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Riassunto L'età contemporanea dalle

Rivoluzioni settecentesche all'Imperialismo,


Banti, Sintesi di Storia Contemporanea
Capitolo 1 – La prima Rivoluzione Industriale.

La rivoluzione industriale fu un processo di evoluzione economica o


industrializzazione della società che da sistema agricolo-artigianale-
commerciale divenne un sistema industriale moderno caratterizzato dall'uso
generalizzato di macchine azionate da energia meccanica.

In Gran Bretagna si manifestano cambiamenti vistosi soprattutto nel settore


tessile. La domanda di tessuti è in crescita e gli imprenditori britannici
cercando un modo per produrre tessuti di cotone che siano concorrenziali in
numero e qualità a quelli indiani, prodotti a costi molto bassi. Con una serie di
invenzioni cercano di fabbricare le stesse quantità ma a costi ancora più
bassi. Un esempio è il telaio meccanico, azionato dall’energia idrica. Oltre al
settore tessile, in grande movimento è anche quello SIDERURGICO con lo
sfruttamento di nuove fonti di energia come i combustibili fossili. La più
rilevante delle invenzioni è sicuramente la macchina a vapore di Watt; si
tratta di una pompa generatrice di energia per altre macchine. Fino ad allora
le fonti di energia erano quelle eoliche, idriche, animali, e umane, con il limite
di non poter essere usate ininterrottamente. La macchina a vapore, invece, è
in grado di produrre artificialmente e ininterrottamente energia che può
essere applicata in modo razionale alle macchine. Quattro aspetti
caratterizzano questa rivoluzione:

1. I cicli di espansione hanno un carattere apparentemente inarrestabile: ad


una trasformazione ne segue un’altra, e un’altra…

2. Ciò che avviene in Gran Bretagna diventa un modello per politici,


imprenditori, intellettuali di altre aree d’Europa.
3. Le trasformazioni non sono diffuse in modo uniforme sul territorio, ma a
MACCHIA DI LEOPARDO: gli imprenditori concentrano le macchine in un
unico luogo in cui anche i lavoratori possono essere controllati: le
FABBRICHE. Esse si concentrano in medesime aree industriale con
determinate caratteristiche, come la vicinanza ad un porto, a distretti
carboniferi. Tali distretti industriali, a loro volta,si addensano intorno ad una o
più città.

4. Nasce così la classe OPERAIA costituita da ez artigiani, ex contadini,


immigrati nelle città dove hanno sede le fabbriche, o i loro figli e le loro mogli
il cui salari può essere più basso.

Le condizioni di lavoro sono diverse da quelle nelle botteghe artigiane: 1. C’è


un controllo più rigido sui tempi di lavoro 2. I turni di lavoro sono più lunghi e
le condizioni di lavoro pericolose e antigieniche 3. Labour saving: risparmio
della manodopera: in corrispondenza con le innovazioni

tecnologiche aumenta la disoccupazione

CAPITOLO 2 – la RIVOLUZIONE AMERICANA

Alla fine della Guerra dei Sette anni, la Gran Bretagna emerge come la più
grande potenza mondiale, con un aumento dei suoi domini coloniali e un
conseguente aumento delle spese, soprattutto per le conquiste territoriali del
NORD AMERICA. Per far fronte a queste spese il governo stabilisce un
aumento della pressione fiscale sui contribuenti delle colonie nordamericane,
suscitando una serie di reazioni che porteranno ad una grave crisi i. I
governanti britannici, ignorando o trascurando la fermezza dei coloni (la forza
che viene dalla tradizione teologica dei protestanti puritani che vede l’America
come una terra promessa, che riconosce agli individui i diritti naturali,
l’influenza dell’illuminismo) rispondono con durezza alle resistenze.
La nuova politica fiscale delle colonie prevede: 1. Revenue Act che cerca di
combattere il contrabbando dei coloni 2. Stamp Act impone una imposta da
Bollo su ogni documento ufficiale. Il ricavato dei bolli

venduti va allo stato britannico per finanziare le truppe di stanza nelle colonie
e i funzionari statali li dislocati.

I contribuenti nordamericani, nonostante le entrate fiscali non escano dal


territorio delle colonie, cominciano a protestare contro un’imposizione fiscale
per loro illegittima, in quanto tra le altre cose, è stata approvata da una
Camera dei Comuni in cui non ci sono i rappresentanti di quelle comunità che
la nuova legge va a danneggiare. Non è loro riconosciuto il diritto di difendere
i propri interessi “NESSUNA TASSA SENZA RAPPRENSENTANZA”.

Il governo ritira lo Stamp act ma è irremovibile sulla questione della


rappresentanza sostenendo che per i coloni debba valere la rappresentanza
virtuale come per molti sudditi britannici. La situazione degenera quando, a
danno dei contribuenti nordamericani e dell’economia delle colonie, il
monopolio esclusivo della vendita del tè viene attribuito alla EST INDIA
COMPANY. Un gruppo di coloni (1773) si introduce allora sulle navi della
compagnia e buttano in mare il tè che trasportano. Il governo britannico
risponde duramente alla reazione dei coloni, i quali decidono di convocare il
CONGRESSO DEI RAPPRESENTANTI DELLE COLONIE, per stabilire una
linea comune contro il governo di Londra.

Il PRIMO CONGRESSO a cui partecipano i delegati di 13 colonie, si tiene a


FILADELFIA nel settembre del 1774 chiede al governo britannico di ritirare le
norme repressive e lo invita a cercare un compromesso. Il governo britannico
risponde con l’arresto dei leader ribelli. Iniziano così i primi scontri tra
l’esercito e le milizie irregolari di coloni.

Un SECONDO CONGRESSO si tiene a FILADELFIA nel maggio 1775: 1.


prendendo atto della crisi, illustra pubblicamente i motivi per i quali i coloni
combattono,
con una DICHIARAZIONE 2. Decide di battere autonomamente moneta 3.
Organizza un vero e proprio esercito guidato da G. WASHINGTON,
proprietario terriero

della Virginia. 4. 1776: REDIGE UNA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA

Davanti alla dichiarazione di indipendenza i coloni assumono posizioni


diverse: 1. Lealisti: non vogliono tradire il re e non aderiscono alle ragioni
dell’indipendenza 2. Indipendentisti, che accolgono con entusiasmo
l’indipendenza.

È a questo punto che scoppia la vera e propria guerra tra colonie ribelli
e Gran Bretagna.

Ad un primo sguardo i coloni sembrano non avere speranze con un esercito


come quello britannico. Ma Washington, a comando dell’esercito di ribelli,
evita battaglie campali sfruttando attacchi di sorpresa agli eserciti e mirando
al logoramento dei nemici. La differenza sostanziale tra i due gruppi

militari, che determinerà la vittoria dei ribelli, è il fatto che da una parte ci
sono milizie di mercenari e dall’altra uomini che combattono per difendere i
propri diritti, quelli delle proprie famiglie e la propria libertà. L’intervento di
altre potenze accanto ai ribelli (FRANCIA SPAGNA E OLANDA) ne
determina grandi vittorie e successi fino alla vittoria definitiva
nella BATTAGLIA DI YORKTOWN (1781) in cui i britannici si arrendono e la
città viene riconquistata.

È la FINE DELLA GUERRA. La PACE viene firmata a PARIGI 3 settembre


1783: 1. INDIPENDENZA COLONIE STATUNITENSI 2. Gran Bretagna
restituisce alla Spagna la Florida, occupata nel 1763.

DOPO L’INDIPENDENZA: • le colonie si trasformano in Stati Autonomi • ogni


stato autonomo si dota di una COSTITUZIONE che riconosce come unica
forma
istituzionale la REPUBBLICA basata du PARLAMENTO ELETTIVO. • I
rapporti tra gli stati sono regolati da un Congresso di rappresentanti.

Nella Convenzione del 1787 i delegati dei nuovi stati decidono di


redigere una COSTITUZIONE che configuri il nuovo Stato non come una
confederazione ma come una FEDERAZIONE. Nel 1789 la nuova
COSTITUZIONE viene approvata ed entra in vigore. Viene eletto il primo
presidente swgli Stati Uniti : GEORGE WASHINGTON.

Punti di vista differenti sui rapporti di potere tra singoli Stati e Governo
federale determinano una divisione tra:

• FEDERALISTI: a favore di una preponderanza del governo centrale


(Washington) • REPUBBLICANI: a favore dei diritti degli Stati di fronte al
Governo federale (Jefferson),

timorosi che il governo centrale possa limitare gli spazi di azione economica
dei singoli stati.

I repubblicani hanno la meglio all’inizio con l’approvazione da parte del


congresso di una BILL OF RIGHTS nel 1791. Si tratta dei primi dieci
emendamenti della Costituzione in cui stabiliscono:

1. i limiti che il governo centrale deve rispettare nei confronti dei singoli stati e
dei singoli individui.

2. Che le competenze non affidate al governo espressamente, vadano agli


Stati e al popolo.

Per quanto riguarda il problema della cittadinanza: • Attribuita per nascita •


Gli stranieri possono essere naturalizzati dopo 14 anni di residenza, buona
condotta e aver

giurato fedeltà alla Costituzione. I confini territoriali sono flessibili

Capitolo 3.
La Rivoluzione francese. Presa della Bastiglia e Assemblea Nazionale
Costituente. L’emergenza fiscale causata dalle spese sostenute nelle guerre
precedenti, portano re Luigi XVI a proporre una riforma fiscale che però trova
l’opposizione del Parlamento che intende difendere i privilegi di nobiltà e clero
e mantenere la propria centralità. Così vengono convocati gli Stati Generali: il
Parlamento chiede che si voti per ordini (in modo da favorire nobiltà e clero
che sono in maggioranza). Ciò porta ad un’animata discussione, in cui i
singoli esprimono la propria opinione tramite i pamphlets. Così il Terzo Strato
si stacca dagli Stati Generali e si riunisce nell’Assemblea Nazionale
Costituente con lo scopo di redigere una Costituzione. Il malumore politico e il
disagio sociale provocato dall’aumento del prezzo del pane, portano allo
scoppio di una ribellione. Il 14 luglio avviene la presa della Bastiglia: vengono
assaltate le prigioni e il comandante viene decapitato.

Un mese dopo, l’Assemblea raggiunge i primi risultati: • Abolisce il sistema


feudale – scompaiono i ceti, sorge la società dell’uguaglianza politica di fronte
alla

legge. • Emana la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.

Inizialmente il re sembra opporsi ma l’Assemblea Nazionale fa pressioni sul


comandante della Guardia Nazionale Lafayette che, guidando una grande
folla, convince il sovrano ad approvare i decreti. Re e Assemblea si
trasferiscono a Parigi.

Il Parlamento francese. All’interno dell’Assemblea nasce la distinzione politica


fra destra e sinistra, oltre ai club che sostengono le posizioni assunte
all’interno dell’Assemblea.

SINISTRA CENTRO DESTRA Giacobini (progressisti) Palude (moderati)


Foglianti (conservatori) Poi divisi in: Girondini Montagnardi (moderati)
(radicali)
Nel 1791 l’Assemblea prepara la Costituzione, definita come “espressione
della volontà generale”. La Francia diventa quindi una monarchia
costituzionale:

• Il re diventa il “Re dei Francesi” e a lui è affidato il potere esecutivo e di


veto sulle leggi. • Nasce l’Assemblea legislativa, a cui è affidato il potere
legislativo.

Il nuovo Stato francese. • Nuova geografia amministrativa: il territorio viene


diviso in dipartimenti, che sono divisi in distretti e a

loro volta divisi in cantoni. • Si aboliscono i titoli nobiliari. • Vengono confiscati


i beni ecclesiastici. • Costituzione civile del clero: i parroci e i vescovi
vengono ora eletti da assemblee elettorali locali, ed

hanno l’obbligo di giurare fedeltà alla Costituzione.

La guerra contro Austria e Prussia. Tutta l’attenzione pubblica è comunque


concentrata sulla possibile guerra contro Austria e Prussia, che sono ostili
alla Rivoluzione della Francia.

L’idea della guerra è sostenuta dai Girondini (per ricomporre le fratture


interne) e dal Re (che spera nella sconfitta francese per restaurare
l’assolutismo regio). Contrari sono i Giacobini, guidati da Robespierre. Re
Luigi XVI firma quindi la dichiarazione di guerra e nel malcontento molti
aristocratici abbandonano il paese. L’esercito francese è nel caos, perché 2/3
degli ufficiali dell’esercito facevano parte degli aristocratici e si pensa dunque
che la guerra terminerà velocemente a favore dell’esercito austro-prussiano.

