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Acetato Fibra artificiale ottenuta con pasta di cellulosa e acido

acetico ed estrusa come fibra di raion acetato. Brevettato per la prima


volta come seta artificiale nel 1921.

Acrilico Fibra sintetica prodotta a partire da acrilonitrile, polimero


sviluppato e brevettato da DuPont negli anni ‘40. È una fibra leggera,
elastica, economica e di facile manutenzione.

Alpaca Fibra naturale animale – Pelo morbido e fine dell’alpaca,


camelide del Sud America.

Angora Fibra naturale animale – Pelo fine e leggero ottenuto


dalla razza di conigli omonima.

Anima Filo di seta, lino, canapa o altro, attorno al quale è avvolto


a spirale un altro filo o una lamina metallica.

Arazzo Gli arazzi (gobelins) sono drappi da parati o da tappeti,


nei quali sono intessuti figure e disegni di grandi dimensioni. Per la
fabbricazione degli arazzi la catena del fondo viene tesa
verticalmente ed il disegno montato dietro di essa. La catena viene
rimessa entro i licci, ma non passata dentro il solito pettine, il quale è
surrogato da un pettine che viene tenuto in mano dall’operaio. I licci,
che devono produrre il passo , vengono sollevati a mano; dopo aver
introdotta una inserzione di trama, si fa seguire un filo sottile di
legatura, e così di seguito. E’ questo un processo di fabbricazione
assai faticoso, la cui applicazione è resa sempre più ristretta dai
processi molto più semplici con cui si possono ottenere dei tappeti
somiglianti d’aspetto agli arazzi stampando la catena e tessendola a
guisa di velluto.

Barrato Tessuto con rigature trasversali per cambiamento sia di


colore sia di armatura.
Batavia Tessuto la cui armatura dà delle sottilissime righe
diagonali identiche su dritto e rovescio; la sua forma più elementare è
quella su quattro fili e quattro trame con la successione d’alzata che
avviene in modo seguente: 0011-1001-1100-0110.
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Armatura utilizzata nell’abbigliamento maschile per capo spalla
(giacche, cappotti) spesso in mischia con lane, cashmere ecc.

Batista Tessuto con armatura tela, prodotto con filato fine di


cotone sia in ordito che in trama. Si avvicina come effetto alla
classica tela batista che originariamente era di lino. Batiste d’Ecosse
- Tessuto della famiglia delle mussoline fabbricato in Inghilterra, in
Francia e Svizzera. Dall’appretto, usato per irrigidire il tessuto, di
provenienza scozzese. In seguito il nome indica un tessuto di cotone
molto battuto.

Bemberg Nomi dati agli inizi del XX secolo ai tessuti fatti con la
fibra Bemberg prodotta per la prima volta in Germania dalla
Wuppertal-Oberbarmen. La materia prima di questo filato è data dai
linters di cotone, filamenti di cellulosa purissima che ne ricoprono i
semi e che non trovano altre utilizzazioni. E’ annoverato fra le fibre
artificiali.

Bottonato Filato. I filati bottonati fantasia semplici o ritorti sono


caratterizzati da ispessimenti corti e nodosi, che si ottengono
inserendo i bottoni, spesso di vari colori, nella formazione dello
stoppino o mediante una ritorcitura speciale. Conferiscono ai tessuti
un aspetto superficiale strutturato. Esempi di tessuti realizzati con i
bottonati: Donegal, Tweed. Fino a qualche decina di anni fa (1970),
in Giappone questi nodi venivano fatti con enorme pazienza a mano
sul filo. Oggi invece, specie in Italia, alcuni torcitoi sono stati adattati
in modo tale che torcendo tra loro due fili, un filo avanza sempre con
la stessa velocità. Il secondo filo ora avanza alla velocità del primo,
ora molto più lentamente pur svolgendo lo stesso metraggio, ragion
per cui, rallentando, finisce con l’avvolgersi sul primo filo fino a
formare un ingrossamento che sembra un nodo, dopo di che
riprende a scorrere.
Tessuto che può essere di seta, lana o altre fibre sia sintetiche sia
artificiali che presenta dei nodi strutturali - dovuti al filato – che
danno alla stoffa un aspetto di tante piccole prominenze dette
appunto bottonature.

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Bouclè Filato –I filati bouclé presentano ondulazioni, riccioli e
nodi e sono prodotti con una tecnica di binatura apposita, conferendo
ai tessuti una mano più o meno granulosa ed una superficie
strutturata. Esempi di tessuti bouclè, frisé, frotté, loop.
Tessuto realizzato con il filato omonimo ad anellini e riccioloni.

Broccato I broccati sono tessuti che presentano un solo ordito e


più trame. I primi broccati sono di origine orientale (probabilmente
cinese) e risalgono al III secolo a.C. Questa lavorazione si estese
successivamente alla Persia (Iran), alla Siria e infine in Europa ove
apparvero verso il 1100. Vennero introdotti in Italia dagli Arabi
verso il XII secolo. Nel Rinascimento lo producevano fiorenti
fabbriche a Venezia, Firenze, Genova e Milano che spesso si
avvalevano dell’opera di artisti famosi. I primi broccati erano con
l’ordito e la trama di fondo completamente di seta, mentre la trama di
ornamento oltre ad essere di seta, molte volte era fatta anche con filo
d’oro o d’argento (broché) o ciniglia.
Con queste trame broché venivano prodotti degli speciali effetti a
bassorilievo da sembrare cuciti o ricamati sopra il tessuto di fondo.
In molti casi era molto ricco di effetti di colori ottenuti con trame
tessute con gli spolini ( broccato spolinato) che lavoravano solo in
alcuni tratti del tessuto e venivano inseriti a mano di volta in volta un
poco con il concetto dei tappeti.
Oggi lo si ottiene su telai jacquard e si usano solo trame a lancé
che rendono il tessuto meno costoso per quanto il dispendio di filato
inutilizzato aumenti enormemente. Il suo uso più antico fu per abiti
sia maschili che femminili delle corti imperiali o regali o per arredi e
paramenti sacri; in seguito il suo uso si spostò nell’arredamento dove
ancora oggi costituisce uno dei tessuti più pregiati.

Broccatello un tessuto della famiglia dei lampassi che si compone


di un effetto di raso in rilievo e di un effetto di trama lanciata legata
dall’ordito di legatura. Il broccatello è caratterizzato dall’impiego di
una trama di fondo in lino che permette, per mezzo di tensioni
appropriate dei fili di ordito e delle trame, di ottenere un rilievo
molto accentuato degli effetti di raso; di qui il nome che sottolinea la
sua somiglianza, in tono minore, a tessuti broccati.
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Fu prodotto in Italia e Spagna a partire dal XVI-XVII secolo.

Cadì Tessuto già prodotto nel secolo XVII che consisteva in una
saglia di lana di basso prezzo generalmente nei soli colori bianco,
rosso e nero. Veniva usato specialmente per la confezione di
mutande e per mobili e la Francia era uno dei paesi maggiori
produttori.
Attualmente viene indicato un tessuto quasi sempre di seta (o altra
fibra che imita la seta), di aspetto simile al crespo, ma molto più
pesante, ottenuto dall’incrocio di una prima catena ad alta densità di
fili, più una seconda catena, che gioca in una seconda legatura con
una trama di crespo di titolo tondo a più capi. Il tutto molto battuto.
E’ usato prevalentemente per abiti femminili di pregio. Dalla città di
Cadice in Spagna.

Cammello Fibra naturale animale – Il cammello perde il pelo


naturalmente con la muta. È una fibra di lusso robusta,calda e
pesante.

Canapa Fibra vegetale ricavata dall’omonima pianta. Robusta e


flessibile, adatta a sacchi e stuoie.

Cangiante L’ordito e la trama hanno colori diversi e contrastanti.


Impiegando fili continui (filament), quindi seta o filati tecnologici
(man-made) si producono variazioni di tono del colore ai riflessi
della luce.

Cannellato Derivato del canneté viene spesso realizzato con una


doppia catena (ordito).

Canneté Tessuto con armatura taffettà(tela) ove l’ordito è di


titolo sottile e con forte copertura (molti fili al cm) mentre la trama è
di titolo tondo o viene impiegata a più capi e con poche inserzioni
(da 1/4 a 1/2 dell’ordito). Il tessuto che ne risulta appare come
formato da tante piccole cannette accostate.

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Più genericamente il termine canettato si applica anche a tutti quei
tessuti che presentano dei solchi longitudinali vicini e con un certo
rilievo. Per esempio certi doppia catena dove la prima catena lavora
in tela e la seconda risulta slegata per un certo tratto formando con la
trama delle grosse coste trasversali.

Capo (del filato) I filati semplici che compongono un filato ritorto


sono detti capi. Il numero dei capi determina le dimensioni, il peso e
la qualità del filato ritorto, ed è una delle specifiche usate per
classificarlo e venderlo.

Cardato Filato morbido, grosso e irregolare. I cardati sono


ottenuti da fibre di naturali (lana,seta cotone) corte e non parallele.
Subiscono poi un finissaggio detto follatura.

Cashmere Fibra naturale animale – Soffice lana a pelo lungo


ottenuta da una razza di capre asiatiche. Per articoli di lusso.
Chevron (spigato) Tessuto con armatura saia diretta e inversa così
da ottenere effetti a spina di pesce.

Chiffon Tessuto realizzato con armatura tela, di mano


morbidissima, finissimo e trasparente ottenuto usando sia per catena
che per trama filati molto ritorti generalmente di seta o di fibre
sintetiche e dando al tessuto un apparecchio (finissaggio)
particolarmente morbido. Tessuto prodotto con filato di cotone di
titolo fine denso e compatto simile al voile; si ottiene usando filati di
cotone molto fini e ritorti ad altissima torsione; anche il trattamento è
quasi uguale a quello che si dà al voile. Si usa per abbigliamento
femminile.
Chiné Tessuto che presenta disegno a contorni sfumati ottenuti
tingendo i fili d’ordito a piccoli gruppi, in colori diversi, a distanze
precise, secondo il disegno, mediante tinture successive; sono poi
convenientemente orditi per formare il disegno e quindi tessuti. La
produzione iniziò nella prima metà del ‘700.

