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Dispense per il corso di Istituzioni di Filosofia della Scienza (M-Fil 02) e Epistemologia (Fis 08) vietato far circolare o utilizzare per citazioni

Dispense per Istituzioni di Filosofia della Scienza M/Fil-02 (4 CUF) e per Epistemologia (Fis-08, 3 CUF)

Prof. Mauro Dorato Dipartimento di Filosofia Via Ostiense 234, I-00146 Roma e-mail:dorato@uniroma3.it

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Aggiornate al 10/03/2004

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Capitolo 1
I rapporti tra filosofia e scienza

Che cosa centra la filosofia con la scienza? A chi insegni filosofia della scienza non di rado capita sentirsi rivolgere questa domanda, motivo per cui non esiste forse modo migliore per introdurre loggetto della filosofia della scienza che cercare di rispondere a questo interrogativo. Come vedremo, le risposte a questa domanda sono diverse e molteplici, dato che non solo esistono varie ragioni per connettere la filosofia alla scienza, ma il tipo di risposta funzione di controverse posizioni filosofiche, ovvero dipende dalla filosofia di ciascun filosofo. Intanto, cerchiamo di definire in modo approssimativo e generale loggetto della filosofia, cominciando con due delle tre domande che segnano le tre grandi opere critiche di Kant, ovvero che cosa possiamo conoscere? (Critica della Ragion Pura) e che cosa dobbiamo fare? (Critica della Ragion Pratica). La prima domanda tipica di quella parte della filosofia nota come teoria della conoscenza (un termine desueto, che quindi non useremo, gnoseologia). Pi recentemente, la teoria della conoscenza designata dalla parola epistemologia, dalla parola greca episteme, che vuol dire appunto scienza o conoscenza oggettiva, da contrapporsi a doxa, che invece opinione soggettiva. Ebbene, lepistemologia, che alcuni confondono tout court con la filosofia della scienza propriamente detta ma che da considerarsi come da essa distinta, ha come oggetto la natura, lorigine, i limiti e la giustificazione della conoscenza. E conoscenza, almeno in una prima approssimazione che per il momento pu ritenersi adatta ai nostri scopi, credenza vera giustificata. Per esempio, considerando che lorigine e la

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giustificazione di molte delle nostre credenze la diretta percezione sensoriale (credo a quel che vedo), una tipica domanda dellepistemologia della scienza : abbiamo ragioni di credere a entit non osservabili (geni, batteri, atomi, particelle, galassie diverse dalla nostra, ecc.)? Tale domanda ci avvicina e ci introduce a unaltra veneranda branca della filosofia, forse la pi speculativa, lontologia o metafisica, che si occupa appunto di rispondere alla domanda che cosa vi (on what there is il titolo di un famoso articolo di Quine), ovvero che cosa esiste, ovvero di appurare quali siano i costituenti ultimi della realt. Le versioni pi semplicistiche di questo tipo di problemi riducono gli interrogativi metafisici allalternativa tra una posizione materialistica (la mente e le capacit cognitive delluomo sono riducibili alle sue attivit cerebrali) e una idealistica, secondo cui il costituente ultimo della realt non-materiale o spirituale, qualunque cosa ci significhi. La disciplina filosofica che si occupa di rispondere alla domanda pratica che cosa dobbiamo fare, che la seconda domanda di Kant sopra menzionata, invece letica o filosofia morale che, insieme alla filosofia politica, hanno come oggetto i valori, ovvero ci che deve essere realizzato dalle nostre azioni perch per noi importante. Strettamente connessa alletica intesa come teoria dellorigine e giustificazione dei valori lestetica o teoria del bello, che Kant vedeva come una specie di ponte tra teoria della conoscenza ed etica. Anche se in questa sede non possiamo entrare in dettagli, segnaliamo che il problema dellestetica nella scienza, o pi precisamente, del rapporto la simmetria di certe equazioni e la loro possibile verit o del mutare di stile scientifico in scienziati diversi stato recentemente oggetto di interessanti indagini storico-filosofiche. A questo punto dovrebbe sembrare ovvio perch la filosofia della scienza debba essere considerata parte integrante della filosofia e, viceversa, perch la scienza sia un impresa le cui radici affondano nella filosofia.
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Per giustificare ulteriormente questa tesi si considerino i seguenti problemi, che elenchiamo senza nessuna pretesa di completezza, ma solo allo scopo introdurre il lettore alla complessit delle ramificazioni filosofiche del sapere scientifico: (1) stabilire se la scienza ci offra e sia conoscenza oggettiva, visto che la scienza , indipendentemente dal nostro atteggiamento verso di essa, parte integrante e importante della nostra cultura; (questo primo punto solleva il rapporto tra scienza o teoria della conoscenza) (2) stabilire come la scienza si distingua da altre forme tradizionali di interpretazione del mondo, quali quelle offerte dalla religione, dal mito, dallarte, e dalla filosofia stessa; Come si gi detto sopra, lo stesso rapporto tra filosofia e scienza costituisce un problema filosofico, la cui risposta potr essere pi chiara solo alla fine di questo corso introduttivo o addirittura del corso di studio. Tale risposta potrebbe non essere univoca, nel senso che potrebbe sollevare dibattiti sul ruolo della scienza nella cultura o nella filosofia: per esempio, ammissibile far coincidere tutto ci che possiamo conoscere con ci che conosciamo attraverso il metodo scientifico, come ha sostenuto il primo Wittgenstein? (scienza e metodo della conoscenza); (3) stabilire se la scienza ci permetta di conoscere le entit ultime che costituiscono la realt, o non possa penetrare al di l del tessuto percettivo del mondo dellesperienza (scienza e metafisica); (4) stabilire quale sia il rapporto tra scienza e valori (si pensi solo ai problemi etici sollevati da nuove bio-tecnologie, dallo sfruttamento dellenergia nucleare dallingegneria genetica, dalletica legata alla medicina, dal rapporto tra scienza e industria o globalizzazione) (scienza ed etica); (5) stabilire quale il rapporto tra scienza e politica; si pensi che il carattere pubblico della scienza basato su un sapere controllabile empiricamente da tutti e non su
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conoscenze inaccessibili ai pi in linea di principio come in molte societ antiche fondate sulla religione stato spesso posto alla base delle societ democratiche; (scienza e politica); (6) se si ammette che la scienza sia il frutto principale anche se non esclusivo del mondo occidentale, quale contributo ha dato la nostra cultura al mondo intero? (scienza e cultura ed economia occidentale) (7) la moderna organizzazione del laboratorio a partire dalla fase post-bellica (seconda guerra mondiale) rappresenta in piccolo la specializzazione delle conoscenze e del lavoro tipiche di una societ industrializzata avanzata; (scienza e societ) (8) Chiarire la natura del rapporto tra scienza e tecnologia in generale. Dovrebbe essere ovvio che questi sono solo alcuni punti che suggeriscono limportanza della scienza nella nostra cultura. per altrettanto chiaro che senza conoscere in modo sufficientemente approfondito qualcuna delle scienze naturali e sociali impossibile rispondere ai quesiti di cui sopra in modo plausibile. Purtroppo, la divisione del lavoro intellettuale tra filosofi e scienziati lamentata gi da Husserl nei primi decenni del Novecento ai nostri tempi si accentuata ancora di pi, ci che rende difficile che un uomo colto di oggi che non sia uno scienziato sia al corrente almeno dei principali rudimenti delle maggiori teorie scientifiche contemporanee, dalla meccanica newtoniana alla teoria della relativit, dalla meccanica quantistica alla chimica, dalla cosmologia alla neurofisiologia del sistema nervoso centrale. 1 Un altro importante motivo per prendere sul serio la filosofia della scienza che moltissimi dei pi grandi filosofi furono al tempo stesso scienziati: si pensi non tanto al

Oggi i filosofi spesso ignorano le maggiori teorie scientifiche contemporanee, fatto questa che nella storia della filosofia senza precedenti. In Italia in particolare, a causa del peso della tradizione umanistica che vede il sapere storico-letterario-artistico come lunica degno di una persona colta, la cultura scientifica risulta particolarmente penalizzata, forse a causa di un retaggio mistico-religioso che faceva dire ad Agostino che la

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mondo greco, quando filo-sofia (che vuol dire amore del sapere) includeva in modo indifferenziato tutto il sapere, quanto allinizio dellepoca moderna, allorch Galileo, Cartesio, Newton diedero rilevantissimi contributi sia alla filosofia propriamente intesa che a quelle che oggi chiamiamo fisica e matematica. Per quanto non diede contributi diretti al sapere scientifico del loro tempo, Kant conosceva bene la fisica a lui contemporanea, tanto vero che gli storici delle idee del mondo moderno sanno bene quanto siano inseparabili scienza e filosofia. Di conseguenza, difficile comprendere a fondo la Critica della Ragion Pura e in particolare lEstetica Trascendentale e lAnalitica dei Principi senza tener presente il grande dibattito filosofico-scientifico sulla natura dello spazio e del tempo che si gener a partire dalla rivoluzione scientifica operata da Copernico (1543), e che fu portato a maturazione completa dai Philosophiae Naturalis Principia Mathematica pubblicati da Newton nel 1687. Si potrebbe per sostenere che ai nostri giorni le scienze naturali e sociali si sono distaccate definitivamente dalla grande madre (la filosofia al tempo dei greci comprendeva tutto lo scibile umano) e sono divenute talmente autonome da essa da non influire pi sul dibattito filosofico vero e proprio. Di conseguenza, anche la filosofia non avrebbe oramai pi nessuna importanza per le scienze. In un dipartimento di filosofia dovremmo quindi ritenerci giustificati nellignorare le scoperte o le teorie scientifiche pi recenti e in uno di fisica, o di biologia, potremmo ignorare senza alcuna conseguenza le teorizzazioni filosofiche sulla scienza. Un tale giudizio sarebbe per assai superficiale. Si pensi infatti che esiste un contributo inconsapevole che viene direttamente dalla scienza a questioni filosofiche tradizionali,

conoscenza di ci che al di fuori di noi vana curiositas. Agostino invitava a tornare in se stessi, perch in noi abita la verit.
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come quelle che hanno a che fare con il determinismo, la natura dello spazio e del tempo, dei numeri, dellidentit personale, della giustizia e del libero arbitrio. La storiografia della scienza ha infatti contribuito a mostrare che il progresso delle conoscenze scientifiche non spiegabile solo grazie allaccumularsi pi o meno rapido di scoperte sperimentali permesse da strumenti tecnologici sempre pi sofisticati, o dal progredire delle conoscenze matematiche, ma permesso anche dallanalisi concettuale di nozioni fondamentali di natura filosofica. Ne segue che le teorie scientifiche contemporanee interagiscono con la filosofia in un duplice senso. Da una parte, molte ben confermate teorie scientifiche hanno notevoli ripercussioni su questioni tradizionalmente filosofiche: si pensi allimpatto

dellevoluzionismo darwiniano circa le domande sullorigine delluomo, o a quello delle scoperte contemporanee di neurofisiologia sui rapporti tra corpo (cervello) e mente (anima). Dallaltra, in quello che tecnicamente si chiama interpretazione di una teoria scientifica o di una teoria fisica che il tentativo di capire che cosa essa ci dica sulla realt o sul mondo indispensabile usare in modo appropriato gli strumenti dellanalisi concettuale tipici della filosofia. Senza unattenta analisi filosofica del significato di a simultaneo con b, nel caso in cui questa relazione si attribuisca ad eventi tra loro distanti, Einstein non avrebbe mai potuto costruire la relativit speciale. In questo senso la filosofia della scienza non si pone solo il compito di riflettere ex post sul lavoro scientifico compiuto dagli scienziati di professione, ma si propone proprio in virt della sua peculiare formazione di filosofo di partecipare in modo attivo ai complessi processi di elaborazione, costruzione e valutazione delle stesse teorie scientifiche. Da questo punto di vista, il filosofo della scienza cerca, e dovrebbe cercare, di contribuire ad una pi profonda comprensione, se non alleffettivo progresso, di singole teorie scientifiche, proprio grazie alla sua peculiare abilit nellanalisi di concetti fondamentali che compaiono in
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queste ultime. Si pensi a nozioni quali quelle di numero, probabilit, legge di natura, forza, causa, riduzione, spiegazione, propriet emergente, conferma, causalit, o esperimento, che costituiscono da vari decenni il terreno sul quale lanalisi filosofica della scienza si maggiormente concentrata. In ogni caso, non necessario assumere che lo scienziato e il filosofo siano sempre persone distinte: talvolta le migliori analisi filosofiche di un concetto o di un problema scientifico provengono proprio da scienziati, che cercano di interpretare la teoria che hanno contribuito a fondare, ovvero si domandano su cosa verta la teoria, o quale sia la sua ontologia (si pensi allopera di Bohr, Heisenberg, Schrdinger o Einstein sui fondamenti filosofici della meccanica quantistica).

Dopo aver cercato di illustrare, seppure in modo necessariamente stringato, sia limportanza che le scoperte scientifiche hanno per le tradizionali questioni filosofiche sia il rilievo che queste ultime hanno per linterpretazione della scienza necessario far presente che la filosofia della scienza contemporanea si andata progressivamente specializzando e settorializzando, sicch esistono oggi due modi distinti di intenderla e praticarla, entrambi legittimi e in grado di arricchire sia la filosofia che la scienza. Il primo consiste nel cercare di dare risposte a problemi che sono di diretta pertinenza del sapere scientifico nella sua globalit e generalit, tipo esiste un progresso scientifico?, che cos una teoria scientifica?, che cos una legge scientifica?, la scienza spiega i fenomeni che descrive?, esiste un limite alla conoscenza scientifica della realt?, qual la differenza tra il sapere scientifico e quello non scientifico?, ecc. Stabiliamo convenzionalmente di chiamare la disciplina che cerca di dare una risposta a questi interrogativi ai quali la scienza non sa e non intende rispondere filosofia della scienza.

