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SABATO 21 GIUGNO 2014 ANNO 17 N.

25
IL GESTO FEMMINISTA NANA A.T. REBHAN
CLAUDIO GIUNTA GIOVANNA SILVA SKATERS
BARCELLONA LIVE PIERPAOLO CAPOVILLA
RAFFAELE K. SALINARI PARRESIA ALCHEMICA
SILVANA SILVESTRI
la Mostra di Pesaro nacque
insieme ai movimenti
studenteschi, i primi ad arrivare
sullAdriatico furono i cineasti
latinoamericani con il loro cinema
militante. Arriv poi Otar Iosseliani
al suo esordio e fu una rivoluzione
mentale poich la famosa risata
che vi seppellir partiva proprio
dalla Georgia nel cuore dele
repubbliche sovietiche, un merlo
canterino del tutto simile a ogni
provinciale del sud, uno stile
scabro di parole ed esplosivo.
Pesaro stata luniversit del
cinema (che non esisteva e di cui
non si sentiva la mancanza) ma
soprattutto cre il contatto con le
cinematografie pi in pericolo, pi
censurate: i registi e i film sotto
sequestro che Lino Miccich e
Bruno Torri andavano a prelevare,
non si sa bene come ci riuscissero.
Volati via dalle dittature, dai cellari,
dallimpossibilit di lavorare
perch fuori linea, ecco che
arrivavano a Pesaro i giovanissimi
Istvan Gaal, Solanas, Glauber
Rocha, Tarkovsky, Aleksandr
Sokurov di cui ricordiamo ancora
la sconvolgente proiezione di
Odinokiy golos cheloveka (la voce
solitaria delluomo). Sul tranquillo
Adriatico si alzavano le onde delle
nuove cinematografie, con
materiali curati da Adriano Apr,
Salvatore Piscicelli, Giuseppe
Bertolucci e poi i volumi Marsilio
che campeggiano in ogni libreria
di cinefilo. Miccich figura pi di
preside che di professore, si
piazzava sulla porta del cinema
Sperimentale come quella di una
scuola per controllare che tutti
entrassero e non se ne andassero
al mare. Su ogni sedia vuota del
cinema sta seduto un nemico di
classe del socialismo, lo slogan
riportato da non so pi quale film
ceco. Posti in piedi alle discussioni
assembleari, denso fumo in sala,
traduzioni simultanee in cuffia (e
per sempre ormai le parole di ogni
film avranno laccento romagnolo).
Si poteva conoscere tutto, dai libri,
dalle testimonianze, dai film di cui
si scoprivano i sottotesti, dalle aree
sconosciute, lAsia di cui si era
visto solo il cinema giapponese,
lIndia, tutte le repubbliche
sovietiche, il New American
Cinema, la rilettura del cinema
italiano che caus feroci
polemiche. Giovanni Spagnoletti
direttore artistico di Pesaro dal
2000 ha mantenuto il rigore
caratteristico del festival e con
questa edizione ci riporta,
nonostante sembra che non ci
siamo pi territori sconosciuti da
esplorare, a percorrere ancora le
strade della sperimentazione
(americana, italiana) delle figure
da non dimenticare (questanno
Larisa Shepitko), lomaggio a Lino
Miccich e venti titoli che
ripercorrono i gloriosi
cinquantanni di festival.
LA MOSTRA
Cinquantanni
di teoria, pratica
ed esplorazioni
di cinema nuovo
PESARO, VISIONI
TENTACOLARI
UNAEDIZIONE LONTANADALLE SECCHEDELLE TEMATICHEEBEN
ANCORATAAI LINGUAGGI EALLASPERIMENTAZIONE, UNICATERRA
PROMESSADEI CINEASTI. IL FESTIVAL FESTEGGIAI SUOI 50 ANNI
CONIL NUOVOCINEMAAMERICANOELANIMAZIONE ITALIANA
(2)
ALIAS
21 GIUGNO 2014
di GIULIA DAGNOLO VALLAN
Dallomaggio dedicato al
New American Cinema e curato
da Jonas Mekas (1967), al
grande lavoro fatto negli anni
ottanta sulla produzione
hollywoodiana e il
funzionamento degli studios, ai
programmi di cinema
indipendente degli Eighties
(1995), black (1996) e
italoamericano (2007) la Mostra
di Pesaro tornata molto spesso
sul cinema Usa, specialmente
nelle sue aree meno battute, di
ricerca. La retrospettiva di
questanno Panoramica sulla
narrazioni sperimentali
americane del nuovo millennio
- una scelta azzeccata non solo
perch si riallaccia direttamente
ai primi momenti della storia
del festival, recuperando lavori
recenti di alcuni grandi del New
American cinema, ma perch
arriva in un momento in cui il
linguaggio del cinema
sperimentale e astratto si parla
ormai comunemente nel
mainstream da You Tube ai
Transformers di Michael Bay.
Programmata dallo studioso Jon
Gartenberg, e dedicata a
Adrienne Mancia (storica
curatrice del Moma, poi al BAM,
e tuttoggi unantenna
appassionata e instancabile per
tutto ci che c di pi vitale nel
cinema contemporaneo), la
retrospettiva meno interessata
a sottolineare levidente porosit
di linguaggio che si venuta a
creare tra produzione
commerciale e lunderground
che a tracciare una mappa di
autori attraverso cui stabilire un
linea di continuit che vada
dallesplosione dellAvanguardia
storica americana, a cavallo tra
gli anni cinquanta e sessanta, ad
oggi. Se, dal punto di vista
teorico, si tratta di una scelta
curatoriale meno provocatoria
di quella che avrebbe potuto
essere, specialmente in un
momento in cui la barriere tra
(i) cinema darte,
documentario, di fiction,
spettacolare - stanno sempre
di pi perdendo di senso, anche
per via della rivoluzione dei
canali distributivi resa possibile
dalla tecnologie digitali, il
programma di Gartenberg
prezioso non solo perch
raggruppa filmmakers e opere
realizzate in totale autonomia
creativa al di fuori dei canali del
cinema indipendente codificato
dallo stile Sundance e
dallesperanto del world cinema
promosso dei circuiti
produt/distributivi consolidati
dai grandi festival
internazionali, ma anche perch
prova come lo scardinamento
progressivo delle categorie di cui
sopra sia meno una rivoluzione
di oggi, nata da un improvviso
corto circuito tra le sale
cinematografiche e le gallerie
darte, che il frutto di una
ricerca espressiva portata avanti
grazie al lavoro di autori che
queste commistioni di linguaggi
le praticano da sempre.
Abigail Child, Kevin Jerome
Everson, John Gianvito, James
Benning, lanimatore e studioso
di animazione John Canemaker,
Bill Morrison, Marie Losier,
James Franco, Ken Jacobs e suo
figlio Aza.sono alcuni dei
nomi dei registi inclusi nel
programma. A ciascuno di loro
riservato un film solo, in una
selezione quasi tutta fatta di
lungometraggi ma punteggiata
da qualche corto di riferimento.
Alcuni degli autori che ne fanno
parte lavorano su girato
preesistente, come Bill Morrison
(il cui bellissimo The Great Flood
realizzato con materiali
darchivio sulla pi disastrosa
alluvione della storia Usa, avvenuta
nel Delta del Mississipi nel 1927) e
Penny Lane (autrice di Our Nixon,
tutto a base di filini in Super8mm
realizzati dai collaboratori di
Richard Nixon un home movie
incredibile, da cui sprizza tutta la
paranoia del Watergate). Altri, come
Gianvito, Barbara Hammer (presente
con A Horse Is Not a Metaphor, un
film del 2009 sulla sua lotta contro il
cancro) e Shoja Azari, intervengono
con tecniche sperimentali su girato
prodotto da loro stessi.
In The Moon and the Son: an
Imagined Conversation (2006, Oscar
per il cortometraggio animato), con
un processo che Michel Gondry ha
parzialmente ripreso nella sua non
immaginaria conversazione con
Noam Chomsky in Is the Man Tall
Who Is Happy?, John Canemaker usa
lanimazione e una conversazione
mai esistita, per esplorare il rapporto
con suo padre. un film che
interagisce con il lavoro di suo padre
anche Mommas Man, di Azazel
Jacobs (vincitore del gran premio
della giuria a Sundance 2008)
ambientato nel loft dove vivono i
suoi genitori, che anche la centrale
creativa di suo padre Jacob, e il
soggetto di uno dei corti in
programma firmato da lui, The Loft.
La contaminazione tra fiction e
documentario invece il soggetto
sotteso di The Future is Behind You,
uno degli episodi della Suburban
Trilogy della regista e poetessa di
Newark Abigail Child (classe 1948), e
di Francophenia una collaborazione
tra lubiquo trentaseienne James
di JON GARTENBERG*
...Nel suo Visionary Film
(1974), testo dimportanza
fondamentale, leminente studioso
di cinema P. Adams Sitney ha
classificato i filmmakers
dellAvanguardia Americana del
secondo dopoguerra in relazione ai
vari movimenti poetici ed artistici,
includendo nella sua indagine la
tradizione mitopoietica, quella
grafica e quella strutturale, in cui
lastrazione visiva spesso
predominante. I filmmakers
sperimentali contemporanei
presenti in questa retrospettiva
(pur avendo frequentato la
tradizione dellavanguardia storica)
hanno scelto di impegnarsi
maggiormente nellambito del
cinema narrativo (se non altro per
sovvertirlo, in virt di strategie di
narrazione alternative). Si sono
posti allavanguardia nella
decostruzione della narrazione
tradizionale, grazie a delle tecniche
che godono di forte risonanza
presso il pubblico pi giovane,
abituato a conoscere le immagini in
forma frammentaria attraverso le
fonti pi svariate. Questi film
artistici e sperimentali spesso
rappresentano il tempo e lo spazio
in modo tale da compromettere
lillusione della continuit
spazio-temporale. In Pretend, la
filmmaker Julie Talen divide lo
schermo in molteplici griglie
dazione che hanno per
protagonisti i vari membri della
famiglia; questo suggerisce una
lettura della progressione narrativa
che si conclude in modo pi aperto
rispetto ai finali piuttosto blindati
del cinema commerciale. In
Windows, lartista Shoja Azari
costruisce la narrazione attraverso 9
scene in piano sequenza, ognuna
con dei protagonisti diversi e una
diversa colonna sonora. Utilizzando
il leitmotif dei vetri della finestra,
fonde queste mini-narrazioni in
una riflessione pi profonda sulla
violenza sottesa ai vari aspetti della
vita familiare americana. In The
Great Flood, Bill Morrison utilizza il
repertorio dei notiziari per
raccontare la storia dei poveri
mezzadri che abitavano la regione
del delta del Mississippi,
suddividendoli in sezioni tematiche
Politici, Argini, Migrazione,
Spartiacque, etc.). In Our Nixon,
della filmmaker Penny Lane, il
ritratto apparentemente
scoordinato della paranoia
galoppante del Presidente Nixon nel
mezzo dello scandalo Watergate,
costruito in realt utilizzando due
fonti visive e sonore interamente
distinte ed asincroniche: da una
parte i filmini in Super 8mm girati
sul campo da alcuni membri
dellentourage del Presidente, e
dallaltra delle registrazioni audio
segrete realizzate dallo stesso Nixon
dallufficio ovale. ...Oltre ad essere
intressati alla manipolazione del
tempo e dello spazio, molti di questi
artisti mettono in primo piano
lesperienza della memoria. In The
Time We Killed, la filmmaker
Jennifer Reeves descrive le
esperienze e i ricordi delle relazioni
passate della protagonista, che
agorafobica, attraverso delle riprese
MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA
La ricerca espressiva di autori
che praticano da sempre
una commistione di linguaggi
e lo scardinamento delle categorie
PESARO
ANTICIPAZIONE LA RETROSPETTIVA USA
Panoramica
delle narrazioni
sperimentali
UNA LINEA DI CONTINUIT
DAGLI ANNI 50 E 60
Immagini verso
il nuovo millennio
(3)
ALIAS
21 GIUGNO 2014
Franco e Ian Olds, composta di
materiali di scarto della soap General
Hospital (in cui Franco aveva un
ruolo ricorrente) e costruito come un
gioco degli specchi sullidentit. La
lotta contro lAids (evocata anche da
un recente adattamento Hbo della
leggendaria pice teatrale di Larry
Kramer A Normal Heart) il soggetto
di Fight Back, Fight AIDS, 15 Years
after Act Up, mentre in This Side of
Paradise Jonas Mekas, nel 1999, ha
ricavato un film di 35 minuti dalle
immagini di Jackie Kennedy con i
suoi figli che aveva girato solo
qualche anno dopo la morte del
presidente. Sostanzialmente privo
dei documentari di denuncia in stile
reportage Tv che dominano gran
parte delle produzione
contemporanea di non fiction, il
programma di Gartenberg evidenzia
per come limpegno politico sociale
sia un leit motiv di questo cinema.
in bianco e nero sgranate e
sovraesposte, che sono in netto
contrasto con la limpida fotografia
delle scene dinterni, che vedono la
protagonista nel suo appartamento.
In Profit Motive and the Whispering
Wind, John Gianvito recupera
sistematicamente, attraverso lunghe
riprese di monumenti
commemorativi sul territorio degli
Stati Uniti, la storia perduta della
lunga tradizione di protesta sociale
americana, che risale al XVII secolo.
In PhantomLimb, il filmmaker Jay
Rosenblatt organizza il suo
racconto, fatto di immagini di
repertorio, in un storia di dolore e
disperazione, attraverso cui si
confronta con il ricordo della morte
di suo fratello, avvenuta due anni
prima.
*Pubblichiamo una parte del
saggio di Gartenberg curatore della
rassegna dedicata alla
sperimentazione americana
di SILVANA SILVESTRI
Dove abbiamo gi visto i giovani
che si muovono tra le macerie
cercando nuovi punti di riferimento?
nei filmdelle nouvelle vagues dei paesi
dellest, Chybulski nella sua fuga da
ogni prospettiva futura, oppure uno
Skolimowski ventenne che corre da un
punto allaltro della citt, uono
nuovo ritagliato contro i muri o
perfino i ragazzi del free cinema
inglese che, pi organizzati
trasportavano letti di ferro per le
strade nei loro traslochi anche mentali.
Ma I Resti di Bisanzio di Carlo Michele
Schirinzi, unico filmitaliano in
concorso, non lascia speranza, terra
bruciata come in un dopoguerra
eterno. Il regista stato scelto pi volte
dal festival di Pesaro, a lui stata
dedicata una personale nel 2005 e per
realizzare questo lungometraggio ha
impiegato un numero considerevole
di anni, artista indipendente e che tale
vuole restare. In occasione del festival
ci sar anche una mostra dei suoi
lavori fotografici e tre video sul tema
del naufragio (Notturno stenopeico
premiato a Torino nel 2009,
Prospettiva in fuga, Suite Jonadriatica):
Dopo lAccademia ho iniziato con i
lavori fotografici finch non ho
scoperto il video e mi sono dedicato
solo a quello. La mia tecnica
prendere i negativi e graffiando con
delle lame tutta lemulsione lasciare
solo le figure umane. Quando stampo
il negativo, il risultato sono queste
figure grottesche (i miei padri sono
Jarry, Becket) allinterno dello spazio
bianco. Un po riprende la tecnica di
Brackhage, ma parte dal mio discorso
sulliconoclastia bizantina. Infatti la
tecnica lho ribattezzata iconoclastia
su(al)negativo.
Iconoclastia per significa
cancellare le figure, invece tu lasci
solo quelle.
Ma le figure sono graffiate, in parte
monche perch grattando vengono
via anche gli arti, pezzi di volti. Sono
sospese nel bianco spermatico.
Sembrano dei bassorilievi romanici.
Mi hai preceduto nel chiederti se
sei influenzato dallunderground,
anche se lunderground tende pi
allastratto.
Io non tendo allastratto. Ho iniziato
a realizzare questi lavori durante
lultimo anno dAccademia (1999),
gi conoscevo Brakhage ma la
tecnica che utilizzo deriva
direttamente dallazione iconoclasta
che si diffuse nellImpero Bizantino.
C molta pi influenza letteraria
come lUbu Re, Cervantes, Becket e
anche il Carmelo Bene pi grottesco.
Nella mia formazione accanto ai
nomi alti compaiono Joy Division,
John Belushi ed altri nomi popolari.
Come stimolo e influenza hanno la
stessa importanza. Alcune scene dei
Resti di Bisanzio sono nate da
musiche punk, quindi non c solo
Nietzsche ma anche i Sex Pistols
nelle fondamenta del film.
Nei titoli c scritto: musiche di
Gabriele Panico
Le musiche originali sono di Gabriele
Panico, in arte Larssen, con cui
collaboro da alcuni anni. Ha firmato
colonne sonore anche per altri
cineasti come Roberto Nanni (nel
cofanetto che raccoglie i suoi ultimi
film ci sono le sue musiche).
Questa idea delliconoclastia
come ti venuta? Tu non vieni
neanche dalla Greca
No, io sono nel Capo, a 10 Km da
Santa Maria di Leuca. Quello che mi
stimol sin dallinizio non fu tanto il
discorso delliconoclastia (che ora
invece quello che pi minteressa)
ma le icone bizantine malconservate
in molti eremi delle mie zone: sin da
piccolo ero attratto da questa
sacralit maleodorante lasciata
marcire. Quando scoprii come e da
chi fossero state realizzate, iniziai ad
interessarmi alla loro storia: monaci
giunsero da Oriente in fuga dalla foga
distruttiva dagli iconoclasti e,
approdati sulle nostre terre, si
rifugiarono negli eremi e dipinsero
madonnea me piace pensare che
loro supplissero lassenza della
donna attraverso queste immagini
che diedero vita ad una dimensione
sacra privata, quasi carnale. Come
nella scena del mio film dove uno dei
turisti forzati accarezza le labbra di
una Madonna affrescata mentre in
sottofondo si ascolta Venus in furs
dei Velvet Underground. In questa
scena dei naufraghi scovano il viso di
una donna in un luogo estraneo,
malinconicamente lo accarezzano,
arresi di fronte alleffimero del
dipinto. Nel film non c
comunicazione, i personaggi sono
delle pedine, dei corpi senza pi
contatti. un inno allimpotenza e
allimpossibilit di avere un rapporto
umano e sociale, amoroso, artistico.
Salta la filologia e la storia a favore
della vita e del vissuto, come nelle
solenni visioni atemporali di Cipr e
Maresco dove tutto pu essere
successo o tutto potrebbe avvenire. I
personaggi non hanno identit, non
hanno nomi, sono C, R ed S.
Sei stato influenzato dalle
nouvelle vagues dei paesi dellest
con quei personaggi spaesati che
vagano tra le macerie della guerra?
Amo Skolimowski anche se mi sento
pi vicino a Bela Tarr dove tutto
tabula rasa. Negli occhi dei
personaggi del mio film non brilla la
luce della speranza, la loro
espressivit arriva direttamente dalle
figure ieratiche di Piero Della
Francesca, dai loro sguardi
indifferenti che attraversano lo
spettatore per dirigersi altrove,
coscienti del (loro) destino
inevitabile. Bela Tarr o Cipr e
Maresco non danno speranza, sono
pi reali del reale. In questi giorni sto
rivedendo Cinico Tv, sono stati gli
ultimi grandi in Italia, gli unici a
documentare quello che successo e
quello che accadr. La cosa che mi
attrae in loro come in Becket, la
presa di coscienza degli umani
dellimpossibilit di una rinascita o di
una resurrezione e il consequenziale
adattamento darwiniano
ludico-amaro alla maceria. I resti di
Bisanzio punteggiato da alcuni
momenti grotteschi, ma la risata
subito strozzata dalla pesantezza dei
cieli o dai relitti architettonici.
Ma sotterraneamente s, c tutto
un mondo non espresso
Prima il film durava 120 minuti, poi
ho eliminato tutte le parti che lo
rendevano cinematografico come
alcune scene ancor troppo unte di
stereotipo salentino-pugliese ed
alcuni dialoghi. Non avr problemi
col doppiaggio...
Perch hai messo tre anni per
realizzarlo?
In realt ho impiegato sette anni
perch lho scritto nellagosto del
2007, accompagnato sin dallinizio
dai coraggiosi amici di Kama, una
piccola produzione legata al Nuovo
Cinema Elio di Calimera che gi
avevano prodotto il mio
Mammaliturchi!, dopo un anno
giunto Gianluca Arcopinto.
Tu hai cercato sempre strade
alternative alle produzioni
Diciamo che non il mio sogno stare
nella morsa dellindustria
cinematografica: questo film, che
un atto critico verso un certo modo
di fare cinema, vuole mettere un
punto ai miei discorsi sulla terra in
cui vivo. Pur non essendo folkloristici
o didascalici i miei lavori, a partire da
Il nido del 2003, hanno quasi sempre
trattato e maltrattato questo
luogoin realt ho gi iniziato le
riprese di un nuovo lavoro su un ex
molino dinizio secolo non pi
funzionante ed una chiesa della
Greca, una commissione ancora una
volta sui luoghi abbandonati, tema a
me caro affrontato in lavori
precedenti come lex tabacchificio di
Eco da luogo colpito o lex cinema di
Macerie dellArcobaleno.
Sembra un deserto, ricorda
quando negli anni 70 i ragazzi
andavano in giro in macchina nelle
campagne con la musica a tutto
volume...
Non sembra, ! Dipende sempre dal
tipo di musica di cui si parla. Girare
in auto per le campagne con lo stereo
a tutto volume era un modo di
sentirsi parte di un concerto in un
luogo di periferia estrema dove i
concerti erano rari.
Anche se nel Salento c stato il
fenomeno dei Rave
sempre una forma clandestina,
nascosta, cos come clandestina
lazione del protagonista del film di
raccogliere benzina per nasconderla
nelle vecchie chiese abbandonate per
la sua opera finale: un piromane
visionario, incapace di agire, una
figura carica di rabbia implosa.
