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VIANDANZA TERZO MILLENNIO ROMA SI GIRA!

I MURI DEL 68 ITALIA VS INGHILTERRA AVOLEDO


THE PAINS OF BEING PURE AT HEART POSTA ROCK
ART OR SOUND, UNA MOSTRA DA ASCOLTARE
(2)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
In occasione della mostra a Cracovia dedicata alle locandine
dei suoi film, un incontro con il cineasta polacco che ha raccontato
le speranze e le disillusioni del suo paese attraverso la figura
di Walesa. I miei amori artistici? Sono pazzo di Hokusai e Hiroshige
ANDRZEJ WAJD
Il regista
e il suo doppio
di GIUSEPPE SEDIA
CRACOVIA
Lattivit di Andrzej Wajda
una traiettoria incommensurabile
nella misura in cui la personalit
dellartista polacco sembra
eccedere il ventesimo secolo. Una
figura debordante proprio come
quella di Lech Walesa interpretato
da Robert Wieckiewicz in Walesa
Luomo della speranza (2013), film
di cesura sul crollo irreversibile di
quella realt che era stata
imbastita su Varsavia. Lultimo
capitolo della trilogia non ufficiale
degli uomini dimostra, come non
mai, quanto i suoi film siano
ancorati alla realt del suo paese.
Lesposizione di locandine tratte
dalla sua filmografia - in mostra
fino al prossimo 31 agosto al
Museo nazionale di Cracovia -
offre loccasione di addentrarsi
anche nello sterminato paratesto
dellopera wajdiana.
Preso nel suo insieme, il cinema
del regista polacco sembra vivere
della tensione tra due pulsioni
creative. Niente pu esprimere al
meglio questa dualit come un
ritratto di Wajda dipinto da Leszek
Sobocki, conservato al primo
piano dello Stary Teatr dove il
cineasta ha diretto numerose
messe in scena. Wajda vi
raffigurato in piedi con una posa
dinamica, il pugno chiuso e una
baionetta nellaltra mano. Dietro
di lui, una figura spettrale che
indossa una testa di Gorgone
ispirata a Notte di Novembre,
dramma simbolista di Stanislaw
Wyspianski sullinsurrezione
polacca del 1830 contro
l'occupazione russa.
Il cineasta ha il suo doppio. Da
un lato, il Wajda alfiere del grand
ralisme applicato alla settima
arte, capace di raccontare il
passato e la storia del proprio
paese nel suo divenire. Dallaltro,
il regista di Lotna (1959) e Le nozze
(1973), ambasciatore della fuga
onirica sul grande schermo di
fronte alla futilit della storia
evenemenziale. Qualsivoglia
discorso sulla dualit dellopera
wajdiana complicato
maggiormente dal suo impegno in
altre discipline artistiche, un
aspetto quasi del tutto sconosciuto
allestero.
Bench significative, le regie per
il teatro rappresentano un
fenomeno occasionale nella sua
carriera. La sua incessante
produzione grafica, al contrario,
dimostra che Wajda non mai
stato un disegnatore della
domenica. Tra le personalit
incontrate nel secolo scorso
pochissime sono sfuggite alla sua
penna: il Dalai Lama, Ionesco,
Kantor e numerosi filmmaker
quali Altman, Polanski, Oshima et
Akira Kurosawa. Con questultimo,
in particolare, Wajda sembra avere
numerose affinit artistiche e
umane.
La maggioranza dei ritratti sono
consacrati agli artisti incrociati a
Parigi quando abitava al 8me
arrondissement in un
appartamento che sar in seguito
preso in affitto da Samuel Fuller.
Uno schizzo di Godard datato
1986 gli ricorda il suo rifiuto di
recitare il ruolo di un produttore
cinematografico di propaganda
socialista in un film del cineasta
francese che non vedr poi mai la
luce. I disegni e gli acquerelli
realizzati da Wajda nel corso dei
suoi numerosi soggiorni in
Giappone rivelano una verve
cromatica e una capacit di sintesi
che lui non mai smesso di
ammirare negli ukiyo-e esposti a
Cracovia sul bordo della Vistola
nel museo Manggha voluto dallo
stesso regista. Il nostro incontro
con il cineasta polacco si svolto
nella piazza del Mercato. Proprio
sotto le arcate del Mercato dei
tessuti Wajda era stato folgorato
per la prima volta dallarte
nipponica, settant'anni fa.
Perch ha definito Walesa
Luomo della speranza il film
pi difficile nella sua carriera?
Fino a quel momento, non avevo
mai guardato alla lavorazione di
una pellicola come a una forma di
dovere nazionale. Trovare un
modo adeguato per raccontare
questa figura vincente del secolo
scorso proveniente dal mondo
operaio stato estremamente
arduo. Come affrontare Walesa
evitando al contempo di farne
l'agiografia sul grande schermo?
Per mettere in scena il suo trionfo,
che stato soprattutto una vittoria
collettiva, era meglio partire dalle
sconfitte e dalle manifestazioni
che venivano brutalmente
represse negli anni settanta. Erano
questi gli eventi che lo avevano
indurito. Lintroduzione
dellintervista con Oriana Fallaci
(interpretata da Maria Rosaria
Omaggio nel film, ndr) nella
sceneggiatura ci ha permesso di
mostrare le zone d'ombra di
Walesa: la sua arroganza, la sua
religiosit intransigente, nonch la
sua avversione verso linteligencja
del paese.
Da dove viene il suo amour fou
per l'arte nipponica?
Durante l'occupazione, ricordo
che il Governatorato Generale
aveva organizzato unesposizione
di stampe giapponese in piazza
del Mercato. Fortunatamente,
limpressionante raccolta di arte
asiatica del collezionista Feliks
Manggha non entr a far parte al
bottino di guerra che Hans Frank
aveva confiscato in Polonia per
compiacere Hitler. Avevo allora 15
anni. La Gestapo era capace di far
passare un brutto quarto dora a
tutte le persone della mia et per
uno sciocchezza. I miei documenti
non erano a posto, ma decisi
comunque di recarmi in centro, a
Cracovia. E da l che nasce la mia
fascinazione per Hokusai e
Hiroshige: ero stato anchio
contagiato da quel virus japoniste
che aveva catturato
limmaginazione dello stesso
Manggha o quella dei fratelli
Goncourt in Francia. La
realizzazione del museo Manggha
non stata unimpresa da poco.
Non capita tutti i giorni che un
cineasta riesca a creare un centro
espositivo di sua iniziativa.
Anche se il mio archivio
personale si trova nellala
amministrativa delledificio, non
lo considero un gabinetto dartista.
Un museo appartiene in primo
luogo a chi lo visita. Tale progetto
non offre che una soluzione
parziale alla raccolta di Manggha.
Tutto sommato, sarebbe stato
impossibile mettere in mostra
simultaneamente gli oltre di
seimila pezzi che formano la sua
straordinaria collezione. Il capitale
di partenza viene dalla somma del
Prix Kyoto che avevo vinto nel
1987. Il tetto ondulato del
padiglione ideato da Arata Isozaki
evoca la forma della grande onda
di Hokusai.
A proposito di onde, non crede
che i primi lavori di Jerzy
Skolimowski contengano la
promessa mancata di una
nouvelle vague polacca?
A partire dal 1956, il sistema delle
unit di produzione zespl aveva
garantito unautonomia parziale ai
registi sostituendosi a un modello
statale gestito dallalto. Non tutti i
cineasti sembravano disponibili a
accettare le limitazioni imposte
allinterno dei zespl. stato
anche per questa ragione che
Polanski, Skolimowski e, in
seguito, anche Zulawski fecero le
valigie. In una certa maniera,
questa generazione ha
rappresentato lanello mancante
tra la nostra e quella degli autori
del cinema dellinquietudine
morale.
Non ritiene che letichetta di
cinema dellinquietudine morale
sia sin troppo vaga?
DALLA MACCHINA DA PRESA
AGLI ALBUMDADISEGNO
(3)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
DA
Qualunque artista che avesse
scelto di restare negli anni settanta
e ottanta non poteva non essere
angosciato dalla situazione nel
nostro paese. Quelli che sono
rimasti, come Kieslowski, Zanussi
e la Holland non hanno potuto
evitare di criticare. in modo
indiretto. le deformazioni del
sistema. In quel periodo, il cinema
offriva la possibilit di somatizzare
il malessere collettivo che non
poteva essere denunciato
apertamente.
Non ha mai pensato di
integrare la produzione
figurativa nelle sue pellicole
come ha fatto, per esempio,
Takeshi Kitano?
A differenza di Fellini non ho mai
realizzato degli storyboard. I miei
disegni non sono neppure
concepiti per guadagnare tempo al
momento delle riprese. Uno volta
che sono sul set, cerco di
dimenticarmi dei miei schizzi. La
regia il momento della
possibilit per il cineasta. Durante
le riprese, pu succedere tutto
come nella scena del bar in Cenere
e diamanti (1958) in cui Cybulski
d fuoco ad alcuni bicchierini di
vodka come fossero torce per
commemorare le vittime
delloccupazione nazista.
Non c mai stata alcuna
interferenza tra la sua attivit di
cineasta e quella di disegnatore?
Il piacere che provo nel disegnare
viene da lontano. Non sono mai
riuscito a terminare i miei studi
allAccademia di belle arti di
Cracovia. Volevo diventare un
pittore. I miei disegni sono anche
una forma di giornale intimo.
Ormai gi da qualche tempo ho
smesso di fare schizzi dal vivo a
causa della mia et. Preferisco
impiegare tutte le forze che mi
restano nella regia.
Nel 1959 ha girato Lotna,
une rverie estetica che sembra
annunciare la fine di quella
scuola polacca del cinema che
aveva trovato in lei uno dei suoi
massimi esponenti...
Nella sequenza pi celebre del
filmassistiamo allassalto eroico ai
carri armati tedeschi da parte delle
cavalleria polacca, evento che, tra
laltro, non ha mai avuto luogo. Si
fatica a trovare tracce di realismo.
Chi potrebbe credere che dei
cavalieri armati di sciabola
possano avere la meglio sui tank
nazisti? Questo film forse anche
unelegia di uno spirito
cavalleresco dei tempi andati...
Lotna sembra mostrare che la
decadenza della scuola di Lodz
coincide con la conquista del
colore da parte del cinema
polacco. stato tra i primi
lungometraggi a colori. Le
pellicole girate da me Konwicki,
Kutz Rozewicz e, in parte, Munk
negli anni cinquanta erano
radicate radicate nella nostra
letteratura, ma ispirate al cinema
neorealista. Non vedo nessuna
contraddizione. Anche i primi film
di Rossellini e De Sica erano stati
girati in bianco e nero. Difficile
immaginare un neorealismo a
colori. E forse questo un altro filo
rosso che lega le due correnti, al di
l di una comune esigenza
realistica.
Lafflato umanistico nei suoi
film sembra iscriversi nella
medesima traiettoria del cinema
di Akira Kurosawa. Quali sono le
affinit elettive?
Ho incontrato Kurosawa
numerose volte durante i miei
viaggi in Giappone. Ho anche fatto
un suo ritratto a penna nel suo
appartamento. Non sapevo se
avesse visto o meno qualche mio
film. Siamo rimasti a lungo in
silenzio mentre disegnavo. Era
ancora tremendamente provato
dallimpegno profuso nella regia di
Tora! Tora! Tora! Gli sforzi nella
realizzazione di quel filmche fu
anche la sua prima esperienza con
la macchina hollywoodiana lo
avevano completamente stravolto.
Ritiene che la dimensione
multidisciplinare possa essere
considerata un paradigma
dellarte polacca del ventesimo
secolo?
Basta prendere nomi di Kantor,
Wyspianski e Witkiewicz. Ognuno
di loro ha avuto i suoi primi amori
in arte. Eppure, hanno saputo
destreggiarsi magnificamente
anche in altre discipline.
Szymborska, per esempio, ha
realizzato numerosi collage.
Personalmente, ho fatto anche
molto teatro. Certo, bisogna capire
che la multidisciplinariet in
Polonia stata un fenomeno
strettamente legato a exploit
personali. In pochi qui hanno
davvero tentato di operare una
sintesi delle arti come aveva fatto
Diaghilev a Parigi.
Walesa Luomo della
speranza contiene alcune
sequenze tratte da L'uomo di
ferro. Dove nasce questa
esigenza continua di storicizzare
il proprio cinema ?
A posteriori, lepifania del vero
Walesa nel seguito di Luomo di
marmo (1977) anticipa di qualche
decennio la sua apparizione -
questa volta recitato da un attore -
in Walesa Luomo della speranza.
Non trovo niente di
autocelebrativo in queste scelte.
La Storia non pu essere
raccontata senza ricorrere alla
ripetizione, Chiss se sono riuscito
davvero evitare ogni logica
autoreferenziale nella costruzione
del racconto. Per questo mi
rimetto al giudizio di gusto di
quella parte del pubblico che
meglio conosce i miei film.
Godard ha detto che il cinema
non rappresenta limmagine del
secolo scorso, ma ne piuttosto
la sua stessa metafora. E
uninterpretazione che si
potrebbe applicare anche ai suoi
film?
Mi sono ritrovato
improvvisamente seduto in Senato
qualche mese dopo le prime
elezioni libere di giugno 1989. A
partire da quel momento, ogni
tentativo di distinguere larte dalla
vita diventato pi difficile per
me. Si trattato comunque di un
prezzo irrisorio da pagare per aver
avuto il privilegio di participare
attivamente alle trasformazioni
storiche del mio paese. Senza il
cinema tutto questo non sarebbe
stato possibile.
A pag 2: in alto il poster del film
Lotna, unimmagine di Lotna,
la locandina dellUomo di
marmo e un ritratto di Andrzej
Wajda. A pag 3 una scena da
Walesa luomo della speranza e
uno degli schizzi eseguiti dal
regista durante il suo viaggio in
Giappone
In copertina: da una
locandina dellUomo di
ferro di Andrzej Wajda
Il manifesto
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GERENZA
C'ERA UNA VOLTA IN SICILIA.
I 50 ANNI DEL GATTOPARDO
A Taormina presso il Palazzo Corvaja dal 14 giugno 2014 al 17 agosto un
viaggio multimediale alla scoperta del celebre film, una mostra curata da
Caterina DAmico e ideata e realizzata dalla Fondazione Centro Sperimentale di
Cinematografia in collaborazione con la Fondazione Federico II e il contributo del
programma Sensi Contemporanei nella cornice della 60esima edizione del
TaorminaFilmFest. Sar presente allinaugurazione Claudia Cardinale.
Lesposizione concepita come un ideale cine-racconto della genesi e del
processo creativo dellopera di Luchino Visconti. Dopo un prologo dedicato al
romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, da cui tratto il film, il percorso si
sviluppa tra i luoghi e momenti della vicenda narrata. Si parte da Villa Salina
(Villa Boscogrande) con la presentazione dei personaggi per passare poi alla
battaglia di Palermo, al viaggio e alla sosta a Donnafugata (Ciminn) e quindi al
lungo ballo finale e allepilogo allalba. Gli splendidi scatti realizzati dal fotografo
di scena Giovan Battista Poletto e da Nicola Scafidi, fotoreporter dell'Ora
autorizzato dal regista a scattare foto nel backstage palermitano, si
accompagnano a documenti, lettere, bozzetti, meravigliosi costumi. Sui monitor
scorrono le interviste, in gran parte inedite, a pi di trenta testimoni, tra i quali il
produttore Goffredo Lombardo, i protagonisti Burt Lancaster e Claudia
Cardinale, la sceneggiatrice Suso Cecchi dAmico, il direttore della fotografia
Giuseppe Rotunno e il costumista Piero Tosi.
Chiunque avesse
scelto di restare
negli anni 70 e 80,
non poteva non
essere angosciato.
Il cinema
somatizzava
tutto il malessere
collettivo
(4)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
FESTIVAL DELLA A MONTERIGGIONI DI SIENA DAL 20 AL 22 GIUGNO
Affrettati
lentamente: inizia
la Viandanza
Bernard Ollivier percorse in
solitaria la via della seta e al
ritorno fond lorganizzazione
Seuil che si occupa dei minorenni
a rischio. E la guida per disabili
di Pietro Scidurlo
di CHIARA CRUCIATI
Lentamente verso il
cambiamento, individuale e
collettivo. Costola della teoria
economica della decrescita, il
concetto di lentezza legato alla
modifica del tessuto sociale e
politico passa dalla lotta alla
discriminazione in un periodo
storico in cui superficialit e
velocit soffocano la base e le sue
necessit primarie. Da qui parte il
Festival della Viandanza e il suo
obiettivo di redigere un manifesto
della lentezza che riconosca alla
comunit il diritto a vivere la
propria quotidianit affrontando
sogni e bisogni con il necessario
ritmo naturale. A monte, esperienze
di successo come quella del
giornalista scrittore francese
Bernard Ollivier, classe 1938,
fondatore dellassociazione Seuil.
Un progetto semplice, e per questo
di successo, nato nelle periferie
parigine, in quelle banlieue salite
allattenzione della cronaca
durante le sollevazioni di
giovani stranieri, spesso
migranti di seconda
generazione, che urlavano la
loro rabbia per la radicata
esclusione sociale e politica
subita. Il progetto di
Ollivier bellissimo ci
spiega
lorganizzatore del Festival della
Viandanza, Luigi Nacci la storia
di una persona che decide di
lasciare la propria casa in et
avanzata, mettersi in cammino,
percorrendo la via della seta in
solitaria. Un percorso che ha
trasformato un gesto individuale in
un gesto collettivo. Tornato, ha dato
vita allorganizzazione Seuil che si
occupa del recupero di minorenni a
rischio di esclusione sociale. Cosa
fa? Prende un giovane e lo mette in
strada insieme ad un appiglio un
formatore, un educatore, uno
psicologo, una figura multiforme. Il
giovane e ladulto camminano da
soli per tre mesi, in tracciati come
Santiago di Compostela. In questi
tre mesi di contatto continuo,
avviene in maniera naturale un
cambiamento fisico e psicologico.
Il progetto di Ollivier si inserisce in
una serie di percorsi simili avviati in
Francia e Belgio e che coinvolgono
anche adulti, in particolare ex
detenuti: Abbiamo deciso di
portarlo nel nostro Festival
nella speranza che venga
lanciato anche in Italia: il
cammino come forma di
cambiamento reale. Dietro, c
una prospettiva politica
profonda: un adulto o un
ragazzo in difficolt, escluso,
estraneo ai canoni imposti da
una societ sempre pi
individualistica, si trova a fare
unesperienza che in pochi mesi
modifica in profondit la sua
prospettiva del mondo. Come
organizzazione, puntiamo con forza
a questa visione politica, fondata
sul concetto di decrescita, intesa
come antitesi naturale alla crescita
forzata e non sostenibile. Lopzione
della lentezza, della semplicit dei
ritmi e di una vita spartana
diventano strumento di apertura
verso gli altri, di condivisione
solidale.
Il Festival della Viandanza, a
Monteriggioni di Siena dal 20 al 22
giugno (www.viandanzafestival.it),
ospiter discussioni, dibattiti,
spettacoli, camminate. Decine gli
ospiti, tra cui David Riondino,
Gianmaria Testa, Giuseppe
Cederna, Antonio Moresco,
Bernard Ollivier. Organizzato da
itinerAria, con la collaborazione di
numerosi gruppi e associazioni
riunitisi intorno al mondo della
lentezza, avr come teatro la Via
Francigena, i suoi scorci e i suoi
sentieri. Lidea del festival nata
dallintenzione di sdoganare questo
tipo di esperienza dal mondo del
trekking o della metafora sportiva e
performante continua Nacci Ci
interessava indagare il concetto del
cammino a 360 gradi, il viaggio
lento fisico e concettuale come
possibilit di cambiamento
dellindividuo, ma anche come
possibilit determinatrice a livello
sociale. Il viaggio tanto,
unesperienza turistica per chi la
vuole fare, religiosa per chi crede,
il viaggio del clandestino, del
migrante, il percorso di colui che
lascia tutto e cambia vita, la
lentezza del pastore nella
transumanza, la scelta del
brigante.
