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IL COLORE DELLA LUNA Come vediamo e perch. Di Paola Bressan. LA LUCE 1.

1 CHE COSE LA LUCE La luce una forma di energia elettromagnetica. Lo spettro elettromagnetico comprende tutte le forme di energia che viaggiano alla velocit della luce. Lunica differenza tra le varie forme di energia elettromagnetica la lunghezza donda, misurata in chilometri, metri o centimetri, che esprime la distanza percorsa dallonda fra una oscillazione e laltra. La lunghezza donda della luce visibile viene espressa in miliardesimi di metro (= nanometri). Un modo di generare energia elettromagnetica quello di applicare calore: pi caldo un oggetto diventa, pi la lunghezza donda delle radiazioni che emette si accorcia. Ad una estremit dello spettro elettromagnetico stanno le onde radio, seguono le microonde, gli infrarossi (che non vediamo ma percepiamo sotto forma di calore). Ogni oggetto che abbia una temperatura emette radiazione infrarossa. Luso di pellicole infrarosse permette di fotografare al buio. La porzione pi corta dellinfrarosso (quella vicina alla luce visibile) fa eccezione perch non calda, e non la possiamo percepire in alcun modo. La minuscola parte dello spettro elettromagnetico che genera in noi sensazioni visive, la luce, quella compresa fra i 380 e i 700 nanometri circa. Alle diverse lunghezze doda della luce visibile corrisponde la percezione di diversi colori, dal rosso al violetto. Il rosso segue linfrarosso, il violetto seguito dallultravioletto. La luce ultravioletta altera anche i legami delle molecole dei pigmenti. Lenergia della radiazione elettromagnetica aumenta man mano che la lunghezza donda diminuisce. Seguono i raggi X e i raggi gamma. Nello spazio la luce si muove come unonda e quando incontra la materia la colpisce come un proiettile. La luce come un flusso di piccolissime particelle (i fotoni), che viaggiano in linea retta . Ogni fotone possiede un quanto di energia, che viene ceduto quando il fotone colpisce una altra particella.

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1.2 COME SI PROPAGA LA LUCE (diffusione, rifrazione,assorbimento , riflessione) Immaginiamo la luce come composta di raggi emessi da una fonte luminosa, che tendono a viaggiare in linea retta. La luce interagisce con il mondo in quattro modi fondamentali:lazzurro del cielo, i miraggi del deserto, loscurit degli abissi e gli specchi.

DIFFUSIONE Quando attraversa laria dellatmosfera terrestre, la luce viene diffusa. I raggi vengono rinviati in tutte le direzioni quando colpiscono le fini particelle di materia che laria contiene. Se non ci fosse una atmosfera, il cielo sarebbe nero come quello della luna. La diffusione della luce solare ad opera dellatmosfera la ragione per cui il cielo azzurro: le lunghezze donda pi corte, che corrispondono alla percezione del colore blu, vengono diffuse in maniera maggiore delle altre. (la lunghezza donda pi corta il violetto ma il nostro occhio pi sensibile al blu e la componente violetta della luce solare meno intensa). Le lunghezze donda meno corte (verde, giallo, arancio, rosso) vengono diffuse meno e ci arrivano direttamente, cos il sole appare giallo. Le uniche lunghezze donda che arrivano quasi indisturbate sono le pi lunghe e sono quelle del colore rosso (ecco perch il sole al tramonto appare rosso). Lintensit della luce diffusa da una particella dipende dal rapporto fra il diametro della particella e la lunghezza donda della luce. RIFRAZIONE Quando passano da un mezzo di una certa densit ad uno di diversa densit (es. dallaria allacqua o dallaria al vetro), i raggi luminosi, a meno che non giungano alla superficie perpendicolarmente, cambiano direzione. I miraggi sono causati dal fatto che la luce non viaggia sempre in linea retta, mentre il nostro sistema visivo presume che lo faccia. ASSORBIMENTO

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Sotto il livello dellacqua la luce molto scarsa; superati i mille metri di profondit, loscurit totale. Quando attraversa un mezzo qualsiasi la luce viene assorbita: i fotoni collidono con particelle di materia, cedono la loro energia e scompaiono. Nellacqua lassorbimento molto maggiore che nellaria. Le lunghezze donda pi lunghe (rosso, arancione e giallo) vengono assorbite pi di quelle corte (verde, blu e violetto). Una volta assorbita la luce non pu pi essere vista. Siamo in grado di vedere gli oggetti che ci circondano unicamente perch essi riflettono almeno parte della luce che li colpisce. La quantit di luce riflessa dipende anche dalla sua orientazione. RIFLESSIONE Superfici di vario tipo riflettono la luce in modi caratteristici. Alcune riflettono una percentuale maggiore della luce che le illumina rispetto ad altre che appaiono pi chiare. Superfici diverse riflettono le varie lunghezze donda in maniera diversa, apparendo diversamente colorate. Il modo in cui viene riflessa la luce dipende anche dalla grana, o tessitura, della superficie che la riflette. Una superficie ruvida rifletter la luce in maniera irregolare, cio in pi direzioni. Un oggetto liscio rifletter i raggi tutti nella stessa direzione. La pellicola dargento migliora la riflessione del lato a specchio ad esempio negli occhiali da sole a specchio. Ma non indispensabile, passeggiando in una strada assolata ci si specchia facilmente nelle vetrine buie dei negozi, anche se non si vedono bene gli oggetti esposti.

1.2 PERCHE SIAMO SENSIBILI ALLA LUCE Gli occhi si sono sviluppati nel 96% delle specie conosciute. Essere sensibili alla luce remunerativo anche perch essa cammina a gran velocit (trecentomila km al secondo). La luce tende a spostarsi in linea retta, un vantaggio, perch le immagini create sul fondo dellocchio dai raggi luminosi conservano importanti propriet geometriche degli oggetti da cui i raggi sono stati riflessi. Quando urta gli oggetti la luce non torna sempre indietro alla stessa maniera: viene assorbita e riflessa da superfici diverse in modi caratteristici. Il modo in cui le diverse regioni di una superficie riflettono la luce fornisce informazioni su varie caratteristiche della superficie stessa Le informazioni trasportate dalla luce sono tali soltanto perch siamo provvisti di un apparato in grado di catturale e farne uso, il sistema visivo.
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La luce una forma di energia elettromagnetica come le onde radio, le microonde e linfrarosso (che hanno lunghezze donda pi grandi di quelle visibili) e come lultravioletto, i raggi x e i raggi gamma (che hanno lunghezze donda pi piccole di quelle visibili) La luce interagisce con la materia attraverso la diffusione, la rifrazione, lassorbimento e la riflessione.

IL SISTEMA VISIVO Il nostro sistema visivo composto da tre parti: locchio che cattura la luce e la converte in messaggi nervosi, le vie visive che trasportano i messaggi dall'occhio al cervello e le aree visive del cervello che li interpretano. 2.1 LOCCHIO Un occhio una sfera rivestita da tre membrane concentriche: sclera, coroide e retina. Il bianco dellocchio la sclera, lo strato pi esterno e incornicia lride, la parte colorata. Il colore bianco della sclera unico fra i primati. La sclera composta da fibre strettamente intrecciate che la rendono molto robusta. La pressione interna dellocchio doppia rispetto a quella esterna (il globo oculare potrebbe deformarsi se la sclera non fosse cos resistente). Nella regione frontale dellocchio la sclera diventa trasparente e si chiama cornea. La cornea fa s che i raggi luminosi che la colpiscono subiscano una rifrazione. Lo strato intermedio dellocchio la coroide che contiene una fitta rete di vasi sanguigni con funzione di ossigenazione e nutrimento. La coroide contiene una grande quantit di pigmenti quasi neri, assorbendo cos la luce che la colpisce ed eliminando i riverberi allinterno dellocchio, migliorando cos la qualit dell'immagine.
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Lo strato interno dellocchio la retina che sensibile alla luce e serve ad espletare la funziona visiva. Locchio alloggiato nellorbita entro la quale si pu muovere per mezzo di tre coppie di muscoli che gli permettono di spostarsi a destra e a sinistra, in alto e in basso e di ruotare. I movimenti permettono di fissare, cio a far cadere limmagine delloggetto sulla fovea dove lacuit visiva maggiore e di inseguire, cio di mantenere limmagine delloggetto fissato sulla fovea quando loggetto si sposta o quando spostiamo la testa. Locchio suddiviso in due compartimenti. Lo spazio anteriore (fra cornea e cristallino) riempito di una sostanza salina diluita, lumor acqueo; lo spazio posteriore (fra cristallino e retina) riempito di un fluido tipo albume duovo, lumor vitreo. Entrambi permettono allocchio di mantenere la forma sferica. Lumor acqueo fornisce anche ossigeno e nutrimento alle strutture che bagna e le depura dai prodotti di scarto. Nuovo umor acqueo viene prodotto di continuo e via via eliminato. Se un eccesso di umor acqueo si accumula nell'occhio la pressione interna dellocchio sale, comprimendo i vasi sanguigni che nutrono la retina e le fibre nervose dellinizio del nervo ottico, causandone la degenerazione. In questo modo gli impulsi nervosi generati dalla retina non arrivano pi al cervello (vedi glaucoma che se non curato provoca la cecit completa). Lumor vitreo, invece, non viene continuamente rinnovato e quindi vi si accumulano le sostanze di scarto. LIRIDE E la parte colorata dellocchio. Il suo colore naturale azzurro. Infatti liride diffonde la luce che la colpisce e la rinvia in tutte le direzioni. Le lunghezze donda diffuse in misura maggiore sono le pi corte (quelle del colore blu). Liride contiene anche melanina, un pigmento che assorbe varie lunghezze donda. Quando la melanina abbondante la maggior parte della luce viene assorbita, facendo apparire liride marrone scuro. La nostra specie in origine aveva occhi marrone scuro e capelli neri. Il vantaggio del colore raro di selezione sessuale. La tessitura delliride irregolare e casuale, unica per ogni individuo (nemmeno i gemelli identici hanno iridi identiche). LA PUPILLA Liride ha al centro un foro circolare,la pupilla, che si pu contrarre fino a 2 mm di diametro quando vi molta luce e dilatare fino ad 8 mm in penombra. Dato che la coroide assorbe tutta la luce che non sia gi stata assorbita dalla retina, non c luce che torna indietro attraverso la pupilla e perci essa appare nera.
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Negli albini la coroide non assorbe molta luce, causando una visione molto scarsa e una cecit quasi completa quando c' luce molto intensa. Funzione primaria della pupilla di migliorare la messa a fuoco restringendosi quando lilluminazione sufficiente (migliorando la messa a fuoco e quindi i dettagli). Quando la luce poca la pupilla si dilata a discapito dei dettagli dellimmagine. La grandezza della pupilla dipende anche da variabili di tipo emozionale. IL CRISTALLINO Dietro lapertura pupillare vi una lente, il cristallino, che serve a deviare i raggi luminosi che entrano nellocchio per farli convergere esattamente sulla retina. Una rifrazione eccessiva farebbe convergere la luce davanti alla retina, impedendo la visione a distanza; una rifrazione insufficiente farebbe convergere la luce dietro la retina, impedendo la visione da vicino. Quindi la curvatura del cristallino cruciale per la messa a fuoco. Quando rilassato il muscolo ciliare ha il suo diametro massimo, tendendo in tensione i filamenti esercitando una trazione sul cristallino mantenendolo piatto (cos vengono messi a fuoco oggetti lontani). Quando il muscolo ciliare si contare, la tensione sui filamenti si riduce ed il cristallino torna ad una forma pi sferica favorendo la messa a fuoco degli oggetti vicini (accomodazione). Lo sforzo accomodativi continuato tipico della nostra cultura favorisce la miopia. Il cristallino lunico organo che cresce in continuazione; gli starti pi interni sono i pi vecchi e con il tempo perdono elasticit (a svantaggio della messa a fuoco degli oggetti vicini). Il cristallino lunico tessuto del corpo trasparente composto da cellule (1000 strati di cellule completamente trasparenti). Recentemente stato scoperto un processo di auto-distruzione che si interrompe subito prima del completamento, lasciando cellule ancora vive ma vuote, quindi in grado di far passare la luce. Cellule del cristallino non possono rigenerarsi o ripararsi se danneggiate (vedi cataratta). LA RETINA Il fondo dellocchio ricoperto dalla retina, rivestita allinterno da un fitto intrico di vasi sanguigni. La retina sottilissima e fatta a strati. Il primo strato composto dai fotorecettori, le cellule sensibili alla luce, che convertono gli stimoli luminosi in segnali elettrici. Lo strato successivo composto dalle cellule bipolari che raccolgono i segnali provenienti dai fotorecettori e li trasmettono allo strato pi esterno, le cellule gangliari, le cui code sono le fibre del nervo ottico. Vi sono poi vari tipi di cellule di connessione che collegano orizzontalmente fra loro aree anche distanti dalla retina.
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Esistono pi di 15 tipi di cellule gangliari , ciascuno dei quali elabora il segnale che riceve in modo differente e lo invia ad unarea differente del cervello. Nellocchio dei vertebrati i fotorecettori sono posti in fondo alla retina e per raggiungerli la luce deve prima attraversare tutti gli altri strati. Le fibre nervose si raccolgono in un fascio, il nervo ottico che attraversa i recettori passando una zona detta macchia cieca (perch non vi sono recettori) dove la luce non viene percepita. Il campo visivo la regione dello spazio visibile in un dato momento. Locchio si muove costantemente ed involontariamente in modo che limmagine proiettata sulla retina sia in perenne cambiamento. Tutto ci che rimane immobile sulla retina sbiadisce e scompare dopo pochi secondi. Lo strato di fotorecettori si pu staccare dal fondo dell'occhio causando il distacco dalla retina.

