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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

VITTORIO BACCELLI

PAGINE LIBERE
DUE
da babbo natale alla zanzara tigre
I MIEI ARTICOLI 2009

TESSERATTO EDITORE

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

In queste pagine ho voluto raccogliere alcuni dei miei articoli che nel 2009 ho
pubblicato su vari giornali e riviste:
−Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia
−forum immoderato degli immoderati
−miei blog su splinder e my space
−Lo Schermo
−La Voce di Lucca
−Parliamone
−Neteditor
−Progetto Babele
−l'Eco
−Il legno storto

© Vittorio Baccelli 2009


Pagine Libere due – i miei articoli – da babbo natale alla zanzara tigre
Tesseratto Editore

Stampato nel settembre 2009 a Seville (E) dalla Lulu.com per Tesseratto Editore

LA VERA STORIA DI BABBO NATALE

Babbo Natale, ovvero Santa Claus, ovvero San Nicola, è certamente il santo più
amato e più atteso dai bambini di tutto il mondo. In questi giorni la sua effige è

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dovunque, sui giornali alle tivù, nei manifesti, sui gadget, ecc. Per non parlare poi
delle persone travestite da Babbo Natale, che incontriamo per strada e nei negozi. Il
Babbo Natale come lo vediamo noi, con l’aspetto da anziano signore bonario, sempre
vestito in rosso e pericolosamente soprappeso, è una “ricostruzione” abbastanza
recente e porta la data dell’inverno del 1931. Come l’attuale era un periodo di
recessione e nell’America Settentrionale, per la precisione ad Atlanta, nella stanza dei
bottoni di un palazzone di centoventi piani, lo stato maggiore della Coca-Cola
s’interrogava su come rilanciare il consumo della mitica bevanda che anch’essa stava
subendo gli effetti della recessione, per la prima volta dopo la sua nascita. La scelta
su quello che noi oggi chiameremmo un creativo, cadde sul disegnatore americano
Haddon Sundblom, di origini svedesi e noto come forte bevitore. A lui fu affidata la
missione di creare una campagna pubblicitaria per rialzare le vendite che stavano
cadendo in picchiata. Haddon Sundblom era un genio delle trovate pubblicitarie, e
così si mise alla ricerca di un testimonial. La sua palese incoscienza, anche alcolica,
lo portò ad una scelta quanto meno azzardata: niente meno che San Nicola, l’ex
vescovo di Myra, vecchio di quasi mille anni che aveva la nomea di portar doni ai
bambini. San Nicola era già stato messo in versi da Dante nel Purgatorio (XX 31-33)
ed era noto agli storici perché le sue ossa furono trafugate dalla Turchia da un
manipolo di marinai per poter offrire alla città di Bari un patrono che a lei mancava.
La nomea di gran donatore che l’accompagnava da sempre aveva anche colpito il
Nord Europa ove il nostro San Nicola vestiva per l’occasione i panni d’un folletto,
ovviamente gran dispensatore di doni ai bambini. Tutto ciò non poteva non colpire la
fantasia – i maligni sostengono alcolica – di Haddon Sundblom che pensò di
utilizzare il grande spacciatore di doni molto prosaicamente, per risollevare le vendite
e le finanze della Coca-Cola. Però lo rese quasi irriconoscibile. Lo fece scendere
immediatamente dagli altari per spianargli la via ad altri più sostanziosi altari, quelli
del consumismo. Poi via l’aureola, via gli abiti curiali, e via anche i verdi abiti dei
folletti. Dal reparto costumi di un grande magazzino di Atlanta scovò uno strano
costume bianco e rosso che sarebbe piaciuto sicuramente alla Marvel, o che forse era
stato proprio disegnato su ispirazione Marvel. Ingrassò il personaggio e così conciato
lo presentò allo staff dell’azienda e, l’idea piacque, sì che partì immediatamente una
forte campagna pubblicitaria con l’incongruo testimonial. Anche il nome di Babbo
Natale fu coniato dal nostro Haddon Sundblom.
Da allora Babbo Natale è entrato nell’immaginario collettivo, talvolta è rientrato pure
nelle chiese, è sopravvissuto alla seconda guerra mondiale e a quella fredda, alla
Corea, al Viet-Nam, alle due del Golfo, al terrorismo islamico e allo tsunami. È
comparso da allora in tutti i calendari della Coca-Cola, ha visto pin up su Play Men
(s)vestirsi dei suoi panni, nelle immagini è sempre circondato da bambini come un
nonno generoso, oppure come un vecchio pedofilo. E la sua icona è divenuta troppo
ingombrante, s’è sganciata dalla Coca-Cola per apparire in una miriade di film
hollywoodiani, o agli angoli della strada come uomo sandwich, sì che molteplici

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individui gratificando la propria pulsione al travestitismo, con la scusa di far sorridere


figli e nipoti, cedono alla tentazione di presentarsi come Babbo Natale portatore di
doni. Ma oggi tutti i miti traballano e Babbo Natale rischia di essere travolto
dall’atmosfera horror di Stephen King che già ha travolto i clown – vedi It – e di
assumere un’atmosfera inquietante con l’alito puzzolente di whisky quasi a far
trapelare le sue origini alcoliche ereditate da Haddon Sundblom.

SHOAH

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio
2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale
di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime
dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i
perseguitati. Anche quest’anno la giornata dedicata alla memoria rischia di svolgersi
come negli anni passati, cioè in modo retorico, continuando a prediligere la
celebrazione a scapito della conoscenza: si ricorda e contemporaneamente si rimuove.
E soprattutto di tralasciano tutte le altre shoah del mondo che vedono ridotti a martiri
minoranze oppresse come i rom, i sinti, i testimoni di Geova, gli omosessuali…
Si continua a documentare la “follia hitleriana” e non se ne ricercano le cause vere
che purtroppo hanno coinvolto interi popoli. Si pala di nazifascismo senza distinguere
le profonde diversità trai due movimenti.
Si banalizza sulle cause che non furono da attribuirsi ad una ventata di pazzia, ma al
contrario esse maturarono in ambienti politici dell’epoca, economici, religiosi,
culturali ed esoterici.
Siamo così bombardati da immagini, precise nei dettagli, agghiaccianti, condite da
commenti “dotti”, politicamente corretti, ma d’una semplicità sconcertante. E questo
bombardamento si è intensificato negli ultimi anni soprattutto nelle scuole.
Ci si dimentica che nel recente passato e purtroppo anche oggi, si è giunti ad
ipotizzare vicinanze tra l’attuale politica d’Israele e la Germania nazista.
Vittime e carnefici sullo stesso piano anche se in tempi diversi, e ciò è riprovevole e
inaccettabile. Distorsioni dovute all’avvelenamento mentale prodotto da cattive e mal
digerite ideologie. Si giustificano movimenti terroristici come hezebollah e hamas e
non si comprendono le ragioni di Israele che ha in ballo la sua stessa esistenza.
Diciamoci la verità: c’è ancora una parte d’umanità, e non solo europea, che mal
digerisce l’esistenza dello stato democratico d’Israele e tende costantemente a
delegittimarlo; delegittimazione che significa annullamento.
Non si affrontano seriamente le problematiche legate ad un antisemitismo tuttora
diffuso ed estremamente pericoloso.
Eppure i fatti sono sotto gli occhi di tutti, ma chi ricorda l’amichevole incontro tra
Hitler e il Gran Muftì di Gerusalemme? Chi ricorda che la prima intifada in Egitto fu
finanziata dal nazionalsocialismo? Chi ricorda i battaglioni arabi inquadrati nell’Asse

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che si fregiavano della svastica tra due foglie di palma?


Ricordi inquietanti che vengono rimossi a tutto vantaggio dell’ideologia nazislam che
continua a seminare morte e odio.
Si insiste nel descrivere nel dettaglio la vita e la morte nei campi di sterminio e mai ci
si domanda seriamente perché sia successo tutto questo proprio nella civilissima
Europa. Non ci si sforza di capire e di spiegare: è più semplice e più comodo dare la
colpa alla ventata di follia e tollerare che in tutto il mondo vengano bruciate le
bandiere di Israele.
Per l’islam invece c’è oggi un atteggiamento ben diverso, si cerca di comprenderne la
cultura (?), s’incoraggia la lettura del Corano, magari allegandolo a quotidiani, si
cercano giustificazioni, eppure i fondamentalisti dell’islam vorrebbero, non solo la
morte di Israele, ma la nostra civiltà distrutta e un califfato in Europa, pardon in
Eurabia. E non si limitano a volere a parole la distruzione della nostra civiltà
occidentale, materialmente hanno già iniziato a colpire, dalle Torri Gemelle a Beslan,
dall’uccisione di Theo Van Gogh agli attentati a Londra, Madrid, ecc.
Allora, giornata della memoria sì, ma non solo celebrativa, ma di studio sulle cause,
sui motivi, quelli veri: dall’intolleranza religiosa all’alibi economico, dai piani
esoterici del nazismo all’intolleranza di razza.
Anche giornata della memoria per tutte quelle stragi, superiori di numero, che il
comunismo ha perpetrato contro l’umanità. E memoria per le minoranze vessate da
Hitler e vessate anche oggi dai cittadini onorabili: rom, sinti, omosessuali, testimoni
di Geova…
Una giornata della memoria che dovrebbe anche spiegare le ragioni dell’esistenza
dello stato d’Israele. Dare una mano a Israele oggi aprendolo all’Europa e
sostenendolo in ogni senso è ricordare degnamente la Shoah!
Una giornata della memoria che dovrebbe vedere l’intera civiltà occidentale schierata
a sostegno della guerra globale contro il terrorismo nella quale il popolo d’Israele da
decenni è in prima fila anche per affermare il proprio diritto ad esistere.

BARTOLOMEI A BARGA

Barga – Anche se l'ufficializzazione manca, la lista del centrodestra è stata presentata


per la raccolta delle firme: Oriano Bartolomei è il candidato a sindaco. La lista ha
preso il nome di “Spazio Libero”, tra i nomi degli aspiranti consiglieri troviamo la
scrittrice Sonia Ercolini, Guido Santini noto commerciante di Fornaci, Antonio
Cirillo, Gabriele Favetti, Giovanni Pierantoni, Luca Mastronaldi e Mauro Rotellini.
Questa dunque la lista che si contrapporrà al candidato unico delle sinistre, e che non
vuol essere strettamente di partito, ma si propone come aperta a tutti. Lo stesso
candidato sindaco, in passato vicino alle Lega, non ha tessere di partito, è consigliere

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uscente del raggruppamento di centrodestra, radiologo nell'ASL 2 in Valle del


Serchio, nato a Lucca vive a Barga, sposato con figli. Una lista che vede la presenza
di molti giovani, ma che si caratterizza anche per le assenze. Molte infatti in
quest'area erano state le aspettative per una forte candidatura a sindaco femminile che
avrebbe rappresentato, secondo alcuni, la riscossa politica della frazione di Fornaci, e
anche un tentativo di sganciamento da quei poteri che da decenni condizionano nel
bene e nel male, la politica della Valle. Anche se questa lista viene data come più
debole rispetto a quella con la quale va a confrontarsi, le sorprese sono sempre dietro
l'uscio e lo scontro tra Davide e Golia, che già avevo richiamato su questa ipotesi, la
storia ci insegna come andò a concludersi.

CAPANNORI – LO SCRITTORE VITTORIO BACCELLI CANDIDATO DE


“LA DESTRA”

Capannori – Domenica, il occasione della Fiera a Capannori, La Destra terrà aperta la


sua sede elettorale dalle 10 alle 17 per raccogliere le firme per la presentazione della
lista a sostegno del candidato sindaco Lorenzo Matteucci e per confrontarsi con la
popolazione riguardo al proprio programma. Sarà presente anche il candidato Vittorio
Baccelli, ex dipendente comunale di Capannori, sindacalista UGL di primo piano,
scrittore, opinionista e presidente della “Cesare Viviani”. Baccelli ha già anticipato
sulla stampa i motivi che lo hanno portato a candidarsi, dal recupero del Concorso di
poesia, all'agibilità in comune per l'UGL, dal suo sostegno alla realizzazione del
campo da golf , alla trasformazione del Supercinema in biblioteca multimediale e
polivalente, all'utilizzo delle associazioni del capannorese per la gestione degli eventi
culturali e di solidarietà alla creazione di un libero accesso wireless sul territorio per
un internet gratuito. Baccelli è stato proposto dagli “Innovatori” che non presentando
una propria lista, lo sosterranno per la vittoria del candidato sindaco Lorenzo
Matteucci.

CHELSEA TRACTORS

Ho scoperto per puro caso, navigando in internet, che a Londra i SUV sono chiamati
“Chelsea Tractors”, che tradotto in italiano fa: Trattori di Chelsea. Sarebbe come dire,
qui da noi, i “trattori dei Parioli” o di Porto Cervo, o di San Babila, insomma,
scegliete voi.
Ma perché uno debba comprare un SUV, mi sono talvolta chiesto. Inquinano,
consumano, costano un occhio della testa e sono ingombranti. E neppure servono per
andare fuori strada; le nostre strade di collina o di montagna, non solo quelle
lucchesi, ma quelle di tutta Italia in genere, sono troppo strette per loro, si va bene
con la Panda 4x4, anche quella vecchia, ma coi SUV no, non ci passano proprio.
Allora succede che il dott. Tal dei Tali, abbagliato dalla stazza e dalle cromature se ne

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torna a casa col suo bel SUV. Ma poco dopo s’accorge della troppa larghezza del
mezzo, che sulle strade americane andrà anche bene, ma qui da noi, mettiamo nella
Brancoleria, è un disastro.
Per non parlare poi del parcheggio. Oggi è già difficile trovare uno stallo, e per il
SUV ce ne vogliono due. Succede allora che con la scusa del parcheggio - Sai cara,
non lo trovo vicino all’ufficio – il marito esce per il lavoro con la macchina della
moglie, che è una Y10, o una 500, o ancor meglio una Picanto, che queste sì che
s’infilano in ogni buchetto e le puoi parcheggiare tranquillamente, specie in città. E
così alla moglie viene rifilato il Chelsea Tractor.
A dimostrazione di quanto ho appena scritto, se vi capita di passare per una piazzola
di parcheggio, chessò, dell’Esselunga o di qualche altro supermercato, fateci caso,
sono tante le casalinghe che arrivano a far la spesa col SUV del marito. Se non mi
credete, andate a controllare e le vedrete coi vostri occhi arrivare per la spesa alla
guida del trattore del marito, che costa, consuma, ingombra e che proprio nelle nostre
strade sterrate della lucchesia neppure ci passa.
Su un blog ho trovato questa descrizione: “…le vedi a mala pena dietro i vetri
oscurati, lassù al posto di guida che sempre più ricorda la cabina di guida di un TIR,
nel loro carro armato rigorosamente nero, queste donnine…”
Berlusconi ha promesso di togliere il bollo auto, in maniera graduale e se si
troveranno le risorse: mi auguro che ai SUV il bollo non venga abolito (a tutti gli altri
mezzi, sì), e con piacere, ho letto qualche mese fa sulla stampa cittadina che c’era chi
chiedeva che i SUV non potessero circolare all’interno del centro storico lucchese.
Una richiesta che oggi faccio mia.

VOGLIA DI PANDEMIA

C'è tutto e l'opposto di tutto nelle notizie globalizzate. C'è del marcio in Danimarca fa
pendant con uno spettro s'aggira per il mondo, e lo spettro questa volta non è il
comunismo, né il nazismo, ma è l'epidemia, o meglio ancora, la moda delle epidemie.
Se poi guardate la borsa di questi giorni, gli alimentari scendono mentre i
farmaceutici salgono. Ecco perché ogni volta viene da pensare al virus sperimentale
fuggito da qualche laboratorio di ricerca, magari di guerra batteriologica, come le
voci mai del tutto cessate della nascita dell'AIDS. Comunque, ogni volta che un
allarme si diffonde su scala planetaria, ovvio oggi tutto è globalizzato, l’attenzione si
volge verso le organizzazioni mediche, le quali come sempre in un ritornello già più
volte sentito, tranquillizzano il pubblico confermando le disponibilità di grandi scorte
di farmaci, opportunamente rinfoltite per far fronte ad ogni peggiore evenienza,
prodotte prudenzialmente dalla case farmaceutiche e acquistate in modo previdente
dai singoli stati.. Questo a conferma che le epidemie sono anche occasione per
grandi affari, figuriamoci le pandemie, o meglio i timori diffusi di pandemia. E il
Tamiflu che ci dicono funziona, da noi c'è, ma in altri paesi no: sul tigì avrete visto la

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storia del padre italiano che abita in Messico che ha fatto venire il farmaco dall'Italia
per la sua bambina, oggi salva e dimessa, perché laggiù non si trovava. Passata
qualche settimana, consumate le sceneggiate televisive dei soliti presunti esperti, si
vive e si muore e ci si arrabatta esattamente come prima. In caso di bisogno, potremo
acquistare quel che ci serve. In Europa e negli altri stati ricchi, almeno. Speriamo che,
anche questa volta, le cose vadano a vuoto secondo il noto copione fritto e rifritto. La
cosa migliore di una disgrazia, è sempre che non capiti. L’impressione che qualcuno
ci marci, però, è sgradevole. Il fastidio cresce quando si sentono dire cose poco
sensate, oltre che ripetitive. Capita, che mentre ceniamo davanti al tigì si senta dire
che l’epidemia si diffonde, che il numero dei morti cresce, e i casi non sono più
limitati alla zona d’origine, ma dei contagi ci sono già stati negli USA, in Israele, in
Canada.... Allora arriva il consiglio: non andate in Messico, e neppure negli Stati
Uniti, “se non è indispensabile”. Facile. Ma mica tanto, visto che il mondo s’è fatto
piccolo piccolo e capita d’incontrare persone appena arrivate dall'altra parte del
mondo: oggi i virus viaggiano in aereo! Da Lucca poi quanti lavorano in Messico
con l'ex Zanchetta e con la Perini? Poi ti dicono che un caso c’è già a Madrid, e dato
che sono passate poche ore dall’inizio, ne deduci che l’epidemia viaggia a velocità
inquietante. E puntuale arriva il primo caso in Italia, ed è proprio in Toscana, a due
passi da noi. Secondo avviso cautelare: non frequentate luoghi affollati. In che senso?
A parte il bagno di casa propria sfido a non trovare luoghi affollati. Posso non andare
al cinema, al teatro, allo stadio, al concerto, ma come faccio a non prendere l’autobus
o a non andare al lavoro, e la spesa chi me la fa? Siccome lo spettacolo ha le sue
regole, ecco che cominciano a girare immagini emblematiche, come quei due che si
baciano indossando la mascherina... come avranno finito la serata? Meglio
soprassedere. Non viaggiare, non frequentarsi, non baciarsi. Siamo proprio fregati. Ed
è il momento delle dichiarazioni ufficiali. Il presidente Obama segue personalmente
la situazione e forse, vorrà dire che misura la febbre ai familiari e a quelli del suo
staff: uno di loro è già contagiato! L’influenza dei maiali è “causa di preoccupazione”
per gli USA, ma “non c’è ragione d’allarme”. Decidetevi: ci dobbiamo preoccupare o
no? In Italia le autorità rispondono: no. Bene, grazie, ma, allora, di che stiamo
parlando?
Il giorno successivo, fortunatamente sopravvissuti e ancora dotati d’appetito, prima
della cena ci si rimette davanti allo stesso tigì. Apertura dedicata all’epidemia, sempre
più micidiale.
I morti sono 50, no sono di più, insomma non si capisce bene. Tantissimi? No,
statisticamente ininfluenti. Allora ci stanno raccontando balle, provano a farci
prendere dal panico, o ad acquietarci a cloroformizzarci mentre stiamo viaggiando
verso la catastrofe, come i passeggeri del Titanic? Restiamo nel dubbio. Calma, i
numeri sono belli perché precisi, ma non significano niente se non paragonati ad altri
numeri. Occorrerebbe sapere quante persone muoiono, mediamente, e senza il
contributo dei maiali o degli uccelli, in quelle stesse zone, ogni giorno, e sarebbe

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bene dire quante ne muoiono quando arriva l’influenza, quella normale che puntuale
ci aspetta dietro l'angolo ogni anno. Il dato interessante non è il numero assoluto, ma
lo scostamento dalla media. Se questo non è significativo, allora s’è solo scoperto che
alcuni di quelli che s’ammalano passano poi al regno dei cieli. È come riscoprire
l'acqua calda, roba sofisticata, insomma, nota fin dalla notte dei tempi. E poi i
vaccini: quanto sono a rischio i vaccini? Quanti, in percentuale muoiono dopo aver
avuto un vaccino? Quanti restano permanentemente invalidi? Meglio non farlo
sapere.
La paura, è difficile da contenere, quindi cerchiamo altre informazioni. Così
scopriamo che, nelle nostre farmacie, ci sono oltre al Tamiflu un paio di altri
antivirali perfettamente in grado di non farti fare la fine topo, nel nostro caso meglio
dire: del suino o dell'uccello. Ciò significa che se quando ti viene la febbre vai da un
medico, anziché al lavoro o dalla ganza, anche questa volta forse, ti salverai la
pellaccia. Non solo, ma potrai anche baciare senza usare precauzioni. Detta così
sembra la cosa più normale del mondo, ragion per cui ci si fa sospettosi e l’occhio
cade su una delle ultime notizie in circolazione: per ora bastano gli antivirali, ma
potrà prepararsi il vaccino, benché il processo sia lungo e costoso. Dei vaccini
abbiamo già parlato, comunque negli ultimi anni abbiamo superato l'AIDS,
l’influenza degli uccelli e la pazzia della vacca. Ora ce la vediamo con il virus partito
dai maiali infettati a loro volta dagli uccelli. Mi fermo qui, questa sera rinuncio al tigì
così rimangio con appetito senza sapere se ci sono state anche altre scosse all'Aquila.
Altro dubbio: e se poi dagli uccelli andava ai maiali e dai maiali all'uomo, allora
l'aviaria e la febbre suina sono o non sono la stessa cosa? “Cosa” in costante modifica
come è nel gene di questi virus. Le pandemie passate sono iniziate verso maggio, poi
si sono arrestate per riprendere a settembre; ci danno dunque una pausa per allestire
le difese, che speriamo non siano più pericolose del virus... e le peggiori hanno
colpito per primi gli individui giovani...
Una cosa è certa, la crisi economica mondiale, almeno nel comparto farmaceutico, sta
per essere brillantemente superata.

GIAN MARCO MONTESANO ESPONE A LUCCA

Lucca – In un silenzio assordante di mass media, ambienti culturali e istituzionali,


nella nostra città è presente l’ultima mostra di uno dei più intriganti artisti delle arti
figurative italiani contemporanei, Gian Marco Montesano, che ha voluto titolare
questa sua ultima mostra “Grazie dei fiori”.
La valenza di questo evento non è passata inosservata ad una delle riviste più note in
Europa, “Flash Art”, che ha addirittura dedicato la copertina alla mostra lucchese. Per
questo artista la pittura come ambito di sviluppo del pensiero critico, è defunta.
Persiste solo ripiegata su se stessa, per forza d’inerzia, per tradizione, per nostalgia,
per stanchezza.

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L’autore afferma: ”La pittura non è morta per una questione di moda, di gusti, o per
chissà quale altra ragione, ma perché le è stato tolto il terreno sotto i piedi, è venuto
meno quel mondo e tutto il sistema dei valori che esprimeva, che lo giustificava: il
mondo dei grandi postulati, dei grandi progetti, dell’utopia che aveva generato le
avanguardie, sia politiche che estetiche.”
Cadute le grandi ideologie, cade anche il mito dell’artista, del maestro che indica cosa
dire e cosa fare. Così la pittura di Montesano si bea nella nostalgia del “secolo breve”
con immagini di Lenin, Stalin, Hitler e Mussolini, attrici famose e atleti virili, pin up,
teneri bambini, marziali balilla, santi e militari. Come nelle vecchie cartoline e nei
vecchi calendari, domina la nostalgia, la malinconia, l’evocazione. E in questa ultima
mostra e con queste premesse, Montesano passa ai fiori giganti, ipercresciuti,
bulimici, maestosi, barocchi e rigogliosi, ma in realtà questa è una flora senza linfa,
fiori del male che la società dello spettacolo ha fatto crescere a dismisura e che nel
loro intimo contengono il veleno della loro morte.
Una mostra da non perdere di questo autore che assieme a Maurizio Cattelan
rappresenta al meglio l’arte figurativa contemporanea.
Aperta fino al 20 gennaio, allestita presso Claudio Poleschi Arte Contemporanea in
Via Santa Giustina 21 e Chiesa di San Matteo, Piazza San Matteo, 3.

PRESENTATA LA LISTA “LA DESTRA” A CAPANNORI

Capannori – Nella sede de La Destra è stata presentata la lista dei candidati


consiglieri per le prossime elezioni comunali. La Destra sostiene il candidato sindaco
Lorenzo Matteucci. Il segretario provinciale Michele Filippi durante la presentazione
si è soffermato sui valori dell'identità italiana che sono alla base delle idee del
movimento. Ha poi parlato del candidato Lorenzo Matteucci che ha tutte le
caratteristiche per rappresentare la parte migliore della popolazione capannorese.
Nell'illustrare il programma si è soffermato sulle proposte che riguardano la
sicurezza, il sociale, l'ambiente e la viabilità, proposte realizzabili e alternative alle
idee dell'attuale amministrazione di sinistra. Sono stati poi presentati tutti i candidati
facenti parte della lista La Destra che sono: Petroni Roberto Giovanni (Segretario
Comunale de La Destra, titolare di una ditta di autotrasporti), Bonacchi Elena (perito
assicurativo), Vittorio Baccelli (ex dipendente comunale, ex amministratore alle
Farmacie Comunali di Lucca, scrittore, sindacalista UGL e Presidente della “Cesare
Viviani), Taddeucci Andrea, Del Frate Eleonora, Cotura Massimo, Ferroni Roberto,
Bacci Frediano, Frati Pietro, Vanni Francesco, Garibaldi Piero, Bosi Valerio, Baroni
Enrico Narciso, Lucchesi Simone, Frullani Antonio, Vecoli Benedetta, Marchetti
Mirko, Lenci Simona, Lucchesi Ferdinando, Giusfredi Giuseppe, Paolinelli Giuseppe,
Rigliaco Patrizia.

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Dopo la presentazione è stato offerto un rinfresco ai partecipanti ed è iniziata la


raccolta delle firme per la presentazione, che proseguirà nei prossimi giorni presso la
sede di Capannori de La Destra.

LA POESIA VISIVA

Lucca – Gradita sorpresa per la cultura lucchese, la mostra di Poesia Visiva aperta
alla gallerianumero38 di via del Battistero, ove sono esposte al pubblico opere di
Lucia Marcucci, Luciano Ori e Malipiero. Questa mostra mi da l'occasione per
approfondire le problematiche legate a questo tipo di arte minimalista che spesso si è
presentata con altre opere nelle collettive di arte postale.
Nei primi anni Sessanta, parallelamente alle attività dei Novissimi e del Gruppo 63
gli operatori del Gruppo 70 di Firenze provvidero alla diffusione della poesia visiva,
corrente poetica sperimentale tipicamente italiana: con Lamberto Pignotti, il suo più
attivo teorizzatore, collaborarono Eugenio Miccini. Luciano Ori, Lucia Marcucci,
Michele Perfetti e, successivamente, per periodi più o meno lunghi, Achille Bonito
Oliva e altri. La poesia visiva è interessata soprattutto ai rapporti con la cultura e la
comunicazione di massa, di cui, secondo Pignotti, intende sostituire "la prevalente
informazione di tipo pragmatico con una comunicazione di tipo estetico", in
un'operazione di recupero, dell'ingente materiale significativo dilapidato dai mass
media, che investa in pieno l'area dei contenuti. Come ha precisato Miccini, la poesia
visiva è una forma di semiosi logico-iconica, in cui la parola e l'immagine
intrattengono rapporti simbolico-referenziali. Alla base del collage sussiste una
semiosi eterogenea, la codificazione di un sistema semiotico complesso; gli elementi
costitutivi concorrono alla produzione, attivata da un intreccio di codici, di unità di
nebulose testuali. Mentre i media utilizzano "nessi condizionati per indurre i materiali
a una disposizione di tipo lineare, il poeta visivo intende invece dare adito a un
condotto comunicativo ipostatico rispetto ai valori ideolessicali degli ingredienti, e
deviante rispetto alle suture della loro coesione"(Ballerini).
La poesia visiva pone in frizione l'espressione (reazione del soggetto alla propria
perdita di identità) e l'informazione mediatica (deprivazione di senso del linguaggio
visivo e verbale) in funzione di una nuova comunicazione, che attivi la criticità del
fruitore nei confronti dell'usura semantica delle comunicazioni di massa e
dell'automatismo linguistico, utilizzando procedimenti analoghi a quelli della pop art
o del concettualismo. Nel Friuli sonnacchioso di quegli anni singole personalità, che
non costituirono mai un vero e proprio 'gruppo' (ma trovarono un punto di incontro
nella rivista Zeta dell'Editore Campanotto e in Zeta Promozioni, che oggi conserva un
ricco archivio di poesia visiva, libri-oggetto, mail-art) , furono in sintonia con quanto
avveniva in questo ambito a livello nazionale e internazionale: Carlo Marcello Conti,
Luciano Morandini, Andrea Centazzo, Daniele Pinni, Dario Clemente, Franco
Riberto, Nevia Benes, Nino Ovan, e possiamo aggiungere i Collages di Tito Maniaco,

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

Ermes Dorigo, legato in particolare alla rivista TAM TAM di Adriano Spatola e
Giulia Niccolai.
Il 26 aprile 2007 l'artista Luciano Ori, fondatore del movimento della ''Poesia Visiva''
con Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti, morì nella sua casa di Firenze all'età di 80
anni. Da tempo soffriva di disturbi cardiaci. Negli anni sessanta e settanta proiettò
Firenze di nuovo sulla scena delle avanguardie artistiche.
Nato a Firenze nel 1927, Ori iniziò l'attività professionale giovanissimo, a 12 anni,
realizzando per il "Teatro della Pergola" di Firenze i bozzetti per l'operetta "La Gran
Via". Dopo aver tenuto la prima mostra personale nel 1950, nel 1963 attuò una
radicale svolta teorico-formale: usando materiali logo-iconici preesistenti (prelevati
principalmente da quotidiani e rotocalchi) ed elaborandoli con la tecnica del collage
totale, Ori operò all'interno della poetica tecnologica della quale è stato uno dei
promotori a livello internazionale. Luciano Ori è quindi stato uno dei principali
iniziatori e protagonisti della ''Pittura tecnologica'' e della ''Poesia Visiva'', sulle quali
ha scritto testi teorici fondamentali. L'artista fiorentino è stato uno dei fondatori del
Gruppo '70 e del Gruppo internazionale della Poesia Visiva. Oltre ad avere tenuto
numerose mostre personali, Ori ha partecipato a collettive e manifestazioni nazionali
e internazionali, tra le quali quelle ai Musei di Bologna, Modena, Torino, Verona,
Amsterdam, Dusseldorf, Hannover, Bruxelles, Saarbrucken, Documenta di Kassel, le
Biennali di Venezia e di San Paolo del Brasile, la Quadriennale di Roma. Nel
dicembre 1979 il Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura, lo incaricò di
realizzare e curare la prima mostra storica internazionale della ''Poesia Visiva''. Nel
dicembre 1988 fu invitato come uno dei fondatori, alla mostra "Firenze la storia, la
Poesia Visiva un percorso internazionale, 1963-1968", organizzata dall'Assessorato
alla Cultura di Firenze. Hanno scritto di lui Pierre Restany, Luciano Berio, Daniele
Lombardi, Lara Vinca Masini, Gillo Dorfles, Enrico Crispolti, Filiberto Menna,
Silvano Bussotti, Marshall Mc Luhan e Achille Bonito Oliva. Attivo anche nel
circuito dell'arte postale, suoi lavori sono stati presentati in collettive assieme a quelli
del sottoscritto e del viareggino Vittore Baroni. Si era appena acquietata l’eco della
scomparsa di Luciano Ori, che la poesia visiva perse a Firenze il suo creatore:
Eugenio Miccini. Ho conosciuto Miccini di persona, proprio qui a Lucca, nel gennaio
del 2005 dopo una sua conferenza alla Fondazione Ragghianti. Ma le nostre opere
erano già state assieme più volte in varie parti del mondo. Parlo dei miei collage e
delle sue poesie visive, perché Miccini, come molti altri poeti visuali, spesso
partecipava a collettive di mail art, l’arte postale codificata da Ray Johnson. E fu
proprio il mailartista viareggino Vittore Baroni a farlo venire alla Ragghianti. Si è
spento dunque nella sua Firenze, a 82 anni, il padre della poesia visiva. Erano gli anni
del boom economico quando con Ori, Sarenco, Pignotti e altri, deturnando la
pubblicità eruppe nel mondo artistico con le poesie visive, ritagliandosi subito uno
spazio all’interno delle indisciplinate discipline interdisciplinari. Sì, erano gli anni del
boom economico in Italia e della rapida ascesa dei mezzi di comunicazione di massa:

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

Umberto Eco esaltava i mass media in letteratura, nelle arti figurative dominava la
pop art americana e da noi Schifano e Rotella tenevano alta la bandiera e si parlava di
“semantica”, in poesia si disquisiva di “strutturalismo” e si stampava “Lotta poetica”.
L’intellettuale cessava d’essere l’aedo di una rivoluzione, mancata e impossibile,
mentre Miccini pubblicava “Tre poemetti” su “Il Menabò” di Vittorini. Iniziava il
periodo felice della contaminazione tra voce e suono, tra immagine e scrittura,
s’avveravano infine le profezie del futurista Marinetti e si prefigurava ciò che a breve
con l’internet multimediale sarebbe realmente successo. Fluxus imperversava con le
sue performance; i situazionisti Cesarano, Collu, ecc. vivisezionavano la politica;
Debord erompeva nei saggi, come Max Capa nel fumetto. Ed ecco la poesia visiva
come affermazione del fatto artistico al di là delle istanze tradizionali, ma
perfettamente integrata nella comunicazione contemporanea, poiché da essa partorita.
Miccini nelle sue poetiche e nei suoi collage, ricerca sempre accordi profondi e
indissolubili, tra l’immaginario, il disatteso e il rimosso della contemporaneità e, i
suoi nuovi modelli di riferimento. Un crinale difficile su cui porre l’equilibrio della
mera sperimentazione estetico ideologica, eppure assai fertile, a giudicare
dall’influenza esercitata sul teatro e sui primi cortometraggi d’artista, antesignani sia
della video-art che degli attuali “corti”. Ma con il passar degli anni, la poesia visiva
ha anche espresso il disagio, il disagio del poeta che si è riflesso nel disagio
provocato ove la poesia visiva si mostra. Anche qui, il testo un pre-testo per l’artista
ad esporsi, ma sembra che ogni luogo, ogni ambiente, ogni medium sia inadatto
all’esporre questo genere: dai libri ai quaderni, dalle antologie alle gallerie, dai
concorsi ai meeting poetici. Una forma d’arte poetica che si trova a disagio ovunque,
una forma d’arte povera che predilige gli angoli più vissuti e reali, quelli più
incongrui per le manifestazioni dell’arte. Miccini e anche Ori, con le loro opere sono
stati partecipi di tutte le principali mostre internazionali di arti figurative e dei
meeting poetici più noti e prestigiosi. Miccini, autore di moltissimi libri, presente in
varie antologie, dirigeva, prima della sua morte, con Alberto Cappi una prestigiosa
collana di poesia contemporanea.

PASSATO IL PRIMO MAGGIO...

Lucca – Il Primo maggio è alle nostre spalle, allora passiamo alle riflessioni. Se da
noi a Fornaci la festa è riuscita come non mai, i dirigenti nazionali dei sindacati tutti,
proprio tutti, UGL compresa, si sono recati all'Aquila, a portare la loro solidarietà a
quelle popolazioni e, solo l'UGL a devolvere all'amministrazione regionale ciò che si
sarebbe speso per i festeggiamenti. Un atto veramente da apprezzare, ma tornando a
Lucca, sicuramente in molti ricorderanno la figura del Popolano Lapini che in città
era considerato una fonte di simpatia e di amicizia. Il suo nome era Antonio, ma tutti
lo conoscevano come il Popolano, era un politico libertario, ma anche poeta. E per
molte festività del 1° Maggio, lui organizzava il proprio comizio, in piazza San

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Michele, con il garofano rosso rigorosamente all’occhiello. Imbianchino di estrema


perizia, ma non solo, anche politico individualmente impegnato, amico di tutti anche
dei suoi avversari politici e attivo nel sociale. Il Primo Maggio del Popolano Lapini
era un evento atteso da molti lucchesi DOC che lo aiutavano nell'allestire il palco e
nel propagandarlo nelle vicine frazioni. Anche il C.13, il famigerato gruppo beat
lucchese finito oggi nelle cronache culturali, un anno lo aiutò ad organizzarlo e
Mauro Petroni, boss del C.13, lo immortalò su pellicola. Lapini era nato nel 1895 e
tra le sue molteplici amicizie ebbe anche quella di Giacomo Puccini che a Lucca era
nato il 22 dicembre del 1858. Così sfogliando il “Giornale del Mattino” di martedì 25
marzo 1958, ho trovato un articoletto con tanto di poesia del Lapini in merito alle
commemorazioni di Puccini per il centenario della nascita. E dato che anche le
commemorazioni pucciniane per il 150esimo anniversario della nascita si sono
appena svolte, lasciando dietro di loro l'immancabile serie di polemiche, l’articolo mi
è sembrato in sintonia coi tempi che corrono. L’articolo è titolato: “Puccini e…
Lapini”.
Durante la nota discussione, al consiglio comunale, un consigliere tirò fuori il nome
di Lapini: del Popolano Antonio Lapini. Non lo fece per vezzo d’ironia, ma sebbene
inquadrò quel nome in quanto si stava dicendo a proposito di lucchesi che avrebbero
potuto commemorare Puccini senza dover andare a cercare troppo lontano. Una
commemorazione di ricordi e basta! Ora Lapini, il buon Lapini, che conobbe
Puccini, da giorni aveva stilato, con la sua semplice vena, questo breve
componimento poetico:

Nel centenario della nascita di Giacomo Puccini


i lucchesi si preparano a celebrare
le glorie del grande concittadino
che nelle note musicali fu divino.

O Boheme, Butterfly, Fanciulla del west


o Manon, o altre gemme
delle tue sconfinate melodie
che i cuori dei miseri mortali
facesti palpitare
e per pochi attimi
le amarezze della vita scordare.

Dalle sette note musicali


traesti accordi, motivi
per rivestire le tue creature
umane e di sogni
coloristi con armonie paradisiache

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le bellezze del creato


dal tuo genio alato.

E Lucca orgogliosa d’aver dato i natali


a colui che il tempo
non potrà annullare.
“Ci rivedremo alla stagion dei fiori”
Quei fiori che non mai diventeranno appassiti
Perché nutriti dell’eterni inviti.

E questo a dimostrare che mai la tendenza alla parsimonia dei lucchesi è venuta
meno, anche se sulla mostra di Batoni, anche questa lasciata alle spalle con molte
polemiche in arrivo, ci sarebbe molto da ridire. Per quanto riguarda il Popolano, il
Comune molti anni dopo la sua morte editò un piccolo libro che fu composto con
amore da Luca Pontrandolfo. Comunque tutto passa: i primi maggio, le celebrazioni
pucciniane, il Popolano Lapini, le batonate e molto altro ancora...

PERCHE' LA DESTRA, PERCHE' CAPANNORI

Perché ti sei candidato ne La Destra a Capannori? È questa la domanda che alcuni


amici su facebook mi hanno posto e, prima che mi dessero il tempo di rispondere,
hanno aggiunto: “Un ritorno alle origini, vero?”
Ma voglio invece, con calma spiegare a tutti come sono andate le cose. Come molti
sanno, faccio parte di un piccolo gruppo politico, gli “Innovatori” anche se con
piacere mesi addietro ho firmato la pre adesione al Pdl e mi considero da 15 anni un
berlusconiano: dopo tutti questi anni che lo sostengo e che spesso l'ho votato, potrò
pure scriverlo, no? In questa tornata elettorale avevo dei dubbi, non se stare a casa
(come molti mi consiglierebbero) ma dove candidarmi. Alle europee neppure
pensarlo: a Camera e Senato m'hanno sempre candidato i radicali e oggi io sono di
destra e loro oggi a sinistra, perciò nisba: ma un domani quando torneranno a destra,
allora forse il discorso cambia...
È alle comunali che ero incerto su dove candidarmi: a Livorno c'è Taradash per il Pdl,
e con lui fui candidato per la prima volta alla Camera, nel lontano 1978. A Barga si
profilava la candidatura di Carla Andreozzi: donna, vicesindaco attuale, di Fornaci, in
collisione coi poteri forti locali... anche questa ipotesi (che poi non si è verificata) mi
intrigava. Poi c'era Capannori ove volevo riprendermi l'agibilità culturale e sindacale
che l'attuale amministrazione non mi aveva consentito e c'era Matteucci candidato
sindaco, mio ex collega che molto stimo e che mi sembra la persona giusta per questo
incarico. Ero lì che mi arrovellavo sulla scelta, quando sulla stampa lessi che gli
Innovatori avrebbero sostenuto Matteucci senza presentare una propria lista, ma
sostenendo due candidati: Gennai in Capannori Insieme e il sottoscritto nel Pdl.

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Dunque altri (Amerigo de Cesari) avevano scelto per me e questa decisione ho


accettato di buon grado. Però ho visto il Pdl nicchiare sulla mia presenza e qualcuno
tirar fuori “la territorialità”: ho lavorato 30 anni a Capannori in Comune,
l'associazione culturale della quale sono presidente ha molti iscritti a Capannori, per
non parlar poi dell'UGL. E ho compreso che lì il gradimento era scarso: facciamo due
conti, in quella lista ce ne stanno altre due, e a questi 60 c'è da aggiungerci tutti gli ex
candidati delle circoscrizioni che non ci sono più. Un vero e proprio
superaffollamento e io mal mi ritrovo negli ambienti affollati. E proprio in quella lista
magari corro il rischio di trovarci qualcuno di quelli che hanno gestito a Lucca il
centrodestra, che a più riprese ho definito “inadeguati”. Così ho optato per La Destra,
una lista che è zeppa di miei vecchi amici, alcuni addirittura mi dettero una mano
quando fui candidato al Senato (1996) e che mi ha accettato più che volentieri. Ma su
Capannori ho alcune cose da proporre che riguardano sopratutto l'aspetto turistico,
culturale, sportivo e ambientalista: dal recupero del concorso di poesia, all'agibilità
in Comune per l'UGL, dalla realizzazione del campo da golf , alla trasformazione del
Supercinema in biblioteca multimediale e polivalente, dall'utilizzo delle associazioni
del capannorese per la gestione degli eventi culturali e di solidarietà alla creazione di
un libero accesso wireless sul territorio per un internet gratuito, fino a proporre una o
più rassegne d'arte minimalista. Riguardo a questo ultimo punto già con Martinelli e
Micheloni detti il via a collettive di mail art e poesia visiva che riscossero successo e
interesse, a queste vorrei aggiungere eventi di graffiti e performance: tra l'altro
essendo dagli anni '70 nel circuito dell'arte postale sono in contatto con artisti di
questi media sia italiani che esteri. E con una associazione culturale lucchese e un
editore romano avrei anche una mezza idea di far indire al Comune un concorso per
racconti di letteratura fantastica. Per ora è tutto ma mi farò risentire assai presto.

FAVOLE DI OGNI GIORNO

Lucca - Mercoledì 13 maggio per il ciclo letterario “al bridge con l'Autore”
organizzato dalla Cesare Viviani con il patrocinio del Comune di Lucca, alle ore
17.00 presso la Casermetta Santa Maria delle Mura Urbane, sarà presentati il libro
"Favole di ogni giorno" di Giampiero Pierotti, edito da Bandecchi & Vivaldi, di
Pontedera. "Le mie favole nascono in parte dalla mia esperienza, in parte
dall'attenzione alle problematiche altrui, dalla sofferenza che leggo in tante persone
ma anche da tutto quanto (ed è moltissimo) loro riescono a darmi". Descrive così la
sua "avventura" Giampiero Pierotti, muratore cinquantanovenne autodidatta di
Pettori, frazione di Cascina, in provincia di Pisa, autore del libro "Favole di ogni
giorno", opera prima che lo ha portato nelle scuole e nei programmi radiofonici di
mezza Italia (compresi quelli RAI) e il testo è stato anche stampato in versione
Braille a cura della Regione Toscana. Le favole presentate, arricchite dalle vignette
dell'umorista Alberto Fremura, ripercorrono le orme di Esopo, otto racconti costruiti

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con linguaggio pulito ed essenziale, con animali umili che "vestono panni umani",
denunciando le pecche della società e dell'indifferenza dell'uomo verso i suoi simili, e
la morale finale.
Con la sua unica opera, un'altra è in dirittura d'arrivo, incontra alunni di tutta Italia,
parlando del coraggio di vivere e come comportarsi. “Andando a leggere i mie
racconti in una sala incisione – spiega – con musiche ed effetti speciali registrati
anche in strada, molti mi sollecitarono a rivolgermi ad una stamperia per trascriverli
in braille” e così è avvenuto. Poi aggiunge: ”Un fatto di lavoro mi ha fatto scattare la
molla per queste favole a doppio senso”. L'invito a partecipare a questa presentazione
è stato rivolto anche a Fremura, che fin'ora non ha risposto, ma gli organizzatori si
dicono certi del suo arrivo. Già l'anno scorso, in occasione della presentazione di un
libro di Batoni che vedeva sue illustrazioni, Fremura fece la gradita sorpresa ai
lucchesi di essere presente suscitando curiosità e simpatia. In molti si congratularono
per le sue opere e i libri allora venduti furono accompagnati da sue dediche con
esilaranti bozzetti. Per questo sono in molti ad attenderlo.

