Sei sulla pagina 1di 26

A.

Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

1.IL MICROSCOPIO OTTICO

1.1

Cenni storici

Con il nome di microscopio semplice si indicava in passato la lente di ingrandimento. Attualmente con questo termine si indica una lente, di 25 o pi diottrie, munita di un sostegno che permetta di tenerla comodamente in modo da osservare un "tavolino", cio un supporto sul quale appoggiare il preparato; il tavolino forato affinch il preparato possa essere illuminato dal retro e osservato in trasparenza. Con il termine di microscopio composto si indica invece uno strumento abbastanza complesso la cui storia risale agli inizi del XVII secolo, quando furono costruiti i primi cannocchiali. Il merito dell'invenzione conteso; in Italia il primo microscopio composto fu costruito da Galileo (1624), che lo chiam "occhialino" e lo don a Federico Cesi. Un collaboratore di questi, il tedesco Johann Faber, coni il nome "microscopio" per assonanza con quello di "telescopio" dato da Cesi allo strumento per visione a distanza, pure donatogli da Galileo. Probabilmente i primi microscopi composti erano semplici telescopi nei quali la possibilit di osservare oggetti vicinissimi veniva ottenuta allontanando convenientemente l'oculare dall'obiettivo. Non ebbero influenza apprezzabile sulle applicazioni della microscopia fino alla met del secolo XIX, a causa delle loro modeste prestazioni ottiche, nettamente inferiori a quelle del microscopio semplice. Anche Antony van Leeuwenhoek, l'olandese che considerato il padre della microscopia, costruiva e utilizzava strumenti del tipo semplice. Soltanto con la realizzazione di obiettivi acromatici e con lo sviluppo del calcolo ottico inizi l'evoluzione, dapprima lenta e poi sempre pi rapida, del microscopio composto che ha conquistato la posizione di assoluto primato rispetto a quello semplice verso la met del secolo XIX, con l'introduzione della lente semisferica frontale disegnata da Giovan Battista Amici 1

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

a Firenze e perfezionata poi dal tedesco Ernst Abbe a Jena. Il microscopio era dunque uno strumento scientifico conosciuto ed ampiamente usato in molte branche delle scienze ancor prima del secolo XIX. Tra i primi risultati ottenuti con questo strumento in campo mineralogico meritano di essere ricordati quelli dell'inglese Robert Hooke, che nella sua Micrographia (1665) descrisse granuli ottenuti per polverizzazione e ne rimarc la regolarit geometrica delle forme, inoltre quelli di Domenico Guglielmini (1705) che per primo osserv come crescevano i cristallini di vari sali entro una soluzione nel corso della sua evaporazione. I geologi invece lo avevano trascurato a causa di una serie di problemi, in parte anche connessi con la difficolt di preparare materiale adatto alle osservazioni microscopiche. Nel 1829 apparve un articolo dello scozzese William Nicol (1768-1851) intitolato "Il prisma di Nicol". Un solido di sfaldatura, ottenuto da calcite limpida (la variet spato d'Islanda), era tagliato lungo la diagonale maggiore e i due pezzi uniti mediante uno strato sottile di balsamo del Canada (v.Figura 1 ), in modo tale da lasciar passare luce polarizzata piana le cui vibrazioni avvengono nel piano comprendente la direzione del raggio incidente e quella dell'asse ternario.

Figura 1 - Il prisma di Nicol si preparava da un romboedro di sfaldatura di calcite trasparente, variet spato d'Islanda, largo circa 1 cm e lungo 2-3 cm. Il romboedro veniva tagliato lungo la diagonale maggiore e incollato con balsamo del Canad (n=1,537). Le due facce terminali venivano poi molate e lucidate fino a formare un angolo di 68 con gli spigoli lunghi. Il raggio ordinario Ro (n=1,658), entrando con angolo superiore all'angolo limite, viene totalmente riflesso dal balsamo e assorbito dal tubo nero che contiene il prisma, passa quindi soltanto il raggio straordinario Re che polarizzato nel piano che contiene l'asse 3 .

Due anni dopo Nicol pubblic un secondo articolo nel quale indicava il modo di preparare sezioni sottili di minerali e legno fossile per lo studio al microscopio. Con questi due articoli William Nicol ha posto le basi dell'ottica mineralogica. Il padre della petrografia l'inglese Henry C. Sorby che nel 1849 costru il primo microscopio completo di polarizzatore e analizzatore.

