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MERCOLED 15 OTTOBRE 2003

LA REPUBBLICA 41

DIARIO
di

1943-2003 SESSANTANNI FA LA DEPORTAZIONE DEGLI EBREI

er lungo tempo della sorte dei 1022 ebrei razziati da oltre trecento SS armate di tuttopunto, la mattina del 16 ottobre del 1943, in parte a Portico dOttavia, il vecchio ghetto, in parte nelle ventisei zone della citt selezionate dal Comando tedesco, non si seppe nulla. Tutti gli sforzi fatti dalla Comunit ebraica, dalla Croce Rossa e da varie parti non sortirono nessun risultato. Quando il generale Giuseppe Boriani allora Presidente della Croce Rossa chiese udienza a Kappler e non riusc a nascondere la sua emozione per un evento disse che aveva colpito drammaticamente lintera cittadinanza Kappler lo lasci parlare e freddamente e sbrigativamente concluse che la deportazione era stata una operazione politica e militare dei tedeschi i quali non dovevano renderne conto a nessuno. Quel tragico lacrimante convoglio di diciotto vagoni piombati in cui erano ammassati in modo inumano i 1022 ebrei, partito alle ore 14.05 del 18 ottobre dalla Stazione Tiburtina, sarebbe giunto ad Auschwitz dopo sei giorni e sei notti. Di quel viaggio orrendo c una toccante testimonianza. Il lungo convoglio aveva fatto una sosta imprevista alla stazione di Padova. La signora Lucia De Marchi, volontaria della Croce Rossa, era quella mattina di servizio per lassistenza alle eventuali truppe italiane in transito. Sconvolta dallarrivo di quei diciotto doloranti vagoni piombati ha lasciato scritto: Mai spettacolo pi raccapric-

16 OTTOBRE
Quellalba tragica nel ghetto di Roma
FAUSTO COEN
ciante s offerto ai nostri occhi. Ci sentiamo disarmati e insufficienti per aiutare i deportati, paralizzati da una piet fremente di ribellione, da una specie di terrore che domina tutti, vittime personale ferroviario, spettatori, popolo. I militi ferroviari italiani per quella mattina indignati dopo una contestazione a muso duro con le SS ottennero finalmente che i deportati potessero almeno dissetarsi. Le SS per giustificare i loro dinieghi, dicevano Sono ebrei. E i militi replicavano S, ma hanno sete. Dopo 6 giorni dellallucinante viaggio ignari della loro sorte, sabato 23 ottobre i 1022 ebrei giunsero ad Auschwitz. Nessuno fu fatto scendere fino al giorno successivo. La selezione degli ebrei romani fu rapida: donne, bambini, anziani (o anche validi ma coi capelli bianchi), furono subito avviati alle camere a gas. Era una percentuale altissima: l82 per cento dei deportati. La minoranza di coloro giudicati validi, adatti al lavoro fu avviata ai campi di quarantena. Auschwitz era allora un nome sconosciuto. Lo stesso Primo Levi racconta che un anno dopo, il 22 febbraio del 1944, quel nome scritto col gesso sul convoglio sul quale lui, deportato stava per salire, pensava fosse lerrore di uno sprovveduto militare e che si trattasse invece di Austerliz, luogo immortalato dalla dura sconfitta inferta da Napoleone nel 1805 alle armate austro. Com noto solo quando le truppe alleate entrarono nei campi di sterminio ci si rese conto che linimmaginabile purtroppo era avvenuto. Dei 1022 ebrei romani deportati il 16 ottobre, ne sono tornati solo sedici: quindici uomini e una sola donna (Settimia Spizzichino). Nessuno dei duecento bambini tornato. Per i pochi che dovremmo considerare fortunati, linserimento non fu facile. Il fatto di essere sopravvissuti attir su di loro una piet mista a un diffidente stupore; i loro racconti strazianti sembrava superassero il limite della credibilit. Non fu facile per loro reinserirsi nella societ, nellambito familiare riconquistare i pensieri, i progetti, le speranze, le gioie, i piccoli svaghi degli uomini semplici. Qualche caso. Cesare Di Segni, il meno giovane dei sopravvissuti, quando rientr nella sua casa e la trov svuotata di tutto si butt sul

