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ABITUDINE Dal latino habitudo , traduzione del greco : indica il meccanismo psicologico in base al quale l'uniforme ripetizione di determinati

atti o determinate esperienze rende pi facile l'esecuzione degli stessi comportamenti e pi probabile l'aspettativa degli stessi avvenimenti. Il concetto diffuso nella filosofia moderna specialmente da Hume, che lo collega alla sua concezione associazionistica della conoscenza. Accanto a questa valenza psicologica, nel pensiero novecentesco la nozione di abitudine viene ripresa in chiave metafisica nell'ambito dello spiritualismo. Bergson distingue tra la memoria pura, che coincide con la durata reale della coscienza, e la memoriaabitudine, che rappresenta invece la funzione biologica attraverso cui alcuni contenuti della prima forma di memoria vengono riportati alla superficie traducendosi in atti ripetitivi. AFORISMA Dal greco , "ci che delimitato": termine usato originariamente per indicare le brevi formule, nelle quali erano compendiati i precetti estrapolati dagli scritti di medicina attribuiti ad Ippocrate. Di qui il termine stato esteso a

significare ogni proposizione che espone in forma concisa un insegnamento o una massima. ALIENAZIONE Il termine (che in ambito giuridico designa il cedere un possesso ad un'altra persona) fa la sua comparsa sullo scenario filosofico nel seicento, con il maturare delle filosofie politiche; in particolare, si parla di alienazione quando un gruppo di uomini cede (aliena) parte dei propri diretti per costituire una societ civile. Il termine viene stravolto nel suo significato da Hegel: "alienazione" significa smarrimento della propria essenza (spirituale) nella materia; in particolare il lavoro materiale che fa s' che l'uomo smarrisca la propria essenza spirituale nella materia, con la conseguenza che per Hegel il lavoro alienante. Con Marx la parola si colora di nuovi significati: ' l a riduzione a oggetto del lavoratore salariato nell'ambito della societ capitalistica. Secondo i Manoscritti , l'operaio alienato rispetto: 1. al prodotto della sua attivit; 2. alla sua stessa attivit orientata a fini estranei; 3. alla sua essenza libera e creativa; 4. al prossimo col quale entra in rapporti di conflitto. Per Marx (ispirato, a differenza di Hegel, da un marcato materialismo) il lavoro in s non alienante, ma

anzi l'attivit in cui meglio si realizza l'uomo, che riesce cos ad estendere il proprio dominio alla natura; il lavoro diventa alienante quando si presenta come sfruttamento (e questo avviene nel regime capitalistico), quando cio il frutto del lavoro viene brutalmente strappato all'operaio. ANIMA Con questo termine (in greco ) si indica convenzionalmente il principio dellattivit cosciente delluomo e, pi in generale, il principio della vita di ogni vivente. PLATONE intende lanima come un principio di natura diversa dai corpi, affine al mondo delle idee, preesistente al corpo e immortale. Stessa concezione hanno i padri della Chiesa, in particolare AGOSTINO che la definisce una sostanza dotata di ragione e destinata a reggere il corpo. Lanima quindi indipendente dal corpo e non muore con esso, ma continua a vivere nellattesa di ricongiungersi ad esso dopo la resurrezione. ARISTOTELE invece intende lanima come enteleceia del corpo, ossia come principio che lo specifica e lo determina, dandogli anche vita e presiedendo alle sue funzioni. Lanima si distinguer dunque in: vegetativa (presiede alla generazione, nutrizione e crescita), sensitiva (presiede allattivit

sensitiva e al movimento) e intellettiva o razionale (presiede alla conoscenza e alla scelta). Le tre anime pi che separate sono distinte, ma se ARISTOTELE risolve il problema del dualismo delluomo, ne pone un altro: in che rapporto sta lanima intellettiva con le altre? Lintelletto il principio per cui luomo conosce e riflette ed per natura immortale e divino, ma non chiaro se sia individuale o no e in che rapporti stia con le parti sensibili. Alcuni aristotelici sottolineano la strettissima unione tra corpo e anima e negano perci limmortalit dellanima del singolo uomo (ALESSANDRO DAFRODISIA, AVERRO), altri rivendicano limmortalit personale (AVICENNA). TOMMASO DAQUINO, nella sua sistemazione di tutta la dottrina aristotelica, definisce lanima lunica forma sostanziale delluomo e lunico principio del suo essere. Lanima intellettiva perfetta e pu assolvere anche le funzioni di quella sensitiva e vegetativa, che pertanto non esistono. Lanima, inoltre, anche una sostanza spirituale ed sussistente, perci immortale rispetto al corpo. Nel RINASCIMENTO emergono due posizioni antagoniste: i PLATONICI sostengono la spiritualit e limmortalit dellanima, gli ARISTOTELICI la negano. Nella filosofia moderna abbiamo un rinnovato dualismo CARTESIO parla di

corpo-res extensa e anima-res cogitans, principi separati che agiscono e sussistono indipendentemente luna dallaltra. HUME critica questo dualismo parlando dellanima come un fascio di fatti o eventi psichici in perpetuo movimento o flusso. Nel novecento si spesso parlato dellanima come di un principio vitale, non puramente spirituale-razionale ma inconsapevole. ANIMA DEL MONDO Nozione che passa dalle antiche cosmologie mitiche orientali al pensiero greco, attraverso il Timeo di Platone: secondo Platone, infatti, perfino luniverso, nel suo insieme, ha unanima. Gli STOICI parlano dellanima del mondo come di Dio, immanente al mondo, mentre per PLOTINO essa sta tra lIntelletto e il mondo materiale a cui da ordine. Presente in alcuni autori del medioevo questidea ebbe diffusione soprattutto nel pensiero magico del Rinascimento: Giordano BRUNO la porr al cuore del suo pensiero. Ultima eco avr nella filosofia romantica della natura (SCHELLING), come principio animatore e vivificatore del mondo.

ANTROPOMORFISMO Attribuzione di sembianze fisiche umane, di caratteri personali, di comportamenti morali a fenomeni naturali, ad animali e a divinit. Concenzioni antropologiche della divinit sono testimoniate fin dalla remota antichit da reperti archeologici, a cui si affiancano successivamente opere letterarie, come i poemi di Omero e di Esiodo. Contro la tendenza dell'antropomorfismo insorge fin dai suoi inizi la filosofia: con Senofane, poi con i filosofi posteriori (ad eccezione degli epicurei) e, in particolar modo, con il cristianesimo. In epoca moderna, il problema dell'antropomorfismo nella religione stato affrontato con decisione e rigore da Spinoza, dagli illuministi e, nell'Ottocento, da Feuerbach. APOLLINEO-DIONISIACO Nella filosofia di Nietzsche, si tratta di impulsi dualistici che caratterizzano radicalmente lo spirito della grecit antica e poi attraversano con il loro gioco dialettico l'intera cultura umana, l'apollineo l'impulso solare della forma armoniosa, il dionisiaco l'impulso vitale e caotico dell'ebbrezza creativa. Si manifestano inoltre quali impulsi alla base

dell'esperienza artistica. Apollo il Dio della luminosa razionalit, Dionisio il Dio della vitalit passionale e istintiva. APORIA Termine che significa "strada senza uscita" (dal greco + ) e in filosofia indica lirrisolvibilit di un problema per la presenza di soluzioni parimenti sostenibili: molti dialoghi giovanili platonici offrono conclusioni aporetiche. Nella filosofia moderna il termine indica una difficolt insolubile. ARCHE' Dal greco , traducibile con "principio" inteso come la fonte (ci da cui), la foce (ci verso cui) e il sostegno (la sostanza) della realt; poich nei filosofi naturalisti la realt si riduce a quella sensibile, l'arch principio finisce per identificarsi con la natura. Dal momento che l'arch si configura come il fondamento del tutto, che tutto abbraccia e tutto governa, viene a coincidere con il divino.

ASSERTO-BASE Asserto-base Nella filosofia di Popper, l'asserto-base la proposizione affermativa che deve risultare controllabile da soggetti diversi sulla base dell'osservazione di oggetti rilevabili. Ogni teoria stabilisce una distinzione fra gli asserti-base permessi a quelli non permessi, ma che divengono i potenziali falsificatori della teoria stessa. ASSIOMA Dal greco "degno", significa letteralmente "ci che merita considerazione": termine usato da Aristotele per indicare i princpi comuni alle varie scienze, dotati di evidenza immediata e quindi non bisognosi di dimostrazione, ma punti di partenza per le dimostrazioni. A partire dalle geometrie noneuclidee gli assiomi hanno cessato di essere considerati verit auto-evidenti e son passati a designare in generale proposizioni o regole assunte come premesse. La scelta degli assiomi ritenuta convenzionale, determinata da ragioni di comodit, opportunit o semplicit, ma non arbitraria, poich deve rispettare criteri di non contradditoriet, di completezza e di indipendenza reciproca tra i vari assiomi.

ASSOLUTO E', specialmente nella filosofia hegeliana, l'unit di soggettivo e oggettivo mediata dal processo dialettico, lo Spirito, o intero, che ritorna a s nelle forme dell'arte, della religione e della filosofia. ATARASSIA dal greco , letteralmente "mancanza di turbamento". un termine che, nella storia della filosofia, troviamo citato da Epicuro accanto al termine aponia (mancanza di dolore). La filosofia, come un farmaco, libera luomo dalla sofferenza e rende sopportabile la vita, previa un ferreo controllo delle passioni e dei piaceri. Infatti solo il calcolo dei piaceri pu far si che luomo non sia schiavo dei bisogni, solo cos si raggiunge limperturbabilit dellanima e lassenza di ogni dolore. Lintero impianto filosofico di Epicuro (ma anche degli Scettici, seppure per vie diverse) tende al conseguimento dellatarassia.

