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CARMELO BENE RICCARDO CUCCIOLLA VIRGINIA RYAN SERGIO BARBADORO OSCAR NIEMEYER BRASILE HIP POP LAURIE ANDERSON,

INTERVISTA MICHAEL MARGOTTA


MUSICA ARTI OZIO
SUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO SABATO 22 DICEMBRE 2012 ANNO 15 N. 50

EFFETTO ANNA
Immagine da A proposito degli effetti speciali di Alberto Grifi (2001)

Sconosciuto fuori dallItalia, Anna di Grifi e Sarchielli racchiude ogni seme e componente segreta di un periodo mitico e espolsivo, lItalia degli anni 70. Dopo Londra lo riscopre Artforum e lAmerica
di ALESSANDRA VANZI

FUORI CAMPO

Il segreto degli spezzoni mancanti: la verit del cinema contro

Anna. un paese strano il nostro, un paese cattolico, pieno di sensi di colpa, addirittura quello, dal peso insopportabile, del peccato originale, quello che , secondo i cattolici, ci portiamo appresso fin dalla nascita. Sar per questo che, soprattutto nel mondo dell'arte, per poter riconoscere fino in fondo la grandezza di un artista tendiamo a rendergli la vita impossibile, vogliamo toccare con mano il sacrificio, come fossimo un accolita di medici sadici, perch solo dopo la

sofferenza estrema si giunge alla redenzione cio, nella nostra contemporaneit, alla fama, al riconoscimento, al successo. Purtroppo spesso e volentieri qui da noi, escludendo favoritismi e nepotismi, solo due sono le strade per l'affermazione della propria arte: l'emigrazione, con curiosit ed interesse viene accolto chi torna dall'estero con un nome gi rodato dai mercati oltre confine (meglio ancora se oltreoceano); o la morte, un'artista defunto vale molto pi di un vivente e, soprattutto, lascia la possibilit a chi gli sopravvive

(generalmente critici e mercanti) di libera interpretazione e valutazione e, naturalmente, tradimento. una regola quasi sempre valida. Alberto Grifi la conosceva e cerc con tutte le sue forze di sfuggirne l'inesorabilit. Quando, alla fine della sua vita un mese esatto prima di morire, gli diedero, per mano di Goffredo Bettini all'Auditorium di Roma, un premio alla carriera io non sapevo se ridere o piangere. Per fortuna Alberto ne fu contento. Adesso, a cinque anni dalla sua morte, assisto al suo riconoscimento internazionale,

adesso Anna, primo film girato con uno dei primi esemplari di video registratore, ha intrapreso il suo viaggio nel mondo accolto con meraviglia ed interesse grazie ai sottotitoli che la Viennale ha provveduto a far mettere, al restauro fatto dalla Cineteca Nazionale con il Laboratorio La camera ottica di Gorizia e alla collaborazione dell'associazione AlbertoGrifi che ha messo a disposizione tutto il materiale. Il lavoro di restauro comprender il salvataggio (ancora in corso) di tutte le 11 ore di girato, anche i pezzi non

montati quindi, che man mano che saranno pronti accompagneranno in tourne il film. Cos dal 2011 ad adesso Anna passata per Rotterdam, Montreal, Londra (alla Tate Modern), New York, Marsiglia, Parigi e Vienna, dove sono stati proiettati altri nove lavori di Grifi insieme a Anna. Finalmente ho potuto vedere alcuni spezzoni che mi erano sconosciuti e capire meglio. Proprio la visione di questo girato che era stato eliminato dal montaggio definitivo mi ha spinto a SEGUE A PAGINA 4

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ALIAS 22 DICEMBRE 2012

UNDERGROUND

COME FARE A PEZZI HOLLYWOOD

LA VERIFICA INCERTA
Nel 1964 Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi strapparono al macero 150.000 metri di film hollywoodiani, dopo i 5 anni di sfruttamento legali (per 15 mila lire). Rimontarono con scienza dad il tutto (finendolo in spider verso Parigi, dove Duchamp presenziava allanteprima) e produssero un capolavoro davanguardia che inebri anche John Cage, con cast e ritmica dellavventura ineguagliabile. Cos nacque il film dei film, La verifica incerta, alle scaturigini di Blob, raccontata in un libro del 2004 a cura di Carla Subrizi (DeriveApprodi) con scritti di Apr, Baruchello, Eco, Ghezzi, Grifi, Pivano, Paolozzi.

di RACHEL KUSHNER * Traduzione e cura di Gianluca Pulsoni

1972-2012
anni settanta. Recentemente restaurata dalla Cineteca Nazionale e dalla Cineteca di Bologna, la copia stata vista lanno scorso al Festival di Rotterdam e nel 2011 a Venezia, dove il film era stato proiettato originariamente nel 1975. Inoltre, stata vista questa primavera scorsa alla Tate Modern, in simultanea con la retrospettiva dedicata ad Alighiero Boetti, il cui stesso lavoro negli anni settanta guarda alle agitazioni politiche italiane di quegli anni. Questo restauro e rinascita sono in linea con il crescente interesse nei confronti del complesso maggio italiano. Anna, infatti, illumina con unicit un momento storico che riguarda fenomeni contemporanei come Occupy, i movimenti europei di anti-austerity, e forse persino la primavera araba, che ancora poco compresa. Dovremmo quindi essere grati alle contingenze della sorte, che, per molti anni parevano oscillare tra il riportare Anna a una luce pubblica e il lasciare il film nel bidone della spazzatura. Dopo aver viaggiato nel circuito dei festival degli anni settanta, da Berlino a Venezia a Cannes, il film caduto nel dimenticatoio per ragioni poco chiare (c persino una speculazione che fosse stato tolto dalla circolazione a causa delle potenziali complicazioni legali derivanti dallo status di minore della ragazza). Estrapolato da undici ore di girato, Anna stato il primo film in Italia ad essere realizzato su registratore video a bobina aperta (pi tardi trasferito su 16 millimetri con luso di una macchina, il vidigrafo, inventata da Grifi), e il formato si dimostr cruciale nello svolgimento del film. Come Grifi spiega in una sequenza introduttiva (curiosamente assente dalla versione restaurata), il video ha modificato la sua relazione col tempo e la sua rappresentazione di questo. Il tempo non era pi denaro, come per i film costosi, ma qualcosaltro: era diventato un matrix attraverso cui un cineasta poteva in ultimo muoversi senza limitazioni, catturando non solo i momenti della vita pi quieti e apparentemente insignificanti, ma anche interi tratti non consequenziali. Nella sua relazione coi cineasti, vengono concessi ad Anna tempo e comodit, perch non era pi sulla strada. E la mdp aveva cos altrettanto tempo e comodit per osservarla, grazie al basso costo del video. Ma come gli antropologi hanno insegnato, osservare contaminare, e in questo caso, Grifi e Sarchielli non furono

Ospedali, prigioni, e caserme sono cos. Una volta che sei dentro, sei fregato sei malato perch non capisci la loro medicina, dice Vincenzo Mazza, al momento in cui incontra e diagnostica con sorprendente chiarezza la natura repressiva della vita in Italia per un proletario come lui nellanno 1972. Lui un personaggio secondario e reale di un film che ha soprattutto come protagonista una ragazza di nome Anna, il cui cognome nessuno sembra ricordare, o che possibile nessuno abbia mai saputo senza contare il fatto che si caratterizza come centro di gravit e stella di questo film di quasi quattro ore, che porta il suo nome e nel quale lei, come Mazza, recitano solo se stessi. Nel febbraio 1972, Massimo Sarchielli, un attore professionista che vive a Roma, raccoglie Anna sedici anni, senza casa, tossicodipendente, e incinta di otto mesi e la lascia stare nel suo appartamento. Gli viene in mente di fare un film su di lei e chiama Alberto Grifi, ormai una figura importante nel cinema sperimentale (il suo film stile Bruce Conner, La verifica incerta, realizzato con Gianfranco Baruchello nel 1964, considerato un esperimento innovativo con il foundfootage). Grifi filma le ricostruzioni del passato di Anna e gli incontri iniziali di Sarchielli con lei. Da dove vieni?, Sarchielli le domanda in una di queste ricostruzioni di scena, essendosi avvicinato a un tavolo allesterno di un bar nel quale lei seduta. Cagliari, lei dice, una risposta che Sarchielli le domanda di ripetere, suggerendo quasi che quellimpoverita Sardegna, della quale Cagliari il capoluogo, sia un tantino fuori dal suo orizzonte. Queste scene hanno luogo dove Anna incontr Sarchielli, a piazza Navona ritrovo di fannulloni, chiassosi, capelloni, tutte quelle persone facenti parte del proletariato romano che Pasolini aveva in un primo tempo celebrato e feticizzato ma che dal 1972 inizi a condannare. Anna, sebbene facente parte del genere sbagliato per incarnare larchetipo perduto di Pasolini, rifiuta nonostante tutto la teoria del cineasta che vuole che la classe sottoproletaria italiana avesse subito una mutazione antropologica, una degenerazione fisiognomica portata dalle abitudini consumistiche. Lei possiede invece la beatitudine di una madonna rinascimentale, come la mdp riconosce, fissandola con una dilatata persistenza warholiana. Con Anna capitato come con certi soggetti di Warhol, non ne sentiamo pi notizia, come il Patrick Tilden-Close di Imitation of Christ (1967), dove lelettrizzante presenza di una bellezza filmata e di uno sguardo stesso ossessivo formano un vivido e misterioso documento storico: di stelle che esistono puramente come stelle, lasciando nessuna traccia delle loro vite fuori dallo schermo, fuori dal loro momento di celebrit di celluloide. Il loro unico ricordo quello su pellicola. Quasi sconosciuto per i successivi trentasei anni fuori dal Paese dove stato realizzato, come se fosse sottochiave, Anna racchiude apparentemente ogni seme e componente segreta di quel periodo mitico ed espolsivo, lItalia degli

Sedici anni, tossicodipendente senza fissa dimora, incinta di otto mesi, nellocchio rivoluzionario del cinema sperimentale
semplicemente osservatori. Si presentarono come i salvatori del loro soggetto. La storia il soccorso di Anna fu originariamente concepito da Grifi e Sarchielli nello spirito del cinema diretto, lungo le tracce dei lavori di Jean Rouch, Cronaca di una estate (1961), del Chris Marker di Le jolie mai (1963), e del concetto neorealista di pedimentamento come lo aveva sviluppato lo sceneggiatore Cesare Zavattini, che Grifi considerava un mentore spirituale. Ma i cineasti abbandonarono rapidamente la loro stessa sceneggiatura e lasciarono che le loro interazioni con Anna guidassero a cosa sarebbe stato il film, cio un esperimento sociale vicino al lavoro di Marker, co-diretto con Mario Marret, bientt, jespre

(1968), che documentava la formazione della coscienza di classe negli scioperi degli operai del tessile a Besanon, Francia. Anna racconta la gravidanza del personaggio del titolo e le relative circostanze e, di riflesso, la sua stessa gestazione. La maggior parte della durata del film data alle interviste documentaristiche a diverse persone in piazza Navona, ognuna delle quali giudica con una propria opinione la situazione di Anna. Una giovane spiega che i sindacati e il partito comunista non aiuteranno Anna perch non propriamente una proletaria non n pulita, n sposata, n pu lavorare. I giovani invece dicono che una puttana ribelle. Ha bisogno di rompersi la testa, dice il ragazzo che lei identifica come il suo ragazzo. La sola persona borghese intervistata nel film, un avvocato, dice con aria divertita che contro la legge raccogliere una minorenne e che sarebbe stata meglio in un istituto (anche se lui stesso non nasconde di preferire i fucili da caccia alle istituzioni). O forse suggerisce potrebbero battezzare il bambino proprio l, nella piazza, alla fontana del Bernini, scatenando le risate di tutti gli astanti. Attraverso queste voci, si ascolta lItalia in fermento di allora. Anna viene realizzato sulla scia dell autunno caldo del 1969 e 1970, con i suoi continui scioperi nelle grandi fabbriche al nord e lattentato mortale dei fascisti a Pizza Fontana. Per questo crimine erroneamente

In pagina immagini da Anna: a sinistra con Massimo Sarchielli, a destra con Alberto Grifi

La sparizione di una donna in rivolta

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OLTRE LE REGOLE DEL CINEMA


il titolo di un libro del 2008 dedicato a Alberto Grifi, il terzo uscito dopo il pionieristico quaderno del festival di Bellaria del 1993. Il titolo completo Oltre le regole del cinema - Rainbows & Shining Stars Beyond the Windows ed curato da Manuela Tempesta in collaborazione con Elisa Baldini. una pubblicazione dei Quaderni di Cinemasud, Edizioni Laceno. Tra i contributi scritti di Tonino De Bernardi, Raffaele Meale, Paolo lapponi, Irene Pantaleo, Gianfranco Pannone, Giacomo Ioannisci, Federico Cuccari, Paolo Speranza, Miko Meloni, Davide Zanza, Monica DallAsta Silvana Silvestri, Alberto Castellano e Bruno Di Marino. Le interviste sono a Alessandra Vanzi, Paolo Lapponi, Roberto Perpignani, Romano Scavolini, Michele Schiavino e Giordana Meyer.

GERENZA
Il Manifesto direttore responsabile: Norma Rangeri vicedirettore: Angelo Mastrandrea A differenza di tali ruffiani, gli operai di Besanon nel film di Marker bientt, jespre hanno opportunamente desideri proletari: andare a casa e pranzare con le proprie mogli, avere delle vite fuori dalla fabbrica. Tali operai avevano persino preso il controllo dellapparato filmico attraverso il collettivo cinematografico Slon (Socit pour le Lancement des Oeuvres Nouvelles), cofondato da Marker nel 1967, passando a tutti gli effetti dallessere oggetto allo stato di soggetto e alla fine condividendo lonere della stessa produzione con Marker. Anna, di contro, non propriamente soggettivizzabile. Non solo sottoproletaria, ma anche una ragazza che ha problemi persino nel voler vivere. Una oscura e iperbolica figura anticipatoria di un movimento di l per esplodere, qualcuna che manda a quel paese tutti. Prova a far telefonate con la cornetta sotto sopra. Alle volte catatonica. Non partecipa quando la mdp registra la marcia delle donne a Campo de Fiori, dove Jane Fonda attraversa fugacemente linquadratura (nello stesso anno sicuramente non una coincidenza la stessa appare nei film del gruppo Dziga Vertov, Tutto va bene e Lettera a Jane). Le donne cantano che la moglie la proletaria della famiglia un problema privilegiato che ha poco a che fare con le preoccupazioni di qualcuno come Anna che, per parafrasare la formula usata dalle donne in marcia, sarebbe qualcosa come la proletaria dellorfanotrofio. E in effetti lei questo. Gli orfanotrofi sono stati la sua prima introduzione alle istituzioni extra-familiari, e le istituzioni sono ci da cui Anna, che porta sui polsi i segni dei numerosi tentativi di suicidio, da poco fuggita. Ha speso la sua vita dentro e fuori di questi e conosce intimamente ci che lavvocato che preferisce i fucili finge di chiamare, nel suggerirle di tornarci, come aiuto. Le suore le strofinavano la senape su tutto il corpo per bagnarle il letto quando aveva cinque anni spiega e frustavano le ragazze di uno o due anni. In Anna, le istituzioni manicomio, reparto maternit, galera demarcano orizzonti e limiti, simbolici e attuali, in modo totalizzante. Il film, la sua continguit col mondo che raffigura, presenta se stesso in un senso ugualmente totalizzante, sia per il suo soggetto che per i suoi realizzatori, le cui vite vi sono incorporate e non separate dal campo delimitato dallopera. E per Anna, il film diventa la sola opzione praticabile. fortunata a stare da Sarchielli, uno scapigliato tardo trentenne che si prende cura di lei, sebbene con sollecitudine sospetta, toccandola occasionalmente e in un punto deliziandosi nel latte che lei gli spreme dai seni. Ma dato che la sua sola altra opzione la strada, ha poca scelta pratica: stare con lui e tollerare la realizzazione del film, la cui forma di verit fa affidamento sulla sua vitalit e, in egual misura, sulla sua dissoluzione come polarit attrattiva. Grifi e Sarchielli non stavano provando a politicizzarla. Non sembrano dare alcuna speranza di valorizzare Anna attraverso latto di filmarla. Alla fine di bientt, jespre di Marker un processo dialettico di auto-iscrizione ha avuto luogo cos da permettere a Marker, come cineasta, di scomparire. Gli operai di Besanon formano il loro proprio collettivo cinematografico, il gruppo SEGUE A PAGINA 4 Alias a cura di Roberto Silvestri Francesco Adinolfi (Ultrasuoni), con Massimo De Feo, Roberto Peciola, Silvana Silvestri redazione: via A. Bargoni, 8 00153 - Roma Info: ULTRAVISTA e ULTRASUONI fax 0668719573 tel. 0668719549 e 0668719545 email: redazione@ilmanifesto.it web: http://www.ilmanifesto.it impaginazione: ab&c - Roma tel. 0668308613 ricerca iconografica: il manifesto concessionaria di pubblicit: Poster Pubblicit s.r.l. sede legale: via A. Bargoni, 8 tel. 0668896911 fax 0658179764 e-mail: poster@poster-pr.it sede Milano viale Gran Sasso 2 20131 Milano tel. 02 4953339.2.3.4 fax 02 49533395 tariffe in euro delle inserzioni pubblicitarie: Pagina 30.450,00 (320 x 455) Mezza pagina 16.800,00 (319 x 198) Colonna 11.085,00 (104 x 452) Piede di pagina 7.058,00 (320 x 85) Quadrotto 2.578,00 (104 x 85) posizioni speciali: Finestra prima pagina 4.100,00 (65 x 88) IV copertina 46.437,00 (320 x 455) stampa: LITOSUD Srl via Carlo Pesenti 130, Roma LITOSUD Srl via Aldo Moro 4 20060 Pessano con Bornago (Mi) diffusione e contabilit, rivendite e abbonamenti: REDS Rete Europea distribuzione e servizi: viale Bastioni Michelangelo 5/a 00192 Roma tel. 0639745482 Fax. 0639762130 abbonamento ad Alias: euro 70,00 annuale versamenti sul c/cn.708016 intestato a Il Manifesto via A. Bargoni, 8 00153 Roma specificando la causale

A trentasei anni dalla sua realizzazione il film, restaurato da poco, rappresenta stile, voci e presenze delle lotte degli anni 70
tradizionali della sinistra, ma anche del lavoro. Col 1977 questa attitudine verr a esprimersi come limpulso allo stare insieme lunirsi e il costruire una nuova vita, operando contro la riproduzione della struttura di classe e cercando lappagamento dei desideri e bisogni che non potevano essere soddisfatti dentro un tale dato stato di cose (Lerba che voglio, come dice lo slogan, non cresce nel giardino del re). La gente della piazza si pavoneggia come artisti. Fai un quadro, e Agnelli lo comprer per un milione! una giovane scherza. Parlano una lingua confusa, ai limiti della coerenza ma alla fine, dentro lo specifico e nero contesto, logica: una lingua che parla di rivoluzione, violenza, disperazione.

