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SOMMARIO

Lezione 1° pagina 3
Nascita della fotografia, foro stenopeico, caratteristiche della luce (frequenza/colore), le lenti, immagini
attraverso la lente, schema di costruzione di fotocamere compatte e reflex 35mm.
Apparecchi medio e grande formato (banco ottico). Pellicole, accenni alla formazione dell'immagine.

Lezione 2° pagina 8
Apparecchi reflex, visione d'insieme delle caratteristiche più comuni (otturatore, ghiere tempi e
diaframmi, ISO, mirini e sistemi di messa a fuoco). Relazione tra Tv e Av con esempi visivi, scala completa
dei tempi e dei diaframmi.

Lezione 3° pagina 11
Pellicole negative ed invertibili, pellicole speciali (pancromatiche, ir, luce art.). Sensibilità, grana,
contrasto. Quale pellicola e quando. Il colore della luce, esempi di uso corretto e sbagliato delle pellicole.

Lezione 4° pagina 13
Esposizione, tipi di misurazione dell'esposizione, Cartoncino grigio 18%. Sperimentazione dei tempi di posa
con esempi visivi, sperimentazione dei diaframmi.

Lezione 5° pagina 15
Obiettivi: dal fish eyes al tele, profondità di campo, variazione della p.d.c. al variare della focale. Obiettivi
zoom, aperture max. e minima, aberrazioni sferica e apocromatica, coma, distorsione. Esempi di correzione
dell'immagine col Banco Ottico.

Lezione 6° pagina 19
Esposizione luce flash e artificiale, errori più comuni, errori di sovra o sotto esposizione, esempi di mosso,
micromosso, sfocato, confusione e intrusione di oggetti estranei alla composizione.

Lezione 7° pagina 23
Accessori per la fotografia, uso dei filtri nel b. & n. e nel colore, filtri creativi, monopiede, treppiede,
paraluce, pannelli diffusori. Esempi visivi dell'impiego dei filtri.

Lezione 8° pagina 25
Temi, luce naturale, sfondi, ritratto, azione, ritorno al bianco e nero. Composizione (teoria dei terzi,
linee, esempi di fotografia incisiva, drammatica e d'atmosfera).

Lezione 9° pagina 29
Camera oscuta – Sviluppo e stampa

Lezione 10° pagina 42


Conclusioni.

Appendice 01 Pagina 43 - Enciclopedia della fotografia


Appendice 02 Pagina 81 - Dizionario fotografico Inglese - Italiano - Italiano – Inglese
Appendice 03 Pagina 100- Storia della fotografia
Appendice 04 Pagina 122 - Consigli di ripresa
Appendice 05 Pagina 127 - Diritto in fotografia
Articoli Pagina 139
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LEZIONE PRIMA

- nascita della fotografia -

Le origini della fotografia moderna, così come la intendiamo noi risalgono ai primi dell'Ottocento,
periodo nel quale molti studiosi iniziarono a cercare il modo per fermare le immagini proiettate da una
lente su di un supporto, facendo uso di sostanze chimiche. Già dal rinascimento però erano diffusi due
diversi sistemi di visione prima e riproduzione poi, delle immagini. Il primo sistema consisteva in ciò che
era definito "camera obscura": si trattava di una stanza o di una grossa scatola che presentava su una
parete un piccolo foro.
Attraverso questi, la luce che filtrava, proiettava sulla parete opposta l'immagine di ciò che si trovava al
di fuori della stanza stessa, rovesciata e con i lati invertiti. Da qui al fermare l'immagine ricalcandone i
contorni il passo è breve; l'idea venne nel 1670 a Robert Boyle il quale fece in modo che l'immagine
andasse posarsi su di un vetro ricoperto di carta traslucida. Era nata così la camera chiara o camera
lucida. Come detto però in apertura, bisogna aspettare l'ottocento inoltrato (1836) per trovare chi come
L.J.M. Daguerre e William Henry Fox Talbot, in maniera totalmente indipendente l'uno dall'altro,
trovarono il modo di fermare chimicamente l'immagine su una superficie (pellicola o carta). L'idea
sostanzialmente fu semplice ed efficace. Rivestire in completa oscurità una superficie con sostanze in
grado di subire alterazioni chimiche se esposte alla luce: esporla per un tempo determinato e svilupparla
durante o dopo l'esposizione e fermare poi l'immagine creata con sostanze inibenti per evitare che la
superficie subisse nuove alterazioni se esposta alla luce.
Questa scoperta portò nel giro di pochi anni alla nascita dei primi studi fotografici. Si cominciarono a
ritrarre persone, luoghi. Chi ne aveva la possibilità, tornava da viaggi anche lontani con immagini dei luoghi
visitati. Discendente diretta della pittura, la fotografia trovò proprio tra i pittori i primi estimatori, i
quali però, almeno all'inizio, ne applicavano le tecniche, producendo spesso immagini di natura morta o
gruppi familiari in pose tipicamente pittoriche, ma la nuova arte iniziava a camminare. La fotografia aveva
oramai conquistato la fantasia della gente e cambiato il modo di comunicare. Col progredire delle tecniche
di stampa, le prime foto comparvero tra il 1860 e il 1870 su giornali e libri, e con esse l’emblematica frase
"una foto vale più di cento parole". Il fascino del poter fermare il tempo e il mondo circostante, portò i
primi fotografi ad occuparsi di ritratti, nei quali la minuziosità dei particolari rendeva più di ogni forma
pittorica, di paesaggi, le cui immagini destavano stupore e rimpicciolivano un po' questo mondo
accorciandone le distanze, o più semplicemente di semplici fotogrammi ottenuti mettendo comuni oggetti a
diretto contatto con la carta sensibile, fermandone così le forme ed i contorni. I progressi tecnologici
seguenti, in particolar modo quelli degli ultimi decenni, hanno elevato la fotografia a mezzo di
comunicazione straordinario. I materiali, reperibili a prezzi contenuti, lo sviluppo di nuove tecniche (si
pensi al colore), l'interesse globale dell'industria ha fatto sì che ora, i messaggi arrivino spesso
accompagnati da un'immagine, quando addirittura non si lasci a queste il compito totale della
comunicazione. Oggi si adopera la fotografia per raccontare, illustrare, emozionare, divulgare; spesso per
stupire, scandalizzare, colpire, deridere, attaccare. La si usa come fine a qualcosa oppure a se stesso. Con
la fotografia si parla, urla, racconta o riporta. Resiste, evolvendosi alle nuove tecnologie, resiste restando
se stessa, come forma d'arte. Chi dipingeva 500 anni fa lo faceva con i pennelli di setole animali, ora lo fa
con fibre artificiali o vegetali; chi 150 anni orsono fotografava usava fotocamere a corpi mobili (banco
ottico), esattamente come fa ora chi vuole dominare completamente l'immagine sul vetro smerigliato
(fotografia industriale) e in maniera molto simile a chi usa la tecnologia per poter agevolmente muoversi
con una piccola fotocamera da qualche etto.

- composizione della luce -

La luce, cioè ciò che noi vediamo, è una vibrazione, una radiazione al pari del suono e delle onde radio.
Ciò che ne determina la visione da parte nostra è la lunghezza d'onda. Il nostro occhio, percepisce ed
interpreta come colori, lunghezze d'onda poste in un intervallo che va da 400 a 700 nm. Si parte
dall'azzurro chiaro e si arriva al rosso, passando per verde giallo ed arancione. Tutti questi colori, non
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sono altro che radiazioni con lunghezze d'onda differenti che il nostro sistema nervoso interpreta come
colori. Prima dei 400nm ci sono le radiazioni ultraviolette, dopo i 700nm si trova l'infrarosso.
L'interpretazione della luce, avviene poi dando ad essa aggettivi come calda e fredda indicando nel primo
caso colori come il rosso, l'arancione ed il giallo, e nel secondo l'azzurro, il blu ecc. Alla luce viene
assegnata anche una temperatura espressa in KELWIN che curiosamente non corrisponde agli aggettivi
prima descritti. Una luce calda, cioè rossa o arancione come può essere ad esempio quella del sole al
tramonto o quella di una normale lampadina a luce gialla, misura temperature attorno ai 3000°K, mentre un
cielo invernale, azzurro terso, misura circa 4500°K. Una volta fatta l'abitudine a questa curiosità, non
sarà difficile interpretare la scena inquadrata dall'obiettivo e scegliere di conseguenza e se il caso, i filtri
di correzione appropriati o la pellicola più adatta al nostro scopo.

- le lenti -

Le lenti degli obiettivi, sono strumento fondamentale per trasferire sulla pellicola quanto inquadrato dalla
macchina fotografica: Attraverso di loro, l'immagine viene proiettata sul piano pellicola capovolta e con i
lati invertiti come già si è visto avvenire per il foro stenopeico con la non trascurabile differenza della
maggior luminosità (date le piccole dimensioni del foro stenopeico) e la trasparenza propria del vetro
ottico.
Ogni punto luce che attraversa la lente, viene deviato con un particolare indice di rifrazione che dipende
dalla quantità di materiale attraversato, dall'angolo di incidenza, dalle sue caratteristiche di colore
(frequenza) ecc. per poi restituirci la stessa immagine, come detto capovolta. Il punto in cui i raggi
vengono concentrati, viene chiamato punto focale o fuoco ed esso è tanto più vicino alla lente, quanto più
lontano è il soggetto ripreso. La messa a fuoco che noi scegliamo inquadrando un soggetto, avviene
ruotando un selettore che sposta avanti o indietro la lente, permettendo così ai raggi di andare a cadere
sul piano pellicola nel modo più corretto. Una lente semplice convessa, come quella rappresentata, fornisce
una immagine di qualità piuttosto scadente, con notevoli distorsioni in particolar modo ai bordi
dell'immagine.

Proprio per questo motivo, i costruttori di obiettivi, come vedremo in seguito, sono soliti accoppiare lenti
concave a lenti convesse per attenuare i fenomeni di deviazione, arrivando ad accoppiare anche 7 - 8
gruppi di lenti come quelli sotto descritti. Va da se, che la costruzione di vetri così complessi, a bassissima
dispersione, ricoperti di strati antiriflesso, con raggi di curvatura variabili (lenti asferiche), con
strutture apocromatiche, in grado cioè di correggere la naturale variabilità degli angoli di riflessione in
base allo spettro della luce che l'attraversa, incida pesantemente sul costo finale dei prodotti, che, salvo
rare eccezioni è spesso indice di ottima qualità.

- I sistemi fotografici -
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Gli apparecchi fotografici si dividono sostanzialmente in tre categorie, tutte definite dal tipo di
pellicola utilizzato: esistono apparecchi 35mm o piccolo formato, apparecchi medio formato e apparecchi
grande formato. Queste categorie a loro volta si suddividono in varie tipologie, ognuna con caratteristiche
ben precise che approfondiremo. Iniziamo dagli apparecchi 35mm: questi apparecchi usano pellicole di
questo formato (nel quale 35mm è la misura dell’altezza del nastro).

Si dividono a loro volta in fotocamere reflex e non reflex, di cui le seconde possono suddividersi in
fotocamere a telemetro ed a mirino galileiano alla cui categoria appartengono anche la maggior parte delle
fotocamere cosiddette "compatte", quelle per intenderci di uso generale e per le quali non serve alcuna
nozione fotografica, mentre è utile conoscerne le funzioni tecniche, sempre chiaramente indicate nei
libretti di istruzione. Nelle fotocamere reflex, come si vedrà più ampiamente nella seconda lezione,
l'immagine che vediamo opportunamente deviata con un sistema di specchi nel mirino al momento di
inquadrare, è la stessa che andrà a cadere sul piano pellicola al momento dello scatto.

Questo non avviene nelle fotocamere a telemetro, nelle quali mirino ed obiettivo sono separati. Un test
molto semplice per riconoscere le due tipologie di apparecchi (non bastasse la forma), è quello di coprire
col palmo della mano l'obiettivo: nelle fotocamere a telemetro continueremo a vedere, nelle reflex, no.
Nelle fotocamere a telemetro, la messa a fuoco dell'immagine avviene attraverso l'accoppiamento di due
immagini provenienti una dal mirino stesso e l'altra da una seconda finestrella, frontale, solitamente dalla
parte opposta del mirino, sotto la quale c'è un piccolo prisma che devia l'immagine al mirino. Fino a che
l'oggetto non sarà correttamente a fuoco, noi continueremo a vedere due immagini separate che andranno
via via a sovrapporsi agendo sulla ghiera di messa a fuoco dell'apparecchio.
Gli apparecchi medio formato, sono sostanzialmente simili alle reflex, salvo che per il formato di pellicola
usato. Questi è solitamente un rotolo di 6 cm di altezza, mentre la lunghezza del singolo fotogramma può
variare dai 6 ai 7 cm a seconda del tipo di apparecchio.

Un caso particolare di fotocamere medio formato non reflex è rappresentato dalle fotocamere biottiche,
per le quali un obiettivo garantisce la cattura dell'immagine sulla pellicola ed un secondo, sovrastante il
primo e della stessa lunghezza focale, (ma spesso più luminoso) garantisce la visione a chi inquadra.
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Gli apparecchi a grande formato, chiamati anche fotocamere a corpi mobili o banco ottico, rappresentano
il sistema più semplice e versatile in assoluto e presentano minime differenze con quelli utilizzati 100 anni
e più fa. Sono pesanti e voluminosi, hanno sempre bisogno di un treppiede, ma garantiscono una resa
assoluta e immagini tecnicamente insuperabili. La unicità di questi apparecchi sta nel controllo totale che
il fotografo ha dell'immagine e delle inevitabili distorsioni insite in ogni obiettivo. In una fotocamera a
banco ottico, l'immagine che arriva al vetro smerigliato, ovvero alla pellicola è esattamente la stessa che
verrà impressionata sulla pellicola: Essa si presenta con i lati invertiti e capovolta, come si è visto parlando
delle lenti e dell'immagine da esse prodotte, ma proprio questa astrattezza, risulterà fondamentale per
il controllo dello scatto e della struttura dell'immagine. I grandi formati utilizzano pellicole piane,
caricate su appositi chassis con formati che vanno da 2 “1/4 x 3” 1 /4 a 8 x 10", passando per 4 x 5" , 11 x
14" , ecc.
Il nome di fotocamere a corpi mobili, deriva dal fatto che esse sono costituite da più pezzi separati,
ognuno indipendente ed intercambiabile. Come si vedrà più dettagliatamente nella lezione 5, il controllo
dell'immagine e la correzione dei difetti causati dalla visione attraverso l'obiettivo, ne fanno uno
strumento insostituibile per chi ricerca la perfezione ed il massimo realismo nella costruzione di un
`immagine.

-Le pellicole-

La pellicola è il supporto sul quale viene registrata l'immagine al momento dello scatto.
Una volta registrata sulla pellicola viene poi rifinita e "controllata" in fase di stampa, tuttavia ciò che si
forma sul negativo, è la base fondamentale per una futura immagine riproducibile. Mentre agli albori
della fotografia chi la praticava era costretto a fabbricarsi da solo le pellicole stendendo l'emulsione su
lastre di vetro, (non esistevano ovviamente ancora emulsioni per il colore), ora ogni produttore ha in listino
decine di pellicole con caratteristiche diverse in bianco e nero ed a colori. Per le prime, quelle che ora
analizzeremo da vicino, il commerciante fotografo saprà indicarne il tipo e le caratteristiche più indicate
per l'uso che l'utente intende farne e ciò che possiamo garantire è che non c'è che l'imbarazzo della
scelta. La tecnologia impiegata nella fabbricazione delle pellicole moderne è estremamente sofisticata.
Per primo, viene riscaldata una miscela di gelatina purissima ed acqua, nella quale vengono sciolte quantità
dosate al millesimo di grammo, di bromuro e ioduro di potassio. Al tutto viene poi aggiunto il nitrato
d'argento che forma una sospensione biancastra costituita da microscopici cristalli di alogenuro d'argento
(composto chimico in grado di annerirsi se esposto alla luce), sensibile alle radiazioni blu e ultraviolette.
Aggiungendo specifici coloranti alla miscela (emulsione), è possibile renderla sensibile anche agli altri
colori dello spettro. A questo punto, l'emulsione viene stabilizzata con altre sostanze chimiche e fatta
stagionare con cura. Durante tale stagionatura, i cristalli di alogenuro assumono forme e dimensioni che
determineranno poi le caratteristiche della pellicola stessa. Una emulsione con cristalli d'argento grandi,
renderà la pellicola più sensibile ad esempio di una con cristalli più piccoli, che richiederà quindi tempi di
esposizione alla luce più lunghi a parità di annerimento, mentre garantirà per contro una maggior resa dei
dettagli proprio per il numero più elevato di punti in grado di cogliere l'immagine stessa e quindi una
definizione migliore. Per definire tali differenze si parlerà di pellicole "rapide", cioè sensibili e a grana
grossa e di pellicole lente", a grana più fine.
Per ragioni ancora in parte sconosciute, la luce che colpisce la pellicola provoca un'alterazione chimica
delle particelle d'argento generando un'immagine invisibile, (latente), che diventerà percepibile solo con il
successivo sviluppo della pellicola. Durante la fase di sviluppo, le sostanze chimiche contenute nel
rilevatore trasformano l'immagine latente in particelle di argento metallico nero. I depositi d'argento
presenti nell'emulsione si comportano come un mosaico finissimo di grani d'argento disposti in modo da
formare l'immagine negativa. La pellicola così sviluppata si chiama negativo perché i suoi valori tonali sono
l'opposto di quelli fotografati. Le aree più chiare dell'immagine catturata, corrispondono a quelle più scure
sul negativo, quelle cioè dove l'annerimento è stato maggiore (e viceversa).
Il colore, nella fotografia fu da subito la meta da raggiungere, la nuova conquista; come fare a riportare
sulla stampa, le stesse tonalità viste dagli occhi del fotografo? Il primo passo alla conquista del colore,
l'ebbe James Clerk Maxwell, intuendo che era possibile ricreare colori dello spettro visibile mescolando in
percentuali adatte i colori primari rosso, verde e blu. Dopo aver fotografato lo stesso soggetto su lastra
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bianco e nero in tre riprese interponendo ad ogni ripresa un filtro colorato diverso, realizzò dai negativi,
dei trasparenti positivi che proiettò contemporaneamente sullo stesso schermo con tre diversi proiettori,
ognuno filtrato con uno dei tre colori fondamentali. La proiezione che ne derivava era inevitabilmente
colorata, e cosa più importante, con tutti i colori al loro posto. Aveva inventato la sintesi additiva dei
colori. Prima che la tecnica potesse trasportare questa esperienza su di una superficie sensibile come la
pellicola passarono però diversi decenni. Le moderne pellicole a colori, presentano diversi strati (a volte
fino a nove) ognuno con un compito ben preciso. Oltre ai tre destinati alla sensibilità delle diverse
lunghezze d'onda, ve ne sono altri con funzioni protettive, sensibilizzanti o filtranti (ad es. per i raggi
ultravioletti).
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LEZIONE SECONDA

- Caratteristiche di una reflex -

La più semplice delle fotocamere reflex, quella che noi prenderemo in esame, è la reflex meccanica,
manuale, apparecchio i cui componenti sono presenti su tutte le fotocamere esistenti, anche quelle più
moderne dall'elettronica più sofisticata.

Foto A

Foto B
Sostanzialmente le parti fondamentali nella costruzione di una reflex sono il corpo macchina (Foto A - 2),
comprendente lo specchio (Foto B – 2), il vetro smerigliato (Foto B – 3), il pentaprisma (Foto B – 4),
l'otturatore (Foto B – 6), il portapellicola (Foto B – 7), la ghiera per l'impostazione dei tempi (Foto A – 12),
il pulsante di scatto, la leva di carica (Foto A – 10), l’esposimetro, conta pose (Foto A – 11), il mirino (Foto
B – 5) ed eventualmente alcune ghiere per impostazioni secondarie (indici Iso (Foto A – 13), correzione
dell'esposizione (Foto A – 14), ecc), e l’obiettivo (Foto A – 1), contenente di solito il diaframma (Foto B –
8) e la ghiera per l'impostazione dello stesso (Foto A – 5) e la ghiera di messa a fuoco (Foto A – 4).
Prendiamo in analisi il corpo macchina: seguendo il percorso che la luce proveniente dall'obiettivo compie, il
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primo componente che s'incontra è lo specchio. Esso è posto a 45 gradi di inclinazione rispetto al piano
della pellicola e svolge una duplice funzione. La prima è quella di deviare il percorso della luce - e quindi
dell'immagine che attraversa l'obiettivo-, al pentaprisma, che, per la sua conformazione ce la rinvierà al
mirino. La seconda funzione e quella assunta durante il ribaltamento al momento dello scatto, quando esso
per mezzo di molle e parti meccaniche si ribalterà verso l'alto e permetterà così alla luce di raggiungere la
pellicola e quindi di impressionarla. Continuando nel suo cammino, la luce incontra il vetro smerigliato.
Questa piccola lastra ha il compito di agevolare la messo a fuoco dell'immagine attraverso dispositivi
ausiliari. I più usati sono il telemetro ad immagine spezzata e la corona di microprismi.

Nel primo, come si può capire dal nome, l'immagine risulta spezzata in due e sfasata. Agendo sullo ghiera
di messa a fuoco e ricomponendo l'immagine, si ha la certezza che essa risulterà poi a fuoco sul piano della
pellicola. Molto importante in questo dispositivo è la minor perdita di luce possibile e questo è il motivo
della lavorazione con increspature concentriche denominato lente di Fresnel. Il pentaprisma, come detto,
ha il compito di deviare ancora una volta il percorso della luce fino al mirino; la sua particolare
conformazione fa sì che l'immagine che noi vedremo risulti diritta e non rovesciata e con i lati invertiti
come sarebbe naturale dopo l'attraversamento delle lenti dell'obiettivo (cfr. Lez.1 “immagini attraverso le
lenti”). L’otturatore che può essere a tendine in tessuto o metalliche o a lamelle, è una sorta di
saracinesca posta davanti alla pellicola. Il suo funzionamento è in realtà molto semplice. In pratica, quando
si preme il pulsante di scatto, la prima delle due tendine, messe in tensione da molle durante la fase di
carica, scorre (in orizzontale o in verticale), fino a scoprire completamente il fotogramma da
impressionare; la seconda tendina, in base al tempo impostato, insegue la prima fino a coprire interamente
il fotogramma. Dal momento che i tempi di scatto sono solitamente dell'ordine di decimi o centesimi di
secondo, il fotogramma sarà impressionato da una striscia di luce che lo percorrerà interamente,
determinando così l'esposizione. Il valore del tempo di otturazione, cioè del tempo in cui la pellicola sarà
esposta alla luce, è solitamente controllato meccanicamente da un congegno ad orologeria, anche se
oramai, con l'avvento dell'elettronica, tali valori sono determinati da temporizzatori elettronici al quarzo
o ancor più recentemente da microchip che garantiscono una precisione pressoché assoluta dei tempi di
scatto; (ultimo in ordine di tempo quello della NIKON F 5 con controllo e taratura automatica ad ogni
scatto compiuto). Accenniamo brevemente che l'otturatore, in particolar modo dal medio formato in su,
può essere posto all'interno degli obiettivi (otturatore centrale): in questo caso la sua costruzione non
sarà più a tendina, ma a lamelle, proprio come il diaframma. Ogni obiettivo sarà dotato quindi del proprio
otturatore (maggior costo dei pezzi) ed un particolare meccanico trasmetterà dalla fotocamera
all'obiettivo l'impulso per farlo scattare.
Il meccanismo che consente di impostare i tempi di scatto, è appunto la ghiera dei tempi da ruotare fino
alla scelta del tempo voluto. Normalmente è possibile impostare tempi variabili dal secondo a 1/1000 di
secondo, mentre sulle fotocamere più recenti si passa dai 30" al 2OOOmo di secondo fino ad arrivare
(inutilmente), al 12000mo. La ghiera dei tempi presenta poi due posizioni, denominate B. e T ; nel primo
caso, l'otturatore rimane aperto mantenendo il pulsante di scatto premuto, nel secondo una prima
pressione apre l'otturatore ed una seconda lo chiude. Queste opzioni sono utili quando l'esposizione
richiede tempi più lunghi del tempo più lento consentito dalla ghiera (riprese notturne, ecc.).
Procedendo nella nostra analisi troviamo il vano portapellicola che non richiede commenti se non il fatto
che al suo interno, dove si va a posizionare il caricatore, esiste un particolare lettore in grado di
riconoscere la sensibilità della pellicola, indicata sul rullino con una sequenza di quadratini bianchi e neri e
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denominata DX, il pulsante di scatto, sul quale può trovare posto la presa filettata per il cavo flessibile,
utile quando si usano tempi lunghi con la macchina sul cavalletto, la leva di carica, che ha il duplice compito
di far avanzare la pellicola per prepararla allo scatto successivo e di armare l'otturatore e l'esposimetro.
Questo dispositivo, presente oramai sulla gran parte delle reflex meccaniche ancora in circolazione, nuove
o usate, e sulla totalità delle macchine elettroniche, è il vero artefice dell'esposizione e dei tempi da essa
richiesta. Si tratta in pratica di una fotoresistenza al solfuro di cadmio (CdS) per gli apparecchi più
datati, la cui resistenza elettrica cambia in funzione della quantità di luce che la colpisce. La lettura e
l'interpretazione del cambiamento di resistenza, dà luogo all'impostazione dei giusti criteri di esposizione.
Negli apparecchi recenti, si adottano dei fotodiodi o delle cellule al silicio che non hanno i problemi di
"memoria" come le celle al CdS.
Passando ad esaminare l’obiettivo, (più ampiamente trattato nella 5^ lezione), ci limitiamo a dire
che ne esistono di diverse lunghezze focali, sintetizzabili al momento come: grandangolari da 16 a 35mm,
normali intorno a 50mm, mediotele da 70 a 100mm e tele da 1OOmm in poi: su di esso incontriamo le
ghiere di messa a fuoco e dei diaframmi più varie tacche e scale. La prima, come detto in occasione del
vetro smerigliato serve da mezzo per poter determinare la miglior nitidezza possibile dell'immagine sul
piano pellicola: agendo su di essa, una serie di meccanismi interni all'obiettivo sposta le lenti predisposte
alla messa a fuoco fino al raggiungimento dello scopo. La ghiera dei diaframrni invece agisce su di un
meccanismo a lamelle in grado di determinare la misura di un'apertura concentrica all'obiettivo stesso.
Tale valore di apertura viene detta apertura di diaframma (f/n.). di tale valore numerico si vedrà in
seguito il significato.

La ghiera per l'impostazione degli Iso (o asa) ovvero della sensibilità della pellicola impiegata,
rappresenta il mezzo con il quale noi comunichiamo con l'esposimetro. In pratica impostando un valore, ad
esempio 100 iso, mettiamo in grado il sistema esposimetrico di restituirci dati esatti per la giusta
esposizione in relazione alla sensibilità della pellicola usata.
Vediamo ora quale relazione esiste tra tempi e diaframmi e come vanno interpretate le
informazioni a noi fornite dall'esposimetro della nostra reflex. Affinché l'immagine impressa sulla
pellicola sia correttamente esposta e con tutte le zone fotografate, sia quelle in ombra che quelle in luce,
leggibili, è necessario che la quantità di luce riflessa dal soggetto arrivi alla pellicola dosata in maniera
ben precisa. Una quantità di luce eccessiva, porterebbe ad un annerimento eccessivo del fotogramma, con,
come conseguenza, una non leggibilità dell'immagine (sovraesposizione). Allo stesso modo, un'insufficiente
quantità di luce non basterebbe ad impressionare il fotogramma, che resterebbe trasparente con la
conseguenza di una stampa positiva completamente buia (sottoesposizione). Abbiamo visto che,
interpretando la lettura dell'esposimetro possiamo determinare la corretta esposizione, ed il mezzo per
arrivare a ciò è servirci delle ghiere dei tempi e dei diaframmi. Tra questi due meccanismi esiste una
relazione diretta: a parità di esposizione, l'aumentare di uno deve per forza corrispondere alla
diminuzione del secondo. Analizziamo meglio il significato di questa affermazione: sulla ghiera dei tempi
sono indicati diversi valori che solitamente sono 1" - 1/2" -1/4" - 1/8" - 1/15" - 1/30" - 1/60" - 1/125" -
1/250" - 1/500" e così via. Si noti subito che ogni valore rappresenta la metà di quello precedente ed il
doppio di quello successivo, così che 1/2" sarà la metà di 1", ma il doppio di 1/4" (si tenga presente che
stiamo trattando con frazioni, per cui un numero più alto corrisponde ad un valore più basso, in termini di
durata).
Analogamente, la ghiera dei diaframmi riporta dei valori; essi si rappresentano come f/n. oppure come
f./stop. Il valore indicato è anch'esso un rapporto, per cui misurando una apertura delle lamelle (da non
confondere con quello dell'otturatore) di 25 mm in un obiettivo lOOmm indicheremo tale valore di
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apertura come f./4, (cioè 25/100 0,25 1/4). Tali valori, solitamente riportati sulla ghiera sono i
seguenti : f./1 - f./4 - f./5,6 - f.I8 - f./11 - f./16 – f/22 - f./32 - f./45 - f./64 con possibili varianti come
f./1,4 – f./1,8 – f.2 – f.2,8 – f.3,5, ecc che rappresentano mezzi o terzi di diaframma. Essendo come detto
rapporti, indicano al crescere del valore numerico, una diminuzione del passaggio di luce e, come nel caso
dei tempi un raddoppio od un dimezzamento di tale quantità di luce per ogni spostamento verso il basso o
verso l'alto. Si evince quindi che la luce che riuscirà a passare attraverso un f./5,6, sarà doppia rispetto a
quella che passerà attraverso un f./8 e metà rispetto a un f./4.
Proprio il rapporto tra queste due variabili, determinerà quindi il giusto valore di esposizione, quello cioè
suggeritoci dall'esposimetro della nostra reflex che, indicandoci nel mirino attraverso una lancetta o una
scala di valori quello più giusto in base alle condizioni di luce, ci permetterà di scattare una foto
correttamente esposta. A questo punto però viene da chiedersi perché, se l'esposimetro ci fornisce i dati
giusti per l'esposizione e per il rapporto tempo/diaframma, siano necessari una quantità così elevata di
valori di tempo e di esposizione. Riservando la trattazione di questi argomenti alla lezione 4, ci limitiamo a
dire che la costruzione di un'immagine ed il controllo che su di essa avremo al momento dello scatto
passano attraverso un'attenta analisi di ciò che vogliamo ritrarre ed una interpretazione della realtà
mediata dalla nostra azione su due ghiere fondamentali, quella dei tempi e quella dei diaframmi.

LEZIONE TERZA

- Pellicole negative e diapositive -

Come visto nella prima lezione, le pellicole sono uno degli elementi base per la realizzazione di una
fotografia; vedremo in questa lezione di analizzarne i tipi e gli usi più comuni. Come si è detto, le pellicole
si dividono sostanzialmente in tre categorie Negative B. & N., Negative colore e Diapositive o Pellicole
Invertibili. Comune a questi tipi di pellicole è la base di composizione; esse presentano un'emulsione stesa
su di uno strato che funge da supporto, tutte e tre devono la loro sensibilità alla dimensione dei grani
d'argento presenti nella gelatina, e in tutte e tre sono presenti caratteristiche quali il contrasto, la grana,
il potere risolutivo che ne determinano la scelta per questo o quel risultato che si desidera ottenere.
Sintetizzando, alla base delle nostre fotografie, ci deve essere una scelta consapevole della pellicola alla
quale affideremo i nostri scatti. Esistono situazioni per le quali il bianco e nero esalta la drammaticità
della scena, là dove forse un colore riprodurrebbe una semplice immagine da reportage, così come
esistono scenari per le quali una pellicola diapositiva con successiva stampa su cibachrome, rappresenta il
sistema più efficace per rendere al meglio la realtà. La sensibilità alla luce della pellicola, come detto
dipende dalla grandezza dei grani dell'emulsione. Questo fattore di sensibilità è stato catalogato e viene
indicato con indici A.S.A. (American Standard Association) , I.S.0 (International Standard Organization),
(che corrispondono) e indici D.I.N. (Deutsche Industrie Norm) che hanno una scala a parte. Un indice
di 100 I.S.0. corrisponde a 21 D.I.N. e per convenzione vengono indicate sulle confezioni come 100/21.
Quando l'indice I.S.0. raddoppia, raddoppia anche la sensibilità della pellicola , per cui a parità di
condizioni di luce, dimezzerà l'esposizione da applicare per ottenere l'immagine correttamente esposta.
Le pellicole solitamente in commercio presentano indici come 50, 100, 200, 400, 1000 I.S.O., con alcune
varianti professionali come 25, 64, 125 160. Benché tali indici rappresentino la sensibilità effettiva della
pellicola, con una conoscenza più approfondita di una particolare marca o emulsione, si può tranquillamente
operare scelte di staratura di tali indici, impostando sull'apparecchio indici diversi da quelli della pellicola
(ad esempio 40 anziché 50), in modo da ottenere una personale interpretazione dei valori di esposizione
suggeriti dalla fotocamera. Nella necessità è anche possibile raddoppiare tali valori ed esporre una
pellicola ad es. 200 I.S.O. a 400 o addirittura 800 I.S.O. riuscendo a portare a casa immagini altrimenti
irrealizzabili, avendo però l’accortezza di segnalare al laboratorio che effettua lo sviluppo (o tenendo
conto della staratura se si sviluppa in proprio), il valore reale di esposizione usato (e pagando il prezzo di
tale strapazzamento in termini di grana e resa).

-Pellicole negative bianco e nero-


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Abbiamo visto in precedenza come si forma l'immagine su di una pellicola in bianco e nero e come
questo processo sia più o meno comune a tutte le pellicole anche a colori. Abbiamo visto anche che, in base
alle nostre esigenze, sapremo scegliere una sensibilità più o meno elevata in base a ciò che andremo a
fotografare. Il primo dato significante, in base alla sensibilità scelta, sarà la dimensione della grana che
ci ritroveremo sull'immagine una volta stampata in positivo. E' chiaro che la scelta della rapidità della
pellicola è del tutto personale, e che spesso, proprio pellicole con grana molto evidente, vengono usate per
immagini creative di glamour o altro. Al di là dell'interpretazione artistica, preparandoci ad una serie di
riprese ad esempio sportive, sceglieremo una pellicola di rapidità piuttosto elevata, un 400 I.S.O. ad
esempio, in grado di consentirci in luce normale, tempi di otturazione piuttosto elevati, oltre il 1/250 di
secondo, per poter congelare il movimento o scegliere comunque diaframmi piuttosto chiusi e con una
buona profondità di campo (L.5). Andando a scattare fotografie di paesaggio, con macchina sul cavalletto,
senza l'assillo del rischio di mosso, rivolgeremo la nostra scelta su pellicole a bassa sensibilità, fedeli nella
resa dei dettagli e molto nitide.
Il contrasto è il secondo parametro che caratterizza la nostra pellicola. E' in termini molto semplici, la
capacità della pellicola di riprodurre le varie differenze di luminanza presenti nella scena ripresa.
Fotografando ad esempio un paesaggio composto da zone in piena luce e da zone in ombra passando per
tutta una scala di luminanze intermedie, più zone sarà in grado di riconoscere la pellicola, più basso sarà il
suo contrasto. Al contrario, la stessa scena registrata con una pellicola fortemente contrastata,
presenterà non più di due o tre differenze di luminosità. Il contrasto è fortemente legato con la
sensibilità: più è rapida la pellicola, minore è il contrasto. Un altro fattore che influisce molto sul
contrasto della pellicola è lo sviluppo che si opererà su di essa. Brevemente, essendo un argomento da
corso di sviluppo e stampa, si può dire che si potrà contrapporre a quello che si sa essere un negativo
molto contrastato per il tipo di pellicola usata o per le immagini riprese, uno sviluppo adeguato, al fine di
riportare questo valore di contrasto su canoni normali e quindi facilmente stampabili.
Il potere risolutivo, è la capacità della pellicola di registrare entità separate molto ravvicinate su di
un'area campione. Si misura in linee per millimetro. Tanto più bassa sarà la sensibilità e quindi la grana,
tanto più alto sarà il potere risolutivo.
Altro parametro da tenere in considerazione, è la latitudine di posa, ovvero la capacità della pellicola di
sopportare errori di esposizione. In una negativa bianco e nero, tale parametro è piuttosto elevato,
nell'ordine di 2 f./stop in più o in meno ed è tanto più accentuato quanto è più sensibile la pellicola.
Ogni Marchio come detto produce un buon numero di pellicole diverse per tutte le esigenze. Fondamentale
comunque, per una continuità di risultati, è adottare una pellicola per ogni esigenza e sfruttarla fino a che
la ricerca di qualcosa di nuovo, ci porterà a sperimentare altre soluzioni.

-Pellicole diapositive-

Queste pellicole, in grado di restituire direttamente la scena fotografata, senza passare per la stampa e
da guardare in trasparenza o proiettate su di una superficie bianca con un apposito proiettore, vengono
definite anche col nome di invertibili e sono solitamente indicate alle case produttrici con la desinenza -
chrome - (KODACHROME, FUJICHROME, ECC). Sono solitamente disponibili in rullini 35mm, in rulli 120 e
220 per il medio formato o in lastre di varie misure. Come per le negative B. & N., i fattori da tenere in
considerazione al momento dell'acquisto sono la sensibilità, il contrasto ed il potere risolutivo.
A differenza delle pellicole negative, le invertibili possiedono una bassa latitudine di posa.
Una sovraesposizione di 1/2 diaframma ed una sottoesposizione di 1 f./stop (L.6), sono in genere il limite
massimo d'errore, dopo di che, lo scatto è inutilizzabile. Bisogna però notare che una leggera
sottoesposizione è spesso ricercata dal fotografo per ottenere un'immagine dai colori più caldi e saturi.
Molto comune, nell'uso di queste pellicole è l'abitudine di esporre "a forcella", ossia di eseguire più scatti
dello stesso soggetto con valori di apertura o di tempo diversi. Se ad es. l'esposimetro ci indicherà una
coppia tempo/diaframma di 1/125-f.11, avremo nel dubbio, l'accortezza di scattare anche a 1/125-f.8 e
1/125-f.16, (anche se sarebbe meglio intervallare solo di 1/2 f/stop.). Poiché nella diapositiva a colori,
l'unica possibilità di correggere eventuali dominanti di colore è quella di fare uso di filtri correttivi in fase
di ripresa, (L.7) non c'è la possibilità di eseguire filtrature (se non facendo stampare in un secondo tempo
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su cibachrome). Fondamentali risultano le differenti risposte ai colori che i prodotti delle varie Case
presenti sul mercato propongono. Molto spesso si acquista una pellicola di questa o quella determinata
marca proprio perché reagisce meglio ai colori che noi vogliamo enfatizzare. E' noto infatti, che pellicole
Americane come ad esempio le Kodak, restituiscano colori molto saturi e tendenti al magenta, mentre le
Giapponesi Fuji siano apprezzate per l'ottima resa sui verdi e sull'incarnato. Starà a noi quindi scegliere la
marca e la pellicola che più ci interessa in quella determinata occasione, dopo avere testato ciò che il
mercato offre.

-Pellicole negative a colori-

Le pellicole negative a colori, per convenzione definite con la desinenza color (KODAKOLOR,
ILFOCOLOR, FUJICOLOR, ECC), si differenziano da quelle bianco e nero, come detto per la presenza di
un maggior numero di strati sensibili; al pari di tutte le altre pellicole, ad una maggior sensibilità, si
contrappone una grandezza dei grani di alogenuro maggiore e quindi una più bassa risoluzione,
accompagnata da un minor contrasto. Piuttosto alta in questo caso la latitudine di posa. Errori di sovra e
sotto esposizione nell'ordine di uno o due f./stop, restituiscono comunque un negativo stampabile, con
tutti i dettagli più o meno presenti. In questo caso inoltre, poca importanza ha l'uso di filtri di
compensazione in quanto eventuali correzioni vengono fatte in fase di stampa dal laboratorio. Come
succede anche per le diapositive, vengono prodotte in due diverse tarature, per luce diurna o daylight e
per luce artificiale, solitamente indicate con una L (lampada). Queste ultime evitano problemi di
dominanti colorate determinate dalla presenza di luci artificiali come quelle al neon o simili (dominante
verdastra). Molto spesso la stampa ottenuta con un normale trattamento dà luogo a equilibri cromatici
molto diversi. Questo in funzione del fatto che determinanti, sull'immagine finale, sono l'interpretazione
dell'operatore e la taratura del macchinario che produce la foto.
Al proposito delle pellicole tarate per luci artificiali e naturali, va detto che mentre l'occhio umano riesce
raramente, ed in misura molto limitata a captare le varie colorazioni della luce (vediamo il rosa al mattino
ed alla sera, il giallo di una lampada al Tungsteno, cioè da casa e quello che ci sembra il bianco di un neon),
le pellicole sono sensibilissime alle varie dominanti condizionate dalla sorgente emittente.
Fotografando all'ombra in una splendida giornata soleggiata, in qualsiasi stagione, troveremo allo sviluppo
la brutta sorpresa di una forte dominante azzurrina sulle nostre diapositive. Nessuna pellicola infatti,
per costosa che sia, riuscirà mai a “non vedere" quello che in effetti è presente, cioè i raggi ultravioletti, o
altre emissioni che il nostro occhio non percepisce. Bisogna tener conto del fatto che le immagini che noi
vediamo, giungono al nostro cervello che le elabora, restituendoci la visione di ciò che noi sappiamo di
vedere. Non sempre poi, il problema si pone a causa di limiti fisici della nostra vista. Se è vero che non
riusciremmo comunque a vedere i raggi ultravioletti, altrettanto vero è il fatto che quando guardiamo
qualcosa, il bagaglio culturale e di immagini che il nostro cervello ha accumulato in anni di vita, ci permette
di riconoscerla e di vederla in un certo modo anche se la visione dell'oggetto è o è stata sfuggevole. Così
come è facile riconoscere la fisionomia di una persona cara anche se essa è di spalle, altrettanto il nostro
sistema nervoso ci permette di elaborare la visione ad esempio di un palazzo dal basso e di restituirci
l'immagine che è nel nostro "database", cioè quella di un parallelepipedo più o meno grande, con finestre
ecc. Andando a chiedere alla pellicola di raccontarci la sua visione di un palazzo troveremo stampata sulla
carta fotografica l'immagine di una piramide tronca, con le dimensioni di base maggiori di quelle dell'apice.
Questo avviene perché la macchina fotografica (e l'obiettivo), fotografano quello che in realtà è un
palazzo, con la prospettiva che gli spetta se visto dal basso. Un approfondimento a questo riguardo sarà
fatto nella L.5, parlando di obiettivi speciali.

LEZIONE QUARTA

- L’esposizione -

L'esposizione è il valore che ci permette di realizzare una fotografia assegnando ad ogni zona
inquadrata un valore tale da poter essere registrato correttamente dalla pellicola.
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Gli esposimetri delle fotocamere, così come quelli separati per l'uso professionale sono tarati per
fornirci sempre, in base punto in cui leggiamo la luce, la giusta accoppiata tempo/diaframma. Questo non
vuoi dire che siamo infallibili e che non possano venire ingannati da situazioni anche comunissime.
Questo dipende dalla costruzione di tali dispositivi e dal fatto che essi sono in grado di assegnare tutta
una serie di valori e di discostamenti da un dato valore che per loro è medio. In parole più semplici, la
taratura di un esposimetro viene fatta su una lettura che viene definita media ed in base a quella vengono
calcolati i discostamenti. Il valore alla base di questa lettura è il grigio medio o grigio 18%. Il grigio
medio è la tonalità e la riflettenza che un cartoncino, grigio appunto, emette quando viene illuminato dalla
luce. Il valore di 18% è la quantità di luce riflessa da un oggetto con queste caratteristiche. Effettuata
la lettura dell'esposimetro su di una tale superficie ed assegnato il valore O, ogni scostamento verso l'alto
o verso il basso darà origine ad uno scarto di lettura esposimetrica. Nella pratica, se operando la lettura
su di un cartoncino grigio 18%, l'esposimetro ci fornirà una coppia ad esempio di 1/125 f./8, spostandoci
verso una superficie bianca, quindi più riflettente, a parità di tempo l’esposimetro ci dirà di chiudere il
diaframma a f.32, cioè di 3 o più stop. Analogamente, inquadrando un foglio nero, il valore restituito sarà
di f.3,5 o f.2. Questo perché la differenza tra il grigio medio ed il nero, si assesta circa su quel valore.
Si può già intuire che tutto va bene fino a che si ha a disposizione una zona alla quale assegnare il valore di
grigio medio. Si tenga presente che qualsiasi colore può essere facilmente impiegato per assumere il
valore di grigio medio. Un prato verde, (verde medio), ad esempio, in mancanza del grigio va benissimo e
così via. I problemi sorgono quando nella scena inquadrata esistono solo valori alti o bassi di luminanza.
Operando in fatti la lettura esposimetrica su di un muro chiaro fortemente illuminato dal sole,
l'apparecchio valuterà tale valore come grigio medio (le fotocamere ne’ pensano ne’ vedono e di
conseguenza non sanno cosa stanno inquadrando), spostando così tutti i valori letti verso l'alto. Il risultato
sarà una fotografia inevitabilmente sottoesposta. Consci di questo fatto e con un po' di esperienza,
impareremo ad interpretare le letture esposimetriche e ad apportare le eventuali correzioni ai valori
prima di scattare la foto, aprendo il diaframma quando la scena inquadrata è molto chiara e chiudendolo
quando è molto scura, di quel tanto che basta per ricostituire l'equilibrio.
Gli esposimetri interni le reflex, lavorano in più modi per far si da consentirci l'uso più appropriato di
questo importante mezzo tecnologico. Esistono letture esposimetriche a Media a prevalenza centrale,
Spot, e Matrix o Multiziona.

Spot Media a prevalenza centrale Matrix

Analizziamoli: l’esposimetro a media con prevalenza centrale tiene conto durante la lettura della zona
centrale del campo inquadrato ed assegna ad essa circa il 70-80 % dell'importanza dell'esposizione,
lasciando la restante percentuale ai bordi. Questo perché solitamente il soggetto più importante si trova
proprio in quella zona del fotogramma. Se così non fosse, molto spesso premendo a metà il pulsante di
scatto della reflex, si può memorizzare la lettura in una zona più importante. Basterà poi ricomporre
l'inquadratura senza togliere il dito dal pulsante e scattare.
Gli esposimetri spot, leggono la luce su di un'area molto ristretta del fotogramma, variabile dal 2 al 5-6%.
Come si può capire, la lettura sarà molto precisa e selettiva e quindi di notevole aiuto. Questo sistema di
misurazione è presente su tutte le macchine professionali ed è molto utile su pellicole diapositive, dove la
lettura assume importanza fondamentale, o nei casi in cui la scena inquadrata presenti forti contrasti che
potrebbero ingannare l'esposimetro. Il terzo sistema, Matrix, di recente introduzione con l'avvento
dell'elettronica, effettua una lettura su più parti del campo inquadrato, assegnando ad ognuna
un'importanza diversa e poi elaborandola con l'elettronica.Le zone superiori, quelle che solitamente
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ospitano porzioni di cielo, avranno meno importanza proprio per evitare errori di sottoesposizione,
mentre a quelle centrali verrò dato più peso. Se è vero che questo sistema restituisce mediamente
esposizioni corrette proprio per la media risultante sulla misurazione di aree così vaste, vero è anche che
non si potrà mai avere una misurazione selettiva e tantomeno si potrò capire quale e quanta importanza il
sistema assegni a questa o quella zona in condizioni diverse. Recentemente la NIKON, con l'uscita sul
mercato della nuova professionale F5 ha provveduto ad inserire per la lettura color-matrix un database
di 30.000 immagini con le quali confrontare quella inquadrata: va detto che è ancora più sofisticato di un
matrix normale perché in grado di riconoscere le differenze di luce, anche quelle cromatiche, questo in
nome di una maggiore affidabilità di questo particolare sistema di lettura (alla modica somma di circa
5.000.000di lire!).

-sperimentazione dei tempi di posa –

In precedenza ci eravamo posti la domanda di quale fosse l'utilità di poter scegliere un tempo di posa,
piuttosto che un altro. Ecco le risposte: uscendo con la nostra reflex caricata con un rullino 100 I.S.O., ed
andando a scattare foto di qualsiasi genere, ci troveremo di fronte al bisogno di poter scegliere i valori da
impostare sulla fotocamera a seconda del nostro gusto e dalle condizioni di ciò che andremo a fotografare.
Trovato il soggetto da noi gradito, ad esempio un albero e sistemata la macchina sul cavalletto, inizieremo
a comporre l'inquadratura, in modo che il nostro albero troneggi proprio nel centro. Il valore letto
dall'esposimetro ci fornisce una lettura di 1/60 a f.32. La giornata è bella e la luce certo non manca. Ad
un certo punto però S. Sereno, protettore dei fotografi, si distrae e permette al vento di alzarsi. Il cielo
è ancora blu, ma il nostro albero comincia ad ondeggiare paurosamente. Il 1/60 di secondo letto
dall'esposimetro è un valore ancora esatto, ma per breve che sia 1/60 di secondo, la foto che ne
risulterebbe, sarebbe irrimediabilmente mossa. La nostra esperienza, ci vengono improvvisamente in aiuto.
Ci basterà impostare il tempo di scatto su di un valore più veloce (ad es. 1/250) e regolare il diaframma di
conseguenza (f./ 11), ed il nostro albero tornerà statuario come prima (Avvertenza: se il vento persiste
spostare fotografo e macchina fuori dalla traiettoria di una eventuale caduta dell'albero). Questo gioco,
per valorizzare l'importanza dell'interpretazione di ciò che fotografiamo e del ruolo fondamentale del
fotografo, che è quello che decide l'immagine, guidando la fotocamera alla realizzazione di ciò che Lui
vuole. Nelle reflex elettroniche esiste un dispositivo che ci permette di usate il tempo di posa come
funzione base alla quale adattare il diaframma. E la funzione a priorità di tempi (TV o S) che vuoi dire
time value cioè valore di tempo. Selezionando questa funzione ed impostando il tempo desiderato, la
macchina adatterà il diaframma al tempo da noi scelto per lo scatto. Solitamente gli obiettivi predisposti
all'impostazione automatica del valore di diaframma e tempo presentano una posizione della ghiera dei
diaframmi dotata di blocco; impostando questa posizione che solitamente coincide col valore di diaframma
più chiuso, il controllo del valore f./, passerà ad una seconda ghiera multifunzione, attraverso la quale sarà
possibile impostare la nostra scelta senza quindi dover ogni volta ruotare la ghiera dei diaframmi e
permetterà alla macchina stessa di adeguare l'apertura lavorando in priorità di tempi come appena
descritto.
Così come attraverso il tempo di posa si può intervenire per controllare il risultato di una fotografia,
anche il diaframma ci da modo di intervenire creativamente. La funzione che in una reflex automatica ci
permette di operare usando i diaframmi come dato di base, al quale adattare con la lettura
dell'esposimetro, il tempo di posa, è l'esposizione a priorità di diaframmi solitamente indicata sui pulsanti
di selezione come AV o A che non è altro che l'abbreviazione di valore di apertura. Impostando questa
selezione su di una reflex munita di questo automatismo e selezionato il diaframma voluto, l'apparecchio
provvederà a darci il tempo giusto. Gli esempi visivi, dimostrano come lo scelta del tempo o del diaframma
influiscano sul risultato del lavoro del fotografo. Negli esempi visivi, si notano le differenze tra scatti
eseguiti con tempi brevi e tempi lunghi.

LEZIONE QUINTA

- Gli obiettivi -
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L'obiettivo è forse la parte più importante del sistema reflex, quello che tranquillamente può
venire considerato il cuore più ancora che il corpo macchina o altro. Grazie a lui ciò che sta fuori, verrà
catturato e diventerà immagine. E' la superficie di separazione tra il reale e l'immagine che abbiamo di
esso, è molto di più che un insieme di lenti in un barilotto metallico o plastico.
Una buona macchina anche la più costosa ed evoluta con un pessimo obiettivo non può che restituirci
pessime immagini; un ottimo obiettivo su un qualsiasi corpo ci darà immagini nitide, corrette e
cromaticamente perfette. L'obiettivo è composto da una serie di lenti, e anche il più semplice ne conta
almeno tre. Molto spesso leggendo le caratteristiche di un obiettivo si nota la descrizione schematica
della costruzione, il numero di lenti da cui è costituito ed il loro raggruppamento poniamo ad esempio 7
lenti in 3 gruppi, il che significa che all'interno del barilotto sono presenti 7 lenti riunite in due gruppi da
due ed uno da tre. Una sola lente come può essere una comune lente di ingrandimento non può costituire
un obiettivo perché come è facile verificare, presenterebbe una buona qualità al centro, dove i raggi che
l'attraversano non subiscono troppe deviazioni, ma scadente ai bordi, dove le distorsioni sarebbero
enormi. L'immagine che una lente e quindi un obiettivo registra è ovviamente circolare. Questo significa
che se il formato della pellicola non rientra nel cerchio formato dall'immagine, rimarrà presente una
vignettatura. Questo parametro si chiama cerchio di copertura ed è fondamentale nella costruzione di un
obiettivo per un determinato formato di negativo. Molto importante nella scelta dell'obiettivo al momento
dell'acquisto sono una serie di caratteristiche che variano molto dall'uso che si intende farne. Oltre alla
qualità delle lenti, è molto importante la struttura esterna. Un buon obiettivo di robusta fattura, magari in
metallo, col tempo potrà risentire meno dell'usura, specialmente in quelle parti più soggette al logorio
come la baionetta d'innesto e le ghiere. Un obiettivo di qualità inoltre sarà meno soggetto a eventuali
giochi tra i componenti, anche dopo lungo tempo. In commercio esistono obiettivi "ufficiali" cioè prodotti
dalle stesse case produttrici delle macchine fotografiche, di ogni focale e fascia di prezzo ed obiettivi
"universali", prodotti cioè da ditte specializzate nella costruzione di ottiche, solitamente più economici a
parità di focale ed apertura di quelli ufficiali. In molti casi la qualità dei secondi non è all'altezza dei primi
ma, in particolare negli ultimi anni, questo divario si è contratto e recenti test MTF denotano risultati di
tutto rispetto anche per le ottiche universali. Case come la SIGMA, la TAMRON ad esempio hanno in
listino ottiche con innesti per tutte le più importanti marche e il loro costo contenuto è spesso
determinante per ingrandire il parco ottiche della borsa di un fotoamatore anche esigente.
L'importante è comunque potendo, scegliere un obiettivo con una buona risoluzione cioè con una elevata
capacità di rendere i dettagli e un buon contrasto, cioè la capacità di separazione dei toni dell'immagine,
per evitare di avere immagini impastate e poco incisive.
Gli obiettivi si distinguono per la lunghezza focale. La luce proveniente da un punto, viene messa a fuoco in
un punto fisso situato dietro alla lente. La distanza tra il centro ottico e il piano di messa a fuoco (piano
pellicola) è appunto lo lunghezza focale. La lunghezza focale è complice per la riuscita o l'insuccesso nella
realizzazione di un'immagine. Alcune lunghezze ad esempio sono ottime per il ritratto e danno risultati
perfetti dove altre restituirebbero goffe caricature del soggetto ripreso. Angolo di campo: non è altro
che l'angolo di visuale che un obiettivo ha; nell'illustrazione sono rappresentati gli angoli per ognuna delle
focali di uso più.

28 mm 50 mm 100 mm

In precedenza abbiamo accennato alle diverse categorie di lunghezze focali; esaminiamole ora da vicino.
Premettiamo intanto che per ogni formato esiste una lunghezza focale definita "normale". Per il 35mm,
l'obiettivo normale è il 50mm, questo perché restituisce una visione simile a quella dell'occhio umano
avendo un angolo di campo di circa 47°. Variando il formato della pellicola, questa focale cambia; ad
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esempio un normale per il medioformato 6x6 è di 8Omm. Al di sotto dei 50mm, si rientra nel campo dei
grandangolari, in grado cioè di restituire una visione più grande del normale; oltre i 50mm si passa al
mediotele fino a circa 135mm e oltre ancora si entra nei teleobiettivi capaci di ingrandire anche molte
volte l'immagine. Un tele da 50Omm ad esempio ingrandisce l'immagine 10 volte rispetto ad un 50mm
(50x10=500).
Gli obiettivi di corta dimensione focale sono in grado di far rientrare nell'inquadratura un ambiente che
non vi rientrerebbe con un 50mm. Si pensi al bisogno di fotografare una stanza di pochi metri quadrati:
mentre con un 50mm coglieremmo solo una parte di essa, con un 2Omm ad esempio riusciremo ad
inquadrare il tutto. L'effetto prodotto da questi obiettivi è quello di allontanare la macchina fotografica
quando non è possibile farlo fisicamente. Gli obiettivi con angolo di campo inferiore a 65 gradi sono
definiti di lunga focale. Il loro compito è essenzialmente quello di ingrandire l'immagine e di permetterci
quindi di avvicinarci al soggetto anche quando non è possibile farlo fisicamente. Sono molto utili anche per
isolare un particolare e metterlo in risalto e la poca profondità di campo tipica di queste focali è un aiuto
ancor più incisivo. Esiste poi una particolare classe di obiettivi, quelli zoom i quali sono in grado di cambiare
la loro lunghezza focale semplicemente ruotando una ghiera o agendo su uno stantuffo. Col progredire
delle tecniche costruttive, questi obiettivi hanno colmato in parte il grosso gap qualitativo che rendevano
l'immagine peggiore di quella ripresa con un obiettivo a focale fissa. Un'altro grosso problema di questi
accessori era la limitata apertura massima, solitamente intorno a f./5,6 alla focale minima e con
un'ulteriore perdita fino a f./8 a quella massima. Ora si trovano in commercio zoom con tutte le escursioni
immaginabili come ad esempio 20-35, 28-70, 28-80, 35-70, 70-200, 70-300 ecc. e con aperture massima e
minima di tutto rispetto in relazione alle focali interessate. Sono comunissimi zoom 70-210 con aperture
f./4,5-5,6 se non addirittura f./2,8-2,8, cioè con la medesima apertura massima a qualsiasi focale (ma
questi ultimi sono ancora un po' cari).
L'utilità di questi obiettivi, come si può immaginare è elevata. Con due, massimo tre obiettivi ci si mette in
borsa tutto il corredo immaginabile per qualsiasi evenienza e con una piccola aggiunta di grammi, con un
moltiplicatore di focale la scelta sarà illimitata. Il moltiplicatore di focale non è altro che un aggiuntivo
ottico costituito anch'esso da lenti in grado di moltiplicare, a seconda del suo fattore, la lunghezza focale
dell'obiettivo. Il contro, a detta dei professionisti e dei puristi dell'immagine (e anche dai test specifici di
qualità), è che l'immagine riportata dagli obiettivi addizionati con tale dispositivo risulta peggiore nella sua
globalità. Certamente la costruzione di un accessorio con un elevato numero di lenti che al suo interno
devono potersi spostare per garantire l'ingrandimento oltre che la messa a fuoco, crea non pochi problemi
ai produttori che inevitabilmente debbono scendere a compromessi con i costi di produzione ed i
consecutivi prezzi del prodotto finito. Importante all'atto dell'acquisto di un pezzo del genere è la scelta
se possibile della spesa maggiore che sempre significa qualità maggiore.
Alcuni obiettivi, solitamente con lunghezza focale normale o leggermente superiore, possono essere macro
cioè studiati per primi piani molto ravvicinati. Solitamente la messa a fuoco minima di un obiettivo comune
non è mai inferiore a 45/50cm. L'obiettivo macro invece, grazie ad una particolare disposizione delle lenti
interne, può focalizzare anche a pochi cm dal soggetto, consentendo riproduzioni fino al rapporto 1:1 o più,
il che significa che un oggetto di 1 cm nella realtà, verrà riportato sul fotogramma delle stesse dimensioni.
Il controllo del valore di apertura è fondamentale per la realizzazione di una fotografia.
Lasciando per un attimo da parte le scelte influenzate dal tempo di posa, dalla sensibilità delle pellicole e
da tutti quei parametri che spesso (erroneamente) influiscono sulla scelta del diaframma e concentrando
su di esso tutta l'attenzione e l'importanza che merita, la prima cosa che c'è da dire a riguardo è che il
controllo totale della sfocatura di uno scatto è opera del valore di diaframma. Questo avviene tramite il
controllo della profondità di campo (P.D.C.).
Vediamo cos'è questo parametro. Quando noi concentriamo la nostra attenzione all'interno del mirino della
reflex per riuscire a mettere a fuoco ciò che ci interessa, abbiamo modo di chiederci cosa, oltre il
soggetto che richiama la nostra attenzione, sia esso una persona, un palazzo o un fiore, vogliamo che sia a
fuoco correttamente. Più semplicemente, cosa ci importa mentre scattiamo una foto a nostro figlio, che la
casa del vicino sia bella nitida, con i muri scrostati e pronta per un'immagine da dare al Geometra per il
preventivo di restauro? Nulla appunto, anzi, se proprio dobbiamo usare quella come sfondo, vogliamo che
essa sia meno nitida possibile, cioè più sfocata. Il sistema per ottenere questo è operare una scelta che ci
restituisca la profondità di campo, cioè la zona nitida, più breve possibile, e che questa con una corretta
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messa a fuoco vada a cadere sul nostro soggetto. Per determinare una profondità di campo così limitata
l'unico mezzo è quello di adoperare il diaframma più aperto che il nostro obiettivo ci permette e, se
possibile, abbinarlo con un obiettivo mediotele, con focale attorno ai lOOmm o più. Da questo si desume
che ad un valore di diaframma aperto, corrisponde una ridotta profondità di campo. Analogamente,
apprestandoci a fotografare un paesaggio e desiderando una forte nitidezza in tutti i piani della
fotografia, la nostra scelta cadrà su di un valore più chiuso di diaframma. (Ecco perché, come vedremo
nella L.7, molto importante è l'uso del cavalletto nella fotografia di paesaggio: diaframma chiuso = tempo
lungo = rischio di mosso.) Creativamente il controllo della P.D.C. ci permette di isolare il nostro soggetto
oppure di inserirlo nell'ambiente circostante, ci permette di sfruttare i piani di ciò che per costrizione è
un immagine bidimensionale, ci permette di dare appunto, più profondità.

Fino ad alcuni anni fa, le macchine fotografiche erano dotate, a prescindere dal valore, di un tasto per il
controllo della P.D.C.; ora questo sembra essere diventato un optional d'elite e solo quelle più costose ne
sono dotate. Questa è una grave carenza ed una discutibile scelta delle case costruttrici che va a danno di
chi approda alla fotografia e non vuole impegnare molti soldi nell'acquisto di una fotocamera costosa. La
sua funzione oltre tutto era ed è molto semplice. Dal momento che l'esposizione viene letta dalla
macchina col diaframma tutto aperto per garantire una buona luminosità sulle celle dell'esposimetro e
contemporaneamente favorire la messa a fuoco, e che solo al momento dello scatto il diaframma si chiude
al valore impostato, al momento di inquadrare non si riesce a vedere ciò che oltre al soggetto risulterà a
fuoco dopo lo scatto. Agendo sul pulsante della P.D.C. il diaframma si chiude al valore impostato in modo da
capire quale sarà il risultato dello scatto. Ora questo prezioso dispositivo come detto è latitante sulla
maggior parte delle reflex comuni e l'unico sistema per sapere quale sarà la P.D.C. è quello di ricorrere alle
tacche poste sull'obiettivo (quando ci sono) o a tabelle come quella riportata qui sotto dove si fa
riferimento a soggetti posti a 1,5m di distanza dalla fotocamera a f./22.

Lunghezza focale area di messa a fuoco


20 mm 45 cm - infinito
28mm 15 cm - infinito
35mm 90-600 cm
5Omm 120-150 cm
80mm 135-170 cm
135mm 140-155 cm
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A complicare le cose, come si può vedere interviene il fatto che a seconda della lunghezza focale
dell'obiettivo e della distanza del soggetto la P.D.C. varia. Normalmente a parità di focale, la P.D.C.
raddoppia al raddoppiare del valore del diaframma; a f./8 ad esempio è doppia di quella a f./4. Quanto poi
è minore la distanza del soggetto, tanto più limitata sarà la P.D.C. Questo aumento è nell'ordine di quattro
volte al raddoppio della distanza del soggetto. Più delle tabelle, delle tacche sugli obiettivi dei pulsanti
comunque ne può l'esperienza che farà sì che il fotografo scelga sempre il valore più giusto per la foto che
vuole realizzare.
La costruzione di un obiettivo, anche del migliore e più costoso, deve fare i conti con alcuni difetti tipici
della costruzione delle lenti e della messa in serie delle stesse. L'obiettivo perfetto, per quanto le
tecniche di costruzione siano sofisticate, presenterà difetti quali le aberrazioni sferiche, l'astigmatismo,
l'aberrazione cromatica,. il coma, distorsioni di vario tipo, ecc. Analizziamo uno alla volta questi difetti
Aberrazione sferica : avviene per via della forma delle lenti (sferica appunto) e fa si che i punti
provenienti da un oggetto e che attraversano la lente in zone diverse, non vengano deviati tutti con il
medesimo angolo, ma vadano a cadere sul piano pellicola leggermente sfasati.
Aberrazione cromatica : la luce, come è noto, è composta da più raggi di diversa lunghezza d'onda e di
colori diversi. Attraversando un corpo solido e trasparente quale una lente, i raggi di lunghezze d'onda
diverse, subiscono diversi indici di rifrazione, andando a cadere così sul piano pellicola a breve distanza
l'uno dall'altro. Questo crea quindi una sia pur minima scomposizione del raggio iniziale ed il risultato
pratico sarà una non perfetta definizione dei colori.
L'astigmatismo trasforma gli oggetti circolari in ovali, mentre con il coma, l'obiettivo trasmette i punti
luce dando loro la forma di minuscole comete.
Le distorsioni possono essere a cuscinetto o a barilotto e distorcono l'immagine bombandone i lati o
creando l'effetto opposto, a danno della riproduzione fedele delle forme dei soggetti.
Tranne gli ultimi due, questi difetti risultano pressoché impercettibili all'occhio umano, in particolar modo
da quando la costruzione delle lenti avviene con macchinari sofisticati e con l'impiego di materiali sempre
migliori a bassissima dispersione e difettosità. I vetri vengono ricoperti da speciali strati antiriflesso, da
strati filtranti: vengono accoppiate lenti concave a lenti convesse per eliminare le aberrazioni, vengono
costruite con particolari curvature (lenti asferiche), in grado di compensare così ogni difetto nella
maniera migliore possibile. Insomma, costano molto, è vero, ma sono tra i componenti di un sistema
fotografico, quelli più fortemente sottoposti a controlli, a innovazione, ed a ricerca. Nomi mitici come
ZEISS, SCHNEIDER, SWAROVSKI, sono in grado da soli di elevare le quotazioni di un apparecchio, sia
nuovo che usato.

