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Roberto Esposito

POLITICA E METAFISICA

Politics and Metaphysic


Politics cannot avoid the metaphysic question concerning its essential character. Having reviewed the answers to this question provided by Carl Schmitt, Dolf Sternberger and Nicole Loraux, the essay analyzes the notion of metapolitics. This world could point out the metaphysical foundation of political theories as Manfred Riedel does but also something different which concerns the biopolitics of the spirit, as Erich Unger assumes. Keywords: politics, metaphysic, metapolitics, biopolitics

1. Qual e, prima ancora, esiste unessenza della politica? La grande losoa europea non ha mai cessato di porsi tale domanda, anche perch a essa non ha mai saputo formulare una risposta convincente. Quando Carl Schmitt, nel suo celebre saggio sul politico, la enuncia per la prima volta in forma esplicita, chiarisce subito che per essenza non si deve intendere una denizione esaustiva o anche un contenuto particolare. Essenza il paradigma che rende comprensibile che cosa sia la politica nel suo carattere originario. Avendo individuato lelemento costitutivo della politica nel conitto, egli spiega che come il termine di nemico anche quello di lotta devessere qui inteso nel senso di unoriginariet assoluta1. Ci vale, per lui, a escludere uninterpretazione bellicista delle proprie parole. Essenzialmente politico pu essere anche un atteggiamento volto a scongiurare la guerra a patto, tuttavia, di essere condotto con la stessa intensit polemica dello scontro che vuole evitare: la guerra non

Roberto Esposito, Istituto Italiano di Scienze Umane, Palazzo Cavalcanti,Via Toledo 348,80132 Napoli roberto.esposito@sumitalia.it
1 C. Schmitt, Der Begriff des Politischen (1927), Mnchen-Leipzig, Duncker & Humblot, 1932; trad. it. Il concetto di politico, in Id., Le categorie del politico, a cura di G. Miglio P. Schiera, Bologna, Il Mulino, 1972, pp. 115-116.

