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I limiti del modello lineare della comunicazione

Filosofia del linguaggio 2013-14


Dott.ssa Filomena Diodato

Il modello di Jakobson
codice

canale

mittente

messaggio

destinatario

contesto

Le funzioni di Jakobson
Codice (funzione metalinguistica)

Canale (funzione ftica)

Mittente (funzione espressiva)

Messaggio (funzione poetica)

Destinatario (funzione conativa)

Contesto (funzione referenziale)

Il modello elementare della comunicazione o modello del messaggio si fonda su una metafora detta del condotto (conduit metaphor), oppure su una metafora postale del processo di comunicazione. Esso assume, infatti, che i segni di cui fatto il messaggio siano una specie di contenitore fisico nel quale si mette un certo contenuto (codifica); il messaggio poi si invia al destinatario che, ricevendolo, lo apre e lo decodifica, a condizione che il canale abbia tenuto e che i due protagonisti del processo condividano lo stesso codice. Il processo di comunicazione , dunque, considerato come un processo s/no: o il processo riesce o fallisce.

Secondo questo modello:


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sostanza di cui sono fatti i segni (voce, immagine, ecc.) indifferente al contenuto di pensiero che essi veicolano, come la forma, il colore, il materiale della busta indifferente rispetto alla lettera che contiene; piena condivisione del codice da parte del mittente e del destinatario data per scontato (si parla di conoscenza simmetrica del codice); processo di comunicazione non tiene conto del processo di interpretazione che fisiologico, non solo quando si usano codici comunicativi complessi.

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Il principale limite del modello postale della comunicazione (MPC) che non prevede la presenza di una mente che interpreti il messaggio. Definiamo la mente come "quella struttura biologica che negli esseri umani ha la funzione di gestire la variabilit". Il concetto di mente non va inteso qui in senso sostanzialistico - la mente non data dal suo essere fatta di una materia speciale; essa va piuttosto intesa come un insieme di abilit. Da questo punto di vista, possiamo attribuire una mente a ogni sistema che in grado di affrontare situazioni che non conosce, per cui il suo comportamento non interamente prevedibile dall'esterno.

Il MPC, essendo un modello astratto adattabile a una serie di sistemi comunicativi diversi, identifica la comunicazione tra esseri umani, la comunicazione tra animali e la comunicazione tra macchine, pertanto non considera le caratteristiche peculiari dei singoli sistemi (biologici e non). un modello della comunicazione "disincarnato" in quanto non contempla tutti quegli aspetti della comunicazione che hanno a che fare con il corpo dei partecipanti allo scambio comunicativo: gli animali, ad esempio, percepiscono il mondo attraverso i sensi corporei e le loro interazioni sono motivate dai loro bisogni corporei. Escludendo l'aspetto mentale del processo di comunicazione, il MPC non riesce a cogliere la variabilit insista nelle interazioni comunicative.

Dobbiamo, infatti, tenere conto che:


1.!

Il processo comunicativo non sempre "riesce", essendo fisiologicamente esposto al rischi dell'incomprensione (De Mauro, 1982). Nella comunicazione reale , inoltre, sempre implicita la possibilit della menzogna. L'interpretazione del messaggio dipende talvolta dal contesto comunicativo (luogo, momento, partecipanti dello scambio comunicativo ed eventuali messaggi gi emessi; questi ultimi costituiscono il cotesto comunicativo).

2.!

3.!

Il processo di comunicazione come processo di interpretazione


Dal punto di vista del destinatario, la ricezione di un messaggio attiva sempre un processo di interpretazione. Lo stimolo che proviene dal mittente non determina meccanicamente una risposta del tipo s/no, ma implica delle scelte interpretative. Anche nel caso di sistemi di comunicazione molto semplici, quando il destinatario riceve un messaggio attiva una procedura interpretativa mobilitando tutte le conoscenze che possiede (la cosiddetta enciclopedia) per attribuire il corretto senso al messaggio.

