negando alle popolazioni il loro importantissimo ruolo nella creazione di
uno spazio mediterraneo pacifico e condiviso (19).
Molti aspetti del processo di Barcellona sono insomma sostanzialmente falliti, a
cominciare dalla zona di libero scambio il cui termine fissato per il 2010 si avvicina
senza incontrare significativi risultati concreti. Dopo Barcellona il Mediterraneo rimane
purtroppo un mare diviso. Soprattutto sono state gravi e numerose le difficolt ad
avviare proprio ci che doveva essere contemporaneamente il fine ed il mezzo
dellintera iniziativa, ovvero un dialogo paritario e per questo costruttivo; in particolare
dopo lundici Settembre lattenzione dellEuropa si concentrata quasi esclusivamente
sui temi della sicurezza, del terrorismo e della lotta alle migrazioni clandestine,
considerati peraltro tutti pericoli provenienti dal Sud del Mediterraneo, facendo in
questo modo passare in secondo piano gli altri obiettivi, in primis proprio quello
dellintegrazione mediterranea, e rendendo estremamente difficile lavvio di un
cammino condiviso con i paesi arabi. Queste difficolt sono emerse chiaramente durante
la conferenza organizzata per celebrare i 10 anni del Partenariato, svoltasi a Barcellona
nel 2005. Le preoccupazioni europee hanno monopolizzato lagenda dellevento:
sicurezza, terrorismo e lotta allimmigrazione clandestina sono i principali argomenti
trattati nei documenti (20) adottati dalla conferenza, lasciando cos poco spazio agli
argomenti che pi interessavano i paesi arabi che per protesta hanno inviato solo
delegazioni di basso livello e generando forti tensioni fra i partecipanti alliniziativa, in
particolare riguardo alla definizione del concetto di terrorismo, sul quale non si
raggiunta nessuna posizione comune (21).
Se quindi con la Dichiarazione di Barcellona lEuropa sembrava ripensare e valorizzare
il ruolo del Mediterraneo, considerandolo come unenorme opportunit di dialogo e di
incontro con i paesi arabi, il carattere unilaterale ed eurocentrico della sua
implementazione e soprattutto lo spostamento di tutta lattenzione, in conformit con
lagenda delle priorit dettata dagli Stati Uniti, verso i temi della sicurezza e
dellantiterrorismo dimostrano come la percezione europea del mare nostrum sia quella
di un mare lacerato, area di rischio dalla quale possono provenire solo minacce per la
stabilit e lidentit occidentale. Questa visione confermata dal lancio unilaterale nel

166

JURA GENTIUM
2003 di una nuova iniziativa dellUnione, la Politica Europea di Vicinato (22). Il
ruolo del Mediterraneo viene ulteriormente limitato nellambito di questa strategia
rivolta a tutti i paesi limitrofi dellUE, in quanto i paesi mediterranei non sono pi
considerati partners specifici con i quali instaurare un confronto multilaterale, ma
esclusivamente dei vicini con i quali stabilire niente pi che buoni rapporti di vicinato.
Oltretutto nella nuova strategia europea la ricerca da parte dellUE di buoni rapporti con
i proprio vicini finalizzata anche e soprattutto a scongiurare i possibili pericoli che
essa ritiene provengano dal Sud del Mediterraneo, rimarcando ed aggravando cos la
frattura esistente fra le due sponde. LEuropa passa quindi dal promuovere un cosviluppo mesoregionale che riconosceva la specificit del Mediterraneo e ne esprimeva
perfettamente le potenzialit alla reintroduzione del criterio bilaterale e competitivo nei
rapporti con gli altri singoli stati in una politica fortemente eurocentrica e unilaterale
secondo la quale gli altri paesi possono stringere rapporti di buon vicinato con lUnione
solo se affermano acriticamente di riconoscerne i valori ed i principi, eliminando cos
ogni possibilit di confronto con le forze che da secoli hanno contribuito alla sua storia;
il cambiamento apportato talmente profondo che molti vi hanno visto la fine implicita
del Partenariato.
Risulta chiaro insomma come anche dopo il Partenariato le relazioni allinterno del
Mediterraneo si basino ancora non pi sugli scambi e sul confronto reciproco, ma su
imposizioni e limitazioni di una parte sullaltra. LEuropa detta le sue regole e si rifiuta
di mettere in discussione i propri valori ritenuti superiori; nonostante il grande punto di
svolta rappresentato dalla Dichiarazione di Barcellona e la rivalutazione da parte
dellUE del ruolo del Mediterraneo che in essa stata espressa, nella pratica le strategie
europee hanno decisamente contraddetto lo spirito e gli obiettivi solennemente
proclamati nella citt spagnola, impedendo in questo modo la costruzione di un reale
pluriverso multicentrico che invece la storia millenaria della regione indica come
possibile ed auspicabile. Il Mediterraneo rischia in questo modo di perdere
definitivamente le sue caratteristiche di pluralismo ed inclusivit.
Due rive che si allontanano?
Le recenti politiche promosse dallUnione Europea hanno quindi fallito il loro obiettivo:
nessun passo avanti stato fatto verso la ricostituzione del pluriverso Mediterraneo ed
anzi i rapporti allinterno del bacino sembrano oggi pi che mai di tipo conflittuale. La
situazione in cui versa larea mediterranea preoccupante, e il profondo divario
economico, politico e sociale fra le due sponde si allarga sempre pi.
Fino alle rivoluzioni moderne le sponde sud-orientali erano integrate nel mercato
mondiale ed in grado di competere con le economie della Riva Nord; successivamente
per, con la progressiva diffusione degli effetti della rivoluzione industriale, larea
meridionale inizi a sperimentare una veloce emarginazione economica finendo a far
parte della periferia del mercato mondiale (23). Con la dissoluzione dellImpero
Ottomano e la creazione dei primi protettorati inglesi e francesi nella regione il gap tra
le due Rive cos iniziato si aggravato ed perdurato fino ad oggi, ingrandito da diversi
fattori quali gli aggiustamenti strutturali imposti dalle istituzioni finanziarie
internazionali dalla seconda met degli anni Ottanta in quasi tutti gli stati del
Mediterraneo meridionale o il difficile e caotico clima politico che ha caratterizzato
queste nazioni per gran parte della loro storia (24). Negli ultimi anni non si assistito a
167

JURA GENTIUM

nessun tipo di miglioramento ed anzi per molti versi la distanza si allargata: se da un


lato i progressi tecnologici, soprattutto nel campo dei trasporti e dei mezzi di
comunicazione, permettono di restringere gli spazi nella regione, dallaltro le
performance economiche allinterno di questa sono notevolmente diversificate fra Nord
e Sud, basti pensare per esempio che tre nazioni della Sponda Nord, ovvero Francia,
Italia e Spagna, totalizzano da sole lottanta percento del reddito dellintero bacino,
mentre i risultati delle economie della Sponda meridionale continuano a decrescere, ad
eccezione di quelli di Israele che registra livelli di reddito prossimi a quelli dei paesi pi
avanzati (25). E la situazione va progressivamente aggravandosi non solo dal punto di
vista economico: i cosiddetti paesi terzi mediterranei non fanno progressi rilevanti nel
loro indice di sviluppo umano che rimane estremamente basso (26), e le spese per le
politiche sociali e di welfare in questi stati stanno diminuendo drasticamente: le spese
dedicate alla sanit sono scese in Algeria da 103 dollari pro capite nel 1990 a 64 dollari
nel 2001, e in Siria sono passate da 42 dollari pro capite nel 1990 a 30 dollari nel 2001;
una condizione nettamente differente da quella di cui possono godere i cittadini dei
paesi della riva Nord (27). A questo si aggiunge la stratificazione sociale sempre pi
marcata allinterno delle societ del Sud, dove gli strati pi poveri della popolazione si
allargano costantemente e la qualit della vita di queste classi sociali peggiora di giorno
in giorno.
Il divario fra le due Rive va insomma acutizzandosi: lobiettivo della prosperit
condivisa promesso dal Partenariato Euro-Mediterraneo ancora ben lontano dal
realizzarsi e gli effetti di questo ritardo si fanno sentire sempre pi pesantemente. Solo
con una reale integrazione e una seria cooperazione fra le due rive sarebbe possibile
sanare questo squilibrio, ma come abbiamo gi visto questo traguardo ben lontano
dallessere realizzato. Ci che pi grave che la frattura apertasi allinterno del
mondo mediterraneo aggiunge a questo gap politico ed economico una lontananza
culturale che rischia di aggravare le gi difficili condizioni dellarea, una frattura che
lEuropa, con i suoi atteggiamenti di chiusura verso i paesi arabi, contribuisce ad
approfondire. Tutto ci particolarmente evidente se prendiamo in esame il fenomeno
migratorio allinterno del Mediterraneo e si analizza come questo viene affrontato in
Europa.
Le due rive differiscono enormemente sia per quanto concerne il livello numerico che
per quanto concerne la struttura per et delle loro popolazioni. Mentre i paesi che fanno
parte dellarea settentrionale del bacino sono caratterizzati da una crescita pressoch
nulla, quando non proprio negativa, delle loro popolazioni, quelli della zona Sud
registrano alti tassi di crescita dovuti soprattutto ai loro elevati tassi di fecondit, la cui
conseguenza pi evidente si pu leggere nella struttura per et di queste popolazioni che
suggeriscono come la componente giovanile costituisca la maggioranza degli abitanti
dei paesi della Riva Sud, mentre nella Riva Nord sono le classi pi anziane ad essere
maggioritarie (28). Questi squilibri nelle rispettive piramidi delle et fanno s che la
pressione sociale sia molto intensa nelle societ della costa meridionale del
Mediterraneo, a causa della presenza di questo elevato numero di giovani che cercano di
immettersi nei locali mercati del lavoro senza ottenere risultati soddisfacenti, situazione
questa resa ancora pi grave dal fatto che nella Sponda Sud, al contrario che in quella
Nord, i grandi centri urbani che esercitano una grande attrazione come poli di
destinazione dei flussi migratori sono un numero esiguo e si affollano quindi di migranti

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in cerca di maggiori possibilit, divenendo cos metropoli di difficile gestione (29).


Queste condizioni, unite al gi descritto divario economico e politico esistente fra le due
sponde, hanno come ovvia conseguenza laumento dei flussi migratori allinterno del
bacino, facilitati dalla sua conformazione geografica che agevola enormemente gli
spostamenti. Secondo i dati forniti dallUnione Europea sui migranti di prima e di
seconda generazione sarebbero complessivamente circa 10,6 milioni le persone
stabilitesi in Europa che hanno legami diretti con gli stati del Mediterraneo meridionale
(30). Questo avviene soprattutto perch ai tradizionali paesi di immigrazione del
vecchio continente, come Francia, Germania e gli stati settentrionali, dagli anni Ottanta
si sono aggiunti come possibili destinazioni i paesi meridionali, come Italia, Spagna,
Portogallo e Grecia, che sono passati dallessere societ di emigrazione allessere prima
paesi di transito e poi, grazie allaumento della loro richiesta di manodopera,
allespandersi del loro mercato del lavoro sommerso ed alle restrizioni alle
immigrazioni effettuate dai paesi del Nord Europa, paesi di immigrazione definitiva
(31). Laumento dei flussi provenienti dalla Sponda Sud dimostra fra laltro, come
aveva dimostrato precedentemente il cospicuo numero di migranti originari del Sud-Est
Asiatico o quello elevato degli spostamenti dal Messico agli Stati Uniti, che le ricette
neoliberiste non riducono le migrazioni, come sostenuto da queste teorie economiche, in
quanto liberalizzazioni, privatizzazioni e delocalizzazioni portano benefici solo a pochi
settori sociali, aggravando contemporaneamente le condizioni dei gi vasti strati poveri
della societ (32).
Gli effetti di questo imponente fenomeno migratorio sono molteplici. Per i paesi di
provenienza le migrazioni rappresentano unimportante valvola di sfogo per quelle
porzioni di societ pi emarginate che quindi emigrando non costituiscono fonti di
rivolte sociali e di problemi per i regimi; daltra parte per questo vasto esodo rischia di
alterare in maniera permanente la struttura per et di queste popolazioni, con effetti che
possono incidere in modo cospicuo per esempio sul locale mercato del lavoro. Un altro
elemento da segnalare limportanza delle rimesse che i migranti inviano nelle societ
di origine che permettono di alleviare le condizioni di chi rimasto e vengono spesso
utilizzate per finanziare importanti progetti di sviluppo in loco. Nonostante diversi studi
abbiano dimostrato come la maggior parte dei migranti venga impiegata nei lavori
definiti pericolosi, difficili e sporchi (le cosiddette tre D: Dangerous, Demanding and
Dirty) che i lavoratori nazionali si rifiutano di fare, nelle societ di arrivo largomento
pi utilizzato per cercare di restringere laccesso alle frontiere proprio quello della
possibile concorrenza nel mercato del lavoro che condurrebbe ad una maggiore
disoccupazione della manodopera nazionale, ignorando invece i possibili benefici che i
flussi migratori possono apportare, quale per esempio leffetto di ringiovanimento della
popolazione dovuto al pi elevato tasso di fecondit dei migranti ed al fatto che la
maggioranza di essi appartenga a giovani fasce det.
Laspetto pi controverso resta comunque quello dellintegrazione, unintegrazione
spesso difficile e costosa, i cui clamorosi fallimenti sono sotto gli occhi di tutti, ma che
necessita di essere perseguita con attenzione e rispetto per le altre culture, in modo da
poter diventare una grande opportunit per conoscere pi a fondo popoli e tradizioni
diverse e stringere con essi contatti pi stretti e pacifici. Le migrazioni sono sempre
state presenti nella storia del Mediterraneo ed hanno contribuito profondamente alla
circolazione delle idee e dei saperi allinterno del bacino, partecipando alla formazione

