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VIII.

LA MODA DELLA STRADA


VIII.1. LE SUBCULTURE GIOVANILI A partire dagli anni sessanta del Novecento le innovazioni nel campo dellabbigliamento create dai giovani hanno incominciato a costituire un punto di riferimento per il sistema industriale della moda. Tale punto di riferimento diventato negli anni ottanta e novanta particolarmente significativo grazie al processo di democratizzazione del pret--porter. Cos, tra mode prodotte dai giovani e realt industriali si stabilito un rapporto non pi di contrasto, ma di nutrimento reciproco e costante. Lambito nel quale le mode giovanili so sono prevalentemente sviluppate, quello della strada. Qui i giovani hanno dato vita ad aggregazioni per bande, a subculture caratterizzate dalla condivisione di particolari valori, opinioni, comportamenti e dalla creazione di forme espressive peculiari quali gli stili giovanili nel vestire o street styles. Ci che accomuna tutte le subculture la centralit riservata al corpo. I giovani hanno truccato, decorato, mascherato e persino manipolato il loro corpo, ma soprattutto lo hanno vestito, perch da sempre labbigliamento il mezzo fondamentale per comunicare attraverso il corpo. La prima vera subcultura giovanile pu essere considerata quella degli zooties, un movimento sociale di dandy neri ed ispanici che nella Harlem degli anni quaranta del Novecento hanno sviluppato una specifica identit attraverso limpiego di alcuni oggetti e capi dabbigliamento, come lo zoot, abito maschile eccessivo dalla giacca molto lunga ed i pantaloni molto larghi, da cui derivato il loro nome. Generalmente, per, si fa risalire la nascita delle subculture giovanili al 1947, anno in cui un gruppo di giovani bikers, aggressivi motociclisti vestiti con jeans, stivali e giubbotti di pelle (il chiodo fabbricato dal 1915 dalla societ americana Schott) , si radunato a Hollister, in California, gettandovi lo scompiglio. Nella seconda met degli anni sessanta, il movimento hippy, pacifista e antimilitarista, non ha fatto altro che riprendere e sviluppare in California la filosofia beat, ampliandone la diffusione sul piano sociale. Tale movimento odiava tutto ci che evocava modernit e industrializzazione, rifiutava inoltre le proposte della moda ufficiale e si rifaceva alle culture etniche, soprattutto orientali, e al passato, prediligendo tessuti naturali come il cotone, il lino e la canapa. VIII.2. I MODS In Inghilterra la fusione dei bikers con gli ambienti dei teddy boys, seguaci a met degli anni cinquanta della musica rocknroll americana, ha dato origine durante gli anni sessanta ai rockers.

Questi appartenevano alle famiglie operaie e risiedevano nelle contee dei distretti minerari a nord di Londra e nelle zone industriali del paese, patria delle marche delle motociclette da loro impiegate (Triumph, BSA). Prediligevano la musica prodotta da artisti bianchi e hanno pertanto adottato la bandiera confederata appartenuta agli Stati schiavisti del Sud degli Stati Uniti. Nei primi anni sessanta i rockers sono stati affiancati dai mods, una subcultura particolarmente ricca sul piano espressivo le cui gesta sono state celebrate nel 1979 dal film Quadrophemia, tratto da un concept album del pi celebre gruppo mod: gli Who. Data la profonda diversit culturale dei gruppi, tanto i primi erano rozzi e violenti quanto i secondi sofisticati, snob e alla continua ricerca di novit culturale, le due subculture sono, a volte, entrate in conflitto con veri e propri scontri, come quelli avvenuti nellestate del 1964 sul lungomare della citt balneare di Brighton. A differenza dei rockers i mods, il cui nome deriva dalla contrazione della parola modernists (innovatori), erano dei grandi amanti della cultura e soprattutto della musica dei neri afroamericani: il rhythm and blues, ma anche il soul ed un jazz raffinato come il cool jazz. Ci che per li caratterizzava era la loro ricerca raffinata di eleganza nel vestire. No potendo identificarsi, a causa delle origini operaie, nelleleganza delle classi superiori inglesi, i mods hanno trovato il modello che cercavano allestero: in Francia e soprattutto in Italia. Hanno infatti imitato il modo di vestire degli attori delle commedie allitaliana, indossando completi per uomo di linea squadrata, di colore nero o blu scuro, con tre bottoni, risvolti stretti e spacchi laterali. Poich era impossibile trovare questi abiti sul mercato, i mods se li facevano confezionare su misura dalle sartorie. Utilizzavano anche le magliette polo Fred Perry, i jeans Levis ed il giaccone parka, sorta di eskimo che avevano scoperto negli stock di abiti impiegati nella Guerra di Corea dallesercito americano. I ragazzi mods portavano i capelli molto corti e rifiutavano luso della brillantina. Anche le ragazze avevano i capelli abbastanza corti, generalmente con la frangia sugli occhi e la scriminatura centrale, e indossavano abiti maschili o di ispirazione maschile. Nonostante la maggiore importanza che veniva loro riconosciuta rispetto alle ragazze delle subculture precedenti, dovevano comunque sottomettersi allegemonia maschile. I mods avevano il culto della vita frenetica e veloce, per poter essere continuamente in movimento hanno adottato mezzi adatti alle loro modeste finanze, ma anchessi frutto dello stile italiano: lo scooter Vespa e Lambretta che personalizzavano con una enorme quantit di specchietti retrovisori, fari supplementari, antenne, trombe e cromature, ovvero con segni che esprimevano probabilmente il loro bisogno inconscio di uno status sociale pi elevato.

