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I

LA CONOSCENZA DEGLI ALTRI

1. Differenza tra la conoscenza degli altri e la conoscenza di sé.

Per teorizzare la conoscenza degli altri la mi·g1 1·or · ' 1


. , ,, . . v1a e connetter a con la
conoscenza d1 se: c e 1nfatt1 fra queste due forme di' conosce
. ~~~~
che le umsce malgrado. le differenze , e che le porta ad approc.
iond.1rs1· rec1pro-
·
camente. La loro d1fferenza fa si che ciascuna rechi all'altra il contributo del
proprio punto di vista, e la loro affinita fa si che ciascuna possa utilizzare I'al-
tra per raggiungere il proprio scopo.
La conoscenza di sé e interna al proprio oggetto, perché il soggetto eatto-
re prima che spettatore. Inseparabile da ció ch'io sono e da ció ch'io divengo,
la conoscenza che ho di me e per un verso condizionata dal mio modo d'esse-
re, vivere e pensare, e per l 'altro condiziona a sua volta le operazioni con cuí
mi modifico e mi trasformo: da un lato esprime, prima che lamia realta, l'i-
dea che ho di me e l 'ideal e che mi propongo, e dall 'altro contiene schemi d' a-
zione prima che schemi d'interpretazione. Ció che la rende una forma di cono-
scenza privilegiata, cioe l 'intimita al proprio oggetto, la rende anche esposta a
illusioni ottiche, data la mancanza d 'un punto di vista sul proprio oggetto:
subordinata com' e alla necessita di decidere, scegliere e agire, sovrappone al
proprio oggetto le figure della vita pratica in atto. Nel mio passato scelgo ció
ch'e conforme all'idea che ho di me stesso; sulla mía realta presente proietto
l'immagine di ció che mi lusingo d'essere; per il mio futuro mi foggio un per-
sonaggio ideale, e gia mi figuro che potro rappresentarlo, scambiando la pre-
visione con la speranza e la speranza col desiderio; oppure, spinto da una
coscienza severa, e inflessibile, mi addosso la responsabilita di cío che sono
malgrado me stesso, e mi vedo piu colpevole di quanto non sia in realta, ac-
cettando il compito di espiare e lavare colpe non comn:iesse. .
La conoscenza che ho di me stesso, diretta dal m10 carattere e dalle m1e
intenzioni, da dunque di me stesso l'immagine piu appropriata all ' intenzione

193
ia coscienza e delle míe azioni. Insomma, la con
attuale de11a m . h . . ' oscenz .
. . ·1 oscente eattore pnma e e spettatore, m cu1 1 osservaz·
m cut 1 con .. ,. . tone e,a d1 Sé,
. 11' zione in cu1 il soggetto e impegnato m un processo ct· e Sllbor,
dmata a a , . . 1. h . 1 r· 11or:rn .
·r·
e mod1 1caz1 ·one dell'oggetto, m cm g 1 se em1
.. , e e igure son dat· 1da uaz1one
iu che da un intento conosc1ttvo, e una conoscenza n corn.
portamen to P . ., , 1 all'
vota
pm ., ehe a1carattere , ali' az1one .pm che. a11a rea1,ta, al futuro . piu che a pa atto
1
.b rta piu che all 'inconsc10: espnmendo 1 attegg1amento di ch· ssato,
a11 a l1 e , . . h' d .1 1sta fa
d0s1. e trasformandosi, evita d1 nnc. IU ere I suo. oggetto in una tota1·ita, dcen. f
. clusa e preferisce sottolmearne 1a contmua e inconclusa
mta e con , .. . , apertura 1-
e
Nella conoscenza degli altn mvece il soggetto e spettatore, e qu· d' ·
. d. d' d' un punto di v·in l ester-
no a1suO oggetto. Ha il vantagg10 1poter. 1sporre . . 1sta da cu·1
guarda re e considerare l 'oggetto nel suo ms1eme;
,, ., anz1, puo variare 1. punt.1 ct·1
ista in modo da individuare quello ch e pm adatto a rendere parlant .1
v . . d ·1· d .. e 1 suo
g etto. I suoi mezzi d1 conoscenza sono uttt 1e a attab1h allo scopo
og . 1 . ., l . . ' ma non
sempre di facile impiego: l' mteresse, a cunoslta, a s1mpatta, l' amore ch
. .b.l . , etal-
volta sembrano velarla e renderla 1mposs1 . .. 1 e, ne sono m . realta la condi .
z1one
d 1 1
Piu favorevole; persino l' intento 1 utl 1zzare ,. e. persone, mstaura un processo
d'interpretazione che ne _sv~l~ la natura e 1 1~tt~a realta. II soggetto puo non
solo sfruttare, ma anche 1st1tmre una congemahta col suo oggetto in modo d
vederlo meglio; ma del resto le persone viventi sono di per sé cosi parlanti, ch:
basta disporre d'un punto di vista da cui guardarle perché vi si rivelino tutte
intere anche se solo sotto un unico aspetto.
La stessa esteriorita dell' oggetto, che sembra condannare la conoscenza
degli altri a un inevitabile fallimento, mantenendoli in un'incolmabile lonta-
nanza e murandoli in un'irrimediabile inaccessibilita, fa parte della struttura di
questa forma di conoscenza, in cui la rivelazione non avviene per una specie
di místico annientamento delle persone o di misteriosa abolizione delle diffe-
renze, ma per un costante e intenzionale sforzo di mantenere l'altro di fronte
a me nella sua irriducibile indipendenza, in modo ch'io possa penetrare nella
sua realta, senza rischio di sovrapporle la mía, anzi, servendomi della mia
come vía d'accesso e punto di vista aperto alla sua, a meglio vederla, interro-
garla, renderla parlante. In quanto spettatrice, la conoscenza degli altri epor-
tata a mirare al carattere piu che all'atto, al passato piu che al futuro, alla realta
gia fatta piu che ai progetti della liberta: accentua la definitezza e totalita con-
clus_a delle persone che vuoi conoscere; e allora, pur non perdendo il senso del-
l' ongin~lit~ e diversita delle persone, e pur non disperdendo il moto d'interes-
se e _cunosita da cui esarta, per un verso etentata di vedere gli altri come pro·
dotti storici, spiegandone l'individua natura in base a determinazioni d'arn·

194
. e per l'altro e por~~t~ a~ _attendersi nel fu
b1ente, .0 d'un carattere gia md1viduato e f;orm turo quasi lo sv .
ar1 ato· n . o1gu
nece55 al fascino della contemplazione estet· d. on c1 abbandoru· 11ento
esso 1ca 'un amo fc
se sp . •dui non sarebbero che manifestazioni mondo di forrn . or-
J'ind1v1 . d . passeggere d' e, in cui
g ante volte ci acca e di meravigliarci di b' una vita uni
1e.? edqutempo quas1. n.b e11 an doc1. al pens1ero
.
ch
cam tame t· .
n I In person
versa.
íste a ' . ,. e queste lib . e non
v attere vengono a sment1re 1 idea che ce n, ere innovazioni 1
Joíº car , eravamo fatta? ne
. mento, se da un lato puo permettere simili . · Ma quest'at-
teggia deoli altri, dall 'altro e anche quello che la pedrvertirnenti della cono-
scenza e . . . . . . ren e capace d' . . .
azioni altrUI I mot1v1 mconsapevoh e profondi . tnd1v1duare
ne11e , . , que11 I che la
d1. se,, 1·mpegnata ne11 azwne stessa, non riesce a seorgere. conoscenza