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

1.2

Introduzione al microscopio composto

Con la locuzione microscopio ottico alcuni autori, soprattutto in passato, intendevano il tipo pi semplice di microscopio composto costituito da uno o pi obiettivi montati su di un revolver e da un oculare. In questo testo tale microscopio viene definito ordinario o da biologia, mentre con la suddetta dicitura si intende l'intera categoria di microscopi che utilizzano luce visibile (lunghezza d'onda compresa fra circa 400 e 700 nm) per esaminare un oggetto. Il microscopio ottico uno strumento che serve: 1) per ottenere un immagine ingrandita di un oggetto; 2) per misurare lunghezze, angoli, aree, ecc.: 3) come strumento analitico per determinare le propriet ottiche di un oggetto come ad es. indice di rifrazione, ecc. I microscopi ottici, in funzione delle tecniche di illuminazione, vengono ulteriormente distinti in microscopi a contrasto di fase, a fluorescenza, polarizzatori, ecc. I microscopi composti speciali che utilizzano elettroni, raggi X, onde sonore o altre radiazioni per formare le immagini ingrandite, vengono definiti, in funzione della radiazione impiegata, elettronici, a raggi X, acustici, ionici, ecc. In tutte queste applicazioni c' un'interazione tra la luce, l'oggetto sotto osservazione e il complesso occhio-cervello dell'osservatore. Le principali interazioni della luce con la materia sono: riflessione, rifrazione, assorbimento, polarizzazione, fluorescenza e diffrazione. molto importante conoscerle per poter controllare il contrasto e la visibilit al microscopio e ottenere la migliore risoluzione.

1.3

Risoluzione e ingrandimento

La risoluzione si pu definire come la distanza minima tra due punti riconoscibili come entit separate. Per l'occhio umano, affinch ci sia tale risoluzione, le immagini separate dei due punti debbono cadere su due coni adiacenti. Quando si verifica ci, i due punti sottendono nell'occhio un angolo (indicato con B in Figura 2) che, alla distanza convenzionale della visione distinta (250 mm), pari ad un arco di circa 1 minuto. Ci corrisponde alla capacit di vedere distinti due punti separati 0,07 mm tra loro (i punti O-O di fig. 2 ). Gli stessi punti, posti ad una distanza maggiore (O'-O' di fig. 2), sottendono un arco inferiore e pertanto non saranno risolti, ossia appariranno come un'entit unica e non come due entit separate.

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica Figura 2 - B rappresenta l'angolo visivo sotteso nell'occhio dai punti O-O che si trovano alla distanza della visione distinta (vedi testo).

Se due punti distano meno di 0,07 mm l'occhio non sar dunque in grado di vederli a meno che non si faccia uso di una lente di ingrandimento o di un microscopio. Entrambi questi strumenti aumentano l'angolo visivo apparente permettendo cos alla retina di distinguere punti ancor pi vicini. In pratica una lente, (microscopio semplice) capace di produrre un modesto ingrandimento (circa 25x) e la sua azione illustrata in Figura 3.
Figura 3 -Lo schema mostra il principio d'azione del microscopio semplice o lente d'ingrandimento. Due punti O'-O' situati alla distanza della visione distinta producono una piccola immagine sulla retina I'-I' che non risolta. Collocando i punti alla distanza focale f della lente convessa L, si aumenta l'angolo visivo, producendo un'immagine virtuale ingrandita. L'immagine I-I ora pi grande e pertanto i punti appaiono separati.

1.4

Il microscopio ordinario

Il microscopio ordinario o da biologia, a differenza dei primi microscopi a lente singola, ha due sistemi di lenti: un obiettivo e un oculare. L'oggetto da osservare posto leggermente al di sotto del fuoco principale (f1) della lente dell'obiettivo che forma una immagine reale e come tale capovolta, detta immagine principale, tra l'oculare e il suo fuoco (f2). L'oculare, invece, forma una immagine virtuale ed proprio questa immagine che noi vediamo ( Figura 4}.

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

Figura micros

4 - Sezione schematica di un copio composto.

Il potere di ingrandimento totale del microscopio dato approssimativamente da

P.I .=

25cm L fo fe

L: lunghezza del tubo fo: distanza focale dell'obiettivo fe: distanza focale dell'oculare 25 cm: distanza della visione distinta per una persona priva di difetti visivi. Poich L/fo rappresenta l'ingrandimento trasversale dell'obiettivo (Iob) e 25/fe l'ingrandimento convenzionale dell'oculare (Ioc), il potere di ingrandimento dato dal prodotto dell'ingrandimento dell'obiettivo e dell'oculare

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

Itotale = Iob Ioc Il valore che si ottiene puramente convenzionale perch non per tutti gli osservatori 25 cm rappresentano la distanza della visione distinta: cos uno stesso microscopio pu dare ingrandimenti diversi per differenti osservatori. Il potere risolvente (r) di un microscopio definito dalla relazione r= 0,618/n sin a ove 8 = lunghezza d'onda della radiazione impiegata, a = angolo di apertura del cono di radiazione che partecipa alla formazione dell'immagine, n = indice di rifrazione del mezzo interposto tra la lente frontale e l'oggetto, se il mezzo l'aria n =1. Ma il dato migliore per indicare l'efficienza di un microscopio il cosiddetto potere risolutivo (R) che definito come il valore inverso della distanza minima (in cm) di due punti dei quali si abbiano immagini distinte. Esso dato dal seguente rapporto R = n sin a/0,61 8 Si potrebbe pensare che la risoluzione (e cos gli ingrandimenti) possa essere aumentata all'infinito; in pratica ci non possibile perch la lunghezza d'onda della luce (circa 550 nm per il verde che la radiazione per la quale l'occhio umano pi sensibile) e i fenomeni di diffrazione, derivanti dalla sua natura ondulatoria, limitano la risoluzione massima a 0,25 :m (= 0,00025 mm), ci significa che l'ingrandimento massimo non pu superare il migliaio di volte operando con luce visibile. Per aumentare ulteriormente la risoluzione bisogna ricorrere a radiazioni di lunghezza d'onda minore di quella della luce, per es. ad un fascio di elettroni di 60 kV con lunghezza d'onda nominale di circa 0,005 nm: esso consente di ottenere una risoluzione massima di 0,3-0,5 nm in un microscopio elettronico a trasmissione standard (TEM). Tali considerazioni sulla risoluzione si applicano soltanto ad oggetti che sono adeguatamente illuminati e che posseggono appropriato contrasto. In pratica il potere risolvente non riesce mai ad eguagliare la risoluzione teorica di un sistema a causa delle aberrazioni delle lenti o delle imperfette condizioni di lavoro del microscopio. per questa ragione che la conoscenza dei principi sui quali lavora il microscopio fondamentale per ottenere un potere risolvente il pi possibile vicino alla risoluzione teorica del sistema.