Per poter essere svegli ed efficienti in ogni momento della giornata, i mods sono stati la prima subcultura ad adottare in maniera massiccia il consumo di droghe, in articolar modo, delle anfetamine. I mods erano dei paradossali dandy della classe operaia. Curavano moltissimo il loro modo di presentarsi in societ, che doveva apparire sempre distaccato ed incline alla posa: il loro obiettivo era quello di fare dellironia sulla tradizionale compostezza dei ceti medi inglesi, che essi cercavano di prendere in giro soprattutto attraverso il loro abbigliamento esageratamente elegante, pulito ed ordinato. Allo stesso tempo per parodiavano anche le aspirazioni di benessere dei loro genitori operai consumando freneticamente tutto quello che potevano: abiti, dischi, acconciature, locali. I mods erano consapevoli che quel sogno di mobilit sociale che veniva presentato come possibile per tutti, era per loro irrealizzabile in quanto figli di operai. Si sentivano perci esclusi dallondata di benessere consumistico che investiva la societ britannica di quegli anni. La loro condizione era quella di individui i quali, a causa della crisi del ruolo operaio tradizionale, erano costretti a svolgere lavori differenti rispetto a quelli dei loro genitori. Lavori cio precari, marginali e comunque dequalificanti socialmente. Si sfogavano perci ironizzando su qualsiasi cosa. I mods sono stati i primi giovani appartenenti ad una subcultura a provare sulla propria pelle quella situazione di panico morale che si pu diffondere presso la popolazione, per questo motivo, possibile sostenere che i mods hanno anticipato alcune di quelle che saranno le principali caratteristiche dei punks. VIII.3. IL PUNK La subcultura giovanile punk stata senzaltro quella pi espressiva. Linvenzione di tale subcultura generalmente attribuita a Malcom McLaren e a quella che diventata una stilista celebre per le sue originali creazioni: Vivienne Westwood. I due gestivano, dal 1971, un piccolo negozio di abbigliamento a Londra Let It Rock, poi divenuto Seditionaries, gioco di parole tra seduzione e sedizione, Sex e, infine, Words End.

Figura 1

In realt il punk fondamentalmente un movimento sociale esploso nellestate del 1976 a Londra, sebbene fosse stato preceduto da alcune manifestazioni ancora embrionali negli Stati Uniti. per certamente nel negozio di McLaren e di Westwood che si sono formati i Sex Pistols, il gruppo musicale pi famoso fra quelli emersi dalla subcultura punk. Il termine punk significa cosa marcia e di poco valore perch i Punkers si consideravanonegri bianchi, soggetti confinati ai margini della societ. Unemarginazione, in realt, da essi stessi provocata poich cercavano costantemente di avere un aspetto disgustoso e scioccante. Con il loro abbigliamento, volevano rappresentare una parodia portata allestremo di quei discorsi sulla crisi economica che imperversavano sui mass media della comunit britannica alla met degli anni settanta. Si vestivano in maniera eccentrica con colori dissonanti, abiti trasandati, scuciti o stracciati, e abiti di pelle nera in stile sadomaso. Coloravano i capelli, che venivano acconciati con la vaselina e la lacca, e spesso avevano soltanto una cresta molto alta al centro della testa. Si spingevano sino allo scherno della figura della donna-oggetto, motivati anche dalla pratica di un rapporto maggiormente egualitario tra uomini e donne rispetto alle subculture precedenti. Trafiggevano il corpo con spille, lo ferivano con sigarette e lo tagliuzzavano con lamette praticando cio sul proprio corpo unumiliazione continua, una violenza esercitata su se stessi anzich allesterno che voleva comunicare la loro impotenza nei confronti della societ: quella

