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Heinrich Bll

Foto di gruppo con signora

Titolo originale
Gruppenbild mit Dame
Traduzione e nota introduttiva
di Italo Alighiero Chiusano
Einaudi Tascabili.
Letteratura
Copyright 1971
by Verlag Kiepenheuer & Witsch
Kln
Copyright 1972 e 1994
Giulio Einaudi editore s'p'a'
Torino
Einaudi

Premio Nobel per la letteratura 1972.


Pubblicato nel 1971, Foto di gruppo con signora diviene
immediatamente un best seller mondiale. Nella sua indagine su Leni,
affascinante donna sensuale e di carattere, che attraversa gli eventi
pi drammatici della Germania contemporanea, Bll veste i panni del
cronista mettendosi sulle tracce di tutti coloro che l'hanno
conosciuta: dal fratello poeta che si distrugge per sottrarsi
all'abiezione del nazismo a suor Rahel, dall'affarista Pelzer alla
prostituta Margaret. Attraverso foto, lettere, oggetti personali,
Bll ricostruisce la biografia di un'antieroina inserendola nel
grande fiume della storia e dandoci l'immagine di un'intera epoca,
dall'et guglielmina al secondo dopoguerra.
Libro "articolato con rigorosa coerenza stilistica e
architettonica" (Claudio Magris) e dalla forte tensione morale,
capace di trascorrere dal tragico al grottesco e al lirico, Foto di
gruppo il "romanzo di uno scrittore autentico, di quelli che si
dice siano nati per narrare, e che posseggono la virt di rendere
visibile tutto quanto attraversa la loro immaginazione" (Enzo
Siciliano).
Di Heinrich Bll (1917-1985), Einaudi ha pubblicato L'onore perduto
di Katharina Blum, Assedio preventivo, Il legato, Donne con paesaggio
fluviale, Il nano e la bambola, Vai troppo spesso a Heidelberg, La
ferita, Un sorso di terra, La mia musa, Rosa e dinamite, Rapporti sui
sentimenti politici della nazione, Che cosa faremo di questo
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ragazzo?, L'angelo tacque.


Nota introduttiva
di Italo Alighiero Chiusano
La vita
Heinrich Bll nacque a Colonia il 21 dicembre 1917. Suo padre
faceva il falegname, con qualche punta ambiziosa verso la scultura in
legno. Tra fratelli e fratellastri, i ragazzi Bll erano otto, e
Heinrich fu l'ultimo della serie. La famiglia era di origine inglese,
ma aveva abbandonato l'isola dopo la riforma anglicana per non
rinunciare al suo credo cattolico. Istintivamente democratico, il
clan dei Bll non ebbe bisogno di alcuna riflessione
politico-culturale per rifiutare sia il revanscismo di destra
scaturito dopo la prima guerra mondiale, sia successivamente il
nazismo. C' gi, in questo humus di fondo, molto del futuro Bll,
uomo e scrittore: le origini e la formazione piccolo-borghese, quasi
plebea; il paesaggio e la mentalit della Renania, terra cattolica e
carnevalesca, ironica e devota, aliena da ogni durezza e
consequenzialit nordica e prussiana; un senso caldo, allegro, un po'
anarchico della famiglia, che diverr il modello inconsapevole del
tipo di comunit, ai margini dell'utopia cristiano-popolare, cui
andranno un giorno le sue pi segrete speranze; l'assoluta
impenetrabilit da parte dei pi gravi mali storici del germanesimo:
il nazismo, il razzismo, il trionfalismo eroico, l'antieuropeismo, il
neopaganesimo, il capitalismo alleato a un certo tipo di Chiesa
istituzionale.
Conseguita la maturit nel 1937, Bll inizia l'apprendistato come
commesso di libreria, ma deve troncare per prestare il servizio
obbligatorio del lavoro (Arbeitsdienst). Poi inizia gli studi
universitari di germanistica, ma deve troncare di nuovo e per sempre.
E' l'autunno del 1939 e Hitler riuscito a scatenare la sua guerra.
Bll passa da un fronte all'altro, si becca quattro ferite, vede
aumentare il suo schifo per quell'orrenda manifestazione di barbarie
e di stupidit collettiva. Durante una licenza, nel 1942, sposa
Annemarie Cech, che gli dar quattro figli (uno morto poco dopo la
nascita), e gli sar compagna insostituibile, oltre che costante
collaboratrice in numerose traduzioni dall'inglese.
Nel 1945, finita la guerra, Bll torna a stabilirsi a Colonia, dove
ricostruisce insieme con alcuni parenti la casa semidistrutta in cui
ha preso alloggio. Per sopravvivere lavora nella bottega di
carpentiere di uno dei fratelli, pi tardi s'impiega per qualche mese
presso l'ufficio statistico comunale. Ma la sua vecchia vocazione
letteraria, gi manifestatasi prima della guerra in un gruppetto di
opere poi severamente distrutte, riesplode irresistibile, e il
trentenne Bll comincia a pubblicare le sue prime novelle in rivista.
Nel 1949 il lungo racconto Der Zug war pnktlich, uscito in volume,
lo fa notare dai critici, pi che dai lettori, dell'intera Germania.
La sua fama si allarga col volume di racconti Wanderer, kommst du
nach Spa... (1950) e col libro di guerra Wo warst du, Adam?,
pubblicato nel 1951. In quello stesso anno viene invitato per la
2

prima volta alla tornata del Gruppo 47, che gli assegna il proprio
premio annuale, consacrandolo autore di primo piano. Bll pu ormai
lasciare l'impiego per dedicarsi esclusivamente alla produzione
letteraria. Ben presto egli si afferma anche in campo europeo, grazie
al premio Tribune de Paris assegnatogli dopo il successo dei
romanzi Und sagte kein einziges Wort e Haus ohne Hter.
Sempre pi Bll, ora anche saggista e articolista molto ascoltato,
assume un ruolo di coscienza della Germania, di perturbatore delle
acque stagnanti, di denunciatore d'ogni manovra antidemocratica e
regressiva in seno alla societ di Adenauer e poi di Erhard. Egli d
la sua fattiva adesione al movimento antiatomico, appoggia sempre pi
apertamente la Spd e in particolare l'amico Willy Brandt, si fa
applaudire o esecrare per i suoi amichevoli contatti con l'Urss e la
Repubblica democratica tedesca, invia un clamoroso mazzo di fiori
alla donna che schiaffeggi il cancelliere K'G' Kiesinger per il suo
passato di nazista, entra in una lunga lite con l'arcivescovo di
Colonia per aver rifiutato di pagare ancora la famigerata tassa per
il culto. Intanto pubblica un libro dopo l'altro, si ritira
volentieri in Irlanda, dove ha comprato una casa, fa lunghi viaggi
(nel 1961 trascorre qualche mese a Roma, stipendiato d'onore della
fondazione di Villa Massimo), ottiene numerosi premi (tra quelli
italiani, l'Isola d'Elba e il Premio Calabria).
Dopo il 1966, quando pubblica Ende einer Dienstfahrt, entra in una
fase di silenzio che alcuni prevedono definitiva, anche per
l'irrompere di massicce forze nuove nel campo della letteratura
tedesca. Ma nominato presidente del Pen-Club per la Germania nel
1970, poi di quello internazionale l'anno successivo, in quello
stesso 1971 ripropone se stesso con forza e felicit del tutto
inaspettate col romanzo Gruppenbild mit Dame, che ottiene un trionfo
internazionale. Ma l'uomo pubblico verr duramente attaccato da pi
parti l'anno successivo, quando invocher il concetto della grazia o
per lo meno la rinuncia alla psicosi di caccia alle streghe per il
gruppo anarchico Baader-Meinhof. Poi partecipa alla vittoriosa
campagna elettorale della Spd e il 19 ottobre riceve la notizia che
gli stato conferito il premio Nobel. Nella massa di articoli,
saggi, interviste che si occupano ora di lui come scrittore,
s'incunea ancora una volta l'interesse per il personaggio politico
quando, fra il 13 e il 15 febbraio 1974, Bll ospita nella sua casa
di campagna, a Langenbroich, Aleksandr Solzenicyn espulso il giorno
13 dall'Urss.
Tra i fatti degli ultimi anni emergono la dichiarazione di Bll di
essere uscito dalla corporazione della Chiesa cattolica tedesca, pur
restando nel corpo della Chiesa cattolica universale; la crisi
diabetica, che prima in America latina poi in Germania, lo sottopone
a due interventi chirurgici con amputazione di parte dei piedi; la
morte del figlio Raimund, scultore (1982) la lotta pacifista ed
ecologica tra i Verdi. In attesa di una nuova operazione, Bll muore
nel 1985 nella sua casa di campagna a Langenbroich e viene sepolto a
Bornheim-Merten, presso Colonia.
Le opere
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Come si visto, il primo volume a firma Heinrich Bll fu il lungo


racconto - o romanzo breve - Der Zug war pnktlich (1949; trad' it'
Il treno era in orario, 1958 e 1974). Di una scabra semplicit a
tratti quasi rozza, ma con intuizioni anche formali da narratore di
razza, il libretto narrava la corsa verso la morte di tre soldati
diretti al fronte dopo una licenza. L'ossessiva presenza della guerra
vi era come scandita dallo sferragliare del treno - quarto
personaggio del racconto - che domina due terzi della vicenda, per
poi ammutolire nell'ultima parte, la pi debole, ove il pi
importante dei tre comprimari trova castissima comprensione in una
prostituta polacca, all'immediata vigilia della morte. Alcune
connotazioni del Bll successivo appaiono gi appieno in quest'opera
prima: la sua religiosit "povera", evangelica, fatta di preghiera e
di amore per gli umili; i suoi avidi sensi di narratore, che giudica
la realt pi con l'occhio, il palato, il tatto che col cervello; la
sua scabra potenza linguistica, a volte d'una sgangherata felicit
espressiva, spesso di una giustezza quasi elegante ma non mai
preziosa la sua forte presa narrativa, che pure non indulge mai ai
risaputi espedienti del thrilling; la consapevolezza di essere un
testimone morale, per ora sui guasti e i delitti che la dittatura e
la guerra hanno operato sull'homo germanicus.
Nel 1950 usciva una prima raccolta di racconti, Wanderer, kommst du
nach Spa... (trad' it' Viandante, se giungi a Spa... nel volume Il
pane dei verdi anni, 1961). Con magistrale concisione ed essenzialit
Bll riprendeva il discorso sulla guerra (un discorso ch'egli non
concluder mai), allargando la sua attenzione ai primi segni di un
desolato, apocalittico dopoguerra pieno di promesse e di minacce.
Considerati da molti tra i suoi esiti migliori, questi racconti
furono paragonati a quelli di Hemingway, che pure non si sente abbia
esercitato un'influenza diretta sul nostro, e hanno fatto annoverare
Bll tra i maestri della short story del Novecento. Ma Bll sentiva
il bisogno di dedicare all'incubo della guerra un libro che ne fosse
tutto dominato da cima a fondo, e nel 1951 pubblic Wo warst du, Adam
(trad' it' Dov'eri, Adamo?, 1967). Un libro senza vero protagonista,
tranne la guerra stessa, fatto tutto di episodi staccati, di orridi
flash, di balzi nello spazio e nel tempo, con qualche piccola oasi
sentimentale o burlesca tosto sommersa dall'inarrestabile tragedia;
un libro forte, ricco, sconcertante, che arriva all'arte non dando
altra impressione che di voler essere una testimonianza.
Fin qui il realismo drammatico, anche se spesso in forme opache e
rilassate, aveva dominato nettamente la produzione di Bll. Ma nel
1951 e nel 1952 egli rivela una faccia nuova, che pi tardi apparir
sempre pi in primo piano, divenendo per lunghi tratti quella
dominante. Ce la rivelano due racconti, Die schwarzen Schafe (trad'
it' La pecora nera) e Nicht nur zur Weihnachtszeit (trad' it' Tutti i
giorni Natale, entrambi nel vol' Racconti umoristici e satirici,
1964). Se per rievocare e stigmatizzare il nazismo e la guerra Bll
aveva usato l'arma di una seriet irosa o nauseata, per registrare i
primi sintomi di un'obliosa societ del benessere egli usa un'ironia
burlesca e deformante, in una gamma che va da un fiabesco
apparentemente innocuo a un sarcasmo avvelenato. Un giorno non
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saranno pochi i critici che vedranno in questo filone quello pi


originale di tutto Bll.
Ma non ancora la stagione perch tale vena maturi. Nel 1953 Bll
ci d, della dolorosa realt del dopoguerra, dove uomini e donne
feriti a morte vagano coi loro assurdi destini tra macerie di
quartieri bombardati e nuove costruzioni ambiziose, gi presaghe di
miracolo economico, un amaro lucidissimo quadro in quello che noi
riteniamo il suo libro poeticamente pi riuscito: il romanzo
coniugale Und sagte kein einziges Wort (trad' it' E non disse nemmeno
una parola, 1955), che gli diede fama europea. Per intensit di
visione, giustezza di tono, umanit e individualit di personaggi,
precisione e importanza di denuncia il libro toccava una perfezione
che altre volte il pi ispirato che controllato, il pi viscerale che
intellettuale Bll consegu solo in qualche racconto. Pi ampio come
dimensioni e come ambizioni, il romanzo seguente, Haus ohne Hter
(1954; trad' it' Casa senza custode, 1957). Bll vi rivelava per la
prima volta un intelligente apprendimento della lezione formale della
narrativa moderna. Il libro infatti decentrato, "copernicano",
fatto di piani intersecati e di tempi slittanti, un vasto ordito su
cui si tesse partendo dai punti pi diversi, senza peraltro giungere
alla fine a un'immagine davvero complessiva e unitaria. Tuttavia in
questa congerie a tratti faticosa abbondano episodi e personaggi di
intenso rilievo, e memorabile la rivelazione degli insanabili danni
che la guerra ha provocato nelle famiglie, sia ricche che povere,
uccidendo nel paterfamilias il loro fulcro e sostegno.
Dopo questo massiccio sforzo creativo, Bll frange la sua
produzione, per alcuni anni, in opere di pi breve respiro: il non
troppo persuasivo romanzetto d'amore - un amore gi condizionato e
gravato dalla societ del benessere - Das Brot der frhen Jahre
(1955; trad' it' Il pane dei verdi anni, 1961); un racconto
espressionisticamente allucinato sulla crisi puberale, Im Tal der
donnernden Hufe (1957; trad' it' La valle degli zoccoli tonanti); e
via via, novelle lunghe e brevi, realistiche o surreali, drammatiche
o satiriche, ospitate poi nelle grandi raccolte Erzhlungen
(Racconti, 1958) e Erzhlungen 1950-1970 (Racconti 1950-1970, 1972).
Di particolare interesse, in questo periodo, le novelle che
sviluppano il germe burlesco-parodistico di cui dicevamo innanzi,
soprattutto quelle note in Italia attraverso il volume Racconti
umoristici e satirici: zampate morbide, si direbbe, alla Germania
neocapitalista di quegli anni, ma che in effetti graffiano fino
all'osso (si pensi solo alla satira all'ambiente radiofonico
contenuta in Doktor Murkes gesammeltes Schweigen, La raccolta di
silenzio del dottor Murke).
Il nuovo ritorno al "far grande" di un romanzo dove la storia della
Germania si rispecchia in tre generazioni, anche se condensata nelle
poche ore di una festa di famiglia, non d esito del tutto felice.
Billard um halbzehn (1959; trad' it' Biliardo alle nove e mezzo,
1962) ha senza dubbio buoni episodi e spunti felici, ma nel complesso
assai forzato, velleitario, senza il sorriso magari perfido e la
rilassatezza che Bll aveva appena conquistato, come componente
positiva, nelle pi riuscite delle sue recenti prove narrative. Tali
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componenti appaiono invece appieno, anche se con un di pi di


cattiveria a tratti livida e tesa che ne compromette taluni
risultati, nel romanzo successivo, che in Italia ebbe accoglienza
particolarmente favorevole: Ansichten eines Clowns (1963; trad' it'
Opinioni di un clown, 1965). Fatto quasi tutto di dialoghi telefonici
e di brevi flash-back, il pi agile e arioso dei libri di Bll, una
satira da cima a fondo contro le cose che l'autore odia di pi: il
nazismo e il militarismo rinascenti, la Chiesa alleata al potere e
alla grande industria, il conformismo arido di cuore, le paure di
tutti i colori. L'anno dopo Bll tornava al ricordo diretto della
guerra e delle sue conseguenze nel romanzo breve Entfernung von der
Truppe (Lontano dall'esercito, 1964), interessante soprattutto come
esperimento formale per l'uso di due espedienti che avranno la loro
piena applicazione in Foto di gruppo con signora: l'uso dello
"storico" in prima persona che mette insieme il passato attraverso
frammenti e testimonianze, e la citazione letterale di documenti
soprattutto del periodo nazista in funzione comico-agghiacciante. Nel
1966 col romanzo Ende einer Dienstfahrt (trad' it' Termine di un
viaggio di servizio, 1972) Bll tornava al racconto lineare, oltre
che a una certa accattivante bonomia: ma se la semplicit formale era
indubbia, la bonomia era solo apparente, e anche qui i suoi bersagli
(militarismo, magistratura, fisco) erano colpiti senza riguardo.
Non si pu dare spazio a un'attivit che pure ebbe una notevole
importanza per Bll, specie nei suoi primi anni: quella di autore
radiofonico (i suoi migliori radiodrammi si trovano nella raccolta
Zum Tee bei Dr' Borsig, Il t del dott' Borsig, 1964) e appena un
accenno faremo alla sua attivit di drammaturgo, concretatasi in due
testi: Ein Schluck Erde (1962; trad' it' Un sorso di terra, 1964),
curioso esempio di fantascienza avveniristica e "spirituale", e
Aussatz (1969; trad' it' Lebbra, 1971), irosa denuncia delle tresche
fra potere politico e gerarchia ecclesiastica. Anche sull'attivit
lirica di Bll (Gedichte, 1972; trad' it' La mia musa, 1974) non ci
si pu soffermare, anche se, per l'immediatezza della confessione, ci
offre sui sentimenti e le idee dell'autore una "spia" pi rivelatrice
della ben pi obiettivata attivit narrativa. Ma una segnalazione
tutta particolare merita la sua ormai pi che ventennale, ampia,
sempre vigile e intrepida produzione di saggista e di critico (un
critico molto sui generis), che d risultati di rilievo nella
denuncia politico-sociale (ad es' Brief an einen jungen Katholiken,
1958; trad' it' Lettera a un giovane cattolico, 1967; Der Panzer
zielte auf Kafka, Il carro armato punt su Kafka, 1968), nella
fantasticheria pi o meno autobiografica (es' ber mich selbst, Su me
stesso, 1958), nella recensione-ritratto di un uomo o di un
movimento, nelle formulazioni alogiche e intuitive di una poetica
tutta personale (Frankfurter Vorlesungen, 1966; trad' it' Lezioni
francofortesi 1990).
Dopo Foto di gruppo con signora si registra, in Bll, un certo
calo. Tuttavia ottiene grande successo, anche nella versione
cinematografica di Volker Schlndorff, Die verlorene Ehre der
Katharina Blum (1974; trad' it' L'onore perduto di Katharina Blum,
1975), che rivela tensioni da romanzo poliziesco nel denunciare, con
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la consueta mistura di spoglia umanit e di invenzioni grottesche, i


delitti della stampa scandalistica. Molto sofisticato Berichte zur
Gesinnungslage der Nation (1975; trad' it' Rapporti sui sentimenti
politici della nazione, 1976), tuttavia assai gustoso nel portare
alle pi assurde conseguenze lo spionaggio nella Germania di quegli
anni. Il pi grave fallimento artistico di Bll il romanzo
successivo, Frsorgliche Belagerung (1979; trad' it' Assedio
preventivo, 1980), che pure ha un tema interessante: il terrorismo a
cui si riduce un governo quando vuol combattere il terrorismo. Il
meglio di lui riemerge, con energia di visione e di satira, in alcuni
racconti della silloge Du fhrst zu oft nach Heidelberg (1979; trad'
it' Vai troppo spesso a Heidelberg, 1981), o nelle memorie
autobiografiche della giovinezza Was soll aus dem Jungen bloss
werden? (1981; trad' it' Che cosa faremo di questo ragazzo?, 1984).
Poi, due gradite sorprese: il recupero di uno splendido romanzo del
primo Bll che si credeva perduto (Das Vermchtnis, 1982; trad' it'
Il legato, 1983), e la pubblicazione d'un gruppo di racconti dei suoi
esordi (Die Verwundung, 1983; trad' it' La ferita, 1985). Ultimo
testo narrativo di Bll, uscito postumo, il romanzo Frauen vor
Flusslandschaft (1985; trad' it' Donne con paesaggio fluviale, 1987),
un'altra satira - spietata come sempre ma di segno pi stanco e
malinconico - contro l'establishment di Bonn.
I suoi ultimi interventi di censore della Germania corrotta e
compromissoria, di avvocato dei dissidenti dell'Est, di lettore
sensibile ma pi che altro intuitivo di testi letterari vengono
raccolti nei volumi Vermintes Gelnde (Terreno minato, 1982), Einund Zusprche (Obiezioni e incoraggiamenti, 1984) e il postumo Die
Fhigkeit zu trauern (1986; trad' it' La capacit di soffrire, 1990).
Di un certo interesse per gli italiani Rom auf dem ersten Blick
(1987; trad' it' Roma a prima vista, 1988).

Foto di gruppo con signora


Uscito nel 1971, Gruppenbild mit Dame (trad' it' Foto di gruppo con
signora, 1972) divent immediatamente e per lungo tempo un
best-seller, prima in Germania, poi in quasi tutti i paesi del mondo.
La critica tedesca fu quasi unanime nell'esaltarlo: un maturo
capolavoro (Karl Korn (1)), il suo libro migliore (Jost Nolte
(2)), con questo libro Bll si rivelato... un maestro dei suoi
personaggi e mezzi stilistici che ormai possiamo quasi definire
classici (Uwe Schultz (3)), il libro finora pi ricco e originale
di Bll (Gnther Schloz (4)), la summa di una carriera di scrittore
(Kurt Lothar Tank (5)). Specialmente quest'ultimo rilievo (summa di
tutto il Bll precedente) viene accettato e sviluppato anche da chi
ha da opporre qualche riserva. Veramente perplessi, in parte
negativi, sono ben pochi: Heinz Beckmann (6), che ha molto da
eccepire sull'accettabilit del personaggio di Boris, Marcel
Reich-Ranicki (7), che vede nell'eroina una reincarnazione
dell'eterno kitsch tedesco, Manfred Durzak (8) che mette in
discussione la struttura generale del racconto. Ma sono eccezioni in
un coro di lodi che, sommandosi all'accoglienza pi che favorevole
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dei lettori, avr una parte determinante nel far assegnare a Bll,
l'anno dopo, il premio Nobel.
In Italia la critica, per Foto di gruppo, ha dimostrato
un'attenzione pressoch plenaria e rispettosa che Bll non aveva mai
avuto tra noi in precedenza. Giacinto Spagnoletti (9), pur preferendo
Opinioni di un clown, studia con attenzione questa denuncia del
nazismo che non avviene mai per via diretta e che va osservata non
attraverso la specola della Storia, ma attraverso il
personaggio-uomo. Carlo Bo (10) vi ravvisa una nuova stagione
dello scrittore, cio il tentativo di uscire dalla semplice
cronaca, per quanto fosse palpitante ed eccitante, e affrontare dei
temi pi comuni ma proprio per questo meno soggetti all'usura della
polemica e della critica immediata, e conclude: Foto di gruppo ,
da questo punto di vista, un successo. Giancarlo Vigorelli (11) lo
considera il suo libro pi importante, o quanto meno pi clamoroso,
il pi modernamente composito di tutta la sua carriera, fondato su
una stabile pluralit di valori e accoglie anche lui la definizione
di summa della sua opera narrativa. Alberto Bevilacqua (12) parla
di un Bll monumentale, descrive il particolare tipo di questa
monumentalit e conclude: Bll s'impaluda, a volte, in un
descrittivismo che esaspera i propri labirinti e in cui si avverte un
bisogno di riduzione, di snellezza; ma l'autore ha polmoni potenti e
abbraccia il proprio orizzonte storico dalla sua statura non comune.
Luigi Baldacci (13), definito Bll scrittore di precisa collocazione
culturale ma d'inconsueta statura, scrive: Una volta finito di
leggere questo lunghissimo romanzo, necessario riconoscere che non
abbiamo letto un libro inatteso; ma inattesa bens l'intensit di
scrittura, di aggressivit, d'ironia con la quale Bll ricompone le
tessere e i frammenti di questa Foto di gruppo. Quello che in altri,
anche in Johnson, era un espediente tecnico, un divertimento
relativistico, acquista in Bll uno spessore che solo della
conoscenza scientifica e storica. Walter Mauro (14) sottolinea il
sentore aspro e fetido di morte che lascia sconvolti ad ogni nuovo
incontro con la pagina, vede i personaggi pi simili a fantasmi che
a creature vive, e in Bll uno scrittore concreto e realistico che
sa offrire anche ai giovani un'alternativa liberatoria: il romanzo,
per Mauro, segno e verifica di un'esplosione lungamente meditata e
sostenuta da una fede profonda nella propria vocazione di narratore,
finora marginata entro soluzioni parziali e univoche, ed ora invece
orientata verso l'impresa di dare un andamento romanzesco alla vasta,
drammatica vicenda della Germania di mezzo secolo. Per Claudio
Marabini (15) con Foto di gruppo la narrativa di Bll tocca
indubbiamente il suo vertice e segna con ogni probabilit, nel
medesimo tempo, una svolta: questa volta, alla pienezza del quadro
storico e sociale, all'evidenza dei personaggi, alla profondit della
protesta umana, si unisce una struttura narrativa estremamente
moderna ... qui risolta in autentico fatto d'arte. Il romanzo,
articolatissimo e folto, si chiude in un rigoroso blocco monolitico,
nel medesimo tempo come un apologo o come un rapporto
documentaristico di un'inchiesta. Enzo Siciliano (16) giudica Foto
di gruppo il romanzo di uno scrittore autentico, di quelli che si
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dice siano nati per narrare, e che posseggono la virt di rendere


visibile tutto quanto attraversa la loro immaginazione, e dopo aver
descritto umori e soluzioni narrative del libro, precisa: Ma, dopo
averti lasciato sbandare di qua e di l, Bll ti coinvolge col suo
colpo d'ala: la sua pagina si fa insinuante, o taglia il traguardo
dell'ispirazione tragica come accade a pochi scrittori
contemporanei; e ancora, parlando dei personaggi e dei loro
problemi: Bll, quelle figure, le ha appunto inventate, le ha rese
vive e parlanti, e la sua spregiudicatezza ha rimesso nel gioco una
serie di problemi che parevano consegnati in soffitta: riuscito ad
inciderli con vigore immaginativo lasciandoli slittare ai margini del
gran corso della storia. Ma proprio di l, da quei margini,
cattolicesimo o no, riescono a raggiungerci. Claudio Magris (17)
afferma che Il libro articolato con rigorosa coerenza stilistica
ed architettonica e rileva che Bll ha la mano felice nel
tratteggiare i personaggi moralmente e umanamente neutri, ma
denuncia varie debolezze specie nel disegno dei personaggi
"positivi". Per Lorenzo Mondo (18) Bll ricapitola in Foto di gruppo
tutti i motivi della sua ispirazione, fatti pi persuasivi e tesi da
una sorprendente invenzione stilistica, sa rendere l'esperienza del
nazismo in pagine di grandiosa, mortuaria disperazione e d segno
di uno humour che alleggerisce certa gravezza teutonica, un
acquisto recente, non ultimo segno di un rinnovamento autentico che
ribadisce la posizione di centralit occupata da Bll tra gli
scrittori di lingua tedesca. Secondo Paolo Milano (19) con Foto di
gruppo Bll ci ha dato un di pi, un oltre, uscendo dalla sua
quotazione di scrittore middle-brow per offrirci un'opera in cui
l'impegno massimo e, forse, per lo scrittore, definitivo, e mette
in luce il carattere di parodia di quest'inchiesta apparentemente
documentaria e seriosa, per concludere con due riserve: la non
assoluta originalit di certi temi, e la prolissit (da buon
tedesco, egli ha raramente rinunciato a dire bene in cinque pagine
quel che avrebbe detto benissimo in tre), ribadendo tuttavia che
Foto di gruppo un romanzo di gran fiato e molto degno.
Parecchio di questo libro si sar gi potuto intravvedere da queste
spulciature critiche. Precisiamo ancora che Bll usa con effettiva
ironia (cosa che non tutti hanno saputo ravvisare) l'ingabbiatura di
una ricostruzione documentaria paziente, pedantesca, meticolosa di
cui un investigatore giornalista si serve per ricostruire la
personalit di una donna tuttora vivente: Leni Gruyten. Leni non
certo un'eroina n una santa, semmai antieroina, la non-santa per
eccellenza, senza peraltro raggiungere nemmeno un vertice negativo.
E', tutto sommato, una donna abbastanza qualunque, nemmeno troppo
simpatica, tutt'altro che intelligente, anche se dotata di un istinto
che a volte ha l'infallibile sicurezza di quello degli animali: un
pezzo di esistenza umana che vale e interessa proprio perch ha
accettato di essere solo esistenza umana, senza volersi gonfiare
ideologicamente o mitizzare per un qualche fine. Che Leni, in fondo,
sia cos sciapa non solo non ci pare un difetto, ma addirittura un
pregio, perch mette in salutare evidenza la natura giocosa,
parodistica, ammiccante di questa minuta ricostruzione della sua
9

squallida vita, quasi si trattasse di Cleopatra o di Giovanna d'Arco.


Ma intorno a Leni, legati ad essa da incontri fuggevoli o da
tenacissimi legami affettivi (di amore o di avversit) pullula una
vera foresta vergine di personaggi, una cinquantina, quasi tutti ben
pi consistenti e sanguigni di lei. Elencare anche solo i principali,
con due parole di definizione, vorrebbe dire riempire una pagina
abbastanza superflua, per chi si appresti a leggere il libro e a
farne la conoscenza di persona.
Tuttavia, se ironico-parodistico il procedimento narrativo, la
cornice che tiene insieme il quadro, non tale il quadro stesso, al
contrario uno dei pi atroci che, della Germania dall'et guglielmina
in poi, ci abbia dato uno scrittore tedesco. La tragedia qui
rappresentata, anzi, cos al di sopra di ci che si pu tollerare
ove la si prenda pienamente sul serio, da giustificare il tono
grottesco con cui quasi sempre questa storia narrata. Come
giustamente teorizzava Friedrich Drrenmatt (20), il male, nel mondo
moderno, diventato cos crudele, meccanizzato, imperscrutabile,
ramificato che volerlo rappresentare col tono della tragedia non ha
senso. L'unico modo di darne un'idea concreta e insieme astratta,
spaventosa e insieme sinistramente spassosa, il ricorso alla
commedia, al grottesco. In questo senso Foto di gruppo un grottesco
ad alto livello e di ampia portata, una specie di apocalisse per
teatro dei pupi come Gli ultimi giorni dell'umanit di Karl Kraus o
Il tamburo di latta di Gnter Grass, Il Maestro e Margherita di
Bulgakov o il Pasticciaccio di Gadda. Quello che distingue Bll, tra
tutti, una sorta di bonariet sorniona, di camaraderie a livello
anarchico-plebeo, di Cristianesimo creaturale da corte dei miracoli o
di moralit alla Bruegel (parte della famiglia di Bll di
derivazione olandese, e Bll se ne vanta). Un libro con stridori
rugginosi, e improvvisamente con lunghe zone di squillante metallo;
costruito con puntigliosa bravura su diversi registri - dal lirico al
burocratico - ma in fondo di una rozza ingenuit di scrittore nato
per forza, senza vere finezze cerebrali. Un libro che molti potranno
aver ritegno a definire grande, ma che chiunque, crediamo, si sentir
di definire perlomeno "grosso".
Italo Alghiero Chiusano

NOTE:
(1) Heinrich Blls Beschreibung einer Epoche, in Frankfurter
Allgemeine Zeitung, 28 luglio 1971.
(2) Das vielfache Nein des Heinrich Bll, in Die Welt der
Literatur, 5 agosto 1971.
(3) Radikale Chronik der Nachkriegszeit, in Handelsblatt, 20-21
agosto 1971.
(4) Eine Frau von 48 Jahren, in Christ und Welt, 13 agosto 1971.
(5) Gruppenbild mit Bll, in Welt am Sonntag", 1o agosto 1971.
(6) Schade um die Kranzbinderei, in Rheinischer Merkur", 30 luglio
1971.
(7) Nachdenken ber Leni G', in Die Zeit, 6 agosto 1971.
(8) Heinrich Blls epische Summe?, in Basis 3, Frankfurt am Main
10

1973, pp' 174-97.


(9) Il Messaggero, 3 ottobre 1972.
(10) L'Europeo, 9 novembre 1972.
(11) Tempo, 5 novembre 1972.
(12) Oggi", 9 novembre 1972.
(13) Epoca, 19 novembre 1972.
(14) La Gazzetta del Popolo, 27 settembre 1972.
(15) Il Resto del Carlino, 20 ottobre 1972.
(16) Il Mondo, 12 ottobre 1972.
(17) Corriere della Sera, 28 settembre 1972.
(18) La Stampa, 25 agosto 1972.
(19) L'Espresso, 25 settembre 1972.
(20) Theaterprobleme, Zrich 1955; ora in Theater-Schriften und
Reden, Zrich 1966, pp' 117 sgg' (trad' it' Questioni di teatro in Lo
scrittore nel tempo. Scritti su letteratura, teatro e cinema, Torino
1982, pp' 19-49).
Foto di gruppo
con signora
A Leni, Lev e Boris
I
La protagonista femminile dell'azione, nella prima parte, una
donna di quarantotto anni, germanica: alta m 1,71, pesa kg 68,8 (in
abito da casa), perci ha solo 300-400 grammi meno del peso ideale.
Ha occhi cangianti tra il blu cupo e il nero, capelli biondi molto
folti e lievemente imbiancati, che le pendono gi sciolti, aderendole
al capo, lisci, come un elmetto. Questa donna si chiama Leni
Pfeiffer, nata Gruyten, e per trentadue anni, naturalmente con
interruzioni varie, ha subito quello strano processo che si chiama
processo lavorativo: per cinque anni come impiegata priva di ogni
preparazione professionale nell'ufficio di suo padre; per ventisette
come operaia, ugualmente non qualificata, nel ramo della
floricultura. Poich, in un momento inflazionistico, si disfatta
con molta leggerezza di una cospicua propriet immobiliare, una non
disprezzabile casa d'affitto nella citt nuova, che oggi varrebbe non
meno di quattrocentomila marchi, piuttosto priva di mezzi, dopo
aver lasciato il suo lavoro senza un serio motivo, non essendo n
vecchia n malata. Poich nel 1941 stata moglie per tre giorni di
un ufficiale di professione della Wehrmacht, oggi riscuote una
pensione di vedova di guerra, cui non si ancora aggiunta una
pensione dell'assicurazione sociale. Si pu dunque dire che Leni, al
momento - e non solo dal punto di vista finanziario - fa una vita da
cane, specie da quando il suo amato figliuolo sta in galera.
Se Leni si tagliasse i capelli pi corti e li tingesse di una
sfumatura pi grigi, sembrerebbe una quarantenne ben conservata; ma
come porta i capelli adesso, la differenza tra la sua acconciatura
giovanile e il suo volto non pi tanto giovanile troppo grande, e
la gente la crede sul finire della quarantina; che in fondo la sua
vera et, solo che in tal modo essa perde un'occasione che invece
dovrebbe sfruttare: fa l'effetto di una biondina sfiorita che - cosa
11

del tutto inesatta - conduca o cerchi di condurre un'esistenza


piuttosto libera. Leni una delle pochissime donne della sua et che
possano permettersi la minigonna: le sue gambe e le sue cosce non
mostrano le vene n rivelano alcun rilassamento dei tessuti. Ma Leni
resta fedele a una lunghezza della gonna ch'era di moda suppergi nel
1942, e questo soprattutto perch porta ancor sempre le sue vecchie
gonne, dando la preferenza a giacche e bluse perch dato il suo petto
(e qui ha piuttosto ragione) i pullover le sembrano troppo vistosi.
Quanto ai cappotti e alle scarpe, vive ancora delle ottime e ben
conservate scorte che si era potute fare da giovane, quando i suoi
genitori furono, per un certo periodo, facoltosi. Tweed ruvido e
robusto, color grigio e rosa, verde e azzurro, bianco e nero, celeste
unito, e nel caso che voglia coprirsi il capo, usa un fazzoletto; le
sue scarpe sono di quelle che - avendone i mezzi - si potevano
comprare negli anni 1935-39 come eterne.
Siccome Leni, al momento, si trova senza la costante protezione o
il consiglio di un uomo, vittima di un'illusione permanente per ci
che concerne la sua acconciatura; ne ha colpa il suo specchio, un
vecchio arnese del 1894 che, per disgrazia di Leni, sopravvissuto a
due guerre mondiali. Leni non entra mai da una pettinatrice n in un
supermercato ricco di specchi, fa le sue compere in un negozio al
minuto che sta ormai per essere travolto dall'evoluzione delle nostre
strutture sociali; cos non ha altro responso che quello specchio,
del quale gi sua nonna, Gerta Barkel nata Holm, diceva ch'era un po'
troppo adulatore; Leni usa moltissimo quello specchio. La sua
acconciatura uno dei motivi dei suoi guai, ma Leni non sospetta che
ci sia una relazione. Ci che invece sente in tutta la sua forza la
crescente avversione del suo ambiente, in casa e nel vicinato. Nei
mesi scorsi Leni ha avuto molte visite maschili: emissari di istituti
di credito che, non avendo lei risposto alle loro lettere, le
recavano ultimi e ultimissimi solleciti; ufficiali giudiziari;
fattorini di studi legali; infine messi dell'ufficiale giudiziario,
che venivano a ritirare oggetti pignorati; e poich Leni, inoltre,
affitta tre camere ammobiliate, che ogni tanto cambiano affittuario,
naturalmente venivano anche uomini pi giovani a cercar camera.
Alcuni di questi visitatori maschili hanno preso certe iniziative...
senza successo, s'intende; ma poich tutti sanno che sono proprio i
dongiovanni respinti quelli che vantano i loro inesistenti successi,
non difficile immaginare come il buon nome di Leni sia stato presto
diffamato.
L'autore non conosce che in parte la vita fisica, spirituale e
amorosa di Leni, ma si fatto di tutto, proprio di tutto per
procurarsi su di lei ci che si chiama informazione oggettiva (a
tempo e luogo faremo persino i nomi dei nostri informatori!), e ci
che qui si riferisce si pu considerare esatto con una
verosimiglianza che rasenta la certezza assoluta. Leni taciturna e
riservata. E visto che, una volta tanto, abbiamo detto due qualit
non fisiche, aggiungiamone due altre: Leni non amareggiata e non ha
rimorsi, non deplora nemmeno di non aver mai pianto la morte di suo
marito. La sua inaccessibilit al rimorso cos totale che ogni
12

pi o meno, a questo proposito, sarebbe fuori luogo;


probabilmente essa non sa nemmeno che cosa sia il rimorso; in questo
- e in altri punti - la sua educazione religiosa dev'essere fallita o
la si deve considerar fallita, probabilmente a vantaggio di Leni.
Ci che emerge inequivocabile dalle dichiarazioni delle persone
interrogate che Leni non capisce pi il mondo, che dubita di averlo
mai capito, non capisce l'ostilit di chi le vive intorno, non
capisce perch la gente ce l'abbia tanto con lei; lei non ha fatto
niente di male, nemmeno a loro; in questi ultimi tempi, quando
costretta a uscir di casa per far le spese necessarie, viene
apertamente derisa, espressioni come pezza di scarto o materasso
in pensione sono tra le pi benevole. Tornano a galla persino
insulti che si ricollegano a fatti di quasi trent'anni addietro:
puttana comunista, ganza dei russi. Leni non reagisce alle villanate.
Che le mormorino alle spalle sciattona per lei cosa normale. La
si considera insensibile o del tutto apatica; ma non vero: secondo
testimoni attendibili (teste Marja van Doorn) essa se ne sta seduta
per ore e ore in casa sua e piange, le sue congiuntive e le sue
ghiandole lacrimali svolgono un'intensa attivit. Persino i bambini
del vicinato, con cui finora era in rapporti amichevoli, le vengono
aizzati contro e le gridano dietro parole che n loro stessi n Leni
comprendono bene. E s che, dopo lunghe ed esaurienti escussioni di
testimoni, estese a tutte le fonti d'informazione possibili, possiamo
dichiarare che Leni, finora, con una verosimiglianza che rasenta la
certezza assoluta, avr dormito in tutto due dozzine di volte con un
uomo: due volte con Alois Pfeiffer, che poi fu suo marito (una volta
prima, una durante il matrimonio, che dur complessivamente tre
giorni) e le altre volte con un secondo uomo ch'essa avrebbe persino
sposato se le circostanze di quel tempo lo avessero consentito. Pochi
minuti dopo che verr permesso a Leni di entrare direttamente in
azione (cosa che si far aspettare ancora un poco), essa far per la
prima volta quello che si potrebbe chiamare un passo falso: avr
esaudito un lavoratore turco che, ginocchioni, le chieder i suoi
favori in una lingua per lei incomprensibile, e lei - anticipiamo
solo questo - lo esaudir soltanto perch non sopporta che qualcuno
le stia davanti in ginocchio (che lei stessa sia incapace
d'inginocchiarsi una delle sue qualit che occorre premettere
subito). Forse dovremmo aggiungere ancora che Leni orfana di padre
e di madre, ha alcuni spiacevoli parenti acquisiti, altri - meno
spiacevoli - non acquisiti ma consanguinei, in campagna, e un figlio
di venticinque anni che porta il suo cognome da ragazza e attualmente
si trova in prigione. Una certa importanza pu avere ancora una
caratteristica fisica, anche per valutare le vive attenzioni
dimostratele dagli uomini. Leni ha il seno quasi perfettamente
conservato di una donna che stata amata teneramente e al cui seno,
appunto, si sono dedicate delle poesie. La gente sarebbe ben contenta
di farla sparire o di eliminarla; le si grida persino dietro:
Vattene o Sparisci, ed comprovato che pi di una volta si sono
invocate le camere a gas: su questo desiderio non c' il minimo
dubbio, l'autore non saprebbe dire se ci sia anche la possibilit di
attuarlo, pu solo aggiungere che viene espresso con molta veemenza.
13

Dobbiamo fornire ancora qualche particolare circa le abitudini di


vita di Leni; essa mangia volentieri, ma con misura; il suo pasto
principale la colazione del mattino, per la quale ha assolutamente
bisogno di due panini freschissimi, di un uovo a bere, fresco
anch'esso, di un po' di burro, di uno o due cucchiai di marmellata
(pi esattamente: di quel tipo di conserva di prugne che da certe
parti conosciuta col nome di Powidl), di caff forte mescolato a
latte bollente, di pochissimo zucchero; il pasto che va sotto il nome
di pranzo o seconda colazione la interessa poco: una minestra e un
po' di frutta le bastano; la sera, poi, mangia cibi freddi, un poco
di pane - due o tre fette -, un po' d'insalata, carne o salciccia se
i suoi mezzi glie lo consentono. Ci che Leni apprezza di pi sono i
panini freschi, che non si fa portare in casa ma che va a scegliere
personalmente, non gi strizzandoli ma giudicandoli solo dal colore;
niente - almeno in fatto di mangiare - le pi odioso del pane
stantio. E' per amore dei panini e perch la prima colazione il suo
quotidiano banchetto festivo, che lei la mattina esce persino tra la
gente, accettandone anche gl'insulti, le malignit, le parolacce.
Circa il fumo va detto che Leni fuma fin dal suo diciassettesimo
anno di et, in media otto sigarette al giorno, mai di pi, in genere
meno; durante la guerra rinunci per un certo tempo al fumo per
passare segretamente un po' di sigarette a una persona che amava (non
suo marito!) Leni una di quelle persone che di tanto in tanto
gradiscono un bicchiere di vino, non bevono mai pi di mezza
bottiglia, e, a seconda del tempo che fa, si concedono uno Schnaps, a
seconda dell'umore e delle finanze uno sherry. Altri dati: Leni ha la
patente di guida dal 1939 (ottenuta grazie a una concessione
speciale, specificheremo poi i particolari), ma fin dal 1943 non
dispone pi di un'automobile. Guidava molto volentieri, quasi con
passione.
Leni abita ancor sempre nella casa in cui nata. Il quartiere,
grazie a una serie di casi fortuiti che non si possono spiegare,
stato risparmiato dalle bombe, almeno fino a un certo punto; stato
distrutto solo per il 35 per cento, perci si pu considerare
favorito dalla sorte. Recentemente accaduto a Leni un fatto che
l'ha resa perfino loquace, tanto che alla prima occasione lo ha
confidato, caldo caldo, con voce eccitata, alla sua migliore amica,
la sua confidente principale, che anche la teste pi importante
dell'autore: una mattina, nell'attraversare la strada mentre andava a
comprarsi i panini, il suo piede destro ha riconosciuto sul lastrico
un punto dissestato con cui aveva avuto l'ultimo contatto
quarant'anni prima, quando Leni saltellava proprio l con altre
ragazze; si tratta di una minuscola crepa in una lastra di basalto
che deve gi esser stata provocata dal lastricatore quando la strada
fu fatta, cio intorno al 1894. Il piede di Leni trasmise subito la
notizia alla sua corteccia cerebrale, la quale diffuse l'impressione
a tutti gli organi e i centri sensitivi, e poich Leni una persona
oltremodo sensuale, per cui tutto, ma proprio tutto si converte in
erotismo, essa sub, travolta dall'estasi, dalla nostalgia, dalla
memoria, da un'eccitazione totale, quello stato d'animo che nei
dizionari teologici - anche se in quella sede con altro significato 14

si potrebbe definire attuazione assoluta dell'essere; e che,


degradato in maniera imbarazzante da grossolani erotologi e da
dogmatici della sessualteologia, vien definito orgasmo.
Prima che si abbia l'impressione che Leni isolata bisogna
enumerare tutti coloro che le sono amici, la maggior parte dei quali
le stata vicina nel bene e nel male, e due anche nel pessimo. La
solitudine di Leni dipende esclusivamente dalla sua taciturnit e
riservatezza; la si potrebbe definire persino donna di poche parole;
in effetti essa si apre solo di rado, nemmeno con le sue pi
vecchie amiche, Margret Schlmer nata Zeist e Lotte Hoyser nata
Berntgen, che non l'abbandonarono nemmeno nei momenti peggiori.
Margret ha la stessa et di Leni, vedova come Leni, ma
quest'espressione potrebbe essere fraintesa. Margret se l' fatta
abbastanza con gli uomini, per motivi che diremo pi avanti, mai per
calcolo anche se talvolta - quando era proprio inguaiata - per
mercede, eppure il miglior modo di caratterizzarla precisare che il
suo unico calcolato rapporto erotico stato con l'uomo che l'ha
sposata diciottenne; fu anche allora che Margret fece l'unica
osservazione sgualdrinesca di cui si abbia notizia, dicendo a Leni
(era il 1940): Ho pescato quel riccone di Knopp, che vuole
assolutamente portarmi all'altare. Margret si trova attualmente
all'ospedale, in un reparto d'isolamento: soffre di una grave, forse
inguaribile malattia venerea; essa dice di se stessa che
completamente di l, tutto il suo sistema endocrino dissestato;
si pu parlarle soltanto protetti da una lastra di vetro, ed essa
grata per ogni scatola di sigarette, per ogni bottiglietta di Schnaps
che le si porti, foss'anche la pi piccola delle fiaschette in
commercio, riempita dello Schnaps pi economico. Il sistema endocrino
di Margret talmente sottosopra, ch'essa dice: Non mi stupirei se
dagli occhi, a un tratto, invece che lacrime mi uscisse urina.
Accetta con gratitudine ogni tipo di stupefacenti, e prenderebbe
anche l'oppio, la morfina, l'hashish.
L'ospedale fuori citt, tra il verde, in un edificio tipo
bungalow. Per arrivare a Margret, l'autore dovette ricorrere a molti
mezzi riprovevoli: corruzione, truffa abbinata ad abuso di titolo (si
fece passare per docente di sociologia e psicologia della
prostituzione!)
Come premessa alle notizie che daremo su Margret, dobbiamo
aggiungere che, per s, essa molto meno sensuale di Leni; la
rovina di Margret non fu il suo desiderio di piaceri erotici, ma il
fatto che da lei si richiedevano moltissimi piaceri che per natura
essa era in grado di donare; bisogner che ne parliamo ancora.
Comunque: Leni soffre, Margret soffre.
Non sofferente per s ma solo perch soffre Leni, alla quale
davvero molto attaccata, una persona di sesso femminile gi citata
all'inizio: Marja van Doorn, settantenne, in passato governante in
casa dei genitori di Leni, i Gruyten; ora vive ritirata in campagna,
dove una pensione d'invalidit, un orto, alcuni alberi da frutta, una
dozzina di polli e la sua partecipazione alla met di un maiale e di
15

un vitello ch'essa contribuisce a ingrassare le assicurano una


vecchiaia abbastanza piacevole. Marja stata vicina a Leni solo nel
bene, ha avuto delle perplessit quando le cose andarono troppo
male: perplessit - come bisogna precisare espressamente - non di
carattere morale, ma, stranamente, di carattere patriottico. Marja
una donna che probabilmente, ancora quindici o vent'anni fa, aveva
un cuore da leone; frattanto quest'organo cos sopravvalutato le
scivolato da qualche altra parte, qualora ce l'abbia ancora; non
certo nei calcagni, perch paurosa non stata mai; inorridisce di
come trattano la sua Leni, ch'essa conosce veramente bene, certo
meglio di quanto l'abbia conosciuta l'uomo di cui Leni porta il nome.
Si pensi che Marja van Doorn ha vissuto in casa Gruyten dal 1920 al
1960, ha visto nascere Leni, ha assistito alle sue vicissitudini, a
tutto il suo destino; ora in procinto di tornare a vivere con Leni,
ma per intanto mette ancora in opera tutta la sua (non certo scarsa)
energia per far s che Leni venga invece da lei in campagna. E' piena
di orrore per ci che sta accadendo a Leni, per ci che minacciano di
farle, persino disposta a credere a certe atrocit storiche che
finora non che credesse impossibili, ma che dubitava fossero
avvenute in tal numero.
Un posto particolare spetta, tra gl'informatori, al critico
musicale dottor Herweg Schirtenstein; abita da quarant'anni nella
parte posteriore della casa, che ottant'anni fa si sarebbe potuta
considerare principesca, ma che gi dopo la prima guerra mondiale era
calata di tono e venne suddivisa; il suo appartamento al pianterreno,
che con la parte rivolta al cortile confina con la parte rivolta al
cortile dell'appartamento di Leni, gli ha reso possibile seguire con
cura, per decenni, gli esercizi e i progressi di Leni, e pi tardi la
sua parziale maestria nel sonare il pianoforte, senza ch'egli avesse
mai saputo che chi sonava era Leni; conosce infatti Leni di vista, da
quarant'anni la incontra di tanto in tanto per la strada ( anzi
molto probabile che abbia osservato Leni quando giocava a saltellare,
perch ha un interesse appassionato per i giochi infantili e si
addottorato con la tesi La musica nei giochi infantili), e poich le
grazie femminili non lo lasciano indifferente, certo nel corso degli
anni ha apprezzato attentamente l'aspetto esterno di Leni, certo pi
di una volta ha fatto cenni di approvazione col capo, forse ha
nutrito anche pensieri erotici, eppure bisogna dire che per lui Leni
- se paragonata a tutte le donne con le quali Schirtenstein ha avuto
sinora intimit - non sarebbe stata presa in considerazione perch
"un tantinino troppo volgare". Se mai dovesse immaginare che Leni
quella che, dopo anni di esercizi piuttosto maldestri, ha imparato a
dominare magistralmente anche solo due pezzi di Schubert, e in modo
tale che Schirtenstein non si mai annoiato ad ascoltarli nemmeno
dopo anni e anni di ripetizioni, forse modificherebbe il suo giudizio
su Leni, lui che non solo faceva tremare, ma incuteva rispetto a una
Monique Haas. Ma torneremo ancora su Schirtenstein, che pi tardi,
involontariamente, entrer in rapporti erotici con Leni in maniera
non propriamente telepatica ma solo telesensuale. Bisogna dire, per
amor di giustizia, che Schirtenstein sarebbe stato vicino a Leni
16

anche nel male: ma non ne ebbe occasione.


Molto sui genitori di Leni, poco sulla vita interiore di Leni,
quasi tutto sulla vita esterna di Leni sapeva un informatore
ottantacinquenne: il capocontabile Otto Hoyser, pensionato ormai da
vent'anni, che vive in un confortevole gerontocomio, dove i vantaggi
di un albergo di lusso si sposano a quelli di un sanatorio di lusso.
Egli visita Leni, o viene da lei visitato quasi regolarmente.
Una teste molto incisiva sua nuora, Lotte Hoyser nata Berntgen;
meno attendibili sono i figli di lei, Werter e Kurt, che ormai hanno
rispettivamente trentacinque e trent'anni. Lotte Hoyser tanto
incisiva quanto amara, anche se la sua amarezza non si mai rivolta
verso Leni; Lotte ha cinquantasette anni, vedova di guerra come
Leni, impiegata in un ufficio.
Lotte Hoyser, donna dalla lingua tagliente, definisce il proprio
suocero Otto (vedi sopra) e il proprio figlio minore Kurt, senza
alcuna riserva e senza riguardo ai vincoli di parentela, come due
gangster, ai quali addossa quasi intera la colpa della miserabile
condizione in cui si trova attualmente Leni; solo di recente ha
appreso "certe cose che non ho il cuore di dire a Leni, perch io
stessa non riesco ancora a capacitarmene. E' roba del tutto
inconcepibile". Lotte abita in un appartamento composto di due
camere, cucina e bagno nel centro della citt, per il quale paga
d'affitto circa un terzo delle sue entrate. Ora medita di tornare
nella casa di Leni, e non solo per simpatia, ma anche, come soggiunse
minacciosa (per motivi ancora misteriosi) "per vedere se sfratteranno
anche me. Temo che lo farebbero". Lotte impiegata presso un
sindacato operaio, "senza convinzione" (come aggiunse subito senza
esserne richiesta) "ma solo perch vorrei continuare a mangiare e a
vivere".
Altri informatori, e non senz'altro i meno importanti, sono il
dottore in slavistica Scholdsdorff, che si visto coinvolgere nella
vita di Leni per un seguito intricato e complesso di circostanze; ma,
per complicata che sia la cosa, vedremo poi di chiarirvela.
Scholdsdorff, a causa di circostanze tutt'altro che semplici che
avranno anch'esse, a tempo e a luogo, la loro spiegazione, entrato
al ministero delle finanze, dove occupa un grado abbastanza elevato;
ma intende troncare la carriera ritirandosi il pi presto possibile
in pensione.
Un altro laureato in slavistica, il dottor Henges, ha un ruolo di
secondo piano; come informatore, del resto, discutibile, bench lui
stesso sia consapevole della propia discutibilit e anzi la
sottolinei, direi addirittura che se ne compiaccia. Egli si definisce
"un uomo finito", una qualifica che l'autore non vorrebbe far sua,
proprio perch viene dallo stesso Henges. Senza esserne stato
pregato, Henges ha ammesso che, al servizio di un conte diplomatico
recentemente assassinato, operando nell'Unione Sovietica a
"ingaggiare" forze lavorative per l'industria bellica tedesca, ha
"tradito" il "suo russo", la sua "splendida lingua russa". (H' sullo
stesso H') in campagna, nei pressi di Bonn, dove lavora come
17

traduttore per varie riviste e uffici che si occupano di politica


orientale.
Si andrebbe troppo lontano a enumerare gi qui, dettagliatamente,
tutti i nostri testimoni. Al momento opportuno li presenteremo e
descriveremo nel loro ambiente. Quale informatore non sulla stessa
Leni, ma per un personaggio importante nella vita di lei, una suora
cattolica, menzioniamo soltanto un ex venditore di libri usati, che
si crede identificato abbastanza dalle iniziali B'h't'.
Un informatore un po' scialbo ma ancora vivente, che dev'essere
rifiutato come troppo prevenuto solo quando si tratta di lui stesso,
il cognato di Leni, Heinrich Pfeiffer, quarantaquattro anni,
sposato con una certa Hetti nata Irms, due figli, Wilhelm e Karl,
rispettivamente di diciotto e quattordici anni.
Quando sar il momento presenteremo ancora, con l'ampiezza
corrispondente alla loro importanza: tre persone altolocate di sesso
maschile, il primo uomo politico in campo comunale, il secondo
appartenente alla grande industria, il terzo un altissimo funzionario
addetto agli armamenti, e poi due operaie invalide, due o tre
cittadini sovietici, la proprietaria di una catena di negozi di
fiori, un vecchio giardiniere, un proprietario di vivai un po' meno
anziano, il quale (parole sue!) si dedica interamente
all'amministrazione dei suoi beni immobili, e alcuni altri.
Gl'informatori importanti verranno presentati con l'indicazione
esatta della loro statura fisica e del loro peso.
L'arredamento di Leni, per quel tanto che le rimasto dopo i molti
pignoramenti, un miscuglio tra 1885 e 1920-25: grazie ad alcune
eredit toccate ai suoi genitori nel 1920 e nel 1922 sono finiti in
casa di Leni alcuni pezzi Jugendstil - un cassettone, una libreria,
due sedie - il cui valore d'antiquariato sfuggito finora agli
ufficiali giudiziari; definiti ciarpame, vengono considerati
indegni di essere pignorati. Furono pignorati, invece, e portati via
di casa dagli addetti all'esproprio diciotto tele originali di
pittori locali moderni eseguite tra il 1918 e il 1935 e in prevalenza
di soggetto religioso, il cui valore, trattandosi di originali, fu
sopravvalutato dall'ufficiale giudiziario, e la cui perdita non ha
minimamente addolorato Leni. Le pareti dell'appartamento di Leni sono
ornate da fotografie a colori con la riproduzione esatta degli organi
del corpo umano; glieli procura suo cognato Heinrich Pfeiffer;
infatti impiegato presso il ministero della sanit e ha, tra l'altro,
la custodia del materiale didattico e informativo, per cui, anche se
la cosa fa un po' a pugni con la mia coscienza (H' Pfeiffer), egli
porta a Leni quelle tavole che ormai sono consunte e vengono
scartate; per procedere correttamente dal punto di vista
amministrativo, Pfeiffer acquista le tavole scartate, pagando una
piccola somma; ma poich ha sotto di s anche l'acquisto delle
corrispondenti tavole nuove, Leni riesce di tanto in tanto, per mezzo
suo, a procurarsi anche una tavola nuova ch'essa compra direttamente
18

dalla casa produttrice e che, naturalmente, paga di tasca sua (una


tasca non molto fornita). Essa ripara poi personalmente le tavole
danneggiate: le pulisce con cura, usando lisciva o benzina, ripassa
le linee con un lapis nero e, con l'aiuto di acquerelli a buon
mercato rimasti in casa dai tempi in cui suo figlio era ancora
piccolo, rid il colore alle tavole. La sua tavola preferita
l'ingrandimento scientificamente esatto di un occhio umano che pende
sopra il pianoforte (per spignorare quel pianoforte, gi pi volte
pignorato, per impedire che gli addetti all'esecuzione glie lo
portassero via, Leni si abbassata a mendicare presso vecchi
conoscenti dei suoi defunti genitori, a chiedere acconti sugli
affitti ai suoi subaffittuari, a dar stoccate a suo cognato Heinrich,
ma soprattutto a far visita al vecchio Hoyser, le cui tenerezze
apparentemente familiari le danno sempre un certo disagio; secondo i
tre testimoni pi credibili [Margret, Marja, Lotte] avrebbe perfin
detto che, per amore del pianoforte, sarebbe disposta a battere il
marciapiede, una dichiarazione oltremodo audace, per Leni). Anche
organi meno considerati, come gl'intestini umani, ornano le pareti di
Leni, e non mancano nemmeno, in vistosi ingrandimenti, gli organi
sessuali con la descrizione esatta di tutte le loro funzioni, anzi
erano gi appesi alle pareti di Leni prima che la pornoteologia li
rendesse popolari. A suo tempo ci furono accese discussioni, tra Leni
e Marja, a proposito di queste tavole, che Marja definiva immorali,
ma Leni rimasta inflessibile.
Poich, prima o poi, dovremmo pur parlare dei rapporti di Leni con
la metafisica, diremo subito che la metafisica non la mette per nulla
in difficolt. Leni in grande dimestichezza con Maria Vergine, la
riceve quasi ogni giorno sul teleschermo, meravigliandosi ogni volta
che anche Maria Vergine sia una biondina, non pi tanto giovane come
piacerebbe che fosse; questi incontri avvengono in silenzio,
perloppi a tarda ora, quando tutti i vicini dormono e i normali
programmi televisivi - anche quello olandese - hanno gi trasmesso la
loro sigla di chiusura. Leni e Maria Vergine si limitano a
sorridersi. N pi n meno. Leni non si stupirebbe affatto e
tantomeno si spaventerebbe se un bel giorno, sul teleschermo, dopo la
fine delle trasmissioni le apparisse il figlio di Maria Vergine. Il
relatore non sa se Leni, addirittura, se l'aspetti. Ma certo, dopo
tutto quello che venuto a sapere nel frattempo, la cosa non lo
sorprenderebbe. Leni conosce due preghiere, che mormora di tanto in
tanto: il Padre Nostro e l'Ave Maria. Inoltre qualche frammento del
rosario. Essa non ha un libro di preghiere, non va in chiesa, crede
che nello spazio ci siano degli "esseri spirituali" (Leni).
Prima che, pi o meno lacunosamente, si riferisca sull'educazione e
gli studi di Leni, gettiamo ancora uno sguardo nella sua libreria: la
maggior parte dei libri che vi si velano di polvere proviene da una
biblioteca che suo padre, un tempo, acquist in blocco. Essa
corrisponde a quei dipinti ad olio originali, e finora sfuggita al
pignoramento; vi si trovano fra l'altro alcune annate di una vecchia
rivista mensile illustrata di tendenza confessionale (cattolica), che
19

Leni sfoglia di tanto in tanto; questa rivista - una rarit


d'antiquariato - deve la sua sopravvivenza unicamente all'ignoranza
dell'esecutore giudiziario, che si lasciato ingannare dalla sua
poca appariscenza. Purtroppo non sono invece sfuggite alla sua
attenzione le annate 1916-40 della rivista "Hochland", come pure le
poesie di William Butler Yeats, provenienti dalla propriet della
madre di Leni. Osservatori pi attenti come Marja van Doorn, che
dovette occuparsene a lungo mentre spolverava, o Lotte Hoyser, che fu
a lungo, durante la guerra, la seconda confidente di Lenin,
scoprirono tuttavia in quella libreria in stile floreale sette o otto
titoli sorprendenti: poesie di Brecht, di Hlderlin e di Trakl, due
volumi di prose di Kafka e di Kleist, due volumi di Tolstoj
(Resurrezione e Anna Karenina), e tutti questi volumi sono consumati
dalla lettura nel modo pi lusinghiero per gli autori, tanto che sono
stati pi e pi volte rappezzati, anche se con poca abilit, usando
le colle e i nastri adesivi pi diversi, e in parte, squinternati,
sono tenuti insieme solo da un'elastico. L'offerta di regalarle nuove
edizioni di quegli autori (per Natale, il compleanno, l'onomastico,
ecc') viene rifiutata da Leni con una risolutezza quasi offensiva.
L'autore, a questo punto, si permette un'osservazione che esula dal
campo della sua competenza: egli fermamente convinto che Leni
terrebbe in quell'armadio anche alcuni dei volumi di prose di
Beckett, se al tempo in cui il consigliere letterario di Leni aveva
ancora influenza su di lei fossero gi stati pubblicati o quella
persona ne fosse stata a conoscenza.
Tra le passioni di Leni non ci sono soltanto le sue otto sigarette
giornaliere, un'appetito intenso, anche se necessariamente contenuto,
l'esecuzione di due pezzi pianistici di Schubert, la contemplazione
statica della riproduzione degli organi umani, intestini compresi;
non soltanto i pensieri affettuosi che essa dedica a suo figlio Lev,
attualmente carcerato. Le piace anche ballare, sempre stata una
ballerina appassionata (cosa che in un'occasione le fu fatale, perch
cos che le si appiccic per sempre il nome, per lei antipatico, di
Pfeiffer). Ma una donna sola, di quarantotto anni, che i suoi vicini
hanno intimamente destinata alla camera a gas, dove volete che vada a
ballare? Nei locali per giovani, dove certo verrebbe fraintesa, forse
si abuserebbe addirittura di lei prendendola per una vecchia
ninfomane? Anche la partecipazione a festicciuole parrocchiali dove
si balla le preclusa, dato che essa vive fuori dalla chiesa fin
dall'et di quattordici anni. Se trovasse qualche altra amica di
giovent oltre a Margret - che forse non potr mai pi ballare fino
al termine dei suoi giorni - facilmente finirebbe in qualche party a
base di spogliarello e di scambi fra partners senza avere un partner
lei stessa, e arrossirebbe per la quarta volta in vita sua. Perch
finora Leni arrossita solo tre volte. Che cosa fa, dunque, Leni?
Balla da sola, talvolta in veste molto succinta, nel suo
salotto-camera da letto, in bagno a volte addirittura nuda e davanti
a quello specchio adulatore. Di tanto in tanto qualcuno la osserva o
la sorprende in quell'atto, cosa che non giova affatto al suo buon
nome. Una volta ha ballato con un suo subinquilino, un'assessore
20

giudiziario, Erich Kppler, divenuto precocemente calvo; Leni sarebbe


quasi arrossita, se gl'indiscreti palpeggiamenti di quel signore non
fossero stati troppo grossolani; comunque dovette dargli la disdetta,
visto che - tutt'altro che sciocco e per nulla d'istinto com'era aveva riconosciuto l'enorme sensualit di Leni e dopo quel "rischioso
balletto" (Leni) che, mentre lui veniva a pagare l'affitto e aveva
intanto sorpresa Leni intenta ad ascoltare musica da ballo, era
venuto come da s, stava a gemere ogni sera davanti alla porta di
lei. Leni non volle esaudirlo perch non le piaceva, ed allora
Kppler, che si procurato una stanza nelle vicinanze, uno dei
suoi pi accaniti accusatori, e di tanto in tanto, discorrendo
confidenzialmente con la proprietaria del negozio al minuto che sta
ormai per essere travolto dall'evoluzione delle nostre strutture
sociali, racconta particolari intimi della sua relazione fittizia con
Leni, particolari che eccitano in tal modo la proprietaria - una
persona di gelida bellezza il cui marito assente durante il giorno
(lavora in una fabbrica di automobili) - ch'essa si tira nel
retrobottega l'assessore calvo, diventato nel frattempo consigliere,
e gli si d a tutto spiano. Questa signora, di nome Kte Perscht,
ventottenne, anche quella che dice le peggiori cose sul conto di
Leni, la calunnia moralmente, anche se lei stessa, tramite suo
marito, nei giorni in cui una massa di visitatori, soprattutto
maschili, della fiera campionaria invade la citt, si esibisce in un
night, ben pagata, nello strip-tease della fiera e, prima di
presentarsi in scena, fa dire da un untuoso annunciatore di essere
disposta a soddisfare pienamente i desideri suscitati dalla sua
esibizione.
Da qualche tempo Leni ha di nuovo occasione, di tanto in tanto, di
fare un ballo. In base a certe esperienze fatte, ora affitta le sue
camere solo a coppie di coniugi e a lavoratori stranieri, cos ha
affittato due camere, a un prezzo modicissimo - e questo nonostante
la sua situazione finanziaria! - a una simpatica giovane coppia che
noi, per semplificare le cose, chiameremo Hans e Grete, e sono stati
proprio questi Hans e Grete a interpretare giustamente i sussulti
ritmici, esterni ed interni, di Leni mentre ascoltavano insieme della
musica da ballo, e cos ogni tanto a Leni ora concesso un piccolo
ballo moralmente ineccepibile. Hans e Grete tentano persino
cautamente, certe volte, di analizzare la situazione di Leni, le
consigliano di modernizzare il suo vestiario, di modificare la
pettinatura, le consigliano di cercarsi uno che le voglia bene.
Datti solo un po' di vita, Leni, un bel vestituccio rosa, un paio di
calze eleganti sulle tue gambe spettacolose, e vedresti subito quanto
sei ancora attraente. Ma Leni scuote la testa, troppo ferita, non
entra pi in quel negozio di commestibili, lascia che la spesa per
lei la faccia Grete, e Hans va in vece sua tutte le mattine dal
fornaio e in fretta, prima di andare al lavoro ( un tecnico
dell'amministrazione stradale, Grete lavora da estetista e ha offerto
gratis a Leni - finora inutilmente - i suoi servizi) le compra i due
panini freschi di cui essa non pu fare a meno, che per lei sono pi
importanti che, per altri, questo o quel sacramento.
21

Le pareti di Leni, naturalmente, non sono ornate soltanto di tavole


biologiche, ma vi si vedono anche fotografie; fotografie di defunti,
sua madre, che mor nel 1943 all'et di quarantun anni e che
ritratta poco prima della morte, una donna di aspetto sofferente, dai
sottili capelli grigi e dai grandi occhi, che, avvolta in una
coperta, siede su una panchina lungo il Reno, presso Hersel, accanto
a un imbarcadero sul quale si pu appunto leggere il nome di quella
localit, mentre sullo sfondo si scorgono le mura di un convento; la
madre di Leni, come facile vedere, ha freddo; si nota la stanchezza
del suo sguardo, la sorprendente fermezza della sua bocca in mezzo a
un volto non poi tanto vitale; si vede che non vorrebbe pi vivere;
dovendo valutare la sua et, si sarebbe imbarazzati a dire se si
tratta di una trentenne straordinariamente invecchiata a causa di una
malattia nascosta, o di una sessantenne minuta, che ha conservato una
cert'aria giovanile. In quella fotografia la madre di Leni sorride
non proprio con pena ma con un certo sforzo.
Il padre di Leni, fotografato anche lui con una semplice macchina a
cassetta poco prima che morisse nel 1949, all'et di quarantanove
anni, sorride anch'egli, senza nemmeno un'ombra di sforzo; lo si
vede, in un abito da muratore rammendato pi volte e con cura,
davanti alle macerie di una casa, nella mano sinistra una leva di
quelle che la gente del mestiere chiama pi di porco, nella destra
uno di quei martelli noti col nome di maglio; davanti a lui, alla
sua destra e alla sua sinistra, alle sue spalle si vedono travi di
ferro di varie lunghezze, cui forse va il suo sorriso, come quello di
un pescatore alla sua preda giornaliera. Effettivamente - come
spiegheremo pi tardi - si tratta della sua preda giornaliera, a quel
tempo egli lavorava per quel proprietario di vivai gi da noi
menzionato, che ben presto aveva fiutato il rialzo dei rottami di
ferro (dichiarazione di Lotte H'). Sulla foto il padre di Leni
appare a testa scoperta, si vedono i suoi capelli molto folti e
appena brizzolati, e riesce assai difficile attribuire un epiteto
sociale a quest'uomo alto e snello, che tiene in mano con tanta
naturalezza i ferri del mestiere. Sembra un proletario? Oppure un
signore? D l'impressione di un uomo che fa un lavoro per lui
insolito, o abituato a questo lavoro evidentemente duro? L'autore
incline a pensare che siano vere entrambe le cose, l'una e l'altra in
ambedue i casi. Il commento che Lotte H' fa a questa fotografia lo
conferma in quest'opinione: essa lo definisce, su questa foto, il
signor proletario. Neanche lontanamente il padre di Leni ha l'aria
di non aver pi voglia di vivere. Non sembra n pi giovane n pi
vecchio della sua et, davvero il quasi cinquantenne ben
conservato che, in un annuncio matrimoniale, potrebbe impegnarsi a
rendere felice una compagna di buon carattere, possibilmente non
oltre i quaranta.
Le altre quattro fotografie ci mostrano quattro giovanotti intorno
ai vent'anni, tre dei quali morti, uno (il figlio di Leni) ancora
vivente. Due di questi giovani hanno qualcosa che non va nel loro
abbigliamento: bench la foto inquadri solo il capo, in quei due si
vede del petto quanto basta per riconoscere chiaramente l'uniforme
della Wehrmacht, con su aquile e svastica, cio quella composizione
22

simbolica che gl'iniziati definivano il bancarottiere. Si tratta


del fratello di Leni, Heinrich Gruyten, e di suo cugino Erhard
Schweigert, che - come il terzo morto - si devono annoverare tra le
vittime della seconda guerra mondiale. Heinrich ed Erhard hanno una
cert'aria tedesca (l'A'), in un certo modo (id') assomigliano a
tutti i ritratti rintracciabili di giovani nella galleria della
cultura tedesca; forse saremo pi chiari citando Lotte H', per la
quale entrambi sono dei cavalieri di Bamberga, una
caratterizzazione, come risulter in seguito, che tutt'altro che
solo lusinghiera. Oggettivamente va rilevato che E' biondo, H
castano; che tutti e due sorridono, E' dentro di s, con intima
spontaneit (l'A'), in modo decisamente simpatico. Il sorriso di H'
un po' meno intimo, negli angoli della sua bocca c' gi una
traccia di quel nichilismo che generalmente viene frainteso come
cinismo e che, nel 1939, quando furono scattate le due fotografie,
pu essere considerato abbastanza precoce, direi quasi progressista.
La terza fotografia di defunto ci mostra un cittadino sovietico di
nome Boris Lvovic Koltovskij; non sorride; la fotografia
l'ingrandimento, gi quasi simile a un disegno, di una foto per
passaporto scattata privatamente a Mosca nel 1941. Ci mostra in B' un
uomo serio, pallido, la cui attaccatura dei capelli,
sorprendentemente alta, farebbe pensare a tutta prima a una calvizie
precoce, ma che poi si rivela una caratteristica personale di lui,
essendo i suoi capelli folti, biondi, ricciuti. I suoi occhi sono
chiari, piuttosto grandi, cerchiati da un paio di occhiali di nichel,
e in maniera tale che si potrebbe falsamente ritenerlo la
raffinatezza di un disegnatore. Si vede subito che quest'uomo, bench
serio e magro e con la fronte insolitamente alta, era giovane quando
la foto fu scattata. Veste in borghese, con la camicia aperta, il
colletto alla Robespierre, niente giacca, il che fa pensare che
quando la foto fu scattata la temperatura fosse estiva.
La sesta fotografia ci mostra un vivo, il figlio di Leni. Bench
quando fu fotografato avesse la stessa et di E', H' e B', sembra di
tutti il pi giovane; forse perch il materiale fotografico, ai suoi
tempi, era migliore che nel 1939 e '41; purtroppo non si pu negare.
il giovane Lev non solo sorride, ma ride addirittura su questa foto
del 1965; nessuno esiterebbe a definirlo un giovanotto allegro; la
somiglianza tra lui, il padre di Leni e il proprio padre Boris
innegabile. Lev ha i capelli dei Gruyten e gli occhi dei Barkel
(la madre di Leni era nata Barkel. L'A'), il che gli d un altro
punto di somiglianza con Erhard. Il suo riso, i suoi occhi permettono
di concludere senz'altro ch'egli non possiede certamente due qualit
di sua madre: non n taciturno n riservato.
Dobbiamo parlare ancora di un capo di vestiario cui Leni
affezionata come, per tutto il resto, solo alle riproduzioni
fotografiche di organi umani, al pianoforte e ai panini freschi: il
suo accappatoio, ch'essa si ostina a chiamare erroneamente vestaglia.
E' fatto di spugna di prima della guerra (Lotte H'), un tempo rosso
vino, come si vede dalla schiena e dagli orli delle tasche, ma
intanto - dopo trent'anni! - ridottosi a un color sugo di lampone
23

piuttosto diluito. In vari punti rammendato - da un esperto, come


bisogna riconoscere - con filo di cotone color arancia. Leni si
separa di rado da quel capo di vestiario, quasi non se lo toglie pi,
pare abbia detto che vorrebbe, giunto quel momento, essera sepolta
dentro (Hans e Grete, che fungono da informatori per tutto ci che
avviene all'interno della casa).
Forse dovremmo ancora accennare brevemente alla distribuzione
attuale dell'alloggio di Leni: due camere le ha affittate a Hans e
Grete; due a una coppia di coniugi portoghesi con tre figli, la
famiglia Pinto, composta dei genitori Joaquim e Ana-Maria e del loro
figliuoli Etelvina, Manuela e Jos; una a tre lavoratori turchi, che
si chiamano Kaya Tun, Ali Kili e Mehmet Sahin e non sono pi tanto
giovani.
Ii
Leni, naturalmente, non ha avuto sempre quarantott'anni, e perci
necessario guardare indietro.
Sulle fotografie giovanili la si definirebbe senz'altro una ragazza
fresca e carina; persino nell'uniforme di un'organizzazione nazista
per giovinette - a tredici, quattordici, quindici anni - Leni appare
molto graziosa. Nessun osservatore maschile, nel giudicare le sue
attrattive fisiche, avrebbe detto meno di accidenti, mica male
quella l. L'istinto sessuale umano va dall'amore a prima vista,
attraverso il desiderio spontaneo di andare a letto una volta, senza
alcun legame duraturo, con una persona dell'altro o del proprio
sesso, fino alla pi profonda e sconvolgente passione, che rende
irrequiete le anime e i corpi: ora, tutte le sue variet, che si
manifestano senza regola e senza legge, e ciascuna di esse, dalla pi
superficiale alla pi profonda, sarebbe potuta essere suscitata e fu
suscitata in effetti da Leni. Quando raggiunse i diciassette anni
fece quel salto decisivo da carina a bella che riesce pi facile alle
bionde dagli occhi scuri che a quelle dagli occhi chiari. In quella
fase di sviluppo nessun uomo, nel suo giudizio, le avrebbe dato meno
di molto notevole.
Ancora alcune osservazioni sull'istruzione di Leni. A sedici anni
entr nell'ufficio di suo padre, che aveva quasi certamente osservato
quel suo salto da carina a bella e perci, soprattutto in
considerazione dell'effetto che faceva sugli uomini (siamo nel 1938),
la faceva assistere a importanti colloqui d'affari, cui Leni
partecipava col taccuino e la matita sulle ginocchia, prendendo qua e
l qualche appunto. Ignorava la stenografia, n l'avrebbe mai
imparata. Non che l'astratto e le astrazioni le fossero del tutto
ostici, ma non volle imparare quella scrittura tritata, come
chiamava la stenografia. I suoi studi sono stati soprattutto un
seguito di dolori, pi dolori per i suoi insegnanti che per lei
stessa. Concluse la scuola elementare, dopo che due volte, se non
proprio bocciata, l'avevano retrocessa col suo consenso, alla
quarta classe e con una pagella discreta ma fortemente manipolata.
Uno dei testimoni ancora in vita, a suo tempo appartenente al
24

consiglio della scuola elementare, il sessantacinquenne rettore


Schlocks, oggi in pensione, che siamo riusciti a scovare in campagna,
dove trascorre la vecchiaia, ci ha raccontato che pi di una volta si
era parlato di mandare Leni addirittura in una scuola per bambini
ritardati, ma che due cose lo avevano impedito: l'agiatezza di suo
padre, la quale - come Schlocks fa espressamente osservare - non ha
mai avuto un'importanza diretta, ma solo indiretta, e la circostanza
che Leni per due anni di seguito, cio quando ne aveva undici e
dodici, vinse il titolo di ragazza pi tedesca della scuola, che
veniva conferito da una commissione razzista che visitava una scuola
dopo l'altra. Una volta Leni fu persino nella rosa da cui doveva
essere eletta la ragazza pi tedesca della citt, ma venne poi
relegata al secondo posto dalla figlia di un pastore protestante i
cui occhi erano pi chiari di quelli di Leni, gi allora non pi
celesti. Si poteva mai mandare a una scuola per ritardati mentali la
ragazza pi tedesca della scuola? A dodici anni Leni pass a un
istituto medio diretto da suore, di dove gi a quattordici anni la
dovettero ritirare perch aveva fallito; nel corso di due anni, una
volta era stata bocciata con tutti i crismi, l'altra era stata
promossa avendo i suoi genitori solennemente promesso di non far mai
uso di quella promozione. Promessa che venne mantenuta.
Prima che sorgano malintesi dovremo informare obiettivamente il
lettore circa le spiacevoli circostanze cui Leni fu soggetta o
assoggettata per ci che riguarda gli studi. Non c', a questo
proposito, un problema di colpevolezza, non ci furono nemmeno - n
alle elementari, n al liceo frequentati da Leni - grossi incidenti,
ma soltanto malintesi. Leni era senz'altro in grado di studiare, anzi
ne era affamata o assetata, e tutti gl'interessati fecero del loro
meglio per soddisfare quella sua fame o sete. Solo che i cibi e le
bevande che le venivano offerti non corrispondevano alla sua
intelligenza, alle sue inclinazioni, alle sue facolt intellettive.
Nella maggioranza, si potrebbe quasi dire nella totalit dei casi la
materia offerta mancava di ogni dimensione sensibile, senza la quale
Leni non era in grado d'intendere nulla. Lo scrivere, ad esempio, non
le cre mai la minima difficolt, bench da questo procedimento
oltremodo astratto ci si sarebbe dovuto aspettare il contrario, per
lo scrivere, per Leni, andava congiunto a percezioni ottiche,
tattili, persino olfattive (si pensi agli odori di diversi
inchiostri, matite, qualit di carta), e cos le riuscivano persino
esercizi di scrittura assai complicati e finezze grammaticali; la sua
calligrafia - di cui purtroppo fa poco uso - era ed robusta,
simpatica e - come ci assicurava in modo convincente l'emerito
rettore Schlocks (informatore per tutte le questioni pedagogiche di
principio) - addirittura idonea a provocare eccitazione erotica o
sensuale. Molto sfortunata fu Leni invece con due materie
strettamente apparentate: la religione e l'aritmetica (pi tardi la
matematica). Se anche a uno solo dei suoi maestri o delle sue maestre
fosse venuta l'idea di far capire gi alla piccola Leni, quando aveva
sei anni, che il cielo stellato, ch'essa amava tanto, offre delle
possibilit di avvicinamento fisico e matematico, essa non avrebbe
25

opposto resistenza n all'abbaco n alla tavola pitagorica, di cui


aveva lo stesso orrore che altre persone hanno per i ragni. Le noci,
mele, mucche, i piselli con cui, sulla carta, si cerca di ottenere
nel pi piatto dei modi un certo realismo aritmetico, non le dicevano
nulla; certo in lei non sonnecchiava alcuna vocazione per le cifre,
ma c'era invece una spiccata inclinazione per le scienze naturali e
se, invece dei fiori di Mendel - rossi, bianchi, rosa - che
ricompaiono di continuo nei libri scolastici e sulle tavole
didattiche, le avessero presentato dei processi genetici un po' pi
complessi, Leni - come si suol dire - si sarebbe certo buttata in
quella materia con tutta l'anima. Data la scarsit dell'insegnamento
biologico, le vennero negate molte gioie ch'essa scopre solo adesso,
in et non pi giovanile, tinteggiando complicati processi organici
coi suoi acquerelli da quattro soldi. Come ci assicura in maniera
convincente la van Doorn, essa non riesce a dimenticare un fatto
dell'esistenza prescolare di Leni, fatto che le riesce inquietante
non meno delle attuali tavole degli organi genitali. Fin da bambina
Leni si sempre interessata con passione alle proprie necessit
escrementizie e - purtroppo! - chiedeva invano spiegazioni in merito
con la domanda: Maledizione, cos' 'sta roba che mi esce di dentro?
N sua madre n la van Doorn le diedero la necessaria spiegazione!
Solo al secondo dei due uomini con cui Leni ha dormito finora,
proprio uno straniero e, neanche a farlo apposta, un cittadino
sovietico, fu riservato di scoprire che Leni era capace di
manifestazioni straordinarie in fatto di sensibilit e di
intelligenza. Fu a lui ch'essa raccont quello che - tra la fine del
'43 e la met del '45 essa era molto meno taciturna di oggi - avrebbe
raccontato pi tardi anche a Margret: che la sua prima e piena
attuazione dell'essere l'aveva sperimentata quando, a sedici anni,
dimessa appena dal collegio, durante una gita in bicicletta in una
serata di giugno, standosene sdraiata supina in mezzo all'erica,
lunga distesa e completamente abbandonata (Leni a Margret), gli
occhi alzati al firmamento accesosi da poco, dove il rosso del
tramonto aveva ancora lasciato un'ultima traccia, tocc quel punto di
beatitudine che oggigiorno viene perseguito anche troppo; Leni - cos
raccont a Boris, come pi tardi a Margret - in quella sera d'estate
del 1938, mentre giaceva distesa e spalancata sull'erica ancora
calda, ebbe la nettissima impressione di venir presa e anche di
aver dato, e - cos spieg in seguito a Margret - non si sarebbe
stupita affatto se fosse rimasta incinta. Pertanto non le riesce per
nulla incomprensibile la partenogenesi.
Leni lasci la scuola media con una brutta pagella, dove in
religione e matematica aveva preso insufficiente. Per due anni e
mezzo rimase in un collegio dove le insegnarono economia domestica,
tedesco, religione, un po' di storia (fino alla Riforma) e anche di
musica (pianoforte).
A questo punto, prima di elevare un monumento a una suora defunta,
che per la formazione interiore di Leni fu non meno decisiva di quel
cittadino sovietico di cui parleremo ancora a lungo, dobbiamo
26

menzionare ancora come testimoni tre suore viventi le quali, bench


il loro incontro con Leni risalga rispettivamente a trentaquattro e a
trentadue anni addietro, se ne ricordano ancora benissimo e che,
visitate dall'A' con matita e taccuino in tre posti diversi, appena
sentita nominare Leni esclamarono tutte e tre: Ah s, la Gruyten!
All'A' quest'esclamazione identica pare significativa, perch
dimostra che impressione profonda Leni dovesse fare.
Dato che non solo l'esclamazione Ah s, la Gruyten!, ma anche
certe particolarit fisiche sono comuni alle tre suore, potremo
sincronizzare alcuni dettagli per risparmiare qualche riga. Tutte e
tre hanno quella che si chiama pelle di cartapecora: tesa
delicatamente sui magri zigomi, giallognola, un po' vizza; tutte e
tre offrirono (o fecero offrire) del t al relatore. Non per
ingratitudine, ma solo per amore di verit bisogna dire che, in tutti
e tre i casi, il t non era molto forte; tutte e tre offrirono (o
fecero offrire) delle paste secche; tutte e tre cominciarono a
tossire quando l'A' si mise a fumare (scortesemente, senza averne
prima chiesto licenza, non volendo rischiare un rifiuto); tutte e tre
lo ricevettero in parlatori pressoch identici, ornati di stampe
religiose, un crocefisso, un ritratto del papa regnante e del
cardinale del luogo; tutti e tre i tavoli nei tre diversi parlatoi
erano coperti di tovaglie di felpa, tutte le sedie erano scomode;
tutte e tre le suore hanno tra i settanta e i settantadue anni.
La prima, suor Columbanus, era direttrice della scuola che Leni
aveva frequentato per due anni con cos scarso successo. Un essere
etereo con gli occhi stanchi e molto intelligenti, che per quasi
tutta la durata dell'intervista se ne stette seduta a scuotere il
capo, rimproverandosi di non aver saputo tirar fuori quello che c'era
in Leni. Continuava a ripetere: "C'era qualcosa, in lei, anzi
qualcosa di forte, ma non abbiamo saputo tirarlo fuori". Suor
Columbanus - laureata in matematica, e che ancor oggi (con la lente!)
legge opere specializzate in materia - era in tutto il tipo di donna
avida di cultura dei primordi dell'emancipazione femminile,
un'avidit di cultura che purtroppo viene riconosciuta cos poco e
ancor meno apprezzata quando si presenti in abito monacale. Richiesta
cortesemente di particolari sulla sua vita, raccont che gi nel 1918
andava in giro in tela di sacco, venendo derisa, disprezzata,
sbeffeggiata pi che oggigiorno certi hippies. Nell'apprendere
dall'A' certi particolari della vita di Leni, le si accesero un poco
gli occhi velati, e, sospirando ma con un tantino di entusiasmo, ella
disse: "Sempre gli estremi, s... La sua vita non poteva essere che
questa". Un'osservazione che rese perplesso l'A'. Al momento di
congedarsi egli guard con un po' di vergogna le quattro cicche,
affondate con provocante volgarit in mezzo alla cenere in una
ceneriera di ceramica a forma di pergola, che probabilmente viene
utilizzata di rado e dove solo di tanto in tanto pu darsi che si
spenga il sigaro di qualche prelato.
La seconda monaca, suor Prudentia, era stata l'insegnante di
tedesco di Leni; era un tantinello meno distinta di suor Columbanus,
un tantinello pi rubiconda, il che non significa affatto che fosse
rubiconda, ma solo che l'antico rossore delle sue guance traspariva
27

ancora un poco, mentre la pelle del volto di suor Columbanus


irradiava senza possibilit di equivoco un pallore permanente a lei
connaturato fin dalla giovinezza. Suor Prudentia (per l'esclamazione
che lanci nel sentire il nome di Leni vedi sopra!) ci forn alcuni
particolari sorprendenti. "Io ho fatto di tutto, - disse, - per
tenerla nella nostra scuola, ma non ci fu nulla da fare, bench in
tedesco io le abbia dato e potessi darle un buon due; Leni scrisse
infatti un componimento di prim'ordine sulla Marchesa di O..., sa,
una lettura non permessa, anzi molto mal vista perch, come dire, ha
un contenuto scabroso... Ma pensavo e penso tuttora che una ragazza
di quattordici anni dovrebbe leggerla senza paura e meditarci sopra.
Ebbene, la Gruyten ci ha scritto su in maniera eccellente: ha fatto
una difesa appassionata del conte F', dimostrando un potere
d'immedesimazione nella... be', diciamo sessualit maschile che mi ha
sbalordito... Un gran bel lavoro, meritava quasi un uno. Per c'era
quell'"insufficiente" (in realt un voto ancor pi basso) in
religione, che le avevo dato per non qualificarla ancor peggio di
cos, e un'altro bell'"insufficiente", certo meritatissimo, in
matematica, che suor Columbanus dovette darle con le lacrime agli
occhi, ma doveva pur essere giusta, no? E cos addio Leni Gruyten...
se ne and, non poteva che andarsene".
Delle suore e insegnanti del colleggio dove Leni continu i suoi
studi dai quattordici fin quasi ai diciassette anni riuscimmo a
scovare soltanto la terza delle suore qui presentate, suor Cecilia.
Fu lei a insegnare il pianoforte a Leni, privatamente, per due anni e
mezzo; intuendo subito la musicalit della ragazza, ma sbigottita e
addirittura disperata dalla sua incapacit di leggere le note,
perfino di riconoscere nella nota letta il tono eseguito, essa
trascorse i primi sei mesi a farle sentire dei dischi e a invitarla a
sonare ci che aveva ascoltato, un esperimento, dice suor Cecilia,
assai dubbio ma riuscito, che dimostr - ancora suor Cecilia a
parlare - "che Leni era in grado di riconoscere non solo melodie e
ritmi, ma anche strutture musicali". Ma in che modo - innumerevoli
sospiri della suora! - far entrare in capo a Leni l'inevitabile
lettura delle note? Le venne l'idea, che definiremo quasi geniale, di
arrivarci attraverso la geografia. E' vero che l'insegnamento della
geografia era un tantino squallido - consisteva soprattutto
nell'enumerare, indicare e ripetere all'infinito tutti gli affluenti
del Reno, insieme con l'indicazione di tutte le montagne e i
territori delimitati da tali fiumi - eppure Leni aveva pur imparato a
leggere le carte geografiche: quella sinuosissima linea nera tra
l'Hunsrck e l'Eifel, la Mosella, non veniva vista da Leni solo come
una nera linea sinuosa, ma riconosciuta come il segno grafico di un
fiume realmente esistente. E allora! L'esperimento riusc: Leni
impar a leggere le note, con fatica, con riluttanza, spesso
piangendo di rabbia, ma impar; e poich suor Cecilia riceveva un
buon compenso speciale che andava nelle casse dell'ordine, essa si
sent impegnata a dar qualcosa di concreto a Leni. Ci riusc, e:
Ci che ammiro di lei che cap subito che Schubert era il suo
limite. I suoi tentativi di varcarlo fecero un tal fiasco che io
stessa le consigliai di restare entro i suoi confini, bench suo
28

padre avesse insistito per farle sonare Mozart, Beethoven eccetera.


