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Intervento di Lorenzo Bernini al panel

SESSUALIT, GENERE, DEMOCRAZIA


(BIENNALE DEMOCRAZIA 2013)

C un quadro di Klee che sintitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. Langelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre linfranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si impigliata nelle sue ali, ed cosi forte che egli non pu pi chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ci che chiamiamo il progresso, questa tempesta. [Walter Benjamin].

Innanzitutto vorrei ringraziare Luisa Passerini non tanto per aver invitato me, quanto per aver voluto questo panel. Mi sembra infatti importante che questa biennale non passi sotto silenzio temi di fondamentale importanza per la democrazia quali sono i diritti delle donne e delle minoranze sessuali e il contributo che i movimenti delle donne e delle minoranze sessuali hanno dato a una ridefinizione della democrazia. Tutte e tutti sappiamo che lItalia un osservatorio particolarmente disgraziato su questa questione, ma forse bene ricordarlo. In Italia il movimento politico intersessuale sta iniziando solo ora a muovere i primi passi nella sfera pubblica, come il movimento asessuale. I movimenti delle donne e i movimenti lesbici gay trans hanno invece gi una lunga e gloriosa storia ma le loro conquiste sono state poche e insufficienti, soprattutto se le confrontiamo con quanto sta accadendo nel resto del mondo. Negli ultimi mesi, ad esempio, non soltanto la Francia, ma anche lUruguay hanno approvato una legge che consentir alle coppie lesbiche e gay il matrimonio, ladozione e la riproduzione assistita. E lInghilterra si avviata sulla stessa strada. Negli Stati Uniti, Obama ha inaugurato il suo secondo mandato presidenziale chiedendo alla Corte suprema di abrogare la norma che definisce il matrimonio come unione tra un uomo e una donna. LItalia, invece, ancora segnata da una grave sottorappresentazione delle donne nel mondo del lavoro e nella politica (basta pensare ai dieci saggi), ha una legge arretrata sul cambio del sesso 1

anagrafico per le persone trans, non offre alcun riconoscimento giuridico alle coppie lesbiche e gay, manca di una normativa antidiscriminatoria che sanzioni esplicitamente omofobia e transfobia. Proprio ieri il Presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo ha rivolto un appello al Parlamento italiano perch riconosca presto le unioni tra persone omosessuali, sia il PD sia il Movimento 5 stelle hanno depositato disegni di leggi a questo proposito. E tuttavia per ora, visto da qui, il progresso dei diritti delle minoranze sessuali nel mondo sembra un fiume inarrestabile, da cui per lItalia lambita appena. Se guardiamo verso un futuro che altrove gi presente e che qui pare irraggiungibile, quindi facile farsi prendere dalla depressione, soprattutto in questi tempi di crisi. (Altro che utopie). Mi sembra invece che con questo panel Luisa ci inviti a fare altro, che ci suggerisca cio che anzich guardare in avanti, possiamo provare a volgere lo sguardo allindietro, come langelo dipinto da Klee e celebrato da Benjamin, che forse qualcuno di voi avr presente. Guardando alle macerie che ci lasciamo alle spalle, se riusciamo a far prevalere lironia sullo sconforto, potremmo forse scoprire che c qualcosa da salvare, qualcosa del nostro passato che potrebbe mancarci anche qualora raggiungessimo chi ci precede. Per quanto riguarda i movimenti lesbici, gay e trans, ho limpressione che questo qualcosa che oggi ci manca potrebbe essere proprio lutopia. La radicalit di unutopia che sfida la democrazia. Perch non detto che lutopia debba essere necessariamente una proiezione nel futuro: lutopia potrebbe stare nel passato, e quindi essere possibile anche nel presente. Oggi siamo abituati a pensare ai movimenti lesbici gay e trans come a delle lobby che agiscono sullopinione pubblica e che premono sui Parlamenti per ottenere dei diritti che gi esistono per uomini e donne etero. Negli Stati Uniti stata importante non solo la battaglia per i diritti delle coppie, ma anche la battaglia per il pieno accesso di lesbiche e gay alla carriera militare. Siamo quindi abituati a pensare lesbiche gay e trans per lo pi come cittadini rispettabili ansiosi di dimostrare di potere essere brave madri, bravi padri e 2

bravi soldati disposti a morire per il proprio paese. Ma non sempre stato cos: questa soltanto la forma che buona parte dei movimenti lesbici gay e trans, ma non tutti, hanno preso dagli anni Novanta, in seguito a un doppio trauma: la crisi dellAIDS da un lato e il crollo del Muro di Berlino dallaltro. Se noi guardassimo a quella che considerata la data simbolo della nascita dei movimenti di liberazione LGBTQIA, ci si parerebbe invece davanti unimmagine ben diversa. Tutti sanno che ogni anno in tutto il mondo il 28 giugno si celebra il PRIDE, ma forse non tutti sanno che cosa commemora quella data. Quindi ve lo dico io: la notte tra il 27 e il 28 giugno 1969 gli avventori dello Stonewall Inn, un club di New York, si ribellarono a una retata della polizia. Ne segu una sommossa che dur due giorni. Dagli anni 50 erano presenti negli Stati Uniti gruppi di lesbiche e gay assimilazionisti, che propagandavano una visone rispettabile dellomosessualit e ne chiedevano lintegrazione nella societ eterosessuale1 in modo non dissimile ai movimenti lesbici e gay mainstream di oggi. A ribellarsi alla polizia non furono per queste organizzazioni, non furono gay e lesbiche in giacca e cravatta e tailleur, furono invece i travestiti e le travestite coi loro abiti sfacciati, le prostitute, le marchette e le lesbiche butch dello Stonewall. A dare inizio alla rivolta fu una donna trans, Sylvia Rivera (1951-2002) che lanci per prima una bottiglia di gin vuota contro la polizia. Il mito vuole che lanci un tacco a spillo. Allen Ginsberg dichiar che quel giorno i froci [fags] persero il loro sguardo ferito. E i primi movimenti di liberazione omosessuale non solo statunitensi, ma anche europei e italiani conservarono a lungo lo spirito dissacrante di quello scatto dorgoglio. Basta ricordare i loro nomi, che facevano appello non alla democrazia ma alla liberazione e alla rivoluzione: il Gay Liberation Front negli Stati Uniti (che ricalcava il nome del fronte di liberazione algerino), il FHAR in Francia (Front Homosexuel dAction