sensazione di totale assenza di libert che provavano quotidianamente e che cercavano di trasmettere anche indossando catene, guinzagli e collari per cani. Erano infatti anarchici e nichilisti: non credevano nel progresso, nella famiglia e nelle istituzioni. Generalmente rifiutavano le droghe pesanti, ma facevano uso di anfetamine perch erano ritenute indispensabili per tenersi su in mancanza di cibo e per poter suonare a quellinfernale velocit che caratterizzava le loro forme espressive musicali. La musica punk era infatti sincopata, basata su tonalit acute, suoni distorti e doveva essere ascoltata a volume molto alto. I testi delle canzoni erano volgari e, in generale, i punks rifiutavano luso dellinglese comune, in favore di un particolare gergo giovanile. Cercavano inoltre di mantenersi in uno stato costante di flusso mentale e fisico, i cui confini venivano continuamente ridefiniti. Vivevano nella strada, ma non sentivano il bisogno di difendere il proprio territorio, come era nella tradizione delle bande dei ghetti nelle grandi metropoli. Il loro stile era cinetico e transitivo: consideravano gli oggetti come uno strumento e non come un fine da raggiungere, perch concentravano lattenzione sullatto di trasformazione di senso eseguito sulloggetto. Le violazioni dei codici dominanti operate dai punks hanno spesso suscitato fastidio e reazioni di rigetto da parte della societ. Sono state pertanto adottate diverse strategie per ridurre la loro natura disturbante: limpiego dello strumento brutale della censura, la classificazione dei loro componenti come devianti, oppure la trasformazione dei loro simboli ed oggetti pi significativi in discorsi dei media o beni di consumo e di moda. Ci stato reso possibile proprio dallesistenza di quelle operazioni di decontestualizzazione e risemantizzazione degli oggetti e dei loro usi che gli stessi punks hanno per primi praticato. La subcultura punk e le altre principali subculture giovanili vanno interpretate non come dei testi isolati e definiti una volta per tutte, ma come delle pratiche significanti, come dei complessi processi di produzione di senso che sono in continuo divenire. Il problema che si pone agli studiosi, allora, quello di cercare di decodificare le forme culturali prodotte dalle subculture giovanili nellambito di tali pratiche. Soltanto un approccio di questo tipo consente di mettere in luce come le subculture, al di l delle evidenti diversit, siano unificate dalla capacit di sviluppare ciascuna il proprio stile che si contrappone alla variabilit della moda. Per stile, infatti, va inteso un insieme molteplice ma assolutamente coerente e temporaneamente stabile di elementi espressivi: capi dabbigliamento, musica, oggetti, rituali di comportamento ecc. attraverso lo stile ciascun membro della subcultura pu comunicare con gli