? Reciproca integrazione .fra conoscenza degli a/tri e e . ,


-· onoscenza di se
La conoscenza di sé preferisce lasciare la persona aperta e ·
. . . , , . mconc1usa, e
mette in pnmo piano la hb~rta, 1 az10n~,. la scelta; la conoscenza degli altri ten-
de aconcludere la persona m una totahta, e mette in primo piano il carattere, il
passato, i1 gia fatto. Queste due forme di conoscenza possono e debbono inte-
grarsi a vicenda: la conoscenza di sé puó approfondirsi con la considerazione
del carattere e dell 'inconscio, e la conoscenza degli altri puó trovar giovamen-
to dal senso della liberta innovatrice. Infatti la persona non esoltanto ció ch'es-
sa eriuscita a fare di sé stessa mediante la libera e creatrice adozione della pro-
pria situazione, ma eanche per un verso un prodotto della storia, la quale pene-
tra nelle sue azioni, anche in quelle libere, sotto l'aspetto di motivi inconsci,
segreti e nascosti, e per 1'altro eanche 1'insieme di tutte le sue aspirazioni e pos-
I sibilita sia passate che future, le quali anche senza essere realizzate vivo_no tut-
tavia realissime all 'interno di reazioni sentimentali, come il rimpianto, i1 ram-
marico, il pentimento, il desiderio, la speranza, e costituiscono, non meno che
la rea1ta· eh,10 · son nusc1to
· · a fare d1· me stesso, c10 · · eh'1·0 veramente sano.. Del
re5t0 basta uno sguardo alla nostra espenenza · per mostrare che non possiamo .
.
giungere d 11 cenza che abbiamo
a conoscere gli altri se non muovendo a ª conos bb.
di · • 1 onoscenza che a ia-
no~ stess1, e che il modo piu sicuro per correggere ª c . .
mo di noi stessi edi ricorrere a11 'idea che gli altri hanno _di n~t. suppone un
N ' · · • deg11 a1tn pre .
on e d1tf1cile constatare che la conoscenza . mettendom1
eserc1210·· d 11· altn se non .
0 11
e oro p
, per cosi dire, d 'alterita: non compren
. . .
° g
. d ll loro persona1I a,
.t, identificandom1
.
unto di vista 1nvestendomi e a ·1 romanz1ere e 1·¡
con essi · , · ' · ·· · come fanno 1
'cioe figurando persone poss1bih, cosi

195
he inventano personaggi viventi; ma questa opera .
drammaturgo, c . . . Ztone 1
. . me stesso, nell 'atto stesso 1n cu1 vivo, agisco . e a colll,
anzitutto con . . . , m1 1orlllO
P.10 G parte dei rapportl che 1ntrattengo con me stess0 e llli
trasformo. ran . . • , . sono 1· e
. . apporti d'alterita 1ntenore, g1acche c1ascuna delle . n1atti
ven e propn r m1e po .
., . sate che future, tende a prendere la forma d'una pers ss1b¡,
hta, s1a pas . . . . d. . . . ona, con·1
qua1e m 1
, .<lentifico nella mia 1mmag1naz1one
., .
e 1 cu1 m1 figuro 1. . a
. g 1 att1 e •¡
. io com'ero e non sono p1u, 10 come avre1 voluto O potuto d 1
carattere . . . . o ovut0
sono stato io come vorre1 o potre1 o dovre1 essere e fiors
essere e non ' . e non sa
, • come sono in questa o quella circostanza, conversando con que t -
ro, 10 . s a o con
quella persona, rappresentand~ que,~to o quel p~rso~a~g10.
Inoltre solo riflettendom1 nell idea . che gh altn s1 fanno. di me n·esco ad
approfondire la conoscenza che ho d1 me stesso. Infattl non sempre l'intro-
spezione basta a questo scop?, nel sens~ ch' e~sa, ~orne si e visto, esprime non
tanto lamia realta, quanto l '1dea che m1 facc10 d1 me, e contiene schemi d'a-
zione piuttosto che schemi d'interpretazione, e da di me l'immagine piu adat-
ta all' intenzione attuale della mia condotta. La mía impressione che gli altri mi
conoscano piu di quanto io non conosca 1ne stesso non dipende soltanto dal
mio bisogno d'esser compreso, ma soprattutto dal fatto che gli altri, non
essendo personalmente impegnati nelle míe azioni, giungono a conoscere piu
chiaramente il mio carattere, le míe abitudini, le mie tendenze, le intenzioni
della mia condotta, i moventi inconsci delle mie azioni, i futuri risultati del
mio comportamento, il congegno segreto delle mie reazioni. Ecco perché se
voglio conoscermi sempre piu a fondo bisogna ch'io completi i dati dell'in-
trospezione con quelli della conoscenza che gli altri hanno di me.
La conoscenza di sé e la conoscenza degli altri, prolungandosi l'una nel-
l'altra, si raggiungono nel punto in cui il senso della liberta e la sostanza st0·
e
rica della persona si uniscono inseparabilmente: quello il punto in c~i l'a·
pe~ura agli altri impedisce che lamia introspezione diventi una specie di ego·
latna e la mia esperienza interiore impedisce che la mia conoscenza delle per·
sone le consideri solo come forme in movimento.

3. l Il concetto di somiglianza e / 'insenarabilita dell 'universale e del perso·


na e r

Ora qual 1 e . . f la cono·


scenza di ,
1
ª ragione profonda di questo nesso essen~iale r~ f tto che
gli uomin~e e ª co??scenza degli altri? Credo di poterla indicare ne. ªitri non
1 sono un 1ti f1 1 , e gh a
ra oro da un rapporto di simi/arita. Per rn

196
, . rna héteroi, si che il modo miglior d' .
a //01, .• • . . e I des 1
0
500 s1ste
. nel chiamar111 mie1 s1mili O il mi 0 . gnarne il r
0 • prossun ªPPorto
¡Tle co . riconduce facilmente al concetto del d. o. ll concett d' con
. za s1 ·1 h . iverso I o I som·1
gltª~, ]la differenza; 1 c e tuttav1a non ha nuII ne congene -
ruo1ta ned1· totalita, perché la persona umana non ~ ª1'~he fare con i coren, o ~el-
·e o . . . e inct· ·d cetti d'
spect d'un tutto: anz1, la smgolanta che le ee . iv1 uo d'una sp . i
arte . ssenziale . ec1e 0
laP . ..,.,e unica nel suo genere e mtera nella 8 . , esige che la s·
·dert co1l• . . . ., . . ua totahta I con-
si oncetto d1 s1m1 1anta s1 nconnette col ca tt ·
II e . d. . , ra ere semp
. rsale. C1ascuno I no1 e un esecuzione pers I re personale del-
]'unive . . d, . ona e del/ 'u .,
. Ii uornm1, e e questa 1a rag10ne per cuí le d'N- . manita comune
tutti g d . . Iuerenze md. .d .
ªdtV..IdonO 5000 traversate ,a una. som1ghanza fonda menta1e s. t 1v1 uah che ci
mpito che non puo reahzzarsi se non nella d' 1
.· ratta del/ 'unita
d'un e O ' lVersua dell .
¡·ta non e un genere che sussume sotto di· , e esecuz1oni:
l'uman . . se una molte r1 . , ,.
. 'dui 111a un umversale che contiene I'esigenza d'u . ~ c1ta d m-
d1v1 , . .. , na rea11zza210
le Ciascuno d1 n01 m tanto e un essere umano . ne sempre
persOna · 10 quanto sI· s
tione dell'universale e cerca d'interpretarlo e di eser .t as ume la
ges .., . d. . , . . c1 ano sotto la propria
onsabihta. Ciascuno 1 n01 e la comc1denza vivent 1,.d . . .
resP . 1· , . 1· , , . e e I entif1caz1one
oncreta d1 persona ita e umversa ita, e la d1mostrazione pa I t d ,. .
e . , 11' . I r an e ell mev1ta-
bilepersonahta de umversa e nel mondo umano. La similarit, h . .
. d. . ,.d . . acec1umsce
e al tempo stesso c1
'. . . . 1stmgue s
. .1 entifica cosi col carattere esse • 1mente
nzia
personale d~l,l 1mz1at1va ~on cm ciascuno ~i noi interpreta e realizza a modo
suo l'umamta: essa consiste dunque nell 'mseparabilita dell 'universale e del
personal e.