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Esiste poi un altro tipo di domande, pur sempre filosofiche, che sorgono per direttamente dal lavoro degli scienziati, e che coinvolgono quindi dispute pi interne a singole discipline scientifiche. Esempio di queste domande sono come pu essere fatto il mondo microscopico se la meccanica quantistica vera? o qual il confine tra mondo microscopico (in cui vige la meccanica quantistica) e mondo macroscopico (in cui vige la tradizionale meccanica classica newtoniana?), oppure, ancora, qual lunit su cui ha operato la selezione naturale, il gene, lindividuo o la specie? Come ovvio, domande di questo tipo rendono indispensabile una conoscenza tecnica approfondita delle singole scienze in cui spesso si originano, e possono essere ricomprese in unattivit che possiamo convenzionalmente denominare fondamenti della scienza, o meglio fondamenti di particolari discipline scientifiche. Ai nostri giorni registriamo cos lo sviluppo dei fondamenti della fisica, della chimica, della biologia, delle scienze cognitive, delleconomia. Questo dualismo tra filosofia della scienza e fondamenti delle scienze pone problemi importanti per una comprensione unitaria del sapere scientifico, sui quali qui non possiamo soffermarci. Essi coinvolgono in particolare la possibilit di considerare la filosofia della scienza come autonoma e indipendente dalla filosofia delle scienze particolari (filosofia della fisica, filosofia della biologia, filosofia delle scienze cognitive, filosofia delleconomia, filosofia della matematica, ecc.). Per esempio, ha senso considerare una teoria filosofica delle teorie scientifiche che valga per tutte le discipline, dalla fisica alleconomia, oppure si deve assumere che ogni disciplina possiede caratteristiche uniche? chiaro che una risposta a questi interrogativi dipende da un ulteriore approfondimento e progresso nellambito dei fondamenti delle scienze particolari, alle quali, non a caso, gran parte della ricerca contemporanea sulla scienza oggi si rivolge. Anche le ricerche filosofiche cosiddette generali tendono, anche se in modo tacito o implicito, a privilegiare una scienza particolare, in genere la fisica: cos certamente stato per gran parte dellepistemologia del Novecento.
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Questa scissione e questa specializzazione non necessariamente da considerarsi in modo negativo ai fini di una comprensione sintetica e globale del sapere scientifico nei suoi rapporti con le altre forme culturali e con la societ. In fondo, cos i fondamenti delle scienze particolari funzionano da tramite pi diretto tra le singole scienze e la filosofia della scienza generale, cos questultima fa da tramite tra scienza e sapere filosofico in generale. solo grazie a una ricerca filosofica pi concreta e aderente al lavoro delle scienze quale quella che verte su quelli che abbiamo chiamato fondamenti delle scienze singole che si possono trarre delle generalizzazioni plausibili nellambito della filosofia della scienza in generale. Viceversa, solo non perdendo di vista gli scopi di questultima e quelli della filosofia in generale che il lavoro tecnico sui fondamenti non perde del tutto i suoi connotati concettuali e filosofici. Le due pagine che seguono riassumono quanto detto sinora.

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Metafisica (che cosa vi ?) Ontologia

FILOSOFIA

Epistemologia (che cosa possiamo conoscere?) Teoria della conoscenza:


natura, origine, limiti e giustificazione della conoscenza

Etica (teoria dei valori) (che cosa dobbiamo fare?)

Realismo e antirealismo scientifico FILOSOFIA DELLA SCIENZA

Scienza e osservazioni Metodo della scienza I limiti della scienza Rapporti con altre forme culturali.

Etica e scienza Bioetica Neutralit della scienza Natura umana

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METAFISICA: cerca di appurare quali siano i costituenti ultimi della realt

EPISTEMOLOGIA: studia la natura, lorigine, i limiti e la giustificazione della conoscenza umana

IL FINE DELLA FILOSOFIA DELLA SCIENZA stabilire se la scienza ci offra e sia conoscenza oggettiva, visto che la scienza , indipendentemente dal nostro atteggiamento verso di essa, parte integrante e importante della nostra cultura; (rapporto scienza ed epistemologia o teoria della conoscenza)

stabilire come la scienza si distingua da altre forme tradizionali di interpretazione del mondo (religione, mito, arte, e filosofia stessa); in altre parole, lo stesso rapporto tra filosofia e scienza costituisce un problema filosofico: per es. ammissibile far coincidere tutto ci che possiamo conoscere con ci che conosciamo scientificamente, come il primo Wittgenstein sostenne? (scienza e metodo della conoscenza); stabilire se la scienza ci permetta di conoscere le entit ultime che costituiscono la realt, o non possa penetrare al di l del tessuto percettivo del mondo dellesperienza (scienza e metafisica);

stabilire quale sia il rapporto tra scienza e valori (si pensi solo ai problemi etici
sollevati da nuove tecnologie, dal nucleare allingegneria genetica, dalletica legata alla medicina al rapporto tra scienza e industria o alla globalizzazione) (scienza ed etica) stabilire quale sia il rapporto tra scienza e politica; si pensi che il carattere pubblico della scienza, basato su un sapere controllabile empiricamente da tutti e non un sapere religioso ed inaccessibile ai pi in linea di principio come in molte societ religiose, stato spesso posto alla base delle societ democratiche; (scienza e politica); Scienza e tecnologia in generale se si ammette che la scienza sia il frutto principale anche se non esclusivo del mondo occidentale, quale contributo ha dato la nostra cultura al mondo intero? (scienza e cultura ed economia occidentale) la moderna organizzazione del laboratorio a partire dalla fase post-bellica rappresenta in piccolo la specializzazione delle conoscenze e del lavoro tipica di una societ industrializzata avanzata; (scienza e societ)

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Capitolo 2
Che cos una teoria scientifica?

2.1 Il Criterio di Verificazione e il modello di teoria neopositivista

Nel cercare di dare una risposta alla domanda con la quale si apre questa lezione, opportuno cercare di seguire, per quanto possibile, il cammino storico che nel corso del Novecento ha condotto a provare a individuare un criterio di demarcazione della scienza dalla metafisica o filosofia. Partendo dal criterio neo-positivistico, basato sul principio di verificazione, passeremo a quello popperiano, fondato sul principio di falsificazione, fino ad arrivare alle tesi cosiddette liberalizzate, difese da Carl G. Hempel intorno alla met del secolo scorso. Lidea che seguiremo che per capire ci che tipico ed essenziale nella conoscenza scientifica sia opportuno partire dal tentativo di delimitare questultima da ci che non scienza, procedendo in senso negativo. Come vedremo, la storia dei tentativi di demarcare la scienza dalla metafisica caratterizzata da unimportante tesi intorno al significato degli enunciati, che sono proposizioni suscettibili di essere veri o falsi. Tale tesi lega ci che dicibile, ovvero ci che dotato di senso, a ci che conoscibile scientificamente. Questa identificazione, che in seguito alla cosiddetta svolta linguistica della filosofia del Novecento, venne fatta in nome del significato degli enunciati, si riallaccia per al dibattito settecentesco sullorigine e i limiti della conoscenza umana (Locke, Hume, Kant), un dibattito che era per condotto sul terreno psicologistico e meno controllabile delle idee. Per gli empiristi, tutte le idee della nostra mente vengono dallesperienza (interna ed esterna),

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e qualunque idea non possa essere ricondotta allesperienza deve essere considerata con sospetto. Non possiamo qui non ricordare che la spedizione geografica che aveva il compito di tracciare i confini del continente della conoscibilit rispetto alloceano dellinconoscibile fu lanciata inizialmente da Locke (1632-1704); e che ancora per Kant (1724-1804), portare a termine tale spedizione era considerato il compito principale della filosofia teoretica. In Hume (1711-1776), pensatore assai importante per Kant la buona metafisica ha la funzione opposta a quella enunciata dalla legge di Gresham a proposito delle monete, e cio di scacciare la cattiva, 2 al punto che lindagine di Hume ebbe un esito al quale nel nostro secolo si riagganciarono i neoempiristi della prima ora: quando scorriamo i libri di una biblioteca, e ci accorgiamo che non contengano ragionamenti intorno a materie di fatto n relazioni tra idee, buttiamoli nel fuoco, perch non contengono altro che sofisticherie ed inganni. Lequivalente novecentesco dei ragionamenti su materie di fatto di cui parla Hume sono le proposizioni empiricamente fondate, o asserti di base, che danno origine a quelli che Kant chiamava giudizi sintetici. Le relazioni tra idee di cui parlava Hume, e che per lui caratterizzano la matematica e la logica, nel primo Wittgenstein e nei neoempiristi del cosiddetto Circolo di Vienna diventano invece proposizioni tautologiche, ovvero enunciati che si riducono ad asserti del tipo A A. 3 Per Kant gli enunciati di questo tipo erano giudizi analitici, dato che, per esempio, il triangolo trilatero, non fa che esplicitare o analizzare nel predicato ci che gi contenuto nel concetto espresso dal soggetto.4

La legge di Gresham in economia dice che la moneta cattiva (che non contiene metalli preziosi, per esempio) tende a scacciare la buona moneta, perch tutti tendono a mettere da parte proprio questultima, in quanto pi preziosa. 3 In una fase del suo pensiero, quella influenzata da Wittgenstein, per Russell la matematica diventa larte di dire la stessa cosa in modo diverso. 4 Per Kant per, la matematica non si fonda su giudizi meramente analitici, ma presuppone giudizi sintetici a priori.

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La logica in particolare viene vista dai neoempiristi del circolo di Vienna come lo strumento filosofico per eccellenza, non solo perch permette di tradurre nel suo linguaggio gran parte se non tutta la matematica rendendola con ci rigorosa, formalizzata e priva di fuorvianti riferimenti alle nostre intuizioni, ma anche perch consente quel legame indispensabile tra enunciati teorici che si riferiscono a entit non osservabili e enunciati di base, che costituiscono cio il fondamento su cui poggia tutta la nostra conoscenza. Questi ultimi sono enunciati che fondano tutta la nostra conoscenza proprio in quanto si riferiscono a entit o a propriet direttamente osservabili: si pensi a enunciati come questo strumento segna 4 ampere 5 , o questo oggetto rosso. Il principio selettivo di Hume nei confronti della cattiva metafisica viene reinterpretato dai neoempiristi sulla base del principio di verificazione, inteso come criterio di significanza o sensatezza degli asserti: (C) Per ogni enunciato x, x dotato di senso se e solo se verificabile. Ne segue che religione e metafisica (filosofia speculativa), nella misura in cui sono non verificabili, sono non solo sofisticherie, come voleva Hume, ma risultano addirittura prive di senso. Lambito di ci che pu essere detto, come afferma il primo Wittgenstein (1889-1951), quello del Tractatus Logico-Philosophicus (1921) coincide con le proposizioni della logica, della matematica e della scienza empirica. La filosofia, come viene intesa dai neoempiristi o neo-positivisti logici, deve identificarsi con lanalisi logica delle proposizioni della scienza naturale; per il Wittgenstein del Tractatus la filosofia era addirittura una scala di cui ci si doveva liberare dopo luso, che consisteva nel mostrare come tutti i problemi filosofici derivino da un cattivo uso del linguaggio. Legemonia del linguaggio nella filosofia del Novecento si fece sentire dunque anche nella filosofia della scienza, e si pu anzi dire senza timore di sbagliare che tale egemonia si origin o almeno si esercit proprio al suo interno, e

Lampere misura lintensit di corrente in un circuito.

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fece sentire i suoi effetti molto a lungo. Da questo punto di vista, lo studio del filosofo della scienza era di tipo meta-linguistico: cos come loggetto di cui si occupa lo scienziato la natura (o, metaforicamente, il linguaggio in cui scritta), loggetto di studio del filosofo della scienza il linguaggio con cui lo scienziato parla della natura. I motivi che condussero allelaborazione della radicale teoria filosofica del significato di un enunciato racchiusa in (C), sono molteplici e noi qui possiamo esaminarli in modo solo sintetico. In primo luogo, lo sviluppo delle geometrie non-euclidee, dellalgebra e dellanalisi della seconda met dell800 avevano portato a un grande sviluppo della logica, e in particolare al tentativo di ridurre (o tradurre) tutta la matematica nota alla teoria degli insiemi. Per quanto riguarda le scienze empiriche, soprattutto dopo le due teorie della relativit di Einstein (1905, 1915) e la formulazione della nuova meccanica quantistica (1924-26), cera la consapevolezza che i problemi sollevati dalle nuove rivoluzionarie concezioni dello spazio, del tempo e della materia atomica e subatomica, implicite nella relativit e nella nuova fisica quantistica, dovessero necessariamente coinvolgere anche i filosofi, dato che i concetti di spazio, tempo e materia erano state eminenti preoccupazioni filosofiche dai pitagorici a Kant. In terzo luogo, molti neoempiristi avevano forti interessi per il mondo sociale e il politico: Otto Neurath, uno dei membri fondatori del cosiddetto Circolo di Vienna, nome con cui si designa storicamente un gruppo di filosofi e scienziati che incontrava periodicamente a Vienna per discutere di scienza e filosofia (1922-1938), era un sociologo, che aveva vissuto insieme agli altri membri del Circolo il primo sanguinoso conflitto mondiale europeo. I neoempiristi logici ritenevano che lestensione del metodo scientifico che tanto successo aveva avuto nelle Naturwissenschaften (scienze della natura) anche alle scienze sociali

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(Geisteswissenschaften), poteva finalmente porre anche queste ultime sulla sicura strada del progresso e dellaccordo intersoggettivo esemplificato dalle prime. Da questo punto di vista, era tipico il sostegno dei neopositivisti logici allideale dellunit di tutte le scienze: il metodo delle varie scienze identico per tutte e, in una certa misura, il linguaggio in cui esse esprimono i loro asserti di base lo stesso. Gli asserti di base sono gli enunciati che esprimono la nostra lettura degli strumenti di misura o dei risultati di esperimenti e sono dunque lultimo tribunale cui unipotesi deve far appello per essere considerata come scientifica. A secondo del periodo e del filosofo neopositivista che consideriamo, tuttavia, gli asserti di base possono in ultima analisi trarre significato vuoi da enunciati che esprimono sensazioni private il cui significato contestuale (tipo io vedo rosso qui e ora), vuoi da enunciati il cui significato non-contestuale e non-soggettivo perch si riferiscono a oggetti fisici (Mario Rossi vede un oggetto rosso alle 4.30 del 22.2.04 nel laboratorio C.). Questultima tesi sulla natura dei protocolli sperimentali era chiamata con il nome di fisicalismo perch faceva riferimento a oggetti fisici e non a sensazioni soggettive o private, e pi tardi porter gli eredi nel neopositivismo logico a interrogarsi sulla riducibilit di tutte le scienze al linguaggio della fisica. Come ultimo motivo possiamo ricordare con Michael Friedman (1998) che i neoempiristi volevano riformare la filosofia dal profondo sia per intima convinzione sia per avere pi spazio nel mondo accademico, che in Germania era ancora dominato da Heidegger e dai seguaci storicisti di Hegel. Il richiamo dei neopositivisti a Hume e (con toni pi polemici) a Kant, intendeva anche essere un richiamo alla responsabilit di ci che si dice. Scrivere in modo oscuro ed oracolare pu infatti conferire il non meritato vantaggio di mettere il filosofo in condizione di non poter essere confutato o almeno discusso criticamente. Si confrontino i primi due brani con il terzo nelle citazioni seguenti.

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Il niente la condizione che fa possibile la rivelazione dellessente come tale per lessere esistenziale delluomo. Il niente non d soltanto il concetto opposto a quello di essente, ma appartiene originariamente allessenza dellessere stesso. Il nientificare del niente avviene nellessere dellessente Heidegger, Che cos la metafisica?, p.24

Lindividuo senziente idealit semplice, soggettivit del sentire. Si tratta ora, che egli ponga la sua sostanzialit, ladempimento che solo in s, facendone soggettivit; si prenda in possesso, e diventi come la potenza dominatrice di s stesso per s. Lanima, come senziente, non pi meramente naturale, ma individualit interna; questo essere per s di lei, che nella totalit meramente sostanziale, formale, bisogna renderlo indipendente e libero Hegel, Enciclopedia, II vol. p. 395,

Sembra una proposizione che non dar luogo a molta controversia, quella che dichiara che tutte le nostre idee non sono che copie delle nostre impressioni, o, in altre parole, che impossibile che noi pensiamo qualche cosa che non abbiamo precedentemente sentita, sia per mezzo dei sensi esterni che di quelli interni D. Hume, Ricerche sullintelletto umano, p. 82 Applicando il criterio di significanza ai primi due brani, la loro non-verificabilit ne implicherebbe la mancanza di senso: il terzo sembra essere invece sufficientemente chiaro Tornando al problema che al centro del capitolo che stiamo presentando, risulta allora chiaro che il principio di verificabilit, o il criterio di significanza di un enunciato, ci offre anche la chiave di accesso alla radicale concezione delle teorie scientifiche tipica del neopositivismo: una teoria scientifica un insieme di enunciati verificabili, e si distingue pertanto da teorie non scientifiche come asserti dotati di senso si distinguono da asserti del tutto insensati.