MIRIAM MAFAI

letto e pianse per diversi giorni mentre Cesare Efrati tornato nel suo modesto appartamento al Tiburtino fu assalito da una furia indomabile: avrebbe voluto distruggere tutto, il mondo intero. Ma quando si accorse che avevano portato via anche il ritratto della Madre fu avvolto da troppi ricordi e da una grande piet per se stesso. Si accasci svuotato di ogni ira e ribellione. Angelo Anticoli era un abile meccanico. In prigionia mille volte aveva pensato alla sua officina e al suo mestiere, che erano la sua vita. Torn con le mani rovinate e il giorno in cui con trepidazione cerc di afferrare un arnese fra i pi semplici, che era stato per tanti anni quasi una appendice della sua mano fu vinto da un grande sconforto... Sommersi e salvati sono tutti vittime di quella terribile tragedia. Pensiamo a coloro che, sfuggiti alla razzia di quel giorno hanno visto portar via sotto i loro occhi i genitori o i figli, o i fratelli e hanno vissuto giorno dopo giorno come una colpa il non aver subito la stessa sorte. Non possiamo dimenticare anche coloro che sotto lincubo dellarresto, si tolsero la vita. E quelli che sorprendentemente lo fecero dopo, quando il mondo torn libero, e avrebbero potuto continuare a vivere, a lavorare, a sperare. Perch? Forse perch avevano vissuto troppo a lungo nel buio della persecuzione e ora investiti dalla abbagliante luce della libert si sentirono sgomenti.

Furono 1022 gli ebrei razziati quel giorno. Pi di trecento SS rastrellarono la vecchia zona romana con feroce determinazione

IL NUMERO DEI DEPORTATI

I BAMBINI COINVOLTI

I SOPRAVVISSUTI AI LAGER

1022

200

16

ALZATI e vai, vattene tuo GHETTO. paese e dalla casa di tuofuori dalvenpadre ne detto dall'Eterno ad Abramo. E Abramo se ne and e divent straniero. Il viaggio, la fuga, l'estraneit sono stati nei secoli il segno distintivo dell'ebreo, cui non concesso fermarsi, abitare dove vivono gli altri. E dunque vivr solo nel ghetto, spazio separato chiuso da mura o cancelli. Eppure mia madre ricordava con una punta di nostalgia il ghetto in cui era cresciuta, bambina, nella citt di Vilnius in Lituania, fino a quando la famiglia, dopo l'ennesimo pogrom, era stata costretta a fuggire. Il ghetto, per gli ebrei sopravvissuti all'Olocausto, ancora oggi non soltanto il luogo della sofferenza e della segregazione, ma anche il microcosmo nel quale, eterni stranieri, vivevano uno accanto all'altro nel tepore della vicinanza e della preghiera. Il ghetto oggi passato ad indicare altre condizioni di esclusione e sofferenza. Nessuno pi dei figli di Abramo in grado di riconoscerle. Forse un giorno la parola ghetto sar indicata, nel vocabolario, come un arcaismo di cui si perduto il significato.

Vennero ammassati in un treno con i vagoni piombati. Da quel viaggio inumano e terribile per Auschwitz sarebbero tornati soltanto in sedici

839
UCCISI ALLARRIVO AD AUSCHWITZ

18
I VAGONI DELLA MORTE

50
I CHILI DORO VERSATI

42 LA REPUBBLICA

DIARIO

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LE TAPPE DEL MASSACRO

17 NOVEMBRE 1938 Il governo fascista emana i provvedimenti per la difesa della razza italiana. Gli ebrei sono espulsi dalle scuole, dagli uffici pubblici e sono vietati i matrimoni misti

Il biglietto lasciato cadere dal treno da un deportato per dare notizie alla famiglia

8 SETTEMBRE 1943 Dopo larmistizio nelle zone controllate dai tedeschi la polizia e i fascisti avviano i rastrellamenti e le retate. Gli ebrei vengono arrestati e deportati nei lager

16 OTTOBRE 1943 Allalba i nazisti penetrano nel ghetto di Roma e catturano 1022 ebrei tra cui 200 bambini. Solo 16 sopravvivono ad Auschwitz