Molti cominciano a pensare che il disastro militare sia colpa di re Luigi XVI.


Il capo politico giacobino Robespierre propone subito un programma
alternativo:

• Abbattere la monarchia • Sostituire l’Assemblea con una Convenzione


Con il sostegno dei sanculotte e dei club giacobini, il re viene dunque
imprigionato (successivamente condannato a morte) e l’Assemblea viene
cacciata. Viene quindi abolita la monarchia e nel 1792 viene costituita la
Repubblica.

Nel frattempo, la vittoria militare francese di Valmy assume un grande valore


simbolico: l’esercito francese di volontari combatte per difendere la
Rivoluzione.

La Convenzione approva misure estreme per far fronte alla difficile situazione
del Paese: 1. Repressione del dissenso: esecuzione capitale per reati contro
la sovranità popolare 2. Gran Bretagna, Province Unite e Spagna formano
una grande coalizione contro la Francia, ma è la

Convenzione a dichiarare loro guerra.

La guerra non va per niente bene e i giacobini incolpano i girondini, che


vengono espulsi dalla Convenzione. Il governo va dunque in mano
ai giacobini e a Robespierre.

Il governo giacobino. I giacobini salgono al governo e inizia il Periodo del


Terrore. Il loro obiettivo è cambiare forzatamente struttura etica e morale
dell’intero Paese. Si scontrano però con:

• Rivolte federaliste dei girondini • Insurrezioni antirivoluzionarie in Vandea e


in Bretagna • Guerra su tutte le frontiere francesi

Le misure principali che vengono adottate in questo periodo sono 4:


1. Terrore come strumento: violenta repressione politica dei dissensi di
governo 2. Calmiere di prezzi e salari 3. Scristianizzazione e nuova religione
civica (culto dei valori repubblicani): vengono adottati il calendario

rivoluzionario, il culto della Ragione e il culto dell’Essere Supremo. 4. Leva di


massa: viene preparato un esercito molto grande per affrontare la guerra
Nonostante la guerra cominci ad andare meglio, le troppe forze
all’opposizione organizzano un colpo di Stato: il 27 luglio 1794 (9 termidoro
II) Robespierre e i giacobini vengono arrestati e giustiziati senza processo.

La comunicazione politica nella Rivoluzione. Con la Rivoluzione Francese è


la prima volta che i leader politici cercano una partecipazione politica di
massa. Essi pensano che gli individui dovrebbero partecipare fondendosi in
un unico soggetto: una nazione, una sola volontà generale. Ma nella realtà il
popolo è diviso socialmente, politicamente e religiosamente. L’ossessiva
tendenza all’unità ideologica si scontra con la pluralità dei gruppi, e ciò porta
ad attacchi aggressivi in quanto ogni leader pensa di essere l’unico portatore
della sola volontà possibile della nazione.

Uno strumento utilizzato per creare unità nella nazione è l’istruzione pubblica:
• Sistema educativo dipendente dallo Stato • Sistema di feste pubbliche,
che ha lo scopo di coinvolgere emotivamente il popolo per avvicinarlo ai

valori della Rivoluzione e formare una religione civile

Capitolo 4.

La Francia e l’Europa. Il Direttorio. Il 27 luglio 1794 Robespierre e i giacobini


vengono arrestati e giustiziati senza processo. L’anno successivo, viene
emanata una nuova Costituzione che prevede una rigida divisione dei poteri:
il Parlamento bicamerale elegge 5 membri del Direttorio, a cui è affidato
potere esecutivo.

Il fatto che 2/3 dei deputati del Parlamento dovessero provenire dalla vecchia
Convenzione crea non poco disagio sociale, che sfocia in insurrezioni e
congiure. Napoleone, un giovane generale, ordina quindi cannoni contro i
rivoltosi.

Negli anni successivi, cambia il modo di organizzare l’esercito e di fare


guerra: • Possibilità di fare carriera da giovani e diventare generali •
Volontariato militare • Leva obbligatoria • Propaganda: le reclute devono
sapere che fanno parte di una “nazione in armi”

Contro l’Italia. Il Direttorio propone un’offensiva militare contro gli austriaci


guidata da Napoleone. Sul lato italiano la Francia riesce ad occupare Milano
e Venezia, sul lato tedesco invece non riesce ad entrare.

La popolazione italiana ha 2 posizioni contrapposte riguardo l’occupazione


francese: • Ostilità contro i francesi • Simpatia per il cambiamento

I cambiamenti apportati dai francesi in Italia sono: • Norme modernizzanti


ispirate alla legislatura rivoluzionaria francese • Pesanti contribuzioni
finanziare • Estorsioni, violenza • Sequestro di opere d’arte

In Egitto. Sconfitti gli austriaci, Napoleone vuole attaccare la Gran Bretagna,


ma uno sbarco in Inghilterra sarebbe troppo pericoloso vista la potenza della
flotta inglese. Così opta per attaccare l’Egitto, in modo da avere il controllo
sul Mediterraneo e controllare le rotte per l’India (colonia britannica).

Napoleone ha capito che unire obiettivi culturale all’azione militare dà lustro al


generale che ne guida l’impresa, quindi prepara un seguito di archeologi e di
esperti d’arte per la spedizione. Mentre l’operazione militare risulta in un
fallimento (battono le truppe turche ed occupano l’Egitto ma la flotta
britannica individua quella francese e la distrugge), la spedizione culturale ha
molto successo. Nasce un grande interesse per l’oriente islamico con visione
etnocentrica.

Controffensiva Nasce una seconda coalizione antifrancese (Russia, Austria e


Gran Bretagna) che comincia una potente offensiva contro i francesi. Aiutata
dalla grande quantità di insurrezioni interne, la coalizione riesce ad abbattere
le armate francesi ovunque. Tornano dunque i vecchi sovrani.

Intanto in Francia.
Il Direttorio subisce un’ulteriore sconfitta elettorale e cambia la sua
composizione. Il suo nuovo leader decide di organizzare un colpo di Stato per
annullare la Costituzione e costruire un nuovo assetto istituzionale. Per fare
ciò punta su Napoleone che, al ritorno dall’Egitto, ottiene il comando delle
forze armate.

Nel 1799 il Parlamento viene sciolto e al suo posto viene costituito un


Consolato di 3 membri, tra cui Napoleone, il quale si presenta come
“Salvatore della Patria” ed espressione della volontà francese. Il Consolato
emana la nuova Costituzione e Napoleone diventa primo console, detentore
di tutto il potere esecutivo.

Capitolo 5.

Napoleone. Dal Consolato all’Impero. La nuova Costituzione viene approvata


attraverso un plebiscito, di fatto pilotato verso un risultato obbligato in quanto
era già in vigore e il voto era palese. Questa Costituzione mantiene il
Parlamento bicamerale ma aggiunge il Senato, che ha il compito di
controllare la costituzionalità delle leggi approvate dal Parlamento.

Appena entrato in carica, il nuovo regime deve affrontare la guerra contro la


coalizione antifrancese, da cui però la Russia si ritira. La Francia dunque
batte l’esercito austriaco e firma la pace con la Gran Bretagna. Da questo,
Napoleone ricava un grande prestigio e sfrutta la situazione per farsi
proclamare primo console a vita (indice un plebiscito confermativo).

Con l’appoggio della Gran Bretagna viene ordito un complotto per uccidere
Napoleone. Senza prove, viene incolpato e giustiziato il principe della famiglia
Borbone. Ciò suscita numerose critiche fuori dalla Francia, mentre all’interno i
francesi appoggiano la decisione. Napoleone fa dunque proclamare sé
stesso e i suoi discendenti titolari della dignità imperiale, cioè il massimo
potere. Utilizza un altro plebiscito per confermare la decisione.
L’incoronazione. Napoleone non si definisce monarca né per diritto ereditario
né divino, per questo rinnova la cerimonia di incoronazione. Il 2 dicembre
1804 avviene:

• Giuramento di Napoleone • Unzione di Napoleone e della moglie con l’olio


per l’ordinazione ecclesiastica da papa Pio VII

Ma la corona non viene messa sulla sua testa dal papa: Napoleone si
alza, dà le spalle al papa e incorona prima sé stesso e poi la moglie. Questo
a dimostrazione che il potere sacro dell’Imperatore non deriva dall’investitura
divina, ma dalla forza che atti terreni (vittorie militari, colpi di Stato, plebisciti)
gli hanno conferito.

Riorganizzazione dello Stato. Importanti riforme riorganizzano aspetti


essenziali della struttura francese e di molti Stati europei:

1. Accentramento: dal centro (cioè da Parigi e quindi dall’Imperatore)


devono partire gli ordini che muovo i funzionari periferici, ossia i prefetti. I
prefetti sono funzionari del governo a capo dei dipartimenti che hanno il
compito di controllare l’ordine pubblico e raccogliere informazioni sulla vita
nel dipartimento. Napoleone vuole prendere decisioni basandosi sulla
conoscenza delle condizioni e opinioni delle varie aree.

2. Sistema scolastico: riforma per i livelli di istruzione superiore e


universitaria. 3. Concordato con la Chiesa: è importante ma rimane
comunque una netta separazione tra Stato e Chiesa. 4. Codice civile: norme
che regolano i rapporti fra i cittadini:

• Diritto di proprietà • Matrimonio, in cui i ruoli sono asimmetrici: uomo che


esercita la patria potestà e la donna che gli

deve obbedienza.

Impatto di Napoleone sull’Europa.


L’impatto di queste riforme napoleoniche hanno ripercussioni sull’Europa in 2
direzioni: • Le istituzioni francesi fungono da modello e influenzano le forme
istituzionali di diverse aree europee. • L’occupazione (o la minaccia di
occupazione) napoleonica provocano la diffusione di sentimenti

nazional-patriottici.

Mentre in Gran Bretagna, i francesi sono visti come “loro”, poveri e sfaticati,
aggressivi e Napoleone come un tiranno, la Prussia reagisce in modo
particolare. Vuole infatti che il nuovo esercito prussiano abbia la forza di
quello napoleonico e per fare ciò bisogna diffondere uno spirito nazionale e di
fedeltà alla Prussia. Decide quindi di trasformare i sudditi in “cittadini dello
Stato” e abolire la servitù della gleba. In Italia, dal canto suo, il disagio sociale
per il regime fiscale a cui sono sottoposti i contribuenti portano al
brigantaggio, a insorgenze e alla diffusione di sentimenti patriottici
antifrancesi.

La campagna di Russia. Napoleone teme un’alleanza tra Russia e Gran


Bretagna, così decide di giocare d’anticipo e attaccare militarmente la Russia.
La Russia adotta la tattica difensiva di ritiro costante cosicché, quando arriva
l’inverno gelido russo, Napoleone è costretto alla ritirata.

Tutto ciò porta alla formazione di una nuova coalizione antifrancese,


composta da Russia, Gran Bretagna, Austria, Prussia e Svezia. Insieme
occupano Parigi e Napoleone decade. Con la firma della Pace di Parigi, la
Francia ritorna ad essere una monarchia.

Ma Napoleone non accetta la sconfitta e torna a Parigi per mantenere il suo


potere sulla Francia. Viene però sconfitto a Waterloo. A questo punto, con il
nuovo Trattato di Parigi la Francia ottiene condizioni meno favorevoli ed è
costretta al pagamento di una grossa indennità.

Napoleone, la celebrità mediatica. I leader precedenti non avevano bisogno


di un rapporto così affiatato con il popolo perché il loro potere derivava da
privilegi (divini, di nascita). La campagna d’Italia diventa il primo punto della
campagna mediatica di Napoleone: serviva a distogliere lo sguardo dal fronte
tedesco con successo. Attraverso i dispacci militari riesce ad animare le
truppe e pubblica un giornale riguardo le battaglie per rendere partecipe
l’opinione pubblica di quello che succede sul fronte. Busti, fazzoletti,
miniature, dipinti e libri che raccontano l’epopea della battaglia d’Italia
vengono venduti a poco come allegati nei giornali. La figura di Napoleone
incarna i valori di forza, di vittoria della nazione stessa, la devozione
dell’esercito rappresentava la devozione della nazione. Si fondono simboli
autoritari e tradizionali con simboli della rivoluzione. Quando diventa
imperatore, diventa una figura eterea che guida dall’alto l’Impero, ma la
relazione con l’esercito rimane forte. Scompare dal pubblico durante la
Restaurazione. Dal 1815 al 1830 non si possono mostrare pubblicamente
effigi napoleoniche e quindi Napoleone entra nello spazio privato (vestiti,
bottiglie). Nasce quindi un mercato clandestino di oggetti per la casa.
Risorge nel 1840 con il ritorno della sua immagine e si acconsente
successivamente al ritorno in patria delle ceneri da Sant’Elena. Diventa
una cerimonia pubblica, e viene sepolto assieme ad altri generali di Francia.
Cominciano i preparativi per il monumento in suo onore, che verrà
completato solo vent’anni dopo. Vengono iscritte le battaglie di Napoleone e
anche le sue riforme.