I FOTORECETTORI La regione pi importante della retina, la fovea, situata in corrispondenza del fuoco del cristallino. Quando fissiamo un oggetto, gli occhi ruotano automaticamente in modo che limmagine delloggetto cada esattamente sulla fovea. Vi sono due tipi di fotorecettori: i coni ed i bastoncelli. La fovea contiene solo i coni. Fuori dalla fovea i coni diminuiscono ed aumenta il numero dei bastoncelli. I coni mediano la visione in condizioni di luce intensa e permettono la visone di colori e dettagli. I bastoncelli sono sensibili ai livelli di luce molto bassa. Se i bastoncelli mancano del tutto, o non funzionano, il paziente diventa cieco quando la luce scende sotto un certo livello. Chi senza coni riesce a vivere solo con luce fioca. Un terzo tipo di fotorecettore (scoperta recente) sono una classe speciale di cellule gangliari che sono sensibili al livello globale della luce e inviano al cervello informazioni necessarie sia alla costrizione della pupilla che alla regolazione dellorologio circadiano (giorno e notte). Utile per terapie contro jet lag o disturbi stagionali dellumore. Per poter reagire alla luce i fotorecettori hanno un particolare pigmento visivo la cui molecola composta da due parti. Quando la luce colpisce il pigmento visivo, la molecola cambia forma (le due componenti si dividono) generando energia ed un segnale elettrico nel fotorecettore. Dopo la rottura il pigmento si rigenera (le due componenti tornano insieme. Il rigeneramento richiede dieci minuti nei coni e mezzora nei bastoncelli. Il pigmento visivo non sensibile a tutte le lunghezze donda allo stesso modo. Il pigmento nei bastoncelli massimamente sensibile a luce di 500 nanometri circa (blu-verde alla luce del giorno). Il pigmento nei coni di tre tipi diversi, sensibili nel loro complesso a luce di 550 nanometri (luce giallo-verde).
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Larea della retina dove si trova la retina gialla perch contiene carotenoidi, pigmenti antiossidanti con ruolo protettivo. Gli occhi di tutti i vertebrati diurni contengono filtri gialli. Il nostro cristallino comincia ad ingiallire prima della nascita. Leliminazione di carotenoidi dalla dieta pu portare a disturbi visivi anche gravi. LA FORMAZIONE DELLIMMAGINE SULLA RETINA La struttura dellocchio gli consente di funzionare come una camera oscura. La luce che entra nella pupilla attraversa una lente, il cristallino, che mette a fuoco limmagine sulla superficie opposta, la retina. La retina il luogo dove lenergia luminosa viene convertita in segnali nervosi. 2.2 DALLOCCHIO AL CERVELLO Il segnale elettrico generato dai fotorecettori viene trasmesso attraverso le cellule di connessione della retina, alle cellule gangliari e quindi alle fibre del nervo ottico. Le fibre provenienti dalle met nasali di ciascuna retina si incrociano fra loro nel chiasma e si dirigono al corpo genicolato laterale e quindi alla corteccia cerebrale. Quindi le fibre provenienti dallocchio destro vanno a finire nellemisfero sinistro e viceversa. Le fibre provenienti dalle met temporali di ciascuna retina si dirigono al corpo genicolato prima e alla corteccia cerebrale poi, ma senza incrocio nel chiasma. Negli albini si incrociano il 95% delle fibre anzich il 50%, causando diversi problemi visivi tra cui lassenza di visione stereoscopica. La via del sistema visivo si compone di due sottosistemi anatomicamente distinti: la via ventrale, ben sviluppata solo nei primati, legata alla capacit di riconoscere gli oggetti e le facce; la via dorsale,in comune con altri mammiferi, che ci aiuta a distinguere le figure dagli sfondi e di rilevare posizione, profondit e movimento. La via dorsale pi sensibile al contrasto e pi veloce della via ventrale, ma cieca al colore ed ai dettagli. Si pensa che la via ventrale sia responsabile della visione (conscia) per la percezione, e la via dorsale della visione (automatica ed inconscia) per lazione. Una parte delle fibre del nervo ottico si dirige verso il collicolo superiore e da qui ad una differente area corticale visiva. Sia il collicolo superiore che il corpo genicolato laterale hanno il compito di rielaborare e raffinare linformazione proveniente dalla retina: Il collicolo superiore coinvolto nella localizzazione degli oggetti e nel controllo dei movimenti oculari, mentre il corpo genicolato laterale responsabile di una prima analisi del colore e del contrasto. 2.3 IL CERVELLO: LACORTECCIA VISIVA
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La corteccia visiva si trova nel lobo occipitale e consiste in una lamina di centinaia di milioni di cellule nervose disposte in sei strati. Larea della corteccia che riceve i segnali dal corpo genicolato laterale detta corteccia visiva primaria (o striata o area 17 o V1) e compie sulla sullinformazione in arrivo due operazioni: una quella di combinare fra loro le informazioni provenienti dai due occhi e due quella di estrarre informazioni relative a certe caratteristiche semplici dello stimolo (orientazione e direzione del movimento). Ogni cellula corticale risponde in modo preferenziale a linee con una certa orientazione che si muovono in una particolare direzione. Ogni cellula sensibile solo a ci che accade in unarea relativamente piccola della retina (il suo campo recettivo) e ignora ci che succede altrove. Queste cellule sono organizzate in colonne verticali ordinate. Le cellule di ogni colonna preferiscono tutte la medesima orientazione. Colore, profondit e movimento sono probabilmente elaborate separatamente dalla corteccia visiva in aree diverse da quella primaria. Nella sindrome di acromatopsia cerebrale si perde del tutto la sensazione del colore e non si riesce neppure a ricordare i colori percepiti in epoca precedente alla lesione. Se la lesione interessa met emisfero si vede il mondo colorato a met e grigio nellaltra met. Nella sindrome di acinetopsia (pi grave) scompare la percezione del movimento.

La sensibilit alla luce resa possibile da un sistema visivo (occhio, cervello e strutture nervose intermedie. La luce riflessa dagli oggetti entra nellocchio attraverso la pupilla e viene messa a fuoco sulla retina da due lenti, la cornea ed il cristallino. La retina composta di cellule specializzate, i fotorecettori, che convertono la luce in attivit elettrica che viene trasmessa, lungo il nervo ottico, al corpo genicolato laterale ed al collicolo superiore, dove avviene una prima elaborazione visiva. Ulteriore elaborazione visiva avviene nella corteccia visiva.

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COME VEDIAMO I COLORI 3.1 PERCHE VEDIAMO I COLORI Ad un occhio che rispondesse solo allintensit della luce, in modo assolutamente identico a tutte le lunghezze donda, il mondo apparirebbe in bianco e nero (e toni di grigio), cio monocromatico. La maggioranza dei mammiferi adotta la visione dicromatica, aggiungendo alla coppia bianco-nero, la coppia giallo e blu (vedi ad es. il cane). I primati hanno adottato la visione tricomatica con la capacit di vedere anche il rosso ed il verde (oltre al bianco e al nero e al giallo e blu).