4. La conoscenza degli altri come interpretazione

Solo ricorrendo a questa inseparabilita dell 'universale e del personale si


possono individuare i principali caratteri della conoscenza degli altri. In primo
luogo la conoscenza degli altri e possibile solo in base all 'universale, ma
riguarda al tempo stesso le differenze personali. Essa e una forma di cono-
scenza in cui si tratta d'una persona singola che cerca d'interpretare altre per-
sone nella loro irriducibile singolarita, in cuí cioe il soggetto e I'oggetto son~
~ersone alle quali non si chiede di privarsi della loro singolarita persona~e ..Mi
?ossibile giungere a conoscere gli altri solo in un incontro, nel qual_e mi_nv~-
0 ªme stesso nella mia singolarita nell 'atto stesso in cuí penetro gh altn ne :
la1?ro. Talmente forte e la tendenza personalizzatrice della conosce~za degh
altn ch . d mpre volt!, caratte-
e anche negli anonimi che mi circondano 10 ve O se

197
da desiderio di solitudine, preferisco no
. , one· e se, pres 0 . . ., , h, n
ri, gesti, c1oe pe~s ' rimangano anon1m1, c10 e perc e so bene che
conoscerl1. e vogho .che per1 me ·· tt
. noscenza, dovre1 mtra enere rapport1 persona-
·
cut fatta a co 1 fu .
son persone, con ', . on considero se non a nz10ne ch'egli eserci-
do nell a1tro 10 n fu . , .
li. Anche quan . . . d' ersonalizzare la sua nz1one ne es1mermi dal
mpedirm1 1 P • •
ta, non poss? 1 . . d' . 1suo modo personale d1 eserc1tarla. Non si deve
. 11 m10 grn IZIO su . . .
pronunciare . altri sia necessano ncorrere a generahzzazioni
he per conoscere g1I . . .
eredere c . 1 •ta' delle persone come le convenz1om e 1 tipi Le
dano la smgo an . . ·
che tras~en_ .. . rapporti non perché soppnmano le d1fferenze indivi-
nzwm fac1 11tano 1 .
con~e d a comunicazione impersonale, ma propno perché richie-
duah o pro ucano un . . 1. . 1· .
, 1 ate in interpretaz10m e svo g1mentI persona 1; e 1 tipi
dono d essere pro ung . . . 1· .
. c. d one singole cioe reahzzaz10m persona 1 part1colarmente
sono m 10n o pers ' . .
. . , d
nusc1te, s1 a IV d' entare esemplari '
le quah v1vono a loro volta soltanto nelle
personali esecuzioni che sen~ d~nno. . . ,
In virtu dell 'universale d1 cm sono esecuz1om, le persone sono dotate d u-
na comprensibilita naturale e congenita, che permette anche_ allo sguardo piu
distratto di coglierne almeno qualche aspetto. Ma e necessano un lungo e dif-
ficile esercizio d'interpretazione per giungere a una piu profonda conoscenza.
La persona porta con sé il proprio segreto: per conoscerlo bisogna interrogar-
la, entrare con Iei in una vera e propria conversazione, e non limitarsi a par-
larle o ad ascoltarla, ma anche cercar di farla parlare nel modo in cui la si puó
meglio ascoltare. La difficolta della conoscenza degli altri e aumentata dal fat-
to che le persone sono sempre aperte e incompiute: esse non si lasciano ridur-
re a total ita concluse, come le opere d 'arte, né a forme in movimento, di cui
basti cogliere la legge di sviluppo. Se si fissa la persona in ciascuno dei suoi
istanti, e possibile attribuirle un carattere di totalita; ma bisogna riconoscere
che la sostanza storica della persona e sospesa a un potere d'innovazione libe-
ro _e inventivo, che l'apre a un'infinita di possibili. Si tratta dunque di coglie-
re 11punt? d'eq_uilibrio fra la penetrazione della sostanza storica della persona
e la ,co?s1deraz1one della sua libera iniziativa, e non e strano che per la diffi-
~olta di q~e sto equilibrio la conoscenza degli altri sia sempre sul punto di fal-
hre ed es1ga d' essere t· · ,·
con muamente nveduta e verificata. Essa nasce dall m-
certa avventura d 'un inc t • . . . . . . .
· 11 . . on ro, e qumd1 nch1ede tutti gh accorg1ment1 necessa-
n ª a nusc1ta d'un dial . .
dall'' . ogo. un costante sforzo d'attenzione che, ahmentato
mteresse e da] nspett . d. . _
tinuo eserci· · d' ~, ~rocun 1 non sovrappors1 al suo oggetto; un con
z10 J congemal 1t, h .
inventi e pr0d . . . ª e e, sostenuto dall'immaginazione creatnce,
uca 1punti di v· t · ' · · · h
sappia convertir 1. ~~ ª PIU nvelat1v1; una duttilita vigile e sagace, e e
e g I ostacoli m d. • . . ·
con 121Om e le resistenze in suggenmenti.

198
punto di vista la conoscenza de 1. .
va questo . , d. .
zione, c1oe 1 una conoscenza in cui·
g i altn ha t . .
utti 1 caratt .
rpreta . . soggetto en de/
/'inte . ui I'oggetto s1 nvela nella misura in cui· .1 e oggett0 son . -
. e 1fl e . 1 soggett . o sin-
golt cenza che non consegue 1l suo scopo se .º s1 esprime e d'
0nos . non col n h. , u-
11a e h Iungi dall 'essere un1ca e definitiva non , se 10 del fallim
e e e, . ' puo prese t . en-
to, d'un continuo sforzo d1 revisione e d'app e . n ars1 che come•¡
risultato ro1ondunento. •

_ Solidarieta e col/aborazione a un compito comune


5
Ma dall 'inseparabilita dell 'universale e del pers 1 d .
. . ona e enva anch
carattere della conoscenza degh altn, cioe ch, essa . . . . e un
a1tro ., s1 1scnve m una re lt,
irituale piu grande e p1u complessa del regno della "conos
sp . h . .
,, S
cenza . e per me
ªª
. altn sono persone e e come me s1 sforzano di realizzare • .
g11 , . m un esecuz10ne
Personale ! 'idea ch esse . s1 sono fatte della nostra
. comune urnam•t,a, ne denva .
Che non .le posso. considerare senza .un sentimento
. di solidarz·eta,, g1acc
· h,e 10 .
stesso m1 trovo 1mpegnato nella reahzzaz1one dello stesso compito. La cono-
scenza degli altri acquista cosi il significato d'una collaborazione in cui la
realta degli altri mi riguarda molto da vicino, essendovi personalmente inte-
ressato in base alla solidarieta che mi lega ad essi come ai miei simili. Questa
solidarieta contiene insieme il dovere di giudicare e d'esser giudicato in nome
dell'universale, il bisogno e il diritto d' esser compreso dagli altri, e una solle-
citazione a modificarsi in base a un mutuo appel/o alla legge della ragione uni-
versale. Ciascuno di noi si fa la sua idea dell 'umanita di cui <leve dare un' ese-
cuzione personal e, e quest' idea gli fornisce tanto l 'ideale delle sue azioni
quanto la misura per giudicare le realizzazioni degli altri; ma puo essere che
la conoscenza degli altri e il giudizio che gli altri danno di lui lo inducano ª
modificare la sua idea primitiva e quindi a modificare sé stesso. La ~onosc:n-
za degli altri diventa allora un appello alla presenza attiva e regolatnce d~ll u-
niversale nella vita spirituale della persona. Come approvo le buone r~ahzza:
zio · 1 · • empi da esegmre, cos1
nt a tru1 smo ad accoglierle eventualmente come es . . . I'1
ne b1· ·
altri ·
as1mo le cattive e tento di correggerle, a1 pun
t
° che vogho
. md1care
· , 1 t da da segulfe, e a11O s e
ag
t sso
, m nome della nostra comune umantta, a s ra . della
tem 1 0 sempre m nome
po son pronto a correggere me stesso se qua cun '
st
no ra comune umanita mi dimostra che ho torto. · di comprendere
Cert I '
. . o, a conoscenza degli altn eve sopr
·d attutto proporsi
. cioe la consapevo-
glI altn · m l' . . . d 11 comprens1one, . .
1e22a d 1
, a attegg1amento nch1esto a a . h una sollec1taz10-
.
e carattere personale dell 'un1versa e, co
1 nttene anc e

