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Heinrich Bll - Christa Wolf. FRATERNITA' DIFFICILE. edizioni e/o, Roma 1999. (Collana P.B.M.

- Piccola Biblioteca Morale) Il testo di Christa Wolf stato tradotto da Anita Raja; i testi di Heinrich Bll "Lettera a un giovane cattolico", "Se hai qualcosa sei qualcosa", "Fraternit difficile", "Saggio sulla razionalit della poesia" sono stati tradotti da Italo Alighiero Chiusano; il testo "Il terreno non ancora sminato" stato tradotto da Amina Pandolfi; il testo "Lettera ai miei figli o delle quattro biciclette" stato tradotto da Maria Teresa Ferrari. La traduzione italiana dei saggi di Bll viene pubblicata su licenza di Giulio Einaudi editore. Copyright 1998 per il saggio di Christa Wolf "Mitleidend bleibt das elvige Herz doch fest" by Luchterhand. Copyright per i saggi di Heinrich Bll by Kiepenheuer & Witsch. INDICE. Pur dolente il cuore divino perdura forte (di Christa Wolf): pagina 3. Lettera a un giovane cattolico: pagina 29. Se hai qualcosa sei qualcosa: pagina 56. Fraternit difficile: pagina 60. Saggio sulla razionalit della poesia: pagina 72. Il terreno non ancora sminato: pagina 100. Lettera ai miei figli o delle quattro biciclette: pagina 119.

Christa Wolf. PUR DOLENTE IL CUORE DIVINO PERDURA FORTE (Per l'ottantesimo anniversario della nascita di Heinrich Bll). Heinrich Bll non aveva paura delle parole antiquate. E forse non avrebbe respinto le parole che mi sono venute in mente dopo aver let to i suoi ultimi lavori nel volume "La capacit di portare il lutto": onesto, prob o, incorruttibile. Lui che parlava con rispetto di suo padre falegname, non si sentirebbe sminuito dal fatto che ricorro per lui ad aggettivi in passato utilizzati per definire ri spettabili artigiani tedeschi; n, credo, una parola come perbene gli sembrerebbe un insulto, anche se - o proprio perch - essa nel frattempo sparita dal cosiddett o discorso pubblico, eliminata, cancellata in un modo di grande efficacia: col r idicolo. Heinrich Bll aveva un debole per le parole cadute in disuso, per gli scarti in g enerale, per le persone svilite, per gli esseri umani scaduti. Aveva un debole per i soldati caduti, che, ben sapendo di che si trattava, si ri fiutava di chiamare eufemisticamente caduti (cadere, Erika, urlare e bestemmiare , a volte anche pregare), aveva un debole per le ragazze cadute. Per tutti quelli che sono vissuti e vivono, come ha scritto: ai margini della so ciet - luogo dove i rifiuti, in base a leggi imperscrutabili, sono sospinti, scar icati, smaltiti: e che razza di associazioni oggi suscitano parole cos! E anche l

uogo, per, dove i rifiuti sono esaminati con cura e, se ancora utilizzabili, non gettati via ma conservati, impiegati, riusati, riciclati. La generazione cui apparteneva Heinrich Bll era esperta nel recupero di rifiuti; e anche noi, anche i miei coetanei, lo siamo: non riusciamo a buttar via il pan e secco. C' un altro scrittore che con la parola pane sia stato capace di fare le tante co se che ha fatto Bll? Essa ti balza incontro fin dai suoi primi racconti: PANE!, la fame da lupi che nella Colonia del dopoguerra spinge gli uomini a procurarsi pane a qualsiasi prezzo, e il modo di mangiarlo, il pane, di spezzarlo, come un' azione quasi sacra, un sacramento. E in rari casi, raccontati con precisione, di spartirlo. Pane come misura etica, misura dura e infallibile, e che essa fosse la peggiore - ne dubito. Pane come unit di misura dell'onest - da questa parola sono partita. Poi fu un'altra l'unit di misura che cominci a valere, che si afferm sempre di pi, B ll l'ha registrato con la sensibilit di un sismografo: Sei qualcosa se hai qualco sa. Nel 1961, dopo aver udito per la prima volta questo slogan in una nota trasmissi one televisiva, ne segu la traccia con fiuto poliziesco in giornali, riviste, in tutte le forme della comunicazione pubblica, ora scovandolo nudo e crudo e ora s mascherandone i molti travestimenti, finch non si imbattuto in esso con sgomento perfino durante la Santa Messa, dentro la predica quaresimale dell'arcivescovo d i Colonia, che esortava i fedeli a diventare proprietari comprando azioni..., pa rtecipando a fondi di investimento e altro. Una simile ampia diffusione della propriet - Heinrich Bll cita con una certa perp lessit il vescovo, che pure dovrebbe sapere ci che fa, - eleverebbe... socialmente la classe operaia e soprattutto gli strati popolari meno abbienti e li integrer ebbe nell'intera nazione. Come? Bisognerebbe dunque integrare gli operai e soprattutto i meno abbienti nel l'intera nazione grazie alla propriet?, chiede Bll con sarcasmo. La povert dunque non avrebbe pi valore, il povero andrebbe allontanato? Dovremmo i nfilare la scoperta postuma di un pacchetto di azioni dentro il lascito di Franc esco d'Assisi, che era sposato con la povert? Perch no. Oggi, a trentasei anni di distanza, pochi riusciranno a capire l'indignazione di un autore che si rendeva impopolare perch non poteva evitare di fare attenzione alla lettera delle cose. Anche chi oggi vive nei nuovi Lndern federali ha almeno orecchiato parole tipo a zionista e fondo d'investimento, e posso immaginare quali osservazioni satiriche il Bll critico del proprio tempo farebbe al riguardo. Nel 1961 scriveva amaramente: I poveracci di oggi che non c' speranza di canonizz are lasciamoli tranquillamente ai comunisti che per lui, l dove erano al potere (e mettiamo tra parentesi se a ragion veduta si potessero ancora chiamare comunist i) non riusciva assolutamente a considerare compagni adeguati di quegli strati d ella popolazione caduti in povert: anche loro non sono sfuggiti al suo giudizio c ritico. In un suo vecchio saggio su Karl Marx scrive: Come nel mondo occidentale... [il] consumo il nuovo oppio dei popoli (sembra che l'oppio sia comunque necessario, quando si vuole evitare ci che Marx perseguiva, cio la coscienza), cos nel mondo or ientale... il marxismo stesso diventato un oppio. Ma Bll non cessa mai di protestare anche contro lo stupido anticomunismo che ha fatto s che la parola comunista evochi immagini d'orrore in molti tedeschi occide ntali persino ai giorni nostri. Negli anni Ottanta, nel corso del dibattito sugli armamenti, quando finalmente a ll'Ovest e all'Est sorsero movimenti pacifisti, polemizza appassionatamente cont ro lo slogan micidiale: meglio morto che rosso. S, faccio fatica a resistere alla tentazione di costruire questa conferenza come un collage di citazioni di Bll che, lette in successione cronologica, documenter

ebbero senza lacune le contraddizioni sociali che spingono un democratico di sin istra come Heinrich Bll a scendere in campo e a polemizzare anno dopo anno contr o l'instaurarsi di vecchi-nuovi rapporti di potere, contro le tendenze restaurat rici, contro lo svuotamento del concetto di libert. Una voce coraggiosa, che viola intrepida tab - dove la sentiamo pi oggi? Sulla mia scrivania sono ammucchiati i giornali con i commenti pi o meno maligni, le riser ve e gli attacchi pi o meno compiaciuti al discorso che ultimamente Gnther Grass ha tenuto nella Paulskirche, e, non credo ai miei occhi: in Bll trovo una letter a allo Spiegel, pubblicata nel maggio 1984, in cui difende Grass dagli insulti d i un redattore della rivista: Continuate cos: ammazzateli tutti, singolarmente o a schiere, questi intellettuali avidi di pubblicit che ancora - senza virgolette, per favore! - si impegnano: per il Nicaragua, contro la svolta, per la Polonia, per i dissidenti di tutti i paesi del mondo, contro quest'ultimo colpo di mano della svolta, che significa: amnistia. Continuate cos: ammazzateli tutti, in modo che i cannoni della svolta abbiano fin almente campo libero.... Peccato che nelle ultime settimane a nessuno sia venuto in mente di usare questo testo come un nuovo contributo alla discussione in corso - sarebbe sembrato mol to attuale persino nella scelta delle parole. La differenza sta nel fatto che nel 1984 si parlava di una svolta diversa dall'u ltima, quella del 1989 - e noi all'Est, invischiati nei nostri problemi, non abb iamo compreso appieno com' stata profonda per molti intellettuali, nella Repubbli ca Federale, la cesura operata da quella svolta di inizio anni Ottanta. La fossilizzazione dei sistemi dell'Est sembrava senza soluzione. Non siamo stati in grado di immedesimarci gli uni negli altri. Le conseguenze di quella scarsa conoscenza ed estraneit continuano a farsi sentir e. Mentre, grazie alla lettura dei testi di Heinrich Bll, ripercorro il tempo tedes cooccidentale, la storia delle mie colleghe e dei miei colleghi della Germania o ccidentale, ho l'impressione che si dissolva parte di quella estraneit. Ovviamente non posso e non voglio appigliarmi in ritardo alle posizioni critiche di Heinrich Bll, alle sofferenze che gli procur la sua specifica realt politica, e sono ben consapevole di quanto sarebbe inopportuna da parte mia la bench minima pretesa in questo senso. Ma non riesco a chiudere gli occhi davanti al dato di fatto che molte delle cose che lui ha scritto tanto tempo fa in modo critico, rabbioso, implorante hanno l a stessa se non addirittura una nuova validit. Se non le avessi avute sotto gli occhi nero su bianco, quasi non avrei creduto c he nel maggio 1985 - stato uno dei suoi ultimi testi - scriveva in un Discorso n on pronunciato davanti al Bundestag le frasi che seguono: Non dimenticate i diso ccupati, e riflettete sulla possibilit che siano "troppe" 35 ore settimanali di l avoro. A questo problema non ci sar soluzione, se non troverete la strada per la ridistr ibuzione del lavoro. Ridistribuire il lavoro, spartirlo, cos come nei tempi di carestia si spartisce i l pane... Meditate su questo, quando ormai diventa sempre pi evidente che sviluppo non sign ifica calo della disoccupazione. E' quello che annunciano adesso, come se fosse una scoperta nuovissima, le previ sioni per il prossimo anno. Il numero dei disoccupati pi che raddoppiato da quando Bll se ne preoccupava. Contagiata dalla sua audacia, mi azzardo a proporre che in occasione dell'ottant esimo anniversario della nascita di Heinrich Bll sia data lettura nel Bundestag di quel suo discorso non pronunciato - magari un capitolo pi o meno lungo per ogn i rappresentante di frazione o gruppo, - e che poi sia fatta una pausa di silenz iosa riflessione: sulla legislazione relativa al diritto d'asilo, sul contributo di solidariet, sullo spionaggio e le intercettazioni, sulle leggi fiscali. E soprattutto: sul nesso tra disoccupazione di massa e minaccia ai fondamenti de lla democrazia. Heinrich Bll stato venerato dai suoi lettori della R.D.T.; i suoi libri, che usc

ivano in ritardo e in tirature insufficienti, e soprattutto quelli che non usciv ano, passavano di mano in mano. Ma non era solo effetto della sua fama letteraria, che del resto era enorme anch e in Unione Sovietica - era la benedizione di avere a che fare con una persona i ntegra. Per alcuni autori, per me in ogni caso, il suo modo di restare fedele a se stess o al di l delle contestazioni e degli attacchi stato un aiuto e un orientamento, egli fu per me un'autorit stimolante nelle questioni di coscienza. Di tali questioni qualche volta ho avuto la possibilit di parlare con lui, e in u na certa occasione era presente Lev Kopelev, un amico comune. Raramente ho sperimentato un lutto cos forte come quello per Heinrich Bll, e ora che ho riletto i suoi libri il senso di perdita diventato di nuovo violentissimo , la forza di attrazione del suo mondo spirituale si fatta pi intensa. Ma certi effetti erano anche molto poco spirituali, per esempio quelli delle sue suggestive descrizioni di piaceri sensuali. Ha spesso lamentato quanto si mangi poco nella letteratura tedesca. Bene, quando ho riletto "Foto di gruppo con signora" improvvisamente non ho potu to fare a meno di fare colazione come Leni: due panini croccanti, caff caldo, for te - bench di solito io preferisca t e pane nero. N ho potuto fare a meno di prepararmi, come il giovane Fhmel in "Biliardo alle no ve e mezzo", del quark con un pizzico di paprika. Ho resistito con successo solo all'intensit delle descrizioni di fumatori, che po trebbero facilmente sedurre un non fumatore. Del pane ho gi parlato. La mancanza - di pane, di sigarette, di caff, di t, di un tetto sulla testa, di ca lore - questa mancanza dei primi anni Bll non mai riuscito a dimenticarla, e ha osservato minuziosamente come dopo la guerra i differenti percorsi esistenziali dei suoi concittadini si siano sviluppati a seconda delle diverse maniere di dar soluzione a tale mancanza, di mutarla magari in superfluo. Ha trasformato questa mancanza, e l'indelebile ricordo di essa, nella sua ricche zza di narratore: una societ che non ricorda malata, sostiene. Gi dopo i primi lavori a carattere narrativo gli stato rimproverato tutto il poss ibile: che faceva letteratura delle macerie, letteratura da lavatoio, letteratur a da invalidi. Tutta acqua che andava al suo mulino (Se vi siete mai trovati nell'imbarazzante situazione di sentire come un complimento ci che voleva essere una svalutazione.. .). Non posso sapere, posso solo supporre come Heinrich Bll avrebbe accolto l'accusa di estetica dei buoni sentimenti che negli anni della svolta - stavolta intendo quelli dopo il 1989 - comparve sulle pagine culturali dei grandi giornali e che tir in ballo anche lui. I buoni sentimenti si distribuiscono sempre gratis ha intitolato una volta, tren tatr anni fa, un suo articolo. Perch, mi son dovuta chiedere, quelli che ritengono opportuno aggiungere una nuov a scaramuccia a una vecchia polemica letteraria, non vanno almeno a rileggersi c i che gi stato scritto? Il saggio di Bll naturalmente un discorso appassionato con tro la pura e semplice letteratura dei buoni sentimenti, che non mai stata in di scussione - mette a nudo la demagogia della maggior parte degli spregiatori dell 'estetica dei buoni sentimenti: ...e dappertutto ci sono quelli che agitano l'in dice, gente che si torce le mani sdegnata, inquieta, disperata, tutte le volte c he qualcosa di non aderente ai loro buoni sentimenti formalmente brillante e qui ndi pericoloso; la forma eccita la mente degli uomini, il contenuto il cuore e i nervi. Questo agitare l'indice cosa che ho conosciuto bene nella R.D.T., e qualche volt a agitavano anche decreti di censura; io penso che gli scrittori debbano difende rsi sempre e dovunque dalle pretese dell'estetica dello spirito del tempo; e ogg i, se non mi sbaglio, soprattutto dal diffondersi di quell'allegro nichilismo ch e il postpostmoderno propaganda al posto dei buoni sentimenti. Questo puro e perfetto Nulla - come Bll in seguito ha continuato instancabilment e a chiamarlo schernendolo: il nulla prefissato che mina la societ dal suo intern

o, e i cui sintomi sono inattivit, stasi, paralisi, noia mortale, avidit, vacua as pirazione al potere; Heinrich Bll descrive come esso colpisca i rappresentanti d ei partiti, dell'economia, della chiesa; come i pi sensibili tra loro se ne lamen tino, come ne soffrano - un meccanismo che a poco a poco, inarrestabilmente, li tritura, espellendo solo gli elementi indigesti: ai margini, verso il rifiuto di produrre, le donne nelle cliniche psichiatriche. E qualche giovane nella lotta armata insensatamente distruttiva. Bll stato accusato di esserne un simpatizzante non solo perch ne ha saputo legger e precocemente i segni sulla parete, ma perch ha approfondito le cause prime cela te dietro i fenomeni. Tra queste individua ci che ha radici nel passato, il buco nero del tacere, rimuo vere, dimenticare. Nel 1960 Heinrich Bll scriveva che era evidente che il nostro passato si allonta na sempre pi dal punto in cui avrebbe potuto essere superato. I personaggi di molti suoi libri diffondono nel loro ambiente, nella loro famigl ia, nella nuova generazione il veleno mai realmente espulso di quel passato. E' tempo, credo, di chiedersi anche e soprattutto attraverso la letteratura qual i forme e quali effetti abbia avuto il diverso modo di fare i conti col nazional socialismo nei due stati tedeschi e in che maniera quegli effetti agiscano nella Germania riunita. Adesso che il tempo in cui viveva Heinrich Bll storia, ho dovuto spesso esprimer e tutta la mia stima per le sue previsioni, per la sua chiaroveggenza, la quale ovviamente non lo salva dal rimprovero grottesco - a me ben noto - di non essere stato al passo coi tempi. E' un'accusa con cui lui si dichiarato d'accordo direi quasi con gioia, e ha con fessato schiettamente che i suoi libri, qualora all'estero li si volesse confron tare coi comunicati ufficiali e ufficiosi degli organi pubblici, si troverebbe c he descrivono un paese differente da come esso emerge da quelle informazioni. Non n per caso n per la malvagia volont di certi intellettuali disfattisti scrive, ...che nella narrativa, nella poesia e nella pubblicistica la Repubblica federal e sia rappresentata in modo diverso da come fa piacere agli addetti della stampa e dell'economia. I politici non dovrebbero crucciarsi, non dovrebbero assolutamente lamentarsi. Dovrebbero chiedersi invece perch non esista un solo romanzo del dopoguerra in cu i la Repubblica federale sia rappresentata come un paese fiorente, allegro... Evidentemente ci sono impedimenti che hanno radici ben pi profonde di quanto poss a supporre la superficiale suscettibilit dei politici. Un paese triste, ma senza lutto: il suo lutto l'ha delegato, l'ha spinto oltre c onfine, a Est.... L'Est, devo aggiungere, non ha accettato questo dono, l'ha respinto oltre confin e, a Ovest, con visibile indignazione, e ha posto ai suoi autori la stessa famos a e famigerata domanda: che fine ha fatto il Positivo? Quanto alla R.D.T., tutte le volte che ha potuto Heinrich Bll si guardato attorno, ne ha conosciuto i pro blemi, credo, ma non ha vissuto i processi che hanno portato al suo crollo e all 'unificazione. La sua voce pensosa, prudente, s: giusta, molto mancata, e continua a mancare - a nche nel faticoso processo di intesa tra gli intellettuali. Leggendo Bll ho l'impressione che dopo l'unificazione noi, intellettuali dell'Es t e dell'Ovest, abbiamo di nuovo subito un'imposizione, cio la divisione netta e fallimentare della Germania in un Ovest positivo e in un Est negativo, e che, ne ll'assumere questo parametro - sia che consentissimo con esso, sia che lo rifiut assimo abbiamo perso l'occasione di scambiarci le esperienze importanti all'inte rno del rispettivo stato di provenienza; per esempio, per quel che riguardava no i, lo sforzo di umanizzare la societ, la delusione per l'inutilit di quello sforzo e per le ragioni di quel fiasco, la coscienza di omissioni, errori, illusioni, la tristezza per la perdita di valori materiali e ideali, per le strade sbagliat e che abbiamo imboccato, per le rigidit difficili da sciogliere che la divisione ha prodotto anche in noi stessi. E se dopo questa autoanalisi, invece di dare ai cosiddetti semplici cittadini, a i nostri lettori, un esempio di irragionevolezza, arrivassimo a esporci a quella

stessa dolorosa domanda che Heinrich Bll ha posto molto tempo fa a s stesso e ai suoi: che ne stato di noi? Che cosa abbiamo lasciato che ci facessero?, se semp licemente riuscissimo a lasciar cadere autocompassione e cinismo, impulso a gius tificarci e prepotenza, se sapessimo smetterla di correre in circolo strappandoc i bocconi marginali di dibattito che le terze pagine cautamente ci lanciano inci tandoci cos alla corsa ai bocconi pi grassi, corsa a cui per non abbiamo mai voluto partecipare - allora, s allora, invece di ritenere serie e importanti le nostre esperienze probabilmente vane, potremmo trovare il coraggio di stare dalla parte di quei cosiddetti semplici cittadini. E potremmo magari scoprire qual la cosa che davvero ci interessa: la solidariet c on gli sconfitti di quell'enorme processo di redistribuzione che in questi anni, col pretesto della necessit economica, mette radicalmente in discussione la nost ra vita e la nostra scala di valori. Se ci ci riuscisse, avremmo probabilmente raccolto un po' dell'eredit che Heinrich Bll ci ha lasciato. Avete udito: un lunghissimo paragrafo al congiuntivo. Modo della possibilit, del desiderio, del dubbio. Sarebbe irresponsabile rimandare l'indicativo alle calende greche. Devo tornare ancora una volta agli inizi. Se ci rifletto bene, pu darsi che nel 1945 la maggioranza dei tedeschi tenesse mo lto a ripartire da un anno zero. Nella Germania occidentale, poi nella Repubblica federale, i ceti dominanti ebbe ro modo di assecondare questo bisogno pi che nella R.D.T., dove invece, e con mag giore severit, nei primi tempi alla popolazione fu chiesto conto di come s'era co mportata nei dodici anni bruni, e a farlo furono gli oppositori del nazionalsoci alismo che tornavano dai campi di concentramento e dall'emigrazione. Che poi questi stessi, laddove erano funzionari, abbiano a loro volta esercitato il potere all'interno di un sistema dittatoriale e ne abbiano abusato, non c' bi sogno di dirmelo; basta andarselo a leggere. Essi all'epoca, negli anni del dopoguerra, in quanto compagni senza patria, per molti tedeschi furono - come l'esule Willy Brandt - pi estranei e sospetti di un Hans Globke. Ma, dopo questo sguardo retrospettivo alla storia, necessariamente molto frammen tario, eccomi di nuovo ai romanzi e ai racconti di Heinrich Bll. Egli ha rigorosamente negato ai suoi personaggi l'autoillusione dell'anno zero. Perfino nel suo ultimo romanzo, "Donne davanti a un paesaggio fluviale", e siamo negli anni Ottanta, i protagonisti della vecchia generazione sono segnati dai t raumi del periodo bellico, mentre altri hanno sottomesso la propria vita alla co azione a nascondere la loro partecipazione a delitti o misfatti, a rimuoverla, a farsi dimenticare. Se nella letteratura tedesco-occidentale del dopoguerra c' un autore che ha regis trato tutti gli stadi di questo processo di corrosione spesso silenzioso, invisi bile, le crepe nei matrimoni, l'incomunicabilit tra genitori e figli, tra amanti, tra amici, tra colleghi - crepe che nel corso degli anni, dei decenni si allarg ano, si spalancano, diventano abissi tra le persone portano all'infelicit e al fa llimento di carriere all'apparenza in rapida ascesa, - quell'autore Heinrich Bll . Mentre rileggevo in successione cronologica i racconti e i romanzi di Heinrich B ll, tra i quali non pochi titoli che sono diventati proverbiali - da "L'angelo t acque" passando per "Dov'eri Adamo?", "Casa senza custode", "Il pane degli anni verdi", "Biliardo alle nove e mezzo", "Opinioni di un clown", "Lontano dall'eser cito", "Foto di gruppo con signora", "L'onore perduto di Katharina Blum" -, dura nte questa lettura davanti al mio occhio interiore scorreva un lungo corteo di p ersonaggi, uomini e donne, giovani e vecchi, dal ministro fino al plebeo-anarchi co che rifiuta il lavoro, non pochi tra i quali parevano passarsi di libro in li bro una sorta di staffetta. Giovani che vanno in guerra e sanno che moriranno, reduci, sopravvissuti nelle c itt in macerie, uomini taciturni, chiusi, senza illusioni, meditabondi, molti di loro credenti, tutti incapaci di adattarsi. Degli estranei nella Germania del dopoguerra, e tuttavia quasi non esiterei a de

finirli tipicamente tedeschi - nella variante renana. Un tipo fondamentale, che in seguito si chiamer Fhmel, Hans Schnier, Fritz Tolm o Karl Kreyl - emarginati oppure uomini sovraccaricati dal peso di una carriera c he non avevano voluto a quel modo: una staffetta in cui nessuno vuole tagliare i l traguardo per primo. Molti critici non li hanno accolti con favore, come non hanno accolto con favore neanche i personaggi femminili i cui mariti, i cui amanti sono caduti in guerra , che mantengono i loro figli con l'aiuto di svariati zii, che intristiscono o c rollano al fianco dei mariti in carriera, che finiscono in case di cura; o le do nne forti e sensuali, come Leni Pfeiffer, nata Gruyten, e Katharina Blum, che sp ara al giornalista che le ha tolto l'onore. Che cosa obiettano contro di loro? E' gente che non esiste, leggo. Non sono cos. Bll sarebbe, cosa che considerata un'ingiuria un moralista. Horribile dictu: credo che effettivamente lo sia. Lui si prende la libert di sviluppare i suoi personaggi a partire dal loro noccio lo morale e quindi di farli vivere, sicch si scontra con la contraddizione tra qu esta sorta di vitalit a cui ognuno di loro anela e le norme e i clich della societ. Come richiede il suo mestiere, inasprisce a dovere questa contraddizione mettend o i personaggi dei suoi romanzi in situazioni che non si presentano tutti i gior ni, che forse non si presentano affatto: per far s che possano mostrare bene di c he pasta sono fatti.S: questo narratore ha fantasia, ma non uno che si perde diet ro a fantasticherie - cosa che invece la parola moralista in tedesco sottintende . Ho anzi il sospetto che la sua opera nasconda un'utopia e che sia essa a darle c oerenza e inconfondibilit - un'idea, cio, di esseri umani attivi in una societ che non si autodistrugga. Un'utopia, certamente - ma Bll non un utopista. Se proprio devo usare una categoria, voglio definirlo un robusto realista. Ma che cos' per lui realt? Non si stancato di rifletterci sopra. Evidentemente i lettori, certe volte perfino i critici, si immaginano che un aut ore abbia collocato la realt fuori di casa come in una botte dell'acqua piovana, e che gli basti uscire per attingervi, afferma. Le cose reali - s, di quelle l'autore ha bisogno, anche di ricerche meticolose a volte. Dai primi libri di Bll si pu apprendere il prezzo al mercato nero del pane e dell e sigarette, da quelli pi tardi i prezzi degli alberghi incredibilmente bassi per altro! - o per esempio la paga oraria anch'essa incredibilmente misera di un lat toniere. Una volta racconta la fatica che gli costata scoprire per "Foto di gruppo con si gnora" quanto guadagnava durante la guerra la lavorante di una fioristeria nei p ressi di un cimitero e quanto erano grandi o piuttosto quanto erano scandalosame nte scarse le razioni che portarono ai limiti della morte per fame, e spesso olt re, i prigionieri di guerra sovietici in Germania. Si anche informato esattamente su come si confeziona a regola d'arte una corona funebre. Tutte queste cose sono, fuori questione, realt, quella che si pu estrarre dalla bo tte dell'acqua piovana fuori casa, se alla botte sostituiamo biblioteche, archiv i, tutti i possibili centri d'informazione, compresi testimoni e altri informato ri. Realt sono anche: sistemi politici, partiti, chiese, case, citt, paesaggi, che nat uralmente compaiono anche nei libri e soprattutto in quelli di Heinrich Bll, for mandone il reticolo, componendone l'evidenza, producendone l'atmosfera, i luoghi e le circostanze in cui i personaggi agiscono e possono dispiegarsi. La sostanza, la materia - s. Non la realt dell'opera d'arte. Un autore non prende dalla realt dice Bll. Ce l'ha gi, la crea, e la complessit demoniaca anche di un romanzo relativamente r

ealistico sta nel fatto che del tutto irrilevante quanto di reale vi pu essere fi nito dentro, elaborato, composto, trasformato. Ma cosa conta davvero nell'estetica dell'umano di Bll, se la pura sintesi dei co ntenuti un grave torto. Quale alchimia produce la misteriosa trasformazione della materia su cui egli in siste cos tenacemente? Esito di fronte alla possibilit di nominare la parola che mi sta sulla punta dell a lingua, faccio una pausa, sfoglio ancora i saggi, i discorsi, le critiche di B ll e poi mi imbatto nella parola che senza una citazione avrei usato malvolentie ri: attrito. I poeti, anche quando si muovono nell'assenza apparente di vincoli propria degli spazi estetici, conoscono il punto in cui si verifica il massimo attrito tra il singolo e la storia... Il riferimento a Wolfgang Borchert, ma formulato a partire dalla propria esperie nza e dal proprio turbamento. Heinrich Bll ha conosciuto quel punto. Come uomo dell'illuminismo, come tedesco, come credente, in questo secolo s' trov ato in conflitti che si possono definire un attrito permanente: non per caso, pe r sbaglio, per malinteso che sempre stato oggetto di pubbliche aggressioni fino a campagne pesantemente calunniose nei suoi confronti: tutto grazie alla schiett ezza delle sue dichiarazioni, alle sue acute diagnosi sempre oneste. Qualche volta questo "attrito" se lo sarebbe potuto evitare, vulnerabile e quind i ferito com'era spesso (Noi indulgenti dalla scorza dura-sottile). Non lo ha fatto, anche e soprattutto nei suoi racconti e nei suoi romanzi, che n on vuol separare dai suoi interventi sempre pi radicali, sempre pi arrabbiati, den unciando cos fino a che grado pu crescere l'attrito interiore, che un tal livello di intensit impossibile - anche le cose ovvie forse vanno dette senza un impegno forte. Da una societ dominata dai pregiudizi a una societ illuminata - cos espresse il suo impegno Heinrich Bll. Sentiva che a questo era suo dovere contribuire. Combatt con profonda seriet la battaglia interiore tra la sua religiosit e l'istitu zione Chiesa, sicch questo suo doloroso processo di distacco pu essere paradigma d i altri numerosi processi di distacco dalle istituzioni nella nostra epoca. La questione esistenziale - una parola che non adopero quasi mai - connessa a qu ali forme di impegno siano ancora possibili a noi cosiddetti moderni; se e come, cio, potremmo impegnarci in una comunit che non miri essenzialmente al guadagno e al progresso tecnico, - questa questione sta dietro ai libri di Bll e ne forma - qualunque contenuto essi offrano - la realt. Heinrich Bll si sempre sottratto a chi pretendeva di farne la coscienza della na zione: cosa che solo l'altra faccia del bisogno di farne di volta in volta il ca pro espiatorio nazionale. Tutto quello che ha scritto si pu ricondurre a una frase delle sue lezioni di poe tica francofortesi: Alla ricerca di una lingua abitabile in un paese abitabile. Un paese sarebbe abitato e abitabile, se fosse possibile averne nostalgia. Proprio oggi ho letto sul giornale che il teatro di Cottbus ha somministrato ai suoi visitatori dei questionari che ora sono esposti nel foyer. Riassumendo, ne viene fuori: Molti trovano buono ci che accade, ma non vorrebbero essere dove sono. Che significa? Continua, questo non-poter-abitare dei tedeschi, come lo chiama B ll osservandolo in Kleist, Stifter, nei romantici? E cosa accaduto a Hlderlin, B chner, ai poeti tedeschi di quel secolo, cacciati da un luogo all'altro? E cosa ai personaggi dell'ultimo libro di Bll, il pi triste e il pi sconsolato, che non s i sentono pi a casa, vorrebbero andar via, via da Bonn, emigrare dalla Germania, ma non sanno dove. E nello stesso periodo i discorsi innumerevoli nella R.D.T.: via di qui - ma dov e! Siamo a Berlino.