Questo film si contrappone alla
movida salentina, tra taranta e
dieci anni di commedie girate nel
territorio
Nasce da una critica mossa a chi
vuole a tutti i costi creare unidentit
salentina: mai errore fu pi grave e
dannoso per queste terre scivolate
nello stereotipo a loro insaputa, oggi
preda del maltrattamento di
colonizzatori senza scrupoli. Il mio
un ritratto non della Puglia,
neanche del Salento, ma del Capo, di
quella striscia di 15 km che separano
il mio paese da Santa Maria di Leuca.
un ritratto privato, quasi
pornografico per la sua assoluta
intimit: il concetto di privato non
solo una concezione etica ma anche
linguistica, espresso nellutilizzo
asfissiante del primo e del
primissimo piano, delle inquadrature
strette, dei dettagli inermi che spesso
fanno saltare il regolare processo di
lettura delle immagini, penso alle
scene del protagonista nella sua casa,
al mancato rapporto con la famiglia,
in particolare alla scena della rabbia
di C censurata da un pugno che
stringe sulla sua bocca nellosservare
i genitori che dormono e al
successivo respiro visivo a volo
duccello sulle torri della costa
adriatica, torri che in passato
avvistavano il nemico che arrivava,
mentre ora sono mute ed impassibili
testimoni di cadaveri dei clandestini
che approdano sulla scogliera.
Lintero film parla della soglia, del
luogo di confine, del finis terrae. Per
me, nel Salento ci sono stati due
grandi eventi storici, linvasione dei
turchi ad Otranto nel 1480 e lo sbarco
INTERVISTA CARLO MICHELE SCHIRINZI
In concorso
I resti di Bisanzio
iconoclastia
senza speranza
SEGUE A PAGINA 4
GERENZA
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Carezzo macerie,
luoghi abbandonati,
anche le brutture
architettoniche
del 900, tutto si
deposita negli occhi
e nella mente
formando la nostra
coscienza
pag. 2: dal manifesto del festival disegnato da
Magda Guidi, Mommas Man di Azazel
Jacobs, Our Nixon di Penny Lane, al centro
Francophenia, sotto: The Moon and the
Son di Canemaker. A pag. 3 da I resti di
Bisanzio e foto di Carlo Michele Schirinzi
In copertina: Paola
Gandolfi: Macchina
madre
(4)
ALIAS
21 GIUGNO 2014
albanese del 1991, tutto il resto storia di
secondordine: mi piace buttarla sulla
patafisica e pensare che le fortificazioni
dimponenti castelli nei paesini sia stato
solo un modo di sfoggiare il potere, di
sprecare denaro nella costruzione di
megastruttureperch scandalizzarsi se
oggi tutti rubano? Si sempre fatto e
sempre si far! Nel film carezzo le macerie,
i luoghi abbandonati a se stessi, non solo
quelli storici, ma anche le brutture
architettoniche del 900 perch tutto si
deposita negli occhi e nella mente
formando la nostra coscienza (c una
vecchia scuola non pi in funzione, un ex
stazione di servizio cadente, oltre agli
eremi governati allincuria): il fascino di
questi luoghi non nasce dal gusto necrofilo
perch non li considero morti, invece si
battono inutilmente contro la morte, sono
eroi morenti, straripanti della vitalit
disperata di un corpo destinato a
consumarsi. un lavoro sul morire e non
sulla morte, come affermava Carmelo
Bene. Anche questi sono dei clandestini
nella loro stessa esistenza, dei naufraghi,
tutto il film un naufragio e la visione
deve essere un tuffo in un mare in
tempesta dove inutile ogni tipo di
appiglio, in bala delle onde.
Potremmo quindi definirlo Il Titanic
del cinema sperimentale
Ho provato a raccontare una disillusione,
una disillusione umana, prima che
artistica e politica. Gli eventi degli ultimi
tempi hanno toccato e stanno toccando
molto da vicino gli abitanti di questa
regione: la catastrofe dellI.L.V.A, la
scoperta delle discariche abusive, i rifiuti
interrati nei luoghi impensabili tanto
decantati dal cinema colonizzatore, le
cementificazioni selvagge che stanno
cambiando il profilo di questo luogo nel
nome dellaccecamento turistico estivo. In
questo periodo storico difficile fidarsi e
credere (se c ancora qualcuno che lo fa),
bisogna prendere una posizione chiara:
sempre pi spesso sogno un
annullamento totale dei finanziamenti
pubblici a certe attivit culturali inutili e
dispendiose ed un cambio di destinazione
di quel denaro. Con un decimo di certi
sperperi una famiglia in gravi condizioni
economiche oppure con un ammalato di
tumore, riesce forse ad affrontare pi
tranquillamente il suo dramma. Tutto
questo abuso ha generato un caotico
sovraffollamento di mediocrit nel campo
cinematografico perch, prima ancor di
scrivere, si pensa alla distribuzione e si
stringono contatti con emittenti televisive
che a loro volta costringono a realizzare
film accessibili a tutti, il regista deve
quindi pensare a mediare e di
conseguenza realizzer un prodotto
mediocre, egli stesso sar un mediocre. A
tutto questo bisogna resistere, come anche
allallergica primavera del documentario
sociale che sempre pi spesso succube
del linguaggio da inchiesta televisiva a
scapito dellalchemica combinazione
visione/ascolto. Non c rivoluzione, non
c valore sociale se non si ha rispetto del
pubblico assopito dai racconti e dalle
storie, se il pubblico non prende prima
coscienza critica di se. In questi anni di
barbarie, come se Artaud, Brakhage,
Bene o Bargellini (per citarne alcuni) non
fossero mai esistitima a volte meglio
morti che male accompagnati!
di THOMAS MARTINELLI
Quando un festival celebra
la sua 50 edizione, un motivo
buono c sempre e pu a buon
diritto fare un suo bilancio dello
stato dellarte cinematografica.
Non sono tanti in Europa e anche
in Italia si contano sulle dita, a
partire da Venezia, Taormina, il
festival dei Popoli a Firenze e ora
Pesaro. Con gran merito e acume
intellettuale ha saputo da sempre
focalizzare lattenzione sulle
produzioni e tendenze emergenti
meno battute commercialmente,
mantenendo alte la lettura critica
e teorica nonch la curiosit per
quanto di veramente nuovo si
affaccia sul grande schermo. La
pi innovativa fra le longeve, per
non smentirsi questanno la 50
Mostra internazionale del Nuovo
Cinema (Pesaro 23-29 giugno)
diretta da Giovanni Spagnoletti
mette al centro il pi recente
cinema danimazione italiano a
fianco della cinematografia
americana sperimentale-narrativa
post 11 settembre. Con un
sopralluogo su questa prima
porzione di secolo filmico, si
scelto di esplorare due punti cos
lontani, cos vicini per geografia e
linguaggi visivi, mettendo nel
conto lampia gamma di
mescolamenti ed ibridazioni.
Il mouse e la matita propone
una ricognizione articolata sul
cinema danimazione italiano del
terzo millennio, dalle sue
produzioni popolari a soprattutto
le tante opere dautore e poetiche
davanguardia che spingono in
avanti la ricerca narrativa visiva.
Dal digitale allartigianale con
ritorno, dove il mouse da
accessorio informatico riprende
anche il suo significato originario
di topo, animale storicamente
simbolico nella storia
dellanimazione prima realizzata
a matita e a scatto singolo, poi
sempre pi industrializzata.
Dellanimazione italiana il grande
pubblico, ma anche la stampa
cinematografica, sa generalmente
poco, tolto qualche titolo o
personaggio di successo creati da
Enzo DAl (da La freccia azzurra
al Pinocchio su disegni di
Mattotti) o dalla marchigiana
Rainbowdi Iginio Straffi,
produttore delle famigerate Winx.
Eppure larcipelago italiano
assai variegato e molti sono gli
autori innovatori, anche artigiani,
che portano la bandiera del film
artefatto nei festival internazionali
pi prestigiosi. il caso di
lungometraggi quali Larte della
felicit di Alessandro Rak,
rivelazione anche allestero di
forza penetrante, e di
cortometraggi quali quelli che
vengono presentati in anteprima
assoluta, tra le quali Zero di Igor
Imhoff, Festina lente di Alberto
DAmico, Commonevo e Flussi di
Virgilio Villoresi Basmati,
Lesploratore di Fabio M. Iaquone,
Jazz per un massacro di Leonardo
Carrano, Latitude di Claudia
Muratori, il nuovo episodio del
cult Gino il Pollo di Andrea
Zingoni che qui fa la parodia de Il
Padrino di Coppola, Pene e
crudit di Mario Addis tratto da
una sua serie di disegni os a
punta fine.
Di Addis in particolare si ha
loccasione di apprezzare uno stile
grafico pi libero che attraversa
anche pi di un lungometraggio
di registi riproposti a Pesaro. Suoi
sono gli interventi preziosi del
sogno di Nina ne La Gabbianella e
il gatto di DAl e del vangelo
apocrifo del protagonista di
Johan Padan a la descoverta de le
Americhe di Giulio Cingoli
(dallopera di Dario Fo), fino ad
arrivare alla nuovissima versione
di Robin Hood diretto da Mario
Addis su co-sceneggiatura di Luca
Raffaelli. Questa rilettura
dellamato antagonista di
Sherwood viene narrata da
Veronica Pivetti che d voce a
tutti i personaggi del racconto,
oltre a interpretare se stessa.
Limpianto narrativo ci presenta
infatti lattrice a casa sua con il
libro di Robin Hood ritrovato in
soffitta. Mentre in cucina parte la
lettura recitata, le immagini del
suo racconto prendono forma:
Robin che urla in faccia al tiranno
il suo disprezzo, proprio durante
un banchetto in onore della
promessa sposa Marian, e gli
toglie il pane di bocca, prima
riappropriazione di una serie di
trasferimenti dai ricchi e dal
principe Giovanni per ridare tutto
ai poveri. Tra la ricchezza e
lamore, come sappiamo, Marian
sceglier Robin e lotter per
aiutarlo.
La selezione italiana quindi fa il
punto sullanimazione
contemporanea con oltre cento
opere proposte tra le quali
risaltano i lungometraggi pi
recenti, nove anteprime assolute
e alcuni focus dedicati a figure
come Simone Massi, Julia
Gromskaya, Madga Guidi,
Cristina Diana Seresini, oltre ai
gi citati Basmati, Carrano e
Imhoff, per una ricognizione a
tutto tondo dello stato
dellanimazione italiana pi
recente, in ogni sua forma e
genere. A tutto ci si aggiunge
una selezione di opere dal CSC
dAnimazione di Torino e di molti
altri autori italiani come Gianluigi
Toccafondo e Gipi per un totale
di oltre cento lavori, tra lunghi,
corti, video musicali e titoli di
testa da film. In questo capitolo di
aggiornamento di storia
contemporanea dellanimazione
italiana un paragrafo particolare
viene dedicato a quella fucina
marchigiana (che quindi gioca in
casa) di veri e propri talenti che
va sotto il nome di Scuola del
Libro di Urbino. Nata nel lontano
1951, quando fu istituita la
sezione di Disegno animato, la
Scuola ha portato alla creazione
di forme espressive originali,
preparando illustratori e
animatori tra i pi importanti
oggi in Italia come, tra gli altri,
Magda Guidi (anche autrice della
locandina di questa edizione della
Mostra), Roberto Catani, Mara
Cerri, Julia Gromskaya, Simone
Massi, Beatrice Pucci e Gianluigi
Toccafondo. Per festeggiare i
sessantanni della Scuola, la
Mostra le dedica un omaggio, con
la proiezione delle opere pi belle
realizzate dai suoi ormai celebri
studenti. Il focus fornir anche
loccasione per una tavola
rotonda alla presenza di molti
degli artisti citati, per fare il punto
sullo stato dellanimazione
italiana. I lavori renderanno
evidente come oggigiorno
lanimazione abbia la necessit di
collocarsi al di fuori delle regole
canoniche dei diversi generi, per
proporre esplorazioni innovative
delle varie forme espressive
possibili. Indagare questo mondo
significa entrare in contatto con la
parte pi innovativa, fantasiosa e
libera degli artisti del nostro
paese. Aspetti che vengono
sottolineati nel volume
monografico che prende il titolo
dalla retrospettiva: Il mouse e la
matita (a cura di Bruno Di
Marino e Giovanni Spagnoletti)
edito da Marsilio. Uno spazio
riservato anche a un programma
di carattere storico intitolato
Cartoon e moschetto, a cura di
Sergio Toffetti e Matteo Pavesi
con la collaborazione
dellArchivio Luce, dellArchivio
Nazionale Cinema Impresa-CSC e
della Cineteca Italiana di Milano.
Il programma composto da
sette animazioni di propaganda
di Liberio Pensuti, realizzate tra il
1935 e il 1942.
Anche laltro cuore pulsante di
questa 50 mostra irrorato
capillarmente dallanimazione,
perch non ci sono pi steccati
fra live action e immagine
manipolata, tanto meno nel
cinema indipendente e
sperimentale Usa del 21 secolo.
Cos, fra le opere di found footage
(riuso di spezzoni ritrovati) e le
forme ibride di confine tra
finzione e documentario, diversi
sono i film che includono il
disegno animato, a partire dal
gotico disegnato a mano
Consuming Spirits, realizzato
dopo quindici anni di lavoro da
Chris Sullivan, o dal delicato inno
allamore The Rain Couplets di
Lewis Klahr. In questa
ricognizione oltre gli schemi rigidi
di genere e tecniche si ricolloca
degnamente il lavoro del
filmmaker italoamericano John
Canemaker (John Cannizzaro Jr.),
premio Oscar nel 2006 con il
documentario animato The Moon
And The Son, toccante ritratto
autobiografico sulla problematica
relazione tra il regista e il padre di
origine italiana, con le voci di
John Turturro ed Eli Wallach. Del
consistente gruppo di filmmaker
americani presenti al festival, ci
sar anche Canemaker non solo
regista, ma in veste anche di
studioso appassionato e esperto
del cinema a passo uno- per
presentare il suo lavoro e tenere
una master class sullanimazione
dal titolo The Lost Notebook:
Herman Schultheis and the
Secrets of Walt Disney Movie
Magic.
PESARO 50 STORIA CONTEMPORANEA DELLANIMAZIONE ITALIANA
Il mouse e la matita,
il vitale panorama
dei nostri artisti
SEGUE DA PAGINA 3
Oltre cento opere,
i lungometraggi
pi recenti, nove
anteprime
assolute e focus
dedicati a Massi,
Gromskaya, Guidi,
Seresini, Basmati,
Carrano e Imhoff
PESARO
In alto: "The last time" di Candy Kugel, in
basso: "Robin Hood" di Mario Addis, a
sinistra "Consuming Spirits" di Chris
Sullivan, "Lanima mav" di Julia
Gromskaya
(5)
ALIAS
21 GIUGNO 2014
di LAURA CORRADI
Era difficile rintracciare la
genesi politica di tale segno, era
come se vi fosse sempre stato.
Alcune ne attribuivano lorigine al
movimento femminista
nordamericano, quasi per
abitudine: cos come era arrivata la
musica della West Coast e altri
elementi culturali diventati subito
di moda. Eppure, questa ipotesi
non mi convinceva a livello di
esperienza personale: negli anni in
cui ho vissuto negli Stati Uniti non
mi mai capitato di vedere
esibizioni del segno della vagina in
manifestazioni di donne. Dunque,
dovevo verificare, procedere per
esclusione. Oltreoceano, le
femministe che ho interpellato mi
hanno risposto di non aver mai
notato questo segno nelle
manifestazioni dellepoca in
Nord-America. Mary Hawkesworth,
direttrice della rivista di semiotica
femminista Signs, mi scrive che
non ricorda di aver visto il segno
V in occasione delle
manifestazioni femministe degli
anni Sessanta, Settanta e
nemmeno negli Ottanta. Certo,
anche negli anni Settanta giravano
nel movimento molte
rappresentazioni dei genitali
femminili tra cui i pi spettacolari
quelli del Dinner Party di Judy
Chicago. Il segno femminista si
associa, invece, alle mobilitazioni
successive alla pubblicazione del
testo di Eve Ensler, Monologhi della
vagina e alle pi recenti
manifestazioni contro la violenza
alle donne.
La Ensler ha lanciato il V-day
nei campus americani nel 2000. La
scelta della V come simbolo di
quelle lotte stata determinata,
secondo la narrazione di
Hawkesworth, anche da altri
elementi: il segno della vittoria, che
proviene dalla Seconda guerra
mondiale, e il Valentine Day eletto
come giorno per manifestare. Per
dirlo con le sue parole, vagine,
violenza e la visione femminista di
una vittoria che metta fine alla
violenza contro le donne. Altre
amiche femministe nordamericane
confermano di aver visto il segno
nei V-day oppure nelle foto e nei
documentari sul femminismo
europeo degli anni Settanta. A quel
punto, sono in un vicolo cieco.
Non stato generato in Usa,
questo segno dalla provenienza
sfuggente il che non esclude che
sia stato utilizzato anche in quegli
anni, ma di certo non stato un
elemento distintivo del
femminismo americano. Riprende
forza lipotesi di una origine
europea del segno ma da dove
partire? arrivato dalla Svezia o
dalla Francia o dalla Gran
Bretagna? Sicuramente non dalla
Spagna, ancora sotto la dittatura
franchista Ma deve esserci stato
un punto di approdo: chi sono
state le prime a usarlo in Italia?
Cos, ricomincio dalle compagne
del movimento femminista
romano, per pi motivi. La
tradizione di mobilitazioni
pubbliche delle donne della
capitale risultante da una
tradizione antigovernativa di cortei
e proteste maggiori rispetto alle
altre citt, come ha messo in luce
Paola Bono durante lintervista. E
anche lesistenza di un sentimento
anticlericale con un target molto
visibile: lepicentro della cultura
patriarcale che sopravvive nel
cristianesimo, il Vaticano, vissuto
dalle donne come grande
significante dispotico, se posso
usare un termine lacaniano. La
chiesa cattolica, in effetti, stata un
bersaglio delle iniziative
femministe fin dallinizio del
movimento che ha trovato una
forte spinta propulsiva nella
battaglia referendaria contro
labrogazione del divorzio vinta
grazie allo scollamento delle donne
cattoliche dai diktat dei preti. Il
Vaticano, il moralismo bigotto, la
democrazia cristiana, erano
oggetto di una serie di invettive:
Tremate tremate le streghe son
tornate. Forse il segno non ha una
provenienza femminista, ma
stato coniato politicamente come
provocazione anticlericale, forse
dalle radicali del Cisa, o dalle
lesbiche separatiste Il punto di
svolta nella ricerca rappresentato
dallincontro con Edda Billi,
dellAssociazione Federazioni
Femministe Italiane; in
unintervista mi racconta del segno
del triangolo: forse nato durante
una manifestazione, una
riunione in quegli anni si cercava
un gesto femminista da
giustapporre al pugno chiuso, che
ne avesse la stessa forza simbolica.
Loccasione sembra essersi
presentata quando allinizio degli
anni Settanta un gruppo di una
decina di femministe del collettivo
di Pompeo Magno a Roma si
recarono a Parigi per un convegno
il primo sui crimini contro le
donne. Si teneva alla Mutualit, era
un posto grandissimo dove cerano
migliaia di persone, tutte sedute a
terra, al microfono poteva parlare
chiunque; ad un certo punto sono
intervenute insieme due donne:
Giovanna e una compagna greca
che si chiamava Ronnie sono salite
sul palco a parlare di lesbismo
poi hanno fatto quel segno. Grazie
ad Edda Billi ho trovato il bandolo
della matassa: Giovanna Pala,
subito rintracciata e intervistata, mi
ha raccontato le sue memorie di
quella prima volta. Ho cercato nel
marasma dei miei ricordi la ragione
per cui quel simbolo mi colp
tanto il giorno che lo vidi
pubblicato sulla rivista di un
giornale francese femminista.
Certo, chi lo disegn ebbe una
intuizione geniale (). Le
Torchon Brle il titolo del
giornale francese dove io vidi quel
simbolo per la prima volta, ne
uscirono solo 5 numeri, tra il 71 e
il 73. Ripensandoci oggi, a distanza
di tanti anni, penso che ne rimasi
emotivamente colpita per
limmediatezza del messaggio che
poteva comunicare la forma della
vagina!. Un messaggio con tanti
significati: sfida, orgoglio,
autogratificazione. () Siamo a
Parigi con alcune compagne nella
grande sala della Mutualit
quattro o forse cinquemila
persone, uomini e donne. Sono le
quattro giornate internazionali di
denuncia dei crimini contro le
donne promosso da Choisir
(scegliere) unassociazione per la
liberalizzazione dellaborto. Cera
unatmosfera carica di pathos. Sul
palco, una serie infinita di donne
violentate, sfruttate, abbandonate
con figli nellindigenza,
perseguitate dalla legge e obbligate
alla prostituzione, lesbiche
rinchiuse in manicomi, dipendenti
licenziate perch avevano rifiutato
le avances del capo. Crimini e
discriminazioni di tutti i tipi, dai
pi comuni ai pi efferati.
Facciamo anche noi un intervento,
mi propose Ronnie e io dissi: s,
andiamo a dire che siamo lesbiche!
