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MARCO SCOTINI KETI CHUKHROV LUDWIK FLASZEN RICCARDO MANDELLI SPORT E SHOAH IL ROCK IN TRIBUNALE PIPPO BARZIZZA DRAGONS

CROWN IO, JEDI ACCORDI RICKARDS

I LUOGHI E LE IMMAGINI DA NON PERDERE E DA NON SVENDERE, COME LA COLONIA RIFUGIO DEI BAMBINI IN VAL SERIANA E I DOCUMENTI DELLORRORE NEI FILM DI SAMUEL FULLER E EMIL WEISS. UNA MOSTRA A BOLOGNA INSEGUE I FANTASMI DEL SOCIALISMO CHE NON C, MENTRE MARINA ABRAMOVIC ESPLORA LA RESISTENZA DEL CORPO ALLA STORIA

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ALIAS 25 GENNAIO 2014

LA COLONIA IN VAL SERIANA

Per un memoriale dei bambini del 45


spaventati, spesso malati. Tutti orfani. C'era il sedicenne Alter, nato in un piccolo villaggio dei Carpazi, che aveva vagato per le foreste ed una volta catturato aveva lavorato nel campo di concentramento di Koenigskirchen a scavare fosse per le migliaia di cadaveri di ebrei che vi erano morti. Aharon, tredici anni, con il fratellino di nove, proveniente dai campi in Transnistria, che aveva vagato a piedi e in treno fra la Bessarabia, la Romania, la Jugoslavia e l'Italia. Maikale, tredici anni, unica sopravvissuta della sua famiglia nel ghetto di Munkacz, era passata attraverso gli orrori di Auschwitz-Birkenau. Ed ancora, i fratelli Adam e Berrik, che erano stati nel ghetto di Lodz, ad Auschwitz, a Mauthausen. A Selvino vennero tutti curati e seguiti. Durante il giorno giocavano e lavoravano, seguendo le regole dei Kibbutz, ma alla notte gli incubi spesso ritornavano. Nei dormitori ogni tanto si sentiva le urla di qualche bambina che si rifugiava, per sfuggire ai ricordi, nel letto delle amichette. C'era anche chi impazziva. Gran parte di loro, per, riusc ad arrivare in Palestina. La comunit ebraica milanese, il Comune di Milano, proprietario della colonia, i militari della Jewish Brigade, della Solel Boneh, dellAgenzia ebraica, del Joint, della Alyath Ha Noar e gli ex partigiani li aiutarono, tra il 1945 e il 1948, a partire clandestinamente dalle coste italiane in direzione della Palestina mandataria. Selvino fu uno dei luoghi fondamentali della vicenda dellHaBricha e dellAlyah Beth, probabilmente uno dei campi pi significativi allestiti in Italia per Jewish Displaced Persons. Nel novembre del '47 fu in quel piccolo paese incastonato nelle prealpi bergamasche, il cui sindaco era l'ex partigiano Moca Emilio Grigis, che venne organizzato il convegno di HeChaluz per ricordare il trentesimo anniversario della dichiarazione Balfour. I promotori asserirono la necessit della fine del Mandato britannico sulla Palestina e auspicarono che lOnu si adoperasse per la creazione dello Stato ebraico. Una volta arrivati in Israele molti di quei piccoli orfani ospitati nella colonia montana italiana diedero vita a due kibbutz, a sud e a nord di Israele: il kibbutz Rosh-ha Nikr, al confine col Libano, e Tzeelim, nel deserto del Negev. Ed oggi? Le visite alla Sciesopoli degli ebrei che vogliono ripercorrere le loro tracce, o quelle dei loro genitori nella Bricha dellAlyah Beth attraverso lItalia, sono frequenti. In una settantina sono arrivati nel 1983, nel 2010 arrivato Naftali Burstein, bambino di Sciesopoli, nel 2011 Nitza Sarner, figlia di Moshe Ze'iri che di Sciesopoli era stato direttore, nel 2012 Miriam Bisk. I suoi genitori Lola e Salek Najman, polacchi, si erano incontrati nel campo profughi di

SCIESOPOLI
Il luogo di vacanze montane della giovent fascista divenne centro di accoglienza dei piccoli sopravvissuti ai campi, in transito verso Israele. Oggi la colonia rischia la demolizione e la cancellazione della memoria

di BEATRICE ANDREOSE

Avevano conosciuto l'inferno dei campi di sterminio. Agli occhi di quelle piccole vittime miracolosamente sopravvissute all'olocausto la grande casa, a poche centinaia di metri dal centro della piccola cittadina in Val Seriana, doveva apparire come il castello di una fiaba. La colonia montana di Sciesopoli, che prese il nome del calzolaio milanese Antonio Sciesa ucciso nel 1840 in una sommossa anti austriaca, durante il ventennio aveva ospitato i ragazzi della lite fascista. Caduto il fascismo e finita la guerra, nel settembre del 1945, una delegazione composta dal Presidente della Comunit Ebraica di Milano Raffaele Cantoni assieme a Moshe Zeiri, membro della Kvutzat Schiller e della Compagnia Ingegneri dell'Esercito Britannico Solel Boneh, e Teddy Beeri, a sua volta membro della Solel Boneh, and a chiedere al Comitato di Liberazione di Milano la colonia Sciesopoli per i bambini ebrei rimasti orfani e sopravvissuti alla Shoah. L'enorme edificio di quattro piani con scale e corridoi luccicanti fornito di palestra, dormitori, cinematografo e persino una piscina coperta si trovava ad un centinaio di metri dal centro di Selvino, oggi un fiorente centro turistico, sul pendio della montagna bergamasca in mezzo ai boschi. Tra il '45 ed il '48 vi approdarono 800 bambini ebrei reduci dai campi di sterminio. All'inizio arrivarono in una ventina oltre agli istruttori (vi lavor anche Luigi Gorini, docente di chimica pura a Pavia), volontari della comunit ebraica di Milano o militari della Brigata Ebraica. Versavano in condizioni spaventose, scrive Aharon Megged nel suo volume Il Viaggio verso la terra Promessa, scheletrici,

Grugliasco, in Piemonte, poco distante da Torino. Erano poi stati inviati a Selvino perch l si prendessero cura dei bambini. Era il 1947. Miriam nacque nove mesi pi tardi. I due giovani trovarono imbarco illegale verso la Palestina sullHaTikva partita dal porto di Bogliasco, vicino a

Genova, l8 maggio del 1947. Ma quella nave fu intercettata dagli inglesi il 17 maggio, e cos Miriam nacque a Cipro, al Famagusta British Military Hospital, deportata ancora prima di nascere. Miriam, che vive oggi a Ithaca, nello Stato di New York, ha voluto ripercorrere i luoghi dei

suoi genitori seguendo le tracce del diario accuratamente redatto da sua madre. Quando arrivata per non ha potuto non sollevare un problema. Oggi quella bella colonia, ormai chiusa da 30 anni, su cui continua a campeggiare ancora la scritta O.P. per l'assistenza climatica, si trova in uno stato di completo abbandono, nemmeno una lapide ricorda il passato, non c' pi traccia nemmeno di quella posta nel 1983. Propriet di una grossa agenzia immobiliare, rischia di essere venduta a speculatori ed abbattuta, anche se una ordinanza dell'ex sindaco prevede per l'edificio un vincolo ambientale per impedire qualsiasi speculazione. Contro ogni amnesia collettiva, comunque, ha contribuito a far nascere un Comitato Promotore che propone una petizione, scritta in italiano, inglese ed ebraico, che in pochi giorni ha gi ottenuto migliaia di adesioni. Il Comitato riunisce, tra gli altri, oltre a Miriam Bisk, il presidente della Comunit ebraica milanese Giorgio Sacerdoti , quello dell'Anpi Carlo Smuraglia e Dario Venegoni, Vice Presidente dell'Associazione Nazionale Deportati, la professoressa Patrizia Ottolenghi, Valerio Onida, presidente dell'Istituto Nazionale per la storia del Movimento di Liberazione in Italia, Carlo Spartaco Capogrego, presidente della Fondazione Ferramonti, Massimo Castoldi della Fondazione Memoria della Deportazione, la Biblioteca Archivio Pina e Aldo Ravelli. Vi sono,

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GERENZA
Il manifesto direttore responsabile: Norma Rangeri a cura di Silvana Silvestri (ultravista) Francesco Adinolfi (ultrasuoni) con Roberto Peciola

PER CHI VOLESSE SOTTOSCRIVERE LA PETIZIONE PER LA CREAZIONE DEL MEMORIALE DEI BAMBINI DI SELVINO QUESTI GLI INDIRIZZI: sciesopoli@gmail.com, indicando nome, cognome, citt e qualifica. Oppure tramite internet http://www.avaaz.org/it/petition/Al_Presidente_della_Regione_Lombardia_PERCHE_DURI_LA_MEMORIA_ di_Sciesopoli_di_Selvino_BG/. Anche su facebook si pu esprimere l'adesione cliccando Mi piace su https://www.facebook.com/pages/PerchDURI-la-Memoria-di-Sciesopoli-di-Selvino-BG.

INCONTRI EMIL WEISS

Con Samuel Fuller delinea le mappe visibili dellorrore


di GIUSEPPE SEDIA
CRACOVIA

redazione: via A. Bargoni, 8 00153 - Roma Info: ULTRAVISTA e ULTRASUONI fax 0668719573 tel. 0668719557 e 0668719339 redazione@ilmanifesto.it http://www.ilmanifesto.it impaginazione: il manifesto ricerca iconografica: il manifesto concessionaria di pubblicit: Poster Pubblicit s.r.l. sede legale: via A. Bargoni, 8 tel. 0668896911 fax 0658179764 poster@poster-pr.it sede Milano viale Gran Sasso 2 20131 Milano tel. 02 4953339.2.3.4 fax 02 49533395 tariffe in euro delle inserzioni pubblicitarie: Pagina 30.450,00 (320 x 455) Mezza pagina 16.800,00 (319 x 198) Colonna 11.085,00 (104 x 452) Piede di pagina 7.058,00 (320 x 85) Quadrotto 2.578,00 (104 x 85) posizioni speciali: Finestra prima pagina 4.100,00 (65 x 88) IV copertina 46.437,00 (320 x 455) stampa: LITOSUD Srl via Carlo Pesenti 130, Roma LITOSUD Srl via Aldo Moro 4 20060 Pessano con Bornago (Mi) diffusione e contabilit, rivendite e abbonamenti: REDS Rete Europea distribuzione e servizi: viale Bastioni Michelangelo 5/a 00192 Roma tel. 0639745482 Fax. 0639762130

inoltre, lo storico Marco Cavallarin che, infaticabilmente, cerca di raccogliere il massimo consenso attorno al progetto oltre a numerosi ex bambini, americani, canadesi, italiani, polacchi ed i loro discendenti. Al presidente della Regione Lombardia Maroni, a quello della Provincia di Bergamo Ettore Pirovano oltre che al sindaco di Selvino Carmelo Ghilardi, il comitato chiede che Sciesopoli diventi il Memoriale dei Bambini di Selvino. La colonia deve essere salvata - dichiara lo storico Marco Cavallarin- Lacquisto della ex colonia il progetto che con Miriam abbiamo iniziato a coltivare. L si potrebbe realizzare un Museo Europeo dellAlyah Beth, e una foresteria per i suoi visitatori, o altro di significativo che conservi la memoria dell'Alyah Beth. Basterebbe costituire un organismo che progettasse la nuova struttura e promuovesse una sottoscrizione internazionale per lacquisto e il mantenimento delle attivit museali.

Foto tratte dal sito facebook di Sciesopoli. A destra Samuel Fuller ed Emil Weiss

Quello che colpisce nella filmografia di Emil Weiss lintegrit progettuale. Nella sua carriera il documentarista francese classe 1947 non ha mai smesso di interrogare testimoni, sopravvissuti e studiosi ma anche cineasti per ridisegnare la mappa della follia nazista, lontano dalle sirene dei circuiti turistici e festivalieri. Lo abbiamo incontrato nel corso della presentazione del suo sconvolgente esordio Falkenau, vision de limpossible (1988) al museo della Fabbrica di Oskar Schindler a Cracovia dove Weiss si era recato per realizzare delle riprese aeree dai siti di Auschwitz e Birkenau: spazi diventati ormai dei musei a cielo aperto dal percorso turistico predefinito. Questi luoghi-simbolo della produzione del Male nel ventesimo secolo, non sono forse anche degli esempi di architettura industriale? Secondo la storica francese Annette Wieviorka, le testimonianze di questi siti saranno presto cancellate da nuovi stabilimenti industriali legati allo sviluppo economico dellAlta Slesia. A discapito della sua formazione da architetto, il cineasta francese avevo scelto di impegnarsi con costanza nella promozione della cultura ebraica nella Parigi dellera Mitterand funestata da un biennio di piombo. Il 29 marzo 1985 tutto cambia con lattentato al cinema Rivoli-Beaubourg durante una proiezione al Festival del film ebraico organizzato dallo stesso Weiss. Non ci sono vittime tra gli spettatori dellazione rivendicata dalla Jihad Islamica. Ma un anno dopo, uno dei 18 feriti si toglier poi la vita. Il cineasta francese non si perde danimo e decide comunque di organizzare anche ledizione successiva. Dopo il sanguinoso attentato in Rue de Rennes davanti alla sede del settimanale Le Point, preferisce abbandonare definitivamente. Ma lincontro decisivo con Samuel Fuller che lo convince infine a passare alla macchina da presa. La censura distributiva, nonch la condanna morale nei confronti del suo pamphlet antirazzista Cane bianco (White Dog, 1982) - la cui regia era stata affidata in origine a Polanski avevano infatti spinto Fuller a trasferirsi a Parigi. Lintesa tra i due immediata. Il primo progetto di Weiss realizzato con la collaborazione di Yann Lardeau, penna dei Cahiers du Cinma nasce da una riflessione sul primo filmato in assoluto girato da Fuller utilizzando una cinepresa 16mm Bell&Howell. Durante la sua esperienza al fronte il regista americano aveva infatti filmato la liberazione del Campo di concentramento di Flossenbrg in cui Fuller era giunto insieme ad una divisione del Big Red One. Falkenau, vision de limpossible rimane una delle testimonianze filmate pi raccapriccianti sullorrore nazista insieme a quel che resta del documentario di propaganda hitleriana Terezin: Un documentario sul reinsediamento degli ebrei (1944). Levento filmato e commentato da

Fuller mostra la scoperta e il seppellimento delle vittime imposto dal capitano Richmont agli abitanti di Falkenau per espiare le proprie colpe e ridare dignit alle salme: i notabili della cittadina boema si erano infatti resi colpevoli di aver tollerato le atrocit commesse a poche centinaia di metri di distanza dalle loro case. Uno episodio che avrebbe forgiato la visione morale della Storia da parte di Fuller. In Verboten, forbidden, proibito (1958) il cineasta si spinger persino a portare per il suo valore pedagogico il processo di Norimberga nel cinema di finzione. Una caratteristica che tuttavia ritroviamo spesso tra le pieghe delle convenzioni di genere in tutta lopera fulleriana. Non mi mai passato per la testa di abbandonare il cinema documentario, continuer per la mia strada, confessa senza esitazioni Weiss. In qualit di spettatore il documentarista transalpino ha visionato moltissime pellicole sul tema: Nella maggioranza dei casi, i campi di concentramento svolgono soltanto la funzione decorativa per offrire uno sfondo storico. L'uomo del banco dei pegni resta uno dei pochi di film riusciti sullargomento. Nel film di Sidney Lumet, Rod Steiger interpreta il ruolo di un ebreo tedesco tormentato dal proprio passato che si ritrova a gestire un negozio di pegni a Harlem dopo essere sfuggito ad un lager. Nella pellicola di Lumet vengono utilizzati nel montaggio numerosi inserti per creare dei brevissimi flashback che irrompono nella quotidianit ritrovata oltreoceano dal protagonista. Se gli orrori del passato non possono essere ricostruiti attraverso il cinema di finzione, almeno vale la pena tentare di raccontarne le conseguenze nel presente, sembra dire Weiss. La discussione poi scivola sullarticolo Dellabiezione (1961), celebre invettiva di Jacques Rivette contro il film di Pontecorvo condannato per la rappresentazione estetizzante e auto-compiaciuta del Male nellepilogo. Condivido la posizione Rivette. Ma vale la pena sottolineare che ci sono anche altri aspetti moralmente discutibili nel cinema mainstream. Weiss fa lesempio dei meccanismi della suspence. In Schindler's List, Spielberg lascia credere per un attimo allo spettatore che i tubi delle docce utilizzate dai bambini non siano l per lavarli. Negli ultimi anni Weiss ha continuato a realizzare dei documentari dai luoghi del Male con la consulenza di Wievorka. Sonderkommando : Auschwitz-Birkenau (2007), Auschwitz premiers tmoignages (2011) e Criminal Doctors, Auschwitz (2013) mostrano come il documentarista francese sia riuscito a coniugare il rigore e la sobriet di Claude Lanzmann senza rinunciare, laddove possibile, a quegli sprazzi di poeticit sommessa che rendono Notte e Nebbia di Resnais unopera ineguagliabile. Secondo Godard nel Novecento si assistito al tentativo di democratizzare lOrrore. Il cinema documentario di Weiss si offre quale tentativo di restituircene a posteriori la geografia.