AMARCORD - SALONE DI COMICS


(storie di fumetti e di dischi volanti)

- Lucca 08 Comics & Games - Sì, alle prime edizioni si chiamava “Salone dei
Comics” e così è rimasto per coloro che da allora l’hanno seguito. La manifestazione
veniva da Bordighera dove nel 1965 si era svolta la prima edizione ed era organizzata
dalla Comics Art romana di Rinaldo Traini. Sembrava un qualcosa piovuto a Lucca
per puro caso nel 1966 e, onestamente alle prime apparizioni la città non ne fu
entusiasta, soprattutto perché toglieva i posti auto di Piazza Grande, allora considerati
indispensabili per il commercio cittadino.
E poi quegli strani personaggi che giravano per la città, e avevano pure occupato il
Teatro del Giglio,ovvia…
Erano altri tempi, ma c’era anche allora il Sindaco Favilla, e lui tenne duro e riteneva
che il Salone in un futuro avrebbe dato prestigio alla città. Un futuro che arrivò alle
prime edizioni dato che sul New York Times, Lucca proprio con il suo Salone finì già
allora in prima pagina. Di lucchesi che seguivano i comics ce n’erano poco più di una
decina, io tra questi, e facevamo allora riferimento al giornaletto locale “Lo
Zibaldino” che era diretto da Fioravante Lucii (Fiore per gli amici). Un solo lucchese
era nello staff organizzativo di Traini, Stefano Beani, divenuto nel 2003 direttore del
Salone, purtroppo recentemente scomparso. E questa decina di lucchesi era anche
assai attiva. Avevamo un nostro stand ove diffondevamo i supplementi dello
Zibaldino a fumetti, disegnati da autori lucchesi. Eravamo tutti quanti accreditati,
amici nostri compresi, sia con lo stand sia con tessere stampa rilasciate dallo
Zibaldino o dall’amico romano Marcello Baraghini, direttore (anche adesso) di

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Stampa alternativa. Avevamo anche lanciato varie idee che poi si sono realizzate
come la Scuola del Fumetto e il Museo del Fumetto. La scuola era pensata da Fiore, il
Museo da Saverio Bruschini, allora professore al Liceo Artistico oggi (da pochi mesi)
nello staff di Lucca Comics. Da allora sono transitati a Lucca i più grandi autori
mondiali del fumetto che qui evito di ricordare perché la lista dei loro nomi
riempirebbe una intera pagina di giornale. Abbiamo in anteprima visto i migliori
esempi di animazione sia italiana che straniera. Abbiamo avuto per le mani fascicoli
speciali di cartoni unici ed introvabili, abbiamo potuto ammirare le tavole originali
dei maggiori fumettisti mondiali e in questi ultimissimi anni abbiamo assistito allo
sfilare dei cosplay in città: insomma ormai da molti anni Lucca è divenuta la
indiscussa capitale mondiale del fumetto. E attorno a questa manifestazione sono
girate molti, moltissimi eventi. Uno di questi voglio oggi raccontarvelo.
A Lucca Comics, alla fine degli anni ’70 nel corso di un’intervista nella quale gli si
chiedeva perché non pubblicasse mai autori italiani e perché le storie di fantascienza
non erano mai ambientate in Italia, Carlo Fruttero che all’epoca assieme a Lucentini
era curatore di Urania, per esprimere efficacemente il concetto che la fantascienza
italiana mai avrebbe avuto la possibilità di competere con quella americana e, per
proclamare una sorta d’incapacità congenita da parte degli scrittori italiani ad essere
buoni autori di fantascienza, dichiarò pubblicamente che un disco volente avrebbe
plausibilmente potuto atterrare a New York, a Londra, a Pechino, a Mosca, ma a
Lucca mai!
Fu così che in risposta a quanto affermato da Fruttero scrissi il racconto “Il furto” ove
un disco volante atterrava proprio a Lucca! Questo racconto fu subito pubblicato da
Bruno Baccelli su “Re Kong” e su “La rivolta degli straccioni” che allora editavo.
Successivamente vide la luce su “L’anima delle cose” (di Baccelli e Bocconi,
Tipografica Pistoiese, Pistoia 1980) ed ebbe pure una traduzione in inglese apparsa
non ricordo dove. Venti anni dopo rimaneggiai il testo che assunse il titolo di
“Fortuna” e apparve su le mie “Storie di fine millennio” (ed. Prospettiva, 2000
Civitavecchia) ristampate anche dall’OLFA di Ferrara e dal “Progetto siderurgiko” di
Rionero sempre nello stesso anno, e poi trasformate in un e-book ancora scaricabile
da diversi siti in rete. Fortuna, sempre nel 2000 apparve nella “Antologia di Autori
Lucchesi”, edita dalla “Cesare Viviani”e infine nella raccolta “Scaglie Dorate”
(Nicola Calabria Editore, Patti 2004). Nuovamente leggermente modificato appare su
“Fantastica Lucca” antologia di autori della “Cesare Viviani” edita da Nicola
Calabria, Patti 2006. Da ricordare che l’editrice Perseo Libri nel 1996 ha pubblicato
un’antologia di autori italiani di fantascienza dal titolo “A Lucca mai!”, a cura di Ugo
Malaguti e Mario Tucci.
FORTUNA
Fortuna era appena atterrata col suo disco e l'elaboratore iniziò a fornirle le
coordinate essenziali.
Man mano che i dati le pervenivano la mutazione procedeva. L'entità vibrante di

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sesso femminile, chiamata Fortuna, cominciò a prendere una forma per lei insolita.
Non appena il corpo si fu concretizzato e la sua nuova mente addestrata per quel
pianeta che i suoi abitanti chiamano Terra, nazione Italia, città Lucca, zona delle
Mura Urbane, data 15 febbraio 2021, l'elaboratore iniziò a provvedere a tutto il resto:
microgonna, camicetta trasparente, cappotto, guanti, occhiali da sole, stivali con tacco
alto, calze a rete, reggiseno anch’esso trasparente, tanga, borsetta completa di
portafoglio, carta d'identità, denaro, accendino, sigarette, ecc.
La parte vibrante di Fortuna, rimasta inutilizzata guardava intanto con divertimento la
trasformazione di se stessa operata dall'elaboratore.
Ecco, era pronta, mancava solo l'espropriatore, con tutta calma aprì il pacchetto di
sigarette (da poco materializzato) n’estrasse una e l'accese; molto probabilmente
l'elaboratore incontrava qualche difficoltà nell'organizzare la materializzazione
dell'espropriatore. Era comunque contenta che su questo pianeta l'es si potesse
tranquillamente mimetizzare con qualche oggetto comune, si ricordava ancora con un
divertito imbarazzo quando su Molzx dovette incorporarlo nel proprio apparato
sessuale. Infine si materializzò una macchina fotografica giapponese munita di tutti i
più sofisticati accessori: era l'es, l'elaboratore ce l'aveva fatta!
Iniziò a passeggiare nel prato, l'erba era umida, un sole modello G.21 riscaldava
appena: un barbone sdraiato su una panchina lì vicino strabuzzò gli occhi davanti
all’inaspettata apparizione - ne era sicuro, un attimo prima lì non c'era nessuno - e
rimase un bel po' a bocca aperta a guardare quello schianto di turista mezza nuda che
s'allontanava.
Fortuna prese a sondare il territorio e individuò altri due vibranti ma a più di trenta
verev di distanza, regolò allora dal modulo agli apparati di mimetizzazione e s'accertò
che non l'avessero individuata.
Terra era, infatti, protetta e solo il personale di controllo poteva scendere, ovviamente
senza farsi notare e senza minimamente intervenire, gli abitanti erano tra i pochi
sopravvissuti alla caduta del Grande Impero (ma loro non ne erano al corrente),
strane entità biologiche, molto intelligenti, ma predatori con un coefficiente di
violenza così spaventoso da consigliarne la protezione.
Aveva deciso di non uscire da quel parco, non se la sentiva di affrontare la confusione
che regnava intorno, con il territorio infestato da quegli assurdi primitivi mezzi
meccanici di locomozione a combustione interna maleodoranti e rumorosi.
Cominciò dunque ad armeggiare con la macchina fotografica: inquadrò prima una
siepe, poi un abete, poi fu la volta di un cestino colmo di rifiuti e alcuni merli che
saltellavano su l'erba.
Ad ogni clic!, il soggetto inquadrato silenziosamente svaniva, un bastardissimo cane
le venne incontro scodinzolando... clic!... si dissolse nel nulla.
Fu in quel preciso istante che il segnalatore del modulo entrò in funzione in maniera
intermittente: - Cazzo! - esclamò in perfetto italiano-terrestre, - i controllori m'hanno
rilevata!-

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Si dissolse e rientrò precipitosamente nel disco, conscia che era solo questione di
attimi, vibrò attorno ai comandi, rischiando un po' e contravvenendo a tutte le leggi
galattiche, si rifugiò istantaneamente nell'iperspazio confondendosi tra le pieghe delle
infinite realtà parallele e delle combinazioni temporali. Il segnalatore si disattivò:
anche questa volta l'aveva fatta franca.
L'elaboratore iniziò a fornirle tutti i dati dell'ultima operazione: aveva perso solo un
millesimo di se stessa (1000,3 per l'esattezza) che era rimasto abbandonato sul
pianeta, l'es era stato integralmente recuperato e aveva trattenuto ben 110 soggetti
commerciali, in quanto a lei aveva commesso 379 infrazioni che, se individuata, le
sarebbero costate il sequestro del disco, il ritiro a vita della licenza di pilotaggio e una
multa da capogiro.
Malgrado la fuga precipitosa, l'incursione era andata bene: il valore dei soggetti
carpiti dall'es era, al mercato illegale, di ben 7000 crediti...veramente una bella
sommetta, poteva finalmente permettersi un modulo dell'ultima generazione.
Intanto il millesimo di sé che era rimasto sulla Terra, privo d'informazioni, staccato
dall'elaboratore e, con forti distorsioni nel settore mnemonico, non sapeva proprio
che pesci prendere, era però cosciente che doveva trovare una soluzione, e in fretta.
Analizzò l'oggetto che aveva dinanzi e modificò la sua struttura fino a divenirne
un'identica copia.
La zona fu perlustrata qualche istante dopo da un vibrante che l'attraversò sfrecciando
in forma di nebbia: non rilevò niente d'anormale e passò oltre.
Dopo alcune ore giunse una squadra d'addetti ai parchi, poi alcuni impiegati
dell'ufficio tecnico comunale.
Mancavano dodici alberi e un’intera siepe, al loro posto c'erano delle buche profonde
alcuni metri nel terreno, ma la cosa veramente assurda era la colonna commemorativa
in marmo, identica a quella del prato lì vicino, che s'ergeva nel bel mezzo del vialetto.
Dopo aver recintato in tutta fretta la zona, con la scusa dei lavori in corso, dopo
alcune riunioni concitate in Comune e in Prefettura, furono prese le seguenti
decisioni: copertura delle buche, sostituzione degli alberi e della siepe mancante,
sistemazione di un nuovo e meno antiestetico cestino dei rifiuti, modifica del
tracciato del vialetto, spostato tra le due colonne.
Tutto fu così sistemato, ma il barbone che da anni prendeva il sole e dormiva su
quella panchina nei pressi della colonna, si trasferì dalla parte opposta delle Mura.
Fortuna intanto soddisfatta per l'incursione, stava de polarizzandosi al caldo sole di
un pianeta alla periferia di un’antica galassia.

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STORIE D'ORDINARIA FOLLIA

Fornaci di Barga – Sì, storie d'ordinaria follia e quotidianità al Parco Menichini di


Fornaci. Stamani mi sono recato qui al parco per vedere se, passato il 1° Maggio coi
suoi festeggiamenti, il parco si sia ritrovato indenne o vi siano stati dei danni. Perché
questo 1° Maggio è andato alla grande, con un numero di espositori e di visitatori,
mai visti. Anche questa, nel nostro piccolo è una risposta in positivo alla crisi. Il
Parco è stato del tutto ripulito e, ingiurie nuove lasciate dai tanti visitatori, non ne
vedo. Permangono le vecchie pecche: il boccaglio d'ottone mancante da tempi
immemorabili alla fontana, il pratino che lascia molto, ma molto a desiderare, c'è
sempre il solito gioco rotto e i rettangoli di tartan seguitano a vagare per il ghiaino. E
manca una panchina sul lato destro, tra l'altro la mia panchina preferita, che anche
quando fa un caldo boia, qui c'è sempre un refolo di vento. Un momento! Anche la
panchina di fronte a questa ora non c'è più! Ma cosa succede a Fornaci? Qui
spariscono panchine! La prima fu quella super tecnologica di Piazza IV Novembre,
ora è toccato a queste due. Anni addietro, qui a Fornaci sparivano i nani da giardino
che venivano poi liberati nelle selve vicine. Ma ora che c'è? Non certo una gazza
ladra che porta via gli oggetti luccicanti, qui ci vuole qualcosa di più grande. Va bene
uno pterodattilo che di notte se ne vola via con le panchine tra gli artigli? Mentre
sono in piedi pensieroso e guardo gli spazi vuoti lasciati dalle due ultime panchine
scomparse, arriva il solito gruppo d'amici, alcuni pensionati, altri coi figli piccoli, coi
quali da anni qui al parco ci scambiamo due parole, se ne abbiamo voglia. Chi sono,
non ve lo dirò in rispetto della legge sulla privacy, che a cosa serva non l'ho ancora
capito, ma va così di moda rispettarla... Iniziamo a parlare delle panchine scomparse,

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tra l'altro erano proprio quelle che noi preferivamo: non l'avranno mica fatto apposta?
Ci avranno fatto un dispetto?
Ma no, è sparita anche quella in piazza, e quella era in pieno sole e noi non ci
andavamo mai. Si parla poi del bel tempo che finalmente, dopo tanta pioggia, è
arrivato e “ma l'avete viste le tre liste?” dice uno di noi mentre un altro mormora
“non c'è limite al peggio”. E in mano ci ha un foglio con le tre liste, i simboli e i nomi
e cognomi. Intanto ci siamo seduti su una delle panchine superstiti e increduli ci
passiamo il foglio l'un l'altro. Chi scuote la testa, chi guarda verso il cielo, chi si tappa
gli occhi, chi emette borbottii incomprensibili. Siamo tutti d'estrazione politica
diversa, è per quello che ci divertiamo a parlare e a confrontarci e, trovare una sintesi
tra noi è quasi impossibile. Ma questa volta siamo tutti ammutoliti e nessuno
s'azzarda ad esprimere un giudizio, solo scuotimenti di testa e volti contriti, finché
uno di noi sbotta: “MA RIDATECI IL SERENI!!!” proprio lui che l'aveva sempre
criticato. E la frase espressa a voce alta suscita un'approvazione unanime.
Vittorio Baccelli

LUCCA CENTER OF CONTEMPORARY ART

La Lucca sonnacchiosa e tranquilla, conservatrice e perbenista, morigerata e


tradizionalista, sembra in questi ultimi tempi aprirsi al nuovo, al contemporaneo,
almeno per quanto riguarda le arti visuali. Non che in passato si siano trascurate le
avanguardie, tutt'altro, ricordo il Bureau de l'Art e la Galleria Klee, e più
recentemente l'opera della Fondazione Ragghianti. Ma i primi due furono fenomeni
d'élite che coinvolgevano solo gli addetti ai lavori. Con la Ragghianti il discorso
inizia a mutare, ma in questi ultimissimi tempi Lucca ha ospitato “Grazie dei fiori” di
Montesano alla Poleschi e alla galleria38 in via del Battistero è tutt'ora aperta una
mostra collettiva di Poesia Visiva con Marcucci, Ori e Malipiero. E allo Stellario,
nello splendido Palazzo Boccella finemente restaurato ha preso il via una mostra a
valenza internazionale “Un mondo visivo nuovo” ove nel percorso espositivo si
evolve l'avventura del gruppo Origine nata nel 1950 da Mario Ballocco, Alberto
Burri, Giuseppe Capogrossi e Ettore Colla. In mostra oltre cinquanta opere suddivise
in quattro sezioni: introduttiva - per conoscere i protagonisti e gli antesignani dal
futurista Balla al fiancheggiatore Villa; fondatori di Origine – Capogrossi, Burri,
Colla, Ballocco; padri storici – Kandinsky, Delaunay, una saletta dedicata a Balla,
una sala dedicata agli stranieri che avevano con Origine affinità elettive, Hartung,
Corneille, Matta, Nicholson e Max Bill; strade individuali - segnano l'ultima sezione
con opere che giungono fino agli anni '70 di Capogrossi, Colla, Dorazio, Burri,
Ballocco e Perilli.
Il fruitore si trova letteralmente immerso nell'arte degli anni '50 e in quella degli anni
immediatamente successivi che da questa è scaturita, e può gustare dal vivo opere
fin'ora viste solo sui libri, sui cataloghi, sulle riviste specializzate o sul web.

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

Personalmente sono rimasto colpito da PV 46 di Hartung del 1946, un artista del


quale mi sono rimaste impresse le sue Periferie, che hanno segnato il mio percorso
culturale. Ma sono stato favorevolmente colpito da Tradotto dall'Assiro opera di
Perilli del '60 e da Superficie 106 disegnata da Capogrossi nel 1954. Una grande
mostra che coincide con l'apertura di LU.C.C.A. Art Center, un valore aggiunto per
la città che segna un punto di ripartenza per la cultura lucchese e che mi auguro, il
Centro, prosegua questa sua cavalcata attraverso l'arte contemporanea, dal moderno
al post moderno, dal contemporaneo alle indisciplinate discipline interdisciplinari
proiettate verso il futuro come lo furono i futuristi 100 anni addietro. Gli ingredienti
ci sono tutti e... complimenti agli organizzatori mentre resto in attesa, con la città, di
nuove proposte accattivanti per il futuro.

IL CENTRODESTRA DI BARGA

Barga – Giornata piena quella di sabato per il centrodestra barghigiano. In tarda


mattinata alla pista Onesti, il candidato Sindaco della lista “Spazio Libero”, Oriano
Bartolomei, ha presentato alla cittadinanza la lista e i candidati. Nel suo intervento ha
sottolineato gli slogan che si accompagnano al nome della lista: “liberi di pensare,
liberi di agire e liberi di amministrare”, come a voler sottolineare l'indipendenza di
questa lista sia dai partiti politici che dai vincoli che storicamente frenano la Valle.
Bortolomei ha voluto rimarcare come questa lista, pur sostenuta esternamente da tutto
il centrodestra, sia una lista civica aperta a tutti. Ha poi toccato alcuni punti salienti
del programma quali la diminuzione delle aliquote fiscali, gli interventi sul turismo,
sulla cultura e sul commercio. Nel pomeriggio, a Fornaci di Barga, nella sede
elettorale c'è stato un incontro tra la popolazione, i candidati e l'on. Riccardo
Migliori. L'on. Migliori era accompagnato dall'on. Nedo Poli, dai consiglieri regionali
Baudone e Dinelli e dall'avvocato Franco Ravenni. Tutti hanno voluto sottolineare
l'appoggio dato alla lista “Spazio Libero” e al suo candidato sindaco Bartolomei, in
particolare la presenza dell'on. Poli significava la scelta dei centristi. Tutti si sono
anche detti certi che molte amministrazioni di sinistra della Valle, dopo la tornata
elettorale cambieranno le proprie maggioranze. Tra il pubblico era anche presente la
vicesindaco Carla Andreozzi e la sua presenza non è certo passata inosservata. Dopo
l'incontro è seguito uno stacco conviviale presso il Bar 900 di Fornaci. Una giornata
questa a Barga caratterizzata dal riscoperto attivismo delle forze di centro destra,
ancora una volta unite, dalla Lega all'UDC.

COSA FA L'UDC?

Parliamo dell'UDC. Ciò che sta succedendo nella nostra provincia non è una
posizione localistica, ma comune al resto d'Italia. Sui blog infatti troviamo alcuni
emblematici commenti: “La strategia dell’Udc, in vista delle prossime elezioni

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

amministrative, potrebbe sembrare all’osservatore distratto abbastanza confusa. In


realtà nella sua palese ambiguità risulta chiarissima. Il partito di Casini che, durante
la campagna elettorale per le politiche del 2008, auspicava un sostanziale pareggio
per ottenere poi la favorevole posizione di ago della bilancia, propone in ambito
locale la stessa strategia: cercare di ottenere il massimo attuando una politica delle
mani libere. La formazione centrista riesce con estrema tranquillità, e quasi facendosi
un vanto della propria posizione ondivaga, a gestire alleanze o ad andare da soli nelle
stesse realtà locali. In Lombardia governa con il centrodestra al Comune di Milano e
in Regione ma si presenta in autonomia al primo turno delle provinciali del
capoluogo.”
A Capannori c'è la dimostrazione pratica di quanto anche da noi avvenuto. L’obiettivo
è semplicissimo: diventare decisivo in un eventuale ballottaggio e quindi cercare di
ottenere più poltrone possibile da una delle due coalizioni, in cambio del proprio
appoggio. E ancora dai blog troviamo: “Casini vuole prendere il massimo sull’intero
territorio nazionale scegliendo di volta in volta con chi allearsi. Prova ad allacciare
rapporti a Firenze con Renzi (che quasi sicuramente appoggerà in caso di secondo
turno), si allea con il centrodestra in Campania, si presenta con il centrosinistra in
Trentino e altrove gioca la carta della corsa solitaria al primo turno, soprattutto dove
spera di diventare essenziale in caso di ballottaggio. Il bello di questa manovra
ambigua è che l’ammiccamento casiniano produce risultati nei due schieramenti”.
Per i democratici l’opzione alleanza con l’Udc, anche e soprattutto in previsione delle
prossime politiche, non è più soltanto un’intenzione soltanto sussurrata. Le
margherite del Pd la prospettano con convinzione e lodano apertamente il modello
vincente trentino, anche se l’Udc alle comunali di Trento ha preso solo del 3%. Casini
finisce per non essere attaccato ma piuttosto corteggiato nonostante il suo gioco al
limite della correttezza politica, anche perché gli elettori difficilmente capiscono
quest’anarchia nelle alleanze; o forse hanno cominciato a capirla?
Il Pdl, anche dove ha posizioni di forza inattaccabili, fatica a denunciare l’incoerente
strategia dei centristi. Timidamente in Lombardia qualcuno lancia un ultimatum del
tipo “uniti alle elezioni o fuori dalle giunte”. Ma la paura di ottenere meno voti
complessivi sembra ancora essere più forte della chiarezza e del rispetto del progetto
politico che ha dato vita al Pdl.
Il centrodestra, nonostante sondaggi ultra positivi e una sinistra in coma irreversibile,
non ha il coraggio di attaccare con la durezza che si meriterebbe la disinvoltura
opportunistica di chi passa da destra a sinistra, dove più conviene. E ancora sul web
c'è chi si pone la domanda: “E intanto l’Udc costruisce le sue posizioni a macchia di
leopardo, pubblicizzandosi come forza seria e coerente. In questo panorama politico
di leoni, chi avrà la forza di denunciare e mettere alla porta i fautori della strategia del
miglior offerente?”. Vi sono però dei dati che sopratutto a Capannori dovrebbero far
riflettere: nelle ultime tornate elettorali l'UDC da sola dimezza i voti, in alleanza col
centrodestra, li raddoppia. Riguardo a Barga poi, non si capiva ove l'UDC fosse

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

finita, ma la presenza dell'on. Nedo Poli alla presentazione dei candidati di Spazio
Libero con Oriano Bartolomei candidato a Sindaco, ha fugato tutti i dubbi. E per
restare un attimo a questa lista, la sua collocazione nel centrodestra è apparsa
evidente vista la presenza anche dell'on. Migliori, di Dinelli, Baudone, Ravenni e, a
sorpresa tra il pubblico, l'attuale vice sindaco Carla Andreozzi.

LUCCA CENTER OF CONTEMPORARY ART – UNA NOTTE BIANCA

Lu.C.C.A. Lucca Center of Contemporary Art ha allestito una interessante NOTTE


BIANCA, un evento che si terrà lunedì 18 maggio con apertura dalle 19.00 alle 01.00
e ingresso libero alla mostra UN MONDO VISIVO NUOVO. Origine, Balla,
Kandinsky e le astrazioni degli anni '50 a cura di Francesca Romana Morelli e
Maurizio Vanni. Dalle 19.30 nuovi aperitivi al Lu.C.C.A. Caffè all'interno del
museo. In invito intrigante per mettere in mostra la mostra. La Lucca sonnacchiosa e
tranquilla, conservatrice e perbenista, morigerata e tradizionalista, sembra in questi
ultimi tempi aprirsi al nuovo, al contemporaneo, almeno per quanto riguarda le arti
visuali. Non che in passato si siano trascurate le avanguardie, tutt'altro, ricordo il
Bureau de l'Art e la Galleria Klee, e più recentemente l'opera della Fondazione
Ragghianti. Ma i primi due furono fenomeni d'élite che coinvolgevano solo gli
addetti ai lavori. Con la Ragghianti il discorso inizia a mutare, ma in questi
ultimissimi tempi Lucca ha ospitato “Grazie dei fiori” di Montesano alla Poleschi e
alla galleria38 in via del Battistero è tutt'ora aperta una mostra collettiva di Poesia
Visiva con Marcucci, Ori e Malipiero. E allo Stellario, nello splendido Palazzo
Boccella finemente restaurato ha preso il via questa mostra a valenza internazionale
“Un mondo visivo nuovo” ove nel percorso espositivo si evolve l'avventura del
gruppo Origine nata nel 1950 da Mario Ballocco, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi
e Ettore Colla. In mostra oltre cinquanta opere suddivise in quattro sezioni:
introduttiva - per conoscere i protagonisti e gli antesignani dal futurista Balla al
fiancheggiatore Villa; fondatori di Origine – Capogrossi, Burri, Colla, Ballocco;
padri storici – Kandinsky, Delaunay, una saletta dedicata a Balla, una sala dedicata
agli stranieri che avevano con Origine affinità elettive, Hartung, Corneille, Matta,
Nicholson e Max Bill; strade individuali - segnano l'ultima sezione con opere che
giungono fino agli anni '70 di Capogrossi, Colla, Dorazio, Burri, Ballocco e Perilli.
Il fruitore si trova letteralmente immerso nell'arte degli anni '50 e in quella degli anni
immediatamente successivi che da questa è scaturita, e può gustare dal vivo opere
fin'ora viste solo sui libri, sui cataloghi, sulle riviste specializzate o sul web.
Personalmente sono rimasto colpito da PV 46 di Hartung del 1946, un artista del
quale mi sono rimaste impresse le sue Periferie, che hanno segnato il mio percorso
culturale. Ma sono stato anche favorevolmente colpito da Tradotto dall'Assiro opera
di Perilli del '60 e da Superficie 106 disegnata da Capogrossi nel 1954. Una grande
mostra che coincide con l'apertura di Lu.C.C.A.. Art Center, un valore aggiunto per

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

la città che segna un punto di ripartenza per la cultura lucchese e che mi auguro, il
Centro, prosegua questa sua cavalcata attraverso l'arte contemporanea, dal moderno
al post moderno, dal contemporaneo alle indisciplinate discipline interdisciplinari
proiettate verso il futuro come lo furono i futuristi 100 anni addietro. Gli ingredienti
ci sono tutti e... complimenti agli organizzatori mentre la città resta in attesa di nuove
proposte accattivanti per il futuro. Ma andiamo più in dettaglio.
L'evento affronta lo sviluppo dell'arte astratta italiana negli anni cinquanta, quando
quel tipo di linguaggio appare il più adeguato a scandagliare e a interpretare la natura
del proprio tempo e ad andare alle radici della coscienza del fare arte. Il principio e il
rigore funzionale della forma rispondono alla convinzione che le immagini pure ed
elementari e la percezione visiva sono per l'uomo contemporaneo gli strumenti ideali
per intraprendere questa esplorazione conoscitiva.
Lu.C.C.A. è allestito all’interno di Palazzo Boccella, un antico edificio nel centro storico
di Lucca, a pochi passi dalla celebre Piazza Anfiteatro. Un nuovo spazio dedicato
all’arte contemporanea, concepito secondo principi innovativi di intendere e fruire lo
spazio museale. Il tema della mostra affronta il dibattito scaturito all’interno del gruppo
Origine, formato nel 1951 da Ettore Colla, Giuseppe Capogrossi, Alberto Burri e Mario
Ballocco e trasformato nel 1952 in Fondazione Origine, centro di riferimento
internazionale per l’approfondimento delle problematiche e la divulgazione dell’arte
astratta. Presieduta da un comitato operativo che vede come motori propulsori Colla e il
critico Emilio Villa, ma anche i più giovani Piero Dorazio e Achille Perilli, provenienti
da Forma 1 e dell'Aga d’Or, e personalità come Enrico Prampolini e Sebastian Matta, la
Fondazione opererà sino al 1958, con il coinvolgimento di un ampio numero di artisti:
Emilio Vedova, Atanasio Soldati, Afro, Antonio Sanfilippo, Carla Accardi, Pietro
Consagra, Toti Scialoja, Giulio Turcato, Edgardo Mannucci, Mimmo Rotella. La
necessità di trovare un codice atto a esprimere le avventure della coscienza dell’uomo
durante la ricostruzione di un mondo distrutto dal conflitto mondiale, porta gli artisti di
Origine a cercare i propri “padri” in determinati protagonisti delle avanguardie:
Kandinsky, Mondrian, Sonia Delaunay, Arp e Balla. Come avevano già fatto la Bauhaus
e De Stijl, l’utopia di creare un “mondo visivo nuovo” si intreccia con l’urbanistica e
l’architettura. L’arte astratta appare il linguaggio più adeguato a scandagliare e a
interpretare la natura del proprio tempo e ad andare alle radici della coscienza del fare
arte. Il principio e il rigore funzionale della forma rispondono alla convinzione che le
“immagini” pure ed elementari e la “percezione visiva” sono per l’uomo contemporaneo
gli strumenti ideali per intraprendere questa esplorazione conoscitiva. In mostra oltre
cinquanta opere, tra dipinti e sculture, molte delle quali apparse nelle mostre dell’epoca,
sulla rivista della Fondazione “Origine” o appartenute agli stessi artisti e architetti. Nel
complesso queste evidenziano le ricerche dei singoli artisti nelle fasi del periodo preso
in considerazione. Come già detto il percorso espositivo si divide in quattro sezioni con
una sezione introduttiva per conoscere i protagonisti di questa storia attraverso foto
dell’epoca: dagli artisti della Fondazione Origine al decano dei futuristi, Giacomo Balla,

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fino ai fiancheggiatori, tra i quali Emilio Villa. Con lo scopo di immergere il visitatore in
questo “mondo visivo nuovo” in appositi ambienti del Museo si dà conto della fervida
attività teorica e di ricerca di Origine grazie a una ricca messe di documenti originali:
dai numeri di “Arti visive”, l’organo letterario della Fondazione a quelli di “Spazio” la
rivista di architettura diretta da Moretti, da scritti programmatrici a lettere autografe,
fino a fotografie di momenti salienti della vita artistica. Infine alcuni filmati di matrice
astratta creati dai maestri delle avanguardie storiche, studiati dai nostri artisti. Il cuore
della mostra è dedicato ai fondatori di Origine: Capogrossi, Burri, Colla e Ballocco,
rappresentati da circa tre opere ciascuno. Le sale più piccole sono dedicate a Piero
Dorazio e Achille Perilli, che ebbero un ruolo incisivo nei primi anni della Fondazione
Origine e a tutti quegli artisti che segnarono il percorso da un astrattismo rigoroso, come
Atanasio Soldati e Mario Nigro, verso l’informale in tutte le sue declinazioni: Accardi,
Vedova, Afro, Sanfilippo, Turcato, Mimmo Rotella e un vecchio maestro ancora
interessato alla sperimentazione quale Enrico Prampolini. Una terza sezione è dedicata
invece ai “padri” storici, quali Kandinsky, Sonia Delaunay e una saletta incentrata
esclusivamente su Balla, cercando di dare un saggio della mostra organizzata dal gruppo
Origine nel 1951, che segnò la riscoperta del decano dei futuristi. Una grande sala
accoglie un’opera di maestri stranieri con cui gli artisti di Origine trovarono delle
affinità elettive: da Hans Hartung a Corneille, da Arp a Sebastian Matta, da Max Bill a
Ben Nicholson. Conclude l’itinerario espositivo una quarta sezione che mostra le strade
individuali prese in seguito da alcuni protagonisti, documentate da un’opera eseguita tra
gli anni ’60 e ’70 ciascuna di grande impatto visivo: Capogrossi, Colla, Dorazio, Burri,
Ballocco e Perilli. L'appuntamento per tutti, è dunque all'interno dello spazio museale,
per una notte da sogno.
NOTTE DEI MUSEI – BARGA

Barga - Nell'ambito delle iniziative promosse dal progetto della Regione Toscana
"Amico Museo", a cui partecipa il Comune di Barga, si è tenuta la quarta edizione
della "Notte dei Musei", ideata nel 2005 dal Ministero della Cultura e della
Comunicazione francese a cui hanno aderito oltre duemila musei europei che sono
rimasti aperti fino alle 24.00 per accogliere appassionati e curiosi. Iniziativa
intrigante e originale che ha idealmente unito i visitatori di tutta Europa nella visita
notturna ai loro musei depositari della cultura. È stata così proposta a Castelvecchio,
presso il Museo di Casa Pascoli, promossa dai Comuni di Barga e di Coreglia
Antelminelli la "Serata a Casa Pascoli", evento che ha avuto inizio nelle prime ore
della notte, nella cornice di una stupenda serata stellata che sembrava estiva. I
partecipanti hanno intrapreso la visita guidata accompagnati e avvolti dalla voce
recitante di Piero Nannini che ha declamato alcune poesie, note e meno note, di
Giovanni Pascoli accompagnate e impreziosite dalle musiche della valente violinista
Giulia Panchieri. I visitatori, avvolti dalle note e dalla voce recitante, intercalata dalle
notizie e dalle descrizioni della guida, hanno attraversato tutta la casa del grande

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

poeta in un percorso reale e poetico che li ha condotti attraverso anche le vie della
memoria nelle stanze e nella vita del Pascoli. Una serata indimenticabile per i
partecipanti, e da non perdere nelle sue future edizioni.

NOTTE DE MUSEI - PALAZZO BOCCELLA

Lucca – Dopo la splendida notte al museo di Casa Pascoli, si sono aperte le porte,
all'imbrunire, del Palazzo Boccella, davanti allo Stellario. Sulla scalinata d'ingresso
sostavano numerosi giovani che chiacchieravano col calice in mano e, i più refrattari,
con la sigaretta alle labbra. L'evento era da non perdere, i lavori del Gruppo Origine e
la mostra al gruppo dedicata all'interno del Palazzo. Le opere disposte sui tre piani, i
bagni affrescati a sorpresa, un via vai di gente, di lucchesi e stranieri, accomunati
dall'amore per l'arte e per il bello. Abiti eleganti e pantaloncini casual, così i lucchesi
sono accorsi in massa al al richiamo dell'arte in una magica notte che sembrava
estiva. Balla, Ballocco, Burri, Capogrossi, Colla, Dorazio, Perilli, Prampolini, Matta,
Afro, Accardi, Kandinsky, Mondrian, Vedova, Rotella, Hartung... tutti erano pronti,
nelle splendide sale, a farsi ammirare e ad accogliere i visitatori notturni. Una
autentica meraviglia, questi musei lucchesi, aperti nelle serate d'estate!

BARGA PROVE D'ELEZIONE

Barga – Che i Liberi di Oriano Bartolomei fossero esili, è un aspetto che in molti
hanno sostenuto fin dall'inizio dell'avventura elettorale. Una lista caratterizzata più
per le assenze che per le presenze, assenze che, come vedremo, si vanno colmando in
corso d'opera. Così come è stato scritto che gli scontri tra i David e i Golia hanno
spesso riservato sorprese. C'è da registrare che di punti questa lista nell'ultima
settimana ne ha recuperati parecchi. La presenza dei big locali del centrodestra, dalla
Lega all'UDC passando per La Destra, l'hanno rafforzata e legittimata. Alla
“consacrazione” avvenuta a Fornaci con l'imprimatur dell'on. Migliori era presente
tra il pubblico, l'attuale vicesindaco Carla Andreozzi, da tempo in rotta di collisione
col centrosinistra locale. Tutti punti questi, conquistati in un momento temporale, nel
quale, come giusto, non si possono eseguire sondaggi d'opinione, ma si può
comunque tastare il polso dell'elettorato per valutarne il gradimento. Un gradimento
che nel nostro caso, partito da percentuali veramente basse, è oggi in continua ascesa.
Mentre sulla lista civetta, niente proprio niente, vien voglia di dire.

LECTIO MAGISTRALIS SU MARIO PANNUNZIO

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Lucca – Vittorio Baccelli, Presidente della “Cesare Viviani” ha tenuto una Lectio
Magistralis su la figura del giornalista Mario Pannunzio nelle sale della Casermetta
Santa Maria. Ha ricordato come queste sale videro la presenza di Arrigo Benedetti,
così come è testimoniato da una lapide lì affissa; ha ricordato inoltre come la Viviani
si ponga nella lettura della cultura e della letteratura in una posizione liberale, e infine
ha ricordato il suo essere radicale. Tutto questo, ha sostenuto, legittima la lectio
magistralis su Pannunzio: il luogo, l'associazione promotrice, l'oratore. Ha tracciato
una biografia di Pannunzio dalla nascita avvenuta a Lucca nel 1910 alla morte in
Roma nel 1968. Ha ricordato la fondazione da parte del grande giornalista del
rotocalco “Oggi” nel 1933, e de “La Corrente” con Moravia nel '34. Ha poi
sottolineato il suo contributo alla nascita di “Risorgimento Liberale” e quando nel '49
fondò “Il Mondo”. Un cenno alle avventure editoriali con Arrigo Benedetti
nell'Europeo e nell'Espresso. Lo ha ricordato anche tra i fondatori del Partito Liberale
nel '44 e del Partito Radicale nel '55.
Ma la figura autentica di Pannunzio – secondo Baccelli – emerge da una lettera al
Corriere della Sera di un lettore rivolta ad Indro Montanelli, nella quale chiede se
Pannunzio sia stato il suo vero maestro; Indro Montanelli, così risponde:
“Caro Baldo, No, di Pannunzio non posso dire che sia stato mio maestro anche per
motivi anagrafici. Nati lo stesso anno, insieme abbiamo fatto le prime armi alla stessa
scuola, quella di Longanesi; e anche quando le nostre strade un po' si divaricarono, la
nostra amicizia rimase fraterna. A differenza di me, che ho fatto parte dei GUF e a
vent'anni credevo nel fascismo, Pannunzio (caso quasi unico nella nostra
generazione) fin da ragazzo ne rifiuto' la tessera, e quando nel '37 gli dissi che anch'io
l'avevo ripudiata, ne fu felice. Il 10 giugno del '40 eravamo insieme in piazza Venezia
ad ascoltare il Duce che, fra le generali acclamazioni, annunziava il nostro intervento
in guerra. Sfollando, lui mi fece, cupamente: "Siamo due vigliacchi. Se quando quel
ciarlatano scandiva "un'ora solenne batte sul quadrante della storia" gli facevamo una
pernacchia, gli buttavamo all'aria tutto l'effetto". "Si' - dissi -, ma di noi non restava
nemmeno un'unghia". "Appunto per questo siamo due vigliacchi", concluse lui.
Subito dopo la guerra, fondatore e direttore del Mondo, Pannunzio milito' nella
Sinistra liberale con un entusiasmo che io non riuscivo a condividere. Ma forse,
parlando di entusiasmo, uso un termine sbagliato: Pannunzio era un uomo distaccato
anche dalle proprie passioni. E per questo fu un grande direttore che scrisse poco (con
la penna in mano era di una pigrizia leggendaria), ma fece scrivere circondandosi dei
migliori cervelli in circolazione, molti scoprendone lui, e a tutti imponendo la sua
misura e il suo impeccabile gusto. Era disperatamente privo di ambizioni. Afeltra ed
io facemmo il diavolo a quattro per portarlo alla direzione del Corriere: non volle
saperne. E nemmeno accetto' di collaborare con saggi di letteratura nei quali il gusto
e la misura, oltre alla cultura, rifulgevano come gemme. Gli ultimi suoi anni (mori'
che aveva da poco superato la cinquantina) furono malinconici: aveva visto crollare
tutte le sue illusioni, e viveva appartato come ai tempi del fascismo. Aveva litigato

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anche con Longanesi, e se c'è' una cosa di cui vado fiero e' di essere riuscito a
rappacificarli (erano entrambi di un'ostinazione pari soltanto all'orgoglio) pochi
giorni prima che Longanesi improvvisamente morisse. Di suo, Pannunzio non ha
lasciato quasi nulla. Ma, come Longanesi, ha lasciato moltissimo nei suoi
collaboratori, parecchi dei quali gli debbono tutto, a cominciare da una cristallina
onesta' intellettuale. Il meglio di una intera generazione di giornalisti si e' formato alla
scuola di Pannunzio e sul suo esempio. E tuttavia siamo in pochi a ricordarci di lui.
Ma questo, Pannunzio lo aveva sempre previsto.”

BARTOLOMEI INCONTRA I COMMERCIANTI

Barga – Organizzato dal CIPAF di Fornaci si è tenuto l'incontro tra i commercianti e


il candidato a Sindaco Oriano Bartolomei di Spazio Libero. Nel teatrino del Ceser
molte sono state le domande rivolte al candidato riguardanti sia il futuro
commerciale di Fornaci che la viabilità. Interrogato anche sulla cultura e sul futuro
utilizzo della scuola elementare, il candidato è sembrato in sintonia con le richieste
del commercio. Per Fornaci prevede una migliore viabilità, una maggiore attenzione
alle manifestazioni che con un fitto calendario i commercianti attuano, si è detto
favorevole a mantenere pubblico l'uso della scuola e sollecitato sull'Ospedale Unico
della Valle, ha definito l'ipotesi un'occasione persa, perché la Regione Toscana,
almeno al momento, non ha la volontà d'intervenire in questo senso. Così, come la
Versilia Modena, è oggi un'ipotesi accantonata. Non ha escluso comunque l'impegno
per collegamenti stradali verso il mare e il modenese, capaci di togliere la Valle
dall'isolamento.

L'ANTICASTA

Lucca – Mercoledì 27 maggio alle ore 17, a cura dell'associazione “Cesare Viviani”,
con il patrocinio del Comune di Lucca, per il ciclo “al bridge con l'Autore”, sarà
presentato il libro “L'anticasta – L'Italia che funziona” di Marco Boschini e Michele
Dotti con contributi di Alex Zanottelli, Francesco Gesualdi, Franca Rame, Jacopo Fo,
Maurizio Pallante, Andrea Segrè, Edoardo Salzano e Alessio Ciacci. Un libro
sicuramente di parte dedicato a quanti sognano ancora di cambiare il Paese, piuttosto
che di cambiare Paese. Libro con video-inchiesta. Secondo gli autori la denuncia
coraggiosa della Casta, che aveva alimentato grandi speranze di cambiamento, ha
finito per generare, nel lungo termine, un diffuso senso di impotenza, una profonda
disillusione e un conseguente distacco dalla politica.
Proprio questo, paradossalmente, avrebbe consentito alla Casta di conservare
indisturbata e addirittura di aumentare i propri privilegi e gli sprechi! La strategia
comunicativa seguita dalla Casta per ora pare premiarla: quella di dipingere

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mediaticamente l’intera Italia come un paese malato che condivide a tutti i livelli i
vizi e le carenze dei propri rappresentanti politici, i quali sono così apparsi
essenzialmente “rappresentativi” del popolo. Passa quindi l’idea del “fanno tutti
così”, di corruzione e furbizia come sistemi dominanti e vincenti a tutti i livelli; in
questo modo il degrado dai vertici discende a pioggia e si diffonde anche alla base,
abbattendo il livello di moralità della società e creando cinismo e disperazione.
Secondo il testo, tuttavia esiste anche un’altra Italia, fatta di tante persone oneste, non
solo nella società civile, ma anche all’interno delle istituzioni locali, che si battono
ogni giorno per un paese migliore, nonostante tutto, e che stanno già dimostrando con
i fatti che le alternative concrete esistono. Ma questa Italia troppo spesso è invisibile e
non trova spazio nei mass-media. Il libro nasce per raccontare in maniera chiara,
diffusa e replicabile questa “Italia che funziona”, a tutti i livelli. Un modo efficace per
delegittimare alle fondamenta la Casta, mostrando nitidamente quanto essa sia
autoreferenziale e non rappresenti affatto la nazione, né il suo livello di moralità, ma
solo e semplicemente i propri interessi personali. Accanto al libro, il dvd con il video-
inchiesta “Viaggio nell’Italia dei Comuni a 5 stelle”, con interviste a Dario Fo, Beppe
Grillo, Marco Boschini, vari cittadini e buoni amministratori, realtà straordinarie dal
punto di vista del risparmio energetico ed economico, della mobilità sostenibile, della
produzione di energia da fonti rinnovabili, della gestione dei rifiuti, dell’acqua e del
territorio.. Afferma Marco Boschini, curatore del libro e coordinatore
dell’Associazione dei Comuni Virtuosi : “Il cambiamento, ancora una volta nella
storia, non può che partire dal basso. Quello che segue è un viaggio nell’Italia dei
Comuni a cinque stelle, una corsa a tappe per dimostrare che non è vero che tutto va
peggio, che la politica è tutta da buttare, che non esistono buoni esempi da imitare. Il
consiglio che diamo agli amministratori locali, così come ai cittadini di quelle
comunità che raggiungiamo con le nostre conferenze, è l’esatto contrario di quanto ci
diceva la maestra a scuola, sorprendendoci a sbirciare il foglio del nostro vicino
durante il compito in classe: copiate!” All'incontro nella sarà presente il coautore
Alessio Ciacci.

NO ALL'USO IMPROPRIO DEGLI AUTOVELOX

Capannori – Purtroppo la velocità sulle strade del capannorese è la causa principale di


un infinito numero di incidenti stradali. Occorre pertanto mettere in atto dei veri
strumenti di dissuasione, per invertire questa tendenza che ha causato e seguita a
causare morti e feriti. Per questo la politica di repressione portata avanti fino ad oggi
non è servita a niente, se non a rimpinguare le casse dell'Ente. La Suprema Corte di
Cassazione, con la sentenza n.11131, ha posto la parola fine ai reiterati abusi dei
Comuni, che hanno disinvoltamente utilizzato gli autovelox negli ultimi cinque-sei
anni, come strumenti di pronta cassa per ripianare i bilanci, e non come strumenti di
prevenzione previsti dal Codice della Strada. Gli autovelox devono essere segnalati

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agli automobilisti con chiarezza e in anticipo almeno 400 metri prima dal punto della
loro collocazione, altrimenti possono venire sequestrati dall'autorità giudiziaria e i
titolari della società di rilevamento rischiano l'incriminazione per truffa.
Gli autovelox devono dunque essere ben in vista e segnalati: la loro presenza è il vero
motivo della dissuasione. Prevenire è meglio che reprimere. Inoltre le pattuglie
devono fermare il trasgressore e notificargli la violazione. Auspico pattuglie miste,
ben visibili, composte dai vari organi di polizia impegnate nei posti strategici, anche
in ore notturne, nell'opera di dissuasione dell'uso della velocità pericolosa, così come
già avviene in molte città.