199
ne al giudizio, si che non vi puó esser contraddizione fra compre .
dizio. Lo stesso sforzo de11 '.mterpretaz10ne . h l
e e vuo comprender
ns1one, e g1u,
.
zars1· soltanto se accompagnato da1 sent1mento · d' una sohdarieta
· che PUo
. reaJ1z,
·
, ., e impon .
giudizio reciproco e una vo1onta pm o meno consapevole d 'irnp e 1)
arare e ·
gnare. Si puó dunque concludere che la conoscenza degli altri e¡ Inse,
· · · 11 1 ·b ' · 1·
l'amb1ente nutnt1vo de a 1 erta: essa 1mp 1ca un esercizio di lib , Inmersa ne,J
.
dialogo, la conversaz10ne, l ' mterpretaz1one,
. . 1a comprensione, lo sf;erta, co.rne
. 1·1
ters1· al posto deg11· a1tn,· e cu Imma · m · un appel lo alfa liberta eorzo di .rnet,
laborazione, la solidarieta, il ricorso alla legge della ragione, la ~oi°rn~ 1~ c?J,
dicare e d 'esser giudicati nel nostro modo sempre personale di· ontla di giu,
compito. comune. asso vere un

! r~duzio~e della comunicazione i .


nale ~1 Filosof1a di Bruxelles del n francese presentata all 'XI Congresso Intemaz10-
1953
pubbltcato negli "Atti". ' la quale era a sua volta una rielaborazione del testo

Benché in part
versale e ancora ispirato alla . .
. .d ' ~ue sto capitolo presenta g·, . . concezione dell'uso personale della ragione uni-
d1v1 ua21one ( . ta m pnmo p · J' 'd 11··
v. part1c0Jarmente -1 iano 1 ea del carattere ermeneutico de m-
1 parag rafo 4).

200

L_
II
FILOSOFIA DELLA PERSONA

La filosofia come teoria della persona


J.
r.;ambiente culturale in cui crebbi fu per forza di .
. .. , cose 1a matunta dell'i-
dealismo crociano .
e genhhano, come del resto e accadut
h', e l' .
. .
o per tutti quelh del-
¡a mia generaz10ne, c 11e 1orse1 ultima .
ad esser cresciuta ·
. . m que11a temperie
.
f1·iosofica. La scuola • •
a a •qua e m1 forma1 fu iI pensiero di Augusto Guzzo
C
h'era una forma d1. 1deahsmo parallela a quella di Croce e Gent'l 1e, denvata
. '
non da essa,_11:1~ diret~ame~te d~l ~eohegelismo napoletano. I primi studi ai
quali per affmita elett1va
. . m1. ded1ca1
. .furono la filosofía dell 'esistenza, spec1e

di Jaspers e Marcel m p_nnc1~10, e_ p01 _so~ra~utto di Heidegger, e fu principal-
mente da essa che trass1 la mia pnma 1spuaz10ne. Questa tríplice lezione rice-
vuta nella mia formazione filosofica mi conforto a mettere al centro d'ogni
mia preoccupazione speculativa il problema e il concetto di "persona". Son
giunto cosi a una forma di "personalismo" che non ha niente in comune né con
le varíe forme del personalismo francese ne con !'intimismo spiritualistico di
origine idealistica e trascendentalistica, tanto meno attualistica.
Vedevo chiaramente che nel concetto di persona: a) l' affermazione del-
l'io cessa di avere un carattere soggettivistico o intimistico, come se tutto cio
con cui l'uomo entra in rapporto si risolvesse nella sua interiorita, perché inve-
ce la persona eal tempo stesso relazione con sé ed apertura ad altro, n~ e_l'u-
na cosa senza esser l'altra; b) l'affermazione del finito cessa d'esser di~gmn-
t~ dall' affermazione del valore, perché il regno della persona e~uello dei valo-
n, 1· qua¡1,· mseparabili
· dall 'operare umano, lo sol1ec1tano
· e ne nsultano
. al. tem-
P.o stesso; e) l'affermazione della smgolanta
. •, d' · hiar di ndurs1 a un
cessa 1 nsc . . . , ,
~conoscimento dell 'eccezione e a una ratifica dell 'incomumca~il_ita, perche
1nve ¡ . . d e irripet1b1le un com-
. ce a persona si afferma nell' esegmre m mo O nuovO . , osto
pito e . 1 dendo 11 genera1e, e P
omune, s1 che il regno delle persone, pur ese u . t, vita le uni-
sotto la categoria della similarita; d) l 'affermazione della soc1e a e

201
. del collettivismo, perché la perso
. ·¿ hsmo e na
. . 1. dell'ind1v1 ua . t tto ma persona con persone, cioe pe
. 0s1z10n rt dz un u ' · · r-
latera, li ,puno fira rriolti
,.. ne pa e · al la soc1·eta o dal negarv1s1, entra in soc1·et'a
non e ne l i dal sovrappors1 d 10 . sé sia l' esigenza che la norma dell' as-
che ung · ' aven o ,
sona I , 5ocieta in sé, c1oe 11 arie attivita dell uomo cessa d' avere un
avendo . . ª . ,i I' afferrnaz10 · ne de e v · ·b·1·
h, per l 'indiv1s1 1 ita' de11a persona no
soc1az10ne, e1 ¿· t' zione, perc e 1 1 '. . . n
di astratta is in . . d ll'intervento del e a tre, e per 1 m1z1ativa
carattere · ostttu1ta a d' · .
' , ttivita che non s1a c , e specificata con una irez1one impressa-
cea i attivita puo esser
della persona ogn vi concentra le altre. ..
1e d
allo stesso atto che • parvero fondamentah 1 tre seguenti che
. . della persona m1 '
Fra i caratte~1 . 1· d lla condizione umana.
riassurnono i tratt1 essenzia I e
.
. . ., , e msufficzenza.. _ Il razionalismo metafisico . moderno, con
1) P_osrt1vz ~ . d lla categoría della total ita, concepisce la somma di
un 'indeb1ta apphcazi~nlef. ~t orne una costante, si che la realta che si confe-
, fr I' ssoluto e 1 1m O c • .
realta ª. ~ , mo e viceversa. Ne risulta che se, spinozianamen-
. a Dt0 e sottratta a11 uo . .. . .
nsc: , Dio Dio e tutto, e se, fin1tisttcamente, vien accentua-
te l accento e posto su ' . . . d. , dd' .
' • , t . l 'uomo O e insuff1c1ente, e quin i e a inttura nega-
to ]'uomo, Dio e nega o. . . . .
. , ·t· e quindi e addirittura suffic1ente. La f inltezza della persona,
tivo, o e pos1 1vo, . . . . ·· ·, · h
.mvece, e, caratten·zzata dall 'esser ins1eme . , 1nsuff1cienza
.. e posittvlta, si e e. la
l ' del finito non cessa d'esser tale, c10e positiva e autonoma, se se ne neo-
rea ta • • · · ¡· ·
nosce !'evidente insufficienza. Cio accade perché al pnncipio raziona isttco
della complementarita di finito e infinito esostituito il principio personalistico
della loro incommensurabilita.

2) Recettivita e attivita. - 11 razionalismo metafísico non si limita a sboc-


care nella falsa alternativa o Dio o l' uomo, ma pone l 'attivita umana di fronte
al falso dilemma d'essere o creativita o passivita. L'attivita umana, invece, non
e ne l'una ne l'altra, ma tal sintesi di attivita e recettivita che non solo l'una e
'
inseparabile dall'altra (attivita senza recettivita sarebbe creativita, e recettivita
senza attivita sarebbe passivita), ma l' una e addirittura la forma dell' altra: non
e pen~abile un' attivita che non sía, essa stessa recettiva ne una recettivita che
non sia, essa stessa, attiva. Cio appare del res;o a un'an;lisi della liberta uma-
n~: ª quale m~s,tr_a ~~e l'uomo si, liberta, ma che alla base della sua liberta
1
e,
e e una necess1ta m1z1ale . 1· . .
decide . 1·¡ h , 'per cui eg 1 ag1sce e decide non potendo non agtre e
re, e e e segno del su0 · · · , . • · · ·ni-
ziativa ch'e . esser pnnc1p1ato: l'uomo e 1n1z1at1va, ma 1
l'uomo e se
, ª sua volta' miziªt ª· e·,10 comprometterebbe la liberta stessa ebe
, questa non fos · • . ., . 'f
se insieme att1v1ta e recettivita: e' una recetttVt ªe
202
1
.. ·ale e costitutiva per cui io sono d t 1
in1z1 l 'b , . h a o a me st
0 come 1 erta, s1 e e la stessa iniz. 1 . esso, ma .
stess , . . , Ali' . . ta e ncezi , to sono d
. ve cioe atttv1ta. ong1ne stessa d 1 . one e l' eser . . . ato a rne
rice ' . ., . ., . e mio es . c1z10 d1 .,
·¡¡ recetttv1ta e att1v1ta, c1oe v' e una . sere v1 sono d cio che si
rab1 ' d . partec1pazio . unque, ins
rnio consenso a essere. per un verso • . ne. un dono d" epa.
un 1·b , h' . io sono Pnn . . i rne a rne
rcizio della I erta e to sono e anzitutt . . c1p1ato nel sen h e
se . . . o ncez1one d'1 so e e l'e.
er l'altro 10 com1nc10 ad essere con un att d' questa stessa lib rt'
P ·¡ . E , o I consenso 1 e a, e
appunto 1 mio essere. tutta 1 attivita uman , . . ne quale cons· t
· d. d. . a e costituttv 1s e
che non le 1mpe 1sce 1 essere inventiva e produtt· amente recettiva, il
. 1 t h . iva, come app
senza vmco an e, ma anc e sttmolante, dei valori della tr . . are nella pre.
morale, e cosi via. ' adizione, della legge