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di quelle radici culturali comuni che appartengono a tutti i popoli delle due rive. La
visione che lEuropa attualmente mostra di avere verso le migrazioni sembra per non
riconoscere a questo fenomeno tali importanti peculiarit: per lUnione i flussi migratori
devono essere controllati e i confini severamente pattugliati per non mettere a rischio
sicurezza e stabilit.
Fin dagli inizi degli anni Novanta la questione del controllo dei flussi migratori
considerata di fondamentale importanza da parte di tutti i paesi europei, in particolare la
diminuzione dei flussi, la lotta allimmigrazione clandestina, la stipulazione con i paesi
di provenienza di accordi di riammissione e leventuale introduzione di quote
allingresso sono gli obiettivi primari delle politiche migratorie europee e, soprattutto
dopo lentrata in vigore del trattato di Schengen, limportanza riservata al controllo
delle frontiere e al rafforzamento della loro sorveglianza divenuta sempre pi cospicua
(33). Parallelamente a questo accresciuto interesse verso il fenomeno migratorio,
lUnione Europea ha iniziato a concentrarsi maggiormente anche sul tema della
sicurezza; la stessa Conferenza di Barcellona nasce sulla scia di alcuni accordi redatti
precedentemente e riguardanti proprio questo tema, come per esempio lesperienza della
Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE) che nellOttobre 1990
ha ispirato lidea di promuovere unanaloga istituzione, la Conferenza per la Sicurezza e
la Cooperazione nel Mediterraneo (CSCM), volta a istituire delle relazioni di buon
vicinato con i paesi del bacino per risolvere i problemi politici e di sicurezza di
questarea (34). Ma ci che soprattutto pi grave e il fatto che dopo lundici Settembre
e la successiva ascesa del terrorismo al primo posto dellagenda politica dei paesi
occidentali, queste questioni diventano prioritarie e sovrapposte: le politiche migratorie
e quelle sulla sicurezza sono state infatti sostanzialmente fuse assieme, come dimostrato
dai documenti successivamente approvati dallUE e in particolare il Piano dAzione
redatto alla Conferenza di Valencia nel 2002 che in nome della guerra al terrorismo
giustifica linasprimento delle politiche migratorie (35). Il migrante diventato una
minaccia da guardare con sospetto, soprattutto ovviamente se proviene da paesi araboislamici. Come abbiamo visto la sicurezza uno dei temi principali dello stesso
Partenariato Euro-Mediterraneo e la sua centralit stata ribadita ancora di pi con il
passaggio alla Politica Europea di Vicinato nel 2003; nellambito di questa strategia
infatti gli stati che aspirano a diventare buoni amici dellUnione devono accettare di
stipulare con essa accordi di riammissione ed impegnarsi ad operare un controllo pi
rigido delle proprie frontiere (36). Ecco quindi come lattuale clima di chiusura e di
scontro incide sul fenomeno migratorio: lEuropa deve proteggersi dalle minacce
provenienti dal Sud del Mediterraneo, in particolare le cosiddette due bombe, quella
islamica e quella demografica, in unossessione securitaria che si riflette
sullinasprimento delle sue politiche migratorie, trasformando il vecchio continente in
una fortezza la cui preoccupazione primaria la difesa dei propri valori e principi e
mettendo al centro delle sue politiche il rispetto dei confini, in una dura logica di
inclusione/esclusione (37). Solo chi pu servire alle economie della riva Nord pu
attraversare quei confini: le politiche dellUE, compreso il Partenariato, sembrano avere
come scopo la creazione di un bacino di mobilit relativa limitata ai gruppi sociali della
riva Sud con pi capitale umano.
Questo crescente clima di insicurezza e di pericolo ha ovviamente grandi ripercussioni
sulla percezione che i cittadini europei hanno nei confronti dei migranti, soprattutto

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JURA GENTIUM

quelli provenienti dal Sud del Mediterraneo; in un contesto dove la maggior parte dei
discorsi politici e dei dibattiti pubblici ruota attorno al problema della minaccia del
terrorismo, inteso praticamente esclusivamente come terrorismo di matrice islamica e
avvertito come problema riguardante soprattutto lEuropa data la sua vicinanza
geografica ai paesi arabi, la sfiducia verso le persone provenienti da questi stati e la
chiusura dei cittadini europei nei loro confronti unevidente conseguenza. In un
sondaggio effettuato nel 2005 commissionato dalla Fondazione Nord Est e da LaPolis,
la rilevazione realizzata su sei nazioni appartenenti allUnione Europa, tre entrate a farvi
parte nel 2004, cio Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria, e tre membri fondatori,
ovvero Italia, Francia e Germania, mostra come i migranti originari dei paesi arabi sono
quelli verso i quali i cittadini di tutti gli stati analizzati nutrono in assoluto meno fiducia
(38).
Il problema pi grave che sorge in situazioni di questo tipo legato al fatto che la
marginalizzazione a cui vengono sovente sottoposti questi migranti pu indurli a
rinchiudersi nella loro diversit, in un processo di progressiva differenziazione e
allontanamento reciproco i cui effetti possono essere, ed in passato sono spesso stati,
disastrosi. Questi migranti infatti vengono di frequente considerati come appartenenti ad
una cultura violenta ed incompatibile con i principi di propri di quella europea, ma in
realt nella maggior parte dei casi si registra una profonda ignoranza delle culture araba
e musulmana, rappresentate semplicemente con pochi tratti stigmatizzati e riduttivi e
senza una loro reale conoscenza. Questa ignoranza, unita alla chiusura che lattuale
clima xenofobo genera nei confronti dei migranti del Sud del Mediterraneo, impedisce
purtroppo di vedere le diverse sfaccettature che compongono le culture arabe ed
islamiche e di riconoscere come in realt i migranti che si stabiliscono in Europa non
importano con loro in modo durevole gli usi e i costumi delle loro societ di origine, ma
subiscono un processo di adattamento alla nuova societ, non nel senso che vengono
assimilati dal modello dominante, ma nel senso che i valori e le tradizioni di cui sono
portatori vengono da loro reinterpretati alla luce del nuovo contesto sociale, non
costituendo quindi nessun pericolo per l identit europea, ma al contrario
arricchendola enormemente (39). Limportanza della conoscenza e del rispetto delle
altre culture fondamentale per la costruzione di unintegrazione e di uninclusione
soddisfacente sia per i cittadini europei che per i migranti; lossessione europea per la
sicurezza e lantiterrorismo e le sue conseguenti politiche migratorie fortemente
restrittive rischiano di far allontanare ancora di pi le due rive.
Le migrazioni invece dovrebbero essere considerate unenorme opportunit per
confrontarsi con le altre culture, come la storia millenaria del Mediterraneo e dei
continui viaggi e scambi fra popoli diversi che lo hanno attraversato insegna; grazie
infatti ai migranti si possono instaurare profondi rapporti di cooperazione che uniscano
le societ di arrivo e quelle di partenza, tramite ad esempio il fenomeno delle rimesse
gi citato precedentemente che permette di finanziare e realizzare progetti di sviluppo
nei paesi di origine dei migranti, creando con essi un legame diretto. Attraverso le
migrazioni i diversi popoli hanno la possibilit di incontrarsi e di convivere, scoprendo
le tradizioni altrui e non barricandosi nella protezione delle proprie, ma anzi riflettendo
criticamente sui propri errori e imparando dal confronto con gli altri; ma perch ci
possa accadere lEuropa deve abbandonare i propri metodi polizieschi e favorire un
clima di fiducia reciproca che possa portare ad un effettivo dialogo, non dipingendo

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quindi la cultura islamica come una cultura violenta e retrograda che rifiuta la modernit
ed i valori europei legati ad essa, ma anzi impegnandosi per conoscerla in modo pi
approfondito.
Il fenomeno migratorio, specie quello proveniente dai paesi arabi, un fenomeno ancora
poco studiato e di conseguenza altrettanto poco compreso (40); lEuropa dovrebbe
dimostrare di comprendere non solo a parole che soprattutto la crescente asimmetria
fra le due Rive, di cui essa in gran parte responsabile, a generare questi vasti
spostamenti (41), ed adoperarsi seriamente per cercare di risolverla e realizzare un clima
non pi repressivo che permetta una convivenza armoniosa fra i propri cittadini ed i
migranti, cogliendo le opportunit di integrazione che le migrazioni possono offrire. I
migranti potrebbero in questo modo riuscire laddove il Partenariato Euro-Mediterraneo
ha fallito: portatori di culture e tradizioni diverse, mescolandosi con le societ di arrivo
possono ricreare quegli scambi reciproci e quel dialogo paritario caratteristici del
pluriverso Mediterraneo, riuscendo cos finalmente a riavvicinare le due rive.
Ripartire dal Mediterraneo
Abbiamo visto quindi come a partire dalla fine del primo conflitto mondiale allinterno
del mondo Mediterraneo si sia aperta una grave frattura che andata progressivamente
allargandosi. Fra le due sponde mediterranee regna un clima di opposizione e di scontro,
tanto che il Mediterraneo oggi percepito come unarea di rischio e di insicurezza
globale. Ma solo attraverso il mare fra le terre potrebbe essere possibile creare un futuro
di pace e di stabilit, riscoprendo i suoi valori e la sua storia fatta di incontri e scambi
reciproci, senza imposizioni unilaterali di una parte sulle altre, una storia propria di un
pluriverso di popoli e culture che si contaminano fra di loro conoscendosi e imparando
gli uni dagli altri. LUE continua purtroppo a vedere il bacino come diviso in due
distinti blocchi monolitici, rimarcando in svariate occasioni la differenza tra la cultura
europea e la tradizione islamica come se queste fossero assolutamente omogenee al loro
interno e soprattutto incompatibili fra loro, ignorando invece che lIslam ha sempre fatto
parte della storia e della formazione dellEuropa e che attualmente parte della
popolazione europea musulmana; il rifiuto di alcuni paesi membri dellUnione di
permettere alla Turchia di entrare a farne parte solo perch un paese musulmano un
esempio perfetto di questo atteggiamento. Ma anzich ragionare in termini di scontro di
civilt additando lIslam come una cultura violenta che facilmente sfocia nel
fondamentalismo e nel terrorismo attentando allidentit europea, lUnione dovrebbe
interrogarsi sullorigine dei movimenti islamisti e cercare di capire il contesto nel quale
si sono formati. Sono questi infatti movimenti politici assolutamente moderni che
lottano per conquistare il potere nei loro stati: la loro origine risale al periodo della
dominazione coloniale, durante il quale si formarono i primi nuclei contrari
allimposizione esterna; successivamente lavvento in questi paesi di regimi secolari che
si sono dimostrati corrotti e incapaci di soddisfare i bisogni delle loro popolazioni ha
rafforzato lopposizione condotta da questi gruppi, che non avendo mai governato prima
potevano presentarsi agli occhi dellopinione pubblica come lunica alternativa possibile
in grado di rilanciare lo sviluppo di queste societ e portarvi pi benessere. Analizzando
pi attentamente la situazione lEuropa vedrebbe che il vasto consenso da loro raccolto
nella societ dovuto alle attivit sociali e di welfare da loro svolte e non ad una
propensione della cultura islamica verso il fondamentalismo; la frammentazione

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religiosa ed etnica e la nascita di partiti e fazioni che vi si richiamano per raccogliere


consensi sono fenomeni che diventano imponenti quando le societ sono fortemente
polarizzate e le condizioni di vita allinterno delle stesse sono precarie; in questi contesti
dove il potere risulta fortemente concentrato nelle mani solo di alcuni gruppi sociali la
lotta per conquistarlo si fa accanita e fa appello alle divisioni presenti allinterno della
popolazione.
solo attraverso la conoscenza ed il rispetto reciproco che si possono costruire una
convivenza armoniosa ed un futuro di pace; purtroppo latteggiamento europeo sembra
muoversi proprio nel senso opposto. Soprattutto dopo il lancio della guerra al terrore
degli Stati Uniti, i paesi arabi e/o musulmani sono visti solo come un pericolo per
lOccidente; il Mediterraneo nel XXI secolo percepito come unarea di rischio ed il
suo ruolo di crocevia tra i differenti popoli e le diverse tradizioni dimenticato,
schiacciato dai dettami provenienti da oltreoceano. Scordandosi la propria storia
mediterranea, lEuropa si allineata alle strategie atlantiche, preoccupate di difendere i
valori occidentali dalle minacce che arrivano dal Sud del bacino e finalizzate
allesportazione in tutto il resto del mondo di questi principi, in un comportamento
unilaterale ed etnocentrico che pu portare solo allo scontro diretto. Oltretutto questa
atmosfera repressiva e poliziesca e lenfasi ossessionante sulla sicurezza e
lantiterrorismo giustificano linasprimento delle politiche e dei controlli, rafforzando
cos il potere dei regimi della Riva Sud invece di spingerli allapertura democratica che
UE ed USA dicono invece di voler esportare. Apertura democratica che oltretutto
quando non d risultati conformi alle aspettative occidentali non viene accettata dagli
stati occidentali; ne un esempio la vittoria elettorale conseguita nel 2006 da Hamas nei
Territori Occupati, ottenuta con metodi assolutamente democratici ma non riconosciuta
n dagli Stati Uniti n dallUnione Europea, che anzi hanno preferito congelare gli aiuti
destinati al popolo palestinese, aggravandone le gi insostenibili condizioni e
provocando una forte battuta darresto alle speranze di una possibile risoluzione pacifica
del conflitto arabo-israeliano che incendia il Medio Oriente ormai da pi di sessanta
anni (42).
Negli ultimi decenni gli Stati Uniti hanno accresciuto la propria pressione sullarea
mediterranea, soprattutto attraverso lespansione della NATO e numerose iniziative
militari alle quali anche alcuni paesi europei hanno partecipato; lUnione dovrebbe
abbandonare queste politiche egemoniche e le strategie militariste statunitensi,
elaborando una politica autonoma che metta al centro il Mediterraneo e la sua capacit
di mettere in contatto diverse culture e tradizioni. Un altro importante tentativo in questa
direzione stato fatto dallUnione che nella Conferenza tenutasi nel Luglio 2008 a
Parigi ha lanciato, insieme con altri 16 paesi della Riva Sud ed Est, ovvero Albania,
Algeria, Bosnia, Croazia, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Marocco, Mauritania,
Monaco, Montenegro, Palestina, Siria, Tunisia e Turchia, liniziativa intitolata
Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo. La strategia, inizialmente ideata
dal Presidente francese Sarkozy, dichiara di voler ripartire dal Processo di Barcellona
per promuovere la cooperazione fra le due sponde; le sue priorit principali sono la
risoluzione delle problematiche relative allimmigrazione dai paesi meridionali verso
quelli settentrionali, la lotta al terrorismo, la risoluzione del conflitto israelo-palestinese
e la tutela del patrimonio ecologico mediterraneo. In particolare stata data attenzione a
sei iniziative concrete: il disinquinamento del Mediterraneo, la costruzione di autostrade

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marittime e terrestri per migliorare la fluidit del commercio fra le due sponde, il
rafforzamento della protezione civile, la creazione di un piano solare comune, lo
sviluppo di ununiversit euromediterranea e uniniziativa di sostegno alle piccole e
medie imprese. Purtroppo per, nonostante alcuni progetti, quali il disinquinamento del
Mediterraneo o lintensificazione degli scambi universitari, siano indubbiamente
positivi ed auspicabili, lUnione Europea dimostra di non aver imparato nulla dal
fallimento del Partenariato Euro-Mediterraneo: lattenzione principale della nuova
politica ancora incentrata sulle questioni della sicurezza e della lotta al terrorismo e
allimmigrazione clandestina, mentre il contenuto del resto della strategia rimane vago e
non si prende in considerazione lo stato delleconomia reale della Sponda Sud in quanto
non vengono elaborate soluzioni al problema del crescente divario fra le due Rive (43).
Alcuni osservatori vedono inoltre nelliniziativa di Sarkozy un modo per tenere la
Turchia fuori dallUnione creando un foro di cooperazione mediterranea alternativo.
Rimangono poi alcuni importanti nodi irrisolti che non facilitano ladempimento
delliniziativa, a cominciare dalla situazione palestinese, questione che riguarda lintero
mondo Mediterraneo perch dalla risoluzione di questo tragico conflitto dipende in
larga misura la pacificazione dellintera area mediterranea. necessario quindi che
lUnione si adoperi seriamente per trovare una soluzione definitiva a questo problema,
ma soprattutto necessario che lUnione riesca a consolidarsi politicamente al proprio
interno non prestando attenzione esclusivamente alle questioni di tipo economico,
riuscendo cos a riacquistare un concreto ruolo internazionale indipendente. La strada
per la conquista di questo ruolo passa attraverso la valorizzazione del Mediterraneo ed il
confronto pacifico con gli stati arabi.
Anche questo tentativo europeo non sembra pertanto in grado di cogliere le opportunit
fornite dal mare fra le terre. Ma solo tramite una vera riscoperta dei valori
mediterranei che si pu sperare di ricomporre la frattura fra le due Rive, creando un
orizzonte condiviso che permetta alle differenti culture di tornare ad incontrarsi e
conoscersi. Dallanalisi delle politiche intramediterranee si evince come queste siano
politiche di controllo e di imposizione di modelli economici e culturali, unimposizione
che pu portare solo a risentimento e scontro. Abbiamo visto per come dal basso,
grazie per esempio ai migranti, si possa intravedere uno scambio pi reale capace di
mettere in contatto popoli diversi e le loro tradizioni e che potrebbe quindi essere in
grado di ricreare le dinamiche di dialogo del pluriverso Mediterraneo. Un altro esempio
di questo arricchimento reciproco che parte dal basso fornito dal femminismo
islamico, un movimento che condividendo i fini del suo corrispondente occidentale li
reinterpreta sulla base della cultura islamica. Nato alla fine del Novecento, propone una
lettura esegetica dei testi islamici dimostrando come essi non inneggino alla
subordinazione patriarcale della donna, come molti credono in Europa o professano per
scopi specifici nei paesi arabi, ma anzi contengano molte indicazioni a favore
delluguaglianza e della giustizia di genere (44). A Barcellona nel 2005 si svolta la
prima Conferenza Internazionale del Femminismo Islamico, alla quale hanno
partecipato intellettuali provenienti da tutti i continenti: questa iniziativa un esempio
perfetto di come movimenti di questo tipo, attraverso i contatti che permettono di
stabilire fra attivisti e realt differenti, stimolino la conoscenza reciproca e la
cooperazione unendo nello stesso fine, in questo caso luguaglianza e la giustizia di
genere, popoli diversi, legando i contesti locali a quello internazionale e dimostrando