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

2. Il MICROSCOPIO DA MINERALOGIA

Figura 5 -Sezione schematica di un microscopio da mineralogia

Il microscopio da mineralogia o microscopio polarizzatore (Figura ) diverso dal microscopio ordinario (o da biologia) perch possiede un sistema polarizzante. Questo sistema costituito attualmente da due lamine di polaroid (1). Quella inferiore, detta polarizzatore, trasforma la luce normale in luce polarizzata in un piano (Figura 6 ), ci significa che le

Il polaroid (film plastico prodotto dalla Polaroid Corporation of Cambridge, Massachusetts) consiste di molecole organiche, generalmente alcol polivinilico, con struttura a catena, che vengono allineate per stiramento e trattate con iodio. 7

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

vibrazioni del vettore elettrico E sono parallele tra loro in tutti i punti dell'onda. In ognuno di tali punti il vettore oscillante E e la direzione di propagazione formano un piano chiamato piano di vibrazione. Il vettore magnetico vibra perpendicolarmente al vettore elettrico e alla direzione di propagazione nel piano definito piano di polarizzazione. (Figura ). L'altra lamina polaroid, orientata a 90 rispetto alla prima, detta analizzatore (il termine "nicol", non essendo pi utilizzato il prisma di Nicol, andrebbe abbandonato).

Figura 6 -Una lamina di Polaroid produce luce polarizzata in un piano. Le sottili linee parallele indicano le molecole a catena lunga incorporate durante la lavorazione in una lamina di plastica, che viene poi sottoposta a trazione affinch le molecole si allineino parallelamente. Ovviamente non sono visibili ad occhio nudo, ma determinano la direzione di polarizzazione caratteristica della lamina.

Figura 7 -Un treno d'onda E equivalente a due treni d'onda Ey e Ex, ma soltanto Ey viene trasmesso dal polaroid. In questo caso la luce polarizzata si ottiene per assorbimento differenziale, mentre nel caso del nicol per doppia rifrazione.

Figura 8 -La luce polarizzata non viene trasmessa da una lamina polarizzatrice ruotata di 90 rispetto alla prima.

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

Figura 9 Le parti di un microscopio da mineralogia 1. Oculare 8x (o 10x) Pol 2. Manopola per inserire la lente di Bertrand-Amici 3. Analizzatore 4. Alloggiamento per il compensatore 5. Piatto girevole 6. Manopola per alzare il gruppo condensatore 7. Viti di centratura del condensatore 8. Leva per inserimento lente convergente 9. Condensatore Z 0,9 Pol 10. Leva per il diaframma di apertura del condensatore 11. Polarizzatore girevole 12. Diaframma del campo luminoso 13. Led verde indicatore di corrente 14. Potenziometro per variare l'intensit luminosa 15. Interruttore di accensione (sul retro) 16. Controllo coassiale micro- e macrometrico del fuoco 17. Stativo 18. Illuminatore integrale con lampada alogena 6 V 200 W 19. Obiettivo Pol con anelli di centratura (protetti)

Il polarizzatore collocato sotto il tavolino del microscopio, che girevole e graduato; l'analizzatore si trova tra l'obiettivo e l'oculare, sopra una fenditura a 45 rispetto alla direzione di vibrazione del polarizzatore ove possibile inserire una lamina ausiliaria, il cosiddetto compensatore, e prima di un'altra lente ausiliaria, detta lente di Bertrand o di Amici o, pi correttamente, di Bertrand-Amici. Sia l'analizzatore sia la lente di Bertrand-Amici sono inseribili a volont. Il polarizzatore dei microscopi moderni trasmette la luce polarizzata nel piano E-W, per accordi internazionali stipulati nel 1972. La direzione di trasmissione N-S nei microscopi vecchi e soprattutto in quelli antichi, che non avevano un sistema di illuminazione artificiale come quelli attuali, ma utilizzavano uno specchio per raccogliere i raggi luminosi davanti una finestra possibilmente esposta a Nord perch tale luce pi ricca 9

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

di radiazioni a lunghezza d'onda pi corta rispetto alla luce solare (Figura .10).

Figura 10 - Confronto tra luce solare, luce raccolta davanti ad una finestra esposta a nord e luce di una lampada ad incandescenza.