ATEISMO E' la negazione dell'esistenza e di ogni forma di conoscenza di Dio. Per l'ateo (dal greco + ) non esiste alcun Dio: si possono citare come filosofi atei Nietzsche, Marx e molti altri. ATOMISMO E' la dottrina secondo cui la realt composta da atomi (dal greco , "che non si pu tagliare"), ovvero di particelle indivisibili che costituiscono gli elementi ultimi in cui essa pu venire suddivisa. Nell'antichit, furono atomiste le filosofie di Democrito e di Epicuro; ma Leibniz, nel Seicento, mise alla berlina il concetto di atomo fisico, facendo notare come una particella, per quanto piccola, sia pur sempre (almeno concettualmente) ulteriormente divisibile. Russell introduce la nozione di atomo logico per indicare la teoria secondo cui esistono atomi logici, ovvero proposizioni elementari (o atomiche) alle quali si perviene attraverso l'analisi di proposizioni complesse (o molecolari).

BASE EMPIRICA Tipico concetto di Popper, l'insieme di proposizioni derivabili all'interno di una teoria scientifica che ne consentono il controllo sperimentale. In un'epoca determinata c' generalmente accordo tra i ricercatori sulla base empirica, bench questa possa sempre essere rivista conformemente a un nuovo accordo tra i ricercatori. CAPITALISMO E', marxianamente, la formazione economico-sociale contraddistinta dal rapporto capitalista- salariato: la classe detentrice dei capitali mantiene la propriet privata dei mezzi i di produzione e utilizza a proprio profitto la forza lavoro dei salariati. Chi detiene i mezzi di produzione capitalista e ottiene il proprio profitto sfruttando la forza-lavoro di chi privo di tali mezzi e non pu far altro che farsi sfruttare o morir di fame.

COMUNISMO "Non uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realt dovr conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti", dimettendo il regime del consumo e del possesso e superando cos l'ambito della propriet privata: questo ci che intende Marx per comunismo. Tuttavia bene ricordare che gi Platone, per dirne uno, aveva ipotizzato una societ caratterizzata dal comunismo integrale (comunismo ancora pi accentuato di quello marxiano) in cui cio tutto di tutti (donne comprese). CONTRADDIZIONE E', nella filosofia di Hegel, il momento negativo razionale della dialettica, quello in cui viene in luce l'impossibilit per ogni singola determinazione di sussistere separatamente dalle altre. E' dalla contraddizione che scatta il superamento dialettico.

CREAZIONE In senso filosofico generale l'atto del porre in essere, del produrre materia, del dare forma e ordine ad un qualcosa privo di identit. L'azione dell'uomo si configura pi correttamente come produzione, cio come potenza non creatrice ma plasmatrice di ci che gi. La creazione umana, intesa allora come la messa in opera di un oggetto da parte di un agente individuale o collettivo, si caratterizza per la contemporanea presenza di tre elementi: 1) l'unicit dell'oggetto che viene prodotto; 2) l'espressivit, cio la trasposizione di interiorit o spiritualit in un'azione effettuale; 3) la rottura, pi o meno marcata, con le modalit espressive tipiche di un'epoca. Questo concetto generale di creazione pu applicarsi a svariati domini spirituali, ma senz'altro nell'arte trova la sua resa concreta pi esplicita, come l'ambito privilegiato dell'espressivit dell'io che ricostruisce, un essere tratto non dalla natura ma dalla propria interiorit.

DEDUZIONE Dal latino deduco , "tiro gi", indica il rapporto di derivazione di una conclusione dalle premesse in un ragionamento. Aristotele l'identifica col sillogismo e, in quanto ragionamento che va dall'universale al particolare, la distingue dall'induzione (che invece va dal particolare all'universale). Nel pensiero moderno, essa rimane alla base dell'atteggiamento razionalistico, anche se spesso non viene pi identificata col sillogismo, bens col modello di procedura della matematica. Nell'Ottocento la deduzione sillogistica fu bersagliata da John Stuart Mill, che vide in essa un circolo vizioso, poich la conclusione (Socrate mortale) gi contenuta nella premessa (tutti gli uomini sono mortali). DEISMO Credenza nell'esistenza di Dio fondata su basi esclusivamente razionali e fiorita in et illuministica, nel clima di rivalutazione delle facolt razionali. Rifiutando ogni forma di rivelazione, di autorit divina, di culto e di mistero, ammette solo quei principi religiosi e morali cui l'uomo pu giungere con la ragione e attraverso lo studio della natura: " il Dio dei filosofi e degli scienziati" definiva

Pascal il Dio dei deisti, per distinguerlo dal Diopersona ( "Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe") delle religioni rivelate. Il Dio dei deisti non un Dio persona da pregare, pi un "robot" che garantisce l'ordine fisico del mondo. Deista convinto fu, ad esempio, Voltaire. DIALETTICA La parola fu usata per la prima volta da Zenone di Elea e designa un dialogo in movimento, un confronto di posizioni (dal greco + , 'dialogo che va da una parte all'altra' ). Con Hegel si riveste di nuovi significati: da buon idealista, convinto che realt e pensiero siano la stessa cosa, evidente che per Hegel le leggi che presiedono all'andamento del pensiero e all'andamento della realt siano le stesse. Fu Platone il primo ad usare una dialettica della realt, un richiamo reciproco di quelle che lui chiamava 'idee'. Per Hegel la stessa cosa: 'dialettica' s il modo in cui la ragione opera, ma anche il modo in cui funziona la realt. Dunque la legge della ragione umana, la quale riproduce nel pensiero le opposizioni che si danno nella realt, e insieme il principio immanente di sviluppo della realt stessa. In senso specifico, il momento della negazione della determinazione immediata, cio

astratta e separata dello Spirito. Ma in senso ampio il processo logico-ontologico in cui la determinazione astratta viene dapprima posta (la cosiddetta "tesi"), poi negata nella sua separatezza (la cosiddetta "antitesi") e infine positivamente ricompressa in una unit pi profonda (la cosiddetta "sintesi"). DISTOPIA E un termine che solo apparentemente viene utilizzato come opposto, contrario, a quello di "utopia"; infatti viengono usate, con la medesima funzione, anche le espressioni "anti-utopia" o "contro-utopia". E accreditato oramai il fatto che la scelta semantica presuppone una scelta di ampio raggio: definire significa prendere una precisa posizione metodologica e filosofica. Infatti, se vengono scelti ed adoperati termini "contro-utopia" o "anti-utopia" si metter in evidenza il senso di opposizione e di esclusione tra i due concetti. Ma lutopia non esclude di fatto la distopia: ecco perch pi corretto utilizzare questultimo termine. Infatti tra lutopia e la distopia non c un rapporto di contraddizione; tuttaltro. Innanzitutto la distopia e lutopia, secondo uninterpretazione letteraria di questi due fenomeni, appartengono entrambe ad un

particolare filone della fantascienza a sfondo sociale, che descrive tanto luoghi immaginari dove regna il benessere e la felicit (utopia), quanto terribili ipotesi di mondi futuri invivibili (distopia). Ma lutopia e la distopia sono legate anche a livello filosofico; limmagine della citt nuova vagheggiata dagli utopisti si unisce alla narrazione della societ perversa della distopia, componendosi del medesimo slancio. In altre parole alla base di questi due atteggiamenti c la denuncia di una realt avvertita come dolorosa e oppresiva e la sollecitazione costruttiva a porvi rimedio attraverso lesercizio della ragionevolezza. Ovviamente ci sono delle differenze: lutopia recide i legami col passato e con il luogo presente, opera una cesura incolmabile tra la storia reale e lo spazio riservato alla progettazione utopica; la distopia invece intende collocarsi in continuit con il processo storico amplificando e rendendo tangibili quelle tendenze negative operanti nel presente che, se non vengono smascherate e ostacolate, condurranno alle societ perverse da essa tratteggiate. Ma lutopia cos come la distopia ci invitano a mantenere unapproccio critico con la realt che ci circonda, ci insegnano a essere attenti e vigili e a non essere pessimisti, a non ripiegarci in noi stessi: un altro mondo possibile. Ci

sono da segnalare per, riguardo a questultimo concetto, dei tentativi da parte di alcuni autori che intendono metterci in guardia dallutopia stessa; anzi, autori come Huxley e Berdjaev insistono sulla pericolosit della realizzazione materiale, concreta, delle utopie; ma simbolico il fatto che proprio Huxley qualche tempo dopo si dedica alla descrizione di una utopia. Esempi di celebri distopie del novecento: Evgenij Zamjatin "Noi" (1922), Aldous Huxley "Il Mondo Nuovo" (1932), George Orwell "1984" (1984). EDONISMO E' una dottrina che afferma che il bene il piacere e che il piacere il criterio della scelta morale. Pu essere attribuito, per certi aspetti, ai sofisti e in modo pi compiuto ai cireanici e agli epicurei. La dottrina viene ripresa da autori neoepicurei della prima et moderna, quali L. Valla, P. Gassendi, M. Montaigne. Un presupposto psicologico edonista sta alla base di dottrine etiche pi complesse, come il convenzionalismo di T. Hobbers o certe forme di utilitarismo in primo luogo quello di J. Bentham.