Dal Festival uscir un manifesto
vero e proprio che punta a fare
pressioni sulle amministrazioni
locali, un work in progress che si
concluder a settembre a Roma con
la presentazione ufficiale: Il
manifesto della lentezza rivendica
una serie di diritti, quelli di chi va
lento, dai disabili ai bambini, a chi
decide di muoversi a piedi o in
bicicletta o costretto su una
carrozzella. Rivendichiamo i diritti
di un ambiente devastato dalla
speculazione selvaggia, attraverso il
recupero di infrastrutture dismesse
o abbandonate; chiediamo
lincentivo allutilizzo dei mezzi
lenti, dai piedi alla bicicletta,
attraverso benefici fiscali, ad
esempio; e chiediamo la
rivalutazione di un territorio, quello
italiano, dalle bellezze storiche,
ambientali e paesaggistiche che
meritano una diversa
considerazione. La lentezza come
strumento di rinascita quella
scovata da Pietro Scidurlo, 36enne
di Somma Lombardo, disabile
motorio dalla nascita. Nel 2012 e il
2013 percorre il cammino di
Santiago in handbike nellobiettivo
di cancellare la rabbia e la
frustrazione di una vita difficile:
Tutta una coincidenza: ero in
ospedale e mi stato portato un
libro sul cammino di Santiago
spiega a Alias stato un caso, ho
letto questo libro e ho pensato che
questesperienza potesse aiutarmi.
Non pensavo di trovare quello che
ho trovato, di pedalare e piangere,
mai pensavo di poter avere il tempo
di pensare agli errori fatti nella mia
(5)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
PROGETTO SCAMPIA CHI ROM...E CHI NO
Alla ribalta
in cucina
e in teatro
In una casa sulla serra dIvrea nasce
lAssociazione Orosia. Orosia perch
i ruderi accanto alla casa
appartengono ad una chiesetta
diroccata dedicata a Santa Orosia.
Orosia perch la vigna dietro la casa ,
produce lErbaluce chiamato Orosia.
Sopratutto il nome ORO-SIA un
auspicio per ci che prezioso.
Infatti lAssociazione Orosia si
propone come Luogo di Studi e
Ricerca sulle relazioni e sugli stili di
vita. riflesioni transdisciplinari, a
carattere antropologico, alla
ricerca delloro.
Oro inteso non come metallo
prezioso, ma come ci che oggi per le
creature umane pu essere prezioso
e dunque arricchire a livello spirituale
e umano. Trovare il modo di
declinare nelle vite quotidiane pace,
giustizia, uguaglianza, solidariet. Farle
diventare la trama e la bussola dei
nostri sogni e progetti personali. In
questi tempi in cui lumanit deve
affrontare molte e gravi difficolt sono
necessarie soluzioni a livelli politico ed
economico globale. Tuttavia a livello
delle nostre vite singole, importante
una riflessione pi antropologica e
psicologica del vivere degli umani in
questa epoca ed una ricerca culturale
(intendendo quella attuale anche
come una profonda crisi culturale)
che ci permetta di affontare con un
senso umano di condivisione questa
trasformazione del mondo.
LAssociazione si propone ricerca
sulle relazioni e gli stili di vita: ogni due
anni nella casa di Orosia si tiene un
convegno dal titolo: Conversazioni in
Inverno su Stili e Progetti di vita.
Sono due giorni in cui i relatori,
persone invitate, raccontano propri
stili e progetti di vita, i pi diversi, con
intemezzi nelle giornate, in cui gli
abitanti della casa, che attualmente
coabitano in Cohousing raccontano le
proprie peripezie.
A febbraio 2014, si tenuto il
Convegno Angeli e pepite.
Relazioni e stili di vita rappresentano
tracce di ponti tra passato e fututo e
ci parlano di quella frattura tra il
mondo che noi conosciamo e il
mondo che sogniamo. Ma non
possiamo seguire da soli queste
tracce: sono tracce di comunicazione
reciproca e patrimonio collettivo:
lassociazione Orosia si propone
come confronto su queste.
Vado alla casa dellAssociazione
Orosia. Desidero guardare dalle
finestre di quella casa: cosa si vede di
quelle tracce e raccontarlo. Tracce
per una mappa, forse di un mondo
nuovo, sicuramente una mappa per
cercatori doro.
Parto per la Casa di Orosia e da l
vi scriver, dalle Finestre di Orosia
di C.C.
Si pu camminare a piedi, si
pu viaggiare con la mente. C' chi
fa della fatica fisica il proprio
percorso e chi il tempo lento lo
gusta attraverso le pagine di un
libro. E poi c' chi cammina in
cucina. Mescolando i sapori,
facendo incontrare i gusti,
andandoli a pescare in culture solo
apparentemente lontane. A
Scampia l'incontro in cucina da
anni lo strumento per evitare
l'esclusione sociale, per
camminare fianco a fianco,
prendendosi il tempo necessario,
annullando la fretta e
sconfiggendo cos le tante forme di
discriminazione, spesso sottili, ma
sempre distruttive. A portare
avanti il progetto l'associazione
di promozione sociale Chi rom...e
chi no, nata nel 2002 nel quartiere
napoletano di Scampia. Negli anni
ha consolidato pratiche
antidiscriminatorie basandole sulle
azioni partecipate che favoriscano
la convivenza, lo scambio e il
confronto tra la comunit rom e
quella italiana. Il tutto in una zona
della citt spesso raccontata dalla
stampa per le violenze, la miseria e
l'attivit pervasiva della camorra.
Nell'immaginario di Chi rom...e
chi no, per, la periferia viene
trasformata in uno spazio di
condivisione e sperimentazione
che in questi dodici anni ha
portato ad un cammino concreto
verso l'emancipazione individuale
e collettiva. Il nostro un
cammino di senso, inteso come
percorso di cittadinanza dentro la
comunit rom e quella italiana a
Scampia, in particolare, ma poi in
tutta la citt di Napoli spiega
Barbara Pierro, avvocato e
fondatrice di Chi rom...chi no
Con lentezza del cammino noi
intendiamo lassecondare quelli
che sono i tempi della relazione, i
tempi di vita personale e di
comunit, creando occasioni di
incontro e legami forti allinterno
del territorio e lavorando sia sulle
necessit che sui desideri. Il
percorso di emancipazione che
nasce modifica il territorio con
lentezza ma anche con grande
visibilit. Uno dei nostri pi grandi
successi il teatro di pedagogia, al
suo nono anno, e che coinvolge
oltre cento ragazzi dalla periferia al
centro citt. E poi La Kumpania,
che mette insieme donne rom e
italiane intorno ad una passione
comune e ad una comune abilit,
la cucina. E infatti, il punto di
forza del melting pot di Scampia
sono le donne. A mixarne passioni,
necessit e desideri il progetto
La Kumpania Percorsi
Gastronimici Interculturali, nato
nel 2008 da una precedente
esperienza informale di cucina
tradizionale rom. E oggi
quell'integrazione cercata in
cucina si tramutata in una realt
consolidata: dal 2013 La
Kumpania diventata unimpresa
sociale di cui fanno parte
professionisti nel campo
delleducazione, della ricerca e del
diritto che, insieme alle donne rom
e italiane, lavorano sulla
gastronomia interculturale. La
cucina come strumento di
emancipazione sociale, economica
e professionale, come mezzo di
sperimentazione di modelli di
economia eco-sostenibile. A breve
il passo in pi: l'associazione
inaugurer a Scampia uno spazio
interculturale con impianti di
cucina, bar, servizio catering,
aperto al quartiere e abitato in
modo stabile, punto di riferimento
per giovani, famiglie, bambini,
donne, italiani e stranieri. Sono
donne che provano a fare
economia, a rimboccarsi le
maniche, a sfatare il mito della via
dellassistenzialismo facendo
microeconomia dal basso
continua Pierro Abbiamo avuto
come sede una baracca abusiva,
come scelta politica, per dare il
senso del cambiamento alla base.
Questo ha creato anche
unintegrazione tra la citt e il
campo rom, le relazioni sono
aumentate nel tempo, i cosiddetti
non-luoghi si sono trasformati su
iniziativa di chi li abita e sono
diventati propulsori di iniziative
culturali, sociali ed economiche.
La chiave di volta il lavoro con
gli abitanti di un quartiere, il lavoro
sui bisogni ma anche sui desideri. I
risultati sono tangibili: Oltre a La
Kumpania, diventata impresa
sociale, siamo riusciti a creare una
compagnia teatrale a Scampia, che
coinvolge tutta la citt. Oggi i
ragazzi di Scampia e di Napoli
lavorano come attori a livello
professionale. Si tratta di ragazzi
italiani e rom che decidono di non
delinquere pi perch trovano una
nuova passione e si rendono conto
di essere in grado di perseguirla.
Questo fa s che si creino relazioni
stabili, di amicizia e di amore, ci
sono casi di matrimoni tra rom e
italiani e questo per noi un
risultato concreto. E infine la
riqualificazione della zona di
Scampia da parte del Comune di
Napoli su spinta della nostra
associazione. Sta nascendo
nellarea occupata di Scampia un
comitato (a cui partecipano rom e
non rom) con lintenzione di
riqualificare attraverso la comunit
rom tutto il quartiere. In questo
modo vogliamo compiere il
passaggio da questioni che
sembrano territoriali come quella
rom a questioni di cittadinanza:
rispetto ad alcuni anni fa, quando
si tendeva a settorializzare gli
interventi (i giovani, i rom, la
riqualificazione degli spazi), oggi si
agisce nella citt nel suo insieme
cos da avere gli strumenti per
comprendere la complessit nella
quale viviamo e operiamo.
Camminando, con lentezza, senza
fretta, concedendosi il tempo di
cogliere le sfumature dolci e amare
della realt intorno, si vedono le
radici della discriminazione, quella
etnica, quella di genere, quella tra
centro e periferia. E la si combatte.
UN DIVERSO
STILE DI VITA
Dal 2002 una associazione
di promozione sociale ha dato
vita a progetti di condivisione,
integrazione e microeconomia
vita e a come mettervi una pezza.
Sapevo solo che persone che lo
avevano compiuto erano tornate
cambiate. Sono partito. Il mio
stato un cammino fatto di persone
e non di luoghi. Persone che
ricorder per la condivisione di una
chiacchierata, una pacca sulla
spalla, un bicchiere dacqua. Una
manciata di ciliegie, quelle che mi
offr una signora che incontrai la
prima volta e che ritrovai la
seconda, nel 2013, quando suonai
alla sua porta. Si ricordava ancora
di me, di quellitaliano. solidariet
di base, semplice, elementare ma
che ti regala armonia. Da qui la
decisione, una volta tornato, di
porgere una mano a chi, come lui,
pu avere difficolt maggiori a
percorrere un simile cammino.
Nellidea che unesperienza
individuale, fautrice di
cambiamenti collettivi e di
integrazione sociale, sia necessaria,
Pietro si messo al lavoro e ha
iniziato la stesura di una guida per i
viaggiatori lenti, per bisogno o
scelta: Durante il primo cammino,
mi ero reso conto che la maggior
parte delle strutture erano
inaccessibili ai disabili o a chi aveva
difficolt di movimento. Non solo
chi viaggia in carrozzina, ma anche
famiglie con bambini piccoli,
malati, dializzati, anziani, non
vedenti, ciliaci, diabetici.
Consapevole che si tratta di un
cammino e non di una corsa, per
cui quando si arriva, si arriva, ho
voluto fornire uno strumento a chi
opta per la lentezza e a chi non ha i
mezzi economici per affrontare il
percorso. Ho deciso di metterci la
faccia: una guida, Santiago per
tutti sia cartacea che digitale.
Insieme allassociazione Free
Wheels Onlus, sto lavorando anche
ad unApp che possa essere
utilizzata direttamente sul
cammino e che tutti possano
aggiornare. Vogliamo sensibilizzare
le persone a dare informazioni
corrette e precise. Dietro nessuno
sponsor n finanziamenti, se non
donazioni individuali: Non siamo
professionisti conclude Pietro
ma semplici volontari. Sappiamo
che non sar perfetta, ma sar la
prima guida europea per disabili.
Un progetto autofinanziato. Io sono
un ragazzo come tanti: lavoro
allaeroporto di Malpensa, prendo
mille euro al mese e ne pago 300 di
mutuo, non godo dellinvalidit
perch ho un lavoro a tempo pieno
e non ho avuto alcun rimborso per
gli errori che lospedale commise
quando nacqui. Forse il
cambiamento strillato dalla
politica della seconda repubblica,
degli urlatori dai palchi, da chi
punta allindividualismo e il
liberismo come strumento di
crescita, sar sostituito dal
cambiamento della base, dallidea
di una societ che trova la sua
realizzazione nella collettivit, nel
rispetto di spazi e tempi comuni,
nella soddisfazione dei bisogni
reali. Lentamente.
TOMBENETOLLOIn occasione del decennale della scomparsa
del leader del pacifismo Tom Benetollo (20 giugno 2004 - 20 giugno 2014) si
presenta il volume dei suoi scritti Abbiamo fatto la pace il 19 giugno ore 17
alla Sala Moro, Camera dei deputati. Interviene Laura Boldrini presidente della
Camera e portano le loro testimonianze Chiara Ingrao, Giulio Marcon, Mario
Pianta, Con proiezioni di foto di Mario Boccia. Aderente al movimento
no-global, nel 2001 prende parte alle conferenza del Social Forum di Porto
Alegre e di Mumbai. Si schiera in difesa di tutti i diritti, da quelli del mondo del
lavoro a quelli dei gay e di tutte le minoranze sessuali e linguistiche e lotta per
la chiusura dei Cpt, cercando di rendere pi facile la cittadinanza di residenza
ed il diritto d'asilo agli immigrati.
(6)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
LIBRI MAURO DAVINO E LORENZO RUMORI
Roma, si gira!
quegli scorci
ritrovati
LIBRI IL CINEMA DEL TERZO MILLENNIO DI FRANCO MARINEO
Dalla rete a Nollywood
la nuova prospettiva
da cui guardare
di ALBERTO CASTELLANO
Nel panorama dell'editoria
cinematografica italiana,
Gremese si ritagliato un
prestigioso spazio da quando nei
primi anni '80 conquist cinefili
e non solo con accattivanti
monografie ricche di bellissime
foto dedicate ai divi americani e
italiani sul modello di quelle
americane e francesi. Da molti
anni l'editore romano, attivo
anche in altri settori, ha
arricchito e diversificato la
proposta cinematografica con
nuove collane, volumi su registi,
monografie tematiche, manuali
professionali utili. Non ultimi i
volumi dedicati alle location, ai
luoghi del cinema italiano
partendo dalle citt dove sono
state ambientate tante pellicole
d'autore o di genere. da poco
uscito Roma, si gira!2 (pp. 190,
euro 18), il secondo volume sui
film girati a Roma dopo il primo,
Milano, si gira!, Venezia, si gira!
(e tra poco esce Napoli, si gira!).
L'essenza di questo progetto
sintetizzata dal sottotitolo Gli
scorci ritrovati del cinema di
ieri. Si tratta di un
appassionante viaggio alla
scoperta di inusuali scorci
cinematografici d'epoca
confrontati con gli stessi visti
oggi, di un percorso affascinante
attraverso i cambiamenti anche
urbanistici che si sono verificati
nelle varie citt. Dopo aver
analizzato nel primo volume i
film ambientati nella Capitale
negli anni '40, '50 e '60, ora sono
presi in considerazione quelli
girati nei '70 e negli '80. Gli
autori non sono addetti ai
lavori in senso stretto e questo
sotto certi aspetti un vantaggio:
Mauro D'Avino un grafico
veneziano con una grande
passione per il cinema che lo ha
portato a creare nel 2006 il sito
www.davinotti.com
preziosissimo per raccogliere
dettagliate informazioni sulle
di GIANCARLO MANCINI
Cosa sta diventando il
cinema, quali saranno le sue
prerogative narrative e
stilistiche, in che modo verr
fruito, come e quando
continuer a far parte della
cultura contemporanea, sono
tutte domande a cui difficile
dare una risposta oggi. Per cui
pu sembrare sin troppo
ambizioso il titolo del libro di
Franco Marineo Il cinema del
terzo millennio. Immaginari,
nuove tecnologie, narrazioni
(Einaudi, pp. 301, euro 26). Ma
in realt non si tratta di fornire i
prolegomeni al cinema che
verr, o almeno non con la
certezza stentorea che sembra
baluginare, quanto piuttosto di
osservare quanto accaduto
negli ultimi anni e di trarne
alcuni utili spunti di carattere
generale.
Come scrive Marineo
nellintroduzione questo libro
funziona piuttosto come freeze
frame, come un fermo
immagine scattato in questo
momento, di quanto sta
avvenendo nella settima arte. Il
fatto , e qui iniziano per cos
dire i problemi, che questo
istante congelato ha comunque
una sua durata interna, che ha
senzaltro un momento
spartiacque con l11 settembre
2001. E l che tutta una serie di
indizi rinvenibili ad esempio in
un film come Fight club (1999)
di David Fincher trovano un loro
conclamato disvelamento.
Quella tensione strisciante,
psichica, verso la fine che
avvolge la cultura occidentale di
fine millennio trova nellattacco
terroristico alle Torri gemelle il
suo momento di convergenza
dando il via ad un rinnovato
interesse di registi e produttori
verso film incentrati sulla
sindrome daccerchiamento, la
paranoia, la ricerca di un
nemico tornato peraltro subito
dopo lattentato a nascondersi.
Ecco perch, assieme a film
come Nella Valle di Elah o
Redacted, trovano posto film
come La guerra dei mondi di
Spielberg e Va e uccidi di
Johnathan Demme. A molti
sembra pi che opportuno
sottolineare il riproporsi di un
clima da anni cinquanta, tra
guerra fredda e Corea.
Gli immaginari globali non si
esauriscono con lanalisi del
cinema americano o europeo, e
qui uno dei meriti di questo
libro, ma con lindagine di quel
vero fenomeno di
iperproduzione a bassissimo
costo che Nollywood, ovvero
lindustria cinematografica
nigeriana.
Il racconto di come si fabbrica
e come si consuma in quel
paese il cinema molto
interessante, si parla piuttosto di
un cinema da bancarella,
consumato in casa o in alcuni
micro luoghi (bar o localini)
adibiti a piccole sale da
proiezione. Per quanto riguarda
la mole di film prodotti siamo su
cifre da capogiro, per lItalia
impensabili: circa 2500 film
allanno. Ciascuno dei quali
costa in media tra i 15000 e i
20000 dollari. In un paese in cui
ancora fresca la memoria di
una guerra che ha dilaniato
etnie, sette e confessioni, il
cinema riesce ad essere un
fattore identitario, attraverso il
quale la societ nigeriana
esprime il suo desiderio di
affermazione e di indipendenza
dalle grandi potenze straniere
che ieri come oggi cercano di
colonizzarla.
Oggi, nonostante il massiccio
ricorso a generi leggeri o a storie
di facile fruizione commerciale,
il cinema di Nollywood
certamente portatore di una
prospettiva percepita come
autentica: esiste una sorta di
realismo che prescinde dai
generi trattati, dal grado di
finzione che sostanzia le storie
raccontate e che figlio
dellapproccio al cinema di
questi professionisti e amatori. E
Nollywood continua ad essere
uno dei pochi esempi di auto
rappresentazione mediale
reperibile in Africa, uno dei rari
momenti in cui una parte di
Africa riesce a costruire
unautonoma e (se cos
possiamo dire) autentica visione
di se stessa.
Ma a parte le migrazioni
dellimmaginario, che cos
cinema oggi? Domanda sempre
difficilissima se non epocale a
cui rispondere, tanto pi nel
momento in cui ci troviamo in
mezzo ad una sua gigantesca
mutazione genetica. Ormai
perfino in Italia si sono accorti
dellimportanza delle serie
televisive come campo per
sperimentare altri racconti, altri
dialoghi, altre scene rispetto a
quelle del grande schermo. E lo
stesso si potrebbe dire del
mondo dei fumetti che dal
Batman di Chris Nolan al Sin
City di quello che sicuramente
uno dei grandi storyteller di
questo periodo, cio Frank
Miller, la narrazione a strisce ha
generato non solo una caterva di
trasposizioni ma anche la
rigenerazione di un modo di
essere del cinema cosiddetto
popolare, sempre alla strenua
ricerca del pubblico giovanile, la
chiave di volta per lindustria.
Stiamo parlando non solo del
cinema che succhia soggetti da
forme espressive altre, ma
dellibridazione con mondi che
concepiscono chi sta dallaltra
parte non solo come uno
spettatore passivo ma come un
protagonista, un creatore di realt.
Prendiamo ad esempio luniverso
narrativo dei videogiochi, qui chi
gioca scopre man mano che
procede la propria realt in
funzione di scelte personali che
variano da giocatore a giocatore.
Creando universi narrativi a
misura duomo.
Un altro discorso lo merita il
rapporto tra limmagine
cinematografica e la rete, in cui
le immagini confluiscono sotto
forma di contenuti e pronte, o
disponibili, per essere
manipolate, condivise, ricreate a
seconda della funzione che
lutente ha deciso di assegnargli.