In copertina, Marina Abramovic Lips of Thomas, 1975-97

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PASSATO, PRESENTE, FUTURO

Quella nostalgia per un socialismo che non esiste


di MARCO SCOTINI

Tutte le statue sono state rimosse e ne rimasto solo il piedistallo? Costituito da una base individuata da un certo spessore, il piedistallo una struttura destinata a supportare qualcosa. Proprio a partire da questa sua qualificazione semantica ha raccolto nella storia un alto valore simbolico rispetto alle forme del potere: come base dellesercizio della sovranit, del vicariato della divinit, come zoccolo del tempio e del monumento. Si tratta sempre dellinstaurazione di un regime di visibilit che determina in anticipo le relazioni tra poteri assoggettanti da un lato e soggetti obbedienti dallaltro, differenze tra passato e presente, tra superiore e inferiore, tra forte e debole. Diciamo pure che il piedistallo la costante nel tempo rispetto alle variabili che il potere, di volta in volta, assume. A distanza di molti anni, limmagine pi efficace che ancora conserviamo della cosiddetta caduta del comunismo il rituale iconoclasta collettivo, che si abbattuto sulle innumerevoli statue disseminate in tutto lex-territorio sovietico (la cosiddetta leninoclastia), che si accanito sul suo simbolo pi eloquente: il Muro di Berlino. Era come se una stessa cerimonia (ma di segno contrario) facesse da contrappunto, con la sua attuale demolizione, a quello che in precedenza era stato latto di erezione e consacrazione del monumento. Innalzarlo o demolirlo, in definitiva, fa parte dello stesso gioco, come ha affermato Gerald Raunig. Ossessioni storiche Non c migliore lettura dellintero fenomeno del video Once in the XX Century (2004) di Deimantas Narkevicius: il reale smantellamento di una colossale statua di Lenin si trasforma nel suo virtuale riposizionamento, di fronte a una folla esultante che applaude, sventola bandiere, fotografa levento. Ma ci che trasmette la televisione di stato lituana si trasforma nel suo opposto speculare attraverso un montaggio rewind. Cos, intervenire con un gesto simile da parte di Narkevicius nellimmagine di quella che gi

Il Piedistallo vuoto. Fantasmi dallEst Europa: la scena artistica dellarea post-sovietica contemporanea. Una rassegna presso il Museo civico archeologico di Bologna, a cura di Marco Scotini, presentata da Artefiera e in corso fino al 16 marzo
Vyacheslav Akhunov colleziona e registra gi nel 1978. In un progetto grafico di otto tavole, fissa trentadue basi monumentali (raccolte in diverse citt sovietiche, da Mosca a Tashkent) che sono le uniche varianti di una stessa statua che risulta per, temporaneamente, rimossa. Lenin se nera gi andato al magazzino, alla sauna, a comprare la vodka, al congresso di partito, dice ironicamente Akhunov lasciando vuoto il suo basamento. Il socialismo, anche sotto la sua presunta realizzazione storica, non stato altro che un fantasma qualcosa che avrebbe potuto essere e che non stato, qualcosa che non abbiamo mai posseduto perch ancora deve aver luogo. Ci che chiamiamo Est un museo della storia a cura dellOvest, ha scritto recentemente Boris Buden, quando nel 2011-12 quella storia stata sul punto di ripartire, minacciando di sfuggire a quel deposito di rovine post-sovietico in cui per anni stata confinata. La cosiddetta transizione verso la democrazia dei paesi ex-socialisti coincisa, di fatto e non per caso, con la musealizzazione dellEst, come se si trattasse di un suo ovvio correlato. voleva essere una rivoluzione rewind (come lha definita Habermas) implica un cambiamento nellordine del senso, apre a un controtempo. Affermare che il piedistallo vuoto significa dunque lasciare sempre disponibile quello spazio a una riserva dessere, alle possibilit di vita che pu esprimere, a un virtuale per altri sviluppi. Dunque si tratta di concepire il socialismo non tanto come uneredit quanto piuttosto come una cosa che c e che manca da sempre. Ecco il fantasma, allora, come visibilit dellinvisibile, come qualcosa che c senza esserci. Come ha scritto Derrida un fantasma non muore mai ma resta sempre a venire e a rivenire. Di fatto il socialismo non aveva preso, sin dallinizio, le sembianze di uno spettro? Uno spettro che allora si aggirava per la vecchia Europa e che adesso continua ad apparire nel mondo, senza mai cessare di ossessionarci? Questa assenza qualcosa che poggia perfettamente sui piedistalli che sono tenute negli ultimi anni in occidente hanno recuperato questo concetto di nostalgia antagonista, non retrospettiva ma in-prospettiva, che aveva trovato in un libro di Svetlana Boym del 2001, The Future of Nostalgia, il proprio referente teorico pi o meno diretto.

Forse, questo immaginario nostalgico stato accolto favorevolmente in occidente per la passione che questultimo nutre da sempre per le rovine, per il passaggio e la vanit del tempo. Ma oggi, con linasprimento ovunque delle condizioni economico-politiche e delle forme di controllo, anche lEst non risponde pi al cosiddetto capitalismo di stato con una sorta di sentimento (per quanto costruttivo) ma con la ripresa delle proteste e dei movimenti organizzati. LEst, a venticinque anni della caduta del Muro di Berlino, intende ridiscutere il nuovo contratto che lega societ e potere.

RITUALI COLLETTIVI
A distanza di anni, limmagine pi efficace che conserviamo della caduta del comunismo labbattimento delle statue sparse per tutto il territorio, la leninoclastia

Sopra, Vyacheslav Akhunov, Abandoned Pedestals (The Empty Pedestals Intended for Monuments of Leaders), 1975-76; in alto, Artur Zmijewski, KR WP, video, 2000; qui sotto, Said Atabekov, Battle for the square, 2009

Rimpianti e ragioni Allo smantellamento dellUnione Sovietica ha fatto seguito, infatti, quello delle vicende del comunismo. Lo sviluppo di un neoliberismo tanto illimitato quanto violento si univa allemersione di nuove oligarchie orientali fondate su ritorni nazionalistici, neointegralisti, neofeudali. La risposta della popolazione al profondo disorientamento che lha colpita con lintroduzione del regime proprietario liberista e la ricostituzione del dominio di classe, stata definita negli anni recenti come nostalgia progressista, oppure ostalgia, secondo il neologismo tedesco, o come altro la si voluta chiamare. Si trattato sempre e comunque di uno stato di forte disillusione che adesso portava a rimpiangere la perdita del passato (che veniva presunto tale) e a mettere in discussione le ragioni che conducevano fuori da quel passato stesso. Molte mostre sulla scena artistica post-sovietica che si

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DEMOCRAZIE IN GIOCO QUALI STRATEGIE DI RESISTENZA

La perversione cupa del potere


di KETI CHUKHROV*

LUnione Sovietica considerata un classico esempio di societ disciplinare, e siamo abituati ad assumerla come un sistema arretrato rispetto alle societ post-disciplinari della democrazia liberale. Quello che per gli stati occidentali stato uno sviluppo graduale verso condizioni post-disciplinari dopo la seconda guerra mondiale diventata una terapia durto per gli Stati dellex Unione Sovietica in seguito all89. Lingresso nel mondo democratico civilizzato doveva essere realizzato tramite misure che erano spesso estreme ed eccezionali; questo ha comportato la monetizzazione del commonwealth, cancellando garanzie sociali, imponendo un forte cambiamento verso uneconomia di mercato, e permettendo la diffusione di iniziative criminali. Questi feroci caratteri della transizione alla democrazia post-sovietica sono stati spesso sradicati con misure severe e

Pi di 40 artisti per 100 opere. Si parte dagli anni 70 e si gira intorno a due assi temporali: il 1989, la caduta del muro di Berlino e il 1991, dissoluzione dellex Urss

autoritarie. Adottate sia nel nome dellintegrazione nel mondo della democrazia liberale occidentale (come stato il caso della Georgia durante la presidenza di Mikheil Saakashvili), che (come per la Russia nel 2000) in quello del controllo e nazionalizzazione delle imprese la cui piena libert economica e irresponsabilit sociale ha portato a un drastico impoverimento della popolazione. Tuttavia, la prima economia criminale post-sovietica, come pure il suo sradicamento, stata allo stesso modo violenta e poco democratica, ha inoltre coinciso con il cambiamento neoliberale nei governi occidentali. Cos il perseguimento di una democrazia sociale occidentale negli stati post-socialisti si rivelato relativamente tardivo, in quanto i programmi per la democrazia nelle societ neoliberali occidentali si sono ristretti e sono diventati obsoleti. Qui si deve affrontare il fatto che, pur promuovendo il programma democratico-sociale o le eredit socialmente impegnate dellarte davanguardia nelle regioni post-sovietiche, le istituzioni occidentali non governative e culturali hanno dichiarato di esportare e diffondere qualcosa che loro stessi non erano pi in grado di praticare o in cui non potevano pi avere fiducia. Come risultato, la spinta a diventare una societ trasparente e modernizzata si manifestata nelle funzioni di controllo e nello stato di polizia molto pi nelle societ post-sovietiche che nelle democrazie occidentali. per questo motivo che il ricordo di una societ disciplinare con il suo sottofondo in ombra potrebbe paradossalmente sembrare pi attraente e desiderabile per molti. Questo il motivo per cui, dalla fine degli anni 90, la tecnocrazia neoliberista illuminata dellOccidente ha avuto poco

effetto sulloligarchia paternalistica della Russia. Il capitalismo civilizzato, legalizzato sembra molto pi duro rispetto ai clan interni e corrotti delleconomia post-sovietica. Sembrerebbe che una certa quantit di corruzione mantenga le cose pi umane, meno alienate - una scusa apparente per la corruzione dilagante che ha caratterizzato leconomia sommersa del periodo sovietico e post-sovietico. Come Slavoj Zizek ripete spesso, i sistemi autocratici presuppongono le perversit nascoste allinterno della societ, mentre il permissivismo del controllo post-disciplinare - che consente una comunicazione aperta e democratica delle perversioni e delle violazioni al loro interno - molto pi regolato e governato. La ricerca foucaultiana nelle societ di controllo neoliberista ha anche rivelato esattamente come la societ di controllo trasparente interiorizzi lesposizione di elementi perversi o sovversivi. Le pratiche artistiche contemporanee tematizzano come i gesti sovversivi e trasgressivi o le tattiche critiche siano piegati nella retorica e nellideologia della societ liberale occidentale. interessante notare, tuttavia, che nelle societ post-sovietiche tali pratiche sovversive o lesposizione del trauma sono molto rare. Anche nel caso delle azioni da parte dei gruppi darte come Voina o Pussy Riot, il risultato dellintervento molto diverso dalle pratiche artistiche occidentali di sovversione. Le azioni di Voina, infatti, riproducono la perversione dello stesso potere politico russo. Allo stesso modo, mentre lintervento delle Pussy Riot presso la Cattedrale di Cristo Salvatore sembra a prima vista un gesto classico di violazione dei marchi del potere costituito e della santit, piuttosto il potere stesso che gi trasgressivo e perverso; e la pratica di resistenza rivela la perversione del potere imitandolo - il modo falso del governo o dei chierici che pregano o mettono in scena la loro castit. Inoltre, i membri del gruppo socialmente e politicamente rappresentano la retorica dei valori democratici e della societ civile, chiedendo elezioni trasparenti per eliminare la perversa sovranit che ha dichiarato la sua presidenza illegale quasi come uno stato di eccezione.

Questo il motivo per cui la domanda diventa: come si pu sovvertire o trasgredire la forza che pu sopportare la sovversione pi forte e pi sacrilega? Da un lato, sappiamo quanto spesso la critica sia stata proibita nei paesi post-sovietici. Ma allo stesso tempo, questi casi di divieto non significano che lautorit sia contro la perversione o eversione, ma piuttosto che lautorit stessa debba rimanere la principale fonte di tali atti perversi. Lo scrittore russo concettuale Vladimir Sorokin ha mostrato bene nei suoi scritti come lunit di perversione si manifesti nel comportamento di un potere autoritario e sovrano. In questo caso, perversione e trasgressione non hanno nulla a che fare con la libert, anche se la posizione rimane abbastanza differente dal trattamento occidentale post-fordista del ruolo della sovversione. Questa distinzione suggerisce ampiamente diverse genealogie ed epistemologie per le nozioni di potere, di libert, e del generale (il comune), da un lato, nelletica post-socialista ed ex socialista, e, dallaltro, nella democrazia liberale occidentale o addirittura nella teoria post-marxista Occidentale. * Keti Chukhrov filosofa e teorica darte. Vive e lavora a Mosca

MOSTRE & TESTIMONIANZA

Fotogiornalismo e reportage alla galleria civica di Modena


La galleria civica di Modena inaugurer il 22 febbraio (visitabile fino al 13 aprile) la mostra Fotogiornalismo e reportage. Immagini dalla collezione della Galleria civica di Modena, realizzata con materiale proveniente dalle proprie raccolte e curata da Silvia Ferrari. Questo allestimento consente di compiere una ricerca che d conto della fotografia considerata dal punto di vista del suo potenziale di testimonianza. Per la prima volta saranno esposte insieme immagini che illustrano momenti storici diversi di cui sono stati protagonisti fra gli altri Che Guevara, Fidel Castro, Konrad Adenauer, Bill Clinton e Nelson Mandela, oppure che documentano episodi cruciali, conflitti, viaggi, esplorazioni e indagini sociali come le drammatiche vicende del Cile durante la dittatura di Pinochet, la rivoluzione ungherese del '56, la strage dei Watussi in Burundi nel '64, la caduta del muro di Berlino. Vanno ricordate una selezione dalla serie Native Americans, alcuni scatti di Gianni Berengo Gardin dedicati alle comunit di zingari in Italia e alcuni ritratti di donne algerine costrette a farsi fotografare a volto scoperto per i documenti di identificazione durante la colonizzazione francese degli anni Sessanta. In mostra, Capa, Bresson, Gidal, Gorgoni, De Biasi, Salgado, Sander, Scianna, Weegee fra gli altri.

Qui sopra, Miroslav Tichy, Untitled, 1950-80; accanto a destra, Artur Zmijewski, KR WP, video, 2000. Sopra, a destra, Deimantas Narkevicius Holy War, 1996 e Yerbossyn Meldibekov - N. Oris, Tashkent. Lenin (dalla serie Family Album), 2008

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ALIAS 25 GENNAIO 2014

di FABIO FRANCIONE

Sono tentato di dire la stessa cosa che Gombrowicz rispose nella sua ultima intervista quando gli chiesero dei suoi progetti futuri. Per me il domani vuol dire morire con dignit, con il sorriso e possibilmente senza sofferenze. Soddisfatto di aver vissuto. Prima di porre fine al confronto e alzarsi, nella stanza savverte un momento di sospensione come se lautocontrollo dascolto cortocircuitasse sotto l'effetto straniante delle sue parole, ancor pi affascinanti se si guarda, appena appannata dal grigiore di questo gennaio, la Torre Diamante che pare scappare alla vista di Porta Nuova incorniciata com' dalla finestra sulla sua testa. larte della fuga che contrappunta le esistenze degne di essere vissute, il serrato e inconciliabile scontro tra la verticalit del progresso e lorizzontalit del passato. Perch a parlare Ludwik Flaszen, nato a Cracovia quasi 84 anni fa: ebreo, polacco per scelta familiare, genitori della Galizia allora asburgica; critico e fondatore a Opole nel 1959 del nuovo Teatro delle 13 File insieme a Jerzy Grotowski, primo focolare di quello che sar il Teatr Laboratorium che irradier il verbo del Teatro Povero negli anni successivi in Europa, Sudamerica e nel mondo. L'occasione di incontrare Flaszen concessa da un mini-tour di lezioni e presentazioni dell'edizione italiana del volume Grotowski & Company. Sorgenti e variazioni, summa del suo pensiero teatrale, curato da Pranco Perrelli per le Edizioni di Pagina e promosso da Regula Teatro di Raul Iaiza e Eugenio Barba. Logica vuole che sia la figura di Jerzy Grotowski a monopolizzare la conversazione fino a scolorirsi in memorie autobiografiche che a un certo punto prendono, con sorpresa generale, una piega inedita. Ci si domanda quale sia oggi leredit lasciata da Grotowski Grotowski un classico. Mi sembrato da subito un uomo sopra gli uomini, di una razza speciale, di quelli che attraversano, fanno e passano alla Storia. Appena lho conosciuto, ho avuto immediatamente questa sensazione. Di lui restano gli eredi legali come Thomas Richards che sono sempre attivi e poi c il sottoscritto. Sono uno dei due padri co-fondatori del Teatro Laboratorium. Dopo gli eroici anni 60 e 70 si vede oggi intorno a Grotowski un grande interesse accademico, il suo lavoro e le sue considerazioni teoriche sono pi interessanti per gli studiosi che per la gente di teatro. Sembra come se fosse passato tutto e tutto il suo lavoro pratico sia diventato anonimo. C, esiste, io lo vedo, ma non ovvio per tutti. Non c pi bisogno di sapere che alcune questioni cruciali per la costruzione dellattore le ha affrontate e sperimentate Grotowski. Dati come i rapporti tra il corpo e la voce, ad esempio, una volta erano novit totale, mentre oggi pare banale anche parlarne. Sono dati ormai stati acquisiti e poco importante sapere quale sia la sorgente. Questo il destino dei classici, lasciare tracce anonime, che poi vengono raccolte. Una dei ripensamenti grotowskiani anche il rapporto del teatro con lo spazio, inteso dello spettacolo e della sala teatrale Dopo Grotowski ogni regista ha lobbligo di pensare allintegralit e unicit dello spazio teatrale. Allora, cera il fatto obbligato della sala allitaliana. Grotowski abbatte tale convenzione.