Heinrich Bll non avrebbe mai immaginato che un giorno lo avremmo commemorato a B erlino Est, in questo palazzo che un tempo era il Ministero delle finanze prussi ano, adesso si chiama Palais am Festungsgraben, sette anni fa si chiamava Casa c entrale dell'amicizia tedesco-sovietica, cosa di cui ancora testimoniano le tend e in tessuto leggero e il samovar - dubito che questi accessori folcloristici po ssano contribuire in modo sostanziale a salvaguardare e a mantenere ci che di gen uino c'era in quell'amicizia. Per stringere amicizia con russi, cechi, polacchi, Heinrich Bll non ha avuto cer to bisogno di una casa centrale (bench la sua casa fosse un centrale punto di pas saggio per gli amici in difficolt dei paesi dell'Est) - ha avuto bisogno solo del la sua apertura mentale nei confronti di altre forme di vita e culture, e poi de lla sua disponibilit quasi inesauribile, che per a volte forse lo esauriva. Restiamo a Berlino. E allora dov' la capitale dei tedeschi? chiede provocatoriamente Bll molto, molto prima che qualcuno potesse prevedere che Berlino sarebbe stata di nuovo elevata a tale rango. Posso solo prendere atto che Berlino stata la capitale di una Germania democrati ca per non pi di quindici anni - un periodo di sogno e di euforia. Raabe e Fontane, Dblin e Benjamin non ce l'avrebbero fatta a trasformare Berlino in una realt letteraria paragonabile a quella di Londra e Parigi, di San Pietrob urgo o Mosca. E in effetti anche alla Berlino divisa del dopoguerra manca un autore che abbia fatto ci che Heinrich Bll ha fatto per Colonia. Cosa che dipenderebbe dalla politicizzazione della citt, della parola Berlino. Cos Bll nel 1964.Nel 1997 dal paesaggio urbano piuttosto sobrio di Berlino sorgon o isole architettoniche fantastiche, utopistiche, surrealiste. Esse rafforzeranno il senso di appartenenza degli abitanti di questa citt? Quelle isole e i giganteschi monumenti di pietra sapranno approfondire la nostra trist ezza, il nostro dolore, la nostra vergogna per l'assassinio dei 55000 ebrei citt adini di questa citt, sapranno approfondire la nostra capacit di vivere insieme co n ragionevole fiducia? Sapranno aiutare i nuovi berlinesi, che fra non molto arr iveranno in citt da Bonn, a correggere l'opinione non infondatamente diffusa in R enania - secondo Bll - di avere a che fare con la fredda patria prussiana? Indur ranno a stabilire rapporti di buon vicinato - umanit, socialit, un sentirsi ed ess ere in relazione - tutte importantissime richieste di Heinrich Bll? Vogliamo sperarlo. Karoline von Gnderrode, una poetessa di origine renana come Heinrich Bll, ha det to: Se smettiamo di sperare, ci che temiamo sicuramente accadr. Tra poco fanno duecento anni. Il fiato della speranza, quasi strozzato a volte, attraversa i secoli. Non intendo una speranza sbiadita, gracile, inerte. Intendo quella speranza insaziabile, insopprimibile, urlante, di cui Bll scrive: la speranza come una bestia selvaggia. L'ho sentita nella gioia di vivere che sostiene tutta l'opera di Heinrich Bll, n el suo umorismo, nel suo amore per l'umanit e nella sua inflessibilit. Sapevo fin dall'inizio come volevo terminare questo testo: con un verso di Hlder lin che l'architetto Fhmel cita pi volte nel libro che preferisco di Heinrich Bll , "Biliardo alle nove e mezzo": Pur dolente il cuore divino perdura forte (1). Noi, mio marito e io, abbiamo cercato a lungo questo verso, non siamo riusciti a trovarlo. Victor Bll mi ha aiutato rimandandomi all'inno Come al giorno di festa, ma nell' edizione Beissner dell'opera di Hlderlin il verso citato figurava in forma molto diversa. Bene, ho pensato, Bll l'avr rielaborata, e volevo discretamente lasciar perdere. Alla fine per abbiamo messo mano all'edizione Hellingrath del 1943. Allora tutto si chiarito: Heinrich Bll aveva citato da l. E sconvolto, pur dolente della pena di un dio, il cuore divino perdura forte. Cos quadra, ho pensato. Comunque Heinrich Bll ha modificato di nuovo questa citazione: nel 1984, quando ne fece la premessa al suo discorso in onore di Rupert Neudeck.

L scritto infatti: pur dolente il cuore "umano" perdura forte. Contentiamoci di questo. [Questa conferenza stata tenuta il 7 dicembre 1997 a Berlino in occasione di una manifestazione organizzata dalla fondazione Heinrich Bll.] (1) La citazione tratta, con qualche lieve variazione, da F. Hlderlin, "Le liriche", a cura di E. Mandruzzato, Adelphi 1977.

Heinrich Bll FRATERNITA' DIFFICILE. LETTERA A UN GIOVANE CATTOLICO. Caro signor M., quando recentemente ci siamo conosciuti dal reverendo U., lei to rnava appena da una di quelle giornate di meditazione che si sogliono tenere per le nuove reclute. L'avevano appena messa in guardia dei pericoli della vita militare, e - come d'u so in questo tipo di ammonizioni la morale era stata identificata, al solito, co n la morale sessuale. Non voglio trattenermi a spiegarle quale immenso errore teologico sta alla base di tale identificazione. E' anche troppo palese; di questa interpretazione unilaterale soffre tutto il ca ttolicesimo europeo da circa un secolo. Quando io avevo la sua et, cio vent'anni, nel 1938, anch'io mi lasciai indurre a p rendere parte a una giornata di meditazione per le nuove reclute. Sull'invito c'era una frase sulle armi spirituali per servire nella Wehrmacht. La giornata di meditazione ebbe luogo in uno di quei conventi regalatici dalla f ine dell'Ottocento: mattoni gialli, scuri corridoi neogotici in cui era inacidit a una tetra umilt. Il piccolo convento ospitava un collegio per ragazze, a cui si insegnava l'arte di governare la casa. Si erano scelte con cura le ragazze meno carine per servirci la colazione dopo l a santa Messa. Ma non ci sono quasi ragazze diciottenni che sembrano carine di fronte alla squa llida architettura sacra di fine secolo. Dopo la colazione si pass alle armi spirituali. Dapprima il prete cui era affidata la cura di quel ritiro parl per circa mezz'ora sul capitano di Cafarnao, sulle cui deboli spalle si suole caricare, da circa u n secolo, la giustificazione teologica della coscrizione generale obbligatoria. Beh, i morti non possono difendersi, e quel povero capitano dovette rispondere d i tutte le frasi fatte allora in circolazione: spazio vitale, pericolo bolscevic o, legittima difesa. Stia sempre sulle sue, mio giovane amico, quando i teologi parlano di legittima difesa. E' un'espressione cos grossa e cos a buon mercato che veramente la si dovrebbe pro ibire.

I nipoti di coloro che caddero nel 1914 oggi vengono addestrati a usare i cannon i atomici, e ancora dopo la bellezza di quarantaquattro anni gli storici non si sono accordati su chi, nel 1914, si trovava in stato di legittima difesa. Chi potrebbe dunque consolarsi con un tal concetto? Se per lei dovesse cercare qu alche esempio storico di legittima difesa, pu trovarne alcuni nel passato pi pross imo: la Russia bolscevica, quando la Wehrmacht tedesca la aggred, nel 1941, si tr ov in stato di legittima difesa; la Danimarca, la Norvegia, la Francia... prenda una carta dell'Europa e conti tutti quei paesi. Il sacerdote che dirigeva quella giornata di meditazione poteva vantare una cert a esperienza militare: durante la grande guerra era stato maresciallo ed era uno dei pochi sottufficiali decorati con l'ordine al merito. Al discorso sul capitano di Cafarnao - ah, questo complesso del capitano dei bor ghesi tedeschi! - fece seguito un'istruzione pratica consistente nel consigliarc i come evitare l'ubriachezza durante le feste e le serate tra commilitoni a cui non potevamo non intervenire. Evitare l'ubriachezza era importante perch dopo quelle bisbocce era di prammatica la visita collettiva al bordello. I pericoli dai quali ci si metteva in guardia erano morali, il che significava s essuali. A quel tempo, nell'estate del 1938, i pi dei miei compagni di scuola erano passat i dalle diverse associazioni cattoliche giovanili alla Giovent hitleriana o allo Jungvolk. Ogni tanto li incontravo, quando marciavano attraverso la citt in testa ai loro g ruppi. Mi rivolgevano un sorriso di scusa quando il loro gruppo cantava: Quando il sang ue degli ebrei sprizza dal coltello..., ma a quel sorriso di scusa io non rispon devo. Non so quale pericolo fosse moralmente il pi grave: cantare con cento ragazzi di dieci anni Quando il sangue degli ebrei sprizza dal coltello... oppure una colpa sessuale. Durante gli anni che passai nella Wehrmacht ho fatto diverse esperienze disgusto se, ma non ho mai visto una volta che qualcuno sia stato costretto a commettere una colpa sessuale. In genere nulla fa pi impressione alla gente che avere idee ben precise su determ inate cose. Il prete ci consigli di mangiare molta carne, prima di quelle bevute in compagnia , carne cotta in molto grasso, oppure carne cruda macinata, del buon salsicciott o. Dovevamo riempirci ben bene lo stomaco per evitare l'ubriachezza e i conseguenti pericoli morali. Ancora oggi mi passa l'appetito se ricordo i particolari di quella disgustosa ga stronomia. Quei consigli, del resto, non solo erano igienicamente sbagliati, ma anche di un a spaventosa ingenuit dal punto di vista dell'approvvigionamento: come poteva una povera recluta, nel 1940 o '41, procurarsi della carne, e in tale quantit? Segu p oi - mi dispiace, ma le prostitute avevano davvero la parte principale - una sec onda esortazione a stare in guardia da quelle creature pericolose. Lui stesso, durante la prima guerra mondiale, quand'era l'attendente di un capit ano (!!), ogni tanto aveva dovuto condurre una di quelle signore nel quartiere d ell'ufficiale. Evidentemente non gli era mai venuta l'idea di rifiutarsi d'obbedire (cosa che s arebbe stata possibile anche sotto il profilo giuridico, ma penso che un cattoli co tedesco non si rifiuti mai di obbedire a un ordine), e ora ci descrisse le ta ttiche grazie a cui si era sottratto agli adescamenti di quelle femmine. Parlava franco, proprio come si parla tra soldati, e quella franchezza era gi uno schifo. Poi ci fu il pranzo in comune, quindi altre istruzioni consistenti nell'esortarc i al coraggio, all'obbedienza secondo la fortunata divisa: i cattolici sempre in prima fila, non siamo mica delle pappemolli. Ah, mio giovane amico, due regni dei cieli, tre, per un prete che difendesse una

volta i deboli, i vili, i piedi piatti, i fisicamente incapaci contro questa te ologia da maestri di ginnastica. Venne chiamato ancora una volta in ballo il capitano di Cafarnao, poi ci diedero il caff. Erano diventate davvero pi carine le ragazze che ci servivano, o mi pareva soltan to, dopo otto ore di prigionia in quell'edificio? Ci lasciarono andare. Non una parola su Hitler, non una parola sull'antisemitismo, su eventuali confli tti tra un ordine e la nostra coscienza. Avevamo avuto le nostre armi spirituali e ce ne tornammo a casa, quatti quatti, attraversando la tetra periferia. Quattro anni dopo ero interprete presso un comando locale in una piccola stazion e balneare della Francia, e una delle mie incombenze era quella, onorevolissima, di recarmi la mattina verso le nove al bordello e di raccogliere gli oggetti ch 'erano stati dimenticati in quegli squallidi quartieri venerei, durante la notte , da sergenti, marescialli e ufficiali ubriachi: portafogli, borsellini, patenti automobilistiche, di tanto in tanto anche una pistola o una busta con fotografi e della cara moglie e degli amati figlioletti. Com'erano tristi quelle piccole localit sulla costa francese! La popolazione per la massima parte era evacuata, giganteschi alberghi andavano in malora, lungo la spiaggia giacevano frammenti di esplosioni, nei casin i topi andavano in giostra sulle roulette. Il porticciuolo era quasi deserto, i soldati si annoiavano nei bunker e spiavano attentissimi i piccioni viaggiatori che a volte volavano verso l'Inghilterra. C'era ordine di abbatterli, quei piccioni, e com'erano felici quei poveri soldat i inebetiti quando una volta tanto spuntava improvvisamente un piccione. Subito si sentiva sparare da ogni parte come a una festa di tiro a segno. In qualche caso venne anche abbattuto un piccione. I messaggi che quei begli animali avrebbero dovuto recare in Inghilterra, e che ora invece venivano decifrati con eccitazione allo stato maggiore del reggimento , erano quasi sempre gli stessi: il morale delle truppe basso, l'esercito affama to. E' dunque questo paesucolo deserto che io attraversavo con la carabina in spalla , raccogliendo nella caserma dell'amore gli averi dei discepoli di Venere d'ogni grado. Una signora vecchiotta dalla faccia gonfia mi metteva davanti una tazza di caff, saliva scale vecchissime, e io sentivo di lass le voci irritate delle ragazze a c orto di sonno. Il bar, dove aspettavo di solito, scaldandomi le mani contro la tazza di caff, no n era ancora in ordine. Ho bisogno di descriverle com' un bar molto frequentato, la mattina presto? A vol te dovevo aspettare a lungo, allora andavo in cucina, mi versavo una seconda taz za di caff - mi era consentito, perch ero molto amico di Madame - e se avevo fortu na assistevo ancora all'arrivo della donna delle pulizie, una giovane contadina di un paese l accanto. Mi rallegravo il cuore guardando la sua faccia accaldata dal viaggio in biciclet ta, le sue gambe robuste, il suo petto, i suoi occhi grigio chiaro. L'aiutavo a mettere le sedie sui tavoli, a vuotare i posacenere, le andavo a pre ndere l'acqua, ed era un conforto per il mio morale scalcagnato poter fare, in m ezzo a quest'esistenza totalmente insensata, qualcosa di positivo come accatasta r sedie, pulir posacenere, andare a prendere dell'acqua, tanto pi per una giovane donna cos carina. Poi, dopo che Madame era scesa da basso e mi aveva consegnato gli oggetti smarri ti, prendevamo tutti e tre insieme il caff e discutevamo sulla differenza tra cat tolici praticanti e non praticanti. Germaine, la giovane contadina, era praticante, come me, Madame no. A volta venivano gi anche due o tre ragazze che non erano pi riuscite ad addorment arsi, facevamo colazione in quattro o in cinque, e in seguito, mentre Germaine f aceva le pulizie e Madame controllava gl'incassi, col caff che si raffreddava len

tamente, giocavo con le ragazze una specie di Non t'arrabbiare, oppure osservava mo scotendo la testa una foto di famiglia: Mio Dio, quell'onestissima moglie di un maestro elementare con quella graziosa figlioletta in braccio, si era fatta f otografare sulla veranda per dimostrare al marito sottotenente che bella blusa s i era fatta confezionare con quella seta francese? Pericoli morali? S, c'erano, m a non erano certo le seduzioni di quelle creature. Non sono mai riuscito a disprezzare i clienti di quelle case perch mi riesce impo ssibile disprezzare ci che erroneamente si chiama l'amore fisico. Esso la sostanza di un sacramento, e m'ispira profondo rispetto, lo stesso che p rovo per il pane non consacrato come sostanza di un altro sacramento. La distinzione dell'amore in quello cosiddetto fisico e nell'altro contestabile, forse inammissibile. Nessun amore solo fisico o solo non fisico; entrambi si mescolano sempre all'alt ro, sia pure in minima parte. Noi non siamo n puri spiriti n puri corpi, e forse il rapporto di mescolanza conti nuamente mutevole tra l'uno e l'altro una cosa che gli angeli c'invidiano. Scrivere una lettera pu essere un atto quasi esclusivamente dei sensi: carta, pen na e le mani, questi strumenti di tenerezze pi o meno sottili. Imparai a disprezzare pi di una prostituta, non per la sua professione, ma cos com e disprezzo i preti che ridono della devozione dei credenti. Se vero quello che dicono alcuni teologi, cio che nel vino del sacramento sono st ati redenti anche Bacco e Dioniso, bisognerebbe concludere che nel sacramento de l matrimonio debbono essere redente anche Venere e Afrodite: il che per richieder ebbe un trattamento meno grossolano, meno sprezzante del cosiddetto amor fisico. Nel disprezzo dei clienti di quella casa Germaine, Madame e le ragazze si trovav ano pericolosamente d'accordo. Il loro moraleggiare, dopo un'ora mi aveva annoiato. Lasciavo lo stabilimento e cercavo consolazione nel vino, visto che avevo atteso invano un moto di piet. Piet m'ispirava quel giovane ufficiale del genio che aveva l'ordine di far saltar e in aria, lungo la costa, alcuni alberghi e case per colonie estive di cui si t emeva che, nel caso di un'invasione, potessero ridurre il campo di tiro. Si aggi rava da quelle parti un generale che, nelle pi diverse scuole di guerra, in corsi speciali o in altre simili occasioni di perfezionamento, pareva aver imparato b en poco oltre l'espressione campo di tiro. Cos saltavano in aria gli alberghi, le case delle colonie, i sanatori, e i soldat i tedeschi dimostravano una diligenza da formiche nel far sparire, la notte prim a dell'esplosione, in un buio pieno di mistero, tutti gli oggetti d'uso che si t rovavano negli edifici condannati, biancheria da letto, coperte, giocattoli, tut to quanto, oggetti che poi, in ottemperanza alle norme postali, venivano divisi in piccole parti. Le pesalettere erano considerate preziose, e pi di una laboriosa mano di casaling a pochi giorni dopo ricuciva insieme il bottino davanti al focolare domestico, i n Pomerania, in Renania, nel Wrttemberg, quasi si trattasse di un puzzle. Essere strumento di distruzione, che cosa assurda. Non c' coscienza tragica che ti aiuti. Pericoli morali? Consistevano nella quasi totale insensatezza di quell'esistenza : trottare con tutti gli altri, per mesi, per anni, lo stesso trotto idiota. Che sollievo, allora, accatastar sedie, vuotar posacenere per Germaine, giocare a Non t'arrabbiare con le "filles de joie" a corto di sonno, che si divertivano come bambine. I pericoli morali ai quali un soldato esposto sono davvero grandi ma quelli sess uali sono i pi piccoli, mi creda. Quando non riuscivo pi a sopportare la noia marcavo visita, scegliendo una malatt ia che rendesse necessario un viaggio a Parigi dallo specialista. A Parigi acquistai i diari di Lon Bloy e sulla terrazza di un caff decifrai il tes to con l'aiuto di un vocabolario tascabile, finch nell'ultimo dei diari, per il s anto Natale del 1916, trovai quella frase che comincia: E' arrivata l'oca dalla Bretagna..., e qualche riga pi in basso: La mia soddisfazione sarebbe maggiore se avessi l'assoluta certezza che nel momento in cui consumiamo il nostro pranzo d

i Natale tutta la Germania sta crepando di fame. Scritto nel 1916, a Natale, quando mia madre, con cinque figli, era effettivamen te poco lontana dalla morte per fame; letto nel 1942, mentre a Colonia mia mogli e, i miei genitori, i miei fratelli e le mie sorelle si trovavano pi volte al gio rno in un terrore mortale. Forse la tremenda maledizione di Bloy si sarebbe realizzata, i tedeschi sarebber o crepati, non di fame ma sotto lo scoppio delle bombe dirompenti. Se io avessi creduto alla colpa collettiva della Germania, avrei disertato e cer cato la mia via nell'emigrazione. Cos invece passeggiavo per Parigi, sentivo l'esercito tedesco altrettanto estrane o della popolazione francese, la cui ostilit faceva un effetto mortale perch era u sata in senso collettivo. Mi consolavo col vino, talvolta me ne stavo seduto per mezz'ora in qualche chies a, andavo al cinema, poi nella mia camera d'albergo e scrivevo una lunga lettera a mia moglie, prima di andare a letto, dove aspettavo il sonno in un rimuginio di pensieri. Non mi riusc facile sacrificare Bloy, ma non potevo perdonare il suo odio, non po tevo capirlo, accoglierlo in me, quest'odio di un vecchio, e cos sacrificai Bloy, quella notte, in quel misero albergo parigino, in mezzo a quella citt ostile in cui le facce intelligenti degli ufficiali tedeschi mi erano estranee come il fre ddo odio della popolazione. Pericoli morali? Consistono, caro amico, nella disperazione assoluta, nel capire quanto insensata una tale esistenza. Ci sono delle scappatoie: cultura, cinismo, corruzione. La via della cultura: considerare quella tal situazione come inevitabile e trarn e profitto intellettuale: visitar cattedrali e pinacoteche, diventare un tipo di sublime globetrotter. Ci vogliono dei privilegi: dei buoni superiori comprensivi, quel genere di uffic iale molto colto e (senza virgolette) umano che sa che cosa si deve a un intelle ttuale. Il cinismo gi un tantino pi sincero. Godere la situazione senza scrupoli, lasciarsi portare dalla storia: dalla stanz a da bagno dell'alloggio francese alla realt assassina della guerra in Russia. Lasciar scorrere via il dolore, non farsi carico di alcuna sofferenza e osservar e quella degli altri col distacco di un impresario delle pompe funebri, che in f in dei conti non mica lui l'assassino. La corruzione: arricchirsi sfruttando la guerra, ogni volta che se ne offra l'oc casione. Ci vorrebbero occhi dotati di raggi X per scoprire quanti patrimoni della fioren te Germania hanno origine da quella fonte: un vagone pieno di orologi svizzeri a lla stazione di Amiens; due cannoni antiaerei che scomparvero a Odessa, o quei l avori fittizi che un maresciallo faceva eseguire, per anni e anni, da operai fit tizi, dove l'unica cosa non fittizia erano le paghe: che venivano corrisposte e spartite tra il maresciallo e gl'imprenditori edili francesi. Ci sono altre vie d'uscita: il suicidio. Quel piccolo sottufficiale pallido col nastrino da alfiere cucito storto sulle s palline: una sentinella lo trov una mattina davanti al bunker, giaceva esattament e sulla battigia, la pistola accanto a s, davanti alla grigia, sterminata indiffe renza dell'oceano. Che cosa avr provato quel pallido insegnante di scuola media, che sapeva Plauto a memoria? Caro signor M., non si lasci mettere in testa che tutto innocuo, che i pericoli morali vengono solo dalle prostitute. I pericoli morali vengono da altre parti e in altri modi. E' d'uso comune, ormai, quando si sollevano eccezioni sul contegno della Chiesa cattolica ufficiale, in Germania, durante l'era nazista, di citare i nomi degli uomini e delle donne che hanno sofferto nei lager o in prigione o che sono stati giustiziati. Ma quelle persone, il reverendo Lichtenberg, padre Delp e i molti altri, non agi rono su ordine della Chiesa, ma la loro istanza fu un'altra, che oggi comincia a