Come avrete notato qui
abbiamo parlato di volta in volta
di spettatore, fruitore, giocatore,
utente, sono solo alcuni dei
molti nomi che potr assumere
nei prossimi decenni
lesperienza cinematografica.
Forse li assumer tutti insieme.
O forse ne creer a sua volta un
altro, ancora pi nuovo e pi
totalizzante.
RECENSIONI
(7)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
Sua figlia Alessandra Celi mi ha detto
che alla fine, negli ultimi giorni, era
bellissima, come se miracolosamente
fosse ringiovanita, e che quando se ne
andata, coraggiosa e libera come
sempre, Veronica Lazar, la sua grande
mamma, aveva predisposto tutto: il
rito ebraico con cui stata seppellita
nella terra, le sigarette e le carte
insieme a lei per essere certa di poter
fumare e fare solitari anche nel luogo
sconosciuto dove trasmigrano, forse
solo nella nostra immaginazione, le
anime di passaggio, la musica (il tema
di Schindlers list) suonata al violino
dalla nipote, di cui era orgogliosissima.
Veronica Lazar era Rosa la moglie
morta suicida nellUltimo Tango di
Bernardo Bertolucci, colei a cui
Marlon Brando, disperato e incredulo,
Anche se un marito vivesse
duecento maledetti anni, non
scoprirebbe mai la vera natura di sua
moglie. Potrei anche potrei anche
arrivare a capire luniverso, ma non
riuscir mai a scoprire la verit su di
te, mai - le leva furiosamente il
belletto dalle labbra, mentre la veglia
accanto alla bara tutta piena di fiori,
molto simile a quella reale che stata
il suo ultimo giaciglio l8 giugno
quando ci ha lasciati davvero, senza
recitare. Veronica stata una donna
speciale, bellissima, aristocratica ed
elegante, nata a Bucarest nel 1938 da
famiglia ebraica, laureata in teatro (nei
paesi dellest il teatro sempre stato
considerato un lavoro serio), a 26
anni , poco prima che il famigerato
Ceausescu prendesse il potere, ha
lasciato il suo paese a cui rimasta
sempre legatissima, fu lei, nel 1989,
linterprete-traduttrice speciale della
lunga diretta tv sulla caduta del regime
dittatoriale, da allora si molto
prodigata per far conoscere il cinema
rumeno, era la presidentessa della
Fundatia Itaro Arte, collezionista di
icone e veli tradizionali finemente
ricamati del suo paese. Cosmopolita,
colta, affascinante, abilissima cuoca,
fumatrice incallita (ha chiesto ad amici
e parenti di fumare al suo funerale)
viaggiatrice, cooperatrice
internazionale in Africa e in India.
Veronica Lazar negli anni settanta si
stabilita in Italia, ma aveva vissuto a
lungo in Brasile dove conobbe suo
marito Adolfo Celi da cui ha avuto i
due figli Alessandra, attrice brava e
bella come lei, e Leonardo regista
documentarista (autore del prezioso
Adolfo Celi un uomo per due mondi)
entrambi nati a Londra, ma italiani,
anzi romani a tutti gli effetti. Con
quella sua aria misteriosa stata
interprete di film horror di Dario
Argento (Inferno, La sindrome di
Stendhal) e Fulci (E tu vivrai nellaldil)
ma anche di Antonioni (Identificazione
di una donna, Aldil delle nuvole) , di
Gianni Amico (Affinit elettive) e tanti
altri: Archibugi, Verdone, Rubini, ecc.
ma con Bertolucci il rapporto di
amicizia e lavoro pi costante
Veronica ne La Luna, Il t nel deserto,
Lassedio e nellultimo Io e te in cui la
meravigliosa e complice nonna dei
due giovani protagonisti. E mi voglio
unire allultimo saluto che Claire e
Bernardo Bertolucci le hanno
dedicato la pi bella di tutti noi ci
ha lasciato la leggerezza del suo
tocco ciao Veronica.
LIBRI I MURI DEL LUNGO 68
La politica
appiccicata
al muro
VERONICA
LAZAR
location cinematografiche
organizzandole e mappandole e
Lorenzo Rumori un pittore,
grafico editoriale e pubblicitario
romano particolarmente
sensibile agli aspetti
storico-urbanistici del grande
cinema italiano. Dopo la
prefazione di Dario Argento e
l'introduzione di Carlo Verdone,
sono passati in rassegna circa
120 pellicole esemplificative
delle location suddivise nelle
cinque zone di Roma (Centro,
Nord, Est, Sud, Ovest),
visualizzate cromaticamente
all'inizio in due pagine con la
mappa della citt. Per ogni zona
ci sono le schede dei film che
comprendono cast e credit, il
nome del quartiere e la via o la
piazza dove sono state girate
una o pi scene, una scheda che
informa su ci che si vede nel
fotogramma relativo al luogo del
set e nella foto che ritrae quel
posto come oggi. Si viene
risucchiati in un appassionante
cineitinerario che ci porta
attraverso i film di o con Dario
Argento, Carlo Verdone, Lino
Banfi, Alberto Sordi, Nanni
Moretti, Vittorio Gassman,
Marcello Mastroianni, Tomas
Milian, Enrico
Montesano,Renato Pozzetto,
Dino Risi, Ettore Scola, Nino
Manfredi, Ugo Tognazzi, i
Vanzina, Paolo Villaggio, da
Campo Marzio a Trastevere, dal
Testaccio ai Parioli, da Monte
Sacro a Pietralata, dal Tuscolano
all'Ostiense, dal Gianicolense a
Primavalle. Impostato con rigore
e fantasia, il libro fornisce tutte
le chiavi possibili di
consultazione grazie anche a un
indice dei film in ordine
alfabetico e in ordine
cronologico, un elenco dei
principali registi e attori e a un
corposo capitolo di Contenuti
speciali con simpatiche chicche
e sorprendenti curiosit che
riguardano scene con auto e
moto che attraversano le
scalinate di Roma, la Roma
mascherata (utilizzata cio per
simulare un altro luogo), i set
allestiti nella periferia romana,
gli Studios di Cinecitt per
ricostruire interni e spesso anche
esterni, i mezzi di trasporto, i
panorami.
I due autori fanno valere la
loro matrice artistica e la loro
professionalit con l'ottimo
lavoro che hanno fatto nella fase
del progetto grafico e
dell'impaginazione,
fondamentali per questo tipo di
operazioni editoriali. Un volume
davvero prezioso, originale e
piacevole che da un lato si
sintonizza sulla recente
diffusione del cineturismo, dei
movie tour che in varie citt
italiane consentono ai turisti e
non solo di scoprire le location
che non ci sono pi, dall'altro
diventa un illuminante squarcio
su un mondo (quello dei set
naturali e artificiali, delle
location vere e false) specchio
dell'abilit e della creativit del
glorioso cinema italiano
scomparso.
di SILVANA SILVESTRI
Alcuni di quei manifesti degli
anni anni Sessanta li avevamo
dimenticati, invece altri li abbiamo
ancora appesi nelle stanze della
redazione, a monito perpetuo
(Libera Valpreda, vota manifesto)
di una campagna di nobili principi
e di scarsi risultati: I muri del lungo
68. Manifesti e comunicazione
politica in Italia di William
Gambetta (DeriveApprodi, 18 euro)
ci racconta quei muri e gli anni che
scorrevano veloci dal 68 agli anni
Ottanta: e non erano messaggi
silenziosi, si affiancavano con la
loro solennit agli slogan lanciati
dai microfoni delle camionette
elettorali (come lo sconcertante:
affinch lo stracciaccio rosso di
Mosca non sventoli sul
Campidoglio vota e fai votare...), e
a quelli scanditi nel corso delle
manifestazioni. Lanalisi compiuta
da Gambetta un viaggio nel
tempo, studio degli schieramenti e
delle trasformazioni iconografiche
trasformati dallincalzare degli
eventi. Quello che successe nel
dopoguerra in fatto di propaganda
di destra e di sinistra lo abbiamo
appreso dagli studi di Tatti
Sanguineti, ora questo libro ci
racconta tempi pi recenti. Dalle
immagini di propaganda che
risentivano ancora di epoche
passate arriv inaspettatamente
una grande scossa data dagli artisti
davanguardia di Cuba - su Alias ne
abbiamo parlato - dalla Francia,
dallunderground americano e
dalla Cina. Si combattevano vere e
proprie battaglie con botta e
risposta (come ora si fa in tv),
oppure ci si fermava a clich
immutabili. interessante ad
esempio leggere a questo proposito
quello che succedeva nelle
immagini che portavano in primo
piano i giovani, le donne, gli operai:
tanto presenti sui manifesti, ci
sarebbe da aggiungere, quanto
poco presenti in maniera non
distorta sugli schermi dove
soprattutto la classe operaia assai
poco messa in scena rispetto
allalta borghesia, mentre i giovani,
fino ad allora categoria inesistente
e improvvisamente diventati
obiettivo privilegiato del consumo
oltre che protagonisti del
cambiamento di costume, sono
materiale troppo incandescente
per maneggiarlo decentemente. E,
per quanto riguarda le donne, sono
proprio gli anni di maggiore
misoginia del nostro cinema. Al
contrario i manifesti devono darsi
da fare per attirare queste nuove
categorie emergenti. Sono proprio
operai, giovani e donne che in
quegli anni si fanno sentire con
forza e cos ecco scomparire i
cittadini indifferenziati della media
borghesia che campeggiavano
come testimonial pochi anni prima
o le immagini mediate dalle figure
ottocentesche. Come il lavoratore
muscoloso metafora della forza
sociale del proletariato, spesso a
torso nudo, con gli attrezzi del
lavoro in mano o alla cintola e la
sua marcia
verso il sole nascente, immagini
recuperate per riallacciare un
rapporto storico dopo la censura
del fascismo. Ma nei Sessanta
cambia la figura delloperaio,
soprattutto dopo lAutunno caldo:
quella figura divenne giovane e
combattiva, ritratta in situazioni di
conflitti, cortei, scioperi e picchetti.
Si trattava quasi sempre di
rielaborazione di fotografie di tipo
giornalistico come se quei
manifesti avessero lintento di
documentare le lotte realmente in
corso. La marcia verso un nuovo
mondo non era pi solo un sogno
ma una strada gi avviata. Fino alla
trasformazione finale, non pi
leroe ma un fumetto (Gasparazzo
di Roberto Zamarin, Up di Alfredo
Chiappori...) fino alla sua definitiva
scomparsa dalla scena. Anche la
donna fa la sua inedita comparsa.
Non semplicemente donna ma
sempre madre, angelo del focolare,
madonna, compare a un certo
punto figura autonoma in maniera
decisa sui manifesti di Luciano
Prati per il Pci del 1970 dedicati alla
libert con lo slogan No al
razzismo libert per Angela Davis.
Donne battagliere ma straniere,
come la soldatessa vietnamita (e
per contrapporsi, anche la Dc
utilizz la donna cecoslovacca in
lotta). Ma appena il movimento
femminista rompe gli schemi ecco
che compaiono nuovi segni, nuovi
colori, forme e slogan presi dai
cortei. Ed anche se la produzione
femminista non poteva competere
con la propaganda dei grandi
partiti, questi furono obbligati a
tenerne conto. Fino al declino del
manifesto degli anni 80 (ma a
quando un libro che analizza i
faccioni elettorali?)
A pag 6: Sin city e Batman il cavaliere
oscuro il ritorno. Foto di due scene e di
due location di Vacanze Romane con
Audrey Hepburn e Gregory Peck.
A pag 7: manifesti dal libro: I muri del
lungo 68
(8)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
di ARIANNA DI GENOVA
VENEZIA
Il silenzio bandito. E il
borbotto che fa da sottofondo
non tanto quello dei visitatori
che si aggirano per le sale della
Fondazione Prada a Venezia, ma
qualcosa che parte dagli oggetti
stessi. Sono loro a parlare, a
stridere, a ritmare i passi degli
altri. Cos accade che in un
pomeriggio assolato e gi dai
colori estivi, nelle stanze della
sede espositiva a Ca Corner della
Regina, si possano ascoltare
marcette militari, carillon, canzoni
da juke-box, improvvise sirene, il
ticchetto del metronomo, colpi
martellanti. Stranissimi strumenti
musicali, in un dialogo serrato che
si sviluppa essenzialmente per
contiguit spaziale, raccontano
una storia parallela del suono,
sperimentale e strettamente legata
al quotidiano pi che alle hall da
concerto. Una bicicletta, un
televisore e una serie di quaranta
sirene servono, per esempio, a
Wolf Vostell per comporre il suo
Radar Alarm (1969); un blocco di
cemento che pesa pi di duecento
chilogrammi pu urlare con voce
di donna (Concrete Tape Recorder
Piece di Bruce Nauman), mentre
lartista giapponese Takako Saito
offre alle orecchie e al tatto la sua
delicata opera, Sound Chess. Si
tratta di un insieme di cubi, in
legno chiaro e scuro, disposti sulla
consueta scacchiera: per
distinguere i pezzi uno dallaltro e
giocare necessario prenderli e
scuoterli, ognuno produrr un
rumore diverso (sempre in tema
di scacchi, un omaggio a
Duchamp, Saito a met degli anni
Sessanta aveva realizzato anche
gli Spice Chess, pedine che si
basavano sul profumo piuttosto
che sul suono).
Germano Celant, curatore della
mostra Art or Sound (visitabile
fino al 3 novembre, apertura dalle
10 alle 18, tranne il marted), ha
deciso che il museo non debba
essere pi il luogo dellastinenza
sensoriale, lo spazio razionale
dellocchio e della mente. Cos
ricollegandosi alle avanguardie
storiche - non pu mancare
lIntonarumori futurista di
Russolo - e, ancor prima, al
fascino degli automi (sonori) del
Rinascimento o alle
gabbie-orologi cantanti con tanto
di canarini del Settecento di
Jaquet-Droz e Henri Maillardet,
cerca di creare un percorso
acustico che provochi continui
dtournement percettivi.
Nonostante la rottura della
divisione fra i sensi e linvito
reiterato a passeggiate
sinestetiche, siamo in presenza di
una mostra classica (lallestimento
stato ideato dallo studio 2x4 di
Michael Rock): Celant sceglie la
dimensione oggettuale, srotola
una cronologia non classificatoria
e procede oltre, affidandosi alle
performance degli elementi.
Nella grande rassegna
parigina del 2005 (Sons et
Lumires), lo
spettatore veniva
immerso in
paesaggi sonori
avvolgenti, entrava
e usciva da
ambienti sensoriali, perdendo le
coordinate della realt,
sperimentando mondi paralleli e
tendenzialmente ipnotici. In
Laguna, non accade nulla di tutto
ci. Si viene convocati tutti
insieme per leggere le distonie
di pianoforti,
violini,
batterie
, per
registrare le metamorfosi
musicali, la cacofonia
delleveryday o la sua inedita
poesia nascosta in rumori che
passano inosservati e che invece
meriterebbero attenzione perch
rappresentano lautentica colonna
sonora delle nostre esistenze.
quel che si evince dalla bellissima
installazione dellindiano Subodh
Gupta Jutha: in alcuni lavelli di
acciaio si accatastano le stoviglie,
residui di un pasto famigliare.
Sembrano abbandonate, ma un
sordo sciabordo dellacqua e uno
sfregarsi invisibile delle scodelle ci
fa capire che qualcuno al lavoro,
sta lavando piatti e bicchieri:
agisce nellanonimato pi
assoluto. Le cucine hindu - dice
lartista - sono importanti quanto
le stanze dedicate alla preghiera.
La litania rassicurante, quasi un
mantra.
La dimensione multisensoriale
di cui parla Celant nel testo di
introduzione alla rassegna, forse
non c. Possiamo
tranquillamente affermare che lo
scarto fra quelle parole che fanno
da cornice teorica e litinerario
proposto a Venezia sia lo stesso
che esiste fra leco che amplifica un suono e la voce
naturale, il riverbero e la luce diretta. Ma, al posto di quella
dimensione sollecitata per un futuro (o un presente gi in
atto), incontriamo il tentativo di proporre una collezione
eccentrica - e sempre in soggettiva - di quei manufatti che
hanno giocato con la musica, lhanno interpretata, ne
hanno assunto le sembianze - anche fisiche. Latmosfera
decisamente onirica. Chi volesse assaggiare emozioni
forti, tuffarsi in ambienti ad alto tasso di spettacolarit,
sbaglierebbe esposizione. Quella alla Fondazione Prada
principalmente una mostra di sculture, questa la sua
peculiarit programmatica. In un certo senso, la lunga
infilata di oggetti che stupiscono (anche per la loro
arcaicit di meccanismi) una sacca di resistenza, una
insubordinazione al luogo comune che spinge le mostre
verso leclatante. Emblematica al riguardo, la
Rappresentazione plastica delle battute 52-55 della fuga in
mi bemolle di J. S. Bach, una concrezione di note di Henrik
Neugeboren, compositore rumeno conosciuto in Francia
con il nome dartista Henri
Nouveau. Quellaspetto spaziale e
temporale delludito era frutto
delle discussioni con Kandiskij e
Klee al Bauhaus.
A testimoniare la plasticit della
musica ci sono poi opere come
Earth Horn del sound artist
giapponese Yoshimasa Wada
(strumento a fiato composto da
tubi differenti, uniti dalla
competenza dellautore nel
campo, dato che a New York
lavorava proprio come idraulico),
oppure Le trombe del giudizio di
Michelangelo Pistoletto. Eliseo
Mattiacci ha immortalato invece
labbaiare dei cani in una
metropoli come la Grande Mela:
lha fatto allestendo undici
elementi in metallo con piatti di
batteria e registrando quegli
ululati divenuti poco selvaggi
ormai. Joe Jones (musicista e
attivista di Fluxus) con Bird Cage
rende omaggio al grande
compositore americano
piazzando un violino al posto
degli uccellini da carillon. Quando
il motore in azione, le corde
dello strumento vengono
strimpellate secondo un
pentagramma casuale. Edward
Kienholz ha dato vita a una
creatura pelosa uscita da foreste
primitive: carnivora, eppure ha
la forma di un melodioso violino.
Il cortocircuito in agguato. In
mostra, si storditi non tanto dai
rumori quanto dalle surreali
apparizioni di radioline
funzionanti che fuoriescono da
nature morte pop (Tom
Wesselmann) o manopole
invisibili per sintonizzazioni che
cambiano canali (Jean Tinguely),
da pianoforti che vibrano irretiti
in una trama di appuntiti chiodi
(Gnther Uecker), da un
metronomo che sfodera un
occhio appeso al suo braccio
Sculture
orecchiabili
in Laguna
Art or Sound,
la rassegna
di Germano Celant
alla Fondazione
Prada di Venezia.
Una collezione
di oggetti sonori
che giocano
con la musica
Grande, Christian Marclay, Vertebrate, 2000; in alto Carrozza con organo a cilindro (1785-1801)
e per la scheda, Automa di incantatrice di serpenti, 1890; a sinistra, Joe Jones Bird Cage (1964);
Maurizio Cattelan, Untitled, 2003; sotto, Ed Potokar, Silver Jubilee (1999), Eliseo Mattiacci, Echi di suoni
e cani che abbaiano, 1983; a pag 9, una veduta della mostra installata con Arman, Tom Sachs
e un organo da fiera (foto Attilio Maranzano); sotto, Arman The Spirit of Yamaha, 1997
e Martin Kersels, Wary (Jane), 2010
(9)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
di GIULIA MENZIETTI
VENEZIA
Art or sound, a cura di
Germano Celant, stata inaugurata
la settimana scorsa a Venezia presso
la Fondazione Prada, a C Corner
della Regina. Difficile uscire dalla
mostra e riuscire a descriverla, a
raccontarla: si tratta di unesperienza
totalmente immersiva, collocata in
un tempo sospeso che ha inizio
esattamente nel momento in cui, al
termine della scalinata, si apre la
porta a vetri del primo piano nobile
del palazzo, e che ha fine quando
usciamo da Ca Corner per rientrare
nelle strettoie veneziane. Un tempo
rubato alla percezione ordinaria, alla
modalit con cui siamo abituati a
riconoscere e sintonizzare i nostri
canali sensoriali.
La porta con i vetri intarsiati una
soglia: una volta dentro si fa parte di
un set, di uninsolita sceneggiatura
disegnata da oggetti vari che
suonano autonomamente. Sculture
floreali colorate che producono
suoni, o grammofoni a forma di fiori,
lucenti gabbie dorate che
imprigionano uccellini cantori,
carrozze che misurano le distanze
percorse attraverso il suono, orologi
animati da pupazzi con le fattezze di
musicisti: la prima sala una stanza
delle meraviglie, immersa in
unatmosfera in cui lincanto
difficilmente riesce ad affrancarsi da
un senso di straniamento, in cui lo
stupore a stento riesce a liberarsi dal
perturbante.