Chintz Tessuti in cotone molto lucidi grazie a un particolare tipo


di finissaggio effettuato con resine o cere o amidi.
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Cimatura Finissaggio del tessuto per ottenere superfici più
uniformi ed omogenee attraverso il taglio della peluria superficiale,
segue generalmente la garzatura.

Cimosa Stretto bordo che corre ai due lati della stoffa, considerata
secondo la lunghezza, di colore e spesso di armatura differente dalla
stoffa stessa. Le cimose dei tessuti del XIII-XIV secolo sono
generalmente costituite da uno o due grossi fili di lino o canapa ed
erano dette « cordelloni ».

Ciniglia Filato – Tipo particolare di filato, costruito in modo tale


da avere delle fitte sfrangiature laterali; conferisce al tessuto un
aspetto vellutato. Fu introdotto in Francia nella seconda metà del
XVIII secolo e particolarmente usato da Philippe de La Salle.
I ritorti di ciniglia hanno una superficie vellutata, sono voluminosi
e morbidi. I nastrini, che assomigliano a piccoli bruchi, si possono
produrre con processi di filatura, tessitura o orditura. Si usano, ad
esempio, come fili di trama nei tessuti per arredamento.

Ciniglia Tessuto Per tessere la ciniglia si prepara una catena di


due, quattro o sei fili di seta semplice alternati con due o dodici fili di
lino, che formano complessivamente un nastro da 10 a 25 cm di
larghezza, e viene tessuta con una trama costituita da seta o cotone
poco torto o lana pettinata.
In seguito si taglia il nastro frammezzo ai fili di lino; questi
vengono tolti e la residua fettuccia viene sottoposto allo operazione
di cinigliatura, il tessuto dopo essere stato confezionato sul telaio,
viene caricato ad un estremo e sottoposto a torsione, oppure viene
attorcigliato su se stesso su un apposito telaio da ciniglia, dopo di che
il tessuto si presenta coperto di peli.
La ciniglia trova applicazione nell’abbigliamento femminile; una
parte viene anche tessuta per formare scialli e tappeti; si adopera
altresì per lavoro d’intreccio e per arredamento.

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Cordura Fibra sintetica. E' un materiale molto resistente
utilizzato soprattutto per la produzione di zaini o abbigliamento che
richiede una particolare resistenza alle abrasioni.

Cotone Fibra naturale vegetale ricavata dalla capsula della pianta


del cotone. Economica, molto diffusa e presente in molte varietà.
Versatile, morbida, si lava, stira e tinge senza problemi.

Covercoat Tessuto realizzato con lana pettinata e armatura in


prevalenza batavia, ma anche chevron, utilizzato per soprabiti e
impermeabili nella maggior parte per uomo. Spesso il filato che
viene impiegato ha un effetto bicolore e di conseguenza il colore del
tessuto non è omogeneo.

Crêpe Crespo I filati di crespo conferiscono ai tessuti un aspetto


superficiale raggrinzito, movimentato ed una mano ruvida. Sono
prodotti con torcitura stretta (filato crèpe) o con binatura di ritorti
binati strettamente (ritorti di crespo). Esempi di tessuti: chiffon,
crespo di Cina, georgette, crêpe marocain, crêpe satin.
I tessuti crespi sono tessuti leggeri di seta, lana, cotone o di fibre
chimiche.
Caratteristica dei tessuti crespati è la loro superficie granulosa e
irregolare, quella che al tatto viene definita mano crespa e che pur
risultando ruvida rimane allo stesso tempo morbida e piacevole. Il
crespo può essere ottenuto con diversi metodi: con filati ad alta
torsione e in questo caso l’armatura è tela, con diverse costruzioni,
particolari finissaggi o combinando i diversi metodi. Il crespo pieno
o puro viene realizzato con filati molto ritorti sia in trama che in
ordito (filati da crespo), l’armatura è tela e le denominazioni
commerciali di questi tessuti sono chiffon e crêpe georgette. Il mezzo
crespo viene realizzato con filati ritorti solo in ordito oppure solo in
trama, alternando in trama due a due filati con torsione destra e
sinistra si ottengono delle leggere rigature trasversali non sempre
visibili. Denominazioni commerciali del mezzo crespo sono: crêpe
de Chine, crêpe satin, crêpe marocaine.

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Quando la torsione dei filati in trama ha un’unica direzione il
tessuto presenta delle zigrinature longitudinali e prende la
denominazione commerciale di creponne. In fase di tessitura
alternando le tensioni dei filati crespi di ordito si ottiene un effetto
alternato di arricciato e liscio che prende la denominazione di
seersucker, lo stesso effetto si può comunque ottenere alternando
gruppi di filati ad alto indice di retrazione con filati irrestringibili. L’
effetto crespo può essere ottenuto combinando costruzioni o
armature diverse, le modifiche di armatura devono essere tanto
frequenti da evitare il formarsi di zone uniformi. La denominazione
commerciale è sablé. In fase di finissaggio si possono ottenere
l’aspetto crespato e ondulato dei tessuti crêpe sottoponendo i tessuti a
speciali finissaggi con sostanze chimiche che ne alterano l’aspetto
originario.
I crespi con reagenti chimici si ottengono sfruttando la diversa
retrazione delle fibre sottoposte all’azione di appositi prodotti. La
seta, per esempio, immersa per breve tempo in H2S04 concentrato, si
contrae per un 20-30% senza danneggiarsi; il tessuto si arriccia
originando così il crespo. Anche con il passaggio del tessuto
all’interno di speciali rulli che creano effetti di basso-rilievo si
possono ottenere diversi effetti crespi che prendono le stesse
denominazioni commerciali sopraelencate.

Crêpe de Chine Tessuto ad armatura tela, caratterizzato da un


effetto di increspatura ottenuta alternando due trame a torsione Z con
due trame a torsione S; è più compatto e più pesante del crépe
georgette con increspatura più prominente. I crêpe fatti con filati di
crespo sono generalmente fatti in greggio e tinti in pezza, vengono
utilizzati molto anche come base per stampa.

Crêpe georgette Il tessuto risulta molto più increspato per la sua


costruzione, infatti ha generalmente l’alternanza in trama e ordito di
due fili a torsione destra e due fili a torsione sinistra.

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Creponne Tessuto, della famiglia dei crespi, ottenuto usando una
catena di greggia e un tessimento di crespo con una sola torsione
anziché due (destra e sinistra) come per gli altri crépe tradizionali; in
questo modo si ottiene un’increspatura meno granulosa e molto
ondulata.
Sempre della famiglia dei crespi, ma di lana pettinata e prodotto
con filati ad alta torsione nell’ordito e meno nella trama. L’insieme
dà al tessuto un aspetto d’increspatura caratteristica.

Cupro Fibra artificiale ricavata dalla cellulosa

Damasco Tessuto operato a grandi disegni solitamente floreali


stilizzati molto ricchi, ove il fondo è costituito da un’armatura in raso
da otto e i motivi dalla stessa armatura in raso da otto rovescio.
In alcuni casi il raso da otto diritto e rovescio è sostituito da un
raso da cinque pure diritto e rovescio e infine si può avere il raso da
otto di ordito che gioca col raso da cinque di trama o viceversa.
In particolare la bellezza di questo tessuto sta nel contrasto di
lucentezza tra raso diritto e raso rovescio.
Nato originariamente come tessuto in 100% seta, venne poi spesso
realizzato in ordito seta e trama cotone, poi ordito in filato
tecnologico (artificiale o sintetico) e trama cotone. E’ usato in
particolare nell’ arredamento e nell’ arredo sacro, ma ha trovato
impiego anche nell’abbigliamento, nella pelletteria, nella drapperia e
altro. La fabbricazione di questo tessuto ebbe grande sviluppo a
Damasco, dove vennero introdotti nuovi motivi ornamentali;
l’origine però è cinese e dalla Cina dopo essere passato per l’India e
l’Iran e la Grecia Bizantina giunse nel secolo XII nella città di
Damasco. Pare sia stato portato per la prima volta in Europa, e più
precisamente in Borgogna nel secolo XIV come coperta per
personaggi di alto rango.

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In seguito divennero famosi i damaschi italiani prodotti a Venezia
e Genova (le due città marinare che più avevano contatti con
Damasco) e poi quelli di Lucca, Vicenza, Parma, Catanzaro, Palermo
e Caserta. In Francia venne introdotto verso la fine del secolo XV
grazie al re Luigi XI e centri di produzione divennero Tours e Lione
e fu la volta delle celebri tessiture francesi di Lione. Nel Settecento
centri importanti divennero pure Abbeville, Chàlons-sur-Marne,
Nimes e il paese di Caux dove però venivano fatti non più di seta, ma
di cotone.
I damaschi vennero poi arricchiti con effetti in oro e argento e da
questi nuovi contesti ebbero origine i broccati. Oggi anche il
Comasco produce splendidi damaschi sia di seta sia in mischia con
altre fibre.

Devoré Dal termine francese = divorato Tessuto fabbricato


tessendo un ordito e una trama composti da filato greggio classico di
qualsiasi specie esso sia (seta, lana, cotone, viscosa, nylon, poliestere
ecc.) con un ordito o una trama o tutte e due con un secondo filato
che nel bagno di tintura, nel tingere il tessuto in pezza, può essere
dissolto. Uno di questi filati solubili è il Solvron o Algesil. Anziché
dal bagno di tintura parte del tessuto può essere corroso con la
stampa a quadro ottenendo così effetti di disegno pieno e vuoto.

Diamantina Armatura con un effetto a piccoli rombi ovvero


losanghe in rilievo. Può essere fatto sia con effetto di ordito (più
pregiato) sia di trama.
Il primo tipo trova impiego nei tessuti di arredamento, il secondo
nei tessuti per cravatte.

