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CLASSIFICHE 2013 SPORT ALLA ROVESCIA MULUGETA GEBREKIDAN FRANK ZAPPA FRANCO MICALIZZI RGIS SOAVI SENSEI KATSUGEN

UNDO

NEL 2014 SAR LA CAPITALE EUROPEA DEI GIOVANI, GRAZIE AI NUMEROSI STUDENTI CHE AFFRONTANO LA CRISI RESTANDO NEL LORO PAESE

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ALIAS 28 DICEMBRE 2013

REPORTAGE

SUL GOLFO TERMAICO GUARDANDO LOLIMPO

Il lungomare di Salonicco verso la Torre Bianca; a destra, Zineb Sedira, The Death of Journey; al centro, Europe di Philip Rantzer; a sin., Liliana Moro Underdog e il caff Modigliani. Sotto, una porta con poster pubblicitari nella vecchia Salonicco

THESSALONIKI
Tour nella citt macedone, fra storia bizantina e la IV Biennale di arte. Nel 2014 sar la capitale europea dei giovani: qui sono pi di 150mila gli studenti che sognano di risollevare il loro paese
di ARIANNA DI GENOVA
SALONICCO

Il termometro segna nove gradi, il freddo pungente, ma sul lungomare di Salonicco, nonostante i morsi della crisi che ha inginocchiato la Grecia (secondo le statistiche, quattro milioni di persone vivono sotto la soglia della povert, un terzo dei greci), i caff sono affollati e la musica si diffone nellaria ad alto volume. I giovani preferiscono stare allaperto, protetti solo dal calore delle stufe a fungo. Qualche petroliera scivola sullacqua in lontananza, incorniciando con la sua sagoma nera il monte Olimpo che si vede da ogni parte della citt perch, insieme al mare, un protagonista assoluto del golfo termaico. Salonicco, in greco Thessaloniki dal nome leggendario della consorte (figlia di Filippo II) del generale macedone Cassandro che nel 316 a.C. la fond, la seconda citt della Grecia e per il 2014 si prepara a diventare The European Youth Capital, il crocevia dei giovani. Non casuale questa scelta: su un milione di abitanti, circa 150mila sono studenti e il 50% della popolazione di Salonicco costituita da ragazzi e ragazze. Una media da far invidia a gran parte dellEuropa, con i suoi asfittici numeri di crescita demografica pari allo zero. Certo, le prospettive di lavoro e di coronamento dei propri sogni sono scese in picchiata, ma non sparite. Per molti cervelli che sono emigrati, ce ne sono una buona fetta che ritornano in Grecia, per non lasciare il paese nelle mani delle banche e delle cure dellUe. Citt spesso considerata solo di passaggio per raggiungere la penisola calcidica (su cui oggi incombe la minaccia della miniera doro con la conseguente distruzione dellecosistema e della montagna di Aristotele, oltre al rischio della contaminazione con metalli pesanti di suolo e falde acquifere), le mte marine o altri luoghi continentali, Salonicco merita invece una sosta perch ha nel suo dna una stratificazione di storie che la rende eccentrica e, un tempo almeno, sicuramente molto prima di Alba Dorata, conosceva le leggi della tolleranza, ospitando nel suo territorio ebrei (fino alla loro deportazione nei campi di sterminio erano pi della met della popolazione, poi non ne tornarono che un migliaio), musulmani, ortodossi e cattolici. La citt vecchia conserva solo un tratto di possenti mura - di circa 10/12 metri - nella parte alta, l dove passava la via Ignatia, larteria strategica costruita dai romani dopo la vittoria di Pidna, che attraversava la pianura macedone per collegare Roma a Bisanzio. Fu una via importantissima per la diffusione del Cristianesimo (venne percorsa pi volte dai Crociati) e mantenne la sua peculiarit anche durante il

Il lungomare del mtissage


periodo degli Ottomani, che nel 1430 conquistarono Salonicco per poi lasciarla in eredit ai turchi, fino al 1912. Poco resta oggi dei quartieri pi antichi, quelli malfamati vicino al porto, quelli dei commerci con le botteghe degli ebrei, quelli musulmani: nel 1917 un incendio ha spazzato via quasi tutto. Era il 18 agosto e il fuoco, divampato sembra a causa della distrazione domestica di una donna in cucina, divor in sole 32 ore 9500 edifici in legno, cambiando il volto della citt. Salonicco per rinata dalle sue ceneri, ha continuato ad espandersi - scontando anche gli abusi edilizi degli anni Sessanta e Settanta - e ha inglobato nel suo ventre moderno le testimonianze del suo glorioso passato. Cos, capita di intuire fra lo skyline di due brutti palazzoni, una bellissima chiesa bizantina, pi bassa, quasi uno scrigno chiuso in mezzo alle mura che lo sovrastano. Poco oltre, camminando ancora, si pu incrociare un antico hammam, oppure trovarsi di fronte la grande agor, che ricalca i confini di quella di epoca ellenistica. Si pu poi entrare a san Demetrio (il santo protettore) e scovare, fra le colonne, i mosaici bizantini sopravissuti allincendio, oppure imbattersi in santa Sofia che risale allVIII secolo e nella facciata porta le tracce delle architettura romane: da qui si pu vedere il livello pi basso su cui si ergeva lantico insediamento, mentre la sua pianta, in miniatura, fa rivivere quella dellomonima chiesa di Istanbul. La citt moderna non sempre riesce a convivere con il fantasma di quella storica, spesso entra visibilmente in conflitto: il cantiere della metropolitana procede a rilento, oltre che per i soldi a singhiozzo anche per i ritrovamenti archeologici. Quando si scava, a Salonicco, si inciampa sempre in qualcosa. Stavolta, stata unimportante via bizantina, dellVIII secolo, a riaffiorare. Ma Salonicco non vive solo di ricordi: la citt contemporanea ospita un festival del cinema, e, proprio in questi giorni, una Biennale di arte contemporanea (fino al 31 gennaio). Giunta alla sua IV edizione, la mostra sopravvissuta allausterity poich finanziata nellambito del Programma Operativo Macedonia-Tracia 2007-2013, attuato dal Museo di stato di arte contemporanea, con la partecipazione dallUe. La rassegna, questanno curata da Adelina von Frstenberg, disseminata in vari luoghi della citt, dal quartiere fieristico ai musei fino a comprendere due ex moschee e sfodera un titolo che rimanda allattualit stringente del Mediterraneo: Everywhere but now. Crocevia di culture e melting pot di tradizioni e usanze, il

Mediterraneo , secondo Frstenberg, un luogo da ritrovare e riattraversare con la creativit e la tenacia delle popolazioni che lo hanno caratterizzato in passato. Spazio simbolico dello scambio fra Europa, Asia e Africa, pu arginare la deriva ostile di gran parte del mondo. Gli artisti sono chiamati ad affrontare questo arduo compito, ad affinare la consapevolezza proprio in un momento difficile. Anche le star, come Marina Abramovic, di cui in mostra si presenta il potentissimo filmato sui bambini soldato che giocano alla guerra, mescolando esecuzioni capitali ad allegre e scomposte cuscinate maschi contro femmine. Da parte sua, Philip Rantzer, che ha rappresentato Israele alla Biennale di Venezia nel 1999, mette in scena unEuropa che bivacca su una panchina, senza pi tetto n legge. La violenza e la perdita di un centro umano nelle relazioni ci che si evince anche dallinstallazione di Liliana Moro Underdog - cani che combattono unopera del 2005 riproposta a Salonicco per la sua pertinenza politica.. Molti gli artisti greci invitati ad esporre; fra questi, c Maria Papadimitriou: lei allestisce un set con i resti di un naufragio, cos come la francoalgerina Zineb Zedira parla della fine del viaggio attraverso una serie di carcasse di navi arenate e arrugginite, mentre il collettivo cubano Los Carpinteros indaga le soglie dei tunnel e gli sbarramenti. Ecco, ora di uscire alla luce.

ALIAS 28 DICEMBRE 2013

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Particolare di decorazioni crisoelefantine delle tombe reali di Verghina; un banco del mercato del pesce di Salonicco. Sotto, il vasellame in argento del simposio funebre e lentrata monumentale della tomba reale. Il reportage fotografico di queste pagine di Franco Cenci

TOMBE REALI UN GIRO SOLITARIO GI NELLADE

GERENZA
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Quella magnificenza della natura e dei guerrieri-re


A. Di Ge.

VERIA

Visita al quartiere ebraico con tocchi blu


Vicino Verghna, c Veria, una cittadina di 45mila abitanti che conserva ancora il suo centro storico e lantico quartiere ebraico a forma triangolare delimitato da un lato dalle mura bizantine e, dallaltro, dalla linea di difesa naturale del fiume. chiamato Barbuta e presenta case dalle caratteristiche architetture, tutte colorate (prevale il blu, colore propiziatorio per gli ebrei). Vale una visita anche limportante museo archeologico e il santuario l dove si ferm a predicare san Paolo.

Uscendo da Salonicco, tenendo il monte Olimpo con tutti i suoi di alla propria sinistra, si va verso nord. Laria tersa, linverno ha spogliato i rami dei peschi - siamo in una zona ricca di frutteti, una delle principali voci di esportazione verso il mercato estero - che costeggiano questa bellissima strada, di fronte si erge la catena montuosa della Pieria, che chiude ad arco il territorio, proteggendolo e incastonando la valle. qui, dice una leggenda, che hanno avuto la loro prima dimora le Muse. Ed sempre qui, nella Macedonia centrale, che passa il fiume Aliakmone, il pi lungo della Grecia con i suoi 297 chilometri, lunico che nasce nella regione: prende il nome da quello di una regina che si suicid, lasciandosi trascinare via dalla corrente pur di non cadere prigioniera dei turchi. Navigabile e venerato come divinit nei tempi antichi, oggi le sue abbondanti acque alimentano quattro centrali idroelettriche. In questo territorio, poco meno di quarantanni fa era il 1977 - un archeologo testardo, di nome Manolis Andronikos, fece una scoperta sensazionale, coronando il sogno

ARCHEOLOGIA LA MITICA STORIA DI VERGHNA

Gran Tumulo, lultima casa del condottiero Filippo II


di FEDERICO GURGONE

La preponderanza di statue e templi superstiti non tragga in inganno: le fonti letterarie assicurano che altrettanto importante per gli antichi greci fosse la pittura. Tuttavia, di essa resta ben poco: scarse testimonianze in Italia, tra cui la magnifica Tomba del Tuffatore di Paestum, imbarbarita da commistioni con larte etrusca e italica; gli affreschi minoici provenienti da Cnosso e Aga Trida a Creta, dai palazzi di Micene e Tirinto nel Peloponneso e da Thera sullisola di Santorini. Povera rassegna riabilitata in extremis dalleccezionale dote di Verghna, miniera di pittura ellenica tornata alla ribalta nel 1977, quando sembrava ormai tramontata let romantica e innocente delle esplorazioni archeologiche. Aigi fu la residenza dei sovrani macedoni fino al loro trasferimento a Pella. Lusanza voleva per che i re continuassero a essere seppelliti nella prima capitale: questo il motivo per cui gli studiosi la cercarono a lungo come un El Dorado. Le sue vestigia furono scoperte a partire dal 1855, quando archeologi francesi ne iniziarono gli scavi. Mano a mano tornarono alla luce un palazzo monumentale, decorato con mosaici e stucchi dipinti, e una necropoli, situata tra i villaggi Palattsia e Verghna, estesa per pi di un chilometro quadrato e

comprendente oltre trecento tumuli, il pi antico dei quali risalente allXI secolo. La struttura di queste tombe, costituite da camera a volta, facciata con porta monumentale, corridoio e tumulo, ricorda quella dei tholoi micenei, allo stesso modo dei corredi funerari identificati al loro interno. Dei grandi personaggi inseguiti dai detective della storia, per, nemmeno lombra finch Manolis Andronikos, santificato gi in vita dai greci, che tengono allarcheologia quanto lItalia post-unitaria alla letteratura, non inizi nel 1952 lesplorazione del Grande Tumulo: unaltura che gi dal secolo precedente aveva attirato lattenzione su Verghna, un cono di terra alto 12 e lungo 110 metri innalzato allinizio del III secolo a.C. da Antigono Gonata per proteggere le tombe dai saccheggi dei Galati. Il 30 agosto del 1977, quando Andronikos comunic di aver rinvenuto la tomba di Filippo II, fu subito clamore sui giornali di mezzo mondo. Vicino a questa, altre due tombe reali, quella di Persefone e quella di Alessandro IV, lunico figlio di Alessandro Magno e della principessa afgana Rossane, nato lo stesso anno della morte del condottiero, nel 323 a.C. Il sepolcro di Filippo costituito da due stanze lunghe insieme quasi 10 metri, entrambe coperte da volte a botte alte oltre la met; nella prima, rettangolare, vennero deposte le ceneri di una donna,

probabilmente la giovane moglie Euridice, nella seconda, quadrata, quelle del re. Lingresso, imponente, ha una porta di marmo a due ante e la forma di un tempio dorico, affrescato con un fregio che raffigura una scena di caccia dipinta. La tomba fu sicuramente voluta da Alessandro nel 336 a.C., quando il padre fu assassinato, durante il banchetto per le nozze della figlia Cleopatra con Alessandro I dEpiro, da un ufficiale delle proprie guardie del corpo, Pausania. Questi, stando alle indagini portate avanti niente meno che da Aristotele, il celebre filosofo allora precettore di Alessandro, aveva ucciso Filippo per torbidi motivi passionali. Sempre la stessa storia. Difficile separare la morte di Filippo dallascesa al trono di Alessandro: i riti funebri testimoniati a Verghna celebravano entrambi gli eventi. Nella camera sepolcrale fu trovato un sarcofago di marmo, allinterno del quale era stato deposto un larnax: uno scrigno doro contenente le ossa combuste del re defunto e la sua corona. Il coperchio era decorato con il cosiddetto Sole di Verghna, una stella simbolica a sedici raggi causa ancora di numerosi contenziosi politici: compare, stilizzato, sulla bandiera della Repubblica ex jugoslava di Macedonia e, fedele alloriginale, su quella dellomonima regione greca con capitale Salonicco. Nella camera facevano mostra di s anche le sue armi, tra le quali spicca lo splendido scudo, insieme con vasellame da banchetto e con i resti del catafalco in legno, impreziosito con oro e avorio. evidente quanto il personaggio che domina la scena non sia tanto Filippo, colui che aveva messo fine alla libert della Grecia nel 338, sconfiggendo ateniesi e tebani a Cheronea, quanto suo figlio Alessandro. Le

fiamme che attaccavano la pira funebre allestita per il padre, tra un funerale solenne e un seppellimento eroico mai visti prima, consumarono certamente tra le vampate anche la feroce presa di consapevolezza di un ventenne che si sentiva predestinato. Quando sarebbe morto, a 33 anni come Cristo, le lites avrebbero parlato greco dalle Colonne dErcole ai monti dellAfghanistan. Verghna sembra narrare questo film, quando nessun altro monumento sa raccontare con tanta evidenza Cesare e Napoleone. A lottare con il peso della storia, resta la leggerezza unica degli affreschi conservati. Plutone che afferra alla vita con il braccio sinistro una sconvolta Persefone; Alessandro a cavallo, al lato di Filippo, che colpisce con la lancia un leone. limpatto tutto visivo di una delle maggiori scoperte archeologiche del XX secolo.

di una vita: trov il sito delle Tombe Reali, il cosiddetto Grande Tumulo di Verghna, in cui con molta probabilit stato seppellito Filippo II. Un ritrovamento che cambi anche la storia: era in questo luogo, nella citt di Aigi, che il regno macedone aveva la sua capitale (ci sono anche sontuosi resti del palazzo reale, al momento in restauro). Andronikos scav in una collina artificiale di 12-14 m di altezza fra gli anni 1977 e il 79: quel tumulo non era altro che un tentativo di salvare una necropoli sacra da parte del re Antigono Gonata, nel 270 a. C. Laveva costruita con cumuli di frammenti di steli per proteggere dalle razzie dei Galli qualcosa di molto prezioso: un memorial sotterraneo costituito da tre tombe di tipo macedone della dinastia argeade, Filippo II, padre di Alessandro Magno, ucciso nel teatro di Aigi nel 336 a.C., una delle sue mogli di giovane et (che probabilmente segu il marito dandosi la morte col veleno), il nipote Alessandro IV, ladolescente figlio del Magno e di Roxanne che venne assassinato da Cassandro per evitare che salisse sul trono come legittimo erede. Da quando Andronikos, scosso da un brivido alla schiena, attribu le tombe alla famiglia reale per eccellenza, le diatribe tra gli studiosi non si sono mai spente. Non tutti concordano con lidentit del re seppellito. Andronikos volle mantenere la struttura originale del luogo e incoraggi la creazione di un museo sotterraneo che rispettasse la forma del tumulo. Cos si entra nellAde, quasi in punta di piedi. Si viene avvolti dalla penombra e si procede silenziosi dentro un racconto suggestivo, che risale a pi di duemila anni fa. Storie di morti improvvise, tradimenti, giochi politici e creazione del culto della personalit. Pochi giorni prima di Natale, non un periodo turistico intenso e ci si aggira in quei meandri in solitudine. un museo particolare quello di Verghna perch a tema: narra le vicende di una famiglia, le biografie difficili di quei guerrieri-re, delle loro consorti e dei nemici che li fecero soccombere. I reperti salvati dai saccheggi grazie al tumulo, sono di una bellezza commovente: loro accecante delle corone regali, i gambali delle battaglie (uno pi lungo e uno pi corto che testimonierebbe lappartenenza a Filippo II che a causa delle ferite di guerra - era claudicante, oltre che cieco ad un occhio), tutto il vasellame di argento per il simposio, le armature di rappresentanza, le decorazioni crisoelefantine del letto funebre posto dentro la tomba. Ci sono pure i ritratti in miniatura (davorio) di Filippo ed Alessandro: li ritroviamo anche nella pittura parietale dediti alla caccia al leone, passatempo dei nobili macedoni. Ma a spezzare il fiato un affresco riprodotto in una gigantografia allesterno di una tomba trovata vuota, spogliata dai saccheggi. lunico esempio di pittura parietale della Grecia del IV secolo: secondo ci che scrisse Plinio sarebbe opera del celebre Nicomaco. Raffigura, con tratti veloci e di grande espressivit, il ratto di Persefone e la disperazione di sua madre Demetra.