essere sospetto il nominare: la coscienza. Lei mi diceva che uno dei discorsi che lei aveva sentito era stato tenuto dal ma ggiore Sch. Mi dia retta, non si fidi del maggiore Sch. Non una cattiva persona, non sceglierebbe mai una delle scappatoie possibili da me descritte: cultura, cinismo, corruzione, suicidio. Il maggiore Sch. lo conosco da pi di vent'anni. Come tanti altri, ha cantato insieme col suo gruppo giovanile: Quando il sangue degli ebrei sprizza dal coltello..., mi sorrideva con aria di scusa quando lo in contravo in quelle occasioni, e insieme stava all'opposizione, cio in qualche ang oletto remoto del parco cantava, col suo gruppo canzoni proibite, ad esempio: Al di l della valle si drizzavano le loro tende.... A quel tempo lo si considerava un atto di straordinario coraggio. Bisogna concedere una valvola di sfogo al naturale non-conformismo dei giovani, ad esempio canzoni proibite che si possano cantare di nascosto, affinch il resto, quello che veramente conta, possa essere effettuato senza contrasti: le marce, le esercitazioni militari. Il maggior Sch. un bravo uomo cattolico, senza virgolette, solo che ha qualche p iccolo difetto: la sua memoria debole, la sua intelligenza limitata. Sono le qualit che fanno il vero opportunista, e nemmeno il suo opportunismo colp evole: egli semplicemente opportunista, cos come un altro ha gli occhi azzurri. Non si lasci influenzare troppo dalla critica cordialona, spensierata che l'ha i mpressionato tanto nel maggiore Sch.: come il canto di quelle canzoni proibite, ch'erano del tutto innocue. Il maggiore Sch. frattanto ho sentito uno dei suoi discorsi - comincia sempre co n una critica alla Bundeswehr, prima di far propaganda tra i giovani che lo stan no a sentire. Tanta franchezza fa effetto, chiaro, sa di sportivit; ma lei mi deluderebbe se ca desse in queste panie. Di maggior Sch. ne ho conosciuti a centinaia. Di questo tipo c' persino una variante intellettuale. Un tempo fungevo un po' da "postillon d'amour" per un giovane sottotenente che s apeva di movimento cattolico giovanile a trecento metri di distanza. Dovevo fissargli degli appuntamenti e ai primi appuntamenti servirgli da interpr ete, e cos dovevo tradurre in francese tutte le sue ciance intellettuali: si anda va da Guardini a Ernst Jnger, da Nietzsche a Carossa, in lungo, in largo e per t raverso, da Mauriac e Gide fino a Le Reich. Una paga da caporalmaggiore molto sudata, che la sera mi bevevo in una tavernett a dove l'oste mi apriva il suo cuore di comunista. Non presumo di avere la superiorit morale per intentare un processo postumo di de nazificazione al maggiore Sch. Elenco solo dei fenomeni, e non mi compete giudicare coloro che, nelle loro azio ni, seguirono la via della minor resistenza e aprirono la bocca a cantare Quando il sangue degli ebrei..., mentre io me ne restavo passivo e questo non lo facev o. Non posso garantire che avrei saputo trarre le conseguenze che nessuno ha mai pr eteso da me. Cos, come le sto scrivendo, personalmente non ho alcun credito da vantare, so ind icarne uno solo, quasi meccanico, ed che avevo quindici anni quando lo Stato del Vaticano, primo fra tutti, strinse rapporti diplomatici con Hitler; che ne avev o ventotto quando tornai a casa da un campo di prigionia americano. Lei certo si stupir che io le scriva tutte queste cose e che non gliele abbia det te quella sera, quando eravamo dal reverendo U. C' una buona ragione, che non le voglio nascondere: non riesco proprio, in presenza del reverendo U., a parlare d i cose che prendo sul serio. Il reverendo U. lo conosco da pi di vent'anni, a quel tempo parlavamo di Bernanos e di Bloy (e il reverendo U., come tutti gli altri cattolici tedeschi, tranne p oche eccezioni, commetteva l'errore che si ripete ancor oggi, di considerare cio Bernanos un cattolico di sinistra, il che sta solo a dimostrare ch'essi sono anc ora pi a destra di Bernanos - ma su questo meriterebbe fare un discorso a parte,

cercando quante strade sbagliate e pericolose partano da quel primo errore). Gi allora il reverendo U. raccontava le migliori barzellette sul vicariato genera le, ed chiaro che fa molta impressione a un giovane sentirsi cos ammesso nella ce rchia degli iniziati e dei privilegiati. Ma le barzellette sul vicariato generale (che peraltro negli ultimi vent'anni so no cambiate ben poco) rappresentano solo ci che per il maggior Sch. erano le canz oni proibite, ci che oggi per lui la critica. Per carit, non si lasci ingannare: solo un modo di sfuggire alle decisioni. In un certo senso io apprezzo il reverendo U.: spiritoso, divertente, s'intende di letteratura, offre ai suoi ospiti un vino eccellente, delle ottime sigarette, e queste cose - per quanto secondarie - le so apprezzare. Inoltre fa parte del mio mestiere osservare la gente, e il reverendo U. io lo os servo da oltre vent'anni. Nell'osservarlo cerco di mettere qualcosa della disperazione che deve aver prova to quel giovane pallido sottufficiale quando si spar all'alba, di fronte alla gri gia, sterminata indifferenza dell'oceano, un poco anche della disperata corruzio ne di quell'intelligente maresciallo che si arricch sfruttando la guerra. So apprezzare molte cose del reverendo U., ma non m'interessa una conversazione con lui. Preferisco giocare a Non t'arrabbiare coi miei bambini. I cattolici tedeschi, che per me sono rappresentati fino a un certo punto dal re verendo U., da vari decenni non hanno avuto quasi altro pensiero che il perfezio namento della liturgia e il miglioramento del gusto. Ottima cosa, ma mi domando se basta come alibi per una o due generazioni. Fa parte del "bon ton", vorrei quasi dire del programma, dir male di questo o qu el vicariato generale, dei vescovi, del clero (vi si distinguono soprattutto gli ecclesiastici), ma l'atteggiamento spirituale che cos si manifesta da prendere s ul serio non pi di quello d'uno studentello liceale che bevendo coi compagni pren da in giro il suo insegnante. Dietro queste fanciullaggini si cela, nel reverendo U. come in tanti altri catto lici, una profonda disperazione: letteratura, cultura, liturgia sono solo dei me zzi per sfuggire ai tormenti della propria coscienza. Sono tutti ragionevoli e intelligenti quanto basta per capire che la quasi-ident ificazione tra C.D.U. e Chiesa una cosa funesta, perch potrebbe provocare la mort e della teologia. E' penoso, nient'altro che penoso leggere prese di posizione di teologi su argom enti politici. Si sbircia sempre verso Bonn e dietro a ogni frase si sente lo zelo che aspetta la ricompensa di un colpetto sulla spalla. Cos, caro signor M., davanti al reverendo U. lei pu esprimere tranquillamente qual che dubbio sull'assunzione di Maria in cielo. Le verr risposto con una spiegazione molto sottile, intelligente e teologicamente corretta. Ma mai le venisse in mente di esternare un dubbio sul dogma (non definito) dell' infallibilit della C.D.U., vedr il reverendo U. diventare sgarbato, nervoso e tutt 'altro che sottile. Parli anche tranquillamente della visione di Cristo avuta dal santo padre. U. le spiegher amabilmente che lei non affatto tenuto a crederci. Ma se lei dovesse mettere in dubbio qualche frase del santo padre che potrebbe g iustificare un riarmo della Germania, ecco che il discorso ridiventerebbe oltrem odo sgradevole. Cos, dal reverendo lei far conoscenza con una serie di simpatici giovani e vecchi liberali con cui si sta molto bene in compagnia e, passando attraverso la C.D.U. , si sono riavvicinati alla Chiesa. Naturalmente sono persone che della mistica non sanno che farsene. A Pasqua e a Natale (a Pentecoste, perch allora il tempo quasi sempre troppo bell o) assistono a una Messa liturgicamente ineccepibile in una chiesa restaurata in modo architettonicamente ineccepibile (che sia almeno del tredicesimo secolo) e sempre pi si convincono che questa causa non poi tanto male. Chiedere se qualcuno davvero credente una gaffe sociale; chiedere se qualcuno si

possa identificare con le opinioni che professa pubblicamente un'ingenuit infant ile. Sono domande che, via, non si fanno, uno sgarbo come versare vino rosso sulla to vaglia immacolata. Viviamo nel paese degli Opportunisti, e per il naturale non-conformismo dei giov ani... ebbene, ci sono dei canali. Quando venne discusso il problema del riarmo tedesco, la presidenza della Gioven t cattolica tedesca pubblic un memorandum. In questo memorandum qualcuno si era tormentato a trovare una forma per il libro di preghiere del futuro soldato tedesco. La necessaria resistenza e solidit di questo libro di preghiere doveva essere raf forzata da una buona carta India e da una rilegatura in tela flessibile. Ecco di che cosa si preoccupano i cattolici tedeschi. Ogni singola parola di questa frase sarebbe quasi degna di un libello separato: resistenza, solidit, buona carta India, rilegatura in tela flessibile. In Russia ho visto morire troppa gente sui campi di battaglia, negli ospedali mi litari, e in questa frase non riesco a sentire altro che una bestemmia diabolica la cui radice sono costretto a cercare nell'estetismo dei cattolici tedeschi. Di fronte alla morte subita dai fratelli e dalle sorelle, dai vicini e compagni di scuola dell'autore deportati ad Auschwitz, solo un certificato di cretinismo rilasciato da un medico potrebbe indurmi a perdonare queste parole, ma in tal ca so la presidenza della Giovent cattolica tedesca sarebbe pur sempre responsabile del fatto di aver affidato a un cretino la stesura di un memorandum sul problema del riarmo. Evidentemente due milioni di iscritti a quest'associazione le hanno accettate se nza ribattere, ed altrettanto evidente che nessun padre spirituale si reso conto della diabolica follia che si nasconde dietro una tal frase. Alla teologia da maestro di ginnastica si aggiungerebbe dunque la teologia da fa bbricante di libri. Stiamo a vedere se un giorno dentisti, grafici, produttori di miele artificiale non verranno a richiedere un loro libro di preghiere. Non si preoccupi del suo libro di preghiere, caro signor M., e non si associ mai alla maldicenza e alle barzellette sul vicariato generale e l'episcopato: indeg no della sua intelligenza e della sua seriet. Prenda i vini del reverendo U., il suo modo spiritoso di conversare, le intellig enti analisi letterarie per quello che sono: un bell'accessorio. Ma, per l'amor di Dio, non prenda sul serio tutto questo e non si aspetti nessun consiglio veramente importante per i pericoli morali che certo non le verranno risparmiati. Per me, quando avevo la sua et, fu un pericolo morale di primissimo grado quando il Vaticano fu il primo Stato ad accordarsi con Hitler: quel riconoscimento era molto pi gravido di conseguenze di quello che oggi potrebbe essere il riconoscime nto diplomatico di Pankow da parte di Bonn. Subito dopo la conclusione di quell'accordo tra il Vaticano e Hitler fu consider ato chic accostarsi alla comunione in uniforme da S.A., chic e alla moda, ma non era solo chic e alla moda, era anche logico, e quando, dopo la santa Messa, si andava a prestar servizio, si poteva cantare tranquillamente: Quando il sangue d ei polacchi, dei russi, degli ebrei.... Trenta milioni di polacchi, di russi, di ebrei sono stati uccisi, caro signor M. Pericoli morali? Ce ne sono innumerevoli, appena si comincia a riflettere, e io le ho letto in faccia che lei non si sottrarr alla riflessione. Libri rilegati in tela flessibile non le serviranno un accidente, e forse la buo na carta India le sar gradita solo perch cos adatta a fabbricarci sigarette: sarebb e pur sempre un vantaggio perch spero che quelle poche preghiere che le daranno c onforto lei le sappia a memoria. Non si fidi, la prego, dell'irruenza cordialona, del fare spensieratamente giova nile irradiati dal suo futuro capo supremo, il ministro della difesa, e nel caso che i teologi le parlino di legittima difesa, lei veda di precisare e domandi: quando si dato un caso di legittima difesa? o: quali sono le premesse della legi ttima difesa? Chi riuscir mai a scoprire dove comincia la difesa o finisce l'aggr

essione? Forse lei sorvoler l'Europa con un elegante aeroplano pieno di bombe ato miche, e si risveglier in lei quell'istanza che oggi comincia a essere sospetto i l nominare: la coscienza. Anche coscienza una parola grossa, lo so, e l'istanza definita da questa parola dipende da un'infinit di particolari inesprimibili, ma non dimentichi: l'istanza a cui hanno obbedito tutti coloro che decisero di opporsi a Hitler, sapendo bene che prezzo sarebbe stato loro richiesto. E non dimentichi quando sta per lasciarsi confondere da quei concetti vaghi e sc iocchi che sono destra e sinistra, che quegli uomini provenivano dall'estrema si nistra e dall'estrema destra. Le chiacchiere sentimentali sulla sinistra senza patria sono un genere d'ipocris ia particolarmente insidioso: esiste una destra senza patria che sta isolata tra i partiti non meno della sinistra, e il cui spirito rappresentato da alcuni di coloro che il 20 luglio fecero il disperato tentativo di assassinare Hitler. Anche questo gran parlare di destra e di sinistra non altro che un diversivo. Il gioco tra destra e sinistra come una partita a calcio dove le porte siano sta te ostruite con un assito. Inoltre gli uomini politici sono esperti di quel bel gioco per bambini: Alberell o, alberello, trasformati.... Chi, dopo il via, ha la disgrazia di trovare tutti gli alberi occupati, chi non stato abbastanza svelto si copre la faccia, lascia scorrere le lacrime e si defi nisce senza patria o all'opposizione. La politica si fatta dura e la teologia si fatta molle. Di eresie non ce n' pi, i teologi si sono lasciati spingere nel campo della politi ca e giocano anche loro, smarriti, questo gioco con le porte sbarrate. Adenauer cattolico, e cos Strauss e alcuni altri: che cosa vogliamo di pi? In effe tti, si direbbe che di pi non vogliamo. Cos ci resta tempo a sufficienza per dedicarci allo sport nazionale tedesco: edif ichiamo, continuiamo a dedicarci al raffinamento del gusto, al perfezionamento d ella liturgia e ci consoliamo con volumi rilegati in tela flessibile. Quando siamo tra noi, noi intellettuali cattolici clero compreso, facciamo dello spirito sul vicariato generale, sorridiamo dei vescovi. Sono i nostri cioccolatini, i confetti degli Iniziati, si pu anche arrischiare tr anquillamente una barzelletta un po' spinta senza esporsi ad alcun pericolo mora le. Sorridiamo dei sermoni che la domenica siamo costretti a sentire insieme con la Messa, siamo sicuri che non ci riguardino affatto, ma in fondo chi riguardano, q uei sermoni? Di che vive la gente cui non concesso procurarsi, grazie a quegli s nobistici confetti, i disturbi gastrici che sembrano essere uno dei presupposti di ogni conversazione tra intellettuali cattolici? Si astenga, caro signor M., n on spilluzzichi tutte quelle variet di cioccolatini, quella critica, quelle barze llette, quei discorsi sulla letteratura. Sentir ben presto come le brontola lo stomaco: sentir che ha bisogno di pane, non di sociologia slavata, di politica slavata, di critica culturale slavata, come i n genere ci vengono offerte. Lo stomaco brontola e il cervello ha sete, ha sete fino alla disperazione di chi arezza e di risolutezza. L'uomo ha bisogno d'impegnarsi, ma lei sentir solo cose disimpegnate. E se poi dovesse toccarle la dubbia fortuna di ascoltare una di quelle prediche che sanno confezionare certi magnifici retori, quel gestire, quella calcolatissi ma mimica, quel ciarpame, quella raffazzonatura di parole (il tutto provato pi vo lte davanti allo specchio e al registratore, prima che raggiunga i suoi orecchi, i suoi occhi, prima che arrivi a lei)... allora nascer presto in lei un'altra se nsazione: la nausea veramente roba da vomitare. Goda di ogni prete che di tanto in tanto si mette a balbettare. L'uomo non vive di solo pane, ma l'altra cosa, la parola, purtroppo non gli vien e offerta che di rado, e s che una sorprendente quantit di persone la richiede, qu esta parola, l'aspetta, questa parola, semplice come il pane, che c'era all'iniz io e che ci sar ancora alla fine. E' vero, caro signor M., la minacciano pericoli morali, e non piccoli.

Si far viva l'istanza cos a torto sospettata, la coscienza, e caler su di lei il pe ggiore di tutti i tormenti del soldato, un tormento che non ha nulla a che fare col suo tipo di armi: l'ottusit, da cui certo nessuno l'ha messo in guardia. Non accetti nessuno dei clich consolatori che le verranno offerti: l'incanto tecn ico di certe armi, il rinvigorimento fisico o quel genere di cameratismo che vie ne coltivato da tipi come il maggior Sch.: un colpetto sulla spalla durante una bevuta di birra, quel fare un po' smargiasso che sottintende Ma in fondo, chi se ne frega?. Eviti le sacre funzioni celebrate dal cappellano militare. In fin dei conti, anche i dentisti non hanno sacre funzioni riservate solo a lor o, e quei due bei chierici in uniforme militare sono soltanto un piccolo show vi sivo che lei dovrebbe risparmiarsi. Il pathos che domina quelle manifestazioni farebbe un effetto ridicolo, nel migl iore dei casi commovente in una societ ginnastica. Ma un esercito non una societ ginnastica, un esercito custodisce il pi tremendo di tutti i tesori, amministra la morte di milioni di persone. Se lei cerca degli esempi, ne trover all'infinito. Scelga un piccolo ragazzo ebreo di un villaggio galiziano, un ragazzo senza nome strappato ai suoi giochi e trascinato in un vagone ferroviario, staccato a forz a dalla mano di sua madre alla stazione di Birkenau e assassinato senza che aves se un'ombra di colpa. O se cerca l'esempio di uno che agisce concretamente, scelga il conte Schwerin v on Schwanenfeld, che davanti al cosiddetto tribunale del popolo, investito di ur li da Freisler, disse con voce chiara e sommessa: Ho pensato a tutti quegli omic idi. Un cristiano e un ufficiale che congiur con uomini i quali, per le sue origini e la sua tradizione politica, erano il suo preciso opposto: marxisti e sindacalist i. Lo spirito di quell'affratellamento e di quell'alleanza si perduto, non entrato nella politica del dopoguerra. Noi potremmo avere una tradizione, questa, ma si direbbe che sia impossibile imm ettere questo spirito nella politica attuale: dominano il campo i catcher, i tat tici pi rozzi, uomini senza memoria, i vitali, i sani, quelli che non guardano in dietro n indulgono a quel vizio che il pensare, un vizio perseguitato e diffamato , come una specie di droga per cosiddetti intellettuali, col nome di morbosit. Se ne conservi pure un poco, di questa morbosit, le apra una provincia della sua coscienza e cerchi di capire la disperazione di quel piccolo sottufficiale che n on riusc pi a sopportare la storia. In Germania ci saranno ben presto molti cattolici che coi loro fratelli e sorell e di fede avranno in comune soltanto la fede. S, ha letto bene, ho scritto "soltanto". Ormai non ci sono pi contrasti religiosi ma solo politici, e persino decisioni sq uisitamente religiose come quelle della coscienza subiscono un marchio politico. Andiamo incontro ad anni grami, perch i teologi ci rifiutano l'altra cosa di cui si vive, la parola, e del resto resta sempre da chiedersi se domani avremo ancor a pane. Veniamo costretti a vivere di politica, ed un nutrimento problematico. Secondo le esigenze della tattica, un giorno ci servono cioccolatini, un altro u na zuppa di verdure secche. Il pane dobbiamo cuocercelo da noi e la parola dobbiamo apparecchiarcela noi ste ssi. La saluto cordialmente. Suo Heinrich Bll (1958)

SE HAI QUALCOSA SEI QUALCOSA. La sua prima apparizione fu durante la principale ora di spiritualit dell'anima t edesca, nell'intermezzo televisivo tra le diciannove e trenta e le venti: una fa ccia liscia, scelta con quella perfida sicurezza che si pu chiamare genialit pubbl icitaria. Un signore gentile e ben pettinato, che pronunci con molta disinvoltura il propri o nome: SE HAI QUALCOSA SEI QUALCOSA. L'inversione della frase SE NON HAI NIENTE NON SEI NIENTE - venne risparmiata al l'anima tedesca. Il signor SE HAI QUALCOSA, che veniva servito a circa dieci milioni di anime ted esche a intervalli fissi, passava indisturbato ogni controllo, non dando ombra d i scandalo a nessun organo di vigilanza ufficiale (ammesso che ce ne siano). L'ora di trasmissione in cui il signore si esibisce aperta ai bambini, non vi si vedono ragazze succinte, solo donne oneste e coperte fino al collo, la cui unic a e sola preoccupazione sembra essere la terribile scelta fra tre detersivi, tre marche di spumante e tre di cognac. Il signor SE HAI QUALCOSA sembra fatto apposta per quell'ambiente: i suoi denti sono immacolati, il taglio della sua giacca " la mode", la sua cravatta ineccepib ile, un uomo giovane e levigato, quanto mai adatto a recitare, alla comunit delle anime tedesche riunita in quest'ora di spiritualit, la sua oscenit sociale, possi bilmente poco prima che le si faccia sentire la Parola della domenica. Se sul teleschermo era un po' troppo fugace - un'apparizione luminosa recita del l'oscenit, ed eccolo gi sparito - ora egli eternato dall'inchiostro da stampa (rot ocalco), dall'ora di spiritualit televisiva passato alla supergreppia anima tedes ca, la rivista Hr Zu, e adesso inizia il suo viaggio attraverso tutta la stampa tedesca, il signor SE HAI QUALCOSA SEI QUALCOSA. Evidentemente per l'anima tedesca nulla abbastanza perfido, evidentemente anche le Chiese sono decise a lasciar che regni per sempre la cecit, a considerare defi nitivamente unica morale quella del sesso, a protestare con veemenza contro le r agazze succinte (come ogni bambino le pu vedere in quantit su ogni spiaggia) appen a esse si mostrano sul teleschermo in ore concesse e adeguatamente purgate per l 'occhio del bambino tedesco. Se un cristiano - contrariamente a tutte le proprie esperienze - avesse mai sper ato che le Chiese potessero rivolgere la propria attenzione a quegli infami spro loqui, dopo la lettera pastorale quaresimale dell'arcivescovo e cardinale di Col onia, questa speranza bisogna seppellirla per sempre. In quel messaggio pastorale, il SE HAI QUALCOSA SEI QUALCOSA diventa la ben temp erata base teologica di tutti i consigli che un principe della Chiesa si sente i n dovere di dare ai propri arcidiocesani. Al signor SE HAI QUALCOSA SEI QUALCOSA si potrebbe in fondo anche perdonare, anc he se verrebbe voglia di augurargli, a lui e ai suoi mandanti, la peste che lo i nghiotta o una bella macina da mulino intorno al collo, forse a giustificazione sua e dei suoi mandanti si pu pensare che NON SANNO QUELLO CHE FANNO. Ma un cos alto pastore sapr pure quello che fa quando invita i suoi fedeli a diven tare proprietari, ad esempio come azionisti della ditta in cui lavorano, parteci pando a una societ d'investimento o cose simili. Cos si d alla propria famiglia maggior forza di resistenza e il suo capo avr la ras serenante certezza di non lasciare i suoi familiari privi di mezzi il giorno che

dovesse morire. Se sono informato bene, se ben ricordo, nel giro di una sola generazione due vol te tutti i risparmi sono stati rapinati via, due volte i bravi risparmiatori son o diventati nullatenenti. Il testo della lettera pastorale diventa poi molto edificante per ogni cristiano nel passo seguente: Questa vasta diffusione della propriet rafforzerebbe notevol mente l'ordine sociale nel popolo, assicurerebbe la formazione economica del cap itale, eleverebbe il livello di vita dei lavoratori e in genere dei ceti meno ab bienti, inserendoli nel corpo della comunit. Stato, comuni e aziende facciano di tutto per favorire questo processo. Quando lo sentii durante la santa Messa, non volevo credere ai miei orecchi: ma ora devo credere ai miei occhi, che leggono queste parole nel numero 4 della 101 esima annata dell'informatore ecclesiastico dell'arcidiocesi di Colonia, anche s e preferirei addossarle a un difetto della vista o dell'udito. Ma davvero possibile che i lavoratori e in genere i ceti meno abbienti debbano e ssere elevati socialmente, inseriti nel corpo della comunit attraverso il "posses so"? C' una bellissima parola per meno abbiente, povero, e uno dei pi grandi santi che quest'infame occidente abbia mai prodotto, Francesco d'Assisi, era sposato con la povert. Ma "in genere" c' mai stato un santo ricco? Per non parlare della famosa cruna de ll'ago. La canonizzazione del nullatenente di Assisi dunque stata un errore, come la can onizzazione del nullatenente Giovanni Maria Vianney e quella del capo di tutti i nullatenenti moderni: Giuseppe Benedetto Labre? Forse bisognerebbe vedere di el evarli un po' socialmente infilandogli di sottobanco, a posteriori, un libretto di risparmio fin qui tenuto segreto o la scoperta postuma di un pacchetto aziona rio. Gli attuali nullatenenti, che non hanno alcuna prospettiva di essere mai canoniz zati, lasciamoli pure ai comunisti. SE HAI QUALCOSA SEI QUALCOSA. Ci aspetta forse la spaventosa formula: SE NON HAI NIENTE NON SEI CRISTIANO? (19 61 ) FRATERNITA' DIFFICILE (Discorso per l'apertura della settimana della fraternit te nuto l'8 marzo 1970 al Gurtenich di Colonia). Gli organizzatori della settimana della fraternit sono persone tormentate. E perch? Scrivono e telegrafano quasi disperati in tutte le direzioni per assicur arsi gli oratori per la manifestazione, possibilmente personaggi che hanno un no me, possibilmente uomini un po' anticonvenzionali, ma che pure, per il nome che hanno, rientrano in una certa convenzione. Esiste una collaudata vecchia guardia, che deve prestarsi a ogni appello umanita rio. Lo sdegno, l'ira e il loro tremolo umanitario cominciano a sembrarci un po' trit i. Ci sar pure un motivo se quasi nessuno, ormai, vuol pi prestarsi a parlare pubblic amente di ci che, dopo vent'anni, dovrebbe essere ovvio. Non avrebbe pi senso in questo caso lasciar parlare sul suo ambiente qualche scon osciuto, che per lo pi scoppierebbe a ridere se sente anche solo pronunciare la p arola fraternit? Ad esempio, lasciare che una giovane coppia di sposi con bambini piccoli e un reddito scarso ci parli delle esperienze che ha fatto nel cercar c asa? Non occorrerebbe nemmeno che fosse una coppietta di capelloni. Anche una coppia vestita con molta propriet, forniti di tutti gl'ingredienti di c hi ha voglia di lavorare potrebbe informarci esattamente dove l'utile che ci si ripromette di ricavare da loro costituisce il limite della fraternit. Quante nevrosi nascono, quanti aborti si hanno perch certi giovani sposi debbono impegnarsi a non avere quello che forse avrebbero cos volentieri: dei bambini. O dovremmo far parlare uno che venne a trovarsi in ristrettezze finanziarie e fe ce esperienza della fraternit che si cela dietro le pompose facciate delle banche ? O un carcerato che ebbe la scarogna di farsi beccare, mentre noi abbiamo avuto