3.2 CHE COSE IL COLORE Gli oggetti non sono colorati. Il colore una esperienza puramente soggettiva che dipende dalla luce che gli oggetti riflettono e dalle propriet del sistema visivo di chi guarda. Newton dedusse che la luce bianca non pura, ma composta di colori diversi. Non si dice che la luce del sole contiene molti colori diversi, ma che a mezzogiorno contiene energia (pi o meno nella stessa quantit) in regioni diverse dello spettro elettromagnetico. Quando la luce del sole (detta luce bianca) illumina un oggetto, vi accadono tre cose: tutto lo spettro viene riflesso e loggetto appare bianco; tutto lo spettro viene assorbito
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e loggetto appare nero; una parte dello spettro viene assorbita e laltra riflessa e loggetto appare del colore della luce riflessa. Ci che viene assorbito non raggiunge locchio e quindi non pu essere visto. Le superfici che riflettono tutte le lunghezze donda in modo uguale appaiono acromatiche (bianche, grigie o nere); quelle che riflettono le lunghezze donda in modo diseguale appaiono colorate. Il colore legato alla capacit di certi raggi di produrre certe risposte nel nostro sistema nervoso. Gli oggetti appaiono colorati perch la luce che riflettono viene catturata da un occhio (e un sistema nervoso) fatti in un certo modo. COME SI DIFFERENZIANO TRA LORO I COLORI La tinta la qualit del colore. La grandezza fisica corrispondente alla tinta la lunghezza donda. Sono cromatici i colori che possiedono una tinta; sono acromatici i colori che non hanno una tinta (il bianco, il nero, il grigio). La chiarezza quanto il colore chiaro o scuro ed legata alla quantit di luce riflessa fisicamente dalla superficie. La saturazione quanto il colore vivido (intenso, vivace, puro), o pallido (sbiadito, slavato, scolorito), cio a quanto il colore si differenzia dal bianco. Quindi un colore caratterizzato da tinta, chiarezza e saturazione.

QUANTI COLORI POSSIAMO VEDERE Allinterno della banda visibile, fra i 3800e i 700 nanometri, un osservatore normale pu discriminare (cio distinguer fra loro) circa 150 tinte differenti, le quali a loro volta possono assumere moltissimi diversi valori di chiarezza (variando lintensit della luce) e di saturazione (diluendole con laggiunta di luce bianca), per arrivare ad un totale di circa 7 milioni e mezzo di colori diversi! A QUANTI COLORI POSSIAMO DARE UN NOME Il numero dei nomi di colori presenti in una certa lingua sembra essere legato alla misura in cui lambiente locale opera delluomo anzich della natura.

3.3 COME VEDIAMO I COLORI


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la mescolanza dei colori il contrasto simultaneo ladattamento cromatico le immagini consecutive

MESCOLANZA DEI COLORI Il pittore non mescola luci, ma mescola pigmenti (sostanze colorate), fa una mescolanza sottrattiva (es.per fare il verde mescola il gialllo ed il blu). La luce naturale contiene tutte le lunghezze donda. Il pigmento giallo riflette quelle corrispondenti al giallo e una parte di quelle corrispondenti al verde, e assorbe tutte le altre (rosso, arancio e blu). Il pigmento blu riflette quelle corrispondenti al blu e una parte di quelle corrispondenti al verde e assorbe tutte le altre (rosso, arancio e giallo). Quando il pigmento giallo viene mescolato con il blu, ogni pigmento continuer ad assorbire (a sottrarre) le stesse lunghezze donda che assorbiva in precedenza. Il rosso e larancio verranno assorbiti (da entrambi); il blu verr assorbito (dal giallo); il giallo dal blu. Le uniche lunghezze donda che saranno riflesse (visto che sono le uniche che sia il giallo che il blu riflettevano, sono quelle corrispondenti al verde. Se il giallo ed il blu riflettessero unicamente il giallo ed il blu, la loro mescolanza non rifletterebbe nulla e apparirebbe nera. La mescolanza delle luci una mescolanza additiva, come nella televisione a colori. Lo schermo contiene un gran numero di puntini luminosi rossi, verde e blu disposti in colonne. Noi vediamo il prodotto di un processo addittivo di questi colori: le lunghezze donda di ciascun colore giungono allocchio mescolate, sovrapposte ed a seconda della luce che incide su ogni punto , la mescolanza varia. Quindi il televisore produce solo tre colori (rosso, verde e blu); il sistema nervoso che genera una moltitudine di colore secondo una mescolanza additiva. Due colori che quando vengono mescolati producono un colore acromatico si dicono complementari. Il complementare del rosso il ciano o turchese (che assorbe luce rossa, riflettendo verde e blu); il complementare del verde il rosso Magenta (che assorbe luce verde, riflettendo rosso e blu); il complementare dl blu il giallo (che assorbe luce blu, riflettendo rosso e verde). Ogni colore, quindi, assieme al suo complementare crea una miscela perfettamente proporzionata dei tricolori primari che al locchio appare bianca. Nella fabbricazione dei pigmenti si usano il ciano, il Magenta ed il giallo. Una tecnica pittorica, il pointillisme, usa una mescolanza additiva dei pigmenti, applicandoli separatamente in piccole quantit uno vicino all'altro.

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CONTRASTO SIMULTANEO DI COLORE Ogni colore acquista un componente complementare al colore adiacente. Due colori complementari diventano pi saturi. Due colori non complementari assumono una tinta leggermente diversa. Questo fenomeno si chiama contrasto di colore o contrasto cromatico consiste in una esaltazione della differenza fra il colore di due superfici adiacenti. Talvolta due superfici adiacenti si influenzano in modo opposto, cio la differenza tra loro diminuisce (invece di aumentare). Ad esempio quando una regione omogenea contiene molte linee sottili e vicine tra loro, il colore della regione tende a spostarsi nella direzione del colore delle linee (fenomeno dellassimilazione cromatica). Leffetto del contrasto di colore rafforzato dalla presenza di un gradiente, cio di una transazione graduale fra il blu ed il rosso nello sfondo come nellesperimento dei due anelli su superfici rosse o blu che cambiano colore. In natura un gradiente segnala una differenze nellilluminazione. Chi insensibile al rosso di dice protanope. Linsensibile al verde un deuteranope. Nella costanza cromatica si creano forti effetti di contrasto quando ci che varia non il colore dellilluminazione, ma la sua intensit. I fenomeni di contrasto e costanza fanno s che la capacit di ricordare i colori sia pessima. ADATTAMENTO CROMATICO Consiste nella variazione di sensibilit ad un dato stimolo in seguito ad una esposizione prolungata a quello stimolo. Ad esempio se si fissa da vicino una superficie rossa ben illuminata con un solo occhio aperto e poi ci si guarda attorno aprendo e chiudendo gli occhi, le superfici rosse viste con locchio aperto in precedenza saranno meno sature. Ladattamento cromatico molto evidente quando nellintero campo visivo presente per lungo tempo un colore omogeneo (= stimolo Ganzfeld o campo totale o uniforme). Ad esempio una superficie innevata con cielo con nuvole bianche crea una illuminazione cos diffusa che non vi sono ombre al suolo,come se ci si librasse nel nulla. Qui il Ganzfeld acromatico gi in partenza. Indipendentemente dal suo colore iniziale qualsiasi Ganzfeld destinato a diventare acromatico. Il prisma in grado di scomporre la luce bianca perch i raggi ad onda corta (come il blu) subiscono una deviazione (rifrazione) maggiore di quelli ad onda lunga (come il rosso). Newton scompose la luce del sole in sette colori: rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto. Nello spettro si individuano sei grandi famiglie: rosso, arancio, giallo, verde, blu e violetto (lindaco introdotto come settimo elemento come nella scala musicale).
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IMMAGINI CONSECUTIVE L esposizione prolungata ad uno stimolo intenso causa adattamento, cio una diminuzione selettiva e temporanea della sensibilit visiva a quello stimolo ed in risposta ad uno stimolo neutro si tender a percepire lopposto dello stimolo di adattamento. (esperimento con palline da ping pong gialle tolte dagli occhi, il mondo appare azzurrino). Quando si fissa un colore saturo per un po e poi si sposta lo sguardo su un foglio bianco,si vede una debole immagine di colore diverso (che corrisponde al colore complementare di quello fissato). Una superficie gialla d una immagine consecutiva blu; una blu la d gialla, una verde la d rossa ed un rossa la d verde. Queste immagini consecutive sono negative perch sono del colore complementare a quello osservato. Lesposizione ad una luce molto intensa genera una immagine dello stesso colore e viene detta positiva (es. quando si fissa una lampadina).

3.4 COME VEDIAMO I COLORI: LE BASI FISIOLOGICHE Lesperienza psicologica del colore collegata ad una propriet fisica della luce: la lunghezze donda. Se locchio rispondesse in modo identico a tutte le lunghezze donda, il mondo apparirebbe in bianco e nero. La retina umana contiene tre tipi di recettori (coni) sensibili alla lunghezze donda, che danno una risposta massima rispettivamente alle lunghezze donda corte (440 nanometri, blu e viola), medie (530 nanometri, verde) e lunghe (560 nanometri, giallo verde, unici coni che corrispondono al rosso). Sulla retina i coni sensibili al blu sono in netta minoranza. Ciascun tipo di recettore insensibile al colore, perch incapace di distinguere fra lunghezze donda diverse. Le curve di sensibilit dei tre tipi di coni sono parzialmente sovrapposte, per cui una data lunghezza donda stimola i tre recettori in grado differente. Al cervello arriva una tripletta di segnali ed il rapporto fra i tre segnali specifica un determinato colore. Una luce che provochi una risposta massima in tutti i tre sistemi di coni apparir bianca. Ad ogni colore corrisponde una miscela (additiva) dei segnali provenienti da questi tre sistemi. Sono state individuate cellule nella retina e nel corpo genicolato laterale, che vengono attivate dal rosso e inibite dal verde, o viceversa (sistema rosso-verde); altre attivate dal blu ed inibite dal giallo, o viceversa (sistema giallo-blu).
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Anche i fenomeni delladattamento cromatico e delle immagini consecutive si possono spiegare con le propriet delle cellule antagonistiche. La nostra percezione dei colori il risultato di due operazioni consecutive diverse: Una svolta a livello dei fotorecettori con lattivit di tre tipi di coni dotati di sensibilit differenti alle lunghezze donda; laltra che ha luogo a livelli successivi (cellule gangliari, corpo genicolato laterale, corteccia visiva) che consiste in una organizzazione antagonistica delle risposte alle lunghezze donda.