LEZIONE SESTA

- Esposizione col flash -

Il flash è quell'accessorio che ci permette di realizzare fotografie in assenza o in scarsità di luce. Ne


esistono di diversi tipi, a torcia e a slitta, dedicati ed universali.
Tutte le fotocamere reflex sono dotate di slitta con contatto a caldo, un meccanismo che consente di
collegare il flash ed in grado di trasmettere l'impulso per farlo scattare, ed alcune anche di una presa
contrassegnata da una X, chiamata presa sincro, con la stessa funzione della slitta ed adatta a quei flash
non dedicati o di vecchia produzione (o per l'attacco di flash da studio). Le caratteristiche del flash
dipendono dalla sua potenza, cioè dal suo numero guida. Il numero guida è un parametro che ci permette di
calcolare la distanza o comunque di conoscere la portata del flash per il suo impiego ed esprime la portata
in metri in rapporto al diaframma impiegato. In un flash con numero guida 50 ad esempio, e con una
pellicola da 100 I.S.O. dividendo 50 per il diaframma impiegato poniamo 8, la distanza di copertura del
flash sarà 50 : 8 = 6,25 m. (Da ricordare che aumentando la sensibilità della pellicola, bisogna moltiplicare
il n° guida per circa 1,25, in modo da ottenere il nuovo valore)
Possiamo naturalmente decidere il diaframma in base alla distanza, invertendo i fattori. Se abbiamo un
flash con numero guida 40 e ci interessa coprire un'area di 10 metri, dovremo aprire il diaframma a f./4
(40 : 10 = 4). Nei flash dedicati, questi complicati calcoli vengono eseguiti da un computer e la luce emessa
al momento dello scatto viene letta di ritorno dal soggetto da un sensore che provvede ad interrompere il
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lampo quando questi lo ha illuminato correttamente. E' incredibile se si pensa che la lettura, il calcolo e
la decisione di interrompere la scarica avvengono in qualcosa come 1/10.000 di secondo. Alcuni flash
dedicati, sia di produzione dello stessa casa che produce l'apparecchio reflex, (Nikon SB 26), che da
aziende specializzate (Metz 50 MZ 5), sono in grado di leggere la focale impiegata al momento dello
scatto, di regolare la distanza della parabola in modo che l'area del lampo sia adeguata all'angolo di
copertura dell'obiettivo, e di vedere la distanza di messa a fuoco in modo da intervenire automaticamente,
avvertendo il fotografo con spie o cicalino, quando questa è troppo elevata per la potenza del flash.
Acquistando un flash del genere, diventa pressoché impossibile avere scatti sbagliati anche impiegando
luce artificiale. Un flash manuale invece avrà bisogno del nostro intervento per funzionare a dovere.
Una volta comunicata al lampeggiatore il tipo di pellicola usata, dovremo impostare, di foto in foto, tramite
pulsanti o rotelle, il diaframma che stiamo usando sulla macchina anche sul flash per non rischiare di avere
immagini non correttamente esposte.
Ma facciamo un passo indietro; benché sia un accessorio a volte indispensabile, quella del flash è
sicuramente la peggior fonte di luce per la fotografia. Il lampo diretto sul soggetto produce ombre nette
e fastidiose, appiattisce i lineamenti quando si parla di ritratti, causa fenomeni come quello degli occhi
rossi se non distanziato quel tanto che basta dall'obiettivo. Il fenomeno degli occhi rossi è quel fastidioso
effetto che si verifica scattando ritratti col flash e con poca luce ambiente. Le pupille, dilatate per
l'oscurità, permettono al lampo data la sua rapidità, di andarsi a riflettere sopra i vasi sanguigni al loro
interno, e di illuminarli, (evidenziandone il colore rosso). La soluzione al lampo diretto in faccia al soggetto
è quella di rivolgere la testa del flash (sono tutte più o meno orientabili), verso una parete se siamo al
chiuso, ad esempio il soffitto, ma la conseguenza sarà un calo della potenza. Un flash automatico con
fotocellula o in TTL, con lettura attraverso le lenti, sul piano pellicola, sarà in grado di aumentare la
durata del lampo, come visto parlando di automatismi, ma in un flash manuale, saremo noi a dover calcolare
la differenza e l'assorbimento di luce da parte dei muri, giungendo spesso a risultati insoddisfacenti.
Per di più, orientando la parabola al soffitto, rischiamo di causare ombre indesiderate "a caduta" sul
nostro soggetto. Questo a meno che non si disponga del succitato Metz 50 MZ 5 (o simili), il quale dispone
di un secondo lampeggiatore più piccolo posto sulla torcia, utile per schiarire le ombre.
Un altro problema che assilla chi fotografa usando il flash ed una reflex con otturatore a tendina, è la
sincronizzazione del lampo. Le fotocamere, sono dotate di un tempo di sincronizzazione, che solitamente
sulle ghiere dei tempi è indicato con un colore diverso dagli altri o con una X vicino al numero. Questo
tempo che può variare con la categoria alla quale appartiene la reflex e che si aggira tra 1/30 ed 1/250 di
secondo, è il tempo da impostare per far sì che lo scorrimento delle tendine, non anticipi lo scoccare del
lampo. Impostando un tempo più veloce di quello di sincro, si otterrà una foto con un'evidente banda nera
orizzontale o verticale a seconda del tipo di otturatore montato sulla reflex. Questo fenomeno non si
verifica con gli otturatori centrali i quali possono sincronizzare il lampo su tutti i tempi senza problemi.
Nelle fotocamere di recente progettazione , viene dedicata un'attenzione particolare alla progettazione
del flash, quando questi è parte integrante della macchina o alle funzioni impostabili usando flash
separati. Nomi come slow sinc. , filI-inn flash, rear, ecc, compaiono nei libretti di istruzione e sopra le
tacche delle macchine stesse ad indicare le possibili applicazioni. L'uso dei termini inglesi potrebbe
spaventare a prima vista l'utente non esperto, ma non sono altro che semplici ed utili funzioni da usare
costantemente. Lo slow sinc indica lo sincronizzazione del flash con tempi lenti. La sua utilità è quella di
restituire un'immagine più ambientata possibile anche usando il lampeggiatore. Capita infatti, usando il
flash per fotografare una persona un uno spazio aperto quale può essere una piazza al buio, di ottenere
una foto di una figura correttamente illuminata in un ambiente totalmente buio, perdendo così la bellezza
di uno sfondo, di un palazzo o una fontana per esempio che contribuirebbero ad ambientare la foto e a
raccontare un viaggio. Usando la sincronizzazione con un tempo più lento come può essere 1/15" al posto
del classico 1/125" e ricordandosi di sistemare la fotocamera su un cavalletto o su una base sicura, avremo
dettaglio anche sullo sfondo, e quindi un'immagine più ambientata.
Il fill-inn (o lampo di riempimento) invece non è altro che un breve lampo di schiarita utile per fotografare
soggetti in contro luce o all'ombra. Usando questo accorgimento avremo un buon bilanciamento delle luci
ambiente e sulla figura. La funzione rear, un po' meno frequente, è detta anche sincronizzazione sulla
seconda tendina. Con questa opzione il flash, quando la macchina è impostata su un tempo lento, scatta un
attimo prima che la seconda tendina si chiuda.
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La luce artificiale, quella del flash, è molto utilizzata anche per i ritratti in studio o per la fotografia
industriale, per la quale vengono spesso usati anche 5 o più punti luce contemporaneamente. Come avremo
modo di approfondire nella L.8, per quanto riguarda il ritratto, il soggetto deve essere illuminato dalla luce
più morbida che è possibile creare. Il minimo per ottenere un risultato accettabile sono due luci, una
principale fornita da un bank ed una secondaria, posta a 45 gradi dalla prima, di schiarita, proveniente da
una torcia secondaria. Molto spesso poi una terza luce viene posta di 3/4 alle spalle del soggetto in modo
da staccarlo dallo sfondo e di illuminarne i contorni, (pensiamo ai capelli). Queste sono le regole di base
per un ritratto correttamente esposto e ben illuminato. E' chiaro che artisticamente tutto è possibile.
Fotografi affermati sembrano provare piacere nel sovvertire tutte le regole classiche della fotografia di
base, ritraendo modelli illuminati da una sola luce, con forti contrasti e con illuminazioni spettacolari
quanto particolari. Naturalmente tutto è possibile e gli esempi visivi che andremo a vedere dimostrano che
solo la fantasia è il limite nella realizzazione di immagini, (ed il fotografo deve essere in grado di usarla
prima di ogni altro cosa al momento di progettare un'immagine che si discosti dal classico e già visto).

- Errori più comuni -

Parlando di fotografia e di ritratti, di comunicazione attraverso l'immagine dunque, viene spontaneo


trattare l'argomento degli errori più comuni che attendono il fotografo al varco, quando egli si appresta a
fermare su pellicola la realtà. Se è vero che la creatività porta a produrre immagini al limite dell'astratto,
per le quali si fa largo uso della sovra o sotto esposizione, dello sfocato, del mosso, la regola vorrebbe che
una fotografia alla quale affidiamo il compito sia in grado di comunicare e di essere capita. Fotografie
mosse, sfocate, sotto o sovra esposte, oltre fare arrabbiare chi le ha scattate, perdono di incisività e
sono brutte da guardare (ancor più quando ci viene assegnato il compito di scattare per conto di altre
persone, ad esempio durante una gita o cose del genere). Evitare errori è semplice, basta vincere la
pigrizia e ragionare un attimo prima di premere il pulsante di scatto.
Il mosso: il rischio di mosso è proporzionale alla focale impiegata per lo scatto. Una regola
empirica vuole che, scattando a mano libera cioè senza appoggiare la reflex da nessuna parte, non si usino
tempi inferiori alla lunghezza focale dell'obiettivo impiegato. Trovandoci ad esempio a scattare con un
50mm, sarà utile fermarsi al 1/60 di secondo; per un tele da 200 mm, il tempo di sicurezza sarà 1/250 di
secondo. Così non ci si sbaglia, ma dal momento che tutte le regole o quasi sono fatte per essere infrante,
dovendo scendere al di sotto di tali rapporti, sarà utile appoggiare la fotocamera a qualcosa di solido come
un muretto, un albero e così via. Il cavalletto è la soluzione più valida, specie se robusto ed accoppiato con
l'uso dello scatto flessibile (L.7)....ma si sa, i cavalletti pesano… Anche usando tempi di sicurezza
comunque, sarà bene far si che la nostra posizione sia ben ferma, con i piedi ben piantati per terra, con un
piede avanti all'altro, i gomiti ben puntati sul torace e la macchina saldamente tra le mani (impugnata
correttamente).
Se il mosso è fastidioso, il micromosso è terribilmente irritante Ritirate le nostre diapositive dal
laboratorio e data loro una rapida occhiata per scartare quelle sbagliate, ci accingiamo a proiettarle in
compagnia dei nostri amici. Ed ecco qui comparire lo scatto non nitidissimo; dopo alcuni tentativi di
focheggiare il proiettore ci si deve arrendere e capitolare. E' il micromosso! E' quella particolare
condizione che non è frutto di tremolii delle nostre mani, ma delle vibrazioni della fotocamera al momento
dello scatto ed è figlio spesso delle immagini scattate con lunghe focali, pur con il cavalletto. In certi casi
non basta lo scatto flessibile o l'autoscatto per evitare questa condizione; il sollevamento dello specchio
durante lo scatto provoca piccolissime vibrazioni che danneggeranno la nitidezza della nostra foto. Che
fare ? Ben poco in macchine non dotate di meccanismo di sollevamento anticipato dello specchio. Questo
importante accessorio, presente in tutte le reflex professionali consente una volta composta l'immagine e
curata la messa a fuoco, di alzare lo specchio nella posizione che comunque assumerebbe durante lo
scatto, e far si che le vibrazioni che esso provoca nel movimento, non infastidiscano l'azione. Per
fotocamere prive di questo accorgimento, l'unica soluzione è quella di usare tempi d'otturazione
rapidissimi, magari impiegando pellicole ad alta rapidità accoppiate a diaframmi aperti o possedere un
cavalletto assolutamente robusto.
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Errori di esposizione : come abbiamo visto, l'esposimetro delle reflex può venire spesso
ingannato e portarci a sbagliare foto in apparenza semplici. Per evitare questi errori è essenziale
conoscere bene la propria fotocamera e capire come si comporta nell'uso normale.
Gli esposimetri escono dalle linee di montaggio tarati al meglio ma è possibile che col passare del tempo
perdano un po' dello smalto iniziale. E' molto utile a tal proposito verificarli saltuariamente con l'aiuto di
un esposimetro professionale e, riscontrando scostamenti di rilievo, inviare la fotocamera in assistenza
per la taratura. Una volta verificato che questo dispositivo funziona alla perfezione, l'unica causa di
fotografie mal esposte siamo noi. Ancora una volta è fondamentale analizzare con attenzione l'immagine
inquadrata e riconoscere quali sono al suo interno le trappole che potrebbero ingannare la lettura. Una
zona molto chiara, posta proprio al centro dell'immagine, inevitabilmente porterà ad una foto
sottoesposta, cioè scura, priva di dettagli nelle basse luci e con le alte luci spostate verso il basso. Le alte
luci sono le zone chiare dell'immagine e le basse luci quelle scure. Perché una fotografia sia ritenuta
corretta, i particolari di queste due zone devono essere comunque leggibili, cioè visibili sia sul negativo che
sulla stampa finale. In gioco entra anche la latitudine di posa delle pellicole (L.3). E' ovvio che su una
pellicola diapositiva, con una latitudine di posa di 2 diaframmi e 1/2 al massimo, (+ 1,0 – 1,5), le zone con
dettagli visibili saranno quelle che rientreranno in questo intervallo. Esponendo correttamente un cielo ad
esempio, una zona d'ombra profonda come una vallata, con una differenza di più di tre f./stop diventerà
pressoché illeggibile. Meno difficile il compito con una negativa, che può sopportare escursioni fino a 5
f./stop, senza accusare problemi di lettura. Tutto questo dovrà essere ben presente nella nostra testa al
momento di comporre l'immagine e di decidere su quali zone effettuare la lettura esposimetrica; a quali
particolari garantire la piena leggibilità e quali considerare di secondo piano.
Lo sfocato: in epoca di macchine autofocus, parlare di fotografie sfocate può sembrare
anacronistico, ma l'affidare certi compiti all'elettronica ed abituarsi ad avere tutto pronto, spesso ci
toglie lo spirito critico e non ci fa accorgere di errori compiuti da terzi (leggi automatismi). I dispositivi di
autofocus delle reflex agiscono solitamente garantendo il massimo dei risultati, ma ci sono condizioni
particolari nelle quali questi automatismi faticano a lavorare. Generalmente le reflex sono impostate in
modo che quella del fuoco sia una priorità assoluta, cioè la macchina non scatta fino a che il soggetto non è
correttamente a fuoco, ma proprio questo fattore a volte ci tradisce. I sensori dell'autofocus solitamente
sono posti al centro del mirino. Va tutto bene fino a che il nostro soggetto si trova anch'esso in quella
posizione, ma poniamo di voler scattare un immagine col soggetto decentrato o ancor più chiaramente, di
voler ritrarre delle persone affiancate davanti ad un palazzo. L'obiettivo della reflex, avendo i sensore al
centro metterà inevitabilmente a fuoco ciò che sta dietro ai soggetti, perché questi sono appunto sfasati.
Dal momento che attraverso il mirino vedremo il suo errore, non dovremo fare altro che puntare una delle
due persone, mettere a fuoco e ricomporre l'immagine e scattare. Usando una macchina a mirino galileiano
però, come una compatta, questo errore non saremo in grado di vederlo. Starà a noi ricordarci di
focalizzare esattamente dove vogliamo e poi ricomporre l'immagine prima dello scatto. Nella reflex
manuali invece, l'errore sarà in agguato soltanto fino a che non si prenderà confidenza con l'immagine che
vediamo attraverso il vetro smerigliato, dopo di che sarà impossibile sbagliare, se non fotografando
soggetti in movimento per i quali è necessario correggere continuamente il punto focale. (basterà chiudere
il più possibile il diaframma per aumentare la P.D.C. e scattare più immagini per sicurezza).
Confusione e pulizia: in una fotografia deve esserci un soggetto, ben chiaro, e al massimo un
ambiente nel quale inserire tale oggetto. Tutto il resto è superfluo. Della gita a Firenze ci interessa il
Battistero o il monumento, non il cestino dell'immondizia di fianco ad essi; i soggetti motivo dello scatto,
devono essere correttamente valorizzati e non relegati nell’angolo dell’inquadratura o rovinati da
particolari estranei. Nel ritratto ad una persona non ci devono essere elementi di disturbo. Una foto o
nostro figlio in casa, non deve includere porti mozzate di arredamento, stipiti di porte, angoli di finestre e
deve essere scattata soprattutto ad una altezza adeguata per la sua statura. Uno scatto dall'alto
ritrarrebbe un marziano con un testone enorme e i piedi piccoli piccoli, per via della prospettiva. Lo stesso
se non vogliamo che il nostro cane o il nostro gatto diventino curiose creature da piccola bottega degli
orrori. La fotografia deve essere ragionata, anche la più banale istantanea, ci vuole poco e ci si guadagna
in salute. Prima di scattare è utile far compiere al nostro occhio un giro intorno ai bordi del mirino, posti
dove solitamente s'annidano gli intrusi e bisogna, cosa molto importante, conoscere quale è la percentuale
di immagine che il mirino della nostra reflex ci mostra rispetto a quella che finirà sul negativo. Solo poche
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e costose fotocamere arrivano al 100 % di area inquadrata, mentre spesso si fermano attorno al 90 -
95 %. Trascurare questo particolare significa trovarsi intrusi a bordo immagine e dover poi rifilare la
stampa o rinunciare all'immagine se si tratta di una diapositiva. Nella lezione numero 7 parleremo di filtri
per la fotografia. L’uso di questi accessori è spesso una insidia se impiegati con focali molto corte. Un
filtro avvitato sul frontale di un 2Omm creerà quasi sicuramente una vignettatura. Nessun problema,
basta saperlo e tenerne conto mentre si effettua l'inquadratura e usare possibilmente pellicole negative
in modo da poter escludere il difetto che si presenterà ai bordi. La vignettatura è una forte caduta di
luce ai bordi che può essere causata come detto dall'impiego improprio di filtri, ma anche essere
intrinseca nelle caratteristiche di un obiettivo, specie se zoom e con abbondante escursione focale. Si
presenta in particolar modo quando lo zoom è regolato verso lo zona grandangolare ed è molto fastidiosa in
quanto denota la bassa qualità del materiale impiegato. Solitamente si attenua spostandosi verso focali
maggiori e chiudendo di un paio di stop il diaframma. Un altro errore è quello di uscire dimenticandosi a
casa i rullini, ma a questo non c'è spiegazione scientifica !
E raro comunque ottenere immagini corrette usando per la prima volta una fotocamera, a meno che non si
scelgono scenari a prova d'errore; come sempre l'esperienza conta molto ed è importante non arrendersi
mai alle prime delusioni. Bisogna imparare ad essere i primi critici di se stessi, a giudicare
spassionatamente il proprio prodotto, a scartare le immagini sbagliate e a chiedersi sempre il perché di
tali sbagli. Il confronto tra appassionati è il modo migliore per migliorare se stessi e questo confronto
deve essere umile da parte di ogni componente del gruppo. Non è corretto deridere le immagini altrui
anche perché l'errore è sempre in agguato e l'aiuto di un'altra persona può facilitarne la comprensione.
Va detto poi che il migliore amico del fotografo deve diventare il cestino, al quale affidare senza pietà
tutte le immagini sbagliate e inutili. E scattare, scattare, scattare, cercando di evitare la banalità. Si può
scattare una foto di una margherita di campo e realizzare una bella immagine, così come ritrarre
un'orchidea rarissima ed ottenere una foto vista 1000 volte. Oltre a scattare, oltre al confronto, è
fondamentale la sete di sapere. La fotografia esiste da secoli e su di essa si sono versati fiumi di
inchiostro. Esistono pubblicazioni, trattati, biografie di grandi fotografi, riviste specializzate e da ognuna
di queste cose c'è da imparare. Mensilmente escono diverse pubblicazioni sull'argomento. Riviste come
"Il Fotografo", "Tutti Fotografi ", "Reflex", "Fotografare", "Progresso Fotografico", "Photo", pubblicano
articoli di tecnica, recensioni di apparecchi, test di macchine e pellicole. Alle volte sono chiaramente
propagandistici, altre imparziali, a volte banali, ma sempre utili, in particolar modo per chi ha molto da
imparare (cioè tutti, nessuno escluso). Con l'andar del tempo si impara a distinguere le cose utili da quelle
inutili, si rivolge la propria attenzione verso questa o quella pubblicazione, si impara a diventare critici e a
non credere al primo venuto.

LEZIONE SETTIMA

- Gli accessori per la fotografia -


Gli accessori per la fotografia rappresentano una parte sterminata del mercato odierno: non c'è
nulla che ancora non sia stato inventato e si spazia dall'indispensabile, all'utile, dal necessario al superfluo.
Visionando un catalogo sull'argomento si rimane allibiti nel vedere con quale fantasia i creatori sfornino
ogni genere di articolo ed è importante prima di qualsiasi acquisto domandarsi se ne vale davvero la pena.
Si parte dai filtri, che analizzeremo dettagliatamente, per arrivare ai supporti, ai paraluce, ad ogni tipo di
pannello riflettente, ecc.
Partiamo dal treppiede: come già intuito in precedenza è un accessorio importantissimo, per due fattori, il
primo fisico, dato che garantisce stabilità alla fotocamera e permette di scattare immagini adoperando
tempi lunghi, e l'altro psicologico. Approntarsi a scattare un immagine facendo uso di tale mezzo,
significa dedicarsi con più tranquillità a quello che si sta facendo. La macchina è lì, non dobbiamo reggerla
con le braccia, siamo liberi di muoverci, di studiare l'inquadratura con calma; cerchiamo con cura il posto
giusto per piazzarlo, spostandolo ora più avanti, ora più indietro fino a che non siamo completamente
soddisfatti delle nostre scelte. Fra i molti esistenti in commercio, sarà bene scegliere di acquistare quello
che più fa il caso nostro, dando la preferenza comunque a quello più solido e robusto che siamo disposti a
trascinarci dietro ogni volta che ci serve. Se ci consideriamo dei pigri, sarà inutile tuttavia acquistare un
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treppiede pesante, per poi lasciarlo in casa a prendere polvere, meglio rivolgere la nostra attenzione
verso qualcosa di più compatto e trasportabile. Va detto che è meglio poco che niente.
In commercio ne esistono di tutti i tipi, dai super compatti ai grossi e pesanti; il loro costo è
tranquillamente affrontabile, si parte dalle 100.000 circa per un compatto con testa integrata, per
arrivare alle 300.000 circa per un discreto cavalletto con testa intercambiabile di buona marca.
Quelli compatti possono essere facilmente agganciati alle borse fotografiche, quasi tutte dotate di
cinghie adatte allo scopo, mentre per quelli più grandi esistono speciali sacche.
Il marchio che fa scuola in tema di cavalletti e monopiedi è MANFROTTO, il cui listino è spesso un pollice.
La loro costruzione prevede tre gambe in alluminio allungabili e con fermi robusti (importantissimo). La
colonna centrale, quella sulla quale si avvita la testa è quasi sempre allungabile con un meccanismo a
manovella e spesso sono dotati di bolla d'aria per poterli sistemare accuratamente sul terreno. Se non ne
sono dotati loro, lo è la testa, cioè la parte sulla quale si fissa la fotocamera. Questa è studiata per poter
compiere vari movimenti per consentire di sistemare la macchina come meglio si preferisce, anche in
verticale naturalmente. Il monopiede è il derivato d'emergenza del cavalletto. Si vede spesso negli stadi
o durante le manifestazioni sportive. Più maneggevole ed economico, garantisce una buona stabilità con
l'uso di obiettivi a lunga focale e consente di scendere anche un po' al di sotto dei tempi di sicurezza.
Avendo bisogno di qualcuno che lo sorregga, ovviamente non può svolgere le funzioni del treppiede. Il
paraluce è un altro di quegli accessori solitamente trascurati dal fotoamatore, che invece meriterebbe
tutte le attenzioni possibile. Si monta sulla punta degli obiettivi tramite un innesto a baionetta o avvitato
alla filettatura, ed il suo compito è quello di fermare i raggi di luce parassita che potrebbero creare
fastidiosi riflessi sulle lenti. Vengono conformati a seconda dell'obiettivo al quale sono dedicati per
evitare problemi di vignettatura e fra le altre cose contribuiscono ad evitare colpi accidentali sulla lente
frontale, anche se non è questo lo scopo per il quale esistono. I pannelli diffusori o riflettenti sono
superfici rivestite con tessuti bianchi, argentati ed oro, a seconda dello scopo, ed hanno il compito di
riflettere appunto la luce sul soggetto fotografato. Sono utilissimi nel ritratto in esterni o in uno studio
quando non si disponga di molte torce. Posti della direzione opposta a quella di provenienza della luce ed
orientati in modo da riflettere i raggi sul soggetto contribuiscono ad ammorbidire le ombre e a rendere i
lineamenti più morbidi. Naturalmente si possono costruire con facilità usando fogli di polistirolo, teli e
tutto ciò che la fantasia ci suggerisce.
I filtri sono un argomento importante in tema di accessori: ne esistono in commercio per la fotografia in
bianco e nero e per quella a colori; possono essere creativi o correttivi, colorati o trasparenti. In tema di
filtri, bisogna conoscere però il significato della parola fattore filtro
Il fattore filtro non è altro che l'assorbimento di luce che un filtro avvitato sull'obiettivo causa, data la
sua maggiore o minore trasparenza. Nelle fotocamere con esposimetro interno non è determinante ai fini
dell'esposizione, perché come si sa la macchina legge la quantità di luce che arriva al piano pellicola, quindi
già filtrata, ma usando esposimetri esterni questo è importante. Il fattore filtro si esprime in numeri, ed
il suo progredire è quadratico. Un fattore 8, ad esempio comporterà uno scompenso di tre diaframmi
(2x2x2). Un fattore filtro uguale a 2, comporterà l'assorbimento di un diaframma e così via. Partiamo dai
filtri per così dire "neutri", cioè che apparentemente non creano particolari effetti sul risultato dello
scatto.
Sono i filtri UV E SKYLIGHT: sono trasparenti o leggermente rosati e svolgono un duplice compito; quello
di proteggere da urti e graffi la lente frontale dell'obiettivo (sempre meglio buttar via 20.000 lire di un
filtro che far riparare l’obiettivo), ed il primo dei due, ad assorbire le radiazioni ultraviolette che
creerebbero dominanti sulla pellicola. Il loro uso non comporta cadute di qualità, tuttavia se si vuole la
certezza assoluta, basta rivolgere l’attenzione a marchi non troppo economici.
I filtri per la fotografia in bianco e nero sono diversi e di diversi colori, nella tabella sottostante sono
indicati i più comuni e la loro utilità. La premessa è che ogni filtro colorato ha il compito di schiarire il
colore uguale e scurire quello complementare.

n.6 o Y2 Sono filtri di colore giallo che assorbono i raggi ultravioletti e neutralizzano in parte quelli
n.8 o POO blu e violetti. Nella fotografia di paesaggio scuriscono il cielo ne evidenziano le nuvole.
Garantiscono un'ottima resa sui colori verde rosso e giallo. Il secondo è consigliato per l'uso
di pellicole pancromatiche.
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n.12 o YA2 Di colore arancione, creano forti contrasti con il rosso e il giallo schiarendoli, scuriscono il
verde, attenuano la foschia, e i riflessi sull'acqua. Nel ritratto ammorbidiscono i difetti della
pelle, nei paesaggi scuriscono il cielo e evidenziano le nuvole.
n58 o PO1 Filtro di verde accentuato; benché meno usato dai fotografi, è in realtà uno dei più utili nel
ritratto. Scurisce il rosso, (utile per le labbra), assorbe i raggi ultravioletti, violetti, blu e
rossi e schiarisce naturalmente il verde
n.25 o R2 Filtro rosso, crea effetti drammatici, scurendo vistosamente il cielo, e schiarendo il rosso e
il giallo. E' utilissimo per ridurre la foschia e crea effetti surreali nel ritratto schiarendo la
pelle e le labbra. Usato in coppia con pellicole particolari come la ILFORD SFX 200, crea
effetti simili a quelli della fotografia all'infrarosso.

Tra i filtri per il colore, ne troviamo moltissimi correttivi, con colorazioni che vanno dal blu all'azzurro, al
rosa corallo, all'ambra e così via. Naturalmente essendo colorati, restituiranno all'immagine una dominante
uguale al colore del filtro usato. I filtri blu ed azzurro servono per ristabilire gli equilibri cromatici
sfalsati dall'uso di luci calde senza il bisogno di ricorrere a pellicole speciali tarate per luce artificiale. Il
filtro corallo contribuisce a scaldare i ritratti, colorando piacevolmente la carnagione, in modo da
sembrare del tutto naturale.
Restando in tema di filtri correttivi, troviamo un filtro molto speciale chiamato polarizzatore.
Il suo compito è quello di eliminare i riflessi dalle superfici lucide e riflettenti come il vetro o l'acqua,
mettendo in risalto ciò che vi sta dietro. Usato nella fotografia a colori, (specialmente con pellicole
diapositive), crea un'abbondante saturazione cromatica restituendo immagini molto suggestive. Ne
esistono di due tipi, circolari e lineari, i primi sono dedicati agli obiettivi autofocus ed i secondi a quelli
manuali.
Esistono poi un'infinità di filtri per effetti creativi. Si va da quelli colorati digradanti, metà trasparenti e
metà colorati per enfatizzare il colore del cielo e conferirgli colorazioni più o meno reali, per arrivare a
quelli che generano effetti come stelline sui punti più luminosi (cross screen), ai soft-focus, che
ammorbidiscono i ritratti conferendo una lieve sfocatura, a quelli che scompongono l'immagine in più parti,
insomma, basta prendere in mano un catalogo per trovare un mondo sterminato di gadgets pronti all'uso.
Un filtro che fra i tanti è bene menzionare è il filtro ND, ovvero Neutrai Density. E' un particolare filtro
privo di dominanti, ma di densità elevata, qualcosa come un paio di occhiali da sole per l'obiettivo. Il suo
impiego è utile in tutti i quei casi nei quali si vuole allungare il tempo di posa, ma si è già al fondo della scala
dei diaframmi. Ne esistono di densità diverse, in grado di assorbire 1,2,3 o più diaframmi. Sono utilissimi
quando si vogliono ritrarre ambienti nei quali non si vuole la presenza umana, si pensi ad una via, una piazza,
ecc. e non è possibile chiudere al transito delle persone. Allungando di molto il tempo di posa, il passaggio
di un'auto o di una persona, risulterà così ininfluente in termini di tempo e non lascerà traccia sul negativo.
Il parere del fotografo è che l'uso del filtro deve essere praticato con particolare moderazione e che il
suo effetto è tanto più bello quando sporadico. Una bella immagine soft, rende sicuramente di più se
inserita in un contesto fotografico tradizionale, come quella che deve essere, una foto d'effetto appunto.
L'abuso di artifizi, porta inevitabilmente alla noia dell'osservatore, come del fotografo.

LEZIONE OTTAVA

- Temi fotografici -

Il tema di uno scatto è fondamentalmente il messaggio che ognuno di noi, più o meno consciamente,
intende trasmettere di se, del suo modo di vedere le cose, di interpretare la realtà attraverso quella che
sarà un'immagine proiettata o stampata su carta. L'errore più comune nell'affrontare un'uscita
fotografica, o la visita di un posto suggestivo, è quello di non porsi degli obbiettivi di ripresa, cioè dei
"temi" per poi svilupparli. Affrontare un'uscita, reflex alla mano, senza un preciso scopo anche trovandoci
nel luogo più bello al mondo e "sparare" scatti qua e là , non potrà avere altra conclusione che realizzare
immagini ricordo e nulla più, magari anche belle, ma senza un filo logico che le colleghi e senza, cosa
imperdonabile, essersi chiesti cos'è che caratterizza quel determinato luogo; senza quindi aver
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affrontato, sviluppato, portato a termine un "tema". Il tema in questo caso potrebbe essere il ritrarre
ad esempio le finestre di quel determinato paese, o le vie, oppure i lampioni, i balconi fioriti e mille altre
cose ancora; questo senza naturalmente dimenticare di ritrarre i particolari più caratteristici. (E' difficile
spiegare a chi non si interessa di fotografia, che le nostre 90 foto di balconi o fiori, sono tutto ciò che ci
resta di un viaggio targato U.S.A.) !!
Fatta questa premessa va detto che una volta fatto proprio un tema specifico, lo si deve seguire con una
certa logica, bisogna farcirlo con tutte le caratteristiche descrittive proprie della ricerca, che sia essa
fotografica o no. Il "tema" va introdotto, sviluppato, ne vanno analizzati gli aspetti seriosi e divertenti, va
chiuso in maniera soddisfacente e chiara, deve insomma lasciare il segno in chi guarda la sequenza di foto
e non deve soprattutto trascurare argomenti primari, quelli che potrebbero venire in mente a qualsiasi
persona, anche non appassionata di fotografia. Affrontando per esempio il tema "pescatori della riviera
ligure", ci premureremo di introdurre l'argomento con un'immagine, magari all'alba, della spiaggia sulla
quale attraccheranno le barche al ritorno della pesca, per poi ampliare il discorso con immagini del ritorno
dei pescatori, del lavoro attorno alla barca, compresi lo scarico del pescato, alternato ad immagini di
ritratto dei volti segnati dalla stanchezza dei pescatori o dei mercatini improvvisati sulla spiaggia.
Volendo spezzare il ritmo, si potrà a questo punto inserire particolari delle barche o dell'ambiente
circostante. Come ultima immagine, per lasciare un ricordo forte della sequenza, potrebbe venire facile
inserire uno scatto del mercato del pesce, ma a mio avviso, sarebbe sicuramente più incisivo un nuovo
primo piano di un pescatore o lo stesso che, di spalle, trascinando con sé la borsa delle sue cose o la rete
da pesca, se ne va verso il meritato riposo. E' solo la fantasia insomma, a suggerirci cosa scattare o cosa
eventualmente scartare di ciò che abbiamo raccolto, prima di mostrarlo agli amici. Va detto che è bene
poter scegliere poche foto tra molti scatti; pur essendo penoso dover rinunciare ad immagini che
sembrano tutte belle, è sempre bene comunque sacrificarsi all'imbarazzo della scelta.
Ma veniamo alle situazioni più comuni che ci possiamo trovare davanti in una uscita.
La luce naturale intanto, è nella quasi totalità dei casi, la fonte di illuminazione più comune con la quale ci
confrontiamo nei nostri scatti. La luce del diurna, quella del sole, cambia continuamente aspetto nel corso
delle giornate, cambia a seconda delle condizioni climatiche, delle latitudini e per altre mille cause. Con
una giornata a disposizione, il mio consiglio è quello di scegliersi un determinato posto, con una serie
piuttosto ampia di soggetti in una zona ristretta, ad esempio una collina con alberi, cespugli, costruzioni e
per ognuno di questi soggetti eseguire una serie di scatti, sempre con la stessa inquadratura, nelle varie
ore della giornata; ad esempio uno scatto di un granaio alle 7 del mattino, uno alle 10, alle 13, alle 18,alle 20
e magari uno con l'illuminazione della luna. Otterremo in questo modo 6 foto completamente diverse di
uno stesso soggetto, ognuna delle quali ci provocherà sensazioni completamente diverse. Questo perché
avremo sfruttato in appieno il principale mezzo che disponiamo nella fotografia, cioè la luce. Essa, nelle
primissime ore del mattino nella stagione estiva, è calda, (lezione 1), quindi tendente al rosso, con
l'atmosfera ricca di particelle di vapore. Si raffredderà via via, nelle ore centrali della giornata, ore nelle
quali è forte la dominante blu dei raggi ultravioletti; le foto risulteranno fortemente contrastate, con
colori molto saturi, senza ombre importanti data la posizione quasi allo zenit del sole: non è un caso che
molte cartoline siano scattate proprio con questa illuminazione, in particolar modo quelle di luoghi di
villeggiatura e questo proprio per dare l'impressione di un posto molto soleggiato, con colori e contrasti
che richiamano nella psiche umana il riposo e la vacanza. Andando verso le ore serali, si scalderà
nuovamente, i contrasti diminuiranno, l'aria carica di particelle di polvere alzate dal calore e dalle maggiori
attività dell'uomo, sarà meno nitida. Arriveremo poi ad immagini ricche d'atmosfera scattando con tempi
lunghi e luce lunare (si pensi ad una silhouette ambientata con questo tipo di luce).
Un altro tema comune è lo sfondo: questo può essere una quinta ideale per i nostri ritratti o il soggetto
stesso della foto. Un muro fortemente scrostato o in mattoni naturali, può essere ottima quinta per la
foto in bianco e nero di una modella che risulterà catapultata in uno scenario storico delle foto d'altri
tempi.
Il colore è di per sé un tema da fotografia. Una miscellanea di colori forti, ripresi in quanto tali e quindi
astratti restituisce foto di forte impatto visivo. E' bene ricordare in questo caso che ognuno dei tre
colori fondamentali rosso, verde e blu, viene esaltato dalla vicinanza del suo colore complementare (ciano,
magenta e giallo) e smorzato dalla vicinanza con un colore prossimo nello spettro (ad es. verde con blu).
Volendo sviluppare il tema "colore", va ricordato che più sarà forte l'astrattezza dell'immagine e meglio il
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colore diventerà soggetto. E' sconsigliabile la presenza umana in un tema del genere, a meno che essa
non sia necessaria come elemento base (due bambini, uno svedese ed uno africano, o il vestito colorato di
una donna indiana, la quale però deve essere accortamente tagliata per non diventare ella stessa il
soggetto della fotografia).
Il ritratto è uno dei temi più fortemente condizionati dal soggetto: è sempre difficile trovare chi posi
naturalmente davanti ad un obiettivo e non tenda ad assumere atteggiamenti forzati, sgradevoli da
vedere. Il fotografo, dopo aver affrontato tutti i problemi comuni alla fotografia, cioè la ricerca della
scena, la luce, il corredo più adatto, ecc, deve confrontarsi con il carattere di un'altra persona che ha una
propria emotività e proprie reazioni non necessariamente concordanti con quelle del fotografo. Il mestiere
della modella, la sua capacità di posare è sicuramente importante, ma altrettanto importanti sono
l’atteggiamento del fotografo e la sua capacità di mettere a proprio agio le persone. Questo discorso è
amplificato quando il tema del ritratto è il nudo. La naturale propensione della modella, la sua abitudine a
farsi fotografare senza vestiti può venire completamente annientata da un atteggiamento sbagliato del
fotografo o anche da una sola sua richiesta mal interpretata. La professionalità in questi casi deve essere
assoluta, nulla deve essere ambiguo, nulla deve far pensare ad atteggiamenti voujeristici o scabrosi, pena
la vanificazione degli sforzi fatti per preparare il servizio. Tornando al ritratto comune, grande deve
essere lo sforzo per far sì che il soggetto posi in maniera più naturale possibile. Bisogna saper instaurare
un rapporto amichevole e di fiducia con il o la modella, dedicare qualche decina di minuti al colloquio col
soggetto, parlando delle sua abitudini, delle sue preferenze e dei suoi gusti, di come cioè preferirebbe
essere ritratta. Fare una serie di scatti a vuoto, magari senza pellicola per farla abituare ai flash e poi
aggiornarla continuamente durante gli scatti "veri", del lavoro fatto, delle scelte e, là dove possibile, fare
uso di dorsi POLAROID, molto comuni con l'uso di reflex medio formato, in modo da far vedere
fisicamente le anteprime di quelli che saranno gli scatti più importanti. Se dopo tutto ciò, il soggetto non
fosse ancora completamente rilassato, l'ultimo consiglio è quello di...cambiare soggetto!
Nel caso di foto in esterni, l'ambiente teatro delle fotografie deve essere accuratamente sfocato,
facendo uso di diaframmi molto aperti, per non risultare prevalente sul soggetto stesso. La luce deve
essere più morbida possibile, bisogna evitare di ritrarre persone con il sole diretto in viso, bisogna
piuttosto porre con le spalle alla fonte di luce ed eventualmente schiarire le riprese con il flash. Bisogna
fare largo uso di pannelli diffusori e riflettenti (un semplice rettangolo di polistirolo in luogo dei pannelli
fotografici, sarà utilissimo per schiarire le ombre e costerà molto meno), evitare le ore centrali del giorno
foriere di contrasti troppo elevati, bisogna analizzare attentamente il rettangolo dell'inquadratura per
evitare intrusioni strane e sgradevoli (cestini dell'immondizia & Co.), e bisognerebbe valutare
attentamente la posizione assunta dal soggetto per evitare pose forzate e sgradevoli. Non bisogna
naturalmente mozzare piedi, teste e braccia, a meno che non sia evidente che lo si è voluto (non fare i
furbi!), ma soprattutto è fondamentale che la messa a fuoco sia calcolata sugli occhi del soggetto,
possibilmente illuminati e resi vivi da un bel riflesso di luce sulla pupilla. Nel caso di fotografie con il viso
del soggetto posto di tre quarti è concesso che l'occhio in secondo piano risulti sfocato adottando un
diaframma molto aperto, ma è fondamentale che il primo sia nitidissimo. Dopo tutta questa serie di
bisogna e non bisogna è essenziale ricordare che queste sono le regole base per la riuscita di un ritratto
corretto e canonico, regole fatte per essere anche infrante (sempre con gusto), come spesso avviene nella
moda, nel glamour o nelle immagini di principi del ritratto.
I bambini sono spesso le vittime predilette di babbi fotodipendenti e più in generale i soggetti più
divertenti per la fotografia da ritratto. Naturalmente più indifesi nei confronti della vita, più liberi da
ideologie, preconcetti, tabù in generale, mostrano spesso il volto migliore dell'essere umano trasferito su
pellicola. Le loro espressioni sono solitamente delicate, divertenti, spontanee anche in caso di scatti
posati. E' una condizione psicologica propria dell'infanzia e non a caso, più l'età del soggetto è bassa e più
spontanee sono le immagini. Crescendo, le paure, le insicurezze che caratterizzano l'uomo prenderanno il
sopravvento, togliendo naturalezza e spontaneità a quei volti. Anche in questo caso, pur essendo soggetti
relativamente facili, bisogna ricordare che non va abusato della loro pazienza; i bambini hanno un loro
carattere ben definito, si stancano presto e durante le sessioni di ritratto è bene distrarli spesso, fare
pause, ma soprattutto renderli partecipi ed aggiornarli su ciò che si sta facendo, concedere loro qualche
scatto, qualche posa dettata da loro scelte intervallando questi con le nostre esigenze.
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La foto sportiva non deve essere considerata essenzialmente il grande avvenimento. Molto spesso le
grandi manifestazioni sportive, ove la sicurezza deve essere garantita sopra a tutto, “regalano” delusioni
ai fotoamatori i quali non riescono a realizzare fotografie soddisfacenti per l'alta presenza di servizi
d'ordine o la troppa distanza dai soggetti. Al contrario, il piccolo sport, la manifestazione regionale come
può essere una gara di atletica dilettanti, una corsa in bicicletta, una partita di pallavolo, offrono grandi
spunti. Basta solitamente avvicinare i responsabili della manifestazione e chiedere il permesso di
realizzare qualche immagine, promettendo magari (e poi mantenendo), di regalare qualche stampa degli
scatti migliori alle squadre interessate e si vedranno aperte le porte dei palazzetti e le postazioni migliori
bordopista per le altre manifestazioni. L'attrezzatura consigliata è un corredo con un obiettivo
grandangolare per foto panoramiche del luogo dell’evento e qualche buon teleobiettivo, magari di buona
luminosità , che associato ad una pellicola piuttosto rapida, consentiranno riprese con tempi di tutta
Sicurezza per evitare il mosso.
Il bianco e nero è la foto non foto per eccellenza. Ritrae il reale in maniera assolutamente irreale, così
come noi non vedremo mai si considera la differenza tra colore e bianconero come quella tra racconto e
romanzo. Se nel primo caso è essenziale riportare fedelmente ciò che si sa o che si è visto, nel secondo
caso è l'autore che fa la storia ed in questo egli è libero di usare la sua fantasia come astronave dalla
quale guardare il mondo e descriverlo, senza regole se non quelle estetiche o geometriche. Regole fatte da
chiaroscuri, forme, luci, ma anche oggetti reali privati della loro essenzialità e raccontati per mezzo della
pellicola in maniera nuova, analizzandone la forma e non il colore, facendo a mancare cioè al nostro cervello
quell'informazione che è la prima traccia per l'interpretazione di un oggetto. Guardando una foto in
bianconero, nella frazione di secondo che il nostro sistema nervoso impiegherà per analizzare la seconda
informazione disponibile, cioè dopo il colore, la forma, noi coglieremo, forse solo inconsciamente ma lo
coglieremo, ciò che il fotografo ha visto, studiato, immaginato e raccontato col suo scatto. Il bianconero è
il più estetico dei sistemi di fotografare, nasce dall'interpretazione di un'immagine inquadrata dal mirino
della reflex, dallo sforzo del fotografo di immaginare quali contrasti, quali ombre e quali scale di grigio
risulteranno dalla scena che lui analizza a colori; il bianconero passa attraverso il sottile timore dello
sviluppo della pellicola durante il quale si presta tutta la propria attenzione per non rovinare il negativo ed
ha il suo culmine quando, alla luce rossa o verde della camera oscura dopo aver immerso la carta
impressionata dall'ingranditore nella vasca di sviluppo, si vede poco a poco comparire l'immagine positiva,
che prenderà consistenza e diventerà visibile regalandoci la gioia di uno scatto progettato e portato a
termine con tanta costanza oppure, perché no, la rabbia (positiva) del poter ottenere di meglio in seguito.
Ciò che era scelta obbligata, l'unico modo di fotografare molti anni fa, con l'avvento del colore si è
trasformato in una scelta creativa da parte del fotografo e sembra rivivere ultimamente una nuova
giovinezza grazie ad un numero sempre maggiore di persone che iniziano a capirne l'essenzialità, oltre che
apprezzarne la grande forza estetica, a viverlo come registi o spettatori, garantendone, speriamo, un
lungo e gioioso futuro.
La composizione : la principale differenza tra l'occhio umano e quello tecnologico della fotocamera è che
mentre il primo concentra la propria attenzione su di un oggetto in particolare all'interno del campo visivo,
il secondo vede e riporta tutto ciò che entra nell'inquadratura e tale ce lo restituisce nell'immagine
stampata. La rabbia maggiore infatti, per chi fotografa per i primi tempi, è quella che viene nel notare o
peggio venire informati da chi guarda gli scatti, della presenza di fili della luce, pali del telefono,
cassonetti dell'immondizia che si è pronti a giurare non fossero lì al momento dello scatto. Artefice di
tutto ciò, come al solito è il nostro cervello che, abituato a dare priorità sulla base di abitudini radicate da
anni nella nostra personalità, vede ciò che in realtà ci interessa e trascura ciò che ci interessa di meno. Col
termine composizione si intende l'organizzazione dell'immagine all'interno del mirino della nostra reflex e
spazia dall'evitare appunto intrusioni sgradevoli, al mettere in risalto, in posizioni ben determinate, con
proporzioni, inquadrature verticali od orizzontali, scelte di messa a fuoco e così via, quello che vogliamo sia
il fulcro del nostro lavoro. La stessa scena, inquadrata in un modo piuttosto che in un altro, come negli
esempi visivi che verranno proposti, susciterà emozioni diverse nell'inconscio dell'osservatore.
Organizzando un'inquadratura bisognerà tenere conto di alcuni fattori visivi e culturali che sono spontanei
nell'uomo, come ad esempio l'abitudine di osservare le cose partendo dal lato sinistro procedendo verso il
destro, come si fa nella lettura, (vi siete mai chiesti perché nella parte posteriore delle auto il marchio
della fabbrica è a sinistra ed il modello a destra ?), oppure come l'abitudine di partire dal soggetto in
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primo piano, per passare successivamente ai piani posteriori e tornare nuovamente sul primo, oppure
puramente estetici, come il rapporto tra zone chiare e zone scure, e così via. Un altro elemento da tenere
in considerazione sono le cosiddette linee di forza che dividono le immagini in tre parti orizzontali o
verticali. E' questa un'informazione da tenere in grande considerazione al momento di riprendere
paesaggi, nei quali è fondamentale assegnare ad esempio 2/3 dell'inquadratura al cielo ed il restante alla
terra o viceversa (regola dei terzi). Alcune persone poi, hanno una particolare propensione
all'accostamento dei colori, sono in grado cioè di capire spontaneamente quali contrasti ed accostamenti
scegliere per garantire incisività allo scatto. Per chi non avesse questa dote, è utile ricordare quanto
detto a proposito dell'accostamento dei colori primari e secondari parlando del "tema colore".
La scelta dell'obiettivo è un altro fattore determinante per suscitare emozione in chi guarda. Un obiettivo
fortemente grandangolare ci porterà naturalmente "dentro" la foto (non a caso la maggior parte delle foto
di giornalismo sono scattate con 20/24/28 mm, oltre che per un fine pratico quale la grande P.D.C. e la
minima distanza di messa a fuoco), mentre un tele ci porterà a vedere e concentrare la nostra attenzione
su di un particolare. Va ricordato brevemente che una inquadratura orizzontale suscita solitamente
pacatezza, mentre una verticale, attenzione; che le linee diagonali sono la migliore via sulla quale
appoggiare piani di fuga e che l'uso della messa a fuoco selettiva è di maggior effetto se lo sfocato è in
secondo piano quando il soggetto è una persona e in primo piano, a mo' di cornice, quando il soggetto è un
paesaggio. Se a tutto ciò si aggiungono gli effetti derivanti da scelte differenti di illuminazione, da filtri
creativi, da eccezioni alle regole, ci si accorge che in realtà la fotografia la facciamo veramente solo noi, e
che le regole, utili anche per essere infrante, ci possono guidare per un inizio senza troppi ed evidenti
errori, per divenire poi parte della nostra cultura fotografica e come tali bagaglio inconscio al quale
attingeremo prima di ogni CLICK.

LEZIONE NONA

-La Camera oscura-

Non sempre si ha a disposizione un amico volenteroso disposto ad accompagnarci nei primi passi in camera
oscura: Marco Alici si è dimostrato un amico davvero prezioso....

PERCHÉ STAMPARE DA SÉ IL B/N


Il fascino del bianconero, oltre alla bellezza intrinseca delle immagini che fornisce, risiede nel fatto che il
processo può essere realizzato interamente in proprio, dallo scatto alla stampa finale, senza grosse
difficoltà e a costi tutto sommato contenuti. Lo stesso non può dirsi della stampa a colori, che richiede un
controllo fine delle variabili (temperature dei bagni chimici, calibratura cromatica della luce...) anche solo
per ottenere risultati appena mediocri, e una spesa superiore al costo del trattamento eseguito dal
laboratorio.

SVILUPPARE IL NEGATIVO. COSA SERVE?


Partiamo dal presupposto che chi decide di stampare da sé il B/N voglia anche sviluppare da sé la pellicola.
Naturalmente non è obbligatorio, ma dato che sviluppare una pellicola B/N è semplice ed economico, e non
richiede attrezzature particolarmente costose né l'occupazione di un luogo (richiesta invece, come
vedremo, dalla fase di stampa), non c'è motivo per non farlo. Anzi, è più logico iniziare a sviluppare da sé e
farsi stampare da altri (se ci accorgiamo che non fa per noi, non dovremo rammaricarci di aver speso un
patrimonio in attrezzature), per poi iniziare anche a stampare.

Per lo sviluppo della pellicola serve:

• La Tank: non è altro che un recipiente conformato in modo tale da risultare a tenuta di luce e
possa essere riempito e svuotato dei bagni chimici senza dover stare al buio. Al suo interno si
mette la pellicola da sviluppare, avvolta nella SPIRALE (di solito fornita con la tank, così detta
perché la pellicola vi si avvolge a spirale in modo che il lato dell'emulsione sia "libero"). Una Tank
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economica costa circa 20-30.000 lire; per esperienza personale, spendendo qualcosa in più si
prende un modello più "collaudato" e senza sorprese.
• Il termometro: poiché il processo di sviluppo non è altro una reazione chimica controllata e poiché
un parametro importante di controllo è proprio la temperatura dei reagenti, bisogna misurarla con
una certa precisione. Esistono in commercio appositi termometri (di solito ad alcool), precisi ed
economici.
• Forbici: servono per tagliare via il rocchetto su cui è avvolta la pellicola dentro al caricatore
metallico, per tagliare la pellicola in spezzoni una volta asciutta, eccetera eccetera.
• Un cilindro graduato: serve per misurare i chimici da miscelare. Si trovano nei negozi di
fotografia, personalmente uso un cilindro da 100cc.
• Una caraffa graduata: come il cilindro, serve per misurare il volume dei bagni una volta diluiti.
Personalmente uso una caraffa da 1 litro.
• Il rivelatore: è il reagente responsabile della reazione chimica fondamentale della fotografia: lo
"sviluppo", cioè la trasformazione dei cristalli di alogenuro d'argento colpiti dalla luce (le "luci"
dell'immagine) in argento metallico (le zone scure e opache del negativo). Per iniziare va bene uno
qualunque. Si vendono sia in polvere (da sciogliere nell'acqua) che come liquido concentrato (da
diluire secondo le istruzioni riportate sulla confezione). Quelli in polvere sono di solito più
economici e si conservano anni se non vengono sciolti in acqua, quelli liquidi concentrati sono un po'
più costosi e si conservano meno, ma sono più pratici da preparare.
• Il fissaggio: è il secondo (e ultimo) reagente che ci serve. La sua funzione è quella di sciogliere la
parte di alogenuro d'argento che non è stata trasformata dallo sviluppo (perché non colpita dalla
luce), in modo da rendere trasparenti quelle zone di pellicola (le "ombre" dell'immagine). Anche in
questo caso c'è solo l'imbarazzo della scelta. Poiché lo stesso prodotto può usarsi anche per il
fissaggio delle stampe e poiché non ha problemi di conservazione come il rivelatore, conviene
acquistare i flaconi più grandi.
• Un cronometro: In teoria sarebbe sufficiente un orologio con la lancetta dei secondi, ma per
evitare errori (e data l'enorme diffusione di questi strumenti) è meglio avere almeno un orologio
con cronometro.
• Bottiglie: per conservare sviluppo e fissaggio dopo averli usati. Poiché il bagno di sviluppo tende ad
ossidarsi in presenza di aria, si trovano in commercio apposite bottiglie a soffietto che possono
venire spremute fino a far uscire tutta l'aria; inoltre esse sono opache, proteggendo lo sviluppo (il
fissaggio è di per sé abbastanza stabile) anche dagli effetti degradanti della luce. Ma lo stesso si
può fare con le comuni bottiglie di plastica, magari verniciandole esternamente per renderle
opache.

Utili ma non indispensabili:

• Pinze appendifilm: servono per appendere il negativo ad asciugare. Di solito sono due, una delle
quali munita di peso per mantenere la pellicola in tensione. Esistono di plastica (economiche) e in
acciaio. L'alternativa "povera" consiste in volgarissime pinze da bucato.
• Arresto: si usa tra sviluppo e fissaggio per arrestare la reazione di sviluppo e per non contaminare
il successivo bagno di fissaggio (essendo riutilizzabile). C'è chi lo sostituisce con un risciacquo in
semplice acqua di rubinetto, con il vantaggio di non dover avere a che fare con un prodotto chimico
in più.
• Utensile apri-caricatore: serve per aprire il caricatore metallico ed estrarre la pellicola da
avvolgere sulla spirale. In alternativa si può usare un apri-bottiglie. Altro sistema è quello di
lasciar fuori la coda quando si riavvolge (con le reflex manuali è un gioco da ragazzi, ma con le
super-elettroniche motorizzate non è quasi mai possibile), ed estrarre la pellicola senza aprire il
caricatore. Il rischio è quello di rigarla se un granello di polvere si insinua nei feltri di tenuta, ma
con un po' di attenzione non ci sono problemi.
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SVILUPPIAMO IL NEGATIVO
Abbiamo comprato tutto l'occorrente. Abbiamo anche (naturalmente) un rullino B/N (qualunque marca e
sensibilità fra 100 e 400 ASA) da sviluppare.

PREPARAZIONE DEI BAGNI

Per prima cosa, prepariamo i bagni. Utilizzando i misurini, prepariamo sia lo sviluppo che il fissaggio alla
diluizione prevista sulle rispettive istruzioni accluse. Di solito i rivelatori in polvere vanno preparati
ottenendo un litro di soluzione, mentre i liquidi concentrati possono essere preparati nella quantità che ci
serve. Personalmente preparo 1 litro per volta di rivelatore Kodak T-Max e 1/2 litro di fissaggio Ilford
Hypam, entrambi nella diluizione 1+4; la quantità di liquido che ci occorre dipende dalla capacità della
nostra tank, dato riportato di solito sulle istruzioni della tank stessa o direttamente sul fondo.

Una volta preparati, bisogna portarli alla temperatura di lavoro, solitamente di 20 °C (e qui ci serve il
termometro che abbiamo comprato). Se sono più freddi, riscaldiamoli mettendoli in un recipiente con
acqua calda; se più caldi, mettiamoli per qualche minuto in frigo o in surgelatore. È importante che almeno
lo sviluppo sia a 20 °C, e il fissaggio non sia troppo lontano dai 20 °C.

CARICAMENTO

Preparati i bagni nella quantità che ci serve e messi ciascuno nella sua bottiglia (una bella etichetta è
raccomandabile), ci si prepara a caricare la pellicola sulla spirale. Questa operazione è solitamente
spiegata in maniera esauriente sulle istruzioni d'uso delle tank. Va comunque ricordato che:

• l'operazione va compiuta nell'oscurità totale. Per assicurarci che la stanza che abbiamo scelto sia
a completa prova di luce, chiudiamo porte, finestre, tapparelle e tende e restiamo al buio per una
decina di minuti, in modo che i nostri occhi si abituino. Se riusciamo a vedere qualche infiltrazione,
fermiamo tutto e cerchiamo di tappare tutte le "falle", perché la pellicola è tremendamente
sensibile ad ogni più piccola infiltrazione. Personalmente ho velato maldestramente la mia prima
pellicola perché non mi accorsi che la tapparella bianca della stanza lasciava trasparire la luce del
sole. Per sicurezza possiamo sempre decidere di sviluppare di notte.
• per allenarci a caricare la pellicola sulla spirale, è bene fare delle prove (dapprima alla luce, poi al
buio) utilizzando una pellicola da "sacrificare" allo scopo (una economica pellicola 12 pose a colori
comprata al supermercato va benone!). È bene arrivare preparati all'evento!
• bisogna disporre i vari pezzi della tank nell'ordine prestabilito e in posizione tale da essere trovati
facilmente al buio. Idem per tutti gli attrezzi che ci servono: eventuale apri-caricatore e forbici.

Tagliamo la coda della pellicola e arrotondiamone i bordi affinché non si inceppi nella spirale, facciamo
100% buio e carichiamo la pellicola sulla spirale. Tagliamo via il caricatore, mettiamo la spirale nella tank,
chiudiamo ben bene con il coperchio. A questo punto possiamo accendere la luce, dato che la tank è a
tenuta di luce anche aprendo il tappo che serve per caricare i liquidi.

SVILUPPO

A questo punto immettiamo il rivelatore, chiudiamo tutto, sbattiamo con decisione un paio di volte la tank
sul tavolo (operazione detta "dislodging" che serve per eliminare eventuali bolle d'aria rimaste attaccate
alla pellicola), e facciamo partire il cronometro.

La prima volta ci atterremo al tempo di sviluppo e alla modalità di agitazione riportate sulla confezione di
pellicola. Agitiamo quindi, rovesciando la tank, all'inizio (di solito per 30 secondi), e poi secondo le modalità
previste (di solito 10 secondi ogni minuto, o 5 secondi ogni 30 secondi): non importa come (almeno
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all'inizio), ma ciò che importa è abituarsi ad usare lo stesso tipo di agitazione per tutta la durata dello
sviluppo.

ARRESTO

Una quindicina di secondi prima dello scadere del tempo di sviluppo, svuotiamo la tank. Personalmente uso
svuotarla direttamente nella bottiglia dello sviluppo servendomi di un imbuto. Quindi immettiamo la stessa
quantità d'acqua (o di arresto), agitiamo per una ventina di secondi e svuotiamo di nuovo.

FISSAGGIO

Immettiamo il fissaggio e agitiamo come fatto per lo sviluppo. Per il fissaggio il controllo dell'agitazione
non è strettamente necessario, ma abituarsi a standardizzare la procedura è forse la prima regola da
seguire nel trattamento del B/N. Fissiamo per il tempo consigliato sulla confezione della pellicola o del
fissaggio stesso. È sempre meglio "abbondare" nella durata del fissaggio, piuttosto che "scarseggiare".
Come già detto all'inizio, il fissaggio scioglie via la parte di emulsione non sviluppata e rende "trasparente"
la pellicola: un cattivo fissaggio causa un deterioramento molto precoce dell'immagine nel tempo.

LAVAGGIO

Serve per eliminare ogni traccia di fissaggio dalla pellicola. Infatti anche il fissaggio, se resta a contatto
con l'emulsione, provoca un deterioramento dell'immagine con formazione di macchie indelebili. Quindi va
effettuato lasciando la tank aperta sotto l'acqua corrente per un congruo tempo. Quanto? Ogni
pubblicazione che ho letto forniva un valore diverso, comunque direi che un quarto d'ora è un tempo
sufficiente, mezz'ora è "meglio".

Esiste anche una procedura indicata negli opuscoli delle pellicole ILFORD, garantita per una conservazione
"da archivio", che consente un gran risparmio di acqua e di tempo. La riassumo:

• riempire d'acqua la tank, agitare per 5 volte, quindi svuotare;


• riempire d'acqua la tank, agitare per 10 volte, quindi svuotare;
• riempire d'acqua la tank, agitare per 20 volte, quindi svuotare.

ASCIUGATURA

Terminata la fase di lavaggio, se si lasciasse asciugare il negativo così ottenuto si formerebbero macchie
di calcare lasciate dalle gocce d'acqua che evaporano. Per evitare questo esistono molte e controverse
tecniche. L'ortodossia del B/N consiglia di operare un ultimo bagno in acqua addizionata da un apposito
prodotto chiamato "imbibente" (le maggiori marche di prodotti per il B/N ce l'hanno in listino), che non è
altro che un tensioattivo; si può quindi sostituire con una goccia di sapone neutro o di shampoo. Altri usano
una miscela di acqua + alcool (che tra l'altro rende più veloce l'asciugatura).

Attualmente uso praticare - con successo - un ultimo bagno in acqua demineralizzata: in questo modo
l'acqua che resta sul negativo è priva di sali minerali per cui, evaporando durante l'asciugatura, non lascia
traccia. Pare, però, che l'acqua demineralizzata indebolisca l'emulsione rendendola delicatissima, per cui
se volete usare questa tecnica maneggiate il negativo con la massima delicatezza.

Fatto questo, nel modo che preferite (per cominciare in economia si può usare il sapone neutro o lo
shampoo), si può aprire la spirale per liberare la pellicola prendendola per i bordi o per la coda iniziale;
questa va posta ad asciugare in una zona il più possibile priva di polvere, in quanto ogni granellino che si
attaccherà all'emulsione resterà attaccato a perenne memoria, producendo sulle stampe dei puntini
bianchi. Il mio luogo ideale è il bagno, dove si può adattare un appendi-panni in modo da poterci appendere
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la pinza. Se non si mette un peso (l'apposita pinza piombata o un paio di pinze da bucato o qualunque
cosa pesante vi viene in mente) dall'altra parte, asciugandosi la pellicola tenderà ad arrotolarsi, facendovi
poi disperare ogni volta che la maneggerete.

Quando la pellicola è completamente e perfettamente asciutta (non prima, dato che l'emulsione bagnata è
delicatissima), si può tagliare con le forbici in spezzoni da 6 fotogrammi per essere riposta negli appositi
raccoglitori. Esistono i "classici" fogli di pergamino, molto economici e adatti alla conservazione ma
scomodi per la visione dei fotogrammi data la loro imperfetta trasparenza, e i "moderni" fogli di materiale
plastico (attenzione, evitare il PVC, dannoso per la conservazione), perfettamente trasparenti ma un po'
più costosi.

Terminato lo sviluppo (facile, no?), non ci resta che ammirare in trasparenza il risultato dei nostri sforzi in
attesa di fare...I PROVINI A CONTATTO.

I PROVINI A CONTATTO
Cosa sono? Sono la stampa a grandezza naturale (24x36mm nel caso del piccolo formato) degli spezzoni di
negativo su un unico foglio di carta. Sono molto utili per avere un'idea del risultato finale di una eventuale
stampa, molto difficile da valutare direttamente sul negativo.

Si ottengono disponendo le strisce di pellicola su un foglio di carta B/N (a stretto contatto emulsione
contro emulsione) ed esponendo il tutto alla luce per un certo tempo. A rigore, quindi, l'ingranditore non
serve, ma supporremo di averlo per usarlo come fonte di luce.

COSA SERVE

Esistono gli appositi "torchietti", ma sono troppo costosi per chi inizia. Quindi, come al solito, ci
"arrangeremo". Gran parte del materiale occorrente servirà anche per la stampa delle nostre foto, quindi
quanto segue è l'ultima "lista della spesa", eccezion fatta per l'ingranditore, di cui parleremo a parte.

• Una lastra di vetro spesso, di dimensioni non inferiori a 24x30 cm;


• Un pacco di carta B/N 24x30 cm: se abbiamo già un ingranditore e possiamo usarlo per stampare
con carte a contrasto variabile, prendiamo carta Multigrade (e relativi filtri). Se non abbiamo
l'ingranditore (per i provini non è necessario), prendiamo carta a gradazione fissa di contrasto 2
oppure 1. Il provino deve restituire il maggior numero possibile di dettagli, cosa più facile, di
solito, con carta di gradazione morbida.
• Una confezione di rivelatore per carta: valgono le stesse considerazioni fatte per il rivelatore
per pellicole (in linea di principio, la carta da stampa non si comporta in maniera differente dalla
pellicola, per cui il processo di sviluppo è abbastanza simile: sviluppo, arresto, fissaggio, lavaggio):
per iniziare va bene uno qualunque.
• Una confezione di fissaggio: di solito è lo stesso della pellicola, ma a diluizioni maggiori. Esempio:
l'ILFORD Hypam si usa diluito 1+4 per le pellicole e 1+9 per le stampe.
• Bottiglie: servono per la conservazione dei bagni, come spiegato all'inizio.
• 3 bacinelle per uso fotografico di formato adatto per la carta 24x30: è bene che siano facilmente
distinguibili fra loro (esistono set di bacinelle rossa, bianca, verde), in modo da usare sempre la
stessa bacinella per ogni passaggio.
• 2 o 3 pinze per carta: sebbene si raccomanda spesso di usarne una per ogni bacinella,
personalmente ne uso 2 sole, una per lo sviluppo (che non deve essere contaminato), l'altra per
l'arresto e il fissaggio.
• una lampada di sicurezza (detta anche "inattinica"): mentre la pellicola deve essere trattata al
buio completo, la carta da stampa B/N non è sensibile a tutte le lunghezze d'onda (= a tutti i
colori), per cui puo' essere trattata usando una apposita luce colorata che non impressiona la carta
(a meno di non tenerla troppo vicina o di esporre la carta per tempi lunghi), risultando, per
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l'appunto, "inattinica". Si trova nei negozi di fotografia, in diversi colori: quella rossa va bene
sempre e per tutte le carte, mentre quella giallo-verde pare che non vada bene con le carte a
contrasto variabile (ma personalmente l'ho usata senza conseguenze). Le più economiche sono
quelle a lampadina che si avvitano ai normali portalampada. È bene attrezzarla con un interruttore
(magari montandola su una lampada da tavolo) in modo che possa essere accesa e spenta
indipendentemente dalla normale illuminazione della stanza.
• un cartoncino nero: sarà il nostro "otturatore" (come vedremo in seguito). Se grande circa 13x18
cm, ci sarà utile spesso in fase di stampa.

PREPARAZIONE DEI BAGNI


Si preparano esattamente come quelli per il trattamento della pellicola, alle diluizioni previste sulle
rispettive confezioni.
A rigore la temperatura ottimale dei bagni sarebbe di 20 °C, ma per lo sviluppo della carta non è
necessaria una grossa precisione. Diciamo che uno scostamento di 3-4 °C non influisce sui risultati in
maniera apprezzabile.
Poniamo il rivelatore in una bacinella (e sempre in quella) e il fissaggio in un'altra (e sempre in quella). Nel
mezzo poniamo un'altra bacinella per il bagno d'arresto, acqua o arresto vero e proprio che sia.
È bene che la disposizione sia nell'ordine: rivelatore, arresto, fissaggio, in modo da non confonderci, dato
che alla luce di sicurezza la visibilità non è ottimale (ad esempio, alla luce rossa la bacinella bianca e quella
rossa sono praticamente indistinguibili).
STIMA DEL TEMPO DI ESPOSIZIONE
Mentre per esporre correttamente la pellicola ci affidiamo agli esposimetri, per esporre la carta bisogna
determinare il tempo di esposizione procedendo per tentativi.
Facciamo buio e accendiamo la luce di sicurezza. Apriamo il pacco di carta e da un foglio tagliamo una
striscia larga pressapoco come la pellicola e di lunghezza tale da "coprire" almeno un paio di fotogrammi,
diciamo una decina di cm.
Usando carta a contrasto variabile, usiamo un filtro equivalente a una gradazione morbida (minore o uguale
a 2), stesso discorso per carta a contrasto fisso: anche se il provino non presenterà neri profondi,
conterrà comunque il maggior numero possibile di informazioni. Con un po' d'esperienza riusciremo a
trovare rapidamente da soli la giusta gradazione.
Poniamola sul piano dell'ingranditore con l'emulsione verso l'alto, appoggiamoci sopra una striscia di
negativi (meglio se contiene fotogrammi correttamente esposti e sviluppati, cioè né troppo densi, né
troppo deboli) emulsione su emulsione. Appoggiamoci sopra il vetro in modo che il "panino" sia ben
pressato, e copriamo con il cartoncino.
Si regoli la testa dell'ingranditore in modo che l'area illuminata copra ampiamente il formato 24x30 (io la
pongo sempre su un ingrandimento di 11x), si metta a fuoco in modo che i bordi siano netti (la messa a
fuoco garantisce l'uniformità dell'illuminazione) e si chiuda il diaframma dell'obiettivo di un paio di stop.
A questo punto, muovendo rapidamente il cartoncino, scopriremo una piccola porzione di carta e la
esporremo per un certo tempo (es. 5 secondi), trascorso il quale sposteremo ancora il cartoncino per
esporre una ulteriore porzione (circa uguale alla prima) per lo stesso tempo (es. altri cinque secondi) e così
via, finché non avremo esposto l'ultima porzione per i nostri 5 secondi, trascorsi i quali spegneremo la luce
dell'ingranditore.
Bene, abbiamo realizzato il cosiddetto "provino scalare": ogni porzione di carta è stata esposta per 5-10-
15-20... secondi (il limite superiore dipende dal numero di porzioni che abbiamo esposto: ad esempio se
sono 5, avremo la sequenza 5-10-15-20-25 secondi).
Poniamo il pezzo di carta (attenzione a maneggiare i negativi con cura, è facile rigarli sfregandoli con la
lastra di vetro!) nel rivelatore e agitiamo un poco affinché l'emulsione sia rapidamente bagnata, e
facciamo partire il cronometro. L'immagine comincia a formarsi quasi subito: vi assicuro che la mia
emozione nel vedere la prima volta formarsi l'immagine è stata forte. Trascorso il tempo necessario (è
scritto sulla confezione di rivelatore e sul foglietto accluso alla carta), si sgocciola il provino prendendolo
con le pinze (quelle adibite solo al rivelatore!) e si lascia cadere dolcemente nell'arresto, agitando per una
decina di secondi in modo da togliere quanto più rivelatore possibile. Quindi, con le pinze adibite al
fissaggio, si sgocciola e si passa nel fissaggio, agitando per qualche secondo (7-8), dopo di che si può
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finalmente accendere la luce.
Trascorso il tempo necessario per completare il fissaggio (vedi confezione), si lava rapidamente in acqua e
si passa ad analizzare il provino. Se uno dei settori presenta l'immagine correttamente esposta, quello
sarà il tempo che dovremo usare per esporre l'intero foglio di carta. Se tutti i settori sono troppo chiari o
troppo scuri, bisogna ripetere la procedura descritta su un nuovo pezzo di carta, usando una sequenza di
tempi più lunghi (es. 25-30-35...) o più brevi (es. 2-4-6-8...) oppure la stessa ma variando il diaframma
dell'obiettivo.
Trovato il giusto tempo, ripeteremo la procedura ponendo su un intero foglio di carta tutti gli spezzoni di
negativo ben allineati (un rullo da 36 pose in spezzoni da 6 fotogrammi entra preciso in un foglio 24x30
cm) e pressati dal vetro.
Chi usa raccoglitori in plastica trasparente può effettuare il provino senza estrarre gli spezzoni, cosa
molto più agevole soprattutto se i negativi tendono ad arricciarsi; in più, alcuni tipi di raccoglitori
impressionano una mascherina in cui è possibile scrivere i dati per una più facile archiviazione.
La stampa finale, sviluppata e fissata, va lavata in acqua corrente per il tempo necessario ad eliminare i
residui di prodotti chimici. Il tempo ottimale è riportato nei foglietti allegati al pacco di carta. Per le
carte "politenate" (o "RC", cioè "Resin Coated"), il cui supporto non assorbe i liquidi proprio grazie alla
plastificazione, il tempo di lavaggio è molto breve (dell'ordine di qualche minuto) rispetto alle carte
"baritate" (o "FB", cioè "Fiber Based"), che invece vanno lavate a fondo perché sono molto assorbenti. Le
prime volte è meglio usare carte politenate, molto più "tolleranti" ai maltrattamenti.