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Un insieme di enunciati che costituiscono una teoria scientifica per chiaramente dotato di una certa struttura, e non costituito da un insieme di osservazioni pi o meno causalmente legate luna allaltra: in particolare, la struttura in questione deduttiva e una teoria fisica da questo punto di vista assomiglia a un sistema assiomatico, in cui, intuitivamente, le leggi o le ipotesi pi teoriche sono gli assiomi, e le conseguenze che da esse si possono dedurre (insieme alle condizioni iniziali) sono le osservazioni (i teoremi). Anche a causa della grande influenza che ebbe il formalismo hilbertiano nella filosofia della matematica e nella logica dei primi decenni del secolo scorso, per il neopositivismo logico il metodo scientifico si basa quindi sul sistema ipotetico-deduttivo. Una teoria confermata o verificata quando dalle sue ipotesi si possono derivare, applicando regole di inferenza matematica che preservano la verit delle ipotesi stesse, dei risultati osservativi, che vengono poi effettivamente riscontrati in sede sperimentale. Se tali deduzioni conducono a osservazioni che gli esperimenti smentiscono, per modus tollens la teoria ha almeno qualche ipotesi falsa (se dalla congiunzione di A & B & C si deriva D, e D sperimentalmente falsificata, almeno una delle tre ipotesi di partenza va abbandonata). Tipicamente il neopositivismo logico si disinteressa di come lo scienziato arrivi a postulare le ipotesi teoriche, considerando questo non un problema di logica della scoperta ma di psicologia o sociologia dellinvenzione; ci che conta la giustificazione rigorosa dellipotesi stessa, che avviene a partire dalle sue conseguenze osservative. Unaltra tesi caratteristica della concezione neopositivista delle teorie scientifiche data dalla divisione del vocabolario di una teoria scientifica in due grandi categorie: gli enunciati teorici e gli enunciati osservativi. Mentre questi ultimi fanno riferimento a oggetti e propriet direttamente osservabili, i secondi si riferiscono alle cosiddette entit teoriche (non direttamente osservabili, dove direttamente significa a occhio nudo). La sensatezza degli asserti teorici assicurata dal fatto che, grazie a enunciati di riduzione ottenuti tramite gli
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strumenti della logica, essi si riducono agli (ovvero si traducono negli) asserti osservativi, che corrispondono agli enunciati di base di cui sopra, contenenti solo dati sensoriali di osservatori posti in condizioni normali o propriet di oggetti fisici osservabili a occhio nudo. Questa concezione che riduce i concetti teorici a osservazioni assai vicina alloperazionismo di Bridgman, che sostiene che il significato di qualunque concetto teorico vada identificato con le operazioni necessarie a misurarlo.

2.2 Alcune difficolt del criterio di verificazione e dellosservabilit diretta

Dopo aver elencato alcune delle ragioni che condussero alla formulazione di una cos radicale posizione filosofica, cominciamo ora a vederne le difficolt. Il primo problema da chiarire che cosa significhi verificabile: in prima approssimazione, possiamo ritenere il termine come sinonimo di percepibile: poich nella specie homo sapiens sapiens la maggior parte delle informazioni sul mondo esterno passa per gli occhi, il termine verificare si associa spesso allosservazione vera e propria e dunque verificabile significa osservabile. Superata rapidamente questa prima difficolt, passiamo subito allaspetto modale dellenunciato di cui sopra (C), indicato dal suffisso bile attaccato alla parola verifica, che rende ambiguo il criterio stesso. Per esempio, viene da domandarci: verificabile di fatto o in linea di principio? Oppure, verificabile/osservabile a occhio nudo o con laiuto di strumenti? E inoltre, davvero fondata la distinzione cui spesso i neopositivisti si richiamano tra ci che i nostri occhi osservano senza laiuto di strumenti e ci che vediamo con laiuto di microscopi e telescopi? Prima di chiarire questi punti, cerchiamo di capire perch le espressioni modali sono state introdotte: restringere lambito della sensatezza di un enunciato a quello della sua
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verificazione o osservazione di fatto (ovvero, a ci che gi stato verificato o osservato) avrebbe implicato una concezione troppo limitata della significanza di un asserto. Per esempio, proposizioni vertenti sulla presenza di crateri sullaltra faccia della luna (dark side of the moon) sarebbero state prive di senso fino a una verificazione diretta con una nave spaziale, e ci a causa del fatto ben noto che nel suo moto di rivoluzione attorno alla terra, la luna ci porge sempre la stessa faccia. Quel verificabile va allora inteso in prima approssimazione, e in modo pi liberale, come ci che possibile osservare direttamente in unepoca t da un essere umano utilizzando la tecnologia disponibile a t. (C) allora diventa: (C) Per ogni enunciato x, x dotato di senso se e solo se osservabile direttamente da un essere umano in una certa epoca t con la tecnologia allora disponibile. Ma questa nuova versione del criterio di verificabilit, che pi precisa perch specifica esattamente che cosa significhi verificabile o osservabile, introduce una dipendenza della sensatezza di un enunciato dal mutevole livello di tecnologia disponibile in un certo periodo storico. Al tempo di Galileo e Newton, un qualunque asserto vertente sulla faccia nascosta della luna non sarebbe stato verificabile e dunque sensato, mentre al nostro tempo esso verificabile e diventa dunque dotato di senso. Ma noi riusciamo a capire benissimo che cosa significa esistono crateri sulla faccia nascosta della luna, indipendentemente dallesistenza di satelliti lunari che li possano fotografare o di navi spaziali che atterrino con uomini a bordo sulla faccia nascosta della luna. Quindi lenunciato in questione dotato di senso in modo del tutto indipendente dal livello tecnologico di cui disponiamo. Ne segue che o rafforziamo il senso di osservabile nel criterio (C), o abbandoniamo il criterio di significanza neopositivista al suo destino. Seguendo la prima alternativa, possiamo sostituire la possibilit (e quindi la modalit) tecnologica con la possibilit fisica, che pi forte, dato che se x impossibile sulla base di leggi di natura allora impossibile anche tecnologicamente, mentre il viceversa non vale:
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(C) Per ogni enunciato x, x dotato di senso se e solo se osservabile direttamente da un osservatore umano, dove osservabile significa che pu essere osservato senza violare le leggi della natura. Per esempio, un enunciato che ci impegni sullesistenza di stelle analoghe al nostro sole su Andromeda dotato di senso perch fisicamente possibile da parte di essere umani osservarle (se qualcuno fosse l le potrebbe osservare) anche se dovesse risultare tecnologicamente impossibile in linea di principio inviare una sonda con esseri umani a bordo a distanze dellordine di 2.106.3.105.60.60.24.365 km. Anche in (C) si presentano per evidenti difficolt, date dal fatto che in esso si fa implicito riferimento a leggi note, ci che rende il criterio stesso dipendente da ci che ora sappiamo. Un asserto che oggi insensato, perch incompatibile con le leggi oggi note, potrebbe diventare dotato di senso domani, se linsieme di leggi naturali note in futuro dovesse cambiare. Ma anche indipendentemente da tale difficolt, che potrebbe essere superabile, esistono osservazioni dirette che appaiono fisicamente impossibili anche in contesti scientifici futuri: un enunciato che attribuisce certe propriet a un elettrone o a un atomo non sembra osservabile direttamente da un essere umano n ora n mai. Il fatto che un osservatore possa restringersi fino a occupare le dimensioni di un elettrone o di un atomo appare incompatibile con la possibilit di mantenersi in vita e quindi con le leggi della biologia terrestre. Per risolvere le difficolt generate dallinterpretazione dellaggettivo

verificabile/osservabile abbiamo tre strade. Una prima via duscita per continuare a sostenere che gli enunciati che fanno riferimento a entit troppo piccole per essere osservabili direttamente in linea di principio sono comunque dotati di senso, sostenere che tali enunciati sono tutti traducibili, senza perdita di significato, in altri asserti che si riferiscano solo a entit osservabili direttamente. Questo
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genera il famoso problema dello status delle cosiddette entit teoriche (atomi, particelle subatomiche, molecole, virus, batteri, ecc., non direttamente osservabili): esistono le entit teoriche, o sono solo utili finzioni del pensiero che ci permettono di fare predizioni efficaci? plausibile che tra gli dei di Omeri e gli elettroni, entrambi non osservabili direttamente, non ci sia alcuna differenza, se non di grado, come sostiene Quine? Come vedremo meglio successivamente, questa prima strada presenta molti inconvenienti, dovuti al fatto che il significato di un termine teorico non pu esaurirsi nelle procedure sperimentali che utilizziamo oggi per introdurlo, perch ci impedirebbe di riferire quello stesso termine ad altre procedure o osservazioni realizzabili in futuro. La seconda strada consiste nellabbandonare lossessione neopositivistica per losservazione diretta, o a occhio nudo. Per dare pi precisione e sostanza al criterio di verificabilit diretta, si deve precisare che losservazione diretta di cui parlano i neopositivisti, necessaria alla verifica diretta, unosservazione priva di strumenti che estendono i sensi delluomo, specialmente la vista. Ma come vedremo meglio pi oltre, questa ossessione rende immediatamente molto controversa sia la nozione di osservabilit diretta sia, mediatamente, quella di verificabilit diretta, su cui questultima basata. Perch vedere attraverso le lenti di un paio di occhiali vale presumibilmente come un osservare direttamente ci che sta dietro di essi ed invece guardare attraverso un microscopio o un telescopio non conta come osservare direttamente? (Van Fraassen 1980, Hacking 1983). E se guardare dietro il vetro di una finestra osservare in modo meno diretto quel che c fuori rispetto a quando la apriamo, ne dobbiamo concludere che la distinzione tra osservare direttamente e indirettamente una distinzione vaga, sfumata e priva di confini netti, ci che suggerisce che non si pu utilizzarla per separare le entit esistenti (osservabili direttamente) da quelle su cui dobbiamo sospendere il giudizio (osservabili indirettamente).

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A ben riflettere, si pu criticare e mettere in crisi la distinzione teorico/osservativo in due modi diversi: (1) Il primo consiste nel sostenere che anche le osservazioni apparentemente prive di teoria, quelle che compaiono negli asserti base, in realt sono cariche di teoria, ovvero di aspettative e di pre-comprensioni, (Popper, Hanson, Feyerabend). Vedremo questa soluzione presentando la posizione di Kuhn (2) Oppure si pu sostenere, come abbiamo fatto nel paragrafo precedente, che gli enti apparentemente teorici in realt sono osservabili indirettamente, per cui tutti gli enti di cui parla la fisica sono osservabili, direttamente o indirettamente non fa differenza Ai nostri scopi importa sottolineare che in entrambi i casi la distinzione tra teorico ed osservativo deve essere abbandonata, ci che implica labbandono di un punto cardine della concezione neopositivista delle teorie e quindi labbandono del neopositivismo tout court!

Tutte queste difficolt suggerirono labbandono del criterio stretto di verificabilit diretta, la terza alternativa posta sopra, fatto questo che pu essere salutato come una forma di progresso filosofico vero e proprio. Non dunque vero che la filosofia, al contrario delle scienze, non faccia progressi: oggigiorno, nessuno difende pi la concezione neopositivistica del significato di un enunciato

2.3 Popper killer del neopositivismo?

Si capisce allora perch Karl Popper, a partire gi dalla pubblicazione parziale della sua prima opera, La logica della scoperta scientifica, che apparve in versione originale tedesca nel 1935, abbia provato a sostituire da subito il criterio di verificabilit diretta con quella di falsificabilit. Con una vena di scetticismo, Popper fa infatti notare come in una teoria che
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abbia un dominio di riferimento infinito non mai possibile verificare in modo completo tutte le previsioni della teoria. Come verificare infatti la legge di Newton prima della nascita delluomo sulla Terra o dopo che lultimo uomo sar estinto, o in luoghi troppi distanti per essere raggiunti con una nave spaziale pur velocissima? Lasimmetria tra verificazione e falsificazione ci viene allora in soccorso, rammentandoci che mentre una sola falsificazione di un asserto universale che esprime una legge, quale tutti gli x sono y, basta a confutarla, cio a renderla falsa, una ulteriore verifica di quellenunciato, in caso di un numero infinito di x, non rafforza la nostra fiducia cognitiva in esso, n il nostro grado di credenza in esso inteso come sua probabilit soggettiva. Le osservazioni sono infatti in numero sempre necessariamente finito e un numero finito di osservazioni a cui ne aggiungiamo una nuova pur sempre un numero finito, mentre per ipotesi il dominio della legge infinito. 6 Si noti che unimportante conseguenza di questa teoria una certa dose di scetticismo sulla verit delle teorie scientifiche: una teoria T scientifica se, pur falsificabile, non ancora stata falsificata, dato che una teoria gi falsificata chiaramente falsa. C qui implicita unaltra asimmetria degna di nota: mentre possiamo venire a sapere solo se una teoria scientifica falsa, non potremo mai venire a sapere se vera, dato che non potremo mai essere sicuri di non riuscire in un giorno lontano a falsificarla. Ovvero, se pure abbiamo gi a disposizione teorie scientifiche vere, non potremo mai saperlo, perch non potremo provarlo in modo definitivo. Anticipando una terminologia sulla quale ritorneremo in seguito, possiamo quindi concludere affermando che Popper un antirealista sulle teorie, dato che queste ultime possono essere al massimo verosimili (truthlike) ma mai definitivamente vere o vere senza aggettivi.

Non chiaro perch Popper assuma che il numero degli oggetti nelluniverso fisico sia infinito. Forse presuppone che luniverso non venga ad esistere nel tempo ma sia sempre esistito.