EPISTEMOLOGIA Etimologicamente deriva dalle parole greche (scienza) e (discorso) con cui si indica quella parte della Teoria Generale della Conoscenza che si occupa della filosofia della scienza, cio dei fondamenti, della natura, dei limiti e della validit del sapere scientifico, sia delle scienze esatte (logica e matematica) che delle scienze empiriche (fisica, chimica, psicologia, sociologia etc.) . EPOCHE' Termine greco con cui si indica la sospensione dell'assenso. Di fronte ad una sensazione, gli Stoici dicono che si pi dare l'assenso, negarlo oppure sospenderlo: da qui prendono le mosse gli Scettici. E' da loro usato per designare la condizione di dubbio o incertezza, derivante dal "peso uguale delle tesi" che si contrappongono in una discussione in opposizione all'atteggiamento assertorio dei dogmatici. Nel pensiero contemporaneo il termine viene ripreso da E. Husserl: l'epoch o "riduzione" consiste nel "sospendere" o "mettere tra parentesi" le credenze quotidiane per poter cogliere i modi essenziali del reale. A differenza di quella scettica, l'epoch

fenomenologia non intende mettere in dubbio il mondo esterno, semplicemente non vuole farne alcun uso in sede di ricerca speculativa. Anche in Heidegger il termine ritorna, ma con un nuovo significato: ogni "epoca" diversa dalle altre perch in ogni epoca l'essere si manifesta diversamente, rimanendo in sospeso (epoch) tra l'uscir fuori e il restar nascosto. ESPERIMENTO Evento ripetibile messo in atto da un osservatore allo scopo di controllare una teoria o un'ipotesi scientifica. Nel pensiero antico medievale gli esperimenti sono rarissimi. La sperimentazione inizia a svolgere una funzione importante nella costruzione del sapere solo alla fine del sec XVI. Francesco Bacone nella sua filosofia esalta il ruolo dell'esperimento nella produzione di conoscenza. Decisiva l'azione di Galilei, per il quale l'esperimento assume procedure rigorose e predeterminate che permettono un controllo numerico di ipotesi quantitative. Quando tutti i fattori di disturbo non possono essere eliminati concretamente, Galilei ricorre a "ideali" pratiche di laboratorio immaginate, i cui risultati sono ottenuti attraverso il ragionamento. Dalle ricerche

sperimentali di Newton sulla natura della luce in poi lo sperimentalismo diviene un indirizzo di enorme rilievo, da molti identificato con il metodo scientifico nel suo complesso. Nel positivismo l'esperimento diviene la sola fonte lecita di conoscenza, in quanto fondamento oggettivo e indubitabile per la scienza: i "fatti sperimentali" sono contrapposti alle ipotesi, alle teorizzazioni, considerate incerte e soggettive. La critica del convenzionalismo ha tuttavia dimostrato che in ogni esperimento intervengono inevitabilmente presupposti ipotetici, convinzioni teoriche, e dunque sbagliato considerare l'esperimento come contrapposto alla teorizzazione. ESPIAZIONE L'effetto curativo della pena. Platone consider lespiazione come il mezzo per guarire l'anima dalle sue proprie malattie; e ritenne che come l'economia libera dalla povert e la medicina dalla malattia, cos la giustizia libera dall'intemperanza e dall'ingiustizia (Gorgia, 478 a).

ESPLICITO Espresso o chiaramente espresso. "Rendere esplicito" (o anche talvolta "esplicitare") il significato di un termine o di una proposizione: esprimerlo o riesprimerlo pi chiaramente. Il termine opposto "implicito" significa quindi ci che non espresso, ma soltanto suggerito; o non espresso chiaramente. ESPONIBILE Nella Logica medievale "exponibilia" erano proposizioni oscure a causa del fatto che pur avendo la forma grammaticale di proposizioni semplici, in realt celano una composizione, la cui analisi (expositio) ne risolve l'oscurit. In Kant "esposizione" conserva un senso analogo ma pi specifico, di proposizione consistente di un'affermazione con una negazione celata che l'esposizione rende evidente (Logica).

ESPOSIZIONE 1.L'analisi di un concetto o il suo chiarimento. Kant chiama l'E.trascendentale "la definizione di un concetto come principio dal quale si possa scorgere la possibilit di conoscenze sintetiche a priori" (Critica R. Pura). In questo senso, lesposizione trascendentale del concetto di spazio mostrer la possibilit delle conoscenze a priori che possono discendere da tale concetto, cio la possibilit della geometria. 2.Nella logica terministica medievale, la prova di un sillogismo di terza figura mediante un sillogismo della stessa figura nel quale un termine medio singolare fa la funzione che nel primo era fatta da un termine medio comune. Per es., il sillogismo "Qualche uomo dotato di virt, Ogni uomo animale, Qualche animale dotato di virt" pu essere esposto cos:"Socrate dotato di virt, Socrate animale, Qualche animale dotato di virt" (Ockham,Summa Log.;Jungius,Log.)

ESSENZIALE Questo aggettivo riveste, oltre ai due significati relativi ad essenza, quello pi comune e generico di " importante". Tale il significato del termine in espressioni come "carattere essenziale", "qualit essenziale", ecc., che il pi delle volte non fanno riferimento ai significati specifici di "essenza" ma intendono solo sottolineare l'importanza che un carattere, una qualit, ecc., possiede da un certo punto di vista. ESSENZIALISMO Popper ha chiamato "essenzialismo metodologico" "la corrente di pensiero introdotta e difesa da Aristotele, la quale sostiene che la ricerca scientifica deve penetrare sino all'essenza delle cose per poterle spiegare". ETERNO RITORNO Concezione elaborata dagli Stoici e ripresa da Nietzsche: l'idea che nega il procedere del tempo in modo lineare verso un fine, per affermare invece la pienezza di ogni suo attimo, che in s carico di senso: questa idea porta l'uomo a "dire di s alla vita" cos com', in eterna ripetizione.

FALSIFICABILITA' Nella filosofia di Popper, la caratteristica per cui le teorie sono valide solo fino alla loro smentita, devono essere cio falsificabili. "le teorie non sono mai verificate empiricamente", giacch non possibile desumere asserzioni universali dall'osservazione di singoli fatti, per essere provata scientificamente, una teoria deve essere controllabile di principio, cio deve essere tale che si possano derivare da essa asserti, che si possono controllare nei fatti, cio che si possono dimostrare falsi. FENOMENO Dal greco "appaio", il fenomeno un concetto tipico della filosofia kantiana: infatti l'oggetto dell'esperienza sensibile, concluso mediante le forme a priori della sensibilit (spazio e tempo) e dell'intelletto (le 12 categorie). L'uomo non pu percepire le cose come esse sono in s, ma le percepisce come appaiono a lui, ovvero fenomenicamente.

FILOSOFIA letteralmente "amore per la conoscenza" (in greco = amore, = conoscenza). Inizialmente il termine stato utilizzato come aggettivo: = amico della filosofia (vedi Eraclito e Pitagora). Solo in seguito designer un modo di pensare e non solo una qualit. I Greci sono stati i primi autori di filosofia, coloro che hanno "creato" il modo di pensare filosofico, i primi impegnati in unindagine critica e razionale sulluomo e la natura che lo circonda. Gli orientalisti per sottolineano come nelle civilt pre-greche ci fossero gi le pi grandi filosofie religiose come la corrente dellInduismo, Buddismo, Taoismo, Confucianesimo. Per concludere, la filosofia greca si concentra sulla conoscenza della natura e delle sue forze; la speculazione orientale si concentra su problemi esistenziali e religiosi.

FORZE PRODUTTIVE Concetto tipicamente marxista, le forze produttive sono costituite dai lavoratori che producono, il modo nel quale producono e i mezzi di cui si servono. Nella societ capitalistica i lavoratori sono i salariati, il modo di produzione industriale e i mezzi di produzione sono prevalentemente i nuovi macchinari resi disponibili all'interno delle fabbriche. GIUDIZIO La facolt del giudizio , nella filosofia kantiana, la forza che pensa il particolare quale contenuto dell'universale e cos facendo giudica. Il giudizio pu essere determinante, sussumendo il particolare sotto una legge a priori (giudizio conoscitivo o morale), o riflettente, se dal particolare accede all'universale (giudizio estetico o finalistico). In altri termini, il giudizio determinante determina l'oggetto, mentre quello riflettente riflette ed esprime giudizi di gusto sull'oggetto determinato in precedenza.

IDEA Il termine deriva dal greco , traducibile con forma, figura, aspetto. A differenza del significato assunto in epoca moderna, ovvero di contenuto della mente e risultato del pensiero (cos appunto da Cartesio in poi), nell'antichit era considerata (da Platone) un'entit perfetta e immutabile, di carattere divino, e con esistenza propria, quindi non era generata dall'intelletto. Il concetto di idea stato introdotto da Platone, secondo il quale tutto ci che appartiene al mondo delle cose sensibili un tentativo di imitazione delle idee, immutabili, eterne e perfette (corrispondenti al vero essere). Queste infatti sarebbero "paradigma" di tutti gli oggetti o le azioni. Le idee di Platone vivono in un mondo a parte, detto Mondo delle Idee o Iperuranio e inoltre, nel dualismo gnoseologico platonico corrispondono all'episthmh,cio la conoscenza immutabile e perfetta. Le idee esistono secondo Platone indipendentemente dallessere pensate. Plotino, invece, far un passo avanti: esistono nella misura in cui sono pensate da Dio. Per noi moderni, invece, le idee esistono se e quando le pensiamo noi.