3.5 ANOMALIE NELLA VISIONE DI COLORI Chi soffre di discromatopsia non in grado di distinguere fra loro determinati colori (solitamente rosso e verde). Il problema varia con la razza (doppiamente diffuso fra i banchi) e con il sesso (nei maschi cento volte pi frequente che nelle femmine). I geni responsabili della malattia sono localizzati sul cromosoma sessuale X. Nei maschi la discromatopsia salta una generazione. Solitamente locchio contiene un numero di coni normali, ma si comporta che se solo due tipi di coni fossero attivi. Quelli inattivi sono quelli sensibili al rosso (protanopia) o quelli sensibili al verde (deuteranopia). In entrambi i casi il sistema antagonistico rosso-verde non funziona pi ed i colori rosso e verde vengono confusi luno con laltro, in quanto percepiti come giallo poco saturo. Il mondo appare tutto in sfumature di grigio, giallo e blu (fenomeno del daltonismo). Nellisola di Pingelap moltissimi abitanti soffrono di acromatopsia (cecit totale al colore). Sia la frequenza della protanopia che della deuteranopia si aggira intorno all1% (per i maschi); linsensibilit al blu (tritanopia) molto rara e non legata al sesso. La visione dei colori influenzata anche da fattori non ereditari. I miopi sono pi sensibili allestremit rossa dello spettro, i presbiti a quella blu. Con il tempo il cristallino dellocchio ingiallisce, agendo come un filtro giallo che assorbe le lunghezze donda corrispondenti al lu. Negli anziani si arriva ad un ingiallimento apparente dei verdi e ad una scorretta percezione dei viola e dei blu.

3.6 LA COSTANZA DI COLORE Il colore di un oggetto dipende dalla gamma di lunghezze donda che quelloggetto riflette. La gamma dipender dalla gamma di lunghezze donda che illumina loggetto. La composizione spettrale della luce dipende dallo spessore dellatmosfera che i raggi devono attraversare (quindi allora del giorno): allalba ed al tramonto contiene lunghezze donda lunghe (giallo-rosso) in quantit maggiore che a mezzogiorno. Nellilluminazione artificiale la maggior parte delle lampadine emette uno spettro che corrisponde approssimativamente a quello della luce bianca.
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Nel fenomeno della costanza di colore o costanza cromatica il colore di un oggetto tende a rimanere costante nonostante cambi la composizione spettrale della luce che lo illumina e che quindi cambi la composizione spettrale della luce che loggetto riflette. La nostra percezione del colore degli oggetti pu essere effettivamente influenzata da ci che sappiamo degli oggetti. A volte la costanza cromatica fallisce. Anche ladattamento cromatico contribuisce alla costanza di colore. Ladattamento ad una nuova illuminazione richiede qualche minuto, mentre la costanza cromatica praticamente istantanea. La costanza di colore un fenomeno relazionale:fra lo spettro della luce riflessa da un oggetto e lo spettro della luce riflessa dal suo sfondo esiste una certa relazione detta rapporto spettrale. Quando lilluminazione cambia, i singoli spettri riflessi cambiano, ma il rapporto spettrale rimane invariato in quanto i differenti oggetti riflettono moltissime lunghezze donda ma in percentuale diversa. In conclusione, al variare dellilluminazione il contrasto locale (rapporto spettrale) resta invariato. La costanza di colore in gran parte mediata tanto dal contrasto locale che da quello globale, cio dalle informazioni provenienti dallintera scena. Se si fa qualcosa per alterare il rapporto spettrale (es. illuminando solo un determinato oggetto) si assister ad un fallimento della costanza cromatica.

3.7 GLI EFFETTI PSICOLOGICI DEL COLORE I colori influenzano moltissimi aspetti della vita, ad esempio possono alterare il sapore di cibi e bevande. Il colore modifica la concentrazione alla quale vengono percepiti i sapori di base (dolce, salato, acido, amaro). Il colore ha effetti diretti su sensazioni, stati danimo e comportamenti quotidiani.

Oggetti diversi riflettono lo spettro visibile in modi caratteristici. Il colore non una propriet fisica, ma una esperienza soggettiva che dipende tanto dalle lunghezze donda che gli oggetti riflettono quanto dal modo in cui il nostro apparato visivo congegnato. I colori si differenziano sulla base di tre diverse qualit percettive: tinta, chiarezza e saturazione. Le lingue europee hanno un vocabolario di 11 colori: bianco, nero, rosso, arancio, giallo, verde, blu,marrone, rosa, viola e grigio pi lazzurro in italiano. Nella teoria della visione dei colori bisogna tener conto della regola della mescolanza fra colori, delleffetto che sul colore di una superficie hanno i colori
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delle superfici ad essa adiacenti, della natura delladattamento cromatico e delle immagini consecutive. Lelaborazione di risposte di varia intensit provenienti da tre diversi tipi di recettori sufficiente a generare la visione di tutti i colori possibili. Il primo stadio della visione dei colori consiste nellattivazione di tre tipi di coni dotati di sensibilit spettrali differenti Il secondo stadio consiste nellorganizzazione dei segnali provenienti dai coni in tre sistemi antagonistici, uno acromatico (il canale bianco-nero) e due cromatici (i canali rosso-verde e giallo-blu). Linsensibilit parziale o totale al rosso o al verde relativamente frequente (nei maschi), mentre sia linsensibilit al blu che la cecit totale al colore sono molto rare. Il colore degli oggetti tende a rimanere lo stesso al variare del colore della fonte di luce (COSTANZA CROMATICA), data dalla utilizzazione di numerosi indizi in particolare linvarianza del rapporto spettrale fra gli oggetti della scena. Il colore ha effetti diretti sulla percezione (sapore ed appetibilit dei cibi), sullumore e sul comportamento.

COME VEDIAMO I GRIGI Ogni oggetto assorbe parte della luce che lo colpisce e ne riflette il resto. Quanta luce venga assorbita e quanta venga riflessa dipende dalle caratteristiche della superficie. Un oggetto molto pigmentato assorbe la maggior parte della luce che lo colpisce ed appare nero. Un oggetto poco pigmentato riflette quasi tutta la luce incidente ed appare bianco. La percentuale di luce incidente che loggetto riflette detta riflettanza. Oggetti con riflettanze inferiori al 10% ci appaiono neri; oggetti con riflettanze via via crescenti ci appaiono grigio progressivamente pi chiaro; oggetti con riflettanze superiori all80% ci appaiono bianchi. La riflettanza apparente di una superficie (il suo colore acromatico bianco, grigio o nero) detta chiarezza. Noi riusciamo a vedere sotto forma di chiarezza la riflettanza degli oggetti perch sulla retina i fotorecettori rispondono alla quantit di luce che cade su di essi, cio allintensit di luce che gli oggetti riflettono (la loro luminanza che pari alla quantit di luce incidente moltiplicata per la riflettanza). La luminanza una grandezza assoluta (la quantit di luce riflessa espressa in candele al metro quadro, cd/metro quadrato). La riflettanza di un oggetto una grandezza relativa (la percentuale di luce riflessa espressa in percentuale), indipendente dallintensit dellilluminazione la cui luminanza dipende da quanta luce lo colpisce. La riflettanza di un oggetto pu essere modificata variando le caratteristiche della sua superficie.
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Alterando la quantit di luce che loggetto assorbe, ne influenza anche la sua temperatura. Nessun dispositivo pu misurare le riflettanze direttamente. Un fisico deve misurare la quantit di luce che colpisce loggetto e la quantit di luce che proviene dalloggetto per riflessione; la riflettanza delloggetto l rapporto fra queste due misure. Locchio ha a disposizione solo informazioni sulla luce riflessa dalloggetto (la sua luminanza) e non su quella incidente.

4.1 LA COSTANZA DI CHIAREZZA Una superficie bianca riflette quasi tutta la luce che la colpisce; ma se questa luce scarsa, la quantit di luce riflessa dalla superficie sar anchessa scarsa. Nel fenomeno della costanza di chiarezza la chiarezza di un oggetto tende a rimanere costante anche se cambia lintensit della luce che lo illumina e che quindi cambi lintensit della luce che loggetto riflette. Esperimento di Gelb con un disco nero sospeso in stanza semibuia colpito da un fascio di luce che appariva bianco e che diventava grigio se veniva avvicinato un pezzo di carta bianca. La costanza di chiarezza simile alla costanza di colore. In entrambe il colore percepito rimane costante anche se varia lintensit della luce riflessa dalloggetto: nel caso cromatico lintensit varia per ogni lunghezza donda in modo diverso; nel caso acromatico lintensit varia per ogni lunghezza donda in modo identico. La luna nel cielo notturno appare bianca o luminosa anche se grigio scuro. Perfino un oggetto nero pu apparire bianco quando rappresenta la pi alta luminanza nel campo visivo. Qui la costanza di chiarezza cessa di funzionare, ma solo nel caso della presenza di una fonte di luce nascosta e lassenza di altri oggetti nel fascio di luce. Quindi le basi della costanza di chiarezza risiedono nelle caratteristiche della scena osservata e non in ci che di essa sappiamo. 4.2 IL POSTO DEL BIANCO IN UN MONDO DI GRIGI Lesperienza di bianchi, grigi e neri collegata ad una propriet fisica della luce, la sua intensit. La luminanza di un oggetto il risultato della prodotto della riflettanza delloggetto e della quantit di luce che lo colpisce (la luminanza pari alla quantit di luce incidente moltiplicata per la riflettanza). Occorre solo la componente della riflettanza (anche se non vera); limportante che al sole e allombra il colore delle cose non cambi. Ci si basa non sui valori della luminanza, ma sui rapporti di questi valori (la costanza di chiarezza)
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Cambiamenti nel livello di illuminazione modificano i valori di luminanza, ma lasciano inalterati i loro rapporti. LANCORAGGIO ALLA MASSIMA LUMINANZA I rapporti di luminanza sono ambigui. Come fa il sistema visivo a trasformare i rapporti di luminanza ambigui in specifici valori di bianco, grigio e nero? Viene utilizzata una regola di ancoraggio: un punto di contatto fra i valori di luminanza da una parte ed i valori della scala dei grigi dallaltra. Wallach propose che la pi alta luminanza nel campo visivo venga etichettata come bianca. La regola dellancoraggio alla massima luminanza stata confermata da alcuni esperimenti: Si infila la testa in una specie di grande casco, illuminato dallinterno, la cui superficie dipinta met nera e met di grigio medio. Viene riferito che la met grigia appare bianca e la met nera di grigio medio. Come per la regola di gelb il disco nero appare nero quando unico oggetto illuminato nella stanza Bisogna calcolare la chiarezza finale delloggetto come una media delle due chiarezze, una rispetto alla massima luminanza locale (allinterno del sottosistema ombra) e laltra rispetto alla massima luminanza periferica (allinterno del sottosistema luce). In natura, secondo i principi del raggruppamento percettivo: vicinanza (sul piano o nello spazio), somiglianza (in luminanza, grandezza e forma), buona continuazione (allineamento), destino comune (movimento nella stessa direzione), pi due regioni condividono queste propriet pi probabile che ricevano la stessa quantit di luce e facciano quindi parte dello stesso sottosistema. Illusioni percettive ogni volta che vediamo lo steso oggetto su sfondi che hanno luminanza diversa, ma non a causa di una diversa illuminazione. Il colore acromatico di un oggetto dipender necessariamente dalla luminanza del suo sfondo (contrasto di chiarezza): sfondi scuri renderanno loggetto pi chiaro. Quindi per avere la costanza di chiarezza bisogna pagare il costo del contrasto di chiarezza.

