Mutamenti morfologici
I mutamenti morfologici sono complessi perché il morfema non indica solo l’unione tra significante e
significato, ma ha anche funzioni complesse all’interno di categorie lessicali e classi flessionali.
I mutamenti possono:
1. Produrre regolarità, ossia modificano in modo coerente un dato tipo di classe di morfemi
2. Non produrre regolarità, ossia modificano i singoli morfemi o un numero limitato di parole
Ci sono due meccanismi principali:
Analogia, che può essere proporzionale o non proporzionale
Grammaticalizzazione, che presenta sequenze articolate di cambiamenti
Tra mutamenti fonologici e morfologici si possono creare processi di creazione o eliminazione di
morfemi:
Morfologizzazione: un mutamento fonologico ha conseguenze nella struttura interna delle parole
interessate che si riflettono sul piano morfologico es. alternanza lessicale che si produce con
la metafonesi assume funzione morfologica: ted. Gast/Gäste (numero) – nap. russə/rossə
(genere)
Demorfologizzazione: un mutamento morfologico ha conseguenze sulla struttura fonetica
quando i morfemi perdono significato e funzione e diventato puri segmenti fonici o vengono
completamente eliminati es. ant. irl. Fo-ad-gab (“sotto a prendere”) > irl. mod. fog (“andare
via”)
Paradossi di Surtevant (1947): il mutamento fonetico è regolare e produce irregolarità, il mutamento
morfologico è irregolare e produce regolarità. Il mutamento morfologico che ripara il danno del
mutamento fonetico è la creazione analogica.
Analogia
De Saussure: l’analogia implica un modello e la sua imitazione regolare. Questo mutamento tende a
conformare ad un modello elementi asimmetrici. Esistono due meccanismi:
Proporzionale: estende e generalizza un modello di relazione morfologica tra date forme ad
un’altra che in origine non lo prevedeva es. it. novissimo fino al Novecento si utilizzava,
poiché regolarmente derivato da novus perché la prima vocale atona non è soggetta a
dittongazione; per analogia diventa nuovissimo perché alto:altissimo=nuovo:X
Non proporzionale (livellamento paradigmatico): consiste nella completa o parziale
eliminazione di alternanze morfofonetiche (es. nominativi temi in -s post-rotacismo: *honos,
-oris > honor, honoris // comparativo ingl. older “più vecchio” si sostituisce a elder,
propriamente “maggiore di età”)
Non sempre facili da distinguere. Il linguista polacco Jercy Kurylowicz formula delle leggi:
1. Marche complesse rimpiazzano marche semplici (a.a.t. gast, gesti > ted. Gast, Gäste, MA a.a.t
boum, bouma > ted. Baum, Baüme)
2. Mutamenti analogici seguono la direzione forma baseforma complessa
3. Quando, a seguito di un mutamento, una forma si diversifica, la nuova assume significato
principale e la vecchia si conserva in forma secondaria (ant. ingl. brother, brethren > ingl.
brother, brothers, MA brethren “confratelli” // braccio, braccia, MA bracci (del fiume), membro,
membra, MA membri (del consiglio))
4. Per ristabilire una distinzione di rilevanza centrale, le lingue ne abbandonano una di rilevanza
marginale (in spagnolo, per conservare la distinzione singolare-plurale, si perde la distinzione in
casi: es. lat. clavis, clavem > *llaves> llave; lat. claves, claves > llaves)
5. Il primo e il secondo termine di proporzione possono appartenere a sistemi diversi: uno alla
varietà di prestigio, l’altra alla varietà che la imita (cfr. prestiti dal greco nel latino con aspirate
non etimologiche, costruiti su modello di machina: es. lat. ancora < gr. ἄγκυρα, a volte si trova
la grafia anchora su modello di machina).
Witold Mancazak invece rileva da tendenza statistiche che:
1. Parola breve > parola lunga (= base > complessa)
2. Morfema zero (monosillabico) > morfema pieno (polisillabico) (= marca base > marca
complessa)
Mutamenti morfologici sporadici
Estensione: impiego di un morfema in contesti più ampi dell’originale lat. am-O > it. am-O;
lat. ama-bam > amav-O
Risegmentazione: processo di rianalisi che riguarda la struttura fonologica dei morfemi, ma non
la loro funzione lupus:lupi=tempus:X, X=tempi, ma tempora analizzato come temp-ora, -ora
diviene desinenza di plurale in italiano antico campora, pratora
Fusione: sviluppo di un compromesso morfologico tra due forme (a.a.t. due forme di diminuitivi
in -il-/-in- adesso ted. -ilin->-lein; Frau>Fräulein)
Retroformazione: genera un modello di relazione morfologica, prodotto di una rianalisi
(cappuccio<cappuccino; redatto<redigere; [Link]. pisan, pl. di pise; pronunciato come [pe:z],
reinterpretato come pea-s, nuovo singolare analogico: pea)
Contaminazione: coinvolge due forme che si avvicinano a livello fonetico (cfr. it. grave/greve:
greve innovazione sotto influsso dell’antonimo lat. levis (leggero); levis:gravis levis:gravis)
Concrezione/discrezione: processi opposti di agglutinazione di una forma grammaticale con
una lessicale; it. usignolo < lat. lusciniolus; it. ninferno < (i)n + inferno
Etimologia popolare: rende trasparenti elementi opachi di un termine tramite associazioni con
altri lessemi, che sono simili e parzialmente compatibili nel significato; lat. postumus > [Link].