IMPERATIVO Dal latino impero "comando", , nell'ambito della filosofia kantiana, un'espressione della necessit oggettiva di un'azione. L'imperativo categorico il comando incondizionato della legge morale che ha in se stesso il proprio fine. L'imperativo ipotetico un comando relativo ai mezzi da utilizzare per ottenere un determinato scopo. INDUZIONE E il risalire da casi singoli alluniversale ( il contrario della deduzione). Una o pi affermazioni (dette premesse) ne implicano induttivamente unaltra (detta conclusione) se la verit delle prime rende pi o meno probabile che questultima sia vera . Linferenza da "nessun cane che io conosca vizioso" a "assolutamente nessun cane vizioso" uninferenza induttiva perch la verit della prima affermazione rende probabile che la seconda sia vera ma non lo garantisce. A dubitare in qualche modo della validit dellinduzione saranno Bacone e, successivamente, Mill; nel 900, Popper le negher ogni valore.

INTELLETTUALISMO ETICO La filosofia di Socrate si basava sui due cosiddetti "paradossi socratici", ovvero che il bene era conoscenza (e il male ignoranza) e che chi conosceva il bene non poteva commettere il male. Queste sue posizioni sono state definite intellettualismo etico, ma un termine che va rivalutato. Infatti Socrate non intendeva proclamare la supremazia della ragione astratta e teorica sulle emozioni e sulla volont, ma semplicemente dire che la conoscenza ha un orientamento pratico ed esistenziale, e ci implica uneducazione ad agire correttamente. Socrate intende che la filosofia quasi uno stile di vita e che col ragionamento si pu giungere a trovare la giusta strada e soluzione. IO PENSO E', nella filosofia di Kant, la funzione trascendentale in grado di unificare i dati della sensibilit e dell'intelletto. Ancor prima che sull'oggetto percepito operino le 12 categorie, l'Io penso gi ha operato riconducendo le varie componenti dell'oggetto sotto quell'unico denominatore che mi permette di dire che sono mie percezioni.

IPERURANIO Termine introdotto da Platone nel "Fedro", deriva dal greco (oltre), e (cielo). Nella filosofia platonica, designa il mitico luogo al di l del cielo e delle cose sensibili, dove si trovano le idee eterne e perfette. E' impossibile descrivere in modo esatto e degno questo luogo, in quanto pu essere raggiunto solo dall'anima, che avendo la stessa natura divina delle idee, comprende la loro perfezione. Questo posto abitato solo dalla conoscenza vera e pura. E nelliperuranio che risiedono le idee ed l che si spingono le anime disincarnate dai corpi, salvo poi ricadere in altri corpi.

IPOTESI In epistemologia, indica la premessa non necessariamente vera di una dimostrazione. Newton usa dapprima il termine ipotesi per designare sia i " principi", cio gli enunciati riguardo alle "vere cause" dei fenomeni ancora bisognosi di prova, sia congetture assai dubitabili scambiate per verit incontestabili. Il suo famoso detto "hypotheses non fingo" (non invento ipotesi) vuole escludere, in quanto prematura, l'introduzione di congetture sulle propriet ultime che stanno alla base della gravitazione. La rinuncia alle "ipotesi" non vuole quindi rappresentare la scienza come accumulazione di fatti empirici senza formulazione "ipotetica" di leggi generali, ma intende respingere tutte quelle costruzioni arbitrarie, prive di rapporti con i fenomeni reali. IRONIA In generale l'atteggiamento che consiste nel dare un'importanza assai minore del giusto (o di quella che si ritiene tale) a se stessi o alla propria condizione o situazione o a cose o persone che hanno stretto rapporto con se stessi. La storia della filosofia conosce due forme fondamentali d'Ironia: 1 l'Ironia

socratica; 2 l'Ironia romantica. 1 L'Ironia socratica la sottovalutazione che Socrate fa di se stesso nei confronti degli avversari con cui discute. Quando nella discussione sulla giustizia Socrate dichiara: "Io ritengo che l'indagine al di l delle nostre possibilit e che voi che siete bravi dovete aver piet di noi piuttosto che arrabbiarvi con noi", Trasimaco risponde:" Ecco la solita I. di Socrate " (Rep., I, 336 e337 a). Aristotele non fa che enunciare genericamente questo atteggiamento socratico quando vede nell'I. uno degli estremi nell'atteggiamento di fronte alla verit. Il veritiero nel giusto mezzo; chi esagera la verit il millantatore e chi invece tenta di diminuirla l'ironico. L'I., dice Aristotele, , sotto questo aspetto, simulazione (Et. Nic., II, 7, 1108 a 22). Cicerone si rifaceva a questo concetto affermando che "Socrate spesso nella disputa abbassava se stesso ed alzava coloro che voleva confutare; e cos, parlando diversamente da come pensava, adoperava volentieri quella simulazione che i Greci chiamano I." (Acad., IV, 5, 15). E a questo concetto del termine faceva riferimento S. Tommaso che la esamina come un forma (lecita) di menzogna (S. Th., II, 2, q. 113, a. 1). 2 L'Ironia romantica poggia sul presupposto dell'attivit creatrice dell'Io assoluto.

Identificandosi con l'Io assoluto, il filosofo o il poeta (che molto spesso coincidono, per i Romantici) portato a considerare ogni realt pi salda come un'ombra o un gioco dell'Io: portato cio a sottovalutare l'importanza della realt, a non prenderla sul serio. Secondo Federico Schlegel, l'I. la libert assoluta di fronte a qualsiasi realt o fatto. "Trasferirsi arbitrariamente ora in questa ora in quella sfera come in un altro mondo, non solo con l'intelletto e con l'immaginazione ma con tutta l'anima; rinunciare liberamente ora a questa ora a quella parte del proprio essere, e limitarsi completamente a un'altra; cercare e trovare il proprio uno e tutto ora in questo, ora in quell'individuo e dimenticare volutamente tutti gli altri: questo pu solo uno spirito che contiene in s come una pluralit di spiriti e tutto quanto un sistema di persone, e nel cui intimo l'universo che, come si dice, in germe in ogni mondo, s' dispiegato ed pervenuto alla sua maturit" (Fragmente, 1798, 121). Queste notazioni sull'I. trovarono una sistemazione concettuale nell'opera di C. G. F. Solger, Erwin (1815) nella quale l'I. veniva interpretata dal punto di vista della soggettivit che comprende se stessa come cosa suprema e che perci abbassa a un puro nulla tutte le altre cose, anche ci

che c' di pi alto. Pur polemizzando contro qualche particolare, definito " platonico " della dottrina di Solger, Hegel la faceva sua nel descrivere l'I. nel modo seguente: "Prendete una legge, e schiettamente qual in s e per s: io ne sono perci anche al di l e posso fare cos e cos. Non la cosa superiore, ma sono io superiore e sono il padrone, che al di sopra della legge e della cosa, scherza con esse come con il suo piacere e in questa coscienza ironica, nella quale lascio perire il Sommo, godo soltanto di me " (Fil. del dir., 140). L'I. cos intesa, come coscienza della Soggettivit assoluta, la quale, come tale, tutto e di fronte alla quale perci tutte le altre cose sono nulla e pertanto come coscienza dell'assoluto arbitrio di tale soggettivit , secondo Hegel, un risultato della filosofia di Fichte quale stata intesa e interpretata da Federico Schlegel (FU. del dir., 140, Zusatz). "Qui il soggetto si sa in s medesimo come l'Assoluto e non da alcun peso a tutto il resto: esso sa distruggere sempre di nuovo tutte le determinazioni che esso stesso si d del giusto e del bene. Esso pu dare a intendere a s ogni cosa ma non mostra altro che vanit, ipocrisia, sfrontatezza. L'I. sa di dominare qualsiasi contenuto: essa non prende nulla sul serio, scherza con tutte le forme " (Geschichte der Phil., III, sez. 3, C, 3; trad.

ital.. III, 2, pag. 370-71). Quel concetto rimasto a contrassegnare uno degli aspetti fondamentali del romanticismo tedesco. Di esso Kierkegaard ha dato un'interpretazione attenuata o metaforica, da un lato concependo l'I. socratica come la superiorit di Socrate sopra la nequizia del mondo (Diario, X3, A, 254); dall'altro lato intendendo in generale l'I. come "l'infinitizzazione dell'interiorit dell'io" ma come infinitizzazione " interiore ", in un significato che non ha pi la portata che Fichte attribuiva all'infinit stessa. "Cos' l'I.? egli scrive. L'unit di passione etica, che accentua in interiorit il proprio io infinitamente, e di educazione la quale nel suo esteriore (nel commercio con gli uomini) astrae infinitamente dal proprio io. L'astrazione fa s che nessuno s'accorga della prima unit vissuta ed in ci sta l'arte per la vera infinitizzazione dell'interiorit" (Diario, VI, A, 38, trad. Fabro). Poich l'infinit dell'io qui soltanto un'infinit " interiore ", cio l'accentuazione all'infinito del valore dell'io nella coscienza, ma non l'infinit effettiva e creativa dell'Io assoluto dei romantici, l'I. non ha pi il suo significato romantico: solo il contrasto tra la coscienza esaltata che l'io ha di s e la modestia delle sue manifestazioni esterne.