la fortuna di circolare a piede libero? Non nego che esista la criminalit, quell o che nego che il confine tra la criminalit e il suo eventuale contrario sia segn ato dai muri di un carcere. Noi non siamo rinchiusi, solo incorniciati, e quest'incorniciatura dentro il pro tocollo, il programma e l'abbigliamento in fondo in contraddizione col soggetto del nostro dibattito, la fraternit, che una volta l'anno esponiamo come un'immagi ne votiva durante la settimana del pellegrinaggio. A questo punto, e non oltre, prego lorsignori di voler permettere un'osservazion e personale a uno scrittore indipendente, a un oratore d'occasione, che gi pi d'un a volta uscito dal suo quadro. Devo proprio precisare una premessa che per me era troppo ovvia perch ne facessi menzione, e naturalmente non un caso, signor presidente della repubblica, se que sta precisazione postuma la faccia in sua presenza. La premessa che ora faccio questa: Non faccio assolutamente eccezione per me ste sso. Sar difficile da credere, ma cos. Il mio autore non vive sulla torre di un faro che irradia purezza, scopre tutt'i ntorno sporcizia, dopo di che, nella gran luce della sua purezza, comincia a ins ultarla, questa sporcizia. Il mio autore vive sulla terra, di cui impastato lui stesso, e la sua amarezza l 'amarezza della terra, di cui lui stesso impastato. E' mangiatore di pane, bevitore di birra, contribuente, frequentatore di cinemat ografi, cittadino dello Stato, eccetera. Quello che potrebbe distinguerlo un po' dagli abitanti della terra che gli stann o intorno forse la sua capacit di esprimersi, oltre che la capacit di dire ci che v eniva considerato indicibile. Per il mio autore scrivere un processo democratico, egli non il signore e il giu dice, ma il fratello di tutti i suoi personaggi, coinvolto fino al collo in tutt o ci che fa, in tutti coloro ch'egli crea col linguaggio. Una fraternit che il mio autore si sentito rimproverare abbastanza spesso da una societ beffarda. Se dico: il mio autore, anzich io, per molte ragioni complesse e in parte oscure, di cui ne conosco una sola. Il mio autore e io viviamo in un conflitto continuo. Il primo non crede completamente a quello che fa l'altro; uno dei due vorrebbe s crivere poesie, mentre l'altro tiene discorsi; l'uno sempre stanco, l'altro semp re sveglio. L'uno presente, l'altro assente. Lontano, lontanissimo. Se continuo a dire io do per scontata questa scissione. Per ci che riguarda questa manifestazione e la societ per la collaborazione cristi ano-giudaica, che vi stata invitata, prego di non dimenticare che sono uno dei f ondatori di questa societ a Colonia e che continuo a farne parte. Anche se in maniera indiretta, sono corresponsabile di questo quadro, dal quale prendo congedo apertamente, non di nascosto, e dentro il quale non vorrei stonar e, ma anzi uscirne. Non un addio alla causa, n alle persone, solo un addio a questa cornice. Noi tutti, quando ci accade di dover tenere un discorso celebrativo, conosciamo questa specie di costrizione che pu arrivare sino alla nevrosi, conosciamo - in c hi organizza o partecipa a tali manifestazioni - questa, secondo me, magica bram osia di avere un grosso nome, un personaggio in vista, un rappresentante di ques ta pseudoaristocrazia non protetta da alcun feudo o incarico. Che cosa ha a che vedere, tutto questo, con la fraternit? Secondo me niente. Questa grande agitazione attuale che va dalle fabbriche ai pi santi uffizi, dalle accademie alle case per apprendisti, che si manifesta negli eserciti e negli is tituti di pena, nelle Chiese, nelle scuole, nelle famiglie, nell'arte e nell'ant iarte, a parer mio un gran tentativo di rinunciare o di distruggere i vecchi qua dri, come primo passo o premessa alla fraternit. Nella cornice tradizionale, come la proclamiamo qui oggi, la fraternit corre il r ischio di diventare degnazione, tanto pi se non ricorda costantemente la trinit se

colare da cui deriva: libert, eguaglianza, fraternit. Io non credo che noi si sia liberi e che si sia uguali. Forse potremmo diventarlo grazie a quella fraternit che pare annunciarsi in una n uova societ senza quadri. Quasi tutto il mondo che ci circonda in contrasto con la fraternit che una volta l'anno facciamo oggetto di adorazione. Dubito che noi si abbia il diritto di ricordare solennemente i morti vittime del genocidio, quando vediamo ogni giorno che non si riesce ad assistere i popoli c he muoiono alla nostra presenza, varcando il limite che viene imposto al nostro impulso caritativo da considerazioni interne e internazionali. Che cosa diremo quando, come presentiamo gi adesso, tra qualche anno verr provato, e naturalmente anche smentito, che nel Biafra, sotto i nostri occhi, si sono av uti massacri in massa senza che venisse convocata alcuna conferenza al vertice p er impedirlo? Pochi giorni dopo la fine della guerra civile in quei paesi ho vis to una fotografia d'una oscenit brutale, una torre di trivellazione rimessa in mo to, che tornava a piantare in terra, trionfante, le sue aste di perforazione. Questa foto diceva: Tutto tornato normale, vale a dire che i vecchi rapporti di potere sono stati restaurati, la vecchia cornice di nuovo solida, il tab della po litica interna stato salvaguardato, non si avuto nessun intervento in politica e stera, che di regola la leva della politica economica. Come uomo del mio tempo, inserito nel sistema economico in cui vivo, partecipo a nch'io al potere di quella torre di trivellazione. Chi si sarebbe mai ingerito nella politica di distruzione di Hitler, se fosse ri masta solo politica interna? Molti uomini politici e diplomatici trovano sconven iente che un tedesco vissuto ai tempi di Auschwitz osi immischiarsi nella politi ca di altri paesi. Auschwitz sar dunque un freno alla fraternit o non dovrebbe invece favorirla? Sono poi gli stessi uomini politici che, stranamente, non solo considerano opportuno , ma addirittura un dovere degli autori indignarsi per le misure di politica int erna che colpiscono gli scrittori sovietici. Vorrei dire ben chiaro che l'una e l'altra ingerenza nascono da quello spirito i ndivisibile per il quale la fraternit non conosce confini nazionali. L'internazionalismo parte ineliminabile della fraternit. Un mondo che si grossolanamente dualizzato in Est e Ovest, queste cose naturalme nte non pu capirle. E' un mondo stupido. E cos una met si serve per i suoi fini della protesta contro la guerra nel Vietnam , l'altra della protesta contro l'occupazione della Cecoslovacchia.Si ha uno sca mbio di partite in fatto d'inumanit, si pensa in categorie nazionali di conti da saldare, la negazione pura e semplice di ogni cultura, di ogni fraternit. C' tutto un arsenale di parole calunniose che qui da noi si lanciano contro gl'in tellettuali, ogni volta che tentano di attuare la fraternit su scala internaziona le. S'ignora, per, quando ci si serve di tale vocabolario, che i grandi industriali e i despoti di quei paesi socialisti che hanno messo in burletta l'espressione so ciet senza classi, quasi sempre s'intendono subito e molto bene tra loro. Oso mettere in dubbio che, quando si mercanteggia sugli oleodotti, si parli anch e di scrittori arrestati, che magari si offra uno sconto in cambio di un rilasci o. I giovani del nostro paese hanno ragione quando ci rinfacciano che il nostro sen so di colpa, che consiste nell'essere sopravvissuti e di non essere del tutto in nocenti, paralizza la nostra attenzione politica. Nelle cerimonie di commemorazione per i morti di un altro gruppo di persone, dei cui sopravvissuti faccio parte anch'io, voglio dire i soldati, mi rendo sempre meglio conto e, quanto pi invecchio, in maniera sempre pi penosa, quante cose si t acciono durante queste celebrazioni, mentre la voce dell'oratore tremola come d' uso fare in queste cerimonie per i caduti: si tace su tutte le umiliazioni e deg radazioni che si sono inflitte, quand'erano ancora vivi, a quei morti che adesso si onorano in modo tanto solenne. Che cos' che rende cos sgradevole la tradizione di questo o quel reggimento, l'inc

ontro tra ex commilitoni? Che i sopravvissuti cerchino di far circolare ancora l a morte, convertita in spiccioli patetici e sentimentali; e quasi sempre con suc cesso. E' la nostalgia della vecchia bandiera. Che cos' che rende cos suscettibile, cos fa cile a offendersi la Bundeswehr, che ha a disposizione un gigantesco apparato pu bblicitario e che, come tutti sappiamo, viene trattata con tanto riguardo dalla stampa tedesca? Non sar solo il fatto che sia stata imposta a un popolo pacifico (i tedeschi del 1945 erano un popolo pacifico); che cosa la rende tanto vulnerab ile, ne fa quasi una minoranza pudibonda? Credo che sia lo sciocco persistere di una tradizione d'onore apparente, sulla quale grava il peso di oltre 60 milioni di morti della seconda guerra mondiale. Fin dove pu spingersi un alto ufficiale con mansioni di responsabilit, che continu a ancora adesso a cercare una bandiera che si era gi lordata del sangue di Rosa L uxemburg, prima di abbassarsi nel fango, senza alcuna resistenza, dinanzi al ter rorismo fascista? Parlo da persona che, anche se contro la sua volont, e in quest o rifiuto, una volta tanto, in pieno accordo con se stesso, ha pur marciato diet ro a quella bandiera. Non mi considero affatto un'eccezione. Mi permetto solo, in questo 1970, di uscire espressamente, con energia e per sem pre, da un quadro che inaugura in tal modo una settimana della fraternit. Propongo agli organizzatori, in avvenire, di rinunciare ai grossi nomi e a quest a cornice, lasciando invece parlare di fraternit, in questa sala, un soldato, un disertore della Bundeswehr e un obiettore di coscienza. Questi tre, ciascuno a suo modo il rappresentante di una minoranza messa al band o, possono farlo meglio di me. Naturalmente non si dovrebbero dimenticare nemmeno i rappresentanti di altre min oranze messe al bando: gli hippies, i capelloni, i non lavati, i senza tetto, gl i asociali e anche quelle persone vestite con propriet e con una gran voglia di l avorare, che cercano casa e, in questa societ, devono sborsare un quarto o un ter zo delle loro entrate per la grazia di avere un tetto sopra la testa. Io non oso parlare di fraternit. Sento troppe risate sarcastiche. Sento in sottofondo, e non soltanto nel partito nazionaldemocratico, l'insolenza beffarda delle forze che vorrebbero, una volta ancora, determinare la nostra st oria. E' la voce di un mondo di padroni che riuscita a trasformare in re e padrone anc he l'unico fratello che abbiamo mai avuto. Anche lui stato inquadrato. Il suo regno della fraternit non pot realizzarsi. L dove minacciava di realizzarsi venne rinchiuso nella sua cornice, la pi dura di tutte le cornici, che si chiama potere, si fonda sulla propriet e poggia ancor se mpre sulla trinit Stato-esercito-Chiesa. Nei paesi ostili alla Chiesa un dogmatico e inquisitorio apparato di partito ha creato nuove prelature; anche l la vecchia trinit stata ricostruita. Per concludere vorrei leggere alcune righe del "Diario boliviano" di Ernesto Che Guevara. Trovo, alla data 3 giugno 1967, quattro mesi prima della sua morte, un giorno pr ima dell'inizio della guerra dei Sei giorni, queste parole: Verso le diciassette arriv di nuovo il camion militare di ieri con due soldati, che stavano sdraiati, tutti avvolti in coperte, dietro il posto di guida. Non trovai il coraggio di sparare su di loro, n fui abbastanza pronto per fermarl i. Cos li lasciammo passare. Non voglio interpretare questo strano Guevara in chiave pacifista, non voglio tr adirlo, per comodo mio e di lorsignori, in quella che era la sua natura e i suoi obiettivi. Mi permetto soltanto d'interpretare questa frase come un'espressione di fraterni t, scritta dal capo di un commando rivoluzionario. Naturalmente mi domando se i giovani che portano in giro l'immagine di Guevara c onoscono anche questa frase, quest'attimo di esitazione e di perplessit nel pieno

di un'azione guidata da lui stesso, una perplessit ispiratagli da coloro in cui egli penso che ravvisasse i suoi fratelli. I padroni non esitano mai a comandare che si spari o che si percuota: tanto molt o raro che vengano colpiti loro stessi. Quando uno uccide, uccide sempre suo fratello. Finite le ostilit, i padroni e i generali si trattano di regola con squisita cort esia. Raccomando dunque la frase di Che Guevara non solo a quelli che condividono le s ue idee, ma ancor pi a coloro che vengono addestrati, nelle caserme della polizia e dell'esercito, a proteggere chi sta in alto. E lo raccomando a tutti i terroristi e ai piloti di bombardieri - regolari e irr egolari - che uccidono alla cieca. Non sempre Abele, l'innocente, che resta ucciso, ma appena lo si vede morto, ste so a terra o appeso a un albero, la sua faccia diventa quella di Abele, foss'anc he il peggiore dei delinquenti o dei criminali di guerra. Anche a tutti i carnefici e agli obbedienti, che credono di eseguire solo degli ordini - necessari, s'intende - raccomando questa bellissima frase: Non trovai i l coraggio di sparare su di loro. La raccomando anche a Ismaele e a Israele, i due fratelli che si contrastano da millenni. E mi piacerebbe pagare personalmente un premio a ogni funzionario di polizia che dichiarasse davanti a un tribunale tedesco: Non ho trovato il coraggio di manga nellarli, di passarci sopra col cavallo, di colpirli in faccia o sulla testa, no n ho trovato il coraggio d'investirli con l'idrante, loro che dimostravano contr o quel padrone e signore di quasi tutta l'opinione pubblica che solo dopo la ter za convocazione ritenne di doversi presentare a un tribunale tedesco, e che per il suo ritardo nel presentarsi ebbe una pena che forse lo colp meno di quanto col pirebbe me o il funzionario di polizia la perdita di una scatola di fiammiferi. Un premio per ogni funzionario di polizia che non trova il coraggio. (1970)

SAGGIO SULLA RAZIONALITA' DELLA POESIA (Discorso per il premio Nobel, tenuto a S toccolma il 2 maggio 1973). Caro signor Gierow, illustri soci dell'Accademia di Svezia, per prima cosa il mi o grazie di cuore per la loro ospitalit, di cui godo adesso per la seconda volta in questa forma cos cordiale. Signore e signori, mi permettano di comunicare, innanzitutto, che ho cambiato il tema del mio discorso. Avevo deciso di parlare del rapporto tra letteratura russa e letteratura tedesca , delle relazioni politiche e storiche della Russia, dell'Unione Sovietica con l a Germania, con le due Germanie, ma quando cominciai a preparare la conferenza m i trovai a fare quello che in pi di un'occasione un autore costretto a fare, cio d ovetti correggere delle bozze, e cos m'imbattei in alcuni miei articoli degli ult imi anni e costatai che su tutte quelle cose avevo gi scritto. Nel 1966, in preparazione di un documentario culturale, mi sono occupato molto i ntensamente di Dostoevskij, ho scritto la sceneggiatura, il testo, il commento d i un film dedicato a lui. Pi tardi, per il suo 150esimo anniversario della nascita, ho preso parte a un lun go dibattito radiofonico. Un anno o due dopo, nel 1971, ho scritto una conferenza di un'ora e mezzo, che p oi venne pubblicata come prefazione a un'edizione di Tolstoj. S'intitolava "Tentativo di avvicinamento" e vi ho detto tutto ci che in questa se

de avrei dovuto dire un'altra volta. Cos, per non annoiare loro e me stesso, ho cambiato tema. Chiedo la loro comprensione, perch ripetermi lontano dalla mia natura e mi infast idisce. Ora ho trovato un tema che mi sembra molto attuale. Ho tentato di avvicinarmi alla razionalit della poesia perch ho costatato - in col loqui, dibattiti e anche in pubblicazioni - che, nell'ambito di una certa dogmat izzazione di problemi letterari e artistici, tutto sembra ridursi alla formula: o informazione o arte. Perci ho intitolato il mio discorso "Saggio sulla razionalit della poesia". Si afferma, da parte di coloro che dovrebbero saperlo (e si nega, da parte di co loro che dovrebbero ugualmente saperlo), che in una cosa tanto razionale, calcol abile, prodotto in collaborazione da architetti, disegnatori, ingegneri, operai com' un ponte restano pur sempre alcuni millimetri o addirittura centimetri di in calcolabile. Questo margine d'incalcolabilit, minuscolo se si considera la gran quantit del mat eriale utilizzato e forgiato, dipende forse dalla difficolt di calcolare preventi vamente e con la massima esattezza tutte le possibili reazioni di una massa di m ateriali e di particolari chimici e tecnici collegati tra loro in modo quanto ma i complesso, e inoltre il concorso dei quattro elementi classici (aria, acqua, f uoco, terra). Pare dunque che il problema non sia costituito solo dal progetto, cio la composiz ione tecnico-chimico-statistica, sottoposto a calcoli e a verifiche incessanti, ma la sua - diciamo cos materializzazione, che potremmo chiamare anche attuazione . Questo residuo d'incalcolabile, fosse anche costituito solo di frazioni di milli metri, corrispondenti a imprevedibili, minuscole differenze di dilatazione, che nome dobbiamo dargli? Che cosa si nasconde in questo interstizio? E' quello che siamo soliti chiamare ironia, poesia, Dio, resistenza o, per dirla con parola pi alla moda, fiction? Uno che doveva saperlo, un pittore che prima aveva fatto il panettiere, mi raccont una volta che anche la cottura dei panini, che avviene nel le prime ore del mattino, anzi quasi ancora di notte, era una cosa molto arrisch iata: bisognava esporre il naso e il sedere alle prime luci dell'alba per scopri re, pi o meno istintivamente, la mescolanza di ingredienti vari, temperatura, dur ata di cottura, perch ogni santo giorno aveva richiesto i suoi panini speciali, q uest'importante elemento sacrale della prima colazione che giova a tutti coloro che prendono su di s i pesi della giornata. Dobbiamo chiamare anche questo quasi incalcolabile elemento ironia, poesia, Dio, resistenza o fiction? Come possiamo farne a meno? Non parliamo nemmeno dell'amo re. Nessuno sapr mai quanti romanzi, poesie, analisi, confessioni, gioie e dolori son o stati riversati sul continente dell'amore senza esplorarlo mai per intero. Quando mi si chiede come o perch ho scritto questo o quest'altro, mi trovo sempre in grave imbarazzo. Vorrei tanto dare non solo all'intervistatore ma anche a me stesso una risposta esauriente, ma non riesco mai a farlo. Non posso ricostruire tutto il contesto e mi piacerebbe tanto farlo per fare alm eno della letteratura che produco io stesso un processo un po' meno mistico dell a costruzione dei ponti e della cottura del pane. E poich la letteratura, com' provato, nella sua incarnazione totale, in ci che comu nica e plasma pu esercitare un effetto liberatore, sarebbe molto utile spiegare i n che modo questo prodotto prende forma, in modo che vi potessero partecipare ta nte pi persone. Ma che cosa mai questa che io stesso, che pure la produco, non so spiegare nemme no in maniera approssimativa? Questo non so che, che io stesso di mia propria ma no metto in carta dalla prima all'ultima riga, che a pi riprese io modifico, elab oro, cui in parte do un altro tono, e che pure quanto pi passa il tempo tanto pi m i diventa estraneo come una cosa che passata o andata oltre e si allontana sempr e pi da me, mentre pu darsi che per altri, divenuta ormai forma e messaggio, essa diventi importante? In teoria dovrebbe essere possibile ricostruire l'intero pro

cesso, una specie di verbale parallelo redatto durante il lavoro che, ove fosse completo, finirebbe probabilmente per assumere la dimensione polivalente della s tessa opera. Esso dovrebbe infatti non solo rendere conto delle dimensioni intellettuali e sp irituali, ma anche di quelle sensitive e materiali, riferire e illustrare l'alim entazione, gli umori, il metabolismo, i capricci, la funzione dell'ambiente non solo come s'incarna nell'opera in quanto tale, ma anche come sottofondo. Ad esempio, talvolta sto a guardare, in una distrazione quasi totale, qualche cr onaca sportiva, e in questa spensieratezza mi esercito alla riflessione: un eser cizio, lo ammetto, abbastanza mistico, eppure tutte queste cronache dovrebbero e ssere accolte in quel verbale, e senza tagli, perch potrebbe darsi che un calcio o un salto abbiano influito in qualche modo sulla mia riflessione distratta, for se il movimento di una mano, un sorriso, una frase del cronista, un annuncio pub blicitario. Bisognerebbe registrare ogni conversazione telefonica, il tempo che fa, la corri spondenza, ogni singola sigaretta, un'automobile che passa, un martello pneumati co, lo schiamazzo di una gallina che rompe una concatenazione di idee. Il tavolo su cui scrivo queste parole alto 76,5 centimetri, il suo piano misura 69,5 centimetri per 3. Ha le gambe lavorate al tornio, un cassetto, avr ormai settanta o ottant'anni, pr oviene dalla propriet di una prozia di mia moglie, la quale, dopo che suo marito fu morto in manicomio ed essa si trasfer in una casa pi piccola, lo vendette a suo fratello, il nonno di mia moglie. Cos, dopo che il nonno di mia moglie mor, questo mobile disprezzato e abbastanza d isprezzabile, privo di ogni valore, pass a noi, rest da qualche parte, nessuno ric orda bene dove, finch in occasione di un trasloco salt fuori e si vide che era sta to danneggiato da un bombardamento. Chiss dove, chiss quando, nel corso della seconda guerra mondiale, il piano del ta volo venne perforato dalla scheggia di una bomba. Non avrebbe solo un valore sentimentale, ma sarebbe come entrare in una dimensio ne politica e storico-sociale se ci si servisse del tavolo come di un mezzo di t rasporto, e qui il disprezzo mortale dei caricatori, che quasi si rifiutarono di trasportarlo, sarebbe pi importante del suo uso attuale, che pi fortuito dell'ost inazione con cui - non solo per ragioni sentimentali o per attaccamento ai ricor di ma direi quasi per principio - lo salvammo dal furgone dei rifiuti. Dato che in questi anni ho scritto alcune cose su questo tavolo, mi si vorr conce dere una certa affezione transitoria: e l'accento cade sulla parola transitoria. Non parliamo degli oggetti che stanno sul tavolo, sono secondari e intercambiabi li, anche casuali, eccetto forse una macchina per scrivere marca Remington, mode llo "Travel Writer de Luxe", anno di fabbricazione 1957, alla quale sono ugualme nte attaccato: questo mio mezzo di produzione per il quale ormai il fisco ha per so ogni interesse, bench esso abbia contribuito e contribuisca tuttora notevolmen te ai suoi introiti. Su questo strumento, che ogni esperto guarderebbe o toccherebbe solo con disprez zo, ho scritto suppergi quattro romanzi e alcune centinaia di operette brevi, ma non ci sono attaccato solo per questo, ma anche qui per principio, perch la macch ina regge ancora e dimostra quanto siano scarse le possibilit e le ambizioni d'in vestimento di uno scrittore. Ho accennato al tavolo e alla macchina per scrivere per chiarire a me stesso che nemmeno questi due strumenti cos necessari me li so spiegare interamente, e se m ai cercassi di indagare sulla loro provenienza con la necessaria esattezza e giu stizia, mettendo in luce la loro precisa origine, il loro processo di fabbricazi one materiale, industriale, sociale, ne verrebbe fuori un compendio pressoch inte rminabile di storia industriale e sociale inglese e tedesco occidentale. Si taccia della casa, della stanza in cui si trova questo tavolo, della terra su cui costruita questa casa, si taccia pi ancora delle persone che probabilmente p er alcuni secoli - l'hanno abitata, vivi e morti, si taccia di coloro che portan o il carbone, lavano le stoviglie, consegnano lettere e giornali, e si taccia pi ancora di coloro che ci sono vicini, pi vicini, vicinissimi. Eppure bisognerebbe registrare tutto, in questa storia integrale: dal tavolo all

e matite che vi stanno sopra, fino a coloro che ci sono vicini, pi vicini, vicini ssimi. E allora non restano abbastanza residui, interstizi, resistenze, poesia, Dio, fi ction, pi ancora che nella costruzione dei ponti e nella cottura del pane? E' esa tto e si fa anche presto a dire che la lingua un materiale, e che quando si scri ve qualcosa si materializza. Ma come si potrebbe spiegare che - come in certi casi pu essere accertato - nasce qualcosa di simile alla vita, personaggi, destini, azioni; che si verifichi una sorta d'incarnazione su una cosa tanto pallida e smorta come la carta, dove l'i mmaginazione dell'autore si unisce in maniera fin qui inesplicata a quella del l ettore, un processo globale che non si pu ricostruire, dove anche l'interpretazio ne pi intelligente e sensibile resta pur sempre un approccio pi o meno riuscito, e meno che mai sarebbe possibile descrivere, registrare con la necessaria e compl eta esattezza il trapasso dalla consapevolezza all'inconscio tanto in chi scrive quanto in chi legge -, e tutto questo, per di pi, nelle sue differenze nazionali , continentali, internazionali, religiose o filosofiche, e inoltre il rapporto r eciproco, continuamente cangiante, di chi scrive e di chi legge, e il ribaltamen to improvviso per cui l'uno diventa l'altro, e in questo repentino mutamento l'u no non si pu pi distinguere dall'altro? Rimarr sempre un qualche residuo, lo si chi ami l'inspiegabile, se volete anche mistero: resta e rester pur sempre una minusc ola sfera in cui la ragione come la concepiamo noi non pu penetrare perch viene a scontrarsi con la razionalit, fin qui mai chiarita, della poesia e dell'immaginaz ione, la cui corporeit resta inafferrabile come il corpo di una donna, di un uomo o anche di un animale. Lo scrivere - per me, almeno - movimento in avanti, conquista di un corpo che no n conosco ancora, spostamento da qualcosa verso qualcosa che ancora non conosco. Non so mai come andr a finire, andare a finire non nel senso di come si conclude una vicenda secondo la drammaturgia classica, ma in quello di un esperimento com plesso e complicato, che tende ad acquistar sostanza corporea - e sulla carta! con materiale preesistente, inventato, spirituale, intellettuale, impastato ins ieme in forma sensibile. E' perci che non ci pu essere nessuna letteratura riuscita, cos come non potrebbe e sserci nessuna musica o pittura riuscita, perch nessuno pu aver gi visto prima il c orpo che tende a creare, ed per questo che tutto ci che, con una parola superfici ale, si chiama moderno, e che sarebbe meglio chiamare arte vivente, esperimento e scoperta, oltre che transitorio, valutabile e misurabile solo nelle sue relazi oni storiche, e mi sembra di secondaria importanza parlare di valori eterni, and arli cercando. Dove andiamo a finire senza questo interstizio, questo residuo che possiamo chia mare poesia, Dio, fiction o resistenza? Anche gli Stati sono sempre solo appross imativamente ci che affermano di essere, e non ci pu essere nessuno Stato che non lasci un interstizio tra la verbalit della sua costituzione e il suo concretament o, uno spazio residuo in cui crescono - e, si spera, prosperano - poesia e resis tenza. Non c' alcuna forma di letteratura che possa fare a meno di questi interspazi. Perfino il pi esatto dei reportage non pu prescindere dall'atmosfera, dall'immagin azione del lettore, sebbene chi scrive li neghi a se stesso; e perfino il pi esat to dei reportage deve omettere qualcosa, ad esempio la descrizione precisa e par ticolareggiata di oggetti che sono indispensabili all'esistenza reale di determi nate circostanze di vita: deve comporre, spostare elementi, e anche la sua inter pretazione e il suo diario di lavoro non sono compresi nello scritto, non foss'a ltro perch il materiale linguaggio non si pu ridurre a valore di pura comunicazion e che valga per tutti e sia da tutti compreso: su ogni parola pesa un tal carico di storia e di storia della fantasia, di storia nazionale e sociale, di relativ it storica - tutta roba che dovrebbe esserci fornita col resto - come ho cercato di accennare parlando del mio tavolo da lavoro. La precisazione dei valori di comunicazione non solo un problema di traduzione d a una lingua all'altra, ma un problema assai pi importante all'interno delle vari e lingue, dove le definizioni possono provocare delle Weltanschauungen, e le Wel tanschauungen possono scatenare guerre: e ricordo solo le guerre succedute alla