Capitolo 6.

La Restaurazione. Il Congresso di Vienna. Paesi partecipanti: Austria,


Russia, Prussia, Gran Bretagna e Francia. Il criterio principale che il
Congresso di Vienna cerca di rispettare è il principio di legittimità: cioè la
restaurazione dei poteri legittimi nelle aree da cui erano stati cacciati durante
la Rivoluzione francese e napoleonica. Si vuole quindi riportare l’Europa a
com’era prima del 1789.

Tutte le soluzioni sono pensate in funzione antifrancese. Le misure vengono


concepite come protezione da possibili ritorni rivoluzionari o bonapartisti.
Inoltre vengono stipulati accordi diplomatici tra grandi potenze che si
impegnano a mantenere lo status-quo:

1. Il Patto della Santa Alleanza, che prevedeva che i paesi potessero


intervenire per mantenere l’ordine stabilito quando sia necessario.

2. La Quadruplice Alleanza tra Gran Bretagna, Austria, Russia e Prussia,


che impegna a escludere i Bonaparte dal trono francese e creare un sistema
di contatti diplomatici tra le grandi potenze.

Idea di nazione. Nel periodo delle Restaurazione, si diffonde il linguaggio


della nazione anche fuori dai confini della Francia a causa di 2 processi
contrapposti:

• Processo imitativo – gruppi che imitano i rivoluzionari e parlano di nazione


• Processo reattivo – l’atteggiamento aggressivo nei confronti delle
popolazioni occupate suscita in loro

risposte nazionaliste.

La nazione è concepita come una comunità composta da chi condivide gli


stessi tratti etnici, storia, lingua e cultura. I problemi sono 2:

1. La comunanza di tratti etnolinguistici non garantisce comunanza di


sentimenti politici 2. Il discorso nazionalista appare in Europa come un
linguaggio minaccioso

Nonostante ciò, il messaggio nazionalista diventa il linguaggio politico


fondamentale dell’Ottocento.

La politica nazionalista è nuova perché per la prima volta coinvolge le


masse e non fa appello alla ragione, bensì alle emozioni. Si parla di “estetica
della politica”: gli strumenti che servono per divertirsi (romanzi, poesie,
opere) possono riempirsi di messaggi politici senza perdere fascino. Il
nazionalismo si unisce quindi al romanticismo. Raccontare storie
nazionaliste significa trovare un pubblico sensibile all’argomento, in quanto il
nazionalismo è considerato un tema caldo e di grande impatto emotivo.

Nazione è… 1. Un fatto biologico: una comunità di discendenza in cui le


generazioni sono legate alle passate e alle future

attraverso legami di sangue. Nazione come madrepatria, grandi eroi come


padri della patria, legame come fratellanza/sorellanza.

2. Un fatto culturale: comunità segnata da una propria vicenda storica rigida


ed esclusiva. Ogni nazione deve venerare i “suoi” grandi e i “suoi” eventi
storici.

3. Sacra: continua interiorizzazione del sacro nel politico. Essenza religiosa


nella nazione e sacralità nelle lotte.

4. Distinzione essenziale tra i ruoli di genere . L’uomo deve difendere la


libertà della patria e le sue componenti più deboli, la donna deve assistere e
dare sostegno psicologico agli uomini.

L’opposizione al sistema geopolitico del Congresso. Sebbene abbiano in


comune l’idea di nazione, le opposizioni divergono nell’assetto politico-
costituzionale da dare agli Stati-nazione. I liberali sostengono principi
considerati minacciosi dall’Europa:

• Monarchia • Libero mercato • Libertà privata come valore primario • Leggi


valide per tutti allo stesso modo • Non tutti devono usufruire di diritti pubblici
attivi (solo i più ricchi e più colti)

Dall’altro lato si trovano i democratici, che invece promuovono: • Repubblica


• Diritto di voto a tutti i maschi adulti (tutti devono poter difendere i propri
interessi)

L’Europa restaurata, quindi, non è in equilibrio e l’opinione pubblica non è per


niente tranquilla.
Capitolo 7.

Tornano le rivoluzioni (1820-1831) Cicli rivoluzionari. Le opinioni pubbliche


europee vogliono cambiamenti dopo la Restaurazione e così scoppiano 3
cicli rivoluzionari:

1. 1820-25 2. 1830-31 3. 1848

Primo ciclo (1820-1825). Comincia in America Latina e arriva in Europa


attraverso la Spagna. Caratteri comuni a tutti i moti di questo primo ciclo:

• Le rivoluzioni sono collegate tra loro da un sistema diffusivo. Le notizie


riportate sui giornali spingono a replicare il modello altrove.

• Segnano un asse ovest-est (America Latina, Spagna, Italia, Grecia). • La


tecnica utilizzata è il colpo di Stato, per questo i militari hanno un ruolo
decisivo. • Si chiede indipendenza e sovranità nazionale. • Sono indeboliti da
spaccature interne.

✓ In America Latina. Il Venezuela riesce ad ottenere l’Indipendenza e questo


spinge la formazione di nuovi gruppi ribelli in tutta l’America Latina. Questi
sono appoggiati militarmente ed economicamente dal Regno Unito che vuole
diventare la maggiore potenza commerciale dell’area, sostituendo Spagna e
Portogallo. Raggiungono l’indipendenza Argentina, Cile, Gran Colombia,
Messico, Perù e Brasile. Nonostante ciò, vi è una grave conflittualità interna
ed enormi disuguaglianze sociali in tutti i nuovi Stati.

• In Spagna e in Italia. Le rivoluzione di Spagna e Italia vengono represse a


causa di:

• Fratture interne ai movimenti rivoluzionari • Le potenze fresche e forti dalla


Restaurazione reprimono i moti rivoluzionari

✓ In Grecia. L’unica che ottiene i propri obiettivi è la Grecia perché:


• Ha l’appoggio della maggioranza della popolazione interna. • Ha il sostegno
della Chiesa. • L’Europa vuole liberarsi dall’oppressione ottomana, quindi
volontari internazionali combattono a fianco

dei rivoluzionari greci, mentre Regno Unito, Francia e Russia firmano un


trattato in cui si impegnano a garantire l’indipendenza della Grecia.

Per tutti questi motivi, la Grecia ottiene l’indipendenza nel 1829.

Secondo ciclo (1830-1831). Anche il secondo ciclo rivoluzionario segue lo


stesso schema diffusivo del primo, quindi da ovest verso est.

• In Francia. Il re Carlo X vuole riportare la Francia a monarchia assoluta.


Trova però l’opposizione del popolo francese che scende in piazza e riesce a
controllare la capitale. Carlo X è quindi costretto ad abdicare e viene esiliato
in Inghilterra. Al suo posto sale al trono Luigi Filippo d’Orleans e con lui la
Francia diventa una monarchia liberale. Luigi Filippo viene proclamato “re dei
francesi”.

• In Belgio. La Restaurazione aveva unito Olanda e Belgio nel Regno dei


Paesi Bassi. Ma i due Stati possiedono caratteristiche culturali ed interessi
politico-economici completamente diversi. Venuta a conoscenza della
rivoluzione appena avvenuta in Francia, una grande folla belga scende per le
strade e chiede l’Indipendenza. Nel 1830, viene proclamata l’Indipendenza
del Belgio e viene riconosciuto come territorio neutro.

• In Polonia. Il fatto che il re della Polonia fosse lo zar di Russia aveva creato
non poco malcontento nella popolazione, perché lo Stato polacco era sotto
diretto controllo russo. Così un corpo di ufficiali attacca il palazzo dove risiede
il governatore e lo costringe alla fuga. La Russia però non sta a guardare:
l’esercito russo si dirige quindi verso Varsavia. La Polonia cerca di resistere,
nella speranza che Francia e Regno Unito arrivino in suo soccorso, ma ciò
non avviene mai. La Russia riesce dunque a riprendere il controllo del
territorio.
• In Italia. Ancora una rivoluzione in Italia, stavolta organizzata da 2
modenesi, che formano in Romagna lo Stato della Province Unite Italiane. I
patrioti italiani sperano nell’intervento della Francia, che però annuncia di non
voler interferire e quindi l’esercito austriaco riporta tutto alla normalità.

Capitolo 8.

Il Risorgimento italiano. Immaginare una nazione. I cicli rivoluzionari del 1820


e del 1831 sono segni di un’ampia diffusione delle nuove idee di nazione. I
tentativi rivoluzionari hanno luogo nelle città, mentre le campagne guardano
con apatia. Problemi:

• Alcuni rivoluzionari antepongono interessi regionali agli obiettivi nazionali. •


Contrasti sulle gerarchie territoriali e sulle forme da dare ad un possibile Stato
nuovo (monarchia,

repubblica?) A rilanciare questo spirito rivoluzionario, interviene un fenomeno


tipico dell’Europa romantica:

vengono prodotte opere artistiche che rielaborano il mito della nazione


italiana, della sua storia passata e delle sue vicende recenti.

Tutti questi testi tendono a disegnare un quadro coerente di cosa sia la


nazione italiana e di perché bisogna battersi per essa.

I personaggi sono carichi di significati simbolico-emotivi. Le 3 figure principali


sono: 1. Eroe nazionale: uomo pronto a guidare la comunità contro i nemici;
2. Traditore: spinto da ambizione e desiderio di potere; 3. Eroina nazionale:
lealtà nei confronti della comunità, donna virtuosa e sensibile.

Democratici e moderati. In Italia, come in tutta Europa, il movimento


nazionale è diviso in 2 correnti: quella democratica e quella liberal- moderata.

Democratici: Mazzini e la Giovine Italia. Nel 1831, Mazzini fonda la Giovine


Italia, un’associazione politica che si pone come obiettivo la propaganda
diretta, attraverso la diffusione di opuscoli che spieghino i punti fondamentali
del programma dell’associazione. La Giovine Italia è:

• Repubblicana – perché tutti gli uomini sono chiamati ad essere liberi, eguali
e fratelli. La Repubblica è l’unica che assicuri questi diritti.

• Unitaria – perché senza unità non esiste nazione e non esiste forza.

L’obiettivo fondamentale che Mazzini cercherà di realizzare per tutta la


sua vita è di costituire una repubblica unitaria e democratica.

Per raggiungere questo obiettivo, Mazzini pensa sia necessaria


un’insurrezione militare contro gli Stati esistenti in Italia e, a guerra conclusa,
il potere andrà nelle mani di un’assemblea costituente eletta dal popolo. Per
obiettivi e metodi, la Giovine Italia viene considerata dalle autorità degli Stati
italiani come un’associazione composta da pericolosi terroristi. Nonostante
ciò, mostra ottime capacità di reclutamento, ma nelle campagne non riesce a
sfondare perché i contadini non sanno leggere e la propaganda orale rischia
di portare alla condanna a morte.

L’azione dei militanti non si limita solo alla propaganda, ma progettano 2


tentativi insurrezionali. Il loro insuccesso porta alla chiusura della prima
fase di vita della Giovine Italia. In Svizzera, Mazzini fonda la Giovine Europa
e poi, a Londra, la seconda Giovine Italia. Le priorità dell’azione politica
rimangono l’indipendenza e l’unificazione. Liberal-moderati: Gioberti e il
neoguelfismo. Per tutti gli anni Trenta, la proposta mazziniana era quella
che attirava la maggiore attenzione. Nel decennio seguente, Gioberti
pubblica “Il Primato”, libro che ottiene un grande successo in tutta Italia.
Nell’opera, egli scrive che la comunità italiana ha modellato la sua identità
attraverso credenze cristiane e la guida papale e ciò le conferisce un “primato
morale” su tutti gli altri popoli.
Gioberti immagina che una pacifica rinascita politica della nazione
italiana possa avvenire attraverso un’unione confederale degli Stati
esistenti, la cui presidenza sia attribuita al papa.

I critici fanno notare che il suo progetto è reso meno credibile perché non
tiene in considerazione: • L’orientamento reazionario del papa in carica. • La
presenza dell’Austria in Italia.

Questi 2 punti deboli, ne fanno davvero una vaga utopia. Ma, nonostante
tutto, negli anni 40 si verificano 2 dinamiche che danno a questo progetto una
credibilità che nessun altro programma indipendentista ha mai avuto.