LOGOS Il termine deriva dal greco , che significa "raccogliere", "contare" o anche "trascegliere" e in greco classico "raccontare", "parlare". Lgos, indica il mondo dell'intelligenza o della conoscenza intellettiva; , infatti, sia l'intelligenza (nella sua valenza intuitiva, cio come intelletto, e nella sua valenza discorsiva, cio come ragione), sia l'oggetto dell'intelligenza (il concetto, il giudizio e il ragionamento), sia l'espressione dell'oggetto dell'intelligenza (la parola o il termine, la proposizione, l'argomentazione e, in generale, il discorso). MAIEUTICA In greco significa arte della levatrice. Socrate si paragonava alla madre Fenarete, che operava come ostetrica, identificandosi con colui che fa "partorire" la verit agli uomini: ciascuno di noi gravido della verit e Socrate si propone di farcela partorire. Sosteneva infatti che essa fosse nascosta nellanimo di ognuno e che, attraverso domande e risposte opportune, sarebbe venuta fuori. Socrate credeva di essere investito della missione divina di aiutare luomo

onesto a conoscere se stesso. Se infatti si a conoscenza di ci che bene, non si pu commettere il male. MATERIA-FORMA Si tratta di una coppia di concetti relativi, perch la materia il principio di indeterminazione, il sostrato comune che viene organizzato e strutturato dal principio di determinatezza, o forma. La forma non una sostanza separata (come le idee platoniche), ma l'essenza intrinseca, la sostanza fondamentale delle cose sensibili. La coppia materiaforma traduce, a livello fisico, la dottrina metafisica della potenza e dell'atto. METAFISICA Dal greco , "al di l delle cose fisiche": il termine fu coniato nell'antichit per indicare i libri aristotelici che nel corpus delle sue opere venivano dopo quelli concernenti la filosofia della natura (fisica) oppure le questioni riguardanti ci che va oltre quest'ambito. Nella filosofia moderna esso usato nel senso (anch'esso aristotelico) di "scienza prima", di disciplina filosofica fondamentale che sta alla base di ogni altra ricerca. In questo senso la metafisica pu

significare due cose: per un verso essa continua a indicare la ricerca filosofica sui princpi costitutivi della realt e dell'essere; per altro verso pu indicare la ricerca preliminare sulle possibilit della conoscenza e sulla struttura generale del sapere: quest'uso riceve la sua formulazione pi chiara in Kant, per il quale la metafisica lo studio di quei princpi (da Kant chiamate "forme") che, essendo intrinseci alla costituzione stessa della mente umana, condizionano ogni forma di conoscenza. Con Hegel la metafisica torna ad essere scienza della realt e, poich quest'ultima coincide con la razionalit, per lui metafisica e logica coincidono. Il valore ontologico della metafisica viene recuperato anche da Bergson seguendo per la strada opposta: egli svincola la metafisica da ogni fondamento intellettuale/razionale e vede nell'intuizione l'unica facolt conoscitiva adatta a penetrarne i problemi. Heidegger ha dapprima concepito la metafisica come ontologia, volta a chiarire il problema del senso dell'essere a partire da quell'ente particolare che l'esserci, per il quale costitutivo porsi questo problema. In seguito, egli ha considerato la metafisica come il contrassegno di un'epoca che va da Platone fino a Nietzsche ed caratterizzata dall'oblo dell'essere: ci dovuto al fatto che la

metafisica pensa l'essere alla stregua di un ente, cio come un qualcosa di presente e, quindi, di controllabile e dominabile; ma in tal modo smarrisce la verit dell'essere, che disvelamento, ossia manifestarsi, ma insieme anche sempre nascondersi nel corso del tempo. Nell'ambito del neoempirismo, per esempio da parte di Carnap, la metafisica invece intesa come un insieme di proposizione prive di significato, in quanto non riconducibili n a tautologie n ad asserzioni empiriche verificabili. METEMPSICOSI Credenza nella trasmigrazione dell'anima da un corpo all'altro in esistenze che si succedono nel tempo. Il termine significa, letteralmente, "passaggio dell'anima" (dal greco + ) e designa una dottrina assai diffusa nell'antichit greca e orientale. La metempsicosi elemento essenziale dell'Orfismo ed oggetto dell'insegnamento di Pitagora. Anche Empedocle ne parla nelle Purificazioni , mentre in Platone se ne trovano ben due diverse interpretazioni come destino dell'anima per eccessivo attaccamento alla vita corporea (nel Fedone) e come prospettiva propria di tutte le anime che, terminato il ciclo millenario della vita ultraterrena, devono tornare ad

incarnarsi (nella Repubblica, mito di Er). In et rinascimentale, sulle orme di Bruno e di Telesio, molti pensatori reinterpretano la metempsicosi come principio della filosofia naturale. L'induismo e il buddhismosi fondano su di essa. MISERIA DELLO STORICISMO Titolo di un'opera di Popper ed espressione chiave della sua filosofia, della storia; lo storicismo nasconde una metafisica infondata, che presuppone in senso univoco e oggettivo delle vicende storiche e implica una concezione deterministica e totalitaria della realt umana, come fosse governata da leggi fisse e invariabili, mentre si danno soltanto tendenze storiche interpretabili esclusivamente in base a ipotesi soggettive e variabili. MONADE Termine greco (da , "solo") indicante l'unit da cui si originano i numeri e le cose. Talora fu usato per designare il principio divino come unit suprema. Leibniz lo usa per indicare l'atomo di forza (giacch quello materiale a suo avviso inconcepibile), ovvero la sostanza individuale che sta alla base della sua metafisica pluralistica.

MORALE Etimologicamente deriva dal latino "(philosophia) moralis" col quale Cicerone tradusse il termine greco . Entrambi questi termini si riferiscono ai costumi, alle abitudini: in generale ai comportamenti umani ed in particolare alle regole di condotta e alla loro giustificazione. Cio innanzitutto la Morale appare come il sistema delle regole che luomo segue (o deve seguire) nella sua vita tanto personale quanto sociale. Hegel distingue tra "morale" ed "etica": la morale (che trova in Kant il suo campione) qualcosa di interno, a livello di coscienza; l'etica, invece, (che Hegel di gran lunga preferisce) qualcosa di pi esterno, che implica il comportamento contestualizzato nella collettivit. NECESSITA' Dal latino necessitas, la "modalit" contrapposta alla possibilit. Necessario ci che non pu non essere o ci che non pu essere (in questo senso coincide con l'impossibile). Leibniz distingue tre generi di necessit: 1)la necessit geometrica (o logica) stabilisce una connessione ineludibile tra antecedente e conseguente sulla base del principio di non

contraddizione: cos, necessario ci che vero in tutti i mondi possibili; 2)la necessit fisica costituisce l'ordine immutabile della natura; 3)la necessit morale discende dal dovere di scegliere il meglio (cio ci che fonda l'obbligazione morale). Anche Wolff e Kant riprendono, con poche varianti, questa distinzione; per Hegel, invece, la necessit caratterizza la dialettica e, pertanto, investe tanto la realt quanto il pensiero: tutto ci che razionale reale, e quindi necessario. Secondo Wittgenstein esiste propriamente solo la necessit logica, quale esibita dalle tautologie e dalle contraddizioni, che sono rispettivamente sempre vere e sempre false, a differenza delle asserzioni empiriche (come quelle delle teorie fisiche) le quali sono contingenti e possono essere vere o false. A partire da Carnap stata ripescata la nozione leibniziana di necessit come verit in tutti i mondi possibili.

NICHILISMO Il "nichilismo europeo" , nella filosofia di Nietzsche, la svalutazione di tutti i valori operata dalla morale cristiana, che si proposta e diffusa per secoli come l'unica interpretazione del mondo, terminando con il privarlo di ogni fine e di ogni valore vitali, riducendolo a nulla e decadenza. A questo nichilismo passivo e decadente Nietzsche contrappone il nichilismo attivo che smaschera i valori della tradizione e ne annuncia di nuovi. L'idea del nichilismo si afferma per la prima volta con l'opera "Padri e figli" di Turgenev e trova in Nietzsche la sua pi completa trasposizione. NOUMENO Dal greco "pensato", nella filosofia di Kant l'oggetto com' nella sua integralit e come tale inconoscibile dall'intelletto umano, strutturalmente vincolato all'apparenza fenomenica dell'oggetto nella rappresentazione intellettuale. L'uomo non pu conoscere le cose noumenicamente (ovvero come esse sono in s) ma solo fenomenicamente, ovvero come gli appaiono.