FLASZEN Quel teatro

Al centro un ritratto di Flaszen, in alto con Grotowski negli anni 60, in basso una scena del film Grotowski-Falszen

francescano
Incontro con il fondatore insieme a Jerzy Grotowski nel 1959 del Teatro delle 13 File, dove prese forma il verbo del Teatro Povero
questo. Ha fatto di tutto, aveva il talento dellapostolo, dellambasciatore, per far conoscere il lavoro e le idee di Grotowski allestero, incontrando registi e personalit dellambiente teatrale, confezionando e traducendo articoli e scritti in tutti i paesi dEuropa grazie alla sua capacit di parlare molte lingue. lautore del primo libro su Grotowski e il Teatro Laboratorium scritto in italiano Alla ricerca del teatro perduto. Grazie a lui posso dire che siamo usciti dalle catacombe. Da l cominci - grazie anche alla critica francese Temkin la fama di Grotowski e i suoi spettacoli con molta difficolt e estenuanti trattative con le autorit polacche cominciarono a circolare nei festival europei, prima periferici poi sempre pi importanti. Quali difficolt incontravate? La distensione e lOstpolitik era ancora tarda a venire, e non avevate alcuna percezione del crollo dellImpero Sovietico e del muro di Berlino? Erano tempi difficili. Praticavamo una sorta di resistenza, creando il Teatro Laboratorium come nicchia di libert utilizzando astuzie sofisticate, machiavelliche, per aggirare il controllo della censura. No, non ho avuto nessun tipo di percezione dello sgretolamento che avrebbe avuto nel prossimo futuro. Nell89 ero gi da cinque anni a Parigi. Grotowski si era allontanato dalla Polonia due tre anni prima. Anche Heiner Muller racconta che mai avrebbe creduto nel crollo del Muro... Ero molto pessimista. Pensavo che ci sarebbero voluti 50 anni forse dopo la mia morte per vedere cadere il Muro. Pensavo di vivere in un carcere a cielo aperto, di vivere nella pi gioiosa baracca del campo socialista, come si diceva in Polonia. Ma, comunque ci sono stati elementi come la solidariet, Solidarnosc, e come la lungimiranza politica di Wojtyla che hanno contribuito a frantumare questo potere in modo esemplare, pacificamente. Daltronde, se si ripensa al Principe Costante quello di Grotowskinon nemmeno troppo nascosto lo studio sulla nomenclatura e i suoi poteri. resistenza dellindividuo alla pressione dellambiente autoritario. Se posso usare unespressione di Mrozek stato come ballare il tango con il regime. Come rimanere fedeli a se stessi nella societ della bassezza e della menzogna? Aggiungiamo un fatto paradossale, che nella Polonia comunista esisteva una grande cultura artistica e intellettuale con Wajda, Kantor, il premio Nobel della letteratura la poetessa Szymborska, senza parlare di tanti registi teatrali di altissimo livello: Jarocki, Swinarski, nostri amici del teatro Stary di Cracovia e altri. Mrozek, Kantor, uomini di teatro polacchi, in un certo senso innovatori come Grotowski... Facevano un teatro diverso. Ero loro amico, ma non capivano perch seguissi Grotowski. La classe morta molto vicina a Grotowski, ma con Kantor non ci si parlava pi. Non ebbi modo di dirglielo. La nostra ricerca innovativa passava attraverso la tradizione, le radici, lhomeland, soprattutto attraverso la tradizione romantica che ci metteva in stretto dialogo con gli antenati. Dialogo turbolento, drammatico, blasfemo. Verso, per cos dire, lantropologia attiva (e anche teoretica) del teatro. Sei andato a Parigi allinizio degli anni Ottanta... Dagli anni della dittatura di Jaruselski la mia casa a Parigi. C la mia compagna ed colpa sua se non sono tornato in Polonia. Le mie preoccupazioni sul mondo continuano, cambiando secondo levoluzione dei tempi. Ho vissuto e vissuto molto. Ragazzo di nove anni, nel 1939 con i miei genitori siamo riusciti a fuggire loccupazione nazista della Polonia, Ci trovavamo nelloccupazione sovietica, allest della Polonia. Nellestate del 1940 i sovietici ci hanno deportato nelle foreste della Russia pi profonda, una specie di campo di lavoro per deportati con famiglie intere. A undici anni lavoravo come un vero taglialegna. Cos paradossalmente dobbiamo la vita al carnefice Stalin: campo sovietico come salvezza dai forni di Auschwitz. Siamo stati liberati dopo lattacco di Hitler contro lUnione Sovietica. Seguono fuga in Asia centrale,, in Uzbekistan, fame, malattie, permanente vicinanza con la morte, tutto sotto locchio del Nkwd, la sicurezza stalinista. Nel 46 torno in Polonia nel regime sovietico. Qui comincia laltro capitolo della mia vita. Sempre salvo. Ed eccomi a Milano intervistato dal manifesto! Il mio teatro personale si intreccia con il teatro della Grande Storia. questo il Teatrum Mundi della mia generazione. Mi rimasta una ipersensibilit apocalittica. Viviamo in Europa, la nostra grigia apocalisse quotidiana, senza saperlo, con la minaccia di fuoco e fiamme. Ma sono un uomo di grande speranza. Si ringraziano Raul Iaizia e Oliviero Ponte di Pino

Riprende le lezioni delle avanguardie russe di Primo Novecento che qui in Italia sono state conosciute per gli studi e i libri di Angelo Maria Ripellino Che per erano state rimosse dalla memoria. Tutti avevano dimenticato e si possono capire anche i motivi. Oggi pare ovvio che tutti gli elementi che costituiscono il fenomeno chiamato teatro siano relativi. Non c un canone. E la domanda che torna quella di sempre: cos il Teatro? Ai nostri tempi il regista di qualit deve produrre non solo il suo spettacolo ma inventare anche la sua visione del teatro. Non esiste come prima una convenzione canonica, sono tutte relative. Per quanto riguarda lo spazio stato un personaggio oggi dimenticato, Jerzy Gurawski, larchitetto della compagnia e collaboratore di Grotowski il primo a proporre tale cambiamento del rapporto attore spettatore diverso per ogni spettacolo. Era una tappa importante della ricerca grotowskiana del rituale originario in teatro. Come lavorate insieme? Aiutaci a entrare nellofficina di Grotowski, e chi per primo ha parlato di Teatro Povero? Lavvocato del diavolo - questo era il mio ruolo. Avevo con Grotowski un rapporto molto speciale, discreto e sincero, accompagnando il suo lavoro pratico con le mie analisi durante il processo creativo. Lavorando sul libro, mi sono venuti a mente molti episodi di ci che era accaduto. Devo dire che la formula felice di Teatro Povero una mia trovata. colpa mia. L si trovano le sorprendenti sorgenti del dizionario teoretico di Grotowski. Era il 1957 o gi di l e leggevo molto i testi di storia della

chiesa e uno di questi parlava della dottrina francescana. Quanto mai attuale oggi... S, uno di questi diceva che ci sono due modi per spingere verso la fede. Uno usando mezzi ricchi, li usava lInquisizione, e mezzi poveri usati dal francescanesimo. Grotowski ha mai avuto rapporti con Giovanni Paolo II? No, non credo. Non confessava neanche la fede ufficiale dei suoi antenati. Aveva per ricevuto alla fine della sua vita un premio

cattolico per la cultura. Il Prix Fra Angelico. Ma c un fatto curioso. Grotowski aveva studiato alcuni rudimenti del teatro da un attore della compagnia teatrale di Wojtyla, si chiamava Mieczyslaw Kotlarczyk. Uno specialista della parola scenica. Quando vi siete accorti di essere riconosciuti anche al di fuori della Polonia? Intuivamo che ci che si stava compiendo sarebbe andato fuori dei confini polacchi. Soprattutto Eugenio Barba ha il merito di tutto

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REGIMI

LA CANDELORA ALLA RIBALTA


La storia del miracolo della Candelora di Montevergine risale ai tempi della controriforma quando la chiesa scaten una feroce caccia alle streghe, tra le sue vittime anche Giordano Bruno, che colp soprattutto femmine e femminielli. Si narra che due di loro, colti in flagrante atto amoroso, furono torturati, umiliati e lasciati nudi appesi ad un palo nella notte tra primo e il due febbraio del 1200, ma la Madonna Nera, detta Mamma Schiavona, li sleg, diede loro abiti, li condusse in una grotta e gli salv la vita. Ogni anno masse di fedeli, in gran parte gay, trans, lesbo e transgender, affronta il pellegrinaggio, ritmato dal suono delle tammorre, allAbbazia di Montevergine, che fu costruita proprio nel sito in cui sorgeva il tempio a Cibele, divinit anatolica venerata come Grande Madre che sinnamor follemente di Attis, un giovane pastore, lo fece diventare il guardiano del suo tempio e da lui fu tradita. Attis, terrorizzato dalla possibile furiosa reazione della gelosa dea, si evir con le sue stesse mani, e mor dissanguato. Alla cerimonia in suo onore potevano partecipare solo eunuchi e sacerdoti evirati truccati e con lunghi capelli. Dal 2002 ogni anno in occasione della Juta dei femminielli ad Avellino e dintorni prende vita un gay pride invernale, una tre giorni di incontri ed eventi organizzati dallassociazione Iken onlus, direzione artistica di Massimo Saveriano, che comincer domenica 26 gennaio alle 18.30 con un Aperitivo dei diritti e dibattito sui diritti Lgbt; venerd 31 gennaio alle 19, presentazione del libro Diario di una vecchia checca di Nino Spirl, legge Francesca Battista e intervista don Vitaliano della Sala; sabato 1 febbraio al Teatro 99 posti, via Cannaviello 34, Avellino ore 20.30 la festa ospiter, per la prima volta, Canio Lo guercio, voce e chitarra, insieme a Alessandro DAlessandro, organetto e loops, in Tragico Ammore di Canio Lo guercio, recital fuori dagli schemi di questo crooner lucano-napoletano, performer surreale, malinconico e ironico, autore, attore, musicista, architetto di Campo Maggiore, Basilicata; domenica 2 febbraio al teatro Carlo Gesualdo di Avellino dalle ore 18 verranno proiettati i film vincitori della VI edizione di Omovies, festival di cinema omosessuale. Canio Loguercio ha collaborato gi in molte occasioni con questa testata, il suo primo 45 giri Kufia lo registr proprio il manifesto. C una sua bella e esauriente intervista del febbraio 2009 che gli fece Michele Fumagallo e un articolo pi recente del 5 ottobre 2013 in cui si annuncia luscita di Amaro Ammore, cd pi libretto, edizioni dif di Antonietta Caridei (euro 22), dedicato a Pasquale Trivigno storico membro del gruppo Little Italy, che faceva parte della della vesuwave e che debutt al festival rock di Bologna del 1982. Bellissimo il brano Cump dedicato a Trevigno scritto da Canio e da lui cantato con la bravissima Maria Pia de Vito e con Rocco de Rosa al pianoforte, altro storico compagno darte e gran impastatore di cavatelli, si vedono tutti e tre nel bel video di Antonello Matarrazzo. Lavventura di Canio Loguercio comincia con un gruppetto di amici musicisti nati nella ventosa Lucania: da l iniziarono la loro ricerca per spostarsi prima verso Napoli e poi a Roma, dove ormai risiedono da parecchi anni, e dove furono tutti accolti e protetti dal padre nobile e coltissimo innovatore Pinotto Fava, mitico inventore del programma radiofonico Audiobox (RadioRai) spazio multicodice che tutti i pi interessanti artisti ha ospitato, tutte le pi acute sperimentazioni sonore ha diffuso per letere. Per chi voglia saperne di pi, consultate il prossimo numero (8) di www.inpensiero.it rivista multimediale.

LA STORIA
IL LIBRO RICCARDO MANDELLI RACCONTA DI COLLUSIONI E BISCAZZIERI

Mussolini al casin punta sul nero. E perdono tutti

I legami del potere con il gioco dazzardo durante il fascismo forse causa della morte di Matteotti, che indagava anche su petrolio e concessioni

IL CICLOPICO SANDWICH
Selvaggina di passo. La graziosa Susan Winter (Gloria Talbott), femme dun aviateur, organizza una spedizione nelle profonde vene del Messico, alla ricerca del suo uomo scomparso in seguito a un incidente aereo. Avventuratasi insieme a tre compagni di viaggio, nel piacevole luogo la povera fanciulla incontrer, invece del fidanzato, una scena popolata da ragni e iguane giganti, terreni coltivati a uranio e un solitario abitante alto 25 piedi dalle fattezze non proprio acqua e sapone, con un solo occhio, un viso simile a un sandwich al formaggio schiacciato sul marciapiede e unattitudine poco socialite. The Cyclops (1957): nella storia del cinema miserabile il suo regista Bert I. Gordon (1922) occupa un posto particolare, definito da Forrest J Ackerman Mr. B.I.G. per la sua dedizione nel risolvere i nodi della sci/fi e dellhorror semplicemente espandendo la dimensione delle sue creature, carattere che gli guadagner ladorazione anche di Joe Dante (vedi il suo commento al film su Trailers from Hell). Ovviamente dimportazione, gi dal 2010 disponibile un dvd edito da Warner Archive di notevole caratura tecnica, considerata la tipologia di film. Lamore pi freddo della morte. Un rocker romantico, una giovane indecisa, un vecchio padre svagato: tre vite e una sola, piccola citt, Tonnerre, immobile nella sua invernale condizione di comunit impermeabile a qualsiasi ipotesi di slancio sociale. Maxime (Vincent Macaigne), artista in fuga dalla metropoli, di ritorno al luogo natio vive una temporanea illusione amorosa, il cui termine segner una sorta di riconciliazione con la figura paterna chiamata a conforto. La svolta thriller impressa alla vicenda non modificher la sostanza di uno sguardo rivolto al quotidiano di esistenze compassionevolmente colte in una mediocrit comunque illuminante. Presentato lanno scorso a Locarno, Tonnerre arriva per il suo regista Guillaume Brac dopo lapprezzato mediometraggio Un monde sans femmes: la commedia e il dramma sotto la neve possono sciogliersi col supporto di un robusto esempio di camp sentimentale, la canzone Torner dei Santo California. Dalla settimana prossima distribuito nelle sale francesi. Il diritto del pi forte. Ancora dimportazione, un disco recentissimo delletichetta Usa Shout! Factory dedicato a un titolo di provenienza televisiva non altrettanto freschissimo, ma dallindubbio fascino di retroguardia: The Scarlet and the Black, ovvero Scarlatto e nero (1983), il Tv movie diretto dal veterano del piccolo schermo Jerry London incentrato sui fatti della Roma occupata durante la seconda guerra mondiale, nello specifico la sfida a distanza tra Monsignor Hugh OFlaherty (Gregory Peck) e il capo della Gestapo nella capitale, Herbert Kappler (Christopher Plummer), senza dimenticare linfluenza dellallora numero uno del neutrale Vaticano, Papa Pio XII (Sir John Gielgud). Insieme ai tre, un cast pauroso di sentinelle della vecchia guardia: da Raf Vallone a Barbara Bouchet, da Angelo Infanti a Remo Remotti, Edmund Purdom, Gabriele Ferzetti Musiche di Ennio Morricone, per completare. Paradossalmente, un ideale anello di congiunzione tra i nazi-movies di Luigi Batzella e Inglourious Basterds.

di ALDO COLONNA

davvero incredibile come nel nostro Paese, per saccenteria e per consorteria intellettuale, gli studiosi siano spesso i soliti guru o supponenti tali che affollano i talk show a volte con punte di violenza verbale inutile e sconosciuta in altri paesi. Nell'area anglofona vige qualcosa chiamata 'meritocrazia' che vede in auge intellettuali con curriculum comprovati e non taroccati, dall'esperienza e dalla professionalit indiscutibili e indiscusse. Vogliamo appunto parlarvi di uno studioso, storico, docente di storia e di filosofia, Riccardo Mandelli, che ha scritto un magnifico saggio (Al casin con Mussolini, Lindau) sull'industria del gioco d'azzardo e sugli ambienti finanziari e politici che consentirono, insieme a liaisons pi che dangereuses con la malavita, il pullulare di casin che fondarono la loro fortuna sull'abbraccio mortale tra istituzioni (il Fascismo) e crimine organizzato. L'intreccio tra massoneria, esoterismo, la disinvoltura di tycoon finanziari e, successivamente, la mafia ci consentono di affacciarci con sgomento sulla vera essenza che alimenta una casa da gioco e sulle collusioni con il regime. Morti oscure ed eccellenti, suicidi incomprensibili ed 'indotti', fanno da cornice a quella che pu sembrare, agli occhi di un profano, una sana industria del ludus. Ma la rivelazione pi sconcertante quella sulla morte di Matteotti che sapevamo ucciso per via della sua coraggiosa avversione al regime certo e che trov la morte invece per la sua strenua opposizione alla liberalizzazione del gioco d'azzardo. Non esiste certo - n potrebbe esistere - un documento ufficiale che certifichi l'assassinio a ragione della collusione del Duce con i biscazzieri. Il discorso del 30 maggio sui brogli rimane uno

specchietto per le allodole. Il saggio di Mauro Canali del '97 illuminante sulle complicit tra fascismo e affarismo collegati al delitto. Matteotti stava indagando su due decreti (diritti sulla ricerca petrolifera e gioco d'azzardo) ed era notoria la sua attivit di smascheramento della immoralit del regime. I segreti del gioco d'azzardo avrebbero potuto mettere nei guai i soggetti pi disparati: Mussolini, Toeplitz, Casa Savoia. Tutti avevano interesse a tappargli la bocca per sempre, fu un delitto 'collettivo'. Il Duce gli revoca il passaporto proprio nel momento in cui quello ha organizzato all'estero una serie di incontri e di conferenze; fuori dei confini il regime, che ha cercato invano di accreditarsi come una forza pacifica, invece ben conosciuto per quello che in

In pagina con la copertina del libro di Riccardo Mandelli, il palazzo Vendramin e un ritratto di Giacomo Matteotti

FONDAZIONE LUCHETTA OTA DANGELO HROVATIN


Vent'anni dalla tragedia di Mostar, dove - il 28 gennaio del 1994 - perdevano la vita i giornalisti Marco Luchetta, Alessandro Ota e Dario D'Angelo, della troupe Rai inviata in Bosnia per un servizio sui bimbi della ex Yugoslavia, candidati in quei giorni al premio Nobel per la Pace. Poche settimane dopo a Mogadiscio veniva assassinato il collega Miran Hrovatin, inviato al fianco della giornalista Rai Ilaria Alpi. All'indomani di quei fatti si ufficialmente costituita la Fondazione Luchetta Ota DAngelo Hrovatin, che da vent'anni accoglie e sostiene i bambini affetti da malattie non curabili nei loro Paesi d'origine. Dal 1994 la Fondazione ha ospitato un migliaio circa di bambini e familiari provenienti dall'Africa, dall'Asia, dal sud America, dall'Europa orientale e penisola balcanica, con una percentuale di guarigione del 94%. Marted 28 gennaio la Fondazione Luchetta inaugura a Trieste il suo terzo Centro di accoglienza: appuntamento alle 15 in via Chiadino 7, dove sono attesi fra gli altri - la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, il vicesindaco Fabiana Martini, la presidente della provincia Maria Teresa Bassa Poropat, il prefetto Francesca Adelaide Garufi, il questore Giuseppe Padulano, il direttore generale dell'Ospedale Burlo Garofalo Mauro Melato, rappresentanti delle confessioni religiose e il portavoce di Articolo 21 Beppe Giulietti. Dal 28 gennaio sar on line il bando per la nuova edizione del Premio Luchetta.

realt . Matteotti allora espatria clandestinamente, al suo ritorno gli rester poco da vivere. A parte l'opposizione al gioco d'azzardo, Matteotti denuncia la disinvoltura di Mussolini nel concedere alla Sinclair Oil la potest di ricerca petrolifera nel nostro Paese e delle gravi irregolarit emerse dalla concessione. Durante una concitata seduta alla Camera incentrata sull'ordine del giorno (il disegno di legge n.47 sul gioco d'azzardo), Matteotti sbugiarda Mussolini mettendolo alle corde; si ipotizza, nel libro, che l'assassinio del deputato fosse stato ispirato addirittura da Vittorio Emanuele III che deteneva delle azioni del colosso americano. Ma non solo, un intero capitolo getta una luce sinistra sulla probabile corresponsabilit del Vate, Gabriele D'Annunzio, le cui ambiguit verbali e fattuali sembrano ricondurre pari pari ad un suo agreement all'assassinio politico, se non ad un suo coinvolgimento. Mandelli ha impiegato anni a redigere questo singolare manuale di 'resistenza' e ripaga il lettore con una messe impressionante di dati, di relazioni proibite, di intrecci disinvolti. Gli stessi che testimoniano della bont del lavoro e dell'assoluto disancoramento dell'autore dai salotti dell'invettiva ad orologeria e fanno fede di un robusto impiantito basato su un tessuto culturale alieno da mistificazioni.