(). Ricordo che nei giorni
successivi latmosfera si era
rasserenata. Messe da parte le
testimonianze ci furono interventi
di Simone de Beauvoir e di altre
personalit della politica di sinistra,
alternate a performance musicali di
donne, filmati e testi recitati. E
proposte concrete di azioni e
strategie. Alcuni ragazzi alzarono
verso il palco il classico simbolo
marxista del pugno chiuso, e
istintivamente mi venne di
congiungere le mani, pollice e
indice uniti a creare il simbolo della
vagina. Mi pareva, con quel gesto
di prendere le distanze dalla
politica maschile e di affermare la
mia diversit. Tornata a Roma,
ripetei il gesto alla prima
manifestazione e il messaggio fu
immediatamente recepito da tutte
le donne presenti. In pochi mesi
migliaia di donne in tutta Italia
manifestavano con quel simbolo. E
il settimanale LEspresso, che era
ancora formato-paginone, usc con
una mia grande foto in copertina e
il simbolo da quel momento fu
adottato in molte altre
manifestazioni in tutta Italia Poi,
quando decidemmo di pubblicare
Donnit, che curai insieme ad
alcune compagne, misero le mie
mani fotografate da Carol Spector
sulla copertina. Quella che nei
paesi anglofoni stata definita
Vagina protest, invece, un
fenomeno pi recente: pur avendo
radici nel femminismo, le donne
che si mobilitano talvolta
definiscono se stesse come non
femministe altre mettono a segno
azioni di guerriglia semiotica e si
autonominano Vagina Warriors.
Questo movimento si formato
attorno alla necessit di
ri-significare ed emendare un
linguaggio degradante e violento
nei confronti delle donne spesso
identificate con i loro genitali in
forme volgari o vezzeggiative,
sempre inferiorizzanti e ha per
bibbia il testo di Eve Ensler, Vagina
Monologues, diventato molto
popolare nei campus a met anni
Novanta. Invita a una riflessione
politica sulla violenza e sul piacere,
dando voce ai genitali femminili:
omessi o denigrati nelle pratiche
discorsive dominanti, che ancora
vogliono ridurre le donne a un
ruolo riproduttivo che molte
rifiutano.
Quel triangolo
che cambi la Storia
Se la storia del femminismo si
lega a una pluralit di prospettive,
teorie e azioni fortemente
eterogenee, il gesto della
vagina ha rappresentato un
simbolo nel quale i movimenti
delle donne si sono riconosciuti,
nato dal bisogno di dare visibilit
alla rimozione del genere
femminile. A partire dalle molte
fotografie di questo gesto, che
hanno contribuito a formare
liconografia e limmaginario
estetico del femminismo, il libro
di DeriveApprodi (pp. 168, euro
20) ripercorre in modo
trasversale alcune esperienze di
un movimento che si
configurato come la sfida pi
radicale alla cultura patriarcale
delle societ capitaliste. Testi di:
Paola Agosti, Silvia Bordini, Ilaria
Bussoni, Collettiva XXX, Stefania
Consigliere, Laura Corradi, Anna
Curcio, Agnese De Donato,
Francesca Gallo, Claire Fontaine,
Federica Giardini, Vanessa
Martini, Alina Marazzi, Cristina
Morini, Lelia Pisani, Letizia
Paolozzi, Raffaella Perna
SUGLI SCAFFALI
Un simbolo contro
la rimozione femminile
Pubblichiamo un estratto dal saggio Nel segno della vagina,
contenuto nel libro Il gesto femminista, pubblicato
da DeriveApprodi. Il volume sar in libreria dal 25 giugno
(6)
ALIAS
21 GIUGNO 2014
di NATASHA CECI
BERLINO
Nel 2003 il numero di turisti
a Berlino si aggirava attorno agli
11 milioni, nel 2013 i
pernottamenti schizzano a pi di
26 milioni escludendo dal
conteggio gli appartamenti privati:
solo Airbnb ha nella capitale
tedesca almeno 11.000 alloggi. Ma
non tutti sembrano essere
entusiasti davanti agli sciami che
invadono quartieri e con
lintolleranza per le confusioni
festaiole ecco che arrivano,
presenti allappello, le fobie di
gentrificazione su un apparente
(falso?) problema dove emergono
gli umori sul tema.
Nel documentario
Welcome/Goodbye la regista Nana
A.T. Rebhan pone la questione del
boom turistico berlinese tra
conseguenze positive e non,
ascoltando residenti, operatori
turistici, sociologi, tampinando
qualche viaggiatore e chiedendosi
alla fine della giostra: insomma, a
chi appartiene la citt? Per
Burkhard Kieker, manager del
portale del Senato visitBerlin.de,
naturalmente, non si pu pensare
che una citt si (ri)scopri come un
interessante approdo e allo stesso
tempo non volerlo condividere
con altri. Dallaltra sponda si
addita il turista come un
consumatore selvaggio e ci si
indigna che interi palazzi restino
vuoti per mesi e poi siano affittati,
mentre la ricerca di una casa che
vive il residente sempre pi
estenuante. A tal riguardo negli
ultimi mesi nellagenda politica
c la regolamentazione delle
case vacanze, ancora in parte in
discussione, che potrebbe portare
al bando del permesso di affitti
brevi di tal sorta. Una zona grigia
tra legale e illegale che ha fatto la
fortuna di molti e il benefico
arrotondamento di altri. Eppure
Berlino sembra rimanere in parte
ancora fedele alla linea di spazio
urbano sostenibile, eco friendly,
dove un referendum cittadino
pu impedire colate di cemento
su un parco e il turismo forse
meno vorace che altrove.
Perch questo documentario?
Negli ultimi due anni - dice la
regista - il mio quartiere,
Schillerkiez, radicalmente
cambiato, il parco di Tempelhof
(ex aereoporto, ndr.) una
assoluta meta turistica, molti caf
e bar trendy sono sorti in zone di
povera migrazione cos come
diverse scritte anti turisti. Mi sono
chiesta, quindi, il perch di tutto
questo. cos terribile avere dei
turisti attorno? Il problema esiste
- continua Rebhan - nel momento
in cui si vivono attriti in alcuni
quartieri. Parte del turismo di
Berlino un turismo di quartiere.
La ricerca continua di stili di vita
alternativi, o di come si vive
realmente, crea disagio se non
tutti vogliono essere spiati o
fotografati nella loro vita
quotidiana. Di certo non tutti
sono pronti con il forcone, ma
sempre divertente notare come
frange di residenti che si
definiscono politicamente molto a
sinistra, esercitino una sorta di
xenofobia politicamente corretta.
Su alcune case occupate
campeggia la scritta: S ai rifugiati
no ai turisti. Quindi se esiste un
problema, dove sono le soluzioni?
Per quanto il tuo turismo sia
sostenibile non puoi pensare che
non ci siano delle conseguenze
sul posto - continua Nana A.T.
Rebhan - e non credo nemmeno
che si possa fermare un certo tipo
di gentrificazione respingendo il
turismo, perch le cause di questa
sono molte. Per si pu provare a
ridurre il livello di conflitto tra
turisti e residenti, evitando anche
di mescolare case vacanze e
residenza fissa in uno stesso
appartamento, o utilizzando una
tourist tax che incentivi la cultura
e il social housing. Johannes
Novy un esperto di sociologia
urbana secondo il quale pi che di
intolleranza verso i turisti ha
senso parlare di uno scetticismo
sullimpatto che il turismo stesso
sta avendo sulla citt e che,
paradossalmente, minaccia le vere
attrattive che hanno sedotto i
turisti inizialmente. In aggiunta ci
sono i timori delle persone che
sono state forzate a lasciare il loro
quartiere per laumento degli
affitti. La soluzione scostarsi
dallidea della crescita a tutti i
costi applicata allo sviluppo del
turismo: necessario pensare
realmente a un turismo
sostenibile da vari punti di vista e
anche a politiche per la casa
diverse. La questione delle case
vacanza sono un problema in
termini di sviluppo non equo e di
scarsit di abitazioni che le
persone possono permettersi.
normale che i residenti siano
preoccupati. Appunto. Se il taglio
del dibattito percorresse lidea di
come il turismo possa essere
accettabile, da diverse angolature,
tra cui soprattutto quella
economica, allora non solo ci
sarebbe davvero un confronto
fertile e aperto ma anche dei
problemi concreti che attendono
soluzioni. Ma se la battaglia
sconfina verso il personale, e il
documentario non ne
totalmente immune, ovvero
virando il discorso su una
tipologia del turista che non sente
profondamente il posto (e ha
tutto il diritto di non sentirlo)
come si dovrebbe, allora a quel
punto Berlino deve
definitivamente accettare la sua
perdita di innocenza.
Poco tempo fa al teatro Vascello
andato in scena In pieno nel mondo Palma
Bucarelli con Maril Prati dedicato a
Renato Nicolini e Carlo Argan. Non era
facile misurarsi con un personaggio come
Palma Bucarelli, senza cadere in becere e
superficiali imitazioni di un modello unico
ed irraggiungibile, e Maril Prati, con la
complice regia di Fabio Massimo Iaquone
e ladattamento drammaturgico di
Francesco Suriano, ha percorso una
strada coraggiosa e cauta nello stesso
tempo, cogliendo lo stile della Bucarelli, in
una messa in scena quasi astratta, fatta di
immagini realizzate da Iaquone e Attili che
curano anche gli interventi sonori, che
animano lo spazio geometrico, da galleria,
in cui si muove con ieratica eleganza,
indossando di volta in volta i bei costumi
realizzati per loccasione dallAccademia
del costume & Moda, che riproducono
fedelmente gli originali, e ricostruisce il
filo della storia di questa incredibile
protagonista della cultura del novecento
attraverso le sue stesse parole, con
rispetto, senza mai sforare la giusta
distanza tra se stessa e Palma, evitando
con cura eccessi di teatralizzazione,
elegantemente, sottilmente ironica e
distaccata. Lo spettacolo inizia con
Palma-Maril che recita la lunga serie di
soprannomi e aspre critiche, tramutatesi
addirittura in interrogazioni parlamentari,
subite dopo lesposizione del Grande
sacco di Alberto Burri nel 1959, e, di
nuovo, dopo quella della Merda
dartista di Piero Manzoni nel 1971 che
cost alla Bucarelli un memorabile
processo. Non era facile in quegli anni
essere attaccata in egual misura da
democristiani, liberali e comunisti, tutti
schierati in difesa del figurativo e della
tradizione, eppure questa geniale signora
ci riusc, senza peraltro mai recedere
dalle proprie convinzioni, difendendo
strenuamente le proprie lungimiranti
scelte. Resuscit il patrimonio artistico
italiano, e inser la GNAMtra le migliori
gallerie darte moderna dEuropa e
conquist la stima dellAmerica.
Lamazzone dellastrattismo, la
direttrice dei barattoli, il terno a letto,
Palmina degli stracci, Palma e sangue
freddo funzionaria dello stato accusata
di comunismo o fascismo, a seconda dei
casi : nel 1959 esposi nella Galleria
Nazionale dArte Moderna il Grande
Sacco di Burri che speravo di poter
acquistare e fu il finimondo, sulla stampa
di destra e di sinistra e perfino in
Parlamento, dove autorevolmente si
chiese che delle due luna: se non
acquistata quella indegna sozzura fosse
rimandata al suo sciagurato autore, o, se
malauguratamente acquistata, fosse senza
indugio buttata nella spazzatura. Uno
scandalo, insomma; in tutto simile a
quello che scoppi pi tardi, nel 1971,
per le scatolette di Manzoni e di cui si
ride ancora, anche fuori dallItalia, con
poco vantaggio del prestigio del
Parlamento italiano . Nonostante i
grandi amori, linviato del corriere della
sera Paolo Monelli primo tra tutti, Palma
non si spos non ebbe figli e visse a lungo
allinterno dellamata galleria: era come
se la Galleria fosse diventata un organo
del mio corpo. La Galleria era linvolucro
necessario e indispensabile del mio
corpo, come un tempio per una dea, il
mio corpo di donna era il tramite
attraverso cui si mostrava la mia
autorevolezza culturale e morale a
partire da questo luogo. Volevo essere
Caterina di Russia.
IL DOCUMENTARIO WELCOME/GOODBYE DI NANA A.T. REBHAN
Xenofobia di sinistra,
no al turismo di massa
e benvenuti i rifugiati
BERLINO
PALMA
E MARIL
La ricerca
continua di stili
di vita alternativi,
o di come si vive
realmente, crea
disagio se non
tutti vogliono
essere spiati
o fotografati
In alto: il parco di Tempelhof, lex
aeroporto
al centro e in basso scene da Welcome/
Goodbye (@alfaville)
(7)
ALIAS
21 GIUGNO 2014
Una solitudine
fantascientifica
I giorni del vino e delle rose. Tre
racconti del giovane cineasta
yankee-lusitano Gabriel Abrantes (North
Carolina, 1984) riuniti in un
lungometraggio-bouquet dal titolo Pan
pleure pas. Liberdade: in Angola, un
giovanotto impotente inscena un disperato
agguato al fine di procurarsi del Viagra.
Taprobana: il grande poeta portoghese Luis
de Camoes il protagonista di una vicenda
libertina in quel di Goa, nell'India del XVI
secolo, ma il purgatorio fantasmatico che
lo circonda assume strani colori
hollywoodiani. Ennui ennui: in Afghanistan,
una rappresentante di Bibliothques sans
frontires si assume il meritevole e ingrato
compito di diffondere Flaubert e Deleuze
presso le popolazioni locali, ma per lei
pronto il contrappasso dell'incontro con
un talebano incaricato invece dai familiari
della meno encomiabile missione di
deflorare giovani fanciulle. Tra le migliori
anomalie del cinema apolide di ultima
generazione: invecchiati - agli antipodi -
anche Pedro Costa e Gaspar No, si
pu guardare ad Abrantes come a una
speranza di rinnovato caos stilistico e
benemerita beffa continua indirizzata alle
buone coscienze terzomondiste dei
seguaci d'Occidente, impensabile
obsoleto.
Operazione terrore. Provate a
immaginare parrocchie, confraternite e
organizzazioni religiose che tra gli anni '60
e '70 commissionano ad Alberto
Cavallone o Franco Brocani una serie di
educationals, ovvero corti di propaganda
religiosa da proiettare utilmente in
occasione di riti e funzioni pubbliche
Incredibilmente ci che accadde nello
stesso periodo negli USA, dove Rolf
Forsberg - nato a Chicago nel 1925 e di
discendenza svedese - gir alcuni 16mm
sponsorizzati da gruppi confessionali,
ufficialmente di argomento religioso, in
realt autentici esperimenti di inquietudine
art house - un vero e proprio vulnus per i
rituali della domenica - ispirati da
Bergman, Fellinie altri allucinogeni.
Qualche titolo? Parable (1964),
commissionato dal Concilio delle Chiese
Protestanti di NewYork, cristologica
allegoria circense; Stalked (1968), sorta di
Carnival of Souls per cattolici praticanti; Ark
(1970), post-apocalittico ma edificante in
soli 19 minuti. Siccome difficoltosi da
vedere, sempre meglio ritornare al solo
capolavoro che nel 1979 disse tutto
sull'ossessione spirituale americana e le
sue conseguenze politiche: La saggezza nel
sangue di John Huston.
10. Su label tedesca Camera Obscura il
blu-ray/dvd di The Killer Reserved Nine Seats
(L'assassino ha riservato nove poltrone, 1974),
di Giuseppe Bennati, regista multigenere
poco stracultizzato. Per festeggiare il suo
compleanno, l'aristocratico Patrick
Davenant convoca un gruppo di persone
in una grande propriet con annessa una
vecchia sala di teatro abbandonata. A
sentir la leggenda, un secolo prima, nel
corso di una rappresentazione, in quel
luogo nove membri della compagnia
furono assassinati. Gli attuali invitati, tutti
per qualche motivo in relazione l'uno con
l'altro, sono dominati fondamentalmente
dall'odio reciproco: poco male, visto che
un assassino mascherato si impegner a
decimarli, ri-celebrando la strage
originaria. Mani inchiodate al muro e
brillanti scene lesbo (Eva Czemerys e
Paola Senatore): l'andamento giallo/sexy
faticoso, ma gli si deve l'onore del
recupero. Nel cast anche Rosanna
Schiaffino, Chris Avrame Janet Agren.
di GIANLUCA PULSONI
Islanda. A sentire questa
parola, per chi qui scrive,
scattano associazioni quasi
automatiche. La memoria di
spettatore anzitutto. Pi adulta,
tocca il ricordo della visione di
un film come Sans Soleil (Chris
Marker, 1983). Ma c' anche una
memoria di lettore da
considerare: pi profonda, pi
bambina. Questa
inevitabilmente riscopre Jules
Verne, il suo Viaggio al centro
della terra, dove il passaggio per
il centro in questione si sa
(in) questa isola di ghiacci e
vulcani. Cosa vuol dire questo?
Che l'Islanda tralasciando i
miti e la storia territorio visto
e raccontato, nella modernit
cos come nella
contemporaneit. Ma
ragionavolmente ancora da
vedere e raccontare. Cosa si vuol
dire con questo? Che chi qui
scrive non mai stato in Islanda.
E quello che ha visto (quello che
sa) lo deve a testimoni altri,
testimoni come Claudio Giunta e
Giovanna Silva, autori di Tutta la
solitudine che meritate Viaggio
in Islanda, ultima pubblicazione
in ordine di tempo di Humboldt
Books
(www.humboldtbooks.com),
casa editrice specializzata in
narrativa di viaggio e di cui la
stessa Silva direttrice editoriale.
Detto questo, val la pena
accennare due parole sugli
autori. Claudio Giunta docente
di Letteratura Italiana
all'Universit di Trento, autore di
diversi libri (anche di reportage),
e collaboratore di giornali come
Sole 24 Ore e Internazionale
sito personale:
www.claudiogiunta.it. Giovanna
Silva , invece, fotografa, con un
curriculum fatto di esposizioni
(Biennale di Venezia 2006),
collaborazioni con riviste
(Domus, Abitare) e pubblicazioni
(Orantes per Quodlibet nel 2011,
e due per Mousse Publishing,
rispettivamente nel 2012 e 2013).
Ora, tali premesse possono far
gi intuire di molto la struttura
del libro in questione, con due
parti testuale e fotografica
affidate rispettivamente a Giunta
e Silva. Si tratta di una scelta in
continuit con la formula
adottata per i libri di viaggio
pubblicati finora dalla casa
editrice, per cui il racconto
verbale di un territorio,
commissionato a studiosi o
scrittori, affiancato e
supportato da una significativa
parte visiva, data appunto a
fotografi di professione. In
aggiunta poi, alla fine, un
ulteriore spazio, dedicato a
contenuti extra. Una terza parte
a cui aggiungere gli appunti
locali (informazioni, mappe) e la
cui fruizione idealmente
continua sul sito della casa
editrice, per esempio nelle
pagine dedicate all'apparato
video relativo alla singola
pubblicazione. Tutta la
solitudine che meritate non fa
eccezione, presentando un
dossier assai interessante con
contributi, per esempio, su Gente
indipendente di H. Laxness e sul
rapporto W. H. Auden-Islanda.
Veniamo a questo punto al
racconto specifico di Giunta. Si
tratta di qualcosa di molto bello.
Funziona a diversi livelli,
innegabile. Per chi non ne sa
nulla poi l'occasione di
apprendere una conoscenza per
cos dire umanistica dell'Islanda,
dalle basi, cio dalla geografia e
dalla storia locali, dal momento
che la prima imprime un ordine
alla narrazione, mentre la
seconda contribuisce a renderne
lo sfondo pi profondo e
dettagliato. Sembra poco ma
gi tantissimo. L'itinerario
compiuto dal duo stato
sostanzialmente circolare,
intorno all'isola, da Reykjavk a
Reykjavk: una scelta giocoforza
orientata data la rete stradale
islandese, allo stesso tempo un
modo consono di affrontare la
natura insulare del posto e
familiarizzare con i luoghi da
loro incontrati, quei nomi, quelle
scoperte naturali e artificiali
qui il pensiero va alla base Nato
a Keflavk, alla sorpresa di
trovare l una costruzione del
genere e sapere che non c'
cosa che abbia contato di pi
nella storia islandese del
secondo Novecento di questa.
Per quanto riguarda la storia
dell'Islanda presto detto: le
digressioni di Giunta vanno da
quella antica a quella
contemporanea, dallo sbarco
degli eremiti irlandesi forse
nell'ottavo secolo alla recente
crisi economica. Sono
digressioni mai pedanti e sempre
in contrappunto a dialoghi con
certe persone incontrate, oppure
alle descrizioni di zone visitate.
Nel presente, nel viaggio.
Descrivimi la tua Italia una
richiesta sensata; descrivimi la
tua Islanda lo meno. L'oggetto
Islanda, nei suoi pochi
ingredienti essenziali, s'impone
sui soggetti, vale a dire che non
c' niente che voi dobbiate
interpretare, tutto limpido:
semmai lui, l'oggetto, che
interpreta voi. Osservando i
Paesaggi dopo tutto di Giovanna
Silva una serie di 32 suggestive
fotografie di formato
rettangolare, disposte nella parte
alta della pagina l'osservazione
di cui sopra sembra
concretizzarsi. Sia se si tratti di
ambiente, oppure delle poche
abitazioni o attivit umane (fare
il bagno all'aperto, la
contemplazione di un geyser), la
sensazione quella di una realt
tanto presente quanto
inafferrabile, in grado di
riflesso di interrogare la nostra
di natura, dove anche la
solitudine (tema evocato fin dal
titolo e decantato lungo tutto il
racconto), cio il pi intimo dei
sentimenti, sembra davvero
altro, una esperienza unica e
diversa rispetto a quella nota da
buona parte delle societ
occidentali. Come definirla? Al
riguardo in aiuto i paesaggi
visti da Silva (mi) suggeriscono
una parola: fantascienza.