FILOSOFIA POLITICA 3/2013, pp. 465-476

ISSN 0394-7297 Societ editrice Il Mulino

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dunque scopo e meta o anche solo contenuto della politica, ma ne il presupposto sempre presente come possibilit reale2. Ma che cosa signica, per Schmitt, presupposto? Il termine, come del resto quello di origine, non ha alcuna connotazione temporale. Presupposto non ci che viene prima, anticipando nel tempo qualcosa di successivo. Non un evento, un fatto accaduto, che si possa lasciare alle spalle. Piuttosto, ci che sempre presente, in maniera latente, lungo lintero asse dello sviluppo storico. Fin quando, a un certo momento, non viene allo scoperto con effetti dirompenti. Piuttosto che fondare, in tal caso esso sfonda la supercie omogenea della storia, sospendendola a una sda radicale da cui essa esce comunque trasformata. Da questo punto di vista il presupposto non nulla di positivamente esperibile, ma un negativo, uno iato in cui il tempo si contrae per ricostruirsi fuori dai suoi cardini. Anzich momento iniziale di una serie di episodi, ci che, ritirandosi, consente il loro effettuarsi. Tuttaltro che unorigine piena, un punto vuoto che sottende ci cui d luogo, senza conferirgli stabilit e anzi destabilizzandolo. Presupposto del politico insomma, per Schmitt, lenergia conittuale costituente, ma anche la forza distruttiva che minaccia di travolgere lordine costituito. In questo senso il conitto anteriore, ma anche posteriore a ci che produce. lelemento da cui lordine nasce, ma anche quello in cui pu sempre naufragare. Essenza del politico lo iato che connette, mettendole in tensione, possibilit e realt, passato e presente, origine e attualit il tratto contemporaneo dellorigine e il volto originario dellattualit3. Ma in questo modo torna a porsi la domanda di partenza. Di cosa fatto il politico? Qual la sua materia prima? Da dove viene quellenergia che, avendo consentito di instaurare lordine, minaccia sempre di disgregarlo? Come noto, la risposta di Schmitt fa capo allopposizione tra amico e nemico. Ci che rende pensabile lunit politica la linea di inimicizia che la contrappone allaltro da s. Tale risposta apparsa a gran parte degli interpreti da un lato unilaterale, perch troppo sbilanciata dalla parte del conitto, dallaltro parziale in quanto incapace di dare conto di una dinamica pi complessa che, accanto allesclusione, implicasse anche il principio di inclusione. Alla sua base vi una dialettica bipolare che esclude terze posizioni. Se lunit politica lesito di unostilit presupposta, lintero campo del politico risulta diviso in due parti simmetriche separate da ununica linea, rispetto alla quale si dentro o fuori. Che il contrasto possa moltiplicarsi allinnito non ne muta il carattere sempre binario. Per quanti possano essere i fronti del conitto, in ognuno di essi si riproduce lo stesso schema dicotomico. In tal modo lorizzonte del politico schiacciato su di ununica dimensione divisa in due zone contrapposte. Unobiezione di questo tipo stata mossa a Schmitt da Dolf Sternberger. Anchegli apre il suo libro sulle tre radici della politica (Drei Wurzeln der Politik) con la medesima domanda da cui siamo partiti: la politica egli scrive
Ivi, p. 117. Per questa interpretazione di Schmitt, cfr. C. Galli, Genealogia della politica. Carl Schmitt e la crisi del pensiero politico moderno (1996), Bologna, Il Mulino, 2010.
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il nostro destino. Ma sappiamo che cos la politica?4. E anchegli ne riuta qualsiasi denizione generale. Che si possano individuare tre radici della politica, collocate in tre stagioni diverse la Politologik greca, la Dmonologik moderna e la Eschatologik rivoluzionaria attesta che per lui non esiste un modello unico, e valido per sempre, di agire politico. Ma proprio questa differenza irriducibile, sul piano storico e semantico, a richiedere una declinazione unitaria di ci che chiamiamo politica5. Nella sua denizione Sternberger prende nettamente le distanze da quella di Schmitt, no a capovolgerla. Non soltanto lessenza del politico non costituita dal conitto, ma attiene allidea di pace. Certo, con il termine pace si possono intendere e si sono intese, nel corso del tempo, cose molto diverse essa pu indicare il governo condiviso della polis secondo la concezione aristotelica, il dominio del principe delineato nelle pagine pi aspre di Machiavelli o la redenzione della societ predicata da Agostino. Ma, in ciascuna di queste versioni, la pace resta pur sempre la matrice, loggetto e il ne della politica. Anche nel caso di Sternberger il termine decisivo intorno al quale ruota tutto il discorso quello di origine. Per afferrare il carattere di unepoca, bisogna coglierne il fenomeno originario. Perci la ricerca losoca sulla politica si congura come una vera e propria archeologia, capace di risalire, al di l di tutte le deformazioni prodotte dal tempo, allimmagine primaria da cui esse derivano. Ma il richiamo allorigine, in Sternberger, ha anche unaltra valenza, che riguarda il primato della prima radice quella, aristotelica, della Politologik sulle altre. Per quanto peculiare di una determinata situazione storica, e dunque irriproducibile in fasi diverse, essa costituisce lunico riferimento per ogni agire politico eticamente orientato. Solo il regime greco della polis ha rappresentato qualcosa di universalmente riconducibile alla vocazione pacica della politica. Ma le cose stanno veramente in questo modo? Ed davvero alla pace che va ricondotta, nella sua essenza, la politica greca? Gi Sternberger, in sintonia con le analisi di Hannah Arendt sulla vita activa, sottolinea come lisonomia ateniese dipenda dalla netta divisione della sfera della polis da quella delloikos. Ma il nesso che si stabilisce tra unit e divisione ancora pi complesso. I due termini non vanno contrapposti in una forma che si limiti a ricavare luno dallaltro lunit interna dal conitto esterno. quanto sostiene Nicole Loraux in un libro che n nel titolo La cit divise annuncia la sua tesi di fondo. Anche in esso, al di l del riferimento alla polis greca, ci che in gioco lessenza del politico. Che lautrice individua in una sorta di sovrapposizione anzich di pura opposizione tra ordine e conitto. La politica, come si denisce in Grecia, ha al proprio centro il lavoro di cancellazione del conitto da parte dellordine che ne risultato. Decisiva, in questo senso, risulta la pratica dellamnistia, come accadde nel 403 a. C., quando, dopo la cacciata dei Trenta
4 D. Sternberger, Drei Wurzeln der Politik, Frankfurt a.M., Insel, 1978; trad. it. Le tre radici della politica, a cura di R. Scognamiglio, Bologna, Il Mulino, 2001, p. 9. 5 Cfr. R. Scognamiglio, Alle radici della politica, Bologna, Il Mulino, 1999, pp. 93 ss.