Ancora un'osservazione sulla pelle di suor Cecilia: essa ha ancora
dei punti color del latte, di un bianco tenero, meno secchi del
resto; l'A' confessa apertamente di aver sentito il desiderio, forse
frivolo, di vedere altra pelle di quest'amabilissima vecchietta
nubile, anche se per questo lo si dovesse sospettare di gerontofilia.
Purtroppo, dopo una nostra domanda su una consorella importante per
la vita di Leni, suor Cecilia divenne decisamente gelida, quasi
scostante.
A questo punto possiamo solo accennare a ci che forse verr
comprovato nel corso della nostra relazione: cio che Leni un genio
incompreso della sensualit. Purtroppo fu inclusa a lungo in una
categoria che talmente comoda che se ne fa uso volentieri: quella
di ochetta. Il vecchio Hoyster, anzi, ammise di giudicarla cos ancor
oggi.
Ora si potrebbe pensare che Leni, la quale fu sempre una stupenda
mangiatrice, sia stata un'ottima allieva in campo culinario e che
l'economia domestica sia stata la sua materia preferita. Ma non
cos. Le lezioni di culinaria, bench impartite presso il fornello e
sul tavolo di cucina, con l'uso di materiali odorabili, tangibili,
gustabili, visibili, le apparivano (se l'A' interpreta bene alcune
osservazioni di suor Cecilia) pi astratte della matematica, non meno
lontane dai sensi dell'insegnamento religioso. E' difficile accertare
se in Leni andata perduta una cuoca eccellente, pi difficile
ancora accertare se il terrore quasi metafisico che le suore hanno
di ogni condimento abbia fatto sembrare troppo sciape le vivande
apprestate durante le lezioni. Che oggi essa non sia una buona cuoca,
purtroppo innegabile; solo le minestre le riescono di tanto in
tanto, anche qualche dolce, e inoltre - cosa tutt'altro che ovvia essa fa un ottimo caff, e cucinava con molto amore per i bambini
piccoli (attestato da M'v'd'), per non saprebbe mai mettere insieme
un menu come si deve. Come il destino di una salsa pu dipendere dal
rapido, non prescrivibile n controllabile movimento della mano con
cui qualcuno aggiunge qualche ingrediente, cos l'educazione
religiosa di Leni fall (o meglio, fortunatamente non riusc), e in
maniera completa. Finch si trattava di pane o di vino, di abbracci,
di imposizione delle mani, finch erano in giuoco cose terrene,
materiali, essa non aveva difficolt alcuna. Ancor oggi essa non ha
la minima difficolt a credere che si possa guarir qualcuno
umettandolo di saliva. Ma chi ha mai umettato qualcuno di saliva?
Leni non solo guar con la saliva il famoso cittadino sovietico e suo
figlio, ma con la sola imposizione delle mani rese felice il primo e
calm il secondo (Lotte e Margret). Ma chi ha mai praticato
l'imposizione delle mani? Che pane era quello che le diedero quando
fece la prima comunione (l'ultima cerimonia ecclesiastica a cui prese
parte), e dove, maledizione, dove le nascondevano il vino? Perch non
glie lo davano? Le peccatrici eccetera, le donne abbastanza numerose
frequentate dal figlio della Vergine, tutto questo le piaceva
straordinariamente e avrebbe potuto mandarla in estasi come la vista
del cielo stellato.
29

Si pu ben immaginare come Leni, che am sempre tanto i panini


freschi che mangiava la mattina e per amor loro si espose persino
alle beffe del vicinato, guardasse con vivissimo desiderio a questa
festa della prima comunione. Bisogna sapere che Leni, alla scuola
media, era stata esclusa dalla prima comunione perch durante la
dottrina preparatoria aveva perso pi volte la pazienza e aveva
decisamente attaccato l'insegnante di religione, un uomo gi allora
anziano, coi capelli bianchi, molto ascetico, purtroppo morto
vent'anni fa, e dopo la lezione gli aveva chiesto pi volte con foga
infantile: Per favore, la prego, mi dia questo pane di vita! Perch
devo aspettare tanto tempo? L'insegnante, di nome Erich Brings, del
quale rimangono alcune pubblicazioni, consider criminale questa
spontanea manifestazione di sensualit. Rimase inorridito da quelle
parole, esprimenti una volont che per lui rientrava nella categoria
dei desideri sensuali. Naturalmente respinse con durezza la pretesa
di Leni, che retrocesse di due anni per dimostrata immaturit e
incapacit di comprendere i Sacramenti. Di quest'incidente abbiamo
due testimoni: il vecchio Hoyser, che se lo ricorda bene e dice che
quella volta c' mancato un pelo che scoppiasse uno scandalo, e che
solo a causa della difficile posizione politica delle suore (era il
1934!), di cui Leni non aveva la minima idea, ci si era decisi a non
mettere in piazza la cosa. Il secondo testimone lo stesso vecchio
sacerdote, il cui cavallo di battaglia era la teoria sulle particole,
che consiste nel pronunziarsi per mesi, se necessario per anni di
seguito, tenendo conto di tutte le circostanze che la casistica
riesce a immaginare, su ci che pu accadere o potrebbe accadere o
sarebbe potuto, dovuto accadere alle singole particole dell'Ostia.
Costui, dicevamo, che ancor oggi gode di una certa considerazione
come specialista in particole, pubblic periodicamente pi tardi, in
una rivista teologico-letteraria, degli Schizzi della mia vita, dove
gett in pasto ai lettori la sua esperienza con Leni, ch'egli indica,
con notevole mancanza di pudore e di fantasia, come una certa L' G',
a quel tempo dodicenne. Egli descrive, di lei, gli occhi
scintillanti, la bocca sensuale, nota con degnazione la sua
pronuncia alquanto dialettale, definisce la casa dei suoi genitori
come tipica dei nuovi ricchi, volgare e conclude con la frase: A
un desiderio del Santissimo espresso in maniera cos proletaria e
materialistica non potei, naturalmente, che opporre un rifiuto del
Medesimo. Poich i genitori di Leni, sebbene non poi tanto religiosi
e nemmeno particolarmente legati alla chiesa, pure, condizionati
dall'ambiente e dalla regione in cui vivevano, consideravano un
difetto, anzi addirittura una vergogna che Leni non facesse come le
altre, quando la ragazza ebbe quattordici anni e mezzo ed era gi in
collegio le fecero poi fare come le altre, e poich a quel tempo secondo informazioni credibili forniteci da Marja van Doorn - Leni
era gi diventata donna, sia la festa in chiesa che quella in casa
furono un totale fallimento. Leni aveva desiderato cos forte quel
pezzo di pane, tutto il suo sistema nervoso era pronto a cadere in
estasi... E invece - (cos disse allora, scandalizzandola, a Marja
van Doorn) - mi mettono sulla lingua 'sta cosa pallida, fragile,
secca, che non sa di nulla... C' mancato poco che non la sputassi
30

fuori! Marja si segn pi volte e trov strano che tante cose


offerte quasi palpabilmente alla sua sensualit (candele, incenso,
l'organo, il coro) non fossero bastate a far superare a Leni quella
delusione. Nemmeno il consueto banchetto con asparagi, prosciutto,
gelato alla vaniglia con panna riuscirono a fargliela smaltire. Che
Leni sia una particolarista, peraltro, essa lo dimostra ogni giorno
raccogliendo dal piatto e mettendosi in bocca tutte le briciole di
pane (Hans e Grete).
In questa relazione vogliamo evitare quanto pi possibile ogni
oscenit, ma per amor di completezza dobbiamo pur dire che cosa dava,
in fatto di educazione sessuale, alle ragazze del collegio prima che
- la pi giovane a sedici anni, la pi anziana a ventuno lasciassero l'istituto, l'insegnante di religione, un giovane prete
anch'egli ascetico di nome Horn, il quale ammise Leni alla prima
comunione dietro pressioni della direttrice. Con voce soave egli si
serviva di una simbologia esclusivamente culinaria, paragonava senza accennare neanche lontanamente a precisi particolari biologici
- il risultato dell'accoppiamento, da lui chiamato il necessario
istinto di procreazione, alle fragole con la panna, si perdeva in
similitudini improvvisate che dovevano descrivere i baci leciti e
quelli illeciti, dove le chiocciole avevano un'importanza che le
ragazze non riuscirono mai a scoprire. Dobbiamo prendere atto che
Leni, mentre quella voce soave, servendosi di un'indescrivibile
simbologia esclusivamente culinaria, descriveva indescrivibili
particolari sul bacio e sul coito, arross per la prima volta in vita
sua (Margret), e siccome una persona incapace di rimorso - il che
le rese pi facile la confessione, da lei vista come una pura
formalit dove le bastava recitare una qualche pappardella -, bisogna
concludere che quella specie di istruzione sessuale deve aver colpito
in lei dei centri sensibili finora rimasti oscuri. Se vogliamo
presentare in modo abbastanza credibile la sensualit immediata,
proletaria, quasi geniale di Leni, dobbiamo aggiungere che per essa
non era priva di pudore, per cui quel suo primo arrossire dev'essere
considerato un'esperienza sensazionale. Certo Leni stessa sent come
sensazionale, tormentoso e doloroso questo forte arrossire che
avveniva al di fuori del suo controllo. Non occorre che rileviamo
ancora una volta che in lei sonnecchiava una straordinaria
aspettativa erotica e sessuale, e il fatto che il suo insegnante di
religione le spiegasse a questo modo una cosa che, insieme con la
comunione, le veniva esaltata come sacramento, esasper la sua
indignazione e il suo turbamento sino a farla arrossire,
un'esperienza che fino allora non conosceva. Balbettando infuriata,
rossa come un pomodoro, usc dall'aula senza tanti complimenti: cosa
che le procur un altro cinque in religione nella pagella finale.
Durante l'insegnamento religioso le inculcarono inoltre, ma senza mai
destare il suo entusiasmo, quelli che sono i tre monti
dell'Occidente: il Golgota, l'Acropoli, il Campidoglio, dove c' da
dire che il Golgota non le riusciva antipatico, un monte del quale
sapeva, dall'insegnamento biblico, ch'era solo una collinetta e che
non sorgeva affatto in Occidente. Se si considera il fatto che Leni,
31

comunque, ricorda ancora il Padre nostro e l'Ave Maria e che queste


preghiere le recita persino; che le sono rimasti alcuni frammenti del
rosario e che ha i rapporti pi naturali di questo mondo con Maria
Vergine, forse non sarebbe fuori luogo osservare che la tendenza
religiosa di Leni stata misconosciuta non meno della sua
sensualit, che in lei forse si sarebbe potuta scoprire e sviluppare
una grande mistica.
Ora bisogna finalmente cominciare almeno lo schizzo preparatorio
per il progetto di un monumento che doveroso innalzare a una donna
la quale purtroppo non possiamo pi cercare n chiamare a deporre
come testimone; mor infatti alla fine del 1942 in circostanze
tuttora oscure, non per violenza diretta, ma per le minacce dirette e
l'abbandono di cui coloro che le stavano intorno si resero colpevoli
verso di lei. Il suddetto B'h't' e Leni furono probabilmente le
uniche persone che quella donna abbia amato; anche dopo le indagini
pi scrupolose ci fu impossibile scoprire il suo nome da laica, n il
suo luogo di provenienza o l'ambiente in cui era nata; noto solo e di questo abbiamo testimoni in quantit: Leni, Margret, Marja e,
appunto, quell'apprendista di antiquariato librario che si crede
identificato abbastanza dalle iniziali B'h't' - il suo nome di
religiosa: suor Rahel. Inoltre il suo nomignolo: Haruspica. La sua
et, quando venne in contatto con Leni e contemporaneamente col
suddetto B'h't' (1937-38), sar stata all'incirca sui quarantacinque
anni. Era piccola, in gamba (nemmeno a Leni, ma solo a B'h't'
raccont che un tempo era stata campionessa germanica juniores degli
80 metri a ostacoli!); probabilmente - negli anni 1937-38 aveva le
sue buone ragioni per non rivelare particolari sulla sua origine e i
suoi studi - era ci che si suol dire una persona di alta cultura,
il che non esclude affatto che forse avesse conseguito la laurea, o
addirittura (naturalmente sotto altro nome) la libera docenza.
Purtroppo delle sue misure fisiche possiamo solo fare una stima
approssimativa ricorrendo alla memoria dei testi: alta circa m 1,60;
il suo peso si doveva aggirare sui 50 kg; colore dei capelli: neri
brizzolati; occhi celesti; non esclusa l'origine celtica, n quella
ebraica. Questo B'h't', che oggi, in qualit di bibliotecario non
diplomato, studia i cataloghi delle librerie antiquarie in una
biblioteca civica di media grandezza ed esercita una certa influenza
sulle nuove accessioni, una persona abbastanza logora per la sua et,
molto gentile, anche se piuttosto priva d'iniziativa e di
temperamento, si dev'essere innamorato di questa suora nonostante una
differenza d'et di almeno vent'anni. Il fatto che sia riuscito a
sottrarsi al servizio militare fino al 1944, tanto da costituire una
specie di missing link tra Leni e suor Rahel (quando venne chiamato
alle armi, durante il quinto anno di guerra, era gi ventiseienne e
sano come un pesce, come afferma lui stesso), la prova di
un'intelligenza ostinata, che sa andare sistematicamente al suo
scopo.
Ad ogni modo egli si anim, si entusiasm quasi quando lo
interrogammo su suor Rahel. E' un non fumatore, scapolo e - a
giudicare dagli odori del suo appartamento composto di due camere e
32

mezzo pi il bagno - un ottimo cuoco. Per lui solo i libri


d'antiquariato sono libri; disprezza le novit librarie: Un libro
nuovo non un libro (B'h't'). Divenuto presto calvo,
presumibilmente nutrito bene ma in modo unilaterale, il suo organismo
inclina a un'ipersecrezione sebacea: ne fanno fede un naso
grossolanamente poroso e una tendenza a piccole enfiagioni dietro
l'orecchia, che potemmo osservare nel corso di parecchie visite. Per
natura non molto loquace, ma dimostra un irrefrenabile bisogno di
parlare quando si tratta di Rahel-Haruspica, e per Leni, che conosce
dai racconti della suora solo come quella bellissima ragazza bionda,
che dovr ancora fare tante belle ma anche dolorose esperienze, egli
ha un'esaltazione idealistico-giovanile che potrebbe indurre l'A', se
fosse portato a queste cose e se non fosse innamorato lui stesso di
Leni, a mettere insieme quei due ancor oggi, con un ritardo di circa
trentaquattro anni. Quali che siano le qualit che distinguono questo
B'h't' (qualit palesi e segrete), una cosa egli lo di certo:
fedele. Forse anche verso se stesso.
Ci sarebbero da dire molte cose su di lui, ma superfluo perch
egli non ha quasi nulla che lo leghi direttamente a Leni, e pu
essere di qualche utilit solo in maniera riflessa.
Sarebbe infatti un errore pensare che Leni avesse sofferto in quel
collegio, no, essa ebbe un'esperienza meravigliosa, le accadde ci
che suole accadere ai beniamini della sorte: cadde nelle mani giuste.
Quello che imparava a scuola era pi o meno noioso; le lezioni
private impartitele dalla tranquilla e gentile suor Cecilia furono
importanti e diedero i loro frutti. Ma decisiva per la vita futura di
Leni, almeno quanto lo fu pi tardi il famoso cittadino sovietico, si
rivel suor Rahel, la quale (1936!) non era ammessa a insegnare ed
esercitava soltanto i modestissimi servigi di una, come dicevano le
alunne, suora da corridoio, trovandosi perci al livello sociale di
una donna delle pulizie, e nemmeno delle pi considerate. Toccava a
lei svegliare in tempo le ragazze, sorvegliare il loro rituale
igienico mattutino, spiegar loro - cosa che la insegnante di biologia
si rifiutava ostinatamente di fare - che cosa gli succedeva in realt
quando, da un giorno all'altro, diventavano donne; inoltre aveva
un'incombenza che tutte le altre suore consideravano disgustosa, una
pretesa inaccettabile, che invece suor Rahel esercit addirittura con
entusiasmo, con un'attenzione piena d'amore: il giudizio sui prodotti
della digestione delle ragazze, sia in forma solida che liquida. Le
ragazze erano tenute a non lasciar scomparire nell'invisibile quelle
loro deiezioni prima che Rahel ne avesse preso visione. Con le
ragazze quattordicenni sottoposte alla sua sorveglianza essa lo
faceva con una calma sicurezza diagnostica che sconcertava le ragazze
stesse. Occorre rilevare che Leni, il cui interesse per la propria
digestione non era stato fino allora soddisfatto, divenne una seguace
addirittura entusiasta di Rahel? Nella maggioranza dei casi a Rahel
bastava un'occhiata per valutare esattamente le condizioni fisiche e
psichiche della persona in esame, e poich essa sapeva persino
prevedere le prestazioni scolastiche dalla lettura degli escrementi,
prima dei compiti in classe veniva addirittura presa d'assalto e di
anno in anno (cio a partire dal 1933) le era rimasto il nomignolo di
33

Haruspica, affibbiatole da una delle sue ex alunne che aveva poi


tentato la carriera del giornalismo. Si supponeva (una supposizione
confermata da Leni, divenuta pi tardi confidente di Rahel) ch'essa
registrasse le proprie osservazioni con tutti i particolari. Il suo
nomignolo lo accett come un atto di gentilezza che le si adattasse
perfettamente. Se facciamo una media di duecentoquaranta giorni di
scuola all'anno, pi dodici ragazze e cinque anni di servizio in
corridoio (essa era una specie di caporale di giornata), si fa presto
a calcolare che suor Rahel ha registrato statisticamente circa
ventottomilaottocento processi digestivi, facendone una breve
analisi: una raccolta stupefacente, che forse sarebbe inestimabile
come documento scatologico e urologico. C' da pensare che sia stato
vilmente distrutto! Le indagini dell'A', il contegno, le espressioni
concernenti Rahel, raccolti dalle testimonianze dirette di B'h't', da
quelle indirette (filtrate attraverso Marja) di Leni, ancora da
quelle dirette di Margret autorizzano la supposizione che la cultura
di Rahel provenisse da tre campi diversi: medicina, biologia,
filosofia, il tutto con un sottofondo teologico di natura
esclusivamente mistica.
Rahel invadeva anche campi di cui non era responsabile: la cosmesi,
ad esempio (capelli, occhi, orecchie, pelle, acconciatura, calzature,
biancheria)... Se si considera che a Margret, che aveva i capelli
neri, consigli il verde bottiglia, alla bionda Leni un rosso fuoco
un po' attenuato, e, in occasione di un ballo domestico con ospiti di
un ostello studentesco cattolico, un paio di scarpe rosso cinabro;
che a Leni, per il trattamento della pelle, raccomand crusca di
mandorle, che considerava l'acqua ghiacciata non sempre
consigliabile, ma solo in alcuni casi, la sua tendenza generale si
potr riassumere negativamente in queste poche parole: non era il
tipo acqua e sapone. Se per di pi si aggiunge che non solo non
sconsigliava, ma - con misura e buon gusto, secondo i vari tipi,
s'intende - consigliava l'uso del rossetto, si avr capito ch'essa
precorreva di molto i suoi tempi e certissimamente il suo ambiente.
Addirittura severa era per ci che riguardava la cura dei capelli,
insistendo perch li si spazzolasse forte e a lungo, specie la sera.
La sua posizione in convento era poco chiara. Dalla maggioranza
delle consorelle veniva considerata un quid medium tra donna delle
pulizie e addetta alle latrine, cosa che, anche se lo fosse stata sul
serio, era gi abbastanza riprovevole. Alcune avevano soggezione,
altre paura di lei: con la direttrice stava in un rapporto di
rispetto sempre teso (B'h't'). La direttrice, un'austera e
intelligente bellezza biondo cenere che un anno dopo che Leni aveva
lasciato la scuola svest l'abito e si mise a disposizione di
un'organizzazione femminile nazista, non riprov nemmeno i consigli
di Rahel in fatto di cosmesi, che pure contraddicevano allo spirito
conventuale. Se consideriamo che la direttrice portava il nomignolo
di Tigress, che la sua materia principale era la matematica, quelle
secondarie francese e geografia, si capir facilmente come ci che
faceva Haruspica, da lei definito misticismo fecale, le apparisse
soltanto ridicolo e non pericoloso. Essa considerava al di sotto
della dignit di una signora degnare anche solo di uno sguardo le
34

proprie feci (B'h't') e considerava tutto questo pi o meno pagano,


bench (ancora B'h't') pare sia stato proprio l'elemento pagano a
spingerla in quell'organizzazione nazista per donne. Una cosa
tuttavia bisogna dire per amore di giustizia (sempre secondo B'h't'):
anche dopo aver lasciato il convento, essa non ha mai denunciato
Rahel. Leni, Margret e B'h't' la definiscono una donna superba.
Bench, secondo tutte le testimonianze per noi accessibili, fosse una
donna molto bella e certo anche eroticamente notevole (Margret),
anche dopo l'uscita dal convento essa non si spos, probabilmente per
orgoglio, non volendo dimostrare alcuna debolezza, scoprirsi in
nessun punto; scomparsa, nemmeno cinquantenne, alla fine della
guerra in un luogo imprecisato tra Leopoli e cernovcy, dove,
rivestita di un'alta carica pubblica, faceva della politica
culturale col grado di Oberregierungsrat. Peccato. All'A' sarebbe
piaciuto interrogarla in merito.
Nell'istituto Rahel non aveva serie funzioni n pedagogiche n
mediche, eppure le esercitava entrambe; era solo tenuta, nei casi pi
evidenti - una vera e propria diarrea o quando ci fosse un sospetto
d'infezione - a riferirne a chi di dovere, cos com'era tenuta a
denunciare gravi violazioni dell'igiene in rapporto ai processi
digestivi e ogni infrazione contro quella morale che all'istituto era
considerata ovvia. Quest'ultima cosa Rahel non la fece mai. Molto
importante, per lei, era tenere alle ragazze, fin dal primo giorno,
una piccola conferenza sui vari modi di nettarsi dopo ogni tipo di
defecazione. Dopo aver fatto rilevare l'importanza di tenere sempre
elastici e funzionali tutti i muscoli, specie quelli dell'addome, al
qual fine consigliava la ginnastica e l'atletica leggera, puntava poi
subito sul suo tema preferito: che a una persona sana e, come
sottolineava, intelligente era possibile fare i propri bisogni senza
nemmeno un pezzo di carta. Ma poich questa condizione ideale non si
sarebbe mai raggiunta, o solo di rado, essa spiegava
particolareggiatamente che uso fare della carta quando la si aveva a
disposizione.
Rahel - e qui B'h't' una fonte insostituibile - aveva letto molto
su questo argomento, quasi tutto in fatto di memorie di forzati e
detenuti (criminali e politici), da lei sottoposte a uno scrupoloso
esame. Era gi preparata in partenza, nel corso di quelle
spiegazioni, a osservazioni sciocche e a risatine da parte delle
ragazze.
Dobbiamo dire a questo punto, perch ce lo garantiscono Margret e
Leni, che suor Rahel, nel prendere visione della prima scarica di
Leni per darne un giudizio, cadde in una specie di raptus. A Leni,
che non era abituata a un confronto simile, disse: Figliuola, tu sei
una beniamina della sorte... come me.
Quando poi Leni, alcuni giorni pi tardi, raggiunse la condizione
di senza carta, solo perch questa faccenda muscolare la
divertiva (Leni a Marja, confermato da Margret), ne nacque
un'incrollabile simpatia che consol Leni di tutti i rovesci
didattici che l'aspettavano.
Sarebbe per un errore se a questo punto si avesse l'impressione
che suor Rahel si dimostrasse un genio solo in campo escrementizio.
35

Dopo un complicato curriculum scolastico, essa era stata prima


biologa, poi dottoressa, pi tardi ancora filosofa, s'era convertita
al cattolicesimo, era entrata in convento per ammaestrare i giovani
in un insieme biologico-medico-filosofico-teologico, ma fin dal suo
primo anno d'insegnamento il capitolo di Roma le aveva tolto il
permesso d'insegnare perch la si sospettava di biologismo e di
materialismo mistico; la punizione di relegarla ai pi umili servizi
di pulizia mirava segretamente a renderle insopportabile la vita
conventuale, e si era ben disposti a restituirla alla vita secolare
con tutti gli onori (dichiarazioni orali fatte da Rahel a B'h't'),
ma essa aveva non solo accettato, ma anche sentito e considerato
realmente quell'umiliazione come un innalzamento, e vide nelle
mansioni ora affidatele molte maggiori possibilit di mettere a
profitto le sue dottrine che non nell'insegnamento. Siccome le sue
difficolt con l'ordine si verificarono proprio nel 1933, ci si
astenne dallo scacciarla espressamente, e cos le restarono ancora
cinque anni per fare l'addetta alle latrine (Rahel su se stessa a
B'h't'). Non foss'altro che per procurarsi detersivi, carta igienica,
antisettici, lenzuola, federe, ecc', essa doveva recarsi di tanto in
tanto in bicicletta nella vicina citt universitaria, una citt di
media grandezza, dove trascorreva lunghe ore nella biblioteca
dell'universit, pi tardi molte giornate in quella fornitissima
libreria antiquaria dove strinse un'amicizia platonica ma passionale
col summenzionato B'h't'. Lui le consent di rovistare nelle riserve
del suo principale, le mise addirittura a disposizione - bench ci
fosse contro i regolamenti - un catalogo di uso soltanto interno, le
lasci consultare quegli innumerevoli volumi; le cedeva persino un
po' del caff che si portava dietro nel termos; a volte, quando lei
restava troppo a lungo immersa nella lettura, le passava una fetta di
pane e burro. L'interesse di Rahel andava soprattutto alla
letteratura farmacologica, mistica, biologica, anche allo studio
delle erbe medicinali, e nel corso di due anni divenne specialista in
un campo un po' curioso: le anormalit scatologiche, per quel tanto
che se ne poteva ricavare dalla letteratura mistica, di cui quella
libreria era molto fornita.
Bench si sia fatto di tutto, ma proprio di tutto per scoprire le
origini e lo sfondo ambientale di suor Rahel, pi di quanto ci hanno
detto B'h't', Leni e Margret non siamo riusciti a sapere; una seconda
e una terza visita da suor Cecilia non rivel niente sulla sua antica
consorella; l'insistenza dell'A' riusc solo a farla arrossire
(confesso apertamente che il rossore di una vecchia ultrasettantenne
la cui pelle ha delle tonalit lattee non un brutto spettacolo). Un
quarto tentativo - l'A' ostinato, come si vede - naufrag fin dal
portone del convento: l'A' non venne pi fatto entrare. Se riuscir a
scoprire qualche altra cosa nell'archivio dell'ordine e nel registro
personale a Roma dipender dal fatto ch'egli trovi o no il tempo e il
danaro necessari per il viaggio, oltre che - la cosa pi importante se gli permetteranno d'indagare sui segreti dell'ordine. Resta
comunque nostro dovere ricordare qual era la situazione nel 1937-38:
una piccola suora zelante, avida di misticismo e di biologia,
sospetta di scatologia, accusata di biologismo e di materialismo
36

mistico, siede in un angolo scuro di una libreria antiquaria, mentre


un giovanotto, allora con nessunissimo segno di calvizie e di
ipersecrezione sebacea, le offre caff e panini imburrati. Questo
quadretto di genere, degno di essere eternato da un maestro olandese
della statura di un Vermeer, avrebbe bisogno, per dare il dovuto
rilievo alla situazione politica interna ed estera, di uno sfondo
scarlatto, di nuvole macchiate di sangue, se si pensa che la Sa non
faceva che marciare continuamente, il pericolo di guerra era maggiore
nel 1938 che nell'anno seguente, quando poi scoppi sul serio, e se
anche si dovesse giudicare troppo mistica la passione di Rahel per i
fatti digestivi, troppo stravagante il suo studio della secrezione
interna (spinta a tal punto ch'essa desider ardentemente di
conoscere l'esatta composizione di quella sostanza che viene chiamata
sperma), almeno di una cosa bisogna per darle atto: fu lei che,
grazie ai suoi esperimenti privati (e illeciti) con l'urina, diede al
giovane libraio il consiglio che gli permise di sottrarsi al servizio
militare. Rahel infatti, mentre beveva il suo caff (col quale di
tanto in tanto macchiava persino dei libri di altissimo valore
antiquario: il suo rispetto per i libri, in quanto oggetto materiale,
era scarso), gli spieg per filo e per segno che cosa dovesse bere,
mangiare, quali tinture e pillole dovesse prendere per farsi
rilasciare, all'esame dell'urina da parte della commissione di leva,
non solo un rivedibile, ma addirittura un riformato; le sue
conoscenze, inoltre, e i frutti delle letture da lei fatte le resero
possibile sottoporre l'urina di lui a una pianificazione graduale
(citazione letterale avallata da B'h't'), in modo che, anche dopo
uno, due, tre giorni di ricovero all'ospedale militare, ai pi
svariati esami sarebbe ancor sempre risultata sufficiente albumina.
Questo solo per consolare tutti coloro che in questo libro lamentano
la mancanza del fattore politico. Purtroppo B'h't' non ebbe il
coraggio di trasmettere questa pianificazione graduale, con tutti i
particolari, perch fosse resa nota ai giovani in et di fare il
servizio militare. Come funzionario temeva di avere delle grane coi
superiori.
Probabilmente si sarebbe fatto un enorme piacere a Rahel (ipotesi
dell'A') ottenendole il permesso, almeno per una settimana, di
lavorare in un collegio maschile, svolgendo funzioni e acquisendo
nozioni analoghe a quelle cui era abituata con le ragazze. Poich a
quel tempo la letteratura sulle differenze della digestione tra
uomini e donne era scarsa, Rahel non poteva basarsi che su
congetture, fossilizzatesi poi in un pregiudizio; essa considerava
quasi tutti gli uomini degli stitici. Se a Roma o altrove si fosse
avuto sentore del suo desiderio, chiaro che sarebbe stata
scomunicata ed espulsa immediatamente.
Con la stessa passione che nei vasi da notte, Rahel la mattina
guardava negli occhi delle ragazze a lei affidate, prescriveva bagni
oculari per i quali aveva sempre pronta una piccola serie di coppette
e una brocca d'acqua di fonte; scopriva all'istante anche il pi
piccolo sintomo d'infiammazione o di tracoma e - molto di pi che nel
descrivere i processi digestivi - andava in estasi quando spiegava
alle ragazze che la retina era suppergi spessa o sottile come la
37

carta per sigarette, e inoltre si componeva di tre strati di cellule,


le cellule sensoriali, le dipolari, le cellule gangliari, e che solo
nel primo strato - spesso o sottile circa un terzo di una carta per
sigarette - c'erano circa sei milioni di coni e cento milioni di
bastoncelli, distribuiti non uniformemente ma in maniera ineguale
sulla superficie della retina. I loro occhi, predicava alle ragazze,
erano un tesoro immenso, insostituibile; la retina era solo uno dei
circa quattordici strati dell'occhio, e aveva complessivamente sette
o otto strati, ciascuno diviso dall'altro; quando poi si metteva
anche a parlare di villi, papille, gangli e muscoli ciliari, di tanto
in tanto si sentiva mormorare il suo secondo nomignolo: suor Villosa.
Bisogna tener presente che Rahel aveva poche occasioni e poco tempo
per spiegar qualcosa alle ragazze; l'orario delle ragazze era fissato
momento per momento, e per la maggior parte di esse Rahel appariva
responsabile quasi soltanto per la carta igienica. Naturalmente essa
parlava anche di sudore, pus, sangue mestruale e, piuttosto
diffusamente, di saliva; quasi superfluo dire ch'essa era
nettamente contraria a una troppo energica pulitura dei denti, che
comunque tollerava l'uso impetuoso dello spazzolino da denti poco
dopo il risveglio come cosa contraria alle proprie convinzioni e solo
in seguito alle pi risentite proteste dei genitori. Inoltre
ispezionava, delle ragazze, non solo gli occhi, ma anche la pelle;
purtroppo, essendo stata accusata pi volte dai genitori di
palpeggiamenti inverecondi, non il petto n il ventre, ma solo le
braccia. Pi tardi pass a spiegare alle ragazze che un'occhiata ai
propri escrementi, quando si abbia ormai una certa conoscenza di se
stessi, in fondo non doveva essere altro che la conferma di ci che
gi si sentiva alzandosi dal letto: il grado di benessere, e che avendo appunto sufficiente esperienza - non era quasi pi necessario
esaminarli ancora, a meno che non si fosse certi del proprio stato e
si avesse bisogno di ispezionarli per averne conferma (Margret e
B'h't').
Quando Leni, cosa che in seguito accadde sempre pi spesso, marcava
visita, ogni tanto poteva persino fumare una sigaretta nella stanzina
di suor Rahel; la quale le spiegava che pi di tre, cinque sigarette
non facevano bene, alla sua et e a una donna. Divenuta adulta, non
avrebbe mai dovuto fumarne pi di sette o otto, in tutti i casi
restare sotto le dieci. Chi vorrebbe ancora negare il valore
dell'educazione quando si pu vedere che Leni, a quarantott'anni, si
attiene ancora a questa regola e che adesso ha cominciato a
realizzare, su un foglio di carta da imballaggio marrone delle
dimensioni di un metro e mezzo per un metro e mezzo (carta bianca di
questa grandezza inaccessibile, per lei, dato lo stato attuale
delle sue finanze), un bel sogno per il quale finora le era mancato
il tempo: dipingere realisticamente la sezione di un solo strato
della retina. Leni davvero decisa a farci stare sei milioni di coni
e cento milioni di bastoncelli, e tutto questo con la scatola di
colori per bambini lasciatale da suo figlio, ch'essa di tanto in
tanto integra con una nuova tavoletta di colore. Se si pensi che
giornalmente essa pu aggiungere al massimo cinquecento bastoncelli o
coni, in un anno circa duecentomila, possiamo immaginarla occupata
38

ancora per anni e anni e forse capiremo perch essa ha rinunciato al


suo lavoro di fiorista. Essa ha intitolato il suo dipinto Parte della
retina dell'occhio sinistro di Maria Vergine detta Rahel.
Chi si stupir apprendendo che Leni, mentre dipinge, ama cantare?
Testi cui ella mescola senza pensarci Schubert, elementi della
canzone popolare e ci che sente dai dischi in casa e in cortile
(Hans), con ritmi e melodie che strappano non solo la commozione, ma
l'attenzione e il rispetto a uno Schirtenstein (Schirtenstein
stesso). Evidentemente il suo repertorio canoro pi vasto di quello
pianistico; l'A' in possesso di un nastro magnetico che Grete
Helzen ha registrato per lui e ch'egli non pu ascoltare senza che le
lacrime gli scorrano gi per le guance (l'A'). Leni canta abbastanza
piano, con una voce asciutta e vigorosa che solo la timidezza rende
sommessa. Canta come una persona dal fondo del carcere. Che cosa
canta?
Argentea la sua immagine allo specchio@ la guarda, estranea, nella
penombra@ e si dissolve smorta nello specchio@ ed essa ha orrore
della sua purezza.@@ Incontinenza e povert sono i miei voti@ spesso
l'incontinenza ha addolcito la mia innocenza@ ci che uno ha commesso
sotto il sole di Dio@ lo sconta poi nella terra di Dio...@@
Era la voce del pi nobile dei fiumi, del Reno, nato libero - ma
dove si trova chi, per essere libero tutta la vita e attuare ci che
il suo cuore desidera, sia nato da cos propizie alture come il Reno
e da cos sacro grembo?
E quando la guerra, in primavera, non offr prospettive di pace, il
soldato tir le proprie somme e fece la morte dell'eroe.
Pure, ti conoscevo meglio@ di quanto avessi mai conosciuto gli
uomini@ Comprendevo il silenzio dell'etere@ le parole degli uomini
non le compresi mai...@ E imparai ad amare sotto i fiori...@@
L'ultimo verso viene cantato abbastanza spesso, sul nastro lo si
sente in quattro diverse variazioni, una volta persino a ritmo beat.
Come si vede, Leni tratta con abbastanza libert testi considerati
altrimenti sacri, manipolando non solo la musica ma anche le parole:
La voce del Reno, nato libero - kyrie eleison@ E imparai ad amare
sotto i fiori - kyrie eleison@ Spezzate il giogo dei tiranni - kyrie
eleison@ Incontinenza e povert i miei voti - kyrie eleison@ Da
ragazza avevo una relazione col cielo - kyrie eleison@ Mi ama di uno
splendido, violaceo amore maschile - kyrie eleison@ Il marmo degli
avi ingrigito - kyrie eleison@ Finch avr detto il mio pensiero,
il segreto della mia anima - kyrie eleison...@@
Come si vede, non solo Leni occupata, ma lo anche in modo
produttivo.
Senza cadere in un simbolismo inopportuno, Rahel spieg a Leni, che
si spaventava molto ogni volta che il suo corpo manifestava la
propria femminilit, l'atto del coito con tutti i particolari, senza
che n Leni n lei avessero da arrossire anche solo di poco; tuttavia
quelle spiegazioni dovevano restar segrete, perch naturalmente, nel
darle, Rahel varcava i limiti della propria competenza. Forse ci
spiega perch Leni arrossisse cos forte, e con tanta stizza, quando
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un anno e mezzo pi tardi, durante la spiegazione ufficiale, le


tirarono fuori le fragole con la panna. Rahel non esitava nemmeno,
riferendosi a certe forme di escrementi, a usare un concetto di
architettura classica (B'h't').
Inoltre, fin dal suo primo mese di collegio, Leni trov un'amica
per la vita, cio quella Margret Zeist ch'era gi segnalata come una
lazzarona; figlia quasi indomabile di due coniugi estremamente pii,
che non erano riusciti a spuntarla con lei, cos come tutti i suoi
maestri precedenti. Margret era sempre di buon umore, era considerata
un'allegrona, una personcina coi capelli scuri che, paragonata a
Leni, sembrava addirittura ciarliera. Fu Rahel che, dopo due
settimane, esaminando la pelle di Margret (spalle e omeri), accert
che la ragazza aveva rapporti con uomini. Poich Margret stessa
l'unica testimone di questa vicenda, sar il caso di procedere un po'
cauti; tuttavia l'A' ha l'impressione che Margret sia del tutto
attendibile. Margret pensa che Rahel lo abbia scoperto non solo
grazie al suo istinto chimico quasi infallibile, ma anche dalla
natura fisica della sua pelle, di cui pi tardi Rahel afferm, in un
colloquio confidenziale con Margret, che irradiava tenerezze
ricevute, e anche date, dopo di che - sia detto a onore di Margret quest'ultima arross, non per la prima e meno che mai per l'ultima
volta in vita sua. Confess pure che la notte, in un modo che non
poteva rivelare, si allontanava dal convento e s'incontrava con
ragazzi del villaggio, non con uomini. Contro gli uomini disse di
avere ripugnanza perch puzzavano, lo sapeva dall'esperienza fatta
con un uomo, appunto quel maestro che aveva detto di non riuscire a
spuntarla con lei. Oh, - soggiunse lei con la sua asciutta cadenza
renana, - riuscito s a spuntarla con me. Ragazzi della stessa
nostra et, disse, ecco quello che ci voleva, gli uomini puzzavano e
- aggiunse apertamente - era cos bello vedere come godevano quei
ragazzi, alcuni gridavano di gioia, e lei allora li imitava, e poi
non era bene che i ragazzi se la facessero da soli. A lei, Margret,
faceva piacere dar loro piacere, e a questo punto bisogna notare che
per la prima volta vediamo Rahel scoppiare in un pianto dirotto:
Piangeva terribilmente, e io mi spaventai, e adesso che me ne sto in
questo letto, a quarantott'anni, con la sifilide e un sacco di altri
mali, solo adesso capisco perch piangeva cos (Margret
all'ospedale). Rahel, dopo aver smesso di piangere - cosa che,
secondo la descrizione di Margret, si fece aspettare a lungo - la
guard pensosa, per nulla ostile, e le disse: S, tu sei una fille
de joie. Un'allusione che allora, naturalmente, non capii
(Margret). Le fece promettere - con austera solennit - di non
condurre Leni sullo stesso sentiero, n di rivelarle come si faceva a
uscire dal collegio: Leni, secondo Rahel, era s destinata a dare
tanta gioia, ma non era una fille de joie. Margret lo giur, lo
mantenne e Leni, del resto, non corse mai questo pericolo, sapeva
bene, lei, che cosa voleva. Rahel, comunque, aveva ragione: era la
sua pelle ad essere teneramente amata e ardentemente concupita,
specie la pelle del suo seno, ed era incredibile che cosa non ci
facevano quei ragazzi. Alla domanda di Rahel, se faceva quella cosa
con uno solo o con pi insieme, Margret arross per la seconda volta
40

nel giro di venti minuti e disse, anche adesso con la sua asciutta
cadenza renana: Ogni volta con uno solo. Rahel pianse di nuovo,
mormor che non era bene ci che Margret faceva, no davvero e che
sarebbe finita male. Infatti Margret non rimase pi a lungo in
collegio, si venne a sapere quello che faceva coi ragazzi del
villaggio (per la maggior parte chierichetti militanti), scoppiarono
grane coi genitori dei ragazzi, col parroco, coi genitori delle
ragazze, fu fatta un'inchiesta nella quale Margret e tutti i ragazzi
si rifiutarono di deporre, e insomma Margret dovette lasciare il
collegio gi alla fine del suo primo anno. A Leni per rimase
un'amica per tutta la vita, che pi tardi si sarebbe spesso
dimostrata tale in varie situazioni difficili, anzi pericolosissime.
Niente affatto amareggiata, ma con una curiosit ancora inappagata,
un anno dopo Leni entr nel mondo del lavoro: come apprendista
(qualifica ufficiale: impiegata di commercio) nell'ufficio di suo
padre, dietro alle cui pressanti insistenze ella ader a
quell'organizzazione nazista per fanciulle nella cui uniforme
(ahim!) essa riesce ugualmente a sembrar carina. Leni - questo
bisogna dirlo - partecipava senza alcun piacere a quelle serate, e
bisogna aggiungere, prima che nascano dei malintesi, che Leni non
afferr mai, nemmeno alla lontana, le dimensioni politiche del
nazismo; a lei quelle uniformi brune non piacevano affatto,
specialmente le Sa le erano odiose, e chiunque riesca a immedesimarsi
un poco tanto nei suoi interessi scatologici quanto nella sua
educazione scatologica ad opera di suor Rahel, capir o almeno
riuscir a intuire perch quel bruno le riuscisse cos antipatico. La
sua partecipazione svogliata a quei raduni, cui alla fine smise
d'intervenire dato che, comunque, a partire dal settembre del 1939
essa lavorava nell'azienda di suo padre come forza lavorativa
d'importanza bellica, aveva altri motivi: per lei, l dentro, c'era
un clima troppo conventuale e bigotto; il gruppo al quale l'avevano
assegnata, infatti, era stato preso all'arrembaggio da un'energica
giovane cattolica la quale si era proposta di vincere di
contropiede e, dopo di essersi assicurata - purtroppo solo in parte
- la fedelt delle dodici ragazze a lei affidate, destin serate
intere al canto di inni mariani, a meditazioni sul rosario, ecc'; ora
Leni, come si pu bene immaginare, non aveva nulla contro gl'inni
mariani, il rosario, ecc', solo che - a diciassette anni appena
compiuti - dopo due anni e mezzo di devozione monacale e scolastica
sopportata con gran fatica, non si sentiva molto attratta e si
annoiava; non che la cosa la sorprendesse, ma la trovava noiosa.
Naturalmente i tentativi della giovane donna - una certa Gretel
Mareike - non restarono inosservati, essa venne denunciata da una
ragazza - una certa Paula Schmitz -, Leni venne persino chiamata a
testimoniare, ma, preparata a dovere dal padre di Gretel Mareike, non
si lasci smuovere, neg senza batter ciglio che si fossero mai
cantati inni mariani (cosa che fecero altre dieci ragazze su dodici),
e cos furono risparmiati a Gretel Mareike dei guai seri, ma non due
mesi di carcere e di interrogatori presso la Gestapo, che per lei
furono pi che abbastanza. Pi di questo non disse mai (riassunto
41

in seguito a molti colloqui con la van Doorn).


Intanto siamo arrivati all'estate del 1939. Leni entra nel periodo
pi loquace della sua vita, che durer circa un anno e tre quarti. La
si definisce una bellezza, grazie a un permesso speciale prende la
patente automobilistica, guida la macchina con passione, gioca a
tennis, accompagna suo padre a conferenze e in viaggi d'affari. Leni
aspetta un uomo che vuole amare, cui vuol darsi
incondizionatamente, per il quale gi escogita audaci carezze:
voglio dargli gioia, e riceverne da lui (Margret). Leni non si
lascia sfuggire nessuna occasione per ballare, in quell'estate le
piace, la sera, sedere nei caff all'aperto a bere granita di caff e
a giocare un po' alla donna elegante. Esistono sconcertanti
fotografie di lei, risalenti a quel tempo: essa potrebbe ancora
concorrere per il titolo di ragazza pi tedesca della citt, anzi
del Gau, forse addirittura della provincia o di quel complesso
politico-storico-geografico che ha acquistato notoriet sotto il nome
di Deutsches Reich. Avrebbe potuto recitare in un mistero nella parte
di una santa (anche della Maddalena) o essere utilizzata nella
pubblicit di una crema per la pelle o - perch no? - lavorare anche
in un film; i suoi occhi ormai si sono scuriti del tutto, sono quasi
neri, essa porta i suoi folti capelli biondi come abbiamo descritto a
pagina 7, e nemmeno il piccolo interrogatorio presso la Gestapo, n
il fatto che quella tal Gretel Mareike stata dentro per due mesi
hanno turbato gran che la sua certezza di esistere.
Poich crede di aver appreso troppo poco, da Rahel, sulla
differenza biologica tra uomo e donna, essa cerca avidamente
informazioni in proposito. Compulsa enciclopedie, con scarsi
risultati; altrettanto inutilmente rovista nella biblioteca di suo
padre e di sua madre; di tanto in tanto, la domenica pomeriggio, va a
far visita a Rahel, fa lunghe passeggiate con lei nell'immenso
giardino del convento e invoca spiegazioni; dopo aver esitato un po',
Rahel si lascia intenerire e, anche adesso senza che nessuna delle
due abbia bisogno di arrossire anche solo di poco, le chiarisce altri
particolari che due anni prima non le aveva ancora rivelato: lo
strumentario della sessualit maschile, la sua eccitazione ed
eccitabilit con tutte le conseguenze, i godimenti, e poich Leni
richiede del materiale iconografico e Rahel glie lo nega sostenendo
che non bene guardare immagini di quella specie, Leni, dietro
consiglio di un libraio al quale telefona falsando la voce (cosa che
non sarebbe stata affatto necessaria), va a visitare il Museo
sanitario, dove come vita sessuale le presentano soprattutto le
malattie veneree: dalla comune gonorrea, attraverso l'ulcera molle,
fino alla parafimosi, passando per tutti gli stadi della lue, il
tutto rappresentato al naturale in modelli di gesso convenientemente
colorati, Leni viene a conoscere questo mondo malato, e s'indigna;
non che fosse mai stata ipersensibile, ma ci che la rese furiosa era
che in quel museo il sesso e le malattie del sesso sembrassero
identificarsi; un pessimismo naturalistico che suscit in lei lo
stesso sdegno del simbolismo del suo insegnante di religione. Il
Museo sanitario le parve una variante delle fragole con la panna
42

(testimone Margret che - arrossendo una volta ancora - si rifiut di


illuminare lei stessa Leni sull'argomento). A questo punto si
potrebbe credere che Leni andasse in cerca di un mondo sano e
intatto. Nossignori; il suo concretismo materialistico e sensuale la
spinse a dimostrarsi meno scostante verso i numerosi tentati approcci
a cui era esposta, tanto che alla fine cedette alle imploranti
richieste di un giovane, a lei simpatico architetto dell'ufficio di
suo padre e gli concesse un appuntamento. Fine settimana, estate, un
albergo di lusso sul Reno, la sera ballo sulla terrazza, lei bionda,
lui biondo, lei diciassette anni, lui ventitre, entrambi sani: tutto
fa presagire un happy end o almeno una happy night. Ma non se ne fece
nulla: gi dopo il secondo ballo Leni lasci l'albergo, pag la sua
camera singola non utilizzata e dove aveva appena tolto dalla valigia
la sua vestaglia (=accappatoio) e il suo servizio da toeletta,
raggiunse Margret e le raccont che fin dal primo ballo aveva sentito
che quello l non aveva le mani carezzevoli, tanto che il suo
piccolo fugace innamoramento era svanito di colpo.
Ora si sente ben chiaro che il lettore, fin qui pi o meno
paziente, diventa impaziente e si domanda: Maledizione, ma questa
Leni dunque perfetta? Risposta: Quasi. Altri lettori - secondo il
punto di vista ideologico - porranno la domanda in altri termini:
Maledizione, ma questa Leni che razza di sporcacciona ? Risposta:
Non lo . Essa attende solo l'uomo giusto, il quale non spunta;
Leni continua a essere molestata, la s'invita ad appuntamenti e a
gite di fine settimana, e lei non sente mai disgusto, solo fastidio,
persino le pi imbarazzanti dichiarazioni del desiderio di
possederla, spesso formulate con molta volgarit, che qualcuno
talvolta le bisbiglia, non la indignano affatto, essa si limita a
scuotere la testa. Le piace portare bei vestiti, nuota, rema, gioca a
tennis, non ha nemmeno il sonno inquieto, ed era un piacere vedere
con che gusto mangiava la colazione, no, era davvero un piacere
vederla mandar gi due panini freschi, due fette di pane nero, un
uovo a bere, un po' di miele e, qualche volta, una fetta di
prosciutto... e poi il caff, bollente, con latte caldo e zucchero...
no, lei avrebbe dovuto vederla, perch era proprio un piacere, un
piacere quotidiano vedere con che gusto mangiava quella ragazza
(Marja van Doorn).
Inoltre va volentieri al cinema per piangere un po' in santa pace,
al buio (citazione da Marja van Doorn). Un film come Mani liberate,
ad esempio, le bagna a tal punto due fazzoletti, che Marja credette
erroneamente che Leni si fosse raffreddata al cinema. Un film come
Rasputin, il demone delle donne la lascia del tutto fredda, anche Il
corale di Leuthen o Sangue ardente. Dopo film simili - (Marja van
Doorn) - i suoi fazzoletti non solo non erano bagnati, ma sembravano
stirati di fresco, tanto erano asciutti. La ragazza di Fan, invece,
la fa piangere, ma non tanto come Mani liberate.
Leni fa conoscenza con suo fratello, che finora aveva visto solo di
rado; ha due anni pi di lei, gi a otto l'hanno mandato in un
collegio dov' rimasto undici anni. La maggior parte delle sue
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vacanze scolastiche erano state impiegate per integrare la sua


cultura: soggiorni in Italia, Francia, Inghilterra, Austria, Spagna,
perch ai suoi genitori premeva far di lui ci che in effetti
riuscirono a ottenere: Un giovane educato veramente bene. Ancora
secondo M'v'd' la madre del giovane Heinrich Gruyten trovava il
proprio ambiente troppo volgare e poich lei stessa, allevata e
istruita in Francia dalle suore, mantenne per tutta la vita una certa
a volte esagerata sensitivit, c' da supporre che per suo figlio
perseguisse qualcosa di simile. E ci, per quel tanto che abbiamo
potuto informarci in proposito, dev'essere riuscito. Dobbiamo
occuparci brevemente di questo Heinrich Gruyten, che per dodici anni,
come uno spirito, quasi un dio, una mescolanza tra il giovane Goethe
e il giovane Winckelmann con una punta di Novalis, visse lontano
dalla famiglia, che di tanto in tanto - forse quattro volte in undici
anni - si faceva vedere in casa e di cui Leni, fino a quel momento,
sapeva solo che cos caro, cos incredibilmente caro e buono.
D'accordo, non molto, sa un po' di ostia; e poich nemmeno M'v'd'
ne sa molto pi di Leni, sul suo conto (Molto colto, molto fine, ma
mai superbo, mai), e siccome Margret, durante il 1939, lo ha visto
due sole volte ufficialmente, quand'era invitata al caff in casa
Gruyten, e un'altra volta - non ufficialmente - nel 1940, in una
notte di aprile piuttosto fresca, la notte prima che Heinrich fosse
mandato, come carrista, a conquistare la Danimarca per il suddetto
Deutsches Reich, Margret, di fronte al silenzio di Leni e
all'ignoranza di M'v'd', l'unica testimone che non mitizzi. Il
relatore si dichiara imbarazzato di dover descrivere le circostanze
in cui venne a saper qualcosa su questo Heinrich da una cinquantenne
affetta da malattia venerea. Tutte le citazioni letterali sono
trascritte da un nastro magnetico senza essere manipolate. Per
cominciare: Margret cadde in estasi, la sua faccia (gi parecchio
sfigurata) assunse un'espressione affettuosa e infantile, quando per
prima cosa disse subito: S, quello l'ho amato. L'ho amato, quello.
Richiesta se anche lui avesse amato lei, Margret scosse il capo, non
per negare, ma in senso dubitativo, ad ogni modo - potremmo giurarlo
- non certo con fare offeso. Capelli scuri, deve sapere, e occhi
chiari, e... be', come dire?... insomma nobile, ecco: nobile. Non
immaginava quanto fascino avesse, per lui avrei battuto senz'altro il
marciapiede, ma sul serio, perch potesse leggere i suoi libri
oppure, che ne so che cos'altro ha studiato, tranne che leggere libri
e visitare chiese, studiar corali, ascoltare musica... latino, greco...
e tutto sull'architettura; eh s, assomigliava a Leni... in scuro, e
io l'ho amato. Sono stata due volte da loro a prendere il caff, l'ho
visto... nell'agosto del '39, e il 7 aprile del '40 mi ha telefonato...
io ero gi sposata con quel riccone di Knopp, che mi ero pescato in
quel tempo... mi ha telefonato, e io sono corsa subito da lui, a
Flensburg, e quando arrivai lui non poteva uscire, e fuori faceva
freddo; arrivai il giorno 8. Li avevano gi ricoverati in una scuola,
con tutto pronto per partire quella notte stessa, non so se a piedi o
in volo o per nave... non so. Ma lui non poteva uscire, coprifuoco.
Nessuno ha mai saputo che sono stata da lui, n Leni n i suoi
genitori n nessuno. E lui venuto fuori lo stesso. Scavalcando il
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muro del cortile, vicino al gabinetto delle ragazze. Nessuna camera,


n in un albergo n in case private. C'era aperto solo un bar, ci
siamo entrati, e una ragazza ci ha dato la sua camera. In cambio di
tutto il mio danaro, duecento marchi e il mio anello col rubino e
tutto il suo danaro, centoventi e un portasigarette d'oro. Lui mi ha
amato, io ho amato lui... e che cosa importa se tutto il contorno era
cos puttanesco? Non importa, no, non importa. Ecco. (Abbiamo
ascoltato due volte attentamente il nastro per accertare se davvero
Margret ha usato due volte - Non importa, no, non importa - il tempo
presente. Responso obiettivo: lo ha usato). Eh s, e poco dopo era
morto. Che pazzo, pazzo spreco. Richiesta come mai, in questo
contesto, le venisse in mente la sorprendente parola spreco, Margret
rispose alla lettera (verbale trascritto dal nastro magnetico): Mi
dica lei, tutta quell'istruzione, tutta quella bellezza, tutta quella
forza virile... e appena vent'anni, e quante, quante altre volte ci
saremmo ancora amati e potuti amare, e non solo in camere puttanesche
come quella, ma anche fuori all'aperto, quando fosse venuto il caldo...
tutto cos senza senso, io lo chiamo spreco.
Poich Margret, Leni e M'v'd' hanno un rapporto iconolatrico con
Heinrich G', abbiamo cercato anche qui delle informazioni pi
obiettive. Gli unici a potercele fornire erano due padri gesuiti
dalla pelle di cartapecora, entrambi oltre i settant'anni, entrambi
intenti a correggere manoscritti in due redazioni ugualmente
impregnate di fumo di pipa, anche se per conto di due riviste
diverse, ma dibattenti gli stessi temi (apertura a sinistra o a
destra?), l'uno francese, l'altro tedesco (o forse anche svizzero),
il primo un biondo incanutito, il secondo un bruno incanutito;
entrambi saggi, benigni, astuti, umani. Tutti e due, appena
interrogati, esclamarono: Ah, Heinrich, Heinrich Gruyten!
(concordanza letterale fin nei particolari grammaticali e sintattici,
interpunzione compresa, dato che anche il francese parla tedesco),
entrambi posarono le loro pipe, si appoggiarono allo schienale della
sedia, spinsero in l i manoscritti, crollarono il capo, poi lo
tentennarono abbandonandosi ai ricordi, infine diedero un profondo
sospiro e cominciarono a parlare; qui finisce l'accordo totale, ne
inizia uno soltanto parziale; poich uno dei due padri si era dovuto
cercarlo a Roma, l'altro nei pressi di Friburgo, e furono necessari
dei brevi accordi telefonici da distanze considerevoli, ci furono
delle spese rilevanti di cui bisogna dire che, alla fin fine, non
resero abbastanza, a parte il valore umano di simili incontri, che
per si pu forse conseguire anche a prezzo meno elevato. Quei due
signori, infatti, non fecero che contribuire a una maggior
mitizzazione del defunto Heinrich G'; l'uno dei due, il francese,
disse: Era cos tedesco, cos tedesco e cos nobile. L'altro disse:
Era cos nobile, cos nobile e cos tedesco. Per semplificare la
mia relazione, i due ecclesiastici verranno contraddistinti, finch
abbiamo ancora bisogno di loro, con G'(esuita) I e G'(esuita) Ii. G'
I: Un alunno cos intelligente e dotato non lo abbiamo pi avuto per
altri venticinque anni. G' Ii: Per altri ventotto anni non abbiamo
pi avuto un allievo cos dotato e intelligente. G' I: C'era in lui
45

un Kleist. G' Ii: In lui c'era un Hlderlin. G' I: Non abbiamo


mai tentato di farne un sacerdote. G' Ii: Nessuno ha mai tentato di
farlo entrare nell'ordine. G' I: Del resto sarebbe stato uno
spreco. G' Ii: Anche i confratelli pi attaccati all'ordine non
hanno voluto. Interrogato sulle prestazioni scolastiche, G' I disse:
Be', aveva il massimo dei voti in tutto, anche in ginnastica, per
non in maniera noiosa, e tutti, dico tutti i suoi insegnanti temevano
il momento in cui avrebbe dovuto scegliere una professione G' Ii:
Be', s'intende, la sua pagella era ottima da cima a fondo, pi tardi
si coni per lui il predicato: eccellente. Ma che cosa avrebbe mai
fatto nella vita? Era un problema che ci preoccupava tutti! G' I:
Forse diplomatico o ministro, architetto o giurista, ma in tutti i
casi un poeta. G' Ii: Un grande maestro, un grande artista, un...
in ogni caso e sempre un poeta. G' I: Solo per una cosa non era
certo idoneo, era sprecato: l'esercito, qualunque fosse. G' Ii:
Solo non soldato, questo no. G' I: E invece finito cos. G' Ii:
Ed proprio questo che hanno fatto di lui.
E' comprovato che questo Heinrich, tra l'aprile 1939 e la fine di
agosto 1939, fornito di un certificato d'istruzione detto Abitur
(maturit), ha fatto ben poco uso di tale istruzione, o forse non ha
voluto. Insieme con suo cugino, faceva parte di un'istituzione che
portava il semplice nome di Reichsarbeitsdiens (Servizio del lavoro
del Reich), di tanto in tanto era in licenza dalle ore tredici del
sabato alle ore ventidue della domenica, delle trentacinque ore
concessegli ne trascorreva otto in treno, e le altre ventisette le
utilizzava per andare a ballare con sua sorella e suo cugino, giocare
un po' a tennis, partecipare ad alcuni pasti in seno alla famiglia,
dormire circa quattro o cinque ore, litigare due o tre ore con suo
padre che voleva fare - e avrebbe fatto - qualsiasi cosa per evitare
a Heinrich quell'imminente prova che in Germania si chiama Wehrdienst
(servizio militare): ma Heinrich non volle. Pi d'uno assicura che ci
furono violente scenate dietro la porta chiusa del soggiorno, durante
le quali la signora Gruyten gemeva sommessamente tra s, Leni era
esclusa, e l'unico elemento sicuro una frase di Heinrich udita
distintamente da M'v'd': Merda, merda, merda, anch'io non voglio
essere altro che merda. Poich Margret sicura di aver preso il
caff con Heinrich in due domeniche pomeriggio d'estate, e ci viene
riferito (eccezionalmente da Leni) che la prima licenza si ebbe solo
alla fine di maggio, si pu calcolare con una certa approssimazione
che Heinrich, in tutto, fu a casa sua sette volte, in complesso
dunque per centottantanove ore - di cui circa ventiquattro passate
dormendo -, e che impieg quattordici ore a litigare con suo padre.
Decida il lettore, a questo punto, se H' da annoverare tra i
beniamini della sorte. Comunque: due volte ha preso il caff con
Margret. E qualche mese dopo, una notte d'amore con lei. Peccato:
tranne il Merda, merda, merda, anch'io non voglio essere altro che
merda non abbiamo di lui altre citazioni letterali attendibili.
Questo ragazzo che si distingueva ugualmente in latino e in greco, in
retorica e in storia dell'arte, non ha mai scritto lettere? S che ne
ha scritte. M'v'd', supplicata col massimo calore, subornata da
46

innumerevoli tazze di caff e da alcuni pacchetti di sigarette


Virginia senza filtro (ha cominciato a fumare a sessantotto anni e
dice che questi cos sono un incanto), ha sottratto
temporaneamente, da un cassetto del com di Leni, che questa apre
solo di rado, tre lettere che abbiamo fatto subito fotocopiare.
La prima lettera, in data 10 ottobre 1939, due giorni dopo la fine
della guerra in Polonia, non ha n intestazione n formula di saluto,
vergata in caratteri chiaramente leggibili, latini, estremamente
simpatici e intelligenti, che sarebbero degni di ben altri soggetti.
Ecco il tenore della lettera: Vale il principio che al nemico non
bisogna far pi danno di quanto sia necessario per raggiungere lo
scopo militare.
Sono proibiti:
1) L'uso di veleno e di armi avvelenate;
2) l'assassinio;
3) l'uccisione o il ferimento di prigionieri;
4) il rifiuto di dar quartiere;
5) proiettili o armi che provocano sofferenze inutili, ad esempio
le pallottole dum-dum;
6) l'abuso della bandiera bianca (anche di quella nazionale), dei
distintivi militari, delle uniformi del nemico, dell'insegna della
Croce Rossa (per attenzione agli stratagemmi!);
7) la distruzione o l'appropriazione arbitraria di propriet
nemiche;
8) la costrizione di cittadini nemici a lottare contro il loro
paese (ad esempio tedeschi nella Legione straniera francese).
Seconda lettera, in data 13 dicembre 1939: Un buon soldato, di
fronte ai superiori, ha un contegno naturale, premuroso, gentile e
attento. Un contegno naturale si manifesta con la semplicit, la
prontezza, il volenteroso adempimento del dovere. Per un contegno
premuroso, gentile e attento si ricordino i seguenti esempi: se un
superiore entra in camerata e chiede di un uomo che al momento
assente, il soldato non si accontenti di dar risposta negativa, ma
vada in cerca della persona richiesta. Se a un superiore cade un
oggetto, il subalterno lo raccolga (se per in riga, solo dietro
ingiunzione). Se il subalterno vede che un suo superiore vuole
accendersi il sigaro, gli porga un fiammifero acceso. Se il superiore
vuole uscire da una camera, l'inferiore gli apra la porta e la
richiuda senza rumore alle sue spalle. Quando un superiore s'infila
il mantello, si mette il cinturone, sale o scende dall'automobile o
dal cavallo, il soldato attento e gentile lo aiuta. Un eccesso di
premurosit e di gentilezza non si addicono a un soldato
(servilismo): il soldato badi a non dare quest'impressione di s. N
gli venga mai in mente di far regali al superiore o di mandargli
inviti.
Terza lettera, del 14 gennaio 1940. Per lavarsi bisogna denudare
il busto. Il soldato si lava con acqua fredda. L'uso del sapone la
misura della pulizia. Bisogna lavare ogni giorno: le mani (pi
47

volte!), il volto, il collo, le orecchie, il petto e le ascelle. Le


unghie si puliscono con un pulisciunghie (non col coltello). I
capelli devono essere tenuti corti il pi possibile, e vanno
pettinati con la scriminatura. Una testa arruffata non si addice a un
soldato (vedi anche illustrazione). (Non c'era nessuna illustrazione
acclusa alla lettera. Nota dell'A'). Se necessario, il soldato deve
radersi ogni giorno. Deve presentarsi sbarbato di fresco: quando
monta di sentinella, alle ispezioni, quando fa rapporto a un
superiore e in altri casi speciali.
Dopo ogni lavaggio occorre asciugarsi subito (sfregare la pelle
finch si arrossa), perch altrimenti ci si raffredda e con l'aria
fresca la pelle si screpola. Gli asciugatoi per il volto e per le
mani devono essere tenuti separati.
Leni parla raramente di suo fratello; lo ha conosciuto pochissimo,
non sa e non ha mai saputo dire se non che aveva paura di lui per la
sua enorme istruzione e che poi stata sorpresa perch era cos
terribilmente, terribilmente gentile (attestato da M'v'd').
La stessa M'v'd' confessa che aveva soggezione di lui, bench anche
con lei egli fosse terribilmente gentile. L'aiutava persino ad
andare a prendere in cantina carbone e patate, non aveva difficolt
ad aiutarla a lavare i piatti, ecc' eppure aveva qualcosa, capisce?...
aveva qualcosa... insomma, s, aveva qualcosa... be', come dire,
qualcosa di molto nobile... e s che assomigliava persino a Leni.
Questo s che richiederebbe un ampio commento, che l'A' preferisce
non fare.
Nobile, tedesco, terribilmente, terribilmente gentile: se ne
ricava molto? La risposta non pu essere che no. Resta una figurina,
non un personaggio, e se non ci fosse la notte d'amore con Margret
nella stanzina superiore di un bar di Flensburg e l'unica citazione
sicura (Merda, ecc'), se non ci fossero le lettere e poi quella fine:
appena ventun anni, fucilato insieme con suo cugino per diserzione e
tradimento (contatti coi danesi) e tentativo di vendere armi di
propriet della Wehrmacht (un cannone anticarro)... be', di lui ci
resterebbe poco pi che il ricordo di due quasi ingialliti padri
della compagnia di Ges, due fumatori di pipa dalla pelle di
cartapecora, un fiore, un fiore che fiorisce ancora nel cuore di
Margret e il terribile, funesto 1940-41. Lasciamo dunque a Margret
la parola decisiva su di lui (nastro magnetico): Gli ho detto di
venir via, di venirsene via con me; ce la saremmo cavata, anche se
avessi dovuto battere il marciapiede, ma lui non voleva abbandonare
suo cugino, disse che senza di lui sarebbe stato perduto e poi, dove
potevamo andare? E tutta quella roba da casino, l intorno, quelle
maledette lampade rosse e il peluche e le stoffe rosa e le fotografie
sconce e tutto il resto, be' insomma era uno schifo. Lui non ha
pianto, e poi com' andata? Ah, fiorisce, fiorisce ancora in me, e se
fosse arrivato a settant'anni, a ottanta, io l'avrei ancora amato con
tutto il cuore, e loro che cavolo gli hanno dato di bello?
L'Occidente. E' morto con tutto l'Occidente nella pancia: Golgota,
Acropoli, Campidoglio (una risata da folle).. e mettiamoci anche il
cavaliere di Bamberga. Ecco per che fregnaccia vissuto un ragazzo
48

meraviglioso come lui. Per 'sta fregnaccia.


Leni, interrogata su suo fratello, quando qualcuno ne nota la
fotografia alla parete, suole prendere un atteggiamento riservato,
quasi da gran signora e si accontenta dell'osservazione sorprendente:
Riposa da trent'anni in terra danese.
Naturalmente il segreto di Margret rimasto tale, n i gesuiti n
Leni n M'v'd' ne hanno saputo nulla. L'A' per vorrebbe quasi
consigliare a Margret di dirlo lei stessa a Leni: potrebbe essere un
piccolo conforto per Leni sapere che suo fratello, prima di morire,
ha trascorso una notte d'amore con Margret diciottenne. Probabilmente
Leni sorriderebbe, e un sorriso le farebbe bene. L'A' non ha alcuna
prova della vocazione poetica di H', tranne i testi qui citati, che
forse potrebbero essere considerati esempi precoci di poesia
concreta.
Iii
Per arrivare finalmente alle radici di questa storia dobbiamo ora
accostarci a una personalit che l'A' affronta solo con esitazione,
dato che ne esistono, s, numerose fotografie, numerose
testimonianze, pi che per Leni, e tuttavia, perch o bench ci siano
su di lui tanti testimoni, ne risulta un'immagine poco chiara:
vogliamo riferirci al padre di Leni, Hubert Gruyten, che mor nel
1949 all'et di quarantanove anni. Oltre le persone a lui
direttamente legate - come M'v'd', Hoyser, Lotte Hoyser, Leni, i
suoceri di Leni, suo cognato - abbiamo potuto trovare ventidue
persone che lo hanno conosciuto nei pi diversi stadi di vita e per
la maggior parte hanno collaborato con lui: una volta lui alle loro
dipendenze, ma quasi sempre il contrario; diciotto persone addette
all'edilizia, quattro pubblici funzionari, architetti e giuristi, un
agente di custodia in pensione. Siccome, tranne una, tutte le altre
persone hanno lavorato alle sue dipendenze, tecnici, disegnatori,
esperti in statica, progettisti che oggi hanno tra i quarantacinque e
gli ottant'anni, forse la miglior cosa sar ascoltarli dopo aver
fornito i dati essenziali sul conto di Gruyten. Hubert Gruyten, nato
nel 1899, era muratore qualificato, prese parte per un anno alla
prima guerra mondiale (senza grado e senza voglia, secondo Hoyser
sen'), dopo la guerra avanz in breve tempo a capooperaio, nel 1919
spos, al di sopra della sua condizione, la madre di Leni, figlia
di un architetto che ricopriva un'importante carica
nell'amministrazione edilizia; Helene Barkel gli port in dote un
pacchetto di azioni ferroviarie turche ormai senza valore, ma
soprattutto una solida casa d'affitto in un ottimo quartiere, appunto
quello in cui pi tardi nacque Leni; inoltre fu lei a scoprire che
cosa c'era in lui (Hoyser sen'), e cos lo indusse a fare
l'ingegnere civile, tre anni che al vecchio Gruyten non piaceva
sentir definire i suoi anni di studio; a sua moglie piaceva parlare
di quegli anni di studio come di un tempo duro ma bello, cosa che
al vecchio Gruyten dava fastidio; chiaro che non ci si vedeva, come
studente. Finiti gli studi, durati dal 1924 al 1929, eccolo un
capomastro molto richiesto, anche per lavori di grosso impegno (non
49

senza l'aiuto del suocero); nel 1929 fond un'impresa di costruzioni,


fino al 1933 rasent pi volte il fallimento, dal 1933 cominci a
prendere quota, tocc il vertice del successo all'inizio del 1943,
poi trascorse i due anni sino alla fine della guerra in carcere o ai
lavori forzati, nel 1945, deposta ogni ambizione, torn a casa e si
accontent di raccogliere intorno a s un piccolo gruppo di
sgombramacerie coi quali, sino alla sua morte avvenuta nel 1949, si
tenne a galla abbastanza bene (Leni). Inoltre lavorava come
demolitore (Leni).
Se s'interrogano i testimoni extrafamiliari sui probabili motivi
della sua ambizione professionale, alcuni contestano quest'ambizione
stessa, altri la definiscono un tratto fondamentale del suo
carattere; dodici contestano l'ambizione, dieci sostengono il
tratto fondamentale. ^Tutti negano ci che nega anche un vecchio
come Hoyser: che Gruyten avesse anche il pi piccolo talento come
architetto; nemmeno come costruttore in generale lo si ritiene
dotato. Ci che, secondo tutti, pare ch'egli sia stato, un buon
organizzatore, coordinatore, il quale, anche quando la sua azienda
comprendeva quasi diecimila dipendenti, non ha mai perso la visione
d'insieme (Hoyser). E' da notare che, dei ventidue testimoni
extrafamiliari, cinque (cio due del partito della non ambizione,
due di quello del tratto fondamentale), lo definiscono,
indipendentemente gli uni dagli altri, un sognatore; alla domanda,
che cosa li inducesse a questa sorprendente definizione, tre
risposero semplicemente: Insomma, s, un sognatore... un sognatore
un sognatore, no? Solo due, richiesti che tipo di sognatore potesse
mai essere Gruyten, si degnarono di fornire qualche altro
chiarimento. Il sovrintendente edilizio in pensione Heinken, che vive
in campagna, coltiva fiori e api (e che, stranamente, senza esserne
richiesto, manifest il suo odio per le galline: ogni due frasi
osservava Io odio le galline), disse: Secondo me, Gruyten era un
sognatore esistenziale, che si trovava sempre in conflitto con una
morale che gli si metteva di traverso. Il secondo, il cinquantenne
Kern, esperto in statica, frattanto divenuto funzionario al servizio
del governo federale, si espresse in questi termini: Be', tutti noi
lo consideravamo pieno di vitalit, e certo lo era, e poich io sono
proprio il contrario (una confessione non richiesta ma esatta: l'A'),
naturalmente l'ho venerato e ammirato, soprattutto il modo col quale
- lui ch'era di umilissime origini - sapeva trattare i pi alti
personaggi, li faceva quasi ballare come voleva e con la massima
naturalezza, ma spesso, molto spesso, quando dovevo andare da lui - e
ci dovevo andare sovente - lo trovavo seduto alla sua scrivania che
fissava il vuoto davanti a s, fantasticando, se vuole che glie lo
dica, s, fantasticando, senza alcun dubbio, e non sui propri affari;
il che mi ha indotto a pensare quanto siamo ingiusti, noi non vitali,
verso gli uomini vitali.
Il vecchio Hoyser, infine, interrogato circa il sognatore, alz
gli occhi sorpreso e disse: E' un'idea che non mi sarebbe mai
venuta, ma adesso che sento questa parola devo dire che non solo c'
del vero, ma che proprio cos. In fondo sono stato io il padrino di
50

battesimo di Hubert, era mio cugino, no? Negli anni dopo la guerra
(si riferisce alla prima guerra mondiale, l'A') l'ho aiutato un po',
e lui pi tardi ha aiutato me nel pi generoso dei modi. Quando fond
l'azienda, mi ci fece subito entrare, bench io avessi superato da un
pezzo i trent'anni: sono stato il suo capocontabile, il suo
procuratore, pi tardi il suo socio... S, vero, rideva di rado, e
in lui c'era non solo poco, c'era molto di un giocatore. E quando poi
scoppi la catastrofe non riuscii mai a capire perch avesse agito in
quel modo, forse la parola sognatore ci spiega qualcosa. Per (risata
maligna), quello che pi tardi ha fatto con la nostra Lotte non direi
che fosse da sognatore".
Nessuno dei ventidue ex collaboratori ancora in vita nega che G'
fosse generoso, gentile nel tratto, asciutto ma gentile.
Dato che ce lo forniscono due testimoni interrogati separatamente,
risulta comprovata la frase che G' disse nel 1932, quand'era
sull'orlo del fallimento. Dev'essere stato poche settimane dopo la
caduta di Brning. M'v'd' cita la frase a questo modo: C' odor di
calcestruzzo, figliuoli, di miliardi di tonnellate di cemento, odor
di caserme e di bunker, mentre Hoyser la riferisce cos: C' odor
di caserme e di bunker, figliuoli, caserme per almeno due milioni di
soldati. Se superiamo la prima met dell'anno prossimo, ce l'abbiamo
fatta.
Di fronte alle molte testimonianze disponibili sul conto del
vecchio G', non possiamo nominare a uno a uno tutti i nostri
informatori. Resta il fatto che non ci siamo risparmiati per ottenere
informazioni il pi possibile obiettive anche su un personaggio
secondario, che ha la sua importanza solo come sfondo.
Nel caso di Marja van Doorn bisogna consigliare una certa cautela
per ci che riguarda il vecchio G'; dato che aveva (ha) suppergi la
sua stessa et e proveniva dal suo stesso villaggio, non da
escludere che fosse innamorata di lui, o che almeno avesse gettato un
occhio su di lui e sia perci prevenuta. Essa entr, diciannovenne,
al servizio di Gruyten, sposato da poco, che sei mesi prima aveva
acceso di s la diciassettenne Helene Barkel in occasione d'un ballo
di architetti al quale lo aveva invitato il padre di Helene; riesce
difficile scoprire se anche lui fosse altrettanto acceso di lei; come
piuttosto dubbio se sia stato giusto affiancare a due sposini cos
recenti una contadinotta di diciannove anni a cui tutti riconoscono
una vitalit gagliarda e indomabile. Fuor di dubbio invece che
tutti i giudizi di Marja sulla madre di Leni sono piuttosto negativi,
mentr'essa vede il padre di Leni sotto una permanente luce
iconolatrica, quasi come - alla luce di una lampada perpetua, di una
candela di cera o elettrica o di un tubo al neon - un'immagine del
Sacro Cuore di Ges o di san Giuseppe. Certe dichiarazioni della van
Doorn autorizzano persino a pensare che, dandosi il caso, essa
sarebbe stata persino disposta a commettere adulterio con Hubert
Gruyten. Quando dice, ad esempio, che a partire dal 1927 quel
matrimonio aveva cominciato a incrinarsi, ma che lei sarebbe stata
pronta a dare a lui tutto ci che sua moglie non poteva o non voleva
pi dargli, direi che questa un'allusione piuttosto chiara, e se
51

poi ci si aggiunge, sia pure in un timido bisbiglio, l'osservazione


in fondo, a quel tempo ero ancora una donna giovane, credo che non
si possa essere pi chiari di cos. Richiesta senza mezzi termini se
con quell'allusione volesse dire ch'era finita quell'intimit
considerata il punto centrale dei rapporti tra coniugi, la van Doorn
risponde con la sua sconcertante immediatezza: S, voglio dire
proprio questo, e ci che i suoi ancor sempre espressivi occhi
castani sanno dire, naturalmente in silenzio, induce l'A' a
concludere che essa sia venuta a conoscenza di quel fatto non solo
come osservatrice della vita familiare, ma anche come amministratrice
della biancheria da letto. Richiesta ancora se credesse che Gruyten
avesse cercato consolazione altrove, essa nega in modo reciso e
senza appello, e aggiunge - l'A' quasi sicuro di aver sentito,
nella sua voce, un singhiozzo represso -: E' vissuto come un monaco,
come un monaco, e non lo era.
Se si osservano le fotografie del defunto Hubert Gruyten - qui non
ci occupiamo delle sue fotografie da bambino, la prima che
sottoponiamo a un serio esame quella che lo ritrae al termine delle
scuole - lo si vede nel 1931 come un ragazzo alto e slanciato,
biondo, col naso lungo, in qualche modo risoluto, gli occhi scuri,
non cos impalato come i suoi compagni di scuola, che sembrano tante
reclute, e si crede subito alle previsioni riferite a voce, e dello
stesso identico tenore, in forma gi quasi mitica e attribuite al
maestro, al parroco, alla famiglia: Quello l far strada. Che
strada? La fotografia seguente ce lo mostra appena finito
l'apprendistato, diciottenne, nel 1917: il termine di sognatore,
che pi tardi gli verr applicato, trova buon alimento psicologico su
questa fotografia. G' un ragazzo serio, lo si vede alla prima
occhiata, la sua bont, facilmente riconoscibile, si trova in una
contraddizione solo apparente con una risolutezza e forza di volont
egualmente riconoscibili; siccome viene sempre fotografato di faccia
- fino alle sue ultime fotografie, che nel 1949 furono scattate, con
una scalcinata macchina a cassetta, dal cognato di Leni, il gi
nominato Heinrich Pfeiffer -, la proporzione tra la lunghezza del
naso e il resto del volto non appare mai o almeno non si pu
dimostrare, e poich nemmeno il famoso pittore che lo ritratt nel
1941 in stile naturalistico (olio su tela, niente male, anche se
troppo piatto: abbiamo potuto scoprire il quadro in una raccolta
privata, in un ambiente molto antipatico, e dargli appena una fugace
occhiata) ha approfittato dell'occasione di darci di lui, almeno per
una volta, un ritratto di profilo, noi possiamo soltanto supporre che
probabilmente - tolti i fronzoli di moda - egli dovesse sembrare
uscito da una pittura di Hieronymus Bosch.
Se i segreti d'alcova Marja li ha solo accennati, di quelli di
cucina ha invece parlato apertamente. A lei non piacevano i
condimenti forti, a lui invece s. Cos c'erano delle complicazioni,
perch in genere dovevo condire tutto in due modi diversi: per lei
sciapo, per lui forte; and poi a finire che pi tardi, a tavola, lui
si condiva la sua roba da s; gi da ragazzo, al villaggio, tutti
52

sapevano che gli si faceva pi piacere a offrirgli un cetriolo


sottaceto che una fetta di torta.
La prossima fotografia degna di nota risale al viaggio di nozze a
Lucerna. Non c' dubbio, la signora Gruyten, Helene nata Barkel,
deliziosa: tenera e delicata, simpatica e fine, si vede subito ci
che nessuno che l'abbia conosciuta pu negare, nemmeno Marja: che ha
imparato a suonare Schumann e Chopin, che parla abbastanza
correntemente il francese, che sa ricamare, lavorare all'uncinetto,
ecc', e - bisogna dire anche questo - si vede che forse in lei si
persa un'intellettuale, forse addirittura - in potenza un'intellettuale di sinistra. Naturalmente - come le hanno insegnato
- non ha mai preso in mano Zola, e si pu immaginare il suo
raccapriccio quando, otto anni pi tardi, sua figlia Leni le chiede
lumi sulla propria digestione. Probabilmente per lei Zola e sterco
erano concetti quasi identici. Quasi certamente essa non era portata
alla professione medica, ma certo non avrebbe trovato alcuna
difficolt a laurearsi in storia dell'arte. Bisogna essere giusti,
per: se le si concedono alcuni precedenti ch'essa non ha avuti:
un'istruzione impostata non sull'elegia ma sull'analisi, meno
animuccia e pi anima (se proprio ci voleva), e le avessero
risparmiato tutte le leziosaggini che improntarono la sua vita di
collegio, chiss che non potesse diventare una buona dottoressa.
Certo che - se libri cos frivoli le fossero giunti a portata di
mano - sarebbe diventata pi una lettrice di Proust che di Joyce,
cos, comunque, leggeva Enrica von Handel-Mazzetti, Marie von
Ebner-Eschenbach e, moltissimo, quel settimanale cattolico
illustrato, che frattanto ha acquistato valore di antiquariato e che
allora era quanto c'era di pi moderno, come a dire il Publik degli
anni 1914-20; se per di pi si sa che, quando comp sedici anni, ebbe
in dono dai genitori un abbonamento alla rivista Hochland, non si
hanno pi dubbi ch'essa era fornita di letture non dico progressiste,
ma estremamente progressiste; probabile che sia stata la lettura di
Hochland a informarla cos bene sul passato e il presente
dell'Irlanda, tanto che nomi come Pearse, Connolly, persino Larkin e
Chesterton le erano tutt'altro che ignoti, ed accertato da ci che
riferisce la sua sorella ancora vivente, Irene Schweigert nata
Barkel, la quale in un pensionato per signore benestanti, all'eta di
settantacinque anni e in compagnia di parrocchetti canori, aspetta
tranquilla la morte (autocitazione), che la madre di Leni, da
ragazza, stata una delle prime, se non delle primissime lettrici
delle traduzioni tedesche di William Butler Yeats, certamente - lo so
perch glie l'ho regalato io stessa - delle prose di Yeats uscite nel
1912, e naturalmente di Chesterton. Non che si voglia usare la
cultura o l'ignoranza letteraria di chicchessia pro o contro di lui,
ma la cosa ci serve solo a illuminare uno sfondo che intorno al 1927
ha gi delle ombre tragiche. Una cosa fuor di dubbio, se si osserva
la fotografia scattata durante il viaggio di nozze nel 1919:
qualunque cosa abbiano inibito in lei, la madre di Leni non fu certo
una cortigiana mancata; essa non ha affatto un'aria sensuale,
superormonica, mentre lui di ormoni ne ha da vendere; potrebbe darsi
53

benissimo che quei due - del cui amore reciproco sarebbe


inammissibile dubitare - abbiano affrontato l'avventura del
matrimonio in perfetta inesperienza erotica, e non affatto da
escludere che nelle prime notti Gruyten, se non con brutalit, si sia
comportato con una certa impazienza.
Quanto ai rapporti tra G' e i libri, l'A' non vorrebbe fidarsi
troppo del giudizio di un suo concorrente in affari ancora in vita,
il quale, definito un gigante in campo edilizio, disse
testualmente: Libri, Gruyten!? Forse il libro mastro, ecco un libro
che poteva interessarlo. Per, secondo quanto risulta Hubert Gruyten
ha letto effettivamente pochi libri; per necessit, durante i suoi
studi da ingegnere, la letteratura specializzata e poi, a quel che
sappiamo, una biografia popolare di Napoleone, e per il resto,
secondo le testimonianze di Marja e di Hoyser, che qui concordano
esattamente, gli bastavano i giornali e pi tardi la radio.
Dopo che ci riusc di scovare la vecchia signora Schweigert, si
chiar un'espressione di Marja rimasta fino allora incomprensibile e
incompresa e che nel taccuino dell'A' era rimasta non spuntata per
cos lungo tempo, che per poco egli non cedette all'impazienza. Marja
aveva detto che la signora Gruyten aveva perso la testa per i suoi
Finni. Poich era del tutto esclusa la malattia della pelle (Finnen)
di suono quasi identico (Marja: Pelle? No, la sua pelle era
immacolata: dico proprio i Finni), n in tutte le testimonianze
raccolte si era trovato il pi piccolo addentellato con la Finlandia,
con questo termine ci si doveva riferire ai Fenians, ai Feniani,
dato che in seguito la predilezione per l'Irlanda della signora
Gruyten assunse forme romantiche, in parte persino sentimentali.
Yeats, comunque, era e rimase il suo poeta prediletto.
Non essendoci nessuna lettera scambiata tra Gruyten e sua moglie,
ma solo, su questo argomento, le deposizioni pi che sospette della
van Doorn, non ci resta che l'analisi superficiale della fotografia
scattata, durante il viaggio di nozze, sul lungolago di Lucerna, e
insomma, per dirla in termini negativi: non che quella coppia
faccia pensare a una grande armonia erotica o addirittura sensuale.
No davvero. Su questa fotografia ancora lontana nel tempo si scopre
gi ci che in seguito verr confermato da tante altre: Leni
assomigliava di pi al padre, Heinrich pi alla madre, anche se, in
fatto di condimenti, Leni era pi simile alla madre, tranne i panini,
e per quanto concerne la sua sensibilit per la poesia e la musica
madreggiasse decisamente. Alla domanda ipotetica su quali figli
sarebbero nati da un eventuale matrimonio tra Marja e Gruyten,
possiamo qui rispondere pi facilmente in modo negativo che positivo:
non certo figli di cui, dopo decenni, suore e gesuiti dalla pelle di
cartapecora si sarebbero ricordati al solo sentirli nominare.
Ma quali che siano stati gli errori o i malintesi tra quei due, i
pi intimi conoscitori della vita familiare dei Gruyten, compresa la
gelosa van Doorn, sono concordi ad affermare che lui non mai stato
scortese, poco cavalleresco o anche solo poco affettuoso verso di
lei, e sembra dimostrato che lei, dal canto suo, lo venerasse.
54

La vecchia signora Schweigert, nata Barkel, che per non fa pensare


minimamente a Yeats o a Chesterton, ammise apertamente che non ci
teneva tanto a frequentare suo cognato e nemmeno sua sorella, dopo
che si era sposata: avrebbe preferito di gran lunga che sua sorella
sposasse un poeta, un pittore, uno scultore o almeno un architetto;
non disse proprio che Gruyten, per lei, era troppo volgare, ma si
espresse con una formula negativa: non abbastanza fine; interrogata
su Leni, si limit a dire due minuscole parole Eh s, e dopo nostre
pressanti insistenze per farle dire di pi in merito, lei rest ferma
al suo Eh s, mentre volle annettere decisamente Heinrich ai
Barkel; nemmeno il fatto che Heinrich avesse suo figlio Erhard
praticamente sulla coscienza, perch lui non avrebbe mai fatto, di
testa sua, una cosa simile, riusciva a diminuire la sua simpatia per
Heinrich; lo defin un estremista, un vero estremista, ma dotato,
quasi geniale, e l'A' ebbe la strana impressione ch'ella non
piangesse poi troppo la morte precoce del figlio, limitandosi semmai
a frasi come grandi svolte del destino, tanto pi che, per ci che
riguardava suo figlio e anche Heinrich, arriv al punto di dire una
cosa molto singolare, che avrebbe bisogno di svariati controlli e
precisazioni storiche. "A vederli, - disse testualmente, - sembravano
dei caduti di Langemarck. Se si considera la problematica di
Langemarck, la problematica del mito di Langemarck, se si considera
la differenza che corre tra il 1914 e il 1940, se si considerano
ancora circa quattro dozzine di complicati malintesi che qui non
siamo tenuti a chiarire, si potr capire perch l'A' si sia congedato
dalla signora Schweigert con cortesia ma con freddezza, anche se non
definitivamente; e quando pi tardi venne a sapere dal teste Hoyser
che il marito della Schweigert, fin l rimasto in un equivoco
silenzio, fu gravemente ferito a Langemarck, pass tre anni in un
ospedale militare, l'avevano quasi fatto a pezzi (Hoyser), che nel
1919 spos Irene Barkel, che lo curava come infermiera onoraria; che
da questo matrimonio nacque Erhard, ma che il signor Schweigert cos distrutto dalla morfina e risecchito che quasi non trovava pi
un punto dove farsi un'iniezione (Hoyser) - mor nel 1923 a
ventisette anni con la qualifica professionale di studente, a pi
d'uno potrebbe venire l'idea che questa distintissima signora
Schweigert desiderasse segretamente che suo marito fosse morto a
Langemarck. Essa si guadagn da vivere come sensale di terreni.
A partire dal 1933 gli affari della ditta Gruyten cominciano a
salire, dapprima con progressione continua, dal 1935 con una ripida
linea ascendente, dopo il 1937 quasi in verticale; a quel che dicono
i suoi antichi collaboratori e alcuni esperti, Gruyten guadagn
somme pazze con la linea Sigfrido, ma secondo Hoyser aveva gi
ingaggiato a caro prezzo i migliori specialisti in costruzioni di
fortezze e di bunker che ci fossero sul mercato fin dal 1935, cio
molto tempo prima di poterli impiegare. Lavoravamo sempre con
crediti di un ammontare che ancor oggi mi d le vertigini. Gruyten
puntava semplicemente su quello che definiva il complesso di
Maginot di tutti gli uomini di Stato; anche quando il mito di
Maginot sar distrutto da un pezzo, continuer pur sempre ad agire
55

(citazione di Gruyten secondo Hoyser), solo i russi non hanno questo


complesso; poich le loro frontiere sono troppo lunghe non se lo
possono nemmeno permettere, ma se sar un bene o un male per loro,
questo si vedr un giorno. Hit-ler comunque ce l'ha, anche se
propaganda e pratica la guerra di movimento, ce l'ha lui
personalmente il complesso del bunker e della fortezza, vedrai
(inizio del 1940, frase detta prima della conquista della Francia e
della Danimarca).
Comunque sia, gi nel 1938 la ditta Gruyten aveva sestuplicato le
dimensioni che aveva nel '36, quando era gi sei volte pi grande che
nel 1932; nel 1940 era il doppio che nel 1938, e (Hoyser) nel 1943
non si sarebbero pi potute stabilire delle proporzioni.
C' una qualit del vecchio Gruyten che tutti confermano, anche se
usando due vocaboli diversi: gli uni lo chiamano coraggioso, gli
altri senza paura, una certa minoranza di circa due, tre persone lo
definisce megalomane. Gli esperti attestano ancor oggi che Gruyten
ha assunto molto per tempo, staccandoli da altre imprese, i migliori
specialisti in costruzioni di bunker; pi tardi, e senza tanti
scrupoli, anche ingegneri e tecnici francesi che avevano partecipato
alla costruzione della linea Maginot; Gruyten (dice un ex alto
funzionario addetto agli armamenti, che non vorrebbe essere nominato
neanche lui) sapeva bene che risparmiare sulle paghe e gli stipendi
in tempi d'inflazione una sciocchezza. Gruyten pagava bene. Al
tempo che c'interessa ha quarantun anni. Abiti su misura di
materiale caro, ma non vistosamente caro (Lotte Hoyser) hanno fatto
di un uomo prestante un signore prestante; lui non si vergognava
nemmeno della sua ricchezza cos recente, anzi disse a un suo
collaboratore (Werner von Hoffgau, architetto di antica schiatta)
tutte le ricchezze, un giorno, erano recenti, anche le sue quando la
sua famiglia cominciava ad arricchirsi o non era ancora ricca.
Gruyten si sempre rifiutato di costruirsi una villa (fino alla
morte, nonostante infinite correzioni continu sempre a pronunciare
filla) nel quartiere della citt che a quel tempo era d'obbligo per
chiunque diventasse benestante.
Sarebbe imperdonabile considerare Gruyten un uomo di successo
grossolano e un po' sciocco; tra l'altro egli ha una dote che nessuno
pu imparare n trasmettere: conosce gli uomini, e tutti i suoi
collaboratori, architetti, tecnici, commercianti, lo ammirano, i pi
lo venerano. Egli organizza con cura e segue con attenzione, anzi
controlla la formazione e gli studi di suo figlio; va a visitare
spesso il ragazzo, e se non lo fa venire in casa spesso perch dichiarazione sorprendente ma garantita - non vuole che si sporchi
con gli affari. Pensa per lui a una carriera di studioso, non un
professore qualunque, ma uno come quello per il quale una volta
abbiamo costruito la villa. (Hoyser, secondo il quale si trattava di
un romanista abbastanza conosciuto, la cui biblioteca, la cui fama
mondiale, il cui modo diretto e cordiale di trattare la gente
devono aver fatto impressione a Gruyten). Quando suo figlio ha
quindici anni, constata con impazienza che lo spagnuolo non lo sa
ancora cos bene come mi ero aspettato.
56