La sensazione uditiva e quella
visiva si sovrappongono, fino a
confondersi: una volta entrati nella
mostra apparteniamo ad una realt
dalla percezione aumentata, in cui
limmagine e il fascino perverso degli
oggetti esposti viene trasmesso sia a
livello visivo che, e soprattutto, a
livello uditivo. Il lavoro si inserisce
allinterno di una svolta dalla
concezione espositiva dellarte dove
la dittatura del vedere lascia posto ad
una democrazia che include la
multisensorialit spiega Celant. In
questo senso si spiega il significato
del titolo Art or sound, in cui la
disgiunzione or distingue e separa i
due termini senza alimentare
antagonismi, ma piuttosto
stimolando un dialogo tra le due
realt, che riescono a contaminarsi
fino a far svanire quei contorni che
ne definiscono le rispettive identit.
su questo piano che agiscono gli
oggetti in mostra, in particolare
quelle opere che indagano gli aspetti
iconico figurativi del suono,
riuscendo a scardinare gli equilibri e
la consapevolezza del visitatore nel
saper riconoscere e sintonizzare i
propri canali sensoriali. Lo stesso
allestimento non tradisce le
ambizioni della mostra e si allinea al
continuo processo di sconfinamento
tra stimoli sensoriali differenti: nel
progetto del designer Michael Rock e
dello studio 2x4, si allude alla
trasposizione grafica del suono, e la
collocazione delle opere sembra
imitare quella delle note sul
pentagramma, riproducendo uno
spartito virtuale. Il Pianoforte
Optofonico (W. Baranoff- Rossin,
1920-23 ricostruito nel 1971) che
suona concerti luminosi proiettando
immagini in movimento al ritmo
della musica, o la Rappresentazione
Plastica di alcune battute di una fuga
di Bach (H. Neugeboren, 1928,
ricostruito nel 1966), o ancora la
proiezione/scultura che ruota su tre
livelli imitando la struttura melodica
di un canone (A. Argianas, A
demonstration of may views as one,
2009) lavorano sulla trasposizione del
suono in immagine. Queste opere
traducono unintuizione innata,
spontanea, che tutti almeno una
volta abbiamo avuto: quella di
rintracciare laspetto del
suono, di visualizzare
le linee melodiche
ma senza ricorrere
a dei codici
convenzionali,
senza irrigidire
limmaginario
musicale nelluso
di segni
convenzionali e
modalit codificate.
Il rapporto tra suono e
immaginario, tra stimolo uditivo ed
elaborazione dellincanto viene
liberato, nel lavoro di Celant, e
presentato nei suoi momenti pi
creativi, aperto alle libere
associazioni, alle analogie,
disponibile al caso, al non sense e
allaleatoriet. E dunque non
sorprende, nella sala al secondo
piano nobile, trovarsi di fronte ad un
pianoforte fatto a pezzi e ricomposto
con frammenti di una motocicletta
(entrambi targati Yamaha) nellopera
The spirit of Yamaha di Arman del
1997, o ascoltare alcuni brani di
musica suonati da un motorino che,
senza alcun criterio, aziona i resti di
radio smontate e rimontate (J.
Tinguely, Radio Wnyr nr. 15, 1962). Il
suono viene indagato anche nella
dimensione narrativa, nella capacit
di raccontare storie private e brani
biografici. In Recuerdos (T. H. Be,
2014) alcune scatole di legno, simili a
dei porta gioie, custodiscono
piccolissimi oggetti personali,
monete, fotografie, biglietti da visita
etcche vengono toccati e dunque
suonati, durante i concerti, usando la
scatola come cassa di risonanza.
Ogni oggetto ha una sonorit
differente, e dunque ogni ricordo, in
esso custodito, trasmette e declina
immagini acustiche differenti.
unatmosfera irreale quella che si
respira nella varie sale della mostra,
impregnata di sinestesie e di
sovrapposizioni, dove si fatica a
capire quale sia la soglia del reale e
quella del surreale. Lo sforzo,
tuttavia, non richiesto: non servono
filtri, interpretazioni, basta sentire,
comprendere pu essere superfluo.
Non a caso diverse opere rimandano
alla sparizione del performer: due
paia di scarpe ballano al suono di
una filastrocca attivandosi e
spegnendosi autonomamente (M.
Kersels, Wary /Dick, Jane, 2010), altre
due gambe di uomo si muovono
meccanicamente, sincronizzate col
suono di uninquietante voce
recitante (S. v. Huene, Der Mann Von
Jterbog, 1995-96), mentre
violoncelli, tamburi e violini vengono
suonati da
mani invisibili. A partire dai
giocattoli e dagli automi musicali
del XIV e XVII, fino alle opere pi
recenti, la mostra offre numerosi
esempi di sperimentazioni in cui il
suono viene indagato nella sua
autonomia, senza filtri autoriali o
interpretativi, con lunica
suggestione aggiunta che pu
derivare dalla percezione visiva. In
questo senso, gli automi musicali
diventano i dispositivi pi
significativi per esprimere il rapporto
tra suono e arte, tra la purezza di
unesperienza meramente uditiva o
la complessit di unopera declinata
su pi livelli, con una matrice
creativa, una firma e un esecutore.
IN MOSTRA
Limmaginario?
acustico e tattile.
Anche il pianoforte
ha un suo spirito
oscillante. Man Ray incaric
questo suo amatissimo
Indestructible Object (di cui
esistono diverse repliche e
versioni) a rappresentarlo nelle
sue furie creative, lo elesse a
autoritratto delleffimero e
specchio emozionale (locchio
inserito pare che fosse quello della
sua amante, la fotografa Lee
Miller).
Prima di entrare in quel
laboratorio sonoro che mixa le
creature meccaniche degli
artigiani agli assemblaggi degli
artisti contemporanei bisogner
salutare un automa un po
speciale: Oskar, il protagonista Il
tamburo di latta di Grass
richiamato in vita da Maurizio
Cattelan. un bambino che se ne
sta a cavalcioni in un punto
precario - un davanzale in questo
caso, proprio nello scalone
dingresso - e con la sua presenza
inquietante ( concentrato solo
sul tamburo) riafferma il diritto
allinfanzia, piccolo Peter Pan che
non vuole crescere in un mondo
di orrori ad uso e consumo degli
adulti.
Lo stimolo uditivo
viene aperto alle libere
associazioni, alle analogie,
disponibile al caso,
al non sense e a tutto
ci che aleatorio.
E il suono diventa
un soggetto autonomo
Lautoma pi bello della mostra Art or Sound
senzaltro lIncantatrice di serpenti del 1890 (unopera custodita
presso il museo nazionale di Monaco). Zulma - questo il nome
della donna effigiata - era la star della fabbrica di giocattoli
Roullet-Decamps, con sede a Parigi (ha chiuso nel 1995). Venne
realizzata nel momento del massimo fulgore della Belle Epoque,
quando gli spettacoli da music hall scandivano il tempo libero e
magia e acrobazia erano gli ingredienti principali del divertimento
popolare. Alle Folies Bergre impazzava Nala Damajanti,
unincantatrice di serpenti assai seducente, che appariva in scena
sempre avvolta nel suo costume tradizionale indiano. Lesotismo
era allora molto in voga, si sognava laltrove e si veniva rapiti dal
fascino dellignoto: alcune figure-clich facevano da tramite fra il
sogno e la realt. Zulma, quindi, riscosse un immediato successo e
divenne un automa particolarmente amato. Aveva una bellezza
statuaria, indossava un abito allorientale e, con grande perizia, i
suoi braccialetti e gioielli nascondevano le articolazioni e snodi
delle braccia. Con un meccanismo complesso, Zulma poteva
muovere la testa, soffiare nella tromba al fascino, avvicinare il viso
al serpente che prendeva vita ondeggiando. Sapeva anche
chiudere e aprire gli occhi, mentre da un carillon a cilindro si
diffondevano quattro melodie diverse.
(10)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
LA PRIMA PARTITA
LA PI DIFFICILE
Contrariamente agli oltre 1600
giornalisti sportivi accreditati per i
mondiali in Brasile, noi abbiamo preso
la via del sud dellItalia e seguiremo i
mondiali da un paesino arroccato sul
cucuzzolo della montagna. Laccredito
stampa labbiamo fatto presso la
bottega del barbiere del paese, un
vecchio comunista che usa ancora
dire il Partito, convinto che alla sua
guida vi sia Palmiro Togliatti e non
Matteo Renzi. Sulla vetrina campeggia
linsegna Salone, a dispetto dello
spazio ristretto allinterno, che non
supera i due metri per tre. A dare il
tocco interplanetario un quadro che
sovrasta lo specchio della barberia,
dipinto a mano, e rappresenta il primo
sbarco sulla luna, un tentativo
inconscio di prendere la distanza dalla
terra. Ad animare il Salone c il
Mastro, da tutti cos chiamato, a
indicare il lungo percorso fatto nella
bottega, da ragazzino che spazzava i
capelli, passando per i primi tagli, fino
a rilevare la bottega dal precedente
Mastro. A dargli man forte compare
Lonardo, di professione fornaio,
convinto di essere ormai lunico in
Italia ad avere un forno a legna, e
quando la sua affermazione cade
nellindifferenza generale, lui rilancia:
Lunico in Italia? In Europa!.
Frequenta il Salone con assiduit
quotidiana, compare Luigi, muratore
in pensione, che prima di far visita al
Mastro, passa per la vicina pescheria e
si informa sul prezzo delle seppie e
delle cozze, sul quale si apre un acceso
dibattito tra i presenti, che fanno il
confronto con il prezzo del giorno
prima e con quello della settimana
precedente. Compare Giggino ha il
compito specifico di fare una
comparsa alla pescheria verso
mezzogiorno e verificare se il prezzo
sceso, tenendo sotto controllo
loscillazione del prezzo dei prodotti
ittici, quasi fossimo in borsa. solo
dopo il tocco delle 12, scandito dalla
campana del vicino campanile, che un
tempo dava lavviso ai contadini
impegnati nei campi che era ora di
fermarsi, che i presenti nel Salone
decidono se il pranzo sar a base di
prodotti ittici o meno. Il Salone un
via vai di gente, pochissimi dei quali
sono l per il taglio dei capelli, qui si
discute di Renzi, definito farfaridd,
rispondente al napoletano fariniella
uno che si muove tanto e combina
poco. Nel disquisire dei vari campi di
azione della politica, non si limitano a
commenti politici distaccati, ognuno di
loro si vede a Palazzo Chigi e dice, nel
controbattere laltro: Se fossi il
governo farei cos. Dalle politiche
Ue allabbandono delle campagne un
susseguirsi di discussioni, il Mastro
dice: Se nessuno vuole coltivare la
terra allora volgiamo a pannelli solari,
con il sole che c qui possiamo
fornire energia a tutta lEuropa!
afferma salomonico.
Seguiremo i mondiali dal
retrobottega del Salone con le pizze
sfornate dallunico forno a legna
dEuropa. Faremo concorrenza ai
principali network e quotidiani, che si
sono aggiudicati i migliori
commentatori tecnici, dagli allenatori
agli ex calciatori. Noi daremo spazio ai
commenti e alle previsioni calcistiche
dei tanti esperti che frequentano il
Salone. E per il calcio dinizio di
Italia-Inghilterra che questa sera si
disputa a Manaus, il Mastro posa la
forbice in bilico sulla spalla del
malcapitato tosato e sentenzia: La
prima partita la pi difficile, poi fila
tutto liscio, prevedendo gi lItalia in
finale. A sostegno della tesi esposta dal
Mastro, il fornaio Lonardo dice che
lInghilterra, come la Germania, fatta
di giocatori giovani e inesperti, si
faranno le ossa per mettersi in mostra
ai mondiali del 2018 in Russia, dunque
per ora nessun timore. Quanto al
Costa Rica, dopo gli inglesi nostra
diretta concorrente il 20 giugno a
Recife, sostiene che attacca ma non
conclude mai niente, i calciatori tirano
in porta a casaccio, poi spostando la
geografia di migliaia di chilometri, quasi
a dare il colpo finale sentenzia: Gli
africani sono cos, non vinceranno mai
niente.
di LUCA MANES
Ci toccato aspettare fino al
1973 per battere i Maestri. Da
allora, per, abbiamo avuto spesso
la meglio dei Three Lions,
soprattutto nelle competizioni
ufficiali. Italia-Inghilterra non e
non potr mai essere una sfida
banale. un confronto tra due stili
di gioco, tra due filosofie che hanno
segnato profondamente la storia
del football. Gli azzurri che badano
primo a non prenderle, che sono
organizzati e speculativi, i bianchi
che puntano sul fisico, sulla grinta,
che non mollano mai. In epoca
moderna, anzi, di calcio moderno,
le differenze sono molto pi
sfumate. Pensate al Brasile e a
quanto il loro futebol sia meno
spettacolare e bailado, pi europeo.
Per l'imprinting primigenio
rimane. Nel grande libro del calcio
il capitolo Italia-Inghilterra si apre
nel maggio del 1933. In campionato
da noi domina la Juventus di
Mumo Orsi e Giovanni Ferrari, da
loro l'Arsenal del visionario
allenatore Herbert Chapman,
quello dello schema WM, che per
l'occasione anche il selezionatore
della nazionale. L'incontro si
disputa al cospetto di Benito
Mussolini allo stadio nazionale del
partito fascista (l'attuale Flaminio),
denominazione che ci ricorda in
che razza di periodo si stia vivendo.
L'Italia che si appresta a ospitare e
vincere, proprio in quell'arena, la
seconda edizione dei Campionati
del Mondo, impatta 1-1, facendo un
figurone. Oltre Manica non ci
pensano neppure a mischiarsi con
le altre squadre e di mondiale non
vogliono nemmeno sentir parlare.
Per quando nel novembre del
1934 i neo-campioni si presentano
all'Arsenal Stadium, per tutti
Highbury, gli altezzosi padroni di
casa ci tengono eccome a far bella
figura, a battere i detentori della
Coppa Jules Rimet. Ci riusciranno,
ma di misura. In campo ci sono
ben sette giocatori dell'Arsenal e un
giovanissimo Stanley Matthews.
L'alba del match non pu essere
pi disastrosa per gli italiani, sotto
di tre goal dopo appena 12 minuti e
praticamente con un uomo in
meno. Succede infatti che in un
contrasto durissimo con Drake
Monti si fratturi un osso del piede.
Ma non l'unico a infortunarsi in
una disfida zeppa di colpi proibiti e
fallacci. Botte da orbi che costarono
un naso rotto a Hapgood e una
caviglia in pezzi a Bowden. Non
fosse per i miracoli di Moss e i
vigorosi tackle di Copping, i Tre
Leoni rischierebbero di vanificare
quell'immediato vantaggio. Finisce
3-2, perch nel secondo tempo sale
in cattedra Beppe Meazza, autore di
una doppietta. Con una prestazione
all'insegna della grinta e della
determinazione, i leoni di
Highbury, come furono poi
ribattezzati gli azzurri, sfiorano
l'impresa. Ma tornano a casa
comunque battuti. Pure nel 1948 va
male. L'Italia incardinata sul
blocco del Grande Torino. Si gioca
proprio nel capoluogo piemontese.
Gli inglesi ci schiacciano sotto ben
quattro reti. A zero. Pronti via e
Stan Mortensen, vigoroso
attaccante del Blackpool, si inventa
una prodezza quasi dalla linea di
fondo campo, come racconta
strabiliato Nicol Carosio per radio.
Poi ci pensa mister versatilit, Tom
Finney (icona del Preston North
End, scomparso da poco) a rendere
il risultato trionfale per loro e
umiliante per noi. Nel 1959 ci riesce
di pareggiare nel tempio di
Wembley contro un'Inghilterra
per ancora segnata dalla tragedia
che ha colpito solo un anno prima
il grande Manchester United.
Quando in un nevoso pomeriggio a
Monaco di Baviera l'aereo che
riporta a casa i leggendari Busby
Babes si schianta sulla pista
dell'aeroporto locale. Poi, dopo un
altro rovescio interno a inizio
Sessanta, ci sar una pausa di ben
12 anni nei vis--vis calcistici tra le
due nazionali. In quel lasso di
tempo per noi Inghilterra fa rima
con Corea del Nord. La nazionale
che alla Coppa del Mondo del 1966
ci umilia in quel di Middlesbrough
profondo nord-est operaio
grazie a un goal di Pak Doo Ik. Da
allora per tutti il dentista coreano,
sebbene in realt fosse un
professore di educazione fisica.
Loro quel Mondiale lo vincono. Al
di l del celeberrimo episodio del
goal-non-goal di Hurst nella finale
contro la Germania Ovest, hanno
fior fior di campioni, come Bobby
Charlton e Bobby Moore. Nel 1973,
quando ci ripresentiamo a
Wembley per fare il colpaccio,
giusto 39 anni dopo la battaglia di
Highbury, quella generazione bella
e vincente ormai agli sgoccioli. Il
match contro l'Italia sar l'ultimo
per il capitano Bobby Moore.
L'Italia una squadra di
camerieri, titolano in maniera
sprezzante i tabloid alla vigilia,
facendo riferimento a Giorgio
Chinaglia, emigrato in Gran
Bretagna da bimbetto. Sugli spalti
di quei camerieri ce ne sono
parecchi. Vanno tutti in visibilio a
quattro minuti dalla fine. Quando
Fabio Capello agguanta una corta
respinta di Peter Shilton e regala
all'Italia una delle vittorie pi
prestigiose della sua storia. Ma non
la prima, perch sempre nel 1973,
per il 75esimo anniversario della
nostra federazione, a Roma
Pietruzzo Anastasi e il solito Capello
hanno gi sfatato l'ultimo tab del
calcio italico. A Wembley
rivinceremo 24 anni dopo. In un
match di qualificazione ai Mondiali
francesi basta una magia di
Gianfranco Zola, il giocatore
italiano pi amato e apprezzato in
terra d'Albione specialmente dai
tifosi del Chelsea, per i quali un
idolo assoluto. Come gi accennato,
negli ultimi decenni gli azzurri si
dimostrano spesso superiori agli
avversari. In particolar modo negli
scontri in cui in palio c' qualcosa
di concreto e non solo l'onore.
Dopo aver estromesso gli inglesi,
superandoli per differenza reti, nel
girone di qualificazione ad
Argentina 1978, negli Europei
casalinghi del 1980 la spuntiamo
1-0. Segna Marco Tardelli, ma non
impressioniamo troppo n lo
fanno i nostri avversari, che, infatti,
se ne torneranno subito a casa,
mentre a noi rimarr uno scialbo
quarto posto. Sempre in Italia, nel
1990, ci contendiamo la terza
piazza ai Mondiali in quel di Bari.
Magra consolazione, dopo le
sconfitte ai rigori nelle semifinali
patite dall'Argentina (noi) e dalla
Germania (loro). Per quello che
conta il clima del match. Di
grande rispetto e oseremmo dire di
amicizia sia fuori che soprattutto in
campo. Solo cinque anni prima si
era consumato l'assurdo dramma
dell'Heysel e quella partita la
prima tra una compagine italiana e
una inglese dall'infausta sera
brussellese del 29 maggio 1985. Ci
pensano Roby Baggio e Tot
Schillaci a darci il contentino, ma
alla fine festa grande per tutti, in
un'atmosfera riconciliatoria. Pi
tesa e combattuta, ma non poteva
essere altrimenti, l'ultima disfida
nei quarti di Euro 2012. L'Italia, poi
strapazzata dalla Spagna in finale,
gioca meglio e domina per lunghi
tratti un'Inghilterra balbettante
ma tutto sommato per una volta gi
soddisfatta di aver passato almeno
il primo turno. Wayne Rooney
rischia di scompaginare tutto nei
minuti conclusivi, ma si va ai rigori.
Ed giusto cos. Sbaglia Montolivo,
ma prima Cole e poi Young ci
spianano il passaggio alle
semifinali. Dagli 11 metri se noi
non siamo fenomeni, i Tre Leoni di
solito diventano gattini impauriti.
Ora c' l'incontro di Manaus, che
pu essere gi decisivo.
L'Inghilterra reduce dagli scialbi
pareggi con Ecuador e Honduras.
Ma mai darla sconfitta in partenza...
Italia vs Inghilterra
scontro di filosofie
SPORT
Gli azzurri badano
soprattutto
a non prenderle,
sono organizzati
e speculativi,
i bianchi puntano
sul fisico,
sulla grinta,
non mollano mai
I capitani Moore (alla sua ultima
apparizione in Nazionale) e Facchetti.