La stampa lavata e sgocciolata va posta ad asciugare a faccia in su sopra un foglio di giornale o appesa per
un angolo a un filo con delle pinze da bucato.

VERSO LA PRIMA STAMPA


Abbiamo i negativi e abbiamo i provini a contatto, su cui abbiamo scelto un fotogramma da stampare. Che
fare?

Stampare il B/N è semplice e abbastanza economico (fin qui la spesa è stata tutto sommato abbastanza
esigua e le difficoltà non sono state insormontabili) tranne per lo strumento più importante di cui abbiamo
bisogno: l'ingranditore.

L'INGRANDITORE

In linea di principio è un oggetto abbastanza semplice: non è altro che una specie di proiettore che serve a
proiettare il negativo sul piano di stampa; oppure, se vogliamo, è una specie di macchina fotografica che
serve a fotografare il nostro negativo su un foglio di carta sensibile. Una rapida occhiata ai pochi elementi
che lo compongono ci permetteranno di familiarizzare con questo strumento ed eventualmente di essere in
grado di scegliere quello che fa per noi.

LA TESTA

È la parte principale (e costruttivamente più complessa) dell'ingranditore. Nella testa si trovano la


lampada e i vari dispositivi che permettono di creare un fascio luminoso il più possibile uniforme. A
seconda del tipo di illuminazione usata, esistono ingranditori a "luce diffusa" (la luce che investe il
negativo passa prima attraverso un vetro diffusore che la rende morbida e uniforme) e a "luce
condensata" (la luce che investe il negativo passa prima attraverso un gruppo ottico che la rende
fortemente direzionale e a raggi paralleli). Le differenze sono abbastanza intuitive per chi ha familiarità
con la fotografia: la luce diffusa è morbida, riduce il contrasto e minimizza i difetti del negativo (=
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eventuali graffi, polvere e pelucchi, ma anche la grana); la luce condensata è dura, esalta i contrasti e la
nitidezza ed evidenzia la grana (ma anche i graffi!). Eventualmente la luce condensata può anche essere
resa "diffusa" ponendo un diffusore sotto al gruppo ottico condensatore (es. un vetro opalino di opportune
dimensioni).

Per chi inizia non credo che la differenza sia importante: ci basti per ora sapere che ci sono due modi
diversi di illuminare il negativo da stampare, ed entrambi forniscono buoni risultati.

Solitamente la testa è provvista di un cassettino che può ospitare appositi filtri atti a modificare il colore
della luce dell'ingranditore. Storicamente nasce per consentire la stampa a colori e/o delle diapositive, ma
è tornato di grande utilità per la stampa con carte a contrasto variabile: infatti il contrasto può essere
variato attraverso l'uso di appositi filtri (si trovano in commercio di diverse marche) da porre nel
cassettino. Altre teste hanno invece la possibilità di modificare il colore agendo su appositi filtri
incorporati nel sistema di illuminazione stesso.

La testa ospita anche il porta-negativi (che alloggia il negativo da stampare, tenendolo piano e parallelo al
piano di stampa), che può essere delle fogge più diverse, con o senza vetrini, esclusivamente per il formato
24x36mm o adattabile a diversi formati, ecc.
Sotto troviamo l'obiettivo, solitamente avvitato su una piastra intercambiabile fissata su un soffietto che
serve per la messa a fuoco; infatti l'obiettivo non ha ghiera di messa a fuoco, ma solo quella dei diaframmi.
Anche per gli obiettivi si può scegliere tra varie marche (l'attacco a vite 39x1 è uno standard quasi per
tutti) e tra vari livelli di prezzo. Ovviamente la qualità varia in proporzione al prezzo, ma per ingrandimenti
non spinti (diciamo fino al 24x30) la differenza non è abissale, soprattutto se usati ai diaframmi
intermedi. Per il formato 24x36mm si usano di norma obiettivi di 50mm di focale, per il 6x6 quelli da 75-
80mm, ecc.

LA COLONNA

Dovendo sostenere la testa (spesso abbastanza pesante), è bene che la colonna sia sufficientemente
robusta e rigida e di sezione sufficientemente grande. In alcuni modelli essa e dotata di cremagliera
dentata su cui ingrana la testa per poter essere sollevata e abbassata facilmente agendo su una manovella;
altre volte questo movimento è ottenuto con un meccanismo a frizione. Negli ingranditori usati questo
movimento va sempre controllato attentamente, perché è forse l'elemento più soggetto ad usura.

A volte sulla colonna è presente una scala metrica che indica l'altezza della testa sul piano di stampa (in
cm, in pollici e spesso anche in fattore di ingrandimento). Avremo modo di apprezzare in seguito l'utilità di
questo riferimento.

IL PIANO DI STAMPA

Di solito in legno, sostiene l'insieme testa-colonna. Deve essere sufficientemente pesante (il peso
favorisce la stabilità del tutto) e ampio. Qualora non lo fosse, si può sempre sovrapporre un piano
aggiuntivo di legno laccato bianco, o al limite anche sostituirlo.

Esistono ingranditori di marche diverse e di prezzi diversi: possiamo avere un ingranditore (usato)
spendendo 50 euro come 2500, per cui è possibile trovare quello che fa al caso nostro (e delle nostre
tasche!).
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ACCESSORI

Come sempre, non sono indispensabili, ma aiutano e facilitano durante la fase di stampa.

• Marginatore: dal nome sembrerebbe che serva soprattutto ad ottenere i bordi bianchi intorno alla
stampa. Sebbene faccia anche questo (proiettando l'ombra delle sue "lame" tutt'intorno al foglio
di carta), la sua funzione principale è quella di mantenere perfettamente piano il foglio di carta
sotto l'ingranditore, consentendo di avere l'immagine proiettata perfettamente a fuoco, e di
posizionarlo in modo da stampare la porzione voluta con precisione e "ripetibilità". Poiché le carte
politenate sono sufficientemente piane, all'inizio si può tranquillamente farne a meno. Con le carte
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baritate, invece, che sono più spesse e tendono ad arricciare i bordi verso l'alto, esso si rivela
molto più utile (direi anzi indispensabile).
• Timer da stampa: serve ad impostare il tempo di posa, funzionando più o meno come la ghiera dei
tempi della nostra reflex. Poiché di solito abbiamo a che fare con tempi di posa sufficientemente
lunghi (decine di secondi), e poiché di solito non è un oggetto molto economico, si può stampare
anche senza. Sulla scia dell'insegnamento di Ansel Adams (che di stampa B/N ne sapeva qualcosa),
il quale usava contare i secondi mentalmente ascoltando il tic-tac di un metronomo (si vende a
poche lire nei negozi di strumenti musicali) impostato su un "tic" ogni secondo, ho collegato il mio
ingranditore ad un interruttore a pedale (di quelli delle lampade a piantana, per intenderci), col
quale accendo e spengo in modo da avere sempre le mani libere; il tempo mi viene fornito dal "bip"
di un cronometro sportivo (usato ad esempio per contare le vogate nel canottaggio) che ho avuto la
fortuna di trovare su una bancarella a 15.000 lire, impostato anch'esso in modo che fornisca un bip
al secondo. In questo modo è facile (ed economico) ottenere il tempo di posa voluto contando
mentalmente (uno...due...tre...). In alternativa, va benone anche il vecchio orologio a pendolo della
nonna, o la sveglia, o qualunque orologio con un ticchettio abbastanza forte. Come ultima spiaggia,
possiamo sempre registrare una cassetta con una serie di "rintocchi" a nostro piacimento (uno al
secondo). In questi casi, l'unico limite è dato dalla nostra fantasia. Per inciso, ho adottato questo
sistema dopo essermi accorto che il timer (!) connesso al mio ingranditore non forniva tempi esatti
(per cui 5 secondi erano in realtà 7 secondi, 20 secondi erano 25, eccetera, con gli ovvi risultati di
non riuscire mai a stampare come volevo io).
• Focometro: posto sul piano di stampa, permette di facilitare notevolmente la messa a fuoco
ingrandendo notevolmente il negativo (in pratica si mette a fuoco la grana della pellicola). Esistono
modelli anche abbastanza economici che lo rendono uno strumento "appetibile". Personalmente lo
trovo utile, anche se conosco professionisti che affermano di non averlo mai usato in vita loro.

LA PRIMA STAMPA
Abbiamo tutto l'occorrente, ci siamo trovati un posticino tranquillo in casa (spesso è il bagno, a volte uno
sgabuzzino o la cantina), dove è possibile avere il buio totale: possiamo iniziare!

Dato che abbiamo già stampato i provini a contatto, supponiamo di avere i bagni (sviluppo, eventuale
arresto, fissaggio) già pronti nella quantità necessaria (1-2 litri a seconda della grandezza delle nostre
bacinelle) e nella diluizione prescritta sulle relative etichette, posti nelle relative bacinelle nel solito
ordine. Facciamo il buio, accendiamo la luce di sicurezza.

POSIZIONAMENTO DEL NEGATIVO

Poniamo il nostro primo fotogramma nel porta-negativi facendo in modo che l'uno e l'altro siano il più
possibile privi di polvere e pelucchi. Come? L'ideale sarebbe avere l'apposito panno antistatico, in
alternativa possiamo spolverare con un pennellino morbido (niente male quelli da trucco); altra alternativa
sono le spazzoline antistatiche che si usano (usavano?) per spolverare i dischi in vinile.

Accendiamo l'ingranditore, posizioniamo la testa in modo da avere l'ingrandimento desiderato, valutandolo


sul marginatore o, in sua assenza, su un foglio di carta su cui possiamo disegnare rettangoli dei formati di
carta che usiamo più spesso. Mettiamo a fuoco con l'obiettivo a tutta apertura (servendoci del focometro,
se l'abbiamo). I testi di C.O. consigliano di mettere a fuoco non sul piano dell'ingranditore, bensì su un
foglio di carta dello stesso spessore della carta da stampa (ad es. sul retro di una stampa di "scarto"). A
mio avviso la differenza di distanza di messa a fuoco è talmente esigua che anche stampando con
l'obiettivo a tutta apertura (la chiusura del diaframma aumenta la profondità di campo anche in fase di
stampa!) non si avranno differenze visibili. D'altronde, facendo quattro conti, se la nostra testa fosse a
40 cm (400 mm) dal piano dell'ingranditore e la carta fosse spessa 1 mm (esageriamo!), la distanza
corretta sarebbe di 399 mm, e commetteremmo un errore di circa lo 0.25%, del tutto trascurabile ai fini
pratici (tanto più se la carta, come in realtà accade, ha spessore minore di 1 mm).
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TEMPO DI ESPOSIZIONE E CONTRASTO

Come già detto, la stampa è l'operazione con cui si "fotografa" il negativo su un altro negativo (la carta da
stampa). Come ogni altra fotografia, dovremo quindi determinare (esattamente come per il provino a
contatto) la corretta esposizione.

In più stavolta abbiamo anche l'onere di determinare la giusta gradazione di contrasto della carta.
Infatti, mentre nella stampa dei provini ci "accontentiamo" di non avere neri e bianchi puri, a vantaggio
della registrazione del maggior numero di dettagli possibile (e anche per riuscire a visionare anche
fotogrammi eventualmente sovra-sottoesposti in maniera marcata), nella stampa finale si deve di solito
avere tutta la scala tonale, dal massimo bianco al massimo nero.

Ci sono ovviamente le solite eccezioni, ma anche in questo caso confermano la regola.

Quindi, in linea generale, un negativo poco contrastato avrà una scala di toni molto "corta" (la differenza
di densità fra la minima e la massima è poca), e quindi c'è bisogno di una carta a contrasto elevato, che
"amplifichi" la scala tonale del negativo. Viceversa, un negativo molto contrastato avrà una scala di toni
molto "estesa" (la differenza fra la minima e la massima densità è elevata), per cui c'è bisogno di una
carta a basso contrasto, capace di "contenere" tutte le densità del negativo.
Sembrerebbe a prima vista impossibile determinare correttamente il giusto tempo di esposizione e il
giusto grado di contrasto della carta: infatti ad una stessa esposizione corrispondono diversi toni di grigio
al variare del contrasto e, parallelamente, per un dato grado di contrasto della carta l'annerimento varia
col tempo di esposizione.
La tecnica qui esposta, messa a punto da A. Adams, consente di scindere i due problemi. Essa nasce da una
constatazione: l'esposizione delle alte luci con dettaglio (zone più dense del negativo), non varia al variare
della gradazione di contrasto. In soldoni, se per una data gradazione di carta (es. la 2) troviamo che le alte
luci con dettaglio sono ben riprodotte con un'esposizione di 10 secondi, una carta di diversa gradazione
(es. la 3, purché della stessa marca e tipo!) esposta per gli stessi 10 secondi fornirà alteluci con dettaglio
analogamente ben riprodotte.

LA GIUSTA ESPOSIZIONE

Come prima cosa si determina quindi la corretta esposizione. In genere si opera "a priorità di diaframma":
si chiude il diaframma di un paio di valori (diciamo attorno a f/8), in modo da operare alla miglior resa
dell'obiettivo, e si deve quindi determinare il giusto tempo di esposizione.
La tecnica è sostanzialmente quella descritta nella stampa dei provini a contatto (cfr. Cap.3): dobbiamo
fare un "provino scalare" e utilizzeremo inizialmente una striscia di carta di medio contrasto (es. la 2). Si
sceglie una zona del fotogramma che contenga alte luci (e possibilmente anche ombre) con dettaglio; si
pone il filtro rosso dell'ingranditore sotto l'obiettivo e si pone una striscia di carta di dimensioni
opportune sul piano di stampa, in corrispondenza della zona scelta. Si spegne l'ingranditore, si toglie il
filtro rosso, si copre la striscia di carta con il solito cartoncino nero, si avvia il nostro conta-secondi, si
accende l'ingranditore e si scopre una porzione di striscia ogni "tot" secondi (esempio: 5-10-15-20-25-30
secondi). Quindi si sviluppa-arresta-fissa-lava come per i provini a contatto.

Osserviamo il provino: se siamo stati fortunati, ci sarà un settore che reputiamo correttamente esposto,
vale a dire un settore dove troviamo alte luci bianche con dettagli appena percettibili. In caso contrario
dovremo ripetere la procedura con tempi maggiori o minori nel modo che ormai sappiamo. Supponiamo che
il settore "buono" sia quello con esposizione di 20 secondi. Considereremo questo come tempo base, ed
esporremo un intero foglio di carta di quel contrasto con quel tempo di esposizione, e lo svilupperemo
come al solito.

IL GIUSTO CONTRASTO
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Osserviamo ora la stampa (detta anche "stampa di lavoro"). Possono aversi 3 casi:

• Le ombre con dettaglio presenti sul negativo sono anch'esse correttamente esposte. È un fatto
abbastanza raro e "fortunoso": in questo caso, infatti, anche il grado di contrasto della carta è
corretto, per cui la scala tonale del negativo è "entrata" tutta e bene nella scala tonale della carta.
La nostra stampa è quindi corretta.
• Le ombre con dettaglio non sono sufficientemente scure. In questo caso il contrasto della carta è
insufficiente, per cui dobbiamo effettuare una nuova esposizione (per lo stesso tempo)
aumentando il contrasto (es. usando il 3 invece del 2). Sviluppata la stampa, ripeteremo l'analisi
sulle ombre.
• Le ombre con dettaglio presenti sul negativo non presentano dettagli sulla stampa. Le ombre sono
dei neri pieni ed indistinti, e quindi la carta scelta è troppo contrastata. Si deve quindi esporre un
altro foglio di contrasto più basso (es. 1 invece del 2) e ripetere l'analisi su questa nuova stampa.

Naturalmente potremo anche risparmiare un po' di carta utilizzando come "stampa di lavoro" un mezzo
foglio di carta che contenga comunque elementi significativi dell'immagine; stabiliti i giusti parametri, li
useremo per ottenere la stampa "buona". Le prime volte, però, è forse il caso di "sprecare" un po' di carta
in più per familiarizzare con il suo comportamento al variare del tempo di esposizione e del contrasto.
Con questa procedura dovremmo arrivare finalmente a determinare il giusto tempo di esposizione (è
possibile che l'analisi del contrasto consigli dei piccoli ritocchi anche sul tempo di esposizione) e il giusto
grado di contrasto, in modo da arrivare ad un risultato che il nostro occhio giudicherà soddisfacente.
L'uso di carte a contrasto variabile consente un controllo molto fine sul contrasto sia con i filtri in
gelatina (esistenti con passi di 1/2 grado da 00 a 5) sia soprattutto con le teste a colori, che consentono
variazioni di contrasto anche minime agendo sui filtri incorporati.

Una volta ottenuta la stampa che ci piace, questa va ben fissata e lavata in acqua corrente per il tempo
indicato nel foglietto accluso al pacco di carta e posta ad asciugare, come già detto per il provino a
contatto.

MASCHERATURA E BRUCIATURA
Abbiamo ottenuto la nostra prima stampa, l'abbiamo lavata e asciugata e la stiamo ammirando felici del
nostro lavoro. A volte, però, e soprattutto con il tempo e l'esperienza, inizieremo ad accorgerci che la
nostra stampa sarebbe migliore se questo pezzo di cielo qui fosse un po' più scuro da far risaltare meglio
le nubi, o se quel dettaglio in ombra lì fosse un po' più chiaro da non "chiudersi" troppo, eccetera, ma
senza voler cambiare l'esposizione generale né il contrasto della carta, che abbiamo determinato con
grande "fatica".
Nella stampa manuale del B/N è possibile soddisfare queste esigenze. Anzi, forse la "forza" del B/N fatto
in casa sta proprio nella possibilità di controllare in maniera molto raffinata il processo di stampa. Infatti
durante il tempo di esposizione è possibile "eclissare" temporaneamente una porzione della stampa
interponendo fra obiettivo e piano di stampa qualunque cosa (la "maschera") produca un'ombra della forma
e delle dimensioni volute. Questa procedura è detta MASCHERATURA. In questo modo la porzione
"eclissata" riceverà meno luce e risulterà più chiara di quanto non sarebbe in una stampa "normale".
Viceversa, trascorso il tempo di esposizione che abbiamo determinato, è possibile prolungarlo e proiettare
sulla carta un'ombra che lasci scoperta solo la porzione di immagine di cui vogliamo prolungare
l'esposizione. Questa procedura si chiama BRUCIATURA e produrrà uno scurimento della zona che ha
ricevuto maggior luce.

A mio avviso la distinzione tra bruciatura e mascheratura è puramente "accademica" (tanto che spesso si
parla semplicemente di "mascheratura"): la zona che viene coperta risulta "mascherata" rispetto a quella
che viene lasciata scoperta, che viene quindi "bruciata". Mascheratura e bruciatura sono quindi concetti
relativi, ma la loro distinzione è molto pratica perché identificano una variazione (in meno o in più) di
esposizione RISPETTO all'esposizione determinata come "ottimale".
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È importante che la maschera sia tenuta sempre in movimento lento e costante, in modo da evitare che
l'ombra proiettata sia netta e quindi visibile; inoltre, allontanandola dal piano di stampa aumentano la
dimensione dell'area coperta e il grado di sfumatura dei bordi. In questo campo l'esperienza è ciò che
distingue una buona da una cattiva mascheratura. I tempi ottimali di mascheratura e bruciatura vanno
anch'essi determinati per tentativi, provando su stampe intere o su porzioni di carta da stampa. La cosa
importante è che l'operazione risulti "invisibile", nel senso che non devono notarsi innaturali o eccessive
modificazioni dei toni della stampa. In questo caso è sempre consigliabile evitare gli eccessi. Se alcuni
dettagli dell'immagine risultano troppo chiari o troppo scuri, è difficile riuscire a riprodurli
correttamente e in forma gradevole.

La tecnica vista consiste sostanzialmente nel proiettare "zone d'ombra" sul piano di stampa. Allo scopo
possiamo usare dei pezzi di cartoncino pesante opportunamente sagomato. È bene costruirsi una serie di
"maschere" di varia forma (tonde, ovali, triangolari) e di varie dimensioni (piccole/medie/grandi) da tenere
sempre a portata di mano. Queste possono essere tenute con un pezzo di filo di ferro (sufficientemente
sottile da non proiettare un'ombra visibile) avvolto all'estremità in modo da formare un paio di piccole
spire; fra queste spire possono essere incastrate le varie mascherine in maniera intercambiabile.

Per la bruciatura di piccole zone possiamo invece prendere un cartoncino di dimensioni generose e
praticarvi un foro della forma desiderata.

In alternativa, e per mascherare zone non centrali della stampa, possono essere usate le mani a mo' di
ombre cinesi. Confesso, però, di aver trovato sempre molta difficoltà a creare ombre della forma voluta in
breve tempo.

Una tecnica suggerita da vari manuali (e anche da A. Adams) per aumentare l'impatto visivo delle immagini
è la cosiddetta "bruciatura dei bordi", che consiste appunto nel fornire una piccola esposizione
supplementare (+ 5-10%) ai quattro bordi estremi della stampa. Tale tecnica produce una sorta di leggera
vignettatura artificiosa che permette di concentrare maggiormente l'attenzione dell'osservatore
all'interno dell'immagine.

Come detto, man mano che aumenta l'esperienza, aumenterà anche la precisione delle nostre
mascherature, che diventeranno via via meno visibili e più precise.

STAMPARE 30X40 IN POCO SPAZIO


I primi tempi che si traffica in C.O. lavorare con carta di formato 24x30 cm è la massima aspirazione.
Prima o poi, però, nasce il desiderio di provare l'ebbrezza della stampa in un formato maggiore, di solito il
30x40 cm.
Il primo problema da affrontare è l'acquisto di bacinelle di formato adatto; il secondo nasce
dall'osservazione che 3 bacinelle per il 30x40 cm occupano un sacco di spazio.

LA SOLUZIONE ORTODOSSA

Una soluzione razionale e "ortodossa" consiste nell'acquistare, invece delle bacinelle, uno strumento
chiamato "sviluppatrice a tamburo" (per gli anglofoni "drum"), che consiste in un recipiente cilindrico ad
asse orizzontale in cui va posta, leggermente arrotolata, la stampa da sviluppare; un sistema di
introduzione dei bagni e di rotazione del tamburo permette di sviluppare facilmente, in poco spazio e con
poco liquido una stampa 30x40. In più il tamburo, essendo a tenuta di luce (filosoficamente assomiglia alla
tank in cui sviluppiamo i negativi), permette di operare alla luce ed è anche adatto al trattamento delle
carte a colori nonché delle "cibachrome" per la stampa delle diapositive.

LA SOLUZIONE "FAI DA TE"


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Essendo la mia camera oscura orribilmente piccola (non c'entrano le bacinelle per il 30x40) e non
volendo spendere i soldi (non pochissimi) che ci vogliono per comprare un tamburo, come al solito mi sono
arrangiato con un sistema che mi permette di sviluppare le stampe come se usassi un tamburo, ma usando
le mie usuali bacinelle per il 24x30. Occorre solamente munirsi di un tubo in PVC (quelli con cui si fanno le
fognature, per intenderci...) della lunghezza di 30 cm e tale che la circonferenza sia maggiore di 40 cm.
Quindi dovrà avere un diametro D maggiore di 40/3.14 = 13 cm circa, in modo da poter ospitare all'interno
il foglio 30x40cm arrotolato nel senso della lunghezza senza che ci siano sovrapposizioni dei bordi.

Una volta esposta la carta, la si pone all'interno del tubo ben asciutto con l'emulsione verso l'asse del
cilindro, e si adagia il tubo nella bacinella dello sviluppo nel senso della lunghezza (cioè nell'unico senso in
cui un tubo di 30 cm entra in una bacinella 24x30!) e si comincia a farlo girare attorno al proprio asse
spingendolo delicatamente con le dita. In questo modo tutta l'emulsione risulta bagnata dal rivelatore in
modo uniforme e omogeneo proprio come avverrebbe nel "drum". Trascorso il tempo di sviluppo, si fa
sgocciolare per bene il tubo e si ripete lo stesso trattamento nella bacinella dell'arresto e in quella del
fissaggio.

La stampa fissata può essere estratta con delicatezza dall'interno del tubo e posta nella vasca di lavaggio.

Costo: praticamente zero, in quanto un pezzo di tubo di diametro 15cm e lunghezza 30 (ma funziona anche
più corto) di solito lo si può trovare in qualche cantiere come pezzo di scarto. Comunque, anche a
comprarlo, costerà più o meno come un caffè.

LEZIONE DECIMA

-Conclusioni-

La fotografia , che come si è potuto capire per chi scrive è essenzialmente oggetto di studio,
evoluzione, sperimentazione, in particolar modo su pellicola bianconero, trova come suo sbocco naturale la
visione su di un supporto, sia esso un telo da proiezione o cartaceo.
Il modo migliore per trasferirla su questo supporto, è quello di seguire personalmente le fasi di stampa
perché, come si è detto, molteplici sono le variabili che influenzano tale processo.
Questo non sempre è possibile e ancor meno in certi casi consigliabile in quanto, per quanto riguarda il
colore ad esempio essa è soggetta ad infinità di complicazioni e regole ferree, con tolleranze minime nelle
temperature e nelle qualità dei bagni, e va saggiamente affidata a laboratori specializzati in tali
lavorazioni. L'affidarsi ad essi in ciò che viene definito FINISHING cioè lavorazione finale, certifica
nella quasi totalità dei casi una buona qualità del prodotto ed una conseguente soddisfazione da parte del
fotografo. Ricordo a proposito che non è sempre obbligatorio accettare passivamente i risultati di tali
lavorazioni; molto spesso, piccoli errori dei laboratori stessi, dovuti alla fretta o all’oberazione, possono
essere contestati e, con l’aiuto del fotografo mediatore tra il cliente e il fornitore delle stampe, riparati
gratuitamente.
Diverso è il discorso per ciò che riguarda il bianconero e, in parte, la stampa da diapositiva. Nel primo
caso, con una modesta spesa, un piccolo locale con acqua corrente a disposizione (solitamente il bagno) e
tanta pazienza e abnegazione (soprattutto di chi vive con noi), potremo raggiungere risultati più che
soddisfacenti.
Inoltre, determinanti sono le piacevoli sensazioni nel seguire anzi progettare, la realizzazione di una foto
dal principio alla fine, nel tentare di migliorarsi costantemente e nel constatare personalmente i progressi
fatti nel controllo del procedimento; il pensiero che in principio è “voglio stampare una foto", ben presto si
trasforma in "voglio che la mia foto abbia queste precise caratteristiche". Come già consigliato per la
tecnica di ripresa, anche per la stampa vale il fattore cultura; è utilissima la documentazione per ciò che ci
si accinge a fare, vanno lette le molte pubblicazioni sugli argomenti a noi cari, va fatta esperienza e
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consolidata la base culturale che ci sarà utile nei vari passaggi di lavoro. Va agevolato il confronto con
chi ha la nostra stessa passione, vanno accettate critiche (col tempo si impara a riconoscere quelle
costruttive da quelle dettate dalla gelosia), e va prestata attenzione su tutto ciò che è immagine, dalla
pubblicità sui giornali alle tante mostre fotografiche circolanti.