Nel 1951 era stata fondata a Los Angeles la Mattachine Society, mentre nel 1955 a San Francisco si era costituito il gruppo delle Daughters of Bilitis: si trattava di due organizzazioni assimiliazioniste e integrazioniste, la prima di uomini, la seconda di donne omosessuali.

Revolutionnaire) e il FUORI! in Italia (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano!). Dei nomi di combattimento, insomma, da cui per bene non lasciarsi trarre in inganno. Perch ben prima del 1989 i rapporti dei movimenti gay con il marxismo furono complessi. vero che lintellettuale di spicco del FUORI, Mario Mieli (1952-1983), scrisse un libro intitolato Elementi di critica omosessuale che era ispirato a Marcuse e quindi intriso di ideologia freudomarxista. (lo pubblic nel 1977, a 25 anni). Ma gi Mieli era ben consapevole che la sua utopia rivoluzionaria, cio la liberazione di un desiderio polimorfo perverso che lui chiamava transessualit originaria, difficilmente poteva accordarsi con il virile disciplinamento richiesto non solo dai Partiti comunisti ma anche dai movimenti della nuova sinistra. Ancor pi evidente la critica al marxismo mossa dallintellettuale del FHAR, Guy Hocquenghem (1946, 1988), che sempre a 25 anni, nel 1972 scrisse Le dsir homosexuel, che era ispirato non al freudomarxismo di Marcuse ma allAntiedipo di Deleuze e Guattari. Se Mieli parlava di polimorfismo perverso e di transessualit originaria, Hocquenghem affermava provocatoriamente che il desiderio omosessuale desiderio anale, e concludeva che tra la rivoluzione e [questo] desiderio c sempre qualcosa che non va. Nonostante i nomi di battaglia, lutopismo dei movimenti di liberazione gay degli anni settanta non era insomma propriamente un utopismo rivoluzionario. Sia Mieli sia Hocquenghem erano fermamente anticapitalisti, ma pi che alla rivoluzione bolscevica si ispiravano alla rivolta di Stonewall. Entrambi si appellavano cio a un desiderio anarchico che non soltanto non poteva posporre la propria soddisfazione in un tempo a venire, ma che neppure si faceva disciplinare nelle forme tradizionali della coppia, della famiglia o del partito. Entrambi affermavano anzi che lo scopo della lotta omosessuale doveva essere la sessualizzazione della sfera pubblica in contrapposizione alla privatizzazione della sessualit nella famiglia: portare il sesso nel campo sociale direttamente, senza

mediazioni o sublimazioni, a dispetto di quei valori della civilt edipica che a loro avviso costituivano la cornice condivisa delle lotte tra borghesia e proletariato. In un certo senso, quindi, i primi movimenti gay non erano e non volevano essere democratici nel senso della liberaldemocrazia perch erano democratici in senso radicale: rifiutavano il principio di rappresentanza e il meccanismo della delega, non erano movimenti di massa ma preferivano la dimensione del piccolo collettivo; non aspiravano a convincere gli altri delle proprie ragioni ma si limitavano a dare pubblico scandalo parlando di sesso e facendo sesso. Il loro utopismo non era quindi progettuale, ma si iscriveva in una diversa temporalit, che la temporalit della rivolta. Questo non significa che cercassero continuamente lo scontro con la polizia come allo Stonewall: i movimenti di liberazione omosessuale erano anzi contrari alla violenza rivoluzionaria dei machi di sinistra. La rivolta contro lo Stato per loro consisteva nel rifiuto di chiedere alle istituzioni il riconoscimento di quei diritti che gli eterosessuali avevano gi; perch questi giovani non avevano bisogno dellautorizzazione di nessuna istituzione per prendersi il diritto di godere del proprio corpo qui e ora. Certo erano altri tempi. Che ci provocano sorrisi e assieme rimpianti. Perch quel godimento molti lo avrebbero pagato caro. Mieli si suicid trentunenne esattamente trentanni fa, nel 1983; Hocquenghem mor di AIDS nel 1988 a quarantadue anni. Nel 1989 cadde il muro di Berlino. E negli ultimi anni di sesso in politica, soprattutto in Italia, ne abbiamo visto fin troppo. Ciononostante, guardare indietro verso lutopismo di Mieli e di Hocquenghem credo possa essere molto salutare. Ci pu far capire che il nostro presente non era scritto come un destino nel passato, che un diverso oggi sarebbe stato possibile, e che il futuro non dovr necessariamente ripetere il presente. Che poi, almeno credo, la lezione dellangelo della storia di Benjamin. Viviamo in tempi di crisi. Continuamente ci viene chiesto di sacrificare il presente per il futuro. Da quellosservatorio disgraziato che questItalia arretrata, misogina, omofoba e transofoba, ricordare che sempre possibile 5

prendersi i diritti anche quando lo Stato democratico non te li concede, e che a maggior ragione occorrer saperseli prendere quando te li conceder, non mi pare che sia poco.