ISLANDA
GABRIEL ABRANTES
BEFFA CONTINUA
Loccasione di apprendere
una conoscenza umanistica
dell'isola, un viaggio circolare
da Reykjavk a Reykjavk
Le foto in pagina sono di Giovanna Silva

(8)
ALIAS
21 GIUGNO 2014
di RAFFAELE K. SALINARI
Il no di Iside, il s di
Maria: la Grande Dea si riflette nello
specchio; ora come divinit
egiziana, ora come madre del
Salvatore, risponde allangelo
annunciatore attraverso i
monosillabi essenziali. Sia il vostro
parlare s, s; no, no; il di pi viene
dal Maligno dice anche il Cristo del
Vangelo secondo Matteo (5,37).
Questa la forma che condensa la
pratica della parresia, quel parlare
la verit che fu oggetto delle ultime
lezioni di Foucault al Collge de
France nel 1984 (Le courage de la
vrit).
La verit e il suo kairos
Il termine venne coniato da
Euripide nel V secolo a.C. - et doro
della democrazia ateniese, quella di
Pericle (462-429 a.C.) - con evidenti
implicazioni politiche sul
funzionamento stesso delle
istituzioni democratiche. NellAtene
di quel tempo il cittadino che
interveniva nelle assemblee
pubbliche aveva il diritto di dire la
sua verit, anche nel caso in cui
questa fosse stata contraria alla
doxa.
Ma il parresiastes non solo
sincero nel dire qual la sua
opinione, afferma Foucault, che
in questo modo egli si soggettivizza:
diviene soggetto e oggetto della
verit che esprime; e cos il
parresiastes mette in gioco se stesso,
fonda il suo spazio-tempo. Ma,
avverte Foucault, per la riuscita del
processo fondamentale la
presenza dellaltro - il maestro, il
filosofo, lamico, il confessore,
lamato - che ci faccia da specchio
in questo principium
individuationis; una pratica a due.
Vedremo come il dialogo con
laltro sar, nel caso degli
alchimisti, quello con la Materia
stessa. Per via dellidentit
esistenziale tra lenunciante e
lenunciato, e qui sta larcano, la
parresia rientra nella sfera di
influenza di Kairos, la divinit greca
del tempo opportuno. Un tempo
qualitativamente distinto da quello
governato da Kronos, il dio vecchio
e feroce immortalato nel celebre
dipinto di Goya, intento a divorare i
suoi figli, geloso del fatidico
vaticinio secondo cui uno di essi lo
avrebbe spodestato. Leffige di
Kairos , invece, quella di un bel
giovane che avanza rapido sui suoi
talari impugnando un rasoio, segno
del taglio netto tra il momento del
suo comparire e quello della sua
scomparsa, della cesura tra un
prima ed un dopo. Questa
fuggevolezza diviene anche il
motivo della curiosa pettinatura: il
dio ha davanti la fronte un bel
ciuffo di capelli, per essere afferrato
mentre passa; la nuca invece
totalmente calva, poich una volta
fuggito nessuno lo possa riprendere.
Un prezioso bassorilievo, oggi
custodito nel Museo municipale di
Tra in Croazia, lantica Tragurium
romana, cos lo ritrae. Il ragazzo
veloce ha talvolta come simbolo
una bilancia squilibrata, piegata
dalla parte di un tempo che non
tiene conto di alcuna ponderazione:
il tempo della verit. La cultura
cristiana, a sua volta, ha definito
kairos il tempo scelto da Dio, il
momento in cui la divinit decide di
agire e cambiare la storia degli
uomini. Nella Chiesa ortodossa
orientale, prima che la liturgia inizi,
il diacono scandisce la formula
kairos tou poiesai to Kyrio, cio
tempo che il Signore agisca, dove
poiesai significa anche creare,
indicando che in quel momento
avviene lincontro con lEternit
insufflata da Dio nel cuore stesso
della Materia.
Alchimia e modernit
La stessa intenzionalit per il
tempo opportuno in cui viene
emanata la Creazione e la sua verit
ultima, il suo eskaton, al cuore del
processo che vede lalchimista, il
Filosofo della Natura, cercare con le
sue pratiche di rettificarne il
principio vitale materiale,
larcheus come lo definiva
Paracelso, e condurlo cos alla
parusia, la piena realizzazione dei
suoi attributi sostanziali. LOpus
magnum e la sua Pietra filosofale,
infatti, altro non sono che laltro
che necessita al
parrestiates-alchimista per
diventare tuttuno con la verit;
dispositivi che inverano e verificano
la possibilit di portare a
compimento il tlos del suo essere,
trasmutandolo, nel tempo
opportuno, verso lo stato di
perfezione. Sul piano metallico
questo significa la sintesi dellOro
alchemico, lelemento mistico
perfetto ed incorruttibile, metafora
di ogni evoluzione materiale.
Trasposto specularmente sul piano
della vita umana, lalchimista mira
alla Redenzione, cio alla perfezione
dello Spirito che finalmente riesce
nel suo compito: riunire anima e
corpo. Ma tutto questo resterebbe
confinato nella storia delle arti
esoteriche se non fosse per il fatto,
come afferma Franoise Bonardel,
che lOpus magnum invece una
visione del Mondo in
contrapposizione con la modernit.
Nel suo Philosophie de lalchimie la
definisce come concreta
assunzione di responsabilit per
linsieme del Mondo; un lavoro
filosofale in risposta al percorso
filosofico che ci ha portato a
distruggere ed umiliare la sacralit
della Materia, e dunque di noi stessi
come parte senziente di essa.
ancora lalchimia, intesa come
pratica di cura e manutenzione del
Mondo, che, rivisitata alla luce delle
differenze di genere, permette di
leggere in chiave politico-ecologica
lintuizione originaria di Jung sulla
necessit di una integrazione
simbolica del femminile allinterno
della sfera psichica; per completare
cos, in maniera olistico-ecologica, il
nostro processo di individuazione.
Afferma ancora Bonardel che la
ripresa della filosofia alchemica
pu mettere fine allunilateralit di
una episteme - che si suppone
essere quella quasi unanime nella
modernit - di scissione tra soggetto
ed oggetto, ricomponendo la
matrice simbolica di una prassi
dellalleanza con le forze vive della
Creazione. Unalleanza, e non una
competizione o una sottomissione,
per dirigere finalmente lo sguardo
verso lessenza delle cose finite.
Questa verit della Madre Materia
come diceva Giordano Bruno, ha
dunque bisogno di un tempo
opportuno, cairologico, in cui si
compiono le operazioni di
coagulazione e dissoluzione - il
solve et coagula cuore della pratica
alchemica - affinch le fasi
dellOpera possano maturare cos
da portare ad effetto il
ricongiungimento: lannullamento,
simboleggiato dal Rebis filosofico,
landrogino ermetico, delle dualit
che esistono tra materia e anima,
visibile ed invisibile, immanente e
trascendente, per ricomporle
finalmente in dualitudini: coppie di
opposti non oppositivi che rendono
manifesta lUnit primigenia del
Creato, scopo ultimo del magistero
alchemico. Lalchimista dunque,
stabilisce, come parresiastes, un
patto tra s e la verit mistica che
dorme nella Madre Materia, laltro
o meglio laltra, con la quale egli
in dialogo. E allora, operare con la
materia ed attraverso la materia nel
tempo giusto, implica saggiarne la
capacit di sciogliersi e
rapprendersi; questo rimanda, per il
fatto che la materia operata
trasforma a sua volta loperatore e
viceversa, alla volont
dellalchimista di mettere
nellAthanor se stesso: considerare
le proprie impurit come parte della
prima materia. Da qui il punto di
partenza della trasmutazione
interiore - il neidan alchemico
taoista - il cui obiettivo la pienezza
del nostro stesso esistere; ex-sistere
cio essere in atto consapevolmente
per il tempo che ci dato. Zosimo
di Panopoli (IV secolo), sostiene che
tutta lalchimia dipende dal kairos,
e definisce le operazioni alchemiche
kairikai baphai, tinture di kairos.
Egli teorizza che i processi non
avvengono da s, ma soltanto nella
giusta congiunzione astrologica.
David di Dinat, filosofo panteista
del XIII secolo, difeso da Bruno ed
avversato da Tommaso dAquino
nella Summa contra Gentiles (I, 17),
sostiene che la Materia sia cosa
eccellentissima e divina, come
ribadir nei suoi dialoghi De la
causa, Principio et uno il monaco di
Nola, e gli sar fatale: sar mandato
al rogo in Campo dei Fiori il 17
febbraio 1600. Qui troviamo il
nucleo moderno di quella teoria
delle corrispondenze tra micro e
macrocosmo che verr sviluppata
pi tardi da Paracelso e
dallalchimia rinascimentale. La
sintonia, di stampo neoplatonico,
tra il tempo soggettivo e quello
planetario, al quale lalchimista
deve per cos dire accordare i suoi
gesti operativi, riduce poi
ulteriormente lintervallo tra
Il no di Iside
il s di Maria
Come rispondere allangelo annunciatore
- ma non un problema degli umani -
mentre fuggevole passa il Kairos, il tempo
che non torner a offrire quellopportunit
(9)
ALIAS
21 GIUGNO 2014
soggetto ed oggetto, tra operatore e
materia operata, contribuendo in
questo modo allidentit dellOpera
con loperatore. Ecco che, come
nella parresia e nel messaggio
evangelico, la Madre Materia
dispiega alchemicamente la sua
verit tra un no e un si, in altre
parole tra un resistere (coagula) ed
un concedersi (solve). E dunque
ripercorriamo la storia di un s e
di un no pronunciati da due
personaggi femminili, entrambe
ipostasi della stessa Grande Madre,
che agiscono con modalit
speculari perch operano e sono
operate in momenti diversi della
storia del Mondo: lantico Egitto e
la Cristianit. Vedremo come il no
pronunciato da Iside alle avances
sessuali dellangelo che le offre il
segreto dellacqua scintillante
corrisponde analogicamente al s
sussurrato da Maria di Nazareth di
fronte al messaggio di quello
dellAnnunciazione.
Iside e Maria: due donne divine
che rappresentano, in forme
distanti nel tempo ma non distinte
nellessenza, il medesimo
femminino totipotente, la matrix
paracelsiana capace di portare ad
effetto e far coincidere la causa
materiale con quella finale.
La falce di luna comune ad
entrambe, simbolo delleterno
rinnovarsi delle cose, cos come la
loro verginit, cio il numinoso
intangibile ed immodificabile insito
nella Materia cosmogonica di cui
sono immagini - nessuno ha mai
sollevato il mio velo dice Iside, di
Maria Immacolata la purezza
provata dai suoi contemporanei
con lordalia dellacqua amara -
testimoniano sul piano metastorico
la loro sostanziale identit. Sulla
parete esterna occidentale della
chiesa del Crocefisso, la prima delle
cosiddette Sette Chiese di Santo
Stefano in Bologna, ancora
visibile la lapide marmorea che
titolava loriginale tempio romano
ad Iside Vittoriosa.
Iside dice di no allangelo
Il Codex Marcianus un
voluminoso manoscritto alchemico
conservato nella Biblioteca
Marciana di Venezia; sulla
copertina possibile osservare
leffigie dellUroboro - il serpente
che si morde la coda (da oura coda
e boros che morde) simbolo
delleterna rinascita come dellunit
della materia - che racchiude la
scritta En to Pan, cio nellUno il
Tutto, e diverse altre simbologie
riferite allarte della trasmutazione
ed ai suoi apparecchi. Un testo
greco qui contenuto intitolato La
Profetessa Iside a suo Figlio. Si tratta
di uno scritto risalente allincirca al
I secolo a.C.; sotto il titolo visibile
il simbolo della falce di luna. La
metafora utilizzata per cifrare il
processo operativo quello di un
episodio centrale della mitologia
egizia: la storia che narra della
famosa battaglia in cui Seth, che
rappresenta il caos distruttivo della
brutalit, si batte contro Horus,
divinit solare dellordine
ricostituito, figlio di Iside ed
Osiride. Nel testo alchemico Iside
cos esordisce: Oh, figlio mio,
quando tu decidesti di andare a
combattere il perfido Tifone (Seth}
per il regno di tuo padre (Osiride),
io mi recai a Hormanouthi, cio a
Hermopolis, la citt di Hermes (il
dio Toth), la citt egizia della sacra
arte (lalchimia), e vi rimasi qualche
tempo. Dopo un certo passaggio
dei kairoi (il necessario movimento
della sfera celeste), accadde che
uno degli angeli che abitavano nel
primo firmamento mi vide dallalto
e venne a me desiderando
congiungersi carnalmente. Aveva
gran fretta che lunione avesse
luogo, ma io gli dissi no. Resistetti,
perch volevo interrogarlo sulla
preparazione delloro e
dellargento. Quando gli feci la
domanda, replic che non
intendeva rispondermi poich si
trattava di un mistero capitale, ma
disse che sarebbe tornato il giorno
seguente e avrebbe portato con s
Amnael, un angelo pi grande, il
quale sarebbe stato in grado di
rispondermi e di risolvere il mio
problema. Ed egli mi disse qual era
il suo segno (cio in che modo Iside
avrebbe potuto riconoscerlo) e che
mi avrebbe portato e mostrato,
reggendolo sul capo, un vaso di
ceramica pieno dacqua scintillante.
Egli (laltro angelo) intendeva dirmi
la verit. Il giorno seguente, quando
il sole era a mezzo del suo corso,
scese dal cielo langelo che era pi
grande del primo, e fu preso dallo
stesso desiderio di me e aveva gran
fretta (di soddisfarlo).
Ciononostante io volevo solo fargli
la mia domanda. Quando stette con
me non mi diedi a lui. Gli dissi di
no e vinsi il suo desiderio finch
non mi mostr il segno sul suo
capo e mi consegn la tradizione
dei misteri, in piena verit e senza
nasconder nulla. (A questo punto
Iside vince la battaglia e langelo le
rivela tutto ci che sa sulla tecnica
dellalchimia). Indic poi
nuovamente il segno, il vaso che
portava sul capo, e cominci a
rivelarmi i misteri e il messaggio.
Dapprima pronunzi il gran
giuramento e disse: Giuro, in
nome del Fuoco, dellAcqua,
dellAria e della Terra; giuro in
nome della Sommit del Cielo e
della Profondit della Terra e degli
Inferi; giuro in nome di Hermes e di
Anubi, dellululato di Kerkoros e del
drago guardiano; giuro in nome
della barca e del traghettatore
Acharontos; e giuro in nome delle
tre necessit, e delle fruste e della
spada. Dopo che ebbe
pronunciato il giuramento, lo fece
ripetere anche a me e mi fece
promettere che non avrei mai
rivelato a nessuno il mistero che
stavo per ascoltare, tranne a mio
figlio, al mio bambino, e al mio pi
intimo amico, cos che tu sei me, e
io sono te. E dunque Iside ottiene
il segreto della trasmutazione
resistendo alle offerte sessuali
dellangelo; una modalit che
obliquamente ricorda quella di
Sherazade nelle Mille e una Notte
Qui la metafora ci dice che chi
voglia giungere al compimento
deve resistere alle forze che cercano
di distoglierlo dal retto sentiero
attraverso le lusinghe di una strada
puramente sensuale, priva di salda
convinzione dottrinale e retta
volont. il cedimento di coloro i
quali intraprendono lOpera per
ottenere facili guadagni materiali,
dimentichi della posta in gioco
spirituale. In questo senso si
sviluppa anche il significato
nascosto dallallusione sessuale
vera e propria: la Materia non
conceder le sue grazie, cio non si
dar alloperatore, se non quando
questo sar in grado di trarre da lei
il segreto con le giuste
manipolazioni: mostrandosi
allaltezza del potere insito nelle
trasmutazioni. Eros, come agente
del cambiamento, da sempre il
daimon che sovraintende questo
tipo di operazioni catalizzate, ma
non certo limitate, alla sfera
sessuale. Qui il tempo cairologico
una componente centrale; senza la
capacit di saper aspettare il
momento opportuno nessuno
svelamento possibile. Anche se
langelo si mostra ansioso di
accoppiarsi con Iside, non
dobbiamo pensare che la divinit
non lo sia altrettanto; ma ella ha
compreso che solo sapendo
attendere avr il suo premio.
Il s di Maria
Assolutamente speculare, e
dunque analoga, la postura
assunta da Maria di Nazareth che,
non a caso, trasmette lo stesso
nome a quella Maria la Giudea,
vissuta tra il primo ed il terzo secolo
forse ad Alessandria dEgitto, che
per prima ha descritto
concretamente alcune operazioni
alchemiche ancora oggi titolate a
suo nome, tra cui il celebre bagno
Maria. E dunque: Nel sesto mese,
langelo Gabriele fu mandato da
Dio in una citt della Galilea,
chiamata Nazareth, a una vergine,
promessa sposa di un uomo della
casa di Davide, chiamato Giuseppe.
La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: ti saluto, o
piena di grazia, il Signore con te.
A queste parole ella rimase turbata
e si domandava che senso avesse
un tale saluto. L'angelo le disse:
non temere, Maria, perch hai
trovato grazia presso Dio. Ecco
concepirai un figlio, lo darai alla
luce e lo chiamerai Ges. Sar
grande e chiamato Figlio
dellAltissimo; il Signore Dio gli dar
il trono di Davide suo padre e
regner per sempre sulla casa di
Giacobbe e il suo regno non avr
fine. Allora Maria disse all'angelo:
come possibile? Non conosco
uomo. Le rispose l'angelo: lo Spirito
Santo scender su di te, su te
stender la sua ombra la potenza
dell'Altissimo. Colui che nascer
sar dunque santo e chiamato
Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta,
tua parente, nella sua vecchiaia, ha
concepito un figlio e questo il
sesto mese per lei, che tutti
dicevano sterile: nulla impossibile
a Dio. Allora Maria disse: eccomi,
sono la serva del Signore, avvenga
di me quello che hai detto. E
langelo part da lei. Maria di
Nazareth simboleggia la Madre
Materia che si lascia impregnare
dal solvente universale per sua
stessa volont; anche il suo s,
come il no di Iside, pronunciato
nel kairos, il momento opportuno
alla fecondazione, quando lanima
pu prendere posto nel suo
involucro di materia, nel suo
vestito di carne dice Francesco
dAssisi. La metafora della
fecondazione, comparsa per la
prima volta nellalchimia bizantina,
cos viene descritta nel
Testamentum attribuito allo
pseudo Raimondo Lullo per
richiamare lo stile del monaco
alchimista spagnolo vissuto nel XIII
secolo: Dunque figliolo, devi
comprendere che nella prima
cottura, quando avviene il coito e
lunione per amore della natura,
allora si ottiene la prima
mescolanza, unendo il corpo e lo
spirito, affinch si accordino e le
loro qualit si mescolino formando
un composto delle virt elementari
delluno e dellaltro in forza del
concepimento che fa dei due
uno.. Maria dunque il corpo
perfetto per il coito perfetto dal
quale pu nascere la Pietra della
trasmutazione, il Lapis-Cristo,
pietra scartata dai costruttori che
diviene testata dangolo (Salmo
117, 22-23). Ma, nella simbologia
esoterica alchemica, la
congiunzione dello Spirito Santo
con la Vergine di Nazareth
rappresenta la ricomposizione
dellantica Unit che vedeva nella
Grande Dea primigenia la
scaturigine del tutto. Solo il
patriarcato ecclesiale laveva
scomposta nei due aspetti per
rendere la figura femminile
subalterna. Lepistemologa
femminista Evelyn Fox Keller, nella
sua introduzione a Genere e
Scienza, evidenzia come il s
mariano alla congiunctio apre la
porta ad un nuovo approccio che
annulla la distanza tra la verit della
mente e quella del corpo; dove per
corpo si intende il codice
comunicativo di tutti i fenomeni
prelinguistici con i quali comunque
dobbiamo negoziare la nostra
permanenza sulla Terra. Nella
stessa prospettiva James Hillman
ammette che nella scienza
moderna la femminilit della
materia non pu mai essere
realmente riconosciuta e che in
questo modo il metodo galileiano si
rivolta contro se stesso; dunque la
scienza attuale non pu vedere le
cose che lalchimia vedeva. Infine,
come nella simbolica cristiana
lAnnunciazione aurora della
nuova creazione, kairos scelto da
Dio per irrompere nello spazio della
storia, cos per lalchimista il
momento della trasmutazione
finale, lOpera al Rosso, coincide
con la sua intima
transustanziazione: lumile villaggio
di Nazareth non Gerusalemme;
lannuncio della nascita del Messia
viene fatto a Maria in un luogo
insignificante della semi-pagana
Galilea che n Flavio Giuseppe n il
Talmud nominano. Nello stesso
modo e momento, compiuta
lOpera, lumile dimora
dellalchimista, improvvisamente,
diventa il centro del Mondo.
Pag 8: Cagnacci Allegoria (XVII secolo),
Beato Angelico Annunciazione. Al
centro: Iside e la Vergine, sotto:
Francesco Salviati Kairos, Codex
Marcianus. Pag 9: iscrizione
testimonianza del distrutto tempio di
Iside (in piazza Santo Stefano a
Bologna), Iside nella descrizione di
Apuleio
...accadde che uno
degli angeli
venne a me
desiderando
congiungersi
carnalmente.
Aveva gran fretta
che lunione
avesse luogo,
ma io gli dissi no
(10)
ALIAS
21 GIUGNO 2014
RADUNO GO SKATEBOARD DAY WILD IN THE STREET
Il 21 giugno Milano
diventa la citt
di tutti gli skaters
di PASQUALE COCCIA
Da consumatori a produttori
di qualit, fino a diventare un
solido punto di riferimento
nazionale degli skaters per tutte le
fasce di et, dai ragazzini agli
adolescenti, fino a qualche
sessantenne. Il marchio Milano
Centrale, oggi MC, una garanzia
per tutti gli skaters, ideato da Joe
Onorato, e la conseguente apertura
di un negozio, dove oggi lavorano
tre ragazzi, dalle parti di Lambrate
nella periferia sud est della citt,
nasce sul piazzale della stazione
centrale di Milano, per le
caratteristiche della
pavimentazione e lo spazio enorme
a disposizione diventato raduno
tradizionale degli skaters
meneghini dal 1996. Qui, proprio
oggi si svolge un meeting
internazionale di skaters, il Go
skateboard day wild in the street,
che si ripropone il 21 giugno di
ogni anno, a partire dalla prima
edizione del 2004, evento
riconosciuto dallassociazione
internazionale degli skaters (Iasc).