2.1 Le parti del microscopio e loro funzioni


Parte meccanica La parte meccanica comprende lo stativo che pu assumere forme diverse; generalmente arcuato per agevolare la posizione dell'operatore durante l'osservazione ed molto pesante per dare la massima stabilital microscopio. Esso sostiene il tubo, che pu essere smontato allentando la vite di bloccaggio, e il tavolino girevole, o piatto, sul quale si posa la sezione sottile. Sullo stativo si trovano due viti che servono a variare la distanza tra l'obiettivo e il tavolino. ovvero servono per mettere a fuoco il preparato. Nei modelli antichi la messa a fuoco si realizza muovendo il tubo, in quelli pi recenti il tubo fisso mentre il tavolino mobile. La vite macrometrica permette spostamenti grandi e la vite micrometrica gli spostamenti piccolissimi; si pu anche avere una sola vite con doppia funzione (Figura . ~\ref{fig:microm})

Figura 11 -Gli spostamenti micro- e macrometrici nel microscopio Leitz Laborlux sono controllati da due manopole sincrone con doppia funzione, poste ai lati dello stativo. Quando si girano in un verso effettuano spostamenti micro per circa un terzo di rotazione, poi entrano in funzione quelli macro; invertendo il verso della rotazione agiscono nuovamente come vite micrometrica. L'intervallo della scala incisa sulla manopola corrisponde ad uno spostamento meccanico del tavolino di 2,3 :m.

10

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

Lo stativo solidale a una base in cui pu essere incorporata una microlampada a bassa tensione o una lampada alogena. Sotto il tavolino girevole situato un gruppo "condensatore" costituito dal polarizzatore, da un diaframma ad iride (Figura 12) generalmente da uno o due porta filtro, da un paio di lenti condensatrici (Figura ~\ref{fig:condens2 } ) e talvolta anche dalla lampadina dell'illuminatore se non incorporata nella base. Tutto il gruppo pu essere alzato e abbassato in blocco mediante una vite a cremagliera (effettuare questo movimento con attenzione per non far uscire la vite dalla cremagliera! Ricordarsi inoltre che in alcuni microscopi come ad es. Leitz Laborlux, il gruppo viene regolato in fabbrica e non mobile). La lente condensatrice inferiore, collocata immediatamente sopra il polarizzatore, dovrebbe avere un'apertura numerica (vedi oltre) possibilmente uguale a quella dell'obiettivo medio del microscopio, cio circa 0,25. La lente condensatrice superiore una potente lente convergente che, nella maggior parte dei microscopi, pu essere inserita a piacere. Quando inserita l'apertura numerica totale dovrebbe essere all'incirca uguale a quella dell'obiettivo di massimo ingrandimento con il quale viene utilizzata. In alcuni microscopi questa lente fissa e in tal caso, per aumentare l'apertura numerica, bisogna accostare tutto il gruppo condensatore molto vicino al tavolino portaoggetti.

Figura 12 - Diagramma schematico del gruppo costituito da polarizzatore, diaframma ad iride e condensatore.

Figura 13 -Schema del gruppo condensatore della Zeiss L - Lente condensatrice fissa L1 - Lente condensatrice ausiliaria L2 e H2 - Viti per il centraggio del sistema condensatore M - Diaframma ad iride O1 - Polarizzatore O2 - Portafiltri

11

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

Il tavolino girevole diviso in 360 e la lettura dei decimi si effettua con l'ausilio di un nonio (Figura .~\ref{fig:piatto } ).

Misure angolari precise sono assai importanti nell'ottica mineralogica, come si vedr in seguito. Parte ottica La parte ottica del microscopio comprende due sistemi di lenti: uno rivolto verso l'oggetto da osservare detto obiettivo e l'altro verso l'occhio di chi osserva, detto oculare. Gli obiettivi, in numero variabile, portano impresse su un anello metallico, generalmente girevole, le caratteristiche espresse mediante sigle e numeri. Quelli per microscopi da mineralogia devono montare lenti prive di tensione interna (strain free) e generalmente sono predisposti in modo da consentire l'osservazione di preparati che si presumono coperti da vetrini coprioggetto di spessore costante, generalmente 0,17 mm. Ciascun obiettivo caratterizzato da tre variabili: ingrandimenti, apertura numerica (A.N.) e distanza di lavoro (Figura 14 ).

Figura 14 -La dicitura Pol indica che l'obiettivo privo di tensioni interne e quindi adatto all'uso di luce polarizzata; 40 rappresenta il suo ingrandimento, 0,65 la sua apertura numerica, la lunghezza del tubo per il quale stato calcolato 160 mm e lo spessore del vetrino coprioggetto 0,17 mm.

Nei microscopi per esercitazione di un laboratorio di ottica mineralogica sono generalmente montati tre obiettivi acromatici, cio corretti per l'aberrazione cromatica assiale di due colori (Figura 15 ) e (Figura 16 ), capaci di produrre ingrandimenti bassi (2,5x - 4x), medi (10x - 25x) o alti (40x - 45x).

12

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

Figura 15 -Schema che indica l'aberrazione cromatica assiale di una lente pianoconvessa. Il fuoco del blu pi vicino alla lente di quelli del verde e del rosso.