LANCORAGGIO ALLO SFONDO La nostra consapevolezza ai gradienti (cambiamenti progressivi di m Luminanza) molto scarsa: il sistema visivo sembra interpretarli automaticamente come variazioni nellilluminazione anzich come variazioni nel colore degli oggetti. Il nostro sistema visivo deriva il colore acromatico di ogni superficie ancorandola, nel sottosistema locale e in quello periferico due volte: una alla massima luminanza, laltra alla luminanza dello sfondo. Secondo lillusione di Cornsweet quando due regioni identiche vengono separate da un contorno speciale composto da due gradienti di luminanza adiacenti, la regione che
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confina con il gradiente scuro appare uniformemente pi scura della regione che confina con il gradiente chiaro. Luso di un doppio margine chiaro-scuro per aumentare il contrasto di regioni adiacenti diffuso nel regno animale per spezzare a scopo mimetico la continuit del corpo (es. nei serpenti). Solo un doppio ancoraggio permette di individuare regioni di luminanza straordinaria, ovvero regioni che emettono luce (come il fuoco) o la riflettono specularmene (come gli specchi dacqua sotto il sole). Solo una combinazione dei due meccanismi permette di distinguere fonti di luce e riflessi speculari da superfici semplicemente chiare. 4.3 COME VEDIAMO I GRIGI: LE BASI FISIOLOGICHE Negli anni 50 Kuffler registrando lattivit di cellule gangliari (quelle che ricevono i segnali dai fotorecettori) della retina di un gatto constat che esse rispondevano meglio a macchie luminose piccole che a macchie luminose grandi. Ogni cellula era non soltanto attivata dalla luce che cadeva su una certa zona della retina (il centro del suo campo recettivo), ma anche inibita dalla luce che cadeva nella regione immediatamente circostante (la periferia del suo campo recettivo). Questa organizzazione centro-periferia rende le cellule sensibili alle variazioni di intensit della luce che colpisce la retina e fa in modo che le cellule rispondano meglio a variazioni brusche, anzich graduali, nellintensit luminosa. Le informazioni vengono compresse in modo efficiente, quindi ci che viene codificato non lintera immagine ma solo le discontinuit, cio quello che allinterno dellimmagine cambia. Nelle illusioni visive come le bande di Mach o la griglia di Hermann (nella versione tradizionale e scintillante) si vedono macchie nere inesistenti, frutto di una conseguenza dei processi di inibizione laterale e di sfasamento temporale fra le risposte del centro (attivazione) e della periferia (inibizione). Le risposte dei neuroni della retina e del corpo genicolato laterale dipendono sia dallintensit luminosa ma anche dalla chiarezza percepita. Questi neuroni devono codificare informazioni sulla posizione dei contorni della scena visiva. Lattivit delle cellule della corteccia visiva primaria rispecchia fedelmente la chiarezza percepita, relativamente indifferente a cambiamenti nel livello globale di illuminazione. La chiarezza delle superfici influenzata in modo radicale dalla nostra interpretazione della scena, in particolare dalle informazioni sulla struttura tridimensionale degli oggetti e sulla loro presunta illuminazione. I nostri fotorecettori funzionano come dei fotometri (strumenti che misurano lintensit della luce e la convertono in valori numerici). La nostra percezione dei grigi non corrisponde al livello di attivit dei fotorecettori. La quantit di luce proveniente da un oggetto (la sua LUMINANZA) pari al prodotto di due fattori: la percentuale di luce che loggetto riflette (la sua
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RIFLETTANZA) e lintensit della luce che lo colpisce effettivamente (la sua ILLUMINAZIONE). Invariante e tipica delloggetto la sua CHIAREZZA o COLORE ACROMATICO e ci aiuta a identificarlo. Lilluminazione cambia di continuo e cambia quindi anche la luminanza, ma gli oggetti tendono a mantenere una chiarezza costante. La COSTANZA DI CHIAREZZA smette di funzionare solo in condizione di illuminazione altamente innaturale (es. un faro). Per risolvere il problema della covariazione fra illuminazione e luminanza, il nostro sistema visivo basa le proprie stime sui rapporti fra questi valori assoluti di luminanza ed usi anche procedure di ancoraggio, per stabilire una relazione fra la scala dei valori di luminanza e la scala dei valori di grigio. Organizzazioni mediate una organizzazione del tipo centro-eccitatorio, periferiainibitorio delle cellule a vari livelli del sistema visivo, dalla retina alla corteccia. Le informazioni vengono integrate con le informazioni sulla struttura della scena e sulla presunta distribuzione dellilluminazione. La chiarezza dipende molto dal suo contesto (vedi le illusioni di chiarezza).

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COME VEDIAMO GLI OGGETTI Diversi esperimenti indicano che la comparsa di oggetti inattesi anche molto salienti pu passare del tutto inosservata quando non siamo attenti, perch la nostra attenzione ha una portata limitata. 5.1 IL RAGGRUPPAMENTO PERCETTIVO Gli elementi presenti nel campo visivo tendono ad organizzarsi in unit. Wertheimer costru delle griglie di punti allineati e modificando le reciproche posizioni per capire sotto quali condizioni comparissero dei gruppi. Gli esseri viventi sfruttano il principio del raggruppamento percettivo per farsi vedere e per non farsi vedere. VICINANZA Cose vicine fra loro vengono raggruppate assieme (es. insetti vicini che sembrano un fiore). SOMIGLIANZA Cose che appaiono simili vengono raggruppate assieme. La somiglianza pu riguardare forma, chiarezza, colore, grandezza, orientazione. Assumere un colore simile al colore dellambiente circostante (raggruppamento per somiglianza di colore) , ne, regno animale, una soluzione per ridurre la propria visibilit (es. gli orsi bianchi al polo). Un unico schema cromatico condanna a rimanere sempre in quel posto.

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vantaggioso poter cambiare colore (es. il camaleonte africano o i pesci piatti), rompendo la coesione percettiva della superficie del corpo alternando aree di colori diversi. Nel mascheramento (es. le divise mimetiche militari) il raggruppamento per somiglianza (fra regioni del corpo e regioni dellambiente) ancora pi efficace del raggruppamento per vicinanza (fra regioni adiacenti del corpo). Se la regola per nascondersi quella di assomigliare al proprio sfondo, la regola per mettersi in mostra quella di differenziarsene adottando forma, chiarezza,colore, grandezza o orientazione il pi possibile diversi da quelli degli elementi circostanti. BUONA CONTINUAZIONE Elementi allineati, cio che possono venire visti come continuazione luno dellaltro, vengono raggruppati insieme. Il raggruppamento per buona continuazione un potenziamento del principio di somiglianza. Alcuni animali, per mimetizzarsi, scelgono di alterare laspetto del proprio sfondo anzich il proprio (es. i ragni). I mantelli degli animali come zebre e leopardi sfruttano il principio di buona continuazione rendendo difficile lindividuazione dei veri contorni dellanimale e lunificazione delle parti del corpo in un oggetto unico e creano una continuit fasulla fra elementi del corpo ed elementi dello sfondo.

CHIUSURA Elementi che danno origine a una figura chiusa,invece che aperta, vengono raggruppati insieme. Se nullaltro cambia verr vista lorganizzazione che produce figure chiuse (es. la costellazione dellOrsa Maggiore). In natura si tende a chiudere visivamente o completare unit aperte o incomplete.

DESTINO COMUNE Cose che si muovono assieme vengono raggruppare assieme. In natura il movimento un rilevatore infallibile di presenza. Il movimento dellanimale unifica le parti del suo corpo e le segrega dallo sfondo, dando origine ad un oggetto separato e ben identificabile (es. per potare un ramo fra tanti lo muoviamo prima per identificarlo). ESPERIENZA PASSATA
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Elementi che danno origine a una figura familiare o dotata di significato vengono raggruppate assieme (es. il gruppo di pesci piccoli raggruppati per simulare il pesce grande). Leffetto dellesperienza passata sullorganizzazione del mondo visivo suggerisce che il raggruppamento posa aver luogo anche dopo che gli oggetti sono stati riconosciuti, non soltanto prima. BUONA FORMA Elementi che danno origine a una figura semplice, regolare, simmetrica vengono raggruppati insieme. Simmetria e regolarit vengono esibite , anzich celate, quando ci si vuole rendere visibili (es. gli occhi sulla coda del pavone maschio). Il grado di simmetria indica la capacit di resistere agli effetti dannosi delle perturbazioni nella vita intra ed extra uterina quindi pu esprimere la qualit genetica di un individuo. La simmetria aumenta lattrattiva di un volto solo a parit di tutte le altre condizioni. Solitamente un oggetto chiuso invece che aperto (chiusura) e la sua forma tende a variare gradualmente invece che presentare brusche discontinuit (buona direzione). Le parti di un oggetto tendono ad essere tra loro simili (somiglianza) e adiacenti (vicinanza) e a muoversi insieme (destino comune). Moltissimi oggetti, specie gli esseri viventi, hanno un aspetto regolare e simmetrico (buona forma).

5.2 FIGURA E SFONDO Un oggetto caduto a terra appare come una figura sullo sfondo. La figura ha una forma ben definita ed appare davanti allo sfondo. Lo sfondo sembra informe e pare estendersi dietro la figura. Il contorno che li separa appartiene visivamente alla figura anzich allo sfondo. Nel separare le figure dagli sfondi, il nostro sistema visivo usa certi principi che rispecchiano le propriet fisiche secondo le quali: pi facile vedere una regione piccola come figura e una grande come sfondo. E pi facile vedere una regione inclusa come figura e una includente come sfondo.
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Epi facile vedere una regione orientata secondo le direzioni privilegiate dello spazio (orizzontale e verticale) come figura e una obliqua come sfondo. E pi facile vedere una regione convessa come figura e una concava come sfondo. E pi facile vedere una regione chiusa come figura ed una aperta come sfondo. Riusciamo a distinguere meglio i dettagli quando essi appartengono a una regione che appare come figura, piuttosto che come sfondo. Nelle figure dette reversibili o multistabili (es. la coppa reversibile di Rubin), lorganizzazione figura-sfondo cos debole da invertirsi spontaneamente nel corso dellosservazione. IL COMPLETAMENTO AMODALE Gli oggetti sono per la maggior parte opachi nascondono parti di altri oggetti ei superfici. Il completarsi di oggetti o sfondi dietro a oggetti che li celano detto amodale, perch la porzione nascosta e completata non presente come esperienza visiva (es. la forchetta tra le dita della mano).