incolpato un anarchico, Pietro Valpreda, la cui detenzione discussa dalle persone che bighellonano a piazza Navona, quasi tutte con un passato in prigione, per accuse che dicono essere indirettamente politiche (persino Grifi era stato da poco dentro). I primi mandati di cattura connessi ai militanti di sinistra delle brigate rosse, una organizzazione nata alla Pirelli impianti pneumatici, hanno luogo un anno prima, nel 1971. Col 1972, il clima in Italia

diviene repressivo, tanto che le persone in Piazza Navona iniziano a far battute del tipo su dieci di noi, ci sono otto poliziotti o spie. Tutti loro sono o di Roma oppure vengono dal sud dItalia e incarnano una cultura che non ha alcuna relazione storica reale col lavoro industriale, col nord e le sue fabbriche. Sono una precoce iterazione della corrente critica italiana, dalle lotte di fabbrica ad un largo rifiuto controculturale, non solo dei sindacati e dei partiti

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trasformato il pubblico in polizia quando potrebbe essere sostenuto che la forma del film fatto da lui e Sarchielli, con il suo coro di estranei giudicanti, la scena del bagno, ha indotto proprio questo effetto. Sarchielli fu pi ambivalente riguardo al fatto se lui e Grifi avessero strumentalizzato Anna, sebbene entrambi si divisero non sopra disaccordi etici ma sopra il solito, banale problema: la paternit autoriale (la stampa italiana consider il film come fatto dal solo Grifi). Gli anni settanta italiani continuano a ritornare sembra a pi di dieci anni dal culmine del movimento antiglobalizzazione e dalla pubblicazione di Impero di Hardt e Negri (nonostante gli sforzi di quel libro per cancellare i suoi legami con lItalia), ognuno dei quali ha provocato uno scavo delle strategie autonomiste nei circoli degli intellettuali e degli attivisti. Negli ultimi cinque anni, Semiotext(e) ha ripubblicato una esaustiva raccolta dei documenti del periodo, Autonomia: Post-political Politics (2007), oltre a This Is Not a Program (2011) di Tiqqun, che offre una propria versione dellautunno caldo e del movimento del 77, secondo le analisi e la critica di quello stesso collettivo, mentre VersoBooks ha appena ripubblicato il freddo e splendido Gli invisibili di Balestrini, che molti considerano essere il romanzo del movimento. Gli invisibili non sarebbe potuto essere stato scritto, cos si racconta, senza i resoconti di prima mano di Sergio Bianchi, che visse le strazianti esperienze che Balestrini descrive. Se lautonomia si riferiva inizialmente a una rinuncia di tutte le forme di politica organizzata di sinistra, e in particolare di quella del partito comunista, verrebbe inoltre a implicare un soggetto autonomo, qualcosa il cui pensiero e azioni traspaiono senza linfluenza determinante dello Stato. Qualsiasi movimento o azione chiamata autonomista in realt una trama complessa senza fine e un flusso di diversi individui che si uniscono in diversi punti e per diverse ragioni. Riassumere lautonomia, allora, significherebbe banalizzarla. In questo senso, le testimonianze degli individui coinvolti diventano cruciali per analizzare e ricostruire questo irripetibile periodo di rivolta, e Anna ne fornisce in una singolare abbondanza, in tutta la loro codificata e passata acutezza. Anche i precetti formali dello stesso film le sue drammatizzazioni degli eventi della vita vera, e leffetto spettrale del suo riversamento da video a film in 16 millimetri, che comunica una qualit una volta rimossa diventano aspetti involontari della singolarit di Anna, ora visto pi come curioso memorabilia temporale, in parte cimitero, in parte zoo di vetro. Il film non si conforma n al riconoscimento riflessivo dei momenti catturabili del cinema verit, n alle pretese di neutralit del cinema diretto. I realizzatori di Anna sembrano pensare di occuparsi del problema di Anna, non delle anticipazioni di rivolta che sono cos palpabili nel film oppure dei problemi stessi dei cineasti col nichilismo che si nasconde dietro i confini del lavoro, in un vacillare tra una possibile rabbia produttiva ed esiti pi cupi: alcuni soggetti di Anna sarebbero sicuramente divenuti militanti di autonomia operaia a Roma, mentre altri avrebbero ceduto alleroina, e cos si pu supporre che con la fine degli anni settanta la maggior parte dei personaggi passati di fronte alla mdp vennero portati allo stato di fuggitivi, oppure imprigionati, oppure morirono in eventi e luoghi dove nessuno li avrebbe filmati. Nei crediti originali forniti per la proiezione di Anna a Venezia, ogni persona che parla in campo persino i camei di Louis Waldon e Fonda, che vista per meno di dieci secondi menzionata pienamente. Ma Anna, sulla quale la macchina da presa sta per la maggior parte dei 225 minuti del film? Di lei, solo il nome. Nullaltro. Se questa omissione si legge come una indicazione della sua fuga dalle istituzioni (o un tentativo del genere), ci si aggiunge, in maniera notevole, al mistero del suo destino. E se per una questione del genere, la sua sorte, un poco ingenua e immatura, il film ci nonostante strutturato intorno proprio a questa purch la domanda rimanga irrispondibile. Loggetto di fascino del film ci che appena dissolve una voce disperata al telefono il suo stesso sacrificio. Ma poi ancora, la domanda irrispondibile il terzo e finale atto di rivincita di Anna: una fuga nellinvisibilit e nellanonimato, un tipo di rinuncia che non pu essere recuperata, compresa con la piet, oggettivizzata, fissata, oppure sostenuta come un angelico Foto in alto: Alberto Grifi al (o almeno formalmente innovativo) centro e alla sua destra lavoro di altri. La sparizione, Cesare Zavattini (foto dei perfetta nessuno sembra avere primi anni 70) alcuna idea di cosa le sia successo, o della bambina che ha tenuto fuori In basso Alessandra Vanzi nella sequenza di A dal film lei stessa. proposito degli effetti speciali (2001) *Si presenta di seguito la versione italiana del saggio della scrittrice statunintese, Rachel Kushner il suo primo romanzo, Telex da Cuba, uscito nel 2010 da noi, per Mondadori dedicato allimportante opera di Grifi e Sarchielli. Lo scritto in inglese apparso sul numero cartaceo di Artforum, novembre 2012. Nella traduzione e successiva cura, si cercata la massima fedelt, rimaneggiando solo quei riferimenti che da noi possono, ragionevolmente, venire dati per scontati. Si ringrazia la rivista statunintese, in particolar modo Annie Ochmanek, per aver concesso la riproduzione. Oltre, ovviamente, lautrice del pezzo: per la fiducia concessa, e la stima. (G.P.)

LA RIVOLTA DI VINCENZO

SEGUE DA PAGINA 3 Medvedkin, e con gli scioperi azzardati del maggio del 1968 si ritrovano dietro la camera, a filmare. Anna, al contrario, solo un esemplare, una cavia, come Grifi si riferir a lei ventanni pi tardi, in una intervista nella quale ha ammesso il sadismo malamente nascosto del film. Ma da certi punti di vista Anna pi un fantasma che una cavia, un sintomo del cambiamento nella composizione della sinistra italiana, dalle condizioni materiali della classe operaia al mondo degli hippies, degli studenti, dei lavoratori precari, dei tossicodipendenti, e degli altri emarginati che sarebbero andati a costituire il movimento del 1977. Il primo atto di rivincita di Anna come cavia: contagia coi pidocchi tutta la troupe. Ma questo provoca solo umiliazione e paternalismo, in quanto Sarchielli la forza a denudarsi e far la doccia, rimproverandola per avere i piedi sporchi: ad un certo momento, la mdp punta sulle sue dita che giocano distrattamente con i suoi peli publici, come se fosse un gorilla allo zoo. Mentre la troupe alle prese col problema dei pidocchi, lelettricista del film lascia il suo ruolo ed entra in campo, come una didascalia annuncia. Lelettricista viene fuori Vincenzo Mazza, le cui proprie idee sulle istituzioni sono state citate allinizio. Un ventunenne ex dipendente della Pirelli che aveva partecipato ai famosi scioperi a Bicocca fa un passo verso lobiettivo e dichiara il suo amore per Anna. Questo momento, e la romantica relazione che ne segu, pi tardi venne definito da Grifi come un atto di rivolta da parte tanto di Anna che di Vincenzo. Anna, ha detto Grifi, voleva amore, non piet (sebbene non sia chiaro che era piet ci che i cineasti le stavano offrendo, salvo poi trattarsi di una piet crudele, nietzschiana). Nellultimo posto della gerarchia cinematografica, Vincenzo secondo Grifi stava prendendo il controllo dellapparato collandare di fronte alla mdp, agendo non fuori dalle condizioni del suo rolo ma mosso dal desierio. Come il movimento autonomista che era sul punto di rivelarsi gioioso e incredibile, ma assalito dalle depredazioni delleroina e della prigione la dichiarazione di Vincenzo tanto emozionante quanto infausta. Si intuisce che potrebbe finire male. A confermare che la logica del film perfettamente avvolta intorno alle condizioni storiche del suo soggetto, Anna ha il proprio bambino il giorno dello sciopero generale e in quello che potrebbe essere essere definito il suo secondo atto di rivincita: rifiuta ai cineasti laccesso allospedale. Se fino a questo punto linstancabile registratore video stato uno strumento del potere dei cineasti, ora questo e loro sono improvvisamente bloccati. E noi non la vedremo pi nel film. Questa ragazza ci ha fatto sudare, dice uno della cerchia dei frequentatori abituali di Piazza Navona. Grifi osserva: chiaro che lei ci ha fregato, dal punto di vista del regista del film. Segue una discussione riguardo lutilizzo di Anna. Lavete usata a pieno fino alla fine, una donna dice, e ora siete arrabbiati. Grifi e Sarchielli intervistano Vincenzo fuori dallospedale, di fronte a un muro con slogan politici inneggianti scioperi. Racconta loro, sorridendo, che il beb una bambina. Quali sono i tuoi piani?, domanda Grifi. Non lo so, dice sognante lui. primavera, poi verr lestate. Il film torna ancora su Vincenzo, ore pi tardi; il pediatra ha preso il beb perch

SEGUE DALLA PRIMA riflettere su questa nostra cultura cattolica cos intrisa di senso di colpa, nelle pieghe di quelle registrazioni rubate e sgradite che si rivela la mistificazione della pretesa verit e si capisce bene quel che Alberto ribadiva sempre cio che ogni intervento selettivo, nel montaggio cos come nelle riprese, modificher, quindi falsificher, la realt filmata come tale, la semplice presenza di uno spettatore-regista protetto, anche fisicamente, dalla macchina che registra ci che avviene gi di per s un intervento esterno, che coscientemente o meno, condiziona e mistifica i fatti. Anna un film bello e tremendamente inquietante che rivela un'umanit che ondeggia tra utopie e squallore, Anna una ragazzina di 16 anni incinta e drogata che si presta controvoglia a diventare attrice della propria storia in cambio di un letto caldo e qualche piatto di minestra. Massimo Sarchielli, che con Grifi firma la regia oltre ad essere attore, la ospita a casa sua dopo averla studiata e osservata ben bene sui marciapiedi di piazza Navona dove la ragazza passa il suo tempo e sperpera il suo destino, gli deve essere sembrata un soggetto molto interessante e magari pi addomesticabile data la condizione di totale indigenza in cui si trova, e cos coinvolge Grifi, da poco uscito dall'incubo di un ingiusto arresto per una chiamata di correo, e gli sottopone un trattamento scritto, un po di pellicola e una cinepresa 16 millimetri, che dopo poco verr sostituita dal videoregistratore strumento di verit. Dove sia il confine tra bene e male in tutto ci non si capisce e neanche chi usa chi chiaro, perch se nel montato ci assale un senso di sgradevolezza profonda nel rapporto che si crea tra Anna e gli altri, tranne Vincenzo l'elettricista che verso la fine del film entra in campo e dichiara il suo amore per lei, negli spezzoni di materiali extra appena restaurati tutto pi chiaro. Ci sono alcune scene, che sembrano veramente spontanee che vediamo invece ripetere varie volte come nel cinema tradizionale tra cui l'arrivo di due poliziotti in borghese che infastidiscono Anna o il dialogo sulle scarpe adatte alla fuga tra due ladri, o il primo incontro tra Sarchielli e Anna in piazza e c' una parte girata un anno, o forse pi d'uno, dopo l'uscita del film in cui Vincenzo si rivede e commenta la propria spontaneit e sincerit nel tentativo di salvare Anna dalla propria disperazione con l'amore come fossero sentimenti lontani anni luce, e racconta della sconfitta totale, di non essere riuscito a impedirle un tentativo di suicidio n a salvarla dall'essere rinchiusa in manicomio e ammette di non aver saputo o potuto tenere con s quella bambina neanche sua che chiss dove sar finita, e cerca comprensione da Sarchielli e Grifi e dice eravamo diversi...era tutto diverso ma Grifi fuori campo lo contraddice con la crudele consapevolezza di chi ha sempre saputo che anche per raccontare la verit ci vuole qualcuno che la ricostruisca e che la reinventi. Questo film caus rotture e litigi tra i due autori per molti anni, si riappacificarono solo in occasione del premio a Grifi, ma credo fosse inevitabile uno strascico doloroso dovuto proprio ai sensi di colpa nei confronti di questa ragazza, usata e lasciata andare al proprio destino, Anna sparisce, volontariamente, proprio in quello che doveva essere il momento clou del film la nascita della bambina, rifiutando, come racconta Vincenzo, l'amore, la maternit, la vita stessa vera o filmata che fosse.

Anna una minore e ha ancora i pidocchi. Con nessun tutore o marito, lei non pu legalmente reclamare la bambina. Vincenzo, sconvolto, pronuncia una concisa, poetica, e sinistra analisi della situazione, di una bambina nata dove insegnano solo la sofferenza violenza e tutto il resto, in un sistema di lavoratori dospedale che finiscono a non conoscersi o a lasciare da soli gli altri. Alla fine del film c unaltra intervista con Vincenzo, un anno dopo. da solo con la bambina, con Anna che ha abbandonato entrambi. Dice che una donna lo ha castigato per aver richiesto aiuto a guardare la bambina mentre si trovava a lavoro, dicendogli che i bambini sono una responsabilit delluomo, e che Anna ha fatto la cosa giusta a lasciarlo. Mentre il movimento delle donne stato sicuramente il cambiamento pi duraturo e di successo dellItalia convulsa degli anni settanta, limportanza del rifiuto di Anna, il suo allontanamento, sconcerta Vincenzo, anche se sente che la donna che lo ha rimproverato ha ragione. Il no di Anna, dice, dovrebbe essere un rivoluzionario no. Invece, dice, rassegnazione e morte, un rifiuto di vita e amore. Vincenzo ha fatto esperienza diretta di un aspetto della particolare emancipazione di Anna lei non mentalmente adatta a essere subordinata a nessuno, men che meno a essere una moglie ma non in grado di vedere che il no rivoluzionario e di s alla vita non ha molto senso per lei come non lavrebbe il marciare con Jane Fonda in piazza. Anna un avatar di un tuttaltro femminismo, una forma di no che viene anche a costo di tutto, anche della sua stessa bambina. Lui invece scoraggiato, una situazione difficile da testimoniare. Ma nessun problema per il povero Vincenzo Mazza: lo ritroviamo comunque, ucciso quattro anni pi tardi, in Campo de Fiori, come scoperto per caso leggendo vecchie copie di Lotta Continua. Interviene in una lotta violenta tra un uomo e una donna e viene pugnalato. Il suo assassino il fratello di Gian Maria Volont, e venne poi detenuto nella stessa prigione romana dove Grifi fu carcerato, Regina Coeli. E Anna? Che ne stato di lei? I cineasti, entrambi morti, non lavrebbero mai detto. Lultima volta che la sentirono racconta pi tardi Grifi fu mentre stavano montando il film. Lei chiam, piangendo, da un manicomio romano. Li preg di salvarla e inoltre li minacci di farli arrestare per aver filmato una minore. E tutto quello che avemmo saputo fare, dice Grifi, fu registrare la telefonata. Negli anni intercorsi tra la realizzazione di Anna e la sua morte nel 2007, Grifi stato di volta in volta riflessivo e sulla difensiva, incolpando il pubblico del 1975 di Venezia per tenere di pi allAnna sullo schermo che a quella in manicomio, e persino dichiarando che questo stesso spettatore aveva

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IN-VULNERABILIT DI ACHILLE

Non sono mai esistiti i giorni delle rose


Carmelo Bene e il frontespizio del dvd. Sotto, Riccardo Cucciolla
di GIANCARLO MANCINI

Di morire in scena non ne aveva mai voluto neanche parlare Carmelo Bene, nonostante le tante ferite che da anni gli avevano istoriato il corpo, occorre quantomeno essere nati, diceva, per poter pensare alla propria scomparsa. Eppure per venti anni, dal 79 al 2000, lavor con il progetto Achilleide ad una sorta di funerale del suo stesso non-stare in scena, ad un punto di non ritorno di quel sottrarre al testo drammaticit, personaggi, epos, al quale aveva dato il via nei primi anni sessanta strappando via le pagine dei testi dei grandi autori. Limportanza cruciale della pubblicazione in dvd di In-vulnerabilit dAchille (Eye division, con un libretto di 40 pagine e negli extra Una sera un libro: Carmelo Bene e lUlisse di Joyce, 19,90) non ha dunque bisogno di ulteriori spiegazioni. La prima tappa di un percorso che poneva in una radicale riscrittura le versioni del mito di Pentesilea e di Achille secondo Omero, Stazio e Kleist fu allestita dal 26 al 30 luglio 1989 a Milano nel Cortile della Rocchetta del Castello Sforzesco con Pentesilea. La Macchina Attoriale Attorialit della Macchina. Momento n1 del Progetto Ricerca Achilleide di