In copertina, un graffito nel vecchio quartiere di Salonicco, vicino al porto. Foto di Franco Cenci

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ALIAS 28 DICEMBRE 2013

LE CLASSIFICHE 2013

In ordine tassativo o in ordine sparso, visti in sala o nei festival


GIULIA D'AGNOLO VALLAN
1. Art Berkeley di Fred Wiseman 2. Spring Breakers di Harmony Korine 3. Gravity di Alfonso Cuaron 4. Her di Spike Jonze 5. Before Midnight di Rochard Linklater 6. The Canyons di Paul Schrader 7. The Unknown Known di Errol Morris 8.Computer Chess di Andrew Bujalski 9. Rush di Ron Howard 10. American Hustle di David O. Russell Subito dopo: Upstream Color, Blue Jasmin, Fruitvale Station, Nebraska, The Worlds' End, Pacific Rim, Melissa McCarthy in The Heat e Identity Thief, Roberto Minervini per The Passage, Low Tide e Stop The Pounding Heart, James Franco per Child of God e Palo Alto

CRISTINA PICCINO
(in ordine sparso, dimenticando qualcosa di importante, senza avere visto La jalousie di Philippe Garrel) 1. Alberi cine-installazione di Michelangelo Frammartino (al Manzoni di Milano) 2. Behind the Candelabra di Steven Soderbergh 3. At Berkeley di Frederick Wiseman 4. Die andere Heimat di Edgar Reitz 5. Pays Barbare di Angela Ricci Lucchi-Yervant Gianikian 6. Linconnu du lac di Alain Guiraudie 7. The Wind Rises di Hayao Miyazaki 8. The Canyons di Paul Schrader 9. A Spell to Ward off the Darkness di Ben Rivers&Ben Russell 10. North - The End of the History di Lav Diaz

film
SILVANA SILVESTRI
1. Trudno byt' bogom ( difficile essere dio) di Aleksej Jurevich German 2. No di Pablo Larrain 3. La moglie del poliziotto di Philip Groning 4. Las nias Quispe di Sebastian Sepulveda 5. Spring Breakers di Harmony Korine 6. Django Unchained di Quentin Tarantino 7. La jalousie di Philippe Garrel 8. Anja, la nave di Roland Sejko 9. The Canyons di Paul Schrader 10. Venere in pelliccia di Roman Polanski E, rivisto a Venezia, Il mio amico Ivan Lapshin di Aleksej J. German

MARCO GIUSTI

E: la grana desiderante della pellicola che si srotola sulla leggerezza dei corpi di Paolo Gioli in Natura obscura e Tessitura calda, lo spaesamento dellumano in Gravity di Alfonso Cuaron, il piano sequenza di Amos Gitai in Ana Arabia, i frammenti di una storia segreta in Primitive installazione di Apichatpong Weerasethakul (Hangar Bicocca, Milano) Venere in pelliccia di Roman Polansky, Educaao Sentimental di Julio Bressane, Nellanno del digitale, la parola diventa immagine, e crea altri mondi. Only Lovers Left Alive (Jim Jarmush)

1. Django Unchained di Quentin Tarantino 2. Sole a catinelle di Gennaro Nunziante 3. The Canyons di Paul Schrader 4. Inside Llewyn Davis dei Coen 5. La vie d'Adle di Abdellatif Kechice 6. Sacro Gra di Gianfranco Rosi 7. Only Lovers Left Alive di Jim Jarmusch 8. Behind the Candelabra di Steven Sodenbergh 9. Pacific Rim di Guillermo Del Toro 10. Lo Hobbit: La desolazione di Smaug di Peter Jackson.

ANTONELLO CATACCHIO
1. Django Unchained di Quentin Tarantino 2. Viaggio sola di Maria Sole Tognazzi 3. Miele di Valeria Golino 4. Now you see me di Louis Leterrier 5. The spirit of '45 di Ken Loach 6. Gravity di Alfonso Cuaron 7. Il passato di Asghar Farhadi 8. Salvo di Fabio Grassadonia, Antonio Piazza 9. Philomena di Stephen Frears 10. American Hustle di David O. Russell

LUCA CELADA
1. Wolf of Wall Street di Martin Scorsese Crepuscolo del capitale dal regista di Goodfellas 2. Her di Spike Jonze Futuro prossimo Fantaromantico 3. Nebraska di Alexander Payne Grande Bruce Dern 4. All is Lost di J.C. Chandor Redford naufrago 5. Tian zhu ding di Jia Zhangke Quattro cartoline noir da una nuova Cina inquietante 6. Kaze Tachinu di Hayao Miyazaki La poesia in due dimensioni 7. The Canyons di Paul Schrader Brett Easton Ellis accompagna Schrader nella sua LA nichilista 8. Palo Alto di Gia Coppola Coppola di terza generazione adatta James Franco 9. Under The Skin di Jonathan Glazer Sci fi algido e piovoso 10. Dirty Wars di Rick Rowley, Jeremy Scahill Il Doc dellera delle sporche guerre segrete

MATTEO BOSCAROL
1. Leviathan di Lucien Castaing-Taylor and Verena Paravel 2. The Wind Rises di Miyazaki Hayao 3. The Tale of Princess Kaguya di Takahata Isao 4. Theater 1 di Soda Kazuhiro 5. Theater 2 di Soda Kazuhiro 6. The Horses of Fukushima di Matsubayashi Yojyu 7. Sky Fall di Sam Mendes 8. A Fairy Tale di Fukuma Kenji 9. Symbiopsychotaxiplasm di William Greaves (1968) 10. Fighting Soldiers di Kamei Fumio (1939)

GIONA A. NAZZARO
1. Stop the Pounding Heart di Roberto Minervini 2. Materia Oscura di Martina Parenti e Massimo d'Anolfi 3. Su Re di Giovanni Columbu 4. The Canyons di Paul Schrader 5. Il grande e potente Oz di Sam Raimi 6. Lo sconosciuto del lago di Alain Giraudie 7. Pacific Rim di Guillermo Del Toro 8. Facciamola finita di Evan Goldberg e Seth Rogen 9. Dietro i candelabri di Steven Soderbergh Dieci non usciti in sala 1. Norte, the end of History di Lav Diaz 2. Les rencontres daprs minuit di Yann Gonzalez 3. Her di Spike Honze 4. Der Unfertige di Jan Soldat 5. Historia de la meva mort di Albert Serra 6. Revolution Zendj di Tariq Teguia 7. Rangbhoom di Kamal Swaroop 8. Snoepiercer di Bong Joon-ho 9. Young Detective Dee: Rise of the Sea Dragon di Tsui Hark 10.Only Lovers left Alive di Jim Jarmush

GIANLUCA PULSONI
1. Attesa di un'estate (frammenti di vita trascorsa) di Mauro Santini 2. Zima di Cristina Picchi 3. Gravity di Alfonso Cuaron 4. Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow 5. Chats perchs e altri di Chris Marker 6. Necropolis di Franco Brocani 7. Greta Gerwig in Frances Ha di Noah Baunbach 8. Cate Blanchet in Blue Jasmine di Woody Allen 9. Alberi di Michelangelo Frammartino 10. A Spell to Ward off the Darkness di Ben Rivers, Ben Russell La logica binaria: due film di filmmaker italiani (una certezza e una scoperta); due film Usa; due necessarie edizioni dvd; due interpretazioni, corpo (Gerwig) e volto (Blanchett) che sono un cinema al di l dei singoli film. In coda due opere non ancora viste, ma lette e gi amate ciecamente

FABIO FRANCIONE
1. Venere in pelliccia di Roman Polanski 2. Gravity di Alfonso Cuaron 3. Via Castellana Bandera di Emma Dante 4. Amore Carne di Pippo Delbono 5. Sacro GRA di Gianfranco Rosi 6. Thor: The Dark World di Alan Taylor 7. Su Re di Giovanni Columbu 8. Hunger Games: la ragazza di fuoco di Francis Lawrence 9. Rockshow - Paul McCartney and Wings di Paul McCartney 10. L'ultimo imperatore in 3D di Bernardo Bertolucci La classifica considera solo i film regolarmente distribuiti ed esclude il miglior film visto quest'anno vincitore della Settimana della critica a Venezia: Razredni sovraznik (Class Enemy) di Rok Bicek. Menzioni sparse per Viva la libert, Razzabastarda, Un castello in Italia, L'arte della felicit, e almeno altre due decine di titoli tra doc, opere liriche, videoclip, corti. Tra le uscite in dvd: il tuttoblatarr della eye division, il tuttobergman. In edicola: Identikit di Giuseppe Patroni Griffi, Glenn Gould the Russian Journey di Yosif Feyginberg. Infine Il film del secolo di Rossana Rossanda con Mariuccia Ciotta e RobertoSilvestri, la pi bella pellicola scritta del 2013

Leviathan l'opera capitale vista durante questo 2013, visioni che abitano la soglia, i limiti. Film ipnotico che rompe i cardini spaziali dis-orientando come in passato aveva saputo fare solo forse La Rgion Centrale di Micheal Snow, aperte nuove piste d'esplorazione per il digitale. Poi i due lavori di Miyazaki e Takahata, con una predilezione per quest'ultimo che a 78 anni suonati realizza un capolavoro di storytelling e sperimentazione visiva. The Horses of Fukushima e Theater 1-2 perch lavori di due fra i pi interessanti documentaristi nipponici. Sky Fall per l'eccezionale fotografia, A Fairy Tale perch Fukuma cerca una simbiosi tra digitale e poesia. Symbiopsychotaxiplasm e Fighting Soldiers le due magnifiche (ri)scoperte.

GIANCARLO MANCINI
1. Zero Dark Thirthy di Kathryn Bigelow 2. Venere in pelliccia di Roman Polanski 3. Effetti collaterali di Steven Soderbergh 4. Il Passato di Asghar Farhadi 5. La grande bellezza di Paolo Sorrentino 6. The Master di Paul Thomas Anderson 7. Blue Jasmine di Woody Allen 8. Jimmy Bobo di Walter Hill 9. Il caso Kerenes di Calin Netzer 10. Che strano chimarsi Federico di Ettore Scola I primi tre come esempi di cinema mutante, rizomadico, nomade. Il passato per la superba scrittura di scena. La grande bellezza all'unico regista italiano capace oggi di sbagliare un film

FILIPPO BRUNAMONTI
1. Inside Llewyn Davis di Ethan e Joel Cohen 2. 12 Year a Slave di Steve McQueen 3. Frances Ha di Noah Baumbach 4. The Canyons di Paul Schrader 5. Piccola patria di Alessandro Rossetto 6. The Act of Killing diJoshua Oppenheimer 7. The Pervetrt's Guide to Ideology di Sophie Fiennes 8. In the Wonder di Terrence Malick 9. Gravity di Alfonso Cuaron

CARLO AVONDOLA
1. Django Unchained di Quentin Tarantino 2. Le streghe di Salem di Rob Zombie 3. Qualcuno da amare di Abbas Kiarostami 4. Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann 5. L'image manquante di Rithy Panh 6. To the Wonder di Terrence Malick 7. Pacific Rim di Guillermo Del Toro 8. Redemption di Miguel Gomes 9. Age is... di Stephen Dwoskin 10. La danza de la realidad di Alejandro Jodorowski

LORENZO ESPOSITO
15 film per il 2013 (in ordine sparso) 1. A Vida invisivel di Vitor Gonalves 2. Trydno byt bogom ( difficile essere un dio) di Aleksej Jurevich German 3. Historia de la meva mort di Albert Serra 4. The Canyons di Paul Schrader 5. La jalousie di Philippe Garrel 6. Flight di Robert Zemeckis 7. Side Effects di Steven Soderbergh 8. Zanj Revolution di Tariq Teguia 9. Django Unchained di Quentin Tarantino. 10. Educaao sentimental di Julio Bressane 11. Norte, hangganan ng kasaysayan (Norte la fin de l'histoire) di Lav Diaz 12. At Berkeley di Frederick Wiseman 13. Feng ai (Follia e amore) di Wang Bing 14. Die andere Heimat - Cronil einer Sehnsucht di Edgar Reitz 15. Se Eu Fosse Ladrao, Roubava di Paulo Rocha Aggiungo due 'cose' italiane su tutte: Lettera al presidente di Marco Santarelli Atlante sentimentale del cinema per il XXI secolo di Donatello Fumarola e Alberto Momo

RINALDO CENSI
Senza nessun ordine: 1. Pacific Rim di Guillermo Del Toro 2. Gravity 3D di Alfonso Cuaron + il salto nel vuoto di Felix Baumgartner (Headcam) 3. La jalousie di Philippe Garrel + Cinmaton #2735- Ari Boulogne di Grard Courant 4. Pays Barbare di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi 5. Feng Ai/'Til Madness Do Us Apart di Wang Bing 6. Zero Dark Thirthy di Kathryn Bigelow 7. Venus in Furs di Roman Polanski 8. L'inconnu du lac di Alain Giraudie 9. The Conjouring di James Wan 10. Behind the Candelabra di Steven Soderbergh + Ona Geometrica di Joao Maria Gusmao, Pedro Paiva - installazione Galleria Zero Milano Un libro: Morton Feldman, Pensieri verticali (Adelphi) Un album: Toy, Join The Dots

TOP TE

ALIAS 28 DICEMBRE 2013

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NICOLA FALCINELLA
1. L'image manquante di Rithy Pahn 2. La vita di Adele di Abdellatif Kechiche 3. It's Hard To Be a God di Aleksei German sr. 4. Stray Dogs di Tsai Ming Liang 5. E agora? Lembra-me - What Now? Remind Me di Joaquim Pinto 6. No di Pablo Larrain 7. Lincoln di Steven Spielberg 8. Django Unchained di Quentin Tarantino 9. Il tocco del peccato di Jia Zhang-ke 10. The Act of Killing di Joshua Oppenheimer In un'annata con tanti ottimi film, sia visti nei festival sia usciti in sala, arduo sceglierne dieci. Manca secondo me uno italiano di quel livello. Segnalo Sangue di Pippo Delbono e La mafia uccide solo d'estate di Pif, che han trovato chiavi originali e rischiose (e divergenti tra loro) nel trattare temi ostici della nostra societ. Rappresentano i cineasti che esplorano in forme nuove il reale e gli esordienti (ricordo anche Valeria Golino e Matteo Oleotto) e che sono stati i segni migliori lasciati dal nostro cinema nel 2013.

CECILIA ERMINI
1. Lincoln di Steven Spielberg 2. The Canyons di Paul Schrader 3. Skurstenis di Laila Pakalnina 4. Only Lovers Left Alive di Jim Jarmush 5. Dietro i candelabri di Steven Soderbergh 6. La moglie del poliziotto di Philip Groning 7. Sms. Save My Soul di Piergiorgio Curzi 8. Une autre Vie di Emmanuel Mouret 9. The Act of Killing di Joshua Oppenheimer 10. Our Sunhi di Hong Sang-soo Hors catgorie: le Costellazioni di Helga Fanderl e l'Attesa di un'Estate di Mauro Santini Vecchie glorie: Le far da padre di Alberto Lattuada e Narcisz s Psych di Gabor Body

THOMAS MARTINELLI
1. La bimba dal pugno chiuso di Claudio De Mambro, Luca Mandrile, Umberto Migliaccio 2. A liar's autobiography: the untrue story of Monthy Python's di Graham Chapman, Bill Jones, Jeff Simpson, Ben Timlett 3. The special need di Carlo Zoratti 4. Stop the pounding heart di Roberto Minervini 5. La grande bellezza di Paolo Sorrentino 6. Viva la libert di Roberto And 7. Educazione siberiana di Gabriele Salvatores 8. Tutti pazzi per Rose di Daniele Vicari 9. It's up to you di Kajsa Naess 10. Miniyamba - Walking Blues di Luc Perez, Documentare la realt, amplificarla, mostrarla per quello che non vorrebbe essere, rianimarla, meglio se con l'animazione, lunghi e corti. I migliori italiani per vincere fuggono all'estero, dove si fanno produrre e mostrare nei festival. Quelli bravi e intelligenti bsogna andarseli a cercare nei cinema d'essai sempre pi chiusi e ristretti. Oppure scaricare

MASSIMO CAUSO
1. Redempion di Miguel Gomez 2. Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow 3. After Earth di M. Night Shyamalan 4. Flight di Robert Zemeckis 5. Qualcuno da amare di Abbas Kiarostami 6. Stop the Pounding Heart di Roberto Minervini 7. Lo sconosciuto del lago di Alain Guiraudie 8. Le streghe di Salem di Rob Zombie 9. Norte, Hangganan Ng Kasaysayan (Norte, The End Of History) di Lav Diaz 10. Venere in pelliccia di Roman Polanski

FABRIZIO GROSOLI
1. La vita di Adele di Abdellatif Kechiche 2. Venere in pelliccia di Roman Polanski 3. Il caso Kerenes di Calin Netzer 4. Il tocco del peccato di Jan Zhang-ke 5. The Act of Killing di Joshua Oppenheimer 6. Broken Circle Breakdown di Felix Van Groeningen (Berlino) 7. L'image manquante/The missing Picture di Rithy Panh (Cannes) 8. Pays Barbare di Yervant Giainikian e Angela Ricci Lucchi 9. Stray Dogs di Tsai Ming-Liang (Venezia) 10. Ida di Pawel Pawlikowski (Torino)