Il percorso, dopo le esibizioni verso
le 15 degli skaters, muover dalla
stazione centrale e attraverser le
principali vie del centro di Milano
per concludersi al parco Lambro,
dove una pool (una vasca concava
a forma di piscina, ndr) accoglier
gli skaters provenienti da ogni
parte dEuropa. Durante il corteo
nelle vie del centro, blocchiamo il
traffico, per renderci visibili,
qualche vigile tenta di opporsi, ma
lo sanno che il 21 giugno la
giornata degli skaters e ci lasciano
passare anche quando c' il rosso.
Siamo la critical mass dello
skateboard dice Dario Gabrielli,
un ragazzo di Frosinone che fa
lavori stagionali nel settore
alberghiero, e nei periodi pi
intensi d una mano nel negozio di
Joe Onorato, arrotontando il magro
bilancio annuale. Al telefono per
fissare l'incontro, annuncia che
verr con la tavola (lo skateboard)
per farsi riconoscere, alla latteria
dove ci sediamo per prendere un
caff, racconta dei suoi viaggi su e
gi per l'Italia e la storia del
negozio Theskshop: Il negozio
nasce per dare risposta alle
molteplici esigenze tecniche, a
Milano mancava un punto di
riferimento di qualit, cerano
negozi che vendevano pattini,
abbigliamento misto, monopattini,
ma non un punto specifico di
vendita. Il marchio MC, che sta per
Milano Centrale stato registrato
nel 1999 da Giovanni Onorato, uno
skater storico, indica lo spot (il
luogo, ndr) dove gli skaters hanno
iniziato, io e Gianluca lo aiutiamo
nei periodo pi intensi. Gianluca
per arrotondare si arrangia a
stampare le magliette per gli skater
e quelle per i concerti. Le prime
tavole con il marchio MC sono
arrivate dall'America nel 2003. Da
allora stato un susseguirsi di
richieste e dal piazzale della
stazione centrale con vendita su
ordinazione si passati al negozio.
Effettuiamo due ordini allanno,
arrivano due container dagli Stati
Uniti, il luogo dove producono le
migliori tavole la California, gli
ordinativi pi numerosi ci
consentono di risparmiare, inoltre,
con gli americani non puoi
ordinare 15 tavole, come avviene
con qualsiasi altro paese europeo,
con loro ne devi ordinare almeno
600 continua Dario Gabrielli.
Dopo la chiusura delle scuole, i
ragazzi promossi chiedono ai
genitori di avere come regalo uno
skate e il relativo abbigliamento, il
cui costo complessivo va da un
minimo di 120 euro in su, la media
si aggira intorno ai 150 euro,
mentre una tavola di qualit di
livello professionale, costituita da
sette strati, pu costare 80 euro.
Lamentano, gli skaters, la scarsa
presenza di piscine sul territorio
nazionale, il grosso collegato al
nord Italia con qualche sparuta
presenza nel centro, poi il deserto.
Quelle poche, costruite da assessori
in cerca di consenso, il cui costo
per ognuna si aggira tra i 15 e i 20
mila euro, non rispondono alle loro
esigenze, pertanto sono tutti soldi
sprecati, dicono, e si irritano
perch quei tecnici preposti agli
enti locali non li consultano affatto.
In Italia lo skate considerato un
giocattolo per bambini, nessuno ci
prende in considerazione, oltre a
Milano, le citt che hanno scena
(dove si svolgono altri raduni di
skaters, ndr) sono Torino, Roma e
Napoli, man mano che dal centro
dell'Italia si scende verso il sud
diminuisce il numero di skaters,
mancano le strutture, le piscine. Gli
skaters al sud non sono
considerati - dice Gabrielli - Il
boom dello skate si avuto negli
anni 80 del secolo scorso, il primo
spot (luogo) dove si sono radunati
stata la stazione centrale nel 1996.
Negli anni 80 e 90 del secolo
scorso, lo skateboard seguiva le
mode dei gruppi giovanili, i punk
facevano quello pi aggressivo e
saltavano dieci gradini,
labbigliamento era lespressione
del genere musicale cui
appartenevano gli skaters, quelli
dellhip hop lo praticavano con il
camicione e il cappellino, loro si
rifiutavano di fare salti lunghi con
lo skate e saltavano solo i muretti
bassi. Oggi si saltano anche 20-30
gradini in un colpo e perfino i
muretti alti. Prima cera la
tendenza a distinguersi, e a
praticare uno skatboard che si
differenziava nelle piccole cose, per
esempio quelli grange indossavano
un certo tipo di scarpe, le Nike,
oggi tutti seguono la massa, anche
se nella sostanza lo skateboard
resta sempre quello. Intanto tra i
ragazzini di ultimissima
generazione fa capolino il
wayboard, la tavola sottile per
andare pi veloci in citt, anche tra
loro prevale il modello Renzi.
Forse, anche per gli skaters il
tempo delle acrobazie sta per
finire.
Pi che la vittoria dellItalia
sullInghilterra e il risultato della
partita contro il Costarica, nel
Salone del barbiere dove
seguiamo i mondiali, ha tenuto
banco per pi giorni la sconfitta
della Spagna ad opera degli
olandesi e il colpo mortale inflitto
dai cileni ai campioni iberici.
Quando Robben allottavo minuto
del secondo tempo ha siglato il 2 a
1, dando inizio alla dbacle iberica
conclusasi con un secco 5 a 1,
Giggino che stava addentando un
pezzo di pizza amorevolmente
cotto nellunico forno a legna
dEuropa, lha lasciato cadere e
infilando la testa tra le spalle si
sfregato le mani, come un
bambino innanzi a una torta di
cioccolato. Ben gli sta a quel
colonnello che si d arie da
quattro anni ha detto,
riferendosi allallenatore spagnolo
Del Bosque, al quale ha fatto da
spalla, memore della bruciante
sconfitta di 4 a 0 inflittaci dagli
spagnoli nella finale degli europei
del 2012, il fornaio Lonardo, che
con tono tranchant ha aggiunto:
Questi si credevano i padroni del
calcio mondiale, ma fino a ieri
sono vissuti in mezzo alle galline e
giocavano con il pallone di pezza.
Fa la comparsa sulla soglia del
Salone compare Luigi: Le seppie
costano un euro in pi rispetto a
ieri e le cozze cinquanta
centesimi. Il movimento
frenetico del Mastro, che
alimentava a dismisura la schiuma
dello shampoo sul cuoio capelluto
del cliente di turno, sarresta
dimprovviso e nel Salone cala il
silenzio, come se la nazionale
avesse subito un gol a freddo: Ha
comprato palazzi in tutta Italia
dice scandalizzato, supportato dal
fornaio Lonardo, che aggiunge:
Perfino a Firenze come se la
citt fiorentina fosse Manhattan, e
il povero pescivendolo viene
additato come uno spregiudicato
speculatore di borsa. A dar forza
allItalia Mario Balotelli, oggetto
di continui episodi di razzismo sui
campi di serie A fino a poche
settimane fa, e dimprovviso
divenuto beniamino della tifoseria
italiana. Quel colpo di testa che ha
messo la palla nella porta degli
inglesi, sancendo la vittoria
italiana sullInghilterra, il frutto
di una maturazione del calciatore:
Lannuncio del matrimonio la
tesi di compare Lonardo- gli ha
fatto mettere la testa a posto,
adesso si sente pi tranquillo. Vuoi
mettere che quando torna a casa
trova il piatto pronto, relegando
la fidanzata Fanny ai fornelli.
Contrariato allannuncio del
matrimonio compare Luigi, a suo
dire Balo dovr pensare alla lista
degli invitati, alle bomboniere e a
scegliere il ristorante, pensieri che
deconcentrano lattaccante
azzurro. Aggiunge il Mastro che le
suocere nel ritiro della nazionale
non dovevano ammetterle: Si
impicciano dei figli o delle nuore,
dovevano restare a casa mentre i
presenti annuiscono unanimi. Il
dibattito si accende sullavversaria
dellItalia, il Costarica, divenuta
dimprovviso squadra temibile,
dopo limprevisto 3 a 1 rifilato
allUruguay di Cavani: A noi -
sostiene Finanza nel retrobottega
del Salone pochi minuti prima
della partita disputatasi ieri sera,
apportando dettagli di studio alla
sua analisi calcistica- conviene
perdere, altrimenti ai quarti di
finale incontriamo il Brasile. Una
previsione azzeccata.
LA CONCENTRAZIONE
DI BALO
La campagna di Amnesty In-
ternational Stop alla tortura,
denuncia i gravissimi maltratta-
menti a cui sottoposto da sei
anni il cittadino marocchino Ali
Aarrass. Accusato di terrorismo
senza alcuna prova, Aarrass
stato tenuto in un carcere segre-
to di Tmara, vicino Rabat, fino
al trasferimento a Sal. La tor-
tura, la condanna senza prove e
la reclusione in prigioni ignote,
sono le stesse punizioni quotidia-
ne destinate ai militanti sahrawi.
moderati arabi < 264 265 266 >
SPORT
E dalle parti di Lambrate anche il negozio
dove trovare gli articoli pi sofisticati
e specializzati per gli atleti su tavola a rotelle
In pagina: skateborders in azione
(11)
ALIAS
21 GIUGNO 2014
IL FESTIVAL
IL DOCUMENTARIO
IL CONVEGNO
LE COSE BELLE
DI AGOSTINO FERRENTE, GIOVANNI PIPERNO.
DOCUMENTARIO. ITALIA 2014
0
Quattro vite a confronto nella
Napoli piena di speranza del
1999 ed in quella bloccata di
oggi. La fatica di diventare adulti di
quattro ragazzi napoletani: i dodicenni
Fabio ed Enzo, dodicenni e le
quattordicenni Adele e Silvana.
QUEL CHE SAPEVA MAISIE
DI DAVID SIEGEL, SCOTT MCGEHEE, CON
JULIANNE MOORE, STEVE COOGAN. USA 2014
0
Ispirato al romanzo di Henry
James, ambientato nella New
Yok contemporanea, ha come
protagonista una bambina di sei anni
che osserva in silenzio la guerra dei
genitori, mamma rocker padre
sempre il giro per affari, per ottenere
laffidamento dopo il divorzio. Onata
Aprile interpreta la bambina.
STORIES WE TELL
DI SARAH POLLEY, DOCUMENTARIO. CANADA
2012
0
Unindagine su una verit
sepolta nelle contraddizioni di
una famiglia che poi quella
della regista stessa. Un ritratto
divertente e intenso, di un legame tra
generazioni. Utilizza super 8, film di
famiglia, interviste. Rebecca Jenkins
interpreta la madre che mor quando
la regista aveva 11 anni.
THERMAE ROMAE
DI HIDEKI TAKEUCHI, CON HIROSHI ABE,
MASACHIKA ICHIMURA. GIAPPONE 2013
0
Tratto dal manga di Yamazaki
Mari, il primo Thermae
Romae narra le gesta di Lucius
Modestus (Abe Hiroshi): un
architetto dellAntica Roma che si
ritrova catapultato nel Giappone
contemporaneo. Il film, girato a
Cinecitt e nei dintorni di Roma, con
tante comparse italiane come ai bei
tempi di Hollywood sul Tevere, un
latino maccheronico e i miracoli del
digitale.
TUTTE LE STORIE DI PIERA
DI PETER MARCIAS. DOCUMENTARIO. ITALIA
2013
0
In un vecchio teatro degli anni
Sessanta, l'attrice Piera Degli
Esposti ripercorre la sua lunga
e straordinaria vita. L'infanzia, il
rapporto con la madre, la relazione
con Marco Ferreri, le testimonianze
di Dacia Maraini, Marco Bellocchio, i
Taviani, Giuseppe
Tornatore...Presentato al festival di
Torino.
LA CITT INCANTATA
DI HAYAO MIYAZAKI. ANIMAZIONE. GIAPPONE
2001
1
Chihiro, una bambina di dieci
anni si inoltra insieme ai
genitori in una citt abitata da
spiriti. Per ingordigia i genitori sono
trasformati in maiali e la bambina
trova aiuto in un ragazzo dal nome
Haku. Orso doro alla Berlinale 2002,
vincitore di Oscar nel 2003, stato
distribuito quellanno da Mikado nelle
sale ed ora torna rieditato da Lucky
Red, un capolavoro misterioso. (s.s.)
THE CONGRESS
DI ARI FOLMAN, CON ROBIN WRIGHT, HARVEI
KEITEL. USA 2014
6
Diviso a met tra narrazione e
animazione, strano film che
mantiene un clima di costante
rassegnazione e in pi ogni elemento
contrassegnato dalla malinconia (il
figlio che diventer sordo, lagente dal
passato disastrato, ma bel monologo).
Ispirato a Lem ma dirottato
decisamente verso le nuove
tecnologie e le loro implicazioni
morali, interpretato da Robin
Wright nella parte di se stessa
costretta a cedere la sua immagine
alla majors che la manterr giovane
per sempre. Trentanni fa ci
mostrarono (sembrava fantascienza) i
primi esperimenti elettronici per far
rivivere sullo schermo i volti e le voci
dei divi celebri e utilizzarli in nuovi
film, ora tutto questo quasi il
passato. E i cartoons vogliono essere
ancora pi agghiaccianti della vita
reale. (s.s.)
THE DARK SIDE OF SUN
DI CARLO SHALOM HINTERMANN.
DOCUMENTARIO ITALIA 2011
7
Ha fatto il giro del mondo e
dei festival, ovunque amato.
Quella che pu apparire come
una storia triste, di bambini che una
rarissima malattia rende intollerabili al
sole fino alla morte diventa nel
racconto e nelle scelte visive di Carlo
Hintermann una fiaba commovente e
gioiosa piena di vita e di allegria che
sono la sfida magica, tenace e
battagliera di chi non si arrende
cercando il proprio posto nel mondo.
Dan e caren quando hanno scoperto
che la loro figlioletta si bruciava al
sole hanno inventato una nuova
dimensione. Cos nato il campo
estivo Camp SunDown che
organizzano ormai da diversi anni
nello stato di new York, rivolto ai
bambini malati di XP e ai loro
genitori. Il film sperimenta molti
registri, mescola generi e formati,
animazione e riprese della vita al
Campo. (c.pi.)
GABRIELLE
DI LOUISE ARCHAMBAULT, CON GABRIELLE
MARION-RIVARD, ALEXANDRE LANDRY.
CANADA 2013
7
Gabrielle ha una straordinaria
capacit di socializzare legata a
un entusiasmo esistenziale
invidiabile oltre a uno grande talento
musicale. Ottime qualit. Se non fosse
che le derivano da una singolare
malattia, la sindrome di Williams.
Gabrielle vive in una casa famiglia, si
innamorata, ricambiata, di Martin,
conosciuto al centro ricreativo, ma i
genitori di lui li boicottano. Louise
Archambault regista canadese,
approdata a Les Muses un centro di
formazione artistica che prepara ai
diversi ambiti dello spettacolo, per
fornire strumenti per diventare
professionisti senza nascondere i
limiti delel persone che vi accedono. E
l Louise conosce Gabrielle
Marion-Rivard: lidea non era tanto
quella di fare un film su una comunit
singolare ma di realizzarlo insieme alle
persone che la compongono. Premio
del pubblico a Locarno. (a.ca.)
GEBO E LOMBRA
DI MANOEL DE OLIVEIRA, CON CLAUDIA
CARDINALE, JEANNE MOREAU. PORTOGALLO
2013
8
Tratto dallopera di Raul
Brandao del 1923 (secondo de
Oliveira una sorta di
anticipazione del Beckett di Aspettando
Godot, dunque perfetta per fare un film sui
poveri) si rivolge fin dallinizio ai fratelli
Lumre, lavora in profondit
sullincommensurabilit del punto di vista,
rimette in gioco le sue stesse origini di cineasta.
In Gebo il bambino di Aniki Bob ormai un
ragazzo, ha abbandonato la moglie per darsi
alla professione di ladro, finch un giorno
ritorna a casa. In questa famiglia di ombre in
attesa partecipa a questa danza di fiammelle
genialmente fotografata da Renato Berta. Ci
che si materializza uno spettro in pi. Uno dei
pi grandi e lucidi film sulla fisica della
proiezione. (l. es.)
JERSEY BOYS
DI CLINT EASTWOOD, CON CHRISTOPHER
WALKEN, FRANCESCA EASTWOOD. USA 2014
1
la storia dei Four Season:
formazione classica: Tommy
de Vito alla chitarra, Nick
Massi al basso e arrangiatore vocale,
Bob Gaudio alla tastiera e canto, con
Frankie Valli come cantante e
frontman: Sherry andr al primo posto
delle classifiche di vendita Usa dei
dischi a 45 giri nell'agosto 1962 e vi
rester per cinque settimane. Big girls
don't cry (5 settimane al vertice), Santa
Claus is coming to town (n. 23) Walk
like a man (3 settimane al n.1 nel
1963) e Rag Doll (2 settimane al n.1
nel 1964). Sherry venne scritta in
meno di un quarto d'ora da Bob
Gaudio, tastierista e cantante della
band, Era cominciato tutto a Belleville,
una cittadina del New Jersey, dove
Francesco Stephen Castelluccio aveva
messo su un gruppo, i Varietones, coi
quali si esibiva in piccoli locali dei
dintorni gi dal 1953 dove fu notato
da un talent scout della Rca che gli
propose di incidere un disco. (f.d.l.)
ROMPICAPO A NEW YORK
DI CDRIC KLAPISCH, CON ROMAIN DURIS,
AUDREY TATOU. FRANCIA BELGIO 2013
6
Klapisch si colloca in unarea
post Lelouch dove le
ambizioni autoriali dialogano
con il botteghino. Un cinema alto
borghese per vocazione
caratterizzato da piccole ossesioni
ricorrenti. Quando funziona risulta
gradevole e frizzante. Questo un
film esemplare per per capire come il
suo sistema possa smettere di
funzionare e replicare stancamente
moduli. La trasferta a New York,
invece di esportare un modello di
commedia. Trentenni, separazioni e
divorzi, problemi di denaro e figli,
tutto larmamentario della commedia
generazionale borghese. Tristemente
immobile. (g.a.n.)
SINECDOCHE, NEW YORK
DI CHARLIE KAUFMAN, CON PHILIP SEYMOUR
HOFFMAN, CAYHERINE KEENER. USA 2008
7
Arriva ben sei anni dopo
essere stato in concorso a
Cannes e luscita americana, in
seguito alla morte del protagonista,
ambiziosissimo esordio alla regia dello
sceneggiatore di Spike Jonze e Michael
Gondry. Dopo aver esplorato
tragicomicamente le fluttuazioni
dellidentit qui alza ancora di pi la
posta, facendola quasi crollare come
un castello di carte. Hoffman che da
solo genera tutto il calore del film,
un direttore di un piccolo teatro che
sta mettendo in scena Arthur Miller
mentre la sua vita cade a pezzi, finch
prova a mettere in scena la sua vita
stessa. Soggetto cerebralissimo,
occorre una buona dose di
abbandono, film prezioso e
sofferente. (g.d.v.)
WALESA LUOMO DELLA
SPERANZA
DI ANDRZEJ WAJDA, CON ROBERT
WIECKIEWICZ, MARIA ROSARIA OMAGGIO.
POLONIA 2013.
7
Film realizzato per parlare a
tutti, soprattutto alla nuova
generazione ci riporta agli anni
di Solidarnosc, composto con uno
stile disteso che deve parlare a tutti. Il
regista sintetizza il grande movimento
di massa attorno a Lech Walesa. Il
culto della personalit tanto
osteggiato qui non pu che emergere
nella figura dell'elettricista che guid
gli scioperi, dell'uomo semplice che
contribu a cambiare la storia del
paese intervistato dalla celebre
giornalista occidentale Oriana Fallaci
(quando si accorto di essere un
leader? Ma chi le ha insegnato a fare il
leader?). Assai semplicemente Walesa
risponde: sono uno a cui piace
impicciarsi e se nessuno parla allora
parlo io. Sono un uomo con una
grande rabbia in corpo, questo spiega
perch so controllare la folla. Ma la
risposta che d nel film una volta per
tutte Io non sono io, sono Noi
(s.s.)
A CURA DI
SILVANA SILVESTRI
CON ANTONELLO CATACCHIO,
ARIANNA DI GENOVA, GIULIA
DAGNOLO VALLAN, MARCO
GIUSTI, GIONA A. NAZZARO,
CRISTINA PICCINO
I FILM
OMAGGIO
A DON ANDREA GALLO
FIRENZE, CINEMA ALFIERI, 26 GIUGNO, ORE 21
Marina Piperno e Luigi M. Faccini
presentano il film Andrea dicci chi sei e il
libro Ama, e fa ci che vuoi. Introducono
le documentariste fiorentine Silvia Lelli
e Matilde Gagliardo. Dicono gli autori:
Un prete che per 40 anni ha detto,
forte e chiaro, quello che Francesco I,
papa Bergoglio, pronuncia dal giorno
della sua elezione. Sono arrivati a dare
del comunista a Bergoglio, ma ad
Andrea glielo hanno dato da subito.