IL SADISMO DEI NAZISTI E LA DISTRAZIONE DEGLI ALTRI

TROPPO SILENZIO PER UNA TRAGEDIA


AMOS LUZZATTO
e dovessimo individuare alcune parole-chiave per quel 16 Ottobre 1943, credo che esse sarebbero le seguenti: il Ghetto di Roma, il sadico inganno dei nazisti, il senso della deportazione, i silenzi. Il Ghetto. Certo, era una residenza coatta, imposta agli ebrei da una antica discriminazione, conseguenza di una spietata condanna teologica. Ma gli ebrei ne avevano fatto una cosa loro, una cosa povera, dura da sopportare ma piena di calore ebraico e sede di studio e di fedelt al culto (le storiche Cinque Scole!); quel calore inconfondibile che si avverte ancora oggi e che un retaggio prezioso. I nostri persecutori ne avevano fatto invece una trappola, la trappola ideale per catturare questa selvaggina umana, che andava soppressa, come strumento e come fine allo stesso tempo. Il sadico inganno, che si chiama loro di Roma. Tormentare le vittime, gi comunque condannate, con lillusione e con laffanno della raccolta dei cinquanta chili doro del riscatto, per assaporare meglio la sofferenza di questi infelici. Perch la deportazione? Perch intensificare il massacro degli ebrei proprio alla vigilia della sconfitta che ormai si profilava, per i nazisti e per i loro alleati, come ineluttabile? Perch occupare militi, treni, carburante, per unazione senza alcuno scopo bellico? C una sola risposta possibile, che oggi pu apparire paradossale, folle, come ama dire qualcuno: perch lo scopo bellico cera; perch uno dei principali obiettivi ideologici, dunque mobilitanti, della guerra hitleriana, era proprio quello: lo sterminio degli ebrei dEuropa. Infine, i silenzi; o meglio, il mancato grido di condanna morale da parte delle Autorit religiose e delle Cancellerie alleate. E vero che non sono mancati i generosi, laici e religiosi, che si sono prodigati, nel limite delle umane possibilit, in soccorso degli ebrei cui veniva data la caccia dovunque fossero. Non di questo che parliamo, questi fatti sono conosciuti, sono apprezzati, sono stati e restano una luce di speranza e di fiducia nelluomo fino ai nostri giorni. Quello che mancato lo sdegno con il quale si sarebbero dovuti indicare coloro che davano la caccia a vecchi e donne inermi, e coloro che adoperavano i bambini come oggetti da tiro a segno: i persecutori non si presentavano tanto come un nemico da condannare e da battere, ma come qualcuno che doveva essere messo fuori dallo stesso consorzio umano. Sarebbe servito a qualcosa? Credo che sarebbe servito almeno a tre cose. La prima, forse la pi importante: far sentire a coloro che morivano dentro ai carri-bestiame, nelle baracche dei campi, nelle camere a gas, che non erano soli, dimenticati da tutti, forse a volte commiserati ma oggetto di una solidariet morale, di principio. La seconda: possibile che si potesse ancora sollecitare un minimo di dubbio, di riserva, forse di resistenza agli ordini, presso tanta parte della popolazione europea che collaborava con i nazisti, a volte per il terrore che essi incutevano, altre volte purtroppo per convincimento, ma che era pur stata educata a suo tempo nelle Chiese cattoliche, protestanti, ortodosse allamore per il prossimo, alla carit e alla giustizia. La terza: la guerra era entrata nella sua fase terminale. Come giudicarne lesito? Se questo giudizio avesse dovuto fondarsi sul conteggio dei soldati ca-

I LIBRI
GIACOMO DEBENEDETTI 16 Ottobre 1943 Einaudi 2003 (Ultima ed.) FAUSTO COEN 16 ottobre 1943. La grande razzia degli ebrei di Roma Giuntina 1993 LILIANA PICCIOTTO FARGION Il libro della memoria. Gli ebrei deportati in Italia Mursia 1991 SETTIMIA SPIZZICHINO Gli anni rubati Avallone 2001 LIA LEVI Una bambina e basta e/o 1998 SUSAN ZUCCOTTI LOlocausto in Italia Mondadori 1988 MICHELE SARFATTI Gli ebrei nellItalia fascista Einaudi 2000 RENATO MORO La chiesa e lo sterminio degli ebrei Il Mulino 2003 STEFANO PICCIAREDDA Diplomazia umanitaria Il Mulino 2003 PAOLO MONELLI Roma 1943 Einaudi 1993 (Ultima ed.)