Piccola, Fabio Capello
(11)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
IL FESTIVAL
IL CONCORSO
CATTIVI VICINI
DI NICHOLAS STOLLER, CON ROSE BYRNE,
ZAC EFRON. usa 2014
0
Una guerra si scatena tra una
coppia che ha trovato la casa
perfetta e i vicini, una banda di
giovani scatenati.
THE DARK SIDE OF THE SUN
DI CARLO SHALOM HINTERMANN, LORENZO
CECCOTTI. ITALIA 2011
0
Si chiama Xeroderma
Pigmentosum, la rara malattia
che costringe alcuni bambini a
vivere isolati, lontani dal sole e dai
loro coetanei. Per i loro genitori
hanno ideato Camp Sundown, un
campo estivo nello stato di New
York che raccoglie pazienti da tutto il
mondo.
GEBOE L'OMBRA
DI MANOEL DE OLIVEIRA, CON CLAUDIA
CARDINALE, MICHAEL LONSDALE.
PORTOGALLO FRANCIA 2012
0
Parigi ai giorno nostri. Nella
casa del vecchio Gebo che ha
sempre vissuto in povert con
la moglie si ritrovano diversi amici
per un tranquillo banchetto. Il ritorno
inatteso di Joo, figlio di Gebo che ha
lasciato la casa da anni per dedicarsi a
delinquere, sconvolge gli equilibri
interni alla famiglia e provocher
serie conseguenze. Ispirato al
dramma in 4 atti O Gebo e a Sombra
di Raul Brando del 1923, un film
che il regista dichiara di aver fatto per
riflettere sulla povert. Presentato
alla mostra di Venezia nel 2012 e
passato in lingua originale a
FuoriOrario.
UNINSOLITONAUFRAGO
NELL'INQUIETOMARE
D'ORIENTE
DI SYLVAIN ESTIBAL, DI SASSON GABAI, BAYA
BELAL. FRANCIA GERMANIA BELGIO 2011
0
Jafaar, un pescatore
palestinese, trova un panciuto
maialino vietnamita
aggrovigliato nella sua rete. Deve
sbarazzarsi in fretta dellanimale
impuro, prima che le autorit lo
scoprano, ma non riesce a resistere
alla tentazione di farne una fonte di
guadagno.
INSTRUCTIONS NOT
INCLUDED
DI EUGENIO DERBEZ, CON EUGENIO DERBEZ,
JESSICA LINDSEY. MESSICO 2013
0
Valentin un playboy di
Acapulco. Un giorno una sua
ex fiamma gli consegna una
bimba e sparisce. Nel tentativo di
rintracciarla arriva a Los Angeles e
per mantenere se stesso e la bambina
diventa stuntmen a Hollywood
accompagnato dalla piccola come suo
allenatore. Quando allimprovviso
torna la madre per riprendersela.
JERSEY BOYS
DI CLINT EASTWOOD, CON CHRISTOPHER
WALKEN, FRANCESCA EASTWOOD. USA 2014
0
la storia dei Four Season:
Frankie Valli, Bob Gaudio,
Tommy DeVito e Nick Massi i
componenti del famoso gruppo rock
degli anni 60, con i loro processi, i
trionfi e le celebri canzoni (Sherry, Big
Girls Dont Cry, Walk Like a Man, Dawn,
Rag Doll, Bye Bye Baby, Who Loves You e
molte altre). Tratto dal celebre musical
omonimo vincitore del Tony Awards nel 2006.
MADEMOISELLE C
DI FABIEN CONSTANT, CON CARINE
ROITFELD, ANNA WINTOUR. DOCUMENTARIO
FRANCIA 2013
0
Insieme ad Anna Wintour (a
cui ispirato il film Il diavolo
veste Prada), Carine Roitfeld
la direttrice di una rivista di moda
pi famoso del mondo. Dopo 10 anni
decide di lasciare la guida di Vogue
Paris e creare un nuovo magazine: CR.
LA PIOGGIA CHE NON CADE
DI MARCO CALVISE, CON FRANCESCA NUNZI,
VIVIANA COLAIS. ITALIA 2014
0
Inverso una band folk
romana realmente esistente e
i cui componenti sono legati
da una forte amicizia. Carlo voce,
chitarra e pianoforte del gruppo,
Vincenzo il basso, Mauro batteria e
percussioni, Simone fisarmonica,
Enzo sax e Anna violoncello. La band
si esibisce nei locali della citt finch
un appuntamento potrebbe cambiare
la loro vita.
PER NESSUNA BUONA
RAGIONE
DI CHARLIE PAUL, CON JOHNNY DEPP. TERRY
GILLIAM. DOCUMENTARIO. UK USA 2012
0
Un documentario sulla vita di
Ralph Steadman, illustratore e
caricaturista inglese, artista
radicale e innovatori diventato
famoso al periodo della guerra del
Vietnam. Dalla voce del protagonista
ascoltiamo gli aneddoti della sua
biografia come la collaborazione con
Hunter S. Thompson (autore di Paura
e delirio a Las Vegas ). Sue sono anche
le illustrazioni di Alice nel paese delle
meraviglie e La fattoria degli animali,
le incisioni per le opere di
Shakespeare e Burroughs e i libri sulla
vita di Sigmund Freud, Leonardo da
Vinci e su Dio. Per quindici anni,
Steadman si lasciato seguire dalle
telecamere del regista Charlie Paul
per documentare il suo metodo di
lavoro e i suoi incontri. Johnny Depp
con cui lartista ha un rapporto
privilegiato, lintervistatore.
RAGAZZE A MANOARMATA
DI FABIO SEGATORI, CON KARIN PROIA,
FEDERICA DE COLA. ITALIA 2014
0
Tre studentesse di Corleone
in ristrettezze economiche
accettano una nuova inquilina
e si trovano presto coinvolte in una
pesante situazione da cui pensano di
poter uscire solo svaligiando una
banca.
SYNECDOCHE, NEWYORK
DI CHARLIE KAUFMAN, CON PHILIP SEYMOUR
HOFFMAN, CATHERINE KEENER. USA 2008
0
Esordio alla regia dello
sceneggiatore di Michel
Gondry e Spike Jonze. Il
regista teatrale Caden Cotard
abbandonato dalla moglie per un
pittore di Berlino, decide di trasferire
il suo teatro in un magazzino di New
York dove metter in scena con i
suoi attori una celebrazione del
quotidiano. Il reale prende dimensioni
piuttosto offuscate. Nel cast anche
Emily Watson, Hope Davis, Dianne
Wiest, mentre Catherine Keener nel
riuolo della moglie stata anche in
Essere John Malkovich di Jonze, sceneggiato
da Kaufman. Il titolo un gioco di parole tra
Schenectady, New York e sineddoche, dare
alle parole un significato pi esteso di quello
che avrebbe.
TUTTE CONTROLUI
DI NICK CASSAVETES, CON KATE UPTON,
CAMERON DIAZ. USA 2014
0
Carly (Cameron Diaz) scopre
che il suo ragazzo sposato e
decide di collaborare con la
moglie (Leslie Mann) per vendicarsi
del fedifrago (Nikolaj
Coster-Waldau).
ANA ARABIA
DI AMOS GITAI, CON YUVAL SCHARF, YUSSUF
ABU WARDA, ISRAEL FRANCIA 2013
8
Yael, una giovane giornalista,
arriva in Israele, in unenclave
tra Jaffa e Bat Yam, per
intervistare Youssef, il marito arabo
di una donna ebrea divenuta
musulmana. Ma come varca
linquadratura in quella stretta soglia -
un confine invisibile e fortissimo - si
trova in un luogo altro. Nel cortile
verde di limoni, piante, orti, si
intrecciano le storie di Youssef,
Miriam, Sarah, Walid, Jihad e di altri,
gli amici, i vicini di casa ognuno con i
suoi sogni traditi, le sue amarezze, i
ricordi piccoli e preziosi di incontri
indimenticabili. Gitai ha girato lintero
film in piano sequenza con una Alexa
riflettendo lo sgranarsi delle ore nei
passaggi di luce che pian piano
cambiano anche la prospettiva dei
personaggi. Non una semplice
dichiarazione estetica, allopposto il
suo cinema politico per la libert
radicale che che oppone agli
schematismi. (c.pi.)
THE CONGRESS
DI ARI FOLMAN, CON ROBIN WRIGHT, HARVEI
KEITEL. USA 2014
6
Diviso a met tra narrazione e
animazione, strano film che
mantiene un clima di costante
rassegnazione e in pi ogni elemento
contrassegnato dalla malinconia (il
figlio che diventer sordo, lagente dal
passato disastrato, ma bel
monologo). Ispirato a Lem ma
dirottato decisamente verso le nuove
tecnologie e le loro implicazioni
morali, interpretato da Robin
Wright nella parte di se stessa
costretta a cedere la sua immagine
alla majors che la manterr giovane
per sempre. Trentanni fa ci
mostrarono (sembrava fantascienza) i
primi esperimenti elettronici per far
rivivere sullo schermo i volti e le voci
dei divi celebri e utilizzarli in nuovi
film, ora tutto questo quasi il
passato. E i cartoons vogliono essere
ancora pi agghiaccianti della vita
reale. (s.s.)
ROMPICAPOA NEWYORK
DI CDRIC KLAPISCH, CON ROMAIN DURIS,
AUDREY TATOU. FRANCIA BELGIO 2013
6
Klapisch si colloca in unarea
post Lelouch dove le
ambizioni autoriali dialogano
con il botteghino. Un cinema alto
borghese per vocazione
caratterizzato da piccole ossesioni
ricorrenti. Quando funziona risulta
gradevole e frizzante. Questo un
film esemplare per per capire come il
suo sistema possa smettere di
funzionare e replicare stancamente
moduli. La trasferta a New York,
invece di esportare un modello di
commedia. Trentenni, separazioni e
divorzi, problemi di denaro e figli,
tutto larmamentario della commedia
generazionale borghese. Tristemente
immobile. (g.a.n.)
WALESA LUOMODELLA
SPERANZA
DI ANDRZEJ WAJDA, CON ROBERT
WIECKIEWICZ, MARIA ROSARIA OMAGGIO.
POLONIA 2013.
7
Film realizzato per parlare a
tutti, soprattutto alla nuova
generazione ci riporta agli
anni di Solidarnosc, composto con
uno stile disteso che deve parlare a
tutti. Il regista sintetizza il grande
movimento di massa attorno a Lech
Walesa. Il culto della personalit
tanto osteggiato qui non pu che
emergere nella figura dell'elettricista
che guid gli scioperi, dell'uomo
semplice che contribu a cambiare la
storia del paese intervistato dalla
celebre giornalista occidentale Oriana
Fallaci (quando si accorto di essere
un leader? Ma chi le ha insegnato a
fare il leader?). Assai semplicemente
Walesa risponde: sono uno a cui
piace impicciarsi e se nessuno parla
allora parlo io. Sono un uomo con
una grande rabbia in corpo, questo
spiega perch so controllare la folla.
Ma la risposta che d nel film una
volta per tutte Io non sono io,
sono Noi (s.s.)
A CURA DI
SILVANA SILVESTRI
CON ANTONELLO CATACCHIO,
ARIANNA DI GENOVA, GIULIA
DAGNOLO VALLAN, MARCO
GIUSTI, GIONA A. NAZZARO,
CRISTINA PICCINO
MAGICO
I FILM
IL TEATRODEI LUOGHI FEST
LECCE, 20-24 LUGLIO
Per chi ha programmato in luglio la
vacanza in Salento, anticipiamo il
programma promosso dai Cantieri
teatrali Koreja nei luoghi pi suggestivi
della citt: i Cantieri, la Masseria
SantAngelo, Must, Teatro romano, ex
Convento degli Olivetani, Palazzo
Tamborino-Cezzi. Cinque intense
giornate di teatro, musica, arte, danza
e performances con il coinvolgimento
diretto della cittadinanza. Inaugura il 20
La parola Padre di Gabriele Vacis, il 21
debutta il nuovo lavoro di Koreja Il
matrimonio con la regia di Salvatore Tramacere, tratto da Gogol. Prima assoluta
anche per Sogno in scatola il 24 luglio lo spettacolo di Koreja dedicato ai bambini.
Nel Teatro romano il 23 luglio si presenter Il giudizio delle ladre la performance
di Luigi Presicce ispirato agli affreschi di Giotto della Cappella degli Scrovegni a
Padova. Due grandi convegni internazionali approfondiranno il ruolo che i teatri e
i festival hanno nella costruzione dellidentit di una citt, evento speciale
Attenzione alle vecchie signore corrose dalla solitudine da Matej Visniec con la
compagnia Acti Teatri indipendenti Torino cena spettacolo per 70 commensali
spettatori nella corte dellottocentesca masseria SantAngelo.
I GOT U
UK, 2014, 355, musica: Duke Dumont feat. Jax
Jones, regia: Remy Cayuela, fonte: MTV Hits
1
Se con il casco Morpheus
messo a punto dalla Sony sta
per ritornare in voga la realt
virtuale in piena era di realt aumentata,
nel clip di Dumont ne abbiamo
unanticipazione. Il musicista,
indossando il dispositivo che gli stato
appena recapitato, viene proiettato in
paradisi tropicali accanto a bellissime
ragazze. Cayuela pu cos costruire un
video interamente in soggettiva,
staccando in alcuni momenti nel salotto
dove Dumont rimane di fatto
viaggiando con la mente. Bello
visivamente anche se non
originalissimo, peccato ci sia poca ironia
e alla fine I Got U sembra davvero uno
spot pubblicitario, non della Sony ma
della Blas Boys Club, letichetta creata
dal dj e producer britannico il cui
logotipo compare sulla scatola.
SHEILA
UK, 2007, 340, musica: Jamie T, regia: Adam
Smith, Youtube
8
Seconda versione del clip di
Sheila. Il grande attore Bob
Hoskins cammina con un mazzo
di fiori in mano lungo il Tamigi in una
Londra notturna, cantando il playback
della canzone di Jamie T. Luomo incontra
sul suo cammino altri personaggi che
interpretano le altre voci di cui
composta la canzone, finch non giunge
davanti ad un improvvisato altare dove
sono deposti altri fiori e il biglietto: To
my Darling Sheila love Always, dad.
Rispetto alla prima firmata da Norizadeh,
Smith mantiene comunque in questa
seconda versione il tono surreale,
visualizzando e intrecciando le tre
drammatiche vicende di cui parla il testo
della canzone. Hoskins diviene cos il
padre della ragazza finita nel Tamigi
mentre intorno a lui si materializzano le
altre figure di una Londra degradata. Un
ottimo clip che mescola il tragico e il
comico, caratterizzato dalla straordinaria
presenza dellattore recentemente
scomparso.
INFINITO
Italia, 2003, 450, musica: Raf, regia: Raf, fonte:
Youtube
7
Uno di quei rari casi in cui un
video nonostante lassoluta
banalit dellidea davvero
riuscito. Raf, in completo carta da
zucchero, nella luce dellimbrunire,
cammina su un lunghissimo pontile di
legno, mentre sullo sfondo si staglia un
altro modernissimo ponte. In questa
location imprecisata il cantautore
ripreso con un travelling, prima
allindietro e poi laterale, in un unico
piano-sequenza, a parte una coda finale.
Tutto perfetto: la fotografia fredda,
azzurrina e metallica di Alessandro
Pavoni tale da esaltare lambientazione
quasi crepuscolare, i movimenti di
macchina, la scioltezza di Raf (che ne
firma anche la regia). Cogliere condizioni
luminose del genere senza intervenire in
post-produzione questione di fortuna
e Infinito girato allinsegna del buona
la prima. Ma parte del merito dovuto
alla bellezza del brano musicale.
SINTONIE
IL COMICO
E IL TRAGICO
IL FILM
GABRIELLE
DI LOUISE ARCHAMBAULT, CON GABRIELLE MARION-RIVARD, ALEXANDRE LANDRY, MLISSA
DSORMEAUX-POULIN, ROBERT CHARLEBOIS. CANADA 2013
Gabrielle una ragazza singolare. Ha una straordinaria capacit di
socializzare legata a un entusiasmo esistenziale invidiabile oltre a uno grande
talento musicale. Ottime qualit. Se non fosse che le derivano da una
singolare malattia, la sindrome di Williams. Gabrielle vive in una casa
famiglia, si innamorata, ricambiata, di Martin, conosciuto al centro
ricreativo dove si fanno le prove del coro, ma i genitori di lui li boicottano.
Louise Archambault regista canadese e spiega di avere avuto voglia di
raccontare questa storia dopo avere visto un servizio su una casa famiglia
dove vivevano ragazzi voluti da dio. Poi facendo ricerca approdata a Les
Muses un centro di formazione artistica che prepara ai diversi ambiti dello
spettacolo, per fornire loro strumenti per diventare professionisti senza
nascondere i loro limiti. E l Louise conosce Gabrielle Marion-Rivard. Un
tema complicato ricco di risvolti problematici, complessi e scivolosi quello
dei rapporti sessuali tra persone che non sono perfettamente allineate con
la normalit. Qui in gioco entrano anche famiglia e societ senza mai
perdere di vista le persone. Lidea non era tanto quella di fare un film su una
comunit singolare ma di realizzarlo insieme alle persone che la
compongono. Premio del pubblico a Locarno. (a.ca.)
LOSCHERMO DONNA
FIANO ROMANO, CASTELLO DUCALE, DAL
16 AL 21 GIUGNO
Diciassettesima edizione della
rassegna dedicata alle protagoniste
del cinema Lo schermo donna a
Fiano Romano, direttore artistico
Mario Sesti, con un programma che
avr ogni sera unospite speciale:
Paola Cortellesi inaugura la prima
serata luned 16 giugno e riceve il
premio Giuseppe De Santis per la
sua interpretazione del film di Carlo
Verdone Sotto una buona stella.
Ricever il premio Giuseppe De
Santis- Giovani Matilde Gioli (marted 17) per il suo esordio in Il capitale
umano di Paolo Virz e alla serata sar presente anche Fabrizio Gifuni.
Mercoled 18 giugno Walter Veltroni offre con il suo film un ricordo di
Enrico Berlinguer, gioved Asia Argento presenta Incompresa lanciato a
Cannes, gioved premio alla carriera Francesca Borromeo direttrice di
casting di Smetto quando voglio di Sydney Sibilia. La serata conclusiva per
Ambra Angiolini che chiuder la rassegna il 21 con Ci vediamo a casa di
Maurizio Ponzi. Organizzato dallassociazione culturale Citt per luomo, il
festival a ingresso libero fino ad esaurimento posti.
BANDOCENTRO
SPERIMENTALE
IL CORSO TRIENNALE DI REPORTAGE
AUDIOVISIVO SEDE ABRUZZO
stato prorogato fino al 30 giugno il
bando per il corso triennale di
reportage televisivo indetto dal
Centro sperimentale per la sede
dellAquila, un programma didattico
di carattere eminentemente
laboratoriale incentrato su un'idea di
reportage audiovisivo che si declini
in tutte le possibilit espressive,
spettacolari e comunicative. La
Scuola nazionale di cinema della
Sede Abruzzo si propone di individuare, selezionare e formare giovani
professionisti in grado di operare ai massimi livelli nell'ambito della
comunicazione cinematografica e audiovisiva, con particolare attenzione al
campo del reportage audiovisivo ed rivolto, preferenzialmente, a laureati
con solide basi umanistiche e scientifiche, che abbiano gi maturato uno
spiccato interesse per il cinema e la comunicazione audiovisiva. Info: Scuola
nazionale di cinema - corso di reportage cinematografico, Via Rocco
Carabba, 2 - 67100 - L'Aquila tel. 0862 380924,
alessia.moretti@fondazionecsc.it, Facebook: Centro Sperimentale di
Cinematografia - Sede dell'Aquila
(12)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
Francobolli,
il rock suona
due volte
Artisti omaggiati su disco e su lettera. Onorati
da maniaci della musica e della filatelia.
Jimi Hendrix solo lultima affrancatura
di una mania che in Italia stenta a decollare
di GUIDO MARIANI
I miei eroi non compaiono mai sui
francobolli. Cos cantava Chuck D
dei Public Enemy nellinno rap Fight
the Power nellormai lontano 1990.