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tiranni da parte dei democratici, fu chiesto ai cittadini ateniesi di dimenticare la guerra civile. tale atto di oblio a denire, per lautrice, il carattere essenziale del politico. Questultimo non costituito n dalla guerra, come vorrebbe Schmitt, n dalla pace, come ritiene Sternberger, ma piuttosto da un ordine fondato sulla rimozione del conitto. Politikos ella conclude il nome di chi sa accettare loblio6. C qualcosa, in tale denizione, che oltrepassa lo scenario ateniese, per caratterizzare in maniera sotterranea lintero orizzonte del politico. Come insegna la storia moderna, lidentit nazionale si costruisce sempre attraverso la rimozione di un trauma collettivo, lelaborazione di un lutto che ricuce, sanandola, una ferita insostenibile. Loraux mette in luce il carattere paradossale di questo dispositivo che complica la linearit della dialettica duale tra dentro e fuori, guerra esterna e pace interna. A creare pace duratura non basta la lotta con lo straniero. Occorre lesperienza, successivamente negata, di una frattura interna alla stessa unit politica ci che lautrice denisce il legame della divisione7. Lamnistia del 403, nel suo signicato simbolico, segna una data decisiva nella storia del politico perch da un lato si situa alla sua origine, dallaltro si ripete periodicamente ogni volta che un nuovo ordine deve costituirsi. In essa il politico si rivela essenzialmente antinomico, come appunto lingiunzione di dimenticare. Il giuramento di non rievocare le sventure8 una voluta perdita di memoria, uno iato scavato in maniera intenzionale allinterno del ricordo. A tale intenzione risponde il singolare decreto di cancellare il giorno dello scontro dal calendario. quanto si pu denire una commemorazione negativa non un silenzio, ma il divieto di commemorare, una legge di non ricordare. come se si volesse attivare una disattivazione o affermare una negazione. Senza, per, che lelemento negato vale a dire il conitto esca mai di scena. Per quanto rimosso, e anzi proprio in quanto tale, esso rimane al cuore del dispositivo. Rispetto alla derivazione dellunit politica dal conitto, ma anche alla sua identicazione con la pace, Loraux produce un vero e proprio salto di paradigma: pace e guerra, ordine e conitto, unit e divisione non sono situati luno di fronte allaltro, ma luno dentro altro conitto nellordine, ordine del conitto. Laccento pu battere sul primo come sul secondo termine sul legame costituito dello scontro o sulla conittualit latente nel legame. Ma ci che conta il nodo che li collega in unico blocco di senso. Avanzando una prima risposta alla domanda da cui siamo partiti, si potrebbe dire che lessenza metapolitica della politica stia nella capacit di unire ci che diviso, di fare dellunit la forma della dualit.

6 N. Loraux, La cit divise. Loubli dans la mmoire dAthnes, Paris, Payot & Rivages, 1997; trad. it. La citt divisa, a cura di G. Pedull, Vicenza, Neri Pozza, 2006. 7 Ivi, p. 159. 8 Ivi, p. 78.

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2. Ma che cosa si deve intendere, a sua volta, per meta politica e che rapporto ha con ci che abbiamo denito essenza della politica? A coniare il termine stato, a ne Settecento, lo storico tedesco August Ludwig von Schlzer9. Successivamente, esso stato ripreso, con signicati anche eterogenei, da autori diversi come De Maistre, Comte, Dilthey no a quando Manfred Riedel non ne ha fornito una formulazione pi precisa10. Per meta politica egli intende la presenza inconsapevole di presupposti metasici allinterno delle concezioni politiche. Ci rilevabile in autori antichi e moderni, a partire da Aristotele. Se si esamina la sua Politica, risulta che essa contiene teoremi derivanti non dalla losoa pratica o dalletica, ma appunto dalla metasica e, pi precisamente, dallidea di natura. Physis, per Aristotele, un concetto plurivoco che rinvia da un lato alla genesi di un processo, dallaltro al suo telos ultimo. Soltanto al momento del suo compimento un fenomeno si mostra per ci che , secondo la sua ousia o il suo eidos. Se si traspone tale dispositivo nellambito della politica, come fa appunto Aristotele, si ottiene una singolare procedura logica, in base alla quale la polis, che sotto il prolo genetico succede alla casa, alla famiglia e al villaggio, ne costituisce al contempo il signicato originario. Solo essa, sorta in vista non del mero vivere, ma del vivere bene (eu zen), situa luomo nella forma di vita che gli propria. In tal modo questi da un lato il soggetto della polis colui che, partendo da forme primitive di associazione, lha instaurata; dallaltro ne dipende in maniera essenziale, visto che solo allinterno di essa veramente tale, uomo nel senso pieno del termine. Cos ci che viene per ultimo, il risultato di un processo, ne costituisce il carattere costitutivo. Da qui un doppio effetto di legittimazione e di esclusione. Da un lato la polis, come si storicamente formata, assume laspetto di un modello gi presente in natura. Dallaltro, in base a esso, esclude tutti coloro che a esso non sono perfettamente conformati. Alluniverso della polis appartengono solo i cittadini dotati di autosufcienza, mentre tutti gli altri, a partire dagli schiavi, si rapportano a essa in forma parziale e difettiva. Essi ne risultano contemporaneamente dentro e fuori. Dentro perch servono al sostentamento materiale dei ceti governanti, fuori perch non godono dei loro diritti. Appunto qui si articola quel cortocircuito tra politica e metasica cui Riedel assegna il nome di meta politica. Visto che, per la metasica aristotelica, pu dirsi ente solo ci che in grado di sussistere di per s, coloro che sussistono per altri non rientrano in tale categoria che in forma difettiva e inessenziale. Ne sono inclusi in una maniera che di fatto li esclude. Arriviamo cos al cuore del dispositivo metapolitico. Esso non solo ci che inverte il rapporto tra prima e dopo o tra causa ed effetto, ma anche ci che assegna a una sola parte il ruolo del tutto.