Riforma che, se anche si spiegano con ragioni politiche e di potere, furono per a nche guerre provocate da definizioni religiose. Perci - detto tra parentesi - ha poca importanza stabilire che in fondo si parla la stessa lingua, se insieme non si spiega anche tutto il peso che ogni parola p u avere nell'ambito regionale, talvolta addirittura in quello della storia locale . A me almeno un certo tedesco che leggo o sento parlare appare pi straniero dello svedese, di cui purtroppo capisco cos poco. Politici, ideologi, teologi e filosofi non si stancano di offrirci soluzioni sen za residui, problemi prontamente risolti. E' il loro dovere. Il nostro invece, di noi scrittori che sappiamo che nulla pu essere risolto e chi arito senza residui n resistenze, di penetrare negli interstizi. Ci sono troppi residui inspiegati e inspiegabili, province intere di avanzi. I costruttori di ponti, i fornai e i romanzieri in genere riescono ad aver ragio ne dei loro, e i loro resti non sono i pi problematici. Mentre noi continuiamo a disputare sulla "littrature pure" e la "littrature engage" - una falsa alternativa di cui mi occuper tra poco -, continuiamo a non riflette re consapevolmente (o altri, a nostra insaputa, ce ne distolgono) su l'"argent p ur" e l'"argent engag". Se poi guardiamo o ascoltiamo come i politici e gli economisti parlano di una co sa che si presume sia tanto razionale come il danaro, la sfera mistica o anche s olo misteriosa che si riscontra nelle tre professioni a cui accennavo prima perd e interesse e diventa sconcertantemente innocua. Prendiamo ad esempio il recente, sfrontato attacco del dollaro (che stata chiama ta pudicamente crisi del dollaro). A me, ottuso profano, salt all'occhio una cosa che nessuno chiam per nome: che i p i duramente colpiti furono due Stati a cui s'impose con molta energia - supponend o che la parola libert non sia solo una finzione - una misura curiosa come degli acquisti di sostegno, vennero insomma pregati di mettere mano alla borsa due Sta ti che, storicamente, hanno qualcosa in comune: hanno perso la seconda guerra mo ndiale, e si dice che in comune abbiano un'altra cosa ancora, la loro valentia e laboriosit. E allora si pu spiegare a chi parte in causa, al cittadino che fa tintinnare i su oi spiccioli in tasca o sventola la sua banconota di piccolo taglio, su cui sono stampati simboli significativi, che, per quanto lui non lavori affatto meno di prima, con quei soldi pu per comprarsi meno pane, latte, caff, chilometri in tass? Q uante intercapedini non si offrono alla mistica del danaro, e in quali cassefort i non si nasconde la sua poesia? Genitori ed educatori idealisti hanno sempre ce rcato di farci credere che il danaro sporco. Io non me ne sono mai persuaso, perch non ho mai incassato soldi se non dopo aver lavorato - eccetto il grosso premio che mi stato conferito dall'Accademia svede se - e anche il pi sporco dei lavori diventa pulito per colui che non ha altra sc elta se non lavorare. Esso significa la sussistenza per coloro che gli sono vicini e per lui stesso. Il danaro la materializzazione del suo lavoro, e quello pulito. Tra il lavoro e ci che esso rende rimane tuttavia sempre un residuo inafferrabile che formulazioni vaghe come guadagnare bene o male riempiono assai meno del vuo to che qualunque interpretazione critica lascia pur sempre in un romanzo o in un a poesia. I residui non chiariti della letteratura, se paragonati a quelli della mistica d el danaro, sono di una sconcertante innocuit, e s che ci sono sempre persone che, con imperdonabile leggerezza, si riempiono la bocca della parola libert, quando n on c' dubbio che ci che si esige e si pratica l'assoggettamento a un mito e alle s ue pretese di dominio. E si fa appello al discernimento politico, quando ci che viene impedito proprio c he si possano discernere e conoscere i problemi. Sull'orlo inferiore del mio assegno scorgo quattro diversi gruppi di cifre che f ormano complessivamente trentadue segni, due dei quali sembrano geroglifici. Cinque di questi trentadue segni li capisco: tre per il numero del mio conto cor

rente, due per l'agenzia della mia banca. E gli altri ventisette, tra i quali vedi diversi zeri? Sono certo che per tutti questi segni esiste una spiegazione ragionevole, sensata, o, come si dice cos ben e: plausibile. Solo che nel mio cervello e nella mia coscienza non ho posto per questa spiegazi one plausibile, e ci che rimane la mistica cifrata di una scienza occulta che io posso capire assai meno, la cui poesia e il cui simbolismo mi risultano pi estran ei della "Recherche" di Proust o della "Preghiera di Wessobrunn". Ci che queste trentadue cifre pretendono da me una fede fiduciosa nel fatto che o gni cosa perfettamente in ordine, che tutto chiaro sino in fondo e, solo ch'io f acessi un piccolo sforzo, comprensibile anche per me, tuttavia per me rimarr un r esiduo di misticismo, o anche di paura, molta pi paura di quanta potrebbe mai inc utermi ogni forma di poesia. Non c' quasi un fenomeno di politica monetaria che risulti chiaro a coloro che vi sono coinvolti coi propri quattrini. Tredici cifre sulla mia bolletta telefonica, alcune su ciascuna delle mie non so quante polizze, e in pi il mio codice fiscale, il numero di targa della mia auto mobile, quello del mio telefono: non mi prendo nemmeno la briga di contarli, tut ti questi numeri che dovrei sapere a memoria o aver annotato da qualche parte pe r poter provare in ogni momento la mia posizione nella societ. Moltiplichiamo pure per sei le trentadue cifre e sigle sul mio assegno, oppure a pplichiamo uno sconto e moltiplichiamo solo per quattro, aggiungiamoci la data d i nascita, un paio di abbreviazioni per la confessione religiosa, lo stato di fa miglia: avremo allora, finalmente, il mondo occidentale nella somma e nell'integ razione della sua razionalit? E questa razionalit, questa ragione, cos come la inte ndiamo e la accettiamo noi - e non solo ce la rendono plausibile, ma ci convinco no perfino - non forse soltanto una forma di arroganza occidentale, da noi poi e sportata in tutto il mondo, attraverso il colonialismo e le missioni o un misto delle due cose come mezzo di asservimento, e per coloro che ne sono colpiti e co involti, le differenze tra cristiano, socialista, comunista, capitalista non div entano o diventerebbero assai sfuggenti, quand'anche si facciano persuasi della poesia di questo tipo di razionalit, se nonostante tutto non finisce per trionfar e la razionalit della loro stessa poesia? In che cosa consistito il maggior delit to degli indiani, quando vennero messi a confronto con la razionalit europea espo rtata in America? Che non conoscevano il valore dell'oro, del danaro! Ed essi co mbatterono contro qualcosa contro cui noi stessi combattiamo oggi come contro l' ultimo prodotto della nostra razionalit, vale a dire contro la distruzione del lo ro mondo e del loro ambiente, contro il totale assoggettamento della loro terra sotto il profitto, che a loro riusciva pi estraneo che non a noi i loro di e i lor o spiriti. Che cosa avrebbe dovuto sembrar loro cristiano, conquistarli come la lieta novel la nella folle, ipocrita, narcisistica compiacenza con cui la domenica si rendev a omaggio a Dio, lo si esaltava come redentore, e il luned si riaprivano puntualm ente le banche, dove si gestiva l'unico ideale in cui si credeva realmente, quel lo del danaro, della propriet e del profitto? Per la poesia dell'acqua e del vent o, del bufalo e dell'erba, in cui si concretava la loro vita, non c'era che irri sione; e adesso, noi uomini della civilt occidentale, nelle nostre citt, il prodot to finale della nostra razionalit totalitaria - perch, a onor del vero, bisogna di re che tra di noi non ci siamo usati dei riguardi - cominciamo a sentire quanto sia reale la poesia dell'acqua e del vento, e che cosa si concreta in essa. Fors e che la tragedia delle Chiese sia consistita o consista non in ci che in esse si pu definire irragionevole nel senso inteso dall'Illuminismo, ma al contrario nel tentativo disperato, e fallito in maniera disperata, di inseguire o di recepire una razionalit che mai si poteva e si potrebbe accordare con una cosa irrazional e come il Dio incarnato? Prescrizioni, articoli di codice, l'approvazione degli esperti, una foresta di numeri e di etichette normative, la produzione di pregiu dizi che ci hanno martellato ben bene in testa e messo sul nastro trasportatore dell'insegnamento della storia per far s che gli uomini divenissero sempre pi estr anei l'uno all'altro. Gi nell'estremo occidente d'Europa la nostra razionalit si trova di fronte a qualc

osa di assolutamente diverso, che noi chiamiamo semplicemente irrazionalit. La spaventosa problematica dell'Irlanda del Nord sta proprio nel fatto che in qu elle terre due diversi tipi di ragione e di razionalit si sono trovate di fronte e si combattono da secoli senza speranza. Quante province disprezzate e rinnegate ci consegna la storia! Continenti interi , nascosti dal sigillo vittorioso della nostra ragione. Estraneit tra un gruppo e l'altro della stessa popolazione, che pure si dice parl assero la stessa lingua. L dove si prescriveva, come elemento d'ordine, il matrimonio di estrazione occide ntale, si nascondeva il fatto ch'esso era un privilegio irraggiungibile, irreali zzabile, ad esempio, per i braccianti, che venivano chiamati servi e serve, i qu ali semplicemente non avevano abbastanza soldi per comprarsi anche solo un paio di lenzuola, e, se anche avessero risparmiato o rubato il danaro necessario, non avrebbero avuto il letto su cui stenderle. Cos li si abbandonava nel loro rapporto illegittimo, tanto di figli ne facevano! Verso l'alto e verso il basso tutto pareva sempre perfettamente chiarito. Risposte chiare, domande chiare, prescrizioni chiare. Un'illusione catechistica. Ma niente miracoli, e la poesia solo come segno dell'ultraterreno, mai del terre no. E poi ci si stupisce, o addirittura si rimpiangono i vecchi ordinamenti quando l e province disprezzate e nascoste danno segni di ribellione, e allora ovvio che da una tale ribellione questo o quel partito tra loro opposti debbano trar profi tto materiale e politico. Quel continente ancora inesplorato che si chiama amore sessuale s' cercato di reg olarlo a forza di prescrizioni che assomigliano a quelle che si offrono ai princ ipianti di filatelia quando mettono insieme il loro primo album. Fino al dettaglio pi scabroso vennero definite le carezze lecite e quelle illecit e, ed ecco a un tratto teologi e ideologi devono costatare con spavento che su q uesto continente, considerato ormai tutto cognito, raffreddato e in ordine, ci s ono ancora alcuni vulcani non estinti: e i vulcani non che si possano spegnere c oi collaudati vigili del fuoco. E quante cose non si sono scaricate su Dio, quest'istanza abusata e degna di com passione. Tutti, tutti i problemi non risolti: tutti i segnali indicatori delle miserie so ciali, economiche, sessuali senza via d'uscita indirizzavano a lui, tutto quanto c'era di reietto, di spregevole veniva fatto ricadere su di lui, tutti i residu i irrisolti, e tuttavia al tempo stesso lo si presentava come l'incarnato, senza pensare che l'uomo non pu essere accollato a Dio, n Dio all'uomo, se lo si deve c onsiderare incarnato. Chi pu dunque stupirsi se esso sopravvissuto l dove si decretavano le cose pi empie e si rinviava la miseria del mondo e della propria societ a un catechismo inattu ato, anch'esso di carattere dogmatico, oltre che a un futuro continuamente procr astinato, che si rivelava uno squallido presente? Ma anche a questo possiamo sol o reagire con insopportabile arroganza, quando presumiamo, in questa parte del m ondo, di bollare questo processo come reazionario; ed un'arroganza dello stesso genere se, in questa stessa parte del mondo, gli amministratori ufficiali di Dio reclamano come cosa loro questo Dio che sembra essere sopravvissuto nell'Unione Sovietica, senza prima sgombrare i monti di rifiuti sotto i quali, qui da noi, egli sepolto, e usano dell'apparizione di Dio oltre cortina per fare pubblicit a questo nostro sistema sociale. Che ci si vanti delle nostre convinzioni cristiane o atee, vogliamo pur sempre t rar profitto per questo o quel sistema ideologico da noi rappresentato con la ce rtezza di aver ragione. E' questa nostra follia, quest'orgoglio "in se stesso" che di continuo torna a s eppellire le due cose: il Dio incarnato cui si dice che si fatto uomo, e quella visione avveniristica di un umanesimo totale che si suol mettere al suo posto. A noi, che con tanta facilit umiliamo gli altri, manca una cosa: l'umilt, da non c onfondere con la subordinazione, l'obbedienza e meno che mai col servilismo. Ecco ci che abbiamo fatto dei popoli colonizzati: abbiamo trasformato la loro umi

lt, la poesia della loro umilt in umiliazione. Noi vogliamo sempre sottomettere e conquistare, e non fa meraviglia per una civi lt la cui prima lettura in lingua straniera fu, per lungo tempo, il "De bello Gal lico" di Giulio Cesare, e il cui primo esercizio di autocompiacimento, formulato semplicisticamente in domande e risposte, fu il catechismo, un qualunque catech ismo, un abbecedario dell'infallibilit, dei problemi risolti prontamente e senza residui. Mi sono allontanato un poco dalla costruzione dei ponti, dalla cottura del pane, dalla composizione di romanzi, ho accennato agli interstizi, alle ironie, ai se ttori immaginari, ai residui, alle deit, alle mistificazioni e alle resistenze di altri campi: a me sembrano pi pericolosi, pi bisognosi di chiarimento dei trascur abili cantucci non chiariti in cui si cela non gi la razionalit tradizionale, ma q uella della poesia, poniamo in un romanzo. Le circa duecento cifre che dovrei tenere a mente o almeno aver scritte su un bi glietto, nella loro esatta successione, gruppo per gruppo, mescolate ad alcune s igle, come prova documentata della mia esistenza, pur non sapendo con esattezza che cosa vogliano dire, non significano molto di pi che alcune pretese astratte, la volont di comprovare la propria esistenza da parte di una burocrazia che non s olo finge di essere, ma realmente razionale. Io sono costretto - mi si educa in questo senso ad aver piena fiducia in essa. Non ho dunque diritto di aspettarmi che non solo si abbia fiducia nella razional it della poesia, ma che la si rafforzi; che non solo la si lasci in pace, ma che si accolga un poco della sua pace, un poco dell'orgoglio della sua umilt, che non potr mai essere se non umilt verso l'alto? In essa si nascondono rispetto, cortes ia, giustizia e il desiderio di conoscere e di essere conosciuti. Non vorrei qui fornire nuovi accessi o veicoli missionari, ma credo di dover dir e, nel senso dell'umilt, della cortesia e giustizia poetica, che vedo una grande somiglianza, che vedo delle possibilit di approccio tra lo straniero nel senso di Camus, l'estraneit dei personaggi kafkiani e il Dio incarnato, che anche lui rim asto uno straniero e - a parte alcuni sfoghi di temperamento - ha praticato in m aniera considerevole l'arte della cortesia e della parola. Chiss perch la Chiesa cattolica ha vietato cos a lungo - non so con precisione per quanto tempo - l'accesso diretto alle parole, alla lettera dei testi dichiarati sacri, o l'ha tenuto nascosto sotto la forma latina e greca, in modo che solo gl 'iniziati potessero accedervi? Penso per tener lontani i pericoli ch'essa intuiv a nella poesia della parola incarnata, e per proteggere la razionalit del suo pot ere dalla razionalit pericolosa della poesia. Non un caso che la conseguenza pi importante delle Riforme sia stata la scoperta delle lingue e della loro corporeit. E quale impero ha mai potuto fare a meno dell'imperialismo linguistico, il che s ignifica diffusione della propria lingua e soppressione di quella dei popoli sog getti? E' in questa, e in nessun'altra prospettiva ch'io vedo gli sforzi, stavol ta non imperialistici ma apparentemente antimperialistici, di mettere sotto accu sa la poesia, la sensuosit del linguaggio, il suo farsi corpo, la forza dell'imma ginazione - perch lingua e immaginazione sono una cosa sola - e d'introdurre la f alsa alternativa informazione o poesia come una nuova variante del vecchio "divi de et impera". E' l'arroganza, nuova di zecca e gi quasi su scala internazionale, di un neorazio nalismo che magari tollera la poesia degli indiani d'America in quanto forza ant ipotere, ma la nega invece, nel proprio paese, a quelle classi che si vorrebbero liberare. Ma la poesia non un privilegio di classe, non lo mai stato. E' un caso ricorrente quello di letterature feudali o borghesi istituzionalizzat e che si sono rigenerate a quella ch'esse definivano con degnazione lingua popol are, in termini moderni gergo o slang. Questo processo lo si definisca pure sfruttamento linguistico, ma tale sfruttame nto non lo si muter affatto diffondendo la falsa alternativa informazione o poesi a/letteratura. Il disprezzo misto a nostalgia che si pu sentire in termini come lingua popolare, slang, gergo, non autorizza a gettare ora anche la poesia sul mucchio della spa

zzatura, insieme con tutte le forme e le espressioni d'arte. C', in questo, molto di pretesco: privare altri di valori fatti di corpo e di sen si, elaborando nuovi catechismi dove si parla di possibilit espressive che sono l e uniche giuste o le assolutamente false. Non si pu separare la forza del messaggio dalla forza dell'espressione che questo messaggio ha trovato. Vedo albeggiare, in questo, qualcosa che mi ricorda le dispute, teologicamente a bbastanza noiose seppure importanti come esempio di corporeit rifiutata, intorno al problema della comunione sotto le due specie, disputa che poi, per ci che conc erne la parte cattolica del mondo, venne ridotta al pallore delle ostie, che non si potevano nemmeno chiamare pane. Per tacere dei milioni di ettolitri di vino rifiutato! C'era, in tutto ci, un arr ogante disconoscimento non solo della materia, ma pi ancora di ci che tale materia doveva rappresentare. Non si pu liberare nessuna classe cominciando col defraudarla di qualche cosa, e anche se questa nuova scuola manichea si definisce areligiosa o antireligiosa, e ssa cos facendo ricalca un modello della Chiesa in quanto potere, che potrebbe es sere finito col rogo di Hus e con la scomunica di Lutero. Si dibatta pure sul concetto di bellezza, si elaborino nuove estetiche, le vecch ie ormai sono scadute, per non si cominci mai mettendo al bando qualcosa, e meno che mai si deve escludere la possibilit di spostamento che la letteratura ci offr e: essa ci sposta nell'America del Sud e del Nord, in Svezia, in India, in Afric a. Pu spostarci anche in un'altra classe, in un'altra et, in un'altra religione e in un'altra razza. Anche nella sua forma borghese, il suo fine non mai stato quello di creare estra neit, ma anzi quello di abolirla. E se anche si considera ormai liquidata la classe che fin qui l'ha quasi sempre prodotta, pure, come prodotto di quella classe, nella maggior parte dei casi la letteratura stata anche un nascondiglio dove trov rifugio l'opposizione contro di essa. E occorre salvaguardare l'internazionalit del dissenso, che ha conservato o ha da to la fede all'uno - Aleksandr Solzenicyn -, mentre dell'altro - Arrabal - ha fa tto un amaro e amareggiato avversario della religione e della Chiesa. Quest'opposizione non dev'essere considerata solo un meccanismo o un riflesso, c he da una parte produce religiosit, dall'altra irreligiosit, ma come il prender co rpo di connessioni storico-spirituali che si vengono a formare tra diversi immon dezzai, tra svariate province della reiezione... e anche come riconoscimento di una comune affinit senza arroganza n pretese di essere infallibili. Per un carcerato politico, ad esempio, o per un dissidente isolato nell'Unione S ovietica potr sembrare sbagliato o addirittura folle che nel mondo occidentale si protesti contro la guerra nel Vietnam (psicologicamente lo si pu capire, per chi sta in quella cella o in quell'isolamento sociale), eppure il carcerato o il di ssidente dovrebbe capire che la colpa di questi non pu essere compensata dalla co lpa di quegli altri, e che, quando si dimostra per il Vietnam, si dimostra insie me anche per lui! Lo so che suona utopistico, eppure questa mi sembra l'unica po ssibilit di un nuovo internazionalismo, non di una nuova neutralit. Nessun autore pu accettare separazioni e giudizi prefabbricati o di comodo, e mi sembra quasi suicida che si continui ancora e sempre a discutere della distinzio ne tra letteratura impegnata e non impegnata. Non solo se si crede di essere per la letteratura impegnata bisogna difendere l' altra fino all'ultimo; no, il fatto che con questa falsa alternativa noi accetti amo un principio discriminatorio borghese che ci estrania a noi stessi. Non solo la scissione della nostra possibile forza, ma anche della nostra possib ile - rischio la parola senza rossore - bellezza incarnata, perch anch'essa pu lib erare come il pensiero ch'essa trasmette, pu liberare di per se stessa o in quant o eventuale provocazione. La forza della letteratura indivisa non la neutralizzazione delle tendenze ma l' internazionalismo dell'opposizione, e quest'opposizione ha bisogno della poesia, della corporeit, dei sensi, dell'immaginazione e della bellezza.

La nuova iconoclastia manichea che vuol toglierci tutto questo, che vuol toglier ci l'arte intera, non deruberebbe solo noi ma anche coloro per cui essa fa ci che crede di dover fare. Nessuna maledizione, nessuna amarezza, nemmeno l'informazione sulle condizioni d isperate di una classe sociale possibile senza poesia, e persino per condannarla bisogna per prima cosa farla conoscere. Si legga attentamente Rosa Luxemburg e si consideri quali monumenti Lenin abbia ordinato di erigere: il primo per il conte Tolstoj, di cui ha detto che, prima c he questo conte cominciasse a scrivere, nella letteratura russa non c'erano cont adini, il secondo per il reazionario Dostoevskij. Uno potr, per se stesso, ove voglia scegliere una via ascetica di cambiare le cos e, rinunciare all'arte e alla letteratura. Ma non si pu imporlo agli altri, prima di avergli fatto sapere o capire a che cos a rinuncerebbero. Questa rinuncia dev'essere volontaria, se no sar una prescrizione pretesca come u n nuovo catechismo, e ancora una volta un continente intero, come il continente dell'amore, sarebbe condannato all'aridit. Non solo per amore del gioco, non solo per amore allo shock che arte e letteratu ra hanno sempre mutato forme, hanno fatto nuove scoperte nei loro esperimenti. Anche in queste forme esse hanno dato corpo a qualcosa, e non fu quasi mai la co nferma di ci che gi esisteva. Se le si elimina, ci si gioca un'altra possibilit: quella dell'astuzia. L'arte ancor sempre un buon nascondiglio: non per la dinamite, ma per gli esplos ivi spirituali, per le spolette sociali ad azione ritardata. Perch, se no, ci sarebbero stati i vari indici? Proprio nella sua disprezzata e t alvolta persino spregevole bellezza e impenetrabilit essa il miglior nascondiglio per quella specie di uncino che ci d la scossa improvvisa o l'improvvisa rivelaz ione. Ma qui, prima di giungere alla conclusione, devo ridurre un po' ci che ho detto. Il punto debole delle mie allusioni e affermazioni sta inevitabilmente nel fatto che metto in dubbio la tradizione razionalistica in cui - spero con successo so lo parziale - sono stato allevato, servendomi degli strumenti della stessa ragio ne, e certo sarebbe pi che ingiusto denunciare la ragione stessa in tutte le sue dimensioni. Evidentemente essa riuscita a fornirci anche il dubbio circa le sue pretese tota litarie, quella che ho chiamato la sua arroganza, nonch a conservare l'esperienza e il ricordo di ci che definito la razionalit della poesia, che io non considero un'istanza privilegiata, borghese. Essa comunicabile, e proprio perch, fatta com' di parole e di valori corporei, tal volta d un senso di estraneit, essa pu impedire o annullare l'estraneit stessa o lo straniamento. La parola strano implica anche il senso di stupore, di sorpresa o anche solo d'i nteressamento. E ci che ho detto sull'umilt - naturalmente solo per brevi accenni - non mi viene da un'educazione o da una reminiscenza religiosa che, quando diceva umilt, intend eva sempre umiliazione, ma lo devo alle antiche e recenti letture di Dostoevskij . E proprio perch considero la pi importante delle svolte letterarie il movimento in ternazionale verso una letteratura non pi di classe, o non pi condizionata da una classe, la scoperta di intere province di umiliati, di persone definite scarti u mani, io metto in guardia dalla distruzione della poesia, dall'aridit del maniche ismo, dall'iconoclastia di un - a parer mio - fanatismo cieco, che non riempie n emmeno d'acqua la vasca da bagno, prima di buttar fuori il bambino che c' dentro. Mi pare privo di senso denunciare o glorificare i giovani o i vecchi. Mi pare privo di senso sognare vecchi ordinamenti che si possono ricostruire sol o nei musei; mi pare privo di senso creare alternative tipo conservatore/progres sista. La nuova ondata di nostalgia che si aggrappa a mobili, vestiti, forme espressive e tramiti sentimentali, in fondo dimostra soltanto che il nuovo mondo ci divent a sempre pi estraneo; che la ragione, su cui ci siamo basati e in cui abbiamo con

fidato, non ci ha reso il mondo pi familiare; che anche l'alternativa razionale/i rrazionale era falsa. Sono stato costretto ad aggirare o a omettere molte cose perch un pensiero ne tir a sempre un altro e si andrebbe troppo lontano se si volesse misurare ciascuno d i questi vari continenti. Non ho potuto parlare dell'umorismo, che non neanch'esso un privilegio di classe e che pure viene ignorato nella sua poesia e come nascondiglio del dissenso. (1973)

IL TERRENO NON E' ANCORA SMINATO. Pare che in futuro ci dovr essere un "prima dell'Olocausto" e un "dopo l'Olocaust o", quando qualcuno - non importa a quale livello si occuper di soluzione finale e di antisemitismo. Qualcosa di paragonabile a prima e dopo la riforma valutaria, quando si tratta d i dati economici nella Repubblica Federale. Questo noi tedeschi lo dobbiamo a un discusso film americano che stranamente si tentato di squalificare come commerciale; una motivazione davvero singolare, dal momento che tutti sappiamo che i film costano molto denaro che i produttori dev ono poi possibilmente far rientrare; doppiamente singolare se si pensa che esist e qualcosa come l'economia di mercato, e anche un'economia di mercato cinematogr afico, che butta sul mercato temi storici, e "Holocaust" ha un tema storico, un tema che continuer ancora per molto tempo a occupare il mondo e che avrebbe potut o occuparci ancor pi intensamente "prima dell'Olocausto" eventualmente anche come film. Noi tutti che ci siamo occupati di questo tema, abbiamo ancora una volta motivo di rivedere i nostri buoni, antiquati concetti di popolare, di emozionante e di evasione, di chiederci se l'occuparsi della storia - anche della parte pi atroce della storia - debba essere necessariamente un'operazione noiosa, se la storia d ebba essere noiosa, se non si possano presentare in forma di un singolo destino quei dati e quelle statistiche che potrebbero poi fornire delle considerazioni s toricoteoretiche. Questa rappresentazione di un singolo destino sar sempre discussa o contestata, m a potrebbe verificarsi il caso che Emozione e Informazione non debbano necessari amente trovarsi in permanente conflitto; l'arroganza fuori luogo di fronte all'e mozione: dopotutto non c' nulla, ma proprio nulla di riprovevole nel fatto che lo spettatore si "commuova", dal momento che l'informazione non deve necessariamen te significare "indifferenza totale". Le solenni inaugurazioni della settimana della fratellanza, sempre in presenza d el Presidente della Repubblica Federale, non furono sempre manifestazioni di pom pa, e tuttavia sono molto vicine a rappresentare un atto di stato, la buona inte nzione degli organizzatori e dei capi di stato non pu essere messa in dubbio, e t uttavia queste manifestazioni finirono col prendere un carattere di pubblica ass oluzione, che non era intenzionale ma si determin perch la massa, con famiglie, sc uole, associazioni e chiese non le segu. Bisogna sempre tener conto dei casi eccezionali ma pur vero che questi casi ebbe ro la vita difficile, furono scherniti con l'orrenda espressione di superatori d el passato, quando si sa che l'occuparsi della storia non altro che il tentativo di accostarsi al passato, cercando possibilmente di superarlo. Dopo Auschwitz, che qui sta a rappresentare tutti gli altri campi di sterminio, c' una cosa che non mi pi possibile, a me comunque non riesce pi possibile: la disi nvoltura nell'usare parole come ebreo, ebraico, ebraismo; non sono pi disinvolto dunque - non disinvolto n tanto meno "impassibile".