BRUNO DI MARINO
Le 10 migliori opere audiovisive, in ordine sparso 1. Die Andere Heimat di Edgar Reitz (lungometraggio a soggetto) 2. Storia di Sammontana di Virgilio Villoresi (spot di animazione) 3. The Stars (Are Our Tonight) di Floria Sigismondi (music video) 4. Doctor Fabre Will Cure You di Pierre Coulibeuf (fiction sperimentale) 5. Summer 82 When Zappa Came to Sicily di Salvo Cuccia (documentario) 6. Natura Oscura di Paolo Gioli (film sperimentale) 7. Drew di Lisa Gunning (music video) 8. Salvo di Grassadonia e Piazza (lungometraggio a soggetto) 9. La Vie d'Adle di Abdellatif Kechiche 10. Movie Drome Interior di Stan Vanderbeek(installazione 1965 riallestita alla Biennale di Venezia 2013)

RITA DI SANTO
1. Sacro Gra di Gianfranco Rosi 2. The Act of Killing di Joshua Oppenheimer 3. 12 Years a Slave di Steve McQueen 4. The Canyons di Paul Schrader 5. Il tocco del peccato di Jia Zhang-Ke 6. The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese 7. Venere in Pelliccia di Roman Polanski 8. La vie d'Adle di Abdellatif Kechiche 9. The Selfish Giant di Clio Barnard 10. American Hustle di David O. Russell

SERGIO M. GERMANI ROBERTO TURIGLIATTO


(senza ordine) 1. Tokyo Kazoku / Tokyo Family di Yoji Yamada 2. Trudno byt' bogom / Hard to be a God di Aleksej German 3. Zanji Revolution di Tariq Teguia 4. Norte, the end of the History di Lav Diaz 5. Zero Dark Thirty (Kathrin Bigelow) insieme a Lincoln (Steven Spielberg), Django unchained (Quentin Tarantino) e The Unknown Kown (Errol Morris) 6.The Three Disasters (Jean-Luc Godard) e Pays barbare (Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi) 7. J visto jamas visto di Andrea Tonacci 8. Natura obscura e Tessitura calda di Paolo Gioli 9. Too Much Johnson di Orson Welles 10. Educao sentimental di Julio Bressane 11. The Canyons di Paul Schrader 12. Se Eu fosse Ladro...Roubava di Paulo Rocha 13. A vida invisvel di Vtor Gonalves 14. La jalousie di Philippe Garrel 15. Lo sconosciuto del lago di Alain Guiraudie 16. Spring Breakers di Harmony Korine 17. At Berkeley di Frederick Wiseman 1. The Canyons di Paul Schrader 2. Most Dangerous Man Alive di Allan Dwan 3. Lincoln di Steven Spielberg 4. Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow 5. Bhowani Junction (Sangue misto) di George Cukor 6. Urla mute di Alessandra Vanzi e Alberto Grifi 7. Beggars of Life di William A. Wellman 8. Dilis ati tsuti (Dieci minuti al mattino) di Aleqsandre Jaliashvili 9. Too Much Johnson di Orson Welles 10. Amore mio di Raffaello Matarazzo

DONATELLO FUMAROLA
(dieci geografie sentimentali) 1. Educaao sentimental di Julio Bressane 2. Pays barbare di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi 3. Hotel de l'univers di Tonino De Bernardi 4. E agora? - Lembra-me di Joaquim Pinto 5. Emmaus di Claudia Marelli 6. Marx tra di noi di Jurij Meden 7. An investigation on the night that won't forget di Lav Diaz 8. Antropologhia di Malastrada 9. Un compte de Michel de Montaigne di Jean-Marie Straub 10. Trudno byt' bogom di Aleksej Guerman I pi vicini, in senso 'fisico'. Che poi, in senso 'politico', direi Tarantino, Schrader, Polanski, Kim Ki-duk, Guiraudie, Wiseman, Wang Bing, Tsai, Guy Lumbera, Teguia, Ferraro, Makhmalbaf, Reitz, Gitai, Loznitza, Minervini, Jarmush e l'incredibile Gravity.

ALESSANDRO CAPPABIANCA
Devo citare prima di tutto quattro film che non avevo fatto in tempo a vedere nel 2012: Django Unchained di Quentin Tarantino, Lincoln di Steven Spielberg, Flight di Robert Zemeckis, The Act of Killing di Joshua Oppenheimer. Poi i 10, in ordine di visione: 1. Ana Arabia di Amos Gitai 2. La jalousie di Philippe Garrel 3. Sacro GRA di Gianfranco Rosi 4. The Grandmaster di Wong Kar-wai 5. Dietro i candelabri di Steven Soderbergh 6. Hard to be a God di Aleksej J. German 7. Venere in pelliccia di Roman Polanski 8. Le dernier des injoustes di Claude Lanzmann 9. The Canyons di Paul Schrader 10. Stop the Pounding Heart di Roberto Minervini

EUGENIO RENZI
1. Lo sconosciuto del lago di Alain Guiraudie 2. La fille de nulle part di Jean-Claude Brisseau 3. Redemption di Miguel Gomes 4. 11-25 The Day Mishima close his own faith (25 novembre, il giorno in cui Mishima ha scelto il proprio destino) di Koji Wakamatsu 5. La performance di Avi Mograbi e Noam Embar al Gymnase Jemmapes, Parigi, notte bianca. 6. L'Ultimo degli ingiusti di Claude Lanzmann 7. Leviathan di Lucien Castagnan-Taylor e Vrna Paravel 8. Dietro i candelabri di Steven Soderbergh 9. House of Cards (E01-02) di David Ficher 10. Thorie du drone di Gregoire Chamayou, La Fabrique, 2013 Una lista di titoli troppo rari, mi consola che quasi tutto si trova o si trover su internet. Il libro di Chamayou, che un saggio politico ma si divora quasi fosse un romanzo di fantascienza (lo stesso dicasi per il film di Gomes), merita di essere tradotto, come tutto quello che pubblica l'editore Eric Hazan.

Mi sorprendo a trovare nella lista un forte filo nel rapporto tra corpo e politica: Bigelow, Cukor e Grifi-Vanzi creano pressoch un trittico, e lo Schrader con Lindsay Lohan, il Wellman con Louise Brooks, lo Spielberg della parola (rosselliniana-dreyeriana), il georgiano ginnico e il Welles acrobatico li estendono. I sublimi ultimi Dwan e Matarazzo sanciscono che il cinema pi inattuale il pi lungimirante. Ho preferito escludere i film presentati a I mille occhi, mentre le riscoperte di Pordenone, Bologna e Locarno si rivelano film del futuro, non certo di un passato in cui non trovarono tutti gli sguardi possibili. E sono certo che Matarazzo, Wellman, Castellazzi e altri saranno anche tra i grandi cineasti del 2014.

EN 2013

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ALIAS 28 DICEMBRE 2013

film
LUIGI ABIUSI
In ordine sparso (e sono necessariamente pi di 10): 1. La jalousie di Philip Garrel 2. Stray Dogs di Tsai Ming Liang 3. Her di Spike Jonze 4. The Wind Rises di Hayao Miyazaki 5, Home from home -- Chronicle of a vision di Edgar Reitz 6. Medeas di Andrea Pallaoro 7. I am not him di Tayfun Pirselimoglu 8. La vita invisibile di Vitor Goncalves 9. I corpi estranei di Mirko Locatelli 10. Dietro i candelabri di Steven Soderbergh 11. In Another Country di Hons Sang-soo 12. Historia de la meva mort di Albert Serra 13. L'inconnu du lac di Alain Guiraudie 14. Stop the Pounding Heart di Roberto Minervini Due cose italiane: Minervini si conferma il maggior talento che abbiamo (anche se vive in Texas); a cui adiacente Pallaoro, anche solo per simili vicende d'espatrio. E poi c' Locatelli con un film sorprendente e bellissimo, in cui le immagini germinano (si presentano e si raccontano da s) ambiguamente.

video game
LUCA GUADAGNINO
1. L'inconnu du lac di Alaine Guirauide 2. Los amantes pasejeros di Pedro Almodovar 3. Behind the candelabra di Steven Sodebergh 4. Seventh code di Kyoshi Kurosawa 5. The wind rises di Ayao Myazaki 6. Tir di Alberto Fasulo 7. Paradise Faith/Paradise Hope di Ulrich Seidl 8. L'image manquant di Rithy Pahn 9. A touch of sin di Jia Zangke 10. Norte, Hangganan Ng Kasaysayan di Lav Diaz

FABRIZIO GROSOLI
1. La vita di Adele di Abdellatif Kechiche 2. Venere in pelliccia di Roman Polanski 3. Il caso Kerenes di Calin Netzer 4. Il tocco del peccato di Jan Zhang-ke 5. The Act of Killing di Joshua Oppenheimer 6. Broken Circle Breakdown di Felix Van Groeningen (Berlino) 7. L'image manquante/The missing Picture di Rithy Panh (Cannes) 8. Pays Barbare di Yervant Giainikian e Angela Ricci Lucchi 9. Stray Dogs di Tsai Ming-Liang (Venezia) 10. Ida di Pawel Pawlikowski (Torino)

FRANCESCO MAZZETTA
I dieci giochi dellanno (in rigoroso ordine alfabetico): 1. 400 Years di Scriptwelder (http://armorgames.com/play/14662/) Cosa pu fare una pietra per salvare il mondo se non utilizzare il tempo a sua disposizione? Intelligente, indie ed ecologista. 2. Assassins Creed IV: Black Flag di Ubisoft Montreal (Ubisoft) Normalmente non sono un fan della saga ma lultimo episodio si pone abbastanza fuori dal corso da agganciare chiunque ami una solida avventura piratesca. 3. Beyond: Due Anime di Quantic Dream (Sony) Forse troppo poco videogioco per alcuni ma sicuramente una prova dautore, convincente e soprattutto coinvolgente. 4. BioShock Infinite di Irrational Games (2K Games) Ken Levine riprende in mano la sua creatura e inventa un personaggio potente ed indimenticabile come Elizabeth che da sola riesce a farci dimenticare che si tratta di un gioco in cui si deve sparare. 5. DmC Devil May Cry di Ninja Theory (Capcom) Tra i vari reboot/prequel/riproposizioni pi o meno originali, riprendo qui quella dedicata al pi paraculo del mucchio, non magari il pi bello, ma senzaltro quello con pi stile! 6. Grand Theft Auto V di Rockstar North (Rockstar Games) Anche solo per far dispetto a quelli che ancora la menano con la violenza nei videogiochi 7. The Last of Us di Naughty Dog (Sony) Solitamente non amo gli zombie, ma questo il gioco adatto di unintensit incredibile per farmi ricredere. 8. Metro: Last Light di 4A Games (Koch Media) Prosegue la saga di Metro in un gioco che riesce a farci provare ancora la claustrofobia dellapocalisse atomica. 9. noitcelfeR 2 di Sims5000 (http://armorgames.com/play/14673/) Semplicemente una meraviglia di platform non solo da giocare ma da creare e condividere. 10. Tom Clancys Spliter Cell: Blacklist di Ubisoft Toronto (Ubisoft) Menzione particolare per il multiplayer cooperativo che consente di diventare veri e propri pard sul campo di battaglia.

FEDERICO ERCOLE
Dieci sono sempre troppo pochi, considerando che nel 2013 ho finito pi di trenta giochi e termino solo quelli che amo davvero. Tra questi Monster Hunter 3 Ultimate ancora da completare, ma sono a trecento ore e, da solo, ho raggiunto il sesto grado di cacciatore nelle missioni della Gilda, pensate per essere cooperative. La classifica non in ordine di merito tranne il primo posto. O forse s. In ogni caso ho optato per tanti pari merito per non rischiare di escludere nessun preferito. Non cito remake eccellenti come The Legend of Zelda Windwaker, Kingdom Hearts HD, Deus ex Human Revolution Wii U, Deadly Premonition, la riedizione in pacchetto di The Walking Dead e Diablo 3 per Playstation 3. Non metto nella lista Animal Crossing New Leaf perch non un videogioco ma una vera dimensione parallela. The Last of Us Grand Theft Auto V e Ni No Kuni Bravely Default e Legend of Zelda Link Between World Bioshock Infinite e Super Mario 3D World Monster Hunter Ultimate e Metal Gear Rising Rayman Legends e Beyond Puppeteer e DmC Pikmin 3 e Tomb Raider Tearaway e Assassins Creed IV Black Flag Dead Space 3 e Dragons Crown Mario & Luigi Dream Team e The Wonderful 101 Pokemon X e Metro Last Light Batman Arkham Origins e Luigis Mansion 2 Fire Emblem Awakening e Skylanders Swap Force (con mio figlio) Remember Me e Tales of Xillia Ma non finita qui! Siccome la vecchia generazione di console ufficialmente si esaurisce con lavvento della nuove macchine ecco i miei quattordici giochi, con 2 extra-bonus, dellera Playstation 3, XBox 360, Wii. The Last of Us Dark Souls Red Dead Redemption Lost Odissey Metal Gear Solid IV The Witcher 2 Bayonetta Grand Theft Auto V Heavy Rain Ni No Kuni Castlevania Lords of Shadow Legend of Zelda Skyward Sword Uncharted 2 Star Ocean The Last Hope JohnWoos Stranglehold Bonus: Limbo e Journey Bonus 2: Brutal Legend e Vanquish

ROBERTO TURIGLIATTO
(senza ordine) 1. Tokyo Kazoku / Tokyo Family di Yoji Yamada 2. Trudno byt' bogom / Hard to be a God di Aleksej German 3. Zanji Revolution di Tariq Teguia 4. Norte, the end of the History di Lav Diaz 5. Zero Dark Thirty (Kathrin Bigelow) insieme a Lincoln (Steven Spielberg), Django unchained (Quentin Tarantino) e The Unknown Kown (Errol Morris) 6.The Three Disasters (Jean-Luc Godard) e Pays barbare (Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi) 7. J visto jamas visto di Andrea Tonacci 8. Natura obscura e Tessitura calda di Paolo Gioli 9. Too Much Johnson di Orson Welles 10. Educao sentimental di Julio Bressane 11. The Canyons di Paul Schrader 12. Se Eu fosse Ladro...Roubava di Paulo Rocha 13. A vida invisvel di Vtor Gonalves 14. La jalousie di Philippe Garrel 15. Lo sconosciuto del lago di Alain Guiraudie 16. Spring Breakers di Harmony Korine 17. At Berkeley di Frederick Wiseman

MARIA GROSSO
1. Materia oscura di Massimo D'Anolfi Martina Parenti 2. Facing mirrors di Negar Azarbayjani 3. Salvo di Fabio Grassadonia Antonio Piazza 4. Un giorno devi andare di Giorgio Diritti 5. Un chateau en Italie di Valeria Bruni Tedeschi 6. Gloria di SebastinLelio 7. Zero dark thirty di Kathryn Bigelow 8 Arrugas di Ignacio Ferreras 9 Il passato di Asghar Farhadi 10 Japan lies di Saburo Hasegawa L'ordine non fisso ma dinamico. Su tutto l'aver potuto rivedere al cinema To Be or not to Be di Ernst Lubitsch. Ricorder la visione con mia figlia de La mafia uccide solo d'estate di Pierfrancesco Diliberto.