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Un importante punto a favore della falsificazione vista come criterio di demarcazione tra teorie scientifiche e teorie metafisiche o religiose costituito dallantidogmatismo che la accompagna. Essere razionali per Popper significare proprio sottomettere a critica tutte le nostre credenze e le nostre teorie apparentemente pi solide e sacrosante, provando a confutarle, ovvero sottoponendole ai test empirici pi severi che possiamo immaginare. solo se falliamo nellimpresa di confutarle che le possiamo considerare, temporaneamente, come buone teorie. Il dogmatismo consiste invece nel cercare solo conferme e mai smentite ai propri pregiudizi e alle proprie credenze, dato che per Popper metodologicamente e psicologicamente provato che se cerchiamo conferme alle nostre teorie, le possiamo sempre trovare. Persino un campo scientificamente cos squalificato come lastrologia pu trovare conferme a vuote e vaghe predizioni del tipo oggi (questo mese o questanno) succeder qualcosa di molto spiacevole, dato che la probabilit che un evento qualsiasi di questo tipo si verifichi sempre alta, e daltra parte, se levento non si verifica, possiamo sempre dire che lo abbiamo evitato grazie alla previsione astrologica, ci che rende questultima immune da possibili falsificazioni e dunque da possibili critiche. Lesperienza autobiografica di Popper sembra averlo portato a riflettere sullimportanza di affidarsi alla falsificazione e non alla verificazione per procedere razionalmente nella scienza e nella vita quotidiana: il marxismo e la psicanalisi, che erano cos influenti nella Vienna della sua giovinezza, offrivano predizioni che non proibivano alcuno stato di cose, e in quanto tali erano non erano falsificabili, essendo compatibili con tutto ci che poteva accadere. Un giovane che posto di fronte a un possibile tuffo nellacqua di un fiume si butta per superare il suo complesso di inferiorit (sulla base della teoria di A. Adler) o non si butta a causa dello stesso complesso ha un comportamento che in ogni possibile evenienza (sia che si butti sia che non si butti) pu essere spiegato dalla causa in questione (il complesso di

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inferiorit). Questultima allora, potendo spiegare tutto, in realt una predizione vuota, e non spiega nulla. Un altro importante vantaggio offerto dalla concezione popperiana rispetto a quella neopositivistica quello di poter recuperare la sensatezza della metafisica e della religione. Sembra infatti assurdo negare che almeno alcune teorie metafisiche pur non verificabili nei momenti in cui furono avanzate (si pensi allatomismo, che sosteneva lesistenza di atomi considerati come gli elementi pi piccoli che compongono tutto ci che esiste) fossero dotate di senso, al punto che stimolarono innegabilmente il sorgere e lo svilupparsi della fisica e della chimica moderne (la cosiddetta metafisica influente sulla scienza). Quindi tutta la storia della metafisica o della filosofia un deposito di teorie sensate non falsificabili, che possono quindi fornire lo spunto per suggerire nuove ipotesi scientifiche. In definitiva quindi, per Popper la differenza tra una teoria scientifica e una teoria metafisica e dunque il relativo criterio di demarcazione sono dati proprio dalla falsificabilit: una teoria scientifica se falsificabile e una teoria metafisica dotata di senso anche se si distingue da una teoria scientifica perch non falsificabile.

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Capitolo 3
La liberalizzazione del criterio di significanza e il passaggio da una concezione sintattica a una semantica di una teoria scientifica

Il processo di liberalizzazione del criterio di significanza di un enunciato, gi iniziato da Popper e portato avanti da Carnap (1936) ed Hempel (1950), condusse a due importanti conseguenze tra loro collegate, ovvero (1) al riconoscimento di un ruolo insostituibile degli enunciati teorici allinterno di una teoria scientifica e (2) allabbandono di un netto criterio di demarcazione tra scienza e filosofia. Esaminiamo questi due punti in successione, dando maggior risalto al primo, che fu risolto allorch si comprese che se i termini teorici hanno davvero una funzione nelle teorie, allora essi non possono essere definiti esplicitamente in funzione dei termini osservativi. La divisione di una teoria scientifica in due vocabolari separati, uno teorico e uno osservativo, creava naturalmente il problema del loro rapporto, che i primi neoempiristi costruirono in funzione della traducibilit completa del primo nel secondo. Il motivo per il quale i neoempiristi privilegiavano il linguaggio osservativo dovrebbe essere abbastanza chiaro: i termini osservativi non hanno solo il compito di assegnare un significato ai termini teorici (elettrone, protone, atomo, ecc. assumono significato a partire dai termini che intervengono negli esperimenti che li coinvolgono), ma anche quello di fornire ragioni per credere alle teorie stesse in cui i termini teorici compaiono. Linflusso di autori antimetafisici come Mach, assai importante sui filosofi neoempiristi del circolo di Vienna, aveva lasciato una traccia profonda. 7 Gi Carnap in un importante saggio del 1936 aveva rinunciato, anche per linfluenza di Popper, alla verificazione definitiva di tutti gli enunciati di una teoria scientifica, ovvero a

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trattare tutti i suoi enunciati come scientifici se veri-ficabili. Popper li considerava scientifici se falsi-ficabili, mentre Carnap si concentr sulla nozione pi realistica di confermabilit. Una teoria scientifica se nel suo complesso confermabile, nel senso che i suoi asserti teorici indicano come possono essere confermati da osservazioni ed esperimenti. Mentre il trattamento della funzione di conferma di un enunciato teorico da parte di un enunciato osservativo nel 1936 era solo qualitativa, qualche anno pi tardi Carnap prov a studiare il problema della conferma da un punto di vista quantitativo servendosi del calcolo della probabilit e di logiche induttiva (Carnap 1950). Labbandono di una concezione eliminazionistica dei termini teorici, in base alla quale i termini teorici sono esplicitamente definibili in funzione dei termini osservativi, si deve per essenzialmente ad un altro neoempirista della prima ora, Karl Hempel, recentemente scomparso. Il dilemma dello scienziato teorico, sollevato da Hempel nel 1958, poneva il problema della funzione dei termini teorici in modo chiaro: o i termini teorici servono al loro scopo, e allora sono superflui (dato che sono traducibili senza perdita di significato in asserti contenenti solo termini osservativi), o non servono al loro scopo, e allora sono certamente superflui. Ma dato che i termini teorici o servono al loro scopo o non servono al loro scopo, essi sono in ogni caso superflui. (cfr. Hempel 1958). Rigettando il primo corno del dilemma, Hempel mostrava che se i termini teorici debbono spiegare le nostre osservazioni e prevedere nuove esperienze ( questo in realt il loro ruolo), non possono essere collegati ai termini osservabili tramite definizioni esplicite. Definire infatti significare eliminare o fare a meno, e il carattere aperto delle teorie scientifiche, che le rende suscettibili di estensioni e arricchimenti a fenomeni non ancora noti, ci impone di considerare i termini teorici non come pure espressioni abbreviate dei termini osservativi, ma come collegabili in modo solo parziale ai termini osservativi.

Si veda Barone (1953-19863) e Weinberg (1950).

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Tale cambiamento di punto di vista sui termini teorici fu filosoficamente molto importante, perch preludeva e preparava il terreno ad uninterpretazione antistrumentalistica della scienza: lindispensabilit dei termini teorici costituisce un primo argomento in favore dellesistenza delle entit non osservabili da essi denotati e quindi del realismo scientifico, che si definisce, in parte, come una credenza nellesistenza di entit non osservabili. Una teoria scientifica viene allora paragonata da Hempel ad una rete fluttuante costituita da vari nodi, corrispondenti ai termini teorici. La rete sollevata dal terreno dei fatti, ma pur sempre ad esso collegata attraverso dei fili, le cosiddette regole di corrispondenza tra termini teorici e termini osservativi, che per esplicitano in modo solo parziale il significato dei primi. Per quanto riguarda invece il secondo punto, lindebolirsi della divisione tra scienza e metafisica nella seconda met del Novecento poteva costituire la giustificazione anche per un avvicinamento tra filosofi della scienza e scienziati. La continuit tra la riflessione scientifica, con le sue assunzioni metafisiche di tipo realistico, e quella filosofica, con le sue aperture ad una conoscenza di prima mano delle nuove teorie scientifiche, condusse a ricerche sui fondamenti delle singole scienze e persino di branche interne a scienze particolari, ricerche che divennero feconde sia per le scienze che per la filosofia. In qualche senso, si ricostitu la vecchia tradizione della filosofia naturale del Seicento, in cui la filosofia e le scienze naturali formavano ununit organica e indissolubile.

3.1 Dalla sintassi alla semantica

Malgrado la liberalizzazione del criterio del significato si sia definitivamente realizzata negli anni a cavallo della met del Novecento, lidea che una teoria scientifica fosse un insieme di enunciati strutturati in modo deduttivo non lasci facilmente il campo a concezioni
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alternative. Almeno da questo punto di vista, il primato della filosofia come analisi logica del linguaggio della scienza era destinato a rimanere ancora intatto. In particolare, il metodo che i primi neopositivisti avevano visto come primario per comprendere la natura di una teoria scientifico era fornito dalla sua assiomatizzazione. Per i neopositivisti, una teoria scientifica era dunque vista come un calcolo formale non interpretato, in cui il vocabolario non logico era fornito dai termini teorici e da quelli osservativi, e lossatura era fornita dalla logica dei predicati del primo ordine.8 Il termine calcolo allude alla struttura algoritmico-deduttiva del linguaggio in cui la teoria scritta e il termine non interpretato segnala che la teoria era vista in modo puramente sintattico, ovvero come un insieme di segni non interpretato. Qual lo scopo di una assiomatizzazione? La grande influenza che la nuova logica matematica di Russell, Whitehead e il formalismo di Hilbert ebbe sul primo neopositivismo condusse questo movimento a sottolineare limportanza di provare a determinare, per ogni teoria scientifica, linsieme di proposizioni di base da cui tutte le altre potevano essere dedotte. Tra le altre cose, lutilit di assiomatizzare un corpus di conoscenze infatti essenzialmente questa: oltre a rendere formale e quindi non interpretato il linguaggio, e a poter cos controllare in modo pi preciso le derivazioni e le inferenze che si compiono nella teoria, si compie loperazione fondamentale di enucleare i termini fondamentali del linguaggio in cui la teoria formulata, e le proposizioni base dalle quali tutte le altre derivano grazie allapplicazione di regole deduttive (di trasformazione dei simboli) che preservano la verit. Preservare la verit in una deduzione significa che se sono veri gli assiomi sono necessariamente vere anche le conclusioni correttamente dedotte da essi. Nella pagine che segue, sono riportati quattro dei cinque assiomi della geometria euclidea, i quali insieme alle definizioni, ci permettono di costruire lintero castello della geometria studiata a

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scuola. Si ricorder che la negazione del quinto assioma, quello delle parallele, condusse allo studio di geometrie non euclidee, poi sviluppate rigorosamente nellOttocento.

Una logica del primo ordine se quantifica solo su individui e non sulle loro propriet.

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I primi quattro assiomi della geometria euclidea: 1) 2) 3) Per due punti passa una retta ed una sola. Per tre punti passa un piano ed uno solo. Tutti gli angoli retti sono uguali.

4) Fissato un punto ed un segmento, esiste una circonferenza con centro il punto e raggio il segmento

6 Definizioni: (Punto: un termine indefinito) Retta: un insieme di punti, caratterizzato dall'assioma 1). Piano: un insieme di punti, caratterizzato dall'assioma 2). Segmento: tutti i punti di una retta compresi fra due punti su di essa. Semiretta: una delle due parti in cui una retta divisa da un punto su di essa. Angolo: una delle due parti di piano comprese fra due semirette uscenti dallo stesso punto (vertice). Angolo piatto: l'angolo formato da due semirette appartenenti alla stessa retta

3+4 Somma aritmetica

a b *b a+

A UB Unione insiemistica

PvQ

Disgiunzione proposizionale

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Nella parte inferiore della pagina precedente, viene illustrato un altro importante vantaggio di una presentazione puramente sintattica di una teoria. Poich in un calcolo non interpretato i segni del linguaggio sono privi di interpretazioni preassegnate, possibile svincolare e liberare i segni dalla loro interpretazione usuale, interpretandoli con pi di un insieme di significati. Guidati da alcune analogie formali, possiamo perci far corrispondere allo stesso insieme di segni modelli diversi. Che cos un modello? Un modello in senso logico qualunque struttura astratta che renda vero un insieme di assiomi, facendo corrispondere a ogni costante e a ogni variabile del linguaggio un individuo nellinsieme O di oggetti che costituisce il dominio della teoria, e ad ogni predicato e relazione del linguaggio opportuni sottoinsiemi di O: per esempio i predicati del linguaggio individueranno il sottoinsieme di O tale che tutti i suoi membri soddisfano la propriet cui corrisponde il predicato in questione ( un gas), mentre le relazioni binarie individueranno coppie di elementi, come nel caso illustrato sopra a proposito dellinterpretazione di a * b. La sintassi di un linguaggio formale (in analogia con quella dei linguaggi naturale) regola quindi il modo corretto di associare i segni che costituiscono il vocabolario della teoria, in base alle cosiddette regole di formazione, e il modo corretto di passare da certi segni ad altri segni, in base alle regole di trasformazione. La semantica ha invece a che fare con luniverso di oggetti cui i segni si riferiscono (il mondo), e quindi con la nozione di verit, resa possibile dallassociazione tra segni e oggetti da essi denotati nel modo brevemente illustrato sopra. Forti di queste nozioni, possiamo ora notare che nel corso della storia del Novecento si passati da una concezione sintattica delle teorie scientifiche, in cui lassiomatizzazione veniva a ricoprire un ruolo fondamentale, ad una concezione semantica, in cui le teorie vengono identificate con un modello, inteso per, come ora vedremo, non nel senso

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puramente logico del termine. In questo passaggio dalla sintassi alla semantica, il linguaggio in cui viene presentata una teoria diventa in un certo senso meno importante, dato che il modello un oggetto astratto, identificabile cio con entit non spaziotemporalmente estese, e in quanto tale pu essere descritto da linguaggi diversi: si pensi alloggetto astratto due cui si riferiscono i numerali 2, 10, e II nei sistemi numerici decimali, binari e romani rispettivamente o alla proposizione che it rains o piove o es regnet hanno in comune. Si afferma talvolta che se una teoria identificata con un oggetto astratto, il linguaggio usato per descriverlo diventa meno centrale nella caratterizzazione di una teoria, e che questo fatto marcherebbe una certa distanza dalle prime formulazione sulla natura delle teorie scientifiche della prima met del Novecento, che invece offrivano il centro del palcoscenico filosofico proprio al linguaggio. Ovviamente, il fatto che il sistema assiomatico di Euclide sia scritto in greco antico o in italiano moderno non muta il modello che esso identifica, e questo segna certamente un punto a vantaggio della concezione semantica della teorie. Si noti per che, contrariamente a quanto sostiene Giere (1988) seguendo van Fraassen (1980), anche nella concezione assiomatica delle teorie gli assiomi si possono pensare come le proposizioni astratte che i diversi enunciati nelle diverse lingue naturali esprimono, ci che indebolisce la tesi che la differenza tra approccio sintattico e approccio semantico stia solo nel ruolo che il linguaggio gioca nel primo, a differenza che nel secondo . Il punto importante, come sopra si accennava, che quando si parla di concezione semantica delle teorie scientifiche come una teoria filosofica che identifica una teoria scientifica con un modello, ci si riferisce a modello come a qualche cosa di pi e di diverso da una struttura che rende vero un insieme di assiomi. Quando si parla di una teoria come un modello ci si intende riferire essenzialmente anche a una rappresentazione idealizzata schematica e semplificata di un insieme di fenomeni.