Donegal Tessuto della famiglia dei tweed in pura lana pettinata e


cardata, l’armatura è la saia. Successivamente si è usato anche il
cotone o il fiocco però con filati irregolari così da dare l’impressione
dei vecchi tessuti fatti a mano. Le bottonature dei fili sono anche
colorate; viene tessuto sia con armatura tela che saglia. Viene
impiegato per confezionare sia mantelli che vestiti sportivi.

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Dalla città di Donegal in Irlanda, per differenziarlo dal vero
tweed, originario della zona al confine tra Inghilterra e Scozia, dove
scorre il fiume omonimo.

Double-face Sono tessuti ottenuti usando due orditi e una trama o,


viceversa, due trame ed un ordito. Sono generalmente tessuti pesanti,
caratterizzati dall’assenza di rovescio e dall’utilizzabilità in tutti e
due i versi.

Duchesse Armatura in raso da otto, ma fatto su sedici licci data


l’altissima copertura di fili di catena (fino a 203 al cm di organzino di
titolo 26/30); il tessuto è realizzato in seta pura di preferenza shappe
di titolo fine binato a due o tre capi, i tessuti meno costosi possono
essere di cotone, sempre di titolo fine e di qualità pregiata. Questo
ricco tessuto ha largo uso nella confezione femminile specialmente in
bianco per abiti da sposa, in arredamento, nell’arredo e paramenti
sacri, in tessuti per cravatte.

Elastan Elastam o elastan è il nome generico di una fibra


sintetica elastomerica a bava continua costituita per almeno l'85%
della massa da poliuretano segmentato. In Nord America e Australia
è più utilizzato il nome spandex, mentre nel resto del mondo quello
di elastane. Normalmente è più nota con i marchi commerciali: Lycra
(Invista), Elaspan (Invista), Dorlastan (Asahi), Roica (Asahi), Linel
(Fillattice), RadiciSpandex (RadiciGroup). Vedi inoltre Poliuretano

Elastomero Fibra derivata del poliuretano, dalle ottime proprietà


elastiche.

Faille E’ molto simile e spesso confusa con il canettato.


L’armatura è tela. Si utilizzano fili molto sottili per l’ordito e fili più
grossi per la trama. Tessuto canettato, tinto in filo, di cannettatura
sottile e mano morbida, usato specialmente nella confezione
femminile. In genere si tratta di tessuti di seta pura anche se può
essere realizzato con qualsiasi fibra.

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Feltro Fibra infeltrita intenzionalmente durante la lavorazione, o
in seguito all’uso. Gli strati della fibra si aprono nell’acqua calda
saponata e permettono alle fibre di legarsi tra loro,creando il feltro.
Viene considerato tessuto coeso o non tessuto.

Fiamma fibra – Ingrossamenti di fibra di vari colori aggiunti ai


filati per ottenere un aspetto molto strutturato.

Fiammato I filati fiammati semplici o ritorti presentano degli


ispessimenti che si estendono in lunghezza, con disposizione regolare
o irregolare. L’effetto fiamme si può creare sia nel processo di
filatura che di ritorcitura. Esempio di tessuto: shantung

Fil à fil E’ un tessuto particolare in cui la catena viene ordita con


filati diversi per spessore e colore. Si formano in tal modo striature
sul tessuto che creano ogni volta effetti diversi. Realizzato
soprattutto con filati di cotone si utilizza per camiceria maschile.

Fil coupé Sono chiamati così i fili di trame supplementari che


formano i motivi colorati nei tessuti jacquard e che rimangono
flottati per poi essere tagliati. Una volta tagliati a mano oggi esistono
macchinari appositi per effettuare l’operazione di taglio.

Fil lancé Sono chiamati così i fili di trame supplementari che


formano i motivi colorati nei tessuti jacquard. Non compaiono a
formare il fondo del tessuto.
Filoscozia® marchio registrato che fa capo al consorzio che dal
1982 raggruppa storici marchi Italiani specializzati nella filatura del
cotone a tiglio extra–lungo (ELS) Il prodotto di cotone per essere
certificato Filoscozia® deve rispettare cicli di lavorazione sui quali
possa essere effettuato un rigoroso controllo sul rispetto dei
parametri delle normative Europee sul tessile salutare per la persona
e per l’ambiente.

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Il filato di cotone Filoscozia® è anallergico, antibatterico,
igroscopico, assorbe e disperde la naturale traspirazione del corpo e
non contiene proteine solubili. Le acque utilizzate per le lavorazioni
sono totalmente depurate, controllate e recuperate. Naturale,
resistente, indeformabile, dal colore brillante che non sbiadisce, di
facile manutenzione e per diversi utilizzi: intimo, calzetteria e
maglieria esterna.

Finezza (in inglese gauge, abbreviato gg) Termine usato per


descrivere le dimensioni del punto maglia (a macchina); indica il
numero di aghi per pollice o centimetro.

Flanella Tessuto classico di pura lana cardato o misto lana con


trama di cotone, garzato sul diritto, poco follato, che si presenta di
mano molto soffice e fine al tatto e molto caldo. L’armatura più usata
è la levantina o la tela, il suo peso oscilla tra 300 e 400 gtmq.
L’aspetto è peloso dato il materiale impiegato e dati i finissaggi
particolari cui viene sottoposto.
Viene usato per indumenti che sono a diretto contatto con la pelle
come camicie, vestaglie o fodere, ma anche abiti da donna e maschili
quali completi, pantaloni e gessati. Viene, più raramente, prodotta
anche una flanella fatta con lana pettinata, ma la stoffa che ne risulta
è leggermente meno morbida e l’armatura del contesto risulta più
visibile; in compenso rimane più resistente all’usura. I capi di
flanella dopo che sono stati indossati richiedono un certo periodo di
riposo perché il tessuto si “riprenda”. Con l’uso tendono a “pelarsi”
nei punti di maggior usura; da qui la tendenza a fare
nell’abbigliamento maschile una sola giacca e due paia di pantaloni.

Fresco di lana Tessuto realizzato con filati pettinati di lana.


Considerato tessuto estivo per completi maschili.

Gabardine Tessuto ad armatura saia o spina molto strette.


Utilizzato per abbigliamento maschile e femminile. Il tessuto
pregiato si riconosce per la regolarità e omogeneità delle coste. Data
la fittezza con cui è lavorato il tessuto si presta a essere impiegato per
impermeabili dopo opportuni processi di impermeabilizzazione.
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Tessuto originariamente di lana pettinata, in seguito anche di
cotone pettinato e ritorto o di seta nelle qualità shappe; l’armatura
può essere saglia oppure spina pesce (spigata) o batavia.
La saia deve essere molto stretta e battuta in modo da avere un
tessuto dal contesto estremamente fitto con un effetto diagonale a
leggero rilievo. All’inizio fu impiegato per soprabiti pratici ed
eleganti, tailleurs femminili, abiti maschili e uniformi militari da
usarsi nei periodi estivi. Alcune volte si usa anche il gabardine
cangiante, ottenuto usando nell’ordito un colore diverso dalla trama.

Garza Stoffa molto fine e sottile in cui i fili si intrecciano diritti


quindi ad armatura tela oppure esiste la garza a giro inglese in cui si
hanno due tipi di ordito: un tipo, detto ordito di fondo, è costituito da
filamenti lineari che intrecciano la trama, come nelle altre armature;
l’altro, detto ordito di giro, costituito da filamenti che seguono una
traiettoria alternata a destra e sinistra dell’ ordito di fondo e legato ad
esso ad ogni battuta dalla trama.
Con il termine garza si intende anche la benda a trama molto larga
per l’impiego in medicina.

Garzatura Processo di finissaggio attuato per ottenere una peluria


superficiale più o meno fitta mediante l’azione di sollevamento delle
fibre.

Geelong (Merino extra) Pelo di lana extrafine ricavata dagli


agnelli dell’omonima razza di pecore (tosati a meno di otto mesi
d’età)

Goretex Membrana che viene accoppiata a diversi tessuti per


impermeabilizzarli. I fori sulla membrana sono inferiori alle
molecole delle gocce d’acqua pur lasciando evaporare il vapore
acqueo – quindi il sudore – all’esterno.

Gros (gros grain; gros de tours) Tessuto a coste simile a un


canettato molto grosso ottenuto con l’inserimento di più trame sottili
nella stessa alzata. Armatura tela.

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HB I filati voluminizzati High Bulk si ottengono da fibre
acriliche a restringimento differenziato; per cui, per effetto di un
trattamento termico, una parte delle fibre si contrae mentre la parte
irrestringibile si arriccia.

Kevlar fibra sintetica polimerica, che a parità di peso è diverse


volte più resistente dell'acciaio. Il Kevlar ha un grande resistenza al
calore e decompone a circa 500 °C senza fondere. Per le sue
caratteristiche di resistenza, il kevlar viene utilizzato per la
costruzione di giubbotti antiproiettile, di attrezzature per gli sport
estremi, di componenti per gli aeromobili. Il kevlar è stato inventato
nel 1965, è attualmente un marchio di fabbrica della DuPont

Iuta Fibra naturale vegetale simile alla corda ricavata dall’aloe.

Jacquard Denominazione generica data a tutti i tessuti realizzati


su telai jacquard. Il nome deriva da J.M. Jacquard (1752-1834),
operaio tessile di Lione che inventò questo tipo di macchina che
presentò a Parigi nel 1801. Questa scoperta rivoluzionò
completamente la fabbricazione dei tessuti operati: sino a quel
momento infatti i tessuti operati erano fabbricati a mano. Per una
sola macchina occorrevano due operai, il primo per comandare a
mano il movimento del telaio, il secondo per dare le alzate alla
montatura così da ottenere trama per trama la realizzazione del
disegno desiderato. Jacquard realizzò un unico comando per le due
operazione ottenendo la successione delle alzate del disegno
mediante cartoni forati che creavano, a seconda delle posizioni dei
fori, le diverse alzate. Oggigiorno superati i cartoni si realizzano i
disegni sui cd. I telai semplici, cosiddetti licci, hanno un rapporto di
un massimo di 24 fili di ordito mentre i telai jacquard permettono di
comandare in modo indipendente 1344 fili e oltre.