Vanno affrontate con caparbietà le prime ed immancabili difficoltà, le delusioni e gli insuccessi e vanno
soprattutto coltivate dentro di sé la modestia e l'umiltà, doti insostituibili per chi vuole
crescere.......fotograficamente parlando, s'intende!
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APPENDICE 01 di una pellicola sviluppata in modo standard
ovvero del passaggio tra le densità maggiori e
quelle minori. Di solito per questa prova si
utilizza un soggetto con un elevato contrasto,
come una sottile linea stampata a contatto.
ENCICLOPEDIA FOTOGRAFICA L’ampiezza della diffusione della luce all’interno
dell’emulsione (linea più o meno netta) determina
l’acutanza.
AGENTE RIDUCENTE. Sostanza che in un
composto chimico riduce di ossigeno o di un altro
A radicale elettronegativo (per esempio riduce
l’alogenuro d’argento ad argento metallico). In
ABERRAZIONE. Una lente perfetta dovrebbe fotografia gli agenti riducenti hanno la capacità
riprodurre un punto o un segmento come tali. In di ridurre i cristalli di alogenuro d’argento
genere, invece, specie nelle lenti più economiche esposti più rapidamente di quelli non esposti e
ciò non avviene ed un punto può diventare un cioè di trasformarli prima degli altri in argento
circolo ed un segmento una piccola curva. Questi metallico.
difetti sono dovuti al tipo di vetro usato, al fatto ALGORITMO. Matrice di calcolo per eseguire
che la superficie delle lenti è curva ed al una data operazione matematica come, ad
comportamento della luce. Nel 1856 Ludwig von esempio, nella compressione di una immagine o
Seidel individuò cinque aberrazioni che si nella codifica di un file.
verificano in luce monocromatica: asferica, coma, Aliasing. Effetto di scalettatura visibile nelle
astigmatismo, curvatura di campo, distorsione. linee curve delle immagini digitalizzate, dovuto al
ABERRAZIONE CROMATICA. Difetto delle fatto che esse sono composte di pixel quadrati o
lenti in presenza in luce bianca. L’indice di rettangolari.
rifrazione delle lenti è legato alla lunghezza ALONE. Quando si espone una pellicola, una
d’onda (colore) della luce. Ciò significa la stessa parte della luce che la colpisce può attraversare
lente assume una focale diversa a seconda della l’emulsione ed essere riflessa dal supporto
radiazione che la attraversa. Quindi il punto di trasparente determinando una doppia immagine o
fuoco del rosso o del blu non coinciderà effetto alone. Questo difetto viene ridotto o
provocando un’immagine sfocata. Il difetto si eliminato in fabbricazione stendendo sulla faccia
compensa combinando due lenti costruite con posteriore del supporto uno strato di gelatina
vetri dotati di diverso indice di rifrazione colorata capace di assorbire la luce parassita.
(obiettivo acromatico) o con l’utilizzo di una lente Detto dorso antialo, si scioglie nel rivelatore
asferica. durante il trattamento di sviluppo. Il dorso
ABERRAZIONE SFERICA. Il difetto si verifica antialo non può essere usato su una pellicola
nelle lenti semplici in quanto i raggi che passano radiografica poiché le due facce sono
attraverso i bordi più esterni della lente non emulsionate.
vanno a fuoco nello stesso punto di quelli che ANALOGICO. Segnale o flusso di dati, sonoro o
passano per le zone centrali o l’asse ottico. Il visivo, di tipo continuo; a una variazione
difetto, sfocatura al centro dell’immagine, si dell’intensità di corrente corrisponderà, per
compensa chiudendo il diaframma. esempio, una variazione di luminosità.
ACCUMULATORE. Sistema capace di accumulare ANELLI DI NEWTON. Si formano per
sotto forma di energia chimica l’energia elettrica interferenza quando due superfici simili non sono
che gli viene fornita al momento della carica e di in perfetto contatto. E’ il caso del negativo posto
restituirla fino all’esaurimento. L’accumulatore tra i vetri del portanegativi di un ingranditore e
può essere ricaricato numerose volte. Negli delle iridescenze visibili su macchie d’olio
apparecchi fotografici o per i flash vengono sull’asfalto bagnato.
utilizzati accumulatori ricaricabili al Nichel- ANELLO ADATTATORE. Consente l’utilizzo di
Cadmio o Ni-Mh, quest’ultimo privi di effetto accessori (filtro, paraluce, ecc.) di diametro
memoria (vedi voce). diverso da quello previsto per un determinato
ACUTANZA. Misura oggettiva della definizione obiettivo. Altri tipi di anello, consentono il
montaggio di un obiettivo di una certa marca su
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una fotocamera di marca diversa. dicroico.
ANELLO D’INVERSIONE. Adattatore per ASA. American Standards Association, ente
montare in posizione invertita l’obiettivo sulla americano preposto a stabilire gli standard
fotocamera o su tubi di prolunga o soffietto per industriali, tra cui il sistema di sensibilità delle
macrofotografia. L’inversione dell’obiettivo è pellicole. Raddoppiando il valore ASA, raddoppia
consigliabile quando il rapporto di riproduzione la sensibilità alla luce. E’ stato sostituito con il
supera quello di 1:1. sistema ISO che ingloba anche lo standard
ANGOLO DI CAMPO. Esprime, in gradi, il campo tedesco Din.
inquadrato da un obiettivo di una determinata ASCII. Set standard di caratteri adottati nei
lunghezza focale. Ovvero l’angolo sotteso tra la computer per i software. All’interno della
pupilla d’entrata dell’obiettivo e l’area delimitata codifica ASCII estesa sono compresi, poi, i
dal formato. La misura è comunemente indicata in simboli propri di ogni lingua.
relazione alla diagonale del formato. Alcuni ASFERICA. Curvatura una lente che non
fabbricanti forniscono anche la copertura costituisce una parte di sfera. E’ abbastanza
verticale ed orizzontale. difficile realizzare superfici asferiche poiché la
ANGOLO DI COPERTURA. Indica in gradi maggior parte dei dispositivi di trattamento
l’angolo sotteso tra il punto nodale posteriore di superficiale delle lenti funzionano con un
un obiettivo ed il diametro dell’immagine formata movimento sferico. Si sono però diffuse lenti
il cui diametro è pari o superiore alla diagonale asferiche ottenute abbinando un strato
del formato. Gli obiettivi per le fotocamere di polimerico su una lente sferica e dandogli una
grande formato sono concepiti per offrire una forma asferica con uno stampo.
copertura notevolmente superiore per consentire ASTIGMATISMO. Si tratta di un’aberrazione
i movimenti dei corpi anteriore e posteriore. ottica che si presenta lontano dall’asse ottico.
APERTURE DI DIAFRAMMA. Sequenza Una lente astigmatica trasforma un punto in un
internazionale di numeri che esprimono l’apertura segmento che si presenta in posizione radiale per
relativa, cioè la lunghezza focale dell’obiettivo una certa distanza di messa a fuoco e in
divisa l’effettivo diametro di una lente. Ciascun posizione perpendicolare all’asse ottico per una
cambiamento del valore di diaframma dimezza o distanza diversa. I segmenti sono ortogonali fra
raddoppia la quantità di luce che passa loro e la loro distanza indica il grado di
attraverso il diaframma nell’unità di tempo. (Vedi astigmatismo. Il difetto procura la sfocatura
valore f/) delle relative immagini e viene ridotto con la
APS. Acronimo di Advanced Photo System. chiusura del diaframma.
Sistema fotografico introdotto nel 1996 su AUTOCHROME. Sistema per realizzare immagini
pellicola da 24mm contenuta in un caricatore in positive a colori trasparenti ideato dai Fratelli
plastica e non compatibile con il sistema 35mm. Lumiére (1907) utilizzando un sottile mosaico di
La pellicola è dotata di un rivestimento particelle nei tre colori additivi. Applicato alla
magnetico sul quale, al momento dello scatto, lastra per la ripresa e poi messo a registro con la
vengono registrati una serie di dati che saranno sua stampa positiva ricompone i colori attraverso
poi utilizzati dalle stampatrici automatiche la visione per trasparenza.
abilitate nei laboratori. In questo modo è AUTOFOCUS. Sistema elettronico di controllo
possibile scegliere fra tre formati di stampa C automatico della distanza di messa a fuoco. Dopo
(normale), H (allargato) e P (panorama). La scelta i primi sistemi a raggi infrarossi adottati sulle
va eseguita prima dello scatto e può essere fotocamere compatte (autofocus attivo) sono
modificata a volontà in qualunque momento. E’ seguiti, negli apparecchi reflex, sistemi dotati di
possibile anche ordinare in anticipo un sensori CCD per la determinazione dell’esatta
determinato numero di stampe dello stesso distanza del soggetto in base al controllo del
fotogramma. massimo contrasto (autofocus passivo). Il
ARGENTO COLLOIDALE. Sospensione di piccole controllo automatico può essere di vari tipi. A
particelle di argento che con il tempo tendono a priorità di fuoco: l’otturatore dell’apparecchio
depositarsi sul fondo delle bacinelle o sulle resta bloccato fino a quando la messa a fuoco non
pareti interne delle bottiglie contenenti fissaggio è stata raggiunta. A priorità di scatto:
esaurito. Nel caso in cui l’argento colloidale si l’apparecchio può scattare anche se la messa a
depositi sull’emulsione esso determina un velo fuoco è ancora in corso. Ad inseguimento (detto
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anche Predictive o Track Focusing): il sensore è di campo.
capace di individuare il movimento del soggetto e BAUD. La velocità alla quale si trasferiscono i
seguirlo mantenendolo a fuoco. Tutti i sistemi dati su linea telefonica; valori tipici sono 56600
autofocus delle reflex con ottica intercambiabile Baud per una linea analogica e 64.000 o 128.000
sono disinseribili. Alcuni modelli sono dotati di un per linea digitale ISDN. La velocità in Baud (Baud
illuminatore ad infrarossi incorporato oppure rate) corrisponde approssimativamente a quella
utilizzano una luce bianca o quella della lampada in bps (bit per secondo).
del flash per consentire all’autofocus di BILANCIAMENTO CROMATICO. Mantenimento
funzionare anche al buio o in condizioni di luce del rapporto fra i colori ciano, magenta e giallo
scarsa. Questo vale per soggetti distanti per ottenere un’immagine equilibrata e senza
massimo quattro/cinque metri. dominanti indesiderate.
AUTOMATISMO A PRIORITA’ DEI BILANCIAMENTO DEL BIANCO. Operazione di
DIAFRAMMI. Con questo tipo di automatismo taratura della temperatura-colore da parte di un
dell’esposizione è possibile impostare un dato apparecchio digitale di ripresa; permette di
valore di diaframma sull’obiettivo e lasciare effettuare riprese in ambienti illuminati da
all’esposimetro incorporato nella fotocamera il qualunque fonte luminosa senza che vi siano
compito di calcolare l’appropriato tempo dominanti cromatiche.
d’otturazione. Questa funzione è disponibile solo BIT. Abbreviazione di Binary Digit, ossia cifra
sugli apparecchi dotati di otturatore a controllo binaria, che può avere valore 0 oppure 1. Otto bit
elettronico dei tempi. formano un Byte.
AUTOMATISMO A PRIORITA’ DEI TEMPI. BIT PER PIXEL. Il numero dei bit utilizzati in
Utilizzando questo automatismo, il sistema un’immagine digitale per rappresentare il colore
esposimetrico della fotocamera imposta di ciascun pixel. Con 1 bit per ogni pixel si ottiene
automaticamente il valore di diaframma un’immagine a 2 colori, con 2 bit a 4 colori, con 3
appropriato in funzione del tempo si esposizione bit a 8 colori, e così via. Come regola, con n bit si
scelto. rappresentano 2n colori. Con 24 bit per pixel si
rappresentano 16,7 milioni di colori.
BITMAP. Rappresentazione binaria di
un’immagine, in cui a ogni byte è associato un
B punto della stessa..
BLOCCO MEMORIA. Controllo, talvolta collegato
BACK-UP. Procedimento di copia dei dati dal al pulsante di scatto e più spesso separato, per
disco rigido del computer ad un supporto diverso memorizzare temporaneamente la lettura
per garantirsi una riserva degli stessi in caso di esposimetrica.
perdita o cancellazione accidentale. BOBINATRICE. Apparecchio a tenuta di luce per
BAGNO D’ARRESTO. Soluzione acida per il caricamento in caricatori standard 35mm di
bloccare l’azione dello sviluppo. Riduce inoltre la pellicola a metraggio.
contaminazione del fissaggio dovuta agli alcali BRACKETING. Tecnica di esposizione a forcella
dello sviluppo. Va utilizzato solo con le carte che prevede la realizzazione di più scatti (di
baritate. solito tre) dello stesso soggetto variando
BANK. Gruppo luce di grandi dimensioni dotato di l’esposizione tra il primo e l’ultimo. Alcune reflex
lampade flash di notevole potenza. Fornisce una automatiche dispongono di un sistema automatico
elevata intensità luminosa su una superficie molto per l’esecuzione del bracketing.
ampia e quindi a basso contrasto. BRUCIATURA. Esposizione aggiuntiva effettuata
BARITE. Sostanza (solfato di bario) utilizzata su limitate aree dell’immagine al momento della
per sbiancare il supporto delle carte (dette stampa in bianconero. Serve a compensare le
baritate). Viene stesa come strato tra base ed zone del negativo ad alta densità che la carta non
emulsione. sarebbe in grado di registrare correttamente
BASCULAGGIO. Movimento sull’asse del piano con il tempo di esposizione adatto alle altre aree.
pellicola o del piano ottico di una fotocamera BYTE. L’unità di misura standard per indicare
grande formato a corpi mobili per controllare la l’occupazione di memoria, o di spazio su disco, dei
forma dell’immagine ed ottimizzare la profondità dati: poiché è formato da 8 bit, un byte può
assumere qualsiasi valore compreso fra 0 e 255.
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Generalmente si utilizzano i multipli di otto riflettere una percentuale pari al 18% della
anche per il Kilobyte (1024 byte) e Megabyte luce che lo colpisce. Poiché gli esposimetri sono
(1.024.kbyte). tarati per misurare il tono medio (vedi) pari ad un
grigio con riflettanza 18%, il cartoncino grigio
C neutro fornisce il riferimento ideale per la
misurazione dell’esposizione. Una superficie
CAMPO INQUADRATO. Sullo schermo di messa bianca o nera, misurata con un esposimetro
a fuoco delle reflex non appare l’immagine intera apparirà sulla stampa come grigia perché
così come verrà registrata dalla pellicola. Il l’esposimetro non lavora sul suo riferimento.
valore percentuale indica la copertura del mirino Effettuando la misura sul cartoncino lo
rispetto all’immagine che sarà impressionata dalla strumento misurerà il giusto riferimento e la
pellicola. Una percentuale superiore al 95% indica parete apparirà bianca o nera. Utile anche nelle
che il mirino offre una copertura pressoché lavorazioni a colori.
totale. CAVETTO SINCRO. Collega il flash alla presa di
CARICATORE. Involucro standard nel quale è sincronizzazione (PC) della fotocamera. Nei
contenuta la pellicola vergine. Nel caso del modelli reflex di fascia media più recenti o nelle
formato 35mm il caricatore è metallico e lascia compatte è quasi del tutto sparito, è presente
sporgere la coda della pellicola da una fessura però nei modelli destinati all’uso professionale.
protetta da feltrini che impediscono il passaggio CCD. Il Charge Couple Device, ovvero dispositivo
della luce. Il caricatore per pellicole APS da ad accoppiamento di carica, è un sensore di
24mm è in plastica a chiusura ermetica e dispone immagine allo stato solido i cui elementi
di simboli che indicano lo stato: vergine, emettono un segnale elettrico di tipo analogico a
utilizzata a metà, esposta ma non sviluppata, seconda della luce che li colpisce. Sono CCD i
sviluppata. La pellicola sviluppata viene restituita sensori utilizzati nelle fotocamere e videocamere
nel suo caricatore originale dove può restare digitali.
archiviata. Ogni caricatore APS è identificato da CD-R. Compact disc registrabile una sola volta
un numero corrispondente alla sua index print mediante un masterizzatore. La capacità può
(vedi). essere di 650 megabyte (CD-R 74) oppure 700
CARTA SENSIBILE. Consente di riprodurre su megabyte (CD-R 80)
carta i negativi ottenendo un’immagine positiva CD-ROM. Il compact disc usato per contenere
sia in bianconero che a colori. La carta dati di ogni genere (per esempio audio oppure
bianconero è offerta in diversi formati e immagini) preregistrato mediante stampa a livello
superfici e si distingue in due categorie principali industriale e non modificabile dall’utente.
in funzione del supporto utilizzato: baritato o CD-RW. Compact disc registrabile e cancellabile
politenato. più volte mediante un masterizzatore.
C. A CONTRASTO VARIABILE. Carta sensibile CdS. Fotoresistenza al solfuro di cadmio.
bianconero capace di variare le caratteristiche di Utilizzato come sensore negli esposimetri questo
contrasto (gradazioni da 0 a 5) in funzione del elemento offre una resistenza variabile in
colore della luce usata per l’esposizione che varia funzione del livello di luminosità se inserito in un
utilizzando una serie di filtri specifici. circuito alimentato da una pila.
C. BARITATA. Carta per ingrandimenti d’arte in CHIAVE BASSA. Con questo termine si
fibra naturale trattata in superficie con solfato identifica un’immagine caratterizzata da toni
di bario per esaltare il bianco di fondo. Offre i prevalentemente scuri. Detta anche low key.
migliori risultati possibili. Può essere lucida o CIRCOLO DI CONFUSIONE. Esiste un limite
mat. oltre il quale l’occhio umano non riesce più a
C. POLITENATA (RC). Carta da stampa con base distinguere un circolo da un punto. Il più piccolo
politenata (resin coated). La carta del supporto è circolo ancora distinguibile è detto circolo di
rivestita in polietilene per impedire al supporto confusione e, in funzione del suo diametro,
di carta di assorbire i bagni di trattamento e vengono realizzate le tabelle della profondità di
quindi rendendo molto rapido il lavaggio. E’ campo degli obiettivi. Questo diametro, indicato
disponibile con superfici molto diverse. in 0,25mm per una distanza di 25cm era valido
CARTONCINO GRIGIO NEUTRO. Serve a per gli obiettivi delle fotocamere dell’Ottocento
che usavano lastre stampate a contatto. Per
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compensare il maggiore ingrandimento dei reflex. Nei modelli più recenti il contatto
negativi formato 24x36mm è stato necessario caldo è dedicato ai flash della stessa marca.
ridurre questo valore in una gamma compresa tra CONTROLUCE. Quando il soggetto è posto tra la
0,020 e 0,033mm a seconda della focale. Ogni fotocamera e la sorgente luminosa si dice che la
fabbricante adotta arbitrariamente il circolo di fotografia è realizzata in controluce. In questi
confusione in base a quale fornire le scale di casi è richiesta una particolare attenzione al
profondità di campo dei propri obiettivi. Per momento dell’esposizione.
questo motivo esse non sono necessariamente CORREZIONE ESPOSIZIONE. Poiché tutti gli
uguali tra due obiettivi della stessa focale ma di esposimetri sono tarati per offrire la perfetta
marche diverse. esposizione del tono medio occorre eseguire una
CMYK. Cyan, Magenta, Yellow and Black, ciano, correzione quando la cellula misuri direttamente
magenta, giallo e nero, i colori usati per stampare un soggetto molto chiaro o molto scuro. Nel
un’immagine in quadricromia (sintesi sottrattiva). primo caso occorre aumentare l’esposizione, nel
CODICE DX. Sistema per l’impostazione secondo ridurla. In caso contrario, sia il soggetto
automatica della sensibilità e delle molto chiaro che quello scuro verrebbero
caratteristiche di una pellicola (tipo e numero di riprodotti in tono medio.
fotogrammi). Il codice, presente sui caricatori di CPU. Central processing unit. Microprocessore
pellicola 35mm, viene letto per mezzo di contatti principale del circuito elettronico delle
elettrici nell’alloggiamento pellicola delle fotocamere dotate di controllo elettronico delle
fotocamere predisposte. funzioni.
COMA. Il coma è un’aberrazione ottica che CRISTALLI LIQUIDI (LCD). Utilizzati in
determina la riproduzione di un punto posto moltissime apparecchiature (fotocamere, orologi,
lontano dall’asse ottico in modo asimmetrico e calcolatrici, telefoni cellulari, ecc.), consentono la
disuguale con una coda simile a quella di una lettura di dati numerici, lettere, simboli ecc.
cometa. Il coma si attenua chiudendo il Sono realizzati con materiali organici che si
diaframma. comportano come un liquido pur avendo una
COMPRESSIONE. Procedimento che permette di struttura molecolare simile a quella di un
archiviare o trasmettere dati usando un minor cristallo. Questo materiale è posto tra due
numero di byte, ossia riducendo le dimensioni del lastrine di vetro dotate di elettrodi talmente
file che li contiene. Per compressione Video si sottili da essere invisibili i quali, creando un
intende la tecnica usata per ridurre le dimensioni campo elettrostatico, modificano lo stato di
dei file video. Esistono diversi tipi di trasparenza o riflettanza del materiale
compressione: nel campo dell’immagine digitale si consentendo la lettura.
è affermato lo standard il JPEG. CURVA CARATTERISTICA. Grafico che correla
CONDENSATORE. (Elettr.) Componente il logaritmo dell’esposizione con la densità
elettronico in grado di accumulare e quindi dell’immagine sul negativo risultante in date
restituire una certa quantità di elettricità. condizioni di sviluppo. Altrimenti conosciuta come
CONDENSATORE. (Ott.) Lente semplice curva D-log H. Le zone più importanti della curva
utilizzata per concentrare e dirigere la luce sono: il piede dove la densità sul negativo inizia a
emessa da una sorgente luminosa. E’ presente nel crescere, il tratto rettilineo che corrisponde
sistema ottico dei diaproiettori e degli all’immagine correttamente esposta e la spalla
ingranditori a luce condensata. dove ha inizio la sovraesposizione.
CONTAPOSE. Indica il numero dei fotogrammi CURVATURA DI CAMPO. E’ una delle
che sono stati scattati. Il suo avanzamento è aberrazioni ottiche degli obiettivi. L’immagine
automatico negli apparecchi meccanici, mentre invece di andare a fuoco su una superficie piana
l’azzeramento avviene non appena si apre il dorso. (piano focale) va a fuoco su una superficie curva.
Negli apparecchi autofocus il numero dei Di qui una notevole caduta della nitidezza ai
fotogrammi esposti appare sul display a cristalli bordi se la messa a fuoco è regolata per il centro
liquidi. del fotogramma e viceversa. Gli obiettivi macro,
CONTATTO CALDO. Consente il collegamento da ingrandimento o per riproduzione debbono
elettrico per la sincronizzazione del flash. E’ essere particolarmente corretti contro questo
posto all’interno della slitta portaccessori situata difetto.
sulla sommità del pentaprisma delle fotocamere
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D sono il pinacriptolo (bianco, giallo, verde) e la
sefranina.
DAYLIGHT. Termine inglese che indica la luce DETECTIVE CAMERA. Nella seconda metà
diurna fotografica. È riportato sulle confezioni dell'Ottocento esplose la moda di scattare
delle pellicole a colori per diapositive (invertibili) fotografie con apparecchi camuffati, detti
da utilizzare per riprese in luce diurna od detective. Molte le soluzioni: apparecchi erano
equivalente, come flash elettronico o lampade nascosti dietro cravatte, nei cappelli, nei bastoni
azzurrate, quindi con temperatura di colore da passeggio, nei libri, ecc.
intorno ai 5500 Kelvin. DIAFRAMMA. Sistema ad iride per la
DATA DI SCADENZA. Indica il periodo di regolazione del passaggio della luce attraverso
tempo entro cui il materiale deve essere l'obiettivo. Costituito da più lamelle, può essere
impiegato per sfruttarne al meglio le automatico o manuale. Gli obiettivi dotati di
caratteristiche a condizione che sia stato diaframma automatico (quelli delle reflex 35mm
conservato nelle condizioni raccomandate: o medio formato) mantengono sempre alla
generalmente a temperature comprese tra i 13°C massima apertura il diaframma per consentire
ed i 24°C. L'uso di una pellicola scaduta può una migliore luminosità dello schermo di messa a
comportare dominanti di colore e fuoco. Al momento dell'esposizione, le lamelle si
sottoesposizioni per la perdita di sensibilità. In chiudono di scatto al valore prefissato e si
questo caso è bene incrementare l'esposizione di riaprono subito dopo la chiusura dell'otturatore.
almeno un diaframma. La ghiera del diaframma degli obiettivi è fornita
DCS. Digital Camera System, il nome di una di una serie di scatti che mantengono la posizione
fotocamera digitale della Kodak realizzata desiderata. Le aperture di diaframma espresse
montando un apposito dorso dotato di un CCD con F o f/ (per fuoco) variano secondo una scala
Megapixel su una reflex Nikon di tipo numerica.
tradizionale. DICROICO. È dicroico il filtro, ottenuto per
DECENTRAMENTO. Consiste nel far scorrere condensazione di vapori su una superficie
lateralmente uno o entrambi i corpi anteriore e/o trasparente (vetro o gelatina), che riflette le
posteriore di una fotocamera grande formato, porzioni non desiderate dello spettro.
mantenendo l'asse ottico perpendicolare al piano DIFETTO DI RECIPROCITA'. Una corretta
pellicola. Può essere orizzontale per inquadrare esposizione (H) deriva dalla quantità di luce (E)
con una corretta prospettiva soggetti decentrati che raggiunge l'emulsione per un dato tempo (t)
lateralmente o verticale per inquadrare soggetti da cui: H=Et. In base a questa relazione si
decentrati verticalmente onde evitare le linee deduce che la pellicola fornisce risultati sempre
cadenti. Serve a ricomporre l'inquadratura senza costanti per un'esposizione eseguita con coppie-
dover inclinare l'apparecchio. tempo diaframma equivalenti. In realtà, non si
DEFINIZIONE. Con questo termine si indica la verifica soprattutto per esposizioni estreme:
capacità di un obiettivo o una pellicola di brevissime (oltre 1/10.000 di secondo) o
mostrare i dettagli più minuti del soggetto. lunghissime (oltre 1 secondo). L'emulsione
Rappresenta la somma di caratteristiche fotografica, in altre parole, mantiene una
soggettive come la nitidezza e la granulosità con sensibilità costante solo entro una certa gamma
caratteristiche oggettive come l'acutanza, il di tempi di esposizione alla luce, oltre i quali
potere risolvente e la granularità. diminuisce. Le case fabbricanti forniscono per le
DENSITA'. Valore numerico per indicare il grado loro pellicole le correzioni da apportare
di annerimento di un tono sul negativo. Log (in all'esposizione per compensare l'errore.
base 10) dell'opacità. DIFFRAZIONE. Cambiamento della direzione
DENSITOMETRO. Strumento ottico-elettronico rettilinea dei raggi luminosi quando passano vicini
per effettuare la misurazione delle densità di a un bordo opaco come le lamelle del diaframma.
un'immagine negativa o positiva. Quando quest'ultimo è molto chiuso, il fenomeno
DESENSIBILIZZAZIONE. Procedimento in trasforma i punti luminosi in stelle con tanti
disuso per togliere sensibilità al materiale raggi quante sono le lamelle del diaframma.
negativo bianconero prima dello sviluppo in modo DIFFUSIONE. I raggi di luce che passano
che l'azione del rivelatore possa essere eseguita attraverso un materiale traslucido vengono
visivamente in luce attenuata. Le sostanze usate suddivisi in tanti piccoli raggi che riducono il
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contrasto originale aumentando la morbidezza fotosensibili.
della luce (se il diffusore e applicato davanti ad DISSOLVENZA. Termine cinematografico per
una sorgente di luce) o dell'immagine se applicato indicare l'effetto con il quale l'inizio o la fine di
davanti all'obiettivo di ripresa. Questo effetto una scena vengono evidenziate da un passaggio
provoca degli aloni chiari nell'immagine, dal buio alla luce (dissolvenza in apertura) o dalla
riducendo il dettaglio delle ombre. luce al buio (dissolvenza in chiusura). La
DIFFUSORE. Solitamente un materiale plastico, dissolvenza è incrociata quando il passaggio da
o acetato, traslucido o smerigliato, usato per una scena alla successiva e ottenuto con
ammorbidire e diffondere una sorgente luminosa sovrapposizione delle due dissolvenze.
artificiale. DISTANZA IPERFOCALE. È quella che
DIGITALE. Tipo di segnale, o flusso di dati, le effettivamente separa l'obiettivo regolato su
cui informazioni, da analogiche, vengono infinito ed il soggetto nitido più vicino. Regolando
trasformate e codificate in forma binaria. l'obiettivo su questa distanza si otterrà una zona
DIGITALIZZAZIONE. Conversione in forma nitida che si estenderà dalla metà dell'iperfocale
digitale. La digitalizzazione prevede prima una all'infinito.
lettura del segnale analogico nel dato momento di DISTANZA MINIMA. Si intende quella minima
tempo, poi una quantizzazione dei dati ricavati di messa a fuoco consentita da un obiettivo a
(ad ognuno viene attribuito un valore numerico), e partire dal piano focale dell'obiettivo.
infine in una codifica di tale numero in forma DISTORSIONE. Aberrazione ottica, tipica di
binaria. Un'immagine digitale è formata da una alcuni obiettivi. È a barilotto quando l'immagine
griglia di pixel. Non vi è continuità fra colore e di un quadrato e più ingrandita al centro che ai
luminosità degli elementi vicini e ogni punto della bordi (l'immagine ricorda quella di un piccolo
griglia ha uno specifico valore. barile). È a cuscinetto quando un soggetto
DIN. Deutsche Industrie Normen. Standard quadrato, viene riprodotto con un maggiore
tedesco, usato in passato Europa per indicare la ingrandimento ai bordi rispetto al centro
sensibilità delle pellicole. Un incremento di 3 (l'immagine risultante ricorda la forma di un
DIN indica una sensibilità doppia. È stato cuscino). Il difetto è dovuto al fatto che
sostituito con le norme ISO che combinano l'immagine formata dai raggi periferici viene
l'indice ISO con l'indice ASA. riprodotta con un rapporto diverso da quella
DIOTTRIA. Valore reciproco di un metro. Il riprodotta dai raggi che passano per l'asse
potere diottrico di una lente è dato dalla sua ottico. È tipica degli obiettivi più economici e
lunghezza focale divisa per un metro. Una lente degli zoom.
di 200mm di focale ha un potere di 5 diottrie DITHERING. Si tratta di un metodo per far
(1000:200 = 5). apparire più uniformi le immagini digitali grazie
DISCO FISSO. Vedi hard disk. all'inserimento di pixel di vari colori e aumentare
DISCO OTTICO. Il nome del disco magneto- così la percezione apparente delle sfumature
ottico riscrivibile da 3,5" oppure 5 1/4". cromatiche. Un retino di pixel neri e bianchi
DISPERSIONE. Nel passaggio dall'aria al vetro alternati, per esempio, produce una sfumatura
la luce subisce un rallentamento diverso per le grigia. Il dithering è molto usato nella
diverse lunghezze d'onda della radiazioni che la conversione di immagini in bianconero a tono
compongono. Questo rallentamento provoca una continuo in immagini bitmap, dotate quindi di una
deviazione che è maggiore per le radiazioni corte minore gamma di sfumature tonali.
(blu) e minore per quelle lunghe (rosso). La D MAX. Densità massima.
dispersione è il fenomeno per cui la luce bianca D MIN. Densità minima.
passando attraverso un prisma si disperde nei DOMINANTE. Nella fotografia a colori si chiama
vari colori. È più o meno ampia a seconda della dominante quella coloritura monocromatica che
composizione del vetro. invade tutta l'immagine a causa di un uso erroneo
DISPOSITIVO DI ACQUISIZIONE. È il o intenzionale di filtri colorati o di pellicola non
sensore, che si viene a trovare sul piano focale di adatta alla temperatura di colore della luce. Una
una foto o videocamera e che trasforma in dominante può anche essere determinata da un
segnale digitale la luce che lo colpisce. Se è del errato trattamento in fase di sviluppo o dall'uso
tipo a stato solido, per esempio un CCD, è di una pellicola scaduta.
formato da una griglia di microscopici elementi DOPPIE ESPOSIZIONI. Per la realizzazione di
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immagini creative o di trucchi fotografici è contrasto, la luminosità; cambiarne le
possibile eseguire intenzionalmente due o più dimensioni o la forma, o il dettaglio.
esposizioni sullo stesso fotogramma. Per questo, ELICOIDE. I gruppi ottici di un obiettivo
occorre caricare l'otturatore senza che avanzi la vengono montati all'interno di un tubo di ottone o
pellicola. Negli apparecchi meccanici ciò si plastica, l'elicoide, caratterizzato da guide con
ottiene premendo il pulsantino che sblocca il andamento elicoidale utili allo spostamento avanti
sistema di avanzamento della pellicola nel indietro degli stessi ai fini della messa a fuoco.
momento in cui si ruota la leva di carica. Negli EMOLLIENTE (AGENTE). Detergente utilizzato
apparecchi a motore questa possibilità non e in minima quantità per abbassare la tensione
sempre consentita, ma spesso è previsto un superficiale dell'acqua. Serve anche a coadiuvare
comando per l'esecuzione automatica di una o più l'azione di soluzioni basiche e per facilitare
riesposizioni dello stesso fotogramma. l'asciugatura uniforme delle pellicole in modo che
DORSO. Lo sportello posteriore degli apparecchi sulla superficie non restino residui calcarei. È
fotografici è detto dorso. Incernierato per anche detto imbibente.
l'apertura necessaria all'inserimento della EMULSIONE. Insieme di sali d'argento sensibili
pellicola, il dorso può essere fisso o alla luce sospesi uniformemente in gelatina.
intercambiabile. In quest'ultimo caso può essere L'emulsione viene stesa ancora liquida sul
sostituito con altri dorsi speciali, ad esempio con supporto (base) della pellicola.
i dorsi datario, di programmazione, o adatti EPSF. Encapsulated PostScript Format, è un
all'impiego di pellicola a sviluppo immediato formato di file largamente usato nelle
(dorso Polaroid). applicazioni di editoria elettronica. Oltre ai dati,
DOS. Vedi MS-DOS. il file contiene dei comandi addizionali PostScript
DOT PER INCH (DPI). È la misura di risoluzione che incapsulano i dati e li rendono gestibili in
delle stampanti e indica il massimo numero di dot altri tipi di documento.
(punti immagine) che è possibile stampare per ESPOSIMETRO. Strumento per la misurazione
ogni inch (1 inch = 2,54cm) di pagina; per esempio dell'intensità luminosa capace di fornire i valori
300 dpi. di tempo di esposizione e di diaframma per
DYE TRANSFER. Complessa tecnica di stampa a ottenere con una pellicola di una data sensibilità
colori sottrattiva che consente di ottenere un negativo perfettamente esposto. È ormai
ingrandimenti di elevatissima qualità. Consiste incorporato in quasi tutti gli apparecchi
nell'applicare a registro tre pellicole dei tre fotografici. I limiti della capacità di effettuare
colori primari esposte successivamente con misurazioni attendibili da parte dell'esposimetro
adeguata filtratura per la separazione dei colori. vengono indicati in valori luce (EV) o candele per
Si tratta di una tecnica molto costosa offerta da metro quadro (cdm2, unita di misura della
selezionatissimi laboratori in Europa. luminanza). Tanto più estesa è la gamma tanto
maggiore è la capacità del sistema di misurare
E nelle basse come nelle alte luci. Per il
funzionamento dell'esposimetro occorre un
EFFETTO CALLIER. I raggi di luce che elemento sensibile alla luce che possa produrre
attraversano le zone trasparenti del negativo una corrente elettrica o una resistenza
vengono riflessi dalle zone più dense o diffusi fra direttamente proporzionale all'intensità luminosa
i granuli d'argento in modo che l'assorbimento di che lo colpisce. Il selenio, elemento principe negli
luce è maggiore di quanto non dovrebbe essere. anni Cinquanta, colpito dalla luce produce una
L'effetto Callier spiega l'aumento di contrasto modestissima corrente elettrica che,
nell'ingrandimento di negativi con zone molto opportunamente amplificata, fa muovere l'ago di
dense con l'impiego di ingranditori a un galvanometro. Al contrario, il solfuro di
condensatore. Si rimedia usando ingranditori a cadmio (CdS), Così come il fosfo-arseniuro di
luce diffusa. gallio o il silicio, producono una resistenza in un
ELABORAZIONE DELLE IMMAGINI. Nella circuito elettrico alimentato da una pila. Il silicio
fotografia digitale, l'insieme delle tecniche usate (filtrato di blu per ridurre la sensibilità al rosso)
per modificare il valore dei pixel che compongono è l'elemento sono più utilizzato negli strumenti
l'immagine, al fine di correggerne o alterarne il attuali.
ESPOSIMETRO, SEPARATO. Gli esposimetri
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separati adottano sistemi di misurazione della esposimetro separato dotato di impugnatura a
luce di tipo diverso e si distinguono nelle versioni pistola in grado di effettuare una misurazione
per misurazione a luce incidente o riflessa. Con il selettiva della scena. Di solito la lettura avviene
primo tipo si misura nei pressi del soggetto la su un angolo limitato a 1-2 gradi.
quantità della luce che lo illumina (illuminamento), ESPOSIZIONE. Tempo necessario alla luce per
con il secondo si misura, invece, da una certa impressionare la pellicola affinché riproduca
distanza la quantità di luce che esso riflette correttamente la gamma tonale. Dipende dalla
(luminanza). Il primo sistema consente di sensibilità della pellicola e dall'intensita della
utilizzare la lettura senza necessita di luce. Con l'uso dell'otturatore e dell'apertura del
correggere l'esposizione in presenza di toni diaframma si controlla l'esposizione. Se la
molto più chiari o molto più scuri del tono medio quantità di luce che impressiona la pellicola è
per il quale sono tarati gli esposimetri. Con il troppa si ottiene una sovraesposizione, se è
secondo, utilizzato anche dagli esposimetri troppo poca una sottoesposizione.
incorporati, la misurazione della luce tiene conto ESPOSIZIONE AUTOMATICA. Esistono diversi
della capacità del soggetto di riflettere la luce, modi di esposizione automatica. Nelle
ma fornisce indicazioni precise solo se questo è fotocamere compatte l'automatismo di
di tono medio (grigio 18%). esposizione è in genere programmato e regola
ESPOSIMETRO, TTL. Negli apparecchi reflex e autonomamente sia il tempo che il diaframma.
in alcuni altri modelli è di norma adottato Nelle reflex sono disponibili anche altre opzioni.
l'esposimetro tipo TTL. Si intende con questa 1) Priorità dei diaframmi: l'automatismo controlla
sigla (Through The Lens, attraverso l'obiettivo) il tempo di esposizione in funzione dell'apertura
che la cellula dell'esposimetro viene colpita dalla di diaframma scelta. 2) Priorità dei tempi:
luce che passa effettivamente attraverso l'automatismo controlla l'apertura di diaframma
l'obiettivo di ripresa. In alcuni modelli la cellula in funzione del tempo di esposizione impostato.
misura la luce che cade sul piano pellicola o che 3) Programmi creativi: consentono di utilizzare in
viene riflessa da uno specchio secondario. In automatismo la coppia tempo-diaframma più
questo modo (misurazione direct) l'esposimetro adatta al tipo di ripresa (ritratto, paesaggio,
può effettuare una misurazione nel momento azione, notturni, ecc).
stesso dell'esposizione, ciò che è indispensabile ESPOSIZIONE EQUIVALENTE. Vedi EV.
per il controllo dell'esposizione usando flash ESPOSIZIONI MULTIPLE. Vedi doppie
dedicati (flash TTL). Gli esposimetri delle esposizioni.
fotocamere TTL adottano diversi sistemi per la ETHERNET. Un protocollo di connessione via filo
misura dell'esposizione per la scena inquadrata. tra computer locali ed anche periferiche per
La misurazione "media" fornisce al fotografo la consentire uno scambio rapido di dati e la
media delle luminanze della scena inquadrata, ma condivisione dei programmi.
ciò può portare ad esposizioni errate in caso di EV. Valore Luce equivalente, dall'inglese
scene particolarmente contrastate. La Equivalent Value. Al raddoppio dell'intensità
misurazione a "preferenza centrale", fornisce un luminosa il valore incrementa di una unita. I valori
dato ponderato per il 60-80% sulla zona centrale luce rappresentano un puro riferimento
dell'inquadratura. Consente una misurazione più quantitativo che si trasforma, grazie ad una
selettiva e quindi più precisa della precedente. La tabella, in una serie di coppie tempo-diaframma
misurazione "spot" consente al fotografo di equivalenti in funzione della sensibilità della
misurare con estrema precisione e selettività pellicola. Il principio fu applicato nei primi anni
punti nella scena inquadrata, circa 2-3%. Dalla Cinquanta agli otturatori di tipo centrale con la
valutazione di più punti (che può anche essere possibilità di accoppiamento meccanico della
automatica) si può trovare l'esposizione più ghiera dei diaframmi a quella dell'otturatore.
adatta alle situazioni più difficili soprattutto se Bloccando le due ghiere su un dato valore luce,
abbinata alla tecnica del sistema zonale. Infine, era possibile scegliere la coppia tempo-
la misurazione a "settori" si basa sull'analisi diaframma preferibile ferma restando
fatta dall'esposimetro fra punti diversi l'equivalente esposizione: 1/15 di sec a f/5,6 è
dell'inquadratura (da 8 a 16 circa), in base ad un equivalente a 1/125 a f/2. Gli EV, sono tuttora
programma prestabilito. forniti dagli esposimetri separati e si rivelano
ESPOSIMETRO SPOT. Particolare tipo di pratici nella valutazione delle diverse luminanze
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di una scena. Gli EV vengono anche utilizzati dai fattore filtro. Se il fattore filtro e 2X
fabbricanti come unita di misura per indicare la occorre raddoppiare il tempo di esposizione o
gamma di sensibilità degli esposimetri ed i limiti aprire il diaframma si uno stop. Usando una
di impiego dei sistemi autofocus. fotocamera dotata di esposimetro TTL, non
bisogna tener conto del fattore filtro in quanto il
F suo assorbimento viene automaticamente
considerato.
F, f/. Questo simbolo, preferibilmente il File. Un programma, un documento, un'utilità: in
secondo f/, indica il valore delle aperture del pratica qualunque elemento non possa essere
diaframma di un obiettivo. Per calcolare la descritto come hardware all'interno di un
luminosità di una lente si divide la sua lunghezza computer. Un file può contenere un messaggio,
focale per il diametro. Una lente da 50mm di un'immagine o un programma di elaborazione.
focale e del diametro di 25mm ha un'apertura FILL-IN. Vedi Flash di schiarita.
relativa 2 che in gergo si chiama luminosità e si FILTRI CREATIVI. In esecuzioni diversissime
esprime con f/2 o F2, dove f/ o F rappresentano consentono di creare effetti speciali in ripresa
la focale. Questo valore che è costante in tutti senza difficoltà. Si possono ottenere immagini
gli obiettivi, consente di conoscere la quantità di multiple, ripetute, parzialmente sfocate,
luce che passa attraverso l'obiettivo nell'unita di colorate, parzialmente colorate, effetti nebbia o
tempo. arcobaleno, ecc. Il risultato non è sempre
I numeri attribuiti alle aperture di diaframma eccezionale.
derivano dal fatto che moltiplicando il diametro FILTRI DI COMPENSAZIONE. Identificati
per la radice quadrata di 2 (1,4142), l'area del dalla sigla CC, permettono una precisa, ma
cerchio raddoppia. Così, i valori f/ sono il limitata correzione del colore lavorando sulla
risultato del prodotto delle successive banda del rosso, del blu e del verde. Offerti in 6
moltiplicazioni di 1,0 per 1,4142 (Ad esempio: colori (3 additivi e 3 sottrattivi) con varie
1,0x1,4142=1,4142 o f/1,4; 1,4142x1,4142=2 o densità, sono utili nel caso di riprese con fonti di
f/2; 2x1,4142=2,828 o f/2,8; ecc.). In pratica, illuminazione non perfettamente compatibili con
l'area del diaframma (e quindi la quantità di luce) la taratura delle pellicole.
varia di un fattore 2 ad ogni stop. Ciò significa FILTRI DI CONTRASTO. Tutte le pellicole
che aprendo o chiudendo il diaframma di un bianconero ortocromatiche o pancromatiche (ma
valore, l'esposizione aumenta o si riduce di 2 lo erano di più in passato) sono esageratamente
volte rispettivamente; variandolo di 3 stop, sensibili al blu. L'uso di un filtro giàllo ad
invece, l'esposizione aumenta o si riduce di 8 esempio, riducendo la sensibilità al blu consente
volte. E così via. I valori f/ sono riportati sulla alle nuvole bianche di risaltare sul cielo. I filtri
ghiera dei diaframmi degli obiettivi. Il valore più arancione, rosso e verde funzionano da barriera
piccolo indica la luminosità massima più o meno intensa per i colori diversi da quello
dell'obiettivo. Un obiettivo 50mm per una del filtro impiegato, mentre lasciano passare
fotocamera reflex 35mm ha una luminosità totalmente il proprio colore, col risultato che
massima di f/1,4 o f/1,8 ed una minima di f/16 o esso risulterà con un tono di grigio più chiaro.
f/22. Gli obiettivi per le fotocamere di medio o FILTRI DI CONVERSIONE. Nella fotografia a
grande formato sono meno luminosi e raggiungono colori consentono l'impiego di una pellicola per
chiusure di diaframma minime di f/32 o f/45. In diapositive per luce diurna in luce artificiale (e
molti zoom economici la luminosità varia viceversa) senza il rischio di ottenere dominanti.
all'aumento della focale in quanto l'apertura Nel primo caso si utilizza la serie 80 color ambra,
relativa diminuisce. Solo alcuni modelli costruiti fotografando con pellicola per luce artificiale in
con una particolare disposizione dei gruppi ottici luce diurna occorrerà servirsi di un filtro della
mantengono costante la luminosità per tutta la serie 85 blu.
gamma delle focali. FILTRI DI CORREZIONE. Consentono una
FATTORE FILTRO. I filtri a seconda del colore correzione cromatica più fine di quella del filtri
e della densità, assorbono un certo quantitativo di conversione. Disponibili nelle serie 81 e 82 in
di luce. Per compensare la perdita di luminosità tre gradazioni, consentono di raggiungere la
occorre aumentare l'esposizione in base al temperatura di colore ideale. Per il miglior uso
occorre servirsi di un termocolorimetro.
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FILTRI IN GELATINA. Disponibili in fissaggio è quella di rimuovere dalla pellicola i
diversissime versioni e colori sono destinati sali d'argento ancora sensibili alla luce, per
all'uso professionale. Perfettamente tarati, sono rendere perenne l'immagine d'argento sviluppata.
abbastanza robusti e durano a lungo solo se FISSAGGIO RAPIDO. Bagno di fissaggio ad
manipolati con molta attenzione ed impiegati azione rapida al tiosolfato di ammonio.
negli appositi portafiltro. FLARE. Vedi luce parassita.
FILTRI NEUTRI. Di colore grigio, assorbono in FLASH ELETTRONICO. L'evoluzione tecnica ha
modo identico tutti i colori dello spettro portato nel tempo moltissimi perfezionamenti,
permettendo di ridurre la quantità di luce che ma alla base del flash elettronico restano
raggiunge la pellicola. Possono essere usati sia sempre: una fonte di energià elettrica (pila o
con pellicola bianconero che a colori. batteria), un condensatore, un circuito di innesco
Filtro (digitale). Si tratta di un'utilità software e la lampada riempita di gas che produce il lampo
per modificare un'immagine, cambiando il valore con la scarica tra due elettrodi. La durata del
di certi pixel, e creare effetti speciali, per lampo di un flash varia da 1/800 a 1/40.000 di
esempio di contrasto, distorsione, bassorilievo, secondo. Per l'uso con le fotocamere dotate di
ecc. otturatore a tendina occorre impostare il tempo
FILTRO POLARIZZATORE. Consente la di sincronizzazione della fotocamera. La potenza,
riduzione dei riflessi dalle superfici lucide calcolata in joule ed espressa anche attraverso il
escluso il metallo. Di color grigio neutro può numero guida, varia enormemente a seconda dei
essere usato con pellicola a colori. In questo caso modelli.
consente anche di ottenere una saturazione dei FLASH INDIRETTO. Tecnica di illuminazione
colori che assumono un aspetto più intenso. con la quale la torcia del flash invece di essere
L'effetto maggiore di polarizzazione si ottiene rivolta direttamente sul soggetto viene rivolta
quando la sorgente luminosa si trova a 90 verso il soffitto di una stanza o contro un
rispetto all'asse ottico e può essere controllato pannello riflettente o parete per ottenere una
nel mirino ruotando il filtro sul proprio asse luce più diffusa e morbida. Con questa tecnica
tramite la ghiera posta sulla sua montatura. Per occorre ricalcolare i valori di esposizione.
evitare interferenze con i sistemi autofocus, il FLASH A LUNGO PICCO. Flash elettronico che
filtro polarizzatore deve essere di tipo utilizza il principio dello stroboscopio per fornire
"circolare". un lampo più lungo del normale. Questa emissione
FILTRO SKYLIGHT. Di colore leggermente luminosa a impulsi (ma continua per l'occhio
rosato, taglia le radiazioni ultraviolette, ma è umano) consente di poter utilizzare
soprattutto utile fotografando a colori per efficacemente un otturatore a tendina anche con
eliminare la colorazione azzurrina delle riprese in i tempi più brevi, ma con una potenza molto
ombra o sotto il fogliame. In pieno sole, pero, ridotta.
rende più rosso e sgradevole il tono pelle. Non è FLASH ANULARE. Flash elettronico
quindi adatto come filtro di protezione anti caratterizzato da una lampada di forma
graffi o polvere da tenere fisso sull'obiettivo. circolare, da montare sull'obiettivo della
FILTRO UV. Assorbe le radiazioni UV (inferiori fotocamera. L'effetto fondamentale di questo
a 400nm) presenti in alta montagna o al mare che flash e quello di fornire immagini prive di ombre.
favoriscono la perdita di dettaglio a grande Particolarmente indicato per la macrofotografia.
distanza. Inoltre, producono una dominante FLASH DEDICATO. Flash integrato totalmente
azzurrina con le pellicole a colori, sovraespongono con l'elettronica della fotocamera. Seleziona il
il cielo con il bianconero rendendo meno distinte tempo di otturazione dell'apparecchio, emette la
le nuvole. Essendo incolore è ideale per giusta quantità di luce in base al diaframma
proteggere la lente anteriore degli obiettivi. prescelto, determina la distanza a cui si trova un
FISHEYE. Obiettivo ultragrandangolare (180° soggetto, provvede al fill-in automatico, ecc. I
sulla diagonale o in orizzontale) non corretto più complessi consentono anche la
contro la distorsione. sincronizzazione a scelta sulla prima o la seconda
FISSAGGIO. Soluzione chimica che trasforma i tendina.
sali d'argento non sviluppati in sali solubili. Viene FLASH DI SCHIARITA (FILL-IN). È una
utilizzato dopo lo sviluppo e prima del lavaggio tecnica che consiste nell'illuminare con un flash
finale di pellicole e carte. La funzione del un soggetto in piena luce diurna allo scopo si
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schiarire le ombre e finalizzata a ridurre il perforato 70mm è d'uso professionale e
contrasto del soggetto. richiede speciali magazzini. I formati di pellicola
FLASH TTL. Si intende con questa terminologia piana vanno invece dallo standard 4x5 pollici, al
la funzione di alcuni apparecchi fotografici di 13x18cm, al 8x10 pollici (20x25cm).
consentire il controllo automatico FORMATO FILE. Il formato in cui viene salvato
dell'esposizione con il flash dedicato grazie al un file immagine. La scelta del corretto formato
circuito esposimetrico che misura la quantità di è importante per garantire la compatibilità dei
luce che passa effettivamente attraverso file fra programmi diversi. Esempi di formati file
l'obiettivo al momento dello scatto. sono: Jpeg, TIFF, EPS, PICT.
FLOPPY DISK (dischetto). Il nome del disco da FOTOCAMERA A CORPI MOBILI. Fotocamera
3,5" usato dai computer per registrare limitate di grande formato (dal 4x5 pollici in su) con
quantità di dati. Attualmente esiste solo la messa a fuoco su un vetro smerigliato posto sul
capacità ad alta densità che contiene circa 1,4Mb piano focale. Al momento dello scatto, un
di dati. contenitore con la pellicola (chassis) prende il
FLUORESCENZA. Luce visibile emessa da alcune posto del vetro smerigliato. È così denominata
sostanze quando vengono eccitate dalle per la particolarità di poter basculare e
radiazioni ultraviolette emesse da una lampada di decentrare sia la standarta anteriore (piastra
Wood (luce nera). portaobiettivo) che quella posteriore (piano
FLUORITE. Sostanza utilizzata nella produzione focale).
di vetro ottico a base di fluoruro di calcio. È FOTOCAMERA ANFIBIA. Questo tipo di
caratterizzata da un bassissimo indice di apparecchio può essere usato sia a terra che in
rifrazione e da una bassa dispersione e si presta immersione entro i limiti indicati dal fabbricante.
quindi assai bene alla costruzione di lenti per I modelli più semplici sono in grado di giungere a
obiettivi con una ottima correzione delle tre o quattro metri, quelli professionali fino a
aberrazioni cromatiche. Le lenti alla fluorite sono 50m.
utilizzate soprattutto nei teleobiettivi luminosi. FOTOCAMERA AUTOMATICA. Si intende
Oggi si è riusciti ad abbassare gli alti costi della l'apparecchio che, munito di un esposimetro
produzione e di lavorazione di tali lenti incorporato collegato ad un sistema di controllo
utilizzando non fluorite pura, ma vetri ottici in elettro-meccanico o elettronico, è in grado di
cui la fluorite entra solo in modesta percentuale regolare automaticamente il tempo e/o il
(vetri fluoro crown). diaframma in funzione della sensibilità della
FOCALE. Esprime in millimetri la lunghezza pellicola e del livello di illuminazione.
focale di una lente e quindi di un obiettivo. FOTOCAMERA COMPATTA. Termine usato per
FOOTCANDLE. Unità di misura, statunitense, indicare apparecchi fotografici con obiettivo non
dell'illuminamento (pari ad un lumen per piede intercambiabile, ma di dimensioni ridotte. Sul
quadrato) equivale a 10,764 lux. mercato esistono compatte free-focus (messa a
FORMATTAZIONE. Preparazione di un disco per fuoco fissa), autofocus e autofocus dotate di
l'uso da parte dell'hardware e del sistema obiettivo zoom.
operativo; operazione denominata anche FOTOCAMERA FOLDING. Di grande formato,
inizializzazione. Quando un computer inizializza ma con movimenti più limitati rispetto ad un
un disco, ne cancella in modo completo e banco ottico, può essere piegata su se stessa per
irreversibile le informazioni eventualmente in rendere più facile il suo trasporto sul luogo di
esso contenute. ripresa. Molti modelli sono prodotti in legno.
FORMATO. Indica la dimensione del fotogramma FOTOCAMERA MANUALE. Alcune fotocamere,
fornito da una certa fotocamera e, di anche se dotate di esposimetro incorporato,
conseguenza, il tipo di pellicola adatto. Il richiedono l'impostazione manuale del tempo e
formato 135, che produce fotogrammi 24x36mm, del diaframma. Molti apparecchi automatici,
è il più diffuso ed usa pellicola perforata da tuttavia, consentono anche l'uso in manuale.
35mm. Il formato APS o IX240, usa pellicola da FOTOCAMERA IMPERMEABILE. Alcuni
24mm con un fotogramma di 16,7x30,2mm. Il 120 apparecchi fotografici in particolare di tipo
in rullo è utilizzato agli apparecchi medio compatto sono fabbricati in versione ogni tempo
formato che forniscono un fotogrammi da (waterproof) per proteggere l'interno da schizzi
4,5x6cm, 6x6cm, 6x7cm, 6x9cm, ecc. Il formato d'acqua, umidità, polvere o sabbia. Questi
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apparecchi, tuttavia, non possono essere immagine del soggetto in movimento in rapida
utilizzati sotto la superficie dell'acqua in quanto successione. Con l'invenzione del flash
non sono adatti a sopportare alcuna pressione. elettronico è stato possibile studiare il
FOTOCAMERA PANORAMA. Si distinguono due movimento sfruttando un solo fotogramma. Con la
tipi di apparecchi: il tipo panorama che sfrutta tecnica dell'open flash e l'uso di un flash
un ultragrandangolare per sviluppare un stroboscopico, che emette una serie di lampi a
fotogramma fortemente rettangolare (6x12cm o determinati brevissimi intervalli di tempo, è
6x17cm) oppure il tipo panoramico che adotta un possibile registrare l'evoluzione del movimento
obiettivo rotante. Negli apparecchi fotografici ottenendo un effetto stroboscopico.
panoramici viene utilizzato un obiettivo rotante FOTOGRAMMA. Immagine appartenente ad
mentre il piano focale è curvo per mantenere un'intera pellicola. È detto fotogramma anche
costante il fuoco. L'esposizione avviene per l'immagine creativa ottenuta ponendo
scansione attraverso una fessura o combinando direttamente uno o più oggetti sulla carta da
l'ampiezza della fessura con la velocità di stampa e la sorgente luminosa. L'immagine
rotazione. In entrambi i casi non vi sono rappresenterà le ombre o le trasparenze dei vari
distorsioni apparenti fintanto che l'apparecchio oggetti utilizzati.
è parallelo alla linea dell'orizzonte (a bolla). FOTOMETRO. Misuratore del livello di
FOTOCAMERA PRESS. Apparecchio tipico del illuminazione, dizione originale per esposimetro.
fotoreporter fino agli anni Cinquanta. Formato FOTOMICROGRAFIA. Ripresa fotografica
4x5 pollici, pieghevole. scientifica con l'utilizzo di microscopi ad alto
FOTOCAMERA REFLEX. Il sistema di visione ingrandimento.
reflex della camera oscura dei pittori, fu presto FRAME GRABBER. Componente hardware che
adottato anche per la fotografia. Verso la fine cattura il segnale analogico video di un
dell'Ottocento, furono molti gli apparecchi ad dispositivo riproduttore quale ad esempio un
adottare un mirino con visione reflex. La Graflex videoregistratore e lo digitalizza trasferendolo
nel 1902 fu il primo apparecchio reflex in un computer.
monobiettivo di grande formato. Molti FUOCO INTERNO. Alcuni obiettivi,
apparecchi "biottica" seguirono utilizzando due specialmente di lunga focale, sono dotati di un
obiettivi identici per l'inquadratura (che serviva sistema di messa a fuoco che sfrutta lo
anche per la messa a fuoco) e la ripresa. Nel spostamento dei gruppo ottici e non comporta
1936 la Exakta presentò il primo apparecchio l'allungamento del barilotto. Ne consegue
reflex monobiettivo per il formato 35mm per il maggior robustezza e una migliore tenuta agli
quale lo stesso obiettivo di ripresa serve per agenti atmosferici.
inquadratura, messa a fuoco e ripresa. Il sistema
ebbe successo solo trent'anni più tardi con la G
produzione giapponese.
FOTOGRAFIA IMMEDIATA. Sistema inventato GABBIA DI LUCE. Metodo di illuminazione usato
da Edwin Land fondatore della Polaroid per principalmente per soggetti altamente
ottenere stampe immediate dopo lo scatto. Le riflettenti. Il soggetto viene circondato da
pellicole a sviluppo immediato (instant) prodotte un'ampia struttura rivestita con fogli di carta, o
da Polaroid e Fuji consentono di ottenere altro materiale chiaro o traslucido, in modo che
un'immagine positiva in pochi minuti senza la luce sia perfettamente diffusa e sul soggetto
bisogno di camera oscura. L'immagine positiva si appaia il riflesso della fotocamera o delle
forma per trasferimento grazie all'azione di lampade.
reagenti contenuti in un guscio integrato in GALVANOMETRO. Strumento di misura della
ciascun film. I reagenti vengono sparsi corrente elettrica. È utilizzato negli esposimetri
uniformemente su tutta la superficie da due rulli dotati di ago mobile.
al momento dell'uscita dalla fotocamera. GAMMA. Tangente dell'angolo formato tra la
FOTOGRAFIA STROBOSCOPICA. Fin dalle base e la porzione rettilinea della curva
origini i fotografi hanno cercato di analizzare il caratteristica di una pellicola. Un tempo veniva
movimento attraverso l'immagine fissa. I primi utilizzato come misura del contrasto. Al gamma si
esperimenti furono realizzati sfruttando serie di preferisce oggi l'indice di contrasto.
apparecchi fotografici che scattavano una
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GAMMA (digitale). L'insieme di tutti i colori che superiore al 6x9cm.
possono essere visualizzati o stampati su un GRANULARITA'. Quantificazione oggettiva del
particolare sistema a colori. Per gamma si concetto di grana. Indica la mancanza di
intende anche il rapporto fra i dati di input di un uniformità della Densità di un'emulsione
immagine elettronica e quelli di output che fotografica ovvero lo spostamento dei valori di
informano il monitor su come visualizzare Densità rispetto ad uno standard. Questo dato
l'immagine. viene espresso dai fabbricanti in termini di
GELATINA. Proteina naturale usata per granularità RMS diffusa. Più alto è il valore
mantenere i sali d'argento utilizzati nella maggiore è la grossezza della grana. Un valore 8
fabbricazione delle pellicole sotto forma di è tipico per una pellicola 100 Iso.
emulsione. Viene estratta dalla pelle e dalle ossa GRANULOSITA'. Impressione soggettiva della
degli animali. Ha la caratteristica chimica di grana che appare in un'immagine fotografica.
consentire l'assorbimento e la cessione delle Essa dipende dalla distanza di osservazione, dalle
soluzioni chimiche di trattamento. condizioni di visione e dal visus dell'osservatore.
GIF. Graphic Interchange Format (Formato GRIGIO MEDIO. Tonalità standard di grigio
grafico di interscambio). Un popolare formato di neutro che riflette il 18 per cento della luce che
file per le immagini grafiche, creato da lo colpisce senza dominanti o sfumature
CompuServe. Il formato GIF utilizza un sistema cromatiche. È il valore tonale sul quale sono
di compressione e non può gestire più di 256 tarati gli esposimetri.
colori. GUI. Graphical User Interface, interfaccia
GIGABYTE. 1,024 Megabytes. Abbreviato spesso utente grafica, che presenta cioè le funzioni del
in GB. computer con delle icone. Tipica dei sistemi
GOBO. Si tratta un pannello o una maschera Macintosh e del sistema operativo Microsoft
ritagliata che serve per intercettare parte della Windows.
luce che raggiunge il soggetto o per proiettare
sul soggetto o sullo sfondo un effetto di luce H
concentrata particolare.
GOST. Gosudarstvenny Standart, ente russo per HARD DISK. Nome dato al disco di grande
gli standard, responsabile del sistema Gost capacità, quasi sempre interno al computer, su
utilizzato in passato per indicare la sensibilità cui vengono registrati o letti i dati. Ve ne sono di
delle pellicole prodotte nella ex-Urss. Simile differenti capacità. Gli hard disk sono
all'indice aritmetico ASA. caratterizzati da alta velocità e alta capacità nel
GRADAZIONE. Indicazione numerica da 0 a 5 leggere e scrivere i dati.
per identificare il grado di contrasto delle carte HARDWARE. Elementi fisici di un computer,
da stampa. Più alto il numero, maggiore è il come la CPU, il lettore di floppy, gli hard disk, il
contrasto. Gli stessi numeri vengono usati per monitor e la stampante.
identificare i filtri da utilizzare con le carte a HIGH KEY. Si dice che un'immagine in
contrasto variabile. Si considera morbida una bianconero è high-key (in chiave alta) quando
carta che offra una ampia gamma di toni grigi tra risulta spostata sulle alte luci dell'immagine
il bianco ed il nero, si considera dura quella che grazie ad una particolare illuminazione in ripresa
presenti pochi passaggi tonali dal bianco al nero. o ad una stampa che mette in risalto soprattutto
La gradazione di un'immagine deriva dal tipo di i toni chiari della scala tonale.
emulsione della pellicola o della carta da HYPO. Abbreviazione per iposolfito di sodio,
ingrandimento, ma può anche dipendere dal tipo l'agente del fissaggio detto anche tiosolfato di
di trattamento. sodio. Termine comune usato nei paesi
GRANA. Osservando un'immagine negativa al anglosassoni per indicare tutti i bagni di
microscopio o un forte ingrandimento si possono fissaggio.
notare i piccoli ammassi di argento metallico che
formano l'immagine dopo lo sviluppo. Questi I
ammassi prendono il nome di grana.
GRANDE FORMATO. Termine generico per ICONA. Una semplice immagine descrittiva di un
indicare le fotocamere a corpi mobili o che programma, un comando, un file o un concetto in
comunque utilizzano pellicola di formato
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computer dotati di interfaccia grafica come ottiene o con l'uso di speciali e costosi
Windows o Macintosh. obiettivi, con l'applicazione di un filtro diffusore
ILLUMINAMENTO. È la misura della quantità di sull'obiettivo standard o di una calza di nylon o,
luce incidente proveniente da una sorgente infine, spalmando un sottilissimo strato di
luminosa e che cade su una superficie. Viene vaselina sul bordo più esterno di un filtro UV
misurato in lux. Un punto posto ad 1m da una incolore.
sorgente di luce da 1 candela riceve un IMMAGINE LATENTE. L'esposizione alla luce di
illuminamento di 1 lux. una pellicola fotografica produce un mutamento
ILLUMINATORE AF. Sorgente di raggi invisibile dello stato dei grani di alogenuro
infrarossi o luce continua visibile, presente in d'argento sospesi nella gelatina dell'emulsione.
alcune fotocamere autofocus, o incorporata in Questo mutamento produce l'immagine latente
alcuni apparecchi autofocus per consentire la che diventa visibile dopo il trattamento di
messa a fuoco al buio (entro 3 o 4 metri). sviluppo che moltiplica il suo segnale originale di
L'illuminatore proietta un fascio di luce sul circa un miliardo di volte.
soggetto aumentandone il contrasto il modo che INATTINICA. È la luce prodotta dalle lampade
l'autofocus possa rilevarne la massima nitidezza. di sicurezza per camera oscura che non ha
Talvolta viene usata, al posto di un illuminatore, effetto sulle emulsioni fotografiche. La luce
la stessa lampada del flash che emette una breve attinica ha la capacità di alterare o creare
serie di lampi. effetti chimici o elettronici.
IMAGING. Con questo termine si indica l'insieme INCURVATURA. Difetto della carta prodotto
dei prodotti e delle attività industriali o dall'umidità oppure, meccanicamente, in fase di
commerciali collegate alla produzione di immagini produzione, stoccaggio o stampa. Può prodursi
con qualunque sistema, sia analogico che digitale. con le carte baritate dopo l'essiccamento.
IMAGESETTER/FILM RECORDER. Una L'incurvatura, caratterizzata da una serie di
periferica ad alta risoluzione, maggiore di ondulazioni, può essere prodotta anche
1000dpi, che permette di trasferire su pellicola dall'impossibilità di un'emulsione schiacciata
o carta fotografica un'immagine generata da sotto vetro si dilatarsi o comprimersi a seconda
computer. dell'umidità e della temperatura.
IMMAGINE A TONO CONTINUO. È quella che INDEBOLITORE. Sostanza chimica capace di
presenta numerosi toni intermedi di grigio fra il ridurre (totalmente o localmente) la densità di
bianco e il nero con una variazione della densità un'immagine già sviluppata.
continua. INDEX PRINT. Piccolo provino a colori formato
IMMAGINE AL VIVO. Espressione usata nel 10x15cm nel quale vengono stampate in miniatura
gergo grafico per indicare una fotografia che si le immagini contenute in una pellicola. Viene
estende ai limiti del formato di una pagina di fornito sia per il formato 35mm che con il
giornale senza alcun margine. formato APS. In questo caso riporta il numero di
IMMAGINE AL TRATTO. Immagine ad alto identificazione del caricatore nel quale e
contrasto priva di mezzi toni. conservata la pellicola di origine.
IMMAGINE DIGITALE. È la fotografia scattata INDICE DI CONTRASTO. Misura del contrasto
con una fotocamera digitale o ottenuta (CI) preferita al classico gamma (inclinazione del
attraverso la scansione di negativi, diapositive o tratto rettilineo della curva caratteristica di una
stampe con un scanner. Al contrario pellicola bianconero) in quanto la curva
dell'immagine all'alogenuro d'argento, quella caratteristica delle pellicole più recenti non
digitale (convertita in forma binaria) può essere mostra più un vero e proprio tratto rettilineo e
duplicata senza perdita di qualità. Può essere perché spesso le ombre cadono al piede della
ritoccata con relativa facilita per creare effetti curva stessa. L'indice di contrasto serve a
speciali, aggiustamento cromatico o per determinare la gradazione di carta ideale per la
restaurare originali danneggiàti con un stampa, ma non è sufficiente a garantire risultati
programma di fotoritocco. identici da due pellicole aventi stesso indice a
IMMAGINE FLOU. La fotografia che pur causa delle molte variabili (esposizione,
essendo perfettamente a fuoco mostra un contrasto della scena, riflessi interni
dettaglio molto sfumato e morbido è detta flou. all'obiettivo, ecc.). L'indice di contrasto si
L'effetto, usato specialmente nel ritratto, si determina utilizzando una speciale scala graduata
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trasparente da sovrapporre alla curva diversi tipi adottati dalle varie case rendono
caratteristica della pellicola. impossibile il montaggio di obiettivi originali
INDICE DI RIFRAZIONE. Quando un raggio di dell'una sugli apparecchi dell'altra.
luce monocromatica attraversa un cristallo la sua INQUADRATURA. È la parte della scena o
velocità (circa 300.000km al secondo) si riduce dell'ambiente che viene selezionata dal
di circa 1/3 a causa della densità del mezzo. fotografo attraverso il mirino.
Questo rallentamento determina una deviazione INTENSIFICATORE. Soluzione in grado di
dal suo andamento rettilineo detta rifrazione. aumentare (rinforzare) la densità generale o il
L'angolo costituito dal raggio incidente con la contrasto di un'immagine mediante aggiunta di
normale del mezzo che deve attraversare e sali d'argento metallico.
detto angolo di incidenza. L'angolo formato INTENSITA' LUCE. Data una sorgente luminosa
all'uscita del mezzo e detto angolo di rifrazione. puntiforme, l'intensità di luce che arriva su una
Il rapporto tra il seno dell'angolo di incidenza ed determinata superficie è inversamente
il seno dell'angolo di rifrazione fornisce l'indice proporzionale al quadrato della distanza dalla
di rifrazione. L'indice di rifrazione rappresenta sorgente luminosa stessa. Al contrario,
la capacità di un vetro ottico di deviare più o dimezzandosi la distanza, aumenta di quattro
meno i raggi che lo attraversano. Ogni mezzo ha volte l'intensità.
un suo indice di rifrazione costante calcolato INTERFACCIA PARALLELA. Interfaccia tra un
quando il primo mezzo è l'aria. L'indice varia a computer e una stampante in cui il computer può
seconda della radiazione (lunghezza d'onda): i inviare bit multipli di informazione
raggi blu subiscono una deviazione superiore a simultaneamente. Conosciuta anche con la
quella del rosso. Per questo motivo, grazie al denominazione di interfaccia Centronics.
diverso indice di rifrazione dei colori dello INTERFACCIA SERIALE. Interfaccia tra un
spettro visibile, un prisma separa la luce bianca computer e un apparecchio seriale, come un
nei colori dell'arcobaleno. modem o una stampante, a cui il computer invia
INFINITO. Distanza ideale pari a circa 30-40 singoli bit di informazioni in modo sequenziale.
lunghezze focali di un obiettivo. Nella posizione INTERNEGATIVO. Negativo (generalmente a
di infinito i gruppi ottici di un obiettivo si colori) ottenuto riproducendo una diapositiva per
trovano alla minima distanza dal piano focale. ricavarne una o più stampe a colori. Il sistema è
INFRAROSSO. Radiazione invisibile all'occhio stato superato dalle carte positive per la stampa
umano. All'interno dello spettro diretta da diapositiva e dai sistemi di scansione
elettromagnetico si estende da 720 a 1200 digitale.
nanometri. INTERPOLAZIONE. È un metodo per aumentare
INGRANDIMENTO. Si usa per valutare il la risoluzione apparente di un'immagine. Il
rapporto fra le dimensioni di un negativo e di una programma fa una media fra la densità di due
sua stampa di dimensioni maggiori. pixel adiacenti e inserisce fra di essi un pixel di
L'ingrandimento di dieci volte di un negativo si tale densità.
indica con 10X. INVERSO DEL QUADRATO, LEGGE. La
INGRANDITORE. Apparecchio per la stampa di quantità di luce che cade sul soggetto
dei negativi. È costituito da una lampada un (illuminamento) da una sorgente puntiforme, è
condensatore un portanegativi ed un obiettivo. La inversamente proporzionale al quadrato della
testa nella quale tutto ciò è incorporato può distanza. Ciò significa che fatto 1 l'illuminamento
essere spostata in verticale su una colonna per alla distanza di un metro, esso sarà pari a 1/4 a
variare l'ingrandimento. due metri, a 1/9 a tre metri e Così via.
INKJET. Sistema di stampa che si basa Considerata infinita la distanza del sole, la legge
sull'emissione di microscopiche gocciòline non si applica alla luce diurna.
d'inchiostro attraverso una speciale testina. È il ISDN. Integrated Services Digital Network, uno
metodo più diffuso ed economico per realizzare standard di telecomunicazione che permette di
stampe a colori di qualità fotografica. trasmettere via linea telefonica informazioni
INNESTO OBIETTIVI. Consente l'intercambio digitali ad alta velocita.
degli obiettivi. Una volta il più diffuso era quello ISO. International Standards Organization, ente
a vite (come l'innesto Pentacon-Pentax 42x1mm) preposto alla normativa degli standard. In
ora sono quasi tutti a baionetta. In questo caso, i fotografia la sigla Iso relativa alle pellicole
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fotografiche indica la loro sensibilità. Gli indici o la capacità di un disco.
Iso hanno sostituito, accorpandoli, i vecchi indici KILOWATT. Unità di misura elettrica pari a
aritmetici Asa (American Standards Association) mille watt.
e gli indici logaritmici Din (Deutsche Industrie
Normen). La sensibilità di una pellicola normale è L
indicata con Iso 100/21. Tuttavia, nel linguaggio
fotografico si utilizza ormai solo la prima parte LAMPADA ALOGENA. Piccola e potente lampada
dell'indice e ciòe quella aritmetica. In questo a filamento di tungsteno. L’ampolla allungata (in
caso il raddoppio dell'indice indica il raddoppio quarzo) contiene tracce di un gas alogeno (iodio,
della sensibilità. Una pellicola 200 Iso è del sodio) che, al momento dell’accensione, si
doppio sensibile di una da 100 Iso e richiede combina con le tracce di tungsteno depositate
quindi un'esposizione dimezzata. Una pellicola da all’interno dell’ampolla formando ioduro di
200 Iso è, invece, sensibile la metà rispetto a tungsteno il quale, a contatto del filamento
una da 400 Iso e quindi richiede un'esposizione incandescente, si decompone in tungsteno.
doppia. La sensibilità di una pellicola viene Questo ciclo impedisce da una parte il deposito
calcolata in base alla sua capacità di ottenere una di tungsteno all’interno dell’ampolla che resta
certa densità in condizioni standard di perfettamente trasparente e, dall’altro,
esposizione e trattamento. ricostituisce il filamento stesso la cui durata
ISTOGRAMMA. La rappresentazione di risulta doppia di uno normale. Per questo motivo
un'immagine mediante un grafico che ne mostra le lampade al quarzo-iodio mantengono sempre
la distribuzione dei livelli di grigio o di colore. costante la temperatura di colore (3200 °K) e
l’intensità. Sono disponibili da 250 a 1000W.
J LAMPADA PHOTOFLOOD. Lampada ad alto
voltaggio con riflettore incorporato.
JPEG. Acronimo di Joint Photographic Experts Temperatura di colore 3400 °K.
Group (Gruppo di esperti fotografici riuniti). LAMPADA PILOTA. Abbinata alle torce dei
Formato per immagini grafiche compresse, molto flash professionali da studio consente di
più efficace del GIF, ma non in grado di previsualizzare, grazie alla luce continua che
riprodurre esattamente l'immagine originale. forniscono, l’effetto finale della luce lampo.
Sono disponibili vari livelli di compressione, a cui LAMPADA SURVOLTATA. Utilizzando una
corrisponde una perdita più o meno grande di lampada ad un voltaggio superiore si ottiene un
qualità dell'immagine. Un file JPEG è ottenuto sostanziale incremento del potere illuminante. Le
per compressione a perdita di informazioni, ossia lampade survoltate, proprio per questo, hanno
con lo scarto di quelle non necessarie alla però una durata di poche ore.
visualizzazione dell'immagine. Le immagini JPEG LAMPADE FLASH. Usate fino agli anni
conservano comunque tutte le informazioni Cinquanta, queste lampade sono state uno dei
cromatiche RGB. simboli del fotogiornalismo. Disponibili con vari
JOULE. Unità di energia pari a 1 watt-secondo. innesti, erano costituite da un bulbo in vetro nel
In fotografia il joule è utilizzato per misurare la quale un lungo filamento di alluminio ricoperto di
scarica del flash elettronico. un innesco esplosivo in un’atmosfera di ossigeno a
bassa pressione veniva fatto bruciare con
K elevatissimo potere illuminante, chiudendo un
circuito elettrico alimentato da una pila. A
KELVIN (K). Unità di misura delle temperature seconda della curva di scarica, le lampade lampo
assolute il cui zero è posto a -273,16°C, dal nome possono essere di tipo M (medio), S (a lunga
del fisico William T. Kelvin. È usata in fotografia combustione) o FP (focal plane) adatte a
per misurare la temperatura di colore della luce. sincronizzare con tutti i tempi degli otturatori a
La luce diurna fotografica di 5500K equivale tendina.
quindi a 5500°C -273,16°C. LAMPEGGIATORE ELETTRONICO. Vedi flash.
KILOBYTE. 1024 bytes (circa 1000 byte, da cui LASER (stampante). Apparecchio di stampa il
kilobyte). Generalmente abbreviato in K o Kb. quale utilizza un raggio laser che colpisce un
Utilizzato per identificare la quantità di memoria tamburo fotosensibile per produrre rapidamente
61
stampe di alta qualità. combinazione di queste lenti fondamentali e di
LASTRA. Supporto in vetro per emulsioni tipi di vetro ottico ha consentito la realizzazione
sensibili ormai superato dai supporti in di migliaia di sistemi ottici (obiettivi) diversi.
triacetato di cellulosa o poliestere delle attuali LENTE ADDIZIONALE. Elemento aggiuntivo
pellicole piane più leggere ed infrangibili. Alcune ottico positivo. Applicata davanti ad un obiettivo,
emulsioni speciali sono ancora offerte su lastra consente di ridurre la sua distanza minima di
che assicura la massima planeità dello strato messa a fuoco consentendo la ripresa a distanza
sensibile. molto più ravvicinata. Il campo di utilizzazione
LATENSIFICAZIONE. Antiquata tecnica per (zona nella quale è possibile mettere a fuoco)
incrementare la sensibilità delle pellicole risulta però limitato alle brevi distanze.
bianconero. Dopo l’esposizione la pellicola viene LENTE ASFERICA. Lente caratterizzata da una
esposta per una o due ore in camera oscura alla o anche due superfici non sferiche. Usando
luce di una lampada di sicurezza verde scuro da queste lenti per realizzare obiettivi si riesce a
15 watt. La seconda azione della luce produce un minimizzare le aberrazioni sferica, cromatica e
aumento della densità e del contrasto che si l’astigmatismo. La loro produzione richiede
traducono in un aumento di sensibilità. E’ tecniche particolari assai delicate e quindi il loro
possibile anche la latensificazione in via chimica. costo è solito elevato e fa lievitare quello degli
Oggi questo trattamento è reso inutile obiettivi. Lenti asferiche composite vengono
dall’altissima sensibilità nominale raggiunta dalle realizzate per stampaggio di uno strato
pellicole sul mercato. polimerico sulla superficie di una lente sferica.
LATITUDINE. Ovvero: lo scarto possibile Le lenti asferiche sono adottate principalmente
rispetto alla norma. Può essere riferita alla sugli obiettivi grandangolari e negli zoom.
messa a fuoco, all’esposizione, allo sviluppo, alla LENTE DI FRESNEL. In vetro o plastica, questa
temperatura. particolare lente è un condensatore molto
LATITUDINE DI POSA. Con questo termine si compatto e leggero nel quale i cerchi concentrici
indica (in valori di diaframma) la capacità più o tagliati in modo di risultare ciascuno la sezione di
meno estesa di una pellicola di sopportare sovra o una superficie convessa offrono lo stesso
sottoesposizioni continuando a fornire risultati effetto di una lente condensatrice convenzionale
accettabili. e per questo è usata nelle lampade spot. Utile
LAYOUT. Bozzetto o disegno che mostra le anche a diffondere la luce, il principio della lente
dimensioni proposte e l’aspetto generale di un di Fresnel viene utilizzato negli schermi di messa
progetto grafico. Tipicamente esso indica dove a fuoco delle fotocamere reflex e grande
tutti gli elementi andranno disposti e i loro formato.
rapporti reciproci. LENTI ALLA FLUORITE. Vedi fluorite.
LCD. Vedi cristalli liquidi LENTI FLOATING. Tutti gli obiettivi sono
LED. Diodo emettitore di luce (Light-Emitting progettati per fornire il massimo della resa per
Diode). Si tratta di un semiconduttore che una certa distanza di ripresa per cui alle altre
emette una luce nella zona infrarossa quando distanze il controllo delle aberrazioni risulta
attraversato da corrente. A seconda del tipo può ridotto. Per mantenere la migliore resa
emettere luce rossa, verde o arancione. Viene soprattutto alle brevi distanze, in alcuni obiettivi
utilizzato per realizzare piccoli segnali è inserito un meccanismo che modifica la
alfanumerici o spie luminose di piccole dimensioni. distanza fra alcune delle lenti di cui è composto
LENTE. Elemento in vetro lavorato di forma per ottimizzare, in funzione della distanza di
circolare che modifica il percorso rettilineo dei messa a fuoco, le riprese alle brevi distanze.
raggi di luce. Le lenti convergenti (concave o LENTI, PRODUZIONE. Dopo aver prodotto il
positive), concentrano i raggi verso lo stesso vetro ottico per fusione, si procede al taglio del
punto sul proprio asse. Le lenti divergenti materiale in blocchetti del diametro e dello
(convesse o negative) fanno divergere verso spessore richiesti. I blocchi vengono lavorati in
infiniti punti i raggi come se essi provenissero una macchina levigatrice che produce una prima
dallo stesso punto posto davanti alla lente. Si curvatura grezza. Questi sbozzi vengono poi
distinguono diversi tipi di lente: piano-convessa riscaldati in forni speciali e quindi pressati per
(una delle due superfici e piana), piano-concava, fargli raggiungere una forma prossima a quella
bi-convessa, bi-concava e concavo-convessa. La finale che viene raggiunta con la lucidatura
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ottenuta meccanicamente grazie ad una piccola cattive condizioni di illuminazione.
cupola rotante. La lente ottenuta passa poi al LUCE artificiale. Illuminazione generata da flash
centraggio (l’asse ottico deve passare elettronici o da lampade, usata negli studi. Viene
effettivamente per il suo centro della lente). Una impiegata anche in esterni per controllare le
volta rifinita, la lente subisce uno o più ombre ed il contrasto o quando quella naturale è
trattamenti superficiali (vedi multicoating) per il insufficiente .
controllo dei riflessi e della resa cromatica. LUCE ATTINICA. Con questo termine si indica
LETTURA. Termine usato nel gergo fotografico la capacità della luce di modificare lo stato dei
per indicare la misurazione effettuata materiali sensibili ad essa esposti. Sono più
dall’esposimetro. attinici degli altri i raggi della zona blu-violetto.
LIMBO. Grande fondale continuo da studio LUCE di contorno. Sorgente luminosa secondaria
chiuso da tre lati, generalmente costituito dalle usata per delineare una piccola porzione del
pareti dello stesso studio unite al pavimento da soggetto e per dare risalto ad elementi dello
una curvatura morbida ed ampia che fornisce un stesso.
effetto senza soluzione di continuità. Il limbo ha LUCE BIANCA. Illuminazione contenente tutte
la prerogativa di apparire del tutto invisibile per le lunghezze d’onda (radiazioni) dello spettro
la mancanza di angoli. Con luce diffusa consente visibile che è compreso tra 400 e 700nm.
di ottenere l’effetto di far “galleggiare” gli LUCE di RIEMPIMENTO. E’ quella sorgente
oggetti. (flash o lampada) che viene usata per rendere più
LINEE PER MILLIMETRO. Valore che chiare le zone in ombra, senza causarne di nuove.
rappresenta il potere risolvente di un obiettivo Deve essere più debole (1/2 o 1/4) di quella
sottoposto a test. La misurazione viene principale.
effettuata osservando al microscopio un negativo LUCE DI SICUREZZA. Si intende quella fornita
ottenuto riprendendo con l’obiettivo in esame una dalle lampade per camera oscura. Inattinica, non
speciale mira ottica ad una determinata distanza. ha effetto sul materiale fotosensibile. La luce di
La capacità di separare coppie di linee bianche e sicurezza rossa o giallo-verde è la classica fonte
nere sempre più sottili della mira ottica consente di illuminazione utilizzata per il trattamento
di individuare le linee per millimetro che un della carta da stampa in bianco e nero. La luce
obiettivo (o anche una pellicola) è in grado di rossa è invece adatta al trattamento del
separare. Più alto il numero delle linee separate, materiale ortocromatico.
maggiore è il potere risolvente dell’obiettivo LUCE FREDDA. E’ quella prodotta da una speciale
LIVELLA A BOLLA. E’ montata su alcuni lampada fluorescente utilizzata in alcuni
apparecchi fotografici di grande formato o ingranditori professionali. Essendo
treppiedi. La sua funzione è quella di facilitare il estremamente diffusa e morbida, consente di
perfetto posizionamento orizzontale ridurre l’effetto dei granelli di polvere o di
dell’apparecchio di ripresa. graffi eventualmente presenti sul negativo.
LOCATION. Il luogo, al di fuori dello studio, LUCE INCIDENTE. Si considera quella che cade
dove si effettuano riprese fotografiche direttamente sul soggetto proveniente da una
professionali. sorgente luminosa naturale o artificiale.
LOG. Logaritmo. In fotografia si utilizzano LUCE PARASSITA. Viene prodotta dai riflessi
normalmente logaritmi in base 10. che si verificano tra le lenti dell’obiettivo e che,
Luce al tungsteno. Luce emessa dalle normali pur raggiungendo la pellicola, non produce
lampadine che contengono un filamento di immagine. Per questo motivo, la luce parassita (o
tungsteno che emette luce quando viene flare) comporta un notevole abbassamento del
attraversato da una corrente elettrica. Questo contrasto dell’immagine.
tipo di illuminazione è detto anche ad LUCE PENNELLATA. Illuminazione ottenuta
incandescenza. La sua temperatura di colore sfruttando una piccola lampada come un pennello
varia tra i 2000 e i 4000K. di luce con il quale si possono eseguire effetti di
LUCE AMBIENTE. Termine con il quale luce localizzati. In questo caso, l’esposizione va
normalmente si indica la luce (naturale o eseguita con l’otturatore aperto su posa.
artificiale) esistente in un ambiente opposta a LUCE POLARIZZATA. Le radiazioni luminose
quella creata o modificata artificialmente dal vibrano in tutte le direzioni, ma quando la luce è
fotografo. Ovvero la situazione di ripresa in polarizzata essa vibra su un unico piano. Ciò
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accade o dopo che la luce si è riflessa su una M
superficie lucida non metallica (acqua, vetro,
vernice) oppure se filtrata attraverso un filtro MACINTOSH. Computer creato dalla Apple, il
polarizzatore. cui primo modello venne realizzato nel 1984. Il
LUCE PRINCIPALE. Sorgente luminosa base Macintosh è stato uno dei primi computer ad
usata come illuminazione generale di un set. E’ utilizzare un’interfaccia utente di tipo grafico.
solitamente la luce più viva ed intensa, che serve La Apple continua tuttora a produrre svariati
a definire le ombre e quindi il carattere modelli di Macintosh.
dell’immagine. MACROFOTOGRAFIA. Termine specifico per
LUCE RIFLESSA. Porzione di luce che viene indicare la tecnica di ripresa molto ravvicinata
riflessa verso l’obiettivo dai soggetti illuminati per fotografare insetti, piccoli oggetti, ecc. per i
da una sorgente luminosa. quali è necessario un rapporto di riproduzione
LUCE SPOT. Sorgente luminosa che emette un uguale a 1 o superiore. Per superare i limiti della
fascio di luce concentrato su di un’area ristretta. messa a fuoco, occorre interporre tra
LUCE UV. Settore dello spettro luminoso situato fotocamera e obiettivo un anello o un soffietto
oltre il violetto. E’ invisibile all’occhio umano, ma distanziatore che ne allunghi la focale. In questo
ha forti effetti sulle pellicole fotografiche. modo è possibile mettere a fuoco a pochi
Presente ad alta quota in montagna, si estende da centimetri, ma non all’infinito.
300 a 400nm. MAGAZZINO. Contenitore intercambiabile di
LUMINANZA. Indica l’intensità luminosa di una pellicola a tenuta di luce. Disponendo di due
superficie che riflette la luce. Il suo valore non magazzini caricati con pellicola diversa, è
cambia con la distanza. La legge dell’inverso del possibile usare quella più indicata alla ripresa con
quadrato, infatti, non si applica alla luminanza in una semplice sostituzione. I magazzini,
quanto la caduta di luce viene compensata da un prevalentemente per il formato 120, sono
aumento proporzionale della superficie. La disponibili per diversi apparecchi fotografici
luminanza viene misurata in candele per metro medio formato.
quadrato (cd/m2). MAGAZZINO DIA. Supporto lineare o circolare
LUMINOSITA’. Viene così definita l’apparente per raccogliere le diapositive destinate alla
intensità di una sorgente di luce. Si tratta di un proiezione tramite un diaproiettore. Sono
valore soggettivo non misurabile a causa della utilizzabili anche per l’archiviazione.
capacità di adattamento dell’occhio umano. Il MARGINATORE. Accessorio utilizzato per
termine viene usato anche per indicare l’apertura mantenere la carta da stampa sotto
massima relativa di un obiettivo. l’ingranditore perfettamente in piano. E’ molto
LUNGHEZZA D’ONDA. Misura delle radiazioni utile per stampare più compie dallo stesso
elettromagnetiche all’interno dello spettro; il blu negativo senza dover ricontrollare fuoco e
ha una lunghezza d’onda di 450nm, il verde di inquadratura. Fornisce un sottile bordo bianco
550nm, il giallo di 600nm, l’arancione di 650nm attorno all’immagine e può essere utilizzato entro
ed il rosso di 700nm. certi limiti per dare un taglio diverso
LUNGHEZZA FOCALE. Distanza compresa tra (dall’originale) alle stampe fotografiche.
l’immagine nitida prodotta e la lente, quando è a MASCHERATURA. Tecnica utilizzata per
fuoco un soggetto all’infinito. Nel caso degli limitare parzialmente o totalmente l’esposizione
obiettivi, è la distanza tra l’immagine sul piano su una zona dell’immagine in fase di stampa onde
focale ed il punto nodale posteriore compensare eventuali sovra-esposizioni. Per
dell’obiettivo. mascheratura si intendono anche quegli
LUT. Look Up Table, è la palette con il numero di interventi tesi a modificare selettivamente toni,
colori usati nell’immagine. colore e contrasto di un negativo o una
LUX. Unità di misura europea della luce diapositiva prima della stampa.
incidente. E’ pari all’illuminamento prodotto su MAVICA. Magnetic Video Camera, è il nome della
una superficie posta ad un metro da una candela. prima fotocamera still video prodotta dalla Sony
LZW. Lempel-Ziv-Welch, una routine di nel 1981 ma anche quello della attuale serie di
compressione senza perdita di informazioni apparecchi digitali della stessa azienda che
incorporata nel formato file TIFF. registrano le immagini su floppy disc o CD.
Megabyte. 1024 kilobytes (circa un milione di
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byte, da cui megabyte). Generalmente abbreviato sole è necessario ricorrere al flash.
in MB o Mb. MESSA A FUOCO SELETTIVA. Tecnica di
MEGAHERTZ (Mhz). Descrive la velocità messa a fuoco per far risaltare il soggetto sullo
lavorativa di un computer e generalmente viene sfondo. Il risultato massimo si ottiene usando un
abbreviato in Mhz o Mhz. La frequenza in medio tele a tutta apertura. in queste condizioni
Megahertz di un processore non è un indice la profondità di campo disponibile è minima.
assoluto di velocità: una macchina dotata di MEZZATINTA. Si dicono a mezzatinta le
PowerPC a 500 Mhz può effettuare alcune immagini, o le fotografie, i cui toni sono
operazioni più velocemente di un computer con trasformati in un retino (tipografico) costituito
processore Pentium a 1000 Mhz. Lo stesso da punti più ravvicinati nelle zone scure e
Pentium, d’altronde, può essere più rapido sotto distanziati in quelle chiare. La diversa
altri aspetti rispetto a un PowerPC che lavora a concentrazione di punti, visibile con una lente
frequenza più alta. d’ingrandimento, dà l’illusione dei toni di grigio
MEMO FILM. Esistono vari sistemi per sulle pagine di una rivista.
consentire di ricordare, dopo un certo lasso di MEZZO FORMATO. Indica la categoria di
tempo, quale pellicola sia rimasta apparecchi fotografici che, pur utilizzando
nell’apparecchio. Dalle più semplici ghiere con pellicola 35mm, producono un fotogramma di
sensibilità e tipo di pellicola da impostare 18x24mm, esattamente la metà del formato
manualmente di una volta, si è passati per dei standard 24x36mm.
piccoli telaini applicati al dorso delle reflex nei MEZZO TONO. Si chiamano mezzi toni quelle
quali si poteva inserire un lembo della confezione gradazioni di grigio intermedie tra il bianco ed il
della pellicola. Attualmente, dopo l’adozione nero.
universale del sistema di impostazione MHz: Vedi Megahertz
automatica della sensibilità DX, quasi tutti gli MICROCHIP. Circuito integrato, ovvero un
apparecchi sono dotati di una stretta finestrella piccola unità in silicio contenente microscopici
(sul dorso, a sinistra) attraverso la quale è circuiti elettronici.
possibile leggere direttamente sul caricatore il MICROFILM. Procedimento per ridurre su
tipo di pellicola. Tutti i modelli più recenti pellicola per microfilm documenti per consentirne
indicano sul display a cristalli liquidi la sensibilità l’archiviazione in spazi ridotti.
impostata. MICROFOTOGRAFIA. Ripresa di immagini di
MEMORIA (digitale). Area di immagazzinamento soggetti di dimensioni assai ridotte attraverso il
temporaneo per informazioni ed applicazioni. microscopio con alti ingrandimenti.
RAM e ROM, sono i nomi di diversi tipi di MICROPRISMI. Generalmente abbinati al
memoria utilizzati dai computer. RAM e spazio sistema di messa a fuoco ad immagine spezzata
sull’hard disk non devono essere confusi: la RAM degli schermi di messa a fuoco delle fotocamere
è un magazzino temporaneo, mentre l’hard disk reflex manuali, i microprismi sono delle
offre una memorizzazione permanente. piccolissime piramidi ottiche che scompongono
MEMORIA VIRTUALE. Si tratta di un sistema l’immagine in quattro parti quando il fuoco non è
per aumentare la quantità di memoria disponibile stato raggiunto, rendendo perfettamente visibile
usando la memoria dell’hard disk. Il suo utilizzo la sfocatura.
rallenta l’apparecchio. MICROSOFT. Immensa compagnia produttrice di
MENISCO. Lente caratterizzata da una faccia software fondata da Bill Gates. La Microsoft
convessa e una concava. Nonostante il fatto che produce le diverse versioni di Windows, oltre ad
si tratti di una lente che non corregge nessun una serie di celeberrimi programmi quali Word ed
tipo di aberrazione, il menisco è la migliore lente Excel.
semplice utilizzabile come obiettivo fotografico. MIRED. Contrazione di micro-reciprocal-
MESSA A FUOCO FISSA. Adottata sugli degrees, i gradi (o valori) mired di una sorgente
apparecchi più economici detti focus free e sulle di luce si ottengono dividendo per un milione la
monouso è basata sulla distanza iperfocale. temperatura di colore della luce espressa in
L’obiettivo medio grandangolare di luminosità Kelvin. Una temperatura di colore di 5000K
molto ridotta (circa f/11) è regolato su una corrisponde a 200 mired. Questo sistema
distanza di 8-10m per garantire la nitidezza tra consente di trovare con facilità il filtro di
2m e l’infinito. Per le riprese in interni o senza correzione adatto alla ripresa a colori con una
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certa pellicola ed una determinata illuminazione. L’impiego del moltiplicatore di focale comporta
MIRINO ALBADA. Mirino ottico utilizzato sugli la riduzione della luminosità dell’obiettivo ed una
apparecchi a telemetro e su alcune compatte. certa perdita di definizione. Sono disponibili
Progettato da Van Albada, nel mirino appaiono moltiplicatori 1,4x e 2x. Alcuni sono dedicati a
per riflessione una cornice o dei riferimenti specifici obiettivi per fornire le migliori
bianchi che indicano il limite del campo prestazioni.
inquadrato dall’obiettivo. MONITOR. Componente hardware che permette
MIRINO A POZZETTO. Si tratta di un vero e di mostrare l’uscita video di un computer.
proprio paraluce metallico con ante pieghevoli e Utilizza un tubo a raggi catodici simile a quelli
dotato di una lente di ingrandimento, per utilizzati sulle normali TV. Di recente si stanno
proteggere lo schermo di messa a fuoco dalla affermando i monitor a cristalli liquidi a colori o
luce parassita. E’ disponibile su quasi tutti gli LCD che occupano molto meno spazio ed hanno
apparecchi medio formato e sugli apparecchi una eccellente qualità d’immagine
reflex 35mm dotati di mirino intercambiabile. MONOBAGNO. Soluzione usata per procedimenti
MIRINO D’AZIONE. Speciale mirino a di trattamento rapido dei negativi bianconero
pentaprisma di grandi dimensioni disponibile solo che contemporaneamente sviluppa e fissa la
per le fotocamere reflex dotate di mirino pellicola. Alcuni agenti rivelatori lavorano con
intercambiabile. Consente di osservare da circa normale attività quando sono presenti nella
20cm o 30cm l’immagine su un grande oculare soluzione quantità funzionali di agenti fissatori.
usando entrambi gli occhi. MONOCROMIA. Colore singolo. Termine
MIRINO GALILEIANO. Mirino ottico semplice. generico con il quale si indicano tutte le forme di
Utilizza il principio del telescopio galileiano fotografia in bianco e nero.
invertito. MONTAGGIO A SECCO. Metodo di incollaggio
MIRINO, INGRANDIMENTO. Si intende il di una stampa fotografica ad un supporto di
rapporto di ingrandimento del soggetto come cartone rigido (passepartout), senza l’ausilio di
appare nel mirino rispetto alla realtà. In genere il composti umidi. A questo scopo si utilizza uno
valore, tra 0,7 e 0,8, è fornito per l’obiettivo speciale tessuto termoadesivo posto tra il
standard messo a fuoco all’infinito. Più il valore si cartoncino e la stampa. Per l’esecuzione, occorre
avvicina all’unità più l’immagine che appare nel una speciale pressa a caldo, ma con le debite
mirino si avvicina alla grandezza naturale. attenzioni è anche possibile servirsi di un comune
MIRINO SPORTIVO. Obsoleto sistema a ferro da stiro.
traguardo dotato di un mirino ed una cornice di MOUSE. Piccolo accessorio con una sfera nella
dimensioni proporzionate alla focale parte inferiore. Muovendo il mouse su una
dell’obiettivo impiegato che delimita superficie, la sfera ruota, facendo a sua volta
l’inquadratura. Metallico e pieghevole, era usato girare dei recettori all’interno del mouse. I
sugli apparecchi tipo press e su alcune recettori inviano segnali al computer che fa
fotocamere biottica 6x6cm. muovere un puntatore o un cursore sullo schermo
MODE. Termine inglese per indicare le varie in modo corrispettivo alla direzione e alla
funzioni (modi) di una fotocamera specialmente velocità di spostamento del mouse.
per quanto riguarda la misurazione MOVIMENTI. Sono così detti quelli dei corpi
dell’esposizione. anteriore e posteriore delle fotocamere grande
MODEM. Modulate-Demodulate. Un apparecchio formato a banco ottico.
per comunicazioni che permette a un computer di MS-DOS. Microsoft Disk Operating System
trasmettere informazioni sulla linea telefonica. (Sistema Operativo Microsoft su Disco).Il primo
MOIRE’. Trama maculata che appare sulle sistema operativo a larga diffusione per PC IBM
immagini quando due o più retini tipografici sono e compatibili, prodotto dalla Microsoft. Talvolta
disposti l’uno sull’altro. Il moirè è di solito denominato semplicemente DOS.
causato da un disallineamento o da una scorretta MTF (Modulation Transfer Function, Funzione di
angolazione degli stessi. Si verifica riproducendo modulazione della frequenza). Metodo di
un originale retinato con un retino tipografico. valutazione della capacità di un obiettivo basata
MOLTIPLICATORE DI FOCALE. Accessorio sulla percentuale di informazione che l’obiettivo
ottico afocale che, interposto tra l’obiettivo e la riesce a far passare attraverso i suoi gruppi
fotocamera incrementa la focale dell’obiettivo. ottici rispetto ad una mira originale. Le
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prestazioni dell’obiettivo vengono valutate in O
percentuale in base al rapporto tra il contrasto
dell’immagine riprodotta e quella dell’oggetto OBIETTIVO A SPECCHIO. Vedi catadiottrico.
originale. Il vantaggio di questa misura sta nel OBIETTIVO ACROMATICO. Sono acromatici
fatto che elimina l’elemento di giudizio tutti gli obiettivi fotografici in quanto corretti in
soggettivo di chi esegue la valutazione. La curva modo che i raggi dei colori primari (blu e verde)
MTF mostra la resa di un obiettivo in base al cadano virtualmente nello stesso punto di fuoco.
contrasto (asse verticale) e una serie di Il classico obiettivo acromatico è costituito da
frequenze che aumentano per simulare la maggior due lenti caratterizzate da aberrazioni opposte
finezza di dettaglio (asse orizzontale). che si annullano a vicenda.
MULTICOATING. Trattamento superficiale per OBIETTIVO AFOCALE. E’ un sistema ottico
ridurre i riflessi fra le lenti all’interno degli privo di lunghezza focale che funziona con lo
obiettivi. Ad ogni passaggio aria-lente, il 4-5% stesso principio del telescopio con l’occhio umano
della luce viene riflessa ciò che determina una producendo un ingrandimento. Applicato davanti
forte perdita di luminosità e di definizione. Per ad un obiettivo ne aumenta o riduce la lunghezza
ridurre al minimo questo problema, le lenti focale determinando un cambiamento dell’angolo
vengono protette con uno o più strati antiriflesso di campo.
facendo evaporare in una campana sotto vuoto OBIETTIVO ANAMORFICO. L’immagine che si
metalli come lo zirconio, il titanio, il magnesio, forma attraverso un obiettivo anamorfico è
ecc. che poi si depositano sulle lenti. Lo spessore caratterizzata da una scala differenziata per la
dev’essere pari ad 1/4 della lunghezza d’onda quale la larghezza risulta più compressa rispetto
della radiazione che si vuole controllare. Questo all’altezza dell’inquadratura. Il sistema utilizza
trattamento serve anche a controllare la resa per questo scopo una lente cilindrica. Questo
cromatica delle lenti e quindi degli obiettivi. obiettivo, ampiamente usato nel cinema, deve
MULTIGRADE. Vedi carta a contrasto variabile. essere impiegato anche in proiezione per
MULTIMEDIA. E’ l’unione in un unico prodotto di ripristinare le proporzioni originali della scena. Il
diversi media tipo: il suono, il testo, la grafica, il risultato è un fotogramma con una base molto
video, la fotografia digitale. allungata (Cinemascope).
OBIETTIVO ANASTIGMATICO. Obiettivo
N progettato per correggere tutte le aberrazioni
compreso l’astigmatismo. Tutti gli obiettivi
NANOMETRO. Unità di misura usata per attuali sono anastigmatici.
indicare la lunghezza d’onda della luce. OBIETTIVO APOCROMATICO. Si tratta di un
Corrisponde ad un milionesimo di metro. Lo obiettivo corretto in modo tale che almeno due
spettro della luce visibile all’occhio umano si dei raggi dei tre colori primari (blu, verde e
estende da 400 (luce violetta) a 700 nanometri rosso) vadano a fuoco esattamente nello stesso
(luce rossa). Simbolo nm. Ha sostituito punto sull’asse ottico. Realizzati con lenti molto
l’Angstrom (Å) pari ad un milionesimo di particolari e molto costosi, gli obiettivi
millimetro. apocromatici (in genere teleobiettivi luminosi)
ND. Neutral density, grigio neutro. garantiscono una qualità superiore specie alle
NTSC. National Television Standards Committee, massime aperture.
è lo standard televisivo usato negli Stati Uniti e OBIETTIVO ASFERICO. L’impiego di una lente
in Giappone. L’immagine è 525 linee/60 hertz e la asferica consente una ideale correzione delle
durata del quadro è di 1/30 di sec. aberrazioni (sferica e cromatica) e quindi di
NUMERO GUIDA. Indica la potenza del flash. ottenere una migliore definizione ai bordi
Ovvero l’apertura di diaframma da utilizzare con dell’immagine alle massime aperture. La
pellicola 100 Iso per un soggetto posto ad un maggioranza degli obiettivi asferici è costituita
metro di distanza. Dividendo il numero guida da grandangolari.
(NG) per la distanza in metri a cui si trova il OBIETTIVO BELLOWS. Per la macrofotografia
soggetto, si ottiene il valore di diaframma da sono disponibili obiettivi ad alta risoluzione privi
utilizzare, per una corretta esposizione con un di elicoide per la messa a fuoco. Questa avviene
flash manuale. montando l’obiettivo sul soffietto per
macrofotografia (in inglese bellows). Sono anche
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detti “in montatura corta”. dell’occhio umano.
OBIETTIVO CATADIOTTRICO. Di lunga focale OBIETTIVO RETROFOCUS. Obiettivo
(500-1000mm) questi obiettivi utilizzano uno caratterizzato dal punto nodale posteriore posto
schema ottico basato su uno specchio principale oltre il suo elemento posteriore. Con questo
che riflette i raggi su uno specchio secondario disegno (detto anche teleobiettivo invertito)
incollato all’interno della lente frontale che li sono prodotti gli obiettivi supergrandangolari per
rinvia alla pellicola passando attraverso un gruppo gli apparecchi reflex così che la distanza tra
di lenti. Lo schema consente di dimezzare la l’ultima lente ed il piano focale risulti superiore al
lunghezza effettiva dell’obiettivo. Gli obiettivi tiraggio tanto da lasciare spazio sufficiente al
catadiottrici per loro costruzione sono privi di movimento verso l’alto dello specchio.
diaframma e soffrono di aberrazione sferica. OBIETTIVO ROTANTE. In alcuni apparecchi
OBIETTIVO DECENTRABILE. Per la correzione fotografici panoramici viene utilizzato un
delle linee cadenti nelle foto di architettura obiettivo rotante che consente di ampliare il
alcuni fabbricanti hanno realizzato obiettivi da campo orizzontale di visione. Perché la
35mm o 28mm decentrabili per gli apparecchi di fotocamera produca un’immagine non distorta
piccolo formato. Il decentramento permette di l’obiettivo deve ruotare sul suo punto nodale
mantenere il parallelismo delle linee anche posteriore e il piano focale dev’essere curvo a
inclinando la fotocamera. Questo obiettivo è raggio costante.
anche detto shift (spostabile) o PC (perspective OBIETTIVO SIMMETRICO. Si definisce così
control). quell’obiettivo il cui schema ottico è simmetrico
OBIETTIVO FLOU. La speciale costruzione rispetto alla posizione del diaframma. Questo
ottica o l’utilizzo di speciali diaframmi a forellini, schema è usato negli obiettivi per il grande
consente a questi obiettivi di fornire effetti formato o per gli obiettivi grandangolari delle
morbidi nella fotografia di ritratto. Il risultato fotocamere a telemetro.
viene ottenuto esaltando l’aberrazione sferica OBIETTIVO STABILIZZATO. La tecnologia ha
residua. consentito di realizzare teleobiettivi dotati di un
OBIETTIVO GRANDANGOLARE. Obiettivo di sistema di stabilizzazione dell’immagine per la
corta lunghezza focale e di ampio angolo di ripresa a mano libera anche con tempi di
campo. Il suo schema ottico è generalmente esposizione più lunghi del normale. Uno speciale
simmetrico specie nel caso degli obiettivi elemento ottico posto all’interno dello schema
professionali per il grande formato. Gli obiettivi vibra in modo opposto alle vibrazioni subìte
grandangolari per gli apparecchi reflex sono, annullando l’effetto del mosso.
invece, di tipo retrofocus. OBIETTIVO TELE. E’ dotato di un angolo di
OBIETTIVO LUNGO FUOCO. Si intende un campo inferiore a quello di uno standard. E’
obiettivo realizzato con due semplici lenti costituito da un gruppo ottico anteriore
frontali incollate. E’ piuttosto ingombrante in convergente e uno posteriore divergente. Nei
quanto la sua lunghezza è praticamente identica a teleobiettivi, la distanza tra la lente frontale ed
quella focale. il piano focale è inferiore alla lunghezza focale,
OBIETTIVO MACRO. Obiettivo particolarmente ciò consente di contenere le dimensioni. Il punto
corretto per fornire un’ottima definizione nodale posteriore, in questo caso, si trova
quando si fotografano soggetti a distanza molto davanti alla lente frontale.
ravvicinata. Può essere ugualmente utilizzato OBIETTIVO ZOOM. Obiettivo complesso a
anche per riprese normali. focale variabile. Consente di coprire con
OBIETTIVO MEDICAL. Per la ripresa variazione continua tutti gli angoli di campo
ravvicinata di carattere medico-scientifico, sono consentiti tra la minima e la massima focale
disponibili obiettivi di lunga focale dotati di flash mantenendo inalterata la messa a fuoco.
anulare incorporato che consente di ottenere Soffrono di distorsione che si presenta a
un’illuminazione senza ombre del soggetto. barilotto nella posizione grandangolare e a
OBIETTIVO NORMALE. Si intende per normale cuscinetto nella posizione tele.
o standard l’obiettivo la cui lunghezza focale sia OCR. Optical Character Recognition,
pari o, quantomeno, vicina alla diagonale del riconoscimento ottico dei caratteri. Si tratta di
fotogramma dell’apparecchio. Tale focale è un programma che è in grado di convertire il
ritenuta quella che meglio si avvicina alla visione testo stampato su un documento cartaceo in un
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testo elettronico gestibile dal computer. scatto della prima (si apre l’otturatore) e
L’originale va acquisito attraverso uno scanner. quello della seconda tendina (si chiude
OLOGRAFIA. Tecnica per la realizzazione di l’otturatore).
immagini che restituiscono una visione OTTURATORE CENTRALE. Collocato tra le lenti
tridimensionale del soggetto, compresi gli effetti di un obiettivo nei pressi del diaframma, funziona
dello spostamento del punto di vista. Fu inventata grazie ad una serie di lamelle che si aprono e si
dal premio Nobel Dennis Gabor nel 1948, ben chiudono ad iride. Controllato meccanicamente o
prima della scoperta del laser, che è la sorgente elettronicamente, permette l’uso del flash
di luce coerente indispensabile per questo genere elettronico con qualunque tempo di scatto.
di riprese. Questa tecnica non ha trovato impiego
in fotografia, ma è ampiamente utilizzata per P
realizzare marchi o sigilli di sicurezza non
falsificabili su diversi prodotti tra cui le carte di PAL. Phase alternative line, è lo standard
credito. televisivo in uso in gran parte dei paesi
OMBRA. In termini di esposizione o dell’Europa occidentale. L’immagine è 625
sensitometrici, l’ombra o meglio le ombre, linee/50 hertz; il quadro cambia ogni 1/25 di sec.
rappresenta il tono o i toni più scuri presenti PANNELLO RIFLETTENTE. In studio o in
nell’inquadratura nei quali sia ancora leggibile un esterni, serve ad ammorbidire le ombre che
dettaglio. appaiono sul soggetto riflettendo verso di esso la
OPACO. E’ opaco qualunque oggetto o materiale luce proveniente dalla sorgente principale. Vi
che non consente il passaggio della luce. sono pannelli in stoffa fabbricati allo scopo, ma
OPEN FLASH. Tecnica utilizzata originariamente qualunque superficie chiara di adeguate
per l’uso del lampo al magnesio che consiste nel dimensioni capace di riflettere la luce è un
far partire il lampo dopo aver provveduto ad pannello riflettente (fogli di polistirolo, cartoni
aprire l’otturatore della fotocamera. Questa bianchi, fogli di giornale, muri, ecc.).
procedura, utilizzabile anche con il lampeggiatore PANNING. L’effetto prodotto dal panning
elettronico, consente di sfruttare la luce del (ovvero la panoramica cinematografica)
flash per l’illuminazione generale della scena, ma determina in fotografia il risultato di un
di poter impressionare sulla pellicola (grazie ad soggetto in movimento veloce nitido su fondo
una esposizione più lunga di quella eventualmente mosso. Si ottiene inseguendo con la fotocamera il
prevista per la sincronizzazione) anche le luci soggetto e scattando con un tempo di
dell’ambiente. La tecnica dell’open flash, è oggi otturazione abbastanza lento (1/15 di secondo).
superata dalla funzione slow-sync adottata nei PANNO NERO. E’ il pezzo di stoffa che i
flash dedicati delle fotocamere reflex e in alcuni fotografi usano per impedire che la luce cada
casi anche di quelli incorporati nei modelli sullo schermo di messa a fuoco delle fotocamere
compatti. di grande formato. Al buio l’immagine sullo
ORTHO. Termine utilizzato per indicare schermo risulta più brillante e quindi può essere
materiali ortocromatici, cioè sensibili al verde e meglio controllata.
al blu, ma non al rosso. PARALLASSE. L’errore di parallasse si presenta
OTTURATORE. Consente alla luce di raggiungere come una diversità nell’inquadratura della stessa
la pellicola ed impressionarla per il tempo scena in quanto osservata da due punti di vista
necessario ad ottenere la giusta esposizione della diversi. In fotografia si verifica negli apparecchi
pellicola. Il controllo dei tempi di esposizione può biottica o compatti, dove l’asse del mirino non
essere meccanico o elettronico, in questo caso il coincide con quello dell’obiettivo di ripresa.
funzionamento è subordinato all’alimentazione di Questo errore non comporta problemi nelle
una pila. riprese a media o lunga distanza; a distanza
OTTURATORE A TENDINA. E costituito da due ravvicinata invece la pellicola non registrerà
tendine che scorrono in orizzontale o in verticale esattamente ciò che è stato inquadrato nel
sul piano focale dell’apparecchio. Le tendine mirino. In alcuni apparecchi il mirino viene
possono essere realizzate in stoffa, metallo (tra corretto automaticamente per ottenere
cui il titanio) o materiali compositi come un’inquadratura corretta, in altri occorre
policarbonato e carbonio. Il tempo di esposizione modificarla seguendo i riferimenti previsti.
è dato dall’intervallo di tempo che passa tra lo
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PARALUCE. Accessorio da applicare all’obiettivo questo caso fornisce immagini positive con
per schermare la lente frontale dai raggi diretti colori molto diversi da quelli reali. Al di là dell’uso
del sole. A seconda della focale dell’obiettivo scientifico, con questa pellicola si ottengono
occorre usare un paraluce più o meno svasato per risultati suggestivi.
evitare vignettature. La luce che colpisce PELLICOLA INVERTIBILE. Un procedimento di
l’obiettivo determina una serie di riflessioni fra inversione negativo-positivo, con questo tipo di
le lenti che riducono il contrasto dell’immagine. emulsione consente di ottenere direttamente
PASSEPARTOUT. Cornice in cartone per un’immagine positiva visibile per trasparenza
riquadrare stampe fotografiche, disegni, (diapositiva).
incisioni. Il taglio dei passepartout deve avere PELLICOLA LITH. Speciale materiale per arti
uno smusso di 45°. I passepartout migliori sono grafiche. Non consente la riproduzione dei mezzi
quelli bianchi tipo “conservazione” o “museo” che toni di grigio.
non contengono acidi. Lo spessore deve essere di PELLICOLA NEGATIVA. Registra le immagini
almeno 15/10 in modo che la stampa non sia a con i valori tonali invertiti rispetto al soggetto.
contatto con il vetro e possa dilatarsi o contrarsi Nelle negative a colori oltre all’inversione dei
liberamente a seconda del livello di umidità. toni si verifica anche quella dei colori così che,
PC. Personal Computer. Generalmente si riferisce ad ogni colore del soggetto, corrisponde il suo
ad un personal computer costruito dall’IBM. In complementare. L’immagine positiva si ottiene
seguito il termine si è allargato per comprendere attraverso una stampa.
qualunque personal computer compatibile con gli PELLICOLA PANCROMATICA. Pellicola in
IBM. bianconero sensibile in modo abbastanza
PC Card. Vedi PCMCIA. omogeneo a tutti i colori dello spettro.
PCI. Peripheral Component Interconnect PELLICOLA PER DIAPOSITIVE. Vedi pell.
(Collegamento Componente Periferico). Uno invertibile.
standard di connessione per schede aggiuntive, PELLICOLA PER LUCE ARTIFICIALE. Pellicola
comune ai più recenti computer Macintosh e alle invertibile a colori (Tipo B o “tungsten”)
macchine dotate di processori Pentium. Offre bilanciata per l’uso con sorgenti luminose a
una elevata velocità di passaggio dati e una 3200K.
compatibilità hardware tra le diverse PELLICOLA PER LUCE DIURNA. Pellicola
piattaforme. invertibile a colori bilanciata per soggetti
PCMCIA. Standard per espansioni hardware illuminati da una sorgente luminosa a 5500K
(spesso memorie) utilizzato principalmente su (daylight) adatta alle riprese di giorno o in luce
computer portatili. Da tempo viene denominato lampo.
semplicemente PC card. PELLICOLA PIANA. Pellicola professionale a
PELLICOLA. La pellicola è costituita da una base fogli singoli disponibile nei diversi formati. Per
trasparente e flessibile (triacetato) sulla quale l’uso deve essere inserita in camera oscura in
viene stesa l’emulsione sensibile alla luce. Viene appositi chassis. Oggi le pellicole piane
offerta in rullo, perforata e nei formati piani per professionali sono tutte prodotte su supporto di
gli apparecchi professionali e, in alcuni casi in triacetato o poliestere.
bobine a metraggio. PELLICOLA INSTANT. A sviluppo immediato
PELLICOLA CROMOGENICA. L’immagine sul grazie all’azione di trasferimento dell’immagine
negativo non è più costituita da argento negativa su un supporto positivo integrato grazie
metallico, ma da coloranti formati chimicamente all’azione dell’agente rivelatore presente nel film
durante lo sviluppo. Nelle pellicole a colori essi attivato dopo lo scatto.(Vedi fotografia
riproducono le tinte dell’immagine finale. immediata).
PELLICOLA INFRAROSSA. L’emulsione di PENTAPRISMA. E’ il prisma a cinque facce
questo tipo di pellicole ha una sensibilità estesa montato nei mirini degli apparecchi reflex. Serve
alla radiazione infrarossa grazie all’impiego di a raddrizzare l’immagine prodotta dall’obiettivo
opportuni sensibilizzatori ottici. E’ utilizzata per mostrandola coi lati non invertiti.
scopi scientifici, per studiare la composizione dei pH. Scala di acidità/alcalinità da 0 a 14, basata
terreni, lo stato di salute delle piante, ma anche sulla concentrazione degli ioni idrogeno in una
in mineralogia, criminologia e medicina. E’ soluzione. L’acqua distillata ha un pH 7. Le
disponibile sia in bianconero che a colori, in soluzioni con valori di pH inferiori a 7 sono acide
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(fissaggio), quelle superiori a 7 sono alcaline immagini oppure i programmi di gestione degli
(rivelatore). scanner.
PHOTO CD. Compact disc sul quale sono PMS. Acronimo di Pantone Matching System, e
registrate immagini fotografiche in formato cioè il sistema di corrispondenza dei colori che
digitale, disponibili in varie risoluzioni. Esistono permette un’esatta selezione degli stessi in
varie specie di PhotoCD a seconda dell’uso che se un’estesa gamma di colori predeterminati.
ne deve fare. PORTA PARALLELA. Una connessione su un PC
PFOTOFLOOD. Lampada survoltata ad IBM o compatibile, generalmente denominata
incandescenza, con vita limitata, usata per LPT1, a cui si può collegare un cavo per una
produrre un’illuminazione molto viva ed intensa. stampante parallela. Alcuni computer dispongono
PIANO FOCALE. Piano posto ad una distanza di più di una porta parallela; in questo caso le
per la quale una lente (o un obiettivo) forma porte aggiuntive vengono denominate LPT2, LPT3
un’immagine nitida. La distanza tra la lente ed il e così via.
piano focale è detta lunghezza focale. Su questo PORTFOLIO. Accurata selezione di immagini
piano dovrà trovarsi l’emulsione della pellicola per rappresentativa dello stile di un fotografo
registrare un’immagine perfettamente definita.. professionista presentata in speciali album di
PIANO PELLICOLA. Vedi piano focale. grande formato.
PIATTAFORMA. Si intende il tipo di sistema POSA B o T. Impostazione dell’otturatore per la
computer, per esempio Macintosh o IBM PC quale è possibile eseguire lunghe esposizioni
compatibile. tenendo l’otturatore aperto oltre il tempo più
PICT. Il nome del formato immagine bitmap lungo consentito. Impostando la posa B (bulb)
interno ai computer Apple. I sistemi Macintosh l’otturatore resta aperto per tutto il tempo per il
elaborano e stampano questo formato. La quale viene tenuto premuto il pulsante di scatto.
risoluzione è abbastanza bassa e le immagini non Rilasciando il pulsante si chiude. In alcuni
possono essere scalate a un’altra dimensione apparecchi e obiettivi dotati di otturatore
senza perdita di dettaglio. centrale è disponibile la posa T (time):
PILA. Sistema elettrochimico in grado di erogare l’otturatore si apre ad una prima pressione del
una corrente elettrica. Essenzialmente una pila è pulsante di scatto e si richiude solo ad una
costituita da un anodo, un catodo ed un successiva pressione. Per evitare vibrazioni
elettrolita. L’assemblaggio di più pile produce una durante l’esposizione è bene utilizzare uno scatto
batteria. Negli ultimi anni la tecnologia relativa flessibile.
alle pile ha consentito di ottenere prestazioni POSTSCRIPT. Linguaggio computer usato dalle
sempre migliori e prodotti sempre più sicuri stampanti laser per emulare le operazioni di
(ecologici). Le pile più adatte all’uso fotografico stampa, compresa la disposizione e dimensione di
per alimentare apparecchi motorizzati e flash testi, immagini, grafica e disegni e la
sono quelle alcaline, al litio e all’ossido d’argento trasformazione in toni continui delle immagini
(cosiddette a seconda dell’elemento utilizzato digitali.
per l’anodo o il catodo). Il voltaggio di queste pile POTERE RISOLVENTE. Indica la capacità di un
varia da 1,5 a 3 o 6 volt. obiettivo o di una pellicola di separare i dettagli
PIXEL. Picture element, elemento immagine. E’ più minuti. Attraverso una serie di test
l’elemento base di un dispositivo di acquisizione, consistenti nella ripresa sotto determinate
cioè la più piccola parte di esso in grado di condizioni di una speciale mira ottica, si
registrare o visualizzare il dettaglio di determina la capacità di fornire immagini più o
un’immagine; il numero totale dei pixel indica meno dettagliate in linee per millimetro. La
quindi la risoluzione massima dell’immagine. Nelle questa prova è comunque influenzata da tutti i
fotocamere digitali sta assumendo grande componenti utilizzati: obiettivo, pellicola, metodo
importanza perché la quantità di pixel del di sviluppo, ingrandimento, osservazione,
sensore indica direttamente la qualità finale eccetera.
dell’immagine o meglio la densità di informazioni PPI. Acronimo di pixels per inch, pixel per pollice.
che riesce a catturare. Indica la risoluzione del sensore di un dispositivo
PLUG-IN. Piccoli moduli software che si di acquisizione digitale, oppure quella di
aggiungono ad un programma per ampliarne le un’immagine stampata da una stampante collegata
funzioni quali ad esempio i filtri per elaborare le ad un computer.
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PRE-ESPOSIZIONE. Tecnica obsoleta ed più la profondità di campo, a parità di
empirica per aumentare la sensibilità delle diaframma e di distanza di ripresa, sarà ampia).
pellicole. Si esegue inquadrando una qualunque Conoscere prima dello scatto di quanto sarà
zona omogenea (un muro) ed esponendo con una ampia la profondità di campo significa poter
riduzione di 3 diaframmi rispetto all’indicazione controllare i dettagli della ripresa. Per questo si
dell’esposimetro. Per evitare che i dettagli della può far riferimento alle tabelle della profondità
superficie possano influenzare il risultato di campo o alle indicazioni previste sul barilotto
occorre sfocare completamente la superficie degli obiettivi. Con gli apparecchi reflex che lo
scelta. Poi (usando il comando per le doppie consentono è possibile osservare l’ampiezza della
esposizioni) si esegue l’esposizione corretta per il profondità di campo direttamente nel mirino. In
soggetto sullo stesso fotogramma pre-esposto. questo caso occorre chiudere il diaframma
PRESA SINCRO. La maggioranza dei flash dell’obiettivo al valore scelto per la ripresa e
amatoriali viene collegata e sincronizzata osservare sullo schermo di messa a fuoco (che
attraverso il contatto caldo incorporato nella risulterà annerito tanto più il diaframma sarà
slitta portaccessori delle reflex. Con i flash chiuso) l’estensione dei piani nitidi.
professionali e da studio, tuttavia, è necessaria PROFONDITA’ DI FUOCO. Un obiettivo
la presa sincro universale (PC) per il cavetto di perfettamente a fuoco forma un’immagine nitida
sincronizzazione. E’ sconsigliato collegare flash su un preciso piano (piano focale). Tuttavia avanti
molto potenti se non dedicati ad alcune e dietro questo piano esiste una limitata zona di
fotocamere autofocus, verificare sempre sul nitidezza ancora accettabile che prende il nome
libretto di istruzioni. Sugli apparecchi meno di profondità di fuoco.
recenti è possibile scegliere il tipo di PROGRAM. Automatismo dell’esposizione
sincronizzazione. Si userà la sincronizzazione X programmato dalla fabbrica. Ad ogni livello di
per tutti i flash elettronici; la FP e la M per le illuminazione corrisponde un’adeguata coppia
lampade lampo (ormai quasi completamente tempo diaframma.
scomparse) secondo le indicazioni del PROIETTORE DIA. Apparecchio per proiettare
fabbricante. le diapositive su uno schermo. I proiettori 35mm
PRE-STAMPA. Indica le fasi di lavorazione offrono messa a fuoco automatica e cambio
effettuate da un service, o dallo stesso automatico della diapositiva. Accettano
fotografo, prima della stampa tipografica. magazzini standard lineari da 36 o 50 diapositive,
Queste solitamente comprendono selezioni, circolari o compatti LKM. La lampada è alogena
separazioni cromatiche, montaggio delle pellicole da 150 o 250 watt. Quest’ ultima è consigliabile
di selezione, incisione delle lastre e tutto quanto quando le proiezioni avvengono in ambienti non
è necessario alla preparazione della stampa vera perfettamente oscurati o a grande distanza su
e propria. grandi schermi.
PROFONDITA’ CROMATICA. Capacità di PROVINO A CONTATTO. Stampa a contatto o
restituire più o meno fedelmente i colori di a basso ingrandimento di strisce di negativi per
un’immagine. Generalmente è espressa in bit per l’archivio. Facilita la ricerca del fotogramma
ognuno dei colori primari. Più è alta, ovvero desiderato.
maggiore è il numero dei bit, maggiore è la PROVINO DI STAMPA. Per trovare il giusto
quantità di colori presenti nella palette utilizzata tempo di esposizione della carta sensibile per un
per l’immagine. determinato negativo bianconero, si deve
PROFONDITA’ DI CAMPO. E’ la zona che eseguire un provino. L’operazione consiste
appare nitida nell’immagine fotografica finale. E’ nell’esporre una striscia di 10-15cm carta uguale
possibile controllare la sua ampiezza grazie a quella che verrà utilizzata per la stampa finale
all’uso del diaframma: più il diaframma è aperto con esposizioni successive di identica durata: ad
più ridotta sarà l’ampiezza della profondità di esempio 4, 8, 12 e 16 secondi. La porzione che
campo. Più il diaframma è chiuso più la profondità sembra più vicina all’ideale sarà quella di
di campo sarà ampia. Sulla profondità di campo, riferimento per arrivare al miglior risultato.
tuttavia, agiscono anche la distanza di ripresa PULSANTE DI SCATTO. Comanda l’apertura
(più è breve più, a parità di apertura del dell’otturatore e di conseguenza l’esposizione
diaframma, la profondità di campo è ridotta) e la della pellicola. Quelli di tipo meccanico spesso
lunghezza focale dell’obiettivo (più essa è corta incorporano una filettatura sulla quale è possibile
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avvitare uno scatto flessibile. Quelli di tipo applicazioni per effettuare i relativi compiti
elettromeccanico o elettromagnetico offrono una quando il computer è acceso. Il termine “accesso
corsa brevissima e sono molto sensibili alla casuale” si riferisce alla capacità del processore
pressione. Può essere previsto un sistema di di accedere immediatamente a qualunque parte
blocco di sicurezza meccanico o elettrico per della memoria. È facile confondere la RAM con lo
evitare lo scatto accidentale dell’otturatore e la spazio sul disco fisso: basta ricordarsi che la
perdita di un fotogramma. Al pulsante di scatto è RAM è un immagazzinamento temporaneo di dati,
accoppiata in genere la funzione del blocco della mentre l’hard disk serve per memorizzazioni
memoria dell’esposizione e l’avvio del sistema semi-permanenti, che cioè non vanno perdute allo
autofocus. spegnimento del computer.
PUNTO NODALE. Corrisponde più o meno al RAPPORTO DI RIPRODUZIONE. Viene
centro di una lente semplice. In un obiettivo, si calcolato dividendo l’altezza o la larghezza
distingue un punto nodale anteriore ed un punto dell’oggetto originale per quella della sua
nodale posteriore. Il primo corrisponde immagine riprodotta sulla pellicola. In
all’intersecazione fra il prolungamento del raggio macrofotografia, se sul negativo l’immagine
incidente e l’asse ottico, mentre il secondo dell’oggetto risulta due volte più grande
corrisponde all’intersecazione fra il dell’originale si avrà un rapporto di riproduzione
prolungamento del raggio che esce dall’obiettivo 2:1. Tale valore può anche esprimersi con 2X.
e l’asse ottico. La lunghezza focale di un Rapporto fra i lati. E’ il rapporto fra altezza e
obiettivo viene calcolata dal punto nodale larghezza dell’immagine. Il fotogramma
posteriore, mentre la distanza di messa a fuoco 24x36mm ha un rapporto 2:3, l’immagine
dal punto nodale anteriore. televisiva ha un rapporto tre a quattro, che si
scrive 3:4.
Q RECIPROCITA’. Vedi Difetto di reciprocità.
REFLEX. Sistema di visione adottato dagli
QUADRO (digitale). Le immagini video sono apparecchi fotografici che portano lo stesso
trasmesse in due campi interlacciati che ne nome. Utilizzato originariamente sulla camera
compongono il quadro. In un sistema a 50Hz un oscura dei pittori del Seicento, consiste in uno
frame completo viene trasmesso ogni 1/25 di sec. specchio posto a 45° dietro l’obiettivo per
Quick Time. Formato di registrazione di dati rinviare l’immagine su uno schermo smerigliato
realizzato dalla Apple e utilizzato, da diversi nella parte superiore dell’apparecchio.
software, per la memorizzazione e riproduzione REGOLA DEI TERZI. Per una corretta
di riprese audio e video. inquadratura si ricorre tradizionalmente alla
regola dei terzi secondo la quale il fotogramma
R va suddiviso in tre porzioni in orizzontale e tre in
verticale. Il soggetto principale, per ottenere un
RAGGI-X. Gli effetti dei raggi-X utilizzati nelle miglior equilibrio, va posizionato nei punti di
ispezioni di sicurezza negli aeroporti possono intersecazione piuttosto che al centro.
procurare danni all’emulsione delle pellicole. Se RETICOLATURA. E’ la crepatura dell’emulsione
un solo passaggio non procura alcun effetto, la delle pellicole che può verificarsi a causa di un
somma di più passaggi può diventare pericolosa forte sbalzo di temperatura durante in
specialmente con le pellicole da 1000 Iso di trattamento di sviluppo. Portando una pellicola da
sensibilità in su. Le apparecchiature “film safe” un bagno con temperatura maggiore ad uno a
sono generalmente sicure nei paesi occidentali. temperatura molto più bassa, la gelatina
Più a rischio i sistemi di ispezione dei paesi in via ammorbidita dal precedente bagno può contrarsi
di sviluppo. In questo caso è bene conservare le bruscamente per effetto dello shock termico.
pellicole vergini o esposte nel bagaglio a mano in Con le pellicole attuali il rischio è molto
un sacchetto di plastica e richiedere ai contenuto.
funzionari l’ispezione manuale delle pellicole. I RGB. Red, Green, Blue (Rosso, Verde, Blu).
raggi-X furono scoperti da Röntgen nel 1895. Metodo standard per formare i colori sul monitor
RAM: Random Access Memory (Memoria ad di un computer. Si tratta dei tre colori primari
Accesso Casuale). Memoria utilizzata dalle (sintesi additiva).
RIAVVOLGIMENTO. La pellicola 35mm
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contenuta in un caricatore metallico universale, orizzontale e da 2000 pixel in verticale.
deve essere riavvolta al suo interno appena RITOCCO. Intervento di correzione manuale
scattato l’ultimo fotogramma disponibile. Il sulle stampe fotografiche. Con il ritocco
riavvolgimento è generalmente automatico, ma (eseguito a pennello e/o aerografo) è possibile
negli apparecchi più vecchi è manuale. eliminare parti non desiderate di una fotografia,
RIFERIMENTO IR. Quasi tutti gli obiettivi, più dare risalto a particolari o ridurre difetti in un
raro negli zoom, dispongono sulla scala delle ritratto. Con l’avvento dei programmi di
distanze di un indice di riferimento (rosso) per la fotoritocco, il ritocco si effettua oggi con il
messa a fuoco usando pellicola infrarosso. Poiché computer.
la lunghezza d’onda dell’infrarosso è maggiore di RIVELATORE. L’immagine latente su una
quella del rosso, occorre, dopo aver messo a emulsione fotografica è resa visibile (rivelata)
fuoco normalmente, portare la distanza indicata solo dopo l’azione del rivelatore o sviluppo.
sulla scala metrica sul riferimento infrarosso per Esistono moltissime formule per lo sviluppo delle
evitare una sfocatura come se il soggetto fosse pellicole bianconero, tutte però trasformano in
più vicino del reale. argento metallico i sali d’argento dell’emulsione
RIFLETTORE. Convoglia la luce di una lampada che sono stati colpiti dalla luce. L’azione del
sul soggetto aumentandone l’intensità luminosa. rivelatore moltiplica per un miliardo di volte il
RIFRAZIONE. Si intende il cambiamento di segnale dell’immagine latente. Nel caso delle
direzione di un raggio di luce quando passa da un pellicole a colori i trattamenti sono
mezzo trasparente a un altro. L’azione ottica del standardizzati: C41 per le negative ed E-6 per le
prisma o di una qualunque lente (che è un insieme invertibili.
infinito di prismi) è basata su questo fenomeno ROM: Read-Only Memory (Memoria a Sola
dovuto al rallentamento della velocità delle Lettura). Uno o più chip contenenti informazioni
singole radiazioni nel passaggio da un mezzo meno (generalmente un programma) registrate al loro
denso ad uno più denso. interno in fase di produzione. Il contenuto non
RIGENERATORE. Soluzione di sostanze chimiche può essere riscritto, da cui il nome “A Sola
(per lo più agenti di sviluppo) predisposte per Lettura”. Il contenuto della ROM rimane
essere aggiunte in determinate quantità a un invariato anche a computer spento.
particolare sviluppo, per mantenerne costante
l’attività e per compensarne l’esaurimento dato S
dall’uso.
RINFORZO. E’ possibile rinforzare con SABATTIER, EFFETTO. Intervento per la
trattamento chimico negativi non stampabili per realizzazione di una semplice solarizzazione.
la loro trasparenza eccessiva, cioè per la Esponendo brevemente a luce bianca (attinica) un
mancanza di densità dovuta ad una forte foglio di carta sensibile non esposto, ma non del
sottoesposizione. Il rinforzo veniva utilizzato in tutto sviluppato, si ottiene un’inversione di toni
passato per spingere al massimo la sensibilità nelle zone bianche dell’immagine che non sono
delle pellicole di media sensibilità, ciò che oggi state ossidate dall’azione dello sviluppo.
non è più necessario. SALI D’ARGENTO. Composti sensibili alla luce
RISOLUZIONE. E’ la capacità di registrare o formati da sali di vari alogeni, come bromo, cloro
riprodurre i dettagli più fini di un’immagine. Nella e iodio utilizzarti per sensibilizzare la carta
fotografia all’argento viene misurata in linee per fotografica per ingrandimenti.
millimetro o con la curva MTF. Nel settore video SATURAZIONE. Si dice saturo un colore
è data in linee per altezza immagine; nei sistemi dall’aspetto pieno, carico e non contaminato da
digitali la risoluzione è data dal numero dei pixel altri colori. Indica la vivacità o l’opacità che un
che compongono la superficie dell’immagine. Le colore può assumere, ossia quanto esso è vicino al
risoluzioni CRT sono indicate dal numero di pixel grigio oppure al colore pieno.
per linea di scansione e dal numero delle linee, SATURAZIONE (digitale).La purezza della tinta
per esempio 640x480 (NTSC) o 768x512 (PAL). di un colore, variabile tra il grigio e il colore puro.
La risoluzione delle stampanti è data in punti per Un’alta saturazione corrisponde ad un colore
pollice, per esempio 300 dpi. Gli attuali sensori intenso. Nel modello cromatico HLS, anche la
CCD hanno una risoluzione totale anche di tonalità e la luminanza hanno effetti sull’aspetto
6.000.000 di pixel data da 3000 pixel in
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di un colore. appositi alloggiamenti presenti sulla scheda
SBIANCA. Il trattamento di sbianca rende madre.
pressoché invisibile l’immagine all’alogenuro SCHERMO DI MESSA A FUOCO. I raggi che
d’argento (sia positiva che negativa). La tecnica passano attraverso l’obiettivo degli apparecchi
viene utilizzata prima di eseguire il viraggio o reflex monobiettivo vengono rinviati da uno
altri trattamenti di elaborazione. L’immagine specchio posto a 45° all’interno della fotocamera
torna visibile dopo un nuovo bagno di sviluppo. verso uno schermo finemente smerigliato dove si
SCADENZA. Per fornire i migliori risultati ogni forma l’immagine visibile attraverso l’oculare.
emulsione fotografica deve essere utilizzata Grazie ad esso è possibile comporre
entro un determinato periodo di tempo dal l’inquadratura e mettere a fuoco il soggetto. Al
momento della fabbricazione. Su ogni confezione centro dello schermo di messa a fuoco degli
è indicata dalla fabbrica la data di scadenza. apparecchi manuali è presente un sistema ottico
Dopo tale data, soprattutto se la pellicola non è per la messa a fuoco di precisione. Alcuni
stata ben conservata, (in ambiente asciutto ed a apparecchi reflex consentono la sostituzione
temperatura non superiore ai 20-22°C) si dello schermo di serie con altri adatti ad
determina un calo di sensibilità e, per le pellicole impieghi specifici. Negli apparecchi reflex
a colori, una possibile alterazione della resa autofocus lo schermo mostra l’area del sensore o
cromatica. dei sensori AF impiegati.
SCALA DEI GRIGI. Consiste in una serie di toni SCRIPT. Lista di istruzioni (di un programma)
di grigio che passano dal bianco al nero seguendo le quali il computer è in grado di
attraverso dei gradini che variano con densità svolgere una data operazione.
costante e nota. Tra un gradino e l’altro può SCSI. Small Computer System Interface
esserci una differenza di densità pari a 1/3, 1/2 (Piccola Interfaccia di Sistema per Computer).
o un diaframma intero. La scala dei grigi è Una porta veloce per la connessione di computer
soprattutto utile per valutare il comportamento a hard disk e altre periferiche, come ad esempio
delle pellicole quanto alla latitudine di posa o alcuni scanner. Si pronuncia “scasi”.
all’uso di rivelatori diversi. SEMIMATT. Tipo di superficie della carta
SCALA FAHRENHEIT. Questa speciale scala sensibile. Liscia, quasi vellutata, è leggermente
termometrica oggi in uso solo negli Stati Uniti opaca per non riflettere la luce.
presenta il vantaggio di suddividere i gradi con SENSIBILITA’. Rappresenta la proprietà
maggiori intervalli rispetto alla scala Celsius in dell’emulsione di una pellicola a reagire può o
centigradi. Si basa su un punto di ebollizione meno velocemente alla luce. La sensibilità viene
dell’acqua a 221°F e di congelamento a 32°F. Il misurata in base alla luce necessaria per
nome della scala viene da quello dello scienziato ottenere un determinato annerimento o densità
tedesco che la creò. Una formula approssimativa secondo gli standard stabiliti dalla Iso. La
per trasformare i gradi Fahrenheit in Celsius è: sensibilità è data dalla dimensione dei grani
C=F-32/2. d’argento utilizzati. In pratica più i grani sono
SCALA Log-e. Gamma delle esposizioni espressa grandi più la pellicola è sensibile in quanto essi
su scala logaritmica (base 10). Su questa scala, un sono più capaci di catturare fotoni al momento
incremento di 0,3 equivale ad un raddoppio dell’esposizione. Ciò spiega perché le pellicole di
dell’esposizione. alta sensibilità producono immagini con grana più
Scanner. Apparecchio per digitalizzare originali evidente specie nei forti ingrandimenti. I grani di
trasparenti ed opachi per il trasferimento di alogenuro d’argento reagiscono al momento
fotografie testi o disegni al computer. Esistono dell’esposizione alla luce e quelli che hanno
modelli professionali e amatoriali di ogni prezzo. ricevuto la giusta quantità si trasformeranno in
SCATTO FLESSIBILE. Consente di poter argento metallico durante lo sviluppo.
azionare l’otturatore (o di mantenerlo aperto SENSIBILIZZATORI OTTICI. Componenti
usando la posa B) senza trasmettere vibrazioni chimici utilizzati nella fabbricazione delle
all’apparecchio fotografico. Perché sia efficace, pellicole per ottenere il grado di sensibilità
dev’essere lungo almeno 30cm ed perfettamente richiesto.
flessibile. SEPARAZIONE DEI COLORI. Procedimento
Scheda. Un’unità di espansione hardware che fotomeccanico per la stampa tipografica.
viene installata all’interno del computer, in L’immagine originale a colori viene separata
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attraverso filtri blu, verde e rosso in negativi in Per ottenere una certa tonalità cromatica si
bianco e nero ad alto contrasto. I negativi debbono sottrarre alla luce bianca percentuali di
serviranno in successione per stampare positivi colori complementari.
relativi al giallo, rosso e blu. SISTEMA ZONALE. Si tratta di una tecnica
SERVOFLASH. Dispositivo a fotocellula per lo avanzata per la fotografia in bianconero
scatto sincronizzato di flash elettronici senza elaborato dal fotografo Ansel Adams che mette
l’uso di cavetti di collegamento. in relazione la gamma delle luminanze del
SET. E’ la scenografia costruita in studio o in soggetto con il tipo di sviluppo del negativo per
esterni pronta per essere illuminata e ripresa. giungere ad una esposizione capace di portare ad
SEZIONE AUREA. E’ il rapporto proporzionale un risultato di stampa eguale a quello immaginato
che esiste tra due parti di un segmento quando al momento della ripresa. La gamma di luminosità
quella più corta sta a quella più lunga come della scena viene suddivisa in nove zone
quest’ultima sta all’intero segmento. In base a corrispondenti ad altrettanti toni di grigio sulla
questa proporzione che si ritrova nelle spirali stampa finale. La differenza tra una zona e
delle conchiglie e nelle stesse galassie, per secoli l’altra, dal nero al bianco, è quella che si ottiene
gli artisti hanno cercato di posizionare i soggetti variando l’esposizione di un diaframma. La zona V
in rapporto all’ambiente circostante in base a centrale è quella considerata media e sulla quale
questa relazione matematica che ne garantisse il sono tarati tutti gli esposimetri. Considerato che
valore estetico. questi leggono ogni area più o meno illuminata
SINCRO FLASH. Indica il tempo di otturazione come se fosse di tonalità media, il fotografo è in
più breve che è possibile usare con gli otturatori grado di calibrare l’esposizione in modo che ogni
impiegando il flash elettronico. In particolare, zona assuma nella stampa finale il giusto
con gli otturatori a tendina il flash deve annerimento. Esponendo una parete bianca senza
lampeggiare nell’istante in cui l’otturatore scopre alcuna correzione essa risulterebbe in stampa di
completamente la pellicola. Il tempo di tono grigio medio. Lo stesso accadrebbe
sincronizzazione più o meno breve dipende dal fotografando una lavagna. La differenza di
tipo di tendine (a scorrimento verticale o esposizione tra le varie zone è pari ad un
orizzontale) e dalla velocità di scorrimento delle diaframma, pertanto, correggendo l’esposizione,
tendine stesse. Gli otturatori muniti di tendine a il fotografo potrà determinare prima
scorrimento verticale consentono tempi di dell’esposizione l’intensità di grigio che assumerà
sincronizzazione più brevi (da 1/125a 1/300 di una certa area e, di conseguenza, tutte le altre.
sec.) rispetto a quelli a scorrimento orizzontale Combinando al tipo di correzione il tipo di
(da 1/60 a 1/90 di sec.). Il vantaggio del tempo sviluppo più o meno energico del negativo, è
breve di sincronizzazione sta nel fatto che è possibile giungere a risultati di stampa di
possibile utilizzare il flash di giorno per schiarire estrema efficacia.
le ombre senza rischiare di ottenere una doppia SLITTA PORTACCESSORI. Di tipo universale,
immagine dovuta al tempo di esposizione troppo permette l’applicazione di un flash o di altri
lungo. Gli otturatori centrali a lamelle posti tra le accessori, sull’apparecchio. La slitta è dotata di
lenti degli obiettivi offrono una sincronizzazione uno speciale sistema di contatti elettrici
integrale in quanto per qualunque tempo di (contatti dedicati) per il controllo automatico dei
esposizione essi debbono aprirsi completamente flash speciali adatti a singoli apparecchi. Un
e perché la loro posizione, così come il contatto centrale (contatto caldo) consente
diaframma, non determina alcuna vignettatura anche con gli apparecchi recenti di utilizzare in
dell’immagine. modo manuale o semiautomatico i flash non
SINTESI ADDITIVA. Processo che riproduce i dedicati.
colori del soggetto sommando insieme differenti SLOW SYNC. Tecnica di sincronizzazione della
quantità di luce dei colori primari (blu, verde, luce lampo nei notturni che consiste nell’impiego
rosso). di un’apertura di diaframma corretta per il
SINTESI SOTTRATTIVA. Processo con il quale soggetto vicino illuminato dal flash e di un tempo
si rappresentano i colori del soggetto, di otturazione sufficientemente lungo tale da
sovrapponendo immagini gialle, magenta e cyan. consentire l’esposizione corretta delle zone
Ciascuno di questi colori sottrae rispettivamente illuminate dalla sola luce ambiente. In molte
dalla luce bianca quantità di blu, verde e rosso. fotocamere sia reflex che compatte questa
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funzione, che si ispira alla classica tecnica aperta rispetto all’intensità luminosa per la
dell’open flash, viene eseguita in totale sensibilità della pellicola. A seconda della
automatismo. pellicola impiegata produce un negativo molto
SLR. Acronimo di Single Lens Reflex, fotocamera scuro o un positivo molto trasparente.
reflex monobiettivo usato nel gergo SPAZIO COLORE(digitale). Uno spazio, oppure
anglosassone. un modello, tridimensionale all’interno del quale è
SOFFIETTO. Tubo in stoffa o pelle costruito in possibile rappresentare i tre attributi del colore:
modo da potersi estendere e comprimere sfumatura, saturazione e luminosità (per
restando sempre a tenuta di luce è utilizzato esempio, spazio colore CIE ).
ancora sugli apparecchi di grande formato d’uso SPECCHIO. E’ l’elemento fondamentale del
professionale. La sua flessibilità consente di sistema reflex. Uno specchio posto a 45° davanti
poter effettuare il basculaggio ed il al piano focale dell’apparecchio rinvia i raggi
decentramento. luminosi in alto verso uno schermo smerigliato
SOFFIETTO MACRO. Inserito tra il corpo di un posto orizzontalmente alla stessa distanza dalla
apparecchio fotografico e l’obiettivo consente di flangia anteriore dell’innesto degli obiettivi del
aumentare la distanza tra obiettivo e piano piano focale. Attraverso un prisma (pentaprisma)
pellicola e quindi di mettere a fuoco soggetti l’immagine formata sullo schermo viene
molto piccoli a brevissima distanza. Il soffietto, convogliata ad un oculare attraverso il quale il
montato su un binario a cremagliera consente di fotografo potrà inquadrare esattamente il campo
regolare in modo continuo la distanza tra corpo abbracciato dall’obiettivo usato. Lo specchio, in
ed obiettivo. Con obiettivi di corta focale è alcuni apparecchi reflex, può essere sollevato
possibile raggiungere ingrandimenti fino a 4 o 5 manualmente per ridurre le vibrazioni nelle
volte quelli dell’originale. riprese ad alto rapporto di riproduzione; in
SOFTBOX. Sorgente luminosa contenuta in una questo caso la fotocamera deve essere fissata
struttura riflettente dotata di un frontale ad un treppiedi o ad uno stativo per riproduzioni.
traslucido usata per diffondere ed ammorbidire In passato, il sollevamento consentiva anche l’uso
la luce. Ha minori dimensioni di un bank. dei supergrandangolari di tipo non retrofocus,
Software. Serie di istruzioni che permettono che penetravano molto all’interno del corpo e che
all’hardware di un computer di lavorare. Il avrebbero impedito il movimento dello specchio.
software può esistere sotto forma di programmi, In questi casi veniva adottato un mirino ottico
sistemi operativi, driver di apparecchiature e separato per l’inquadratura.
macro. SPETTRO. All’interno delle radiazioni
SOLARIZZAZIONE. L’effetto creativo ottenuto elettromagnetiche, dai raggi gamma alle
esponendo alla luce bianca una negativa o una frequenze radio, è compreso lo spettro, cioé
stampa bianconero durante lo sviluppo per un l’insieme delle radiazioni monocromatiche rese
tempo brevissimo da individuare in via visibili all’occhio umano da un prisma colpito da un
sperimentale. La luce bianca provoca l’inversione sottile fascio di luce solare. Lo spettro si
di toni nelle zone non esposte in fase di ripresa e estende dai 400nm del blu ai 700nm del rosso. A
quindi non ossidate, nemmeno parzialmente, queste radiazioni è sensibile l’emulsione di una
dall’azione dello sviluppo. normale pellicola pancromatica in bianconero o a
SORTER. Termine americano per indicare i visori colori.
per diapositive dotati di piano inclinato SPIA AVANZAMENTO. In alcuni apparecchi è
retroilluminato con luce standard (5000K). previsto un segnale che indica il corretto
SOTTOESPOSIZIONE. Errore di esposizione avanzamento della pellicola. Questo consente al
dovuto all’impiego di un tempo troppo breve o di fotografo di accertare che la pellicola è stata
un’apertura di diaframma troppo chiusa rispetto caricata correttamente e che avanza
all’intensità luminosa per la sensibilità della regolarmente caricando la fotocamera con la leva
pellicola. A seconda della pellicola impiegata o a motore.
produce un negativo trasparente o un positivo SPUNTINATURA. Intervento eseguito con
molto scuro. pennelli finissimi o speciali matite mirato
SOVRAESPOSIZIONE. Errore dovuto all’eliminazione di eventuali puntini bianchi o neri
all’impiego di un tempo di esposizione troppo dalle stampe causati da graffi o granelli di
lungo o di un’apertura di diaframma troppo polvere non eliminati dal negativo prima della
77
stampa. del normale. Il risultato è accettabile pur con
STAMPA A CONTATTO. Si ottiene mettendo a una certa perdita di definizione. Alcune pellicole,
contatto il negativo con la carta sensibile tuttavia, sono fabbricate anche in funzione del
curando che l’emulsione della pellicola (parte trattamento forzato e possono quindi essere
opaca) sia rivolta verso il basso. E’ stato il primo esposte per sensibilità diverse con ottimi
sistema di stampa fotografica. Oggi è utilizzato risultati.
per la stampa dei provini o per la stampa di SVILUPPO. Vedi rivelatore.
negativi di grande formato. Per assicurare il
perfetto contatto si usa un pesante cristallo T
perfettamente pulito.
STAMPANTE INK-JET. Apparecchio per la T-GRAIN. Tabular Grain. Cristallo di alogenuro
stampa di un’immagine digitalizzata su carta per d’argento caratterizzato da una struttura piatta
mezzo di microscopici getti d’inchiostro a che garantisce una maggiore capacità di
quattro o più colori. Le copie ottenute con assorbimento della luce. Grazie a particolari
stampanti ink-jet non assicurano una durata pari procedimenti di maturazione dei cristalli è stato
a quelle delle stampe su carta colore tradizionale possibile far crescere i grani d’argento in forme
ma la qualità è ormai identica. regolari che hanno portato ad un aumento della
STATIVO. Sostegno verticale per le luci o i sensibilità a parità di definizione.
flash nello studio dotato di tre zampe chiudibili TAGLIO. Per migliorare la composizione di
ad ombrello. un’immagine o modificarla, al momento della
STATIVO DA RIPRODUZIONE. Dispositivo a stampa è possibile effettuare un “taglio” che
colonna con braccio regolabile in altezza cui si consiste nell’escludere quella o quelle parti del
fissa la fotocamera per eseguire riproduzioni di fotogramma non desiderate.
documenti, disegni, fotografie, piccoli oggetti, TAVOLO LUMINOSO. Tavolo professionale
reperti, ecc. dotato di un’ampia superficie retroilluminata per
STIGMOMETRO. Dispositivo ottico applicato l’osservazione di originali trasparenti.
agli schermi di messa a fuoco. Non più utilizzato, TELAIO. E’ la struttura centrale
consiste in una lente cilindrica che spezza dell’apparecchio cui vengono applicate le altre
l’immagine quando è fuori fuoco. Spesso confuso parti. Negli apparecchi più economici è in
con il telemetro ad immagine spezzata. policarbonato, in quelli più robusti è in lega di
STILL LIFE. Termine per indicare la fotografia alluminio. Nelle reflex più recenti il telaio è una
professionale di oggetti per pubblicità, cataloghi, combinazione metallo-plastica dove in metallo è
documentazione, ecc. Viene generalmente realizzato solo il piano focale. La lega di
eseguita in studio con fotocamere di grande alluminio, tuttavia, assicura il mantenimento di
formato. tolleranze più strette ed una rigidità maggiore.
STILL VIDEO. Termine obsoleto per indicare i TELEMETRO. Dispositivo ottico per valutare la
primi sistemi analogici per la realizzazione di distanza del soggetto, per sovrapposizione di due
immagini video fisse. immagini provenienti da due punti diversi (base)
STRATO ANTIALONICO. È uno degli strati non sul principio della triangolazione. Tipico degli
sensibili presenti le pellicole in bianco e nero e a apparecchi a mirino galileiano, è collegato alla
colori. Interposto tra il supporto e l’emulsione ha ghiera di messa a fuoco dell’obiettivo.
il compito di assorbire la luce in eccesso non TELEMETRO AD IMMAGINE SPEZZATA.
assorbita dall’emulsione per impedirle di venir Posto al centro dello schermo di messa a fuoco
riflessa verso l’emulsione oscurando le zone degli apparecchi reflex manuali è costituito da
adiacenti a quelle delle alte luci e creando una due cunei ottici opposti che deviano l’immagine
sorta di alone attorno ai bordi delle zone più che cade in quel punto in opposte direzioni
chiare. quando il fuoco non è perfetto. Una linea sfocata
SUPERFICIE MATT. Superficie opaca non che passi attraverso questo dispositivo risulta
riflettente impiegata sulle carte da stampa. spezzata. Generalmente è circondato da una
SVILUPPO FORZATO. Per salvare un negativo corona di microprismi.
sottoesposto o per spingere oltre il valore TELEOBIETTIVO. Vedi obiettivo tele.
nominale la sensibilità di una pellicola è possibile TEMPERATURA ASSOLUTA. E’ la temperatura
forzare lo sviluppo utilizzando tempi più lunghi
78
misurata a partire dallo zero assoluto quando impiegato.
cessa in teoria ogni movimento molecolare. Lo THYRISTOR. Componente elettronico costituito
zero assoluto corrisponde a -273°C. I gradi della da un diodo speciale che permette il passaggio
scala assoluta (K, Kelvin) sono intervallati come i variabile della corrente che lo attraversa. Viene
gradi centigradi, per cui volendo passare dalla impiegato nei flash elettronici per consentire il
scala centigrada a quella assoluta basta sommare recupero ed il riutilizzo dell’energia elettrica
alla temperatura in C il valore 273. In fotografia, fornita da un condensatore quando il sistema di
la temperatura di colore delle sorgenti luminose controllo sospende l’emissione luminosa. Grazie al
è sempre espressa utilizzando la scala assoluta, thyristor si ottengono tempi di ricarica più brevi
ovvero in gradi Kelvin. e quindi più lampi in minor tempo.
TEMPERATURA DI COLORE. Scala per la THUMBNAIL. Letteralmente unghia di pollice:
valutazione della qualità della luce espressa in piccola immagine a bassa risoluzione che può
gradi Kelvin. La qualità del colore (tendente al essere usata come segnaposto dell’immagine
rosso o al blu) è importante per l’equilibrio effettiva, per esempio in un archivio elettronico.
cromatico nella fotografia a colori. Una lampada TIFF. Tag Image File Format. Un formato file
domestica ha una temperatura di circa 2900K, standard per lo scambio di immagini, adottato da
una lampada fotografica di 3200K, la luce diurna molti produttori che supportano immagini
(fotografica) di 5500K. La qualità del colore è grafiche ad alta risoluzione.
pari al colore assunto da un teorico corpo nero TIRAGGIO. Indica la distanza prevista dal
riscaldato e reso incandescente, calcolando i fabbricante tra la flangia dell’innesto degli
gradi a partire dallo zero assoluto (-273°C). Più obiettivi intercambiabili ed il piano focale della
s’innalza la temperatura più il corpo nero passa al fotocamera. Tutti gli obiettivi previsti per un
colore rossastro fino al bianco. certo modello hanno lo stesso tiraggio.
TENDINA OCULARE. Alcuni apparecchi reflex Montando, ove possibile, un obiettivo con tiraggio
dispongono di una tendina per la chiusura più corto del previsto su un apparecchio non
dell’oculare. Questo dispositivo è utile quando si verrebbe consentita la messa a fuoco all’infinito.
effettuano riprese con l’autoscatto. In questa TLR. Twin lens reflex, vedi reflex biottica.
situazione la luce che entra dall’oculare potrebbe TONO ALTO. Vedi high-key.
indurre in errore il sistema di controllo TONO BASSO. Vedi low-key.
dell’esposizione automatica. Si evita questo TONO MEDIO. Densità o tonalità di un punto
errore chiudendo la tendina o applicando intermedio fra il valore delle alte luci e quello
all’oculare il tappo (se fornito di serie). delle ombre indipendentemente dal suo colore.
TERMOCOLORIMETRO. E’ lo strumento dotato Sul tono medio vengono tarati tutti gli
di due filtri (rosso e blu) che fornisce la misura esposimetri. E’ considerata media la densità della
della temperatura di colore. zona V del sistema zonale.
TEST PILA. Per controllare lo stato di carica TRAPPING. Il trapping serve a minimizzare il
delle pile che alimentano i circuiti disallineamento dei colori in fase di stampa: se
dell’apparecchio alcuni modelli dispongono di un due colori sono fuori registro, il soggetto
indicatore che consente di valutare l’autonomia apparirà circondato da una linea bianca. Il
residua. trapping aggiunge automaticamente colore in
TESTA. Per la ricerca della posizione ideale della questo spazio vuoto. Programmi come Photoshop
fotocamera sul treppiedi. La regolazione sui tre dispongono della possibilità di trapping.
assi consente di trovare la perfetta posizione TRATTAMENTO D’ARCHIVIO. Serie di
orizzontale su qualunque terreno. procedure utilizzate al termine del trattamento
TESTA A SFERA. Il puntamento del soggetto delle pellicole e delle stampe per conferire la
con la fotocamera sul treppiedi avviene in ogni massima stabilità possibile alle immagini nel
direzione e con un solo sistema di bloccaggio. Più tempo.
pratica della testa classica in esterni. TREPPIEDI. Supporto a tre gambe (detto
TESTA PANORAMICA. Dotata di una scala erroneamente cavalletto) per apparecchi
graduata, permette di eseguire fotografie fotografici. Regolabile in altezza grazie alla
panoramiche a 360° facendo combaciare più possibilità di allungamento delle gambe e/o per
fotogrammi regolando le successive inquadrature mezzo di una colonna centrale .
in base all’angolo di copertura dell’obiettivo TRIAC. Componente elettronico che permette il
79
controllo variabile della corrente elettrica che lo VALORE TONALE. Termine usato per
attraversa. Viene impiegato nei circuiti di esprimere la maggiore o minore brillantezza di un
regolazione luminosa delle lampade elettriche, in soggetto. I valori bassi rappresentano le aree
particolare dei diaproiettori e degli illuminatori a scure, quelli alti le zone chiare.
luce continua da studio. VELO. Densità indesiderata o aspetto velato di
TRIPLETTO. Termine per indicare un obiettivo una negativa o diapositiva. Può essere causato da
semplice a tre lenti. Classico il Tessar della Carl un’esposizione accidentale alla luce oppure un
Zeiss. errato trattamento chimico.
TROPICALIZZAZIONE. L’umidità, la polvere, la VELO ATMOSFERICO. Con questo termine si
sabbia e la pioggia, sono particolarmente dannose indica la foschia. Varia in funzione dei seguenti
per gli apparecchi fotografici. Alcuni modelli fattori: altitudine e direzione dell’illuminazione
reflex 35mm di uso più professionale sono con un massimo nel caso del controluce. Si
tropicalizzati. Ciò significa che sono costruiti con attenua con l’uso di filtri colorati, si elimina con
particolari accorgimenti di tenuta all’umidità, alla la fotografia all’infrarosso. Anche il filtro
polvere o alla pioggia sufficienti a proteggere polarizzatore può essere usato vantaggiosamente
l’interno degli apparecchi in condizioni climatiche purché l’angolo formato dall’asse di ripresa e
difficili. dalla direzione dei raggi del sole sia prossimo ai
TTL. Acronimo di Through The Lens, attraverso 90°.
l’obiettivo.Vedi lettura TTL. VETRO OTTICO. E’ il materiale usato per
TUBI DI PROLUNGA. Serie di elementi di varia produrre obiettivi di qualità per la sua
lunghezza per aumentare la distanza obiettivo- trasparenza e le sue proprietà rifrattive. I primi
pellicola e consentire riprese a distanza molto vetri ottici per obiettivi furono le varietà crown
ravvicinata (vedi macrofotografia). A differenza e flint. Dal 1880 con l’aggiunta altri elementi
del soffietto macro, consentono di raggiungere come il bario, il boro, il fosforo, il lantanio si
diversi rapporti di riproduzione fissi. ottennero vetri a bassa o alta rifrazione ed alta
o bassa dispersione che consentirono agli ottici
U una sempre più ampia scelta per la realizzazione
dei loro progetti. Il vetro ottico è identificato
ULTRAVIOLETTO. UV, radiazione invisibile dal numero di Abbe in funzione della rifrazione e
all’occhio umano. Ha una lunghezza d’onda della dispersione. Il vetro ottico è prodotto
inferiore a 390nm. L’eccesso di radiazioni UV facendo fondere e poi raffreddare lentamente la
nell’atmosfera, specie in alta montagna, materia prima.
determina una sorta di velo che riduce la VIBRAZIONI. Se volate spesso o se viaggiate di
nitidezza. Per ridurne l’effetto occorre usare il frequente in macchina su strade sconnesse con la
filtro UV. vostra attrezzatura fotografica, le vibrazioni
USB: Universal Serial Bus (Bus seriale costanti potrebbero allentare qualche vite
universale). Un nuovo tipo di collegamento seriale all’esterno delle fotocamere. Ricordatevi
tra computer e periferiche come macchine pertanto di effettuare un controllo periodico,
digitali, stampanti, scanner e lettori di memorie utilizzando, se necessario, un appropriato
diventato lo standard sia su piattaforma cacciavite da orologiaio.
Macintosh che PC. Consente di utilizzare fino a VIGNETTATURA. Oscuramento degli angoli del
128 apparecchi simultaneamente e permette di fotogramma dovuto in genere all’uso di un
effettuare collegamenti a caldo, vale a dire paraluce o di un filtro inadatto all’obiettivo. Può
senza spegnere il computer. La velocità di anche verificarsi con i grandangolari usati alla
trasferimento è superiore rispetto a quelle massima apertura inquadrando superfici uniformi
raggiungibili da collegamenti seriali tradizionali o a causa della caduta di luce che aumenta
paralleli. all’aumentare dell’angolo di campo dell’obiettivo
per il maggior tragitto che debbono compiere i
raggi che vanno ai bordi del fotogramma. Ciò
V comporta una sottoesposizione anche di 2 o 3
diaframmi. Il fenomeno (legge del coseno) è
VALORE LUCE. Vedi EV. presente in tutti i grandangolari e non dipende
dalla qualità dell’obiettivo.
80
VIRAGGIO. Trattamento chimico per mezzo del fotoconduttore viene resa visibile dalle
quale si modifica il colore di una stampa particelle di un toner costituito da polvere di
fotografica in bianco e nero. Classico è il colore carbone. L’immagine diventa permanente con il
seppia, molto bella anche l’intonazione verde. Il tasferimento su un altro supporto come la carta
viraggio agisce, dopo un bagno di sbianca, sul quale viene fissata a caldo.
cambiando colore al nero dell’immagine. Oltre al
suo valore estetico il viraggio rappresenta un
utile trattamento per la conservazione nel tempo Z
delle stampe. A questo proposito è
particolarmente indicato il viraggio al selenio. ZOETROPE. Sistema di visione dell’immagine in
VISORE A LUCE STANDARD. Sistema di movimento effettuato attraverso un tamburo
visione per diapositive costituito da uno schermo rotante dotato di piccole fessure. Osservando
bianco retroilluminato con una sorgente luminosa attarverso le fessure in movimento la serie di
a 5000K. Ideale per visionare, ordinare e immagini o disegni poste all’interno del tamburo
valutare le diapositive a colori. veniva ricreato il movimento. Insieme al
VOLET. Sottile lamina di metallo o plastica che prassinoscopio, fu uno degli apparecchi
protegge dalla luce le pellicole caricate nei sperimentali che
magazzini intercambiabili degli apparecchi medio
formato o degli chassis degli apparecchi grande
formato.