Prete rosso, prete da marciapiede,
angelicamente anarchico: tutto perch le sue affermazioni, semplici ed operative,
non venissero ascoltate e messe in pratica...Per il primo anniversario della sua
morte, avvenuta il 23 maggio 2013, leditore Guanda ci ha chiesto di ricordarlo,
attingendo alle infinite interviste che gli facemmo dal 1991, inizio della nostra
amicizia per lui, da Andrea dicci chi sei e Fiore pungente, dal libro Trafficanti di sogni,
che restituisce Andrea al suo alveo storico, teologico e politico, raccontandolo
dagli anni del noviziato genovese allesperienza missionaria in Brasile, dal percorso
educativo nella Garaventa alla Comunit Ecclesiale di Base del Carmine, dal
soccorso e reinserimento dei tossicomani alla pratica della solidariet liberatrice
THE WRITINGS ON THE
WALL
Usa, 2014, 416, musica: Ok Go, regia: Aaron
Duffy, Damian Kulash, Jr e Bob Partington, fonte:
Youtube
8
Non finiscono mai di stupirci gli
Ok Go con i loro elaboratissimi
video, spesso girati in
piano-sequenza come questo The
Writings on the Wall, co-diretto da uno
dei membri della band, Damian Kulash.
Stavolta il gioco quello di allestire con
grande cura un set ricco di scenografie,
oggetti e dispositivi, creando decine di
illusioni ottico-prospettiche grazie alla
posizione della macchina da presa che
viene mossa e fatta ruotare senza sosta.
Allinterno di questo garage
trasformato in teatro di posa, si
muovono naturalmente gli stessi
musicisti protagonisti di fantasmagorici
trucchi artigianali e pre-digitali, che
fanno la gioia dei patiti di percezione
visiva. La fotografia di William Rexer,
la scenografia di Ethan Tobman.
PAPAOUTAI
Belgio, 2013, 352, musica: Stromae, regia: Raf
Reyntjens, fonte: MTV
7
Nella canzone un figlio alla
ricerca di suo padre, mentre nel
videoclip il ragazzo gioca con il
genitore ridotto a manichino (lo stesso
Stromae) in una colorata e iperreale
ambientazione anni 50-60. Ad
arricchire la narrazione, stilizzata e
messa in scena in teatro di posa, ci
pensano le coreografie di Marion Motin.
Inizialmente il regista pensava di
realizzare Papaoutai con un pupazzo, ma
il musicista belga si prestato al gioco,
senza usare il playback ma marcando
con la sua muta e robotica
presenza-assenza questa surreale e a
tratti inquietante metafora sul
rapporto genitore/figlo, dal sapore
autobiografico (il vero padre di Stromae,
architetto ruandese, morto nel 1994
durante il genocidio del suo popolo).
Uscito nel 2013 in Italia questo music
video stato editato solo ora grazie al
successo dellalbum Racine carre.
LA DOMENICA DELLE SALME
Italia, 1991, 6, musica: Fabrizio De Andr, regia:
Gabriele Salvatores, fonte: Youtube
1
lunico videoclip dove
compare Fabrizio De Andr
questo La domenica delle salme
tratto dallalbum Le nuvole. Lo
straordinario e complesso testo del
compositore genovese diventa il
pre-testo per una serie di sequenze
originali, mescolate a immagini
repertorio di vario tipo, da Auschwitz a
Parco Lambro, frutto di unideale
zapping della Storia che lo stesso De
Andr a mettere in moto allinizio.
Gli altri personaggi sono un vecchio (un
ex partigiano?) che impugnando un
revolver attende qualcuno davanti alla
porta semichiusa di casa e una donna
(una ex terrorista?) che si prepara la
valigia, pronta a partire, mettendovi
dentro una serie di fotografie. I funerali
dellUtopia che il cantautore racconta in
quella che resta una delle sue canzoni
pi politiche, messa in scena dal
regista di Mediterraneo attraverso una
rete di allusioni, citazioni e associazioni.
ILLUSIONI
E ALLUSIONI
MAGICO
IL FESTIVAL
LA MILANESIANA
MILANO, 23 GIUGNO - 10 LUGLIO
Ormai classica la manifestazione ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi che
abbraccia letteratura, musica, cinema, scienza, arte, filosofia e teatro: siamo alla
quindicesima edizione, dedicata alla Fortuna. In programma 40 appuntamenti
con 160 ospiti internazionali e 32 paesi coinvolti, 6 mostre, 7 appuntamenti
teatrali (di cui due prime), 19 concerti e 10 proiezioni. Agli eventi di Milano si
aggiungono anche quelli che avranno luogo a Torino. Si inaugura il 23 al Teatro
Dal Verme con Jonathan Lethem ed Edoardo Nesi e Gino Paoli per loccasione
insieme a Danilo Rea. La seconda sezione del festival (dal 27 giugno al 2 luglio)
Orariocontinuato dedicata a Il respiro della Musica a cura di Paolo Terni
nella sede di Palazzo Reale. Le serate allUniversit Iulm si aprono alla Filosofia
con il Premio Nobel per leconomia 2005 Robert Aumann, il filosofo Giovanni
Reale, il sociologo francese Michel Maffesoli, lantichista Eva Cantarella, dalla cui
riscrittura dei testi di Euripide e Seneca nato lo spettacolo Fedra - Diritto
allamore, interpretato da Galatea Ranzi. Dal 30 giugno al 1 luglio di scena Il
Viaggio nel corso del quale sar assegnato il premio letterario Fernanda
Pivano. Il 2 e 3 luglio sono dedicati a Lenergia della citt, dal 4 al 10 luglio
La rosa monografica con il cinema di Edgar Reitz e il suo quinto capitolo di
Heimat presentato alla mostra di Venezia. Il 5 luglio dedicato a un aspetto di
Tinto Brass che pochi conoscono, quello sperimentale degli anni 60.
AURORA 2014
PIENZA E MONTICCHIELLO 4-6 LUGLIO
La terza edizione del festival di Natura
e Spirito, inventato e diretto da Bebetta
Campetti, ha come tema questanno
Lo Spirito della Terra. Ospite
donore lambientalista e fisica indiana
Vandana Shiva (nella foto), che parler
del suo movimento sulla protezione
della diversit biologica e culturale
Navdanya - Nove Semi (5 luglio ore
12.00, sala grande del Conservatorio,
Pienza). Nello stesso luogo il 6 alle
10.00 Da dove, verso dove? Il Mondo
in crisi, incontro con leconomista e
filosofo francese Serge Latouche teorico della decrescita e della localizzazione. Tra
i numerosissimi relatori Jonathan Horwitz, fondatore dello Scandinavian Center for
Shamanic Studies, Samson Ngugi (Africa Slow Food), Grazia Cecchinato (Free
Yoga), Maritza Villavicencio (Le Dee della Terra), il ginecologo Niccol Giovannini
e lostetrica Sandra Cetto (Healing Birth). In programma cene, laboratori,
workshop, concerti (musica indiana con Rashmi Bhatt), cerimonie rituali, sedute di
Tarocchi e Shiatsu, film (Leconomia della felicit di Helena Norberg Hodge, Steven
Gorelick e John Page; La Terra animata di Sally Angel e Bruno DUdine). Per
iscrizioni, info e il programma completo: www.aurorafestival.it. (m.d.f.)
INDICASATIVA TRADE
FERMO (ANCONA), QUARTIERE FIERISTICO
FERMO FORUM, 20-22 GIUGNO
La seconda edizione di IndicaSativa
Trade, fiera internazionale della Canapa
e delle Tecnologie derivate si pone
come scopo principale, quello di porre
in evidenza agli espositori e alle altre
figure che interverranno - associazioni
di settore, di pazienti che utilizzano la
canapa a scopo medico, di produttori,
politici, medici, esperti del settore - la
molteplicit degli utilizzi e delle
propriet della pianta di canapa. Si
parler di metodi di coltivazione
innovativi fuori suolo, risparmio energetico, bioedilizia, settore tessile e moda,
utilizzo della canapa nellambito della medicina preventiva, cosmetica, alimentazione
(farine, olio, cioccolato, bevande, prodotti da forno etc.), banche semi. La fiera si
svolge in uno spazio espositivo di 6000 mq oltre alla sala conferenze, area self
service con menu vegetariani a base di canapa, spazio mostre, bar con birra alla
canapa, videoproiezioni, Dj time. Al dibattito Quale legge dopo la Fini
-Giovanardi partecipano lonorevole Daniele Farina (Sel), Lon. Vittorio Ferraresi
(M5stelle), Nando Popu dei Sud Sound Sistem ed altri ospiti. I Sud Sound Sistem
terranno il concerto di chiusura alle ore 23 (lo spazio concerti sar aperto dalle
ore 21).
SINTONIE
(12)
ALIAS
21 GIUGNO 2014
LIVE QUASI UNANTICIPAZIONE DEI TANTI SHOW CHE VEDREMO IN ESTATE
di JESSICA DAINESE
BARCELLONA
I Nine Inch Nails, i Pixies, i
Buzzcocks. Svariate reunion, tra cui
quella, attesissima, dei britannici
Slowdive. I Television che,
trentasette anni dopo (!), rifanno
Marquee Moon, uno degli album
chiave del punk Usa. La statuaria
Annie Clark (alias St. Vincent),
fresca del successo del suo nuovo
album eponimo. Il nostro Teho
Teardo accompagnato da Blixa
Bargeld. Gli ex-Sonic Youth Kim
Gordon (con il progetto
Body/Head) e Lee Ranaldo (ora Lee
Ranaldo and the Dust). E trecento
altri artisti (tra cui le band italiane
C+C=Maxigross, Junkfood,
LnRipley e The Vickers).
Possibili precipitazioni
La quattordicesima edizione,
svoltasi dal 29 al 31 maggio, ha
confermato il Primavera Sound
Festival di Barcellona come una
delle migliori rassegne musicali al
mondo. Avremmo voluto vederli
tutti (o quasi), questi trecento
artisti. Ma anche i pi giovani e
allenati tra noi hanno dovuto ad un
certo punto gettare la spugna, e
ammettere che il programma che
avevano buttato gi con tanto
entusiasmo a casa era poco
realistico, e non teneva conto di:
possibili precipitazioni (a
Barcellona piove raramente, e
ovviamente l'ha fatto nei tre giorni
del festival), pause per mangiare/
andare al bagno/riposare (e relative
code per farlo) e, soprattutto, dei
chilometri che separano un palco
dall'altro (e al Primavera di palchi
ce ne sono una decina).
E cos, se si vuole arrivare per
tempo sotto il Pitchfork stage per
vedere le DumDumGirls da vicino,
bisogna lasciare i Television dopo
pochi brani, visto che il palco dove
suonano (il Sony) si trova dalla parte
opposta del Parc del Frum(l'area
che ospita il festival). Per fortuna
la cosa non ci spezza il cuore,
considerata la scarsa passione con
cui la leggendaria band
newyorchese ripropone l'albumpi
importante della loro carriera. A
volte meglio ricordare i gruppi cos
com'erano, all'apice della loro
creativit, e perdersi certe reunion.
L'immagine di migliaia di
persone (quest'anno quasi 200mila,
un incremento di pubblico del 31,6
% rispetto all'anno scorso) di
diverse nazionalit (spagnoli,
naturalmente, ma anche tanti
britannici, italiani, francesi) ed et
diverse, che camminano di buon
passo da un palco all'altro la
fotografia che meglio simboleggia il
Primavera Sound. E per chi ha
sbagliato scarpe sono guai seri.
Pollice in su per la quasi totale
assenza di fango, nonostante il
tempo poco favorevole (sia
benedetto il cemento!), e per
l'offerta immensa di cibo di tutti i
tipi: pizza, thai, giapponese,
hamburger (vegetariani, di carne,
bio e non), dolci, crpes ecc. Se gi
decidere tra una fetta di margherita
e una ciotola di noodles pu essere
difficile, l'offerta enorme e
variegata di musica, pi che una
gioia, diventa una condanna.
Chi sacrificare?
Chi sacrificare? Il nostro
gioved inizia con l'esibizione
delle art-rocker californiane
Warpaint. Con il sole che
tramonta alle loro spalle, la band
coinvolge abbastanza con una
selezione di brani da The Fool
(del 2010) e dal recente album
omonimo (Keep It Healthy, Love
Is to Die. Momenti migliori: il
gran finale con Elephants, e la
cover di Ashes to Ashes di David
Bowie. Tra ritmi dance-rock
tribali e atmosfere sognanti
piacciono su disco e dal vivo.
Favolosa St. Vincent che
scegliamo di vedere a discapito di
Neutral Milk Hotel e Future Islands
(e non ce ne pentiamo neanche un
po'). Non riusciamo a staccare gli
occhi da Annie Clark, con la sua
chioma platino, il suo look
dark-chic (al contrario di Warpaint
e Dum Dum Girls, che sembrano
uscite da un negozio Hot Topic,
Annie ha un'innegabile allure
haute couture), le sue mani che si
muovono esperte e velocissime
sulle corde della chitarra, le sue
movenze robotiche. La scaletta
parte con Rattlesnake e prosegue
con gran parte dei brani dal
recente e acclamato album
omonimo (Digital Witness, Birth in
Reverse, Regret). Uno show
mozzafiato.
L'evento del venerd senza
dubbio la reunion degli Slowdive, a
quasi vent'anni dal loro
scioglimento. uno dei momenti
pi attesi del festival, uno dei
concerti pi seguiti dell'intera
rassegna, ed uno di quei rari
ritorni che non ti fanno dire:
perch? Il set davvero
emozionante: per il pubblico e per
la band stessa. Ci sono uomini
adulti che piangono di
commozione sulle note di
Slowdive, Avalyn, Souvlaki Space
Station, When the Sun Hits. Alla
fine, dopo la cover di Syd Barrett
Golden Hair, pi di qualcuno si
chiede se stato solo un sogno a
occhi aperti.
I Pixies, da unaltra parte... Non
si pu parlar male dei bostoniani,
per quello che hanno
rappresentato per il rock
alternativo, per aver scritto brani
immortali quali Where Is My
Mind?, Debaser, Monkey Gone to
Heaven. Non si pu, quindi diremo
il meno possibile della loro
esibizione al Primavera Sound di
quest'anno. Autocelebrativi,
menomati dall'assenza di Kim Deal
(Paz Lenchantin bravissima, ma
non si pu sostituire una Kim
Deal), mettono in piedi uno show
pi che dignitoso, ma senza grinta
e senza grandi emozioni,
deludendo un po'.
Tutte le hit
Le hit (se si pu parlare di hit per
i Pixies, da sempre ferocemente
underground) ci sono tutte (o
quasi). Gigantic manca, ma d'altra
parte il brano troppo legato a
Deal per azzardare a farlo cantare
ad un'altra. Partono con Bone
Machine e Wave of Mutilation. Poi
ci infilano qualche brano dal loro
ultimo album Indie Cindy (il primo
in 23 anni): Bagboy, Indie Cindy,
Greens and Blues. E infine ancora
brani dal loro repertorio, che la
folla canta come un karaoke indie
da quasi un'ora e mezza: Velouria,
La La Love You, Hey, Here Comes
Your Man, Monkey Gone to Heaven,
Debaser e il finale con Where Is My
Mind?. Chiss se qualcuno ha
preferito Lee Ranaldo, il quale
suonava pi o meno in
contemporanea sul palco di Vice...
ma sembrerebbe che l'intero
pubblico del Primavera sia qui a
cantare con Frank Black.
E cos arriva l'ultimo giorno del
Festival. Ha da poco smesso di
piovere quando i Television
salgono sul palco Sony. Ma sul
serio questi sono Tom Verlaine e
compagni? Quelli di Marquee
Moon, capolavoro della new wave
newyorchese? Non che i veri
Television sono stati rapiti e
rinchiusi nei camerini da questi
pensionati mosci e un po' tristi che
sono ora sul palco? Si capisce dal
primo brano See No Evil che il loro
set non far scintille, e sono
parecchi i fan che rimangono
delusi.
Poco male, tanto bisogna correre
verso il palco di Pitchfork (situato
praticamente in riva al mare), dove
stanno per iniziare le Dum Dum
Girls: look da fatalone, fiori finti
legati all'asta del microfono,
tamburelli e un cuore che si staglia
alle loro spalle. Sar una giornata
sfigata, ma anche la band
capitanata da Dee Dee Penny
esalta meno del solito, forse per
colpa anche di un palco troppo
grande per loro.
Al contrario, una delle migliori
esibizioni del Primavera di
quest'anno, secondo chi scrive,
stata quella dei La Sera, il progetto
di Katy Goodman (Vivian Girls), sul
palco Ray-Ban Unplugged.
Finalmente uno spazio raccolto, al
coperto, per poche persone, dove
possiamo sederci per terra e
gustare un concerto pi intimo,
scordandoci per un istante di
essere al Primavera e immaginando
di trovarci in un piccolo club
underground. In una delle
performance pi effervescenti del
festival, i La Sera divertono e fanno
sorridere con una selezione di
brani pop-punk dal sapore sixties
(i Black Flag capitanati da Lesley
Gore, dicono loro) tratti dai due
album precedenti e dal nuovissimo
Hour of the Dawn. Katy,
biondissima, sempre sorridente,
corpo da pin-up in short di jeans e
volto da fidanzatina d'America, alla
fine del set si tuffa addosso al
pubblico, si spalma sul pavimento
continuando a suonare, tra
l'esaltazione generale. questo il
rock'n'roll, baby! Non piaciuto a
chi scrive che un'ampia area sotto
Primavera Fest,
la febbre
delle reunion
Giorno per giorno
la carica
dei trecento nomi
che sono saliti
sul palco di una
delle rassegne pi
note dEuropa.
Riecco Television,
Slowdive e Pixies
(13)
ALIAS
21 GIUGNO 2014
BAMBI FOSSATI, FINE DI UNA STORIA PROG
di GUIDO FESTINESE
Un altro lutto per il mondo del progressive rock anni Settanta, dopo la tragica e
improvvisa scomparsa di Francesco di Giacomo, voce simbolo del Banco del
Mutuo Soccorso, sabato 7 si spento nella sua Genova Bambi Fossati (foto),
indimenticabile leader e chitarrista dei Garybaldi. Aveva 65 anni, e da tempo era
costretto a letto da una brutta malattia che lo aveva anche reso quasi cieco.
Fino all'ultimo dei suoi giorni, Bambi ha avuto il conforto delle visite dei suoi
musicisti, a partire dal batterista Maurizio Cassinelli, amico di una vita, curatore
anche delle ultime testimonianze in sala d'incisione e dal vivo di Bambi. Il
chitarrista doveva quel suo soprannome all'abitudine di andare per i boschi, in
realt si chiamava Pier Niccol, come Paganini: ed un Paganini della chitarra
elettrica lo stato fin dall'inizio, con un tocco imperioso e trascinante, ai limiti
del virtuosismo, che ne faceva uno dei pi credibili eredi della lezione di Jimi
Hendrix. Bambi Fossati aveva lasciato giovanissimo le prime tracce del suo
fraseggio maestoso con i Gleemen, un gruppo genovese nato nel 1965 che fece
da ponte tra l'era del beat e i primi vagiti della psichedelia e del prog rock
nostrano. Ed proprio nell'album Oltre lontano lontano dei riformati
Gleemen, di quest'anno, che si pu ascoltare per l'ultima volta la chitarra di
Bambi, e uno dei suoi testi pi belli, In una stanza. CONTINUA A PAG. 14
ai palchi principali fosse riservata ai
Vip. Non riservata alla stampa,
non libera d'essere conquistata dai
fan pi pazienti e perseveranti, ma
riservata ai Vip e a chi aveva pagato
il biglietto Pro (pi costoso,
ovviamente). Cos i Pixies li
abbiamo visti dai maxi schermi. Ma
il dio del rock deve aver sentito le
nostre imprecazioni perch sabato
abbiamo provato ad entrare cos,
con nonchalance, nell'area Vip
sotto il palco dei Nine Inch Nails, e
il tipo che controllava i braccialetti
ha pronunciato la magica parola
Okay. Si dice che l'anno prossimo
queste odiose aree Vip non ci
saranno pi. Cos siamo proprio
sotto al palco (incollati alla
transenna) quando Trent Reznor,
in una nube di fumo bianco, sale
sul palco Sony. in forma
smagliante, tanto che appena si
toglie la giacca e mette in mostra i
muscoli fasciati da una canotta
nera aderente, il pubblico
femminile esterna rumorosamente
il proprio apprezzamento. Ma la
forma non solo fisica,
soprattutto artistica. chiaro che i
Nin operano a un livello pi alto di
quasi tutte le altre band in
cartellone. Il set si apre con la
brutale March of the Pigs, e tanti
sono i vecchi brani ripescati
dall'artista Usa: Head Like a Hole,
Wish, la sempre commovente Hurt,
Sanctified, Piggy, Closer.
Giochi di luce notevoli
accompagnano la violenta festa
electro, e il suono che si sente
sottopalco perfetto. Il pubblico
balla, salta, canta, urla, si
commuove e va in estasi, con gli
occhi sempre sulla figura
carismatica di Reznor, che una
leggenda vivente mica per niente.
Lasciamo il Frum storditi, con
le orecchie che fischiano e i piedi
doloranti. Quasi nauseati dalla
troppa offerta, insicuri di aver fatto
le scelte giuste, ma era inevitabile.