ALBERTO CASTELLANO
1. Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow 2. Django Unchained di Quentin Tarantino 3. The Master di Paul Thomas Anderson 4. La migliore offerta di Giuseppe Tornatore 5. La vita di Adele di Abdellatif Kechiche 6. Miss Violence di Alexandros Avranas 7. Venere in pelliccia di Roman Polanski 8. Giovane e bella di Franois Ozon 9. Il passato di Asghar Farhadi 10. Il tocco del peccato di Jia Zhang-Ke In ordine sparso

RITA DI SANTO
1. Sacro Gra di Gianfranco Rosi 2. The Act of Killing di Joshua Oppenheimer 3. 12 Years a Slave di Steve McQueen 4. The Canyons di Paul Schrader 5. Il tocco del peccato di Jia Zhang-Ke 6. The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese 7. Venere in Pelliccia di Roman Polanski 8. La vie d'Adle di Abdellatif Kechiche 9. The Selfish Giant di Clio Barnard 10. American Hustle di David O. Russell

DONALD RANVAUD
1. Lunchbox di Ritesh Batra 2. Metro Manila di Sean Ellis 3. The Last Emperor 3D di Bernardo Bertolucci 4. Lech Walesa - Man of Hope di Andrzej Wajda 5. Nebraska di Alex Payne 6. La grande bellezza di Paolo Sorrentino 7. Miele di Valeria Golino 8. The Verdict di Jan Verheven 9. A Nagy Fuzet (Le grand cahier) di Janos Szasz 10. Thirst di Dimitry Tyurin Mi accorgo che questi film hanno in comune una simbiosi totale di regista e protagonista e mi sorprende anche il fatto che ci siano molti italiani nella lista, spero sia di buon augurio. Ovviamente non li includo, ma vorrei segnalare almeno i miei due film Las mariposas de Sadourni di Dario Nardi (Argentina), ci sono voluti dieci anni per farlo, miglior regia a Guadalajara e Sta per piovere di Haider Rashid uscito nel momento delle discussioni pi accese sullo jus soli

TOP TEN 2013

ALIAS 28 DICEMBRE 2013

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DISCRIMINAZIONE

SPORT
INTERVISTA MAX GALLOB E NICOLA SACCON DI SPORT ALLA ROVESCIA

Finalmente da oggi gioco anchio: abolito larticolo 40


di PASQUALE COCCIA

Larticolo 40, comma 11 e 11 bis abolito. Detta cos, sembra una delle tante note burocratiche che invadono le sedi delle associazioni sportive, costrette a districare nel complesso mondo degli obblighi normativi e burocratici. La nota emanata dalla Federazione italiana gioco calcio (Figc), ha un valore storico perch apre le porte a tutti i figli di immigrati extracomunitari, che non potevano calcare i campi di calcio perch non sono cittadini italiani, n possono fare richiesta fino allet di 18 anni. Una norma discriminatoria, che di fatto escludeva gli extracomunitari di seconda generazione da qualsiasi possibilit di partecipare ai campionati di calcio delle serie minori fino alla maggiore et. Protagonisti della battaglia per labolizione della norma sono state una serie di associazioni sportive e palestre popolari che fanno riferimento ai centri sociali di tutta Italia e si ritrovano sotto il cartello di Sport alla Rovescia. Ai promotori di questa battaglia abbiamo chiesto di spiegarci qual stato il loro percorso di lotta, che ha messo fuori gioco la Figc, e di fatto spinto ad abolire la norma discriminante verso i giovani extracomunitari. Il percorso politico delle esperienze dei centri sociali a difesa dei migranti ci ha portati a individuare lo sport come terreno pi facile per portare avanti la lotta sui diritti negati agli extracomunitari - dice Max Gallob attivista di Sport alla Rovescia e a gennaio del 2012 tutte le polisportive di calcio, volley, rugby, cricket, che avevano come comune denominatore limpegno politico su questo fronte, si sono ritrovate ad Ancona, e uno dei primi elementi emersi stata la difficolt di accesso allo sport da

Lazione vittoriosa condotta dallassociazione Sport alla rovescia per consentire agli extracomunitari laccesso, finora negato, ai campionati
parlare e rabbonirci, gli dicemmo che la nostra denuncia sarebbe proseguita e che lo avremmo giudicato dai fatti. Le azioni di Sport alla Rovescia non si limitano alla denuncia nei confronti dei dirigenti della Figc come Giancarlo Abete, che nulla fanno per favorire lintegrazione attraverso lo sport degli extracomunitari, e nellautunno del 2012 promuovono la campagna Gioco anchio che consente ai giovani extracomunitari di giocare a calcio nei tornei promossi dalle polisportive dei centri sociali. A Napoli organizzano il torneo di calcio 3 contro 3, a Bologna squadre di calcio a 11, a Padova il torneo di calcio a 5 e a Vicenza partecipa al torneo una squadra, la Porcenese, costituita interamente da calciatori extracomunitari di Porcen in provincia di Belluno, dove la Lega ha consensi pari al 98%, ma quei ragazzi parlano tutti i dialetto veneto, tanto il tempo in cui risiedono in Italia. E se quei calciatori dalla pelle scura possono giocare nei tornei indetti in tutta Italia dalle polisportive aderenti a Sport alla Rovescia, perch mai non potrebbero farlo nei campionati organizzati dalla Federcalcio? A dicembre del 2012 i ragazzi delle polisportive di Sport alla Rovescia si presentano ai presidenti dei rispettivi comitati della Figc delle regioni in cui operano maggiormente Veneto, Marche, Emilia Romagna e Campania: Erano presidenti appena eletti ai quali facemmo presente la necessit di abolire una serie di articoli e con nostra grande sorpresa trovammo una certa disponibilit - continua Max Gallob - ma ci chiesero anche se in caso contrario avremmo alzato il tiro. Rispondemmo loro che con tutte le nostre squadre ci saremmo iscritti ai campionati della Figc e avremmo fatto giocare nel corso delle partite extracomunitari che non avevano la cittadinanza italiana, sostituendoli con gli italiani, in questo modo avremmo fatto saltare limpianto discriminatorio che era alla base delle norme dellorganizzazione dei campionati. Aggiungemmo che ce ne saremmo ampiamente fregati delle sanzioni disciplinari e delle partite perse a tavolino. Guidati da Nicola Saccon, un pool di avvocati aderenti allAsgi, che nulla ha a che fare con i centri sociali, mette a disposizione le proprie competenze, perch vuole ribadire che quelle discriminazioni cui sono soggetti gli extracomunitari non hanno ragione di esistere e lo sport un diritto di tutti. Gli avvocati studiano nei particolari gli statuti di ogni singola federazione e tutte quelle norme discriminatorie che vietano laccesso ai ragazzi di colore, la partecipazione ai campionati promossi dalle federazioni del Coni: Le maggiori difficolt erano costituite dalle norme che prevedevano per i ragazzi che giocavano il permesso di soggiorno valido fino a giugno. Chi lo aveva fino a marzo non poteva giocare, gran parte del tempo, circa 5 mesi andava via per il rinnovo, saltavano sempre i primi mesi di campionato afferma Nicola Saccon anima giuridica di Sport alla Rovesciala prima domanda che ci siamo posti stata perch la Figc chiede il permesso di soggiorno? Non pu farlo, illeggittimo. Un altro problema riguardava i ragazzi che avevano gi giocato allestero, come nel caso di due fratellini rumeni, che avevano disputato il torneo pulcini in Romania, in questo caso solo uno pu giocare in una squadra, le norme Figc prevedono che non possano giocare in due. Oltre al calcio anche gli statuti delle altre federazioni sono discriminatori, per esempio quello della federazione di pallavolo o di pallacanestro, che impongono limiti numerici alla presenza di extracomunitari in squadra. Una ragazza che gareggiava nel nuoto sincronizzato non ha potuto passare di categoria per la presenza di altre ragazze extracomunitarie sottoposte al limite numerico. Allestero in Germania, Francia, Inghilterra, i ragazzi extracomunitari di seconda generazione giocano nelle nazionali giovanili, qui non possibile. E alla Figc come hanno reagito? Hanno abolito larticolo 40, come avevamo chiesto, ma continueremo a tenerli docchio, la nostra battaglia non finita, dopo il calcio si sposter sugli altri sport e le loro federazioni conclude Saccon. Sport alla Rovescia questa volta ha saputo rovesciare il Palazzo del calcio.

parte degli extracomunitari, in particolare ai campionati di calcio indetti dalla Figc. Decidemmo di studiare i regolamenti delle varie federazioni e di promuovere in tutta Italia campagne di denuncia per la modifica delle norme discriminatorie, accompagnate da appelli ad associazioni e dirigenti di societ sportive di base, per il diritto allo sport degli extracomunitari, perch lo sport aiuta a superare le barriere razziali. Chiedevamo perch i bambini giocano a calcio tra loro al di l del colore della pelle e dopo non possono?. Al convegno di Ancona aderirono 15 polisportive provenienti da Napoli, Bologna,

Roma, Parma, Rimini, Trieste, Vicenza, Padova, Taranto, Venezia e Torino. Le polisportive avendo pi squadre, impegnate in diverse discipline non si limitarono ai semplici appelli, durante i campionati esponevano striscioni a sostegno del diritto allo sport dei ragazzi extracomunitari e con azioni di volantinaggio denunciavano nello specifico tutte le norme discriminatorie contenute nelle disposizioni delle varie federazioni sportive. Le polisportive aderenti a Sport alla Rovescia, allinterno del loro percorso di lotta, hanno organizzato anche presentazioni di libri, convegni dibattiti e manifestazioni pubbliche sul tema del diritto allo sport per tutti. A maggio del 2012 le azioni di lotta di Sport alla Rovescia ricevono un largo consenso allinterno di una vasta platea: Fummo invitati a Roma a una riunione della rete Fare (Football against racism in Europe ndr), che si teneva in una sala adiacente a quella del Consiglio dei ministri, tra i presenti anche Giancarlo Abete, presidente della Figc, che nel suo intervento non manc di elogiare con belle parole le azioni del mondo del calcio nostrano contro il razzismo. Intervenni subito dopo e smascherai lipocrisia di Abete, avevamo studiato lo statuto della Figc, e dissi che le norme che caratterizzavano quello statuto erano le pi razziste dEuropa e che sarebbe stato bello se proprio la sua federazione avesse dato un segnale di controtendenza, fosse stata la prima ad invertire la rotta. Da parte della platea vi fu un lungo applauso, la maschera di Abete era caduta, il presidente della Figc venne a cercarci voleva

Foto di Giacomo Carlotto

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ALIAS 28 DICEMBRE 2013

REPORTAGE

LO SMANTELLAMENTO DELLE RADICI

In pagina: ritratto di Mulugeta Gebrekidan e alcune sue opere, in alto: Traditional house in Wolkilo, sotto: Good Carrier in basso: Wax and Gold performance art. A pag 9 in alto: particolare di Boundaries Bound (2009), sotto: Addis in change

Eredit africana di Gebrekidan


DI VINCENZO MATTEI
ADDIS ABEBA

Eredit, questo potrebbe essere lo slogan con il quale etichettare Mulugeta Gebrekidan. Il percorso storico dellEtiopia si ritrova nelle sue foto, nei suoi video, nei suoi quadri, nelle sue installazioni e nelle azioni politiche che porta avanti ad Addis Abeba per criticare lazione del governo. La sua visione critica lo smantellamento delle radici etiopi, prese dassalto dalla speculazione edilizia che, partendo dal suo modello da esportare (Dubai), e dopo aver smembrato intere comunit urbane in Medio Oriente, ora punta decisamente verso il Sud, verso lAfrica subsahariana. Mulugeta ha fatto mostre e performance in Germania, Usa, Angola, Senegal, Belgio, Italia, Sud Africa .... usando diversi linguaggi artistici (http://mulugetart.tumblr.com/). Bounderies Bound un quadro su tela avvolto da filo spinato che rappresenta le frontiere degli emigranti, dei rifugiati, di coloro che scappano dalla miserie e dallingiustizia. Il video, dallo stesso titolo dellopera, ne ripercorre il momento dellesecuzione; un frastuono di vento e di tempesta fa da sottofondo, il suono delle difficolt oggettive e ambientali che gli emigranti devono affrontare per arrivare a destinazione. Sul filo spinato ci sono oggetti dilaniati e macchie di rosso, a rappresentare quei corpi mutilati abbandonati alla morte. Boundaries, confini, linee di demarcazione che segnano il numero interminabile e sempre approssimativo di gente che ha pagato per il sogno di una vita migliore. Chi ce lha fatta racconta di torture, di stupri e di violenze nel carcere di detenzione in Libia, in Algeria e in Marocco. Un messaggio forte quello di Mulugeta, che grida nella sordit della comunit internazionale, incapace di affrontare una calamit che non riguarda solo lAfrica, ma un mondo intero impreparato alle sfide del 21

secolo. possibile ammirare Boundaries Bond presso il museo del CAM di Casoria (Napoli), dove lartista stato ospite di una collettiva africana. Il video Inside out una denucia contro i poteri speculativi che stanno distruggendo lo skyline di Addis Abeba. Interi quartieri sono stati distrutti, completamente smantellati per far posto ad alti palazzi a specchio, senza alcun riferimento alla storia e alla tradizione dellEtiopia. Il video, completamente girato in mezzo alla distruzione lasciata dai bulldozer delle compagnie di costruzione, lega i fili e le vite di tre generazioni. Quella degli anziani, rappresentata da un uomo di colore ben vestito che legge il giornale in mezzo alle macerie; finita la lettura luomo si toglie gli occhiali, i suoi occhi sono un pozzo nero indecifrabile, come indecifrabili sono i cambiamenti intorno a lui. Seguono quattro ragazzi che mangiano una pizza su un tavolo, tra i resti di quella che una volta era una pizzeria; sorridono allegri, incuranti della trasformazione della citt. infatti la nuova generazione che ha perso il legame con il passato, con la storia del paese, con le sue tradizioni e modi di vivere. Vuole la modernit, incurante di tutte quelle trasformazioni sociali che comporter, vuole uno sviluppo incapace di portare avanti un benessere collettivo, afferma Mulugeta. Lultima parte dedicata a una coppia di giovani che, seduta sul divano, guarda la televisione in mezzo alle rovine. La donna incinta, le mani delluomo e della donna sintrecciano sul pancione, sul futuro del nascituro, sulla generazione che verr e su quello che erediter dallattuale presente. Mulugeta non guarda solo al

sociale, ma attraverso la sua arte descrive il popolo etiope, e forse tutto il continente africano, proponendo usi e costumi della vita quotidiana che non hanno tempo e che rappresentano la base per costruire il futuro. Nel corto Unity Mulugeta mette in risalto limportanza della collaborazione tra uomini. Una canoa ricavata scavando un tronco di albero deve essere trasportata dalla foresta fino al vicino lago di Wenchi, impresa impossibile per un solo uomo. Ecco allora tutta la comunit locale, in segno di rispetto alla tradizione, che si adopera per trascinare il mezzo fino alle acque del lago. La zattera sar il mezzo di trasporto dellintera collettivit rurale per attraversare il lago, che altrimenti, impiegherebbe quasi due giorni per percorrerlo a piedi via terra. Sono i suoni che spiazzano e trasportano losservatore. Un trasporto a volte cinico, a volte melodico. La costruzione del suono la perla che mette in risalto la capacit dellartista di conoscere il proprio lavoro, la dimestichezza con cui maneggia le proprie opere e che lo rende un artista completo nel suo campo. Non sono solo le inquadrature complessive ad attrarre, ma anche la capacit di focalizzare su un volto, trasmettendo tutto il lato umano della solitudine ma anche della forza di lottare. Come il caso di Yeshitila, un paraplegico che dipinge supino dal suo letto, o di Sentayehu Teshale, un artigiano disabile che fa lavori di manifattura con i propri piedi. Mulugeta ha la capacit di denunciare attraverso la poesia delle immagini e dei colori. Che cosa ti ha spinto verso la pittura? E perch ti sei spostato sulla fotografia e i video? C solo unAccademia di Belle Arti in Etiopia, ad Addis Abeba, non avevo altra scelta che studiare pittura. Tuttora dipingo, anche se meno e in maniera differente. Prima volevo esprimere le mie idee attraverso i quadri, ora no, mi confronto con la tela con la testa libera. Normalmente uso tele di grandi dimensioni, inizio a dipingere, mi immergo e mi perdo dentro il quadro fino a diventarne parte vivente, in una realt a 3D. Solo alla fine scopro limmagine completa. Con il tempo, volevo

Attraverso la sua arte descrive il popolo etiope, proponendo usi e costumi della vita quotidiana che rappresentano la base per costruire il futuro
qualcosa che andasse oltre la tela. La piattezza della tela stava diventando una limitazione, cos ho iniziato a sperimentare con il collage, per avere pi spessore, poi ho aggiunto oggetti. Ad un certo punto ho sentito la necessit di muovere verso i video, con i quali mi sono trovato subito a mio agio perch mi danno una libert maggiore, mi permettono di esprimere idee, di parlare dei valori e dei problemi sociali. Poi ci sono altre forme di arte pi facili per esprimersi, come per esempio le performance, perch sono spesso in un luogo pubblico e aperto, dove tutti possono partecipare, interagire e condividere. Perch Boundaries Bound? Il dipinto di Casoria stato solo il primo passo di uno sviluppo successivo in cui il quadro diventato video e poi performance. Lidea quella rappresentare, limpossibilit dellindividuo di muoversi, di emigrare. Nel 2010 ho partecipato alla biennale di Dakar con un lavoro simile a quello che esposto a Casoria, in aggiunta volevo fare una performance in cui chiudevo lentrata del museo con del filo spinato, indossavo un uniforme militare e imbracciavo un mitra vero ma scarico. Il presidente del Senegal doveva venire per inaugurare lapertura della biennale. Lidea era quella di sorprenderlo allingresso e dichiarare: Lei non ha il permesso di entrare, a meno che

non abbia un pass. Poi porre una serie di domande, interrogandolo: Perch venuto in questo museo? Che cosa venuto a fare? . Volevo fargli provare la sensazione di essere escluso. Quando si mette un quadro in mostra, losservatore lo assorbe in quel momento, ma spesso, appena uscito dal museo, si dimentica dellimmagine. Invece, sperimentando sulla propria pelle unesperienza, anche solo costruita artificialmente, non facile dimenticarsene, la si assorbe fino al profondo. Mi racconti la performance che hai fatto al centro di Addis Abeba vestito da statua? [/VINT_RISPOST]International workshop in Addis. Il progetto sincentrava sulla libert di espressione degli artisti e sulla censura, perch spesso capita che in Etiopia vengano indiscriminatamente sequestrate le camere fotografiche e cancellati video e foto da parte della polizia. La nostra proposta si chiamava Wax and Gold (Cera e Oro), che nella tradizione etiopie significa criticare con ironia e velatamente lautorit costituita. In Etiopia ci sono molte piazze pubbliche che non sono ben conservate, dove non ci sono n sculture, n fontane niente di niente. Alcune multinazionali hanno sponsorizzato la rivalutazione di questi luoghi pubblici e hanno messo i loro loghi permanenti, come se la piazza fosse un posto addetto alla pubblicit. Purtroppo anche gli etiopi hanno incominciato a chiamare la piazza con nome del brand che lha ristrutturata, senza pensare di nominarla con il nome di qualche personaggio famoso della nostra storia. Ero vestito come una statua vivente, e sono stato trasportato con un furgone alla piazza Samsung. Molte persone vedendomi hanno incominciato a seguirmi gridando se fossi Tedros (eroe etiope del 19 secolo, ndr). I bambini hanno incomiciato a rincorrere il camion. Quando sono arrivato alla piazza sono rimasto fuori, come se lo sponsor commerciale mi avesse scalzato dal posto che mi competeva di diritto. Alla fine della performance

sono entranto nel giardino recintato e tutti i bambini mi hanno seguito entusiasti. Quale il leit motiv del progetto fotografico sui resettlement delle famiglie? C una massiccia costruzione edilizia che sta avendo luogo ad Addis Abeba, non ce ne rendiamo conto, ma stiamo perdendo i nostri spazi vitali. Costruiscono da tutte le parti, e le persone sono costrette a essere ricollocate forzatamente in altri posti, ad alcuni vengono dati rimborsi mentre ad altri no. Questultimi iniziano cos a vivere sulla strada, in tende di buste, legno e cartoni. Mulugeta segue delle famiglie, le fotografa nel mezzo della desolazione cittadina con i monumenti della speculazione edilizia alle spalle, modelli di ricchezza impiantati nel mezzo della citt che sradicano tradizioni, culture, consuetudini abitative identit. Siamo quattro artisti che lavoriamo sui cambiamenti di Addis Abeba. Io mi concentro su due famiglie e su due bambine di 11 anni, Betti e Jerry, che vivono in una tenda e vanno a scuola, nel pomeriggio vendono gomme da masticare o fazzoletti in strada per aiutare il budget familiare. Le bambine appartengono alla citt ma allo stesso tempo no, come se fossero fantasmi, la loro identit confusa, sfumata Come la reazione della popolazione a questo Modello Dubai messo in atto in Etiopia? Perch hai girato il video Inside out? Contrastante. Gli architetti etiopi e le comunit come quella di B&J, sono completamente contrari a questo modello speculativo di costruzioni massive, perch la gente cosciente di perdere la sua identit. I costruttori cancellano tutto ed esodano la gente in un ambiente completamente diverso che non coincide con il loro stile di vita. Per esempio le famiglie di B&J vivevano al centro della citt, riuscivano a tirare avanti vendendo piccole cose per soddisfare il fabbisogno quotidiano. Se vengono spostate fuori dalla citt, in un