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JURA GENTIUM

come attraverso il Mediterraneo le idee possano circolare fra le diverse societ, venendo
reinterpretate alla luce delle differenti tradizioni grazie ad uno scambio fra pari
allinterno del quale nessuna forza cerchi di imporre la propria visione alle altre. Queste
esperienze si impongono al riconoscimento dellEuropa, che deve quindi imparare da
esse per favorire un clima di dialogo con tutte le forze che abitano il Mediterraneo. La
valorizzazione delle caratteristiche del mare fra le terre, in particolare del suo
pluralismo, costituisce lalternativa da seguire per promuovere la comprensione
reciproca e la cooperazione multilaterale necessarie per raggiungere una pace
finalmente libera da ogni deriva fondamentalista, non solo allinterno del bacino
mediterraneo, ma in tutto il mondo; nellattuale processo di globalizzazione in atto
ripartire dal Mediterraneo significa adoperarsi perch questo fenomeno non finisca per
diventare imposizione unilaterale del modello dominante, ma costituisca al contrario
occasione di incontro e feconda ibridazione fra le diverse tradizioni, per creare una reale
integrazione ed un sentiero comune nel quale le differenti culture imparino le une dalle
altre e siano in grado di ripensare se stesse per mettere da parte le loro divisioni.
certo un compito difficile, anche perch spesso queste divisioni sono usate per
giustificare le proprie azioni in nome della non accettazione altrui della propria cultura,
ma diviene sempre pi necessario intraprenderlo e ripartire dal Mediterraneo per essere
veramente uniti nelle diversit.
Note
1. F. Braudel (a cura di), La Mditerrane. I, Lspace et lhistoire; II, Les hommes et
lhritage, Paris, Arts et Mtiers Graphiques, 1977-1978, trad. it. Il Mediterraneo. Lo
spazio, la storia, gli uomini, le tradizioni, Milano, Bompiani, 1987 (con scritti di F.
Coarelli, M. Aymard, R. Arnaldez, J. Gaudemet, P. Solinas, G. Duby). Braudel, F., Il
Mediterraneo, Milano, Bombiani, 1985. Braudel, F., La Mditerrane et le Monde
mditerranen lpoque de Philippe II, Paris, Colin, 1966, trad. it. Civilt e imperi del
Mediterraneo nellet di Filippo II, voll. 2, Torino, Einaudi, 1976. Braudel, F., Les
mmoires de la Mditerrane, Paris, De Fallois, 1998, trad. it. Memorie del
Mediterraneo, Milano, Bompiani, 1998.
2. Y. Lacoste, Gopolitique de la Mditerrane, Paris, Armand Colin, 2006,
introduzione.
3. D. Zolo, La questione mediterranea, in F. Cassano, D. Zolo (a cura di),
Lalternativa mediterranea, Milano, Feltrinelli, 2007, pag. 18.
4. F. Cassano, Necessit del Mediterraneo, in F. Cassano, D. Zolo (a cura di), op. cit..,
pag. 84.
5. E. Said, Orientalsm, Vintage books, 1979, trad. It. Orientalismo, Milano, Feltrinelli,
1999, introduzione.
6. S. Huntington, The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order, New
York, Simon & Schuster, 1996 trad. it. Lo scontro di civilt e il nuovo ordine mondiale,
Milano, Garzanti, 1997.
7. F. Cassano, Il pensiero meridiano, Roma-Bari, Laterza, 2007. F. Cassano, op. cit.,
pag. 80.
175

JURA GENTIUM

8. R. Pepicelli, 2010. Un nuovo ordine mediterraneo?, Messina, Mesogea 2004, pag.


35.
9. D. Zolo, op. cit., pag. 22.
10. B. Amoroso, Politica di vicinato o progetto comune?, in F. Cassano, D. Zolo (a
cura di), Lalternativa mediterranea, Milano, Feltrinelli, 2007, pag. 513.
11. R. Pepicelli, op. cit., pag 36-37
12. R. Pepicelli, op. cit., pag.39.
13. V. M. Donini, La conferenza di Barcellona: una vera svolta nei rapporti
mediterranei?.
14. Cfr. Dichiarazione di Barcellona e Partenariato Euromediterraneo.
15. D. Zolo, op. cit., pag 33.
16. R. Pepicelli, op. cit., pag. 77.
17. D. Zolo, op. cit., pag 38.
18. R. Pepicelli, op. cit.., cap.3.
19. R. Pepicelli, op. cit.., cap. 5.
20. Cfr. Euro-Mediterranean Code of Counduct on Counter Terrorism, Five Year Work
Programme, Cumbre Euromediterranea de Barcelona.
21. D. Zolo, op. cit., pag 25.
22. B. Amoroso, op. cit.., pag 495.
23. A. Gallina, La mobilit migratoria, in F. Cassano, D. Zolo(a cura di),
Lalternativa mediterranea, Milano, Feltrinelli, 2007, pag.236.
24. A. Gallina, op. cit., pag. 236.
25. R. Pepicelli, op. cit., pag.20.
26. Cfr. Human development reports.
27. R. Pepicelli, op. cit., pag. 21.
28. C. Grard, Migrations en Mediterrane, Paris, Ellipses, 2002, pag. 18.
29. R. Pepicelli, op. cit., pag. 111.
30. A. Gallina, op. cit., pag. 239.
31. C. Grard, op. cit., pag. 45.
32. R. Pepicelli, op. cit., pag. 111.
33. R. Pepicelli, op. cit., pag.110.
34. D. Zolo, op. cit., pag 22.
35. R. Pepicelli, op. cit., pag.102.
36. H. Ulla, The EUs Neighbourhood Policy: A Question of Space, Time and Security,
Danish Institute for International Studies (DIIS), 2006, Copenhagen.
176

JURA GENTIUM
37. H. Ulla, The EUs Security Policy Towards the Mediterranean: An (im)possible
Combination of Export of European Political Values and Anti-Terror Measures?, DIIS
Working Paper no 13, Danish Institute for International Studies, 2004, Copenhagen.
38. Cfr. I. Diamanti, F. Bordignon, Quaderni FNE Collana Osservatori, n. 21,
Immigrazione e cittadinanza in Europa. Orientamenti e atteggiamenti dei cittadini
europei, 2005.
39. M. Campanini, K. Mezran, Arcipelago Islam. Tradizione, riforma e militanza in et
contemporanea, Roma-Bari, Laterza, 2007.
40. A. Gallina, op. cit., pag.235.
41. R. Pepicelli, op. cit., cap.IV.
42. M. Emiliani, La vittoria di Hamas, Prospettive, sviluppi, paure, Bologna, Il Ponte,
2006.
43. G. Corm, Tutti contro tutti sulle sponde del Mediterraneo, LeMondeDiplomatique il
manifesto.
44. M. Badran, Il femminismo islamico, in F. Cassano, D. Zolo, (a cura di)
Lalternativa mediterranea, Milano, Feltrinelli, 2007.
Links
Sito UNDP, sezione Human Development Report
World Bank, sito ufficiale
Unione Europea, sito ufficiale
Forum Euromediterraneo di istituzioni economiche.
Anna Lindh Euro-Mediterranean Foundation
Euromediterranean Study Commission, rete di istituti non governativi per lo studio di
problematiche di difesa e politica estera
Eurobarometro
Le Monde Diplomatique.
Fondazione Mediterraneo
Euro-Mediterranean Human Rights Network

177

LETTURE

Donne migranti
Una riflessione a partire dal libro a cura di M.I. Macioti, G.
Vitantonio, P. Persano, Migrazioni al femminile
Eleonora Luciotto
In questi ultimi 25 anni, alla crescita senza precedenti delle interdipendenze economicopolitiche che legano tra loro gli stati nazionali e i grandi operatori istituzionali ed
imprenditoriali, andato affiancandosi lo sviluppo di un intreccio di microlegami, che
procede per linee proprie lungo assi imprevedibili e spesso informali e sotterranei, e che
appare in grado di mettere in comunicazione tra loro, attraverso reti individuali,
familiari, di gruppo e associative, anche le aree pi lontane.
Le migrazioni sono ormai diventate un fenomeno globale. Le migrazioni su lunga
distanza non sono una novit di questi ultimi anni, n del Novecento (1). Nellultimo
periodo si pu affermare, per, che la qualit delle migrazioni abbia subito linfluenza
della globalizzazione, che, secondo alcuni, pu costituire una sorta di brodo
comunicativo e relazionale dove pi difficile sentirsi del tutto smarriti (2).
Le ragioni delle migrazioni internazionali sono molteplici. Nel rapporto finale della
Conferenza ONU sulla Popolazione e lo Sviluppo (Conferenza del Cairo, 1994), si
individuavano tra i fattori che costringevano le persone a migrare, squilibri economici
internazionali, povert e degrado ambientale, insieme allassenza di pace e sicurezza,
violazioni di diritti umani e livelli diversi dello sviluppo di istituzioni giudiziarie e
democratiche (3); ma vi sono anche fattori meno drammatici quali la ricerca di
maggiore emancipazione dal contesto familiare, di libert di espressione, di crescita
culturale, nonch curiosit intellettuale.
Per quanto riguarda invece le ragioni dattrazione per la manodopera straniera (a basso
costo), se ne possono evidenziare alcune tra le pi rilevanti: indebolimento dei sistemi
di welfare, aumento della flessibilit e segmentazione dei mercati del lavoro (4),
invecchiamento della popolazione, crescita delleconomia informale, terziarizzazione e
crescita della domanda di donne nel terziario, miglioramento della condizione
femminile in occidente (nonostante persista una diffusa resistenza al riequilibrio della
suddivisione del carico di lavoro domestico tra partners nellambito delle coppie
coniugali (5)).
LItalia fa parte di quel gruppo di paesi, dellarea mediterranea, di recente immigrazione
(come Spagna, Grecia e Portogallo) poich risulta interessata dal fenomeno soltanto
negli ultimi due decenni (6). In passato, limmigrazione verso lItalia era dovuta
principalmente alle politiche restrittive adottate dagli altri paesi europei, che fino ad
allora avevano assorbito i maggiori flussi migratori, cos che la penisola rappresentava
per lo pi un paese di transito pi che di soggiorno definitivo. Soltanto dagli inizi degli
anni novanta il flusso in entrata degli immigrati ha superato quello in uscita.
I cittadini italiani si sono rivelati ostili ad integrare o, semplicemente, ad accogliere gli
stranieri (poveri); essi sono spesso contrari a garantire ai nuovi arrivati un futuro, dei
diritti, una cittadinanza piena. Daltronde in Italia le politiche migratorie si
dimostrano fortemente inadeguate ad accogliere e valorizzare le competenze e le
professionalit degli immigrati, oltre che a offrire loro dei servizi di accoglienza che li

JURA GENTIUM

guidino in un percorso di cittadinanza reale, che porterebbe a una concreta integrazione.


A ci si aggiunge che, come avviene in molti altri paesi industrializzati, gli
atteggiamenti nei confronti della presenza degli immigrati sono spesso ambigui: sempre
pi inevitabile riconoscere che questa presenza necessaria per il paese e
fondamentale per alcuni settori dattivit, ma allo stesso tempo la stessa viene spesso
stigmatizzata come causa di molti mali della societ, dando, spesso, origine a
comportamenti xenofobi diffusi.
Per dirla con le parole di Ferruccio Pastore: gli immigrati fanno cose che gli autoctoni
non vogliono fare (perlomeno non ai salari correnti) [..] servono a svolgere tutti quei
lavori che nel mondo anglosassone sono spesso designati sinteticamente con tre d :
dirty, dangerous, demanding, ossia sporchi, pericolosi e duri. Secondo quanto
affermato da Anna Maria Artoni, ex presidente dellassociazione dei giovani
imprenditori di Confindustria: il lavoro degli immigrati ha consentito nellultimo
decennio la sopravvivenza, o ha rivitalizzato interi settori produttivi. Tra gli esempi pi
evidenti, la pesca a Marzara del Vallo, la floricoltura della Liguria, la pastorizia in
Abruzzo o nel Lazio (7).
Principali paesi di provenienza
I principali paesi di provenienza degli stranieri, al 1 gennaio 2008, erano: Romania
(625 mila), Albania (402 mila), Marocco (366 mila), Cina (157 mila), Ucraina (133
mila) (8), Filippine, Per, Tunisia, Polonia, Sri Lanka. Gli immigrati regolari in Italia, a
fine 2008, oscillavano fra i 3.800.000 e i 4 milioni, con unincidenza del 6,7% sul totale
della popolazione, leggermente al di sopra della media Ue, secondo la stima fatta da
Caritas italiana e Fondazione Migrantes nel dossier annuale presentato il 30 ottobre a
Roma (9).
Lattenzione al migrante non pu essere, per, indifferenziata: appare necessario dare
importanza alla specificit dei percorsi non solo in relazione alla cultura di provenienza,
ma anche ad altri fattori, tra i quali il livello socio-culturale e lappartenenza di genere
(10). Questultimo punto sar al centro di questa breve analisi relativa, appunto, ai
percorsi migratori femminili, che nelle ultime due decadi sono emersi come il risultato
di conflitti geo-politici e di processi di ristrutturazione economica riguardanti, in
particolare, lest Europa e il Terzo Mondo (11). E questo un elemento che mostra la
grande capacit di adattamento delle migrazioni internazionali di questo periodo e la
duttilit delle strutture familiari di molti paesi demigrazione nella scelta della proprie
strategie, rivelando un completo ribaltamento delle tradizionali relazioni di genere
allinterno del processo migratorio (12).
Migrazioni al femminile
Lesistenza di migrazioni il cui elemento dominante costituito da donne rappresenta
un importante fattore di novit del fenomeno ed , a tal proposito, che sinizia a parlare
di femminilizzazione dei flussi migratori per indicare che tali flussi corrispondono
ad una crescente domanda di manodopera femminile immigrata [..] per due principali
settori: le occupazioni tradizionalmente femminili domestiche, infermiere, prostitute
(delle quali, per, non tratter) e i settori produttivi cos detti labour intensive (13).
180