Per almeno venti anni Carmelo Bene lavor con il progetto Achilleide ad una sorta di funerale del suo stesso non-stare in scena: semidio beffato dagli dei, compare da solo
Carmelo Bene. Da Heinrich Von Kleist, Omero e Post-Omerica nella versione di CB. Lultima che coincide con lultimo spettacolo di Bene In-vulnerabilit dAchille Impossibile Suite tra Ilio e Sciro, andato in scena al teatro Argentina di Roma dal 24 al 30 novembre 2000. Questa In-vulnerabilit dAchille disse in occasione di un incontro con il pubblico allArgentina - mi elimina del tutto: una volta di pi, ma - come in un testamento - davvero una volta per tutte le altre volte. C dentro tutto quanto in me dissente dalla rappresentazione, cio da tutto quello che si fa nel pianeta e si continua a chiamare teatro, da tutto quello che ha un senso o che torna nel senso, in balia dei significati. CB solo, in una scena completamente bianca, dove su ampi drappeggi si adagiano membra scomposte di manichini, mani gigantesche, un fuso di lana grezza. Mentre cerca di ricomporre senza apparenza di congruit tutti quei pezzi sconvolti dal disfacimento, si sussurrano le vicende di quei due grandi eroi della nostra tradizione. Non per rievocarli, perch sottratta senza appello la possibilit del ricordo di alludere ad unatmosfera, a dei caratteri, quanto per renderli presenti una volta di meno. Nessun ricordo, la ri-scrittura dei testi che sin dagli anni ruggenti delle cantine li svuotava di teatro (personaggi da impersonare, testo da interpretare, ecc.) per renderli ancora e definitivamente soltanto poesia giunge al momento della sua stessa decostruzione. In ci sta una possibilit di decodificare quel continuo andirivieni in scena, quel vestirsi e svestirsi ogniqualvolta si apre una possibilit al testo e allattore di esistere, ad Achille e Pentesilea di amarsi. Achille leroe privato della sua invulnerabilit, il semidio beffato dagli dei, colui che indossa le armi formidabili forgiate da Vulcano ma costretto a convivere con la sua difettosit, da umano, per via di quel tallone dacciaio. Se a me benigna la sorte/ Oh figlio ha accordato le nozze/ quello che prometteva/ avesse/ tu saresti grande/ una stella tra le mie braccia/ sarei madre duna stirpe divina/ di l dalla paura sotterranea delle/ Parche e del Fato terrestre/ Figlio tu sei un bastardo/ Vulnerabile/ solo in questa apprensione di madre. Gettati via gli arti che non conducevano a nessuna forma o apparenza, ecco svelarsi finalmente Pentesilea, regina delle Amazzoni. Adagiata su un letto, dietro di lei un abito nuziale che Bene le getta in grembo quasi a volerla obbligare a indossarlo e a dare il via a qualcosa. Ma anche lei un fantoccio, si alza al lungo e in largo con interventi critici, ricordi di compagni di lavoro, esaustive filmografie e un prezioso repertorio radiofonico. Ma soprattutto il libro restituisce con passione e rigore la dimensione umana e artistica, lo spessore intellettuale e limpegno civile e politico di uno di quei rari casi (almeno per il cinema italiano) di interprete di cinema, teatro e televisione di qualit, che ha sempre scelto con coerenza ruoli impegnati(vi) e (un po come Volont) al tempo stesso di attore popolare, contribuendo spesso con la sua presenza o con la sola voce a divulgare film e sceneggiati dautore e documentari. Le testimonianze di Giuliano Montaldo (il suo volto, una garanzia di qualit, Cecilia Mangini (la sua voce aveva dentro il sud, il suo calore), Milena Vukotic (un compagno di gioco

comando di un pedale, nientaltro che una macchineria. I due terribili guerrieri-amanti si scontrano mortalmente nei testi classici, qui permane qualche lacerto, il tremendo duello tra i due, il fiero corpo della regina riverso in terra, Achille che la smaschera dellelmo scoprendone i riccioli scomposti e innamorandosene subito. La scomparsa delleroe e quella dellattore si sovrappongono, entrambi sono stati fagocitati dalla macchina attoriale che testardamente si concentra sulla loro ideale che mi ha aiutato con la sua discrezione) nel primo primo capitolo Luomo e lattore e gli interventi dello stesso Attolini, di Felice Laudario e Waldemaro Morgese nel secondo capitolo Riccardo Cucciolla e il cinema e i piccoli saggi critici dedicati ad alcuni dei film pi significativi dei circa 70 da lui interpretati (Sacco e Vanzetti, I sette fratelli Cervi, Antonio Gramsci. I giorni del carcere, Listruttoria chiusa: dimentichi, Nella citt perduta di Sarzana, La violenza: Quinto potere, Il delitto Matteotti) ribadiscono con forza e convincenti argomentazioni la statura di Cucciolla, diventato uno degli attori-simbolo del cinema politico italiano nel pi ampio filone del cinema dimpegno civile. Gli altri saggi documentano lintensa attivit dellattore anche nel campo della televisione, del teatro e del doppiaggio sempre nel

umana imperfezione, sulla ridicola condizione di dover essere esposti e sbeffeggiati da chi li osserva, dallalto, gli dei, dal basso, noi spettatori. Avrei potuto essere perfetto/ integro come il marmo Salda roccia/ Cos sono compresso Incatenato/ Sono groviglio incastro/ esposto allinsolenza del terrore/ Mai finito Malnato/ Io sono Lui che la Madre azzurro/ poco manc che generasse al Padre/ Zeus. un passo proveniente dal Macbeth, come anche, siamo poco prima della fine di uno sconcerto che dura una cinquantina di minuti, quello bellissimo e doloroso tratto da Emily Bronte: Ho male Mi fa male Dove qui/ come un dolore che da risvegliati/ non si ricorda. morta, Pentesilea morta sotto il tallone dacciaio del guerriero, le rose sulla fronte sono state schiacciate dal suo passo pesante. Achille vuole svanire alla vista di ci che il suo gesto ha prodotto. Ultime parole. Il manichino non si muove pi, Pentesilea era solo un meccanico alzarsi dal suo bianco giaciglio, Achille un ineffabile sussurro abbracciato nel nulla. I giorni delle rose non sono mai esistiti. E abbracciarle i ginocchi una freccia/ che trapassa la voce dentro il sangue. segno di un metodo rigoroso, di unalta professionalit, di una invidiabile qualit recitativa. Meno conosciuta ai pi ma non per questo meno importante la produzione radiofonica di Cucciolla, ricostruita da Angela Annese nellultimo capitolo. Sono riportate con cast e credit le circa 300 partecipazioni dellattore a programmi di prosa radiofonica della Rai a partire dal 1949 quando nacque un rapporto artistico mai pi interrotto fino alla morte. La variet di commedie e drammi di autori italiani e stranieri messi in scena dalla Compagnia di Prosa di Roma della Rai, di radiodrammi, sceneggiati a puntate e semplici letture d la dimensione di un attore capace anche di rendersi invisibile, di dare contorni precisi ai personaggi pi diversi con la sua sola voce calda, misurata, incisiva, convincente.

RITRATTO

di ALBERTO CASTELLANO

Riccardo Cucciolla: la sua voce aveva dentro il sud, il suo calore

Non mai troppo tardi per ricordare in maniera filologicamente e storicamente adeguata Riccardo Cucciolla, lattore barese scomparso nel 1999. Ci hanno pensato i due critici Vito Attolini e Alfonso Marrese, curatori di un corposo volume che raccoglie saggi di critici e studiosi e testimonianze di registi e attori che ripercorrono il complesso, articolato e intenso itinerario artistico di Cucciolla (Riccardo Cucciolla. Ritratto di attore, Edizioni dal Sud, pp. 223, Euro 15). Liniziativa editoriale fa parte di un pi ampio omaggio allattore organizzato a Bari per una settimana (dal 9 al 16 novembre) dallAssociazione Attraverso lo Spettacolo in collaborazione con lUniversit di Bari e con il sostegno del Consiglio Regionale e

lAssessorato alla Cultura e Turismo della Regione Puglia, che comprendeva anche una mostra di manifesti dei pi importanti film interpretati da Cucciolla e di foto di scena e un convegno. La poliedrica attivit di un uomo di spettacolo davvero multimediale (cinema, teatro, televisione, radio, doppiaggio) viene esplorata in

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DERIVE E APPRODI

VIRGINIA RYAN Nelle superfici


la profondit dellAfrica

Ho pensato di usare la mia pelle per scrivere fotograficamente il mio essere l, in Africa, in un momento che va dal 2001 al 2006. Intervista in Costa dAvorio allartista australiana
di MANUELA DE LEONARDIS
GRAND BASSAM

A due passi dalla spiaggia di Grand Bassam Virginia Ryan (nata a Melbourne nel 1956) ha preso in affitto una casa depoca, che quando i lavori di ristrutturazione saranno finiti, avr oltre al suo studio uno spazio adatto per ospitare residenze dartista. A una trentina di chilometri dalla capitale, Abidjan, Grand Bassam evoca il ricordo del suo breve passato di capitale coloniale tra il 1893 e il 1900. Oggi patrimonio mondiale dellUnesco. Nel suo tessuto urbano di eleganti edifici completamente decadenti si percepisce una potente vitalit, confermata dalla passeggiata sulla spiaggia di domenica pomeriggio. L si dimenticano gli affanni del quotidiano, lasciandosi andare alla spensieratezza: c lallegria dei bambini che saltano sulle onde, le giovani coppie che si tengono per mano, le famiglie che mangiano arachidi, frutta e gelati. C anche chi indossa il vestito della festa e si fa immortalare dai fotografi ambulanti, mettendosi in posa come nei ritratti di Clic Clac Baby. Per il momento, per, lo suo studio di Ryan a Abidjan, allinterno della residenza dellAmbasciata dItalia, in quanto pouse dellambasciatore Giancarlo Izzo. Gi in Ghana, dove ha vissuto dal 2001 al 2008, e prima ancora ad Alessandria dEgitto e in Serbia lartista sempre stata fortemente coinvolta dal contesto, realizzando lavori come limponente Castaways (2003-2008), installazione di duemila moduli creati dallassemblaggio di oggetti/frammenti restituiti dal mare

e trovati sulle spiagge immense del Ghana da Pram Pram a Jamestown, Labadi, Anomabo. Ad Accra stata fondatrice della Foundation for Contemporary Art, mentre ad Abidjan nel 2011 stata lideatrice di LEsprit de lEau alla Fondazione Donwahi, un progetto che ha visto il coinvolgimento di artisti africani e occidentali sul tema di Mami Wata, figura mitologica che rimanda alla sirena. Strettamente connessi con la realt africana anche i due ultimi work in progress: Selling Dreams e Rue de Commerce. Selling Dreams una sorta di mappatura semantica dei contrasti attraverso le immagini fotografiche dei cartelloni pubblicitari, in cui ambizioni e sogni sono sintetizzati dallimponente figura della mamma per eccellenza - Madame Maggi sovrana del dado per il brodo che invita al sapore e al gusto pi intenso corteggiando le signore con il motto Chaque Femme est une Etoile (ogni donna una stella). Rue de Commerce, invece, una serie pittorica che si sviluppa intorno alla memoria fotografica dei coloratissimi pagne (tessuti wax printed), esposti con una logica razionale negli eleganti negozi della via che d il titolo a questo lavoro, come sulle bancarelle dei mercati. Una ricerca estetica della bellezza, per lartista attraverso i significati che sintrecciano in quello che potrebbe apparire solo ornamento. Con il tentativo di mettere ordine nella visione caotica dellAfrica, seguendo il richiamo inconscio dei segni primordiali che appartengono anche alla cultura aborigena della sua terra dorigine.

La fotografia il denominatore comune di Selling Dreams e Rue de Commerce. Quando hai iniziato ad usare questo linguaggio? Nel 1979 ho terminato i miei studi in Visual Communications alla National School of the Arts di Canberra. Erano orientati soprattutto verso la pubblicit, che allepoca non mi interessava, ma si studiava anche molta fotografia. La prima mostra che feci quellanno allArts Council di Canberra, insieme ad altri due artisti, stata proprio dei miei lavori fotografici. Come assistente di studio avevo accesso alla camera oscura. Vi trascorrevo quasi ossessivamente anche otto ore al giorno, finch i medici me lo proibirono a causa degli acidi che respiravo. Anni dopo, a Trevi, ho realizzato Cento Passi, uninstallazione di cento paia di scarpe accompagnata dalla documentazione fotografica. Attraverso quelle scarpe donate dalla gente del posto raccontavo la loro storia. La documentazione fotografica stata fondamentale perch, tra un mio viaggio e laltro, un trasportatore butt via il sacco con le scarpe. La fotografia, perci, tutto ci che resta di quel lavoro. Il tuo primo progetto fotografico, per, Exposures: A White Woman in West Africa. Come nasce? Nasce in Ghana dopo un anno che vivevo l. Allinizio la macchina fotografica mi serviva per ricordare, come fanno i turisti. Lho sempre portata con me. Limpatto con lAfrica molto forte e la macchina fotografica mi serviva anche per mettere un po di ordine. Proprio ad Accra, bench sia una citt

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Virginia Ryan, artista (pittrice e fotografa) australiana e nomade e alcuni dei suoi lavori realizzati a Abidjan, Costa dAvorio, tra sogno consumista e miseria estrema

cosmopolita, mi sono subito resa conto che nel momento di scattare una fotografia tutti cercavano di togliere i bianchi. Come se una parte della mitologia dellAfrica che sia abitata solo dagli africani, per cui per fare una foto dellAfrica bisognava fotografare solo la gente di pelle nera. Ma non affatto cos. Prima di partire per il Ghana, poi, avevo fatto una ricerca per provare a vedere quale sarebbe stato il mondo in cui avrei vissuto, ma ad eccezione di qualche foto dellepoca coloniale non ho trovato alcuna foto contemporanea. Mettendo insieme questo mio desiderio di vedere una realt che non mi apparteneva e di cui ero solo una minoranza, insieme al dato di fatto che tutti toglievano i bianchi dalle fotografie, ho pensato di usare la mia pelle per scrivere fotograficamente il mio essere l, in Africa, in un momento che va dal 2001 al 2006. Quando avevo la sensazione di trovarmi di fronte ad una scena interessante, dal punto di

vista fotografico, aspettavo quello che succedeva intorno a me, poi uscivo dalla scena e chiedevo a chiunque fosse nei paraggi, magari un passante, di fotografarmi allinterno di quella situazione. Per cui mi rimettevo esattamente nello stesso posto in cui mi trovavo precedentemente. Ho trovato particolarmente interessante il linguaggio corporale: di fronte ad un testimone, ovvero alla macchina fotografica, chi faceva parte della scena si metteva in posa. Tutti volevano dare il meglio di s, tanto che c chi, vedendo quelle foto, ha pensato che si trattasse di tableau vivent realizzati apposta per il progetto. Ma non cera nulla di costruito. Il libro venuto successivamente, quando insieme allantropologo americano Steven Feld abbiamo scelto una sessantina di immagini, che sono state esposte in vari posti dopo la prima volta in Ghana. Il mio lavoro parte sempre dal luogo in cui mi trovo e la fotografia, in particolare, sempre stato lo strumento per relazionarmi al contesto. Nelle foto di Exposures : A White Woman in West Africa mi sentivo in minoranza, questo si avverte dalle immagini. Anche se sono presente in ognuna mi sentivo sempre molto marginale. Il colore della mia pelle non mi faceva mai dimenticare questa realt. Ricordo

che appena arrivata tutti mi chiamavano obroni. Un tassista a cui chiesi spiegazione mi disse che voleva dire senza pelle, perch quando arrivarono i primi uomini bianchi la gente del posto pensava che fossero stati spellati. Ero stanca di essere me stessa, provavo addirittura un senso di nausea, perch non potevo nascondermi. Sicuramente in questo caso ho usato questo mio disagio anche per esternarlo, liberandomene. La fotografia stata una forma di terapia. Con Selling Dreams, invece, ci spostiamo ad Abidjan per raccontare i forti contrasti della citt. Il mio lavoro nasce sempre da unesperienza subliminale, oltre che da quella fisica di trovarmi in un certo luogo, anche attraverso lazione del camminare. Nel dicembre 2011 ero a Dubai, dove sono dovuta rimanere per qualche giorno. Mi sentivo frustrata perch il mondo che vedevo non mi dava, a livello sensuale, alcuna soddisfazione. Ero sola e anche un po triste. Ho trascorso del tempo nella zona del suq a guardare la gente che mangiava e poi ho camminato, camminato, camminato. Ad un certo punto ho cominciato a notare i cartelloni pubblicitari di oggetti di lusso,

marche famose. Allinizio mi sembravano interessanti solo visualmente. Quindi, un po come aide-mmoire e un po anche come forma di protezione - perch avevo la sensazione che scattando fotografie ero impegnata in qualcosa e, quindi, meno vulnerabile - ho fotografato molti di quei cartelloni. Un mese dopo, tornando ad Abidjan, nel tratto dallaeroporto a casa, quello che faceva parte della confusione urbana balzato in avanti e per la prima volta ho notato i grandi e luminosissimi billboard. Mi venuto immediatamente in mente che mi trovavo in un pantheon in cui si sovrapponevano diversi livelli di esistenza. Molta gente di Abidjan vive in strada, non ha neanche una casa, ma c tutto un mondo di desideri e possibilit rappresentati da questi semidei - i personaggi della pubblicit - che sono come noi comuni mortali, ma anche al di sopra di noi. Ci guardano, litigano, sorridono hanno tutte le caratteristiche degli umani. Semidei di un pantheon, appunto, che suscitano ammirazione e anche un pizzico di invidia. In quello stesso momento ho pensato che era un modo molto interessante per raccontare questa citt. In questo modo avrei anche potuto acquistare potere attraverso la coscienza del luogo. Mi sentivo quasi alla pari. Da gennaio 2012 ho scattato tantissime foto. Mi stata subito chiara, poi, la conversazione che cera tra le speranze della pubblicit vis--vis con quelle dellarchitettura dei tanti edifici anni Sessanta, costruiti dopo lindipendenza. Oggi questi palazzi possono sembrare estremamente stressati e anche tristi, sia per via del tempo cronologico che di quello atmosferico: pioggia, sole, sabbia esasperati da questo clima che crea muffe e danni. Ma, secondo me, contengono ancora molte speranze. Ho visto la pelle di questi edifici in dialogo con le pubblicit glamour che durano al massimo sei mesi, poi vengono rimosse e sostituire. C anche un altro aspetto, poi, che quello documentaristico Alcune delle immagini pi emblematiche tra quelle che ho fotografato, a distanza di mesi sono scomparse. Sicuramente adesso sono molto cosciente di quello che mi circonda, osservo pi attentamente. Ultimamente, ad esempio, sono aumentati i cartelloni pubblicitari che reclamizzano i prodotti per schiarire

la pelle, oltre che quelli per la pulizia della casa e della persona. Noto, poi, che una bevanda molto nota sta facendo una campagna sullorgoglio africano, mentre in precedenza puntava pi sul piacere personale. Modi diversi di descrivere la realt. La pubblicit sa quello che si vuole, ma soddisfa anche i desideri. Il cartellone pubblicitario lerede delle insegne dipinte a mano che sono una caratteristica dellAfrica occidentale Non credo che qui, in Costa dAvorio, a differenza del Ghana, del Togo e altri paesi ci fosse una grande tradizione di sign painting. Ho saputo che chi faceva le insegne dipinte a mano adesso produce T-Shirt. Limmediatezza della funzione, ad ogni modo, la stessa. sempre pubblicit. Oltre alla macchina fotografica hai sempre avuto con te dei taccuini. Quanto entrata la scrittura nel tuo lavoro artistico? Dagli anni 80 fino a meno di dieci anni fa ho sempre scritto. In Ghana, nel 2004, ho anche pubblicato un piccolo libro, Strangers in Accra con Afram Press. Ho smesso di scrivere quando ho cominciato ad usare il computer. Quando scrivevo cera un collegamento molto forte tra la scrittura e il mio lavoro artistico. Scrivevo delle persone che incontravo, degli altri artisti, del mio lavoro: uno era lestensione dellaltro.