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I nuovi edifici a specchio riflettono il sole accecante dellequatore rendendo la temperatura insopportabile
Foto di Addis Abeba di Vincenzo Mattei veri e propri compound per ricchi sparsi a macchia di leopardo nella citt, dove ogni casa recintata con filo spinato e con uomini di sorveglianza privati. Tutto un modus vivendi stato cancellato con lo smantellamento di molti quartieri. La gente stata rilocata nei sobborghi periferici della capitale con indennizzi ridicoli, dove vivono in condomini e devono percorrere pi di 50 km al giorno per andare a lavorare. Molte famiglie per far fronte alle spese condividono lo stesso appartamento e gli stessi bagni, a discapito di tutte le norme igeniche. Le tradizionali case etiopi sono a un solo livello, dotate di un forno esterno dove le donne cucinano a legna, a carbone o a kerosene! Riversare queste abitudini in uno spazio ridotto quale quello di un condominio pericoloso sia per la salute che per la sicurezza. Un altro modo del governo etiope per attrarre capitali stranieri stato incentivare la voglia di molti espatriati a investire i propri risparmi nella terra dorigine. Ma la nuova borghesia etiope, soprattutto quella cresciuta in America, ha perso completamente gli stili di vita africani. Ci particolarmente evidente nella seconda e terza generazione che, al rientro in Etiopia, non ne conosce la storia e la cultura, rifiutandone persino la dieta culinaria, come il kitfo, carne macinata cruda speziata con berber piccante, sostituito da hamburger abbrustoliti del McDonald. Questa perdita delleredit culturale fa credere allemigrato di poter mettere in pratica una filosofia economica nuova, senza rendersi conto delle conseguenze negative e dellimpatto ambientale che pu avere in un paese quale lEtiopia. Ci particolarmente visibile nelle vicinanze della capitale, dove migliaia di ettari sono stati dati in concessione alle multinazionali pronte a investire nel paese. Alle porte di Addis Abeba si trovano fabbriche cinesi che si estendono per chilometri e chilometri quadrati. Ma non sono gli unici, anche olandesi, francesi, inglesi e russi puntano sul continente emergente e sulle normative molto accomodanti dei governi africani. Il progresso deve andare avanti, ma non pu esistere un modello universale valido per tutti e per tutte le aree geografiche del pianeta. Nessuno contro il miglioramento delle condizioni di vita dellessere umano, ma le ridondanti prediche per proteggere la cultura e la tradizione di un popolo vengono sempre lasciate inascoltate. LEtiopia, come tutto il continente africano, si trova davanti ad una sfida che segner in maniera irreversibile il cammino del paese: quella di non seguire gli stessi errori commessi dai paesi industrializzati. Nel secolo scorso, spesso lOccidente ha inseguito uno sviluppo insensato senza curarsi dello smantellamento urbano e della devastazione sociale e ambientale che poteva causare e di cui si pagano ancora le conseguenze. Sar importante seguire un percorso che riesca a rispettare lidentit culturale del paese, anche se al momento ad Addis Abeba sembra accadere il contrario. Purtroppo leredit del colonialismo. Per quanto gli stati africani se ne vogliano affrancare, non hanno altri modelli di riferimento se non quelli occidentali, con tutta una serie di errori che tristemente sembrano ripercorrere. Forse la nuova generazione ha pi prospettive di riuscire ad estirpare questo pesante retaggio, ma dovr evitare di rompere troppo bruscamente con le tradizioni del passato, per non fare la fine della Cina, dove mangiare al McDonald come andare a un ristorante di lusso!

ETIOPIA SPECULAZIONE EDILIZIA

Gli idoli di cemento del modello Dubai sbarcano in Etiopia


contesto alieno, non hanno pi la possibilit di avere un reddito, sono condannate alla rovina. Nessuno si pu opporre allo sviluppo cittadino, ma deve essere giusto ed equo, rispettare lequilibrio ambientale e culturale di un luogo. Mi piace la diversit e anche il senso di unit, ma non mi piace vedere solo grattacieli e cemento. Pensi ci siano soluzioni? Alcuni architetti allavanguardia stanno proponendo nuovi piani di urbanizzazione che rispettano le radici del luogo. Lavorano sugli spazi vuoti, perch non si pu pensare solo alla costruzione senza pensare agli spazi negativi. Questi architetti disegnano prima il vuoto, solo sul rimanente si pu costruire. Un architetto americano andato a Merkato ( il pi grande mercato di tutta lAfrica, ndr), ed rimasto impressionanto per due motivi. Il primo perch l tutto viene riciclato, il secondo perch bisogna contrattare per ogni acquisto e questo d alle persone la possibilit di parlare, di socializzare! Pensando alla parte finale di Inside out, quale il futuro dellEtiopia? Nella nostra esperienza come artisti, nelle mostre, come nei seminari di arte e di architettura cerchiamo di esporre le nostre idee e suggerimenti allopinione pubblica e ai governanti. Sono convinto che questo movimento porter a una discussione e in un certo modo a un sistema migliore per attuare lo sviluppo. I governanti hanno aperto le porte agli investimenti edilizi, ma c bisogno di un piano regolatore urbanistico. Gli architetti sono quelli che patiscono di pi questa situazione e cercano di mediare con il governo, senza opporsi, per non essere tacciati di essere contro lo sviluppo del paese. Gli investitori vogliono che gli architetti copino gli edifici tutto specchi costruiti dai cinesi o in stile Dubai. I palazzi sono tutti diversi e non hanno niente a che vedere con laspetto paesaggistico dellhabitat della citt. Una certa consapevolezza tra i cittadini sta nascendo, perch soffrono il caldo riflesso da tutti questi edifici e per la mancanza di parcheggi. Lattuale generazione invece vive in uno stato di costruzioni urbane permanenti che d un senso di precariet. Con il video voglio esprimere la mia speranza che la futura generazione possa avere uno spazio umano dove vivere. Quale il panorama artistico in Etiopia? Per diversi motivi lEtiopia

Un messaggio forte alla sordit della comunit internazionale, incapace di affrontare una calamit che riguarda il mondo intero
geograficamente e politicamente isolata, non facile conseguire un visto per visitare altri paesi vicini. Gli artisti africani di altre nazioni hanno possibilit maggiori di viaggiare e dincontrarsi, sia per possibilit economiche che per migliore comunicazione stradale. Solo pochi etiopi hanno la possibilit di confrontarsi con altre realt e la comunit di artisti molto ristretta ed concentrata solo nella capitale. La tua arte sembra inglobare tutti gli strati sociali dellEtiopia Non intenzionale. Quando qualcosa colpisce la mia attenzione, diventa naturale lavorarci sopra. Sul corto del carpentiere disabile che lavora il legno con i piedi, voglio mostrare il suo impegno e le sue capacit, senza che la gente si senta a disagio guardandolo, voglio mostrare la sua forza interiore. Quale il messaggio? In Etiopia le condizioni di vita sono difficilissime, voglio dire alle persone di incoraggiare chi ha problemi motori a non perdere la fiducia, perch possono fare cose straordinarie. Ora sto lavorando su un corto di una donna che non pu muovere le mani e cuce con i piedi riuscendo a fare degli abiti tradizionali etiopi eccezionali. Pensa che con le dita del piede riesce ad infilare lago e fa dei modelli favolosi. Quanto la tua religione Bahai influenza il tuo lavoro? Molto, cerco di vivere la mia vita seguendo gli insegnamenti degli oltre cento libri che la mia religione impartisce. Alla fine siamo tutti fiori differenti nello stesso giardino, il colore bianco della tua pelle non un ostacolo per me, perch cerco di guardarti nellanima e non nellaspetto esteriore ed quello metto dentro il mio lavoro, senza demarcazioni e ... confini.

di V.M.
ADDIS ABEBA

Il 21 secolo appartiene allAfrica, limmagine proiettata da gigantografie che bombardano il viaggiatore appena arrivato alleroporto di Addis Abeba. Cartelloni pubblicitari di famiglie etiopi sorridenti danno lidea di un continente proiettato verso un futuro roseo e uno sviluppo inarrestabile che sembra non preoccuparsi delle crisi cicliche delleconomia mondiale. Negli ultimi sette anni la capitale cresciuta demograficamente, con le forti migrazioni dalle campagne, ed economicamente, con indici di crescita che in alcuni periodi sono stati a doppia cifra. Ma, come spesso accade, ci non ha portato a un miglioramento sostanziale delle condizioni di vita dellintera popolazione (secondo Wikipedia il reddito pro-capite ancora si colloca al 168 posto). Come ogni paese in ascesa, lEtiopia ha voglia di dimostrare la propria crescita, e quale modo migliore se non la vetrina di una citt in pieno sviluppo edilizio? E quale modello mettere in pratica se non quello di Dubai? Dopo gli Usa, i paesi del Golfo Persico e il Medio Oriente, dove le continue rivolte hanno ormai disincentivato ogni tipo di investimento, la speculazione edilizia sembra indirizzata verso altri confini, verso sud. LAfrica, e le sue infinite possibilit di sviluppo, lobiettivo naturale per erigere gli idoli di cemento da innalzare in onore del neocapitalismo che non trae alcun insegnamento dai propri errori. Il Modello Dubai sradica il tessuto storico-sociale che caratterizza una nazione. Se si guarda ai paesi nord africani del mondo arabo, il tipo di politiche di sviluppo messe in atto non ha portato i giovamenti economici sperati se non ad una ridotta minoranza della popolazione. Anzi,

le sperequazioni sono aumentate, lassistenza sanitaria inesistente o accessibile solo per pochi ricchi, listruzione fallimentare, la pensione un miraggio. Il Modello Dubai, che funziona solo nei Paesi del Golfo perch supportati dagli introiti del petrolio, sottintende ladozione di un sistema di valori non solo economici, che prenetrano la societ e le istituzioni statali, spazzando via qualsiasi teoria neokeynesiana. Wrapped, incartati ... verdi, blu, gialli, sono i colori con i quali vengono cellofanate le impalcature delle costruzione ad Addis Abeba. Interi rioni storici della capitale (Kazanchis, Merkato, il quartiere a ridosso della Greek School, Bole ...) sono stati rasi completamente al suolo per far spazio a questi monumenti variopinti da scartare una volta terminati i lavori. Lo skyline della citt sta cambiando radicalmente in tutte le zone, le nuove fabbricazioni si arrampicano addirittura ai piedi dei monti circostanti. Ogni area della citt un cantiere a cielo aperto. Il problema di fondo il confuso piano di sviluppo urbanistico, che non stabilisce regole precise e

rigide da seguire e rispettare. Il governo etiope ha assunto consulenti inglesi e cinesi per strutturare al meglio il piano regolatore, ma questi impongono politiche poco lineari con la realt etiope e spesso con lo scopo di favorire le multinazionali straniere. I nuovi edifici a specchio, con design di architetti cinesi e americani, riflettono il sole accecante dellequatore aumentando di molto le temperature in citt e rendendole insopportabili per i passanti. Per legge palazzi a sei/dieci piani si erigono nelle prime tre file a ridosso dei grandi boulevard che vengono costruiti per aiutare la viabilit, ma che tagliano a met interi quartieri. Non ci sono parcheggi sulle nuove ampie strade perch lo Stato concede in costruzione spazi ristretti (normalmente 400 m2 quando un vecchio edificio viene raso al suolo). Cos i costruttori ottimizzano la cubatura a disposizione costruendo quasi a ridosso del terreno limitrofo e riducendo al minimo la distanza tra le vie e i palazzi. I nuovi stabili di cemento e vetro hanno parzialmente rimpiazzato le baraccopoli metropolitane ma senza rispettare la storia del territorio e lo stile africano di vivere in estensione pi che in altezza. Il tipo di piano urbanistico impiegato, sradica completamente le regole di convivenza pacifiche tra il ricco e il povero che per quasi un secolo hanno caratterizzato la vita ad Addis Abeba, alimentando tensioni e delinquenza. Entrambi erano figure ben integrate nel quartiere, si conoscevano a vicenda permettendo quel controllo sociale che riduceva al minimo i casi di teppismo. Le disparit esistevano ma non erano cos marcate. Spesso i meno fortunati/e andavano a lavorare nelle case delle famiglie pi agiate come guardiani, giardinieri, portieri, donne delle pulizie. Oggi si assiste al sorgere di

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ARTI ORIENTALI

LASCIARE IL CORPO LAVORARE ATTRAVERSO IL PROPRIO INVOLONTARIO

Intervista a Rgis Soavi Sensei, maestro di Aikido che da oltre trentanni fa conoscere il Katsugen undo, pratica giapponese che ci fa ritrovare le capacit naturali
di MANOLA DI PASQUALE*

Il pensiero del Maestro Itsuo Tsuda ampiamente espresso nei suoi 9 libri. Ce ne pu consigliare uno in particolare? S, tutti. Lei stato l'ispiratore, il creatore della Scuola Itsuo Tsuda. Che cosa esattamente questa Scuola? La Scuola Itsuo Tsuda stata creata per far conoscere la filosofia pratica del Maestro Itsuo Tsuda e per permettere alle persone interessate da questa via di praticare l'Aikido e il Katsugen undo cos come sono stati trasmessi dal Maestro Tsuda. Questa Scuola riunisce degli individui i quali, nella maggior parte dei casi, hanno creato delle associazioni indipendenti che hanno come sede dei dojo. Ad oggi ve ne sono a Roma, Milano, Ancona, Torino, Amsterdam, Parigi, Tolosa e Mas d'Azil (Francia). Queste associazioni collaborano a diversi progetti della Scuola Itsuo Tsuda, come

Oggi molte persone con idee politiche diverse o anche prive di una idea politica definita, si preoccupano di come i loro comportamenti individuali possono influire sull'ambiente: acquistare prodotti biologici e a km-zero, riciclare meglio i rifiuti, scegliere fornitori di servizi pi rispettosi dell'ambiente, ridurre il consumo energetico, ecc. A livello di dibattito politico comunque, la retorica ecologista funziona sempre, anche in tempo di crisi. In ogni caso, l'attenzione collettiva verso le condizioni e la qualit della terra, dell'aria e dell'acqua, per diverse ragioni, che sia per senso di responsabilit o a volte, semplicemente per business, alta. Ci si preoccupa delle sostanze con cui tutti gli esseri viventi entrano in contatto: piante, animali ed esseri umani, siano queste nutritive, medicinali o tossiche. Oltre agli esperti che siano ecologisti, naturalisti, veterinari, medici, molte sono le persone che si interrogano su come e in che misura tutto ci abbia un impatto sul nostro corpo e le sue capacit di reazione e di adattabilit. Ne parliamo con Rgis Soavi, maestro di Aikido che, da oltre trenta anni, attraverso stage e conferenze fa conoscere il Katsugen Undo (una pratica messa a punto in Giappone da Haruchika Noguchi), continuando il lavoro del suo maestro Itsuo Tsuda che per primo lo aveva proposto in Europa a partire dagli anni 70. Lei insegna ormai da pi di trent'anni Aikido e Katsugen undo e sicuramente il meno conosciuto il secondo. Ci pu dire in poche parole di che cosa si tratta? Che cos' il Katsugen undo? una maniera di ritrovare l'istinto naturale del corpo. un esercizio, una ginnastica, dell'involontario che si fa per ritrovare le capacit naturali. Normalmente nessuno dovrebbe

Per unecologia del corpo umano


ha fatto il legame tra queste due vie. Il maestro Itsuo Tsuda invece del termine Aikido usava l'espressione Pratica respiratoria del maestro Ueshiba. Perch questo nome? Soprattutto perch il termine Aikido diventato un marque dpos e poi lui preferiva parlare di respirazione. L'Aikido adesso soprattutto visto come un'arte di lotta o di difesa contro un avversario. Per il Maestro Tsuda la maniera di praticare l'Aikido, e quindi la maniera di oggi di parlare dell'Aikido, non ci che lui aveva sentito dal maestro Ueshiba. Aveva sentito qualcosa di molto diverso, pi vicino alla respirazione, ovvero il movimento del ki. Per questo non voleva pi usare il termine Aikido, preferiva parlare di respirazione. Parlava sempre di Ka e Mi, inspirazione ed espirazione, parlava di unione e di fusione pi che di lotta l'uno contro l'altro o di difesa personale; dunque per questo che il tipo di Aikido che faceva era molto diverso da tutto quello che avevo visto fino al momento in cui l'ho incontrato. All'epoca ero iscritto alle federazioni, in Francia. Ho conosciuto diversi maestri ed alcuni di quelli che ho incrociato, come ad esempio i Maestri Yamaguchi e Shirata, erano molto vicini a quello che faceva lui. Probabilmente ce ne sono altri che non conosco, che non ho mai incontrato. Ma le scuole di Aikido adesso sono sempre pi delle scuole di arti di lotta marziale ed invece il Maestro Tsuda seguiva una via molto diversa. Parlava spesso di come il Maestro Morihei Ueshiba faceva Misogi: penso quindi che sia per questo che lo chiamava Arte della Respirazione ed ha anche chiamato la propria scuola Scuola della Respirazione. Il suo Maestro, Itsuo Tsuda, parla di una filosofia pratica. Ci pu spiegare cosa significa? In occidente le filosofie sono sempre delle cose pensate, uno pensa e scrive. Io penso dunque sono, questa la filosofia. La filosofia di cui parla Itsuo Tsuda basata veramente su di una pratica, su una pratica del vuoto mentale. Da un certo punto di vista si potrebbe dire che sia piuttosto una non filosofia, ma non esiste una non filosofia. Il maestro Tsuda parla di cose pratiche, per lui non pi pensare, e poi fare. Non fare, non filosofare e non pensare non vuol dire essere decerebrato. C' un'unione tra il pensiero e il fatto di fare, non c' pi separazione:

fare il Katsugen undo, nessuno, assolutamente nessuno. Ma siccome i corpi non funzionano pi in modo normale, ora abbiamo bisogno di ritrovare le capacit che abbiamo perso. per questo che il maestro Haruchika Noguchi ha messo a punto qualche esercizio che permette al sistema involontario di attivarsi ed agire di nuovo nei corpi, cosicch i corpi possano regolarsi da soli. C' un rapporto tra il Katsugen undo e l'Aikido?