Figura 16 -La correzione della aberrazione cromatica assiale per tre tipi di obiettivi. La curva parabolica degli obiettivi acromatici indica che hanno uno spettro residuo nel verde mentre il rosso e il blu hanno un fuoco comune. In un obiettivo apocromatico rosso, verde e blu hanno un fuoco comune e pertanto non vi sono colori residui.

L'obiettivo di basso ingrandimento consente una buona visione d'insieme della sezione sottile; quelli di medio consente l'osservazione in dettaglio dei singoli minerali mentre quello di alto ingrandimento serve per osservare le figure di interferenza in assetto conoscopico (vedi oltre). L'apertura numerica definita come A.N. = sin u in cui u pari alla met dell'apertura angolare, cio dell'angolo formato tra i raggi di luce pi divergenti che, partendo dallo stesso punto del preparato, riescono ad entrare nell'obiettivo, proprio al bordo del campo quando l'oggetto a fuoco. Essa influenza la risoluzione, la profondit di campo e il contrasto, aumenta con gli ingrandimenti, ma inversamente proporzionale alla profondit di campo. La profondit di fuoco la distanza tra il limite superiore e inferiore del campo perfettamente a fuoco; questa grandezza inversamente proporzionale all'apertura numerica, infatti gli obiettivi con elevata apertura numerica generalmente hanno piccole profondit di fuoco, ad es. nei microscopi per studenti l'obiettivo che d il massimo ingrandimento con A.N.= 0,85 ha una profondit di fuoco di 0,01 mm. Alti valori di apertura numerica sono utilizzati solo con lenti ad alto ingrandimento. Se il mezzo tra il preparato e l'obiettivo l'aria la A.N. pu essere al massimo 1. L'A.N. pu essere aumentata se si utilizza un mezzo con indice di rifrazione pi elevato dell'aria, ad es. un olio con n =1,515 (Figura ~\ref{fig:AN}) 13

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

Figura 17 - Schema che illustra il cammino dei raggi che entrano in un obiettivo a secco e in immersione. L'apertura numerica (A.N.), quando si aggiunge l'olio di immersione, aumenta del valore n, ove n = indice di rifrazione dell'olio.

La distanza di lavoro (F.W.D. free working distance) la distanza, espressa in mm, tra la parte terminale dell'obiettivo, che in molti casi un anello metallico protettivo, e il vetrino coprioggetto (Figura fig.~\ref{fig:FDW }). L'operatore deve tenerla ben presente durante la messa a fuoco di un preparato, soprattutto quando usa l'obiettivo ad alto ingrandimento, perch, se urta e rompe la sezione sottile, la lente frontale di questo pu venire irrimediabilmente danneggiata.

Figura 18 - Confronto della distanza di lavoro e apertura angolare per gli obiettivi di minimo, medio e massimo ingrandimento generalmente utilizzati nei microscopi da mineralogia.

Gli oculari 5x o 10x sono generalmente sufficienti per tutte le osservazioni di routine. Le loro caratteristiche sono incise di lato o superiormente; il simbolo dell'occhiale che alcuni di essi riportano indica che possibile la visione con occhiali, purch venga ripiegato verso l'esterno l'anello paraluce in gomma (Figura fig.~\ref{fig:anello}).

Figura 19 -Oculare con anello paraluce in gomma che deve essere ripiegato nel caso in cui si usino gli occhiali.

14

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

La lente di Bertrand-Amici serve per mettere a fuoco l'immagine reale dell'obiettivo e osservare cos le figure di interferenza, peraltro osservabili anche senza l'aiuto di questa lente semplicemente sfilando l'obiettivo e guardando direttamente nel tubo del microscopio.

2.2 Gli accessori del microscopio da mineralogia


Molti sono gli accessori del microscopio, alcuni complessi ed altri molto semplici. Alcuni di essi sono effettivamente indispensabili per le determinazioni ottiche sui minerali, ma vengono ugualmente chiamati accessori soltanto perch non sono fisicamente attaccati al microscopio: si tratta del compensatore, lamina ausiliaria di gesso (rosso del primo ordine), di mica o di quarzo (a cuneo) (Figura 20), e di due apposite chiavi (o viti) che servono per centrare gli obiettivi (o il tavolino girevole).

Figura 20 - Compensatori di mica (8/4), gesso (8) e cuneo di quarzo (dal 1 al 4 ordine).}