Eccoci, infine, a parlare di Rue de Commerce, il nuovo ciclo pittorico le cui radici sono nella memoria fotografica. Anche questo lavoro che sto realizzando con la collaborazione di tre assistenti, gli artisti Yubah Sanogho con cui collaboro da tempo e Synthia Lade, a cui si aggiunta recentemente Kettie Leandre che ha frequentato lUniversit di Cocody, nasce dallazione del camminare unita alluso della macchina fotografica, esattamente come Selling Dreams. Passeggiando in Rue de Commerce, una via della zona Plateau di Abidjan, ho cominciato a fotografare i pagne africani esposti nei negozi. Riguardando quelle immagini sullo schermo del computer, dove limmagine appare pi piatta, ho avuto una visione separata da quella reale. Immagini autonome che ho voluto provare a trasformare in pittura sulla tela. Ho trovato questidea molto armoniosa con il concetto di riconciliazione che c in questo momento in Costa dAvorio, soprattutto dopo la guerra dello scorso anno. Mi venuto in mente il pensiero aristotelico del tutto che pi dellaccumulo delle varie parti. Un pensiero che in sintonia con il negoziare le frontiere, trovare la totalit con tante unit separate. Quanto al titolo non indica solo la via di Abidjan, ma si ricollega anche ad unidea di strada del commercio, in cui si rintraccia la storia stessa dei pagne, batik originari dellIndonesia, portati in Olanda e da l sulle coste dellAfrica Occidentale. Per cui c una storia di commercio e di desiderio della bellezza. Tra laltro il pagne, al giorno doggi sta diventando oggetto del desiderio anche per i non africani e fuori dal continente africano. Anche questo un sintomo di globalizzazione, ma in maniera molto fluida. Poi c un altro aspetto, piuttosto recente, che il tentativo di imitazione di riproduzioni scadenti ed economiche che si fanno in Cina. Quanto alla sorta di horror vacui? Normalmente le mie superfici sono sempre piene, coperte da elementi che si ripetono. Rue de Commerce una continuazione dei progetti precedenti. Non posso, poi, non connettere tutto ci ad unidea di sensualit, perch c il piacere dello sguardo che da lontano cattura la forma, ma vuole avvicinarsi per vedere il disegno estremamente elaborato. Questo, per me, anche un modo per cercare di portare la parola meraviglia nel lavoro. Quando bellezza e meraviglia esistono contemporaneamente allora ci si trova in una zona di desiderio. Nel mio caso desiderio significa trovare la bellezza soprattutto in Africa, dove fa parte della sopravvivenza in situazioni non sempre facili. Lo stesso insieme urbano pu avere un impatto di confusione, ma prestando attenzione c molta cura nel dettaglio, una maniera per dire io esisto con grande dignit.

moderati arabi

< 201 202 203 >

La Francia responsabile delloccupazione marocchina del Sahara Occidentale. alla Francia che si deve la mancata decisione dellOnu di garantire il rispetto dei diritti delluomo nelle citt sahrawi (Chahid El Hafed).

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COME RICICLARE LE CATTEDRALI NEL DESERTO

SPORT

GANLUIGI TOCCAFONDO
A dieci anni dalla sua nascita, la galleria D406 di Modena (via Cardinal Morone 31), da pochi mesi rinnovata in D406 fedeli alla linea a seguito dell'unione con lesperienza espositiva Avia Pervia, presenta una importante mostra di Gianluigi Toccafondo. Dal 22 dicembre 2012 al 12 febbraio 2013, si potranno ammirare i celebri disegni di Toccafondo dedicati alla letteratura, frutto di oltre dieci anni di lavoro, molti dei quali sono stati realizzati e pubblicati per le copertine della nota collana di narrativa della casa editrice Fandango con cui l'artista ha stretto una collaborazione fra cinema ed editoria. Immagini ispirate dalla letteratura americana (da Melville a Cheever), alla pi recente narrativa italiana, fino al mondo del calcio. Nella foto: Il nuotatore libro in edizione speciale e a tiratura limitata (ed. Franco Cosimo Panini)

NON NASCONDERE LA FOLLIA, BEAT


Hollywood e larte della manutenzione del Beat. A seguire qualche antidoto, necessario medicamento per riprendersi dallineffabile, scolastico, fatuo servizio reso dallenfant gat Walter Salles ai danni della leggenda beat, nello specifico di Jack Kerouac e del suo cos (in)vulnerabile On the Road. 1) Pull My Daisy di Robert Frank e Alfred Leslie (1959) in 30 minuti accoglie in un loft delleast side di New York City il talento verbale e gestuale di un trio magico e inarrivabile per gli anni a seguire: Allen Ginsberg, Gregory Corso e Peter Orlovsky, poeti di unesistenza altra dediti a un infaticabile, infinito ragionamento sul nodo sovversivo intrecciato tra arte e vita. Con Delphine Seyrig e Larry Rivers, narrato da Jack Kerouac che riprende il suo incompiuto testo teatrale The Beat Generation: irradiazione luminosa del beatnik style ma anche raro esempio compiuto di realismo urbano, soffuso dalla voce di Anita Ellis che canta The Crazy Daisy, scritta da Ginsberg e dallo stesso Kerouac. 2) Bridges-Go-Round (1958) della regista davanguardia e jazzy Shirley Clarke punta alla ri-definizione dello spazio newyorkese dalla elevata prospettiva di ponti e grattacieli, trasfigurando il lavoro preesistente di un documento su commissione con il rosso, il giallo e il blu di filtri traslucenti, ci che riporta la metropoli ai termini primi (e ultimi) della pura astrazione, cos come avveniva con il dada di Hans Richter. 3) Stan Vanderbeek e Science Friction (1959): Vanderbeek nel corso dei suoi studi darte e architettura incontr John Cage e Merce Cunningham, ma il suo opus di pittura visiva e collage organico risente parecchio della opposizione culturale beatnik, Science Friction in particolare, elemento di un work aperto successivamente alla composizione (e proiezione) multipla, realizzata concretamente col suo Movie Drome Theater a Stony Point, New York. 4) The End (1953) del poeta beat di San Francisco Christopher Maclaine, autore di quattro film frammentariamente strutturati ma non meno potenti della sperimentazione concettuale a provocare incisivi shock visuali allocchio di chi guarda. The End dispone sei singole storie di persone giunte allultimo giorno della propria vita, allombra del fungo nucleare, ovvero la sintesi chimico-simbolica del grande suicidio della razza umana Tutti ritrovabili nella sezione Film & Video del sito UbuWeb (www.ubuweb.com). Senza dimenticare comunque il Cassavetes beat-bop di Shadows, il Roger Corman di A Bucket of Blood, ovviamente Cronenberg e Naked Lunch Non nascondete la follia (Allen Ginsberg).

SALISANO LA PISCINA ALTERNATIVA STRAPPATA ALLA SPECULAZIONE

Il Robin Hood della Polisportiva Sherwood


di PASQUALE COCCIA

Un tuffo in piscina pagato a peso d'oro fino alla bancarotta. Nella Val di Sarsa, gli abitanti di un piccolo centro in provincia di Rieti, Salisano, hanno pagato a caro prezzo le manie di protagonismo di qualche assessore allo sport (in Italia se ne contano circa diecimila, un vero esercito), che voleva lasciare il segno del suo buongoverno. A met degli anni novanta del secolo scorso, a Salisano stata costruita una piscina con i soldi pubblici, frequentata da un centinaio di persone, mentre i costi della gestione e del riscaldamento salivano vertiginosamente rispetto agli esigui introiti che potevano garantire i frequentatori della piscina. I risultati di un fallimento gestionale erano largamente prevedibili, ma nonostante tutto gli amministratori di quel comune si erano intestarditi nell'edificazione dell'impianto sportivo. La piscina, dopo varie gestioni, ha finito per chiudere ed rimasta inattiva per un anno con buona pace dei fondi pubblici, mal amministrati.

Una cattedrale nel deserto, costruita per accogliere un'utenza minima - si indigna Sergio Barbadoro presidente della polisportiva Sherwood dell'Uisp di Rieti - il cui costo di gestione era di 7-8 mila euro al mese, un centinaio all'anno. Dopo essere passata di mano in mano attraverso varie gestioni fallimentari, l'abbiamo presa noi e grazie a un mutuo a tassi agevolati concessoci dal Credito Sportivo (la banca dello sport che si finanzia con una percentuale settimanale degli introiti del totocalcio e concede mutui agevolati a enti e associazioni per la costruzione di impianti sportivi pubblici, ndr), abbiamo fatto la scelta dell'ecosostenibilit, installando i pannelli fotovoltaici e un impianto ecosostenibile di cogenerazione, che brucia olio vegetale prodotto da semi di girasole o da altri tipi di semi, i quali hanno un buon potere calorifero e ci consentono di produrre corrente elettrica contestualmente all'acqua calda, sufficienti a produrre energia per il riscaldamento della piscina. Una soluzione alternativa rispetto agli

impianti alimentati in maniera tradizionale, che permette di recuperare tutto il calore prodotto in eccesso, il quale a differenza degli impianti alimentati a gasolio, non finisce per essere disperso, bens viene trasformato in ulteriore energia di riserva, che vendiamo all'Enel. Abbiamo preso in gestione la piscina tre anni fa e i costi sono passati dai centomila euro annui della vecchia gestione ai sessantamila attuali, l'anno prossimo andremo in pareggio di bilancio. Nel centro-sud siamo l'unica realt che ricorre all'energia alternativa. Una scelta ambientale e gestionale attenta, quella dell'Uisp di Salisano, guidata da Sergio Barbadoro, che di professione fa l'insegnante di chimica in un istituto superiore, e che l'esperienza della piscina l'ha portato a diventare un bravo economista, attento non solo a fare i conti, ma anche al sociale e pronto a incentivare politiche ambientali per diminuire l'emissione di anidride carbonica: coloro che raggiungono la piscina a bordo di una sola auto con un minimo di tre persone, meglio se cinque, hanno

diritto allo sconto del 20% sul costo della quota mensile. Rispondendo con la pratica al principio dell'Uisp secondo cui il primo ambiente il nostro corpo, la societ sportiva Sherwood ha aperto all'interno dell'impianto natatorio di Salisano, anche una sala spinning per il benessere del corpo, dove vengono svolte attivit di fitness tre volte alla settimana. Nel locale collocato a margine della piscina sono state installate delle cyclette, come quelle dei centri fitness, alle quali sono stati applicati dei rotatori, i quali hanno la stessa funzione delle dinamo delle bici che girano sulle ruote, e grazie a un campo magnetico producono corrente elettrica di 10-15 watt, la quale viene immessa direttamente in rete e venduta, ancor prima che agisca l'energia prodotta dai pannelli fotovoltaici. La piscina di Salisano aperta anche ai bambini delle scuole primarie del circondario, che in orario mattutino frequentano corsi di nuoto, grazie anche al contributo finanziario del comune. L'Uisp, che oltre ad avere bravi dirigenti attenta alle politiche del territorio perch lo sport sia davvero un'occasione per tutti, stipula perfino contratti individuali per l'ingresso alla piscina: Grazie ai risparmi di gestione che ci derivano dall'impiego di energia alternativa continua il dirigente della polisportiva Sherwood di Salisano stipuliamo contratti di particolare favore per gli operai che sono in cassa integrazione o disoccupati, a volte con meno di cento euro consentiamo di frequentare la piscina tutto l'anno. Ascoltiamo le loro storie individuali e famigliari e poi sulla base di quello che ci dicono scegliamo le soluzioni individuali migliori per loro. La piscina diventata un punto di riferimento anche di ragazzi difficili, che ci vengono segnalati dai servizi sociali.

Gravato da costi insostenibili rispetto allutenza, dopo la chiusura forzata limpianto, dotato di pannelli fotovoltaici, ora in pareggio e aperto a tutti
Si tratta di adolescenti delle scuole medie di origine extracomunitaria, che hanno alle spalle storie di violenza in famiglia o padri autoritari con i quali la comunicazione difficile o del tutto inesistente. A quei ragazzi consentiamo di entrare in piscina quando vogliono, non pagano l'entrata, altri ci danno piccole somme un po' alla volta, per noi motivo di grande soddisfazione. I servizi sociali hanno riconosciuto il riflesso positivo che ha il nuoto su quei ragazzi e il ruolo di coesione sociale che abbiamo sul territorio. Grazie alla piscina e alla loro frequenza gratuita, iniziata a giugno con i centri estivi, dopo la fine dell'anno scolastico, i ragazzi extracomunitari oggi non sono pi isolati, perch frequentano i loro coetanei che hanno conosciuto qui, ormai sono diventati amici e si vedono anche fuori dalla piscina conclude con una punta di orgoglio Sergio Barbadoro, il Robin Hood della polisportiva Sherwood, meritevole di aver trasformato la cattedrale nel deserto di Salisano in un'isola felice, dove tutti nuotano senza acqua alla gola.

ALIAS 22 DICEMBRE 2012

(9)

I FILM
LA MIGLIORE OFFERTA
GIUSEPPE TORNATORE, CON GEOFFREY RUSH, DONALD SUTHERLAND. ITALIA 2013

SINTONIE
Regalo di Natale della Sacher di Nanni Moretti. (c.pi.) GRANDI SPERANZE
DI MIKE NEWELL, CON HELENA BONHAM CARTER, RALPH FIENNES. UK 2012

A CURA DI SILVANA SILVESTRI CON MARIUCCIA CIOTTA, GIULIA DAGNOLO VALLAN, ARIANNA DI GENOVA, MARCO GIUSTI, CRISTINA PICCINO, ROBERTO SILVESTRI

IL FILM
LA BOTTEGA DEI SUICIDI
DI PATRICE LECONTE. ANIMAZIONE. FRANCIA 2012

Virgil Oldman (Geoffrey Rush) un genio eccentrico, esperto d'arte, apprezzato e conosciuto in tutto il mondo. La sua vita scorre al riparo dai sentimenti, fin quando una donna misteriosa (Sylvia Hoeks) gli chiede di effettuare una valutazione. Sar l'inizio di un rapporto che sconvolger per sempre la sua vita. (esce l1 gennaio) BUON ANNO SARAJEVO
DI AIDA BEGIC, CON MARIJA PIKIC, ISMIR GAGULA. BOSNIA 2012

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Rappresenta la Bosnia Erzegovina agli Oscar per i film stranieri, realizzato da una delle pi interessanti registe del paese. Rahima (23) e Nedim (14) sono rimasti orfani e vivere a Sarajevo non facile neanche nel dopoguerra. Un bel film di resistenza e di orgoglio. (esce il 3 gennaio) COLPI DI FULMINE
DI NERI PARENTI, CON CHRISTIAN DE SICA E LUISA RANIERI, ITALIA 2012

In occasione del bicentenario della nascita di Charles Dickens, Mike Newell riporta al cinema il Grandi speranze di cui sono state fatte innumerevoli versioni cinematografiche e televisive. Bel cast pilotato verso una sintesi che porta a rassegnarsi al disastro economico : quanto folle e dissipata laristocrazia, furbesca la borghesia tanto ricca di buoni sentimenti appare la classe povera. Naturalmente niente di tutto questo era in Dickens che con suprema ironia pungeva questi e quelli. Unopera tranquillizzante per le masse europee. (s.s.) LO HOBBIT, UN VIAGGIO INASPETTATO
DI PETER JACKSON, CON AIDAN TURNER, ANDY SERKIS. UK 2012

di ritratti magnifici, Bill Murray e Frances McDormand, i genitori male assortiti di Suzy, Bruce Willis, il poliziotto solitario, afflitto da un passato d'amore non corrisposto, Tilda Swinton in tenuta blu da aguzzina per giovani devianti, Edward Norton, tenero e incapace di mantenere la disciplina a Camp Lebanon, e un Harvey Keitel comandante Pierce, generalissimo scout.(m.c.) LA PARTE DEGLI ANGELI
DI KEN LOACH, CON PAUL BRANNIGAN E JAMES CASEY, UK 2012

Dopo 27 anni di stretto presidio natalizio Aurelio De Laurentiis abbandona il format del cinepanettone. Riesumazione del vecchio movie-movie a due episodi, diciamo subito che dei due episodi il secondo, quello con Lillo&Greg e la strepitosa Anna Foglietta, il pi riuscito, il pi nuovo e il pi divertente, e anche quello pi elaborato. Il primo episodio, invece, quello con Christian De Sica, sempre generosissimo, sembra soffrire di un non pieno sviluppo narrativo e di un'aggregazione di attori di provenienza televisiva che obbligano Parenti a situazioni un po' ibride. (m.g.) I 2 SOLITI IDIOTI
DI ENRICO LANDO, CON FABRIZIO BIGGIO, FRANCESCO MANDELLI. ITALIA 2012

Prima parte di una nuova incredibile trilogia che ci accompagner fino al 2014. Anche se non c' molta storia da seguire a parte questi dodici nani+ Gandolf+l'hobbit, che si menano a sangue con una massa sterminata di orchi, troll, e Crosetti vari che incontrano durante il loro viaggio verso la Montagna Solitaria dove vive un drago pi assatanato di soldi e potere di Berlusconi, i ragazzi di tutto il mondo cresciuti con la Trilogia degli Anelli non hanno altro desiderio che rivedere i loro eroi. E sono assolutamente strepitosi i dodici nani della compagnia, quasi tutti attori inglesi di gran classe. (m.g.) LINNOCENZA DI CLARA
DI TONI DANGELO, CON CHIARA CONTI, LUCA LIONELLO. ITALIA 2012

Loach ridimensiona il macho di periferia in questa commedia dal ritmo rockettaro, dialoghi scoppiettanti e una storia finalmente non apologetica del povero cristo. Glasgow, il prologo una esilarante galleria di tipetti fuorilegge, piccoli bastardi disoccupati che sfilano davanti a un giudice con parrucca d'ordinanza e cuore d'oro. Ladruncoli, teppisti, vandali, fuori di testa e Robbie (Paul Brannigan), nato male, un tipo mingherlino e violento che sta per diventare pap e merita una seconda vita. La Scozia, dice Loach, una terra di solidariet. Saranno tutti destinati ai lavori socialmente utili. Poi il film si scatena in un rocambolesco furto di whisky dal prezzo inestimabile, un milione di sterline per una botticella conservata nel sacrario di una cantina esclusiva. Una serie di gag, equivoci, incidenti si trasforma da film sugli emarginati no-future in una screwball comedy. (a.t.) LA REGOLA DEL SILENZIO THE COMPANY YOU KEEP
DI ROBERT REDFORD, CON ROBERT REDFORD, SHIA LABEOUF, JULIE CHRISTIE, STANLEY TUCCI, NICK NOLTE, SUSAN SARANDON. USA 2012

LA VERTIGINE DEI SEGNI


YEAH YEAH
Uk, 2012, 250, musica: Willy Moon, regia: autore ignoto, fonte: DeeJay Television

8 1

A 37 anni dall'esordio cinematografico con Il cadavere era gi morto, commedia nera tratta da un fumetto di Gotlib, per Leconte quasi un doppio ritorno alle origini. Del resto prima del cinema, nella prima met degli anni '70, realizzava fumetti per la rivista Pilote. Tratto da un racconto di Jean Teul, un gustoso musical animato che si colloca agevolmente fra le trame di humour noir de La famiglia Addams e dei pupazzi di Tim Burton. Il quadro depressivo mortifero che caratterizza la non-vita della metropoli parigina o di qualunque altra grande citt, stressante e disumana, purtroppo ben riconoscibile nella realt. Leconte pare affidare la scintilla di cambiamento alle nuove generazioni, ai ragazzi che sappiano ritrovare il sorriso a dispetto di tutto. Cos il piccolo sorridente Alan la pecora bianca della famiglia Tuvache, la cui redditizia attivit un negozio specializzato in tutto quanto possa servire per morire bene e presto. Corde di tutte le misure per impiccarsi, veleni per tutti i gusti efficaci all'istante senza dolore n tracce, dispositivi vari dai design particolari per defunti prossimi venturi: la bottega della morte ricercata ha una gamma completa per ogni tipo di esigenza. Gli affari vanno a gonfie vele, e come non potrebbero con le tante persone afflitte da sindrome suicida fra disoccupati, sfrattati, delusi in amore, solitari, scontenti e arrabbiati? Il nuovo arrivato in famiglia nasce ridendo. Alan ha sempre una parola positiva, ama i colori, il gioco all'aperto, la musica. Cambiare si pu. (th.m.)