DODICI ANNI
Fiorella Anticoli, dodicenne, catturata a Roma, mor a Bergen Belsen

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Non mi piace tanto parlarne. Ci ho perso tutta la mia famiglia, nonni, zii. In sessanta anni non ne ho mai voluto parlare pubblicamente

duti dalluna e dallaltra parte, su quanti carri armati, quanti aerei, quanti pezzi dartiglieria erano stati perduti dai due eserciti, non ci sarebbe stato posto per dubbi: lAsse aveva perduto la guerra. Ma tragicamente, se il giudizio avesse dovuto tener conto dello sterminio degli ebrei e dello sradicamento di unintera cultura, di interi insediamenti ebraici, di sinagoghe e di istituti di studio, del rogo di milioni di libri, unincertezza poteva essere pi che giustificata: Hitler aveva realizzato almeno uno dei suoi obiettivi. Di pi: egli aveva dimostrato almeno due cose: la prima, che le tecniche moderne di sterminio possono porre fine persino alla storia dellebreo eterno, der ewige Jude. La seconda, che la tradizione anti-ebraica in Europa era (forse ancora?) talmente radicata e diffusa che attorno a questo obiettivo, che non a caso si chiaSABATINO mava la soluzioFINZI ne finale, si pu promuovere una mobilitazione di massa; si poteva negli anni 30 e 40 dellaltro secolo, forse si potr ancora. Sempre convincendo e

convincendosi che i cattivi sono sempre gli ebrei, che le guerre le promuovono sempre gli ebrei. Tutto questo significa che non possiamo e non dobbiamo fare del 16 ottobre una pura commemorazione di un orrendo passato che oramai per sempre alle nostre spalle. Non cos, purtroppo. Perch mai come in questi anni, a cinquantanni e pi dalla fine del secondo conflitto mondiale, il mondo travolto da guerre, percorso da eserciti, teatro di massacri di civili e di intere popolazioni. Si affaccia per oggi una forte reazione pacifista che va allargandosi, che travalica gli schieramenti religiosi e politici e che potrebbe rappresentare la novit positiva di questa attuale generazione. E ricompare il problema ebraico, ancora, anche se sotto una nuova veste. Le responsabilit del conflitto medio-orientale non si possono tagliare con laccetta e non questa la sede per farne unanalisi politica. Ma due cose non si possono fare: la prima, non si pu attribuire al conflitto cosiddetto israelo-palestinese lorigine, la causa prima, del fuoco che cova in tutto il Medio Oriente e forse anche pi in l. La seconda, non si pu sottacere il fatto che lincitamento, presente nella teoria e nei fatti, a fare scomparire lo Stato di Israele, ripete molti aspetti del disegno hitleriano, aspetti che riguardano lodio per una precisa cultura, il pericolo di sradicamento per le sue scuole, le Universit, i centri di ricerca; la totale cecit di fronte alla sua capacit di autocriticarsi dando spazio al dissenso, di fare continuamente i conti con la propria coscienza. Non segno di nevrosi, il modo ebraico di essere. E dobbiamo, ancora una volta, difenderlo.

GIACOMO DEBENEDETTI
LA FAMIGLIA

Quando fu la fine, per le vie del Ghetto non si vedeva pi anima, regnava la desolazione della Gerusalemme di Geremia Tutta Roma era rimasta allibita. Negli altri quartieri il rastrellamento si era svolto pi alla spicciolata
16 ottobre 1943 (1944)

Virginia e Leone Bond con i figli La famiglia venne catturata il 16 ottobre 43 e sterminata ad Auschwitz