Ch. S. Peirce (1839-1914)


La natura ineludibilmente interpretativa del processo di comunicazione un elemento centrale della riflessione del filosofo americano Ch.S. Peirce che propone una nozione di segno nella quale il processo semiotico spiegato in tre distinti passaggi:
interpretante

segno
representamen
oggetto immediato oggetto dinamico

Il segno secondo Peirce (da Peirce, 1980, p. XXXV)

Il processo semiotico parte dalloggetto nella sua datit sensoriale (oggetto dinamico). Lazione delloggetto dinamico sulla mente determina una rappresentazione delloggetto (oggetto immediato). Loggetto immediato costituisce il contenuto del segno (che un contenuto iconico, ma indipendente dal referente loggetto dinamico sebbene da esso originato). Al contenuto corrisponde un supporto materiale, il representamen. Linterpretante il momento in cui si passa dal correlato esterno allelaborazione mentale autonoma del soggetto. Il processo di comprensione, che si traduce nel passaggio da un interpretante ad un altro, si fonda su una continua ri-formulazione: la semiosi , in linea di principio illimitata, risultando dalleterna fuga degli interpretanti.

Lasimmetria tra mittente e destinatario


Il modello del messaggio presuppone:
!! !!

che mittente e destinatario condividano esattamente lo stesso codice; che il processo di comunicazione avviene meccanicamente, a patto che il canale tenga.

Queste condizioni non si verificano nei processi comunicativi quotidiani perch sul processo di comunicazione hanno un peso pi o meno determinante:
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fattori psicologici soggettivi (lattenzione, le motivazioni, le attese, ecc.); fattori socio-culturali (dislivelli di conoscenze, linguistiche, sociali, culturali che ostacolano ladeguata comprensione); fattori contestuali.

La codifica e la decodifica del messaggio: il piano del contenuto


La descrizione del processo di comunicazione in termini di codifica / decodifica presuppone una concezione del contenuto indifferente e preesistente al codice nel quale lo si versa. In realt ciascun codice, per quanto semplice, seleziona, entro certi limiti, i propri significati possibili (v. nozione di pertinenza). Come ha chiarito Saussure nel Corso di Linguistica generale (1916) a proposito della lingua, ogni codice un sistema nel quale i segni sono correlati gli uni agli altri. Ogni segno in relazione agli altri segni che compongono il codice per cui ne capiamo la funzione (il valore, nei termini di Saussure) differenziandolo dai segni che lo circondano. Il significato o valore di un segno non si determina, cio, in positivo ma in negativo. Non apprendo un segno isolatamente ma solo allinterno di un sistema di relazioni. Il valore di ciascun segno , perci, oppositivo e differenziale.

Ad es. capisco il significato della parola padre perch so il posto che occupa nel sistema linguistico e le relazioni con segni affini quali madre, nonno, figlio, ecc.; capisco il significato di una spia accesa perch si oppone al significato spia spenta. Dalla concezione del codice come sistema discende unaltra importante conseguenza: il codice non mai indifferente al contenuto poich ciascun codice struttura il piano del contenuto e il piano dellespressione di modo che, per utilizzarlo, devo entrare nelluniverso semantico che esso determina. Da questo punto di vista, anche uno stesso gesto (come lo scuotere il capo da destra verso sinistra) pu assumere un significato diverso a seconda della cultura che lo ha codificato (per un italiano quel gesto significher no, per unaltra cultura significher s v. arbitrariet radicale).

Il contesto
Un sistema di comunicazione deve sempre misurarsi con il contesto esterno (dimensione pragmatica); cio con la situazione comunicativa nel quale avviene il processo di comunicazione. Linterpretazione di ciascun segno vincolata dal contesto (una stessa frase, proferita in circostanze diverse, pu veicolare significati diversi dal suo significato letterale, come nel caso delle metafore, dellironia, ecc.). Naturalmente, la sensibilit al contesto varia notevolmente a seconda del codice.