3) Problematicita e partecipazione. - Giustament · . .


. 11' . . , , e, In antttes1 al corso
tnonfale de att1vlta umana . , qual e stata concepita dall'ott·1m1smo
· 1'deahst1co
. .
si eacce~t~ata la precaneta dell ' uom_o e, ~l cara~t~r~ "tentativo" dell'operar;
umano. _C10 no~ <leve of~uscare, tuttavia, 1 1nventiv1ta del tentare, giacché que•
sto destmo dell uomo, d1 non poter operare se non procedendo per tentativi, e
segno della sua miseria e grandezza a un tempo: l'uomo non trova senza dover
cercare, e non puo cercare che tentando, ma nel tentare figura e inventa, si che
cio che trova lo ha, propriamente, inventato. Inoltre il tentare non potrebbe reg·
gersi come ricerca della riuscita se non fosse alimentato da una stimolazione
iniziale e guidato da una direzione profonda, al pari di Eros, ch'e figlio non
solo di Penia, ma anche di Poros. Non c'e maine pura mancanza ne puro pos~
sesso, perché per un verso l ' uomo non poss1e ·d
e nu11ª se non .nella forma frdi
. tal comspondenza a
doverlo cercare ancora e per l 'altro es1ste sempre una d' _
' b tt re la scoperta e ne ive0
attesa e scoperta, per cui la stessa artesa sem ra ª rar . • ne e che la
·1 · ,, t enza partec1paz10 ,
ta 1 cnterio. Cio vuol dire che non c e ten are s . 't' della ricerca urna-
. . . problemat1c1 a .
partec1paz1one lung1 dal compromettere 1ª ,, sempre inszeme
n
t
, '
a, ne e l'unica spiegazione poss1 1 e. n °
•b'l I gni atto umano ce
are e scopnre,

inventare e trovare.
.
osi
entare e partecipare mancare e avere, cerc · rispetto al tutto e
t ' er nulla; anz1,
roppo poco per esser tutto e troppo per ess h', uasi tutto. .
Poco ch'e quasi nulla e rispetto al nulla tanto e . ed!gini che, nei distint1 ca:~
' . . d le tre m dotto per u
. Al concetto di persona s1 ncon uconO . ho sinora con teoría
p1 d ll . . d 11 'estettca, • e e una
te ~ a cntica, della gnoseolo~1a e e ria dell'interpretazwn
dona della storia della filosof1a, una teo . li
ella "or
11 . . , Eccone 1. 11nea
mativ1ta. · mentí essenzta .

· 203
. , persona/z
·ta della filosofia
Storiczta e . . d r· .
2. . ll ritica, e qmnd1 a e 1mre e fondare 1
. f' IUnse a a e . . . . a
do la filoso 1a g d coscienza delle propne cond1z10n1, fra le
Quan , . d. de a pren er . . ., · N
. ossibilita, s1 te l ropria cond1z10na1ita stonca. e nacque il
propna P
. 1•mportantiss11na
. fra tutte, a P della dem1st1 • ·r·1caz10ne,
· che ancor oggi
l1
qua l, ma dello smascheramento e.ché dire stonc1ta · · ' d e 11 a f'l 1 oso r·ta significa
·
prob e f'l fica Ora, pot ·¡ .
mina la scena 1 oso : dde _ ed e forse questo 1 senso dt tale inte-
do · · d. flosofie acca · d · h 11
dire molteplic1ta 1 1 . 'f. d piu di cent' anm a ogg1 - c e a a conce-
ressante vicenda della filoso . ta ª
•spetto a cuí le f 1·¡osor·te mo1tep 1·1c1· sarebbe-
zione della f1·1osofa 1 unica vera, . nstitui la concezione d e 11e f'l 1 osor·1e moltepli-
. . e o errore, s1 so . .
ro appross1mazt0n . . giustificabili: dal dogmatismo al relativismo
. }mente Ieg1tt1me e . . f' . . . '
c1, tutte egua. . ffermava la propna filoso ia era 1mposs1b1le il
, h e pnma . a. ch1 f .a d·verse dalla sua ora 1·1 nconosctmento
s1 e e s
. . d'
1 tutte le
. · nto di f1 1oso 1e 1 ' . .
nconoscime . .b.l al pensatore avere una sua ftlosofia.
fl1 fíe rendeva imposs1 I e . . . .
oso . . t. • vanno incontro queste due pos1z10m denvano dal
Gl 'mconvemen I cut ., .,
. f ' ch'e ricerca e conoscenza della venta, con la venta
confondere 1a f I1oso ia, . . . . . . , 1 1· . , .
ttrar si alla stenle ant1tes1 dt umclta e mo tep 1c1ta della f1lo-
stessa, e daI non so . . ,
sofia. E da osservare, in primo lu~go, che d_al ~unto d1 vista dell ~orno la for-
mulazione della verita e inseparabtle dalla via d accesso ad essa, s1 che, restan-
do unica la verita, la filosofía e necessariamente molteplice; né questa molte-
plicita di filosofie puo significare molteplicita della verita, giacché non ci
son o fe verita, né, rispetto a una veri ta, altre verita : e' e, invece, la verita di
altri, cioe la verita qua! e stata cercata trovata formulata da altri che con. me e
come me ricercava il vero.
In secondo luogo, i termini in questione non possono essere quelli antiteti-
ci di unicita e molteplicita, ma piuttosto quelli, compatibilissimi anzi coessen-
e
ziali, di unita e singolarita. La filosofía una sia per l ' universalita della ragione
cui ogni filosofo s 'appella, sia ancora per la similarita e comunanza della situa-
2!0~e d'ogni u?m?, che non accede alla verita se non seguendo una propria via,
sta moltre per Il dialogo in cui chiunque filosofi entra con tutti quelli che con lui
e come . luí fil oso f.ano, sia r·
· m •,
· me perla venta che concedendosi alle d1verse pro- .
spett1ve tutte le collega e ac . f 'l . , . ,• ·
.b.l , . comuna, e 1a 1 osof1a e sempre s1ngola perche 1rn-
pet1 1 e e 11 punto di part d 1f 'l
. . . , , . . . . enza e 1 osofare e la via d' accesso alla verita, e pecu-
1ianss1ma e I m1z1attva e quind. 1 . . .
cercano le • . . 1 ª mamera con cui si pongono i problem1 e si
so1uz1om, e determmat· . , ·¡ , ,
so e la chia h . issimo e 1 problema che ciascuno e a se stes-
ve c e c1ascuno porta i , · d'b'le
e
e irriducibile l' • . .
ongma1ita della s ·
n se per interpretare le cose e inconfon 1 1
l '
mgo a persona che pensa e riflette.