15

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

3. USO PRATICO DEL MICROSCOPIO

Spostamenti macro e micrometrici L'altezza dell'obiettivo sopra un oggetto collocato sul tavolino del microscopio deve essere di volta in volta variata per ottenere un'immagine ben focalizzata. L'operazione di messa a fuoco si rivela talora difficoltosa per il principiante, soprattutto se lo spostamento del tavolino (o del tubo) avviene mediante un'unica vite con spostamenti macrometrici in senso opposto rispetto agli spostamenti micrometrici. Per mettere a fuoco un preparato bisogna prima di tutto avere in mente in quale direzione muovere le viti macro- e micrometrica per aumentare la distanza e per diminuire la distanza tra l'obiettivo e il tavolino del microscopio. Nei microscopi attuali gli obiettivi sono realizzati in modo tale da conservare il fuoco quindi sufficiente mettere a fuoco con l'obiettivo di minimo ingrandimento, che ha la maggior distanza di lavoro, poi, ruotando il revolver, passare all'obiettivo di ingrandimento superiore ed aggiustare il fuoco, se necessario, mediante movimenti micrometrici. Se si ha a disposizione un modello di microscopio antiquato, in cui ogni obiettivo ha il proprio fuoco, necessario procedere con cautela, soprattutto con l'obiettivo di massimo ingrandimento. Come mettere a fuoco con l'obiettivo di massimo ingrandimento Poich la distanza di lavoro tanto pi limitata negli obiettivi quanto pi alto l'ingrandimento (ad es. per l'obiettivo 40x/0,65 la distanza di lavoro di 0,5 mm) conviene, anzich guardare il preparato attraverso l'oculare, osservare lo spazio esistente tra obiettivo e preparato e abbassare lentamente il tubo fino a superare leggermente la distanza di lavoro, ovvero finch si vede solo uno strato sottile di luce tra l'obiettivo e la sezione. N.B. l'obiettivo non deve mai toccare la sezione. A questo punto, avendo ben presente il verso in cui si aumenta la distanza tra preparato e obiettivo, bisogna alzare con movimenti micrometrici il tubo finch attraverso l'oculare non si raggiunge una visione nitida del contorno e dei particolari di ciascun granulo. 16

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

In alcuni casi pu tuttavia essere impossibile mettere a fuoco con l'obiettivo di massimo ingrandimento: di solito ci dovuto al fatto che la sezione stata posta, erroneamente, capovolta, cio con il vetrino portaoggetti rivolto verso l'obiettivo ; pi raramente la mancata messa a fuoco dipende dallo spessore del vetrino coprioggetto che pu non essere quello standard di 0,16-0,18 mm; in tale caso si deve per forza utilizzare l'obiettivo di ingrandimento intermedio. Il diaframma ad iride del condensatore Non tutti i modelli di microscopio posseggono sopra il polarizzatore il diaframma ad iride del condensatore. Esso serve a delimitare il cono di luce del campo visibile, pertanto influenza il contrasto, la profondit di campo e la risoluzione, Infatti chiudendo il diaframma diminuisce la risoluzione, ma aumentano sia la profondit di campo sia il contrasto. La risoluzione ottimale si ottiene quando l'apertura dell'obiettivo e quella del condensatore sono identiche. La diminuzione della risoluzione diviene sensibile quando il diaframma chiuso oltre di un terzo rispetto all'apertura dell'obiettivo. L'apertura dell'obiettivo si pu osservare inserendo la lente di Bertrand-Amici (senza l'analizzatore), essa appare come un area circolare leggermente luminosa. Nei microscopi da mineralogia il diaframma ad iride del condensatore serve per ottenere il miglior contrasto nelle osservazioni ortoscopiche, soprattutto nella determinazione degli indici di rifrazione, mentre nelle osservazioni conoscopiche deve essere sempre completamente aperto. L'apertura del diaframma non serve per regolare l'intensit luminosa; per questo scopo si deve intervenire solo sull'apposita manopola di regolazione posta o sul trasformatore o sulla base del microscopio. Il diaframma di campo un diaframma ad iride, posto sopra la sorgente luminosa, presente soltanto in quei microscopi che utilizzano l'illuminazione di Koehler (fig.21) come ad es. Zeiss Standard 25 Pol, Leitz Laborlux 12 Pol. Esso va aperto in modo da illuminare un'area del campione appena pi ampia del campo visibile.

17

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica Figura 21 -Schema che illustra un sistema di illuminazione convenzionale (a sinistra) confrontato con un sistema di Koehler (a destra).

Controlli preliminari
Prima di iniziare qualsiasi determinazione ottica necessario verificare l'assetto e le regolazioni del microscopio, soprattutto quando esso utilizzato da pi persone. 1) controllare che il crocifilo inserito nell'oculare sia orientato con un filo nella direzione NS (e con l'altro ovviamente in direzione E-W) e sia a fuoco per la propria visione. Per 18

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

convenzione si descrive il campo visivo del microscopio in termini geografici: la parte superiore del campo il nord N, la inferiore il sud S, la destra l'est E e la sinistra l'ovest W; il crocifilo lo divide in quattro quadranti: NE, SE, NW e SW. - Se il crocifilo orientato a 45 rispetto al N, si sfila delicatamente l'oculare, lo si ruota e lo si inserisce nella tacca di riferimento (scanalatura) appropriata. - La messa a fuoco del crocifilo si effettua, dopo aver messo a fuoco la sezione, ruotando la parte superiore (a vite) dell'oculare (v. Fig. ). Si noter che mettendo bene a fuoco il crocifilo il preparato sar sfocato: si deve scegliere una situazione intermedia tra la visione nitida del crocifilo e della sezione. 2) verificare che gli obiettivi siano centrati. Un obiettivo centrato quando il suo asse coincide con l'asse del microscopio che a sua volta coincide con quello di rotazione del tavolino girevole. Ci avviene quando un granulo posto al centro del crocifilo resta in tale posizione durante la rotazione di 360 del tavolino del microscopio. Se durante la rotazione il granulo ruota intorno ad una circonferenza pi o meno grande (Figura ) necessario centrare l'obiettivo mediante le due apposite chiavi (viti) in dotazione a ciascun microscopio oppure mediante le due ghiere di centramento poste sopra l'obiettivo stesso(2).