THE PICTURE OF DORIAN GRAY


una nuova traduzione dell'ormai noto scrittore lucchese Marco Vignolo Gargini, Vice
Presidente della "Cesare Viviani".
A distanza di oltre un secolo dalla sua pubblicazione (1890), "The Picture of Dorian
Gray" di Oscar Wilde è ormai considerato un classico della letteratura mondiale, le
sue edizioni hanno raggiunto un numero incalcolabile, il pubblico dei lettori è sempre
in costante crescita, soprattutto tra i giovani. Quest'anno, a novembre, dovrebbe
uscire la nuova trasposizione cinematografica del romanzo di Wilde, ancora in
lavorazione, con un cast hollywoodiano e un'atmosfera d'ispirazione gotica, e si
prevede che sarà uno dei film più visti della nuova stagione.
Nel frattempo, si è appena resa disponibile una nuova versione italiana di "The
Picture of Dorian Gray", a cura di Marco Vignolo Gargini, traduttore di molte altre
opere di Wilde (Salomè, La decadenza della menzogna, Il critico come artista,
L'Anima dell'Uomo sotto il Socialismo, Penna, matita e veleno, La verità delle
maschere) e studioso acclarato dello scrittore irlandese. Di due anni fa il saggio di
Vignolo Gargini "Oscar Wilde Il critico artista", pubblicato dalla Prospettiva Editrice
di Civitavecchia, che è stato apprezzato con ottime recensioni per la sua chiarezza
espositiva e completezza sul piano storico-critico.
Questa nuova versione di Marco Vignolo Gargini de "Il ritratto di Dorian Gray" nasce
quindi dalla penna di un vero Wildologo, mi si passi il termine, nonché scrittore in
prosa, che alle pagine dell'artista di Dublino ha saputo dare un tocco personale
rispettando l'originale con grande scrupolo. L'apparato delle note è anch'esso molto
curato, con riferimenti puntuali e precisi degni di un lavoro filologico d'alto livello.
Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, con la traduzione di Marco Vignolo Gargini,
è disponibile sul web in formato elettronico e cartaceo alla pagina
http://stores.lulu.com/baccelli1.
La Tesseratto Editore, nuovissima casa editrice, con questo testo è alla sua seconda
uscita, il primo è stato, circa un mese fa "Il bimbo nero" anch'esso di autore lucchese
della Viviani, Martino De Vita.

OMAGGIO A RAFFAELLO BELLI DECANO DEI POETI DIALETTALI

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LUCCHESI

Lucca – Presso la Casermetta Santa Maria delle Mura Urbane è stato presentato il
libro di poesie di Raffaello Belli che l’associazione Cesare Viviani ha editato proprio
per omaggiare il decano del dialetto lucchese. L’idea di preparare un libro che
raccogliesse un buon numero di poesie del Belli, venne quando circa un anno fa, alla
Biblioteca Comunale di Porcari durante un incontro poetico proprio con questo
Autore alcuni poeti della Viviani intrapresero un colloquio pubblico con lui. Dalla
discussione che emerse, venne fuori che pur avendo il Belli scritto nella sua vita
alcune migliaia di poesie, sia in lingua che in dialetto lucchese, mai aveva avuto la
soddisfazione di vederle raccolte in un libro. Aveva vinto numerosi premi e concorsi,
aveva visto le sue poesie pubblicate su riviste, su quotidiani, su quaderni, su
antologie, ma un libro tutto suo, mai. E così l’associazione “Cesare Viviani”, alla
quale il Belli ha aderito fin dalla sua nascita, ha deciso di fargli dono di questo libro,
che ha preso il titolo “Una vita in poesia”. Curatore è stato Vittorio Baccelli che è
stato coadiuvato da Bartolomeo Di Monaco, da Gavorchio, da Marco Vignolo
Gargini e da Mario Pellegrini nella ricerca e nella selezione delle opere.
“Una vita in poesia” di Raffaello Belli, con introduzioni di Vittorio Baccelli,
Gavorchio, Gian Luigi Benedetti e Bartolomeo Di Monaco, contiene oltre 70 poesie
ed è acquistabile presso la www.lulu.com.
Durante la presentazione sono state donate all’autore, visibilmente commosso, alcune
copie dell’Antologia mentre le letture sono state eseguite da Mario Pellegrini e Marco
Vignolo Gargini. Grandi applausi all’autore che ha voluto donare al pubblico presente
aforismi e barzellette tratti dal suo repertorio quasi infinito. Un omaggio ad un poeta
lucchese che non solo la Viviani, ma l’intera cittadinanza ha voluto fare.

“LA COLLEZIONE” DI GIAMPIERO MUGHINI ALLA VIVIANI

Lucca - L'ultimo libro di Giampiero Mughini descrive molti aspetti della cultura
italiana del '900 che già abbiamo udito più volte trattare negli incontri della
“Viviani”. - La lettura individuale della letteratura di questo periodo segue lo stesso
percorso collettivo della “Viviani”: per questo abbiamo sentito la necessita di
presentarlo in un nostro evento – così ci hanno dichiarato i responsabili
dell'Associazione. Vista attraverso le sue vicende editoriali, la storia del '900 italiano
narra d'ingegni imprenditoriali che hanno saputo costruire dal nulla grandi industrie,
Mondadori, Rizzoli, ma rivela anche tutta una serie di errori, sviste, carognate e
taccagnerie. Dal colpo di genio della prima edizione mondiale del “Dottor Zivago”,
come d'altronde “Il Gattopardo”, targato Feltrinelli, alla sordida paura d'investire un
cent in libri che avrebbero poi fatta migliore la nostra letteratura. Parliamo di Svevo,
Campana, Palazzeschi, Moravia, Montale... e se poi vogliamo vedere la storia d'Italia
attraverso gli intellettuali, emerge una folla d'antitaliani: Papini, Prezzolini,

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Malaparte, Longanesi. Queste sono le impressioni che provengono da un cacciatore


di libri, un “bibliofolle” alla maniera di Martin Mystere, che è visto nel suo furore
accumulativo. L'idea del libro presentato alla “Viviani” è semplice, far parlare la
propria collezione inseguendo le vicende editoriali e personali degli stessi autori. Un
libro sui libri che è divenuto un romanzo sulla letteratura scaturita da quei libri. Il
nostro è un paese che ha da sempre maltrattato i suoi autori, né cangia stile, e li ha
sempre buttati allo sbaraglio. L'esempio di Campana è qualcosa di ancor più
emblematico e Mughini gli dedica uno dei capitoli più belli del testo. Oggi una prima
edizione dei Canti Orfici costa migliaia di euro e, mentre Campana compassionava i
suoi giorni in un manicomio, nessuno avrebbe sborsato un cent per la sua Opera.
Anzi, ci si permetteva di smarrire il manoscritto (unico) e la distrazione fu da
attribuirsi ad Ardengo Soffici nel 1913. Cronologicamente la collezione parte dal
Futurismo per giungere ai giorni nostri e l'autore non si stanca di sottolineare
“l'egemonia culturale dell'italo comunismo della sinistra” nefasta nel nostro percorso
letterario. Insiste con l'egemonia del PCI nei confronti della cultura italica. Un '900
affollato di geni, più o meno incompresi, di voltagabbana, approfittatori, poeti
disarmati, artisti visionari, è insomma un rutilante caravanserraglio, la nostra cultura
e, specificamente la sua editoria, e Mughini vuol certificare l'esistenza di valenti
personaggi che solo gli addetti ai lavori conoscono, e non tutti: Ettore Serra, Renato
Poggioli, Franco Antonicelli, Aldo Buzzi, Antonio Delfini, Bruno Munari, Giorgio
Manganelli. Di Manganelli alla “Viviani” se ne è parlato spesso sopratutto per
“Letteratura come menzogna”, su Delfini, l'autore si chiede se avrà mai venduto
almeno 1000 copie. Uno spasso e uno strazio questa lettura di Mughini ed è singolare
che a provare simili stati d'animo , sia un libro che parla di libri, un catalogo
ragionato e commentato. Un biblionauta, Mughini che giostra tra mulini a vento del
deserto culturale italiano del '900 e dell'oggi.

SARA TAIGHER
- luci (di) corpi – LookAtFestival 2009 Lucca –
Fino al 31 Maggio gli spazi post-industriali della Ex Manifattura Tabacchi sono la
sede della terza edizione del LookAtFestival, fresco e vitale appuntamento sempre
più radicato e importante per gli amanti - e per chi ne vuole sapere di più - dell’arte
contemporanea e, in particolare, del mondo delle video installazioni. L’arte
elettronica, ancora una volta, invade un luogo di lavoro ormai dismesso, realizzando
la magia della rinascita attraverso luci, colori, musiche e suoni, trasmutandone il
senso grazie a una combinazione alchemica che vede coinvolti il fascino di un luogo
che ha lasciato la propria vitalità nel passato e la prorompente urgenza dell’arte di
oggi. Le esperienze artistiche del contemporaneo si mescolano alle memorie
industriali, proponendo chiavi di lettura e possibili interpretazioni di una realtà spesso
troppo complessa, veloce e sfuggente. Otto i nomi degli artisti italiani che sono stati
coinvolti in questo progetto: Alessandro Amaducci, auroraMeccanica, Louis Bode,

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Cilema Reisen#, InFlux, Claudia Maina, SantiFantiFilm, Sara Taigher. Dalla video
scultura all’interattività, dal video ambiente all’installazione sonora, con uno sguardo
anche all’animazione e alla performance: otto installazioni che in modo diverso e
dialettico propongono una riflessione problematica che ha come oggetto il corpo. Se
già a partire dagli anni ’60-’70 performer e esponenti della body art mettevano al
centro delle produzioni artistiche il corpo come soggetto e referente dell’atto creativo,
misurando sulla propria pelle le tematiche del limite e della resistenza umana sia in
termini fisici che psicologici, gli artisti che LookAtFestival presenta in questa
edizione non rivolgono la videocamera verso se stessi, ma studiano il corpo come
fulcro centrale dell’esistenza dove entrano in rotta di collisione le pressioni esercitate
dalla realtà esterna e i meccanismi interiori di reazione e adattamento alle
problematiche sociali, alle dinamiche interiori. In un gioco di rimandi fatto di
presenze e assenze, lo spettatore incontrerà corpi mutevoli e perturbanti, si ritroverà
faccia a faccia col dolore intimo e fisico, verrà invitato a riflettere ancora una volta
sulle delicatissime questioni del testamento biologico, giocherà interattivamente con
gli effetti della crisi del consumismo, riscoprirà la carnalità della passione e del
desiderio, fluttuerà nel canto e nella danza di abiti erranti alla ricerca di un corpo da
contenere e ritroverà una dimensione immersiva e contemplativa avvolto da luci e
specchi. Come tasselli di un mosaico intercambiabile, le opere selezionate ci
raccontano storie che parlano di noi e del mondo che ruota intorno, della reciproca e
inevitabile influenza. Già visto, diranno i più smaliziati, ed è vero: è dagli anni '70
che assistiamo ad esperienze similari e, non solo in Biennale, pure youtube oggi
quotidianamente ce ne fornisce. Ma si stacca dagli altri l'istallazione di Sara Taigher
che richiama il costante e martellante accumulo d'informazioni e sofferenze a cui
l'essere umano è sottoposto e che, superata la soglia di tolleranza, esce fuori in un
urlo liberatorio: tutto quello che s'incamera vivendo nella quotidianità di un mondo
difficile viene esternato in uno sfogo inconsueto, in un esorcismo meccanico,
tecnologico, robotico. La grande stanza in penombra è sormontata dalla sfera sulla
quale il volto distorto riesce, dopo vari tentativi a lanciare l'urlo liberatorio, per poi ri-
iniziare quasi un moderno Sisifo racchiuso in una sfera che domina dall'alto le altre
istallazioni, quasi fossero messe a cornice di questa.

GRAZIA MARIA TORDI-RUSTICI

Sono ancora una volta a parlare di Grazia Maria Tordi-Rustici, che con successo
presentai l'anno passato a Lucca, Ghivizzano e a Bagni di Lucca. Prestigioso
riconoscimento letterario per l'autrice che nel convegno nazionale InterArt di Roma
del 13 giugno sarà uno degli artisti partecipanti e sarà presentata alle massime
autorità presenti dal presidente dell'associazione culturale InterArt Enzo Bogazzi. È
questo un autentico evento culturale che avrà inizio in Campidoglio con il concerto
della Banda dei Carabinieri in onore dei partecipanti, per proseguire con le massime

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autorità romane a Palazzo Brancaccio, seguiranno la consegna dei premi e delle


attestazioni. La Tordi-Rustici, poetessa saggista e narratrice, è una delle animatrici
dell'associazione lucchese “Cesare Viviani”, considerata un'artista completa, ha
ottenuto prestigiosi riconoscimenti in tutti e tre i generi letterari in cui si è cimentata.
Tradotta in varie lingue, presente in numerose antologie, anche scolastiche, è stata
candidata al Nobel per la letteratura nel 2007 e sempre in quell'anno ha ottenuto un
prestigioso premio alla carriera. Un suo inedito intervento uscirà a breve nella nuova
Antologia di Autori Lucchesi della Viviani, in corso di stampa.

PAGINE LIBERE

Lucca – È stato presentato nelle sale del Circolo del Bridge l'ultimo volume di
Vittorio Baccelli: Pagine Libere per i tipi di Tesseratto Editore. In 137 pagine sono
raccolti un centinaio d'articoli pubblicati dall'autore su varie testate giornalistiche, e
che in prevalenza hanno visto la luce sul Nuovo Corriere di Lucca a cavallo tra il
2008 e il 2009. Il sottotitolo dalla crisi all'aviaria, nasce dal primo articolo
pubblicato, che giustappunto è sulla crisi economica e dall'ultimo che riguarda
l'aviaria che si è manifestata, per ora fortunatamente in maniera non allarmante, con
la febbre suina. E proprio da quest'ultimo articolo scaturisce il disegno di copertina:
un porco con le ali! Dopo una trentina di libri di questo autore, che hanno spaziato
dalla letteratura fantastica ai saggi di genere, ma di un genere particolare che avvicina
personaggi reali al fantastico, come nel caso di Nikola Tesla, o personaggi forse
fantastici come John Titor, o creazioni mediatiche come Luther Blissett, è la volta di
un testo composto da veri e propri articoli di giornale. E anche nella tecnica
giornalistica, Baccelli mette quella padronanza di linguaggio che caratterizza i suoi
scritti. E questo, ci assicura l'autore, è solo il primo di una serie che conterrà i propri
futuri articoli pubblicati. Gli articoli spaziano dal politico al sindacale, dalla cronaca
all'opinione, fino a giungere alla vera e propria critica d'arte e letteraria. Il volume è
in vendita solo sul web ai portali Lulu e Amazon, le due più grandi librerie di
internet.

SULLA SCHIAVITU' E SULLA DEMOCRAZIA

Il razzismo moderno, la schiavitù americana e la successiva segregazione


razziale, il neocolonialismo, l’eugenetica e il mito della superiorità ariana non
sono incidenti della storia o il frutto della follia, ma la naturale conseguenza
dell’applicazione di talune dottrine filosofiche, maturate all’interno del pensiero
illuminista che, a partire dal XVII secolo, si imposero in tutta Europa e da qui al
nuovo mondo. Senza il sostegno dei filosofi e dei ricercatori illuministi

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difficilmente sarebbero state accettate la schiavitù americana, il genocidio dei


pellirosse, la sottomissione delle popolazioni africane e la ripresa della
persecuzione ebraica ad opera del regime hitleriano. Voltaire, comunemente
definito come il padre della democrazia, era azionista di una delle maggiori
compagnie atlantiche specializzate nella tratta dei neri. Neri che, secondo
l’anatomista inglese Edward Tyson, rappresentavano l’anello di congiunzione tra
la scimmia antropomorfa e l’uomo. Cesare Lombroso, padre dell’Antropologia
Criminale e strenuo assertore del Darwinismo Sociale, nel 1876 pubblicò
“L'uomo delinquente”, saggio in cui affermava che i criminali portano in sé tratti
anti-sociali dalla nascita, per via ereditaria e che i loro caratteri degenerativi, che
li differenziano dall’uomo normale e socialmente inserito, sono manifesti nella
loro struttura fisica. Fu di conseguenza un convinto sostenitore della pena di
morte per i criminali e dell’eugenetica per i disadattati al fine di bloccarne la
discendenza. L’aspetto singolare è che il Lombroso, che oggi non esiteremmo a
definire razzista, nasce da una facoltosa famiglia ebraica a conferma di come la
sua convinzione scientifico-razzista fosse talmente forte da fargli dimenticare la
sua origine. In epoca illuminista sorsero addirittura nuove scienze a sostegno del
razzismo biologico come la frenologia e la fisiognomica tese a dimostrare lo
stretto legame tra l’aspetto fisico, ed in particolare la struttura del cranio e
l’angolo facciale, e le qualità psichiche e la personalità dell’individuo. La
bellezza ariana era, infatti considerata sinonimo di forza spirituale e potenza
generatrice. Che poi si confondessero i tratti nordici con quelli ariani, questo è
un altro discorso. Un capitolo a parte riguarda lo schiavismo considerato dagli
alfieri dell’illuminismo come un’impresa salutare, che acquisiva un ruolo
civilizzatore nella storia dell’Africa: la tratta avrebbe allontanato dal Continente
nero dei pagani primitivi e ignoranti per inserirli in un Occidente progredito e
per di più cristiano. Anche il neo colonialismo fu visto positivamente in quanto
avrebbe portato in quelle terre l’influenza civilizzatrice degli occidentali. La
tratta degli schiavi raggiunse in America i massimi livelli nel 1750 con oltre 800
mila “importazioni”. Nei primi anni del secolo successivo l’America, vietò
questa pratica, ma lo fece in maniera truffaldina e senza mettere in discussione il
principio razzista, infatti, aggirò l'ostacolo adottando una politica a favore della
natalità dei neri presenti sul suolo americano. Così da importatori di schiavi
l'America si trasformò improvvisamente in un paese di "allevatori di schiavi". I
figli degli schiavi, infatti, mantenevano tale condizione. La schiavitù in America
fu definitivamente abolita solo nel 1865 con il 13° emendamento, ma non la
segregazione razziale che rimase in vigore fino ai primi anni sessanta.
Interessante notare che negli stessi anni in cui la schiavitù veniva abolita lo
sterminio delle popolazioni pellirosse veniva invece intensificato e avallato a
dimostrazione di come le teorie della supremazia della razza bianca provenienti
dal vecchio continente si fossero ben radicate nella cultura americana. La

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schiavitù dei neri era praticata e tollerata anche nei secoli precedenti, ma è con
l’affermarsi delle teorie illuministe che gli viene dato un supporto scientifico ed
una spinta morale. In Europa, durante e dopo la fine del regime hitleriano, la
selezione eugenetica fu accolta e praticata per lungo tempo. La Svezia, ad
esempio, negli anni trenta inviò in Germania una delegazione del suo Parlamento
per studiare la legislazione razziale tedesca e, insieme a Norvegia e Danimarca,
attuò una politica eugenetica che portò tra il 1934 e il 1976 alla sterilizzazione
coatta di oltre 106.000 persone, in prevalenza donne - disadattate, con problemi
psichici o zingare - ritenute geneticamente pericolose per la purezza della razza
(Gianni Moriani “ Il secolo dell’odio” ed. Marsilio Padova, 1999). Tralasciamo il
caso dei Paesi segregazionisti come la Rhodesia ed il Sudafrica la cui politica di
separazione e sfruttamento degli indigeni fu attuata dai colonizzatori europei in
virtù del mandato morale derivante dalle teorie illuministe. Si può obiettare che
fu grazie all’illuminismo e al mito della “Dea Ragione” che è nata la democrazia
dei partiti. È vero, ma è altrettanto vero che fu battezzata nel sangue della
rivoluzione francese, fra teste mozzate, massacri di cristiani in Vandea e terrore
giacobino. Nulla da invidiare alle peggiori dittature del secolo scorso. In
conclusione: Rosemberg, il teorico nazista della superiorità ariana, è stato
giustamente condannato dalla storia, ma non i suoi illuminati maestri. Hitler per
la persecuzione ebraica e Mussolini per le leggi razziali (più propagandate che
attuate e, sopratutto pretese dall'ingombrante alleato) sono stati anch’essi
giudicati dalla storia, ma non l’America per aver massacrato 10 milioni di
pellirosse e per aver ridotto in schiavitù 14 milioni di neri. Anche se, a onor del
vero l'America condusse una guerra civile per la liberazione degli schiavi. E
forse per concludere, sarebbe bene ricordare che la democrazia è la miglior
forma di governo esistente e che val la pena di esportarla in tutti i modi in tutto il
mondo, ma non dobbiamo mai dimenticare che la democrazia moderna nacque
con una grave peccato originale: due bombe atomiche su due città.

BARTOLOMEI A PONTE ALL'ANIA

Ponte all'Ania – Vivace incontro quello del candidato sindaco Oriano Bartolomei
della lista Spazio Libero, con la popolazione di Ponte all'Ania. Bartolomei dopo
aver illustrato il proprio programma è stato letteralmente sommerso dalle domande
dei cittadini che hanno spaziato dalla viabilità ai depuratori mal funzionanti, dal
futuro del commercio alla sanità. Un capitolo a parte per quanto riguarda i
marciapiedi, irrazionali e pericolosi per i disabili nel centro e del tutto assenti nel
collegamento tra Fornaci e Ponte all'Ania. Eppure questa carenza da anni viene
sollevata anche sulla stampa e basta passare da questo tratto a qualsiasi ora del
giorno e della notte per vedere sempre alcune persone che a piedi o in bici

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percorrono questo tratto privo di protezioni e a loro rischio e pericolo. Ne sono


mancate le critiche all'amministrazione uscente riguardanti il ponte di Fornaci e il
rischio idraulico di alcune abitazioni. Il candidato ha poi presentato i componenti la
lista, uno ad uno, cominciando dal candidato locale Luca Mastronaldi. Il prossimo
appuntamento di Oriano Bartolomei con gli elettori è previsto per il 3 giugno
presso il bar Capretz di Barga alle ore 21.00. Anche questa riunione si terrà al fine
di recepire richieste e problematiche inerenti al territorio con particolare riguardo al
programma elettorale e l’incentivazione economiche di tutte le attività commerciali
e artigianali. Sarà rivolta particolare attenzione alle problematiche sociali.

TEODORO BONTEMPO A CAPANNORI

Capannori – Affollata la sala riunioni del Comune di Capannori per l'incontro che
l'on. Teodoro Bontempo ha tenuto, accompagnato dal candidato sindaco Lorenzo
Matteucci. Bontempo ha spiegato i motivi del sostegno de La Destra al candidato
sindaco e ha voluto sottolineare come la precisa collocazione politica della sua lista
sia indispensabile alle politiche delle coalizioni di centrodestra per segnare un
punto fisso sull'identità storica dello schieramento. Tra il pubblico erano presenti
molti dei candidati del centrodestra capannorese, non solo de La Destra ma anche
degli altri schieramenti alleati, perché l'oratoria di Bontempo è frizzante e
coinvolgente. Durante il partecipato incontro Matteucci ha voluto rimarcare la
coesione delle varie liste che compongono il suo schieramento, coesione e armonia
che fanno ben pensare ad una futura omogenea compagine di governo capace di
risollevare le sorti del Comune dopo la parentesi dell'amministrazione di sinistra.

AGITARE BENE PRIMA DELL'USO


(forse il bugiardino dovrebbe essere più esplicativo)
Vari post pubblicati qui sulla Voce riescono in parte a rendermi dubbioso. Ho
scoperto questo portale attraverso la sua newsletter e mi sono registrato al blog con
il nickname baccelli1 e ho iniziato a postare ciò che mi veniva in mente di
scrivere, come già facevo sul mio forum. Poi ho cominciato a leggere delle
avvertenze: rispettare la netiquette e non scrivere in maiuscolo, che equivale ad
urlare: pienamente d'accordo. Trattare ogni argomento con educazione e rispetto:
ottimo! Ma poi è apparso che i giornalisti non devono essere votati. Perché? E per
chi suona la campana? Ognuno ha il diritto di esser eletto, sia giornalista o sia
velina. A parte che la cosa personalmente non mi riguarda, perché anche se scrivo
da una vita anche sui giornali, non sono né giornalista, né pubblicista: il mio esser
radicale mi porta al rifiuto di ogni ordine, compreso quello dei giornalisti. Se si
riportano frasi o articoli di altra testata, deve esser citata la fonte: lapalissiano. Poi

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le notizie, quelle no, non devono essere riportate: perché? Che vuol dire? Ogni
intervento ha alla base una notizia, altrimenti sono tutti svolazzanti sopra la terra.
Insomma tutte queste norme mi stanno facendo finire in uno stato confusionale.
Anche questo intervento riprende delle notizie e ci lavora sopra. Se no, che faccio?
Pubblico solo racconti fantastici? Ne ho scritto più di 300 e sono piuttosto bravino
in questi, ma questo mi sembra uno spazio libero ove , come in un blog, poter
postare di tutto, dal diario alla dissertazione alla notizia, ovviamente nel pieno
rispetto degli altri, non raccontando balle troppo grosse, senza far spam per
qualcosa o per qualcuno, il tutto per socializzare, divertendoci a scrivere e a
leggere le nostre idee, i nostri fatti, le nostre aspirazioni, le nostre passioni
(politiche, sportive, musicali, artistiche, sindacali, religiose, sessuali,
ambientaliste...) e le nostre diversità. Confrontando sopratutto con tolleranza le
nostre diversità. Tutto questo mi sembra importante: o mi sono sbagliato?

A POCHE ORE DAL VOTO


Lucca - Di notizie se ne sono accavallate parecchie in queste ultime ore. Notizie
scontate e notizie che hanno destato stupore. Per il principio di indeterminazione
di Heisenberg un battito d'ali d'una farfalla in Brasile può provocare un tornado in
Texas, ma veniamo a noi. Il ministro Brunetta con la sua presenza a Capannori a
sostegno di Matteucci, ha provocato una protesta di CGIL, CISL e UIL che hanno
manifestato, contro chi? Si sono chiesti in molti: contro il ministro o a sostegno del
candidato a sindaco delle sinistre di Capannori? La triplice quando si schiera unita
è sempre contro il centrodestra, hanno affermato altri. Ma l'UGL non c'era, anzi
molti sindacalisti di questa sigla erano ad applaudire Brunetta. Si dice che questo
ministro sia il più amato dagli italiani, forse è un'esagerazione, ma c'è molto di
vero. La sua crociata per rendere produttivo ed efficiente il pubblico impiego è
condivisa dalla stragrande maggioranza. E pure io, come sindacalista UGL
condivido questa impostazione, anche se, nella pratica occorre contrattare due
cose: 1) trovare il modo di non punire chi veramente è costretto a far assenza per
malattia, 2) favorire l'uso di un internet con software libero. E su questo punto già
più volte mi sono espresso contrastando quegli Enti che praticano restrizioni all'uso
da parte del dipendente. E ad Altopascio, sempre Brunetta ha dato il via alle
emoticon, le faccine del web, per testare il gradimento da parte degli utenti, dei
dipendenti. Ottimo, sono pienamente d'accordo, ma propongo al ministro di usare
anche le emoticon per tastare il gradimento degli amministratori da parte dei
sudditi, pardon m'è scappata, da parte degli amministrati. Altra notizia è quella
dell'abbandono di Brancoli e del conseguente rientro di Fazzi in consiglio
comunale a Lucca. E questa è una non-notizia, Fazzi, nel bene e nel male ha già
dato tutto quello che poteva come Sindaco, adesso è solo un consigliere in più,
sganciato dai partiti, ininfluente per le maggioranze e le opposizioni. Altro battito

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d'ali è rappresentato dalla nomina della Bertolucci nella commissione per gli
animali: questa voleva addirittura fucilare i piccioni: la sua presenza mi pare
eccessiva. Passiamo oltre e vediamo il traffico in città che solleva sempre opinioni
contrastanti: chiusura di San Frediano, e qui tutti d'accordo; varchi telematici
rimandati a chissà quando con ire di alcune associazioni e plauso di chi crede che
questi varchi segnino un punto in più per il declino del centro; via i SUV dalla
città, solo proposta rilanciata per ora, e per ultimo arriva la Baudone che chiede
che la zona a traffico limitato a certe ore sia sospesa per ridar linfa alla città. E
anche sul fronte dei casinò le notizie (contrastanti) s'accavallano: mentre il sindaco
di Bagni di Lucca, forte del fatto che la sua è stata la prima casa da gioco in Italia
si prepara materialmente all'apertura, il neo ministro Brambilla si sbilancia per
Viareggio e Montecatini morde il freno e tenta un rilancio. Queste le notizie, i
battiti d'ala, a livello locale, perché a livello nazionale brilla il gossip, e adesso,
terminata la ricreazione... al voto!!!
QUALCUNO ERA COMUNISTA
Lucca – Mercoledì 10 giugno alle ore 17 presso la Casermetta Santa Maria delle
Mura Urbane, per il ciclo “al bridge con l'Autore” organizzato dalla “Cesare
Viviani” con il patrocinio del Comune di Lucca, vi sarà un ospite d'eccezione che
presenterà il suo ultimo libro in questo evento che è sicuramente il più importante
di quest'anno per la Viviani. Luca Telese, noto giornalista e scrittore, presenterà il
suo ultimo libro, uscito lo scorso 29 maggio per i tipi della Sperling & Kupfer, dal
titolo "Qualcuno era comunista - Dalla caduta del Muro alla fine del PCI: come i
comunisti italiano sono diventati ex e post" con un titolo preso a prestito da Gaber
(Sperling & Kupfer, 22€). Dicevano, in quell'indimenticabile 1989, che cambiare
tutto, a partire dal nome, era l'unico modo per salvare la sinistra. Alla Bolognina
andò in scena "la Svolta": lo psicodramma della morte del PCI, con la sua trama
gialla, i suoi primattori, e comparse e il deus ex machina. Sembrava il delitto
perfetto: si sarebbe invece rivelato un suicidio strategico. Vent'anni dopo la stessa
compagnia di attori mette in scena un nuovo spettacolo: è la nascita del PD, l'alba
di una nuova sconfitta per l'eterna tribù degli ex e dei post comunisti. Nove
novembre 1989: crolla il Muro di Berlino, finisce un mondo. Pochi giorni dopo, il
segretario del PCI Achille Occhetto pronuncia, davanti ai partigiani della
Bolognina, parole destinate a cambiare per sempre la politica italiana. È l'atto
iniziale della fine del più importante partito comunista d'Occidente. Nei quindici
mesi successivi, fino al congresso conclusivo di Rimini del febbraio 1991, la
dissoluzione del grande partito di massa si trasformerà in una vicenda intricata e
piena di colpi di scena. "Qualcuno era comunista", come un romanzo corale,
racconta questa storia e i suoi primattori: da Occhetto, il leader neoromantico,
arruffato ed emotivo, al suo gelido alter ego Massimo D'Alema; da Pietro Ingrao, il
visionario che voleva la luna, al granitico e "britannico" Giorgio Napolitano.
Punteggiato dalle testimonianze dei protagonisti di allora questo libro svela in cosa

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

consisteva la "diversità" del comunismo italiano, raccontando proprio il momento


in cui i suoi valori si avviavano verso un turbolento e, per certi versi, incredibile
epilogo. Ma c'è un altro motivo per cui rievocare il terremoto del 1989, vent'anni
dopo, ha un senso profondo. Quella storia, infatti, non è finita. Ha lasciato in
eredità una sinistra senza identità, incapace di vincere, una classe dirigente bloccata
dagli stessi ex quarantenni che pretendevano il ricambio generazionale due decenni
prima, un partito che ha mutato nome quattro volte, senza mai cambiare facce.
“Povero Achille, che notte dura. Ci sono le stelle, tante da far paura. Ah Tortorella!
Raccontami ancora la favola bella. Ah, Ingrao! Raccontami ancora dello Zio Mao”.
È nei versi di un anonimo pasquino, distribuiti di notte sulle sedie dei delegati al
XIX e ultimo congresso del PCI, che ritroviamo la cifra del libro bello e
alluvionale che Luca Telese ha dedicato alla svolta del 1989-1991. Il giovane
notista del Giornale e conduttore di Tetris dedica quasi ottocento pagine a
raccontare la commedia umana, prima che politica, che travolse il comunismo
italiano sotto la frana del muro di Berlino. Lo psicodramma che definì i binari
comportamentali lungo i quali si sarebbe mossa la sinistra italiana nei vent’anni
successivi. Sì, fino ad oggi. Perché anche se molti dei protagonisti di queste pagine
sono ormai scomparsi o da tempo in silenzio, è impossibile non riconoscere in quel
passaggio la fucina di molti dei modelli antropologici con i quali siamo alle prese
ancora ai nostri giorni. L’apocalisse comunista è qui raccontata da Telese con la
stessa capacità ossessiva che ha fatto del suo precedente “Cuori Neri” un libro di
culto per un pezzo negletto d’Italia. E anche “Cuori Neri” è stato presentato con
gran successo qui a Lucca non molti mesi fa. Di questo testo scrive Andrea
Romano: “Qualcuno era comunista, è una galleria di grandi velleità e piccoli
fallimenti. Sullo sfondo di uno psicodramma che avrebbe rappresentato l’ultimo
grande spartiacque della storia della sinistra italiana, dopo il quale niente sarebbe
più stato uguale a prima ma che ci avrebbe consegnato un dopo destinato a
rimanere sempre uguale a se stesso. Un libro costruito sulla premessa sentimentale
di una superiorità berlingueriana che non fa i conti con le tare precisamente
berlingueriane di cui questa classe dirigente non si è mai liberata. Ma anche per
questo un libro-miniera che non si può evitare di leggere, come la migliore
introduzione al ventennale del 1989”. Questo pomeriggio letterario d'indubbio
spessore è anche presente nelle pagine di facebook, come evento. L'ingresso è
libero, sarà presente l'Autore.
LUCA TELESE A LUCCA
Lucca – Pomeriggio d'eccezione alla Cesare Viviani che ha visto la presenza del
giornalista e scrittore Lucca Telese, giunto nella nostra città per la presentazione
del suo ultimo libro “Qualcuno era comunista - Dalla caduta del Muro alla fine del
PCI: come i comunisti italiano sono diventati ex e post" con un titolo preso a
prestito da Gaber (Sperling & Kupfer, 22€). Questo autore già noto al pubblico
cittadino, è stato presente l'anno passato per la presentazione del suo “Cuori Neri”,

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il libro che l'ha reso famoso, anche come scrittore, al pubblico italiano. L'autore
dopo aver descritto la trama del suo scritto, sì perché l'intera vicenda ha il sapore di
un vero e proprio romanzo, si è dilungato nello spiegare come lui si sia voluto
rivolgere ai lettori per far comprendere come troppo spesso in Italia, e non solo in
politica, tutto cambi per restare tutto uguale. Quasi un grido d'allarme verso una
omologazione che colpisce sia la destra che la sinistra, in un trasformismo solo di
facciata. Numerosi gli applausi e altrettanto numerose le domande che da parte di
un folto e qualificato pubblico gli sono state rivolte. Applaudita anche la lettura,
effettuata all'introduzione dell'evento da parte di Marco Vignolo Gargini, della
famosa poesia di Gaber che ha ispirato Telese nel titolo. E così la Viviani può
aggiungere anche Telese agli illustri ospiti che hanno in passato visto la loro
presenza agli eventi settimanali: Giorgio Saviane, Mario Luzi, Alberto Fremura,
Paolo Di Mizio, Romano Battaglia, Gaetano Giani-Luporini. Rimasto pienamente
soddisfatto dall'incontro, ha voluto ammirare le nostre Mura Urbane, con una lunga
passeggiata, prima di ripartire verso casa, garantendo la sua presenza a Lucca per la
presentazione del suo prossimo libro che tra due anni sarà pronto in libreria.
(IM)PROBABILI VISIONI
Lucca – Lucca non è nuova alle contaminazioni con le quali l'arte, in particolare
l'arte figurativa, viene presentata in luoghi incongrui, quali bar, negozi di varia
natura, biblioteche, centri internet... Una tradizione che parte da lontano vede
esperienze condotte sia dal “Bureau de l'art” che dal circolo culturale “il soffio”
che hanno preferito questi siti a quelli appositamente dedicati: gallerie d'arte,
musei... Oggi è la volta di “(Im)probabili Visioni” realizzate da Giuseppe De
Francesco che contaminano la “Vela” di Massimo Rebecchi, negozio in
d'abbigliamento nella centralissima via Fillungo. I lavori strategicamente posti tra i
capi del negozio sono caratterizzati da luci che s'espandono, fino a creare attorno a
sé un universo parallelo costituito da piccoli (di)segni colorati messi in risalto dal
tratto pastello e da superfici policrome che non di rado nascondono la presenza di
segni grafici che aggiungono al colore un'ulteriore carica espressiva. Una pittura
che crea la suggestione dello scorrere del tempo attraverso la
mutazione/dissolvenza dell'immagine e del luogo con aggregazioni/disgregazioni
al limite del possibile, unendo, sovrapponendo e separando le forme geometriche.
Una pittura raffinata nella sua miniaturizzazione, che porta il fruitore verso nuove
visioni e percezioni del reale in una costante ricerca di sintesi fra grafismo e
cromatismo. Da non perdere.
CONGRESSI
Lucca – In questi giorni iniziano i congressi di categoria dell'UGL che si terranno
in varie località del territorio provinciale. È il proseguo del dibattito apertosi
all'inizio dell'anno con numerose assemblee, che si interroga sulle nuove forme
dell'organizzazione sindacale, sul superamento della crisi, sui rapporti tra sindacato

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e politica e sopratutto sui nuovi modelli che l'organizzazione instaura con la realtà,
con la vita reale dell'oggi, con le sue nuove forme contrattuali, con le sue sacche di
precariato, di nuova disoccupazione, di categorie deboli emergenti. La
globalizzazione ha rafforzato i fenomeni migratori con le problematiche che questi
pongono al mondo del lavoro. Né è da trascurare la ricerca di competitività che
attraversa il pubblico impiego. Tutti questi nodi saranno ulteriormente approfonditi
nei congressi di categoria che termineranno in luglio. In settembre ci sarà poi il
congresso provinciale che dovrebbe segnare la nascita di nuovi equilibri più
consoni alle dinamiche del lavoro contemporaneo. Sempre con un occhio puntato
alla complessità delle dinamiche del lavoro nella nostra provincia, la tornata delle
celebrazioni dei congressi si aprirà con gli Enti Locali che sono per primi chiamati
al rinnovo dei propri organi.

MARIO PELLEGRINI

Lucca - Mario Pellegrini, calcesano doc, ex operaio di fonderia, da sempre nell'agone


politico (è stato appena eletto alle amministrative di Calci in una lista della sinistra
radicale), ha pubblicato nel 2004 per la ETS di Pisa "D'amore e di lotta", una raccolta
di poesie a tema civile, e nel 2006 "Il sogno mancino". Vicepresidente dal 2006 della
Cesare Viviani, Mario, detto «il Barbone» negli ambienti del dialetto pisano, continua
nella sua attività di scrittore in prosa e poesia partecipando con successo a numerosi
concorsi letterari, tra questi uno importante bandito dalla CGIL e un primo premio al
concorso “Marino Matteoni” di Pontetetto. Mercoledì 17 alle ore 17 presso la
Casermetta Santa Maria delle Mura Urbane per il ciclo “al bridge con l'Autore”
organizzato dall'associazione Cesare Viviani con il patrocinio del Comune di Lucca,
dopo il successo registrato la settimana scorsa con Luca Telese, è il turno di Mario
Pellegrini che darà lettura delle sue opere edite e inedite. Le sue due raccolte possono
essere scaricate liberamente dalla pagina internet della Viviani e i più addentro ai
lavori ci dicono che un nuovo volume è quasi pronto per le librerie. L'impegno di
questo poeta spazia dalle problematiche legate al sociale ad una visione delle città di
Lucca e Pisa, antagoniste da sempre, ma in definitiva anche segnate da un buon
vicinato. È grazie a lui che numerosi autori lucchesi della Viviani si sono presentati
con le loro opere sia a Calci che a Pisa, ed è sempre grazie a lui che in agosto si terrà
a Calci il primo round della disfida dialettale tra poeti lucchesi e pisani. Un Mario
dunque tutto da ascoltare e che sicuramente non si tirerà indietro davanti alle
domande che il pubblico, mercoledì vorrà porgli. Questo pomeriggio è anche un
evento in facebook.

I REFERENDUM QUESTI SCONOSCIUTI

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Così tra pochi giorni saremo richiamati alle urne per il voto, questa volta si tratta di
tre quesiti referendari riguardanti la legge elettorale. Pure io che a suo tempo firmai
per indirli non ricordo con esattezza su cosa sono chiamato a d esprimermi, figuriamo
tu, mio caro lettore. Ma prima vorrei spendere due righe su i referendum in generale.
In Italia sono previsti solo quelli abrogativi: ritengo questa una forte limitazione
perché servono solo a toglier di mezzo leggi o parti di leggi, sarebbe meglio se vi
fossero anche quelli propositivi. Seconda obiezione: se non si raggiunge il quorum di
50% più uno di votanti il referendum non è valido. E qui s'apre la porta al furbismo
all'italiana per cui è più facile allontanare la gente dalle urne che fargli votare un NO:
la legge andrebbe cambiata per rendere il responso di un referendum valido
comunque. Poi vi è un altro furbismo, quello dei governi che quando un referendum
vinto è scomodo, si trova sempre il mezzo per aggirarlo: clamoroso quello sulla RAI
che doveva o rinunziare al canone o alla pubblicità. Premesso tutto questo torno a
parlare del referendum sulla legge elettorale, quello su cui dobbiamo esprimerci tra
qualche giorno. E qui la confusione regna sovrana. La sinistra è compatta per tre SI,
ma poi vediamo che c'è chi pone dubbi e differenze. Berlusconi disse che sarebbe
andato a votare, poi s'è accordato con Lega e non si sa cosa farà. Fini è decisamente
favorevole. Di Pietro è il massimo: fu trai promotori e ora dice di votare NO.
Cerchiamo di capirci qualcosa e prendiamo un decalogo già apparso sul web ove si
spiegano i motivi dei tre SI. Ecco dieci ottimi motivi per andare a votare al
referendum, il 21 giugno, e votare SI:
1) I due grandi partiti italiani se non cambiano le regole elettorali sono destinati a
essere ostaggio di due formazioni che ne estremizzano le politiche, i programmi e i
toni. L’attuale sistema frustra la vocazione maggioritaria dei grandi partiti e Lega e
Italia dei Valori, pur con meno di un terzo dei voti di Pdl e Pd sono in grado di dettare
le loro condizioni e imporre le loro «visioni» poco liberali sui grandi temi.
2)La legge elettorale che uscirà dal referendum favorirà grandi partiti in grado di
governare da soli; le esigenze che oggi sono espresse dai partiti minori potranno
trovare una composizione che salvaguardi l’equilibrio tra gli interessi più particolari e
quelli più generali della collettività. Tenere in vita tante «botteghe» serve solo gli
interessi particolari di chi le conduce e porta a marcare ed estremizzare le differenze
al solo fine di rendersi riconoscibili agli occhi degli elettori.
3) Boicottare il referendum per paura di una ulteriore concentrazione di potere
nelle mani di Berlusconi significa boicottare la possibilità di un futuro migliore
per l’Italia per un timore infondato. Con il nuovo sistema per garantirsi la
vittoria il Pdl dovrebbe comunque costruire accordi con le varie componenti
che si riconoscono nel centrodestra e la prospettiva sarebbe allora quella di un
grande contenitore, magari caratterizzato da solidi patti federativi,
necessariamente più pluralista e democratico.
4) Il referendum è l’unico strumento per cambiare una legge elettorale che

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viene chiamata «porcellum» non a caso… è una pessima legge, tutti se ne


lamentano ma i partiti sono incapaci di trovare un accordo «alto» per
cambiarla.
5) Solo nuove regole, come quelle che possono scaturire dal referendum
abrogativo, garantiscono il consolidamento dell’attuale bipolarismo basato su
pochi partiti. Questo sistema è sorto, nonostante il «porcellum», grazie alle
iniziative speculari di Veltroni e Berlusconi, ma nulla impedisce domani che la
situazione cambi, ad esempio che il Pd si disgreghi o che il Pdl, una volta
ritiratosi Berlusconi, entri in crisi: le regole attuali non impedirebbero il ritorno
a una frammentazione estrema e a coalizioni rissose ed eterogenee.
6) La vittoria del referendum, con l’abolizione della possibilità di candidarsi in
più circoscrizioni (terzo quesito), limiterà i danni di uno degli aspetti più odiosi
della legge attuale, la «nomina» dei parlamentari attraverso il sistema delle
liste chiuse. Questa norma, tanto più grave a causa dei discutibili criteri di
scelta usati dai partiti, nell’attuale contesto, dove non esistono primarie o
quando esistono sono spesso poco serie, allontana la legge da un genuino
spirito democratico; impedire, come vuole fare il referendum, le candidature
multiple evita che vi siano dei candidati «scelti» addirittura dopo le elezioni
attraverso le rinunce «strategiche» dei pluri-eletti.
7) L’ ennesimo fallimento a causa dell’astensione delegittimerebbe
ulteriormente l’istituto del referendum. Ma il referendum è un importante
strumento democratico, consente all’opinione pubblica di far sentire la propria
voce quando la classe politica non è in grado o non vuole ascoltarla: la
democrazia nel nostro paese diventerebbe allora un po’ più povera.
8) Il boicottaggio di una consultazione democratica è un gran brutto segnale e
allora diventa importante reagire. Quando la gran parte della classe politica, di
governo e di opposizione, invita i cittadini ad astenersi, o più o meno
segretamente spera che si astengano, dal partecipare a una consultazione
democratica, c’è qualcosa che non va: è proprio questo allora il momento di far
sentire la propria voce.
9) Troppo spesso le oligarchie di partito hanno intonato il ritornello «i cittadini
non capiscono», questa è l’occasione per mostrare che i cittadini capiscono
benissimo. Non vi è nulla di criptico o incomprensibile nei quesiti referendari:
con i primi due (uno per la Camera e uno per il Senato) il premio di
maggioranza andrà non alla coalizione ma al partito vincente; con il terzo
saranno impedite le candidature multiple. C’est très facile!
10) La libertà è un bene inestimabile, ed è compito di tutti preservarla. Ma
libertà non è (solo) stare sopra un albero, non è neanche (solo) un gesto o
un’invenzione. La libertà non è (solo) uno spazio libero, libertà è (anche)
partecipazione.
Con questo spero di aver fatto un po' di chiarezza su una materia che mi sembra

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particolarmente oscura a pochi giorni dalla consultazione.