C' una cosa che non ha fatto mai: considerare Leni un'ochetta.
Il furore di lei quando le diedero la prima comunione non lo ha
minimamente irritato, anzi ci ha fatto su una gran risata (cosa che
risulta piuttosto rara nella sua vita), e il suo commento fu: Sa
bene quel che vuole, quella (Lotte H').
Mentre sua moglie sbiadisce sempre pi, diventa piagnucolosa e
persino un po' bigotta, lui entra nei suoi migliori anni. C' una
cosa che non ha mai avuto e non avr sino alla fine dei suoi giorni:
dei sentimenti d'inferiorit. Avr avuto, s, dei sogni: per quel che
riguarda suo figlio, certamente; e per quanto concerne la sua
conoscenza dello spagnuolo, pi che certamente. Tredici anni dopo che
(secondo Marja van Doorn) non ci sono pi rapporti coniugali tra lui
e sua moglie, lui continua a non tradirla, almeno non con altre
donne. Ha una sorprendente avversione per i discorsi osceni, e la
dimostra chiaramente quando, ogni tanto, costretto a partecipare a
qualche serata per soli uomini, dove inevitabilmente, verso le due
o le tre del mattino, si crea una certa atmosfera per cui uno degli
intervenuti richiede una circassa dal sangue ardente. Il riserbo di
Gruyten in fatto di discorsi osceni e di circasse lo espone a una
certa derisione ch'egli accetta con calma (Werner von Hoffgau, che
per un anno lo accompagn, di tanto in tanto, a quelle serate).
Ma che uomo questo, si chieder certo il lettore sempre pi
impaziente, che uomo questo che, per cos dire, vive casto, si
arricchisce sui preparativi di guerra, poi sulla guerra stessa, ha un
giro d'affari (secondo Hoyser) che da un milione l'anno nel 1935
salito, nel 1943, a un milione al mese, e che nel 1939, quando il suo
giro d'affari doveva comunque aggirarsi su un milione ogni tre mesi,
fa di tutto per tirar fuori suo figlio da questa che la fonte della
sua ricchezza?
Negli anni 1939 e '40 c' una certa irritazione, anzi amarezza tra
il padre e il figlio tornato a casa, che sceso dalle tre montagne
dell'Occidente e a quattro ore di treno prosciuga una qualche palude,
anche se nel frattempo - su insistente desiderio di suo padre, che ha
pagato fior di compenso speciale a un gesuita spagnuolo - in grado
di leggere Cervantes nell'originale. Tra giugno e settembre il figlio
fa forse sette visite alla famiglia, tra la fine di settembre 1939 e
i primi di aprile 1940 forse altre cinque. Heinrich ha rifiutato di
servirsi della longa manus apertamente offertagli da suo padre, per
il quale sarebbe stato facilissimo (tutte citazioni di Hoyser sen'
e Lotte) fargli assegnare un posto conveniente o anche ottenergli
il congedo definitivo come addetto a un lavoro d'importanza bellica.
Che cos' questo per un figlio che, richiesto di come stesse e che
cosa facesse nell'esercito, al tavolo della colazione tira fuori di
tasca un libro dal titolo: Reibert, Come si presta servizio
nell'esercito, Edizione per i cacciatori anticarro, rielaborato da un
certo dottor Allmendiger, un maggiore, e ne legge ad alta voce una
parte che non aveva ancora comunicata per lettera: una dissertazione
di quasi cinque pagine intitolata Come rendere gli onori, che
descrive tutti i vari generi di saluto militare che si fanno
57

camminando, distesi, in piedi, seduti, a cavallo e in automobile e


come ciascuno debba salutare tutti gli altri e in che modo? Bisogna
pensare che in questo caso si tratta di un padre che non se ne sta
tutto il santo giorno a casa ad aspettar la visita del figlio; un
padre che, fornito nel frattempo di un aereo governativo (Leni va
matta per il volo!), immerso fino al collo e oltre in affari
importanti, deve cercare faticosamente un momento libero tra una cosa
e l'altra, disdire impegni rilevanti, rinviare appuntamenti con
ministri (!) con pretesti spesso evidentissimi (dentista, ecc') per
non perdere gl'incontri col suo caro figlio... e che poi, da questo
caro figlio che gli piacerebbe tanto veder direttore dell'istituto di
storia dell'arte, o se non altro di quello archeologico di Roma o di
Firenze, si sente leggere delle istruzioni sul saluto militare
elencate da quel Reibert, con la rielaborazione di un certo dottor
Allmendiger.
Occorre sottolineare che questi caff in famiglia, queste
colazioni e questi pranzi per tutti i presenti non solo non erano
distensivi, ma divennero sempre pi tormentosi, esasperanti, alla
fine addirittura orribili (Lotte Hoyser). L'allora ventiseienne
Lotte Hoyser nata Berntgen, nuora del molto citato procuratore e
capocontabile Otto Hoyser, era alle dipendenze di Gruyten come
segretaria (Gruyten ebbe anche tra i suoi disegnatori,
temporaneamente, il marito di lei, Wilhelm Hoyser). Poich Lotte
lavorava gi da Gruyten nei mesi decisivi del 1939 e di tanto in
tanto era invitata anche lei ai caff in famiglia quand'era
presente, perch in licenza, il figlio, diremmo che il suo giudizio
sullo stesso Gruyten, ch'essa definisce senz'altro affascinante, ma
a quei tempi, tutto sommato, criminale, pu essere riferito solo in
margine. Il vecchio Hoyser civetta volentieri con una relazione
erotica, ma naturalmente solo platonica tra sua nuora e Gruyten,
nella cui sfera erotica, dato che la loro differenza d'et era di
nemmeno quattordici anni, essa era senz'altro inclusa. Qualcuno ha
persino espresso il parere (stranamente si tratta di Leni, ma la sua
dichiarazione non diretta, ma solo attestata indirettamente dal non
attendibile Heinrich Pfeiffer) che Lotte gi a quel tempo era
probabilmente per il babbo una vera e propria tentazione, il che non
significa tentatrice. Lotte, ad ogni modo, descrive quei caff in
famiglia, ai quali il vecchio Gruyten arrivava in volo talvolta da
Berlino o da Monaco, persino da Varsavia, come assicurano alcuni,
come semplicemente terribili, veramente insopportabili. M'v'd'
defin i pasti in comune tremendi, davvero tremendi, mentre Leni si
limita a dire brutti, brutti, brutti.
E' comprovato, persino da una teste prevenuta come M'v'd', che
quelle licenze distruggevano la signora Gruyten: essa non era
all'altezza di quello che succedeva. Lotte Hoyser parla senza mezzi
termini di una variazione intellettuale del parricidio e sostiene
che il distruttivo intento politico delle citazioni dal suddetto
Reibert colpiva Gruyten proprio perch si trovava in mezzo alla
politica, aveva appreso e apprendeva ancora dei segreti politici di
enorme importanza: ad esempio la costruzione di caserme in Renania
molto prima che questa venisse occupata... la progettata costruzione
58

di giganteschi bunker contraerei... e proprio per questo a casa non


voleva sentir parlare di politica.
Leni non visse questi nove amarissimi mesi con la stessa intensit,
forse nemmeno con la stessa attenzione di altri osservatori; nel
frattempo - pi o meno nel luglio 1939 - essa aveva esaudito un uomo,
no, lo avrebbe esaudito se lui glie lo avesse chiesto; non che lei
sapesse se lui era proprio l'uomo giusto, quello che lei attendeva
con tanto desiderio, per sapeva pure che lo avrebbe saputo solo
quando lui le avrebbe chiesto di esaudirla. Era suo cugino Erhard
Schweigert, figlio della vittima di Langemarck e di quella signora
che sosteneva ch'egli sembrava un caduto di Langemarck. Erhard, che
a causa di una estrema sensitivit nervosa (sua madre) era fallito
di fronte a un ostacolo culturale cos ripido come l'esame di
maturit, che era stato rimandato temporaneamente a casa persino da
un'istituzione cos inesorabile come il Servizio del lavoro e che
mirava alla professione per lui odiosa (autocitazione secondo
M'v'd') del maestro di scuola, preparandosi per intanto privatamente
all'esame di idoneit, era stato poi inaspettatamente richiamato
dalla suddetta severa istituzione, e l si era incontrato con suo
cugino, che lo aveva preso sotto le sue ali e cercato abbastanza
apertamente, durante le visite a casa, di accoppiarlo a sua sorella
Leni. Comprava loro dei biglietti per il cinema e li spediva
insieme (M'v'd'), prendeva appuntamento con loro per dopo il cinema,
ma poi non ci andava (vedi sopra) Poich Erhard trascorreva a
questo modo presso i Gruyten non solo la maggior parte della sua
licenza, ma la licenza intera, facendo a sua madre solo visite
sporadiche, questa ne amareggiata a tutt'oggi; respinse con vero e
proprio sdegno la possibilit che tra suo figlio e Leni ci potesse
essere un rapporto amoroso con intenzioni serie. No, no, e ancora
no... con quella... eh s... no, lo escludo. Ora, se una cosa
certa, che Erhard adorava Leni, ma sul serio, fin dalla sua prima
licenza (intorno al maggio 1939); ce lo confermano testimoni
indubitabili, specie Lotte Hoyser, che dichiara apertamente: Erhard
sarebbe certo stato meglio di ci che venne in seguito, almeno di ci
che venne nel 1941. Forse non meglio di ci che venne nel 1943. Lei
stessa ammette di aver tentato pi volte di attirare Leni ed Erhard
in casa propria e di lasciarceli soli perch, maledizione, la cosa
andasse finalmente in porto. Accidenti, lui aveva ventidue anni, era
sano, simpaticissimo. Leni aveva superato da poco i diciassette anni,
ed era - glie lo dico schietto - era matura per l'amore, era una
donna, una donna coi fiocchi, gi allora, ma lei non pu immaginare
la timidezza di quell'Erhard.
A questo punto, perch non sorgano altri malintesi, dobbiamo
caratterizzare Lotte Hoyser. Nata nel '13, alta m 1,64, peso kg 60,
una castana incanutita, asciutta come la polvere, buona dialettica,
anche se solo d'istinto, la si pu definire una persona di notevole
sincerit, pi ancora di Margret. Poich al tempo di Erhard viveva in
stretto contatto con Gruyten, essa ci sembra una testimone molto pi
attendibile della van Doorn, che inclina all'iconolatria per tutto
59

quel che concerne Leni. Lotte, interrogata sulla sua discussa


relazione col vecchio Gruyten, parl sinceramente anche di questo:
Be', gi allora sarebbe potuto succedere qualcosa, tra noi due, lo
ammetto, si poteva arrivare gi allora a quello che poi accadde
quando lui aveva quarantacinque anni; io disapprovavo quasi tutto ci
che lui faceva, per lo capivo, non so se mi spiego. Sua moglie era
troppo pavida, per di pi spaventata da tutta questa storia degli
armamenti, che le incuteva terrore e la paralizzava; se fosse stata
una donna attiva, meno sognatrice, avrebbe nascosto suo figlio in
Spagna o, che so, in un convento, o anche, se ci teneva, in quel
paese dei Fenians, dove sarebbe potuta andare una buona volta anche
lei e vederselo ben bene, e naturalmente si sarebbero potuti
strappare alle grinfie della storia tedesca anche mio marito e questo
Erhard. Oh, intendiamoci bene: Helene Gruyten era non solo gentile,
era anche buona e intelligente, solo che, non so se mi spiego, non
era all'altezza della faccenda... n della politica, n degli affari,
n della terribile autodistruzione a cui quel ragazzo andava
coscientemente incontro. E' esatto ci che le hanno gi detto altri
(il nome di Margret non venne rivelato: l'A'). Aveva ingoiato tutto
l'Occidente, e ora che cosa gli restava? Un montarozzo di merda, se
vuol sapere la mia opinione, e lo si paragon anche a
quell'indescrivibile fantoccio. C'era in lui troppo cavaliere di
Bamberga e troppo poca guerra dei contadini. Gi a quattordici anni,
nel 1927, all'universit popolare, ho ascoltato un corso sui
retroscena politico-sociali della guerra dei contadini, e ho preso un
sacco di appunti... e so, naturalmente, che il cavaliere di Bamberga
non ha niente a che fare con le guerre dei contadini... ma provi un
po' a tagliargli i riccioli, a radergli la barba, e che cosa vien
fuori, che cosa resta? Un san Giuseppe da quattro soldi e di pessimo
gusto. Dunque: troppo cavaliere di Bamberga nel ragazzo e troppa
poesia di Yeats nella madre... una volta lei me l'ha dato da leggere,
ed era veramente bello, quella era una donna straordinaria, non c'
dubbio, e forse avrebbe avuto solo bisogno di qualche iniezione di
ormoni; e il ragazzo, Heinrich: c'era da innamorarsene, s, e credo
che non ci fosse donna al mondo che non si mettesse a sorridere in un
certo modo quando lo guardava; solo le donne e alcuni omosessuali
intelligenti avvertono la presenza di un poeta. Certo che quello che
faceva era un vero e proprio suicidio, lampante, e mi chiedo perch
ci abbia tirato dentro anche Erhard... ma forse Erhard non chiedeva
di meglio. Chi ne sa niente, due cavalieri di Bamberga che vogliono
morire insieme, e ce l'hanno proprio fatta: li hanno messi al muro, e
sa che cosa ha gridato Heinrich prima che gli sparassero? "Germania
merda!" E questa fu la fine di un'educazione e preparazione culturale
forse unica, e dato che ormai ci stava dentro, in quella Wehrmacht di
merda, forse andata bene cos: ce n'erano anche troppe di
possibilit di morire, tra l'aprile del 1940 e il maggio del '45. Il
vecchio era pi che ammanigliato e si fatto spedire il verbale,
glie l'ha procurato non so che generale, per lui non l'ha mai letto,
mi ha solo pregato di riferirgli l'essenziale. Risultava che quei due
ragazzi avevano offerto in vendita ai danesi un intero cannone
antiaereo, cio ne pretendevano il valore fittizio di rottame,
60

qualcosa come cinque marchi e sa che cosa ha detto, al processo,


quell'Erhard cos timido e quieto: "Noi moriamo per una professione
onorata: il commercio di armi".
All'A' parve necessario recarsi ancora una volta dal signor von
Hoffgau, cinquantacinquenne, il quale, dopo una collaborazione
temporanea con la Bundeswehr, cui misi a disposizione come
funzionario le mie esperienze di costruttore, ora tiene un piccolo
studio di architetto in un'ala laterale del castelluccio a specchio
sull'acqua lasciatogli dai suoi antenati: uno studio che serve
unicamente a scopi pacifici, cio alla costruzione di case popolari.
Questo signor H' (che non si defin, senza esserne stato richiesto,
privo di vitalit, ma potrebbe farlo) un uomo mite, dai capelli
grigi, scapolo, per il quale, secondo il modesto parere dell'A, lo
studio di architetto solo un pretesto per stare a osservare ore
di seguito i cigni dello stagno, per guardare i lavori dentro e fuori
la parte dell'azienda agricola data in affitto, per far passeggiate
attraverso la campagna (per meglio dire: attraverso i campi di rape),
alzando solo gli occhi corrucciati quando passa in volo l'ennesimo
starfighter; il quale evita i rapporti con suo fratello, che abita al
castello anche lui, a causa di certe operazioni da lui avviate,
servendosi del mio nome ma a mia insaputa, nella sezione che io
dirigevo allora. Sulla fisionomia sensitiva e un po' pingue di H'
appare una certa amarezza, non personale, ma semmai astrattamente
morale, ch'egli, come sembr all'A', annega in un liquore che, se
bevuto in quantit, uno dei pi pericolosi: il vecchio sherry.
L'A', almeno, scopr moltissime bottiglie di sherry vuote sul mucchio
della spazzatura e, cosa piuttosto inquietante, molte altre piene
nell'armadio da disegno di H'. Furono necessarie alcune visite alla
bettola del villaggio per ottenere, almeno in forma grossolana,
alcune informazioni che H' ci negava con le parole Ho le labbra
sigillate.
Quanto segue il riassunto dei colloqui che l'A', durante tre
soste in quella bettola, ha avuto con circa dieci abitanti del
villaggio di Hoffgausen; la simpatia della gente andava senza
esitazioni al poco vitale Werner, la loro stima, il loro rispetto manifestato quasi con voce tremante - a suo fratello Arnold, che
tutto ci fa credere ultravitale; evidentemente - secondo gli abitanti
del villaggio - Arnold ha ottenuto, presso i responsabili della
costruzione di aeroporti per la Bundeswehr diretti da suo fratello, e
con l'aiuto di deputati della Cdu, banchieri, intriganti dei pi
diversi gruppi della commissione per la difesa, facendo persino
pressioni sullo stesso ministro della difesa, che la foresta di
Hoffgausen, famosa da secoli e un numero corrispondente di campi
tutt'intorno venissero scelti come terreno per l'aeroporto della
Nato. Secondo la gente del luogo, un affare di cinquanta, quaranta,
come minimo di trenta milioni, che (secondo Berhard Hecker,
agricoltore) fu realizzato nella sua sezione contro la sua volont
con l'approvazione della commissione per la difesa. Hoffgau (Devo
eterna gratitudine a Gruyten perch, quando ero giovane, mi ha
salvato dalla famosa Deutsche Wehrmacht facendo di me il suo relatore
61

personale, pi tardi per, quando s'inguai fino al collo, ho potuto


sdebitarmi in qualche modo) esit ancora un poco, prima di dirci
qualcosa su quella misteriosa faccenda di Heinrich e di Erhard.
Visto che la cosa sembra premerle tanto, le dir com' andata. La
signora Hoyser non ha visto tutto l'incartamento, n ha conosciuto
l'intero problema. Ha ricevuto solo il verbale del processo, e anche
quello solo in parte, e poi la relazione del tenente che comand
l'esecuzione. In realt la faccenda era talmente complicata che mi
sar difficile ricostruirla esattamente. Insomma, il figlio di
Gruyten si rifiutava di farsi proteggere da suo padre, ma Gruyten lo
proteggeva contro la sua volont e faceva in modo - una cosa da
niente, per lui - che lui e suo cugino venissero per intanto
trasferiti in una tesoreria di Lubecca, circa due giorni dopo
l'occupazione della Danimarca. Lui per - mi riferisco al vecchio
signor Gruyten - non aveva fatto i conti con l'ostinazione di suo
figlio, che and bens a Lubecca con suo cugino, ma di l, appena
visto dov'era finito, fece ritorno in Danimarca, senza ordine di
marcia, senza trasferimento: il che, nella pi benevola delle
interpretazioni, era abbandono di posto; nella pi rigorosa,
diserzione. Comunque, si sarebbe ancora potuto rimediare. Quello che
invece non si pot rimediare che i due ragazzi tentarono di vendere
a un danese un cannone anticarro, e bench il danese non accettasse
di comprarlo - sarebbe stato un suicidio e poi del tutto inutile era pur sempre un delitto contro il quale non c'era protezione che
valesse; non ci furono santi, e and come doveva andare. Voglio
essere sincero con lei e confessarle che, nella mia qualit di
relatore personale di Gruyten, bench a quel tempo noi avessimo
grandi progetti con la Danimarca e conoscessimo quasi tutti i
generali dell'esercito, ebbi difficolt ad arrivare a quei documenti,
e dopo che li ebbi letti li ho trasmessi alla signora Hoyser, ch'era
la segretaria di Gruyten, diciamo in forma purgata, riveduta o, se
vuole, corretta; vi si parlava molto, infatti, di "affari sporchi", e
questo colpo, a Gruyten, non glie lo volevo dare".
Lotte H', che manda un doloroso sospiro ogni volta che pensa a
lasciare il suo piccolo grazioso appartamento con giardino pensile al
centro della citt, non pot parlare "di questa cosa" senza
sospirare, far ricorso a sempre nuove sigarette, passarsi di continuo
e rapidamente la mano sui lisci capelli grigi (che porta tagliati
corti), senza sorseggiare ripetutamente la sua tazza di caff. "S,
S. Per morti sono morti, su questo non c' dubbio, se per diserzione
o perch hanno cercato di vendere quel cannone, il fatto che son
morti, e non so se lo volessero poi davvero. Ho sempre avuto
l'impressione che ci abbiano messo molta letteratura, e non mi
stupirei che fossero abbastanza stupiti e spaventati, l al muro,
mentre veniva dato l'ordine "Puntate!" Comunque Erhard aveva Leni, e
Heinrich, be', quello avrebbe potuto avere qualsiasi donna. Mi sembra
piuttosto tedesco ci che quei due ragazzi hanno fatto, e proprio l,
in Danimarca, dove allora si appuntavano i nostri massimi progetti. E
va bene. Per me chiamiamolo pure simbolismo, con tre emme, per
favore. Cos non fu certo per mio marito, che qualche giorno pi
62

tardi cadde, anzi fu fatto cadere nei pressi di Amiens; sarebbe


vissuto volentieri, lui, e non solo simbolicamente, e non avrebbe
neanche voluto morire simbolicamente, quello aveva paura e basta,
c'era molto di buono in lui, ma glie l'hanno distrutto in quel
seminario dove rimase fino a sedici anni per diventare prete, finch
poi si accorse ch'erano tutte balle, ma ormai era troppo tardi. Gli
rimase poi questo brutto complesso di non prendere la maturit,
questo almeno glie lo avevano insegnato. Ci conoscemmo poi nella
Freie Jugend (Giovent libera), cantando "Fratelli, verso il sol, la
libert", e cos via, e sapevamo persino l'ultima strofa: "Fratelli,
imbracciate i fucili, corriamo alla battaglia decisiva. Evviva evviva
il comunismo, un giorno suo sar il potere". Solo che, naturalmente,
non dissero che il comunismo del 1897 era diverso da quello del
1927-28, e il mio Wilhelm non era il tipo da imbracciare mai un
fucile, macch, ma poi ha dovuto imbracciarlo per quegli idioti, e
loro lo hanno fatto cadere per quelle fregnacce. In ditta c' persino
stata della gente che ha sostenuto che il suo stesso padre, d'accordo
con Gruyten, avrebbe depennato Wilhelm dalla lista degli
insostituibili, e si alluse persino alla moglie di Uria, ma io non
potevo e non avrei potuto... non si pu mica tradire una creatura
fedele come Wilhelm, neanche dopo che mor ho potuto farlo subito. E
ora veniamo al vecchio. S, gi allora poteva nascere qualcosa tra
lui e me; ci che mi affascinava, in lui, era come quel grande,
ossuto giovane contadino dalla faccia proletaria fosse diventato un
grande signore ossuto, un gran signore, non un costruttore, un
architetto... uno stratega, se vuol sapere la mia opinione. Ed era
questo che, oltre la sua grande figura ossuta, mi affascinava in lui:
questa sua vocazione strategica. Allo stesso modo poteva fare il
banchiere senza "capire" un'acca di denaro, non so se mi spiego. In
ufficio teneva appesa una carta dell'Europa, ci piantava degli spilli
e ogni tanto una bandierina, e gli bastava un'occhiata, la minutaglia
non lo interessava. Naturalmente aveva un trucco efficacissimo, che
imit a Napoleone (credo che l'unico libro che abbia letto fosse una
biografia di Napoleone abbastanza scema): il trucco era
semplicissimo, e forse non era nemmeno un trucco, ma c'era dentro un
po' di vero sentimentalismo. Nel '29 aveva iniziato con una certa
esagerazione: quaranta operai, assistenti, eccetera. Ebbene,
riuscito, nonostante la crisi, a tirarseli dietro tutti, a non
licenziarne uno, e non arretr di fronte a nessun trucco bancario, a
nessun giro cambiario di favore, accett persino crediti a interessi
strozzineschi... e cos nel 1933 aveva una quarantina di persone che
si sarebbero gettate nel fuoco per lui, comunisti compresi, e lui si
sarebbe gettato nel fuoco per loro e li aiutava in qualsiasi cosa,
anche se avevano guai politici, e lei pu immaginare se negli anni
successivi non hanno fatto tutti fior di carriera, proprio come i
sergenti di Napoleone; lui gli affidava progetti interi, e ciascuno
di loro lo conosceva per nome, sapeva i nomi della moglie e dei
figli, glie ne chiedeva notizie, quando li incontrava, con tutti i
particolari, e ad esempio sapeva se un figlio era rimasto bocciato a
scuola e cos via. E quando, faccio un caso, arrivava in un cantiere
e si accorgeva che erano in difficolt, subito metteva mano alla pala
63

o al piccone, in qualche caso faceva anche un trasporto urgente con


l'autocarro, e insomma interveniva sempre di persona dov'era
necessario. Il resto se lo pu immaginare. Un altro segreto: dei
soldi non glie ne importava niente. Certo, gli serviva per gli
accessori: vestiti, automobili, viaggi, di tanto in tanto un
ricevimento, ma appena gli entrava in casa tutto questo gran danaro
veniva subito investito, e anzi si facevano persino debiti. "Essere
indebitati, indebitati fino al collo, Lotte, - mi disse una volta, ecco l'unica cosa giusta". Quanto a sua moglie, fu lei a scoprire
"che cosa c'era in lui"... gi, ma quel che veramente c'era in lui,
quello che venne fuori fin per terrorizzarla; lei voleva farne un
grand'uomo, dirigere una gran casa eccetera, per non voleva avere
per marito un capo di stato maggiore. Se mi permette un'espressione
buffa e magari la capisce addirittura, vorrei dire che l'uomo
astratto era lui e la realista lei, anche se sembra il contrario. Mio
Dio, per me era criminale quello che lui ha fatto: costruire bunker e
aeroporti e quartier generali per quelli l, e quando mi capita di
andare in Olanda o in Danimarca e vedo quei bunker lungo la spiaggia,
costruiti da noi, be', mi d il voltastomaco... eppure: stato un
periodo sotto il segno del potere, e lui era un uomo di potere, che
del potere stesso non glie ne importava niente, proprio come dei
soldi. Ci che lo attirava era il giuoco, s, era un giocatore... ma
era troppo vulnerabile: avevano quel ragazzo, e lui non voleva essere
tenuto fuori da quello schifo.
Il tentativo di riportare Lotte al secondo argomento
dell'intervista: la relazione di Leni con quell'Erhard, a tutta prima
fall. Ancora una sigaretta e un gesto d'impazienza. Ci arriveremo,
ci arriveremo, intanto mi lasci parlare. Voglio che sia ben chiara
una cosa: noi due eravamo fatti l'uno per l'altra gi allora, e ci
furono persino delle affettuosit o le chiami come vuole, che per un
uomo di quarant'anni che le manifesta verso una ragazza di ventisette
sono piuttosto commoventi. Fiori, naturalmente, e due volte un bacio
sull'avambraccio e poi il fatto sensazionale: una volta, in un
albergo di Amburgo, ha persino ballato con me per met della notte;
una cosa che non gli assomigliava affatto. Ha gi fatto caso che i
"grandi uomini" sono sempre pessimi ballerini? Ebbene, io sono una
donna abbastanza ritrosa con ogni uomo che non sia il mio, e possiedo
una maledetta qualit da cui non sono riuscita a liberarmi per un
pezzo: sono fedele. E' come una maledizione. Nessun merito, semmai
una vergogna... come immagina che me ne stessi, coricata sola nel mio
letto, mentre i bambini dormivano, dopo che hanno fatto cadere il mio
Wilhelm, mio marito, per quelle maledette fregnacce, l nei pressi di
Amiens? E nessuno, nessuno ha potuto toccarmi fino al '45... e tutto
questo contro la mia stessa convinzione, perch non do la minima
importanza alla castit e a roba simile, e nel '45 erano ormai
passati cinque anni, e solo allora lui ed io siamo andati a vivere
insieme. E adesso passiamo pure a parlare di Leni ed Erhard: le ho
gi detto che nessuno pu immaginare la timidezza di quel ragazzo...
del resto neanche quella di Leni, sia ben chiaro. Lui l'ha adorata
fin dal primo istante, per lui immagino che Leni fosse una Bionda (1)
fiorentina misteriosamente risorta, o qualcosa di simile, e nemmeno
64

la cadenza renana estremamente asciutta di Leni, nemmeno il suo modo


ultrasecco di esprimersi riuscivano a disincantarlo. Gli era anche
del tutto indifferente che lei si dimostrasse, dal suo stesso punto
di vista, di un'ignoranza assoluta, e quel po' di misticismo
secretorio che Leni aveva e ha tuttora in testa non gli avrebbe certo
fatto molta impressione, se lei glie lo avesse esposto. Ah, che cosa
non abbiamo fatto, noi - e per noi intendo Heinrich, Margret e io perch tra quei due la cosa andasse in porto! Consideri che il tempo
era scarso: tra il maggio del '39 e l'aprile del '40 lui sar stato
qui non pi di otto volte. Naturalmente Heinrich e io non ne
parlavamo espressamente, ci s'intendeva solo a occhiate perch
vedevamo benissimo come quei due fossero cotti l'uno dell'altro. Era
una dolcezza, s, lo ripeto, una dolcezza vedere quei due, e forse
non c' poi da compiangerli troppo se non hanno dormito insieme. Io
procuravo loro i biglietti per il cinema, per dei film di merda come
Camerati sul mare o delle idiozie assolute come Attenzione, il nemico
ti ascolta, li ho persino mandati a vedere quel famoso film su
Bismarck perch pensavo: Cavolo, il programma dura tre ore, l dentro
si sta al calduccio e al buio come nel ventre materno, e certo si
terranno la manina e forse gli viene persino l'idea (risata molto
amara! Nota dell'A') di scambiarsi un bacetto, e una volta arrivati a
quel punto... andranno pure avanti, no? Ma no, pare proprio di no.
Lui l'ha portata al museo e le ha spiegato come si distingue un Bosch
autentico da un Bosch falso, ha cercato di farle suonare Mozart
invece che strimpellare Schubert, le ha dato da leggere poesie,
immagino fosse Rilke, ormai chi se lo ricorda?, e poi finalmente ha
fatto una cosa che ha sprizzato scintille: ha scritto delle poesie
per lei e glie le ha mandate. Be', Leni era una creatura cos
incantevole - lo ancora, se vuol sapere la mia opinione - che io
stessa ero un po' innamorata di lei: se lei avesse potuto vedere, ad
esempio, come Leni ballava con Erhard quando ogni tanto si usciva
insieme, mio marito, io, Heinrich, Margret e quei due... be', non
restava che augurar loro un gran letto bello e preparato dove
potessero godersi l'un l'altro... Allora, lui le scrisse delle
poesie, e la cosa pi incredibile che lei me le mostr, bench
fossero - devo dirlo - abbastanza audaci; lui infatti cantava
piuttosto apertamente il seno di lei, che chiamava "il gran fiore
bianco del silenzio" e di cui affermava che lo avrebbe "sfogliato",
inoltre scrisse una lirica sulla gelosia davvero niente male, che
forse si sarebbe potuta persino pubblicare: "Sono geloso del caff
che bevi, del burro che tu spalmi sul pane, sono geloso del tuo
spazzolino da denti e del letto in cui dormi". Tutto questo era
abbastanza chiaro, non le sembra?, per carta, carta..."
Alla domanda se tra Leni ed Erhard non ci fossero state delle
intimit rimaste nascoste a lei, a Heinrich e agli altri, Lotte
stranamente arross (l'A' confessa che una Lotte col viso rosso fu
una gran gioia, per lui, in mezzo a tutte quelle ricerche spesso cos
inamene) e disse: No, lo so con sufficiente certezza, perch quando
Leni, poco pi di un anno dopo, fugg con quell'Alois Pfeiffer, che
poi stupidamente spos, quello poi and a vantarsi senza tanti
eufemismi con suo fratello Heinrich, che me lo rifer ingenuamente di
65

aver "trovato Leni ancora intatta". Il rossore di Lotte persisteva.


Quando le chiesi se questo Alois Pfeiffer non potesse essersi vantato
di una cosa, diciamo di un trofeo, che non aveva conquistato affatto,
lei per la prima volta divenne incerta e disse: Che fosse uno
spaccone fuor di dubbio... e lei mi mette una pulce nell'orecchio.
No, - disse poi dopo aver scosso brevemente la testa, - no, per me
escluso, anche se ne avrebbero avuto pi di un'occasione... no, no, disse e, con mio stupore, arross ancora una volta. - Leni, dopo che
lui mor, non si comport come una vedova, riesce a capirmi? Si
comport, se vuol proprio saperlo, come una vedova platonica. All'A'
quella frase parve abbastanza chiara, ammir anzi la schiettezza di
Lotte, ma continu a non essere del tutto persuaso, anche se
deplorava di aver scoperto cos tardi, col gran peso delle sue
dichiarazioni, la teste Lotte Hoyser nata Berntgen. Ci che lo
stupiva era la comunicativa, direi quasi la loquacit di Leni in quel
periodo della sua vita. Di ci forn una spiegazione Lotte Hoyser,
ora pi pensosa, riservata, non pi tanto pronta di lingua, guardando
a tratti l'A' con l'espressione di chi medita profondamente: E'
chiaro che Leni amava Erhard, che lo amava con impazienza, se questo
le dice qualcosa, e certe volte ebbi l'impressione che fosse l l
per prendere lei stessa l'iniziativa; be', voglio dirle o rivelarle
una cosa: una volta ho visto Leni disotturare un gabinetto intasato,
e sono rimasta di stucco. Una domenica sera, nel 1940, ce ne stavamo
in casa di Margret, si beveva, si ballava un po' - c'era anche il mio
Wilhelm - e a un tratto risulta che il gabinetto otturato; uno
schifo, le dico. Qualcuno ci aveva buttato dentro qualcosa - una
grossa mela marcia, come si vide pi tardi, che bloccava il tubo di
scarico - e allora gli uomini si diedero da fare per eliminare quello
sgradevole inconveniente. Prima Heinrich, senza risultato: si limit
a sfruconarci dentro con una leva di ferro; poi Erhard, che prov,
cosa mica tanto stupida, con l'estremit di un tubo di gomma che and
a prendere in lavanderia: ci prov con la pressione, soffiando con
tutte le sue forze dentro il tubo, che senza fare lo schizzinoso
aveva affondato in quella schifosissima broda. Poi, siccome Wilhelm,
mio marito, che pure aveva fatto l'idraulico, poi il tecnico e infine
il disegnatore, si dimostr di una schifiltosit incredibile, e
siccome io e Margret morivamo dal ribrezzo, sa chi ha risolto il
problema? Leni. Non fece altro che cacciar dentro la mano, e mi
sembra ancora di vedere il suo bel braccio bianco sporcarsi di giallo
fin sopra il gomito. Afferr la mela, la butt nella pattumiera,
tutta quell'orribile broda scese gi di colpo gorgogliando, e Leni
and a lavarsi: si lav a fondo, certamente, pi e pi volte e si
strofin braccia e mani con l'acqua di Colonia, e fece
un'osservazione - ora mi torna in mente - che per me fu come un
fulmine. "I nostri poeti sono stati i pi coraggiosi disotturatori di
cessi". Ora, se dico che Leni sapeva passare all'azione, quand'era
necessario, voglio dire che forse, alla fin fine, passata
all'azione anche con Erhard: il quale certo non avrebbe avuto nulla
in contrario. A proposito, mi viene in mente che nessuno di noi ha
mai visto in faccia il marito di Margret.
66

Poich le dichiarazioni di Lotte Hoyser non coincidevano del tutto


con quelle di Margret, dovemmo interrogare ancora una volta
quest'ultima. Era esatto che essa, insieme col gruppo nominato da
Lotte, era andata a ballare, alcune volte in casa propria? Aveva
forse con Heinrich dei rapporti intimi molto prima di quello che
chiameremo il fatto di Flensburg? Questo, - disse Margret, cui una
gagliarda sorsata di whisky aveva dato una dolce euforia di tipo
melanconico, - posso negarlo senz'altro, devo pur saperlo, no?, e non
avrei nessun motivo di negarlo. Ma quella volta ho commesso un
errore, cio ho presentato Heinrich a mio marito. Schlmer non era
quasi mai a casa, non ho mai capito bene se lavorasse negli armamenti
o se fosse una spia, certo di soldi ne aveva abbastanza. Da me,
ormai, voleva soltanto che "ci fossi per lui", quando una volta tanto
mi spediva un telegramma. Era pi anziano di me. Sui trentacinque
anni, allora. Non era mica male, elegante eccetera, un uomo di mondo,
come si dice... e lui e Heinrich si capirono abbastanza bene.
Heinrich, sa, era un amante straordinario, ma non proprio un adultero...
no, a quel tempo non ancora; io sono sempre stata un'adultera, ma lui
non ancora... e cos, perch aveva ritegno dopo aver conosciuto mio
marito, per allora non se ne fece niente. Ma tutto il resto... pu
averglielo raccontato soltanto Lotte... che io l'ho visto pi che due
volte sole, che ci sono anche andata a ballare e a casa mia con
quegli altri, s, questo vero, ma pi di quattro volte in tutto non
ci siamo visti di certo.
Interrogata su Erhard e Leni, Margret sorrise e disse: Non ci
tengo a saperlo esattamente e non ci tenevo nemmeno allora. Che cosa
mi riguardava? Non certo i particolari, non mi riguardavano affatto.
Che io volessi o non volessi sapere, allora o adesso, se si erano
baciati, se hanno goduto almeno accarezzandosi a vicenda, se sono
andati a letto qui, voglio dire a casa mia, o in quella di Lotte o
dai Gruyten... quello che trovavo semplicemente meraviglioso era come
quei due stavano insieme, e le poesie che lui scrisse su di lei e che
le sped... be', Leni non ce la fece a tenerlo per s e in quei pochi
mesi usc per la prima volta dal suo riserbo, anche se poi ci si
chiuse di nuovo in pieno. E' cos importante sapere se il primo
stato Erhard o quello sciocco di Alois? A che serve? Ma lasci
perdere. Lei lo ha amato, con tenerezza e passione, e se fino allora
non era successo niente, alla prossima licenza sarebbe successo,
questo glie lo garantisco, e lei sa come invece finita, in
Danimarca, davanti al muro di un cimitero. Finis. Chieda un po' a
Leni.
Chieda a Leni! Si fa presto a dire. Leni non si lascia chiedere
nulla, e se le si chiede qualcosa non risponde. Il vecchio Hoyser
defin la faccenda di Erhard "una storia commovente, ma solo
romantica, anche se con un finale amaro. Nient'altro. Rahel morta,
e quel tal B'h't', naturalmente, di Erhard non sa nulla. Poich
abbiamo le prove che Leni a quel tempo fece diverse visite in
convento, Rahel certo avrebbe saputo dirci qualcosa. I Pfeiffer
entrarono nella sua vita solo pi tardi, e senza alcun dubbio Leni a
quelli l non ha raccontato nulla che le fosse prezioso. E
67

prezioso defin l'episodio di Erhard M'v'd', alla quale l'A'


ricorse sospirando.
L'A' fu costretto a correggere alcuni giudizi precipitosi che aveva
formulato contro di lei dopo le cose da lei dette sulla signora
Gruyten. Quando non si tratta della signora Gruyten e di suo marito,
la van Doorn si dimostra capace di informazioni parecchio sottili,
calibratissime. Ah, - disse quando la scovammo dove trascorre la sua
vecchiaia, in campagna, tra astri, gerani e begonie, intenta a dare
il mangime ai piccioni, mentre accarezzava ogni tanto il suo cane, un
vecchio barbone bastardo, - non tocchi quell'episodio prezioso della
vita di Leni. Erano come una fiaba, quei due, proprio una fiaba.
Erano chiaramente innamorati e talmente in confidenza, li ho visti un
paio di volte seduti insieme nel soggiorno - la camera che adesso
Leni ha affittato ai portoghesi - Leni aveva preso dall'armadio la
miglior porcellana e bevevano il t, s, il t, che pure a Leni non
mai piaciuto, ma con lui lo beveva, e lui non che si lamentasse
proprio della vita militare, ma dimostrava cos apertamente il suo
schifo e la sua ripugnanza che lei gli pos la mano sul braccio per
consolarlo, e si vedeva benissimo che quel solo contatto provocava in
lui una vera rivoluzione dei sensi, o della sensibilit, se
preferisce. C' stata pi di un'occasione in cui Erhard avrebbe
potuto conquistarla completamente, Leni era - e se lei mi consente
l'espressione un po' volgare - giaceva a sua disposizione, e se
proprio devo parlare di questo, be', Leni era gi un po' impaziente,
s, s, impaziente - anche in senso biologico: non che fosse
irritata, no, non che ce l'avesse con lui - e se Erhard avesse potuto
fermarsi una volta due o tre giorni di seguito, allora certo sarebbe
andata altrimenti. Io, sa, sono rimasta una vecchia zitella e non ho
esperienza diretta degli uomini, Leni per l'ho osservata con una
certa attenzione, e chiedo a lei, signore, che situazione mai
quella di un uomo che ti arriva col biglietto di ritorno gi in
tasca, avendo sempre in testa l'orario ferroviario e il portone della
caserma che dovr attraversare ad una determinata ora, oppure
l'ufficio avviamento al fronte. Io le dico... e glie lo dice una
vecchia zitella che lo ha capito durante la prima guerra mondiale da
ragazza e durante la seconda da donna che osserva: la licenza una
cosa terribile per un uomo e una donna. Tutti sanno, quando l'uomo
viene in licenza, che cosa intendono fare lui e lei - ogni volta
quasi una prima notte di matrimonio tenuta in pubblico - e la gente,
almeno da noi al villaggio ma anche in citt, non molto delicata e
fa delle allusioni. Fu cos con Wilhelm, il marito di Lotte, che ogni
volta diventava tutto rosso, eh s, era un uomo delicato, e io, crede
che non sapessi che cosa doveva succedere quando mio padre, in
guerra, tornava in licenza? Erhard, dunque, avrebbe avuto bisogno di
un po' di tempo per conquistare Leni... ma come poteva fare, sempre a
scappa e fuggi, e buttarsi semplicemente allo sbaraglio non era cosa
per lui. Le sue poesie erano pi che chiare, quasi aggressive: Tu
sei la terra alla quale un giorno torner"... si pu parlar pi
chiaro? No, quello che gli mancato il tempo, non ha avuto tempo.
Pensi solo che, in tutto e per tutto, stato solo con Leni forse una
ventina d'ore, e per di pi non era di quelli che si buttano. Leni
68

non glie ne ha voluto, per questo, solo che era triste, perch lei,
s, era pronta. Lo sapeva persino sua madre, e lo voleva, glie lo
dico io. Ho pur visto come badava che Leni si mettesse il suo vestito
pi bello, quello giallo zafferano con la scollatura tonda, e poi gli
ornamenti: le ha messo degli orecchini di coralli che sembravano
ciliegie appena colte, e le ha dato scarpe di vernice e profumo...
l'ha addobbata come una sposa; persino lei lo sapeva e lo voleva, ma
manc il tempo, soltanto il tempo. Una sola giornata in pi, e Leni
sarebbe diventata la sua donna e non... be', lei mi capisce. Fu un
guaio per Leni".
Fu inevitabile recarsi ancora una volta dalla signora Schweigert;
richiesta per telefono dalla portiera, preg di accomodarsi, non
troppo seccata, anche se visibilmente impaziente, e, mentre beveva il
t, senza per offrirlo, acconsent a qualche altra domanda. S,
suo figlio le aveva portato un giorno quella ragazza be' s; diede
molta importanza alla differenza tra portato e presentato; del resto
non occorrevano presentazioni: quella ragazza lei la conosceva da un
pezzo, sapeva anche qualcosa della sua educazione e dei suoi studi;
chiaro che c'era di mezzo una cotta, ma ancora una volta respinse
come impossibile un eventuale legame permanente come il matrimonio,
cos come un legame permanente tra sua sorella col padre della
ragazza; la ragazza, disse poi senza che glie l'avessimo chiesto, una
volta l'aveva anche visitata da sola, aveva preso il t - bisogna
essere giusti - con molta distinzione, l'unico tema della
conversazione - s, sembra strano ma fu proprio cos - era stata
l'erica; la ragazza le aveva chiesto dove e quando fiorisse l'erica:
forse proprio allora? Era verso la fine di marzo, deve sapere, e io
ebbi l'impressione di parlare con una deficiente, domand se alla
fine di marzo - e questo nell'anno di guerra 1940 - nello
Schleswig-Holstein fiorisse l'erica; la ragazza non sapeva
assolutamente nulla della differenza tra brughiera atlantica e terra
di scopeto, n della natura dei vari terreni; ma alla fine, disse la
signora Schweigert, tutto era poi finito bene: evidentemente la morte
di suo figlio ad opera di un plotone d'esecuzione della Deutsche
Wehrmacht le pareva meglio di un suo possibile matrimonio con Leni.
Bisogna riconoscere che questa signora Schweigert, col suo modo
crudelmente incisivo, ha gettato una certa luce su pi di un
retroscena; ha chiarito la malaugurata faccenda dei Finni o almeno
ha contribuito a chiarirla; e se si considera che Leni, a fine marzo
1940, accondiscese a far visita alla madre di Erhard e a parlar con
lei dell'erica dello Schleswig-Holstein, se si aggiunge che, secondo
la van Doorn, Leni era pronta, secondo Lotte addirittura disposta a
prendere lei stessa l'iniziativa, e se ci ricordiamo della sua
esperienza sull'erica, sotto il cielo stellato estivo, lecito
concludere, anche obiettivamente, ch'essa meditasse di far visita a
Erhard in quelle terre nordiche e di trovare appagamento con lui in
mezzo all'erica; anche se obiettiviamo le condizioni botaniche e
climatologiche e giungiamo alla conclusione che un tale intento
sarebbe stato condannato a fallire per via dell'umidit e del freddo,
resta pur sempre il fatto innegabile che certe brughiere dello
69

Schleswig-Holstein, almeno secondo l'esperienza dell'A', sono davvero


calde e asciutte, a volte, fin da marzo, anche se solo per breve
tempo.
Finalmente Margret, pressata da continue domande, fin per
sbottonarsi: Leni le aveva chiesto consiglio su come si fa quando ci
si vuol mettere con un uomo; Margret le indic il vasto e, a volte,
silenziosissimo appartamento di sette vani dei suoi genitori - e
intanto arrossiva lei stessa, non Leni - ma Leni scosse la testa;
Margret allora le consigli la sua stessa stanza in
quell'appartamento, stanza che poteva chiudere a chiave e in cui non
aveva bisogno di far entrare nessuno, ma Leni scosse di nuovo il
capo; Margret, infine, che ormai perdeva la pazienza, le disse chiaro
e tondo che in fin dei conti esistevano gli alberghi, ma Leni addusse
la propria mancata avventura con quel giovane architetto (a quel
tempo ancora abbastanza recente) e disse una cosa che Margret,
considerandola la confessione finora pi intima di Leni, esit a
riferire: cio che quello non doveva accadere a letto, ma fuori.
All'aperto, all'aperto. Tutto questo andare a letto insieme non
quello che cerco. Leni ammise che, in un'eventuale vita
matrimoniale, il letto in certi periodi sarebbe stato inevitabile.
Solo che con Erhard non voleva andare a letto fin dalla prima volta.
Era gi in procinto di partire per Flensburg, ma poi si decise ad
andarci solo in maggio: il suo incontro con Erhard rimase dunque
un'utopia non realizzata per colpa della storia militare. O forse no?
Nessuno lo sa di preciso.
L'anno intercorso tra l'aprile 1940 e il giugno 1941 merita, in
base alle deposizioni di tutti i testimoni familiari e non, una sola
qualifica: tetro. Leni non solo perd il suo buon umore, ma anche la
sua recente loquacit, e perfino l'appetito. Per un po' di tempo non
le piace pi guidare la macchina n volare (tre volte andata in
aereo a Berlino con suo padre e Lotte Hoyser). Solo una volta la
settimana si mette al volante e fa quei pochi chilometri per andare a
vedere suor Rahel. Talvolta ci si ferma a lungo. Dei suoi discorsi
con Rahel non si riesce a sapere nulla, nemmeno attraverso B'h't',
che dal maggio 1941 in poi non vede pi Rahel nella libreria
antiquaria e - evidentemente per pigrizia o mancanza di fantasia non pensa nemmeno a farle una visita. L'immenso frutteto di un
convento durante l'estate, l'autunno, l'inverno del 1940-41, una
ragazza di diciott'anni e mezzo che veste soltanto di nero e il cui
unico prodotto di secrezione esterna un liquido piuttosto
complicato: le lacrime. Poich poche settimane pi tardi arriva anche
la notizia della morte di Wilhelm Hoyser, il marito di Lotte, si
allarga la cerchia dei piangenti intorno al vecchio Hoyser, a sua
moglie (che a quel tempo viveva ancora), a Lotte e al suo figlioletto
Werner, di cinque anni; resta incerto se abbia pianto anche il figlio
minore Kurt, che si trovava ancora nel ventre materno.
Dato che l'A' non in grado e si considera incapace di meditare
sulle lacrime, il miglior modo di erudirsi sulla formazione delle
70

stesse, sulla loro composizione chimica e fisica compulsare il


primo dizionario che si abbia sottomano. L'enciclopedia in sette
volumi di una casa editrice abbastanza discussa, edizione 1966, ci
dice sulle lacrime quanto segue:
Lacrime, lat' lacrimae, liquido secreto dalle ghiandole lacrimali,
che inumidisce il fornice congiuntivale dell'occhio, impedisce
all'occhio di seccarsi e lo sbarazza continuamente di corpuscoli
estranei; esso (probabilmente il liquido. Nota dell'A') scorre
dall'angolo interno dell'occhio e defluisce attraverso il condotto
naso-lacrimale. Irritazioni locali (stati infiammatori, corpi
estranei) o commozioni psichiche ne aumentano il deflusso (pianto).
Alla voce Pianto si legge, nella stessa enciclopedia: Pianto - come
il riso (v') - forma di espressione di una crisi, cio dolore,
commozione, ira o felicit da cui il pianto costituisce il tentativo
psicologico (il corsivo non dell'A') di liberarsi. Accompagnato
dalla secrezione di lacrime, da singhiozzi o da convulsioni, in
rapporto col sistema neurovegetativo e col tronco cerebrale. Si ha il
pianto ossessivo, il pianto convulso e incontrollato nelle
costituzioni depressive, nelle crisi maniaco-depressive, nella
sclerosi multipla.
Siccome pu darsi che il lettore, di fronte all'elenco di questi
nudi dati di fatto, possa scoppiare in quello cui si rimanda con un
(v'), e vorrebbe perci sentirsi spiegare anche questo riflesso, noi,
per evitargli l'acquisto o anche solo la consultazione di
un'enciclopedia, gli trascriveremo anche la relativa voce.
"Riso: antropologicamente (tutti i corsivi, anche in seguito, non
sono dell'A') espressione esterna come riflesso fisico di una stato
d'animo psichico in una situazione di crisi (v' pianto).
Filosoficamente, il riso del saggio, il sorriso di Buddha, della
Gioconda, espressione dell'essere consapevole di se stesso.
Psicologicamente, modificazione della mimica facciale come segno di
gioia, di divertimento, di umorismo. Rispecchia i valori dell'animo e
del carattere (riso infantile, fatuo, ironico, caloroso, liberatore,
disperato, malvagio, civettuolo). Patologia: nelle malattie nervose e
nelle psicosi, r' istintivo (fou rire, r' sardonico) accompagnato da
con trazioni facciali, e r' isterico (convulso). Dal punto di vista
sociale il r' ha effetto contagioso (reazione ideomotorica a una
determinata rappresentazione).
Siccome a questo punto dobbiamo addentrarci in una fase emozionale
e, inevitabilmente, anche tragica, sar forse meglio completare e
chiarire il nostro apparato coi relativi concetti: manca nella
suddetta enciclopedia, il concetto di Glck (felicit); tra Gluck,
Christoph Willibald von, e Glucke (chioccia), si trova solo Glck
auf (In bocca al lupo!); abbiamo trovato, invece, Glckseligkeit,
definita come stato di piena e perfetta soddisfazione; perseguito
naturalmente da ogni essere umano, ci in cui l'uomo cerca tale
soddisfazione definitiva dipende dalla sua scelta, che determina
tutto il suo atteggiamento di fronte alla vita; secondo la dottrina
cristiana, la vera Glckseligkeit si pu avere solo nell'eterna
beatitudine (v').
Beatitudine: condizione, priva di ogni colpa e dolore, di totale e
71

perfetta felicit, in cui tutte le religioni vedono il termine e lo


scopo della storia universale. Nella dottrina cattolica, in primo
luogo la b' di Dio, nel possesso infinito della sua bont ontologica;
poi la b' degli uomini (e degli angeli) in comunit con Dio,
attraverso la partecipazione di Grazia alla sua vita beatifica, che
inizia fin dalla vita terrena come unione col Cristo (b' imperfetta)
e che si compir nella b' eterna attraverso la resurrezione (v') e il
rinnovamento escatologico della realt cosmica. Secondo la concezione
evangelica, la perfetta conformit col volere di Dio, il vero fine
dell'uomo, la sua salvezza e redenzione.
Avendo spiegato a sufficienza che cosa sono l' e p', r' e b',
nozioni che possiamo rinfrescare in qualunque momento, la nostra
relazione non ha bisogno di indugiare a lungo a descrivere stati
d'animo, basta che rinvii alla definizione datane dal dizionario, e
perci basta che ci si serva della relativa iniziale. Dato che l', r'
e p' si hanno solo in situazioni critiche, forse non fuor di luogo
congratularsi qui con tutti coloro che, esenti da crisi o anche solo
armati contro di esse, hanno percorso il cammino della vita senza mai
versare una l', sono stati risparmiati dal p', non hanno mai pianto
dietro a nessuno e, secondo ogni buona norma, hanno sempre trattenuto
il r'. Beato colui la cui ghiandola lacrimale non mai entrata in
funzione, che venuto fuori ad occhi asciutti da ogni pericolo e non
ha mai usato il proprio condotto lacrimale. Beato anche colui che
controlla saldamente il suo tronco cerebrale e che in una permanente
consapevolezza di se stesso non ha mai dovuto ridere o sorridere se
non perch ispirato dalla saggezza! Evviva Buddha e la Gioconda, che
erano perfettamente consapevoli del proprio Essere.
Poich anche il dolore, necessariamente, entrer in campo, qui non
ne riporteremo l'intera voce datane dall'enciclopedia, ma la
ridurremo citandola solo nella sua frase decisiva: Il grado della
sensibilit al d' varia da individuo a individuo, soprattutto anche
per il fatto che al d' puramente fisico si aggiunge quello psichico.
L'uno e l'altro insieme costituiscono il d' soggettivo.
Poich Leni e tutte le persone colpite, non solo provavano d' ma
anche soffrivano, diamo ancora in fretta la frase decisiva
dell'enciclopedia alla voce sofferenza, cos completeremo il nostro
armamentario. Essa (la s') viene sentita da una persona tanto pi
fortemente, quanto pi elevati sono i beni colpiti e pi sensibile la
sua natura.
Una cosa sicura: presso tutti i componenti le famiglie Gruyten e
Hoyser, compresa Marja van Doorn, ch'era legata allo stesso modo a
tutte e due, devono esser stati colpiti dei beni piuttosto elevati.
Leni manifest dei sintomi allarmanti: dimagr, si fece giudicare
dalla gente una piagnona; i suoi splendidi capelli non che le
cadessero, ma le s'indebolirono, e nemmeno l'arte sopraffina di Marja
in fatto di minestre, pur se esercitata continuamente con le - l'
agli occhi - Marja fece sfilare davanti a Leni tutta la ricca gamma
delle sue minestre e le procur panini arcifreschissimi - nulla
riusciva a vincere l'inappetenza di Leni. Alcune fotografie di quel
tempo, scattate segretamente da un dipendente di suo padre e passate
72

poi in possesso di Marja, ci mostrano una Leni davvero malridotta,


pallida di d' e di s', spossata dal p' e dalle l', senza nemmeno
un'ombra di r'. Che Lotte Hoyser non avesse ragione quando negava la
vedovanza di Leni, e che Leni, a un livello pi profondo, rimasto
celato a Lotte, fosse davvero vedova e non solo in senso platonico?
Ad ogni modo, il d' soggettivo di Leni dev'essere stato rilevante. E
non meno quello degli altri. Suo padre non fu pi soltanto un
sognatore, ma divenne melanconico e (secondo tutti coloro che ebbero
a che fare con lui) non ci stava pi con la testa. Poich anche il
vecchio Hoyser era ugualmente a terra, e anche Lotte (a quel che dice
lei stessa) da un pezzo non era pi quella di prima, e la signora
Gruyten, ormai, chiusa nella sua camera da letto, prendendo di tanto
in tanto qualche cucchiaio di minestra e una mezza fetta di pane
tostato (M'v'd'), si avvicinava alla morte in uno stato
crepuscolare, il fatto che la ditta non solo continuasse a prosperare
ma si allargasse addirittura potrebbe essere spiegato da una
dichiarazione abbastanza plausibile del vecchio Hoyser: Tutto era
impiantato e organizzato cos bene, e i revisori contabili, i
progettisti e i costruttori ingaggiati da Hubert erano cos fedeli
che le cose andarono avanti da sole, almeno durante l'anno che Hubert
- e anch'io - venne completamente a mancare. Ma, soprattutto, fu
quella l'ora dei veterani - frattanto diventati alcune centinaia che presero in mano il timone!
Sarebbe stato troppo indelicato rivolgerci proprio a Lotte Hoyser
per chiarirci un periodo un po' oscuro della vita del vecchio G';
perci, purtroppo, dovremo rinunciare alla sua incisivit, alla sua
magnifica secchezza.
Se, ad esempio, prendiamo un'espressione di moda, bisogna dire che
Lotte, nel corso dell'anno seguente, da calcolare tra l'aprile 1940
fin circa al giugno 1941, fu l'accompagnatrice costante di G'. Ma
probabile che anche lui sia stato l'accompagnatore costante di lei,
perch entrambi avevano bisogno di un conforto che, in fin dei conti,
non trovarono.
Facevano grandi viaggi, la vedova incinta con quell'uomo
melanconico, che non leggeva i documenti relativi alla disgrazia che
aveva colpito suo figlio e suo nipote, limitandosi a farseli
brevemente riassumere da Lotte e da Hoffgau; un uomo che di tanto in
tanto mormorava tra s Germania merda, che ufficialmente viaggiava
da un cantiere all'altro, da un albergo all'altro, mentre in realt
non gettava neanche uno sguardo su disegni, libri, documenti o
cantieri. Viaggia in treno o in automobile, di tanto in tanto usa
anche l'aereo, vizia - ma con profonda tristezza - il piccolo Werner
Hoyser, di cinque anni, che frattanto ne ha compiuti trentacinque,
abita un elegante appartamento di sua propriet arredato in stile
moderno, va pazzo per Andy Warhol e si morderebbe le natiche per
non aver comprato prima; un pop fan, un sex fan, e proprietario di
una sala scommesse; ricorda benissimo certe lunghe passeggiate sulla
spiaggia di Scheveningen, Mers les Bains, Boulogne; ricorda che
nonno Gruyten stringeva molte mani, che Lotte piangeva; ricorda
cantieri, operai che portavano ferri a forma di T, operai con strani
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vestiti (probabilmente prigionieri. L'A'). Di tanto in tanto


Gruyten, che si tiene continuamente accanto Lotte, si ferma qualche
settimana a casa, siede al capezzale della moglie, d il cambio a
Leni e cerca disperatamente di fare quello che ha provato anche Leni:
di leggere alla moglie qualcosa d'irlandese, fiabe, leggende, canzoni...
ma con lo stesso risultato negativo; la signora Gruyten scuote la
testa, stanca, sorride. Il vecchio Hoyser, che sembra aver superato
prima il proprio d' e che gi a settembre non versa pi l', ormai
torna sul lavoro e ogni tanto si sente rivolgere la strana domanda:
Non ancora affondata la barca? No. Anzi, si continua a
migliorare: i veterani stanno l e non mollano.
Questo Gruyten, a quarantun anni, gi un uomo finito? Non riesce
a rassegnarsi alla morte del figlio, quando tutt'intorno a lui
muoiono in massa i figli di altre persone, senza che queste ne
rimangano distrutte? Comincia a leggere libri? S. Uno. Tira fuori da
qualche parte un libro di preghiere del 1913 che gli avevano regalato
per la sua prima comunione e cerca conforto nella religione (che
non ha mai avuta, Hoyser sen'). L'unico risultato di questa lettura
che G' regala soldi, a palate, come attestano concordi sia Hoyser
che sua nuora Lotte, e anche la van Doorn, che per anzich a
palate dice a carrettate (Anche a me ne ha dati a carrettate, e
io a quel tempo ci ho ricomprato la piccola masseria dei miei
genitori e un po' di terra). Entra in chiesa, ma non ci resiste mai
pi di un minuto o due (Lotte). Gli si darebbero settant'anni,
mentre a sua moglie, che ne ha appena compiuti trentanove, glie ne
daresti sessanta (van Doorn). G' bacia sua moglie, talvolta bacia
Leni, Lotte mai.
Comincia la decadenza? Il suo vecchio medico di famiglia, un certo
dottor Windlen, ottantenne, da gran tempo superiore al mito del
segreto professionale, dentro la sua vecchia casa dove si vedono
ancora resti della sua attivit d'un tempo, armadi bianchi, sedie
bianche, tutto intento a smascherare come feticistica la
farmacolatria oggi di moda, sostiene che Gruyten era perfettamente,
ripeto, perfettamente sano; tutto, ripeto, tutto in lui era negativo
- fegato, cuore, reni, sangue, urine -, tra l'altro quasi non fumava,
forse una sigaretta al giorno, e nel giro di una settimana avr
bevuto s e no una bottiglia di vino. Malato, lui? No, neanche per
sogno. Mi creda, Gruyten sapeva come stavano le cose e quello che
faceva. Non vuol dir niente che certe volte sembrasse un settantenne.
E' chiaro che aveva subito un tremendo colpo psichico e morale, ma
organicamente era a posto. L'unica cosa che gli fosse rimasta di
tutta la Bibbia era "Fatevi degli amici col Mammona d'iniquit", e
ci molto deprimente.
Leni dedica ancora tanta attenzione ai prodotti della propria
digestione? Probabilmente no. Fa visite pi frequenti a Rahel, ne
parla persino. Strane cose, - come dice Margret. - Io non ci credevo
proprio, ma poi una volta l'ho accompagnata l e ho visto ch'erano
vere. Haruspica non aveva pi nessun incarico, nemmeno quello di
addetta alle latrine. E poteva entrare in chiesa solo quando non si
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cantava in coro e non c'erano funzioni ufficiali. Non aveva neanche


pi la sua piccola cella, se ne stava lass sotto il tetto in un
minuscolo sgabuzzino, dove un tempo si tenevano scope, spazzoloni,
detersivi e strofinacci, e lo sa che cosa ci ha chiesto, a noi due?
Delle sigarette! Io a quel tempo non fumavo, ma Leni glie ne diede
alcune, e Rahel ne accese subito una, aspirando profondamente; dopo
di che l'ha trinciata. Ho gi visto pi d'uno trinciare una
sigaretta, ma come l'ha fatto lei! Una bellezza: un lavoro di
precisione, da professionista, come si fa in carcere o in ospedale,
al gabinetto: con estrema cautela ha tagliato via con le forbici la
parte che bruciava, poi ha cercato nella bragia se non ci fosse
qualche filino di tabacco... infine ha messo tutto in una scatola di
fiammiferi vuota. E intanto continuava a mormorare: "Il Signore
vicino, il Signore vicino, qui". Non che lo dicesse da pazza, o
con ironia, ma sul serio: no, matta non era, solo un po' malandata,
come se le facessero fare economie sul sapone. Non ci sono tornata
pi, avevo paura, lo confesso... del resto avevo gi i nervi a pezzi
perch il mio ragazzo era morto, e anche suo cugino; quando Schlmer
non c'era, andavo in qualche bettola per soldati e me ne prendevo
uno; a diciannove anni ero gi liquidata... e questa storia della
suora non potevo vederla, era rinchiusa come un topo condannato a
morte, lo si vedeva bene; si era fatta ancora pi grinzosa, masticava
il pane che Leni le aveva portato e continuava a dirmi: "Margret, non
farlo pi, smettila". "Che cosa?", le ho domandato. "Quello che fai".
Non ebbi pi il coraggio, non ce la facevo, i miei nervi erano
partiti. Ma Leni ha continuato a tornarci per anni. Rahel diceva
strane cose: "Perch non mi ammazzano, semplicemente, invece di
nascondermi?" E a Leni ha sempre detto: "Accidenti, tu devi vivere,
vivere, capisci?" E Leni piangeva. Voleva bene a quella suora. Be',
pi tardi si venuto a sapere (Che cosa?), che era ebrea e che il
suo ordine non l'aveva nemmeno dichiarata, si erano comportati come
se fosse scomparsa durante un trasferimento, e l'hanno nascosta, ma
dandole poco da mangiare. Dicevano che lei non aveva le carte
annonarie, e loro poi avevano il frutteto e i maiali da ingrassare.
No, i miei nervi non hanno retto. Se ne stava l rimpiattata come un
piccolo vecchio topo raggrinzito; e a Leni permettevano di vederla
solo perch era cos energica e perch si sapeva quanto fosse
ingenua. Leni credeva che la suora fosse solo in castigo. Fino
all'ultimo Leni non sapeva che cosa fosse un ebreo o un'ebrea. E
anche se lo avesse saputo, e avesse saputo il pericolo che si
correva, avrebbe detto: E con ci?" e ci sarebbe tornata ancora,
potrei giurarlo. Leni aveva coraggio... ne ha ancora. Era brutto
quando la suora diceva: "Il Signore vicino, il Signore vicino" e
fissava la porta come se dovesse entrare in quel momento - a me
faceva paura, a Leni no -, fissava la porta piena di aspettazione,
come se non dovesse sorprenderla di veder entrare il Signore. Questo,
per, avveniva all'inizio del '41, quando io lavoravo gi
all'ospedale militare, e lei mi ha guardato e ha detto: "Non solo
quello che fai non bene: quello che prendi ancora peggio, da
quando lo prendi?" E io le ho risposto: "Da due settimane". E lei:
"Allora sei ancora in tempo". Io: "No, mai pi ci rinuncer". La
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morfina, s'intende... lei non lo sapeva, non l'ha nemmeno intuito?


L'unica che pare non abbia mai avuto bisogno di conforti la
signora Schweigert, che a quel tempo andava spesso in casa Gruyten
per visitare la sua sorella morente e farle capire che il destino
non ti pu spezzare, pu solo rafforzarti; che suo marito, Gruyten,
dimostrava l'umilt delle sue origini col suo essere cos a terra.
Essa ha il coraggio di dire a sua sorella, ormai ridotta al lumicino:
Pensa ai fieri Fenians. Parla di Langemarck, si sente offesa,
mortalmente offesa quando, avendo domandato il motivo dell'evidente
crepacuore di Leni, viene a sapere dalla van Doorn, che la nostra
informatrice per tutto questo settore, che probabilmente Leni soffre
per la morte di suo figlio Erhard. Essa trova rivoltante che questa
ragazza dell'erica ( pur sempre una variante della famosa ragazza
be' s. L'A') si permetta di piangere suo figlio, quando non lo fa
nemmeno lei. Dopo questa notizia scandalosa essa tronca le visite e
lascia la casa osservando: Adesso per si esagera... ts, erica!
Naturalmente anche in quell'anno vengono proiettati dei film, e
Leni ogni tanto va al cinema. Vede Camerati sul mare, Fu una
chiassosa notte di ballo, vede ancora una volta il Bismarck.
L'A' dubita che anche una sola di queste pellicole le abbia dato un
po' di conforto, o anche soltanto distrazione.
L'hanno forse consolata le canzoni allora in voga, Piccola
coraggiosa moglie di soldato, Si va contro l'Inghilterra? E' un po'
dubbio.
In certi periodi tutti e tre i Gruyten, padre, madre, figlia, se ne
stanno a letto, con le tende chiuse, non escono di camera neanche con
l'allarme aereo e per giorni, anzi per settimane di seguito non
fanno altro che fissare il soffitto (van Doorn).
Intanto gli Hoyser si sono trasferiti tutti in casa Gruyten: Otto,
sua moglie, Lotte, il suo figlioletto Werner, e accade un fatto che
si poteva bens prevedere, anzi calcolare in anticipo con molta
esattezza e che pure viene considerato un miracolo, che contribuisce
persino alla guarigione generale: nella notte tra il 21 e il 22
dicembre 1940, durante un allarme aereo, nasce il figlio di Lotte;
un ragazzo, pesa sei libbre e mezzo, e poich nasce un po' prima del
previsto, l'ostetrica non era pronta ed era occupata altrove (a far
nascere una bambina, come risult pi tardi), poich l'energica
Lotte, inaspettatamente, si dimostra debole e sconcertata come la van
Doorn, avviene un altro miracolo: la signora Gruyten scende dal letto
e d istruzioni a Leni con voce decisa, energica e insieme gentile;
mentre Lotte colta dalle ultime doglie si mette a bollire
dell'acqua, si sterilizza un paio di forbici, si riscaldano coperte e
pannolini, si macina caff, si versa del cognac; una notte gelida,
scura, la notte pi scura dell'anno, e la signora Gruyten, smagrita,
ridotta quasi solo all'anima (van Doorn) ha la sua grande ora
mentre, avvolta nel suo accappatoio celeste, continua a controllare
che sul com ci sia tutto il necessario, umetta con acqua di Colonia
la fronte di Lotte, le trattiene le mani, le divarica ben bene le
gambe senz'ombra di pruderie, mettendola nella prevista posizione
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ideale per il parto; per nulla allarmata, accoglie il neonato, lava


la madre con acqua e aceto, recide il cordone ombelicale e si
preoccupa che il piccino venga messo - caldo, caldo, caldo - in una
cesta per la biancheria ben imbottita da Leni. Non la disturba
affatto che le bombe dirompenti cadano non molto lontano, e
all'agente della protezione antiaerea, un certo Hoster, che continua
a esigere che si spengano le luci e che tutti scendano in cantina,
risponde con tale energia che tutti i testimoni del fatto (Lotte,
Marja van Doorn, il vecchio Hoyser) affermano concordi e
indipendentemente l'uno dall'altro che essa sembrava veramente un
gendarme.
Che in lei si sia davvero perduta una dottoressa? Ad ogni modo essa
netta il grembo materno (la stessa signora Gruyten, secondo Hoyser
sen'), controlla l'espulsione della placenta, beve caff e cognac con
Leni e Lotte; stranamente la cos vitale van Doorn si era dimostrata
non all'altezza del momento (Lotte) e, con pretesti che non
convincevano nessuno, se n'era stata quasi sempre in cucina. L serve
il caff ai due uomini, Gruyten e Hoyser, e, usando sempre il noi
(Noi ce la faremo, noi la spunteremo, a noi non fa paura niente,
ecc', con una critica in sordina alla signora Gruyten: Speriamo che
le reggano i nervi, mio Dio, purch non sia troppo per lei), si
tiene lontana dal teatro delle operazioni, la camera da letto di
Lotte, e si ripresenta solo quando il peggio ormai passato. Quando
la signora Gruyten si guarda intorno come se non riuscisse a credere
nemmeno lei alla propria fattiva energia, Marja entra in camera da
letto col piccolo Werner e gli bisbiglia: Ora diamo un'occhiata al
fratellino, eh? Come se qualcuno lo avesse messo in dubbio, il
vecchio Gruyten disse al vecchio Hoyser: L'ho sempre detto e saputo,
che una donna straordinaria".
Una certa tensione si ha nei giorni seguenti, quando Lotte insiste
per avere come madrina la signora Gruyten, ma si rifiuta di far
battezzare il piccolo, che vorrebbe chiamare Kurt (Lo desiderava
Willi, se fosse stato un maschio; una femmina invece voleva chiamarla
Helene). Si mette a insultare le chiese, specialmente questa qua
(un'espressione che non abbiamo mai potuto chiarire per intero; con
una verosimiglianza che rasenta la certezza assoluta si tratterebbe
della chiesa cattolico-romana, perch delle altre chiese Lotte non
sapeva quasi nulla. L'A'). La signora Gruyten non si sdegna, ne
solo molto, molto triste, accetta di far da madrina e ci tiene
molto a mettere nella culla del piccino qualcosa di serio, di
concreto, di duraturo. Gli regala un terreno ancora senza costruzioni
ai margini della citt, ch'essa ha ereditato alla morte dei propri
genitori; fa tutte le cose in regola, col notaio, e il vecchio
Gruyten fa una promessa che avrebbe certo mantenuta, ma che poi non
pot mantenere: E io gli costruisco su una casa.
Il periodo della massima depressione psichica sembra passato. La
melanconia apatica e passiva del vecchio Gruyten ora diventa attiva:
Con trionfo, quasi con gioia maligna (Hoyser sen') prende atto che
nella prima mattina del 16 febbraio 1941 la sede dei suoi uffici
viene colpita da due bombe dirompenti. Poich non sono cadute bombe
77

incendiarie, n l'esplosione stessa ha causato alcun incendio, la sua


speranza di veder bruciata tutta quella robaccia non viene
esaudita: dopo una settimana di lavoro di sgombero, cui partecipa con
poco entusiasmo anche Leni, risulta che non si quasi perso un
documento, e dopo un altro mese gli uffici sono di nuovo in grado di
funzionare. Ma Gruyten non ci entrer mai pi. Con sorpresa di tutti
coloro che gli stanno intorno diventa ci che non era stato mai, in
fondo neanche da giovane: diventa un uomo di mondo (Lotte Hoyser).
Dice Lotte a questo proposito: Divent proprio simpatico, una cosa
davvero sorprendente. Ogni giorno insisteva perch tra le quattro e
le cinque tutti prendessero il caff insieme, a casa sua, e ci doveva
essere Leni, mia suocera, i bambini, tutti. Dopo le cinque restava
solo con mio padre e si faceva riferire tutti i particolari della
"baracca": situazione contabile, movimento di capitali, progetti,
cantieri... si faceva fare un quadro completo del suo patrimonio e
trascorreva molte ore con avvocati, anche con giuristi dipendenti da
pubbliche amministrazioni per informarsi su come trasformare in
societ la sua ditta, che si fondava unicamente su di lui. Fu
compilato un "elenco dei veterani". Era abbastanza furbo da sapere
che, coi suoi quarantadue anni - e perfettamente sano com'era - era
ancora soggetto al servizio militare, e perci voleva assicurarsi un
posto di consulente a livello direttoriale. Su consiglio dei suoi
committenti - pezzi abbastanza grossi, tra i quali anche alcuni
generali, che, a quanto pare, gli volevano tutti bene - cambi il suo
titolo in quello di "capo progettatore"; io diventai direttrice
dell'ufficio personale, mio padre incaricato finanziario. Non gli
riusc di nominare direttrice Leni, che aveva appena compiuto
diciott'anni e mezzo: lei non volle. Gruyten pens a tutto...
dimentic una cosa sola: di assicurare l'avvenire di Leni. Pi tardi,
quando scoppi lo scandalo, naturalmente capimmo tutti perch lui
avesse organizzato le cose a quel modo: ma Leni e sua moglie
restarono inguaiate. Be', divento simpatico... e, cosa ancor pi
sorprendente, si mise a parlare di suo figlio; per quasi un anno non
lo si era nominato, n si sarebbe potuto farlo. Ora invece parlava di
lui, non era abbastanza sciocco per parlare di un'idiozia come il
destino o roba simile, diceva per che gli pareva bene che Heinrich
fosse morto in maniera non "passiva" ma "attiva". Non l'ho capito del
tutto, perch dopo pi di un anno questa storia danese mi dava gi un
gusto parecchio sciapo, mi sembrava un po' melensa... o diciamo
meglio: mi sarebbe sembrata tale se quei due non ci fossero morti;
oggi penso che il "morire per una causa" non la rende affatto
migliore, pi grande o meno idiota; non so che altro dire, se non che
sentivo un gusto sciapo. Poi, finalmente, Gruyten riusc a mettere in
piedi "la nuova costruzione" della ditta e in giugno, in occasione
del dodicesimo anniversario della fondazione dell'azienda, diede
quella festa durante la quale voleva dare il grande annuncio. Fu il
giorno quindici, proprio tra due attacchi aerei... come se lui lo
avesse presentito. Noi non presentimmo nulla, invece. Nulla.
Leni riprese i suoi tentativi pianistici, con intensit e con una
faccia improvvisamente ostinata (Hoyser sen'), e il gi nominato
78

Schirtenstein, il quale (come dice lui stesso), fin l, quando stava


alla finestra, l'aveva ascoltata non senza un certo interesse,
comunque pi o meno annoiato, soggiunge: Ma di colpo drizzai gli
orecchi, e quella sera di giugno udii la pi sbalorditiva
interpretazione che avessi udita mai. C'era, in quel pezzo, una nuova
durezza, direi quasi una fredda durezza che non avevo mai sentita
prima. Se vuol permettere a questo vecchio che ne ha stroncati tanti
un'osservazione che forse la sorprender, le dir che ascoltai
Schubert ex novo, come per la prima volta, e chi lo suonava cos non avrei saputo dirle se era un uomo o una donna - non solo aveva
imparato, ma aveva anche compreso qualcosa... e succede solo di rado
che un non professionista arrivi a comprendere. Non che l qualcuno
suonasse il pianoforte, ma... ma nasceva della musica, e io continuai
a sorprendermi nell'atto di stare alla finestra e di aspettare, in
genere la sera tra le sei e le otto. Ma poco dopo venni richiamato
sotto le armi e me ne restai via a lungo, a lungo. Quando tornai, nel
1952, l'appartamento era occupato... s, rimasi via undici anni,
prigioniero di guerra... dei russi, e l ho strimpellato il
pianoforte molto, molto al di sotto del mio livello... non che stessi
male... musica da ballo, canzonette... robaccia; immagina che cosa
significa quando un "temuto critico musicale" suona circa sei volte
al giorno Lili Marleen? Quattro anni dopo il mio ritorno, dev'essere
stato nel '56, riebbi finalmente il mio vecchio appartamento... che
vuol farci, sono affezionato a questi alberi del cortile, a questi
alti soffitti... e che cosa ti sento, e lo riconosco subito dopo
quindici anni? Il Moderato della sonata in la minore e l'Allegretto
di quella in sol maggiore, cos chiari, cos duri e profondi come non
li avevo mai sentiti, nemmeno nel 1941, quando improvvisamente
cominciai a starci attento. Un'interpretazione ad altissimo livello".

NOTE:
(1) In italiano nel testo.
Iv
Ci che ora segue potrebbe intitolarsi: Leni commette una
sciocchezza, Leni lascia il sentiero della virt... oppure: Ma che
sta succedendo a Leni?
Alla festa della ditta, celebrata nel giugno del 1941, Gruyten
aveva invitato anche tutti i dipendenti dell'azienda che in quel
momento si trovassero l in licenza. Ci che nessuno poteva
immaginare, n del resto lo si poteva arguire dal biglietto
d'invito (Hoyser sen') era che qualcuno potesse aver l'idea che
quell'invito riguardasse anche gli ex dipendenti, e del resto anche
dire ex dipendente era gi un'esagerazione, per quello l, che nel
1936 era stato sei settimane da noi come volontario: no,
l'apprendista non voleva farlo, era una qualifica troppo "primitiva"
per lui, doveva far subito il "volontario", ma d'imparare non gli
andava, voleva solo insegnare a noi come si costruisce. Be', noi
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l'abbiamo sbattuto fuori, e lui poco dopo andato sotto la naia, non
era poi tanto male, quel ragazzo, ma uno stravagante, non uno
stravagante buono, come forse Erhard: uno stravagante cattivo, con
una tendenza al gigantismo che a noi proprio non andava, la sua idea
era di ripudiare il calcestruzzo e di "riscoprire" la "regalit"
della pietra. E va be', forse c'era del buono, ma noi non potevamo
utilizzarlo, soprattutto perch non voleva n sapeva prendere una
pietra in mano. Accidenti, ho lavorato nell'edilizia per quasi
sessant'anni, a quel tempo c'ero gi dentro dalla bellezza di
quarant'anni e avevo idee ben chiare sulla "regalit della pietra";
ho visto centinaia di muratori e di garzoni muratori trattare le
pietre. Lei dovrebbe vedere come un vero muratore ti piglia su una
pietra! Bene, ma quello l non aveva la mano, non aveva la
sensibilit per la pietra; era un chiacchierone. Non che fosse
cattivo, no... solo aveva la testa piena di grandi idee, e noi si
sapeva perfino di dove gli venivano.
Altra componente imprevista e disgraziata di quella festa: Leni non
ci voleva andare. La voglia di ballare le era passata, adesso Leni
era una ragazza molto seria, molto silenziosa, che si capiva molto
con sua madre, studiava con lei il francese e un po' d'inglese ed era
innamorata cotta del suo pianoforte (van Doorn). Inoltre conosceva
anche troppo il personale della ditta, non c'era nessuno, l in
mezzo, che potesse risvegliare in lei la voglia di ballare (Lotte
H'). Leni partecip alla festa solo per obbedienza, su preghiera dei
suoi genitori.
A questo punto, anche se ha solo una parte secondaria, si devono
purtroppo dire alcune parole su Alois Pfeiffer, caratterizzato in
maniera cos distruttiva da Hoyser, e sulla sua famiglia, il suo
mondo. Il padre di Al', Wilhelm Pfeiffer, compagno di scuola e di
guerra del vecchio Gruyten, era originario dello stesso villaggio e
fino al matrimonio di Gruyten avevano intrattenuto una debole
amicizia che fin a questo modo: Wilhelm P' aveva cominciato a
scocciare a tal punto Gruyten, che questi non lo sopport pi (H').
I due, infatti, avevano partecipato insieme a una battaglia della
prima guerra mondiale (sulla Lys, come risult poi), e dopo il
ritorno in patria Pfeiffer, allora ventenne, cominci di punto in
bianco (H', anche quanto segue) a trascinare la gamba destra, come
se fosse paralizzata. E va bene, non ho niente in contrario che
qualcuno cerchi di scroccare una pensione, ma quello esagerava, non
parlava d'altro che della sua "scheggia di granata grande come una
capocchia di spillo" che lo aveva colpito in un punto decisivo"; e
quello non mollava, per tre anni trascin la sua gamba da un medico
all'altro, da un ufficio di collocamento all'altro, finch in ultimo
gli diedero una pensione e per di pi gli resero possibile studiare
da maestro. Bene. Bene. Non si vuol far torto al prossimo, e forse
Pfeiffer era... che dico?, davvero paralizzato, ma quella scheggia
non l'ha mai trovata nessuno: non dipender dalla scheggia, non prova
nemmeno che non ci sia, e va bene... infatti prese la sua pensione,
divent maestro, eccetera, ma lo strano che Hubert diventava
maledettamente nervoso appena vedeva spuntare Pfeiffer che trascinava
80

la gamba; la cosa and peggiorando, certe volte parlava addirittura


di amputazione, e in effetti quella gamba pi tardi s'irrigid... ma
nessuno ha mai visto n comprovato, nemmeno sullo schermo
fluorescente pi sensibile, questa famosa "scheggia grande come una
capocchia di spillo": mai e siccome nessuno l'aveva mai vista, un
giorno Hubert disse a Pfeiffer: "Come fai a sapere che grande come
una capocchia di spillo, se finora nessuno l'ha vista?" Devo
ammettere ch'era un argomento sbalorditivo... e Pfeiffer da quella
volta fu offeso per sempre. Pi tardi ha elaborato una specie di
Weltanschauung alla "capocchia di spillo", e i ragazzi della sua
scuola, a Lyssemich, sentirono parlare infinite volte di quella
scheggia e della Lys. Passarono dieci, vent'anni, e ancora una volta
Hubert disse una cosa molto sensata (sentivamo sempre parlare di
Pfeiffer dalla gente del villaggio da cui proveniamo tutti, e dove
abbiamo molti parenti). Hubert disse: "Anche se quella scheggia c'
davvero: la gamba pi bugiarda che io conosca. E lui la va
trascinando in giro. Oltre tutto di battaglia non si pu nemmeno
parlare: c'ero anch'io, no? Noi eravamo nella terza o nella quarta
ondata e non ci siamo neanche pi entrati, nella battaglia.
D'accordo, c'erano granate e altra roba, ma... Be', che la guerra sia
assurda lo sappiamo, ma cos brutta come lui la descrive, no, e poi
per noi durata solo un giorno e mezzo... non basta, direi, per
viverci di rendita". Ebbene (sospiro da parte di H'), ebbene, il
figlio di Wilhelm, Alois, si present dunque al ballo".
Furono inevitabili alcune visite al villaggio di Lyssemich per
procurarci qualche informazione obiettiva suAlois. Furono interrogati
due albergatori, suppergi dell'et di Al', e le loro mogli, che se
lo ricordavano ancora; una visita in parrocchia si dimostr
infruttuosa: il parroco conosceva i Pfeiffer solo dal registro
parrocchiale come risultanti a Lyssemich fin dal 1756, e poich
Wilhelm Pfeiffer fin per lasciare il paese, bench solo nel 1940,
non tanto per la sua attivit politica, che era piuttosto
antipatica, ma semplicemente perch non riuscivamo pi a sopportarlo
(l'oste Zimmermann di Lyssemich, cinquantaquattro anni, persona seria
e degna di fede), le orme dei Pfeiffer sono ormai quasi cancellate;
gli unici testimoni sono tutti - in un senso o nell'altro prevenuti: la van Doorn, tutti gli Hoyser, Leni (Margret non sa nulla
dei Pfeiffer). Le dichiarazioni dei due partiti opposti non si
contraddicono mai nei dati di fatto, ma solo nella loro
interpretazione. Tutti i testimoni del partito avverso ad Alois
affermano che Alois - simile in questo a Leni - ha dovuto lasciare le
scuole superiori a quattordici anni, i Pfeiffer sostengono che
stato vittima di certi intrighi. Quello che nessuno contesta, anche
se tale qualit viene giudicata con diverse rifrazioni ironiche,
che Alois era un bell'uomo. Leni non ha nessuna fotografia di lui
appesa alla parete, i Pfeiffer circa dieci, e bisogna dire che se la
qualifica di bell'uomo ha mai avuto un senso, adAlois si pu
applicare senz'altro. Aveva occhi celesti, capelli neri con riflessi
blu; in rapporto a volgarissime teorie razziali si parlato molto
del colore di quei capelli; la madre di Alois era bionda, e cos sua
81

madre e tutti gli avi (tutte le informazioni seguenti ce le hanno


fornite i genitori di lui), per quel tanto che si sa o ci stato
tramandato sul colore dei loro capelli; poich tutti gli avi
reperibili dei Pfeiffer e dei Tolzem (nome da signorina della signora
Pfeiffer) hanno visto la luce nel triangolo geografico
Lyssemich-Werpen-Tolzem (un triangolo i cuitre lati misurano
complessivamente ventisette chilometri), non fu necessario
intraprendere lunghi viaggi. Due sorelle di Alois, Berta e Kthe,
morte precocemente, erano - come suo fratello Heinrich, ancora
vivente - di un biondo chiaro, se non proprio dorato. Ci dev'essere
stato un gran sussurrio sui capelli neri e i capelli biondi, in casa
Pfeiffer, di cui quello doveva essere il tema principale fin dalla
prima colazione; ci si spinse fino alla svergognatezza di sospettare
i propri antenati pur di spiegare i capelli di Al'; entro il suddetto
triangolo geografico (cosa che, date le sue modeste dimensioni, non
pu aver comportato una spesa troppo elevata) si andati a ficcare
il naso nei libri parrocchiali e nei registri dello stato civile (il
capoluogo del circondario, coi suoi registri ufficiali, Werpen) per
scovare antenate cui poter addossare - tramite scappatella - la
responsabilit di quei capelli neri; "mi ricordo, dice Heinrich
Pfeiffer a proposito della sua famiglia, per senza alcuna ironia,
che finalmente, nel 1936, nel registro parrocchiale di Tolzem si era
trovata una donna da cui mio fratello poteva aver ereditato i suoi
sorprendenti capelli scuri: era una certa Maria di cui risultava solo
il nome di battesimo, mentre i suoi genitori erano definiti
"vagabondi".
Heinrich P' abita con sua moglie Hetti nata Irms una casa
unifamiliare in un quartiere d'impiegati a sfondo confessionale. Ha
due figli, Wilhelm e Karl, ed in procinto di comprarsi una piccola
automobile. H' P' ha una gamba amputata sotto il ginocchio, non
scortese ma un po' irritato, cosa che giustifica con "le molte spese
che gravano su di lui.
Ebbene, nel suddetto triangolo geografico i capelli scuri non sono
affatto una rarit, anzi predominano, come lo stesso A' pot
sincerarsi de visu facendo una media a occhio. Ma c'era di mezzo una
leggenda di famiglia, un orgoglio di famiglia, che veniva propagata
sotto il titolo I famosi capelli dei Pfeiffer; una donna che avesse i
capelli dei Pfeiffer era considerata in qualche modo privilegiata,
fortunata, comunque bella. Poich, nel corso delle ricerche entro il
triangolo Tolzem-Werpen-Lyssemich, furono scoperti, a detta di
Heinrich P', numerosi vincoli trasversali coi Gruyten e i loro avi
(non coi Barkel, che si erano gi inurbati da generazioni), all'A'
non pare da escludere che Leni, grazie a qualcuna di queste lontane
parentele, abbia ereditato i famosi capelli dei Pfeiffer. Ebbene,
siamo giusti: i capelli di Al', obiettivamente - per cos dire dal
punto di vista di un parrucchiere - erano maledettamente belli:
folti, scuri, a onde naturali. Il fatto che fossero ondulati diede
appiglio a infinite altre congetture, perch i capelli dei Pfeiffer come quelli di Leni! - erano tesi, lisci, ecc'.
Si pu dimostrare coi fatti che intorno a questo Alois, fin dal
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giorno della sua nascita, si sono fatte troppe storie. Come c'era da
aspettarsi dai Pfeiffer, si fece ben presto di necessit virt, e il
ragazzo fu considerato il nostro zingaro solo fino al 1933, mentre
da quell'anno in poi passava per un occidentale classico; l'A' ci
tiene a sottolineare che Al' non era affatto un tipo celtico,
equivoco in cui facile cadere, dato che tra i celti frequente il
tipo con gli occhi chiari e i capelli scuri; ad Al' mancava del tutto
- come risulter in seguito - la sensibilit e la fantasia celtiche;
se proprio vogliamo inquadrarlo razzialmente, non c' che la
qualifica di germano mal riuscito. Fu mostrato in giro, sollevato,
definito per mesi, forse per anni un amore, prima che sapesse
parlare in modo un po' articolato si progettavano per lui le pi
folli carriere, soprattutto artistiche, lo si sovraccaric di alte
aspettative: scultore, pittore, architetto (solo pi tardi la
letteratura entr nell'ambito delle fantasticherie familiari. L'A').
Qualunque cosa facesse, veniva giudicata in scala gigante. Poich era
anche un amore di chierichetto (il suo nome di battesimo basta a
indicare a quale chiesa appartenesse), zie, cugine, ecc', vedevano
gi in lui il frate pittore, forse addirittura l'abate che
dipinge. E' comprovato (dalla moglie, oggi sessantaduenne,
dell'albergatore Commer, di Lyssemich, e dalla suocera di lei,
l'ottantunenne nonna Commer, di cui tutto il paese loda la buona
memoria) che il numero dei frequentatori della chiesa fu in continuo
aumento negli anni in cui Al' funse da chierichetto, cio tra il 1926
e il 1933. Oh Dio s, naturalmente ci si andava pi volte anche nei
giorni feriali e poi la domenica al cristello (quale pratica
religiosa fosse questo cristello non siamo finora riusciti a
scoprirlo. L'A'), perch era troppo carino vedere quel birboncello
(nonna Commer). Dovemmo intervistare pi volte il signor Pfeiffer e
sua moglie Marianne nata Tolzem. Forse baster dire che l'ambiente
dei Pfeiffer viene definito un gradino pi su di quello del loro
figliuolo Heinrich: una casa in serie un po' pi grande e
l'automobile c' gi. P' sen', frattanto gi in pensione, continua a
trascinare la gamba. Siccome i P' sono molto comunicativi, nessuno di
loro ha avuto difficolt a parlare di Al'; tutto ci ch'egli ha
prodotto viene conservato in una vetrina, quasi fossero reliquie: di
quattordici conservati, c'erano due o tre disegni niente male:
disegni a matita, colorati, del paesaggio intorno a Lyssemich, la cui
estrema piattezza (differenze di livello che sono inevitabili anche
in pianura, ad esempio avvallamenti provocati da corsi d'acqua e
dell'altezza di sei-otto metri, sono considerate eccezionali) sembra
aver ispirato continuamente Al' a disegnarlo; poich da queste parti
il cielo grava sempre sulla terra, una terra fertile, Al' si
orientato - naturalmente non si potuto scoprire se in maniera
consapevole o no - verso il mistero luministico della pittura
olandese e in due o tre fogli ci si avvicinato. Come fonte luminosa
Al' usa, originalmente, la fabbrica di zucchero di Tolzem, che sposta
pi vicina a Lyssemich, nascondendo il sole dietro il suo fumo
bianco. Non abbiamo potuto verificare, ma solo prendere atto con
scetticismo delle affermazioni dei P', secondo le quali di disegni
simili ce n'erano a centinaia. Alcuni lavoretti fatti da Al' (un
83

porta-cactus, uno scrignetto, un porta-pipe per suo padre, e anche


una lampada gigantesca fatta con la sega da traforo) ci hanno
lasciato un'impressione, per non dir altro, penosa; c'erano inoltre
forse sei diplomi sportivi di un certo peso: atletica leggera, nuoto,
un encomio della societ calcistica Lyssemich. Un apprendistato da
muratore che Al' inizi a Werpen e tronc dopo sei settimane venne
definita dalla signora P' un'esercitazione pratica che fall per
l'insopportabile villania del padrone, che non comprese le iniziative
del ragazzo. Insomma, evidente che i parenti e Al' stesso avevano
progetti pi elevati.
In una vetrina dei P' erano esposte anche alcune dozzine di poesie
di Al', ma l'A' preferisce passarle sotto silenzio: non una, nemmeno
un verso si avvicinava anche solo lontanamente alla forza espressiva
di quelle di Erhard Schweigert. Dopo aver interrotto le
esercitazioni pratiche, Al' si gett con slancio geniale (P'
sen') su una professione che probabilmente riusc fatale al suo
carattere gi di per s debole: volle far l'attore. Alcuni successi
in una filodrammatica, dove interpret la parte del protagonista nel
Leone delle Fiandre, hanno lasciato nella vetrina dei P' tre ritagli
di giornale in cui Al' miete elogi incondizionati; fino a tutt'oggi
i P' non hanno notato che si tratta sempre dello stesso critico, che
scriveva per tre diversi fogli regionali e sotto tre iniziali
diverse; le critiche sono identiche, tranne piccole varianti (invece
che incondizionati si legge una volta senza riserve, un'altra
incontestabili). Le iniziali sono B'h'b', B'b'h' e H'b'b'.
Naturalmente anche la professione di attore fall perch gli altri
non compresero l'intuizione di Al', oltre che per l'invidia della
sua bellezza (signora P').
Tra le reliquie di cui i P' vanno pi fieri ci sono alcune pagine
di prosa stampata che, un po' ingiallite, dentro una cornice d'oro,
ornano il piano superiore della vetrina e furono mostrate all'A'
dalla signora P' con la frase: Veda un po', stampato, non mi dica
che non aveva talento, e poi quello che si sarebbe potuto
guadagnare. (Questa mescolanza di altissimo idealismo e di crasso
materialismo tipica dei P'. L'A').

I
Si parte!
Gi da otto mesi siamo in guerra e non abbiamo ancora sparato un
colpo. Il lungo e freddo inverno servito per un duro addestramento.
Ma ora venuta la primavera e gi da settimane aspettiamo l'ordine
del Fhrer.
In Polonia si combattuto, mentre noi qui sul Reno si stava di
guardia; Norvegia e Danimarca sono state occupate senza che a noi
fosse dato parteciparvi; gi pi d'uno affermava che questa guerra
l'avremmo vissuta solo in patria.
Ci troviamo in un piccolo villaggio dell'Eifel. Ed ecco, il 6
maggio, alle ore 16,30, arriva l'ordine di marciare verso ovest.
Allarme! Viavai di staffette, si mettono i finimenti ai cavalli,
dovunque si affardellano gli zaini, un ultimo grazie agli addetti al
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quartiere, le ragazzine hanno gli occhi rossi di pianto: la Germania


marcia verso ovest, incontro al sole che tramonta, sta' in guardia,
Francia!
Il battaglione parte la sera. Davanti a noi ci sono delle unit,
subito dietro a noi ne vengono altre, e lungo la strada, da sinistra,
veniamo sorpassati da interminabili colonne motorizzate. Marciamo
attraverso la notte.
L'alba si pu appena intuire, quando l'aria comincia a tremare al
rombo degli aerei tedeschi che sfrecciano sopra di noi portando il
saluto mattutino al nostro vicino d'occidente. E ancora e ancora ci
superano truppe motorizzate. - Truppe germaniche hanno varcato
all'alba i confini dell'Olanda, del Belgio e del Lussemburgo e
continuano ad avanzare verso ovest. - Un militare, nel passarci
accanto, ha gridato il comunicato speciale alla colonna in marcia.
Gli risponde uno scoppio di entusiasmo, salutiamo con la mano i
nostri valorosi camerati della Luftwaffe, che continuano a volare
sopra di noi.

Ii
La Mosa 1940.
La Mosa non un fiume. E' un'unica vampata di fuoco. Le due sponde
opposte sono montagne che sputano fuoco.
Ogni riparo naturale, in questo terreno ideale per la difesa, viene
sfruttato. Dove la natura fa difetto, supplisce la tecnica. Dovunque
nidi di mitragliatrici: davanti alle rocce, negli anfratti, dentro le
rocce. Antri minuscoli perforati, murati, cementati, sui quali
torreggia un tetto costituito da cinquanta metri di pesante roccia
millenaria.

Iii
Aisne 1940.
Centoventi motori Stuka intonano il loro ferreo canto! Centoventi
Stuka rombano sopra l'Aisne!
Ma nessuno trova il suo bersaglio.
La natura protegge la linea Weygand con una nebbia bassa e fitta.
Su, fante ignoto, oggi, affidato solo a te stesso, dovrai
dimostrare la superiorit del tuo duro tirocinio. La tua volont di
vittoria dovr spezzare la pi tenace resistenza.
Quando scenderai dalle alture del Chemin des Dames, pensa al sangue
che qui stato versato.
Pensaci: migliaia di soldati, prima di te, hanno gi percorso
questa strada.
Tu, soldato del 1940, dovrai arrivarci in fondo.
Hai letto, su quella lapide: Qui sorgeva Ailette, distrutta dai
barbari? Che mentalit criminale acceca i tuoi avversari, che ancor
oggi considerano un barbaro te, che combatti per il tuo diritto alla
vita!
All'alba del 9 giugno la nostra divisione pronta all'attacco. I
camerati di un reggimento fratello hanno il compito di intervenire
85

nel nostro settore. Noi siamo classificati come riserva della


divisione.
Allarme! Fuori!
Sono le quattro del mattino. Ciascuno di noi, ubriaco di sonno,
striscia fuori dalla tenda. Comincia un'attivit febbrile.

Iv
Un eroe.
La storia di quest'eroe un esempio del valore intrepido e
dell'incondizionato impegno personale degli ufficiali tedeschi. Si
detto che l'ufficiale deve avere il coraggio di morire alla testa dei
suoi uomini. Ma ogni soldato, nel momento che mette piede sul campo
di battaglia e afferra il nemico alla gola, si affratella alla morte.
Getta via dall'animo ogni timore, tende le sue forze come la corda di
un arco, i suoi sensi improvvisamente si aguzzano, egli si getta in
braccio alla fortuna capricciosa e sente, anche senza saperlo, che la
fortuna e il favore degli dei si alleano solo col prode. Gli esitanti
vengono travolti dall'esempio dei coraggiosi, e l'esempio anche di un
solo che insegna il coraggio accende le fiaccole dell'ardimento nel
cuore degli uomini che gli stanno intorno. Tale era il colonnello
Gnther!

V
Il nemico combatte con tenacia, con astuzia e, se accerchiato, fino
all'ultimo. Non si arrende quasi mai. Sono negri del Senegal qui nel
loro elemento, veri maestri nelle imboscate. Stupendamente
mimetizzati dietro radici d'alberi, pareti di frascame naturali o
artificiali, sempre annidati l dove un sentiero o una radura
attirano l'aggressore. Si spara a bruciapelo, quasi ogni colpo va a
segno ed quasi sempre mortale. Anche i cecchini che sparano
dall'alto degli alberi restano perloppi invisibili. Spesso lasciano
che il nemico vada oltre per freddarlo alle spalle. Non si riesce a
eliminarli e insidiano riserve, staffette, ufficiali del comando,
artiglieri. Ormai tagliati fuori, mezzi morti di fame, vari giorni
dopo hanno ancora ucciso qualche militare isolato. Stanno sdraiati,
in piedi o seduti a ridosso dell'albero, spesso avvolti in una rete
mimetica, e spiano la preda. Quando, ogni tanto, si riesce a
scoprirne uno, il selvaggio se n' quasi sempre accorto prima e s'
lasciato cadere dall'alto come un sacco, per poi sparire come un
fulmine nel folto del bosco.