Sono gi in vendita i biglietti per
l'edizione del 2015. Anche se per
l'annuncio della line-up ci
vorranno mesi, fidatevi: ne varr
comunque la pena. (si ringrazia A
Buzz Supreme e Sfera Cubica)
di SIMONE DOTTO
BARCELLONA
Quanto grande il Primavera
Sound? Dati ufficiali alla mano, solo
questanno avrebbe raggiunto la
bellezza di centonovantamila paia
dorecchie. Si conferma cos una
tendenza al rialzo che, dai
settantaseimila registrati nel 2009 in
poi, ha continuato a salire
praticamente in verticale, malgrado
la crisi iberica. A questi vanno
aggiunti gli oltre settantamila
spettatori che gli scorsi 6,7 e 8
giugno hanno affollato lOptimus di
Porto, rassegna satellite della pi
nota tre giorni catalana, con una
versione ridotta dello stesso
cartellone. Ma non il solo numero
dei partecipanti a fare grande un
festival. Basta allargare un tantino il
quadro allintera citt, nei giorni
immediatamente precedenti e
successivi allevento, e si vedranno
piazze, monumenti, teatri e spazi
pubblici invasi da musica dal vivo.
Difficile poi ipotizzare un uso pi
intensivo per quella struttura
labirintica che il Prc del Forum
di Barcellona, con ben nove
palcoscenici dislocati al proprio
interno. Gli spostamenti in massa
da una ribalta allaltra - talvolta per
quasi quindici minuti di cammino -
ricordano pellegrinaggi da kolossal
biblico. Esodi degni dellAntico
Testamento, con le elte musicali al
posto del popolo eletto E
precisamente qui sta il dilemma:
fermo restando che trattasi di un
raduno internazionale per giovani
che resistono alle proposte
mainstream e allo strapotere dei
talent show, quale evento di musica
indipendente e/o alternativa pu
definirsi tale dinanzi a cotante
platee? Per giunta questanno si
trovano in cartellone tutti e due i
nomi che meglio rappresentano il
paradosso di un sottobosco a
vocazione maggioritaria: Arcade
Fire e The National, entrambi nati e
cresciuti in seno a unetichetta
indipendente e ora provvisti di un
seguito che riempie stadi e arene in
giro per il mondo. Complice anche
il loro ultimogenito, Reflektor, lo
show offerto dai canadesi colorato
e danzereccio, divertente e
generoso, un succedersi di luci e
lustrini a cassa dritta che nulla
avrebbe da invidiare allo spettacolo
di un Bowie in piena sbornia da
anni Ottanta.
Fuori i secondi
I secondi, invece, vantano un
allestimento meno appariscente:
arrivati agli sgoccioli di un
interminabile tour per la
promozione di Trouble Will Find
Me, suonano pi stanchi ma non
per questo meno celebrativi.
Chiedetelo a Matt Berninger, il
cantante che per due ore non ha
fatto che andare ad abbracciare i
fan e brindare con loro, incurante
della salute di un microfono che
abdicher gi a trenta minuti dalla
fine, lasciando il lavoro sporco al
resto del gruppo e qualche
prestigioso ospite. Tra questi si
visto anche Justin Vernon, meglio
noto come Bon Iver, altra voce
autorevole dellalternativa di
successo, ma che a Barcellona ha
pensato bene di portare il suo
progetto meno conosciuto, i
Volcano Choir. Perch una cosa che
al Primavera sanno fare molto
bene, oltre a diventare grandi,
ritornare piccoli e, alla bisogna,
ritagliarsi spazi raccolti allinterno
di un contesto che tutto fuorch
intimo: la novit si chiama
Heineken hidden stage,
praticamente un liveclub esclusivo
ricavato dai meandri del Forum, cui
si accede soltanto dopo essersi
procurati lapposito lasciapassare.
La certezza invece sta nel teatro
dellAuditori, appena fuori dalla
struttura, negli anni sede di piccoli
show per grandi nomi e viceversa.
Divise tra questi due palchi,
personalit del pop davanguardia
quali Colin Stetson e Julia Holter si
sono esibiti di fronte a pubblici
insperati, e sempre qui artisti
attempati (questa volta stato il
turno di Julian Cope e di Peter Hook,
ex luogotenente di New Order e Joy
Division) hanno trovato il luogo
delezione per rispolverare la
propria storia. Il che ci porta dritti
alla seconda questione Quanto
vecchio il Primavera Sound? Uno
degli organizzatori, Alfonso Lanza
(di passaggio nella nostra penisola
lo scorso maggio per promuovere la
nuova edizione) ha stimato unet
media degli spettatori intorno ai
trentatr/trentacinque anni di et.
Che significa s giovani, ma giovani
adulti, gi con qualche stagione
discografica alle spalle, un po di
memoria storica dalla propria parte,
pi vicini a un riascolto critico che
alleccitazione della scoperta. Sar
anche per questo che il pubblico a
Barcellona attento e rigoroso,
quasi sempre composto ed esente
da pruriti adolescenziali, con pi di
qualche testa canuta tra le sue fila.
Ma non la sola et dei
partecipanti a fare vecchio un
festival. Pochi si sono presi la briga
di esaminare i dati anagrafici degli
ospiti: tra questi Michele Orvieti,
musicista fondatore del gruppo
italiano dei Mariposa qui in veste di
promotore per lambasciata italiana
di A Buzz Supreme, che in un
resoconto personale della sua
esperienza da spettatore attesta
verso i 72,4 gli anni dei musicisti
visti allopera. Una media
approssimata senzaltro alleccesso,
dal momento che tra i
trecentosessanta live dellofferta
ognuno libero di costruirsi la
propria scaletta personale senza
necessariamente passare per quel
che resta della Sun Ra Arkestra,
dalla canzone dautore di Caetano
Veloso piuttosto che dal blues
sciamanico di Dr. John (rispetto
assoluto per discografie passate e
presenti, ma dal vivo le candeline
spente si sentono tutte quante).
Resta il fatto che ad oggi, nelle sue
varie incarnazioni, il rock sembra
soprattutto un paese per vecchi. E
se non proprio degli
ultrasettantenni come i Buzzcocks, i
Television o i Loop, chiamati
appositamente a rinverdire i fasti di
un tempo, c unalta probabilit
che sulle ribalte pi in vista negli
orari caldi soggiorni un
complessino di signorotti di
mezzet, attorno ai cinquanta e
rotti. Sempre Lanza ha dichiarato
che i primi e pi importanti
contratti da chiudere sono quelli
con i gruppi freschi di reunion,
confermando che la principale
attrazione del programma sta
appunto nelle vecchie glorie.
Moltissimi, insomma, sono accorsi
qui per vedere allopera musicisti
che disertavano le scene da una
decade circa, a rivivere la storia che
fu giusto il tempo di un bis: con gli
spettacoli di Slowdive, Slint,
Godspeed You! Black Emperor e
lattesa rimpatriata dei Neutral Milk
Hotel che ancora ci risuonano nelle
orecchie, difficile dar loro torto.
Centinaia di migliaia di nostalgici
non possono sbagliare, insomma, e
se la musica pop di oggi i grandi
numeri li fa solo togliendo polvere
dagli archivi, la colpa non certo
del Primavera. Quando si tratta di
riflettere (su)i tic e le tendenze della
scena contemporanea, la kermesse
spagnola anzi la cartina di
tornasole pi attendibile dellintera
Europa continentale. Anche
questanno lobiettivo dichiarato di
offrire uno sguardo esaustivo sul
presente, ricostruendo una
possibile storia della musica pu
dirsi raggiunto. Con il 2015 sar il
quindicesimo compleanno e
ledizione della verit: il festival
iberico dovr decidere se
concedersi una (pur meritata)
celebrazione del proprio passato o
se rischiare, mettendo in gioco la
credibilit guadagnata fino qui per
ipotizzare per il pop un futuro.
LIVE/2 SI ALZA LA MEDIA DET DEGLI ARTISTI COINVOLTI
Piccola anatomia
della nostalgia.
Arrivano i Buzzcoks
Gli Arcade Fire
omaggiano Bowie,
i The National
suonano
stanchi.
Caccia al pop
del futuro,
gi pensando
alledizione 2015
In grande il pubblico del Primavera.
A sinistra St. Vincent e Trent Reznor
(foto di Dani Canto). Qui sopra
The National (foto Eric Pamies), sotto
gli Antibalas (foto Jacob Blickenstaff),
al centro La Sera (foto Jessica Dainese)
(14)
ALIAS
21 GIUGNO 2014
Pearl Jam
La band di Eddie Vedder, tra i
superstiti del grunge tornano in Italia
per un mini tour di presentazione
dellultimo lavoro discografico.
Trieste DOMENICA 22 GIUGNO (STADIO
NEREO ROCCO)
Arcade Fire
Una delle band indie pi quotate del
momento. Arrivano da Montreal,
Canada, e presentano il loro ultimo
lavoro, Reflektor.
Roma LUNEDI' 23 GIUGNO (IPPODROMO
DELLE CAPANNELLE-ROCK IN ROMA)
Villafranca (Vr) MARTEDI'
24 GIUGNO (CASTELLO SCALIGERO)
Die Antwoord
In Italia la rap-rave crew sudafricana,
una scheggia impazzita nel pop
contemporaneo.
Roma SABATO 21 GIUGNO (IPPODROMO
DELLE CAPANNELLE-ROCK IN ROMA, CON
THE PRODIGY)
Padova DOMENICA 22 GIUGNO
(PARCHEGGIO STADIO EUGANEO-SHERWOOD
FESTIVAL)
Rolling Stones
Settant'anni e non sentirli... Dal vivo la
storica band inglese per
l'appuntamento di punta dell'estate
romana e italiana. In apertura John
Mayer.
Roma DOMENICA 22 GIUGNO (CIRCO
MASSIMO)
Anna Calvi
Torna in Italia la apprezzatissima
cantante e autrice britannica.
Sestri Levante (Ge) SABATO
21 GIUGNO (PIAZZETTA BELLOTTI)
Verona DOMENICA 22 GIUGNO (RUMORS
FESTIVAL)
The Naked
and Famous
Una data per la band neozelandese,
tra pop e elettronica.
Ferrara DOMENICA 22 GIUGNO (CORTILE
CASTELLO ESTENSE)
Downset
La band harcore punk californiana di
nuovo in pista.
Tricesimo (Ud) VENERDI' 27 GIUGNO
(INTERSTATE STUDIO 270)
Pinarella di Cervia (Ra) SABATO
28 GIUGNO (ROCK PLANET)
Chicago
La superband tornata.
Padova SABATO 28 GIUGNO (GRAN
TEATRO GEOX)
Angus &Julia Stone
L'elegante pop folk della coppia
australiana.
Sesto al Reghena (Pn) GIOVEDI'
26 GIUGNO (PIAZZA CASTELLO-SEXTO
'NPLUGGED)
Manu Chao
Appuntamento con l'ex Mano Negra.
Sgonico (Ts) VENERDI' 27 GIUGNO
(BORGO GROTTA GIGANTE)
Of Mice &Men
Metalcore per la band californiana.
Roma MARTEDI' 24 GIUGNO (TRAFFIC)
San Vittore di Cesena (Fc)
MERCOLEDI' 25 GIUGNO (VIDIA)
Neneh Cherry
A distanza di 18 anni dalla sua ultima
apparizione nel nostro paese torna la
vocalist afroamericana.
Foligno (Pg) VENERDI' 27 GIUGNO
(AUDITORIUM SAN DOMENICO)
Rob Zombie +
Megadeth
Un appuntamento imperdibile per gli
appassionati di musica metal.
Roma GIOVEDI' 26 GIUGNO (IPPODROMO
DELLE CAPANNELLE-ROCK IN ROMA)
Milano VENERDI' 27 GIUGNO (IPPODROMO
DEL GALOPPO-CITY SOUND)
Johnny Flynn
and The Sussex Wit
La folk rock band inglese ha da poco
pubblicato il terzo album, Country
Mile.
Segrate (Mi) MARTEDI' 24 GIUGNO
(MAGNOLIA-MAGNOLIA ESTATE)
Bologna MERCOLEDI' 25 GIUGNO
(BOLOGNETTI)
Sesto al Reghena (Pn) GIOVEDI'
26 GIUGNO (SEXTO 'NPLUGGED, CON ANGUS
& JULIA STONE)
Against Me!
La band arriva dalla Florida e suona
un punk contaminato con folk e
country.
Assago (Mi) LUNEDI' 23 GIUGNO (LIVE
FORUM)
Scott Bradlee &
Postmodern Jukebox
Un progetto in cui si rielaborano in
chiave jazz e swing brani di musica
pop e rock.
Milano GIOVEDI' 26 GIUGNO (MAGAZZINI
GENERALI)
Au Revoir Simone
Appuntamento con lelectropop del
trio femminile francese che
presenteranno il nuovo album, Move
in Spectrums. Sullo stesso palco
Connan Mockasin e Jackson and His
Computer Band.
Roma VENERDI' 21 GIUGNO (VILLA MEDICI)
Julia Kent
In Italia la violoncellista di Antony
and The Johnsons.
Isola Maggiore (Pg) SABATO
21 GIUGNO (MUSIC FOR SUNSET FESTIVAL)
San'Andrea di Suasa (Pu)
DOMENICA 22 GIUGNO (VILLE E CASTELLA)
Vieux Farka Tour
Sbarca in Italia il cantante e chitarrista
maliano, figlio di Ali Farka Tour.
Ameno (No) VENERDI' 27 GIUGNO
(PIAZZA CAVALIERI DI VITTORIO VENETO)
Ian Paice
In Italia con un suo progetto lo
storico batterista dei Deep Purple.
Mestre (Ve) LUNEDI' 23 GIUGNO
(PARCO SAN GIULIANO)
Walls of Jericho
Puro hardcore per la band
statunitense.
Milano LUNEDI' 23 GIUGNO (LO-FI)
Massive Attack
Gli esponenti di punta del sound di
Bristol.
Milano MERCOLEDI' 25 GIUGNO
(IPPODROMO DEL GALOPPO-CITY SOUND)
Within Temptation
Una data per la band symphonic
metal.
Milano GIOVEDI' 26 GIUGNO (ALCATRAZ)
Caribou
La band che fa capo al canadese Dan
Snaith si muove tra elettronica, dance
e psichedelia pop.
Foligno (Pg) GIOVEDI' 26 GIUGNO
(DANCITY FESTIVAL)
Aerosmith
La rock band guidata da Steven Tyler
torna nel nostro paese per un
attesissimo concerto che sar
preceduto dalle performance di The
Treatment, Walking Papers, Extreme
e Alter Bridge.
Rho (Mi) MERCOLEDI' 25 GIUGNO
(ARENA FIERA)
Soulfly
La band di Max Cavalera, ex leader
dei brasiliani Sepultura, con il loro
grind permeato di suoni etnici.
Cagliari VENERDI' 27 GIUGNO (ARENA
S. ELIA)
Bonobo
Il producer, musicista e dj inglese, tra
elettronica e trip hop.
Roma MERCOLEDI' 25 GIUGNO (SPRING
ATTITUDE WAVES EX MATTATOIO)
Caparezza
Il nuovo tour del rapper di Molfetta.
Sogliano al Rubicone (Fc)
DOMENICA 22 GIUGNO (ESTATE ROCK FESTIVAL)
Grugliasco (To) GIOVEDI' 26 GIUGNO
(LE GRU)
Padova VENERDI' 27 GIUGNO
(PARCHEGGIO NORD STADIO EUGANEO-
SHERWOOD FESTIVAL)
Stefano Bollani/
Hamilton de Hollanda
Lincontro tra il pianista italiano e il
mandolinista brasiliano (celebrato
anche in un album Ecm) si rinnova dal
vivo.
Prato VENERDI' 27 GIUGNO (ANFITEATRO
MUSEO PECCI)
Rock in Roma
Il festival rock della Capitale entra
sempre pi nel vivo e ospita i live di
INCONTRI DEBUTTO SOLISTA DELLA VOCE DEL TEATRO DEGLI ORRORI
Pierpaolo Capovilla,
lo chansonnier
di un paese al collasso
di STEFANO CRIPPA
Sono intime e dolorose le canzoni,
undici, di Obtorto Collo, l'album
che segna il debutto solista di
Pierpaolo Capovilla, voce del Teatro
degli Orrori e nei Novanta di una
delle principali band del periodo,
gli One Dimensional Man. Duro,
preciso e spietato, il cantante
veneto, classe 1968, usa le parole
con attenzione. Evita le ridondanze,
trascura le iperboli, perch da
sempre racconta storie che
affondano a piene mani nel sociale,
in un paese squassato dai giochi
politici, dalla lottizzazione, dalle
mafie e dalle discriminazioni. Bada
all'essenziale e lo fa per una volta
senza usare il linguaggio del rock,
spiazzando i fedelissimi abituati al
furore ritmico del Teatro degli
Orrori per abbandonarsi a un
linguaggio sonoro d'altri tempi, con
vistose reminiscenze francesi. La
produzione affidata a Taketo
Gohara, origini giapponesi ma
meneghino a tutti gli effetti, gi
braccio destro di Capossela
(Gohato stata la pi bella
sorpresa della mia vita
professionale. Sono entrato in
studio con un'idea e ne sono uscito
con un'altra. Il suo contributo
stato cruciale). I testi sono tutti
curati dall'artista patavino, ma le
musiche sono state scritte a quattro
mani con Park Zennaro, musicista
veneziano e storico collaboratore di
Carolyn Carlson. Lo abbiamo sentito.
Un disco quasi fuori da ogni
logica di mercato e dal rock. E poi
la scelta di lavorare con Zennaro.
Ma l'ho voluto proprio per questo,
Park avulso dal territorio rock, lui
compone musica per la coreografia
contemporanea. Ci siamo cimentati
lo scorso anno in una cinquantina
di appuntamenti pasoliniani (nel
2013 ha girato l'Italia con uno
spettacolo di reading intitolato La
religione del mio tempo, ndr). Il
testo del 1958 ma quanto mai
contemporaneo e sembra dedicato
a noi, quasi per dire che il nostro
paese irriformabile in qualche
misura. Ho cercato di fare un lavoro
diverso da Il Teatro degli Orrori.
Volevo dedicarmi a un progetto
dalla base narrativa forte, che
raccontasse il paese sino in fondo, le
sue ingiustizie, le sue prevaricazioni.
Gli ultimi, gli emarginati sono i
soggetti che trovo pi interessanti
per narrare per dire qualcosa,
soprattutto ai pi giovani. Perch
viviamo oramai in una societ che
vent'anni di berlusconismo, di
malaffare ha ridotto molto male.
Invitami, il pezzo d'apertura,
racconta l'amore ma si potrebbe
darne un significato pi ampio.
Parla di accoglienza e rispetto.
Io in realt nella canzone parlo di
amore vero, l'amore coniugale tra
uomo e donna, ma anche fra uomo
e uomo, donna e donna. Cerco di
narrare lo spazio reciproco, perch
se c' un problema oggi nella
societ italiana il dominio di
genere. Cos' l'amore se non un
rapporto sociale? E dentro quel
rapporto si verificano spesso
situazioni di prevaricazione nonch
le ingiustizie pi terribili che possa
vivere una persona.
In Dove vai ti poni mille
interrogativi: dove vado, cosa
faccio, chi sono. Nel momento in
cui ci si fa queste domande ci si
predispone a un miglioramento,
anche nell'incertezza. Come se
dicessi non so cosa succeder ma
vado avanti lo stesso.
Interpretazione corretta, direi che
quella fragilit a cui tu accenni
riguarda in particolare l'individuo,
anche astratto dal fatto sociale.
Parlo di me, io vivo in una
situazione in cui non riesco a
trovare unidentit che sia durevole.
Viviamo in tempi cos incerti, dove
l'oblio dei valori soprattutto di
quelli della resistenza e
l'indifferenza che ha preso il
sopravvento sulla politica, ha
travolto tutto.
A proposito di resistenza in
Arrivederci, il brano che conclude
l'album, parli del poeta veneto
Andrea Zanzotto, anche partigiano
nel gruppo di giustizia e libert.
l'ultima ma la prima che ho
scritto. Dedicata a un grande poeta
e a un partigiano e la
partigianeria - va sottolineato -
un valore che abbiamo cancellato.
Ovverosia avere dei valori che siano
veri e stabili all'interno dei nostri
sentimenti, che stiano dentro il
nostro cuore oltre che dentro al
nostro cervello. Andrea Zanzotto fu
testimone dello scempio del
territorio e era arrabbiatissimo per
questo, cos come lo era Pasolini...
Noi li ammazziamo e li
dimentichiamo i poeti, ma Pasolini
come Zanzotto seppe vedere cosa
stava accadendo in Italia fin dalla
met degli anni 50, ovvero l'oblio
dei valori resistenziali e l'abbraccio
dei disvalori del consumismo....
Questo il senso di Arrivederci.
Il virus del razzismo e della
discriminazione ha intaccato da
tempo il Belpaese. Irene
racconta proprio questo.
Irene l'ho incontrata davvero, anche
se un nome di fantasia, fuori da
un ospedale di Treviso dove mia
madre stava morendo. Era una
ragazzina bellissima vestita con
gusto. A pochi metri la sua famiglia
zingara, anzi Romani. Cosa fanno
questi ragazzini, come spiega bene
Bianca Stancanelli nel suo libro La
vergona e la fortuna, soprattutto a
scuola? Cercano di non essere
riconosciuti come appartenenti alla
comunit Romani, perch una volta
riconosciuti come zingari vengono
discriminati, stigmatizzati. Ecco alla
vista di quella scena mi si
spezzato il cuore.
Musicalmente Obtorto collo
non sembra un disco italiano, nel
senso della ricerca melodica; si
sentono chiaramente molte
reminiscenze dagli chansonnier
francesi.
S, vero. Anche se a condurmi su
quella strada stato un artista
straordinario, lo scozzese Scott
Walker che ho conosciuto tardi, e
che aveva tradotto in inglese i testi
di Brel. Lui mi ha fatto scoprire la
canzone francese e mi ha poi spinto
avanti nella ricerca.
In Bucharest hai voluto il
pianoforte di Cesare Picco e gli
archi di Davide Rossi. Rischi di
spiazzare il tuo pubblico...