5.3 GLI OGGETTI CHE VEDIAMO SONO COSTRUZIONI DEL NOSTRO CERVELLO Che lesperienza degli oggetti sia creata dal cervello testimoniata dal danno causato dalle lesioni cerebrali. Pu succedere che il sistema non funzioni pi (agnosia visiva) o che funzioni troppo (sindrome di Charles Bonnet) come nel caso che alla allucinazione visiva si accompagni una allucinazione tattile. In alcuni casi di agnosia il paziente capace di copiare le singole parti di un oggetto, ma non in grado di riprodurne le relazioni spaziali. Nella prosopoagnosia il paziente, pur<descrivendo dettagliatamente il volto osservato, non riesce a riconoscerlo, neppure se volto familiare o addirittura il proprio allo specchio. I sogni sono allucinazioni che rivelano che il mondo reale in realt dentro di noi. La percezione una allucinazione guidata in quanto il sistema di creazione del mondo guidato normalmente dalla stimolazione sensoriale proveniente dagli oggetti fisici.

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LA COSTANZA DI FORMA Quando guardiamo un oggetto da punti di vista diversi ne percepiamo la forma come sempre uguale,nonostante la forma della sua immagine retinica possa cambiare anche radicalmente (costanza di forma). Se perdessimo la costanza di forma, guardando lo stesso oggetto da diversi punti di vista lo percepiremmo sempre diverso. La costanza di forma piuttosto scarsa per gli oggetti non familiari oppure per quelli familiari in posizioni inconsuete come un viso capovolto. La costanza di forma dipende da una corretta percezione dellinclinazione delloggetto.

5.5 OGGETTI MOLTO SPECIALI: LE FACCE. La capacit di discernere le facce non innata; ci che innato la capacit di imparare a farlo. Quando bambini molto piccoli sofferenti di cataratta congenita vengono operati, riescono in breve tempo a riconoscere gli oggetti, ma non cos facilmente e velocemente i volti. La nostra percezione di un volto dipende dai volti visti in precedenza, cio dal nostro stato di adattamento. Ladattamento agli stimoli pi frequenti nel nostro ambiente ha il risultato di amplificare le differenze. Quando incontriamo una persona nuova, la categorizziamo automaticamente e inevitabilmente secondo tre dimensioni fondamentali:. Razza,sesso ed et. La nostra percezione delle facce calibrata sullambiente nel quale viviamo. Dato che il nostro stato di adattamento non lo stesso. Ognuno percepisce un afaccia in modo diverso. E la stessa faccia tender a cambiare mano a mano che diventa familiare. Le regole in base alle quali gli elementi del campo visivo tendono ad organizzarsi in unit sono state descritte da Werthmeier: vicinanza, somiglianza, buona continuazione, chiusura, destino comune, esperienza passata, buona forma. Queste regole operano anche per il mimetismo o mascheramento percettivo: leffetto quello di rendere il riconoscimento difficile o impossibile. Una caratteristica dello sfondo quella di continuare fenomenicamente dietro la figura (COMPLETAMENTO AMODALE) Specifici danni cerebrali alterano il normale processo di costruzione degli oggetti visivi, impedendo la percezione degli oggetti circostanti (anche quando linee, colori e movimenti vengono visti perfettamente) o causando la percezione di oggetti inesistenti. La forma degli oggetti tende a rimanere la stessa al variare della loro inclinazione e quindi della forma dellimmagine che proiettano sulla nostra retina (COSTANZA DI FORMA).
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Parecchie regioni del cervello sono dedicate alla percezione ed al riconoscimento delle facce. Specializzazione che emerge precocemente ed legata alla continua esposizione a volti umani (in particolare quello della madre) nei primi mesi di vita.

COME VEDIAMO LA PROFONDITA Le forme di ci che ci circonda sono segnalate unicamente dalla luce che le cose riflettono; una volta giunta al nostro occhio la luce va a cadere sulla retina che una superficie piana. Come pu il cervello con una proiezione a due dimensioni, generare lesperienza di una realt a tre dimensioni? Il nostro sistema visivo ricostruisce la tridimensionalit di una scena utilizzando, in maniera automatica ed inconsapevole,alcune informazioni o indizi fisiologici, pittorici e cinetici. Luso di questi indizi lo si impara durante linfanzia in modo naturale tramite lesperienza visiva. Chi perde la vista prima dei tre anni e la recupera in et adulta riesce a percepire forme semplici, movimenti e colori, ma non la percezione della profondit (assieme a quella di forme complesse, oggetti e facce).

6.1 GLI INDIZI FISIOLOGICI DI PROFONDITA accomodazione convergenza disparit binoculare ACCOMODAZIONE Il cristallino mette a fuoco la luce riflessa dagli oggetti che guardiamo modificando la propria curvatura (accomodazione). Il principio di accomodazione un indicatore di profondit perch la curvatura del cristallino dipende dalla distanza dalloggetto osservato, distanza che il sistema visivo in grado di calcolare avvalendosi del grado di tensione dei muscoli ciliari. Il nostro cristallino ha una messa a fuoco che varia da 6 cm a 6 metri (per un bambino di cinque anni). Se loggetto si trova oltre i sei metri, i muscoli ciliari sono rilassati ed il cristallino mantiene la convessit minima.
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Il processo di accomodazione del tutto automatico ed inconsapevole. Quando il cristallino ha raggiunto la sua massima curvatura possibile, oltre quel punto tutti gli oggetti appariranno sfocati. Lesatta distanza di questo punto dipende dall'et: 10 cm a ventanni; raddoppia a quaranta, 1 metro a sessanta e 4 metri a settanta. La diminuzione della capacit di messa a fuoco di oggetti vicini detta presbiopia ed dovuta alla perdita di elasticit del cristallino e allindebolimento dei muscoli ciliari (problema che si presenta dopo i cinquantanni).

CONVERGENZA Quando fissiamo un oggetto gli occhi convergono, in modo che limmagine delloggetto cada sulla fovea di ciascun occhio invece che altrove. La convergenza un indizio di profondit perch langolo di cui gli occhi devono convergere dipende dalla distanza delloggetto fissato, cio tanto pi grande quanto pi vicino si trova loggetto. Il sistema visivo in grado di calcolare questa distanza basandosi sul grado di tensione dei muscoli oculomotori. Il raggio dazione della convergenza limitato e sei metri circa, perch quando loggetto fissato si trova pi lontano langolo formato dai due occhi pari a zero. Le pupille si trovano cos al centro degli occhi, mentre quando langolo di convergenza superiore a zero, le pupille appaiono pi vicine al naso. La capacit di far convergere perfettamente gli occhi durante linfanzia indispensabile affinch i neuroni binoculari della corteccia visiva vengano correttamente stimolati da entrambi gli occhi. Questi neuroni sono inizialmente plasmabili in relazione allingrossarsi della testa e quindi allaumentare della distanza fra gli occhi.

DISPARITA BINOCULARE Una accurata percezione delle distanze fra gli oggetti dipende molto dal fatto di avere due occhi situati a 7 cm circa luno dallaltro. Essi vedono il mondo da due punti di vista lievemente diverse. Normalmente non ci si accorge perch il cervello combina le informazioni provenienti da i due occhi. Questa differenza detta disparit binoculare ed indizio di profondit perch dipende dalla distanza delloggetto fissato: tanto pi grande quanto loggetto vicino. La capacit di calcolare la profondit a cui diversi oggetti si trovano basandosi sulla disparit binoculare detta stereopsi. Lo stereoscopio un dispositivo che permette di presentare separatamente ai due occhi due diverse immagini. Vi si vede attraverso lo stereoscopio una immagine unica dotata di tridimensionalit, indistinguibile dalla scena osservata direttamente. La stereopsi richiede un perfetto allineamento dei due occhi (fortuna che il 10% delle persone non ha e che non vedono nulla di speciale guardando con uno stereoscopio) e
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che essi siano posti frontalmente, in modo che ciascun occhio riceva una immagine leggermente diversa dello stesso oggetto e che il cervello possa combinare i due punti di vista in una singola immagine tridimensionale. Un disallineamento minimo sufficiente ad impedire la stereopsi, perch rende impossibile fissare un oggetto con entrambi gli occhi contemporaneamente. Se non vi corrispondenza fra le due immagini retiniche, il cervello sopprime la consapevolezza visiva di una delle immagini. Lo strabismo rende impossibile una normale visione della profondit e andrebbe corretto chirurgicamente prima dellet scolare.

6.2 GLI INDIZI CINETICI DI PROFONDITA PARALLASSE DI MOVIMENTO Non appena cominciamo a muoverci un nuovo e potente indizio entra in azione: la differenza di velocit nel movimento apparente di oggetti posti a distanze diverse genera una sorta di gradiente cinetico detto la parallasse di movimento. La parallasse di movimento funziona come un indizio di profondit perch il nostro sistema visivo in grado di calcolare le distanze a cui si trovano gli oggetti basandosi sulla rapidit con cui essi sembrano spostarsi mentre ci muoviamo. La parallasse di movimento anche efficace quando stimo fermi e sono gli oggetti a muoversi. Se due oggetti situati a distanza diverse si muovono alla stessa velocit, sar limmagine delloggetto pi vicino a spostarsi pi rapidamente sulla retina. La parallasse di movimento non richiede alcun tipo di collaborazione fra i due occhi, ma necessita come minimo di n movimento della testa. (es. il bambino che si ferma su una superficie trasparente in quanto le superfici hanno una superficie regolare.

6.3 GLI INDIZI PITTORICI DI PROFONDITA Interposizione Grandezza Ombreggiatura Indizi prospettici Gli indizi fisiologici e cinetici di profondit tacciono quando guardiamo un dipinto o una fotografia, dicendoci che la scena piatta. Una impressione di tridimensionalit data dallesistenza di indizi pittorici di profondit che oltre che nei quadri sono presenti anche nella realt.