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JacrokiTM non tessuto, brevetto della ditta Okinawa, azienda
veneta specializzata nella produzione di etichette da cucire sui jeans
o similari. Jacroki, una famiglia di materiali ecologici (cellulosa e
derivati) nati dalla rigenerazione di scarti di lavorazione. Il principale
componente della materia prima è la cellulosa (80%) amalgamato
con rifiuti cartacei riciclati e lattice. Può garantire un’eccellente
stabilità dimensionale, un’ottima resistenza meccanica all’abrasione,
alla flessione e allo sfaldamento.

Jaspé I filati jaspé si ottengono filando insieme due stoppini di


tinte diverse. L’effetto cromatico è simile a quello del mouliné ma
con meno contrasto.

Jersey Impropriamente in gergo tessile serve per definire un


tessuto a maglia lavorato su macchine circolari. Può essere
piano,tubolare, semplice o doppio (interlock).

Lambswool Filato di pura lana vergine al 100%, almeno un terzo


della quale tosata da agnelli che non sono stati svezzati.

Lampasso Tessuto operato nel quale il disegno è ottenuto


essenzialmente per effetti di trame normalmente legate in taffetas o
diagonale da un ordito di legatura; esse si staccano dall’armatura di
fondo, formata da un ordito e trama di fondo. Questo tipo di tessuto,
che si presta all’impiego di numerose trame, di fondo, lanciate e
broccate, ha avuto una larghissima diffusione nella storia
dell’industria della seta. I lampassi risultano dall’introduzione di una
legatura prodotta dai fili dell’ordito di fondo fra le slegature di trama
degli sciamiti; la loro creazione sembra datare dalla fine del X
secolo. L’introduzione di una armatura di fondo negli sciamiti crea
infatti questo nuovo tipo di tessuto, ove fondo e disegno si
differenziano per lo loro struttura; fatto, questo, che consente
l’esecuzione di tessuti operati monocromi con disegno facilmente
leggibile; leggibilità che era del tutto imperfetta negli sciamiti
monocromi, formati da due trame dello stesso colore. Storicamente
furono tessute, con la tecnica del lampasso, stoffe definite con
16
svariate terminologie: i diaspri, i baldacchini, ecc. Furono infine
indicate con il nome di lampasso alcune stoffe genovesi da parato, a
grandi disegni, del XVIII secolo.

Lana Fibra di origine animale derivante da diversi tipi di pecore.


La lana costituisce la più importante fibra animale ed è impiegata dai
tempi più remoti.

Legatura Intreccio di un filo di ordito con uno di trama.

Lenzing Lyocell® e NewCeIl® Brevetti di fibre tecnologiche


(artificiali) ricavate dall’estrusione della fibra dalla cellulosa.

Lino Fibra naturale vegetale, fresca, robusta, assorbente prodotta


dagli steli dell’omonima pianta.

Liseré Effetto di disegno ottenuto per mezzo di slegature della


trama di fondo.

Louisina Tessuto taffettà/tela a fili doppi di catena (ordito)

Lucido/Opaco Gli effetti di lucido/opaco si creano mischiando


fibre opache e lucide nella formazione dello stoppino. L’effetto
lucido si può anche ottenere inserendo fili metallici (oggi raramente),
pellicole plastiche metalliche (ad esempio Lurex), pellicole incolori o
fibre chimiche con particolare sezione. Esempi di tessuti: broccato,
lamé.

Lurex filato– denominazione commerciale di un filo in


poliammide stampato dall’aspetto metallico e luccicante, liscio in
sezione, usato per tessuti da sera.

Lycra Fibra sintetica. Nel 1962 immette sul mercato la prima


vera fibra poliuretanica con il nome di Lycra. Inizialmente fu
utilizzata solo nei tessuti e nelle calze medicali, perché la tecnologia
di allora consentiva di produrre solo titoli grossi; ma già nel 1964
viene presentato un costume da bagno contenente Lycra.
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Madras Tessuto – Dalla città di Madras in India da dove
proveniva originariamente prima che venisse tessuto anche in
Francia verso la fine del XVIII secolo. Tessuto realizzato in India
con telai a mano; la pezza di solito è piuttosto corta perché l’ordito
viene in genere teso tra un albero e l’altro a una distanza che si
aggira sulle 25 yarde. L’ armatura è quella a tela e la stoffa si
presenta molto simile alla garza con i fili molto lenti. Il suo peso
oscilla tra 100 e 200 g/mq. Il tipo pesante viene usato per abiti
completi o per arredamento, quelli più leggeri per pantaloni. E’ un
tessuto che tende a schiarire con il passare del tempo e molte volte
lascia anche il colore essendo impiegati coloranti non solidi. In
Europa se ne sono fatte delle imitazioni ricorrendo a tessuti con
l’ordito di seta tramato cotone a colori molto vivaci.

Melange Filato – I filati melange si creano mischiando fibre di


diversi colori nel processo di formazione dello stoppino. Sulla
superficie del tessuto si determina un effe cromatico per cui diversi
colori si confondono l’uno con l’altro.

Merletto o trina I merletti o trine sono tessuti ottenuti


intrecciando ed annodando fra loro le maglie di un filo. Si fanno sia a
mano mediante i cosiddetti piombini ed il tombolo, sia mediante il
telaio da tulle. Questo telaio ha una produzione pari a quella che
possono dare nello stesso tempo trentamila persone che lavorino a
mano. Si è inventata recentemente una macchina (malhère) con la
quale si possono ottenere merletti in tutto identici a quelli fabbricati a
mano. Il tulle ed alcuni tendaggi appartengono anch’essi a questa
categoria di tessuti.

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Microfìbra Fibra di nylon filata in denari molto piccoli, con mano
molto soffice.

Mikado Tessuto ordito con una catena greggia di seta e tessuto


con trama tinta di titolo grosso. L’armatura usata è una saia di tipo
composto, in genere saia (tre leva tre) seguita da un filo di ordito che
incrocia quella di trama. Poiché i fili di ordito sono più numerosi di
quelli di trama l’inclinazione della saglia è decisamente verticale,
tale da somigliare a una vellutina. E usato prevalentemente in bianco
per abiti da sposa.

Merino fibra di lana naturale animale. Lana di altissima qualità


ricavata dalle pecore merino, razza allevata in Australia nell’area
della Botany Bay (per questo la lana merino è denominata botany in
inglese).

Modal Fibra artificiale ricavata dalla cellulosa

Mouliné Filato – I ritorti mouliné si ottengono torcendo insieme


due o più filati di tinte diverse oppure con la torcitura di filati di fibre
miste le cui materie prime presentano un comportamento
differenziato nei confronti della tintura. Il risultato su superficie del
tessuto è un effetto screziato.

Moiré o marezzato Tessuto con effetti concentrici di riflessione di


luce ottenuti schiacciando il tessuto sotto pressa, con movimento
rotatorio, dopo opportuna piegatura, armature o coste trasversali,
solitamente gros.

Nastro Vengono denominano nastri i tessuti molto stretti che


contengono da 12 a 60 fili d’ordito, se di lino o di cotone e da 40 a
200 se di seta; sono tessuti o strisce, adorni di disegni lancè o
spolinati. I nastri vengono fabbricati come gli altri tessuti, ma grazie
al fatto di essere di pochi centimetri di altezza, si possono tessere
contemporaneamente su di un solo telaio da 4 fino a 70 nastri.

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Nattè E’ un tessuto che al diritto presenta l’effetto di una stuoia a
quadretti e al rovescio l’effetto taffettà (tela). Il significato più antico
definisce l’intreccio di fibre vegetali (paglia, giunco, canna palustre)
utilizzato per realizzare soprattutto cappelli. Le armature usate
giocano tra il taffetà, il raso, la louisiana e il gros di Tour. Tessuto
originariamente doppia catena in cui la prima catena lavora con
effetto slegato e la seconda come catena di legatura. Le trame a loro
volta lavorano la prima slegata con la prima catena e la seconda
legata con la seconda catena. Vedi anche panama

Nido d’ape Armatura che produce effetti di rilievo simili ai favi


delle api. Utilizzata soprattutto per camiceria maschile. Armatura
derivata dalla saia.

Organza Tessuto con armatura tela molto leggero e trasparente


realizzato con filati finissimi. Il particolare processo di finissaggio
impartisce al tessuto una rigidità caratteristica.

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Dal nome organza deriva la denominazione di organzino per
indicare un filato di seta sottile e pregiato con torsioni prima a capo
singolo da destra a sinistra e poi a due o più capi con torsione da
sinistra a destra.

Ottoman Tessuto composto da una prima catena d’effetto che


lavora inglobando tre fili di trama ogni battuta e una catena di
legatura che impedisce al tessuto di spostarsi e che lavora ogni trama
(questa seconda catena è completamente nascosta sul diritto e
traspare solo sul rovescio). Di effetto simile al canettato è però di
mano più morbida e la cannetta è più grossa. Viene usato per
confezioni femminili, arredamento e cravatteria. Originariamente
questo tipo aveva la catena di organzino di seta tinto in filo e il
tessimento di shappe di seta o di cotone, in seguito per la catena
vennero usati anche filati a fibra continua sia artificiali sia sintetici e
per la trama invece filati a fibra discontinua ( fiocco). Armatura tela.

Outlast Fibra sintetica – Termoisolante che mantiene inalterato il


microclima corporeo. I materiali provvisti di Outlast® mantengono il
comfort individuale del corpo, assorbendone il calore in eccesso
quando ne viene generato troppo e restituendoglielo quando ce n'è
più bisogno.

Oxford Filato di ordito più fine di quello utilizzato in trama, si


incrocia con natté o reps. Spesso anche di colori diversi, ordito tinto
e trama bianca. Utilizzato moltissimo per camiceria maschile.