Sotto osservazione da psichiatri e psicanalisti, Willy Moon come in un film anni 50-60 comincia a delirare o ad avere visioni oniriche, un po alla Hitchcock di Spellbound. Il video si basa soprattutto su giochi grafici e sul compositing con la figura intera o la testa del cantante inglese ritagliata e incollata su altri sfondi. Il risultato non male, tra surrealismo e pop. DISCO LABIRINTO

LA RIVISTA
8
MENSILE, DICEMBRE 2012

Italia, 2000, 4, musica: Subsonica e i Bluvertigo, regia: Luca Pastore, fonte: youtube

Tornano i Soliti Idioti di Biggio&Mandelli, con un sequel che proprio un sequel anche se natalizio. Pieno di parolacce e scurrilit per la gioia dei ragazzini in libera uscita da genitori, scuola, internet e calcio. Biggio&Mandelli scippano letteralmente, dopo 27 anni, il cinepanettone a De Laurentiis, che lo ha ceduto senza neanche combattere. Lo trasferiscono rimpastandolo (da pandoro?) in una Milano che scimmiotta volutamente la romanit di Christian e del Cipolla e lo risputano come prodotto alto, colto, moderno, del tutto ringiovanito, privo di scorie televisive (nella casa di Gianluca non c' neanche la televisione, con orrore del padre) e, soprattutto, politicamente scorretto. Al punto che al berlusconismo romanizzato di Ruggero De Ceglie si contrappone il montismo del futuro suocero di Gianluca, sobrio e antipatico come Monti. C' un uso politico del dai cazzo, il trionfo dell'antibanalit televisiva. Tutto fin troppo teorico e intelligente, in un film che si autoproclama idiota. (m.g.) ERNEST ET CLESTINE
DI BENJAMIN RENNER, STPHANE AUBIER, VINCENT PATAR. ANIMAZIONE. FRANCIA 2012

7 6

Tra le cave di marmo di Carrara dove fu ambientato il celebre I figli di nessuno, Toni DAngelo elabora un giallo di freddezza scientifica, ma ispirato a una storia vera, dove la figura femminile, autentica femme noir senza saperlo, mette in moto un meccanismo di amore e morte, unico spiraglio di una societ chiusa e maschile. Uno stile sicuro e originale nel panorama italiano. (s.s.) LOVE IS ALL YOU NEED
DI SUSANNE BIER, CON TRINE DYRHOLM, PIERCE BROSNAN. DANIMARCA 2012

Avevano dei buoni motivi i Weathermen per rispondere al fuoco dei massacri in Vietnam e sulle strade e sui campus del Movement, all'eliminazione capillare dei militanti della Students for a Democratic Society e delle Black Panthers. Indagine trent'anni dopo sui clandestini che colpivano stazioni di polizia, basi dell'esercito, uffici del Pentagono con ordigni destinati a non fare vittime. Jim Grant (Redford), avvocato a difesa dei diritti civili, combattente nel passato e nel presente dalla parte della brava gente, scovato dal reporter di provincia, collega indizi su indizi, e non molla la presa anche se il direttore del giornale di Albany (Stanley Tucci) teme la reazione rabbiosa dell'Fbi. (a.t.) VITA DI PI (3D)
DI ANG LEE, CON SURAJ SHARMA, GRARD DEPARDIEU. USA 2012

I Subsonica e i Bluvertigo suonano insieme a bordo di un camion che cammina per le strade della citt. Disco Labirinto il primo tentativo di visualizzare la musica nel senso letterale del termine, realizzando un videoclip appositamente per sordomuti, con laiuto di luci e di gesti che agevolano la fruizione musicale e la comprensione del testo - tradotto nel linguaggio dei segni (in versione leggermente diversa dalle parole cantate) - che scorre in sovrimpressione. Gli autori di questo particolare esperimento sono gli architetti dello Studio Elastico di Torino, mentre la regia affidata a Luca Pastore, documentarista e videoartista che ha firmato - a volte insieme ad Alessandro Cocito - alcuni tra i migliori clip italiani. I WOULDNT NORMALLY DO THIS KIND OF THING

Esce il primo numero di 8 il mensile diretto da Gianni Canova, critico e preside della Facolt di Comunicazione Iulm di Milano. Si presenta non come una rivista di critica n di colore n organo di Cinecitt che lo produce: curata dalla redazione di CinecittNews realizzata infatti da Istituto Luce-Cinecitt in collaborazione con Anica e Direzione Generale Cinema-MiBac. Il suo scopo, si dice nella presentazione, suscitare discussioni e polemiche offrendo un contributo significativo ponendo al centro dellinteresse il cinema italiano, come suggerisce anche il titolo che si voluto dare alla rivista. Nel primo numero la vena polemica si esprime con uninchiesta: Siamo un paese di analfabeti filmici?. Tra gli altri argomenti viene dato spazio alle realt innovative come la new wave dellanimazione italiana e un focus sulla condizione del cinema in aree geopolitiche e culturali diverse dalla nostra: prima tappa la Romania. Non mancano i numeri, con il dossier sul Tax Credit elaborato dallOsservatorio della Direzione Generale Cinema-MiBac e lapprofondimento sui nuovi mercati esteri per i film italiani a cura dellUfficio Studi di Anica. Da febbraio la rivista sar in vendita nelle pi importanti librerie delle principali citt. (s.s.)

LA STRENNA
BIGLIETTO PALAZZO
FIRENZE, PALAZZO STROZZI, 20 EURO

Uk, 1993, 440, musica: Pet Shop Boys, regia: Howard Greenhalgh, fonte: youtube

La regista danese la definisce una commedia romantica, ma sembra di pi l'ennesima variazione sul tema familiare che le tanto caro. Certo siamo a Sorrento, il massimo del kitsch sdolcinato, si deve celebrare un matrimoni, i parenti si danno appuntamento e ovviamente sar un disastro orchestrato tra battutine di spirito e momenti melensi. Il punto che il cinema di Susanne Bier non sorprende mai, e tantomeno questa volta, in cui pi del solito la regista sembra appoggiarsi con sicura astuzia a un impianto collaudato e molto, molto ammiccante. (c.pi.) MOONRISE KINGDOM
DI WES ANDERSON, CON EDWARD NORTON, BRUCE WILLIS, BILL MURRAY, TILDA SWINTON, FRANCES MCDORMAND, HARVEY KEITEL. USA 2012

Ernest un grosso orso bohemien. Clestine una topolina che vive in orfanotrofio e riempie i suoi taccuini da disegno di orsi, il che gi un sacrilegio. Topi e orsi infatti vivono rigorosamente separati, gli uni nella citt sotterranea, gli altri di sopra, i loro universi sono nemici. Unanimazione lieve. col tratto dellacquerello che esalta luniverso poetico della storia sceneggiata dalla penna di Daniel Pennac. A ispirare lo scrittore sono stati gli album della serie di Gabrielle Vincent, disegnatrice belga (nell'edizione italiana le voci sono di Claudio Bisio e di Alba Rohrwacher).

Isoletta del New England, set Rhode Island, la storia una striscia di Peanuts, mescolata alle avventure di James Mathew Barrie con una Wendy intenta a leggere fiabe istruttive ai ragazzi perduti. Anderson disegna il primo film d'animazione con attori in carne e ossa, figurette stagliate nei fondali verdi, a dimensione geometrica dove il regista di Fantastic Mister Fox, esercita la sua poetica su musica di Benjamin Britten. Una galleria

East e ovest, Taiwan (dove sono state realizzate le riprese) e Hollywood (che paga), Esopo (tra)vestito da Kipling e in 3D, un Dio buono per tutte le stagioni, un messaggio edificante, Grard Depardieu, il magnifico direttore della fotografia di David Fincher, Giobbe e un tocco di National Geographic, sono gli ingredienti dellultimo pot pourrie di Ang Lee, tratto dal celebre romanzo di Yann Martel. Presentato al New York Film Festival, lottobre scorso, il film del regista di Brokeback Mountain era uno dei titoli pi quotati per la corsa agli Oscar, ma stato un buco nellacqua e risulta pi irritante del solito. Mette in scena il cocciuto tte a tte tra un ragazzo indiano e una tigre, persi nel Pacifico su una scialuppa di salvataggio miracolosamente sopravvissuta al naufragio che ha inghiottito la nave giapponese su cui il ragazzo viaggiava insieme alla famiglia e allo zoo di cui erano proprietari. Ang Lee ha bisogno di un prologo e di un epilogo, parlatissimi, il che, paradossalmente, fa di La vita di Pi un film che non ha fiducia nella fantasia e, ancor peggio, nel potere del suo racconto. (g.d.v.)

La cultura visuale pop e optical aggiornate nellera della computer animation da Greenhalgh. Lowe e Tennant con parrucche a caschetto molto sixties e gilet rosa confetto, si esibiscono intarsiati e sovrapposti su sfondi a scacchiera bianchi e neri, vortici geometrici, mentre i loro alter-ego bambini suonano la tromba e alcune ballerine, moltiplicate fino a diventare una schiera, si dimenano intorno a loro. Volutamente ridicoli come se scimmiotassero gli stereotipi da dance clip, si muovono un po robotici come su texture vagamente psichedeliche. I Wouldnt Normally fa parte della serie di lavori ideati dal regista inglese per lalbum Disco 2, Remixes. LOSING MY RELIGION

Regala un anno di mostre! la strenna di Palazzo Strozzi a Firenze, uno speciale abbonamento valido un anno (da dicembre 2012 a gennaio 2013) un pacchetto straordinario che la Fondazione Palazzo Strozzi offre agli appassionati al costo super scontato di 20 euro. Le mostre in programma sono: Anni Trenta. Arti in Italia oltre il Fascismo (22 settembre 2012 - 27 gennaio 2013), con Sironi, de Chirico, Savinio, Soffici, Carr, Donghi (foto) tra gli altri, La primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze 1400-1460 (23 marzo - 18 agosto 2013), Fuoco e ghiaccio. L'Avanguardia russa, la Siberia e l'Est (21 settembre 2013-19 gennaio 2014). Programma mostre Centro di Cultura Contemporanea Strozzina: Francis Bacon e la condizione esistenziale nell'arte contemporanea 5 ottobre 2012-27 gennaio 2013), Unidea di bellezza (29 marzo-28 luglio 2013), Mostra autunnale (settembre 2013-gennaio 2014). Le mostre di Palazzo Strozzi resteranno aperte durante le festivit. Il Biglietto Palazzo disponibile alla biglietteria di Palazzo Strozzi e pu anche essere acquistato on-line collegandosi al sito www.palazzostrozzi.org. (s.s.)

Usa, 1991, 453, musica: R.E.M., regia: Tarsem, fonte: MTV Classic

LA TELEVISIONE
ICONOTV
SU CUBOVISION

Leonardo da Vinci alle prese con Icaro, la luce dei quadri di Caravaggio, Lincredulit di San Tommaso e La deposizione, San Sebastiano e liconografia indiana, il tutto mentre la band si trova allinterno di una stanza, con Stipe che ogni tanto ripreso in playback, anche se - come accade spesso nei video dei R.E.M. - il brano cantato anche da altri personaggi. Il sincretismo visivo di Tarsem nel clip di Losing my Religion esplode fragorosamente, articolandosi in una sequela di coloratissimi tableaux vivants che si rifanno a capolavori dellarte sacra del passato, ma ricomposti in una trama di associazioni senza una precisa narrazione.

MAGICO

Larte racchiusa nel piccolo schermo e su internet, cos da poter visitare le maggiori mostre internazionali e andare alla scoperta del nostro patrimonio, comodamente seduti sul divano di casa. Su Cubovision di Telecom Italia, arriva il canale tematico dedicato alla creativit contemporanea e non solo. Il nuovo canale, gratuito nella sezione Web Tv consente di conoscere le opere proposte dalle pi importanti esposizioni invitando a tour virtuali. Lesperienza da vivere sar puramente visuale, senza fuori campo narrativi n accompagnamenti musicali. Il progetto di Elizabeth Markevitch, fondatrice e presidente di ikono, affonda le sue radici nel 2006 a Berlino con lobiettivo di diffondere la cultura della bellezza, sperando cos che le nuove generazioni possano abituarsi a intrecciare memoria e futuro, entrando nella Storia con lausilio di master del pennello e i loro capolavori. Tre i differenti programmi: la parte dedicata alle Mostre temporanee (con trailer di rassegne in corso in Italia e allestero), la sezione Patrimoni riscoperti in omaggio a preziosi tesori spesso misconosciuti dal grande pubblico e infine, i Musei del mondo, con video che ripercorrono le biografie delle collezioni permanenti. Si pu vedere anche su www.cubovision.it, tramite App Cubovision TvFree /Sapere/Arte-Archittettura sezione Free/In Evidenza e sui social Cubovision Facebook e Twitter. (a. di ge.)

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ALIAS 22 DICEMBRE 2012

di LUCA GRICINELLA

FENOMENI DA SEU JORGE A LUCAS SANTTANA E CURUMIN

A voler eleggere un esponente dei cantautori brasiliani venuti alla ribalta nellultimo decennio che pi ha colpito il pubblico europeo, questi di certo Seu Jorge. Nonostante i pregiudizi del vecchio continente verso i suoni considerati esotici, il musicista classe 1970 e originario di una favela dello stato di Rio, ha conquistato senza riserve un suo pubblico anche da queste parti. E non solo il pubblico del cosiddetto calderone world music, etichetta sempre pi frutto di un punto di vista tanto etnocentrico quanto anacronistico. Anche un pubblico sia esigente e aggiornato sia attento alle nuove tendenze del mercato musicale. Senza dubbio i suoi ruoli dattore in film di successo come City of God (2002) e Le avventure acquatiche di Steve Zissou (2004) e le sue interpretazioni di classici di David Bowie, Serge Gainsbourg, Kraftwerk, Roy Ayers e Michael Jackson, gli hanno dato una grossa mano. Non proprio dettagli. Resta il fatto che Jorge ha in dote una voce calda e profonda e una capacit invidiabile di avvicinarsi a brani di mostri sacri del pop-rock mondiale per arrangiarli in maniera originale e credibile. Seu Jorge and Almaz (Now Again), il suo album del 2010, testimonia bene queste doti, con la supervisione artistica di Mario Caldato Jr - gi al fianco dei Beastie Boys - a dare un tocco cool e d'autore al suono. Pi che mai nellultimo anno il talento carioca pare una volta per tutte in felice compagnia. Altri artisti brasiliani della sua generazione, a cavallo tra i trenta e i quarantanni, si stanno infatti affacciando dalla nostre parti. Uno su tutti Criolo, nome darte di Kleber Gomes, passato la scorsa estate per la prima volta in Europa per proporre la sua musica dal vivo. Italia compresa, dove ha fatto due date, a Milano e Roma. Criolo con Seu Jorge non condivide solo l'origine in una favela ma anche gli incroci professionali con membri e produttori di una storica band, i Nao Zumbi, pionieri del movimento mangrove bit (o mangue beat), crossover brasiliano che fonde i ritmi della tradizione maracatu a elementi hip hop e funk. Criolo viene da Sao Paolo e si appassionato alla musica da giovanissimo grazie allimmediatezza del rap, genere che anche in Brasile capace di muovere grandi folle. Il suo secondo e ultimo album, N Na Orelha (Sterns Records), in patria ha avuto e continua a ottenere un successo pi che buono, e non si tratta tout court di un album rap. Lexploit non riguarda semplicemente le vendite, per quanto buone (si parla di almeno 400mila download ufficiali dell'album), ma anche i riconoscimenti del pubblico e i premi musicali degni di nota, i tanti live e le lodi pubbliche di un artista del calibro di Caetano Veloso. In Brasile il bacino dei potenziali ascoltatori di musica cos ampio che le cifre di vendita, considerando artisti con pari popolarit, se paragonate a quelle di un qualsiasi paese europeo, hanno dimensioni importanti. Fatto sta che leco di questo successo arrivata appunto in Europa, dove Criolo continua a suonare anche ora che lestate passata, calcando i palchi dei paesi latini ma anche di quelli pi freddi. In patria il trentasettenne ha avuto una buona esposizione mediatica anche perch con Veloso ha avuto lonore di duettare dal vivo. Quasi un passaggio di consegne. Si parla sempre di un esponente di una scena alternativa a quella mainstream, ma il fatto davvero positivo che Criolo non rappresenta un caso isolato. Anche Lucas Santtana (1970), pupillo di un altro grande nome della musica

Brasile hip pop Sale londa urban style


Mescolano rap, jazz, breakbeat. Vengono dai quattro angoli del paese e hanno individuato una via originale alle classifiche. Il segreto mantenere ottimi rapporti con la tradizione
brasiliana, Gilberto Gil, un cantautore brasiliano che sta girando lEuropa. Considerato uno dei suoi scopritori, Gil per un periodo ha anche voluto Santtana nella sua band come flautista. Dopo che la critica internazionale nel 2009 ha ben accolto Sem Nostaglia, il polistrumentista di Salvador de Bahia ha pubblicato di recente su Mais Um Discos, The God Who Devastates also Cures (O Deus que devatsa mas tambm cura). Si tratta del suo quinto album, non siamo quindi di fronte alla fulminea impresa di un novello. Bassi e echi dub, atmosfere jazz, i breakbeat e gli influssi bossa nova costituiscono lossatura sonora del disco. Ma sia musica sia testi sono ispirati allesperienza personale, nello specifico la fine di una relazione. Cos le canzoni pop di Lucas Santtana derivano da una miscela contemporanea che sa essere raffinata e meditativa e un istante dopo dominata da ritmiche trascinanti e spensierate. A questa piccola schiera di artisti va aggiunto Curumin (vero nome Luciano Nakata Albuquerque), cantante, compositore e polistrumentista di Sao Paolo classe 1976 che il New York Times ha definito un prodotto dell'incontro tra il funk brasiliano e la musica nera statunitense degli anni 70. E proprio negli Usa, Curumin molto stimato e seguito, anche grazie alla sponsorizzazione del duo hip hop californiano Blackalicious. Anche nel suo caso non mancano gli incroci con lhip hop e le radici della musica brasiliana. Laffermazione arrivata nel 2008 con il suo secondo album, JapanPopShow. A questo seguito solo di recente Arrocha, in cui le canzoni possono svilupparsi su ritmiche dub e avere accenti soul ma in cui a intervalli regolari si affacciano melodie dal sapore tropicalista. La lunga pausa tra luno e laltro disco dipesa dalle tante date dal vivo in giro per il mondo ma anche - a sentire il diretto interessato - dalla ricerca di unispirazione non mossa dalleuforia delle attenzioni, specie internazionali. Con le dovute differenze, siamo di fronte a cantautori dal suono urbano e contemporaneo che non ignorano affatto la tradizione del loro paese. Una via al pop di cui certo il Brasile non detiene il copyright, ma che riesce a esportare pi di altri paesi, forte di un pubblico interno folto e con una

buona cultura musicale. Per fare un paragone immediato, la vicina Argentina fa pi fatica a esportare i propri artisti contemporanei autori di suoni riconducibili a questo mix: Spagna a parte, la stessa Italia, nonostante la parentela, di rado si interessa ai nuovi cantautori di Buenos Aires e dintorni (e ce ne sono di altrettanto validi). Non si pu concludere che questa miscela sonora contemporanea - a Rio, Sao Paolo e in altre citt del Brasile - sia pi ispirata. Di certo in Brasile molto comunicativa e supportata in maniera trasversale dal resto del paese - si tratti della scena undergound, dove questi artisti si sono fatti le ossa, o dei grandi nomi della musica dautore. I pi maliziosi diranno che si tratta di suoni pi vicini a unestetica europea che sudamericana, quando invece si tratta di musiche che ben descrivono le societ contemporanee senza avere il timore preconcetto di suonare pop. In alcuni casi con una semplicit istintiva che, accompagnata dallabilit musicale, in Europa le fa accogliere oltrepassando gli schemi mentali tipici dellambiente musicale di queste parti. Inoltre il percorso di Seu Jorge, Criolo, Santtana e Curumin racconta di artisti non costruiti a tavolino dopo ricerche di mercato. La schiera ancora ristretta ma i traguardi raggiunti per ora non sembrano da poco.