WETTING AGENT. Vedi emolliente.


WINDER. Motore semplice di avanzamento della
pellicola fino a due fotogrammi al secondo. Il
winder si applica sulla base degli apparecchi
predisposti. E’ ormai stato soppiantato dai motori
di caricamento ed avanzamento incorporati.
WINDOWS. Ambiente Operativo prodotto dalla
Microsoft. Si tratta di un’interfaccia grafica
utente utilizzata dalla maggior parte dei
computer nel mondo
WRATTEN. Serie di filtri di compensazione del
colore, dal nome dell’inventore la cui ditta fu
acquistata all’inzio del secolo dalla Kodak.
WYSIWYG. Acronimo dell’espressione inglese
What You See Is What You Get che indica la
corrispondenza fra quanto si vede a schermo e il
risultato finale.

X. Simbolo utilizzato per indicare il tempo di


sincronizzazione con il flash elettronico degli
otturatori.
XEROGRAFIA. Sistema elettrofotografico
messo a punto nel 1938 da Chester Carlson
(inventore del fotocopiatore Xerox). Il principio
è alla base delle comuni fotocopiatrici.
Un’immagine elettrostatica latente formata su un
81
APPENDICE 02 Automatic, automatico
Available light, luce ambiente
Average metering, misurazione media
Axis, asse

Dizionario fotografico

B
Inglese - Italiano
Backdrop, fondale
Back focus, profondità di fuoco
Back projection, retroproiezione
Background, sfondo
A - roll, fondale in rullo
Backlight, controluce
Backpack, zaino
Aberration, aberrazione Bag, borsa
Acessory, accessorio Balance, bilanciamento
- shoe, slitta portaccessori Band, banda
Acetate film base, supporto in acetato Bandwidth, ampiezza di banda
Acetic acid, acido acetico Bank, gruppo illuminazione diffusa
Achromatic, acromatico Bare-bulb, lampada flash nuda, usata senza
Actinic, attinico rifelttore
Acutance, acutanza Barn door, aletta taglialuce
Adapter ring, anello adattatore Barrel distortion, distorsione a barilotto
Additive, additivo Barrier, imballo barriera
Additive printing, stampa additiva Baryta paper, carta baritata
Additive synthesis, sintesi additiva Bas-relief, effetto bassorilievo
Advance lever, leva avanzamento Base, supporto pellicola
Advertising, pubblicità Batch, lotto di produzione
AE-lock, blocco della memoria Battery, pila, batteria
Aerial photography, fotografia aerea - check, test pila
Agitation, agitazione - exhausted, pila scarica
Airbrush, aerografo - pack, alimentatore a pile
Amateur photographer, fotoamatore Bayonet mount, innesto a baionetta
Ammonia, ammoniaca Beam, raggio
Anaglyph, anaglifo Bellows, soffietto
Anamorphic attachment, aggiuntivo anamorfico Benchmark, valore di riferimento
Angle of light, inclinazione della luce Between-the-lens shutter, ott. centrale
Angle of view (field), angolo di campo Bias, influenza
Antihalation backing, strato antialone Binder, raccoglitore (ad anelli)
Antistatic brush, pennello antistatico Black-and-white, bianconero
Aperture, apertura diaframma Black-and-white film, pellicola bianconero
Aperture priority, priorità diaframmi Black-and-white paper, carta bianconero
Archival storage, stabilità potenziale Blackbody, corpo nero
Artificial light, luce artificiale Black, nero
Artwork, bozzetto, disegno definitivo - light, luce nera, ultravioletta
Aspherical lens, lente asferica Bleach, sbianca
Astigmatism, astigmatismo Bleed, immagine al vivo
Attachment, aggiuntivo, accessorio Blimp, silenziatore
Autoexposure, esposizione automatica Blind, capanno mimetico
82
Blow-up, ingrandimento di un dettaglio Catadioptric lens, obiettivo catadiottrico
Blower brush, pennello a pompetta Cell, cellula, pila
Blue, blu Center weighted metering, misurazione a
Blur, mosso preferenza centrale
Boom, giraffa Changing bag, manicotto a tenuta di luce
Bounce flash, flash riflesso Characteristic curve, curva caratteristica
Bounce light, luce indiretta Charged battery, pila carica
Bracketing, esposizione a forcella Check, controllo, verifica
Brand, marca - list, lista di controllo
Brightness, luminosità - up, controllo tecnico generale
Bright sun, sole brillante Chemicals, prodotti chimici
Bubble jet printer, stampante a getto Chromatic aberration, ab. cromatica
d’inchiostro Circular magazine, caricatore circolare
Bubble level, livella a bolla Clamp, morsetto
Buffered, tamponato, di cartone per passe- Classic camera, fotocamera da collezione
partout con riserva alcalina Click stop, arresto a scatto
Built-in meter, esposimetro incorporato Close-up, ripresa ravvicinata
Bulb, lampada - lens, lente addizionale
- exposure, posa B Cloudy bright, cielo nuvoloso chiaro
Bulk cassette, caricatore per pellicola a Coating, trattamento superficiale, rivestimento
metraggio Code, codice
Bulk film loader, bobinatrice Coil, spirale
Bulk film, pellicola a metraggio Cold color, colore freddo
Burning in, bruciatura in stampa - light, luce fredda
Button, bottone Collapsible hood, cappuccio pieghevole
Colour, colore
- analyzer, analizzatore colore
- balance, bilanciamento colore
compensating filter, filtro compensatore di
colore
C convertion filter, filtro di conversione colore
- film, pellicola a colori
Cable, cavo, cavetto - temperature, temperatura colore
Cable release, scatto flessibile - print, stampa a colori
Calculator dial, regolo circolare Colouring, coloritura
Camera, fotocamera Coma, coma
- angle, angolazione di ripresa Commercial photography, fotografia pubblicitaria
- back, dorso Complementary colour, colore complementare
- bag, borsa Composition, composizione
care, manutenzione Compression, compressione
- movements, movimenti fotocamera grande Condensation, condensa
formato Condenser, condensatore
- shake, vibrazione fotocamera Contact paper, carta per contatti
Candid photography, fotografia istantanea, -di - print, stampa a contatto
nascosto - sheet, provino a contato
Cap, coperchietto, di obiettivo, ecc. Continous shooting, scatto continuo
Capacitor, condensatore Contrast, contrasto
Caption, didascalia - range, gamma di contrasto
Carrying case, valigia Conversion filter, filtro di conversione
Cartridge, caricatore Converter, moltiplicatore di focale
Case, astuccio Convex lens, lente convessa
Cassette, caricatore 35mm Cool color, colore freddo
- filter, filtro freddo
83
Copying, riproduzione Dispersion, dispersione
Copyright, diritto d’autore Dissolve, dissolvenza
Coving, limbo, fondo continuo - projection, proiezione in dissolvenza
Credit, accredito, firma di una fotografia Distance scale, scala distanze
Cropping, taglio dell’inquadratura Distortion, distorsione
Curtain, tendina Diverging lens, lente divergente
Curvature of field, curvatura di campo Dodging, mascheratura in stampa
Custom made, fatto a misura Dome port (sub.), oblò correttore
Customs, dogana Double exposure, doppia esposizione
Cut, taglio - film holder, chassis doppio
Cutter, taglierino Downloading, trasferimento di file via modem
Cyan, ciano Dry, secco
Dry bench, banco secco
Dry mounting, montaggio a secco
Dry plate, lastra
Dryer glazer, smaltatrice
Drying, essiccamento
D Drying cabinet, essiccatrice
Dupe, duplicato
Dark cloth, panno nero Duplicating, duplicazione
Dark filter, filtro scuro Duplicating film, pellicola per duplicati
Dark slide, volet Dust, polvere
Darkroom, camera oscura Dye, colorante
Darkroom apron, grembiule Dye-cast, pressofusione
Data back, dorso data
- display, pannello dati
Day-for-night, effetto notte
Daylight film, pellicola per luce diurna
Dawn, alba
Dealer, negoziante E
Definition, definizione
Densitometer, densitometro Easel, marginatore
Density, densità Editing, revisione dei testi
Depth of field, profondità di campo Effect, effetto
Detail, dettaglio Electronic easel, marginatore elettronico
Develop before..., sviluppare prima del... - flash, flash elettronico
Developer, rivelatore Emulsion, emulsione
Developing tank, sviluppatrice - number, numero di emulsione
Dial, ghiera, selettore Enclosure (plastic), plasticone
Diaphragm, diaframma Enlargement, ingrandimento
Diaphragm blades, lamelle diaframma Enlarger, ingranditore
Dichroic fog, velo dicroico Enlarging lens, ob. da ingrandimento
Digital back, dorso digitale - meter, esposimetro da ingrandimento
- camera, fotocamera digitale - paper, carta da ingrandimento
Diffraction, diffrazione Envelope, busta
Diffused lighting, luce diffusa Environment, ambiente
Diffuser, diffusore Equipment, attrezzatura
Diffusion filter, filtro diffusore Ever-ready case, borsa pronto
Digitalisation, digitalizzazione Exhibition, mostra
Dim light, luce scarsa Existing light, luce ambiente
Diopter, diottria Expiry date, data di scadenza
Dioptric adjustment, reg. diottrica Exposure, esposizione
84
- compensation, correzione dell'esposizione - holder, portafiltri
- control, controllo esposizione Fine grain, grana fine
- latitude, latitudine di posa Finisher, laboratorio colore industriale
- lock, blocco dell’esposizione Fireworks, fuochi artificiali
- reading, misurazione esposizione First curtain, prima tendina
Extension tube, tubo di prolunga Fisheye lens, obiettivo fisheye
Eyecup, conchiglia oculare Fixed focus, fuoco fisso
Eyepiece, oculare Fixer, fissaggio
- magnifier, oculare ingranditore Flag, bandiera taglialuce
- correction lens, lente di correzione per oculare Flare, luce parassita
Eyesight correction, correzione diottrica Flash, lampeggiatore
- ready, pronto flash
- synchronization, sincronizzazione lampo
- tube, lampada flash
Flashbulb, lampada lampo
Flashlight, torcia elettrica
Flat lighting, luce piatta
F Flood lamp, lampada con riflettore
Fluorescent filter, filtro correttore per luce
F-numbers, numeri f/ fluorescente
F-stop, apertura del diaframma - light, luce fluorescente
Fade, dissolvenza in chiusura Focal length, lunghezza focale
Fading, scolorimento immagine - plane, piano focale
Fan, ventilatore - plane shutter, ott. sul piano focale
Fannypack, marsupio Focus, fuoco
Fashion photography, f. di moda Focusing, messa a fuoco
Fast film, pellicola molto sensibile - magnifier, focheggiatore
Features, caratteristiche - rail, rotaia di messa a fuoco
Field camera, fotocamera da campagna - ring, anello messa a fuoco
File, archivio - screen, schermo messa a fuoco
Fill flash, flash schiarita Fog, velo chimico, nebbia
Fill-in light, luce riempimento Folding camera, fotocamera a cassetta
Film, pellicola Foot, piede (30,48cm)
- cassette, caricatore 35mm Foreground, primo piano
- clip, pinza per pellicola Format, formato
- coating, stesa emulsione - coverage, copertura
- dryer, essiccatore Frame, fotogramma, cornice
- holder, chassis counter, contafotogrammi
- leader, coda Framing, inquadratura, incorniciatura
- loading, caricamento Freelance photographer, fotografo indipendente
- magazine, magazzino intercambiabile Freezing action, congelare l’azione
- plane, piano pellicola Fresnel lens, lente di Fresnel
- rewind, riavvolgimento Front lighting, luce frontale
- speed, sensibilità Front projection unit, frontifondografo
- speed setting, impostazione della sensibilità
- sprocket, rocchetto dentato
- unloading, scaricare la pellicola
- wind, avanzamento
- winder, bobinatrice
Filmstrip, striscia di pellicola G
Filter drawer, cassetto portafiltri
- factor, fattore filtro Gallon, gallone (4,54 litri)
85
Gauge, passo, strumento di misura, calibro Horizon, orizzonte
Gear, attrezzatura, corredo Hotshoe, contatto caldo
Gelatin, gelatina Hue, tinta
Gelatin (gel) filter, filtro in gelatina Humidity, umidità
Glare, riflesso Hyperfocal distance, distanza iperfocale
Glass, vetro Hypo, fissaggio al tiosolfato di sodio
Glaze, smaltatura
Glossy paper, carta lucida
Grade, gradazione
Graduated filter, filtro graduato
Grain, grana I
Gram, grammo
Gray card, cartoncino grigio neutro Image, immagine
Gray-scale, scala dei grigi Image size, dimensioni immagine
Green, verde In focus, a fuoco
Grip, impugnatura Inch, pollice (2,54cm)
Ground-glass screen, schermo smerigliato Incident light, luce incidente
Guide number, numero guida Incident-light meter, esposimetro a luce
Gyro stabilizer, stabilizzarore giroscopico incidente
Indoors, interni
Industrial photography, fotografia industriale
Infinity, infinito
Infrared, infrarosso