Panama Tessuto fatto con filati diversi, tutti con intreccio quasi
sempre tela formata da due o tre fili di titolo tondo abbinati assieme,
contesto che dà alla stoffa un aspetto molto simile all’intreccio dei
cappelli omonimi. La fibra più usata è il cotone. Usando seta e fibre
artificiali più sottili si ricorre a gruppi di 4-5 fili anziché 2-3.

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La stessa denominazione si ha per il copricapo realizzato con
paglia di colore chiaro fittamente intrecciata, che si ricava riducendo
a piccole strisce le foglie di una pianta delle zone equatoriali
dell’America del Sud denominata Carludovica palmata. Deve il
nome al presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt che
indossava un cappello di questa foggia durante una visita ufficiale al
Canale di Panama nel 1906.

Passamaneria o passamano I passamani sono specie di tessuti nei


quali i fili subiscono un semplice attorcigliamento o intreccio a guisa
dei giunchi nei lavori di canestraio. I passamani si fabbricano su
apposito telaio detto appunto da passamani. I telai da passamani non
differiscono essenzialmente dagli altri, la catena, però, non viene
arrotolata sui subbi, bensì ciascun filo della medesima, o tutti i fili
destinati a fare le stesse evoluzioni , vengono avvolti su rocchetti
infilati su bocchette di ferro allineate orizzontalmente nella
rastrelliera. Ciascun rocchetto è gravato da un proprio contrappeso
che mantiene teso il filo. Questo, svolgendosi dai rocchetti, attraversa
un pettine posteriore, quindi passa nei licci del corpo o della rimessa
e finalmente, attraverso il pettine della cassa, arriva al subbio
anteriore. Il sollevamento dei singoli fili ha luogo come negli altri
telai, anzi, spesso, si applicano delle macchine Jacquard. Le diverse
macchine speciali che si costruiscono per la fabbricazione delle
passamanerie, quali le macchine da cordoncino, da licci, da stringhe,
ecc., consistono in rocchetti verticali che percorrono traiettorie
determinate in causa del movimento che viene loro comunicato da
apposite ruote dentate, attorcigliano i fili gli uni intorno agli altri con
ordine svariato e molteplice. Sul telaio da passamani si fabbricano
tessuti diversi quali galloni, guarnizioni, frange. La fabbricazione del
cordoncino si effettua mediante una macchina di costruzione
semplicissima che si chiama appunto “macchina da cordoncino”.
Questi tessuti sono molto battuti, con lo stesso processo si ricoprono
i fili metallici di un involucro di seta, di cotone, e altre fibre.

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Pettinato Filato liscio e resistente ottenuto da fibre più lunghe
pettinate e assemblate in parallelo.

Pied de poule L’armatura usata è il batavia e l’effetto di colore si


ottiene ordendo quattro fili chiari e quattro scuri in successione. Il
peso può variare molto, da 200 a 500 g/mq a seconda dei titoli di
filato impiegati. La stoffa viene impiegata sia per abiti maschili che
femminili (giacche e completi) di carattere sportivo. Si utilizzano
colori a contrasto, il bianco e il nero, l’avorio e il marrone, il grigio
chiaro con il grigio scuro ecc.
Armatura composta di seta dove si ha un’alternanza di fili chiari
con fili scuri, molte volte non solo in catena ma anche in trama.
Oggigiorno quasi sempre lavorato su telaio jacquard, é impiegato
specialmente in cravatteria. Dal francese pied de poule = zampa di
gallina, proprio perché il disegno richiama le impronte lasciate dalle
zampe delle galline.

Piqué Per ottenere un piqué autentico si lavorano come minimo


due catene e due trame, la prima catena con la prima trama e la
seconda catena con la seconda trama, le due stoffe tenute assieme da
legature. Fanno parte della famiglia dei matelassé, i più comuni
presentano il diritto con motivi a rombi e il rovescio liscio. Con i
telai jacquard elettronici di oggi ci sono dei piqué ottenuti con un
solo filo di ordito e uno di trama che forma dei piccoli disegni in
rilievo. La lavorazione piqué è anche a costine longitudinali, a nido
d’ape, a rombi piccoli o grandi generalmente con il rovescio liscio.

Piqué damascato lancé Di antica produzione toscana e molto


pregiato. Presenta disegni più sofisticati copiati dai damaschi ed
effetti di colore che non esistono nei normali piqué dovute ai lancé di
una o più trame in aggiunta alle prime due impiegate nel fondo al
diritto e al rovescio del tessuto.

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Plasma atmosferico Una nuova tecnologia al plasma altamente
innovativa si sta sviluppando nel campo dei trattamenti superficiali
dei materiali. E’ basata su una scarica elettrica, denominata DBD
(dielectric barrier discharge) in cui vengono prodotti radicali, specie
chimiche attive e varie specie cariche con le quali è possibile
realizzare processi di modifica superficiale non convenzionali. Le
modifiche avvengono grazie alla notevole reattività del plasma e
all’innescarsi di processi di tipo fisico (bombardamento della
superficie) e di tipo chimico (reazioni con radicali).
I processi riguardano reazioni di inserzione di atomi o di interi
gruppi chimici (grafting), generazione di radicali liberi sulla
superficie (attivazione), deposizione di polimeri formati in fase
gassosa sotto forma di strati sottili aderenti alla superficie (film)
oppure ablazione superficiale di materiale (etching). Le modifiche
apportate sulla superficie avvengono su scala nanometrica e quindi i
trattamenti al plasma possono essere inseriti a tutti gli effetti nella
categoria delle nanotecnologie.

Plasma – Trattamento al su tessuti 100% lana si possono


ottenere effetti diversi, per esempio
• Mano morbida come il cashmere
• Mano liscia e regolare come la seta o il poliestere
• Mano crespata come la canapa
• Plissettature permanenti
• Si può modificare la superficie creando aspetti simili al
pellame
• Si fanno trattamenti per l’easy care, diventa irrestringibile e la
stabilità dimensionale del tessuto rimane permanente anche se
si lava a 90°
• Stretch naturale senza l’utilizzo della lycra
Le ultime due soluzioni potrebbero veramente rivoluzionare il modo
di costruire tessuti elasticizzati.
Si possono inoltre effettuare
• Spalmature di ogni tipo
• Tye & dye
• Tinture completamente naturali

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PlasmaMec® marchio registrato dall’azienda Mectex è un
processo nanotecnologico, che utilizza l’energia del plasma freddo,
costituito da ioni, elettroni, fotoni, molecole neutre, atomi eccitati,
radiazioni UV, radicali liberi. È ecologico, in quanto non utilizza
alcun prodotto chimico, è permanente, perché crea una modifica
chimico-fisica della superficie dei tessuti.

Popeline Generalmente realizzato con filati di cotone pettinato,


con i titoli fini viene realizzato un tessuto leggero per camiceria
maschile, con titolo più grosso viene realizzato tessuto per
abbigliamento e impermeabili. Armatura tela.

Principe di Galles Tessuto con effetto quadrettato più o meno


grande (da 1,5 a 4 cm), dove i quadretti sono composti da 4 armature
diverse tipo shepeard check più o meno grandi. Si ottengono
trattando l’ordito e la trama a gruppi di fili di due colori tenendo i fili
d’ordito al cm che sono il doppio delle trame al cm).
L’armatura di fondo è saglia o batavia. Il tessuto, originariamente
di lana, in seguito è stato fatto anche in seta e in cotone. Viene usato
per abiti da uomo, abbigliamento femminile specie per tailleurs, e in
cravatteria; con meno frequenza nell’arredamento a volte utilizzato
per plaids.
Il nome originale “Prince of Wales” viene dal titolo degli eredi al
trono d’Inghilterra che vestivano spesso completi di questo tessuto.

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Poliuretano Gli studi sul poliuretano cominciarono nel 1937
presso i laboratori di ricerca della Bayer. Nel 1939 Paul Schlack
ottiene un polimero ad alto peso molecolare caratterizzato da
proprietà elastiche. Nel 1951, W. Brenschede attraverso un
procedimento di filatura a umido ottiene la fibra denominata
Vulkollan. Nel 1959 la DuPont mette a punto un procedimento di
filatura a secco grazie all'opera di Mark D. Snyder (brevetto
US 2623031) e Joseph C. Shivers (brevetto US 3023192) e Sempre
nel 1964 Bayer commercializza la propria fibra poliuretanica con il
nome di Dorlastan. Negli anni '70 la ricerca si concentra sulla
produzione di titoli più fini, ma è all’inizio degli anni '80 che gli
elastomeri entrano prepotentemente sul mercato della calzetteria,
grazie anche alla diffusione della minigonna. Fibra più tenace e
resistente del filo di gomma, ha letteralmente rivoluzionato molti
settori dell’industria tessile. I nomi commerciali sono diversi, il più
noto è Lycra®

Rafia Fibra tessile vegetale che si ricava dalla macerazione e dalla


successiva lavorazione delle foglie di una palma delle regioni
tropicali.

Ramié Fibra tessile vegetale ricavata da piante della famiglia


delle urticacee che crescono in Cina e in Giappone.

Rasatello Tessuto di cotone in armatura raso, con lucentezza


attenuata rispetto alla seta poiché il cotone è una fibra in fiocco e non
a bava continua come la seta.

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Raso Tessuto che si presenta molto lucido sul lato diritto, liscio e
piacevole al tatto. Sul rovescio si presenta invece opaco e ruvido. Il
filo dell’ordito, dopo essere passato sotto ad un filo di trama, vi
ripassa dopo quattro, cinque, sei o sette fili, a seconda del tipo. Nella
battuta successiva si ripete lo stesso intreccio, ma scalato di due
posti. Si ottengono così dei tessuti rasati e lucidi su un lato, opachi e
ruvidi sull’altro. Tessuto dove la slegatura tra i fili di ordito e quelli
di trama è sempre molto alta (da 4 in su). Più la slegatura aumenta,
più il contesto deve essere ricco di fili in ordito e di trame per dare
stabilità al tessuto. Le slegature di ordito si presentano sul diritto,
quelle di trama sul rovescio. Tutti questi fili d’ordito slegati rendono
la superficie del tessuto liscia e brillante, cosa che costituisce la
prerogativa dei rasi.