Il rapper si lamentava del fatto che
gli idoli della cultura e della politica
afro-americana non erano celebrati
come i protagonisti della societ
bianca e i francobolli ne erano una
prova sostanziale. Quella frase
divenne un motto molto diffuso e
alla fine il servizio postale Usa
rimedi (in parte): 9 anni dopo fu
dato alle stampe un francobollo con
il volto di Malcolm X, il personaggio
che aveva ispirato il verso di quella
canzone. Per i Public Enemy era
comunque troppo poco e troppo
tardi tanto che nel 2012
pubblicarono un album dal titolo
Most of My Heroes still Don't Appear
on no Stamp (Gran parte dei miei
eroi continuano a non comparire
sui francobolli). Al di l delle
sfuriate di Chuck D, gli intrecci tra
musica e filatelia sono pi frequenti
e curiosi di quanto si possa
pensare. Negli Usa la prima
rockstar a essere celebrata con un
francobollo fu, nel 1993, Elvis
Presley. Per scegliere il disegno fu
indetto un referendum popolare tra
due ritratti. Il primo rappresentava
il cantante nei suoi anni giovanili
ed era realizzato dallartista Mark
Stutzman. Laltro, firmato da John
Berkey, rappresentava invece la star
tutta lustrini degli anni 70. Al
sondaggio (ovviamente via posta)
parteciparono pi di un milione di
americani. La questione suscit un
dibattito accesissimo nellopinione
pubblica. Bill Clinton si schier per
il giovane Elvis, i membri del
Congresso parteggiarono
per una parte o per laltra
e qualche conservatore
bacchettone contest
lidea di dedicare un
francobollo al
moralmente
discutibile re del
rocknroll. Alla fine il
voto parl chiarissimo,
pi del 75% dei
partecipanti alla sfida
scelse lElvis giovane.
Lemissione, da 29
centesimi, fu il pi
grande successo
nella storia della filatelia Usa. Ne
vennero venduti 125 milioni di
esemplari. Fu un trionfo per le
poste statunitensi e un fallimento
per i collezionisti, visto che la
massiccia diffusione rende il
francobollo a tuttoggi
sostanzialmente senza valore e su
internet lo si pu acquistare a meno
di un dollaro. Il seguito
delliniziativa fu tale che lo United
States Postal Service decise di
proseguire pubblicando una serie
chiamata Leggende della musica
americana che ha visto nei
quadratini dentellati Buddy Holly,
Bill Haley, Louis Armstrong, Dinah
Washington, Thelonious Monk,
Leadbelly e Woody Guthrie.
Nel 2007 arrivato il tributo al
grande Frank Sinatra. In questi anni
le poste a stelle e strisce hanno
inaugurato unaltra serie di
emissioni chiamata Music icons
che ha visto per ora protagonisti
Johnny Cash, Ray Charles e la
leggenda della musica tejano
Lydia Mendoza. Per suscitare un
maggiore interesse nei collezionisti
alcune di queste edizioni sono state
a tiratura limitata. Questanno
anche Jimi Hendrix ha avuto
finalmente la sua affrancatura. La
scelta dellimmagine stata
particolarmente elaborata. I
responsabili dellUsps ci hanno
messo circa tre anni a decidere il
ritratto che meglio rappresentasse il
musicista di Seattle, alla fine hanno
scelto un disegno psichedelico
(elaborato dallartista Rudy
Guttierez e dal designer Greg
Breeding) con la sua leggendaria
chitarra e la sua insostituibile
sciarpa al collo.
un onore - ha detto la
sorella di Hendrix - e sar un
costante ricordo di chi era
Jimi e di chi continua ad
essere nelle nostre vite. Dora
in poi user solo questo
francobollo. circolata voce
che un prossimo ritratto di
questa serie sar dedicato a
John Lennon. La notizia ha
suscitato diverse critiche perch
si tratterebbe di un tributo a un
personaggio non statunitense.
Cerchiamo sempre di
concentrarci su persone
americane o su fenomeni
americani - ha spiegato Susan
McGowan responsabile della
filatelia dellUsps -, ma ci
interessa anche quello che ha
influenzato la cultura Usa. I
Beatles e John Lennon hanno
avuto un enorme impatto sul
nostro paese. In effetti gi nel 1999
il servizio postale statunitense aveva
onorato la band con un francobollo
che rappresentava lo storico
sottomarino giallo. McGowan ha
preannunciato, inoltre, il ritorno di
Elvis con la promessa di ripetere
uniniziativa pubblica come il
referendum popolare del 1993. In
fondo il re sempre il re.
Se i Beatles hanno ancora
qualche inspiegabile resistenza
negli Usa, al contrario sono stati
ampiamente celebrati dalla
britannica Royal Mail che nel 2007
ha messo in commercio sei
francobolli raffiguranti le copertine
degli album dei Fab Four. Ma in
giro per il mondo, il rock e le poste
vanno molto daccordo poich
rappresentano un ottimo modo per
far cassa rivolgendosi a due universi
di collezionisti, i fan musicali e
filatelici. Cos si possono trovare
una serie di affrancature del Congo
e del Rwanda dedicate a Jim
Morrison, una ricca serie di ritratti
di John Lennon disegnati
dallartista Yuan Lee per le
emissioni postali di Antigua e
Barbuda, i Led Zeppelin in un bollo
della Sierra Leone, oppure unintera
collezione della Georgia (caucasica
non americana) con i ritratti di Kurt
Cobain, Aerosmith, U2, Rolling
Stones, Metallica, Queen e, con un
accostamento un po audace, i
(13)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
STORIE NOME DI SPICCO DELLETICHETTA SUN
Sotto la maschera
Jimmy. Lincredibile
storia di Orion
di FRANCESCO ADINOLFI
Nessuno gli dedicher mai un
francobollo ma la storia di Jimmy
Ellis lo meriterebbe. Quella voce,
quella maschera, quella mise stile
Las Vegas: una star mancata,
dimenticata. Orion ha vissuto
appena appena sotto la superficie
della cultura pop Usa senza
riuscire mai ad affiorare. E il suo
talento stato anche la sua
condanna: una voce identica a
Elvis, non per scelta ma per puro
caso, non impostata, ma
assolutamente naturale. Per
questo tutti lo schivavano convinti
che ci giocasse, ma non era cos.
Nato nel 1945 a Pascagoula, in
Mississippi, Ellis morir in
circostanze tragiche nel 1998 in
Alabama, in mezzo tanti tentativi
per emergere e farsi conoscere. La
sua vita artistica legata a quella
di Elvis e sboccia nel momento in
cui Presley muore. Di pi: con
Orion e solo grazie a lui nasce la
nota leggenda urbana che Elvis is
alive, che Elvis ancora vivo.
Tutto comincia nel 1972, quando
a nome Jimmy Ellis, il cantante fa
uscire per la Sun, la storica
etichetta di Presley, i pezzi That's
Alright e Blue Moon of Kentucky;
diciotto anni prima, nel 1954,
Elvis debuttava proprio con quello
stesso singolo e con la stessa casa
discografica.
Nel 1978 quel 45 giri arriva nelle
mani di Shelby Singleton, nuovo
proprietario della Sun, che lo
ottiene da Finley Duncan (il
primo produttore di Ellis)
e che lo pubblica con un
punto interrogativo al
posto del nome del
cantante. Singleton sa gi a
cosa puntare, coltivare
l'anonimato destando
sensazione intorno a una
voce che sembra Elvis. Gi
qui il pubblico comincia a
chiedersi da dove vengano
quei pezzi e tra le illazioni c'
chi convinto che siano
versioni inedite di Presley,
appena riaffiorate. La storia
che Elvis ancora vivo,
comincia dunque a plasmarsi.
Nel '78 arriva anche un album
Duets-Jerry Lee Lewis and
Friends in cui la voce di Ellis
sovraincisa e accompagna
quella di Jerry Lee Lewis.
Sembra davvero Elvis, in
particolare nel pezzo Save the
Last Dance for Me. I fan di
Presley sono spiazzati e anche
qui qualcuno ritiene che siano
vecchi rimasugli del catalogo Sun.
Poi, finalmente, nel 1979 nasce
Orion. Un anno prima Singleton si
era imbattuto nel manoscritto di
Gail Brewer-Giorgio, scrittrice
della Georgia che prima della
morte di Elvis (1977) aveva
ultimato Orion, romanzo dedicato
a un omonimo cantante di
rock'n'roll che per sfuggire alla
pressioni del successo simula la
propria morte. Affascinata da
Elvis, la scrittrice aveva modellato
il suo Orion su Elvis. Per Singleton
era manna dal cielo. Ad aprile
1979 emette il seguente
comunicato stampa: Presto un
nome che non dimenticherete
mai, Orion. Su Sun, dove tutto
iniziato e sta per ricominciare; a
mano, accanto al testo, il disegno
di una maschera. Un mese dopo
l'annuncio il discografico invia
alle radio Usa un 45 giri senza
etichetta e dettagli di alcun tipo.
All'interno due pezzi: Honey e
Ebony Eyes. Il mistero fitto, il
pubblico vacilla, perch quello
sembra davvero Elvis. Di l a poco
tocca all'album, Reborn, cio
rinato, un titolo che non lascia
scampo. Fin troppo esplicativo.
La copertina scatena subito
grandi controversie: in una bara
c' un uomo mascherato che si
desta e riaffiora dal regno dei
morti; iconograficamente il
disegno rimanda all'Elvis dei
tempi di Las Vegas, stessa mise,
stessi colori. La copertina, per,
bisogner cambiarla e si sceglier
un'immagine pi sobria ma
altrettanto inquietante: su uno
sfondo blue si staglia un uomo
mascherato con crine folto e
tipico ciuffo rockabilly. Orion
ora libero per il mondo e in
particolare per gli Usa. C' solo un
particolare: la maschera
dobbligo, quella non si tocca, non
potr mai essere tolta; ogni
deroga, ogni eccezione - cos
narra la leggenda - verr punita da
Singleton con aspre multe.
Il pubblico accorre ai concerti, a
centinaia, a migliaia. Molti
sospinti da quella voce
inconfondibile, altri dalla
maschera e dal curioso mistero
che la circonda. Orion attraversa
l'oceano e - maschera per
maschera - in Germania si esibir
addirittura con i Kiss. Per la Sun
usciranno sette album, tutti
perfettamente funzionali al
progetto Orion: di lui si diceva
che avesse addirittura un manager
chiamato Colonnello Mac
Weiman e che fosse nato a
Ribbonsville, Tennessee, il 31
dicembre 1931. Insomma, pi
Elvis di cos. Nel frattempo il
pubblico continuava a dividersi,
da un lato chi credeva che Jimmy
Ellis si divertisse a fare il King e
dallaltro chi era davvero convinto
che quello fosse Presley, il
redivivo. E per, Ellis cominciava
a stancarsi. La maschera era un
prigione da cui rifuggire, che
nascondeva le reali doti di un
artista che per un incredibile caso
del destino sapeva solo cantare
come Elvis. Da qui al rifiuto totale
del personaggio interpretato fino
a quel momento.
Nel 1983 Ellis dichiara
pubblicamente di essere lui Orion
e che lascer per sempre la Sun.
Da qui una girandola di identit
da cui ripartire senza maschera:
Ellis James, Mister E, Steven
Silver. Ma niente, successo e
consensi non sono pi quelli di
prima. E siamo al 1987 anno
cruciale per Jimmy Ellis. Una sera,
mentre a Mobile, in Alabama, il
cantante ferma due uomini e
chiede informazioni su come
arrivare a un ristorante; uno dei
due convinto che Ellis sia un
poliziotto, su di giri e tira fuori
un'arma mentre l'altro lo
perquisisce. Ellis oppone
resistenza, cerca di difendersi e
alla fine fugge. I due gli sparano
mentre corre e fuggono. Il
cantante sopravviver e l'anno
dopo sar di nuovo sui
palcoscenici Usa. Continua a farsi
chiamar Steven Silver ma il
richiamo della maschera troppo
forte, un'orribile trappola, una
lusinga a cui non si pu sfuggire.
Firma per una nuova etichetta e
decide di riprovare come Orion.
Pubblicher singoli come I Want
You, I Need You, I Love You e Love
It Back Together. Addirittura si
esibir dal vivo accompagnato dai
Jordanaires, i coristi di Elvis.
Poi nel '98 la tragedia: il 12
dicembre Jimmy Ellis viene
assassinato in Alabama durante
una rapina finita male. Era in un
compro oro. Di lui restano
singoli, album, ristampe e una
voce che a risentirla ancora
adesso mette i brividi.
Roxette. Certo non sorprende
scoprire che in Giamaica quasi tutti
i francobolli dipingano limmortale
Bob Marley. Stupisce un po che lo
stato del Ciad abbia unaffrancatura
dedicata a Jerry Garcia dei Grateful
Dead o che il Tagikistan abbia una
serie di emissioni postali con gli
Ac/Dc o che il Benin abbia
celebrato i Kiss.
Nel dicembre del 2003, invece,
una rockstar stato lautore di un
francobollo. Le poste del Canada
infatti decisero di dedicare
unemissione alla regina Elisabetta
II che lo stato riconosce in quanto
parte del Commonwealth.
Limmagine scelta fu una fotografia
realizzata dal celebre rocker
canadese Bryan Adams che ormai
da anni usa con disinvoltura non
solo la Stratocaster, ma anche la
macchina fotografica e ha firmato
diversi servizi per riviste
internazionali.
Adams era stato inviato dalla
corte dei Windsor per seguire la
regina durante le manifestazioni del
Golden Jubilee e aveva realizzato
anche un curioso ritratto in cui la
sovrana posa come una vecchia
signora della campagna inglese
vicino a degli stivali di gomma e a
un ombrello. Nella foto Elisabetta
ha un volto insolitamente gioviale e
sorridente e le poste canadesi
hanno deciso di ricavarne un primo
piano e usarlo per il francobollo da
49 centesimi.
LItalia in questo settore non
brilla per nulla, il rock ancora
tab, la musica leggera una rarit
quasi come il leggendario Gronchi
rosa. Nel 1973 le poste celebrarono
in un bollo il tenore Enrico Caruso,
nel 2007 stato il turno di Maria
Callas. Nel 1996 stato ricordato il
Festivalbar e nel 2006 unemissione
stata dedicata alla Nazionale
italiana cantanti.
Nel 2009 fu presentata una serie
di tre affrancature in occasione
della Giornata della musica (24
ottobre) con ritratti di Luciano
Pavarotti, Nino Rota e dellunico
cantante leggero onorato in un
bollo postale italiano, Mino Reitano.
Sempre nel 2009 furono omaggiati i
50 anni della composizione
Tintarella di Luna, e un anno prima
i 50 di Nel blu dipinto di blu.
Nel frattempo lo stato di San
Marino, ha omaggiato interpreti
classici e leggeri come Claudio Villa,
Domenico Modugno e Fred
Buscaglione.
La sua voce
naturale era
identica a quella
di Presley. Dote
che sar una
benedizione
e una condanna.
Il mito Elvis
vivo nasce con lui
Francobolli rock, la copertina originale di Reborn e la seconda versione. Jimmy Orion
Ellis con i Kiss, il comunicato stampa con cui fu lanciato e in uno dei suoi catteristici costumi
(14)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
Pearl Jam
La band (in foto) di Eddie Vedder, tra
i superstiti del grunge tornano in Italia
per un mini tour di presentazione
dellultimo lavoro discografico.
Milano VENERDI' 20 GIUGNO (STADIO SAN
SIRO)
Die Antwoord
In Italia la rap-rave crew sudafricana,
una scheggia impazzita nel pop
contemporaneo.
Milano VENERDI' 20 GIUGNO (IPPODROMO
DEL GALOPPO-CITY SOUND)
Roma SABATO 21 GIUGNO (IPPODROMO
DELLE CAPANNELLE-ROCK IN ROMA, CON
THE PRODIGY)
Black Sabbath
I padri dell'hard rock tornano sul
palco (foto nella quinta colonna).
Casalecchio di Reno (Bo)
MERCOLEDI' 18 GIUGNO (UNIPOL ARENA)
Pains of Being Pure
at Heart
La giovane indie pop band di Brooklyn
ha da poco pubblicato un nuovo
album.
Chiusi (Si) SABATO 14 GIUGNO (LARS
ROCK FESTIVAL)
Padova DOMENICA 15 GIUGNO
(PARCHEGGIO NORD STADIO EUGANEO-
SHERWOOD FESTIVAL)
Roma LUNEDI' 16 GIUGNO (TRAFFIC)
Marina di Ravenna (Ra)
MARTEDI' 17 GIUGNO (HANA-BI)
Pink Mountaintops
Arriva lo shoegaze psichedelico della
band canadese.
Cigole (Bs) SABATO 14 GIUGNO (VILLA
CIGOLA MARTINONI)
Marina di Ravenna (Ra)
DOMENICA 15 GIUGNO (HANA-BI)
Seether
Una data per la alt rock band
sudafricana.
Cisano Bergamasco (Bg)
GIOVEDI' 19 GIUGNO (SENZA FAR RUMORE
FESTIVAL)
Anna Calvi
Torna in Italia la apprezzatissima
cantante e autrice britannica.
Ravenna VENERDI' 20 GIUGNO (ROCCA
BRANCALEONE)
Sestri Levante (Ge) SABATO
21 GIUGNO (PIAZZETTA BELLOTTI)
Scott Matthew
Il cantautore australiano spesso nel
nostro paese, dove vanta un buon
numero di aficionados.
Sestri Levante (Ge) SABATO
14 GIUGNO (MOJOTIC FESTIVAL)
Ethan Johns
Da produttore affermato a
cantautore.
Ancona SABATO 14 GIUGNO (PIAZZA
SAN FRANCESCO)
Sestri Levante (Ge) DOMENICA
15 GIUGNO (PIAZZETTA BELLOTTI)
Turin Brakes
Torna la band inglese, dal sound
elettroacustico.
Bologna MERCOLEDI' 18 GIUGNO
(FREAKOUT)
Roma GIOVEDI' 19 GIUGNO (CIRCOLO
DEGLI ARTISTI)
San Ginesio (Mc) VENERDI'
20 GIUGNO (TEATRO LEOPARDI)
Thirty Seconds
to Mars
La emo rock band statunitense in
concerto.
Torino GIOVEDI' 19 GIUGNO
(PALAOLIMPICO)
Roma VENERDI' 20 GIUGNO (IPPODROMO
DELLE CAPANNELLE-ROCK IN ROMA)
Au Revoir Simone
Appuntamento con lelectropop del
trio femminile francese che
A CURA DI ROBERTO PECIOLA CON LUIGI ONORI
ON THE ROAD
di SIMONA FRASCA
Il gusto un po naif di Charles Augustus
Steen III stata la pista di lancio per la
vicenda musicale dei Pains of Being Pure
at Heart che prende il nome, allatto di
nascita nel 2007, da un racconto scritto nel
1991 dal giovane canadese, scrittore e
ideatore di giochi di carte, dal titolo
omonimo traducibile in italiano con I
dolori dellessere un puro di cuore. Il
poema semplice e lineare la storia di
Lukus Loo che per essere, per lappunto,
un puro di cuore si ritrova a condurre la
vita da solo, canzonato dagli amici e
sofferente fino alla morte.
Il nome della band - dice Kip Berman,
voce e chitarra, anima originaria della
formazione - tratto da questo racconto
breve scritto da Steen che conobbi quando
vivevo a Portland nellOregon. C poco
della storia in s ma il titolo di quella storia
sembrava che catturasse molto bene
quellaura di idealismo, e dei fallimenti
che ne derivano inevitabilmente, che d la
misura della nostra musica degli inizi cos
come di oggi.
Con questa dichiarazione di intenti il
quartetto newyorkese negli anni mette in
campo in tre album (The Pains of Being
Pure at Heart, 2009; Belong, 2011; Days of
Abandon, 2014) e una manciata di ep, il
suo twee pop, impasto sentimentale di
melodie delicate, orecchiabili che
collocano certi risultati, soprattutto della
loro ultima vicenda artistica, nellalveo
dello shoegaze che fu la scena di
Manchester degli Ottanta. In questo senso
nel loro ultimo album si percepisce pi di
un omaggio alla chitarra di Johnny Marr
(The Smiths).
I testi che puntano a un dichiarato
coinvolgimento nella sfera
emozionale posizionano la band a un
livello pi elevato rispetto alla media
di tanti gruppi simili che rendono il
lavoro dellascoltatore, esperto o
profano che sia, particolarmente
faticoso e talvolta anche frustrante di
questi tempi. Scrivo io le canzoni e i
testi ma non mi sento il leader della
band, ci sono cose come il synth o le
parti di batteria che proprio non so
come approcciare e qui entra in
campo l'esperienza di Kurt (Feldman,
batteria n.d.r.). La sua band The Ice
Choir mi piace molto e penso che
quellesperienza lo ha aiutato a
concepire alcune brillanti idee per
Days of Abandon.