Vi
Avanti, non possiamo soffermarci, qui meno che altrove. Il
battaglione scende a valle senza alcun riparo. Chiss se a destra e a
sinistra sta nascosto, in alto, il nemico... avanti, avanti! E' come
un miracolo, nessuno disturba la nostra avanzata. I villaggi sono
stati depredati e distrutti dai francesi in fuga.
Laggi si vede lo Chemin des Dames, - disse sottovoce un camerata
86

accanto a me... suo padre caduto nella grande guerra - Quello


dev'essere il fondo dell'Ailette, dove lo hanno ferito mentre faceva
il portarancio.
Una larga autostrada conduce dal fondo dell'Ailette all'ampio dosso
elevato dello Chemin des Dames. A destra e a sinistra della strada
non c' quasi un fazzoletto di terra che durante la grande guerra non
sia stato pi volte squarciato dalle granate. Da nessuna parte si
vede un albero di una certa grandezza, con un vero tronco. Nel 1917
qui non c'erano pi alberi, tutto era stato distrutto. Ma in questi
anni le radici hanno di nuovo buttato e da ogni ceppo d'albero nato
un cespuglio.

Vii
Ogni momento guardiamo l'orologio. Le ultime misure, gli ultimi
accertamenti, le ultime esortazioni. Ed ecco che un colpo squarcia il
silenzio. All'attacco! Le artiglierie tedesche fanno fuoco da dietro
i margini del bosco, dietro file di cespugli. Pian piano il cilindro
di fuoco rotola su, lungo il pendio della riva opposta dell'Aisne.
Tutta la vallata in una nuvola di fumo, tanto che a tratti non
riusciamo a vedere quasi nulla. Sotto il fuoco pi nutrito i genieri
accostano i battelli pneumatici e traghettano la fanteria. Inizia un
duro scontro per l'attraversamento dell'Aisne e del canale. Verso le
dodici, nonostante la disperata resistenza del nemico, l'altura
opposta raggiunta. Dal nostro osservatorio, ormai, non possiamo pi
vedere nulla. L'osservatore avanzato e i due radiotelegrafisti sono
gi andati avanti questa mattina con la fanteria. Nel pomeriggio
arriva anche per l'osservatorio e la postazione d'artiglieria
l'ordine di spostarsi. Il sole ardente. Poco dopo arriviamo
all'Aisne. Il nuovo osservatorio verr piazzato a quota 163.
L'autore, troppo prevenuto in fatto di prosa, deve astenersi da
ogni commento.
Se si sommano tutti i dati obiettivi su Al', se si riducono tutti
quelli non obiettivi al mero nocciolo che potrebbe corrispondere a
quelli obiettivi, avremo forse che in lui c'era un allenatore
sportivo niente male, che come materia secondaria avrebbe potuto
insegnar disegno. Ma dove, dopo alcune carriere interrotte, egli sia
effettivamente approdato, il lettore ormai lo sa: nell'esercito.
Ora, come noto, nemmeno sotto le armi nessuno ti d niente per
niente, no di certo, se si vuol prendere la carriera del
sottufficiale, l'unica aperta ad Al' che, non avendo finito le
scuole medie, aveva solo il titolo elementare (H' sen'). E qui, a
esser giusti, bisogna dire che l'Al' diciassettenne, che dapprima si
present volontario al Servizio del lavoro, poi sotto la naia,
comincia a dimostrarsi giudizioso. Scrivendo ai genitori (lettere che
tutti possono vedere in quella vetrina) usa queste testuali parole:
Ora per, ad onta di ogni pericolo, voglio tener duro, e se anche la
gente mi osteggia, non voglio dargli sempre tutta la colpa, e perci
vi prego, pap e mamma, quando vedete che inizio una carriera, di non
87

vedermici subito in cima. Non detto male e si riferisce a


un'osservazione della signora P', la quale, quandoAlois venne per la
prima volta in licenza vestito in uniforme, lo vide subito addetto
militare in Italia o qualcosa di simile.
Se poi si prende, cosa sempre desiderabile, un pizzico di carit,
anche un tantinello di ci che potremmo chiamare giustizia, e si tien
conto della pessima educazione ricevuta da Al', bisogna concludere
ch'egli non era poi tanto male, e migliorava quanto pi si
allontanava dalla famiglia, dato che fuori casa nessuno vedeva in lui
il futuro cardinale o ammiraglio. Comunque, nel giro di un anno e
mezzo, arriv ad aspirante caporale, e anche se si considera che la
guerra ormai vicina favoriva le carriere militari, pur sempre un
risultato rispettabile; durante l'invasione della Francia venne
nominato caporale, e come tale, appena sfornato, partecip nel
giugno del '41 alla festa della ditta Gruyten.
Non abbiamo testimonianze degne di fede sul rinato piacere del
ballo che si manifest in Leni quella sera, solo voci, notizie
sussurrate, e di natura contrastante: benevole, maligne, gelose,
protettive; se si calcola che tra le otto di sera e le quattro del
mattino furono eseguiti pi o meno da ventiquattro a trenta ballabili
e che Leni lasci la sala da ballo, in compagnia di Al', dopo la
mezzanotte, bisogna concludere - riducendo voci e notizie a una media
verosimile - che Leni ball forse una dozzina di volte; ma di questi
circa dodici balli ne danz, non gi la maggior parte o quasi tutti,
no: li danz tutti conAlois. Nemmeno a suo padre concedette un giro
d'onore, nemmeno al vecchio Hoyser: no, ball soltanto con lui.
Alcune fotografie che si possono vedere nella suddetta vetrina
accanto a una decorazione e a un nastrino, ci mostrano nell'Al' di
allora uno di quei tipi sfavillanti che, in tempo di guerra, non solo
sono adatti a ornare le pagine di una rivista, ma anche a pubblicare,
in una rivista, della prosa come quella da noi citata; anche in tempi
di pace. In base a tutto quello che Lotte, Margret e Marja (sia
direttamente, sia filtrato dalle avare dichiarazioni di Leni) hanno
saputo dirci sul suo conto, e aggiungendo anche le asserzioni di
Hoyser, bisogna immaginarselo come uno di quei ragazzi che, dopo una
marcia di trenta chilometri, con un mitra carico e senza sicura
davanti al petto, col blusotto sbottonato da cui pende la prima
decorazione, entra ancora in forma smagliante, alla testa del suo
drappello, in un villaggio francese, fermamente convinto di averlo
espugnato; che, dopo essersi accertato, con l'aiuto del suo
drappello, che in paese non si nascondono n franchi tiratori n
streghe, si lava scrupolosamente, si cambia la biancheria e i
calzini, quindi percorre di sua spontanea volont altri dodici
chilometri in piena notte (non abbastanza intelligente per cercar
prima a fondo, in paese, un'eventuale bicicletta superstite; o forse
solo spaventato dagli striscioni ipocriti che dicono Il saccheggio
punito con la morte); tutto solo, ancora fresco, si mette in marcia,
solo perch ha sentito dire che in una cittadina distante dodici
chilometri ci sono donne, alcune puttane anzianotte, che poi risulta
a un esame ravvicinato, vittime della prima ondata sessuale tedesca,
88

quella del 1940; ubriache, esauste dopo un'attivit professionale


molto intensa; il nostro eroe secondario, dopo che il medico di
servizio gli ha confidato alcuni particolari statistici,
permettendogli di lanciare un'occhiata senza impegno a quelle donne
dall'aspetto pietosamente senile, ripercorre a ritroso, senza aver
fatto nulla, quei dodici chilometri (e solo adesso capisce che
sarebbe valso la pena dedicarsi alla ricerca, anche lunga, di una
bicicletta), ricorda contrito il proprio impegnativo nome di
battesimo e, dopo una marcia di complessivi cinquantaquattro
chilometri, sprofonda subito in un sonno breve e profondo, poi si
risveglia, magari all'alba fa un po' di letteratura e quindi si
rimette in marcia per conquistare altri villaggi francesi.
Con lui, dunque, Leni ball all'incirca dodici volte (Questo
bisogna dirlo: era un ballerino fantastico! Lotte H') prima che,
verso l'una di notte, si facesse condurre da lui, poco lontano, nel
fossato di una fortezza ora trasformato in parco.
Naturalmente su questo fatto si speculato, teorizzato,
polemizzato, analizzato molto. Fu uno scandalo, quasi un avvenimento
sensazionale che Leni, considerata inavvicinabile, se la fosse
svignata proprio con quello (Lotte H'). Se anche in questo, come
per il numero dei balli, si fa una certa media delle voci e delle
opinioni, si ha il seguente risultato demoscopico: pi dell'80 per
cento dei confidenti, partecipanti, spettatori attribuirono fini
interessati alla seduzione di Leni da parte di Al'. La maggioranza
crede addirittura a un certo rapporto con la carriera di ufficiale
ambita da Al', il quale - cos si crede - avrebbe pescato Leni per
aver danaro alle spalle (Lotte). Tutto il clan dei Pfeiffer (incluse
alcune zie, escluso Heinrich) opinava invece che fosse stata Leni a
sedurre Alois. Forse entrambe le opinioni sono inesatte. Quale che
fosse Al' nelle altre cose, calcolatore in senso materiale non lo era
di certo, e in ci si distingueva favorevolmente dalla propria
famiglia. C' da pensare che abbia preso una cotta improvvisa per
Leni, rifiorita allora nella sua massima bellezza; che, stanco delle
sue stancanti e poco gradevoli avventure nei bordelli francesi, si
sia inebriato alla freschezza (l'A') di lei.
Quanto a Leni, andr detto a sua discolpa che, semplicemente, si
lasci travolgere (l'A'). Accett l'invito a fare una passeggiata
nell'antico fossato della fortezza, si consideri ch'era una notte
d'estate, e se si presuppone che Al' cominci a circuirla di
tenerezze fors'anche audaci, nella peggiore delle ipotesi bisogner
concludere che, nel caso di Leni, si tratt di un fallo non morale,
ma semmai esistenziale.
Poich quel fossato, tuttora adibito a parco, esiste ancora e un
sopralluogo non presentava difficolt, siamo andati a ispezionare il
posto: ne hanno fatto una specie di orto botanico, dove ci sono circa
cinquanta metri quadri piantati a erica (atlantica). Tuttavia
l'amministrazione del parco dichiar di non essere in grado di
appurare come fosse piantato il parco nel 1941".
89

L'unico commento di Leni giunto fino a noi, per ci che riguarda i


tre giorni successivi, fu: indescrivibilmente imbarazzante; il
suo solo contributo, e l'ha fornito in termini identici a Margret,
Lotte e Marja. Ci che siamo riusciti a scoprire, oltre a questo,
autorizza alla conclusione che Al' fosse un amante non troppo
delicato, in tutti i casi piuttosto scarso d'inventiva. Di prima
mattina trascin Leni da una sua oscura zia, Fernande Pfeiffer, che
deve il suo nome alle simpatie francofile e separatiste di suo padre,
naturalmente negate dalla famiglia; abitava in un alloggio a una sola
stanza di una vecchia costruzione del 1895, che non solo era senza
bagno, ma anche senz'acqua: l'acqua, almeno, non l'aveva
nell'appartamento ma sul pianerottolo. Questa Fernande Pfeiffer, che
vive ancora, o meglio: che vive di nuovo - perch per un certo
periodo le cose le andarono bene - in una stanza sita in una vecchia
costruzione (stavolta del 1902), ricorda naturalmente benissimo
quando arrivarono quei due, e - mi creda - non sembravano affatto due
colombi, ma piuttosto due cani frustati. Be', lui come minimo avrebbe
dovuto portarla in un bell'albergo, dopo che si erano comportati
insieme da amici della natura... un bell'albergo dove lei avrebbe
potuto lavarsi, cambiarsi e insomma rimettersi in ordine. Quello
scioccone non sapeva proprio vivere. La signora (o signorina)
Fernande Pfeiffer, al contrario, diede all'A' la netta impressione di
saper vivere. Lei s che li ha, i magnifici e famosi capelli dei
Pfeiffer, e bench non sia giovane - sar a met della cinquantina e viva in ristrettezze economiche, aveva anche lei a portata di mano
una bottiglia dello sherry pi costoso. Il fatto che Fernande venga
ripudiata dai P', Heinrich compreso, perch pi volte ha tentato - e
per di pi senza successo - di fare la bettoliera non la rende
affatto meno credibile per l'A'. La sua osservazione conclusiva fu:
Mi dica un po' lei, in che situazione veniva a trovarsi quella cara
ragazza? Seduta nel mio appartamento a una sola stanza. E io, dovevo
uscire perch quei due... be', diciamo, continuassero a divertirsi o
a peccare insieme, oppure dovevo starmene l a guardarli? Per loro
era peggio che in una garonniere da quattro soldi, dove almeno si ha
un lavabo e un asciugamano e ci si pu chiudere la porta alle
spalle. Finalmente, verso sera, Alois espresse l'intenzione di
presentarsi ai genitori tenendosi per mano, a fronte alta e senza
riguardi per la corrotta morale borghese (F. Pfeiffer), una frase
che dispiacque anche a Leni, come si pot capire non dalle sue parole
ma dalla sua espressione di disprezzo. E' difficile accertare
obiettivamente se Al' si limitasse a imbrogliare un tantino,
riecheggiando alcune note di quando recitava Il leone delle Fiandre,
oppure se affiorasse in lui, di fronte a quella pura esperienza
(come ebbe il cattivo gusto di definire la faccenda parlandone a sua
zia in presenza di Leni), un suo tratto fondamentale di carattere
chiaramente idealistico. Senza dubbio egli si dimostr un solenne
parolaio, e non ci vuol molto a immaginare come quella creatura
terreno-materialistica, umano-celestiale di Leni a quelle chiacchiere
corrugasse la fronte. Ora, si creda o non si creda alla famigerata
zia, sta di fatto ch'essa ebbe l'impressione che a Leni premesse ben
poco di trascorrere con Al' un'altra notte a letto o sull'erica, e
90

dice che quando Al' usc un momento per recarsi al gabinetto sulle
scale, Leni gli cav di tasca il foglio di licenza e storse il
nasetto per l'eccessiva durata della licenza stessa. Una cosa, qui,
senz'altro errata: Leni non ha un nasetto, ma un naso di giuste
proporzioni e assai ben fatto.
Siccome Alois non manifestava alcuna intenzione seduttrice o
simile, a tarda sera, dopo che si era stati l seduti senza dir
niente, a bersene tutto il mio caff, non rest altro da fare che
presentarsi alle rispettive famiglie. Cosa imbarazzante: si and
prima dai Pfeiffer, che abitavano molto fuori mano, in periferia, da
quando il vecchio P' era stato trasferito in citt. Il vecchio P',
nascondendo a fatica il suo trionfo, si tir fuori di bocca un
rimprovero: Come hai potuto far questo alla figlia del mio vecchio
amico! La signora P' si limit a un insipido queste cose non si
fanno. L'allora quindicenne Heinrich Pfeiffer crede di ricordare
perfettamente che quella notte la passarono bevendo caff e cognac
(commento della signora P': Per un'occasione simile, crepi
l'avarizia) e architettando elaborati progetti matrimoniali. Leni
taceva, tanto pi che nessuno le chiedeva niente. Finalmente si
addorment, mentre si continuava ad architettar progetti, si
discussero perfino i minimi particolari riguardanti la grandezza e
l'arredamento della casa (Meno di cinque stanze non pu darle, a sua
figlia: un suo preciso dovere verso di lei e "Mogano, meno di cos
escluso. Forse la volta buona che costruisce una casa per se
stesso o almeno per sua figlia).
Verso mattina (tutto secondo Heinrich P') Leni fece un tentativo
apertamente provocatorio di comportarsi come una prostituta. Fum due
sigarette di seguito, aspir, soffi il fumo attraverso il naso,
s'impiastricci di rossetto. Da un telefono del vicinato chiamarono
un tass (stavolta il signor P': Crepi l'avarizia) (Che avarizia?
L'A'), e si and in casa Gruyten, dove - d'ora innanzi dobbiamo
ricorrere alla testimone van Doorn, dato che Leni persiste a tacere arrivarono a un'ora indiscreta, cio verso le sette e mezzo del
mattino. La signora Gruyten, dopo aver dormito poco (allarme aereo e
primo raffreddore del suo figlioccio Kurt), stava ancora in letto e
faceva colazione (Caff, pane tostato e marmellata di arance, lo sa
quanto era difficile trovare della marmellata di arance nel 1941? Ma
che cosa non avrebbe fatto, lui, per lei?)
Eccola l, dunque, Leni, "risorta il terzo giorno"... mi fece
proprio quest'impressione, corse subito da sua madre, l'abbracci,
poi and in camera sua, mi preg di portarle la colazione e - se lo
immagina? - si sedette al pianoforte. La signora Gruyten, devo
renderle questa giustizia, si "sollev" - non so se mi spiego -, fece
la sua toeletta in tutta calma, si mise la mantiglia - un capo
antico, bellissimo, che passava sempre in eredit alla figlia minore
della famiglia Barkel -, and nel soggiorno dove attendevano i
Pfeiffer e disse, gentile: "Prego, che cosa desiderano?" Ci fu subito
una discussione a proposito del "lei": "Ma Helene, adesso a un tratto
ci dai del lei?" e la signora Gruyten: "Non ricordo di aver loro mai
dato del tu", e allora la vecchia Pfeiffer: "Siamo venuti a chiederle
91

la mano di sua figlia per nostro figlio". E la Gruyten: "Hm".


Nient'altro, va al telefono e chiama in ufficio: che cerchino suo
marito e, appena trovato, lo mandino subito a casa.
Ora, per circa un'ora e mezzo, evidente che venne recitato quel
penoso miscuglio di commedia e di tragedia che d'uso quando si
combina un matrimonio in ambiente piccolo-borghese. Suppergi una
sessantina di volte ricorse la parola onore (la van Doorn sostiene
di poterlo provare perch ogni volta segnava un trattino sul pannello
della porta). Be', non ci fosse stata di mezzo Leni mi sarebbe parsa
una scena comica, perch quelli passarono alla controffensiva, quando
videro quanto poco importava alla signora Gruyten di riparare l'onore
di sua figlia facendola sposare: misero allora in campo l'onore di
loro figlio. Te lo presentarono come una verginella sedotta e
affermarono che anche l'onore di loro figlio, nella sua qualit di
aspirante ufficiale - ci che del resto non era e non sarebbe
diventato mai - si poteva riparare solo con un matrimonio. Pi che
comico, poi, fu quando cominciarono a decantare Al' anche
fisicamente: i suoi bei capelli, i suoi metri 1,85, i suoi muscoli".
Per fortuna poco dopo arriv, atteso con terrore, il vecchio
Gruyten, il quale (e s che aveva tempestato come un matto) si
dimostr infinitamente dolce, quieto, quasi cordiale, con gran
sollievo dei Pfeiffer, che naturalmente ne avevano tutti una fifa
tremenda. Lasci recisamente cadere parole come onore (Anche noi
abbiamo il nostro onore, anche noi: frase detta, identica e
simultanea, dal vecchio P' e da sua moglie), guard Al' con occhio
molto, molto preoccupato, baci sua moglie in fronte sorridendo e
interrog Al' sulla sua divisione, il suo reggimento, si dimostr
sempre pi preoccupato, and poi a prendere Leni in camera sua, non
le rivolse il minimo rimprovero e le domand, asciutto: Che ne
dici, figliuola? Sposare, s o no? Allora Leni, forse per la prima
volta, guard ben bene Al', preoccupata e come se, una volta ancora,
avesse un presentimento (Leni ha gi avuto, prima d'ora, dei
presentimenti? L'A'), anche con compassione, e in fondo poi era
scappata con lui, e di sua libera volont, e allora disse "Sposare".
Con una certa simpatia nella voce (van Doorn) Gruyten guard Al',
disse e va bene, e soggiunse: La sua divisione non pi presso
Amiens, ma a Schneidemhl.
Si dichiar persino disposto ad aiutare Al' a procurarsi una
licenza di matrimonio, dato che il tempo stringe. Naturalmente
facile appurare a posteriori che il vecchio G' era al corrente dei
massicci spostamenti di truppe in corso dalla fine del 1940 e che
nella notte precedente la decisione di concludere quel matrimonio
aveva appreso, discorrendo con vecchi amici, che era imminente
l'attacco contro l'Unione Sovietica; nella sua nuova carica di capo
progettatore veniva a sapere un mucchio di cose (Hoyser sen'). Tutte
le obiezioni contro quel matrimonio fattegli pi tardi da Lotte e da
Otto Hoyser, lui le lasci cadere con un Ah, lasciate... lasciate
perdere...
Resta da dire che Al', insieme col permesso di matrimonio
trasmessogli per via telegrafica, ricevette anche l'ordine di
92

interrompere immediatamente la licenza e di presentarsi alla propria


divisione a Schneidemhl il 19 giugno 1941,
Matrimonio civile, religioso: occorre descriverli? Forse pu essere
importante che Leni si rifiut d'indossare un abito bianco; che Al'
solo con estremo nervosismo giunse sino in fondo al banchetto
nuziale; che Leni diede chiari segni di non crucciarsi affatto per il
venir meno dell'ufficiale prima notte di matrimonio, che comunque
accompagn Al' alla stazione e si lasci baciare da lui. Come Leni
confid pi tardi a Margret - durante un'incursione aerea
particolarmente grave nel 1944 - nel ricovero antiaereo di
quest'ultima, un'ora prima di partire Al' aveva costretto Leni, nella
camera allora adibita a stireria in casa Gruyten, ad accoppiarsi con
lui con onore e in piena legittimit, facendo espresso riferimento
ai di lei doveri coniugali, e con ci Al' per me era morto prima
ancora di morire (Leni secondo Margret).
Gi la sera del 24 giugno 1941 giunse la notizia che Al' era stato
fatto cadere durante la presa di Grodno.
Importante, nel presente contesto, solo che Leni si rifiut di
portare il lutto e di dimostrarsi afflitta; come di dovere, appese
una fotografia di Al' accanto a quelle di Erhard e di Heinrich, ma
gi alla fine del '42 la staccava di nuovo dalla parete.
Seguono due anni e mezzo di quiete, in cui Leni compie diciannove,
venti e finalmente ventun anni. Non va pi a ballare, bench a volte
Margret e Lotte glie ne offrano l'occasione. Di tanto in tanto va al
cinema, vede (secondo Lotte, che continua a procurarle i biglietti) i
film Ragazzi, Cavalcate per la Germania! e Pi di ogni altra cosa.
Vede Ohm Krger e I veltri del cielo, e nemmeno uno di questi film le
fa piangere anche una sola lacrima. Suona il pianoforte, accudisce in
maniera commovente sua madre, che ha subito una ricaduta e va molto
in giro con la macchina. Fa sempre pi frequenti visite a Rahel, le
porta in un termos del caff, in un portavivande dei panini
imbottiti, delle sigarette. Poich l'economia di guerra diventa
sempre pi rigorosa, l'attivit di Leni nell'azienda sempre pi
fittizia, all'inizio del '42, dopo una severa ispezione subita dalla
ditta, Leni corre il rischio di vedersi togliere l'automobile e per
la primissima volta c' gente che vede Leni implorare: implora suo
padre di lasciarle questa cosa (allude alla sua vettura, un'Adler),
e quando lui le spiega che il concederglielo non sta pi tanto in suo
potere, lei lo supplica con sempre maggior calore, finch lui alla
fine usa tutti i suoi mezzi e le procura altri sei mesi di permesso
(Lotte H').
A questo punto l'A' si permette di intervenire in modo massiccio,
concedendosi di fare una specie di ipotesi sul destino: si domanda
cio che cosa sarebbe potuto o dovuto succedere a Leni se...
Primo: se Alois, come unico dei tre giovani che fino allora erano
stati importanti nella vita di Leni, fosse tornato dalla guerra.
Probabilmente, dato che la carriera militare era chiaramente quella
adatta a lui, Al' si sarebbe spinto non solo fino a Mosca, ma anche
oltre, sarebbe diventato tenente, capitano, alla fine della guerra 93

risparmiamogli un'ipotetica prigionia in mano sovietica - sarebbe


forse stato maggiore, carico di decorazioni sarebbe uscito da un
campo di prigionia, necessariamente a un certo punto avrebbe perduto
il suo parziale candore o forse - magari con la violenza - glie
l'avrebbero rapito, avrebbe lavorato come manovale per due anni, se
fosse tornato a casa quasi subito, un anno solo se fosse rientrato
tardi, e magari insieme col vecchio Gruyten, cui un Al' umiliato
sarebbe piaciuto certo pi che un Al' trionfante, indubbiamente
sarebbe tornato presto nell'esercito, l'attuale Bundeswehr, e, giunto
ormai all'et di cinquantadue anni, oggi sarebbe certo generale.
Chiss se sarebbe potuto ridiventare per Leni un partner per notti
coniugali o addirittura d'amore? L'A' sostiene di no. Naturalmente il
fatto che Leni si presti cos poco alle ipotesi rende ogni congettura
pi difficile. Leni non avrebbe affrontato un'esperienza amorosa di
natura assai intensa e che descriveremo pi avanti, se...? L'A'
sostiene che s, l'avrebbe affrontata anche se...
Senza alcun dubbio Al', che sarebbe certo rimasto un bell'uomo
anche a cinquantadue anni e che i famosi capelli dei Pfeiffer
avrebbero preservato dalla calvizie, sarebbe stato pi che capace di
offrirsi come chierico, in casi di emergenza, poniamo nella
cattedrale di Bonn o nel duomo di Colonia: del resto, dove metterli,
dei bei generali che sappiano spostar con arte i messali, porgere con
umilt le ampolline dell'acqua e del vino? Dove metterli? Supponiamo
che Leni, anche se non fedele, pure fosse rimasta con lui,
assoggettandosi ogni tanto ai suoi doveri coniugali. In quel caso,
con tre o quattro deliziosi bambini e Al' come generale-chierico,
avrebbe essa assistito, il 10 ottobre 1956 a quella prima (e non
ultima) sacra funzione della Bundeswehr che il cardinal Frings
celebr nella chiesa di San Gereone a Colonia? L'A' sostiene di no.
Leni, l dentro, non riesce a vederla: ci vede Al', persino i
deliziosi bambini, ma Leni no. Al' lo vede ancora sulle copertine
delle riviste o coi bei signori Nannen e Weidemann a qualche
ricevimento di esponenti del blocco orientale. L'A' vede Al' come
addetto militare a Washington, persino a Madrid, ma Leni non la vede
da nessuna parte, meno che mai in compagnia dei bei signori Nannen e
Weidemann. Pu anche dipendere dalle facolt visive dell'A', questo
suo vedere Al' dappertutto e Leni no: vede persino i figli di lei, ma
lei non la vede. Certo la potenza visiva dell'A' minima, ma allora
perch vede cos chiaramente Al' e Leni no? Siccome non c' dubbio
che in qualche parte dell'universo esiste un aeromezzo non ancora
scoperto dove si trova installato un gigantesco computer,
probabilmente grande come la Baviera, che sputa fuori come niente
biografie ipotetiche, temo che ci converr aspettare il giorno che
l'abbiano finalmente scoperto. Senza il minimo dubbio, se lei stessa
o un altro l'avesse obbligata a continuare a vivere al fianco di Al',
Leni sarebbe diventata obesa dal dispiacere e oggi si troverebbe non
trecento grammi al di sotto, ma dieci chili al di sopra del suo peso
ideale, e allora ci vorrebbe un altro computer delle dimensioni della
Renania del Nord-Vestfalia, specializzato in controlli della
secrezione, per farci spiegare in seguito a quali processi interni ed
esterni una donna come Leni potesse inclinare all'obesit. La vedete
94

una Leni, moglie di un addetto militare, ballare e giocare al tennis


a Saigon, Washington o Madrid? Una Leni grassa forse; quella che
conosciamo noi, no.
Peccato che non abbiano ancora scoperto gli strumenti celesti che
trascrivono in termini di peso carente o eccedente ogni l' non
pianta, ogni d', ogni b', ogni p', ogni r' e ogni s'. E' cos
indicibilmente difficile affibbiare a Leni una qualsiasi forma di
irrealt, ma poich questi computer esistono, perch la scienza ci
pianta in asso? (Cosa che le enciclopedie non fanno).
Perci, se l'A' vede con chiarezza quasi cristallina la carriera
ipotetica di Al', Leni non la vede invece da nessuna parte, anzi
confessa di non vederla nemmeno in atto di adempiere i suoi doveri
coniugali.
Peccato, peccato che non si possano ancora usare quegli strumenti
celesti che risponderebbero alla domanda biblica: Dimmi quanto peso
hai in pi o in meno del tuo peso-forma, e io ti dir se una carenza
o un eccesso di l', p', r', b', d' e s' nel tuo stomaco, nei tuoi
intestini, nel tuo tronco cerebrale, nel fegato, nei reni, nel
pancreas hanno convertito il tuo erroneo agire e sentire nella
suddetta carenza o eccedenza. Chi risponde alla domanda, quale
sarebbe il peso di Leni se
secondo: fosse tornato dalla guerra il solo Erhard
terzo: Erhard e Heinrich
quarto: Erhard, Heinrich e Al'
quinto: Erhard e Al'
sesto: Heinrich e Al'?
Di sicuro c' solo che, se fosse sopravvissuto Erhard, quello
strumento celeste non ancora scoperto avrebbe esultato sul peso
corporale di Leni (anche i computer esultano), sullo stupefacente
equilibrio della secrezione di lei. Infine... la domanda pi
importante: Nei casi 1-6, Leni sarebbe finita a lavorare con Pelzer,
e se fossero sorti dei conflitti, sarebbe riuscita ad averne ragione?
Ad ogni modo ci sono buone ragioni per giudicare con scetticismo
una convivenza ipotetica tra Leni e Al', mentre l'incontro progettato
da Leni in mezzo all'erica dello Schleswig-Holstein sarebbe
certamente andato bene. Altrettanto certo che il fatto di essere
sposata non avrebbe minimamente disturbato Leni il giorno che fosse
spuntato quello giusto. Da quello che sappiamo su Erhard, non c'
alcuna difficolt a vederla come moglie di un professore (materia
principale il tedesco), come moglie (o compagna) di un redattore di
programmi culturali radiofonici, come moglie del direttore di una
rivista d'avanguardia (e, questo va detto, anche attraverso Erhard
avrebbe conosciuto quel poeta di lingua tedesca che pi tardi le fece
conoscere un altro: Georg Trakl). Altra cosa sicura che Leni
avrebbe sempre amato Erhard, anche se... su questo non si pu
garantire per la durata di vent'anni, ma altrettanto indubbio che
Erhard non avrebbe mai preteso diritti di sorta, e ci gli avrebbe
assicurato per tutta la vita, se non la dedizione permanente di Leni,
almeno la simpatia di lei. Un'altra persona che l'A', con sua
sorpresa, non vede, Heinrich; non gli vien fatto di vederlo da
nessuna parte, in nessuna professione ipotetica, proprio come non
95

sono riusciti a vederlo i gesuiti.


Qui, facendo riferimento a ci che dicono le voci delle
enciclopedie, dobbiamo domandarci ancora: che cosa sono i pi alti
valori della vita? Chi ci dice per chi un valore pi alto o pi
basso? Lacune molto spiacevoli nelle enciclopedie, anche nelle pi
rinomate. E' provato che ci sono persone per le quali Dm 2,50
rappresentano un valore di gran lunga pi alto di ogni altra vita
umana esclusa la propria, e ce ne sono persino certe che, per amore
di un pezzo di sanguinaccio che viene loro dato o negato, non esitano
a mettere a repentaglio i valori vitali delle loro mogli e dei loro
figli, come dire una serena vita familiare e lo spettacolo di un
padre finalmente raggiante. E che dire di quel valore che viene
esaltato come b'? Maledizione, uno abbastanza vicino alla b' se
riesce finalmente a mettere insieme quei tre o quattro mozziconi che
gli bastano a fabbricarsi una nuova sigaretta o se gli dato di
sorbire un rimasuglio di vermouth da una bottiglia buttata via; un
altro invece, per - almeno secondo il consumo amoroso per
direttissima usato in occidente - essere felice circa dieci minuti, o
per essere pi esatti, per possedere alla svelta la persona da lui
concupita in quel momento, ha bisogno di uno jet privato col quale,
senza che se ne accorga la persona legittimamente prevista per la sua
b' dalle norme ecclesiastiche e civili, tra la prima colazione e il
caff del pomeriggio possa farsi un rapido volo a Roma o a Stoccolma
o (ma per questo dovrebbe aver tempo fino alla prima colazione
successiva) ad Acapulco, per possedere la o il concupito da uomo a
uomo, da donna a donna o semplicemente da uomo a donna.
Occorre mettere bene in chiaro che molti computer non hanno ancora
scoperto molti Ufo (2).
Dove, ad esempio, viene registrata l'esperienza psichica del d',
dove quella fisica, dove viene trascritta graficamente come in un
cardiogramma l'attivit delle nostre ghiandole lacrimali, chi conta
le nostre l', quando la notte cediamo segretamente al p'? Infine, chi
si occupa del nostro r' e della nostra s'? Accidenti, tocca proprio
all'A' risolvere tutti questi problemi? A che ci serve la scienza, se
ti mandano quegli apparecchi costosissimi a raccogliere polvere
lunare o a portarci delle squallide pietre, mentre nessuno in grado
anche solo di localizzare l'Ufo che potrebbe darci informazioni sulla
relativit dei valori della vita? Perch ad esempio certe donne si
vedono pagare il diritto di possederle per breve tempo con due ville,
sei automobili e un milione e mezzo di marchi in contanti, mentre cosa statisticamente dimostrabile - in un'antica e santa citt che ha
una grande tradizione in fatto di prostituzione pi o meno negli anni
in cui Leni aveva sette, otto anni, ragazze giovanissime si
concedevano e appagavano persino desideri erotici supplementari per
una tazza di caff del valore di diciotto pfennig (con la mancia
venti, perci esattamente diciannove virgola otto pfennig: ma quale
zecca penserebbe mai a coniar monete del valore di zero virgola uno o
zero virgola due pfennig, di cui ce ne vorrebbero non meno di dieci
o, rispettivamente, cinque per fare un solo misero pfennig?) e per
una sigaretta del valore di due pfennig e mezzo, perci per la somma
96

complessiva di ventidue virgola cinque pfennig?


C' da supporre che i quadri indicatori del computer addetti ai
valori vitali si trovino in continua estrema agitazione, vedendosi
costretti a registrare, come prezzo per lo stesso identico servizio,
differenze enormi come quella tra ventidue virgola cinque pfennig e,
ad esempio, due milioni di marchi.
A che livello di sensibilit, poniamo, va registrato il valore
fiammifero, non uno intero e neppure mezzo fiammifero, ma solo un
quarto di fiammifero, quello con cui la sera un detenuto si accende
la sigaretta, mentre altre persone - per di pi non fumatori! tengono disseminati sulle loro scrivanie, senza mai servirsene, degli
accendini a gas della grandezza di due pugni?
Che roba mai questa? E la giustizia, dov'?
Insomma, volevamo solo far capire che molti quesiti rimangono
aperti.
NOTE:
(2) Ufo - Unidentified Flying Objects, cio i cosiddetti dischi
volanti e altri corpi spaziali non identificati [N'd'T].
Si sa poco delle visite di Leni a Rahel, dato che alle suore
residenti in quell'istituto non preme molto mettere troppo in
evidenza la familiarit che Leni aveva con Rahel, e ci in base a
certi progetti cui Margret ha gi accennato, ma che dovremo ancora
svelare. Anche in questo caso occorreva aver riguardo per un teste
che si esposto non poco con l'A' e che ha dovuto pagarla cara; si
tratta del giardiniere Alfred Scheukens, il quale, a partire dal
1941, avendo subito un'amputazione alla gamba e al braccio quando non
aveva ancora venticinque anni, venne assegnato alle suore come
giardiniere e portiere aggiunto e che deve essere stato abbastanza al
corrente sulle visite di Leni. Lo potemmo interrogare due volte sole;
dopo il secondo colloquio venne... trasferito in un convento della
Renania inferiore, e quando tentammo di scovarlo laggi lo avevano
gi trasferito anche di l, e una suora di circa quarantacinque anni
e molto energica, di nome Sapientia, fece capire abbastanza chiaro
all'A' che non ci si sentiva in dovere di dare informazioni sulla
politica che l'ordine perseguiva col proprio personale. Dato che la
sparizione di Scheukens piuttosto vicina nel tempo al rifiuto di
suor Cecilia di concedere all'A' un quarto colloquio, stavolta
esclusivamente su Rahel, l'A' suppone ci siano state manovre e
intrighi, e intanto ne ha anche scoperto la causa: l'ordine cerca di
mettere in piedi un culto di Rahel, se non addirittura di introdurre
una causa di beatificazione o di santificazione, e dato un tal fine,
le spie (cosi venne definito l'A'), e certamente anche Leni non
sono visti di buon occhio. Finch Scheukens parl e pot parlare
perch non s'immaginava di che cosa parlasse, fece comunque mettere a
verbale che fino alla met del 1942 aveva introdotto segretamente
Leni da Rahel due, e anche tre volte la settimana, facendola entrare
nel terreno del convento attraverso la portineria: una volta dentro,
poi, conosceva bene i posti. Lotte, che non ha mai avuto molta
stima di questa suora mistica e misteriosa, non sa dirci nulla in
proposito, e a Margret pare che Leni abbia riferito solo della morte
97

di Rahel. E' intristita, l dentro, - mi ha detto, - morta di


fame, bench in ultimo io le abbia sempre portato da mangiare, e dopo
morta l'hanno seppellita in giardino senza lapide n niente. Appena
arrivata ho sentito subito che non c'era pi, e Scheukens mi ha
detto: Ormai inutile, signorina, inutile... o vuol forse
disseppellirla?" Allora sono andata dalla superiora e ho chiesto
energicamente di Rahel, e quella mi ha detto ch'era partita, e io le
ho chiesto per dove, e allora la superiora si spavent e mi disse:
"Ma figliuola, ha perso la testa?" Be', - continu Margret, - sono
contenta di non esserci pi andata e di aver trattenuto Leni dallo
sporgere denuncia; poteva finir male... per Leni, per il convento,
per tutti. Quel suo "Il Signore vicino" mi bastato... e se
immagino che allora entrasse veramente dalla porta... (qui anche
Margret si fa la croce).
Naturalmente mi sono chiesto (disse Scheukens durante il nostro
ultimo incontro, quando si dimostr ancora loquace) che donna fosse
quella, sempre cos elegante e con una bella macchina; la moglie o
l'amica di un pezzo grosso del partito, pensavo - a quei tempi, chi
poteva permettersi una macchina privata? - uno del partito o un
industriale.
E' chiaro che nessuno doveva venirlo a sapere, e io la intrufolavo
segretamente nel giardino, di l attraverso la portineria e al
ritorno si rifaceva la stessa strada; ma la cosa venne scoperta
perch lass, dalla suora, furono trovate delle cicche e c'era odore
di sigaretta, e una volta ci fu una gran discussione con quello della
protezione antiaerea che affermava di aver visto della luce a una
finestra. Non potevano essere che i fiammiferi, quando quelle due
lass fumavano insieme: si vede a chilometri di distanza, quando c'
l'oscuramento totale. Scoppi una grana, e la piccola fu messa in
cantina. (La piccola?) S, la piccola vecchia suora, che io ho visto
una volta sola quando la fecero sloggiare: aveva con s un
inginocchiatoio e un letto, il crocifisso non l'ha voluto; no,
diceva: "Questo non lui, non lui". Una scena impressionante, mi
creda. Ma quell'elegantona bionda continu a venire, era ostinata, le
dico, ha cercato di persuadermi a darle una mano per far evadere la
piccola. Voleva portarsela via lei. Be', allora ho commesso una
sciocchezza, mi sono lasciato corrompere - sigarette, burro e caff e ho continuato a farla entrare, anche in cantina. L almeno non si
vedeva quando fumavano, sa, la finestra a livello pi basso della
cappella. Eh gi, e un bel giorno era morta, e noi l'abbiamo
seppellita nel piccolo cimitero che c' in giardino. (Con la cassa,
la croce, il prete?) Cassa s, prete no, croce no. Ho sentito
soltanto la superiora che diceva: "Adesso, almeno, non ci far pi
arrabbiare con la sua maledetta tessera per fumatori".
Fin qui Scheukens. Non faceva un'impressione molto simpatica, ma la
sua loquacit aveva suscitato delle speranze che alla fine rimasero
inappagate; le rivelazioni dei chiacchieroni hanno un certo valore
solo nel loro complesso, quando si scoperto dov' che tradiscono
chi parla, e Scheukens aveva cominciato a tradirsi. Ma in quel punto
98

venne separato a viva forza dall'A', e anche l'amabile suor Cecilia,


della quale l'A' aveva riportato l'impressione che la loro simpatia
fosse reciproca, inarid come fonte di notizie.
Non c' dubbio che a cavallo tra il 1941 e il '42 Leni tocca il
vertice della sua taciturnit e riservatezza. Ai Pfeiffer dimostra
chiaramente il suo disprezzo, lasciando la stanza in cui si trova
appena arrivano loro. Delle loro visite - una cortesia dolciastra che
dedicavano a Leni - perfino una persona coi piedi ben piantati in
terra come la van Doorn indovin solo un mese e mezzo pi tardi a che
cosa fossero dirette: non solo a controllare come si comportasse Leni
da vedova, ma ad accertare le loro speranze di prole. Solo sei
settimane dopo la morte di Al', quando ormai il fiero cordoglio del
vecchio Pfeiffer era arrivato a un punto che per poco non si metteva
a trascinare, in modo altrettanto truffaldino, anche l'altra gamba non saprei dirle se quella sana fosse la destra o la sinistra -, ma
doveva pur conservarne una sana se voleva trascinare l'altra, no?...
Insomma, non facevano che arrivare con le loro disgustose,
appiccicose torte fatte in casa, e poich nessuno si curava di loro,
n la signora Gruyten n Leni n il vecchio e meno che meno Lotte,
che aveva in uggia tutta la banda, si accampavano da me in cucina, e
le confesso che quando mi chiedevano se c'era niente di "cambiato" in
Leni, io pensavo sempre al suo stato di vedova, cio se avesse un
amante o roba simile; non l'ho proprio afferrato, finch scoprii che
avrebbero avuto una voglia matta di ispezionare la biancheria di
Leni. Era dunque questo che volevano sapere, e quando capii cos' che
gli premeva mi divertii a menarli per il naso, gli dissi che Leni era
cambiata s, e quando mi si avventarono addosso come anatre col becco
chiedendomi ^come fosse cambiata, gli risposi fredda fredda ch'era
cambiata nell'animo, e loro si ritirarono. Dopo due mesi si arriv a
un punto che la Pfeiffer - tenga presente che ci diamo tutti del tu,
perch siamo dello stesso villaggio - era ormai l l per prendere
Leni di petto, e allora ne ho avute piene le scatole e ho detto: "No,
questo posso dirvelo con certezza, di figlinoli non se ne parla". Gli
sarebbe piaciuto, a quelli, cacciarti nel nido un piccolo Pfeiffer.
La cosa buffa per che Hubert dimostrava una curiosit analoga, non
certo cos grossolana, semmai era un po' triste: certo lo avrebbe
avuto volentieri un nipote, anche se di quello l... Ma insomma, un
nipote alla fine l'ha avuto e aveva persino il suo stesso cognome.
Qui l'A' si trova in un grande imbarazzo, perch gli sarebbe
piaciuto chiedere consiglio all'enciclopedia circa una qualit
ch'egli suppone propria di Leni e che comunemente nota col nome di
Unschuld (innocenza). Vi si parla di Schuld (colpa) e di
Schuldanerkenntnis (riconoscimento di colpevolezza) fino a
Schuldversprechen (obbligazione contrattuale) c' parecchia roba, lo
Schuldrama (dramma scolastico) si potrebbe fraintendere il
Schuld-rama (parola peraltro senza senso), mentre gli Schulldrfer
(villaggi-scuola) sono inequivocabili. Vi si legge moltissima roba
sulle Schulen (scuole), che quasi inghiottono gli Schulenburg; c'
una voce d'una lunghezza direi eccessiva e pedantesca sullo
Schulrecht (diritto scolastico), lunga tre volte tutto ci che si
99

trova complessivamente nell'enciclopedia alle voci l', p', r', b', d'
e s'. Non una parola sull'Unschuld, non nemmeno nominata.
Maledizione, ma dove siamo? Forse che per i tedeschi il diritto
scolastico pi importante del riso e del pianto, del dolore, della
sofferenza e della beatitudine? Che manchi l'Unschuld molto
irritante, cos difficile venire a capo di questo concetto senza
dizionario. Che la scienza, alla fine, ci pianti davvero in asso?
Basta dunque dire che Leni, quel che fece, lo fece in tutta Unschuld,
e senza virgolette? Leni, cui l'A' teneramente affezionato, non pu
essere capita senza questo concetto. Che tuttavia non fosse incapace
di agire con piena consapevolezza lo vedremo presto - tra un anno
circa - quand'essa avr quasi esattamente ventun anni.
Che donna mai questa che, facendosi giudicare un'elegantona
bionda, se ne va in giro in piena guerra con la sua macchina di
lusso e corrompe giardinieri chiacchieroni (che probabilmente si sono
permessi qualche approccio nell'ombra del giardino conventuale) per
portare caff, pane e sigarette a una monaca disprezzata e
chiaramente condannata a morire di stenti, e che non dimostra il
minimo terrore quando quella dice, fissando la porta: Il Signore
vicino, il Signore vicino, e quando la stessa, alla vista del
crocifisso, dice: Questo non lui? Essa balla mentre tutti gli
altri fanno la morte dell'eroe, va al cinema mentre cadono le bombe,
si lascia sedurre, sposare da un giovanotto, per non dir altro, non
poi tanto imponente, va in ufficio, suona il pianoforte, rifiuta
l'avanzamento a direttrice, e mentre in guerra muore sempre pi
gente, continua ad andare al cinema a vedere film come Il gran re e I
veltri del cielo. Di questi due anni di guerra non ci restano che una
o due frasi di lei che si possano citare alla lettera. Naturalmente
apprendiamo qualcosa dagli altri, ma possiamo fidarcene? Sappiamo che
di tanto in tanto la si sorprende in camera sua che scuote la testa
leggendo la propria carta d'identit con fotografia, dove risulta
come Helene Maria Pfeiffer nata Gruyten, nata il 17 agosto 1922.
Marja inoltre osserva che i capelli di Leni sono di nuovo al loro
massimo splendore; che Leni (fra le altre cose, s'intende) odia la
guerra e pi ancora della guerra le domeniche, perch non ci sono
panini freschi.
Non nota Leni la strana serenit di suo padre, che ora, nel pieno
della sua eleganza (Lotte H') trascorre la maggior parte della
giornata nel suo ufficio in citt, dove conferisce, ormai tutto
capo progettatore, non pi proprietario, nemmeno socio, con
unicamente un abbastanza cospicuo stipendio fisso pi le spese?
Con nient'altro che disprezzo, dimostrato solo con smorfie e
sollevamenti di sopracciglia, Leni accoglie la notizia che suo
suocero, per aver partecipato a una battaglia combattuta ventitre
anni addietro, intende non solo fregiarsi della Croce di guerra, ma
addirittura della Croce di Ferro di 2a categoria, e che sta a
rompere i timpani al suo amico Gruyten, che naturalmente nel suo
ufficio di citt tratta ogni tanto anche con generali, perch lo
aiuti a ottenere quell'ambita decorazione. Tuttavia, nessun medico ha
ancora scovato quella scheggia di granata grande come una capocchia
di spillo che ebbe come conseguenza la rigidit permanente della
100

gamba perduta. Non si accorge che i Pfeiffer cercano di


abbindolarla richiedendo a suo nome una pensione di vedova di guerra?
Non lo sa che firma la petizione e che dal 1o luglio 1941 naturalmente con congrui arretrati - le vengono versati sul suo conto
in banca sessantasei marchi? I Pfeiffer hanno fatto questo solo per
potersi vendicare di lei per una trentina d'anni, facendo s che il
loro figlio Heinrich, peraltro abbastanza simpatico e che non
trascina nessuna gamba, ma anzi ne ha palesemente perduta una, un bel
giorno dimostri a Leni, cifre alla mano, che il nome dei Pfeiffer le
ha fatto guadagnare la bellezza di quarantamila, fors'anche di
cinquantamila marchi, dato che lei per circa trent'anni ha
incassato la suddetta pensione, pi volte aumentata e dall'importo
fluttuante, secondo le attivit professionali ch'essa via via
svolgeva. Poi, arrabbiato con se stesso per essersi spinto cos
oltre, e forse (opinione dell'A', non convalidata da nessun
testimone) spinto dalla gelosia, perch segretamente innamorato di
Leni fin dal primo giorno, le grida ancora in faccia alla presenza di
testimoni (Hans e Grete Helzen): E tu che cosa hai fatto, in cambio
di questi cinquantamila marchi? Ti sei messa una volta con lui in
mezzo ai cespugli, e la seconda volta - eh s, lo sanno tutti - lui
ha dovuto implorarti, poveraccio, lui che una settimana dopo era
morto e che ti ha lasciato un nome senza macchia, mentre tu... mentre
tu... mentre, mentre tu... Un'occhiata di Leni lo fa ammutolire.
Si sente una prostituta, Leni, dopo che le hanno sbattuto in
faccia che per due soli coiti ha incassato circa cinquantamila
marchi, mentre lei... mentre lei... mentre lei...?
Leni non solo evita l'ufficio, ma quasi non ci va pi, confessa a
Lotte H' che la vista di quel mucchio di danaro appena stampato le
d malessere. Difende la sua automobile da un secondo pericolo di
confisca, la usa ormai soltanto per andarsene in giro, per adesso
porta sempre pi sovente sua madre con s, e le due donne se ne
stanno sedute per ore in caff e ristoranti di lusso, il pi vicino
possibile al Reno, si sorridono, guardano i vaporetti, fumano. Ci
che in quel tempo distingue tutti i Gruyten questa indefinibile
serenit, che quasi roba da farti impazzire (Lotte H'). La
malattia della signora G' lascia ormai poche speranze di guarigione:
una sclerosi multipla che ormai va precipitando. Viene portata in
macchina e riportata a casa, in braccio, da Leni; non legge pi,
nemmeno Yeats, di tanto in tanto si fa scivolare tra le dita un
rosario (van Doorn), ma non chiede i conforti della religione.
Questo periodo della vita dei Gruyten - tra i primi del '42 e i
primi del '43 - viene definito da tutti il pi sfarzoso. Con
incoscienza, s, con assoluta incoscienza - e se dico questo, lei
forse capir meglio perch oggi io tratti Leni, non dico duramente,
ma neanche con troppa indulgenza - hanno goduto tutto ci che la
borsa nera d'Europa potesse offrire... e poi salt fuori quella cosa
terribile, che ancor oggi non so perch Hubert l'abbia fatta. Non ne
aveva mica bisogno. Davvero, non ne aveva bisogno (M'v'd').
La cosa salt fuori solo grazie a un caso assurdo, puramente
101

letterario. Gruyten lo definiva pi tardi un affaruccio da notes,


il che voleva dire che tutti i documenti relativi se li portava
sempre dietro nel portafogli e nel taccuino, in questa faccenda il
suo indirizzo postale era l'ufficio che aveva in citt, nessuno era
stato da lui messo al corrente della cosa, non ci aveva implicato
nessuno, nemmeno il suo amico e capocontabile Hoyser. Era un affare
rischioso, un giuoco dalla posta elevata, dove provato che a
Gruyten premeva pi il giuoco che la posta, e probabilmente a
tutt'oggi la sola Leni lo ha capito, cos come lo capiva sua
moglie e - sia pur con qualche restrizione - Lotte H', la quale
capiva bens quasi tutto, ma non quel maledetto elemento suicida,
perch era un suicidio, un vero e proprio suicidio... e che ci ha
fatto, con quei soldi? Li regalava a fasci, a manciate, a pacchetti!
Una cosa cos senza senso, cos nichilistica... d'una follia cos
gratuita!
G', per realizzare questa cosa, aveva fondato un'apposita ditta
in una piccola citt a circa sessanta chilometri di distanza, e
l'aveva intitolata Schlemm e figlio. Si era procurato documenti
falsi, commissioni false con firme false (I moduli poteva prenderli
quando voleva, e alle firme non ha mai dato molto peso, durante la
crisi, fra il '29 e il '33, talvolta falsificava sulle cambiali la
firma di sua moglie e diceva: "Lei lo capir, a suo tempo: perch
metterla in agitazione gi adesso?" Hoyser sen').
Insomma, il giuoco, la cosa dur comunque otto o nove mesi ed
noto in tutto il mondo dell'edilizia come lo scandalo delle anime
morte. Quest'enorme scandalo consisteva in un giuoco astratto col
notes (Lotte H'), dove si avevano masse gigantesche di cemento
regolarmente pagato e preso in consegna, ma poi destinato a scopi
illeciti sul mercato nero, e inoltre un'intera compagnia di
lavoratori stranieri anch'essi regolarmente pagati ma non
esistenti: architetti, capomastri, assistenti, persino mense, cuoche,
ecc', che esistevano tutti soltanto nel taccuino di Gruyten; non
mancavano nemmeno i certificati di collaudo con tutte le firme
richieste, conto in banca, estratti conto, tutto a posto, una
faccenda assolutamente corretta, o per meglio dire: che sembrava
tale (il dottor Scholsdorff, pi tardi, in tribunale).
Questo Scholsdorff, bench allora avesse solo trentun anni, era
stato dichiarato inabile da tutte le commissioni di leva, anche dalle
pi severe, senza ricorrere a trucchi (non avrei esitato a usarli,
ma non ne ebbi bisogno), bench non soffrisse di nessun male
organico, ma solo perch era cos estremamente delicato, sensibile e
nervoso che pensarono bene di non fare quell'esperimento; e questo
non poco, se si considera che ancora nel 1965 certi membri di
commissioni di leva, certi medici tedeschi vorrebbero prescrivere a
certi giovanotti tedeschi non abbastanza magri una bella cura di
Stalingrado. Per andar sul sicuro, un compagno di scuola di Sch',
che stava in una nicchia molto influente, lo aveva fatto assumere
all'ufficio delle imposte di quella piccola citt, e stranamente Sch'
s'impadron cos presto e cos bene di una materia per lui estranea,
che gi un anno dopo non solo era utilissimo, ma addirittura
102

insostituibile (direttore delle imposte a riposo dottor Kreipf,


superiore di Sch', che siamo riusciti ad avvicinare in una casa di
cura dopo l'operazione alla prostata). Ancora Kreipf: "Bench
filologo, non solo sapeva fare i conti, ma era anche in grado di
capire a fondo certe situazioni finanziarie e contabili assai
complicate, di scovare la disonest di certe operazioni commerciali,
e ci in contrasto con la sua vera vocazione". Questa "vera
vocazione" era la slavistica, tuttora la passione di Sch'.
Specializzazione: la letteratura russa dell'Ottocento. "Bench mi
avessero fatto delle offerte allettanti come interprete, preferii
lavorare all'ufficio imposte. Dovevo tradurre in russo il gergo dei
caporali, o anche quello dei generali? Dovevo profanare questa lingua
per me sacra, trasformandola in un vocabolario buono per far cantare
i prigionieri? Mai!"
Durante un innocuo controllo di ordinaria amministrazione, Sch' si
trov per le mani i conti della ditta "Schlemm e figlio", non ci
trov nulla, ma proprio nulla a ridire, e solo per un caso cominci a
studiare le liste-paga. "Rimasi interdetto, ma che dico? M'indignai,
trovando dei nomi che non solo conoscevo ma coi quali continuo ancora
a vivere". Per debito di giustizia bisogna aggiungere che forse in
Sch' c'era anche qualche piccolo pensiero di vendetta, non contro G'
ma contro l'edilizia in genere; aveva cominciato in una ditta di
costruzioni come addetto alle buste-paga, raccomandato a quel posto
dal suo amico influente, ma quando poi scopersero il suo genio
matematico gli diedero altri incarichi incensandolo di lodi, perch
nessuna impresa edilizia aveva poi quel grande interesse a che i suoi
libri contabili fossero scrutati con una penetrazione che nessuno si
aspettava da parte di un filologo. Infatti, nella sua ingenuit quasi
indescrivibile Sch' aveva creduto che alle ditte premesse proprio
quello che invece temevano molto: un quadro completo e preciso delle
loro operazioni. Avevano assunto un filologo inesperto della vita e
mezzo morto di fame, che "per piet si voleva far mangiare e salvare
dal servizio militare" (il signor Flacks, della ditta omonima, che
ancor oggi fa grandi affari), ed ecco che invece "si aveva sul gobbo
un tizio ch'era pi pignolo di qualunque impiegato del fisco. Era
troppo pericoloso, per noi".
Sch', che avrebbe saputo dire con esattezza quanti metri quadri
misurasse lo stanzino da studente di Raskolnikov, quanti gradini
dovesse scendere Raskolnikov per arrivare sino in cortile, un bel
giorno s'imbatt in un operaio di nome Raskolnikov che in qualche
parte della Danimarca impastava cemento per la ditta Schlemm e
figlio, alla cui mensa mangiava. Poi, non ancora diffidente, ma gi
"molto eccitato", trov uno Svidrigajlov, un Rasumicin, finalmente
scoperse cicikov, un Sobakevic, poi, pi o meno al ventitreesimo
posto, trov un Gorbacev, impallid, ma trem d'indignazione quando
pi avanti scopr ancora un Puskin, un Gogol, un Lermontov come
schiavi di guerra mal pagati. Neanche il nome di Tolstoj avevano
rispettato. Vediamo di essere chiari: a questo dottor Scholsdorff non
interessava minimamente l'"onest dell'economia di guerra germanica"
o roba similare, di queste cose "se ne faceva un baffo"; la sua
acribia fiscale era soltanto (cos interpreta l'A', che ancora di
103

recente si intrattenuto spesso e a lungo con Sch' e probabilmente


lo far ancora pi di una volta) una variante dell'acribia con cui
conosceva, amava, interpretava tutti i personaggi della letteratura
russa dell'Ottocento. "Scoprii ad esempio che in quella lista
mancavano cechov e tutti i suoi personaggi... anche Turgenev, per
cui gi allora avrei saputo dirle chi aveva compilato quella lista:
non poteva essere che il mio compagno di scuola dottor Henges, un
uomo decaduto, andato a male, ma un turghenieviano appassionato e un
cechoviano addirittura fanatico, anche se questi due autori non hanno
molto in comune, secondo me, e io debba onestamente riconoscere che
quand'ero studente ho sottovalutato cechov, l'ho molto
sottovalutato". Sch', e ne abbiamo le prove, non ha mai sporto
denuncia, nemmeno in questo caso: "Era troppo pericoloso, per me,
anche se odio la disonest e disprezzo gli speculatori; non ho mai
denunciato nessuno: chiamavo gl'interessati, gli davo una lavata di
capo, li invitavo a correggere la loro denuncia con una bella
aggiunta, a pagare gli arretrati. Siccome poi nel mio settore avevo
il maggior numero di pagamenti recuperati, Kreipf mi teneva in molta
considerazione. Pi di questo non facevo, perch sapevo bene, se li
avessi denunciati, in che ingranaggio giudiziario avrei buttato
quella gente, e questo non volevo farlo nemmeno agli speculatori e ai
disonesti. Se pensa che a quel tempo c'era gente che veniva
condannata a morte per aver sgraffignato due pullover, eh no...
Stavolta, per, la cosa si riseppe, non fu possibile nasconderla:
Lermontov in Danimarca, schiavo dell'industria edilizia germanica!
Puskin, Tolstoj, Rasumicin e cicikov occupati a impastar cemento
e a mangiare minestra d'orzo! Goncarov, insieme col suoOblomov, a
maneggiare la pala!"
Sch', che tra poco andr in pensione col grado di Oberregierungsrat
ed ancor sempre immerso nella letteratura russa, anche in quella
contemporanea, ha persino avuto occasione di scusarsi col vecchio
Gruyten e di riparare generosamente insegnando a suo nipote Lev, il
figlio di Leni, un russo stupendo; e se Leni, di tanto in tanto, ha
dei fiori in camera (continua ad amarli, i fiori, anche se per
ventisette anni ci ha avuto a che fare come altre persone coi
piselli), chi glie li manda il dottor Scholsdorff! Al momento Sch'
tutto immerso nelle poesie della Achmadulina. Dunque chiaro che
non ho sporto denuncia, ma prima ho scritto una lettera suppergi di
questo tenore: "Debbo pregarla di presentarsi subito al mio ufficio,
trattandosi di una faccenda urgentissima". Sollecit una volta, due
volte, cerc di trovare Henges, ma invano. E siccome anch'io ero
soggetto a ispezioni periodiche, vennero trovati presso di me i
documenti relativi a quel caso e subito fu iniziato un accertamento
nei confronti della ditta "Schlemm e figlio". Poi... poi il rullo
compressore si mise in moto.
Sch' fu il principale testimone d'accusa in un processo che dur
due giorni soli, visto che il vecchio G' si riconobbe pienamente
colpevole; si mantenne freddo, confondendosi soltanto quando lo
invitarono a dire chi era il suo fornitore di nomi (Ma pensi un
po': "fornitore di nomi"! Scholsdorff), una persona che nemmeno Sch'
denunci, bench lo conoscesse benissimo. Circa tre ore della seconda
104

giornata furono dedicate a un esame culturale da parte di uno


slavista di Berlino convocato come esperto, dato che G' aveva detto
di aver pescato quei nomi nei libri. Gli dimostrarono invece che non
aveva mai letto un libro russo, e se mai ne aveva letto uno tedesco,
non era nemmeno Mein Kampf (Sch'), e cos era ormai la volta di
Henges. Non fu Gruyten a tradirlo, ma Scholsdorff lo aveva frattanto
scovato. Effettivamente lavorava per la Wehrmacht col grado di
Sonderfhrer e cercava di indurre i prigionieri di guerra russi a
rivelare segreti militari. Un uomo che, come specialista in cechov,
avrebbe potuto assurgere a fama mondiale!
Henges, che in effetti si present volontariamente, apparve in
tribunale nella sua uniforme di Sonderfhrer, che non gli stava
ancora gran che bene, la indossava solo da un mese (Sch'). S,
ammise di aver fornito un elenco di nomi russi a Gruyten, ch'era
venuto a cercarlo. Ci che non disse che aveva ricevuto dieci
marchi di compenso per ogni nome. In precedenza aveva parlato di quel
particolare col difensore di Gruyten e gli aveva spiegato: Non me lo
posso permettere, in questo momento, capisce? Al che Gruyten e il
suo avvocato rinunciarono a questo particolare imbarazzante, che per
Henges confess a Scholsdorff, col quale continu la discussione in
una bettola vicina al palazzo di giustizia. In tribunale, infatti,
scoppi una controversia tra Scholsdorff e Henges, e il primo grid
al secondo: Tutti, tutti li hai traditi, eccetto il tuo Turgenev e
il tuo cechov. Ma il pubblico ministero tronc quella diatriba tra
russologi.
La morale di quest'episodio ovvia: un imprenditore edilizio che
abbia degli elenchi di operai falsificati dovrebbe avere una certa
istruzione letteraria, e... un impiegato del fisco fornito
d'istruzione letteraria pu dimostrarsi oltremodo utile allo stato.
In quel processo ci fu un solo colpevole: G'. Confess tutto e
peggior la propria situazione rifiutando di addurre come motivo
l'avidit di lucro; quando gli chiesero perch avesse agito in quel
modo, rifiut di rispondere, ma richiesto se intendesse fare del
sabotaggio, neg. Leni, cui pi tardi chiesero parecchie volte una
spiegazione, mormor qualcosa di vendetta (vendetta di che? L'A').
Solo per il rotto della cuffia, grazie al massiccio intervento di
amici molto, molto influenti, che misero in campo le sue indiscusse
benemerenze nel campo dell'economia bellica tedesca (secondo H'
sen'), G' evit la pena di morte, ma fu condannato all'ergastolo e
tutti i suoi beni vennero confiscati. Leni dovette presentarsi due
volte in tribunale, ma poi fu assolta per comprovata innocenza, e
cos Hoyser e Lotte e tutti gli amici e collaboratori di G'. L'unica
cosa che sfugg alla confisca fu la casa in cui era nata Leni, ed
essa lo deve al pubblico ministero, per tutto il resto severissimo,
che addusse il suo crudele destino di vedova di guerra, la sua
comprovata innocenza e rivang ancora una volta, con pedantesca
eloquenza, gli atti eroici di Al' (Lotte H'), mettendo persino
all'attivo morale di Leni l'aver fatto parte di un'organizzazione
giovanile nazista. Sarebbe ingiusto, signori della corte, privare
questa madre mortalmente ammalata (intendeva la signora G'), che ha
105

gi perso un figlio e un genero, privare questa valorosa giovane


donna tedesca, la cui vita senza macchia fuori discussione,
privarle, dico, di un bene patrimoniale che del resto non entrato
nel patrimonio familiare grazie all'accusato, ma grazie a sua
moglie.
La signora Gruyten non sopravvisse allo scandalo. Non potendo
essere trasportata, fu interrogata un paio di volte a letto, e
questo le bast (van Doorn), e non le spiacque poi nemmeno tanto
di lasciare questa terra... tutto sommato una donna fine, perbene,
coraggiosa. Le sarebbe piaciuto tanto dare l'ultimo addio a Hubert,
ma fu impossibile, e noi l'abbiamo seppellita in tutta riservatezza.
Funerali religiosi, naturalmente.
Leni, ormai, ha ventun anni. Naturalmente non ha pi la macchina,
considera doveroso dimettersi dal suo posto in ditta, suo padre per
ora scomparso senza lasciar tracce. Tutto questo non la tocca o la
ferisce profondamente? Che ne sar dell'elegantona bionda con
l'automobile di lusso, che durante il terz'anno di guerra pare abbia
avuto ben poco da fare oltre sonare il pianoforte, leggere fiabe
irlandesi a sua madre ammalata, far visita a una suora moribonda?
Che, per cos dire, diventata vedova una seconda volta senza
dimostrare il proprio lutto, e ora perde sua madre, mentre suo padre
finisce in galera? Conosciamo ben poche dichiarazioni di lei
risalenti a quel periodo. L'impressione da lei fatta su tutti coloro
che le vivono accanto sorprendente. Lotte dice che Leni fu come
sollevata, la van Doorn afferma che sembrava liberata, mentre il
vecchio Hoyser usa la formula in un certo qual senso rifiat;
questo come, questo in un certo senso non che chiarisca molto,
per apre anche uno spiraglio alla fantasia, per quel che riguarda la
chiusa intimit di Leni. Margret si espresse in questi termini: Non
pareva per nulla abbattuta, semmai ebbi l'impressione che continuasse
o ricominciasse a vivere. Molto pi grave, per lei, dello scandalo di
suo padre e della morte di sua madre fu la sparizione misteriosa di
suor Rahel. Sta di fatto che Leni venne costretta a lavorare e,
grazie all'intervento di un protettore che operava un po' dietro le
quinte e aveva qualche aderenza - la persona vorrebbe non essere
nominata, ma l'A' la conosce - and a finire in una fabbrica di
ghirlande.
V
Chi sia nato in anni pi recenti potr domandarsi come mai, nel
1942-43, ghirlande e corone fossero considerate d'importanza bellica.
Ecco la risposta: perch i funerali continuassero ad avere la massima
solennit possibile. Non che a quel tempo le corone fossero
desiderate come le sigarette, ma erano pur sempre un articolo raro,
non c' dubbio, e poi ce n'era bisogno ed erano importanti per la
guerra psicologica. Il solo fabbisogno ufficiale di corone da morto
era enorme: per le vittime dei bombardamenti, per i soldati che
morivano all'ospedale militare, e poich di tanto in tanto,
naturalmente, c'era anche qualche morte privata (Welter Pelzer, il
proprietario della fioristeria ora in pensione, allora capo di Leni,
106

il quale oggi vive dei suoi beni immobili) e abbastanza spesso


c'erano alti papaveri del partito, dell'economia e dell'esercito che
beneficiavano di funerali di stato di diverse classi, ogni sorta di
corona, dalla pi semplice, ornata al minimo, fino alla gigantesca
ruota intessuta di rose, assumeva importanza bellica (Welter
Pelzer). Non qui la sede adatta per riconoscere le benemerenze
dello Stato come organizzatore di sepolture, resta comunque
comprovabile in sede storica ed economica che di sepolture ce n'erano
a iosa, che le corone erano molto richieste sia dagli enti pubblici
che dai privati cittadini, e che Pelzer era riuscito ad assicurare
alla propria azienda lo status di un'impresa d'importanza bellica.
Quanto pi la guerra progrediva, vale a dire, quanto pi a lungo
durava (facciamo espressamente notare il rapporto che c' tra
progresso e durata), tanto pi scarseggiavano, logico, le corone.
Se da qualche parte ci fosse il pregiudizio che l'arte di far
ghirlande e corone sia cosa da poco, nostro dovere - non foss'altro
che per Leni - controbattere con ogni energia. Se si considera che si
parte da un prototipo fisso, la ghirlanda di fiori, e che quest'unit
fondamentale dev'essere comunque mantenuta; che ci sono diverse forme
e tecniche di legare una corona, che per ogni forma importante il
tipo di verde che si sceglie come base; che ci sono non meno di nove
importanti tipi di verde per la base, ventiquattro per la forma
finale, quarantadue per fasciare, per velare (categoria complessiva:
decorare) e ventinove per la cosiddetta corona alla romana: totale,
centododici categorie di verde per corone, e anche se queste spesso
coincidono in questo o quell'uso che se ne fa, restano pur sempre
cinque diverse categorie d'impiego e un complicato sistema di
interdipendenze; e anche se questo o quel verde si possa usare tanto
per la base che per la forma finale, sia per appuntare (che a sua
volta si suddivide in fasciare e velare) che per lavorare alla
romana, vale per anche qui la regola fondamentale: dimmi dove e ti
dir come. Chi sa, ad esempio, tra coloro che sprezzantemente
considerano la fabbricazione di corone funebri un'attivit
secondaria: chi di loro sa, ripeto, quando si debba impiegare il
verde dell'abete rosso per la base o per la forma finale, quando e
dove si debbano usare la tuia, il lichene d'Islanda, il pungitopo, la
mahonia e l'abete americano? Chi sa che il verde dev'essere sempre
compatto e senza buchi, perch dal verde ci si aspetta sempre e
dovunque una funzione di legamento? Cos ci si render conto che
Leni, fin qui occupata solo in un lavoro d'ufficio piuttosto leggero
e non sistematico, si addentr a questo punto su un terreno
tutt'altro che facile, in un mestiere di cui non tutti si sanno
impadronire, che entr quasi in una bottega artistica.
Forse superfluo precisare che la corona alla romana per un
certo tempo cadde in discredito, e precisamente quando l'elemento
germanico fu messo in primissimo piano; che per ogni controversia in
proposito fu messa a tacere quando si arriv all'asse Roma-Berlino e
Mussolini pretese con una certa energia che non si diffamasse pi
quel tipo di corona, che il verbo romaneggiare si pot poi usare
senza difficolt sino a met luglio 1943, ma che poi, di fronte al
107

tradimento italiano, venne definitivamente soppresso (commento di un


capo nazista piuttosto elevato: Qui da noi non si romaneggia pi,
nemmeno quando s'intessono fiori e corone). Ogni lettore accorto
capir dunque subito che in certe situazioni politiche molto accese
nemmeno il far ghirlande un lavoro del tutto privo di pericolo.
Inoltre, siccome la corona alla romana nata come riproduzione di
corone decorative scolpite in pietra su facciate romane, la sua
rigorosa proibizione ebbe persino una motivazione ideologica: venne
definita morta, tutte le altre forme di corone, invece, vive.
Walter Pelzer, importante testimone di quel periodo della vita di
Leni, anche se uomo di dubbia fama, pot dimostrarci in modo
abbastanza plausibile che tra la fine del '43 e i primi del '44 venne
denunciato da invidiosi e concorrenti alla camera artigiana con la
nota pericolosissima (Pelzer): fa ancora corone alla romana.
Maledizione, roba che a quel tempo poteva costarti la vita (P').
Naturalmente, dopo il 1945, quando si venne a parlare del suo passato
equivoco, Pelzer cerc di farsi passare, e non solo per quello,
come un perseguitato politico, e - purtroppo, dobbiamo dirlo, con
l'aiuto di Leni - ci riusc. Perch erano proprio quelle le corone
che Leni... voglio dire la Pfeiffer, aveva inventato: corone ben
tese, lisce, fatte di erica, che davvero sembravano smaltate, ma glie lo posso assicurare - piacevano molto al pubblico. Niente a che
vedere con le corone alla romana o roba simile: era un'invenzione
della Pfeiffer. Ma per poco non ci rimisi la pelle, perch fu
considerata una variazione della "romana".
Pelzer, ormai settantenne e a riposo, che vive dei propri beni
immobili, ancora dopo ventisei anni assunse un'espressione di terrore
convincente e per qualche attimo, visto che pareva attendere un
attacco di tosse, dovette mettere gi il sigaro. Ma poi in
generale... quello che non ho fatto per lei, le cose che non ho
nascoste... davvero ho corso pericolo di vita, pi che per il
sospetto di romaneggiare".
Delle dieci persone con cui Leni, da quel momento in poi, lavor
per lungo tempo in stretto contatto quotidiano, siamo riusciti a
scovarne ancora, inclusi Pelzer e il suo capogiardiniere Grundtsch,
in tutto cinque. Se, com' giusto, consideriamo Pelzer e Grundtsch
superiori di Leni, degli otto con cui ha lavorato pi o meno sullo
stesso piano ne restano comunque ancora tre.
Pelzer abita in un edificio ch'egli stesso chiama bungalow, ma che
possiamo tranquillamente definire un'enfatica villa, cio una
costruzione gialla, in mattoni clinker, che soltanto apparentemente
ha un piano solo (la cantina, sistemata come un piano normale,
contiene un ricchissimo bar, un locale in cui Pelzer ha messo una
specie di museo della corona mortuaria, un appartamento per gli
ospiti e un fornitissimo deposito di vini); il colore dominante, dopo
il giallo (mattoni clinker), il nero: cancelli, porte, portone
dell'autorimessa, cornici delle finestre, tutto nero. L'associazione
d'idee col mausoleo non sembra infondata. Pelzer abita in quella casa
con una donna di tipo piuttosto melanconico, Eva nata Prumtel, che
sar a met della sessantina e deturpa il suo bel viso con
un'espressione di amarezza.
108

Albert Grundtsch, ormai ottantenne, vive ancor sempre rintanato


nel suo guscio, praticamente al cimitero (G' su G' stesso), in una
rimessa di mattoni contenente due stanze e mezzo, di dove pu
raggiungere comodamente le due serre. Grundtsch non ha approfittato
(n voluto approfittare, come conviene aggiungere) dell'ampliamento
del cimitero e difende accanitamente quello iugero di serre che a
suo tempo ebbi la dabbenaggine di regalargli (Pelzer). La cosa in
questi termini: che l'amministrazione dei giardini e del cimitero
dar un sospirone di sollievo quando Grundtsch sar... quando la sua
giornata... be', diciamo quando sar andato nel mondo dei pi.
Nel cuore del camposanto, che ha gi inghiottito da un pezzo non
solo quei pochi ettari della tenuta di Pelzer, ma altri stabilimenti
di fioricultori e laboratori di scalpellini, Grundtsch conduce una
vita pressoch autarchica: beneficiando oltre tutto di una pensione
per invalidit (S, ho continuato ad attaccar marchette per lui,
P'), non paga un soldo di affitto, coltiva lui stesso il suo tabacco
e la sua verdura, e siccome vegetariano i suoi problemi di vitto
sono ridotti al minimo; problemi di vestiario non ne ha quasi: porta
tuttora un paio di calzoni del vecchio Gruyten, che se li fece
confezionare nel 1937 e che Leni regal a Grundtsch nel 1944. Si
dedicato tutto (citiamo lui stesso) alla piccola fioritura
stagionale (ortensie per la domenica in albis, ciclamini e miosotidi
per la giornata della madre, a Natale piccoli abeti in vaso, ornati
di nastri e candele, da mettere sulle tombe: Che cosa non ti mettono
su quelle tombe... inconcepibile).
L'A' ha avuto l'impressione che se davvero l'amministrazione dei
giardini specula sulla morte di G', dovr aspettare ancora un po' di
tempo. G' infatti non per nulla ci che dicono di lui, cio un tipo
che se ne sta sempre in casa o sempre in serra (giardinieri del
comune), ma appena hanno suonato la chiusura, e in genere la suonano
molto presto usa il cimitero, divenuto frattanto enorme, come un
parco privato: faccio lunghe passeggiate, - dice, - su questa o
quella panchina mi fumo un po' la pipa, e quando ne ho voglia mi
scelgo una tomba trascurata o dimenticata e la sistemo a dovere, ci
metto su musco o un po' di abete, di tanto in tanto anche un fiore, e
mi creda, tranne alcuni ladri di metallo non ho mai incontrato
nessuno; naturalmente di tanto in tanto ci sono dei pazzi che non
vogliono credere che quando uno morto morto; gente che ti
scavalca il muro, di notte, e ti viene sulla tomba a piangere, a
imprecare, a pregare, ad attendere - ma in cinquant'anni mi sar
successo non pi di due o tre volte - e in quei casi, chiaro, mi
sono ritirato; e poi, magari una volta ogni dieci anni, ti arriva una
coppietta senza paura n pregiudizi: hanno capito che non c' forse
luogo al mondo dove si stia pi indisturbati, e naturalmente anche in
quei casi mi sono ritirato. Nel frattempo non so proprio pi quello
che succede nelle parti pi periferiche del cimitero, ma mi creda,
bello anche d'inverno quando nevica, e io me ne vado a passeggio, di
notte, ben imbacuccato, coi miei stivali di feltro e la mia pipa...
c' un tal silenzio e quelli l stanno tutti cos in pace, in pace.
Naturalmente ho sempre avuto difficolt con tutte le mie donnette,
109

quando una volta tanto volevo portarle dove abito: niente da fare, le
dico, tanto meno da fare quanto pi erano puttane, neanche i soldi
servivano.
Interrogato su Leni, si dimostr quasi imbarazzato. S,
naturalmente, la Pfeiffer... vuole che non la ricordi? Come se
potessi dimenticarmela! La Leni. E' chiaro, tutti gli uomini ci
stavano dietro, si pu dire tutti, anche quel furbetto di Walter
(alludendo all'ormai settantenne Pelzer. L'A'), ma nessuno che avesse
proprio il coraggio. Quella era inavvicinabile, non nel senso che
fosse una puritana, questo no, io poi ch'ero il pi vecchio - gi
allora ero a met della cinquantina - non sono neanche stato a
calcolare le mie probabilit, degli altri credo che ci abbia provato
solo Kremp, che noi chiamavamo quello schifo di Heribert", e quello
l lei lo ha respinto con una cos fredda strafottenza che lui ci ha
rinunciato. Fino a che punto si sia azzardato il piccolo Walter non
lo so... ma certo non arrivato con lei dove voleva, e per il resto
non c'erano con noi altro che donne, si sa, era la guerra, e le donne
erano divise in due partiti abbastanza uguali, pro e contro... non
pro e contro Leni, ma pro e contro quel russo, che pi tardi venne
fuori ch'era l'uomo del suo cuore. Se lei considera che tutta 'sta
storia durata quasi un anno e mezzo, e che nessuno, non uno di noi
ha notato niente di serio, bisogna dire che sono stati veramente
abili e prudenti. Be', del resto il rischio era grosso: due teste,
come minimo una e mezza. Accidenti, ancora a posteriori mi sento un
brivido freddo gi per la schiena fino all'osso sacro se penso a
quello che ha rischiato 'sta ragazza. Sul lavoro? Com'era sul lavoro?
Be', forse sono un po' prevenuto perch le volevo bene, ma bene sul
serio, certe volte come si vuol bene a una figlia che non si mai
avuta, oppure... tutto sommato, avevo trentatre anni pi di lei...
come un'innamorata che non sar mai tua. Insomma, Leni era un talento
naturale: e con questo detto tutto. Avevamo solo due giardinieri di
professione, se ci mette anche Walter, tre, ma Walter aveva in testa
solo i suoi libri e la sua cassa. Perci due: la Hlthohne, che per
era una fiorista intellettuale, tipo "movimento giovanile", aveva
frequentato le scuole medie, si era diplomata e poi si era data alla
fioricultura, un tipo romantico, innamorata della terra, del lavoro
manuale e cos via... per ci sapeva fare; poi c'ero io. Tutti gli
altri non avevano nessuna preparazione speciale, la Heuter, Kremp, la
Schelf, la Kremer, la Wanft, la Zeven: tutte donne, non pi tanto
fresche, comunque nessuna che venisse voglia di stendere, una volta
tanto, tra la torba e il tulle. Ebbene, dopo due sole giornate di
lavoro capii che la Pfeiffer non sarebbe mai stata adatta per
confezionare l'anima delle corone, lavoro grossolano e relativamente
duro affidato al gruppo Heuter-Schelf-Kremp: gli si dava
semplicemente un elenco, un mucchio di verde che variava a seconda di
quello che avevamo, pi tardi quasi solo fogliame di quercia, di
faggio, pinastro, e poi le misure, in genere grandezza normale, ma
per i funerali solenni avevamo delle sigle convenzionali: G1, G2, G3,
cio gerarca di prima, seconda, terza classe; quando in seguito venne
fuori che, nella nostra contabilit interna, avevamo anche la
qualifica E1, E2, E3 per eroi di prima, seconda, terza classe, ci fu
110

una grana con quello schifo di Kremp, che ci vedeva non so che
oltraggio e si sentiva oltraggiato anche lui perch era un eroe di
seconda classe: gamba amputata, un paio di decorazioni e medaglie.
Dunque dicevo che Leni non era fatta per quel gruppo l, me ne
accorsi subito e la misi nel gruppo decoratori, dove lavorava con la
Kremer e la Wanft... Be', le dico, era un genio naturale della
decorazione o, se preferisce, una superdecoratrice. Avrebbe dovuto
vedere come ci sapeva fare con le foglie di lauroceraso, con quelle
di rododendro, a quella s che le si poteva affidare il materiale pi
prezioso: non andava perso nulla, mai che rompesse qualcosa, e poi
aveva capito subito quello che molti non capiranno mai: cio che il
punto focale, il centro di gravit della decorazione si trovano nel
quarto superiore sinistro della corona: di l si diffonde in tutta la
corona un movimento ascensionale gioioso, si potrebbe quasi dire
ottimista; se invece lei mette il centro della decorazione a destra,
d subito un'impressione di pessimismo, come di qualcosa che cada.
Mai le sarebbe venuta l'idea, a quella, di mescolare motivi
ornamentali geometrici e vegetali: mai, le dico. Quella era un tipo
aut-aut, ed una cosa che si manifesta anche nel decorare una
corona. Quello che per le dovetti togliere, insistendo ripetute
volte e con molta energia, era la sua predilezione per le forme
puramente geometriche - rombi, triangoli - e si figuri che una volta,
infatti - e per di pi con una corona tipo G1 - a forza di giochi
geometrici, certo non intenzionalmente, ti aveva fatto venir fuori
una stella di Davide tutta di margherite, le era semplicemente nata
tra le mani cos, e forse Leni non sa neanche oggi perch
m'innervosii tanto da trattarla male: pensi che quella corona, senza
che nessuno la controllasse, sarebbe arrivata dritta sul carro
funebre. E poi, la gente preferiva le forme vagamente vegetali, e
Leni, in questo, era brava a improvvisare: c'intrecciava cestelli,
addirittura uccellini - be', se non proprio vegetali, erano motivi
organici - e quando, per una corona G1, occorrevano le rose e il
piccolo Walter ce le forniva senza risparmio, se addirittura si
trattava di rose scelte e ancora quasi in boccio, allora Leni
diventava un'artista: faceva nascere interi quadri di genere, peccato
in fondo che durassero cos poco: un parco in miniatura con laghetto
e cigni... be', le dico solo questo: se ci fossero stati dei premi,
lei se li sarebbe beccati tutti, e poi la cosa pi importante, almeno
per Walter: con poco materiale Leni otteneva effetti molto pi
vistosi che altri con molto. Sicch, oltre tutto, faceva anche
risparmiare. Poi la corona finita passava al gruppo consegne,
composto della Hlthohne e della Zeven... ma alla fine non usciva una
corona che non fosse passata per le mie mani. La Hlthohne doveva
controllare la base e la decorazione, se necessario correggerle, e la
Zeven era, come la chiamavamo noi, la "nastraiola", attaccava alla
corona i nastri che ci avevano fornito in citt, e l chiaro che
bisognava fare un'attenzione del diavolo perch non ci fossero
scambi. Se uno che aveva ordinato una corona con la scritta "A Hans
l'ultimo saluto di Henriette", se ne vedeva arrivare una col nastro
"Emilia al suo indimenticabile Otto" o viceversa, cosa pi che
possibile con tutte le corone che facevamo, be', poteva succedere un
111

bel casino. In ultimo, poi, c'era l'autocarro delle consegne, un


triciclo malandato che portava le corone alle cappelle, agli
ospedali, agli uffici della Wehrmacht, al partito o alle imprese di
pompe funebri: un lavoro che il piccolo Walter non cedeva a nessuno
perch gli permetteva di andarsene in giro in macchina, incassare e
tagliar la corda per un po' di tempo.
Poich Leni non si lamentata del suo lavoro n con Lotte n con
la van Doorn o con Margret, e nemmeno col vecchio Hoyser o con
Heinrich Pfeiffer, bisogna supporre che le piacesse veramente.
L'unica cosa che sembrasse preoccuparla era che le sue dita e le sue
mani si rovinavano molto: dopo aver consumato tutte le scorte di
guanti lasciatele da sua madre e da suo padre, preg tutti i
familiari di darle "guanti smessi.
Pu darsi che in silenzio ripensasse alla sua madre morta, a suo
padre, che dedicasse pi di un pensiero a Erhard e a Heinrich, forse
persino al defunto Alois. Per ci che riguarda quell'anno, viene
descritta come simpatica, gentile e molto tranquilla.
Lo stesso Pelzer la definisce silenziosa: Dio del cielo, che cosa
ci voleva a farla parlare! Ma era simpatica, gentile e simpatica, e a
quel tempo la mia miglior dipendente, a prescindere da Grundtsch, che
per era solo un vecchio carrettiere, e dalla Hlthohne, che per
certe volte aveva un modo maledettamente pedantesco, direi
universitario, di correggere una buona idea. La Pfeiffer, per di pi,
non era solo dotata come decoratrice, ma sapeva anche di botanica,
capiva d'istinto che un fiore di ciclamino va trattato diversamente
che una rosa o una peonia dal gambo duro, e posso dirle che per me,
ogni volta che dovevo fornire rose rosse per una corona, era un
sacrificio finanziario... sa, c'era fior di borsa nera per quei
dongiovanni che considerano le rose l'unico dono che si possa fare a
una donna... eh, si sarebbero potuti concludere buoni affari,
specialmente negli alberghi dove i giovani ufficiali andavano con le
loro amichette. Quante volte mi ha telefonato qualche portiere
d'albergo offrendomi, in certi casi, non solo danaro ma anche merce
di pregio per un mazzo di rose a gambo lungo! Caff, sigarette,
burro, persino stoffa - pensi che una volta mi hanno offerto della
lana pettinata - e del resto era una vergogna che quasi tutto andasse
ai morti mentre ai vivi non restava quasi nulla.
Frattanto, mentre Pelzer aveva i suoi problemi con le rose, Leni
stava per diventar vittima del Commissariato alloggi: alle autorit
pareva che sette persone (Hoyser sen', sua moglie, Lotte con Kurt e
Werner, Leni, la van Doorn) fossero troppo poche per un appartamento
di sette camere, bagno e cucina. Bisogna dire che la citt, fino
allora, aveva subito pi di cinquecentocinquanta allarmi aerei con
centotrenta incursioni effettive. Insomma, al clan degli Hoyser
vennero concesse tre stanze, sia pure grandi, mentre a Leni e a Marja
van Doorn venne concessa, facendo ricorso a tutte le relazioni
possibili, una camera a testa (M'v'd'). C' da supporre che in
questo caso abbia avuto la sua parte quella personalit altolocata
dell'amministrazione comunale che desidera non si faccia il suo nome,
anche se nega modestamente di essere stato di aiuto in
112

quell'occasione. Restavano comunque libere altre due stanze, e quei


terribili Pfeiffer, frattanto scacciati dalla loro conigliera per la
caduta di una bomba dirompente (Lotte H'), misero in moto cielo e
terra per "vivere sotto lo stesso tetto con la nostra cara nuora". Il
vecchio Pfeiffer godeva di essere stato bombardato come godeva della
sua gamba zoppa, ed ebbe il cattivo gusto di dire: "Adesso ho
sacrificato alla patria anche quei pochi beni che mi ero onestamente
guadagnati" (Lotte H'). Naturalmente ci spaventammo a morte, ma poi
Leni venne a sapere dal suo gerarca (?? L'A'), che il vecchio
Pfeiffer stava per essere trasferito in campagna insieme con la sua
classe scolastica, e cos cedemmo, e per tre settimane li avemmo
tutti sul groppone, ma poi, nonostante la sua gamba, Pfeiffer dovette
andarsene, si port dietro la sua vecchia barbosa, e con noi rest ad
abitare soltanto l'abbastanza simpatico Heinrich Pfeiffer, che si era
presentato volontario e ora aspettava la convocazione, e proprio
all'immediata vigilia di Stalingrado (Lotte H').
Ci fu una certa difficolt ad apprendere notizie precise su quello
che fu il principale avversario di Leni in laboratorio; l'idea di
rivolgersi all'istituto Cimiteri di guerra l'A' l'ebbe soltanto dopo
aver compulsati a lungo e senza successo registri anagrafici, elenchi
dell'esercito, ecc'. Una sua richiesta al suddetto istituto prov
invece che un certo Heribert Kremp, di venticinque anni, era caduto a
met marzo nei pressi del Reno ed era sepolto vicino all'autostrada
Francoforte-Colonia; non fu difficile risalire dall'indirizzo della
tomba di Kremp a quello dei suoi genitori, anche se il colloquio con
loro fu parecchio sgradevole; essi confermarono che il loro figlio
aveva lavorato sotto Pelzer, che l come in tutti i posti dove
viveva e operava si era impegnato a far trionfare l'ordine e la
correttezza... ma poi, quando la patria fu presa alla gola, nessuno
riusc pi a trattenerlo, ai primi di marzo, bench amputato alla
coscia, si arruol volontario nel Volkssturm e trov la pi bella
morte che potesse desiderare. I genitori di Kremp parevano
considerare la morte del figlio cosa del tutto normale e si
aspettavano dall'A'ci che questi non era in grado di dare: alcune
parole di riconoscimento, e poich nemmeno di fronte alla fotografia
che gli mostrarono la sua reazione fu molto cordiale, gli sembr
meglio - come con la signora Schweigert - congedarsi alla svelta; la
fotografia mostrava una persona poco simpatica (all'A'), con la bocca
larga e la fronte bassa, lanosi capelli biondi e occhietti a
capocchia di spillo.
Per avere gl'indirizzi di tre testimoni femminili ancora viventi
dell'epoca in cui Leni era fiorista di guerra bast una semplice
richiesta d'informazioni all'anagrafe, richiesta che venne
soddisfatta dietro pagamento di una modica tassa. La prima teste,
Frau Liane Hlthohne, che a suo tempo dirigeva il gruppo consegne,
oggi ha settant'anni ed proprietaria di una catena di fiorai
comprendente quattro negozi. Abita in un graziosissimo bungalow,
quattro camere, cucina, anticamera, doppi servizi, in un sobborgo
ancora quasi campagnuolo; l'arredamento di gusto impeccabile, forme
113

e colori si sposano a meraviglia, e poich la padrona di casa quasi


soffoca sotto una montagna di libri, la sua architettura interna non
corre pericoli. La donna fu poco cordiale ma non scortese, capelli
bianchi, molto curata, e da una fotografia di una festa del personale
scattata nel 1944 e mostrataci da Pelzer forse nessuno avrebbe
riconosciuto, nella piccola donna di tipo un po' tarchiato, col
fazzoletto in testa e la faccia severa, la delicata bellezza senile
che ora si presentava all'A' con dignit schiva; due orecchini di
sottile filigrana d'argento, a forma di cestello, dentro i quali
vibrava, sciolto, un corallo tagliato a sfera, facevano della sua
testa, dato ch'essa moveva anche vivacemente i suoi tuttora accesi
occhi castani, un oggetto visivo mosso in quattro sensi e che
stancava un po' la vista: tremavano gli orecchini, tremavano dentro
gli orecchini i coralli, tremava la sua testa e nella testa le
tremavano gli occhi; il suo trucco, la pelle un po' avvizzita del
collo e dei polsi apparivano curati, ma non come se Frau H' cercasse
di nascondere la sua et. T, petits fours, sigarette in un astuccio
d'argento (che poteva contenerne non pi di otto), una candela di
cera accesa, fiammiferi in un involucro di porcellana dipinto a mano,
con uno zodiaco di soli undici segni e al centro uno stilizzato
arciere rosa, che faceva spicco tra gli altri segni celesti, tutti
azzurri, il che autorizzava a pensare che Frau H' fosse nata sotto il
segno del sagittario; tende rosa, mobili marrone chiaro, di noce,
tappeti bianchi; sulle pareti, dove i libri avevano lasciato un po'
di spazio, delle incisioni con vedute del Reno, delicatamente
colorate a mano, sei o sette quadri (l'A', qui, non pu garantire una
precisione assoluta), grandi al massimo sei centimetri per quattro,
minuziosi e di una nitidezza di gemma: Bonn vista da Beutel, Colonia
vista da Deutz, Zons vista dalla riva destra del fiume, tra Urdenbach
e Baumberg, Oberwinter, Boppard, Rees; e siccome l'A' ricorda di aver
visto anche Xanten, che l'artista ha accostato al Reno un po' pi di
quanto consentirebbe l'esattezza geografica, bisogna concludere che
le incisioni dovevano essere proprio sette. S s, - disse Frau
Hlthohne, porgendo all'A' l'astuccio d'argento, quasi - gli parve come se si aspettasse che lui non si sarebbe servito (lui dovette
deluderla e infatti not che la fronte di lei si era leggermente
rannuvolata). - Ha visto bene: solo vedute della riva sinistra del
Reno (nella sua sensibilit, essa precorse la velocit di percezione,
di osservazione e d'interpretazione dell'A'!) Ero separatista e lo
sono ancora, e non solo nell'intimo: il 15 novembre 1923 sono stata
ferita sull'gidienberg, non dalla parte gloriosa ma da quella
ingloriosa, che per me ancor sempre quella gloriosa. Nessuno
riuscir a convincermi che questa terra appartenga alla Prussia: non
ne ha mai fatto parte, e nemmeno di un cosiddetto Reich fondato dalla
Prussia. Separatista, ancor oggi, e non per una Renania francese, ma
per una Renania tedesca. Il Reno come confine della Renania, di cui
naturalmente fanno parte anche Alsazia e Lorena; come vicino, una
Francia non sciovinista e naturalmente repubblicana. Ebbene, nel '23
sono fuggita in Francia, l mi hanno guarita, e gi allora dovetti
rientrare in Germania con documenti falsi: fu nel '24. Anche nel '33,
poi, era meglio chiamarsi Hlthohne che non Elli Marx, e io non
114

volevo andarmene, emigrare un'altra volta. Sa perch? Io amo questa


terra e la gente che ci abita: sono solo capitati nella storia
sbagliata, e adesso lei mi citi pure Hegel (l'A' non intendeva citare
Hegel! L'A') e mi dica che non si pu capitare in una storia
sbagliata. Dopo il 1933 mi parve meglio lasciar perdere il mio studio
di architettura per giardini, che pure andava bene, lo lasciai
fallire, era la via pi semplice e meno sospetta, anche se non tanto
facile perch andava davvero bene. Poi venne la faccenda del
passaporto degli antenati, un bel pericolo, ma naturalmente avevo
ancora i miei amici in Francia e lo feci fare laggi. Questa Liane
Hlthohne, deve sapere, era morta nel 1924 in un bordello di Parigi,
e al suo posto avevano fatto morire Elli Marx di Saarlouis. Affidai
questa rogna del passaporto degli antenati a un avvocato parigino,
che a sua volta aveva un conoscente all'ambasciata, ma per quanta
discrezione si usasse, un bel giorno arriv una lettera da un
villaggio vicino ad Osnabrck, dove un certo Erhard Hlthohne offriva
alla sua Liane di "perdonarle tutto" e concludeva: "Ritorna in
patria, ti prego, ti ricostruir una vita". Ora dovemmo attendere di
avere tutti i documenti richiesti per il famoso passaporto, e poi far
morire quella Liane Hlthohne a Parigi, mentre invece continuava a
vivere in Germania facendo la fiorista. Ebbene, la cosa riusc. Ero
abbastanza al sicuro, ma non al cento per cento, e cos mi parve bene
andarmi a nascondere presso un nazista come Pelzer".
T eccellente, tre volte pi forte che dalle suore, deliziosi
petits fours, ma l'A' si serv troppo spesso, ormai gi per la terza
volta, in quell'astuccio d'argento, bench il posacenere poco pi
grande di un guscio di noce avrebbe stentato a contenere la cenere e
il mozzicone della terza sigaretta. Nessun dubbio: Frau Hlthohne era
una donna intelligente e sobria, e poich l'A' non contraddiceva alle
sue idee separatiste n aveva la minima intenzione di farlo, parve
che, nonostante la smoderatezza di lui nel fumare e nel bere (gi la
terza tazza!), la simpatia non scemasse.
Pu immaginare se ho tremato, un tremore obiettivamente pi o meno
infondato, perch i parenti di quella Liane non si fecero mai vivi,
ma poteva sempre venire un severo controllo dell'azienda e del
personale da Pelzer, e poi c'era anche quel maledetto nazista di
Kremp, c'era la Wanft e quella nazionalista della Zeven con cui
lavoravo allo stesso tavolo. Pelzer sempre stato un genio del
fiuto; deve aver fiutato che in me c'era qualcosa da nascondere,
perch quando cominci a far le sue porcheriole coi fiori e il verde,
e in maniera anche abbastanza aperta e grossolana, mi venne il timore
di correre pericolo non per causa mia ma per causa sua e decisi di
licenziarmi, ma quando glie lo dissi, lui mi guard in una strana
maniera e mi rispose: Lei, licenziarsi? Ma se lo pu permettere?"
Sono sicura che non sapeva niente, ma ha intuito qualcosa... cos mi
allarmai e ritirai le dimissioni, ma lui naturalmente si era accorto
che mi ero allarmata sul serio e che ne avevo motivo, e in ogni
occasione pronunciava il mio nome come se fosse fasullo, e della
Kremer naturalmente sapeva che suo marito era stato massacrato come
comunista in campo di concentramento, e anche con la Pfeiffer fece
lavorare il suo fiuto e il fiuto gli offr una traccia molto pi
115

concreta di quanto lui stesso e noi potessimo supporre. Che ci


fossero delle simpatie tra la piccola Pfeiffer e quel Boris Lvovic
era piuttosto evidente e gi abbastanza pericoloso, ma quella cosa...
be', non l'avrei creduta cos temeraria. Del resto Pelzer dimostr il
suo fiuto anche quando, nel '45, cap subito che i fiori si chiamano
"flowers", si solo sbagliato con le corone: le ha chiamate
"circles", e per un certo tempo gli americani credettero che
alludesse a circoli segreti.
Pausa. Breve. Alcune domande dell'A', che durante la pausa riusc a
infilare con fatica il resto della sua terza sigaretta nell'argenteo
guscio di noce e osserv con simpatia che, tra tutti quei libri che
parevano nuovi, quelli di Proust, Stendhal, Tolstoj e Kafka
sembravano molto consumati, non sporchi, non macchiati, solo
consumati, consunti, come un prediletto capo di vestiario che sia
stato rammendato e lavato infinite volte.
"S s, leggo volentieri, e torno sempre ai libri - che ho gi
letto varie volte, Proust l'ho gi letto nel '19 nella traduzione di
Benjamin... Ma torniamo a Leni. Naturalmente una ragazza magnifica,
s, dico ragazza anche se sta per finire la quarantina; solo che non
riusciva a entusiasmarti, n durante la guerra n dopo; non che fosse
fredda, era solo quieta e silenziosa; gentile, s... ma taciturna e
caparbia; io fui la prima a essere soprannominata la "dama"; poi,
quando Leni venne a lavorare da noi, ci chiamarono "le due dame"; ma
non passarono sei mesi, che a lei avevano ritolto quel nomignolo e di
"dame" ce n'era di nuovo una sola: io. Curioso, solo pi tardi ho
scoperto che cosa rendeva Leni cos strana, quasi impenetrabile: era
una proletaria, s, lo dico e lo ripeto, i suoi rapporti col danaro,
col tempo eccetera... una proletaria; avrebbe potuto far molta
strada, ma non volle; non che le mancasse il senso di responsabilit,
o che fosse incapace di assumersela, e che sapesse progettare
minuziosamente lo ha pi che dimostrato: per quasi un anno e mezzo
stata in relazione con quel Boris Lvovic, e non uno, non uno solo
di noi l'ha creduto possibile, mai che quei due siano stati sorpresi,
e s che erano sorvegliati con occhi d'Argo dalla Wanft e dalla
Schelf e da quello schifo di Kremp, tanto che certe volte m'impaurivo
e pensavo: Se quei due se l'intendono, Dio abbia piet di loro. Ma il
pericolo ci fu solo all'inizio, quando loro - non fosse che per
ragioni pratiche - non potevano materialmente intendersela, e certe
volte mi sono chiesta se lei, cedendo... sapesse quello che faceva:
perch Leni era piuttosto ingenua. Poi ripeto: nessun vero interesse
per il danaro, per la propriet. Noi si guadagnava, secondo i
supplementi, gli straordinari eccetera, tra i 25 e i 40 marchi la
settimana, pi tardi Pelzer ci pag ancora un "premio-lista", come lo
chiamava lui: 20 pfennig in pi per ogni corona, che venivano
suddivisi, be' anche questo faceva un paio di marchi la settimana, ma
Leni spendeva ogni settimana almeno due paghe settimanali solo per il
caff, una cosa che non poteva finir bene, anche se lei percepiva
ancora gli affitti della casa. Certe volte pensavo, e lo penso
ancora: quella ragazza un fenomeno. Non si sapeva mai bene se fosse
molto profonda o molto superficiale... sembrer contraddittorio, ma
io credo che sia l'uno e l'altro, molto profonda e molto
116

superficiale, una cosa sola non e non mai stata: una fraschetta.
Questo no. Mai.
Nel '45 non mi hanno dato nessun risarcimento perch non si riusc
a capire se mi fossi nascosta come separatista o come ebrea. Per
separatisti datisi alla macchia non c'era naturalmente nessun
indennizzo... e quanto all'ebrea, be', dimostri un po' lei che
fallito volontariamente per sviare l'attenzione delle autorit.
Quello che ho ottenuto, e anche questo solo grazie a un amico che
stava nell'esercito francese, stata una licenza di coltivare e
vendere fiori, e gi alla fine del '45, quando Leni se la passava
molto male col suo bambino, me la sono presa nel negozio, e l'ho
tenuta con me per ventiquattro anni, fino al 1970. Non dieci, non
venti, ma pi di trenta volte le ho offerto di dirigere una filiale,
di diventare mia socia, e Leni avrebbe potuto servire i clienti,
vestita bene, nel locale di vendita; invece preferiva starsene, col
suo camiciotto, in quel freddo retrobottega, a intrecciar ghirlande e
a legar mazzi di fiori. Nessuna ambizione di andare pi avanti, pi
in alto, nessuna ambizione. A volte penso che sia una sognatrice. Un
po' matta, ma tanto tanto cara. E inoltre - e anche in questo vedo
qualcosa di proletario - abbastanza viziata: lo sa che Leni, di
professione operaia e con una paga settimanale di cinquanta marchi al
massimo, ha tenuto anche durante la guerra la sua vecchia cameriera;
e lo sa che cosa le coceva, quella, con le proprie mani? Dei panini
freschi, croccanti, le dico, tanto che a volte mi veniva l'acquolina
in bocca e - anche se mi chiamavano la "dama" - ero l l per dirle:
"Senta, piccina, mi lasci dare un morso, per favore, solo un morso".
E lei me lo avrebbe permesso, pu star sicuro... ah, se glie lo
avessi chiesto, e se lei ora, quando le va male, non avesse scrupoli
a chiedermi dei soldi! Ma sa che altro , la Leni? E' orgogliosa.
Orgogliosa come le principesse delle fiabe. Quanto alle sue capacit
di decoratrice, l'hanno molto sopravvalutata: certo, era abile e
capace, ma per i miei gusti le sue decorazioni erano troppo simili
alla filigrana, troppo fini, quasi un ricamo, pi che un bel lavoro a
maglia a grana grossa; sarebbe stata bravissima a lavorare l'oro e
l'argento, ma coi fiori - questo forse la sorprender - a volte
bisogna avere un tocco energico e un po' rude: questo Leni non lo
faceva mai, la sua decorazione dimostrava coraggio ma non audacia. Se
per si considera che non aveva nessuna preparazione, un grosso
risultato, soggettivamente, che avesse imparato cos presto.
Siccome la teiera non veniva pi sollevata, l'astuccio d'argento
non pi aperto e offerto, l'A' ebbe l'impressione che il colloquio
fosse finito (e per allora infatti bastava, come poi risult chiaro).
Gli parve che Frau Hlthohne avesse contribuito in maniera
determinante a completare il ritratto di Leni. Frau H' gli permise
ancora di dare un'occhiata al suo piccolo studio, dove da qualche
tempo si dedica di nuovo all'architettura applicata ai giardini. Per
le citt del futuro essa progetta giardini pensili cui d il nome
di Semiramide: secondo l'A', un nome che non testimonia di una
grande inventiva per una lettrice cos appassionata di Proust. Al
termine gli rimase l'impressione che questa visita fosse senz'altro
finita, ma che altre visite non fossero escluse, perch sul volto di
117