altri membri ed attribuire un significato unitario al proprio mondo desperienza. Pertanto, negli elementi espressivi dello stile della subcultura cui appartiene egli vede riflessi, valorizzati e sostenuti i valori centrali della subcultura stessa. Lo stile quindi un ricco gioco combinatorio di codici comunicativi in cui rientrano tanto le pratiche rituali del consumo che impiegano gli oggetti disponibili sul mercato e nella societ, quanto ogni altro tipo di elemento simbolico che possa consentire ai giovani di sviluppare una specifica identit. Attraverso, dunque, lattribuzione di significati condivisi dai suoi membri ad una vasta serie di oggetti e beni di consumo e la definizione di regole interne duso di questi ultimi, la subcultura pu costruire e rafforzare la propria identit e differenziarsi dalle altre formazioni culturali. Tutte le subculture espresse dai giovani provenienti da famiglie operaie, e soprattutto il punk, racchiuderebbero al loro interno anche una forma consapevole di resistenza sociale. Nel loro cosciente contrapporre uno stile coerente e stabile al divenire incessante e automatico della moda rappresenterebbero una sfida simbolica rivolta alla cultura dominante, un tentativo esplicito di ribellione politica che figlio diretto della cultura antagonistica della classe operaia. La funzione latente della subcultura quella di esprimere e risolvere, seppur magicamente, le contraddizioni che rimangono nascoste o irrisolte nella cultura dei genitori. Le subculture generate da questa cultura dei genitori possono essere considerate come variazioni di uno stesso tema centrale: la contraddizione, operante a livello ideologico, tra il tradizionale puritanesimo della classe operaia e il nuovo edonismo del consumo. La subcultura rappresenta il risultato di un processo di sintesi tra le forme di adattamento/resistenza elaborate dai genitori appartenenti alla classe operaia e quelle elaborate dai loro figli. Ne consegue una simultanea dinamica di identificazione e differenziazione dei giovani rispetto alla cultura dei genitori, ma anche rispetto a tutta la societ. Differenziarsi socialmente attraverso lo stile di una subcultura non significa per assumere un atteggiamento di ribellione radicale nei confronti della cultura dominante e soprattutto del sistema dei consumi, perch tutte le forme societarie si fondano inevitabilmente sulla differenziazione. Lattivit di riappropriazione e reinterpretazione creativa infatti praticata da tutti gli individui nei loro comportamenti di consumo ed oggi lo sempre di pi, data la crescente maturit e consapevolezza dei consumatori. Il movimento punk ha rappresentato, allo stesso tempo, lultima delle subculture legate alla cultura operaia e il definitivo superamento di esse. Pu pertanto essere considerata la prima subcultura dellepoca ipermoderna, cio di unepoca caratterizzata dallo sviluppo ipertofico di

tutte le forme di comunicazione e dalla progressiva integrazione dei pi diversi ambiti culturali. Unepoca in cui pi che parlare di ideologie dominanti e di sottoculture sovversive, probabilmente pi appropriato parlare di ideologie sottoculturali che sono un mezzo attraverso il quale i giovani si raffigurano il loro gruppo sociale affermando chiaramente la loro distinzione da una massa indifferenziata, omologata ed anonima. Non va dimenticato che i punks hanno dovuto accettare lavori precari e dequalificanti, sicuramente in misura maggiore rispetto ai mods, principalmente a causa di una situazione di crisi culturale, economica e di forte disoccupazione giovanile. Questi lavori erano in conflitto con la tradizionale identit maschile forte determinata dal ruolo operaio, e hanno indotto i giovani a reagire, cercando di dimostrare di essere ancora uomini assumendo unidentit maschile estremizzata sino alla violenza come hanno fatto, a partire dagli anni sessanta anche gli skinheads, subcultura rozza e aggressiva, i cui appartenenti ostentavano un cranio completamente rasato-, oppure rinunciando apertamente al modello maschile proposto dai genitori operai. La loro identit, pertanto, ha cercato le proprie radici non pi nella fabbrica, ma nella strada, nelle nuove sacche di proletariato marginale che si venivano formando. Ci sicuramente costituisce il principale motivo di divisione e di conflitto fra i punks e gli skinheads, rimasti legati saldamente alle loro origini operaie. I punks, comunque, pur mancando di un chiaro progetto politico, hanno per primi dimostrato di possedere una notevole capacit di relazione con i media. La pubblicizzazione delle loro azioni sembra infatti star loro a cuore pi delle azioni stesse. Sono cio totalmente orientati a dare spettacolo nella societ, e lo scandalo che essi producono voluto, premeditato, costruito ed intenzionale. Lesempio pi estremo stata laccurata progettazione che Malcom McLaren ha fatto del gruppo musicale Sex Pistols. Ha cercato cos di penetrare nel cuore dellindustria discografica e del sistema dei media per tentare di distruggerli dallinterno. Per tentare, cio, di smascherare quelle che considerava le mistificazioni del sistema industriale e di quello mediatico, mostrando lassurdit di una mistificazione da esso stesso appositamente creata. Una mistificazione come quella dei Sex Pistols, pagati profumatamente, grazie a McLaren, dai discografici inglesi nonostante la loro totale incapacit di suonare, o di fare qualsiasi altra cosa valida sul piano professionale.