ARTE POSTALE – TERZO MILLENNIO

L’arte postale è sopratutto un lavoro collettivo, ogni mostra alla quale partecipano, di
norma, centinaia d’operatori è un corpus a se stante. Un operatore invia il suo lavoro
ad un altro che postalmente risponde: si crea così un feed-back che è una delle
componenti essenziali della mail art. Altra componente è che la mail art non è solo
un’arte spedita per posta, ma essa viene concepita fin dall’inizio, proprio
espressamente per la posta, dunque non è uno scambio d’immaginine più o meno
artistiche tra operatori. Se vi sono antesignani nelle avanguardie storiche, la mail art,
così come la conosciamo è stata codificata da Ray Johnson nel 1962. Dalla posta si è
poi passati ad altri più sofisticati mezzi di comunicazione quali telefono, telex,
telegrammi, radio, tivù, computer, fax ed internet. Molte sono le motivazioni che
hanno contribuito alla creazione d’un circuito d’interscambio postale, e una di esse è
stata sicuramente la continuazione delle esperienze underground che si trovavano
ovunque in un empasse totale, non sono mancati tuttavia notevoli agganci con le
esperienze delle passate avanguardie artistiche, dalla pop art ai situazionisti, infine ad
alimentare ulteriormente il circuito postale vi è stata l’immissione dei giovani poeti,
visivi e non, che erano alla ricerca d’un loro nuovo ruolo e di nuove collocazioni.
L’idea di partenza sulla quale poggiano le teorie mail, è la seguente: non esiste più
l’artista, tutti hanno la possibilità e la capacità d’esprimersi creativamente e
d’immettersi all’interno del circuito, la comunicazione è liberata e tendenzialmente
indipendente dalle istituzioni, dalle mafie culturali o dalle censure capestro di critici e
galleristi. Il medium postale scavalca ogni filtro culturale per aprirsi ad una
comunicazione intima, gratuita, personale, al di fuori d’ogni binario prefissato.
L’interdisciplinarietà e la marginalità d’ogni operazione è assoluta, con tutti i risvolti,
negativi e positivi, insiti nell’operazione stessa; la barriera autore/fruitore crolla
definitivamente in quanto il destinatario è stimolato a sua volta a rispondere in
maniera creativa, se viene a mancare l’andata e ritorno il messaggio perde di valore,
se un anello della comunicazione s’interrompe anche la mail art s’interrompe, essa
sussiste se è solo nei due sensi e se poi l’arte postale non circola, non è fruita, pian
piano essa muore. Invii postali, cartoline, xerox, poesie visive, fax, messaggi che
navigano in internet, fanzine, ingolfano l’etere, i cavi ed i sacchi dei nostri già
affaticati postini, così si scriveva almeno fino a qualche anno fa; anche se è
impensabile poter effettuare un censimento globale della mail art, la sua popolazione
è stata stimata da Michael Crane e Mary Stofflet in Corrispondence Art, aggirarsi
attorno dalle dieci alle ventimila unità nel periodo della fine degli anni settanta. Se
teniamo conto che il numero di esposizioni, progetti e praticanti è certamente
aumentato nel corso del decennio successivo che segna il periodo di massima
espansione della mail art, segnando il passo solo in questi ultimi anni, non dovrebbe

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esser troppo lontano dal vero una stima complessiva di almeno cinquanta o centomila
individui che per periodi più o meno brevi di tempo hanno fatto parte della rete
postale, questo almeno è quanto afferma Vittorie Baroni. Un numero certo troppo
elevato per un qualsiasi gruppo o movimento artistico che voglia presentarsi con una
sua precisa e unitaria identità, ma anche un numero, in fin dei conti risibile rapportato
alla popolazione del pianeta se vogliamo considerare l’arte postale alla stregua d’un
fenomeno culturale.
Se vogliamo invece considerarlo anche in prospettiva statistica, la mail art è qualcosa
d’indefinibile che si colloca a metà strada fra due estremi con sue caratteristiche
peculiari: è molto di più d’una confraternita d’amici di penna, ma molto di meno di
una moda planetaria, risulta impossibile da censire materialmente – chiunque può
inventarsi o scoprirsi mailartista – anche se a ben vedere sono poche centinaia i
networker rimasti attivi in rete per più di un decennio o addirittura poche decine
quelli attivi per due decenni o più. Uno sguardo d’insieme sulla metamorfosi
avvenuta nella scena mailartistica dalle origini ad oggi può servire a questo punto per
dissipare qualche dubbio sulle reali dimensioni del fenomeno. Lasciando da parte i
precursori, di cui fin troppo si è detto, l’arte per corrispondenza degli anni ’60 è
un’attività quasi carbonara, che si sviluppa più o meno contemporaneamente in
diverse parti del globo, soprattutto grazie alle liste FLUXUS sia in Europa sia negli
USA, alle reti di corrispondenza tessute da Ray Johnson, e i contatti fra poeti
sperimentali nell’America Latina. Il fatto che non esistessero ancora modelli a cui
conformarsi, rende la mail art di questo decennio, estremamente varia, fresca e
imprevedibile. Il numero relativamente ridotto di praticanti permette di mantenere
alto il livello di comunicazione personale, lo scambio intimo e approfondito. Questi
primi praticanti lo sperimentalismo intermedia, si considerano artisti tout court che
usano anche il mezzo postale, a fianco di numerosi altri. Le posizioni mutano con le
prime grandi esposizioni degli anni ’70, che agiscono come veri e propri virus,
contagiando e ispirando decine di nuovi praticanti. Il processo poi si replica a catena,
dando vita ad una seconda generazione di operatori che non hanno problemi ad
autodefinirsi specificatamente artisti postali.
Si consolida così una serie di consuetudini per quanto riguarda l’organizzazione di
mostre e progetti, cominciano a distinguersi autori specializzati in particolari aspetti
dell’attività postale: timbri, francobolli, cartoline, buste, ecc.
Prende forma anche lo spirito di rete, il senso d’appartenenza ad una comunità
internazionale con la formazione di numerosi gruppi e sottogruppi ad imitazione della
New York Correspondance School. Dopo la metà degli anni ’70, parallelamente
all’esplodere del fenomeno punk, inteso nel suo complesso di ramificazioni sub-
culturali, grafico-visive e comportamentali, oltre che come corrente musicale, l’arte
postale subisce una graduale, ma sostanziale trasformazione: da espressione in fin dei
conti coltivata da una più o meno cerchia d’artisti e poeti professionisti e
semiprofessionisti, si passa ad una pratica allargata che coinvolge migliaia di persone

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dei più diversi strati sociali col conseguente disturbo di un buon numero d’artisti e
pionieri del genere, che non vedono di buon occhio questo processo di
popolarizzazione. La crescita del numero di operatori si accompagna ad una
progressiva diffusione dei contatti in paesi diversi da quelli ove la mail art ha avuto
origine. Negli anni ’80 mentre nell’arte ufficiale, dopo le eccentricità dei due decenni
precedenti, le redini tornano saldamente in mano ai mistificatori delle leggi del
mercato, critici, galleristi, mafie culturali, ecc., con un reazionario ritorno in auge
della pittura da cavalletto, transavanguardie, ecc., la strada della mail art diverge
sempre più da quella delle biennali, piene di tele gigantesche e costosissime, ma prive
di aura, cercando invece spazi in aree spiritualmente più affini, privilegiando sempre
la propria miniaturizzazione del mondo all’insegna del "piccolo è bello". Con un’età
media dei praticanti che da 30, 40 dei decenni precedenti, tende ad abbassarsi sui 20,
30 e anche meno, la terza generazione di arte postale s’avvicina a quelle sub-culture
giovanili che hanno mantenuto in vita attitudini di ricerche interdisciplinari: il mondo
delle fanzine autoprodotte, delle etichette musicali indipendenti, della small press
alternativa, circuiti d’autori impegnati in tendenze artistiche messe in disparte dal
mercato, quali body art, performer, copy art, video art, poesia visiva e concreta, ecc.
fino alle nascenti comunità di hacker e navigatori (cow boy) del cyberspazio.

LE POESIE DI STEFANO LATTARI E GABRIELE PANIGADA


Lucca - Mercoledì 24 giugno, alle ore 17.00, alla Casermetta Santa Maria delle Mura
Urbane, ultimo appuntamento della stagione 2008-2009 di “al bridge con l'Autore”
rassegna organizzata dall’Associazione Culturale Cesare Viviani con il patrocinio del
Comune di Lucca: verranno proposte le poesie dei giovani autori Stefano Lattari e
Gabriele Panigada. Stefano Lattari, nato a Lucca nel 1984, è studente universitario in
Lettere, ha pubblicato nel 2006 la silloge "Il soffio dell’anima" e nel 2007 la tragedia
in tre atti "Antoni Marcinski". È dell’anno scorso la pubblicazione della raccolta
poetica "Il funambolo", Giovane Holden Edizioni. Gabriele Panigada, venticinquenne
di Lucca, laureato in Lettere, ha pubblicato nel 2005 il romanzo "Sabbia – il potere
della parola", L’Autore Libri Firenze, nel 2007 la raccolta "Nottegiorno",
Libroitaliano World Edizioni, nel 2008 il romanzo "Ballando al buio", Giovane
Holden Edizioni. Lattari e Panigada sono i due più giovani membri del direttivo della
Viviani e molti sono già i riconoscimenti che hanno ottenuto in campo letterario.
Introdurrà Marco Vignolo Gargini e saranno presenti i due autori. Mentre è già in
calendario la riunione del comitato scientifico della Viviani che selezionerà le opere
da proporre nella stagione 2009-2010 e il consueto ciclo di cinque conferenze da
inserire nel calendario delle manifestazioni del Settembre Lucchese, il direttivo è
all'opera per la buona riuscita della disfida poetica in dialetto tra autori pisani e
lucchesi: Il primo round si terrà il 5 agosto a Calci (PI) alle ore 21, il secondo in data
da stabile a Saltocchio o Pontetetto, se vi sarà una bella questa avverrà in campo
neutro a Borgo a Buggiano (PT). Per quanto riguarda gli incontri settimanali alla

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Casermetta, questi riprenderanno mercoledì 2 settembre, sempre alle 17.00 con


letture libere condotte da Andreina Manfredini.

DALLA PARTE DEI VINTI: CAPANNORI


Che il centrodestra nella nostra provincia abbia avuto guide, che ho definito
inadeguate, l'ho scritto e l'ho detto più volte anche in tempi non sospetti quando la
fusione onnicomprensiva nel Pdl era di là da venire. E a Capannori queste guide
hanno fatto sentire il loro peso: troppo affollamento c'era nella stanza dei candidati
sindaco! E le attese mancate non si sono ricucite in corso d'opera. I centristi in corsa
da soli al primo turno e poi apparentati, ma non si sono mai coesi col centrodestra. E
adesso le accuse incrociate si sprecano. Eppure c'era un candidato sindaco bravo sotto
tutti gli aspetti, mite, umano... in passato dirigente e pilota di arei da caccia. Chi
sostiene: bisognava accettare il candidato centrista e correre tutti assieme. Altri
invece: la colpa è dei centristi che al ballottaggio hanno disertato le urne. E forse una
parte di ragione l'hanno gli uni e gli altri. Ma adesso è il momento di tirare le fila,
sopire i malcontenti, zittire i mugugni e prepararsi ad una opposizione costruttiva nei
confronti di un candidato agguerrito e preparato. Costruire la strada per un prossimo
round, e forse sarebbe opportuno un passo indietro, anche in consiglio comunale, da
parte di quelle “guide” di cui da tempo parlo. Se il centrodestra non è coeso, non
vince e, non è sempre possibile la presenza fisica di Berlusconi a far dimenticare i
distinguo.

DALLA PARTE DEI VINTI: BARGA

La sconfitta del centrodestra a Barga è una storia tutta diversa da Capannori. La lista
presentata pur essendo aperta anche ad altre forze che erano converse sul candidato
sindaco, era una lista coesa e, la lista civetta presente, non aveva alcuna caratteristica
di quell'area, anzi era apertamente funzionale all'avversario. La sconfitta è stata
accettata in maniera non traumatica. I “Liberi” erano partiti da un bassissimo 10% e
gli stessi candidati a fine campagna davano per scontata una rimonta al 25%, e così è
stato con qualcosa in più. E qui il centrodestra ha ben seminato: i giovani sono entrati
in consiglio con un boom di preferenze per Elena Barsanti, che non ha smentito una
vocazione familiare. E al Cocktail Time di Fornaci, gli internettiani che hanno
seguito la campagna elettorale, si sono ritrovati, con un evento in facebook, a
festeggiare l'elezione di Guido Santini, altro giovane già di buona preparazione. Un
gruppo di giovani dunque che si sta preparando per le battaglie future. Certo è che a
Barga la lista Bonini ha rischiato: se si fosse verificata la confluenza dell'Andreozzi
nei Liberi, le cose sarebbero potute andare diversamente. Quando parlo di lista
Bonini non parlo di una lista politica perché a Barga il centrodestra è maggioritario e

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ben s'è visto alle europee. La lista vincente ruota attorno ai soliti vecchi poteri forti,
sempre meno forti, ma che ancora una volta sono riusciti a mantenere la propria
egemonia fatta di clientele ormai fuori dai tempi: manca la componente politica, ma
anche un sindaco carismatico. Non credo che questa amministrazione giungerà al suo
terzo anno: vedremo.

RILANCIAMO FORNACI

Prendendo spunto dalla nuova amministrazione, la richiesta di un rilancio di Fornaci


è un'esigenza avvertita da tutti. Proprio su queste pagine avevamo segnalato una serie
di richieste ed evidenziato alcune carenze, ma andiamo per ordine. La vocazione
commerciale di Fornaci è sempre più evidente, pertanto vi è una richiesta diffusa di
una maggiore attenzione da parte dell'amministrazione per le iniziative che già le
associazioni di categoria mettono in atto. Il Centro Commerciale Naturale sta dunque
dimostrando la sua validità con gran soddisfazione dei cittadini e dei commercianti
che organizzano vari eventi durante l'anno, ma la frazione ha bisogno di essere
ulteriormente valorizzata. Il parco Menichini è un po' il biglietto da visita di questa
frazione; infatti molti sono i bambini della Valle che i genitori qui portano per
giocare. È inoltre da decenni un luogo di aggregazione di giovani e anziani
provenienti anche dalle vicine località. Ebbene, mentre l'area del Parco Rosso, anche
in seguito ai nostri pressanti interventi passati, è stata ben riqualificata e, in
particolare la sera, molti giovani attuano sport in questo luogo, il resto del parca
lamenta le carenze di sempre: alcune aiole sono polverose e prive di verde, d'altronde
chi le ha mai annaffiate?C'è un gioco rotto da più di un anno, nessuno ha provveduto
a toglierlo o a sostituirlo, i rettangoli di tartan usciti dalle loro postazioni navigano a
vista nel ghiaino, la staccionata è pericolosa e guai ad appoggiarvisi, le siepi
permangono asfittiche, il boccaglio d'ottone della fonte scomparso anni addietro
ancora non è stato sostituito. Alcuni alberi sono caduti e manca una panchina. E se è
per questo ne manca una da anni anche in piazza IV Novembre, ed esteticamente si
nota la mancanza. Della pista ciclabile tra Fornaci e Ponte all'Ania, da tempo se ne
parla ma nessun progetto s'è visto fino ad oggi. Si vedono invece persone fare questo
tratto di strada, a piedi o in bici, ad ogni ora del giorno e della notte, a totale loro
rischio e pericolo. E perché Opera Barga e Barga Jazz non decentrano almeno un
concerto a Fornaci? L'anno passato abbiamo visto a Barga un ciclo di presentazioni
letterarie di spessore che ha visto la partecipazione della Prospettiva Editrice e di
autori quali Rocchi, Vignolo Gargini e Baldacci: perché non si organizzano un paio di
presentazioni anche a Fornaci? L'impegno, anche degli amministratori deve essere
quello di render più viva e accogliente questa frazione.

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GRAZIA MARIA TORDI-RUSTICI


a Roma prestigioso riconoscimento alla poetessa coreglina

Sono ancora una volta a parlare di Grazia Maria Tordi-Rustici, che con successo
presentai l'anno passato a Lucca, Ghivizzano e a Bagni di Lucca. Prestigioso
riconoscimento letterario per l'autrice che nel Convegno Nazionale InterArt di Roma
del 13 giugno è stata uno degli artisti partecipanti ed è stata presentata alle massime
autorità presenti dal presidente dell'associazione culturale InterArt, Enzo Bogazzi. È
stato questo un autentico evento culturale romano che ha avuto inizio in
Campidoglio con il concerto della Banda dei Carabinieri in onore dei partecipanti, per
proseguire con le massime autorità romane a Palazzo Brancaccio, ove è avvenuta la
consegna dei premi e delle attestazioni. La Tordi-Rustici, poetessa saggista e
narratrice, nata da famiglia fiorentina ma da sempre abitante a Pian di Coreglia nel
Comune di Coreglia Antelminelli, è anche una delle animatrici dell'associazione
lucchese “Cesare Viviani”; considerata un'artista completa, ha ottenuto prestigiosi
riconoscimenti in tutti e tre i generi letterari in cui si è cimentata: prosa, poesia e
saggistica. Tradotta in varie lingue, presente in numerose antologie, anche
scolastiche, è stata candidata al Nobel per la letteratura nel 2007 e sempre in
quell'anno ha ottenuto un prestigioso premio alla carriera. Un suo inedito intervento
uscirà a breve nella nuova Antologia di Autori Lucchesi della Viviani, in corso di
stampa, che ad ottobre sarà presentata nell'auditorium dell'Autorità di Bacino.

I CONGRESSI

Lucca – Sono stati celebrati i primi due congressi di categoria dell'UGL che sono il
frutto di tutta una serie di riunioni e di assemblee che si sono svolte nel territorio
provinciale dal gennaio ad oggi. Hanno aperto la stagione congressuale gli Enti
Locali, e subito dopo è stata la volta della categoria dei Pensionati. Vi sono state due
riconferme: Vittorio Baccelli segretario degli Enti Locali e Eugenio Mastronaldi per i
Pensionati. È in atto un rinnovamento in questa confederazione sindacale che è
balzata in primo piano dopo la vicenda Alitalia e per il nuovo modello di
contrattazione, in particolare per la contrattazione aziendale, decentrata. Sicuramente
al rilancio ha contribuito non poco, la presenza mediatica di Renata Polverini che si
ripropone alla guida della confederazione anche in questo congresso. La Polverini su
queste tematiche ha recentemente dichiarato: ”Con il nuovo modello negoziale muta
il rapporto di forza tra lavoro e impresa e passa il principio, che dovrà divenire prassi
in ogni segmento produttivo, secondo cui una parte della ricchezza prodotta in
azienda grazie all’operosità, all’ingegno, e alla flessibilità di impiego del lavoratore,
deve finire nelle tasche di quest’ultimo come salario aggiuntivo, nelle forme del

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premio variabile e/o di servizi di welfare (dagli asili nido, ai buoni spesa, dai ticket
per i mezzi di trasporto, al contributo per le spese sanitarie). Il secondo livello di
contrattazione, affidato agli organismi territoriali, è destinato a divenire il vero
motore occupazionale e solidaristico anche per tutti quei lavoratori che, soprattutto in
un momento di grave crisi economica e finanziaria come quello attuale, restano
drammaticamente privi delle più elementari tutele. Spetta perciò a tutti noi rendere
esigibili queste opportunità, negoziando le migliori condizioni contrattuali a livello
aziendale o territoriale per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori e
delle lavoratrici che guardano all’Ugl come al sindacato del fare”.
La prossima categoria chiamata al congresso è quella delle Comunicazioni, al cui
interno vi sono anche tutti i dipendenti delle Poste spa, e che si riunirà nei prossimi
giorni a Massarosa.

MICHAEL JOSEPH JACKSON

La morte di Michael Joseph Jackson ha colpito l'immaginario collettivo e fiumi


d'inchiostro si stanno versando su di lui. Intanto le vendite delle sue opere stanno
subendo un'impennata pazzesca. I debiti che ha lasciato da vivo sono già ripianati e
tra gli eredi si affilano i coltelli per la spartizione dell'eredità. E c'è chi pensa che sia
stato un suicidio per eccesso di farmaci da lui attuato per chiudere in bellezza,
rinunciando al tour, che pur avendo con cura preparato, non era in grado di affrontare.
Ma tra tutto ciò che è stato scritto in questi giorni, c'è un intervento che mi ha
particolarmente colpito e che voglio proporvi: è di Giovanni Maria Mischiati e
proprio oggi l'ha inviato al mio forum.
“Peter Pan è morto. Un Peter Pan che, a dispetto delle cause intentategli, non si è mai
trasformato in Capitan Uncino. Sì, è vero, è stato costretto a sborsare somme da
capogiro per tacitare i genitori delle sue presunte vittime e non approdare nelle aule
di tribunale dove, forse, lo avrebbero massacrato. Ma Jacko non era un orco: riguardo
a questo, potrei metterci la mano sul fuoco e, se non lo faccio, non è per timore di
bruciarmela, bensì per il rispetto dovuto a chi, invece, di abusi, magari non sessuali,
ma sicuramente psicologici, e di sevizie, tante e svariate, ne ha subiti, nell’infanzia e
anche oltre. Non ignoro che persone violentate da piccole (non rileva che la violenza
sia ristretta alle cinghiate, agli urlacci, ai comportamenti terrorizzanti – basta sia
continuativa e pervasiva, tale da generare in chi vi soggiaccia la convinzione che non
esista altro modo di relazionarsi con lui/lei) tendono spesso a replicare in età adulta le
violenze su soggetti più deboli, ma Michael ha fatto male soprattutto a sé stesso. Le
stelle del pop non sono generalmente ‘maledette’ come le colleghe del rock, non
foss’altro per il differente alone che le circonda, per l’aura di leggiadria e talora di
fatuità contrapposta all’ambaradan sulfureo che caratterizza i ‘dannati’ dell’altra
sponda, più problematica e meno consolatoria: anch’esse, però, muoiono talora
giovani, giusto per rimanere nello stereotipo del caro agli dei e alimentare leggende

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fitte di luoghi comuni sull’infelicità dei baciati dal successo; e sulle loro morti si
ricama, oh, come si ricama!, ché la fine di un divo ha da essere materia di gossip
quanto e più della sua vita. Le vendite di dischi debbono pur continuare. Quale icona
accetterebbe di spegnersi serenamente a novanta e più anni nel proprio letto? Sarebbe
credibile, per l’immaginario collettivo, un cantante vissuto fra gli eccessi e di eccessi,
se non schiattasse in conseguenza dei medesimi? I sopravvissuti fanno sempre
tristezza e un po’ anche rabbia, e sono i critici che si incaricano di fungere da loro
sicari, se non dell’esistenza fisica dei miti alle soglie della pensione, della loro
esistenza artistica, stroncandone le esibizioni dal vivo (appunto, come si
permettono?) e le ultime fatiche discografiche. A malapena si digeriscono un Mick
Jagger e un Keith Richards, con la scusa che, avendo sempre bazzicato il diavolo,
probabilmente hanno stretto un patto con lui. Madonna cinquantenne sta cercando di
riconvertirsi in regista di film, con esiti peraltro disastrosi (già mediocre attrice, non
si può dire che le giovi l’essere passata dietro la macchina da presa). Michael
Jackson, essendo stato il Gerovital della musica pop, sarebbe potuto sfuggire forse
alla maledizione, anche se artisticamente sembrava non avere più molto da dire, ma
rimaneva il problema degli eccessi, che sono arrivati puntuali a chiedergli il conto. E
i suoi eccessi erano, soprattutto, nel ricorso costante e smodato ai farmaci, che
parevano i suoi unici amici. Probabilmente, da paperone prodigo quale era, avrà
incontrato sulla propria strada medici vogliosi di monetizzarne l’ipocondria
smisurata, o semplicemente incapaci di arginarla. Il mistero della sua morte, di là
dall’individuazione delle cause immediate del decesso, non è affatto un mistero: le
medicine non possono venire assunte a ogni piè sospinto, senza che il fisico non
paghi dazio. Una verità banale, ma importantissima in un’epoca in cui ci si rifugia
nelle pastigliette e nelle compresse per qualsivoglia accenno di malanno. E meno
male che non tutti posseggono i miliardi del povero Jacko, che si è distrutto
candeggiandosi. Una candeggiatura continua, che lo ha logorato inesorabilmente.
Una candeggiatura cercata, forse, per cancellare il proprio peccato originale: avere
sacrificato l’infanzia alle mire di un padre maniaco della perfezione, un nero in cerca
di interposto riscatto per il tramite di quella musica nera che i Jackson avevano nel
sangue, ma che il piccolo Michael deve avere vissuto più come marchio d’infamia,
viste le frustate piovutegli sulla schiena al minimo sbaglio in sala d’incisione o sul
palco. Una volta cresciuto e affermatosi come solista, quel marchio gli sarà sembrato
sparito, ma poi la fregola di imbianchire – o di sbianchettarsi? – lo ha assalito e non
lo ha più mollato. E, con il senno di poi, a rischio di ricevere l’accusa di psicoanalisi
da salotto, anche l’esibizione orgogliosa e sfrontata della propria sessualità, con
quella mano protesa a magnificare in scena il pacco durante le splendide evoluzioni
danzerecce, è da riconsiderare sotto una luce più sinistra: come la paura del bambino
di perdere qualcosa conquistato a un prezzo troppo alto”.

MASSIMO BALDINI

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Ho sempre trovato molto interessanti ed anche appropriate le esternazioni del sen.


Massimo Baldini, che da Viareggio è più volte intervenuto su problematiche che
riguardano l'intera provincia, sì che da molti, anche a Lucca, è visto come il
portavoce più autentico del Pdl. Ma certe sue ultime affermazioni localistiche hanno
un taglio fin troppo “viareggino”. Mi riferisco a tutte le problematiche legate a
Giacomo Puccini e a quelle che riguardano il futuro Casinò Regionale. Su Giacomo
Puccini, la posizione più corretta sarebbe quella che la Provincia si facesse carico di
porsi come vero interlocutore al fine di addivenire ad un unico organismo sul
territorio provinciale capace di gestire le abitazioni/museo, le stagioni liriche, la
ricerca accademica, la promozione dell'immagine e quant'altro legato al Maestro con
fini culturali, accademici, turistici, promozionali e di ricerca.
Per quanto riguarda il Casinò Regionale, le posizioni localistiche non possono esser
vincenti: occorre istituire un Casinò Regionale stagionale a rotazione tra Viareggio,
Bagni di Lucca e Montecatini.
Con l'augurio che il senatore corregga il tiro e faccia propri questi temi e di sicuro su
questa via troverà molti alleati.

OSPEDALE UNICO DELLA VALLE DEL SERCHIO

Il rilancio dell'Ospedale Unico della Valle del Serchio è avvenuto, questa volta,
all'apertura del consiglio comunale di Gallicano per bocca dell'ex sindaco Ardelio
Pellegrinotti. Da tempo sostengo che questa sia l'unica strada percorribile con la
sostituzione del monoblocco, in area mediana della Valle, al posto dei due mezzi
ospedali, irrazionali nella spartizione e nelle loro localizzazioni. Che rappresentano
una richiesta infinita di soldi per messe a norma impossibili e continuative. Sappiamo
benissimo che il progetto dell'unico monoblocco non è nelle grazie attuali della
Regione, ma ugualmente potrebbe nascere una forte mobilitazione trasversale su
questo tema, capace di coinvolgere amministrazioni di segno diverso, forze sociali e
imprenditoriali. E le mobilitazioni, spesso spostano anche le più ferree certezze.

LA STRAGE DI VIAREGGIO

Il tragico incidente di Viareggio è un disastro che poteva e doveva essere evitato. TIR
e vagoni ferroviari spesso sono bombe che, a cielo aperto, attraversano le nostre città.
Non è possibile parlare di tragica fatalità, perché la gente non è sorpresa da quanto è
accaduto:è un rischio che viviamo oggi ogni giorno, pensavamo fosse più probabile
in strada, invece è successo in ferrovia. In continuazione i sindacati lanciano l'allarme
sicurezza, allarme inascoltato e, questa sciagura annunziata ha colpito non solo la
città di Viareggio, ma ha colpito tutti. Non resta che esprimere tutta la solidarietà ed il
cordoglio alle famiglie colpite negli affetti e nei beni, mentre si auspica che al più

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presto le varie inchieste aperte, accertino in maniera inequivocabile le cause della


triste vicenda. Se ogni norma, come oggi sembrerebbe, fosse stata rispettata, significa
che ci troviamo davanti a normative comunitarie troppo blande e permissive, e
pertanto inadeguate e da modificare con la massima urgenza. Occorre mettere in
sicurezza il trasporto ferroviario e sopprimere i vagoni bomba che attraversano le
città, così come i TIR che trasportano materiali potenzialmente pericolosi, dovranno
sottostare a normative più rigide.
''La strage di Viareggio ci pone di fronte al duplice problema della sicurezza della
circolazione ferroviaria e del trasporto di sostanze pericolose, soprattutto dopo
l'ingresso del nostro Paese in un mercato deregolarizzato''. Ad affermarlo in una nota
è il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini, intervenendo alla trasmissione
Omnibus Life rimarcando come ''occorra separare i soggetti controllati dai controllori
per garantire più trasparenza e certezza delle responsabilità''.
L'UGL più volte, aggiunge la Polverini, ''ha sollevato il tema della sicurezza, anche a
fronte di una stagione caratterizzata da un progressivo abbattimento dei costi con il
proliferare di servizi dati in appalto che necessitano chiaramente di norme più
stringenti''.
VERDE

Dopo il successo della mostra di Montesano, organizzata da “Claudio Poleschi Arte


Contemporanea” che ha sede a Lucca in via Santa Giustina, fino al 30 di luglio è
aperta la mostra “Verde” di Giuseppe Restano ospitata nel palazzo Ducale in piazza
Aranci a Massa. La ricognizione di questo pittore parte dall’individuazione di
frammenti della realtà naturale secondo un’ottica della memoria, isolando scorci,
tagli e motivi capaci di risvegliare in ciascuno di noi dei ricordi sopiti, quasi
avventurandosi in una ricerca, pittorica, del tempo perduto. La pittura procede per
stesure piane e uniformi, gli oggetti raffigurati sono delimitati da contorni netti,
obbedendo a un’esigenza di chiarezza e di precisione. Ma, allo stesso tempo,
assistiamo a una vibrazione e a una dilatazione ritmica dei loro contorni, perché
quelle linee che ne imprigionano le superfici si espandono in bande di colore
attentamente graduato, ripetendosi in una serrata scalatura di aloni, in veri e propri
echi cromatici. Quanto più, dunque, le cose risultano definite e circoscritte nei loro
contorni, tanto più, sotto i nostri occhi, esse diventano vibranti e imprendibili, come
se l’evidenza mediatica di cui partecipano si trascolorasse al ritmo di ritrovate
intermittenze del cuore.
Restano è nato a Grottaglie (TA) nel 1970 ma di adozione fiorentina, l’artista ha
partecipato ad alcune del le mostre più importanti dedicate alla pittura italiana degli
ultimi dieci anni. Per l’occasione è stato allestito un catalogo dell’artista (ARTL4B
Edizioni), con un testo di Alberto Mugnaini.

L'ARTE DEL QUOTIDIANO

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Lucca - Inaugurata ormai da diversi giorni alla Fondazione Ragghianti, la mostra


“Arte del quotidiano”, ho deciso di visitarla con tutta calma, in mattinata in un
momento di poca affluenza del pubblico, per meglio gustare questo percorso tra arte
e design. La mostra a cura di Isa Tutino, Antonia Jannone e Mauro Lovi, ripercorre la
storia del design d’artista italiano tra il 1968 e il 2000, anni in cui il fenomeno si
sviluppa, parallelamente e in rapporto dialettico con l’industrial design per
l’arredamento e la casa. Circa sessanta artisti e architetti per oltre centoventi opere
esposte tra oggetti, mobili, lampade, suddivisi per periodo, per tendenza, per
“scuderia” o per autore (artista o architetto/artista). Oltre a una speciale sezione, a
cura dell’artista-designer lucchese Mauro Lovi, dedicata a La collezione Megalopoli
di Agneta Holst. In esposizione anche una serie di esempi italiani fra i più
significativi di quanto è stato proposto nell’ultimo trentennio del secolo scorso in
quella esigua striscia di terra di nessuno situata al confine, continuamente travalicato,
fra arte e design. La mostra nasce da una proposta di Mauro Lovi, che ne ha curato
l’allestimento e il catalogo. A ridosso degli anni 60 e 70, l'oggetto d'uso quotidiano è
formalmente e concettualmente ridefinito per un nuovo modo di concepire design e
arredamento. Ripensare l'antro domestico diventa esercizio d'arte. L'irruzione
dell'ispirazione creativa nell'arredo domestico per mezzo del design: questa è la tesi
di fondo suggerita dalla mostra. Le contaminazioni fra arte e design nel nostro paese
sono esplorate in un percorso espositivo scandito cronologicamente, nel tentativo di
cogliere l'ambiente vitale delle tendenze affermatisi in quegli anni, incarnate da una
sessantina di artisti-architetti d’ingegno creativo. Le opere esposte, tra pezzi originali,
prototipi, prodotti artigianali e industriali, divise da discreti pannelli in legno, si
mostrano: eccentriche lampade, divertenti poltrone, spiritosi mobili e improbabili
divani. Manca solo una sedia su cui riflettere e osservare questo silenzioso esercito di
oggetti violati nel loro essere stereotipi e spinti al parossismo, al gigantismo, al
protagonismo forzato, pur tenendo miracolosamente ferma, o quasi, la loro utilità e
funzionalità. L'oggetto si anima, quasi volesse parlare, prestandosi al linguaggio
dell'arte. Di fondamentale importanza è il titolo stesso attribuito alle creazioni-
creature in mostra, sempre profondamente ironico verso quel mondo del quotidiano
percepito così piatto, così scontato da aver bisogno di una rivoluzione di carattere
totalizzante: il Manutengolo di Adolfo Natalini è un mobile, Ecate di Toni Cordero è
una lampada, la Teiera serpente di Luigi Serafini è un rettile ,il mastodontico Divano
bazar di Giovanetti è un nido rosa e bianco. Il percorso si apre con il cosiddetto anti-
design degli anni ‘70, influenzato dalla Pop Art, dal kitsch e dai motivi di una natura
artificiale, vivacizzata da effetti luminosi. Ci si sposta poi sul sistema poetico degli
oggetti "che comunicano" della decade degli ’80; per culminare nel "progetto della
bellezza" portato avanti dagli studi e laboratori Memphis e Alchimia, con l'esecuzione
di "mobili d'artista" che valicano gli anni ’90, interessando esponenti della
Transavanguardia, impegnati a trasmettere nelle loro creazioni un senso fiabesco,

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onirico, intimistico. Chiude l'esposizione la sezione su Megalopoli, la galleria d'arte


e show-room di Agneta Holst, animata dalle invenzioni di Enrico Castellani, Alik
Cavaliere, Sandro Chia, Mimmo Paladino, Gianni Pettena, Michelangelo Pistoletto,
Giò Pomodoro, Ettore Sottsass, Shama, che risente di una poetica dell'oggetto
frammentaria quanto la nuova realtà mondiale che si va delineando agli inizi del
nuovo millennio. Un percorso tra arte e design che ripercorre la storia del design
d’artista italiano fino alle soglie del 2000, anni in cui il fenomeno si sviluppa,
parallelamente e in rapporto dialettico con l’industrial design per l’arredamento e la
casa: divani a forma di grande nido, armadi come cabine da spiaggia, sedie a punto
interrogativo, sgabelli-sasso, scaffali-fenicottero, cassettoni-rinoceronte, tappeti di
ceramica, caffettiere che si animano. Che cosa succede al paesaggio domestico
quando è un artista, o un architetto/artista, a mettere mano al disegno di mobili e
suppellettili? Questa mostra si propone di fornire una prima risposta a tale domanda,
raccogliendo una serie di esempi italiani fra i più significativi di quanto è stato
proposto nell’ultimo trentennio del secolo scorso in un campo così attraente ma anche
sottilmente inquietante, dato il precario equilibrio in cui si trova, in quella esigua
striscia di terra di nessuno situata al confine. I pezzi di design sono sia prodotti
industriali, anche fuori catalogo o tuttora in produzione, sia prototipi, sia produzioni
anche artigianali. I pezzi di ogni autore sono accostati a una sua opera d’arte. Sono
presenti la “natura artificiale” dei primi anni ‘70 (Gino Marotta, Gilardi, Pesce,
Gianni Ruffi), i “virtuosi del legno” come Urano Palma e Mario Ceroli, che apre la
serie dei Mirabili voluta da Cammilli (fra cui Natalini, Bartolini); il gruppo di Zanotta
con il Superstudio della serie Quaderna, poi Mendini, Dalisi; i singoli casi come
quelli di Enzo Mari, Nanda Vigo, Ettore Sottsass, Ugo La Pietra, Aldo Rossi, Luigi
Serafini, Cinzia Ruggeri, Antonio Annicchiarico, Michele De Lucchi. La collezione
Megalopoli, è un approfondimento su un fenomeno di ricerca e di produzione tra arte
e design, una collezione di mobili di una galleria laboratorio unica nel suo genere in
quel periodo. Attiva negli anni ottanta a Milano, animata da Agneta Holst, che dopo
una lunga esperienza nel mondo delle gallerie internazionali negli anni 60 e 70 (Leo
Castelli, New York; Giorgio Marconi e Galleria dell’Ariete Milano) decide di aprire
uno spazio proprio, dove far confrontare gli artisti con gli oggetti e i temi domestici
in Corso Europa a Milano. Nella collezione sono presenti opere che possono
frequentare l’uso quotidiano, ideate dagli artisti e realizzate in una tiratura a numero
limitato dagli artigiani di varie città italiane, alcune opere in legno a Lucca e alcune
opere in marmo a Pietrasanta. Sono della collezione i lavori di: Carla Accardi, Paolo
Buggiani, Enrico Castellani, Alik Cavaliere, Pietro Consagra, Agostino Ferrari,
Mauro Lovi, Ugo Marano, Sandro Martini, Mario Nigro, Mimmo Paladino, Luigi
Parzini, Bobo Piccoli, Michelangelo Pistoletto, Giò Pomodoro, Shama (Cinzia
Tondoi), Ettore Sottsass, Tarshito ( Nicola Strippoli). Questa mostra vuole fare il
punto su un atteggiamento creativo e progettuale, nello stesso tempo affrontare anche
la presentazione completa di una esperienza operativa. Ciò coinvolge molti livelli del

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fenomeno arte-design come quello artistico-creativo, quello produttivo, quello


espositivo-comunicativo e quello commerciale-distributivo. Esperienza che ha
proposto temi e mondi creativi da considerare non del tutto esauriti. Nella panoramica
del fare “design” contemporaneo, si tende finalmente a considerare superata la
divisione arte o design, dove la ricerca attraverso percorsi creativi non ancora
analizzati o valorizzati sufficientemente che sviluppino le realtà produttive dei luoghi,
diventa una risposta innovativa alla crisi da omologazione. Lucca è comunque alla
ribalta in questi ultimi mesi, sul tema della rivisitazione di opere di un modernariato
di frontiera: ricordo che si è chiusa da poco la rassegna dedicata alla Poesia Visiva
ospitata alla Galleria Numero 38 di via del Battistero e, che ancora visitabile allo
Stellare al nuovo centro museale, Lucca Art Center, Origini e dintorni.
STAMANI IN PROVINCIA, IO DELL'UGL...
Lucca - Poiché molte comunicazioni dalla Provincia non ci pervengono - per motivi
non ancora chiariti - noi stiamo attenti a ciò che appare sulla stampa, così sappiamo
anche di riunioni delle quali l'avviso non ci arriva o arriva con troppo ritardo. Sabato
sui 3 quotidiani c'era la convocazione in Provincia per una riunione con sindacati,
RSU e amministratori sulla crisi all'Alce di Fornoli, per stamani alle 9.30. Ci sono
andato e all'inizio riunione il rappresentante CGIL ha fatto notare che la mia presenza
non doveva esserci, perché non invitato. Poi ha chiarito che la riunione era stata
indetta da loro e CISL, senza l'UIL e senza noi. Ho replicato spiegando che sul
giornale c'era scritto OOSS e non sapevo che era stata indetta solo da 2 OS. Ho
ricordato che siamo il 3° sindacato confederale e che pur non essendo presenti come
iscritti all'Alce, era una buona occasione per conoscere la criticità di quell'azienda.
Ho ricordato che noi siamo impegnati in tutte le situazioni di sofferenza aziendale, al
di la degli iscritti. Ma visto che c'è ancora chi vuol detenere un monopolio fuori dalla
realtà e dal tempo, e poiché non credevo che situazioni del genere esistessero ancora,
mi sono alzato e - Scusate il disturbo -me ne sono andato aggiungendo che ognuno si
prendeva le proprie responsabilità su questa situazione. Se ci fosse stato con me
anche Malacarne (UIL), ci avrebbero cacciato? Comunque molti avranno notato che
sono uscito ridacchiando, un po' per l'assurdità di un sindacato, la CGIL, rimasto agli
anni 60 e fuori dal tempo, e un po' anche perché così comportandosi dimostrano di
voler detenere il monopolio anche delle crisi, e non delegare ad altri che potrebbero
dare un mano, altra considerazione la presenza dei vari amministratori di
centrodestra: Baudone, Donati, Contrucci... che hanno assistito impassibili al fatto:
un'altra volta s'informino, quando la Provincia li chiama con le OOSS, s'informino se
è stata chiamata l'UGL, se no, non ci vadano. Infatti la Provincia è furbina...
Comportamenti del genere ci portano consensi e iscritti... avanti così.

I CONGRESSI UGL
Mirko Lucchesi segretario Metalmeccanici

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Lucca – Sono stati celebrati i primi tre congressi di categoria dell'UGL che sono il
frutto di tutta una serie di riunioni e di assemblee che si sono svolte nel territorio
provinciale dal gennaio ad oggi, assemblee coordinate dal responsabile organizzativo
Vittorio Baccelli, su mandato del Commissario Straordinario Raffaella Gragnani.
Hanno aperto la stagione congressuale gli Enti Locali, subito dopo è stata la volta
della categoria dei Pensionati., a questi è seguito il congresso dei Metalmeccanici che
si è tenuto a Pistoia. Vi sono state due riconferme, Vittorio Baccelli segretario degli
Enti Locali e Eugenio Mastronaldi per i Pensionati e una new entry nei
Metalmeccanici: Mirko Lucchesi, dipendente della KME di Fornaci di Barga che è
subentrato al coordinatore Enzo Antonelli. È in atto un rinnovamento in questa
confederazione sindacale che è balzata in primo piano dopo la vicenda Alitalia e per
il nuovo modello di contrattazione, in particolare per la contrattazione aziendale,
decentrata. Sicuramente al rilancio ha contribuito non poco, la presenza mediatica di
Renata Polverini che si ripropone alla guida della confederazione anche in questo
congresso. La Polverini su queste tematiche ha recentemente dichiarato: ”Con il
nuovo modello negoziale muta il rapporto di forza tra lavoro e impresa e passa il
principio, che dovrà divenire prassi in ogni segmento produttivo, secondo cui una
parte della ricchezza prodotta in azienda grazie all’operosità, all’ingegno, e alla
flessibilità di impiego del lavoratore, deve finire nelle tasche di quest’ultimo come
salario aggiuntivo, nelle forme del premio variabile e/o di servizi di welfare (dagli
asili nido, ai buoni spesa, dai ticket per i mezzi di trasporto, al contributo per le spese
sanitarie). Il secondo livello di contrattazione, affidato agli organismi territoriali, è
destinato a divenire il vero motore occupazionale e solidaristico anche per tutti quei
lavoratori che, soprattutto in un momento di grave crisi economica e finanziaria come
quello attuale, restano drammaticamente privi delle più elementari tutele. Spetta
perciò a tutti noi rendere esigibili queste opportunità, negoziando le migliori
condizioni contrattuali a livello aziendale o territoriale per migliorare le condizioni di
vita e di lavoro dei lavoratori e delle lavoratrici che guardano all’Ugl come al
sindacato del fare”.
La prossima categoria chiamata al congresso è quella delle Comunicazioni, al cui
interno vi sono anche i dipendenti delle Poste spa, e che si riunirà nei prossimi giorni
a Massarosa. E sempre a Lucca, il 10 luglio sarà la volta dei dipendenti degli Enti
Pubblici non economici.

TRA LE RIGHE DI BARGA


3° Festival letterario 2009

Barga - Promuovere libri è un'arte. Per questo nascono i Festival letterari patrocinati
da da varie associazioni culturali, in questo caso si tratta della Prospektiva Rivista

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

letteraria, emanazione della Prospettivaeditrice di Civitavecchia, ma che ha un patron


di Castelnuovo, Andrea Giannasi, che è stato editore anche di molti lucchesi della
“Cesare Viviani”. I festival letterari nascono per parlare di libri attraverso tutte le
espressioni e le forme artistiche. Creare poi presidi di tutela della parola e del
confronto è oggi elemento vivo, più che mai necessario, che trova dunque forma
proprio in questi eventi. Inizierà il 16 luglio sotto la Volta del Menchi nel centro
storico della cittadina medievale, il festival del libro "Tra le righe di Barga". Nato
dalla collaborazione tra la Libreria Poli e la Prospettivaeditrice .
Nel programma di questo anno: uno spettacolo teatrale di Piero Nannini e la
presentazione del saggio dello storico Massimo Turchi sulla Linea Gotica.
Tra gli eventi la presentazione con videoproiezione del volume sugli antichi mulini
dei barghigiani Emilio e Raffaello Lammari. Ogni sera sono previsti anche aperitivi
d'autore con Dario Falconi e Normanna Albertini. L'evento vedrà anche l'apertura e
la gestione di una grande bibliolibreria, e del consueto lancio del Bookcrossing con
la liberazione di oltre 500 libri e l'inaugurazione della mostra fotografica dal titolo
"Balkanica". Ma ecco il calendario completo della manifestazione che si terrà sotto
la Volta del Menchi dal 16 al 19 luglio e vedrà in primo piano i libri con presentazioni
e aperitivi d’autore.
Giovedì 16 luglio alle ore 20,00 inaugurazione della mostra fotografica, della
bibliolibreria e lancio del Bookcrossing. Alle 21,30 verrà presentato il volume di
Emilio me Raffaello Lammari dal titolo “I Mulini di Barga”.
Venerdì 17 luglio alle ore 21,30 sarà la volta dello spettacolo teatrale di Piero Nannini
dal titolo “Memorie di guerra”.
Sabato 18 luglio alle 19 si terrà l’aperitivo d’autore con lo scrittore Dario Falconi con
letture di Maria Francesca Staiano. Alle ore 21,30 presentazione del saggio “La linea
Gotica e le stragi” di Massimo Turchi (con proiezione di fotografie).
Domenica 19 luglio alle 19 per l'aperitivo d'autore sarà la volta di Normanna
Albertini con il suo romanzo noir ambientato sugli appennino della Garfagnana e
dell'Emilia, dal titolo "Pietro dei colori”.
Sempre sotto la volta del Menchi è previsto l’allestimento della bibliolibreria (con
oltre 30 editori presenti) e di una mostra fotografica dal titolo “Balkanica” con opere
del celebre Goran Djucik, celebre fotografo croato che attualmente vive a New York,
e giovedì al momento dell’inaugurazione, verrà lanciato il bookcrossing in
collaborazione con la trasmissione radiofonica di Radio3: Rai Fahrenheit. Durante la
quattro giorni letteraria verranno liberati nel castello di Barga oltre 500 libri.
L’evento vedrà il lancio del progetto “I volti della poesia” che proseguirà nelle
prossime settimane al festivaletteratura di Calabria e a settembre al festival del libro
di Civitavecchia. Il festival è anche un evento in facebook e, qualcuno è stato critico
con il titolo giudicato forse non troppo originale, e si propone anche di decentrare
qualche presentazione pure a Fornaci. Per la verità l'invito è rivolto anche ad Opera
Barga e Barga Jazz: la frazione di Fornaci resta infatti sempre tagliata fuori dal giro

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

culturale estivo che si concentra solo nel centro di Barga.