Frau H' si poteva ancora leggere molta, anche se affaticata


gentilezza.
Con le signore Marga Wanft e Ilse Kremer possiamo di nuovo
ricorrere parzialmente alla sincronizzazione. Entrambe pensionate,
l'una di settanta, l'altra di sessantanove anni, entrambe canute,
entrambe abitanti in appartamenti di una camera e mezzo costruiti in
serie, con riscaldamento a stufa, mobilia dell'inizio degli anni
cinquanta, l'una e l'altra suscitano un'impressione di penuria e di
senilit, senonch - e qui iniziano le differenze - l'una (Wanft) ha
un cacatua, l'altra (Kremer) un pappagallo ondulato. La Wanft - qui
le differenze si fanno notevoli - severa, quasi inavvicinabile, con
la bocca tirata come se sputasse continuamente (e, data la piccolezza
della sua bocca, con grandissimo sforzo) dei noccioli di ciliegia,
non si dichiar disposta a dire molto su quella carogna. Io lo
sapevo, lo intuivo, e ancora oggi mi prenderei a schiaffi per non
averlo scoperto. Quella mi sarebbe piaciuto vederla rapata a zero, e
anche un po' di vergate non le avrebbero fatto male. Mettersi a far
l'amore con un russo, mentre i nostri ragazzi stavano al fronte e suo
marito era caduto e suo padre un lurido speculatore: e proprio a
quella ti affidano, dopo tre mesi, il gruppo decoratori, togliendolo
a me. No. E' una sciattona, nient'altro: nessun senso dell'onore e
sempre con quel suo corpo eccitante... faceva impazzire tutti gli
uomini; Grundtsch le strisciava intorno come un gattone, per Pelzer
era il surrogato erotico numero due, e persino a quel buon lavoratore
di Kremp, che dava sempre il meglio di s, ha fatto girare la testa,
tanto che diventato insopportabile. E faceva anche la gran signora,
mentre non era altro che un'arricchita in disarmo. Ah no, come si
lavorava in buona armonia, prima che venisse lei! Dopo, invece, c'era
sempre come dell'elettricit nell'aria, delle tensioni che non si
scaricavano mai. Un fracco di legnate: ecco quello che ci sarebbe
voluto. Ah, e poi il cattivo gusto del suo modo di trattare i fiori,
roba da pensionato per signorine, e tutti e cascarci. No, io ero
isolata, veramente isolata, dopo che arriv lei, e non mi sono mai
fatta incantare dalle sue smancerie come quelle di offrirti il caff
e roba simile, noi quelle cose l le chiamiamo "melassa" e basta, era
un'oca, una mezza sgualdrina e certamente una fraschetta. Tutte
queste parole la Wanft non le pronunci in fretta come noi le abbiamo
riferite: le uscirono pezzo per pezzo, un nocciolo dopo l'altro,
quasi spremendosele di bocca, e altro non voleva dire, ma poi diceva
ancora dell'altro, defin il vecchio Grundtsch un fauno andato a
male, o un Pan, come preferisce, e Pelzer il peggior farabutto e
opportunista che io abbia mai conosciuto, e per uno simile mi sono
battuta presso il partito, garantendo per lui. Come persona di
fiducia del partito (Gestapo? L'A') mi consultavano sempre, no? E
dopo la guerra? Quando mi tolsero la pensione perch mio marito non
era morto in guerra ma combattendo in piazza nel 1932-33? Neanche una
parola sul signor Walter Pelzer, che pure era nello stesso gruppo Sa
di mio marito. Niente. Con l'aiuto della piccola sgualdrina e della
dama ebrea riuscito a tirarsene fuori a forza di balle, mentre io
stavo al fresco e ci rimasi per un pezzo. No, non mi venga a parlare
118

di quelli. Non c' gratitudine e giustizia, a questo mondo, e un


altro non esiste.
Frau Kremer, che riuscimmo a trovare quello stesso giorno, ci rese
di meno, per ci che riguarda Leni, la chiam solo quella povera
cara ragazza, quella cara ragazza, quella povera, ingenua, quella
cara povera ragazza. Quanto a quel russo, be', confesso che ero molto
diffidente e lo sarei ancora adesso. Che non fosse un agente
provocatore della Gestapo? Sapeva il tedesco cos bene ed era cos
premuroso, e come mai proprio lui veniva destinato a fare il fiorista
e non lo mandavano invece nei plotoni della morte a sgombrare le
macerie e a riparare le rotaie ferroviarie? S, era un ragazzo
simpatico, ma io non mi fidavo a parlargli molto insieme, certo non
pi di quanto fosse necessario sul lavoro.
Frau Kremer era una bionda ormai del tutto slavata, i cui occhi un
tempo certo azzurri erano quasi diventati incolori. Faccia morbida,
sfatta nel morbido, non cattiva, solo un po' arcigna, afflitta, non
intristita, offriva il caff ma non lo beveva; con la sua bocca larga
parlava scorrevole, un po' insipida, quasi non badando
all'interpunzione nel ritmo dell'eloquio. Non solo sorprendente, ma
addirittura abbacinante era l'indescrivibile precisione con cui si
fabbricava le sigarette: al millimetro, di tabacco mezzo umido color
miele, senza sporcare n aver bisogno di tagliare alcuna sporgenza
con le forbici. S, l'ho imparato presto, forse stata la prima
cosa che ho imparato: per mio padre, nel '16, quand'era in fortezza,
pi tardi per mio marito quand'era in gattabuia, poi quando finii
dentro io stessa per mezz'anno; poi, naturalmente, durante la
disoccupazione e di nuovo durante la guerra... non ho mai perso
l'esercizio, a fabbricar sigarette. A questo punto se ne accese una,
e di colpo, con quella sigaretta autarchica in bocca, si riusc a
immaginare che un tempo era stata giovane e molto carina;
naturalmente ne offr anche una senza tante cerimonie, la spinse
attraverso il tavolo e la indic. No, no, ne ho abbastanza, ne ho
abbastanza. Ne avevo abbastanza fin dal 1929; non ho mai avuto molta
forza, adesso non ne ho pi per niente, e durante la guerra mi ha
sostenuta solo il ragazzo, il mio Erich, ho sempre sperato che la
guerra finisse prima che lui avesse l'et giusta, e invece non fu
cos, e me lo portarono via prima che avesse concluso l'apprendistato
da fabbro ferraio; tranquillo, taciturno, un ragazzo serio; prima che
andasse via ho detto per l'ultima volta in vita mia una frase
politica, pericolosa: "Scappa dall'altra parte, - gli ho detto, subito!" "Disertare?" mi ha chiesto lui con la sua fronte eternamente
corrugata, e io gli ho spiegato che cos' disertare. Lui allora mi ha
guardato in un modo strano, ho preso paura che andasse a dirlo in
giro, ma anche se lo avesse voluto non gli rimasto il tempo. Nel
dicembre del '44 l'hanno spedito alle fortificazioni lungo la
frontiera belga, e solo alla fine del '45 mi giunta la notizia
ch'era morto. Diciassette anni. Sempre con una faccia cos seria,
senza gioia. Figlio illegittimo, deve sapere, padre comunista, madre
idem. A scuola e in strada glie lo dicevano chiaro. Suo padre morto
nel '42, i nonni non avevano un bel niente. Gi. Pelzer lo avevo
119

conosciuto nel '13. Indovini un po' dove? Glie la do in mille. Nel


partito comunista. Perch Pelzer aveva visto un film di propaganda
fascista che doveva distogliere la gente dal comunismo; in lui invece
fece l'effetto opposto. Walter, vedendo quel film, aveva confuso la
rivoluzione col saccheggio e la rapina, s'era sbagliato di grosso,
perci lo sbatterono fuori dalla lega di combattimento e lui pass
nelle brigate volontarie, poi gi nel '29 nella Sa. Per un po' di
tempo fece anche il magnaccia. Quello sapeva far di tutto.
Naturalmente anche il floricultore, il borsaro nero, tutto quello che
vuole. Un dongiovanni, poi. Pensi un po' a com'era composto il
personale nella ghirlanderia: tre fascisti convinti: Kremp, la Wanft
e la Schelf; due neutrali: Frieda Zeven e Helga Heuter; io, una
comunista resa innocua; la dama, repubblicana ed ebrea; Leni,
politicamente non classificata, per abbastanza compromessa dallo
scandalo di suo padre, comunque vedova di guerra; poi quel russo, a
cui Pelzer faceva davvero un po' la corte... che cosa gli poteva
succedere dopo la guerra? Niente. E infatti non gli successo
niente. Fino al '33 mi dava del tu, quando c'incontravamo mi diceva:
"Allora, Ilse, chi vincer la corsa, voi o noi?"; dal '33 al '45 mi
ha dato del lei, ma gli americani non erano ancora arrivati da cinque
giorni, che lui aveva gi di nuovo una licenza, e allora venuto da
me, mi ha di nuovo chiamata Ilse e mi ha detto che adesso dovevo
diventare consigliere comunale. No, no, no... ho atteso troppo a
lungo, avrei gi dovuto finirla quando and via il ragazzo. Era gi
un pezzo che non volevo pi. Alla fine del '44 Leni venuta da me
privatamente: stava l, si fumava una sigaretta e continuava a
sorridermi con una certa inquietudine come se volesse dirmi qualcosa,
e io sapevo persino, suppergi, che cosa avrebbe potuto dirmi, ma non
volevo saperlo. Non bisogna mai sapere troppo. Io non volevo sapere
niente di niente, e siccome lei se ne stava l a sedere muta e con
quel sorriso inquieto, alla fine le ho detto: Ormai si vede che sei
incinta, e io so bene che cosa vuol dire avere un figlio
illegittimo. No, e poi dopo la guerra tutto quel fracasso con la
resistenza e la pensione, le riparazioni e il nuovo partito
comunista, con gente che so che ha sulla coscienza il mio Willi. Lo
sa come li ho chiamati, quelli la? Chierichetti. No, no... e l in
mezzo la povera Leni, cos ingenua, quella povera cara ragazza, che
sono riusciti ad abbindolare sino a farne, come "compagna di un
valoroso combattente dell'Armata rossa", una specie di bionda da
usare nella campagna elettorale. Volevano sfruttare anche il suo
bambino, Lev Borisovic Gruyten... gi, e allora tutti i parenti e
conoscenti a persuaderla che non era possibile, e lei ci ha
rinunciato, ma dopo ebbero ancor pi da rimproverarle che durante la
guerra. Ancora anni pi tardi la chiamavano la bionda prostituta dei
russi"... quella povera cara ragazza. No, non ha avuto la vita
facile, e non l'ha nemmeno adesso.
Vi
Non oltre questo punto, per evitare speculazioni fuori luogo e
distruggere il pi presto possibile ogni speranza infondata, dobbiamo
120

presentarvi il protagonista maschile della prima parte. Pi d'uno non solo Frau Ilse Kremer - e finora quasi tutti senza arrivare a un
risultato, si gi chiesto come mai quest'uomo, un cittadino
sovietico di nome Boris Lvovic Koltovskij, si sia trovato nella
situazione privilegiata di poter lavorare, nel 1943, in una
ghirlanderia tedesca. Poich Leni non si sbottona molto nemmeno
quando si tratta di Boris, ma di tanto in tanto qualcosa dice, dopo
tre anni di insistenze da parte di Lotte, Margret e Marja tutte
insieme, si decise a nominare due persone che avrebbero potuto dar
ragguagli su Boris Lvovic. La prima di queste persone lo ha appena
conosciuto, ma intervenuta in maniera determinante nel suo destino.
Ne ha fatto un beniamino della sorte intervenendo, ripetiamo, nel suo
destino con potenza e coerenza, al caso anche disposto a pagare di
persona. E' un altissimo personaggio a sfondo industriale che in
nessun caso, a nessun prezzo vorrebbe essere nominato. L'A' non si
pu permettere la minima indiscrezione, gli costerebbe troppo cara, e
poich l'ha promessa solennemente anche a Leni - la discrezione, cio
-, naturalmente a voce, egli vorrebbe comportarsi da gentiluomo e
mantenere ci che ha promesso. Purtroppo il suddetto personaggio ha
scoperto Leni molto tardi, troppo tardi, solo nel 1952, perch solo
in quell'anno venne a sapere che Boris era undoppio beniamino della
sorte: non solo poteva lavorare nel laboratorio di Pelzer, ma fu
anche lui l'uomo che Leni pareva aspettare. Su Boris sono caduti
quasi tutti i sospetti possibili: che fosse una spia introdotta
segretamente dai tedeschi per sorvegliare Pelzer e il suo personale
assortito, e poi naturalmente che fosse una spia sovietica.
Sorvegliare che cosa? I segreti della confezione di corone da morto,
in Germania, durante la guerra? O il morale non granitico dei
lavoratori germanici? Quello che non si discute che fosse un
beniamino della sorte. E basta. Alla fine del '43, quando entr in
scena, era alto - dobbiamo accontentarci di una stima
approssimativamente tra m 1,76 e 1,78; magro, biondo, pesava - con
una verosimiglianza che rasenta l'incertezza - non pi di 54 chili e
portava un paio di occhiali di dotazione all'Armata rossa. Quando
entr nella vita di Leni aveva ventitre anni, parlava correttamente
il tedesco, seppure con accenta baltico, il russo invece come un
russo. Nel 1941 era ancora venuto in Germania da pacifico viaggiatore
e un anno e mezzo pi tardi torn, come prigioniero di guerra
sovietico, in questo strano (per taluni misterioso e allucinante)
paese. Era il figlio di un lavoratore russo promosso a funzionario
della missione commerciale sovietica a Berlino, aveva in testa alcune
poesie di Trakl, persino alcune di Hlderlin, nell'originale,
s'intende, ed era stato tenente dei pionieri come ingegnere stradale
diplomato. Qui dobbiamo chiarire altri favoritismi della sorte che
non sono da imputare all'A'. Chi poteva vantarsi di aver per padre un
diplomatico e per protettore una personalit altolocata
dell'industria bellica? E perch mai nessun tedesco funge qui da
protagonista? N Erhard n Heinrich n Alois n il vecchio G' n il
vecchio H' n il giovane H', nemmeno quel considerevole personaggio
di Pelzer o l'amabilissimo Scholsdorff, che sar infelice sino alla
fine dei suoi giorni al pensiero che un uomo dovette andare in
121

prigione, anzi corse pericolo di vita solo perch lui, Scholsdorff,


era uno slavista cos fanatico e non pot sopportare che un Lermontov
fasullo restasse in lista come operaio addetto alla costruzione di
bunker fasulli in Danimarca? E' giusto - si chiede Scholsdorff - che
un uomo, anche uno solo e per di pi cos simpatico come il vecchio
G', debba quasi lasciarci la pelle perch un Raskolnikov fasullo
carica sacchi di cemento fasulli e mangia una minestra d'orzo fasulla
a una mensa fasulla?
Be', la colpa di Leni. E' stata lei a volere che nessun eroe
tedesco fosse l'eroe di questa storia. Questo dato di fatto - come
tante altre cose che la riguardano - dev'essere accettato cos com'.
Del resto questo Boris era una persona come si deve, persino dotato
d'istruzione, addirittura d'istruzione scolastica. Si trattava, in
fin dei conti, di un ingegnere diplomato, e anche se non aveva
imparato una parola di latino, due parole latine le conosceva
benissimo: De profundis, visto che conosceva cos bene il suo
Trakl. Anche se la sua istruzione scolastica non si poteva paragonare
nemmeno lontanamente a una cosa cos preziosa come la maturit
tedesca, bisogna pur dire obiettivamente che era quasi una maturit.
Se poi si tien conto del fatto - comprovato - che da giovane aveva
letto Hegel in tedesco (non era arrivato a Hlderlin attraverso
Hegel, ma viceversa), forse anche lettori di grandi pretese culturali
saranno disposti ad ammettere che non stava poi tanto al disotto del
livello di Leni, che comunque era degno di essere amato da lei e come vedremo - se la seppe meritare.
Sino all'ultimo istante non riusc a credere lui stesso a tanta
grazia, come ci ha assicurato in modo credibile il suo vecchio
compagno di lager, Ptr Petrovic Bogakov. Bogakov, oggi
sessantaseienne, afflitto dall'artrite, con le dita cos contratte
che per lo pi lo si deve imboccare, che anzi gli si deve reggere e
portare alla bocca la sigaretta che ha occasione di fumare ogni
tanto, dopo la guerra prefer non far ritorno nell'Unione Sovietica.
Confessa apertamente che certo mille volte se n' pentito e certo
mille volte si pentito di essersene pentito. Una serie di notizie
sulla sorte toccata a ex prigionieri di guerra rimpatriati lo rese
diffidente, e cos si mise al servizio degli americani come guardia,
cadde vittima del maccartismo, ripar presso gl'inglesi, dove prest
di nuovo servizio come guardia in un'uniforme dell'esercito inglese
tinta di blu. Bench abbia pi volte richiesto la cittadinanza
germanica, rimasto apolide. Divide la sua camera, in un ospizio di
carattere chiesastico-caritativo, con un gigantesco maestro
elementare ucraino di nome Belenko, il quale, fornito di barba e
baffi, dopo la morte della moglie caduto in un cordoglio permanente
interrotto ogni tanto da singhiozzi, passa il suo tempo tra chiesa e
cimitero, ed alla continua ricerca di un alimento che, da quando si
trova in Germania, cio da ventisei anni, vorrebbe finalmente trovare
come alimento popolare a buon mercato, non come ghiottoneria: i
cetrioli salati. Il secondo compagno di stanza di Bogakov un certo
Kitkin, di Leningrado, malandato in salute e, come dice lui stesso,
malato di nostalgia: un tipo magro e taciturno che, come dice
122

ancora lui stesso, proprio non ce la fa a vincere la nostalgia. Di


tanto in tanto, tra quei tre vecchi, si riaccendono vecchi contrasti,
Belenko dice a Bogakov Tu, senza Dio, questi gli risponde Tu,
fascista, Kitkin dice a entrambi Voi, chiacchieroni, e lui stesso
viene definito da Belenko vecchio liberale, da Bogakov
reazionario. Siccome Belenko divide la camera con gli altri due
solo dalla morte di sua moglie, cio da sei mesi, viene considerato
un nuovo. Bogakov non si dimostr disposto a parlare di Boris e dei
suoi tempi di prigionia in presenza dei suoi due compagni di stanza,
bisogn attendere un momento in cui Belenko fosse al cimitero, in
chiesa o a caccia di cetrioli e Kitkin andasse a passeggio e
naturalmente a caccia di sigarette. Bogakov parla correntemente il
tedesco e, a parte un uso discutibile e frequente della parola
bekmmlich (confacente), senza ingenerare equivoci. Poich le sue
mani, a causa di quel maledetto starsene su la notte, per anni e
anni, con un freddo dell'accidente, e pi tardi perfino col fucile in
spalla sono davvero molto rattrappite, l'A' e B' trascorsero
dapprima un po' di tempo a discutere su come migliorare le
possibilit di fumo di B' stesso. Che io deva dipendere da altri
quando accendo pu ancora essere confacente, ma per ogni tirata che
faccio, no... e s che fumo volentieri le mie cinque, sei, e quando
le ho, anche le mie dieci sigarette al giorno. Alla fine l'A' (che
in quest'occasione deve eccezionalmente mettersi in primo piano) ebbe
la pensata di chiedere alla suora di turno uno di quei sostegni ai
quali si appende il recipiente che contiene la soluzione per
l'ipodermoclisi; con l'aiuto di un pezzo di fil di ferro e di tre
pinze da bucato si mise insieme, con l'aiuto della suora (tra
parentesi deliziosa), una costruzione che Bogakov defin,
contentissimo, una confacente forca per fumare: con due mollette il
fil di ferro venne appeso alla forca in forma di laccio, la terza
molletta venne fissata all'altezza della bocca di Bogakov, e in
quest'ultima s'infil la punta di una sigaretta che Bogakov doveva
limitarsi a succhiare, dopo che quel mangiacetrioli d'un fascista o
quel nostalgico con la grinta da Ghepe gli avevano acceso la
sigaretta, fissandola al suo sostegno. Che l'A', grazie alla
costruzione di quella confacente forca per fumare, si fosse
acquistato una certa simpatia presso B', inducendolo cos a
sbottonarsi, non si pu davvero negare, cos come non si pu negare
che l'A' stesso abbia arrotondato con doni di sigarette la modesta
somma di 25 marchi di cui lo si fornisce ogni mese, e questo non solo
- l'A' potrebbe giurarlo - per fini egoistici. E veniamo allo
statement di Bogakov, interrotto di tanto in tanto da pause asmatiche
e dal fumo della sigaretta, e che noi invece riferiremo tutto di
seguito e senza lacune in forma di verbale.
La nostra situazione, naturalmente, non era del tutto confacente.
Ma relativamente confacente s. Quanto a Boris Koltovskij, non sapeva
proprio niente di niente, per lui era gi una fortuna fantastica
quella di essere entrato nel nostro lager. Certo avr immaginato che
si era messo di mezzo qualcuno, ma solo pi tardi ha saputo chi era;
per avrebbe potuto immaginarselo. Mentre noi, sorvegliati a vista,
venivamo considerati appena degni di demolire o spegnere case in
123

fiamme, di riparare i danni fatti dalle bombe nelle strade o lungo i


binari della ferrovia - e chi si azzardava a mettersi in tasca anche
solo un chiodo, s, un semplice chiodo, e un chiodo pu essere un
tesoro per un prigioniero, be', quello, se veniva pescato, sulla sua
vita poteva farci tranquillamente una croce - insomma, noi si faceva
quel lavoro, e invece quel candido giovanotto veniva ritirato ogni
mattina da un bonaccione di soldato tedesco, che te lo conduceva in
quel confacente laboratorio di fiorista. Lui ci trascorreva le
giornate, pi tardi le mezze nottate, in un lavoro leggero, e ci
aveva persino - questo lo sapevo soltanto io, e quando me l'ha detto
ho tremato per la testa confacente di quel ragazzo come per quella di
mio figlio - una ragazza, ci aveva, una morosa! Questo, se non
diffidenti, ci rendeva invidiosi, e 'ste due cose, anche se non sono
confacenti, pure si trovano spesso tra i prigionieri. A Vitebsk, dove
andavo a scuola dopo la rivoluzione, avevamo un compagno che la
mattina veniva portato a scuola con una carrozza a cavalli, cio
proprio in taxi... be', Boris ci faceva lo stesso effetto. Pi tardi,
quando ci port del pane, persino del burro, a volte giornali e
sempre notizie sulla situazione bellica - e perfino del vestiario
resistentissimo, come solo poteva portarlo un capitalista - la sua
condizione miglior un poco, ma proprio confacente non divent
ancora, perch Viktor Genrichovic, che da noi era arrivato al grado
di commissario, non voleva credere che tutte quelle confacevolezze di
Boris dipendessero da quello che i borghesi chiamano il caso, cosa
che - diceva Viktor Genrichovic - contrasta con la logica della
storia. Il guaio fu che alla fine scoperse di aver ragione. Come sia
riuscito a scoprirlo nessuno lo sapr mai. Ad ogni modo, dopo sette
mesi lo sapeva: nel 1941, a Berlino, nella casa di suo padre, Boris
aveva conosciuto l'amico di lui, Herr (e qui fu pronunciato il nome
che l'A' si impegnato a non rendere di pubblica ragione). Ora, dopo
lo scoppio della guerra il padre di Boris venne trasferito al
servizio informazioni, dove fu incaricato dei contatti con le spie
sovietiche in Germania, e si serv di uno dei molti cavi, delle molte
cassette postali a sua disposizione per informare Herr ... che suo
figlio era caduto prigioniero e pregarlo di dargli aiuto.
Interpretazione ufficiale: abus del suo ufficio per prendere
contatti da traditore con un grande capitalista germanico della
peggior specie, al fine di ottenere delle confacevolezze per suo
figlio. Non mi stia a chiedere come Viktor Genrichovic abbia fatto a
scoprirlo! Probabilmente gi allora quei porci avevano dei satelliti
informatori. Ma salt fuori un'altra cosa che Boris non seppe mai:
cio che suo padre fu beccato, deportato e liquidato con un bel
crrr-crrr. Viktor Genrichovic, dunque, aveva ragione o no quando
sosteneva che esiste solo la logica della storia e non il caso
borghese, che il mio piissimo amico e mangiacetrioli Belenko
chiamerebbe certamente provvidenza? Per il padre di Boris la cosa
fin in maniera tutt'altro che confacente, per Boris no, perch ormai
Viktor Genrichovic subodorava pi di quello che ci fosse realmente:
quegli stupendi capi di vestiario non venivano forse direttamente da
quel signore, di cui si sapeva persino ch'era contrario alla guerra
contro l'Unione Sovietica, che caldeggiava una salda, eterna,
124

incrollabile alleanza tra Hit-ler e la Russia, e si era persino


potuto permettere di accompagnare al treno, a Berlino, Boris, suo
padre, sua madre e sua sorella Lydia, di abbracciarli tutti
affettuosamente e di offrire al padre di Boris, al momento
dell'addio, di darsi del tu? Boris aveva dei contatti diretti con
quell'uomo, quando andava al suo buffo lavoro a intrecciar ghirlande
e a inventar scritte da apporre ai nastri delle corone mortuarie dei
fascisti? No, no, no, non aveva nessun contatto, solo con gli operai
e le operaie, e - che almeno, da queste maledette confacevolezze,
venisse fuori qualcosa di utile - com'era il loro morale, com'era il
morale dei lavoratori tedeschi? Tre erano nettamente favorevoli, due
si mantenevano neutrali e probabilmente due, anche se non potevano
dirlo apertamente, erano contrari. Questo per era in contrasto con
le informazioni di Viktor Genrichovic, secondo le quali, nel 1944, i
lavoratori tedeschi erano alla vigilia di una sollevazione.
Accidenti, mi creda, quel ragazzo era in una situazione complicata e
le sue confacevolezze le ha pagate care. Stava completamente fuori
della logica della storia, e se fosse venuto fuori che aveva una
relazione amorosa e che pi tardi riusc perfino, e pi di una volta,
a cogliere tutti i fiori possibili con quella bellissima ragazza...
mamma mia! Cos continu a sostenere che i regali, che pi tardi
divennero considerevoli - vestiti, caff, t, sigarette, burro - una
persona sconosciuta li nascondeva per lui in un mucchio di torba, e
quanto alle notizie, glie le confidava sottovoce il suo capo, quel
venditore di fiori e di corone. Ora, Viktor Genrichovic era
irremovibile ma non incorruttibile: ebbe in dono un panciotto di
cachemire, sigarette e - un regalo addirittura sensazionale - una
minuscola carta d'Europa, strappata da un'agendina e piegata
abilmente sino alle dimensioni di una caramella piatta: una vera
grazia del cielo, perch finalmente sapevamo con esattezza dove
eravamo e a che punto stavano le cose. Viktor nascose il suo
panciotto di cachemire sotto la sua maglia stracciata, dove, grigio
com'era, sembrava un lurido cencio. Perch quella era roba che
avrebbe potuto far gola persino a un sorvegliante germanico,
dimostrandosi molto confacente anche per lui. Venne poi il tempo che
Boris pot fornire notizie attendibili sulla linea del fronte,
sull'avanzata delle truppe sovietiche e alleate, e allora divent
addirittura il beniamino di Viktor Genrichovic, che di notizie
simili aveva un gran bisogno per tirarci su il morale, e siccome era
il suo beniamino perse naturalmente la fiducia di altri, cosa che va
da s, quando si conosca la dialettica della prigionia.
Per ottenere tante informazioni da Ptr Petrovic Bogakov furono
necessarie cinque occasioni favorevoli, l'A' dovette acquistare un
sostegno per ipodermoclisi, dato che quello messo dapprima a
disposizione veniva di tanto in tanto adibito al suo uso originario,
furono persino acquistati biglietti per il cinema, in modo da mandare
Belenko e Kitkin a vedere le pellicole a colori tratte da Anna
Karenina, Guerra e pace e Il dottor zivago, e dei biglietti perch
non perdessero il concerto di Mstislav Rostropovic.
A questo punto l'A' pens ch'era il caso di disturbare quel signore
125

altolocato; forse baster dire che si tratta di un nome davanti al


quale ogni tedesco, in ogni periodo storico tra il 1900 e il 1970,
ogni funzionario russo e sovietico durante lo stesso periodo si
sarebbe messo sull'attenti; davanti al quale ancor oggi si
spalancherebbero in qualunque momento tutte le porte del Cremlino,
forse anche l'uscio modesto che immette nello studio di Mao, se pure
non gli si gi aperto. Ma abbiamo promesso a Leni quello che ha
promesso lei stessa: cio di non far quel nome a nessun prezzo,
nemmeno sotto la tortura.
Per ingraziarsi quel personaggio e chiedergli il favore - se non
servilmente, almeno con la dovuta umilt - di concederci altri
colloqui informativi, l'A' dovette farsi circa tre quarti d'ora di
treno in direzione nord-nord-est - almeno questo possiamo dirlo -,
dovette acquistare un mazzo di fiori per la consorte e un'edizione
dell'Eugenio Oneghin legata in pelle per il padrone di casa, bevette
alcune tazze di ottimo t (meglio che dalle suore, peggio che da Frau
Hlthohne), parl del tempo, di letteratura, accenn anche alle
cattive condizioni finanziarie di Leni (la domanda sospettosa della
signora: E chi sarebbe?; la risposta seccata di lui: Ma s, quella
che durante la guerra era in contatto con Boris Lvovic fece
supporre all'A' che la moglie subodorasse qualche relazione amorosa).
Venne poi il momento inevitabile in cui il tempo, la letteratura e
Leni non fornirono pi materia di conversazione e il padron di casa
disse, s, con una certa brusca durezza: Per favore, Mieze, ora
lasciaci soli; al che Mieze, ormai fermamente convinta che l'A'
fosse un postillon d'amour, lasci la stanza non nascondendo quanto
fosse offesa.
Occorre descrivere questo signore? A met della sessantina, capelli
bianchi, nobile, non scostante ma serio, in un salotto per il t
delle dimensioni di una mezz'aula scolastica, se si prende per metro
una scuola di seicento alunni, vista sul parco, prati all'inglese,
alberi tedeschi, il pi giovane dei quali avr centosessant'anni,
aiuole di rose tea: e al di sopra di tutto, anche del volto di Herr
..., al di sopra del Picasso, dello Chagall, del Warhol e del
Rauschenberg, al di sopra del Waldmller, del Pechstein, del
Purrmann, al di sopra di tutto, tutto, una certa - l'A' si butta! una certa pena. Anche qui l', p', s' e d'! Nessuna traccia di r'?
Dunque la interessa sapere se questo signor Bogakov - a proposito,
far qualcosa per lui, non dimentichi di lasciare nome e indirizzo al
mio segretario - le ha riferito esattamente. Be', posso dire di s,
grosso modo. Non so come quel commissario nel lager di Boris abbia
fatto a saperlo, chi abbia potuto dirglielo, ma... (una scrollata di
spalle) ci che il signor Boris le ha detto vero. Ho conosciuto il
padre di Boris a Berlino, tra il 1933 e il '41, e siamo diventati
veri amici. Cosa tutt'altro che priva di pericolo, sia per lui che
per me. Da un punto di vista politico e storico universale sono
ancora sempre per un'alleanza tra l'Unione Sovietica e la Germania, e
secondo me un'alleanza sincera, cordiale, basata sulla fiducia
reciproca... spazzerebbe via persino la Rdt dalla carta geografica.
Siamo noi, noi quelli che interessano l'Unione Sovietica. Be', ma
questi sono sogni avveniristici. Insomma a Berlino, in quei tempi,
126

ero considerato un rosso - e forse lo ero, lo sono ancora -, e la


Ostpolitik dell'attuale governo federale la critico solo perch,
secondo me, troppo debole, indecisa. Ma torniamo al signor Bogakov.
Effettivamente un bel giorno, nel mio ufficio berlinese, mi
consegnarono una busta con dentro un biglietto che diceva soltanto:
"Lev la informa che B' prigioniero dei ted'. Non riuscii a sapere
chi avesse portato quel biglietto; del resto non aveva importanza,
l'avevano consegnato da basso al portiere. Lei pu immaginare la mia
agitazione. Nutrivo una profonda simpatia per quel ragazzo sveglio,
pensoso, riservato, che pi di una volta - forse una dozzina di volte
- avevo incontrato in casa di suo padre. Gli avevo regalato le poesie
di Georg Trakl, l'opera omnia di Hlderlin, gli ho consigliato Kafka...
posso dire di essere stato uno dei primi, se non il primo lettore del
Medico di campagna, che nel 1920, quand'ero uno studentello di
quattordici anni, chiesi in regalo a mia madre per Natale. Venni
dunque a sapere che questo ragazzo, che mi era sempre apparso molto
pensoso e fuori del mondo, si trovava in Germania come prigioniero di
guerra sovietico. Lei crede forse (qui il personaggio, bench non
attaccato nemmeno con uno sguardo, si difese in maniera oltremodo
energica, direi quasi aggressiva), crede che non sapessi come si
stava nei lager? Crede forse che fossi cieco e sordo e insensibile?
(Tutte cose che l'A' non aveva mai affermate). Immagina per caso (qui
la sua voce divent quasi maligna!) che io approvassi tutto quello?
Ed ecco (la sua voce cal da piano a pianissimo) mi si offriva
finalmente l'occasione di far qualcosa. Ma dov'era il ragazzo? Quanti
milioni o centinaia di migliaia di prigionieri sovietici avevamo a
quel tempo? Lo avevano forse ferito o ucciso durante la cattura?
Provi un po' lei a cercare un Boris Lvovic Koltovskij tra tanta
gente! (Nuova esplosione di voce fino all'aggressivit). Lo trovai,
ma le dico io (gesto minaccioso verso l'A', del tutto innocente), lo
trovai con l'aiuto degli amici che avevo all'Okh e all'Okw (Comando
supremo dell'esercito, Comando supremo della Wehrmacht. L'A')... s,
lo trovai. Dove? A lavorare in una cava di pietre, non proprio in un
campo di concentramento, ma in condizioni analoghe. Lo sa che cosa
significava lavorare in una cava di pietre? (Poich l'A' ha
effettivamente lavorato per tre settimane in una cava di pietre,
l'insinuazione contenuta in quella domanda, cio che l'A' non sapesse
che cosa fosse quel lavoro, gli parve, se non altro, arrogante, tanto
pi che non gli venne offerta alcuna possibilit di rispondere).
Significava essere condannati a morte. Ci ha mai provato, lei, a
tirar fuori qualcuno da un lager nazista per prigionieri di guerra
sovietici? (Ingiustificato il tono di rimprovero perch se vero che
l'A' non ha mai provato a tirar fuori qualcuno da qualche posto, non
ne aveva per neanche la possibilit; ne ha avute alcune di non far
nemmeno prigionieri o di lasciarli scappare, e cos ha fatto).
Ebbene, io stesso ho impiegato quattro mesi interi prima di poter
ottenere qualcosa di concreto per quel ragazzo. Da un orribile lager
con una quota di mortalit del 100 per cento pass dapprima in un
lager meno orribile con la quota di 1-1,5, da questo in un lager
soltanto spaventoso con la quota di 1-2,5, e da questo a uno meno
spaventoso con la quota di 1-3,5; e bench, a quel punto, fosse gi
127

in un lager che stava molto al di sopra della media di mortalit


generale, pass ancora a un lager che si pu considerare pressoch
normale. Una quota di mortalit oltremodo favorevole: 1-5,8. Ebbene,
lo avevo fatto trasferire l perch uno dei miei migliori amici, il
mio vecchio compagno di scuola Erich von Kahm, che a Stalingrado
aveva perso un braccio, una gamba e un occhio, comandava, col grado
di maggiore, lo Stalag (Stalag? Stammlager, cio il campo-base. L'A')
a cui apparteneva ormai Boris; ma che crede, che Erich von Kahm
potesse decidere da solo? (L'A' non credeva un bel niente, il suo
unico desiderio era di ottenere informazioni esatte). Nossignore,
bisogn mettere di mezzo grossi gerarchi, corromperne uno - con un
fornello a gas per la sua amichetta, buoni benzina per cinquecento
litri e trecento sigarette francesi, se vuole proprio i particolari
(in effetti, ci che l'A' voleva) - e finalmente quel pezzo grosso
del partito dovette trovare un altro tizio del partito, quel Pelzer,
cui si poteva far capire che Boris andava trattato con riguardo. Poi
fu la volta del capo della guarnigione che doveva concedere la
guardia giornaliera per Boris e che era un certo colonnello Huberti,
vecchia scuola, conservatore, umano, ma prudente, perch le Ss
avevano tentato un paio di volte di tendergli un tranello,
accusandolo di "umanit fuori luogo". A questo colonnello Huberti si
dovette presentare un certificato secondo il quale l'attivit di
Boris in quella ghirlanderia era d'importanza bellica o "di alto
valore informativo", e qui ci venne incontro il caso o la fortuna o,
se vuole (l'A' non voleva. L'A'), un fatto provvidenziale. Quel
Pelzer a suo tempo era stato nel partito comunista e aveva assunto
un'ex compagna il cui marito... o l'amante, forse, comunque libero
amore o qualcosa di simile... era fuggito in Francia con documenti di
alto valore informativo. E cos, senza che Boris o Pelzer o quella
comunista ne avessero la minima idea, lo stesso Boris venne destinato
a "francobollare" quella donna, come si dice in gergo, e
l'approvazione mi venne da un altro mio conoscente del settore
"Eserciti stranieri dell'Est". Ma la cosa pi importante che la mia
attivit doveva restar segreta, se no avrei ottenuto il contrario,
cio di attirare l'attenzione delle Ss su Boris. Ma ci pensa, lei
(ancora una volta l'A' non pensava un bel niente. L'A'), com'era
difficile far qualcosa di veramente ragionevole per quel ragazzo? E
dopo il 20 luglio fu anche peggio; quel gerarca chiedeva altri
sbruffi... tutto era appeso a un filo. A chi interessava ancora la
sorte del tenente dei pionieri Boris Lvovic Koltovskij, cittadino
sovietico?
Abbastanza edotto su quanto fosse difficile, anche per il signor
Altolocato, far qualcosa per un prigioniero di guerra sovietico,
ritornammo da Bogakov armati di cetrioli salati e di due biglietti
per il film a colori La figlia di Ryan. Bogakov, fornitosi nel
frattempo del tubo di un narghil, in cui infila la punta della
sigaretta che pu cos fumare in modo confacente, perch il tubo lo
pu tenere anche nella sua mano rattrappita (Cos non ho bisogno di
cercar sempre la sigaretta con le labbra a punta), fu di una
comunicativa addirittura esagerata e non arretr nemmeno di fronte
128

alla rivelazione di cose intime, anzi intimissime, riguardanti Boris.


Be', - disse Bogakov, - non c'era neanche bisogno dell'onorevole
Viktor Genrichovic per far capire a Boris che le confacevolezze
della sua sorte erano contro la logica della storia. Ci che
soprattutto lo inquietava era quella mano invisibile ma innegabile
che lo aveva spinto da un lager all'altro e finalmente nel
laboratorio di Pelzer, che tra gli altri vantaggi aveva quello di
essere riscaldato, sempre riscaldato, una confacevolezza da non
buttar via nell'inverno 1943-44. Quando finalmente gli bisbigliai chi
era il suo protettore, lui non si rasseren affatto, e ci fu persino
un tempo che diffid di quella cara ragazza perch credeva che fosse
mandata e pagata da quel signore. E c'era un'altra cosa che
tormentava la sensibilit quasi soprannaturale del ragazzo: i
continui spari che si sentivano dal suo posto di lavoro, per altro
verso cos confacente. Non voglio dire, per carit, che Boris fosse
un ingrato, no, neanche per sogno; era felice, ma era fatto cos:
quei continui spari lo rendevano nervoso.
Qui occorre tener presente che la sepoltura di morti di tutte le
categorie, nella Germania a cavallo tra il 1943 e il '44, incitava a
sempre nuovi record: non solo i guardiani dei cimiteri, i fabbricanti
di corone, i parroci, i borgomastri, gli Ortsgruppenleiter, i
comandanti dei reggimenti, i maestri, i camerati, i dirigenti
d'azienda, tutti impegnati a concionare: no, anche i soldati del
battaglione d'onore addetti alle salve dovevano sparare continuamente
in aria. Secondo il numero delle vittime, il genere di morte, il
grado, la posizione, al cimitero centrale c'era una sparatoria
continua tra le 7 del mattino e le 18. (Comunicazione di Grundtsch,
che citeremo alla lettera): In genere si aveva l'impressione che il
cimitero fosse un campo di esercitazioni militari o almeno un
poligono di tiro. Naturalmente una salva di saluto deve far l'effetto
di un solo sparo - io stesso nel 1917, quand'ero sergente della
territoriale, ho comandato dei reparti di sparatori a salve -, ma
quasi sempre restava un pio desiderio: sembrava invece un fuoco di
fila, o come se provassero un nuovo fucile mitragliatore. Che di
tanto in tanto cadessero anche delle bombe e sparacchiasse
l'antiaerea non deliziava certo le persone sensibili ai rumori, e se
a volte aprivamo la finestra e mettevamo fuori il naso sentivamo
proprio l'odore della polvere, anche se di pallottole a salve.
Se lecito all'A' fare eccezionalmente una chiosa, vorrebbe far
notare che con molta probabilit di tanto in tanto venivano adibiti
alla bisogna anche giovani soldati inesperti di tiro, sui quali deve
aver fatto uno strano effetto quello sparare al di sopra delle teste
di parroci, parenti in lutto, ufficiali e gerarchi del partito. E'
probabile che s'innervosissero, cosa di cui speriamo che nessuno
voglia scandalizzarsi. Certo l scorreva pi di una l', si vedeva
molto p', si sentiva aleggiare il d', e forse nessuno dei superstiti
godeva con certezza del cosiddetto Essere consapevole di se stesso,
e il d' che si leggeva chiaramente su parecchi volti, come pure la
prospettiva che lo spettatore stesso sarebbe stato sepolto un giorno
129

tra salve di saluto non esercitava probabilmente un effetto calmante


sui soldati. Il fiero lutto non era poi sempre cos fiero, al
cimitero ogni giorno entravano in funzione alcune centinaia, per non
dire migliaia di ghiandole lacrimali, si perdeva il controllo sul
proprio tronco cerebrale, perch pi d'uno, l dentro, si sar visto
colpito nei suoi pi alti valori vitali.
Bogakov: La diffidenza verso quella ragazza naturalmente non dur
a lungo, solo un giorno o due, e quando lei gli ebbe imposto la mano
e a lui accadde quella cosa (??)... ma s, voglio dire, lo sa quello
che succede certe volte a un uomo che per molto tempo non ha avuto
una donna e non ci ha messo mano lui stesso... eh s, gli accadde
proprio questo, quando la ragazza gli pos semplicemente la mano
sulla mano, l vicino al tavolo dove lei portava le sue corone. And
proprio cos. Me l'ha raccontato lui, e bench naturalmente gli fosse
gi successo qualche volta, ma solo in sogno e mai a occhi aperti,
rimase sconvolto e pieno di un senso esaltante di confacevolezza. Mi
creda, il ragazzo era ingenuo, aveva avuto un'educazione puritana e
di quello che si chiama sessualit... be', non ne sapeva niente.
Allora venne fuori una cosa che le posso comunicare soltanto se lei
mi promette solennemente (il che avvenne! L'A') che la ragazza non
verr mai a saperlo (L'A' certo che Leni potrebbe benissimo venirne
a conoscenza, non se ne vergognerebbe, anzi, crediamo che sarebbe
lieta di saperlo. L'A')... il ragazzo non era mai entrato da una
donna. (Vedendo che l'A' alzava le sopracciglia in segno di stupore,
B' continu): S, ho sempre detto cos: entrare da una donna. Non che
volesse proprio sapere come si fa, perch almeno questo lo sapeva,
cio che si formano certe premesse fisiche, diciamo cos di natura
confacente, che ti fanno capire abbastanza bene dove si voglia andare
a finire con una certa cosa in determinati stati di eccitazione,
quando si ama una donna e si vuol entrare da lei. Insomma, questo lo
sapeva gi, tuttavia... C'era un altro particolare... Accidenti, gli
volevo bene, a quel ragazzo, se vuole saperlo (l'A' voleva saperlo.
L'A'), mi ha salvato la vita, senza di lui sarei morto di fame,
crepato, schiattato... questo a parte la fiducia che c'era tra noi.
Con chi altro poteva parlare, maledizione! Io ero tutto, per lui, suo
padre, suo fratello, il suo amico. Ebbene, io passavo la notte a
piangere quando lui entr in relazione con quella ragazza. L'ho messo
in guardia, gli ho detto: "E va bene, metti in pericolo la tua testa,
se ne sei cotto a questo punto... ma lei? Pensa un po' a ci che lei
rischia. Non pu salvarsi dicendo che l'hai costretta o violentata,
in queste circostanze non le crede nessuno. Sii ragionevole!"
"Ragionevole! - ha detto lui. - Se tu potessi vederla non mi
parleresti di ragionevolezza, e se lo facessi io lei mi riderebbe in
faccia. Lei sa che cosa io rischio, sa anche che io so che cosa
rischia lei, ma non vuole saperne che noi due si sia ragionevoli. Non
vuole neanche morire, vuole vivere, e vuole che approfittiamo di ogni
occasione per entrare l'uno dall'altro", un'espressione che ha preso
da me, lo ammetto. Quando pi tardi la vidi e la conobbi mi resi
conto che parlar di ragionevolezza era una stupidaggine. No, ma c'era
una cosa ancora ch'era un vero tormento per quel ragazzo. Quando
130

aveva solo due o tre anni, durante la guerra civile, sua madre lo
nascose in un villaggio della Galizia, in casa di una vecchia amica,
e quell'amica aveva una nonna ebrea che si prese in casa il ragazzo
quando l'amica venne fucilata, e allora lui per un anno o due ha
giocato in quel villaggio in mezzo ai bambini ebrei, poi morta
anche quella nonna e qualche altra nonna si presa su il piccolo, di
cui nessuno sapeva pi bene la provenienza. E un bel giorno questa
nonna scopre che il piccolo Boris non era ancora stato circonciso, e
naturalmente pensa a una dimenticanza della nonna morta e ci provvede
lei... insomma, Boris era circonciso. Pensai di diventar matto. L'ho
interrogato, gli ho detto: "Boris, sai bene che non ho pregiudizi,
ebbene dimmi, sei un ebreo s o no?" E lui mi ha giurato: "No che non
lo sono, se lo fossi te lo direi". Be', del resto non aveva nemmeno
un'ombra di pronuncia ebraica, ma insomma era una brutta notizia lo
stesso, perch nel nostro lager c'erano diversi antisemiti che,
sapendolo, lo avrebbero tormentato o addirittura denunciato ai
tedeschi. Gli ho chiesto: "E come hai fatto a passare le visite
eccetera, voglio dire, a passare col tuo, diciamo, prepuzio diverso?"
E lui mi ha detto che aveva un amico, uno studente di medicina a
Mosca, che aveva capito il pericolo della cosa e gli aveva
riattaccato l'affare con un pezzo di budello di gatto - un lavoro
pulito, ma dolorosissimo - prima che lui andasse sotto le armi, e
l'affare aveva tenuto finch... be', finch erano venuti questi
continui stati di eccitazione, e allora addio cucitura: si era
staccato. Ora voleva sapere se le donne, eccetera. Be', fu un altro
motivo, per me, di piangere la notte e sudar sangue: non questo
problema delle donne... non ne so niente, se le donne lo notano e che
cosa... No, ma il fatto che Viktor Genrichovic era un antisemita
arrabbiato, e tra di noi ce n'erano alcuni che per invidia e
diffidenza lo avrebbero senz'altro denunciato ai tedeschi: e poi...
be', a quel punto nessun personaggio altolocato avrebbe pi potuto
salvarlo. Ogni confacevolezza sarebbe andata a quel paese.
Il personaggio altolocato: Devo confessarle che me la presi molto
con lui quando venni a sapere, pi tardi, che aveva stretto una
relazione amorosa. Eh s, molto. Ora si esagerava. Avrebbe dovuto
sapere quant'era pericoloso e immaginare che noi tutti che lo
proteggevamo - e lui sapeva bene di essere protetto - ci saremmo
trovati in una situazione spiacevole. Perch in quel caso sarebbero
risaliti su su lungo tutta la catena dei protettori. Lei sa bene che
in casi simili non c'era remissione. Bah, comunque finita bene, mi
sono solo spaventato a posteriori e anche di fronte alla signorina...
alla signora Pfeiffer non ho nascosto la mia costernazione per tanta
ingratitudine. S, ingratitudine, io la chiamo cos. Mio Dio, per un
affare di donne! Naturalmente dai miei intermediari ricevevo continue
notizie su come stava e qualche volta sono stato tentato di andarlo a
vedere in occasione di un viaggio di servizio. Ma una tentazione
cui ho saputo resistere sino in fondo. Mi dava gi abbastanza
seccature perch certe volte in tram - non so se coscientemente o no
- provocava la gente. S, arrivavano lagnanze sul suo conto e sulla
sua guardia personale, e von Kahm fu costretto a controllarle. Deve
131

sapere che la mattina presto, in tram, lui cantava, in genere a bassa


voce e a bocca chiusa, ma certe volte cantava proprio, e sa che cosa
cantava? "Un gran stendardo al sol fiammante@ innanzi a noi glorioso
va,@ noi vogliam per esso gi infrante@ le catene alla libert...@"
Le sembra opportuno, un anno dopo Stalingrado, cantare roba simile,
la mattina presto, in un tram sovraffollato, a operai e operaie
tedeschi sfiniti dal poco sonno? O anche solo cantare, data la
gravit della situazione? Immagini che avesse cantato - e sono certo
che, senza alcuna precisa intenzione lo ha anche fatto - versi come:
"Degli sfruttati l'immensa schiera@ la pura innalzi, rossa bandiera.@
O proletari, alla riscossa@ bandiera rossa trionfer@". Come vede,
non per nulla mi chiamano il rosso. Ci furono delle spiacevoli
seccature. Il soldato di guardia venne punito, von Kahm mi telefon
(cosa che non faceva mai) e mi chiese: "Ma che razza di provocatore
mi hai rifilato?" Insomma, riuscimmo a metter tutto a tacere, ma non
le dico le difficolt che abbiamo avuto. Altre bustarelle, altro
richiamo agli ordini ricevuti dal settore "Eserciti stranieri
dell'Est"... Ma poi accadde una cosa tremenda. Un operaio, in tram,
si rivolse a Boris e gli bisbigli: "Coraggio, compagno, la guerra
ormai quasi vinta". Il soldato sent e solo con grandissima
difficolt riuscimmo a fargli ritirare la denuncia: sarebbe costata
la vita, a quell'operaio. No, gratitudine non ne ho raccolta proprio.
Solo seccature.
Risult necessario fare un'altra visita a quel signore che avrebbe
senz'altro il calibro per sostituire Boris nel ruolo del protagonista
maschile: Walter Pelzer, settant'anni, abitante ai margini del bosco
nel suo bungalow giallo-nero. Una parete della casa ornata da
caprioli di metallo fortemente dorato, l'altra da cavalli di metallo
fortemente dorato. Il signor Pelzer ha un cavallo da sella, una
stalla per il medesimo, possiede un'auto (di gran classe), sua moglie
ne ha un'altra (di classe media), e quando l'A' and da lui per la
seconda volta (ci sarebbe tornato ancora), lo trov tutto immerso
nella sua melanconia difensiva, che aveva quasi il carattere del
pentimento. Ecco, uno fa studiare i suoi figli, gli fa imparare
qualcosa: mio figlio medico, mia figlia archeologa - attualmente si
trova in Turchia -, e che cosa ne ricavi? Ti disprezzano l'ambiente
familiare. Nuovo ricco. Vecchio nazista, profittatore di guerra,
opportunista... cos' che non mi dicono! Mia figlia mi parla persino
del Terzo mondo, e io allora le chiedo: Tu che ne sai del primo
mondo? Del mondo dal quale provieni? Ormai ho molto tempo per leggere
e rifletto su varie cose. Guardi Leni, ad esempio, che allora non
voleva vendermi la sua casa perch sospettava di me. Pi tardi l'ha
venduta a Hoyser, e che ti fa quello, d'accordo con quel dritto di
suo nipote? Medita di mandarle lo sfratto perch subaffitta ai
lavoratori stranieri e da gran tempo, ormai, non paga pi
puntualmente l'affitto o non lo paga per niente. Sarebbe mai venuta,
a me, l'idea di sfrattare Leni da casa sua? No, sotto nessun regime
politico. Mai. Non nascondo affatto che Leni mi piacque subito quando
venne a lavorare da me e che non ho mai sottilizzato troppo in fatto
di fedelt coniugale. O lo nascondo, forse? No. Lo nascondo, che sono
132

stato nazista, comunista, che ho approfittato di certi vantaggi


economici che si presentavano nel mio mestiere grazie alla guerra?
No. Se mi passa l'espressione grossolana, ho spolverato dovunque
potevo. Lo ammetto. Ma ho fatto del male a qualcuno, nella mia
azienda e fuori, dopo il 1933? No. S, prima sono stato un po' duro,
lo ammetto. Ma dopo il '33? Non ho fatto male a una mosca. C'
nessuno che possa lamentarsi, di quanti hanno lavorato da me e con
me? No. E infatti nessuno si lamentato. L'unico che avrebbe potuto
lamentarsi era Kremp, ma morto. S, quello l'ho angariato, lo
ammetto, quel fanatico scocciatore che stava per mettermi sottosopra
tutta l'azienda, rovinando per sempre il nostro clima di lavoro. Fin
dal primo giorno che quel russo venne da noi, quell'idiota voleva che
lo trattassimo come un essere inferiore. Cominci con una tazza di
caff che Leni port al russo, durante la pausa della colazione, poco
dopo le nove. Era una giornata freddissima, fine dicembre 1943 o
primi di gennaio '44, e da un po' di tempo si era deciso che toccasse
a Ilse Kremer cuocere il caff. Era infatti quella che meritava
maggior fiducia, glie lo dico io, e quello scemo di Kremp avrebbe
dovuto chiedersi come mai la pi degna di fiducia per un lavoro
simile fosse una vecchia comunista. Ciascuno di noi si portava in un
cartoccio la sua parte di caff in polvere, e gi in quella polvere
c'era non poca provocazione. Alcuni avevano solo del surrogato di
caff, altri avevano delle miscele di 1 a 10, 1 a 8, Leni sempre di 1
a 3, e io certe volte mi sono concesso il lusso del caff puro, certe
volte addirittura caff in chicchi: c'erano dunque dieci cartocci di
caff diversi, dieci piccole caffettiere diverse: data la penuria di
caff in quel tempo, un posto di estrema fiducia per Ilse, perch si
sarebbe mai accorto se lei da ogni cartoccio di buona miscela avesse
prelevato qualche grammo da mettere nella miscela sua, ch'era a volte
pessima? Nessuno, mai. Questo i comunisti lo chiamavano solidariet,
e i nazisti Kremp e Wanft e Schelf se ne sono serviti mica male. Mai
a nessuno sarebbe venuto in mente di affidare la cottura del caff
alla Wanft o alla Schelf o meno che mai a quel cretino integrale di
Kremp: quelli si sarebbero fregato il caff a vicenda. Ma va anche
detto che da Kremp non ci sarebbe stato niente da fregare perch era
troppo scemo e corretto e di solito beveva surrogato puro. E poi
quegli odori, quando il caff veniva versato: a quel tempo sentivamo
subito al fiuto quale caff avesse anche solo un'ombra di caff vero...
e la caffettiera di Leni era appunto quella che aveva il migliore
aroma... e va bene. Se lo immagina l'invidia, l'antipatia, la
gelosia, persino l'odio e i pensieri vendicativi che nascevano gi
alle nove e un quarto, quando si distribuiva il caff? E crede che
all'inizio del '44 la polizia o il partito si sarebbero ancora potuti
permettere di interrogare e denunciare questo e quello per... chiss
come si chiamava... "infrazione dell'economia di guerra"? Quelli
ringraziavano il cielo quando la gente, non importa come, si era
procurata il suo po' di caff. Bene. E allora che ti fa la nostra
Leni, il primo giorno che il russo viene a lavorare da noi? Gli versa
una tazza del suo caff - 1 a 3, ripeto, mentre Kremp si sorbiva la
sua broda insipida -, riempie una sua tazza con la sua caffettiera
personale e la porta al russo, posandola sul tavolo dove lui, i primi
133

giorni, lavorava con Kremp nella squadra che fabbricava l'anima delle
corone. Era una cosa ovvia, per Leni, offrire una tazza di caff a
uno che non aveva n una tazza n il caff... ma crede che si
rendesse conto di quanto fosse politico quell'atto? Notai ch'era
impallidita persino Ilse Kremer: perch quello lo sapeva bene quanto
fosse politico portare a un russo una tazza di caff puro per un
terzo, che col suo solo aroma ti ammazzava tutte le altre miscele
fasulle. Kremp allora che ti fa? Quasi sempre, quando sedeva a
lavorare, si staccava la gamba finta a cui non si era abituato bene.
Dunque, ti stacca la protesi dalla parete, dove l'aveva agganciata bello spettacolo, non le pare, quella gamba finta sempre attaccata al
muro - e fa saltar via la tazza di mano al russo, che ti rimane
scombussolato. Segu quello che credo si chiami un silenzio mortale,
ma anche questo cosiddetto silenzio mortale - cos lo chiamano nella
letteratura, nei libri che leggo adesso ogni tanto - aveva le sue
variazioni: mortale ma di approvazione nella Schelf e nella Wanft,
mortale ma neutrale nella Heuter e nella Zeven, mortale ma pieno di
simpatia nella Hlthohne e in Ilse. Be', spaventati, mi creda, lo
eravamo tutti, tranne il vecchio Grundtsch, che stava accanto a me,
appoggiato alla porta dell'ufficio e rideva. S, aveva un bel ridere,
era considerato un irresponsabile e non aveva molto da temere, bench
fosse un furbo di tre... ma che dico?, di sei cotte. Che cosa ho
fatto? Dalla porta dell'ufficio, tanto ero nervoso, ho sputato nel
laboratorio, e se la cosa esiste e sono riuscito a esprimerla, era
uno sputo assolutamente ironico, che and a cadere molto pi vicino a
Kremp che a Leni. Mio Dio, come spiegare certi particolari
politicamente importanti: che il mio sputo and a cadere pi vicino a
Kremp che a Leni? E come spiegare ch'era uno sputo ironico? Intanto
continua quel silenzio mortale, e Leni che ti fa, mentre regna, be'
diciamo una tensione spasmodica e angosciosa? Che cosa ti fa?
Raccoglie la tazza, ch'era caduta senza rompersi sugli avanzi di
torba in polvere disseminati tutt'intorno, la raccoglie, va al
rubinetto, la sciacqua con cura - in maniera addirittura provocatoria
- e credo che da quel momento decise di essere proprio provocatoria.
Mio Dio, lei sa che a una tazza si pu dare una sciacquatina alla
svelta, magari anche a fondo, ma lei te la lavava come se fosse un
vaso sacro. Dopo di che fece una cosa del tutto inutile: l'asciug
con la stessa cura usando un fazzoletto pulito, poi torn alla sua
caffettiera, vers nella tazza la seconda porzione - sa, era una di
quelle piccole caffettiere a due tazze - e la porta, serafica, al
russo, senza dare neanche un'occhiata a Kremp. E non lo fece in
silenzio. No, disse anche: "Si serva, prego". Adesso toccava al
russo. Lui certo sapeva quanto fosse politica la situazione... un
ragazzo nervoso, ipersensibile, mi creda, di una finezza!... be', pi
d'uno avrebbe potuto farsene dare una fetta, pallido, con quei suoi
buffi occhiali di nichel e quei capelli biondi, sbiaditi, un po'
crespi, sembrava quasi un angioletto quel ragazzo... che cosa ti fa,
che cosa ti fece? Continua quel silenzio mortale, e tutti sentono che
sta per succedere qualcosa di decisivo. Leni ha fatto la sua parte...
e lui? Ebbene, lui accetta il caff e dice forte e chiaro, nel suo
tedesco impeccabile: "Grazie, signorina", e comincia a bere, con la
134

fronte imperlata di sudore. Tenga presente che con ogni probabilit


non aveva pi bevuto da anni una goccia di vero caff o t: gli fece
l'effetto di un'iniezione su un corpo sfinito. Cos, almeno, quel
silenzio mortale, teso da spezzarsi, era fortunatamente finito. La
Hlthohne d un sospiro di sollievo, Kremp brontola qualcosa a
proposito di "bolscevichi... vedova di guerra... caff a un
bolscevico", Grundtsch si fa una seconda risata, io un secondo sputo,
e controllandomi cos poco che quasi quasi ti colpisco la protesi di
Kremp, cosa che sarebbe stata un sacrilegio. La Schelf e la Wanft
sbuffano indignate, gli altri con sollievo. Leni per era rimasta
senza caff, e allora che fa la mia Ilse, la Kremer? Prende il suo
stesso caff, ne versa una tazza e la porta a Leni, e intanto dice
ben chiaro: "Non puoi mica mandar gi il tuo pane senza bere niente",
e anche il caff della Ilse non era poi tanto male. Infatti Ilse
aveva un fratello ch'era un nazista coi fiocchi, con una carica di
rilievo ad Anversa e quello le portava sempre del caff non ancora
tostato... eh gi. Quella fu la battaglia decisiva, per Leni.
Questa scena decisiva di Leni tra la fine del '43 e l'inizio del
'44 parve cos importante all'A', che volle raccogliere molte altre
informazioni in proposito e pertanto and a visitare tutti gli altri
spettatori della scena che fossero ancora in vita. Soprattutto gli
sembrava che Pelzer avesse esagerato nel valutare la lunghezza di
quel silenzio mortale. L'A' del parere che qui si sia fatta della
letteratura e che bisogna chiarire la cosa perch, secondo la sua
opinione ed esperienza, un silenzio mortale non pu mai durare pi
di trenta o quaranta secondi. La Kremer - che tra parentesi non
rinnega affatto il suo fratello nazista e fornitore di caff - valuta
che quel silenzio durasse da tre a quattro minuti; la Wanft:
Ricordo benissimo quella scena, e mi rimprovero ancora adesso che
noi si sia lasciata passar la cosa cos, dando quasi la nostra
approvazione a ci che sarebbe seguito... Silenzio mortale? Silenzio
sprezzante, direi... Quanto durato? Se ci tiene tanto a saperlo, io
direi da uno a due minuti. Eh s, non avremmo dovuto tacere. I nostri
ragazzi a gelare sul fronte, sempre alle calcagna dei bolscevichi
(nel '44 non era pi cos: allora erano i bolscevichi a stare alle
calcagna dei nostri ragazzi: rettifica storica dell'A'), e quello
invece se ne sta al calduccio, e una puttana gli d anche un caff
per un terzo genuino. La Hlthohne: Be', mi sentii gelare la
schiena, avevo veramente i brividi, le assicuro, e mi domandai, come
tante volte in seguito: Ma lo sa, Leni, quello che fa? L'ho ammirata,
ho ammirato il suo coraggio e la naturalezza e la calma incredibile
con cui, durante quel silenzio mortale, ha sciacquato, asciugato
eccetera quella tazza, c'era in tutto questo una... direi una
cordialit e umanit fredda e controllata, accidenti... La durata,
eh? Le dico che fu un'eternit, non importa se fossero tre o cinque
minuti o solo ottanta secondi. Un'eternit, e per la prima volta ho
sentito qualcosa di simile alla simpatia per Pelzer, ch'era
apertamente dalla parte di Leni e contro Kremp... S, quello sputo fu
piuttosto volgare, ma in quel momento era l'unico modo possibile di
esprimersi; e poi non c'era dubbio sul significato: potendo, avrebbe
135

sputato in faccia a Kremp, ma non poteva farlo.


Grundtsch: Avrei avuto una voglia matta di lanciare grida di
gioia: quella ragazza aveva del fegato. Accidenti, ingaggi la
battaglia decisiva sin dall'inizio - magari senza saperlo - eppure
deve averlo intuito: conosceva quel ragazzo da appena un'ora e mezzo,
che lui stava l a trafficare, inesperto, tra quelli che imbastivano
le corone. Nessuno, neppure quel cane da punta della Wanft, avrebbe
potuto sospettarla di avere dei rapporti con lui. Se mi permette una
similitudine militare, dir che Leni si procur un enorme campo di
tiro prima ancora che si cominciasse a sparare. Nessuno poteva dare
un'interpretazione diversa al suo atto: era pura, ingenua umanit, ed
vero che era proibito usarla verso gli esseri inferiori, tuttavia,
sa, persino un tipo come Kremp sentiva che Boris era un essere umano
a tutti gli effetti: aveva un naso, due gambe e persino gli occhiali
sul naso, ed era pi sensibile che tutta la compagnia messa insieme.
Boris, grazie a quel gesto coraggioso di Leni, venne semplicemente
riconosciuto, dichiarato un essere umano: e fu un punto fermo,
nonostante tutte le miserie che sarebbero accadute in seguito. Quanto
durato? Ah, per me passarono almeno cinque minuti.
L'A' si sent in dovere di stabilire in via sperimentale la
possibile durata di quel silenzio mortale. Dato che il laboratorio ora in possesso di Grundtsch - esiste ancora, si poterono effettuare
delle misurazioni: dal tavolo di Leni a quello di Boris, quattro
metri; dal tavolo di Boris al rubinetto, tre metri; dal rubinetto al
tavolo di Leni (dove stava la caffettiera), due metri; altri quattro
metri fino al tavolo di Boris: totale, tredici metri, che
probabilmente Leni percorse con apparente tranquillit, ma certo in
fretta. Purtroppo il colpo alla tazza si pot soltanto simulare, dato
che l'A' non aveva a disposizione n un amputato n la sua protesi;
non ebbe invece bisogno di simulare l'operazione di sciacquare e
asciugare una tazza, di mescere il caff: l'A', per essere proprio
sicuro, ripet l'esperimento tre volte, in maniera da poter stabilire
una durata media. Risultato: primo esperimento, 45 secondi; secondo
esperimento, 58 secondi; terzo esperimento, 42 secondi. Durata media,
48 secondi.
Poich l'A', che a questo punto, in via eccezionale, deve di nuovo
intervenire direttamente, vorrebbe definire questo episodio la
nascita o la rinascita di Leni, per cos dire un'esperienza centrale
della sua vita, ma d'altra parte su di lei non dispone di molto pi
materiale di quanto permetta, al pi, di arrivare alla
ricapitolazione seguente: forse un po' limitata, un misto di
romantico, di sensuale e di materialistico, qualche lettura di
Kleist, pianoforte, una conoscenza dilettantesca, seppur
profondamente radicata, di certi processi secretori, se la si
considera (per la sorte subita da Erhard) un'amante rientrata, una
vedova fallita, per tre quarti un'orfana (madre morta, padre in
carcere); la si giudichi pure a met o del tutto incolta: ebbene,
nessuno pu spiegarsi queste discutibili qualit n la loro
composizione, la naturalezza con cui ag in quel momento che
136

chiameremo insieme l'ora della tazza di caff. Naturalmente Leni si


occupata con affetto commovente di Rahel fino al momento in cui
questa venne seppellita nel giardino del convento, ma Rahel le era
amica, dopo Erhard e Heinrich la creatura che aveva amato di pi in
vita sua. Perch invece quel caff per un uomo come Boris Lvovic,
che lei stessa metteva in una situazione inaudita e pericolosissima,
perch in che situazione veniva mai a trovarsi un prigioniero di
guerra sovietico cui una tedesca ingenua offriva del caff, se lo
accettava come cosa ovvia e (apparentemente) con la stessa ingenuit?
Lo sapeva, Leni, che cos'era un comunista se, a sentire Margret,
forse non sapeva nemmeno che cosa fosse un'ebrea?
La van Doorn, che non ha saputo nulla dell'ora della tazza di
caff (si vede che a Leni non sembrava una cosa tanto importante da
dovergliene parlare), cos come non ne sanno nulla Margret e Lotte,
ne d una spiegazione abbastanza semplicistica: Vede, c'era una cosa
che sempre stata pi che naturale in casa Gruyten: a chiunque si
offriva un caff. Fosse un mendicante, un sonatore girovago, un
vagabondo, una conoscenza d'affari simpatica o no. Non c'era niente
da fare, un caff lo si offriva a tutti. Persino ai Pfeiffer, e vuol
dir qualcosa. E poi - bisogna essere giusti - ad andarci di mezzo
senza scampo sarebbe stata lei, non lui. Questa storia mi ha sempre
fatto pensare alla naturalezza con cui una volta ciascuno riceveva la
sua scodella di minestra alla porta del convento, senza che nessuno
gli chiedesse di che religione era o pretendesse di fargli dire frasi
edificanti. No, Leni avrebbe offerto del caff a chiunque, comunista
o no... credo che ne avrebbe dato uno anche al peggiore dei nazisti.
Niente da fare. Leni, sa, per quanti difetti potesse avere, be'
insomma era una donna generosa, sissignore. Piena di cuore e di
umanit... Solo in un punto, lei sa a che cosa alludo, non era quella
di cui lui aveva bisogno.
A questo punto vorremmo dissipare espressamente e con molta
decisione l'eventuale idea che a cavallo degli anni di guerra
1943-1944 regnasse o fosse anche soltanto possibile, nel laboratorio
di Pelzer, qualcosa di simile alla russofilia, a una simpatia per i
sovietici. L'atto spontaneo di Leni pu avere un apprezzamento
storico solo relativo, anche se individualmente ha un valore
oggettivo. Se si considera che altri (pochi) tedeschi rischiavano e
subivano il carcere, la forca o il campo di concentramento per favori
di gran lunga minori concessi a cittadini sovietici, bisogna
riconoscere che in questo caso non si tratt di una dimostrazione di
umanit consapevole, ma solo relativa - sia dal punto di vista
obiettivo che soggettivo - che possiamo accettare solo tenendo
presente la vita di Leni e la localit storica in cui il fatto
avvenne. Anche se Leni fosse stata un po' meno ignara (qualit che
aveva gi dimostrata nel caso Rahel), avrebbe agito - illazione cui
ci autorizzano fatti e azioni successivi - nello stesso identico
modo. E se Leni non avesse potuto esprimere con un atto materiale appunto l'offerta di una tazza di caff - il suo spontaneo sentire,
forse lo avrebbe manifestato in un goffo, magari infelice
balbettamento di simpatia che avrebbe potuto trovare
137

un'interpretazione pi maligna che non quella tazza di caff


presentata come un sacro calice. Si pu supporre che fosse una gioia
sensuale, per lei, sciacquare e asciugare con cura quella tazza: fin
qui, niente di dimostrativo. Poich in lei la riflessione sempre
venuta dopo i fatti (Alois, Erhard, Heinrich, suor Rahel, suo padre,
sua madre, la guerra), molto pi tardi, quasi escluso che subito
dopo si sia resa conto di ci che aveva fatto. Aveva non solo
regalato, ma offerto solennemente un caff a un cittadino sovietico,
al quale aveva evitato un'umiliazione, infliggendola invece a un
tedesco dalla gamba amputata. Leni, perci, non nacque o rinacque nei
circa cinquanta secondi di quel silenzio mortale: la sua nascita o
rinascita non fu un fatto conchiuso, ma un processo in fieri. Pi in
breve: Leni, ci che faceva, lo sapeva sempre soltanto mentre lo
faceva. Doveva materializzare ogni cosa. Non dovremmo dimenticare che
in quel tempo aveva esattamente ventun anni e mezzo. Era - dobbiamo
ripeterlo - una persona fortemente condizionata dalle sue secrezioni
e perci dalla sua digestione, del tutto incapace di sublimare
checchessia. Sonnecchiava in lei una capacit di immediatezza che
Alois non aveva n scoperta n risvegliata, che Erhard non aveva
avuto o saputo cogliere l'opportunit di risvegliare. Quei, pi o
meno, diciotto-venticinque minuti di appagamento dei sensi che forse
aveva goduto con Alois non l'avevano mobilitata in pieno, perch
anche Alois non era in grado di scoprire il paradosso che Leni era
sensuale, appunto perch Leni non lo era del tutto.
Esistono solo due testimoni del secondo fatto decisivo:
l'imposizione della mano. Bogakov, che ce l'ha gi descritto,
rappresentandone anche le conseguenze secretorie, e Pelzer, l'unica
altra persona che ne sia stata a conoscenza.
Pelzer: Da quel giorno, naturalmente, il russo ebbe sempre il suo
caff da Leni, e, potrei giurarlo, quando lei gli port il caff il
giorno dopo... ma lui non era gi pi nel gruppo di prima, stava gi
al tavolo degli addobbatori finali con la Hlthohne, potrei giurarlo...
be', la cosa non era gi pi ingenua o inconscia, come vuole lei,
perch Leni si guardata ben bene intorno ed stata attenta...
ebbene, come se niente fosse lei gli ha posato la sua mano sinistra
sulla destra, e, anche se dur solo un attimo, lui rimase come
fulminato da una scarica elettrica. Fece un balzo in su come se
volesse salire in cielo. L'ho visto e potrei giurarlo, e lei non
sapeva che io avevo visto, me ne stavo nel mio ufficio, poco
illuminato, e guardavo attentamente fuori perch volevo vedere come
sarebbe continuata la storia del caff. Sa che cosa ho pensato, suona
volgare, lo so, ma noi giardinieri non siamo cos delicati come crede
tanta gente. Ho pensato: Accidenti, quella ci d dentro, mammamia
come ci d dentro, ho pensato, e ho sentito una vera invidia e
gelosia di quel russo. Leni era eroticamente progressista, non le
importava che, secondo la tradizione, tocchi all'uomo prendere
l'iniziativa: lo ha fatto lei, con quell'imposizione della mano. E
anche se, naturalmente, lei sapeva benissimo che lui, nella sua
situazione, non poteva prenderla, l'iniziativa, pure fu una bella
audacia sia erotica che politica, quasi una sfacciataggine.
138

Di entrambi (di Leni attraverso Margret, di Boris attraverso


Bogakov) sappiamo da due testimonianze identiche alla lettera che
presero subito fuoco, e, a quel che ci dice Bogakov, Boris ebbe una
classica reazione da uomo, mentre Leni, a quel che ci dice Margret,
ebbe un'esperienza molto pi bella di quella storia dell'erica che
ti ho gi raccontato.
Pelzer sulle capacit professionali di Boris: Mi creda, io so
conoscere gli uomini: ebbene, ho capito fin dal primo giorno che
Boris, quel russo, era un uomo intelligentissimo, con grandi capacit
organizzative. Non ufficialmente, gi dopo tre giorni era il
sostituto di Grundtsch nel controllo finale del prodotto, e andava
d'accordo con la Hlthohne e la Zeven, che erano praticamente alle
sue dipendenze, ma, s'intende, non dovevano accorgersene. A suo modo
era un artista e aveva capito abbastanza presto qual era la cosa pi
importante: risparmiare materiale. E non si agitava quando c'era
qualche nastro con una scritta che avrebbe dovuto dargli fastidio.
"Per il Fhrer, il popolo e la patria", oppure "Reparto Sa n' 112",
n perdeva la calma dovendo trafficare tutto il santo giorno con
svastiche e aquile naziste. Una volta gli ho domandato, da uomo a
uomo, nel mio ufficio, dove pi tardi gli fu affidato, in posizione
autonoma, l'armadio dei nastri, contabilit compresa: "Boris, mi dica
un po' sinceramente, che effetto le fanno tutte quelle svastiche,
quelle aquile, eccetera?" Lui non esit un attimo a rispondere:
"Signor Pelzer, - mi disse, - spero che non si offender, visto che
me lo chiede cos apertamente, se le dico che c' un certo conforto
non solo a intuire e a sapere, ma persino a vedere che anche i
componenti della Sa sono mortali. Quanto alle svastiche e alle
aquile, mi rendo perfettamente conto di qual la mia situazione
storica". Per me, insieme con Leni, divenne quasi insostituibile,
vorrei dirlo ben chiaro: se non soltanto non gli feci nulla, ma
cercai di favorirlo - e lo stesso vale per Leni - era anche per mia
convenienza. Non sono mai stato un filantropo che viva tra le nuvole,
e nemmeno ho preteso di esserlo. S, quel ragazzo aveva un senso
fantastico dell'ordine e uno spiccato talento organizzativo, e andava
d'accordo con la gente, persino la Wanft e la Schelf, vedendolo
lavorare cos bene, si lasciavano dire qualcosa da lui. Mi creda,
avrebbe fatto strada, quello, in una libera economia di mercato. Be',
certo, era ingegnere e immagino che conoscesse bene la matematica, ma
fu lui il primo a scoprire, bench io mandassi ormai avanti l'azienda
da dieci anni e Grundtsch facesse quel mestiere da quasi quarant'anni...
nessuno di noi lo aveva notato, e nemmeno quell'intelligentona della
Hlthohne se n'era accorta... scopr che gli addetti alla
fabbricazione delle corone erano troppo pochi in confronto col numero
dei decoratori; lui stesso, poi, insieme con la Hlthohne, bastava a
formare un reparto consegne che non potevo desiderarne uno migliore.
Perci, rimpasto. La Zeven di nuovo a fabbricar corone, brontol un
poco, ma la acchetai con un supplemento paga, e la conseguenza fu che
la produzione aument del 12-15 per cento. Si stupisce, ora, che mi
premesse di tenerlo, badando che non gli succedesse niente? C'erano
poi anche i compagni di partito che mi facevano sapere - a volte
139

direttamente, a volte in maniera velata - che stessi attento


all'incolumit di quel tale, che godeva di alte protezioni. Be', non
era poi tanto facile: quel meschino ficcanaso di Kremp,
quell'isterica della Wanft potevano mandare tutto per aria. E
nessuno, neppure Leni e nemmeno Grundtsch, sapevano che nella mia
piccola serra privata avevo destinato a Boris sei metri quadri, con
concimazione speciale, dove coltivavo tabacco, cetrioli e pomidoro.
L'A' deve confessare che, per ci che riguarda i testimoni tuttora
superstiti di quel periodo, ha scelto la via della minor resistenza,
facendo le visite pi frequenti ai testimoni pi accessibili. Poich
la Wanft, dopo la seconda visita, gli gir le spalle in maniera ancor
pi ostentata che dopo la prima, egli la escluse. Siccome invece
Pelzer, Grundtsch la Kremer e la Hlthohne sono ugualmente
accessibili e comunicativi - ma l'ultima qualit un po' ridotta
nella Kremer - la scelta era difficile. Nella Hlthohne lo attirava
il suo impareggiabile t e l'arredamento nitido e di buon gusto,
anche la sua avvenenza curata e ben conservata, oltre alle sue
ostentate simpatie separatiste, estese fino ai giorni nostri; l'unica
cosa che lo faceva un po' esitare era quel minuscolo posacenere e
l'aperta avversione che la Hlthohne dimostrava contro i fumatori
accaniti.
E va bene, il nostro paese (qui s'intende il Land Renania
settentrionale-Vestfalia. L'A') ha il pi alto gettito d'imposte e
soccorre i Lnder meno fortunati. Ma non viene a nessuno l'idea
d'invitar qui i cittadini dei Lnder fiscalmente meno prosperi quelli dello Schleswig-Holstein, ad esempio, o i bavaresi - perch
una volta tanto non inghiottano solo le nostre tasse ma anche la
nostra aria inquinata, quell'aria che una delle ragioni per cui qui
da noi si guadagnano tanti soldi? E bere la nostra lurida,
schifosissima acqua? E se i bavaresi, coi loro laghi pi che puliti,
e quelli dell'Holstein, con le loro coste marine, venissero un po'
qua a fare i bagni nel Reno, di dove uscirebbero incatramati e forse
persino piumati? E poi guardi un po' questo Strauss, la cui intera
carriera fatta di casi non chiariti, dico non chiariti e dico anche
equivoci, perch significa la stessa cosa: guardi un po' come
inveisce contro il nostro paese (la suddetta Renania-Vestfalia.
L'A'), quasi con la bava alla bocca; e perch mai? Be', perch qui
siamo un po' pi progressisti. Quello bisognerebbe costringerlo ad
abitare tre anni, con moglie e figli, a Duisburg o a Dormagen o a
Wesseling, perch sappia di dove vengono i soldi e come si
guadagnano: i soldi che lui incassa e che poi copre ancora di
vituperi perch qui abbiamo un governo regionale che, certo, non
l'ottava meraviglia, ma almeno non Cdu e di Csu, poi, non ne ha
nemmeno un filo: capisce che cosa voglio dire? Perch dovrei avere
"senso di appartenenza", me lo sa dire? L'ho fondato io, il Reich
germanico, sono mai stata favorevole alla sua fondazione? No. Che ci
riguarda, a noi, il Nord, il Sud, il Centro? Pensi solo a come siamo
entrati in questa bella compagnia. Grazie soltanto ai maledetti
prussiani: e noi che ci abbiamo a che fare, con quelli? Chi ci ha
venduti nel 1815? Forse noi stessi? Lo abbiamo mai voluto, c' stato
140

qualcosa di simile a un referendum? No, le ripeto. Venga, venga, il


signor Strauss, a bagnarsi nel Reno, a respirare a Duisburg: ma
quello se ne resta nella sua salubre aria bavarese e si arrabbia come
un tacchino appena si mette a cianciare "del Reno e della Ruhr". Che
cosa abbiamo da spartire, noi, con simili provincialotti equivoci?
Non ne abbiamo abbastanza, noi, di gente equivoca? Ci rifletta un
po'! (L'A' promise di farlo). No no, io sono e rimango separatista,
mettiamoci pure un paio di vestfalici, se proprio non se ne pu fare
a meno, ma che cosa ci portano, quelli? Clericalismo, ipocrisia e
forse un po' di patate... non so bene che cosa coltivino, n
m'interessa... e va bene, anche campi e foreste, ma mica me li posso
portare a casa, quelli restano dove sono: ma non discutiamo,
mettiamoci pure anche un po' di Vestfalia. Ma non di pi. Quelli sono
sempre offesi, si sentono posposti, fanno un sacco di grane e di
manfrine per la "proporzione di durata dei programmi" e simili
baggianate. Non ci procurano che grattacapi. Quello che c' di
magnifico, in Leni, che cos renana. E le dir una cosa, che
certo le sembrer buffa: Boris mi pareva pi renano degli altri,
escluso Pelzer, che aveva proprio quel misto di criminalit e di
umanit che possibile solo dalle nostre parti. S s, vero, non
ha fatto del male a nessuno, semmai proprio a Kremp, quello te lo
vessava a ogni occasione, e siccome Kremp era nazista si potrebbe
pensare che Pelzer non fosse un opportunista, ma proprio qui
l'errore: dati i rapporti di maggioranza era pi che opportuno
vessare unicamente Kremp, perch Kremp era antipatico a tutti,
perfino alle altre due naziste, era semplicemente un tipo
insopportabile, che stava dietro alle donne in maniera sgradevole.
Eppure devo fare uno sforzo per rendergli giustizia: era molto
giovane, aveva perso la gamba fin dal 1940, quando aveva vent'anni.
Chi di noi vorrebbe scoprire o farsi spiegare che tutto sommato fu o
un sacrificio inutile? Ricordiamoci anche che nei primi mesi quei
ragazzi sono stati festeggiati come eroi e assediati dalle donne; ma
poi, quanto pi durava la guerra, una gamba di meno divenne una cosa
sempre pi quotidiana e banale, e a un certo punto quelli che avevano
due gambe si trovavano avvantaggiati rispetto a quelli che ne avevano
una sola o nessuna. Io sono una donna moderna, progressista, ed
cos che mi spiego lo status sessuale ed erotico e la condizione
psicologica di quel ragazzo. Mio Dio, che cos'era mai, ai primi del
'44, uno con la gamba amputata? Nient'altro che un disgraziato con
una pensione da fame. E poi immagini un po' come dev'essere quando
uno di quelli, al momento sessuale decisivo, si sfibbia la gamba.
Orribile, per lui e per la sua partner, foss'anche una prostituta.
(Oh, quel suo t delizioso! L'A' pu considerare una dichiarazione di
simpatia il fatto che, alla sua terza visita, il posacenere avesse
ormai assunto le dimensioni di una sottocoppa per tazzina da caff?
L'A'). E poi c'era quel sanissimo Pelzer, un classico esempio di mens
sana in corpore sano, cosa che si trova solo nei criminali, cio in
persone assolutamente prive di coscienza. La mancanza di coscienza
rende sani, creda a me. Quello non si lasciava sfuggire un affare,
neanche uno. Coi soldati che ogni mattina accompagnavano Boris e
venivano a ritirarlo la sera lui trafficava en passant in cognac,
141

caff e sigarette, perch quelli quasi ogni settimana accompagnavano


le tradotte in Francia o in Belgio e riportavano casse di cognac,
sigarette e caff, anche stoffa; da quelli si potevano persino
ordinare delle armi, proprio come in un negozio. Uno di loro, di nome
Kolb, gi piuttosto anziano e un po' sporco, una volta mi port da
Anversa del velluto per tutto un vestito; l'altro si chiamava Boldig
ed era pi giovane, un nichilista allegro come se ne producevano a
dozzine a partire dall'inizio del '44. Un ragazzo sveglio, sa, con un
occhio di vetro e una mano di meno, un bel po' di decorazioni sul
petto: ebbene, con molto cinismo puntava a suo favore il suo occhio,
la sua mano mancanti e l'argento che aveva sul petto, cos come si
puntano le fiches al tavolo da giuoco. Quello l di "Fhrer, popolo e
patria" se ne infischiava persino pi di me, perch in fondo, se del
Fhrer potevo farne volentieri a meno, io sono per una patria renana,
per il popolo renano. Ebbene, quello l non aveva scrupolo di
andarsene un momentino nella serra con la Schelf, che dopo Leni era
la pi appetitosa di noi, e l, come diceva lui stesso, "cacciavano
insieme un topolino" o "sentivano cantare una cincia", anche se il
pretesto era di farsi scegliere un po' di fiori col permesso di
Pelzer. Ne aveva, lui, di nomi per quell'operazione. Non che fosse
antipatico, no, ma solo di un cinismo e nichilismo che faceva un po'
orrore. Era lui, poi, che cercava di rincuorare un po' Kremp, ogni
tanto gli rifilava una sigaretta o altro, gli batteva sulla spalla e
diceva lo slogan che cominciava a circolare in quel tempo: "Goditi la
guerra, camerata, perch la pace sar terribile. L'altro invece,
Kolb, era un essere ripugnante, sempre pronto ad allungar le mani.
Quanto a Pelzer, per dirla in termini moderni: data la situazione del
mercato funerario venne a crearsi una borsa nera per tutto, corone,
nastri, fiori, casse da morto; per le corone destinate agli eroi e
alle vittime dei bombardamenti il materiale veniva assegnato
d'autorit. Chi avrebbe mai seppellito i suoi cari defunti senza una
corona? E siccome morivano sempre pi soldati e anche civili, alla
fine le casse da morto non solo vennero usate pi di una volta, ma
divennero una pura simulazione: il morto, cucito - in seguito
soltanto avvolto - dentro un telone, pi tardi in tela da sacco,
attraverso una specie di botola cadeva, pi o meno nudo, dentro la
nuda terra; la cassa di parata restava l per un po' di tempo, ci si
buttava persino sopra un po' di terra, ma appena gli afflitti
superstiti, gli sparatori a salve, il borgomastro e i gerarchi...
be', diciamo: appena l'"inevitabile accompagnamento funebre", come lo
chiamava Pelzer, si era allontanato tanto da essere fuori vista, la
cassa fasulla veniva ritirata, ripulita, un po' lustrata e la fossa
riempita in gran fretta: in fretta, sa, come nei funerali ebraici.
Veniva voglia di dire: Avanti un altro, come dal parrucchiere. Non ci
volle molto perch a Pelzer, che veniva a perderci il noleggio della
cassa da morto e tutti gli addobbi accessori, nascesse l'idea che in
fondo anche le corone si potevano usare pi volte, e questa duplice,
triplice, a volte quintuplice utilizzazione delle corone non era
possibile senza corrompere e farsi aiutare dai guardiani del
cimitero. Il numero delle riutilizzazioni dipendeva naturalmente
dalla stabilit del materiale usato per l'anima della corona e per il
142

verde: inoltre era un'occasione per esaminare attentamente il modo


con cui lavorava o abborracciava la concorrenza. Questo,
naturalmente, richiedeva organizzazione, complicit e una certa
segretezza - cosa che Pelzer poteva aspettarsi solo da Grundtsch, da
Leni, da me e dalla Kremer - e non lo nego: gli abbiamo tenuto mano.
A volte ti arrivavano, da qualche fiorista di campagna, delle corone
proprio di qualit anteguerra. Perch nessuno se ne accorgesse,
questo lavoro veniva chiamato "riassetto". Si andava fino ai nastri.
Pelzer alla fine cominci a manipolare la clientela fin
dall'ordinazione in modo che le scritte divenissero sempre meno
individuali, cosa che accresceva le possibilit di riutilizzare i
nastri. Scritte come "Il babbo, la tua mamma" si possono usare
relativamente spesso, in tempo di guerra, e persino una scritta tutto
sommato individuale come "Il tuo Konrad" o "La tua Ingrid" ha qualche
possibilit di tornar utile, che si stira il nastro, si rinfrescano
un po' i colori e i caratteri e si rimette il nastro nell'armadio, in
attesa che un altro Konrad o un'altra Ingrid abbiano di nuovo da
piangere la morte di qualcuno. La frase preferita di Pelzer, in quel
tempo come in ogni tempo era: Tutto fa brodo. Finalmente a Boris
venne un'idea che si dimostr molto vantaggiosa: data la sua
conoscenza, immagino, della letteratura d'appendice tedesca, pens di
reintrodurre una vecchia scritta funebre: "Non ti scorderemo mai".
Be', divent quello che oggi si chiamerebbe un best-seller, e un
nastro cos si poteva utilizzare finch davvero non c'era pi modo di
rinfrescarlo e di stirarlo. Conservavamo persino scritte estremamente
individuali come "La tua Gudula".
La Kremer, su tale argomento: S, vero, ho collaborato anch'io.
Facevamo dei turni speciali, per non dar nell'occhio. Pelzer diceva
sempre che non era una profanazione, che li recuperava dalla
spazzatura. Be', a me non interessava. Ci si guadagnava uno
straordinario niente male, e in fondo che male c'era? A chi serve una
corona da morto, se deve marcire tra la spazzatura? Ma alla fine ci
fu una denuncia per violazione di sepolcro e sciacallismo, perch
c'era stata gente che si stupiva, tornando due o tre giorni dopo, a
non trovar pi la sua corona sulla tomba. Ma qui, una volta ancora,
Pelzer si comport bene, ci tenne completamente fuori dalla faccenda,
and da solo all'udienza, prese tutta la colpa su di s, discolp
perfino Grundtsch e, come venni a sapere da un conoscente, seppe
giostrare molto bene con quel fantoccio nazionale soprannominato "Lo
Sprecone", ammise "qualche piccola irregolarit", offr mille marchi
per un convalescenziario. Disse - non era un vero tribunale, ma solo
una commissione corporativa e pi tardi un giur d'onore in seno al
partito - disse, come mi rifer un conoscente: "Signori, compagni e
compagne di partito, io combatto su un fronte che alla maggior parte
di voi sconosciuto. Ebbene, sui fronti che molti di voi conoscono
meglio di me, non si chiude un occhio, di tanto in tanto?" Be', dopo
quest'esperienza non l'ha pi fatto per parecchio tempo, cio sino
alla fine del '44: allora il caos era gi tale che nessuno badava pi
a cose secondarie come corone da morto e nastri.
Vii
143