INCONTRI OMAGGIA MULATU ASTATKE E FELA

La strategia funk di Criolo. Potere alle parole, ma vanno ascoltate


di L. GR.

Testi narrativi, realisti e impegnati che si sviluppano su tappeti musicali funk e hip hop, afrobeat, dub e samba con qualche sprazzo di jazz. N Na Orelha (che il comunicato stampa definisce un viaggio notturno attraverso la capitale brasiliana dell'hip hop) contiene suoni riconducibili a queste aree musicali ma non solo. Per il suo prossimo docu-film, Go, Brasil, Go!, Spike Lee ha intervistato l'attuale Presidente del Brasile, Lula da Silva, Pel, Caetano Veloso, Jorge Ben ma anche Criolo. Vero nuovo fenomeno del pop dautore brasiliano, lartista ha risposto ad alcune domande mentre era in viaggio per lEuropa,

dove continua il suo tour, in alcune date anche affiancato dal maestro etiope Mulatu Astatke, uno dei suoi riferimenti musicali. Perch in Mari, uno dei pezzi pi coinvolgenti del tuo album, citi Mulatu Astatke e Fela Kuti? Perch non solo credo nella forza del loro suono ma anche e soprattutto nella forza dei loro messaggi. Entrambi sono dei maestri. La loro musica ci tocca non solo attraverso il suono (indubbiamente sofisticato) ma anche attraverso il contenuto. Pensi che il tuo background hip hop ti abbia aiutato a scoprire funk e afrobeat? Ero solito ascoltare James Brown e

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A sinistra Curumin, sotto Lucas Santtana (foto Daryan Dornelles), in grande Criolo, a destra i tre Ninos du Brasil (foto Giulio Tami)

N.D.B.

Lultima follia dei Ninos italiani. Posseduti dal ritmo


di L. GR.

Lartista ha convinto anche Spike Lee che lo ha intervistato nel suo ultimo documentario dedicato allo stato lusofono
tutte le icone della musica funk ai bailes del mio quartiere. I dj hip hop sono i responsabili del mio primo contatto con questo tipo di musica. Lafrobeat, invece, entrato nella mia vita successivamente. I produttori del mio album mi ci hanno introdotto ed stata unesperienza molto speciale lascolto dellafrobeat. Ho sentito subito il suo carattere ancestrale. Quali sono invece gli artisti brasiliani che ti hanno ispirato a fare musica? I miei genitori. La tua esperienza di vita in una favela, la Favela das Imbuias, ha influenzato la tua musica? Penso che lambiente che si ha intorno ha sempre uninfluenza sulla vita delle persone. Non importa di quale ambiente si tratti. Una persona che vive di musica non pu distaccare la vita di tutti i giorni dalla sua arte e questo non centra con il posto in cui si vive. Pensi che la societ brasiliana sia cambiata negli ultimi anni in termini di uguaglianza? Preferisco lasciare questa risposta alle autorit del mio paese. Sono responsabili di una nazione che si sviluppa in frammenti. Come cittadino tutto quello che posso fare continuare a credere nella bellezza delle persone. Le persone speciali che danno il loro meglio ogni giorno nel nome del mio paese.

E secondo te i testi rap possono influenzare in maniera particolare il pensiero degli ascoltatori? Ci sono persone che leggono lo stesso libro pi di una volta nella loro vita e a ogni lettura vedono quel libro in maniera differente. Lessere umano cambia costantemente. Quindi, per quanto creda nel potere della parola, tutto dipende da quanto la persona ascolti e riceva il messaggio. Credo che il rap sia una splendida maniera di esprimere un desiderio reale di contribuire al tutto. Non credi che nei paesi in cui lhip hop davvero popolare, la combinazione di rap e consapevolezza possa davvero intimorire la classe media? Ci sono molte maniere di vedere il mondo. Penso che quello che faccia paura a chiunque sia il sentimento di non avere speranza che perseguita la maggioranza del pianeta. Lhip hop non tenuto a intimorire. solo una legittima, sincera e molto peculiare maniera di comunicare con il resto del mondo. Cosa pensi quando si parla di te come di un artista pop? Ti trovi a tuo agio con letichetta pop? Provo un interesse verso questo bisogno di etichettare tutto. Detto ci, la gente ha il diritto di dare le proprie opinioni e tirare le proprie conclusioni. Non posso far altro che rispettarle. Ogni persona unica e speciale e questa individualit ci che ci rende interessanti. Per quanto mi riguarda sono molto sicuro delle ragioni che mi spingono a scrivere e cantare. Tornando alle tue origini, Sao Paolo ha influenzato il tuo sound? Ripeto, il mio habitat di certo ha uninfluenza su quanto produco. Come lhabitat di unaltra persona influenza di certo ci che questa persona produce. In alcuni casi pi di altri, certo. Tutto dipende dalla prospettiva di ognuno di noi. Si pu vivere nella stessa strada, uno dentro una casa e un altro per strada. sempre la stessa citt. Quali sono i tuoi piani per limmediato futuro? Continuare a cantare. Se mi sar permesso.

Italia chiama Brasile. Lo spirito brasiliano alberga anche dalle nostre parti e dove meno te lo aspetti. Di recente arrivato nei negozi e sui digital store Muito N.D.B. (La Tempesta International) un mix di batucada e noise, samba ed elettronica che in parte tradisce la formazione punk dei tre membri del gruppo, i Ninos du Brasil. Nonostante il nome, italianissimi. Il Brasile gioca il suo ruolo, ma si tratta di unispirazione quasi incosciente, come racconta Nicol Fortuni, uno dei tre membri del gruppo insieme a Nico Vascellari e Riccardo Mazza. Curioso come questa miscela musicale e culturale con origini miste brasiliane, statunitensi ed europee sia arrivata anche in Italia in una forma ben differente da quelle di cui si parla nellarticolo qui di fianco e quasi per caso. Una forma tipica di quei sotterranei europei alla ricerca di nuove strade da battere. Che, caso vuole, arriva proprio nello stesso periodo della nuova onda brasiliana. Perch avete scelto il Brasile e fino a dove si spingono le vostre attenzioni verso limmenso repertorio musicale del paese? La scena baile funk, per esempio, vi interessa? La scelta del Brasile stata piuttosto casuale. Il progetto N.D.B. si concretizzato soltanto adesso, ma nato all'incirca dodici anni fa, durante un tour con la nostra vecchia band. Nico Vascellari e io stavamo sul furgone e chiacchierando ci venuta in mente l'idea di un tormentone chiamato Nos somos ninos du Brasil, somos ninos du Brasil. L'immaginario prevedeva di ripetere questa frase all'infinito, vestiti da giovani calciatori brasiliani, con una divisa colorata e del tutto consumata e lacerata. La cosa bella del progetto che non c' uno studio in merito o un approfondimento sul repertorio musicale brasiliano. Tutto suonato in maniera spontanea, senza la voglia di catalogare il tipo di musica che facciamo. N.D.B. non un progetto finalizzato a far riflettere la gente riguardo a stile, testi pi o meno impegnati o introspettivi o profondi motivo in pi per il quale non abbiamo testi veri e propri ma parole prive di significato. un progetto liberatorio, in cui la gente agisce, si lascia coinvolgere, in maniera leggera. La scena baile funk, sulla quale mi sono appena documentato, sembra un buon avvicinamento all'ideale di N.D.B. Il fatto che sia uno stile comportamentale, piuttosto che musicale, permette di paragonarla all'attitudine dei Ninos du Brasil. Quanto e come cambia la vostra musica dallascolto casalingo allascolto dal vivo? Parecchio, si direbbe. L'ascolto casalingo ovviamente pi riflessivo e profondo. Non un semplice sottofondo. Dal vivo l'ascolto pi scanzonato ma confesso che ultimamente sono ben pochi i gruppi che mi piace andar a vedere live. A noi invece piace poter coinvolgere la gente il pi possibile, ma con leggerezza. I migliori concerti N.D.B. sono quelli in cui chiunque (sia il pubblico sia la band) prende confidenza con se stesso e con la situazione. Ci piace fornire all'entrata vari oggetti, quali maracas, cannoni spara-coriandoli, stelle filanti, bacchette ecc il tutto finalizzato alla partecipazione di tutti. Come una vera e propria parata carnevalesca in pieno stile brasiliano. Non ci sono testi da interpretare, non ci sono riff da seguire, bisogna solamente farsi prendere dal ritmo. E che ognuno si senta libero di farlo come meglio crede. Non c' giudizio, non c' un voto finale. C' solo puro e semplice divertimento.

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RITMI
INCONTRI DA SEMPRE AL CUORE DELLAVANGUARDIA NEWYORKESE

Effetto voce. Il gesto armonico di Laurie Anderson


di MARIAGIOVANNA BARLETTA

Nel progetto Transitory Life lartista statunitense racconta i suoi viaggi attraverso il pianeta, dal Polo Nord al Messico
caso, mi capitato di ascoltare un coro di mongoli cantare ogni singola nota comprensiva di armonici, come una radio sintonizzata su 26 stazioni contemporaneamente!. Ne rimasi davvero sorpresa, motivo che mi convinse a seguire un laboratorio insieme ad alcuni musicisti di New York; dicono sia un clich che la musica sia un linguaggio internazionale, ma cos. Non avevamo bisogno di parlare, improvvisamente suonavamo all'unisono, era magico! Terminato il workshop proposi al coro di seguirmi in tour... ricordo un concerto in Portogallo: era notte e suonavamo in un castello, era un sogno suonare all'aperto, in lontananza, senza guardarsi. Terminato il concerto notai che il coro di musicisti mongoli si allontanava a piedi nell'oscurit, dopo alcune ore scoprii che il loro manager russo si era dimenticato di organizzare il trasporto e il coro aveva deciso di raggiungere la tappa successiva del tour a piedi... Una camminata di dieci ore in piena notte! Ho imparato cos tanto da loro, dal modo che hanno di vivere la musica e dalla loro concezione del tempo. un mondo completamente diverso, non che il nostro sia cos orribile e il loro cos perfetto, mangiano carne di yak! Non idealizzo la cultura mongola, ma ho trovato interessante accostarmi a una realt tanto distante dalla mia. Laurie Anderson, foto di Luisa Vanzetta

Laurie Anderson verso la fine del Novecento declina a suo modo il termine avanguardia. Fin dagli anni Settanta coniuga minimalismo, scultura, pittura, fotografia, videoarte e regia; collabora con scrittori del calibro di John Giorno e William Burroughs e partecipa alle installazioni sonore e multimediali di John Cage. Nello spettacolo Transitory Life il suo particolare approccio vocale sovente manipolato attraverso l'elettronica nobilita il recitato, perch spiega di sentirsi prima di tutto una narratrice. Laurie Anderson, come Cage, non dimentica che l'improvvisazione anche gesto musicale ed presente in ogni civilt, ad ogni latitudine e in ogni epoca, approccio estetico che la conduce dalla Mongolia alla musica eurocolta. Dai compositori Terry Riley, Steve Reich e Philip Glass l'artista americana eredita il piacere di una pulsazione ritmica regolare unita alla scarnificazione

del linguaggio armonico che si apre in questo modo a soluzioni illimitate. Il panorama sonoro di Laurie Anderson sembra filtrato attraverso un modo sempre nuovo di vedere e ascoltare collegato alla tecnologia, a volte alla velocit ed alla forma canzone panetnica. Abbiamo avuto l'occasione di chiacchierare con Laurie Anderson dopo una conferenza informale aperta al pubblico e ai giornalisti, e in questa occasione ha voluto raccontare anche dei suoi incontri con gli artisti newyorkesi minimalisti. In che modo nasce la sua ispirazione per lo spettacolo Transitory Life? L'ispirazione per Transitory Life nasce da racconti di avventura e dall'aver attraversato vari luoghi. Quando viaggi in terre come il Polo Nord, il Messico o la Slovenia, avverti la sensazione di trovarti realmente in un posto diverso e forse questa suggestione mi ha spinta a realizzare le immagini tradotte in musica di Transitory Life come se

si trattasse di montare diversi cortometraggi. Inoltre il mio viaggio mi ha avvicinata a una percezione diversa del tempo: a volte l'ho sentito arretrare, altre muoversi pi velocemente o addirittura fermarsi. Come mai per Transitory Life, un insieme di lavori che raccolgono progetti di epoche differenti, ha scelto di utilizzare unicamente il linguaggio musicale? Per rendere Transitory Life un film. La musica scava nel profondo... come un contrappunto. Nei film, ad esempio, l'immagine di un edificio pu essere modificata da un sottotesto musicale che crea un'atmosfera di tensione o tranquillit. A mio avviso la musica un veicolo emotivo che aggiunge altre informazioni e a volte ti suggerisce come sentirti. Il musicologo Carl Dahlhaus, durante una discussione sul tema Identit e musica, osserv che sarebbe stato pi

appropriato sostituire la parola identit con il termine tedesco wesen (coscienza dell'essere). Transitory Life potrebbe abbracciare questa idea? una domanda davvero complessa... la musica ti offre la possibilit di guardare le cose da un ulteriore punto di vista. La musica un modo di guardare: quando sono in giardino, ad esempio, mi capita di osservare le pietre, il modo in cui sono disposte lungo il bordo, la linea che divide l'erba dalla ghiaia, e apprezzo il mondo. Nel caso

specifico di Transitory Life, il mio approccio musicale ha a che fare con il prestare attenzione, non riguarda il fare qualcosa di grande, nuovo, originale. Nel suo album intitolato Homeland l'incipit del brano Transitory Life per caso ispirato alla tecnica del canto diafonico utilizzato nella musica folk dell'Asia Centrale? Il mio museo preferito di New York il Rubin Museum (museo di arte himalaiana) dove allestita una bellissima collezione; un giorno, per puro

INTERVISTA LEX LEADER DEI MAU MAU

Luca Morino, quellinsolito mondo meticcio sulle rive del Po


di GUIDO MARIANI

Il musicista torinese ha pubblicato Vox Creola, il suo nuovo album solista. La purezza un concetto che non esiste
popolo ormai sono legate ai santi, alle madonne e alle lotterie. Il brano Vajassa, ispirato allo scambio di insulti in parlamento tra la Mussolini e la Carfagna, una scenetta in cui ci sono un lui e una lei che analizzano la fine della loro storia. I loro resoconti sono totalmente contrapposti. Cos anche altri momenti del disco hanno una chiave di lettura ironica. Lamarezza sempre condita con lo zucchero. Il primo singolo dellalbum Rumble in the Jungle, cover di In Zaire di Johnny Wakelin che rievocava la celebre sfida africana tra George Foreman e Muhammad Ali. Perch questa scelta? Il brano mi sempre piaciuto. Lavevo ascoltato quando ero piccolo e poi ho scoperto essere dedicato a quellincontro di boxe la cui storia raccontata nel bellissimo film "Quando eravamo re". Ha assunto per me un nuovo significato. Ali stato un personaggio che ha saputo andare oltre lambito sportivo. Ha rappresentato molto nella lotta per i diritti degli afroamericani. Mi

piaceva quindi limmagine di unicona dello sport che ha dato qualcosa in pi. Mi sembrato cos naturale aggiungere alla canzone alcune strofe mie che ricordassero le rivolte in Egitto e nei paesi del Nord Africa. Ma un disco come Vox Creola con che prospettive commerciali viene prodotto? Le prospettive commerciali sono nulle. Se tu non hai brani nuovi non esisti, ma se comunque pubblichi musica il sistema non ha comunque modo di accogliere, metabolizzare e supportare la novit. Tutto quindi viene lasciato allabilit, alla capacit e allorganizzazione del singolo artista. Non c pi chi dice: Facciamo un disco che vendiamo un sacco di copie. Si fanno ancora molti dischi, ma il sistema non pi in grado di sostenerli. In Italia poi scomparso quellapparato fatto di produttori, studi, turnisti, musicisti, sono venute a mancare quelle sinergie che in passato hanno consentito di produrre anche da noi cose eccelse. Lesperienza dei Mau Mau conclusa o solo congelata? Io non la considero conclusa e Fabio (Barovero, ndr) neanche. Volevo assolutamente fare un qualcosa che fosse separato dalla dinamica compositiva oltre che umana con cui ho sempre lavorato. Mi serviva anche per avere un nuovo punto di riferimento. Ci ho messo molte energie. la prima vera volta che faccio un album in cui i pezzi li ho scritti tutti io, musica e parole.