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Malgrado questo aspetto verr chiarito in modo pi approfondito nelle lezioni successive sulle leggi di natura, possiamo gi da ora anticipare che la rappresentazione del mondo sulla quale si basa la fisica costituita da semplificazioni e da astrazioni di caratteri presenti nel mondo reale, introdotte proprio dalle proposizioni che esprimono le leggi di natura. Queste ultime intervengono a definire in modo essenziale che cos un modello: per esempio, la legge della gravitazione universale, insieme alla seconda legge del moto, identificano un modello newtoniano di un sistema meccanico, e in modo analogo la legge della molla F = -kx identificano il modello del relativo sistema fisico, caratterizzato da una funzione di forza proporzionale allo spostamento. Per comprendere il carattere semplificato delle leggi e dunque dei modelli, basti pensare alla prima legge del moto: un modello inerziale di un sistema fisico presuppone lesistenza di un corpo su cui non agiscano forze, ma ogni corpo nelluniverso reale soggetto almeno alla forza gravitazionale, dalla quale non pu essere schermato. Le sfere di galileiana memoria che rotolavano su un piano inclinato vengono comunque frenate dalla forza di attrito proporzionalmente alla velocit, e non obbediscono dunque, se non in modo approssimato, alla legge di Galileo, che pure identifica il modello meccanico corrispondente. Occorre dunque levigare la superficie del piano inclinato e quella delle sfere che cadono lungo di esso, ma un po di attrito resta comunque. Analogamente, un pendolo semplice un modello del pendolo reale formato da un filo non-estensibile e non soggetto ad attrito, ma i fili reali sono tutti estensibili e soggetti sia allattrito che alla resistenza dellaria. Lastrazione da qualit e da propriet causali reali (Galilei parlava di togliere o defalcare gli impedimenti della materia) indispensabile per applicare la matematica al modello nella formulazione di leggi, ovvero per eliminare dei fattori di complessit che renderebbero non trattabile il modello. Naturalmente, successivi modelli possono eventualmente tener conto delle propriet inizialmente trascurate, come avviene nel caso delle leggi dei gas perfetti, in cui si passa da
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PV = costante, una legge in cui non si tiene conto delle forze di interazione delle molecole che compongono il gas, alla legge di van der Walls, [P + a (N/V)2](V Nb) = kNT , in cui tali forze vengono prese in considerazione (P la pressione del gas, V il suo volume, a e b sono costanti determinabili sperimentalmente, K la costante di Boltzmann ed N il numero complessivo di molecole del gas). Malgrado questo, i modelli approssimano in modo soddisfacente il comportamento dei sistemi che descrivono: anche se nel mondo non esistono sistemi perfettamente inerziali, la Terra nel suo moto traslatorio attorno al Sole approssima un sistema inerziale, ci che spiega perch non ci rendiamo conto del moto stesso. In effetti, un sistema fermo, come la Terra appare, e un sistema che si muova di moto rettilineo uniforme, come approssimativamente fa la Terra nel suo reale moto orbitale attorno al Sole, sono indistinguibili). Tali idealizzazioni sono quindi indispensabili per rappresentare e spiegare le propriet dei fenomeni realmente esistenti. Per illustrare la teoria in questione con un altro esempio, quando pensiamo a un modello meccanico di un gas, supponiamo che le molecole di questultimo siano microscopiche ed invisibili palline da biliardo dotate di una certa velocit, che si urtano tra loro e contro la parete del recipiente in modo da generare pressione e costituire la temperatura del gas a livello macroscopico. Ovviamente, le molecole di un gas reale non sono perfettamente analoghe a delle piccole palle da biliardo, essendo prive di numeri e di colori. Altri esempi potremmo fare, ma riteniamo che questi possano bastare. Ci si pu chiedere se la teoria delle teorie scientifiche che identifica questultime con modelli che rappresentano aspetti parziali della realt fenomenica si applichi a tutte le teorie scientifiche e non sia invece unarbitraria estensione a tutte le scienze di ci che di fatto vale solo nella fisica. Se cos fosse, tale teoria filosofica soffrirebbe dunque dello stesso difetto di cui stata spesso accusata la concezione assiomatica delle teorie, che viene rimproverata di
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essere applicabile essenzialmente solo ad alcune teorie altamente matematizzate della fisica (meccanica classica, meccanica relativistica, teoria quantistica, ecc.) (Suppe 1977). Se non ogni teoria scientifica assiomatizzabile in modo che risulti utile e fruttuoso, e lassiomatizzabilit condizione di scientificit di una teoria, difendendo una concezione assiomatica rischiamo di lasciar fuori dal nostro criterio troppe teorie che vogliamo comunque considerare come scientifiche, come la teoria dellevoluzione di Darwin, che non sembra assiomatizzabile in modo fruttuoso. Non corriamo lo stesso rischio con la concezione delle teorie scientifiche viste come modelli, che sembrano presupporre comunque la presenza di una dose massiccia di matematica? In realt, la nozione di modello nel senso visto assai pi ampia di quella di sistema assiomatizzabile, perch essa definibile ovunque siano reperibili delle leggi o delle regolarit, esprimibili anche in termini puramente qualitativi. Parliamo per esempio di modello evolutivo darwiniano o di modello continuista di trasformazione storica senza presupporre che sia utile assiomatizzare il corpus di conoscenze corrispondenti. Naturalmente, dato il ruolo oramai insostituibile della matematica in biologia, possibile esprimere alcuni aspetti della teoria evoluzionista con il linguaggio matematico della genetica delle popolazioni, senza che sia con ci utile assiomatizzare la teoria corrispondente. Analogamente in geologia, un modello sar specificabile tanto pi esattamente quanto pi precise sono le regolarit e le leggi che lo definiscono. Inoltre, per alcune trasformazioni geologiche possono essere utilizzati modelli matematici assai specifici.

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Capitolo 4
Come muta una teoria scientifica?
Il passaggio ad una concezione liberalizzata del criterio di significanza non comport soltanto labbattimento di ogni confine netto tra scienza e metafisica e il riconoscimento di un ruolo insostituibile dei termini teorici allinterno di una teoria scientifica. Nel clima di rivolta che si era creato contro la concezione assiomatica di una teoria scientifica, alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso assistiamo ad una progressiva riscoperta della dimensione storica e diacronica della scienza, una dimensione che lattenzione ai puri rapporti logici e sintattici di una teoria, tipici del primo neopositivismo, non poteva mettere in evidenza. Nel 1958 esce I Modelli della Scoperta Scientifica di N. Hanson (1978), e nel 1962 La struttura delle rivoluzioni scientifiche di T. Kuhn (1962), preceduta da La Rivoluzione Copernicana ad opera dello stesso autore (Kuhn 1957). Tutte queste opere pongono la domanda di come si passi da una teoria fisica a quella successiva, e rispondono utilizzando modelli che esaltano la discontinuit e in un certo senso larbitrariet della scelta tra teorie rivali. Il problema principale che esse pongono parte da un assunto che capovolge in un certo senso lipotesi neopositivista sullesistenza di un linguaggio osservativo che, essendo lo stesso per teorie diverse, costituiva il terreno di confronto neutro tra ipotesi rivali. Ricordiamo le due alternative poste nel capitolo 2: se si attacca in modo radicale la distinzione teorico-osservativo, si pu sostenere che tutti gli enti di cui parla la fisica sono osservabili, anche se in modo pi o meno diretto, oppure che sono tutti teorici, perch qualunque osservazione theory-laden (carica di teoria). Questultima lopzione degli storici e filosofi di cui ci occuperemo in questo capitolo: come vedremo proprio da tale opzione, combinata a una tesi sul significato dei termini di una teoria e sul loro mutamento, che scaturiscono tesi epistemologiche che si avvicinano al

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relativismo: ogni epoca ha la sua teoria scientifica prevalente paradigma per T. K. Kuhn, il maggiore rappresentante di questa corrente e il passaggio da una teoria scientifica a unaltra viene considerato come non troppo dissimile da un mutamento di stile pittorico nelle arti figurative, che a volte conduce a opere che tra loro non sono nemmeno comparabili. Il termine gergale per tale mancanza di comparabilit in filosofia della scienza incommensurabilit, anchesso dovuto a Kuhn. Se il linguaggio osservativo , come afferma Hanson (1958), e come gi affermava Popper, carico di teoria, e se il significato di un termine osservativo dipende, olisticamente, dalla teoria in cui inserito, su quale terreno possiamo confrontare le due teorie? Se le interpretazioni che le due teorie rivali danno degli stessi esperimenti dipendono da assunzioni teoriche incompatibili, come utilizzare gli esperimenti stessi per scegliere tra le teorie? In base alla tesi dellincommensurabilit tra paradigmi rivali, scienziati che difendono programmi di ricerca in competizione ritagliano il mondo dellesperienza in modo diverso, e quindi impongono ai fenomeni una tassonomia diversa, ovvero un diverso sistema di classificazione. Per esempio, pianeta allinterno della teoria tolemaica significa qualcosa di diverso dal significato che pianeta ha nella teoria copernicana. Pianeta, in greco, si riferisce a qualunque oggetto in movimento e comprende dunque il Sole, mentre dopo Copernico il Sole considerato fermo e la Terra diventa un pianeta, termine che per dopo Copernico inizia a essere usato in contrapposizione a stella, o oggetto che brilla di luce propria. Questo esempio per Kuhn e Feyerabend mostra due punti importanti. Il primo che il significato di un concetto scientifico dipende, in modo contestuale e relazionale, dalla teoria in cui inserito: se cambia la teoria cambia il significato del termine. Il secondo punto che se cambia la categorizzazione degli oggetti, ovvero il mondo viene ritagliato in modi diversi dai nostri concetti, secondo Kuhn cambia anche la strutturazione del mondo che ci
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circonda, dato che non c modo di riferirsi al mondo indipendentemente da una teoria, o da qualche formulazione linguistica (Kuhn 1962, p.206-7). Allo stesso modo, dicevano gli idealisti, non possiamo confrontare le nostre percezioni degli oggetti con come gli oggetti sono in s, indipendentemente dalle percezioni di qualche essere senziente: non esiste un punto di vista privo di prospettive. Cos, prima di Copernico c un senso in cui gli uomini vivevano in un mondo diverso, come noi dopo Einstein e Heisenberg viviamo in un mondo diverso da quello newtoniano. Per comprendere meglio questa teoria, si pensi alla concezione kantiana della conoscenza, resa possibile da un insieme di categorie che il soggetto trascendentale impone a priori allesperienza. Per Kant i fenomeni risultano dal contatto del soggetto con la cosa in s. Come per Kant, anche per Kuhn il mondo in s (la cosa in s) inconoscibile, e dunque non se ne pu dire nulla (per Kant lo si poteva pensare). La differenza tra il sistema di categorie kantiano e i paradigmi di Kuhn consiste nel fatto che mentre il primo immutabile e applicato a priori ai fenomeni, i paradigmi si susseguono nel tempo e sono in larga misura a posteriori (Friedman M., Dynamics of Reason, CSLI Publication, 2001). La seguente citazione, tratta da un saggio di Wilfrid Sellars, chiarir che cosa Kuhn intenda per mutamento di paradigma: esso corrisponde a ci che Sellars chiama un mutamento di categorie (Sellars W., 1962, p.40): A primitive man did not believe that the tree in front of him was a person, in the sense that he thought of it both as a tree and as a person, as I might think that this brick in front of me is a doorstop. If this were so, then when he abandoned the idea that trees were persons, his concept of a tree could remain unchanged although his beliefs about trees would be changed. The truth is, rather, that originally to be a tree was a way or being a person, as, to use a close analogy, to be a woman is a way of being a person, or to be a triangle is a way of being a plane figure. That a woman is a person is not something that one can be said to believeone cannot be said to believe that a triangle is a
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plane figure. When primitive man ceased to think of what we called trees as persons, the change was more radical than a change in belief; it was a change in category. 9 Da questo paragone tra paradigma e categoria nel senso di Sellars, che non poi cos azzardato, non risulta per ancora chiaro che il paradigma per Kuhn non soltanto un insieme di teorie, metodi e valori epistemici condivisi da un gruppo di scienziati impegnati in un programma di ricerca, ma anche un esemplare, ovvero un modello per risolvere problemi nuovi sulla base di tecniche utilizzate con successo per affrontare problemi passati. Un paradigma inteso come esemplare ci che apprende a fare un giovane fisico quando applica a un caso nuovo la seconda legge della dinamica di Newton: risolvere il problema in questione significa trovare la funzione di forza che risolve il problema modellizzando opportunamente il sistema fisico in questione (cfr. Giere 1988). Tale fondamentale attivit di problem solving o soluzioni di rompicapo, che Kuhn denot con il nome di scienza normale, lascia per il posto, durante il cosiddetto periodo di scienza rivoluzionaria, a unattivit assai pi creativa, che consiste nel suggerire teorie del tutto nuove, dato che le vecchie cominciano a doversi confrontare con troppe anomalie, ovvero con contraddizioni con fatti sperimentali noti o con problemi concettuali che non possono risolversi allinterno del paradigma stesso. La storia di ogni disciplina scientifica per Kuhn si pu dunque caratterizzare con il passaggio da una fase pre-paradigmatica, in cui non c consenso su come si deve affrontare un problema allinterno di una disciplina e prevale dunque il conflitto tra metodi diversi di