Poich gl'inviti del vecchio Grundtsch erano tanto cordiali quanto


sempre validi, l'A' and da lui pi volte di seguito, godette con lui
la pace veramente celestiale che regna nelle tarde serate di fine
estate in un cimitero ormai chiuso, e le citazioni letterali di
Grundtsch che ora riferiremo sono il risultato complessivo di circa
quattro sedute che cominciarono e finirono tutte in perfetta armonia.
Durante queste sedute, la prima delle quali ebbe luogo su una
panchina sotto un sambuco, la seconda su una panchina sotto un
oleandro, la terza su una panchina sotto un gelsomino, la quarta su
una panchina sotto un cespuglio di citiso (il vecchio Grundtsch ama
variare e afferma di avere a sua disposizione altre panchine sotto
altri cespugli), fumammo tabacco, bevemmo birra, certe volte tendemmo
l'orecchio ai lontani e ormai quasi simpatici rumori della strada.
Riassunto della prima visita (sotto il sambuco): C' proprio da
ridere a sentire il nostro piccolo Walter che parla di opportunit
economiche. Quelle le ha sempre colte al balzo, gi a diciannove
anni, durante la prima guerra mondiale, quand'era in una di quelle
compagnie addette al materiale bellico. Che cosa fanno? Be', diciamo
che, una volta finita la battaglia, sgombrano il campo. Perch c'
sempre una quantit di roba che pu servire all'esercito: elmetti
d'acciaio, fucili, mitragliatrici, munizioni, persino cannoni, viene
raccolta ogni borraccia, ogni moneta perduta, ogni cinturone eccetera...
e naturalmente ci sono anche i morti, e i morti, in genere, hanno
qualcosa in tasca: fotografie, lettere, portafogli con dentro, a
volte, del danaro, e un compagno d'armi del piccolo Walter mi ha
raccontato che quello non arretrava di fronte a nulla, nemmeno di
fronte ai denti d'oro, non importa di che nazionalit fossero. Quella
volta, poi, fu la prima che si videro spuntare gli americani sui
campi di battaglia europei, e il nostro piccolo Walter dimostr per
la prima volta, sui cadaveri, quello che lui chiama il senso degli
affari. E' chiaro ch'era proibitissimo, ma la gente - spero che lei
non sia di quelli - quasi sempre commette l'errore di credere che ci
che proibito non si fa. Be', proprio questo il forte di Walter:
lui se ne frega delle prescrizioni e delle leggi, sta solo attento a
non farsi sorprendere. Insomma, il ragazzo torn gi a casa dalla
prima guerra mondiale con un suo bel gruzzoletto: aveva diciannove
anni e un bel pacco di dollari, di sterline, di franchi belgi e
francesi, oltre che un bel pacco d'oro. Dimostr il suo senso degli
affari dimostrando il suo fiuto straordinario per gl'immobili, per
terreni con e senza case, quelli che preferiva erano i terreni ancora
liberi, non per coltivarci i fiori ma per costruirci su edifici, ma
al caso li prendeva anche gi murati. A quel tempo, dollari e
sterline erano utilissimi, e i campi ai margini della citt costavano
poco: e cos, uno iugero qui, uno iugero l, il pi vicino possibile
alla strada principale di attraversamento, e qualche casetta di
artigiani e commercianti falliti al centro della citt. Poi il nostro
piccolo Walter se ne and a dedicarsi a un lavoro di pace, se vuole:
esumava soldati americani e li metteva in casse di zinco per il
trasporto in America. C'era parecchio da cavarne fuori, tanto in via
legale che in via illegale, perch anche gli esumati, a volte, hanno
144

dei denti d'oro. Gli americani, con le loro fobie igieniche, pagavano
quel lavoro in maniera fantastica, ed eccoti, un'altra volta, molti
dollari legali e illegali in un tempo che di dollari ne vedeva pochi
e il nostro ometto si fa un altro paio di terreni, appezzamenti
minuscoli, ma stavolta proprio nel cuore della citt, dov'erano
falliti piccoli negozianti di alimentari e artigiani.
Riassunto del colloquio sotto l'oleandro: Walter aveva quattro
anni quando io, che ne avevo quattordici, andai a imparare il
mestiere dal vecchio Pelzer, e noi tutti, anche i suoi genitori, lo
chiamavamo Walterchen (Valterino), e questo gli rimasto. Erano
brava gente, i suoi genitori, lei un po' troppo devota, sempre in
chiesa eccetera, lui un pagano convinto, se ha un'idea di che cosa
volesse dire nel 1904. Naturalmente aveva letto Nietzsche, leggeva
Stefan George, era non proprio un sognatore, ma certo un po' tra le
nuvole; gli affari non lo interessavano molto, solo la coltivazione,
gli esperimenti fatti in base a nuove formule: cercava non solo il
famoso fiore azzurro, ma anche quello nuovo, fece parte fin
dall'inizio della Jugendbewegung (1), dove trascin anche me. Ancor
oggi posso cantarle tutte le strofe della canzone I lavoratori. E
Grundtsch cant: Chi scava l'oro?@ Chi martella il bronzo e il
sasso?@ Chi tesse panni e seta?@ Chi cura il grano e l'uva?@ Chi ai
ricchi d alimento@ e vive nello stento?@ Sono i lavoratori@ il
proletariato!@ Chi sgobba e suda e pena@ dall'alba fino a sera?@ Chi
agli altri d ricchezza@ e ogni comodit?@ Chi manda avanti il mondo@
ma il gran diseredato?@ Sono i lavoratori@ il proletariato!@
Be', ragazzo di quattordici anni lasciai il pi miserabile di
tutti i villaggi dell'Eifel per andar a imparare il mestiere da
Pelzer. Lui mi ha destinato una cameretta nella serra, con un letto
un tavolo una sedia, proprio vicino alla stufa - mi dava da mangiare
e un po' di soldi - e lui stesso non aveva pi da mangiare n pi
soldi di me. Eravamo comunisti senza conoscere quella parola n saper
bene che cosa fosse. La moglie di Pelzer, Adelheid, mi mandava dei
pacchi quando dovetti fare il servizio militare, tra il 1908 e il
1910. E sa dove mi hanno spedito? Ma a casa mia, naturalmente, a
Bromberg. Ma io dove andavo quand'ero in licenza? Non al paese, in
quella topaia dominata dai preti, ma da Pelzer. Be', Walterchen,
all'aperto e nella serra stava sempre a giocarci tra i piedi, un bel
ragazzino, calmo, non affettuoso, non scostante. A pensarci bene, sa
che cosa lo faceva cos diverso da suo padre? La paura. Walterchen
aveva paura. C'erano sempre grane con ufficiali giudiziari e cambiali
in protesto, e un paio di volte noi assistenti abbiamo raggranellato
i nostri pochi risparmi per evitare il peggio. Il giardinaggio non
mai stato un grande affare, lo diventato solo adesso, che la mania
dei fiori si abbattuta sull'Europa intera. E Heinz Pelzer, intanto,
sempre a dar la caccia al suo fiore speciale. Pensava che i tempi
nuovi avessero bisogno di un fiore nuovo, immaginava qualcosa di
assurdo che non ha trovato mai, bench per anni e anni, col fare
misterioso di un inventore, abbia continuato a trafficare, concimare,
tagliare, innestare tra vasi e aiuole: non gli venivano che tulipani
degenerati o rose pervertite, insomma dei brutti bastardi. Be', e
Walterchen, quando a sei anni cominci ad andare a scuola, aveva in
145

testa una parola sola: "ziario", abbreviatura di ufficiale


giudiziario. "Mamma, oggi viene il ziario? Pap, viene di nuovo il
ziario, oggi? Paura, le dico: la paura che ha fatto di lui quello
che . Naturalmente fece fiasco agli studi superiori, si ferm alla
quarta ginnasio e poi subito a imparare il mestiere, un bel grembiule
verde e fuori. Fu nel 1914 e, se vuol sapere come la penso, le dir
che il 1914 non fu soltanto la fine della carriera ginnasiale di
Walter, ma di tutto, di tutto. Io avevo ventiquattr'anni e so che
cosa dico: fu la fine di ogni specie di socialismo in Germania.
Finis. Pensare che quegli idioti si siano lasciati far fessi cos da
quel loro stronzo d'un Kaiser sdolcinato! Lo ha capito bene anche
Heinz, il padre di Walter, e ha finito per rinunciare ai suoi
esperimenti dilettanteschi. Dovette ancora andare al fronte, come me,
e tutti e due, davvero sa, siamo diventati sergenti per rabbia, per
furore, per tristezza. Li odiavo, quelle reclute-conigli che venivano
sotto le armi, bene educati, sottomessi, fregati in tutti i sensi. Li
odiavo e li ho torniti ben bene. S, sono diventato sergente, e a
mucchi, a battaglioni, dalla caserma di Hacketuer, ch'era precisa
identica a quella di Bromberg, ma identica fin nei particolari (tanto
che lei avrebbe potuto trovare la fureria della terza compagnia anche
dormendo, tale e quale come a Bromberg), a mucchi li ho addestrati e
spediti al fronte. In tasca, dentro il portafoglio, avevo una piccola
fotografia di Rosa Luxemburg. Me la sono portata dietro come un
santino, e alla fine era consumata come un santino. Ebbene, ma poi
non feci parte dei consigli dei soldati, no: per me la storia tedesca
era finita nel 1914; e poi i signori socialdemocratici hanno
ammazzato o fatto ammazzare Rosa Luxemburg... e poi and in guerra
perfino il nostro Walterchen, e forse fece l'unica cosa ragionevole:
raccogliere denti d'oro, incassar dollari. Sua madre, Adelheid, era
una cara donna, un tempo era stata persino carina, ma poi era
inacidita prestissimo: il naso rosso, a punta, e intorno alla bocca
quella piega acida, amara che nelle donne non posso sopportare.
L'avevo visto in mia nonna, in mia madre, belle facce diventate
soltanto dolore, soltanto acidit, e sempre a dare ascolto a 'sti
maledetti preti e la mattina subito alla prima messa e al pomeriggio
dgli col rosario e la sera ancora il rosario... Be', noi ci si
doveva andare abbastanza spesso in chiesa o nella cappella del
cimitero perch avevamo messo su un noleggio di palme in vaso e roba
simile, e allora le relazioni che Adelheid aveva col clero ci
tornavano molto comode quando c'erano feste di associazioni,
anniversari di aziende e cos via... Per me, avrei sputato volentieri
sull'altare, se non lo facevo era solo per rispetto ad Adelheid. Poi
Heinz cominci anche a bere... Be', non mi stupisco che Walterchen
fosse quasi sempre fuori casa, dissotterr cadaveri di americani, poi
per mezz'anno and tra i volontari, credo in Slesia, poi si ferm per
un certo tempo in citt, cominci a fare il pugile professionista, ma
non and lontano, fece anche un po' il magnaccia - prima con puttane
d'infima categoria, di quelle che lo fanno per una tazza di caff da
20 pfennig, poi con quelle un po' pi su - e poi, certo, poi divent
comunista, proprio con la tessera, ma neanche l dur tanto. Mai che
parlasse molto, e non lo preoccupava affatto che i suoi immobili
146

rendessero poco, il giardiniere non l'ha fatto mai perch ci si


sporca le mani e lo sporco ti entra a fondo nelle pieghe della pelle,
mentre il nostro Walterchen sempre stato un figurino e ci teneva
all'igiene: ogni mattina un po' di marcia, poi la doccia, calda e
fredda, la colazione che gli davano a casa era troppo misera, per
lui, un caff ch'era una brodaglia, marmellata ai quattro frutti,
niente, andava subito in qualche caff di puttane e l si faceva dare
delle uova, un caff come Dio comanda e un cognac... tutta roba che
pi tardi pagavano quelli che si facevano le ragazze. E naturalmente,
appena possibile, la sua macchina personale, anche se era solo una
Hanomag.
Riassunto del colloquio sotto il gelsomino: Coi suoi genitori
sempre stato carino, ma davvero sa, direi quasi che li ha amati sul
serio. Mai una parola dura con sua madre, nemmeno uno sfott, e s
che Adelheid diventava sempre pi bisbetica, morta di quello, non
di crepacuore, una donna inacidita, peccato... ai suoi tempi era
stata graziosa, fiorente; nel 1904, quando entrai nella ditta, era
decisamente allegra e appetitosa. Pi tardi, quando Walter ogni tanto
veniva con noi a distribuire le palme in tinozza, bisognava vedere
come faceva la genuflessione davanti all'altare, come immergeva la
mano nell'acquasantiera... sembrava una pittura. Poi, nel '32, ader
alla Sa e agli inizi del '33 prese parte alle cacce che allora si
facevano contro uomini politici in vista, per non ne ha accoppato
nessuno, li pelava soltanto e poi li rimetteva in libert in cambio
di soldi e gioielli. Deve avergli fruttato molto perch arriv subito
un'automobile nuova, vestiti nuovi, e ormai si potevano comprare a
basso prezzo dei terreni di ebrei, un po' di campagna qui, un'area
fabbricabile l, quello che lui chiama essere "stato un po' duro".
E a un tratto non era pi altro che un signore distintissimo, pulito,
con le unghie curate, spos nel '34, naturalmente per danaro, la
figlia di Prumtel, Eva, sa, una di quelle ragazze che hanno sempre
grandi ideali; non era male, solo un tantino isterica; suo padre
aveva un ufficio dove ti facevano credito con restituzione rateale,
pi tardi alcune agenzie di prestiti su pegno... e sua figlia,
intanto, leggeva Rilke e sonava il flauto. Be', anche lei port in
dote alcuni terreni e in pi qualche bel pacchetto di soldi. Dopo il
'34 divent Sturmfhrer onorario, ma si tenne fuori dalle sozzerie,
anche dalle brutalit, questo bisogna dirlo: non era brutale, solo
avido di immobili. Il curioso che, quanto pi si arricchiva, tanto
pi diventava umano, non ha allungato le mani nemmeno durante la
notte di cristallo. Ormai stava solo nei caff-concerto, andava
all'opera, naturalmente c'era abbonato, fece dei figli, due veri
tesori che lui idolatrava, Walter e la piccola Eva; poi, nel '36,
quando Heinz tir le cuoia a forza di bere, consunto, amareggiato,
lui divent padrone dell'azienda e io diventai il suo gerente, date
le grandi ordinazioni che ci faceva il partito cominciammo a
fabbricar corone, lui mi regal quella parte del giardino che ancor
oggi mia: un uomo generoso, bisogna dire, e mai una parola cattiva
o che si dimostrasse gretto. La baracca cominci a prosperare, quando
Heinz e la povera Adelheid furono sottoterra.
Riassunto del colloquio sotto il cespuglio di citiso: C' gente
147

che pensa che persino un nazista abbia diritto di sentirsi offeso se


si dice che Walter era nazista. Walter cambi verso la met del '44,
quando cominci quella storia con Leni e il russo. Per telefono o
direttamente gli raccomandarono caldamente quei due. Cambi in questo
senso, Walter: che cominci a riflettere. Lo sapeva anche lui, ormai,
che la guerra era perduta e che, dopo la guerra, non sarebbe stato
niente male per lui se avesse trattato bene quel russo e l'ex
signorina Gruyten. Per: quanto tempo sarebbe ancora durata, la
guerra? Era il problema che ci faceva impazzire tutti: sopravvivere
ancora quei pochi mesi, dove a ogni momento t'impiccavano o ti
fucilavano qualcuno; caro lei, non si era pi sicuri n come nazisti
n come antinazisti, e porco cane, quanto tempo ci voleva prima che
gli americani, da Aquisgrana, arrivassero finalmente al Reno! Dur
ancora circa sei mesi. Credo che Walterchen, ch'era un uomo sano e
posato e idolatrava i suoi due bambini, abbia conosciuto allora una
cosa che non aveva mai conosciuto prima: il conflitto interiore.
Viveva l fuori nella sua villa, aveva due cani molto ben tenuti,
quei bambini cos graziosi, la sua macchina e sempre pi terreni.
Quelli vecchi li aveva venduti per costruirci su case popolari e
caserme, ma non facendosi pagare in contanti, no, i soldi lo
interessavano meno, quello che gli premeva erano i valori reali;
ebbene, si era fatto pagare in terreni, il doppio, il triplo di
quello che cedeva, terreni un po' pi fuori della citt. Perch lui
era un ottimista. Curava scrupolosamente il suo corpo, ogni mattina
continuava a farsi la sua marcia attraverso il verde, la sua doccia,
la sua ricca colazione, adesso a casa sua, e quando capitava in
chiesa sapeva ancor sempre o aveva di nuovo imparato a fare una
genuflessione ch'era un modello o un rapido segno di croce. C'erano
per quella Leni e quel Boris, e lui li vedeva di buon occhio, erano
i suoi migliori dipendenti, erano protetti da potenze superiori,
potenze che lui non conosceva, per c'erano anche altre potenze
superiori che non ci mettevano tanto a impiccarti, a fucilarti o a
spedirti in campo di concentramento. Ora per vediamo di non far
sorgere equivoci: non pensi che Walterchen, a un tratto, abbia
scoperto in s quel corpo estraneo che a certuni noto col nome di
coscienza, o che all'improvviso, tremante di paura o di curiosit, si
sia accostato a quella parola o a quel continente per lui tuttora
sconosciuto che, di tanto in tanto, si chiama morale. No. No. Mai
combattuto all'interno, ma qualche volta all'esterno (perch ci
furono anche delle grane, con lui e a causa sua, al partito o nelle
Sa), era arrivato alla ricchezza. Pi di una volta si era trovato in
difficolt, dai tempi che raccattava materiale di guerra sui campi di
battaglia fin quando lasciava liberi degli uomini politici in vista,
nel '33, in cambio di soldi e gioielli di famiglia. Lo avevano
denunciato, di fronte al partito e ai tribunali normali, soprattutto
quando esager a riutilizzare corone e nastri. Difficolt a iosa, che
lui seppe sfidare, affrontare, vincere a sangue freddo, mettendo in
risalto l'importanza nazionale ed economica della sua attivit come
combattente indefesso contro quel nemico nazionale che si chiamava
"Lo Sprecone". Difficolt, certo, ma non fu mai in conflitto con se
stesso su ci che gli era utile. Lui se ne faceva un baffo degli
148

ebrei come dei russi, dei comunisti, dei socialdemocratici o di


chiunque altro. Ma come comportarsi ora che certe potenze superiori
si opponevano ad altre, che per di pi Boris e Leni gli erano
simpatici e - guarda caso! - persino vantaggiosi? Non glie ne
importava niente, a lui, che la guerra fosse perduta, la politica lo
lasciava altrettanto freddo della "lotta del popolo tedesco per il
proprio destino": ma, accidentaccio, chi poteva mai dirgli, nel
luglio del '44, quante eternit mancassero alla fine della guerra?
Era convinto che ormai fosse il caso di puntare sulla guerra perduta,
ma quando si doveva, si poteva ormai puntarci apertamente?
A questo punto sembra opportuno ricapitolare un poco, e porre anche
alcune domande cui dovr rispondere lo stesso lettore. Per prima cosa
i particolari statistici ed esteriori. Chi immagina Pelzer come un
fumatore di sigari un po' lercio si sbaglia. Pelzer era (ed ) molto
lindo, vestito da un buon sarto, portava e porta tuttora cravatte di
moda che, anche se ha settant'anni, gli stanno ancora bene. Fumava
sigarette, era ed un vero signore, e se anche in un'occasione lo
abbiamo descritto in atto di sputare, bisogna aggiungere che per
sputa di rado, quasi mai, e nel caso da noi riferito quel suo sputo
aveva una funzione storica, forse stava anche a indicare per chi egli
parteggiasse. Abita in una villa che lui non chiama cos. E' alto m
1,83, pesa - a quanto dice suo figlio, che medico e lo cura - 78
kg, ha capelli molto folti, un tempo scuri, ora appena brizzolati.
Dobbiamo davvero considerarlo il classico esempio della mens sana in
corpore sano? Ha mai conosciuto la s', le l' e il p'? Bench il suo
Essere paia perfettamente sicuro di s, nessuno degli otto aggettivi
citati nel passo dedicato al r' si potrebbe riferire al r' suo, e se
di tanto in tanto egli sorrideva, non era certo un sorriso
paragonabile a quello della Monna Lisa o del Buddha. Se lo si
considera un uomo che non teme i conflitti esterni, non conosce
quelli interiori, che nel 1944 ha compiuto quarantaquattro anni senza
aver mai conosciuto un conflitto interiore, che ha quintuplicato
l'azienda di suo padre, che di tutto sa "far brodo, bisogna
rendersi ben conto del fatto che all'et relativamente avanzata di
quarantaquattro anni venne scaraventato fuori, per la prima volta,
dalla suddetta sicurezza di s, e costretto ad addentrarsi, non senza
timore, in una terra sconosciuta.
Se poi aggiungiamo una delle sue qualit pi spiccate, cio una
sensualit quasi sconveniente (le sue abitudini, in fatto di prima
colazione, s'identificavano perfettamente con quelle di Leni), si pu
immaginare in che conflitto egli si sia venuto a trovare dalla met
del '44 in poi. Se poi aggiungiamo anche un'altra qualit spiccata di
Pelzer, cio un vitalismo quasi altrettanto sconveniente, si pu
immaginare in che conflitto si sia venuto a trovare dopo il luglio
del '44. L'A' venuto in possesso di un'importante e
particolareggiata comunicazione che pu caratterizzare il
comportamento di Pelzer verso la fine della guerra. Il 1o marzo 1945,
pochi giorni prima che gli americani entrassero in citt, Pelzer
dichiar, con lettera raccomandata, che si dimetteva dal partito e
dalla Sa, si distanziava dai crimini di quell'organizzazione, si
149

autodefiniva (della copia autenticata della lettera si pu prendere


visione presso l'A') un tedesco onesto, ch'era stato ingannato e
sedotto. In effetti, la sera precedente l'ingresso degli americani,
Pelzer deve aver trovato un ufficio postale tedesco ancora in
funzione o almeno un funzionario postale tedesco autorizzato a
rilasciare una ricevuta. Tale ricevuta, infatti, anche se deturpata
da un'aquila hitleriana, si trova agli atti. Perci, quando
arrivarono gli americani, Pelzer pot dichiarare in tutta verit di
non essere iscritto ad alcuna organizzazione nazista. Cos ebbe una
licenza per esercitare la floricultura e la fabbricazione delle
corone funebri, dato che anche allora, sebbene in misura assai
ridotta, si continuava a seppellir gente. Il commento di Pelzer
sull'attualit permanente del suo mestiere: Per morire si muore
sempre.
Per intanto, per, deve ancora superare, in condizioni sempre pi
difficili, un intero anno di guerra, e per prima cosa, quando gli si
chiedevano dei favori (licenze, acconti, aumenti salariali, fiori
extra), cominci ad usar la frase: Non sono mica un mostro. Tutti i
testimoni di quel periodo che abbiamo ancora potuto trovare
confermano quella frase e la frequenza con cui la usava. Era quasi
una litania (Hlthohne) che lui veniva snocciolando, sembrava persino
uno scongiuro, come se lui stesso volesse convincersi di non esserlo,
e a volte lo diceva persino quando non c'entrava affatto, per esempio
una volta che gli chiesi come stava la sua famiglia mi rispose: "Non
sono mica un mostro", e un giorno che qualcuno - non ricordo pi chi
- gli chiese che giorno della settimana fosse, se luned o marted,
lui disse: "Non sono mica un mostro". Se ne fece addirittura la
parodia, e persino Boris lo parodiava, s'intende col dovuto riserbo;
per esempio, quando gli passavo una corona per metterci i nastri,
diceva: "Non sono mica un mostro". Era interessante, dal punto di
vista psicanalitico, quello che succedeva in Pelzer.
La Kremer conferm in pieno quella frase-litania sia come quantit
che come qualit. Be', lo diceva cos spesso che ormai non lo
sentivamo nemmeno pi, era come il "Dominus vobiscum" o il "Miserere
nobis" che si dice in chiesa; pi tardi disse la stessa cosa in due
modi diversi: "Non sono mica un mostro" e "Sono forse un mostro?"
Grundtsch (in occasione di una mia successiva breve visita, che
purtroppo non ci permise di starcene tranquillamente seduti insieme
sotto un sambuco o qualche altro cespuglio): S, vero. Vero. "Non
sono mica un mostro". "Sono forse un mostro?" Certe volte lo
mormorava persino tra s, quand'era solo. L'ho sentito spesso e poi
dimenticato, perch in lui era ormai naturale quasi come il respiro.
Mah! (Risata maligna di G'). Forse lo rimordevano un po' quei denti
d'oro e le corone, i nastri, i fiori rubati e i terreni che
continuava a collezionare, anche in tempo di guerra. Del resto, ci
pensi un po' su come due, tre, magari quattro manciate di denti d'oro
di varie nazionalit si trasformano prima in un terreno non molto
seducente, ma oggi, dopo cinquant'anni, in un terreno sul quale sorge
un enorme, altissimo ufficio della Bundeswehr che paga fior di
affitto al nostro Walterchen...
150

Riuscimmo persino a rintracciare l'uomo politico eminente della


repubblica di Weimar ch'era emigrato in Svizzera, dove per trovammo
solo la sua vedova. Una vecchia signora molto infermiccia, in un
albergo di Basilea, che ricorda esattamente quell'episodio. "La cosa
pi importante, per noi, che gli dobbiamo la vita. Veramente. Ci ha
salvato la vita... ma non dimentichi quanto si doveva stare in alto o
in basso, a quei tempi, per essere in grado di regalare la vita a
qualcuno. E' un lato, questo, che si tende sempre a dimenticare:
quando pi tardi Gring afferm di aver salvato la vita a un paio di
ebrei, lei non dimentichi questo: chi poteva salvar la vita a
qualcuno, allora? e che condizioni dittatoriali sono mai quelle in
cui una vita umana dipende da una tal grazia? S, vero, nel
febbraio del '33 sono riusciti a scovarci in una villa di amici a Bad
Godesberg, e quell'uomo... Pelzer? Sar, non ho mai saputo il suo
nome... con la freddezza di un bandito ha preteso tutti i miei
gioielli, tutto il nostro danaro, persino un assegno, e non per farsi
corrompere, no, sa come si espresso? "Io le vendo la mia
motocicletta, che trover accanto al cancello del giardino, e le do
un suggerimento: prenda la via dell'Eifel, non vada in Belgio o nel
Lussemburgo; poi, passata Saarbrken, arrivi sino al confine e l
trovi qualcuno che la faccia passare. Non sono mica un mostro, - ha
detto, - ma tocca a lei decidere se la mia motocicletta vale tanto,
per lei, e se sa guidarla. E' una Zndapp". Per fortuna mio marito,
da giovane, era stato un appassionato di motociclette, ma la sua
giovinezza era gi passata da vent'anni, e non mi chieda come da
Altenahr siamo arrivati a Prm, da Prm a Treviri, io sul sedile
posteriore... Be', per fortuna a Treviri avevamo degli amici del
nostro partito che - non personalmente ma con l'aiuto di intermediari
- ci portarono nello Saar. S, gli dobbiamo la vita... per ce
l'aveva in mano, la nostra vita. No, la prego, non mi ci faccia pi
pensare, e ora vada. No, non voglio sapere il nome di quel signore".
Lo stesso Pelzer non nega quasi nulla di tutto questo, solo che ne
d un'interpretazione diversa. Poich molto comunicativo e anche
bisognoso di comunicare, l'A' pu telefonargli, visitarlo,
chiacchierare con lui in qualunque momento e tutto il tempo che
vuole. Ancora una volta dobbiamo insistere su un fatto: Pelzer non ha
per nulla un aspetto equivoco, untuoso, sospetto. E' una persona pi
che seria: potrebbe essere benissimo un direttore di banca, il
presidente di un consiglio di amministrazione, e se qualcuno ce lo
presentasse come un ministro in pensione, ci stupiremmo al massimo di
saperlo gi in pensione, perch non sembra affatto un settantenne, ma
semmai un uomo di sessantaquattro anni che sia riuscito a dimostrarne
sessantuno.
Interrogato circa la sua attivit nella compagnia dei recuperatori
di materiale bellico, non svi il discorso e neppure neg, ma nemmeno
ammise, cadde soltanto in una sorta d'interpretazione filosofica:
"Vede, se mai ho odiato e odio ancora una cosa, lo spreco inutile...
ripeto: inutile, perch lo spreco in s una buona cosa, quando ha
un senso e una logica: ad esempio quando una volta tanto si butta via
un po' di denaro, si fa un regalo generoso o altro; ma lo spreco
151

inutile pu farmi andare in bestia, e quello che gli americani,


allora, facevano coi loro morti, per me rientrava nella categoria
dello "spreco inutile". Che dispendio di denaro, di personale, di
materiale per trasportare, nel '23 o nel '22, il cadavere di un
qualche Jimmy da... diciamo Bernkastel, dove nel 1919 era morto
all'ospedale militare, fino al Wisconsin! A che scopo? E ogni dente
d'oro, ogni anello nuziale, ogni catenina d'oro con tanto di amuleti
doveva proprio seguirlo nel viaggio? E - pochi anni prima - quanti
portafogli crede che abbiamo raccolti dopo la battaglia del Lys e
dopo Cambrai: crede che quei dollari, se non li avessimo presi noi,
sarebbero andati molto pi lontani dell'ufficio della compagnia o del
battaglione? E poi: il prezzo di una motocicletta viene determinato
dal momento storico e dal portafogli di colui che, in quel momento
storico, ne ha bisogno.
Mio Dio, non ho forse dimostrato che so essere anche generoso? E
che so agire contro i miei interessi quando si tratta di interessi
umani? Lei, del resto, pu giudicare quanto fosse pericolosa la mia
situazione a partire dalla met del '44? Ho violato volontariamente e
coscientemente i miei doveri di cittadino per rendere possibile a
quei due la loro breve felicit. L'ho ben visto come lei gli ha messo
la mano sulla mano, ho osservato come pi tardi essi scomparivano
ripetutamente ora per due, ora per tre, ora per quattro minuti dentro
la serra, dove c'era un deposito di torba in polvere, di paglia, di
erica e di verde d'ogni tipo; e crede forse che io non abbia notato
ci che gli altri effettivamente pare non abbiano notato, cio che
quei due, durante gli allarmi aerei, a volte scomparivano per un'ora
o due? E non solo ho trasgredito i miei doveri di cittadino, ma ho
agito contro i miei stessi interessi erotici maschili, perch lo
ammetto apertamente - non ho mai fatto un mistero dei miei interessi
erotici - io stesso avevo gettato un occhio, anzi due, su Leni. Ancor
oggi, glie lo dica pure, Leni non mi lascia indifferente. Noi
combattenti e floricultori siamo a volte dei tipi un po' rozzi e
quello che oggi viene descritto in maniera cos sottile e complicata,
con raffinatezza estrema, noi allora lo chiamavamo semplicemente un
"incontro di lotta: be', per dimostrarle la mia schiettezza ritorno
al mio linguaggio e alla mia mentalit di allora. Con Leni avrei
fatto ben volentieri un "incontro di lotta". Non solo come cittadino,
non solo come padrone, non solo come membro del partito, ma anche
come uomo ho fatto dei sacrifici. E' vero che, in linea di principio,
avevo le mie perplessit circa le relazioni, gli amoretti,
gl'incontri di lotta, se vuole, tra padrone e operaie, ma quando mi
prendeva il desiderio buttavo a mare queste perplessit, mi
comportavo istintivamente e, s insomma, mi facevo sotto e di tanto
in tanto - si dice anche cos - ne stendevo qualcuna. Un paio di
volte ho avuto delle arrabbiature con le ragazze, piccole, grandi
arrabbiature, una particolarmente grande con Adele Kreten, che mi
amava, ebbe un bambino da me e voleva assolutamente sposarmi, voleva
che divorziassi, eccetera, ma io sono un antidivorzista convinto, lo
considero una falsa soluzione di problemi complicati, e cos ho
comprato ad Adele un negozio di fiorista nella Hohenzollernallee, ho
provveduto bene al bambino, Albert ormai da anni ben sistemato come
152

insegnante all'istituto tecnico e Adele una donna ragionevole, con


una buona situazione economica. Dalla ragazza esaltata che era - era
una "giardiniera filosofa" come diciamo noi del mestiere, era
infatuata della natura eccetera - diventata un'onesta, coraggiosa,
intelligente donna d'affari. Quanto alla storia di Boris e Leni, ne
ho sudato abbastanza, di sangue, per la paura, a partire dall'inizio
del '44, e la prego di trovarmi qualcuno, chiunque sia, che possa
dirle sul mio conto, prove alla mano, che io fossi un mostro.
Effettivamente nessuno degli interessati ha potuto affermare con
convinzione che Pelzer fosse un mostro. Qui vorremmo solo stabilire e
tener per fermo che Pelzer non ha fatto un uso economico del suo
sudore d'angoscia e di sangue. Sud con sei mesi di anticipo e tocca
al lettore decidere se vuol fargliene credito o no. L'ufficio a vetri
di Pelzer (che dovremo ancora visitare e che Grundtsch utilizza oggi
come ufficio spedizioni, dove mette i vasi da fiori e gli alberi di
Natale per le tombe gi pronti alla consegna) stava al centro di
tutta l'azienda: supponendo una topografia un po' corretta e
semplificata, diremo che tre serre, a est, a nord e a sud, aderivano
in tutta la loro larghezza a quest'ufficio a vetri, dove Pelzer
registrava con la massima esattezza (incombenza che pi tardi affid
a Boris) i fiori coltivati nelle stesse serre, prima di passarne una
parte ai tavoli dei decoratori, altri a Grundtsch, il quale a quel
tempo accudiva da solo alle scarse richieste degli abbonati alla cura
dei sepolcri, mentre un'altra parte andava al pi o meno libero
mercato dei fiori. Sul lato ovest dell'ufficio c'era - largo come le
tre serre - il laboratorio, che aveva accessi diretti a due delle tre
serre, e naturalmente Pelzer poteva seguire benissimo ogni movimento.
Ci che effettivamente pu aver visto che Leni e Boris, ogni tanto,
o andavano - a breve distanza l'uno dall'altra - al gabinetto, che
non era diviso per sesso, o uscivano per andare a prendere del
materiale in una delle due serre. In fatto di protezione antiaerea,
le condizioni della ditta Pelzer erano state definite, dopo vari
sopralluoghi compiuti dall'ispettore competente, von den Driesch,
criminali, il ricovero pi vicino che, appena appena,
corrispondesse alle norme, si trovava a circa duecentocinquanta
metri, nell'edificio dell'amministrazione comunale del cimitero e anche questo in osservanza alle norme - non poteva essere utilizzato
n da ebrei n da cittadini sovietici n da polacchi. Chi insisteva
con particolare energia per l'osservanza di questa norma era - come
facile immaginare - il terzetto Kremp, Wanft, Schelf: dove metterlo,
perci, un cittadino sovietico, quando cadono bombe inglesi o
americane che non sono, vero, destinate a lui, per potrebbero
colpirlo? Che un sovietico venisse colpito non costituiva un
problema. Kremp disse a tale proposito: Uno di meno, perch no?
(Teste Kremer). Per c'era una seconda complicazione: chi lo
sorvegliava, il sovietico, mentre vite tedesche trovavano protezione
(anche se solo fittizia) dentro il bunker? Si poteva lasciarlo solo,
dargli la possibilit, non essendo sorvegliato, di perseguire quella
condizione che tutti conoscono, anche se non ne fanno esperienza
diretta: la libert? Pelzer attu una soluzione severa. Si rifiut
153

decisamente di metter piede in quel ricovero, neg - cosa che anche


le autorit comunali consideravano, non ufficialmente, incontestabile
- che offrisse anche solo un minimo di protezione. Quella solo una
cassa da morto, rest nel suo ufficio durante gli allarmi e garanti
che il cittadino sovietico non potesse riacquistare la libert tanto
facilmente. In fin dei conti ho fatto il soldato e conosco i miei
doveri. Quanto a Leni, che in vita sua non mai entrata in un
ricovero antiaereo o in una cantina (anche in questo c' un'affinit
tra lei e Pelzer), diceva che sarebbe andata semplicemente al
cimitero ad aspettare il cessato allarme. Pi tardi and a finire
che ciascuno se ne andava da qualche parte, e non servivano a niente
nemmeno le proteste di quel ridicolo von den Driesch, e i suoi
reclami scritti Walterchen si limitava a farli intercettare da un suo
buon amico (Grundtsch). Era un'assurdit, quel ricovero antiaereo
sotto l'amministrazione del cimitero: una cella di soffocamento,
nient'altro, solo una finzione, una normale cantina appena rinforzata
da pochi centimetri di cemento, lo avrebbe sfondato anche una bomba
incendiaria. Conseguenza: durante gli allarmi aerei scoppiava
l'anarchia; non si poteva continuare a lavorare, il sovietico doveva
essere tenuto d'occhio, e tutti gli altri se ne andavano da qualche
parte. Pelzer restava nel suo ufficio, rispondeva di Boris, per il
resto sbirciava l'orologio e lamentava quello spreco di tempo
lavorativo, che andava tutto a sue spese e non gli rendeva nulla.
Siccome poi von den Driesch trovava continuamente a ridire sulla
scarsa ermeticit delle gelosie di Pelzer, questi alla fine spegneva
senz'altro la luce: e le tenebre si stendevano sulle acque
(Grundtsch).
Ebbene, che cosa accadeva in quelle tenebre?
Forse che fin dai primi del '44, quando Pelzer sudava gi sangue,
si svolgevano incontri di lotta tra Boris e Leni?
Secondo la deposizione dell'unica teste cui Leni confidasse le
proprie cose intime - Margret - si pu ricostruire con una certa
esattezza il seguente decorso nei rapporti erotici tra Boris e Leni.
In quel periodo, cio dopo la prima imposizione della mano, Leni
trascorreva spesso le sue serate da Margret, pi tardi abit
addirittura da lei ed entr, ancora una volta, in una fase molto
comunicativa. E' vero che Boris non ha esposto la sua situazione
erotica a Bogakov con la stessa esattezza con cui Leni l'ha descritta
a Margret, eppure, per poco che si semplifichino i contorni, ne
risulta una rappresentazione sincrona. Pelzer, comunque, il cui senso
realistico era fin qui fuori discussione, deve averne perso parecchio
se sudava sangue gi all'inizio del 1944. Solo verso il febbraio
del '44 - sei settimane dopo l'imposizione della mano - venne
pronunciata la frase decisiva! Leni riusc a bisbigliare in fretta a
Boris, davanti al gabinetto: Ti amo, e lui le bisbigli in fretta,
di rimando: Anch'io. Un'audace abbreviazione che bisogna
perdonargli. Naturalmente avrebbe dovuto dire: Ti amo anch'io, ma
insomma Leni lo comprese, anche se proprio in quel momento quelle
salve maledette arrivarono al colmo (Leni secondo Margret). Intorno
alla met di febbraio si giunse al primo bacio, che mand tutti e due
in estasi. Il primo amplesso (l'espressione usata da Leni, come
154

assicura Margret) o la prima entrata (espressione di Bogakov)


avvenne, come dimostrato, solo il 18 marzo, in occasione di
un'incursione aerea diurna che dur dalle 14,02 alle 15,18 e durante
la quale cadde una sola bomba.
Qui dobbiamo difendere Leni da un sospetto ovvio ma del tutto
infondato: il sospetto di platonismo in eroticis. Essa ha
l'incomparabile immediatezza delle ragazze renane (s, una renana,
anzi una renana diplomata da Frau Hlthohne, il che significa
qualcosa), le quali, quando vogliono bene a qualcuno o addirittura
hanno l'impressione di aver trovato l'uomo giusto, sono subito pronte
a tutto, alle tenerezze pi audaci, anche senza attendere il
permesso della chiesa e dello stato. Ora, quei due non solo erano
innamorati, erano presi d'amore (Bogakov), e Boris sentiva la
straordinaria sensualit di Leni, di cui diceva, parlandone a
Bogakov: Essa pronta, pronta... e c' in lei un... un
consentimento incredibile. Si pu presumere come certo che i due
volevano realizzare l'amplesso o l'entrata il pi presto e il pi
spesso possibile, solo che le circostanze richiedevano una prudenza
paragonabile, poniamo, a quella di una coppia d'innamorati che si
corra incontro, partendo da due punti opposti, attraverso un campo
minato largo un chilometro, per coricarsi, stendersi insieme o fare
un incontro di lotta su tre o quattro metri quadrati privi di mine.
Frau Hlthohne si esprime cos: Quei due giovani puntavano l'uno
sull'altra con la velocit di un razzo e fu solo l'istinto di
conservazione o, pi forte ancora, l'istinto di conservare l'altro a
trattenerli da azioni inconsulte. Per principio io sono contro le
"relazioni". Ma in quelle precise condizioni storiche e politiche
avrei concesso loro delle attenuanti particolari e, contro i miei
princip morali, avrei augurato loro di potersi incontrare in un
albergo o almeno in un parco, magari in un corridoio o che so io (in
tempo di guerra tornano in voga forme e luoghi relativamente volgari
per i tte--tte). Allora, devo aggiungere, una relazione mi sarebbe
apparsa disonorevole; oggi in queste cose sono molto pi
progressista.
Testuali parole di Margret: Leni mi disse: "Sai, vedo dappertutto,
dappertutto la scritta: Attenzione, pericolo di morte". Per di pi
deve sapere che anche le possibilit di comunicare erano scarsissime.
Roba da matti, come Leni sapeva alla perfezione che per un po' di
tempo l'iniziativa doveva ancora prenderla lei, a dispetto di tutte
le convenzioni, che a quel tempo osservavo persino io. Mai mi sarei
permessa, ad esempio, di rivolgere la parola a un uomo per prima. E
poi non c'era solo da scambiarsi bisbigli amorosi, ma quei due
dovevano anche sapere, imparar qualcosa l'uno dell'altro. Era gi
terribilmente difficile che restassero soli anche solo per mezzo
minuto. Pi tardi Leni ha appeso tra il gabinetto e le balle di torba
una tela di sacco, cos alla buona, con in fondo un chiodo ritorto
con cui si poteva agganciare quella specie di sipario, in modo da
ricavarne come una cabina, e l dentro, qualche volta, ci si poteva
fare una breve carezza sulla guancia, scambiarsi un bacio, ed era gi
una grande emozione quando lei poteva sussurrare "Amore mio!" Quante
155

cose non dovevano dirsi! Origini, stato d'animo, come si viveva nel
lager, politica, guerra, cibo. Naturalmente Leni aveva da fare con
lui anche per lavoro, gli doveva portare le corone finite, no?, e la
consegna durava magari mezzo minuto, di cui dieci secondi potevano
servire per bisbigliarsi rapidamente qualcosa. Certe volte, poi,
senza doverlo combinare loro stessi, avevano da lavorare insieme
nell'ufficio di Pelzer, quando Leni gli dettava i quantitativi di
fiori usati o doveva controllar qualcosa nell'armadio dei nastri.
Be', in quei casi a volte ci scappava un minutino extra. Dovevano
comunicare tra loro con delle abbreviature, no?, ma prima mettersi
d'accordo, appunto, sulle abbreviature. Quando Boris diceva "due",
Leni sapeva che quel giorno c'erano stati due morti al lager. E poi,
si sa, perdevano un sacco di tempo con domande in s superflue, ma
necessarie a ogni innamorato, come "Mi ami ancora?" e cos via, e
anche qui bisognava abbreviare. Se Boris diceva, ad esempio: "Ancora...
come me?", Leni sapeva che voleva dire: "Mi ami ancora, come io amo
te?", e poteva rispondere in fretta "S s s", cosa che certo non
portava via molto tempo. Poi lei, s'intende, ogni tanto doveva
mettere in giro un paio di sigarette per farsi amico quel nazista con
la gamba amputata - non ricordo pi il suo nome - e doveva farlo con
molta, molta prudenza perch quello non s'insospettisse: non doveva
sembrare una mossa per ingraziarselo n un tentativo di corruzione,
ma cos, solo un naturale atto di gentilezza tra compagni di lavoro,
e quando al nazista - magari nel corso di un mese - aveva dato
quattro o cinque sigarette, poteva darne una, apertamente, anche a
Boris, e Pelzer qualche volta saltava fuori a dire: "Ragazzi, andate
un po' fuori, fatevi una pausa e fumate una sigaretta all'aria
fresca", e allora poteva uscire anche Boris e, l fuori, fumarsi
apertamente una sigaretta, e lui e Leni potevano conversare insieme,
di fronte a tutti, per due o tre minuti, per in modo che nessuno
capisse quello che dicevano. E poi, di tanto in tanto, si ammalava
anche il nazista, e anche quell'altra antipatica, e certe volte tutti
e due insieme; c'erano dei casi fortunati, quando erano ammalati
contemporaneamente tre o quattro lavoranti e Pelzer era assente, e
Boris svolgeva una parte della contabilit e Leni l'altra: be', in
quelle occasioni se ne stavano seduti insieme in ufficio, alla luce
del giorno, per venti o anche solo per dieci minuti, e potevano fare
un vero discorso, parlare dei loro genitori, della loro vita, Leni
parlare di Alois... Era gi passata un'eternit, credo che avessero
gi persino fatta quella cosa, come diceva Leni, e lei non sapeva
ancora quale fosse il cognome di lui. "Perch, - mi diceva, - perch
dovevo saperlo prima, avevamo cose pi importanti da dirci, e io gli
ho detto che mi chiamavo Gruyten, non Pfeiffer come c' sui
documenti". E come Leni si studiata la situazione bellica per
poterlo informare esattamente sulla linea del fronte! Riportava su un
atlante tutto quello che sentivamo da Radio Londra e le assicuro che
sapeva alla perfezione che ai primi di gennaio del '44 il fronte
passava ancora per Krivoi Rog e che a met marzo c'era stata una
battaglia nella sacca di Kamenec-Podolskij e che a met aprile i
russi erano gi alle porte di Leopoli, e poi sapeva a menadito chi
puntava, da occidente, suAvranches Saint-L e Caen: gli americani,
156

poi a novembre, quand'era gi incinta da un pezzo, il suo continuo


furore contro gli americani perch - diceva lei - "non venivano
avanti" e ci mettevano tanto tempo per arrivare da Monschau fino al
Reno. "Sono soltanto 80-90 chilometri, - diceva, - perch ci mettono
tanto?" Be' s, noi ci aspettavamo tutti di essere liberati al pi
tardi in dicembre o in gennaio, ma la cosa andava per le lunghe e
Leni non riusciva a capacitarsene. Poi la tremenda depressione per
l'offensiva nelle Ardenne e la lunga battaglia nella foresta di
Hrtgen. Io glie l'ho spiegato o almeno ho cercato di farlo: che i
tedeschi adesso si buttavano come selvaggi perch gli americani
stavano calpestando suolo germanico, che quel terribile inverno non
poteva che ostacolare l'avanzata. L'abbiamo battuto e ribattuto
insieme tante di quelle volte che me ne ricordo ancora adesso. Be',
lei deve capire che era incinta e che dovevamo trovare un uomo che
meritasse fiducia e che potesse passare per il padre di quel bambino.
Solo in caso estremo Leni si sarebbe rassegnata a farlo registrare
come "Di padre ignoto". Come se non bastasse... eh s, devo dirlo
ancor oggi: come se non bastasse, con tutta la roba ben pi
importante che avevamo in testa, Boris cre dell'altra confusione
bisbigliandole, un giorno, un nome: Georg Trakl. Restammo tutte e due
come imbambolate, non sapendo che cosa volesse dire: proponeva forse
quel Trakl come padre per il figlio di Leni, e chi era, dove abitava?
Leni aveva interpretato quel Trakl come Trackel, e siccome sapeva un
po' d'inglese pens anche a Truckel o Truckl. Ancor oggi non so che
cosa volesse dire Boris con quel nome, nel settembre del '44. In quel
tempo avevamo tutti la vita appesa a un filo. Ho telefonato a un
sacco di gente, per tutta la serata, visto che Leni era cos
impaziente e voleva saperlo quella sera stessa. Niente: nessuno dei
miei conoscenti che ci desse un'informazione. Alla fine ancora
andata a casa sua, a tarda notte, e ha messo sotto il torchio tutti
gli Hoyser. Niente. Piuttosto spiacevole, perch il giorno dopo
doveva sacrificare dei secondi preziosi per chiedere a Boris chi
fosse quel tale. Lui rispose: Poeta, tedesco, austriaco, morto".
Allora Leni and dritta alla prima biblioteca pubblica e scrisse
subito sul modulo di richiesta: Trackel, Georg, suscit la
disapprovazione, manifestata con molta severit, di una vecchia
bibliotecaria, comunque venne in possesso di un volumetto di poesie
che prese in consegna quasi con religione e cominci a leggere gi in
tram. Ne ricordo alcuni versi perch me le leggeva tutte, ogni sera.
"Il marmo degli avi incanutito". Questo mi piaceva, mi pareva
straordinario e ancora meglio quei versi che dicono: Fanciulle
stanno sulle porte, guardar timide la vita colorata, tremano le loro
umide labbra e aspettano sulle porte. Ci ho fatto su dei veri pianti
e li faccio ancor oggi perch mi ricordava e sempre pi mi ricorda,
quanto pi vecchia divento, la mia infanzia e la mia giovinezza:
com'ero piena di aspettazione e allegra... piena di aspettazione e
allegra... A Leni poi si adattava talmente quell'altra poesia che ben
presto la sapevamo tutte e due a memoria: Spesso, sul tramonto, alla
fontana la si vede come incantata, attinger acqua sul tramonto, e le
secchie van su e gi. Perch Leni se l' studiate a memoria, le
poesie di quel volumetto e le canticchiava in laboratorio su una
157

melodia improvvisata... per dare una gioia a lui, e infatti glie l'ha
data, ma ci sono anche state delle grane con quel nazista, che un
giorno le ha urlato in faccia chiedendole che cos'era quella roba, e
lei ha risposto che citava soltanto un poeta tedesco, e scioccamente
Boris intervenuto e ha detto che lo conosceva, quel poeta tedesco,
che proveniva dalla Ostmark (2) - ha detto veramente Ostmark! - si
chiamava Georg Trakl e cos via. Il nazista ci ha visto rosso
all'idea che quel bolscevico conoscesse la poesia tedesca meglio di
lui; andato a informarsi alla direzione del partito o qualcosa di
simile se quel Trakl fosse un bolscevico, e penso che gli abbiano
risposto che Trakl andava bene. Ma andava anche bene che un russo
sovietico, un essere inferiore, un comunista conoscesse cos bene
quel Trakl? E allora immagino gli abbiano detto che i sacri valori
culturali tedeschi non dovrebbero finire in bocca a un essere
inferiore. In effetti ci furono altre grane perch Leni - be', in
quel tempo era insolente, sicura di s e aveva un aspetto
meraviglioso perch era amata come me non mi ha mai amato nessuno,
nemmeno Schlmer (forse mi avrebbe amata cos Heinrich) - be',
proprio quel giorno Leni cant la canzone di Sonja: La sera torna in
vecchi giardini la vita di Sonja, azzurra quiete... il nome Sonja
torna quattro volte. E' il nazista a gridare che Sonja era un nome
russo, che quello era tradimento o gi di li. E Leni, pronta: Anche
Sonja Henie si chiamava Sonja e ancora un anno prima lei aveva visto
un film intitolato Il maestro di posta, con tutti russi e una ragazza
russa. Questa disputa venne poi troncata da Pelzer col dire ch'erano
tutte fregnacce e che Leni, naturalmente, aveva diritto di cantare
durante il lavoro e che se non erano cose contrarie allo stato non
c'era niente da eccepire. Anzi, si fece una votazione, e siccome Leni
aveva una cos bella voce di contralto e l'ambiente era gi
abbastanza depresso e a nessun altro veniva la voglia di cantare
cos, spontaneamente, tutti, ma proprio tutti hanno votato contro il
nazista, e cos Leni pot continuare a cantare le sue canzoni
improvvisate su versi di Trakl.
La Hlthohne, la Kremer e Grundtsch attestano, sia pure con
formulazioni differenti, che consideravano gradevole il canto di
Leni. La Hlthohne: Mio Dio, in quei tempi spaventosi una cosa tanto
dolce: la piccina, con la sua graziosa voce di contralto, che
cantava, e senza che glie l'ordinassero; be', si capiva subito che
sapeva a memoria il suo Schubert, e com'era abile a variarlo sulla
base di quei bei versi commoventi. La Kremer: "Era proprio come un
raggio di sole, quando Leni ci cantava qualcosa. Nemmeno la Wanft o
la Schelf obiettavano niente; si vedeva, si sentiva, quasi si toccava
che Leni non solo era innamorata ma anche amata: ma di chi e da chi,
nessuno di noi lo avrebbe immaginato, perch il russo se ne stava l
buono buono e continuava a lavorare come se niente fosse.
Grundtsch: Ridevo a crepapelle - di dentro e di fuori - per la
rabbia che ingoiava quello schifo di Kremp. Come si arrabbiava per
Sonja! Come se centinaia, migliaia di donne tedesche non si
chiamassero Sonja, ed stato un bel colpo, da parte di Leni, tirar
fuori Sonja Henie. Ah, quando quella ragazza cominciava a cantare era
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come quando di colpo, in un campo di cavoli, in pieno inverno, spunta


o si apre un girasole. Era una meraviglia, e ciascuno, ciascuno di
noi ha sentito che Leni era amata e amava, che in quel tempo
sbocciava proprio anche lei. Ma naturalmente, a parte Walterchen,
nessuno immaginava chi fosse il prescelto.
Pelzer: "Certo che il suo canto mi faceva piacere, fino allora non
sapevo che avesse una cos graziosa vocina da contralto. Ma se
dovesse dirle, anche solo per sommi capi, le arrabbiature che quel
canto mi ha procurato! Telefonate, telefonate, domande su domande: se
erano davvero canzoni russe, se il russo c'entrava in qualche cosa,
eccetera. Be', poi le acque si sono calmate, ma di grane ce ne sono
state, e la cosa non era poi senza un po' di pericolo. Le ripeto:
niente, a quel tempo, era senza pericolo.
Qui dobbiamo correggere un errore che forse nato per un
malinteso: si potrebbe cio pensare che Boris e Leni trascorressero
la loro vita tra continue tribolazioni, o che Boris mirasse troppo a
saggiare o a completare la cultura di Leni in fatto di lirica e di
prosa tedesca. Come invece raccontava ogni giorno a Bogakov, Boris
pensava con gioia al lavoro e si rallegrava perch, se mai era sicuro
di qualcosa, era di rivedere Leni e poteva sperare, guerra bombe e
tutto il resto permettendo, di entrare da lei. Dopo aver avuto quel
severo rabbuffo per aver cantato nel tram, ebbe l'accortezza di
contenere, sia pure a fatica, il suo istintivo desiderio di
prorompere in canti. Boris conosceva un'infinit di canzoni popolari
e infantili tedesche, che sapeva eseguire con voce malinconica, e qui
fu lui ad avere degli scontri con Viktor Genrichovic e con alcuni
dei suoi compagni di lager, i quali ( comprensibile. L'A') non erano
gran che in vena di apprezzare canzoni tedesche. Alla fine si venne a
un accordo: dato che Lili Marleen era concessa, anzi richiesta, e la
sua voce piaceva, Boris aveva il diritto, dopo aver cantato Lili
Marleen (una canzone che, secondo Bogakov, non gli andava. L'A'), di
cantare un'altra canzone tedesca. Secondo Bogakov le sue canzoni
preferite erano Alla fontana fuori porta, Un ragazzo mir una
rosetta, In una valle erbosa. Diamo per scontato che Boris, la
mattina presto, avrebbe preferito cantare a gran voce, sopra le teste
dei suoi avviliti compagni di viaggio in tram, una canzone come
Ascolta, che cos'entra di l fuori. Gli rimase tuttavia una
consolazione dopo quell'unico canto cos spiacevolmente frainteso e
rabbiosamente vietato: l'operaio tedesco che a suo tempo gli aveva
sussurrato parole di conforto usava quasi ogni mattina lo stesso
tram. E' ovvio che non potevano pi scambiare una parola, ma di tanto
in tanto si guardavano liberamente e profondamente negli occhi, e
solo chi si mai trovato in una situazione analoga pu valutare
quanto valgano due occhi nei quali si possa gettare uno sguardo
libero e profondo. Prima di mettersi a cantare lui stesso in
laboratorio (Bogakov), Boris prese delle opportune misure
prudenziali. Siccome era inevitabile che quasi tutti, l dentro,
dovessero prima o poi parlargli, persino Kremp e la Wanft foss'anche solo un To' o un E vieni! o un E allora? -, siccome
Pelzer, di tanto in tanto, doveva parlargli a lungo - sulla
contabilit relativa ai nastri, alle corone, ai fiori, sul ritmo di
159

lavoro che conveniva adottare - un giorno Boris chiese a Pelzer se,


ogni tanto, non potesse cantare anche lui una canzone.
Pelzer: Rimasi di stucco. Davvero. Possibile che quel ragazzo
avesse voglia di una cosa simile? Ma era un affare scabrosissimo,
dopo che lui c'era cascato a quel modo cantando in tram, dove per
fortuna nessuno aveva notato che cosa cantasse, ma solo che cantava.
Quando gli chiesi perch ci tenesse tanto a cantare e gli feci capire
che un prigioniero di guerra sovietico che cantasse doveva essere
considerato, data la situazione bellica, una provocazione - consideri
che eravamo nel luglio del '44: Roma era gi in mani americane,
Sebastopoli di nuovo in mani russe - lui mi rispose: Mi d tanta
gioia". Be', devo dirle che la cosa mi commosse, mi commosse davvero:
gli dava gioia cantare canzoni tedesche. Ebbene, io gli dissi:
Senta, Boris, lei sa che non sono un mostro e per quel che mi
riguarda... be', lei potrebbe urlare le sue canzoni come saljapin,
ma lei sa le discussioni che sono nate per i canti della signora
Pfeiffer (in sua presenza non l'ho mai chiamata Leni); che cosa
accadrebbe, adesso, se lei... Ma alla fine ho rischiato, ho tenuto
un discorsetto dicendo: State a sentire, gente, il nostro Boris,
qui, gi da mezz'anno che lavora con noi. Sappiamo tutti che un
buon lavoratore e una persona riservata. Ebbene, Boris ama le canzoni
tedesche, anzi il canto tedesco in generale e vorrebbe, di tanto in
tanto, mentre lavora, ottenere il permesso di farci sentire una
canzone tedesca. Io proporrei di mettere la cosa ai voti, e chi
favorevole alzi la mano". Io ho alzato subito la mano, ed ecco che
Kremp, invece di alzare la mano, ti brontola qualcosa a mezza voce, e
allora ho soggiunto: "E' patrimonio culturale tedesco, quello che
Boris vorrebbe farci sentire, e io non vedo che pericolo ci sia se un
russo sovietico tanto appassionato del patrimonio culturale
tedesco". Be', Boris ebbe l'accortezza di non buttarsi subito a
cantare, ha atteso ancora un paio di giorni, ma poi, le dico, ha
cantato delle arie di Carl Maria von Weber come non le ho sentite
cantar meglio all'opera. Ha cantato anche l'Adelaide di Beethoven,
un'esecuzione musicale perfetta in un tedesco perfetto. Be', pi
tardi, secondo me, ha cantato un po' troppe canzoni d'amore e alla
fine "Andiamo a Mahagonny, l'aria fresca, c' carne di cavallo e
anche di donna, c' whisky e tanti tavoli da poker". Questo lo
cantava spesso e solo pi tardi ho saputo che era di quel tal Brecht,
e le garantisco che ancora adesso mi sento i brividi nella schiena.
La canzone mi piace e pi tardi mi sono comprato il disco, che ancor
oggi ascolto spesso e volentieri. Ma, davvero, mi si gela la schiena
se penso a Brecht cantato da un prigioniero di guerra russo
nell'autunno del 1944, quando gl'inglesi erano gi ad Arnheim, i
russi alla periferia di Varsavia e gli americani quasi a Bologna...
roba da farsi venire i capelli bianchi a posteriori. Ma chi lo
conosceva, Brecht? Non lo conosceva neanche Ilse Kremer, di questo
Boris poteva essere sicuro: nessuno conosceva Brecht e nemmeno quel
tal Trakl. Me ne sono accorto solo pi tardi: tra lui e Leni era un
vero canto d'amore alternato! Un vero canto alternato.
160

Margret: Quei due diventavano sempre pi temerari, io avevo una


paura terribile. Leni, adesso, gli portava qualcosa tutti i santi
giorni: sigarette, pane, zucchero, burro, t, caff, giornali, che
ripiegava in quadratini minuscoli, lamette da barba, capi di
vestiario... sa, l'inverno si avvicinava. Faccia pure conto che dalla
met di marzo 1944 non pass un giorno in cui lei non gli portasse
qualcosa. Scavava sempre un buco nella pi bassa delle balle di
torba, poi lo otturava con una specie di tappo di torba. Il
nascondiglio, naturalmente, era rivolto verso il muro, e lui andava a
prendersi la sua roba l dentro. E' chiaro che Leni doveva farsi
amiche anche le guardie perch non lo perquisissero. Bisognava farlo
con molta prudenza, e c'era quel militare sfacciato, allegro, ma
davvero sfacciato: quello voleva andare a ballare con Leni e farci
anche dell'altro, "un bel clinch", come diceva lui, un porcello
sfacciato, che probabilmente ne sapeva pi di quanto volesse
ammettere. Quello insisteva per uscire una volta con Leni e alla fine
non se ne pot pi fare a meno e Leni mi preg di accompagnarla. Cos
siamo andate un paio di volte in quella balera per soldati che io
conoscevo benissimo e Leni niente affatto, e quello sfacciato mi
disse apertamente che io ero il suo tipo pi di Leni: Leni, per lui,
era un po' troppo spirituale, io invece ero un "tipetto allegro"...
Be', la cosa fin come doveva finire, perch Leni cominci ad avere
una paura tremenda che quel tizio - si chiamava Boldig - subodorasse
qualcosa e facesse succedere una disgrazia. Io mi sono... come posso
dire?... non che io mi sia proprio sacrificata, ma Boldig l'ho
preso io, me lo sono preso su io, sarebbe meglio dire... non era poi
quel gran sacrificio, per me, e uno pi, uno meno, non faceva gran
differenza, ormai, alla fine del '44. Viveva abbastanza da signore,
quello sfacciato: quando con me, come diceva lui, voleva "mettere su
un disco" andava solo nei migliori alberghi, ordinava champagne,
eccetera. Quello che pi importa che non era solo sfacciato, ma
anche uno spaccone, e quando era un po' brillo spifferava ogni cosa.
Trafficava in tutto il possibile e immaginabile: naturalmente in
acquavite e sigarette, e poi caff e carne, ma i suoi affari pi
grossi li faceva smerciando documenti come basse di passaggio, libri
di paga, conferimenti di medaglie: roba che aveva preso su a mucchi
durante non so che ritirata, e lei pu immaginare come io abbia
drizzato le orecchie sentendo parlare di libri paga, avevo in mente
Boris e Leni. Be', intanto lo lasciai chiacchierare, poi lo presi in
giro finch mi fece vedere quella roba, ed era proprio vero: aveva
sempre con s una cartella di cartone grande come un volume
d'enciclopedia, tutta piena di formulari timbrati e firmati, e
c'erano anche fogli di licenza e di viaggio. Bene. Lo lasciai fare,
ma ormai lo avevamo in pugno, mentre lui, di noi, continuava a non
saper niente. Lo interrogai, con molta cautela, a proposito dei russi
e lui mi disse che erano dei poveri cristi, che lui ogni tanto gli
rifilava una sigaretta e sempre, poi, le sue cicche: perch doveva
farsi dei nemici extra? Boldig, per un Ek 1 (3) prendeva tremila
marchi e lo considerava "regalato" e cinquemila per un libro di paga,
"che in certi casi pu salvarti la vita". Quanto ai suoi attestati di
ferite riusc a farli fuori tutti quando dalla Francia ci fu la
161

grande ondata di ritorno: i disertori si nascondevano tra le macerie,


si sparavano a vicenda - dalla dovuta distanza, s'intende - nella
gamba o nel braccio e poi con quel biglietto in tasca erano in
perfetta regola. A quel tempo lavoravo gi da due anni all'ospedale
militare e sapevo qual era la sorte degli autolesionisti.
Pelzer: Fu a quel tempo che gli affari ebbero un calo passeggero.
Fu una fortuna che Kremp, che aveva sempre dei guai con la sua
protesi, fu costretto ad andare all'ospedale per un paio di mesi.
Avrei potuto licenziare come niente due o tre persone... Le spiego
perch: non che si morisse meno di prima, per adesso la citt
veniva evacuata in maniera pi coerente e anche rigorosa. Non
succedeva pi, come prima, che ci scaricassero continuamente in citt
tutti i feriti; ora invece li mandavano subito oltre il Reno. Be',
per fortuna la Schelf e la Zeven si lasciarono sfollare
volontariamente in Sassonia. Alla fine, se vogliamo, si era rimasti
"tra noi", come in famiglia; ma non era facile dar da lavorare anche
a quelli ch'erano rimasti. Finalmente li occupai nella serra, ma
anche cos l'azienda era fiacca, si coprivano appena le spese. Nel
'43 avevamo fatto i turni doppi, certe volte persino quelli di notte,
ora invece venne una stasi, poi un'altra ripresa collegata con
l'aumentata attivit aerea degli inglesi - che vuol farci, il nostro
mestiere legato alla morte - e in citt ci fu di nuovo un sacco di
cadaveri; io tirai fuori la mia gente dalla serra, reintrodussi i
turni doppi, e fu in quel tempo che Leni fece, possiamo proprio
dirlo, un'invenzione che diede un forte incremento all'azienda. Da
qualche parte essa aveva scoperto alcuni vasi mezzi rotti con
dell'erica dentro e cominci senz'altro a farne delle corone senza
sostegno interno, dei cosini intrecciati e ben tesi che,
naturalmente, fecero rinascere il sospetto che lavorassimo "alla
romana", ma solo pochi cretini, a partire dalla met del '44,
pensavano ancora a queste fregnacce. Leni, in questo lavoro, tocc la
perfezione: erano corone piccole, maneggevoli, quasi metalliche, pi
tardi gli demmo persino un po' di vernice, e Leni c'intrecciava
dentro le iniziali del defunto o del donatore; certe volte, quando
non erano troppo lunghi, persino i nomi interi: Heinz ci entrava
ancora, e anche Maria, e ne nascevano dei contrasti bellissimi: verde
su viola, e mai, nemmeno una volta sola, essa viol la legge della
guarnizione nel primo terzo in alto, a sinistra. Io ero felice, i
clienti entusiasti, e poich nessuno c'impediva ancora di
attraversare il Reno, e potevamo farlo senza troppo pericolo, non ci
era difficile procurarci l'erica a carrettate. Leni, a volte,
superava se stessa quando ci intesseva dei simboli religiosi: ancore,
cuori, croci.
Margret: E' chiaro che Leni aveva un suo pensiero segreto quando
cominci a intrecciare le corone d'erica. Lo disse lei stessa che il
suo letto nuziale doveva essere di erica, e siccome era costretta a
non uscire dal recinto del cimitero non c'era altro mezzo che
destinare agli appuntamenti qualche gran tomba di famiglia. La sua
scelta cadde sulla grande cappella privata dei Beauchamps, che gi
162

allora aveva subito un bel po' di danni. L dentro c'erano delle


panche, un piccolo altare dietro il quale non si vedeva l'erica, e
non ci voleva niente a sfilare una pietra dall'altarino e farne un
piccolo deposito, con sigarette e vino, pane e dolciumi. Leni,
intanto, si era fatta pi astuta: gi da un pezzo non offriva pi il
caff a Boris tutti i giorni, ma solo una tazza ogni quattro o cinque
giorni. Certe volte, durante la consegna delle corone, lo saltava,
all'interno dell'azienda non aveva quasi pi contatti con lui n si
scambiavano pi bisbigli, e il nascondiglio dentro la balla di torba
venne abolito e trasferito nell'altare della cappella Beauchamps. Il
28 maggio fu il suo giorno fortunato: ci furono due allarmi aerei a
breve distanza l'uno dall'altro, tutti e due in pieno giorno, pi o
meno tra l'una e le quattro e mezzo. Non caddero molte bombe, ma
proprio quanto bastava a farne una vera incursione. Quella sera Leni
arriv a casa raggiante e disse: "Oggi stato il nostro giorno di
nozze; il 18 marzo, invece, stato il fidanzamento. E sai che cosa
mi ha detto Boris? Da' retta agli inglesi, quelli non mentono". Poi
vennero tempi duri: per pi di due mesi neanche un allarme di giorno,
la pi parte di notte, alcuni poco prima di mezzanotte, e noi due si
stava a letto e Leni imprecava dentro di s: "Perch non vengono di
giorno, quando verranno ancora di giorno, e perch gli americani non
vengono avanti, perch ci mettono tanto ad arrivare fin qui, non
mica cos lontano?" A quel tempo era gi incinta, e noi pensavamo che
padre trovare per il suo bambino. Ma finalmente, il giorno
dell'Ascensione, ci fu un'altra grande incursione in pieno giorno,
che dur due ore e mezzo, mi pare, e di bombe ne caddero a montagne,
alcune persino sul cimitero, e alcune schegge sfrecciarono attraverso
i vetri delle finestre della cappella Beauchamps sopra le teste di
loro due. Poi venne il periodo che Leni chiam "glorioso", il "mese
del glorioso rosario": tra il 2 e il 28 ottobre, nove grandi
incursioni aeree diurne. Leni disse: "Lo devo a Rahel e alla Madonna,
che non hanno dimenticato quanto bene gli voglio".
Qui dobbiamo far presenti alcuni fatti concreti: in fretta e, per
cos dire, in modo riassuntivo. Leni aveva ventidue anni e, in
termini borghesi, i tre mesi tra il Natale 1943 e la prima entrata
il 13 marzo 1944, potremmo chiamarli tranquillamente il periodo del
fidanzamento. A partire dal giorno dell'Ascensione del 1944 i due
possiamo definirli sposini novelli, una coppia che aveva affidato
il proprio destino, in tutto e per tutto, al maresciallo dell'aria
Harris, ch'essi allora non conoscevano nemmeno. I dati
incontrovertibili della statistica qui ci soccorrono meglio delle
informazioni di Pelzer e di Margret. Tra il 12 settembre e il 31
novembre 1944 ci furono diciassette incursioni diurne, caddero circa
150 mine aeree, pi di 14'000 bombe dirompenti e circa 350'000 bombe
incendiarie. Bisogna capire che l'inevitabile caos fu propizio alla
coppia: ormai non si stava pi tanto a guardare chi andasse a
rifugiarsi e chi venisse invece fuori in compagnia di qualcuno,
magari anche da un sepolcro di famiglia. Le coppie di amanti troppo
scrupolose restavano a becco asciutto, in quei tempi e... troppo
scrupolosi, chiaro, non erano n Leni n Boris. Ora, naturalmente,
163

avevano tempo a sufficienza per parlare dei loro genitori, fratelli e


sorelle, provenienza, studi, situazione bellica. Con esattezza quasi
scientifica si pu stabilire che Leni e Boris, tra l'agosto e il
dicembre 1944, trascorsero insieme quasi ventiquattr'ore intere, di
cui tre ore di fila il solo giorno 17 ottobre. Perci, se a qualcuno
venisse mai l'idea di compiangerli, far bene a sbarazzarsi subito di
questo sentimento, se si considera quanto sono poche le coppie che,
unite legalmente o illegalmente, imprigionate o no, hanno potuto
trascorrere insieme tanto tempo in una tale intimit. No, anche da
questo punto di vista quei due bisogna considerarli beniamini della
sorte che, con animo quasi criminale, desideravano le incursioni
diurne dell'aviazione britannica per riunirsi una volta ancora nella
cappella Beauchamps.
Boris non immaginava e non venne del resto mai a sapere che Leni si
trovava in gravi difficolt finanziarie. Se si tien conto che la paga
mensile di lei valeva suppergi mezza libbra di caff, gli affitti
della sua casa circa cento sigarette, mentre il suo consumo di caff
era di circa due libbre e le sigarette, se ci aggiungiamo quelle che
doveva sempre rifilare a qualcuno, erano da tre a quattrocento,
chiunque vedr che in questo caso si stava attuando con la velocit
di una valanga una delle leggi economiche pi elementari: le uscite
che superano le entrate. Secondo un calcolo esatto, o di una
verosimiglianza che rasenta l'esattezza assoluta, Leni, per
provvedere al suo fabbisogno di caff, zucchero, vino, sigarette e
pane - i dati si riferiscono alle quotazioni del 1944 - aveva bisogno
di quattromila, a volte di cinquemila marchi al mese. I suoi introiti
- paga pi affitti - erano di circa mille. Non ci vuol molto a vedere
le conseguenze: debiti. Se si aggiunge che, a partire dall'aprile
'44, Leni venne a sapere dove si trovava suo padre e che perci
faceva arrivar qualcosa anche a lui, di tanto in tanto e per
complicate vie indirette, ne consegue che il suo bilancio mensile,
dal giugno '44 in poi, era di seimila marchi di spese contro mille
marchi di introiti. Risparmi non ne aveva mai fatti, e anche le sue
sole spese personali, prima che Boris e suo padre ne rendessero
necessarie delle altre, avevano sempre superato di gran lunga i suoi
incassi. Insomma, dimostrato che nel settembre 1944 Leni aveva gi
ventimila marchi di debiti e che i suoi debitori cominciavano a
impazientirsi. Proprio in quel tempo la sua prodigalit prese una
nuova dimensione: Leni voleva articoli di lusso come lamette per
barba, sapone, persino cioccolata, e poi vino, sempre e ancora vino.
Dice Lotte H' a questo proposito: A me soldi non ne ha mai chiesti
perch sapeva che avevo gi una vita abbastanza difficile coi miei
due bambini. Al contrario, ogni tanto mi dava lei qualcosa, buoni per
il pane, zucchero, certe volte anche un po' di tabacco o qualche
sigaretta. No no, Leni era una ragazza a posto. Tra aprile e ottobre
veniva a casa solo di rado, e bastava guardarla in faccia per capire
che amava qualcuno e che ne era riamata. Noi, naturalmente, non
sapevamo chi fosse, e pensavamo tutti che si desse i suoi
appuntamenti in casa di Margret. A quel tempo, del resto, io non ero
164

pi in ditta da un anno, lavoravo all'ufficio collocamento, pi tardi


all'assistenza sinistrati e guadagnavo lo stretto necessario per
poter comprare quanto ci occorreva con la tessera. La ditta era stata
riorganizzata, dopo il giugno del '43 assunse la direzione un tizio
nuovo, energico, mandato dal ministero e noi lo chiamavamo tutti
"neuer Wind" (vento nuovo) perch si chiamava Kierwind e parlava
sempre di "ventilare la pigra comodit di un tempo e disperdere
quest'aria viziata"! Dell'aria viziata facevamo parte anche mio
suocero e io. Kierwind mi disse apertamente: "Voi due siete qui da
molto tempo, da troppo tempo, e io non voglio aver delle grane, con
voi, se adesso dobbiamo costruire delle fortificazioni al confine
occidentale. Russi, russe, ucraini, soldati tedeschi delle compagnie
di disciplina non li tratteremo certo coi guanti. Non roba per voi.
Sar meglio che ve ne andiate spontaneamente. Kierwind era il
classico tipo in gamba, cinico ma non proprio antipatico: un tipo
allora molto diffuso. "Sapete ancora tutti di Gruyten, voi altri".
Cos ce ne andammo, io all'ufficio collocamento, mio suocero alle
ferrovie, a fare il contabile. Be', non so come esprimermi: se
Hoyser, allora, mostr il suo vero carattere o se quel carattere glie
l'hanno formato le circostanze. Divent abbastanza carogna, e lo
rimasto a tutt'oggi. Dire che la situazione, a casa nostra, era
infernale sarebbe un eufemismo. Dopo l'arresto di Gruyten si ebbe, a
tutta prima, una specie di comunit casa-e-cucina in cui fu incluso
anche Heinrich Pfeiffer, che in quell'epoca era ancora in attesa di
andare sotto le armi. Nei primi tempi a far la spesa ci pensavano
Marja e mia suocera, che accudivano anche ai bambini; Marja, poi, di
tanto in tanto andava in campagna, a Tolzem o a Lyssemich, e ci
portava almeno patate e verdura, certe volte persino un uovo. Per un
po' di tempo and abbastanza bene, finch mio suocero cominci a
portarsi a casa la minestra senza bollini che gli davano alle
ferrovie, a riscaldarsela di sera e a sorbirla voluttuosamente
davanti ai nostri occhi come un'aggiunta, badi bene, come un'aggiunta
alla parte che aveva gi avuto del cibo comune. Poi mia suocera si
ammal di "grammomania", come diceva Marja, e cominci a controllare
il peso di tutto; poi venne il periodo in cui ciascuno di noi
rinchiudeva la propria roba - s, in un armadio con tanto di
lucchettone - dopo di che, s'intende, cominciarono le accuse
reciproche di furto. Mia suocera pesava la sua margarina prima di
metterla sotto chiave, e poi di nuovo quando la tirava fuori: e ogni
volta, sa, ogni volta sosteneva che glie ne avevano rubato un poco.
Io invece scopersi che proprio lei - mia suocera - si appropriava
persino del latte per i miei bambini e lo annacquava per farci, di
tanto in tanto, un budino per s o per il suo vecchio. Allora passai
dalla parte di Marja affidando a lei di far le compere e di cucinare,
e mi ci trovai bene: Leni e Marja non furono mai grette. Ma allora i
vecchi Hoyser cominciarono a fiutare intorno quando noi si coceva o
si metteva qualcosa in tavola, e cos si aggiunse una bella variante:
l'invidia. Eh, avrei voluto essere Leni: quella tagliava la corda e
si dava appuntamento col suo amante in casa di Margret... cos almeno
credevo. Adesso che era alle ferrovie, per, il vecchio Hoyser faceva
fruttare, come diceva lui, la sua posizione. Dipendeva da lui,
165

infatti, la contabilit dei macchinisti, che nel 1943 viaggiavano


ancora per quasi tutta l'Europa, portavano nei vari paesi le merci
pi richieste e facevano lo stesso in Germania. Per un sacco di sale
ti portavano dall'Ucraina un maiale intero, per un sacco di semolino
si facevano dare fior di sigari in Olanda o in Belgio, paesi ridotti
alla fame, e in Francia, naturalmente, vino in quantit, champagne e
cognac. Insomma, Hoyser era al posto giusto, e siccome pi tardi gli
affidarono anche il coordinamento impiego e orari dei treni merci,
divenne una sorta di grande imprenditore, che sapeva con esattezza
che cosa scarseggiava in ogni angolo d'Europa e provvedeva ai
relativi invii di merci: sigari olandesi andavano in Normandia s'intende prima dell'invasione - in cambio di burro, e con quel
burro, ad Anversa o che so io, si acquistava il doppio di sigari che
si erano dati in Normandia per averlo... dico tanto per dare l'idea.
E poich gli affidarono anche lo smistamento, ebbe in pugno i
fuochisti e i macchinisti, e naturalmente a quelli che collaboravano
meglio assegnava le corse migliori, ed chiaro che anche all'interno
della Germania molti articoli erano quotati pi o meno secondo le
localit. Nelle grandi citt, s'intende, tutto si vendeva bene: cibo
e generi voluttuari; in campagna c'era soprattutto richiesta di
caff; con opportune permute - burro contro caff o che so io - si
potevano raddoppiare le proprie azioni, come diceva lui. Era ovvio
che fosse soprattutto lui a prestar soldi a Leni; apparentemente la
sconsigliava, ma quando lei aveva bisogno di danaro lui glie lo dava.
In fondo lui non era pi soltanto il creditore, ma anche il fornitore
di Leni, e allora poteva farsi un affaruccio in pi fregandola un po'
nelle consegne, Leni non se ne accorgeva nemmeno. Si limitava a
firmare via via i pagher. Fu Hoyser, del resto, a scoprire dove
fosse il vecchio Gruyten: prima occupato come operaio edilizio lungo
la costa atlantica della Francia, addetto alla betoniera in una
compagnia di disciplina; poi a Berlino, a sgombrar macerie dopo gli
attacchi aerei. Alla fine trovammo il modo di fargli avere di tanto
in tanto un pacco e di ricevere sue notizie. In genere ci faceva
dire: "Non preoccupatevi. Torner presto". Poi ci fu di nuovo bisogno
di danaro. Fin come doveva finire: nell'agosto del '44 Leni aveva
ventimila marchi di debito con Hoyser, e allora sa che cosa fece,
lui? Le fece premura! Le disse: "Le mie operazioni si bloccano,
figliuola, se non mi restituisci quei soldi"... Be', sa dove si and
a parare? Leni accese un'ipoteca di trentamila marchi sulla sua casa,
restitu al vecchio i suoi ventimila e ne tenne ancora dieci per s.
Io l'ho messa in guardia, le ho detto ch'era una pazzia ipotecare un
immobile in tempi d'inflazione, ma lei si messa a ridere, mi ha
regalato qualcosa per i bambini, a me ha dato un pacchetto di dieci
sigarette, e siccome Heinrich si era appunto insinuato in camera
nostra in cerca di un bocconcino extra, diede qualcosa anche a lui e
rischi un piccolo ballo con lui, che rimase trasecolato. Be', era
davvero fantastico come Leni era rifiorita, com'era serena e
spensierata, e ho invidiato non solo lei ma anche l'uomo ch'essa
amava cos forte. Poco dopo Marja si trasfer per un certo tempo in
campagna, Heinrich venne chiamato alle armi e io rimasi sola coi due
vecchi, ai quali dovetti affidare anche i miei bambini. Con Leni fin
166

come doveva finire: venne a scadenza la seconda ipoteca, e poi, eh


s, poi - mi vergogno a dirlo - Hoyser le compr effettivamente la
casa, una casa distrutta solo in parte, in questa posizione, alla
fine del '44, quando era difficile farsi dare qualsiasi cosa in
cambio di danaro... Le diede altri ventimila marchi, estinse le
ipoteche accese a suo nome, ed eccolo diventato quello che sognava di
essere da sempre: il proprietario di una casa, e ormai aveva quello
stabile, che oggi vale un buon mezzo milione di marchi, e a che cosa
avesse mirato lo capii subito quando, a partire dal 1o gennaio 1945,
cominci a incassare gli affitti. Doveva essere stato il suo sogno
andarsene in giro il 1o del mese a incassare gli affitti. Solo che
nel gennaio del 45 c'era da incassare ben poco: la pi parte degli
inquilini erano sfollati, i due piani superiori avevano preso fuoco,
e c'era da ridere a vedere che mise anche me nella sua lista degli
inquilini, naturalmente anche i Pfeiffer, che per tornarono solo nel
1952. Solo quando Hoyser incass il mio primo affitto - 32,60 per le
mie due stanze non ammobiliate - mi resi conto che in tutti quegli
anni Leni ci aveva ospitati gratis. A volte pensavo che Leni fosse
irragionevole, e glie l'ho anche detto, ma oggi penso che stata
invece molto ragionevole a sputare in faccia a tutto questo pensando
solo al suo amore, e del resto non poi morta di fame neanche in
tempo di pace.
Margret: Allora accadde quello che Leni chiam la sua seconda
ispezione militare. La prima, come mi raccont lei stessa, l'aveva
passata quando cominci la faccenda di Boris: aveva esaminato l'uno
dopo l'altro tutti i parenti e i conoscenti, era persino scesa un
paio di volte nel rifugio antiaereo di casa per fare dei test, aveva
"ispezionato" gli Hoyser e Marja, Heinrich, tutti i lavoratori
dell'azienda e chi, al termine della rassegna, si era dimostrato
l'unico tenente che si potesse utilizzare? Io. In lei si perduta
una stratega, se ripenso a come li ha passati tutti, tutti al vaglio:
in Lotte, naturalmente, sentiva una possibile alleata, ma poi la
cancell perch "gelosa", il vecchio Hoyser e sua moglie li scart
perch "antiquati e russofobi", Heinrich Pfeiffer perch troppo
"prevenuto". Cos sapeva anche con certezza che Frau Kremer era una
alleata potenziale ed era persino andata a farle visita per tastarle
un po' il polso discorrendo senza parere; ma poi comprese che la
Kremer era "semplicemente troppo spaventata, troppo spaventata e
troppo stanca; quella ormai ne ha abbastanza, e posso ben capirla".
Prese in considerazione anche Frau Hlthohne, ma poi la scart "per
la sua morale antiquata, non per altro", e soggiunse: "E poi,
capisci, bisogna anche sapere chi forte abbastanza per essere al
corrente di una cosa simile e non mollare". Eh s, era ben decisa a
vincere la battaglia, e per lei era la cosa pi naturale del mondo
aver bisogno di danaro e di punti d'appoggio per la sua guerra, e
l'unico punto d'appoggio che Leni trov dopo la sua prima ispezione
delle truppe, dopo il suo primo esame della situazione fui io: un
grande onore ma anche una grossa responsabilit. Secondo lei, dunque,
io ero forte abbastanza. Nel rifugio antiaereo, a casa, dagli Hoyser
e da Marja, Leni saggiava sistematicamente i vari punti di vista
167

rinunciando al proprio silenzio per proporre una quantit di storie


esemplari: cominciava con una ragazza tedesca che aveva avuto una
relazione con un inglese, un prigioniero di guerra, e bench il
risultato fosse gi disastroso - la maggior parte optava per la
fucilazione, la sterilizzazione, l'espulsione dalla comunit
popolare, ecc' - Leni provava anche col francese che, "come uomo",
era giudicato un po' meglio, sotto il profilo del possibile amante
(probabilmente per l'attitudine che hanno i francesi a faire l'amour.
L'A'), riscoteva sorrisetti maliziosi, ma alla fine veniva totalmente
respinto in quanto "nemico". Eppure doveva ancora proporre il polacco
e il russo, o meglio doveva gettarli in pasto a quella gente, e
allora non c'era responso pi blando che "scorciarlo di una testa".
Nella ristretta cerchia familiare, aggiungendo gli Hoyser e Marja, le
risposte, naturalmente, erano pi schiette, pi sincere, non cos
politiche. Stranamente Marja era persino favorevole ai polacchi,
perch li giudicava "ufficiali in gamba", i francesi li giudicava
"corrotti", gl'inglesi "come amanti probabilmente inservibili, i
russi invece enigmatici". Lotte pensava, come me, che tutte quelle
erano scemenze o, secondo il mio modo di esprimermi, fregnacce. "Un
uomo un uomo" era il suo commento, e Lotte costat che Marja e i
propri suoceri non erano esenti da pregiudizi nazionalistici, ma che
non avevano nessun pregiudizio politico. I francesi venivano definiti
sensuali ma sanguisughe, i polacchi affascinanti e ricchi di
temperamento ma infedeli, i russi fedeli, fedeli, molto fedeli; ma
nella situazione attuale tutti pensavano, Lotte compresa, che era
"per lo meno pericoloso avere una relazione con un europeo
occidentale, mentre a mettersi con un orientale c'era addirittura da
rischiare la pelle".
Lotte H': Una volta ch'era di nuovo venuta da noi per combinar
degli affari con mio suocero, sorpresi Leni in bagno, nuda, ritta
davanti allo specchio, a osservare quanto fosse sodo il suo corpo; io
le gettai un asciugatoio sulle spalle e quando mi avvicinai vidi
ch'era diventata rossa come il fuoco. Non l'avevo mai vista arrossire
prima di allora. Le posai una mano sulla spalla e le dissi: Sii
felice di poter amare ancora un uomo, se pure hai mai amato il primo,
dimentica quel poveraccio di Erhard. Io il mio Willi non riesco a
dimenticarlo. Prendilo, il tuo, foss'anche un inglese. Perch non ero
poi cos ingenua da non capire gi allora, nel febbraio del '44, che
cosa Leni stesse imbastendo con qualcuno, probabilmente con uno
straniero, quando ti tirava fuori quelle sue strane storie
artificiose. Sinceramente, l'avrei sconsigliata con tutte le mie
forze dal mettersi con un russo o un polacco o un ebreo: ci si
rischiava la testa, e oggi sono ben contenta che Leni non me lo abbia
detto. Non era bene, a quei tempi, sapere troppe cose.
Margret: Persino Pelzer era ancora rimasto in predicato dopo la
prima ispezione di Leni. Anche Grundtsch non era da escludere, per
chiacchierava troppo. Allora ci fu la seconda ispezione, e ancora una
volta l'unica sicura risultai essere io, ora che si trattava della
gravidanza di Leni e delle sue conseguenze. Alla fine prendemmo in
168

considerazione Pelzer come una specie di riserva strategica,


scartammo il vecchio milite che accompagnava quasi sempre al lavoro
Boris perch era un pomicione e un linguacciuto, e invece mettemmo
gli occhi su quel tipo energico di Boldig, che io incontravo ancora
di tanto in tanto e a cui andavano molto bene gli affari. Del resto,
non pi per molto tempo: aveva esagerato, e nel novembre del '44 lo
beccarono con tutte le sue carte e i suoi documenti falsi e lo
fucilarono in quattro e quattr'otto dietro la stazione, dove lo
avevano sorpreso mentre concludeva un affare. Boldig perci, ci venne
a mancare, e con lui purtroppo i suoi libri di paga.
A questo punto dobbiamo fare alcune osservazioni importanti per la
storia del costume, in modo da rendere giustizia a Leni e a Margret.
A guardar bene, Leni non era nemmeno vedova: l'uomo di cui piangeva
la morte era Erhard, al quale certe volte paragonava persino Boris.
Tutti e due poeti, bada bene, tutti e due. Per una donna di
ventidue anni che aveva perduto sua madre, il suo amore Erhard, suo
fratello, suo marito, che aveva subito circa duecento allarmi aerei e
non meno di cento incursioni vere e proprie, che non si limitava a
farsela col suo uomo, al cimitero, nelle tombe di famiglia, ma la
mattina doveva alzarsi alle cinque e mezzo, andare fino al tram tutta
imbacuccata e recarsi al lavoro attraverso le vie oscurate: per
quella giovane donna le chiacchiere trionfali di Alois che forse le
risonavano ancora debolmente all'orecchio dovevano essere come una
canzonetta sentimentale sempre pi fioca, al cui ritmo si forse
ballato una notte circa vent'anni fa. Leni - a dispetto di quello che
ci si poteva aspettare e nonostante le circostanze - era di
un'allegria provocante. La gente, intorno a lei, era gretta,
brontolona, scontenta, e se si considera che Leni avrebbe potuto
vendere sul mercato nero, con notevoli guadagni, gli eccellenti e
costosi capi di vestiario di suo padre, e che invece li regalava non
solo al ma ai cittadini infreddoliti e affamati di un paese
dichiarato nemico (un commissario dell'Armata rossa se ne andava in
giro col panciotto di cachemire di suo padre!), anche l'osservatore
pi diffidente di questa scena dovr approvare che, come secondo
aggettivo, si attribuisca a Leni la qualifica di generosa.
Qualche parola anche per Margret. Sarebbe un errore definirla una
prostituta. Per danaro essa si era soltanto sposata. Addetta fin dal
1942 a un immenso ospedale militare, aveva giornate e nottate molto
pi pesanti di Leni, che intrecciava in santa pace le sue corone,
sempre in compagnia dell'uomo del suo cuore, protetta dalla
benevolenza di Pelzer. Da questo punto di vista Leni non affatto
l'eroina, e nemmeno un'eroina, solo a quarantott'anni essa stata
per la prima volta caritatevole verso un uomo (quel turco di nome
Mehmet, che forse il benevolo lettore ricorder) Margret invece non
ha mai fatto altro: anche nelle sue funzioni di infermiera di giorno
o di notte, all'ospedale militare, si dimostrava caritatevole sino
in fondo verso chiunque avesse un aspetto simpatico e sembrasse
triste. Se si mise con un cinico sfacciato come Boldig fu soltanto
per proteggere la felicit amorosa di Leni sul giaciglio di erica
steso nella cappella tombale dei Beauchamps, sviando da lei
169

l'attenzione di Boldig. In questo caso vogliamo essere giusti e


costatare quello che costata la stessa Margret dopo una lunga vita
piena di caritatevole dedizione: "Sono stata amata molto, ma io ne ho
amato uno solo. Io stessa ho provato una sola volta la folle felicit
che ho visto cos spesso in faccia agli altri. No, Margret non da
annoverare affatto tra i beniamini della sorte, essa ha avuto molta
pi sfortuna di Leni, allo stesso modo dell'amareggiata Lotte: eppure
in nessuna delle due donne abbiamo potuto riscontrate dell'invidia
nei riguardi di Leni.