La lettura dei venti saggi autobiografici raccolti in "Mein Judentum" ("Il mio e braismo") non ha ridotto n il mio imbarazzo n la mia commozione, e non mi ha - gra zie a Dio - dato la capacit di riconoscere un ebreo o un'ebrea come tale n dalla p arola o dallo scritto, n dal tono o dall'immagine. Non c' altro segno vincolante che la testimonianza, e tutti e venti questi saggi rendono questa testimonianza, alcuni con veemenza, come quello del pi giovane Jur ek Becker, in nome dei tre diavoli. Di questi venti che si professano ebrei, solo tre sono credenti in senso religio so, quindici non credenti, due cristiani e al contempo ebrei. Non senza motivo metto i non credenti fra virgolette: molte persone - non solo e bree - hanno una mentalit religiosa, anche se non credono pi negli articoli di fed e della religione in cui sono nati. Gnther Anders ad esempio, e Mans Sperber - peraltro molto diversi l'uno dall'altr o hanno in comune questo elemento antipagano, il rifiuto di ogni idolatria. Quelli che mi sembrano meno di tutti disponibili a una professione di fede sono Hans Mayer, Alfred Grosser e Robert Jungk; eppure si considerano ebrei, fanno pa rte del mondo ebraico. Ernst Simon scrive: Si pu dunque (allude a lunghi e ben riusciti processi di assi milazione) smettere completamente di essere ebrei, anche se non ovunque o in ogn i momento. Probabilmente una delle due Germanie non il luogo migliore per questo, e dopo Au schwitz non il momento per smettere di essere ebrei. Se Hitler non fosse stato messo al potere, non ci sarebbe stato Auschwitz, e all ora forse molti dei nostri concittadini ebrei, per i quali la religione ebraica non significava pi niente, si sarebbero dimenticati delle loro origini. Lo so: "se non fosse - non sarebbero". Hitler c' stato, Auschwitz esistito. Hans Mayer credette alla possibilit di una soluzione del problema ebraico in una societ in cui non esistano pi spaccature di classe. Egli constat: Nel rapporto con emigranti politici non c'era nessuna differenza fr a ebrei e non ebrei. Sarebbe suo diritto continuare a credere alla soluzione del problema secondo il suo punto di vista, anche se l'Unione Sovietica, apparentemente senza classi, ac uisce sempre di pi il problema, contro la convinzione e il desiderio di molti suo i cittadini di origine ebraica, che certo capirebbero molto bene la professione di fede di Jurek Becker. Una straordinaria possibilit di liberazione si trova nella professione di fede di Alfred Grosser: le percosse che si prese a otto anni a Francoforte perch era ebr eo, e che lo mandarono all'ospedale, non lo hanno amareggiato; per lui il suo es sere ebreo qualcosa che sta nella mia biografia, egli vede condizionato in quest o il Logico, il Razionale. Ma questo non piuttosto qualcosa di europeo occidentale, se si pensa all'Irrazio nale, all'Illogico, al Mistico che ha la sua tradizione nel giudaismo orientale, dell'Europa dell'Est (vedi Isaac Bashevis Singer). D'altra parte per Grosser le radici della mia libert [non sono] in un sentimento di appartenenza a un popolo ebreo; esse stanno in un'apertura umana al di sopra dei confini. Difficili sono le cose per Jurek Becker, che non fa nulla per renderle pi facili; fino a otto anni egli visse in Polonia in un Ghetto di cui, come ammette, ha ri mosso il ricordo e spiega questa rimozione con la grigia mancanza di eventi, die tro la quale egli, bambino, non ha avvertito la minaccia (al contrario, in quest o, di Hilsenrath, che per non presente in questa raccolta). Interrogato sulle sue origini, Becker usa rispondere: I miei genitori erano ebre i. Null'altro lo lega all'ebraismo. Suo padre gli disse una volta: Se non ci fosse l'antisemitismo, credi che io anc he solo per un secondo mi sarei sentito ebreo?. Dopo acute e convincenti riflessioni sulla sua sorte e sulla sua esistenza, la p rofessione di fede di Becker si esprime cos: So bene che non si soltanto quello c he si pensa di essere, ma che, bene o male, si deve essere anche quello che gli

altri ci considerano. Questo il guaio. E, visto cos, sono, in nome dei tre diavoli, quello che secondo il giudizio di mo lti devo essere: ebreo. Becker ha parole molto dure per la politica israeliana, ma si sente cos poco part ecipe che non se ne vergogna. Cos parla dunque il pi giovane degli scrittori presenti in questo volume, comunque sempre un uomo sulla quarantina. Come si definirebbe un ventenne di origine ebraica? Come si definirebbero indivi dui meno evoluti, incapaci di analisi; ad esempio un mendicante sopravvissuto di Stanislau o una delle molte figure asociali che si trovano nei romanzi e nelle storie di Singer? La grande maggioranza della popolazione ebraica dell'Europa or ientale non era affatto di ceto intellettuale. Che essa non sia presente in questo libro uno degli inevitabili punti deboli di questa raccolta. Quello che ha offerto la riflessione pi accurata sul suo ebraismo , a mio avviso, Wolfgang Hildesheimer, un non credente, e, tuttavia uno che nell'ebraismo si ric onosce; egli risale di molto nella genealogia della sua famiglia, descrive l'amb iente alto-borghese che, per quanto riguarda educazione e cultura pareva perfett amente integrato e, proprio per questo, nella sua raffinata sensibilit, il primo a riconoscere il Male che si avvicina in tutta la sua gravit ed emigra molto pres to nella Palestina di allora. A quel tempo, per quanto ci oggi possa apparire improbabile, anche da ebrei si er a palestinesi. Ma ci significa naturalmente anche essere cittadini di un territorio sotto mandat o inglese, quindi in un certo senso gente di colonia, sudditi di un impero. E cos si veniva anche trattati da molti dei colonizzatori; loro erano i padroni. Vorrei citare ancora, pi a lungo, e non soltanto Hildesheimer che in modo preciso - con quella purezza stilistica che gli si conosce- spiega e ammette: Se mi dom ando in che cosa consiste il mio ebraismo, in effetti non trovo una risposta ver amente soddisfacente. So soltanto che esso esiste. Io non vi sono radicato, non me ne sento dominato, ma mi sento ebreo. Non esiste certo maniera pi aperta per fare una professione di fede che non tenta re di spiegare ci che non spiegabile; non solo essere ebrei, ma "sentirsi" ebrei. In molti punti vorrei contraddire Hildesheimer, non per ci che dice, ma perch lo d ice riferendosi agli ebrei, in particolare quel suo Noi ebrei siamo diversi. L'enumerazione, assai illuminante, delle voci di questo essere diversi credo pos sa riferirsi anche ad altri, a molti che si sentono estranei, che sono estranei, che vengono resi estranei (profughi, fuggiaschi, persino tedeschi e tuttavia so no titubante a fare un'obiezione dopo che - come Michael Landmann dice molto ben e in questo libro - l'antisemitismo di espulsione si trasformato in un antisemit ismo di sterminio. Questa constatazione rende penoso e imbarazzante anche qualsiasi accenno al fatt o che l'antisemitismo esiste anche altrove. S, in effetti antisemiti ce ne sono anche altrove, solo che da nessuna parte l'an tisemitismo stato portato allo sterminio, stato realizzato in maniera cos burocra tica, cos esatta come qui, dove si raggiunta anche l'ultima forbicina per le ungh ie degli ebrei. E' anche possibile che non tutto il personale dei campi di sterminio fosse veram ente antisemita; erano soltanto obbedienti, e se vero ci che si afferma, che l'ot tanta per cento della popolazione tedesca ha rifiutato la notte dei Cristalli e questo dopo cinque anni di massiccia propaganda antisemita! - ci non apporta un a dimensione pi gentile nell'orrore, anzi rende le cose anche peggiori: lo stermi nio di una minoranza ordinato dallo stato possibile grazie all'obbedienza pi asso luta. La parola antisemita mi appare sempre di pi come un'espressione errata che ci si trascina appresso, mentre si dovrebbe parlare di antiebraismo. Jassir Arafat e Nasser stranamente non sono vittime degli antisemiti, sebbene es si, cos almeno mi pare, dovrebbero essere considerati dei semiti.

Nasser, il semita, garant persino rifugio agli antisemiti tedeschi. Quando si vedono le masse egiziane, si vedono semiti in massa, e anche altrove; talvolta anche in Israele. Per gli anniti ci che conta l'elemento ebraico, non semitico. La raccolta "Il mio ebraismo" una fonte di studio sulla capacit di differenziare, sulla diversit del pensiero e del modo di vita ebraico. Non intendo occuparmi degli aspetti esteriori scrive Hildesheimer, perch questo u n terreno troppo sofferto, addirittura tab cui nessun non ebreo osa inoltrarsi, s e non con intenzioni antisemite. Ma io mi ci voglio tuttavia arrischiare. Trovo che questo terreno, terribilmente avvelenato, degli aspetti esteriori, dev e essere esplorato, e chiedo aiuto per farlo. Ci sono semiti, e l'unico gruppo umano che si stabil nell'Europa settentrionale, di cui una parte era semita, sono gli ebrei (forse erano un paio di soldati e uf ficiali siriani o tebani di origine, che trovarono rifugio in terre renane). Ebrei e semiti non sono affatto identici e fra i venti autori e autrici di quest a raccolta le concezioni sono molto diverse quando si tratta di considerare i tr e concetti fondamentali: popolo, religione e stato. Per Michael Landmann, per esempio, il concetto di popolo quello decisivo, per al tri - Becker, Hildesheimer e altri esso obsoleto. Il concetto di razza ha preoccupato soltanto Jean Amery, ma io ritengo che non e sista un aspetto esteriore ebraico: ci sono solo ebrei che hanno tratti semitici , e non sono la maggioranza. Lily Pincus scrive: Poich n mio marito n io avevamo un aspetto fisico ebraico, fumm o molto spesso utilizzati, ad esempio, per trasferire perseguitati da un nascond iglio all'altro oppure per andare alla stazione a ricevere ebrei che dovevano la sciare la loro patria. Il suocero del mio fratello maggiore aveva, a detta delle persone che lo conosce vano, un aspetto estremamente ebraico, e ne dovette soffrire; per di pi si chiama va Meiers, eppure poteva dimostrare di essere il discendente di poveri contadini della regione dell'Eifel, che per vicino alla Mosella e: aha! - la Mosella - un fiume quanto mai sospetto! Laggi infatti un tempo c'erano stati i romani e con lo ro erano venuti gli ebrei, e l in effetti esistevano veramente villaggi ebrei chi usi, e venne anche coniato per questi tedeschi cos singolarmente poco nordici di aspetto il concetto razziale di occidentali, di celti, mediterranei: concetto ch e comprendeva naturalmente anche l'ebreo. Quando persone di dimostrabile origine ebraica non hanno un aspetto estremamente ebraico non dovremmo tentare di sgomberare insieme quel maledetto terreno dei s egni esteriori? Dopo "Holocaust" molti, probabilmente moltissimi, domanderanno: chi sono, chi erano gli ebrei? La "commozione" vorr nutrimento, informazione, doc umenti, materiali; scuole e genitori dovrebbero essere preparati, ci sono pubbli cazioni, istituti, biblioteche in numero sufficiente. Questa raccolta "Il mio ebraismo" sarebbe un buon inizio: in essa vengono fatte professioni di fede da parte delle persone pi diverse - pi varie - che sono sfuggi te allo sterminio. Nel concetto di ebraismo si racchiudono e si confondono troppe idee: popolo, sta to, religione - tutte intaccate dal concetto di razza, falsamente imposto; esse fanno della professione di fede l'unico segno possibile, e l'accettazione di una delle tre componenti non implica necessariamente l'accettazione di tutte e tre. Specialmente gli ebrei religiosi hanno un rapporto scisso con lo stato di Israel e e fintanto che i concetti ebreo e israeliano non sono identici, rimangono tens ioni e divergenze. Dei venti scrittori qui presenti, solo tre sono ebrei religiosi: Ernst Simon, Ye huda Amichai e Schalom Ben Chorin, e lo sono in un modo che non rende antitetici i termini di semplice e di intellettuale; esito davanti al termine pio, anche s e sarebbe adatto; sono stato troppo colpito dalle perfide forme di piet all'inter no della confessione religiosa che mi ha formato (immagino sempre di saper ricon oscere un cattolico autentico da segni esteriori, ad esempio da come intinge le dita nell'acquasantiera e si fa il segno di croce; eppure non dovrebbe essere un cattolico della diaspora; tirerei piuttosto a indovinare che si tratta di un co

nvertito - e, ancora una volta, mi sarei prontamente sbagliato!). La cosa sorprendente - e dopo l'Olocausto degna di maggior attenzione - che ques ti tre ebrei definiti religiosi, che vivono in Israele, hanno qualche altra cosa in comune: la lingua tedesca li ha formati e non li ha pi lasciati; non solo la lingua, ma anche la cultura tedesca; probabilmente proprio questa che si pu chiam are, senza virgolette, la cultura tedesca, comunque nell'emigrazione - e non sol o nell'emigrazione ebraica; quello che di cultura rimasto qui, ha dovuto volgers i all'interno, si impigliato nel sogno e nel ricordo; premesso, come sempre, che ci sono delle eccezioni. In ogni modo questa cultura solo in casi eccezionali ha potuto diventare attiva. Questo appunto marginale di cultura attiva meriterebbe di essere ampiamente cons iderato, potrebbe forse chiarire parecchi malintesi fra le generazioni. Avere un'impronta tedesca ed essere ebreo religioso, questo era ed , quindi, poss ibile anche dopo Auschwitz. Non lontano da Wrzburg scrive Yehuda Amichai, in un avvallamento fra due colline boscose, c'era per me la valle Eilah, dove il giovane pastore Davide abbatt il g igante Golia. Quando pi tardi, nel corso di escursioni scolastiche, conobbi la vera valle nella terra di Israele, [ci] non disturb la mia immagine profonda. Con tipica ironia storica avvenne una volta che nel corso di manovre militari is raeliane misi al bivacco la mia compagnia della riserva nella valle di Eilah, me ntre nell'avvallamento vicino a Wrzburg la lotta fra Davide e Golia continuava a ll'infinito. In un altro punto: La lingua tedesca, la stessa in cui Hitler tenne i suoi primi discorsi, diventata per me la lingua dell'ebraismo, mentre la 'Sacra Lingua' st essa era una lingua profana, la lingua comune della strada, dei campi sportivi, dei giochi, del lavoro e dell'agricoltura. Mi permetto qui, nella mia qualit di scrittore di lingua tedesca, di sentirmi com mosso da una simile confessione. Anche per Schalom Ben Chorin il tedesco rimane lo strumento del mio lavoro creat ivo. Il delicatissimo Ernst Simon, uomo di grande cultura, uno degli autori pi anziani in questa raccolta, scrive in tedesco, sebbene gi dal tempo della prima guerra m ondiale abbia cessato di sentirsi tedesco. Il pesante antisemitismo negli eserciti del Kaiser mi fece chiaramente comprende re che non ero tedesco. Ma che cosa ero? La possente indipendenza di Spinoza, che in un mondo di chiese e di sinagoghe fu l'unico dissidente del suo tempo, non faceva per me. Io cercavo la comunit. Entrai nell'esercito dei Compagni Sionisti e presto mi decisi per questo movimen to. Ernst Simon, "outsider" anche in Israele, ebreo religioso, uno spirito fra i fro nti, nella sua agiata, colta e musicale famiglia non aveva mai sentito parlare d i ebraismo, eppure suo padre si era mostrato contrario al battesimo: Un uomo one sto non abbandona una fortezza assediata per un vantaggio. L'antisemita a priori (l'antiebreo), che secondo Hildesheimer non convertibile, trova in questa raccolta quel vero israelita che lui non ha mai creduto tale? Gl i antisemiti classici, classici anche per cultura, gli antisemiti pi sottili, che hanno cercato di risolvere il problema ebraico in modo astratto, in cinici cerc hi, per i quali Hitler restava naturalmente il barbaro (a cui per contribuivano a spianare la strada, anche se "quella" strada non era la loro) potranno essere c onvertiti da confessioni e racconti cos multiformi, di tipo cos diverso? Io tendo a essere dell'opinione di Hildesheimer; penso per, che proprio dopo l'Olocausto, dopo tanti, pi o meno falliti tentativi di incorporare Auschwitz nella storia ted esca si debba cercare di difendere una giovent totalmente disinformata sull'ebrai smo dal pericolo di cadere in quel terribile antisemitismo senza ebrei che stato cos spesso evocato. "Il mio ebraismo" sarebbe un buon inizio per informare sulla multiformit di ci che costituisce e comprende ogni ebraismo, appunto anche il fat to che tanto addolora Wolfgang Hildesheimer: che esistono cio anche criminali ebr ei, sicuro, persino ebrei dappoco.

Ci sono, e poich io considero ancora la criminalit come una dimensione dell'uomo ( si badi bene: non dell'umanit!) vorrei quindi concedere anche agli ebrei un certo diritto in questo senso; la loro parte di dappocaggine in un mondo dove ci sono cos innumerevoli uomini dappoco. Cito Jeanne Hersch: Coloro che sono d'opinione che essere ebrei significhi appar tenere biologicamente a una razza, non pensano veramente oppure non pensano affa tto. Perch la conseguenza di una concezione cos razzista sarebbe che un ebreo non potre bbe mai cessare di essere ebreo. Completo questa citazione con un'altra di Isca SalzbergerWittenberg: Naturalment e mi sentii poi attratto da Israele, per l'idea di aiutare gli emigrati che eran o sopravvissuti. Fu allora che mi resi conto di quanto fosse ridicolo parlare di un solo tipo di ebreo. Dai gesti, dall'aspetto, si poteva riconoscere di ognuno la provenienza, se veni va dall'America, dal Nord Africa, dallo Yemen, dalla Germania, dall'India. Non riuscivo a credere che fossero tutti ebrei. Ma ci univa l'ardente desiderio di creare una terra che potesse essere rifugio p er tutti i perseguitati, perch l'orrore non potesse mai pi ripetersi. L'orrore c' stato, lo sappiamo: sappiamo che stato possibile sul piano umano, sul piano tedesco. Non posso soffermarmi ampiamente su ogni scrittore, su ogni scrittrice che compa re in questa raccolta. Ogni saggio un mondo a s, meriterebbe una recensione per s. Nell'ambito di una recensione collettiva posso onorare un pensatore come Alfons Rosenberg tanto poco quanto gli altri. Se ora "dopo l'Olocausto", si verificano vuoti d'informazione, non posso che rac comandare vivamente questo libro come lettura, come informazione su tutto ci che ebraico, che lo stato, su quelli che furono un tempo i legami dei tedeschi con i l mondo ebraico, sulla possibilit distrutta, sulla perdita che sei milioni di bio grafie potrebbero esprimere; sulla multiformit dell'ebraismo, sulla sua et, la sua profondit, su ci che per lungo tempo, probabilmente per sempre, andato perduto, d istrutto. Lily Pincus, la pi anziana partecipante a questo simposio, scrive: Il risultato d ella mia ambivalenza che in Israele raramente mi sento ebrea e sto sempre bene i n guardia quando mi devo identificare; essa per anche consapevole che in Germania 'mi sento meno tedesca' che in qualsiasi altro luogo e anche l sto molto in guar dia quando si tratta di identificarmi. Il compianto Max Frst, che certamente era il pi avanzato sulla strada che Jurek B ecker va cercando, un uomo saggio che dopo la persecuzione e il campo di concent ramento and in Israele, di l disse: Oggi Israele vuole essere uno stato come tutti gli altri. Ma appunto questo non pu essere. Il mondo era gi distribuito fra coloro che vi abitavano quando esso venne fondato e la sua creazione ebbe come condizione l'allontanamento, la rimozione di color o che fino allora vi avevano abitato. Gyrgy Ligeti descrive con grande vigore la doppia discriminazione sofferta come ebreo e ungherese in Romania. Va naturalmente premesso che in questa raccolta mancano alcuni milioni di ebrei, assassinati o sopravvissuti, le cui confessioni sarebbero cos diverse le une dal le altre, tanto quanto quelle qui riunite. Per molti vale ci che vale per molti cittadini sovietici di origine ebraica: avre bbero da un pezzo dimenticato le loro origini se il mondo esterno non li avesse continuamente indotti a ricordarle. Essere ebrei il fatto di riconoscersi tali, non questione di un nome che viene d ato dall'esterno. Non fu lo spirito polemico, non il polemico vocabolario, fu la parola ebreo che squalific la polemica contro Marcel Reich-Ranicki: qualunque cosa si possa dire a suo favore o contro di lui, la sua origine non pu n deve essere usata pro o contr o di lui.

Una parola di troppo e gi si scivola nella polemica, in quanto essa offre all'ant iebreo sempre in agguato la possibilit di un'esclamazione: Ah, dunque ebreo: ques to spiega molte cose; e gi diventa tipico, fornisce una pericolosa sfumatura vend icativa, malevola; ci sono casi in cui qualcuno, che non si o non si sarebbe mai ritenuto ebreo, in realt lo e quindi con un ah l'antiebreo vede giustificati pre giudizi con i quali egli probabilmente colpirebbe, chiamandolo ebreo, anche uno che non lo . Una parola di troppo e molte di meno, molte, molte di meno di quelle che sarebbe ro necessarie per fare quello che anche questa recensione non pu fare: spiegare p erch quella parola una parola di troppo. Bisognerebbe allora rifarsi molto da lontano, immergersi completamente in questo aspetto della nostra storia che - "prima dell'Olocausto", comunque - soggiaceva a una quasi totale amnesia. Dentro questa amnesia agisce una parola come ebreo - come tipicamente ebreo - ed appunto questo, il tipicamente ebreo, che non esiste, n fisicamente, n intellettu almente. L'impostazione intellettuale dell'ebreo Ernst Simon mille miglia lontana da quel la di Hans Mayer - e tutti e due si riconoscono come ebrei. Wolfgang Hildesheimer racconta di un suo compagno di scuola che detestava in mod o particolare gli ebrei biondi, certo perch non gli parevano abbastanza tipici; e siste infatti una sorta particolarmente maligna di antiebrei, che non accettano un ebreo che si riconosca tale solo perch non appare loro abbastanza tipico. E viceversa: capita di tanto in tanto che degli intellettuali vengano insultati come ebrei - in forma anonima, s'intende - sebbene abbiano avuto occasione di di mostrare la loro appartenenza al mondo ariano. Gi, la storia tedesca non fatta "solo" ma "anche" di Auschwitz; in essa stato pos sibile - una possibilit tedesca. Non sarebbe buona cosa lasciare solo all'Olocausto quella parte che ha agito sul l'amnesia. La commozione che "Holocaust" ha suscitato, deve essere nutrita di documenti, pu bblicazioni, analisi, va rifornita di materiale. I rinvii alle sofferenze dei tedeschi della guerra e del dopoguerra, a ci ch'essi hanno saputo fare, non serviranno, e l non di aiuto neppure alcun calcolo di que lli che sono stati gli orrori e le cifre spaventose dell'Arcipelago Gulag. L'amnesia considerata ancora una malattia e non si possono guarire malati mostra ndo loro le malattie degli altri. Auschwitz e rimane una parte della nostra storia. Vorrei permettermi di annotare qui un episodio molto amaro. In una splendida giornata d'estate sedevamo a prendere il caff insieme a degli am ici svizzeri su una bella terrazza all'ombra. Stavamo in pace, armonia e amicizia, parlavamo di questo e di quello, e nella fo ga del discorso ci abbandonammo al nostro dialetto renano; parlando di qualcuno, lo definimmo jut intendendo naturalmente gut, buono. Ma gli amici svizzeri intesero il vocabolo come Jude (ebreo) e immediatamente so pravvenne il gelo della diffidenza - fronti aggrottate, un senso di paura - fino a quando il malinteso venne chiarito. Soltanto una g pronunciata come j, niente di pi e niente di meno. Era bastato. No, il terreno non ancora del tutto ripulito, ancora ben lungi dall'essere compl etamente sminato. L'astrattezza pericolosa, quasi esplosiva della parola "ebreo" in una societ in c ui non ci sono quasi pi ebrei ottiene il suo giusto sfondo da una raccolta come " Il mio ebraismo", che sarebbe assai adatto a fare da libro di lettura, per spazz ar via le caricature, correggere immagini preconcette, verso quella conoscenza c he Schalom Ben Chorin esprime con queste parole: Il mio essere ebreo e il mio es sere uomo sono una monade. E' merito di Hans-Jrgen Schultz aver reso possibile la pubblicazione di questo l ibro e la presentazione di questa trasmissione. Immagini, illustrazioni, anche in un film hanno i loro pericoli: esse fissano, d efiniscono ci che non possibile fissare o definire.