OLISMO Nell'interpretazione di Popper, l'olismo (dal greco "tutto") la concezione, da lui respinta nettamente, per la quale la realt storico-sociale viene intesa come un insieme che trascende la mera somma delle sue componenti empirico-individuali. Per Quine il confronto con l'esperienza non pu assumere come unit minima di significato la singola proposizione, ma riguarda il linguaggio nel suo complesso: in ci consiste l' olismo di Quine, secondo cui le nostre conoscenze e le nostre credenze non sono pure somme di proposizioni, ma sistemi pi o meno organizzati. ONTOLOGIA Questo termine letteralmente significa discorso sullessere(dal greco = lessere e = discorso). uno sviluppo della filosofia avvenuto grazie a Parmenide ed esattamente lo studio dellessere in quanto essere nei suoi caratteri universali. Lessere , secondo Parmenide, tutto ci che esiste e che quindi . Al contrario il non-essere non , cio non esiste e non solo: impensabile e indicibile. Lessere ha caratteristiche precise: uno, immutabile, immobile, finito (nella mentalit era

come dire perfetto), ingenerato (perch il passato considerato cio che non pi), imperituto (in quanto il futuro visto come ci che nonancora) ed eterno. Lessere non . Platone per - nel "Sofista" - corregge Parmenide, compiendone un "parricidio": egli introduce il "non-essere" nel senso di "essere diversamente", cosicch sar possibile dire "la penna non il libro" non nel senso che la penna il non essere, ma nel senso che essa diversa dal libro. Ancora Aristotele, confuta Parmenide, aggirando le sue prescrizioni, attraverso la coppia di nozioni "atto" e "potenza", il non essere come "non essere ancora". Nel Novecento, Heidegger a riaccostarsi al problema ontologico, caduto per secoli nelloblio: ponendo in esergo ad "Essere e Tempo" unespressione del Sofista platonico, egli nota come tutti siamo certi di sapere cosa significhi "essente" ma di fatto non lo sappiamo. Siamo erroneamente convinti che i singoli enti siano lessere, quando in realt essi sono solo enti (la differenza ontologica: gli enti sono enti, e non lessere).

ORGANISMO Dal greco , "strumento": designa il corpo vivente contrapposto a ci che non ha vita propria. Nella filosofia moderna si distinguono due concezioni dell'organismo: la prima, divulgata da Cartesio, riconduce l'organismo ad una macchina e spiega in termini di rigorosa causalit meccanica il movimento, la crescita, la riproduzione e, in generale, tutte le attivit dell'organismo. La seconda concezione, introdotta da Kant, ritiene invece che la nozione di organismo, irriducibile alla categoria della causalit meccanica (anche un organismo semplicissimo come un verme non pu essere spiegato con la causalit, dice Kant), possa essere compresa solo facendo riferimento al concetto di fine, cio intendendo l'organismo come un essere fornito di un principio e uno scopo interno che presiede al suo sviluppo e alla sua riproduzione. Questa concezione viene ripresa da Schelling e dai Romantici, estendendo tuttavia la concezione organicistica dall'ambito naturale alla realt intera, compresa la sfera politica: per Hegel (e per i Fascisti), perfino lo Stato una sorta di organismo pulsante in cui i singoli individui, se non inquadrati nel tutto, perdono di significato. Nella filosofia

contemporanea il concetto di organismo o la metafora bio-organica sono spesso utilizzati sia nell'ambito dell'evoluzionismo, sia nelle interpretazioni vitalistiche della realt in generale (per Bergson la realt ha carattere organico perch il risultato di quello che lui chiama "slancio vitale") e di quella sociale in particolare (Splenger assimila le diverse civilt ad organismi biologici). PANTEISMO Dal greco + , "tutto divino": termine coniato nell'ambito della discussione sul deismo per indicare la concezione che identifica Dio e il mondo; per i panteisti Dio non un qualcosa di trascendente, ma , al contrario, qualcosa che permea il mondo dal di dentro. Sostenuto in modo pienamente esplicito solo in et postmedioevale (sebbene gi Plotino avesse aperto spiragli in quella direzione) ha avuto come rappresentanti pi noti Giordano Bruno, Spinoza (Deus sive natura, "Dio ovvero la natura"), gli idealisti (in particolare Hegel, mentre Fichte e soprattutto Schelling se ne allontanarono per riapprodare a una visione teistica).

PENSIERO DEBOLE Si tratta di un concetto emerso nella seconda met del Novecento e reso celebre dalla filosofia del pensatore torinese Gianni Vattimo, per il quale il passaggio dal moderno al post-moderno si configura come un passaggio da un pensiero forte ad un pensiero debole. Per pensiero forte (o metafisico) Vattimo intende un pensiero che parla in nome della verit, dell'unit e della totalit, ossia un tipo di pensiero illusoriamente proteso a fornire "fondazioni" assolute del conoscere e dell'agire. Per pensiero debole (o post-metafisico) intende un tipo di pensiero che rifiuta le categorie forti e le fondazioni ultime: " la debolezza del pensiero nei confronti del mondo, e dunque anche della societ probabilmente solo un aspetto della impasse in cui il pensiero si venuto a trovare alla fine della sua avventura metafisica. Ci che conta adesso ripensare il senso di quella avventura ed esplorare le vie per andare oltre: appunto, attraverso la negazione [...] dei tratti metafisici del pensiero, prima fra tutti la "forza" che esso ha sempre creduto di doversi attribuire in nome del suo accesso privilegiato all'essere come fondamento " ("Il pensiero debole"). Con la fine dei "pensieri forti" (il

marxismo, il cattolicesimo della Verit assoluta, l'illuminismo) si dissolve la certezza che la verit sia una e che chi la possiede sia autorizzato ad imporla agli altri: nella mancanza di una verit unica e nel proliferare di tante verit, si attua un processo emancipativo che d voce anche a chi sempre stato tacciato (neri, donne, omosessuali). PERCEZIONE ESTETICA In ambito estetico, la percezione s'intende radicata in criteri dotati di valore proprio, determinato dalla cultura dell'epoca, e legati, come voleva Kant, alla facolt dell'immaginazione. Questa forma di percezione non riflette solo un passato, ma tende essa stessa a diventare creazione di valori.

PESSIMISMO E' la credenza secondo cui nel mondo il male prevale sul bene. Esso risale alla discussione conseguente al terremoto di Lisbona (1755) e alla polemica contro l'ottimismo leibniziano (Leibniz diceva che "viviamo nel migliore dei mondi possibili"): il principale esponente del pessimismo nell'era dell'illuminismo fu Voltaire, che alla concezione leibniziana,

contrappose quella secondo cui "viviamo nel peggiore dei mondi possibili". Nell'Ottocento il pessimismo fu strenuamente difeso da Schopenhauer, in contrapposizione all'esasperato ottimismo di Hegel (secondo cui tutto ci che avviene giusto che avvenga, perch espressione di una razionalit profonda). Schopenhauer sostiene che il mondo governato da una volont irrazionale e fortemente negativa (si parlato di pandemonismo schopenhaueriano); anche Leopardi si fa latore di posizioni anti-ottimistiche, facendo per notare che il male non insito nel mondo, ma nella condizione umana. Nella filosofia novecentesca, alcuni pensatori hanno rifiutato tanto il pessimismo quanto l'ottimismo, sostituendoli col il "migliorismo", secondo cui il miglioramento del mondo una possibilit che dipende dall'impegno dei singoli uomini.

PHUSIS Dal greco ,comunemente tradotto con "natura" nel pensiero antico designa la totalit delle cose nella loro originaria generazione. I presocratici creano il concetto filosofico di phsis e per questo sono detti anche "fisici". Per essi la phsis il principio vitale della totalit, delle cose che si generano e crescono. Con gli eleati l'orizzonte della phsis subisce una determinazione di tipo ontologico: il principio l'essere. Con Eraclito, Anassagora e Diogene di Apollonia la problematica della phsis si apre alle questioni connesse ai temi del lgos, dell'intelligenza e della legalit del reale. Platone parla di phsis riferendosi alle idee, cio all'essere intellegibile e metaempirico. Aristotele, fissando la distinzione tra "filosofia prima" e "filosofia seconda", definisce la differenza tra l'ambito metafisico e quello fisico: la phsis non designa pi la totalit del reale, ma l'ambito circoscritto della natura sensibile. Per gli stoici la phsis anche lgos secondo una triplice valenza; principio fisico-teologico, fondamento dell'etica e principio di crescita. Per Plotino la phsis rientra nella produzione del mondo fisico da parte dell'Anima: deriva dalla contemplazione produttiva

dell'Anima ed essa stessa contemplazione. PLUSVALORE Concetto tipicamente marxiano (espresso nel "Capitale"): all'interno del ciclo economico del capitalismo, in cui la produzione finalizzata essenzialmente all'accumulazione di denaro, il valore delle merci prodotte dal lavoratore superiore a quello che gli viene corrisposto in salario. Questa differenza di cui si appropria il capitalista come profitto costituisce il plusvalore. L'operaio infatti produce 10x, ma in busta paga si trova solo 5x, sicch il capitalista ruba all'operaio 5x, ovvero l'operaio lavora di pi di quel che gli viene effettivamente retribuito: tale lavoro in pi il pluslavoro e genera per il capitalista un plusvalore. POTENZA-ATTO E' una coppia di concetti correlativi, perch la potenza l'essere nella sua condizione imperfetta, cio come possibilit non ancora realizzata che tende all'atto come il suo fine specifico. L'atto la forma perfetta di un ente che ha realizzato pienamente la propria potenza.