Sono due vie diverse, ma si pu dire che tutte le vie normalmente dovrebbero andare verso la stessa cosa. Non avrei mai potuto praticare l'Aikido come lo pratico adesso, se non avessi conosciuto e praticato il Katsugen undo. Praticare Katsugen undo significa lasciare il corpo lavorare attraverso il proprio involontario e cos il corpo si normalizza e ritrova le capacit innate, fisiche e psichiche. Ho conosciuto queste due pratiche, Aikido e Katsugen undo, attraverso il mio Maestro Itsuo Tsuda ed lui che

la stessa cosa, come nello Zen. Una filosofia pratica non separata dal corpo, da tutto ci che c' intorno, non una filosofia che si inventa. Non una filosofia astratta, che raggiunge solo la testa. Quanto ha contato per lei il contatto diretto con il suo Maestro Itsuo Tsuda, che a sua volta stato allievo diretto dei Maestri Morihei Ueshiba e Haruchika Noguchi? stato essenziale. l'essenza perch attraverso di lui, il mio Maestro Itsuo Tsuda, si potevano sentire H. Noguchi e M. Ueshiba. Si sentivano le cose nel non dire, nel non fare, nello sguardo, nei gesti. La presenza di un Maestro importante fin nei suoi silenzi. Ci che poteva insegnare, lui lo ha fatto, ma la cosa pi importante era la sua presenza e quello che noi come allievi potevamo sentire attraverso ci che emanava e che si trasmetteva tutto intorno a lui, qualcosa che si sentiva, che... si respirava.

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organizzare stage, conferenze pubbliche, esposizioni, scrivere articoli o pubblicazioni, ecc. Il mio rapporto di insegnamento con alcune di queste associazioni dura da oltre 30 anni. La filosofia pratica di cui abbiamo parlato fino ad ora viene da maestri orientali, secondo lei c' una possibilit per noi occidentali di comprendere qualcosa di cos specifico che viene dall'oriente? Assolutamente! Gli esseri umani sono esseri umani che vengano dall'oriente o dall'occidente, dal sud o dal nord, sono sempre esseri umani. vero che in occidente noi, nelle societ iperindustrializzate, abbiamo perso qualcosa di primordiale, per questo che ci giriamo verso l'oriente, c' anche chi si gira verso il sud o verso il nord o verso gli Eschimesi, per ritrovare delle cose che comunque sono prima di tutto umane. Noi abbiamo trovato questa filosofia

pratica: non difficile da imparare, in realt non c' niente da imparare. Lasciare il corpo fare ci di cui ha bisogno: una pratica semplice, di una semplicit straordinaria. Venite un po' a provare durante uno dei nostri stage... Vedrete! stato Tsuda che ha fatto per primo il passaggio tra oriente e occidente? Bodidarma si girato verso l'oriente e Tsuda verso l'occidente: ha reso cos possibile capire delle cose che all'inizio potevano sembrare esoteriche, lui le ha rese exoteriche. I libri di Itsuo Tsuda (si possono leggere anche a dieci anni) hanno diversi livelli di comprensione. La sua grande capacit stata quella di rendere accessibili alla mentalit occidentale concetti facilmente comprensibili da un orientale, perch fanno parte della sua cultura, o almeno ne facevano parte prima dell'occidentalizzazione dell'oriente. Si sente parlare ogni giorno di ecologia, di stili di vita ecologici, di materiali ecocompatibili, di cibi naturali, di medicine naturali, di come e cosa dovremmo e potremmo fare per salvare il nostro pianeta. Lei ha parlato in una recente conferenza di ecologia del corpo umano. Che cosa intende? Prima vorrei definire di cosa si parla quando si parla di ecologia: per esempio quando si parla dell'agricoltura, si fanno pesanti interventi sulla terra per uccidere gli insetti. Ma rispettare la natura vuol dire non intervenire sulle manifestazioni naturali della terra: per esempio l'esperienza che Masanobu Fukuoka ha descritto in La rivoluzione del filo di paglia interessante dal punto di vista dell'ecologia e per quanto riguarda il corpo la stessa cosa: tutti oggi vogliono assolutamente intervenire sul corpo, su tutte le fasi, dall'inizio alla fine. Dall'inizio, quando l'essere umano nasce, fino a quando muore. Tra questi due momenti ci sono interventi di tutti i tipi che rendono le persone uniformi o che sopprimono tutte le risposte che d il corpo. Un corpo sano un corpo che reagisce. Un corpo sano non ha bisogno di niente di speciale per reagire alle malattie, o anche semplicemente per crescere, per invecchiare... per invecchiare normalmente. Dunque l'ecologia umana rispettare il corpo del neonato, del bambino, dei giovani, dell'adulto, delle persone anziane, ed lasciare la possibilit ai corpi di reagire. questa l'ecologia umana. Adesso tutti i corpi sono completamente imbottiti di medicine. Vengono imbottiti con tante cose, non solamente medicine, ma anche cibo, che pieno di sostanze chimiche. Dunque i corpi non hanno pi niente di naturale. Ritrovare la natura del corpo vuol dire anche eliminare tutti i prodotti chimici, che sono inutili. Dunque quando io parlo di ecologia umana non voglio dire solo mangiare sano, ma anche ritrovare la capacit umana di sentire, di prendere le cose di cui si ha bisogno senza esagerazione

Ho conosciuto queste due pratiche, Aikido e Katsugen undo, attraverso il mio Maestro Itsuo Tsuda ed lui che ha fatto il legame tra queste due vie
LE BIOGRAFIE
RGIS SOAVI Durante la sua formazione da professionista nelle federazioni di Aikido, Rgis Soavi incontra il Maestro Itsuo Tsuda e segue il suo insegnamento per dieci anni. L'Aikido del M Tsuda corrisponde molto di pi a quello che cerca e si orienta definitivamente in questa direzione verso gli anni '80. Si dedica da pi di trenta anni all'Aikido e al Katsugen Undo insegnando tutte le mattine al dojo Tenshin di Parigi. Conduce stage regolari nei dojo che sono riuniti nella Scuola Itsuo Tsuda, a Parigi, Tolosa, Milano, Roma, Amsterdam. Conferenziere durante gli stage, chiamato anche in altre occasioni a tenere delle conferenze pubbliche. ITSUO TSUDA Itsuo Tsuda, nato nel 1914, arriva in Francia nel 1934 e compie i suoi studi con Marcel Granet e Marcel Mauss fino al 1940, anno del suo ritorno in Giappone. Dopo il 1950 si interessa agli aspetti culturali del Giappone, studia la recitazione del N con il MHosada, il Seitai con il M Noguchi e l'Aikido con il M Ueshiba. Itsuo Tsuda torna in Europa nel 1970 per diffondere il Katsugen undo (movimento rigeneratore) e le sue idee sul Ki. La sua morte avvenuta nel 1984, ma la filosofia pratica e l'insegnamento che ha trasmesso attraverso le sue opere e il suo lavoro continuano a vivere in Europa nei dojo della Scuola Itsuo Tsuda. www.scuolaitsuotsuda.org Su questo punto non sono d'accordo con l'interpretazione che si fa di ci che ha scritto Jonas: detto cos sembra che faccia una separazione tra l'uomo e la natura, ma l'essere umano fa parte della natura. Dunque come se noi come natura lottassimo contro noi come esseri umani. Adesso effettivamente siamo pi pericolosi, perch c' una parte negativa della nostra natura che diventata assolutamente pericolosa. Lui parla della natura come se fosse una parte esterna, ma non si pu definire la cosa cos, una questione dialettica. L'essere umano completamente nella natura, senza la natura non esisterebbe e la natura senza l'essere umano sarebbe qualcosa d'altro, qualcosa che noi non possiamo conoscere. Dunque se una parte della natura tra virgolette stata pericolosa per noi, per esempio animali selvatici, piante velenose, ecc. ... effettivamente adesso noi siamo pi che pericolosi: distruggiamo la natura, distruggiamo tutto, persino l'essere umano. Forse la natura sopravviver all'essere umano, io lo spero, altrimenti sarebbe terribile. Stiamo distruggendo pi l'essere umano che la natura stessa. La natura comunque sopravviver in un'altra maniera senza l'essere umano, senza animali, non so. Anche i dinosauri si sono estinti... e forse all'uomo accadr la stessa cosa. Potremmo parlare di una cultura ecologica del corpo umano da trasmettere? Io non parlo di una cultura ecologica da trasmettere, ma di ritrovare le capacit naturali dell'essere umano, qualcosa che abbiamo dimenticato, qualcosa che non sentiamo pi, ma che c' ancora. Non una cultura nuova, qualcosa da ritrovare, qualcosa che abbiamo dimenticato, qualcosa che non conosciamo pi. Il primo passo sarebbe gi smettere di pensare troppo, e ritrovare le capacit naturali dell'essere umano. Ci sono momenti nella vita di ogni individuo che sono fondamentali per l'essere umano? S, la nascita. Quando uno nasce fondamentale e poi quando uno muore, ma si pu dire che quello che c' tra questi due momenti non sia fondamentale? Io che sono tra i due penso che sia fondamentale. Un altro momento importante quello della malattia. La malattia si pu affrontare in modo ecologico? Deve fare questo tipo di domanda agli ecologisti. Io non sono un ecologista, dunque io non penso in termini di affrontare la malattia, forse gli ecologisti la affrontano e usano metodi dolci o altre cose, non so... Quello che posso dire che io non vado contro la malattia, non affronto la malattia. La malattia una funzione naturale del corpo, soprattutto se si pensa alla malattia in termini di sintomi. La gente pensa alla malattia come qualcosa che va verso la morte, sempre. Io direi che non devo affrontare la malattia, io vivo la malattia, per me una maniera di rigenerarsi, per trovare il modo di vivere ancora. E poi evidentemente c' un momento in cui non si vive pi. La malattia non una cosa da affrontare o contro cui lottare, qualcosa da attraversare. *omotossicologa

e solo quelle cose di cui si ha bisogno. Cos i corpi possono ritrovare la capacit di dare le risposte di cui hanno bisogno e di vivere normalmente. Il filosofo tedesco dello scorso secolo Hans Jonas scrive in Sull'orlo dell'abisso: Siamo diventati pi pericolosi per la natura di quanto la natura sia mai stata per noi. Lei d'accordo? In un certo senso s, ma noi facciamo parte della natura, dunque non c' una separazione.

Al centro, in alto e nel secondo taglio, il maestro Rgis Soavi in azione nel centro (dojo) di Roma. In basso due esempi di combattimento di Aikido tradizionale. A pag 11, al centro, il maestro Itsuo Tsuda e, sopra, una sua calligrafia che indica il Ki, la espirazione concentrata

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PAGINE USCITO IL VOLUME FREAK OUT! LA MIA VITA CON FRANK ZAPPA

20 anni dalla parte di Frank Zappa


Il 4 dicembre 1993 moriva Frank Zappa, uno dei musicisti pi completi del Novecento, capace di passare dal rock alla musica concreta, dal jazz al pop arguto di pezzi come Camarillo Brillo. Frank e il resto del mondo. Un libro illuminante, edito da Arcana, scritto da un punto di vista del tutto esterno all'artista che per diventa con il passare dei capitoli centrale per capire il personaggio, la sua avversione per censure, modi e stili dominanti. La storia di una dattilografa scioccata dal disco Absolutely Free che si trasferisce con Zappa a Hollywood, conosce una teoria di artisti-colleghi, gestisce il fan club, si prende cura delle GTO's. E si lega per sempre al maestro. Eccolo Zappa, maestro isolato, spesso asociale, eppure cos centrale per tanti suoni e spostamenti culturali del Novecento. Si ringrazia leditore per aver concesso gli estratti che seguono.
di PAULINE BUTCHER*

Il giorno in cui conobbi Frank Zappa inizi come ogni altro dei cinque anni precedenti. Avessi saputo quanto sarebbe stato epocale, mi sarei agganciata i pendenti alle orecchie con pi cura, avrei attraversato Londra pi alla svelta, e avrei risposto al telefono in ufficio con pi solerzia. Ma in quel piovoso e piatto pomeriggio dagosto del 1967, non potevo certo immaginarlo. Guadagnavo 10 scellini lora in una copisteria di Dover Street. Non cerano grandi macchinari e orde di uomini, bens un grosso ufficio con macchine da scrivere Selectric e venti ragazze sedute in quadrati da quattro. Dattilografavamo men, programmi di sala, pubblicit, sceneggiature, e talora anche romanzi di scrittori pieni di speranza. In fondo alla stanza, dietro a un vetro, due ragazzi azionavano delle enormi fotocopiatrici. Noi ragazze non eravamo per semplici dattilografe. Niente affatto. Ci affrettavamo da un capo allaltro della citt con macchine da scrivere portatili e taccuini, tra hotel e case private. I nostri clienti potevano anche essere persone molto importanti. Solo una settimana prima, avevo lavorato per il nipote dellImperatore dEtiopia, Hail Selassi. Quando era crollato ubriaco nel water, avevo chiamato il portiere dellhotel, pensando che fosse morto. E avevo lavorato anche con Margaret, duchessa di Argyll, che era tremendamente affranta per via del suo scandaloso divorzio. Alcune foto che la ritraevano nuda con una serie di aristocratici erano state spiattellate da vari tabloid. (...) La Forum Secretarial Services, un posto chiassoso, quasi assordante, apparteneva a Miss Bee e a quel piccoletto di suo marito, il dottor Lederer, entrambi scappati dalla Rivoluzione ungherese nel 1956. (...) Quel giorno, il 16 agosto, Miss Bee era dal parrucchiere, perci risposi io al telefono. Royal Garden Hotel, mi disse il portiere. Un nostro cliente vuole una dattilografa per le sei e mezza. Attenda. Misi una mano sulla cornetta e cercai una volontaria, ma le ragazze scossero il capo. Avevo preso io la telefonata, pertanto ero io a dover andare. (...) per il signor Zappa. Stanza 412. Il signor Zappa. Che nome noioso! A volte lavoravamo per stelle del cinema come Gregory Peck (e stranamente avevo trovato suo figlio, un teenager, pi seducente di lui). Tra gli altri clienti celebri avevo avuto il mimo Marcel Marceau e degli affascinanti politici israeliani o di Buenos Aires, ma la maggior parte della clientela era formata da alti dirigenti di multinazionali, e credevo che il signor Zappa fosse uno di loro. (...) Trotterellai lungo il

corridoio fino alla stanza 412, appoggiai le borse sul pavimento, e bussai. (...) Sulla scrivania, mi aspettava un registratore a bobine. Mentre tiravo fuori la macchina da scrivere, il signor Zappa mi disse: Voglio che tu dattiloscriva i testi dei brani nel nastro. Mi servono per domani. Premette play per accertarsi che il registratore funzionasse. Ne uscirono strani rumori. Mi aspettava una lunga notte. (...) Gli chiesi: Dovrei conoscerla? famoso?. Sentii delle risatine dei tizi nellaltra stanza. A Londra ci conoscono in pochi, mi rispose con umilt. Questo lhai mai visto?. Mi porse la copertina di un Lp, Freak Out!; cinque uomini in una foto colorata in modo confuso. Quello in mezzo, malgrado la distorsione dellimmagine, era senza dubbio il signor Zappa. Mothers of Invention?, lessi ad alta voce. Strano nome per una band. Siamo noi, mi disse. Quelli brutti. Cercando di essere gentile, gli risposi: Oh, non direi. Mi contraddisse con un gesto. Scelgo tutti i membri della mia band per la loro bruttezza. Tutti gli altri gruppi cercano di essere belli. Noi facciamo soldi essendo brutti, visto che la societ proprio cos, brutta. Mi pass un secondo album, Absolutely Free. Stavolta era lespressione severa del signor Zappa a riempire la copertina, mentre le altre Mothers spuntavano dal basso. Allinterno, una fascetta pubblicitaria chiedeva ai fan di inviare un dollaro in cambio dei testi. Qui a Londra, lInternational Times, un giornale underground che non avevo mai letto, aveva

accettato di pubblicarli gratuitamente. Il mio compito era quello di trascriverli. Mentre il signor Zappa mi chiedeva se ero comoda e mi portava il caff - gesti gentili quasi senza precedenti tra i miei clienti premetti play, e part uno sproloquio incomprensibile. Mentre stava uscendo, lo chiamai: Signor Zappa!. Torn indietro. Ehm, s?. Questa lingua inglese?. Sorrise sarcastico, arricciando un angolo della bocca. Era bello che capisse il mio umorismo. Gli risposi a mia volta sorridendo. Mi diede unultima occhiata e poi raggiunse gli altri. Lo fissai mentre se ne andava, desiderando che rimanesse ancora a parlare con me. Il primo brano si intitolava Plastic People. Gente di plastica? La voce cool e profonda del signor Zappa presentava il presidente degli Stati

Scelgo i membri della mia band per la loro bruttezza. Tutti gli altri gruppi cercano di essere belli. Noi facciamo soldi essendo brutti

Uniti, e io incominciai a dattilografare. Ma che cosa stava dicendo? Era he had sex o hes been sick? Nessuna delle due aveva senso. Continuai a scrivere. Seguirono altri sproloqui, e dovetti riascoltarli in continuazione. Perch non poteva trattarsi dei Beatles o dei Rolling Stones, con testi facili e parole che capivo? Tenni duro. Il brano seguente, The Duke of Prunes, mi confuse ulteriormente. Era divertente e satirico, e mi fece sorridere, ma perch quel canto lamentoso e i continui cambi di ritmo? I suoni discordanti mi tormentavano le orecchie. Poi, fortunatamente, nel bel mezzo arriv un lungo segmento jazzy, da big band, e in men che non si dica cominciai a tenere il tempo col piede e mi appoggiai alla sedia per lasciarmi avvolgere dal suono. Mi piacevano. Quelluomo aveva talento. Dalla porta, potevo sentire brindisi e chiacchiere a bassa voce. (...) Cominci a raccontarmi della sua istruzione, di come suo padre fosse passato da un lavoro allaltro, facendo trasferire la sua famiglia in Maryland, in Florida e in California. Non mi piaceva affatto, mi disse.