204
sta decisiva coessenzialita di un •t, .
Que d' . , . 1 a e sin .
1anta
1concetto 1 persona, c1oe significa " go dell .
data sudella conoscenza della verita e dell Personalita'' den ªr~Ilosofia efo
bJerUª ogico o stonogra · r·1co, ma metafis • a moite. P1·tctta •
den
ª Ilosof1
r· a. II
n-
Pro-
oseol , ico, e ne t e dos f
gn dell 'essere non puo essere che person n ra nel fatto h O 1e non e
·one ffi . a1e, e i e el' ffi
zi , . stesso sono a ermaz1one dell 'essere . ~ questo sens ~ errna-
che 10 , e 11 mio t o stonca
. a sull'essere: essere, per me cioe ch'' . s esso esse , , Per-
pert1V . . . ' to s1a s· . . re e una
s , ssere, e la m1a f1losof1a non e che l 'espl. .' tgn1f1ca essere P:o-
su11 e '. S1 . 1caz1one fo d prospettiva
spettiva ch 10 sono. o o interpretando 1 . . n ata di questa .
te prO . a storzcua O viven-
ca d
ella filosof 1a come
' . , d 11 r·1
sua personal
.
ita si poss
ono manten . .
condiziona/ita t .
s orz-
della verita, 1 un1ta e a t osof1a e la molteplicita delle ~re m~1eme l'unicita
esti, che, a ben vedere, stanno e cadono insiem C , ~1losof1e: tre termini
qu l' . . , d 1 ., e. os1 e poss1·h·1 '
emno stesso: un1ctta e la venta, e quindi n . 1 e affermare
al r t . . on correre 1¡ · h• .
•nunciare a professare una f1losof1a quando si ric nsc 10 d1 dover
n . , 11 r· . . . onosce la molte r1 . ,
f1·iosofie·' l'umta de. a 1losof .
1a, e qu1nd 1entrare in d' 1
. ta ogo verame t
P c1ta delle
tivo con le altre filosof1e; la s1ngolarita delle filosof . . n e s~ecula-
. · e d Ie, e qumd1 cons1de
come sigmf1cato e 10n amento della professione della pro . f'l . . :are
. 1 1 r· 1 r· . . pna J osofia il nco-
nosc1mento del e a tre 1 oso 1e, 1n quanto capac1 di rivelazi •
. . , om sempre nuove
perla sempre diversa vta d accesso al vero o prospettiva sull 'essere.
Echiaro in tal modo che solo in base a una concezione personalistica del-
la filosofia si puo non solo evitare, ma anche distruggere il dilemma fanati-
smo-scetticismo, giacché e precisamente la professione della propria verita
quella che impone il riconoscimento della verita altrui, e il riconoscimento
delle molte filosofie ha un senso solo se non esime, ma anzi esige la profes-
sione della propria. La vera filosofia critica edunque quella che assume come
garanzia della propria possibilita la consapevolezza della propria personalita;
e la storia della filosofia e non dialettica di filosofie parziali, o spettacolo di
belle forme, ma dialogo di voci irriducibili l 'una all' altra e tutte interessate alla
stessa verita e ai diversi modi d'accedervi.

3. Gnoseologia dell 'interpretazione


. '. ione consiste nel dire ch'es-
La defmizione piu pregnante dell mterpretaz e: puo essere inter-
sa e . Solo la 1orma . d.
conoscenza di forme da parte dz persone. , . t re anzi es1ge 1
Pretat • . a puo interpre ª ' .
e a, anz1 es1ge d'esserlo, e solo la person d''nterpretaz10neper-
1
1arlo· La 1'-orma
' e .
necessariamente st1mo a u1O n processo • . le due cose f:an no
ché e . ' di formaz1one,
essen21almente risultato d un processo

205
. , d. . ere interpretazione consiste nel suo essere
ac1ta t es1g , . con.
tutt'uno: la sua caP t. o Se la forma e un mov1mento concluso
' ocesso forma iv . . l'. . ' solo
clusione d un pr . , rare di cogherla: 1nterpretaz1one e una ve
. nto st puo spe , . . ra e
con un movime h, . , ch' e stato formato e access1blle solo a ch·
· e perc e c10 , 1 ne
propria esecuz10n , . S l 'accesso alla forma non puo es ser che un, ese
- d. no creativo. e , cu.
colga 11 1seg , ser personale, perche personale ne sara sern
non puo non es . ffi pre
zione, esso . i·ne· la forma dunque non st o re se non a unos~
. . . • ·1 modo 11term • . 1or-
1'1mziativa, 1 . ' rivelarla. Di qui vane conseguenze.
zo personale dt penetrar1a e
. . . e congenia/ita. - La definitezza della forma includ
1) Szntomzzazwne .. . .. . . . e
. . . • uno dei suot mfm1t1 aspettt la contiene mtera, e la per-
un inf1mto, per CUI ciase
,
. . d 1· . r· . . .
. f' ·t • teramente presente m ciascuno eg 1 1n 1mtt puntt di vista
sona e un m 101 m
. . ,
°, . · 1 ,·
.. , che la comprens10ne avv1ene so o quando s instaura una
m cm puo pors1, s1 . .
. d tira un aspetto della forma e un punto d1 vista della persona per
cornspon enza . . . . ~
. e
cm 1a 1orma s1 0 · ·vela intera m uno de1 su01 aspett1 e la persona la penetra mte-

ra da quel suo punto di vista. . . .


L'interpretazione e cosi una conoscenza ~he nesce solo come smtomzza-
zione: la sua Iegge e la congenialita. Il che sp1ega come la comprensione pos-
sa essere a volte istantanea e immediata, a volte tardiva dopo un lungo pro-
cesso di penetrazione, a volte improvvisa dopo interi periodi di sordita, a vol-
te impossibile per una profonda incongenialita.

e
2) Espressione e rivelazione. - L interpretazione un tipo di conoscenza
nel quale il soggetto non ha altro organo di penetrazione che la propria perso-
e
nalita. La personalita dell 'interpretazione, dunque, non difetto, ma condizio-
ne: non deformazione, ma penetrazione; non inevitabile premessa di soggetti-
e
vismo, ma unica speranza di rivelazione. La personalita non un ostacolo da
sopprimere, perché l 'interpretazione, pur contenendo la personalita dell'in-
terprete, non aggiunge ali' oggetto nulla che in esso non si trovi, e anzi non fa
c_he ri:elarlo proprio mediante tale personalita. I..:interpretazione insieme e
e
n~elatt~a ed _e~pressiva: essa una conoscenza in cui l 'oggetto si rivela nella
misur~ m c~i Il soggetto si esprime, si che soggettivita e oggettivita, liberta e
fedelta ' ass1milazione e penetraz1one
· · proporz1one
sono 1n . •
d1retta, ·
non mvers a·
. , Certo, ª que sto modo l'interpretazione non puo riuscire se non attraverso
e~~ ,chd7 potrebbe anche farla fallire, e cio mette in luce un altro suo carattere,
e e essere un tipo di
• , conoscenza non univoco ma tentativo in cm
·l
ª co
m-
prens1one e conseguita 1 . ' ' . re
50
attuale dell' · . 0 come attivo superamento della minaccia semP
mcomprens1on M 1 . nc.ru-
e. ª a personalita, per quanto possa essere ª º

206
r:

. disce certe aperture, non emai prigio


1t11Pe . · d · · . . ne, perch' 1
tia ebe t·ca e inventiva, a nuscire a istituire u e a persona e ,
s_ ra, plaS 1 na congenialita h cos1
J¡be_ imente. e e manchi
¡11¡i1a
Jita di spunto e schema. - La ricerca d 11 .
3) vua d. . e a cornsp0 d
na forma e un punto 1 vista della persona . . n enza fra un
rtO de . . f' 1mp1lea Un m .
aspe ona propone v1a v1a 1gure destinate a rivel ov1mento in
. la pers b d are 1a form . ,
cu1 . rpretazione da ab an onare, sostituire corr . a, c1oe sebe-
. d'inte
1
, . ' eggere, inte . .
!11 ttare nel corso d un processo d1 verifica· vera . grare, m1gho-
acce . · e propna ¡ t .
rare: . non si tratta soltanto d1 ascoltare ma sopratt tt ct· n errogaz10-
in cut . . ' u o 1 far pa 1 .
11e, re con voce autentica e genuma, e di saper forrn r are, e d1
far par1a . ., u1are le doma d .
da ottenere la nsposta pm comprensibile dal punto ct· . . ~ ~ in
1110do 1vista 1Il CUI CI si
pone. . .
C ío che carattenzza
e
questo mov1mento
, .
eche finché esso dura 1a forma
are ancora come 1orma ne la figura che se ne propone , ., . .
non aPp . ., e g1a 1mmagi-
ma sussiste una tens1one e una duahta fra lo stimolo e l'atte • c.
ne, h 1 r· . via. messe a prova sono ·nvent nz10ne, ira lo
spunt o e lo schema; e .c e e ,. 1gure via . 1 ate e pro-
dotte dalla persona, . s1 che. l mterpretaz1one
. . . e.per questo verso un vero e pro_
prio processo d1 formaz1one, m cm s1 tratta d1 produrre l'immagine che renda
la forma.