La musica popolare di oggi meticcia per definizione, le migrazioni hanno cambiato il volto delle nostre citt e reso i ritmi sudamericani o le percussioni africane parte del nostro patrimonio musicale quotidiano. Nessuno lo sa meglio di Luca Morino, classe 1962, artista torinese che ha guidato per anni i Mau Mau, un gruppo la cui world music raccoglieva i suoni del mondo dalle rive del Po. Morino si preso una pausa dalla band e ha pubblicato, con il nome MorinoMigrante e il Combo Luminoso, un lavoro dal titolo Vox Creola. Un disco solista, ma non solitario, ricco di collaborazioni e di compartecipazioni. Un album dove una cumbia o una rumba sanno raccontare le nostre vite quotidiane, dove le storie nascono dalle periferie delle citt italiane o dai viaggi della speranza dei migranti. E dove convivono una ballata dedicata a Mirafiori a racconti ambientati tanto nelle Langhe quanto in Africa. Ha ancora senso parlare di

contaminazione? Per me un parola virtuale. Qualsiasi cosa faccia parte della storia delluomo rimescolamento. Negli ultimi due decenni si cominciato a capire come i connotati culturali cambino in base alle diverse influenze. Si creano occasioni di incontro, ma anche di scontro e di conflitto. Ma trovo sempre pi obsoleti coloro che si battono in nome di una "purezza" perch un concetto che nei fenomeni culturali e sociali non esiste. Vox Creola vive di questo. Lho connotato molto a Torino, ma una Torino sempre pi vissuta da gente non originaria della citt che per ne fa parte. Tra i musicisti ospiti c ad esempio il percussionista indiano Kamod. Vive in Italia da 5 anni, ha sposato unitaliana, abita nelle Langhe e ha un accento piemontese. Ha studiato per 15 anni musica classica indiana, ma la sua cultura cos come la nostra stata contaminata. Il disco vive di queste manifestazioni e del profondo desiderio di non vedere lItalia solo come un paese omologato attorno a pochi grandi canali preferenziali della comunicazione, in cui tutto si

esaurisce tra le trasmissioni di Rai Uno o di Sky oppure nei locali della "movida". Nelle canzoni di Vox Creola ci sono umori e sensazioni diverse. C un senso di amarezza e disincanto Siamo tornati a quel disagio che era la fotografia degli anni Cinquanta, quelli che abbiamo visto nei film neorealisti. Bisogna arrabattarsi per sopravvivere, adattarsi a una situazione anche molto difficile con laggravante che non abbiamo pi la speranza che alimentava la sopravvivenza dei

nostri padri e dei nostri nonni. C unamarezza di fondo. Sfido chiunque a dire che basta impegnarsi, lavorare e tutto cambier per il meglio. Io mi sforzo di tenere anche nelle mie canzoni un approccio positivo, ma quello che vedo molto negativo. Il tutto per e vissuto anche con una certa dose di ironia e con momenti di commedia. I fenomeni di costume sono spesso divertenti. Nel primo pezzo, S. Maria del deserto il protagonista si trova in una processione e si rende conto che la vita e le speranze del

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MACHINE HEAD

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Deep Purple, il virus chiamato hard rock


Il mio disco Machine Head dei Deep Purple, scoperto nel 1972, qualche mese dopo la sua uscita, a 14 anni. Il brano Highway Star, in breve, con tutto lellep nellinsieme, hanno contribuito a mutare radicalmente il panorama musicale, allora mio orizzonte! Si intuisce facilmente come passare allhard rock - senza alcun filtro, blues o jazz che fosse, dalla musica che la mia cocciuta sorella maggiore mi propinava e mi costringeva ad ascoltare, o dalle prime scoperte, il primo amore che non si scorda mai -, sia stato un vero shock adrenalinico e rivoluzionario, che ha influenzato per sempre e in modo definitivo i miei gusti musicali! Stiamo parlando di Sanremo (Patty Pravo la migliore ipotesi) e della musica da film di Ennio Morricone per la trilogia del dollaro del mio (soltanto omonimo, purtroppo) Sergio Leone. Da quel momento ho setacciato a tappeto tutto lhard rock, baratto o acquisti, presente su piazza nella mia Napoli o in altre citt, dove ero di passaggio, arrivando poi al punk e alla new wave, con dovizia di dati e conoscenza. Eppure tutto inizi per caso quando, tra amici del ginnasio, un compagno mise sul piatto lalbum famigerato: insomma lignoto svelato dallEnterprise del capitano Kirk di Star Trek! (Domenico Leone, Napoli)

ULTRASUONATI DA STEFANO CRIPPA VIOLA DE SOTO GUIDO FESTINESE GUIDO MICHELONE ROBERTO PECIOLA

IL PRIMO DISCO CHE MI HA CAMBIATO LA VITA

Continua la pubblicazione dei vostri scritti. Un modo per capire come suoni e stili hanno indirizzato ascolti e esistenze

AREA LIVE 2012 (Up Art Records) Dall'alto della sua nuvola rossa Demetrio Stratos probabilmente se la ride sotto i baffi. Nel 2012 della fine delle ideologie e del trionfo dell' (iper)mercato, riecco dal vivo il gruppo pi rosso e imprevedibile d'Italia, i gloriosi Area. Ridotti a una triade con Tavolazzi, Tofani e Fariselli, aiutati (bene) da Maria Pia De Vito e Walter Paoli, ma tutt'altro che sessantenni nostalgici. Primo cd con i classici d'attacco, secondo cd con nuovi brani palpitanti che onorano il passato, il presente, e guardano gi verso il futuro: come doveva essere. (g.fe.) BJRK BASTARDS (One Little Indian/Self) Il piccolo genio dIslanda si mette costantemente in discussione, ed sempre alla ricerca di nuove vie, nuovi approdi. E non disdegna, anzi al contrario, di arrivare alla meta attraverso aiuti esterni. Cos non affatto raro che i suoi brani cadano nelle mani di artisti - dj e producer, ma non solo - che li vestono in modi e stili molto diversi. Bastards una raccolta di pezzi tratti dal suo ultimo lavoro, Biophilia, remixati da gente come Matthew Herbert, Omar Souleyman, These New Puritans, Death Grips e altri. Il risultato che, comunque la si giri, Bjrk sempre un passo avanti. (r.pe.) ALEX CAMBISE L'UMANA RESISTENZA (Ultrasound) In perfetto equilibrio tra rock, folk, blues e canzone dautore, le tracce escono dalle casse ora roboanti di chitarre elettriche e batterie, ora sommesse e affidate ad acustiche, fisarmonica e mandolini, ora in un convincente mix di elettrico e acustico nella migliore tradizione roots rock americana. Un disco fatto con lAmerica nelle orecchie, lItalia nellanima e un futuro migliore nel cuore. Cambise torna a due anni di distanza dal debutto e dopo la parentesi inglese Carry On. (v.d.s.) ELLEFFEDI FLASH (Setola di Maiale) L'etichetta dedita alla documentazione delle musiche non convenzionali ospita un bel cd che potrebbe interessare anche chi di rado frequenta l'improvvisazione radicale jazz: Elleffedi acronimo per Lodati, Fontana e Detesta, quindi due chitarre elettriche e un basso, pi abbondanti dosi di elettronica maneggiate da tutto il trio con saggia spregiudicatezza. Un flusso imprevedibile, sorprendente, una miniera di situazioni sonore nate all'impronta che, appena nascono, svaniscono e si trasformano, prima di diventare clich: come la vita stessa, in fondo. (g.fe.) MICHAEL FORMANEK SMALL PLACES (Ecm/Ducale) Del contrabbassista di San Francisco, stilisticamente ascrivibile allodierno avant jazz newyorkese, le otto composizioni qui presenti vanno dai cinque (Slightly Off Axis) ai diciotto minuti (Parting Ways) e quasi tutte vengono strutturate attraverso una sorta di circolarit di ritmi e di melodie: simbolo di un postmodale, a consentire sia regolari cadenze del leader e della batteria (Gerald Claver) sia variegati solismi al sax alto (Tim Berne) e al pianoforte (Craig Taborn). Le sonorit via via forti, languide, incisive, minimali, confermano lingresso di un Ecm style anche in contesti americani progressisti. (g.mic.) ANNA GOURARI CANTO OSCURO (Ecm/Ducale) coraggiosa e sensata lidea della quarantenne pianista russa di accostare quattro composizioni bachiane a due brani novecenteschi; legami e affinit esistono perch, nel caso della Ciaccona dellottantenne Sofia Gubaidulina evidente il richiamo elettivo allomonimo brano di Johann Sebastian arrangiato a fine Ottocento da Ferruccio Busoni. Alle corali bachiane sispira il Paul Hindemith di Mathis Del Maler, mentre qui la 1922-Suite per piano omaggia le danze negre, ossia il jazz che negli anni del titolo inizia a far capolino tra gli intellettuali europei; in comune a tutti forse una filosofia dellimprovvisazione che per la Gourari riconduce magistralmente allo spartito. (g.mic.)

RICKIE LEE JONES THE DEVIL YOU KNOW (Concorde/Universal) Sono passati pi di trent'anni dagli esordi dell'intrigante biondina che conquist l'America con le sue canzoni languide profumate di jazz, passando attraverso storie di tossicodipendenza. Ora una cantante entrata nel mito, adorata da un manipolo di fan tra i quali Ben Harper che suona con lei in questa raccolta di cover, rigorosamente in acustico, dove la cantante pesca nel repertorio di Donovan (The Devil You Know), Robbie Robertson (The Weight) e lo stesso Harper (Masterpiece). E graffia ancora destrutturando un classico degli Stones, (Sympathy for the Devil), glissando (una vera lady...) elegantemente sui brani del perduto amore Tom Waits con il quale si lasci non proprio amichevolmente... (s.cr.) DIANA KRALL GLAD RAG DOLL (Verve/Universal) Si affrancano dal repertorio pi popular le signore del jazz come Diana Krall che per il ritorno discografico andata a spulciare nel grande repertorio americano degli anni Trenta e Quaranta, nella collezione dei 78 giri del padre, scovando brani bellissimi e non necessariamente noti. Ad aiutarla a trovare i suoni giusti, un vecchio marpione come T Bone Burnett. (s.cr.) MACHINE HEAD 4ET FUORI DAL CHORUS (Groove Master) Molti stili diversi, riuniti in un free bop che si nutre anche di proteine funk e spezie latin, convivono bene - e gioiosamente, verrebbe da dire - in questo gruppo che ha fatto una scelta coraggiosa: evitare l'appoggio armonico del pianoforte, lasciar decantare le note su un tappeto mai invadente e sempre ben giostrato di elettronica inchiavardato su una ritmica flessuosa. I risultati migliori arrivano quando le sequenze seguono e inseguono le sapide volate di trombone e sassofono. (g.fe.) NINOS DU BRASIL MUITO N.D.B. (La Tempesta Intl/ Venus) Un diluvio continuo, incessante di percussioni per questo progetto che mescola batucada e noise, samba ed elettronica. Ma il risultato intrigante e coinvolgente, come si sono accorti nelle loro rare sortite live in Belgio e alla Biennale di Venezia. Il trio composto da Nico Vascellari, Nicol Fortuni e Riccardo Chitarrista suona praticamente tutto quanto si possa... percuotere, dagli strumenti canonici a bottiglie, lattine, pezzi di legno. Elettrizzante. (s.cr.) THE SOMNAMBULIST SOPHIA VERLOREN (Solaris-Acid Cobra/Broken Silence) La saggezza perduta del titolo greco-tedesco quella che il combo italoberlinese traduce da qualche anno in un rock che sa di blues e di jazz, di lati oscuri e abissi senza fine. Violini flirtano con strumenti giocattoli, theremin e sega musicale, e una voce profonda e ruvida si staglia su esplosioni elettriche. Un virtuale incontro tra Dirty Three e Mark Lanegan. Post rock in forma canzone? (r.pe.)

DEMON BOX

PICTURES AT AN...

La Norvegia arde col fuoco del diavolo


una sera del 1993, io non ho ancora 18 anni. Claudio Sorge su Radio2 manda Demon Box, un mastodonte di 17 minuti dal disco omonimo dei norvegesi Motorpsycho. Un maelstrom cupo e imponente, il rock duro e nero a dilatarsi in gelide e spietate epifanie ambient; il suono del grande Nord, non solo geografico: la scatola dei demoni, dove scavando tra questo e gli altri pezzi (tutti graziati da scrittura e feeling magistrali) trover dilatazioni psichedeliche, strappi e urgenze punk, ferraglia noise, il candore del folk, quel sapore di alcool, legno e finestre appannate di certo rock americano e il nitore del miglior indie rock senza fuffa n spocchia. Quando al minuto 6 e spiccioli il panzer sabbathiano orchestrato dai quattro di Trondheim si ferma, si apre un mondo di suoni e finalmente i demoni appaiono. Pu essere cos bello ascoltare la paura. Poi sar una questione di cuore, i concerti in acido a Rimini, gli ascolti collettivi e il viaggio in Norvegia. Da allora li ho cercati e trovati in tante altre scatole sonore, i demoni: ma la prima volta stato con loro. (nzm)

Giochi innocenti nel parco della Tuileries


Marzo 1981: 100 anni dopo la morte di Musorgskij ascolto mia cugina suonare al piano Quadri da unesposizione al Conservatorio di Torino. Nonostante i miei soli 11 anni vengo rapito dalla Promenade, una passeggiata musicale che si intercala tra brani che narrano lo stupore di fronte a una mostra di quadri: alcuni allegri come i giochi dei bambini nel parco delle Tuileries, altri solenni come il progetto di una monumentale Grande Porta di Kiev. 30 anni fa non cera Wikipedia e io passavo del tempo a sfogliare spartiti e biografie in piazza Castello da Maschio, storico negozio ora chiuso soffocato dalle assurde leggi del mercato globalizzato. La vita di questo geniale musicista mi colp profondamente: la morte prematura causata dall'alcool e l'estasi creativa con cui compose i Quadri in sole due settimane dopo la visita alla mostra in memoria dell'amico pittore morto d'improvviso. Nel 1985, con la prima paga estiva da manovale, comprai il disco edito da Deutsche Grammophon e un libro degli spartiti dei Queen. Da allora il dolore esistenziale di Musorgskij accompagna mie passeggiate immaginarie nella desolata campagna russa. Da allora provo simpatia per gli alcolisti depressi che contaminano il mondo con visioni artistiche. (Giovanni Salierno, Torino)

TUTTI MORIMMO A...

Folgorata dalla piet, una dote per pochi


Avevo 20 anni, era il 1971 e insieme a me migliaia di ragazze/i tentavano di cambiare il mondo. Sentivo musica dalla radio ma a casa di un'amica ne sentivamo un'altra di musica, noi che non avevamo il giradischi e i soldi per comprarcelo. Sentivamo i dischi di Fabrizio De Andr. Qui fui folgorata da Tutti morimmo a stento (album del 68). Una canzone in particolare mi tocc cuore e cervello, il Recitativo, a me comunista sicura che l'avvento del comunismo ci avrebbe liberati dalla Dc e dalle stragi di Stato fatte dai fascisti e pagate dai padroni, come dicevamo allora. Mi si smosse qualcosa dentro sentendo questo anarchico che si rivolgeva ai giudici, ai banchieri, ai notai e agli uomini di legge (!), a tutti quelli cui la piet non convien sempre, mettendo l'accento sul concetto di piet per un'umanit dolente e emarginata. Capii che non bastavano i miei riferimenti politici, che il sottoproletariato non era un popolo di straccioni, che bisognava armarsi di quella dote, la piet, per poter essere poi diversi dai fascisti e da quelli che, arrivati al potere chiamandosi comunisti, avevano massacrato corpi, sogni e ideali. Scrivo questo oggi per ringraziare l'anarchico De Andr, per avermi umanizzata. Cosa che non avevano fatto n il mio passato cattolico n il mio presente comunista. Grazie Fabri. (Teresa Gennari)

PENDULUM

STRAWBERRY FIELDS...

PICTURES AT AN...

Revival ai tempi della maturit


Avevo 13 o 14 anni; del 68, per ragioni anagrafiche, mi era arrivata solo leco e il 77 lavrei incrociato ai tempi della maturit (dellesame intendo, non la mia personale). Dei Creedence Clearwater Revival avevo sentito solo qualche pezzo prima di ascoltare per caso Pendulum (un disco del 1970), a casa di un amico. Gi il pezzo dapertura, Pagan Baby, mi aveva catturato con larpeggio iniziale prima di partire alla grande con la ritmica, ma davvero impressionanti erano sembrati anche lintroduzione dei fiati in Chameleon, le sottolineature vagamente soul del sassofono e dellorgano in Born to Move, limmediatezza di Hey Tonight e Molina, le atmosfere di Have You Ever Seen the Rain? e Its Just a Thought. Da allora dei Creedence ho acquistato di tutto e di pi: dischi ufficiali e bootleg, vinile e cd, incontrando poche o zero delusioni. Negli anni sono stati molti gli album che se proprio non mi hanno cambiato la vita quantomeno me lhanno resa pi gradevole, passando dallhard rock negli anni Settanta per arrivare al blues, la mia passione degli ultimi (tanti) anni. Tuttavia, se devo pensare al primo questo certamente Pendulum e un disco dei Creedence al momento giusto ci sta bene ancora oggi. (Ermes Severgnini)

Piccoli orizzonti color rosso fragola


Qual il disco che ti ha cambiato la vita? una domanda che appassiona un po tutti coloro che hanno fatto della musica non solo la colonna sonora della propria vita, ma in alcuni casi una passione vera e propria. A differenza della maggior parte delle persone il disco che ha cambiato in qualche modo la mia vita non un album, come si definiva una volta il 33 giri, ma un 45 giri o singolo, che dir si voglia, il celeberrimo Penny Lane/Strawberry Fields Forever che, grazie alla complicit della mia sorella maggiore, acquistai alla tenera et di 5 anni., era il 1967. Sembrer strano che a quellet si possa ascoltare qualcosa che ti possa cambiare la vita, ma lascolto di Stawberry Fields Forever influenzer in maniera significativa il mio approccio al mondo musicale. Sia ben chiaro che comunque in quel periodo continuai ad ascoltare brani della Caselli o dei Rokes, ma larrangiamento di quel brano, la splendida voce di John Lennon che io ho sempre particolarmente amato, uniti a una melodia meravigliosa mi aprirono orizzonti affascinanti che facilitarono, intorno ai dieci anni, lascolto e lapprezzamento di lavori di valore assoluto come il secondo album dei Led Zeppelin, Aqualung dei Jethro Tull e Storia di un minuto della Pfm. (Marco Cingottini, Roma)

Una strana cassetta incontrata al mercato


Pictures at an Exhibition, il terzo album del gruppo progressive rock britannico Emerson Lake & Palmer, registrato dal vivo nel 1971, il disco che mi ha cambiato la vita. Mi capitato tra le mani in cassetta mentre spulciavo un sabato mattina al mercato, sulla bancarella di musicassette taroccate che cerano nella piazza di Faenza. Trovai quella delle Orme, il mio gruppo preferito gi a dodici anni, che mi avevano conquistato con Gioco di bimba, ma poi l vicino trovai anche questa degli Elp e la presi con lidea che doveva essere la stessa musica ma fatta da un gruppo straniero, e la cosa mi intrigava tantissimo. Si tratta, come noto, della rielaborazione in chiave rock dell'omonima composizione pianistica del 1874 di Modest Musorgskij. Fu una scoperta pazzesca. Pigiavo continuamente il tasto Play del mangiacassette bianco e nero della Philips e rimanevo rapito da questi suoni cos strani ma coinvolgenti che nulla centravano con le canzonette cher avevo sentito fino ad allora. Nel disco le partiture originali del musicista sono alternate alle composizioni del trio che aveva unimmagine potentissima con questa doppia batteria, mai vista prima... (Giordano Sangiorgi, Faenza, Ra)

CAROL/I JUST WANT...