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di FEDERICO ERCOLE

George Kamitani di Vanillaware, software house di Osaka, un poeta delle due dimensioni, un pittore di videogame neo-classici che disegna a mano i personaggi e i panorami delle sue opere elettroniche cos preziose e inattuali, in unera ludica distinta da un fotorealismo tridimensionale tanto spinto da destare lillusione che limmagine fittizia sia pi vera del vero. Malgrado la bellezza degli scenari e delle creature di Kamitami rischi di travolgere locchio con uno tsunami estetico, i suoi lavori sono videogioco puro in grado di coinvolgere cervello e dita in ore di virtuosismi e strategie per portarli a compimento e, quando li si finisce, si ha limpressione di avere sfogliato un libro illustrato dai poteri magici simili a quello letto da Bastian nella soffitta della sua scuola. Dragons Crown, lultimo lavoro di Vanillaware, arrivato in Europa da qualche settimana per Playstation 3 e PS Vita, rischiando di naufragare nella tempesta del secolo dei tanti kolossal milionari usciti durante lautunno-inverno dello scorso anno. Si tratta di un affetta-tutto a scorrimento orizzontale che ci trasporta indietro nel tempo, allepoca delle sale-gioco, quando con una monetina si vivevano avventure fantasy come Shadow Over Mystara di Capcom o Golden Axe di Sega. Dragons Crown ripristina e amplifica il valore perduto di un genere smarrito negli anni, conservandone e esaltandone la grandezza ludica, e lo proietta nel futuro dei videogiocatori pi giovani, colti e curiosi. la fantasia che diviene realt di chi ha vissuto leggendarie epopee a colpi di gettoni nei retro fumosi dei bar, quando al posto di orribili videopoker cerano macchine da sogno, e una promessa di novit per chi, cresciuto con decine di sparatutto identici in prima o terza persona, anela sfide diverse. Lintreccio del videogame solo apparentemente comune e scontato: alcuni avventurieri sono incaricati di trovare unantica reliquia, la Corona del Drago, in grado di ribaltare le sorti

Dragons Crown tutto fatto a mano


funeste del reame di Hydeland. Ma giocando si scovano decine di microstorie che sono favolose novelle che, da sole, potrebbero funzionare come la trama di un solo videogame, tesori narrativi che si consumano in poche parole e immagini. Cos, una volta scelta una classe tra quelle classiche di guerriero, amazzone, stregone, elfo, nano e maga si viaggia per labirintici templi, catacombe, foreste, caverne e ruderi combattendo orde di creature sempre pi ostili e recuperando tesori composti da armi, armature, oro e ossa di eroi defunti da resuscitare. Se la giocabilit avvincente quanto immediata i disegni con cui lazione illustrata possiedono un fascino che rapisce e talvolta distrae anche in mezzo allazione pi caotica, con la sua sovrabbondanza di dettagli e colori che impreziosiscono mostri, eroi e scenari rendendoli elementi di un affresco mobile dalle dimensioni spropositate in grado di impossibilitare una visione compendiaria. Rimangono cos tatuati sulla superficie della memoria visiva decine di immagini: una fata che dorme ubriaca e graziosa dentro un bicchiere di vino, una monaca combattente ferita e morente sulla cui gamba si chiudono ancora le fauci di una belva decapitata, una sirena tra lacqua trasparente che sguazza come una sensuale nobildonna romana in una vasca delle terme, le carcasse di navi dai legni marci e infranti su scogli appuntiti, festoni di ragnatele che compongono architetture aeree e ardite tra le stalattiti e le stalagmiti, piccoli angeli come putti di Rubens che scendono a riportare la vita su corpi defunti. Se si accettano e si portano a compimento le decine di missioni secondarie qualche volta si premiati con gli art work originali del gioco e si possono memorizzare e collezionare per osservarli a piacimento e leggere la storia che illustrano; uno dei premi migliori che si possa vincere in un videogioco. Kamitami ha sempre prediletto, soprattutto nei suoi vecchi capolavori Odin Sphere e Muramasa Demon Blade, eroi esili e aggraziati dai tratti spiccatamente manga, ma in Dragons Crown per rappresentare i suoi personaggi principali ha adottato uno stile diverso, soprattutto per le classi femminili, che ricorda la sovrabbondanza sensuale e iperbolica delle donne di Rembrandt rivisitate da unimmaginazion e fantasy, nipponica e perversa in un maniera vaga e naife: la maga ha seni cos grandi da sembrare ingombranti colline su un orizzonte padano ma si muovono leggeri e soavi, come cuscini di piume o palloncini rosa, sfidando ogni forza di gravit con la loro carnosa irrealt; lamazzone ha gambe gigantesche come travi che supportano delle natiche di dimensioni elefantiache su cui poggia una vita sottile e effimera. La ricchezza barocca di Dragons Crown pu confondere chi gioca da solo e si fa accompagnare da altri personaggi gestiti dallintelligenza artificiale, rischiando di farci perdere in un maelstrom di tinte, vettori, luci ed effetti speciali. Quindi, sebbene sia divertente e appagante anche come esperienza solitaria, il videogame di Vanillaware offre il meglio in cooperativa locale o online con altri tre giocatori. Al congestionante splendore visivo e alla frenesia ragionata dellazione si aggiunge la musica di Hitoshi Sakimoto, compositore che ha gi lavorato con Vanillaware e autore dellindimenticabile colonna sonora di Final Fantasy Tactics. Per Dragons Crown ha scritto musiche che si fondono sia con lazione che con lambiente, diventando i colori aggiuntivi della tavolozza di Kamitani. La lunghezza di Dragons Crown, se si accettano tutte le sfide che propone, pu essere spropositata, ma si pu anche finire in un tempo pi moderato. Dipende dalla passione e dalla disponibilit del giocatore a lasciarsi ammaliare, con linconsapevolezza spensierata e un po ebbra di un viaggiatore delle feconde terre dellinutile, dalla sensualit e dalla montante cattiveria di questa multicolore e meravigliosa trappola ruba-tempo.

PLA GAM

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MARCO ACCORDI RICKARDS

Mercato, gioco e giocatori alluniversit Si tratta di un affetta-tutto a scorrimento orizzontale che ci trasporta indietro nel tempo, allepoca delle sale-gioco, quando con una monetina si vivevano avventure molto fantasy
di F. M.

Tra i numerosi romanzi dedicati alluniverso di Guerre stellari, Io, Jedi legato alla trilogia originale, diario di formazione di Corran Horn, da pilota di punta ad apprendista Jedi dellAccademia fondata da Luke Skywalker

AY MES

Marco Accordi Rickards, direttore editoriale della rivista dedicata ai giochi multipiattaforma Game Republic, direttore di Vigamus il museo dei videogiochi di Roma e docente di Teoria e critica delle opere multimediali interattive presso l'Universit di Roma Tor Vergata, assieme a Francesca Vannucchi, docente di Sociologia della comunicazione culturale sempre presso l'Universit di Tor Vergata, ha di recente pubblicato il volume Il videogioco. Mercato, giochi e giocatori (con introduzione e cura di Michele Rak). Gi dall'editore - Mondadori Universit - si pu intuire si tratti di un testo pensato per l'utilizzo didattico. Per quanto si potrebbe pensare che i giovani universitari odierni, da bravi nativi digitali, dovrebbero conoscere gran parte delle informazioni contenute sull'evoluzione dell'industria videoludica, su varia fortuna di generi e piattaforme, sulle professioni legate alla creazione dei videogiochi (nel 2010 Accordi Rickards aveva gi pubblicato con Tunu un libro su Le professioni del videogioco), su quello che e su quello che invece dovrebbe essere la critica videoludica, molto spesso invece si scopre che le informazioni a disposizione non sono accurate e, anche quando ci si trova di fronte ad appassionati, pi facile si tratti di hardcore gamers che non conscious gamers. Quale la differenza? Il concetto di conscious gamer si deve allo stesso Accordi Rickards e descritto con le sue stesse parole un giocatore che utilizza in modo appassionato e informato il medium. Ne conosce le potenzialit e non lo considera esclusivamente un prodotto per l'intrattenimento. Sa che un mezzo di espressione artistica, capace di veicolare messaggi, idee ed emozioni. E proprio il critico videoludico dovrebbe essere l'esempio di tale figura mentre troppo spesso, complice anche la ricezione ancora acerba del medium videoludico nella cultura istituzionale, chi scrive di videogiochi su riviste specializzate on o offline in realt niente pi che un hardcore gamer (quindi non necessariamente consapevole delle ampie possibilit culturali e artistiche insite nel nuovo medium o interessato ai game studies) pi o meno inconsapevolmente "embedded" negli uffici stampa delle case videoludiche che hanno facile gioco nel sollevare "hype" sui titoli da cui si aspettano maggiore ritorno economico. Pertanto non solo il libro di Accordi Rickards e Vannucchi il benvenuto non solo all'interno delle aule universitarie, ma un'utile lettura da parte di tutti quanti - critici compresi - vogliano affrontare il tema del videogioco in modo serio e consapevole sia delle modalit produttive, sia delle potenzialit artistico/culturali, sia dei pericoli - pi sbandierati che reali - connessi ad esso. Se un motivo di dissenso e discussione lo si pu trovare nel libro e precisamente nella delineazione dei profili del giocatore, piuttosto il descriverli come gruppi separati (ai due gi citati si aggiunge quello del "casual gamer") e non come gradi di un'evoluzione che si pu tradurre con quanto scrive James Paul Gee nel suo Come un videogioco, insegnare e apprendere nella scuola digitale (Raffaello Cortina, 2013) su apprendimento passivo, attivo e critico. Il profilo del conscious gamer si adatta appunto a quello dell'apprendimento critico, cio di chi non solo ha acquisito la "grammatica" di una disciplina, ma riesce anche a riflettere su di essa in modo critico. evidente come un'istituzione come quella universitaria non si debba porre come compito di separare il grano dal loglio, quanto di far avanzare chi ne abbia le capacit (e la disponibilit) al livello successivo: dall'hardcore al conscious gamer per affrontare in modo consapevole e critico il panorama delle opere multimediali interattive.

IL LIBRO MICHAEL A. STACKPOLE

Dalla saga Star Wars un videogioco di carta


di FRANCESCO MAZZETTA

Le edizioni Multiplayer.it stanno con sempre maggior frequenza pubblicando i romanzi dedicati all'universo di Guerre Stellari, non solo quelli recenti legati prevalentemente agli ultimi successi videoludici della saga di Knights of the Old Republic (BioWare, 2003) ed ambientati nella vecchia Repubblica (in un periodo da 25.000 a 1.000 anni prima gli eventi descritti in Star Wars IV: A New Hope cio il primo dei film girati da George Lucas), ma anche quelli legati alla trilogia originale ed usciti in edizione originale ormai da qualche anno, come Io, Jedi di Michael A. Stackpole, pubblicato per la prima volta in inglese nel 1998. Stackpole arriva a Star Wars dopo aver collaborato ad altri universi ludico-fantastici come quello di BattleTech e, oltre ad Io, Jedi, autore di altri romanzi per le sotto-serie dedicate a X-Wing e The New Jedi Order oltre che autore di sceneggiature di fumetti. Io, Jedi per, per quanto sia un romanzo dedicato sostanzialmente non solo agli appassionati di Guerre Stellari, ma ancor pi precisamente ai fan dell'universo espanso generato dalla saga cinematografica oltre i suoi confini mediali, sicuramente un'opera pregevole e destinata non solo ad incuriosire ma a deliziare il fan intelligente. Questo perch si distacca stilisticamente dalle modalit narrative usuali e, grazie alla sua originalit riesce ad essere una sorta di giro in ottovolante su tutto l'universo starwarsiano e non solo. La peculiarit stilistica la decisione di abbandonare il punto di vista molteplice attraverso cui vengono narrate le altre storie della saga (ivi comprese le originarie opere cinematografiche) per adottare un punto di vista in prima persona che segue l'unico protagonista della storia dall'inizio alla fine del romanzo. Se da un lato questa potrebbe parere una debolezza, Stackpole trasforma l'handicap in punto di forza facendo s che il suo romanzo sia una sorta di diario di

formazione del protagonista che passa dall'essere il pilota di punta della squadriglia Rogue ad apprendista Jedi nell'Accademia fondata da Luke Skywalker ad infiltrato nella pi pericolosa banda di pirati galattici. Non solo, Stackpole riprende gli eventi precedentemente narrati da Kevin J. Anderson nella sua trilogia dell'Accademia Jedi (tradotti in italiano da Sperling & Kupfer: Sulle orme dei cavalieri jedi, 1996; Il discepolo del lato oscuro, 1996 e I campioni della Forza, 1997) e li ripropone da un punto di vista diverso, che contribuisce a chiarire ulteriormente l'evoluzione del confronto tra Luke Skywalker e i suoi apprendisti col signore oscuro dei Sith Exar Kun, morto ma pure ancora estremamente potente e pericoloso. Il protagonista della storia di Stackpole Corran Horn, valente pilota corelliano che vede la propria moglie improvvisamente rapita dalla inafferrabile banda di pirati guidata da una giovanissima e bella quanto pericolosa Leonia Tavira, Ammiraglio imperiale alla guida di uno Star Destroyer protetto da misteriosi guerrieri che sembrano predire l'attacco delle forze della Repubblica. Horn dapprima decide, per liberare la moglie, di apprendere le vie della Forza in cui egli comunque versato, grazie al nonno, gi cavaliere jedi per la vecchia Repubblica, ma poi, di fronte alle incertezze di Luke, alla minaccia di Exar Kun - che pure contribuisce a debellare -, ed alla defezione del giovane e potentissimo Kyp Durron che, sotto l'influenza di Exar Kun, distrugge un'intero sistema solare ancora fedele all'Impero, sceglie di abbandonare l'Accademia Jedi e di cercare la moglie infiltradosi tra i pirati come gi fatto in passato quando operava per la sicurezza corelliana. Divertentissima la sarabanda di personaggi che Corran incontrer sul suo percorso, sia appartenenti alla vulgata della trilogia cinematografica, sia quelli dell'universo espanso come Mara Jade, Kyp Durron, i figli gemelli di Leia e Han Solo, ecc. Inoltre, Stackpole, sfruttando l'indecisione

del suo protagonista, ci mostra sia grandiose battaglie spaziali con gran dispendio di dettagli tecnici su come guidare i vari caccia, sia emozionanti duelli a base di spade laser e di superpoteri consentiti dall'uso della Forza. In particolare Stackpole gioca col lettore inviandolo a rimandi pi o meno scoperti come quando Corran Horn si trasforma in una sorta di Batman di Vlarnya, la capitale del pianeta Courkrus: di giorno pirata immerso negli agi e nelle ricchezze dedito alle bisbocce e di notte vendicatore mascherato dei soprusi condotti dalle bande di pirati presenti nella citt contro la popolazione. A differenza di altri romanzi in cui il punto di vista molteplice ha permesso la creazione di personaggi nuovi che potessero stare al passo di quelli gi resi celebri dai film, Stackpole non crea comprimari particolarmente interessanti: neppure Tavira, nonostante il conflitto che provoca nel protagonista giocando coi suoi sentimenti, si stacca dallo sfondo. Questo perch la sua cifra stilistica, piuttosto che rifarsi agli originali cinematografici, rimanda piuttosto ai videogiochi che si rifanno alla serie. La narrazione in prima persona richiama direttamente la serie di sparatutto in prima persona inaugurata nel lontano 1995 con Dark Forces un cui impersonavamo un Kyle Katarn che, col progredire degli episodi, doveva apprendere le vie della Forza ed addirittura scegliere se propendere per il lato luminoso o se per quello oscuro. Ed il dispendio di dettagli sulla guida di caccia Ala-X o degli Artigli ottenuti modificando i TIE Fighter imperiali ci rimanda ancora pi indietro, al gioco X-Wing del 1993 ed al suo seguito, TIE Fighter, dell'anno seguente, in cui dovevamo porci alla guida dei caccia simbolo da un lato della Ribellione e dall'altro dell'Impero. Un romanzo che se piacer a tutti i fan dell'universo espanso di Star Wars, pertanto dedicato prioritariamente a quanti di loro siano gamers ovvero apprezzino in modo particolare la versione videoludica della saga.

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ALIAS 25 GENNAIO 2014

PUGILATO

SPORT
LA MEMORIA ATLETI E GESTAPO

In occasione della Giornata della Memoria, oggi alle ore 17, presso la biblioteca Civica di Omegna, si terr l'incontro: Dai campi di calcio ai campi di lavoro: gloria e oblio di Arpad Weisz (foto) e di Ernest Erbstein due allenatori di razza (ebraica). Lincontro sui due allenatori di scuola danubiana che allenarono in Italia negli anni 30 e furono costretti a lasciare a seguito delle leggi razziali, organizzato dall'Anpi, dallIstituto storico della resistenza e della societ contemporanea nel novarese e Cusio Ossola Piero Fornara e dallo Spi-Cgil. Allincontro interverr Giovanni A. Cerutti, direttore scientifico dellIstituto storico della resistenza Piero Fornara. (p.c.)

Lazzaro Anticoli di Trastevere. Il pugile Bucefalo assassinato alle Fosse Ardeatine


di P.C.