Vigilia di una nuova rivoluzione. 1. Crisi dell’iniziativa mazziniana: i colpi


insurrezionali si risolvono in drammatici insuccessi e una buona

parte dell’opinione pubblica comincia a dubitare della bontà del progetto di


Mazzini. 2. Nel 1846 muore il papa in carica (Gregorio XVI) e viene eletto Pio
IX, che da subito sembra incarnare la

figura del papa liberale immaginata da Gioberti. Nello stesso anno, i prezzi
dei prodotti agricoli cominciano a salire e qua e là scoppiano tumulti: diventa
l’occasione perfetta per chiedere riforme di carattere nazionale e liberale.

Capitolo 9.

Le rivoluzioni del 1848-49. Le premesse. In tutta Europa, lo stato di tensione


si manifesta spesso in modi violenti. È soprattutto il contesto economico e
sociale a preoccupare. Una serie di cattive annate agricole fa aumentare di
molto i prezzi dei beni alimentari, provocando una conseguente crisi nei
settori industriali e artigianali. Nelle campagne la gente muore di fame,
ovunque circolano parole come “democrazia” e “eguaglianza”.

Il “domino” rivoluzionario. (Primavera dei popoli) Torna la rivoluzione. Ma ciò


che sconvolge di più è che, diversamente dal passato (1820 e 1830), anche
gli stati cardine della Restaurazione – Austria e Prussia – sono investiti
dall’ondata rivoluzionaria.

In Francia.

Scoppia una manifestazione di protesta, che presto si infiamma senza che


l’esercito riesca a sedare la rivolta. La mattina seguente, re Luigi Filippo
capisce di non poter più controllare la situazione e decide di abdicare. Viene
quindi nominato un governo provvisorio a maggioranza repubblicana, il quale
proclama subito la Repubblica (la Seconda Repubblica francese).

Ritorno all’ordine. Si tengono le elezioni dell’Assemblea costituente: viene


eletta una cospicua rappresentanza di deputati monarchici. I membri
dell’Assemblea costituente approvano e promulgano la Costituzione e poco
dopo si tengono le elezioni presidenziali: Luigi Napoleone
Bonaparte ottiene una grandissima maggioranza proponendosi come il
continuatore della memoria del grande Napoleone. Egli intende assumere il
ruolo di garante dell’ordine politico e sociale. Vista la lenta ripresa di consensi
da parte dei gruppi radicali e socialisti, Bonaparte intensifica gli interventi
repressivi nei loro confronti e limita la libertà di stampa. Il momento dei
radicali, dei socialisti e della Repubblica sociale sembra passato del tutto.

Nell’Impero Austriaco. Il modello rivoluzionario francese viene replicato a


Vienna, cuore del conservatorismo europeo.

> Fronte occidentale italiano. L’agitazione si trasmette poi nel Regno


Lombardo-Veneto: viene proclamata la Repubblica di Venezia e Milano viene
liberata. Nel frattempo, il re di Sardegna decide di dichiarare guerra
all’Austria.

> In Ungheria. Mentre sul fronte italiano è in corso una guerra, l’imperatore


d’Austria cerca di sanare le tensioni con l’Ungheria: concede una larga
autonomia al governo ungherese e viene quindi approvata la Costituzione.
> In Austria. A Praga, si riunisce il Congresso dei popoli slavi con l’obiettivo di
trasformare l’Impero in una federazione di Stati nazionali che contempli altri
Stati per le altre minoranze slave.

Ritorno all’ordine. > In Austria. L’Impero Austriaco fa bombardare Praga e le


truppe la riconquistano completamente. > In Ungheria. Nello stesso modo
cerca anche di riconquistare Budapest, ma senza successo. L’Ungheria

nomina un Comitato di difesa nazionale, che invia l’esercito di cui dispone


contro Vienna. L’offensiva militare ungherese ha successo, in quanto nella
città è scoppiata l’ennesima insurrezione, volta ad aiutare l’azione degli
ungheresi. Un mese dopo, l’esercito imperiale riesce a rientrare in possesso
di Vienna. L’imperatore abdica a favore del nipote Francesco Giuseppe, che
mostra il suo desiderio di eliminare le garanzie costituzionali concesse
all’Ungheria dal suo predecessore. Chiede quindi allo zar di Russia di
inviargli aiuti militari: così gli ungheresi sono definitivamente sconfitti.

> Fronte occidentale italiano. L’incertezza del comando sardo dà tempo agli


austriaci di riorganizzare le proprie forze e di lanciare una controffensiva,
riuscendo a sconfiggere l’esercito sabaudo e a riprendere il possesso della
Lombardia e di Milano. La Repubblica di Venezia continua a resistere
strenuamente, sperando nell’arrivo delle truppe ungheresi. Con l’arrivo della
notizia della repressione ungherese da parte dell’esercito russo, Venezia
cede e torna sotto la sovranità dell’imperatore d’Austria.

In Italia. Nel 1848, a Palermo ha successo l’insurrezione organizzata con


motivazione patriottica. Ferdinando II gioca d’anticipo: annuncia di voler
concedere una Costituzione al Regno delle Due Sicilie. Allora per non farsi
scavalcare, anche gli altri sovrani italiani (re di Sardegna, granduca di
Toscana e papa Pio IX) annunciano la concessione di Statuti. Gli entusiasmi
patriottici sembrano appoggiati dalle scelte dei capi dei principali Stati italiani.

Ritorno all’ordine. Papa Pio IX comunica la sua intenzione di dissociarsi da


una guerra cattolici contro altri cattolici (Italia-Austria), e subito lo seguono il
granduca di Toscana e Ferdinando II (Re delle Due Sicilie). La loro decisione
suscita una profonda delusione nell’opinione patriottica.

> A ROMA, quindi, un gruppo di patrioti uccide il Primo ministro dello Stato
pontificio e papa Pio IX decide di fuggire dalla città. In sua assenza, viene
proclamata la Repubblica romana, il cui potere esecutivo è nelle mani di
un triumvirato, capeggiato da Mazzini. Presto il presidente Bonaparte, di
orientamento clericale, invia l’esercito francese con il fine di abbattere la
neonata Repubblica romana e di restaurare il potere papale.

> IN TOSCANA il corso degli eventi segue quello di Roma: il granduca fugge
dalla Toscana e un corpo di spedizione austriaco prende facilmente possesso
di Firenze.

Il granduca e il pontefice possono tornare sui loro troni e le Costituzioni


concesse nella primavera del 1848 sono revocate.

In Prussia e in Germania. > In Germania. Mentre insorge Milano, a Berlino


scoppia una rivolta che l’esercito cerca di sopprimere. La

maggior parte degli Stati della Confederazione germanica autorizza l’elezione


di delegati da inviare ad un’Assemblea nazionale tedesca. La sua
convocazione coincide con lo scioglimento della Confederazione germanica.

> In Prussia. Il Re di Prussia autorizza l’elezione di un’Assemblea costituente


prussiana.

Ritorno all’ordine. > IN PRUSSIA. Nel 1849 il re di Prussia scioglie


l’Assemblea prussiana e procede all’emanazione di una

Costituzione redatta dai suoi collaboratori, che attribuiscono al re il potere


esecutivo. > IN GERMANIA. L’Assemblea nazionale tedesca decide a favore
della costituzione di un Regno
“piccolo-tedesco” che dovrebbe assumere la forma di una federazione.
Decide inoltre che la corona dovrebbe andare al sovrano dello Stato tedesco
più forte, ovvero la Prussia: egli, però, la rifiuta sprezzantemente e mette fine
al sogno di uno Stato tedesco unitario. L’Assemblea viene dunque sciolta.

Un bilancio. Mutamenti geopolitici significativi inesistenti. Trasformazioni


istituzionali: La Francia non è più una monarchia costituzionale ma una
repubblica presidenziale, con governo conservatore. Garanzie costituzionali:
Statuto in vigore dal 1848 nel Regno di Sardegna + Costituzione del 1849 nel
Regno di Prussia.

1. Rispetto alle rivoluzioni inglesi, quella americana e quella francese, ora si


chiede che la sovranità sia affidata al popolo, nonostante la politica conservi
comunque una connotazione esclusivamente maschile.

2. I conflitti sociali sono apparsi come aspetti essenziali della rivoluzione del
1848-49: il popolo non è unito, ma diviso da fratture profonde definite conflitti
di classi.

3. Il termine e l’idea di nazione hanno messo radici profonde, diventando la


parola guida della lotta politica. Questo soprattutto nelle aree nelle quali si
ritiene che non ci sia corrispondenza tra un popolo-nazione e le istituzioni
statali (Germania, Impero austriaco e Italia).

4. Inoltre, si aggiunge un lato preoccupante: il disprezzo aggressivo per le


altre nazioni, cioè contro gruppi nazionali considerati nemici storici della
nazione d’appartenenza – italiani vs austriaci, ungheresi vs croati, tedeschi vs
cechi.

5. L’idea di fratellanza tra le nazioni (inseguita da Mazzini con la Giovine


Europa) si sta sbriciolando: ogni nazionalismo si definisce per contrasto, gli
altri diventano nemici.

Capitolo 13.
Il modello parlamentare: il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda. Dall’inizio
dell’Ottocento alla riforma elettorale del 1832.

I cicli rivoluzionari che hanno scosso l’Europa tra il 1820 e il 1849 non
sfiorano nemmeno lontanamente il Regno Unito, che ha struttura
costituzionale con diarchia re-Parlamento. Inoltre, all’inizio dell’Ottocento, ha
pure una grande fissità nel quadro politico, in cui prevale lo schieramento
parlamentare tory. L’opposizione whig riesce finalmente a recuperare
consensi quando identifica un tema importante: la riforma delle norme che
disciplinano l’elezione dei deputati alla Camera dei Comuni. I whig affermano
che sia necessario includere nella politica attiva i protagonisti della
rivoluzione industriale inglese (imprenditori, mercanti e banchieri), cioè vuole
dare rappresentanza alla classe media. A loro favore, interviene anche una
grave crisi che nel 1829 spezza l’egemonia tory. Dopo la costituzione del
Regno Unito (1801), in Irlanda le organizzazioni cattoliche hanno cominciato
a chiedere con insistenza l’abolizione delle leggi che impediscono ai cattolici
di partecipare alla vita politica. Per depotenziare la tensione, il capo del
governo tory emana una doppia riforma, che prevede l’emancipazione dei
protestanti dissidenti e dei cattolici. Queste 2 leggi provocano una grave crisi
all’interno dell’elettorato tory, tradizionalmente anglicano, che si traduce in un
grave insuccesso dei tory, che riporta i whig al governo dopo quasi 40 anni.
Nel 1832, il Parlamento whig approva la riforma elettorale:

• Ridisegna le circoscrizioni; • Raddoppia il corpo elettorale, portandolo al 4%;


• Muta il profilo sociale del corpo elettorale, di cui ora fanno parte nuovi
elettori della borghesia capitalista

delle aree industriali.

Pratiche clientelari. Tra il 1830 e il 1852, whig e tory si alternano


regolarmente al governo. I rituali elettorali settecenteschi scompaiono e
lasciano spazio ad una nuova politica:
• Si identificano temi significativi per il proprio elettorato potenziale e si
montano campagne propagandistiche (articoli sulla stampa, associazioni,
grandi manifestazioni pubbliche…);

• La base elettorale di ciascuno schieramento viene costruita con tecniche


clientelari, che si basano su uno scambio di favori tra un candidato che
promette benefici materiali agli elettori e questi che danno il loro voto al
candidato. I rapporti clientelari possono essere di 3 tipi:

•.1. Deferenza e riconoscenza: il legame economico tra proprietario terriero e


corpo elettorale rurale si trasforma in obbedienza alle indicazioni del
proprietario.

•.2. Corruzione: nelle aree urbane si fa ricorso all’acquisto del voto (soldi in


cambio di consenso). •.3. Incarichi ben retribuiti: i governi promettono
incarichi ben pagati ai propri sostenitori, soprattutto

a quelli in grado di muovere altri voti.

Il movimento “cartista” 1838-48. Per protestare contro queste gravi ingiustizie


politiche (le pratiche clientelari), gli operai londinesi redigono un testo
chiamato Carta del Popolo, con cui chiedono riforme che modifichino il
sistema rappresentativo e lo rendano più giusto. Nasce dalla delusione per la
riforma elettorale del 1832, che non ha esteso i diritti politici alle classi più
povere. Punti principali della Carta:

• Suffragio universale maschile. • Voto segreto, per eliminare la corruzione. •


Indennità di presenza (stipendio) ai membri del Parlamento.