JURA GENTIUM

I paesi dellarea mediterranea sono, infatti, caratterizzati da un modello migratorio


femminile in cui prevale limmigrazione di donne attive, immigrate da sole per inserirsi
in un mercato del lavoro riservato nello specifico ad una manodopera femminile (14).
La situazione attuale in Italia
In Italia le donne rappresentano oggi quasi la met dei migranti (48,6%); quelle che
arrivano da sole rappresentano ormai circa il 69%, di cui il 9% con figli, da sommarsi al
31% che giunge per ricongiungimento familiare, anche se ultimamente le percentuali si
stanno di nuovo invertendo.
Mentre, in un primo periodo, le donne straniere giungevano in Italia soprattutto tramite
ricongiungimento familiare, che riservava loro lo statuto di migrante al seguito (15)
(ovvero soggetti passivi del progetto migratorio), nella fase attuale le immigrate
arrivano per lavorare (migrante lavoratrice), e frequentemente da sole. Esse
diventano in molti casi, le protagoniste del progetto migratorio, scegliendo di partire
secondo un piano familiare ben strutturato e prendendo su di s la responsabilit di dare
un futuro alla famiglia. La donna si fa breadwinner (16) e abbandona il classico ruolo di
housewife.
Tale fenomeno risponde direttamente ad un aumento della richiesta di lavoro da
impiegare in mansioni tipicamente femminili (17), che smaschera il maschilismo
latente, di cui permeata la societ in cui viviamo. Le lavoratrici straniere sono, difatti,
divenute necessarie allinterno di alcune nicchie di mercato riservate specificatamente a
donne, soprattutto nel settore dei servizi a bassa qualificazione, che, garantendo
condizioni di lavoro estremamente precarie, paghe basse e scarsa considerazione
sociale, fanno s che simili occupazioni divengano appetibili solo per le straniere, pi
povere e bisognose di denaro.
Potrei intanto elencare 5 diverse tipologie di donne immigrate in Italia, senza pretese di
essere esaustiva, ma soltanto al fine di una semplificazione generale:
1. le donne venute da sole con un progetto lavorativo (principalmente eritree,
etiopi, latinoamericane, filippine, donne provenienti dallest europeo (18));
2. le donne appartenenti a flussi prevalentemente maschili, giunte per
ricongiungimento familiare (soprattutto marocchine, tunisine, senegalesi,
ghanesi, albanesi..) spesso disposte a lavorare;
3. le donne giunte insieme ai coniugi in u percorso migratorio pi familiare e che
spesso sono inserite in attivit economico-commerciali etniche e /o gestite
direttamente dalla famiglia (cinesi, indiane, cingalesi) (19);
4. le rifugiate;
5. le donne che arrivano attraverso il mercato del sesso.
Questo lavoro, a causa della sua brevit, si soffermer in particolare sulle lavoratrici
immigrate, appartenenti per lo pi al primo e secondo gruppo, e nello specifico
maggiormente sul lavoro di cura, rappresentando ormai limpiego del 57% delle
donne arrivate da sole.

181

JURA GENTIUM

Donne e lavoro
Se, da una parte, la scelta migrativa per le donne sole potrebbe costituire la possibilit
di mettere in crisi le strutture patriarcali dei paesi di provenienza, cos come dei
paesi darrivo, da considerare, per, che daltra parte esse vengono solitamente
imbrigliate attraverso un vero e proprio addomesticamento al lavoro ( come ha
suggerito Maria Mies (20)) nei luoghi di approdo:

chiusura nella sfera domestica, invisibilit (in particolare nel caso delle
badanti, ma daltro lato, pure in quello delle ricongiunte che, per scelta familiare,
non lavorano e si occupano della casa e dei figli);

spoliticizzazione del lavoro, ovvero assenza di sindacati che tutelino la


professione di badantato, di luoghi dincontro dove sarebbe possibile
confrontarsi con altre donne in simili situazioni per potersi organizzare e, quindi,
tutelare maggiormente (21).

In particolare lindebolimento dei sistemi di welfare, sopra citato tra le cause


dattrazione, appare destinato a ricadere principalmente sulle donne, dal momento che
sopravvive la logica per cui il carico di lavoro o, appunto, la suddivisione domestica
dello stesso, in senso lato (cura della casa, dei figli o degli anziani), resta per
definizione una mansione propriamente femminile.
La doppia esclusione
Le caratteristiche proprie dellidentit di genere femminile, la condizione subalterna
della donna, la mansione lavorativa svolta frequentemente ai margini e la poca
conoscenza della lingua italiana sono i principali presupposti della cosiddetta doppia
esclusione, di cui le donne migranti sono comunemente vittima.
Per doppia esclusione sintende, chiaramente, che la donna migrante riassume in s
le caratteristiche per esser vittima di una doppia discriminazione: essa prima di tutto
una donna, e per questo vittima di una societ maschilista; in aggiunta la migrante una
straniera portatrice di un bagaglio culturale sconosciuto, percepita come laltro, come
il differente, irriducibile alle identit che una cultura considera come acquisite e non
rimettibili in discussione (22).
In relazione a quanto appena detto vi la paura dello straniero, che soprattutto
paura delluomo straniero, giovane e maschio, e quindi potenzialmente violento.
Nel caso delle badanti, la societ che le accoglie vede comunemente di buon grado
lassenza della componente maschile; questo dovuto al fatto che nel pensiero
occidentale perdura tuttavia nei confronti della donna migrante questa visione della
donna come un niente, concependola come un corpo funzionale al mantenimento di
altri corpi, con cui non pu sviluppare un rapporto paritario (23). Tale ipotesi
spiegherebbe, innanzi tutto, limpiego quasi esclusivo di donne nel badantato e, in
seconda battuta, la totale alienazione alla quale, le nostre societ civilizzate, stanno
sottoponendo, senza alcuno scrupolo, delle persone.
Appare interessante anche la descrizione che Palidda fornisce alla visione della straniera
come della buona selvaggia: le migranti possono anche rivelarsi generose, affidabili,

182

JURA GENTIUM

in grado di imparare molte cose, persino di cucinare pietanze appetitose e che, malgrado
le stranezze dei popoli un po primitivi, possono essere delle buone cattoliche;
insomma, qualcosa di simile a un buon selvaggio che si lascia civilizzare e
ammaestrare (24).
Unaltra teoria maggiormente ispirata a visioni di stampo neo-marxista, quella del
triplo svantaggio o, seguendo Campani, formula trinitaria, che aggiunge alla
condizione discriminatoria multipla e multiforme (25) delle donne migranti la
povert, oltre al genere e alla provenienza, come ulteriore motivo di esclusione ed
emarginazione, permettendo cos di ripensare le relazioni di genere allinterno del
gruppo dominante dominato (26).
Il doppio sfruttamento
Lesclusione non il solo aspetto ad essere duplice, essendo possibile definire tale
anche lo sfruttamento, cui sono soggette le immigrate. Per questo, con il termine
doppio sfruttamento si vuole intendere una situazione debilitante da due punti di
vista: socio-lavorativo e affettivo.
Il primo riguarda la pressoch totale indifferenza nei confronti di titoli di studio,
bagaglio culturale e professionalit delle donne arrivate in Italia.
Nella maggior parte dei casi, a lasciare il proprio paese, la fascia pi istruita della
popolazione. Nello specifico, il flusso di lavoratrici proveniente dallEuropa dellest
appare caratterizzato da una significativa presenza femminile, tendenzialmente con un
alto livello distruzione (la maggior parte possiede un elevato titolo di studio: laurea e
diploma superiore insieme rappresentano il 53%, di cui il 10% sono le laureate (27)) che
in Italia non incontra, per, alcun riconoscimento; questo comporta una generale non
corrispondenza tra il titolo di studio posseduto e lattivit lavorativa svolta nel paese
dapprodo.
Si delinea pertanto una situazione di sottoutilizzo del capitale umano posseduto dalla
popolazione immigrata, che frena la possibilit di una circolazione dei saperi a livello
globale.
Se gi questaspetto, riducendole ad impieghi poco gratificanti, consegna le migranti ad
una condizione di silenzio ed invisibilit, la frustrazione cresce al momento in cui esse
prendono coscienza dellisolamento affettivo al quale sono relegate. Appare necessario
tenere in considerazione anche laspetto affettivo di queste persone che sono partite
rinunciando frequentemente allamore filiale, al legame con la famiglia di origine, con il
luogo di nascita e, quasi, ai propri ricordi, rinchiusi nella memoria, o in una scatola
piena di oggetti, difficilmente condivisibili con qualcuno.
Generalmente, una simile condizione di segregazione fisico-emotiva da vita ad una
serie di reazioni, che concatenandosi sono allorigine della creazione delle cos dette
identit multiple o complesse, ovvero sintesi personali nate dallincontro/scontro tra
culture di provenienza e societ occidentale, industrializzata, post-fordista (pi
toyotista). La cultura di origine rappresenta infatti una sorta di pelle, che contiene e d
forma alla soggettivit e non pu essere ignorata o sostituita troppo repentinamente,

183

JURA GENTIUM

senza lasciare traumi. Essa viene tuttavia continuamente interpretata e riadattata


dallindividuo, attraverso lunghe e, a volte, dolorose trasformazioni (28).
Purtroppo, le donne arrivate da sole vivono frequentemente la quadrupla condizione
di svantaggio, risultante da doppia esclusione e doppio sfruttamento. Esse mostrano
di avere notevole urgenza nel cercare, al tempo stesso, unoccupazione stabile ed
unabitazione dove vivere; il fatto che non vogliano perdere molto tempo nella ricerca
di un impiego gratificante elimina la possibilit di frequentare corsi gratuiti di lingua o
di formazione, rendendo quasi lineare la loro confluenza di massa nel lavoro domestico
o di cura (che impiegher il 57% delle nuove arrivate), lunico in grado di assicurare
loro entrambe le necessit in breve tempo (29) e, daltro canto, di quadruplicare le
incognite.
Mediatrici culturali
Un compito fondamentale che vede impegnati tutti i migranti lo svolgimento di una
continua mediazione tra culture differenti. Anche le donne sono responsabili del
difficile compito di bilanciare i rapporti tra cultura di provenienza e cultura darrivo. La
prima vale in entrambi i paesi ai poli della migrazione, quello darrivo, dove verranno
sempre identificate come straniere, e quello dorigine, dove torneranno dopo aver
vissuto dei profondi cambiamenti interiori, visibili e, a volte, condannabili dalla
famiglia.
A quanto pare, per, vi chi sostiene che vi siano dati empirici che possono dimostrare
come le donne riescano a realizzare, solitamente, le loro ambizioni meglio e di pi
rispetto agli uomini. Uno dei motivi senzaltro la maggiore adattabilit che mostrano
nei confronti, ad esempio, dei ruoli familiari del paese ospitante che, comunemente, si
differenziano dallimpostazione patriarcale delle famiglie dorigine. Molte di loro
riescono a ridisegnare la propria identit di madri e di mogli in modo soddisfacente
(30).
Conclusioni
Considerando la famiglia come centro decisionale per le scelte relative alla migrazione
dei propri membri, nel nostro caso principalmente le donne, singolarmente o in gruppo,
si apre la strada al concetto di famiglie transnazionali, che al posto dellindividuo
razionale, mette a fuoco lintera famiglia. Di comune accordo, i membri della famiglia
decidono che, per massimizzare le entrate (e ambire ad un futuro pi roseo, visto che
il presente promette male), i propri membri debbano abitare e lavorare in diversi paesi o
continenti (31). Le famiglie transnazionali hanno oggi un importante ruolo nel
sostentamento di chi resta nel paese dorigine, siano essi i coniugi, i figli con un
genitore, i genitori anziani o altri. Se, per, si prendono in considerazione i conflitti di
potere e di status che possono sorgere allinterno del nucleo familiare (escludendo
quindi la visione idillica della famiglia razionale), nostro interesse focalizzare
lattenzione sulla donna come protagonista presente di importanti flussi migratori.
Sicuramente essa appare, oggi, come interprete principale dun lento e silenzioso
sviluppo allinterno della societ daccoglienza, come di quella dorigine; nel contempo

184

JURA GENTIUM

non da trascurare il fatto che proprio il processo dinserimento ed integrazione della


donna straniera nel nostro Paese agevoler il processo di edificazione e consolidamento
di una societ realmente multietnica ed interculturale.
Sarebbe, perci, necessario che le istituzioni agevolassero le donne straniere, sole,
con figli o, a maggior ragione, quelle che conciliano lassenza di un compagno con
lesser madri. Possibili richieste da avanzare potrebbero essere:

che facciano pressione sulle aziende perch vengano garantite pari opportunit
sul lavoro;

che aumentino il numero dei posti negli asili nido pubblici;

che offrano nuovi spazi temporanei per i bambini per permettere alle donne di
lavorare;

che inizino col riconoscere i titoli di studio conseguiti allestero seguendo un


criterio equo e non discriminatorio.

E stato ampiamente dimostrato come la povert produce un maggior impatto sulle


donne mentre, al contrario, un aumento del potere delle donne porta ad un pi forte e
rapido processo di riduzione della povert e delle differenze (32).
Note
1. C. Bonifazi, Limmigrazione straniera in Italia, Bologna, il Mulino, 2007, pp. 123-4.
2. F. Pastore, Dobbiamo temere le migrazioni?, Rom- Bari, Laterza, 2004, pp. VII-VIII.
3. Progetto Utopie, Migrazioni.
4. F. Lagomarsino, Esodi ed approdi di genere. Famiglie transnazionali e nuove
migrazioni dallEcuador, Milano, Franco Angeli, 2006, p. 28.
5. M. I. Macioti, G. Vitantonio, P. Persano (a cura di), Migrazioni al femminile. Identit
culturale e prospettiva di genere, Macerata, EUM, 2006, p. 36.
6. Progetto Utopie, Migrazioni, ben noto che lItalia stata a lungo un paese di
emigrazione e che solo verso la fine degli anni 70 ha cominciato ad essere interessata
dallimmigrazione proveniente dal Sud del mondo.
7. F. Pastore, Dobbiamo temere le migrazioni?, Roma-Bari, Laterza, 2004, p. 60.
8. Immigrati/ Cresce il numeo di extracomunitari in Italia. Raddoppiano gli irregolari.
9. Caritas, dossier immigrazione in Italia quasi 4 milioni i regolari.
10. D. Iotti, Percorsi migratori al femminile, relazione presentata al convegno Fra dijn
e superIo dallassociazione Diversa/mente, Bologna, 28 ottobre 2002.
11. F. Lagomarsino, Esodi ed approdi di genere. Famiglie transnazionali e nuove
migrazioni dallEcuador, cit, p. 22.
12. C. Bonifazi, Limmigrazione straniera in Italia, cit, pp. 133-5.
13. F. Lagomarsino, Esodi ed approdi di genere. Famiglie transnazionali e nuove
migrazioni dallEcuador, cit, p. 28.