Lazzaro Anticoli fu un promettente giovane pugile romano, che conquist una certa fama a Roma, in particolare si mise in evidenza nel quartiere di Trastevere, i cui abitanti gli affibbiarono il nome di Bucefalo. Nato nel 1917, Anticoli era un povero ragazzo che viveva nel ghetto romano e si guadagnava da vivere combattendo sui ring di terza categoria. Aspirava al titolo di campione nazionale di boxe, tali erano le sue qualit pugilistiche, ma poco pi che ventenne dovette abbandonare la sua promettente carriera sportiva a seguito delle leggi razziali. La mattina del 23 marzo del 1944 fin in una retata e, detenuto a Regina Coeli fin nella lista compilata da Kappler delle 335 vittime, delle quali 57 ebrei, dei detenuti destinati alle Fosse Ardeatine. Catturato a seguito della delazione di Celeste Di Porto, un'ebrea che si era venduta ai tedeschi, amante di Vincenzo Antonelli esponente della banda Bardi-Pollastrini, agli ordini della Gestapo e delle SS, resosi famoso per la sua caccia spietata agli ebrei. Anticoli fin nella lista dei 57 ebrei destinati alla fucilazione, solo all'ultimo momento in sostituzione di Angelo Di Porto, fratello della delatrice, incappato nella retata della mattina di quel 23 marzo 1944. Sui muri della cella numero 306, terzo raggio, Lazzaro Anticoli incise con un chiodo la scritta: Sono Anticoli Lazzaro, detto Bucefalo, pugilatore. Si non arivedo la famija mia colpa de quella venduta de Celeste Di Porto. Rivendicatemi. Lazzaro Anticoli era un puglile antifascista, quando tentarono di catturarlo, prima di arrendersi, colp con tutta la forza dei suoi potenti pugni e mise ko tre fascisti prima di essere portato in carcere. Se i fascisti con le leggi razziali avevano spezzato i sogni di gloria nazionale della boxe di Lazzaro Anticoli, Il 24 marzo del 1944 i criminali nazisti Kappler e Priebke spezzarono la sua vita insieme a quella di altre 334 persone alle Fosse Ardeatine. Sulla figura di Lazzaro Anticoli nel 2009 stato allestito lo spettacolo teatrale Bucefalo il Pugilatore scritto, diretto ed interpretato da Alessio De Caprio. Atleta di rango fu anche il vogatore Sabino Martelli Castaldi del circolo canottieri Aniene di Roma. Dopo di PASQUALE COCCIA l'8 settembre del 1943 entr a far Fu il pugilato lo sport pi parte della Resistenza con il praticato nei campi di compito di tenere i collegamenti concentramento. Piaceva al Fuhrer tra gli alleati e i partigiani romani ai quali faceva arrivare esplosivo e perch incarnava la forza e la velocit d'azione, senza mai armi. Catturato dalle SS e abbassare la guardia. Quel torso torturato in Via Tasso fu fucilato nudo con bicipiti e pettorali in bella alle Fosse Ardeatine il 24 marzo mostra e la violenza dei pugni, che del 1943, dove mor un altro ben rappresentavano la razza atleta, il velocista Manlio ariana, affascinavano Hitler e tutti i Gelsomini, tra i primi a nazisti a seguire, compresi i kap, organizzare la Resistenza nel che dirigevano i campi di Lazio con il nome di battaglia concentramento di Auschwitz, Ruggiero Fiamma. Dachau, Gusen e Monowitz. Finirono l i maggiori rappresentanti dello sport ebraico, diffusosi in Europa a partire dai primi anni del Novecento, su Foto grande: Lorenzo Anticoli detto disposizione di Max Nordau, che al Bucefalo, al centro il pugile tedesco di primo congresso sionista di Basilea, origini sinti Johann Torllmann, campione sottoline la necessit di dar vita a di Germania dei mediomassimi nel 1933, un movimento sportivo ebraico in a destra: Leone Efrati detto Lelleto tutta Europa. Finirono in quei

Ring nei campi di concentramento


campi atleti ebrei, che si erano imposti alle olimpiadi di Stoccolma, Parigi, Anversa e Amsterdam. Piaceva ai kap dei campi di concentramento il pugilato, e si divertivano a far combattere i deportati tra loro, anche di notte, come accadde al pugile tedesco di origini sinti Johann Torllmann, campione di Germania dei mediomassimi nel 1933, che per una razione maggiore di cibo era costretto a combattere di continuo, fino a quando sostenne un incontro con un capo SS, e anche se debilitato lo mise ko. La reazione fu immediata, una pallottola mise fine alla vita di Trollmann il 9 febbraio del 1943. All'interno del campo i kap distinguevano gli incontri comuni da quelli dove il livello era alto, perch a boxare erano dei veri professionisti. la sorte che tocc a Leone Efrati, detto Lelletto, pugile italiano di origine ebrea, affermatosi a Roma, nel '38 si trasfer in Francia, dove sconfisse i maggiori pugili d'Oltralpe. Si convinse a tentare la fortuna Oltreoceano e a Chicago sfid Leo Rodak, campione Nba dei pesi piuma, incontro dall'esito incerto fino all'ultimo e che Efrati perse solo ai punti. Sulle sfide imposte a Efrati, i capi delle SS di Auschwitz scommettevano sicuri, ma quando seppe che i kap avevano picchiato selvaggiamente il fratello, anch'egli vittima della retata che li port ad Auschwitz, fece sentire la durezza dei suoi pugni alle SS del campo, che reagirono violentemente fino ad ammazzarlo il 16 aprile del 1944. Ad alimentare le scommesse tra i capi dei campi di concentramento furono anche alcuni calciatori, tra i quali Ferdinando Valletti del Milan, finito a Mauthausen, che riusc a salvare la pelle grazie al fatto che partecip al torneo di calcio tra i capi delle SS (vedi Alias del 2/3/2013), e quello del giovane calciatore rossonero non fu l'unico caso, qualcosa di analogo accadde

Al Fhrer piaceva il pugilato, i kap si divertivano ad organizzare incontri notturni tra i detenuti, alcuni dei quali erano campioni di categoria
anche ad Auschwitz, come ricord qualche anno fa Nedo Fiano, padre dell'attuale deputato del Pd Emanuele Fiano: C'era un prigioniero, lo chiamavano Barcarolo un ebreo romano, che giocava le partite con le SS e di fronte a quel fatto inverosimile, restammo allibiti. Non era troppo alto persino un po' rotondo per quanto lo si potesse in quel contesto di fame e di morte. Che fine fece non lo so, gli incontri di Auschwitz erano rapidissimi. Non sappiamo se riuscirono a mettere in evidenza le loro qualit pedatorie altri due calciatori, Carlo Castellani e Vittorio Staccione. Castellani era nato a Fibbiana gioc come mezzala nel Livorno e poi nell'Empoli, citt che gli ha dedicato il nome delle stadio, apparteneva a una famiglia di antifascisti, nella notte tra il 7 e l'8 di marzo del 1944 fu arrestato a seguito di una retata effettuata dai fascisti e fin a Mauthausen, venne poi mandato nel sottocampo di Gusen dove mor all'et di 35 anni. Vittorio Staccione, nato a Torino nel 1904, calcisticamente si form nelle giovanili della squadra granata, scovato da Enrico Bachmann, mezzala e capitano del Torino, Staccione gioc nella Cremonese e nel Verona, nel 1927 fu acquistato dalla Fiorentina del conte Luigi Ridolfi, un fascista della prima ora e fedelissimo di Mussolini, che aveva intenzione di

portare la squadra gigliata ai vertici della classifica del campionato. Si ritir dall'attivit calcistica nel 1935 e torn a lavorare in fabbrica alla Fiat, dove si schier sempre al fianco degli operai e per il suo antifascismo fu arrestato pi volte dall'Ovra, la polizia segreta di Mussolini. Il 13 marzo del 1944, venne arrestato dalle SS con il fratello maggiore e spedito insieme ad altri antifascisti a Mauthausen-Gusen, dove mor circa un anno dopo l'arresto, il 16 aprile del 1945 poco prima del fratello Francesco, a seguito delle percosse inflitte dalle SS, che gli provocarono ferite non curate e una conseguente cancrena alla gamba. Il mondo sportivo di allora, completamente allineato al regime mussoliniano per convinzione o per opportunismo, silenziosamente e nell'indifferenza generale, si pieg alla politica persecutoria del regime nei confronti degli ebrei, e accett l'espulsione degli atleti non ariani dalle societ sportive. Dalla sera alla mattina le espulsione iniziarono dal basso, nelle palestre dove ci si allenava insieme agli atleti ebrei, spesso furono comunicate a voce, come ricordano alcuni ebrei sopravvissuti. Fu comunicato loro di essere indesiderati da coloro che erano prima di tutto i loro allenatori e presidenti. Furono casi rari, ma non mancarono gli esempi di sportivi che con piccole azioni di disobbedienza civile e di resistenza, con spirito antifascista seppero opporsi con coraggio alla dittatura e, mettendo a rischio la propria vita, aiutarono gli atleti ebrei.

ALIAS 25 GENNAIO 2014

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I FILM
BELLE & SEBASTIEN
DI NICOLAS VANIER, CON FLIX BOSSUET, TCHKY KARYO. FRANCIA 2013

SINTONIE
Grey si muove sulla matrice letteraria classica delleroina sventurata da romanzo ottocentesco, ma il fascino immaginato nel personaggio non si trasmette al pubblico. (g.d.v.) THE COUNSELOR - IL PROCURATORE
DI RIDLEY SCOTT, CON MICHAEL FASSBENDER, CAMERON DIAZ USA GB 2013

A CURA DI SILVANA SILVESTRI CON ANTONELLO CATACCHIO, ARIANNA DI GENOVA, GIULIA DAGNOLO VALLAN, MARCO GIUSTI, GIONA A. NAZZARO, CRISTINA PICCINO

IL GIORNO DELLA MEMORIA


JAN KARSKI
ROMA, ISTITUTO POLACCO, VIA VITTORIA COLONNA 1, CASA DEL CINEMA 25 GENNAIO 28 FEBBRAIO

SANGUE
DI E CON PIPPO DELBONO, MARGERITA DELBONO, GIOVANNI SENZANI. ITALIA 2013

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Sulle Alpi Francesi, durante la seconda guerra mondiale, il piccolo orfano Sebastien trova l'amicizia di Belle, una grande femmina di cane dei Pirenei che abita nei boschi attorno al paese, ritenuta un feroce predatore. Belle e Sebastian porteranno in salvo al di l delle montagne una famiglia di ebrei. DRAGON BALL Z: LA BATTAGLIA DEGLI DEI

DI MASAHIRO HOSODA. ANIMAZIONE. GIAPPONE 2013

Dragon Ball Z: La Battaglia degli Dei vede Son Goku impegnato in una difficile battaglia contro il potente Dio della distruzione, che si risvegliato dopo un lungo letargo. LA GENTE CHE STA BENE

DI FRANCESCO PATIERNO, CON CLAUDIO BISIO, MARGHERITA BUY. ITALIA 2014

Pochi film americani sono stati fatti a pezzi dalla critica come questattesissima collaborazione tra Cormac McCarthy e Ridley Scott. Tempi interminabili, colori ipersaturi, dialoghi fiume, la fotografia patinata che ricorda gli spot dei generi di lusso di venticinque anni fa, la macchina usata in modo insopportabilmente ponderoso. La sua profonda disattualit sembra essere lunico reale punto di interesse del film, la stranezza che obbliga lo spettatore ad aggiustare continuamente lo sguardo. (g.d.v.) DALLAS BUYERS CLUB

Mentre allArgentina va in scena Orchidee ultimo spettacolo teatrale del regista esce anche questo film che con lo spettacolo teatrale ha non pochi punti di contatto, uno dei pi audaci realizzati da un cineasta italiano degli ultimi anni: senzaltro nuova la sua ossessione per le forme in grado di scompaginare lesistnte. Filma ad altezza di occhi, si sogna e progetta come estensione del suo dispositivo leggerissimo e fluido Cercarlo nei tamburini di Roma, Milano, Napoli, Bologna. (g.a.n.)

MILEY CYRUS IN CARICATURA


WRECKING BALL
Usa, 2014, 354, musica: Ron Jeremy, regia: Nathan Coltrane, fonte: Youtube

SAPORE DI TE
DI CARLO VANZINA, CON MARTINA STELLA, GIORGIO PASOTTI. ITALIA 2013

Lavvocato Dorloni uno che ce lha fatta e ormai non guarda pi in faccia nessuno. Per lui conta solo il successo. Ad un passo dal trionfo, per, quel mondo cos perfetto inizia a sgretolarsi e a mostrare tutti i suoi risvolti oscuri. HERCULES: LA LEGGENDA HA INIZIO (3D)

DI JEAN-MARC VALLE, CON MATTHEW MCCONAUGHEY, GRIFFIN DUNNE. USA 2013

DI RENNY HARLIN, CON KELLAN LUTZ, GAIA WEISS. USA 2014

Hercules, il principe semidio, non conosce i suoi natali divini il suo unico desiderio avere lamore della bellissima Hebe, principessa di Creta, che per stata gi promessa. Quando scopre la lotta che deve ingaggiare, sitrova di fronte al bivio del suo destino. THE PERVERT'S GUIDE TO IDEOLOGY

DI SOPHIE FIENNES. DOCUMENTARIO. UK 2013

Ron Woodroof il pi implausibile crociato della guerra contro l'Aids che si possa immaginare. E, portando sullo schermo la fantastica storia vera di questo elettricista di Dallas diventato imprenditore del traffico di medicine illegali contro l'Aids per salvarsi la pelle, Matthew McConaughey non ha intenzione di dargli delle scusanti: il suo Ron un redneck orrendo, litigioso, misogino, omofobo. Dallas Buyers Club ha il suo fascino nell'immediatezza del racconto, che il regista francocanadese rende con orecchio sensibile alle cadenze dolci e crudeli del Texas, un occhio paziente e una mise-en-scene generosamente disadorna. anche un film sorprendentemente divertente. (g.d.v.) 2 GIORNI A NEW YORK

Ritornano gli anni 80, le estati a Forte dei Marmi, la Capannina, gli onorevoli socialisti e tornano i Vanzina e il loro vecchio glorioso sapore di mare girato nell83 ma ambientato venti anni prima. Il film possiede miracolosamente una certa freschezza, I Vanzina si divertono a costruire amori, tradimenti e storie, rispettosi dei film dei padri nobili della commedia, ma anche dei vari Muccino e Moccia dei quali riprendono parte del cast. (m.gi.) I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY

Forse una delle pi divertite e provocatorie parodie di videoclip musicali che siano mai state realizzate. Il brano della Cyrus viene reinterpretato (e malamente storpiato) da unicona del cinema hard, lirresistibile Ron Jeremy, che non ha nessun problema a mostrare il suo corpo nudo, sovrappeso e un po sfatto mentre si dondola sulla palla dacciaio o demolisce pareti con un grande martello. Lerotismo della cantante, supportata dal fotografo Richardson, si trasforma qui in un osceno caricaturale davvero esilarante. INSTANT CRUSH
Francia, 2013, 540, musica: Daft Pank con Julian Casablancas, regia: Warren Fu, fonte: Vevo

LIstituto polacco di Roma ricorda nella giornata della memoria la figura di Jan Karski (qui nella foto di Carol Harrison) emissario dello stato segreto polacco, insignito del titolo di Giusto tra le nazioni. La Polonia ha proclamato IL 2014 anno di Jan Karski che per primo tent di informare gli Alleati dello sterminio degli ebrei. Una mostra si inaugura oggi alle ore 18.30 (e si chiuder il 28 febbraio) nella sede dellIstituto, a seguire lincontro e la presentazione dei libri La mia testimonianza davanti al mondo. Storia di uno stato segreto (Adelphi Edizioni 2013) di Jan Karski a cura di Luca Bernardini e il fumetto appena uscito presso la Rizzoli-Lizard Jan Karski. Luomo che scopri lOlocausto di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso. La serata, condotta da Paolo Morawski, giornalista e scrittore, si avvale della presenza di Ewa Wierzynska (museo della Storia della Polonia), prof. Luca Bernardini (Universit degli Studi di Milano), Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso. La mostra rimarr aperta fino al 28 febbraio negli orari dufficio dellIstituto Polacco di Roma. Il 28 gennaio alla Casa del Cinema (ore 20) sar proiettato Papusza di Joanna Kos-Krauze e Krzysztof Krauze (PL, 2013, 131, v.o.sott.it) alla presenza di Jowita Budnik (protagonista del film) e Angelika Kuzniak (autrice del libro Papusza), film dedicato a Bronislawa Wajs (1908-1987), prima poetessa gitana in lingua rom.

IL FILM
HANNA HARENDT
DI MARGARETHE VON TROTTA, CON BARBARA SUKOWA, AXEL MILBERG. GERMANIA LUSSEMBURGO FRANCIA 2012

DI E CON BEN STILLER, CON KRISTEN WING, ADAM SCOTT. USA 2013

Slavoj Zizek decostruisce il deserto del reale, provandoci quanto la nostra percezione sia alterata dai messaggi subliminali sottostanti alle immagini, utilizzando gli stessi mezzi contro cui ci ammonisce, demistificandoli. IL SEGNATO

DI E CON JULIE DELPY, CON CHRIS ROCK, ALBERT DELPY. FRANCIA 2011

Ben Stiller attualizza ai giorni nostri uno dei classici dellumorismo Usa, da un raccontino di Thurber portato sullo schermo da Danny Kaye, in cui un grigio signore del New Jersey si immagina protagonista di imprese eroiche. Il marchio autoriale di questo remake iperpatinato pi che di Ben Stiller dello sceneggiatore Steven Conrad (La ricerca della felicit). Il surrealismo e la satira sociale della premessa cedono il posto a una lettura pi banale.(g.d.v.) THE UNKNOWN KNOWN

DI CHRISTOPHER B. LANDON, CON MOLLY EPHRAIM, ANDREW JACOBS. USA 2013

Dopo esser stato segnato, Jesse inseguito da misteriose forze mentre la sua famiglia cerca disperatamente di salvarlo. I SEGRETI DI OSAGE COUNTY

DI JOHN WELLS, CON MERYL STREEP, JULIA ROBERTS. USA 2013

Storia delle caparbie donne della famiglia Weston. La vita di ciascuna di loro ha preso una direzione diversa, ma una crisi familiare le riporta ancora una volta nella casa in cui sono cresciute nel Midwest CERA UNA VOLTA A NEW YORK

Julie Delpy, figlia di attori della scena francese sperimentale degli anni Sessanta, oggi vive a Los Angeles, candisata allOscar per la migliore sceneggiatura (Before the Sunset - Prima del tramonto). Lei e Jess (Ethan Hawke) si incontrano su un treno per Vienna, una lunga notte sulle traiettorie di un desiderio sospeso. Negli anni Celine e Jess si ritroveranno in occasioni diverse, ormai cresciuti. Commedia nevrotica e molto metropolitana alla Woody Allen, ma al tempo stesso lautrice guarda in altre direzioni, prima di tutte il divario tra Europa e America motivo ricorrente di questo suo diario. (c.pi.)