ss.

Cfr. A.L. Schlzer, Allgemeines Staatsrecht, Gttingen, Olms-Weidmann, 1793, pp. 9

10 Cfr. M. Riedel, Metaphysik und Metapolitik. Studien zu Aristoteles und zur politischen Sprache der neuzeitlichen Philosphie, Frankfurt a.M., Suhrkamp, 1975; trad. it. Metasica e metapolitica. Studi su Aristotele e sul linguaggio politico della losoa moderna, a cura di F. Volpi, Bologna, Il Mulino, 1990.

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Che fa del tutto la polis la propriet di una parte. Possiamo a questo punto arrivare a una formulazione pi compiuta rispetto alla denizione precedente: elemento metapolitico della politica la tendenza ad unicare una dualit mediante linclusione escludente dellaltra. Questa risulta insieme inclusa ed esclusa come quella porzione di cittadinanza ammessa nella citt, ma privata del godimento dei diritti politici. Lessenza del politico non sta n nel conitto n nella pace in quanto tali, ma nel nesso che lega, in forma antinomica, inclusione ed esclusione. Ma questa denizione vale soltanto per Aristotele o per tutta la concezione politica occidentale? Rispetto a tale domanda, Riedel opta per una via intermedia, estendendo il nesso tra politica e metasica a un tragitto che arriva a Hobbes, per interrompersi con Kant. Con questi la politica si emancipa dal presupposto metasico, uguagliando nello stesso progetto di liberazione tutti gli uomini. Questo, almeno, il racconto che le losoa moderna fa di se stessa. Ma le cose stanno davvero cos? Si pu veramente sostenere che con la modernit si rompa il nesso tra politica e metasica? E tale punto di rottura costituito dalla losoa tedesca tra Kant e Hegel? Nel libro di Joachim Ritter Metasica e politica, da cui Riedel aveva preso le mosse, la risposta appare meno scontata, n dalla scelta del suo stesso oggetto, costituito dal rapporto tra Aristotele e Hegel11. Ci che, nonostante le ovvie differenze, li unisce proprio quel rapporto tra politica e metasica che Riedel immagina interrompersi a partire da Kant. vero che Hegel spezza ogni vincolo con luniverso naturale, esponendo la storia alla prova della scissione. Ma tutta la sua losoa tesa a cercare una pi profonda unit costituita dalla mondanizzazione del divino. Da questo punto di vista, Hegel, lungi dalleliminare il presupposto metasico, lo ricongura in termini teologico-politici12. Tutta la sua losoa della storia ne appare segnata. Luniversale che la storia moderna porta al compimento immesso in essa dal cristianesimo. Il tempo storico, o preistorico, che ancora non lo conosce risulta n dallinizio orientato verso di esso. In tal modo si conferma il principio metapolitico dellinclusione del tutto nella parte. Una parte della storia, fecondata dalla rivelazione cristiana, assorbe allinterno del proprio telos tutto ci che la precede. Questo congegno logico di appropriazione dellalterit alla base della sua stessa idea di Occidente. Cosa lOccidente, per Hegel, se non una parte di mondo tesa a congurarsi come tutto attraverso lintegrazione subalterna delle altre culture? Ci sia sul piano temporale sia su quello spaziale. Come levo cristiano assorbe al proprio interno lintera storia precedente, cos lOccidente include nei propri conni tutto il mondo, escludendo ci che non si conforma a esso. Decisivo, nella denizione della politica hegeliana, proprio questo nesso tra universalismo ed esclusione il carattere
11 G. Ritter, Metaphysik und Politik. Studien zu Aristoteles und Hegel, Frankfurt a.M., Suhrkamp, 1969; trad. it. Metasica e politica. Studi su Aristotele e Hegel, a cura di G. Cunico, Genova, Marietti, 1983. 12 Per questa interpretazione della teologia politica, cfr. R. Esposito, Due. La macchina della teologia politica e il posto del pensiero, Torino, Einaudi, 2013.