INTERVISTA A CESARE SEGRE SUL 16 OTTOBRE RACCONTATO DAL CRITICO

LA CRONACA DI DEBENEDETTI UNA VERA OPERA DARTE


SIMONETTA FIORI
i colp, nella narrazione di Giacomo Debenedetti, lo stile pacato che celava sdegno, la prosa asciutta e disadorna che restituiva con maggiore efficacia crudelt e tragedia. Cesare Segre, che con Debenedetti condivide identit ebraica, passione editoriale e rigore di studioso,raccontacosasignificperun giovane studioso ebreo la lettura di 16 ottobre 1943. Ebbi il testo tra le mani soltanto al principio dei Cinquanta, sei anni dopo luscita sulla rivista Mercurio. Sapevo della retata, avevo notizia del dramma vissuto nel Ghetto, eppure limpatto emotivo fu egualmente forte. Mi sorprese, soprattutto, quellinsistito rifiuto opposto dalla comunit romana allannunzio della tragedia. lurlo di Celeste che apre il racconto. Il grido scomposto duna donna scarmigliata, sciatta, fradi-

NATALIA GINZBURG

Sulla strada correvano camion tedeschi, le colline e il paese erano pieni di di soldati. Cerano soldati nellalbergo, sulla terrazza, sotto il pergolato e in cucina. Il paese era impietrito dalla paura.
Lessico famigliare (1963)

cia di pioggia, che la sera di venerd 15 ottobre rimbalz di casa in casa. Tra le mani dei tedeschi circolava una lista di duecento capifamiglia, da portare via, con tutti i loro cari. Ma nessuno volle crederle, annota Debenedetti. Tutti ne risero. Perch gli ebrei sono astuti nelle piccole cose, ma creduli e disastrosamente ingenui in quelle grandi. In realt, aggiunge Segre, nessuno tra noi sapeva dei lager, di Auschwitz, del progetto di sterminio voluto da Hitler. In 16 ottobre 1943 ben rilevata una paura diffusa ma generica, come se la coscienza dellorrore fosse lontana, rimossa, improponibile. Che faranno di noi?, chiese smarrito un giovane a cui era stato concesso di sorseggiare un caff al tavolino del bar. Era gi scivolato in quella nuova esistenza oscura e terribile, ma non lo sapeva.

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DIARIO

LA REPUBBLICA 43

30 NOVEMBRE 1943 Lo Stato fascista della Repubblica Sociale Italiana ordina linternamento degli ebrei su suolo italiano e dispone larresto di tutti gli ebrei e il loro trasferimento nei campi.

4 GENNAIO 1944 Un decreto stabilisce la confisca di tutti i beni degli ebrei. A Roma si calcola che siano stati espropriati beni per 165 milioni di lire dellepoca.

Un biglietto anonimo di delazione contro ebrei (fonte Cdec)

24 MARZO 1944 Nella strage delle Fosse Ardeatine i tedeschi fucilarono 335 persone, tra cui 75 ebrei: una risposta sanguinosa allattacco partigianodi via Rasella