Era quello che volevo, l'obiettivo
sorprendere. Poi me ne infischio
dei detrattori, per me fare un disco
sempre una sfida nei confronti di
me stesso ma anche nei confronti
di chi conosco. Che senso avrebbe
ripetere sempre la stessa formula?
BAMBI FOSSATI/2
di G. FE.
I Gleemen divennero poi Garybaldi,
protagonisti negli anni Settanta di
infuocate esibizioni nei primi festival
pop, come si diceva allora, della
Penisola, e in tour con gruppi come i
Colosseum, gli Uriah Heep, i Van Der
Graaf Generator. Nel 1972 esce Nuda,
il disco con la copertina disegnata da
Guido Crepax e Valentina senza veli
eletta pi bella di tutti i tempi dai
critici italiani. Esce poi 77, nel 1973,
capolavoro psichedelico e con aperture
quasi cosmiche, ma dovranno passare
quasi vent'anni prima che i Garybaldi
tornino a incidere con il loro nome
storico. Bambi (foto) nei tardi anni
Settanta, dopo Bambibanda & Melodie,
del 1974, fonder anche Acustico
Mediterraneo, chitarre e percussioni
indiane, anticipazione visionaria della
world music, ma nel cuore avr sempre
il blues rock duro e puro. Non era un
passatista: lo appassionavano, nei suoi
ultimi anni, i gruppi pi duri del
crossover, non disdegnava il metal, se
suonato con cuore e perizia. Amava
suonare nei centri sociali, negli spazi
all'aperto, nelle lunghe session
affrontate con lentusiasmo e lumilt
A CURA DI ROBERTO PECIOLA CON LUIGI ONORI SEGNALAZIONI: rpeciola@ilmanifesto.it EVENTUALI VARIAZIONI DI DATI E LUOGHI SONO INDIPENDENTI DALLA NOSTRA VOLONT
RITMI
ON THE ROAD
Obtorto Collo
un disco
lontano
da forme
e linguaggi rock.
Gli ultimi,
gli emarginati
sono la mia
ispirazione
Due immagini di Pierpaolo Capovilla,
la foto in alto di Francesco Costa
(15)
ALIAS
21 GIUGNO 2014
The Prodigy + Die Antwoord, Arcade
Fire, Rob Zombie + Megadeth, David
Guetta.
Roma SABATO 21, LUNEDI' 23, GIOVEDI' 26
E SABATO 28 GIUGNO (IPPODROMO
DELLE CAPANNELLE)
Magnolia Estate
Un festival lungo tutta un'estate alle
porte di Milano. Questa settimana
sono attesi Johnny Flynn & The
Sussex Wit, SoloMacello Fest (vedi
spazio apposito) e Bonobo + Omar
Souleyman.
Segrate (Mi) MARTEDI' 24, MERCOLEDI'
25 E GIOVEDI' 26 GIUGNO (MAGNOLIA)
City Sound Festival
La rassegna rock e dintorni milanese
apre i battenti. Sul palco Motrhead +
Pino Scotto, Massive Attack, Rob
Zombie + Megadeth.
Milano MARTEDI' 24, MERCOLEDI' 25
E VENERDI' 27' GIUGNO (IPPODROMO
DEL GALOPPO)
SoloMacello Fest
Il festival all'interno del Magnolia
Estate. Sul palco si alterneranno tra gli
altri Unida, Zu, Spirit Caravan,
Destrage, Ornaments.
Segrate (Mi) MERCOLEDI' 25 GIUGNO
(MAGNOLIA)
Sherwood Festival
Un appuntamento estivo che ormai
storia. In calendario AltaVoz con Ellen
Allien e altri, Die Antwoord, Motus,
Dub Fx, Caparezza.
Padova SABATO 21, DOMENICA 22,
MARTEDI' 24, MERCOLEDI' 25 E VENERDI'
27 GIUGNO (PARCHEGGIO NORD STADIO
EUGANEO)
Music for Sunset
Festival
Sull'Isola Maggiore del lago Trasimeno
un solstizio d'estate con la musica dei
Pink Floyd. Sul palco band, orchestra
e coro per riproporre la suite di Atom
Heart Mother e molti altri brani della
band inglese. Nella stessa serata Miles
Cooper Seaton degli Akron/Family e
Julia Kent.
Isola Maggiore (Pg) SABATO
21 GIUGNO
Sexto 'nplugged
Il festival rock friulano si presenta con
un cast molto interessante. Si parte
con Bombay Bycicle Club (unica data)
e Angus & Julia Stone + Johnny Flynn
and The Sussex Wit.
Sesto al Reghena (Pn) LUNEDI' 23
E GIOVEDI' 26 GIUGNO (PIAZZA CASTELLO)
Carroponte
Per la lunga stagione estiva milanese,
questa settimana sul palco: Gogol
Bordello, Piers Faccini, Massimo
Volume, Calibro 35.
Sesto San Giovanni (Mi) SABATO
21, DOMENICA 22, MARTEDI' 24 E GIOVEDI'
26 GIUGNO (CARROPONTE)
Vox Mundi
Primo appuntamento con il festival
maremmano. Anteprima con il coro
Sisters & Brothers in un tributo a Ray
Charles.
Magliano in Toscana (Gr)
SABATO 28 GIUGNO
Ravello Festival
La sessantaduesima edizione della
storica rassegna si apre con il ritorno
della regina del fado portoghese,
Dulce Pontes.
Ravello (Sa) VENERDI' 27 GIUGNO
Festate
La rassegna nella citt del Canton
Ticino. Seconda e ultima serata con
Bombino, Sebalter e Edoardo
Bennato.
Chiasso (CH) SABATO 21 GIUGNO
(PIAZZA DEL MUNICIPIO)
Villa Manin Musica
La rassegna ospita Pierpaolo
Capovilla.
Passariano di Codroipo (Ud)
SABATO 21 GIUGNO (VILLA MANIN)
San Marino Jazz
Festival
lo Unity Group di Pat Metheny a
inaugurare il festival. Nella formazione
del chitarrista americano Chris Potter
(ance), il polistrumentista italiano
Giulio Carmassi, Ben Williams
(contrabbasso) e Antonio Sanchez
(batteria).
San Marino SABATO 21 GIUGNO (CAVA
DEGLI UMBRI)
Jazz Ascona
Gli Special Events della rassegna
vedono il duo Stefano Bollani/Irene
Grandi, la Duke Ellington Orchestra,
Geg Telesforo con ospite speciale
Renzo Arbore, Craig Adams & The
Voices of New Orleans, The Trumpet
Summit for Louis Armstrong (con
Nicholas Payton, Wendell Brunious,
Leroy Jones, Gregg Staffrod, Marcus
Belgrave e altri)
Ascona (CH) DA DOMENICA 22
A GIOVEDI' 26 GIUGNO (JAZZ CLUB TORRE)
Verona Jazz
Tre serate per il festival, dal
programma ridotto rispetto alle
edizioni passate. Sono previsti Remo
Anzovino e band; Uri Caine in piano
solo; Raphael Gualazzi; la vocalist
D.D. Bridgewater con lOrchestra
Arturo Toscanini.
Verona DA MERCOLEDI' 25 A VENERDI'
27 GIUGNO (TEATRO ROMANO)
Sdtirol Jazzfestival
XXIII edizione della rassegna che
inizia con una nuit franaise
dedicata allaccordeonista Vincent
Peirani; suoi ospiti Francois Salque,
Serena Fisseau, Emile Parisien, Julien
Herne, Tony Paeleman, Yoann Serra
e Airelle Besson.
Bolzano VENERDI' 27 GIUGNO (TEATRO
COMUNALE)
Jazzit Fest-
Italian Jazz Expo
Seconda edizione per il secondo
meeting di settore a impatto
ambientale zero e senza contributi
pubblici, organizzato dalla rivista Jazz
It e dal suo direttore-editore Luciano
Vanni. Nel borgo medievale di
Collescipoli saranno ospitati 350
musicisti, 150 operatori di settore e si
attendono 10mila appassionati. Oltre
ai concerti e agli stand, dal 27 al 30
giugno si terranno tre convegni su
Nuovi business e nuovi mercati: il self
management; Streaming, download e
crowfunding: la nuova discografia tra
mercato fisico e mercato digitale; La
musica dal vivo: permessi, licenze,
adempimenti e normative fiscali.
Collescipoli (Tr) VENERDI' 27
E SABATO 28 GIUGNO
Ameno Blues
Il festival dedicato alla musica
afroamericana festeggia il suo
decennale. Sul palco sono attesi per il
26 Spencer Bohren, a cui seguiranno,
il 27, il gruppo Zimbo-Ita e il maliano
Vieux Farka Tour, mentre il 28
toccher ai Sunsweet Blues Revenge e
Ian Siegal.
Ameno (No) DA GIOVEDI' 26 A SABATO
28 GIUGNO (PIAZZA CAVALIERI DI VITTORIO
VENETO)
BROKENTWIN
MAY (Anti/Self)
Lei, al secolo Majke Voss
Romme, danese, ha una bella voce,
calda e suadente (anche se non
originalissima). Il suo strumento il
pianoforte, e su questo basa le sue
composizioni, con arrangiamenti spesso
affidati a sezioni di archi, ma non lesina
brani costruiti su una chitarra. Un
album, questo suo debutto, dal mood
avvolgente e intimo. Le similitudini non
mancano e sono inevitabili, ma, se ci si
basa esclusivamente sulla qualit dei
brani non si pu non rimanere
ampiamente soddisfatti... (r.pe.)
LITTLE FEAT
LIVE IN HOLLAND 1976 (Eagle Vision)
Non sono poi molte le
testimonianze rintracciabili dei gloriosi
Feat con Lowell George, a differenza
della pletora di incisioni live del resto
del gruppo dopo la scomparsa. Ecco un
cd (e un dvd) che mette a posto le
cose: l'inimitabile miscela di rock
californiano, funk, blues, rnb e
surrealismo applicato che faceva dei
Little Feat una macchina da spettacolo
eccessiva e dirompente, innovativa e
sensuale: prendere o lasciare. (g.fe.)
DAVIDPACK
NAPA CROSSROADS (Concord)
Il progetto pi ambizioso e
singolare (sulla carta) che bello o
convincente (nel risultato artistico):
cinque raffinati viticoltori californiani
(nella Napa Valley) con la passione per
il rock, il country, il jazz, chiedono a
David Pack (gi frontman con gli
Ambrosia, nonch produttore e
musical director per Aretha Franklin,
Barbra Streisand, Elton John, Leonard
Bernstein) di realizzare un album di
brani originali, con gli stessi vinicoli
alle voci e agli strumenti, pi qualche
ospite illustre a nobilitare un
concept-album (tale nei testi
enologici), che non va oltre gli
schemi delle normali canzonette, tranne
un paio deccezioni folk soul. (g.mic.)
STEVENPRICE
GRAVITY (Watertower)
Il premio oscar Steven Price ha
firmato e ha vinto la statuetta ambita da
tutti gli americani e anche no. E quello
che ha scritto per il film Gravity non
niente male, insomma un grande viaggio
sonoro nelluniverso dei suoni sospesi,
tesi, intriganti. Price bravo a delineare
lazione di suspence con tanto
dorchestra e coro. Inoltre lalbum
prodotto dallo stesso Cuaron. Merita
lOscar, merita lascolto anche se il cd
non proprio fra i pi rintracciabili sul
nostro mercato. (m.ra.)
tipici dei grandi. Un unsung hero, un
piccolo grande eroe del rock da
riascoltare e da ricordare con amore.
Ad esempio procurandosi il cd Note
perdute/i nastri perduti 1969-1998 dei
Garybaldi, messo assieme da Maurizio
Cassinelli, e con uno splendido art
work psichedelico del grande Matteo
Guarnaccia. Accluso al cd c il dvd
Vicino in un momento, con tutta la storia
di Bambi e dei suoi Garybaldi.
IL VIETNAM
DEI VELVET
Occhio al nuovo disco dei Cookin' On
3 Burners, tra le maggiori realt funk e
soul australiane. Sulla scia di quanto gi
fatto dai Bamboos e altri colleghi, i
Burners tornano con Blind Bet
(Freestyle Records FSRCD105) che
arriva ben cinque anni dopo l'efficace
Soul Messing, secondo album. Il nuovo
lavoro una vetrina di vocalist che
hanno gi lavorato - a parte alcune
eccezioni - con i Bamboos: c' Daniel
Merriweather, la splendida e inimitabile
Kylie Auldist, c' Tex Perkins (Beasts of
Bourbon, The Cruel Sea), Jason Heerah
ecc. Il trio colpisce e diverte, tra cori
(Mind Made up imbattibile, cos come
You Got the Better of Me), chitarre
appuntite, hammond e pezzi
strumentali. Lo accompagna un
ensemble di sei elementi. Altra storia.
Da riascoltare la prima cover in
assoluto di There She Goes again dei
Velvet Underground realizzata dagli
Electrical Banana. Non tanto per la
realizzazione in s - affatto deprecabile -
ma per la storia che la caratterizza.
Intanto il debutto dei Velvet
Underground (The Velvet Underground &
Nico) esce a marzo '67 e la cover del
pezzo un mese dopo. Il dato
sorprendente se si pensa che la band
era pressoch sconosciuta e che
addirittura omaggiarla in tempi cos
brevi era del tutto impensabile. Ma non
per Dean Kohler di Portsmouth che a
fine '66 riceve la cartolina precetto per
il Vietnam. La traversata dell'oceano
durer 28 giorni, sulla nave quasi 4mila
uomini, vettovaglie di ogni genere e tipo
e anche amplificatori, chitarre e
batterie. Kohler, gi fondatore dei
Satellites, pensa solo alla musica e
durante il tragitto insegna a un
commilitone a suonare il basso; insieme
con un chitarrista e un batterista
allieter il viaggio al resto della truppa. A
gennaio in Vietnam e l d vita agli
Electrical Banana (dal verso di una
canzone di Donovan); il gruppo - tutti in
giallo banana - suona ad ogni evento una
sfilza di classici (Kinks, Animals,
Kingsmen ecc.) finch qualcuno non gli
dona il disco dei Velvet Underground.
In una tenda nella giungla trasformata in
un micro studio alimentato da un
generatore a gas, gli Electrical Banana
registrano There She Goes again e She's
Gone, brano originale di Kohler, e
inviano il master a un'etichetta
californiana che ne ricaver 10 acetati.
Senza parole.
La storia di Dean Kohler
raccontata nell'autobiografia Rock 'n' Roll
Soldier: A Memoir (Harper Collins
Publishing, 2009). I pezzi si ascoltano
nella raccolta Aliens, Psychos & Wild
Things, Vol. 1 (Norton).
ERRATACORRIGE La rubrica
Booknote della scorsa settimana
stata erroneamente attribuita a Guido
Festinese. Lautore invece Luciano Del
Sette, ce ne scusiamo con gli interessati.
POP ROCK
Coinvolgenti
profondit
ULTRASUONATI DA
STEFANO CRIPPA
LUCIANO DEL SETTE
GIANLUCA DIANA
GUIDO FESTINESE
GUIDO MICHELONE
ROBERTO PECIOLA
MARCO RANALDI
Di quanti significati oggi abbia il termine
musica tradizionale pu essere
buono specchio il sunto che si presenta
questa settimana. La catanese Rita
Botto, magnifica chanteuse popolare
ha unito le energie con la strepitosa
Banda di Avola, che gi ricordiamo in
passato al fianco di Roy Paci, Carmen
Consoli, e via citando. Registrazione e
missaggio di Fabio Barovero dei Mau
Mau, uno che di bande popolari se ne
intende assai, ed ecco il piccolo capo
dopera Terra ca nun senti (Recording
Arts), un concentrato di potenza e
duttilit. Lesatto contrario, cio una
dimensione epitomica, quasi
raffinatamente cameristica, spostandoci
nel Piemonte trad immaginato,
cantato e suonato dai Din Dn in
Majin (autoproduzione), giovane
formazione che attinge da celebri
raccolte etnografiche, e ripropone con
voce, ghironda, flauti e pianoforte.
Scrive i propri aspri e saggi testi su
note palpitanti il foggiano Gianni
Pellegrini in Ferlzze (Alfamusic),
una lingua del Sud che non risuona
spesso nei dischi, finalmente in
evidenza. (Guido Festinese)
Ha atteso tre anni ma alla fine ha tirato
fuori un disco che se non proprio il suo
migliore davvero poco ci manca. Peter
Murphy, frontman e leader dei Bauhuas,
tornato con il decimo album della sua
carriera solista, Lion (Nettwerk/Self). Bassi
profondi, suoni pieni e pesanti, voce se
possibile ancor pi profonda dei bassi.
Brani potenti e oscuri si alternano ad altri
pi aperti e sinfonici, per un mix
coinvolgente, fino alla magnificenza di
Loctaine. Pi solare il nuovo lavoro di
Owen Pallett, fresco di nomination
all'Oscar per Her. In Conflict (Domino/Self)
il quarto per il compositore canadese, e
vede la partecipazione di Brian Eno e della
Czech Filmharmonic Orchestra. Canzoni
pop, quindi, su basi orchestrali o
elettroniche o entrambe le cose, al solito
molto piacevoli all'ascolto. Debutto
solista per il frontman dei The Walkmen,
Hamilton Leithauser. In Black Hours
(Ribbon-Domino/Self) si potrebbe dire
che riattualizza la figura del crooner con
pezzi di sofisticato pop d'antan, ma dal
sapore indie, coadiuvato da membri di
Vampire Weekend, Shins, Fleet Foxes,
Dirty Projectors e degli stessi Walkmen.
Davvero niente male. (Roberto Peciola)
TRADIZIONALE
La potenza
della duttilit
JAZZ
Lunga vita
allhard bop
JAZZ/2
Se la voce
fa eccezione
RETROSPECTIVE FOR LOVE
RETROSPECTIVE FOR LOVE (Autoprod.)
Sestetto capitanato dai siciliani
Davide Sciortino, Alessandro La
Barbera e Gabriele Scalici, ma di stanza
a Londra, si autoproducono un
secondo ep. Quattro pezzi all'insegna di
un easy listening mai di maniera, dove
trovano spazio atmosfere soft su cui
innestano groove incalzanti e chiare
influenze soul e dub. A masterizzare
l'ingegnere del suono Noel
Summerville, gi al lavoro con Clash e
White Stripes. (s.cr.)
VANDEMARS
SECRET OF GRAVITY (Audioglobe)
Il disco meglio composto e
suonato per i toscani Vandemars. Dopo
tanta gavetta eccoli alla maturit
artistica. 14 brani in cui la cornice indie
rock chiara e netta: esempi in Inner
Creatures, A Wood e Sharing Colours. Ma
non solo. Gli altri colori della band
emergono nella ballata Like Water, nella
title track che sa tanto di Seattle e in
una sommessa ma importante presenza
electro. Perla lo stoner-blues di Beneath
the Sound. (g.di.)
UMBERTOVIGGIANO
PRIMO MOVIMENTO (Dodicilune)
Che bello il lavoro di Viggiano.
La sua chitarra, da cui ricava eccellenti
sonorit, sfumature raffinate, sussurri
dolci e sorrisi aperti, attinge da
composizioni originali e da quelle di
maestri chiamati D. Reinhardt, J. Green,
W. Gross, J. Lawrence. Si scivola lungo
una tastiera che sgrana cadenze di
valzer (Waltz for Isabel), gipsy jazz
(Hungaria), swing (Coquette). Sono in
tre, ma sembrano molti di pi. 12 brani
da rintracciare assolutamente. (l.d.s.)
Bench tornata in auge da circa un
ventennio, la voce nel jazz resta
predominio tipicamente femminile, con
qualche brillante eccezione, come in
questi tre cd a rappresentare altrettante
solide varianti espressive: il jazz nero si
affidata a tre cantanti Gregory Porter,
Donald Smith, Mansur Scott che,
assieme alla Paul Zauners Blue
Brass, in Great Voices of Harlem (Pao)
esplodono in divertenti sanguigni
vocaleses allinsegna del blue note-style,
improvvisando su temi delloriginario
hard bop, che ben sadatta ai timbri
baritonali bluesistici. Allinsegna della
souplesse Bewitched (Beek) del
cantante/chitarrista Perry Beekman,
il quale, con pianoforte e contrabbasso,
ripropone il superlativo repertorio di
Rodgers & Hart con la giusta
devozione. Infine, figlio darte, persino
nel nome, Louis Prima Jr., in Blow
(Warrior), assieme ai Witnesses
(ruspante ottetto jump) si propone al
canto e alla tromba eseguendo due
standard e nove brani propri
omaggiando il paterno swing
dantan, intriso di buonumore e
vivacit. (Guido Michelone)
Ecco tre live quasi inediti di prima,
durante e dopo lhard bop classico:
ascoltare quindi in doppio cd The
Complete 1962 Ahmad Jamal at The
Blackhawk (Ejc/Egea come i due
successivi) consente di apprezzare per
intero i due concerti del 31 gennaio e
1 febbraio a San Francisco, finora
parzialmente noti solo grazie a un ellep
originario: il pianista in trio possiede
uno stile personale unico, al di l di ogni
corrente. Assolutamente inediti gli altri
show: in Live in New York 1952 (Solar) il
quartetto del pianista Horace Silver
con Lou Donaldson (sax alto) si lancia
in lunghe improvvisazioni (ad esempio
tre brani assieme fanno quasi unora)
preludendo alla messa a punto del
primo hard bop, che uscir allo
scoperto solo lanno successivo. Infine
Ben Webster in Live in Hilversum
(Domino) si trova a suonare con una
giovane ritmica olandese, lavorando in
particolare su temi di Duke Ellington
(nella cui band milita trentanni
prima) confermandosi il terzo
grande swinger al sax tenore assieme
a Coleman Hawkins e a Lester
Young. (Guido Michelone)