Un uomo primitivo non credeva che lalbero di fronte a lui fosse una persona, nel senso lo vedeva come un albero e come una persona, come io potrei pensare che questa teiera di fronte a me un chiavistello. Se fosse cos, quando abbandon lidea che gli alberi fossero persone, il suo concetto di albero sarebbe potuto rimanere inalterato al mutare delle sue credenze su cosa fosse un albero. La verit che essere un albero era originariamente per lui un modo di essere una persona, o per usare unanalogia forte, essere una donna un modo di essere una persona, o essere un triangolo un modo di essere una figura piana. Che una donna sia una persona non qualcosa che qualcuno potrebbe credere; cos come non si pu dire che si crede che essere un triangolo un modo di essere una figura piana. Quando si cess di vedere un albero come una persona il mutamento era pi radicale di un semplice mutamento di credenze, si trattata di un mutamento di categorie.
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conoscenza, ad una fase paradigmatica o di scienza normale, in cui prevale il consenso su cosa sia un problema e su come vada risolto. Il progresso conoscitivo che per Kuhn, ribadiamolo, esiste soltanto allinterno di un paradigma e non tra paradigmi diversi, proprio a causa della tesi dellincommensurabilit tra paradigmi rivali compiuto grazie allestensione degli esemplari o delle generalizzazioni simboliche che hanno gi avuto successo nello spiegare un certo gruppo di fenomeni, e che definiscono un paradigma scientifico come la meccanica newtoniana, ad altri fenomeni ancora non spiegati. Quando questo processo di soluzione di rompicapo non pu pi andare avanti a causa del proliferare di problemi sperimentali e concettuali (le cosiddette anomalie), ecco il periodo rivoluzionario (scienza rivoluzionaria), in cui la disciplina in questione sembra tornare alla conflittualit e al dissenso tipici del periodo pre-paradigmatico. La rivoluzione scientifica che in genere ha luogo a questo punto implica il passaggio da un paradigma allaltro, un passaggio che incommensurabile perch non possiamo tradurre senza perdita di significato i concetti della teoria successiva in quella precedente. Al trionfo di uno dei due paradigmi rivali, segue poi di nuovo la fase di scienza normale e il ciclo inizia di nuovo. importante ribadire che per Kuhn il mutamento di paradigma non solo un guadagno, come tende a sostenere certa storiografia scientifica, ma implica anche perdite. La storia che troviamo nei manuali sempre scritta dal punto di vista dei vincitori (cio delle ultime teorie che si sono affermate), e vede il mutamento scientifico come un progressivo eliminare gli errori del passato per raggiungere la verit della teoria attuale. La tesi dellincommensurabilit tra paradigmi rivali implica quindi che non ci sia una tesaurizzazione delle conquiste scientifiche vantate dalla teoria precedente, e che non ci sia dunque nemmeno progresso verso qualche direzione (la verit), proprio perch manca un terreno osservativo che sia neutrale tra teorie successive che permetta di operare la comparazione. Per Kuhn, si pu persino dire che per certi aspetti le teorie di Einstein sono pi
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vicine a Aristotele di quanto quelle di Newton siano vicine a quelle di Aristotele o Einstein (a suo parere, entrambi geometrizzano la gravit, nel senso che lo spazio dipende dalla presenza di corpi (Kuhn 1962, p. 207). Non c bisogno di aggiungere che questo punto di vista appare come una forzatura e come unapplicazione di quella storiografia che cerca predecessori nel passato, che Kuhn stesso ha giustamente criticato. Si pu dire che lelemento in comune tra Newton e Einstein, luso della matematica, avvicini questi due grandi fisici assai di pi di quanto faccia una presunta dipendenza di certe propriet dello spazio dai corpi che li accomunerebbe! In un altro famoso passo della sua opera maggiore, Kuhn, in modo abbastanza poco motivato, passa da una differenza nel modo di vedere il mondo a una differenza di mondi:At the very least, as a result of discovering oxygen, Lavoisier saw nature differently. And in the absence of some recourse to that hypothetical fixed nature that he saw differently, the principle of economy will urge us to say that after discovering oxygen Lavoisier worked in a different world (Kuhn 1962, p. 118). Come si gi visto, si passa da vide la natura in modo diverso a lavor in un mondo diverso a causa della mancanza di una nozione ipotetica di natura fissa. Probabilmente unaltra ragione che porta acqua al mulino relativista di Kuhn il fallimento del criterio del progresso nella verosimiglianza di teorie di Popper. Popper cerc di fornire ragioni per credere che una teoria successiva ingloba tutti i successi di quella precedente, riuscendo in pi a spiegare fatti che questultima non riusciva a prevedere. Si prendano due teorie false, tali da farci pensare, intuitivamente, che la seconda tuttavia conoscitivamente pi accurata della prima (Copernico e Newton, per esempio), nel senso che pi vicina alla verit. Lidea che Popper prov a difendere consisteva nel considerare una teoria T2 falsa ma progressiva rispetto ad una teoria precedente ugualmente falsa T1 e dunque pi prossima alla verit o pi verosimile (o truthlike) se tutte le conseguenze vere
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di T1 sono anche conseguenze vere di T1, mentre le conseguenze false di T1, che hanno condotto ad abbandonarla, non sono conseguenze false di T2. In altre parole, ad un aumento del contenuto di verit di una teoria falsa A non dovrebbe contemporaneamente aumentare il contenuto di falsit e viceversa, ad una diminuzione del contenuto di falsit non dovrebbe diminuire contemporaneamente il contenuto di verit. Purtroppo, se proviamo a togliere una proposizione falsa f da A, toglieremmo anche lenunciato vero se f allora p, dove p un enunciato qualsiasi (vero o falso) di A. Per cui diminuire il contenuto di falsit di una teoria comporta automaticamente diminuire il contenuto di verit (se questo ultimo definito come il numero di proposizioni vere della teoria). Analogamente, se aggiungiamo una proposizione vera t alla teoria T aumentandone il contenuto di verit, aumentiamo contemporaneamente il suo contenuto di falsit, dato che se t allora l un enunciato falso se l un enunciato falso di A. Oltretutto, se il numero di conseguenze vere o false di una teoria infinito, difficile compararle in questo modo, motivo per cui la definizione di verosimiglianza popperiana proprio non funziona. Una soluzione pi ragionevole al problema di stabilire se esista progresso scientifico ovvero conoscitivo non parliamo qui del progresso di natura tecnica, per il quale non nutriamo dubbi se pensiamo a quanto si sono miniaturizzati e al tempo stesso velocizzati i computers dagli anni Cinquanta quello di guardare al linguaggio matematico con cui le leggi naturali sono scritte. In questottica, il linguaggio dellincommensurabilit lascia il posto a principi di corrispondenza espressi da strutture matematiche sempre pi astratte che esprimono le teorie precedenti come loro casi particolari. Lesempio del passaggio dalle trasformazioni di Lorenzt, che contengono un fattore (1-v2/c2)-1/2, a quelle di Galileo, che regolano la trasformazione di coordinate spaziotemporali nella meccanica classica e in quella relativistica rispettivamente, ci dicono che quando la velocit v di un sistema inerziale piccola rispetto a c, la velocit della luce, la radice di cui sopra vale 1, e la meccanica classica
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unottima approssimazione. Linsistere, come fece Popper, che la storia della scienza una storia di continue falsificazioni ci ha fatto dimenticare che nel suo ambito di applicazione (per v piccole rispetto a c), la meccanica classica funziona benissimo ed dunque vera, come ben sanno gli ingegneri che debbono mandare in orbita i satelliti. In realt, la meccanica classica un caso particolare di quella relativistica, e il progresso scientifico pu essere considerato come lo scoprire che leggi prima ritenute universali, ovvero valide per ogni valore dei parametri fisici che in esse intervengono, valgono invece solo per certi intervalli, come in effetti accade per le leggi del moto newtoniane rispetto a quelle einsteiniane. per opportuno sottolineare che la meccanica classica, nel suo ambito di applicazione, vera, se possiamo ritenere le teorie scientifiche vere. Si rivela allora necessario analizzare questo ulteriore problema di natura epistemologica, dato dal realismo scientifico: in che misura possiamo parlare di verit delle teorie scientifiche (realismo delle teorie)? In che misura le entit teoriche prima introdotte presentando la concezione neoempirista delle teorie esistono indipendentemente dalla nostra teorizzazione e dal nostro ipotizzarle (realismo delle entit)?

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Capitolo 5 Realismo, strumentalismo e progresso scientifico

Riprendendo per sommi capi la discussione della lezione precedente, distinguiamo due forme di realismo scientifico, di cui sar immediatamente necessario valutare i rapporti di implicazione logica. Il realismo sulle teorie (chiamiamolo RT) afferma che queste ultime sono vere, e non rientrano solo nella categoria dellutile come afferma lantirealista o lo strumentalista, per il quale le teorie scientifiche sono appunto solo utili strumenti. Il realismo sulle entit (chiamiamolo RE) afferma invece che le entit teoriche (cio non osservabili direttamente) postulate dalle teorie mature esistono indipendentemente da noi, o analogamente, che i loro termini teorici sono denotanti e non si riferiscono a mere finzioni. In una parola, non sono inventati ma scoperti. Affermare che le entit teoriche esistono senza al contempo impegnarsi sulla verit delle teorie che li postulano pu sembrare poco plausibile, ma questa una posizione che stata effettivamente difesa da autorevoli filosofi, da Cartwright (1983), Hacking (1983) e Giere (1988), ed nota appunto come realismo sulle entit (Entity Realism). In simboli logici, tali filosofi affermano la compatibilit di RE & RT, ovvero, affermano che non necessario (in simboli N) che RE implichi RT: (1) N (RERT). Vedremo in seguito che tale affermazione assai controversa, dato che difendere il realismo sulle entit e al contempo negare che gli asserti che descrivono le loro propriet siano veri o falsi appare quantomeno discutibile. La posizione opposta, che attribuisce verit alle teorie senza impegnarsi sulla loro dimensione ontologica non ha invece rappresentanti, e dunque si
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pu sostenere che concettualmente o logicamente necessario, indichiamo tale operatore sempre con loperatore di necessit N, che RT implichi RE (2) N(RT RE) ovvero, in modo equivalente, gli antirealisti sulle entit devono necessariamente essere anche antirealisti sulle teorie, e quindi si ha (3) N(RERT). La ragione delle due ultime implicazioni, che hanno un valore di necessit concettuali o logiche, data dal fatto che laccettazione della nozione di verit per le teorie implica un impegno sulleffettiva portata denotativa dei termini teorici, ovvero sullesistenza delle entit teoriche corrispondenti. Anche queste implicazioni possono essere messe in discussione, ma il fatto che nessun filosofo le abbia attaccate ci risparmia in questa sede di entrare in maggiori dettagli (vedi nota 7) Due osservazioni terminologiche sono importanti per evitare fraintendimenti. Si noti che quando utilizziamo espressioni quali lesistenza di entit teoriche, intendiamo dire che se le entit in questione esistono, esistono nello spazio-tempo indipendentemente da menti e da esseri dotati di linguaggio quali noi siamo. Non pensiamo quindi a una possibile esistenza soggettiva quale quella di stati mentali, di sapori, odori, suoni, o di finzioni letterarie, e nemmeno allesistenza astratta (non spazio-temporalmente estesa) come pu essere quella che si riferisce alle entit matematiche. La seconda osservazione quando useremo il termine realismo o antirealismo senza ulteriori qualificazioni, ci riferiremo sempre a filosofi che sono realisti o antirealisti sia sulle teorie che sulle entit. Discuteremo ora gli argomenti principali che sono stati portati nella letteratura recente a favore o contro tali due posizioni, partendo dal problema del realismo sulle entit. Questa scelta appare conveniente: infatti da (2) o (3) segue che se si riuscisse a sostenere che le entit teoriche non esistono indipendente dalla mente ma sono costruzioni sociali, si affermerebbe
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implicitamente che le teorie che ne parlano non sono vere se non allinterno di certe pratiche narrative non differenti da quelle letterarie. 10 In questa ipotesi le teorie stesse non avrebbero infatti alcun referente, e si sarebbe dunque riusciti ad argomentare a favore dellantirealismo scientifico tout court. Cominciamo dunque dagli argomenti principali che sono stati portati a favore dellantirealismo sulle entit, per esaminarli poi tutti e confutarli a uno a uno. Questa strategia retorica consiste nel rafforzare la posizione che si vuol confutare quanto pi possibile, in modo che la sua successiva confutazione non appaia un esercizio fin troppo facile, come sarebbe luccidere un uomo gi morto. Gli argomenti pi potenti a favore dellantirealismo sulle entit vengono dalla cosiddetta induzione pessimista proposta da Larry Laudan, in base alla quale nel corso della storia della scienza sono state postulate molte entit considerate esistenti e poi abbandonate. Ne segue non solo che le credenze nelle teorie che allora le postulavano sono false, ma che dovrebbero essere false anche le teorie in cui crediamo oggi, dato che ieri e oggi il metodo utilizzato per stabilire ipotesi fondamentalmente lo stesso. Dalletere il mezzo elastico in cui si credeva che si propagasse la luce nellOttocento, prima dellavvento della teoria della relativit speciale di Einstein al calorico (il fluido che spiegava il passaggio del calore da un corpo caldo a uno pi freddo prima della teoria dellequivalente meccanico del calore, che lo riduce ad agitazione molecolare), al flogisto (la sostanza che secondo la chimica prima di Lavoisier veniva liberata dai corpi durante la combustione) ci viene detto che la storia della scienza un cimitero di entit abbandonate. Lossigeno scoperto successivamente inoltre non pu essere identificato con laria deflogistizzata di cui parlavano il chimico Priestley prima di

Nello stesso modo, potremmo dire che laffermazione che Sherlock Holmes un acuto investigatore vera relativamente al contesto della finzione narrativa in cui compare il personaggio in questione. Lidea di una verit relativa a un contesto narrativo forse permetterebbe di discutere (2) e (3), ma si noti che nel contesto narrativo possiamo assumere che Sherlock Holmes esista.
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Lavoisier (fine Settecento). Tale discontinuit tra i due postulati teorici in questione ci induce a pensare che non ci possa essere progresso nello scoprire come fatto il mondo extrapercettivo, e che le entit teoriche postulate oggi possano essere abbandonate nella scienza di domani. Per ribattere a queste concezioni, ci sono vari argomenti, tratti soprattutto dallesperienza dei fisici sperimentali che lavorano nei laboratori e da argomenti filosofici tratti dalla natura della spiegazione causale. Anzitutto, la misurazione di varie propriet di certi oggetti microscopici, effettuate con metodi diversi e presupponendo leggi diverse, conferisce sufficiente evidenza alla nostra credenza nelle entit le cui propriet sono state misurate. Salmon (1990) fa lesempio di 13 modi diversi di calcolare il valore del numero di Avogadro, che il numero di molecole di una mole di gas, 11 tra cui il modo offerto dal cosiddetto moto browniano studiato anche da Einstein (moto di particelle sospese in un gas e bombardate da molecole), lelettrolisi, la radiazione alfa, la diffrazione dei raggi X e la radiazione del corpo nero. Questo argomento convinse gli scienziati allinizio del secolo scorso, e dovrebbe convincere anche i filosofi di oggi, sullesistenza indipendente dalla mente delle molecole. Come possibile che tutti questi metodi diversi convergano su N senza supporre che le molecole esistano? Le osservazioni di Hacking (1983) sul vedere attraverso i microscopi hanno fornito ulteriori argomenti a favore dellidea che la nozione di osservazione indiretta costituisce comunque una forma di osservazione, dato che la distinzione tra osservazione diretta e indiretta (attraverso strumenti) una distinzione di grado, come il vedere con e senza le lenti dei nostri occhiali mostra (Maxwell 1962). Scrive Hacking: Il microscopista evita la fantasia. Invece di andare su Giove per mezzo di una navicella fittizia [per osservare

La mole la quantit di materia contenuta da un sistema (un gas per es) che abbia tanti atomi quanti sono contenuti in 12 grammi di carbonio 12.
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direttamente le sue lune], nella routine quotidiana riduciamo una griglia. 12 Poi guardando il piccolissimo dischetto, vediamo esattamente quelle forme e quelle lettere che erano state disegnate in grande con penna e inchiostro. assurdo pensare seriamente che questo dischetto piccolissimo, che ora sto prendendo con una pinza, non abbia di fatto la struttura di una griglia contrassegnata. Io so che quello che vedo al microscopio vero perch noi abbiamo fatto quella griglia in quel modo. Io so che il processo di manifattura affidabile, perch possibile esaminare i risultati con una dozzina di tipi diversi di microscopi, ognuno basato su un diverso processo fisico di produzione di immagine. Possiamo forse credere che questa sia una sorta di gigantesca coincidenza? (1981, 316-7) Come si vede, largomento che sostiene la realt delle entit non osservabili misurate con tecniche sperimentali indipendenti e quello che sostiene losservabilit attraverso un microscopico sono simili. Entrambi confluiscono nella direzione del realismo delle entit, che da Hacking stato argomentato con ulteriori argomenti tratti dal suo attacco alla concezione spettatoriale della conoscenza. Conoscere non tanto e solo un rappresentare, quanto un fare, e nei moderni laboratori microentit come gli elettroni vengono quotidianamente manipolate per caricare negativamente certi bersagli o per studiare le propriet di altri oggetti meno noti nellambito della fisica delle particelle elementari: che ragioni abbiamo per dubitare che conosciamo le propriet causali degli elettroni stessi, e che questi ultimi esistono proprio come le sedie che manipoliamo ogni giorno? Analogamente, nei moderni acceleratori possiamo alterare la direzione, la velocit nonch lo spin di fasci di particelle: se tali particelle non esistessero, fossero solo utili finzioni o riguardo alla loro esistenza dovessimo, come suggerisce van Frassen (1980), sospendere il giudizio, come potremmo giustificare la pratica sperimentale e spiegare ci che riusciamo a trovare dando per scontare le propriet di

