7/10/20
(analisi immagine)
Tratta dall’Enciclopedie di Diderot e Dalambert (nell’enciclopedia non venne raccolto solo il
sapere e la conoscenza scientifica ma anche le arti e i mestieri)
Nelle tavole illustrate, incise attraverso litografia, inserite all’interno dell’enciclopedia
venivano rappresentate le iconografie delle varie tematiche trattate, ma dal 1839, con
l’ausilio della fotografia si cercherà in ogni modo di entrare nel mondo della stampa;
trasferire il negativo fotografico sulla lastra da inchiostrare e successivamente da stampare
ed inserire dentro ad un libro. Innovazione che ha sconvolto il mondo della comunicazione.
- Tutto quello che vediamo sottoforma di immagini discende dalla fotografia; cinema,
televisione, immagine informatica.
- Il cinema è stato un meccanismo di trasposizione dell’immagine fotografica, in un
meccanismo la cui successione veloce delle immagini ci illude di vedere il
movimento.
Gli enciclopedisti volevano conquistare la riproduzione del Mondo, ma siamo ancora alla
fine del XVIII secolo, mancano 40 anni alla notizia della invenzione di Daguerre.
Recentemente al 1839 c’era una spinta verso la scoperta effettiva.
L’esperienza della luce proiettata all’interno di una camera oscura è antica, già ne parlava
Platone ed Aristotele, nel Rinascimento con Giacomo della Porta.
Nel 1700 ciò che era possibile fare; lo sperimentatore si
sedeva su una seggiola con innanzi un tavolino, con una
tendina, lo spettatore doveva inserire la testa nella
tendina chiudendola dietro di sé, creando uno spazio
buio. Al disopra della tendina c’era uno specchio
inclinato a 45° verso la tendina. La realtà esterna si
rifletteva sullo specchio che rifletteva l’immagine verso il
basso. Dove sta lo specchio, sulla cima della tendina,
c’era un piccolo foro che incanala l’immagine
proiettandola sul tavolino dove è posizionato un foglio
di carta, dove appare l’immagine. Lo spettatore dunque
con una matita ricalcava l’immagine riflessa,
conservando poi l’immagine, come si fa con la moderna
fotografia.
- Sulla sinistra dell’immagine è rappresentato un
antenato della moderna macchina fotografica; la
macchina oscura.
Era una scatola all’interno della quale l’artista entrava
attraverso una porticina, si sedeva su una panca, vi era un’asse sul quale appoggiava un
foglio di carta, con una corda orientava lo specchio inclinato che si trovava al di sopra, la
luce esterna batteva sullo specchio e la luce con l’immagine venivano incanalate e impresse
sul foglio
- Primo esempio di obbiettivo; la lente veniva regolata per la messa a fuoco.
La riproduzione a mano sarà poi sostituita dalla riproduzione chimica. La luce entrerà
nell’obbiettivo, entrerà in contatto con le emulsioni sulla lastrina.
- Emulsione: composto chimico che reagisce alla luce
1° passaggio: luce che colpisce l’emulsione facendola reagire chimicamente anche se ad
occhio nudo non si vede l’immagine dentro si è formata
2° passaggio: bagno del foglio di carta con l’emulsione che ha reagito, in modo tale che gli
acidi facciano emergere l’immagine
3° passaggio: blocco del processo di formazione dell’immagine
Perché l’immagine stia a fuoco i punti luce devono essere vicini
- Quando apriamo una foto sul computer/cellulare essa si compone attraverso la
lettura e la ricomposizione dei pixel dall’angolo in alto a sinistra fino all’angolo
inferiore destro. Il computer ha conservato la successione dei pixel, non l’immagine
La Camera Oscura di Canaletto
Di piccole dimensioni per essere
trasportata nei suoi viaggi, vendeva i suoi
dipinti realizzati attraverso l’utilizzo della
camera oscura, ai turisti venuti in Italia per
realizzare il Grand Tour.
- Nel 1700 viaggiano tre tipi di
persone: gli
aristocratici/intellettuali, gli artisti, i
briganti.
- La macchina fotografica appartiene
alla borghesia
Canaletto è l’ultimo che adopera uno
strumento antenato della fotografia e che vende i suoi quadri ai turisti, perché nella
generazione successiva alla sua la fotografia verrà comprata dai turisti borghesi così come i
loro predecessori del Grand Tour compravano quadri.
Dagherrotipo di Bambina/o
- Il dagherrotipo è una fotografia la
cui immagine è contenuta
nell’emulsione che a sua volta sta
su una lastra di rame.
Nella Polaroid (come nel dagherrotipo) la
luce entra attraverso l’obbiettivo,
percorre la camera oscura e va a sbattere
sull’emulsione che reagisce
chimicamente, che a sua volta sta su una lastra di rame. L’emulsione non essendo
trasparente non viene trapassata dalla luce, e dunque essa torna indietro e riattraverso la
lastrina con l’emulsione, e la luce dunque riattraversa l’immagine che si è formata grazie alla
reazione che ha scaturito sull’emulsione, ma adesso la luce è colorata dal contatto che ha
avuto con il rame, una luce leggermente dorata.
- Di questa immagine non possono essere fatte copie
Nella Polaroid avviene bene o male la stessa cosa, ma al posto del rame c’è un foglio di carta
spesso sul quale l’emulsione forma l’immagine senza passare al negativo direttamente sul
positivo, esce dalla macchina, ha bisogno di qualche secondo per reagire. Va capovolta,
perché l’emulsione reagisce ancora alla luce, annerendosi.