A quindici anni, ero gi stato in sei diverse scuole superiori. Hai idea di che effetto abbia? Non divertente quando soffri di acne. Ti rende davvero difficile farti degli amici. Nessun altro uomo per il quale avessi lavorato mi aveva parlato in modo tanto intimo. Mi fece sentire importante. Non mi illudevo di essere speciale, ma sembrava che gli piacessi. (...) Frank sobbalzava sul letto a bocca aperta, battendosi le mani sulle ginocchia e ridendo tanto forte da far tacere il mormorio nella stanza accanto. Oh, cielo, fa pi ridere delloriginale. Sentendomi incoraggiata, gli dissi: Non ho capito tutto, cos lho inventato. Una bambolina fa la cacca puzzolente? (A baby dool makes a filthy poo). Come dovrebbe essere?. Una cassa di colla per aeroplani (A case of airplane glue).Ah!. Sfogliai le pagine per cercare il punto esatto, e timidamente dissi: Immagino che ce ne siano altre, ma era gi andato avanti con la lettura. Stando a quel che hai fatto, dovresti scrivere anche tu. (...) Ma se lo facessi, sarei meno volgare. Volgare?. Be, Brown Shoes Dont Make It piuttosto forte per un disco. Lo pensi davvero? una delle nostre canzoni pi popolari. Risi. Probabilmente perch cos volgare. Mi guard con indulgenza: Questo il tuo punto di vista, Pauline, e mi dice pi di te che della canzone. Un po colpita, gli dissi con tutta lautorit possibile: Non posso essere stata lunica a dirlo. Devi ammetterlo, sono testi ben poco edificanti. Se non sono volgari, sono quantomeno

licenziosi. Non per il nostro pubblico. Mi aveva contraddetto, ma ero determinata a non indietreggiare. Scorsi le pagine per trovare quella giusta. Lessi ad alta voce dei versi su una tredicenne e un uomo di mezza et con le scarpe marroni. Fanno sesso sul prato della Casa Bianca e giocano a padre e figlia. Cercai di scorgere una reazione sul viso di Frank, ma mi fissava inespressivo. Non carino, gli dissi. Non carino?. No. Il suo sorriso scomparve. Se vuoi sentire canzoncine carine con parole insignificanti, ci sono un mucchio di persone che fanno al caso tuo. Non ho alcuna intenzione di scrivere roba del genere. Non c motivo di affollare quel settore. Non volevo perdere la sua benevolenza, quindi acconsentii: Immagino che tu venda abbastanza dischi, e perci non debba preoccuparti di quel che pensa la gente. Vendiamo abbastanza. Abbiamo un buon pubblico di nicchia, malgrado le radio si rifiutino di mandarci in onda, e malgrado i tentativi della nostra casa discografica. Di certo sei in affari per fare soldi, come tutti. Perch ti saboti da solo scrivendo canzoni che i dj si rifiutano di suonare?. Non mi rispose e si fece serio, pensoso. Forse avrei dovuto fermarmi, ma dimpeto continuai a pressarlo: Forse i tuoi fan sono pi grandi e navigati di me. Affatto. Quanti anni hanno?. Annoiato, mi rispose: Tra i tredici e i quarantacinque. Allincirca. Tredici! Cos giovani! Be, se mi permetti, non penso che i tredicenni debbano sentire cose simili. Sembravo mia madre, ma non potevo farci niente, le parole

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Alcune immagini di Frank Zappa e la copertina del libro di Pauline Butcher. Qui accanto lautrice del libro accanto allartista (C) Ed Caraeff

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Se vuoi sentire canzoncine carine con parole insignificanti, ci sono un mucchio di persone che fanno al caso tuo. Non ho alcuna intenzione di farlo
mandarmi in estasi, baby. Non avevo mai stenografato delle parolacce, perci inizialmente esitai, aggiungendo poi le vocali in tutta fretta per essere sicura di capire in seguito quello che avevo scritto. And avanti spedito, evidentemente divertendosi, mentre teneva un piede scalzo appoggiato al ginocchio. Brown Shoes Dont Make It una canzone su quelle persone sfortunate che confezionano leggi e ordinanze inique, forse inconsapevoli del fatto che le restrizioni che impongono ai giovani siano il risultato delle loro frustrazioni sessuali. I vecchi sporcaccioni non dovrebbero guidare il vostro paese. Gli feci segno di aspettarmi e lui fece una pausa, mentre fissava i segni e riccioli che la mia penna lasciava sul foglio. Uncle Bernies Farm una canzone che parla di brutti giocattoli e della gente che li costruisce. Suggerisce la possibilit che chi compra brutti giocattoli sia brutto come i giocattoli stessi. Gli lanciai unocchiata di disapprovazione: non si salvava nessuno? Son of Suzy Creamcheese lavvincente saga di una giovane groupie. Agisce con lo scopo di essere sempre in. Pertanto eccede con la droga: si fotte la mente con troppo Kool-Aid. Si ferm. Sto parlando dellacido, Pauline, ok?. Annuii. E ruba la riserva del suo ragazzo. La riserva una scorta segreta di droga. Mettilo tra parentesi. Era arrivato alla fine. Si stiracchi, allungando le braccia verso lalto. Non mi piacevano le sue generalizzazioni, ma avevo capito che ci voleva coraggio a trattare certi temi, e mi piacevano il suo approccio da uomo daffari, la sua intelligenza e la sua lucidit. Anche se non fosse stato un intellettuale, era comunque di gran lunga pi sveglio e navigato delle popstar che avevo visto in tv. Certo, John Lennon e Paul McCartney sapevano tirare fuori delle risposte brillanti quando venivano intervistati, ma questuomo emanava saggezza e cultura. Chi lavrebbe immaginato che quel pagliaccio che ieri mi aveva aperto la porta mi avrebbe dettato dei testi in modo tanto serio e fluente. Mentre mi preparavo a trascrivere i miei appunti, Frank cominci a leggere il resto dei testi e ad apportare correzioni. Erano le dieci e mezzo di sera quando estrassi lultimo foglio dalla macchina da scrivere e gli porsi il conto. Mi aiut con la giacca e mi disse: Tra non molto io e alcuni del gruppo ce ne andiamo allo Speakeasy. Ti piacerebbe uscire con me?. Le sue sopracciglia fecero di nuovo su e gi, nella parodia di unespressione da seduttore. Cercai di nascondere le mie emozioni, ma mi sentivo raggiante. Aveva un harem di donne a sua disposizione: Londra era piena di belle ragazze. Nel foyer, considerammo lidea di andare con la mia macchina, ma alla fine scegliemmo un taxi. Mentre ci mettevamo comodi sui larghi sedili, gli raccontai della mia Mini. Lho comprata nuova. Mi costata pi di

venivano da sole. Oh, non so, mi disse. Dovresti discuterne con un tredicenne. Se li fa felici, devono pur trovare qualcuno di loro gradimento. Per quel che so, non hanno niente da obiettare. Ma potrebbero obiettare i loro genitori. Mi contraddisse con un gesto. Chi compra i nostri dischi non si cura di quel che pensano i genitori. A quanto pare prosperiamo dove c contrasto generazionale, perch abbiamo la tendenza a rendere tutto pi animato. Proseguii: Corri il rischio di corrompere le menti di unintera generazione. Lo pensi davvero?. S. Scosse il capo. Rifletti. La maggior parte delle canzoni che trasmettono in radio parla damore. In radio non sentiamo altro che messaggi damore, pertanto se i testi influenzassero davvero la gente, quale sarebbe il risultato? Un mondo di fiaba. Ma non cos. Ma la maggior parte delle persone crede davvero nellamore, non vero? Pertanto puoi dare la colpa alle canzoni, perch forse influenzano davvero le persone. Mi studi con aria interrogativa, tra le capriole del fumo. Perlomeno non mi stava cacciando via. Rincuorata, insistetti: Questo verso. Indicai un altro segmento della canzone che parlava di scopare sul prato della Casa Bianca. Lessi ad alta voce: Ricoprire mia figlia di cioccolata e farmela di nuovo. Onestamente, credo che sia immorale. Come lo leggi tu, col tuo accento, lo fai sembrare piuttosto strano. Il tiremmolla prosegu: pi lo criticavo, pi sembrava divertirsi. Mi sentivo inebriata, ogni sfida mi incitava a

vedere quanto in l potessi spingermi. Stai insinuando metaforicamente che il presidente degli Stati Uniti, il presidente Johnson, se la faccia con le ragazzine?. Questo lo spinse finalmente ad alzarsi dal letto con un balzo, e a schiacciare il mozzicone della sua sigaretta nel posacenere. No, non sto puntando il dito contro una persona in particolare, ma in generale, contro gli stronzi che ci governano. Bah, pensai, non prendendo in considerazione le sue parole. I politici facevano del loro meglio e noi avremmo dovuto elogiarli. Cambiai rotta: Ho fatto leggere i tuoi testi a una collega. Pensa che questa canzone parli di incesto. Le sue sopracciglia andarono su e gi: Ha le tette grandi?. Risi: No-o-o-o. Si mise seduto in fondo al letto, accanto a me, e mi sentii imbarazzata e affannata, come se avessi corso i cento metri. Accenn col capo al mio taccuino sul tavolo, e con cortesia mi disse: Scrivi quel che ti detto. Incroci le gambe e poggi un gomito sul suo ginocchio, appoggiando la sigaretta mentre raccoglieva i pensieri. Forse, vista la confusione che mi avevano causato alcuni testi, si sentiva in dovere di dettarmi la spiegazione di ogni brano. Plastic People sono gli stronzi bugiardi che governano quasi tutti gli Stati. Vegetables sono le persone che non hanno un ruolo nella societ e che non sono allaltezza delle proprie responsabilit. The Duke of Prunes una canzone damore surrealista, e le parole prugnami, formaggiami sono una trasformazione del classico scopami, succhiamelo fino a

500 sterline, e il primo giorno, un uomo che camminava col carretto del latte uscito da dietro langolo e si schiantato sulla portiera del passeggero. Mi ha speronata!. Un carretto del latte?. Risi. S. Non stato divertente. La fila si estendeva per tutta Margaret Street, e anche dietro langolo, lungo Oxford Circus, ma qualcuno ci fece entrare subito per le scale che conducevano allinterno. Superato il lungo bar in legno, ci accomodammo al nostro tavolo in fondo al ristorante, apparecchiato con una tovaglia a scacchi rossi. L dietro, la musica era un po pi clemente con le mie orecchie, ma dovemmo comunque urlare le nostre ordinazioni al cameriere: whisky con ghiaccio per Frank, whisky con acqua per me. Mentre i miei occhi si abituavano alloscurit, mi accorsi che la gente ai tavoli davanti al nostro si voltava e si dava di gomito, facendo attenzione a non indicarci direttamente. (...) Mi strinse forte. Ero rossa di emozione, ma mi sentivo orgogliosa. Poi mi disse allorecchio: Vuoi fare una cosa veramente strana?, e prima che potessi rispondergli cominci a

piegare le ginocchia e a saltellare in modo strano, come un russo. Non ero una gran ballerina, ma conoscevo i passi base. Non conoscevo per passi del genere. Era un tango? Ci trovammo guancia a guancia, e mi fece estendere il braccio, spostandolo su e gi. Voleva deliberatamente comportarsi da idiota, per essere allaltezza della sua reputazione di persona bizzarra? In passerella ero abituata alle attenzioni, ma sotto quelle luci lancinanti, rimasi paralizzata dallimbarazzo. Ridacchiando e cercando di nascondere la faccia, gli rimasi aggrappata, mentre Frank, con uno strano sorrisetto, accelerava il ritmo di salti e piroette, a beneficio di un pubblico sempre pi numeroso. Colsi delle risatine soffocate e degli sguardi meravigliati. Il disco finalmente sfum, e con gran sollievo caracollai fino al tavolo, inebriata da tante giravolte. Ancora con limpermeabile addosso, Frank si lasci cadere accanto a me. Dal buio emerse una figura con la zazzera e le basette lunghe. Frank, Frank, un piacere vederti, amico mio. Chiunque fosse, si accomod. Frank si rivolse a me. Pauline, Eric

Clapton. Eric, lei Pauline Butcher. Gli strinsi la mano, e protesa verso di lui come uninsegnante di musica dai modi gentili, gli chiesi: E tu che cosa suoni?. I suoi occhi strisciarono verso quelli di Frank e poi tornarono da me. Si avvicin e mi disse, come fosse un segreto: Suono la chitarra. Che bello, gli dissi. Segu un momento di silenzio imbarazzato, mentre Frank tossiva e Eric sprofondava nella propria sedia. Evidentemente avevo detto la cosa sbagliata. Frugai in cerca di sigarette nella mia borsa patchwork appoggiata sul pavimento, le trovai e le spinsi di nuovo sul fondo, sempre restando a testa bassa. Nel frattempo sentivo Eric che raccontava a Frank della sua imminente esibizione al Fillmore di San Francisco. Frank lo mise in guardia dai figli dei fiori: Se la gente cerca di mettermi delle perline al collo, io rispondo vaffanculo. *Un estratto da Pauline Butcher, Freak Out! La mia vita con Frank Zappa (Arcana, pp. 380, euro 23,50) (C) Pauline Butcher. Si ringrazia l'editore e l'autore

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PAGINE
di FRANCO MICALIZZI*

Nella foto grande Franco Micalizzi. Qui sotto la copertina della sua autobiografia Cest la vie dartiste; in basso locandine di alcuni film di cui il compositore ha curato la colonna sonora

Era il 1970 e tra i rapporti che avevo intessuto con i produttori cinematografici ce nera uno particolarmente stretto. Parlo di Italo Zingarelli. (...) Un giorno lo sento parlare di un film che sta per produrre. il solito western di recupero, almeno cos sembra. In pratica si useranno dei set gi utilizzati per altri film pi importanti, non si andr in Spagna per gli esterni, e saranno scritturati attori poco costosi. Mi sembrava loccasione perfetta per un debuttante come me. Iniziai a fare delle sommesse e ripetute richieste a Italo che, sornione, volle farmi un po sospirare, ma alla fine mi diede lincarico. Era il primo vero impegno ufficiale che ottenevo per scrivere il commento di un... piccolo film. Si diceva di quanti produttori avessero tenuto a lungo nei loro cassetti la sceneggiatura di questo western anomalo. Gi: anomalo, perch, pur contenendo molte scene dazione, non prevedeva facce insanguinate o morti violente, comera la norma dei western di Sergio Leone, e inoltre i dialoghi erano densi di un humour popolare ma non banale; chi poteva credere in un film del genere? Lideatore delloriginalissima storia e regista del film era Enzo Barboni (in arte E. B. Clucher), gi ottimo direttore della fotografia di film impegnati e film commerciali di successo. Anche lui alla sua prima esperienza come regista. (...) La scena iniziale del film, che mostra il protagonista mangiare con gran gusto un tegame di fagioli e che predispone subito lo spettatore al divertimento, Barboni laveva scritta pensando, giustamente, allatavica fame che gli italiani hanno ancora nella loro memoria inconscia. Ne sapeva qualcosa lui che nella sua umana esperienza era sopravvissuto alla disastrosa ritirata in Russia dellesercito italiano di cui aveva fatto parte, tra gelo, fame e disperazione. Insomma il film che, forse lo avrete gi capito, si intitolava Lo chiamavano Trinit, fu girato in poche settimane tra il Tevere, la Magliana e lAbruzzo. I protagonisti erano due favolosi e italianissimi attori: Terence Hill e Bud Spencer, Mario Girotti e Carlo Pederzoli, gi grande campione di nuoto. Io, dopo aver letto la sceneggiatura avevo composto un tema canzone un po swing, non privo di ironia e divertimento. Il testo in inglese lo avevo affidato a Lally Stot, un artista di Liverpool che era venuto a Roma anni prima con un gruppo che si chiamava I Motowns. (...) Stavo mettendo gi la pasta con lacqua che bolliva e sento partire il tema dellUltima neve di primavera con la voce di Giancarlo Guardabassi (conduttore del noto programma radiofonico Dischi caldi) che lannuncia come nuovo disco caldo pronto per la hit parade. Non ci credevo e anche questa volta, poich le grandi emozioni ci colpiscono nel profondo e sono incontrollabili, non riuscii a trattenere una certa commozione, dopo la nascita dei figli era la nascita del successo che mi dava una scarica di adrenalina. Il disco entr puntualmente in hit parade dove rimase a lungo. (...) Il tema di Ultima neve cominci a viaggiare per il mondo, ricordo che in Argentina rest ai primissimi posti in classifica per pi di un anno e che in Brasile divenne la sigla di una telenovela seguitissima con molte centinaia di puntate, si chiamava: Os gigantes e sono ormai moltissime le versioni discografiche sia suonate che cantate, realizzate da molti artisti nel mondo. (...) Nel 75 feci un incontro decisivo per la mia carriera. Umberto Lenzi, affermato regista, mi chiese di scrivere la musica di uno dei suoi primi polizieschi con Thomas Milian protagonista. Il film era Il giustiziere sfida la citt. Reduce dalla prima esperienza americana avevo cominciato a utilizzare i synth