IL FUTURISMO COMPIE CENTO ANNI


Il manifesto del futurismo fu presentato ufficialmente il 20 febbraio 1909
IN TUTTO IL MONDO I MAILARTISTI RICORDANO L'EVENTO – ANCHE SU FACEBOOK
100 ANNI DI FUTURISMO

Lucca – Cogliendo l'occasione che per il centenario del Futurismo, tutti i mailartisti
del mondo si sono mobilitati per l'evento, alla “Cesare Viviani” si è affrontato ancora
una volta, l'aspetto culturale della nostra prima avanguardia, creando un “Omaggio al
Futurismo”. Il Futurismo è fondamentale come movimento nella storia delle
avanguardie europee, da esso si dipartono quasi tutte le ricerche artistiche del XX
secolo. Il movimento ebbe il merito di porre al centro della sensibilità artistica temi
che si sarebbero poi imposti in tutte le forme della produzione culturale: la velocità,
la guerra, la metropoli, l'individuo. L'esaltazione della modernità andava di pari
passo con il rifiuto della vecchia idea di un'arte d'élite, relegata agli spazi dei musei e
della cultura aulica, sostituendo al culto del passato, la necessità di esplorare il mondo
del futuro.
Probabilmente pochi sanno che il Manifesto di Fondazione del Futurismo, firmato da
Filippo Tommaso Marinetti, fu pubblicato integralmente per la prima volta il 5
febbraio del 1909, sulla “Gazzetta dell’Emilia” e solo qualche giorno dopo il testo
venne ripreso da altri quotidiani italiani, come “L’arena” di Verona e “Il Piccolo” di
Trieste, fino al lancio mondiale su “Le Figaro” di Parigi il 20 febbraio, la data che è
divenuta poi quella “ufficiale”. Marinetti fece di tutto per completare il documento
entro la fine del 1908 per poterlo promuovere, con un evento mediatico mai visto, che
oggi lo si chiamerebbe globale, all’inizio dell’anno nuovo. Ma il disastroso terremoto
di Messina fece rinviare l’operazione, anche se il primo a pubblicare il testo fu
comunque il giornale emiliano. Le ragioni di questa scelta avevano probabilmente
un’intenzione provocatoria: Marinetti considerava, infatti, Bologna “la città più
passatista d’Italia” e, da quel che si sa, all’apparizione del Manifesto, il capoluogo
felsineo non si scompose più di tanto. Un’iniziativa inedita che si sarebbe potuta
affrontare in Italia in questo centenario, poteva essere una mostra sul Futurismo e le
donne, argomento trattato da Claudia Salaris in un volumetto di una quindicina di
anni fa. Lo straordinario apporto al Futurismo di figure quali Benedetta Marinetti,
moglie di Filippo Tommaso, grandissima pittrice e autrice del visionario romanzo
“Astra e il sottomarino”, la leggendaria danzatrice Giannina Censi, l’autrice del
“Manifesto della donna futurista” e del “Manifesto della lussuria” Valentine De Saint-
Point, crediamo non sia ancora stato valutato pienamente. Le celebrazioni ufficiali
programmate avranno dunque la funzione di far conoscere al maggior numero di
persone ciò che gli studiosi e gli appassionati già sanno, e a giudicare dalla quantità e
dalla qualità delle pubblicazioni e delle mostre in cantiere l’obiettivo lo si dovrebbe
centrare.

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

Da più parti invece si invoca la necessità di un dibattito sull’attualità del Futurismo o


una sua possibile attualizzazione, sottintendendo che proprio questa dovrebbe essere
la finalità della celebrazione del centenario. Ed è qui che la questione si fa più
complicata. Il movimento futurista, tutti gli storici dell’arte ne convengono, è finito
con la morte del suo fondatore nel ’44; e non solo per ineludibili motivi politici, tra
questi il legame strettissimo di Marinetti con Mussolini, ma soprattutto perché
Marinetti fu il mecenate, il trascinatore e l’organizzatore del Futurismo come
movimento organico, nonché colui che amalgamava tra loro gli artisti delle varie
discipline e indicava delle finalità comuni. Nel dopoguerra, infatti, la maggioranza di
essi, Prampolini, Depero, Delle Site e tanti altri, continuò a lavorare, ma in proprio.
Lucio Fontana, uno degli artisti più importanti degli anni sessanta, dichiarò
esplicitamente la derivazione futurista del suo “Manifesto dello spazialismo”. Negli
anni ottanta poi, sotto l’egida di Renato Barilli, fece la sua comparsa il “Nuovo
Futurismo”, corrente artistica di scarsa durata che però lanciò l’oggi celebre Marco
Lodola: la sua accattivante produzione seriale di light-boxes colorati lo imparenta
però più alla Pop Art che al Futurismo. Ma anche l’influenza non dichiarata o
involontaria del Futurismo sulle avanguardie coeve e su quelle a venire è ben
documentata e rintracciabile. Ad esempio, un non-musicista come Brian Eno senza
dubbio ha sempre operato con una mentalità “futurista”; e non solo perché ha
scandagliato con un approccio sempre sperimentale e innovativo ogni territorio
musicale, ma soprattutto perché è stato l’unico – e con esiti sublimi – a cimentarsi
con la musica per astronauti, vedi l’album Apollo, edito dalla Virgin nel 1983. Ed è
evidente il collegamento con l'aero pittura e l'aero poesia marinettiste e, ne costituisce
il naturale sviluppo. L’attualità del Futurismo consiste dunque nel concreto agire di
ogni singolo artista che ne trae in qualche modo ispirazione. C’è chi ha sempre tenuto
fede al motto futurista, quello sì sempre attuale, “ricordarsi sempre di sputare tutti i
giorni sull’altare dell’arte”. C’è chi ne ha musicato due testi sacri: il Manifesto stesso,
contenuto nel cd “Gerarchia ordine disciplina”, e il testamento marinettiano “Quarto
d’ora di poesia della X Mas” – oltre a un’altra poesia, “Quota zero” del futurista
triestino Bruno Sanzin. Se l’arte è innocua, non è arte post-contemporanea. Se l’arte è
soltanto rappresentata e non vissuta, non è arte post-contemporanea. Se non modifica
o ribalta la prospettiva delle idee date e delle certezze acquisite non è arte post-
contemporanea.
I mailartististi stanno celebrando in tutto il mondo i 100 anni del Manifesto Futurista,
perché il Futurismo fu precursore della mail art, con Ivo Pannaggi che nel 1920
realizzò i famosi “Collaggi Postali”.

ANCORA CONGRESSI UGL

Lucca – Giorno dopo giorno si va disegnando il nuovo organigramma dell'UGL


lucchese che a Settembre eleggerà il suo nuovo Segretario. Sono stati nominati i

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coordinatori di zona nelle persone di: Luciano Bassoni per la Piana, Enzo Antonelli
per la Versilia e Mirko Lucchesi, per la Valle del Serchio, che già si è attivato per il
superamento delle criticità che si sono aperte in KME, Alce e Alumi.l. Intanto sono
stati celebrati i primi cinque congressi di categoria dell'UGL che sono il frutto di tutta
una serie di riunioni e di assemblee che si sono svolte nel territorio provinciale dal
gennaio ad oggi, assemblee coordinate dal responsabile organizzativo Vittorio
Baccelli, su mandato del Commissario Straordinario Raffaella Gragnani. Hanno
aperto la stagione congressuale gli Enti Locali, subito dopo è stata la volta della
categoria dei Pensionati, a questi è seguito il congresso dei Metalmeccanici che si è
tenuto a Pistoia, è stata poi la volta dei Chimici e degli Enti Pubblici. Vi sono state tre
riconferme, Vittorio Baccelli segretario degli Enti Locali, Eugenio Mastronaldi per i
Pensionati e Claudio Landucci per i Chimici; due le new entry, nei Metalmeccanici
Mirko Lucchesi, dipendente della KME di Fornaci di Barga che è subentrato al
coordinatore Enzo Antonelli e Daniela Scarpellini dipendente INAIL, negli Enti
Pubblici. È in atto un rinnovamento in questa confederazione sindacale che è balzata
in primo piano dopo la vicenda Alitalia e per il nuovo modello di contrattazione, in
particolare per la contrattazione di secondo livello. Sicuramente al rilancio ha
contribuito non poco, la presenza mediatica di Renata Polverini che si ripropone alla
guida della confederazione anche in questo Congresso. «Il decreto anticrisi
rappresenta un ulteriore tassello per contrastare la crisi, ma si tratta di misure ancora
parziali». Lo ha detto il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, intervenendo
all’audizione delle Commissioni riunite Bilancio e Finanze della Camera sul decreto
legge anticrisi varato dal consiglio dei ministri lo scorso 26 giugno.
«Si rafforza sostegno a occupazione, ma carente su redditi. L’analisi del
provvedimento – ha aggiunto - sconta la mancata presentazione del Dpef 2010-2013,
in assenza del quale non si può affrontare il tema delle grandi opere per le quali,
secondo il rapporto del Cresme e della Camera, mancherebbero almeno 60 miliardi di
euro». «Ci sono – ha spiegato - provvedimenti importanti, come la detassazione degli
utili, anche se sarebbe opportuno ampliare la platea dei beneficiari e dei macchinari
che si possono acquistare evitando naturalmente la possibilità di abusi come accaduto
in passato. E’ altresì significativa la copertura minima ottenuta per i lavoratori
precari, tuttavia occorre individuare strumenti, che in attesa di una riforma degli
ammortizzatori sociali, consentano un sostegno economico a quanti ne sono ancora
privi. Si rafforzano, dunque, gli strumenti a sostegno dell’occupazione, ma manca
una vera svolta in termini di recupero del potere d’acquisto dei redditi, e che
dovrebbe trovare spazio in un successivo decreto o nella sessione finanziaria di fine
anno. L’introduzione di maggiori detrazioni per le famiglie potrebbe dare un primo
aiuto, ma ritengo che la crisi necessiti di misure più strutturali, a partire dalla leva
fiscale, accelerando l’adozione del quoziente familiare».
Polverini ha chiesto, infine, che il decreto sia l’occasione per intervenire sul
pacchetto sicurezza «inserendo un emendamento che permetta di regolarizzare gli

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assistenti familiari stranieri, badanti e collaboratori domestici, non solo per evitare
che possano alimentare il lavoro sommerso, o nel peggiore dei casi finire nella spirale
della criminalità, ma anche per garantire a tantissime famiglie di poter continuare ad
avvalersi di un aiuto fondamentale, specialmente in presenza di donne che lavorano, e
che sopperisce alle lacune che ancora caratterizzano il nostro sistema di stato
sociale».

GLI ULTIMI CONGRESSI DI CATEGORIA UGL

Lucca – Giorno dopo giorno si va disegnando il nuovo organigramma dell'UGL


lucchese che a Settembre eleggerà il suo nuovo Segretario. Sono stati nominati i
coordinatori di zona nelle persone di: Luciano Bassoni per la Piana, Enzo Antonelli
per la Versilia e Mirko Lucchesi, per la Valle del Serchio, che già si è attivato per il
superamento delle criticità che si sono aperte in KME, Alce e Alumi.l. Intanto sono
stati celebrati otto congressi di categoria dell'UGL che sono il frutto di tutta una serie
di riunioni e di assemblee che si sono svolte nel territorio provinciale dal gennaio ad
oggi, assemblee coordinate dal responsabile organizzativo Vittorio Baccelli, su
mandato del Commissario Straordinario Raffaella Gragnani. Hanno aperto la stagione
congressuale gli Enti Locali, subito dopo è stata la volta della categoria dei
Pensionati, a questi è seguito il congresso dei Metalmeccanici che si è tenuto a
Pistoia, è stata poi la volta dei Chimici, degli Enti Pubblici, del Corpo Forestale dello
Stato, della Scuola, delle Comunicazioni. Vi sono state tre riconferme, Vittorio
Baccelli segretario degli Enti Locali, Eugenio Mastronaldi per i Pensionati e Tiziano
Genovali per le Comunicazioni; ben cinque le new entry, nei Metalmeccanici Mirko
Lucchesi, dipendente della KME di Fornaci di Barga che è subentrato al coordinatore
Enzo Antonelli, Marco Visibelli nei Chimici che è subentrato a Claudio Landucci,
Notini Amerigo nella Scuola che ha sostituito il coordinatore Angiolo Masotti; vi
sono poi due categorie che per la prima volta giungono al congresso e eleggono il
proprio Segretario: Daniela Scarpellini dipendente INAIL negli Enti Pubblici e
Giuseppe Valentini per il Corpo Forestale dello Stato. È in atto un rinnovamento in
questa confederazione sindacale che è balzata in primo piano dopo la vicenda Alitalia
e per il nuovo modello di contrattazione, in particolare per la contrattazione di
secondo livello. Sicuramente al rilancio ha contribuito non poco, la presenza
mediatica di Renata Polverini che si ripropone alla guida della confederazione anche
in questo Congresso.
Renata Polverini nel corso di un'audizione alla Camera ha dichiarato che il decreto
legge anticrisi è "carente sotto diversi punti di vista, ad iniziare dal recupero del
potere d'acquisto, che non può essere lasciato alle sole dinamiche inflattive". Il
leader sindacale lamenta il fatto che "non siano state previste delle misure a sostegno
dei lavoratori e dei pensionati a reddito fisso; sarebbe stata viceversa opportuna
-spiega Polverini- una azione sulla leva fiscale, con l'introduzione di maggiori

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detrazioni in ragione del credito disponibile". L'Ugl ribadisce la necessità di adottare


il quoziente familiare e di rivedere "i criteri per l'accesso al bonus famiglia e alla
social card, misure per le quali sono ancora disponibili molte risorse". Sul fronte
dell'occupazione, Polverini chiede "risorse per il sostegno al reddito di tutti coloro
che hanno perso o che potrebbero perdere il posto di lavoro nei prossimi mesi". L'Ugl
chiede inoltre di inserire del decreto anticrisi la sanatoria delle colf e delle badanti, il
cui lavoro "è fondamentale per assicurare la tenuta del nostro sistema di stato
sociale, che altrimenti dovrebbe sopportare costi esorbitanti per affrontare la non
autosufficienza"

LA BUFALA DEL NUCLEARE

L’approvazione del ddl sullo sviluppo ha scatenato una pluralità di reazioni, di segno
diverso sul possibile ritorno dell’Italia al nucleare. Infatti, i tre articoli filo-nucleari
della legge (gli articoli 25, 26 e 29) delineano l’inizio di un percorso ma si tratta,
appunto, dell’inizio. Al di là degli aspetti immediati il governo ha dato un segnale
importante in merito alla sua reale volontà di procedere su questa strada. Infatti,
l’esecutivo ha sei mesi di tempo per mettere nero su bianco il suo progetto - con tanto
di definizione degli standard, criteri per l’individuazione dei siti, norme di
costruzione, esercizio e smantellamento degli impianti, ecc. Molti sono i dubbi che
anche tra i favorevoli a questa opzione sono sorti, ci si domanda: si poteva fare
meglio? Certo: per esempio si poteva evitare di assegnare al Cipe il compito di
scegliere la tecnologia, e si poteva creare un’Agenzia di sicurezza degna di questo
nome. Si poteva evitare di mettere le mani su Sogin e si poteva evitare di attaccare
ripetutamente l’indipendenza dell’Autorità per l’energia. Si poteva evitare tutto
questo e si poteva fare meglio quel che si è fatto ma, nella misura in cui il meglio è
nemico del bene, qualcosa lo si è fatto e da lì bisogna partire. Quindi, come ha scritto
Il Foglio, “tre hurrà per Claudio Scajola” e speriamo che usi la finestra di opportunità
che lui stesso ha aperto per mettere i puntini giusti sulle rispettive “i”.
A questo punto, le questioni veramente aperte sono due più una. La prima: il lavorio
dei tecnici del Mse per rispettare le scadenze e presentare i vari decreti. Cioè,
rispondere alla domanda: nucleare come? La seconda: nucleare dove?
È ovvio che alla domanda non si può rispondere, per ora. Infatti, i criteri per
identificare i siti - e quindi, nella sostanza, la mappatura delle località possibili -
fanno parte del pacchetto di decreti che il ministero dovrà predisporre. Però, sotto il
profilo politico, qualcosa si sta già muovendo. Alle opposizioni già dichiarate (la
Sardegna di Ugo Cappellacci, che su questo aveva calato una carta del suo poker
elettorale) e a quelle in qualche maniera scontate (la Puglia di Niky Vendola) se ne
sono aggiunte, nelle ultime ore, molte altre. Il Messaggero cita Emilia Romagna (il
cui governatore, Vasco Errani, parlando anche da presidente della conferenza delle
regioni lamenta la poca attenzione per il ruolo degli enti locali), Piemonte, Toscana,

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Basilicata e Abruzzo. Il Secolo XIX registra il “no” di Claudio Burlando, presidente


della Liguria, che pure si frega le mani per il tesoretto che potrebbe (condizionale
molto molto obbligatorio: vedi alla voce tecnologia) andare ad Ansaldo. Contrarie
sono pure Marche e Umbria. Sul fronte opposto, hanno manifestato disponibilità,
seppure in termini per ora vaghi, Lombardia, Veneto e Sicilia. Il governatore del
Lazio, Piero Marrazzo, si era opposto nei mesi scorsi alla possibilità di ospitare
centrali nucleari, ma non si sono visti rilanci all’indomani del voto del Senato. In
precedenza, si erano chiamati fuori anche dal Friuli Venezia Giulia, mentre la
posizione della Campania è ambigua. Non vi sono prese di posizione significative dei
governi regionali di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Molise e Calabria.
Risulta chiaro che le regioni “anti” sono numerose e determinate. Tra di esse,
particolarmente significative, da un lato la forte chiusura dell’Emilia Romagna,
dall’altro la meno netta - ma pur sempre espressa - contrarietà del Lazio. Perché?
Perché in Emilia e in Lazio si trovano, rispettivamente, Caorso e Montalto di Castro,
sedi di due dei vecchi impianti nucleari e località che, oggi, forse sarebbero già in
grado, specie la seconda, di ospitarne di nuovi (in realtà la centrale di Montalto non
vide mai la luce, perché era in costruzione quando il referendum fece fortunatamente
bloccare tutto). Infatti, al di là del gradimento della popolazione e dei necessari
compromessi politici, e anche al di là di questioni non banali come la distanza dai
centri abitati et similia, un impianto nucleare ha bisogno di almeno due cose: la
vicinanza di un corso d’acqua o del mare per il raffreddamento e adeguate condizioni
di rete. Una centrale atomica, infatti, lavora a pieno carico tutto l’anno, non è un
giocattolo che si possa accendere e spegnere più o meno a piacimento: quindi la rete
deve essere in grado di assorbirne l’intera produzione. Le precarie condizioni della
nostra rete non lo rendono possibile in molti dei luoghi che, astrattamente, potrebbero
prestarsi a ospitare una centrale. Naturalmente, si può obiettare che i tempi di
individuazione di un sito e realizzazione dell’impianto, sono sufficientemente lunghi
da consentire un rafforzamento della rete ove necessario. Forse è vero. Però, intanto,
quello oggi è un vincolo tecnico ineludibile.
Un anno fa, nel quasi totale silenzio della stampa, passò in commissione la
costituzione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. Agenzia indispensabile per
imboccare la via al nucleare civile. Ma se guardiamo bene, ci accorgiamo che i
commissari del PD si astennero in commissione, favorendo così questa nascita, e se
andiamo ancora più a fondo scopriamo che questa agenzia fu sollecitata proprio dal
PD. Ma le sinistre non erano contrari al nucleare? Se sfogliamo il vecchio programma
elettorale veltroniano leggiamo che l’approccio al nucleare civile dovrà essere “non
ideologico”. Andiamo indietro nel tempo: nei giorni 8 e 9 novembre del 1987 l’Italia
votò sui tre referendum che riguardavano il nucleare e, il responso delle urne fu netto:
quasi l’80% dei votanti si espresse contro il proseguimento della politica energetica
nucleare. Anche nella nostra provincia le percentuali oscillarono attorno alle medie
nazionali, con qualche punto in più. Oggi si riparla di centrali nucleari per risolvere la

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crisi energetica in atto e per sganciarci dal petrolio. “Riequilibrare il mix energetico
fortemente sbilanciato a favore degli idrocarburi, ridurre la dipendenza dall’estero
dell’Italia su energia, diminuire le emissioni di CO2 e garantire al paese importanti
ricadute industriali.” Queste sono le parole usate dal presidente dell’Enea durante la
presentazione del “Rapporto 2007 Energia e Ambiente”. Più avanti nel rapporto si
legge che nuove centrali in Italia sarebbero pronte tra 20 anni e che il costo
dell’uranio è aumentato negli ultimi sette anni, dal 2001 al 2008, passando dal 13 a
190 dollari il chilo. Sempre dal rapporto si legge che le riserve d’uranio (4,6 milioni
di tonnellate) saranno sufficienti per 85 anni. Altri studi però sostengono che tra 60
anni l’uranio sarà esaurito. Siamo dunque sicuri che il nucleare sia la scelta giusta?
Ad una prima lettura del dibattito che si sta svolgendo sul nucleare, sembrerebbe che
sia favorevole tutto il Pdl e contrario tutto il centrosinistra. Ricordo che al tempo del
referendum una nutrita schiera di combattivi personaggi, trai quali alcuni scienziati,
vicini alle posizioni dell’allora PCI, sostennero a spada tratta le ragioni del
programma nucleare. Perché credere che oggi esistano posizioni riconducibili in
maniera omogenea alle due aree politiche, e non che, come allora, si stia assistendo a
due schieramenti trasversali? La nascita dell’Agenzia per la sicurezza nazionale,
voluta dal PD e passata con l’astensione dei membri dello stesso PD, dovrebbe farci
riflettere. Personalmente, io che sono di destra, il nucleare non mi convinse allora al
tempo del referendum e men che mai mi convince adesso. Capisco che il rilancio in
pompa magna del nucleare possa essere un’arma per la contrattazione del prezzo del
petrolio (ha pur impennate schizofreniche, ma con la crisi in atto il prezzo è in
costante discesa), ma da qui a realizzare nuove centrali nucleari, ce ne corre.
Negli USA è da 30 anni che non si costruisce una centrale: il dato dovrebbe far
riflettere. Ma la Westinghouse le centrali le produce, dunque ha bisogno di venderle:
ma proprio in Europa? Proprio in Italia? Non credo, la Marcegaglia ha pronte proprie
aziende nazionali da buttare sul business...
In Francia, le centrali hanno un guaio dopo l’altro, ma forse prima, quando non
facevano notizia, le piccole fughe di vapore non assurgevano all’onore delle
cronache. Informandoci si legge che le centrali di nuova generazione saranno pronte
tra 20 anni, mentre le scorte d’uranio dureranno ancora per una sessantina d’anni. Le
due notizie prese separatamente informano e basta, prese insieme danno un quadro
inquietante. Come è pensabile sostituire una fonte energetica, il petrolio, in
esaurimento con un'altra, l’uranio, anch’essa in esaurimento? C’è poi il problema, per
niente secondario, delle scorie. Abbiamo visto tutti cosa è successo a Napoli e
dintorni, con i rifiuti da decenni gestiti dalla camorra e poi abbandonati per le strade.
Ci siamo mai chiesti quante nelle nostre Amministrazioni abbiano per decenni
smaltito i rifiuti nelle discariche del Casertano? Fino al collasso delle discariche
stesse. Berlusconi ha risolto il problema ripulendo il napoletano sommerso dai rifiuti.
Ma se non siamo stati capaci per decenni di smaltire correttamente i rifiuti, neppure i
RSU, chi ci garantirà dalle scorie nucleari? Berlusconi tra 20/30 anni non potrà più

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essere al governo e non potrà certo garantirci: e allora? Le discariche furono gestite
dalla camorra, vi immaginate cosa potrebbe succedere se le scorie nucleari finissero
in mano a questi signori? Sicuramente ci guadagnerebbero molto di più di quanto non
incassarono coi RSU e con quelli speciali. E con quali rischi: pensiamo al terrorismo
e alla facilità di costruire ordigni sporchi con scorie radioattive. Meglio pensare ad
altro, ad altre fonti energetiche. Un anno fa ho letto sulla stampa che un ingegnere
italiano ha già allestito, su suo brevetto, in Canada, e ha in costruzione in Australia,
impianti che trasformano i rifiuti (l'80% è cellulosa e plastiche) in benzine e che
possiede brevetti analoghi per la trasformazione dei copertoni usati. Alla domanda del
giornalista se avesse presentato in Italia i progetti, l’ingegnere ha risposto che ha
presentato da più parti i progetti, ma non ha avuto alcun riscontro. Ancora sulla
stampa leggo che l’impianto eolico di Scansano produrrebbe meno energia del
previsto, ancor meno della metà di quello di un impianto nucleare. E allora, mi
chiedo, ma se con l’eolico i rischi non ci sono, perché contestare questi impianti? È
vero, non saranno un granché belle le pale che girano, e occupano pure troppo spazio,
ma producono energia (anche se meno del previsto) e non inquinano. Perché tanto
scandalo? Pensate, se si trovasse il petrolio qui da noi, in Toscana, sarebbe tutto un
fiorire di trivelle e pompe, modello Texas, alla faccia delle viti, delle pievi e degli
ulivi! Cerchiamo dunque di investire in fonti energetiche alternative, dall’eolico alla
geotermia, dall’idroelettrico al solare; utilizziamo le maree o i rifiuti…
E il nucleare lasciamolo perdere perché è pericoloso, inquinante, militarizza il
territorio, mal s’adatta alle zone sismiche e da grossi problemi con le scorie. Sono
anche sicuro di una cosa: vogliamo fare un nuovo referendum? L’80% direbbe di
nuovo SI alla cancellazione del programma nucleare, ne sono certo. Sulla fusione
nucleare il discorso cambia: investiamo in questa ricerca. Caro lettore a questo punto
sei proprio sicuro che il Pdl voglia il nucleare e che il PD sia contro? Comunque sono
già pronto alla raccolta di firme e, questa volte statene certi, il quorum verrà
raggiunto con facilità. Chi ci guadagna nella via al nucleare: solo chi costruisce
materialmente le centrali, gli altri (stato e cittadini) ci perdono tutti.

I MULINI AD ACQUA NEL TERRITORIO DI BARGA

Barga - Giovedì 16 luglio alle ore 20,00 inaugurazione della mostra fotografica, della
bibliolibreria e lancio del Bookcrossing. Alle 21,30 verrà presentato il volume di
Emilio e Raffaello Lammari dal titolo “I Mulini ad acqua nel territorio di Barga”.
Si apre così la rassegna “Tra le righe di Barga” organizzata dalla Prospettiva di
Civitavecchia con la collaborazione della Libreria Poli con questa presentazione di
tutto rispetto per il valore storico e documentario. Nelle varie rassegne e sagre che
numerose si aprono nella Valle del Serchio nel corso dell'anno per le più svariate
ricorrenze, con interesse, tutti abbiamo ammirato le miniature tridimensionali dei

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mulini ad acqua, che un tempo erano diffusi nella Valle. La minuziosità di queste
installazioni ci faceva pensare ad un paziente lavoro di ricerca e i due costruttori,
padre e figlio, intrattenevano gli spettatori incuriositi, spiegando in maniera
dettagliata il funzionamento di questi storici impianti. Le macchine e le loro modalità
di funzionamento venivano anch'esse relazionate con cura e con dovizia di
particolari. Che ci fosse un serio studio, dietro questi modellini, lo avevamo pensato,
ma con l'uscita di questo libro, adesso ne siamo certi. La ricerca sui mulini ad acqua
copre tutto il territorio di Barga in un arco temporale che va dall'800 al '900, ma con
punte di ricerca nelle fonti che scendono fino al 1500. La documentazione, più che
esauriente, è puntigliosa, mostrata con evidenza e si ferma agli anni '50 e '60 quando
gli impianti idraulici cessarono definitivamente la loro attività e furono soppiantati da
nuovi, moderni e più competitivi impianti industriali. La documentazione inizia dal
1543 quando l'Estimo di Barga fa menzione di oltre venticinque mulini ubicati lungo
la Corsonna, l'Ania, la Loppora e il Serchio. Le immagini delle strutture o dei loro
resti, si alternano ai documenti mostrati e, in un percorso didattico fanno piena luce
sul funzionamento della macchina idraulica. A completezza del testo, si trova un
piccolo sommario delle molte parole tecniche cadute in disuso dopo l'abbandono
dell'attività dei mulini. Né poteva mancare la descrizione della società contadine del
tempo e una disquisizione sulla storia dello stemma della Comunità di Barga e un
piccolo capitolo dedicato alla “trebbiatrice del Poeta” ancora in mostra nella casa di
Castelvecchio. Un volume che tocca i punti cari della tradizione e della cultura di
questo territorio e che recupera una lacuna storica e ferma una parte della memoria
collettiva che altrimenti rischiava d'andare dispersa.

PREMIO CERVETTI

Coreglia A. - Il II Premio Internazionale di Poesia “Piero Cervetti”, indetto dal


circolo culturale “il soffio” in collaborazione con la cesareviviani si avvia a
conclusione: sono state infatti selezionate dai lettori le dieci poesie finaliste che
adesso sono pubblicate sul blog ipazialessandrina.splinder.com e, fino alle ore 24 del
mese di luglio possono esser votate, nel numero massimo di tre, alla casella
filippotommaso@interfree.it, con una sola votazione per indirizzo e mail. Le poesie
finaliste sono: Il silenzio delle rose, Il più rumoroso dei silenzi, Sub poema, Gesù e la
lucertola, Isola nel mondo, L'uomo d'argilla, Quiete, Infuso rilassante, Tristezza. Tutti
i finalisti riceveranno gratuitamente copia dell'antologia che conterrà le poesie
partecipanti al concorso stesso, la premiazione avverrà a Ghivizzano entro la fine di
ottobre. Ecco le motivazioni che hanno portato all'indizione di questo Premio, così
come sono riportate nell'antologia del premio stesso pubblicata l'anno passato.
“Con l’indizione del Premio di Poesia a lui dedicato, giunto alla sua seconda
edizione, abbiamo voluto ricordare Piero Cervetti soprattutto nella sua veste di poeta:
la sua poesia nasce dalla confluenza di due esperienze vitali e tra loro diversissime,

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

gli studi letterari compiuti all’Università di Pisa e coronati da una dotta tesi di laurea
sugli sviluppi della sestina nei vari secoli della letteratura italiana e il suo
addestramento e la permanenza tra i paracadutisti della "Folgore".
…e s’apre d’irreale silenzio
la beanza d’infinito azzurro;
lo strappo che frena la caduta…
Un poeta paracadutista è quanto di più anomalo possa concepirsi nella storia della
nostra letteratura, anche se i rimandi al poeta-soldato D’Annunzio sono evidenti nei
suoi versi. Eppure Piero è riuscito a fondere nella sua poesia, in un modo che è da
dirsi unico, una tematica del rischio e dell’ebbrezza con una tecnica poetica non
ignara dei più sottili procedimenti metrico linguistici. I suoi testi sono ricchi di
citazioni straniere e di termini esotici secondo una tradizione espressiva che vede
Pound e Eliot come precursori; pertanto accostamenti sono stati fatti trai versi di
Piero e questi due autori. Erede di questa tradizione assieme a Peter Russell
anch’esso in Toscana recentemente scomparso. Molto attivo nel volontariato, è stato
tra i fondatori del circolo culturale "il soffio"e nei confronti dei soci e degli amici è
sempre stato disponibile ad ogni dibattito e approfondimento. Pur essendo uno
studioso in molti campi dello scibile umano, dall’esoterismo ai miti nordici,
dall’evoluzione della poetica alle lingue antiche, aveva da tempo interrotto ogni
rapporto col mondo culturale e accademico, lasciandosi solo poche aperture: il prof.
Blasucci, il poeta Pasciuti e l’animatore del Centro Internazionale Spirituale e
Culturale del Sillico, don. Benedetto. E il suo ultimo libro "Col ciglio asciutto", che
segue d’un decennio "Sognocieli" è stato proprio presentato al Sillico dal circolo
culturale "il soffio" e dalla cesareviviani.

ARTSPOTTING
Lucca - La pittura e il design contemporaneo approdano in mostra alla Galleria
Numero 38. Lucca è comunque alla ribalta in questi ultimi mesi, sul tema dell'arte
contemporanea: ricordo che si e' chiusa da poco la rassegna dedicata alla Poesia
Visiva ospitata sempre alla Galleria Numero 38 di via del Battistero e Grazie dei fiori
di Montesano alla Poleschi, inoltre ancora sono visitabili, allo Stellare al nuovo
centro museale, Lucca Art Center, Origini e dintorni, e alla Fondazione Ragghianti
L'arte del quotidiano che ripercorre la storia del design d'artista italiano tra il 1968 e il
2000. La mostra Artspotting curata da Alessandro Romanini che si aprirà sabato 18
luglio alle ore 19.00 rappresenta un singolare spaccato dell'arte contemporanea.
Come indica il titolo, la volontà è quella di gettare un occhio su quelle che sono le
principali emergenze linguistiche dell'arte contemporanea, analizzate attraverso
quelle figure che a partire dagli anni Settanta hanno permesso un ritorno di attenzione
sul mezzo pittorico in piena atmosfera concettuale e i rappresentanti delle nuove
generazioni creative formatesi dopo la Transavanguardia. Nomi di spicco del
panorama contemporaneo internazionale come Mimmo Paladino, Vanessa Beecroft e

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

la sud africana Nicky Hoberman, le cui opere sono esposte nei principali musei
internazionali, passando per alcuni protagonisti della 53 Biennale di Venezia, come
Gian Marco Montesano, Salvo, Gian Marco Lodola, Nicola Bolla e Marco Cingolani.
A questi si uniscono i lavori di un gruppo di giovani artisti già segnalati in importanti
manifestazioni espositive nazionali e internazionali e un nucleo di designer come
Alessandro Ciffo, Andrea Salvetti e Marco Stefanini, che nel corso degli ultimi anni
hanno saputo creare un percorso autonomo e originale, sconfinando dal mondo del
progetto industriale a quello dell'arte, guadagnandosi premi di spicco ed essendo
protagonisti nelle principali manifestazioni espositive internazionali e nelle collezioni
di arte contemporanea. La mostra quindi intende anche tracciare una sorta di
confronto generazionale tra gli artisti, i maestri che hanno iniziato a lavorare negli
anni Settanta e le nuove generazioni, oltre a facilitare un dialogo già' in essere tra
design, scultura e pittura. Su tutto la volontà di impostare una riflessione sul ruolo
dell'arte nel contesto della società contemporanea, strutturando un complesso di opere
di artisti internazionali che rappresentano tutte le varie correnti espressive.
Espongono gli artisti: Daniele Bacci, Paolo Baratela Vanessa Beecroft, Sarah Binotto,
Nicola Bolla, CCH, Sonia Ceccotti, Alessandro Ciffo, Clinica Estetica, Marco
Cingolani, Roberto Coda Zabetta, Pino Deodato, Yvonne De Rosa, Greta Frau, Luca
Gaddini, Nicky Hobermann, Yan Knapp, Marco Lodola, CCesarartinez, Gian Marco
Montesano, Mimmo Paladino, David Paolinetti, Eleonora Rossi, Riccardo Ruberti,
Andrea Salvetti, Salvo, Marco Stefanini, Yongsuk Yoon. Sarà possibile visitare la
mostra fino al 6 settembre, in orario 10-13, 16-19. Ingresso libero.

GLI AMATI ODIATI MURALES

Jean-Michel Basquiat e Keith Haring, dovrebbero bastare questi due soli nomi per
rendere l'idea di cosa i graffitari sono riusciti a realizzare: ma una polemica s'è accesa
e i toni sono alle volte di quelli caldi. A Lucca si parla solo di atti vandalici, a
Bologna insegnano alle elementari a cancellarli, a Verona c'è un acceso dibattito sulle
firme degli innamorati sotto il balcone della Giulietta nazionale, a Milano
contravvenzioni e repressione a gogò per chi imbratta i muri, ovunque c'è aria di
minaccia nei confronti degli artisti metropolitani. Ma perché? Sporcano, sporcano
tutto peggio dei piccioni, e così via i murales, la città dev'essere pulita... logico no?
Ma quand'è che la metropoli italica è pulita? Quando è tutta bianca e linda, senza
piccioni, senza sfaccendati, senza prostitute, senza cassonetti del pattume
traboccanti... Ma le insegne scatolate di plastica nei centri storici, i neon multicolori,
i manifesti super giganti, gli infissi d'allumino anodizzato, le veneziane dondolanti al
vento, le fioriere con le piante secche, i gazebo pugni nell'occhio, le pavimentazioni
approssimative, la segnaletica d'antan, le panchine modello picnic, le fontane a secco,
i suv pure in centro... Tutto questo viene tolto? No, è assai improbabile. Così, è più
semplice, si decide di cancellare la ricerca grafica artistica dei giovani e si dice: “non

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sono artisti, sono gente di strada”. Ecco proprio qui sta il punto, sono i discendenti
dei capelloni, sono pittori senza cervello, neppure imbrattatori di tele, ma imbrattatori
e basta, senza gallerie, senza cataloghi patinati, sono solo cani sciolti, o meglio cani
bastardi senza pedigree. Se ci rechiamo agli scavi di Pompei, vediamo anche qui
scritte d'antan, per non parlare delle pietre medioevali coi segni scolpiti a ricordo dei
passaggi. C'è una necessità, anche nell'uomo, di marcare il territorio, di segnalare il
proprio passaggio, anche ai posteri. Ma i graffiti metropolitani sono in molti casi
brutti, sono da cancellare, ma non tutti. I murales sono quasi sempre di grandi
dimensioni, o strisce sui vagoni dei treni e della metropolitana, o lunghi rettangoli
multicolori nelle zone basse dei capannoni di periferia. E qui donano colore,
distruggono per un attimo l'atonia del paesaggio postindustriale. Si dipinge in gruppi,
in clandestinità, con rapidità, quasi sempre in notturna, un'attività nascosta e
recondita. Ma anche un'alternativa consapevole alle enormi pubblicità patinate,
sempre uguali in ogni parte del globo. Chi dipinge sui muri dialoga con gli altri,
mette in scena una satira, socializza un amore, lancia una protesta o un'idea o un
colore, racconta e illustra un dramma. Non si capisce perché amministratori chiamano
i madonnari, nel segno d'una arte povera e dimenticata, per colorare le strade e i
pavimenti delle piazze e nel contempo combattono i graffitari che rallegrano le
squallide periferie urbane. Il murale è anche il segno di un rifiuto, di una parte colpita
dall'esclusione dal dialogo urbano di generazioni di giovani. Non è vero che
simmetrico e pulito sia bello: è bello il colorato, l'asimmetrico. Ce lo hanno insegnato
100 anni d'avanguardie. Proprio quest'anno si ricordano i 100 anni di Futurismo, e il
genio di F.T.Marinetti, ma si dimentica la lezione che i futuristi hanno dato. I
passatisti che respingono i murales spesso sono anche accademici. Tutelare i centri
storici è giusto, ma lo è altrettanto salvaguardare i graffitari. E non dimentichiamoci
mai che la creatività nasce sempre dal dissenso, molto raramente dal consenso.

JEAN-MICHEL FOLON

Marina di Pietrasanta - Allée des Pensees - un percorso verso la Bohème. Lo


splendido Parco della Versiliana ospiterà fino al 30 di agosto questa mostra con 14
opere del belga Jean-Michel Folon. L'inaugurazione s'è svolta nell'ambito del Caffè
della Versiliana e ha visto la partecipazione della vedova dell'autore, Paola Folon. Era
presente anche il regista Maurizio Scaparro e Massimo Simoni, Presidente della
Versiliana e del festival Pucciniano.
Figure-simbolo della mente umana, incontro di natura e meditazione, creature di
fascino e mistero che accompagnano il visitatore nel suo incedere lungo i verdi viali
della Versiliana. L'Allée des Pensees, il viale dei pensieri, così come Jean-Michel
Folon l'aveva immaginato, alla fine degli anni Novanta, scandisce il cammino del
passante, animando la celebre pineta. Un'iniziativa dell'Assessorato alla Cultura del
Comune di Pietrasanta in collaborazione con il Festival La Versiliana e il Festival

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Puccini di Torre del Lago. Un omaggio al grande maestro belga scomparso nel 2005.
È un percorso poetico, un insieme scultoreo costituito da quattordici opere in bronzo,
particolarmente amato dall'artista che più e più volte mise mano a questo progetto.
Opere enigmatiche: quattordici personaggi o forse una sola persona, quattordici
pensieri che si materializzano nella figura umana, laddove mente e corpo risultano
indistinti. Il percorso artistico fu presentato nell'estate 2009 in piazza del Duomo a
Pietrasanta, dove fu creato un vero e proprio giardino. Lungo i viali della Versiliana
c'è l'originale configurazione dell'allestimento pensata da Folon: un viale della
riflessione. La mostra si collega all'apertura del Festival Puccini di Torre del Lago
che vede come primo titolo del cartellone 2009 l'indimenticabile allestimento di La
Bohéme firmato da Folon, vincitore del prestigioso Premio Abbiati, disegnato
nell'ambito del progetto Scolpire l'Opera per la regia di Maurizio Scaparro.
Jean-Michel Folon nasce a Bruxelles nel 1934. Avviato dai genitori allo studio
dell'architettura, a pochi mesi dal diploma (1955) interrompe la formazione per
dedicarsi alla pittura: lascia il Belgio e si dirige a Parigi. Dopo qualche anno la prima
esposizione di disegni; invia alcune tavole a New York che vengono pubblicate su
importanti riviste (1960). In una delle sue frequenti visite in Italia, conosce Giorgio
Soavi con il quale collabora per l'illustrazione del suo libro e per una campagna
pubblicitaria di Olivetti. Partecipa a mostre e rassegne internazionali in Francia e
negli Stati Uniti e, nel 1969, allestisce la prima personale a New York. Espone in
Giappone e partecipa alla XXXV Biennale di Venezia, nello stesso anno (1970),
espone per la prima volta in Italia, a Milano. Negli anni Ottanta la sua attività
s'incentra sulla scultura: sue opere vengono esposte per la prima volta a Barcellona
nel 1993. Nel 1994 le sculture in bronzo approdano a New York. Dopo aver
sperimentato legno dipinto e bronzo, si dedica alla lavorazione del marmo, cui si
avvicina grazie ad una visita a Pietrasanta. Nel Laboratorio di Franco Cervietti
realizza molte opere tra cui alcune fontane ed un bassorilievo per la tomba della
suocera. Sue opere più grandi si trovano in importanti piazze e giardini europei
(Parigi, Barcellona, Bruxelles e presto anche in Italia). Pittore e illustratore, ha
lavorato per riviste di tutto il mondo, ha realizzato film d'animazione, dipinto murales
per le metropolitane di Bruxelles e di Londra, ha illustrato i testi di Prévert, Kafka,
Carrol, Bradbury, Wells e, per Amnesty International, la Dichiarazione Universale dei
Diritti dell'Uomo. Scompare nel 2005 a Monaco. L'ingresso alla mostra è libro.

LUNEDI' PERFORMANCE AL LUCCA CENTER

Lucca – Ancora un appuntamento da non perdere quello proposto dal Lucca Center of
Contemporary Art, allo Stellario, previsto per lunedì dalle 19 alle 24: una
performance live di Christian Balzano che dipingerà un'opera dal vivo sulle
suggestive note musicali prodotte dalle chitarre di “Meme” Lucarelli. Sarà un
momento unico ed emozionante in cui l'artista livornese, stimolato dal sound del

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musicista lucchese, darà vita ai soggetti tipici del suo fare arte: il pubblico assisterà
alla nascita del dipinto e potrà così rendersi conto di come un'idea si materializza
sulla tela e quanto la musica possa influenzare l'atto creativo. E inoltre, oltre a poter
ammirare la mostra in corso dedicata al gruppo Origine, ingresso gratuito alla sala
videoarte con proiezione di uno dei cortometraggi della rassegna Point of View: An
Anthology of the Moving Image, evento in collaborazione con il Festival Suoni &
Visioni (antologica di undici video firmati da alcune delle figure più importanti del
cinema, della videoarte e dell'immagine digitale: Francis Alys, David Claerbout,
Douglas Gordon, Gary Hill, Pierre Huyghe, Joan Jonas, Isaac Julien, William
Kentridge, Paul McCarthy, Pipilotti Rist, Anri Sala) .
Christian Balzano rientra da un tour artistico che l'ha visto esibirsi in Argentina: il
centro lucchese l'ha promosso in alcuni dei più importanti musei argentini con
l'evento “Luci del destino”, mostra che sarà al Lucca Center in dicembre. Lucarelli è
un talento musicale lucchese, già conosciuto e apprezzato in tutta Italia, si è esibito
recentemente con i Mediterraneo nel tributo a Gaber.