Intorno alla Carta si forma un movimento politico chiamato cartista. I cartisti


ricorrono a nuove tecniche comunicative: redigono petizioni e organizzano
manifestazioni di piazza. Nonostante il gran numero di adesioni, non riescono
a trovare ascolto presso le élite politiche: tutte le proposte di riforma vengono
respinte. Così prendono in considerazione l’idea di ricorrere alla violenza.
Cosa che non succederà mai, ma che offre un pretesto al governo whig per
reprimere preventivamente l’intero movimento. L’esperienza cartista mostra
come il Parlamento sia uno degli elementi profondi dell’identità nazionale
britannica.

Conservatori contro liberali (1852-74). Negli anni seguenti la repressione


cartista, la discussione politica è tra conservatori (tory) e liberali (whig). Al
centro resta ancora il tema dell’ampliamento del corpo elettorale.

Il nuovo governo conservatore fa passare una seconda legge di riforma


(1867) che porta l’elettorato dal 4% all’8%. La mossa non porta buoni frutti: i
conservatori subiscono una gravissima sconfitta che porta al potere i liberali.
L’aumento delle dimensioni dell’elettorato obbliga gli schieramenti politici a
dotarsi di forme organizzative permanenti. Questo viene considerato come
uno dei momenti di formazione in Europa dei moderni partiti politici. Il
governo liberale dura per più di 5 anni, il cui obiettivo principale è la lotta alla
corruzione. Per questo approva due riforme che cercano di ridimensionarne
la portata:

• Per accedere ai posti pubblici bisogna superare un concorso. • Legge che


rende segreto il voto.

Capitolo 14.

La Francia del Secondo Impero e l’Unità d’Italia. I cambiamenti nell’Europa


continentale. L’attivismo francese porta, tra il 1850 e il 1870 alla formazione
di 2 nuovi grandi Stati unitari (Italia e Germania).

La Francia del Secondo Impero. La Seconda Repubblica Francese è


attraversata da forti tensioni politiche. Nel 1851, il Parlamento respinge la
proposta del governo che vorrebbe autorizzare la rieleggibilità di Luigi
Napoleone Bonaparte alla carica di presidente. Alla notizia, Bonaparte
reagisce ricorrendo al colpo di Stato. L’esercito occupa la sede del
Parlamento, mentre egli convoca un plebiscito: i risultati gli sono largamente
favorevoli. Elabora quindi una Costituzione autoritaria e gli viene attribuito il
titolo di imperatore. Attraverso la cerimonia di investitura, assume il nome di
Napoleone III, guida del Secondo Impero. Sul fronte della politica estera, la
Francia si impegna (insieme a Regno Unito e Regno di Sardegna) in una
spedizione contro l’Impero Russo (guerra di Crimea) per impedirne
l’espansione. La guerra si conclude con la sconfitta della Russia. Forte del
primo successo, Napoleone III insiste con altre imprese extraeuropee: ottiene
qualche risultato positivo e altri assolutamente disastrosi (come la conquista
del Messico). Ma le iniziative più importanti (e poi le più pericolose per il suo
potere) sono l’alleanza con il Regno di Sardegna contro l’Austria e lo scontro
con la Prussia, che conducono alla formazione degli Stati unitari d’Italia e di
Germania.

Il Regno di Sardegna dal 1850 al 1859. Negli anni successivi al fallimento


delle rivoluzioni del 1848, la situazione italiana è caratterizzata da 2 tratti
fondamentali:

1. Da un lato, i gruppi mazziniani ancora molto attivi vedono fallire tutti i loro
tentativi insurrezionali. 2. Dall’altro, i delusi da Mazzini trovano nel Regno di
Sardegna un soggetto politico in grado di accogliere

le richieste del movimento risorgimentale. Il prestigio del Regno di Sardegna


accresce ulteriormente quando la guida del governo viene assunta
da Camillo Benso conte di Cavour, sostenuto da un’ampia maggioranza
parlamentare che lo appoggia. La prima mossa significativa è la
partecipazione del regno alla guerra di Crimea al fianco di Francia e Regno
Unito. Successivamente stipula un’alleanza politico-militare con
Napoleone III contro l’Austria. Napoleone III si dice disposto ad aiutare
militarmente il Regno di Sardegna in una guerra contro l’Austria, in vista di un
riassetto geopolitico della penisola da concretizzarsi con la formazione di una
Confederazione Italiana, la cui presidenza sarebbe affidata al papa.

L’unificazione italiana (1859-60). Nel 1859 ha inizio la cosiddetta seconda


guerra d’Indipendenza, da cui si avvia la formazione di un Regno d’Italia. La
guerra che Francia e Regno di Sardegna combattono contro l’Austria ha
successo e porta all’occupazione della Lombardia. Appena prima di
conquistare il Veneto, Napoleone III interrompe la guerra e firma
un armistizio con gli austriaci. Perché?

• Malumore in Francia per l’altissimo numero di vittime provocate dalla


guerra. • Timore di un attacco prussiano. • Evoluzione della situazione politica
nelle zone italiane limitrofe: sono scoppiate sollevazioni che hanno

portato alla cacciata del granduca di Toscana, della duchessa di Parma e del
duca di Modena e alla loro sostituzione con governi provvisori favorevoli
all’unione di queste aree con il nuovo Stato che si sta formando a nord.

I governi provvisori in Toscana ed Emilia-Romagna convocano plebisciti di


annessione per decidere se unirsi alla Monarchia Costituzionale di Re
Vittorio Emanuele II: il risultato è nettamente favorevole. Intanto, Giuseppe
Garibaldi raccoglie a Genova un migliaio di volontari con i quali si dirige
verso la Sicilia per sbaragliare l’esercito borbonico. L’azione militare ha
successo e Garibaldi ordina poi in Sicilia e nel Mezzogiorno continentale dei
plebisciti di annessione, anche questi risultati favorevoli. Garibaldi cede la
sovranità delle terre conquistate a Vittorio Emanuele II, che diventa re
del nuovo Stato unitario (di cui non fanno ancora parte Roma/Lazio e
Venezia/Veneto). Il risultato è raggiunto sia grazie all’abilità politica e
diplomatica di Cavour, sia all’ampio settore di opinione pubblica favorevole
all’unificazione.

La società italiana postunitaria. Nel 1861, meno dei 10% della popolazione
del Regno d’Italia usa la lingua italiana come strumento di comunicazione
quotidiana e appena il 20% sa leggere e scrivere in italiano. L’Italia, poi, non
è unita nemmeno nelle strutture economiche e sociali. Esistono infatti 3
distinte regioni economiche:

1. La Valle Padana, organizzata intorno ad azienda capitalistiche. 2. L’Italia


centrale, caratterizzata dalla divisione di poderi lavorati da famiglie contadine.
3. L’Italia meridionale e le Isole, in cui sono diffusi i latifondi (proprietà terriere
di grandi dimensioni).

Da lì a pochi mesi, nel Mezzogiorno continentale scoppia un largo movimento


di reazione all’Unità, chiamato brigantaggio: si tratta di una rivolta di bande
contadine che agiscono in nome dell’ex re delle Due Sicilie e del papa Pio IX.
Una legge approvata nel 1863 autorizza l’attuazione di misure eccezionali,
così nel giro di qualche anno il fenomeno è quasi del tutto cancellato.

La vita politica postunitaria. • Il Regno d’Italia è una monarchia costituzionale,


dotata di un Parlamento che raccoglie rappresentanti di

terre che, fino all’unificazione, erano sempre stati privi di qualunque istituto
rappresentativo. • Torino è la capitale del regno. • Il primo re d’Italia è Vittorio
Emanuele II. • Lo Statuto Albertino viene adottato dal nuovo regno senza
alcuna modifica.

Alla morte di Cavour, la costruzione del regno è affidata alla Destra storica,


raggruppamento politico di ispirazione liberal-monarchica, seguace della linea
cavouriana e che mantiene il controllo del governo dal 1861 al 1876.

La Destra storica ha una visione elitista della politica, cioè pensa che debba


essere riservata solo agli uomini più ricchi e colti: la nuova legge elettorale
ammette al voto solo il 2% della popolazione del Regno d’Italia. È favorevole
all’accentramento amministrativo: la maggior parte delle decisioni deve
essere presa dagli organismi centrali, mentre gli enti locali devono essere
dipendenti direttamente dal governo. Segue 3 linee guida:

1. Costruzione degli assetti normativi e delle principali infrastrutture. • Politica


doganale liberista per favorire le esportazioni agricole italiane; • Costruzione
di una rete ferroviaria che colleghi tutta la penisola; • Potenziamento e
ampliamento di strade e porti.

2. Misure fiscali severe. • Sistema fiscale basato su:


▲ Imposta di ricchezza mobile (cioè sui redditi da attività lavorativa); ▲
Imposta fondiaria (sulle proprietà terriere);

▲ Imposte indirette (che colpiscono i consumi). Quando il governo introduce


una tassa sul macinato, che fa aumentare il prezzo del pane, nel 1869 in
tutta la penisola scoppiano i moti del macinato, repressi con l’intervento
dell’esercito.

• Nonostante le tensioni, nel 1875 la Destra storica riesce a raggiungere


il pareggio di bilancio e a far funzionare il nuovo Stato come un organismo
relativamente unitario.

3. Rigorosa separazione tra Stato e Chiesa. • Acquisizione dei beni terrieri di


molti enti ecclesiastici soppressi; • Viene introdotto il matrimonio civile.

All’opposizione si trova la Sinistra liberale, che ha l’ambizione di ampliare il


corpo elettorale e pensa che si debba potenziare il sistema scolastico. Destra
storica e Sinistra non sono partiti politici, ma gruppi di parlamentari.

Difficoltà e contrasti. Più di una volta, negli anni post unitari si sfiora il
disastro.

Annessione di Veneto e Mantova. La crisi più grave si presenta nel 1866,


quando il governo italiano si accorda con la Prussia per una guerra comune
contro l’Austria. Per evitare di avere due fronti aperti, l’Austria comunica
all’Italia di poter cedere il Veneto e Mantova, purché l’Italia si ritiri dalla
guerra. Il governo italiano rifiuta, ma viene sconfitto nonostante fosse più
numeroso. Negli accordi di pace con l’Austria, firma la cessione del Veneto e
di Mantova all’Italia, ufficializzata con un plebiscito favorevole.

Conquista di Roma. Intanto, Garibaldi progetta la conquista di Roma e ne


tenta la realizzazione ben 2 volte, ma viene fermato dall’esercito italiano,
imprigionato e liberato dopo poco. Tra il 1859 e il 1860, gran parte dei territori
dello Stato pontificio viene sottratta al papa, per entrare a far parte del nuovo
Stato italiano. La reazione del pontefice è durissima e lancia una Scomunica
Maggiore nei confronti di tutti coloro che hanno contribuito alla confisca delle
sue terre. Nel 1870, approfittando di una crisi internazionale che ha coinvolto
la Francia e che ha costretto Napoleone III a ritirare il contingente francese
stanziato a Roma a protezione del papa, l’esercito italiano entra nello Stato
pontificio e occupa Roma. Lo Stato italiano riconosce al papa solo una
piccola area della città di Roma, e l’annessione di Roma e del Lazio è sancita
da un plebiscito.

Capitolo 15.

L’unificazione tedesca e le sue conseguenze. La Prussia dopo il 1848. La


formazione di uno Stato nazionale tedesco viene guidato dal Regno di
Prussia, che ha ora la forma di una monarchia costituzionale, in cui prevale il
potere del sovrano sul Parlamento. Inoltre, la politica prussiana si regge su
una solida alleanza tra il sovrano e i proprietari terrieri nobili, gli Junker.
Questi possiedono un grosso potere che si traduce in deferenza da parte
delle popolazioni rurali. Nelle aree urbane, invece, le elezioni mandano al
Parlamento deputati di orientamento liberale. La partita politica nella Prussia
si gioca tra 2 schieramenti: la Destra conservatrice e la Sinistra liberale. Lo
scontro si consuma intorno all’esercito. Quello prussiano è un esercito a
coscrizione universale obbligatoria, con l’obbligo di ogni maschio adulto di
svolgere 2 anni nell’esercito, seguiti da altri 16 anni nelle truppe di riserva. Il
vantaggio è nel disporre di un esercito di quantità, cioè con un considerevole
numero di soldati pronti al bisogno. Inoltre, questo sistema produce potenti
effetti nazionalizzanti: i coscritti imparano a conoscere i propri doveri di
cittadini e non vedono il servizio militare come un obbligo.