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JURA GENTIUM

14. Ivi, p. 22.


15. Ivi, p. 27.
16. M. I. Macioti, G. Vitantonio, P. Persano, Migrazioni al femminile. Identit culturale
e prospettiva di genere, cit., p. 32.
17. Ivi, p. 24.
18. F. Lagomarsino, Esodi ed approdi di genere. Famiglie transnazionali e nuove
migrazioni dallEcuador, cit, p. 45 paesi dove la religione pi professata [..]
prevalentemente cristiana cattolica.
19. F. Lagomarsino, Esodi ed approdi di genere. Famiglie transnazionali e nuove
migrazioni dallEcuador, cit, p. 44-5.
20. Maria Mies Professoressa di sociologia presso la Fachhochschule Kln; autrice
di numerosi influenti libri femministi, tra cui Indian Women and Patriarchi, New Delhi,
Concept, 1980, Patriarchy and Accumulation on a World Scale, London, Zed books,
1986.
21. M. I. Macioti, G. Vitantonio, P. Persano (a cura di), Migrazioni al femminile.
Identit culturale e prospettiva di genere, cit, p. 78.
22. Ivi, p. 172.
23. Ivi, p.175.
24. S. Palidda, Introduzione alla sociologia delle migrazioni, Milano, Raffaello Cortina
Editore, 2008, pp. 137-8.
25. M. I. Macioti, G. Vitantonio, P. Persano, a cura di, Migrazioni al femminile. Identit
culturale e prospettiva di genere, cit, p. 30.
26. G. Campani, Genere, etnia e classe, Pisa, Edizioni ETS, 2000, p.71.
27. Dati relativi allutenza dello sportello Ponte, offerto dallassociazione Nosotras,
Firenze, 2007.
28. D. Iotti, Percorsi migratori al femminile, relazione presentata al convegno Fra dijn
e superIo dallassociazione Diversa/mente, cit., p. 2.
29. Dati relativi al Progetto Zeinab, associazione Nosotras, Firenze, 2008.
30. M. I. Macioti, G. Vitantonio, P. Persano, a cura di, Migrazioni al femminile. Identit
culturale e prospettiva di genere, p. 35.
31. Secondo tale visione, il tempo trascorso con i figli meno importante del fatto di
poter procurar loro del denaro.
32. Giancamillo Trani, Alcune riflessioni sulle donne immigrate.
Bibliografia
Bonifazi C., Limmigrazione straniera in Italia, Bologna, il Mulino, 2007.
Campani G., Genere, etnia e classe, Pisa, Edizioni ETS, 2000.

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JURA GENTIUM
Iotti D., Percorsi migratori al femminile, relazione presentata al convegno Fra dijn e
superIo dallassociazione Diversa/mente, Bologna, 2002.
Lagomarsino F., Esodi ed approdi di genere. Famiglie transnazionali e nuove
migrazioni dallEcuador, Milano, Franco Angeli, 2006.
Macioti M. I., Vitantonio G., Persano P., a cura di, Migrazioni al femminile. Identit
culturale e prospettiva di genere, Macerata, EUM, 2006.
Palidda S., Introduzione alla sociologia delle migrazioni, Milano, Raffaello Cortina
Editore, 2008.
Pastore F., Dobbiamo temere le migrazioni?, Roma-Bari, Laterza, 2004.
Dati relativi allutenza dello sportello Ponte, gestito dallassociazione Nosotras,
Firenze, 2007.
Dati relativi al Progetto Zeinab, associazione Nosotras, Firenze, 2008.

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Che senso ha parlare di questione mediterranea e


di alternativa mediterranea?
a cura di Renata Pepicelli
Il Mediterraneo si ritrova oggi imprigionato in unimmagine statica che lo sottrae ad
unanalisi attenta della sua realt, complessa e molteplice. Il discorso finisce per
polarizzarsi o su posizioni che idealizzano la regione, intesa a-storicamente come culla
delle tre grandi civilt, terra dellolivo, delluva, del grano, o al contrario come barriera
tra culture in conflitto, palude da cui provengono i principali rischi per la sicurezza e la
stabilit dellOccidente (flussi migratori sconsiderati, terrorismo, traffici criminali,
guerre). Gi negli anni novanta Predrag Matvejevic nel suo Breviario (1) metteva in
guardia da questo rischio, denunciando che il discorso sul Mediterraneo soffriva della
sua stessa retorica: il sole e il mare, le ragazze precocemente maturate e le vedove
avvolte nel nero; lo sfarzo e la miseria.
Gli avvenimenti degli ultimi anni (scoppio della seconda Intifada, repressione israeliana,
11 settembre, terza guerra del Golfo, attentati di Madrid, Londra, Casablanca, invasione
israeliana del Libano, attacco israeliano di Gaza), hanno rafforzato limmagine di una
frontiera pericolosa e da tenere a debita distanza. Tale visione ha trovato eco nelle
politiche nazionali e internazionali destinate allarea, come dimostrano il rafforzamento
delle misure di sicurezza interna ed esterna, il restringimento delle politiche migratorie e
laccrescimento delle politiche di contrasto del terrorismo di matrice islamica. Di fronte
a questa situazione, i progetti di dialogo tra le due rive - in primis il partenariato
euromediterraneo - si trovano in uno stato di stallo, nonostante la recente iniziativa del
governo francese di rilanciare il dialogo tra le due rive. Il Mediterraneo sempre pi
visto come la linea di frontiera tra est e ovest, nord e sud, unarea limite su cui si
fronteggerebbero civilt destinate, secondo la teoria di Samuel Huntington (2),
necessariamente a scontrarsi. In questo contesto limmagine dellaltro quale avversario
diretto si rafforza, e si perdono di vista la prossimit culturale, i comuni legami storici,
gli interessi reciproci. Sulla riva nord come su quella sud un sentimento di paura si va
affermando, rendendo sempre pi difficile lincontro e il dialogo tra le due sponde.
In Europa le analisi sul Mediterraneo si limitano troppo spesso a sottolineare lavanzare
del radicalismo islamico e delle forme pi repressive dellislam. I movimenti di riforma
in chiave democratica che attraversano il mondo musulmano, il dinamismo
dellassociazionismo di base, le battaglie delle donne, trovano poco spazio. Inoltre
vengono lasciati del tutto in ombra gli aspetti che mostrerebbero la pluralit del mondo
arabo, la ricchezza di risposte che esso sta producendo in questi anni per far fronte ai
suoi problemi interni e a quelli globali posti dal liberismo e da una sempre pi
aggressiva logica militare.
Di fronte a un tal stato di cose assume sempre maggiore importanza rispondere alla
domanda che si pone e ci pone Danilo Zolo (3),: che senso ha parlare di questione
mediterranea? E ancor pi: che senso ha parlare di alternativa mediterranea? Gli
interventi pubblicati qui di seguito provano a dare una risposta mostrando la
complessit e le risorse che ci sono oggi nel Mediterraneo.

JURA GENTIUM

Note
1. P. Matvejevic, Breviario, Milano, Garzanti, 1991.
2. S. Huntington, The Clash of Civilization and the Remaking of World Order, New
York, Simon & Schuster, 1996, trad. it. Lo scontro delle civilt e il nuovo ordine
mondiale, Milano, Garzanti, 1997.
3. F. Cassano, D. Zolo (a cura di), LAlternativa mediterranea, Milano, Feltrinelli,
2007.
Lassociazionismo civile nei paesi arabo-musulmani del Mediterraneo
Orsetta Giolo
Le societ civili del sud del Mediterraneo vivono da un decennio una stagione di
notevole dinamismo: n testimonianza il fatto che il numero delle associazioni si
decuplicato, cos come il numero degli iscritti e degli attivisti. Di fronte allesponenziale
crescita del fenomeno, i governi dei paesi maghrebini e mediorientali hanno adottato
strategie diverse, ora contrastando lattivismo dei cittadini, ora incoraggiandolo, in
obbedienza alle diverse ragioni di Stato. (1) Ma, indipendentemente dalle scelte
governative, la rilevanza delloperato delle associazioni tale che non pi possibile
affrontare seriamente un qualsiasi argomento di carattere politico, economico o sociale
in relazione ai paesi arabi del Mediterraneo senza prendere in considerazione i
documenti e le iniziative delle societ civili. (2)
Lanalisi che qui di seguito propongo mira a sottolineare la complessit dellesperienza
associativa in questi paesi, tentando di individuare le diverse vicende interne a tale
esperienza, in base alle ispirazioni ideologiche o religiose, ai campi dazione, alle
finalit, ai rapporti con lapparato statale.
In seno alla tradizione arabo-musulmana i temi della giustizia (sociale, politica,
internazionale, di genere) ricoprono unimportanza fondamentale. Al-Adl (il Giusto)
uno dei novantanove nomi di Allah: giusta la citt governata secondo i principi
delluguaglianza di tutti gli esseri umani di fronte a Dio, della solidariet tra fedeli, della
tolleranza verso la Gente del Libro, dellassistenza nei confronti di chi versa in
condizioni di difficolt e bisogno. (3) Spesso si citano a testimonianza dellattenzione
della religione islamica nei confronti dei poveri e degli emarginati le pratiche della
zakat (lofferta obbligatoria) e della sadaqa (lofferta volontaria), ma lampiezza e
limportanza della nozione di giustizia nella tradizione musulmana non sono limitate a
queste due pratiche: la giustizia un valore fondante e la solidariet, il rispetto, la
tolleranza ne sono declinazioni che ordinano la vita dei singoli e delle comunit.
Operare con giustizia per il credente un obbligo, mentre commettere ingiustizia
harm, proibito. LIslam , in questa prospettiva, una religione rivoluzionaria e di
giustizia, che induce gli uomini a rifiutare la subordinazione a ogni potere oppressivo
(4), che sceglie di schierarsi con gli oppressi, contro coloro che opprimono. (5)
La riflessione sui temi della giustizia sociale, della giustizia nelle relazioni
internazionali, tra i generi, nellamministrazione del potere politico si sviluppata nel
189

JURA GENTIUM

corso dei secoli, arricchendosi di nuovi contenuti e di nuove ispirazioni. (6) Alla
concezione coranica della giustizia si sono affiancate, in epoca contemporanea,
concezioni politiche e ideologiche che mirano a realizzare quei principi tanto cari alla
tradizione soddisfacendo le esigenze e le aspettative delle moderne societ arabomusulmane. (7)
La ricchezza del dibattito che attualmente si svolge in seno alle societ arabomusulmane sui grandi temi di politica interna ed internazionale (le spinte integraliste, le
guerre, la questione palestinese, le ingerenze internazionali, la condizione delle donne) e
la variet delle soluzioni che progressivamente vengono teorizzate e proposte (dalla
teologia islamica della liberazione (8) al femminismo islamico (9), alle riflessioni in
materia di diritti fondamentali e di partecipazione alla vita politica (10), solo per citarne
alcune) rappresentano lo sfondo sul quale si snoda lesperienza dellassociazionismo
arabo-musulmano. Il dibattito sulle idee si intreccia con lazione dei movimenti e delle
associazioni, che partecipano alla riflessione e che orientano le proprie azioni in base
alle diverse ispirazioni e scelte ideologiche.
Allinterno del mondo delle associazioni si elaborano e si sperimentano cos le nuove
strade e i nuovi equilibri nelle relazioni tra uomini e donne, nei rapporti interni alle
differenti comunit (religiose e familiari), e nella gestione della cosa pubblica.
Le associazioni moderne
I modelli tradizionali - waqf, confraternite in primo luogo- che sopravvivono ancora
oggi, hanno subito numerose trasformazioni nel tempo dando vita a nuove forme di
associazionismo.
Le prime associazioni di tipo moderno sono nate verso la fine dellOttocento, quando
cominci la floraison dune moltitude de socits savantes et intellectuelles, et de
socits de bienfaisance axes principalement sur lducation et la fondation dcoles et
dhpitaux. (11) Molte nuove organizzazioni vennero fondate dalle lites arabomusulmane preoccupate per lo stato di declino in cui versavano le societ allepoca: in
particolare, lazione di protesta era diretta non nei confronti delle autorit politiche
locali, ma piuttosto contro le potenze coloniali, che costringevano alla sottomissione e
allo sfruttamento intere popolazioni. I movimenti che diedero origine alle moderne
associazioni avevano quindi fini politici, oltre che umanitari, coincidenti con lobiettivo
della riforma dello Stato e della societ, collegato al tema della riforma religiosa. (12)
LOttocento fu, infatti, il secolo durante il quale si svilupp il movimento riformista
arabo-musulmano, che raccoglieva in s diverse ispirazioni, accomunate dalla volont di
riscoprire e rivalorizzare, da un lato, e rinnovare, dallaltro, il patrimonio culturale.
Come gli waqf e le confraternite, anche le moderne associazioni ricoprono ruoli
socialmente e politicamente rilevanti, sia che si occupino dellassistenza sanitaria e
delleducazione religiosa, sia che siano impegnate nella difesa dei diritti fondamentali.
Come avveniva nellesperienza tradizionale, le associazioni nascono per iniziativa dei
membri delle lites culturali, politiche ed economiche, che dispongono dei mezzi
necessari allimpresa: ci non significa che la partecipazione popolare sia ridotta, al

190

JURA GENTIUM

contrario le lites sono numerose ed esprimono posizioni molto diverse tra loro e sono
quindi in grado di raccogliere attorno a s quantit notevoli di partecipanti e di attivisti.
Rispetto al passato si accentuata la dimensione urbana dellesperienza associativa:
attualmente la maggiore concentrazione di associazioni nelle citt. Vi sono certamente
delle eccezioni, esistono infatti associazioni che operano nei contesti rurali al fine di
migliorare le condizioni di vita degli abitanti attraverso programmi per
lalfabetizzazione, linstallazione della luce elettrica, il potenziamento dellirrigazione,
la valorizzazione dei patrimoni culturali locali. Resta comunque il fatto che spesso
anche queste associazioni che operano in ambiti non urbani nascono per iniziativa di
soggetti cittadini. (13)
Un importante elemento di novit concerne lattuale contesto giuridico, amministrativo,
politico e sociale nel quale si inserisce il moderno associazionismo: il contesto statale.
Nuovi sistemi di norme, che variano da Stato a Stato, disciplinano la libert degli
individui di associarsi, stabilendo quali sono i requisiti necessari al suo esercizio. Lo
Stato stesso, e le deficienze della sua amministrazione, costituiscono in buona parte la
ragione principale della nascita delle nuove associazioni: queste rispondono ai bisogni
delle societ civili quando le istituzioni statali non funzionano correttamente o
efficacemente e quando i servizi sociali statali risultano insufficienti.
Alcune differenziazioni
In relazione allesperienza associativa moderna possibile operare alcune distinzioni,
individuando le diverse forme di associazionismo esistenti, in base ai principi ispiratori
e alle finalit delle associazioni, al loro grado di autonomia dal potere politico e da
soggetti internazionali, al finanziamento delle loro attivit.
In generale, possibile distinguere due finalit principali nelloperato delle associazioni
arabo-musulmane: luna concerne lassistenza (economica, sanitaria, culturale,
religiosa, ecc.) delle fasce della popolazione pi disagiate ed emarginate; laltra riguarda
la partecipazione politica ed in particolare la difesa dei diritti e delle libert
fondamentali ad essa collegate. Per quanto riguarda le associazioni umanitarie, le
ispirazioni possono essere sia di natura laica che religiosa: nel caso delle associazioni
strettamente legate ai governi, predominante la motivazione laica della semplice
risposta alle esigenze primarie della societ civile; nel caso invece delle associazioni
indipendenti sono presenti pi spesso lispirazione religiosa e la volont di dare seguito
ad alcuni precetti religiosi. Non solo, in questo secondo caso spesso lispirazione
religiosa diversa da quella ufficiale dello Stato e sovente in opposizione: le
associazioni cio promuovono forme di religiosit solitamente pi conservatrici o
maggiormente progressiste rispetto a quelle che ufficialmente gli Stati promuovono.
In genere, le associazioni di ispirazione religiosa tentano di dare sostegno alla comunit
dei fedeli (la Umma), difendendo in particolare chi si trova in uno stato di oppressione,
sia essa politica, militare o economica, su scala nazionale o internazionale. Tali
associazioni fondano il proprio operato sul valore della giustizia sociale, cos come
teorizzato nelletica religiosa islamica. Nei loro documenti e nelle dichiarazioni
pubbliche, esse richiamano precisamente alcuni versetti coranici, nei quali si
191