Tale griglia viene prima disegnata a penna con lettere grandi su un foglio e successivamente viene ridotta con tecniche fotografiche e sul microfilm si deposita del metallo.
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tali oggetti? In una parola, (1) misurare almeno alcune propriet quantitative di X o (2) manipolare indirettamente X implica che X esista. La seconda condizione naturalmente non si applica a entit troppo grandi perch possano essere manipolate (stelle o galassie), mentre la prima comprende sia microentit che entit di dimensione astronomica. Per quanto riguarda la nozione di verit delle teorie e il realismo sulle teorie, la discussione pi complicata dallesistenza di varie concezioni della verit, in particolare della verit come coerenza (o assenza di contraddizione tra tutti gli enunciati che esprimono le nostre credenze), o verit come corrispondenza, ci che prevede una relazione semantica tra enunciati (truth-bearers o portatori di verit) e fatti non linguistici (truth-makers o elementi che rendono vere-i). Senza entrare nel dettaglio di tali diatribe filosofiche sulla verit, potremmo provare a sostenere che, contrariamente alla posizione di Hacking, Cartwright e Giere, il realismo sulle entit implica una certa forma di realismo sulle teorie, per cui queste ultime sono vere se le entit esistono. In fondo, come possiamo fidarci degli enunciati che attribuiscono certe propriet causali agli elettroni, da noi usate per manipolarli, senza al contempo credere che tali enunciati o le leggi che li generino, siano almeno approssimativamente veri? Il problema di tale ipotesi sta nellassumere una riducibilit o addirittura unequivalenza tra le leggi teoriche e le leggi pi sperimentali o fenomenologiche, su cui si basa la manipolazione sperimentale. Nella misura in cui le seconde possono essere considerate come indipendenti e autonome dalle prime, e dunque anche meno soggette a rivoluzioni concettuali profonde, il realismo sulle entit implicherebbe solo un realismo riguardo alla componente pi eminentemente fenomenologica della teoria e non riguardo alle leggi pi teoriche della disciplina. Lambito ontologico del termine fenomenologico qui non si riferisce a ci che osservabile a occhio nudo, visto che un elettrone non lo , ma ci che appunto costituisce lambito delle leggi causali che ci permettono di interagire indirettamente con le microentit
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fisiche, chimiche e biologiche. Si pensi, per esemplificazione, alle leggi che regolano lemissione di elettroni quando vogliamo raccoglierli in un fascio come a leggi fenomenologiche, e alla lequazione di Schrdinger come a una legge teorica della meccanica quantistica.

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Capitolo 6
La verit delle teorie scientifiche e il problema delle leggi

Nellipotesi che questa separazione tra leggi teoriche e leggi fenomenologiche sia plausibile, necessario esaminare la questione della verit delle teorie scientifiche separatamente dal problema dellesistenza delle entit teoriche. Iniziamo a considerare, come abbiamo fatto sopra per la questione del realismo delle entit, gli argomenti principali a sostegno dellantirealismo delle teorie. I realisti si caratterizzano per negare almeno una se non tutte le quattro asserzioni qui di seguito riportate: 1. il fine della scienza non la verit, n quello di dare descrizioni vere, ma solo quello di fornire algoritmi inferenziali che ci permettano di eseguire calcoli a scopi predittivi; 2. la sottodeterminazione delle teorie da parte dei dati e la collegata questione dellolismo della conferma, o cosiddetta tesi di Duhem-Quine; 3. 4. una concezione convenzionalista delle leggi di natura (convenzionalismo) un realismo antimodale: in natura non esistono modalit de re (possibilit o necessit). Possibilit e necessit sono solo finzioni del modello.

Gli argomenti strumentalisti contro il realismo delle teorie

1. Il primo punto presuppone che parte della disputa coinvolga essenzialmente una questione normativa, che riguarda appunto il fine dellattivit scientifica. Un realista afferma che il fine della scienza la verit, un antirealista che la scienza deve solo salvare i fenomeni osservabili. Secondo van Fraassen, uno strumentalista non tenuto ad accettare nemmeno la teoria della verit come coerenza delle credenze scientifiche (o
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loro non-contraddittoriet) ci che sembrerebbe un requisito minimale per ogni scienziato 13 dato che lo strumentalista non si impegna a credere nelle teorie, ma le accetta solo come empiricamente adeguate (1980, p. 69). Si noti per che se la disputa tra realisti e antirealisti fosse davvero basata su un disaccordo sugli scopi della scienza, tenendo in giusto conto la relativit dei fini in generale si potrebbe persino bollare la disputa stessa come puramente soggettiva. In tal caso, potremmo decidere di non interessarcene da un punto di vista filosofico, lasciando lintera questione nelle mani di uno storico o di un sociologo della scienza. In realt, a riflettere con maggiore attenzione, pi che sugli scopi della scienza, la disputa sollevata da questo primo punto riguarda una questione di rapporto mezzo-fine. Dando per scontato che (i) le persone preferiscano avere credenze vere, e che (ii) il fine della conoscenza in generale (senza pensare necessariamente alla scienza) sia comunque raccogliere verit significative ovvero interessanti per noi (non siamo interessati a sapere quanti granelli di sabbia esistono sul litorale tirreno, ma una tale descrizione farebbe parte di una descrizione vera e completa del mondo) 14 il genuino problema sollevato dal primo punto quello di stabilire se lattivit scientifica sia in grado di fornirci verit significative o no. In breve, la disputa tra realisti e antirealisti non tanto sugli scopi della scienza, come afferma van Fraassen (1980), ma sul fatto che questultima sia o meno adeguata a fornirci i mezzi per raggiungere un fine (la verit) che di fatto parte della vita della stragrande maggioranza degli scienziati. Se sottoponessimo a tutti gli scienziati la domanda in questione, quasi invariabilmente questi ultimi affermerebbero che il fine

A volte gli strumentalisti affermano che in funzione dei nostri variabili scopi, si possono usare anche due modelli che fanno assunzioni contraddittorie rispetto ad uno stesso dominio di esperienza (modelli discreti e continui di un fluido, per es.). 14 Tali verit devono inoltre essere compatibili con nostri limiti cognitivi.
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della loro attivit quello di cercare la risposta vera a interrogativi non ancora risolti: chi lepistemologo o il filosofo della scienza per affermare che gli scienziati si illudono sul fine ultimo di ci che fanno, e con quale diritto pu dir loro come invece dovrebbero regolarsi? Se concediamo questo punto, laccusa di soggettivit viene a cadere, dato che se si daccordo sul fine e su come definirlo, il problema di stabilire ladeguatezza dei mezzi per raggiungerlo possiede importanti caratteri di oggettivit (intersoggettivit). Nel nostro caso la vera difficolt non sta tanto nellaccertarci che la verit sia davvero il fine della conoscenza scientifica, ma nel rifiuto della concezione della verit come corrispondenza, difesa da molti filosofi strumentalisti. In altre parole, la difficolt riguarda il come andrebbe definito il fine dellattivit conoscitiva scientifica e non quale di fatto esso sia. E proprio qui si attacca la tipica critica antirealista che abbiamo visto gi avanzata da Kuhn: se lunico accesso che abbiamo alla natura tramite una teoria, se la stessa percezione carica di teoria e se lo stesso senso comune contiene una teoria sul mondo, come possiamo confrontare la corrispondenza tra una teoria e un mondo in s considerato come privo di qualunque interpretazione teorica? Lantirealista concepisce la verit sempre come relativa a schemi concettuali, teorie o paradigmi. E poi, se anche avessimo tra le mani una teoria vera, come potremmo provarlo? 2. Il secondo cavallo di battaglia antirealista ha a che fare con lidea che in ogni momento storico esistono pi teorie scientifiche (almeno due, ma potenzialmente un numero infinito) tra loro in contraddizione ma in grado di dar conto degli stessi dati empirici. Poich questi ultimi rappresentano il test di ogni ipotesi, lesistenza di pi ipotesi rivali tutte compatibili con gli stessi dati rende del tutto ingiustificata lattribuzione a qualcuna di tali ipotesi la propriet di esser vera.
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Nella figura di cui sopra, la linea retta lipotesi algebricamente pi semplice per spiegare come la variabile sulle ordinate (o variabile dipendente) dipenda da quella che riportiamo sulle ascisse (variabile indipendente), ma le altre due curve algebriche passano per gli stessi punti, e sono dunque in grado di dar conto della dipendenza funzionale dei dati, anche se con altre equazioni incompatibili con quella della retta. Come intuibile dalla figura, se aumentiamo il numero di dati (cio di punti), alcune curve diventano incompatibili con i dati, ma sempre possibile trovare un numero infinito di curve che passano per i punti e che dunque soddisfano le condizioni imposte dai dati. In casi storicamente pi realistici e meno artefatti di questo esempio geometrico, Kuhn ha sostenuto che quando Copernico avanz la sua ipotesi eliocentrica, lipotesi tolemaica era empiricamente equivalente ad essa. Prendendo sul serio lequivalenza empirica delle teorie, ne risulta un problema di scelta tra teorie rivali che spesso, secondo gli strumentalisti, non ha una base razionale, dato che anche la semplicit (scegli la teoria pi semplice) non necessariamente una guida alla verit: un cerchio pi semplice di unellisse, ma come scopr Keplero, le orbite dei pianeti sono descritte da ellissi.
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Analogamente per altre grandi transizioni tra teorie appartenenti a paradigmi rivali: per gli antirealisti sulle teorie come Kuhn la scelta tra una teoria e unaltra o una questione di conversione di massa o semplicemente dovuta alla morte biologica della generazione di scienziati formatasi alla teoria precedente o si spiega con fattori sociologici, politici ed economici estranei alla scienza stessa. Infatti i valori epistemici di cui parla Kuhn (semplicit, coerenza, potere esplicativo, potere predittivo, e portata empirica) sono vaghi e non permettono di valutare le teorie in modo univoco. Dovrebbe invece essere ovvio che dal punto di vista di uno strumentalista, lequivalenza empirica di due teorie rivali non assolutamente un problema. Se due teorie fanno predizioni equivalenti ma hanno ontologie distinte, per chi, come uno strumentalista crede solo nella componente osservabile di un modello, esse sono praticamente la stessa teoria. La cosiddetta tesi di Duhem-Quine rafforza il punto di vista della sottodeterminazione delle teorie, sostenendo che se i dati osservativi non possono verificare definitivamente una teoria, essi non possono nemmeno falsificarla. La falsificazione secca e definitiva di una teoria da parte di un esperimento infatti presuppone una concezione atomistica del linguaggio e delle teorie. Il significato di un termine scientifico proviene invece, secondo Quine e Feyerabend, dal contesto in cui si trova, cosicch quando facciamo un esperimento, mettiamo in gioco molte parti della nostra conoscenza della natura. In base allipotesi olistica sulla natura del linguaggio delle teorie scientifiche, queste ultime formano una rete intricata di credenze, e un qualunque esperimento ne chiama in causa molte se non addirittura tutte. 15 Basti pensare che quando facciamo unosservazione che utilizza un microscopio, tiriamo in gioco le leggi dellottica, le leggi della fisica dei solidi che regolano la composizione dei materiali che costituiscono il microscopio, assunzioni sui materiali che costituiscono la lente, ecc.

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Ci significa che se in presenza di un esperimento falsificante siamo disposti a modificare certe ipotesi o a aggiungerne alcune ad hoc, possiamo sempre rendere la teoria compatibile con quei dati che prima la falsificavano. Questa concezione un attacco diretto alla metodologia popperiana, che unisce falsificazionismo e metodo ipoteticodeduttivo (consistente nel fare unipotesi, dedurne conseguenze e compararle con i dati). A questo proposito viene spesso portato lesempio del pianeta Urano, la cui orbita non rispondeva alle leggi della meccanica newtoniana e che sembrava pertanto falsificarla (1848 circa), per mostrare che il falsificazionismo ingenuo non una fedele descrizione dellandamento reale della scienza. Ovvero, le osservazioni spesso non servono nemmeno a smentire le teorie. In quel caso storico infatti, invece di abbandonare la meccanica netwoniana dopo la falsificazione dei dati di Urano, si pens allipotesi ad hoc (o ausiliaria) data dallesistenza di un altro pianeta, Nettuno. Tale pianeta, ancora non osservato, avrebbe spiegato le deviazioni osservate dellorbita di Urano da quelle previste in base alla teoria. Il fatto storico che Nettuno fu effettivamente osservato implica che teorie che, come quelle di Newton, hanno avuto un grande successo nel passato non vanno subito abbandonate se falsificate. In una parola, la tesi di Duhem-Quine afferma che se siamo disposti a modificare altri pezzi della rete delle nostre conoscenze, la teoria che sembra apparentemente smentita dai dati osservativi pu alla fine essere resa compatibile con essi. E ci significa in definitiva che i dati sottodeterminano sempre le teorie, e che se esiste un numero indefinito di ipotesi tra loro contraddittorie ma compatibili con gli stessi dati, non abbiamo ragione di ritenere queste ultime vere.

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Si veda la chiara presentazione di Klee (1997).

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Sulla base del terzo punto, gli strumentalisti insistono che le asserzioni che specificano le propriet delle leggi di natura sono o vere solo nel modello, o sono definizioni mascherate. Si pensi per esempio alla seconda legge della dinamica, F = ma, che in fondo definisce la forza come qualcosa che altera la velocit provocando unaccelerazione ad un corpo di massa m. Analogamente, si pensi alla concezione gi esposta delle teorie scientifiche viste come modelli, e che riconosce il carattere semplificato e idealizzato degli oggetti che tratta. Per esempio, la legge dellisocronismo del pendolo, che afferma che il periodo di oscillazione proporzionale alla lunghezza del filo e non dipende dalla sua massa, vale solo sotto particolari condizioni idealizzate. Tra queste, lassenza di attrito nel moto del pendolo, il fatto che gli angoli di oscillazione siano piccolissimi, ci che permette di considerarlo un sistema unidimensionale che oscilla solo orizzontalmente, 16 linestensibilit del filo ecc, tutte condizioni che i pendoli reali non esemplificano. Da questo punto di vista, la legge dellisocronismo del pendolo semplice definisce il modello a cui appartiene, ed dunque vera, a rigore, non dei pendoli reali, ma del pendolo idealizzato del modello matematico corrispondente.

4 Riguardo ai problemi contenuti nel quarto punto, si consideri che un filosofo che un realista modale interpreta alcuni aspetti della causalit (o della probabilit) in modo tale che la causalit esista in natura come controparte della struttura modale di un modello (realismo modale). Gli strumentalisti affermano invece che la causalit non esiste indipendentemente da noi, e che le singole propensit probabilistiche per interpretare la probabilit di eventi individuali non esistono.