INTERPOSIZIONE
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Un oggetto che nasconda parte di un altro oggetto viene visto automaticamente come i pi vicino dei due. Linterposizione ha la meglio sulla disparit binoculare. GRANDEZZA Cose pi grandi sembrano pi vicine di cose identiche ma pi piccole. Questo perch limmagine retinica di un oggetto diminuisce mano a mano che loggetto si allontana (laltezza si dimezza ogni volta che la distanza raddoppia). Se due oggetti uguali proiettano immagini retiniche di dimensioni diverse, quello che proietta limmagine retinica pi piccola deve essere pi lontano dellaltro. Simmetricamente, se due oggetti proiettano immagini retiniche uguali ma sono a distanze diverse, il pi lontano deve essere il pi grande. Quarta dipendenza della grandezza apparente dalla distanza apparente alla base di molte illusioni . La grandezza di un oggetto aumenta proporzionalmente alla distanza della superficie. Il nostro sistema visivo aggiusta la grandezza di un oggetto sulla base della distanza alla quale loggetto sembra trovarsi. Il meccanismo della costanza di grandezza assicura che gli oggetti appaiano sempre della stessa grandezza indipendentemente dalla loro distanza. La costanza di grandezza dipende da una corretta percezione della distanza alla quale loggetto si trova. Se gli indizi di distanza vengono progressivamente eliminati la costanza di grandezza si indebolisce fino a sparire del tutto e la grandezza delloggetto determinata unicamente dallangolo visivo che esso sottende sulla retina. Nellesempio del sole e la luna che ci appaiono quasi della stesa dimensione (vedi nelleclissi) perch essi sottendono sulla nostra retina il medesimo angolo visivo: la luna piccola , ma pi vicina; il sole grande, ma lontano. In alcuni casi clinici, in individui deprivati di una normale esperienza visiva nellinfanzia, gli indicatori di profondit possono risultare inutilizzabili anche quando sono ben presenti sulla scena. In assenza di altre informazioni di profondit, la conoscenza delle dimensioni normali di un certo oggetto tende ad influenzare la distanza a cui ci appare (indizio di grandezza familiare). In mancanza di altri indizi di profondit, la distanza apparente di un oggetto familiare determinata unicamente dalla grandezza della sua immagine sulla retina. (vedi la testa di un piccolo insetto brasiliano che riproduce le fattezze di un alligatore) OMBREGGIATURA Quando la luce colpisce un oggetto solido, alcune parti delloggetto risultano normalmente pi illuminate di altre.
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Il rapporto fra luci e ombre dipende dalla struttura tridimensionale delloggetto ed in grado di creare una forte impressione di profondit in rappresentazioni bidimensionali. In natura la soluzione quella di diventare il pi piatti possibile come hanno fatto falene e sogliole, compensando il gradiente di chiarezza generato dalla luce con un contro-gradiente. (colorazione pi scuro di dorso e testa rispetto alle zone inferiori). Questa colorazione risulta come una contro-ombreggiatura, annullando la differenza di chiarezza provocata dalla luce e rendendo lanimale piatto e privo di corporeit.

INDIZI PROSPETTICI Prospettiva lineare Gradiente di tessitura Prospettiva aerea Posizione rispetto allorizzonte Per simulare la profondit il pi potente accorgimento la prospettiva lineare. Nella scena, le linee che sono fisicamente parallele, nella rappresentazione convergono verso n punto situato allorizzonte. La vera prospettiva geometrica, come viene catturata da una fotografia , tende ad apparire innaturale (gli oggetti lontani sembrano troppo piccoli e i grattacieli fotografati dal baso troppo convergenti, quasi sul punto di cadere). Nei quadri la prospettiva appare realistica perch gli artisti usano una prospettiva modificata (vedi il campanile di Giotto a Firenze, costruito in modo da divergere leggermente verso lalto in modo da sembrare un parallelepipedo perfetto quando osservato dal basso).

GRADIENTE DI TESSITURA Le superfici del nostro ambiente possiedono di norma una grana o tessitura. Alcune superfici sono costituite visibilmente da tanti elementi singoli messi assieme, rendendo la loro tessitura ancora pi evidente. Quanto pi gli elementi sono piccoli e fitti, tanto maggiore la distanza a cui la superficie viene percepita. Il progressivo infittirsi della tessitura in una particolare direzione significa che al superficie si allontana da noi in quella direzione e costituisce un indizio di profondit detto gradiente di tessitura.
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La rapidit del gradiente legata al grado di inclinazione della superficie: un gradiente molto ripido (ove la densit aumenti rapidamente) corrisponde ad una superficie quasi parallela alla linea dello sguardo, mentre un gradiente meno ripido corrisponde ad una superficie pi inclinata. La psicologa ecologica di Gibson sostiene che non c bisogno di indizi e di calcoli per ricostruire la terza dimensione: le informazioni necessarie sarebbero gi contenute nellimmagine retinica.

PROSPETTIVA AEREA I contorni di cose molto distanti (es. le montagne) appaiono meno nitidi di quelli di cose pi vicine, perch laria contiene microscopiche particelle di polvere e umidit, che fanno deviare i raggi luminosi quando questi le urtano. La luce riflessa (prima di arrivare al nostro occhio) da oggetti pi lontani deve attraversare una quantit daria maggiore, per cui subisce una diffusione maggiore per la quale contorni e dettagli appaiono meno nitidi. POSIZIONE RISPETTO ALLORIZZONTE Gli oggetti che si trovano vico allorizzonte tendono ad apparire pi lontani. Oltre che a renderle pi indistinte, latmosfera fa anche sembrare le cose lontane pi azzurrastre, perch le lunghezze donda corte (che corrispondono alla percezione del blu) vengono diffuse in maniera pi elevata. Il conflitto fra gli indizi di posizione rispetto allorizzonte e di grandezza familiare viene percettivamente risolto con la vittoria della posizione rispetto allorizzonte. Se due oggetti a distanza diversa proiettano immagini retiniche di dimensioni identiche, il pi lontano deve essere necessariamente pi grande.

EFFICACIA DEGLI INDIZI PITTORICI Agli oggetti dipinti o fotografati manca quel carattere di realt corporea che accompagna le impressioni prodotte da oggetti che si estendono effettivamente nella terza dimensione. La tendenza a vedere una scena come piatta associata alla presenza, nella scena, di specifiche indicazioni di piattezza: gli indizi di bidimensionalit. Uno di questo indizi ad esempio la cornice visibile attorno alla scena ed un altro luniformit della grana della superficie (cio un gradiente di tessitura pari a zero), segno che essa posta frontalmente davanti a noi.

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Inoltre, poich tutti gli oggetti rappresentati su una superficie si trovano alla stessa distanza dagli occhi, i valori di accomodazione, convergenza e disparit binoculare rimangono gli stesi, e la parallasse di movimento assente. Larte di trasformare figure in oggetti solidi consiste nelleliminare gli indizi di bidimensionalit e quella di trasformare oggetti solidi in figure, nellintrodurli. Una delle caratteristiche pi importanti di unimmagine piatta che quando losservatore muove la testa, gli oggetti raffigurati non cambiano posizione luno rispetto allaltro. Eccezione per gli ologrammi, fotografie bidimensionali che permettono di sperimentare la parallasse di movimento. (es. sulle carte di credito).

6.4 LINTEGRAZIONE DEGLI INDIZI Gli indizi devono venire integrati tra loro poich la profondit percepita unica. Quasi tutti gli indizi di profondit forniscono informazioni solo sulle distanze relative fra un oggetto e laltro, non sulla distanza assoluta degli oggetti dai nostri occhi. Gli unici indizi che forniscono informazioni sulla distanza assoluta degli oggetti sono accomodazione, convergenza e grandezza familiare, indicatori che valgono poco se presi singolarmente. Nei disegni e fotografe occorre solo lindizio di grandezza familiare. Nel mondo tridimensionale, invece, lazione combinata di accomodazione e convergenza in grado di determinare la distanza assoluta di oggetti che non distino pi di qualche metro. La profondit percepita il risultato di una media ponderata (nella quale a certi indizi come linterposizione si d un peso maggiore e ad altri come la grandezza familiare se ne d uno minore) della profondit segnalata da una variet di indicatori. Alla disparit binoculare viene assegnato un peso percettivo minore se loggetto lontano (nel mondo reale le disparit sono minori). Lindizio di disparit binoculare compare intorno ai tre mesi e mezzo di et e precede evolutivamente tutti gli altri. Interposizione, grandezza, ombreggiatura, prospettiva lineare e gradiente di tessitura per vedere la profondit emergono quasi tutti insieme solo tra i cinque ed i sette mesi di et. Come facciamo a vedere la terza dimensione di una scena se tutto ci di cui disponiamo una sua proiezione bidimensionale sulla retina del nostro occhio? Il cervello ricostruisce la tridimensionalit di una scena utilizzando una serie di indizi di profondit. Alcuni indizi sono di tipo fisiologico e sono normalmente efficaci solo di fronte ad una scena veramente tridimensionale: lACCOMODAZIONE del cristallino, la CONVERGENZA degli occhi, la DISPARITA BINOCULARE. Un altro potente indizio di profondit entra in azione quando ci muoviamo: la PARALLASSE DI MOVIMENTO. Quando guardiamo una fotografia o un dipinto , gli indizi sono unicamente di tipo pittorico: INTERPOSIZIONE, GRANDEZZA, OMBREGGIATURA e vari INDICATORI PROSPETTICI.
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E la convergenza dei diversi indizi su ununica interpretazione tridimensionale (convergenza dovuta ad integrazione ponderata) a rendere la nostra percezione della profondit cos rapida ed accurata. La capacit di percepire la terza dimensione innata. Vi concorre poi anche lapprendimento. COME VEDIAMO IL MOVIMENTO 7.1 PERCHE IL MONDO NON SI MUOVE QUANDO MUOVIAMO GLI OCCHI Anche quando noi ci muoviamo o giriamo la testa o facciamo semplicemente scivolare lo sguardo, le immagini degli oggetti si spostano sulla nostra retina: eppure il mondo ci appare stabile. Come possibile? Automaticamente ed inconsapevolmente in interpretiamo il movimento dellimmagine retinica tenendo conto del movimento degli occhi. Un segnale viene sottratto dallaltro e percepiamo movimento solo se rimane qualcosa, cio se i due segnali sono differenti. Quando limmagine si sposta sulla retina di mezzo grado verso sinistra un oggetto appare in movimento se locchio stazionario; immobile se locchio si mosso di mezzo grado verso destra. Quando limmagine delloggetto rimane ferma sulla retina, loggetto sembrer immobile se locchio stazionario, in movimento se locchio si sta muovendo. Come fa il cervello a sapere se gli occhi si stanno muovendo oppure no ed in quale direzione e a quale velocit? Per il sistema visivo lintenzione di muovere gli occhi equivalente al movimento vero e proprio. Nella situazione in cui gli occhi si muovono ma il cervello crede che siano fermi accade che quando vi una assenza di ordini dallalto, lo spostamento dellocchio non viene registrato e non va a cancellare il corrispondente spostamento dellimmagine retinica. Quindi sembra che sappiamo quelli che gli occhi stanno facendo in virt di ci che gli ha ordinato di far il cervello.