JURA GENTIUM

raccomanda la distribuzione delle risorse e si afferma che tutti gli esseri umani sono
uguali davanti a Dio, e sostengono le teorie elaborate nel corso dei secoli in merito
allorganizzazione sociale ed economica pi in linea con le concezioni islamiche della
giustizia sociale. Non a caso, il rimprovero che pi spesso tali associazioni muovono
alle autorit politiche riguarda proprio lincapacit di queste ultime di dare attuazione a
tali principi di giustizia. Alletica di matrice religiosa si affianca, e a volte si oppone,
una nuova etica secolare che anima lattivismo delle associazioni che traggono
anchesse ispirazione dalla tradizione ma anche dai documenti prodotti a livello
internazionale in materia di tutela dei diritti fondamentali. Sono queste le associazioni
collegate alle pi recenti teorie elaborate in seno alla cultura arabo-musulmana in
materia di legittimit del potere, fondazione del diritto, questioni di genere, giustizia
sociale.
Tra le associazioni si possono riconoscere quelle fondate o sostenute dal potere politico,
differenziandole dalle associazioni indipendenti. (14) Le prime possono a loro volta
essere suddivise in associazioni fondate direttamente da enti dello Stato (ministeri,
amministrazioni e cos via) e associazioni filo-governative (finanziate dalle agenzie
governative). (15) Le seconde nascono invece dalliniziativa di quei gruppi di cittadine
e cittadini che si aggregano autonomamente, che si autofinanziano e che non richiedono
alcun tipo di sostegno allo Stato.
Le associazioni si distinguono anche in base alla loro dipendenza da altre associazioni
diffuse a livello internazionale, siano esse Organizzazioni non governative (ONG) di
nascita occidentale o associazioni di matrice araba o islamica. Da un lato infatti vi sono
le associazioni che nascono dalla necessit di rispondere ad esigenze proprie di
determinati contesti nazionali o locali (regionali, urbani, rurali), dallaltro vi sono le
associazioni che nascono come sedi locali di ONG internazionali.
ollegata al tema delle relazioni internazionali delle associazioni arabo-musulmane la
questione del finanziamento delle loro attivit. In questo caso occorre distinguere le
associazioni che si auto-finanziano, grazie allinteressamento e alla generosit dei propri
membri, da quelle finanziate a livello statale o a livello internazionale da confraternite
ed organizzazioni inter-governative islamiche o arabe.
Le societ civili mediterranee
Vorrei, citare almeno due esperienze associative che coinvolgono in modo diretto il
Mediterraneo: si tratta della partecipazione delle societ civili della sponda sud alla
elaborazione di un progetto alternativo o correttivo rispetto al partenariato Euromediterraneo, e della Carovana civica (la Caravane civique) avviata in Marocco nel
1997, della quale attiva sostenitrice Fatema Mernissi.
Le associazioni indipendenti arabo-musulmane hanno partecipato alla riflessione critica
nei confronti del partenariato euro-mediterraneo sin dallavvio del progetto, nel
tentativo di proporre una resistenza ed insieme unalternativa al progetto di espansione
del mercato dellUnione europea. Con particolare forza esse hanno denunciato la
sudditanza degli Stati della sponda sud del Mediterraneo, la pretestuosit della clausola

192

JURA GENTIUM

di condizionalit relativa al rispetto dei diritti umani e la minima rilevanza riservata alla
partecipazione al progetto delle societ civili.
Laspetto interessante di questa protesta riguarda lazione concertata dalle societ
civili mediterranee, che hanno saputo, a differenza dei rispettivi governi, sedersi ad un
unico tavolo per elaborare progetti rispettosi delle diverse identit culturali, delle
sovranit nazionali e orientati a risolvere i reali problemi dellarea mediterranea. Esempi
di tali iniziative sono il Rseau euro-mditerranen des droits de lHomme e lEuroMed
Non-Governamental Platform: entrambe raccolgono ladesione di numerose
associazioni europee, maghrebine e mediorientali.
La Carovana civica nata dalla volont di alcuni professionisti delle citt marocchine
(i leaders civici) di dare risposta alle esigenze delle popolazioni residenti nelle zone
rurali del Marocco: si tratta molto semplicemente dellofferta gratuita (da parte di
medici, giornalisti, docenti universitari, ingegneri) di consulenza ed assistenza ai
giovani e in particolare agli abitanti delle zone desertiche e dei piccoli villaggi. Finalit
principale la messa in rete delle iniziative gi esistenti in queste aree, e laspirazione
dei leaders civici di operare nel rispetto e nella valorizzazione dei patrimoni
culturali locali, dei lavori e delle istituzioni tradizionali. Ad esempio, per aumentare la
partecipazione allassociazione, i leaders civici del Sud tentano di integrare la jmaa (il
consiglio tradizionale locale) composto esclusivamente da uomini, includendovi le
donne
La Carovana civica solo una delle esperienze che animano la vita associativa delle
moderne societ arabo-musulmane, ed importante poich essa rappresenta pienamente
la capacit delle associazioni indipendenti della regione di lottare per laffermazione e la
realizzazione di diritti e libert fondamentali (il diritto alla salute, la libert di
manifestazione del proprio pensiero, il diritto al lavoro, il diritto alla partecipazione
politica e cos via) senza minimamente snaturare la propria identit culturale, senza
declinarla secondo gli schemi o i metodi occidentali, senza nemmeno utilizzare le stesse
terminologie.
Nelloperato di tutte le associazioni indipendenti, nessuna esclusa, vi la forte
consapevolezza della ricchezza del proprio patrimonio culturale e delle risorse che in
esso si possono trovare per rimediare ai gravi problemi che affliggono le societ arabomusulmane e soprattutto per neutralizzare la spinta alla violenza che alcune correnti di
pensiero (musulmane e occidentali) propongono come unica strada percorribile. Il
Mediterraneo sar un mare di pace e di cooperazione, e non di conquista e
sopraffazione, solo se le istituzioni e gli interlocutori occidentali sapranno dialogare con
le molte sinergie civiche, simili allesperienza della Carovana civica; che gi
esistono e che raccolgono attorno a s molto pi consenso di quanto noi europei
pensiamo. (16)
Note
1. In questo saggio lanalisi dellesperienza associativa concerne in primo luogo i paesi
del Maghreb e del Medio Oriente che si affacciano sul Mare Mediterraneo. Tuttavia nel
testo cito alcune associazioni legate ad altri Stati, quali il Sudan, lIran o lArabia
193

JURA GENTIUM

Saudita: in questi casi il riferimento alle loro attivit relativo solamente alle influenze
che queste esercitano sulle organizzazioni di stampo associativo che operano nei paesi
maghrebini e mediorientali.
2. Ritengo sia utile esprimersi in merito allesperienza arabo-musulmana utilizzando il
semplice termine associazione piuttosto che non lespressione organizzazione non
governativa (ONG), sebbene moltissime associazioni della regione usino questa sigla
per definire se stesse. La ragione di tale scelta duplice: possibile in questo modo
evitare di utilizzare lespressione ONG in termini ambigui, perch, come vedremo,
anche le associazioni arabo-musulmane che dipendono fortemente dallorientamento
politico e dal finanziamento dei governi in carica si definiscono come tali, pur non
essendo, appunto, governativamente indipendenti; allo stesso tempo si allontana il
rischio di accomunare banalmente lesperienza delle societ civili maghrebine o
mediorientali a quella delle ONG occidentali, poich si tratta di vicende molto diverse,
con genesi e sviluppi originali in entrambi i casi.
3. Sulla centralit dei principi di giustizia nella tradizione arabo-musulmana la
letteratura molto ampia. Si vedano, tra gli altri: M.H. Kamali, Freedom, Equality and
Justice in Islam, Islamic Texts Society, Cambridge, 2002; M. Khadduri, The Islamic
Conception of Justice, The Johns Hopkins University Press, Baltimore, 1984; L. Rosen,
The Anthropology of Justice. Law as culture in Islamic Society, Cambridge University
Press, Cambridge, 1989; Id., Justice, in The Oxford Encyclopedia of the Modern
Islamic World, Oxford University Press, New York, 1995, vol. 2, pp. 388-391; Id.,
Islamic Concepts of Justice, in M. King, Gods Law Versus State Law, Grey Seal
Books, London, 1995, pp. 62-72; Id., Justice in Islamic Culture and Law, in R.S.
Khare, (a cura di) Perspectives on Islamic Law, Justice, and Society, Rowman &
Littlefield Publishers, Boston, 1999, pp. 33-52; Id., The Justice of Islam. Comparative
Perspectives on Islamic Law and Society, Oxford University Press, New York, 2000;
M. Campanini, Dal quietismo allattivismo. Due modelli di giustizia nel mondo
islamico, in Daimon. Annuario di diritto comparato delle Religioni, (2004), 4, pp.
139-156.
4. M. Campanini, Il pensiero islamico contemporaneo, il Mulino, Bologna, 2005, pp.
142-143.
5. Ivi, p. 149.
6. Mi permetto di rimandare sul punto al mio Giudici, giustizia e diritto nella tradizione
arabo-musulmana, Giappichelli, Torino, 2005, pp. 9 ss.
7. Vi sono oramai molti volumi che tentano di raccogliere e sintetizzare il pensiero dei
principali intellettuali arabo-musulmani contemporanei; si veda, tra gli altri, A. FilaliAnsary, Rformer lislam? Une introduction aux dbat contemporains, La Dcouverte,
Paris, 2003.
8. Cfr. M. Campanini, Il pensiero islamico contemporaneo, cit., pp. 142 ss; F. Esack,
Quran, Liberation and Pluralism, Oxford, Oneworld Publications, 2002.

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JURA GENTIUM

9. Cfr. M. Yamani (a cura di) Feminism and Islam, Legal and Literary Perspectives,
London, Ithaca Press, 1997; L. Ahmed, Women and Gender in Islam, Yale University
Press, New Haven & London, 1992; si veda anche il numero monografico CLIO-Histoire, Femmes et Socits, Femmes du Maghreb, (1999), 9.
10. Su questi temi mi permetto di rimandare allAppendice bibliografica, da me curata,
contenuta in F. Horchani e D. Zolo (a cura di), Mediterraneo. Un dialogo fra le due
sponde, Jouvence, Roma, 2005, p. 175 ss. In questa sede utilizzer lespressione
partecipazione alla vita politica piuttosto che democrazia, sebbene democrazia
venga utilizzata da molte associazioni arabo-musulmane, per tentare di distinguere
questa riflessione dal dibattito sullesportazione della democrazia. Allo stesso modo
utilizzer lespressione diritti fondamentali e non diritti umani per significare che i
diritti oggetto delle denunce e dei progetti delle associazioni arabo-musulmane sono
riconosciuti anche nelle Costituzioni dei paesi della regione e nelle Convenzioni
internazionali da essi ratificati e per distinguere tali istanze dalla retorica sui diritti
umani che si affianca al tema dellesportazione della democrazia.
11. S. Ben Nefissa (a cura di), Pouvoirs et association dans le monde arabe, Paris,
CNRS Editions, 2002, p. 14.
12. Ivi, pp. 15 ss.
13. Ivi, p. 22. Cfr. Id., ONG et gouvernance dans le monde arabe: lenjeu
dmocratique, Working paper, (2004), 10, Le Caire, CEDEJ.
14. Le associazioni non indipendenti sono soprannominate dagli stessi attivisti arabomusulmani Government sponsored NGOs o Organisations vritablement
gouvernamentales -OVG-). Cfr. S. Amin, A. El Kenz, Le monde arabe. Enjeux
sociaux- Perspectives mditerranennes, cit., p. 46.
15. Sui legami tra governi e associazioni filogovernative si veda in particolare la
ricostruzione di Jean Nol Ferri in Les limites dune dmocratisation par la socit
civile en Afrique du Nord, in Maghreb/Machrek, (2003), 175, pp. 15-35.
16. La Carovana civica ha gi ottenuto lattenzione di istituzioni, associazioni e
intellettuali europei, che hanno invitato alcuni rappresentanti della rete marocchina a
raccontare la propria esperienza in Spagna nel 2003 e in Italia nel 2004.
I diritti delle donne nel Mediterraneo
Renata Pepicelli
La questione dei diritti delle donne che abitano in Egitto, piuttosto che in Algeria o
Marocco, cos come di quelle che hanno lasciato questi paesi per emigrare in Europa,
oggi espressione paradigmatica di quellampio dibattito sui diritti umani allinterno del
quale si giocano le interconnessioni e i conflitti tra locale e globale, si giustificano e si
fanno guerre, si rivendicano identit oppositive e contrastanti. In particolare dopo l11
settembre il discorso su donne e islam diventato centrale per luna e laltra sponda del
bacino. Daltronde come Seyla Benhabib scrive: Da quando le societ e le culture
195

JURA GENTIUM

umane hanno interagito e si sono confrontate tra loro, la condizione delle donne e dei
bambini e dei rituali del sesso, del matrimonio e della morte hanno occupato un posto
speciale nelle interpretazioni interculturali (1). Da sempre figure simbolico-culturali in
cui le societ inscrivono il loro sistema morale, le donne sono tornate ad essere custodi
e simbolo delle comunit a cui appartengono, campo di battaglia e ricompensa finale di
scontri identitari e territoriali.
A partire dallinizio degli anni 90 e in misura sempre pi determinate dopo l11
settembre, il discorso su donne e islam al primo posto nelle politiche sia dei paesi
musulmani, sia in quelli occidentali. I piani di cooperazione internazionale, cos come
gli interventi armati, pongono la giustificazione al loro essere nella difesa dei diritti
umani, e femminili in particolare. Dalla fine della guerra fredda, al pieno sviluppo
della globalizzazione, allespansione del mercato mondiale - scrive Giuseppe di Marco si accompagna una politica mondiale che assume come fondamento la questione dei
diritti umani. Voglio dire che sempre pi i casus belli e i fondamenti della pace
insomma il titolo di legittimit dellagire politico, dato dalla volont di affermare o
difendere i diritti umani in quegli stati dove essi sono negati (2). Il discorso
democratico, sia nella guerra in Afghanistan che in quella in Iraq, ha fatto pi leva di
quello della lotta al terrorismo decretata dopo l11 settembre. Entrambi questi conflitti,
bench intrapresi come guerra al terrore, si sono ben presto tramutati in guerre per
laffermazione dei diritti umani e la difesa delle donne. In Afghanistan, liberare le
donne dal burqa e dai talebani stato uno dei principali argomenti nella propaganda
militare del governo americano. Mentre in Iraq la costruzione di un modello di
democrazia per tutto il Medio Oriente continua a essere un elemento determinante del
discorso sul mantenimento delloccupazione. Il presidente Bush ha ripetutamente
affermato che sostenere e diffondere il rispetto dei diritti delle donne rappresenta un
imperativo assoluto della politica estera degli Stati Uniti (3), si legge in un documento
di stato sulla situazione in Iraq del 17 luglio 2003.
Sia i progetti politici americani che europei nel Mediterraneo sono fortemente correlati
al discorso sui diritti umani. Il piano per il Grande Medio Oriente (4) immaginato
dallamministrazione americana di George W. Bush per la cooperazione con unarea
che va dalla Mauritania al Pakistan, verteva su tre punti: promozione della democrazia e
della buona amministrazione, costruzione di una societ della conoscenza, espansione
delle opportunit economiche. Riproponendo lideologia del blocco contro blocco,
secondo lo schema dellepoca della Guerra fredda, ma con una trasposizione al mondo
arabo-islamico questo progetto tracciava le linee strategiche del nuovo ordine mondiale
e affermava la centralit di concetti quali emancipazione femminile e pari opportunit.
Anche sul fronte europeo, il partenariato euromediterraneo (5) riconosce al rispetto delle
libert e dello stato di diritto uno spazio enorme. Il riconoscimento dei diritti umani e lo
sviluppo di strumenti democratici rappresentano addirittura uno dei tre pilastri del
progetto, una conditio sine qua non per lattuazione della cooperazione commerciale e
finanziaria tra le due rive del Mediterraneo. Tuttavia il processo di Barcellona ha a
lungo trascurato il discorso sui diritti delle donne. Solo nel novembre 2001, a sei anni di
distanza dallavvio del progetto euromediterraneo, la specificit di genere stata
menzionata per la prima volta nelle conclusioni finali di una riunione del partenariato
(6).