4) Unita di forma e immagine. - La riuscita dell'interpretazione placa il


movimento in una quiete in cui la dualita fra spunto e schema cede il posto a
un'identita di forma e immagine. L' oggetto si rivela, cioe appare come forma,
quando l'interpretazione ha finalmente trovato l'immagine che lo capta e lo
rende: solo allora immagine e oggetto sono veramente tali, e l'immagine e
veramente immagine dell 'oggetto in quanto lo svela, e l' oggetto cosi confi-
gurato everamente l' oggetto di cui si ha immagine. Ma allora immagine e
oggetto coincidono in una sola e medesima forma, perché la cosa data a inter-
pretare appare come forma solo quando giunge ad esser forma l'immagine in
cui culmina il processo figurativo dell 'interpretazione. . .
Interpretare significa dunque produrre un'immagine cosi nvelati:va, che
non basta dire ch' essa "rappresenta" il suo oggetto, perché bi~ogna pmtt?stº
~ffermare ch'essa lo e. Cio significa che per l'interprete la SUa mterpretazione
ela cos t
ª s essa ne, puo distinguersene: egh. non puo, coniic.rontarla con la. cosa
come s . . h tt · non vuol d1re che
, e questa
1oggett . .
gh s1 offrisse fuori di quella. 11 c e, tu avia, h,
0
• · · lva perc e esso
· si nduca all' immagine che se ne produce O vi si nso. '
s1 arrend , dars1 che una nuova
e solo all'immagine che lo renda, e puo sempre

207

L
mativita cosi intesa inerisce a tutta inter 1,
d l fare La fior . . a at
opre nel corso ~ · lla sua specificaz10ne, propnamente soltanto ·
se 51 trova, neh un carattere formativo: . ne.1
·vita
ti umana, ma
. . .ta umana a . d .
pensare non
. ..
e possibºl
ie
l'arte. Ogni attlVl . t. di pensiero, reahzzan o 1 pens1en muna forn--.
do mov1men 1 . . . . dº . •u1U-
se non eseguen . ndoli in giud1z1 rag1onamentt 1mostrazioni sist
sa orgamzza . . . e-
lazione espres .'. si da scoprire 1nvent1vamente; ag1re non epos .
doh m base a nes . . ,. . s1-
mi, collega~ d per caso la regola 1n cu1 s 1ncarm la legge mor _
. inventan o caso . . d . . .. a
b1le se non . . . mpiti fini ideah, reahzzan o az1om ab1ti caratteri
. ndo mtenz10m co . . . 1 c. h . . . '
le, f 1gura . t dizioni istitutl; pers1no ne 1are e e s1 hm1ta a ese-
f gurando costum1 ra ,. . ., 1
co~ 1. ., d . t v'e un margine d 1nvent1v1ta, ne senso che realizzare
u1re idee gia e1mea e C', d
g . .f. anche metterlo a prova. e unque un aspetto per cui
un progetto s1gm ica ,, h . fi , .
. . ., , he formativa e non e e opera e e non sia orma, ne attivita
ogm att1V1ta e anc ' . d d. fºl
. . . si·b1·1e un'arte come l'arte dt persua ere, 1 1 osofare, di pen-
dt cm non sia pos '
sare, di vivere, e cosi via. . ..
7
D'altra parte, solo nell'arte propnamente detta, ~e~ a gem_hvo, v'e puro
esercizio di formativita, nel senso che allora la formativ1ta, lung1 dall'inerire a
un'altra attivita, diventa essa stessa attivita preponderante, fine a sé stessa,
concentrando ogni altra attivita a proprio sostegno. l.? arte consiste nel forma-
re per formare, col che non viene affatto affermata una poetica dell' arte per
l' arte, giacché l' atto col quale e specificata, nell' arte, l' attivita formativa e
anche quello che vi fa confluire tutte le altre attivita, anzi l'intero mondo spi-
rituale della persona. Cestetica, dunque, ha due aspetti: per un verso e teoria
generale dell' attivita umana e per l' altro e teoría specifica dell' arte; ma i due
aspetti non sono nettamente separabili, perché non e possibile studiare la for-
mativita come inerente a tutta l' attivita umana senza insieme tener presente la
P,0 ssibilita ~he di ogni attivita umana ci sia un'arte, e non e possibile studiare
l arte propnamente detta senza vedervi confluire tutte le altre attivita e l'inte-
ra vita spirituale.
_P~im~ e principale compito d'una teoria dell'arte e dunque definire la
spec1f1caz1one della for f1 ·t, T 1 . . . . .
ma v1 a. a e spec1f1caz1one implica tre aspett1.

1) Il contenuto del/ ' t L e · • , • l' ·


personalit~ d , . . ar e. - ª 1ormattv1ta d1venta arte quando mtera
e11 artista s1 fa non t t
formante dd. .
, ma a 1nttura modO d.1 fi
° ·
an matena da formare, e non solo ener
·
gia
do
in cui si puo armare, cioe stile. Questo e l'umco mo
. pensare che la con t •, l' · tera
c1vilta e spiritual·t, d
1a e1 suo tem ere a umamta dell' artista e con essa m
· ' roe
contenuto separab·l 1 , po, sta presente nell'opera d'arte: non co
spressione ma e e ne come sentimento ispiratore né come soggetto d'e~
' 0 me mod d. fi
0 1 d0
ormare. Per l'artista, infatti, non c' e altro 010

210
. ere che il fare, e lo stesso fare e esp .
. espnrn . d . rimere: neU'
d1 . , coincidono, e essa non dice se non ci·, h opera fisici·t,
. altta . . oe ee a e spi
ritu he e Iontamss1mo dal formalismo, perch, , · -
II e ·1 , e se e vero h
. •tualita se non come st1 e, e anche vero ch 1 . c e nell'opera
'esplfl . eostile'I' ' non
e dell 'artista fattos1 gesto del fare si che n 11 , e intero mondos .
·rua1e . ,. ' e arte la m PI-
º. .
di stl1e
e quest10ne
.,
d
.
mtera,
.
globale, profonda
. . . ,
um . , . enoma
an1ta. Si pu,0 d.
questione
,
. pirituahta ha 1I suo st1Ie, ogn1 c1v1Ita la sua fo d' 1re, cos1, che
ogn1 s . ·1 , , . , rma arte pur h, .
. he fra spinto e st1 e e e, pm che corrispondenz . ' . ~ e s1 ricor-
d1 e . . 1. , h . a, vera 1denttta 1
che lo stile euna sp1ntua ita c e, postas1 sotto il segno della fo ., _n_e senso
ta. essa stessa, il suo modo di formare. nnattv1ta, diven-