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I pendoli reali oscillano orizzontalmente e verticalmente, quindi in due dimensioni (vedi Giere 1988, p. 70)

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Poich argomenti tratti dalla causalit sono fondamentali per difendere il realismo delle entit (si ricorder che per i realisti manipolare le entit o misurarne le propriet implica che queste esistono) 17 , attaccare lindipendenza dalla mente della causalit implica indirettamente attaccare quegli argomenti. Tutti gli argomenti antirealisti sulla causalit sono ovviamente uno sviluppo di quelli humeani: ci che esiste nei fenomeni la costante congiunzione di eventi, la loro contiguit spazi-temporale e la precedenza temporale della causa rispetto alleffetto. Il legame causale esiste per solo nella nostra mente, che osservando la causa anticipa leffetto che ha tante volte osservato essere congiunto alla causa in passato. Ulteriori argomenti a favore della soggettivit del legame causale vengono dal suo carattere intenzionale, ovvero dal fatto che ci che viene identificato come causa viene spesso a dipendere dagli interessi delle persone. Dopo un incidente automobilistico dovuto a fari fattori, come eccesso di velocit, cattive condizioni stradali e freni di fabbrica difettosi, il guidatore sosterr che la causa dellincidente il manto stradale e i freni, e far causa al comune e alla fabbrica automobilistica; questultima affermer che la causa nella velocit eccessiva dellauto e nel manto stradale, mentre la compagnia assicuratrice incolper lo stato dei freni e la velocit eccessiva. Come si vede, ogni attore in gioco seleziona nel campo causale complessivo il fattore che serve meglio il proprio interesse. E ora lantirealista causale chiede: qual il vero insieme di cause?

La riposta del realista scientifico ai quattro punti 1 Come prova del fatto che le teorie scientifiche ambiscono alla verit, si provi a domandare: vero che gli attuali continenti si muovono su enormi placche e che tale movimento causa

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Manipolare un verbo di innegabile significato causale, dato che significa provocare certi effetti a certi scopi.

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molti terremoti? vero che lo scimpanz e luomo hanno un progenitore comune che viveva non pi di qualche milione di anni fa? Queste domande hanno un senso chiarissimo, ed esigono una risposta che prenda posizione netta sulla loro falsit o verit, e quindi sul tipo di evidenza che disponibile per decidere quale delle due eventualit si dia. Ci conferma che la scienza mira alla verit e non alla verosimiglianza, e il punto stabilire se ha i mezzi appropriati per coglierla attraverso parti delle sue teorie. Come spiegare i terremoti o il fatto che lAfrica e lAmerica del Sud hanno forme che presuppongono una frattura precedente senza lipotesi che i continenti e gli oceani poggino su zolle trasportate da correnti convettive tipiche di parti della terra che, essendo pi vicine al suo nucleo, sono parzialmente fuse? E i resti fossili che abbiamo ritrovato come dobbiamo spiegarli? E gli orologi genetici, che ci permettono di stimare il tempo occorso per mutazioni da una specie allaltra? chiaro che uno scettico potrebbe sempre mettere in dubbio il significato di tutti questi dati, ma come nel caso del problema dellesistenza del mondo esterno, tenuto a darne o uninterpretazione alternativa o al silenzio completo, per cui il miglior scettico il pesciolino che sta nei nostri acquari. Infatti, persino il dubbio sullesistenza di un mondo esterno o sul fatto che le nostre teorie siano vere presuppone che esista un mondo esterno indipendente da noi che cerchiamo di conoscere o rappresentare. Affermare che le nostre percezioni possano sistematicamente ingannarci sulla natura di X implica comunque che X esista. E asserire che un enunciato tratto da una teoria scientifica, X ha la propriet P, non n vero n falso, ci obbliga comunque alla forza dellasserzione in questione, ovvero al fatto che sia vero che lenunciato in questione non n vero n falso. In quanto scettici globali e radicali dovremmo tacere, dato che non appena asseriamo qualcosa, ci impegniamo alla verit di ci che asseriamo, come quando, per dire che la verit non esiste, ci dobbiamo almeno impegnare allesistenza di una verit, quella che appunto afferma che la verit non esiste.
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Insomma, lo scettico globale sulla scienza come lo scettico sul senso comune che dubita di tutto, considerato che il senso comune la base della conoscenza scientifica. Se persino il gatto sul tappeto non vero n falso, perch parlare? Lo scettico locale invece, che dubita di particolari proposizioni e enunciati, si mette sullo stesso piano dello scienziato, dato che il dubbio su alcune proposizioni della scienza accettata uno dei motori del progresso scientifico e non pone dunque particolari problemi al realista delle teorie. 2 La sfida della sottodeterminazione delle teorie da parte dei dati stata in parte lanciata da Quine, che ha sottolineato pi di altri filosofi il fatto che la conoscenza umana pu essere caratterizzata come un rapporto sbilanciato tra un flusso di inputs sensoriali relativamente povero e una straordinaria ricchezza di ipotesi intese a collegarli. Per cercare di comprendere le difficolt sollevate da Quine e proporre una soluzione, dobbiamo presentare il sopra nominato metodo ipotetico-deduttivo con qualche maggiore dettaglio. In genere si afferma che unipotesi I confermata (o smentita) ad un certo grado se tra le sue conseguenze deduttive, ottenute grazie a ipotesi aggiuntive iniziali CI, c n una osservativa O che stata verificata (o smentita). Ovvero, considerando la linea tratteggiata qui sotto come la conclusione dellargomento deduttivo I (ipotesi o legge) + CI (condizioni iniziali) -----------------------O (predizione osservativa)

Naturalmente, dal fatto che una conseguenza sia verificata, e persino dal fatto che I spieghi O, non segue che lipotesi sia vera: linferenza dalla conclusione alle premesse di un argomento deduttivo non valida. Inoltre, c bisogno, come abbiamo gi visto, di ipotesi ausiliarie, che attestino lattendibilit degli strumenti osservativi ecc. Quindi si ha:

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I (ipotesi) + CI (condizioni iniziali)+ IA (ipotesi ausiliarie) -----------------------O (predizione osservativa) Se c una conseguenza osservativa falsificante, si pu stabilire solo che una delle ipotesi falsa, ma non sempre si riesce facilmente a stabilire quale. Il caso della perturbazione del pianeta Urano e la scoperta di Nettuno un esempio di una situazione storica in cui si rigettarono le ipotesi ausiliare e non la teoria di Newton. Con lanomalia creata dal perielio di Mercurio nel XX secolo invece la strategia non funzion, e fu rigettata la teoria: lipotizzato pianeta nascosto Vulcano non fu trovato e solo la relativit generale risolse il problema dellavanzamento del perielio di Mercurio ogni secolo. E allora, di fronte a unesperienza falsificante, in quali casi si deve falsificare la teoria, e quando invece modificare le ipotesi ausiliarie iniziali? Dove punta la freccia del modus tollens? 18 Si noti che sempre possibile in linea di principio dedurre O da unaltra ipotesi I1 e questa sembra una caratteristica tipica del metodo ipotetico deduttivo. Perch allora non evitare il problema della sottodeterminazione abbandonando il metodo ipotetico-deduttivo? Un primo argomento a favore di questo suggerimento dato dallosservare che le conseguenze osservative di ipotesi statistiche non possono essere dedotte, ma solo indotte con una certa probabilit. Se lipotesi del fumo come statisticamente rilevante per il cancro vera, non possiamo dedurre la conclusione che la probabilit di contrarlo da parte dei fumatori maggiore che nei non fumatori, ma solo indurla con una certa probabilit, cio asserire che pi probabile che un fumatore contragga un cancro. Provare a costruire il metodo scientifico su tecniche induttivo-probabilistiche parte di un importante programma di ricerca

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Si veda la presentazione di W. Salmon sul problema della conferma in Salmon W. e al (1992, pp. 46 e seguenti), da cui abbiamo ripreso la notazione dello schema ipotetico-deduttivo con qualche variante.

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nellodierna filosofia della scienza, chiamato bayesianesimo (si veda Festa R., Cambiare opinione, Clueb). Qui basta osservare che molte teorie fisiche sono state accettate proprio perch riuscivano a render conto di osservazioni note in modo approssimativamente deduttivo, dove approssimativamente sta a indicare la corrispondenza sempre approssimata tra predizioni teoriche e dati osservativi. Ci basta a suggerirci di percorrere unaltra strada per attaccare il problema della sottodeterminazione, una strada che non consiste nellabbandono del metodo ipotetico-deduttivo, ma che basata sulla pratica effettiva della scienza. In effetti, alcuni ritengono che il problema della sottodeterminazione sia pi uninvenzione dei filosofi della scienza che un problema reale della scienza. Gli scienziati non si trovano mai o quasi mai in una posizione caratterizzata dal non sapere quale teoria scegliere perch travolti da un embarasse de richesse (abbondanza dovuta a ricchezza). Il loro problema che non hanno nemmeno una teoria a disposizione che sia compatibile con tutti i dati noti, e non che ne hanno troppe. Oppure si pu concedere che in certi periodi storici la sottodeterminazione c stata, ma non durata troppo, come nel caso della scelta tra lipotesi di Lorentz della contrazione dei regoli che manteneva lesistenza di un riferimento privilegiato e la soluzione di Einstein di una geometria pseudo-euclidea che, come quella della relativit speciale, prevedeva lequivalenza di tutti i sistemi di riferimento inerziali. Gli antirealisti possono ribattere che il fatto che nella pratica la sottodeterminazione storicamente non esista o non duri a lungo, non implica che non vi siano in linea di principio altre teorie, che noi non conosciamo, che sono empiricamente equivalenti a quelle che adottiamo, ma incompatibili con quelle note. Beh, producetele se siete capaci!, rispose Boltzmann a unanaloga provocazione da parte dei suoi nemici antirealisti, che negavano lesistenza delle molecole ipotizzando altre teorie che ne facevano a meno. Secondo gli antirealisti sulle teorie, i realisti dovrebbero mostrare
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che nessuna altra teoria pu esistere con caratteristiche dissimili da quella nota e in grado di dedurre gli stessi dati. Talvolta percorrere questa strada porta a successo, come avvenne con la dimostrazione che i modelli continuisti dellemissione dellenergia di un corpo nero non potevano essere compatibili con i dati.19 per chiaro che non si possono offrire argomenti del genere in ogni circostanza storica. E allora che fare? Per superare questa empasse, sembra essenziale confrontarci con il terzo problema. Infatti abbiamo visto che le leggi scientifiche contribuiscono in modo decisivo a definire il modello nel quale sono immerse: se le leggi fossero false o n vere n false, come potremmo difendere la realt delle teorie intese come modelli? 3 Largomento basato sulle leggi , insieme alla sottodeterminazione, il pi forte a favore di una concezione antirealistica delle teorie: se le leggi che intervengono a costituire e definire il modello sono astrazioni e idealizzazioni rispetto ai sistemi fisici rappresentati e (b) se le teorie scientifiche sono modelli o famiglie di modelli, ne seguirebbe che il rapporto tra mondo e teorie scientifiche che si costituiscono attraverso leggi idealizzate non rientra nella nozione di verit come corrispondenza. Questultima, infatti, sembra presupporre una sorta di corrispondenza biunivoca completa tra propriet del modello e propriet del mondo. Si pu allora arrivare a sostenere, come provocatoriamente ha fatto la Cartwright (1983), che le leggi teoriche della fisica mentono (nella misura in sono chiamate a spiegare i fatti), ovvero che sono letteralmente false del mondo reale. Oppure si dovrebbe affermare, come fa Giere (1988), che le leggi non sono n vere n false, ovvero che sono schemi di enunciati che servono solo a costruire enunciati singoli sottoponibili al tribunale dellesperienza. Dal punto di vista del realista, si pu cominciare a notare che malgrado le leggi istituiscano relazioni idealizzate tra i fenomeni (astraendo da forze o da propriet reali dei

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Si veda Norton (1991)

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corpi), non per questo sono del tutto arbitrarie. Parlando in modo inizialmente intuitivo, tra un pendolo matematico unidimensionale e un pendolo reale c un rapporto di somiglianza, tanto pi forte quanto pi il modello matematico fedele. Lo stesso Giere (1988), un antirealista sulle teorie ma un realista sulle entit, sostiene che i modelli somigliano, per gradi e sotto certi rispetti, a sistemi reali. Ma, allora, perch le leggi vengono da lui definite come n vere n false? Almeno qualche relazione dovranno pur aver in comune con i sistemi fisici che contribuiscono a spiegare o a descrivere. Se le teorie sono modelli, i modelli assomigliano in certi rispetti e per certi gradi ai sistemi reale e le leggi definiscono i modelli, ne segue, checch sostenga Giere, che un qualche rapporto almeno di somiglianza tra leggi e realt ci deve essere. Per esempio, un pendolo in cui la funzione di forza dipenda anche dalla velocit oltre che dalla posizione, approssima meglio un pendolo reale. Un pendolo con oscillazioni forzate, che pu essere modellizzato da leggi (equazioni) specifiche, chiaramente una rappresentazione ancora pi somigliante a un pendolo reale. Il problema che la relazione di somiglianza cos vaga da non dirci molto su questo rapporto tra teorie e mondo, motivo per cui dobbiamo approfondire il problema del modo in cui le leggi rappresentano. Dato che le leggi hanno una veste matematica, il problema che ci porremo nelle prossime lezioni sar proprio perch le leggi hanno una veste matematica. 4 Lultimo punto che dobbiamo toccare riguarda la causalit, vista dagli antirealisti come una proiezione della nostra mente sul succedersi regolare degli eventi nello spazio-tempo. Si distingua anzitutto tra concezioni nomologiche della causalit e concezioni singolariste. Per le prime, se un evento a causa un evento b, allora deve esistere una legge che lega gli eventi di tipo a con gli eventi di tipo b, anche se non siamo di indicare quale.

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In alcune concezioni fisiche e realistiche della causalit, un processo causale se conserva qualche grandezza fisica, come per esempio un sasso che trasmette una quantit di moto alla lastra di vetro e la infrange: la somma delle masse del vetro moltiplicate per le loro velocit sommate al prodotto della massa del sasso e dalla sua velocit dopo lurto deve essere uguale al prodotto della massa del sasso per la sua velocit prima dellurto. Questo significa che il processo genuinamente causale perch conserva la quantit di moto prima e dopo la trasmissione di questa grandezza da un sistema fisico allaltro. Lo stesso per altri processi causali, che si definiscono tali perch conservano altre grandezza energia, carica elettrica, spin, momento angolare, ecc. 20 Per le seconde concezioni della causalit, un legame causale pu esistere tra singoli eventi anche senza lintervento di leggi. Gi da queste considerazioni preliminari, possiamo ribadire il punto gi avanzato nel paragrafo precedente: per rispondere allenigma dellindipendenza dalla mente della causalit, la natura delle leggi scientifiche va chiarita in modo pi approfondito. Anche per questo problema rimandiamo dunque alle lezioni successive sulle leggi. Qui baster dire che una possibile strada da seguire per difendere una concezione realista e singolarista della causalit quella di sostenere che noi percepiamo direttamente il legame causale tra eventi singoli, un fatto che sembra testimoniato da verbi come tagliare, infrangere, rompere, affettare, spazzar via, battere ecc. Descrivendo la successione temporale che occorre tra eventi singoli con questi verbi di azione sembra che noi descriviamo al tempo stesso il legame causale che essi esemplificano. Se osservo una pietra che, scagliata contro un vetro, lo infrange, non percepisco forse direttamente il legame causale tra gli eventi il lancio della pietra e il rompersi del vetro?

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Dowe (1998).

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Bibliografia
(aggiunta solo per un primo orientamento, non va ricordata ai fini dellesame, anche perch incompleta!)

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