Raso doppia faccia Tessuto doppia catena con il rovescio e il


diritto in raso. In genere le due catene sono molto ricche di fili. Viene
prodotto per cravatte, sartoria (risvolti di abiti da sera), borse da sera,
per abiti da sera e da sposa molto ricchi, per arredamento. Di solito è
di seta, qualche volta il filo di trama è di cotone, si ottiene anche con
filati derivati da fibre sintetiche.

Raso per trama Raso dove il diritto è costituito dai fili di trama
anziché dai fili di catena. Pertanto non dovrebbe essere chiamato
raso. In realtà costituisce il negativo del vero raso di catena.
Rayon fibra denominata anche seta artificiale (vedi Viscosa)
Nascono dal procedimento di filatura della cellulosa scoperto nel
1891 da C.F. Cross e E.J. Bevan, due chimici che lo brevettarono nel
1892. Solo molti anni dopo intervenne la Courtaulds Ltd. che
commercializza il rayon anche in America con il marchio The
American Viscose Co. Utilizzati durante la seconda guerra mondiale,
la viscosa e il rayon interessarono, subito dopo, l'imprenditoria
internazionale: Du Pont de Nemours Co., Industrial Rayon
Corporation, American Enka Co., Snia Viscosa, Glanzstoff, Toyo.
Viscosa e rayon costituiscono la più diffusa imitazione della seta. Le
continue ricerche sulla viscosa la rendono insostituibile per la sua
versatilità. È usata pura o in mischia con fibre naturali o sintetiche.

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Regimental Tessuto dal tipico disegno a righe per cravatte, risulta
da un fondo in reps, seta molto battuta, resistente e scattante, con
inserti in raso molto brillante per avere un risultato di contrasto dal
forte impatto visivo. Le righe vengono tessute nel senso della trama
perché sulla cravatta risultino in diagonale. Si ispirano per colore ai
reggimenti, scuole e club Inglesi da cui prendono il nome.

Reps S’intende un’armatura tela che lavora a due o più gruppi di


fili di catena, in genere di fili pari; quando il gruppo dispari lavora in
taffetà quello pari lavora slegato e viceversa. Come risultato si
ottiene un tessuto a cannettatura verticale di effetto simile al
cordonato (dove però l’effetto è orizzontale). Famosissimi i reps
inglesi che ebbero un grandissimo sviluppo e una risonanza mondiale
nei regimentals (reps barrati).

Sabbioso Tessuto della famiglia dei crespi di titolo tondo. Viene


usato specialmente nell’abbigliamento femminile.

Sablé vedi Crespo. Tessuti con armatura tela dove per catena si
usa un’alternanza fil à fil di due o tre colori e lo stesso si fa per la tra-
ma. Erano impiegati specialmente per fodere di giacche. Anche
tessuti dove un insieme di armatura e di gioco di fili colorati dà alla
stoffa un effetto granuloso e opaco simile alla sabbia. Inoltre tessuti
dove l’effetto sablé si ottiene solo per effetto di armatura. Hanno
largo impiego in cravatteria.
Tessuti dove l’effetto sablé si ottiene con l’uso di filati di crêpe in
genere giocati per trama con armature particolari.

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Saia – Saglia Tipo di armatura. La più semplice è di tre fili per
tre trame di cui la prima trama si alza sul primo filo, la seconda sul
secondo e la terza sul terzo. Ci sono poi armature in diagonale più
complesse specie nei saglioni. In comune hanno tutte la rigatura
obliqua dovuta al fatto che le legature dell’intreccio procedono tutte
lungo una diagonale più o meno obliqua a seconda dei fili e delle
trame al centimetro. Nella confezione maschile con il nome di saglia
o di twill e con il nome di saglia o silk and wool si
contraddistinguono due tipi di tessuto. Il primo, di lana, ha
un’armatura batavia non di saglia, ma la stoffa ha sempre un effetto
diagonale; il filato impiegato è la lana pettinata. Il suo peso varia da
320 a 400 g/mq e tinta nel colore blu scuro ha largo impiego nella
confezione dei classici “blazer”. Il secondo è un tessuto con armatura
sia saglia che batavia dal peso oscillante tra 200 e 400 g/mq, che
viene usato per abiti e giacche in genere. Talvolta un derivato della
saglia, usato sempre per abiti, ha un effetto più brillante perché su un
fondo scuro di lana risulta un “punta di spillo” di seta. Come la
maggior parte dei tessuti dove è impiegata anche la seta, la sua
resistenza varia a seconda del filamento impiegato, ottima se il filo è
organzino di seta, discreta se è shappe.

Saglia a effetto di trama Denominazione che comprende tutte le


trame dove l’effetto diagonale avviene con predominanza di trama
rispetto all’ordito. Si va dalle diagonali a 1 di ordito per 2 di trama a
effetti multipli dove le alternanze di ordito e trama possono variare
moltissimo ma dove l’alzata di trama è sempre maggiore di quella
della catena.

Saglione Tessuto con armatura saglia, ma ottenuto con titoli tondi


-

e dal contesto pesante e fitto, il cui uso è specialmente in ar-


redamento. Tessuto in cui l’armatura della saglia è complessa si
lavorano anche 16-20 fili con trame indipendenti e levate multiple.

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Sanforizzato Denominazione che comprende stoffe di contesto
diverso che però hanno tutte subito un particolare finissaggio antire-
stringimento detto sanforizzazione così che una volta confezionate
non siano soggette a diminuzioni di dimensioni. Il tessuto
opportunamente bagnato, viene fatto passare attraverso un cilindro
riscaldato a vapore; dopo di che viene stirato con una ganascia
riscaldata elettricamente. Dal nome dell’inventore Sanford Cluett.

Satin Senza altre specifiche con la parola satin si intende sempre


il raso di seta.

Sciamito Tessuto operato, largamente attestato nella storia dei


tessili più antichi. composto da due orditi (un ordito di fondo e un
ordito di legatura) e da due trame al minimo (raramente più di
quattro). Gli effetti di fondo e di disegno di questi tessuti sono
formati da cortissime slegature di trame, che si inscrivono in contorni
determinati dal passaggio delle trame stesse, alternativamente al
diritto e al rovescio della stoffa, per azione dell’ordito di fondo; di
qui le scalinature dei profili del disegno più o meno accentuate. Le
slegature sono poi legate (per mezzo dei fili dell’ordito di legatura) in
diagonale, legatura che è la sola ad apparire sulla superficie del
tessuto; l’ordito di fondo rimane infatti all’interno del tessuto stesso.
Il termine, di etimo greco (~exàmitos = stoffa a sei fili, da cui
examitum, exametum, sametum, sciamito), indicava sino alla fine del
XIII secolo i più ricchi parati negli inventari. In seguito quasi
scompare e alla fine del XIV secolo indicava stoffe leggere, fatte con
seta di seconda qualità.

Seamless Letteralmente “senza cuciture” È una tecnologia che si


è sviluppata da una modifica applicata alle macchine per la
produzione dei collant. I tessuti tubolari seamless vengono
considerati come tessuti a maglia in catena. Utilizzata soprattutto per
la produzione di biancheria intima, costumi da bagno, sportswear.

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Shantung Dalla regione dello Shandong (o Chandong) situata
nella Cina nord-orientale, dove il doppio di seta viene prodotto e
usato su larga scala. Denominazione con cui si indicano tessuti
usualmente con armatura taffetà e orditi e tessuti originariamente con
filato di doppio; in seguito si produssero anche stoffe con orditi di
greggia o di organzino e tessuti con doppione di seta. Per la loro
realizzazione si utilizza sia il procedimento del tinto in filo che
quello del tinto in pezza. Il tipo classico per abiti e giacche maschili
ha l’armatura tela e una grammatura che oscilla tra 250 e 300 gr.mq
È un tessuto che non si stropiccia, è elastico e resistente all’usura.
Quello di cattiva qualità si riconosce perché ha irregolarità artificiali
create con cascami di seta che facilmente si pelano.

Shetland Fibra di lana naturale animale. Denominazione che


originariamente indicava tessuti a maglia di lana prodotti con la lana
delle pecore che vivevano nelle Isole Shetland a nord della Scozia. In
seguito molti tipi di lana similari, ma prodotti in altre regioni,
vennero introdotti sul mercato con lo stesso nome.

Shibori Tecnica di stampa Giapponese che consiste nel legare o


manipolare il tessuto e immergerlo in un bagno di tintura che crea
una sorta di disegno astratto.

Silfresh Trattamento antibatterico effettuato su filati diversi. Il


trattamento Silfresh ® resiste non solo ai batteri ma anche alle alte
temperature e a molti lavaggi.

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Sisal Denominazione che comprende tessuti, stuoie e cordami
ottenuti impiegando la fibra dell’Agave sisalana pianta coltivata nei
paesi sub tropicali e tropicali. I manufatti che se ne ottengono si
possono presentare, a seconda dei trattamenti, sia con una superficie
molto ruvida e scabra, sia morbida ed elegante. Le pavimentazioni
fatte con questo materiale hanno buone doti di antistaticità e si
mantengono pulite facilmente grazie agli innovativi trattamenti
antimacchia cui vengono sottoposte. I tessuti possono presentarsi con
effetto bouclé, effetto spina di pesce e così via. I colori possono
essere diversi e anche combinati tra loro. Dalla città portuale di Sisal
situata nella penisola dello Yucatan nel Messico meridionale.