PARLA ELIO TOAFF: LORRORE DELLE DELAZIONI

CINQUEMILA LIRE PER UN EBREO


ANTONIO GNOLI
Roma lio Toaff, che stato il rabbino capo della comunit italiana, di quel 16 ottobre di sessantanni fa ha un ricordo intenso e drammatico: Ero rabbino ad Ancona e fu per caso che venni a sapere di quello che era accaduto a Roma. Avevo telefonato alla comunit romana, cosa che facevo abbastanza spesso, e mi rispose la segretaria. Piangeva. Le chiesi cosa era successo e lei mi disse che un fatto terribile si era abbattuto su tutti noi. Mi raccont della razzia avvenuta proprio quel giorno. Mi parl delle urla, delle scene di disperazione, dei tedeschi che implacabili rastrellavano la zona del vecchio ghetto e le altre zone di Roma. Fu come se improvvisamente il mondo crollasse. E, prima che andasse in frantumi, uno sperava che quellevento fosse solo un incubo dal quale potersi risvegliare al pi presto. Quel pianto non potr dimenticarlo, come pure il motivo che laveva provocato. Quello che pensai dopo fu che un episodio del genere non potevi giustificarlo in nessun modo. Non potevi capirlo. Superava ogni pi perversa immaginazione. Naturalmente cerano state delle avvisaglie. La nostra vita dopo le leggi razziali stava diventando qualcosa di molto difficile da vivere, almeno nella normalit. Cerano episodi di intolleranza, di emarginazione. Ma nulla, dico nulla, almeno in Italia, lasciava presagire lentit di una tale tragedia. Certo la situazione in Europa era ben diversa. Soprattutto in Germania dove le deportazioni erano cominciate da tempo. Ma a noi giungevano solo voci che contribuivano a dare corpo alle nostre preoccupazioni. Ma nulla in confronto con quello che avremmo visto e vissuto dopo. A Roma, quel 16 ottobre furono rastrellati 2.091 ebrei. questa la cifra esatta. Un migliaio furono quelli prelevati direttamente dal ghetto. Il resto venne rastrellato nelle altre zone romane. I tedeschi avevano gli indirizzi degli ebrei che vivevano fuori dal ghetto. chiaro che li ottennero attraverso la delazione. La pratica della denuncia anonima o molto pi spesso legata al tornaconto un capitolo famigerato che ci lascia intravedere dove possono giungere i rapporti umani quando lodio, lottusit, il risentimento a guidarli. Ma, ripeto, spesso alla base di queste delazioni cera un abietto calcolo economico. Per ogni ebreo denunciato

UCCISE
Enrica e Franca Spizzichino, 10 e 7 anni, uccise ad Auschwitz

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La sera del 15 stata lultima in cui abbiamo cenato tutti insieme. Mio padre, mia madre e i miei tre fratelli. Da Auschwitz sono tornato soltanto io
LELLO DI SEGNI

LE INIZIATIVE
Oggi alle ore 21 a Roma al portico dOttavia si terr una cerimonia per ricordare la deportazione degli ebrei dal ghetto di Roma. Luca Zingaretti legger alcuni brani del libro 16 ottobre 1943 di Giacomo Debenedetti. Domani mattina il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi deporr una corona di fiori. Tra le altre iniziative una mostra allArchivio di Stato, Le leggi razziali e la comunit ebraica di Roma. 1938-1945

Erano forse una ventina di vagoni bestiame, alcuni spalancati e vuoti, altri sprangati con lunghe barre di ferro ai portelli esternia qualcuna di quelle grate, si scorgevano due mani aggrappate o un paio docchi fissi
La Storia (1974)

Un documento che attesta il passaggio da Ferrara del treno con gli ebrei il 20 ottobre 43 (il documento pubblicato nel libro di Paolo Ravenna La famiglia Ravenna 1943-1945)

Il dramma entrava nella vita, vi si mescolava, scrive Debenedetti, con una spaventosa naturalezza che l per l non lasciava campo nemmeno allo stupore. Scrive Natalia Ginzburg: Chi ha vissuto quei giorni ricorda bene come al terrore dei nazisti si mescolasse un roseo ottimismo, e lidea che forse la realt fosse pi ragionevole dellimmaginazione. Dice Segre: Anchio non sapevo dei campi di sterminio, e devo la mia salvezza a un prete, che invece sapeva e mi offr

rifugio in un seminario salesiano della Val di Susa. Fu questo il dramma del popolo italiano, anche dei non ebrei: in pochi conoscevano le reali proporzioni della tragedia. Questo pu in parte spiegare lo scarso impegno profuso nella difesa dei perseguitati. In una nota editoriale rimasta anonima, in realt scritta dallo stesso Debenedetti, il libro viene definito un classico della letteratura post-clandestina, giustamente accostato alla Peste di Londra e ai primi capitoli della Storia della colonna infame. Pagine che, oltre al valore documentario, possiedono lintensa qualit dello stile. Condivide Segre questo giudizio? S, il linguaggio assolutamente alto, efficacissimo nella sua secchezza. In questo anticip Primo Levi. Avete mai parlato del 16 ottobre 1943? No, mai. Debenedetti non amava parlare di s, delle sue cose pi intime. E quella fu una data che segn le coscienze nel profondo.