H Instant camera, fotocamera a sviluppo immediato


Instant film, pellicola a sviluppo immediato
Interchangeable back, dorso intercambiabile
Half-frame, mezzo formato, 18x24mm Interchangeable lens, obiettivo intercambiabile
- mirror, specchio semiriflettente Internal focusing, messa a fuoco interna
- tone, mezzatinta Internegative, internegativo
Halo, alone Intervalometer, temporizzatore, timer
Handcoloring, coloritura a mano Inverted lens, obiettivo invertito
Hand held, ripresa a mano libera Inverted telephoto, teleobiettivo invertito
Hand-held meter, esposimetro separato Iris diaphragm, diaframma ad iride
Hand-viewer, visore dia a mano
Hard disk, disco rigido
- light, luce dura
Hardener, agente induritore
Hardening fixer, fissaggio induritore
Haze, foschia K, L
Hazy sun, sole velato
Heat, calore Kelvin scale, scala gradi Kelvin
Heat filter, filtro anticalore Key light, luce principale
Heavy overcast, cielo molto nuvoloso Knob, bottone
High contrast, alto contrasto Lamp, lampada
- definition, alta definizione Landscape, paesaggio
key, tono alto Large format camera, fotocamera grande
High-speed film, pellicola ad alta sensibilità formato
- motor, motore ad alta cadenza di ripresa Latent image, immagine latente
Highlights, alte luci Latitude, latitudine di posa
Hinged back, dorso a cerniera Layout, bozzetto
Holography, olografia Liquid cristal display, pannello a cristalli liquidi
Hood, paraluce Leaf shutter, otturatore a lamelle
86
Length, lunghezza Mail order, acquisto per corrispondenza
Lens, obiettivo Main light, luce principale
- aperture, diaframma Maintenance, manutenzione
- attachment, aggiuntivo ottico Make-up, trucco
- axis, asse dell'obiettivo Manual, manuale
- barrel, barilotto Manufacturer, fabbricante
- cap, coperchietto obiettivo Mask, maschera
- element, lente Mat (matte), opaco
- hood, paraluce Matboard, passe-partout
- mount, innesto obiettivo Match-needle, collimazione ago
- panel, piastra portaobiettivo Medium format camera, fotocamera medio
- release, sblocco obiettivo formato
- speed, luminosità Medium-speed film, pellicola sensibilità media
- tissue, cartina per obiettivi Medium tone, tono medio
Life size, dimensione reale Meter, metro, strumento di misurazione
Light box, illuminatore a luce diffusa Metering range, campo di misurazione
- emitting diode (Led), diodo emettitore luce Microprism, microsprismi
- fall-off, caduta di luce Microscope adaptor, adattatore per microscopio
- filter, filtro chiaro Miniature camera, fotocamera 35mm
- meter, esposimetro Mired values, valori Mired
- metering, misurazione luce Mirror, specchio
- source, sorgente di luce - lens, obiettivo a specchio
- table, tavolo luminoso - lock-up, sollevamento specchio
- tent, gabbia di luce Mixed lighting, luce mista
- transmission, trasmissione della luce Mode, modo
- value, valori luce Model, modello/a
Lighting, illuminazione Modelling lamp, lampada di effetto
Line film, pellicola ad alto contrasto Model release, liberatoria modelli
Linear magazine, caricatore lineare Moisture, umidità
Lith film, pellicola fotomeccanica Monobath, monobagno
Location, luogo della ripresa Monochromatic, monocromatico
Lock, blocco Monopod, monopiede
Long exposure, esposizione lunga Monorail view camera, fotocamera a banco ottico
Long-focus lens, obiettivo lungo fuoco Moon, luna
Loupe, lente contafili Moonlight, luce lunare
Low key, tono basso Moonrise, sorgere della luna
Low light, luce scarsa Motion, movimento
Low relief, effetto bassorilievo Motion picture, cinema
Luminance, luminanza Motor drive, motore
Lux, lux Mount, montatura
Movie camera, cinepresa
Multicoating, trattamento multistrato
Multiple exposure, esposizioni multiple
Multiple flash, flash multipli
Multiple images, immagini multiple
M
Macro lens, obiettivo macro
Macrophotography, macrofotografia
Magazine, rivista
Magnification, ingrandimento N
Magnifying eyepiece, lente d’ingrandimento
87
Neckstrap, tracolla prospettiva
Negative, negativo Photoflood light, lampada con diffusore
- carrier, portanegativi di ingranditore Photogram, fotogramma (immagine diretta su
- film, pellicola negativa carta)
- thick, negativo denso Photographer, fotografo
- thin, negativo leggero Photography, fotografia
Neutral density filter, filtro grigio neutro Photojournalism, fotogiornalismo
Nodal plane, piano nodale Photomicrography, fotomicrografia
Notch code, tacca di codice Picture, fotografia, immmagine
- area, area inquadrata
Pincushion distortion, distorsione a cuscinetto
Pinhole camera, fotocamera con foro stenopeico

O
Pinpoint light, luce puntiforme
Pistol grip, impugnatura a pistola
Pixel, elemento dell'immagine elettronica
Opacity, opacità Plate, lastra
Open flash, open flash Pneumatic release, scatto pneumatico
Open shade, ombra aperta Pocessing rollers, rulli trattamento
Optical axis, asse ottico Pocket camera, fotocamera tascabile
Optical glass, vetro ottico Polarized light, luce polarizzata
Orange, arancione Polarizing filter, filtro polarizzatore
O-ring, guarnizione a tenuta stagna Polaroid back, dorso Polaroid
Orthochromatic film, pellicola ortocromatica Pollution, inquinamento
Ounce, oncia (28,34g) Portfolio, cartella, selezione di immagini
Out-of-focus, fuori fuoco, sfocato Portrait, ritratto
Outdoors, esterni - lens, obiettivo da ritratto
Over development, sovrasviluppo Positive, positivo
Overcast sky, cielo nuvoloso Posterization, separazione toni
Overexposure, sovraesposizione Pound, libbra (453,59g)
Overlap, sovrapposizione Power cord, cavo di alimentazione
Override, esclusione dell’automatismo - source, alimentazione
Pressure plate, pressapellicola
Preview, previsione
Primary colors, colori primari
Print, stampa
Printed circuit, circuito stampato
P Printing paper, carta sensibile
Prism, prisma
Process, trattamento
Panchromatic film, pellicola pancromatica Processed film, pellicola sviluppata
Panning, panoramica Processing, trattamento
Panorama head, testa panoramica - drum, sviluppatrice a tamburo
- camera, fotocamera panorama - tray, bacinella
Paper, carta Processor, sviluppatrice automatica
- glossy, carta lucida Programmed shutter, otturatore programmato
- mat, carta opaca Projection, proiezione
Parallax, parallasse Proof, provino
Pattern, modello, schema Pull processing, trattamento ridotto
Peel-apart film, pellicola a distacco Push processing, trattamento forzato
Pentaprism, pentaprisma
Permanence, stabilità (nel tempo)
Perspective, prospettiva
Perspective-control lens, obiettivo per controllo
88
Right angle finder, mirino angolare
Q Rim lighting, effetto luce bordo
Ring, anello, ghiera
Quartz lamp, lampada al quarzo Ring-flash, flash anulare
Quartz light, luce al quarzo Rinse, risciacquo breve
Rise, decentramento verticale
Roll-film, pellicola in rullo
- holder, portarulli
Rule, regola
Ruler, righello
R
Rack, cremagliera, rastrelliera
Radio control, telecomando radio
Rainbow, arcobaleno
Range, campo di applicazione, gamma
S
Rangefinder, telemetro
Rating, classificazione, valore Safelight, luce di sicurezza
Ratio, rapporto Safety film, pellicola ininfiammabile
Reading, misurazione dell'esposizione Safety light, luce di sicurezza
Rear curtain, seconda tendina Safety lock, blocco di sicurezza
Rear lens cap, coperchietto posteriore Saturation, saturazione
Rebate, bordo nero fotogramma, sconto Scale, scala di misura
Recicling time, tempo di ricarica Scoop, limbo
Reciprocity data, dati di reciprocità Screen, schermo
Reciprocity failure, difetto di reciprocità Screw mount, innesto a vite
Red, rosso Second hand camera, fotocamera usata
Red-eye reduction, riduzione occhi rossi Selective focusing, messa a fuoco selettiva
Reducer, agente riduttore Selenium meter, esposimetro al selenio
Reel, bobina - toner, viraggio al selenio
Reflected light, luce riflessa Self portrait, autoritratto
Reflected-light meter, esposimetro a luce Self-timer, autoscatto
riflessa Sensitive material, materiale sensibile
Reflection, riflesso Sensitometry, sensitometria
Reflector, pannello riflettente Sepia toning, viraggio seppia
Reflex camera, fotocamera reflex Sequence, sequenza
- mirror, specchio reflex Set, scena, allestimeto per ripresa
Relief effect, effetto rilievo Setting, regolazione
Remote control, comando a distanza Shadow, ombra
Replenishment, rinforzo Sharpness, nitidezza
Repro copy stand, stativo per riprod. Sheet film, pellicola piana
Reproduction ratio, rapporto di riproduzione Shelf life, durata di prodotto in magazzino
Reset, azzeramento Shift, decentramento orizzontale
Resin-coated paper, carta politenata - lens, obiettivo decentrabile
Resolution, risoluzione Shooting, ripresa
Resolving power, potere risolvente Shot, scatto
Reticulation, reticolazione Shutter, otturatore
Retouching, ritocco - blinds, tendine
Reversal film, pellicola invertibile - curtains, tendine
- process, trattamento inversione - priority, priorità tempi
Reversed lens, obiettivo invertito - release, pulsante scatto
Rewind crank, manovella riavvolgimento - speed dial, bottone dei tempi
89
- speed, tempo di otturazione Still, immagine fissa
Sidelight, luce radente Still life, foto di oggetti, natura morta
Sidelighting, illuminazione radente - table, tavolo da ripresa
Silicon cell, cellula al silicio - video camera, fotocamera elettronica analogica
Silkscreen printing, serigrafia Stop, apertura diaframma
Silver, argento Stop-bath, bagno di arresto
- bromide, bromuro d’argento Stop-down, chiudere il diaframma
- halide, alogenuro d’argento Storage, magazzinaggio, conservazione
- iodide, ioduro d’argento Storing, immagazzinamento
- nitrate, nitrato d’argento Strap, cinghia a tracolla
- recovery, recupero argento Street lighting, illuminazione stradale
Single frame, scatto singolo Strobe, flash elettronico
Size, dimensione, formato Stroboscopic lamp, lampada stroboscopica
Skin tone, incarnato - photography, fotografia stroboscopica
Sky, cielo Studio stand, colonna da studio
Skylight filter, filtro skylight Subject, soggetto
Slave unit, unità autocomandata Subminiature camera, microcamera
Sleever, portanegativi Substitute reading, misurazione per sostituzione
Slide, diapositiva Subtractive printing, stampa sottrattiva
- carrier, magazzino dia Sun, sole
- copy attachment, riproduttore dia Sunlight, luce solare
- film, pellicola per diapositive Sunrise, alba
- mount, telaino per dia Sunset, tramonto
Slow-speed film, pellicola a bassa sensibilità Sunshade, paraluce
SLR, single lens reflex, reflex monobiettivo Superimposed images, immagini sovrapposte
Snoot, cono di luce Superimposition, sovrapposizione
Sodium-vapor light, luce ai vapori di sodio Surface, superficie
Soft focus picture, immagine morbida Surveillance camera, fotocamera di sicurezza
- focus lens, obiettivo flou Swing, basculaggio asse verticale
- light, luce morbida Switch, interruttore
Solarization, solarizzazione Synch terminal, presa sincro
Sorter, visore inclinato per diapositive Synchro cord, cavetto sincro
Spare battery, pila di riserva
- parts, ricambi
Special effects, effetti speciali
Specification, caratteristiche tecniche
Speed, sensibilità, luminosità obiettivo
Speedlight, lampeggiatore elettronico T
Spectrum, spettro solare
Spherical aberration, aberrazione sferica Table tripod, minitreppiedi
Split image focusing, messa a fuoco ad immagine Take-up spool, rocchetto ricevitore
spezzata Tape, nastro, nastro adesivo
Spool, rocchetto Technical data, dati tecnici, caratteristiche
Spot, luce concentrata, macchia Teleconverter, moltiplicatore di focale
- meter, esposimetro spot Telephoto lens, teleobiettivo
- metering, misurazione spot Telescope adapter, adattatore telescopio
Spotlight, luce concentrata Test, prova
Spotting, spuntinatura - shot, scatto di prova
Spring, molla - strip, striscia test
Stand, stativo Texture, trama, disegno superficiale
Standard, standarta - screen, retino
- lens, obiettivo normale Theater, teatro, cinema
Stereo photography, fotografia stereo
90
Tilt, baculaggio asse orizzontale Vintage camera, fotocamera antica
Time exposure, posa T Vintage print, stampa antica
Time-lapse, ripresa temporizzata Virtual image, immagine virtuale
Timer, temporizzatore
TLR, twin lens reflex, reflex biottica
Tone, tono
Tone separation, separazione di toni
Toning, viraggio
Tool, strumento di lavoro W
Top lighting, illuminazione dall'alto
Transparency, diapositiva Waist level finder, mirino a pozzetto
Triacetate film base, supporto in triacetato Warm color, colore caldo
Trimmer, taglierina Warm filter, filtro a tonalità calda
Tripack film, pellicola a colori a tre strati Warranty, garanzia
Tripod socket, attacco treppiede Wash, lavaggio
Tripod, treppiedi Waterproof, impermeabile
TTL, through-the-lens, attraverso l'obiettivo Wavelength, lunghezza d’onda
Tungsten film, p. per luce artificiale Weight, peso
Twilight, crepuscolo Wet bench, banco umido
Wet plate, lastra umida
Wetting agent, emolliente
Wholesaler, grossista
Wideangle lens, grandangolare

U Width, larghezza
Wind lever, leva di avanzamento
Winterizing, preparazione invernale
Ultra-violet, ultravioletto Wireless control, comando radio
Ultrawide lens, ob. ultragrandangolare Working distance, distanza di lavoro
Umbrella, ombrello
Underdevelopment, sottosviluppo
Underexposure, sottoesposizione
Underwater camera, fotocamera subacquea
- flash, flash subacqueo
- housing, custodia subacquea X, Y, Z
- photography, fotografia subacquea
Unexposed film, pellicola vergine X-ray, raggi X
Unloading, scaricare la pellicola - film, pellicola radiografica
Unprocessed film, pellicola non sviluppata X-setting, sincronizzazione X

Yellow, giallo

Zone focusing, messa a fuoco a zona

V Zone system, sistema zonale


Zoom lens, obiettivo zoom

Variable contrast paper, carta a contrasto


variabile
Vertical format, inquadratura verticale
View camera, fotocamera grande formato
Viewfinder, mirino
Viewpoint, punto di vista
Vignetting, vignettatura
91
Archivio, file
Arcobaleno, rainbow
Area inquadrata, picture area
Argento, silver
- recupero dell’, silver recovery
Italiano - Inglese
Arresto a scatto, click stop
Asse, axis
Asse dell’obiettivo, lens axis
- ottico, optical axis
Astigmatismo, astigmatism
Astuccio, case
Attacco treppiedi, tripod socket
A Attinico, actinic
Attrezzatura, equipment, gear
Aberrazione cromatica, chromatic aberration Automatico, automatic
Aberrazione, aberration Autoritratto, self portrait
Aberrazione sferica, spherical aberration Autoscatto, self-timer
Accessorio, accessory, attachment Avanzamento, film wind
Accredito, credit Azzeramento, reset
Acido acetico, acetic acid
Acquisto per corrispondenza, mail order

B
Acromatico, achromatic
Acutanza, acutance
Adattatore telescopio, telescope adapter
- per microscopio, microscope adapter Bacinella, processing tray
Additivo, additive Bagno di arresto, stop-bath
Aerografo, airbrush Banco secco, dry bench
Agente induritore, hardener Banco umido, wet bench
Agente riduttore, reducer Banda, band
Aggiuntivo anamorfico, anamorphic attachment Bandiera taglialuce, flag
Aggiuntivo ottico, lens attachment Barilotto, lens barrel
Agitazione, agitation Basculaggio asse orizzontale, tilt
Alba, dawn, sunrise - asse verticale, swing
Aletta taglialuce, barn door Bianconero, black-and-white
Alimentatore a pile, battery pack Bilanciamento, balance
Alimentazione, power source Bilanciamento colore, colour balance
Alogenuro d’argento, silver halide Blocco, lock
Alone, halo - dell’esposizione, exposure lock
Alta definizione, high definition - della memoria, AE-lock
Alte luci, highlights - di sicurezza, safety lock
Alto contrasto, high contrast Blu, blue
Ambiente, environment Bobina, reel
Ammoniaca, ammonia Bobinatrice, bulk film loader, film winder
Ampiezza di banda, bandwidth Bordo nero fotogramma, rebate
Anaglifo, anaglyph Borsa, bag, camera bag
Analizzatore colore, colour analyzer Borsa pronto, ever-ready case
Anello adattatore, adapter ring Bottone, knob, button
Anello messa a fuoco, focusing ring Bottone dei tempi, shutter speed dial
Angolazione di ripresa, camera angle Bozzetto, artwork, layout
Angolo di campo, angle of view (field) Bromuro d’argento, silver bromide
Apertura del diaframma, f-stop, aperture Bruciatura (in stampa), burning-in
Arancione, orange Busta, envelope
92
Coda (pellicola), film leader
Codice, code
Collimazione ago, match-needle

C
Colonna da studio, studio stand
Colorante, dye
Colore, colour, color (am.)
Caduta di luce, light fall off Colore caldo, warm colour
Calore, heat Colore complementare, complementary colour
Camera oscura, darkroom Colore freddo, cold colour, cool colour
Campo di applicazione, range Colori primari, primary colours
Campo di misurazione, metering range Coloritura, coloring
Capanno mimetico, blind - a mano, handcoloring
Cappuccio pieghevole, collapsible hood Coma, coma
Caratteristiche, features Comando a distanza, remote control
Caratteristiche tecniche, specification, technical Comando radio, wireless control
data Composizione, composition
Caricamento (pellicola), film loading Compressione, compression
Caricatore, cartridge Conchiglia oculare, eyecup
Caricatore 35mm, film cassette Condensa, condensation
Caricatore circolare, circular magazine Condensatore, capacitor, condenser
Caricatore lineare, linear magazine Congelare l’azione, freezing action
Caricatore per pellicola a metraggio, bulk Cono di luce, snoot
cassette Conservazione, conservation, storage
Carta a contrasto variabile, variable contrast Contafili (lente), loupe
paper Contafotogrammi, frame counter
- baritata, baryta paper Contatto caldo, hotshoe
- bianconero, black-and-white paper Contrasto, contrast
- da ingrandimento, enlarging paper Controllo, check
- lucida, glossy paper - tecnico, check-up
- per stampa a contatto, contact paper Controluce, backlight
- politenata, resin-coated paper Coperchietto, cap
- sensibile, printing paper - obiettivo, lens cap
Cartella per foto, portfolio - posteriore, rear lens cap
Cartine per obiettivi, lens tissue Copertura, format coverage
Cartoncino grigio neutro, gray card Cornice, frame
Cassetto portafiltri, filter drawer Corpo nero, blackbody
Cavetto sincro, synchro cord Correzione diottrica, eyesight correction
Cavo, cable Cremagliera, rack
Cavo di alimentazione, power cord Crepuscolo, twilight
Cellula, cell Curva caratteristica, characteristic curve
Cellula al silicio, silicon cell Curvatura di campo, curvature of field
Chassis, film holder Custodia subacquea, underwater housing
Chassis doppio, double film holder
Chiusura diaframma, stop-down

D
Ciano, cyan
Cielo, sky
- molto nuvoloso, heavy overcast
- nuvoloso, overcast sky Data di scadenza, expiry date
- nuvoloso chiaro, cloudy bright Dati di reciprocità, reciprocity data
Cinema, motion picture, movie theater Dati tecnici, technical data
Cinghia a tracolla, strap Decentramento anteriore (orizz.), front-shift
Circuito stampato, printed circuit - anteriore (vert.), front-rise, -fall
Classificazione, rating - posteriore (orizz.), back-shift
93
- posteriore (vert.), back-rise, -fall Emolliente, wetting agent
Definizione, definition Emulsione, emulsion
Densità, density - numero, emulsion number
Densitometro, densitometer Esclusione dell’automatismo, override
Dettaglio, detail Esposimetro, light meter
Diaframma, diaphragm, lens aperture - a luce incidente, incident-light meter
- ad iride, iris diaphragm - a luce riflessa, reflected-light meter
Diapositiva, slide, transparency - al selenio, selenium meter
Didascalia, caption - da ingrandimento, enlarging meter
Difetto di reciprocità, reciprocity failure - incorporato, built-in meter
Diffrazione, diffraction - separato, hand-held meter
Diffusore, diffuser - spot, spot meter
Digitalizzazione, digitalisation Esposizione, exposure
Dimensione, size - a forcella, bracketing
- immagine, image size - controllo, exposure control
- reale, life size - correzione, exposure compensation
Diodo emettitore luce, light emitting diode (led) - automatica, autoexposure
Diottria, diopter - lunga, long exposure
Diritto d’autore, copyright Esposizioni multiple, multiple exposure
Disco rigido, hard disk Essiccamento, drying
Disegno superficiale, texture Essiccatore, film dryer, paper -
Dispersione, dispersion Essiccatrice, drying cabinet
Dissolvenza, dissolve Esterni, outdoors
- in apertura, fade-in
- in chiusura, fade-out
- incrociata, cross-fade

F
Distanza di lavoro, working distance
- iperfocale, hyperfocal distance
Distorsione, distortion
- a barilotto, barrel distortion Fabbricante, manufacturer
- a cuscinetto, pincushion distortion Fatto a misura, custom made
Dogana, customs Fattore filtro, filter factor
Doppia esposizione, double exposure Filtro a tonalità calda, warm filter
Dorso, camera back - anticalore, heat filter
- a cerniera, hinged back - chiaro, light filter
- data, data back - compensatore di colore, colour compensating
- digitale, digital back filter
- intercambiabile, interchangeable back - correttore per luce fluorescente, fluorescent
- Polaroid, Polaroid back filter
Duplicato, dupe - di conversione colore, colour conversion filter
Duplicazione, duplicating - diffusore, diffusion filter
- freddo, cool filter
- graduato, graduated filter
- grigio neutro, neutral density filter

E
- in gelatina, gel filter
- polarizzatore, polarizing filter
- scuro, dark filter
Effetti speciali, special effects - skylight, skylight filter
Effetto, effect Fissaggio, fixer
- bassorilievo, bas-relief, low relief Fissaggio al tiosolfato di sodio, hypo
- luce bordo, rim lighting Fissaggio induritore, hardening fixer
- notte, day-for-night Flash anulare, ring-flash
- rilievo, relief effect - di schiarita, fill flash
94
- elettronico, electronic flash, strobe, speedlight Fuori fuoco, out-of-focus
- multipli, multiple flash
- riflesso, bounce flash
- subacqueo, underwater flash

G
Focheggiatore, focusing magnifier
Fondale, backdrop
- in rullo, background roll
Formato, format, size Gabbia di luce, light tent
Foschia, haze Gallone, gallon (4,54 litri)
Foto di oggetti, still life Gamma, range
- di moda, fashion photography - di contrasto, contrast range
Fotoamatore, amateur photographer Garanzia, warranty
Fotocamera, camera Gelatina, gelatin
- 35mm, 35mm camera, miniature camera Ghiera, dial, ring
- a banco ottico, monorail view camera Giallo, yellow
- a cassetta, folding camera Giraffa, boom
- a sviluppo immediato, instant camera Gradazione, grade
- antica, vintage camera, classic camera Gradi Kelvin, Kelvin scale
- compatta, compact camera, point-and-shoot Grammo, gram
- con foro stenopeico, pinhole camera Grana, grain
- da campagna, field camera Grana fine, fine grain
- da collezione, collector camera Grandangolare, wideangle lens
- digitale, digital camera Grembiule, darkroom apron
- elettronica analogica, still-video camera Grossista, wholesaler
- grande formato, large format camera, view Gruppo illuminazione diffusa, bank
camera Guarnizione a tenuta stagna, O-ring
- medio formato, medium format camera
- panorama, panoramic camera
- per controllo di sicurezza, surveillance camera
- reflex biottica, twin lens camera, TLR
- reflex monobiettivo, single lens reflex , SLR I
- stereoscopica, stereo camera
Illuminatore, light box
- subacquea, underwater camera
Illuminazione, lighting
- tascabile, pocket camera
- dall’alto, top lighting
Fotogiornalismo, photojournalism
- radente, sidelighting
Fotografia, photography, picture, still
- stradale, street lighting
- aerea, aerial photography
Imballo barriera, barrier
- digitale, digital photography
Immagazzinamento, storing
- industriale, industrial photography
Immagine, image
- pubblicitaria, commercial photography
Immagine al vivo, bleed
- stereo, stereo photography
- fissa, still
- stroboscopica, stroboscopic photography
- latente, latent image
- subacquea, underwater photography
- morbida, soft focus
Fotografo, photographer
- virtuale, virtual image
- indipendente, freelance photographer
Immagini multiple, multiple images
Fotogramma, frame
- sovrapposte, superimposed images
Fotogramma (stampa diretta su carta),
Impermeabile, waterproof
photogram
Impostazione sensibilità, film speed setting
Fotomicrografia, photomicrography
Impugnatura, grip
Frontifondografo, front projection unit
Impugnatura a pistola, pistol grip
Fuochi artificiali, fireworks
Incarnato, skin tone
Fuoco, focus
Incorniciatura, framing
Fuoco fisso, fixed focus
95
Infinito, infinity Lista di controllo, check list
Influenza, bias Livella a bolla, bubble level
Infrarosso, infrared Lotto di produzione, batch
Ingrandimento, enlargement, magnification Luce ai vapori di sodio, sodium-vapour light
- di dettaglio, blow-up - al quarzo, quartz light
Ingranditore, enlarger - ambiente, available light, existing -
Innesto a baionetta, bayonet mount - artificiale, artificial light
- a vite, screw mount - concentrata, spotlight
- obiettivo, lens mount - di sicurezza, safelight, safety light
Inquadratura, frame, framing - diffusa, diffused lighting
Inquadratura verticale, vertical format - dura, hard light
Inquinamento, pollution - fluorescente, fluorescent light
Internegativo, internegative - fredda, cold light
Interni, indoors - frontale, front lighting
Interruttore, switch - incidente, incident light
Ioduro d’argento, silver iodide - indiretta, bounce light
Istantanea, candid picture - lunare, moonlight
- mista, mixed lighting
- morbida, soft light
- nera, black light

L
- parassita, flare
- piatta, flat lighting
- polarizzata, polarized light
Laboratorio colore industriale, finisher - principale, key light, main light
Lamelle diaframma, diaphragm blades - puntiforme, pinpoint light
Lampada, bulb, lamp - radente, sidelight
- al quarzo, quartz lamp - riempimento, fill-in light
- con diffusore, photoflood light - riflessa, reflected light
- con riflettore, flood lamp - scarsa, dim light, low light
- di effetto, modelling lamp - solare, sunlight
- flash, flash tube Luminanza, luminance
- flash nuda, bare-bulb Luminosità (della luce), brightness
- lampo, flashbulb Luminosità (dell’obiettivo), lens speed
- stroboscopica, stroboscopic lamp Luna, moon
Lampeggiatore, flash Lunghezza, length
Larghezza, width - d’onda, wavelength
Lastra, dry plate, plate - focale, focal length
Lastra umida, wet plate Luogo della ripresa, location
Latitudine di posa, exposure latitude Lux, lux
Lavaggio, wash
Lente, lens element
- addizionale, close-up lens
- asferica, aspherical lens
- convessa, convex lens M
- d’ingrandimento, magnifying eyepiece
- di Fresnel, Fresnel lens Macrofotografia, macrophotography
- divergente, diverging lens Magazzinaggio, storage
- di correzione diottrica, eyepiece correction Magazzino dia, slide carrier
lens - intercambiabile, film magazine
Leva avanzamento, advance lever, wind lever Manicotto a tenuta di luce, changing bag
Libbra, pound (453,59g) Mano libera (ripresa a), hand held shot
Liberatoria modelli, model release Manovella riavvolgimento, rewind crank
Limbo, coving, limbo, scoop Manuale, manual
96
Manutenzione, maintenance, camera care
Marca, brand N
Marginatore, easel
Marginatore elettronico, electronic easel Nastro, tape
Marsupio, fannypack Negativo, negative
Maschera, mask Negoziante, dealer
Mascheratura in stampa, dodging Nero, black
Materiale sensibile, sensitive material Nitidezza, sharpness
Messa a fuoco, focusing Nitrato d’argento, silver nitrate
- a zona, zone focusing Numeri f/, f-numbers
- ad immagine spezzata, split image focusing Numero di emulsione, emulsion number
- interna, internal focusing Numero guida, guide number
- selettiva, selective focusing
Metro, meter
Mezzatinta, half-tone

O
Mezzo formato, half-frame
Microcamera, subminiature camera
Microsprismi, microprism
Minitreppiedi, table tripod Obiettivo, lens
Mirino, viewfinder - a specchio, mirror lens
- a pozzetto, waist level finder - da ingrandimento, enlarging lens
- angolare, right angle finder - ultragrandangolare, ultrawide lens
Misurazione a preferenza centrale, center - catadiottrico, catadioptric lens
weighted metering - da ritratto, portrait lens
- dell’esposizione, exposure reading - decentrabile, shift lens
- della luce, light metering - fisheye, fisheye lens
- media, average metering - flou, soft focus lens
- per sostituzione, substitute reading - intercambiabile, interchangeable lens
- spot, spot metering - invertito, inverted lens, reversed lens
Modello, pattern - lungo fuoco, long-focus lens
Modello/a, model - macro, macro lens
Modo, mode - normale, standard lens
Molla, spring - controllo prospettiva, perspective-control lens
Moltiplicatore di focale, converter, tele- - zoom, zoom lens
Monobagno, monobath Oblò correttore (sub.), dome port
Monocromatico, monochromatic Oculare, eyepiece
Monopiede, monopod Oculare ingranditore, eyepiece magnifier
Montaggio a secco, dry mounting Olografia, holography
Montatura, mount Ombra, shadow
Morsetto, clamp Ombra aperta, open shade
Mosso, blur, blurred Ombrello, umbrella
Mostra, exhibition Oncia, ounce (28,34g)
Motore, motor drive Opacità, opacity
Motore ad alta cadenza, high-speed motor Opaco, mat (matte)
Movimenti fotocamera (grande formato), camera Open flash, open flash
movements Orizzonte, horizon
Movimento, motion Otturatore, shutter
Multivisione, multivision - a lamelle, leaf shutter
- centrale, between-the-lens shutter
- sul piano focale, focal plane shutter
- programmato, programmed shutter
97
- scarica, exhausted battery

P Pinza per pellicola, film clip


Plasticone, plastic enclosure
Pollice, inch (2,54cm)
Paesaggio, landscape Polvere, dust
Pannello a cristalli liquidi, liquid cristal display Portafiltri, filter holder
Pannello dati, data display Portanegativi, negative enclosure, sleever
Pannello riflettente, reflector Portarulli, roll-film holder
Panno nero, dark cloth Posa B, bulb exposure
Panoramica, panning Posa T, time exposure
Parallasse, parallax Positivo, positive
Paraluce, lens hood, sunshade Potere risolvente, resolving power
Passe-partout, matboard Preparazione invernale, winterizing
Passo, gauge Presa sincro, synch terminal
Pellicola, film Pressapellicola, pressure plate
- a colori, colour film Pressofusione, dye-cast
- a colori a tre strati, tripack film Previsione, preview
- a distacco, peel-apart film Prima tendina, first curtain
- alta sensibilità, high-speed film, fast film Primo piano, foreground
- alto contrasto, line film Priorità diaframmi, aperture priority
- a metraggio, bulk film Priorità tempi, shutter priority
- a sviluppo immediato, instant film Prisma, prism
- bassa sensibilità, slow-speed film Prodotti chimici, chemicals
- bianconero, black-and-white film Profondità di campo, depth of field
- fotomeccanica, lith film - di fuoco, back focus
- in rullo, roll-film Proiezione, projection
- ininfiammabile, safety film Proiezione in dissolvenza, dissolve projection
- invertibile, reversal film Pronto flash, flash ready
- media sensibilità, medium-speed film Prospettiva, perspective
- negativa, negative film Prova, test
- non sviluppata, unprocessed film Provino, contact sheet, proof,
- ortocromatica, orthochromatic film Pubblicità, advertising
- pancromatica, panchromatic film Pulsante scatto, shutter release
- per diapositive, slide film Punto di vista, viewpoint
- per duplicati, duplicating film
- per luce artificiale, tungsten film
- per luce diurna, daylight film
- piana, sheet film
- radiografica, X-ray film
- sviluppata, processed film
R
- vergine, unexposed film Raccoglitore, binder
Pennello con pompetta, blower brush Raggio, beam, ray
Pennello antistatico, antistatic brush Rapporto, ratio
Pentaprisma, pentaprism - di riproduzione, reproduction ratio
Peso, weight - di scala, scale ratio
Piano focale, focal plane Rastrelliera, rack
Piano nodale, nodal plane Reflex biottica, twin lens reflex, TLR
Piano pellicola, film plane Reflex monobiettivo, single lens reflex, SLR
Piastra portaobiettivo, lens panel Regola, rule
Piede, foot (30,48cm) Regolazione, setting
Pila, battery Regolazione diottrica, dioptric adjustment
- carica, charged battery Regolo circolare, calculator dial
- di riserva, spare battery Reticolazione, reticulation
98
Retino, texture screen Seconda tendina, rear curtain
Retroproiezione, back projection Selettore, dial
Revisione dei testi, editing Sensibilità, film speed, speed
Riavvolgimento, film rewind Sensitometria, sensitometry
Ricambi, spare parts Separazione di toni, tone separation,
Riduzione occhi rossi, red-eye reduction posterization
Riflesso, glare, reflection Sequenza, sequence
Righello, ruler Serigrafia, silkscreen printing
Rinforzo (rivelatore), replenishment Sfocato, out-of-focus
Ripresa, shooting Sfondo, background
- ravvicinata, close-up Silenziatore, blimp
- temporizzata, time-lapse Sincronizzazione lampo, flash synchronization
Riproduttore dia, slide copy attachment Sincronizzazione X, X-setting
Riproduzione, copying Sintesi additiva, additive synthesis
Risciacquo breve, rinse Sistema zonale, zone system
Risoluzione, resolution Slitta portaccessori, accessory shoe
Ritocco, retouching Smaltatrice, dryer glazer
Ritratto, portrait Smaltatura, glaze
Rivelatore, developer Soffietto, bellows
Rivista, magazine Soggetto, subject
Rocchetto, spool Solarizzazione, solarization
- dentato, film sprocket Sole, sun
- ricevitore, take-up spool - brillante, bright sun
Rosso, red - velato, hazy sun
Rotaia di messa a fuoco, focusing rail Sollevamento specchio, mirror lock-up
Rulli trattamento, pocessing rollers Sorgente luce, light source
Sorgere della luna, moonrise
Sottoesposizione, underexposure
Sottosviluppo, underdevelopment

S
Sovraesposizione, overexposure
Sovrapposizione, overlap, superimposition
Sovrasviluppo, over development
Saturazione, saturation Specchio, mirror
Sbianca, bleach - reflex, reflex mirror
Sblocco obiettivo, lens release - semiriflettente, half-mirror
Scala dei grigi, gray-scale Spettro solare, spectrum
- di misura, scale Spirale, coil
- distanze, distance scale Spuntinatura, spotting
Scaricare (la pellicola), film unloading Stabilità (potenziale,) archival storage,
Scatto, shot permanence
- a distanza, remote control Stabilizzarore giroscopico, gyro stabilizer
- continuo, continous shooting Stampa, print
- di prova, test shot - a colori, color print
- flessibile, cable release - a contatto, contact print
- pneumatico, pneumatic release - additiva, additive printing
- singolo, single frame - antica, vintage print
Scena, set - sottrattiva, subtractive printing
Schermo, screen Stampante a getto d’inchiostro, bubble jet
- di messa a fuoco, focusing screen printer
- smerigliato, ground-glass screen Standarta, standard
Scolorimento immagine, fading Stativo, stand
Sconto, rebate Stativo per riproduzione, repro copy stand
Secco, dry Stesa dell’emulsione, film coating
99
Stoccaggio, storage - inversione, reversal process
Strato antialone, antihalation backing - multistrato, multicoating
Striscia (di pellicola), film-strip - ridotto, pull processing
- test, test strip - superficiale, coating
Strumento di lavoro, tool Treppiedi, tripod
- di misurazione, meter Trucco, make-up
Superficie, surface Tubo di prolunga, extension tube
Supporto in acetato, acetate film base
- in triacetato, triacetate film base
- pellicola, base

U
Sviluppare prima del..., develop before...
Sviluppatrice, developing tank
- automatica, processor
Sviluppatrice a tamburo, processing drum Ultravioletto, ultra-violet
Umidità, humidity, moisture
Unità autocomandata, slave unit

T
Tacca di codice, notch code V, Z
Taglierina, trimmer
Taglierino, cutter Valigia, carrying case
Taglio, cut Valori luce, light value
Taglio dell’inquadratura, cropping Valori mired, mired values
Tamponato, buffered Velo chimico, fog
Tavolo da ripresa, still life table Velo dicroico, dichroic fog
Tavolo luminoso, light table Ventilatore, fan
Telaino per dia, slide mount Verde, green
Telecomando radio, radio control Verifica, check
Telemetro, rangefinder Vetro, glass
Teleobiettivo, telephoto lens Vetro ottico, optical glass
Teleobiettivo invertito, inverted telephoto Vibrazione fotocamera, camera shake
Temperatura colore, colour temperature Vignettatura, vignetting
Tempo di otturazione, shutter speed Viraggio, toning
Tempo di ricarica, recicling time - al selenio, selenium toner
Temporizzatore, intervalometer, timer - seppia, sepia toning
Tendine, shutter blinds, shutter curtains Visore dia a mano, hand-viewer
Test pila, battery check Visore inclinato per dia, sorter
Testa panoramica, panorama head Volet, dark slide
Tinta, hue
Tono, tone Zaino, backpack
- alto, high key
- basso, low key
- medio, medium tone
Torcia elettrica, flashlight
Tracolla, neckstrap
Trama, texture
Tramonto, sunset
Trasferimento di file via modem, downloading
Trasmissione della luce, light transmission
Trattamento, process, processing
- forzato, push processing
APPENDICE 03

STORIA DELLA FOTOGRAFIA

La fotografia è nata per caso, ma inevitabilmente. Ed è figlia delle osservazioni sulla luce e sull’ottica di
Pitagora, Aristotele ed Euclide. Ad essa, però, si è giunti dopo lunghi periodi contraddistinti da una lenta
evoluzione tecnologica contrapposta ad una formidabile spinta della scienza, dell’arte e dell’architettura.
Fin dal ponderoso De Architectura di Vitruvio (I sec. A.C.), è il tema della prospettiva che avvicina
matematici ed architetti. Tra l’osservazione ad occhio nudo e l’osservazione meccanica il passo è breve
tanto che la camera obscura si diffonde a cavallo del Cinquecento e del Seicento più di quanto non si possa
immaginare. Da vera e propria stanza con un foro al centro di una parete dentro la quale si entrava
fisicamente per osservare e ricalcare su grandi fogli la proiezione dello scenario esterno, si è arrivati a
modelli piccoli, trasportabili e reflex. La camera oscura portatile di fine Seicento, che riproduceva sul
vetro smerigliato quanto inquadrato dal foro stenopeico e poi da una vera e propria lente, diventò lo
strumento di molti pittori per il disegno dal vero.
Piano piano, mentre le conoscenze della chimica e il caso (collaboratore fisso di tutte le grandi invenzioni)
evolvono positivamente, molti artisti cominciano a sentire l’esigenza di fissare quella comoda, impalpabile
immagine della camera oscura. Ma come?

CRONOLOGIA DELLA FOTOGRAFIA

• Da Aristotele a Wedgwood
• 1807-1838. Niépce, Daguerre e Talbot
• 1839. La politica incorona Daguerre
• 1840-1888. Verso la fotografia di massa
• 1889-1912. Il colore diventa realtà
• 1913-1936. Dalle lastre al 35mm
• 1937-1963. Ascesa e caduta dell’industria tedesca
• 1964-1981. Il Giappone sbaraglia il campo
• 1981... Dall’autofocus alla fotografia digitale

Da Aristotele a Wedgwood

Aristotele (IV sec. A.C.) osserva che i raggi del sole che passano per una piccola apertura producono
un’immagine circolare. Ma da Aristotele a Ruggero Bacone passano 17 secoli. Nel 1267, infatti, il monaco
inglese descrive la camera oscura e l’uso dello specchio da anteporre al "forame" per raddrizzare le
immagini. Nel Quattrocento, gli artisti mostrano uno spiccato interesse per l’ottica, ma solo come tecnica
per gestire la prospettiva dei loro quadri. Nel 1515, alla camera oscura si riferisce Leonardo da Vinci.
Chi inventò la camera oscura "moderna"? Di sicuro, c’è il disegno dell’olandese Rainer Frisius (1545) che
illustra la grande camera oscura utilizzata per l’osservazione dell’eclissi di sole dell’anno precedente.
Girolamo Cardano, invece, nel 1550 applica una lente alla camera oscura ed ottiene un’immagine più
luminosa, mentre Daniele Barbaro adotta il diaframma per ridurre le aberrazioni.
Il salto di qualità arriva dopo cento anni, quando il monaco Johann Zahn (1685), progetta una camera
oscura con specchio a 45° dietro la lente per rinviare l’immagine verso l’alto e consentire un più facile
ricalco sul vetro smerigliato. Con il Settecento, lo scenario cambia. Il boom della camera oscura è ormai
consolidato, ma anche la chimica fa i suoi progressi. Nel 1725 Johann Heinrich Schultze scopre che il
nitrato d’argento annerisce con l’esposizione alla luce.
Il primo tentativo di fissare un’immagine su un supporto alla luce della scoperta di Schultze, fu quello di
Thomas Wedgwood, figlio del famoso ceramista inglese. Probabilmente, il suo scopo era quello di
industrializzare l’uso della camera oscura di cui si servivano gli artigiani della ditta paterna per riprodurre
su piatti e zuppiere le ville ed i castelli della clientela. Dopo vari esperimenti condotti tra il 1796 ed il

100
101
1802, riesce a registrare i profili degli oggetti che appoggiava su piccoli pezzi di pelle bianca
sensibilizzata e che esponeva alla luce del sole. Ma le immagini non erano permanenti e Wedgwood poteva
osservarle solo per pochi minuti a lume di candela.

IV Secolo A.C. Aristotele osserva un'eclissi con una sorta di camera oscura.
1039. L’erudito Alhazan Ibn Al-Haitham descrive il principio della camera oscura riferendosi ad
Aristotele.
1267. Anche Bacone parla della camera oscura.
1472. Leonardo da Vinci scopre la natura multicolore della luce
1515. Leonardo da Vinci spiega il funzionamento dell’occhio ricorrendo all’esempio della camera oscura
1521. Cesare Cesariano attribuisce l’invenzione della camera oscura al monaco Pafnuzio.
1545. Reiner Frisius pubblica la prima illustrazione della camera oscura.
1550. Girolamo Cardano elabora la lente convessa e la applica al foro della camera oscura; migliora la
qualità dell’immagine.
1556. L’alchimista Georgius Fabricius rileva che la "luna cornea" (cloruro d’argento) annerisce con
l’esposizione alla luce.
1558. Giovanni Battista della Porta descrive il principio della camera oscura con foro stenopeico come
ausilio al disegno.
1586. Daniele Barbaro dell’Università di Padova dimostra che l’applicazione di un diaframma di diametro
inferiore a quello della lente migliora la qualità dell’immagine.
1589. della Porta descrive la camera oscura dotata di lente.
1609. Galileo costruisce il telescopio.
1620. Giovanni Keplero usa una tenda da campo come camera oscura per i suoi rilievi topografici, una lente
ed uno specchio sulla sommità della tenda rinviano l’immagine su un piano all’interno.
1676. Johann Christoph Sturm ipotizza la camera oscura reflex.
1685. La camera oscura reflex con schermo smerigliato e portatile, 23x61cm, viene realizzata dal monaco
Johann Zahan.
1704. Isacco Newton pubblica "Opticks" dove spiega la sua teoria corpuscolare della luce.
1725. Johann Heinrich Schultze scopre che l’annerimento dei sali d’argento è dovuto all’azione della luce
ottiene immagini a contatto (stencils) ma non può fissarle.
1757. Giovanni Battista Beccaria dimostra che l’annerimento dei sali d’argento è dovuto all’azione della luce
e non dell’aria.
1758. John Dolland realizza l’obiettivo acromatico.
1777. Carl Wilhelm Scheele applica il prisma solare per studiare la sensibilità ai colori dei sali d’argento.
1788. Lo scienziato Bansui Otzuki descrive la camera oscura che chiama "shashin-kyo", specchio del vero.
Shashin significa tutt’ora fotografia in giapponese.
1793. I fratelli Joseph-Nicéphore e Claude Niépce tentano di fissare chimicamente l’immagine nella
camera oscura mentre, militari, erano di stanza a Cagliari.
1800. Sir John F. Herschel scopre la radiazione infrarossa.
1802. Thomas Wedgwood realizza profili con la camera oscura su cuoio bianco sensibilizzato. Non
potendoli fissare possono essere osservati per breve tempo solo a lume di candela.
1807. William H. Wollaston inventa la camera lucida come ausilio al disegno dal vero.
1812. Wollaston progetta una semplice lente a menisco: dà una buona definizione a f/16 con un campo di
50°.
1815. David Brewster inventa il sistema ottico per la visione stereoscopica che furoreggerà trent’anni
dopo.

1807-1838. Niépce, Daguerre e Talbot

Falliti gli esperimenti di Wedgwood, è il francese Joseph-Nicéphore Niépce a dare impulso alla soluzione
del problema. Niépce aveva il pallino delle invenzioni e già nel 1796, quando era militare a Cagliari, ipotizzò
102
di poterla fissare chimicamente: l’idea della fotografia, dunque, sarebbe stata concepita in Italia. La
sua idea, in realtà era quella di ottenere lastre litografiche in modo facile ed economico e quindi pensa di
sfruttare la camera oscura per impressionare una lastra da incisori e, nel 1826, ottiene la riproduzione su
peltro di una stampa del cardinale George d’Amboise. Gli esperimenti avanzano e Niépce è ad una svolta.
Mette la camera oscura alla finestra del suo studio decine di volte, esponendo numerose lastre finché,
dopo una posa di 8 ore non ottiene un’immagine ben visibile. Si tratta della fotografia più antica mai
ritrovata conservata!
Louis Mandé Daguerre era un pittore che stava facendo fortuna col un grande spettacolo ad effetti con
giochi di luci e fondali mobili che lui stesso dipingeva con l’ausilio della camera oscura. Entra in contato con
Niépce e fanno società, ma nel 1833 Niépce muore. Daguerre continua ed ottiene i primi successi. Anche in
Inghilterra qualcuno lavorava attorno alla stessa idea:è William Henry Fox Talbot che nel 1833 riesce a
fissare un’immagine negativa di 2,5x2,5cm con una piccola camera oscura e che chiama disegno fotogenico
.
C’è un altro oscuro personaggio che gli storici francesi della fotografia amano citare e di cui si sono
scoperte le ricerche nel 1973. Hercule Florence, tipografo emigrato in Brasile avrebbe utilizzato fin dal
1832 lastre sensibilizzate con nitrato d’argento per realizzare a contatto etichette per bottiglie e per la
stampa di diplomi onorifici.

1816. Il 5 maggio Niépce scrive al fratello dei nuovi tentativi annunciando di aver ottenuto una debole
immagine su carta e di averla parzialmente fissata. E’ insoddisfatto perché l’immagine è una negativa!
Continuerà i suoi esperimenti per altri dieci anni.
1819. Herschel scopre che l’iposolfito di sodio scioglie i sali d’argento. Il fissaggio nasce prima della
fotografia.
1822. Il pittore Louis Mandé Daguerre inaugura il Diorama, uno spettacolare teatro nel quale attraverso
fondali mobili e giochi di luce vengono proposte agli spettatori suggestive vedute.
1826. Niépce ottiene una buona copia a contatto su lastra di peltro spalmata di bitume di Giudea del
ritratto del cardinale di Reims. È il primo esempio di riproduzione fotomeccanica.
1826. Niépce espone una lastra per eliografia nella camera oscura ed ottiene la prima fotografia
conosciuta. Tempo di posa, 8 ore. La lastra, ritrovata da Helmut Gernsheim, è conservata presso
l’Università del Texas ad Austin.
1827. Daguerre lavora per fissare le immagini della camera oscura e viene informato dall’ottico Chevalier
degli esperimenti di Niépce cui forniva le lenti.
1829. Niépce è deluso perché la Royal Society non prende atto dell’invenzione di cui non vuole rivelare il
segreto.
1829. Charles Chevalier realizza un obiettivo acromatico (corretto per il colore) con una lente positiva di
crown ed una negativa di flint.
1829. Niépce fotografa su vetro una natura morta utilizzando il suo procedimento col bitume di giudea.
1829. Il 4 dicembre Niépce e Daguerre firmano un contratto della durata di dieci anni per sviluppare le
loro invenzioni.
1832 (1833?). In Brasile, Hercules Florence, continuando le esperienze già iniziate con Daguerre, ottiene
immagini negative che stampa a contatto che, secondo alcuni, chiama "fotografie". I suoi esperimenti,
però, furono scoperti dallo storico brasiliano Boris Kossoy solo nel 1977.
1833. William Henry Fox Talbot disegna sul lago di Como con l’aiuto della camera lucida di Wollaston: i
cattivi risultati lo fanno lavorare di fantasia.
1833. Talbot espone al sole una foglia a contatto con carta imbevuta in soluzione di sale da cucina e nitrato
d’argento; ottiene una macchia bianca su un fondo nero, la prima vera "negativa".
1833. Muore Niépce e nella società con Daguerre subentra il figlio Isidore che non porta alcun concreto
contributo.
1835. In estate, nella residenza di Lacock Abbey, usando un apparecchio soprannominato "trappola per
topi", Talbot ottiene su carta al nitrato e cloruro d’argento l’immagine negativa (6x6cm circa) di una
finestra. Chiama l’immagine "disegno fotogenico".
1835. Talbot spiega che è possibile ottenere un’immagine positiva da una negativa: nasce il concetto della
103
stampa a contatto.
1837. Daguerre, con il suo procedimento, ottiene una perfetta natura morta su lastra di rame allo ioduro
d’argento di 16x21cm. L’immagine ha i lati invertiti.
1837. Hippolyte Bayard, funzionario del Ministero delle Finanze francese, inizia i suoi esperimenti
ottenendo deboli negative.
1838. Parigi. Daguerre fotografa il Boulevard du Temple e fissa la prima immagine umana: un gentiluomo
fermo dal lustrascarpe.

1839. La politica incorona Daguerre

L’anno fatidico per la storia della fotografia è il 1839. È quello della nascita della fotografia ed il padre
ufficiale è Daguerre appoggiato dall’accademico Arago. Il dagherrotipo non era la migliore proposta: era
costoso e l’immagine non era facilmente visibile sulla lastra a specchio, la copia era unica ed appariva con i
lati invertiti.
Oltre Talbot, che già nel 1835 era arrivato al concetto della riproducibilità infinita dell’immagine
fotografica, nella stessa Parigi di Daguerre, il funzionario del Ministero delle finanze Hippolyte Bayard
aveva messo a punto un sistema decisamente più avanzato del dagherrotipo. Le immagini erano ottenute
esponendo nella camera oscura un foglio di carta al cloruro d’argento che veniva sviluppato in una soluzione
di ioduro di potassio.
Sempre nel 1939 nasce ufficialmente la parola fotografia. La suggerisce Herschel in una lettera del 28
febbraio indirizzata a Talbot fondendo le parole greche phos (luce) e grapho, (scrittura) come alternativa
al termine eliografia di Niépce.

1839. Parigi. Il 7 gennaio François Arago presenta all’Accademia di Francia i dettagli del processo
dagherrotipico. Nasce ufficialmente la fotografia.
1839. Parigi. L’annuncio dell’invenzione di Daguerre ha un effetto bomba nel mondo dell’arte: "Da oggi la
pittura è morta", è il mesto commento di Paul Delaroche.
1839. Parigi. Il 20 gennaio Bayard migliora la sua tecnica della ripresa positiva diretta su carta.
1839. Londra. Il 25 gennaio Michael Faraday mostra ai membri della Royal Institution i disegni fotogenici
di Talbot.
1839. Londra. Il 29 gennaio Talbot scrive all’accademico François Arago padrino di Daguerre per
rivendicare la priorità del suoi esperimenti.
1839. Londra. Il 31 gennaio Talbot tiene una relazione sui suoi disegni fotogenici alla Royal Society.
1839. Londra. Il primo febbraio Herschel dimostra a Talbot l’efficacia del fissaggio a base di iposolfito di
sodio.
1839. Londra. In una lettera a Talbot del 28 febbraio Herschel usa per la prima volta il termine
"fotografia".
1839. Parigi. Il giorno 8 marzo il Diorama di Daguerre viene distrutto da un incendio.
1839. Monaco. Il 9 marzo la tecnica di Talbot giunge all’Accademia delle scienze bavarese. Partono i primi
esperimenti tedeschi di Franz von Kobell e Carl August von Steinheil.
1839. Napoli. Il 12 marzo Macedonio Melloni tiene la sua relazione sul dagherrotipo all’Accademia delle
Scienze.
1839. Parigi. Il 20 marzo Bayard raggiunge risultati notevoli utilizzando il suo metodo positivo diretto.
1839. Parigi. Il 2 maggio Arago scrive al Ministro degli Interni per raccomandare Niépce e Daguerre;
meritano un sussidio. Lo Stato propone un vitalizio in cambio della pubblicazione di tutti i segreti del
dagherrotipo.
1839. New York. Il 20 maggio Samuel Morse, l’inventore del telegrafo, esegue la prima immagine
dagherrotipica oltre Atlantico.
1839. Dopo dimostrazioni alla Camera dei Deputati e dei Pari, il governo francese decide di acquistare i
diritti dell’invenzione di Daguerre e di liberalizzarne l’uso.
104
1839. Parigi. Il 14 luglio Bayard espone trenta immagini eseguite con il suo metodo positivo su carta: è
polemica con Arago.
1839. Parigi. Il 7 agosto Luigi Filippo firma il decreto per l’acquisto e la pubblicazione delle tecniche di
Daguerre: 6000 franchi l’anno per lui e 4000 per Isidore Niépce.
1839. Parigi. Il 10 agosto Alphonse Giroux, ottico e cognato di Daguerre, inizia a vendere gli apparecchi
per dagherrotipia.
1839. Londra. Il 14 agosto il procedimento di Daguerre viene brevettato col numero 8194.
1839. Parigi. Il 19 agosto fu reso di pubblico dominio il procedimento di Daguerre.
1839. Parigi. Il 19 agosto Talbot protegge la sua tecnica fotogenica con un brevetto francese.
1839. In estate Talbot espone 93 disegni fotogenici a Birmingham.
1839. Nel mese di ottobre Enrico Jest fabbrica a Torino il primo apparecchio italiano per dagherrotipi. In
novembre Alessandro Duroni importa a Milano i primi apparecchi Daguerre-Giroux.

1840-1888. Verso la fotografia di massa

I 49 anni che vanno dall’ufficializzazione del dagherrotipo da parte dell’Accademia di Francia


all’introduzione della Kodak N.1 nel 1888, sono fondamentali nell’evoluzione della tecnica della fotografia.
In questo periodo infatti vengono poste le basi dell’industria fotografica moderna.
Fino a George Eastman, lo sforzo è mirato al miglioramento dei materiali sensibili. Dal dagherrotipo al
collodio umido, il salto è grande perché la sensibilità dell’emulsione aumenta di dieci volte. Se il calotipo di
Talbot non era in grado di offrire un’immagine perfettamente nitida, così non fu per il negativo di vetro
all’albumina introdotto nel 1847 da Abel Niépce de Saint-Victor. Nel 1851, un determinante impulso alla
qualità viene offerto da Frederick Scott Archer con la tecnica del collodio umido. Il procedimento
prevede la sensibilizzazione della lastra poco prima dell’uso, ciò richiedeva però l’esposizione con la lastra
ancora umida. Ma l’alta sensibilità e la definizione delle lastre al collodio umido, fanno sparire dalla
circolazione le negative di carta e quelle all’albume. Il grande balzo tecnico, però, è del 1871 quando
Richard Leach Maddox, annuncia un sistema per la produzione delle lastre a secco al bromuro d’argento.
Acquisita la tecnologia per fermare le immagini, ha inizio la corsa verso il colore. Dopo anni di coloriture a
mano all’anilina, nel 1861 il fisico scozzese James Clerk Maxwell ottiene la prima immagine a colori visibile
solo proiettando contemporaneamente tre negativi ottenuti attraverso i filtri rosso, verde e blu (oggi
diremmo in RGB). Qualche anno dopo, Louis Ducos du Hauron ottiene la prima stampa fotografica a colori
con la tecnica della tricromia; du Hauron, al contrario di Maxwell, usa per la ripresa filtri nei colori
complementari stampando, poi, su carta al carbone con pigmenti dei tre colori primari.
Sono, questi, gli anni di Gaspard-Félix Tournachon, in arte Nadar. Ma anche della fotografia
stereoscopica, dei primi reportage di guerra, della fondazione di moltissime industrie: Voigtlaender, Zeiss,
Steinheil, Dallmeyer, Agfa, llford, Kodak, Konica, Leitz. L’ottica fa passi da gigante, tanto che già qualcuno
pensa alla scansione dell’immagine: Paul Nipkow, padre della televisione, che nel 1884 realizza un disco per
la trasmissione delle immagini. Anche l’Italia, benché in condizioni di arretratezza industriale, ha le sue
firme: Michele Cappelli, i Murer, gli Alinari, l’appassionato Francesco Negri, Carlo Ponti e tanti altri.
Nel 1888, George Eastman, uomo di frontiera e capitano d’industria, capisce che il momento è venuto, e
lancia la Kodak N.1. A lui va riconosciuto il merito di aver reso popolare l’uso della macchina fotografica. Da
quel momento non fu più necessario essere alchimisti per scattare una fotografia. Bastò "premere il
bottone", proprio come ricordava l’astuto slogan pubblicitario.

1840. John William Draper scatta con successo un ritratto dagherrotipico e fotografa per la prima volta
la luna.
1840. Herschel conia i termini negativo e positivo.
1840. Josef Max Petzval progetta per Voigtlaender un obiettivo specifico per ritratto con luminosità
f/3,6.
1840. Il 20 settembre Talbot formula le prime teorie sull’immagine latente con le carte allo ioduro
105
d’argento.
1840. John Frederick Goddard scopre che i vapori di bromuro e ioduro d’argento aumentano la sensibilità;
il tempo di posa, sempre in pieno sole, è di 20 secondi.
1840. Il chimico Toshinoyo Ueno acquista nel porto di Nagasaki un apparecchio per dagherrotipi da un
olandese. Ueno è considerato il padre della fotografia giapponese.
1840. Bayard protesta con un autoritratto in posa da affogato perché lo Stato francese, complice
l’affarista Arago, ha finanziato Daguerre e lui è senza un soldo.
1840. Apre il primo studio fotografico a New York, quello di Wolcott e Johnson.
1841. In vendita la Voigtlaender progettata per l’obiettivo di Petzval. Fornisce lastre dagherrotipiche
circolari.
1841. L’8 febbraio Talbot brevetta il "calotipo". La negativa su carta al nitrato d’argento e ioduro di
potassio richiede tempi di esposizione di 60-120 secondi.
1841. R. Beard apre il primo studio fotografico in Europa.
1841. La lastra dagherrotipica diventa più sensibile, il tempo di posa richiesto è di soli 30-90 secondi.
1842. Il religioso jugoslavo Janez Puhar non disponendo di lastre adatte alla dagherrotipia utilizza per la
prima volta il vetro.
1842. Alexander Bain dimostra che è possibile trasmettere immagini a distanza via cavo.
1843. Benkichi Ohno costruisce quello che è ritenuto il primo apparecchio per dagherrotipi giapponese.
1843. Talbot apre uno studio a Reading, l’attuale Baker Street di Londra.
1843. David Octavius Hill e Robert Adamson usano la fotografia per i volti di un quadro con 457
personaggi.
1844. Talbot pubblica la prima parte de The pencil of Nature, il primo libro illustrato con fotografie
applicate.
1844. Fizeau e Foucault scoprono il difetto di reciprocità con il dagherrotipi, nasce la sensitometria.
1844. Friederich von Martens realizza la prima fotocamera panoramica da 150° con obiettivo rotante e
lastra dagherrotipica.
1845. Il dagherrotipo viene usato in microfotografia.
1845. F. von Martens realizza una fotocamera panoramica per dagherrotipi.
1846. Carl Zeiss fonda la famosa fabbrica a Jena.
1847. Abel Niépce de St. Victor, nipote di Nicéphore, migliora il procedimento del calotipo di Talbot.
1847. Abel Niépce de St. Victor produce negative su vetro all’albumina (bianco d’uovo) e alogenuro
d’argento. Tempo di esposizione: 10 minuti.
1848. Niépce de St. Victor realizza immagini a colori che, però, non possono essere fissate.
1848. Edmond Becquerel tenta di fissare immagini a colori su lastra d’argento; eliocromia è il nome della
sua tecnica.
1848. Abel Niépce mette a punto il processo all’albumina.
1849. Solo a Parigi i fotografi scattano 100.000 dagherrotipi.
1849. Sir David Brewster perfeziona con l’applicazione di lenti lo stereoscopio per la visione di immagini
stereo.
1849. Peter von Voigtlaender fonda a Vienna la Voigtlaender che si trasferirà più tardi a Braunschweig.
1849. Un anonimo scatta le immagini dell’assedio della Repubblica Romana tra cui il Ponte Milvio distrutto
ed una panoramica di 4,7 metri composta da undici tavole di 40cm. È uno dei primi reportage di guerra.
1850. Esce a New York il primo giornale per fotografi, The Daguerreian Journal.
1850. Louis Blanquart-Evrard inventa la carta all’albume al cloruro d’argento.
1851. Muore Daguerre.
1851. Archer lancia l’ambrotipo; su un fondo nero il negativo al collodio umido su vetro acquista un effetto
positivo simile al dagherrotipo.
1851. Frederick Scott Archer descrive il processo al "collodio umido": la sensibilità è dieci volte superiore
rispetto all’albume. Il tempo di posa è di 30 secondi, ma la lastra dev’essere sensibilizzata poco prima
dell’esposizione.
1851. Talbot fotografa nitidamente un foglio del Times fissato su una ruota in movimento sfruttando una
potente scintilla elettrica.
1851. Il piemontese Ignazio Porro progetta il primo teleobiettivo il cui disegno verrà poi ripreso da
106
Dallmeyer.
1851. La ditta Christofle produce lastre dagherrotipiche oltre ai piatti ed alle posate d’argento.
1852. Arriva il ferrotipo di Adolphe Alexandre Martin. È simile all’ambrotipo, ma l’emulsione è stesa su una
lastra di latta. È il dagherrotipo dei poveri, ma serve anche per la realizzazione dei cammei.
1852. Inizia l’attività dei fratelli Leopoldo, Giuseppe e Romualdo Alinari.
1853. Viene fondata a Londra la Photographic Society che pubblica il primo giornale in argomento The
Photographic Journal.
1853. J.B. Dancer mette a punto un prototipo di fotocamera stereo e scatta microfotografie al collodio
umido.
1853. Herschel suggerisce di microfotografare i documenti di pubblico interesse.
1854. Il giudice dà torto a Talbot che sosteneva la violazione del suo brevetto da parte di Archer con il
suo processo al collodio umido.
1854. Viene fondata a Parigi la Sociètè Françoise de Photographie.
1854. André Disdéri brevetta il suo sistema per ritratti: esplode la moda della carte-de-visite.
1854. Ambrose Cutting brevetta il processo all’albumina.
1854. Nasce il British Journal of Photography.
1855. J.M. Taupenot prepara lastre al collodio secco. Tempo di posa: 2-8 minuti.
1855. P.M. Lafon de Camarsac mette a punto la tecnica di fotoceramica.
1855. Roger Fenton parte da Londra per fotografare la guerra di Crimea; l’attrezzatura è sul carro
fotografico. E’ il primo fotografo di guerra.
1856. Vengono commercializzate le prime lastre al collodio secco. Tempo di posa: 10-90 secondi.
1856. Le prime fotografie subacquee sono ottenute dall’inglese Thompson che immerge la fotocamera a
5m di profondità.
1857. Woodward realizza l’ingranditore solare.
1857. Oscar Gustave Rejlander realizza uno dei primi fotomontaggi utilizzando 30 negativi per
un’immagine di sapore classico: "Two ways of life" (Due modi di vivere).
1858. Gaspard Felix Tournachon, in arte Nadar, fotografa Parigi dal pallone aerostatico.
1858. John Pouncy inventa il trattamento alla gomma bicromata.
1859. Bunsen e Roscoe usano il magnesio per illuminare gli ambienti.
1860. Antonio Beato fotografa in Cina la Guerra dell’oppio.
1861. L’italiano Carlo Ponti costruisce l’Aletoscopio per la visione delle immagini stereoscopiche.
1861. L’uso del tannino introdotto da Charles Russel prolunga la durata delle lastre al collodio secco, ma la
sensibilità si riduce.
1861. William England realizza il primo otturatore sul piano focale.
1861. James Clerk Maxwell ottiene per proiezione la prima immagine a colori separando i tre colori: è una
coccarda.
1861. Il Cardinal Vicario di Roma vieta la fotografia di nudo ed obbliga i fotografi all’autorizzazione di
polizia tuttora in vigore in Italia.
1861. Mathew Brady organizza le riprese della guerra di Secessione. Sono con lui Timothy O’ Sullivan e
Alexander Gardner.
1862. Thomas Sutton costruisce la prima reflex monobiettivo.
1864. La fotocamera Dubroni consente di preparare le lastre umide all’interno dell’apparecchio. Non ebbe
fortuna commerciale.
1864. Alphonse-Louis Poitevin lancia il procedimento di stampa al carbone: offre un’ampia gamma tonale e
grande stabilità nel tempo.
1865. Il lampo al magnesio diventa una realtà.
1865. I fratelli Hyatt inventano la celluloide.
1866. Steinheil progetta l’obiettivo aplanatico, due lenti simmetriche correggono l’aberrazione sferica.
1866. Dallmeyer introduce l’obiettivo doppietto simmetrico Rapido Rettolineare corretto contro le
distorsioni.
1866. Il fisico Ernst Abbe diventa socio di Carl Zeiss, il suo ingresso consente alla fabbrica di prosperare.
1867. La fotografia è la regina dell’Esposizione Universale di Parigi.
1867. La Liverpool Dry Plate Co. mette in vendita lastre al collodio e bromuro d’argento.
107
1867. Nei pressi di Berlino nasce la Aktiengesellshaft für Anilinfabrikation, una fabbrica di coloranti e
aniline che più tardi diventerà l’Agfa.
1868. Louis Ducos du Hauron scatta la prima vera fotografia a colori col metodo della tricromia.
1868. A Piazza del Popolo, a Roma, vengono ghigliottinati i rivoluzionari Monti e Tognetti. Il fotografo era
presente.
1869. Ernst Leitz rileva l’industria di Carl Keller cambiandole il nome. È l’inizio di una leggenda.
1870. Piccioni viaggiatori trasportano messaggi microfotografati dai comunardi durante l’assedio di Parigi.
1870. Giovanni Ganzini apre il primo studio fotografico di Milano.
1870. Un anonimo fotografa le fasi dell’ingresso a Roma delle truppe piemontesi e la breccia di Porta Pia.
1871. Richard Leach Maddox realizza le prime negative in gelatina al bromuro d’argento. La sensibilità è
bassissima.
1871. Apre il primo esercizio commerciale giapponese, la Asanuma Trading.
1872. Eadweard Muybridge fotografa la corsa dei cavalli e dimostra che per un attimo restano sollevati da
terra.
1873. Vengono scoperte le proprietà fotoconduttive del selenio, ma ci vorranno sessant’anni perché venga
prodotto il primo esposimetro.
1873. Rokuemon Sugiura apre a Tokyo un negozio di fotografia. È la pietra su cui verrà costruita la
Konishiroku, oggi Konica.
1875. Leon Warnerke inventa la pellicola in rullo su supporto di carta.
1877. Eadweard Muybridge inizia i suoi studi sul movimento usando una batteria di apparecchi fotografici.
1877. Il 17 settembre Talbot muore a Lacock Abbey.
1878. Le negative con emulsione alla gelatina secca sono in vendita. Tempo di posa: 1/25 di secondo in
pieno sole.
1879. George Eastman brevetta la prima macchina per la stesa dell’emulsione: la produzione diventa di
massa.
1879. Alfred Hugh Harman fonda a Ilford, nelle vicinanze di Londra, la Britannia Works che diventerà
poco dopo la Ilford Limited.
1880. Vanno di moda le detective, microcamere nascoste in libri, cappelli, cravatte, bastoni da passeggio.
1880. Muybridge realizza lo zoopraxiscope: l’effetto stroboscopico fa... volare un uccello di gesso.
1881. Eastman e Henry A. Strong costituiscono la Eastman Dry Plate Company.
1882. Vengono commercializzate le lastre ortocromatiche al bromuro d’argento (sensibilità al verde).
1882. Il fotorevolver di Enjalbert con 12 lastre è pratico ma spaventa la gente: un fallimento commerciale.
1882. Etienne Marey costruisce il fotofucile per riprendere gli animali. Usa una lastra circolare con 12
fotogrammi, otturatore con tempo breve di 1/720 di sec. e motore ad orologeria.
1882. Alphonse Bertillion, prefetto di polizia di Parigi, ha un’idea: e nasce la foto segnaletica.
1884. Paul Nipkow brevetta un disco per la trasmissione a scansione delle immagini, siamo alla tv in
embrione.
1885. A Milano Michele Cappelli inizia a produrre lastre al bromuro d’argento secco.
1885. Francesco Negri fotografa al microscopio il bacillo del colera e sperimenta la ripresa a colori in
tricromia con il metodo di De Hauron.
1886. Murer e Duroni iniziano l’attività comune. Resteranno i maggiori produttori italiani di apparecchi
fotografici fino agli anni Trenta.
1886. Francesco Negri progetta il teleobiettivo che verrà fabbricato a Milano da Francesco Koristka.
1887. Si diffondono gli apparecchi reflex 9x12cm come la Kinégraphe.
1888. Nasce il marchio Kodak e la Kodak N.1 è il primo apparecchio di massa. La pellicola per 100 pose
circolari deve essere caricata in fabbrica. "Voi premete il bottone, noi facciamo il resto" è lo slogan
inventato da Eastman.
1888. La Photosphere è un apparecchio metallico con magazzino per 12 lastre 8x9cm; compatto, ebbe
ampio successo e moltissimi imitatori.
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1889-1912. Il colore diventa realtà

La riproduzione fotografica del colore è stata una ossessione per molti decenni dell’Ottocento. Acquisita
la tecnica primaria di fissare l’immagine, si poteva cominciare a lavorare ad altro. Dopo tanti esperimenti,
nel 1891, Gabriel Lippmann, professore alla Sorbona, perfeziona il suo sistema di cromofotografia
interferenziale di riproduzione del colore. Il procedimento è di estrema complicazione, ciò nonostante, gli
varrà, nel 1908, il premio Nobel per la fisica: l’unico alto riconoscimento ad un rappresentante del mondo
dell’immagine, se si esclude il Nobel del 1971 a Dennis Gabor per l’olografia.
Il salto tecnico avviene nel 1907 con il lancio dell’Autochrome dei fratelli Auguste e Louis Lumière quelli
stessi che, 12 anni prima, avevano dato vita al cinematografo. Sulla scia dei Lumière, molti altri lavorarono
alla lastra a colori sia con la tecnica della sintesi additiva che sottrattiva. La prima ebbe più successo, in
particolare con il sistema Dufay che venne usato fin dopo l’avvento del Kodachrome, la pellicola per
diapositive tutt’ora in produzione che fu messa a punto nel 1933.