EMILIO E RAFFAELLO LAMMARI

Barga – Giornata d'eccezione per gli autori de “I Mulini ad acqua nel territorio di
Barga”(M.P.Fazzi Editore) Emilio e Raffaello Lammari, che nel pomeriggio alla
Festa della Trebbiatura di San Piero in Campo hanno presentato agli intervenuti il
loro modello di mulino ad acqua e nel dopo cena, a Barga, sotto la Volta dei Menchi,
hanno chiuso la rassegna “Tra le righe di Barga” organizzata dalla Prospettiva di
Civitavecchia con la collaborazione della Libreria Poli con questa presentazione di
tutto rispetto per il valore storico e documentario, corredata da diapositive e dai
commenti degli autori/realizzatori. Così si è chiusa la manifestazione che era
contornata da vari eventi, come una mostra fotografica, una libreria all'aperto, vari
cocktail con gli autori e la pratica del bookcrossing. Nelle varie rassegne e sagre che
numerose si aprono nella Valle del Serchio nel corso dell'anno per le più svariate
ricorrenze, con interesse, tutti abbiamo ammirato le miniature tridimensionali dei
mulini ad acqua, che un tempo erano diffusi nella Valle. La minuziosità di queste
installazioni ci faceva pensare ad un paziente lavoro di ricerca e i due costruttori,
padre e figlio, intrattenevano gli spettatori incuriositi, spiegando in maniera
dettagliata il funzionamento di questi storici impianti. Le macchine e le loro modalità
di funzionamento venivano anch'esse relazionate con cura e con dovizia di
particolari. Che ci fosse un serio studio, dietro questi modellini, lo avevamo pensato,
ma con l'uscita di questo libro, adesso ne siamo certi. La studio sui mulini ad acqua,
nata sei anni fa per una ricerca scolastica, copre tutto il territorio di Barga in un arco
temporale che va dall'800 al '900, ma con punte di ricerca nelle fonti che scendono
fino al 1500. La documentazione, più che esauriente, è puntigliosa, mostrata con

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evidenza e si ferma agli anni '50 e '60 quando gli impianti idraulici cessarono
definitivamente la loro attività e furono soppiantati da nuovi, moderni e più
competitivi impianti industriali. La documentazione inizia dal 1543 quando l'Estimo
di Barga fa menzione di oltre venticinque mulini ubicati lungo la Corsonna, l'Ania, la
Loppora e il Serchio. Le immagini delle strutture o dei loro resti, si alternano ai
documenti mostrati e, in un percorso didattico fanno piena luce sul funzionamento
della macchina idraulica. A completezza del testo, si trova un piccolo sommario delle
molte parole tecniche cadute in disuso dopo l'abbandono dell'attività dei mulini. Né
poteva mancare la descrizione della società contadine del tempo e una disquisizione
sulla storia dello stemma della Comunità di Barga e un piccolo capitolo dedicato alla
“trebbiatrice del Poeta” ancora in mostra nella casa di Castelvecchio. Un volume che
tocca i punti cari della tradizione e della cultura di questo territorio e che recupera
una lacuna storica e ferma una parte della memoria collettiva che altrimenti rischiava
d'andare dispersa. Numeroso e folto il pubblico che in questa calda ma arieggiata
serata estiva ha seguito con interesse e con passione la presentazione di questo
interessantissimo libro.

INAUGURATA ARTSPOTTING

Lucca - La pittura e il design contemporaneo approdano in mostra alla Galleria


Numero 38, l'inaugurazione avvenuta ieri, ha registrato un gran numero di

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partecipanti che hanno seguito il percorso artistico all'interno della galleria, per
l'occasione ampliata. Lucca è comunque alla ribalta in questi ultimi mesi, sul tema
dell'arte contemporanea: ricordo che si è chiusa da poco la rassegna dedicata alla
Poesia Visiva ospitata sempre alla Galleria Numero 38 di via del Battistero e Grazie
dei fiori di Montesano alla Poleschi, inoltre ancora sono visitabili, allo Stellare al
nuovo centro museale, Lucca Art Center, Origini e dintorni, e alla Fondazione
Ragghianti L'arte del quotidiano che ripercorre la storia del design d'artista italiano
tra il 1968 e il 2000. La mostra Artspotting curata da Alessandro Romanini
rappresenta un singolare spaccato dell'arte contemporanea. Come indica il titolo, la
volontà è quella di gettare un occhio su quelle che sono le principali emergenze
linguistiche dell'arte contemporanea, analizzate attraverso quelle figure che a partire
dagli anni settanta hanno permesso un ritorno di attenzione sul mezzo pittorico in
piena atmosfera concettuale e i rappresentanti delle nuove generazioni creative
formatesi dopo la Transavanguardia. Nomi di spicco del panorama contemporaneo
internazionale come Mimmo Paladino, Vanessa Beecroft e la sud africana Nicky
Hoberman, le cui opere sono esposte nei principali musei internazionali, passando per
alcuni protagonisti della 53a Biennale di Venezia, come Gian Marco Montesano,
Salvo, Gian Marco Lodola, Nicola Bolla e Marco Cingolani. A questi si uniscono i
lavori di un gruppo di giovani artisti già segnalati in importanti manifestazioni
espositive nazionali e internazionali e un nucleo di designer come Alessandro Ciffo,
Andrea Salvetti e Marco Stefanini, che nel corso degli ultimi anni hanno saputo
creare un percorso autonomo e originale, sconfinando dal mondo del progetto
industriale a quello dell'arte, guadagnandosi premi di spicco ed essendo protagonisti
nelle principali manifestazioni espositive internazionali e nelle collezioni di arte
contemporanea. La mostra quindi intende anche tracciare una sorta di confronto
generazionale tra gli artisti, i maestri che hanno iniziato a lavorare negli anni Settanta
e le nuove generazioni, oltre a facilitare un dialogo già' in essere tra design, scultura e
pittura. Su tutto la volontà di impostare una riflessione sul ruolo dell'arte nel contesto
della società contemporanea, strutturando un complesso di opere di artisti
internazionali che rappresentano tutte le varie correnti espressive.
Espongono gli artisti: Daniele Bacci, Paolo Baratela Vanessa Beecroft, Sarah Binotto,
Nicola Bolla, CCH, Sonia Ceccotti, Alessandro Ciffo, Clinica Estetica, Marco
Cingolani, Roberto Coda Zabetta, Pino Deodato, Yvonne De Rosa, Greta Frau, Luca
Gaddini, Nicky Hobermann, Yan Knapp, Marco Lodola, CCesarartinez, Gian Marco
Montesano, Mimmo Paladino, David Paolinetti, Eleonora Rossi, Riccardo Ruberti,
Andrea Salvetti, Salvo, Marco Stefanini, Yongsuk Yoon. Sarà possibile visitare la
mostra fino al 6 settembre, in orario 10-13, 16-19. Ingresso libero. Assolutamente da
non perdere.

CHIARO DI LUNA DUE APPUNTAMENTI

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Porcari – In calendario due nuovi spettacoli della rassegna estiva porcarese


ChiarodiLuna 2009, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Porcari.
Venerdì 31 luglio appuntamento con la commedia brillante “…Caro? C’è una squillo
nel tuo letto…” proposta dalla compagnia teatrale “Colpo di scena” per la regia di
Mauro Tommasi. Una rappresentazione questa, dai ritmi incalzanti e frenetici, un
vortice continuo di situazioni tragicomiche. Personaggi che si ritrovano ad affrontare
un delirio di equivoci: fidanzate vere e fittizie che vanno e vengono, cameriere vere
scambiate per fidanzate e fidanzate che si improvvisano cameriere; un promesso
sposo che si sveglia la mattina del giorno delle nozze nel letto sbagliato e
soprattutto... con la donna sbagliata; un testimone di nozze che nello stesso giorno, in
poche ore, si ritroverà ad avere una, due ragazze, e poi e alla fine a non averne più
nemmeno una. I protagonisti faranno di tutto per trasformare questo incubo comico in
un matrimonio perfetto!
Sabato primo agosto un appuntamento musicale con Marco Panattoni in concerto. Il
noto cantautore porcarese si esibirà con la sua band in un concerto che riproporrà le
musiche che hanno segnato la storia artistica del fortunato gruppo. Saranno eseguiti
brani swing e blues di alta qualità. Panattoni, pur essendo un pregevole pianista,
nasce come chitarrista collaborando al fianco di Frank Frost, Sam Carr, Michael
Coleman, etc. Nel 1999 inizia l’attività di cantautore e raduna attorno a se eccellenti
musicisti formando l’attuale band. Con essa partecipa a numerose rassegne jazz e
arriva a vincere nel 2000 il “Premio Ciampi”. Nel 2001 partecipa alla trasmissione
“Help” condotta da Red Ronnie. Nel gennaio 2003 apre il Concerto per il Mato
Grosso con Guccini, Zucchero, Giorgia e Panariello e nell’aprile esce allegato ad un
noto quotidiano nazionale il suo CD “Il meccanismo”. Nel 2006 vede la luce il nuovo
CD “L’America”, del ColectivoPanattoni, che ha visto la collaborazione e
partecipazione di Francesco Guccini… un CD intenso nato da una ricerca
sull’America latina condotta da Panattoni con alcuni amici sudamericani. A Porcari si
esibiranno insieme a lui strumentisti di valore, con alle spalle importanti
collaborazioni nazionali e internazionali: Luca Giovacchini alla chitarra, Francesco
Lorenzetti al contrabbasso, Andrea Pacini alle percussioni e Matteo Sodini alla
batteria. Un appuntamento musicale che gli amanti di swing e blues non vorranno
perdere. Entrambi gli spettacoli sono ad ingresso libero e si svolgeranno nel teatro
all’aperto di piazzetta Salvatore Uda in Porcari, con inizio sempre alle ore 21,30.

IL TRENO – CONCORSO LETTERARIO

Benabbio ( Bagni di Lucca ) - Il treno è arrivato a Benabbio. Il 26 luglio 2009 dalle


ore 17 in poi giornata dedicata al treno. Nel pomeriggio i fermodellisti associati al
museo Nazionale dei Trasporti di La Spezia presenteranno un plastico funzionante in
digitale, con riproduzioni di suoni, rumori ed altro ancora. Una telecamera in
miniatura permetterà di sentirsi macchinista nella cabina di guida di una Aln 668 FS .

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Un piccolo plastico statico a parte, sempre in scala, rappresenterà la famosa canzone


“ Bocca di rosa ” di Fabrizio de Andrè in quattro quadri, riproducendo la stazione di
S. Ilario in Genova e l’arrivo della protagonista, la sua partenza dalla stessa stazione,
l’arrivo alla stazione successiva e la processione. Alle ore 20,45 Roberto Puccini con
le sue canzoni introdurrà la premiazione-spettacolo. Benabbio è l’ultima stazione del
percorso iniziato questo inverno dal Concorso Letterario per racconti e poesie a tema
“ Il treno “. La giuria, guidata dal noto regista e sceneggiatore Luigi Squarzina,
composta inoltre dal giornalista Melo Freni, da Noa Bonetti, editrice, da Mario Lena,
poeta che recentemente ha presentato il suo ultimo lavoro “Chiralità” alla Casermetta
Santa Maria di Lucca, da Camilla Migliori, scrittrice, da Stefania Porrino, musicista,
e da Franco Meroni, regista teatrale, ha scelto i seguenti autori: per la sezione
racconti segnalazione speciale per Luca Di Cecilia di Roma con “ Carrozza 11
fumatori” e primo premio per Marco Onofrio di Roma con “ Specchio doppio “; per
la sezione poesie segnalazione speciale per Mirella Maccari Armani di Lucca con“ Il
saluto “, primo premio per Fiorella Defons di Lucca, autrice della cesareviviani con “
Fotografia “. Dopo la premiazione seguirà lo spettacolo brillante “ Un treno di nome
Achille “, a cura delle Compagnie Teatrali “ Luci della ribalta “ di Marina di
Pietrasanta e “ Le fortunate eccezioni “ di Lucca. Ingresso libero.

WRITER E CANCELLAZIONI

Lucca – Va avanti l'azione intrapresa dall'attuale amministrazione per il programma


anti-degrado varato dal Sindaco Favilla che vede l'impegno convinto dell'assessore
Chiari: adesso è la volta degli interventi pianificati al di fuori del centro storico, a la
Cappella, San Macario e Tre Cancelli, riguardanti la ripulitura dalle scritte e dai
graffiti. È infatti appena terminato il primo round di questa serie che ha visto la
cancellazione in tutto il centro storico e la ripulitura delle fontane cittadine dalle
scritte, da piazza San Salvatore a Piazza Antelminelli. Ovviamente l'amministrazione
sta intervenendo solo su monumenti pubblici, su segnalazione e accordi con la
Soprintendenza, mentre per quanto riguarda gli edifici privati, l'amministrazione non
può direttamente intervenire e la situazione è un po' più complicata. Comunque i

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writer vengono presentati all'opinione pubblica solo come vandali. È giusto tutto
questo? Penso di no, non condivido i giudizi semplicisti e ritengo sia giusto valutare
anche le loro ragioni, ragioni che anche Sgarbi presentò quando il giro di vite
repressivo su questi artisti metropolitani cadde su Milano.
Jean-Michel Basquiat e Keith Haring, dovrebbero bastare questi due soli nomi per
rendere l'idea di cosa i graffitari sono riusciti a realizzare: ma una polemica s'è accesa
e i toni sono alle volte di quelli caldi. A Lucca si parla solo di atti vandalici, a
Bologna insegnano alle elementari a cancellarli, a Verona c'è un acceso dibattito sulle
firme degli innamorati sotto il balcone della Giulietta nazionale, a Milano
contravvenzioni e repressione a gogò per chi imbratta i muri, ovunque c'è aria di
minaccia nei confronti degli artisti metropolitani. Ma perché? Sporcano, sporcano
tutto peggio dei piccioni, e così via i murales, la città dev'essere pulita... logico no?
Ma quand'è che la metropoli italica è pulita? Quando è tutta bianca e linda, senza
piccioni, senza sfaccendati, senza prostitute, senza cassonetti del pattume
traboccanti... Ma le insegne scatolate di plastica nei centri storici, i neon multicolori,
i manifesti super giganti, gli infissi d'allumino anodizzato, le veneziane dondolanti al
vento, le fioriere con le piante secche, i gazebo pugni nell'occhio, le pavimentazioni
approssimative, la segnaletica d'antan, le panchine modello picnic, le fontane a secco,
i suv pure in centro... Tutto questo viene tolto? No, è assai improbabile. Così, è più
semplice, si decide di cancellare la ricerca grafica artistica dei giovani e si dice: “non
sono artisti, sono gente di strada”. Ecco proprio qui sta il punto, sono i discendenti
dei capelloni, sono pittori senza cervello, neppure imbrattatori di tele, ma imbrattatori
e basta, senza gallerie, senza cataloghi patinati, sono solo cani sciolti, o meglio cani
bastardi senza pedigree. Se ci rechiamo agli scavi di Pompei, vediamo anche qui
scritte d'antan, per non parlare delle pietre medioevali coi segni scolpiti a ricordo dei
passaggi. C'è una necessità, anche nell'uomo, di marcare il territorio, di segnalare il
proprio passaggio, anche ai posteri. Ma i graffiti metropolitani sono in molti casi
brutti, sono da cancellare, ma non tutti. I murales sono quasi sempre di grandi
dimensioni, o strisce sui vagoni dei treni e della metropolitana, o lunghi rettangoli
multicolori nelle zone basse dei capannoni di periferia. E qui donano colore,
distruggono per un attimo l'atonia del paesaggio postindustriale. Si dipinge in gruppi,
in clandestinità, con rapidità, quasi sempre in notturna, un'attività nascosta e
recondita. Ma anche un'alternativa consapevole alle enormi pubblicità patinate,
sempre uguali in ogni parte del globo. Chi dipinge sui muri dialoga con gli altri,
mette in scena una satira, socializza un amore, lancia una protesta o un'idea o un
colore, racconta e illustra un dramma. Non si capisce perché amministratori chiamano
i madonnari, nel segno d'una arte povera e dimenticata, per colorare le strade e i
pavimenti delle piazze e nel contempo combattono i graffitari che rallegrano le
squallide periferie urbane. Il murale è anche il segno di un rifiuto, di una parte colpita
dall'esclusione dal dialogo urbano di generazioni di giovani. Non è vero che
simmetrico e pulito sia bello: è bello il colorato, l'asimmetrico. Ce lo hanno insegnato

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

100 anni d'avanguardie. Proprio quest'anno si ricordano i 100 anni di Futurismo, e il


genio di F.T.Marinetti, ma si dimentica la lezione che i futuristi hanno dato. I
passatisti che respingono i murales spesso sono anche accademici. Tutelare i centri
storici è giusto, ma lo è altrettanto salvaguardare i graffitari. E non dimentichiamoci
mai che la creatività nasce sempre dal dissenso, molto raramente dal consenso. E
queste cose chi le spiega al sindaco Favilla e all'assessore Chiari? Non le capì
neppure la Moratti e Sgarbi se ne andò da Milano.

DEMOCRATIKA

Quante morti sono state annunciate, della letteratura, della pittura, dell'architettura,
fino ad arrivare ad affermare: dio è morto! Ma della parola si è affermata la morte?
Forse, infatti, fin dagli ultimi anni '70, la problematica poetica, e non solo, si sposta
sul silenzio, sulla non-partecipazione, sull'astensione. “Se dio è morto, Marx è morto
– diceva Woody Allen – neppure io mi sento troppo bene”. E la democrazia?

"Voler scrivere è volersi distruggere", questo tema viene ulteriormente integrato e


abbiamo anche "affidarsi al silenzio in quanto rifiuto di parlare", e cioè ad un silenzio
parlante, a un volersi distruggere, e non solo in senso metaforico. “Grazie a dio sono
ateo” (Voltaire). Ma oggi può autogestirsi uno stato, o una città, o un individuo? Il
rifiuto della parola va in parallelo con il rifiuto al voto, con l' esprimersi
elettoralmente?

Dei personaggi di Samuel Beckett, esempi vivi di questo parlante rifiuto di parlare e
di questo atteggiamento che sembrerebbe ormai l'unico possibile, è stato detto che gli
esseri umani sono la fase costante di flusso interiore, ma le strutture del flusso
variano poco da persona a persona. Tutte le strutture ripetono gli stessi impulsi
umani: l'impulso a spiegare l'inesplicabile, ad imparare a trovare un senso a ciò che
ne è privo, l'impulso ad essere costantemente attivi nella mente, ma anche nel corpo,
meglio se in entrambi, e un impulso a tentare inutilmente la fuga nella stasi, nel
silenzio mortale, nel non essere. Il rifiuto a farsi co-responsabili nella scelta degli
stati, nella scelta degli amministratori, nelle scelte politiche.

In "Assumption" del '29, il primo racconto pubblicato di Beckett, l'Autore non


definisce con molti particolari il problema dell'esistenza umana, bensì descrive il
desiderio di sfuggire a questi problemi.
L'anonimo protagonista disgustato dalla forza vitale che fa pensare parlare e vivere,
lui e gli altri, tenta di soffocare ogni suono, ogni processo mentale e quindi
rinchiudersi in un silenzio avvolto dalla carne, in una riserva d'energia vitale che,
com'egli sente, minaccia di ribellarsi, di esplodere, di distruggere lui stesso. Tutto il
problema dei personaggi beckettiani da Molloy a Murphy a Pim, consiste nel sapere
che è possibile raggiungere il mondo oggettivo, ma che nell'atto stesso in cui lo si

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raggiunge, lo si perde attraverso l'incertezza trascendente dei concetti che


immediatamente si stabiliscono su di esso.

Bisognerebbe continuare ad accettare la certezza prestabilita o trascendente e i suoi


strumenti, o tacere. Altrimenti le parole divengono lo stesso strumento visibile di
frattura della coscienza soggettiva e oggettiva e, quindi strumenti dell'incertezza e
dell'intollerabilità del vivere. Tacere come atto di semplice omissione della parola
può anche essere strumento visibile e udibile dell'incertezza e dell'intollerabilità del
vivere. Parlare dell'insufficienza delle parole con le parole è un procedimento
unilaterale, una frattura, un requiem, impotente di fronte all'edificio logico-simbolico
che l'essere umano ha costruito. E' il silenzio reale ricercato da Pasolini o da
Mishima, ma è anche il silenzio vuoto di tutti a comunicare che stanno comunicando.
D'altro canto è il trionfo del pensiero zen, e la mente costruisce lentamente e
soggettivamente il proprio silenzio. Davanti all'impotenza della parola Ion Barbu
scrive il suo capolavoro.

“Giammai un albero
ha ucciso un albero.
Mai una pietra
ha testimoniato
contro una pietra.
Solo il nome albero
uccide il nome albero;
solo il nome pietra
uccide, testimoniando
sul nome pietra.”

Mentre si moltiplicano gli informali alla Pollok, il silenzio di Cage viene


rappresentato nelle sale d'orchestra e i tagli di Fontana sono esposti nei principali
musei, c'è da registrare anche il silenzio che contiene la coscienza soddisfatta del
mondo e dell'io, il silenzio che non è più rifiuto di parlare, ma è lo stato in cui il
parlare diviene superfluo, nella terminologia beckettiana è il silenzio che dura, o il
vero silenzio. Ma la phoné di Carmelo Bene coesiste con i muti giardini zen, mentre
la ricerca anche letteraria continua. Il silenzio si sposta dalla carta ai palcoscenici
dalle gallerie d'arte ai teatri, fino ad invadere gli scenari stessi della democrazia,
rendendo vuote le urne e i parlamenti, i talk show politici e le assemblee di fabbrica.
Un silenzio che è ribellione alla finta democrazia, un silenzio che è rivolta contro gli
spazi negati, un silenzio che è ri-scoperta del proprio io, dei propri diritti, della
propria autogestione; una riscoperta dunque della vita.

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SIMONE RABASSINI – UN GIOVANE LUCCHESE DI TALENTO

Simone Rabassini, un ventenne lucchese, ha appena completato il suo ultimo corto:


“L’Incubo di Edvard”, e questo sta già raccogliendo riconoscimenti importanti. Infatti
con questo, definibile un omaggio alla libertà di espressione, ha ottenuto, il 16 di
questo mese, il premio per la migliore fotografia al concorso “Roma EUR Festival”.
Ma, soprattutto, ha vinto il concorso europeo voluto dalloYEFF! “YEFF!”, una
organizzazione europea, a cui fa capo per l’Italia l’ISMU, con sede a Milano.is aiming:
* To encourage young people to learn film language and aesthetic principals of film and television
while encouraging them to develop their voice.* To ask the entrants to reflect on the experiences
and perception of the issues of “cultural diversity” from their individual point of view.Why
selecting films on issues of cultural diversitWe want to present the issues young people present in
their films and their experiences of cultural diversity.The impact of media literacyThe Yeff!-
ActivitThe main Yeff!Il principale evento dello Yeff! event is the film forum. è il “Young
European Film forum for cultural diversity”. It takes place in a different European country
every two years. Si svolge in un diversi paesi europei, ogni due anni. The first film
forum took place in Germany in 2005, the second one was in France 2007, and will
be followed by Sweden in 2009. Quest’anno è in Svezia. Ebbene, Simone fa parte dei
24 giovani di tutta Europa, scelti per partecipare a uno stage di 15 giorni in Svezia.
The participants are chosen by national juries in each country During the event, young
people from all over Europe meet, show their films, visit workshops, shoot and edit together, and
participate in debates with each other and with professional filmmakers. Durante l'evento, che è
iniziato il 14, questi giovani si incontrano per mostrare i loro film, visitare laboratori,
girare e creare insieme, partecipare a dibattiti, interagire gli uni con gli altri e
confrontarsi con registi professionisti. Simone ha una passione quasi maniacale per il
linguaggio cinematografico, esplosa fin dalla più tenera età, inizialmente solo come
gioco. Finora ha realizzato circa una trentina di corti che, hanno avuto riconoscimenti
più o meno eclatanti. A 16 anni, vince il premio “Spazio Lucca” al concorso “Lucca
Film Festival”, presentando il cortometraggio “Beyond”. Con il brillante “Open-
close”, (2005/2006), affronta con grande originalità la tematica multiculturale, e lo
fa con un impegno e fantasia tale da essere selezionato fra i vincitori del concorso
"Fuori Target 07" a Milano fino a venire individuato, come quest’anno, tra i venti
ragazzi europei, premiati proprio sulla capacità di affrontare tali tematiche. Con
“Sete”, del 2006, è finalista a un importante concorso di film horror, affrontando
l’ipotesi della mancanza di acqua, viene proposto in occasione della ‘Giornata
dell’acqua’ organizzata dal Comune di Capannori. Nel 2007, con umorismo e una
buona dose di cattiveria, si cimenta contro il mondo della pubblicità tramite il corto
“Optional Life” che è stato selezionato fra i vincitori dell’edizione 2008 del concorso
“Fuori Target”. Finalista in diversi concorsi, questo corto è stato spedito nel Western
Australia, su richiesta dell'associazione WestOne che promuove vari progetti
educativi trai quali quello di insegnare la lingua italiana nelle scuole medie e
superiori.

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Va sottolineato che, soprattutto nell’ultimo film, hanno contribuito altri giovani, suoi
amici, tutti bravi, alle musiche, create ed eseguite appositamente per questo.
Troppo spesso si parla dei giovani sottolineando soltanto gli aspetti negativi,
tralasciando quelli positivi, con particolare riferimento a quelli dell’impegno e della
creatività, prerogative di molti, alle quali, soprattutto nella nostra realtà locale, non si
dà la giusta importanza.

CRISI

Lucca – Pur rimanendo ottimisti su una rapida uscita dalle criticità, afferma l'UGL
lucchese, le situazioni di sofferenza aziendale che si ripercuotono sui lavoratori
devono essere affrontate con la più ampia partecipazione di tutte le forze sociali.
Poiché così non è stato, almeno in alcuni casi, l'UGL si è dotata di un proprio Tavolo
Anticrisi, che non vuol sostituire nessuno, ma vuol essere presente in ogni aspetto del
mondo del lavoro e collaborare con tutte le identità impegnate, senza esclusione
alcuna. Il Tavolo Anticrisi, varato dal Commissario Straordinario UGL, vedrà la
presenza del responsabile organizzativo della struttura, dei segretari neoeletti di
Chimici e Metalmeccanici e dei coordinatori di zona. La prima riunione è prevista per
giovedì prossimo e verterà su: Alce, Alumi.l, e cantieristica versiliese. Sono già in
calendario incontri con le direzioni delle aziende in crisi, con i Sindaci dei territori
interessati e con amministratori regionali. Particolare allarme, e causa
dell'accelerazione con cui è stato convocato il Tavolo, è la notizia apparsa sulla
stampa e purtroppo confermata, che nella nostra provincia, nelle aziende
metalmeccaniche, che occupano 11mila dipendenti, ben tremila sono attualmente
cassa integrazione; notizia che ha spinto questa organizzazione sindacale a rompere
gli indugi e non perdere tempo. Il Tavolo Anticrisi, promosso mesi addietro dalla
Provincia si è di fatto arenato con la parcellizzazione degli interventi che hanno visto
solo la triplice stipulare l'accordo con il credito e la questione dell'Alce gestita dalle
sole Cisl e Cgil. Il comportamento della Cgil e la riposta scritta all'esclusione, data
dagli assessori coinvolti, non ha per niente convinto l'UGL che si è munita di questa
struttura operativa, che vuol essere un valore aggiunto nell'affrontare le
problematiche negative.

LA GIORNATA DELLA LETTURA

Il Consiglio dei Ministri ha ufficializzato la Giornata della Lettura, sarà mercoledì 24


marzo la prima e, sarà titolata “Giornata nazionale per la promozione della lettura”.
La prima perché non si tratterà di un fatto isolato, ma destinato a ripetersi con
cadenza annuale. L'annuncio è arrivato dal Consiglio dei Ministri e rappresenta una
nuova tappa di quella campagna istituzionale, già da tempo avviata su tivù, giornali e

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altri media, promossa dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega
all'informazione e all'editoria, Paolo Buonaiuti. In questa campagna verranno
coinvolte direttamente anche le amministrazioni pubbliche e le associazioni che
operano nel settore, con l'intento di promuovere la lettura in tutte le sue forme.
Molteplici saranno le iniziative promosse in tutta Italia, che andranno dalle
premiazioni nelle scuole agli eventi nelle biblioteche statali, in collaborazione col
Ministero, per illustrare la nascita di quell'oggetto chiamato “libro”. Nella nostra città
particolare soddisfazione è stata espressa dall'associazione Cesare Viviani, che da
anni richiede l'istituzione di questa Giornata. La Cesare Viviani si presenta infatti nei
suoi eventi come scuola di lettura e tutte le sue attività sono incentrate ad invogliare il
cittadino alle lettura. Un evento speciale sarà riservato a questa giornata il prossimo
24 marzo.

LA SINDROME DI JAELE
La Sindrome di Jaele di Stelvio Mestrovich (Kimerik) euro 12,00

In libreria da fine luglio 2009 l'ultimo romanzo di Stelvio Mestrovich, scrittore


lucchese della Cesare Viviani. Ancora una volta l'autore su cimenta con il giallo, e
sempre nell'ambientazione di Venezia opera l'ispettore capo Giangiorgio Tartini che
questa volta si trova alle prese con un serial killer che uccide solo arabi, senza
apparenti motivi, nel nome di Jaele, suscitando così una violenta reazione della
comunità musulmana nei confronti degli ebrei, guidati dal rabbino Shmuel Roberto
Lazar. Una storia avvincente con un finale a sorpresa, a cui fanno da sfondo una
Venezia di fine anno, battuta dalla pioggia e imbiancata dal nevischio, e una
travolgente passione amorosa tra l'ispettore capo Tartini e la prostituta Mitzi.Si tratta
dell'ultimo romanzo di Stelvio Mestrovich che troverete in libreria da fine luglio
2009. Si tratta di La Sindrome di Jaele edito da Kimerik e precedentemente
pubblicato a puntate da Thriller Magazine. Stelvio Mestrovich è nato a Zara nel 1948.
Esordisce nella narrativa nel 1992 con il romanzo Suor Franziska. Tre anni dopo
pubblica il suo secondo romanzo Il diario di Lucida Mansi. Ora si dedica alla
narrativa gialla e alla musicologia. Riguardo a quest'ultima, vanta le seguenti
pubblicazioni, Appunti di archeologia musicale, Wolfgang Amadeus Mozart, il
Cagliostro della Musica. Come giallista ha pubblicato il romanzo Venezia rosso
sangue (Dario Flaccovio Editore, 2004, Palermo), Delitto in casa Goldoni (Rocco
Carabba Editore, 2007) e La Sindrome di Jaele (Kimerik, 2009). Tutti i suoi testi, a
Lucca sono stati presentati durante gli incontri settimanali della Viviani, anche questo
lo sarà nel gennaio del prossimo anno.

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AGOSTO A FORNACI

Fornaci di Barga - Due fine settimana, all'insegna dello shopping, della musica e del
divertimento. Questi gli ingredienti dell'edizione 2009 di Agosto a Fornaci: cento
negozi una sola vetrina, nel tradizionale appuntamento di agosto proposto dal Centro
Commerciale Naturale di Fornaci, dal Cipaf e dal Comune di Barga.
I fine settimana in calendario sono quelli che vanno dal 1° al 3 agosto e dal'8 al 10
d'agosto. Questa tradizionale manifestazione annuale vede come sempre i
commercianti in prima fila attivi per il rilancio sia turistico che commerciale della
cittadina. Una maniera, anche questa, per seminare ottimismo e sconfiggere la crisi
globale, che ha colpito tutta quanta l'economia e sopratutto da noi l'industria
metalmeccanica, che a Fornaci ha impianti storici d'eccellenza. Ma guardiamo in
dettaglio gli eventi della manifestazione. Venerdì 31 luglio grande apertura con “La
strada dei bambini”, gelati, animazioni e cocomero party, sabato 1° agosto serata
dedicata alle “Mille e Una Notte” con danzatrici del ventre e musica dal vivo per tutta
via della Repubblica (chiusa al traffico dalle 20.00 alle 24.00). In più negozi aperti,
offerte eno-gastronomiche, luna park, e anche “Estemporanea di pittura” dalle 16 alle
21 nella zona Due Strade a Fornaci Vecchia. Domenica 2 agosto “Serata Vintage” con
musiche dal vivo degli anni '60/'80 , raduno di auto dell'epoca e sangria per tutti in
via della Repubblica (chiusa al traffico dalle 20.00 alle 24.00). Venerdì 7 agosto, “La
via delle sport”: in via della Repubblica (chiusa al traffico dalle 20.00 alle 24.00),
esibizione delle palestre con musica e giochi sportivi . Sabato 8 si ripete come negli
anni passati “La Via della moda” che ha attirato vasti consensi e numeroso
pubblico, sfilata di moda per presentare le nuove collezioni 2010, vetrine animate,
karaoke in via della Repubblica (chiusa al traffico dalle 20.00 alle 24.00). In più
negozi aperti per tutta la sera, Luna Park, offerte eno-gastronomiche. Domenica 9
agosto, “La via del Country” con musiche country dal vivo, torneo di tiro con il lazo,
lancio freccette, cowboy e cowgirl a spasso per tutto il centro. Un ricco calendario
con eventi da non perdere che renderà in questi giorni la cittadina di Fornaci, centro e
motore della valle del Serchio, attirando, come consueto, curiosi e turisti da tutta la
regione e oltre.

LU.C.C.A.

Lucca – Questo nuovo centro espositivo dedicato all'arte contemporanea, ancora una
volta è alla ribalta e continua ad animare le serate culturali lucchesi. Lunedì 3 agosto
infatti, il Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art, sito alla Madonna dello
Stellario, ospiterà una installazione di fotografie del gruppo “Mo.Pho”: Giacomo
Belluomini, Riccardo Bonfigli, Matteo Cesari, Paolo Corti e Valentina Maggetti. Gli
autori espongono alcuni scatti che indagano su luoghi abbandonati, non più vissuti

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dall'uomo e attaccati dal trascorrere del tempo. Questi siti fatiscenti, nonostante
l'evidente decadenza, mantengono però intatta la propria aura e il proprio fascino.
Luoghi altri è una installazione nata dal presupposto che ogni luogo non solo ha
un'anima, ma acquisisce le energie e le essenze di ogni persona che ci sia passata, ci
abbia vissuto o semplicemente si sia soffermata ad osservare. I cinque fotografi,
attraverso i propri lavori, è come se riportassero a nuova vita un contenitore privo di
un contatto cronologico preciso, ma legato al concetto di quel tempo esistenziale che
rende speciali e unici gli spazi indagati. Il progetto del gruppo “Mo.Pho” si pone
come obiettivo quello di indagare l’ampio campo delle possibilità che si aprono ad un
luogo che ha perduto la propria identità. L’abbandono di un edificio genera una serie
di reazioni, su cui vale la pena riflettere: si pensa all’edificio in termini di memoria,
espressa dalla sua propria esistenza e come spazio da ri-conquistare e ri-qualificare
tramite nuove funzioni. L'ambiente fotografato è uno spazio a cui concedere una
resurrezione. In fondo che cos’è un edificio se non un organismo di cui decretiamo la
nascita, la durata e la morte? Con questo evento serale il Lu.C.C.A offre la possibilità
a cinque giovani fotografi, allievi della Scuola di fotografia “Marangoni” di Firenze,
di esporre in una sede museale e farsi conoscere da un ampio pubblico di appassionati
o semplici curiosi, in grado di stimolare ulteriormente la loro ricerca. Oltre alle
mostre storiche e agli eventi legati ad artisti professionisti, il Lu.C.C.A. ha infatti tra i
propri obiettivi proprio quello di contribuire alla crescita degli artisti del futuro.
L'appuntamento del 3 agosto avrà inizio alle ore 21.00 e proseguirà fino alle ore
00.30. Durante la serata sarà possibile visitare la mostra in corso presso il museo “Un
mondo visivo nuovo. Origine, Balla, Kandinsky e le astrazioni degli anni '50”, che
rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 23 agosto. Mostra che ha già destato
l'interesse non solo degli ambienti culturali cittadini, ma è rimbalzata in tutta Italia e
all'estero. Una mostra che dà prestigio all'intera città.

TAVOLO ANTICRISI UGL

Lucca – Si è riunito il Tavolo Anticrisi promosso dall'UGL lucchese. Sono state


affrontate le problematiche riguardanti le aziende che maggiormente hanno
manifestato criticità. Preoccupazioni per la notizia (confermata) che nel comparto
metalmeccanico su 11 mila occupati, ben tremila risultano in cassa integrazione. Si è
parlato delle aziende: Alumi.l, Alce, e della cantieristica versiliese. Sono stati
programmati incontri con le direzioni dell'Alce e dell'Alumi.l, con i Sindaci di Borgo
a Mozzano, di Bagni di Lucca e di Viareggio. Incontri tesi a fornire un quadro esatto
delle situazioni e valutare le mosse successive. Sul tavolo di discussione anche il
progetto di recupero energetico dei fanghi di cartiera proposto dalla Lucart e il cattivo

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funzionamento con rilascio di cattivi odori dei depuratori della Kappa di Ponte
all'Ania. Monitorata anche la situazione alla KME e in alcuni call center. Il Tavolo
tornerà a riunirsi la prossima settimana.

II PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA


“PIERO CERVETTI”

Coreglia A. - Sono terminate le votazioni per proclamare i vincitori del II Premio


Internazionale di Poesia “Piero Cervetti”. Adesso che le operazioni di voto sono finite
è possibile sapere i nomi e le poesie finaliste: Il silenzio delle rose di Giovanna Li
Volti Guzzardi di Melbourne (Austr.), Differenze di Daniele Marchi di Lucca, Sub-
Poema di Teresinka Pereira di Bluffton (USA), Gesù e la lucertola di Claudio Pagelli
di Milano, Isola nel mondo di Maurizio Alberto Molinari di Noviglio, L'uomo
d'argilla di Claudio Parenti di Roma, Quiete di Fiorella Defons di Lucca, Infuso
Rilassante di Adriana Carbone di Milano, Tristezza di Fabiola Ballini di Verona, Il
più rumoroso dei silenzi di Alessio Magnolfi di Firenze.
I nomi dei tre vincitori saranno comunicati al momento della premiazione che avverrà
in un sabato di settembre presso la sala riunioni del Comune di Coreglia, a
Ghivizzano. Il Premio è organizzato dal circolo “il soffio” con la collaborazione della
Cesare Viviani.

DISFIDA POETICA TRA POETI DIALETTALI LUCCHESI E PISANI

A Lucca, l'anno passato durante la presentazione dell'Antologia degli autori della


Cesare Viviani che si svolse nel salone dell'Autorità di Bacino, durante il dibattito che
avvenne, alla presenza anche del ViceSindaco di Lucca Giovanni Pierami, venne
l'idea di indire una disfida poetica tra poeti dialettali lucchesi e pisani. Idea che la
Viviani ha prontamente realizzato e che si terrà in due round: il primo da tenersi in
territorio pisano e il secondo in territorio lucchese. In caso di parità vi sarà un bella in
territorio neutro: teatro di Borgo a Buggiano nella provincia di Pistoia.
Il 1° round si terrà mercoledì 5 agosto 2009 alle ore 21.00 presso il Circolo ACLI
Centro di Calci (PI). La squadra lucchese sarà così composta: Gavorchio (Domenico
Bertuccelli), Renzo Tori. Giovanni Giangrandi e Fanucchi Lucia.
La squadra pisana vedrà in campo: Luciano Testai, Diana Meini, Milena Puglia e
Mauro Fortuna.
Condurrà l'evento Mario Pellegrini, poeta della Viviani che adesso è anche assessore
a Calci, Marco Vignolo Gargini leggerà le poesie di Leopoldo Meucci poeta locale
scomparso. L'evento è in collaborazione con l'associazione poetica di Calci e i premi
saranno offerti dalla ditta Rober Graff. È facile prevedere una migrazione dei poeti
della Viviani, il giorno 5 in quel di Pisa e che, naturalmente, vinca il migliore: tanto ci

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sarà la bella! La disfida è anche un evento su facebook.

L'ANTOLOGIA 2008 – 2009 DI AUTORI DELLA VIVIANI IN DIRITTURA


D'ARRIVO

Selezionate opere di Maurizio Bassani, Raffaello Belli, L.Damiano Battistoni, Piero


Cervetti, Caterina Davinio, Giovanni De Liguoro, Bartolomeo Di Monaco, Fiorella
Defons, Martino De Vita, Giuseppe Dovichi, Maria Rosa Foscarini, Dr.Frame (David
Tazioli), Olinto Guerrini Da Libbiano, Dino La Selva, Stefano Lattari, Mario Lena,
Andreina Manfredini, Claudia Mei, Diego Mereu, Gabriele Panigada, Elisa
Pellegrini, Giusi Piccinini, Mario Pellegrini, Grazia Maria Tordi-Rustici, Vittorio
Baccelli, Marco Vignolo Gargini e Cesare Viviani. Giunta alla sua nona edizione,
l’Antologia dei soci dell’Associazione Culturale “Cesare Viviani” si presenta come
una raccolta che abbraccia le esperienze, la varietà e l’impegno di molte scritture
diverse. È questa la particolarità del testo che il lettore si trova davanti. Gli stili, le
tematiche, i generi si intrecciano formando un insieme che non sfigura affatto di
fronte ai florilegi di altre realtà associative nazionali. Ogni autore della “Cesare
Viviani” ha i propri interessi, le proprie letture, i propri specifici riferimenti letterari,
e il contributo devoluto per la formazione di questa antologia ne è un esempio
significativo. Corre l’obbligo di ricordare che la “Cesare Viviani” è una realtà che sta
per compiere diciassette anni di vita e che ormai rappresenta da tempo un sicuro
riferimento non solo per la città di Lucca, di cui è figlia, ma anche per le altre
province toscane, Pisa in primis, e non solo. Le attività dell’ultima stagione si
riassumono soprattutto negli incontri settimanali, detti “al bridge con l’Autore”, che
ogni mercoledì pomeriggio, alle 17.00, si tengono puntualmente da settembre a
giugno nei locali della Casermetta Santa Maria delle nostre Mura Urbane.
Nella stagione 2008-2009 gli incontri settimanali promossi dalla Viviani sono stati
40, con più di 30 autori presentati e 6 pomeriggi riservati ai soci per le letture libere.
Le presenze settimanali del pubblico, pur variando a seconda delle circostanze, si
sono mantenute sempre al di sopra della media numerica di spettatori di altre
rassegne letterarie lucchesi, che oltretutto non hanno la regolarità di questi
appuntamenti. Questi sono i numeri della stagione appena trascorsa, ma già siamo in
grado di rendere noto che la prossima non sarà da meno. Confermati gli incontri
settimanali per dieci mesi, confermato l’inserimento della “Cesare Viviani”
all’interno del calendario del Settembre lucchese. Tra gli impegni per il 2009-2010
ricordiamo inoltre il concorso di poesia e racconti di Pontetetto in memoria del socio
Marino Matteoni che da quest'anno sarà ampliato anche ai racconti brevi, la disfida
poetica tra poeti dialettali pisani e lucchesi della quale il primo round si terrà a Calci
il 5 d'agosto alle 21.30 nei locali delle ACLI, le collaborazioni con altri circoli

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culturali, in primis “Il Soffio” (con il quale la Cesare Viviani realizza il Premio
Internazionale di Poesia, giunto alla sua seconda edizione, in memoria del poeta Piero
Cervetti), gli altri appuntamenti estivi dedicati al dialetto lucchese. Ma tornando
all’Antologia bisogna ribadire una convinzione che è stata espressa più volte durante
tutti gli incontri letterari: non esiste scrittura senza lettura, e la “Cesare Viviani”
continua a sfornare pubblicazioni dei suoi soci sempre partendo dalla promozione
costante della lettura come esperienza fondamentale per la nascita e la crescita degli
autori. La “Cesare Viviani” ha ospitato e dato spazio a espressioni diverse, anche in
contrasto tra loro, senza alcun tipo di pregiudiziale ideologico-religiosa. L’autore che
si trova a presentare la propria opera trova così la possibilità di parlare, di esporre il
suo pensiero, senza censure o trattamenti che lo mettano in difficoltà. Questa
associazione è ormai ben riconosciuta, anche a livello nazionale come una vera e
propria scuola di lettura. Infatti, è la lettura la vera chiave per affinare le proprie
capacità letterarie. “Non desidero conversare con una persona che abbia scritto più di
quanto abbia letto” scrive Samuel Johnson e, i lettori-scrittori della Viviani l’hanno
ben compreso. In ricordo di Piero Cervetti è in preparazione la premiazione della
seconda rassegna poetica, legata al Concorso Internazionale che si terrà nel Comune
di Coreglia Antelminelli con la collaborazione del circolo culturale “il soffio”.
Concludendo, un’Antologia questa, che è la nona, da leggere, da meditare, da
studiare, da confrontare con quelle passate: un’Antologia per tastare il polso alla crea-
tività degli autori, sia quelli emergenti, sia quelli ormai affermati. Un'ultima nota, la
Viviani ha la sua pagina su facebook e per la prima volta, questa ha interagito con la
costruzione dell'attuale antologia, dando autori e opere.

LA RU486

La pillola abortiva Ru486 è già in uso in vari paesi e dal 2005 è inserita nella lista dei
farmaci dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), in Francia è
commercializzata addirittura dal 1988: dunque da noi una vittoria, ma con venti anni
di ritardo da attribuirsi esclusivamente alla mentalità retriva delle nostre gerarchie
cattoliche. La pillola RU486 ha un verificato effetto abortivo, a base di mifepristone,
è in grado di interrompere la gravidanza già iniziata con l'attecchimento dell'ovulo
fecondato. L'aborto farmacologico tramite Ru486 prevede l'assunzione di due
farmaci: la Ru486 che interrompe lo sviluppo della gravidanza, in abbinamento a una
prostaglandina che provoca le contrazioni uterine e l'espulsione dei tessuti
embrionali. Ogni Paese in cui la pillola abortiva è commercializzata ha delle regole e
delle scadenze precise: la pillola può infatti essere assunta entro un certo periodo di
tempo, calcolato in settimane. Quindici giorni dopo l'espulsione, che avviene nel
98,5% dei casi, la paziente viene sottoposta a valutazione ecografica e ad una visita di
controllo. Cosa diversa è, invece la pillola del giorno dopo, con la quale la RU486 è

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spesso confusa: in questo caso si tratta di un anticoncezionale e non provoca


l'interruzione di una gravidanza, ma impedisce l'eventuale annidamento nell'utero
dell'ovulo che potrebbe essere fecondato. Le ricerche per la produzione della pillola
abortiva Ru486 iniziarono nel 1970 in Francia, quando un gruppo di chimici ed
endocrinologi guidati da Etienne-Emile Baulieu ed Edouard Sakiz cominciarono a
sviluppare un programma di ricerca per realizzare una gamma di molecole per il
regolamento dell'attività ormonale e antiormonale. Nel 1982 Baulieu presentò
all'Accademia delle Scienze i risultati clinici della nuova sostanza: il mifepristone. La
sostanza, chiamata inizialmente col codice Ru 38 486, venne denominata in forma
abbreviata Ru486 e presentata come un'alternativa all'aborto. La Ru486 è
commerciabile in Francia sin dal 1988. Nel 1990 fu autorizzata in Gran Bretagna, e
un anno dopo in Svezia. Dal 1999 la pillola viene ufficialmente commercializzata in
Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Grecia e Paesi Bassi, Svizzera,
Israele, Lussemburgo, Norvegia, Tunisia, Sudafrica, Taiwan, Nuova Zelanda e
Russia. Nel 2005 il mifepristone è stato aggiunto alla lista dei farmaci
dall'Organizzazione mondiale della sanità, che ha anche definito delle linee guida. Un
sondaggio di questi giorni in Italia ha rilevato che il 90% degli intervistati è
favorevole all'introduzione di questa pillola, il Vaticano invece ha annunziato
scomuniche per tutti: un deterrente questo che nella sempre più laica Europa, lascia il
tempo che trova.