PRIMO LEVI

Ecco dunque sotto i nostri occhi, sotto i nostri piedi, una delle famose tradotte tedesche, quelle che non ritornano, quelle di cui, fremendo e sempre un poco increduli avevamo cos spesso sentito narrare Questa volta dentro siamo noi
Se questo un uomo (1947)

il delatore intascava dal comando tedesco cinquemila lire. Capisce? Eravamo venduti, scambiati per un pugno di lire. La cosa era tanto pi atroce in quanto la comunit ebraica di Roma era integrata con il resto della popolazione. Molti erano i matrimoni misti. E nessuna repulsione era mai stata manifestata nei nostri confronti. Furono soprattutto i tedeschi ad aizzare una parte degli italiani contro noi ebrei. Forse intuivamo che qualcosa prima o poi si sarebbe scatenata. Ma credevamo ingenuamente che nessuna grande tragedia ci avrebbe coinvolti. E invece la tragedia ci travolse. Un migliaio di ebrei furono stipati come animali in un convoglio di vagoni piombati. Destinazione Auschwitz. Fu l che il dramma si comp: inaudito e impensabile. Ma talmente vero da lasciarci ancora oggi storditi. Da quel convoglio, che comprendeva anche duecento bambini, alla fine tornarono una quindicina. Furono i soli sopravvissuti. Li ho tutti presenti: le loro vite, i loro volti, la loro paura, il loro intimo dramma. Ritornare a casa non signific per loro, almeno immediatamente, un ritorno alla vita. Ci volle tempo perch quelle esistenze umane riacquistassero una piena normalit. Per anni non hanno voluto parlare di quello che gli accaduto. Ci che avevano visto e vissuto era enorme perch potessero essere creduti. Pensarono che nessuno li avrebbe presi sul serio. E poi il pudore. Il bisogno di tacere legato al sentire che solo in pochi ce lavevano fatta. Non credo che una data del genere si possa dimenticare. Certo lantisemitismo non scomparso. Risorge in forme nuove. Ma tra lodierno e quello di ieri la differenza sta nella violenza con cui allora si cerc di sterminarci Quel 16 ottobre 1943 una data infausta non solo per gli ebrei, ma per Roma, per lItalia, per il mondo intero. Quellepisodio ha travalicato qualunque confine, rotto ogni argine, reso universale una tragedia per la quale nessuno allora mosse un dito. stata solo una mostruosit e quindi qualcosa di irripetibile? La gravit di quel fatto nella sua brutale evidenza dovrebbe servirci da monito. Allora solo dei blandi tentativi furono fatti per soccorrerci. Qualcosa la Chiesa ha fatto, ma direi soprattutto negli episodi singoli. Ricordo un gruppo di suore orsoline che nascose e salv dei bambini ebrei. E vorrei concludere con un ricordo personale. Ero Rabbino ad Ancona e stavo tornando a casa. Vidi don Bernardino, il parroco della chiesa vicina, che si sbracciava cercando di attrarre la mia attenzione. Finalmente mi avvicinai e gli chiesi perch era cos agitato. Rispose che i tedeschi mi stavano aspettando a casa. Ovviamente non tornai. Don Bernardino mi nascose nei giorni successivi. E quando finalmente potei rimettere piede in casa, vidi che i tedeschi lavevano completamente svuotata. Avevano portato via tutto. Mobili, libri, valori. Non mi restava pi niente. E anche quello fu un modo per ricominciare.

I FILM
LA FINESTRA DI FRONTE Una storia di amori e incomprensioni metropolitani che sintreccia con il ricordo del rastrellamento del ghetto di Roma. Regia di Ferzan Ozpetek, 2002 AMEN Un giovane gesuita cerca i fermare lo sterminio degli ebrei ma si scontra con la diplomazia del Vaticano e le difficolt di Pio XII Unica scena di massa quella della retata nel ghetto romano. Regia di Costa Gravas 2001 CONCORRENZA SLEALE A Roma il sarto milanese detesta il merciaio ebreo vicino di bottega ma quando vengono promulgate le feroci leggi razziali, cerca di solidarizzare con lui. Regia di Ettore Scola, 2001 LORO DI ROMA Kappler, nel settembre del 1943, impone alla comunit ebraica romana un gravoso riscatto, i famosi cinquanta chili doro. Ma il sacrificio sar inutile. Regia di Carlo Lizzani