posthumus (associazione con humus per ciò che succede dopo la morte di qualcuno e la sua
sepoltura)
Grammaticalizzazione
Un elemento lessicale perde gradualmente il significato proprio e assume funzioni grammaticali, una
volta grammaticalizzato può sviluppare nuove funzioni grammaticali. Discussa sistematicamente dal
Meillet.
Lat. clara mente > it. chiaramente sostantivo grammaticalizzato come un avverbio
Fenomeni di riduzione
Riduzione semantica: indebolimento semantico (cfr. ausiliare avere usato come ausiliare nelle
lingue romanze)
Riduzione morfologica: perdita di alcune proprietà morfosintattiche (cfr. it. durante che nasce
come participio di durare, ma ora è congiunzione/preposizione)
Riduzione fonetica: diminuzione di sostanza fonetica (cfr. le lingue romanze costruiscono il
futuro con la forma perifrastica di infinito + habere: la riduzione fonetica erode la forma
analitica trasformandola in quella sintetica attualmente in uso: cantare habeo > cantar ao >
cantarao > cantarò > canterò)
Fenomeni di espansione
Inferenze paradigmatiche: particolari condizioni innescano la convenzionalizzazione di
inferenze pragmatiche (ingl. going to come forma di futuro)
Metafora e metonimia: (cfr. ai piedi del monte passaggio metaforico da elemento del corpo
umano a indicazione di luogo)
Stratificazione di livello: certi elementi possono conservare forma e significato originale
accanto alla forma grammaticalizzata (cfr. avere usato sia come verbo con significato autonomo
sia come ausiliare)
Cause ed effettivi del mutamento fonologico: mutamento nell’inventario o nella funzione dei
morfemi, delle classi flessionali, delle categorie flessionali
Mutamenti innovanti e conservanti (Benviste): i primi modificano l’inventario e innescano le
ridistinzioni tra forme diverse tra loro, i secondi tra forma con la medesima funzione; non sempre vi è la
completa isofunzionalità; quelli conservanti sono quelli riguardanti la forma.
Mutamenti dal passaggio dal latino all’italiano
Il neutro delle lingue romanze
A partire dal latino tardo si riorganizza in tre classi:
- Sostantivi in -a (pl. -e) dalla prima declinazione (femminili)
- Sostantivi in -o (pl. -i) dalla seconda (maschili)
- Sostantivi in -e (pl. -i) dalla terza (entrambi i generi)
Vi sono plurali in -a, residui di neutro o di un “duale mancato”. Ha un significato collettivo, accogliendo
unità corporee doppie ed elementi nel loro insieme.
Passato remoto italiano
Eredità del perfetto latino. Il perfetto apofonico e a raddoppiamento in italiano scompaiono, il perfetto
sigmatico diviene rizotonico (con accento sulla radice nella 1° e 3° persona singolare e nella 3° plurale
e flessione allomorfica: dissi, disse, dissero), il perfetto in -vi- diviene arizotonico (accento fisso sulla
desinenza e flessione regolare: amai, amasti…). In alcune rizotoniche presenti geminate dovute a
sviluppi fonologici (a volte spiegati come allungamenti davanti a [w], tipo ruppi<rupui). Ipotesi di uno
schema che governa le irregolarità, collegati a somiglianze di famiglia, dunque in base ad analogia di
schemi del tipo: -s-, -Cs-, -ss-, -CC-.
Fenomeni di degrammaticalizzazione: lessicalizzazione di morfemi grammaticali, es. -anta, -ismo,
usati come parole autonome oppure il genitivo sassone inglese
Universali di Greenberg: sulla struttura morfologica delle lingue umane possibili, sono 45. Riguardano
la natura e l’ordine degli affissi, i morfemi e le loro correlazioni, le classi di parole, le categorie e i loro
esponenti flessionali. I mutamenti sono bidirezionali.
Strutture sintetiche e analitiche: le prime in una parola contengono informazioni grammaticali
(genere, numero, caso), es. latino e sanscrito, le seconde hanno le informazioni grammaticali sparse su
più parole, es. italiano e francese. Evoluzione: sintetiche > analitiche; lingue agglutinanti > flessive