1889. Edison, dopo aver inventato il fonografo e la lampadina, usa pellicola Eastman 35mm per il suo
Kinetograph.
1889. La Zeiss introduce il Protar f/7,5, si tratta del primo obiettivo che corregge l’astigmatismo.
1889. Nasce a Firenze la Società Fotografica Italiana.
1889. Kodak commercializza la prima pellicola in rullo su supporto trasparente di celluloide (nitrato di
cellulosa).
1889. Si svolge a Parigi il primo Congresso mondiale di fotografia per stabilire gli standard industriali e
tecnici dei prodotti fotografici.
1889. L’Agfa inizia a produrre materiale fotografico.
1890. F. Hurter e V.C. Driffeld creano le basi della sensitometria.
1890. Si diffonde il pittorialismo: per essere considerata arte la fotografia richiede manipolazioni ed
elaborazioni.
1890. Liévin Gevaert fonda ad Anversa la Gevaert Photo Produkten.
1891. La Kodak lancia la pellicola in rullo caricabile in luce diurna.
1891. Il Kinetoscope di Edison, versione a gettone del Kinetograph, consente di vedere brevi sequenze di
animazione; è la preistoria del cinema.
1891. Gabriel Lippmann ottiene la prima immagine a colori stabile col complicato metodo interferenziale.
1891. Ducos du Hauron inventa il metodo anaglifo per la visione stereoscopica con occhiali con filtri rosso
e blu-verde.
1891. Lamperti e Garbagnati producono apparecchi per carte-de-visite.
1891. La Photo-cravatte è una delle più curiose fotocamere detective prodotte nel periodo.
1893. Louis Boutan con tuta da palombaro e macchina scafandrata è il primo fotografo subacqueo.
1893. Zeiss realizza l’obiettivo Planar a sei lenti.
1893. Il tripletto di Cooke della Taylor & Hobson utilizza nuove lenti al bario, buona correzione e grande
luminosità: f/3.
1893. John Joly pone un reticolo a strisce sottilissime (9 per mm) nei colori rosso-verde-ciano davanti alla
lastra; osservando la positiva a contatto a registro col reticolo ottiene una visione additiva a colori. Da
questo metodo deriverà, il sistema Polavision lanciato dalla Polaroid nel 1977.
1893. Leo Baekeland, futuro inventore della bakelite (1909), produce la Velox, carta per ingrandimenti
usabile con luce di sicurezza gialla.
1894. È di gran moda la stampa alla gomma bicromata per effetti pittorici.
1894. L’inglese Photographic Society diventa la Royal Photographic Society.
1894. Viene pubblicato in Italia Il Progresso Fotografico.
1895. I fratelli Lumière realizzano il Cinematografo. Usa pellicola 35mm come il Kinetoscope di Edison, ma
le immagini sono visibili per proiezione.
1895. La carta all’albumina ha sempre più successo. Una fabbrica di Dresda consuma 60.000 uova al giorno
per la sua produzione.
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1897. Joly offre al fondatore della Ilford Harman, che rifiuta, di acquistare il brevetto per la
fotografia a colori.
1897. K.F. Braun realizza il primo tubo catodico con schermo fluorescente.
1898. Secondo Pia esegue la prima ripresa fotografica della sindone.
1899. Valentino Linhof brevetta un apparecchio grande formato fabbricato completamente in metallo.
1899. Nasce a Torino la Società Fotografica Subalpina.
1899. Per un milione di dollari, Baekland vende a Eastman il brevetto della carta Velox.
1900. Il Photorama dei Lumière proietta immagini a 360°.
1900. Il Mammut è l’apparecchio più grande mai costruito. La lastra misura 1,35x2,40m e pesa 225 chili.
Servì a fotografare un treno negli Stati Uniti.
1900. L’obiettivo Goertz Hypergon con due menischi simmetrici controlla il coma e riduce la distorsione.
1900. La Kodak lancia la prima Brownie, un nome che verrà utilizzato per centinaia di modelli fino agli anni
Cinquanta.
1901. Si studia un supporto non infiammabile per le pellicole.
1902. Alfred Stieglitz fonda il movimento Photo Secession per contestare il pittorialismo: la fotografia è
arte in se stessa. Lo seguono Edward Steichen, Clarence White e Gertrude Kaesebier.
1902. Kodak lancia la sviluppatrice diurna per pellicola.
1902. Paul Rudolf progetta per la Zeiss l’obiettivo Tessar f/6,3 a quattro lenti. Lo schema è tutt’ora
utilizzato.
1902. Viene lanciata la Graflex, reflex monobiettivo 4x5". Prodotta negli Usa è considerata la migliore
fotocamera per oltre un ventennio.
1903. Esce il primo dei 50 numeri di Camera Work, la rivista americana d’arte fotografica fondata da
Stieglitz.
1904. Otto Perutz mette a punto un’emulsione pancromatica.
1905. La rivista National Geographic inizia a pubblicare sistematicamente fotografie come parte dei suoi
servizi da tutto il mondo, ma è scandalo.
1905. A Milano nasce la Tensi per la produzione di carte e cartoncino al bromuro.
1905. Stieglitz fotografa a colori il famoso Flatiron, il primo grattacielo di New York.
1906. Viene commercializzata la carta da stampa pancromatica.
1907. I Lumière presentano il sistema Autochrome per la fotografia a colori. Il retino è realizzato con
fecola di patate: 6000 grani da 10-15 micron per millimetro quadrato.
1907. La foto artistica impazza grazie alla carta al bromolio.
1908. Gabriel Lippmann è premio Nobel per la sua tecnica di ripresa a colori con il metodo interferenziale.
1908. Viene commercializzata la pellicola "safety", il supporto in acetato è meno infiammabile della
cellulosa.
1908. Louis Dufay commercializza le lastre Dufaycolor per fotografia a colori con sintesi additiva. Il
sistema avrà successo per più di vent’anni.
1908. Edouard Belin tenta l’invio di immagini via telefono. Il suo belinografo è l’antenato del fax.
1910. Muore Nadar.
1911. Primi passi per il cinema sonoro.
1912. Appare l’otturatore centrale Compur.
1912. Gaumont presenta il cinema a colori per sintesi additiva simultanea.
1912. Da un poligono di Dresda viene lanciato il primo razzo con ogiva fotografica per riprese aeree.
1912. Va in produzione la Speed Graphic, la fotocamera dei fotoreporter americani fino agli anni
Cinquanta.
1912. Anton Giulio e Arturo Bragaglia presentano i concetti del Fotodinamismo a Marinetti e ai futuristi.

1913-1936. Dalle lastre al 35mm


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Dopo quasi un secolo speso nella ricerca della lastra migliore possibile, l’industria comincia a pensare
alla praticità degli apparecchi, agli obiettivi e agli accessori. Nel 1913, Oskar Barnack, un tecnico della
Leitz di Wetzlar disegna un apparecchio fotografico tascabile adatto alla pellicola 35mm perforata per
cinematografia. Scoppia la guerra e si pensa ad altro, ma poi l’idea viene ripresa e la Leica I (Lei-tz Ca-
mera) viene lanciata nel 1925. Sulle prime, i professionisti snobbano la Leica perché la pellicola ha troppa
grana; poi, man mano che le caratteristiche vengono perfezionate e la qualità delle emulsioni consente di
ottenere un dettaglio migliore, i fotoreporter cominciano ad apprezzarne la leggerezza. La Rolleiflex, in
questo, è avvantaggiata; il 6x6 cm non è un grande formato, ma è ben più grande di quello Leica. Ciò non
toglie che il successo della piccola fotocamera spinga la grande Zeiss a rispondere con la Contax. La
rivalità tra le due case tedesche porta il 35mm all’attenzione di tutti. Terzo incomodo, la la Jhagee di
Dresda che nel 1936 presenta la Kine-Exakta, la prima reflex 35mm. Un primato che verrà cancellato dalla
Sport della sovietica Gomz di Leningrado, dimenticato e poi riscoperto alla caduta del muro di Berlino.
Mentre alla fotografia viene riconosciuto un valore culturale e giornalistico (in questi anni nascono riviste
come Fortune e Life), l’industria giapponese muove i suoi passi, ma sono tutti volti al mercato interno. Allo
stesso tempo, il Kodachrome e l’Agfacolor aprono timidamente la strada al boom della fotografia a colori.

1913. Con la Kodak Vest Pocket nasce il formato 127.


1913. Oskar Barnack costruisce il prototipo UR-Leica; inizia l’era della fotografia 35mm.
1913. Joseph Schneider fonda a Bad Kreuznach l’omonima ditta per la fabbricazione di obiettivi.
1914. Kodak l’Autographic, con speciali pellicole con uno stilo si possono scrivere note direttamente sul
negativo.
1916. L’Agfa presenta la sua lastra Agfacolor basata sul procedimento a retino granulare con sintesi
additiva.
1916. La giapponese Lily N.2 della Konishi (Konica) viene esportata in Gran Bretagna. È solo l’inizio.
1917. Rivoluzione: un anonimo fotografa l’assalto al Palazzo d’Inverno.
1917. Dalla fusione di tre piccole ditte giapponesi nasce la Nippon Kogaku K.K., che fabbricherà le Nikon.
1919. Viene fondata la Olympus per produrre microscopi.
1919. Viene fondata la Asahi Optical, che diventerà la Asahi Optical Pentax.
1920. La Film, Fabbrica Italiana Lamine Milano, produce le prime emulsioni fotografiche. Diventerà la
Ferrania.
1920. Eastman visita in Giappone la Konishi Honten (Konica) e fa la conoscenza del fondatore Sugiura.
1921. Belin sperimenta la telefoto via radio.
1921. Paul Franke e Reinhold Heidecke fondano la ditta omonima, che produrrà la Rollei.
1921. Man Ray fa i suoi primi esperimenti surrealisti con la fotografia.
1922. Goerz presenta il primo sistema di photo-finish per le gare sportive.
1923. La prima fotografia viene teletrasmessa da New York a Londra.
1923. La Pathè inizia a produrre un sistema cinematografico amatoriale con pellicola da 9,5mm.
1923. Il cinema amatoriale è una realtà: Kodak mette in vendita la prima pellicola 16mm invertibile con
cinepresa e proiettore.
1924. La Leica va in produzione.
1925. La prima lampada lampo in commercio è la Vacublitz della Osram; l’ha inventata il dottor Paul
Vierkotter.
1925. La Ernemann lancia la Ermanox che consente la ripresa a luce ambiente grazie all’obiettivo con
apertura f/2.
1926. Nasce la Zeiss-Ikon AG dalla fusione di Zeiss con Ika, Ernemann, Contessa, Nettel e Goerz.
1927. Il cinema parla.
1928. Kazuo Tashima fonda la ditta che diventerà la Minolta (Machinery and Instrument Optical by
Tashima).
1928. La Kodak introduce la pellicola cinematografica 16mm a colori Kodacolor.
1929. Nasce la Rolleiflex biottica prodotta a Braunschweig da Franke & Heidecke.
1930. La Ilford Panchromatic è offerta in caricatori 35mm da 36 pose, sensibilità 32 Asa.
1931. Schmidt progetta il primo obiettivo catadiottrico.
1932. Kodak introduce il primo sistema cinematografico 8mm per dilettanti.
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1932. Il Weston Universal è il primo esposimetro munito di cellula fotoelettrica.
1932. Michele Cappelli cede la sua fabbrica di lastre alla Film.
1932. Nasce il gruppo F64 fondato da Ansel Adams per celebrare il genio di Weston: la fotografia sfocata
o manipolata è "impura".
1932. La Nippon Kogaku sforna i primi obiettivi Nikkor.
1932. Con la Contax I, ha inizio la grande rivalità di Zeiss-Ikon con Leica.
1932. Alla Leica II viene finalmente applicato il telemetro.
1932. "Il mio lavoro è fatto, perché aspettare?". È questo l’appunto che lascia George Eastman, vecchio e
malato, prima di togliersi la vita.
1933. Finalmente la Ilford si decide a produrre la pellicola Dufaycolor, ma non è più un grande affare.
1933. Agfa lancia l’Agfacolor a retino granulare per il formato Leica, ma occorrono filtri speciali.
1933. Leopold Mannes e Leopold Godowski, due musicisti, mettono a punto una pellicola a colori sottrattiva
che diventerà famosa: il Kodachrome.
1933. Dalla Ihagee nasce la prima Exakta reflex monobiettivo per il formato 127.
1933. La Agfa Superpan e la Kodak Super Sensitive 35mm hanno una sensibilità di 100 Asa.
1934. Inizia l’attività della Fuji.
1934. Edwin Land brevetta il filtro polarizzatore.
1934. Canon annuncia la sua prima 35mm. La Kwanon è una brutta copia della Leica II.
1935. La Farm Security Administration incarica un gruppo di fotografi di indagare sulle condizioni di vita
nelle campagne americane. In 8 anni furono scattate 200.000 immagini.
1935. A Riga Walter Zapp progetta e costruisce la Minox.
1935. Dalle stazioni di Berlino hanno inizio le prime trasmissioni regolari tv: 180 linee di definizione.
1935. Su ordine di Hitler la Zeiss realizza l’Olympia Sonnar 180mm f/2,8 per la fotografa delle Olimpiadi
di Berlino Leni Riefensthal.
1935. Il trattamento delle lenti a più strati viene sviluppato dalla Zeiss.
1935. A Leningrado la Gomz produce la Cnopm (Sport), che non ebbe alcuna diffusione in occidente.
Scoperta, dopo il crollo dell’Urss, è virtualmente la prima reflex 35mm mai prodotta.
1936. Il Kodachrome.debutta sul mercato nel formato cinematografico 16mm.
1936. Nel mese di Agosto la Kodak lancia il Kodachrome per il 35mm.
1936. In ottobre l’Agfa è la volta della pellicola invertibile Agfacolor.
1936. A Bolzano nasce la Durst.
1936. Esce il primo numero di Life, la foto di copertina è di Margaret Bourke-White.
1936. E’ l’anno della reflex 35mm. A Dresda la Ihagee lancia la Kine-Exakta con mirino a pozzetto. Per anni
considerata la prima fotocamera del genere, è certamente quella che ha avuto un vero seguito industriale.
1936. È commercializzata la pellicola Agfacolor-Neu in caricatori da 36 pose, sensibilità 7 Asa.

1937-1963. Ascesa e caduta dell’industria tedesca

Negli anni Trenta, nessuno avrebbe inserito il Giappone nella lista dei poli fotografici. Invece, con un
regime militare che pensava solo ad armarsi e ad espandere il proprio dominio, l’industria ottica giapponese
prosperò anche se solo la Canon, nel 1935, trova il tempo di presentare la prima fotocamera 35mm a
telemetro giapponese.
Nello stesso momento, in Europa e negli Stati Uniti le industrie fotografiche migliorano le proprie
produzioni. Harold E. Edgerton lavora al flash elettronico, l’Agfa e la Gevaert alla tecnica del
trasferimento dell’immagine da cui deriveranno i sistemi di fotocopiatura usati fino agli anni Sessanta e la
fotografia a sviluppo immediato. L’Agfa lavora anche al processo Agfacolor negativo-positivo mentre la
Konishiroku introduce la prima pellicola invertibile a colori made-in-Japan.
La fotografia dispone di materiali decisamente avanzati: dal grande formato alle Brownie della Kodak,
passando per Rolleiflex, Leica, Contax ed Exakta. Anche l’Italia si distingue con gli apparecchi Murer, gli
obiettivi Koritska, le lastre Cappelli. Le pellicole migliorano costantemente in definizione ed in sensibilità.
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Finita la guerra, l’industria è pronta a riprendere il suo cammino. Già nel 1948 Edwin Land lancia la
macchina fotografica a sviluppo immediato, Victor Hasselblad presenta a New York la sua reflex 6x6cm
monobiettivo ed alla Fiera di Milano viene esposto il modello di quella che sarà l’italiana Rectaflex.
L’industria italiana è particolarmente attiva. Viene lanciata la prima negativa a colori nazionale, la
Ferraniacolor. Nasce il fenomeno Rectaflex, la prima reflex con pentaprisma presentata in
contemporeanea con la Contax D della Zeiss di Dresda. Ma anche le Janua della San Giorgio, le piccole
Ducati mezzo formato, la Ga.Mi. 16 mm della Galileo, le Closter, la Sonne a telemetro, le Gamma, le Iso, le
Durst. Una panoramica ricca, quasi giapponese, svanita nel nulla. Di tutte le case italiane, solo la Bencini, la
più commerciale, ha continuato fino agli anni Ottanta a produrre macchine fotografiche molto modeste.
Quella italiana, purtroppo, è una storia industriale finita non già per scarsa qualità dei prodotti, ma per
l’assoluta ignoranza del marketing e, in alcuni casi, per i migliori profitti garantiti dalle produzioni militari,
scientifiche o di precisione sotto l’ala protettrice dello stato.
Fino a tutti gli anni Sessanta i tedeschi tengono banco. La potenza industriale ritrovata consente a Zeiss,
Leitz, Rollei, Exakta ed Agfa di imporre i loro prodotti. Il Giappone non preoccupa. L’industria tedesca è
così convinta di essere irraggiungibile che, caparbiamente, si rifiuta di prendere atto della realtà. Leitz e
Contax sottovalutano quelle copie giapponesi: le Nikon e le Canon. Poi con la Nikon F è il boom per le reflex.
La Leitz, ferma sulle sue convinzioni, sostiene imperterrita la supremazia del telemetro, poi capitola con la
Leicaflex, ma ormai i giapponesi si sono fatti la fama di bravi produttori e offrono ottimi apparecchi a
prezzi imbattibili.
La Kodak nel 1963 lancia il sistema Instamatic e cioè la macchina fotografica facile da caricare che
modificherà il rapporto della massa dei consumatori con la fotografia. L’anno successivo, l’Agfa cerca di
rispondere alla casa gialla col suo sistema Rapid, ma senza risultati. Anche la fotografia immediata ha il
suo momento magico: Land annuncia il Polacolor. Un labile segno delle cose che avverranno, lo offre nello
stesso anno la Canon con un prototipo, una compatta che mette a fuoco da sé; un oggetto da baraccone cui
nessuno dà peso.

1937. Alla presentazione, viene venduta per errore la Olympus Standard 4x5cm, ad ottica intercambiabile.
Pochi giorni dopo veniva smontata dai tecnici Leitz a Wetzlar.
1937. Canon produce il modello Hansa, la prima 35mm a telemetro giapponese. L’obiettivo standard è il
Nikkor 50mm f/3,5.
1937. La fondazione Guggenheim assegna a Weston una borsa di ricerca di 2000 dollari: non era mai
successo prima ad un fotografo.
1937. A Milano viene fondata la Icaf, che negli anni diventerà la famosa Bencini.
1937. La Compass, prodotta dall’orologeria svizzera Jaeger LeCoultre, è la più tecnologica fotocamera
24x36mm sin qui prodotta.
1937. Harold Edgerton perfeziona il flash elettronico.
1938. Edith Weyde (Agfa) e Andre Rott (Gevaert) lavorano al trasferimento dell’immagine per diffusione
alla base della fotocopiatura fino agli anni Sessanta. Ai loro studi si rifece Land per la fotografia
immediata.
1938. La Contaflex della Zeiss Ikon è la prima fotocamera dotata di esposimetro incorporato.
1938. La Ducati presenta il modello Sogno: una microcamera formato 18x24mm, telemetro ed ottica
intercambiabile.
1938. Per le Leica Standard è disponibile un potente winder a molla.
1939. L’Agfa mette a punto la stampa a colori negativo-positivo.
1939. In Giappone una notevole imitazione Leica, la Leotax. Ma solo poche decine vengono prodotte fino al
1942.
1940. La Konishiroku produce la prima pellicola a colori invertibile giapponese: si tratta della Sakura
Natural Color.
1940. Il flash elettronico diventa finalmente una realtà.
1940. Gli otturatori sincronizzano con il flash.
1940. Ansel Adams pubblica i suoi studi sul Sistema Zonale.
1940. Frank Foster Renwick presenta alla Royal Photographic Society di Londra la sua carta a contrasto
variabile. La produrrà la Ilford.
113
1942. Nasce il negativo a colori Kodacolor.
1942. La Ferrania produce la prima pellicola a colori invertibile italiana basata sul procedimento Agfacolor.
1944. D-day, il 6 giugno Bob Capa fotografa lo sbarco degli Alleati in Normandia. Il suo vero nome è
Andreas Friedman.
1944. Land ottiene i primi risultati con il sistema di fotografia immediata. Sembra di tornare ai tempi di
Hippolyte Bayard.
1945. A seguito della sconfitta tedesca decadono i brevetti dell’Agfacolor: tutti possono approfittarne.
1945. Gli americani trasferiscono 127 scienziati della Zeiss da Jena, controllata dall’Urss, a Oberkochen
dove sorgerà la nuova Zeiss occidentale. Due Zeiss, ma qual è la vera erede di Carl?
1945. La Kodak introduce il costoso sistema Dye Transfer per la stampa su carta con selezione dei tre
colori: la sua qualità resterà insuperata.
1946. La Kodak introduce la pellicola invertibile Ektachrome.
1947. Edwin Land presenta alla Optical Society of America il suo sistema di fotografia a sviluppo
immediato, formato 8x10 pollici.
1947. Bob Capa, Henri Cartier-Bresson, David "Chim" Seymour e George Roger fondano a Parigi l’agenzia
Magnum.
1947. Alla prima Fiera di Milano del dopoguerra Telemaco Corsi presenta il modello in legno di quella che
sarà la Rectaflex.
1947. La Gamma I, 35mm a telemetro, viene presentata alla Fiera di Milano dalla omonima ditta romana.
1947. Gli americani pongono un limite alla produzione di pellicole in rullo giapponesi.
1948. L’ungherese Duflex è la prima reflex dotata di specchio a ritorno istantaneo. La fabbrica viene
confiscata dallo stato e solo 1000 pezzi vengono prodotti.
1948. Presso i grandi magazzini Jordan Marsh di Boston, la Polaroid lancia l’apparecchio Modello 95 e
pellicola Tipo 40 tono seppia per la fotografia immediata.
1948. Victor Hasselblad presenta a New York la sua reflex monobiettivo formato 6x6cm: la 1600F.
1948. La Praktica adotta l’innesto a vite per gli obiettivi. Utilizzato anche dalla Asahi Pentax, diventerà
l’innesto universale per più di vent’anni.
1948. La Rectaflex, la prima reflex 35mm dotata di pentaprisma, è presentata con successo alla Fiera di
Milano.
1948. La Nippon Kogaku produce la sua prima telemetro, la Nikon I.
1948. La San Giorgio di Genova annuncia la Janua: un’ottima 35mm a telemetro con obiettivi dotati di
innesto a baionetta.
1948. La Fuji introduce la prima pellicola negativa a colori giapponese.
1949. Arriva la Contax S reflex con pentaprisma. La Zeiss di Dresda si attribuisce il primato nonostante la
Rectaflex fosse stata presentata un anno prima.
1949. L’Unione Sovietica produce la sua prima pellicola a colori invertibile: sigla CO-1.
1949. In Italia, Ferrania presenta la pellicola Ferraniacolor.
1949. A Rochester la casa del fondatore della Kodak diventa un museo, The George Eastman House of
Photography.
1950. David D. Duncan fotografo di Life sperimenta durante la guerra di Corea gli obiettivi Nikkor sulla
sua Leica IIIF. Nasce il mito Nikon.
1950. Il supporto in poliestere inizia a sostituire il vetro nella fabbricazione delle lastre.
1950. Pierre Angénieux produce il primo grandangolare retrofocus.
1950. Prima edizione della Photokina di Colonia.
1950. La Exakta Varex è la prima reflex 35mm dotata di mirini intercambiabili.
1950. Polaroid abbandona il tono seppia, ma la pellicola Tipo 41 ha un terribile difetto: l’immagine svanisce.
1953. La Asahiflex I è la prima reflex 35mm made in Japan.
1953. La Praktina FX reflex può montare un motore a molla.
1954. La Leica M3 ha l’innesto degli obiettivi a baionetta.
1954. Anche la Asahiflex IIB ha lo specchio a ritorno istantaneo. E’ stata per molti anni considerata la
prima ad avere questa funzione.
1954. Le Officine Galileo producono la Gami 16.
1954. Tiranti di Roma propone l’apparecchio tipo press italiano: la Summa Report.
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1954. Il Japan Camera Inspection Institute controlla la qualità degli apparecchi fotografici da
esportazione.
1954. Il grande fotografo Bob Capa muore in Indocina ucciso da una mina.
1954. L’Agfacolor Ultra, prodotta a Wolfen, nella DDR, è la pellicola a colori più sensibile: 17 Asa.
1954. Kodak introduce la Tri-X, da 400 Asa. E’ ancora in produzione.
1954. In Italia iniziano le trasmissioni tv della Rai, negli Stati Uniti la tv è già a colori.
1955. Al Museum of Modern art di New York, apre la grande mostra The Family of Man organizzata da
Steichen.
1955. Nel film Vacanze romane il "giornalista" Gregory Peck fotografa Audrey Hepburn con una
microcamera accendino: la giapponese Echo-8.
1955. Il supporto delle pellicole è di triacetato scarsamente infiammabile.
1955. Kodak lancia la pellicola per diapositive Ektachrome High Speed: 32 Asa è il massimo del momento.
1956. Polaroid ha prodotto un milione di apparecchi instant.
1956. La Praktica FX2 è la prima reflex dotata di meccanismo interno per la chiusura del diaframma degli
obiettivi a preselezione.
1956. Inizia a produrre fotocamere la fabbrica cinese di Tianjin.
1957. Hasselblad presenta a New York il modello 500C.
1957. Arriva sul mercato l’esposimetro Weston Master III.
1958. La Bell & Howell realizza un apparecchio completamente automatico, ma resta a livello di prototipo.
1958. Viene costruita a Shanghai la prima fabbrica cinese per pellicole. Entrerà in funzione solo dopo dieci
anni.
1958. La pellicola più sensibile in assoluto è la Royal-X Pan della Kodak: da 650 a 1600 Asa.
1959. In commercio la pellicola Polaroid 3000 (3000 Iso) per apparecchi Polaroid Land, è la più sensibile
mai realizzata: 26 diaframmi più sensibile delle lastre di Daguerre.
1959. La Kodak introduce la pellicola per diapositive ad alta sensibilità High Speed Ektachrome: 160 Asa in
luce diurna.
1959. La sonda sovietica Lunik III fotografa l’altra faccia della Luna.
1959. Voigtlaender introduce il primo zoom fotografico, lo Zoomar 35-83mm f/2,8.
1959. Nasce la reflex 35mm professionale per eccellenza: è la Nikon F.
1959. L’Agfa commercializza la Optima, la prima fotocamera completamente automatica.
1959. L’industria fotografica cinese propone la Seagull DF-1, una fedele copia della Minolta SR-2 del 1956.
1959. La prima reflex 35mm dotata di zoom è la Voigtlaender Bessamatic Zoomar: obiettivo 36-82mm
f/2,8.
1960. Col raggio laser si ottengono i primi ologrammi e viene dimostrata la teoria descritta nel 1948 da
Dennis Gabor.
1960. La Canon presenta la RM-2000, la prima reflex 35mm con otturatore fino a 1/2000 di secondo.
1960. La francese Spirotechnique produce la Calypsophot anfibia. Il progetto, acquistato dalla Nikon,
porterà alla Nikonos.
1961. Il Kodachrome II ha 25 Asa, ma molti rimpiangono l’originale di venticinque anni prima.
1961. La Canon 7 monta l’obiettivo normale più luminoso mai commercializzato: il 50mm f/0.95. Qualità
scadente.
1963. Un nuovo sistema semplifica il caricamento degli apparecchi: Kodak annuncia l’Instamatic.
1963. Land lancia la pellicola a colori a sviluppo immediato Polacolor. La negativa colore è prodotta dalla
Kodak.
1963. La Topcon RE Super è la prima reflex 35mm ad essere dotata di esposimetro TTL.
1963. La Canon presenta alla Photokina il prototipo di un apparecchio compatto autofocus.
1963. La Nikon lancia il suo curioso obiettivo fish-eye per fotografie con un campo di 180°.
1963. Giunge sul mercato la Olympus Pen F reflex, produce immagini mezzo formato su pellicola 35mm.
1963. John Glenn vola nello spazio con la sua fotocamera Ansco, cioè la Minolta Hi-Matic.
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1964-1981. Il Giappone sbaraglia il campo

Gli anni Sessanta sono quelli del super-8, della conquista dello spazio, delle reflex meccaniche. L’evoluzione
tecnica non è violenta, ma il mercato si allarga a macchia d’olio. Il made-in-Japan mostra tutta la sua
potenzialità e l’elettronica comincia a fare capolino in fotografia. Nel 1972, mentre di dibatte tra il valore
dell’automatismo contro il manuale, la Kodak introduce il formato Pocket Instamatic (110). E mentre la
Zeiss, decide di abbandonare la produzione di apparecchi fotografici, Polaroid preme sull’acceleratore.
A metà anni Settanta, la Sony apre l’era della videoregistrazione domestica con il Betamax. Certa di
conquistare il monopolio mondiale del settore, ma non concede licenze ai concorrenti ed in dieci anni il suo
sistema scompare, sconfitto dal VHS della rivale Matsushita. Fuji presenta la prima pellicola a colori
negativa da 400 Iso. Fra la curiosità, proseguono gli studi sulla messa a fuoco automatica. Quello della
Honeywell non è convincente per le reflex, ma funziona egregiamente sulle compatte.
Spira, però, aria di crisi. In Giappone alcune case hanno problemi finanziari, ma in Germania è peggio. La
Rollei è boccheggiante dopo il trasferimento della produzione a Singapore, ma anche Agfa non presenta
bilanci eccellenti. Due ignoti personaggi decidono di dare una svolta alla fotografia: Jerry Nims e Harry
Lo, incantano finanzieri e banchieri annunciando la soluzione all’antico sogno degli inventori: la fotografia
3D con la fotocamera a quattro obiettivi Nimslo. Se solo qualcuno di loro avesse letto le opinioni di una
rivista di fotografia, avrebbe scoperto che la fotografia stereo è stata e sempre sarà un fallimento
commerciale.
La Kodak, sempre potente ed arrogante quanto basta, decide che il mercato della fotografia a sviluppo
immediato avrà un grande futuro. Così, da fornitrice della Polaroid, nel 1976, diventa sua concorrente
commettendo due grossi errori di valutazione: la fotografia immediata non era destinata ad uno sviluppo
così grande, né i profitti potevano più essere quelli immaginati a causa della feroce concorrenza sui prezzi
che si sarebbe sviluppata. L’affare è tutto in perdita e finirà ancor peggio poiché la Polaroid cita la Kodak
in giudizio per violazione di brevetti e vince dopo dieci anni di estenuanti battaglie legali. La casa gialla è
costretta ad abbandonare il settore della fotografia immediata pagando alla Polaroid un forte
risarcimento. Un successo amaro per la vincitrice, che si ritroverà sola a sostenere un mercato in forte
flessione ed in affanno per un’altra brutta avventura.
Nel 1978, Edwin Land, padre padrone della Polaroid, dopo vent’anni di ricerche e di indecisioni, lancia il
cinema a sviluppo immediato. Un dramma: il Polavision è costoso, la qualità dell’immagine sul piccolo
schermo di un player è scadente. Soprattutto è muto. Il tutto mentre il video bussa alle porte. Un simile
errore, commette l’Agfa in un periodo nel quale più volte ha rischiato la bancarotta. La casa tedesca
presenta pomposamente il Family: un assurdo sistema foto-cinematografico, costituito da una cinepresa
super-8 capace di filmare e scattare "fotografie" (o meglio, fotogrammi singoli) ed un proiettore con un
piccolo schermo incorporato davanti al quale tutte le famiglie si sarebbero raccolte per rivivere i bei
giorni delle vacanze. Trattandosi di un prodotto concettualmente vecchio e senza senso, per di più
accompagnato da una pessima qualità, il fallimento del Family fu prontamente assicurato.
Mentre, il sistema autofocus conquista nuovi adepti tra i produttori di compatte, la Ricoh realizza un
obiettivo 50 mm che incorpora il sistema Honeywell, ma è Pentax con la sua reflex ME-F a presentare nel
1981 la proposta più avanzata piazzando il modulo autofocus all’interno dell’apparecchio che poteva, così,
comandare la regolazione della messa a fuoco di uno zoom motorizzato. In quello stesso anno, una notizia
scuote con la potenza di un terremoto il mondo della fotografia. Il fondatore della Sony Akio Morita
presenta la Mavica, una brutta reflex che registra 50 immagini a colori su un floppy-disk e consente di
rivederle immediatamente su un televisore. A quasi 150 anni dal dagherrotipo, a Tokyo, si apriva un nuovo
capitolo della storia della fotografia: quello dell’immagine elettronica.

1964. La tedesca Agfa e la belga Gevaert fondono le loro attività.


1964. La Ferrania diventa americana, la IFI della famiglia Agnelli vende (bene) alla 3M che acquista anche
la Dynacolor.
1964. L’Agfa introduce il sistema Rapid in risposta all’Instamatic, ma nessuno la segue.
1964. La Voigtlaender lancia la Vitrona, la prima 35mm dotata di flash elettronico incorporato.
1965. La Leitz si apre al sistema reflex e produce la Leicaflex con l’esposimetro accoppiato, ma cellula
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esterna.
1965. La Canon introduce la Pellix, reflex dotata di specchio fisso semiriflettente. Molte ombre e poche
luci.
1965. La Konica Autoreflex è la prima reflex 35mm ad esposizione automatica con priorità dei tempi.
1965. Kodak lancia il super-8.
1965. Fuji risponde alla Kodak col suo sistema single-8 per il cinema amatoriale, avrà successo solo in
Giappone.
1965. Nella Polaroid Swinger una cellula dice Yes o No a seconda del livello di luce. Economicissima è un
successo.
1965. La Sylvania lancia un sistema lampo rivoluzionario: il Cuboflash a quattro lampade.
1966. Michelangelo Antonioni gira Blow-up.
1966. La Zeiss-Ikon produce il grandangolare Hologon 15mm f/8.
1967. La Anscochrome (Gaf) è la pellicola invertibile a colori più sensibile: promette 500 Asa.
1967. La Ilford lancia un prodotto rivoluzionario per la stampa a colori da diapositive: è il Cibachrome
Print.
1968. Dalla Konica arriva a prima reflex automatica, la Autoreflex T.
1969. La Praktica LLC adotta contatti elettrici per la simulazione del diaframma.
1969. Con Armstrong a Aldrin la Hasselblad sbarca sulla Luna.
1969. A Milano debutta il Sicof, la vera fiera della fotografia in Italia.
1970. Rollei in crisi si trasferisce a Singapore per combattere i giapponesi. Le speranze di rilancio durano
poco.
1970. La Sylvania introduce il rivoluzionario Cuboflash-X. Con l’innesco piezoelettrico non ha più bisogno di
pile.
1971. Canon F-1 e Nikon F2 vanno alla conquista dei professionisti.
1971. La Pentax Electro Spotmatic è la prima reflex 35mm automatica a priorità dei diaframmi.
1971. Gabor, il teorico dell’olografia, viene insignito del premio Nobel.
1971. Kodak presenta le cineprese XL per filmare a lume di candela.
1971. La Zeiss abbandona la produzione di apparecchi fotografici.
1971. La Leica M5 a telemetro ha l’esposimetro TTL.
1972. Kodak lancia un nuovo formato il 110 Pocket Instamatic. Un miliardo di questi apparecchi verranno
prodotti in tutto il mondo.
1972. La Olympus presenta la M-1 (OM-1), la prima delle reflex 35mm compatte diffuse negli anni
Settanta.
1972. La Polaroid presenta il nuovo sistema SX-70 con pellicola integrale. L’apparecchio reflex e
pieghevole si ispira ampiamente a progetti ottocenteschi.
1973. Chiude la fabbrica italiana di materiale sensibile Tensi.
1973. La Leica introduce la compatta CL fabbricata in Giappone da Minolta. Problemi tecnici e scarso
successo commerciale.
1974. Kodak lancia il super-8 sonoro, il cinema amatoriale si complica. È l’inizio del declino.
1974. La svizzera Wild (microscopi) acquista la concorrente Leitz.
1975. La Olympus OM-2 effettua la misurazione automatica dell’esposizione sul piano focale. Il brevetto è
di Minolta.
1975. Minolta presenta una reflex 110, solo la Asahi Pentax la seguirà, ma non c’è mercato per nessuna
delle due.
1975. Le banche salvano Yashica dal fallimento.
1975. Sony lancia sul mercato il Betamax, il primo videoregistratore domestico.
1975. La Honeywell brevetta il Visitronic, il primo sistema per la messa a fuoco automatica.
1976. Fuji introduce la prima pellicola negativa a colori da 400 Asa.
1976. La Canon AE-1 è il primo apparecchio con unità centrale CPU. Costruito parzialmente con robot, sarà
prodotto in 8 milioni di pezzi.
1976. La prima fotocamera 110 usa e getta, la Lure, è commercializzata dalla Bic col nome Blick. È troppo
presto.
1976. La Honeywell cede il suo reparto fotografico alla Pentax.
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1976. La Yashica rilancia la sua immagine con la linea Contax. La RTS è disegnata da Porsche Design.
1976. La Kodak presenta la sua linea di fotocamere EK2 a sviluppo immediato. La Polaroid le fa causa per
violazione di dieci brevetti.
1977. La produzione super-8 raggiunge il massimo storico, ma è l’inizio di un declino fatale.
1977. Minolta introduce la reflex XD-7, la prima con esposizione automatica a priorità dei tempi e dei
diaframmi.
1977. Konica mette sul mercato la C35AF, la prima compatta autofocus.
1977. Fallisce la Miranda produttrice di buone reflex 35mm. Qualcosa sta cambiando in Giappone.
1977. Kodak annuncia il trattamento invertibile E-6 che diventerà lo standard per tutti i fabbricanti
occidentali.
1977. Guai finanziari per la Petri, e non si risolleverà.
1977. Al Forte Belvedere di Firenze apre la grande mostra sugli Alinari: 600.000 la visitano.
1978. Jerry Nims e Harry Lo rilanciano la fotografia tridimensionale con il sistema Nimslo. Qualcuno ci
crede.
1978. La Canon A-1 è la prima reflex munita di esposizione programmata.
1978. Dopo dieci anni di attese arriva il cinema immediato. Il Polavision sarà un fiasco ed in pochi mesi la
Polaroid lo ritirerà dal mercato.
1978. Polaroid introduce anche il modello SX-70 Sonar con autofocus ad ultrasuoni.
1978. Ilford rilancia la Multigrade, la carta a contrasto variabile.
1979. La Konica FS-1 è la prima reflex 35mm con motore incorporato.
1979. A Venezia si tiene la grande mostra Venezia 79: La Fotografia.
1980. Agfa lancia il sistema Family: un po’ super-8, un po’ fotografia, non interessa a nessuno. Un fiasco
come il Polavision.
1980. Ilford introduce la pellicola cromogenica bianconero XP-1. Si sviluppa nei bagni del colore. Agfa
segue con la XL-Vario ma solo per un breve periodo.
1980. Ecco la Nimslo per fotografie tridimensionali. Gli investitori della Cityci credono e fanno un bagno di
sangue.
1980. Chiude la Weston Instruments, il famoso produttore degli omonimi esposimetri.
1980. Sony presenta il prototipo di videocamera 8mm.
1980. Chiude la Heurtier: produceva proiettori cine.
1980. La Ricoh presenta un obiettivo 50mm autofocus usabile sulle reflex dotate di innesto K.
1980. La speculazione sull’argento dei fratelli Hunt porta i prezzi delle pellicole alle stelle.
1980. Nuova professionale Nikon. Per la F3 la casa giapponese coinvolge un designer esterno, Giorgio
Giugiaro.
1981. Akio Morita, fondatore della Sony, sconvolge la fotografia presentando il prototipo della Mavica, la
prima fotocamera per fotografia elettronica. Usa un floppy disc.
1981. La Gaf abbandona il settore fotografico.
1981. Un collezionista di Los Angeles avrebbe pagato 71.000 dollari per la celeberrima foto di Adams
"Moonrise at Hernandez".
1981. Fallisce la Eumig. Già in cattive acque, aveva puntato tutto sulla produzione del sistema Polavision.
1981. L’Agfacolor diventa compatibile col trattamento Kodak C-41.
1981. Kis presenta a Parigi il primo minilab: idea geniale, prodotto scadente. Dopo il boom, arrivano le
cause.
1981. La Kodak lancia l’Ektaflex per la stampa a colori amatoriale con la tecnologia della fotografia a
sviluppo immediato. Avrà vita breve.
1981. La Pentax annuncia la ME-F, la prima reflex autofocus con sensore AF incorporato. Usa uno zoom
motorizzato.
1981. Anno record per la produzione di apparecchi reflex giapponesi: si tratta di 7,8 milioni di pezzi.

1981... Dall’autofocus alla fotografia digitale


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Quello della messa a fuoco automatica era un vecchio sogno dell’industria fotografica. Già nel 1963, la
Canon presentò un prototipo del genere, mentre, nel 1971, la Nikon propose un 80 mm f/4,5 autofocus
grande come una scatola da scarpe. Tuttavia, solo nel 1977 la prima macchina fotografica, la compatta
Konica C35-AF viene messa in commercio.
L’onda lunga del boom per la fotografia si esaurisce nel 1982. La produzione giapponese scende, le vendite
si riducono, la gente ed i giovani sono attratti da altro. Le crisi valutarie e la forza dello yen costringono i
giapponesi a cercare nuovi sbocchi produttivi per restare competitivi. Ne consegue che la produzione delle
fotocamere viene distribuita fra Taiwan, Corea, Cina, Thailandia e Malaysia.
Di colpo, la fotografia sembra vecchissima, come effettivamente è: occorre uno shock tecnologico per
attrarre di nuovo l’attenzione del pubblico. E l’industria fa perno sulla reflex autofocus e lo still-video,
cioè l’immagine elettronica. Nel 1985, la Minolta 7000 sconvolse realmente la concorrenza ed aprì un nuovo
mercato. Da allora, molte cose sono cambiate ed i sistemi autofocus sono diventati davvero affidabili,
velocissimi e, sempre più spesso, insostituibili anche per i professionisti. E con lo sviluppo dell’autofocus
sono stati perfezionati i sistemi di misurazione dell’esposizione.
Intanto, la Kodak scopre di non essere più la corazzata d’un tempo come dimostra lo scarso successo del
formato Disc che doveva sostituire il 110. Il sistema non offre una qualità sufficiente e poi, il 35mm, con
le compatte dotate di flash, autofocus e motore, non lascia spazio ad altre proposte. Lo sforzo
dell’industria del sensibile punta al miglioramento delle emulsioni delle pellicole, ed il balzo in avanti è
formidabile.
Purtroppo la fotografia elettronica non si è sviluppata così rapidamente come si pensava. Nel 1996, mentre
in commercio cominciano a giungere nelle vetrine le prime fotocamere digitali di prezzo medio, cinque case
lanciano l’Advanced Photo System. Un sistema che mostra alcune novità, come la scelta del formato di
stampa, ma che non è riuscito a superare una quota del 20% del mercato mondiale come previsto e che
ormai è in declino, abbandonato da clienti e fabbricanti e compresso tra la forza del 35mm e la novità del
digitale.
Con prezzi abbordabili e qualità nettamente migliorata, il digitale attira l’interesse di un mercato che è
ormai avvezzo al computer e alle nuove tecnologie. Il fatto di poter scattare, vedere l’immagine sul piccolo
monitor e poi stampare in casa delle copie a colori, è un argomento vincente. Nell’anno 2000, sono 10
milioni le fotocamere vendute. Ciò detto, il digitale non soppianterà la fotografia tradizionale. In primo
luogo perché questa è fortemente radicata nella cultura e nelle abitudini della gente e perché esiste un
sistema diffuso di servizi cui la gente è abituata e di cui è soddisfatta, ma anche perché è dalla pellicola
che le case traggono i loro profitti. A metà 2001, nessun produttore (sono circa una trentina) può vantarsi
di aver guadagnato nel settore delle fotocamere digitali.

1982. Kodak lancia il formato Disc: le tecnologie sono d’avanguardia, ma la qualità delle stampe lascia a
desiderare. Non ha il successo sperato.
1982. La Bayer acquista l’intero pacchetto azionario dell’Agfa-Gevaert.
1982. Gli indici della sensibilità Asa e Din, si unificano nei nuovi, ma invariati, indici Iso partoriti dalla
International Standard Organization di Ginevra.
1982. Polaroid lancia le pellicole Polachrome e Polapan Autoprocess 35mm a sviluppo immediato. Derivano
dalla tecnologia del Polavision. Sono di uso molto limitato.
1982. A causa del fallimento del Polavision, Edwin Land lascia il timone della Polaroid e vende le sue azioni.
1982. La Schneider in crisi viene acquistata dal finanziere Heinrich Manderman.
1982. L’Agfa chiude la fabbrica di apparecchi fotografici di Monaco e vende quella dei proiettori di
Coimbra alla Reflecta.
1982. È boom per i videogiochi.
1982. La 3M 640T è la diapositiva più sensibile per luce artificiale.
1982. La Jvc lancia il VHS-C, la cassetta compatta compatibile con il VHS.
1982. L’Agfachrome Speed consente facili ed ottime stampe da diapositive. Ma il prodotto, troppo
costoso, uscirà ben presto di produzione.
1983. Il sistema DX (Kodak) per l’impostazione automatica della sensibilità viene adottato da fabbricanti
di pellicole e di apparecchi 35mm.
1983. La Kyocera di Kyoto acquista la Yashica.
119
1983. Venti aziende definiscono lo standard per lo still-video, la fotografia elettronica analogica.
1983. Kodak sospende la produzione di cineprese super-8.
1983. La sensibilità del negativo a colori arriva a 1000 Iso con la Kodak VR. La struttura piatta dei grani
d’argento assicura un’elevata definizione.
1984. Negli Usa Kodak introduce un sistema video-8 (Matsushita). L’esperimento dura solo un anno.
1984. Il crac della trading company Osawa trascina la Mamiya in una grave crisi superata solo dopo qualche
anno.
1984. Kodak entra nel capitale Chinon e torna a distribuire apparecchi 35mm.
1984. Fuji produce la prima pellicola negativa a colori 1600 Iso.
1985. Minolta lancia inaspettatamente la 7000, la prima reflex autofocus che risveglierà il mercato.
1985. La Kodak diversifica e compra un’industria farmaceutica per oltre 5 miliardi di dollari; la rivenderà
per ripianare i debiti nel 1994.
1985. La 3M lancia il marchio Scotch sulle sue pellicole prodotte a Ferrania.
1986. Il giudice sentenzia che la Kodak ha violato sette brevetti Polaroid e la costringe ad abbandonare il
settore della fotografia immediata. Le perdite sono elevatissime.
1986. Polaroid ravviva la fotografia immediata con il modello Image.
1986. Con la F501, la Nikon è la prima a seguire la via dell’autofocus aperta da Minolta.
1986. Le linee tondeggianti della Canon T90 escono dalla matita dello svizzero Luigi Colani. È l’ultima Canon
meccanica.
1986. Canon introduce il primo sistema per fotografia elettronica analogica professionale.
1986. La Carl Zeiss di Jena assume il controllo della Pentacon di Dresda: una kombinate da 60.000
dipendenti.
1986. Novità per le compatte. La Asahi Pentax annuncia la prima fotocamera dotata di zoom.
1986. La Kodak realizza un CCD per usi industriali da 1,4 milioni di pixel.
1987. La Fuji lancia in Giappone la Utsurundesu, la prima usa-e-getta con pellicola formato 110.
1987. Due nuove reflex autofocus: la Canon EOS 650 e la Pentax SFX.
1987. Rollei passa alla Schneider.
1987. Nel mese di aprile il Giappone produce una sola cinepresa.
1988. In negozio i dilettanti possono realizzare i propri ingrandimenti a colori con il Create-a-Print della
Kodak. Ma pochi ne approfittano.
1988. Kodak sospende la produzione di apparecchi disc.
1988. La Nikon F-801 ha un otturatore che raggiunge 1/8000 di secondo.
1988. La tecnologia T-grain viene adottata nel bianconero; Dopo le T-Max 100 e 400 Kodak annuncia la T-
Max 3200 Iso.
1988. Canon e Sony introducono in Giappone i primi apparecchi still-video: la fotografia magnetica sembra
realtà.
1988. La Ciba-Geigy vende il gruppo Ilford all’americana International Paper Corporation, maggior
produttore del mondo di carta.
1988. La finanziaria Shamrock Holding tenta la scalata alla Polaroid.
1988. Vincenzo Silvestri propone un apparecchio medio formato decentrabile. È made-in-Italy, ma ha
successo in tutto il mondo.
1988. Kodak presenta lo studio del futuro, apparecchio e pellicola tradizionali combinati allo still-video.
1988. Kodak porta la risoluzione di un CCD a 4 milioni di pixel. Il costo di un solo pezzo si aggira sui 50
milioni.
1989. La Mitsubishi lancia il videotelefono commerciale, la scansione dell’immagine è lenta e in bianconero.
1989. Le pile al litio si fanno largo per alimentare reflex e compatte.
1989. Per il quarto anno consecutivo le Minolta sono le reflex più vendute in Giappone.
1990. La Kodak lancia la prima usa-e-getta panoramica.
1990. La Honeywell fa causa a tutti i maggiori fabbricanti giapponesi, primo fra tutti Minolta, per
violazione dei brevetti del sistema autofocus.
1990. Revival: Minolta presenta la Prod 20, una compatta con un nostalgico design anni Venti.
1990. La Ilford lancia una nuova pellicola 400 Iso bianconero: la Delta.
1990. Si riunifica la Germania e a Dresda la Pentacon chiude i battenti.
120
1990. Trapelano le prime indiscrezioni su un nuovo formato fotografico allo studio della Kodak.
1990. Kodak lancia il Photo CD. Diretto agli amatori, si rivelerà un prodotto professionale.
1991. La produzione giapponese di apparecchi fotografici supera i 30 milioni di pezzi, ma quasi la metà
proviene dall’estero.
1991. Il giudice stabilisce in 925 milioni di dollari il risarcimento che Kodak deve pagare alla Polaroid per
aver violato i suoi brevetti instant.
1991. La giapponese Da Vinci è una macchina fotografica elettronica dotata di stampante incorporata.
1991. È il momento degli zoom programmati: li presentano Minolta e Pentax, un tentativo di breve durata.
1992. Scompare il famoso marchio Cibachrome; la Ilford, che non appartiene più al gruppo svizzero Ciba-
Geigy, ripiega su Ilfochrome.
1992. Attesa per oltre venti anni, ecco la Nikon RS, la reflex subacquea.
1992. Minolta deve pagare 130 milioni di dollari alla Honeywell per violazione dei brevetti autofocus.
Toccherà poi a Canon, Nikon, Pentax, Ricoh...
1992. Un nuovo nome alla ribalta nel mondo reflex: la Sigma presenta il suo modello SA 300.
1992. La Konica introduce il formato 35mm mini usando un caricatore di diametro più piccolo per le sue
usa-e-getta.
1992. La Logitech Fotoman è la fotocamera elettronica da collegare al computer.
1992. Canon perfeziona il suo sistema di stabilizzazione dell’immagine.
1992. La Konica lancia la Hexar, una 35mm autofocus di grande qualità.
1992. La Polaroid propone la Vision con mirino reflex: usa un formato più piccolo e rettangolare.
1992. La Canon batte tutti i record con lo zoom 35-350mm.
1992. Anche Sony lavora in fotografia e brevetta un suo sistema 35mm.
1992. Ora anche la messa a fuoco si controlla con la pupilla: è l’originalità della Canon EOS 5.
1992. Dopo il Gruppo Manfrotto la Vinten acquista la francese Gitzo, famosa per i suoi treppiedi.
1992. Kodak annuncia la reflex con dorso digitale DCS 200: deriva dalla Nikon F801.
1992. Nasce un pool per lo sviluppo di un nuovo formato fotografico. Ne fanno parte Kodak, Fuji, Canon,
Minolta e Nikon.
1992. La Noble panoramica viene prodotta a Dresda dalla famiglia antica proprietaria della Praktica.
1992. Anaglifo fai da te: Vivitar presenta l’obiettivo Q-Dos per ottenere fotografie 3D. È l’ennesima
illusione.
1992. Il mercato giapponese impazzisce per il formato panorama.
1993. La fotografia digitale avanza e la Leaf offre un dorso adattabile a molti apparecchi tradizionali.
1993. La Durst lancia l’ingranditore Magico per rinverdire la camera oscura amatoriale.
1993. All’asta di Christie’s una Nikon S3M (telemetro mezzo formato) viene venduta per oltre 70 milioni di
lire.
1993. Canon presenta il suo prototipo di reflex digitale.
1993. La produzione di reflex giapponesi scende a 2,6 milioni di pezzi: esattamente un terzo di quella del
1982.
1993. La Xerox annuncia una pellicola al selenio. Rumore in borsa, ma il sistema è vecchio e non ha mai
funzionato industrialmente.
1993. Alla testa della Kodak un presidente che viene da fuori: si chiama George Fisher e ha grande
esperienza elettronica.
1994. La casa americana Dicomed introduce un dorso digitale a scansione lineare di elevatissima qualità.
Produce immagini da 128 mega. venduta ai giapponesi la ditta chiuderà nel 1999.
1994. La Contax G1 rilancia il concetto do fotocamera a telemetro, ma questa volta è autofocus.
1994. Una fotografia di Alfred Stieglitz, "Le mani di Georgia O’Keeffe con ditale", supera ogni record. Ad
un’asta di Christie’s è battuta a 398.500 dollari.
1994. Nikon e Fuji si alleano per sviluppare una reflex digitale.
1995. Kodak e Canon collaborano alla reflex digitale. Nascono tre modelli su piattaforma EOS 1n.
1995. In difficoltà la Orwo, produttrice di pellicola della ex-Germania est e la giapponese Oriental
produttrice della carta bianconero preferita da Ansel Adams.
1995. Kodak accusa Fuji di aver tramato con il governo impedendole di entrare nel mercato giapponese.
1995. Il sistema a stabilizzazione della Canon viene commercializzato su uno zoom 75-300mm.
121
1995. Crolla l'Unione Sovietica e l’Europa viene invasa da un gran numero di fotocamere del tutto
sconosciute per la felicità dei collezionisti.
1996. Il 22 aprile Fuji, Kodak, Canon, Minolta e Nikon lanciano ufficialmente sul mercvato l’Advan ced
Photo System. Ma il sistema non viene supportato dai produttori ed è malvisto dai laboratori. Non
raggiungerà i traguardi promessi. Si distinguono la Canon per la sua compatta Ixus e la Minolta con la
Vectis S-1 prima reflex APS a obiettivi intercambiabili.
1996. Arriva la nuova professionale di Nikon la F5. Sostituisce la F4 per competere con la Canon Eos 1.
1996. Il rullo 120, quasi centenario, viene riproposto dalla Fuji con un sistema protettiva e tantop di
codice a barre per la lettura automatica della sensibilità.
1996. La 3M scorpora l’attività imaging e costituisce la Imation a cui passa la fabbrica di Ferrania.
1996. Seconda versone della Serie Contax G. La G2 è migliorata.
1996. Ancora Contax propone nuovità. Si tratta della AX autofocus. La regolazione però non avviene
spostando i gruppi ottici, ma il piano pellicola.
1996. La R8 della Leica è una reflex di buona fattura e dall’originale design. Ma non sfonda sul mercato.
1997. La Pentax 645N è la prima reflex monobiettivo 4,5x6cm autofocus.
1998. Alla Photokina la Konica presenta la sua molto attesa fotocamera a telemetro. Con innesto
compatibile Leica M, piace subito.
1998. Hasselblad, in collaborazione con Fuji, si esibisce nella Xpan. Una 35mm a telemetro capace di
offrire un doppio formato: lo standard 24x36mm ed uno panorama 24x65mm.
1998. Anche la Contax 645 è una medio formato 4,5x6cm autofocus.
1998. Leica si rinnova. La M6 viene dotata di esposimetro TTL per flash.
1999. Nikon si esercita in una accoppiata. Lancia la reflex F100 dalla quale pochi mesi dopo nascerà la D1
digitale professionale. E’ offerta ad un prezzo pari alla metà dei modelli concorrenti.
1999. Terza medio formato reflex autofocus è la Mamiya 645AF.
1999. Alla d’aste Sotheby’s si raggiunge il record per una fotografia. E’ un’albumina di Gustave Le Gray,
venduta per 507.000 sterline pari a oltre 1,5 miliardi di lire.
1999. Minolta torna alla reflex professionale con la Dynax 9, sarà seguita l’anno dopo dalla 7.
1999. Sembra una scommessa, ma la Cosina con la sua Bessa L senza mirino e innesto a vite per obiettivi
Leica, ha un grande successo tra il pubblico.
1999. La Imation scorpora le attività fotografiche e la Ferrania diventa una società autonoma finanziata
da un gruppo inglese, la Schroder Ventures, lancerà il nuovo marchio Solaris.
2000. La Nikon manda in pensione la F3, dalle proteste ci si accorge che aveva ancora una schiera di
sostenitori.
2001. La Hermès di Parigi acquista il 30 per cento delle azioni della Leica diventando il singolo maggior
azionista.
122
APPENDICE 04

CONSIGLI DI RIPRESA

LA COMPOSIZIONE: 10 REGOLE

1. ESSENZIALE. Il successo di una immagine dipende molto spesso dalla semplicità dell'inquadratura e
dagli elementi che vi sono inclusi. Il fotografo deve evitare di inserire nell'immagine particolari estranei al
soggetto o inutili a descrivere la situazione che si è voluta fotografare.

2. A FUOCO. La perfetta messa a fuoco è il primo elemento dal quale si giudica una buona fotografia. Se
il soggetto è sfocato la fotografia è sempre una brutta fotografia. Nel ritratto occorre sempre mettere a
fuoco gli occhi; nel paesaggio è bene chiudere il diaframma per sfruttare la profondità di campo.

3. SFONDO. Al momento dello scatto in genere non si dà allo sfondo grande importanza, ma dopo ci si
accorge che spesso un brutto sfondo deturpa un buon ritratto. Scegliete sfondi omogenei, privi di dettagli
evidenti, oppure aprite il diaframma al massimo per sfocare completamente tutti i piani dietro al soggetto.

4. ORIZZONTALE. Scegliete l'inquadratura orizzontale se volete dare all'immagine un senso di


ampiezza. E' il caso della fotografia di panorami.

5. VERTICALE. Preferite l'inquadratura verticale quando volete dare all'immagine un senso di


profondità. Non inquadrate mai in orizzontale un soggetto con andamento verticale.

6. RITRATTO. Le persone vanno fotografate da vicino. Controllate sempre che il soggetto copra almeno
metà del mirino. La singola persona va preferibilmente ripresa in verticale. Attenti alla luce: l'ideale è
quella diffusa, da evitare il controluce.

7. CONTRASTO. Non tentate mai di scattare fotografie inquadrando due zone illuminate in modo molto
diverso: metà sole, metà ombra. Nessuna delle due parti risulterà perfetta. Scattate due immagini.

8. OMBRE. La luce è l'elemento più importante per il risultato. Fate attenzione alle ombre (nei ritratti) e
ai riflessi indesiderati. I migliori risultati si ottengono quando la luce è leggermente diffusa come al
mattino presto o nel pomeriggio.

9. QUINTA. Un effetto sempre vincente nella fotografia di paesaggio è quello della quinta. Si tratta di
dare maggior risalto alla profondità di una scena grandiosa come una vallata inquadrando lateralmente un
elemento vicino: ad esempio il ramo di un albero.

10. ATTREZZATURA. La migliore attrezzatura non garantisce la qualità del risultato. Le belle immagini
si ottengono facilmente solo se al momento dello scatto si riflette a quanto si sta facendo in funzione di
quello che si vuole ottenere. Chi non segue questa regola, non potrà mai dirsi fotografo.

MESSA A FUOCO CON LA REFLEX


La tecnica di messa a fuoco è determinante per il risultato. Sempre e comunque deve essere a fuoco
l'elemento principale (gli occhi in un ritratto). La visione reflex e l'autofocus facilitano questa
fondamentale operazione della ripresa.
123
AUTOFOCUS. I sistemi automatici consentono una regolazione veloce del fuoco centrando nel mirino
il soggetto. I diversi sistemi sono descritti nei manuali dei vari apparecchi ma ricordate che l'autofocus
può "impazzire" in alcuni casi: quando il soggetto è uniforme o il contrasto è molto basso, quando il
soggetto si muove rapidamente e risulta difficile mantenerlo al centro, quando la superficie mostra molti
riflessi. Si può risolvere il problema usando un altro punto di messa a fuoco o ricorrendo alla regolazione
manuale.

MANUALE. Grazie al sistema reflex la messa a fuoco è molto intuitiva: l'immagine sarà perfettamente a
fuoco quando, regolando la ghiera dell'obiettivo, apparirà perfettamente nitida sullo schermo smerigliato
nel mirino. La regolazione risulta facilitata da due sistemi ottici spesso combinati e presenti al centro
dello schermo: i microprismi e il telemetro ad immagine spezzata. Se l'immagine non è a fuoco, i
microprismi la dissolvono, mentre il telemetro spezza le linee che lo attraversano; quando invece
l'immagine sui microprismi è perfetta e le linee ininterrotte essa è a fuoco. Per sfruttare al meglio questi
dispositivi occorre centrare il soggetto principale e regolare la messa a fuoco, prima di comporre
l'inquadratura definitiva.

MESSA A FUOCO RAPIDA. Imparate a conoscere il senso della ghiera di messa a fuoco dell'obiettivo: in
alcuni casi si va verso infinito ruotando verso sinistra, in altri ruotando verso destra. Conoscendo questa
caratteristica si potrà controllare istintivamente la messa a fuoco a seconda che il soggetto si avvicini o si
allontani.

MESSA A FUOCO A ZONA. E' possibile scattare immagini nitide predisponendo la messa a fuoco per la
zona nella quale si troverà il soggetto o quando si debba scattare alla cieca. Regolate la ghiera sulla
distanza approssimativa alla quale si troverà il soggetto e chiudete il diaframma per sfruttare al massimo
la profondità di campo.

GLI OBIETTIVI

GRANDANGOLARI: da 20mm a 35mm. Essenziali per riprese in interni o in zone dove la distanza tra
fotocamera e soggetto sia molto ridotta. Consentono anche di fotografarecon tempi più lunghi di
esposizione del normale e offrono una maggiore profondità di campo.

NORMALI: da 45mm a 55mm. Per ogni genere di ripresa. Dal paesaggio al ritratto, alla ripresa in cattive
condizioni di luce perché molto luminosi.

TELEOBIETTIVI: da 85mm a 200mm. Consentono di ingrandire il soggetto rispetto al normale. Sono


utilizzabili facilmente a mano libera fino a 200mm. Per evitare le vobrazioni usate un tempo che sia
l’inverso della focale. Con un 200mm usate almento 1/250 di secondo.

CARATTERISTICHE DEGLI OBIETTIVI

LUNGHEZZA FOCALE. Indica in millimetri la distanza tra il centro ottico dell'obiettivo e la pellicola
quando il fuoco è su infinito. La lunghezza focale dei grandangolari è corta, lunga quella dei teleobiettivi.

LUMINOSITA'. Il valore f/ indica la luminostà relativa di un obiettivo. Più il valore è piccolo (f/1,4) più
l'obiettivo è luminoso e consente riprese in poca luce. I normali ed i medio grandangolari sono i più
luminosi.

DISTANZA MINIMA DI RIPRESA. Una corta distanza minima di ripresa consente di avvicinarsi al
soggetto per fotografarne dei particolari. La distanza minima di ripresa è più contenuta quanto più corta è
la focale dell'obiettivo ad eccezione degli obiettivi macro o zoom con funzione macro.
124
ANGOLO DI CAMPO. Indica in gradi l'angolo che ciascun obiettivo è in grado di coprire. L'angolo di
campo è maggiore nei grandangolari, minore nei teleobiettivi.

DISTORSIONI PROSPETTICHE. Non è un termine corretto, ma indica l'apparente difetto di


distorsione di soggetti a distanze diverse che vengono ingranditi in modo innaturale. Un soggetto
inquadrato da vicino con un grandangolare appare enorme rispetto allo sfondo. Al contrario con i
teleobiettivi è lo sfondo ad apparire più ingrandito del soggetto ripreso ad una distanza superiore al
normale. Queste particolarità possono essere sfruttate a scopo creativo.

ZOOM. Gli obiettivi zoom, a seconda della focale usata, si comportano esattamente come gli obiettivi a
focale fissa.

CARATTERISTICHE DELLE PELLICOLE

BASSA SENSIBILITA'
Pellicole da 50 a 100 Iso consentono una ottimale riproduzione dei dettagli.

ALTA SENSIBILITA'
Pellicole tra 400 e 800 Iso, permettono riprese di azione in quantpo consentono di usare tempi brevi di
esposizione, ma il dettaglio è meno fine.

ALTISSIMA SENSIBILITA'
Pellicole oltre tra 800 e 1600 Iso, permettono riprese in luce ambiente con tempi di esposizione sempre
abbastanza brevi. Nonostante il miglioramento delle emulsioni la grana è più evidente.

In un viaggio o in una occasione importante, non dimenticate di portare con voi pellicole di sensibilità
diversa che vi consentano, all'occorrenza, di eseguire riprese in tutte le condizioni di illuminazione.