NOTE:
(1) Movimento giovanile [^N'd'T'].
(2) Marca orientale. Denominazione dell'Austria durante
l'occupazione nazista [N'd'T'].
(3) Ek 1 - Eisenkreuz erster Klasse - Croce di guerra di 1a classe.
Decorazione di guerra [N'd'T'].
Viii
L'A', ormai entrato pienamente nella parte del ricercatore (e
sempre in pericolo di essere considerato una spia, quando invece non
ha che una sola e unica mira: mettere nella giusta luce una persona
taciturna e riservata, fiera e senza rimorsi come Leni
Gruyten-Pfeiffer, questo personaggio tanto statico quanto
statuario!), ebbe qualche difficolt a conoscere, a scoprire con una
certa obiettivit, attraverso gli stessi attori degli avvenimenti,
quale fosse la loro situazione alla fine della guerra.
Su un solo punto erano concordi tutti coloro che abbiamo presentato
e citato, in queste pagine, pi o meno diffusamente: che non volevano
abbandonare la citt. Persino i due cittadini sovietici Bogakov e
Boris non avevano alcun desiderio di trasferirsi a oriente. Poich
ormai gli americani (Leni a Margret: Finalmente, finalmente, ma
quanto ci hanno messo!) si avvicinavano, loro soli potevano
garantire ci che tutti agognavano, ma senza riuscire a crederci: la
fine della guerra. C' un problema, comunque, che dal 1o gennaio del
'45 risolto: i giorni d'entrata - chiamiamoli cos per semplicit
- di Boris e di Leni. Leni era incinta al settimo mese, ancora molto
vivace (M'v'd') ma, date le sue condizioni, un po' impedita, sicch
entrate, amplessi, lotte corpo a corpo, qualunque espressione si
scelga, erano ormai fuori discussione (Leni secondo Margret).
Ma dove e come sopravvivere? E' facile dirlo se non si considera
quanta gente doveva nascondersi dagli altri. Margret, ad esempio, che
doveva attenersi a ordini e regolamenti come un soldato, avrebbe
dovuto attraversare il Reno, con l'ospedale militare, in direzione
est. Non lo fece, ma non poteva nemmeno rifugiarsi in casa sua, dove
sarebbero andati a prenderla con la forza. Lotte H' era in una
situazione analoga, essendo impiegata presso un ufficio pubblico che
si trasferiva ugualmente a est. Dove poteva andare? Se si tien conto
del fatto che ancora nel gennaio del '45 quasi tutti venivano
evacuati in Slesia, dove li si mandava dritto in braccio all'Armata
170

rossa, sar il caso di fare una piccola precisazione geografica: il


pi volte citato Reich germanico, a met marzo 1945, era ancora largo
circa 800-900 chilometri e non molto pi lungo Il problema del Dove
andare? era di scottante attualit per i pi svariati gruppi della
popolazione. Dove potevano andare i nazisti, dove i prigionieri di
guerra, dove i soldati, dove gli schiavi? Naturalmente c'erano
soluzioni collaudate come la fucilazione, ecc'. Ma anche questo non
era sempre tanto semplice perch nemmeno i fucilatori non erano tutti
concordi, e diversi di loro avrebbero voluto giocare il giuoco
opposto, cio salvare qualche vita. Pi d'un fucilatore per principio
si convert in non-fucilatore, ma come dovevano comportarsi i
fucilandi o fucilabili potenziali? Tutto questo tutt'altro che
semplice. La gente immagina che, da un momento all'altro, sia finita
la guerra, nei libri si legge anche una data e tanti saluti. Ma chi
poteva sapere se cadeva in mano a un fucilatore convertito o non
convertito o addirittura a un rappresentante di quel nuovo gruppo di
persone che si battevano per il fucilare pi che mai, alcuni dei
quali fino a quel momento facevano parte, piuttosto, del gruppo dei
non-fucilatori? C'erano persino dei reparti di Ss che rinnegavano la
propria fama di fucilatori! C'erano scambi di lettere tra l'Ss e la
gloriosa Deutsche Wehrmacht in cui si faceva a scaricabarile coi
morti come se fossero patate marce! Il liquidare, l'eliminare
viene attribuito a persone e a istituzioni rispettabili a cui premeva
- come ai loro corrispondenti epistolari - di arrivare con le mani il
pi possibile pulite a quel traguardo che falso chiamare pace,
giusto invece chiamare fine della guerra.
L'A' legge, ad esempio: I comandanti dei campi di concentramento
si lamentano del fatto che circa il 5-10 per cento dei russi
sovietici condannati all'esecuzione arrivano nei lager morti o
moribondi. Si d cos l'impressione che i campi-base si sbarazzino in
tal modo di questi prigionieri.
In particolare si accertato che nelle marce a piedi, ad esempio
dalla stazione ferroviaria al lager, una gran parte di prigionieri di
guerra cade morta o moribonda per sfinimento e dev'essere raccolta da
un automezzo.
Non si pu impedire che la popolazione tedesca abbia sentore di
questi fatti.
Anche se questi trasporti di prigionieri fino al campo di
concentramento vengono di regola effettuati dalla Wehrmacht, la
popolazione ne dar comunque la responsabilit alle Ss.
Per far s che in futuro, per quanto possibile, cose di questo
genere non abbiano pi a ripetersi, ordino con effetto immediato che
i russi sovietici gi scartati perch seriamente sospetti e ormai
chiaramente votati alla morte (ad esempio per tifo petecchiale), i
quali perci non siano pi in grado di superare lo sforzo di una
marcia anche breve, d'ora in poi non vengano pi ammessi al trasporto
dentro il campo di concentramento per subirvi l'esecuzione capitale.
In rappresentanza: f.to Mller.
Lasciamo al lettore di riflettere sull'espressione una gran parte
riferita a candidati alla morte. Questo, dunque, era gi un problema
171

nel 1941, quando il Reich germanico era ancora abbastanza esteso.


Quattro anni dopo il Reich germanico era maledettamente
rimpicciolito, e non c'erano solo da liquidare e da eliminare i
russi, gli ebrei, ecc', ma anche un bel numero di tedeschi,
disertori, sabotatori, collaborazionisti, e bisognava sgomberare
campi di concentramento e citt, evacuando donne, bambini, vecchi,
dato che al rispettivo nemico si volevano lasciare solo le macerie.
Naturalmente sorsero anche problemi morali e igienici. Questi, ad
esempio:
"Gli starosta e i capi dei villaggi, molto spesso corruttibili, non
di rado, la notte, facevano o fanno tirar gi dal letto gli operai da
loro prescelti e li rinchiudono in cantina fino al momento della
partenza. Poich agli operai e alle operaie non si d il tempo
necessario per raccogliere la loro roba, ecc', molti di loro arrivano
negli appositi lager con un equipaggiamento del tutto insufficiente
(senza scarpe, due vestiti, gavette e simili, coperta, ecc'). In casi
particolarmente gravi, l'operaio appena giunto dev'essere rimandato
subito indietro per rimediare alle pi gravi necessit. E' cosa del
tutto normale e viene tollerato dalla maggioranza delle comunit che
le suddette milizie paesane minaccino e percuotano gli operai se non
vengono via subito. In parecchi casi sono state picchiate delle donne
fino a renderle inabili alla marcia. Un caso particolarmente grave
quello che ho segnalato al comandante della polizia locale
(colonnello Samek) perch lo punisca severamente (localit
Sozolinkov, dip' Dergaci). Gli abusi degli starosta e delle milizie
hanno particolare gravit in quanto i suddetti, a loro
giustificazione, affermano quasi sempre che tutto questo accade in
nome della Deutsche Wehrmacht. In realt quest'ultima, nella quasi
totalit dei casi, ha dimostrato la massima comprensione verso gli
operai e la popolazione ucraina. Lo stesso, tuttavia, non si pu dire
di parecchi uffici amministrativi. A illustrazione di quanto detto di
sopra vorremmo far presente che una donna, una volta, arriv vestita
quasi soltanto della camicia.
In base ai fatti segnalati bisogna anche far notare che
imperdonabile tener rinchiusi gli operai per molte ore dentro un
vagone ferroviario, tanto che non possono nemmeno fare i loro
bisogni. E' ovvio che di tanto in tanto occorre dare ai trasportati
la possibilit di procurarsi acqua potabile, di lavarsi, di andare
alla latrina. Ci hanno mostrato dei vagoni dove i viaggiatori avevano
praticato dei fori per poter fare i loro bisogni. Naturalmente, in
prossimit di stazioni ferroviarie di una certa importanza, il
permesso di andar di corpo dovr essere concesso solo al di fuori
delle stazioni medesime.
Anche sui centri di disinfestazione ci segnalano abusi:
inservienti di sesso maschile o altri uomini che s'introducono e
girano nei locali adibiti a doccia in mezzo a donne e a ragazze - che
le aiutano perfino a insaponarsi! - e, viceversa, donne nelle docce
degli uomini; uomini che si trattengono a lungo nelle docce femminili
172

a scattar fotografie. Poich, nel caso della popolazione campagnuola


dell'Ucraina, quella che stata evacuata pi di ogni altra negli
ultimi mesi, si tratta - per quanto concerne la parte femminile della
popolazione stessa - di donne moralmente molto sane e abituate a
costumi assai severi, un tal trattamento non pu essere sentito che
come un'offesa recata a tutto il popolo. Gli abusi di cui abbiamo
riferito nella prima parte sono stati frattanto ovviati, per quel che
ne sappiamo, dall'intervento dei capiconvoglio. Il fotografare
abusivo ci stato segnalato da Halle, l'irregolarit precedente da
Kieverce.
Che l'ondata sexy sia cominciata gi allora, e che certe fotografie
che oggi c'impongono siano forse state scattate nei centri di
disinfestazione per schiavi dell'Europa orientale?
Comunque, importante rendersi conto che la conquista di parti del
mondo o di mondi interi non poi tanto facile e che anche quella
gente aveva i suoi problemi e che cercavano di risolverli con
precisione tutta tedesca, verbalizzandoli con germanica acribia. Mai
improvvisare, per carit! I bisogni corporali restano bisogni
corporali, e non sta proprio bene che ti forniscano gi cadaveri
quelli che tu devi giustiziare! E' una porcheria e bisogna punirla, e
cos non sta nemmeno bene che durante la disinfestazione uomini e
donne s'insaponino e si sciacquino a vicenda e che per di pi si
scattino fotografie! E' una cosa che non va. Roba che sporca le mani
e tutto il resto. Che degli sporcaccioni e dei mascalzoni si siano
inseriti in una cosa in s perfettamente corretta?
Poich le dispute intorno ai cadaveri sono frattanto diventate una
caratteristica della guerra convenzionale moderna, poich gli
sporcaccioni e i mascalzoni - per di pi in uniforme - ammettono essi
stessi di violentare le donne e lo fotografano persino, non occorre
che annoiamo oltre il lettore con questi accenni.
Ci chiediamo soltanto: dove e come dovevano sopravvivere Leni,
ch'era incinta, l'ipersensibile Boris, l'energica Lotte, la troppo
pietosa Margret, quel verme della terra di Grundtsch, e Pelzer, che
non mai stato un mostro? Che ne sar, nel marzo 1945, della nostra
Marja, di Bogakov e di Viktor Genrichovic, del vecchio Gruyten e di
tanti altri?
Intanto, pi o meno a cavallo tra il 1944 e il '45, Boris cre una
complicazione del tutto superflua di cui Leni non parla, che Margret
racconta per filo e per segno, di cui Lotte e Marja non sanno nulla.
Margret, frattanto messa sotto severa sorveglianza affinch l'A' non
possa darle niente (Il medico all'A': Adesso la paziente dovr patir
la fame per quattro o cinque settimane, se vogliamo regolare un
tantino le sue funzioni endocrine ed esocrine: per ora sono cos
sottosopra che potrebbe piangere dai capezzoli e urinare dal naso.
Dunque: parlare s, portar roba no), Margret, gi abituata
all'ascesi, da cui anzi si aspetta la guarigione: Una sigaretta,
per, potrebbe darmela (cosa che l'A' fece!), be', a quel tempo avevo
una rabbia da non dire contro Boris, ero proprio infuriata con lui, e
mi pass soltanto quando pi tardi ci mettemmo tutti insieme e io lo
173

conobbi, vidi com'era intelligente e sensibile. Ma verso la fine del


'44, intorno a Natale o anche ai primi del '45, magari all'Epifania
ma certo non pi tardi, Leni venne a casa con un altro nome in testa,
per stavolta sapeva almeno che era uno scrittore, per di pi morto,
per cui almeno non si ebbe bisogno di telefonare in giro. Si trattava
ancora una volta di un libro, e l'autore si chiamava Kafka, Franz, e
il libro era intitolato Nella colonia penale. Pi tardi ho chiesto a
Boris se davvero non immaginava le conseguenze di quello che faceva
quando, alla fine del '44 (!), raccomandava a Leni uno scrittore
ebreo, e lui mi ha risposto: "Avevo tanta di quella roba in testa,
tante cose a cui pensare che me lo sono dimenticato". Dunque, Leni
and un'altra volta col suo bravo biglietto alla biblioteca, ce n'era
ancora una in funzione e la bibliotecaria, per fortuna, era una donna
piuttosto anziana e abbastanza ragionevole che strapp il biglietto e
prese subito Leni in disparte e le ripet, alla lettera, quello che
le aveva gi detto la madre superiora quella volta che aveva chiesto
con tanta insistenza di Rahel: "Ma figliuola, ha perso la testa? Chi
l'ha mandata qui a chiedere questo libro?" Per Leni, sa, anche
stavolta non ha mollato. La bibliotecaria dev'essersi accorta subito
che non era un agente provocatore, perci l'ha presa da parte e le ha
spiegato esattamente che quel Kafka era ebreo, che tutti i suoi libri
erano stati proibiti e bruciati eccetera, e certo Leni dev'essersene
uscita col suo solito disarmante "E con questo?", e allora quella
donna le spieg ben bene, anche se tardi, come stavano le cose tra
nazisti ed ebrei, e le mostr - naturalmente ce l'aveva in biblioteca
- lo Strmer" e le spieg tutto, e Leni, quando venne da me, era
inorridita. Finalmente aveva afferrato qualcosa. Ma non moll, s'era
messa in testa di avere il suo Kafka e di leggerlo, e ci riusc!
Pensi che and in treno a Bonn, da alcuni professori per i quali suo
padre aveva lavorato e di cui sapeva che avevano delle grandi
biblioteche, e infatti ne trov uno che ormai era un nonnetto di
settantacinque anni passati e se ne stava l in mezzo ai suoi libri,
ormai pensionato, e sa che cosa le disse quello, alla lettera? Ma
figliuola, ha perso la testa? Kafka, nientemeno? Perch non
addirittura Heine?" Per fu molto gentile con lei, si ricord di lei
e di suo padre, solo che non aveva quel libro e dovette andare da un
collega e poi da un altro finch ne trov uno con cui la fiducia era
reciproca e che per di pi possedeva il libro. Non fu tanto semplice,
la cosa dur un giorno intero, sa, arriv a casa nel cuore della
notte e aveva il libro nella borsetta, non era una cosa tanto
semplice perch non solo bisognava trovare uno che si fidasse del
professore e di cui il professore potesse fidarsi, ma quello doveva
fidarsi anche di Leni, e non solo doveva avere il libro ma anche
cacciarlo fuori! Effettivamente ne trovarono due che lo avevano, ma
il primo non volle darlo. Roba da matti, le preoccupazioni di Leni e
di Boris, quando era in ballo la vita, la vita nuda e cruda. Per
colmo di sfortuna a quel tempo spunt anche il mio illustre consorte,
il signor Schlmer, nella cui villetta ci eravamo rifugiati, e in
Schlmer non c'erano pi tracce dell'uomo di mondo, dell'eleganza di
un tempo, quello ormai era finito, indossava un'uniforme della
Wehrmacht ma non aveva documenti ed era appena sfuggito ai partigiani
174

francesi quando gi stavano per fucilarlo. Non so com', in qualche


modo ero attaccata a lui, era sempre stato gentile e generoso con me,
e a modo suo penso che anche lui mi abbia voluto bene o addirittura
amato. Adesso era ridotto una piccola cosa, un miserabile, e mi
disse: Margret, ho fatto delle cose che mi costeranno la testa
dovunque vada, da tutte le parti: dai francesi, dai tedeschi che sono
per il regime e da quei pochi tedeschi che sono contro, dagli
inglesi, dagli olandesi, dagli americani, dai belgi, e se mi beccano
i russi e scoprono chi sono, ebbene, sono spacciato, ma lo sono anche
se mi beccano i tedeschi che stanno ancora al timone. Aiutami,
Margret". Avrebbe dovuto conoscerlo com'era prima, un uomo che andava
solo in taxi o ti arrivava con un'automobile di servizio, andava in
ferie tre volte l'anno e portava a casa un sacco di roba, sempre
svelto e allegro, e ora eccolo invece che sembrava un povero
topolino, aveva paura dei cani da guardia e degli americani, di
tutti. Fu allora che mi venne per la prima volta l'idea che mi
sarebbe dovuta venire prima. All'ospedale militare ne morivano a
dozzine, no?, e naturalmente ritiravano i libri di paga, li
raccoglievano, li registravano e poi li rimandavano ai comandi o non
so dove; io comunque sapevo dove li tenevano e sapevo anche che molti
soldati non li avevano nemmeno consegnati o che non erano stati
trovati quando il ferito entrava all'ospedale e si buttava via la sua
uniforme insanguinata e a brandelli. Allora che ho fatto? Quella
stessa notte ho rubato tre libri di paga: ce n'erano in quantit e
avevo abbastanza scelta per prendere quelli le cui fotografie, per
et e aspetto, assomigliassero a Schlmer e a Boris; cos ne ho presi
due di ragazzi biondi con gli occhiali, pi o meno sui ventiquattro,
venticinque anni, uno di un tipo delicato coi capelli scuri e senza
occhiali, suppergi a met della trentina, come Schlmer, e glie l'ho
dato. Gli ho dato tutti i soldi che avevo, gli ho fatto un bel pacco
di burro e di sigarette e di pane, e l'ho mandato per il mondo con un
nome nuovo: Ernst Wilhelm Keiper, ne ho anche preso nota insieme con
l'indirizzo perch volevo sapere che fine avrebbe fatto. Tutto
sommato eravamo stati marito e moglie per sei anni, anche se con
incontri molto sporadici, e io gli ho detto che la cosa pi sicura
era che andasse alla Wehrmacht, all'ufficio avviamento al fronte o
qualcosa di simile, visto che ormai tutti, tutti gli davano la
caccia. E lui lo ha fatto. Ha pianto, e se lei non ha conosciuto lo
Schlmer di prima del '44 non pu sapere che cosa significa: uno
Schlmer piangente, supplichevole, grato, che mi baciava la mano.
Piangeva come un cagnolino... e poi se n' andato. Mai pi visto. Pi
tardi, spinta dalla curiosit, sono andata dalla moglie di quel tal
Keiper, nella Ruhr, vicino a Buer: volevo pur sapere... capisce?
Quella si era risposata e io le dissi che avevo curato suo marito
all'ospedale militare, che era morto e mi aveva pregato di farle
visita. Be', quella era un tipetto svelto, un po' sfacciato, mi
creda. Sa che cosa mi domand? "A quale dei miei mariti si riferisce,
al mio Ernst Wilhelm? Sa, quello morto addirittura due volte, una
volta all'ospedale militare e una seconda volta in un paesucolo, su
da voi, che si chiama Wrselen". Bene, dunque Schlmer era morto, e
non le nascondo che provai un certo sollievo. Forse era meglio per
175

lui che essere impiccato o fucilato dai nazisti o dai partigiani. S,


era un vero criminale di guerra: in Francia, in Belgio e in Olanda
reclutava gente per i lavori forzati, e questo fin dal 1939, dopo
aver imparato il mestiere del commerciante. Ho subito diversi
interrogatori a causa sua, e poi mi hanno portato via anche la casa
con annessi e connessi, mi hanno lasciato solo portar via le mie
carabattole. E' chiaro che Schlmer ha rubacchiato forte e roba del
genere, ha truffato, si lasciato corrompere... Eh gi, e nel '49 me
ne stavo proprio sul lastrico, e in seguito pi o meno ci sono
restata. S, sul lastrico, bench Leni e tutti gli altri abbiano
cercato di rimettermi in sesto. Ho anche abitato per mezz'anno in
casa di Leni, ma alla lunga non andava per via delle mie conoscenze
maschili, col ragazzo che intanto cresceva e un bel giorno mi chiese:
"Perch, Margret, perch Harry - era un sergente inglese che allora
era mio amico - perch vuol sempre entrare in te cos a fondo?"
(Margret arross una volta ancora. L'A').
Sappiamo gi dove Schirtenstein fu sorpreso dalla fine della
guerra: strimpellava sul pianoforte Lili Marleen per gli ufficiali
sovietici in qualche localit tra Leningrado e Vitebsk; un uomo che
la stessa Monique Haas considerava con rispetto. Avevo un crudele,
un tremendo desiderio (Sch' all'A'), volevo riempirmi la pancia e
restare in vita. E Lili Marleen l'avrei sonata anche sull'armonica a
bocca.
Il dottor Scholsdorff trascorse la fine della guerra in un modo che
fa di lui quasi un eroe: si era ritirato in un "villaggio sulla riva
destra del Reno, dove, avendo le carte in regola e nessuna macchia
politica, aspettai la fine della guerra indisturbato dai nazisti e
senza dover temere gli americani. Per mimetizzarmi perfettamente
assunsi il comando di un reparto del Volkssturm composto di circa
dieci uomini, di cui tre avevano pi di settant'anni, due meno di
diciassette, due avevano tutta la gamba amputata, uno invece dal
ginocchio in gi, uno era senza un braccio e il decimo era
deficiente, cio era il cretino del villaggio; il nostro armamento
consisteva in alcuni randelli e soprattutto in lenzuola bianche
divise in quattro; inoltre avevamo qualche bomba a mano con cui
dovevamo far saltare un ponte. Be', mi misi in marcia alla testa del
mio piccolo esercito, legammo le nostre lenzuola squartate a lunghe
pertiche, lasciammo il ponte com'era e consegnammo il villaggio,
intatto, agli americani. Fino a due anni fa ero sempre il benvenuto
in quel villaggio (si tratta di Ausler Mhle, un paesino del
Palatinato. L'A'), m'invitavano continuamente alle sagre e alle altre
loro feste; ma da allora noto un certo cambiamento di umore, a volte
sento la parola disfattista... e questo dopo venticinque anni, quando
ho salvato anche il loro campanile, avendo garantito con la mia vita
al tenente americano Earl Wittney che non c'era su nessuno e che non
serviva a scopi militari. Emb, c' stato uno slittamento a destra,
su questo non c' dubbio. Ad ogni modo non vado pi laggi con la
calma serafica di un tempo.
176

Hans e Grete Helzen non richiedono che due parole di alibi: Hans
nacque solo nel giugno 1945; l'A' ignora se abbia dimostrato
sentimenti da Werwolf (4) fin dal grembo materno. Grete, infine,
nata solo nel 1946.
Heinrich Pfeiffer, ventunenne alla fine della guerra, appena
amputato della gamba sinistra, stava in un convento barocco nei
pressi di Bamberga, che avevano trasformato in ospedale militare.
Come dice lui stesso, mi ero appena risvegliato dalla narcosi, e
stavo male da cani, quand'eccoti gli americani alla porta... per
fortuna mi lasciarono in pace.
Il vecchio Pfeiffer, che indica la residenza sua e di sua moglie,
nel giorno della disfatta, con l'espressione non lontano da
Dresda, si tira ormai dietro la sua gamba paralizzata dalla bellezza
di ventisette anni (trentacinque, se ci riferiamo alla data odierna),
quella gamba che il padre di Leni ancora nel 1943, prima di andarsene
in prigione, definiva la gamba pi bugiarda che io conosca.
La van Doorn: Credevo di essere stata la pi furba, e gi nel
novembre del '44 mi trasferii a Tolzem, dove avevo la casa dei miei
genitori e in pi avevo comprato quel terreno coi soldi che Hubert
regalava a carrettate. Non facevo che ripetere a Leni di venire da me
e di partorire in campagna, in santa pace, il suo bambino continuavamo a non sapere di chi fosse -, le dissi anche che da noi
gli americani sarebbero arrivati certamente due o tre settimane prima
che da loro. E invece, come and a finire? E' una fortuna che Leni
non fosse con me. Tolzem, come si dice, l'hanno rasa al suolo, ci
diedero appena mezz'ora di tempo per andarcene e ci portarono in
macchina oltre il Reno, e poi come si faceva a tornare dall'altra
parte, quando di l ormai comandavano gli americani e qui da noi
ancora i tedeschi? Davvero una fortuna che Leni non abbia seguito il
mio consiglio. Altro che campagna e tranquillit e aria buona e fiori
e compagnia bella! Non abbiamo pi visto altro che un'enorme nuvola
di fumo: quella, una volta, era Tolzem. Adesso l'hanno ricostruita,
ma le ripeto: una gran nuvola di fumo!
Mamma Kremer: Dopo che mi ebbero portato via il ragazzo, pensai: E
adesso dove vado? A est, a ovest, o resto qui? Decisi di restare: a
ovest non lasciavano andare nessuno, solo soldati e zappatori... e a
est? Io che ne sapevo, potevano giocare alla guerra ancora per un
paio di mesi o un anno intero. Cos sono restata a casa mia fino al
giorno due (Si allude al 2 marzo 1945, che presso molte persone
rimaste in citt diventato il giorno due per antonomasia. L'A').
Ci fu allora l'attacco aereo che fece impazzire, o quasi, tanta
gente; io mi sono rifugiata nella cantina della fabbrica di birra
dirimpetto e pensavo: E' la fine del mondo, la fine del mondo, e le
dico apertamente, io che dall'et di dodici anni, cio dal 1914, non
sono pi entrata in una chiesa e non mi sono mai pi interessata alle
fregnacce dei preti, e neanche quando i nazisti, apparentemente (la
sottolineatura vocale non dell'A'), erano contro i preti, neanche
177

allora mi sono messa dalla loro parte: fin qui almeno ci arrivavo con
la dialettica e l'interpretazione materialistica della storia che
avevo imparato, anche se la maggior parte dei compagni mi considerava
una vecchia gallina scema... ebbene, le dico che non ho fatto altro
che pregare. Mi tornarono su le vecchie frasi "Ave Maria", "Padre
nostro" e persino "Affido alle tue mani... nient'altro che pregare.
Fu il pi grave, il pi terribile di tutti gli attacchi aerei subiti
dalla nostra citt, ed durato esattamente sei ore e ventiquattro
minuti, e in certi momenti la volta della cantina si moveva un poco.
Quasi come una tenda al vento, tremava e si moveva... e tutto questo
sulla citt ormai quasi spopolata, un'ondata e un'altra ondata e
ancora e ancora; in quella cantina eravamo solo in sei, due donne, io
e una giovane donna con un ragazzino di tre anni, quella batteva
soltanto i denti. Allora ho visto per la prima volta che cosa vuol
dire quello che si legge cos spesso: batteva i denti; era un fatto
meccanico, lei non poteva farci niente e nemmeno lo sapeva... alla
fine si morsa le labbra a sangue, e noi le abbiamo messo tra i
denti un pezzo di legno, non so che assicella ben piallata - forse la
doga di una botte - che stava l in terra; pensavo: Questa diventa
matta e divento matta anch'io... Non che ci fosse molto fracasso,
solo quel tremito e certe volte il soffitto faceva come una palla di
gomma, quand' bucata e qualcuno la gonfia e la sgonfia con le mani;
il bambino dormiva: era semplicemente stanco, dormiva e sorrideva nel
sonno. Poi c'erano anche tre uomini, il vecchio operaio di un lager,
in uniforme da Sa - e questo il giorno due! -, be', se l' fatta nei
calzoni, se li proprio riempiti, e tremava come se avesse i
brividi, e si fatta la pip addosso e poi corso fuori, ha preso
su e via, gridando forte. Di quello l non avranno pi trovato
neanche un bottone dei calzoni, creda a me. Poi c'erano due ragazzi
pi giovani, in borghese; tedeschi, credo, disertori, che si saranno
aggirati fuori tra le macerie, ma poi gli era venuta fifa di fronte a
quell'attacco aereo; dapprima se ne stettero l zitti zitti e
pallidissimi, ma poi di colpo, dopo che il vecchio se ne fu andato di
corsa, diventarono... Be', oggi ho sessantotto anni, e certo fa un
effetto orribile sentirmi raccontare come and veramente, quella
volta; a quel tempo avevo quarantatre anni e quella giovane donna non l'ho mai pi, mai pi vista, nessuno di quei quattro, n quei due
giovanotti n il bambino, nessuno - quella donna non aveva ancora
trent'anni... Ebbene, quei due giovanotti - avranno avuto al massimo
ventidue, ventitre anni - diventarono improvvisamente... come dire?,
lascivi o intraprendenti, ma no, non si pu dire cos, e io, dopo che
avevano torturato a morte mio marito nel campo di concentramento, da
tre anni non avevo pi guardato un uomo... Be', quei due non che si
siano buttati su di noi, questo non si pu dire, e noi del resto non
abbiamo resistito, perci non ci hanno violentate... Insomma, uno di
loro venne da me, mi palp il petto e mi tir gi le mutande, l'altro
and dalla giovane donna, le tolse di bocca quell'assicella e la
baci, e cos l sotto abbiamo fatto all'amore, se vuol chiamarlo
cos, in mezzo a noi il bambino addormentato, e a lei far certo un
effetto orribile, ma non pu immaginare che cos' quando per sei ore
e mezzo di seguito un passaggio continuo di aerei che buttano gi
178

bombe, mine aeree e circa seimila bombe dirompenti... Ci siamo


semplicemente accoppiati, noi quattro, col ragazzino in mezzo a noi,
e mi sembra ancora di sentire la polvere che aveva in bocca il
giovanotto che aveva scelto me, mentre mi baciava, e sento anch'io la
polvere in bocca - immagino che fosse venuta gi da quel soffitto
ondeggiante -, e sento ancora adesso come godo, come mi calmo, come
continuo a pregare, e vedo ancora la giovane donna che di colpo
diventa tranquilla, toglie con una carezza i capelli dalla fronte del
ragazzo che giaceva su di lei e gli sorride, e anch'io feci la stessa
carezza in fronte al mio e gli sorrisi, e poi ci siamo rivestiti come
si deve, ci siamo rimessi un po' a posto e siamo rimasti l seduti in
silenzio; senza accordarci prima avevamo tirato fuori tutto dalle
nostre tasche, sigarette e pane, e la giovane donna, nella sua borsa
della spesa, aveva delle conserve, cetriolini e marmellata di
fragole. Abbiamo mangiato ogni cosa insieme senza scambiarci una
parola e, come se ci fossimo accordati prima, nessuno ha chiesto il
nome dell'altro. Neanche una parola, e la polvere ci strideva sui
denti, a me la polvere di quel ragazzo e a lui, immagino, la mia... e
poi tutto fin, verso le quattro e mezzo. Silenzio. Ma non del tutto.
Da qualche parte cadeva qualcosa, precipitava qualcosa, esplodeva
qualcosa... erano state circa seimila bombe. Be', se parlo di
silenzio voglio dire che non passavano pi aerei. Poi uscimmo tutti
quanti ciascuno per conto suo... neanche una parola di saluto: ed
eccoci in mezzo a una gigantesca nuvola di polvere, di fumo, di fuoco
alta fino al cielo. Sono crollata a terra e mi sono svegliata qualche
giorno dopo all'ospedale e continuavo ancora a pregare, gi, fu
l'ultima volta. Una fortuna che non mi abbiano seppellita senza tante
storie, lo sa quanta gente hanno seppellita senza vedere se era
ancora viva? E che fine crede che abbia fatto la cantina di quella
fabbrica di birra? E' sprofondata, due giorni dopo che ne venimmo
fuori: penso che il soffitto abbia continuato a vibrare come una
palla di gomma finch crollato. Io sono corsa l per vedere che ne
era della mia casa: niente, niente, niente, nemmeno quello che si
potrebbe chiamare un rispettabile mucchio di macerie, e il giorno
dopo la mia uscita dall'ospedale arrivarono finalmente gli
americani.
Come sappiamo, la Wanft era sfollata. Evidentemente ha subito cose
brutte, antipatiche (siccome lei non parla, l'A' non pot stabilire
se erano cose brutte, antipatiche in senso oggettivo o solo
soggettivo). La Wanft disse una parola sola: Schneidemhl. Di Kremp
sappiamo che mor per l'autostrada, lungo l'autostrada, probabilmente
con una parola come Germania sulle labbra.
Il dottor Henges dice di se stesso: Mi ritirai, col conte mio
superiore, in uno dei villaggi dove potevamo essere sicuri che i
contadini non ci avrebbero tradito. Travestiti da boscaioli,
abitavamo in una casetta di tronchi d'albero, ma nutriti e trattati
come signori; anzi, le donne devote alla casa del conte, non solo non
ci rifiutavano, ma ci offrivano regolarmente il loro amore. Le
confesso che l'erotismo e la sessualit bavaresi per me erano troppo
179

grossolani e che sentivo nostalgia della raffinatezza renana, e non


solo in questo punto. Poich contro di me non c'erano accuse troppo
gravi, potei gi tornare a casa nel 1951, il signor conte dovette
invece aspettare fino al 1953, poi si present spontaneamente ai
tribunali, ma in un momento in cui si metteva a tacere il gran
chiasso che si era fatto fin l intorno ai crimini di guerra. Pass
ancora tre mesi di carcere a Werl, poi rientr ben presto nel
servizio diplomatico. Quanto a me, preferii non espormi pi
politicamente, limitandomi a mettere a disposizione le mie precise
conoscenze filologiche.
Hoyser sen': Io mi sentivo legato alle case di cui ero diventato
proprietario, non avevo mica solo quella di Gruyten, nel gennaio e
nel febbraio del '45 riuscii ancora a comprare due case da persone
politicamente inguaiate. Lo definisca pure un atto di
antiarianizzazione: erano due case un tempo di proprietari ebrei che
mi furono vendute da due vecchi nazisti, legalmente, con tanto di
notaio e di assegno, proprio legalmente. Fu una cessione del tutto
regolare... in fondo non era mica proibito comprare e vendere case, o
sbaglio? Ho evitato il giorno due perch mi trovavo in viaggio, ma
quella nuvola di polvere l'ho vista, da quaranta chilometri di
distanza - una nuvola di polvere gigantesca - e quando il giorno dopo
me ne tornai in citt in bicicletta trovai un appartamento perfetto,
pulitissimo, nei quartieri occidentali, di dove fui costretto a
sloggiare solo quando arrivarono gli inglesi. Perch quelli hanno
rispettato ben bene i quartieri della citt dove avevano deciso di
abitare pi tardi. Leni e Lotte e compagni mi hanno piantato
bellamente in asso e non mi hanno detto nulla del loro piccolo
paradiso sovietico, che avevano fondato sottoterra. Eh no, un vecchio
come me - avevo pur sempre i miei sessant'anni - non lo volevano tra
i piedi.
Lotte, del resto, si dimostrata una mezza lazzarona dopo la morte
di mia moglie, avvenuta in ottobre. Se ne andava in giro per la citt
coi suoi bambini, prima si rifugiata presso certi suoi parenti, poi
da quella puttana di Margret, poi presso conoscenti, tutto per non
farsi evacuare: e perch no? Perch aveva in mente il saccheggio e
sapeva benissimo dov'erano i depositi della Wehrmacht. E naturalmente
il buon nonnino non l'hanno chiamato quando hanno dato il sacco al
magazzino vicino all'antico convento delle carmelitane. Eh no. Invece
hanno razziato uova e burro, lardo e sigarette, caff e vestiario
usando carriole e sacchi, vecchie biciclette e automobili ormai
inservibili, che stavano in mezzo alla strada come relitti d'incendio
ma che si potevano ancora spingere a mano; ed erano cos ingordi che
si sono fatte delle uova al tegamino in mezzo alla strada, cocendole
nei coperchi dei contenitori delle maschere antigas; e poi acquavite
e tutto quello che vuole... vere orge come durante la rivoluzione
francese, e le donne in prima fila, in testa a tutti la nostra Lotte
come una megera! Ci sono stati dei veri e propri scontri: gi, perch
in citt c'erano ancora dei soldati tedeschi. Tutto questo sono
venuto a saperlo pi tardi e ho ringraziato il cielo di essere venuto
via in tempo da quella casa, dove ben presto si cominci a vivere
180

come in un bordello, quando furono costretti a uscire dal loro


paradiso sovietico sotterraneo e Hubert cominci la sua relazione con
Lotte. Lei non l'avrebbe riconosciuta, Lotte, a quel tempo: era
sempre stata una donna dura e amara, sarcastica e con la lingua
pungente, ma adesso era proprio fuori di s, come trasformata.
Durante la guerra avevamo tollerato che brontolasse facendo
affermazioni socialiste, bench fossero pericolose, per noi, le cose
che ogni tanto diceva, e che abbia trascinato nostro figlio Wilhelm
in queste assurdit rosse ci ha fatto certo male, ma glie l'abbiamo
perdonato, in fondo restava pur sempre una donna e madre come si
deve, ligia ai propri doveri, ma poi, poi si direbbe che gi il 5
marzo credesse che il socialismo fosse ormai andato al potere e che
tutto sarebbe stato distribuito, beni mobili e immobili, tutto. In
effetti per un certo tempo Lotte stata a capo del Commissariato
alloggi, dapprima usurpando il posto perch i suoi superiori erano
scappati, poi legalmente, perch senza dubbio non era mai stata
fascista, ma il fatto che non basta non essere stati fascisti.
Comunque, ha comandato per un anno intero, mandando ad abitare in
certe ville rimaste vuote della gente che non sapeva neanche come si
usa il water e che nelle vasche da bagno ci lavava la biancheria, ci
allevava le carpe, che nello stanzino da bagno ci faceva fermentare
le barbabietole. Davvero, hanno trovato vasche riempite a met di
barbabietole. Be', per fortuna questo equivoco tra socialismo e
democrazia non durato a lungo, e Lotte ha poi fatto il santo
piacere di ridiventare quello che era prima: una piccola impiegata.
Ma allora, nei giorni dei grandi saccheggi, se ne stava con tutti
quelli l nel suo paradiso sotterraneo, insieme coi bambini, e bench
sapesse dove abitavo - perch lo sapeva benissimo - a me non ha detto
un bel niente. No, nel suo caso non si pu davvero parlare di
gratitudine, e s che, tutto sommato, Lotte ci deve addirittura la
vita. Ci sarebbe bastato riferire una parola, una parola sola di
tutto ci che lei diceva sulla guerra e i suoi fini, anche solo la
parolina fregnacce, e lei sarebbe finita dentro, in prigione o nel
lager, e magari l'avrebbero impiccata... ed ecco come ci ha detto
grazie.
Forse a qualcuno interessa ancora sapere che B'h't', con le sue
manipolazioni urinarie apprese da Rahel, non che abbia avuto
insuccesso - ch anzi funzionarono sino in fondo - ma solo che ormai
non servivano pi a nulla: alla fine di settembre del '44 venne
arruolato in un battaglione di gastropatici, nonostante che un'ulcera
allo stomaco richieda una dieta diversa dal diabete. B'h't' partecip
ancora a qualche combattimento: l'offensiva delle Ardenne, la
battaglia nella foresta di Hrtgen, poi venne fatto prigioniero degli
americani nei pressi di una localit chiamata Wrselen e non
escluso che abbia combattuto fianco a fianco con Schlmer,
diventato ormai Keiper. Comunque sia, B'h't' vide la fine della
guerra stando in un campo americano per prigionieri di guerra nelle
vicinanze di Reims, in compagnia di circa duecentomila soldati
tedeschi di tutti i gradi, e posso dirle che c'era poco da stare
allegri, tanto per la compagnia quanto per le condizioni di vita,
181

soprattutto, se mi permette l'espressione, per ci che riguardava le


prospettive di compagnia femminile... eh s, era un guaio.
(Un'osservazione che sorprese l'A', il quale riteneva B'h't'
sessualmente neutro).
All'A' parve un po' scabroso interrogare M'v'd' sul destino di
Gruyten; per amore d'informazione obiettiva fece alcuni cauti
tentativi che per finirono in insulti scagliati contro Lotte, che
evidentemente, a causa di certi fatti, aveva suscitato la gelosia
di M'v'd'. Io non ero ancora tornata quando lui venne a casa, se no,
ne sono pi che sicura, la consolazione che Lotte poi gli offr lui
l'avrebbe cercata e trovata da me, anche se io ho tredici anni pi di
lei. Ma io ero finita oltre il Reno, direi quasi oltre la Wupper, e
me ne stavo in quel paesucolo della Vestfalia, dove noi renani non
che ci trattassero tanto bene, considerandoci viziati, schifiltosi,
golosacci, corrotti. Da noi gli americani arrivarono solo a met
aprile, e ha un'idea, lei, di quanto fosse difficile, impossibile, in
quei giorni, attraversare il Reno in direzione ovest? Perci fui
costretta a rimanere fino a met maggio, e Hubert torn a casa fin
dai primi di maggio ed evidentemente andato subito a letto con
quella l. Cos, quando tornai a casa non c'era pi niente da fare.
Era ormai troppo tardi.
Lotte: Certe volte il periodo tra febbraio e marzo 1945, e poi
quello tra il marzo e i primi di maggio mi si confondono in testa.
Era troppa roba, non ci si capiva niente, nemmeno quando stavamo
sottoterra. Certo che ho partecipato anch'io al saccheggio nella
Schnrergasse, vicino al vecchio convento delle carmelitane, ho
arraffato tutto quello che potevo, e gi allora preferivo servirmi
dell'aiuto di Pelzer che ricorrere a mio suocero. Quanti problemi non
avevamo da risolvere! Tra l'altro dovevo andarmene dall'appartamento,
l'unica che avrebbe avuto diritto di restarci era Leni, ma ormai le
mancavano pochi giorni al parto, e mica potevamo lasciarla l sola;
perci ci trasferimmo tutti in quello che lui chiama il paradiso
sovietico sottoterra. Ormai si era risaputo che il padre del bambino
era un russo, ma Leni, scioccamente, aveva indicato un altro perch a
partire dal settembre o dall'ottobre del '44 le davano la tessera
annonaria delle donne incinte. Un trucco escogitato da Margret, che
le disse il nome di un soldato morto all'ospedale militare:
Jendrickij. Quelle due erano state troppo precipitose, senza rendersi
conto che il defunto Jendrickij era sposato: ne sarebbero potuti
nascere guai a non finire con la sua vedova e, secondo me, per una
cosa un po' sporchetta: non sta bene affibbiare certe cose a un
morto. Be', potei metterci riparo io stessa quando, a partire da met
marzo, diressi il Commissariato alloggi per il governo militare.
Timbri e roba simile e contatti con tutte le altre autorit ne
avevamo pi che abbastanza, e cos abbiamo potuto dare al bambino il
suo vero padre: Boris Lvovic Koltowskij. Se considera che tutti gli
uffici pubblici se ne stavano in tre sole stanze, capir che non ci
volle molto a ritogliere a quel povero Jendrickij la paternit del
bambino di Leni e a rimettere tutto a posto. Ormai il giorno due era
182

gi passato e finalmente se n'erano andati anche tutti quegli idioti


di tedeschi: ancora il giorno sei avevano impiccato in citt dei
disertori, prima di svignarsela e di far saltare il ponte alle loro
spalle. Solo allora arrivarono gli americani, e noi potemmo
finalmente uscire dal paradiso sovietico sottoterra e tornare
nell'appartamento; ma neanche gli americani ci capivano nulla in
tutta quella baraonda, penso che fossero spaventati a vedere com'era
ridotta la citt, e qualcuno di loro l'ho visto piangere,
specialmente alcune donne, davanti all'albergo vicino al Duomo... E
che accozzaglia di gente non ti saltava fuori! Disertori tedeschi,
russi jugoslavi polacchi fino allora nascosti, operaie russe,
detenuti evasi dal lager, un paio di ebrei che si erano rintanati:
come fare a stabilire chi di loro era stato un collaborazionista e
chi no, e in che campo andava schierato ciascuno? Quelli certo
avevano creduto che la classificazione nazisti e antinazisti fosse
pi semplice, un po' troppo semplice; non era semplice affatto,
invece, come si erano immaginati loro nel loro animo infantile. Ora
bisognava ordinare e classificare tutto, e quando finalmente arriv
Hubert, direi ai primi di maggio, ormai si cominciava a vederci un
po' pi chiaro, ripeto: soltanto un poco, e non ne faccio certo un
mistero: ho fatto largo uso di timbri e dichiarazioni, influendo sul
destino di parecchia gente; che ci stanno a fare, se no, timbri e
dichiarazioni? Hubert, ad esempio, arriv in un'uniforme italiana:
glie l'avevano regalata, a Berlino, dei compagni coi quali aveva
sgombrato ripari e gallerie della metropolitana. Avevano riflettuto
esattamente che andarsene verso occidente in veste di carcerato
tedesco era troppo pericoloso; tra Berlino e il Reno c'era un bel po'
di nidi nazisti dove lo avrebbero impiccato; per andarsene in giro in
borghese era troppo giovane; coi suoi quarantacinque anni sarebbe
finito prigioniero di guerra di qualcuno: russi, inglesi o americani.
Cos si fece passare per italiano, che non era un'assicurazione sulla
vita ma una trovata abbastanza intelligente: i nazisti li
disprezzavano, gli italiani, perci non andavano subito matti a
impiccarli, ed era proprio questo l'importante: non essere impiccati
o fucilati su due piedi, il problema era questo qui, e Hubert
infatti, con la sua uniforme italiana e il suo "Nix versteh Deutsch",
ha avuto fortuna. Solo che, d'altra parte, sarebbe stata
un'assicurazione sulla vita piuttosto scarsa essere deportato in
Italia in un'uniforme italiana e l, poi, venire identificato per
tedesco! C'era da rimetterci la pelle. Ma insomma, ce l'ha fatta, e
arriv qua tutto allegro, allegro, le dico, un uomo pi allegro lei
non pu nemmeno immaginarlo. Ci ha detto: "Ragazzi, sono fermamente
deciso a trascorrere sorridendo, sorridendo, il resto della mia
vita". Ci ha abbracciati tutti, Leni, Boris, si rallegrato da matti
del nipotino, ha abbracciato Margret e i miei bambini e naturalmente
anche me, e poi mi ha detto: "Lotte, tu sai che ti voglio bene, e
certe volte ho idea che me ne voglia anche tu. Perch non restiamo
insieme?" Cos abbiamo occupato tre stanze, Leni Boris e il bambino
altre tre, Margret una, e la cucina la si aveva in comune; cos non
c'erano pi problemi tra tanta gente sensata, avevamo proprio tutto,
l'intera eredit della gloriosa Deutsche Wehrmacht presa nella
183

Schnrergasse, e Margret, all'ospedale, si era messa in tasca una


bella quantit di medicine; e ci parve che il meglio fosse che Hubert
continuasse ad andarsene in giro nell'uniforme italiana, solo che,
purtroppo, io non potevo procurargli dei documenti italiani, ma ne
ebbe ugualmente uno dal governo militare, con un nome italiano che
Boris trov per lui: Manzoni, l'unico nome italiano che Boris
conoscesse, si vede che aveva letto un libro di questo Manzoni. Mica
era possibile farlo apparire un carcerato tedesco dimesso dalla
prigione: lui non era un detenuto politico ma un criminale, e in
questo gli americani erano abbastanza sofistici. Neanche loro
volevano vedere in libert dei veri criminali: come gli potevamo
spiegare che, in fondo, anche Hubert era un politico? Meglio, dunque,
Luigi Manzoni, italiano, che conviveva con me. Caspita, bisognava
stare attenti a non finire in qualche lager, foss'anche solo per
reduci. Meglio di no. Non si sapeva mai bene dove andavano a
fermarsi, quelle tradotte. Le cose andarono bene sino ai primi del
'46, quando ormai gli americani non ci tenevano pi tanto a mandare
tutti i tedeschi in qualche lager, e poi arrivarono presto gli
inglesi, e con gli uni e gli altri, gli americani e gli inglesi, ho
avuto rapporti abbastanza buoni. Naturalmente molta gente si
chiesta perch non ci sposassimo, io ero vedova e lui vedovo, e
quello che affermano certuni, cio che non l'ho fatto per via della
pensione, completamente falso. Era solo... be', diciamo cos: era
solo il fastidio di legarsi per tutta la vita, come succede nel
matrimonio. Oggi me ne pento, s, perch i miei figli, pi tardi,
sono finiti in pieno nella sfera d'influenza di mio suocero. Quanto a
Leni, avrebbe sposato volentieri il suo Boris, e lui lei, ma non era
possibile, visto che Boris non aveva documenti; non voleva dichiarare
di essere russo, perch vero che in certi casi ti davano qualche
bel posticino, ma la maggioranza veniva caricata in treno, contro la
loro volont e senza sapere che cosa li aspettava, e spediti a casa
in braccio al piccolo padre Stalin. Boris, grazie a Margret, aveva un
libro di paga intestato a Alfred Bullhorst, ma un tedesco di
ventiquattr'anni, sano, solo un po' denutrito, lei lo sa che cosa
poteva aspettarsi? I campi di Sinzig o di Wickrath: e neanche questo
noi lo volevamo. Neanche quella, sa, era un'assicurazione sulla vita.
Difatti Boris se ne stava quasi sempre a casa, e vorrei che lei
avesse veduto quei due col loro bambinetto: sembravano la Sacra
Famiglia. Boris era fermamente persuaso che per tre mesi dopo il
parto non bisogna toccare una donna, e nemmeno dal sesto mese in poi.
Insomma, quei due sono vissuti per mezz'anno come Giuseppe e Maria, e
solo di tanto in tanto si scambiavano un bacio, ma per il resto non
pensavano che al bambino. Lo vezzeggiavano, lo viziavano, gli
cantavano canzoncine e la sera andavano a passeggio lungo il Reno
(veramente un po' troppo presto, gi nel giugno del '45),
naturalmente fino all'ora del coprifuoco. Li abbiamo messi in
guardia, tutti, Hubert e io e Margret, ma non c'era niente da fare:
ogni sera andavano fino al Reno. Certo era bellissimo, e Hubert e io
li accompagnavamo spesso; ce ne stavamo l seduti e sentivamo una
cosa che non conoscevamo pi da dodici anni: la pace. Nessun
battello, sul Reno, solo relitti e i ponti spezzati... c'era appena
184

un paio di traghetti e il ponte militare americano. A volte, sa,


penso che la miglior cosa sarebbe stata di non costruire pi ponti
sul Reno e lasciare una volta per tutte che l'occidente tedesco
restasse l'occidente tedesco. Mah, andata diversamente... anche per
Boris. Una sera di giugno una pattuglia americana fin per beccarlo,
e lui, stupidone, aveva in tasca il libro di paga tedesco, e allora
non ci furono santi: non servirono a niente i miei ufficiali
americani, non servirono a niente gli amici americani di Margret, non
serv nemmeno che io andassi dal comandante del presidio americano e
gli raccontassi tutta la complicata storia di Boris: Boris non c'era
pi, e a tutta prima la cosa non sembrava neanche tanto grave; era
prigioniero degli americani e sarebbe tornato come Alfred Bullhorst,
se proprio non voleva tornare nell'Urss. Certo non era un paradiso,
un campo di concentramento americano. Ma noi non sapevamo una cosa:
che gli americani, in estate, cominciarono a... diciamo consegnare
prigionieri tedeschi ai francesi, ma forse sarebbe pi giusto dire
che cominciarono a venderli, perch si facevano rifondere in dollari
le spese di vitto e alloggio. In questo modo Boris fin in una
miniera lorenese, indebolito com'era... S, d'accordo, grazie a Leni,
o meglio: grazie all'ipoteca di Leni il ragazzo aveva evitato di
morire di fame, per di forza non ne aveva molta. A questo punto lei
avrebbe dovuto vedere Leni: prese la sua vecchia bicicletta e via.
Attravers tutti i confini di zona, persino quelli tra un paese e
l'altro: si addentr nella zona francese, nella Saar, nel Belgio, poi
torn ancora nella Saar, di l in Lorena, da un campo di
concentramento all'altro e a ogni comandante chiedeva del suo Alfred
Bullhorst, supplicava di riaverlo, coraggiosa e tenace, le dico; Leni
non sapeva che in Europa c'erano forse quindici o venti milioni di
prigionieri di guerra tedeschi; gir con la sua bicicletta fino a
novembre, di tanto in tanto ritornava a casa per rifar provvista, e
poi via un'altra volta. Non so ancor oggi come ha fatto a varcare
tutte quelle frontiere e a tornare da noi con la sua carta d'identit
tedesca, Leni non ce l'ha mai raccontato. Solo, ogni tanto, ci
cantava qualche canzone, al bambino cantava sempre: "Eccoci qui,
poveretti, a Natale, con questo freddo glaciale, e il vento che
soffia di dentro e di fuori: abbi piet, Ges Signore, abbiamo tanto
bisogno di te"... insomma, queste canzoni qui: e a sentirla ti
venivano le lacrime. Un paio di volte ha attraversato tutto il
territorio dell'Eifel e poi le Ardenne e indietro un'altra volta, da
Sinzig a Namur e di nuovo fino a Metz e di nuovo fino a Saarbrcken e
un'altra volta fino a Saarbrcken. Non era una grande assicurazione
sulla vita spingersi in quell'angoletto dell'Europa con documenti
tedeschi. Ebbene, sa che le dico? Lo ha ritrovato, il suo Boris, il
suo Jendrickij, il suo Koltowskij, il suo Bullhorst, scelga un po'
lei il nome che vuole. Lo ha trovato, in un cimitero lo ha trovato e
non in un paradiso sovietico sottoterra, no, in una tomba, morto,
vittima di un incidente mortale in una cava di minette, tra Metz e
Saarbrcken, presso un paesucolo della Lorena. Leni aveva appena
compiuto ventitre anni e, a guardar bene, era vedova per la terza
volta. Da allora diventata davvero una statua, e ci veniva freddo
alla schiena quando la sera cantava al suo bambino ci che suo padre
185

aveva tanto amato:


S' fatto grigio il marmo degli avi@ oggi sediamo qui intorno@ come
il cupo paganesimo@ cade fredda la neve sulle nostre ossa@ la neve
vuole entrare a ogni costo@ Entra da noi, neve, e non parlare:@
neanche tu hai un posto in cielo...@
E poi di colpo, con una voce impertinente: "Andiamo a Mahagonny,
l'aria fresca, c' carne di cavallo e anche di donna, c' whisky e
tanti tavoli da poker, d luce o bella luna verde, ch sotto la
camicia abbiamo soldi per pagare un gran riso della tua bocca
scempia", e poi di colpo, con una solennit da farti venire i
brividi, a voce alta: "Quando ero un fanciullo, un dio mi salv
spesso dalla grida e dalla ferula degli umani, giocavo allora lieto e
sicuro coi fiori del bosco, e le ariette del cielo giocavano con me,
e come tu allieti il cuore delle piante quand'esse tendono le braccia
delicate verso di te, cos allietavi anche il mio cuore". Tra
cinquant'anni lo sapr ancora a memoria, tante volte abbiamo sentito
tutto questo, quasi ogni sera e pi volte durante la giornata. E poi
si faccia un'idea: Leni, in questi casi, usava un severo tedesco
letterario, lei che se no parlava sempre il suo bellissimo, asciutto
dialetto renano. Mi creda, faceva sempre centro, e ne era colpito
anche il ragazzo, ne era colpito, s, e anche noi tutti, persino
Margret, e pi d'uno dei suoi amici inglesi e americani non si
saziava mai di vedere e di sentire, quando Leni recitava e cantava, e
specialmente quando declamava al bambino quella poesia sul Reno...
Be', era una ragazza magnifica e una magnifica donna, e secondo me
anche una madre magnifica: se alla fine con suo figlio andata
storta non colpa sua ma di quei mascalzoni tra i quali devo mettere
anche i miei figli degeneri, gli "Hoyser riuniti"... chiss poi
perch ce l'hanno tanto con lei, specie il vecchio, mio suocero.
Quello Hubert te lo stendeva a terra, metaforicamente, ogni volta che
veniva a incassare l'affitto, quei quarantasei marchi e quindici per
le nostre tre stanze: ogni volta Hubert scoppiava a ridere, rideva
come un demonio, ogni volta, sinch alla fine hanno avuto solo
contatti per lettera, e Hoyser tir fuori il vecchio argomento
filisteo, che l'affitto un debito che dev'essere pagato dal
debitore, non riscosso dal creditore. Bene, e allora a ogni primo del
mese Hubert gli portava la somma nella sua villa nei quartieri
occidentali, e anche l risate diaboliche a non finire, finch in
ultimo il vecchio Hoyser non resse pi e insistette perch l'affitto
gli venisse spedito. Allora Hubert inizi un processo per appurare se
l'affitto un debito che si va a pagare, che si viene a riscuotere o
che bisogna spedire, dicendo che non si poteva pretendere da lui che
pagasse i dieci o venti pfennig del vaglia postale o anche solo del
versamento su conto corrente postale quando lui era un povero
manovale, il che era vero. Be', sono finiti davvero in tribunale e
Hubert ha vinto il processo, per cui Hoyser poteva ormai scegliere se
la risata infernale voleva sentirsela da noi o a casa sua: e l'ha
sentita per la bellezza di quaranta mesi, finch gli venne l'idea di
prendersi un amministratore. Ma creda a me, quella risata infernale
Hoyser se la sente ancora oggi nelle ossa, e chi deve scontarla,
adesso, Leni: lui la vessa a sangue e la sbatter sul lastrico se
186

noi non faremo qualcosa. (Sospiri, caff, sigaretta - vedi oltre - la


mano che passa sui capelli grigi, tagliati corti). Per noi, fino al
'48, fu un tempo felice, ma poi Hubert Gruyten sub quell'orribile
incidente mortale... Follia pura, e da allora non posso pi vedere
quel Pelzer, non voglio pi sentirne parlare, no. E' stato troppo
tremendo; e poco dopo mi tolsero anche i bambini, il vecchio non
mollava, non ha risparmiato nessun mezzo: ogni uomo che a quel tempo
abitasse da noi o ci venisse anche solo a far visita me lo appioppavi
per amante pur di portarmi via i bambini, mettendoli prima in un
istituto assistenziale, poi prendendoseli in casa; mi ha persino
accusata di avere una relazione col povero Heinrich Pfeiffer, con
quel povero diavolo che allora arrancava ancora senza protesi e
veniva a stare da noi quando doveva andare all'ospedale o all'ufficio
assistenza. Dovevamo pur subaffittare delle stanze, no? Dovevamo
farlo perch lui ci aveva aumentato l'affitto e non mollava: e cos
l'assistente sociale, una donna, venuta da noi un paio di volte, ma
che dico, venuta spesso, e sempre di sorpresa e, accidentaccio, lei
pensi quello che vuole, s, accidentaccio cane, mi ha pescata tre
volte con un uomo, di cui due volte, come si espresse lei, in una
"situazione univocamente equivoca"; per dirla chiara me ne stavo a
letto con Bogakov, quello ch'era stato compagno di prigionia di Boris
e qualche volta veniva a trovarci. Gi, e la terza volta mi ha
beccato in una "situazione equivoca": Bogakov se ne stava alla
finestra, in maglietta, e si faceva la barba col mio specchietto e
una bacinella posata sul davanzale. "Situazioni come queste, scrisse lei nel suo rapporto, - fanno supporre un'intimit che non
giova all'educazione di bambini ormai prossimi all'adolescenza". Be'
s, Kurt aveva nove anni e Werner quattordici, forse non era bene,
specialmente perch Bogakov non lo amavo affatto, nemmeno mi piaceva
poi troppo, ci limitavamo a metterci insieme. Naturalmente hanno
anche fatto parlare i ragazzi, e cos un bel giorno li perdetti, li
perdetti per sempre; dapprima piansero, quando dovettero andar via,
ma pi tardi, quando lasciarono l'istituto delle suore per andare dal
nonno, non vollero pi sentirne parlare, di me; non solo ero una
sgualdrina, ma anche una comunista eccetera, e di una cosa bisogna
dare atto al vecchio: che li ha mandati alle scuole secondarie e li
ha fatti studiare, e sul terreno che la signora Gruyten, a suo tempo,
aveva dato a Kurt come dono di battesimo, lui ci ha saputo speculare
cos bene che oggi, dopo trent'anni, con su quattro isolati di case e
tanto di negozi a piano terra, quella propriet vale non meno di tre
milioni e ti d una rendita che ci basterebbe a vivere tutti, Leni
compresa, e s che allora, quando fu regalata a Kurt, aveva quasi il
valore simbolico di una tazza dorata o qualcosa di simile. Certo
questo ben altra roba che una vecchia madre logorata, che ogni
mattina deve ancora andare all'ufficio per millecentododici marchi
mensili. E un'altra cosa bisogna dire a suo favore: io non sarei
stata cos abile, n avrei potuto esserlo. La storia di Bogakov, poi,
era solo una sciocchezza, nient'altro che una sciocchezza, ero cos
stanca e triste dopo che Hubert era morto in maniera cos orrenda, e
quanto al povero Bogakov, gi allora non faceva che frignare, non
sapeva se tornare dalla sua piccola madre, la Russia, o no, e altra
187

roba del genere, e cantava le sue canzoni tristi, come Boris... e


allora, santo cielo, ci siamo messi insieme un paio di volte. Pi
tardi poi venni a sapere che era stato Hoyser a denunciarci alla
polizia ausiliaria tedesca, dicendo che avevamo un deposito di generi
di borsa nera. Non era riuscito a mandare gi il fatto che non gli
avevamo dato niente dopo il saccheggio nella Schnrergasse, e un bel
giorno, pi o meno all'inizio del '46, arrivarono quei miserabili
ficcanaso tedeschi e, naturalmente, trovarono in cantina le nostre
provviste: burro salato, lardo affumicato, sigarette, caff e mucchi
di calzini e di biancheria. Sequestrarono tutto: avremmo potuto
tirare avanti, con quella roba, altri due o tre anni, e abbastanza
bene. Una cosa, per, non poterono dimostrare: non avevamo mai
venduto un grammo di roba sul mercato nero, al pi si era fatto
qualche scambio e un sacco di roba l'avevamo persino regalata, a
questo ci pensava Leni. Le relazioni con gli inglesi e gli americani
non ci servirono a niente, la cosa riguardava quei ficcanaso
tedeschi, che perquisirono persino l'appartamento e in camera di Leni
trovarono quei buffi diplomi che la definivano la ragazza pi tedesca
della scuola. Uno di quei tangheri volle addirittura denunciarla come
nazista per via di quegli stronzi di diplomi che le avevano dato
quando aveva dieci, dodici anni, ma era un tale che io, per caso,
avevo visto in uniforme di Sa, e cos ha fatto il santo piacere di
tenere il becco chiuso, se no Leni se la sarebbe vista brutta: provi
un po' lei a spiegare a un inglese o a un americano che si pu
ricevere il diploma di "ragazza pi tedesca della scuola" senza
essere nazista. Quella volta Pelzer si comport veramente bene: anche
lui aveva preso la sua parte nel saccheggio della Schnrergasse e
nessuno lo aveva denunciato. Be', quando sent che da noi avevano
sequestrato tutto ce ne lasci spontaneamente una parte: senza farsi
dar soldi, senza chiedere nulla in cambio, immagino per farsi
benvolere da Leni. Comunque sia, quel gangster si comport meglio del
vecchio Hoyser. Sono venuta a saperlo pi tardi, molto pi tardi,
credo che fosse gi nel '54, che era stato il mio stesso suocero a
fare la spiata contro di noi: me lo disse uno di quei poliziotti.
NOTE:
(4) Lupo mannaro. Cos venivano designati i franchi tiratori
nazisti negli ultimi mesi della 2a guerra mondiale [N'd'T'].
Frau Hlthohne, con la quale l'A', stavolta, si era dato
appuntamento in un piccolo caff alla moda, molto caro, non solo per
dimostrarsi cavaliere ma anche per non subire limitazioni n interne
n esterne nell'uso delle sigarette, visse la fine della guerra nello
stesso famoso ex convento delle carmelitane, nella cantina
dell'antica chiesa del convento, in un sotterraneo dove un tempo,
probabilmente, le suore scontavano le loro reclusioni. Del saccheggio
non mi ero neanche accorta, e il giorno due per me fu soltanto un
rimbombo lontano, terribile, cupo, interminabile, una cosa
terrificante, s, ma molto lontana, e io decisi fermamente di non
uscire da quel sotterraneo finch avessi la certezza che gli
americani erano arrivati; avevo paura. Fucilavano e impiccavano tanta
188

di quella gente, e anche se io avevo dei documenti in regola e di cui


avevo gi sperimentato l'efficacia, la paura restava lo stesso: una
qualche pattuglia poteva insospettirsi e mettermi al muro. Perci me
ne rimasi rintanata laggi, a un certo momento sola sola, e lasciai
che gli altri, l sopra, saccheggiassero e facessero festa. Solo
quando venni a sapere che gli americani erano arrivati davvero uscii
di l, respirai a pieni polmoni e piansi di gioia e di dolore, gioia
per la liberazione e dolore per questa citt cos completamente e
stupidamente distrutta. Poi piansi ancora di gioia quando vidi che
tutti, tutti i ponti erano caduti: finalmente il Reno era di nuovo il
confine della Germania, finalmente! Era una grande occasione,
bisognava prenderla al balzo. Non costruire pi ponti, ma solo fare
andare su e gi dei traghetti severamente controllati. Be', presi
subito contatto con le autorit americane, dopo un po' di telefonate
riuscii a scovare il mio amico, il colonnello francese, ebbi il
permesso di muovermi liberamente tra la zona inglese e quella
francese, ed ebbi la fortuna di far liberare due o tre volte la
piccola Gruyten, Leni, da situazioni piuttosto sgradevoli, quando lei
se ne andava in giro di qua e di l, piuttosto ingenua, in cerca del
suo Boris. Gi a novembre avevo avuto la mia licenza; allora affittai
un terreno, misi insieme alcune serre, aprii un negozio e presi
subito come commessa la figlia dei Gruyten, Leni. Fu un momento
importante, per me, quando ricevetti la mia licenza e la mia carta
d'identit: dovevo ridiventare Elli Marx, di Saarlouis, o restare
Liane Hlthohne? Decisi di restare Liane Hlthohne. Secondo il mio
passaporto sono la signorina Marx, detta Hlthohne. Per a casa mia
le ho servito un t migliore di quello che dnno in questa baracca
pseudoefficiente. (Cosa che l'A' conferm, galante e convinto).
Quello che c' di veramente buono, qui, sono i ^petits fours, bisogna
che me ne ricordi. E ora, a proposito di quello che certi informatori
le hanno definito un paradiso sovietico sottoterra: siamo stati
invitati anche Grundtsch e io, in quel paradiso, ma avevamo paura,
non dei morti ma dei vivi, dato che il cimitero si trovava nel pieno
bersaglio degli aerei, tra la citt vecchia e i sobborghi; quanto ai
morti, non mi disturbavano affatto, in quel paradiso, consideri che
per secoli c' stata gente che s'incontrava e celebrava le sue feste
nelle catacombe. La cantina accanto alla cripta del convento delle
carmelitane mi sembrava pi sicura: non avevo nulla da temere anche
se veniva una pattuglia e mi richiedeva i documenti, ma nel cimitero,
dentro le tombe... era una cosa un po' sospetta, e poi non si sapeva
pi, oramai, in che qualit si era pi sicuri: se come ebrea
nascosta, come separatista alla macchia, come soldato tedesco che
avesse disertato o no, come detenuto evaso o non evaso; la citt
pullulava di disertori, e vicino a loro tirava una brutta aria, si
faceva presto a sparare, da una parte e dall'altra. La stessa paura
l'aveva Grundtsch, che pure erano quaranta o cinquant'anni che non
usciva dal cimitero; ma in quei giorni - sar stato met febbraio del
'45 - lo abbandon e per un po' di tempo se ne and in campagna, e in
ultimo persino entrato nel Volkssturm, e aveva ragione: in quel
periodo una forma qualsiasi di legalit era la miglior protezione e
il mio motto era "Non facciamo stravaganze proprio adesso". Bisognava
189

appiattarsi da qualche parte con dei documenti almeno passabili,


incassar la testa tra le spalle e aspettare. Sapendo ben bene quel
che facevo - e mi costato non poco, mi creda, perch l dentro
c'erano cose che noi non osavamo neanche pi sognare - ma insomma,
decisi di non partecipare al saccheggio perch, naturalmente, era un
atto illegale, punibile con la morte, e quando la cosa avvenne i
tedeschi erano ancora ufficialmente padroni della citt e io non
volevo girare nemmeno per soli due, tre o quattro giorni con un tal
delitto sulle spalle. Volevo vivere, vivere, avevo quarantun anni e
volevo vivere, e non mettere in giuoco, proprio negli ultimi giorni,
la mia vita. Cos me ne rimasi zitta e buona, e nemmeno tre giorni
prima dell'arrivo degli americani osai dire che la guerra era finita
o addirittura che era persa. C'era scritto ben chiaro, fin da
ottobre, sui manifesti e i volantini, che l'intero popolo tedesco
avrebbe preteso inesorabilmente il giusto castigo per i
demoralizzatori, i disfattisti, i pessimisti, i servi del nemico, e
questo castigo aveva un nome solo: morte. Quelli diventavano sempre
pi pazzi: non so dove hanno fucilato una donna che aveva lavato
ancora una volta le lenzuola e le aveva stese ad asciugare. Hanno
pensato, cos, che avesse alzato bandiera bianca e l'hanno fucilata:
una bella scarica di mitra verso la finestra. No, meglio soffrir la
fame e aspettare un altro poco, ecco il mio motto; quel saccheggio
sfrenato, il giorno due, dopo l'attacco aereo... troppo pericoloso,
per me, e c'era poi da rimetterci la pelle a portar quella roba anche
al cimitero; la citt era pur sempre in mano ai tedeschi e doveva
essere difesa. Ma quando i tedeschi, finalmente, se ne andarono,
cessai ogni indugio. Corsi subito dagli americani e cercai di
mettermi in contatto coi miei amici francesi; mi feci assegnare un
bell'appartamentino ed ebbi la mia prima licenza di fiorista. Finch
il vecchio Grundtsch era assente usai i suoi impianti e, come
giusto, versai su un conto a suo nome un canone di affitto. Quando
poi torn, nel '46, gli riconsegnai la sua roba, com'era giusto, in
perfetto ordine, e aprii il mio negozio. Intanto, gi nell'agosto del
'45, arriv il buon Pelzer che aveva bisogno del suo certificato di
buona condotta, nonostante tutte le astuzie che aveva usato, e chi
glie l'ha dato, quel pezzo di carta? Chi ha parlato a suo favore
davanti alla commissione? Leni ed io. S, lo abbiamo discolpato noi,
e io l'ho fatto in contrasto con due mie convinzioni: contro la mia
coscienza, perch nonostante tutto lo consideravo un farabutto, e
contro i miei interessi d'affari, perch ovvio che sarebbe
diventato un mio concorrente, cosa che rest in effetti sino a met
degli anni cinquanta". Frau Hlthohne sembrava a un tratto molto
vecchia, quasi deperita: la pelle del volto, sino allora ben tesa, si
era allentata, la mano che giocherellava col cucchiaino da t aveva
perso fermezza, la sua voce era incerta, quasi tremante. A tutt'oggi
non so ancora bene se stato giusto scagionarlo... n, d'altra
parte, deferirlo a una commissione d'inchiesta. Ma io, vede, sono
stata una perseguitata dai diciannove ai quarantadue anni, cio dalla
battaglia sul monte di Sant'Egidio fino all'arrivo degli americani:
perseguitata la bellezza di ventidue anni per ragioni politiche,
razziali, faccia lei; ebbene, io avevo scelto Pelzer a bella posta,
190

perch pensavo che la cosa pi sicura era stare con un nazista, e pi


che mai con un nazista corrotto e criminale. Sapevo che cosa si
diceva sul suo conto e che Grundtsch, a volte, mi riferiva; e ora
eccolo invece davanti a me, pallido di terrore come un morto, mi
arriva in casa in compagnia della moglie, ch'era davvero innocente e
non sapeva nulla di ci che lui aveva fatto prima del 1933, e insieme
coi suoi ragazzini, davvero deliziosi, il maschio e la femmina, che
avranno avuto suppergi dieci e dodici anni. Incantevole anche sua
moglie, pallida, un po' isterica, del tutto ignara: mi faceva pena.
Lui mi domand se nei dieci anni ch'ero stata con lui potessi
affermare o dimostrare che, verso me o verso altri, dentro l'azienda
o fuori si fosse mai comportato, anche minimamente, in modo disumano,
e se non dovesse venire un tempo in cui a un uomo fossero perdonati e
dimenticati i suoi - li chiam cos - peccati di giovent. Fu
abbastanza furbo per non cercare di corrompermi, fece solo una
piccola pressione ricordandomi che mi aveva messa nel gruppo
confezione corone, cio che mi aveva trattata come persona di
fiducia, col che naturalmente voleva farmi capire che anch'io avevo i
miei lati poco puliti, perch non era bello che noi rimettessimo a
nuovo corone rubate, riutilizzando persino i nastri. Insomma, alla
fine ho ceduto e gli ho rilasciato la sua dichiarazione d'innocenza,
ho fatto garantire per me dai miei amici francesi e cos via. La
stessa cosa Pelzer l'ha fatta con Leni: politicamente era molto
quotata, Leni, a quel tempo, e anche la sua amica Lotte, quelle due
avrebbero potuto far carriera; solo che Leni era fatta cos, non le
importava mai niente di niente; Pelzer le ha offerto di farla sua
socia - la stessa cosa che pi tardi le ho offerto io -, poi ha fatto
la medesima offerta a suo padre, ma il padre rifiut non meno della
figlia, quello recitava in pieno la parte del proletario, non voleva
pi saperne degli affari, si limitato a ridere e ha consigliato a
Leni di dare a Pelzer quel "pezzo di carta" che lo scagionava, e lei
lo ha fatto, anch'essa naturalmente senza averne nulla in cambio. Era
ormai dopo la morte di Boris, quando si era trasformata completamente
in una statua. Ebbene, gli rilasci quella dichiarazione, proprio
come me. Cos Pelzer era salvo, perch Leni e io contavamo qualcosa.
E se lei mi chiede se me ne pento, non le rispondo n no n s n
forse, le dico solo che mi sento male al pensiero che lo avevamo in
pugno... mi capisce?, in pugno, lo avevamo, con un pezzo di carta,
una penna stilografica, un paio di telefonate a Baden-Baden e a
Magonza, ed era il periodo un po' matto in cui Leni comunisteggiava
un poco, e in commissione c'era anche un comunista, naturalmente, e
cos via. Conclusione: lo abbiamo scagionato tirato fuori, e devo
dire che, per quanti imbrogli abbia fatto, negli affari, da quello
speculatore e predatore che era, non mai pi ridiventato fascista,
nemmeno pi tardi, quando sarebbe stato molto utile o era ormai
ridiventato utile poter esibire anche questo. No. Mai pi. Questo va
detto, bisogna riconoscerlo, e la sua concorrenza nei miei riguardi
non mai stata sleale, e nemmeno lo stato verso Grundtsch: s,
bisogna proprio dirlo. E tuttavia... mi sento proprio male al
pensiero che lo avevamo in pugno. Alla fine ha collaborato persino
Ilse Kremer: lui riuscito a incantarla, lei era una perseguitata
191

politica, c'era tanto di prove, e la sua voce valeva quanto quella di


Leni e la mia, e bench noi due saremmo state sufficienti, lui volle
una dichiarazione anche da lei e la ottenne. E anche lei, la Kremer,
ormai se ne infischiava di tutto: dell'offerta di Pelzer, della mia,
del fatto che ormai rimettevano fuori la testa i suoi vecchi compagni
di partito. Gi allora la Kremer aveva in testa una frase sola: "Ne
ho abbastanza, ne ho abbastanza" e coi suoi vecchi compagni voleva
mettersi meno che mai: li chiamava soltanto i thlmanniani, che, in
Francia, avevano consegnato al boia suo marito o il suo amico durante
l'anno e mezzo che dur il patto tra Stalin e Hitler, patto al quale
lui era stato contrario fin dall'inizio. Ebbene, che fine ha fatto,
la Kremer? Di nuovo operaia di bassa forza, prima da Grundtsch, poi,
gira gira, di nuovo da Pelzer, finch in ultimo me la sono presa io
nel mio negozio, dove, insieme con Leni, si rimessa a fare quello
che facevamo durante la guerra: confezionar corone, decorarle,
metterci i nastri, legar fiori, fino al giorno che and in pensione.
Quelle due in un certo modo, bench non lo pensassero n lo dicessero
n vi facessero la pi piccola allusione, le sentivo come un
rimprovero vivente: non avevano fatto nessun guadagno, non avevano
avuto nessun vantaggio, e le cose tornarono ad andare esattamente
come al tempo della guerra: la Kremer preparava il caff, la mattina,
e il rapporto tra caff vero e surrogato fu per un certo tempo - un
certo tempo abbastanza lungo - ancor pi infame che durante la
guerra. E loro due arrivavano coi loro fazzoletti in testa e il loro
pane e burro e il loro caff in polvere dentro il cartoccio proprio
come avevano sempre fatto. La Kremer and avanti cos fino al '66,
Leni fino al '69. Per fortuna aveva messo le marchette per pi di
trent'anni, ma quello che non sa e che non deve sapere che la
faccenda della sua pensione l'ho presa in mano io e ho pagato di
tasca mia perch almeno adesso abbia qualcosetta. Leni sana come un
pesce, d'accordo, ma che cosa prender se passa la legge sulle
pensioni? Sui quattrocento marchi, piuttosto meno che pi. Lo capisce
ora perch - sia pure senza un'ombra di giustificazione - io la sento
come un rimprovero vivente? Anche se Leni non mi rinfaccia nulla, e
solo di tanto in tanto viene da me a tentare una timida stoccata
perch vogliono pignorarle qualcosa che le cara. Ora, io sono una
donna energica, so organizzare, anche razionalmente, e mi diverte
tenere saldamente in pugno la mia catena di negozi, darle sempre
maggior sviluppo... e tuttavia, resta pur sempre qualcosa che mi d
molta tristezza. S. Anche il fatto che io non abbia potuto aiutare
Boris, salvarlo da quel destino assurdo: te lo pizzicano in mezzo
alla strada come soldato tedesco, e poi proprio lui doveva morire in
una sciagura mineraria? Perch? E perch io non ho potuto far niente?
Avevo quei buoni amici francesi, no?, e quelli mi avrebbero ripescato
fuori non soltanto Boris ma anche un nazista tedesco, se glie lo
avessi domandato, ma quando finalmente risult ben chiaro che lui non
era pi con gli americani ma coi francesi... be', ormai era troppo
tardi, era gi morto. Non sapevano bene nemmeno il suo falso nome
tedesco: Bellhorst o Bllhorst o Bullhorst o Ballhorst, non avrebbero
saputo dirlo n Leni n quella tal Margret n Lotte. Del resto, a che
scopo? Per Leni, lui era Boris, e quel libro di paga tedesco non lo
192

hanno neanche esaminato per bene, e meno ancora hanno pensato a


segnarsi quel nome.
Furono necessari alcuni colloqui e lunghe ricerche per avere
informazioni precise sul paradiso sovietico sottoterra. La sua
durata, per, si pu stabilire in modo esatto: dal 20 febbraio al 7
marzo 1945, Leni, Boris, Lotte, Margret, Pelzer e i figli di Lotte,
Kurt e Werner (allora dell'et di cinque e dieci anni) vissero al
cimitero centrale, in un vero e proprio sistema di tombe (Pelzer),
in condizioni catacombali. Se Boris e Leni avevano ancora avuto i
loro giorni di entrata al livello del suolo, nella cappella dei
Beauchamps, ora invece bisognava andare sottoterra (Lotte). La
trovata era di Pelzer che, per cos dire, forn le basi psicologiche.
Volenteroso come sempre, Pelzer ricevette l'A' ancora una volta (non
fu l'ultima neppure questa) nel suo locale adibito agli hobby, vicino
al museo delle corone mortuarie, davanti al bar incorporato e
girevole, dove serv del whisky long e mise a disposizione un
posacenere gigante delle dimensioni di una media corona d'alloro. Fu
una sorpresa, per l'A', riscontrare la malinconia in un uomo che
sopravvissuto indenne ai periodi storici pi contraddittori. Un
settantenne che, senza subire infarti, si fa ancora ogni settimana le
sue due partite di tennis, tutte le sante mattine la sua corsa
campestre, che all'et di cinquantacinque anni (P' su P') ha
imparato ad andare a cavallo e che, ma questo in confidenza (P'
all'A'), per cos dire da uomo a uomo, non conosce che per sentito
dire il problema dell'impotenza; ebbene, ciononostante, l'A' ha
l'impressione che la sua malinconia cresca di visita in visita, e se si consente all'A' di trarre questa conseguenza psicologica - in
Pelzer c' una ragione sorprendente che la giustifica: le pene
d'amore. Pelzer continua a desiderare Leni, sarebbe pronto a
pescarle la luna nel pozzo, ma lei preferisce farsela con lerci
turchi che concedere a me un'ora di tenerezza, e questo, credo, per
via di una cosa di cui davvero non ho nessuna colpa. Che cosa ho mai
fatto? A ben considerare, ho salvato la vita al suo Boris. A che gli
sarebbero serviti l'uniforme tedesca, il libro di paga tedesco, se
non si fosse potuto nascondere, e chi che sapeva la paura che hanno
gli americani dei morti e dei cimiteri, di tutto ci che legato
alla morte? Io. E' in base all'esperienza che mi ero fatto, durante
la prima guerra mondiale e l'inflazione, nei reparti di esumazione,
che sapevo che gli americani avrebbero cercato dappertutto, ma
certamente non nelle tombe, e non lo avrebbero fatto nemmeno i loro
cani e i loro tirapiedi. Ci voleva ben altro per spingerli a cercare
sottoterra, in un cimitero. Leni, ormai, non poteva restare sola,
perch il bambino poteva nascere da un giorno all'altro, e siccome
Lotte e quella tal Margret erano costrette a nascondersi, Leni non
poteva restare sola nella casa dove abitava. Allora che cosa ho
fatto? Ero l'unico uomo del gruppo che fosse in grado di lavorare, la
mia famiglia era sfollata in Baviera, e io non volevo finire n nel
Volkssturm n prigioniero degli americani. Che cosa ho fatto, allora?
Ho collegato insieme con dei cunicoli le tombe sotterranee degli
Herriger, dei Beauchamps e il gran sepolcro di via dei von der Zecke:
193

ho fatto un vero e proprio lavoro di minatore, scavavo e puntellavo,


scavavo e puntellavo. Ne vennero fuori quattro stanze asciuttissime,
murate come si deve, ciascuna di due metri per due e mezzo, insomma
un vero appartamento di quattro camere. Poi ci ho messo la corrente
elettrica, allacciandola alla mia azienda, che distava non pi di
cinquanta-sessanta metri. Ho procurato delle stufette per via dei
bambini e di Leni, ch'era incinta, e poi - perch non dirlo? - l
sotto c'erano dei loculi gi pronti ma non ancora riempiti, dei posti
riservati - diciamo cos - per i Beauchamps, gli Herriger, i von der
Zecke. Non erano dispense ideali? Ci portai dentro paglia, ci portai
dentro materassi e, per ogni evenienza, anche una stufa, sa, di
quelle cilindriche... naturalmente per la notte, sarebbe stata una
pazzia accenderla di giorno, come pi tardi tent di fare quella tal
Margret... non aveva nessun'idea, quella l, di come ci si mimetizza.
Bene, durante tutto quel lavoro da talpe Grundtsch mi diede un
bell'aiuto - tutti quei sepolcri di famiglia appartenevano a nostri
clienti, anzi a nostri abbonati - ma dentro, poi, non ci volle
venire: dalla prima guerra mondiale si era portato a casa un
complesso di sotterramento, non c'era modo di farlo entrare in una
cantina o in un locale analogo. Ero perci costretto a passargli le
ceste che avevo riempito di terra, lui non sarebbe mai sceso in una
tomba, e cos rifiut anche di abitare l sotto con noi. A livello
del suolo s, non gli facevano paura neanche i morti, ma sottoterra
temeva lui stesso di morire. Perci, quando la situazione divent
brutta torn a casa sua, a occidente, nel suo villaggio natale tra
Monschau e Kronenburg, e questo agli ultimi di gennaio del 1945! Non
c' da stupirsi che sia caduto in trappola, che l'abbiano messo nel
Volkssturm e che, alla sua et, sia finito anche in campo di
concentramento. Dunque, a met febbraio avevo finito il nostro
appartamento a quattro stanze sottoterra, e febbraio fu un mese
tranquillo, un solo attacco aereo durato mezz'oretta e con un paio di
bombe che quasi non si fecero sentire. Cos una notte andai ad
abitare l sotto con quella Lotte e i suoi due bambini, poi arriv
anche Margret, e se qualcuno le viene a dire che ci ho fatto i miei
comodi, con quella, io le rispondo: s e no. Ce ne stavamo insieme,
nelle due stanze dei von der Zecke, Lotte coi suoi bambini nel locale
attiguo, sotto la cappella degli Herriger, e per Leni e il suo Boris,
come no!, avevamo riservato il loro originario nido d'amore nel
sepolcro dei Beauchamps, con materassi e paglia e stufa elettrica,
pane biscottato, acqua, latte in polvere, un po' di tabacco, spirito
da bruciare, birra: come in un bunker. Certe volte sentivamo gi le
artiglierie dalla prima linea, dove avevano ancora trasportato i
prigionieri russi per costruir ripari, tra gli altri Boris, che aveva
nello zaino un uniforme tedesca, con medaglie e nastrini com'era
richiesto da quel dannato libro di paga. I russi, dunque, scavavano
ancora trincee e postazioni d'artiglieria, abitavano in granai e non
erano pi tanto sorvegliati, e un bel giorno, sulla canna della
bicicletta che aveva rubato, Leni si port a casa Boris; be', mica
gli stava male l'uniforme tedesca e con la fasciatura fasulla, poi,
faceva un figurone; aveva persino un certificato di ferita, in piena
regola, con timbro e firma: serv loro a passare tutti i cerberi di
194

guardia e cos, intorno al 20 febbraio, fecero il loro ingresso nella


loro casetta personale al cimitero, ed risultato che avevo ragione
io: nessuna pattuglia, n tedesca n americana, ha mai osato
ispezionare tra le tombe, e noi si viveva giorno per giorno come in
un idillio, non si sentiva niente, non si vedeva niente, e per
salvare le apparenze, durante la giornata io lavoravo ancora nella
mia azienda, perch la gente continuava a morire e perci doveva
ancora essere sepolta: non pi con la solennit di prima, non pi con
colpi a salve n con vere e proprie corone, ma c'era pur sempre
qualche ramo di abete, ogni tanto un fiore... eh s, roba da matti.
La sera, poi, me ne andavo prima in direzione di casa mia (pi tardi
con la bicicletta rubata da Leni), poi facevo dietro-front e tornavo
al cimitero. Naturalmente si avevano arrabbiature continue coi due
piccoli Hoyser, le peggiori pesti di ragazzini che si possano
immaginare, raffinati e senza scrupoli, l'unica cosa per tenerli
buoni era insegnar loro qualcosa, e ci che volevano imparare era ben
chiaro: far soldi. Mi hanno spremuto tutto quello che sapevo sul
calcolo dei costi, la contabilit, ecc'. Gi allora gli ballavano in
testa, quei due, alla loro madre, e se gi allora fosse esistito un
giuoco come monopoli, li avremmo tenuti quieti per settimane, quei
due birbanti. Certo avevano capito che dovevano starsene zitti e non
farsi vedere di fuori perch neanche a loro gli andava di farsi
sfrattare di l con la forza, no, tanta furbizia ce l'avevano: ma
quello che non combinavano l dentro! Ci sono dei limiti, no?, un po'
di rispetto per i morti ce l'abbiamo tutti, direi, persino io. Ma
quei due malandrini non sognavano che tesori nascosti nelle tombe e
certe volte erano l l per svitare le lastre dei loculi per cercare
i loro maledetti tesori. Se di me la gente dice che mi sono
arricchito sui denti dei morti, io rispondo che quelli si sono
arricchiti addirittura sui denti dei vivi. Se oggi Lotte sostiene che
i figli glie li hanno tolti di mano, io ribatto che in mano non li ha
avuti mai. La loro povera nonna e il loro nonno ancora in vita li
avevano addestrati a una cosa sola: accaparrarsi dei vantaggi,
raccogliere valori. Una cosa io non l'ho mai fatta, e la facevano
tutti, Margret, Leni, Lotte e persino Boris: non ho mai raccolto le
mie cicche e meno che mai quelle degli altri, lo trovo semplicemente
disgustoso. Ho sempre amato l'ordine e la pulizia, e ciascuno pu
confermarle che la notte, con quel freddo, uscivo fuori, rompevo il
ghiaccio della gran vasca che serviva ad annaffiare le tombe - voglio
dire, ad annaffiare i fiori - e mi lavavo tutto quanto, e se appena
era possibile mi facevo anche in quel tempo la mia sgroppata
mattutina, che per era una sgroppata notturna, e quel racimolare
cicche lo detestavo. Ebbene, verso gli ultimi di febbraio, poco prima
che, il giorno due, potessimo fare la nostra grande retata nella
Schnrergasse, cominci un po' di carestia, da noi - in quel paradiso
sovietico sottoterra - perch avevamo sbagliato i calcoli, credendo
che gli americani arrivassero prima. Cominciammo a scarseggiare di
pane biscottato, anche di burro e persino di surrogato di caff, e
pi che mai, poi, di sigarette. Ed ecco allora che ti arrivano quelle
due pesti con le loro sigarette ben confezionate, che avevano fatto
con l'apposita macchinetta della loro mamma, mentre la carta se
195

l'erano fatta dare da quella bonacciona di Margret... e ti vendono a


me, come venne fuori pi tardi, le mie stesse cicche come sigarette
fresche fresche! Dieci marchi, secondo loro, era un prezzo giusto. Le
donne ci hanno riso sopra e hanno lodato il realismo di quei due, ma
io mi sentivo i brividi nella schiena mentre stavo a mercanteggiare
con quei bei diavoletti. Non era per il danaro - ne avevo pi che
abbastanza - e per una sigaretta avrei pagato anche cinquanta marchi:
ma era il principio! Il principio era sbagliato. Trovar comica
l'avidit di lucro di due ragazzi cos piccoli, e riderci sopra! Solo
Boris scoteva la testa, pi tardi anche Leni, quando dopo il giorno
due i ragazzi cominciarono a mettere insieme una piccola provvista
personale che chiamavano il loro capitale. Un giorno un barattolo di
strutto di maiale, un giorno un pacco di sigarette... Noi altri, poi,
si era troppo agitati per starci molto attenti. La sera del giorno
due Leni ha messo al mondo il suo bambino, e non voleva - posso
capirla - partorire in una tomba, e il suo san Giuseppe non lo voleva
nemmeno lui. Perci, attraversando il cimitero sforacchiato dalle
bombe, andarono in una delle serre, Leni gi con le doglie, Margret
coi medicinali, poi le hanno fatto un giaciglio di torba, di vecchie
coperte e di stuoie, e Leni ha partorito il bambino probabilmente
nello stesso posto dove lo aveva concepito. Era un maschietto per
nulla prematuro, del peso di tre chili e mezzo, e se nato il 2
marzo bisogna concludere, se la matematica non un'opinione, che
dev'essere stato concepito intorno al 2 giugno: un periodo in cui non
si riesce a trovare un solo attacco aereo diurno! D'altra parte - e
posso dimostrarlo in base agli elenchi dei salari - quel giorno non
abbiamo fatto nessun turno di notte, tanto meno usando Boris: il che
vuol dire che devono aver approfittato di una qualche occasione in
pieno giorno. E va bene, ormai acqua passata, ma di paradiso
sovietico non proprio il caso di parlare. Avrebbe dovuto vedere il
cimitero dopo l'incursione del giorno due: teste d'angeli e di santi
saltate via, tombe rivoltate, con e senza casse, a piacer suo, e noi
del tutto esausti da quei maledetti e pericolosissimi viaggi che
avevamo dovuto fare per portare a casa dalla Schnrergasse il nostro
bottino... e la sera, poi, anche il parto! Che del resto and liscio
e alla svelta. Glie lo raccomando, il paradiso sovietico! Lo sa chi
stato l'unico a insegnarci di nuovo come si prega? Quel russo
sovietico! S. Ci ha insegnato a pregare. Un ragazzo straordinario,
le dico, e se avesse dato retta a me sarebbe ancora vivo. Era una
pazzia andarsene in citt, gi il pomeriggio del giorno sette, con
donne e bambini, non avendo altro che quegli strafottuti documenti
militari tedeschi. Il ragazzo avrebbe potuto starsene sottoterra per
mesi e mesi a leggersi il suo Kleist, il suo Hlderlin e non so chi
altri, gli avrei procurato anche Puskin, fino al giorno che fosse
riuscito a ottenere un bel congedo vero o falso. Fin dall'estate si
cominciarono a dimettere agricoltori dai campi di concentramento
americani, e a Boris mancava una cosa sola: un regolare congedo
inglese o americano. A questo le donne non ci hanno pensato, erano
ubriache di gioia per l'avvento della pace, erano felici di vivere,
ma era un po' troppo presto. E quanto a quello starsene seduto per
mesi, la sera, lungo il Reno, e al pomeriggio insieme col bambino,
196

con quelle due pesti dei piccoli Hoyser e nonno Gruyten, che
sorrideva sempre... Be', Boris potrebbe sedere ancor oggi lungo il
Reno o lungo il Volga, se avesse voluto. Quello che io mi procurai,
infatti, prima di far la mia ricomparsa ufficiale ai primi di giugno,
fu un congedo intestato al mio nome, con un vero numero di detenuto e
il timbro del campo, visto che il nostro mestiere fa parte
dell'agricoltura. Era una cosa perfettamente logica e corretta, e
nella mia professione sa Dio se c'era abbastanza da fare: voglio dire
che non occorreva che la gente morisse, ne era gi morta pi che
abbastanza, e in qualche modo bisognava pur mandarla sottoterra. N
Lotte n Margret, con tutte le loro conoscenze, hanno pensato di
procurare a Boris un documento in regola: a Margret sarebbe costato
solo una mossa con l'anca, e Lotte bastava che ci pensasse, con tutti
i suoi timbri e formulari e contatti umani. Era una leggerezza
spaventosa non legalizzare il ragazzo dopo maggio o giugno, si fosse
chiamato anche Friedrich Krupp. Be', non avrei guardato a sacrifici
per ottenerglielo: non solo volevo bene a quel ragazzo, ma l'ho
amato, s s, rida pure, stato lui a insegnarmi che erano tutte
balle le teorie sugli uomini inferiori eccetera. Gli uomini inferiori
li avevamo qui a casa nostra.
Erano sincere le lacrime di Pelzer? Non si era ancora scolato tutto
un whisky long, quando nei suoi occhi spuntarono lacrime che lui si
asciug con un movimento timido. Ed forse colpa mia se morto il
padre di Leni? Eh? E' un buon motivo per evitarmi come la peste? Che
altro ho fatto, in fin dei conti, che dare al padre di Leni una buona
possibilit di lavoro? Lo vedeva anche un bambino, anche l'ultimo
degli incompetenti che Gruyten non era nemmeno un buon imbianchino,
non ce la faceva nemmeno col miglior materiale, e quanto ai suoi
muratori... be', li si accettava perch non c'era altro, ma poi tutta
la gente per cui Gruyten ha lavorato gli son cascati gi i soffitti o
sbriciolati i muri. Quello, semplicemente, non aveva mai imparato a
intonacare, non aveva il colpo giusto, la vena giusta, e il fatto che
non volesse pi occuparsi di affari ma recitasse a bella posta la
parte del proletario era una di quelle classiche fissazioni che uno
si porta a casa dalla galera o dal lager, o forse glie l'avevano
inoculato i comunisti con cui era stato in contatto. Creda a me, fu
una vera delusione: quel grand'uomo col suo grande scandalo alle
spalle si dimostr una vera schiappa, che non sapeva nemmeno murare
come si deve. Anche quella era solo una specie di snobismo, andarsene
di casa in casa con una vecchia carriola, un paio di secchi di zinco,
con cazzuola e spatola e pala, e offrirsi come muratore in cambio di
patate, pane e di tanto in tanto una sigaretta. E la sera starsene
seduto lungo il Reno e cantar canzonette e guardare i battelli in
compagnia della figlia, del nipote, del genero... no, non era cosa
per un uomo dotato di una cos straordinaria facolt organizzatrice e
di tanto coraggio. Un paio di volte gli ho fatto delle offerte molto
oneste e gli ho detto: "Gruyten, stia a sentire, io possiedo tre o
quattrocentomila marchi che, con la miglior buona volont, non sono
pi riuscito a investire in valori stabili o abbastanza sicuri: li
prenda lei, ci apra un negozio e quando l'inflazione sar passata me
li restituisca, non alla pari, non due a uno, no: tre a uno e senza
197