DI ERROL MORRIS. DOCUMENTARIO. USA 2013

LA MIA CLASSE
DI DANIELE GAGLIANONE, CON VALERIO MASTANDREA, BASSIROU BALDE. ITALIA 2013

Il confronto con l'ex-segretario della Difesa americano Rumsfeld, il fabbricante primario del teorema della guerra in Iraq si gioca sul filo (tagliente) della parola, e dei suoi significati; un piano duplice, che non solo quello di verit e menzogna, punta invece alla tattiche del potere. Riflessione sull'America, la sua politica culturale, sviluppata nelle logiche del potere, con al centro uno dei suoi protagonisti pi terribilmente influenti. Non c' nulla che glorifichi Rumsfeld, o che gli fornisca un minimo appiglio di calore nella messinscena gelida e essenziale di Morris. (c.pi.) THE WOLF OF WALL STREET

Un po troppo lungo, forse, ma dallindubbio fascino questo clip della band francese, girato in un formato un po retr: il vecchio e classico aspect ratio 1:33. In un museo delle cere ottocentesco, il manichino di un soldato (con le fattezze di Casablancas) si innamora di una contadinella. Separati dai custodi, si ritroveranno amorevolmente fusi insieme per sempre, in seguito a un devastante incendio. In Instant Crush lo spettatore si aspetta da un momento allaltro che le statue prendano vita, ma in realt Warren Fu punta tutta la narrazione non sullanimismo ma su giochi di sguardi e di luce, alternando alla storia tra i due fantocci, lesibizione del vocalist americano su una pedana circolare. MAL DAFRICA
Italia, 1983, 350, musica: Franco Battiato, regia: Francesco Messina, fonte: Youtube

in sala solo il 27 e 28 prossimi, in occasione della Giornata della memoria grazie alla Ripley's che lo distribuisce in versione originale fondamentale per capire il lavoro sull'accento fatto dalla protagonista, Barbara Sukowa, icona della cineasta, nel dare vita alla filosofa tedesca. Un altro personaggio femminile nella galleria della von Trotta, personaggi femminili di intelligenza rivoluzionaria e disturbante ( Rosa Luxemburg, Hildegard von Bingen, o le sorelle di Anni di piombo). Hannah Arendt la definirono senza sentimento, fredda, dura, arrogante, persino nazista, lei che era ebrea, finita nei campi, e sfuggita alla deportazione. 1960, New York, dove Arendt vivr fino alla morte, nel 1975. Il periodo che Von Trotta mette in scena quando la filosofa accetta la proposta del New Yorker di coprire per loro con una serie di articoli il processo in Israele al nazista Adolf Eichmann. Arendt a differenza di altri vuole capire cosa accaduto, le ragioni e le modalit. E anche altro, perch ad esempio, il suo maestro Heidegger si era messo dalla parte dei nazisti. (c.pi.)

LARTISTA
FLAVIA MASTRELLA. SCULTURE IN TASCA.
BOLOGNA, MUSEO D'ARTE MODERNA 24 GENNAIO - 9 MARZO

DI JAMES GRAY, CON MARION COTILLARD, JOAQUIM PHOENIX. USA 2013

Quinto film di James Gray, il pi normalizzato e meno interessante. Dopo i laceranti quadri familiari di Little Odessa, The Yards, We Own the Night, Two Lovers costruisce un intero film su un personaggio femminile creato appositamente per Marion Cotillard. Ewa Cybulski arriva nel 21 a Ellis Island dalla Polonia con la sorella, spedita allospedale perch sospetta di tubercolosi, aiutata dal protettore di un gruppo di ballerine di burlesque a sbarcare e in cambio la fa prostituire.

Opera civile, politica e felicemente sbilenca, irrisolta, eppure audace, coraggiosa, spudorata nella propria voglia di sbattere la testa contro il muro di tutto quanto la societ civile nasconde sotto il tappetto della falsa coscienza, delle buone maniere, dell'impegno di facciata. Film d'urgenza rara. Valerio Mastandrea un maestro che insegna l'italiano a una classe di studenti extra-comunitari rendendosi conto della propria lotta vana. Gli studenti s'aggrappano a lui come a uno dei pochi barlumi di umanit di un paese che, invece non ne vuol sapere niente di loro. Gaglianone non si fa illusioni, e mostra, letteralmente, le contraddizioni di chi interviene con il cinema nel reale. Film potente, scabro, severo e dolente. (g.a.n.)

REGIA: MARTIN SCORSESE, CON LEONARDO DICAPRIO, MATTHEW MCCONAUGHEY. USA 2013

Scorsese ruggisce con tutto l'orgoglio di cui capace un uomo che vanta fra i suoi capolavori titoli come Toro scatenato e L'ultima tentazione di Cristo. Un film che sembra riallacciarsi direttamente a Casin e condurne a compimento il surreale cubismo formale, probabilmente la punta pi avanzata del modernismo hollywoodiano. Nel portare sullo schermo l'autobiografia di Jordan Belfort, broker senza scrupoli, al cui confronto Gordon Gekko un idealista frankcapriano, Scorsese come inebriato dalla rinnovata fiducia nel suo furore creativo. (g.a.n.)

Affiora dietro tende velate bianche il cantautore catanese. Come in un altro clip, La stagione dellamore, anche qui Messina gioca con ombre sfumate, utilizzando un delicato ed efficace bianco e nero. In altre immagini Battiato posa, come in una fotografia, insieme a una decina di ragazze vestite come collegiali daltri tempi. Le stesse, in un altro quadro, accennano a una coreografia. LAfrica - a differenza di altri clip che sono stati realizzati in loco - qui solo evocata, ma il regista/art-director (autore di alcune copertine per gli album di Battiato) molto bravo a costruire sequenze cariche di atmosfere. Inutili forse gli inserti con vedute urbane notturne in freeze-frame.

Si inaugura il 24 gennaio al MAMbo, dipartimento educativo (via don Minzoni 14) alle ore 17 la mostra laboratorio di Flavia Mastrella, dal sottotitolo Lesaltazione dellinsignificante le sculture che ridanno nuova vita e personalit distinta ai piccoli oggetti raccolti per lo pi sulle spiagge dallartista. Giocattolini che contengono il ricordo dellaffettivit, abbandonati alle intemperie e nati a nuova vita per parlare ognuno con il suo linguaggio. In laboratorio, bambini e ragazzi andranno alla ricerca di frammenti e altre piccole cose da assemblare in modo inedito. Ingresso alla mostra gratuito, laboratori a pagamento. Sponsor tecnico Teatro Vascello, dove Flavia Mastrella stata in cartellone con Antonio Rezza con lantologixa dei loro spettacoli. Ora a Torino al teatro Cardinal Massaia con Pitecus (il 30 gennaio) e con Fratto X, al Teatro della tosse a Genova dal 31 al 2 febbraio, al teatro Astra di Vicenza il 7 febbraio, al Css di Udine l8. E dal 12 al 16 a Napoli teatro Bellini con 7-14-21-28. Info: http://www.mambo-bologna.org

LA MOLE
UNA MOLE COS GRANDE
TORINO, LA FUCINA, FINO AL 31 DICEMBRE

MAGICO

Presso La Fucina (via delle Rosine 1 bis), laboratorio atelier di Valentina Lagan si incontrano artisti e scrittori in occasione dei 150 anni dallinizio della costruzione della Mole Antonelliana, simbolo di Torino, commissionata dalla comunit ebraica come Sinagoga poi acquisita dal comune, oggi sede del Museo nazionale del cinema, luogo misterioso ed esoterico, secondo Nietzsche limmagine stessa di Zarathustra, allepoca una delle costruzioni pi alte del mondo e una delle prime ad essere illuminate con il gas di citt. Valentina Lagan con lesperta darte contemporanea Caterina Fossati, ha avuto lidea di radunare sotto la Mole un certo numero di artisti adottati dalla citt (Leandro Agostini, Claudia Isa Alban, Cornelia Badelita, Alessandro Berardi, Luca Cassine, Alessandro Ciffo, Corina Cohal, Jonny DellOrto, Matilde Domestico, Mattia Fossati, Moisi Guga, con Valentina Lagan) che con alcuni autori daranno vita a chiusura dellevento un piccolo libro edito da Neos: Luca Beatrice, Stefania Bertola, Diego De Silva, Michele Di Mauro, Gianni Farinetti, Bruno Gambarotta, Luciana Littizzetto, Riccardo Marchina, Margherita Oggero, Luca Ragagnin, Enrico Remmert, Hamid Ziarati.

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STORIE COME ROVINARE AMICIZIE E SODALIZI DECENNALI. E INTANTO GLI AVVOCATI GODONO

Rocker in tribunale Ecco le faide epocali


di GUIDO MARIANI

L'ego delle rockstar l'ingrediente segreto che crea l'alchimia della grande musica. Ma anche la scintilla che fa esplodere durissimi contrasti all'interno delle rock band che portano non solo a litigi violenti, ma anche a lunghissime e costosissime lotte legali. I compagni che hanno condiviso tante avventure musicali e tanti tour possono improvvisamente, per divergenze creative o personali, trovarsi l'uno di fronte all'altro in tribunale per contendersi il nome del gruppo e lottare per spartirsi un'eredit artistica. E chi pensa che i divi siano pieni di soldi, dovrebbe vedere le dichiarazioni dei redditi dei loro avvocati.

Scioglimenti e defezioni che hanno lasciato strascichi non solo legali tra membri della stessa band. Quasi sempre una questione di soldi
THE BEATLES
I Fab Four sono stati leggendari da tutti i punti di vista, ma la loro fine non fu esattamente idilliaca. Il 31 dicembre del 1970 Paul McCartney decret ufficialmente la fine del gruppo portando in tribunale i suoi compagni e la compagnia che lui stesso aveva fondato, la Apple Corps. I due anni precedenti erano stati per la band un alternarsi di litigi e riconciliazioni. Ma quando Paul pubblic il suo primo disco solista nell'aprile del 1970, diffuse un comunicato in cui annunciava che era fuori dal gruppo. McCartney scelse poi anche la via dei tribunali, ma non tanto contro Lennon, Starr e Harrison, ma contro l'ingombrante manager Allan Klein, scelto contro la sua volont nel 1969 per rappresentare la band. Klein era un agente spregiudicato e senza scrupoli. Si era guadagnato la fama negli anni Sessanta per essere stato in grado di far ottenere i contratti migliori ai musicisti e faceva le pulci alle case discografiche imponendo riconteggi delle royalties a favore dei propri clienti. Alla met degli anni Sessanta inizi a lavorare con i Rolling Stones con cui negozi un nuovo lucroso contratto. Paul non si fidava per niente di lui, avrebbe preferito che gli affari della band venissero gestiti da suo suocero, l'avvocato John Eastman. Gli altri tre, temendo un trattamento preferenziale, andarono avanti con la decisione di incaricare Klein. McCartney decise quindi di andare fino in fondo chiedendo i conti aggiornati della Apple Corps, accusando Klein di mala gestione e ritenendo che, non dovendo suonare pi insieme, il marchio Beatles andasse sciolto. Nel gennaio del 1975 i tribunali

THE PLATTERS
Agli inizi dell'era pop-rock alcuni gruppi erano formazioni di artisti assemblate per cantare canzoni scritte su misura per un mercato giovanile che si stava espandendo sempre di pi. Uno di questi ensemble erano i Platters che nel periodo 1955-1967 riuscirono a piazzare nelle classifiche di vendita pi di 40 singoli, tra cui i brani classici Only You e The Great Pretender. La line-up ebbe innumerevoli cambi di organico, ma la voce pi riconosciuta era quella di Tony Williams, mentre il vero leader era il produttore e autore musicale Buck Ram, uno dei protagonisti della scena discografica di quegli anni. Le lotte legali iniziarono proprio quando, nel 1960, Williams decise di lasciare il gruppo per diventare solista e la casa discografica, la Mercury, si rifiut di pubblicare altro materiale senza di lui, suscitando le ire di Ram che ricorse ai tribunali. Da quel momento la storia dei Platters caratterizzata da miriadi di dispute giudiziarie e da una infinita serie di formazioni cloni che si sono contese il nome. Nel corso dei decenni si arrivati ad avere almeno una decina di Platters diversi, dai Buck Ram Platters (guidati dal produttore), agli Original Platters fino a The International Platters in cui ritorn a militare Williams. Insomma chi ci capisce bravo. Pare che a tutt'oggi ci siano ancora in giro per il mondo quattro Platters diversi, a dispetto del fatto che Ram e Williams siano morti da pi di vent'anni e l'ultimo membro originario, Herb Reed, sia scomparso a 83 anni nel luglio del 2012. Un destino simile ha riguardato anche altre band di quell'epoca come i Drifters di Under the Boardwalk.

PINK FLOYD
Roger Waters decise di lasciare i Pink Floyd nel 1985. La registrazione del controverso album The Final Cut aveva ormai danneggiato irrimediabilmente i rapporti all'interno della band. Waters, che considerava il gruppo ormai una creatura al servizio dei suoi progetti artistici, aveva dato il benservito al tastierista Richard Wright ed era ai ferri corti con Dave Gilmour, che non apprezzava n il suo atteggiamento dittatoriale n le sue ossessioni. Il leader, con il suo addio, avrebbe voluto scrivere la parola fine alla carriera del gruppo. Gilmour si oppose, Waters, come narrano le biografie, lo minacci dicendogli You never fuckin' do it!. Ne nacque una lunga battaglia legale. Intanto nel 1987 il marchio Pink Floyd era tornato sull'album A Momentary Lapse of Reason creatura artistica frutto soprattutto del lavoro di Dave Gilmour che deluse forse i fan storici, ma ebbe un grande successo di vendite. Waters era livido. Defin il gruppo una truffa e stronc il disco giudicandolo una raccolta di canzoni povere con testi di terza classe. Arriv anche a tentare di impedire il tour americano della band, minacciando cause ai promoter e diffidando gli ex compari dall'uso durante i concerti del maiale volante, un simbolo della band che lui aveva ideato. Alla fine la contesa legale arriv a un accordo che prevedeva che Gilmour e il batterista Nick Mason potevano proseguire a usare il nome del gruppo. Waters manteneva i diritti su The Wall. Wright per ragioni legali rimase un membro-ombra. Ma anche senza il padre padrone, i Pink Floyd conservarono un grandioso successo e riuscirono a tenere in vita la loro leggenda. Il tempo e l'et hanno reso via via la loro rivalit sempre pi insignificante. Il 2 luglio 2005 Waters, Gilmour, Mason e Wright ritornarono ad esibirsi insieme per la prima volta in 24 anni a Londra al concerto benefico Live 8 presso Hyde Park. Wright scomparso nel 2008. In un'intervista dello scorso settembre Waters, oggi settantenne, si detto pentito della dolorosa e rancorosa battaglia legale. Ha dichiarato: Loro sbagliarono, ma sbagliai anche io. Ma ormai a chi importa? Alla fine ho dovuto imparare una lezione di diritto. Quando andai da loro e dissi 'Siamo sciolti. I Pink Floyd non esistono pi'. Loro mi dissero 'Che cosa dici? Non possibile farlo. un marchio, ha un valore commerciale. Non pu finire di esistere'. La legge gli ha dato ragione e la legge tutto quello che abbiamo. questo di cui parla The Wall.

misero fine ufficialmente alla storia dei Fab Four. Macca aveva visto giusto: Klein era non un manager fedele, aveva infatti truffato gli Stones diventando titolare all'insaputa di tutti dei diritti d'autore di parte del loro catalogo dei Sixties, si intasc alcuni dei proventi del concerto benefico per il Bangladesh organizzato da George Harrison e nel 1979 fu anche condannato a due mesi di carcere per evasione fiscale. Anche gli altri Beatles finirono successivamente per fagli causa. McCartney ha ricordato

cos in una recente intervista quella dolorosa disputa legale: Fu un incubo. Non li odiavo, ma in qualche modo dovevo salvare il marchio dei Beatles perch gli altri tre rischiavano di buttare tutto nel cesso. Dissi agli avvocati: 'Voglio far causa a Allen Klein'. Mi dissero che non era possibile, perch lui non faceva parte del contratto alla base del gruppo e che potevo solo far causa agli altri tre. Ci pensai per quattro mesi, la cosa mi fece impazzire. Ma alla fine l'ho fatto. E la storia mi ha dato ragione.

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In queste pagine, da sinistra a destra, dallalto in basso: The Beatles con Allan Klein, The Platters, i Talking Heads, la reunion dei Doors, i Black Flag, i Pink Floyd di nuovo al completo per il Live 8, i Queensrche-Tate, i Dead Kennedys

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THE DOORS
Il mito dei Doors cresciuto negli anni. Per molti aspetti Jim Morrison stato una rockstar pi da morto che da vivo. Nel 1981 fece scalpore la copertina di Rolling Stone che lo consacr come il divo del momento: hot, sexy ed morto!. Questa fama postuma stata fonte di numerose dispute legali circa la propriet del marchio della band tra i tre membri superstiti, il tastierista Ray Manzarek (fondatore della formazione), il batterista John Densmore e il chitarrista Robby Krieger. Nel 1970, con Jim ancora vivo, la band sigl un contratto che prevedeva che ogni accordo d'affari fosse approvato unanimemente da tutti. La band gi allora aveva sperimento le prime liti interne, infatti la canzone Light My Fire era diventata la colonna sonora di uno spot della casa automobilistica Buick, senza che Morrison avesse dato l'ok. Dopo la morte di Jim, l'accordo sull'unanimit rimase in vigore diventando periodico terreno di scontro. I Doors sono tornati insieme in varie incarnazioni a pi riprese e tra mille polemiche. Il verdetto pi recente del tribunale datato 2008 quando Manzarek e Krieger furono ritenuti colpevoli di aver usato senza autorizzazione il nome Doors per la reunion del 2003. Ai tempi i due andarono in tour con una nuova band. Alla voce c'era il cantante dei Cult Ian Astbury alle prese con un'imitazione parecchio riuscita del grande Jim. Non potete chiamarvi Doors perch non possono esserci i Doors senza Jim Morrison, fu l'argomentazione di Densmore che si era escluso dal revival. Alla fine si trattava di una questione di soldi. I concerti erano andati molto bene incassando pi di 8 milioni di dollari. Il conto stabilito dal giudice fu salato, dapprima venne proibito l'utilizzo del nome senza permesso a Manzarek e Krieger che furono di seguito condannati a sborsare 5 milioni di dollari in spese legali e risarcimenti da erogare a Desnmore e ai genitori di Morrison e ai genitori di sua moglie Pamela Courson (scomparsa tre anni dopo Jim, nel '74). Manzarek e Krieger continuarono comunque ad esibirsi con il nome di Riders on the Storm. Il batterista Densmore sempre stato il bastian contrario del gruppo. Nel 2001 pose il veto sull'uso di Light My Fire in uno sport della General Motors, nonostante i 15 milioni di dollari messi sul tavolo dalla casa di automobili. Disse anche di no all'utilizzo del marchio dei Doors alla Apple per il lancio dell'iPod. Le polemiche oggi non hanno pi senso dopo la morte anche di Ray Manzarek, scomparso per un tumore nel maggio del 2013.