PARTENZA A TUTTO GAS IN VALLE DEL SERCHIO

Non mi riferisco ai rally, che anzi trovo giusto vengano stoppati nelle strade di
montagna perché fastidiosi, antiecologici e diseducativi. Mi riferisco invece alle varie
iniziative legate alla cultura, alla tradizione e al turismo che in questi primi giorni di
agosto hanno visto come protagonista l'intera Valle. Dalle passeggiate eno
gastronomiche a Montefegatesi, al Serchio delle Muse che a Borgo a Mozzano ha
offerto “Le quattro stagioni” di Vivaldi, per passare ai maggianti di Varliano a e alla
caccia al tesoro di Castelnuovo. Se Barga ha visto la chiusura di Opera Barga e si
preparano gli allestimenti di Barga Jazz, è Fornaci ad aver fatto la parte del leone con
il primo assaggio della rassegna “Agosto a Fornaci”, organizzata ogni anno dal Cipaf,
con Vintage di musica e auto da modernariato, con le danzatrici del ventre e
l'estemporanea di pittura. E poi sagre più o meno gastronomiche a non finire sparse in
questo primo fine settimana d'agosto in tutta la Valle, che hanno attirato turisti dalla
lucchesia, dal pisano e dal livornese, ma non sono mancati gli stranieri, in prevalenza
inglesi. C'è stato poi un finale col botto, stavolta a Coreglia Antelminelli, ove in
chiusura della tradizionale serata evocativa il medioevo, uno spettacolo pirotecnico
d'eccezione ha tenuto gli astanti a testa in su fino a tarda notte. E se l'inizio d'agosto è
stato ottimo gli appuntamenti futuri non saranno da meno: dal vario calendario del
Serchio delle Muse, all'ultimo libro di Mestrovich al Teatro di Verzura, dalla

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presentazione dell'antologia legata al Premio Cervetti a Ghivizzano alla sfilata di


moda a Fornaci, alla settimana del commercio a Castelnuovo, fino a giungere al
prossimo appuntamento, assolutamente da non mancare, qual'è la riapertura tanto
attesa e sospirata, del Casinò di Bagni di Lucca e contemporaneamente
l'inaugurazione dell'adiacente passerella sul Lima, il tutto previsto per sabato
prossimo 8 agosto. Per non parlare poi dell'infinità di eventi previsti nella Valle per
ferragosto, sui quali torneremo successivamente in maniera ampia. Comunque un
miracolo dell'Agosto a Fornaci s'è verificato: il ritorno di una delle panchine del
Parco Menichini, da un paio d'anni scomparsa! Speriamo riappaia anche il boccaglio
d'ottone alla fontana e l'altra panchina scomparsa, quella di Piazza IV novembre.

L'ASSOCIAZIONISMO E I FINANZIAMENTI

Visto che si è aperto un pubblico dibattito sui finanziamenti elargiti alle associazioni,
quale Presidente della Cesare Viviani avrei alcune cose da esporre. Premesso che
personalmente ho ritenuto più valida da un punto di vista artistico e culturale la
mostra di Montesano, rispetto a quella di Batoni, e credo d'avere titoli accademici
sufficienti per poterlo dire, invito a riflettere. La prima gestita in modo commerciale
non è costata un euro al contribuente, la seconda invece...
Torniamo alla mia associazione che l'anno passato non ha visto un euro dagli enti,
mentre la gestione di questo anno ha ricevuto mille euro dal Comune di Lucca (grazie
Pierami). Praticamente a costo zero, l'associazione Viviani promuove un programma
serio e di buon livello di presentazioni letterarie e di contributo all'invito alla lettura.
Andiamo, da diciassette anni, alla media di un evento a settimana. Chiunque legga i
giornali o segua internet sa bene di cosa sto parlando. Oltre alle presentazioni
editoriali, editiamo un'Antologia dei soci che è alla sua nona apparizione,
collaboriamo con altre associazioni a vari concorsi letterari. Siamo presenti nel
panorama culturale nazionale. Le presenze autorevoli lo dimostrano: Mario Luzi,
Giorgio Saviane, Alberto Fremura, Paolo Di Mizio, Romano Battaglia, Gaetano
Giani-Luporini e Luca Telese. Penso che un'associazione come la nostra che sforna
eventi di qualità a costo zero, dovrebbe ottenere finanziamenti senza chiederli, e
questo se esistesse un organismo veramente preposto al vaglio dell'offerta culturale
fornita dall'associazionismo. Invece succede che pur avendo fatto richiesta d'incontro
un anno fa al Presidente d'una Fondazione...
Si continuerà a buttar via soldi se non si creerà un serio organismo di monitoraggio:
eppure nel recente passato qualcuno aveva compreso l'importanza e la valenza della
nostra associazione: Tagliasacchi e Leone, e oggi Pierami.
Abbiamo comunque varato il calendario settembre/dicembre, è in stampa l'Antologia
dei soci, a carico nostro stiamo provvedendo anche alla stampa dell'Antologia del
Premio Cervetti, e tutto ciò grazie ai mille euro del Comune di Lucca ai quali si
sommano i costi annuali delle tessere e la vendita dei nostri libri. Ad andare avanti

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con le nostre forze, ci siamo abituati, certo, un aiutino ce lo saremmo anche meritato.

VIAREGGIO INCONTRI

Un interessante evento organizzato da "Viareggio Incontri", si svolgerà venerdì 21


agosto alle ore 22 al Caffè Principino, presso il Centro Congressi Principe di
Piemonte (V.le Marconi, 130 - viale a mare Viareggio), dal titolo: "Con Oriana".
La serata sarà dedicata alla presentazione dell'ultimo libro su Oriana Fallaci
scritto dall'on. Riccardo Mazzoni e da Daniela Di Pace, l'ultima segretaria che ha
lavorato per la grande giornalista, con la partecipazione, nel ruolo di moderatore, di
Gianluca Tenti, direttore responsabile de “Il Giornale della Toscana”. Saranno
presentate al pubblico le notizie più recondite di questa grande giornalista scrittrice,
la presenza della sua ultima segretaria permetterà di far conoscere al pubblico e ai
suoi affezionati lettori, un'Oriana più intima e personale. Un'Oriana al di sopra delle
tante polemiche, una scrittrice di gran valore, una giornalista per decenni in prima fila
nelle zone più calde del pianeta. Un'Oriana spesso a contatto con i grandi, quelli più
contestati, che le hanno fatto capire i rischi a cui l'occidente andava ingenuamente
incontro, un'Oriana che aveva visto con decenni d'anticipo dove sarebbe sbarcato
l'integralismo islamico. Un'Oriana da comprendere, da leggere, da amare.

MESTROVICH AL TEATRO DI VERZURA

Stelvio Mestrovich mercoledì 19 agosto, alle ore 21.30, sarà ospite del Teatro di
Verzura a Borgo a Mozzano. L'autore è tra i soci della Cesare Viviani ed è affermato e
conosciuto in tutta Europa. È da pochi giorni in libreria “La sindrome di Jaele”
l'ultimo suo romanzo. Ancora una volta l'autore su cimenta con il giallo, e sempre
nell'ambientazione di Venezia opera l'ispettore capo Giangiorgio Tartini che questa
volta si trova alle prese con un serial killer che uccide solo arabi, senza apparenti
motivi, nel nome di Jaele, suscitando così una violenta reazione della comunità
musulmana nei confronti degli ebrei, guidati dal rabbino Shmuel Roberto Lazar. Una
storia avvincente con un finale a sorpresa, a cui fanno da sfondo una Venezia di fine
anno, battuta dalla pioggia e imbiancata dal nevischio, e una travolgente passione
amorosa tra l'ispettore capo Tartini e la prostituta Mitzi.Si tratta dell'ultimo
romanzo di Stelvio Mestrovich che troverete in libreria da fine luglio 2009. Si tratta
di La Sindrome di Jaele edito da Kimerik e precedentemente pubblicato a puntate da
Thriller Magazine. Stelvio Mestrovich è nato a Zara nel 1948. Esordisce nella
narrativa nel 1992 con il romanzo Suor Franziska. Tre anni dopo pubblica il suo
secondo romanzo Il diario di Lucida Mansi. Ora si dedica alla narrativa gialla e alla
musicologia. Riguardo a quest'ultima, vanta le seguenti pubblicazioni, Appunti di
archeologia musicale, Wolfgang Amadeus Mozart, il Cagliostro della Musica. Come
giallista ha pubblicato il romanzo Venezia rosso sangue (Dario Flaccovio Editore,

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2004, Palermo), Delitto in casa Goldoni (Rocco Carabba Editore, 2007) e La


Sindrome di Jaele (Kimerik, 2009). Tutti i suoi testi, a Lucca sono stati presentati
durante gli incontri settimanali della Viviani. Il"Teatro di Verzura" ha già visto come
ospiti: Panariello, Raffaello Morelli, Buttiglione, Christian De Sica, Pupo Avati, Feltri
e altri nomi illustri dello spettacolo, della politica, del giornalismo, della scienza e
dello sport. La serata sarà condotta da Raffaello Bertoli, noto poeta, giornalista e
scrittore versiliese, nonché attuale Presidente del prestigioso Premio Nazionale di
Poesia "G. Carducci".

AI PISANI VA IL PRIMO ROUND DELLA DISFIDA POETICA

In una meravigliosa serata estiva, davanti alla suggestiva Pieve di Calci, si è tenuta
l'attesa Disfida poetica tra poeti dialettali lucchesi e pisani. Sono stati i pisani ad aver
vinto il primo round di questa simpatica disfida nata l'anno scorso nel salone lucchese
dell'Autorità di Bacino. La vittoria, ci dicono dalla giuria, è stata conseguita per un
soffio, solo un mezzo punto. Ma la squadra lucchese è ben intenzionata a prendersi la
propria rivincita nel secondo round che si terrà tra circa un mese in lucchesia. La
squadra lucchese era così composta:Gavorchio, Renzo Tori, Giovanni Giangrandi, e
Fanucchi Lucia. La squadra pisana ha visto scendere in campo: Luciano Testai, Diana
Meini, Milena Puglia e Mauro Fortuna. La vittoria ha arriso i pisani perché hanno
saputo essere, con le loro composizioni poetiche, più scanzonati e divertenti. Ma in
definitiva chi ha vinto veramente questo primo incontro è stata l'associazione Cesare
Viviani, dato che la maggior parte degli autori delle due squadre appartengono a
questa scuderia letteraria. Al prossimo giro, e che vinca il migliore al di là di ogni
sano campanilismo.

RIAPERTO IL CASINO' A BAGNI DI LUCCA ! ERA L'ORA!


Bagni di Lucca – Tutta Bagni di Lucca in festa: a 170 anni di distanza dalla sua
nascita il Casinò è tornato a splendere facendo imboccare così a questo comune la
strada che lo porterà ai fasti d'un tempo. Assurda fu la chiusura di questo impianto
storico attorno a cui gravitava la ricchezza di una zona e che portò al degrado sia
delle terme che delle strutture ricettive un tempo meravigliose. Tutto questo fu dovuto
alla miopia dei governi democristiani con la loro ideologia moralista e al vecchio PCI
ancor più moralista. Oggi fortunatamente con governi più liberali si comincia a
respirare un'aria di affrancamento dai moralismi cattolici e comunisti: questa apertura
ne è un esempio. L'inaugurazione è stata accolta con gran soddisfazione dalla
cittadinanza e si è verificata una vera e propria invasione di VIP e curiosi convenuti
per ammirare anche lo storico edificio rimesso a nuovo e l'adiacente passerella,
proprio in questo giorno resa a tutti fruibile, che collega le due sponde del Lima,
dando nuovo smalto a tutta l'area. E a sorpresa durante la notte proprio dal Lima sono

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partiti i fuochi d'artificio a rimarcare la festa anche popolare, tanto attesa. Per ora solo
giochi elettronici, ma si guarda all'imminente futuro. Quando si parla di sviluppo
della Valle del Serchio, quasi mai si è parlato del Casinò di Bagni di Lucca e della sua
riapertura, oggi avvenuta. Costruito fra il 1838 e il 1839, fu la prima casa da gioco
pubblica in Europa e il centro della vita mondana del tempo. Oltre alle sale da gioco,
offriva anche un gran salone dove venivano organizzate sfarzose serate danzanti per il
pubblico internazionale allora presente. Come prima casa da gioco in Europa avrebbe
dovuto avere tutte le carte in regola per tornare alle sue funzioni da tempo, ma così
non è stato ed è stato scavalcato, fino ad oggi, da molte altre realtà. Perché? Perché si
è lasciata la battaglia per la riapertura ai soli politici e amministratori di Bagni di
Lucca, con qualche rara eccezione. Al di fuori di questi nessuno s'era impegnato
seriamente fin'ora in questa vicenda, per un malinteso moralismo cattocomunista che
vede ancora in queste strutture come “luoghi di perdizione”. Ricordo che quando nel
1996 fui candidato al Senato, ai primi punti del mio programma misi: una nuova
regolamentazione della prostituzione in senso più liberale e la riapertura del Casinò di
Bagni di Lucca. Questo secondo punto era soprattutto legato ai benefici economici
che da una sua riapertura sarebbero ricaduti sull’intera Valle, ma si sa, i piccoli
politici locali da sempre hanno privilegiato le aree PIP e i capannoni, distruggendo
aree meravigliose della Valle, ultime “Rio del Chitarrino e “al Frascone”! Avevo
anche lanciato l’idea di aperture stagionali a rotazione tra: Bagni di Lucca, Viareggio
e Montecatini. Ipotesi questa che seguito a ritenere funzionale a tutto un rilancio
dell’economia dell’intero comprensorio. In passato varie sono state le manifestazioni
di sensibilizzazione su questo argomento organizzate dagli amministratori di Bagni di
Lucca, in particolare le aperture simboliche hanno attirato l’attenzione dei media
nazionali, ma hanno anche fatto rischiare pesanti multe ai primi cittadini. Ho sempre
ritenuto che per il rilancio dell’economia locale, per far ritornare Bagni di Lucca,
centro di ricchezza e di cultura come in passato fu, occorresse rilanciare con forza
questa proposta: e il tempo è stato galantuomo. E ora è ufficiale, la febbre del gioco
contagia, in senso positivo, l'Italia e passata la legge che vedrà un casinò in ogni
regione, si sta aspettando il decreto attuativo che stabilirà le località. Dopo anni di
sterili polemiche, finalmente, l'Italia si prepara a cavalcare l'onda del gioco d'azzardo.
Un passo avanti per la laicizzazione dello stato. Il casinò al momento offre le roulette
elettroniche multi postazione, il blackjack con il croupier virtuale, le corse di cavalli
elettroniche e altre attrazioni inedite per l'Italia come i tornei di poker che finora
avevamo visto (semilegali) solo sul web. Il poker live, infatti, è stato legalizzato dal
Parlamento, che ha posto la condizione che le puntate siano basse, e le cifre esatte
saranno specificate a breve con apposito decreto. All'estero, i casinò offrono anche
concerti, mostre, incontri sportivi e altre forme di intrattenimento, sono impegnati nel
gossip e nella cultura ed è questo che si vuol fare anche da noi. Adesso non resta che
attendere la decisione sulla localizzazione dei casinò regionali per far avere anche i
giochi classici a questa struttura che con questa apertura risulta in prima fila per la

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Toscana. Resto però pur sempre dell'opinione che il casinò regionale a rotazione tra
Bagni di Lucca, Viareggio e Montecatini, sia la soluzione ottimale anche per il
rilancio dell'economia in tutto il comprensorio.

PUCCINI
Lucca – È tutto un dibattito su Puccini e la sua musica, ma sopratutto su le
realizzazioni attorno alla sua figura, e questo avviene non solo città, ma anche in
Media Valle e in Versilia. Da tempo sostengo che occorra un azzeramento di tutte le
fondazioni, associazioni, enti, ecc. che si sono creati nel tempo sul territorio della
nostra provincia, e la nascita di un unico Ente o Fondazione che tuteli il patrimonio
d'immagine, culturale, museale, edilizio, storico e finanziario di Giacomo Puccini e le
sue opere. Rimpiango gli anni '50 quando abitavo nella sua casa museo di Corte San
Lorenzo con mia madre che accoglieva i visitatori provenienti da tutto il mondo,
davanti ad una tazza di buon thè prima di fargli fare il giro della casa. E tutto doveva
essere sempre in ordine, perché “arrivano i melomani”, diceva a me a a mio padre
tutti i giorni. Altri tempi, altri ricordi, mio padre non volle acquistare la casa da
Simonetta e preferì una villetta a Sant'Anna. Se avessi ereditato la casa natale di
Puccini – nella sua stanza rosa dagli angoli smussati ho dormito per più di 15 anni -
sicuramente non s'assisterebbe alla triste sorte d'un portone sempre sprangato che fa
storcere il naso ai visitatori. Anche se oggi – ben altre sono le musiche preferite - è
indubbio che Puccini sia il testimonial della nostra città, per il contributo da lui dato
all'evoluzione della musica: dunque basta polemiche e creiamo un Ente unico a sua e
nostra tutela.

RAI TV NON TI PAGO PIU' – RAI TV NON NE POSSO PIU'


Che Berlusconi si risenta perché il servizio pubblico televisivo lo attacca – unico nel
mondo che attacca il proprio premier – mi sembra giusto e legittimo, dato che la
RAI3 è sempre stata, fin dalla nascita, in mano ai comunisti in maniera sfacciata. Ma
il problema vero, è un altro. Perché il servizio televisivo deve esser pubblico?
Vendiamo la RAI3 a Bertinotti, così non c'è niente più da ridire. Si parla tanto,
troppo, di privatizzazioni, ma perché la RAI non viene privatizzata? Perché Bersani,
che poteva, non ha iniziato da questa invece che dai tassisti? Perché i cittadini devono
pagare un odioso balzello – che un referendum disatteso ha tra l'altro abrogato - per
un servizio che non vogliono, che non è gradito? Perché con i nostri soldi dobbiamo
mantenere un carrozzone con dipendenti strapagati che sta velocemente facendo la
stessa fine della vecchia Alitalia? Privatizzare, privatizzare, sembra la nuova parola
d'ordine: ma cominciamo dalla RAI, perbacco!

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ANCORA SUL CASINO'


Bagni di Lucca – La festa non è ancora finita e molti sono coloro che ancora varcano
le porte del Casinò, chi per sola curiosità, chi per giocare. E qualcuno ha già scritto
che si vedono accanto il miliardario russo e il cassaintegrato nostrano, la gnocca di un
metro e novanta e la casalinga lucchese. E molti di malavoglia o a denti stretti, ne
parlano, sono costretti a parlarne perché l'evento fa notizia: di malavoglia perché
questa è stata una vittoria sul moralismo, una piccola vittoria di uno stato laico e
liberale. Comunque mi ha fatto sorridere l'intervento del mio omonimo Presidente
della Provincia che lamenta la mancanza d'infrastrutture dopo l'apertura del Casinò di
Bagni di Lucca. E rincara la dose con un “bisognava pensarci prima.” eppure è da
anni che nei vari tavoli organizzati proprio dalla Provincia, ai quali partecipo, parlo
del Casinò di Bagni di Lucca, come di una struttura unica e irripetibile per il salto di
qualità dell'economia della Valle: un'alternativa alla politica delle aree PIP e dei
capannoni che degradano l'ambiente. E a questi miei interventi ho sempre visto
posizioni di sufficienza o di chi non vuol intendere, con un'unica eccezione,
l'assessore Bambini che più volte ha ricordato occorra un occhio di riguardo per
quelle ipotesi che escono fuori dalla normale programmazione. Tra l'altro i miei
interventi pubblici, ultimamente hanno riguardato vari aspetti della realtà lucchese,
oltre alla riapertura del Casinò. Sarà bene elencarli a futura memoria: traforo del
monte Tambura, la Versilia Modena, Comune Unico della Valle del Serchio,
Ospedale Unico della Valle, un unico Ente legato a tutti gli aspetti di Giacomo
Puccini, una sola APT provinciale che raccolga al suo interno altre attività dispersive,
Itinera, ecc., allargamento delle mansioni dell'Opera dell Mura al Parco Fluviale con
assorbimento del Ciscu, una unica Università Lucense che inglobi tutta la
frammentazione accademica sparsa sul territorio IMT, Campus, Università Cattolica,
attività (molto) provvisorie distaccate di Pisa e Firenze, ecc. Tornando al Casinò, mi
auguro che sia quanto prima aperto anche al gioco tradizionale e, con forma
stagionale auspico la rotazione tra Bagni di Lucca, Viareggio e Montecatini, per un
rilancio alla grande di tutta l'economia di questa area vasta.
VIP CANCRO
Lucca - Giovedì 13 agosto, avrà luogo, presso la Galleria Numero 38, in via del
Battistero n. 38, la performance dei Vip Cancro. Il quartetto toscano, composto da
Andrea Borghi (basso), Filippo Ciavoli Cortelli (percussioni, nastro), Alberto Picchi
(lap-top), Nicola Quiriconi (voce), proporrà brani di improvvisazione musicale
ispirata allo spettralismo e alle avanguardie sonore. Recentemente il quartetto ha
partecipato alla rassegna di arte e musica "Kalng!" a Viareggio ed al festival di
cultura e musica elettronica "Galaxia Medicea", presso il Palazzo Mediceo a
Seravezza. Nel 2008 la Lisca Records ha pubblicato l'album di esordio dei Vip
Cancro Xax e il CDR omonimo. A partire dalle ore 21.00, ingresso libero. Prosegue
intanto all'interno della galleria la mostra Artspotting. Lucca è comunque alla ribalta

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in questi ultimi mesi, sul tema dell'arte contemporanea: ricordo che si è chiusa da
poco la rassegna dedicata alla Poesia Visiva ospitata sempre alla Galleria Numero 38
e Grazie dei fiori di Montesano alla Poleschi, inoltre ancora sono visitabili, allo
Stellario al nuovo centro museale, Lucca Art Center, Origini e dintorni, e alla
Fondazione Ragghianti L'arte del quotidiano che ripercorre la storia del design
d'artista italiano tra il 1968 e il 2000. La mostra Artspotting curata da Alessandro
Romanini rappresenta un singolare spaccato dell'arte contemporanea. Come indica il
titolo, la volontà è quella di gettare un occhio su quelle che sono le principali
emergenze linguistiche dell'arte contemporanea, analizzate attraverso quelle figure
che a partire dagli anni settanta hanno permesso un ritorno di attenzione sul mezzo
pittorico in piena atmosfera concettuale e i rappresentanti delle nuove generazioni
creative formatesi dopo la Transavanguardia. Nomi di spicco del panorama
contemporaneo internazionale come Mimmo Paladino, Vanessa Beecroft e la sud
africana Nicky Hoberman, le cui opere sono esposte nei principali musei
internazionali, passando per alcuni protagonisti della 53a Biennale di Venezia, come
Gian Marco Montesano, Salvo, Gian Marco Lodola, Nicola Bolla e Marco Cingolani.
A questi si uniscono i lavori di un gruppo di giovani artisti già segnalati in importanti
manifestazioni espositive nazionali e internazionali e un nucleo di designer come
Alessandro Ciffo, Andrea Salvetti e Marco Stefanini, che nel corso degli ultimi anni
hanno saputo creare un percorso autonomo e originale, sconfinando dal mondo del
progetto industriale a quello dell'arte, guadagnandosi premi di spicco ed essendo
protagonisti nelle principali manifestazioni espositive internazionali e nelle collezioni
di arte contemporanea. La mostra quindi intende anche tracciare una sorta di
confronto generazionale tra gli artisti, i maestri che hanno iniziato a lavorare negli
anni Settanta e le nuove generazioni, oltre a facilitare un dialogo già' in essere tra
design, scultura e pittura. Su tutto la volontà di impostare una riflessione sul ruolo
dell'arte nel contesto della società contemporanea, strutturando un complesso di opere
di artisti internazionali che rappresentano tutte le varie correnti espressive.
Espongono gli artisti: Daniele Bacci, Paolo Baratela Vanessa Beecroft, Sarah Binotto,
Nicola Bolla, CCH, Sonia Ceccotti, Alessandro Ciffo, Clinica Estetica, Marco
Cingolani, Roberto Coda Zabetta, Pino Deodato, Yvonne De Rosa, Greta Frau, Luca
Gaddini, Nicky Hobermann, Yan Knapp, Marco Lodola, CCesarartinez, Gian Marco
Montesano, Mimmo Paladino, David Paolinetti, Eleonora Rossi, Riccardo Ruberti,
Andrea Salvetti, Salvo, Marco Stefanini, Yongsuk Yoon. Sarà possibile visitare la
mostra fino al 6 settembre.

LUCCA COMICS & GAMES 2009

Con il titolo “Evoluzione della Specie”: la mostra mercato Lucca Comics & Games
2009 diventerà festival dal 29 ottobre al primo novembre con mostre espositive dal
17 ottobre al primo novembre. L’appuntamento più importante d’Italia per il fumetto

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e il gioco intelligente, che da 43 anni si tiene a Lucca, si presenta al pubblico sotto


l’egida del cambiamento: Lucca Comics & Games diventa infatti un vero e proprio
“Festival del fumetto e del gioco”. L'evento è a Lucca con una manifestazione,
promossa come sempre dal Comune di Lucca, con il sostegno della Provincia,
quest’anno dedicata all’Evoluzione della Specie, per onorare il 150° anniversario
della teoria di Charles Darwin e il bicentenario della nascita dello scienziato. Lucca
Comics & Games, con il suo moto continuo e perpetuo ha completato proprio in
questo 2009 la sua evoluzione: da mostra mercato di scambio per collezionisti è
divenuta un vero e proprio festival, che vede concentrato in quattro giorni, tutto il
mondo che gravita intorno al fumetto, al gioco, all’illustrazione e al cinema
d’animazione. La manifestazione, tesa ad avvolgere sempre di più l’intera città e a
immergerla nel suo pianeta da sogno si è ampliata con l’utilizzo di ulteriori spazi
espositivi quali il Real Collegio, nuovo punto focale del festival, e nuove aree quali il
palco di Music & Comics presso il Baluardo di San Paolino. Una “evoluzione” che
tocca anche uno dei pilastri visivi di Lucca Comics & Games ovvero il manifesto: un
incrocio artistico, un connubio di stili e la presenza di ben due immagini al suo
interno, caratterizzerà infatti l’edizione 2009. Nelle sapienti mani di Rick Berry e Phil
Hale, il manifesto, da sempre incentrato sull’opera di un singolo, si sdoppia e crea un
binario ideale, portando con sé un messaggio forte e di prorompente bellezza visiva:
rivolto ad un passato darwiniano e collegato ad un futuro tecnologico. E al centro di
tutto questo, la nostra città, vero e proprio cuore e motore di tutto: un luogo ricco di
storia e di cultura in grado di dar vita a un mondo di fantasia in perenne
cambiamento, proiettando nella realtà tutti i sogni che solo Lucca Comics & Games
sa realizzare. Lucca è comunque alla ribalta in questi ultimi mesi, sul tema dell'arte
contemporanea: ricordo che si è chiusa da poco la rassegna dedicata alla Poesia
Visiva ospitata alla Galleria Numero 38 e Grazie dei fiori di Montesano alla Poleschi,
inoltre ancora sono visitabili, allo Stellario al nuovo centro museale, Lucca Art
Center, Origini e dintorni, e alla Fondazione Ragghianti L'arte del quotidiano che
ripercorre la storia del design d'artista italiano tra il 1968 e il 2000.C'è poi la mostra
Artspotting curata da Alessandro Romanini, sempre alla Galleria 38 che rappresenta
un singolare spaccato dell'arte contemporanea: tutte queste iniziative legate all'arte
visiva sembra proprio che siano state la preparazione all'evento di fine ottobre 2009
di Lucca Comics & Games.

COSTANZA CAREDIO ALL'UNIVERSITA' DI GERUSALEMME

Gerusalemme - L'Università di Gerusalemme ha offerto l'opportunità, nel corso del


15° Congresso Mondiale di Studi Ebraici, alla lucchese Costanza Caredio di esporre
la tesi, secondo la quale le Leggi Razziali erano provvedimenti politici. Importante
intervento che permette di fare chiarezza su certe posizioni controverse dell'epoca,
che spesso hanno letture distorte.

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Da uno stralcio del suo intervento riportiamo: “Le Leggi Razziali furono imposte con
una propaganda o meglio disinformazione speculare a quella che ne fa oggi il segno
negativo principale del regime fascista senza esaminarne né il contesto né le finalità.
Occorre valutare quei provvedimenti improvvisati e inattesi alla luce dei buoni
rapporti intercorsi dal '20 al '40 tra il Regime e le Comunità Ebraiche. A mio avviso,
il fatto di maggiore importanza, che è stato rimosso, è che Mussolini lasciò aperti i
confini nord-orientali ai profughi ebrei, e permise quindi il transito, ma anche la
possibilità di rimanere in Italia, a circa 100.000 persone. Risulta dai testi da me
consultati (De Felice: Storia degli Ebrei in Italia, Michele Sarfatti: Gli Ebrei
nell'Italia fascista), il numero di 80.000 persone circa, fino al 1933. Maggiori
informazioni sulla cifra esatta, la provenienza, il ceto sociale, ecc. da me
insistentemente richieste al Centro di Documentazione ebraica contemporanea di
Milano, non mi sono state fornite. Alcuni di questi profughi li ho conosciuti
personalmente e ho raccolto le loro testimonianze: la signora Paola Meir, dentista in
Pisa; la signora Wilma Jungermann, residente a Camaiore. Il secondo argomento
riguarda la riorganizzazione delle Comunità sparse su territorio italiano, richiesta dal
dr. Sereni nel '28-'29 e effettuata con il concorso delle autorità: si centralizzava e si
rendeva più efficiente la struttura e si permetteva un controllo maggiore sui membri,
ostacolando così derive comuniste e anarchiche con il consenso del Regime. Ho
ricordato a questo proposito la voce "Communism" sull'Enciclopedia Giudaica. Essa
sottolinea l'importante ruolo individuale svolto dagli Ebrei nella Rivoluzione
bolscevica e nelle comunità mondiali. il Governo italiano si adoperò dunque affinché
l'Ebraismo italiano non si identificasse con il Bolscevismo. Altro argomento è il
sostegno offerto da Mussolini ai Sionisti Revisionisti per la costruzione di uno Stato
in Palestina in funzione antibritannica. I Sionisti Revisionisti si richiamavano al
pensiero e all'opera di Jabotinsky, affine per alcuni aspetti a quello mussoliniano.
Questo uomo politico era originario di Odessa sul Mar Nero, grosso centro culturale
in epoca zarista. Era un buon conoscitore dell'Italia e oppositore del Sionismo anglo-
americano. Mussolini accolse i giovani seguaci di Jabotinsky e organizzò per essi una
scuola di navigazione a Civitavecchia (anni '35-'36). Questi provvedimenti fascisti,
accolti con favore dagli Ebrei, raccolsero un consistente appoggio al Regime, che si
espresse nel programma del giornale La Nostra Bandiera. Si aprì allora un dibattito
molto attuale sull'identità e la lealtà: se cioè dovevano considerare se stessi come
nazione separata, oppure Italiani di denominazione israelita. Un dilemma che si
presenterà di nuovo nelle società multietniche. Siamo a metà degli anni '30 . non ci
sono ostacoli nei buoni rapporti con il Regime, non è stato mai posto il problema
della razza come fattore discriminante: esso sorge nel '37-'38 quando, fallito il
contenimento della Germania (patto di Stresa '35-'36), inaspritesi i rapporti con la
Gran Bretagna (inique sanzioni), il Fascismo è isolato, con la prospettiva dei Tedeschi
al Brennero. A questo punto, in previsione di un accordo tedesco, bisogna affrontare
la questione ebraica e sorge il problema della razza. Velocemente, in marzo-dicembre

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'38 vengono varati e approvati all'unanimità Il Manifesto e le Leggi Razziali: la loro


attuazione segue un andamento graduale: i primi provvedimenti si allineano sul
disegno di togliere visibilità e potere (estromissione dall'esercito, dal partito, dai
grandi gruppi industriali): potevano anche essere considerate misure di protezione e
furono votate anche dagli stessi Ebrei presenti in Parlamento (Vespa :Vincitori e
Vinti). Il successivo inasprirsi della legislazione razziale deve essere messo in
relazione con il precipitare della situazione internazionale, il boicottaggio contro la
Germania, l'impegno sempre maggiore nella guerra contro l'Asse, la formazione di
una Brigata ebraica a lato degli eserciti alleati. A mano a mano che la guerra diviene
più distruttiva, con i bombardamenti a tappeto sulle città italiane, le sanzioni contro
gli Ebrei, ormai considerati "appartenenti a nazionalità nemica", si inaspriscono,
rimanendo però nell'ambito della discriminazione e non dell'annientamento: infatti gli
Ebrei in Francia e nei Balcani si rifugiavano nelle zone sotto sovranità italiana... In
tutta l'Europa si era scatenata l'Apocalisse, che porterà alla distruzione del continente
e a decine di milioni di morti. L'intento di questa comunicazione è di
contestualizzare, cercando di dare un quadro degli avvenimenti del periodo, senza
tacere ciò che può essere detto per chiarire la posizione dei nostri governi dell'epoca e
per non attribuire ad essi intenzioni e disegni non suffragati da prove”.

RICK BERRY E PHIL HALE HANNO DISEGNATO I POSTER PER LUCCA


COMICS & GAMES 2009

Lucca - Lucca Comics & Games vuol esser sempre protagonista e accetta la sfida
globale con un progetto di comunicazione veramente attuale. Lucca si evolve, come

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manifestazione e come progetto di comunicazione multi soggetto, la realizzazione dei


poster ufficiali è stata commissionata a due dei più grandi artisti del fumetto,
dell’illustrazione e dell’arte contemporanea: Rick Berry e Phil Hale, che dopo 10 anni
tornano a lavorare assieme. Un’opera d’arte a compimento di un rapporto che lega i
due artisti alla manifestazione lucchese da ben dieci anni. Nel lontano 1998, infatti,
Rick Berry e Phil Hale inaugurarono il progetto Area Perfomance di Lucca Games
con una mostra e delle azioni di pittura dal vivo che sino ad oggi rappresentano uno
dei momenti centrali per gli appassionati e collezionisti di arte visiva nella rassegna
visiva. Al centro della comunicazione un soggetto: L’Evoluzione della Specie. Il
bicentenario della nascita di Darwin ma anche l’evoluzione dell'evento lucchese, non
più solo una mostra di fumetti e giochi, ma un fenomeno di costume, un evento a
360° dedicato a tutte le moderne tribù dell’immaginario d’avventura e
dell’intrattenimento. L’evoluzione dell’uomo e dello stile. Lo scontro-incontro
dell’arte di due illustratori amici e colleghi, da anni abituati alla collaborazione e alla
“sfida visiva”. I Poster di Lucca Comics & Games 2009 sono un oggetto unico
dall’innumerevole serie di letture e dominato da un messaggio: nella tavola a olio di
Phil Hale, Lucca Underway, l’uomo contemporaneo sotto forma di cyborg nasce dalla
scimmia e sogna la città, per trovare poi la sua residenza artistica e una nuova vita
perfetta, costruendo una Nova Familia, nella splendida composizione di Rick Berry.
Sete di sapere e sogno tecnologico, una evoluzione-rivoluzione in cui la
manifestazione esce dal canonico rapporto un manifesto-un autore proponendo un
mix tra l’arte visiva in una trilogia di poster, uniti nell’inquadramento grafico dal loro
art director Cosimo Lorenzo Pancini.
Rick Berry è un pittore a olio, illustratore e uno dei pionieri nel campo dell'immagine
digitale. Nel 1984 ha creato la prima copertina per un libro realizzata in digitale,
quella del volume Neuromante di William Gibson. La sua carriera nel campo
dell'illustrazione e del fumetto è iniziata a 17 anni: da allora ha prodotto centinaia di
copertine per volumi, riviste, giochi, CD e fumetti. La sua lunga collaborazione con
Phil Hale ha portato all'edizione, nel 1993, del volume Double Memory che raccoglie
i loro progetti sperimentali così come le illustrazioni realizzate per giochi di ruolo e
libri. Berry è anche stato uno dei primi a sperimentare nella computer grafica 3D,
firmando con il gruppo Braid Media Arts insieme a Darrel Anderson le sequenze del
cyberspazio per il film Johnny Mnemonic della Tristar. Berry è particolarmente
interessato all'arte collaborativa, alla quale ha dedicato dei master universitari e delle
conferenze, oltre ad esibirsi negli stati uniti in jam creative. Negli ultimi anni, dopo
aver influenzato un'intera generazione di creatori digitali, ha praticamente
abbandonato il mouse per ritornare alla realizzazione di grandi opere ad olio, nelle
quali riesce a fondere il suo sensazionale senso scultoreo della figura con i guizzi
autoironici diun fumettista underground. Philip Hale è nato nel 1963 negli Stati Uniti
ma vive e lavora da oltre dieci anni a Londra in Inghilterra. Da sempre diviso tra
illustrazione e arte contemporanea, con una forte predilezione per la seconda, ha

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comunque lavorato nel campo dell'illustrazione ottenendo riconoscimenti e


incondizionata ammirazione. Le sue prime realizzazioni sono nate nello studio
condiviso con Rick Berry: un sodalizio di oltre dieci anni che ha portato a
innumerevoli copertine per riviste, libri e giochi. Il suo stile iperrealistico e dinamico,
che mescola il senso della luce dei grandi pittori a olio del 1700 e 1800 con l'amore
per il pop e il surreale dei migliori illustratori contemporanei, è stato influente per
un'intera generazione di artisti contemporanei. Dalle pagine di Playboy alle copertine
della DC Comics, dal ritratto ufficiale di Tony Blair alle copertine dei Penguin su
Conrad, la carriera di Hale ha seguito un percorso sempre sorprendente, con opere di
straordinaria maestria e visionaria potenza.

ANTICRISI
Il tavolo anticrisi lucchese lanciato dall'UGL non è andato in ferie, come giustamente
proposto sulla stampa dall'assessore regionale Remaschi, ma approfittando di questo
caldo momento ha tessuto tutta una serie di rapporti per l'approfondimento di alcune
situazioni di criticità, che sembrano ben lontane da una loro positiva conclusione.
Sono stati ascoltati alcuni Sindaci e vari dipendenti delle aziende in crisi al fine di
poter meglio monitorare le situazioni. Alumi.l e Alce sono stati in questo momento
privilegiati e con piacere il tavolo ha preso atto dell'apertura di una pagina su
facebook proprio sul salvataggio dell'occupazione in queste due aziende, dal titolo
“Salviamo l'Alce” che in brevissimo tempo ha raggiunto oltre 70 adesioni
qualificate, tra queste quelle di sindacalisti, di associazioni, del vicesindaco di
Castelnuovo Masotti e del consigliere regionale Dinelli. Una mobilitazione, anche sul
web che rincuora e rafforza questa lotta che deve proseguire senza soste ed essere
unitaria.
ANCORA SU BAGNI DI LUCCA E IL SUO CASINO'
Bagni di Lucca – Tutta Bagni di Lucca è ancora in festa: a 296 anni di distanza dalla
prima licenza il Casinò è tornato a splendere facendo imboccare così a questo
Comune la strada che lo porterà ai fasti d'un tempo. Assurda fu la chiusura di questo
impianto storico attorno a cui gravitava la ricchezza di una zona e che portò al
degrado sia delle terme che delle strutture ricettive un tempo meravigliose. Tutto
questo fu dovuto alla miopia dei governi democristiani con la loro ideologia moralista
e al vecchio PCI ancor più moralista. Oggi fortunatamente con governi più liberali si
comincia a respirare un'aria di affrancamento dai moralismi cattocomunisti: questa
apertura ne è un esempio. Ma a Bagni da quanto tempo si gioca? È del 1713 il
decreto all'autorizzazione al gioco pubblico nei mesi estivi nella “Terra del Bagno”, il
tutto in deroga al Regolamento di Polizia vigente allora nella Repubblica di Lucca.
Detta deroga dette così origine ad una delle più antiche case da gioco del mondo.
Andando al 1807 fu la Principessa di Lucca, Elisa Baciocchi Bonaparte a stabilire di
dare in concessione il gioco d'azzardo ad una impresa appaltatrice della

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ristrutturazione degli impianti termali a saldo dei lavori, questo a dimostrazione come
in questo territorio terme e casa da gioco siano sempre andati a braccetto. Nel
trascorrere del tempo questa deroga che consentiva il gioco fu sempre mantenuta,
anche durante il regno della religiosissima Maria Luisa di Borbone che nel 1823
rinnovò deroga e autorizzazione. Costruito fra il 1838 e il 1839, fu la prima casa da
gioco pubblica in Europa e il centro della vita mondana del tempo. Oltre alle sale da
gioco, offriva anche un gran salone dove venivano organizzate sfarzose serate
danzanti per il pubblico internazionale allora presente. Infatti nel 1837 il Granduca di
Lucca, Carlo Ludovico di Borbone, autorizzò il francese Adrian Mathis alla
costruzione di uno stabile apposito per esercitarvi la privativa del gioco d'azzardo.
Materialmente sorse così lo splendido Reale Casinò, che fu fatto progettare
all'architetto lucchese Giuseppe Pardini. Ed è proprio a Bagni che girò la prima
roulette d'Europa secondo le modalità ancor oggi in vigore. Infatti il gioco del rosso
e nero fino ad allora si effettuava con una ruota verticale o con l'estrazione di numeri
colorati: i vecchi giochi sono oggi in mostra nella sala regale del Casinò. Mathis
introdusse il piano orizzontale e la pallina d'avorio ottenendo così la classica roulette
del giorno d'oggi. Come prima casa da gioco in Europa, Bagni avrebbe dovuto avere
tutte le carte in regola per tornare alle sue funzioni da tempo, ma così non è stato ed è
stato scavalcato, fino ad oggi, da molte altre realtà. Perché? Perché si è lasciata la
battaglia per la riapertura ai soli politici e amministratori di Bagni di Lucca, con
qualche rara eccezione. Al di fuori di questi nessuno s'era impegnato seriamente
fin'ora in questa vicenda, per un malinteso moralismo cattocomunista che vede
ancora in queste strutture come “luoghi di perdizione”. Ricordo che quando nel 1996
fui candidato al Senato, ai primi punti del mio programma misi: una nuova
regolamentazione della prostituzione in senso più liberale e la riapertura del Casinò di
Bagni di Lucca. Questo secondo punto era soprattutto legato ai benefici economici
che da una sua riapertura sarebbero ricaduti sull’intera Valle, ma si sa, i piccoli
politici locali da sempre hanno privilegiato le aree PIP e i capannoni, distruggendo
aree meravigliose della Valle, ultime “Rio del Chitarrino e “al Frascone”! Avevo
anche lanciato l’idea di aperture stagionali a rotazione tra: Bagni di Lucca, Viareggio
e Montecatini. Ipotesi questa che seguito a ritenere funzionale a tutto un rilancio
dell’economia dell’intero comprensorio. In passato varie sono state le manifestazioni
di sensibilizzazione su questo argomento organizzate dagli amministratori di Bagni di
Lucca, in particolare le aperture simboliche hanno attirato l’attenzione dei media
nazionali, ma hanno anche fatto rischiare pesanti multe ai primi cittadini. Ho sempre
ritenuto che per il rilancio dell’economia locale, per far ritornare Bagni di Lucca,
centro di ricchezza e di cultura come in passato fu, occorresse rilanciare con forza
questa proposta: e il tempo è stato galantuomo. E ora è ufficiale, la febbre del gioco
contagia, in senso positivo, l'Italia e passata la legge che vedrà un casinò in ogni
regione, si sta aspettando il decreto attuativo che stabilirà le località. Dopo anni di
sterili polemiche, finalmente, l'Italia si prepara a cavalcare l'onda del gioco d'azzardo.