196

JURA GENTIUM

Mentre le donne vengono innalzate a vessillo allinterno della ridefinizione del mondo,
in Europa e negli Stati Uniti si assiste ad una rinegoziazione dei loro diritti. Tale
ridefinizione esprime un pi ampio dibattito sul rapporto tra culture, individuo e
comunit, da cui le dirette interessate sono per spesso escluse. Teorici
delluniversalismo dei diritti e del relativismo culturale discutono su quali debbano
essere i diritti assicurati alle donne musulmane. I primi accusano i secondi di sacrificare
le donne alla soggezione patriarcale in nome della difesa delle tradizioni culturali e della
pluralit delle culture. Secondo loro, un diffuso pregiudizio culturalistico tenderebbe a
ricacciare le donne musulmane nella gabbia dellappartenenza culturale, caricandole
del fardello della rappresentanza dellidentit culturale dei gruppi minoritari. I
difensori del relativismo culturalerispondono alle critiche argomentando che il concetto
di eguaglianza con il quale stata generalmente affrontata la questione femminile
frutto di unidea di diritti costituita attorno ad un soggetto tuttaltro che asessuato,
neutro, senza colore e senza appartenenza sociale. Dunque la condizione della donna
musulmana, il suo processo emancipatorio nei paesi di origine ed in quelli dove emigra,
sono appena la punta di un iceberg di una dinamica che non riguarda solo le donne. A
partire dalla condizione specifica delle donne musulmane, si pongono questioni e si
danno risposte sui percorsi del complesso intreccio tra rispetto delle diversit e
riconoscimento dei diritti universali. Attorno alla condizione delle donne, si esplica la
tensione tra una prospettiva universalizzante dei diritti umani e la tutela di pratiche
culturalmente specifiche che negano la pretesa universalizzante. Difesa dei diritti
culturali tradizionali e difesa del diritto di fuga da comunit tradizionali sono i due poli
allinterno dei quali si muove oggi il dibattito sulle battaglie di genere. Cosa
privilegiare, lindividuo o la comunit dorigine? Poste al centro del dibattito sul
rapporto tra culture differenti le donne si ritrovano strette tra diritti culturali predefiniti e
riconoscimento di diritti soggettivi.
Allinterno di questo ampio dibattito nel quale le dirette interessate sono troppo spesso
escluse, un nuovo punto di vista che cerca di conciliare i valori islamici e le istanze
femministe sta emergendo in tutto il mondo sia nei paesi musulmani che in quelli della
diaspora islamica. Molte attiviste e studiose chiamano questo movimento femminismo
islamico. Si tratta come ha efficacemente spiegato Valentine Moghadam di a Korancentred reform movement by Muslim women with the linguistic and theological
knowledge to challenge patriarchal interpretations and offer alternative readings in
pursuit of womens advancement and in refutation of Western stereotypes and Islamist
orthodoxy alike (7). Questo movimento ha dimensioni globali, non radicato in un
paese, piuttosto che in un altro. Come ha sottolineato Margot Badran: It is not a
product of East or West. Indeed, it transcends East and West. As already hinted, Islamic
feminism is being produced at diverse sites around the world by women inside their
own countries, whether they be from countries with Muslim majorities or from old
established minority communities. Islamic feminism is also growing in the Muslim
diaspora and convert communities in the West (8). Infatti se noi volessimo disegnare
una mappa geografica del femminismo islamico, noteremmo che esso diffuso in tutto
il mondo, in Oriente come in Occidente.
Le cosiddette femministe islamiche sostengono che lemancipazione delle donne non
deve necessariamente realizzarsi attraverso labbandono della propria cultura a favore

197

JURA GENTIUM

dei valori occidentali e di una certa idea universale dei diritti delle donne. Alcune
istituzioni o ruoli che appaiono essere forme di oppressione o discriminazione, come
indossare lhijab, potrebbero essere invece forme e pratiche identitarie capaci di
aumentare il potere delle donne nelle loro comunit o famiglie. Dalla fine degli anni
Ottanta, sempre pi donne e anche alcuni uomini stanno rileggendo i testi sacri
dellIslam, in particolare il Corano e gli hadith, e stanno dimostrando che the
inequalities embedded in fiqh are neither manifestations of divine will nor cornerstones
of an irredeemably backward social system; rather, they are human constructions (9).
Femministe islamiche, come lafroamericana Amina Wadud, la pakistana Asma Barlas
e liraniana Ziba Mir-Hosseini stanno, infatti dimostrando how such unequal
constructions contradict the very essence of divine justice as revealed in the Koran and
how Islams sacred texts have been tainted by the ideologies of their interpreters (10).
Secondo loro lIslam riconosce tutti i diritti alle donne e sostiene luguaglianza di
genere, ma nel corso dei secoli ristrette elite maschili hanno imposto interpretazioni
distorte dei testi sacri e sostenuto il patriarcato in nome del Corano. Le femministe
islamiche sostengono che oggi per ottenere laffermazione dei diritti delle donne
necessario combattere lortodossia islamica e ritornare al messaggio originario
dellislam il quale garantisce la giustizia di genere.
Tuttavia coloro che sono chiamate femministe islamiche, non sempre accettano
questetichetta. Alcune di loro rifiutano tale terminologia, perch considerano il
concetto di femminismo come un prodotto peculiare della storia occidentale. Altre la
rigettano perch si collocano allinterno delle battaglie del movimento femminista
universale, e non credono che sia necessario riferirsi allIslam anche se sono musulmane
praticanti. Il premio nobel Shirin Ebadi un esempio di questa corrente. Di fronte alla
complessit delle definizioni e delle autodefinizioni, Ziba Mir Hosseini suggerisce di
non soffermarsi troppo su etichette e categorie. Mir Hosseini scrive infatti: It is
difficult and perhaps futile to put the emerging feminist voices in Islam into neat
categories and to try to generate a definition that reflects the diversity of positions and
approaches of Islamic feminists. As with other feminists, their positions are local,
diverse, multiple, and evolving. Many of them have difficulty with the label and object
to being called either Islamic or feminist. They all seek gender justice and equality for
women, though they do not always agree on what constitutes justice or equality or the
best ways of attaining them (11).
Per concludere, mi sembra che si possa dire che analizzare la condizione femminile nel
Mediterraneo sia una strada per entrare nel merito della costruzione dello spazio
geopolitico euromediterraneo e dei diritti di cittadinanza garantiti sulle due sponde del
bacino. Come mette in evidenza Martha Nussbaum, porsi dal punto di vista delle donne,
di ci che possono e non possono essere, possono o non possono fare, significa proporre
il test pi severo e rigoroso alle politiche pubbliche. A ragione Seyla Benhabib afferma
che giusto considerare il femminismo una forma di filosofia decostruzionista, con la d
minuscola. Unermeneutica del sospetto, per dirla con Paul Ricoeur, che invita a
mettere in discussione il soggetto, gli assunti dellepistemologia, delletica, della
politica. La condizione femminile, e come questa viene utilizzata nel sostenere questa o
quellaltra tesi, nel fare o non fare una guerra, nel concedere o meno diritti culturali a
una data comunit, diventa una fondamentale chiave interpretativa della realt e delle

198

JURA GENTIUM

forze in campo. In questa prospettiva il gender diventa una categoria utile per lanalisi
storica, una variabile interpretativa nellanalisi sociale e politica dellarea mediterranea.
I diritti delle donne della sponda sud-est del Mediterraneo sia quando si esplicano in
paesi musulmani che in paesi demigrazione, cos come limmaginario in cui questi si
iscrivono e come questi vengono recepiti, trattati e utilizzati da governi e
organizzazioni, diviene sempre pi una griglia concettuale per interpretare la realt
intera, le sfide e le poste in gioco nel Mediterraneo. Unarea geopolitica e geoculturale
posta di fronte al bivio tra essere una zona di perenne disordine e destabilizzazione e
divenire un laboratorio per sperimentare relazioni nuove tra le due rive del bacino.
Note
1. S. Benhabib, La rivendicazione dellidentit culturale. Eguaglianza e diversit
nellera globale, il Mulino, 2005, p.117.
2. G. A. Di Marco, Mercato mondale della globalizzazione e politica dei diritti umani in
Civilt del Mediterraneo, giugno 2004, 4-5, pp. 71-132.
3. Si veda il foglio informativo Gli Stati Uniti si impegano a rendere le donne partecipi
del processo di ricostruzione dellIraq del 17 luglio 2002 pubblicato su U.S. Mission to
Italy.
4. Si tratta di un documento sul Grande Medio Oriente (Greater Middle East, GME)
che Washington aveva distribuito in via riservata agli sherpa dei leader del G-8 in
previsione del vertice previsto dall8 al 10 giugno 2004 a Sea Island (Georgia) negli
Stati uniti e che era stato anticipato per una fuga di notizie, dal giornale di lingua araba,
stampato a Londra Al-Hayat il 13 febbraio 2004, e che in seguito era stato ritirato. Il
testo originale inglese pubblicato sul sito Internet del quotidiano.
5. Per ulteriori informazioni sul partenariato euromediterraneo mi permetto di rimandare
al mio testo: R. Pepicelli, 2010 un nuovo ordine mediterraneo?, Messina, Mesogea,
2004.
6. Si parla di questione femminile nel paragrafo relativo al partenariato economico e
finanziario, l dove si afferma la necessit di migliorare le condizioni di vita delle
popolazioni e di aumentare il livello di occupazione nella regione. Negli accordi di
associazione invece in nessun punto si parla dei diritti delle donne. Nei programmi
Meda (gli strumenti finanziari del partenariato) gli stanziamenti per le politiche di
genere risultano esigui.
7. V. Moghadam, Towards gender equality in the arab/middle east region: Islam,
culture, and feminist activism, Human development report office, Occasional paper,
Undp, 2004, p. 14.
8. M. Badran, Islamic feminism: whats in a name?, in Al-Ahram Weekly Online, Issue
No. 569, 17-23 January 2002.
9. Z. Mir-Hosseini, Muslim Womens Quest for Equality: Between Islamic Law and
Feminism, Critical Inquiry 32 (4) (2006), pp. 629-45.

199

JURA GENTIUM

10. Ibid.
11. Ibid.
La detenzione sulle sponde del Mediterraneo
Lucia Re
1. Introduzione
A partire dalla fine del Novecento lorganizzazione del sistema penitenziario e la tutela
dei diritti dei detenuti sono entrate a far parte dellagenda politica internazionale e di
quella europea. Le Nazioni Unite, il Consiglio dEuropa e lUnione Europea hanno
promosso, a livello internazionale e regionale, ladozione di standard minimi di
detenzione cui le amministrazioni carcerarie sono tenute a conformarsi. Sia le Nazioni
Unite che il Consiglio dEuropa hanno inoltre favorito la costituzione di organismi
internazionali di monitoraggio delle condizioni di detenzione. Infine, le Nazioni Unite e
lUnione Europea hanno promosso riforme in diversi paesi, finanziando progetti volti ad
adattare i sistemi penitenziari locali al modello penitenziario delineato negli standard
minimi internazionali ed europei. Accanto a questi attori istituzionali, alcune
associazioni non governative, come Amnesty International, Human Rights Watch e
Penal Reform International, da anni tengono sotto osservazione le carceri di tutto il
mondo, denunciando la violazione dei diritti dei detenuti e segnalando le riforme pi
urgenti. Ciononostante, in molti paesi del mondo le carceri versano in pessimo stato e
linteresse dellopinione pubblica per la questione penitenziaria resta limitato.
Perch occuparsi allora delle carceri del Mediterraneo? In primo luogo perch
nellarea mediterranea il problema della tutela delle persone recluse si pone, sebbene
con alcune rilevanti differenze, sia sulla sponda sud che sulla sponda nord. E, in
secondo luogo, perch esiste uno specifico problema riguardante la detenzione in
questarea. Negli Stati che si affacciano sul Mediterraneo le istituzioni detentive sono
numerose e diversificate. Accanto ad aspetti legati alla storia dei singoli paesi, vi sono
problemi comuni che possono essere affrontati soltanto a livello regionale. Basti
pensare che la popolazione reclusa nelle carceri del Mediterraneo tendenzialmente
omogenea. In Grecia, in Italia, in Francia e in Spagna i detenuti stranieri sono in media
il 30% del totale e provengono in maggioranza dai paesi della sponda sud e della sponda
est del Mediterraneo (1).
Unaltra rilevante percentuale di detenuti (specialmente in Francia) composta da
cittadini europei di origine straniera, soprattutto maghrebina. Si tratta di giovani, figli di
immigrati, che risiedono nelle periferie metropolitane. Sono queste due periferie - le
periferie mediterranee e quelle metropolitane - i luoghi dai quali proviene unalta
percentuale delle persone recluse nei penitenziari europei. I detenuti nelle carceri
mediterranee del sud e del nord si assomigliano dunque per appartenenza nazionale,
religiosa e culturale.
Infine, il Mediterraneo si avvia a divenire sempre pi unarea di insediamento di
istituzioni di reclusione, poich le politiche migratorie inaugurate negli ultimi anni
200

JURA GENTIUM

dallUnione Europea promuovono - nei paesi membri della sponda nord - la creazione
di centri di permanenza temporanea dove sono detenuti i migranti irregolari e - nei paesi
della sponda sud - la realizzazione di campi e di centri di trattamento in transito (2)
dove trattenere i migranti prima che raggiungano il territorio europeo. I centri di
permanenza temporanea sono strutture detentive a tutti gli effetti, che, insieme alle
carceri vere e proprie, configurano un sistema integrato di istituti di reclusione preposti
alla segregazione degli stranieri. Il sistema penitenziario nellEuropa mediterranea (3)
ha assunto un ruolo importante come strumento di limitazione della libert di
movimento dei migranti allinterno dellarea europea. Le politiche penali e penitenziarie
adottate nei paesi europei del Mediterraneo sono strettamente connesse a quelle
migratorie. Le carceri dellEuropa del sud assomigliano sempre di pi a centri di
permanenza temporanea nei quali sono detenuti i migranti destinati a essere espulsi:
detenzione ed espulsione sono strumenti complementari, in grado di assicurare la
neutralizzazione degli stranieri.
Questo processo conduce a una trasformazione dei sistemi penitenziari dellEuropa
mediterranea, finora orientati alla rieducazione dei condannati. Allo stesso tempo
per, le istituzioni europee promuovono sulla sponda sud del Mediterraneo ladozione
di un modello penitenziario europeo che intenderebbe affidare alla pena una funzione
rieducativa e che si vuole attento alla tutela dei diritti dei detenuti. La politica
penitenziaria europea dunque ambivalente: da una parte assume come bandiera di
civilt e come standard che i paesi candidati allingresso nellUnione devono
soddisfare un sistema penitenziario ispirato ai principi della risocializzazione e del
rispetto dei diritti dei detenuti, dallaltra, ignora la trasformazione in corso nei propri
penitenziari.
2. La detenzione sulla sponda nord del Mediterraneo
La popolazione detenuta nelle carceri dellEuropa mediterranea cresciuta
notevolmente negli ultimi decenni del Novecento e nei primi anni del Duemila. Il
sovraffollamento penitenziario e linadeguatezza delle strutture detentive dei paesi
dellEuropa del sud sono stati pi volte denunciati da organizzazioni non governative e
da associazioni nazionali e internazionali, oltre che dagli ispettori del Consiglio
dEuropa. Le stesse istituzioni statali considerano il sovraffollamento come uno dei
principali problemi che affliggono il sistema penitenziario. Esso influisce anche sulle
attivit proposte ai detenuti. Nelle carceri dellEuropa meridionale la maggioranza dei
detenuti non svolge alcuna attivit scolastica o ricreativa, n ha un lavoro (4).
Unaltra caratteristica delle carceri dellEuropa del sud , come si accennato, la
sovrarappresentazione degli stranieri nella popolazione penitenziaria. Questi sono infatti
pi del 30% dei detenuti, mentre gli stranieri residenti sono circa il 5%. Il Mediterraneo
divenuto una delle principali vie di accesso allUnione Europea, i cui confini sono
difficilmente valicabili per gli stranieri. In fondo al mare giacciono migliaia di corpi.
Sono i corpi dei pi sfortunati fra coloro che, aggirando le frontiere terrestri e i controlli
negli aeroporti, hanno tentato di entrare in Europa via mare con imbarcazioni precarie.
Molti dei sopravvissuti si sono trovati subito internati nei Centri di permanenza
temporanea per migranti irregolari e nelle carceri dei paesi dellEuropa mediterranea. I