TALKING HEADS
Le teste parlanti, protagonisti della scena new wave americana, annunciarono ufficialmente la propria fine nel dicembre del 1991. La scelta di farla finita apparteneva in gran parte al leader David Byrne, ormai orientato verso altri progetti musicali. Qualche anno dopo per il resto della band (Tina Weymouth, Chris Frantz e Jerry Harrison) cerc di riproporre il marchio Talking Heads, ricevendo per una denuncia da parte di Byrne. I reduci decisero quindi di giocare sul nome e si chiamarono The Heads e intitolarono il loro disco di esordio No Talking, Just Head e reclutando come cantanti un gruppo variopinto di guest star tra cui Debbie Harry, Andy Partridge degli Xtc, Gordon Gano dei Violent Femmes, Ed Kowalczyk dei Live e Michael Hutchence degli Inxs. Ho pensato - ha spiegato Byrne - che fra qualche tempo ci sarebbero forse stati tutta una serie di dischi con il nome Talking Heads e la gente si sarebbe confusa su quali dischi fossero quelli autentici e quali no. Anche se gli altri possono pensarla diversamente, il loro solo un tentativo per incassare sul nome dei Talking Heads, ma stanno facendo qualcosa di nuovo. Non solo il gruppo senza il cantante, qualcosa di diverso e deve avere un nome diverso. Difficile dare torto a David. La formazione da allora si esibita insieme per un'ultima volta. Il 18 marzo 2002 quando i Talking Heads divennero parte della Rock and Roll Hall of Fame. Ma non ci fu un ritorno di fiamma. Una reunion? scorso troppo sangue - disse David Byrne -. E poi ora siamo musicalmente troppo distanti. David un uomo incapace di contraccambiare un'amicizia replic Tina Weymouth - e non ha nessun amore n per me n per Frantz e Harrison. Teste parlanti davvero.

BLACK FLAG QUEENSRCHE


Durante gli anni Ottanta i Queensrche sono stati una delle band pi rispettate della scena hard rock e metal. Negli anni Novanta, dopo l'esplosione del grunge, si trovarono improvvisamente con un pubblico ridotto e senza casa discografica. Il loro principale motore artistico, il chitarrista Chris De Garmo, decise di lasciare la band e la musica (oggi pilota di aerei). La band ha proseguito con qualche alto e molti bassi sotto la guida del cantante Geoff Tate. Nell'aprile 2012 nella band scoppi la guerra. I musicisti del gruppo (il chitarrista Michael Wilton, il bassista Eddie Jackson, il batterista Scott Rockenfield e il secondo chitarrista Parker Lundgren) decisero di organizzare un vero e proprio golpe contro Tate accusato di gestire l'intera band come un solista. Il leader aveva infatti piazzato la moglie Susan nel ruolo di manager e la figliastra Miranda alla guida del fan club. I compagni decisero di liberarsi dal nepotismo di Tate cacciando le due donne. Il cantante non la prese bene. Aggred Winton e Rockenfield tirando loro addosso anche una batteria. Il tour della band venne cancellato e il gruppo annunci di aver dato il benservito al frontman. Tate dal canto suo non accett la decisione e sporse denuncia in un tribunale di Seattle ritenendo ingiustificato il suo licenziamento e proclamandosi l'effettivo titolare del marchio Queensrche. La prima decisione del tribunale fu salomonica. In attesa di un verdetto, entrambi i contendenti avevano diritto all'uso del nome della formazione. Da quel momento esistono due Queensche. Geoff Tate guida una band in cui compare solo un ex membro della band, Kelly Gray, che aveva militato brevemente nel gruppo. Gli altri, sotto la guida di Wilton, hanno reclutato un nuovo Molte band hardcore punk che negli anni Ottanta facevano fatica a sopravvivere, si sono trovate pi di vent'anni dopo a essere ormai punti di riferimento per un'intera nuova generazione di giovani gruppi e di appassionati di musica. Questo ha dato luogo a una serie infinita di lucrosi reunion tour che hanno il sapore di revival. Tra queste band non potevano mancare i Black Flag. Scioltisi ufficialmente nel 1986, in termini non molto amichevoli, erano sempre stati una band dalla line-up fluida che girava attorno cantante, Todd La Torre (sosia vocale del loro vecchio compare). Le due band dallo stesso nome nel 2013 hanno pubblicato entrambe un album e sono andate entrambe in tour creando non pochi grattacapi ai fan. I Queensche-Tate hanno dato alle stampe Frequency Unknown dove le iniziali F.U. stanno per un Fuck You rivolto agli ex amici. I Queensche-La Torre hanno pubblicato un disco omonimo. La battaglia del pubblico e dei critici l'hanno vinta, per ora, questi ultimi, ricevendo ottime recensioni e conservandosi la maggior fetta dei fan sopravvissuti alle loro liti. Ora spetter al giudice scegliere il vero vincitore. al membro fondatore, il chitarrista Gregg Ginn. Nel 2013 Ginn ha pensato di riportare sulle scene il marchio della bandiera nera, ma si trovato di fronte un'altra reunion formata da membri che a vario titolo avevano militato in passato nella band (Keith Morris, Chuck Dukowski, Dez Cadena, Bill Stevenson). Ginn si allora premurato di contattare gli avvocati che hanno fatto causa ai rivali e, gi che c'erano, all'ex frontman Henry Rollins, cantante che tutti ancora oggi identificano con il gruppo, ma ormai lontano dalla musica. La causa ancora in corso, ma quest'estate erano in tour contemporaneamente i Black Flag di Gregg Ginn, che aveva ripescato uno dei primi cantanti della band Ron Reyes, e i suoi concorrenti, guidati da Keith Morris, con il nome Flag. Ginn, noto per non essere certo un personaggio accomodante, ha ben pensato anche di pubblicare un disco di canzoni nuove intitolato What The... sonoramente stroncato da tutti. Non contento ha licenziato a novembre Ron Reyes cercando un nuovo cantante. Rollins ha espresso il suo giudizio caustico su queste reunion: Ci sono gruppi che erano scomparsi da anni che si sono rimessi insieme e vanno sul palco a suonare vintage music. Sembrano in una missione proustiana di ricerca del tempo perduto. Leggo nelle loro interviste che pensano oggi di essere davvero in grado di suonare quella musica. Ma questo il problema per quanto mi riguarda. I musicisti non dovrebbero suonare la musica. la musica che suona i musicisti. Nella loro storia 20 persone si sono alternate nei Black Flag, questo lascerebbe lo spazio ad almeno altre due reunion.

DEAD KENNEDYS
Chi volesse approfondire la storia del punk americano deve forse fare un giro nei tribunali. Qui sono finiti anche i Dead Kennedys, eroi della scena californiana anni Ottanta. La loro prima e originaria incarnazione si sciolse nel 1986, dopo otto anni di battaglie politiche e dischi al fulmicotone. Circa dieci anni dopo la loro fine, tre dei membri originari (East Bay Ray, Klaus Flouride e D.H. Peligro) si accorsero che la loro etichetta, la Alternative Tentacles, li teneva a secco delle royalties e dei diritti di vendita a beneficio del leader della band Jello Biafra, che era anche il padrone della casa discografica. Il passo successivo fu la denuncia. Biafra ebbe la peggio e venne condannato per frode e fu costretto a pagare ai suoi ex compagni pi di 200mila dollari. Secondo la corte era discutibile anche il fatto che il cantante avesse firmato tutti i brani della band e riconobbe anche agli altri musicisti i diritti d'autore e i diritti sui vecchi album della formazione. La disfatta di Biafra fu completa. Nel 2001, i tre musicisti usciti vittoriosi dal processo decisero cos di rimettere insieme il gruppo e chiesero a Jello di sotterrare l'ascia di guerra e di rimettersi insieme. Biafra li mand a quel paese definendoli la pi avida karaoke band del mondo, invitando i vecchi fan a boicottarli e a non comprare pi le ristampe dei dischi dei Dead Kennedys. Ha dedicato loro anche una canzone Those Dumb Punk Kids (Will Buy Anything) (Quegli stupidi ragazzi punk comprerebbero di tutto). I tre superstiti, nonostante gli attacchi del loro ex leader, hanno continuato a esibirsi in festival in giro per il mondo alternando alla voce diversi cantanti.

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RITMI
ANNIVERSARI IL MUSICISTA GENOVESE, PIONIERE DEL JAZZ ITALIANO

CBGB, LA SITCOM
di FRANCESCO ADINOLFI Sembra incredibile ma poteva avvenire. Nel 1982 la rivista specializzata Usa, Billboard d notizia di una sitcom, Tv-Cbgb, in lavorazione gi da un anno. ambientata allinterno del Cbgb, tempio del rock Usa, e prevede sketch comici, interviste, performance dal vivo.

La notizia vera e la sitcom effettivamente in lavorazione. Andr prima in onda su un canale non commerciale e poi si vedr. Gli artisti coinvolti sono tutti minori: The Roustabouts, Idiot Savant, The Hard, Sic Fucks ecc. Proprio Stuart Newman, componente dei Roustabouts, ha caricato di recente su YouTube un episodio di Tv-Cbgb. Ed agghiacciante. Fondato da Hilly Kristal nel 1973 il

locale ha ospitato il punk e la new wave del 76/77 Usa. Sul palco sono saliti: Ramones, Television, il Patti Smith Group, i Dead Boys, i Talking Heads e cento altri. Chiuso nel 2006, oggi ospita la boutique dello stilista John Varvatos. La visione della sitcom Tv-Cbgb uno shock culturale. Si apre con una presentatrice che sfila intorno ai corpi immobili, pietrificati del personale effettivo del locale, incluso Kristal.

Pippo Barzizza, cose di swing


Le sue musiche hanno accompagnato lItalia del dopoguerra. Tra ricerca e levit sonora. Un ricordo a 20 anni dalla morte
di MARCO RANALDI

Venti anni fa, il 4 aprile 1994, moriva Pippo Barzizza. Aveva 92 anni. Se fosse vivo oggi si troverebbe nello smarrimento che a un uomo della sua genia sarebbe congeniale. Lo smarrimento quello legato soprattutto a ci che ha prodotto la sua poco silenziosa rivoluzione, iniziata quando in Italia ancora si sentivano i vari virtuosismi canori di tutte quelle voci che non volevano abbandonare il fastoso mondo dellopera lirica. Mentre nasce a Genova il 15 maggio 1902, Barzizza certamente non sa che intorno a lui, il mondo della musica ancora in attesa dellerede di Giuseppe Verdi e dei capolavori a venire di Giacomo Puccini; in realt la cosiddetta musica negroide nellaria, ancora aspetta di arrivare nella penisola canterina che ancora fortemente legata a una tradizione seria utilissima allapertura del verso cantato di Tosti, Tirindelli, De Crescenzo, ovssia quello che morto Rossini, diventa il salotto musicale che tanta fortuna avr proprio negli anni in cui il nostro futuro musicista, sperimenta lappartenenza alla vita terrena. In questo panorama classico, alla bella et di sei anni, viene portato nel mondo del conservatorio e, presso lIstituto Musicale Camillo Sivori di Genova, intraprende lo studio del violino, strumento dal quale non si staccher mai e che diverr il suo elemento di riferimento compositivo. Il destino segnato, studia fra istituto privato e poi conservatorio e si affida a maestri che lo introdurranno allo studio dellarmonia e della composizione. Ma in quel segno che si porter sempre dietro, la bacchetta gi fra le sue mani poich Barzizza sente forte la voglia di suonare e soprattutto di dirigere. Abbandona lo studio del conservatorio, inizia a suonare, emigra a New York, fa la gavetta e poi torna in Italia per essere violinista nellorchestra di Armando Di Piramo. Lesperienza newyorkese fondamentale per ispirarlo a suonare lo swing italiano che sapeva ancora di molto poco

rispetto al tanto che aveva appreso negli States. Inoltre il suo raffinatissimo orecchio gli permette di ascoltare, di discernere i suoni dorchestra, di trascrivere e di creare mentalmente i suoi arrangiamenti che col tempo diverranno fondamentali per la moderna liturgia compositiva fra jazz e musica leggera. Barzizza suona moltissimo, si diverte e affina il suo gusto dirigendolo sempre pi verso il colore del jazz. Gli anni Venti saranno fondamentali, infatti avr modo di continuare a suonare nellorchestra di Di Piramo che da Genova ora arrivata a Milano, conosce

musicisti statunitensi, impara a suonare il sax e sperimenta i suoi fraseggi. Approda al mondo delleditoria e passa in poco tempo da Carisch a Curci e con questultimo legher un accordo che durer per tutta la vita. Inizia come arrangiatore, poi

In alto, accanto al titolo, Pippo Barzizza e la sua compagna Tatina; e poi dallalto verso il basso: Barzizza negli anni Cinquanta, in uno scatto del 1936, con Alberto Rabagliati e Tito Petralia, il musicista genovese al centro con il suo violino in una foto del 1920 e con lOrchestra Blue Star nel 1925

lentamente scrive le sue prime canzoni e incide sui 78 giri della Path. Nel 1925 riesce finalmente a coronare il suo sogno creando il suo primo e importantissimo gruppo, la Blue Star (dal nome dellomonimo piroscafo Usa). Con il piccolo gruppo di sette persone, tutti polistrumentisti, Barzizza inizia a girare in lungo e in largo lItalia, suonando il repertorio swing Usa e iniziando a proporre le sue prime musiche. Combatte con la Blue Star fino al 1931 e si distingue per il particolare suono che riesce ad ottenere. Sciolto il gruppo passa alla vorticosa attivit discografica, incidendo per le major che allepoca operavano in Italia. nel 1936 che gli viene offerta la direzione della prestigiosa orchestra leggera dellEiar, la famosissima Cetra che lo porter a essere uno dei personaggi pi conosciuti del periodo. Si trasferisce a Torino dove ha sede lorchestra e diviene una presenza fissa dei programmi musicali dellEnte Radiofonico, dividendo limpegno con Cinico Angelini, famoso per essere pi moderato nelle scelte di repertorio. In effetti Barzizza ha la possibilit di proporre tanta musica statunitense; persino il regime non riesce a fermarlo e ai ridicoli divieti imposti alla musica negroide, Barzizza oppone la strategia di chi viene dalla terra, ossia sposta lattenzione sullitalianizzazione dei titoli. Ma questa gi leggenda. Una cosa certa: la strategia di Barzizza serve a rendere gli italiani leggeri, in un periodo travagliato e incredibilmente difficile. Da lui nasce tutto quello che verr nel jazz; da Barzizza impara il mestiere dello swing Gorni Kramer che porter a modo suo una nuova luce nel campo della canzone e soprattutto nel modo di suonare il jazz. Barzizza fra i tanti meriti ha anche quello di aver formato la prima vera orchestra jazz, sullidea delle big band Usa, ispirandosi a Glenn Miller e a Duke Ellington soprattutto. Barzizza nelle sue prime formazioni riprende lidea dei piccoli gruppi americani e la Blue Star perfetta per fare la musica swing. Dopo, quando entra

allEiar, forte dellesperienza matura, forte soprattutto della grande cultura personale di musicista e grazie agli studi di orchestrazione, riesce a dare un colore alla propria orchestra Cetra che sar perfetta per suonare canzoni e soprattutto far ballare la gente. Il segreto della maestria di Barzizza sta proprio nel coniugare la propria ricercatezza armonica e sonora con il coinvolgimento delle persone che hanno bisogno di uscire fuori dalla pesantezza della guerra. Barzizza solo per questo meriterebbe di essere considerato come uno degli uomini pi importanti della nostra nazione; proprio per questo oggi c poca memoria di lui e della sua opera. Per fortuna che i figli Renzo e Isa Barzizza hanno pensato di riattivare i canali del web per creare una pagina Wikipedia, per aprire su YouTube un canale personalizzato e per pensare a eventi futuri. Soprattutto Renzo, da regista e figlio darte qual , andato a recuperare materiale preziosissimo ossia quello che il pap, curiosissimo della vita e delle sue meraviglie, racchiuse in metri e metri di pellicola in modo da raccontare un periodo, quello fra gli anni Venti e Trenta, come pochi hanno saputo fare. Nella sua visione del mondo, Barzizza prova anche a creare un medio metraggio che partecipa anche al Festival di Cannes. Ci sarebbe ancora tanto da ricordare, ma rimandiamo alla pagina Wikipedia a lui dedicata mentre importante sottolineare come,

nellambito cinematografico, Barzizza porta la propria opera di compositore scrivendo soprattutto le partiture per molti film con Tot e lasciando alla memoria numerosissimi motivi . Infine, nelle canzoni Pippo Barzizza si distacca dal gusto popolare e compone pagine intinte di impressionismo, basti ascoltare titoli come la famosissima Canzone del boscaiolo, Marilena, Ada,Lultima canzone, Fatalit. Il suo grande pensiero di compositore diventato un trattato, unico in Italia, ossia Lorchestrazione moderna nella musica leggera ristampato ancora oggi dalla Curci come documento validissimo di come larte della composizione sa essere creativa anche nel colore e nel fraseggio da dare agli strumenti dorchestra.