La letteratura un ambito molto
presente nella storia musicale di
Berman, i nomi di Leonard Cohen e
Jonathan Richman sono i cantautori
di riferimento da sempre e stanno a
sottolineare proprio questo
approccio. Per Days of Abandon che i
Pains si accingono a promuovere con
una tourne che toccher il nostro
paese in 4 appuntamenti (il primo a
Chiusi stasera 14 giugno al Lars Rock
Festival, domani al Radar Festival di
Padova, il 16 al Traffic per il Roma
Pop Fest e il 17 a Marina di
Ravenna allHana-bi) il riferimento
a Elena Ferrante, la scrittrice
napoletana dallidentit anonima
e al suo I giorni dellAbbandono
(in inglese Days of Abandonment)
pubblicato nel 2002 e divenuto
un caso letterario ben
rappresentato anche al cinema
grazie alla trasposizione che ne
fece Roberto Faenza.
Il titolo un omaggio al
romanzo della Ferrante ma noi
abbiamo preferito la parola abandon
che in inglese ha un duplice
significato. Pu significare tanto la
perdita, il rimanere indietro, lassenza,
ma pu anche essere tradotta
valorizzando il significato che pure
conserva il termine di libert assoluta,
mancanza di inibizione, gioia sfrenata.
Sono consapevole che entrambe queste
idee sono molto presenti nelle tracce del
nostro ultimo album. Cera anche un altro
titolo in ballo Welcome to the Jangle (sic!).
Nel mucchio delle 10 canzoni peschiamo
una delle migliori cantata da Jen Goma in
stile Tracey Thorn, peregrinazioni su una
storia damore nella fase di approccio e
corteggiamento con evidenti venature
darkwave: Hunt me with your blackened
eyes,would you run to the end of the
world? (Cacciami con i tuoi occhi anneriti,
vorresti correre fino alla fine del mondo?);
Cuz I know youre violent, and I know
youre true, and theres a thousand lives
youd like to try but never do. But if you
come with me, we could find just two
(Perch lo so che sei violenta, e so anche
che sei vera, e ci sono mille vite che
vorresti provare ma lo non fare mai. Ma se
tu vieni con me, ne possiamo trovare solo
due). Fin dall'inizio - continua Berman - i
Pains per me hanno significato scrivere
canzoni e suonarle con gli amici, il che
sempre meglio che suonarsele da solo
nella propria camera. Registrare
questalbum stato particolarmente
emozionante perch oltre ad Alex Naidus,
basso e Kurt ho potuto lavorare con Jen
Goma di A Sunny Day in Glasgow e Kelly
Pratt (polistrumentista di Beirut, David
Byrne & St. Vincent e Bright Moments
n.d.r.). La prima volta che Jen ha cantato
Kelly ho avuto i brividi. La conoscevo da A
Sunny Day in Glasgow, avevamo suonato
insieme per il terzo concerto in assoluto
dei Pains nel mio salotto, una band
fantastica. La settimana successiva le detti
Life after Life (altro titolo dellultimo
album n.d.r.), ed stata una rivelazione,
nulla di paragonabile alla demo che avevo
fatto con Kurt e molto di pi di quello che
avrei potuto fare da solo. Mi venne
unintuizione e cos stato. Kelly grazie a
Jen la mia canzone preferita del nostro
ultimo album ma non mi piace sentirmi
arrivato, penso che ci sia sempre la
necessit di ottenere una canzone
migliore, non mi sento mai
soddisfatto, se provassi questa
sensazione probabilmente sarei
gi morto, in senso musicale
intendo. Per al momento sono
sicuro che non ci sar un altro
album che uscir nel 2014 che
suoner come Days of Abandon.
Sono orgoglioso di sapere che
riusciamo ad assumerci dei rischi
per fare qualcosa di nuovo ogni
volta che entriamo in sala di
registrazione. Siamo felici di
suonare i nostri pezzi pi vecchi
quando siamo in tour ma di sicuro
non vogliamo fare dischi che
suonano come i precedenti.
La dimensione pi intima, quasi
da camera dellultimo nato dei
Pains che secondo alcuni lo
renderebbe una prova inferiore
rispetto alle precedenti ha
unorigine ben precisa: Tempo fa
ci capit di suonare a Tokyo, era il
tour di Belong. Dopo il concerto
partecipammo al party dove si
esibiva un duo indie pop che
suonava delle canzoni
neo-acoustic molto trascinanti. Il
neo-acoustic il nome giapponese
per cose come Aztec Camera,
Flippers Guitar, Everything But
the Girl. Eravamo in un bar che
poteva contenere al massimo 40
persone e io pensai: abbiamo
bisogno di tanti grandi
amplificatori e roba del genere per
dare senso alle nostre canzoni dal
vivo ma quelle canzoni cos come
sono concepite non avrebbero lo
stesso impatto qui. E se le canzoni
pop non possono suonare
altrettanto grandi per 20 o 40
persone come 200 o 400, allora c
qualcosa che non va. una trappola
quella di pensare di fare ogni cosa pi
grande della precedente. Ho apprezzato le
grandi chitarre da centro commerciale
rock di Belong ma volevo che questo
disco fosse potente in un modo diverso. Ci
sono un sacco di grandi canzoni
chitarristicamente parlando in Days Of
Abandon. Eurydice un anthem perfetto,
una cosa che non mi mai riuscita prima,
Coral and Gold e Beautiful You sono
davvero imponenti e fragili allo stesso
tempo, una cosa che mi piace molto. Ma
tutto il disco, a prescindere dal suono,
liricamente il pi particolare che abbia
mai composto. Se Belong stato un album
che appesantiva i suoni che nascevano
leggeri, Days of Abandon proprio il
contrario, alleggerisce un suono pi heavy,
almeno per me. sicuramente un album
pi vero per quello che riguarda gli ideali
che mi hanno fatto venire voglia di
fondare una band molti anni fa.
G.I. JOE ADDIO
di F. AD.
Se ne andato a 86 anni Donald
Levine, il pap di G.I. Joe, storico
pupazzo bellico lanciato negli Usa nel
1964. Veterano della guerra in Corea,
Levine lo immise sul mercato mentre
lavorava per quella che sarebbe
divenuta lazienda di riferimento di
G.I. Joe, la Hasbro. Il pupazzo -
equivalente maschile della Barbie - fu
presentato al pubblico come action
figure (termine coniato dalla Hasbro)
per differenziarlo dallidea di
bambola/bambolotto che alcuni
maschi avrebbero potuto non gradire.
Il giocattolo-icona della cultura
popolare Usa (prodotto in vari
modelli) fu messo in crisi dalla guerra
in Vietnam (al tempo i giocattoli bellici
vennero fortemente osteggiati e nel
1976 si decise di bloccare la
produzione) e riabilitato dal 1982 a
oggi. Intorno al pupazzo si scatenano
da sempre accesi dibattiti, pro e anti.
Nel 1966, ad esempio, il cineasta
Grant Munro diede vita a Toys (foto),
un corto che mette in risalto le
contraddizioni e il duplice
atteggiamento di molti nei confronti
del G.I. Joe. Si parte con un
INCONTRI IL GRUPPO NEWYORKESE INAUGURA STASERA A CHIUSI IL TOUR ITALIANO
Pains of Being Pure at Heart,
il senso lieve del pop
RITMI
The Pains of Being Pure at Heart,
Kip Berman il secondo da sinistra
Kip Berman racconta
il nuovo disco
che nel titolo omaggia
il romanzo di Elena
Ferrante. Cantiamo
di perdite e di gioie
(15)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
presenteranno il nuovo album, Move
in Spectrums. A Roma con Connan
Mockasin e Jackson and His
Computer Band.
Segrate (Mi) MERCOLEDI' 18 GIUGNO
(MAGNOLIA-MAGNOLIA ESTATE)
Bologna GIOVEDI' 19 GIUGNO
(BOLOGNETTI)
Roma VENERDI' 21 GIUGNO (VILLA MEDICI)
Julia Kent
In Italia la violoncellista di Antony and
The Johnsons.
Cesena (Fc) VENERDI' 20 GIUGNO
(ITINERARIO FESTIVAL)
Isola Maggiore (Pg) SABATO
21 GIUGNO (MUSIC FOR SUNSET FESTIVAL)
Crowbar
Il metal in derivazione sludge per la
band Usa.
Zero Branco (Tv) VENERDI'
20 GIUGNO (ALTROQUANDO)
Slayer
Heavy metal, puro e semplice. A
Bologna insieme agli Anthrax, altra
band fondamentale per il genere.
Trezzo d'Adda (Mi) DOMENICA
15 GIUGNO (LIVE)
Bologna LUNEDI' 16 GIUGNO (ESTRAGON)
Steel Panther
La hair metal band losangelina in Italia
per una sola data.
Roncade (Tv) GIOVEDI' 19 GIUGNO
(NEW AGE)
Angra
Power metal in salsa progressive per
la band di San Paolo del Brasile. Sullo
stesso palco Purple Snake e
Stormborn.
Trezzo d'Adda (Mi) GIOVEDI'
19 GIUGNO (LIVE)
Zu
Torna dal vivo il trio romano, tra jazz
sperimentale e punk.
Conegliano Veneto (Tv)
VENERDI' 20 GIUGNO (APARTAMENTO
HOFFMAN)
Rock in Roma
Il festival rock della Capitale entra
sempre pi nel vivo e ospita i live di
Avenged Sevenfold, Thirty Seconds to
Mars e The Prodigy + Die Antwoord.
Roma GIOVEDI' 19, VENERDI' 20 E SABATO
21 GIUGNO (IPPODROMO DELLE CAPANNELLE)
City Sound Festival
La rassegna rock e dintorni milanese
apre i battenti. Sul palco i sudafricani
Die Antwoord.
Milano VENERDI' 20 GIUGNO (IPPODROMO
DEL GALOPPO)
Music for Sunset
Festival
Sull'Isola Maggiore del lago Trasimeno
un solstizio d'estate con la musica dei
Pink Floyd. Sul palco band, orchestra
e coro per riproporre la suite di Atom
Heart Mother e molti altri brani della
band inglese. Nella stessa serata Miles
Cooper Seaton e Julia Kent.
Isola Maggiore (Pg) SABATO
21 GIUGNO
Carroponte
Per la lunga stagione estiva milanese
sul palco Virginiana Miller e Gogol
Bordello.
Sesto San Giovanni (Mi)
MERCOLEDI' 18 E SABATO 21 GIUGNO
(CARROPONTE)
Magnolia Estate
Un festival lungo tutta un'estate alle
porte di Milano. Questa settimana
sono attesi Bud Spencer Blues
Explosion, i norvegesi Turbonegro
(unica data), Au Revoir Simone e il
Boogaloo Festival con headliner
Hannah Williams & The Tastemakers.
Segrate (Mi) DA LUNEDI' 16 A GIOVEDI'
19 GIUGNO (MAGNOLIA)
Sherwood Festival
Un appuntamento estivo che
ormai storia. In calendario
The Pains of Being Pure at
Heart, 99 Posse, Garri ncha Loves
Sherwood (con band della
Garrincha Dischi), AltaVoz con
Ellen Allien & altri.
Padova DOMENICA 15, MERCOLEDI' 18,
VENERDI' 20 E SABATO 21 GIUGNO
(PARCHEGGIO NORD STADIO EUGANEO)
Lo Spirito del Pianeta
Si chiude la kermesse di spettacoli e
incontri gratuiti in provincia di
Bergamo. Sul palco formazioni in
arrivo da quasi ogni angolo del
mondo.
Chiuduno (Bg) SABATO 14
E DOMENICA 15 GIUGNO (POLO FIERISTICO)
Festate
La rassegna nella citt del Canton
Ticino. Due serate con: Ceuzany,
Yiddish Twist Orchestra,Shantel &
Bucovina Club Orkestar (il 20),
Bombino, Sebalter e Edoardo
Bennato (il 21).
Chiasso (CH) VENERDI' 20 E SABATO
21 GIUGNO (PIAZZA DEL MUNICIPIO)
Villa Manin Musica
La rassegna ospita Pat Metheny e
Pierpaolo Capovilla.
Passariano di Codroipo (Ud)
SABATO 14 E SABATO 21 GIUGNO (VILLA
MANIN)
Pat Metheny Unity
Group
Tour italiano per lultima formazione
del chitarrista statunitense che vede
Chris Potter (ance), il polistrumentista
italiano Giulio Carmassi, Ben Williams
(contrabbasso) e Antonio Sanchez
(batteria).
Passariano di Codroipo (Ud)
SABATO 14 GIUGNO (VILLA MANIN),
Fiesole (Fi) LUNEDI' 16 GIUGNO
(TEATRO ROMANO)
Avellino GIOVEDI' 19 GIUGNO (TEATRO
GESUALDO)
San Marino SABATO 21 GIUGNO (CAVA
DEGLI UMBRI)
Parco della Musica
In attesa di Luglio suona bene
attesa lorchestra Swing Symphony,
diretta da Wayne Marshall, con
musiche di Duke Ellington e Wynton
Marsalis. Per il 18 atteso il Pat
Metheny Unity Group.
Roma SABATO 14 E DA LUNEDI' 16
A MERCOLEDI' 18 GIUGNO (AUDITORIUM PARCO
DELLA MUSICA)
Jazz Ascona
Il festival, dedicatoal jazz tradizionale sulle
spondedel lagoMaggiore, latosvizzero, tra
i suoi molti appuntamenti propone Ronco
Jazz, Stacey Kent e le formazioni elvetiche
Blue Bolero, Nicole Herzog-Stewy Von
Wattenwyl Group e Y-Jazz.
Ascona (CH) DA GIOVEDI' 19 A SABATO
21 GIUGNO (VARIE SEDI)
cacofonico vociare di bimbi che
guardano estasiati una teoria di
giocattoli sotto vetro. Poi,
allimprovviso, arriva G.I. Joe. I bimbi
si fermano e lui si anima, protagonista
di scene cruente. Pur non
condannando apertamennte il
pupazzo, Munro, anche lui veterano
della guerra in Corea, fa riflettere sul
ruolo dei giocattoli bellici. Si vede qui:
http://vimeo.com/29432557
FAVOLOSI
SESSANTA
Doverosa premessa: chi scrive ama il
jazz, ma lontano anni luce dal
considerarsi anche solo vagamente un
esperto in materia. Chi scrive ha nei
confronti del jazz lammirazione e il
rispetto che questa musica merita; ne
ha conosciuto i grandi nomi ascoltando
musica fin da ragazzino, e oggi, da adulto
stagionato, curiosa volentieri tra gli
artisti giovani che ripropongono o
compongono. Potrebbe allora
sembrare fuori luogo affidargli il
compito di presentare un libro (60
anni di jazz, Lampi di Stampa Editore,
euro 21) a firma di Guido Michelone:
uno che di jazz ne sa eccome, ne
insegna la storia al Conservatorio
Vivaldi di Alessandria (e Storia della
Musica Afroamericana alla Cattolica di
Milano), ne scrive per la carta stampata,
Alias e il manifesto compresi; che
collabora a rassegne e festival, progetti
e spettacoli in tema. E invece non esiste
miglior giudice, anzi lettore, di un
profano curioso, specie quando un libro
dedicato a un argomento cos
specifico. Se quel libro, attrae, cattura,
porta conferme e scoperte, allora vuol
dire che ha saputo adempiere al suo
compito. Diffondere e condividere
cultura. Succede con il lavoro di
Michelone, che ha al centro il numero
sessanta. Ricorrenza anagrafica, poich
lautore ha appena compiuto sessanta
primavere; sessanta sono gli artisti di cui
si parla (swingers, bluesmen, boppers,
freemen, crooners, come recita il
sottotitolo), pi altri sessanta elencati in
coda; sessanta gli anni dellAssociazione
Amici del jazz di Valenza, cui Guido ha
affidato prefazione e postfazione nella
persona di Gianfranco Nissola, uno dei
consiglieri, saggista e autore teatrale.
Lantologia nasce da un criterio selettivo
che le prime righe dellintroduzione
esplicitano ... Questi 60 non sono i
jazzisti che pi amo - alcuni s (molti),
altri no (pochi) - n quelli che conosco
meglio (idem come sopra), ma
semplicemente risultano quelli di cui
negli ultimi anni mi si chiesto di
scrivere... Per offrire come sempre un
servizio ai lettori utile e dilettevole e
per non lasciare dispersi su periodici
etereogenei... questi miei brevi 60
ritratti, vorrei ora farli leggere tutti
assieme. Selezione difficile, esclusioni a
volte dolorose, revisioni accurate dei
testi per uniformare le misure brevi e
lunghe. Tutto ci ha dato corpo a un
libro che sovente abbandona la forma
biografica tradizionale per leggere
lartista evidenziando tratti significativi
della sua esistenza e della sua opera. Sia
esso, annota Michelone, nella schiera
dei Maestri o in quella dei Giovani
Leoni. A chiudere ogni racconto, la
discografia fondamentale e, sparso qua e
l, un aforisma a proposito di jazz,
firmato da musicisti, registi, scrittori,
sportivi, giornalisti.
CLASSICA
Tardoromanticismo
in stile soviet
ULTRASUONATI DA
STEFANO CRIPPA
LUCIANO DEL SETTE
GIANLUCA DIANA
GUIDO FESTINESE
GUIDO MICHELONE
ROBERTO PECIOLA
NICOLAALESINI
MARIA'S CALL (Helikonia)
Talento tanto visionario quanto
appartato, per nulla sgomitante
nell'affollato parterre del jazz di confine,
Alesini disco dopo disco ha costruito
un impressionante e coerente universo
estetico. I suoi sax (tenore e soprano)
si appoggiano su suggestive, un po'
misteriose costruzioni elettroniche,
nate nel tempo dell'improvvisazione e
messe in loop. La mente va a certi
incantati episodi di Surman o del primo
Garbarek, ma la cifra melodico-lirica
decisamente mediterranea. (g.fe.)
DEADCAT IN ABAG
LATE FOR A SONG (Viceversa/Audioglobe)
C anche lo zampino del basso
di Valerio Corzani in questo disco dai
tratti scuri, disegnato in forma di ballate
a dividersi gli spazi con blues sporcati
da chitarre elettriche e rauche. Cos
come rauca la voce che nasce dalla
gola di Luca Swanz Andriolo, autore dei
testi e delle musiche, in parte composte
con Roberto Albis. Made in Turin, Late
for a Song, lavoro condotto in porto da
un ottimo gruppo di musicisti, ha un
che di ipnotizzante, uninquietudine a
sottenderlo, una dimensione quasi
astratta. Da ascolto attento. (l.d.s.)
LUTHER DICKINSON
ROCK 'N ROLL BLUES (Net West Records)
Il punto di partenza che allo
stato attuale lui uno dei primi tre al
mondo per il blues. Detto ci prendete
due quinti del progetto The Wandering
ad accompagnarlo e il gioco, oltre che
fatto, bellissimo ancora una volta.
Vandalize un boogie semplice e
immediato, Chicken Style e Yard Man
una birra nel back porch, Bar Band
scendere sulla Highway 61 dalle Colline
verso Memphis, Some Ol' Day potrebbe
essere un blues scritto dai Queens of
the Stone Age e Mojo una della
canzoni pi belle del nuovo millennio.
Altro? (g.di.)
JOLIE HOLLAND
WINE DARK SEA (Anti/Self)
Con Wine Dark Sea, sesto
album in carriera, la cantante e autrice
di Houston, Texas, fa un bel salto in
avanti. L'anima folk appare ancora ma
meno forte, e pi spazio invece
lasciato a reminiscenze di blues rurale e
jazz (non a caso hanno collaborato
alcuni nomi della scena downtown
newyorkese). Un disco non facile, che
certo richiama alla mente la madre di
tutte le giovani cantautrici statunitensi,
Joni Mitchell, ma anche un disco di gran
classe, con almeno un paio di brani
sopra la media: First Sign of Spring e I
Thought It Was the Moon. (r.pe.)
Un solo totale, un duo, un trio. In terra di
Liguria, e in campo estetico
genericamente ascrivibile al jazz, anche
se la definizione rischia di essere, qui, un
confine stretto. I tre dischi ai quali
accenneremo hanno una cosa in comune:
il coraggio di tentare. Partiamo da Le
trame del legno (Old Mill), gran bel titolo
per un solo di contrabbasso ed
elettronica a lungo meditato e infine
realizzato da Federico Bagnasco,
musicista attivo anche nella musica antica
e nel folk. Il legno e le corde prestano il
suono da manipolare allelettronica, usata
con gran gusto, ed una intelligente festa
di timbri inediti e ritmo. Mutatis mutandis,
la stessa formula che si potrebbe usare
per il duo fra Stefano Pastor, violino, e
Charlotte Hug, viola e voce, assieme in
Paragone darchi (Leo Records): una
complementariet dialogica di voci
scaturite dalle corde che affascina. Infine il
batterista ligure Rudy Cervetto di Come
prima (Silfreed), che nel terzetto a nome
del grande Antonio Marangolo
costruisce su canzoni e canzonette una
trama ruvida, possente e memore della
grande stagione della New Thing.