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escludente di ogni universale. Tutti gli universali realizzati dalla storia dellOccidente sono il prodotto, e insieme la cattura, di una parte esclusa. Hegel rende esplicito questo dato, quando sostiene che ogni popolo emerso sulla scena della storia universale deve infatti assimilare lelemento straniero ed espellere da s quanto destinato a restare estraneo13. C qualcosa, in questo concetto, che oltrepassa i conni del testo hegeliano, per proiettarsi no a noi. Una ricorrenza da cui possiamo ricavare una risposta ancora pi precisa alla domanda iniziale: lessenza metapolitica della politica sta nella tendenza di una parte a occupare lo spazio del tutto, funzionalizzando laltra al proprio dominio. 3. Non possibile, in questa sede, motivare tale tesi in modo esauriente. Volendo seguire il percorso tracciato da Hegel, possiamo riferirci ai tre regimi greco, romano e germanico che si succedono nella sua losoa della storia. In ognuno di essi rintracciabile una categoria costitutiva in cui il presupposto metapolitico della politica si condensa in una gura peculiare, ma sempre riconducibile alla sovrapposizione tra parte e tutto. Per quanto attiene al mondo greco, luniversale che da esso ci arriva quello della democrazia. Si gi visto come la polis sia tagliata dalla differenza tra i cittadini dotati di diritti politici e tutti gli altri, destinati a procurarne il sostentamento. Ma linclusione del tutto nella parte, con leffetto di dominio che ne deriva, non si limita a questo primo clivage. Essa riguarda anche il regime democratico come teorizzato, e anche praticato, ad Atene. Il demos, pi che linsieme dei cittadini, appare un composto bipolare in cui una parte tende a identicarsi con lintero, occupando il campo dellaltra. Nella denizione che ne forniscono i sostenitori greci del modello democratico, esso oscilla sempre tra due signicati diversi, che rimandano da un lato al tutto e dallaltro ai pi. Per un verso il demos formato da tutti coloro che hanno diritto di cittadinanza; per laltro si riferisce alla fascia sociale dei poveri e dei piccoli proprietari terrieri. Sempre numericamente inferiore alla totalit che dichiara di rappresentare, esso non coincide mai del tutto con se stesso. Nelle forme storicamente date, sempre minore dellinsieme di tutti i cittadini. Ma, quel che pi conta, nei momenti delle scelte, lassemblea sempre divisa in due parti, ciascuna delle quali portata, per farsi maggioranza, a inglobare laltra. Secondo il racconto di Erodoto, nelle parole di Otane in difesa dellisonomia contro i fautori della monarchia e delloligarchia, questa necessit assume la forma di una apparente incongruenza: Glorichiamo la moltitudine: nel molto, infatti, si ritrova il tutto [en gar toi polloi eni ta panta] (III, 80, 6). Ma come pu, il tutto, rientrare nel molto14? E come pu, il plethos,

13 G. W. F. Hegel, Vorlesungen ber die Philosophie der Weltgeschichte (1822-3), Hamburg, Meiner, 1966; trad. it. Filosoa della storia universale, a cura di S. Dellavalle, Torino, Einaudi, 2001, p. 346. 14 Cfr. G. Carillo, Nel molto c il tutto. La democrazia nel dibattito sui regimi politici (Erodoto, III, 80, 1-6), in Oltre la democrazia. Un itinerario attraverso i classici, a cura di G. Duso, Roma, Carocci, 2004, pp. 31-53.