Smerigliato Denominazione con cui si indica un tessuto che ha


subito un particolare finissaggio. L’ostacolo maggiore alla diffusione
di questo trattamento era in passato dovuto al fatto che il tessuto
prima di essere smerigliato doveva essere preparato opportunamente
e questa preparazione tendeva a evidenziare eventuali difetti poco
visibili nel tessuto non trattato. Eliminate o almeno fortemente
ridotte queste difficoltà, la diffusione di questi tessuti si va
affermando sempre di più, rispetto a quelli sottoposti a garzatura,
cimatura e così via.

Soleiado – Tessuto provenzale (della Provenza, in Francia)


stampato a disegni e colori molto vivaci, solari.

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Spalmato Tessuto sottoposto a operazione di spalmatura che lo
rende idrorepellente. Già prima del Seicento gli abitanti dell’America
Centrale e Meridionale delle zone particolarmente piovose erano usi
produrre dei manufatti tessili idrorepellenti spalmando i loro tessuti
primitivi di lino con linfe e resine vegetali. Nel 1791 un brevetto
britannico descriveva un metodo di impermeabilizzazione basato
sulla spalmatura o sulla impregnazione di tessuti con gomma sciolta
in una soluzione di trementina. Quest’ultima, evaporando, formava
uno strato gommato impermeabile e continuo. Successivamente
attorno agli anni 1820-40 si ebbe una notevole serie di perfeziona-
menti nel campo macchinari e attrezzature e nuovi metodi di
estrazione e preparazione del lattice di gomma permisero di mettere a
punto una notevolissima varietà di applicazioni, dal tessuto
impermeabile per vele di imbarcazioni, al tessuto impermeabile per
lo stoccaggio di prodotti deteriorabili, al tessuto per cinghie di
trasmissione, al tessuto per aerostati e così via. Negli anni successivi
si scoprì la vulcanizzazione della gomma che rese i tessuti spalmati
non più morbidi e appiccicosi, se trattati con acqua calda, e neppure
rigidi e facili a spaccarsi se esposti a climi freddi. Attorno al 1930 si
scoprirono il neoprene e lo stirolo-butadiene cui seguirono poco dopo
le prime spalmatrici industriali. Il campo d’impiego si allargò allora
enormemente permettendo l’uso di questi tessuti anche per
imbarcazioni gonfiabili e tessuti protettivi specializzati a seconda
della diversa necessità. Quattro sono i sistemi di spalmatura oggi
usati: impregnazione del tessuto a pieno bagno con successiva
spremitura e asciugatura; applicazione sul tessuto di uno strato di
polimero per fusione a caldo (trattamento detto “calender coating” o
anche “extrusion coating”); spalmatura a freddo sul tessuto per
applicazione diretta o per “transfer” di un polimero allo stato di
“compound” (pastoso); impregnazione totale di un tessuto oppure
spalmatura di una delle due facce con un poliuretano “ad hoc” e coa-
gulazione in acqua così da ottenere una stoffa microporosa.

Spandex Filato sintetico polimerico e di consistenza gommosa,


con buone proprietà elastiche, utilizzato insieme ad altre fibre dà
elasticità al tessuto.

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Spigato Tessuto che presenta un effetto a zig zag ottenuto
alternando tessendo un’armatura saia (o un suo derivato) per un tratto
con effetto diagonale alto destra - basso sinistra seguito da un tratto,
solitamente di uguale misura, con effetto alto sinistra - basso destra.
Si ottiene cioè quella che viene comunemente chiamata saglia a
punta, o chevron, o herringbone.

Spolinato Broccato le cui trame supplementari sono limitate al


solo disegno con notevole risparmio di filato rispetto al broccato
dove anche il filo del disegno lavora in tutta altezza come lancé. Si
adoperano allo scopo piccole navette chiamate spolini. Proprio per
questo motivo lo spolinato in genere ha più fondo del broccato. Il suo
uso maggiore è nell’arredamento classico però talvolta lo si impiega
anche nell’abbigliamento di lusso. E' realizzato ancora su telai a
mano.

Spugna Sono tessuti formati da due orditi ed una trama. Come


nei tessuti a garza un ordito funziona da fondo e l’altro da effetto. I
due orditi sono montati su subbi diversi e sottoposti a diversa
trazione al momento della tessitura. Il filo di fondo, sottoposto a
maggior tensione, resta così lineare, mentre l’altro, sottoposto a
tensione minore, produce sulla superficie delle catenelle o anelli che
danno al tessuto l’aspetto caratteristico di una spugna.

Stampato Denominazione generica con cui si indica qualsiasi


tipo di tessuto sul quale viene applicato colori e disegni per effetto di
stampa. Generalmente viene preceduta o seguito da un altro termine
che ne specifica maggiormente la qualità o l’impiego.

Stropicciato Tessuto che con trattamenti particolari di tessitura


(fili di crespo alternati nella trama), di tintura in pezza (arricciatura) e
di apparecchio (stropicciatura) presenta un effetto stropicciato e
grinzoso. Negli anni ‘80 ha avuto un successo notevole
nell’arredamento per tendaggio.

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Taffetas - Prima delle armature usata dall’uomo anche in età
preistorica. Il suo contesto è elementare: i fili d’ordito pari si sol-
levano sulla trama pari, i fili di ordito dispari sui fili della trama
dispari.
In farmacia nel passato con il nome taffetas (impropriamente) si
indicava il cerotto. Tessuto di seta tinto in filo ad armatura taffetà
con fili d’ordito da 40 a 75 al cm. e trame da 30 a 40 a seconda del
titolo e del contesto. Viene usato per confezioni femminili, ar-
redamento, sartoria, arredo sacro, modisteria.

Taqueté Tessuto operato, analogo allo sciamito, nel quale però le


slegature di trama sono legate in taffetas.

Tartan (Scozzese) Tessuto per kilts, plaid. La sua origine è


scozzese e i diversi disegni servivano a distinguere gli appartenenti ai
33 clan situati nelle Highlands della Scozia. L’armatura originale è
stata il batavia seguita poi dal taffetà e dalla saglia dove i tipi più
classici hanno parità di titolo, parità di fili al cm e parità di alzata per
armatura (2 leva 2, 3 leva 3 e così via)sia in ordito che in trama.
Il peso varia moltissimo a seconda dell’utilizzo finale: da 250 a
550 g/mq nella confezione maschile e un poco meno nella femminile,
da 100 a 150 g/mq nella cravatteria fino a 500-700 nell’arredamento.
Il tartan classico di lana cardata si presenta leggermente elastico e ha
buone capacità isolanti. E però soggetto a perdere peluria e a
infeltrirsi. Tessuto a riquadri con incontri di trama e di ordito di
diversi colori generalmente vivaci, ovvero unione di un rigato di
catena con eguale rigato di trama, sia come rapporto che come colori.
All’origine era fatto esclusivamente con filati di lana cardati, poi
anche con pettinati in colori tutti vegetali, in seguito fatto anche con
filati di seta, di cotone e artificiali. Il suo uso, iniziato per le
gonnelline da uomo (il kilt) si è esteso alla confezione maschile
(giacche, pantaloni sportivi), alla cravatteria, ai fazzoletti, alle stoffe
di arredamento, ecc.

Tasmanian Tessuto di lana fatto con il vello delle pecore di


Tasmania, isola a sud-est dell’Australia.

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Teflon Il Teflon si lega alle fibre tessili attraverso un processo di
nanotecnologia. I tessuti reagiscono come le pentole antiaderenti: le
macchie scivolano via e non impregnano il tessuto.

Tela Tipo di armatura tra le più semplici e le più antiche. Famose


le tele di lino. Oggi con questo nome si chiamano in genere tutti i
tessuti con armatura taffettà che utilizzano fibre in fiocco (lino,
cotone, canapa, lana) e per contro l’armatura tela viene definita
taffettà quando è lucida e utilizza fibre a bava continua (seta o fibre
tecnologiche)

Tencel® Brevetto di una fibra tecnologica artificiale ricavata dalla


cellulosa.

Tessuto Prodotto finito che si ottiene dall’incrocio di fibre tessili


eseguito mediante l’operazione della tessitura, lavorazione anti-
chissima già nota - a seconda degli storici - da 4-5000 anni avanti
Cristo; si ritiene sia nata dai primitivi intrecci. Il nome è generico e
viene usato sia singolarmente che abbinato ad altre denominazioni di
completamento. E la definizione tessile che si trova più
frequentemente. Dal latino texere.

Testurizzato I filati di filamenti ottenuti da materiali


termoplastici si possono arricciare in modo permanente con svariati
processi. Questo tipo di lavorazione si definisce “testurizzazione”
(cioè rigonfiamento delle fibre con aria), con essa si conseguono i
seguenti risultati: aumento di volume del filo, maggiore elasticità,
buona capacità di trattenere il calore, maggiore permeabilità,
trasferimento di umidità corporea all’esterno, aspetto superficiale del
tessuto più opaco e mano più morbida.
Tessuto elastico prodotto usando filati dallo stesso nome.

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La fibra che viene impiegata per questi tessuti viene trattata con
sistemi diversi, tutti però indirizzati allo scopo di far rigonfiare
fortemente le fibrille che compongono il filo. Il rigonfiamento
logicamente va a scapito della lunghezza tanto che si può accorciare
anche del 30% della lunghezza originale. Tessendo questo filo a
telaio con basse tensioni, così da lasciargli la massima parte della sua
elasticità, esso la trasmette al tessuto che a sua volta diviene elastico.
Il filo texturizzato può partire da filati diversi come la viscose, il
bernberg, l’acrilico fino ai filati detti elastameri. Tutti i sistemi
impiegati per rendere elastica la fibra si basano su un getto d’aria che
viene proiettato con una inclinazione di 30° sul filato mentre questo
viene fatto scorrere.

Texture Tessuto che presenta motivi decorativi che si ripetono in


successione costante. In genere fa parte delle armures (piccole
armature) quando il disegno è piccolo, degli operati quando è più
grande.

Tinto in filo Tessuto che utilizza in trama e ordito filati già tinti.

Tipo È il campione di tessuto che i produttori inviano ai propri


clienti con le specifiche tecniche. Varia di dimensioni da azienda a
azienda, mediamente 20 cm. x 20 cm.