201

JURA GENTIUM

paesi sud-europei detengono il primato della carcerazione degli stranieri. In questi paesi,
nei quali limmigrazione un fenomeno recente, il sistema penitenziario appare come
un mezzo per gestire le migrazioni e per regolare limmissione di forza-lavoro
immigrata nel mercato nazionale.
La presenza di un numero elevato di stranieri nelle carceri europee, non solo
mediterranee, riconducibile a vari fattori: fra questi determinante lopzione a favore
di politiche restrittive nei confronti dellimmigrazione. Negli ultimi anni le politiche
migratorie dei paesi europei hanno teso a rafforzare gli strumenti di repressione penale
dellimmigrazione clandestina. In questo quadro, sono state create nuove figure di reato,
i cosiddetti reati di immigrazione, collegati esclusivamente allo status di migrante,
come il reato di ingresso clandestino o di reingresso nel territorio nazionale o i reati
connessi alla falsificazione di documenti. Inoltre, in molti paesi europei sono stati
irrigiditi i criteri di concessione dellasilo ed stata attuata una vera e propria
degradazione dei richiedenti asilo da soggetti bisognosi di protezione a potenziali
truffatori. Le politiche che risentono di questa ispirazione hanno finito spesso per
favorire limmigrazione irregolare (5).
Lorientamento repressivo nei confronti dellimmigrazione non affatto esclusivo dei
paesi europei mediterranei; anche gli altri paesi membri dellUnione Europea hanno
seguito questa direzione. Caratteristica dei paesi mediterranei tuttavia la loro vicinanza
geografica con molti paesi di emigrazione, vicinanza da cui deriva sia la tendenza ad
accordarsi con i governi di questi paesi coinvolgendoli nel controllo delle migrazioni,
sia il carattere emergenziale delle politiche migratorie. Tale orientamento favorisce
violazioni molto gravi dellincolumit dei migranti e dei loro diritti: da parte delle
polizie di frontiera, delle polizie operanti nei Centri di permanenza temporanea e degli
agenti penitenziari. Queste violazioni sono state constatate e denunciate da vari organi
internazionali di tutela dei diritti fondamentali, fra i quali: il Commissario europeo per i
diritti umani, il Comitato per la prevenzione della tortura le pene o trattamenti inumani
o degradanti del Consiglio dEuropa, il Relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti
umani dei migranti, lAlto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, il
Parlamento europeo e la Corte europea dei diritti umani. Queste denunce non hanno
tuttavia condotto finora a uninversione di rotta.
3. La detenzione sulla sponda sud
Nei paesi della sponda sud del Mediterraneo gli attuali sistemi penitenziari sono spesso
il risultato dei processi di riforma avviati durante la colonizzazione europea e portati a
termine dopo lindipendenza. In particolare, nei paesi del Maghreb le riforme realizzate
dallindipendenza a oggi hanno condotto a un progressivo miglioramento delle
condizioni di detenzione. I problemi dei detenuti comuni in questi paesi sono dunque
per molti aspetti simili a quelli riscontrabili nei paesi europei del Mediterraneo e sono
legati principalmente al sovraffollamento e alla mancanza di risorse del sistema
penitenziario. Essi sono tuttavia acuiti dalle pi generali carenze strutturali ed
economiche che affliggono i paesi arabo-islamici del Mediterraneo.
In Marocco i detenuti erano 53.580 alla fine del 2006, con un tasso di detenzione di 167
detenuti ogni 100.000 abitanti (6), superiore dunque a quello dei paesi sud-europei che
202

JURA GENTIUM

si aggira intorno ai 100 detenuti ogni 100.000 abitanti. La popolazione penitenziaria


cresciuta dagli anni Novanta del secolo scorso. Fra le cause principali dellincremento
della popolazione detenuta vi sono lorientamento repressivo della legislazione penale e
il ricorso frequente alla carcerazione preventiva: alla fine del 2006 i detenuti non
definitivi erano il 46,6% del totale (7). In Algeria al novembre 2007 i detenuti erano
54.000, pari a 158 ogni 100.000 abitanti. Anche qui la popolazione carceraria
costantemente cresciuta, in particolare negli ultimi quattro anni (8). Fra i paesi del
Maghreb per la Tunisia a detenere il primato dellincarcerazione, con 26.000 detenuti
e un tasso di detenzione di 263 detenuti ogni 100.000 abitanti (9). Contrariamente a
quanto si rileva per il Marocco, in Tunisia il ricorso alla detenzione preventiva non
sembra incidere particolarmente sullandamento della popolazione penitenziaria. Sono
piuttosto il carattere repressivo della legislazione penale e le ferree norme antiterrorismo
ad aver condotto in carcere una percentuale cos elevata di cittadini. Pi che negli altri
paesi del Maghreb, in Tunisia si registra una mancanza di trasparenza per quanto
riguarda le condizioni di detenzione (10) e le notizie ufficiali sul sistema penitenziario
sono molto scarse.
Dallanalisi dei sistemi penitenziari del Mediterraneo del sud emerge inoltre
chiaramente lesistenza di un regime separato per i detenuti politici. In Algeria e in
Marocco si possono notare alcuni tentativi di rimediare alle gravi violazioni dei diritti
degli oppositori politici e dei membri delle minoranze che sono stati perseguitati dai
regimi negli scorsi decenni e alcune aperture in questo senso sono avvenute anche in
Tunisia. La rinnovata attenzione per i diritti umani non tuttavia sufficiente a
contrastare il ricorso alla tortura (11) e a innalzare il livello di protezione delle persone
incarcerate.
Dalla fine degli anni novanta del secolo scorso le carceri del Maghreb, come altre
carceri del mondo arabo, sono state oggetto di importanti interventi di riforma, realizzati
sia attraverso il rinnovamento della legislazione penale, sia attraverso ladozione di
nuove leggi penitenziarie. In Marocco, con la morte di Hassan II, le autorit politiche
hanno iniziato a rivedere criticamente la dura repressione delle opposizioni politiche e
delle minoranze etniche che aveva caratterizzato la politica governativa fin
dallindipendenza. In questo quadro, nel 1999 stata adottata una legge di riforma delle
carceri con lo scopo di adeguare la legislazione penitenziaria marocchina agli standard
internazionali. Le carceri sono state aperte ai controlli di organismi indipendenti e si
sono avviate alcune collaborazioni con organizzazioni non governative per la tutela dei
diritti umani. La Commissione europea, che ha finanziato un programma biennale
gestito dallorganizzazione per il miglioramento delle condizioni carcerarie in Marocco
(12). Programmi analoghi sono stati sovvenzionati dallUnione Europea e dalla Nazioni
Unite in Algeria, in Libano e in Palestina.
Le organizzazioni internazionali e lUnione Europea sembrano dunque aver favorito
alcuni importanti cambiamenti sulle sponde meridionale e orientale del Mediterraneo. E
tuttavia, il disconoscimento dei diritti dei detenuti politici resta ancora oggi una
caratteristica comune ai sistemi penali e penitenziari del Mediterraneo del sud.
LUnione Europea e gli altri paesi occidentali hanno una parte di responsabilit nel
protrarsi di queste violazioni, poich, da un lato, hanno sostenuto interventi volti ad
adeguare le istituzioni penitenziarie dei paesi meridionali del Mediterraneo agli standard
203

JURA GENTIUM

internazionali, ma dallaltro hanno apertamente appoggiato la politica antiterrorismo dei


paesi arabi moderati, favorendo un progressivo irrigidimento della legislazione penale e
trascurando le denunce provenienti dalle societ civili.
Del resto, anche sul territorio europeo la lotta al terrorismo ha condotto a una
graduale erosione delle garanzie giurisdizionali e alla restrizione di importanti libert
civili. Su due fronti i paesi del sud e quelli del nord del Mediterraneo sembrano trovarsi
uniti: quello della guerra al terrorismo e quello del controllo delle migrazioni. Sulle
due rive del Mediterraneo la battaglia comune consente sempre pi spesso di derogare
ai principi che prescrivono il riconoscimento e la tutela dei diritti individuali.
La disponibilit dimostrata dai paesi della sponda sud del Mediterraneo a riformare i
propri sistemi carcerari andrebbe incoraggiata e sostenuta nel contesto della
cooperazione mediterranea fra paesi europei e paesi arabo-islamici, anche se questo non
dovrebbe essere considerato sufficiente. Le istituzioni europee, insieme alle forze
politiche democratiche e alle organizzazioni sociali euromediterranee, dovrebbero
impegnarsi a favorire anche il rispetto dei diritti delle persone recluse per motivi politici
e la revisione di molte leggi antiterrorismo, come le associazioni e i movimenti presenti
nelle societ arabo-islamiche reclamano da tempo. Questo non tuttavia pensabile se
lEuropa si presenta come la patria dei diritti di carta che tollera nei suoi confini il
ricorso alla tortura, alle carceri segrete, alla detenzione incommunicado (13) nei
commissariati o nei Centri di permanenza temporanea. Ed ancor meno pensabile, se
essa percepita come la patria dellipocrisia, pronta com a stipulare con i paesi del
sud del Mediterraneo accordi bilaterali per il controllo dellimmigrazione clandestina, al
di fuori di effettive garanzie quanto alla tutela dei diritti dei migranti.
Quando si guarda alla tutela delle persone detenute nellarea mediterranea, bench si
noti in molti casi un differente grado di protezione dei diritti dei detenuti, non si rileva
una netta contrapposizione degli orientamenti prevalenti sulla sponda nord e di quelli
invalsi sulla sponda sud: si rileva invece una sostanziale contiguit fra molte delle
pratiche detentive in uso sulle due rive.
Note
1. Vedi International Centre for Prison Studies, World Prison Brief, Europe.
2. Listituzione, fuori dai confini europei, di Centri di trattamento in transito dove
recludere i richiedenti asilo stata proposta dal Regno Unito. Gi da alcuni anni, inoltre,
i paesi europei, attraverso accordi bilaterali con i paesi del sud e dellest del
Mediterraneo, hanno promosso la creazione di campi e di luoghi di reclusione ai confini
dellUnione Europea dove sono trattenuti i migranti. In questi luoghi non vi alcuna
garanzia per la tutela dei diritti e per la stessa incolumit delle persone trattenute. Si
pensi, ad esempio, agli accordi intercorsi fra lItalia e un paese come la Libia, certo non
noto per la sua adesione agli standard internazionali di protezione dei diritti umani.
3. Utilizzo il termine Europa mediterranea per riferirmi ai paesi membri dellUnione
Europea che si affacciano sul Mediterraneo (Grecia, Italia, Francia, Spagna e i nuovi
membri Malta e Cipro). Tralascio i paesi balcanici. In alcuni casi utilizzer anche

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JURA GENTIUM
lespressione Europa del sud o Europa meridionale. Questa espressione si adatta
meno dellespressione Europa mediterranea a designare unarea che comprende anche
la Francia. Molti inoltre inseriscono fra i paesi dellEuropa meridionale anche il
Portogallo, che non si affaccia sul Mediterraneo. Al di l del problema della pi
generale collocazione della Francia - paese dellEuropa continentale - nellorizzonte
mediterraneo, credo che entrambe le espressioni possano essere utilizzate trattando delle
carceri greche, italiane, francesi, spagnole, maltesi e cipriote. Per motivi giuridici e
culturali, la Francia mi pare accomunabile in questo settore ai paesi dellEuropa
meridionale. Il penitenziario di Loos, ad esempio, nel nord del paese, descritto in un
recente rapporto del Cpt, ricorda pi le carceri italiane che le carceri olandesi,
geograficamente pi vicine.
4. Cfr. per lItalia, Ufficio del Commissario per i diritti umani, Rapporto sulla visita in
Italia 10-17 giugno 2005, Consiglio dEuropa, Strasbourg, 14 dicembre 2005, p. 19.
5. stato stimato, ad esempio, che quasi due terzi dei migranti legalmente residenti in
Italia nel 2005 passato attraverso un periodo di clandestinit, cfr. E. Santoro, La fine
della biopolitica e il controllo delle migrazioni: il carcere strumento della dittatura
democratica della classe soddisfatta, in P. Cuttitta, F. Vassallo Paleologo (a cura di),
Migrazioni, frontiere e diritti, ESI, Napoli 2006. Secondo Santoro: se si sommano i
dati delle varie sanatorie effettuate, i migranti che hanno ottenuto un permesso di
soggiorno in conseguenza a sanatoria sono circa 1.548.500. Analisi simili sono state
svolte dal Ministero dellinterno sia nel Rapporto sulla criminalit che nel Primo
Rapporto sullimmigrazione in Italia 2007, Roma 2007.
6. International Centre for Prison Studies, World Prison Brief for Morocco.
7. Ibid.
8. International Centre for Prison Studies, World Prison Brief for Algeria.
9. International Centre for Prison Studies, World Prison Brief for Tunisia. Dati della
Ligue tunisienne des droits de lhomme risalenti al 2004.
10. La Ligue tunisienne des droits de lhomme in pi di venti anni di esistenza stata
autorizzata solo due volte a entrare in un carcere tunisino, lultima nel 1991. Da allora, a
nostra conoscenza, nessuna organizzazione indipendente ha pi avuto accesso alle
carceri. Vedi A. Othmani, tr. it. cit., p. 135, e Human Rights Watch, Tunisia. Long-Term
Solitary Confinement of Political Prisoners, Human Rights Watch, New York 2004,
vol. 16, 3 (E).
11. Bench tutti i paesi del Maghreb abbiano ratificato la Convenzione delle Nazioni
Unite contro la tortura, la pratica resta molto diffusa in questi paesi, anche al di fuori
delle istituzioni penitenziarie. Il Marocco e la Mauritania hanno inoltre apposto
dichiarazioni e riserve alla Convenzione.
12. Vedi Penal Reform International, Moyen Orient et Maghreb.
13. E cio che non comunicata dalle autorit a terzi; ad esempio il caso della
legislazione spagnola.
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