CARATTERISTICHE TIPICHE IN FUNZIONE DELLA SENSIBILITA'

Sensibilità Iso 50 100 400 1000

GRANA FINISSIMA *** *

GRANA FINE *** **

GRANA GROSSA ** ***

LATITUDINE DI POSA ** *** ***

CONTRASTO *** ** * *

RISOLVENZA *** ** * *

TRATTAMENTO FORZATO * *** ***

La scelta della pellicola deve anche avvenire in funzione delle necessità di ripresa. Questa tabella, che
mette in evidenza le caratteristiche tipiche a seconda della sensibilità, consente di effettiare una scelta
ragionata.

PELLICOLE A COLORI E DIFETTO DI RECIPROCITA'


Usando le pellicole a colori con esposizioni più lunghe di un secondo (ad esempio per scattare un notturno),
ci si imbatte in una leggera perdita di sensibilità dovuta al cosiddetto difetto di reciprocità. Più
l'esposizione è lunga più questo problema è consistente. La tabella che pubblichiamo serve ad effettuare
125
la correzione dell'esposizione in diaframmi (f/) per compensare la perdita di sensibilità. Appurata
l’esposizione, con gli apparecchi manuali basterà aprire il diaframma del necessario; con gli apparecchi
automatici è bene ricorrere al controllo manuale.

PELLICOLE NEGATIVE INVERTIBILI

Iso/Secondi 3 15 100 3 15 100

50 NC NC NC +1/2 +1-1/2 NC

100 +1/2 +1 +2 +1/3 +1-1/2 NC

200 +2/3 +2 +2-1/2 +1/2 NC NC

400 +1 +2 +3 +1/2 +1 +2

1000 +1 +2 +3 +1/2 +1 +2

1600 +1 +2-1/2 +3-1/2 +1/2 +1 +2

Correzioni in diaframmi, NC=non consigliato. Non è possibile compensare il difetto di reciprocità


allungando il tempo anziché aprendo il diaframma perché si ricadrebbe in una nuova situazione da
correggere ulteriormente.

PELLICOLE BIANCONERO
Sul mercato sono disponibili diversi tipi di pellicola bianconero. In funzione della sensibilità esse offrono
prestazioni diverse in termini di nitidezza, contrasto e latitudine di posa.

SENSIBILITA' BASSA MEDIA ALTA

Riproduzioni *** *

Esterni giorno ** ***

Sport * ** ***

Interni con flash * **

Esterni notte * ***

Interni ** **

Luce scarsa * ***

COME ESPORRE SENZA ESPOSIMETRO


Con gli apparecchi meccanici e manuali anche di vecchio tipo è possibile esporre con una certa precisione
anche se l'esposimetro dovesse cessare di funzionare. Oltre a far riferimento ai foglietti di istruzione
delle pellicole, si può seguire con successo una formula valida per le riprese in pieno sole.
Regolate il diaframma dell'obiettivo su f/16 e utilizzate come tempo di esposizione il valore più prossimo
alla sensibilità della pellicola. Così, con una pellicola da 100 Iso esporrete con f/16 e 1/125 di sec. mentre,
con una pellicola da 400 Iso, esporrete con f/16 e 1/500 di sec. Se il soggetto è in ombra in una giornata
di sole aprite il diaframma di due valori. Con il cielo appena coperto aprite il diaframma di un valore.
Nei casi più difficili scattate tre fotogrammi aprendo il diaframma di un valore ad ogni scatto. Questa
tecnica si chiama “bracketing”.
126
Di seguito una serie di valori di esposizione per le più disparate condizioni in esterni. Con gli
apparecchi automatici questa regola può essere seguita impiegando il modo manuale.

TEMPI E DIAFRAMMI DA USARE PER RIPRESE IN PIENO SOLE

Apertura f/16 f/11 f/8 f/5,6 f/4

50 Iso 1/60 1/125 1/250 1/500 1/1000

100 Iso 1/125 1/250 1/500 1/1000 1/2000

400 Iso 1/250 1/500 1/1000 1/2000

800 Iso 1/500 1/1000 1/2000

La tabella indica il tempo da impostare volendo utilizzare una diversa ma equivalente apertura di
diaframma rispetto a f/16 nelle medesime condizioni di illuminazione. Per riprese in ombra occorre aprire
il diaframma di due valori.

IL RITRATTO IN ESTERNI
Il ritratto in esterni non va confuso con l'istantanea. Quindi per un buon ritratto non importa saper
cogliere al volo un'espressione, occorre saper costruire un'immagine. La luce naturale è certamente quella
ideale per questo tipo di fotografia, tuttavia occorre molta attenzione al momento della ripresa perché il
gioco delle luci e delle ombre può risultare deleterio al risultato finale.

LA LUCE. I raggi diretti del sole costringono il soggetto a brutte smorfie, quindi evitate la ripresa nelle
ore centrali della giornata. Se sul viso appaiono ombre nette, ricorrete all'uso di un pannello bianco
riflettente (anche un foglio di giornale va bene) per ammorbidirle. Lo stesso soggetto può sorreggerlo se
non fotografate la figura intera. La ripresa in ombra è una buona alternativa.

LA POSA. E' la cosa più difficile, ricordate però che nel ritratto gli occhi del soggetto debbono guardare
nell'obiettivo.

L'OBIETTIVO. La focale ideale è quella di 90-100mm, se avete uno zoom regolatelo di conseguenza. Per
un risultato di qualità si dovrà chiudere il diaframma su un valore centrale e quindi il treppiedi può
diventare indispensabile.

MESSA A FUOCO. Mettere a fuoco sempre e solo gli occhi del soggetto, regolate il diaframma in
funzione della profondità di campo desiderata. Apritelo se volete sfocare lo sfondo.

LE PELLICOLE. Usate una pellicola di bassa sensibilità sia in bianconero che a colori. Vi offrirà la maggior
nitidezza possibile con ottimo dettaglio nei capelli. Usate il negativo colore se dovete ottenere degli
ingrandimenti da incorniciare.

I FILTRI. Il filtro flou è ideale per ammorbidire l'immagine. In mancanza si può fissate davanti
all'obiettivo una calza di nylon o un velo nero di tulle. Il filtro skylight è indispensabile nelle riprese a
colori in ombra per evitare dominanti troppo fredde. Con il bianconero il filtro verde offre un effetto
abbronzatura, il filtro giallo attenua le lentiggini del soggetto
127
APPENDICE 05

DIRITTO IN FOTOFRAFIA

PROPRIETA’ DEI NEGATIVI E DEGLI ORIGINALI DELLE IMMAGINI

Molti fotografi paiono concentrare l'interesse su di un aspetto del problema - appunto, la proprietà del
negativo - che è in realtà un aspetto secondario, solo derivato da quello che è il punto determinante: il tipo
di cessione di diritti di sfruttamento economico (vedi diritto d’autore).

In parole semplici, il problema risiede in questo; il negativo (o la diapositiva) in origine appartiene,


evidentemente, al fotografo. Dato che, in sé, l'originale non ha valore, se viene ceduto ad altri, ciò avviene
perché a questi si riconosce il diritto di far uso di quel negativo.

In sostanza, il negativo (o un equivalente, come la diapositiva originale) viene ceduto alla persona che ha il
diritto di farne uso, per il tempo che tale diritto permane e per gli usi che si sono concordati. Se il
fotografo cede il diritto di utilizzo per la realizzazione di un catalogo, il cliente ha diritto a detenere
l'originale per il tempo necessario a questo uso; per essere fiscali, se la concessione del diritto di utilizzo
è della durata di un anno, il cliente potrebbe trattenere il negativo per questa durata di tempo.

Se, invece, il fotografo cede i diritti di utilizzo senza limiti di tempo, il cliente ha diritto a trattenere il
negativo per questo periodo: cioè, senza limiti di tempo.

Non si tratta, dunque, di stabilire "di chi è il negativo", quanto piuttosto: "chi, in questo momento, gode dei
diritti di sfruttamento economico dell'opera?".

E evidente che, se il cliente acquista il diritto di utilizzo di un'immagine, scaduto il termine di sua
competenza deve restituire l'originale, mezzo col quale tale diritto si esercita. Ci si trova nella stessa
situazione di chi prende in affitto un appartamento per una stagione; al termine della stagione restituirà
le chiavi, e non ha senso che si impunti per trattenerle. Quello che è scaduto è il diritto all'uso
dell'appartamento, ed è sciocco discutere sul possesso del mazzo di chiavi.

Nel caso delle fotografie effettuate su commissione le disposizioni della legge 633/41 (articoli 87 e
seguenti), fanno sì che, nel caso di semplici fotografie ed in assenza di accordi scritti, l'originale e
tutti i diritti siano automaticamente del cliente pagante, quando:

a) La foto sia stata commissionata dal cliente, e non ci sia alcuna traccia scritta della destinazione d’uso
prevista.

b) La foto non sia stata direttamente commissionata, ma ritragga cose in possesso del cliente, e sia stata
a questo venduta in seguito (senza traccia scritta di destinazione d’uso).

c) La foto non sia stata necessariamente commissionata appositamente, né ritragga cose del cliente ma,
semplicemente, il fotografo abbia ceduto al cliente il negativo, percependo un compenso, e senza redigere
alcun accordo specifico.
128
DI CHI È L’ORIGINALE, NEL CASO DEL RITRATTO - MATRIMONIO

Unica situazione in cui i diritti e la proprietà del negativo non passano al committente è quello in cui il
soggetto dell'immagine... sia il cliente stesso.

Con una catena logica piuttosto complessa, infatti, la Legge giunge a sancire come, nel caso che "l'oggetto"
ritratto sia il committente stesso, la proprietà del negativo resta al fotografo (vedi pubblicabilità delle
foto di ritratto).

Infatti, all'articolo 98 della Legge si indica come la persona ritratta possa pubblicare o riprodurre la sua
immagine senza bisogno di consenso del fotografo. Ora, il fatto che si indichi come non necessario il
"permesso" alla pubblicazione implica necessariamente che il diritto di uso di quella fotografia non
appartenga già, automaticamente, alla persona ritratta, che è comunque dispensata da chiedere
l'autorizzazione. Se in questo caso valesse la regola generale dell'articolo 88 (diritti passati
automaticamente al committente), non avrebbe senso specificare che il titolare dei diritti è dispensato dal
chiedere l'autorizzazione a terzi. In realtà, evidentemente, la persona ritratta non è dunque considerata
proprietaria di tali diritti e, dunque non è proprietaria del negativo.

Ad ogni buon conto, anche la Corte di Cassazione si è pronunciata in tal senso, con sentenza del 28/6/1980
n. 4094: la proprietà dei negativi di ritratto e di cerimonie come matrimonio e simili è del fotografo, e non
del committente.

Suprema corte di Cassazione civile, sez I, 28/06/1980 n. 4094, reperibile - fra gli altri - in Giust. civ.
Mass. 1980, fasc. 6. Foro it. 1980, I, 2121, Giust. civ. 1980, I, 2101, che recita: "Nell'ipotesi di ritratto
fotografico eseguito su commissione, regolata dall'art. 98, I. 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d'autore, il
committente, diversamente da quanto stabilito dall'art. 88 comma 3 di detta legge per le fotografie di
cose in suo possesso, non acquista il diritto esclusivo di utilizzazione della fotografia, il quale rimane al
fotografo, pur concorrendo con quello della persona fotografata o dei suoi aventi causa di pubblicare e
riprodurre liberamente la fotografia medesima, salvo il pagamento al fotografo di un equo corrispettivo
nel caso che la utilizzino commercialmente. Nell'ipotesi indicata, pertanto, ove manchi un diverso patto,
deve ritenersi che il fotografo conserva la proprietà del negativo e non è tenuto a consegnarlo al
committente."

PUBBLICABILITA’ DELLE FOTO DI RITRATTO

La Legge 633 riporta una sezione (capo 5, sez. 2) interamente dedicata al rispetto dell’immagine delle
persone ritratte.

A dispetto del fatto che la sezione conti tre soli articoli di interesse per il fotografo, in realtà su di
questo punto della Legge sono sorte numerosissime contestazioni; le cause intentate per inadempienze
relative a queste sezioni sono molto più numerose di quelle relative ad abusi in altri aspetti.

Il concetto portante di questa sezione è espresso all'articolo 96: "il ritratto di una persona non può
essere esposto, riprodotto e messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni
dell'articolo seguente".

L'indicazione è inequivocabile: fatte salve alcune particolari e circoscritte eccezioni, chi veda pubblicato il
proprio ritratto fotografico senza essere consenziente a tale utilizzo pubblico, può opporsi.

La conseguenza immediata è particolarmente importante per i free lance che realizzano varie immagini di
reportage, e le cedono poi a riviste ed agenzie; in assenza delle condizioni che ora vedremo nel dettaglio,
un simile "uso" dei volti altrui richiede il possesso di quello che viene definito il "release", cioè il permesso
129
scritto alla pubblicazione. Del "release" non è possibile fare a meno in caso di utilizzo commerciale e
pubblicitario, ed è prudente che esista anche per i fini editoriali anche minori, anche se la consuetudine è
quella di confidare nell’efficacia del cosiddetto "diritto di cronaca" e, soprattutto, nell’intelligenza delle
persone ritratte.

NON OCCORRE ASSENSO ALLA PUBBLICAZIONE:

Esiste una nutrita casistica di eccezioni. Vediamole sinteticamente

A. Se si tratta di personaggio famoso, pubblicato nell'ambito della sfera della sua notorietà, e
con fini di informazione. Ai fini informativi e di cronaca, cioè, il volto di personaggi pubblici
(uomini politici, dello spettacolo, con cariche pubbliche, ecc.) può essere pubblicato senza
necessità del consenso della persona ritratta. La Cassazione ha tuttavia evidenziato come
questa norma possa ritenersi valida solo se la "notorietà" della persona in oggetto è riferita al
contesto dove avviene la pubblicazione. Inoltre, sempre la Cassazione evidenzia come il
prevalente fine di lucro annulli questa concessione.
B. Se la pubblicazione avviene a scopi scientifici o didattici. E il caso, ad esempio, dei trattati
medici, o di patologia, o di antropologia. Ovviamente, dato che l'immagine non deve essere
lesiva della dignità della persona ritratta, anche in questo caso la persona può opporsi, o
richiedere la non riconoscibilità del volto.
C. Se la pubblicazione è motivata da fini di giustizia o polizia. Ecco come immagini di cittadini non
pubblici, divengano lecitamente pubblicabili.
D. Se l'immagine della persona compare all'interno di un'immagine raffigurante fatti svoltisi
pubblicamente o di interesse pubblico, ed il volto della persona non è isolato dal contesto.
Questo è un aspetto importante.

Si tenga presente che sono vietate le riprese di obiettivi militari (stazioni, aeroporti, caserme, ecc.), di
materiali bellici e proprietà di Esercito, Marina, Aeronautica, ecc., e dei loro appartenenti in servizio (da
un regolamento interno dei Carabinieri).

Al di la di queste restrizioni, comunque, non esiste alcuna legge che vieti di fotografare i privati.

Capita quotidianamente il caso per il quale dei privati ritratti in occasione di pubbliche manifestazioni si
ribellino all'idea di essere stati ripresi, ed impongano la loro volontà, fino al limite di impadronirsi del
rullino, o di distruggerlo.

Questa situazione è, legalmente parlando, un abuso. Il fotografo spesso tende a subire, sia quando non si
senta sicuro del suo diritto, sia quando l'interlocutore sia più grosso di lui.

In realtà, per Legge, la ripresa dei privati non è proibita, mentre lo può essere la pubblicazione del
ritratto.

Quando, tuttavia, questo "ritratto" non è un primo piano, ma un'immagine di un momento pubblico,
all'interno della quale sia riconoscibile una persona, la fotografia diviene anche pubblicabile senza il
consenso del ritratto. In sostanza, se il soggetto della fotografia è l'avvenimento e non la persona, come,
ad esempio, la manifestazione studentesca, o un momento delle corse dei cavalli all'Ippodromo, ed -
all'interno dell'immagine - sono riconoscibili delle persone, costoro non possono accampare alcun diritto in
nome della Legge sul diritto d'autore.

Attenzione!!! Nessuno di questi casi, tuttavia, risulta applicabile se l'immagine in oggetto è in qualche modo
lesiva della dignità della persona ritratta.
130
Alcune sentenze collegate al diritto d'autore

Si tratta di una raccolta di sentenze pronunciate negli ultimi anni in relazione a casi collegati alla
fotografia ed i suoi impieghi.

lterazione dell’immagine giornalistica

La comunicazione sociale e la comunicazione giornalistica non consistono soltanto in un testo parlato o


scritto. Invero l'attività giornalistica ha forme diverse che vanno dallo scrivere un articolo, all'illustrarlo
con immagini, fotografie e fotomontaggi, dalla impaginazione grafica (titolo, risalto tipografico, etc.) alle
ricerche storiche o d'archivio, etc. (Fattispecie in cui è stata ritenuta offensiva la pubblicazione di un
fotomontaggio).

Cassazione penale, sez. VI, 5 febbraio 1980 Cass. pen. 1981, 1208 (s.m.). Giust. pen. 1981, II,22 (s.m.).

architettura: foto creativa o no

Ai fini della distinzione tra opera fotografica (protetta come oggetto di diritto di autore) e semplice
fotografia (oggetto di diritto connesso) occorre condurre l'indagine circa la sussistenza o meno del
carattere creativo. Nel campo delle fotografie che riproducono opere dell'arte figurativa e,
segnatamente, opere architettoniche (in cui uno sforzo creativo venne già a suo tempo compiuto
dall'autore dell'opera fotografata) difficilmente la fotografia consegue carattere creativo, in quanto la
necessaria fedeltà nella rappresentazione oggettiva del soggetto riprodotto, caratteristica naturale di
tale tipo di fotografia, ne costituisce anche l'altrettanto necessario limite.

Pretura Saluzzo, 13 ottobre 1993 Dir. autore 1994, 484

assenza di patti scritti, su commissione

Il diritto di esclusiva viene meno in talune ipotesi specificamente previste dalla legge sul diritto di autore
particolarmente ravvisabili ogni volta che la <complessiva logica> alla base dell'operato del committente le
fotografie, sconti come presupposta l'esigenza di acquisire le stesse senza limitazioni di sorta al loro
sfruttamento; l'appena menzionata circostanza si rafforza se l'emissione della fattura, seguita alla
consegna dei rullini fotografici da parte dell'operatore, avvenga senza che quest'ultimo abbia posto
limitazioni alla cessione.

04.07.92 Cass. civ., sez. I, 4 luglio 1992, n. 8186

carnevale, maschere

Non può accordarsi la tutela del diritto all'immagine laddove il soggetto che la invoca sia stato
fotografato sotto un travestimento tale da renderlo irriconoscibile, non essendo in tal caso possibile
valutare le condizioni o qualità proprie attinenti alla persona che si assume irrimediabilmente lesa dalla
diffusione delle proprie sembianze.

Pretura Venezia 1 agosto 1984 Giur. it. 1985, I,2,326.

cataloghi simili

Non sussiste concorrenza sleale per riproduzione di fotografie di un catalogo altrui, quando risulti che
tutti i "depliants" pubblicitari delle macchine delle aziende operanti nel settore, presentano
131
caratteristiche analoghe e quando le fotografie asseritamente riprodotte illustrino macchinari simili
(ma non identici) a quelli del concorrente.

Pretura Vigevano 20 marzo 1987, Riv. dir. ind. 1987, II,374 (nota).

cataloghi, concorrenza sleale

Costituisce concorrenza sleale ai sensi dell'art. 2598 n. 3 c.c. l'utilizzare nei propri cataloghi fotografie
appartenenti a un proprio concorrente, ancorché nel passato siano esistiti rapporti commerciali e, nella
specie, le fotografie in questione apparissero nei cataloghi del soggetto passivo dell'illecito che il
soggetto attivo usava, aggiungendovi un proprio volantino, per distribuire i prodotti (non si è invece
ravvisata l'illiceità della condotta alla stregua dei n. 1 e 2 dell'art. 2598 c.c. perché il convenuto apponeva
il suo marchio sui propri cataloghi, contenenti le fotografie, in modo evidente).

Tribunale Milano, 21-07-1994 Giur. dir. ind., 1995, 530

catalogo

Costituisce atto di concorrenza sleale ex art. 2598 n. 1 c.c. la realizzazione di un catalogo utilizzando per
l'ottanta per cento materiale fotografico eseguito su incarico di un concorrente ed avvalendosi di
un'impostazione grafica studiata appositamente per quest'ultimo.

Tribunale Milano, 04-02-1993 Giur. dir. ind., 1993, 369

creativa o no

La tutela dell'opera di carattere creativo nel campo della fotografia è operante tutte le volte che il
fotografo non si sia limitato ad una riproduzione della realtà, sebbene attraverso procedure tecnicamente
sofisticate, ma abbia inserito nell'opera la propria fantasia, il proprio gusto e la propria sensibilità, così da
trasmettere le proprie emozioni a chi esamini la fotografia in tal guisa realizzata; dal punto di vista
tecnico l'autore curerà particolari luci, scorci, inquadrature e simili, nel tentativo di aggiungere una dose
di immaginazione alla riproduzione meccanica del soggetto.

Tribunale- T. Milano, 28-06-1993 Foro it., Rep. 1994, voce Diritti d'autore, n. 165

cronaca, diritto di

Non costituisce esercizio del diritto di cronaca, e pertanto comporta responsabilità dell'editore e del
giornalista per lesione del diritto all'onore e alla reputazione, la pubblicazione (accompagnata da un titolo
e da una fotografia aventi autonomo effetto lesivo) di un'intervista a un parlamentare che, riportandosi a
una sua interrogazione parlamentare, abbia riferito notizie non vere.

Cassazione civile sez. I, 5 maggio 1995, n. 4871 Foro it. 1996,I, 657

danni nella pubblicazione illecita di ritratto

La illecita pubblicazione dell'altrui immagine, integrante anche violazione di una norma penale, comporta il
risarcimento del danno non patrimoniale da liquidarsi equitativamente tenuto conto della notorietà della
persona offesa, della natura e dell'idoneità altamente screditante dei maliziosi addebiti, della
rilevantissima diffusione del servizio giornalistico (nel caso di specie alla moglie del figlio dell'ex re
d'Italia, fotografata in abiti succinti nell'intimità della propria casa al mare, su un settimanale con
1.189.000 lettori è stata liquidata la somma di L. 250.000.000.
132
Tribunale Milano 8 aprile 1991, Dir. informatica 1991, 865.

danni pubblicato indebito

I danni patrimoniali derivanti dalla violazione del diritto d'autore sull'opera fotografica possono essere
liquidati equitativamente ex art. 1226 c.c., tenute presenti le circostanze tutte del caso concreto (nella
specie, la diffusione relativamente limitata della rivista edita dalla convenuta, ripetizione della
pubblicazione fotografica, anche nella copertina oltre che in una pagina interna dell'inserto allegato alla
rivista, tempo trascorso dalla violazione etc.), in una somma su cui decorrono gli interessi legali dalla
sentenza, come è facoltà del giudicante stabilire nell'ambito della valutazione di adeguatezza e di equità
allo stesso demandata.

Tribunale- T. Milano, 28-06-1993 Foro it., Rep. 1994, voce Danni civili, n. 203 Annali it. dir. autore, 1993,
757

dati riportati su originali e non su copie

Non è necessario riportare le indicazioni del nome del fotografo e della data della fotografia (di cui
all'art. 90, 1° comma, l. n. 633 del 22 aprile 1941) sulle fotografie riprodotte in un libro o in un giornale,
essendo sufficiente che tali indicazioni siano menzionate solo sui singoli esemplari delle fotografie.

Trib. Roma, 20 febbraio 1990 Dir. Autore , 1991, 369,

diffamazione con foto

Nella utilizzazione dei mezzi di informazione, fatti e notizie debbono essere riferiti con correttezza, non
potendosi ricomprendere nell'interesse sociale che giustifica la discriminante dell'esercizio del diritto di
cronaca giornalistica inutili eccessi ed aggressioni dell'interesse morale della persona. La valutazione di
tale requisito, però, va effettuata con riferimento non solo al contenuto letterale dell'articolo, ma anche
alle modalità complessive con le quali la notizie viene data, sicché decisivo può esser l'esame dei titoli e
dei sottotitoli, lo spazio utilizzato per sottolineare maliziosamente alcuni particolari, l'utilizzazione
eventuale di fotografie; con la conseguenza che l'eventuale valutazione negativa della correttezza
farebbe venire meno il requisito della continenza e quindi la configurabilità della esimente del diritto di
cronaca.

Cass. pen., sez. V, 5 luglio 1993 Mass. pen. cass., 1994, fasc. 2, 88

giornalista, archivista

Non può considerarsi giornalistica l'attività consistente nella ricerca e nel reperimento di materiale
d'archivio (cinematografico, fotografico o di altra natura) per la preparazione e la realizzazione di
programmi televisivi (giornalistici).

Pretura Roma, 10-04-1980 Foro it., Rep. 1981, voce Giornalista, n. 19

giornalista, fotoreporter

Anche l'attività fotografica - al pari di quella che si estrinseca nella produzione di segni altrettanto
significativi del pensiero che la parola - può formare oggetto di attività giornalistica, e quindi anche
l'attività di fotografo può dar luogo ad una prestazione giornalistica a pieno titolo desumibile sotto la
nozione di attività redazionale. Va tuttavia ricordato che ciò è possibile - in armonia con la nozione di
attività giornalistica come quella che consiste nell'elaborazione a fini comunicativi di notizie e pensieri -
133
solo a condizione che alla realizzazione e produzione di immagini fotografiche si accompagni quella di
selezione delle immagini stesse al fine di organizzarle a discorso informativo e divulgativo all'interno del
giornale come segno significativo a sè stante, o come supporto significativo al discorso stesso.

Tribunale Milano, 2 marzo 1995 Dir. informatica 1995, 655 nota

idea, ispirazione - copia - plagio

La trasposizione di elementi caratteristici di una idea creativa in una nuova opera (nella specie,
composizione fotografica pubblicitaria) non costituisce lesione del diritto di autore sulla precedente opera
se la forma espressiva in cui la seconda opera si realizza è diversa; e ciò in quanto al di fuori della forma in
cui l'idea è stata espressa nella sua comunicazione al pubblico, non esiste l'opera e quindi non può
prospettarsi un problema di protezione giuridica della creatività.

Corte d’Appello- A. Milano, 09-05-1986 Foro it., Rep. 1988, voce Diritti d'autore, n. 58

layout, immagini non creative

Sono prive di carattere creativo, e di conseguenza non tutelabili come opere dell'ingegno, fotografie che,
seppur ottenute con un processo di elevato livello tecnico, sono realizzate su commissione e raffigurano
modelli predisposti dal committente.

Cassazione civile sez. I, 4 luglio 1992, n. 8186

Foro it. 1993,I, 127 Giur. it. 1993,I,1,, 806 Dir. informatica 1993, 641 nota (Clemente)

modella, utilizzo foto

Il diritto all'utilizzazione economica dell'immagine fotografica di una modella, in caso di ritratto su sua
commissione, spetta in primo luogo al soggetto raffigurato nella fotografia, che può consentire
contrattualmente ad altri di utilizzare il proprio ritratto entro limiti determinati, ed è l'unico legittimato
a dolersi dell'eventuale altrui violazione delle clausole contrattuali relative a tali limiti: mentre il
fotografo per parte sua conserva unicamente la proprietà sul materiale fotografico originario ed ha
diritto al corrispettivo ed all'eventuale indicazione del suo nome sulla fotografia, ma non può disporre
dell'immagine del soggetto ritrattato.

Corte d’Appello- A. Milano, 16-06-1992 Foro it., Rep. 1995, voce Persona fisica, n. 34 Annali it. dir. autore,
1994, 293

nudi di personaggi pubblici

La notorietà del soggetto raffigurato consente la pubblicazione dell'immagine senza necessità del
preventivo consenso solo in presenza di esigenze prioritarie di informazione pubblica, che mancano
palesemente nel caso di periodici che perseguono fini di lucro mercè la pubblicazione di fotografie di nudo,
intese solo a soddisfare la pubblica curiosità per le parti intime delle persone ritratte.

Pretura Milano 19 dicembre 1989 Foro it. 1991, I,2863.

nudo, autorizzazione precedente

L'efficacia del consenso alla divulgazione del ritratto, poiché si verte in tema di diritti della personalità,
deve essere contenuta nei rigorosi limiti soggettivi ed oggettivi in cui il consenso stesso venne dato (nella
134
specie, si è escluso che il consenso dato da un'attrice agli inizi della carriera - Bonaccorti - alla
diffusione di sue fotografie in cui era ritratta nuda potesse ritenersi esteso alla divulgazione delle
medesime a distanza di alcuni anni).

Tribunale - Roma, 07-10-1988 Foro it., Rep. 1989, voce Persona fisica, n. 38

nudo, pubblicazione di

È illecita l'utilizzazione delle immagini di persona nota senza il suo consenso, in quanto la pubblicazione di
fotografie - nella specie, di nudo - e di commenti su una rivista scandalistica, e la non attinenza di ciò al
settore di attività del soggetto, reca pregiudizio all'onore e alla reputazione del ritrattato, nonché alla
sua vita di relazione.

Tribunale Milano 30 settembre 1986, Dir. informatica 1987, 1000.

oggettistica, magliette, ecc

La riproduzione - opera dell'ingegno - fotografica non autorizzata di personaggi su prodotti commerciali,


quali magliette, depliants e riviste, costituisce di per sè un illecito sfruttamento del diritto patrimoniale
dell'autore e dei suoi aventi causa a prescindere dal fatto che il personaggio appaia, nel prodotto che
costituisce veicolo della contraffazione, come semplice disegno od invece risulti materializzato in un
oggetto che ne produce fedelmente le fattezze.

Pretura Milano 10 luglio 1989,

Dir. informatica 1991, 614.

originali, effetto consegna senza scritti

La consegna dei fotocolor al committente è sufficiente ex art. 89 e 109, 2º comma, l.a. a provare la
cessione dei diritti di riproduzione della fotografia, incombendo al fotografo l'onere di provare
l'eventuale esistenza di un patto diverso.

Tribunale Milano, 15-12-1994 Annali it. dir. autore, 1995, 630

originali, possesso dopo cessione diritti

Il contratto di cessione definitiva di tutti i diritti di utilizzazione relativi ad un'opera fotografica


comporta anche il trasferimento della proprietà del supporto materiale, costituito dal negativo, o
diapositiva, dell'opera fotografica: che deve pertanto essere consegnato dal cedente al cessionario.

Tribunale Venezia, 19-10-1992 Foro it., Rep. 1995, voce Diritti d'autore, n. 125 Annali it. dir. autore, 1994,
298

palio di Siena

Il comune di Siena è privo di legittimazione attiva a far valere i diritti sull'immagine e sui simboli del palio
di Siena in quanto delegato solo alla soprintendenza e alla direzione dei palii e dunque a mere funzioni
organizzative e di polizia. La violazione del diritto all'immagine presuppone un comportamento attivo
(riproduzione non autorizzata dell'immagine altrui) e non già un comportamento "omissivo" (omissione della
riproduzione della immagine di una certa persona) mancando in tale ultimo caso l'indefettibile presupposto
della riconoscibilità della persona (nella specie in una fotografia del palio di Siena era stata sostituita
135
tramite fotomontaggio la persona di un alfiere del palio con quella di un modello professionista
indossante un capo di abbigliamento oggetto di pubblicità). Il palio di Siena è pubblico evento risalente al
XIII secolo, dunque appartenente al patrimonio storico, culturale e folcloristico della nazione, senza che
chicchessia possa vantare diritti esclusivi di sorta su di esso. Nella rappresentazione del palio e nei
caratteristici segni utilizzati dai partecipanti allo svolgimento di esso non è ravvisabile un apporto
suscettibile da assurgere ad opera dell'ingegno proteggibile secondo la disposizione della legge sul diritto
d'autore.

Tribunale Milano, 9 novembre 1992 Riv. dir. ind. 1993,II, 45 nota (Guglielmetti)

privacy

La norma incriminatrice di cui all'art. 615 bis c.p., nel prevedere il reato di diffusione di immagini attinenti
alla vita privata indebitamente procurate, impone il dovere di accertare preventivamente la legittima
provenienza delle immagini (nella specie: è stato ritenuto che la cessione di un servizio fotografico,
relativo a nota attrice ripresa ai bordi di piscina privata vestita del solo «topless», da parte di agenzia,
non può far presumere la legittimità della provenienza delle fotografie e, in particolare, l'esistenza del
consenso alla diffusione da parte della persona ritratta).

Tribunale - Milano, 17-07-1982 Foro it., Rep. 1983, voce Violazione di domicilio, n. 10

pubblicabilità di foto venduta

Poiché lo scopo primario dell'acquisto, da parte di un editore di una rivista, nella qualità, di ritratti
fotografici, è la pubblicazione di essi, qualità essenziale, ai fini di tale uso (art. 1497 c.c.), è il consenso
della persona ritrattata alla diffusione della sua immagine (art. 96 l. 22 aprile 1941 n. 633), e quindi il
cedente è anche contrattualmente responsabile della mancanza di tale consenso, pur se non ne ha
espressamente garantita l'esistenza.

Cass., 10-06-1997, 5175/1997

rettifica pubblicazione

La rettifica deve essere pubblicata nella medesima pagina (in capo di pagina per i quotidiani) e con le
stesse caratteristiche esteriori dell'articolo in cui è apparsa la notizia (numero di colonne, corpi e ausili
grafici), in modo da essere idonea a raggiungere il medesimo tipo di pubblico e con la stessa efficacia
informativa ed attenzionale; non può tuttavia disporsi anche la pubblicazione delle fotografie che
corredavano l'articolo in quanto esse non rientrano tra le caratteristiche tipografiche cui si riferisce
l'art. 8, l. n. 47 del 1948.

Pretura Roma, 29-11-1984 Foro it., Rep. 1986, voce Stampa ed editoria, n. 20

rettifica, pubblicazione di

Va accolta la richiesta, ex art. 700 c.p.c., di pubblicazione di una rettifica ad un'affermazione, non vera,
attribuita da un periodico («l'Espresso») ad un uomo politico (Pannella), laddove la rettifica stessa sia
stata pubblicata in una pagina (117 in luogo di 20) e in una rubrica («dialogo con i lettori - si precisa che»,
in luogo di «riservato») diverse da quelle in cui era comparsa la notizia contestata; mentre va rigettata la
richiesta di corredare la rettifica con fotografia e titolo analoghi a quelli dell'originaria pubblicazione.

Pretura Roma, 12-11-1982 Foro it., Rep. 1983, voce Provvedimenti di urgenza, n. 159
136
riprese aeree

Deve ritenersi tuttora vigente l'art. 72 del regolamento per la navigazione aerea approvato con r.d. 11
gennaio 1925 n. 356, che attribuisce al ministero dei trasporti e dell'aviazione civile il potere di
autorizzare riprese fotografiche e cinematografiche da bordo di aerei. Pertanto è illegittimo il diniego
dell'autorizzazione a compiere rilievi fotografici da bordo di aerei motivato dal mancato possesso di
licenza per svolgere attività di lavoro aereo, in quanto l'art. 72 non pone alcuna limitazione in questo senso.

Consiglio Stato sez.IV, 20 maggio 1980 n. 560, Vita not. 1981, 267.

riprese in udienze

L'art. 147 norme att. c.p.p. pur considerando sullo stesso piano le riprese audiovisive e quelle fotografiche,
in realtà consente una diversità di trattamento tra gli operatori della radio-televisione e i fotografi: le
esigenze dei primi possono, infatti, essere soddisfatte con l'installazione di strutture che, venendo quasi
a far parte dell'arredamento dell'aula, non sono percepite come fattori di disturbo delle operazioni
dibattimentali; ove, invece, le diverse modalità di captazione delle immagini fotografiche (scatto non
silenzioso, più accentuate esigenze di movimento per l'operatore) possono in concreto arrecare pregiudizio
al regolare svolgimento dell'udienza, il giudice legittimamente può negare l'autorizzazione alle riprese
fotografiche.

Tribunale Milano, 28 aprile 1994 Foro it. 1995,II, 24 nota (Amato, di Chiara)

ripubblicato da altre pubblicazioni

Premesso che nella disciplina del diritto d'autore di cui alla l. n. 633/1941 l'opera fotografica, inclusa dal
d.p.r. 8 gennaio 1979 n. 19 nell'elencazione contenuta nell'art. 2 della legge gode della piena protezione
comprensiva della tutela del c.d. diritto morale qualora presenti valore artistico e connotati di creatività,
mentre beneficia della più limitata tutela di cui ai successivi art. 87 ss. in tema di diritti connessi quando
configuri un mero atto riproduttivo privo dei suddetti requisiti di valore artistico, deve ritenersi che
l'ipotesi della libera utilizzazione prevista dall'art. 91, 3º comma, legge diritto d'autore, che consente la
riproduzione di fotografie pubblicate su giornali ed altri periodici concernenti persone o fatti di attualità
o aventi comunque pubblico interesse dietro pagamento di equo compenso, è applicabile ad ogni tipo di
fotografia e quindi anche a quella di carattere creativo in quanto la ratio della norma è riferita non già alla
natura o qualità della fotografia bensì al diverso requisito rappresentato dal pubblico interesse suscitato
dalle persone o dai fatti raffigurati.

Corte d’Appello Milano, 09-12-1994 Dir. ind., 1995, 609, n. MINA

ripubblicato da riviste, cronaca

La disposizione dell'art. 91 comma 3 legge sul diritto d'autore, per cui la riproduzione fotografica
pubblicata su giornali o altri periodici, concernenti persone o fatti di attualità o aventi comunque pubblico
interesse, è lecito contro il pagamento di un equo compenso, si applica sia in caso di semplici fotografie
(protette come oggetto di diritto connesso) che in caso di opere fotografiche. Infatti, la "ratio" della
disposizione (che contempla una deroga al diritto esclusivo di utilizzazione economica spettante al
fotografo) è riferita non già alla natura o qualità della fotografia, bensì al diverso requisito rappresentato
dal pubblico interesse suscitato dalle persone e dai fatti raffigurati.

Corte appello Milano, 15 novembre 1994 Dir. autore 1995, 448

ritratto in pubblicità
137
L'utilizzazione commerciale della notorietà di una persona, inteso questo termine come specifico e
tipizzante modo di essere degli elementi distintivi del nome e dell'immagine relativamente ad un certo
soggetto, necessita del consenso dell'interessato ovvero dei suoi eredi ai sensi degli art. 10, c.c., 96, 97 e
93, 2º comma, della legge sul diritto d'autore.

T. Roma, 20-08-1993 Foro it., Rep. 1995, voce Diritti d'autore, n. 131

ritratto persona nota, ma fini commerciali

L'utilizzazione a fini commerciali del ritratto di persona notoria senza il consenso di questa è suscettibile
di essere inibita in via d'urgenza (nella specie, il quotidiano <Il Manifesto> aveva utilizzato per attività
promozionali una fotografia di Eugenio Scalfari mentre si sottopone al trucco prima di una ripresa
televisiva, sovrapponendovi uno slogan pubblicitario).

Pret. Roma, 21 ottobre 1989 Giur. It. , 1992, I, 2, 302

ritratto, pubblicazione con fini di lucro

La pubblicazione della fotografia di personaggio noto per un fine prettamente pubblicitario costituisce
lesione del diritto all'immagine, a prescindere dalle concrete modalità di utilizzazione.

Pretura Perugia, 10 ottobre 1992 Rass. giur. umbra 1993, 401 nota (Billi)

ritratto, pubblicazione del rifiuto

E` ammissibile, al posto che avrebbero dovuto occupare le persone interessate, e senza la pubblicazione di
alcuna fotografia né l'indicazione di alcuna cifra o percentuale, segnalare il fatto che dette persone,
previamente consultate, si sono opposte alla pubblicazione di informazioni riguardanti loro direttamente e
personalmente. - Cour d'appel Parigi, 15-01-1987 Foro it., Rep. 1989, voce Persona fisica, n. 48 Rass. dir.
civ., 1988, 760

ritratto, pubblicazione fuorviante

La pubblicazione non autorizzata della fotografia di una persona è lesiva non solo del diritto all'immagine,
ma anche del diritto all'identità personale, qualora possa indurre il pubblico a credere che il soggetto
ritratto abbia aderito alle idee espresse nella pubblicazione stessa.

Tribunale Verona, 26-02-1996 Foro it., 1996, I, 3529

ritratto, pubblicità

Non lede il diritto all'immagine la pubblicazione, quantunque volta a scopo promozionale e anche in
mancanza del consenso, delle fotografie di persona nota, ripresa nel corso di un celebre evento sportivo,
quando la figura dell'atleta non venga associata in modo appropriato ed efficace ad un marchio.

Tribunale - Milano, 03-11-1986 Foro it., Rep. 1987, voce Persona fisica, n. 55

ritratto, riparazione della lesione identità

Nel caso in cui la lesione dell'identità personale di un soggetto debba ricollegarsi, essenzialmente, alla
notizia, recata con grande risalto dalla copertina di una rivista, di un servizio fotografico in essa
138
contenuto, può costituire un provvedimento interinale idoneo a riparare la situazione lesiva la
pubblicazione di un comunicato di chiarimento sulla copertina del numero successivo della rivista stessa.

Pretura Roma 21 gennaio 1989, Dir. informatica 1989, 513.

ritratto, senza informazione

La pubblicazione di fotografie su un rotocalco compiuta senza il consenso della persona effigiata e


preordinata non a soddisfare un autentico interesse pubblico di conoscenza ma semmai ad appagare la
morbosa curiosità del pubblico è illecita. Deve, pertanto, disporsi l'inibitoria alla ulteriore pubblicazione
delle fotografie e alla ulteriore diffusione del numero del rotocalco su cui la pubblicazione è avvenuta e la
condanna dell'editore e del direttore al risarcimento dei danni conseguenti alla lesione.

Tribunale Milano 16 aprile 1984, Rass. dir. civ. 1985, 1107 (nota).

ritratto, su magliette e oggetti (merchandising)

La riproduzione fotografica non autorizzata di personaggi opera dell'ingegno su prodotti commerciali, quali
magliette, dépliant e riviste, costituisce di per sé un illecito sfruttamento del diritto patrimoniale
dell'autore e dei suoi aventi causa a prescindere dal fatto che il personaggio appaia, nel prodotto che
costituisce veicolo della contraffazione, come semplice disegno od invece risulti materializzato in un
oggetto che ne produce fedelmente le fattezze.

Pret. Milano, 10 luglio 1989 Dir. Informazione e Informatica , 1991, 614

ritratto, uso di sosia

La pubblicazione delle fotografie di sosia di una nota attrice integra lesione del diritto all'immagine di
quest'ultima allorquando sia realizzata con modalità tali, dal punto di vista soggettivo e sotto il profilo
oggettivo, da ingenerare in un lettore di media avvedutezza l'erroneo convincimento che la persona
effigiata sia l'attrice in questione e non persona a questa somigliante.

Tribunale Roma 28 gennaio 1992, Foro it. 1992, I,3127 (nota).

ARTICOLI
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TECNICA DI RIPRESA: IL DIAFRAMMA TUTTO CHIUSO TUTTO APERTO

Divertiamoci con una reflex 35mm


senza utilizzare l'autofocus e
l'esposizione automatica: scattiamo
scegliendo noi sia il punto di messa a
fuoco che il diaframma da impostare e
scopriremo che...

Siete stanchi del solito modo di fotografare, con la vostra


fotocamera reflex che decide (in modo impeccabile, per carità)
messa a fuoco, esposizione e magari colpetto di flash per schiarire
le ombre? Volete tornare padroni della vostra macchina fotografica
e decidere cosa mettere a fuoco, come metterlo a fuoco, optare
per l'esposizione che maggiormente desiderate? Ebbene sappiate
che dovrete mettere da parte il sistema di messa a fuoco
elettronica degli obiettivi (quindi lavorare impostando la messa a
fuco manuale) e dovrete scegliere la giusta coppia tempo/diaframma (per una corretta esposzione che
però via dia anche la possibilità di optare per un diaframma a vostra scelta). Se siete pronti a questa
“sfida”, allora potrete scorpire un nuovo modo di fare fotografie.
Partiamo dall'immagine che pubblichiamo qui sopra, proprio in apertura di questo articolo: sono dei
papaveri che abbiamo ripreso in una stradina di Roma, con uno sfondo che certo non li metterebbe in
risalto. Eppure, giocando con la scelta del diaframma... tutto cambia e si può realizzare una bella
fotografia, isolando il soggetto da tutto il resto. Come fare? Semplice: basta impostare un diaframma il
più aperto possibile, la profondità di campo risulterà estremamente ridotta, ottenendo una marcata
sfocatura dello sfondo. Tutto ciò è valido con le ottiche dal mediotele in poi, mentre con gli obiettivi
grandangolari si dispone di una maggiore profondità di campo anche utilizzando diaframmi molto aperti.
Ma, sapendo questa nozione base, ci si può regolare di conseguenza e, dunque, scegliere l'ottica - o lo zoom
- giusto per questo genere di riprese.
Occorre anche dimenticarsi l'autofocus: per questo genere di riprese, infatti, si deve lavorare utilizzando
la messa a fuoco manuale, perché in effetti si tratta di una messa a fuoco di tipo “selettivo”: scegliamo noi
cosa deve essere a fuoco e cosa invece vogliamo sia più o meno sfocato. Così come, ovviamente, non si potrà
fotografare lasciando impostata sulla reflex la modalità d'esposizone automatica, program o multiprogram
che sia... Qui, invece, si dovrà fotografare impostando noi il diaframma giusto per l'effetto che vogliamo
ottenere e di conseguenza il tempo di scatto sarà più o meno lungo, comunque corretto per la giusta
esposizione. In alcuni casi, quindi, occorrerà anche il cavalletto, perché con un diaframma tutto chiuso puo
corrispondere un tempo lungo.
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Diaframma. Meccanismo in grado di regolare il diametro del fascio di luce che, passando attraverso un
obiettivo, raggiunge la superficie sensibile. La forma ideale è quella circolare; in pratica è poligonale e
dipende dal numero delle lamelle. Il valore dell'apertura del diaframma d è un numero che si ottiene
dividendo la lunghezza focale dell'obiettivo f per il diametro dell'apertura effettiva a: d= f/a
La scala dei valori attualmente in uso è stata standardizzata al congresso di Liegi nel 1905 ed è una
progressione geometrica di ragione V2 il cui primo valore è 1 (quindi:1,4-2-2,8-4-5,6-8-11-16--22-32-45-
64, ecc. ).
Iperfocale. Minima distanza di messa a fuoco dalla quale la profondità di campo si estende fino
all'infinito, con un limite vicino uguale alla metà della distanza iperfocale. La distanza iperfocale I dipende
dalla lunghezza focale dell'obiettivo f e dall'apertura e dall'apertura di diaframma n secondo la formula
I=1000f/n
Otturatore. Meccanismo che consente di regolare la durata dell'esposizione del materiale sensibile negli
apparecchi fotografici. Fino alla metà dell'Ottocento l'operazione viene effettuata togliendo
dall'obiettivo un cappuccio a tenuta di luce per i minuti necessari alla corretta esposizione. Poi, la maggiore
sensibilità dei materiali fotografici, riducendo i tempi di posa, rende necessaria la costruzione di
otturatori meccanici, a battente o a ghigliottina, da porre davanti all'obiettivo, tra i quali ha grande
diffusione un modello costruito nel 1861 da W. England e montato nel 1883 sulla Goertz Anschutz. Nel
1902 appare in Germania un complicato sistema, chiamato Compound, poi modificato e presentato nel 1912
con il nome di Compur, che sostituisce definitivamente gli otturatori centrali a disco rotante, nei quali una
fessura consente alla luce di passare per il tempo di esposizione. Gli otturatori vengono oggi classificati, in
base alla posizione che occupano nella macchina fotografica, in centrali o focali.
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IMPARARE LEGGENDO

Dal volume Fotografare con la reflex di George Schaub (n.27 de “La


biblioteca del fotografo”, prezzo 29.000 lire - Euro 14,98),
riprendiamo i suggerimenti che l'autore offre nei capitoli “Tempi e
diaframmi” e “La profondità di campo”.

La sensibilità della pellicola e il livello di illuminazione di una data


scena sono delle costanti, mentre il diaframma e il tempo di scatto
vengono usati in tandem per controllare la quantità di luce che darà
l'esposizione corretta. per esempio, otterrete la stessa esposizione
sia con 1/125 di sec. a f/8 sia con 1/60 di sec. a f/11. La seconda
regolazione rappresenta una diminuzione di uno stop del diaframma
combinata con un aumento di uno stop del tempo di scatto. Un esempio
più radicale si ha modificando i valori da 1/500 di sec. a f/2 a 1/15 di
sec. a f/11; questo cambiamento rappresenta una diminuzione di cinque
stop nel diaframma e un aumento di cinque stop nel tempo di scatto.
Questo potrà sembrarvi solo un giochetto, fino a che realizzerete in
che modo le varie scelte possono influire sulle immagini. Come sapete, il tempo di scatto controlla per
quanto tempo la luce deve colpire la pellicola - in un certo senso, “catturare” i momenti del tempo. Quando
il soggetto è in movimento, questi momenti fanno parte dello svolgersi dell'azione; con un tempo di scatto
breve riuscirete, comunque, a catturare una parte più breve dell'azione che con un tempo di scatto lungo.
(... )
Vi sono poi delle occasioni in cui è desiderabile scattare con una ridotta zona di nitidezza, che si ottiene
impostando un diaframma aperto. In altre occasioni è invece preferibile fotografare con un'estesa zona di
nitidezza. Usando il modo di esposizione a priorità di diaframmi della vostra fotocamera - che vi permette
di impostare il diaframma mentre l'apparecchio sceglie automaticamente il tempo di scatto - potete
rendere massima la profondità di campo: tutto ciò che dovrete fare è regolare l'indicatore delle distanze
in rapporto alla scala delle profondità di campo. (... )
Iniziando a fare i vostri esperimenti con la profondità di campo, ricordate che la zona di nitidezza di
qualunque obiettivo dipende dalla sua lunghezza focale. La regola è: a parità di diaframma e di distanza
fotocamera soggetto, maggiore è la lunghezza focale e minore sarà la profondità di campo disponibile. Al
contrario, minore è la lunghezza focale e maggiore sarà la profondità di campo disponibile, sempre a parità
di diaframma e di distanza fotocamera soggetto. Supponete, per esempio, di trovarvi in un dato punto e di
fotografare una scena sia con un obiettivo grandangolare 28mm, sia con un teleobiettivo 300mm. Con il
28mm potrete regolare la distanza iperfocale in modo che la zona di nitidezza si estenda
approssimativamente da 2,4m all'infinito; con il 300mm, invece, la distanza iperfocale andrà, al massimo,
da circa 45m all'infinito.

Dal volume Fotografia, teoria e pratica della reflex di Giulio Forti (prezzo 65.000 lire - Euro 33,57),
riprendiamo i suggerimenti che l'autore offre nel capitolo “La distanza iperfocale”.

Si chiama distanza iperfocale quella che intercorre tra l'obiettivo di ripresa regolato su infinito ed il piano
nitido più vicino. Per scoprire quale sia questa distanza, basta controllare sulla scala delle distanze
dell'obiettivo (su infinito) il valore in metri indicato dal trattino della scala delle profondità di campo
corrispondente al diaframma imostato.
Ma perché la distanza iperfocale è importante? Perché è quella che garantisce la massima estensione della
profondità di campo per i soggetti lontani: proprio per questa ragione è la distanza sulla quale sono regolati
gli obiettivi delle fotocamere a fuoco fisso. La distanza iperfocale è, quindi, utile in moltissime occasioni di
ripresa e, specialmente, quando si vuole essere sempre pronti a scattare se qualcosa d'imprevisto dovesse
verificarsi. Per sfruttare questa caratteristica ottica degli obiettivi, basterà regolare la ghiera di messa a
fuoco sulla distanza iperfocale stessa. Ecco come fare in pratica.
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Se il diaframma da usare è f/11, regolate il 50mm dell'esempio precedente su infinito. Verificate ora sulla
scala metrica della ghiera di messa a fuoco quale distanza indichi il trattino relativo a f/11: sarà più o meno
di 5m. Per sfruttare l'iperfocale, non dovete far altro che regolare la messa a fuoco su 5m. Scoprirete
che la profondità di campo, per questa distanza e per quel diaframma, si estenderà nientemeno che da
2,8m all'infinito e troverete conferma del fatto che, regolando la messa a fuoco sull'iperfocale, la
profondità di campo si estenderà da una distanza pari alla metà di questa all'infinito.
Nella pratica, per lavorare sulla distanza iperfocale senza dover fare troppi ragionamenti, regolate
direttamente il simbolo di infinito della ghiera di messa a fuoco sul trattino relativo al diaframma f/11
dell'esempio o su quello che avete scelto!
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Tecnica di ripresa:l’otturatore Dopo aver visto i segreti del diaframma


analizziamo ora cosa si nasconde nell’otturatore
di una macchina fotografica. Impostando tempi
differenti si ottengono risultati assai diversi. E
per un uso creativo della fotografia non c’è di
meglio per potersi divertire!

Questa volta approfondiamo l’altro dispositivo essenziale al controllo dell’esposizione e per la realizzazione
di effetti creativi: l’otturatore. Il tempo di scatto che decidiamo di impostare sulla nostra reflex è,
infatti, il semplice - e al contempo affascinante - momento nel quale optiamo per una ripresa che possa
bloccare un qualsiasi tipo di movimento, oppure al contrario esaltarlo, dando il senso di mosso. E questo
mosso può essere tanto maggiore quanto più lungo è il tempo di scatto che decidiamo di utilizzare.
Insomma, anche in questo caso, c’è veramente di che potersi divertirsi!
Occorre però non confondere il mosso che decidiamo di impressionare sul fotogramma, con il mosso che si
ottiene non impugnando saldamente la fotocamera. In altre parole, per sfruttare appieno l’ampia gamma
dei tempi di scatto, occorre utilizzare un buon cavalletto perché scendendo al di sotto del tempo di scatto
di 1/60 di secondo anche il più piccolo movimento dell’apparecchio fotografico renderà l’immagine poco
nitida. Dunque, è impossibile fotografare senza un robusto treppiedi. Del resto, tutte le fotografie che
abbiamo realizzato per illustrare questo articolo sono state scattate proprio con la reflex montata sul
cavalletto.
Infine, un’annotazione di estetica fotografica: non c’è una regola base che possa indicare se in una ripresa
sia meglio usare un tempo rapido o lungo, molto dipenderà da ciò che si vorrà far risaltare. Dunque dai
nostri gusti personali.

Otturatore
Meccanismo che consente di regolare la durata dell’esposizione del materiale sensibile negli apparecchi
fotografici. Fino alla metà dell’Ottocento l’operazione viene effettuata togliendo dall’obiettivo un
cappuccio a tenuta di luce per i minuti necessari alla corretta esposizione. Poi la maggiore sensibilità del
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materiali fotografici riducendo i tempi di posa, rende necessaria la costruzione di otturatori meccanici, a
battente, o a ghigliottina, da porre davanti all’obiettivo, tra i quali ha grande diffusione un modello
costruito nel 1861 da W. England e montato nel 1883 sulla Goertz Anschutz. Nel 1902 appare in Germania
un complicato sistema, chiamato Compound, poi modificato e presentato nel 1912 con il nome di Compur,
che sostituisce definitivamente gli otturatori centrali a disco rotante, nei quali una fessura consente alla
luce di passare per il tempo di esposizione. Gli otturatori vengono oggi classificati, in base alla posizione
che occupano nella macchina fotografica, in centrali o focali.
Tempo di posa.
Si può indifferentemente usare questo termine o l’equivalente tempo di otturazione. E’ il tempo durante il
quale l’otturatore rimane aperto e consente il passaggio della luce per impressionare la pellicola. Un tempo
si usava la scala (in secondi) 1, 1/2, 1/5, 1/10, 1/25, 1/50, 1/100, 1/250, 1/500, 1/1000. A partire dagli anni
Cinquanta si è diffusa la scala 1, 1/2, 1/4, 1/8, 1/15, 1/30, 1/60, 1/125, 1/250, 1/500, 1/1000, 1/2000, nella
quale i tempi si dimezzano progressivamente in maniera molto omogenea. Negli otturatori elettronici a
controllo automatico del tempo di posa, questo può variare con continuità.

EFFETTO PANNING: CON LA REFLEX O CON IL COMPUTER? ECCO COME SI FA!

Nel mosso intenzionale la macchina fotografica è saldamente ferma e si utilizza un tempo di scatto lungo.
Assai differente è invece la tecnica del panning perché la fotocamera non va montata sul cavalletto e deve
seguire il movimento del soggetto, seguendolo parallelamente e possibilmente alla stessa velocità. E’ una
tecnica ampiamente utilizzata nella fotografia sportiva (soprattutto nel motociclismo e
nell’automobilismo), ma che si può applicare con risultati eccellenti anche a soggetti che ci passano davanti
a velocità più moderate e perfino a chi semplicemente corre a piedi.
Il panning offre un’immagine relativamente nitida del soggetto contro uno sfondo totalmente confuso.
Inoltre, impugnando saldamamente la reflex tra le mani, occorre realizzare vari scatti con vari tempi,
perché non c’è una regola fissa per ottenere il risultato desiderato. Diciamo che spesso con 1/30 di
secondo si ottengono immagini molto buone, ma sarà bene anche provare con tempi più lunghi, o magari con
1/60 di secondo.
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Il panning con il computer? Ecco come si può
fare. Noi siamo partiti dalla stessa foto che
abbiamo realizzato a Manuel in bicicletta, con
un tempo di scatto di 1/125 di secondo.
Abbiamo scansionato la fotografia e, con il
programma Adobe Photoshop, ci siamo
dedicati all’elaborazione. Dapprima isolando il
soggetto con i due strumenti “Bacchetta
magica” e “Lazo”. Dopodiché con “Inversa”
abbiamo selezionato il fondo sul quale
possiamo ora utilizzare l’effetto
“Movimento”. Sul menù si cerca la voce Filtro
e si passa alla sottovoce “Sfocatura” dalla
quale si selezione “Effetto movimento”. Per
ottenere un risultato gradevole si deve
aumentare la “distanza pixel” su un valore di
50, ma per aumentarne l’effetto, basta
aumentare il numero, fino a 999! Noi ci siamo
fermati al valore di 250. Però Manuel ci
sembra troppo statico. Tornando su di lui,
questa volta lavoriamo sulle ruote della
bicicletta, isolandole sempre con “Lazo”. Di
nuovo alla voce “Filtro” abbiamo selezionato
“Stilizzazione” per arrivare a “Effetto vento”
sui cerchioni. Ed il gioco è fatto!
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FOTOGRAFARE GLI ANIMALI La fotografia ci permette di portare a casa


trofei orgogliosi, per fortuna non certo la testa o
la pelliccia di un animale, ma immagini splendide e
la conoscenza delle loro abitudini vitali, il tutto in
maniera totalmente indolore per le nostre
possibili prede.

La fotografia ci permette di portare a casa trofei orgogliosi, per


fortuna non certo la testa o la pelliccia di un animale, ma immagini
splendide e la conoscenza delle loro abitudini vitali, il tutto in
maniera totalmente indolore per le nostre possibili prede.
Senza dilungarci sulla nostra posizione di coscienza riguardo
l’attività venatoria, da rimandare e sedi più adatte, si deve
riconoscere che molti atteggiamenti il cacciatore ed il fotografo li
hanno in comune pur cambiando lo scopo finale: la capacità di
conoscere abitudini, luoghi e tracce degli animali, ma anche la
meravigliosa sensazione di alzarsi presto, appostarsi ed attendere pazientemente il passaggio degli animali,
spesso in condizioni ambientali disagiate ma indubbiamente più salutari dei contesti metropolitani.Per poi,
infine, tornare a casa soddisfatti dopo una giornata di “caccia fotografica”. Vediamo, quindi, come poter
affrontare questa disciplina.

Animali selvaggi: da sempre hanno esercitato un gran fascino sulla nostra immaginazione, suscitando
curiosità ed interesse per il loro modo di vivere e sopravvivere. Vediamo come riprenderli.
Questa categoria di animali è la più difficile da incontrare e riprendere: l’unico modo per farlo è
partecipare a dei foto-safari organizzati, dove il rischio di imbattersi in spiacevoli e pericolose situazioni è
ridottissimo, mentre molto elevate sono le probabilità di cacciare, magari stando all’interno di un comodo
fuoristrada con una guida che ci scorazza in lungo e largo in ambienti affascinanti ma ostili, dove il minimo
che potrebbe succedere stando da soli è perdersi, cosa tutt’altro che piacevole.
Tracce, impronte, rami spezzati e sterco sono soltanto alcuni degli elementi informativi, impossibili da
decifrare per un normale cittadino urbano, che una guida esperta analizza e gli permette di seguire e
trovare l’animale. Chi ha avuto la fortuna di partecipare ad un foto-safari, si è sicuramente reso conto
delle capacità che hanno le guide e come spesso soltanto con loro si può arrivare ad avvicinarsi alle prede.
E’ un’esperienza unica a completo contatto con la natura, tale da sentirci degli intrusi: si ha la sensazione di
essere proiettati all’interno di un documentario, con la differenza che tutto è vero, reale, dai leoni che
cacciano con naturale esperienza, alle giraffe che col loro incedere dinoccolato vanno a mangiare le cime
più alte degli alberi perché più tenere, dai coccodrilli che sbranano malcapitate prede sui bordi del fiume a
simpatici branchi di zebre sempre all’erta per paura di predatori.
E poi: scimmie di tutte le specie che fanno evoluzioni da un ramo all’altro, mastodontici elefanti, gazzelle,
gnu, leopardi, avvoltoi, aquile, rettili, insomma tutti - o quasi - gli animali che da quando siamo bambini
affollano i nostri pensieri: è il loro mondo, gli ospiti siamo noi!

Parchi nazionali: per chi non ha la fortunata possibilità di recarsi in Kenia, Tanzania, Namibia e America
centrale, nessun problema: c’è sempre l’alternativa di recarsi nei parchi nazionali dove non è remota la
possibilità di imbattersi in orsi, lupi, rapaci, camosci, cervi, stambecchi, scoiattoli e tutti quegli animali che
vivono nel nostro sistema ecologico.
Anche in questo caso, per evitare situazioni spiacevoli, è meglio documentarsi a sufficienza sugli animali
presenti e le loro abitudini, sul percorso da fare e soprattutto da rifare al ritorno: è facilissimo infatti
smarrirsi sui monti nazionali e passare una notte all’addiaccio se non ci si è attrezzati a dovere...Dunque, è
indispensabile procurarsi cartine descriventi i luoghi da percorrere, meglio ancora sarebbe farsi
accompagnare da qualcuno del posto, o che abbia dimestichezza col territorio interessato.
Tra le varie pianificazioni, occorre necessariamente decidere anzitempo quanto durerà la nostra
escursione e dunque rifornirsi di acqua e cibo sufficienti, insomma adottare tutti quei sistemi che ci
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permettano di rendere gradevole la passeggiata in modo che il nostro impegno sia devoluto soltanto alla
caccia fotografica.

Animali protetti: sono tutte quelle specie che vivono all’interno di oasi protette dove l’habitat gli è reso
favorevole dall'intervento degli uomini, di alcuni, dove è possibile, seguendo precisi accorgimenti ed
atteggiamenti finalizzati a non turbare la loro attività vitale, osservarli e fotografarli con discrezione
sufficiente a non disturbarli troppo.
Grazie agli sforzi di queste persone si è riusciti a riportare nel nostro paese alcune specie migratorie, per
diverso tempo latitanti a causa dell’inquinamento, dell’urbanizzazione selvaggia con condizioni ambientali
divenute invivibili per loro. La visita all’interno di queste oasi si deve svolgere in maniera discreta, parlando
sempre sottovoce, facendo sentire il meno possibile il peso dell’intervento umano. Per i visitatori ci sono
degli appositi capanni di osservazione dai quali si potrà assistere alle funzioni vitali degli animali senza che
questi se ne accorgano, sempre ovviamente rispettando il silenzio e evitando di uscire allo scoperto.

Animali in cattività: ci si riferisce a quei luoghi chiamati zoo, ora spesso divenuti bioparchi, acquari,
serpentari, dove gli animali, piaccia o no questo termine, sono prigionieri, pur se si deve riconoscere lo
sforzo di rendere meno amara la detenzione avendo aumentato gli spazi a loro disposizione e migliorato la
loro privacy.
Nel nostro paese, come in altri laddove non vivono abitualmente animali feroci in libertà, ci sono anche dei
parchi dove gli animali selvaggi sono liberi in spazi abbastanza ampi pur se limitati da recinzioni, controllati
e nutriti da personale addetto, nei quali si può accedere stando all’interno delle nostre autovetture: è una
simulazione abbastanza credibile di vita selvaggia, almeno per noi fotografi che potremo riprendere le
belve feroci isolandole con sapienti inquadrature e l’aiuto delle focali lunghe e dei diaframmi aperti, così
che le recinzioni ed eventuali fattori che denuncerebbero la cattività magari non verranno riprese.oppure,
al contrario, evidenziandole.
Noi fotografi anche da questa situazione possiamo trarne immagini e situazioni fotografabili di soggetti
che diversamente potremo vedere solo nei documentari o nelle foto di altri più fortunati.

Animali domestici: intendiamo tutti gli animali che si sono adattati a vivere in ambienti urbani e limitrofi.
Sono certamente i più facili da "stanare" da fotografare, dunque: gatti, cani, uccelli, farfalle sono tutti di
facile reperibilità e quasi sempre, grazie alla loro abitudine a convivere con gli uomini, si lasciano
riprendere senza fuggire alla vista della nostra presenza o delle nostre armi.

Abbigliamento, attrezzatura e tecnica: ci riferiamo a situazioni dove gli animali sono liberi di poter
fuggire se disturbati o spaventati, sarebbe quantomeno bizzarro andare allo zoo o nei giardini sotto casa
indossando la tuta mimetica.
Per approdare a questo tipo di riprese uno dei fattori favorevoli ed efficaci è il mimetismo, quindi,
dipendentemente da dove ci troviamo, indosseremo abiti che non stonino con la natura circostante senza
dover somigliare a tutti i costi a dei marines in missione.Dunque, eviteremo colori sgargianti che
potrebbero denunciare platealmente la nostra presenza. In alternativa è sufficiente ripararsi dietro un
cespuglio o comunque evitare di stare allo scoperto.
E’ raccomandabile calzare scarpe comode e indossare giacche fotografiche utilissime per distribuire
accessori fotografici come obiettivi, pellicole, filtri ed alleggerire le nostre borse, in queste situazioni
spesso troppo pesanti.
Per quanto riguarda il resto dell’attrezzatura, tenendo presente che una volta usciti di casa ce la
porteremo dietro, anzi in spalla, per molte ore, portiamo con noi due corpi macchina (uno di riserva può
sempre tornar utile, oppure lo si può caricare con una pellicola bianconero), obiettivi sufficienti a coprire
diverse lunghezze focali (da 28mm. a 400mm sarebbe l’ideale) soprattutto teleobiettivi che permettono di
avvicinarsi maggiormente ai soggetti, disturbandoli il meno possibile.Dunque, sono preferibili gli obiettivi a
focale variabile (zoom) più comodi per impostare l’inquadratura: a volte, infatti, in queste circostanze è
sconveniente - se non impossibile - muoversi.Inoltre, come sempre: pellicole a volontà e si raccomandano
batterie di riserva. Sarebbe scoraggiante dover tornare a mani vuote, dopo una lunga e faticosa
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scarpinata, per colpa di una mancata alimentazione. A proposito delle pellicole, è meglio averne anche di
maggior sensibilità, oltre alle classiche 100 Iso; alcuni animali escono dalle tane nelle prime o nelle ultime
ore del giorno, quando la luce è poca, quindi una 400 o anche una 800 - 1000 Iso potrebbe tornar utile.

Uno dei problemi tecnici da affrontare durante la caccia fotografica è l’esposizione. Come spesso accade
in queste circostanze, non sempre è prevedibile il momento ed il luogo preciso del passaggio del soggetto,
di conseguenza può accadere che non si abbia il tempo di prendere l’esposizione. Un sistema abbastanza
attendibile è di impostare anzitempo l’esposizione misurandola su un corpo o un oggetto vicino a noi, che
abbia delle tonalità simili al grigio medio, meglio ancora sarebbe avere a disposizione un cartoncino con il
grigio al 18%. Solitamente questa tecnica è affidabile, sempre che il corpo usato come campione sia
all’incirca nella stessa direzione del soggetto che riprenderemo in seguito (e quindi riceveranno ambedue la
stessa quantità e qualità di luce).
Rimane il fatto che il metodo migliore, se si ha il tempo di farlo, è prendere direttamente l’esposizione sul
soggetto. In questo caso, è ovvio che è agevolato chi lavora con l’esposizione manuale o a priorità dei tempi:
questo per permetterci di scattare con tempi d’esposizione rapidi, ideali per soggetti in movimento.
Una volta risolta la pratica dell’esposizione, bisogna affrontare quella della messa a fuoco: autofocus o
manuale? La prima è da prediligere soltanto se si possiede il sistema con il focus continuo, lo strumento
cioè che permette alla vostra macchina di mettere a fuoco soggetti in movimento.Altrimenti l’autofocus
normale potrebbe continuare a focheggiare senza però dare la possibilità di scattare, con lo spiacevole
risultato di allertare l’animale, sicuramente infastidito dal rumore dello strumento inutilmente in azione:
(zzzzzhh zzzzzhh) per questo è decisamente opportuno adoperare la messa a fuoco manuale.
Altra funzione tecnica utile, ma al giorno d’oggi quasi tutte le macchine fotografiche ne sono fornite, è
l’avanzamento automatico della pellicola con l’opzione di fare più scatti in breve tempo per essere sicuri di
“colpire” la nostra preda.

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