PREDESTINAZIONE in teologia si indica la possibilit che Dio abbia destinato alcuni uomini al Paradiso gi dalla fondazione del mondo o prima della loro nascita (quindi indipendentemente dal loro comportamento). un concetto ampiamente utilizzato dal Calvinismo, lontano dalla mentalit cattolica che si fonda sul libero arbitrio (la salvezza eterna concessa solo a color che lhanno meritata in seguito al loro corretto comportamento). Questultima concezione religiosa ha creato spesso dibattiti che hanno giocato sulle contraddizioni che scaturiscono dalle attribuzioni che il cattolicesimo da a Dio: onnipotente, (e quindi pu decidere a suo piacimento in merito alla salvezza o alla dannazione di un uomo, a prescindere dalla sua condotta effettiva, conferendo la grazia?) infinitamente buono (cio non pu desiderare il male, quindi non poteva creare un uomo capace di fare del male - si limita la sua onnipotenza), onnisciente (che sa tutto, quindi a priori sapeva gi che cosa accadr nel mondo nel momento stesso che lha creato). Il Calvinismo ha risolto (almeno in parte) queste controversie ammettendo che una vita giusta non necessariamente garantisce il Paradiso e che Dio,

secondo il suo insindacabile giudizio, libero di concedere la grazia eterna. Questa concezione ha spinto gli uomini a ricercare nel loro operato quotidiano (successo lavorativo, capacit di vivere rettamente) i segni della loro predestinazione, favorendo liniziativa professionale. (Si veda per es. "Letica protestante e lo spirito del capitalismo" di Weber). PROGRAMMA DI RICERCA METAFISICA Nell'ultima filosofia di Popper, programma che indica "la direzione in cui si possono trovare teorie della scienza adeguatamente esplicative e rende possibile una valutazione della profondit di una teoria". PROLETARIATO E' la classe dei lavoratori, tipica del modo di produzione capitalistico; i proletari non posseggono i mezzi di produzione , ma soltanto la propria forza lavoro, che il capitalista compera pagandola con il salario. Si chiama proletariato perch la ricchezza dei suoi membri (i proletari) si basa esclusivamente (oltre che sulla propria forza lavoro) sul fatto di avere una prole da mandare a lavorare in fabbrica.

RAGIONE Da Kant in poi, la ragione coglie l'infinito, l'intelletto coglie il finito: la contrapposizione tra intelletto e ragione si configura allora come contrapposizione tra finito e infinito. Se il puntare all'infinito della ragione per Kant del tutto illegittimo (poich implica un salto metafisico illegittimo agli occhi di Kant) , esso diventa legittimo per i Romantici e, soprattutto, per Hegel: riconoscendo legittimo (a differenza di Kant) il puntare all'infinito, la ragione sar decisamente superiore rispetto all'intelletto, il quale non si spinge oltre il finito. RAPPORTI DI PRODUZIONE E', nella filosofia marxiana, l'insieme dei rapporti che costituiscono la struttura economica della societ e "corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali". I rapporti di produzione determinano anche le rappresentazioni che gli uomini inseriti necessariamente in quei rapporti, si fanno della realt. Nella societ medioevale le forze produttive si diedero come organizzazione sociale (ovvero come rapporto di produzione) il servilismo; tuttavia le forze di produzione migliorano a dismisura e

finiscono per trovarsi ingabbiate dai rapporti di produzione: ne consegue che occorre abbatterli per crearne di nuovi. A questo servita la Rivoluzione francese. RETORICA Il termine significa "arte del corretto uso della parola", e ci si pu capire dalla radice greca -re che corrisponde in italiano al nostro dire. La retorica era unarte, e coloro che volevano ottenere successo nellambito politico dovevano esserne padroni. Essa infatti consisteva nellabilit di trattare un qualunque argomento (specialmente di carattere politico e umanistico) in modo da convincere chi ascoltava che la propria idea era giusta. Quindi, al fine di giungere a questo punto, per esser bravi oratori era necessario conoscere a fondo il lessico, la sintassi, la grammatica, ma anche la fonetica e la mimica, che pur avendo un ruolo minore avevano la loro importanza. La retorica, ad esempio, era essenziale ad Atene dove, a causa di varie problematiche, molti cittadini venivano portati in tribunale. Qui, non avendo la possibilit di essere rappresentati, dovevano sapere esporre le proprie ragioni nel modo pi convincente possibile e magari (usando unespressione sofista) "rendere forte il

discorso debole". Ad Atene si assiste ad una straordinaria diffusione di scuole dellarte oratoria, tra le quali bene ricordare quella del grande maestro Isocrate. Questultimo credeva vi fosse una speciale relazione tra pensiero e parola e che "il parlare bene per noi la prova pi sicura del pensare bene". RISENTIMENTO Nella filosofia di Nietzsche, lo stato d'animo dell'uomo che impotente a creare nuovi valori e ad affermarsi sulle sofferenze della vita "dice di no" alla vita stessa asservendosi alla "morale degli schiavi", odiando ci che non pu essere o non pu avere e limitandosi, utilitaristicamente a difendere la qualit del "gregge". SILLOGISMO Dal greco , "concatenazione di ragionamenti", con Aristotele designa la forma perfetta di deduzione, "un discorso in cui, poste talune cose, altre ne seguono di necessit". Esso composto di 3 proposizioni categoriche (costituite cio di soggetto e predicato) e precisamente di due premesse e una conclusione. In ciascuna delle due premesse compare uno stesso termine (detto

"medio") il quale consente di connettere gli altri due termini nella conclusione: "tutti gli animali sono mortali, l'uomo un animale, dunque l'uomo mortale" ; il termine medio "animale", che mi consente di allacciare tra loro le due premesse per avere la conclusione. Nella prima premessa il termine medio funge da soggetto, nella seconda da predicato. Se le premesse sono vere anche la conclusione necessariamente vera. Propriet del sillogismo infatti la trasmissione della verit dalle premesse alla conclusione. Se il "medio" fosse solo predicato o solo soggetto in tutte e due le premesse non potremmo trarre conclusioni cos semplici : se per esempio avessimo queste due premesse "tutti i vegetali sono verdi " e "tutte le rane sono verdi" finiremmo per dire "tutte le rane sono vegetali" : il medio (rane) soggetto in tutte e due le proposizioni . In questo caso teoricamente non lo si pu neanche chiamare termine medio. SOCIETA' APERTA I due modelli alternativi di convivenza umana, secondo Popper, sono la societ aperta e la societ chiusa; la prima una societ di tipo liberale e democratico, in cui sono "aperte" le direzioni di ricerca intellettuale e sociale, la seconda una

societ di tipo autoritario e totalitario, governata da una legge o un potere assoluto: societ chiuse sono quelle delineate da Platone, Hegel e Marx, nemici del liberalismo e della societ aperta, pluralistica e libera. SOGGETTO Dal latino subiectum che traduce il greco , ossia "ci che soggiace". Per Aristotele il soggetto anzitutto la materia come presupposto della forma e quindi ipostasi,substantia. Ma soggetto anche lindividuo come punto di supporto dei suoi attributi o accidenti. Questa struttura ontologica trova un corrispettivo nella struttura logica del giudizio laddove il soggetto ci di cui si predica qualcosa, non potendo egli stesso mai diventare predicato di qualcosaltro. Dunque il soggetto ci che permane alla base di ogni possibile predicazione. La filosofia scolastica fece propria questa impostazione aristotelica, intendendo per l "essere soggettivo" come ci che designa lesistenza reale, mentre l "essere oggettivo" nomina lesistenza delle cose nella mente. Queste premesse preparano la rivoluzione soggettivistica della modernit che si

inaugura con Cartesio. Questi, da un lato resta fedele alluso scolastico del termine soggetto come sostanza, dallaltro apre la via al tema moderno del valore delle rappresentazioni. Il "cogito", come sostanza pensante, concepisce se stesso e il mondo attraverso quegli attributi che sono leidee, il cui grado di evidenza e il cui valore di verit diventano fondamentali. Attraverso Hobbes, Locke, Leibniz e Hume il termine soggetto si identificher sempre pi con lattivit senziente e pensante dellio, e questo processo culminer in Kant, per il quale il soggetto l "io penso" o coscienza trascendentale, mentre loggetto la realt in s delle cose e del mondo. Nel successivo sviluppo idealistico da Fichte a Hegel, da Croce fino a Husserl, la realt oggettiva viene in vario modo ricondotta o assimilata ad attivit del soggetto o spirito, sicch lidentificazione tra soggetto e coscienza pensante diviene il caposaldo della filosofia, sia idealistica e spiritualistica che dellempirismo positivistico, che al soggetto trascendentale oppone il soggetto empirico della psicologia e delle scienze umane. Recentemente per la preminenza del soggetto e la

sua identificazione con la coscienza sono state rifiutate: emblematico il decentramento del soggetto di M. Foucault. Questi esiti sono stati preparati in parte dalla critica marxista della coscienza come sovrastruttura ideologica, dalla freudiana scoperta dellinconscio, dalla linguistica e dalletnologia strutturali di Lvi Strauss e F. de Saussure. In questo caso il soggetto diventa una specie di effettosuperficie, dominato da leggi e strutture ignote alla coscienza. Ricordiamo infine Nietzsche, che con il suo prospettivismo demolisce la sovranit del cogito definendo soggetto e coscienza maschere di impulsi vitali pi profondi e Merleau-Ponty, che intreccia in ununit ambigua e irresolubile mondo e coscienza. SOVRASTRUTTURA Tipica della filosofia marxista: costituita dai rapporti giuridici delle dottrine politiche- ma anche dalla dottrine filosofiche, etiche, religiose, estetiche che si sviluppano in una struttura economica, di cui esprimono i rapporti di produzione e le corrispondenti forme della coscienza sociale.