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Un passo avanti per la laicizzazione dello stato. Il casinò di Bagni al momento offre
le roulette elettroniche multi postazione, il blackjack con il croupier virtuale, le corse
di cavalli elettroniche e altre attrazioni inedite per l'Italia come i tornei di poker che
finora avevamo visto (semilegali) solo sul web. Il poker live, infatti, è stato
legalizzato dal Parlamento, che ha posto la condizione che le puntate siano basse, e le
cifre esatte saranno specificate a breve con apposito decreto. All'estero, i casinò
offrono anche concerti, mostre, incontri sportivi e altre forme di intrattenimento, sono
impegnati nel gossip e nella cultura ed è questo che si vuol fare anche da noi. Adesso
non resta che attendere la decisione sulla localizzazione dei casinò regionali per far
avere anche i giochi classici a questa struttura che con questa apertura risulta in prima
fila per la Toscana. Resto però pur sempre dell'opinione che il casinò regionale a
rotazione tra Bagni di Lucca, Viareggio e Montecatini, sia la soluzione ottimale anche
per il rilancio dell'economia in tutto il comprensorio dell'area vasta. L'inaugurazione
comunque è stata accolta con gran soddisfazione dalla cittadinanza e si è verificata
una vera e propria invasione di VIP e curiosi convenuti per ammirare anche lo storico
edificio rimesso a nuovo e l'adiacente passerella, proprio da questo giorno resa a tutti
fruibile, che collega le due sponde del Lima, dando nuovo smalto a tutta l'area. E a
sorpresa durante la notte proprio dal Lima sono partiti i fuochi d'artificio a rimarcare
la festa anche popolare, tanto attesa. Per ora solo giochi elettronici, ma si guarda
all'imminente futuro. Quando si parla di sviluppo della Valle del Serchio, quasi mai si
è parlato del Casinò di Bagni di Lucca e della sua riapertura, finalmente avvenuta. La
festa non è ancora finita e molti sono coloro che varcano le porte del Casinò, chi per
sola curiosità, chi per giocare. E qualcuno ha già scritto che si vedono accanto il
miliardario russo e il cassaintegrato nostrano, la gnocca di un metro e novanta e la
casalinga lucchese. E molti di malavoglia o a denti stretti, ne parlano, sono costretti a
parlarne perché l'evento fa notizia: di malavoglia perché questa è stata una vittoria sul
moralismo, una piccola vittoria di uno stato laico e liberale. Comunque mi ha fatto
sorridere l'intervento del mio omonimo Presidente della Provincia che lamenta la
mancanza d'infrastrutture dopo l'apertura del Casinò di Bagni di Lucca. E rincara la
dose con un “bisognava pensarci prima.” eppure è da anni che nei vari tavoli
organizzati proprio dalla Provincia, ai quali partecipo, parlo del Casinò di Bagni di
Lucca, come di una struttura unica e irripetibile per il salto di qualità dell'economia
della Valle: un'alternativa alla politica delle aree PIP e dei capannoni che degradano
l'ambiente. E a questi miei interventi ho sempre visto posizioni di sufficienza o di chi
non vuol intendere, con un'unica eccezione, l'assessore Bambini che più volte ha
ricordato occorra un occhio di riguardo per quelle ipotesi che escono fuori dalla
normale programmazione. Tra l'altro i miei interventi pubblici, ultimamente hanno
riguardato vari aspetti della realtà lucchese, oltre alla riapertura del Casinò. Sarà bene
elencarli a futura memoria: traforo del monte Tambura, la Versilia Modena, Comune
Unico della Valle del Serchio, Ospedale Unico della Valle, un unico Ente legato a
tutti gli aspetti di Giacomo Puccini, una sola APT provinciale che raccolga al suo

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interno altre attività dispersive, Itinera, ecc., allargamento delle mansioni dell'Opera
delle Mura al Parco Fluviale con assorbimento del Ciscu, una unica Università
Lucense che inglobi tutta la frammentazione accademica sparsa sul territorio IMT,
Campus, Università Cattolica, attività (molto) provvisorie distaccate di Pisa e
Firenze, ecc. Tornando al Casinò, mi auguro che sia quanto prima aperto anche al
gioco tradizionale e, con forma stagionale auspico la rotazione tra Bagni di Lucca,
Viareggio e Montecatini, per un rilancio alla grande di tutta l'economia di questa area
vasta.
ASPETTI DEL XV CONGRESSO A GERUSALEMME

La lucchese Costanza Caredio che è stata invitata al Congresso di Gerusalemme e


della quale abbiamo pubblicato i punti salienti della sua relazione, ha voluto anche
farci pervenire alcune sue interessanti note personali in margine all'importante
Congresso, che volentieri pubblichiamo.
“Il XV Congresso di Studi Ebraici ha visto la presenza all'Università di
Gerusalemme, di circa 1500 studiosi da ogni parte del mondo. Le lingue utilizzate
sono state otto, tra le quali il Ladino e l'Yiddish. Le comunicazioni riguardavano la
Bibbia, la storia degli Ebrei, la cultura ebraica (Talmud, legislazione, letteratura e
pensiero), gli organizzatori e gli sponsor, ma anche gli oratori, provenivano
principalmente dalle varie università israeliane. Mentre al congresso precedente, al
quale avevo partecipato, nel '93, i relatori erano circa mille e la lingua utilizzata
generalmente l'inglese, in questo congresso, è stata l'ebraico, senza traduzione
simultanea, eccetto alcune sessioni plenarie con la presenza delle autorità. Questa
decisione ha avuto l'effetto di escludere i non specialisti e di dare una forte impronta
identitaria. È l'espressione degli Israeliani di nuova generazione, ormai lontani dai
pionieri internazionali, laici e socialisti che fondarono lo Stato. Il nuovo corso
rispecchia certamente la situazione politica non risolta con gli arabi e si traduce in
una sindrome di isolamento. È anche forse un messaggio alla Diaspora, che appoggia
certamente lo Stato ebraico, ma da lontano, al riparo dalle incertezze di guerre e
rivolte interminabili e delle difficoltà che il giovane Stato deve affrontare per
mantenere un buon livello di efficienza in tutti i campi. Alla prova decisiva, quella
dell'immigrazione, della costruzione del Focolare, del rifugio sicuro, la Diaspora
preferisce la caccia all'ultimo decrepito nazista. La risposta è uno Stato che chiude la
comunicazione o ne dà l'accesso alle sue condizioni: la padronanza di una lingua
difficile, simile al greco antico. Fatto è che su passaggi storici che mi interessavano:
ad esempio il rapporto dei miti greci con quelli ebraici, la distruzione dei santuari
femminili, il monoteismo intollerante di Ezra nel VI secolo, non sono riuscita ad
avere informazioni di sorta: proverò a scrivere agli organizzatori, i quali, al contrario
di quanto succede in Italia, rispondono sempre. Il campus universitario era situato sul
Monte Scopus, un'altura a fianco del Monte degli Ulivi, di evangelica memoria. Da

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qui si gode della splendida vista sulla città di Gerusalemme, dominata dalla cupola
dorata della Moschea della Roccia, che segna il luogo del (mancato) sacrificio di
Isacco, cioè ricorda l'abolizione dei sacrifici umani, praticati in tutto il Mediterraneo,
sino ai primi secoli a.C. Dal Monte Scopus sono ben visibili anche le mura medievali
che limitano la città vecchia. Il "Muro del Pianto"ricorda invece il II Tempio distrutto
dai Romani nel 70 d.C. (il primo era stato abbattuto dagli Assiro-Babilonesi secoli
prima). Dal lato opposto della città, si stende il deserto della Giudea, ben visibile dal
grande anfiteatro in pietra all'interno del Campus. Il deserto roccioso della Giudea è
bellissimo: è come se improvvisamente dalle nostre valli scomparisse tutta la
vegetazione e ogni segno di vita. Questi deserti sono stati da sempre rifugio di
banditi, di agitatori politici (profeti) e oppositori al dominio romano (eremiti
cristiani), con un tipo di resistenza affine a quello dell'Afghanistan attuale. Intorno a
Gerusalemme colline e avvallamenti piuttosto ripidi, tra i quali la valle di Josaphat da
dove dovrebbe avere inizio la Resurrezione generale. I nuovi insediamenti ebraici
segnano la linea delle colline, un po' come i nostri paesi medievali. Le costruzioni
sono generalmente basse, in pietra, il volume si ottiene scavando nel sottosuolo,
molto curate, intervallate da giardini e vegetazione adatta. Le varie facoltà all'interno
del Campus, sono impeccabili, pulitissime, senza una scritta o una cartaccia, da fare
arrabbiare dall'invidia il nostro Berlusconi, in realtà sono un po' cimiteriali per le
grandi lapidi, che illustrano, non il sapere, ma i ricchi donatori americani (La facoltà
di Legge è un inno a Frank Sinatra). I professori emeriti si possono dividere in due
categorie: gli studiosi del Talmud e dei manoscritti biblici: hanno l'aria assente,
l'aspetto ascetico, barba bianca, vestito sbrindellato, andatura vagante: non registrano
la presenza femminile. Poi ci sono i classici professori anglosassoni da Campus:
vestito trasandato, sandali e calzini, aria concentrata, si muovono come proiettili,
salvo evitarti all'ultimo momento. Seduti dietro il rispettivo cartellino, muniti di
microfono che non utilizzano, bofonchiano il loro intervento in un inglese
incomprensibile. Poi ci sono vecchi signori/signore dall'aspetto amabile e cordiale
con lunghissime storie da raccontare se si trova una lingua comune. Niente prof. che
arriva in pompa magna con codazzo di alunni riverenti, niente lezione declamata tipo
principe del foro .queste intemperanze sono riservate all'esibizionismo latino.
Comunque una settimana memorabile”.
Una testimonianza davvero interessante di questa nostra concittadina che ci illustra
uno spaccato di vita a noi sconosciuto, in Israele.

LUCCA CENTER OF CONTEMPORARY ART


Lu.C.C.A. – Il Lucca Center of Contemporary Art presenta Last day, Last evening
(but we'll be back soon...) il 23 agosto 2009 con apertura straordinaria
dalle ore 10.00 alle 22.00 e dalle 19.30 aperitivo, allo Stellario, in Via della Fratta,
36. Visto il successo che ha ottenuto la mostra “Un mondo visivo nuovo. Origine,

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Balla, Kandinsky e le astrazioni degli anni ‘50”, e i numerosi visitatori delle aperture
serali, il Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art ha deciso di prolungare
l'orario di apertura del 23 agosto, ultimo giorno in cui sarà possibile visitare l'evento
in corso. Il nuovo museo resterà infatti aperto fino alle ore 22.00 dando la possibilità,
a chi non ha ancora visto l'esposizione, di passare una serata tra opere uniche di un
periodo storico artistico fondamentale per il nostro paese. Coloro che decideranno di
sfruttare questa apertura straordinaria potranno inoltre consumare dalle 19.30 un
ottimo aperitivo accompagnato da gustosi stuzzichini. Sarà principalmente una festa
di chiusura e un arrivederci a settembre con la mostra “Man Ray. The Fifty Faces of
Juliet 1941-1955”. Forse è ancora presto per trarre bilanci da questa nuova presenza
del mondo culturale cittadino, ma la sensazione che si riceve è altamente positiva, sia
per le presenze registrate ma anche per la risonanza che questo Centro ha avuto oltre
il territorio lucchese. Gli eventi, l'essere su facebook, tutto questo ha dato un valore
aggiunto alla forte cifra culturale già presente nella prima mostra presentata. E adesso
non resta che aspettare la nuova mostra, certi che saprà mantenere l'alto profilo di
quella che va in questi giorni a concludersi.

LUCCA COMICS
Le Nuvole Parlanti vivono a Lucca

Le nuove conquiste “territoriali” di Lucca Comics, comportano una proposta


culturale ancor più ampia per l’edizione 2009. Oltre alla perfetta cornice
rappresentata dal Palazzo Ducale, ormai sede canonica e inamovibile delle mostre
espositive, si affiancano al percorso delle monografie e delle collettive, gli spazi del
Real Collegio nonché il nuovissimo museo di arte contemporanea Lu.C.C.A che già
si sta integrando in pieno nel contesto culturale e artistico lucchese, e Palazzo Tucci:
attraverso le vie del centro cittadino, le porte e i portoni di questi magnifici palazzi
storici si schiudono per accogliere i visitatori con un’offerta molteplice e polivalente
da parte del pianeta fumetto. Cammini che attraversano l’arte italiana, con la
personale dedicata a Vittorio Giardino e al suo viaggio nel mondo femminile, fino al
mondo del Sol Levante con una duplice esposizione del lavoro dello storico gruppo
artistico CLAMP che non mancherà di stupire i fedelissimi delle loro produzioni
nonché i neofiti. Cammini che riserveranno anche molteplici sorprese con ritorni di
glorie artistiche come Giorgio Rebuffi, storico creatore di Pugaciòff, o con la potenza
visionaria dell’illustrazione russa grazie al pennello di Andrej Duginy e Olga Dugina
passando per un mondo di spie “comuni” con il nuovo, stupefacente, innovativo
editoriale, Super Spy, firmato dall’americano Matt Kindt.
E se questa prima tranche di mostre espositive conferma la vocazione di Lucca
Comics nel voler raccontare e fotografare l’universo delle nuvole parlanti, importanti
novità e cambiamenti si profilano all’orizzonte della mostra mercato. Per la quattro

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giorni novembrina, è infatti previsto uno “sbarco in grande stile” nel Cortile degli
Svizzeri con l’allestimento di un padiglione dedicato interamente a Mediaset e alla
TV dei Ragazzi che non mancherà di riservare sorprese al pubblico con happening di
livello e ospiti internazionali. Una rivoluzione-evoluzione avverrà anche per due dei
più recenti “figli” della manifestazione lucchese: la Self Area e l’Area Japan.
La Self Area, cuore dell’autoproduzione a fumetti, verrà infatti “trasportata” nel
centro del vortice, accanto al Padiglione Editori di Piazza Napoleone con ancora più
eventi e sfide a colpi di china che caratterizzano, fin dalla sua nascita, questo spazio
di pura creatività metropolitana. L’Area Japan muterà invece in un onirico Japan
Palace: i chiostri e le stanze del Real Collegio verranno infatti contaminati dalla verve
del Sol Levante con una lista di eventi tout court sul mondo nipponico (corsi di lingua
giapponese, ceramica Raku, scrittura Shodo, artigianato tipico nonché mostre e
concorsi a tema) e con stand di vendita per ogni tipo di gusto. Lo Street & Fun
targato Music & Comics garantirà happening per le strade del centro affinché
il colore e il calore della manifestazione si irradi ovunque esplodendo anche nel
nuovo Spazio Palco sul Baluardo San Paolino, ancora più grande, ancora più
coinvolgente e ancora più immerso nella raffigurazione di un universo dove le note
musicali si uniscano non solo al fumetto e all’animazione ma abbraccino ogni genere
espressivo. E se la sfilata di Lucca Cosplay garantirà un appuntamento di pura gioia
creativa, un premio di alto livello attenderà il vincitore del Music Contest, il concorso
dedicato alle cartoon cover band: grazie alla collaborazione con Mediaset, la band o il
cantante premiati, potranno incidere una sigla dei cartoni animati targati Mediaset.
Appuntamenti dunque tutti questi da non perdere e che sicuramente catalizzeranno
l'opinione anche internazionale sull'evento che si va a realizzare, proprio qui nella
nostra Lucca e che negli anni si ripete sempre in maniera diversa.

I VARCHI TELEMATICI

È da tempo che vado sostenendo che i varchi telematici lucchesi servono solo a far
cassa da parte del Comune. Oggi ne ho la conferma; leggo da più parti che il Comune
sta attivando il sistema di telecontrollo dei varchi e il dirigente Paolo Nocchi dichiara:
“L’urgenza di provvedere all’attivazione dei varchi telematici è legata anche ai
limitati controlli nel centro storico e alle poche multe a causa della carenza di
organico della Polizia municipale. A Lucca ci sono infatti soltanto 58 vigili urbani
contro i 110 di Pisa, città che registra circa il doppio delle multe di Lucca e che è già
dotata dei varchi telematici” Si lascia così intendere il vero scopo del sistema : fare
multe. A Lucca ci sono infatti soltanto 58 vigili urbani contro i 110 di Pisa, città che
registra circa il doppio delle multe di Lucca e che è già dotata dei varchi telematici.
Fare multe è allora la vera priorità. Un cittadino sul web dichiara:”Non vorrei che,
quando partirà il telecontrollo, venisse 'casualmente dimenticato' di mettere dei
cartelli di avvertimento del nuovo servizio di prevenzione per poter, nel più breve

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tempo possibile, ammortizzare i costi di impianto (magari hanno già fatto un master-
plan con simulazioni ecc.).Poi un'altra cosa : ma se l'impianto non è mai partito e non
è mai stato funzionante perché dover rispendere altri 5.000 e rotti euro con l'azienda
che l'ha installato per renderlo funzionante? Quando si fa un lavoro, non dovrebbe
essere consegnato funzionante?” A questo punto perché non usare le telecamere nei
punti caldi della città per contrastare il degrado e la mini delinquenza? I varchi
telematici così come sono previsti oggi, serviranno oltre a far cassa a scoraggiare
ulteriormente l'accesso in città, contribuiranno cioè alla morte del centro storico.

FERNANDA ADDIO

Ieri c'è stata tutta una serie di sms tra i vecchi amici del movimento Beat C13
lucchese, la notizia circolava e non era di quelle entusiasmanti: la morte di Fernanda
Pivano. Sì, perché i contatti tra Lucca e la Pivano davatano dagli anni '70, quando lei
era ancora sposata con Ettore Sottsass (i suoi lavori sono esposti a Lucca in questi
giorni alla Ragghianti) ed editava Pianeta Fresco. Fu una delegazione del C.13 ad
incontrarla nel suo salotto milanese, allora centro della cultura, sia letteraria che
giovanile. E i rapporti con lei durarono a lungo, Pianeta Fresco ospitò una pagina su
Lucca, lei venne seminacosta a fare una visita a sorpresa nella Villa Bottini occupata,
senza farsi riconoscere da alcuno. E di lei nel corso degli incontri settimanali alla
Viviani, molto si è parlato, e anche furono raccolte adesioni sia per la sua nomina
come senatore a vita sia perché potesse beneficiare della legge Bacchelli. È morta
all'età di 92 anni la scrittrice e giornalista Fernanda Pivano. A lei, nata a Genova nel
1917, si deve la conoscenza in Italia dei grandi autori della letteratura americana. Da
Edgar Lee Masters a Hemingway, dai poeti e gli scrittori della «beat generation» a
Bob Dylan, i più grandi e rappresentativi autori della nuova America sono stati portati
ai lettori italiani dalla sua capacità di interpretare, capire, raccontare e descrivere un
mondo ancora sconosciuto al pubblico italiano. Di quasi tutti questi autori, Fernanda
Pivano è diventata amica e confidente, riuscendo a trasferire nelle versioni italiane
delle loro opere, lo spirito più vicino possibile a quello dell'originale.
Quando negli anni '50 Fernanda Pivano si recò per la prima volta negli Stati Uniti era
solo una giovane studiosa innamorata dell'America di quegli anni e desiderosa di
incontrare dal vivo, sul campo, i maestri di una narrativa che in Italia si era appena
cominciato a conoscere, grazie a Cesare Pavese ed Elio Vittorini. Immediatamente
scoprì un mondo, di sogni, ideali, valori, che non si stancherà più di celebrare: dal
pacifismo di Norman Mailer, maestro riconosciuto della narrativa americana, amato e
contemporaneamente odiato dalla beat generation degli anni sessanta, che anche a lui
e al suo antimperialismo si rifece, all'esempio di inesausta sete di nuovo e di
autenticità del mito vivente Ernest Hemingway. Dai guru della beat generation
Ginsberg, Kerouac, Corso, Ferlinghetti, uomini che in nome di un'idea di ritorno
all'essenzialità dell'uomo, in contrasto con i pregiudizi del consumismo capitalistico,

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pagine libere due - da babbo natale alla zanzara tigre - vittorio baccelli

hanno vissuto e scritto senza distinguere fra arte e vita, fino ad arrivare a Don DeLillo
e ai minimalisti. Un nuovo viaggio americano, insomma, fra le contraddizioni e le
speranze segrete di quel grande, osannato e temuto paese che è, da sempre, l'America.
Sicuramente, nel nostro calendario settimanale, noi della Viviani vorremmo ancora
una volta degnamente ricordarla per tutto quanto ha saputo dare al mondo della
letteratura internazionale e per aver contribuito a portare in evidenza e ad affermarsi,
quella che allora, era solo una sottocultura giovanile.

HOMELESS COLLECTION

Viareggio – L'inaugurazione della mostra d’arte, “Homeless Collection” realizzata a


cura dell’Associazione culturale “Via Battisti 209”, in occasione della giornata “In
Ricordo di Umberto Franceschini” si terrà venerdì 21 Agosto 2009, al Circolo “Il
Fienile, via Del Pastore, Quartiere Varignano, in occasione del primo anniversario
della sua scomparsa. Per onorare la memoria di Franceschini e la sua genuina
passione per l’arte, le persone a lui vicine hanno costituito un’associazione per
promuovere, iniziative artistiche e culturali senza fini di lucro come la mostra al
Fienile, dal titolo “Homeless Collection”, (letteralmente “Collezione senza casa”).
L’idea che muove tale iniziativa è la costituzione di una collezione di opere d’arte
dedicata a Franceschini da donare alla città di Viareggio, così da trovare la propria
collocazione ideale in uno spazio pubblico della città in cui Franceschini è vissuto.
Questa mostra riunisce tra le firme più brillanti dell’arte italiana e internazionale
degli ultimi decenni e alcuni giovani emergenti: Daniele Bacci, Giuseppe Bartolini,
Carlo Battisti, Giuseppe Biagi, Nicola Bolla, Marco Bongiorni, Antonino Bove,
Enrico Castellani, CCH, Sandro Chia, Marco Cingolani, Marino Consani, Vittorio
Corsini, Lorenzo D'Andrea, Pino Deodato, Giorgio Di Giorgio, Franco Francesconi,
Mario Francesconi, Regina Galindo, Omar Galliani, Dino La Bianca, A-1 53167
Anìbal Lòpez, Sandro Luporini, Lino Mannocci, Giuseppe Martinelli, Gian Marco
Montesano, Mimmo Paladino, David Paolinetti, Riccardo Ruberti, Marco Salvetti,
Salvo. La festa in ricordo di Umberto si svolgerà venerdi 21 agosto dalle 16.00 alle
23.00. L’inaugurazione della mostra è prevista lo stesso giorno dalle ore 19.00 fino
alle 23.00 e durerà con gli stessi orari fino al 30 agosto. Le opere di Bolla,
Montesano, Paladino e Salvo sono stati presenti ultimamente a varie mostre realizzate
a Lucca.

TAVOLO ANTICRISI
Valle del Serchio - Come giustamente proposto sulla stampa dall'assessore regionale
Remaschi non è il momento di andare in ferie se si vogliono veramente superare le
criticità occupazionali. Per questo, anche approfittando di questo caldo momento, il
Tavolo Anticrisi promosso dall'UGL ha tessuto tutta una serie di rapporti per
l'approfondimento di alcune situazioni di criticità, che sembrano ben lontane da una

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loro positiva conclusione. Sono stati ascoltati alcuni Sindaci e vari dipendenti delle
aziende in crisi al fine di poter meglio monitorare le situazioni. Alumi.l e Alce sono
stati in questo momento privilegiati e con interesse il tavolo ha preso atto
dell'apertura di una pagina su facebook proprio sul salvataggio dell'occupazione in
queste due aziende, dal titolo “Salviamo l'Alce” che in brevissimo tempo ha
raggiunto 125 adesioni qualificate, tra queste quelle di sindacalisti, di associazioni,
del vicesindaco di Castelnuovo Masotti e del consigliere regionale Dinelli, dell'ex
vicesindaco di Lucca Riccio. Una mobilitazione, anche sul web che rincuora e
rafforza questa lotta che deve proseguire senza soste ed essere unitaria. Mentre gli
incontri proseguono il tavolo si riunirà la settimana prossima con all'o.d.g. la
situazione di alcune aziende versiliesi.

ORIGINE – ULTIMO GIORNO


Visto il successo ottenuto dalla mostra “Un mondo visivo nuovo. Origine, Balla,
Kandinsky e le astrazioni degli anni ‘50”, e i numerosi visitatori delle aperture serali,
il Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art ha deciso di prolungare l'orario di
apertura del 23 agosto, ultimo giorno in cui sarà possibile visitare l'evento in corso. Il
nuovo museo resterà infatti aperto fino alle ore 22.00 dando la possibilità, a chi non
ha ancora visto l'esposizione, di passare una serata tra opere uniche di un periodo
storico artistico fondamentale per il nostro paese. Coloro che decideranno di sfruttare
questa apertura straordinaria potranno inoltre consumare dalle 19.30 un ottimo
aperitivo accompagnato da gustosi stuzzichini. Sarà pricipalmente una festa di
chiusura ed un arrivederci a settembre con la mostra “Man Ray. The Fifty Faces of
Juliet 1941-1955”. Una mostra che secondo le indiscrezioni ripeterà il successo di
quella che va a concludersi.

I CONTRATTI DI SOLIDARIETA'

Vengono   definiti   "contratti   di   solidarietà"   gli   accordi   aziendali   stipulati   con   i 


sindacati, aventi ad oggetto una diminuzione dell´orario finalizzata ad affrontare le 
situazioni di riduzione di personale in caso di crisi, (contratti di solidarietà interna o 
difensivi)   oppure   a   favorire   nuove   assunzioni   (contratti   di   solidarietà   esterna   o 
espansivi).  
Il   contratto   di   solidarietà   è   disciplinato   dalla   legge   n.   863/1984   e   dalla   legge   n. 
236/93, a sua volta modificata dall’articolo 6 del D.L. n. 404/96; in materia è poi 
intervenuto il D.M. n. 31445 del 20 agosto 2002, infine con circolare n. 20 del 25 
maggi o 2004, il Ministero del Lavoro ha fornito una serie di chiarimenti sui contratti 
di solidarietà per le imprese non rientranti nel campo di applicazione della CIGS. 
 Esistono sostanzialmente due tipologie di contratti di solidarietà: quello di tipo A, 

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applicabile alle aziende rientranti nel campo di applicazione della CIGS e quello di 
tipo B, applicabile alle aziende minori, artigiane ed in quelle dove, in genere, non 
trova applicazione la CIGS. Per i contratti di solidarietà per le imprese in regime di 
CIGS (L.863/84) o contratti di tipo A, la legge 863/84 prevede la possibilità, per le 
aziende industriali rientranti nel campo di applicazione della C.I.G.S., di fare ricorso 
al trattamenti straordinario di integrazione, a seguito della stipula di un accordo tra le 
parti (azienda e OO.SS.), finalizzato alla riduzione concordata dell´orario per evitare 
il   licenziamento   degli   esuberi.   L´ammontare   del   trattamento   di   integrazione, 
determinato dalla predetta legge nella misura del 50% del trattamento retributivo è 
pari al 60% del medesimo trattamento retributivo perso a seguito della riduzione di 
orario. Il contratto di solidarietà può essere stipulato per un periodo non superiore a 
24 mesi e può essere prorogato per un massimo di 36 nelle aree del Mezzogiorno e 
per un massimo di 24 nelle altre aree. Per i contratti di solidarietà per le imprese non 
rientranti nel regime di CIGS o contratti di tipo B, con la legge 236/93 è stato esteso l
´istituto del Cds anche alle aziende non rientranti nel campo di applicazione della 
normativa  in   materia   di   Cassa   Integrazione.   La  legge  in  questione  prevede  per   il 
lavoratore di un´azienda in difficoltà, al quale viene ridotto l´orario, la possibilità ; di 
beneficiare di un contributo. Il contributo è pari al 25% della retribuzione persa ed è 
corrisposto in uguale misura anche all´azienda. Il contratto non può superare i 24 
mesi.   In   data   25   maggio   2004   è   stata   emanata   la   circolare   n.20   concernente   le 
procedure   per   la   presentazione   dell´istanza   alla   D.P.L.   competente   per   territorio.
Entrambe   le   tipologie   di   contratto   siano   esse   appartenenti   alla   tipologia   A   o   B, 
possono essere difensivi o espansivi; quello difensivo evita il licenziamento (art. 1 
legge   863/84),   quello   espansivo   è   prodromico   a   nuove   assunzioni   a   tempo 
indeterminato (art 2 legge 863/84). Entrambe le tipologie possono essere stipulati per 
12 mesi fino a 24, ulteriori proroghe possono essere concesse per ulteriori 24 mesi 
(36   nelle   regioni   del   mezzogiorno).   L’azienda   non   può   superare,   nel   corso   di   un 
quinquennio, il cumulo di 36 mesi, tra ricorso alla CIGS, alla CIGO ed al CdS. E ’ 
prevista la possibilità di superare il cumulo dei 36 mesi, quando il CdS è finalizzato 
ad   evitare   il   collocamento   in   mobilità   di   almeno   il   50%   degli   esuberi.
Per i contratti di tipo A sono destinatarie le aziende industriali, dell’edilizia, con più 
di 15 dipendenti; aziende artigiane con più di 15 dipendenti; aziende commerciali 
ingrosso  e dettaglio,  compresa la logistica e le agenzie turistiche, con più di  200 
dipendenti;   imprese   di   vigilanza   con  più   di   200   dipendenti;   aziende   dell’editoria, 
stampatrici di quotidiani, periodici ed agenzie di stampa a diffusione nazionale (senza 
requisito   minimo   dipendenti);   aziende   di   appalti   pulizia   materiale   rotabile   Fs   e 
ferrovie locali con più di 15 dipendenti; cooperative di trasformazione dei prodotti 
agricoli con più di 15 dipendenti; aziende con + di 15 dipendenti, appaltatrici servizi 
di   pulizia   industriale,   in   presenza   di   utilizzo   della   CIGS   o   CdS   nell’azienda 

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committente; aziende con + di 15 dipendenti, appaltatrici servizi di mense aziendali, 
in presenza di utilizzo della CIGS, CIGO o CdS nell’azienda committente; aziende 
elettriche,   telefoniche   e   distribuzione   gas   private;   per   l´edilizia   e   l´agricoltura   gli 
interventi sono regolati dalle L. 427/75 e 457/72. Per il contratto di tipo B, invece, 
sono destinatarie del CdS le aziende non rientranti nel campo di applicazione della 
CIGS, ovvero imprese alberghiere anche con meno di 16 dipendenti, aziende termali 
pubbliche e private anche con meno di 16 dipendenti, in grave crisi occupazionale, 
imprese artigiane non rientranti nel campo di applicazione della CIGS, anche con 
meno di 16 dipendenti. Le categorie interessate dal CdS, purché abbiano maturato 
un’anzianità minima di 90 giorni di effettivo lavoro, sono quelle afferenti agli operai, 
intermedi,   impiegati,   quadri,   C.F.L.,   part­time,   soci   lavoratori,   cooperative 
produzione lavoro. Per il contratto di tipo A, sono esclusi: apprendisti, lavoratori a 
domicilio, dirigenti, lavoratori a tempo determinato per motivi di carattere stagionale. 
Per il contratto di tipo B si estende il beneficio, dal momento che la circolare n. 
20/2004 prevede che, per i lavoratori assunti con contratto a termine, di inserimento e 
per gli apprendisti, si possa applicare il regime di solidarietà ed il relativo contributo 
per tutta la durata del contratto. Il contratto di solidarietà non può in ogni caso essere 
applicato   quando   l’azienda   abbia   richiesto   o   sia   stata   assoggettata   a   procedura 
concorsuale ed in caso di fine lavoro nei cantieri, ad eccezione dei lavoratori assunti a 
tempo indeterminato e ancora nei rapporti a termine instaurati per attività stagionali.
Quanto al capitolo sgravi per il datore, giova ricordare che per i contratti difensivi 
stipulati dopo il 15/06/96, il datore pu&o grave; godere, per un periodo non superiore 
ai 24 mesi, di una riduzione contributiva per i lavoratori coinvolti nei contratti di 
solidarietà   in   percentuale   variabile   tra   il   25%   e   il   40%   a   seconda   dell’area   di 
applicazione. Nei contratti espansivi per ogni lavoratore assunto, il datore può godere 
di un contributo calcolato sulla base della retribuzione lorda: 15% per i primi 12 
mesi,   10%   per   i   successivi   12   mesi,   5%   per   i   successivi   12   mesi.   Nei   contratti 
espansivi   il   datore   che   assume   un   giovane   tra   i   15   e   i   29   anni,   in   alternativa   al 
contributo calcolato sulla base della retribuzione lorda, può scegliere di versare un 
contributo fisso settimanale pari a quello previsto per gli apprendisti, per la durata di 
tre   anni,   sempre   non   oltre   il   compimento   del   29°   anno   di   età.   Le   aziende   del 
Mezzogiorno   possono   beneficiare   di   un   ulteriore   contributo,   pari   al   30%   della 
retribuzione contrattuale. Quanto ai benefici registrati dal lavorato re, per il tipo A il 
lavoratore usufruisce, fino a 24 mesi (36 nel sud), di una integrazione salariale a 
carico della CIG, nella misura del 60% della retribuzione perduta. La retribuzione 
persa dal lavoratore a seguito della riduzione dell’orario viene compensata con un 
trattamento di integrazione salariale straordinaria. Per i contratti stipulati dal 15/06/96 
tale   integrazione   è   pari   al   60%   della   retribuzione   persa.   L’integrazione   viene 
anticipata dal datore di lavoro, previa autorizzazione dell’INPS. Per il tipo B, ovvero 

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per le aziende non rientranti nel campo di applicazione della CIGS: l’erogazione del 
contributo   è   pari   al   50%   della   retribuzione   persa   dai   lavoratori   interessati   alla 
riduzione   di   orario,   per   un   massimo   di   24   mesi.   Questo   contributo   deve   essere 
ripartito   in   parti   uguali   tra   impresa   e   lavoratori.   Quanto   alla   procedura   per 
l’attivazione dei contratti di solidarietà, per il tipo B, l’azienda presenta la domanda 
di integrazione per un periodo di 12 mesi (con possibilità di proroga) all’INPS, che 
risponde entro 30 giorni dalla data di ricezione. Fasi per la richiesta: dichiarazione e 
quantificazione degli esuberi da parte dell’azienda, individuazione delle cause che 
hanno determinato le eccedenze, definizione delle forme di riduzione d’orario, che 
deve avvenire con cicli non superiori al mese, decisione in merito al numero delle ore 
da abbattere. E’ facoltà delle parti stipulanti stabilire nel CdS una prestazione media 
settimanale,   che  può   essere  superiore   o  inferiore  del   30%   del   totale  delle   ore  da 
abbattere. E’ possibile derogare dall’orario così stabilito, qualora vi sia l’esigenza di 
elevare il numero delle ore prestate. Nel caso contrario deve essere sottoscritto un 
nuovo CdS. L’accordo deve infine contenere il ritiro della procedura di mobilità. Per il 
tipo   A,   l’azienda   deve   presentare   la   domanda   al   Ministero   del   Lavoro,   direzione 
generale degli ammortizzatori  sociali, utilizzando l’apposito modello ed allegando 
alla   medesima   il   CdS   sottoscritto,   nonché   tutta   l’altra   documentazione   richiesta 
(circolare  ministeriale   del   8/10/2004).  La   decorrenza   della   riduzione   d’orario   non 
deve   essere   anteriore   alla   data   di   sottoscrizione   dell’accordo.   L’approvazione   è 
prevista entro 30 giorni, fermo restando il perfezionamento della domanda in tutte le 
sue parti. Quanto alla misura dell’indennità, l’integrazione compete nella misura del 
60%   della   retribuzione   lorda   che   il   lavoratore   avrebbe   percepito   per   le   ore   non 
prestate,   entro   il   limite   del   normale   orario   contrattuale.   L’aliquota   del   60% 
comprende l’intera retribuzione, ivi compresi i ratei di 13° e 14° mensilità, esclusa la 
quota a carico dell’azienda maturabile per le ore riferite alla prestazione ridotta. Dalla 
retribuzione lorda devono essere esclusi gli aumenti derivanti dagli accordi aziendali 
stipulati nei 6 mesi precedenti l’avvio del CdS. Per i contratti di tipo B, le imprese 
escluse dall’intervento della CIGS, che stipulano il CdS, ricevono un contributo pari 
al 50% della retribuzione persa che viene ripartito in misura uguale tra azienda e 
lavoratori, ed erogata a cadenza trimestrale. Quanto alle modalità di pagamento, viene 
corrisposta da parte dell’azienda, dopo l’emanazione del decreto di approvazione da 
parte   del   Ministero   del   Lavoro   o   anticipata   nel   caso   sia   previsto   dall’accordo.   Il 
pagamento   diretto   da   parte   dell’INPS   è   escluso,   salvo   i   casi   in   cui,   durante 
l’attuazione del CdS,  l’azienda cessi  l’attività ovvero sia assoggettata a procedura 
concorsuale.   Nelle   aziende   escluse   dall’intervento   della   CIGS   l’indennità   viene 
erogata attraverso i servizi ispettivi delle DRL ed è a carico del fondo nazionale per 
l’occupazione.   Vi   sono   poi   dei   tratti   comuni   alla   disciplina   sia   dei   contratti   di 
solidarietà di tipo A che B, in tema di pensione infatti, il lavoratore non subisce danni 

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in   ordine  alla  maturazione  e  all´ammontare della pensione, parimenti  per  il TFR, 


questo non subisce variazioni, in quanto tale istituto deve essere conteggiato sulla 
base   della   retribuzione   che   il   lavoratore   avrebbe   avuto   diritto   di   percepire.
Analogamente le ferie non subiscono variazioni, cambia soltanto la retribuzione che, 
anziché essere piena, sarà ridotta secondo il parametro applicato. Lo stesso discorso 
vale per la malattia, maternità (le ore di allattamento non subiscono contrazioni) e il 
congedo   matrimoniale   che   saranno   conteggiati   usando   lo   stesso   parametro.   Lo 
straordinario è escluso, solo in casi di forza maggiore può essere consentito previa 
comunicazione alla DPL.

APPUNTI DI VIAGGIO

Pietrasanta – Fino al 9 di settembre è possibile visitare la mostra del pittore lucchese


Pier Luigi Puccini organizzata da Kansar cenacolo culturale in Pietrasanta e Maria
Pacini Fazzi editore in Lucca. "Appunti di Viaggio" è il titolo di questa ultima
personale del noto pittore che è allestita presso Kansar in Pietrasanta via del Teatro,
62 visitabile nei pomeriggi di giovedì venerdì, sabato e domenica, fino a tarda notte.
Il campo d'attività preferito da Pier Luigi Puccini è la pittura che accompagna fin dal
1980 alla scenografia. Innamoramento questo che nacque nei corsi di Opera Barga
ove lavorò a fianco del famoso sceneggiatore Emanuele Luzzati nell'allestimento de
“L'Histoire du soldat” di Igor Stravinskij Puccini si muove entro una particolare
forma di espressionismo che, con una pennellata ironica e allo stesso tempo fiabesca
o drammatica, tocca tematiche legate a problemi della modernità e alle sue
contraddizioni, attivo in gallerie private fin dall’inizio della sua carriera, a partire
dagli anni ’80 i suoi lavori entrano nella programmazione di importanti spazi pubblici
con grandi e apprezzate mostre personali a Berlino “Un espressionista di Toscana”,
Firenze, Venezia, nella vicina Barga, un ritorno, in occasione del Festival
Internazionale del Jazz. Al Kansar di Pietrasanta sarà presente oltre che con la sua
recente produzione anche con i bozzetti originali a colori che sono serviti ad illustrare
il volume “Dai paesi dell’anarchia” di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, edito
dall’editore Maria Pacini Fazzi di Lucca. Una mostra dunque da non perdere.

LA BARBARIE TURISTICA

Come mandrie impazzite e semi-inconsapevoli stanno invadendo ciclicamente il bel


paese e, ultimamente, non solo nei mesi estivi, oggi è un'invasione costante nell'anno.
I turisti sono equiparabili alle cavallette, si nutrono di roba altrui, piombano a sciami
sulle città sia d'arte sia turistiche, e sulle campagne, devastando e lasciando sul
campo rifiuti globalizzati il cui smaltimento resta sul groppo delle amministrazioni,
cioè su di noi, amministrazioni sempre più di grana asfittiche grazie a leggi sempre

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più restrittive. Cavallette e termiti affamate di tutto come loro garantito da guide
“tutto incluso” o “last minute”. Venezia in due ore, Firenze pure, tutta l'Italia Centrale
a 800 euro in tre giorni tre, tutto incluso. Roma di notte, Viareggio in carnevale, il
Ponte Vecchio e quello dei Sospiri, gli Uffizi, Gardaland. E anche le Mura Urbane e
la Torre Pendente. Si prosegue con le trattorie tipiche e i Centri Commerciali
Naturali, lo shopping del made in Italy, l'hotel romantico e fascinoso, il giro in
gondola o in carrozzella o in pedalò, la pizza, il cibo di plastica e l'artigianato locale.
La spiaggia più bella della Sardegna, forse del mondo, l'isola dei Budelli o un'altra
ancor più esclusiva. Non c'è limite al tour de force organizzato da tour operator,
agenzie di viaggio, amministratori in fregola, pro loco, APT e vari uffici dedicati.
Così appaiono da dietro le curve autobus a due piani, che da noi girano assai male,
con aria condizionata, cesso biologico, tivù satellitare, collegamenti in rete. E
deportano sul suolo italico intere squadre d'anziani arrapati col viagra, folle di
bianchissimi nordici vestiti in modo improbabile, orde di studenti alla prima
esperienza favorita dal turismo di massa iper mercificato. Per le stradine medioevali
lastricate in pietra serena scorrono anziani rintronati col naso all'insù attenti più che
alle bellezze circostanti, a non perdere di vista l'ombrello tenuto ben in alto dalla
capogruppo, arrivano giapponesi fusi dalle troppe ore in aereo che vengono abilmente
dirottati nei negozi di lusso del made in Italy dalle locali associazioni dei
commercianti. Dal lato opposto giungono frotte di ragazzi brufolosi, acciabattanti,
persi nelle loro cuffiette MP3, ma pronti poi a rincorrersi nei saloni dei musei. E
all'ora di pranzo, jet lag permettendo, tutti col la pizza a taglio (appena scongelata),
gli hamburger, le patatine modello Mc Donald, i panini di plastica, le lattine con le
bibite gasate, con tutto il cibo spazzatura, quello insomma globalizzato uguale in ogni
angolo del pianeta, il meglio (o il peggio) che la mensa del villaggio globale ci offre.
E questo, chiamiamolo cibo, lascia sul campo, dopo l'uso gli stessi rifiuti anch'essi
globalizzati:
carte unte e straunte, bicchieri di plastica o i carta rossa, carte oleate, posate e piattini
in plastica, cannucce non biodegradabili, fazzolettini di carta sporchi, vaschette in
plastica o polistirolo o alluminio, gomme ciancicate, cicche di sigarette, tappi di
bottiglia, bottiglie di birra vuote. Queste ultime, immancabili e in costante aumento.
Il pranzo è ad immagine e somiglianza per degrado e schifezze, al viaggio che è stato
loro venduto a prezzi stracciati dal tour operator senza scrupoli, ma l'uno vale l'altro,
un po' come i venditori d'auto usate. Simbolo ufficiale di questo degrado viaggiante è
il cono gelato sgocciolante, lappato ritmicamente da mandrie umanoidi ciabattanti in
canottiere per le lastricate strade in pietra o sui lungomare abbelliti da marmi e palme
d'importazione, col perenne rivolo di pistacchio verde alieno sgocciolante lungo la
faccia e dal braccio giù verso il gomito.
Qualche centinaio d'anni fa, quando i barbari arrivavano alle porte, si alzavano di
corsa i ponti levatoi e s'allagavano i sottostanti spalti. Se perseveravano nella loro
permanenza sotto le mura fortificate, venivano fatti segno dal lancio d'oggetti

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contundenti di varia natura. Nei casi più ostinati di permanenza, s'arrivava fino allo
svaso d'olio bollente. Oggi invece tutto si è ribaltato e s'arriva allo scaglionamento
per spedire all'estero orde di disperati a flussi alterni, con code autostradali infinite
pure ai valichi, rumori molesti, gruppi d'ubriachi, o di fatti dalla peggio roba, che
cantano a squarciagola alle tre di notte in tutte le lingue, con pantaloni corti
penzolanti su mutandoni a fiori, canotta intraversata e ciabatte, tutto questo mentre le
persone normali, quelle che lavorano in attesa del loro turno di ferie, cercherebbero di
dormire. Tutto viene digerito in omaggio al dio denaro che stavolta è, nella
maggioranza dei casi, sotto forma di valuta estera pregiata, ma anche gli euro sono
graditi, e viene accolto con tutti gli onori e incamerato avidamente. Arriva l'estate
arrivano i turisti, e la parola stessa sta divenendo un insulto. Un tempo c'erano i
Circoli dei Forestieri per l'accoglienza, oggi occorrerebbero le ronde padane per
tenerli a bada. Sul miliardario turismo russo in quel del Forte, stendo un pietoso
velo... Intanto gli uomini italici li ritroviamo in spiaggia, lisci come tamburi dal petto
in giù, fino ai polpacci, unti come nelle pubblicità di Dolce & Gabbana. Pance unte
tartarugate con tatuaggi sparsi e appannati dal marrone all'Ambra Solare lampadata
dell'epidermide. Umanoidi alla Piliph Dick abbrustoliti che sostano in gruppi
sorseggiando intrugli dietetici, e che danno l'idea di ammirarsi, e parecchio, a
vicenda, e anche d'autocompiacersi. Le compagne li osservano da lontano, con
distacco malcelato, distratte da altri che le fanno ridere con le loro ataviche maniglie
dell'amore. Ma anche queste tribù d'uomini unti da spiaggia sono pronte a farsi
rifilare il mese successivo il fatidico pacchetto vacanze all'estero tutto incluso:
tsunami, fanatici islamici, aerei traballanti, dissenterie, alluvioni...
E il ciclo, legato alla transumanza umana, si ripete inossidabile, anno dopo anno. Fino
al 2012, forse.

PARLIAMONE

Il   17   agosto   la  Rivista   d’arte   Parliamone,  fondata  da   Bartolomeo  Di   Monaco,   ha 
compiuto due anni. È una rivista nata e gestita a Lucca, che in così poco tempo è 
riuscita a attrarre intorno a sé molto interesse con una media di visite mensili che si 
aggira intorno  alle  20.000. È divisa nelle seguenti  sezioni:  Arte, Cinema, Favole, 
Fumetti, Gallerie di artisti, I Maestri, Leggende, Letteratura, Musica, Pittura, Storia, 
Teatro, e si avvale di collaboratori di tutta Italia, esperti nei vari campi. Tra essi alcuni 
lucchesi, come Gian Gabriele Benedetti, Marisa Cecchetti, Mariapia Frigerio, Nicola 
Dal   Falco,   Marco   Vignolo   Gargini,   Daniela   Toschi,   Dino   La   Selva,   Giancarlo 
Micheli,   Stelvio   Mestrovich,   Vincenzo   Moneta,   Vittorio   Baccelli.   Vanta   alcune 
collaborazioni   illustri   come   quella   del   Prof.   Giorgio   Bárberi   Squarotti,   uno   dei 
maggiori studiosi della letteratura italiana del Novecento, Vincenzo Pardini, Gaetano 
Cappelli. Una sezione particolarmente interessante è quella intitolata I Maestri, dove 

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si possono leggere articoli rari riprodotti dall’archivio personale di Di Monaco.
L’url del sito è: www.rivistaparliamone.it
      Una delle ambizioni di Di Monaco è quella 
che la rivista sia conosciuta e frequentata dai lucchesi, ai quali rivolge sempre una 
speciale   attenzione.   Di   Monaco   è   stato   tra   i   fondatori   della   "Cesare   Viviani"   e 
attualmente ne è presidente onorario.

LA ZANZARA TIGRE

Fornaci di Barga – Ricordate il Parco Menichini, punto di ritrovo di anziani e


famiglie un po' da tutta la Valle? Che attira molte persone, malgrado le carenze più
volte segnalate anche su questo giornale: gioco da un anno rotto e mai sostituito,
boccaglio della fontana mancante da lungo tempo, pratini e siepi in condizioni
asfittiche, quadrati in tartan in libera uscita, via vai di motorini nelle ore notturne...
Però a segnalare le manchevolezze qualcosa, poco alla volta si risolve: è tornata la
panchina che era stata data per dispersa e la parte denominata Parco Rosso è stata
riqualificata. E adesso c'è un nuovo problema, sorto da non più di una settimana. Alle
16 in punto arriva un'orda di zanzare tigre particolarmente affamate e tutti sono
costretti ad andarsene. L'appello è all'Amministrazione, e questa volta è proprio
urgente un intervento immediato.

VIA DEL MOLINO

Ponte all'Ania – In via del Molino, nel tratto davanti al parcheggio, auto sfrecciano
spesso a velocità incontrollata. Nel recente passato c'è stata una strage di animali
domestici, riportata anche dalla stampa, morti perché investiti da dette auto: tre gatti e
un cane. In questi ultimi giorni, un automezzo è finito fuori strada proprio in questo
punto e un altro ha abbattuto il segnale di stop che era piazzato davanti a quell'orrido
capannone che non si capisce come abbia potuto ottenere i permessi di edificazione e
che ci dicono abbia il tetto in eternit. Capannone da abbattere, e non solo il tetto. Il
tubolare dello stop è ancora aggiaccato infisso nell'asfalto. In questo tratto di strada
manca la segnaletica orizzontale e verticale, manca la cartellonistica indicante il
limite di velocità e sopratutto occorrerebbero dei dissuasori di velocità. La cosa più
preoccupante è che in questo tratto spesso vi sono bambini a giocare.

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stampato nel settembre  2009
a Seville (E)
dalla lulu.com per 
Tesseratto Editore

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