Chapeau. (Guido Festinese)
Ecco nella Ecm New Series musicisti
tonali, alla fine, di gusto neoromantico,
ancora presenti, lungo il Novecento e
oltre, in Urss e ora nelle ex
Repubbliche. La censura stalinista verso
il nuovo lascia paradossalmente carta
bianca ai compositori tradizionali di
solida formazione e di spassionato
impegno nel perpetuare in maniera
austera e originale un linguaggio
tardottocentesco come dimostra
lomonimo album del russo-polacco
MieczyslawWeinberg (1919-1996),
degno di figurare accanto a Prokofiev e
Shostakovich, in cui il violinista Gidon
Kremer e la Kremerata Baltica
interpretano una sonata, un trio, una
sonatina, un concertino, una sinfonia, in
pratica il compendio essenziale per
apprezzare un musicista straordinario.
Lo stesso dicasi dellarmeno Tigran
Mansurian, oggi settantacinquenne,
che presiede la registrazione di Quasi
parlando, comprendendo tre recenti
opere e una dei Settanta. Infine lestone
quarantenne Helena Tulve in
Arboles lloran por lluvia recupera
ascendenze greogoriane e arcani retaggi
folklorici. (Guido Michelone)
SEGNALAZIONI: rpeciola@ilmanifesto.it EVENTUALI VARIAZIONI DI DATI E LUOGHI SONO INDIPENDENTI DALLA NOSTRA VOLONT
JAZZ
La tentazione
del coraggio
COLONNE SONORE
Come le fragole
senza panna
BRIT POP
I fantasmi
dei Coldplay
RUNRIVER NORTH
RUN RIVER NORTH (Nettwerk/Self)
Non si fa una gran fatica a
capire che Fight to Keep, il singolo che
apre il disco di debutto dei Run River
North, sar un bel tormentone,
perfetto per spot pubblicitari. Sono in
sei, americani dalle origini asiatiche e
qui gettano le basi per diventare una
delle next big thing della scena alt pop
con derive folk. Un po' per la
particolarit delle loro origini, e un
po' per una spiccata vena pop e
catchy. (r.pe.)
PINORUSSO
NOVECENTO (Splasc(h) Records)
Mai titolo fu cos azzeccato
per un disco di jazz: al secondo album,
il virtuoso chitarrista torinese rilegge
11 classici di Monk, Davis, Coltrane,
rendendo centrale la posizione
artistica dei tre afroamericani,
dialetticamente posizionati in
rapporto allintera cultura del XX
secolo: e lapproccio personalissimo a
Round Midnight, Blue Train, Blue Green
ecc., tra Segovia, Joe Pass e John
Williams fa il resto. (g.mic.)
SANTANA
CORAZON (Sony)
Da Supernatural il leggendario
chitarrista non ne ha azzeccata una.
Progetti deboli, senza nerbo che si
trascinavano a fatica. Questo suo
trentasettesimo disco contenente 12
brani, nasce sotto migliori auspici.
Solita carrellata di ospiti e tante cover
- La flaca (ve la ricordate? qui il
singolo che ha lanciato il disco), e una
ripresa di Oye como va. Ma almeno,
stavolta, sembra divertirsi anche lui:
vero senor Carlos? (s.cr.)
Fare peggio degli ultimi dischi
onestamente era un'impresa ardua per i
Coldplay, una delle pi grandi delusioni
della scena pop rock inglese degli ultimi
anni. Dopo due album ottimi (specie
l'esordio) la band di Chris Martin ha tirato
fuori una serie di lavori via via sempre pi
inutili e, diciamolo pure, brutti assai. Con
il nuovo Ghost Stories (Parlophone)
provano a rialzare la testa, ma ci riescono
solo in parte, perch se qualche buon
brano lo si ascolta (Always in my Head,
Midnight, Another's Arms) e se non ci sono
cose che fanno accapponare la pelle
come in precedenza, il livello medio a
malapena sufficiente. Nulla di eclatante
anche per il quarto lavoro degli Horrors,
Luminous (Xl/Self). Pop rock di maniera
con qualche deriva psych e space, ben
congeniato, alcune buone intuizioni non
sempre sviluppate appieno. Dopo sette
anni torna una delle band pi amate del
brit pop, gli Embrace. L'album,
omonimo (Cooking Vinyl/Edel), non
stravolge quanto fatto in precedenza, il
suono giusto un po' pi virato verso
l'elettronica, ma resta intatto il loro stile
alla ricerca dell'anthem pop, ma trovarlo
non semplice... (Roberto Peciola)
Ed ecco un nuovo remake di un film
japan che gi non dispiaceva a livello di
musiche, Oldboy (Varese Sarabande). Per
questa produzione Usa le musiche le
scrive Roque Banos che va fino a
Bratislavia a inciderle con la locale
orchestra. Si diverte a costruire e
ricostruire scene tortuose, violente e
spropositate. Come il pan grattato sulle
fragole che crea una discreta acidit
senza lausilio della panna. Da
soverchiamento acustico! Che bella
commediola che About Time con uno
score divertente (Decca) che passa dalla
mitica Amy di Back to Black al Nick Cave
di Into My Arms, il tutto condito dalla
musiche originali di Nick Laird Clowes
che firma ovviamente anche il tema
portante. Doppio cd da collezionisti,
Saving Mr. Banks (Disney Records),
soprattutto perch nel nostro paese di
difficile reperibilit. Peccato perch per
riascoltare i mitici fratelli Sherman,
assieme a una serie di chicche dallo
storico Mary Poppins, non basterebbero
2 cd. Si riascoltano con piacere Julie
Andrews, i fratelli Sherman e le musiche
originali del veterano Thomas
Newman. Per palati fini. (Marco Ranaldi)
DI GUIDO FESTINESE
(16)
ALIAS
14 GIUGNO 2014
INTERVISTA TULLIO AVOLEDO
La trilogia mistica
che incanta
i giovani russi
di FRANCESCO MAZZETTA
Sono arrivato a Glukhovsky
tramite il videogioco Metro 2033,
ci racconta Tullio Avoledo sia io
che mio figlio eravamo accaniti
giocatori, cos quando ho saputo
che la casa editrice Multiplayer
portava Dmitry al Salone del Libro
di Torino del 2010, ho contattato
Multiplayer chiedendo se era
possibile incontrarlo. Avevamo un
intervallo utile di poche decine di
minuti, tra un impegno e laltro: un
tempo pi stretto di quelli che
affronta George Clooney in
Gravity Siamo riusciti comunque
a parlare. Ma non pensate che ci
siamo messi a discutere dei
massimi sistemi letterari, o di
filosofia: quello che mi interessava
era sapere se ci fosse qualche glitch
nel gioco per trovare pi
munizioni. Dmitri mi gel
dicendomi che non aveva alcun
controllo sul videogame Cos ci
trovammo costretti a parlare di
libri. E lui mi espose il progetto del
Metro Universe, questa
innovativa creazione multimediale
aperta alla collaborazione di fan e
professionisti di tutto il mondo.
Dmitri mi chiese se non fossi
interessato a partecipare con un
libro a quellavventura. Io ricorsi a
tutta la mia diplomazia per
tirarmene elegantemente fuori.
Avevo gi troppe cose in cantiere.
Poi per, quellestate, lessi il
romanzo Metro 2033 e ne rimasi
affascinato. Non era il solito
romanzo dazione. Aveva una
profondit e una dirittura morale
che fecero immediatamente presa
su di me. Cos io e Dmitri ci
scambiammo alcune mail, e un
pomeriggio ci incontrammo di
persona a Venezia, e al tavolino di
un bar davanti al teatro La Fenice
gli raccontai la storia che avevo in
mente di scrivere. La cosa nata
cos. Non pensavo che scrivendo
quel libro avrei incontrato un
pubblico completamente diverso
da quello dei miei lettori abituali.
Nel 2012, quando presentai
ledizione russa del libro alla
Biblioteca di Stato di Mosca, la
vecchia Biblioteca Lenin, mi trovai
davanti 500 ragazzi e ragazze, la
gran parte sotto i ventanni. Fu una
folgorazione. Capii che con quel
libro che tutti gli addetti ai lavori
mi avevano sconsigliato di scrivere,
parlandomi di un suicidio
letterario, potevo raggiungere un
target nuovo, giovane,
internazionale. Ho conosciuto
persone straordinarie come Ilya, il
giovanissimo illustratore delle
copertine russe della saga, che
ormai conta decine di titoli. Gente
rapida nel pensiero e nellazione.
Ragazzi dalle domande interessanti,
come lo sono i lettori polacchi del
mio libro, i cui commenti e
interrogativi mi hanno
positivamente stupito. Sono
davvero lieto e orgoglioso di essere
uno dei due scrittori non russi che
hanno collaborato alla saga, se mi
servito a incontrare un pubblico
cos.
La trilogia era gi prevista
all'epoca di Le radici del cielo o
un modo per rispondere e
continuare il suo successo?
Scrivendo Le radici del cielo
avevo in mente un romanzo
autocompiuto. Poi per ho capito
che la storia andava sviluppata.
Che per rispondere a tutti gli
interrogativi suscitati in me
dallopera di Dmitri un libro non
bastava. Cos ho lasciato da parte
altri progetti e mi sono
concentrato sul seguito. Ora ho
gi in mente la scaletta del
capitolo finale della mia saga di
Metro 2033, che si svolger tra
Firenze e Roma. Diciamo anche
che la voglia di dare un seguito al
primo romanzo stata
aumentata dai commenti dei
miei lettori russi e polacchi, che
mi hanno aiutato a focalizzare
lattenzione su quello che
volevano, e che ho cercato di
dargli con La crociata dei
bambini. In Le radici del cielo ed
ancor pi in La crociata dei
bambini presente una forte
riflessione religiosa, solitamente
assente nella fantascienza
Cosa ti ha portato a scegliere
come tema per per queste tue
opere unindagine sulla
possibilit della fede oltre
l'apocalisse?
Beh, ci sono alcune grandiose
eccezioni, personaggi di grandi
romanzi fantascientifici che hanno
una fede o addirittura sono dei
preti, come il Padre Carmody
protagonista di Notte di luce di
Philip J. Farmer o padre Ramon di
Guerra al grande nulla di James
Blish. E poi c quel romanzo
straordinario di Lester Del Rey,
Lundicesimo comandamento, che
avr letto almeno sei volte. Ci che
mi interessava esplorare,
nelluniverso immaginato da
Dmitri, era la possibilit della fede,
una qualsiasi fede, non solo di
sopravvivere ma di evolversi, in un
mondo postapocalittico. Questo
secondo romanzo incentrato sul
concetto cabalistico di tsimtsum: lo
svuotamento di Dio. Nel prossimo
svilupper una cosa affascinante
che ho scoperto sulla chiesa
aquileiese delle origini. Introdurre
la religione allinterno della
fantascienza d delle possibilit
narrative notevoli. La tematica
religiosa, tra laltro, stata il motivo
del successo del libropresso il
pubblicopolacco. Le radici del cielo
statoper diverse settimane incima
alla classifica dei bestseller di
narrativa fantastica. Econla
tradizione che di quel genere c in
Polonia, una cosa che mi ha
davveroesaltato. Incompenso in
Germania i lettori hannoreagito
negativamente alla presenza
dellelementoreligiosoe di certi voli
di fantasia. Dovendo scegliere il
pubblicoda accontentare conil mio
secondoromanzo hodecisocol cuore
e nonconla logica dei grandi numeri.
Hosceltoi polacchi, insomma.
I tedeschi hanno reagito male
per l'elemento religioso o perch
uno dei boss in Le radici del
cielo ha un nome tedesco?
Tutte e due le cose, posso pensare.
Gottschalk comunque una
citazione da un romanzo di John
Brunner, La Matrice Spezzata. In
generale le critiche su Amazon
vertevano sul fatto che ci voleva
pi azione che metafisica. il
motivo per cui i polacchi non
dichiarano mai guerra per primi e i
tedeschi invece s...
Il Metro 2033 Universe
comprende anche due
videogiochi. Li hai provati? Quale
preferisci? Se ti proponessero di
realizzare un videogioco dalle tue
opere quale proporresti e come
vorresti che venisse realizzato?
Ho adorato il primo gioco. Potente,
realistico e mistico al tempo stesso.
Il secondo ce lho ma non lho mai
installato, essenzialmente perch il
mio notebook non ha le
caratteristiche tecniche necessarie.
Questo dei requisiti di gioco
proibitivi un grosso limite per i
due game. Mi piacerebbe poter
giocare, come in Russia, a Metro
online, alla cui presentazione ho
assistito due anni fa. E attendo con
impazienza Metro 2033 Wars che
annunciato per Android e IOS. E
ovviamente non mi dispiacerebbe
avere un videogame tratto dai miei
due romanzi della saga. O da Un
buon posto per morire, il romanzo
dazione che ho scritto nel 2012 a
quattro mani con Davide Boosta
Dileo dei Subsonica. Quello sarebbe
perfetto, secondo me. Ma il tempo
c. Vedremo.
Che "genere" di videogioco
vorresti che fosse? uno
sparatutto? un'avventura in terza
persona?
Vorrei fosse un gioco a
esplorazione libera, con missioni
principali e missioni facoltative,
tipo Fallout 3, in cui il karma del
protagonista varia a seconda delle
azioni che compie.
Nel tuo articolo pubblicato su
Wired L'influenza dei
videogiochi nei miei romanzi
critichi i sapienti delle Terre
della Letteratura perch non
sanno riconoscere le nuove
narrazioni che provengono da
fumetti, videogiochi, ecc. e
ignorano le potenzialit del
meticciato culturale tra i vari
media. Per anche vero che a
partire dagli accademici ludologi
per arrivare ai semplici
appassionati di videogame c'
una nutrita schiera di sostenitori
dell'idea che la narrazione sia un
orpello inessenziale per i
videogiochi, roba per vecchi
incapaci di giocare e legati a cose
come le cut-scenes che loro
sistematicamente skippano
senza piet. Che peso pu avere
la narrazione all'interno di un
videogioco?
Molto o nessuno. Dipende dal
gioco. Non sono un tecnico,
pertanto non posso esprimere che
opinioni superficiali, forse anche
sbagliate. E poi appartengo ad
unaltra generazione, una che in
gran parte i videogame li ignora o li
fugge come la peste. Diciamo
comunque che Fallout 3 o
Bioshock Infinite sono una cosa
diversa da, che ne so, Wolfenstein o
Aliens, o altri FPS. Credo che un
personaggio come Geralt di Rivia,
per dire, abbia potenzialit
maggiori di quelli di Assassins
Creed. La sfida quella di realizzare
giochi che incantino il lettore nella
trama. Mi piacerebbe moltissimo
poter acquistare i diritti della saga
di Riverworld, o di quel gioiello
narrativo che Soldato, non
chiedere di Gordon Dickson. Che
giochi fantastici ne verrebbero
fuori. Ma temo che il futuro sia
piuttosto Angry Birds o Temple
Run. La pigrizia e i limiti delle
piattaforme di gioco rischiano di
rovinare tutto. Daltra parte
lonnipresenza dei fast food e il
contemporaneo successo delle
trasmissioni di alta cucina
rappresentano lo stesso apparente
paradosso. Ma non sono un
programmatore o un progettista di
videogame e infatti in quell'articolo
parlavo dal versante della
Letteratura, e non da oltre
frontiera. Il fatto che ci sono un
sacco di talenti in grado di
progettare un videogioco
innovativo, e credo che imporgli
limiti tipo FPS o Adventure sia
assurdo. I giochi del futuro saranno
molto diversi da quelli attuali,
come Fallout 3 sta a
Pong...Certamente non semplice
progettare nuovi scenari, e infatti
non mi ci provo neanche. D'altro
canto Gibson ha inventato il
cyberspazio su una macchina da
scrivere...
di F.M.
Tullio Avoledo, friulano,
classe 1957, ha scalato le vette di
critica e pubblico delle patrie
lettere con il fulminante esordio
di L'elenco telefonico di Atlantide
(Sironi) nel 2003 e la vittoria nel
2006 del Premio Super Grinzane
Cavour - dopo l'approdo ad
Einaudi - con Tre sono le cose
misteriose. Ma se gi aveva
dimostrata propensione nel
percorrere strade originali
quando, nel 2011, aveva
pubblicato sempre per Einaudi
un thriller apocalittico assieme al
tastierista e fondatore dei
Subsonica Davide Boosta Dileo,
ha probabilmente lasciato di
stucco pi di un paludato critico
quando si apparentemente
convertito alla narrativa seriale
dedicandosi al Metro 2033
Universe ideato dallo scrittore
russo Dmitry Glukhovsky.
Rispetto ai romanzi di
Glukhovsky (ma anche alle altre
storie dell'Universe, tutte
pubblicate in Italia da
Multiplayer.it) dedicati
sostanzialmente ad una
narrazione avventurosa in uno
scenario post-apocalittico cupo e
ctonio dei tunnel della
metropolitana, infestati da
pericolose mutazioni indotte
dalle radiazioni e ancora pi
pericolose fazioni umane l'una
contro l'altra armate che
rispolverano in modo
tragicomico le divisioni
ideologiche pre-catastrofe, la
narrazione di Avoledo preferisce
la peregrinazione nel mondo
esterno da una parte e la
riflessione sulla possibilit di
sopravvivenza della religione e
soprattutto della fede. Non a caso
il protagonista de Le radici del
cielo un prete, l'ultimo a capo
dell'Inquisizione, inviato dalle
catacombe romane, in cui la
Chiesa sgomita col potere
politico, a Venezia dove si
favoleggia ci sia l'ultimo vicario di
Cristo sulla Terra assieme a un
tesoro utile alla Chiesa per
confermare la supremazia anche
temporale.
Dopo un viaggio denso di
tribolazioni ed avventure, John
Daniels scopre che a Venezia c'
ben pi che un Papa: tra i canali
asciutti ha la consapevolezza
infatti che la vita sulla Terra che
sembra destinata all'estinzione in
realt si sta tornando a sviluppare
in forme e su piani nuovi e
diversi. Ed alla fine si oppone al
reale esito previsto per il suo
viaggio: quello di distruggere
l'eventuale Papa con
un'ennesima deflagrazione
atomica, ed al contrario decide di
ritornare a Roma con l'ordigno
per imporre - con le buone o con
le cattive - la sua nuova visione di
speranza. Ma nel suo viaggio di
ritorno viene deviato - e qui
comincia il secondo romanzo
della trilogia, La crociata dei
bambini, in libreria sempre per
Multiplayer.it - a Milano dove
l'ordigno gli viene rubato dalla
fazione pi potente e pi crudele
tra quelle che dominano la citt
in disfacimento: i Figli dell'Ira.
Come in una sorta di Guerrieri
della notte italo-postapocalittico
assistiamo nel nuovo romanzo ad
un conflitto urbano tra le varie
fazioni in lotta per la supremazia
con John Daniels che vuole
recuperare la bomba anche per
impedire che venga usata contro
le Creature della Notte, i nuovi
abitanti della Terra che a torto
vengono considerati mostri dagli
umani, ma anche per impedire
che essi spadroneggino sulle altre
fazioni imponendo tributi
disumani. Il tema religioso
prosegue e si rafforza in questo
secondo romanzo soprattutto
nello scontro/confronto tra il
cattolicesimo di padre Daniels e
la fede ebraica di una delle
fazioni con cui
s'incontra/scontra.
Se all'epoca della sua uscita
avevamo salutato Le radici del
cielo come uno dei pi freschi e
brillanti romanzi italiani -
confermati in ci dal successo,
anche internazionale, ottenuto -
non possiamo che confermare il
giudizio anche di fronte alla sua
serializzazione che, invece di
annacquare trama e tematiche,
trova il modo di riproporre quanto
gi c'era di buono nel primo
romanzo aggiungendo novit e
profondit senza minimamente
far mancare l'azione che non si
pu non attendersi da una
storia del genere.
In pagina dalla copertina di La crociata
dei bambini
LA SERIE
Conflitto
urbano
nella Milano
apocalittica
LA SAGA
Non pensavo che con Le Radici del Cielo
avrei incontrato un pubblico cos diverso
da quello dei miei lettori abituali.
E nella Crociata dei Bambini presente
una forte riflessione religiosa
di solito assente nella fantascienza