Titolo Il filato viene classificato in base al grado di finezza,


indicata con un numero (titolo); esistono vari sistemi di titolazione:
tex, dtex, denari, metrico (N/m) e inglese (Ne).

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Toile de Jouy Tela stampata a grandi motivi con catena e trama di
cotone generalmente di buona qualità. Quella più nota ha il fondo
bianco o crema e i motivi in azzurro o in bluette o in rosso vivo. Le
scene rappresentate vanno da quelle pastorali, alle cineserie, a motivi
ornamentali vari. Questo tessuto venne lanciato da Cristophe-
Philippe figlio di Philippe-Jacob Oberkampf, tintore, dopo che ebbe
fatto un apprendistato completo nell’Europa Centrale, in Lorena e in
Svizzera prima di approdare a Parigi all’Atelier de l’Arsenal. Qui nel
1760 fondò una prima impresa a Jouy-en-Josas, facendo tutto da
solo, dal disegno alla stampa. Successivamente fondò una seconda
ditta, di grande importanza. La sua fama si affermò tra 1760 e 1790.
Nel 1770 inventò una pressa per stampa su plance di cuoio, per cui
ottenne un privilegio reale. Arrivò a produrre fino a 30.000 pezze
all’anno, di alta qualità tecnica, molte delle quali disegnate da Huet.
Egli inoltre introdusse anche un genere venuto dall’Inghilterra
derivato da disegni indiani che consisteva in stampa a incisione che
copre praticamente il tessuto dove questo viene stampato. La sua
opera Les Travaux de la manufacture è giustamente famosa. Nel
1797 installò un procedimento di stampa a cilindri, ma per le diffi-
coltà politiche sorte con l’Impero non riuscì a organizzarsi e morì nei
1815 completamente rovinato e la sua fabbrica si chiuse nel 1842.

Toile de Vichy Tela di cotone quadrettata, ottenuta con quadretti


formati dall’incrocio di catena e trama bicolori; veniva poi
fortemente apprettata e calandrata. Originariamente era utilizzata per
confezionare abiti da lavoro; in seguito queste tele hanno trovato
impiego nell’arredamento e nella moda.

Trama In ambito tessile è l’insieme dei fili che concorrono a


formare un tessuto, scorrono in senso orizzontale formando ai lati le
cimosse e determinano l’altezza di una pezza.
Treccia Denominazione comune in maglieria per indicare
passaggi di filo che formano trecce. Anche torchon

Trevira Tessuto prodotto con il filato omonimo con particolari


caratteristiche antibatteriche e ritardante di fiamma.

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Triacetato Denominazione che raggruppa i tessuti che sono
prodotti utilizzando la fibra artificiale detta appunto triacetato. La
base chimica è il triacetato di cellulosa.

Tricot Termine generico per indicare la maglieria rettilinea

Trina Genere di merletto rinascimentale, realizzata con metodi


diversi su tele finissime di lino. Famosa la trina eseguita a tombolo,
quella di Maria de Medici (1573–1642), quella Veneziana derivata
dal pizzo di Venezia.

Tubico Tessuto doppia catena e doppia trama dove una catena


lavora con una trama e l’altra catena con l’altra; si ottengono così
contemporaneamente sullo stesso telaio due tessuti legati assieme
solo dalle cimosse.

Tubolare Denominazione che comprende tutti quei tessuti che


vengono prodotti su telai tubolari così da avere stoffe a tubo senza
cuciture lungo la parete cilindrica. Per esempio le calze e il seamless
impiegato soprattutto per la produzione di intimo.

Tussah Tessuto realizzato con filato di seta pregiata prodotta in


India dalla denominazione omonima.

Tulle Tessuto di seta o di cotone di contesto molto sottile,


leggero e trasparente, fatto con fili di titolo molto fine e che forma
piccole maglie o fori. Può essere sia liscio che punteggiato, sia rigato
che operato; caratteristico è il suo intreccio a maglie esagonali. Viene
generalmente catalogato fra i tessuti a maglia in catena. Si usa per
veli da sposa, nell’abbigliamento e, fatto con altre fibre meno
costose, per zanzariere. Da Tulle, cittadina della Francia centro-
meridionale, da cui ebbe origine.

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Tweed Tessuto di lana cardata, leggero, di lavorazione rustica, in
genere con armatura batavia o saglia sottile. Il suo peso oscilla tra
450 e 550 g/mq. Viene usato specialmente per la confezione di
giacche, gilet e scialli. Esistono varie specie di tweed, tra cui
l’Harris, prodotto in una delle isole Ebridi ancora con telai a mano
per cui le pezze originali sono in metà altezza (ca. una yarda). E’ un
tessuto molto facile da imitare, ma se non vengono usate lane adatte
ha un pessimo rendimento. Il vero tweed deve avere mano pungente
ed essere molto ruvido.
Il nome deriva dalla parola scozzese twell equivalente al twill
inglese = incrociato, da cui saia. In seguito twell venne trasformato in
Tweed dal nome del fiume che divide la Scozia dall’Inghilterra
(Southern Uplands) ove ebbe largo sviluppo la produzione di questa
stoffa grazie ai grandi allevamenti di pecore ivi esistenti.

Twill Denominazione che in Inghilterra e altrove indica la saia in


generale. In Italia il suo significato è divenuto più particolareggiato e
indica un tessuto con l’armatura saia, in genere ordito con seta
greggia e tessuto con seta greggia o trama di seta, sempre tinto in
pezza o stampato. Presenta una mano serica molto morbida e veniva
usato un tempo solo purgato per confezionare paracadute, mentre
tinto in pezza e stampato aveva il suo utilizzo nella moda femminile,
nei foulard e nelle cravatte.

Velluti Comprende una vasta gamma di tessuti, i velluti possono


essere prodotti con due trame o con due orditi, una trama lavora con
l’ordito su armatura tela, la seconda trama o il secondo ordito si
legano formando degli anelli, il tessuto viene poi sottoposto a
cimatura, cioè viene rasato con una lama molto tagliente originando
il caratteristico pelo rasato del velluto. Si tessono inserendo ogni due,
tre, quattro passaggi di trama un’asticciola metallica, il ferro da
velluto, sul quale si lega l’ordito di pelo.
Secondo il tipo di ferri impiegati si possono avere:

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• velluti ricci caratterizzati da una superficie formata da file di
piccoli anelli (ricciolini) giustapposti, fissati verticalmente, tutti a
una stessa altezza, al di sopra dell’armatura di fondo. Il ferro
impiegato è infatti a sezione circolare o rettangolare e viene sfilato
lateralmente, una volta fissato all’armatura di fondo l’ordito di pelo;
• velluti tagliati: caratterizzati da una superficie formata da
ciuffi fittamente giustapposti di fili, tagliati tutti a uguale altezza, che
si levano più o meno verticalmente sull’armatura di fondo. Il ferro
impiegato è a sezione più o meno rettangolare e presenta una
scannellatura in tutta la lunghezza entro la quale sarà fatta passare
una lama, una volta fissato solidamente all’armatura di fondo l’ordito
di pelo, che taglierà i fili e libererà il ferro.
Usando di questi due tipi base si ottengono i velluti operati:
• tagliato, detto anche « a inferriata »: i contorni del disegno
sono ottenuti lasciando scoperta l’armatura di fondo, mentre le parti
coperte dal velluto tagliato costituiscono sovente il fondo del
disegno;
• alto-basso, detto anche « rilevato » o « controtagliato »: gli
effetti di disegno sono ottenuti tagliando a due o anche a tre diverse
altezze il pelo del velluto;
• cesellato: gli effetti di disegno sono ottenuti usando insieme
velluto tagliato e riccio, il tagliato più alto del riccio;
• ricamo: analogo al cesellato, ma il velluto riccio è più alto del
tagliato.

Vellutina Armatura simile alla saia inclinata in verticale e con


molto effetto di ordito. La trama ha generalmente un colore diverso
dalla trama per dare un effetto cangiante, presenta una mano morbida
e gonfia.

Velours Sono dei falsi velluti: cioè tessuti normali, sottoposti a


garzatura per sollevarne il pelo, e a successiva cimatura.

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Vichy Tessuto di cotone a quadretti regolari bianchi e rossi o
bianchi e blu. L’armatura è la tela.

Vigogna Fibra di lana naturale animale. La vigogna (vicugna) è


un camelide che vive sulle Ande. La lana della vigogna veniva
utilizzata dagli antichi Inca per tessere le vesti del re. Ancora oggi
animale protetto la cui lana è contingentata e costosissima.

Vigoureaux Filato – Il filato viene stampato per conferire un


effetto di melange.

Viscosa Fibra ricavata dall’estrusione della pasta di cellulosa, è


annoverata fra le fibre artificiali. Commercialmente prende diversi
nomi dai diversi cicli di lavorazione: rayon, cupro, cupro–ammonio,
modal.

Voile Tela molto leggera che può essere di cotone, ma anche di


seta, di lino, di lana, di rayon o misto. Caratteristiche comuni di quasi
tutti i tipi di voile sono l’armatura in tela e la forte torsione dei filati
sia di ordito che di trama così da evitare increspature durante la
tessitura. L’uso è molteplice: per i veli religiosi degli ordini monacali
femminili, per abbigliamento in genere e per veli da sposa in
particolare, per tendaggi, per zanzariere e altro ancora. Molto
utilizzato attualmente nell’abbigliamento femminile.

Washi Filato tradizionale Giapponese realizzato al 100% con


carta naturale, che viene utilizzato per tessuti, quindi lavorato a
telaio, da solo o generalmente abbinato al cotone con percentuali
variabili.

Zefir Da zefiro, il vento di primavera, prende nome un tessuto di


cotone leggero a righe o quadrettini. Una volta usato per i
grembiulini da scuola, Brigitte Bardot lo lancia a cavallo degli anni
'50 e '60 a Saint Tropez. Vedi anche Vichy.

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