Le guerre di unificazione (1864-1870). Guglielmo I, nuovo sovrano di Prussia,


affida il governo ad uno Junker determinato ad assicurare l’egemonia della
lingua tedesca, Otto von Bismarck.

Insieme varano un piano di riorganizzazione di potenziamento tecnologico


dell’esercito, che provoca una crisi politico-costituzionale: i gruppi
parlamentari liberali non vogliono approvare il piano di potenziamento
dell’esercito per via dell’aumento delle spese che comporta. Ma Bismarck
decide di far approvare il bilancio relativo alle spese militari solo al re,
ignorando il Parlamento. La crisi politica potenzia quindi l’autorità del re a
danno del Parlamento. In questo contesto, l’esercito prussiano emerge come
una macchina da guerra attrezzata con i migliori fucili e comporta da soldati
ben addestrati.

Convinto della sua forza, Bismarck si allea con l’Italia in una guerra contro
l’Austria. Sconfitta pesantemente, l’Austria deve concedere il Veneto all’Italia
e dire addio alle sue ambizioni di egemonia sull’area germanica. In Prussia,
l’esito della guerra suscita grandissimo entusiasmo nell’opinione pubblica
perché l’obiettivo di uno Stato nazionale tedesco sembra vicino.

L’ampliamento territoriale della Prussia mette in allarme Napoleone III, il


quale cerca un accordo preventivo con Austria e Russia. Bismarck, invece,
vuole far precipitare le relazioni diplomatiche, così da arrivare ad una guerra
che è sicuro di poter vincere: quindi manipola un telegramma che il re
Guglielmo I gli ha inviato in modo da dare l’impressione che il sovrano
prussiano abbia voluto sfidare la Francia, e poi lo comunica alla stampa.
Napoleone III decide quindi di dichiarare guerra alla Prussia. Apparendo
come paese che aggredisce, la Francia si ritrova da sola. L’esercito tedesco
sconfigge i francesi e Napoleone III firma la resa. Nel 1870 viene dichiarata
decaduta la dinastia napoleonica e proclamata la formazione di una
Repubblica. Intanto, Guglielmo I, forte della trionfale vittoria contro la Francia,
viene proclamato imperatore tedesco.

L’impero tedesco. La Costituzione dell’Impero stabilisce che:

• L’Impero ha carattere di una federazione di 25 Stati, che mantengono un


certo grado di autonomia; • Gli istituti fondamentali dell’Impero sono:

• Imperatore, a cui è affidato il potere esecutivo; • Primo ministro, capo del


governo; • Parlamento imperiale, diviso in 2 Camere (Camera bassa e
Camera Alta).
Infine, nell’accordo di pace con la Francia, lo Stato francese deve pagare una
pesante indennità di guerra e deve cedere le regioni dell’Alsazia e
della Lorena, che vengono annesse all’Impero tedesco senza alcun
plebiscito.

La Comune di Parigi e la Terza Repubblica francese. Dopo la caduta di


Napoleone III, la proclamazione della Terza Repubblica e la firma
dell’armistizio con il nuovo Impero tedesco, nel 1871 Parigi è assediata e
resta nelle mani degli insorti e della Guardia nazionale. Nella città viene eletta
la Comune, che diventa l’organo di autogoverno di Parigi. La situazione dura
soltanto 2 mesi, fino a quando il governo non invia l’esercito e sconfigge gli
insorti, riprendendosi la città. La repressione della Comune è un evento
sanguinoso: 20.000 persone vengono giustiziate. In attesa di un candidato al
trono, i monarchici al governo (che vorrebbero una monarchia costituzionale)
approvano una Costituzione che riconosce come definitiva la Repubblica, ma
introducono una figura in possesso di una grande quantità di poteri (il
presidente), che potrà facilmente essere sostituito da un sovrano al momento
opportuno. La Terza Repubblica quindi prevede:

• Il presidente della Repubblica, capo delle forze armate e della politica


estera. • Il Parlamento bicamerale (Camera e Senato), a cui è riconosciuto il
potere legislativo.

La situazione, comunque, non è ancora per niente stabilizzata, né in ambito


politico né sociale.

L’Impero austro-ungarico. Nell’Impero austriaco, la variegata appartenenza


nazionale delle popolazioni costituisce un elemento di grande debolezza
interna: le élite urbane continuano a formare organizzazioni che alimentano
discorsi indipendentisti e nazionalisti.

Dopo la sconfitta contro i prussiani, la Costituzione viene radicalmente


riformata attraverso l’accomodamento, che trasforma l’Impero austriaco in
Impero austro-ungarico. La Costituzione, infatti, riconosce l’esistenza di 2
organismi statali distinti e indipendenti:

• L’Austria • Il Regno d’Ungheria

Francesco Giuseppe è contemporaneamente imperatore d’Austria e re


d’Ungheria. I 2 Stati hanno un unico sovrano ma 2 distinti governi e 2 distinti
Parlamenti bicamerali. La struttura dualistica produce l’effetto di stabilizzare
l’Impero dopo una serie di crisi molto gravi. La logica sta nel riconoscere alla
2 più grandi minoranze nazionali (i tedeschi e gli ungheresi) uno spazio
dominante nella struttura dell’Impero, dividendo poi i restanti gruppi slavi e
rumeni nelle 2 aree.

Capitolo 16.

Gli Stati Uniti e la Russia. Schiavitù e servitù. Mentre nell’Europa


dell’Ottocento vengono aboliti sia il commercio di schiavi sia la servitù della
gleba, negli Stati meridionali degli Stati Uniti d’America la schiavitù è legale e
il centro del sistema economico; in Russia, la servitù della gleba è una delle
fondamentali istituzioni. La tensione intorno alla possibile abolizione della
schiavitù negli Stati del Sud causa una gravissima guerra civile.

Espansione territoriale, demografica ed economica degli USA dal 1800 al


1860. Nei primi decenni del 1800, gli Stati Uniti sono in piena espansione.
Espansione demografica:

1. Autogena, cioè alto tasso di natalità e basso tasso di mortalità 2.


Alimentata dall’arrivo di numerosi immigrati europei.

Espansione territoriale: La crescita demografica si traduce in una continua


ricerca di nuove terre. A ovest degli Stati gli spazi non sono occupati da
alcuna potenza europea ma da tribù indiane. Quindi gruppi di pionieri
(sostenuti dall’esercito) cercano di occupare il far west: la guerra termina con
il massacro delle popolazioni indiane. I nuovi Territori si trasformano in Stati
che aderiscono alla Federazione. Visto il successo verso ovest, i pionieri
tentano altre espansioni verso nord e sud.

• NORD: la conquista del Canada è bloccata dal Regno Unito. • SUD:


riescono ad acquisire regioni da alcuni Stati europei (Francia e Spagna).

Mentalità politica statunitense: 1. Prende forma il mito della frontiera, cioè


l’idea che sia necessaria la conquista e la civilizzazione dei

territori selvaggi • Per trarre un vantaggio economico e militare • Per la


retorica dell’accerchiamento, ossia la preoccupazione di ritrovarsi circondati
da nemici

selvaggi. 2. Il presidente James Monroe intende tenere le potenze europee


fuori dal continente americano.

Nel 1846, il governo statunitense decide di dichiarare guerra al Messico: gli


Stati Uniti vincitori annettono il Texas.

Espansione economica. • Le ferrovie appaiono la soluzione ideale per coprire


i grandi spazi nordamericani • Si diffonde l’agricoltura specializzata: la
superficie boscosa viene del tutto eliminata e sostituita da colture

agricole specializzate. Le colture che si sviluppano di più sono il mais, il


grano e il cotone. • Lo sviluppo della rete ferroviaria e la crescita
dell’agricoltura specializzata portano alla crescita delle

produzioni industriali nel nord-est. • Sviluppo impressionante della produzione


di armi: negli Stati Uniti chiunque può acquistare e usare

un’arma da fuoco.

Il sistema politico statunitense dal 1830 al 1850. Democrazia e egualitarismo


sono gli ideali politici più potenti per gli Stati Uniti: i sistemi elettorali sono
basati, infatti, sul suffragio universale (riservato ai maschi bianchi). Il sistema
politico e l’opinione pubblica americana si strutturano intorno a
un’opposizione contro i diversi, cioè i pellerossa e i neri. Dal 1830, la mappa
politica statunitense ritorna ad una struttura duale, cioè ad un’alternanza nei
risultati delle elezioni tra:

1. I democratici, guidati da Andrew Jackson, a favore di un mercato


autoregolato e di basse tariffe doganali 2. I whig, statalisti e protezionisti

All’orizzonte si profila però un problema che il sistema politico non sarà


capace di affrontare con gli strumenti ordinari: il problema della schiavitù.

La questione della schiavitù. All’inizio del 1800, la schiavitù


viene proibita negli Stati del Nord, mentre negli Stati del Sud non solo è
legale, ma su di esse si basa l’economia delle culture specializzate. Nel Sud
gli schiavi neri sono circa 1/3 della popolazione (in alcuni Stati anche la metà)
e vengono venduti e comprati sul mercato interno.

Fra il 1830 e il 1840 comincia a formarsi un ampio movimento


antischiavista negli Stati del Nord. In risposta, gli Stati del Sud fanno
passare il Kansas-Nebraska Act, che abroga il divieto di introdurre la
schiavitù negli Stati di nuova acquisizione, lasciando ai residenti la facoltà di
decidere se renderla legale oppure no. Questa legge porta il partito whig a
spaccarsi e la nuova geografia dei partiti non è più duale ma tripartitica:

• Repubblicani, che si oppongono alla legge e dominano negli Stati del Nord •
Whig meridionali, che appoggiano la legge ed sono molto forti al Sud •
Democratici, che avendo una base prevalentemente meridionale non è
condizionato dalla legge.

Repubblicani: abolizione della schiavitù Whig meridionali e Democratici: divisi


sulla politica economica ma uniti nella difesa della schiavitù come istituzione
essenziale.

Nelle elezioni presidenziali del 1860, Abraham Lincoln, repubblicano, vince


le elezioni presidenziali. Gli Stati del Sud arrivano quindi alla conclusione che
le differenze di interessi e di cultura politica con gli Stati del Nord sono troppo
profonde per continuare a convivere all’interno dello stesso Stato. Così tra il
1860 e il 1861, proclamano la secessione e la costituzione degli Stati
Confederati d’America. Due Stati si fronteggiano: la Confederazione del
Sud e l’Unione, composta dai restanti Stati del Nord.

La guerra di Secessione 1860-1865. La guerra dura ben 5 anni ed è


sanguinosissima. Quando l’esito della guerra è ancora incerto, Lincoln emana
un Proclama finale per l’emancipazione che ha 2 scopi:

1. Porre le basi per l’arruolamento dei neri nell’esercito dell’Unione 2.


Indebolire il fronte interno della Confederazione, suscitando la resistenza
degli schiavi o la loro fuga verso

nord. Gli elementi che però decidono l’esito della guerra sono che l’esercito
nordista si appoggia su una popolazione doppia rispetto a quella dello Stato
Confederale, e che ha una maggiore capacità di rifornire i propri soldati.

Il 9 aprile del 1865, il comandante dell’esercito confederale firma la resa: la


secessione è finita e l’integrità degli Stati Uniti è assicurata.

Gli Stati Uniti postbellici tra emancipazione e nuovo razzismo. La frattura


interna non è sanata dall’esito della guerra: lo dimostra l’omicidio di Lincoln 5
giorni dopo la fine della guerra da parte di un simpatizzante sudista. Il Partito
repubblicano impone l’approvazione di 3 Emendamenti della Costituzione:

1. Abolizione della schiavitù 2. Piena cittadinanza anche ai neri 3. Diritto di


voto anche ai cittadini afroamericani

Oltre all’abolizione della schiavitù, i neri sembrano anche in grado di


conquistarsi spazi importanti per l’azione politica, nonostante forti
controspinte (Ku Klux Klan, associazione terroristica contro i neri).

L’élite politica bianca sente la necessità di ricomporre la grave frattura che si


è aperta con la guerra di Secessione attraverso la ricomposizione
dell’identità bianca. Dalla fine degli anni Settanta, si cominciano ad
approvare leggi che limitano le libertà sia politiche che civili dei neri. In pochi
anni, l’abolizione della schiavitù lascia il posto alla loro
netta marginalizzazione. Il Nord non solo stette a guardare, ma approvò.