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la maggioranza, equivalere alla totalit, se non cancellando il ruolo della minoranza? Mai come in questa sentenza appare in piena luce come la macchina metapolitica dellOccidente funzioni sovrapponendo la parte al tutto e spingendo ci che ne residua nellinsignicanza politica. Se nel regime greco luniversale che esprime la funzione di inclusione escludente quello del demos, a Roma quello della persona giuridica. essa a rappresentare, nel linguaggio tecnico del diritto, la modalit che governa le relazioni tra gli uomini attraverso le cose. Tale carattere gi palese nella summa divisio che apre le Istitutiones di Gaio, in base alla quale fanno parte delle persone sia i liberi sia i servi. Se si tiene conto del fatto che questi ultimi, a Roma, sono privi di qualsiasi attributo giuridico e ridotti allo stato di cosa, si pu cogliere il carattere peculiarissimo assegnato al paradigma di persona. Persona, nel diritto romano, il genere capace di includere al proprio interno anche ci che in realt esclude vale a dire quegli uomini che non hanno alcun carattere personale, perch assimilati alle cose. In tal modo una categoria, quale appunto quella di persona, dilatata al punto di includere al proprio interno anche il suo contrario. Il concetto di persona , insomma, il dispositivo metapolitico che unica il diritto attraverso linclusione formale della parte esclusa di fatto. Lintero ius romano strutturato per divisioni successive e concatenate che, di volta in volta, incorporano una diversa tipologia di uomo creando uninvalicabile distanza nei suoi confronti. La categoria generale che, dal mondo medioevale alla prima et moderna, governa il discorso politico quella di corpo. Come la nozione romana e cristiana di persona istituiva al proprio interno una duplicazione tra tipologie di differente rango, cos quella di corpo si sdoppia in due entit luna di carattere immortale e laltra mortale. La teoria del doppio corpo del re, collocata da Kantorowicz allorigine della losoa politica moderna, ne costituisce la formulazione pi esplicita15. Ancora una volta, come gi nel demos greco e nella persona romana, la categoria di corpo diventa il luogo di inclusione escludente di una propria parte. Facendo del corpo mortale del re il guscio terreno di un pi duraturo corpo dinastico, la politica occidentale lega eternit e tempo in un unico segmento teologico-politico. Se si torna allimmagine rafgurata sulla copertina del Leviatano, fatta di tanti piccoli uomini saldati in un unico corpo gigantesco, si ha la pi perfetta espressione di questo incorporamento escludente. Nel momento stesso in cui gli individui consegnano i propri diritti allo Stato Leviatano, ne vengono inclusi in una forma che li esclude dal potere. Essi autorizzano il grande corpo che li rappresenta a farsi unico attore di azioni che sfuggono del tutto al loro controllo. Il processo di spoliticizzazione, oggi arrivato allapice, si origina in questo nesso tra struttura della rappresentazione ed esclusione il rappresentato di fatto escluso dalla rappresentanza che pure pone in essere. Nel passaggio
15 Cfr. E.H. Kantorowicz, The Kings Two Bodies. A Study in Mediaeval Political Theology, Princeton, Princeton University Press, 1957; trad. it. I due corpi del re. Lidea di regalit nella teologia politica medievale, a cura di A. Boureau, Torino, Einaudi, 1989.

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dallassolutismo al liberalismo e da questo alla democrazia, che pure trasforma il signicato dellintero lessico politico moderno, questa antinomia costitutiva tuttaltro che superata. come se i tre universali occidentali del demos greco, della persona romana e del corpus medioevale si fossero congiunti in ununica trama metapolitica. Certo, ciascuno di essi appare profondamente trasformato sul piano storico e lessicale. Ma qualcosa della loro formulazione originaria torna a riaforare con effetti spettrali in tutto il Novecento. Sulla piega tanatopolitica che la teoria del corpo politico ha assunto nellEuropa degli anni Trenta, non necessario ritornare. Ma neanche il concetto di democrazia ha saputo emanciparsi da quel dispositivo di inclusione escludente che ne ha caratterizzato lorigine. Quando Schmtt arriva ad affermare che della democrazia fa parte quindi necessariamente in primo luogo lomogeneit e in secondo luogo e alloccorrenza lespulsione o lannullamento di ci che eterogeneo16, non fa che spingere alle pi estreme conseguenze il presupposto metasico da cui la politica contemporanea non ha saputo liberarsi. 4. A meno che il rapporto tra metasica e politica non sia fatto ruotare intorno ai propri cardini e rovesciato. Gi la riessione contemporanea ha sottoposto la categoria di metapolitica a una serie di dislocazioni che ne hanno trasformato lo statuto17. Ma un contributo pi penetrante in questa direzione viene da un testo poco noto, intitolato appunto Politica e metasica, scritto a Berlino da Erich Unger nel 1921, lo stesso anno del frammento di Benjamin Capitalismo come religione e lanno precedente al saggio di Schmitt sulla teologia politica18. Proprio Benjamin, in una lettera a Scholem, lo aveva denito lo scritto sulla politica pi signicativo di questo momento19, richiamandolo anche in