2) La materia del! 'arte. - La formativita diventa art d


. . . d c. . e quan o, non aven-
donulla d1. spec1f1co a. 1ormare,
, adotta una .materia, perche' questa, una volta
fonnata, sia forma e ment altro che forma, 11 che puó accadere s 1 ,
. f. . I, o o con 1a-
dozione d'una matena. . 1s1ca, qua e, anche,
. ad .esempio, la parola, che non e,
senso se~a esse~e ms1~me suono. L est~m~e~az10ne física edunque un aspet-
to essenz1ale dell arte: m arte formare s1gn1f1ca sempre formare una materia e
!'opera non ese non materia formata. Nel concetto di materia rientra tutto ció
che s'intende quando si parla di tecnica o di Iinguaggio o di mezzo espressi- 1
1

vo, tanto piu che la materia giunge all'artista gia carica d'una tradizione d'ar-
te. Mané la materia preesiste all 'intenzione artística né questa le si aggiunge
dall'esterno, ché 1' una e l 'altra nascono insieme, indissolubili: I'intenzione 1
d'arte si definisce solo nell 'adottare la sua materia, e la materia diventa artí-
stica solo al1'interno di tale adozione.
Ció non significa tuttavia che I'atto di adozione creí la materia: in esso l~
materia manifesta una sua indipendenza, per cuí !'artista che l'a~otta_ non puo
1 piufar ció che vuole, ma deve entrare in dialogo con essa, per nus~lfe ~ fare
la vo1onta' dell 'opera precisamente attraverso Ia vo Iont'ª de]]a matena. St trat-
t d' . l' rt' t egualmente lantano
ª una forma di obbedienza creatrice per cm a is a,
· e sa trarre occa-
i
1
d ·
sio '
'
al violare o dal subire domina la materia secondan<lola, cto
· dimento e ostaco1º·
. con-
ne e suggerimento da ció che potrebbe essere impe .b Tt' se non attra-
11
V
10
verte stesso limite in possibilita anzi non realizza posst
. '
ª
erso II limite.
do non avendo
3) L · · , d. nta arte quan ' ·
a legge de// 'arte. - La format1v1ta ive •t rio la stessa nu-
nessun l . me solo en e , ' -
SCita eª egge generale a cuí atteners1, a~ott~ ~o le de1l'opera. Co~1 I oper:
1 2¡ c~me sola legge la stessa rego1a mdividu~ 'dente perche regola 0
0ne art .
1 1stJca e un puro tentare, privo d' una guida evr

211
non abbandonato a sé stesso perché la riu .
dalla riuscita futu~a, eppure timenti. La condizione del tentativo e quelslcit~
fficac1 presen . a d1
futura s'o flire a e. h I' ttesa della scoperta, la qua1e nesce tuttavia ad
Ul da e e a d es.
non aver a1tra g . . . 1 riuscita pur non essen o se non l 'oggetto d'
·d uff1c1ente. a ' . . . , ., una
sere una gm a s razioni da cm alla fme nsu1tera. C10 accade p
tt e le stesse ope , er-
speranza, a ra . eci·e di presagio, che non e una conoscenza ma
, d· · ata m una sp , un
ché essa e ivm . .e.esta solo nella consapevolezza dell' artista che s
ento e s1 mam1• . . . e 1a
comportam ' d lla scoperta egli sa 1mmediatamente nconoscerla·
• , compensata a . . . ,e
ncerca e . io ha un'infallibile eff1cacia operativa.
questo semphce presag r cominciando ad esistere solo quand'e compiuta tut-
Vopera, dunque, pu . . . '
. . . d • come formante pnma ancora d1 es1stere come forrna-
tav1a commcia a ag1re 1 d' e .
, 1 tesso legge e risultato de processo 1 1ormaz1one. 11 pro.
ta· essa e a tempo s . d' . .
· . .
cesso art1st1co a co h si l'incomparabile . prerogat1va
. 1 nuscire ad essere ' insie- .
.
me, tentativo e or gani·zzazione ' ncerca e sv1luppo,
,. . . . avventura . e maturazione·
. ·
.
questa dta1e 1c tt· a che si svolge fra
. . 1 m1ziattva della produz1one
. . . e la dmamica
,
interna della riuscita e carattensttca della vera creazwne arttsttca, perche rnai
!'artista e cosi attivo come quando obbedisce alla stessa opera ch'egli va
facendo.
Vopera d'arte e allora per un verso la persona ~tessa d~ll'artista fattasi
oggetto fisico, e per l'altro la riuscita d'un processo d1 formaz1one, tentativo e
organico insieme. Per cogliere il valore artístico dell' opera il lettore deve dun-
que per un verso saper leggere nella definita perfezione d'una forma conclusa
}'infinita estensione d'un mondo spirituale, e per l'altro riscattare l'opera dal-
la sua apparente immobilita cogliendola nell 'atto di soddisfare un' attesa da lei
stessa promossa. Per quanto riguarda il primo punto, il lettore, evitando gli
opposti scogli del contenutismo e del formalismo, non <leve dimenticare che
non si tratta di cogliere il significato di una presenza fisica o lo spirito di un
corpo, ma di saper considerare la stessa presenza fisica come significato e lo
stesso corpo come spirito, e che la menoma inflessione stilistica contiene
: 'intera spiritualita che vi si eincarnata. Per quanto riguarda il secondo punto,
il lettore <leve render l'opera oggetto d'una considerazione dinamica, intesa ª
c?~li~rla nell'atto di adeguarsi con sé stessa (non necessariamente genetica,
cwe mtesa a ripercorrere il processo storico della sua formazione): l'arte e
P~r[ice~~, ,e la perfezione dell 'opera edinamica; la sua immobilita el'immo-
d1f1cab1hta della compi t . ,. . d' ro-
. u ezza, e 1a sua comp1utezza e 11 comp1mento un P
cesso gmnto alla sua t0 t 1·t, , h 11' ra
· •r· .
sigm ica nmetterla in ª 1
a;
·
si e e rendersi
· ,
conto della perfezione de ope
S lo
cosi · , movimento, c1oe coglierla come legge a sé stessa. 0
si puo veramente legge · d' , , ¡ ooere
re e gm 1care l opera, che per un verso ee,t:,

212
. a eseguire, ed eseguire
. . significa rendere e fa .
·1111Íf1c e per l'altro gmd1care significa p r v1vere l'op
s1:,· vuo Ie, aragona 1, era co ,
stessa t ssa voleva essere; e per entrambe le re opera qu 1, tn essa
as e , . cose _ d I a e con .,
en' esS l'altra - e necessano cogliere l' 0 e resto 1, c10
senza pera come le una non pu,
stare . ultato- gge del Proc o
cOI
.e(IS esso di

., conclusione
).

t1 condotto queste diverse indagini _ e cos, .


r10 I m1 propon ct·
. e _ in stretto contatto con l' esperienza in b go 1condurre le
rossun . . r·1 . , ase a un e
P . r cui la med1taz1one 1 osof1ca e riflession . . oncetto di filo-
sof1a pe . 1 . . .. e s1stematica 11' .
a intesa a metterne m uce Il s1gmf icato la .b. . su espenen-
za uIIlªn ' . . . ' poss1 1hta ·1f¡
virtu d'un circolo mterpretativo, che salda insie d d _e 1 ondamen-
to. In . . • • ., me e uz1one e v ·r·
conclu
sione e rev1s10ne, s1stemattc1ta
.
e apertura ,
la dott . della pe en 1ca,
nna ,
stesso presupposto e nsultato di queste ricerche rsona e al
temPo .

Saggio pubblicato nel volume di autopresentazioni Invito al dialogo: la filosofia con-


temporanea in Italia, Asti, Arethusa, 1958. Su questo volume ha scritto Gustavo Bontadini,
La posizione della neoscolastica di fronte allo spiritualismo cristiano, in AA.VV., Studi di
filosofia e storia della filosofia in onore di Francesco Olgiati, Milano, Vita e pensiero, 1962,
ne! quale le pagine che mi riguardano sono le pp. 570-575. Bontadini sostiene che lamia
proposta, benché formulata con la preoccupazione di evitare lo scetticismo relativistico,
s~occa appunto nel relativismo. Questa conclusione mi pare dettata da un'incom~rensi~ne
di base, dovuta sia al fatto che Bontadini prende in considerazione solo queSío mw scntto,
se?Za tener conto degli altri miei scritti d' allora, sia al presupposto dato per pacifico che la
mia posizione s'identificasse con lo "spiritualismo cristiano", ció che invece non era.
Ne) § 1 . "forma di idealismo
la filosofía di Augusto Guzzo e presentata come una h r
~:allela aquella di Croce e Gentile derivata non da essa, ma dire~amente da~ neom~gpee~~
onapoleta " . , ' .p esta mterpretaz1one
rnetto di r· ?º , pm ~recisamente da Sebastiano Matun. .er qu Au sto Guzzo, Tori-
no Ecr . m_viare al mio saggio L'etica di Augusto Guzzo, m AA.VV, gu
' tzioni di "Filosofia", 1954, 19642.

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