Riforme e tensioni nella Russia zarista. All’inizio del 1800, la Russia persegue
una politica di espansione territoriale, che si accompagna ad una significativa
crescita demografica, concentrata soprattutto nelle aree rurali. Le campagne
sono anche il cuore economico della società russa, in particolare per la
produzione di grano e la sua esportazione verso l’Europa occidentale. La
crescita della produzione è ottenuta a causa di una durissima pressione
esercitata sui contadini, che sono a tutti gli effetti servi della gleba.

Un Impero territorialmente così ampio ha un continuo bisogno di risorse,


raccolte attraverso un invadente drenaggio fiscale: una situazione di questo
tipo genera tensioni importanti.

• Rivolta decabrista del 1825: alla morte dello zar Alessandro I, l’esercito
prova a costringere il suo successore Nicola I a concedere una Costituzione.
Non avendo radici nella società, la ribellione viene rapidamente repressa.

• Nelle campagne scoppiano centinaia di rivolte contadine contro i


proprietari e i funzionari dello Stato. • Sconfitta subita nella guerra di Crimea.

Visto lo stato di tensione creatosi nelle campagne, il successore di Nicola I,


Alessandro II, cerca di realizzare un ambizioso piano di riforme dall’alto. Nel
1861 dichiara l’abolizione della servitù della gleba. Questa procedura di
abolizione della servitù prevede che i contadini debbano riscattare una parte
delle terre che lavoravano attraverso un pagamento rateale, che finisce per
spingere molte famiglie verso un indebitamento da cui non riescono più a
risollevarsi. Quindi nonostante il cambiamento introdotto dall’abolizione della
servitù della gleba, nelle campagne continuano a centinaia le rivolte anche
dopo il 1861.

Capitolo 17.
Globalizzazione e dominio coloniale. Caratteri generali. I progressi tecnici
delle industrie europee permettono uno straordinario sviluppo della
globalizzazione, favorita anche dall’attività di esploratori europei, che
intraprendono missioni conoscitive in Asia, Africa e Oceania. Lo sviluppo
industriale migliora anche le tecnologie per la produzione di armi, fattore che
apre il più vasto divario tra l’Occidente e tutta le altre civiltà, che si traduce in
una notevole superiorità bellica. In questo modo le potenze occidentali
(Europa e Stati Uniti) sono in grado di dettar legge quasi dappertutto. Modi
del dominio coloniale:

1. Dominio economico indiretto 2. Dominio coloniale diretto, con


l’occupazione dei territori coloniali 3. Azione militare per esercitare egemonia
economica su aree sottratte ad altri Stati.

Risposte delle società oggetto dell’aggressione coloniale: 1. Processo


di modernizzazione attraverso l’imitazione delle istituzioni degli aggressori
occidentali 2. Irrigidimento dei tratti identitari tradizionali delle società locali
3. Dialogo con le confessioni religiose dominanti nel paese, arrivando
alla sacralizzazione del politico:

• Autorità religiosa e politica diventano la stessa figura

• Dualismo: capo politico e capo religioso cooperano

Impero ottomano nella prima metà del 1800. Tra gli ultimi decenni del 1600 e
i primi del 1800 i confini dell’Impero ottomano sono arretrati continuamente.
Gli insuccessi segnalano uno stato di gravissima debolezza dell’Impero.

Il principale motivo è che i sultani, cioè i sovrani dell’Impero, hanno


perso il controllo delle amministrazioni periferiche.

Mahmud II cerca di riprendere il controllo delle province e di riorganizzare


l’esercito, ricalcando i modelli dei governi occidentali. Costituisce così nuovi
reparti militari di élite, separati dai giannizzeri (corpo militare diventato
ormai una casta a parte). Questa riforma suscita una ribellione dei
giannizzeri, che però vengono bombardati e quindi definitivamente sciolti.
All’organizzazione statale più centralizzata, invece, si oppongono gli ulema
(che si ergono a custodi della tradizione musulmana) e le grandi potenze
europee, che sostengono i governatori locali per favorirne lo sganciamento
dall’Impero per esercitarvi poi una qualche influenza. Questo tipo di strategia
è reso più facile dalla diffusione dei movimenti nazionalisti. Grecia, Serbia e
Algeria riescono a conquistare l’indipendenza. L’Egitto tenta la secessione.
Nella lunga fase di guerra tra Egitto e Impero ottomano, le grandi potenze
europee cercano di intervenire a fianco dell’uno e dell’altro per assicurarsi
vantaggi territoriali. Il conflitto si conclude con l’autonomia dell’Egitto
dall’Impero.

Prima della sua morte, Mahmud II redige un proclama, chiamato Carta


imperiale di Gulkhane, che traccia le linee di una piena occidentalizzazione
dello Stato e della società ottomani. Questo apre la fase chiamata delle
Tanzimat.

Islam e Tanzimat. I principi della Carta imperiale di Gulkhane sono molto


ambiziosi e devono produrre leggi accettabili per tutti. Dal 1840 vengono
adottati diversi Codici: penale (modellato sul principio di uguaglianza davanti
alla legge), di commercio, agrario, di commercio marittimo e civile (costruito
sul modello napoleonico). Si tratta di grandi passi per la laicizzazione dello
Stato ottomano. Fa eccezione il diritto di famiglia, che resta di competenza
dei tribunali religiosi musulmani. Le struttura familiari hanno un’impronta
patriarcale, in cui le donne sono segregate spazialmente e devono portare il
velo. Pratiche come la poliginia e il concubinato sono consentite dalla
religione islamica. L’harem è lo spazio del sultano o di un ricco signore nel
quale sono rinchiuse le schiave e le concubine.

L’Impero ottomano e le potenze europee. Intanto prosegue la riforma


dell’esercito: il sistema di reclutamento segue il modello francese dell’esercito
“di qualità”. Tutte queste riforme non servono però ad attenuare la violenza
nelle aree periferiche:
• NEI BALCANI continua il processo di disgregazione dell’Impero. Viene
riconosciuta la formazione di un unico Principato di Romania e l’autonomia al
Principato del Montenegro.

• A CRETA la comunità greca tenta di cacciare gli ottomani per riunirsi allo
Stato indipendente greco. Nel 1868 l’Impero riconosce loro più ampie
autonomie.

• IN LIBANO scoppiano scontri interconfessionali: la Francia interviene a


favore dei cristiani e quindi l’Impero ottomano deve riconoscere al Libano una
piena autonomia, sotto protettorato francese.

In tutta questa fase, le grandi potenze europee continuano a considerare


l’Impero ottomano come un’entità di cui appropriarsi a poco a poco. È
importantissima anche l’attiva presenza entro i confini dell’Impero di operatori
economici europei che cercano di sfruttarne le notevoli ricchezze.

La Persia.

Il sovrano (shah) di Persia non ha un potere solido. Tuttavia i mullah, le élite


religiose islamiche, detengono una notevole autorità. Lo shah, colpito dalle
trasformazioni in atto nell’Impero ottomano, cerca di modernizzare le strutture
dello Stato e dell’esercito, provando a limitare i poteri dei mullah. Il tentativo
non ha successo e anzi si rafforza la resistenza alle riforme, già da tempo
palesata dai mullah, che ora vengono considerati i veri custodi dell’identità
locale. Le strutture istituzionali e culturali tradizionali non vengono quindi
scalfite in modo significativo.

L’Afghanistan. I britannici considerano l’India come un possedimento


essenziale e trovano preoccupante la marcia costante delle truppe russe
verso i confini settentrionali dell’Afghanistan: temono infatti che questa spinta
espansiva possa trasformarsi in un attacco diretto contro l’India britannica.
Proprio per questo nel 1838 il governatore dell’India britannica decide di
attaccare militarmente l’Afghanistan e di occuparlo, in modo da farne un
avamposto per proteggere l’India da eventuali minacce russe. La struttura
feudale che collega il sovrano ai gruppi tribali periferici rende l’Afghanistan
vulnerabile ad attacchi militari ma anche ingovernabile ad attacco compiuto.
L’insediamento dei funzionari britannici suscita le ire della popolazione locale
e delle autorità religiose: la ribellione costringe i britannici ad abbandonare la
zona e il vecchio sovrano torna ad insediarsi.

Negli anni seguenti, i russi avanzano ulteriormente verso l’Afghanistan ma


non costituiscono una minaccia per i possedimenti inglesi in India: tra i
territori delle due grandi potenze c’è appunto l’Afghanistan, difficile da
governare per entrambi.

L’India britannica. Il potere coloniale britannico in India si è formato grazie alle


operazioni compiute dalla East India Company (EIC), una compagnia
azionaria privata che detiene poteri amministrativi sui territori indiani. Il
sistema di governo britannico in India viene definito con l’India Act: le
questioni politiche e militari sono affidate ad un governatore generale.

I più grandi proprietari terrieri introducono sulle loro terre colture


specializzate, per una facile commercializzazione sui mercati europei o
asiatici: quindi nel 1700 coltivano soprattutto cotone. Dai primi anni
dell’Ottocento, però, l’industria tessile indiana va in crisi, perché dalla Gran
Bretagna cominciano ad arrivare tessuti di cotone prodotti nelle fabbriche che
hanno adottato nuovi telai meccanici, e che quindi costano molto meno dei
tessuti dell’India. Allora i proprietari terrieri e i coltivatori abbandonano il
cotone per rivolgersi ad altri prodotti orientati verso il mercato: tabacco, tè e
papavero.

Intanto, l’espansione militare britannica continua, fino a raggiungere un


controllo quasi completo dell’intero subcontinente indiano. L’espansione
territoriale va di pari passo con l’espansione della burocrazia e dell’esercito,
cercando di escludere gli indiani dai ruoli di responsabilità. L’amministrazione
britannica si impegna in un’azione di civilizzazione che non tiene conto delle
usanze di musulmani e indù: viene abolita la schiavitù, si stabilisce
l’uguaglianza davanti alla legge (che contrasta con il sistema di caste della
società indiana). Le reazioni non sono positive: scoppia una gravissima
ribellione, l’Indian mutiny, che viene repressa con violenza.

Per effetto di questa crisi, dal 1858 il governo britannico decide di sciogliere
la EIC e di affidare la gestione dell’India direttamente al Dipartimento del
governo, capeggiato dal viceré. Potenzia poi l’esercito: i soldati britannici
diventano la metà, riducendo la presenza di musulmani e indù. La politica di
civilizzazione diventa ora benevolent despotism: i britannici non vogliono più
modificare usi e costumi degli indiani. Desiderano solo che siano assicurati
l’ordine e il dominio britannico.

Le Indie orientali olandesi.

Nelle aree di colonizzazione olandese, l’amministrazione delle colonie è


affidata alla Compagnia Olandese delle Indie Orientali, che ha poteri simili a
quelli della britannica EIC e che ha organizzato un sistema di prelievo forzato
dei prodotti agricoli da smerciare sui mercati europei. Nel 1800, però, si trova
sommersa dai debiti. Il sistema di sfruttamento continua a creare malumore
nei contadini che nel 1825 si ribellano sia contro gli stranieri che contro le
élite corrotte. Gli olandesi riescono a sedare la rivolta ed introducono una
nuova modalità di prelievo economico: il sistema delle colture, per cui i
contadini potevano non pagare le imposte in denaro ma riservare 1/5 delle
loro terre a colture indicate dal governo, che saranno poi vendute alla
Compagnia Olandese. All’inizio la soluzione sembra provvidenziale perché
compensa la perdita economica, ma con il tempo gli amministratori chiedono
ai contadini di offrire anche prestazioni lavorative per la costruzione di strade
e ponti. Scoppiano quindi altre rivolte sostenute dai capi religiosi islamici.

La Cina. La Cina è forse l’Impero più grande, popoloso e con la più grande
varietà di confessioni e credenze religiose. Ha una struttura politica centrata
sulla figura dell’Imperatore. Nel corso del 1700, dettato da un senso di
superiorità culturale e tecnologica, l’Impero ha deciso di chiudersi da
eventuali penetrazioni commerciali, lasciando aperto un unico porto, dove gli
europei possono avere loro magazzini e basi di appoggio.