Figura 22 -Visione attraverso un obiettivo non centrato: durante la rotazione del tavolino, le particelle si muovono intorno ad un punto a che identifica l'asse del campo.

- Si posiziona manualmente un granulo al centro del crocifilo, si ruota il tavolino di 360 e si stima il diametro della circonferenza che percorre (= distanza massima dal centro del crocifilo). Posto il granulo alla massima distanza dal centro del crocifilo, agire su entrambe

) Nei microscopi antichi si deve centrare il tavolino anzich l'obiettivo, in tal caso le viti (o chiavi) vanno inserite nelle apposite sedi situate sotto il tavolino stesso. 19

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

le chiavi (o le ghiere) e spostare il granulo di una distanza pari al raggio r, riportare a mano il granulo al centro del crocifilo muovendo la sezione sul tavolino e osservare se, ruotando nuovamente il tavolino, il granulo non si sposta (= obiettivo centrato). Se viceversa il granulo ruota ancora rispetto al centro del crocifilo, si ripete l'operazione finch granulo e centro del crocifilo non risultino sempre coincidenti comunque si ruoti il tavolino.

N.B. L'operazione di centramento pu risultare difficoltosa quando il granulo esce fuori campo visivo, ricordarsi comunque di non perdere la calma e di muovere sempre tutte e due le chiavi (o viti) con molta delicatezza per evitare di danneggiarne le teste quadrangolari.

3) verificare che polarizzatore e analizzatore siano a 90 tra loro, ovvero che una volta inserito l'analizzatore si abbia estinzione (campo perfettamente oscuro). Se cos non fosse necessario ruotare il polarizzatore finch non si raggiunge l'estinzione poi, con l'obiettivo di massimo ingrandimento, con l'illuminazione alla massima intensit e il diaframma tutto aperto, inserire la lente convergente e la lente di Bertrand-Amici (assetto conoscopico v. oltre): si deve osservare una croce nera (Figura ) molto aperta simmetrica rispetto al crocifilo; se cos non fosse, ruotare il polarizzatore intorno alla posizione di zero finch non si avr una croce perfettamente simmetrica (se ci non si verifica mai vedere al paragrafo "problemi nell'osservazione").

4) verificare l'orientazione del polarizzatore. -Si sceglie una sezione di biotite della zona [001] che presenta quindi sottili ed evidenti tracce di sfaldatura. Poich la biotite assorbe fortemente la luce che vibra parallelamente alle tracce di sfaldatura, si osserva in quale orientazione appare pi scura (N-S oppure E-W).

5) verificare l'orientazione del compensatore. Prima di effettuare qualsiasi operazione con il compensatore, bisogna verificare che esso non sia stato accidentalmente ruotato. - Si osserva il compensatore tra i polarizzatori incrociati: esso deve risultare estinto quando l'incassatura, in cui inserita la lamina di gesso o di mica, parallela ad uno dei fili del crocifilo. Quando poi viene inserito nell'apposita fenditura, deve presentare il colore di 20

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

interferenza appropriato: rosso violetto del I ordine per il gesso e grigio chiaro del I ordine per la mica(3).

6) verificare che il condensatore sia centrato. Questo controllo si effettua soltanto nei microscopi che utilizzano l'illuminazione di Koehler. - Si mette a fuoco il preparato con l'ingrandimento medio, si inserisce la lente convergente, si chiude il diaframma di campo ruotando delicatamente la ghiera posta sulla base del microscopio, si regola l'altezza del condensatore mediante la manopola posta sul fianco (fig. ) finch il margine del diaframma di campo non appare nitido, si centra il condensatore mediante le due viti apposite, infine si apre il diaframma finch non esce dal campo.

CONDIZIONI OPERATIVE Anche nelle migliori condizioni il lavoro al microscopio affatica gli occhi, per ridurre al minimo i disturbi che ne possono derivare l'operatore deve ricordarsi che importante: 1) osservare con occhio disaccomodato; 2) tenere l'occhio ad una distanza ben determinata dall'oculare; 3) assumere una posizione eretta ma non troppo rigida. I principianti tendono ad osservare nel microscopio come se l'immagine si trovasse ad una distanza ravvicinata (occhio regolato su visione vicina = accomodato), invece bisogna osservare attraverso il microscopio con l'occhio disaccomodato cio come se l'oggetto fosse a distanza infinita. Non bisogna dimenticare che il fuoco del microscopio regolabile per mezzo dei movimenti micro che debbono supplire all'accomodazione dell'occhio. L'occhio non impegnato nell'osservazione non deve essere n chiuso n strizzato, anzi dovrebbe esser tenuto aperto, ma se ci provoca disagio perch l'immagine osservata con questo occhio tende a sovrapporsi a quella del microscopio, si pu costruire uno schermo con un cartoncino neutro che intercetti l'immagine senza togliere luce. Bisogna evitare di utilizzare sempre lo stesso occhio durante le osservazioni. Per evitare che l'occhio utilizzato si affatichi eccessivamente, si consiglia di alternare gli occhi. Chi porta gli occhiali deve verificare se le proprie lenti sono sferiche o toriche. Tenendo gli occhiali davanti ad un'immagine, bisogna osservare se
3

) Se si ha il dubbio che il compensatore sia stato ruotato esattamente di 90 , verificare il segno ottico del quarzo sulla sezione orientata z A.O.