4 successi al prezzo di 2 Ecco le Pietre Rotolanti


passato quasi mezzo secolo. Noi, a Roma, i dischi li compravamo in un negozio di viale Angelico. Non era proprio un negozio, perch non aveva insegna, non aveva vetrine. C'era una doppia porta a vetri e dentro un bancone a elle. Alle spalle dei titolari (ragazzi poco pi grandi di noi), le scaffalature, bruttissime, piene di dischi. Ecco, i dischi: non erano microsolco a 45 giri normali; erano quelli dismessi dai jukebox e perci molto pi convenienti. La parte centrale del disco era bianca, e le copertine... le copertine quelle di altri dischi forate al centro per poter leggere titolo e esecutore del brano. A volte la facciata B conteneva un pezzo di esecutore (generalmente un complesso) diverso da quello della facciata A: due brani di alto livello nello stesso disco! Ma a Viale Angelico si potevano trovare anche pezzi rari. Una volta, per esempio, vidi uno strano disco contenente quattro brani 4 successi al prezzo di 2!! Erano eseguiti da un complesso inglese di cui sulla copertina originale e intatta, veniva data anche la traduzione: Le pietre rotolanti. Il disco conteneva Carol, I Just Want..., Tell me e Route 66 (1964). Ragazzi, avevamo scoperto i Rolling Stones! (Francesco Verri, Roma)

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SCUOLE DI RECITAZIONE
di CHIARA PAZZAGLIA

Paul Newman discende le scale di un ospedale. il film Il Verdetto di Sidney Lumet. Newman un avvocato sul lastrico, alcolizzato e quello che ha visto in quella stanza di ospedale, cambier la sua vita per sempre; un film di investigazione giudiziaria si trasforma nella storia di un riscatto personale. In quella camminata, un'unica sequenza, pochi secondi di un uomo sconvolto che scende le scale, c' forse l'esatta distanza tra la riga di una sceneggiatura (di David Mamet per Il Verdetto) e l'emozione del grande schermo. In questa sequenza, probabilmente c' anche qualcosa che ha a che fare con i migliori film e i migliori attori americani degli ultimi 50 anni e si chiama Actor's Studio. Al Pacino, Robert De Niro, Meryl Streep, solo per citarne alcuni, si sono formati all'Actor's Studio. Michael Margotta un membro dell'Actor's Studio che da anni ha fatto dell'Italia la sua base di lavoro: il direttore artistico dell'Actor's Center di Roma, che ora si ampliata, con l'apertura il 3 dicembre scorso, di una nuova sede a Milano. Esistono gli attori naturali? C' un aspetto molto importante della recitazione che chiamerei l'istinto a recitare un ruolo. Lo si vede nei bambini, nella loro disposizione a credere alle cose che non esistono. Einstein diceva che l'immaginazione il pi potente strumento che abbiamo in quanto esseri umani, purtroppo le societ in cui viviamo non coltivano l'educazione all'immaginazione e i bambini, nella maggior parte dei casi, ne vengono privati. L'attore naturale invece qualcuno la cui immaginazione non stata troppo ostacolata da condizionamenti sociali, nel corpo o nella mente; qualcuno disposto a credere fortemente in situazioni immaginarie e inventate. Quindi gli attori naturali non esistono per una qualche grazia divina o provvidenza, ma sono il risultato dell'educazione e dell'istruzione di cui hanno fatto esperienza. Mi capita di sentir parlare di talento o di carisma. Carisma viene dal greco e nell'antichit era una parola cos potente che raramente veniva pronunciata ad alta voce; oggi invece una parola di uso comune, che pu essere impunemente accostata a un'auto, un dolce, un animale o a un vestito: ha perso il suo significato, il suo valore sacro. In Italia e in Europa oggi molti film sono realizzati con attori non professionisti ed la capacit del regista di lavorare con loro che determina la qualit del film. Cosa ne pensi? Per quanto riguarda gli attori bisogna tener presente una generale distinzione fra il cinema e il teatro. Il teatro il medium degli attori e il cinema il medium dei registi. Molte performances vengono fatte dai registi al montaggio, per questo credo che nel cinema sia pi diffuso far lavorare attori non professionisti. In Italia spesso i registi chiedono il mio aiuto perch gli attori non sono in grado di fare ci che si chiede loro. Oppure il regista non sa proprio come ottenere ci che gli serve. Se il regista non sa come ottenere ci che vuole e l'attore non preparato, l'attore si trover in difficolt, perch non sapr ottenere quei risultati da solo: questo pu diventare una sofferenza per l'attore; n il regista n il pubblico hanno la pi pallida idea dell'ansia che un attore pu provare in queste situazioni. Un altro problema nel cinema che a volte i film non sono ben scritti. Quando un attore inesperto lavora con una sceneggiatura scritta male, non sa come salvarsi. Un attore con esperienza invece sa cercare soluzioni alternative. A volte

Lattore? Immaginare con metodo


Gli esami non finiscono mai....Intervista a Michael Margotta, direttore dell'Actor's Center di Roma e di Milano, ovvero dellevoluzione dellActor Studio di New York e Los Angeles
Center nato anche per far fronte a queste esigenze. Quali strumenti sono necessari a chi vuole fare l'attore e investire in questo mestiere? Secondo me ci sono tre strumenti necessari all'attore che vuole aver consapevolezza del suo lavoro: l'istinto a recitare un ruolo, padroneggiare le basi e i fondamentali e la capacit di analizzare un testo. La migliore scuola di recitazione del mondo che non esiste - dedicherebbe il primo anno solo allo studio dell'attore di s stesso, prima che questi pretenda di diventare qualcun altro. Questo perch l'attore deve prendere coscienza delle proprie abitudini, un compito difficile che comprende vari ambiti: il modo di parlare, l'uso del proprio corpo, fino alle zone dell'emozione e del pensiero; il tutto sempre confrontandosi con i condizionamenti sociali. Solo una volta presa coscienza di tutto questo, l'attore diviene uno strumento libero di esprimersi. Nessuna scuola pu insegnare l'istinto a recitare ma si pu lavorare per aiutare a liberare lo strumento dai condizionamenti che ognuno di noi ha subito. Oggi in Italia stanno nascendo molte scuole per attori, la sensazione che spesso siano fabbriche di disoccupati. Che ne pensi? una domanda che mi fa pensare. Non so se altri insegnanti di recitazione abbiano mai affrontato la questione e riflettuto attentamente su questo fenomeno. Io credo che oggi in Italia stia accadendo qualcosa di molto profondo e molto importante: l'idea che tutti vogliano essere delle star solo la superficie. C' qualcosa che viene da lontano, di antico, in questo rinnovato impulso delle persone a voler essere attori. L'attore una persona che cambia s stessa, che si trasforma. Trasformazione significa andare verso una forma nuova, cio fare un cambiamento; si tratta di un processo molto misterioso. L'attore qualcuno che ha il controllo della propria esistenza, proprio perch la pu cambiare. Credo che in questo momento storico abbiamo bisogno pi che mai di esercitare questo controllo. Poi per quanto riguarda nello specifico le scuole, si pu dire la stessa cosa delle universit: le persone che studiano recitazione poi non lavorano come attori cos come le persone che studiano legge poi non fanno gli avvocati. Il mercato di scuole, seminari e corsi per attori, aumentato in maniera esponenziale in base alla domanda. Ci sono tanti modi diversi di approcciare la recitazione: tra cinema e teatro c' un ampio spettro di possibilit, stili e filosofie diverse. La speranza che almeno una parte di queste scuole offra pi di quanto promette, ovvero che la persona alla fine di

vediamo un film e poi leggendo il copione non ci accorgiamo nemmeno quanto sia scritto male perch l'attore l'ha reso interessante. Nel mio lavoro con produttori, registi e attori ho continuamente a che fare con questo tipo di problemi. abbastanza sorprendente. Ci sono tanti tipi differenti di registi come ci sono tanti attori diversi, eppure la mia sensazione personale che l'attore dovrebbe essere in grado di fare tutto ci che un regista gli chiede e questo anche per via delle forti risorse economiche e di tempo investite in un film. noto che un attore lavora in condizioni difficili dal punto di vista produttivo. Il lavoro migliore nasce sempre da una proficua collaborazione, in cui l'attore uno strumento nelle mani del regista: non dovrebbe verificarsi il caso che uno domini l'altro per via di una mancanza d'esperienza. Di che cosa ha bisogno e come dovrebbe essere costruito secondo lei il rapporto tra regista e attore? Troppi attori purtroppo tendono a diventare un peso che il regista deve portarsi al collo. Al tempo stesso la maggior parte dei registi non capisce il lavoro dell'attore, come questi ottiene i risultati, non c' interesse. La cosa migliore secondo me sempre una collaborazione. Tuttavia se il regista ha esperienza e l'attore no, la tendenza che ci sia un rapporto di dominazione pi che di

collaborazione reciproca. Lo stesso avviene nel caso opposto, quando l'attore con una forte esperienza tende ad imporsi sul regista alle prime armi. Molti registi parlano, parlano, parlano... uccidono la spontaneit: il linguaggio degli attori quello delle immagini. Tuttavia gli attori devono sapersi adattare a lavorare con ogni tipo di regista, devono imparare come ottenere i risultati richiesti in qualsiasi condizione di lavoro. Questo ci che chiamo le basi e i fondamentali dell'attore e che si ottengono con

l'esercizio. A volte i registi non si prendono cura quanto dovrebbero dei loro attori: si preoccupano se la produzione non accetta una loro richiesta ma non se il loro attore ha un problema. Invece dovrebbero tenerne conto, perch l'attore il loro primo strumento per raccontare una storia. Credo che i giovani registi dovrebbero studiare anche un p di recitazione, cos capirebbero meglio i problemi da affrontare. Inoltre in questo modo risparmierebbero un sacco di tempo ottenendo risultati migliori: l'Actor's

Michael Margotta, e lActor Center di Roma, in piena attivit didattica e laboratoriale. Dal 3 dicembra aperta anche la sede milanese della scuola

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LActors Studio neworkese negli anni 50, lezioni e prove con alcuni famosi attori di Hollywood, Marilyn Monroe, Paul Newman e James Dean (tra gli altri)

lavorando, o vogliono esplorarne le possibilit. Ci sono libri di riferimento che potrebbe raccomandare a coloro che vogliono avere una maggiore consapevolezza del lavoro dell'attore? interessante quante informazioni si possano trovare oggi su questi argomenti. Fino a trentacinque anni fa era difficile trovare un attore preparato in quello che noto come Il Metodo, oggi difficile trovare un attore che non l'abbia praticato. C' una grande quantit di libri e dvd, sulla recitazione, la regia, la scrittura. Per me importante che l'attore studi anche cose diverse che per sono collegate. Ed importante sapere che nessun libro pu insegnare l'arte della recitazione. Il racconto che fa Lee Strasberg del suo lavoro all'Actor's Studio una buona lettura; il suo libro Il sogno di una passione. Lo sviluppo del metodo (ed. it. Ubulibri) interessante. Gli attori dovrebbero leggere libri su pittori, registi, biografie. La recitazione basata sui principi della vita di ogni giorno, quindi importante approfondire la psicologia dell'essere umano, la conoscenza della miriade di forme che assume la vita. importante studiare per esempio la storia del genere umano o anche le influenze che la scienza e la religione hanno avuto sulle diverse culture che noi conosciamo.

quest'esperienza abbia imparato a esprimersi e a conoscersi meglio. In questo momento gli attori hanno davanti tanti orizzonti diversi anche se la qualit dell'offerta lascia spesso a desiderare. Ci sono diversi attori affermati che lavorano con lei, che cosa cercano? L'Actor's Center un'associazione di attori, registi, scrittori che ha sede a Roma e, dal 3 dicembre, anche a Milano. Il prototipo quello dell'Actor's Studio a New York e a Los Angeles, di cui sono membro: si tratta di una struttura unica nel suo genere. L'idea alla base dell'Actor's Center che funzioni come un

luogo di lavoro per professionisti, sia per riunirsi e lavorare in laboratori, sia per sviluppare progetti personali. Nello scambio reciproco c' un arricchimento artistico, una sorta di fabbrica di idee. In particolare, la maggior parte degli attori affermati con cui lavoro alla ricerca di un terzo occhio o un terzo orecchio per capire se sono davvero dentro a quello che stanno facendo: sanno ci che fanno ma hanno bisogno continuamente di feedback, di capire cosa della loro proposta funziona e cosa invece no. Alcuni di loro si stanno allontanando dalla zona sicura delle cose che sono abituati a fare per esplorare nuovi territori, si stanno mettendo alla

prova. Altri attori invece hanno solo bisogno di un tempo e un luogo per prepararsi, perch spesso i tempi di lavorazione di un film o una serie tv sono folli e non lo prevedono: gli attori hanno bisogno di provare le scene che devono girare, di eplorare il loro personaggio ma in cinema e in televisione manca sempre il tempo. Questo abbastanza strano, visto che nel cinema o in tv, non si gira quasi mai seguendo la continuit di una storia e quindi l'attore dovrebbe provare molto pi che in teatro, dove la storia si recita in continuit dall'inizio alla fine. Alcuni attori semplicemente cercano un altro punto di vista sulla sceneggiatura su cui stanno

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ARCHITETTURA

NIEMEYER
A destra Oscar Niemeyer. Nella foto grande, lAuditorium Ibirapuera a San Paolo. Nella sequenza al centro altri 3 famosi progetti di Niemeyer: la cattedrale di Brasilia, il Museu Niemeyer a Curitiba e la sede del Gruppo Mondadori a Segrate. Sotto, il Museo di Arte Contemporanea Niteri che si affaccia sulla Baia di Guanabara nei pressi di Rio de Janeiro

Nel mondo restano solo due comunisti, io e Niemeyer. Cos diceva Fidel Castro del grande architetto brasiliano morto a 105 e che abbiamo intervistato nel 2008

di ANTONELLA ROSCILLI *
RIO DE JANIERO

Ho letto che da piccolo amava disegnare con il dito nellaria vero. Parlo un po di questo nel mio libro di memorie As curvas do tempo. Memrias (1999, ed. Revan) in cui racconto come il disegno mi abbia condotto allarchitettura. Com stata la sua infanzia? stata meravigliosa. I miei migliori ricordi dellinfanzia sono nella casa che si trova nel quartiere Laranjeiras di Rio de Janeiro dove vivevo con i miei cari nonni materni, Maria Eugenia e Antonio Augusto Ribeiro de Almeida. Lui era un esempio di correttezza etica e di non attaccamento al denaro che influ molto su di me. Nel 2007, per festeggiare i suoi 100 anni, lambasciata italiana organizz a Brasilia un convegno dedicato alla sua opera. Ma i suoi collaboratori hanno sottolineato sempre anche i suoi valori umani. Chi Oscar Niemeyer? Un essere umano come qualsiasi altro. Qualcuno che porta con s le angustie che caratterizzano la nostra precaria condizione umana, qualcuno che ha sempre la consapevolezza che la vita un soffio e luomo insignificante davanti a questo universo che incanta e umilia. Il 15 settembre 1956 il presidente Kubitchek venne nella sua casa das Canoas per invitarla a collaborare alla nuova capitale che stava pensando di costruire nel centro dimenticato e inospitale del paese. Cosa rappresent allepoca linvenzione di Brasilia? Cosa pensa oggi di Brasilia? Preferisco limitarmi a dire che Brasilia fu il sogno prediletto di Jucelino Kubitchek. Fu il cammino che lui trov per trasportare il progresso allinterno del paese. E ci accaduto, indipendentemente dalle critiche che alcuni fecero (o fanno!) alla nuova capitale. Nel 1964 lei torn da Israele dove aveva progettato lUniversit di Haifa ma il presidente Joo Goulart nel marzo di quellanno venne deposto dal generale Castelo Branco. La dittatura in Brasile dur fino al 1985. Lei si autoesili in Francia. Cosa ha rappresentato lesilio nella sua vita? Lesperienza dellesilio stata molto ricca per me perch mi ha garantito la possibilit di approfondire la mia coscienza politica. Fuori del mio Paese mi sono potuto dedicare a progetti importanti come la creazione dellUniversit di Constantine (in Tunisia), luniversit dei sogni, un esperienza pioniera nella costruzione di una universit volta allintegrazione tra le varie aree della conoscenza, che potesse combattere liper-specializzazione riduttiva che ancora colpisce i corsi superiori scolastici in tutto il mondo. una risposta che ha un significato politico ed educativo importante che ho spiegato nel libro pubblicato recentemente dallEditore Revan di Rio de Janeiro Cosa pensa del leader comunista Luiz Carlos Prestes? uno dei pi grandi brasiliani che ho conosciuto. Ho mantenuto con lui un

(1987) e di un auditorium per Ravello. In Le curve del tempo. Memorie scrive: "Com bella lItalia e come sono buoni e allegri i nostri amici italiani. Come mi piaceva conoscere le opere del Palladio, di Brunelleschi, il Palazzo dei Dogi" ecc. Pu parlare un po del suo rapporto con lItalia? Parlo sempre con molto affetto e entusiasmo dellItalia , della sua gente amabile, del peso della sua cultura artistica. LItalia.percorrere questo Paese significa incontrare dappertutto la bellezza in modo sempre sorprendente e rinnovato. Ho fatto molte amicizie che coltivo ancora oggiinsieme ai teneri ricordi che ho dei miei viaggi a Venezia Al Convegno di Brasilia larchitetto toscano Massimo Gennai le ha portato un riconoscimento concesso dalla facolt di architettura di Firenze. Pu dirmi qualcosa su di lui? Massimo Gennari un amico generoso, di una gentilezza fuori del comune. Gennari con competenza e affetto si occupato del mio progetto della sede Fata-European Group a Torino alla fine degli anni 70. LIstituto di Architettura e Umanit a Niteroi un progetto a cui lei molto interessato. Perch? La denominazione corretta Scuola di Architettura e Umanit. Cerca di rispondere alla problematica della formazione che affligge i giovani in Brasile, specie quelli che escono dai corsi di livello superiore. In questa Scuola sar riservato un ampio spazio per lincentivo alla lettura non solo di scrittori, ma anche di intellettuali che hanno dato contributi in campi diversi come la Filosofia, la Teoria Politica, la Storia, lEconomia, per affrontare le grandi questioni che formano il tessuto della nostra vita. Lobiettivo di questa istituzione creare un corso pi libero che includer anche attivit relazionate alla mia architettura e al tempo culturale in cui essa si inserisce. Perch lei e altri avete deciso di tenere lezioni di Filosofia nel suo studio di Copacabana? Ci ha motivato non la pretesa di ritenerci intellettuali, ma linteresse a conoscere di pi il dramma dellessere umano e altre questioni che la Filosofia cerca di affrontare. Cosa rappresenta larchitettura nella sua vita? il mio lavoro. lattivit a cui mi dedico con maggiore entusiasmo, pur essendo cosciente che la cosa pi importante non larchitettura. Le cose fondamentali sono la vita, gli amici, la famiglia, questo mondo ingiusto che dobbiamo trasformare. Qual il suo sogno oggi? Forse il mio sogno oggi quello di veder funzionare nella citt di Niteroi la Scuola di Architettura e Umanit. * intervista del gennaio 2008

Questo mondo da trasformare


buon rapporto di amicizia. Luiz Carlos Prestes stato un patriota, un cittadino che ha lottato durante tutta la vita per il suo popolo, contro la miseria e le differenze sociali che, purtroppo, ancora persistono nel Brasile. Cosa pensa del governo Lula? un governo che conta su un innegabile appoggio popolare e si unito al movimento di difesa dellAmerica Latina, che si sta espandendo in tutto il nostro continente. Come riesce ad essere sempre cos coerente con il suo pensiero politico? Credo di essere giunto a questa coerenza senza alcuno sforzo. Fidel Castro una volta ha detto: Nel mondo restano solo due comunisti: io e Niemeyer. Cosa pensa di Fidel Castro e di Cuba oggi? Fidel ancora il riferimento politico fondamentale nella lotta per la sovranit dei popoli latino-americani, contro limperialismo degli Stati Uniti. Cuba rappresenta secondo me un esempio grandioso di resistenza contro questo mostro infame. Cosa pensa della politica degli Stati Uniti nel mondo? Secondo me uno schifo completo!...Dobbiamo comprendere che la politica globale nordamericana non rivolta allesterno, ma verso il suo interno sebbene il suo impatto sul resto del mondo sia stato grande e disastroso. La moglie di Jorge Amado, la memorialista Zlia Gattai mi ha mostrato a Salvador nella sua casa una scultura che lei ha realizzato per Amado accompagnata da una frase bellissima. Questa scultura verr esibita nel futuro Memoriale. Cosa pu raccontare sulla vostra amicizia? Jorge Amado era un compagno

straordinario. Sono indimenticabili gli incontri che ho avuto con questo grande scrittore e sua moglie Zlia Gattai. Non mi ricordo con esattezza come li ho conosciuti; ma come mi caro il ricordo dei nostri dialoghi interminabili, dellallegria di Jorge, della simpatia di questa coppia! Nel 2007 ha ricevuto dal presidente Napolitano unalta onorificenza. Cosa ha provato?

Mi sono sentito veramente molto onorato nel ricevere questo premio dallItalia. Lei ha realizzato varie opere in Italia. Il Palazzo della Mondadori (1968-75), la sede della Fata-European Group a Torino (1976-81), il progetto del Congiunto architettonico di Vicenza (1978-79), del Ponte dellAccademia a Venezia (1985), di uno stadio per Torino