SPIRITO E', in Hegel, l'assoluto, presente nelle varie manifestazioni storiche della vita. Non un ente a s stante, trascendente, ma il principio della razionalit delle cose o, in altri termini, il graduale auto-comprendersi della realt di cui fa parte e costituisce la coscienza. STRUTTURA Concetto marxiano, la struttura costituita insieme dalle forze produttive e dai rapporti di produzione da cui dipende la sovrastruttura ideale. E' il fattore determinante della trasformazione storica. Struttura tutto ci che riguarda l'economia; e la storia appunto economia, sono i rapporti economici a fare la storia, per cui l'economia struttura. SUPERUOMO Superuomo o oltreuomo , nella filosofia di Nietzsche, l'uomo che, accettato il gioco di forze dell'essere, si fa capace di costruire un'esistenza colma di vita e di senso, attimo per attimo. E' figura della nuova moralit e dell'"affermazione della vita" che stanno "oltre" il nichilismo passivo, in fedelt

alla terra e allo spirito dionisiaco. Il superuomo sar un essere libero, che agir per realizzare se stesso. E' un essere che ama la vita, che non si vergogna dei propri sensi e vuole la gioia e la felicit. E' un essere "fedele alla terra", alla propria natura corporea e materiale, ai propri istinti e bisogni. La "fedelt alla terra" fedelt alla vita e al vivere con pienezza, esaltazione della salute e sanit del corpo, altres affermazione di una volont creatrice che istituisce valori nuovi (ecco il vero significato della volont di potenza). Non pi "tu devi", ma "io voglio". Il superuomo inoltre un essere socievole, rappresentato da Zarathustra che balla. Egli ha abbandonato ogni fede, ogni desiderio di certezza, per reggersi "sulle corde leggere di tutte le possibilit". La sua massima : "Diventa ci che sei". La libert del superuomo una ricchezza di possibilit diverse, da qui appunto la rinuncia ad ogni certezza assoluta e da qui anche la profondit tipica del superuomo, l'impossibilit di definire e giudicare la vita interiore, dalla quale non si attinge altro che la maschera ("Tutto ci che profondo, ama mascherarsi"). Il superuomo il filosofo dell'avvenire; un uomo senza patria n mta per poter insegnare ad amare la ricchezza e la transitoriet del mondo. Con la sua "diversit di

sguardo", egli cerca di rendere pi degno il pensiero della vita, di dare al mondo un altro valore, un'altra verit: la verit non qualcosa da riconoscere ma da creare. Con la libert che nasce dall'abbandono delle vecchie illusioni e certezze, egli osa "spostare le pietre di confine" e aprire alla ricerca nuovi orizzonti. SUPERAMENTO Nella filosofia hegeliana, un'operazione tipica della ragione che riconosciuta la dialetticit intrinseca del pensiero e della realt, non annulla le loro opposizioni costitutive, ma mentre le "toglie", le "mantiene" in una superiore unit. Come i camosci, per salire dalle pareti rocciose a strapiombo, rimbalzano da una parete all'altra salendo a zig zag, cos rimbalzando da una parte all'altra con affermazioni e negazioni non si resta ad un livello stazionario, non si torna di volta in volta al punto di partenza, bens si sale un poco alla volta. E la posizione di Platone risulta pi matura rispetto a quella dei Presocratici grazie alle critiche mosse dai Sofisti: una sorta di processo circolare, ma a spirale poich non si torna mai al punto di partenza, bens ad ogni spira il livello salito di un p. Questo gioco per cui si sale un p alla volta ben espresso

dall'uso hegeliano di una parola tedesca: Aufhebung , che potremmo tradurre con 'superamento', ma che pu essere tradotto ancora pi adeguatamente dal 'tollere' latino, nella sua duplice accezione di 'togliere' e di 'sollevare'. Infatti, il superamento il processo per cui, nello sviluppo dialettico della realt, ogni cosa viene tolta e conservata, ovvero tolta e sollevata (cio riproposta ad un livello pi alto). TEISMO In generale, indica ogni dottrina religiosa o filosofica che ammette un Dio unico personale e trascendente e in quanto tale, si contrappone all' ateismo (che nega l'esistenza di Dio) e al deismo (che ammette un Dio dimostrabile dalla ragione). E' tipico delle tre grandi religioni monoteistiche: ebraismo, cristianesimo, Islam. Filosofo teista fu, ad esempio, Pascal. TEODICEA Termine coniato da Leibniz come titolo di una sua opera, relativa alla dimostrazione della giustizia divina e al problema della conciliazione di tale giustizia con l'esistenza del male nel mondo. Da allora il termine adoperato per designare questi

problemi, indipendentemente dall'opera leibniziana. TEORIA SCIENTIFICA Con la nascita della scienza moderna il termine teoria, che nell'antichit era sinonimo di contemplazione (dal greco "contemplo"), assume il significato di ipotesi, deduzione ed esperimento. Per la dottrina "convenzionalistica" di P. Duhem una teoria scientifica consiste in un'insieme di ipotesi e ha il suo unico criterio di verit nell'accordo con l'esperienza, ossia nella conferma delle ipotesi, che a loro volta condizionano l'osservazione dei fenomeni. Secondo Popper il convenzionalismo di Duhem ha "contribuito a chiarificare le relazioni tra teoria ed esperimento". Popper sostituisce al principio di verificazione dei neopositivisti il criterio di falsicabilit , ossia un criterio di demarcazione tra asserti scientifici e asserti non-scientifici: una teoria scientifica solo se falsicabile, cio solo se pu essere confutata dall'esperienza.

TRASCENDENTALE Nella filosofia kantiana, ci che riguarda le condizioni di conoscibilit a priori degli oggetti e dunque condizione di possibilit dell'esperienza e della conoscenza. Trascendentali sono le 12 categorie: esse esulano dall'esperienza, ma sono applicabili legittimamente esclusivamente all'esperienza; ecco perch sono trascendentali e non trascendenti. UTOPIA Dal greco + , "non-luogo" e, al contempo, da + "luogo felice": il titolo di una celebre opera di Tommaso Moro; Utopia un'isola immaginaria in cui regna (a differenza che nella realt) la giustizia e il bene. Da allora il termine designa qualsiasi progetto politico, sociale o pedagogico che si prefigga la realizzazione di condizioni ideali, elaborate concettualmente o anche soltanto immaginate, che ancora non trovano (o non potranno mai trovare) riscontro empirico nella realt. La Repubblica di Platone un ottimo esempio di utopia; cos anche La Citt del Sole di Tommaso Campanella e La Nuova Atlantide di Bacone; lo stesso comunismo di Marx stato pi volte inteso

come utopia. Sorel contrappone l'utopia al mito: il mito rappresentazione unitaria e intuitiva che muove immediatamente la volont, l'utopia piuttosto un progetto analizzabile razionalmente e scomponibile nelle sue parti ma proprio per questo incapace di promuovere l'azione. Dal termine utopia derivano due aggettivi: "utopico" ci che esula dalla realt ma che sarebbe un bene si concretizzasse; "utopistico" ci che esula dalla realt ma che sarebbe un male si realizzasse. Il termine "utopia" stato spesso utilizzato per designare lirreale o limpossibile, la fuga della fantasia di fronte a situazioni difficoltose; in tal modo vengono accentuati i motivi irrazionali e sognatori delle produzioni utopiche. Ma con il passare del tempo, grazie ad una nuova consapevolezza, abbiamo avuto modo di assistere ad un allargamento semantico del termine: ora si parla di atteggiamento utopico che ha come caratteristica listanza creativa e lintento critico e che ha alla base una preoccupazione e unansia pi che reali. Quindi, lutopista non colui che fugge dal suo tempo o dal suo contesto; egli propone semplicemente e soprattutto realisticamente, un "dover essere" che si scontra dialetticamente con la realt presente. Inoltre utile sottolineare la

vicinanza e il parallelismo presente tra lutopia e lucronia: entrambe ripropongono il valore di una categoria ben precisa: quella della possibilit. Infatti la possibilit ci che contraddistingue la coscienza insieme alla intenzionalit; Melchiorre parla appunto proprio di coscienza utopica, la quale realizza e sperimenta su di s lesperienza della tensione fra reale e possibile. Lutopista non ripropone il reale, non lo giustifica; egli oppone al reale non lirreale, quanto il possibile e lauspicabile. Nelle utopie troviamo, evocate per contrasto, le analisi razionali, tuttaltro che superficiali, della situazione e del contesto contemporaneo allautore. Per Mannheim la mentalit utopica si trova in contraddizione con la realt presente e ha lo scopo di spezzare lordine esistente. Mannheim per mostrare la tensione tra lelaborazione utopica e il contesto dal quale essa stessa muove, si avvale di due concetti, tra di loro antitetici: utopia e ideologia. Lideologia un complesso di idee e concetti volti a giustificare il reale stato di cose esistente; lutopia si contrappone ad essa, squarciando i presupposti sui quali si basa. Ma si tratta di unantinomia apparente: lutopia, una volta realizzata e accreditata, si capovolge dialetticamente nel suo opposto, dando luogo ad una nuova, ma

paradossalmente sempre la stessa, ideologia. VERIFICAZIONE E' un processo di definizione della verit o falsit di una determinata proposizione. Il processo di verificazione implica solitamente il reperimento di una "prova" che sancisca il contenuto della proposizione. Tale prova pu essere di tipo empirico (ricorso ai fatti dell'esperienza esterna o interna), di tipo intuitivo (ricorso all'evidenza immediata) o di tipo dimostrativo (ricorso all'argomentazione rigorosamente fondata). E' col neopositivismo che il principio di verificazione si affermato in campo filosofico: tale principio secondo i neopositivisti consente di distinguere gli enunciati di carattere scientifico dalle proposizioni vaghe e quindi prive di significato conoscitivo.