16 C. Schmitt, Der Gegensatz von Parlamentarismus und moderner Massendemokratie (1926), in Positionen und Begriffe im Kampf mit Weimar-Genf-Versailles, 1923-1939, Hamburg, Dunker & Humblot, 1940; trad. it. La contrapposizione tra parlamentarismo e moderna democrazia di massa, in Id., Posizioni e concetti. In lotta con Weimar-Ginevra-Versailles, 19231929, a cura di A. Caracciolo, Milano, Giuffr, 2007, p. 97. 17 Cfr. G. Marramao, Metapolitica, in Laboratorio politico, 1983, n. 1, pp. 95-108; J. Rancire, La Msentente. politique et philosophie, Paris, Galile, 1995; trad. it. Il disaccordo, a cura di B. Magni, Roma, Meltemi, 2007, part. cap. IV, Dallarchi-politica alla meta-politica; A. Badiou, Abrg de Mtapolitique, Paris, Editions du Seuil, 1998; trad. it. Metapolitica, a cura di M. Bruzzese, Napoli, Cronopio, 2001. 18 E. Unger, Politik und Metaphysik, hrsg. M. Voigts, Wrzburg, Konigshausen und Neumann, 1989; trad. it. Politica e metasica, a cura di P. Primi, Napoli, Cronopio, 2009. Il titolo completo del testo pubblicato a Berlino nel 1921 Politik und Metaphysik (Die Theorie. Versuche zu philosophischer Politik, I. Verffentlichung). Di Unger si veda anche la conferenza Philosophie und Politik, in Id., Vom Expressionismus zum Mythos des Hebrertums. Schriften 1909 bis 1931, hrsg. M. Voigts, Wrzburg, Koenigshausen und Neumann, 1992. 19 W. Benjamin, Gesammelte Briefe, 6 voll., vol. II, 1919-1924, Frankfurt a.M., Suhrkamp, 1996, pp. 127-128.

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Critica della violenza20. Del resto il suo autore, appartenente allinuente circolo berlinese Philosophische Gruppe, era uno dei principali esponenti ebraici dellespressionismo tedesco. Rispetto allasse portante della nostra analisi, si pu ben dire che anche il suo testo, incastonato tra quelli di Schmitt e di Benjamin, proponga la domanda sullessenza di una politica sempre pi stretta nella tenaglia tra diritto ed economia. Quando egli scrive che la politica oggi essenzialmente economia21, non lontano n dalla diagnosi di Schmitt sulle dinamiche di spoliticizzazione n dalla interpretazione, da parte di Benjamin, del capitalismo come religione. Ma interno al loro lessico anche il paradigma di catastrofe in chiave negativa per Schmitt e affermativa per Benjamin con cui il saggio di Unger esordisce. Ci che lo distacca da essi, situandolo in un ambito eccentrico anche rispetto allermeneutica delleffettivit praticata negli stessi anni da Heidegger, per lopzione esplicitamente metasica come unico correttivo possibile della deriva in corso: Qualsiasi istituzione e la stessa sussistenza di ordinamenti umani non catastroci qualsiasi politica non catastroca non possibile se non metasicamente22. Ma come si congura una simile connessione tra politica e metasica? Dove passa la linea del loro rapporto? E come pu sfuggire a una logica astraente rispetto alla concretezza dei problemi? La risposta di Unger fa capo alla categoria di spirito. Ma in unaccezione che la sottrae a ogni spiritualismo personalista come a ogni idealismo dialettico. Egli nettissimo nel riuto di unaccezione impolitica contrapposta alla realt effettuale, quale quella assegnata da Mann alle sue Considerazioni. Al contrario proprio al corpo vivente che Unger guarda come al luogo di intensicazione dello spirituale. A risultare una sorta di spiritualizzazione del biologico che, contrariamente al dispositivo teologico-politico, non estromette uno dei due poli, ma li mantiene entrambi nella reciproca tensione: Tale nesso, che ovviamente non pu essere n puramente spirituale n meramente biologico-causale [] conditio sine qua non unica di un ordinamento non catastroco23. Dietro le gure di Benjamin e Schmitt, lautore cui queste espressioni rimandano, pur nello scarto cronologico che li distanzia, Michel Foucault. E ci non solo perch ci che Unger denisce metasica, tuttaltro che essere astratta teoria, si incardina allinterno della prassi, manifestandosi come la sua energia costitutiva, ma perch apre a quella connessione tra politica e vita che siamo ormai abituati a chiamare biopolitica: Al posto delleconomia scrive Unger con un lessico sempre pi carico si colloca al centro dello Stato la vita, la vitalit e la morte24. Egli individua il luogo di massima compenetrazione

20 Cfr. W. Benjamin, Zur Kritik der Gewalt, in Gesammelte Schriften, Frankfurt a.M., Suhrkamp, 1974, vol. II, t. I; trad. it. Per la critica della violenza, in Id., Scritti politici, a cura di M. Palma G. Pedull, Roma, Editori Riuniti, 2011, p. 106. 21 E. Unger, Politica e metasica, cit., p. 17. 22 Ivi, p. 9. 23 Ivi, p. 38. 24 Ivi, p. 57.