Non ci possono essere abbastanza trasmissioni come "Il mio ebraismo". (1978) LET TERA AI MIEI FIGLI O DELLE QUATTRO BICICLETTE. (In memoria dei vostri due fratelli morti Christoph e Raimund). Caro Ren, caro Vincent, se in ci che qui scrivo trovate o credete di cogliere anch e una minima traccia di eroismo della sopravvivenza o della ricostruzione, cance llatelo, rideteci su, commentatelo con ironia, magari con cattiveria e amarezza; credetemi, non ho intenzione di intonare la solfa della vecchia generazione, ch e vuole solo e sempre spiegare alla giovent che vita difficile noi abbiamo avuto e come la sua sia e sia stata facile. Ah, questi allegri rimboccamaniche, non smettono mai di cardare, neanche adesso; scrivo questo tra l'8 e il 13 maggio 1984 mentre quei grandi volponi (qualche g iorno fa a Stoccarda uno gridava: Soldi, soldi, soldi, e si poteva ben intendere : Fuori i soldi!) dovrebbero riuscire a imporre, costi quel che costi, la famige rata legge di amnistia, quindi mentre questi gran furbacchioni stanno mettendo s ottosopra la Repubblica Federale. No, no, voi non avete la vita pi facile di noi; non fatevelo mettere in testa. All'ultima guerra si poteva ancora sopravvivere, ed questo che voglio provare a descrivervi, come noi abbiamo vissuto la fine del guerra. Quello di raccontare un mestiere pericoloso, nel narratore si cela sempre lo spa ccone, il millantatore, che a ben guardare pur sempre un eroe o perlomeno un sop portatore. Anche l'"Odissea" piena di spacconate, di millanterie, e ci che io voglio descriv ervi una piccola odissea. Ho raccontato abbastanza della guerra, potete andarvelo a leggere, anche quelle cose che ho definito come autobiografiche; alcune cose oggi mi sembrano abbastan za sostenute, molto letterarie, siate indulgenti nel leggerle, e se trovate che l, come anche qua, si sia insinuato un lamento, allora dovrebbe essere solo un la mento sul Reich tedesco, i suoi capi e i suoi abitanti, mai su una delle potenze vincitrici, quindi nemmeno sull'Unione Sovietica. Del resto non avrei il sia pur minimo motivo di lamentarmi dell'Unione Sovietica . Il fatto che qualche volta vi sia caduto malato e che vi sia stato anche ferito fa parte della natura delle cose, in questo caso la guerra, e ho sempre saputo c he non eravamo stati invitati l. In guerra si spara, per l'appunto, c'erano anche organi di Stalin e cose simili; quando capita si mangiano e si bevono sostanze non controllate, in caso di biso gno, quando la sete sta per farti impazzire (un'esperienza non voglio nasconderv i: la sete peggiore della fame!), allora si beve anche dalle pozzanghere, ci si dimentica di ogni precauzione, di batteri, microbi eccetera. Non ci tenevo molto a cadere prigioniero dei russi e lo potete vedere dal fatto che a partire dall'autunno 1944 rimasi verso ovest anche se mi avrebbero rispedi to volentieri verso est. In questo mi sono aiutato un po'. I soldati comunque, e io ero uno di loro, non dovrebbero mai lamentarsi di color o contro i quali si sono fatti mandare in guerra, solo di coloro dai quali si so no fatti mandare in guerra. Ho in mente da anni un piccolo lavoro che non ho ancora trovato il tempo di fare , "Il soldato nella favola", anche nelle favole dei fratelli Grimm. Qua re e imperatori e comandanti in capo non ne escono mai bene. La loro infamia viene sottolineata in tutte le favole. Riguardo a ci le favole sono di gran lunga pi realistiche della maggior parte dei romanzi di guerra, in cui si tende a sorvolare sull'infamia di qualche comandant e in capo e in primo piano c' quasi sempre il nemico, nemico di chi? E dunque, se nel seguito devo necessariamente parlare di prigionia di guerra, fate attenzion e a che non mi lamenti dell'esercito americano e di quello britannico. Dopo la guerra, dopo questa guerra, mi ero aspettato il peggio: decenni di lavor i forzati in Siberia o altrove; e non fu neppure male, non cos male, se pensate a quali devastazioni aveva portato la guerra e se inoltre considerate il fatto ch

e nessun campo di concentramento sarebbe potuto esistere anche un solo anno senz a l'esercito tedesco, e io vi appartenevo. Sappiate anche che l'indice di mortalit nei campi tedeschi per prigionieri di gue rra russi era del 57,8 per cento, ci significa 3.300.000 prigionieri di guerra mo rti; l'indice di mortalit dei prigionieri di guerra tedeschi nei campi dell'Union e Sovietica era tra il 35,2 e il 37,4 per cento, ci significa tra 1.100.000 e 1.1 85.000. L'indice di mortalit dei prigionieri di guerra russi in Germania durante la prima guerra mondiale era del 5,4 per cento e anche allora era superiore a quello di tutti gli altri prigionieri di guerra, per i quali era del 3,5 per cento. Nella seconda guerra mondiale l'indice di mortalit dei prigionieri russi era di o ltre dieci volte pi alto. Notate qualcosa? Anche questo era sterminio, l'occupazione principale dei nazist i. Ma non sono riusciti a completare lo sterminio dell'Unione Sovietica, ci sono st ati ancora dei superstiti e alcune case in cui questi hanno potuto vivere. Ed i nazisti non sono riusciti neppure a sterminare la Germania, dove c' pure sta to qualche sopravvissuto e qualche casa destinata a loro. Come si sopravvive allo sterminio e al caos in un mondo in cui tutti potevano es sere delatori ma per fortuna non tutti lo erano? Leggete i rapporti, le statisti che, le raccolte di documenti sull'Unione Sovietica e le conseguenze della guerr a, tutto ci che non posso elencare qui. Nove decimi degli oltre cinque milioni di polacchi uccisi erano civili, in Jugos lavia il rapporto tra civili e soldati era di tre a uno. Non disdegnate le statistiche, per quanto talvolta possano essere imprecise o so lo approssimative; chi potrebbe mai contare ed elencare tutti i morti. Quando se ne comprendano le proporzioni, le cifre acquistano una evidenza sbalor ditiva. Voglio riportare ancora solo una cifra: dei 55 milioni di morti calcolati in Eur opa il 40 per cento erano cittadini dell'Unione Sovietica. Da dove devo cominciare se voglio fare il possibile per non raccontare ma solo r iferire come abbiamo vissuto la fine della guerra? La cosa migliore cominciare d alla morte di mia madre deceduta il 3 novembre 1944 ad Ahrweiler mentre io mi tr ovavo all'ospedale militare di Bad Neuenahr. Ospedale militare? Nessuna paura, non ero n malato n ferito, poco prima ero stato trasferito da un ospedale militare di Ahrweiler a Dresda, qua ero stato dimesso e rispedito ad Ahrweiler; e una volta scaduta la mia licenza mi sono di nuovo ai utato un po', grazie ai mezzi fornitimi da un medico di Colonia oggi ancora in v ita, per poter ridiventare maturo per l'ospedale. Dopo la sepoltura di mia madre lasciammo l'albergo di Ahrweiler, probabile che f osse pi o meno il 7 o l'8 novembre; probabilmente la morte di mia madre ci ha sal vato la vita. Pochi giorni dopo il nostro trasloco l'albergo fu interamente distrutto da un la ncio di bombe ben mirato. Trasloco? No, non voglio cercare di descriverlo. Sarebbe un romanzo d'avventura e romanzi d'avventura ne sono stati scritti a suf ficienza. Solo una cosa essenziale: ci ricordiamo del guidatore del nostro camion come di un santo, paziente, mite, gentile. Ci siamo sistemati, irrompendo quasi, anche se eravamo stati invitati, da Maria, Alois Marie-Theres, Franz e Gilbert a Marienfeld l dove sepolto il vostro fratel lino Christoph. L'accoglienza nella nostra nuova patria fu consona al tempo: nel paese vicino ca ddero le prime bombe dall'inizio della guerra. Sorvolo sulle condizioni abitative e sul mantenimento. Sono stati descritti abbastanza spesso. In un ricovero di fortuna sei adulti e tre bambini. Mio padre aveva gi quasi settantacinque anni e fumava ancora volentieri sigari. La nostra unica fonte sicura di tabacco era un prigioniero di guerra polacco che lavorava in una falegnameria nella casa vicina.

Si chiamava Toni ed era un vero signore sia nel vestire che nel modo di comporta rsi. Avevamo un solo e unico desiderio, quello che aveva gi mandato in bestia il vecch io Fritz, il re di Prussia Federico Secondo: volevamo vivere, anche se non propr io in eterno, volevamo comunque vivere ancora per un po' senza la peste nazista. Quanti romanzi ci vorrebbero per descrivere questo periodo tra il 3 novembre 194 4 e l'aprile 1945? Tenete conto che il ministro dell'Interno del Reich si chiama va Himmler e che dopo il 2 luglio Himmler stato anche comandante in capo dell'es ercito di riserva, il mio e il nostro comandante in capo. Il terrore diffuso a livello di politica interna non ancora stato descritto, dov rebbe essere documentato, magari in una pubblicazione a cura dell'Istituto di st oria contemporanea; voi trovate tutto nella mia biblioteca. Noi non nutrivamo solo il desiderio sconveniente di sopravvivere a questo terror e, avevamo anche fame; c'erano nove persone da mantenere, a volte dieci, undici. Chiedete ad Annemarie, vostra madre, quando capita interrogatela a fondo: lavora va a maglia dei guanti che susciterebbero ammirazione in ogni boutique e ricevev a in cambio mezzo secchio di patate di cui alcune cominciavano gi a marcire. L'inverno era freddo come tutti gli inverni della guerra. Perch ci ricordiamo tutti gli inverni della guerra freddi? Non so cosa direbbe l' imparziale bollettino meteorologico. Cos'altro rimaneva da fare se non mendicare e rubare? Per rubare s'intende solo l'abbattimento di legna da ardere, che doveva essere fatto dalle donne in un bos chetto vicino, con la neve fino alle ginocchia e sotto la guida severa di vostro nonno che pi tardi, sul tavolo della cucina di un ricovero di fortuna abitato da nove persone, la segava a regola d'arte a pezzi dopo aver affilato, sempre a re gola d'arte, la sega. Conoscete il rumore che si fa quando con una lima da sega si affilano uno dopo l 'altro i denti di una sega? La legna del boschetto era bagnata, la carta scarsa; come riusciva vostro nonno ad accendere il fuoco, prerogativa cui non voleva ri nunciare? Ora, il nostro ricovero di fortuna era l'ex saletta parrocchiale, ragg iungibile solo dalla strada con una scala a pioli e nel sottotetto erano deposit ati i pali e i montanti usati durante la processione del Corpus Domini e altre a ncora per appendervi striscioni. Il legno era asciutto, la dimensione dei pali ideale. Noi li chiamavamo pastori di anime poich ricordavamo che durante le processioni d el Corpus Domini su uno degli striscioni stava scritto: Evviva il nostro pastore di anime. Ogni tanto, coll'oscurit, si doveva prendere di nascosto dal sottotetto un pastor e di anime, segarlo in pezzi a misura di stufa e spaccarlo, e spesso ci siamo ch iesti se i pastori di anime sarebbero durati sino alla fine della guerra (pi tard i, nel campo di prigionia, all'avvicinarsi del Corpus Domini ero in pensiero per quello che sarebbe successo se gli abitanti del paese avessero notato che manca vano i loro pastori di anime!). Ma anche con il legno asciutto dei pastori d'anime e con un po' di carta non si pu ancora accendere una stufa; ci vogliono dei fiammiferi o un accendino, e noi n on avevamo n gli uni n l'altro. E cos di solito vostro nonno, nelle buie mattine d'inverno, se ne stava davanti a lla porta di casa fin dalle sei e aspettava di poter accendere il suo "fidibus" all'accendino di qualcuno; a ogni modo malediva i contadini che, secondo lui, si alzavano troppo tardi; per tutta la vita stato abituato ad alzarsi tra le cinqu e e mezzo e le sei, e ad andare a messa. Vostro zio Alois, uno dei primissimi spontaneisti, aveva la tendenza, comprensib ile ma anche pericolosa, ad allontanarsi sempre dalla truppa senza autorizzazion e, cosa che avrebbe senz'altro potuto venire interpretata anche come diserzione. Ufficialmente faceva servizio, cio niente, nella caserma Hacketuer a Kln-Mlheim, all'inferno l'anima sua (all'inferno anche da parte mia)! Si faceva prestare o s i procurava una bicicletta e semplicemente arrivava pedalando fino a Marienfeld passando per Much, perlopi madido di sudore ed esausto. Cos alcune volte abbiamo avuto la visita della polizia militare (chiamata cani da guardia).

La polizia militare, questo s era un pericolo mortale, non solo per Alois, che av rebbe potuto essere fucilato al primo angolo o impiccato al primo albero, anch'i o avevo ragione di temere la visita di questi signori, perch io non ero sempre al passo con la falsificazione dei miei documenti, o meglio, non ero sempre aggior nato. Una volta ho cercato rifugio nell'armadietto, nel ripostiglio per le scope, dove per fortuna i cani da guardia non sono entrati. Inoltre i tre bambini piccoli servivano a mascherare e distrarre. Per fortuna noi fratelli ci assomigliavamo, cos i vicini non sapevano mai bene se l intorno se ne aggirava uno o se ne aggiravano due. Perci di giorno non potevamo neanche partecipare al taglio della legna. A questo punto deve essere ricordato il contadino Johann Peters di Berzbach, pre sso Much, il quale non solo ci dava ogni giorno (!) due litri (!) di latte per d ue marchi privi di valore del tempo della guerra nazista, ma che, lui che era mu tilato di una gamba dalla prima guerra mondiale, cattolico, anarchico, ospitava nella sua casa anche due disertori tedeschi, offriva loro qualche pipa di tabacc o che valeva molto di pi di due marchi del tempo della guerra nazista. Oh, zuppe di latte dell'inverno '44-'45, forse noi dobbiamo a voi, dobbiamo al c ontadino Johann Peters la nostra vita! Due litri di latte al giorno durante un i nverno di guerra. La zuppa di latte della sera era l'unico pasto sicuro. Divenne pericolosissimo andare a prendere il latte di giorno, Annemarie e MarieTheres poterono salvarsi alcune volte dagli aerei da bassa quota solo saltando n el fosso a lato della strada. Paura e fame, fame e paura dei tedeschi. Vincent e Ren, forse adesso capite ancora meglio quel che spesso abbiamo cercato di spiegarvi: che ancora oggi tutti i miei acquisti sono acquisti determinati da l panico, ogni volta che compero troppo pane, troppo latte, troppe uova e burro, e le sigarette a stecca, quando possibile. Forse capite anche meglio perch continuo a stupirmi di non aver trascorso il rest o della mia vita seduto in casa a leggere con qualche sigaretta vicino; ero semp re sposato con un insegnante di scuola media con un buon posto, il cui stipendio sarebbe bastato, anche se appena appena, per tutti noi. Stare seduto in casa e leggere, solo per qualche ora non avere paura dei cani da guardia, del signor ministro dell'Interno del Reich Himmler e del signor comand ante in capo Himmler, delle sue leggi e dei suoi emissari. Capite certo anche meglio come il minimo sentore di fascismo mi getti nel panico ; perch ho sempre fatto il pieno alla mia macchina, perch vorrei avere soldi in ta sca per almeno una settimana e perch non abito troppo lontano dal confine olandes e e belga. Folle, folle, lo so. Forse capite anche perch pu rendere coraggiosi, solo la condizione in cui non si h a nessun'altra scelta che quella di morire o essere coraggiosi, ed stata questa paura che mi ha dato il coraggio di vivere con documenti falsificati che cambiav o coraggiosamente presso qualche ufficio dell'esercito tedesco con dei documenti veri, i quali potevano poi essere falsificati a loro volta. Ren e Vincent, non prendete tutto questo come consiglio o indicazione ma solo com e una relazione sul mio comportamento, che io allora percepivo come storicamente giusto, adeguato alla fine della guerra ormai vicina, e che gli storici conside rano in modo del tutto diverso. Se dovesse succedere, per voi sar del tutto diverso. I consigli qua servono a poco. Avevo fatto la prima falsificazione all'inizio dell'autunno del '44 convincendo la ragazza che mi aveva rilasciato il certificato di dimissione da un ospedale m ilitare in Ungheria a lasciare aperta la meta del viaggio che doveva essere ripo rtata dopo l'a. E cos, nella ritirata del treno, registrai dietro l'a, con la mia penna stilograf ica, la pi occidentale di tutte le citt non ancora conquistate, Metz, e questo mi salv con ogni probabilit la vita; normalmente infatti sarei dovuto andare a Debrec en in qualche avanguardia del fronte e voi potete andarvi a leggere in qualsiasi

documentazione che razza di caos regnasse nell'autunno '44 sulla scena di guerr a dei Balcani. Dall'Ungheria a Metz passando per Ahrweiler, da Metz a Dresda passando per Ahrwe iler, da Dresda a Marienfeld passando per Ahrweiler e Bad Neuenahr. Voglio comunque provare a descrivervi un momento di questo passato: a Remagen, d eve essere stato nell'ottobre o settembre '44, mentre cambiavo il treno che veni va da Monaco o da Vienna e scendevo le scale del sottopassaggio per andare al tr eno per Ahrweiler, Annemarie, vostra madre, scendeva le scale proprio di fronte che portavano allo stesso sottopassaggio, e ci incontrammo sotto nella galleria! Capite che dopo quarant'anni ci batte ancora il cuore, s, il cuore batte quando passiamo per la stazione di Remagen? A Marienfeld ero arrivato ancora con docume nti autentici, il foglio di rilascio dell'ospedale militare di Neuenahr. Quando si avvicin la data di scadenza mi prese il panico; dopo essermi di nuovo a iutato un po' peregrinai in quel di Siegburg, ci arrivai puntuale con la febbre ed ebbi una proroga del foglio; anche il foglio prorogato stava per scadere, lo falsificai; scadde anche la data falsificata e a Much un medico civile, presso c ui ero pure comparso con la febbre, prolung la data falsificata che, in questo mo do, divenne di nuovo quasi ufficiale (tra l'altro quello che fece il medico civi le a Much non era permesso, ma lo fece!). Falsificai la data prolungata ufficialmente, anche quest'altra scadde, e a poco a poco il pezzo di carta divenne tutto consunto e pieno di ritocchi, era inutili zzabile. Devo forse dire che non solo desideravamo gli americani ma che ne pregavamo la v enuta, alla fine anche con maledizioni? Ma quelli venivano e non venivano. Devo descrivervi la nostra paura per mio fratello Alois che si allontanava in mo do sempre pi pazzo dalla truppa? Mi venne in mente di avere ancora una carta nell a manica. Dopo tre, quattro mesi di permanenza all'ospedale militare e cos tante malattie a casa, ero pur sempre, secondo l'espressione dell'esercito tedesco, ancora un co nvalescente e, prima che mi si potesse rispedire in guerra, avevo ancora diritti (che diritti si potevano avere sotto il signor ministro dell'Interno e comandan te in capo Himmler!) a una licenza deroga. (Vi racconter pi tardi a voce come negl i anni precedenti avessi manipolato la registrazione delle licenze sul mio tesse rino militare, ci vorrebbe troppo tempo e non mi riuscirebbe nemmeno in modo asc iutto). Ora, visti i miei cenci a brandelli mi sembr di agire per il meglio mettendomi tr a le braccia maledette di quella unit chiamata reparto di riserva e che era di st anza in un qualche buco a sud di Mannheim. Andai l. S. Andai. Tutte le stazioni somigliavano a dei giganteschi caravanserragli, pullulavano di gruppi estenuati, eccitati, perlopi anche sporchi e con il loro misero bagaglio: civili, normali viaggiatori, profughi, soldati, gente danneggiata dai bombardam enti, prigionieri di guerra, agenti delle categorie pi diverse; a questo punto mi si confondono molte cose, non riesco pi a riordinare neppure la successione cron ologica, mi accontento di qualche dettaglio garantito e assurdo. Questo reparto di riserva si trovava in un paese del tabacco del Baden di cui ho dimenticato il nome. La mia compagnia (normalmente una compagnia era costituita da un po' pi di cento soldati) era costituita da ottocento uomini sparsi l intorno per l'appello, chi s controso e chi imprecante. C'erano amputati di un braccio, amputati di una gamba, chi con due amputazioni, chi con tre amputazioni (via le due gambe e un braccio), e sulle loro stampelle e con protesi improvvisate aspettavano che venisse fissato il loro diritto alla pensione; uomini con alte decorazioni facevano la fila per una specie di verdura secca; doveva pur essere gennaio o febbraio, gelido, e si riceveva un cappotto solo se si era stati dichiarati k.v. (idonei alla guerra) o se ci si registrava come volontari. Si dormiva nei depositi per il tabacco, da cui il tabacco era stato tolto per pr

udenza o sequestrato; di notte le protesi pendevano da ganci e chiodi; solo sapo re di stantio, un misero surrogato del caff, pane secco con un po' di marmellata. Io ad ogni modo mi ero sbarazzato senza problemi del mio foglio lacero e sospett o, ero di nuovo nella legalit; gelavo, avevo fame, dovetti aspettare alcuni giorn i prima che toccasse a me. Di sera traffico di tabacco nei retri delle osterie e nelle cucine dei contadini ; non si potevano vedere ragazze a perdita d'occhio, all'appello urla, imprecazi oni, malcontento - oh nobile patria, come tratti i tuoi eroi, i tuoi eroi storpi (vedi favola!). Annemarie mi aveva dato per il viaggio il suo meraviglioso scialle turco, legger o e caldo, cos che nel mio manto rosso avevo destato una certa attenzione. Mi feci subito registrare come k.v., ricevetti un cappotto e, cosa altrettanto i mportante, un documento autentico. Questo documento autentico era un foglio di licenza deroga, a dispetto della Hel denklau. Ah, interrogate Annemarie sugli anni prima, l'incontro a Remagen, le settimane a Metz, gli appartamenti di Colonia, su cui anch'io ho comunque scritto qualcosa. Adesso capite che sentimenti e ricordi destano in noi le stazioni di Remagen, di Bonn, di Colonia? Ogni volta che a Colonia andiamo a trovare i Kopelew, che abi tano nella Neuenhfer Allee proprio di fronte alla casa in cui noi, giovani sposi al Capodanno '42-'43, abbiamo vissuto i bombardamenti aerei pi gravi, allora tor na immancabile e spontaneo il ricordo di uno dei nostri appartamenti, ancora ogg i non so se vi ho dormito sette volte, sei o cinque volte, ma l'ultima volta nel la notte tra il 29-30 giugno 1943 in cui Colonia fu quasi rasa al suolo dalle bo mbe. Non sono riuscito a trovare un ordine di Himmler emanato in queste ultime settim ane di guerra; l'ordine diceva che ogni soldato poteva sparare a un altro soldat o qualora lo incontrasse dove non si udisse rumore di battaglia o rumore di comb attimento. Cos ogni tedesco poteva essere in teoria la corte marziale di ogni altro tedesco, anche se colui che incontrava lontano dal rumore del combattimento si stava a s ua volta trattenendo lontano dal fragore del combattimento. E le esecuzioni, che raggiunsero le parecchie migliaia, non si fecero aspettare. Ed intanto si sa che Himmler eman questo ordine poco prima di tentare di salvare se stesso con una pace separata tramite il conte Bernadotte, cosa di cui Hitler naturalmente non sapeva niente. Il suo onore era la fedelt! Slogan elettorale delle S.S.! Il comandante in capo c ercava di salvarsi mentre dietro di lui, davanti a lui, attorno a lui, parecchie migliaia venivano impiccati e fucilati su suo ordine. La Germania tra il 20 luglio 1944 e la fine della guerra voleva dire terrore ass oluto del signor ministro dell'Interno Himmler. E alla radio il chiasso di Goebbels. Dovete sapere che l'esercito americano ha giustiziato in Europa sul campo di gue rra un disertore, uno la cui vedova ha intentato al Pentagono un processo per an ni, credo per decenni. Non si conosce con precisione il numero dei giustiziati appartenenti all'esercit o tedesco; certo che furono pi di trentamila. Che anche una sola vedova tedesca, fidanzata, sorella, madre abbia provato a cit are il Reich tedesco o i suoi eredi, o uno dei feldmarescialli sopravvissuti nel la cui area di comando avvenuta la fucilazione o l'impiccagione? Naturalmente no n so quanti dei giustiziati siano stati trascinati da una statistica all'altra c ome caduti o magari immortalati su monumenti di guerra. Io non volevo essere uno di loro. Vostro zio Alois stato qualche volta sul punto di diventare uno di loro. Non deve solo alla sua formidabile fortuna se sopravvissuto, lo deve anche a sua moglie, la zia Maria, a vostra madre Annemarie e soprattutto a vostra zia, mia sorella Mechtilde. Per fortuna le donne non sospettavano in che pericolo si trovasse Alois, andavan o con candore quasi geniale e con straordinario coraggio nelle tane dei pi divers i leoni, per esempio a Colonia e a Engelskirchen, gli procuravano proroghe.

Sono tentato di dire, ultime proroghe. Descrivere il suo allontanamento dalla truppa e la sua fortuna sarebbe un ulteri ore romanzo. Alla fine risult che era malato di reni e che la sua sede legittima sarebbe stata gi da molto tempo un ospedale militare, da cui in seguito, per sfuggire alla pri gionia, si mosse verso casa passando per le linee americane vestito da prete cat tolico. Una volta, nel dicembre 1944, andammo entrambi a Siegburg, illegalmente, alle no zze di nostro fratello Alfred e vostra zia Clre. Ho conosciuto un disertore che stato fucilato. Mi ha rivolto di sfuggita la parola in una piccola localit chiamata Kaldauen, vic ino a Siegburg, quando ero ritornato nell'esercito tedesco; mi ha rivolto la par ola un sottufficiale di nome Keller, un uomo silenzioso, sapeva il mio nome da M aria e Alois. Dopo la guerra sono venuto a sapere che stato fucilato per diserzione. Dal fronte, Kaldauen dista dai tre ai quattro chilometri dalla periferia di Sieg burg, era andato a trovare i suoi genitori, probabilmente per un caff; un assassi no legale tedesco deve averlo sorpreso lontano dal rumore del combattimento. Allora si svolgeva tutto in fretta e dopo non ha mai cantato nessun gallo. Poi all'inizio degli anni Cinquanta, anche le donne tedesche hanno approvato il riarmo senza opporsi. Io non ho mai capito, forse ci proverete voi. A questo punto mi si confondono parecchie cose. Ho gi scritto alcune cose da qualche altra parte e potete andarvele a leggere. Qua e l nei diversi saggi, anche nelle "fiction", si possono individuare dati di fatto, anche sulla fine della guerra! So ad esempio, lo so per certo, che in que sto periodo sono stato prima o poi a Ludwigshafen. Come mai, perch, forse andando nel paese del tabacco nel Baden? E' probabile. Sono stato anche a Magonza, nel febbraio '45. Forse stavo cercando per l'ennesima volta documenti veri, solo che, e qui non mi raccapezzo, sono tornato da Magonza direttamente. Ad ogni modo ero a Magonza e, siccome odiavo fermarmi in quei giganteschi carava nserragli con odore di muffa che erano le stazioni, sono andato in citt, s davvero , posso garantire per questa story; a un tratto ho visto il cartello Comando del presidio, sono entrato, non chiedemi perch, non chiedetelo, non lo so, forse ero davvero pazzo, sono dunque entrato, ho chiesto nientedimeno che dell'ufficiale giudiziario e, con in tasca il mio fo glio di licenza falsificato, mi sono fatto annunciare presso di lui. Ero votato al suicidio? No, sentivo sempre forte quel desiderio che il vecchio F ritz trovava sconveniente: volevo vivere. L'ufficiale, un maggiore, mi ricevette e io gli raccontai un piccolo romanzo: me ntre stavo raggiungendo la mia truppa avevo saputo della morte di mia madre (che allora era morta gi da quattro o cinque mesi), sarei quindi dovuto andare al suo funerale, inoltre avevo saputo che il nostro appartamento a Colonia era stato b ombardato (era stato bombardato gi da un anno e mezzo); sarei quindi dovuto andar e sia al funerale che a Colonia per mettere in salvo la mia biblioteca e i miei scritti, che per me erano di importanza vitale data la mia laurea imminente (la denominazione ufficiale della mia professione era quella molto ambigua di studen te ed egli non poteva naturalmente sapere, supporre o magari controllare, che er o stato arruolato dopo la met del primo semestre). Ora, questo uomo straordinario, maggiore se non tenente colonnello, con un aspet to severo da far paura e molto prussiano, mi credette, oppure, un'idea che mi ve nuta solo pi tardi, finse di credermi, perch sapeva che la guerra era perduta e vo leva salvare quante pi vite possibili. Mi diede una licenza di quattordici giorni e io ebbi di nuovo documenti autentic i e licenza. Forse sapete gi una cosa, ne avete fatto l'esperienza in qualche occasione, non q uindi una vanteria ma una semplice osservazione: quando serve so avere abbastanz a sangue freddo. Anch'io so una cosa e cio che questo foglio di licenza era quello che scadeva il