7.2 COME VEDIAMO IL MONIMENTO: LE BASI FISIOLOGICHE. Nella nostra specie il compito di analizzare il movimento stato rilevato dal cervello. La periferia della retina sensibile solo a ci che si muove. Se stimolata da un movimento non percepiamo nulla, ma un riflesso fa ruotare locchio in modo che la cosa che si muove venga portata in visione centrale e diventi identificabile. I margini della retina funzionano come allarmi. Lanalisi del movimento avviene solo nella corteccia visiva (area V1) che contiene cellule sensibili alla direzione e che possono reagire solo a ci che accade allinterno del loro campo recettivo (come se vedessero il mondo da una finestrina; se le estremit del contorno vi rimangono al di fuori la cellula non pu sapere la direzione del movimento del contorno, causando il problema dell apertura).
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I segnali di queste cellule devono essere integrati fra di loro nellarea MT (mediotemporale) dove i neuroni rispondono alla direzione nella quale un contorno si muove indipendentemente dalla sua orientazione, risolvendo il problema dellapertura. Lintervallo fra la stimolazione dei fotorecettori e lattivazione dellarea MT brevissimo, azione immediata. Larea MT viene attivata dal semplice atto di immaginare qualcosa in movimento. Nelle azioni ideomotorie contrazioni minuscoli vengono amplificate involontariamente traducendosi in movimenti veri e propri.

7.3 ILLUSIONI DI MOVIMENTO Movimento indotto Effetto autocinetico Adattamento al movimento Effetti consecutivi Le illusioni di movimento o sono innocue come gli effetti consecutivi o sono strategie come il movimento indotto ed il movimento apparente quali rimedi a queste limitazioni.

MOVIMENTO INDOTTO Nel movimento indotto un oggetto immobile sembra muoversi quando a muoversi un oggetto vicino (es. la luna appare spesso muoversi tra le nuvole, ma sono le nuvole a muoversi, non la l luna). Dei due, loggetto fermo quello pi grande (o che circonda laltro) Eccezione che loggetto del movimento indotto pu essere il nostro stesso corpo che pi piccolo e circondato dal mondo. Se siamo fermi, ma lambiente visivo attorno a noi si muove per intero, avremo limpressione di muoverci (es. seduti in stazione su un treno fermo e quello accanto che si muove ci d limpressione che siamo noi a muoverci). Gli occhi ci forniscono informazioni sottili e precise sui piccoli cambiamenti della nostra postura. Le illusioni dove noi stessi siamo oggetto di movimento indotto sono legate al movimento di ampie regioni nel campo visivo. Le informazioni non visive provenienti dallorecchio interno, che dovrebbero segnalarci che ci stiamo muovendo, vengono generate solo quando cambiamo direzione o velocit. EFFETTO AUTOCINETICO
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Dopo un po che la si guarda, una stella a in cielo notturno pare spostarsi. Questo un effetto autocinetico, illusione fortemente soggetta a suggestione. Si ipotizza un coinvolgimento dei movimenti oculari, ancora rimane un mistero. ADATTAMENTO AL MOVIMENTO Se guardiamo a lungo qualcosa che si muove in una certa direzione (es. una processione) diventiamo meno sensibili a quella direzione ed ai nostri occhi la scena un incessante scorrimento di immagini, il flusso ottico come mentre si guida in autostrada. Unarea del cervello contiene cellule con campi recettivi molto estesi, sensibili a movimenti complessi come quelli radiali, circolari e a spirale. La velocit di espansione dellimmagine retinica di un oggetto aumenta man mano che ci avviciniamo alloggetto e una rapida espansione segnala limminenza di una collisione.

EFFETTI CONSECUTIVI Se dopo aver fissato qualcosa che si muove si sosta lo sguardo su un oggetto immobile, questultimo apparir muoversi in direzione opposta a quella di adattamento (come dopo una lunga esposizione al colore rosso il mondo appare verdognolo). Nelleffetto consecutivo di movimento limpressione di movimento netta ma al tempo stesso gli oggetti che appaiono muoversi non sembrano cambiare posizione, il che suggerisce che movimento e posizione siano analizzati da meccanismi neurali separati (il cervello accetta entrambe le versioni ricevendo informazioni incompatibili dai due sistemi). Esperimenti recenti hanno dimostrato che leffetto consecutivo legato al semplice spostamento delloggetto sulla retina e non alla percezione vera e propria del movimento. Il camminare su un tapis roulant in aeroporto crea un effetto consecutivo molto speciale.

7.4 IL MOVIMENTO APPARENTE Il giocattolo stroboscopio o fenachistoscopio era basato sul principio della persistenza visiva e del movimento apparente. Come mai si vedeva in movimento tutto ci che era in realt immobile, seguito da un altro oggetto immobile? Il movimento apparente deriva dalle propriet dei neuroni sensibili alla direzione.
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Se la stimolazione successiva di cellule retiniche adiacenti attiva quei neuroni, la stimolazione successiva di cellule retiniche un po pi lontane tra loro potrebbe attivare neuroni simili, dotati di campi recettivi pi grandi. Nella nostra specie il movimento apparente pu essere visto anche quando la distanza che separa i due oggetti fermi cos grande da far pensare che sia difficile che le due regioni cadano allinterno del campo ricettivo di un unico neurone. Addirittura possiamo vedere movimento apparente quando il primo stimolo viene proiettato ad un emisfero del cervello ed il secondo stimolo allaltro emisfero. Movimento reale e movimento apparente sono simili, almeno ad alte velocit. Per poter vedere movimento apparente cruciale che lintervallo temporale fra la scomparsa del primo oggetto e la comparsa del secondo oggetto non sia n troppo breve, n troppo lungo. Se lalternanza troppo rapida non si vede un oggetto in movimento , ma si vedono due oggetti che lampeggiano simultaneamente, ciascuno nella propria posizione. Anche quando lalternanza non abbastanza rapida si vedono due oggetti che lampeggiano, prima uno poi laltro. PERCHE TALVOLTA LE RUOTE SEMBRANO GIRARE ALLINDIETRO. Lesistenza dl movimento apparente implica che il sistema visivo abbia deciso che loggetto che compare allimprovviso lo stesso oggetto che era sparito in precedenza da qualche altra parte. Come fare a determinare quale oggetto corrisponde a quale altro (problema della corrispondenza)? Il nostro sistema visivo sceglie loggetto pi vicino a quello che sparito e sceglie loggetto pi simile (in forma, colore e orientazione) a quello che sparito. Esempio nella wagon wheel illusion dove ruote di diligenze e carrozze girano in avanti fino ad una certa velocit per sembrare girare allindietro man mano che questa velocit aumenta. Il nostro sistema visivo usa la vicinanza fra elementi successivi come criterio di corrispondenza. Stessa cosa succede con i cerchioni delle ruote delle auto. Il che fa pensare che le informazioni sul mondo arrivino per blocchi successivi anzich in un continuo flusso temporale. Lombra di un oggetto che ruota attorno al suo asse fa emergere la struttura tridimensionale delloggetto (es. un fil di ferro) (effetto cinetico di profondit). PERCHE NON CI ACCORGIAMO CHE LA TELEVISIONE LAMPEGGIA? Una luce che lampeggia ad una frequenza superiore a 60 lampi al secondo (frequenza critica di fusione) ci appare come una luce continua. Nel cinema ogni immagine viene presentata tre volte prima di passare alla successiva per evitare che le immagini lampeggino come nei film muti.
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La televisione presenta ogni immagine due volte , prima tutte le righe dispari, una per una dallalto verso il basso, poi tutte le righe pari. Limmagine sullo schermo quindi una illusione.

7.5 COME PERCEPIAMO LA VELOCITA Vi un errore nella percezione del movimento di oggetti di grandi dimensioni (es. treni in avvicinamento) perch la grandezza di un oggetto e la sua velocit apparente sono in relazione inversa. Se un oggetto grande ed uno piccolo si muovono assieme, il grande deve muoversi pi velocemente affinch la sua velocit sembri identica a quella del piccolo. La velocit apparente di un oggetto dipende dal suo contrasto (ovvero dalla differenza in luminanza con lo sfondo) e anche da dove loggetto si trova nel nostro campo visivo (se in centro o in periferia) Il centro della retina , che comprende la zona che cade sulla fovea o attorno ad essa, copre solo il 5% di ci che vediamo; il 95% del mondo viene rappresentato in periferia. L centro della retina tappezzato di coni e la periferia di bastoncelli. Gli oggetti in visione periferica hanno meno dettagli e sembrano anche muoversi pi lentamente.

7.6 COME FACCIAMO A NON SBATTERE ADDOSSO ALLE COSE In un ambiente spoglio ed uniforme la posizione della porta a pilotarci nella direzione giusta; pi lambiente si arricchisce di dettagli. Come la tessitura del pavimento, pi limportanza della posizione cala e quella del flusso ottico cresce. Una rappresentazione veridica del mondo richiede che il movimento delle immagini retiniche venga interpretato tenendo conto del movimento degli occhi. Lanalisi del movimento viene compiuta dalla corteccia visiva ed ha inizio con lattivazione di neuroni che rispondono specificamente a contorni che si spostano in una certa direzione. I segnali provenienti da gruppi di questi neuroni vengono successivamente confrontati e integrati fra loro. Vi un ulteriore stadio di elaborazione con laiuto di attributi quali la PROFONDITA STEREOSCOPICA e le OMBRE per ricavare informazioni sulla forma 3D degli oggetti. In seguito a esposizione prolungata ad una certa direzione di movimento (ADATTAMENTO), parte della scena ferme appaiono muoversi in direzione opposta (EFFTTO CONSECUTIVO).
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Un piccolo oggetto fermo appare muoversi quando circondato da un oggetto pi grande in movimento (MOVIMENTO INDOTTO) Un punto luminoso appare muoversi quando si trova in un ambiente buio (EFFETTO AUTOCINETICO). Quando un oggetto scompare e un altro oggetto appare da unaltra parte, possibile percepire un oggetto unico che si sposta dalla prima posizione alla seconda (MOVIMENTO APARENTE). Una volta si giocava con lo stroboscopio che era basato sullesposizione di immagini statiche in rapida successione. Il movimento specifica dove gli oggetti stanno andando (la loro direzione) e quando ci arriveranno (la loro velocit). La VELOCITAAPPARENTE di un oggetto influenzata da alcune sue caratteristiche, in particolare dalle sue dimensioni (oggetti pi grandi (come le locomotive)sembrano muoversi pi lentamente di oggetti pi piccoli (come le automobili) e dal suo contrasto con lo sfondo (oggetti di minore contrasto, come le automobili in una giornata di nebbia, sembrano muoversi pi lentamente di oggetti di maggiore contrasto, come le automobili in una giornata di sole). Per muoverci nel nostro ambiente, evitando gli ostacoli e raggiungendo gli oggetti, ci avvaliamo di informazioni visive quali la posizione delle cose rispetto a noi e la velocit delle varie regioni del flusso ottico, cio dello spostamento apparente della scena visiva causato dal nostro movimento.

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