Figura 2

Il punk, comunque, stato molto meno intellettuale e colto di McLaren. vero che anche i punks ambivano a liberare la societ per riportarla ad un ordine pi naturale, ad essere per la societ degli specchi deformanti in grado di metterne in luce il rimosso, il male che si annida nelle sue profondit e che essa rifiuta di riconoscere. Nonostante le loro sembianze, i punks non erano malvagi. Proclamavano continuamente la loro cattiveria, minacciavano costantemente di fare del male, anche se si guardavano bene dal mettere in pratica questo proposito, continuando ad operare su un piano puramente comunicativo. La strategia adottata dai punks evidentemente ambigua. Rappresentavano cio un paradossale nascondersi nella luce, perch esprimevano allo stesso tempo la necessit di esibire unidentit e quella di occultarla, un bisogno di indipendenza e uno di sottomissione, un atto di ribellione e una richiesta di attenzione. In realt tutti i movimenti sociali funzionano operando simultaneamente sul doppio binario della latenza e della visibilit. La prima permette di sperimentare direttamente nuovi modelli culturali favorendo il cambiamento attraverso la costituzione di nuovi significati e la produzione di nuovi codici; la visibilit, invece, emerge quando i movimenti si mobilitano ed escono alla luce del sole poich sentono il bisogno di confrontarsi con unautorit politica su ambiti specifici. In questo modo, le subculture giovanili sono condannate a restare radicalmente incompiute, in quanto devono mantenere elevato il loro contenuto di latenza, la loro spontaneit vitale, ma devono imparare a rapportarsi ai media, perch questi consentono loro di intensificare la visibilit sociale delle azioni effettuate e mantengono attiva la condivisione di uno stile sub culturale tra individui che spesso non si conoscono personalmente in quanto vivono in realt geografiche

diverse. Allo stesso tempo per, leccesso di notoriet, la stereo tipizzazione e la banalizzazione che i media inevitabilmente determinano nelle forme espressive prodotte dalle subculture mette in crisi il loro valore di base: lautenticit. Nonostante ci le subculture continuano comunque a nascere e a svilupparsi perch probabilmente lesigenza di soddisfare, attraverso labbigliamento, i bisogni di ludicit e piacere fondamentale per gli individui. E ci vale soprattutto per gli uomini, i quali hanno trovato nelle subculture giovanili, un territorio libero in cu poter finalmente esprimere la loro personalit attraverso labbigliamento, attivit che avevano dovuto reprimere con lavvento della puritana cultura borghese. VIII.4. IL SUPERMARKET DEGLI STILI A partire dalla fine degli anni 70, una subcultura radicalmente diversa, quella hip hop si progressivamente sviluppata. Un fenomeno nato nei ghetti delle metropoli statunitensi, nellambito delle comunit afroamericane. Infatti, gi dagli anni cinquanta, nelle bande giovanili le minoranze etniche bianche di origine europea, via via che si integravano con la societ, lasciavano il loro posto ai neri ed ai latinoamericani e tale processo continuato per i due decenni successivi. L hip hop si caratterizzato principalmente per uno stile nellambito dellabbigliamento composto da sneakers, maglioni e pantaloni molto ampi, felpe da jogging, cappelli con visiera, anelli e catene vistosi e per il ricorso alla musica rap, fusione indissolubile di suoni, ritmo e parole. Questa subcultura era contraddistinta da una forte politicizzazione, dalla volont di presentarsi, come una forma di protesta, ma anche dallimpiego di nuove strategie espressive mediatizzabili, come i graffiti sui muri urbani e la cosiddetta break dance. Ha trasformato cio in creativit non violenta buona parte di quella aggressivit che aveva trovato spazio nel corso degli anni settanta nelle bande metropolitane dei giovani neri. Ma no riuscita cos ad evitare il problema del mantenimento di un nocciolo di autenticit, orientando progressivamente le sue forme espressive verso le esigenze del sistema mediatico e commerciale.