2 marzo 1945, quindi dovevo essere stato a Magonza, non saprei dire come mai, ve rso la met di febbraio, con cappotto. Quattordici giorni, un lusso, un'eternit, e prima o poi gli americani dovevano pu r venire. Questi quattordici giorni con un documento autentico in tasca sono stati quasi s pensierati, non ci fosse stata la paura per mio fratello che era pi in pericolo d i quanto le donne non sospettassero. Durante questi quattordici giorni andai anche a Colonia con la bicicletta di Til la (vedi "Lettera a un vescovo, generale e ministro") per vedere il nostro appar tamento e per procurare sigarette al mercato nero. Ma poi, poi c' ancora un po' di confusione, so con estrema certezza che il 2 marz o ero sul Michaelsberg di Siegburg e vedevo quella gigantesca nuvola di polvere, che una volta era stata Colonia, avvicinarsi a Siegburg passando sopra la pianu ra. Ora io so anche con certezza che il 2 marzo era il giorno in cui scadeva il mio ultimissimo foglio di licenza legale e io non so proprio quando l'ho falsificato , prima di andare a Siegburg o dopo? E' probabile prima, perch il 2 marzo, a Sieg burg, sarei potuto troppo facilmente capitare nelle mani della Heldenklau (Helde nklau si chiamavano i commando che rapivano soldati a caso e li consegnavano all a truppa combattente pi vicina, quindi al famigerato rumore di combattimento). La falsificazione questa volta consisteva nel battere un 5 dietro il 2 con la ve cchia macchina da scrivere per ufficio di mio padre: il 5 riusc sghembo e anche i caratteri erano diversi. Se questa falsificazione fosse capitata nelle mani di un vero criminologo non sa rei andato lontano, e poi, non lo so, non oso pensarci, poi forse un perfetto im becille di tedesco mi avrebbe ucciso. Ancora oggi non so perch dietro il 2 non ho battuto un 9, cos avevo certo guadagna to ventitr giorni, ventitr eternit, ma perch non ho realizzato ventisette giorni? Co munque, indipendentemente dalla falsificazione, il foglio non era molto attendib ile, infatti uno non riceveva un totale di cinque settimane di licenza in questa fase della guerra. E' possibile che fossimo sicuri, assolutamente sicuri che al pi tardi per allora gli americani, i nostri liberatori, ci sarebbero stati. Ora non c'erano ancora nemmeno il 25 marzo anche se avevano gi occupato Colonia e il 7 marzo si erano gi spinti fino a Remagen oltre il Reno. Remagen! Riuscite a immaginare cosa significava questo nome per noi? Non solo pe r l'incontro fantastico e inaspettato che abbiamo avuto, non solo per la travers ata del Reno da parte dell'esercito americano, anche perch, dal luglio '43 fino a l novembre '44, Annemarie scendeva quasi ogni giorno a Remagen provenendo da Ahr weiler e andava a Colonia, perlopi assieme a mio padre che curava l la sua attivit (c'era da fare: riparare finestre!). Annemarie andava a Colonia per andare nel rifugio antiaereo con le sue scolare. Non so quante centinaia di bombardamenti aerei ha vissuto. (Interrogatela, interrogatela per bene. Ha una memoria prodigiosa per i particolari, chiedetele di che cosa ha vissuto.) Era una follia, una follia che diventava ogni giorno pi grande. Ad un certo punto, non so dirlo con esattezza, ricordo anche una Bonn distrutta dalle bombe in cui vagavo con Annemarie, forse per essere ricoverato ancora una volta all'ospedale militare dopo un piccolo espediente. Questa volta invano. Una volta sono stato anche - s, sembra il C'era una volta -, una volta sono stato anche con mia sorella a Engelskirchen, dove Tilla stava organizzando di nuovo q ualcosa per Alois. Aerei da bassa quota, il quartier generale del feldmaresciallo Model, un temuto assassino che in aprile si gentilmente sparato in un boschetto tra Duisburg e Ds seldorf, aveva cinquantaquattro anni, due in meno del suo comandante supremo del l'esercito e nove in pi di Himmler (s, nel 1945 Himmler aveva quarantacinque anni; se vi capita calcolate un po' quanti omicidi pesano su ogni minuto della sua vi ta!). Le strade piene di orde: soldati, fuggiaschi, sfollati, gente che partiva e gent

e che tornava chi volesse fare un film dovrebbe ingaggiare centinaia di migliaia di comparse; truppe che retrocedevano, truppe che avanzavano, ma chi sapeva anc ora dov'era il davanti e dov'era il dietro? Noi sapevamo, naturalmente intercett ando le trasmittenti straniere (pericolosissimo!), che gi da molto gli americani si erano spinti da Remagen fino a Hennef passando per l'autostrada, erano sulla Sieg, da cui noi abitavamo a solo dodici chilometri di di stanza. Ora, essi avevano altri piani strategici, si spostarono verso est fino a Kassel e formarono assieme all'esercito britannico, che avanzava da Arnheim, la sacca d ella Ruhr, in cui poi pigliarono una grande parte dell'esercito tedesco, ma a Ma rienfeld purtroppo non arrivarono. Ed intanto il 25 marzo si avvicinava senza che ci fosse pi nulla da poter falsifi care, senza documenti e lontano dal rumore del combattimento avrei ben presto pe nzolato, cos come potete vedere nelle illustrazioni del "Simplizissimus". A volte penso che il caos durante e dopo la guerra dei Trent'anni non possa affa tto essere stato grande come quello durante e dopo la seconda guerra mondiale. La superficie su cui ebbero luogo le due guerre era quasi grande uguale ma nel f rattempo era di molte, addirittura innumerevoli volte pi densamente popolata; la massa potenziale di caos a disposizione era di gran lunga pi grande e poi i nostr i nemici non erano gli americani e gli inglesi che avanzavano, i nostri nemici e rano gli specialisti in caos e omicidi. Uno di questi si faceva chiamare Fhrer e se ne stava seduto a Berlino nella sua torre d'avorio fatta di cemento; era il signor ministro dell'Interno del Reich e comandante in capo dell'esercito di riserva, Himmler; a ci si aggiunga l'estensi one dell'esercizio dello sterminio ai loro organi subalterni, tra i quali si dov eva annoverare parte della popolazione. Potrete sempre distinguere i tedeschi secondo che definiscano l'8 maggio come gi orno della sconfitta o della liberazione. Noi attendevamo i nostri nemici come i nostri liberatori. In seguito uno dei feldmarescialli sopravvissuti non la chiam sconfitta ma vittor ie perse. Non leggete tutto questo come resoconto di un'avventura, anche se alcuni element i avventurosi sono inevitabili, leggetelo come un giallo che non pu essere molto avvincente, perch la prova inconfutabile della mia sopravvivenza risponde gi alla domanda principale del giallo: sar preso? Al massimo pu essere interessante la dom anda: come riuscito a non farsi prendere? Anche il 25 marzo venne senza che gli americani avessero oltrepassato la Sieg e ci avessero liberato; pu essere in un c erto modo consolante sapere che anche un 9 battuto dietro il 2 avrebbe portato s olo una piccola proroga, infatti nemmeno il 29 marzo avevano ancora oltrepassato la Sieg. Non c'era altra scelta che tornare nell'esercito tedesco. La domanda intanto era se si poteva sopravvivere con pi sicurezza dentro o fuori l'esercito. La risposta che ci siamo dati dopo approfondita analisi stata: dentro l'esercito . Stare fuori dall'esercito senza documenti sarebbe stato un gioco pi pericoloso de lla roulette russa. Solo che tornare nell'esercito significava dividersi, salutarsi ancora una volta ; un commiato in guerra, e ancor pi un commiato in una guerra nazista, poteva sem pre essere quello definitivo, giovava a poco il fatto che ci rendessimo conto ch e adesso non poteva davvero pi volerci ancora molto. Dopo Stalingrado c'erano pur sempre voluti ancora pi di due anni e si dovevano ri tenere i tedeschi capaci di protrarre fino all'alba il famoso dodici e cinque se solo ne avessero avuta la possibilit. Ebbene, prolungammo il commiato. Annemarie venne con me fino al posto di servizio pi vicino dell'esercito, che si trovava a qualche chilometro da noi e nelle vicinanze di un paese che si chiama Bruchhausen. Il posto di servizio risult essere un corpo di stato maggiore: solo pantaloni a r ighe rosse, uno stato maggiore nervoso che non sapeva che farsene di un caporal maggiore arrivato l a piedi e che non era nemmeno preparato a convertire il mio f

oglio sospetto in uno legale. Fui indirizzato in un paese di nome Birk sulla linea Siegburg-Much, ricevetti un a razione da marcia ineccepibile: pane, salame, margarina, sigarette. Ed abbiamo protratto il commiato consumando insieme la mia razione da marcia, da qualche parte tra Bruchhausen e Marienfeld, tenendoci lontani dal fosso lungo l a strada; tutt'e due avevamo fame e vostra madre era incinta. Annemarie prosegu ancora con me per la lunga strada in discesa, che poi doveva ri percorrere in salita, fino a Much, e l ci siamo salutati all'incrocio, gi nella va lle, dove orde di civili e di soldati scorrevano le une accanto alle altre e tal volta le une dentro le altre. La Germania era in movimento e io avevo in tasca un misero foglio fasullo. S, commiato. Non lo descrivo. Devo forse descrivere le quattro dozzine di commiati, se non sono addirittura ce nto? A Colonia, ad Ahrweiler, a Marienfeld e altrove, a Metz, a Bitsch, St. Avold e altrove. Corsi via in direzione di Birk con in mano un bastone assolutamente non regolame ntare, tanto che un ufficiale della polizia militare, che mi pass accanto in macc hina, fu indotto a fermarsi e a riprendermi con severit dicendomi quanto ci fosse indegno di un soldato tedesco. Ero troppo disperato per simulare almeno rimorso, gli indicai la mia destinazion e ed egli mi ordin di salire in macchina; era di quella razza di persone severe e irreprensibili, e io temevo - era pur sempre un ufficiale della polizia militar e - che mi chiedesse i documenti o che mi rinchiudesse subito. Non fece n l'una n l'altra cosa, a Birk mi scaric senza una parola davanti alla fur eria dell'unit locale, aspett ancora che fossi entrato e ripart. Mi presentai nella fureria, esibii il mio foglio; il caporal maggiore, prima anc ora che potesse esaminarlo attentamente, fu chiamato nella stanza accanto, io ri presi il pezzetto di carta e quando quello ritorn e lo cerc dissi: Te lo sei appen a portato dietro. Era confuso, si meravigli, poi lasci perdere; fui annesso alla compagnia e fui di nuovo in regola. Questo malaugurato foglio di licenza deve trovarsi ancora da qualche parte tra i l disordine delle mie lettere di guerra, questo documento che forse mi ha salvat o la vita. Il giallo continua. Io mi sentivo sollevato e allo stesso tempo abbattuto: per la prima volta dopo s ei mesi ero di nuovo separato da Annemarie e dagli altri, ero di nuovo nell'eser cito tedesco. Le escursioni nel paese del tabacco, a Magonza e in altri luoghi erano state sen za dubbio rischiose, ma il loro esito era tuttavia valutabile. Ero abbastanza depresso, tanto pi che non potevo telefonare, cosa che negli anni di guerra precedenti mi aveva sempre dato conforto. (Andatevi a leggere attentam ente quello che non vorrei ripetere qui). Alla sera passeggiavo per Birk, disperato, e ciononostante accarezzavo l'idea di scomparire davvero, ma dove, dove? Allora incontrai sulla via principale di Bir k la figlia di un negoziante di generi alimentari di Colonia da cui noi avevamo comperato spesso e per anni a credito. Una ragazza cordiale che purtroppo non ho mai pi incontrato. Mi port a casa con s, in un ricovero provvisorio dove incontrai anche suo padre; e rano appena fuggiti, da un giorno o due, dall'arruolamento nella milizia popolar e. Raccontammo; io feci un resoconto e il signor Fog, si chiamava cos, mi spieg che c ontava di continuare a fuggire, in direzione degli americani, dall'arruolamento nella milizia popolare e mi chiese se si poteva nascondere uno o due giorni a Ma rienfeld. Risposi di s ed egli mi preg di preparargli per cos dire gli alloggiamenti l e mi of fr come anticipo venticinque libbre di zucchero in un sacco robusto. Venticinque libbre di zucchero a fine marzo del 1945! Come portarle a Marienfeld , la sera tardi? Beh, ero pazzo, la ragazza mi prest la sua bicicletta, fissai il

sacco di zucchero sul portabagagli e partii. Era da pazzi, e forse questo trasporto di zucchero per allontanamento dalla trup pa (come un successivo giro in bicicletta in circostanze simili a cui devo ancor a arrivare) stata la mia unica impresa eroica: zucchero per Marienfeld! Andai pe r strade secondarie, evitai incroci pericolosi dove erano appostati poliziotti m ilitari e la Heldenklau; spingendo bicicletta e zucchero su per scarpate arrivai tutto bagnato di sudore a Marienfeld con lo zucchero, questo s stato un incontro ! Sorprendente e tuttavia penoso, fu di nuovo discusso il problema se rimanere o tornare indietro. Alla fine vinse il mio senso dell'onore: avevo promesso alla ragazza di riportar e la bicicletta e di quei tempi una bicicletta era pi preziosa di un'intera autoc olonna. Biciclette determinarono il mio destino, in fin dei conti in bene. Partii quindi nel bel mezzo della notte, riportai la bicicletta e mi infilai nel l'alloggiamento. Di nuovo in regola. Adesso cominciava l'ultima fase, che non voglio descrivere in modo dettagliato v isto che queste storie si possono leggere in ogni libro di guerra. A Kaldauen incontrai il sottufficiale Keller, pi tardi ucciso come disertore a qu alche centinaio di metri dalla casa dei suoi genitori. Fui ulteriormente trasferito a Niederauel, di fronte alla citt di Blankenburg. Eravamo accampati l di fronte agli americani, separati solo dalla Sieg, e potevam o vederlo con i nostri stessi occhi quel pane bianco, bianco, splendeva come la luna. Non si sparava, sparare era in un certo senso proibito perch ad anche un solo col po tedesco veniva replicato con intere cariche di artiglieria americana. Disfacimento, caos, approvvigionamento al limite della regolarit, rubare, mungere mucche, notti trascorse in qualche modo in stalle al calore del bestiame, e anc ora una volta una bicicletta determin il mio destino. Vi chiederete perch non sono subito passato di l incontro al pane bianco, tanto bi anco. La risposta semplice: non solo volevo sopravvivere, se possibile volevo anche so pravvivere senza essere fatto prigioniero, un desiderio sconveniente. Alois e io avevamo riflettuto sul fatto di nasconderci per un po' nel piccolo so laio dell'alloggio provvisorio tra i pastori di anime superstiti, e di stare a v edere l'evoluzione delle cose. Volevo andare da Annemarie, volevo andare a casa, e inoltre avrei dovuto attrave rsare a nuoto o guadare la fredda Sieg. Aspettai. Nel gruppo si parlava apertamente di passare dall'altra parte; alcuni ci avevano provato, le loro famiglie vivevano nella zona gi occupata dagli americani, stris ciarono e si arrampicarono su per un ponte abbattuto, furono uccisi, perch ritenu ti una pattuglia esplorativa. No, io aspettai, ed ecco che una bicicletta mi tent ancora una volta. Con alcuni altri ebbi l'incarico di scortare fino a Niederauel il nostro cambio, una compagnia di un reparto di poliziotti ciclisti di Colonia; incontrammo i po liziotti di Colonia muniti di bicicletta ad Allner arrivandovi di notte da Bding er. Marienfeld non distava molto da Allner, dodici, forse quindici chilometri. Riuscii a convincere un funzionario di polizia a prestarmi una bicicletta. Doveva essere un santo perch, come ho gi detto, una bicicletta era pi preziosa di u n'intera autocolonna, e all'inizio dell'aprile 1945, al culmine del caos in Germ ania, chi poteva fidarsi di qualcuno? Dunque me la diede (non so il suo nome, al trimenti eternerei anche lui come il contadino Peters) e io andai di notte verso Marienfeld, d'istinto e con la mente confusa, come avevo sempre rimproverato ad Alois; vidi Annemarie, portai qualche sigaro a mio padre ed ecco di nuovo l'ete rna discussione, se rimanere o non rimanere, andar su nel solaio dai pastori di anime o tornare ad Allner, che voleva poi dire tornare al fronte. Intanto i poveretti erano ancora acquartierati nel loro ricovero di fortuna; l'a cquartierato mi consigli ragionevolmente il solaio, io per avevo in mente il viso

bonario ed onesto del funzionario di polizia a cui avevo solennemente promesso d i riportare la bicicletta, cos ritornai ad Allner nella notte buia passando per strade secondarie. In seguito ho sentito, ma non so dove, che l'intera compagnia di poliziotti, bic iclette comprese, stata annientata. Noi, l'unit a cui appartenevo, procedevamo allo sbando totale attraverso la valle di Brl in direzione Waldbrl, ci trascinavamo l, avanti, poi di nuovo indietro. Mi ricordo che una volta siamo arrivati al margine di un paese e vi abbiamo vist o sventolare le bandiere bianche. In qualche modo, non so esattamente come, l'intero convoglio si disgregato e io ho preso la strada di casa (potete leggervi tutto quanto in una breve cronaca ch e ho scritto anni fa), finch un sottotenente, nel bel mezzo della strada provinci ale, mi ha letteralmente puntato la pistola al cuore e mi ha costretto a unirmi alla sua unit, che portava il nome assurdo di Comando Combattente Brchermle (ques ta borgata, che dava il nome all'ultima unit dell'esercito tedesco a cui ho appar tenuto, deve essere da qualche parte tra Denklingen e Waldbrl). Ho pensato bene di non opporre resistenza a questo pazzo e cos, dopo qualche gior no spiacevole, sono finalmente caduto prigioniero degli americani vicino a Brche rmhle. Finalmente? E' stata una sorpresa per me. Avevamo desiderato l'arrivo degli americani, con preghiere, con imprecazioni, ed stata una liberazione essersi finalmente sbarazzati dei tedeschi, e tuttavia, q uesta stata la sorpresa, stato difficile alzare le mani, stato difficile, ma l'h o fatto, naturalmente. Il resto non pi tanto importante. Una notte fredda in un campo improvvisato vicino a Rosbach Sieg, ancora voci di vittoria finale; un viaggio avventuroso attraverso il Westerwald fino a Linz, ol tre il Reno verso Sinzig (leggete, leggete le poesie che Gnther Eich ha scritto su ci), Namur, Attichy, un accampamento di massa. Tutto questo non stato certo come una degenza in sanatorio. Lo ripeto, mi ero aspettato il peggio, ma non fu poi male, non cos male, e i tede schi erano sempre i pi pericolosi, tenevano tribunali segreti e ne facevano scomp arire parecchi nella latrina di massa, dei disfattisti, nell'aprile del '45, qua ndo sull'Elba l'esercito russo fraternizzava gi con gli americani. No, no, nessun lamento. La sola cosa importante che sia riuscito - non chiedetemi come, sarebbe un picco lo giallo nel giallo - a scampare al lavoro manuale a cui eravamo invogliati con la promessa di cibo migliore. Pensavo: se lavori adesso - ed era un lavoro assurdo, che ho descritto in altro luogo - lavori poi per anni, forse per decenni; pensavo: meglio soffrir la fame per qualche mese che lavorare per anni da qualche parte. Mi sono forse comportato allora per la prima volta con consapevolezza storica. Anche in seguito, quando il campo, si dice duecentomila uomini, fu sciolto e con segnato (venduto) ai francesi, riuscii, dopo una verifica minuziosa dell'idoneit al lavoro, a finire nella categoria inabile nella propria professione, dal momen to che la mia professione era studente, una definizione straordinaria. Ora, dal momento che circa sessanta dei presunti duecentomila uomini erano stati dichiarati non utilizzabili nella propria professione, gli americani diedero pr ova della loro capacit di giudizio, a volte davvero sorprendente: fummo separati e nutriti a parte, meglio, quasi bene, ci diedero persino alcuni infermieri che ci portavano l'acqua per lavarci, finch non fummo trasferiti di nuovo e consegnat i agli inglesi in un campo nelle vicinanze di Waterloo. Gli inglesi erano completamente diversi, non cos maniaci dell'igiene come gli ame ricani, il cibo era regolare, c'era molto t con latte e zucchero che i tedeschi d isdegnavano. Anch'io non ero un bevitore di t, lo diventai; assaporavo la squisitezza di quest o incomparabile t inglese e raccoglievo i resti in una bottiglia di birra da un l itro di provenienza belga che divenne una mia preziosa propriet. Vostra madre, Annemarie, non aveva mai avuto occasione durante la guerra di most rarmi come sapesse preparare bene il t.

Ah, voi lo sapete, l'Irlanda e anche l'Inghilterra, dove siamo diventati dei bev itori di t. Siamo stati rilasciati dal campo inglese in base al distretto governativo. Cos sono venuto a sapere che c'era un distretto governativo Arnsberg di cui facev a parte Gelsenkirchen, da cui proveniva Ada, l'unico amico di guerra e di prigio nia rimasto e che voi conoscete. Colonia entrata in gioco pi tardi e voi conoscete il resto (leggete quello che ho scritto riguardo a ci, un po' autobiografico). Deve essere menzionata ancora una sola bicicletta. Apparteneva a Hilde Merl di Siegburg, che me la prest un giorno dell'ottobre 1945 quando dopo essere stato rilasciato nello Hofgarten a Bonn dalla prigionia brit annica per mano belga, arrivai a Siegburg troppo tardi per poter raggiungere pri ma dell'orario di chiusura Nesshoven, dove allora Annemarie aveva una camera. Pedalando pi veloce che potevo, su per quella strada che neanche sei mesi prima a vevo percorso con il sacco di zucchero, arrivai a Nesshoven, grondante di sudore ed esausto, prima dell'orario di chiusura. Nessuno aveva calcolato che sarei arrivato cos presto, la gioia e la sorpresa fur ono grandi, ma pochi giorni dopo il dolore: dovemmo seppellire il vostro fratell ino Christoph, nostro figlio. Vi chiederete che cosa abbia fatto durante questi sei mesi. Non lo so pi, ma non molto. Comunque in cucina c'erano troppe persone, qualche volta, quando i miei document i erano davvero a posto, andavo a fare incetta di roba, aspettavo gli americani, leggevo, leggevo anche i diari di Kierkegaard; a Colonia sono andato solo una v olta, con la bicicletta di Tilla e con documenti ineccepibili, per mettere in sa lvo ancora alcuni oggetti di valore e procurare sigarette (potete leggerlo altro ve). Troverete in alcuni punti di questo resoconto il cinismo tipico di famiglia e l' irriverenza, forse riderete. Ridete tranquilli, siamo sopravvissuti e certo non siamo stati tutto quanto il t empo immersi nella malinconia. (Chiedete per bene a vostra madre, chiedete a vos tra zia Maria e a vostra cugina Marie-Theres, ai vostri cugini Franz e Gilbert c ome ricordano tutto questo; in modo molto diverso da me, diverso anche da come l 'avrebbe raccontato Alois). Stanno emergendo troppe cose, troppe cose si fanno strada e devo chiudere, altri menti ne esce quasi un romanzo e io mi ritrovo a raccontare, cio su un terreno sc ivoloso, mentre invece non si dovrebbe abbandonare il terreno solido del veramen te vissuto. Forse adesso capite meglio ci che vi parso strano o addirittura inspiegabile, cap ite come per noi non sia solo difficile, sia impossibile gettare via del pane, c ome a me dispiaccia buttare via t o caff, e perch mi porto nel mio studio quel che avanza a colazione di queste bevande preziose e nobili, capite perch non posso sm ettere di fumare e perch i miei acquisti di generi alimentari sembrano sempre fat ti in preda al panico. Sappiate anche che nessuna Circe poteva adescarmi dalle sue rocce durante le per egrinazioni negli anni 1939-'45. Nella sessualit stanca, consumata nello sporco delle stazioni, vicino a queste e nei convogli ferroviari di quel tempo, in quella sessualit non c'era seduzione, e Penelope era entrambe, Circe e se stessa. Sappiate anche che nel campo di prigionia americano c'erano persone con entrambe le gambe amputate al di sopra del ginocchio che erano state catturate in combat timenti con lanciarazzi, strateghi della vittoria finale, e in una stazione del basso Reno c'erano dei soldati britannici che stavano rimpatriando, il loro tren o era fermo di fianco al nostro, e che ci diedero di nascosto dei mozziconi di s igaretta. Forse adesso capite anche meglio perch tipi come Filbinger e Kiesinger, che in og ni momento se la sono sempre cavata con un sorriso e senza difficolt, perfetti ne l loro autocompiacimento filisteo, perch questi ci abbiano irritato pi di tutto; e sappiate anche che la famosa liberazione dei prigionieri di guerra di Adenauer riguardava soprattutto gli alti ufficiali, per i quali in genere ha conservato u

na certa validit non la parola sconfitta n liberazione ma vittorie perse; e siccom e questi vivono pi a lungo di qualsiasi soldato malato o rovinato da armi da fuoc o, gravano molto il fondo per le pensioni, e questi stessi dovevano anche far co modo per la ricostruzione di un esercito tedesco, chiamato esercito federale. Forse capite anche meglio che tutti i nostri viaggi erano sempre anche delle fug he, fughe da gente come Filbinger, che non si ricordava pi di aver preso parte al l'esecuzione di qualcuno che lui stesso aveva condannato a morte! (Immaginatevi un po': non si ricordava!). Quanti tedeschi non si ricordano, solo quelli nelle cui mani sarei potuto cadere , non tutti giudici ma potenziali giustizieri. E innanzi tutto le madri tedesche, questa categoria di donne tedesche cos esaltat a, quante di loro hanno lasciato correre incontro alla morte i loro figli di qua ttordici, diciassette anni, non solo senza opporre resistenza, anche senza parti colare pena e non poche con entusiasmo, li hanno sacrificati al Fhrer! Allora c' era un certo Ferdinand Schrner, uno dei prediletti di Hitler - nel marzo 1945 lo promosse feldmaresciallo -, le sue corti marziali erano famigerate come quelle del signor Model; portava l'appellativo di sanguinario, i suoi provvedimenti dis ciplinari erano il terrore dei suoi soldati. Non mor nel 1945 come il suo amato Fhrer, mor a Monaco nell'anno tedesco di grazia 1973; credo che anch'egli facesse parte dei prigionieri tedeschi di guerra libe rati da Adenauer. Caro Vincent, caro Ren, circa sedici anni fa uno dei figli di Rudolf Hess mi scri sse se non potevo inserirmi nel lungo elenco di coloro che peroravano la causa d el rilascio del signor Hess. Non ho potuto, non me la sono sentita, e anche oggi che Hess ha novant'anni, non me la sento. Ancora nel 1946, a Norimberga, questo singolare uccello di pace ha fatto rilevar e che Hitler stato il figlio pi grande generato nel corso della millenaria storia tedesca. Ed io non riesco a togliermi dalle orecchie i suoi giuramenti e la sua voce da r azzista fanatico che ho sentito alla radio quando avevo sedici anni, e non posso dimenticare il suo volto visto al cinegiornale, quegli occhi penetranti che chi edevano vittime e ricevevano le loro vittime. No, non protesterei contro il suo rilascio ma non posso battermi per questo. Dovete anche sapere che mi sono rifiutato di partecipare alla rimozione delle ma cerie di Colonia allorch questo fu dichiarato dovere di ogni reduce. Non ho toccato pietra; in silenzio tra me e me, da solo, togliendo con cura l'in tonaco da ogni pietra, ho sgombrato il laboratorio di mio padre nella Vondelstra sse, allora gestito da Alois; di pietre pubbliche nessuna. Quello che non ho riferito spetta alle donne, che hanno dovuto sostenere la quot idianit della guerra e della dominazione nazista, il suo tormento e la sua assurd it nella vita di ogni giorno. Vorrei rievocare ancora una volta le quattro biciclette che compaiono in questa relazione: 1. La bicicletta di Tilla, con la quale, pi o meno nel febbraio 1945, sono andato a Colonia e l'ho attraversata per controllare il nostro appartamento nella Neuenhf er Allee, per mettere in salvo i gioielli e l'argento di famiglia di Annemarie ( che oggi, 1984, ancora nelle custodie rosse senza essere mai stato tolto e usato ) e per procurare sigarette alla borsa nera. 2. La bicicletta della figlia di Anton Fog, con la quale, nella notte del 25 marzo 1945, ho portato illegalmente venticinque libbre di zucchero da Birk a Marienfel d. 3. La bicicletta dello sconosciuto funzionario di polizia di Colonia, con la quale, nell'aprile dell'anno 1945 e sempre di notte, sono andato da Allner a Marienfel d. 4. La bicicletta di Hilde Merl, con la quale, nell'ottobre 1945, sono andato da Sie gburg a Nesshoven per rivedere Annemarie prima dell'ora di chiusura.

Pochi giorni fa, verso la met di luglio, mentre finivo di scrivere questa relazio ne, morto il generale delle S.S. Karl Wolff, ottantaquattro anni, nazista davvero da avventura, insignito del gra do di generale delle S.S. gi nel 1937, capo di stato maggiore personale di Himmle r, alla fine di febbraio del 1945 era comunque convinto che la guerra fosse pers a (ridete pure: alla fine di febbraio del 1945 ne era convinto!). Dopo che attraverso intermediari ebbe trattato con Allan Dulles l'esercito tedes co capitol in Italia; comunque, comunque; in seguito Wolff venne condannato a qua ttro anni di campo di lavoro, ne scont una settimana. In seguito, accusato di corresponsabilit per la morte di trecentomila ebrei, neg d i aver saputo dei campi di sterminio (ed era stato capo di stato maggiore person ale di Himmler!). Gli furono dati quindici anni di reclusione, fu rilasciato dopo sette anni. Condono della pena. E dopo questo condono della pena vissuto ancora tredici anni! Caro Ren, caro Vinc ent, non uno scherzo, andata. E' storia tedesca. Vostro PADRE