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Spiega di chi si tratta e il ruolo di ciascuno. Di tanto in tanto si passa alle band sul palco, si torna poi nelle stanze del club, si ascoltano battute senza senso e gi finte risate! Di nuovo: finte risate! Lunica nota positiva che quelle scene servono a entrare nella pancia del locale, in particolare nel bagno (foto) tempestato di scritte. Qui: http://www.youtube.com/watch?v=jZ9 XxwNnUk8 DUM DUM GIRLS TOO TRUE (Sub Pop/Audioglobe) Con questo terzo lavoro le Dum Dum Girls hanno fatto un deciso salto in avanti, superando anche il precedente, ottimo, Only in Dreams. Il salto , soprattutto, nella scrittura e nella stesura dei brani, decisamente pi maturi rispetto al passato. Resta di fondo pop, leggero e frizzante, con richiami allo shoegaze ma azzardano quel tanto che basta da farci pensare che non saranno delle meteore. (r.pe.) LEWIS GREG ORGAN MONK: AMERICAN STANDARD (greglewismusic.com) Tra i recenti lavori di Greg Lewis c il progetto Organ Monk che simpegna a rifare il jazz spigoloso, quasi sperimentale, del mitico Thelonious allHammond B3, strumento principe di un soul leggero e gradevole. Sembrerebbe dunque un paradosso suonare Monk allorgano, ma Lewis riesce benissimo nellintento, come dimostrano tre album, di cui, questo, dopo i due sugli original, si incentra sulle canzoni altrui, da Liza a Tea for Two, che il grande pianista di tanto in tanto inseriva in repertorio. La chiave di volta per Lewis consiste nel rimanere dentro unestetica hard bop che sa ancora positivamente stupire. (g.mic.) TOM HARRELL COLORS OF A DREAM (HighNote/Ird) Nuova formazione per il trombettista con il suono caldo e pastoso alla Art Farmer. La novit nell'uso di due contrabbassi: uno nelle mani aggraziate di Esperanza Spalding, stellina nascente del jazz in rosa, e anche notevole vocalist di bella inventiva nelle improvvisazioni in scat. Oltre alla tromba del leader, raddoppio anche di sax, contralto e tenore: cos il tutto si muove come una piccola grande orchestra, con potenza e duttilit notevoli. (g.fe.) HOLA LA POYANA TINY COLLECTION OF SONGS ABOUT PROBLEMS RELATING TO THE OPPOSITE SEX (Hopetone Records) Esordio per il chitarrista e cantante sardo. In 9 brani licenzia il suo blues sincero e intenso, che solo nelle vesti ha evocazioni grunge Nineties o folk. Un suono profondamente veridico che lo avvicina a gente come Mississippi Joe Callicott e storyteller simili. Un disco che ha in s la capacit di astrarre chi ascolta, trasportandolo in un viaggio senza tempo. Capacit rara, che speriamo sia preludio a una fulgida carriera. Bravo. Perle: Don't Leave Me Alone e Liar. (g.di.)

ULTRASUONATI DA STEFANO CRIPPA LUCIANO DEL SETTE VIOLA DE SOTO GIANLUCA DIANA GUIDO FESTINESE GUIDO MICHELONE ROBERTO PECIOLA

FOLK

CANTAUTORI

LATIN JAZZ

POP

In equilibrio tra le isole


La poesia alberga, copiosa, nella corrente che infiamma dolcemente le canzoni e la voce di un'algherese, Franca Masu. Da molti anni Masu porta avanti con determinata eleganza un suo personale progetto di folk progressivo volto al recupero e alla valorizzazione della lingua catalana parlata in Sardegna. Il nuovo, notevolissimo tassello si intitola Almablava (Felmay), in delicato equilibrio tra fado, jazz, canzone d'autore. Un equilibrio talmente sottile che verrebbe voglia di definire alchemico. Altra bellezza in Vacanti sugnu china, (qualcosa come vuota sono piena) di Matilde Politi e Compagnia Bella: l'isola questa volta la Sicilia, poesia e qualit al femminile, tra tradizione innovazione, non cambiano. Restiamo in terra di Trinacria per segnalare anche Jolla Pipiola/Tarantelle siciliane dei Folkabola (Felmay), ensemble a quattro dal tiro pressante e convincente: non solo tarantelle, come farebbe supporre il sottotitolo, ma anche canti di lavoro, polke, filastrocche. Volteggiano i friscaletti, assieme a corde, fisarmoniche e tamburelli a cornice. (Guido Festinese)

Aidan Smith, via dalle tradizioni


Tre modi di essere cantante e autore. Partiamo dal pi classico, Tom Brosseau, cantautore del North Dakota che torna a pubblicare un disco solista dopo ben cinque anni. L'album, Grass Punks (Tin Angel), ci fa immergere direttamente nei suoni folk country cos apprezzati al di l dell'oceano Atlantico, e vive su uno standard compositivo alquanto omogeneo, senza picchi n in un senso n nell'altro, ma chi ama certe sonorit sapr apprezzare. Su ben altre coordinate si muove invece Aidan Smith, inglese di Manchester, che con His Indulgent Friends, la band che lo segue da qualche tempo, arriva nei negozi con Phone Me if You're Bored (Interbang/Audioglobe). Cantautorato pop spesso sghembo e fuori dagli schemi tradizionali, che va a inglobare influenze pi disparate, dal folk tradizionale all'easy listening fino a quello che dalle nostre parti definiremmo liscio... A chiudere il trittico ci spostiamo nella Penisola con Stella Burns, al secolo Gianluca M. Starace. Qui il leit motiv da ricercarsi nel blues rurale e in un sound di stampo tipicamente americano, che tocca Dylan e arriva fino ai Calexico. (Roberto Peciola) INCENERE BRINDO ALLA VITA (Maninalto) Il garage punk. Un genere inossidabile e sempre sulla cresta dell'onda, come il desiderio di libert e di evasione dei ragazzi. Questa la promessa degli Incenere, una band fedele alla linea e ideale prosecuzione del lavoro dei primi Pornoriviste e dei Cattive Abitudini. Il disco non revival ma la naturale progressione di un genere seguito da uno zoccolo duro di fan lontani dalle mode. 12 brani veloci e scorrevoli e tanta voglia di sole. (v.d.s.)

Se Cuba trova lAmerica


Il cosiddetto latin-jazz sempre pi interiorizzato da musicisti di altri generi che riescono ad assimilarne forme e contenuti spesso in maniera creativa e originale. The Pedrito Martinez Group nellomonimo album (Matema) presenta un quartetto cubano rinforzato da noti jazzmen statunitensi come Wynton Marsalis, John Scofield, Steve Gadd, a proporre una salsa dispirazione caraibica tra ritmi vivaci, colori accesi e solismi eleganti. Allopposto la cantante brasiliana Sandy Mller in Noel (Audioglobe) offre un sound lento, tranquillo, sofisticato con il recupero di stilemi della bossanova nella forma-canzone, radunando attorno a s personaggi eterogenei come Vinicius Cantuaria, Bill Frisell, Ryiuchi Sakamoto. Infine Florian Posers Brazilian Experience in Surfing the Clouds (Acoustic Music) vede il leader al vibrafono confrontarsi con due connazionali tedeschi (tromba e piano) e una ritmica carioca (basso e batteria) su temi di samba e di Bach, improvvisando una sorta di delicato barocco tropicale. (Guido Michelone) PIVIRAMA FANTASY LANE (New Model Label) Pivirama, nome darte della palermitana, am romana di adozione, Raffaella Daino, arriva al traguardo del terzo album con crescente sicurezza musicale. Fantasy Lane conferma le scelte di un genere che, pur avendo il suo punto di riferimento nel rock, attinge con misura a fonti psichedeliche. La voce cristallina e decisa, le chitarre arpeggiano sapienti, si affacciano venature pop non banali e in Difference entra in scena anche il rap. (l.d.s.)

Neneh Cherry, 17 anni dopo


Suoni di confine e artisti (apparentemente) lontani insieme. la filosofia del pianista Robert Glasper che per il suo secondo experiment in zona (nu) soul - Black Radio 2 (Blue Note/Universal) - non varia molto la ricetta che tanta fortuna aveva portato al precedente. Il suo, elegantissimo, slittamento da jazz al pop trova molti complici nel mondo dell'hip hop come Common, Snoop Dog ma anche insospettabili adepti. Norah Jones, ad esempio, splendida nell'aderire alla metrica sghemba suggerita dall'incidere simil drum'n'bass di Let it Ride. Bello. Neneh Cherry ha invece scelto per il suo ritorno solista - a 17 anni da Man - il dj producer londinese Four Tet che regala ai brani della cantante svedese un respiro assolutamente moderno, rendendo le dieci tracce di Blank Project (Small Sound Supersound, esce il 24 febbraio) una raccolta di assoluto livello. La stessa che nelle intenzioni avrebbe voluto regalare ai fan Britney Spears. L'ambizione diventare adulta, ma stavolta i brutti pezzi contenuti nel nuovo Britney Jones (Sony) non l'aiuteranno nella causa... (Stefano Crippa) SPYRO GYRA THE RHINEBEK SESSIONS (Rhynebeck Production) Il quintetto inossidabile non demorde cavalcando l'onda di un crossover jazz molto radiofonico: ritmiche secche, tastiere liquide e melodie che si confondono un disco con l'altro, quasi interscambiali. Ma hanno una scrittura pulita e le esecuzioni sono impeccabili cos da svolgere il diligente compitino - un intrattenimento garbato - con sicuro mestiere. (s.cr.)

IL FUMETTO DEL REVERENDO


Occhio a un fumetto del 1958 ristampato di recente. Riguarda il reverendo Martin Luther King e il movimento dei diritti civili. Il fumetto - si sa - di per s una forma di comunicazione molto flessibile, capace di veicolare strutture narrative complesse in una forma immediata e facilmente metabolizzabile. Il fumetto informa, diffonde, fa proseliti. Non a caso John Lewis, membro del congresso Usa, storico attivista afroamericano, ha deciso di affidare le memorie delle sue battaglie per i diritti civili proprio a quel mezzo. In particolare a March, un graphic novel diviso in tre parti di cui la prima salita in vetta alle classifiche del New York Times e del Washington Post. March diventato una fonte di informazione molto importante per insegnanti e bibliotecari. La scelta di Lewis ovviamente influenzata dalla diffusione del graphic novel ma anche e soprattutto da un antecedente imperdibile: Martin Luther King and the Montgomery Story. Pubblicato a fine 1957 raccontava la storia di Rosa Parks e del boicottaggio dei bus a Montgomery, Alabama. L'episodio - che vide coinvolta l'attivista della Naacp, l'Associazione nazionale per l'avanzamento della gente di colore - avvenne il 1 dicembre 1955. In quel giorno Parks si rifiut di cedere un posto a un bianco. Fu arrestata e multata. D'accordo con le indicazioni non violente fornite da King pastore della Dexter Avenue Baptist Church proprio a Montgomery - si decise di procedere al boicottaggio: niente pi neri sui bus della citt. L'idea del fumetto era di ricordare a tutti cosa fosse successo in Alabama e di diffondere nel sud degli Usa - attraverso un medium che arrivasse al cuore di grandi e piccoli - la consapevolezza che la comunit nera fosse presente e organizzata in tutti gli Stati Uniti. E che ai soprusi si dovesse rispondere con la non violenza (come da apposita sezione del fumetto intitolata The Montgomery Method). Da notare che a partire dal 2003 la pubblicazione (edita dalla Fellowship of the Reconciliation) stata tradotta anche in arabo trovando ampi consensi soprattutto in Egitto nei mesi della primavera araba. In rete si trova anche l'originale (spesso malandato), qui la ristampa: http://forusa.org/blogs/linda-kelly/order-m artin-luther-king-comic-book-today-for-m lk-day-events/11563. Dischi da abbinare al fumetto: The Promised Land. A Rock'n'roll Road Map (Fantastic Voyage FVDD 175/Goodfellas; 2013), doppio cd con nomi di citt nel titolo. Da Little Richard che celebra Birmingham (Alabama) a Carl Perkins su Los Angeles. E ancora The Balearic Sound of Richie Havens (Sunkissed SKD010), 12 in vinile che raccoglie cinque perle dell'artista: Going Back to My Roots, Dreams, Long Train Running, Gay Cavalier (con Pino Daniele), Strawberry Fields Forever.

ON THE ROAD
The Soft Moon
Il progetto post punk di Luis Vasquez. Roma GIOVEDI' 30 GENNAIO (TEATRO LO
SPAZIO)

A CURA DI ROBERTO PECIOLA CON LUIGI ONORI SEGNALAZIONI: rpeciola@ilmanifesto.it EVENTUALI VARIAZIONI DI DATI E LUOGHI SONO INDIPENDENTI DALLA NOSTRA VOLONT

The Vibrators
Una delle primissime punk band inglesi. Milano MERCOLEDI' 29 GENNAIO (LO FI)

Franco DAndrea
Al jazzista dellanno 2013 lAuditorium affida tre concerti, dopo aver prodotto l album, Monk and the Time Machine. Verr presentato il 28 in un recital con il suo sestetto. DAndrea (col musicologo Luca Bragalini) terr una masterclass presso il conservatorio d S. Cecilia: Le aree intervallari. Il negletto interesse del jazz per la serialit. Roma LUNEDI' 27 E MARTEDI' 28 GENNAIO
(AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA; CONSERVATORIO D S. CECILIA)

Roma DA MARTEDI' 28 GENNAIO A SABATO


1 FEBBRAIO (CHIESA EVANGELICA METODISTA)

Milano VENERDI' 31 GENNAIO (PLASTIC) Bologna SABATO 1 FEBBRAIO (COVO)

Demented Are Go
In Italia la band psychobilly gallese. Bologna GIOVEDI' 30 GENNAIO (FREAKOUT) Roma VENERDI' 31 GENNAIO (TRAFFIC) Seregno (Mb) SABATO 1 FEBBRAIO
(HONKY TONKY)

Casa del Jazz


In concerto il trio di Enrico Zanisi (con J Rehmer e A. Paternesi), mentre Enrico Pieranunzi e Philip Catherine ricorderanno il magistero di Jim Hall. Vincenzo Martorella inizia un ciclo di lezioni sul jazz italiano (Il saltarello del cannibale. Storia allincontrario di un secolo di jazz italiano) mentre viene ripresa dal vivo la Invenzioni a due voci sperimentata da Radio3, con Luca Damiani e Carlo Negroni. Il 1 febbraio, poi, Marco Boccitto narrer i suoi Appunti di Afronomia con Punto e a Capo Verde. Roma SABATO 25, DOMENICA 26
E DAL GIOVEDI' 30 GENNAIO A SABATO 1 FEBBRAIO (CASA DEL JAZZ)

& Bonebridge; il violoncellista si esibisce con Doug Wamble, Trevor Dunn e Michael Sarin. Milano DOMENICA 26 GENNAIO (TEATRO
MANZONI, ORE 11)

Lanterns on the Lake


Una sola data italiana per la band inglese, tra post rock e shoegaze. Milano DOMENICA 26 GENNAIO (LO FI)

Jazz in periferia
Il conservatorio di S. Cecilia porta il jazz al Teatro Tor Bella Musica (rassegna Domeniche in musica) con il duo Paolo Damiani/Antonio Iasevoli che si alterna e unisce al quintetto Oltre Project . Si conclude la prima Franco Ferguson Invasion! con il duo Pospaghemme: Beppe Scardino (sax baritono) e Federico Scettr (batteria). Roma DOMENICA 26 E GIOVEDI' 30 GENNAIO
(TEATRO TOR BELLA MONACA; 100CELLEAPERTE)

Caged Animals
La band, tra lo-fi e indie electro, fa capo all'italoamericano Vincent Cacchione. Torino MARTEDI' 28 GENNAIO (ASTORIA) Roma MERCOLEDI' 29 GENNAIO (CIRCOLO
DEGLI ARTISTI)

Wim Mertens
Il compositore belga, in un concerto per voce e pianoforte. Roma SABATO 1 FEBBRAIO (AUDITORIUM
PARCO DELLA MUSICA)

Dado Moroni
Il pianista e compositore si esibisce in quintetto con Max Ionata, Joe Locke, Marco Panasca e Alvin Queen. Ferrara SABATO 1 FEBBRAIO (JAZZ CLUB)

Shantel
Lartista di origini slave impegnato con la presentazione del suo nuovo disco. Mezzago (Mb) SABATO 1 FEBBRAIO
(BLOOM)

Madonna dell'Albero (Ra)


GIOVEDI' 30 GENNAIO (BRONSON)

The Virgins
Indie rock con la band newyorkese. Roma SABATO 25 GENNAIO (ATLANTICO LIVE)

Ausgang
La rassegna capitolina propone una serie di concerti itineranti. Questa settimana: Coez (oggi, Atlantico Live), Julie's Haircut (il 31 all'Angelo Mai) e Diaframma (1 febbraio al Blackout). Roma SABATO 25, VENERDI' 31 GENNAIO
E SABATO 1 FEBBRAIO (VARIE SEDI)

Parco della Musica


Da segnalare le Lezioni di Jazz di Stefano Zenni (26, ore 11), questa volta su New Orleans, e il recital La notte delletno-jazz-rock dei Nu Indaco. Roma DOMENICA 26 E GIOVEDI' 30 GENNAIO
(AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA)

Jazz a Bari
Il pianista francoamericano Jackie Terrasson presenta lultimo cd Gouache. Bari SABATO 25 GENNAIO (TEATRO FORMA)

Geoff Farina
Lex leader dei Karate da solista. Varazze (Sv) SABATO 25 GENNAIO (RAIN
DOGS)

Fabio Zeppetella American Quartet


Il chitarrista presenta il suo ultimo cd, Handmade. Con lui Roberto Tarenzi, Matt Penman e Greg Hutchinson. Milano DOMENICA 26 GENNAIO (BLUE NOTE) Roma LUNEDI' 27 E MARTEDI' 28 GENNAIO
(ALEXANDERPLATZ)

Novara Jazz
Il festival prosegue con il quartetto del vocalist inglese Phil Minton. In organico Weryan Weston (piano), John Butcher (ance) e Roger Turner (batteria). Novara SABATO 25 GENNAIO (AUDITORIUM
CANTELMI)

JazzIt Club
La rassegna originale soprattutto per la formula: sostegno di sponsor privati e/o tecnici; direzione open source; ricavi al 50% tra struttura e musicisti; organizzazione e promozione della rivista Jazzit. Questa settimana di scena il gruppo Else!. Roma GIOVEDI' 30 GENNAIO (AUDITORIUM
ANTONIANUM)

Pisa DOMENICA 26 GENNAIO (CINEMA LANTERI) Torino LUNEDI' 27 GENNAIO (BLAH BLAH) Ferrara MARTEDI' 28 GENNAIO (ZUNI)

Chorde
L'edizione 2014 del festival prevede Unicum, un concerto in esclusiva mondiale con Roy Paci, Thurston Moore, Andy Moor e Yannis Kyriakides (il 28) e, a seguire, Cloud Boat, Hauschka, Empty Set eil duo Teho Teardo/Blixa Bargeld in Still Smiling.

Correzzola (Pd) MERCOLEDI'


29 GENNAIO (COCKNEY LONDON PUB)

Clock Dva
La band post punk industrial inglese torna sulle scene. Bologna SABATO 25 GENNAIO (LOCOMOTIV)

Calcinaia (Pi) GIOVEDI' 30 GENNAIO


(SPIRITO JAZZ)

Corciano (Pg) VENERDI' 31 GENNAIO


(RICOMINCIO DA 3)

Apertivo in Concerto
Unica data italiana per Erik Friedlander

(16)

ALIAS 25 GENNAIO 2014