Figura 3

Nei primi anni 80, a Milano sono nati i paninari, che sono stati la prima subcultura specificamente italiana ed hanno preso il nome dal bar il panino di piazza Liberty, dove il loro primo nucleo si radunava. I paninari hanno rappresentato un ulteriore passo in avanti nellevoluzione delle subculture giovanili in quanto il loro legame con i media era ancora pi diretto e intenso. Non un caso che abbiano avuto una vita piuttosto breve, rapidamente assorbiti dal potente flusso della mediatizzazione. I paninari hanno infatti conosciuto un momento di grande celebrit quando alcuni dei capi da essi indossati sono diventati oggetti di moda: le scarpe Timberland e i piumini Moncler. Ma a quel punto questa subcultura era gi ad un livello avanzato di evoluzione. Allinizio il movimento dei paninari si sviluppato tra alcuni giovani che abitavano nel centro di Milano e che appartenevano al ceto medio-alto, i quali hanno rifiutato il loro tradizionale abbigliamento raffinato in favore di un modello pi rude e virile. Da Milano i paninari si sono successivamente diffusi in molte altre citt italiane e persino in metropoli straniere come Londra e Parigi. Bisogner aspettare circa un decennio, fino allinizio degli anni 90, per vedere la nascita di una nuova subcultura giovanile importante: il grunge. Nato nellambientalista citt americana di

Seattle, lo stile grunge - termine che significa sporco e stropicciato- cercava innanzitutto di essere comodo e confortevole. Impiegava spesso abiti di seconda mano, e si componeva principalmente di camicia di flanella a scacchi, gonne lunghe, maglioni sformati, jeans tagliati, strappati, zatteroni, scarpe da basket e scarponi pesanti. Malgrado il grunge praticasse un estetica dello sporco e dellusato, i giovani che ne facevano parte condividevano valori positivi di amore. Era probabilmente una rivolta di giovani privi di illusioni contro il modello giovanile yuppie e la societ consumistica ed edonistica degli anni ottanta, ma anche contro il lusso e i prezzi troppo elevati del sistema della moda. Il grunge ha avuto unesistenza addirittura pi breve di quella dei paninari perch la sua mediatizzazione stata ancora pi intensa. Se i paninari, dopo essere stati bruciati dai media in Italia, hanno avuto unulteriore fase di espansione allestero, ci non potuto avvenire per il grunge che stato invece immediatamente mediatizzato a livello planetario. stato cos preda anche del sistema industriale della moda, reinterpretato sulle passerelle da griffe come Gucci, Roberto Cavalli, Marni, e Anna Sui. Nellattuale societ dellipercomunicazione, dunque, sempre pi difficile per le subculture sottrarsi allassorbimento da parte del flusso mediatico. Ci avviene anche per le subculture storiche, che continuano a sopravvivere seppure in forme radicalmente diverse. A questa situazione di pericolo per la loro stessa esistenza le subculture giovanili hanno incominciato a reagire inaugurando una nuova stagione della loro storia. Si avviato infatti un enorme processo di revival nel quale diversi decenni di storia delle trib giovanili vanno progressivamente ad integrarsi. Si formato pertanto un supermercato degli stili: un enorme spazio in cui tutte le subculture del passato sono ancora vive e pronte come se fossero su degli scaffali, per essere liberamente attraversate o per essere assemblate le une con le altre. Ne nascono nuove subculture ibride, come ad esempio i new age travellers, che sono la sintesi di trib in passato in conflitto come gli hippies e i punks. Le subculture si comportano cio come le trib primitive studiate dagli antropologi, le quali, di fronte ad una grave minaccia per la loro sopravvivenza, deponevano le armi e univano le rispettive forze. I giovani, liberi ora dai vincoli di quella matrice culturale di origine operaia nel cui seno si erano formate quasi tutte le subculture inglesi, possono cos giocare liberamente con i segni, creando stili mutanti e in perenne variazione che rendono difficoltosa la classificazione da parte dei media e limitazione da parte della societ. Inoltre tentano di nascondersi nelle reti informatiche , come i cyberpunks, oppure si deterritorializzano come i ravers, che organizzano rave parties difficilmente rintracciabili perch organizzati in luoghi che mutano ogni volta e che sono collocati ai margini della societ, come le vecchie fabbriche abbandonate.