21

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

ruotandoli la forma dell'immagine non subisce deformazioni, in questo caso le lenti sono sferiche e solo in questo caso si pu fare a meno degli occhiali durante l'osservazione al microscopio. Il 2 punto importante trovare la corretta distanza dell'occhio dall'oculare. Non bisogna accostare eccessivamente l'occhio, la sua apertura, cio la pupilla, deve infatti coincidere esattamente con la "pupilla d'uscita" del microscopio (Figura ), ci si verifica quando il campo visivo raggiunge la sua massima grandezza e i suoi contorni appaiono ben netti.

Figura 23 -La pupilla d'uscita il punto in cui i raggi si incrociano all'uscita dell'oculare.}

PROBLEMI NELL'OSSERVAZIONE -Se l'illuminazione del microscopio non funziona, verificare che: 1) il cavo di alimentazione sia integro e i relativi terminali siano correttamente inseriti; 2) l'interruttore della corrente sia acceso, soprattutto in quei modelli in cui il variatore di corrente separato e distante dall'interruttore stesso; 3) il deviatore luce trasmessa/luce riflessa sia posizionato correttamente. -Se non si ha una perfetta estinzione inserendo l'analizzatore, verificare che: 1) i polarizzatori siano perfettamente incrociati; 2) il polarizzatore non sia stato danneggiato dalla sorgente luminosa troppo intensa; 22

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

3) il diaframma non sia troppo aperto; 4) il compensatore non sia inserito. -Se non si riesce a mettere a fuoco a medio e alto ingrandimento, verificare che: 1) la sezione sia stata collocata correttamente con il vetrino coprioggetto rivolto verso l'alto; 2) la sezione non sia troppo spessa. -Se il campo appare illuminato soltanto da una parte, verificare che il condensatore sia centrato. -Se la qualit dell'immagine scadente, verificare che: 1) la lente frontale dell'obiettivo non sia stata contaminata con sostanze oleose o grasse; 2) la lente di Amici non sia inserita; 3) il diaframma sia aperto correttamente per il tipo di osservazione che si sta effettuando: parzialmente chiuso nelle osservazioni ortoscopiche, invece sempre completamente aperto nelle osservazioni conoscopiche (v. oltre).

23

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

OSSERVAZIONI IN LUCE TRASMESSA

Con il microscopio polarizzatore, variando opportunamente le condizioni di lavoro, si possono effettuare una serie di osservazioni che permettono di studiare le propriet ottiche dei minerali trasparenti e infine di identificarli sulla base di queste.

1) Osservazioni in luce parallela al solo polarizzatore


-Si toglie la lente convergente del gruppo condensatore oppure, in assenza di questa, si abbassa di circa 2 cm il gruppo condensatore; obiettivo a piccolo o medio ingrandimento, diaframma semichiuso, tensione della lampadina medio-bassa. In queste condizioni si osservano: -Colore e pleocroismo eventuale; -Sfaldature, fratture -Contorno e abito di minerali colorati -Rilievo -Indice/i di rifrazione

2) Osservazioni in luce parallela a polarizzatori incrociati


-Uguale assetto del punto 1 con l'inserimento dell'analizzatore.

In queste condizioni si osservano: -Forma dei frammenti e abito dei minerali incolori -Massima birifrangenza -Tipo di estinzione e angolo -Segno dell'allungamento -Colori di interferenza anomali -Geminazioni e zonature. 24

A. Maras - Introduzione allOttica Mineralogica

3) Osservazioni in luce convergente a polarizzatori incrociati


- Si alza al massimo il gruppo condensatore e si inserisce la lente convergente accessoria, se c', si apre il diaframma, se presente, si regola la tensione della lampadina al massimo consentito, obiettivo al massimo ingrandimento, si inseriscono sia l'analizzatore che la lente di Amici.

Poich la distanza fra la sezione sottile e l'obiettivo diminuisce con l'aumentare dell'ingrandimento, porre molta attenzione nell'effettuare correzioni alla messa a fuoco per evitare rotture della sezione e danni all'obiettivo. In queste condizioni si osservano: -Figure di interferenza -Segno ottico -Stima del 2V -Dispersione degli assi ottici, se presente -Polarizzazione rotatoria, se presente.

Tale sequenza di operazioni non pu essere applicata rigidamente in ogni occasione e su qualsiasi granulo; importante quindi, prima di effettuare un approfondito esame ottico di un minerale, riconoscerne la natura (cristallo isotropo, uniassico o biassico) e scegliere quelle osservazioni coerenti con la classe ottica di appartenenza. Come si potr notare negli esempi di osservazioni ottiche indispensabili per caratterizzare minerali appartenenti a ciascuna delle tre classi ottiche, non necessario n conveniente procedere nell'ordine indicato, anzi opportuno iniziare da una osservazione in luce convergente con polarizzatori incrociati e lente di Amici (detta anche osservazione conoscopica) che consente di chiarire immediatamente la classe ottica di appartenenza.

25