AUTOBIOGRAFIA UN ESTRATTO DAL LIBRO C'EST LA VIE D'ARTISTE

Franco Micalizzi, ciak si suona. Da Trinit al Monnezza

Autore di temi da classifica come Lultima neve di primavera e di una sequela indimenticabile di poliziotteschi. Anche Tarantino lo ha omaggiato

e soprattutto il clavinet (penso di essere stato il primo in Italia) e le ritmiche che scrivevo per i film dazione erano particolarmente moderne e trascinanti. Il tema che avevo composto piacque a Lenzi e anche tutto il commento and bene. Il film ebbe un buon successo e inaugur le collaborazioni con Umberto con il quale feci poi molti altri film sempre pi del genere poliziesco (molto imitati dagli altri registi). I polizieschi di Lenzi piacevano molto e mi davano la possibilit di scrivere per gli ottoni della big band. Ecco che nasceva lo stile funky jazz allitaliana che tanti ammiratori ha trovato nel mondo. Le mie musiche appartenenti a questo genere arrivarono persino negli Stati Uniti dove diversi rapper le campionarono per le loro incisioni. divertente pensare che il suono e lo stile delle big band americane che tanto mi avevano influenzato nella mia formazione ritornavano allorigine (gli Usa) con le mie composizioni ed esecuzioni, insomma, il cerchio si chiudeva. Con Umberto Lenzi ho lavorato a lungo e sempre con molta soddisfazione, sostenuto dalla sua competenza e dalla sua capacit di valutare subito lefficacia di un brano musicale nel commento di una sequenza. I principali film di Lenzi di cui scrissi la musica sono: Il giustiziere sfida la citt, Il cinico linfame il violento, Roma a mano armata, Napoli violenta, Il grande attacco, La banda del gobbo, Da Corleone a Brooklyn. Quello che colpiva in questi film era la capacit di realizzare scene anche complesse e di grande effetto, senza disporre di grandi mezzi. Ad esempio ricordo, nel film Napoli violenta, le efficacissime soggettive girate a grande velocit dalla moto del cattivo che doveva fare una rapina e in brevissimo tempo presentarsi per firmare in questura. Per questa sequenza Umberto si serv di un campione di motociclismo. Dopo aver assicurata la macchina da presa al parafango della moto gli chiese di girare per la citt a velocit sostenuta. Leffetto nel film (anche la musica fa la sua parte) eccellente. E ancora nello stesso film c una sequenza che io amo molto perch mi riporta al clima drammatico del neorealismo, in cui

un grande mercato viene attraversato da un sontuoso funerale con la carrozza e i cavalli neri con i pennacchi, seguita da un lungo corteo. Contemporaneamente il cattivo del film inseguito dal poliziotto. I due devono passare attraverso questo vasto mercato e, soprattutto, attraverso questo lungo e dolente corteo. La scena bellissima, di un meraviglioso realismo. In seguito Umberto mi ha raccontato che la sequenza stata come dire, rubata, poich il mercato e il funerale erano autentici e loro, dopo aver istruito gli attori sul da farsi, appostati su un balcone, avevano ripreso tutta lazione. Ditemi se questo non cinema verit? Restando nel genere poliziesco, scrissi anche la musica per film di altri registi come Marino Girolami, Italia a mano armata e Bruno Corbucci, Delitto sullautostrada, Delitto a Porta Romana con Thomas Milian nei panni del Monnezza. (...) Mi ricordo che quando cominciarono a pubblicare su cassette Vhs i vecchi film, avendo saputo che circolava una copia di Lo chiamavano Trinit, andai a cercarlo in un negozio specializzato. Poich non lo trovavo sugli scaffali principali, chiesi ad una commessa che, senza battere ciglio, mi indic delle mensole sul fondo del negozio: Vede quegli scaffali laggi con il cartello trash movie, ecco lo trova sicuramente l. Temo che arrossii, un po... Che grande soddisfazione, i western, i polizieschi e ogni altro film di genere italiano, noi lo classificavamo trash movie. Meno male che, come spesso accade qui in Italia, qualcuno dallestero ci ha fatto sapere che i nostri trash movie erano invece pi che rispettabili film, a volte addirittura geniali. Noi non lo avevamo capito finch questo qualcuno dagli Usa non ce lha comunicato. Parlo di Quentin Tarantino che stato il grande sdoganatore. Per noi che abbiamo lavorato molto per il cinema di genere italiano stato il momento della rivalutazione. Senza il suo intervento saremmo rimasti, sicuramente, nella spazzatura. Devo, inoltre, ringraziare Tarantino per aver utilizzato pi volte i miei temi musicali nei suoi film. La prima volta ha scelto il tema di Italia a mano armata e lo ha inserito nel fantastico finale del suo film Grindhouse-A prova di morte, il risultato notevole e non posso che esserne soddisfatto. Ultimamente ha scelto il tema di Lo chiamavano Trinit e pi esattamente la canzone dei titoli di testa, Trinity, per il finale del bellissimo e spettacolare film Django Unchained vincitore di ben due Oscar. Non posso che ringraziarlo augurandomi che individui altri miei temi per i suoi prossimi film. Grazie Quentin! * Un estratto (si ringrazia l'editore) da Franco Micalizzi, C'est la vie d'artiste. I miei primi cinquant'anni di musica (Editori internazionali riuniti, pp. 144, euro 15). Oltre all'autobiografia, l'artista ha pubblicato di recente il disco Miele (New Music Company/ Goodfellas) che rappresenta la complessit di stili e generi che da sempre lo caratterizza

ALIAS 28 DICEMBRE 2013

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ULTRASUONATI DA STEFANO CRIPPA LUCIANO DEL SETTE GIANLUCA DIANA GUIDO FESTINESE GUIDO MICHELONE BRIAN MORDEN LUIGI ONORI ROBERTO PECIOLA

FOLK

RANDY BRECKER THE BRECKER BROTHERS BAND REUNION (Moosicus) Celebre negli anni Settanta il gruppo dei Brecker Bros vedeva una front-line aggressiva con Michael (sax tenore) e Randy (tromba) sostenuta da ritmiche elettriche a proporre una fusione tanto romantica quanto talvolta imparentata persino con l'heavy metal. Tali perculiarit - dolcezza un po' smooth jazz e vigore anche in stile hard bop - vengono oggi ribadite da Randy (Michael mancato nel 2007) in un disco autocelebrativo con undici musicisti (come Mike Stern o David Sanborn) amici o ex membri di una band comunque da ricordare. (g.mic.) VITTORIO GENNARI BLUES (Red Records) Bisogna ringraziare l'etichetta milanese per aver dato fiducia a quel ragazzo scanzonato, irriverente e passionale che risponde al nome di Vittorio Gennari. Ottantuno primavere addosso, sessanta di meno quando imbraccia il suo contralto con foga parkeriana, o alla Cannonball Adderley. Qui la scelta tutta, come da titolo, attorno al blues: con un quartetto d'accompagnatori preciso come un orologio, a partire da Daniele Di Gregorio al vibrafono. (g.fe.) KAYHAN KALHOR/ERDAL ERZINCAN KULA KULLUK YAKISIR MI (Ecm/Ducale) Kalhor un affermato musicista iraniano virtuoso del kamancheh, il violino tradizionale del suo paese. Il sodale turco Erzincan ha invece nel baglama, sorta di oud del Bosforo, il suo strumento. Assieme registrano 14 momenti in cui proseguono il discorso artistico iniziato nel 2004 con The Wind. Ora in duo rispetto ad allora, eradicano ancor pi la parte visionaria del loro incontro. Da ascoltare a luce spenta, un viaggio che porta davvero lontano nel tempo e nello spazio. (g.di.) LUCY LOVE DESPERATE DAYS OF DYNAMITE (Super Billion) La cantante danese ha le carte in regola per il salto di qualit nel music business, e lo dimostra con questo terzo lavoro in cui unisce pop, electro e hip hop in maniera egregia. Brani che potrebbero esser passati in rotazione nelle radio commerciali, e non, di tutto il mondo, perch non hanno molto da invidiare ad artiste pi celebrate e note. Ascoltate l'ncedere del ritornello di Surrender o il singolo Prison per darvi un'idea, anche se il pezzo migliore, V, arriva in chiusura di album. (r.pe.)

INDIE ITALIA

JAZZ

TRIBUTI

INDIE ITALIA/2

Ponente ligure, i tesori nascosti


L'estremo Ponente d'Italia, quella porzione di terra che (ed stata) contemporaneamente montagna, mare, terra di passo verso i cugini d'Oltralpe e zona di forte radicamento per chi cercava la fuga, ha dato al folk revival molte occasioni per rivelare piccoli tesori nascosti. Ancor pi interessante, per, che continuino anche oggi le testimonianze, in libera declinazione fra culture liguri d'estremo occidente, e culture provenzali o occitane. Al secondo gruppo appartiene il gran lavoro di Silvio Peron, Eschandih de vita (Peron/Felmay): diciassette musicisti coinvolti, anche da Marsiglia, 11 racconti (sempre in prima persona) via via affrontati con le parole specifiche e le varianti delle diverse valli. La Ram, invece, in Mascharias (FolkClub Ethnosuoni) racconta storie di incanti e di tenebre delle medesime zone con sagge aperture alla world music, e molto buon gusto. Sono le stesse parole che useremmo per QB, opera prima dei liguri ponentini Urib (FolkClub Ethnosuoni): che recuperano canti e filastrocche popolari, il tutto ben sapendo d'essere nel terzo millennio. (Guido Festinese)

Celebrazioni capitoline
Excursus nella scena musicale romana. Partiamo dall'indie rock molto british dei The Singers, che pubblicano il secondo lavoro, omonimo, per CoseComuni. Un dischetto godibile, con coretti pop e qualche inserto electro che non guasta. Garage rock invece quello a cui si dedicano i Drifting Mines in uscita a gennaio con Comeback (Autoprod.). Qui lo sguardo rivolto dall'altra parte dell'oceano, al delta del Mississippi, con brani registrati in presa diretta. Chiudiamo la tappa capitolina con i celebratissimi Il Muro del Canto, di nuovo in pista con un secondo disco, Ancora ridi (Goodfellas). Purtroppo, cos come per l'esordio, non riusciamo a unirci ai peana della critica specializzata, e a noi il loro folk rock in salsa romanesca non convince. Nulla da eccepire sulle liriche, ma musicalmente troviamo il tutto alquanto banale e legato a clich triti e ritriti. Infine, citazione per i ravennati Actionmen che tornano dopo annicon Ramadama (Autunno Dischi). Evidente il riferimento ai Queen, ma se il paragone azzardato e perdente, il disco risulta non male e le influenze non si limitano a Freddie Mercury e c. (Roberto Peciola) LUI SONO IO STORIA DI UNA CORSA (Brutture Moderne/ Audioglobe) Tra la via Emilia e il west il progetto capitanato da Federico Braschi e Alberto Amati, pur scontando qualche ingenuit di fondo, ha un background solido e un'attenzione nei dettagli che spesso sul versante rock cantautorale si perdono. Una grossa mano in fase produttiva arriva da Jd Foster (gi con Calexico e Capossela) e da un'ottima registrazione effettuata al Country Side in Virginia. (s.cr.)

Gaia Matiuzzi, poetica sorpresa


Il canto jazz femminile si colora in Italia di nuove giovani interpreti che rappresentano al meglio l'intera gamma espressiva del moderno vocalismo conteporaneo, lavorando, in tre casi esemplari, su materiale tematico conosciuto, attraverso il quale si sprigiona una ricerca sonora variegata, a cominciare dalla sorprendente Gaia Matiuzzi che in Laut (Doppia I), assieme a Fabrizio Puglisi e Cristiano Calcagnile rilegge Eisler e Copeland, Steve Lacy e Nina Simone, intonando poesie di Beaudelaire o Dickinson, con un vocalismo futiristicheggiante da new thing cameristica. Il jazz da camera di Steve Swallow invece con Lara Iacovini di Right Together (Abeat) diventa vivace e swingante grazie all'ggiunta delle liriche su temi originali, completati da melodie di Strayhorn, Harrell, Mazzarino. Alla classica song si dedica infine Federica Foscari in The Nearness of You (Egea) affrontando jazz standard, bossanova, canzoni italiane con raffinato umore mainstream in compagnia di Fabrizio Bosso e del trio del citato Giovanni Mazzarino, qui soprattutto encomiabile arrangiatore. (Guido Michelone) SHANTEL ANARCHY & ROMANCE (Essay/Audioglobe) Il musicista e dj tedesco, ma di origini romene, torna senza la sua Bucovina Club Orkestar. Un disco in cui l'anima gitana (e flamenca) si fonde con il pop anni Sessanta, una miscela che riesce sicuramente meglio quando a prendere il sopravvento l'anima pop. Ma nel suo complesso un album che non cattura, lasciando nell'ascoltatore un senso di incompiutezza, della serie vorrei ma non posso. O forse potrei ma non voglio? (b.mo.)

Dalla e Jannacci per natale


Quando arriva laria del natale si scatena una forza creativa senza eguali. Anche le case discografiche cercano di approfittare del momento per promuovere nuovi e vecchi prodotti. E siamo felici per di trovarne un paio che servono a lenire lassenza di Enzo Jannacci e di Lucio Dalla. Forse non proprio una festa ascoltare la voce dellultimo Jannacci nel cd Lartista (Alabianca) fortemente voluto dal figlio Paolo e da Tony Verona. Lultimo sforzo racchiuso in 11 canzoni che partono da lontano per arrivare fino agli eventi della maturit, in quella che si stava delineando come una profonda vecchiaia. In questo viaggio di memoria non pu mancare la strenna natalizia dedicata a Lucio Dalla. I solerti familiari dintesa con gli eredi di Roberto Roversi presentano un mega cofanetto con 4 cd che ripercorre lintensa e discussa carriera a quattro mani dei due autori. Con Nevica sulla mia mano (Sony Music) la storia dei tre mitici lp ripercorsa con tanto degli inediti di Automobili che tanto fecero incavolare Roversi, tanto da firmarsi Noriso. In pi, la vera chicca in una manciata di canzoni tratte dalla rappresentazione Enzo Re. (Marco Ranaldi) THOMAS WANDER/HARALD KLOSER WHITE HOUSE DOWN (Varese Sarabande) In pieno vigore da adrenalina filmica, i due compositori Wander e Kloser si divertono a scrivere la partitura per White House Down. Nella carrellata di luoghi o meglio di suoni comuni di una storia tappezzata di tensioni, lo score scorre benissimo cos come ; divertente immaginarsi un tourbillon di situazioni e in tempi di pre elezioni, fra scaffalature apolitiche e tormenti post berlusconiani. (m.ra.)

Lo sguardo rock delladolescenza


In occasione dell'uscita del cortometraggio Sports di Pietro Borz recuperiamo l'ep che l'ha ispirato, uscito la scorsa primavera per We Were Never Being Boring: Sports dei Love the Unicorn. Il dischetto un inno all'et giovane, alla voglia di perdersi, all'amore, alle gite al mare, alle estati che sembrano non finire mai. L'unica pecca che possiamo attribuire a questi sei brani deliziosi forse un'eccessiva uniformit, ma ci sta. Rende omaggio all'adolescenza anche il recente Forever Young dei Tiger! Shit! Tiger! Tiger! (To Lose La Track). L'influenza di Sonic Youth, My Bloody Valentine, e Jesus and Mary Chain si sente tutta, ma il trio umbro schiva con maestria l'effetto-fotocopia. Sparso degli Altro (La Tempesta) raccoglie i quattro 7 dedicati alle stagioni che la band pesarese ha pubblicato negli ultimi anni, e due brani inediti. Diciotto tracce per meno di mezz'ora di musica, ma pi idee di quante altre band hanno nel corso di unintera carriera. Affrettatevi perch Sparso esce in edizione limitata, con solita bellissima copertina di Alessandro Baronciani. (Jessica Dainese) ZUFFANTI LA QUARTA VITTIMA (Ams/Btf) Da ventanni Fabio Zuffanti nuota nel mare della musica, e la corposit della sua discografia ne dimostrazione eloquente. La quarta vittima, tributo al prog nella sua forma pi classica e pura, lancia citazioni metal e rap, sguardi a Zappa, assoli floydiani. Limpasto denso di atmosfere scure e gotiche, sospeso in una morbidezza quasi liquida. 7 brani da inchino, 12 compagni forgiati da jazz, folk, metal, funk. E naturalmente dal prog. (l.d.s.)

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