Dalla lavorazione del papavero (prodotto in India dopo la crisi tessile) si


ottiene l’oppio, una droga che contiene morfina. I mercati britannici comprano
volentieri le partite di oppio perché possono importarle illegalmente in Cina e,
dato che crea dipendenza, la domanda dei consumatori non dipende dal
prezzo. Quindi tra gli anni 20 e 30, prende forma un nuovo commercio
triangolare:

Oppio da India a Cina

Prodotti industriali da GB a India Tè, seta e porcellane da Cina a GB

Essendo un’attività illegale, non si pagano dazi o imposte, e la crescita del


narcotraffico modifica l’equilibrio commerciale tra Cina e India britannica.
La bilancia commerciale cinese è quindi in deficit. Le autorità cinesi
cercano di vietare il commercio e l’uso dell’oppio, provocando una violenta
reazione britannica che si traduce nella “prima guerra dell’oppio” (1839): la
Cina viene aggredita militarmente e sconfitta. I mercanti britannici ottengono
l’Isola di Hong Kong e la trasformano in base primaria del commercio di oppio
in Cina. Inoltre aprono altri 4 porti.

Nel 1850, in Cina, scoppia la rivolta Taiping contro l’Imperatore, promossa


da un aspirante al ruolo di funzionario imperiale che fonda la Società degli
Adoratori del Cielo. Questa rivolta si intreccia con la “seconda guerra
dell’oppio” scatenata nel 1856 dal Regno Unito (che vuole ampliare i privilegi
ottenuti con la prima guerra) e a cui partecipano anche i francesi (che hanno
un piano di espansione coloniale). Si divide in 2 fasi:

1. Approfittando della rivolta, inglesi e francesi attaccano la Cina ed entrano a


Pechino. 2. Le forze militari inglesi e francesi collaborano con l’Impero per
reprimere i ribelli. Il governo imperiale è
quindi costretto ad accettare che le merci straniere siano esenti da imposte, a
legalizzare il commercio di oppio e ad autorizzare le piantagioni di papavero
in Cina.

Il Giappone. Nel 1700, ancor più della Cina, il Giappone si è chiuso ad ogni
infiltrazione occidentale. All’inizio dell’Ottocento, al vertice dell’Impero si trova
l’Imperatore, che ha funzione di capo spirituale, ma il vero potere è nelle mani
di una dinastia nobile che si trasmette la carica di shogun (che controlla ¼ del
paese). I restanti ¾ sono affidati come feudi ai daimyo. Un posto significativo
è riservato ai samurai, guerrieri di professione.

Nel 1853, gli Stati Uniti richiedono l’apertura commerciale dei porti
giapponesi. Sapendo che non possono competere con l’esercito statunitense,
i giapponesi firmano un trattato con il quale aprono 2 porti e autorizzano
l’istituzione di un consolato statunitense nel territorio dell’Impero.

Tali misure si traducono in una ribellione contro lo shogun e l’insediamento di


un nuovo governo composto da rappresentanti dei daimyo e dei samurai. Il
governo inizia la cosiddetta restaurazione Meiji, per modernizzare
rapidamente il paese in modo da poter resistere alle minacce di
colonizzazione dei paesi occidentali. Dal 1869 prende così avvio un’azione di
riforma fondata sul principio di eguaglianza davanti alla legge, che porta
all’abolizione dei feudi. I più importanti cambiamenti:

• Sistema fiscale moderno basato sulla tassazione individuale • Obbligo di


istruzione elementare • Formazione di esercito nazione a coscrizione
obbligatoria • Riforma religiosa: invenzione dello scintoismo e istituzione del
Ministero della Religione • Sistema di finanziamento alle imprese industriali

Australia e Nuova Zelanda. Il governo britannico decide di utilizzare


l’Australia come colonia penale per i propri detenuti. All’inizio dell’Ottocento
l’area è diventata zona di emigrazione per i civili della Gran Bretagna in cerca
di fortuna. La terra viene facilmente sottratta alle popolazioni aborigene e i
coloni si dedicano all’agricoltura e all’allevamento di pecore. Vengono poi
scoperti giacimenti d’oro.

Una parte dell’emigrazione europea si dirige poi in Nuova Zelanda, dove


l’espansione coloniale risulta più difficile perché la popolazione maori,
originaria del luogo, oppone ben più resistenza.

Canada. La Gran Bretagna controlla sia l’area popolata dai coloni francesi sia
quella popolata dai coloni inglesi. Nel corso dell’Ottocento, i coloni britannici
continuano a muoversi verso ovest. Tutti i territori conquistati vengono riuniti
nella Confederazione del Canada.

Africa. L’Olanda aveva incoraggiato l’insediamento dei boeri, cioè contadini


olandesi, nei territori del Sudafrica. Nel 1795, gli inglesi sottraggono l’area e
ciò crea tensioni con i coloni boeri, che non riconoscono la Gran Bretagna
come madrepatria. Così, gran parte della comunità boera si sposta più a
nord, dove fonda lo Stato Libero di Orange e la Repubblica Sudafricana di
Transvaal.

Rimane comunque tensione tra i boeri di Transvaal che vogliono conservare


la loro indipendenza, e il governo britannico del Sudafrica, che vorrebbe
annetterli.

A parte il Sudafrica e poche altre zone costiere, l’Africa non è terra di


colonizzazione, ma di esplorazioni geografiche e di interesse per le attività
commerciali.

LE CITTA’ OTTOCENTESCHE Capitolo 18.

Popolazione e produzione. Crescita demografica ed emigrazione. I dati


sull’andamento demografico dimostrano che la popolazione europea è in
crescita costante dalla metà dell’Ottocento fino al primo decennio del
Novecento. Fattori principali:
• Alto tasso di natalità a fronte di un tasso di mortalità in
discesa (eccezione in Francia, in cui il tasso di natalità è in discesa). Il
modello francese di bassa natalità comincia a diffondersi anche in altri paesi
europei. Ciò però non compromette la crescita demografica perché
contemporaneamente si registra un’ulteriore discesa dei tassi di mortalità.

• Si vive più a lungo (da età media di 40 a età media di 50 anni).

Questo grazie a: 1. Grandi lavori che vengono realizzati nelle città, che


depotenziano le ragioni di mortalità legate alla cattiva

igiene. 2. Significativi progressi nelle conoscenze mediche.

In molte aree rurali dell’Europa, la crescita della popolazione è nettamente


superiore alla domanda di forza lavoro: questo spinge molte persone a
partire.

• Flussi migratori a breve-media percorrenza: dalle aree rurali alla città vicine.
• Flussi migratori a lunga percorrenza, che assumono proporzioni
gigantesche, soprattutto verso le Americhe.

L’emigrazione transoceanica dà un contributo all’aumento di popolazione


del continente americano, che raddoppia i propri abitanti.

Seconda rivoluzione industriale. In Europa occidentale e in America del Nord


la popolazione quindi si sta spostando verso i centri urbani, e le persone
trovano dunque impiego nel settore industriale piuttosto che in quello
agricolo. L’attrazione che le città esercitano sulle popolazioni è dovuta al
rapido diffondersi di importanti innovazioni produttive. Viste le trasformazioni
nelle industrie tra metà Ottocento e inizio Novecento, si parla di seconda
rivoluzione industriale, che si differenzia dalla prima per:

1. Contributo di inventori e di scienziati di professione (non dilettanti). 2. Non


solo britannici, ma anche tedeschi, francesi, italiani, svedesi, statunitensi. 3.
Riguarda settori produttivi nuovi, inesistenti durante la prima rivoluzione
industriale.

Cambiamenti principali che riguardano la seconda rivoluzione industriale: •


Settore della produzione di acciaio. • Comparto chimico. • Produzione,
conservazione e distribuzione dell’energia. • Macchina da cucire e da
scrivere.

Nuove forme di gestione e di organizzazione produttiva. Per rendere più


produttivi gli impianti, alcuni imprenditori cominciano a studiare sistemi per
razionalizzare il più possibile la produzione. Il sistema più importante è il
taylorismo, cioè lo studio dei movimenti dei lavoratori, misurando i costi di
ogni singola operazione. Nelle officine automobilistiche Ford viene messa in
funzione la prima catena di montaggio, che si rivela estremamente efficiente
e viene adottata da molte altre imprese.

Viste le grandi dimensioni delle aziende, si diffondono le azioni, vendute nelle


Borse azionarie: l’impresa non è più familiare ma diventa una società per
azioni, in cui il fondatore mantiene il ruolo primario ma non può fare a meno
delle risorse finanziare dei piccoli risparmiatori.

Nonostante gli aspetti positivi della seconda rivoluzione industriale, il ciclo


economico è di tendenza negativa: si parla di “grande depressione”, effetto di
un’eccessiva offerta di prodotti industriali su un mercato che non è in grado di
acquistarli. In realtà, risparmiando sui costi di produzione, si ha una
conseguente diminuzione dei prezzi sul mercato. Per far fronte alla crisi:

• Gli imprenditori chiedono interventi diretti ai governi, sotto la forma di dazi


protettivi, cioè di imposte sulle merci estere.

• Concentrazione: le imprese più grandi acquisiscono quelle minori,


diminuendo la concorrenza. In tal modo, possono accordarsi per mantenere i
prezzi al più alto livello possibile.
Crisi agraria e protezionismo. Tra Otto e Novecento, vi è un continuo
miglioramento dei sistemi di comunicazione, soprattutto nelle comunicazioni
marittime. Ciò ha un impatto impressionante sull’economia europea.

I cereali importati da Russia e Stati Uniti hanno infatti prezzi molto più bassi di
quelli europei, prodotti ancora con tecniche scarsamente sofisticate e ad un
costo di produzione assai più alto. La conseguente discesa dei prezzi di
grano e altri cereali mette in difficoltà i proprietari terrieri. Questa fase viene
chiamata “crisi agraria” e porta a 3 tipi di risposte:

1. Richiesta di intervento dei governi, affinché introducano dazi protettivi per


riequilibrare i prezzi fra grani di importazione e quelli di produzione nazionale.

2. Aree coltivate vengono destinate ad altri usi, soprattutto all’allevamento


del bestiame (quando il prezzo del grano scende, il denaro risparmiato viene
speso in altri modi).

3. Adozione di tipi più efficienti di rotazione delle colture, nuovi macchinari


agricoli o fertilizzanti.

Capitolo 19.

Studiare, lavorare, comprare, amare. Sistemi educativi e strutture sociali: le


scuole elementari. Mentre braccianti e contadini rimangono spesso
disoccupati, la richiesta di operai resta piuttosto elevata. Si ha, però,
una differenziazione interna tra gli operai: una parte svolge mansioni
semplici, un’altra compiti più complessi e meglio retribuiti. La formazione di
gruppi di operai più qualificati è possibile solo attraverso un sistema
educativo che li alfabetizzi e fornisca loro un’istruzione professionalizzante.
Così, i governi europei e statunitensi potenziano i propri sistemi di
istruzione pubblica, prevedendo l’obbligo di frequenza ai primi anni di
scuola elementare. Si innalza anche l’età minima prima della quale non è
possibile essere assunti.
Le scuole superiori. Nella seconda metà dell’Ottocento, anche i sistemi
educativi di livello superiore vengono riformati. I nuovi sistemi (adottati
nell’Europa continentale) prevedono una duplicità di curricola:

• Scuole superiori selettive, che danno pieno accesso alle università. • Scuole
superiori professionalizzanti, scelte da coloro che ambiscono ad un posto
come operaio qualificato

o come impiegato. Un’eccezione è costituita dai paesi di lingua inglese


(Regno Unito e Stati Uniti): vi sono scuole d’élite, private e costose, con
struttura a college, a cui sono affiancate altre scuole meno selettive. Il
sistema scolastico statunitense mostra la miglior efficacia: negli Stati Uniti, la
mobilità sociale è ascendente, ben più che in Europa.

Attraverso le scuole superiori professionalizzanti nascono i ceti medi, che


hanno un salario superiore alle classi operaie. A fine secolo si diffondono
impieghi per le donne: infermiera, maestra, impiegata alla Poste, cassiera e
commessa. Gli uomini sono comunque meglio pagati delle donne.

Le università. Si procede dunque anche alla riorganizzazione


dell’insegnamento universitario. Coloro che escono dalle università vanno a
formare una nuova e ampia borghesia delle professioni, con livelli di
reddito medio-alti. Dalla metà dell’Ottocento, cominciano ad essere fondate
alcune scuole superiori femminili e quasi tutti i sistemi universitari si aprono
alle studentesse. Le donne che, però, si laureano e che riescono a
esercitare una professione sono pochissime e comunque nessuna svolgerà il
ruolo di imprenditore, riservato ai soli uomini.

Redditi e consumi. Struttura delle società occidentali:

• Operai e braccianti non qualificati • Ceto medio di impiegati e operai


specializzati • Élite di professionisti e imprenditori

I redditi di élite e ceto medio sono buoni. Anche i salari degli operai e dei
contadini di mantengono ad un buon livello: il problema delle campagne è la
disoccupazione, mentre chi conserva il proprio lavoro ha una buona
retribuzione.

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