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biopolitica tra spirito e corpo nel movimento dei popoli. vero che il termine, e il quadro di riferimenti in cui inserito, sembra accostarlo pi alla semantica etnica del Volk che a quella foucaultiana delle popolazioni. Ma quando afferma che oggi non esistono pi popoli25, perch si interrotta quella connessione di biologico e spirituale che un tempo li saldava, sembra inaugurare una prospettiva visionaria su ci che nel nostro tempo viene allevidenza, vale a dire un mettersi in movimento contemporaneo e di massa di interi strati di popolo, un vero esodo nalizzato a costituire una nuova unit territoriale quale mezzo di risoluzione di quadri sociali e politici irrigiditi26. Ci che, certo in maniera ancora uida sotto il prolo concettuale, lautore pare cogliere il prolo di un processo di deterritorializzazione non orientato, in senso schmittiano, allappropriazione polemica della terra, ma a una nuova congurazione pacica dello spazio: Il principio dellesodo egli conclude pu chiudere la guerra civile e rappresentare il presupposto dellemergere di unit politiche reali, ponendo cos ne a quelle tendenze centrifughe letali per ogni sintesi reale27. La formazione e la deformazione dei popoli e, prima ancora, la domanda su ci che , o pu essere, un popolo, in relazione a una massa indifferenziata aveva portato in anni recenti a un ampio dibattito, di cui La psychologie des foules di Le Bon (1895), The Group Mind di McDougall (1920) e Massenpsychologie und Ich-Analyse di Freud (1921) costituiscono le punte. Anche le conferenze di Federn su La societ senza padre e la relazione di Kelsen sul Concetto di Stato e la psicologia sociale con particolare riferimento alla teoria delle masse di Freud, rispettivamente due anni prima e un anno dopo il saggio di Unger, fanno parte della medesima costellazione28. Senza entrare al suo interno, va detto che Politica e metasica sinserisce in essa con una sua propria, e particolare, specicit, denita appunto da una singolare piega biopolitica. Lintreccio di biologico e spirituale29 individuato come lunica via per sottrarre il politico al suo destino di incipiente spoliticizzazione in direzione economica e giuridica: Qui diventa visibile, invece, il vincolo della singola vita organica con la collettivit, mentre lelemento economico passa in secondo piano contrariamente a quanto accade invece nel caso di lacerazione del nesso metasico tra il corporeo e lo spirituale30. Come si detto, il saggio di Unger non ha una portata losoco-politica, da cui del resto esplicitamente si smarca a favore di un pensiero della politica31. Il suo orizzonte dichiaratamente metapolitico e semmai estetico, anche se
Ivi, p. 60. Ivi, p. 86. 27 Ivi, p. 87. 28 Per il rapporto tra questi testi, cfr. lintroduzione di D. Tarizzo, Quando un popolo muore, alla traduzione italiana di S. Freud, Massenpsychologie und Ich-Analyse (1921), in Psicologia delle masse e analisi dellio, Torino, Bollati Boringheri, 2013, pp. VII-LI. 29 Sul carattere problematico e ambivalente della relazione tra spirito e corpo si veda S. Forti, I nuovi demoni. Ripensare oggi male e potere, Milano, Feltrinelli, 2012, pp. 159 ss. 30 E. Unger, Politica e metasica, cit., p. 59. 31 Ivi, p. 112.
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Roberto Esposito

non nel senso della politicizzazione dellarte e nemmeno in quello, fascista, della estetizzazione della politica. Ma ci che conta, in ordine a quanto detto, che esso, forse per la prima volta nel Novecento, coglie il nesso profondo tra metasica e politica in una modalit diversa da quella pi tardi delineata da Ritter e poi da Riedel. Il ribaltamento del binomio, rispetto al titolo del libro di Ritter Politica e metasica, anzich Metasica e politica segnala uninversione anche dellargomentazione. La metapolitica di cui parla Unger non costituita dal presupposto segretamente metasico della politica, di cui carica lintera tradizione teologico-politica, ma dal carattere originariamente politico della stessa metasica. Perci essa, anzich implicare uninclusione escludente come quella che governa dallorigine greca la politica occidentale, allude semmai a una sottrazione costitutiva che, nellesodo dalla forma moderna dello Stato e dal paradigma di sovranit, riconnette la sfera della biologia a quella dello spirito. Il margine di rischio implicito in unoperazione del genere apparso evidente negli anni immediatamente successivi a quelli del laboratorio di Weimar. Del resto la stessa categoria di biopolitica, cui la metapolitica di Unger si sovrappone, mantiene sempre un certo grado di ambivalenza. sempre sul punto di scivolare in tanatopolitica. Ci non toglie, per, che in questa ambivalenza sia custodita lunica possibilit di restituire alla politica la sua essenza costitutiva.

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