interessi. Lei abbastanza intelligente per capire che quest'unit


di scambio basata sulle sigarette una bambinata, roba che va bene
per reduci nichilisti, che nel lager non avevano da fumare, per
bambini, per donne sinistrate o vedove di guerra nicotinizzate; lei
sa quanto me che un giorno le sigarette costeranno di nuovo cinque
pfennig o al massimo dieci, e se oggi lei ne investe cinquantacinque
per una sigaretta che rivende all'angolo appresso per sessantacinque,
be', una bambinata, e se vuol conservare le sigarette fino al
giorno che il danaro riacquister peso, io le predico che per i suoi
cinquantacinque pfennig lei ne piglier cinque, sempre che prima di
allora le sue sigarette non abbiano fatto la muffa". Lui a ridere,
credendo che io volessi proporgli un affare di sigarette, mentre io
facevo soltanto un esempio. Ebbene, io pensavo naturalmente che lui
avrebbe aperto un'impresa edile, e se fosse stato un po' furbo
avrebbe potuto andarsene in giro facendosi passare da perseguitato
politico. Ma no, niente, non ha voluto. Io, alla fine, dovevo pure
investire in qualche modo i miei soldi, e in quei tempi si combinava
poco coi terreni. Se Leni mi avesse venduto per tempo la sua casa per
mezzo milione, io le avrei assicurato con tanto di contratto un
appartamento gratis vita natural durante. Invece Hoyser che le ha
dato? Quattro volte il valore catastale: in tutto e per tutto
sessantamila marchi, e questo nel dicembre del '44, roba da non
credere! E io, dunque, me ne stavo coi miei soldi in mano Ebbene,
avevo investito in quel che potevo: mobili e quadri e tappeti, ho
persino comprato dei libri, ma restava pur sempre quel gruzzolo di
tre, quattrocentomila marchi che avevo a casa mia in contanti. Allora
mi venne un'idea, che tutti ci risero su e dissero: "Pelzer
diventato umano, to': la prima volta che fa degli affari sballati".
Che cosa ho fatto? Ho comprato rottami di ferro, non rottami
qualunque, ma solo travi d'acciaio di prima qualit, naturalmente
tutto per via legale, mi son fatto dare, diciamo cos, i diritti di
sfruttamento dovunque potessi procurarmeli. Quasi tutti erano ben
contenti che qualcuno gli liberasse i loro terreni dalle macerie.
Quelle travature, c'era solo il problema di dove metterle, ma io di
terreni ne avevo abbastanza: allora forza! Lo sa, a quel tempo,
quanto prendeva all'ora una floricultrice come Leni o la Kremer?
Nient'altro che cinquanta pfennig. E un manovale, un muratore, be',
magari arrivava anche a un marco, e se proprio era fortunato a uno e
venti, quello che ti teneva un po' su erano i supplementi per gli
addetti ai lavori pesanti, delle marche per prenderci grasso, pane,
zucchero, eccetera, ma per averle bisognava naturalmente fondare una
ditta, e io l'ho fatto: la mia ditta si chiamava "Demolizioni S'a'" e
mezza citt ha riso alle mie spalle quando cominciai a raccogliere
travi di acciaio, perch ce n'erano a chilometri, tutta l'Europa era
piena di acciaio, e per un carro armato distrutto non le davano
nemmeno due pacchetti di sigarette... e va bene, io ho lasciato che
ridessero. Ho dato lavoro a quattro squadre, le ho fornite di
strumenti, mi sono procurato i permessi necessari e ho fatto raccolta
sistematica di travi d'acciaio. Perch pensavo: S si, ridete pure,
ma l'acciaio acciaio e resta acciaio. Era il tempo che le
regalavano vecchie navi da guerra, carri armati e aerei, solo che lei
198

se li portasse via, ed quello che ho fatto: ho portato via carri


armati; di terreni ne avevo abbastanza, a quel tempo non ancora
edificati. In questo modo sono ancora riuscito a investire tutto il
mio capitale tra il 1945 e il '48: centomila chilometri di travi
d'acciaio della miglior qualit, raccolti e accatastati per benino.
Fin da principio non ho fatto lavorare a tariffa, dando otto o dieci
marchi al giorno ai miei manovali. Li ho pagati a cottimo,
generosamente, in ragione di tre marchi al metro, e molti di loro,
secondo il posto dove lavoravano, certe volte si facevano i loro
centocinquanta e pi marchi al giorno, e per di pi avevano le loro
marchette per i lavori pesanti. Era un vantaggio in pi. Noi abbiamo
proceduto sistematicamente dalle zone periferiche verso il centro
della citt, dove stavano i grandi negozi, i grandi uffici. L era un
po' pi difficile perch alle travi c'era ancora attaccato tanto
calcestruzzo e certe volte tutto un viluppo di tondini che prima
bisognava staccare con la fiamma ossidrica. In casi simili,
naturalmente, pagavo cinque, sei, a volte fin dieci marchi al metro,
roba da contrattare di volta in volta, come si fa in miniera
secondo come giace il carbone. Bene. Il padre di Leni dirigeva per me
una di quelle squadre, naturalmente aiutava anche lui, e la sera,
quando mi consegnavano i metri d'acciaio recuperati, io pagavo a
pronta cassa, danaro alla mano, e tra gli operai ce n'erano certi che
qualche volta andavano a casa con trecento marchi; qualche volta, si
sa, con soli ottanta, ma mai di meno. Questo in un periodo che i miei
floricultori stentavano a guadagnarne sessanta alla settimana. Mezza
citt, per, continuava a ridere sulla mia raccolta di travi
d'acciaio, che arrugginivano sui miei terreni lungo la
Schnsttterstrasse, in un'epoca in cui smontavano gli alti forni!
Ebbene, io non ho dato retta, non fosse che per ostinazione. Be', non
era sempre un lavoro privo di pericolo, lo ammetto, ma in fin dei
conti non ho costretto nessuno ad accettarlo: era un'offerta, un
affare ben chiaro, e io non mi sono mai interessato di quant'altro
trovavano in mezzo alle macerie: mobili, carabattole, libri,
suppellettili e cos via. Era un loro affaruccio extra. La gente
moriva dal ridere, e quando passava accanto a miei terreni ripeteva:
"Ecco i soldi di Pelzer che mettono la ruggine". Tra i miei amici
della societ carnevalesca "Immerjrne Strssjer" (mazzolini
sempreverdi) - periti edili eccetera - c'erano dei burloni col
pallino della precisione, i quali mi calcolavano esattamente quanto
danaro mi facessi mangiare dalla ruggine: avevano le loro formule che
servivano nella costruzione dei ponti e roba simile, facevano una
valutazione esatta delle aree, e, insomma, devo ammettere che io
stesso non ero pi tanto sicuro di aver investito bene i miei soldi.
Ma, cosa strana, nel 1953, quando quella roba era ormai l dai cinque
agli otto anni e io ormai dovevo e volevo sbarazzarmene, non
foss'altro perch intendevo edificare sui miei terreni, data la
scarsit di alloggi che c'era, e ci ricavai la bellezza di un milione
e mezzo di marchi, allora tutti mi hanno giudicato un mascalzone, uno
speculatore, un profittatore di guerra e non so che altro ancora. In
quel momento riacquistavano valore anche i vecchi carri armati e i
camion e tutto quello che - intendiamoci, in modo perfettamente
199

legale - davo via in quei giorni perch non volevo pi avere i


terreni vuoti, con tutto il danaro investito in quei rottami. Fu
allora che accadde quella cosa terribile, che le donne non mi hanno
mai perdonato. Il padre di Leni sub un incidente mortale mentre
spezzettava le macerie del vecchio ufficio d'igiene. Non ho mai messo
in dubbio che quel lavoro potesse rivelarsi pericoloso, anzi
pericolosissimo, ho pagato anche dei soprappremi di rischio oppure ho
elevato il compenso a metraggio, che praticamente equivaleva a un
soprappremio. Quanto al vecchio Gruyten, lo misi in guardia quando
cominci a usare il saldatore, ma mi dica un po' lei come potevo
supporre che avesse cos poco senso della statica da tagliarsi,
diciamo cos, il terreno sotto i piedi, precipitando tra le macerie
dall'altezza di otto metri? Santo cielo, ma lui era del mestiere,
aveva il suo bravo titolo d'ingegnere, nella sua ditta aveva
fabbricato dieci volte tanto le travi d'acciaio che io avevo
recuperato in cinque anni: come potevo sapere che, diciamo cos, si
sarebbe precipitato nell'abisso con la sua stessa fiamma ossidrica?
Potevo prevederlo, colpa mia? Non lo sapevano tutti che
rischioso, in una citt ridotta in macerie, tirar fuori travi
d'acciaio da edifici in calcestruzzo bombardati, e non l'ho forse
pagato come si doveva, quel rischio? A proposito, siamo sinceri:
nemmeno nella raccolta, nel recupero con o senza saldatore di travi
d'acciaio il quasi mitico costruttore Gruyten si dimostr molto
abile, e nemmeno tecnicamente molto informato: gli ho sempre dato
qualcosetta in pi per via di Leni, la cui disgrazia - mi riferisco a
Boris - mi aveva colpito non poco.
Le lacrime di Pelzer, ormai, scorrevano cos fitte che sarebbe
stato un crimine dubitare della loro autenticit fisica, mentre un
giudizio sulla loro autenticit emozionale esula dalle competenze
dell'A'. Ora anche a voce bassa, aggrappandosi al bicchiere del
whisky, guardandosi intorno come se il locale destinato al suo hobby,
il suo bar, il museo delle corone nella stanza accanto gli fossero
estranei, continu: Una cosa orrenda: infilzato da parte a parte da
un fascio di tondini sporgenti dal dado di calcestruzzo, trafitto,
non squarciato, proprio trafitto, perforato quattro volte al collo,
all'addome, attraverso il petto e ancora una volta attraverso il
braccio destro, e - s, una cosa orribile, inquietante - col sorriso
sulle labbra. Continuava a sorridere... roba da matti, sembrava un
pazzo crocifisso. Pazzia. E darne la colpa a me! E (la voce di P'
esita, i suoi occhi esprimono tormento, le sue mani tremano. L'A') e
il saldatore pendeva, sibilante sputacchiante friggente, dal resto
della trave che Gruyten stava tagliando. Era tutta una pazzia, un
mese prima della riforma monetaria, quando ormai stavo per finirla
con quella raccolta di travi d'acciaio: del resto il mio capitale in
Reichsmark era speso fino all'ultimo soldo. Naturalmente dopo la
disgrazia liquidai subito tutta l'impresa, e se quelle donne dicono
che l'ho fatto perch intanto avevo gi deciso di chiudere, mentono
in maniera diabolica: io le assicuro che avrei chiuso anche se la
cosa fosse accaduta a met del '46. Ma dimostri un po' i "se e i
"ma, se capace! Ma insomma, un mese prima della riforma monetaria,
le cose erano andate cos e non altrimenti, e io me ne stavo l, con
200

l'odio di quelle donne nella nuca e in faccia le beffe per la mia


montagna di rottami che continuava ad arrugginire e che stava ormai
l da cinque anni. E siccome il vecchio Gruyten non era assicurato lo avevo assunto come libero collaboratore, non come operaio o
impiegato, era insomma come un contratto tra due ditte - mi offersi
di pagare a Leni e a Lotte una piccola pensione: ma no, niente, anzi
Lotte sput nella mia direzione, una volta che andai da loro.
"Sanguisuga, mi ha gridato, e "crocifissore" e anche peggio. E s
che le ho salvato la vita, a Lotte, nel paradiso sovietico
sottoterra, le ho chiuso la bocca con le mie stesse mani quando lei,
durante il saccheggio nella Schnrergasse, cominci improvvisamente,
come una matta, a urlare slogan socialisti. Ho combattuto per mesi
con quei suoi pestiferi ragazzetti, gli ho ricomprato, a quei piccoli
cani maligni, le mie stesse cicche come sigarette fresche, quando a
fine febbraio, l in quel sotterraneo, ci trovammo nei guai... E il
giorno due si era stati stretti insieme, aggrappati, per quasi sette
ore, a battere i denti, e posso dirle che persino quell'atea di Lotte
mormor il Paternoster che Boris recitava ad alta voce, persino
quelle carognette degli Hoyser se ne stavano buoni, tutti paura e
devozione, Margret piangeva, s, siamo stati l rannicchiati, l'uno
contro l'altro, come fratelli e sorelle in faccia alla morte.
Sembrava infatti che il mondo crollasse. Ormai non importava pi se
uno, in passato, era stato nazista o comunista, l'altro un militare
russo e Margret una suora di carit con troppa carit; ormai contava
una cosa sola: vita o morte. Anche se in chiesa, ormai, non ci si
andava quasi pi, pure ci si restava attaccati, le chiese facevano
ancora parte del quadro, della vita, e in una sola giornata erano
state ridotte in polvere, per giorni e giorni sentimmo ancora la
polvere che ci strideva sotto i denti, ci stava fitta in gola. E dopo
l'incursione, come siamo partiti tutti, e subito per mettere le mani
in comune, dico in comune, sull'eredit della Deutsche Wehrmacht... e
lo stesso giorno, quando cominciava a farsi buio, aiutammo a nascere
il figlio di Leni e di Boris. Ancora lacrime, lacrime, intanto che
la voce si faceva sempre pi molle: L'unica persona che mi capiva,
che mi voleva bene, che avrei accolto come un figlio nel mio cuore e
nella mia famiglia, nella mia azienda e in tutto quel che vuole, che
mi era pi vicino di mia moglie e pi di quanto lo siano oggi i miei
figli... ebbene, sa chi era? Boris Lvovic. Io gli ho voluto bene,
anche se mi ha portato via la ragazza a cui sono attaccato ancor
oggi. Forse Boris mi ha capito e accettato sino in fondo, e ha
insistito perch gli battezzassi il piccolo. Io. Con queste mani, s...
e le confesso che per un attimo mi entr in corpo un terrore mortale
perch ripensai a tutto ci che queste mie mani avevano fatto, verso
i vivi e verso i morti, con uomini e con donne, maneggiando assegni e
casse, corone e nastri e cos via... e io, proprio io con queste mani
dovevo assolutamente battezzare il suo bambino! In quel momento
chiuse il becco anche Lotte, che gi stava per riattaccare con le sue
fregnacce: rimase senza fiato e senza saliva quando Boris mi disse:
"Welter - dopo il giorno due ci davamo tutti del tu, semplicemente
del tu - Walter, - disse, - ora ti prego di dare il battesimo
d'urgenza a nostro figlio". E io l'ho fatto: sono andato nel mio
201

ufficio, ho aperto il rubinetto, ho atteso che fosse andata via


quella sozzura rugginosa e che l'acqua scorresse un po' pi chiara,
ho sciacquato un bicchiere, l'ho riempito d'acqua e ho battezzato il
bambino come, da chierichetto, avevo visto fare tante volte. E
siccome non potevo fungere anche da padrino, almeno questo lo sapevo,
il neonato l'hanno retto il piccolo Werner e Lotte, e io l'ho
battezzato con le parole: "Io ti battezzo nel nome del Padre e del
Figliuolo e dello Spirito Santo col nome di Lev, e in quel momento
ha frignato persino quella carogna del piccolo Kurt, e anche quella
lingua tagliente di Lotte, e Boris, per non dire di Margret, che si
era gi sciolta in lacrime. Soltanto Leni non piangeva, stava l
sdraiata con gli occhi bene aperti, infiammati dalla polvere, era
tutta raggiante e subito si mise ad allattare il piccolo. S, and
proprio cos, e ora la prego, mi lasci solo... questo racconto ha
rimescolato troppe cose, dentro di me.
L'A' non ha difficolt a confessare che anche lui era stato
piuttosto rimescolato da tutto ci e che non senza sforzo dovette
trattenere due o tre lacrime che gli erano salite agli occhi quando
si rimise al volante della sua macchina. Per non cadere troppo nel
lacrimoso, si rec subito da Bogakov, che trov in ottime condizioni:
sedeva nella sua poltrona a rotelle su una terrazza con la tettoia di
vetro, tutto avvolto in coperte, e, al di l di una lunga fila di
terreni ortivi, guardava verso l'incrocio di due linee ferroviarie,
tra le quali erano compressi una cava di ghiaia, uno stabilimento di
floricultore e un deposito di rottami di ferro. L in mezzo, inoltre,
una cosa sorprendente come un campo da tennis, ancora con delle
pozzanghere sul rosso sbiadito del terreno, star-fighter in cielo,
rombo di automobili dalla circonvallazione, bambini che giocavano a
hockey, con barattolini di latte vuoti, sui sentieri che
costeggiavano gli orti. Bogakov, anche lui di umore sentimentale,
senza la sua forca per fumare, tutto solo sulla terrazza, rifiut la
sigaretta offertagli e afferr il polso dell'A' come se volesse lui, Bogakov - sentirgli la febbre - a lui, all'A'.
"Laggi ho lasciato una moglie e un figlio che ormai dovrebbe avere
suppergi la sua stessa et, posto che abbia evitato le ventimila
possibilit di rimetterci la ghirba. Nel 1944 il mio Lavrik aveva
diciannove anni, e certamente lo hanno preso - per portarlo chiss
dove - e certe volte penso ancora di tornare laggi e di morirci, non
importa dove. La mia Larisa vivr ancora? Io l'ho tradita appena ne
ho avuto occasione, gi nel febbraio del '45, quando ci mandarono in
prima linea a scavare trincee e valli e postazioni di artiglieria.
Allora, per la prima volta dopo quattro anni, afferrai una donna ed
entrai da lei. Al buio, in un granaio, ce ne stavamo alla rinfusa,
russi e tedeschi, soldati, prigionieri, donne, e non saprei dirle che
et aveva. Be', non si certo ribellata, solo in seguito ha pianto
un poco, perch certo n lei n io eravamo abituati all'adulterio, se
possiamo chiamarlo cos, in quel buio, in quel pandemonio, dove
nessuno sapeva pi qual era il suo posto. Stavamo in terra tra paglia
e rape, un autentico grasso villaggio di kulaki: Grossbllesheim. Mio
Dio, abbiamo pianto tutti e due, anch'io. Pi che altro ci eravamo
202

stretti l'uno all'altra nel terrore, nel buio, nella sporcizia, noi
con tanto di piedi infangati, e forse lei mi ha creduto un tedesco,
oppure un americano. Perch l intorno giacevano anche alcuni giovani
americani mezzo assiderati e feriti, che qualcuno avrebbe dovuto
portare all'ospedale militare o in un centro di raccolta, e invece si
vede che aveva disertato e li aveva piantati l, loro che non
sapevano quasi dire altro che "fucking war" e "fucking generals" e
"shit on the fucking Hrtgen forest". Quella non era la
fraternizzazione sull'Elba, ma sull'Erft, un fiumiciattolo che ci
potevi sputare da una riva all'altra, e l bisognava consolidare la
prima linea, tra il Reno e il confine occidentale: roba che un
ragazzino di dieci anni ci poteva pisciare attraverso. Ebbene, certe
volte ripenso a quella donna che mi si aperta: le ho accarezzato la
guancia e i capelli, che erano folti e lisci. Non so nemmeno se erano
biondi o castani, n se lei aveva trenta o cinquant'anni o com'era il
suo nome. Siamo arrivati l al buio e ripartiti al buio: ho visto
solo grandi cortili, fuochi accesi, dove cuocevano e arrostivano
cibi, soldati, quegli americani intirizziti e noi l in mezzo, c'era
ancora Boris, seguito da Leni come dalla ragazza con le sette paia di
scarpe ferrate e i sette bastoni nodosi. Spero che lei conosca quella
bella fiaba. Buio, piedi infangati, rape, la guancia di una donna, i
suoi capelli, le sue lacrime e... ma s, il suo grembo. Marie o Paula
o Katharina, e spero che non le sia mai venuto in mente di
raccontarlo a suo marito o di bisbigliarlo a qualche confessore. Su,
figlinolo, mi lasci la sua mano: fa bene sentire il polso di un
essere umano. Il mangiacetrioli e il leningradese ammalato di
Weltschmerz sono andati insieme al cinema. Si vedono un film
sovietico sulla battaglia di Kursk. E va bene. Io sono caduto
prigioniero dei tedeschi fin dai primi del '41, figlio mio, in una
stronza battaglia nella sacca di Kirovgrad. A quel tempo, almeno, la
citt si chiamava ancora cos, chiss come si chiama oggi, quando si
sa che cosa ne hanno fatto, di Kirov: era il mio uomo, il nostro
uomo, Kirov. E va bene, non c' pi. Non era molto confacente, la
vostra prigionia tedesca, figlio mio, e se tu mi rispondi che neanche
la nostra era confacente, io ti dico che la nostra popolazione stava
male come i prigionieri tedeschi. Per tre, quattro giorni abbiamo
marciato attraverso villaggi e campagne e siamo quasi impazziti dalla
sete: quando vedevamo una fontana o un ruscelletto ci leccavamo le
labbra dall'arsura e al mangiare non ci pensavamo nemmeno pi.
Cinquemila uomini nel parco bestiame di un kolchoz, a cielo scoperto,
e ancora sete. E quando dei pacifici borghesi, nostri connazionali,
volevano portarci qualcosa da bere o da mangiare, non li lasciavano
accostare, ma gli sparavano addosso, e se uno di noi andava incontro
ai borghesi, una bella raffica di mitra, figlio mio, ed era finita.
Una donna mand una bambinetta di forse cinque anni a portarci un po'
di pane e latte, una dolce piccola Natasa. Avr pensato che a una
bambina cos piccola e graziosa, con una brocca di latte e una
pagnotta in mano, non avrebbero fatto nulla; ma no, una raffica di
mitra, e la nostra piccola Natasa era morta come chiunque altro, e
in terra c'erano latte e sangue e pane. Cos, da Tarnovka siamo
andati a Uman, da Uman a Ivan-Gora, da Ivan-Gora a Gajsin e di l a
203

Vinnica; poi, il sesto giorno, a zmerinka e poi avanti verso Rakovo,


che nei pressi di Prokurov; due volte al giorno una minestra di
piselli quasi trasparente. Mettevano le pentole in mezzo alla massa,
e la massa era da venti a trentamila uomini; e poi all'arrembaggio.
Attingevamo la minestra con le mani nude, lappandola come cani,
quando riuscivamo ad averne un po'. Certe volte ti davano rape,
cavoli o patate ancora mezze crude, e chi ne mangiava si buscava il
mal di stomaco, la dissenteria... e poi si crepava lungo la strada.
Restammo cos fin quasi al marzo del '42; e a volte si avevano
ottocento, novecento morti al giorno, e come contorno, botte e
scherni, scherni e botte, e di tanto in tanto una bella sparacchiata
in mezzo al gruppo. Anche se non avevano o dicevano di non avere
niente da darci da mangiare, perch non lasciavano accostare quella
gente innocua che voleva portarci qualcosa? Poi lavorai per Krupp, a
Knigsberg, in una fabbrica di catene a cingoli: di notte undici ore
di lavoro, di giorno dodici. Dormivamo nei cessi, e se uno era
fortunato si trovava un canile: l stava stretto, ma almeno era solo.
Il peggio era ammalarsi o passare per lavativo: i lavativi, sa,
venivano consegnati alle Ss. Quando ti ammalavi e non ce la facevi
pi a lavorare non c'erano che i grandi ospedali militari, cio in
pratica campi di morte e di sterminio camuffati da ospedale. Avevano
quattro volte il numero di pazienti previsto, erano lerci e la
razione giornaliera consisteva in 250 grammi di pane fasullo e in due
litri di minestra Balanda: il pane era fatto per la pi parte di
farina autarchica, che non era altro che paglia malamente tritata,
mista ancora a filamenti di legno: la pula, la loppa, la paglia
irritavano gl'intestini, e quello non era nutrimento ma
sottonutrizione sistematica; e in pi, sempre, botte e scherni,
bastonate a tutto spiano. Pi tardi, evidentemente, non vollero
sprecare neanche pi la paglia tritata e nel pane ci misero la
segatura, fino a due terzi, e la minestra Balanda consisteva in
patate marce mescolate a ogni sorta di avanzi, il tutto condito con
escremento di topi: allora ci lasciavano la pelle circa cento uomini
al giorno. Era quasi impossibile uscire di l, dovevi essere proprio
un beniamino della sorte, e si vede che io lo ero: a un certo punto
non ho pi mangiato quella roba, ero affamato, ma almeno non infermo;
mi ero accorto subito che era una dieta da avvelenamento, e allora
era meglio montar catene a cingoli, dodici ore al giorno, dal signor
Krupp. Ora puoi immaginare che fortuna fosse venir trasferiti in una
citt a raccogliere cadaveri e a sgombrar macerie, e come Boris ci
sembrasse il principe della favola, che alla fine riesce a salire al
trono. A quello gli facevano intrecciar corone, e s che non aveva
nemmeno imparato il mestiere del fioricultore, quello te lo venivano
a prendere la mattina e te lo riportavano la sera con una guardia
speciale, a quello non glie le sonavano, anzi gli facevano dei
regali, e - ma questo lo sapevo soltanto io - era persino amato e
amava lui stesso. Era proprio il reuccio! E noi non che fossimo
proprio dei reucci, ma certo eravamo favoriti dal destino. Non che
fossimo degni di toccare e portar via cadaveri tedeschi, questo no,
ma ci era concesso caricare sui vagonetti ribaltabili le macerie
delle strade, riparare i binari della ferrovia, e mentre spalavamo,
204

ogni tanto, succedeva l'inevitabile: che la mano di un russo, la pala


maneggiata da un russo urtava in un cadavere, e allora si aveva una
pausa inevitabile, una fortuna immeritata, finch non venivano
portati via i cadaveri per i quali Boris, l dov'era, intrecciava
corone e disponeva fiori e sceglieva nastri. E certe volte, in mezzo
alle macerie, si trovavano armadi di cucina e credenze in frantumi, e
in qualche caso c'era ancora qualcosa dentro, qualcosa di
utilizzabile, e naturalmente c'erano le volte fortunate che il
piantone non ti stava a guardare mentre scovavi qualcosa di
mangereccio, e poi giornate che la fortuna era addirittura
scandalosa: trovavi qualcosetta, nessun piantone ti vedeva e niente
perquisizione. Se uno lo beccavano se la vedeva brutta: nemmeno ai
tedeschi era permesso mettersi in tasca qualcosa, e se poi lo faceva
un russo... be', gli succedeva come a Gavriil Osipovic e ad Aleksej
Ivanovic, che furono consegnati alle Ss perch li punissero, e
allora si finiva col crrr-crrr. La miglior cosa da fare, se si
trovava qualcosa, era mangiarla subito, ma bisognava masticare con
cautela, perch vero che non era proibito mangiare durante il
lavoro, perch non c'era neanche bisogno di proibirlo: ma uno come
noi come poteva aver qualcosa da mangiare? E' chiaro che doveva
averla rubata. Noi avevamo fortuna col maggiore che comandava il
nostro campo, quando facevano rapporto contro di noi ci metteva agli
arresti, e solo se il sergente insisteva perch qualcuno fosse
consegnato alle Ss, lui lo faceva, e comunque si ostinava che almeno
ci dessero correttamente le nostre razioni. Ho sentito io stesso,
mentre mi stavano perquisendo, una sua telefonata in cui discuteva
con un superiore se il nostro lavoro si potesse definire rilevante o
no; per un lavoro rilevante, infatti, ci passavano circa 320 grammi
di pane, 22 grammi di carne, 18,5 grammi di grasso e 32 grammi di
zucchero al giorno; per un lavoro non rilevante, invece, erano solo
125 grammi di pane, 15 grammi di grasso e di carne e circa 21 grammi
di zucchero. Ebbene, lui stava litigando mica male con qualcuno di
Berlino o di Dsseldorf per far considerare rilevante il nostro
lavoro; be' be', mio caro, si trattava pur sempre di 100 grammi di
pane, 3,5 grammi di grasso, 7 grammi di carne e 11 grammi di zucchero
in pi o in meno. Era un uomo energico, quel maggiore, aveva un
braccio, una gamba e un occhio meno del previsto per un uomo
completo. Urlava a pieni polmoni, mentre mi stavano perquisendo, e
pi tardi ci ha salvato veramente la vita, a noi dodici rimasti nel
lager. Perch trenta se l'erano gi svignata durante i grandi
attacchi aerei, si erano nascosti tra le macerie o si erano avviati
verso ovest, incontro agli americani, guidati dal nostro instancabile
Victor Genrichovic. Non abbiamo mai saputo niente di loro, e noi,
compreso Boris, che aspettava tutto contento di andarsene nello
stabilimento di Pelzer, una bella mattina ci svegliammo e costatammo
che tutto il nostro corpo di guardia aveva disertato come un sol
uomo; pi nessun piantone, lo stanzone vuoto, il recinto aperto, era
rimasto solo il filo spinato. La veduta che si godeva di l era
proprio come questa: binari, capanni, una cava di ghiaia, depositi di
rottami. Eccoci dunque l, con la nostra libert, e mi creda, era una
sensazione piuttosto schifa. Dove andare, con la nostra libert, e
205

dove andare nella libert: non era una gran sicurezza, girare il
mondo in qualit di prigioniero di guerra sovietico messo in libert;
e poi, la fine della guerra decretata dal corpo di guardia non era
ufficiale ma solo privata, e immagino che di quelli l ne abbiano
ancora beccati, impiccati o messi al muro alcuni. Tenemmo consiglio e
si arriv alla conclusione di informare la direzione del campo di ci
che era successo; se il maggiore non avesse disertato anche lui ci
avrebbe aiutati a liberarci da una libert che in quel momento era
quanto mai inopportuna e pericolosa. Era assurdo scappar via
senz'altro, per cadere in bocca ai mastini della prima pattuglia che
avremmo incontrato; c' infatti un metodo semplicissimo per
sbarazzarsi di gente che abbastanza fastidioso sorvegliare,
rinchiudere, condannare: la si fucila, cosa che, come puoi ben
capire, non ci piaceva poi molto. Ormai sentivamo gi, a volte, il
fuoco d'artiglieria, che sapeva gi un poco di vera libert; ma
andarcene in giro cos, liberi e sciolti, era troppo rischioso, per
noi. Il piano di Victor Genrichovic era pronto nei minimi
particolari, con carte geografiche e viveri e alcuni indirizzi che
aveva ricevuto dai suoi satelliti o trovato nelle "buche delle
lettere". Se ne sono andati via a gruppi, dandosi appuntamento a
Heinsberg, presso il confine olandese, e di l volevano proseguire
per Arnhem, benissimo. Noi invece eravamo come storditi da questa
libert che ci pioveva addosso all'improvviso. Cinque ebbero il
coraggio di farne uso, raccolsero qualche straccio di vestiario, si
cambiarono un poco, e via oltre i binari della ferrovia, facendosi
passare per una squadra di operai, con tanto di pale e di zappe, mica
male come idea. Ma noi, gli altri sette, avevamo paura, e Boris
naturalmente non voleva allontanarsi dalla sua Leni. D'altra parte
non poteva andar da lei senza Kolb, la sua bambinaia, allora and
subito al telefono e riusc a mettersi in contatto con la fioristeria
e a dare l'allarme: mezz'ora pi tardi la ragazza era l sotto, con
la bicicletta, all'incrocio tra la Nggerathstrasse e la
Wildersdorferstrasse, e lo aspettava. Poi Boris telefon alla
direzione del campo e fece presente che eravamo senza sorveglianti:
neanche mezz'ora, e ti arriva in macchina, insieme con alcuni
soldati, quel maggiore con un braccio, una gamba e un occhio soli, e
per prima cosa ti attraversa in silenzio la baracca. Aveva una gamba
finta stupenda, montata alla perfezione, che ci poteva persino andare
in bicicletta. Poi entr nella stanza del corpo di guardia, ne usc
un'altra volta e si mise a interrogare a fondo Boris, dopo di che lo
ringrazi, con tutti i crismi, stretta di mano, scambio di occhiate
virili e tutto il resto. Proprio da tedesco, e la cosa non fu cos
ridicola come parrebbe a sentirla raccontare. Maledizione, fu due
settimane prima che gli americani entrassero in citt, e che cosa
fece, il maggiore? Ci mand incontro a loro! In prima linea, dove
ormai quelli c'erano gi. A Boris gli disse: "Koltovskij, purtroppo
devo considerar finita la sua assegnazione al lavoro di giardiniere".
Ma io vidi la ragazza che parlava con l'autista, che certo le disse
dove saremmo andati, e si vedeva benissimo ch'era gravida come un
girasole quando i semi quasi schizzano via, e io pensai quello che
pensai. Noi dunque si part entro venti minuti, con un camion, prima
206

si and a Grossbllescheim, dopo a Grossvernich, una volta ancora, di


notte, partenza per Balkhausen, e quando arrivammo a Frenchen, sempre
di notte, c'eravamo soltanto Boris e io, gli altri avevano afferrato
l'intenzione del maggiore e la notte, strisciando attraverso i campi
di rape, avevano raggiunto gli americani. Il nostro principe, allora,
venne ficcato in un'uniforme tedesca dalla sua principessa, che lo
fasci con della garza, lo imbratt di sangue di gallina e lo port
al cimitero. Quanto a me, feci una cosa folle: tornai in citt, da
solo, di notte, alla fine di febbraio, in quella citt storpiata e
distrutta dove per un anno avevo spalato macerie e disseppellito
cadaveri, dove mi avevano insultato e sfottuto, ma qualche passante,
a volte, quando il piantone non stava a guardare o fingeva di non
vedere, mi buttava ai piedi una cicca o una sigaretta intera e in
certi casi una mela o un pezzo di pane: tornai in citt e mi nascosi
in una villa distrutta, nella cantina mezzo crollata, col soffitto
che pendeva obliquo su di me, e in quell'angolo riparato aspettai.
Avevo sgraffignato pane e uova presso i contadini e ho bevuto acqua
piovana in una pozzanghera della lavanderia, di giorno raccoglievo
legna, il legno dei parquet, brucia cos bene, e nei mobili
schiantati cercai cos a lungo finch trovai, finalmente, qualcosa da
fumare: sei grossi pregiati sigari in un vero astuccio da
capitalisti, di cuoio, su cui era impresso: Lucerna 1919. Ce l'ho
ancora, posso fartelo vedere, e sei grossi pregiati sigari da
capitalisti sono, se non sei troppo sprecone, trentasei sigarette pi
che decenti, e se hai anche i fiammiferi sono un vero tesoro, e io
trovai non solo i fiammiferi ma anche la carta da sigarette, era un
libro di preghiere stampato in carta sottile, proveniente da
Grossvernich, di cinquecento pagine e sul frontespizio il nome:
Katharina Wermelskirchen, Prima Comunione 1878. Naturalmente, prima
di fabbricarmi la sigaretta, leggevo quello che c'era scritto sul
foglio: "A questo punto esamina la tua coscienza: in che cosa hai
offeso Dio in pensieri, parole e opere? Ho peccato, Padre, ho
gravemente peccato contro il cielo e contro di te, sono andato
errando come una pecorella smarrita, non sono degno di essere detto
tuo figlio". Dovevo almeno questo, no?, alla carta, prima di farla
andare in fumo. Me ne stavo rannicchiato l dentro, avvolto in tutto
ci che trovavo intorno a me in fatto di tessuti, stracciati o no che
fossero: tende e resti di tovaglie, sottane e pezzi di tappeto, e la
notte ardeva il mio focherello fatto di tavolette del parquet. E'
cos che ho vissuto il giorno due, il tuono celeste, l'inferno, il
giudizio universale, e ora ti dico una cosa che non ho ancora detta a
nessuno, nemmeno a me stesso: mi sono innamorato di questa citt,
della sua polvere, che ho ingoiato, della sua terra che ha tremato,
dei campanili crollati e delle donne contro cui mi sono stretto, pi
tardi, nei freddi, freddissimi inverni, quando niente pu scaldarti
se non la prima donna che capita e alla quale puoi stringerti
addosso. Non potevo pi andarmene da questa citt, mi perdonino il
mio Lavrik e la mia Larisa, e lei mi perdoni ci che lessi in quel
libro di preghiere: "Hai rispettato come dovevi il santo sacramento
del matrimonio? Hai peccato contro di esso in pensieri, parole e
opere? Hai tu con deliberato consenso - anche se poi non segu nessun
207

atto concreto - desiderato peccare con un altro uomo o un'altra donna


sposati o non sposati? "Tutte domande rivolte a Katharina
Welmelskirchen, alle quali io devo rispondere s, cui mia moglie
spero potesse rispondere no, e forse il miglior metodo per imparare a
pregare di usare i libri di preghiere come carta da sigarette e
impegnarsi di leggere attentamente ogni pagina prima di usarla a
quello scopo. E ora lasciami la tua mano e taci (cosa che l'A',
molto turbato, fece, anche in Bogakov aveva scoperto l' e p', aveva
sentito del d' e, con una verosimiglianza che rasentava la certezza,
aveva intuito della s').
Solo come modesta integrazione ai fatti obiettivi esposti da
Bogakov, l'A' si permette di inserire a questo punto alcune
comprovate dichiarazioni verbali fatte da personaggi altolocati o che
si possono desumere da protocolli e memoriali degli stessi: li
useremo in funzione, per cos dire, illustrativa.
Rosemberg: Lei pensa che la via che portava in Germania fosse
qualcosa di simile, almeno in parte, a quella che porta in Siberia.
So benissimo che quando si deportano tre milioni e mezzo di persone
non le si pu alloggiare principescamente. E' naturale, in questo
caso, che migliaia di persone siano alloggiate o trattate male. Non
occorre disperarsi per questo. C' per un problema molto reale
(penso che il Gauleiter Sauckel ne abbia gi parlato o che ne parler
in seguito): questa gente viene portata in Germania dall'est per
lavorare e rendere il pi possibile. E' un fatto pi che naturale.
Ora, per ottenere un buon rendimento non bisogna che questa gente
arrivi qua per tre quarti congelata, dopo aver trascorso dieci ore in
piedi; al contrario, bisogna der loro da mangiare quanto basta perch
abbiano delle riserve di energia...
Ogni dirigente d'azienda ha diritto di punire i lavoratori della
terra di nazionalit polacca... Nessuna autorit pu chiedergliene
conto.
I lavoratori della terra di nazionalit polacca devono essere
allontanati, il pi possibile, dalla loro casa e possono essere
alloggiati in stallaggi, ecc'. Non ci siano esitazioni n remore al
riguardo.
Speer: Il tempo lavorativo di chi addetto alle lavorazioni a
catena dovrebbe essere lo stesso in tutto il mese. Gli attacchi aerei
hanno provocato degli arresti nella fornitura di pezzi staccati e di
materiale greggio alle fabbriche. Questo ha fatto s che le ore
lavorative, nelle aziende, oscillassero tra le otto e le dodici ore.
Secondo le nostre statistiche, la media dovrebbe situarsi tra le
sessanta e le sessantaquattro ore settimanali.
Dottor Flchsner: Com'era, nelle fabbriche, l'orario di lavoro
degli operai provenienti dai campi di concentramento?
Speer: Era identico a quello di tutti gli altri operai
dell'azienda. Perch gli operai provenienti dai campi di
concentramento erano di regola solo una parte del personale, e questa
parte del personale non era gravata pi di tutti gli altri operai.
208

Dottor Flchsner: Come ci si arrivava, a questo?


Speer: Le Ss esigevano che i detenuti dei campi di concentramento
venissero raccolti, nella fabbrica, in un reparto a s. La
sorveglianza era affidata a capolavoranti e caposquadra tedeschi.
L'orario di lavoro, per ragioni aziendali, doveva adattarsi a quello
dell'intera fabbrica, perch, come noto, in un'azienda si pu
lavorare soltanto secondo un ritmo unitario.
Dottor Flchsner: Da due documenti che produrr in un altro
contesto risulta chiaramente che gli operai presi dai campi di
concentramento, sia che lavorassero negli armamenti destinati
all'esercito e alla marina, sia che lavorassero per l'aviazione,
lavoravano in media sessanta ore la settimana.
Perch, signor Speer, presso le fabbriche si istituirono dei campi
di concentramento speciali, i cosiddetti campi di lavoro?
Speer: Questi campi di lavoro furono istituiti per risparmiare
lunghi tragitti, in modo che l'operaio si presentasse alla fabbrica
fresco e desideroso di lavorare (il corsivo dell'A').
Il bolscevismo il nemico mortale della Germania
nazionalsocialista... Perci il soldato bolscevico ha perso ogni
diritto di essere trattato come un soldato rispettabile secondo la
convenzione di Ginevra... Il senso di orgoglio e di superiorit del
soldato tedesco addetto alla sorveglianza dei prigionieri di guerra
sovietici deve apparire in ogni momento anche all'esterno... Si
ordina perci di intervenire con energia e senza riguardi al minimo
segno di insubordinazione, specie verso gl'istigatori bolscevichi...
Dovendo sorvegliare i prigionieri di guerra sovietici necessario,
non fosse che per ragioni disciplinari, fare un uso molto severo
delle armi.
La Wehrmacht deve sbarazzarsi senz'indugio di tutti quegli
elementi che, tra i prigionieri di guerra, si possono considerare
agitatori bolscevichi. La situazione particolare della campagna sul
fronte orientale esige perci misure particolari che occorre mettere
in atto, con gioioso senso di responsabilit, senza lasciarsi
influenzare da considerazioni puramente burocratiche e
amministrative".
La fucilazione di prigionieri di guerra sovietici. Ordinanza sui
prigionieri.
Le fucilazioni e gli incidenti mortali di prigionieri di guerra
sovietici d'ora in poi non dovranno pi essere comunicati per
telefono al comandante competente come avvenimento straordinario.
I prigionieri di guerra che lavorino a tutti gli effetti e a pieno
orario riceveranno per ogni giorno lavorativo un compenso-base di Rm
0,70 per i prigionieri di guerra non sovieticiRm 0,35 per i
prigionieri di guerra sovietici.
Il compenso minimo per ogni giorno lavorativo di Rm 0,20 per i
prigionieri di guerra non sovietici Rm 0,10 per i prigionieri di
guerra sovietici.
209

E poich siamo in vena di citazioni, riferiremo ancora un documento


rinvenuto nella cassapanca ancora intatta di Leni - nel mettere
ordine in casa in vista del trasferimento di Leni stessa in campagna
- dall'infaticabile Marja van Doorn, simpaticamente corruttibile
mediante sigarette marca Camel (senza filtro!), la quale Marja
desiderava molto che quel trasloco avvenisse. Si tratta di una
lettera finora ignorata del defunto Heinrich Gruyten, che l'A' non
esita a definire un esempio postumo di poesia concreta.
La suddivisione dello spazio puramente aritmetica. Si vuol
dimostrare quanti locali e in particolare quali dei locali esistenti
sono assolutamente necessari, in base a un'utilizzazione strettamente
economica dello spazio (vedi settore "occupazione regolamentare" del
piano di utilizzazione), per un completo accasermamento dei reparti.
Non si tien conto per del modo con cui ogni singolo reparto utilizza
effettivamente i locali entro i limiti assegnatigli nel piano di
utilizzazione. A parte le camere singole ammesse dal piano, le
camerate, a seconda della loro grandezza, devono essere tenute in
conto fin quando non si sia raggiunto un accasermamento totale. Ogni
locale che, secondo uno sfruttamento dei vani regolare, cio
corrispondente al piano di utilizzazione, non occorre che venga
utilizzato, deve essere omesso nella distribuzione dello spazio. Le
stanze degli attendenti nei quartieri degli ufficiali e i locali
destinati all'accasermamento di sottufficiali e truppa nei circoli
degli ufficiali devono essere spesati dall'assegnazione annua del
reparto e perci saranno occupati in permanenza.
Qualora non si possa concedere lo spazio previsto, cio se le
caserme sono sovroccupate, bisogna far ricorso a tutti i locali
esistenti dopo aver accertato l'assegnazione annua dei generi di
consumo e l'assegnazione annua di attrezzature varie. In tal caso la
suddivisione dello spazio tra gli accasermati non dev'essere
effettuata secondo l'occupazione regolamentare in base al piano di
utilizzazione, ma secondo l'occupazione effettiva.
Si procede a una nuova suddivisione dello spazio quando risulta un
mutamento numerico degli accasermati.
L'apprestamento, la manutenzione e l'amministrazione di edifici e
locali appartenenti allo stato per fini di culto dei vari reparti
militari (chiese e cappelle castrensi su campi di esercitazione
militari) e i cimiteri di guarnigione dipendono dal comando della
guarnigione stessa. Nei grandi ospedali militari in funzione un
oratorio.
Per la costruzione di nuove chiese castrensi e per l'installazione
di nuovi cimiteri militari con gl'impianti annessi, per la
destinazione di singoli locali a fini di culto e per la
trasformazione di locali di questo genere gi esistenti occorre
l'autorizzazione del comando supremo dell'esercito e del comando
supremo della marina, previa consultazione dei vescovi castrensi.
Qualora in una guarnigione non si possa disporre a fini di culto di
edifici appartenenti allo stato, occorre assicurarsi il diritto di
utilizzare o coutilizzare chiese civili. Si persegua altres, nelle
210

trattative al riguardo, la coutilizzazione degli arredi sacri siti in


dette chiese. Ove non sia possibile ottenerlo, tali arredi, giusta
quanto disposto da Ii 113a), verranno forniti dall'amministrazione.
Il contratto che verr stipulato dal comando della guarnigione
richiede il concorso del cappellano militare (addetto all'esercito o
alla marina) e del vicario castrense (idem come sopra), nonch
dell'approvazione dell'amministrazione dell'esercito o
dell'intendenza della marina, cfr' regolam' milit' 370 (A'b'), n' 29.
Per l'istruzione religiosa a coloro che si preparano alla Cresima
(o Prima Comunione) si appresteranno locali adatti nelle chiese o in
altri edifici. Ove occorra si prenderanno in affitto, d'accordo con
l'amministrazione dell'esercito o il commissariato della marina,
tramite il comando della guarnigione. In determinate circostanze si
pu affidare allo stesso ecclesiastico l'acquisizione dei vani
necessari. In tal caso sar compito dell'amministrazione
dell'esercito o dell'intendenza della marina corrispondergli una
congrua indennit.
Le spese di manutenzione delle chiese castrensi, dei locali
speciali giusta la disposizione 150 e dei cimiteri di guarnigione con
impianti annessi, nonch quelle di manutenzione e completamento delle
attrezzature previste e necessarie (incluse quelle per il culto: vedi
Ii 113a), inoltre le spese per il riscaldamento, l'illuminazione e la
pulizia delle chiese e delle cappelle cimiteriali, nonch per la
manutenzione e il lavaggio degli abiti e paramenti sacri verranno
sostenute, sotto le relative voci, dalla cassa "alloggiamenti".
Ove si abbia una produzione autarchica di stallatico, da ogni
introito netto (cio introito lordo detratta l'Ige: cfr' 69 [2]
Ordinam' dell'esercito) per vendita dello stallatico stesso, le
furerie dei corpi armati che effettuano tale produzione dovranno
contabilizzare met somma sotto la voce "Introiti vari", mentre
l'altra met resta agli stessi reparti produttori di stallatico e
dev'essere registrata, giusta disposto da 244, nel libro "S" in un
settore particolare intitolato Ricavato vendita stallatico.
I reparti produttori di stallatico dovranno in cambio accollarsi:
a) la pulitura delle concimaie (v' Ii 408d);
b) la manutenzione e la sostituzione dei carri portaforaggio;
c) il miglioramento degli impianti delle stalle, delle cavallerizze
(ad esempio con l'adozione di specchi per l'allenamento), dei
galoppatoi e dei campi ostacoli rispetto alle dotazioni e agli
impianti previsti (179e e 246);
d) supplementi di foraggio e altre spese a favore dei cavalli.
Non sono concessi altri esborsi da addebitare in conto alla voce
"Ricavo vendita stallatico. I reparti produttori di stallatico sono
tenuti a vendere alle migliori condizioni possibili il loro concime,
d'intesa col comando della guarnigione. Tocca a quest'ultimo trovare
le migliori occasioni di smercio. Qualora lo stallatico venga
scambiato con foraggio, tale permuta si dovr configurare come una
compravendita, senza che ci debba apparir palese all'altro
contraente. Il valore in danaro andr messo in evidenza, nei libri
contabili, come entrata e come uscita e la met del valore in danaro
211

dello stallatico dovr essere registrato alla voce "Introiti vari" in


conto "Ricavato vendita stallatico", mentre verr rimborsato lo
stallatico utilizzato dallo stesso reparto, ad esempio per concimare
i pascoli. La met del valore in danaro andr registrata alla voce
"Introiti vari".
La produzione autarchica dello stallatico spetta alla singola unit
amministrativa (reggimento di cavalleria, battaglione, ecc'). Pu
essere anche concessa, in maniera autonoma, a singoli squadroni,
batterie e compagnie. Va registrata nel libro "S", giusta disposto da
244 e 261.
Il fondo del Ricavato vendita stallatico nel libro "S" rimane
all'attivo dei reparti produttori di stallatico anche nel caso che
vengano trasferiti in un'altra caserma o in un'altra guarnigione. Per
singole unit che abbandonino un reparto pu essere corrisposta al
reparto stesso una congrua somma. Qualora si proceda allo
scioglimento di un reparto, il fondo del ricavato vendita stallatico,
dopo l'erogazione delle rimanenti spese, dev'essere registrato alla
voce "Introiti vari". In tal caso gli oggetti acquistati mediante
ricavato vendita stallatico vanno consegnati gratuitamente, dietro
ricevuta, all'amministrazione, la quale dovr registrarli nel
registro arnesi e attrezzi.
Per ottenere alcune informazioni e integrazioni, per verificare
questo o quel dato non potemmo fare a meno di disturbare ancora una
volta il personaggio altolocato; richiesto telefonicamente di
concederci un colloquio, appena venne a sapere che cosa l'A'
desiderava da lui si fece passare personalmente la comunicazione e
accord all'A' stesso un abboccamento e se necessario anche altri.
La sua voce, stavolta, era affabile, quasi gioviale, e l'A', cos,
affront senza alcuna trepidazione quei trentasei minuti di viaggio
in ferrovia. Si concesse perfino un taxi, mancando in tal modo la
Bentley del personaggio altolocato, che quest'ultimo aveva mandato
apposta alla stazione, con tanto di autista, per prendervi l'A'.
Poich l'A' non solo non si aspettava una tale attenzione, ma non ne
era nemmeno stato avvertito, questo contrattempo gli cost circa
17,80 Dm, mettendoci anche la mancia 19,50 Dm, dato che il
personaggio altolocato abita abbastanza fuori citt. L'A' deplora
vivamente di aver cos danneggiato il fisco di una somma che oscilla
tra gli 1,75 e i 1,50 Dm. Anche questa volta gli parve opportuno
recar doni. Si decise per una veduta del Reno, simile a quelle che lo
avevano gradevolmente colpito in casa Hlthohne per il loro gemmeo
nitore. Prezzo dell'oggetto: 45 Dm, con la cornice 51,80; la moglie
del padrone di casa, che d'ora in poi chiameremo brevemente Mieze,
rimase - e non solo a parole - incantata da questo gentile
pensiero. Per suo marito l'A' aveva scovato una prima edizione del
manifesto comunista, anche se solo facsimilata (in realt si trattava
di una semplice fotocopia, ma presentata con certi accorgimenti
grafici, e anche il padrone di casa si lasci sfuggire un sorriso di
compiacenza).
Stavolta l'atmosfera era pi distesa. Mieze, senza alcuna
diffidenza, ci serv un t della qualit di quello che la Hlthohne,
212

al caff, aveva definito non molto buono; c'erano paste (secche),


sherry (secco), sigarette, e sui volti di quelle due persone
sensibili era diffusa una sottile malinconia che, se escludeva le
lacrime, non escludeva per gli occhi umidi. Fu un pomeriggio
piacevole, senza aggressioni larvate, non per senza aggressioni
aperte. Il parco l'abbiamo gi descritto, la sala idem, la terrazza
non ancora: aveva grandi volute barocche, alle estremit la ornavano
due pergole, nel mezzo si addentrava nel parco; sul prato, attrezzi
da croquet. Prima fioritura (forsythie) sui cespugli.
Mieze: bruna, bench cinquantaseienne dimostra davvero quarantasei
anni circa, gambe lunghe, labbra sottili, petto normale, vestita di
un abito di jersey color ruggine, la pelle schiarita ad arte in
maniera molto adatta al suo tipo. E' molto bello ci che lei
racconta di quella ragazza, che andata in bicicletta da un lager
all'altro in cerca del suo innamorato, per trovarlo in ultimo al
cimitero; dicendo bello non intendo, chiaro, il cimitero e il fatto
che lo abbia trovato l, ma solo questo: una giovane donna attraversa
in bicicletta tutta l'Eifel, le Ardenne sino a Namur, riesce a
spingersi fino a Reims, poi torna a Metz, rientra a casa, avanti di
nuovo attraverso l'Eifel, varcando confini di zona e di stato.
Ebbene, io la conosco questa giovane donna, e se avessi saputo che
era di lei che allora mi parlava, avrei... be', avrei, non so bene
che cosa avrei fatto, ma certo avrei cercato di darle una gioia,
bench si tratti di una persona molto chiusa. Nel 1952, quando mio
marito fu finalmente dimesso dalla prigionia, noi andammo subito da
lei, dopo aver trovato quel giardiniere che ci aveva dato il suo
indirizzo. Una donna di notevole bellezza: io stessa, pur essendo
donna, posso immaginare il fascino che esercita sugli uomini (??
L'A'). E quel bambino, anche lui bellissimo, con quei lunghi, lisci
capelli biondi. Mio marito ne fu commosso: il bambino gli ricordava
il giovane Boris, anche se quello era magro e portava gli occhiali,
eppure gli assomigliava, non vero? (Suo marito annu. L'A').
Naturalmente il metodo pedagogico della madre era sbagliato. Non
avrebbe dovuto rifiutarsi di mandare il bambino a scuola. A quel
tempo aveva gi sette anni e mezzo, e sua madre lo allevava nel pi
puro romanticismo. Cantar canzoni e raccontare fiabe e quella
mescolanza stridente tra Hlderlin, Trakl e Brecht; e poi non so se
la Colonia penale di Kafka fosse la lettura adatta per un bambino di
otto anni non ancora compiuti, come non so se le raffigurazioni
naturalistiche di tutti, ma proprio di tutti gli organi umani non
porti a una, be' diciamo, a una visione della vita troppo
materialistica. Eppure, c'era qualcosa di grande in lei, anche se a
casa sua regnava l'anarchia pi completa. Eh s, devo dire che quelle
riproduzioni degli organi sessuali umani, per di pi ingranditi...
non so se non fosse un po' troppo presto... oggi, al contrario,
sarebbe gi quasi troppo tardi. (Risata di entrambi. L'A). Delizioso
per quel bambino, delizioso e molto libero; e poi il destino di
quella giovane donna che a quel tempo credo avesse trent'anni giusti,
aveva perso per cos dire tre mariti e anche il fratello, il padre,
la madre, e cos orgogliosa! No, non ho trovato il coraggio di farle
una seconda visita, tanto era orgogliosa. Abbiamo per avuto uno
213

scambio di lettere con lei quando mio marito, nel '55, and a Mosca
con Adenauer e, guarda caso, al ministero degli esteri trov ancora
un conoscente, dico uno!, dei tempi berlinesi, cui pot chiedere in
fretta e furia di Koltovskij. Risultato negativo; la nonna, il nonno
di quel delizioso bambino: morti; sua zia Lydia: nessuna traccia.
Il padrone di casa: Non esagero dicendo che colpa degli alleati
occidentali se Boris non pi in vita. Non mi riferisco alla sciocca
e disgraziata idea di usare quel libro di paga n al fatto che sia
morto in quell'incidente minerario. No, non questo. La colpa degli
alleati occidentali consiste nell'avermi arrestato e internato o
messo sotto chiave per sette anni, anche se la chiave non era poi
sempre rigorosamente chiusa. Mi ero accordato con Erich von Kahm di
avvertirmi appena la situazione di Boris si facesse pericolosa, ma di
fronte alla diserzione del suo personale di custodia lui perse il
controllo dei nervi e fece, del resto, la cosa migliore che potesse
fare data la situazione: lo sped in prima linea, dove alla prima
occasione favorevole avrebbe potuto passare al nemico senza
difficolt. L'accordo per era un altro: Kahm doveva procurargli
un'uniforme inglese o americana e ficcarlo in un campo di prigionia
per militari inglesi o americani. Prima che si scoprisse l'equivoco
sarebbe finita la guerra. Pura follia, invece, fu affibbiargli un
libro di paga tedesco, un'uniforme tedesca e, come se non bastasse,
anche una ferita fasulla. Veramente una pazzia. Naturalmente n Kahm
n io potevamo supporre che c'era dietro una donna! E un bambino in
viaggio e gli attacchi aerei! Roba da matti! Non riuscii a cavarne
molto, quella volta, dalla ragazza: mi ringrazi quando seppe che ero
stato io a far mettere Boris presso quel floricultore, ma fu un
grazie... be', pi o meno come quello che una ragazzina con un minimo
di educazione ti dice per il dono di una tavoletta di cioccolata. Non
aveva la minima idea di quanto avessi arrischiato e di quanto mi
potesse giovare una dichiarazione di Boris a Norimberga eccetera. Ho
fatto una figuraccia da cani quando, in pieno tribunale e dinanzi ai
camerati posti sotto accusa insieme con me, venni fuori a dire che
avevo salvato la vita a un certo Boris Lvovic Koltovskij, di anni
tot. L'accusatore sovietico disse: "E va bene, cercheremo di trovare
questo Boris Lvovic Koltovskij, visto che lei sa addirittura il
numero del suo lager". Ma ancora un anno dopo non lo avevano
rintracciato! Io pensai che fosse una volgare finta. Boris avrebbe
potuto aiutarmi se fosse stato in vita e glie lo avessero permesso.
In quella sede mi hanno attribuito le dichiarazioni pi orribili,
dichiarazioni ch'erano state fatte, vero, in pi di una riunione a
cui partecipai anch'io, ma che non erano mie. Lei, ad esempio, mi
crede capace di aver detto questo? (Prese un quaderno di appunti e
lesse): "Nemmeno i prigionieri di guerra sovietici che dimostrino
voglia di lavorare e obbedienza devono essere trattati con dolcezza.
La interpreterebbero solo come debolezza e ne trarrebbero le loro
conclusioni". Inoltre, durante un colloquio che ebbe luogo nel
settembre del '41 presso il capo degli armamenti, avrei proposto di
introdurre dei castelli di pancacci a diversi piani in una baracca
del Rad (Reichsarbeitsdienst=Servizio statale del lavoro. L'A') che
ospitava centocinquanta prigionieri, in maniera che potesse
214

alloggiarne ottocentoquaranta. In una delle mie fabbriche molti


operai russi si sarebbero presentati al lavoro, la mattina, senza
pane n tute da lavoro, mendicando un po' di pane agli operai
tedeschi; ci sarebbero state anche celle di rigore. E s che sono
stato io, nel marzo 1942, a lamentarmi del fatto che i russi occupati
nelle nostre fabbriche fossero cos indeboliti dalla miserabile
alimentazione che ricevevano nei lager da non essere pi capaci, ad
esempio, di lavorare al tornio come si deve. Ho protestato
personalmente, in occasione di un colloquio col generale Reinecke,
responsabile di tutti i prigionieri di guerra, contro la mistura
prescritta per il cosiddetto pane dei russi, che doveva comporsi del
50 per cento di cruschello di segale, 20 per cento di scarti di
barbabietola, 20 per cento di farina di cellulosa e 10 per cento di
farina di paglia o di foglie. Sono riuscito a ottenere che la
percentuale del cruschello di segale fosse elevata al 55 per cento e
quella degli scarti di barbabietola al 25 per cento, in maniera da
far scendere i disgustosi ingredienti farina di cellulosa, farina di
paglia e foglie, almeno nelle nostre fabbriche... e a spese delle
nostre fabbriche. Si dimentica troppo facilmente che i problemi si
presentavano tutt'altro che facili. Ho fatto notare a Backe,
segretario di stato al ministero dell'alimentazione, e al direttore
ministeriale Moritz che il lavoro nell'industria bellica non
dev'essere equiparato senz'altro a una condanna a morte e che quel
genere di lavoro esige uomini robusti. Sono stato io, infine, quello
che riusc a imporre i cosiddetti giorni della farinata, diventati
famosi. Ho dovuto litigare con Sauckel, che ha minacciato di mettermi
dentro e voleva letteralmente sbattermi in faccia tutte le
disposizioni dell'Okh, dell'Okw e dell'Rsha (Oberkommando des
Heeres=Comando supremo dell'esercito, Oberkommando der
Wehrmacht=Comando supremo della Wehrmacht,
Reichssicherheitshauptamt=Ufficio centrale di sicurezza del Reich.
L'A'). E siccome quel sistema disumano di alimentazione doveva restar
segreto all'opinione pubblica tedesca, con calcolate indiscrezioni ho
fatto s che ne giungesse notizia in Svezia e mi sono esposto a
grossi pericoli per mettere in allarme la coscienza mondiale, e qual
stato il ringraziamento? Due anni internato, cinque anni in carcere
per le nostre fabbriche succursali a Knigsberg, che davvero non
erano di mia competenza. Va bene, va bene, altri sono addirittura
morti, altri sono stati trattati anche peggio e in fondo io sono in
buona salute e non troppo danneggiato (?? In che? L'A').
Dimentichiamo tutto questo, anche l'ipocrita caccia all'uomo del
processo, dove mi misero sotto il naso documenti e mi attribuirono
dichiarazioni che davvero non venivano da me. Ho tanto desiderato
portare indenne quel ragazzo attraverso tutta la guerra, e non ci
sono riuscito... non sono riuscito a ritrovare i suoi genitori e sua
sorella e non ce l'ho fatta in nessun modo a influire anche solo in
parte sull'educazione di suo figlio. In fondo avevo pur dimostrato
che la mia influenza culturale su Boris non era poi tanto cattiva.
Grazie a chi ha conosciuto Trakl e Kafka, e in fin dei conti anche
Hlderlin? E, tutto sommato, non merito mio che quella donna
irragionevole ha potuto inserire questi poeti nella sua scarsa
215

istruzione, per trasmetterli poi a suo figlio? Era tanto presuntuoso,


da parte mia, sentirmi in dovere di assumere una sorta di superiore
patrinato nei confronti di quest'ultimo comprovato discendente dei
Koltovskij? Sono certo che lo stesso Boris non avrebbe rifiutato
quest'affettuosa offerta, ed era proprio necessario congedarmi in
maniera cos brusca? Specialmente quella sfacciata che abitava con
Leni - ho dimenticato il suo nome -, tutta imbottita di idee
socialistoidi, che mi insult cos trivialmente e alla fine mi sbatt
fuori, a quello che sento dire non ha mica saputo cavarsela coi suoi
figli, e si sempre tenuta ai limiti dell'asocialit, per non dire
della prostituzione. E quanto al signor Gruyten, il padre di quella
strana donna semi-muta e pi tardi l'amante di quella sfacciata
sgualdrina dal comunismo all'acqua di rose, forse che durante la
guerra si comport come un agnellino? Voglio dire questo, insomma,
che non ci sono ragioni per mettermi alla porta con tanta spocchia e
per accettare per sacrosante le sentenze di un tribunale di cui
tutti, ormai, mettono in dubbio l'imparzialit. No davvero, di
gratitudine ne ho vista poca.
Tutto questo fu detto a bassa voce, con espressione pi offesa che
aggressiva, e di tanto in tanto Mieze prendeva la mano del marito per
calmarlo, quando vedeva che le sue vene cominciavano a gonfiarsi. Mi
si respingono vaglia postali, mi si rifiutano lettere, si ignorano i
miei consigli, e quella sfacciata - mi riferisco all'altra - un bel
giorno mi ha scritto chiaro e tondo: "Ma non se ne accorge che Leni
non vuole aver niente a che fare con lei?" D'accordo; da allora non
mi sono pi fatto avanti, ma ovvio che ho continuato a tenermi al
corrente per mezzo di informatori, sa, per via del ragazzo. E che
cosa diventato? Non voglio dire un criminale, perch sarebbe al di
sotto di me l'accettare senz'altro per buona la concezione giuridica
via via dominante. Io stesso sono stato un criminale: era contro la
legge che, di mia iniziativa, aumentassi del 5 per cento il
cruschello di segale e gli scarti di barbabietola contenuti nel pane
dei russi, abbassando in proporzione la percentuale in farina di
cellulosa e in foglie, in maniera che quel pane risultasse pi
salutare; uno scherzo che poteva costarmi il campo di concentramento.
Fui anche un criminale solo perch ero proprietario di fabbriche e,
in base a intricatissimi rapporti familiari ed economici, ero uno di
quei grandi imprenditori il cui dominio, o per meglio dire la cui
sfera d'azione si sottrae a una particolareggiata visione d'insieme.
Ebbene, io stesso sono stato abbastanza criminale, nei pi diversi
periodi, per non definire senz'altro criminale quel ragazzo, ma certo
fallito, su questo non c' dubbio: una pazzia, non le pare?, e
nasce da un'educazione folle che un ragazzo di ventitre anni,
servendosi di assegni truccati e di cambiali false, voglia correggere
dei rapporti patrimoniali che l'attuale proprietario ha ottenuto per
via legale, anche se con durezza, che ormai sono acquisiti, anche se
grazie, diciamo, a un'abilit forse equivoca. Quello che venduto
venduto, quello che lasciato lasciato. Detto in termini
psicanalitici, nel ragazzo si riscontra un pericoloso legame verso la
madre, oltre che un trauma paterno. Quella non immagina il male che
ha fatto con Kafka, non si sogna nemmeno che autori antitetici come
216

Kafka e Brecht, letti con quell'intensit, risultano inassimilabili e


indigesti; mettici pure il pathos estremistico di Hlderlin, la
fascinosa poesia della decadenza di Trakl, tutta roba che il bambino
ha assorbito quando cominciava appena a parlare e ad ascoltare, e in
pi quel materialismo corporale con venature mistiche... anch'io sono
contro i tab, ma era giusto sguazzare in un biologismo cos
dettagliato, in quest'esaltazione di tutti gli organi del corpo umano
e delle loro funzioni? In fin dei conti la nostra natura ferita,
ferita. Oh, amaro non poter aiutare, doloroso essere respinti.
Anche qui, ci che l'A' avrebbe ritenuto impossibile in questa
sede: come conseguenza del p', a sua volta conseguenza di una s
nascosta. In quel momento arrivarono di corsa, attraverso il prato,
due levrieri afghani di regale bellezza, che si limitarono a dare una
rapida fiutatina all'A', poi - trovandolo evidentemente troppo
volgare - lo lasciarono in disparte per andare a lambire le lacrime
al padroncino. Accidentaccio, cominciavano a diventare tutti
sentimentali, adesso: Pelzer, Bogakov, il personaggio altolocato? Gli
stessi occhi di Lotte non avevano avuto un brillio sospetto, non
aveva pianto apertamente anche Marja van Doorn, e quanto a Margret,
non era ormai un lacrimatoio perenne, mentre la stessa Leni concedeva
ai propri occhi appena quel tanto di umidit di cui avevano bisogno
per conservarli limpidi e aperti?
Mieze e suo marito si accomiatarono dall'A' con molta cortesia, le
loro voci erano ancora dolenti quando lo pregarono di fungere da
intermediario, se possibile: erano ancora sempre disposti a
rimettere in sesto il figlio di Boris, appunto perch figlio di
Boris e nipote di Lev Koltovskij.
Non chiarita, pressoch oscura continu a risultare la situazione
fisiopsichica, geografica e politica di Grundtsch alla fine della
guerra. Fu molto facile ottenere di fargli visita: telefonata,
appuntamento, e alla chiusura del cimitero Grundtsch se ne stava
davanti al cancello arrugginito che si apre soltanto quando vengono
portati via quegli avanzi di corone e di fiori che, essendo di
plastica, non si possono utilizzare come ingrasso. Grundtsch, come
sempre ospitale, lieto della visita, prese l'A' per mano, in maniera
da fargli superare senza danni "certi punti molto scivolosi. La sua
situazione all'interno del cimitero era frattanto parecchio
migliorata. Entrato da poco in possesso della chiave dei gabinetti
pubblici, ammesso anche ad entrare nel locale docce degli operai
comunali che lavoravano al cimitero, fornito di una radio e di un
televisore a transistor, si godeva (Si era vicini a Pasqua. L'A')
l'imminente boom delle ortensie, che si aspettava per la domenica in
albis. In quella fresca serata marzolina non era possibile sedere
sulle panche, si poteva invece fare una tranquilla passeggiata
attraverso il cimitero, stavolta anche verso il sentiero principale,
che Grundtsch chiamava la via principale. Il nostro miglior
quartiere di abitazione, - disse ridacchiando, - i nostri terreni pi
cari e se mai dovesse venirle l'idea di non credere a Walterchen, io
le far vedere alcune cose che provano ci che lui dice. Perch lui
non mente mai, cos come non mai stato un mostro (risatina).
217

Grundtsch mostr all'A' i resti della conduttura elettrica che Pelzer


aveva installato l, nel febbraio del '45, insieme con lo stesso
Grundtsch: erano pezzi di una conduttura isolata, nerastra, di
qualit scadente, che dalla fioristeria conducevano a una quercia
coperta d'edera, e da questa, attraverso un cespuglio di sambuco
(dove si vedevano ancora le grappe, anche se arrugginite) e una siepe
di ligustro, fino alla tomba di famiglia dei von der Zecke. Sul muro
esterno di questo dignitoso sepolcreto, altre grappe, ancora resti di
una conduttura isolata, nerastra, di qualit scadente, poi l'A' (non
senza un po' di brivido, come deve confessare) si trov davanti alla
severa porta di bronzo che a suo tempo era stato l'ingresso del
paradiso sovietico sottoterra, ma che purtroppo era chiusa in quella
rigida serata preprimaverile. Dunque si entrava di qui, - disse
Grundtsch, - e dentro si passava alla tomba degli Herriger, e di l a
quella dei Beauchamps. I due sepolcri dei von der Zecke e degli
Herriger erano molto ben curati, con musco, viole del pensiero e
rose. Grundtsch, a questo proposito: S, Walterchen mi ha passato
questi due abbonamenti, e lui, dopo la guerra, ha fatto richiudere e
rintonacare i passaggi interni, un lavoro abbastanza da schiappa
fatto dal vecchio Gruyten, ma le crepe, l'intonaco scrostato che son
venuti fuori pi tardi lui li ha attribuiti alle bombe, e non era
nemmeno una bugia, perch qui, il giorno due, ce ne saranno stati
mica male di botti. L in fondo pu vedere ancora un angelo che ha
una scheggia di bomba in testa, come uno che gli fosse rimasta
piantata in testa una scure. (Nonostante che il crepuscolo avanzasse,
l'A' pot vedere l'angelo e perci conferma l'asserzione di
Grundtsch). E un po' di santini oleografici sono andati perduti, come
vede, nelle tombe degli Herriger e dei von der Zecke. Gli Herriger li
hanno fatti restaurare, i von der Zecke li hanno rimodernati, mentre
i Beauchamps, o meglio Beauchamps lascia che la sua tomba vada in
rovina. Quel ragazzaccio... be', ormai sar sui sessantacinque anni,
ma all'inizio degli anni venti l'ho ancora visto frignare e pregare
qui vestito alla marinara, e faceva un effetto un po' buffo, perch
gi allora era troppo grandicello per portare il vestito alla
marinara, per non voleva toglierselo... e chiss che non lo porti in
giro ancora adesso, in quel sanatorio presso Merano. Ogni tanto, s,
il suo avvocato caccia fuori qualche soldo perch vengano estirpate
almeno le erbacee peggiori, e l'avvocato insiste sui diritti
cimiteriali di quel buffo vecchio signore vestito alla marinara che
continua a vivere sulla fabbrica per carta da sigarette. Altrimenti
credo che la municipalit avrebbe gi demolito questo coso. E' in
corso un vero processo per il diritto alla sepoltura (risatina. L'A')
come se quel ragazzo non potessero seppellirlo altrettanto bene in
Tirolo. Ed ecco qua la cappella, la porta caduta a pezzi e se vuole
lei pu darci un'occhiata e controllare se Leni e Boris hanno
lasciato qualche avanzo di erica.
L'A' entr effettivamente nella cappellina assai cadente, osserv
preoccupato gli affreschi nello stile dei nazareni che si andavano
sfaldando nei catini architettonicamente abbastanza piacevoli. Era
sporco, all'interno della cappella, fresco e umido, e l'A' sprec un
paio di fiammiferi ( ancora in dubbio se debba accollarli al fisco
218

in conto spese, dato che, accanito fumatore, ne fa in ogni caso un


consumo considerevole; costosi specialisti pubblici e privati
dovranno ancora decidere se da tredici a sedici fiammiferi al giorno
si possono far detrarre come congrue spese professionali) per
osservare l'altare, ch'era stato spogliato della sua lamina
metallica; dietro l'altare l'A' scopr una polvere di origine
vegetale dallo strano lucore viola-rossiccio, che potrebbe senz'altro
provenire dalla decomposizione di foglie d'edera; fu invece Grundtsch
a spiegargli, tra grandi sbuffate di pipa, la provenienza di un
indumento femminile che di regola si porta intorno al busto, sotto la
veste o il pullover, quando l'A' stesso usc turbato dalla cappella.
Emb s, ogni tanto ci entrer una di quelle coppiette d'innamorati
che vengono a finire qui dentro e non sanno dove sbattere la testa,
non hanno n un androne n i soldi per un alberghetto e non temono i
morti.
Fu davvero una bella, proficua passeggiata in quella sera cos
rigida, che sembrava fatta apposta per concludersi con un kirsch
nella baracca di Grundtsch.
Eh s, - disse Grundtsch, - persi proprio il controllo dei nervi
quando appresi che da noi, a casa, si combatteva duro, e volli
andarci per vedere ancora una volta mia madre, magari per assisterla.
Era ormai agli sgoccioli della settantina, e ormai erano venticinque
anni che non andavo pi a farle visita, e se anche era corsa tutta la
vita dietro ai preti, la colpa non era sua ma di certe (risatina)
strutture. Era una pazzia, ma ci andai, troppo troppo tardi,
fidandomi della mia conoscenza dei luoghi. Da bambino ci custodivo le
vacche, laggi, e costeggiando o attraversando i boschi sono arrivato
spesso fino ai due fiumiciattoli della Weisse Wehe e della Rote Wehe.
Solo che poco oltre Dren quegli idioti mi beccarono, mi cacciarono
in mano un fucile, mi diedero un bracciale e mi spedirono in mezzo ai
boschi con un gruppo di mezzi bambini. Be', simulai una pattuglia di
esploratori - 'ste porcate le ricordavo ancora dalla guerra
precedente - e mi portai dietro quei ragazzi, ma ormai la mia
conoscenza del terreno non mi serviva: di terreno non ce n'era pi,
solo crateri, monconi d'alberi, mine, se gli americani non ci
avessero beccati abbastanza presto, buona notte ai sonatori: perch
gli americani sapevano di dove passare nei campi minati. Per fortuna
almeno quei ragazzi erano salvi, e anch'io, ma ce ne volle un po'
prima che mi lasciassero andare: quattro mesi di fame e di tenda, di
sporcizia e di freddo, eh s, non era un gran bello stare con gli
americani, mi buscai i reumatismi per tutta la vita, e mia madre non
l'ho rivista mai pi. L'ha fatta secca un qualche stronzo di tedesco
perch aveva issato la bandiera bianca: il suo villaggio, per un
certo tempo, si trov tra i due fronti, un po' era degli Americans,
un po' dei Germans, e la mia vecchia non voleva sloggiare. Allora i
Germans, alla mia mammina quasi ottantenne, le hanno ancora servito
una raffica di pistola mitragliatrice, probabilmente gli stessi porci
che adesso gli fanno i monumenti. E i preti continuano a non fare un
bel niente contro questi monumenti del cavolo. Mi creda, ero
piuttosto a terra quando finalmente, in giugno, gli americani mi
lasciarono andare, sa, con gli agricoltori. Neanche quello era cos
219

facile, anche se in fondo si trattava del mio ramo. Erano stati


quelli della societ Kolping a tener segreta quest'idea di farsi
passare per agricoltori, passando il suggerimento solo ai loro
compagni. E va bene, puntai allora su padre Kolping, mi atteggiai a
lavoratore cristiano, snocciolai un paio di frasi devote e cos potei
andarmene gi a giugno. Trovai un'aziendina pulita e ordinata da non
credere, che la Hlthohne, correttamente, mi consegn insieme col
fitto. Questo non l'ho mai dimenticato, e ancor oggi le fornisco i
fiori al prezzo di costo. A me Walterchen non ha chiesto nessun
certificato di buona condotta politica, se no lo avrei fatto penare
in gattabuia almeno per un paio di mesi, lui che ha superato tutti
quei tempi difficili senza neanche una graffiatura. Solo come
terapia, s'intende: farlo friggere un po', non gli avrebbe fatto
male. Comunque, fu gentile anche con me, arrotond la mia parte e mi
prest una certa somma perch potessi finalmente mettermi in proprio.
Ci siamo divisi gli abbonamenti, e lui, generoso, mi ha fornito una
quantit di semi, per gli avrebbe fatto bene un sei mesetti di
prigionia da qualche parte.
L'A' rimase ancora un po' di tempo (circa due ore e mezzo) da
Grundtsch, che di piagnucoloso non aveva proprio nulla e in seguito
se ne stette zitto in modo quanto mai benefico. Si stava davvero bene
nella sua baracca, c'era birra e kirsch e l dentro l'A' pot fare
quello che nel cimitero, causa la visibilit (Una sigaretta si vede
a chilometri di distanza), non gli avevano concesso: fumar
sigarette. Quando, rasente i rifiuti scivolosi, Grundtsch ricondusse
fuori l'A', gli disse, con voce non dico soffocata dalle lacrime, ma
commossa: Bisogna far di tutto per tirar fuori dalla catorbia Lev,
il figlio di Leni. Ha fatto soltanto fesserie. Voleva solo
costringere quello schifo di Hoyser a una specie di risarcimento
privato verso sua madre. E' una creatura eccezionale, proprio come
sua madre e suo padre, e poi nato proprio l dove io abito adesso,
e ha lavorato tre anni con me, prima di passare alla sezione cimiteri
e poi alla nettezza urbana. Un ragazzo stupendo e niente affatto
taciturno come sua madre. Bisogna far qualcosa, per lui. Giocava qui,
da piccolo, quando Leni andava ad aiutare Pelzer e pi tardi anche me
nei momenti di alta stagione. Se fosse necessario, nasconderei Lev
qui, in questo stesso cimitero dove si gi nascosto suo padre. Qui
non lo troverebbe nessuno, e lui poi non ha paura dei sepolcri e
delle cantine, come me.
L'A si accomiat cordialmente e promise di tornare (promessa che ha
intenzione di mantenere); promise inoltre di dare al giovane Gruyten,
se fosse riuscito a tornar libero, il suggerimento del cimitero,
come lo chiamava Grundtsch. E poi, - ci grid appresso Grundtsch, gli dica che da me avr sempre un caff, una minestra e una
sigaretta. Sempre.
Ora intendiamo offrirvi, raccolte insieme, le poche citazioni
dirette di Leni:
"battere il marciapiede (per salvare il pianoforte dal
pignoramento),
esseri spirituali (nello spazio),
220

"rischioso balletto (con H'h'),


giunto quel momento, esserci sepolta dentro (nell'accappatoio),
Maledizione, cos' 'sta roba che mi esce di dentro? (Leni da
bambina, riferendosi ai propri escrementi),
lunga distesa e completamente abbandonata; spalancata; presa;
aver dato (esperienza dell'erica),
Per favore, la prego, mi dia questo pane di vita! Perch devo
aspettare tanto tempo? (Frase che port al rifiuto della prima
comunione),
E invece mi mettono sulla lingua 'sta cosa pallida, fragile,
secca, che non sa di nulla... C' mancato poco che non la sputassi
fuori! (riferito alla vera p' c'),
faccenda muscolare (riferito alle sue defecazioni senza carta),
"che voglio amare, cui voglio darmi incondizionatamente;
escogitare audaci carezze; voglio dargli gioia, e riceverne da
lui (riferito al futuro),
quello l (non ha le) mani carezzevoli (primo appuntamento),
per piangere un po' in santa pace, al buio (riferito al cinema),
cos caro, cos incredibilmente caro e buono (suo fratello
Heinrich),
paura di lui per la sua enorme istruzione (lo stesso),
stata sorpresa perch era cos terribilmente, terribilmente
gentile (idem),
si tenne a galla abbastanza bene; demolitore (su suo padre dopo
il 1945),
gi a quel tempo era probabilmente per il babbo una vera e propria
tentazione, il che non significa tentatrice (su Lotte H'),
brutti, brutti, brutti (i pasti familiari con suo fratello H'),
I nostri poeti sono stati i pi coraggiosi disotturatori di cessi
(dopo aver disotturato lei stessa il gabinetto intasato di Margret,
riferendosi a H' e a E'),
quello (non doveva accadere) a letto. All'aperto, all'aperto.
Tutto questo andare a letto insieme non quello che cerco.
(Considerazioni, in presenza di Margret, su ci che si chiama
comunemente coito),
per me era morto prima ancora di morire (su suo marito A'p', dopo
che questi l'ebbe costretta al suddetto esercizio),
E' intristita, l dentro, morta di fame, bench in ultimo le
abbia sempre portato da mangiare, e dopo morta l'hanno seppellita in
giardino senza lapide n niente. Appena arrivata ho sentito subito
che non c'era pi, e Scheukens mi ha detto: Ormai inutile,
signorina, inutile... o vuol forse disseppellirla? Allora sono
andata dalla superiora e ho chiesto energicamente di Rahel, e quella
mi ha detto ch'era partita, e io le ho chiesto per dove, e allora la
superiora si spavent e mi disse: "Ma figliuola, ha perso la testa?"
(Sulla morte di Rahel),
"indescrivibilmente imbarazzante (sull'avventura con A),
(l'orribile) vista di quel mucchio di danaro appena stampato
(sulla sua attivit in ufficio durante la guerra),
vendetta (motivo che spiegherebbe, secondo Leni, l'affare delle
anime morte organizzato da suo padre),
221

(prese) subito fuoco (in seguito all'imposizione della mano su


Boris),
molto pi bella di quella storia dell'erica che ti ho gi
raccontato (vedi sopra),
proprio in quel momento quelle salve maledette arrivarono al
colmo (momento della dichiarazione d'amore di Boris),
"amplesso (Leni a Margret su un fatto in genere definito in
termini pi volgari),
Sai, vedo dappertutto, dappertutto la scritta: Attenzione,
pericolo di morte (sulla sua situazione dopo il primo amplesso),
Perch dovevo saperlo prima, avevamo cose pi importanti da dirci,
e io gli ho detto che mi chiamavo Gruyten, non Pfeiffer come c' sui
documenti (Leni a Margret, riferendo un suo colloquio con Boris),
(gli americani) non venivano avanti,
Sono soltanto 80-90 chilometri - perch ci mettono tanto? (vedi
sopra),
"Perch non vengono di giorno, quando verranno ancora di giorno, e
perch gli americani non vengono avanti, perch ci mettono tanto ad
arrivare fin qui, non mica cos lontano? (sugli attacchi aerei
americani e la loro avanzata per lei troppo lenta),
mese del glorioso rosario (riferito all'ottobre 1944, quando ci
furono molte incursioni aeree diurne, che permisero a Leni di
congiungersi con Boris),
"Lo devo a Rahel e alla Madonna, che non hanno dimenticato quanto
bene gli voglio (riferito al mese glorioso),
"Tutti e due poeti, bada bene, tutti e due (su Boris ed Erhard),
Finalmente, finalmente, ma quanto ci hanno messo! (ancora
sull'avanzata degli americani),
(gli amplessi erano) ormai fuori discussione (Leni durante la
gravidanza).
Ix
L'A' avrebbe omesso anche troppo volentieri un episodio della vita
di Leni a cui alcuni informatori hanno gi vagamente accennato: la
breve attivit politica di lei dopo il '45. Per ci che riguarda
questo punto, non che lo abbandoni la sua forza di veggente: lo
abbandona la fede. Deve credere, ciononostante, quello che gli viene
riferito in maniera credibile? S'impone qui, in tutta la sua durezza,
il tema del dilemma dell'A', cos popolare tra professionisti e non.
Che Leni non si disinteressi alla politica attestato in modo tale
da Hans e Grete Helzen, i quali trascorrono con lei diverse orette
davanti al teleschermo, che nessun notaio o reporter si sentirebbe
spinto a eternarlo legalmente. Leni (e ne fanno espressamente fede i
due Helzen, dopo quasi due anni che usano, insieme con lei, il suo
apparecchio televisivo in bianco e nero) preferisce guardare pi che
altro le facce di quella gente che parla di politica (una delle rare
citazioni dirette di Leni!) Non possiamo riferire qui il suo giudizio
su Barzel, Kiesinger, Strauss: verrebbe a costar troppo caro all'A',
il quale non se lo pu permettere e di fronte a questi tre signori si
trova in una situazione analoga che col personaggio altolocato. L'A'
222

potrebbe trincerarsi dietro i suoi doveri di cronista, citare Leni,


addossare a lei l'onere della prova, trascinarla in tribunale, e
bench sia sicuro che Leni non smentirebbe n lui n i due Helzen,
tuttavia preferisce accennare soltanto anzich citare. E per una
ragione semplicissima: non gli piacerebbe vedere Leni dinanzi ai
giudici. Gli sembra che Leni, di difficolt, ne abbia abbastanza: il
suo unico amatissimo figlio in prigione, il suo pianoforte - una
volta ancora - minacciato di pignoramento, la sua angoscia o il suo
nervosismo, la sua incertezza se abbia o no concepito dal turco
(Leni secondo Hans e Grete H'), il che dimostra una cosa, cio che
Leni ancora fisiologicamente donna; la minaccia di finire nella
camera a gas, di cui nessuno pu dire se sarebbe o no attuabile,
lanciata da un impiegato in pensione del vicinato, del quale si
potrebbero dimostrare alcuni vani tentativi di approccio (volgari
molestie nell'oscurit dell'androne, palpeggiamenti in panetteria,
una manifestazione di esibizionismo, anche questa nell'oscurit
dell'androne); la giungla di pignoramenti e minacciati pignoramenti,
che nemmeno col machete si potrebbe diradare un poco (Lotte H').
Vogliamo anche farle ripetere, in pieno tribunale, le sue
osservazioni schiaccianti, deliziose (dal punto di vista letterario)
nella loro concisione, su Barzel, Kiesinger e Strauss? A questa
domanda si pu rispondere solo: No, no e ancora no.
Ma ora basta tergiversare: S, Leni ha collaborato col partito
comunista tedesco (Lotte H', Margret, Hoyser sen', M'v'd' e un ex
funzionario di quel partito usano la stessa parola!) Ora, tutti
conosciamo i manifesti con su scritto Con la collaborazione di...:
in genere si allude a pezzi grossi che poi non si fanno nemmeno
vedere, non sono stati interpellati n hanno accettato di comparire,
ma di cui si ritiene che facciano richiamo. Si poteva dire lo stesso
di Leni? Evidentemente s, anche se ci s'ingannava. L'ex funzionario,
che provvisoriamente gestisce un chiosco di giornali assai bene
avviato in pieno centro e che definisce se stesso uno del '68,
quest'uomo simpatico - almeno all'A' - circa a met della
cinquantina, sembrava rassegnato, per non dire amareggiato, e alla
preghiera di spiegare un po' meglio quella breve formula equivoca
uno del '68, disse soltanto: S, voglio dire che dal '68 non sto
pi nel partito. Eh no. Il racconto di questo informatore, che
vorrebbe restare anonimo come il personaggio altolocato, racconto che
noi riporteremo tutto di seguito, in realt ci venne fatto a pezzi e
a bocconi, dato che il narratore veniva continuamente interrotto da
acquirenti di giornali. In tal modo l'A pot rendersi conto dello
stranissimo metodo di vendita di quello del '68, il quale nel giro
di una mezz'oretta scarsa rispose perentoriamente, per non dire
bruscamente, almeno quattordici o quindici volte, a chi gli chiedeva
delle pubblicazioni pornografiche: Non ne vendiamo. Persino organi
di stampa relativamente innocui, come giornali mondani, quotidiani
pi o meno seri, anche rotocalchi di carattere semi-innocente vennero
venduti dall'edicolante, a quel che parve all'A', solo con molta
riluttanza. Alle caute prognosi dell'A', che esprimeva timori sulla
redditivit del chiosco di fronte a una tal politica di vendita, il
223

nostro informatore ribatt pronto: Tanto, appena avr la mia


pensione di invalidit chiuder bottega. Finora ho percepito solo una
piccola indennit, e mi ha fatto capire chiaramente, quando me la
concessero, come quei signori sarebbero stati pi contenti se io non
fossi pi tornato. Eh gi, gli sarebbe costato meno. No, questa merda
da schiavi borghesi, questo pornoimperialismo io non lo vendo, anche
se certa gente cerca di costringermi, dicendo che "Un chiosco ubicato
in un punto cos centrale tenuto a offrire ai suoi potenziali
compratori un assortimento che corrisponda alle condizioni del
mercato" (citazione da un ricorso di un consigliere comunale
democristiano). No, io non ci sto. Si decidano, finalmente, a vendere
questa porcheria dov' il posto suo: davanti alle porte delle chiese,
tra i loro fogliastri clericali e le loro menate ipocrite sulla
castit. No no, io non ci sto. Sia Nannen che Kindler, sia Pannen che
Schindler... va bene, continuino pure a boicottarmi, a lanciar
sospetti su di me, io andr avanti a esercitare la mia censura. La
loro merda da schiavi borghesi non la vendo neanche se schiatto.
Forse dovremmo aggiungere che quest'uomo un fumatore a catena, col
colorito e gli occhi di un malato di fegato, folti capelli
brizzolati, occhiali ad alte diottrie, mani tremanti, nel volto
un'espressione cos concentrata di disprezzo che l'A', anche
mettendocela tutta, non poteva illudersi di restarne fuori. Avrei
dovuto aspettarmelo fin da quando tirarono fuori Werner, il compagno
di Ilse Kremer, dal suo lager in Francia, quei fascisti di Vichy, e
lo consegnarono ai nazisti, come venni a sapere pi tardi. Nessuno
pu immaginare che cosa abbiamo sofferto durante l'anno e mezzo che
dur il patto tra Stalin e Hitler! Be', hanno fucilato Werner e a noi
hanno fatto correr voce ch'era un traditore fascista e che per
sbarazzarsi di un traditore fascista ci si poteva servire benissimo
degli stessi fascisti. Fregnacce simili io le ho credute fino al '68.
"Eliminate i fascisti in mezzo a voi, denunciandoli ai fascisti come
spie". Eh s, almeno le mani del proletariato dittatore restano
pulite. Benissimo. Ma io non ci sto. Finito. Avrei dovuto der retta a
Ilse nel '45. Non l'ho fatto, ho continuato a lavorare, legalmente e
illegalmente, per ventitre anni, lasciandomi denunciare, arrestare,
spiare e deridere. Ora, appena avr chiuso questa baracca, me ne
andr in Italia, dove forse ci sono ancora alcuni veri uomini, gente
un po' meno leccaculo di noi. Ah, l'affare di quella ragazza,
Pfeiffer o Gruyten che fosse, metteva in imbarazzo persino me, ch'ero
ancora dogmatico come diciassette cardinali messi insieme. Avevamo
appena saputo che, correndo pericolo di vita, aveva avuto una
relazione con un soldato dell'Armata rossa, che gli aveva rifilato
viveri, carte geografiche, giornali, notizie sui lager, avevano
persino fatto insieme un figlio con un nome russo. Noi decidemmo di
farne una combattente della resistenza, ma sa che cosa le aveva
insegnato quel militare dell'Armata rossa? La preghiera! Roba da
matti! Be', era attraente, una tipetta coi fiocchi, e ci sarebbe
stata bene nelle nostre squallide riunioni, dove avevamo da lottare
contro le pazzie che in Prussia orientale e altrove erano state
commesse da una sedicente armata socialista. Avessi dato retta a
Ilse, quando mi disse: "Fritz, ammettilo di fronte a te stesso: cos
224

non pu pi andare, no. Non questo che volevamo nel '28, quando per
ragioni tattiche bisognava forse ancora aiutare Teddy Thlmann.
Riconoscilo, finalmente, che ha vinto Hindenburg, anche nel '45. E
lasciate in pace quella cara ragazza, la mettete solo nei guai senza
giovare a voi stessi". Gi, ma quella era un'operaia, almeno, una
vera operaia, anche se di famiglia borghese decaduta, e, s, insomma,
siamo riusciti un paio di volte a farle impugnare la bandiera rossa e
a sfilare per la citt con noi, anche se si dovette quasi ubriacarla
perch era di una timidezza morbosa, e un paio di volte anche
rimasta seduta sul palco, molto decorativa, mentre io parlavo. Ancor
oggi mi d disagio pensarci. (L'evidente scurirsi della pelle gi
scura di Fritz era una specie di rossore? Sar concesso almeno
chiederselo, no? A proposito, il nome Fritz fittizio: l'A' conosce
quello vero). Quella ragazza era cos stupendamente proletaria, del
tutto incapace di pensare e meno che mai di agire in soli termini di
profitto, come fanno i borghesi, ma Ilse ha finito per aver ragione:
noi le abbiamo fatto del male senza trarne alcun vantaggio, perch
quel paio di volte che lei rispose ai giornalisti, quando le
chiedevano di Boris e di quello che avesse imparato "alla macchia",
lei rispose: "La preghiera". Era l'unica parola che mettesse fuori,
ed era davvero una pacchia per la stampa reazionaria, che non
rinunci a dedicarci un titolo: Impara a pregare col PC. Bionda alla
Delacroix si rivela cavallo di Troia. Senza che ce ne fosse bisogno,
si era anche iscritta al partito e si era poi dimenticata di uscirne
e allora, quando il partito fu soppresso, ebbe subito la polizia in
casa e allora s'irrigid e, come diceva lei stessa, "meno che mai"
volle uscire dal partito, e una volta che le chiesi la vera ragione
per cui si era messa con noi, mi rispose: "Perch l'Unione Sovietica
ha prodotto uomini come Boris". C'era da diventar matti se si
considera che in maniera molto complicata, essa apparteneva veramente
a noi, ma noi non appartenevamo a lei... Eh s, roba che ti fa
girar la testa, perch allora capisci come mai il movimento
proletario mondiale un fallimento cos completo, nell'Europa
occidentale. Bah, lasciamo perdere. Io vado in Italia e mi dispiace
che a quella donna le vada tutto cos storto. Penso che non mi
ricorder volentieri, se no la pregherei di salutarla da parte mia.
Avrei dovuto dar retta a Ilse e al vecchio Gruyten, il padre della
ragazza, che si limitava a ridere, a ridere e a scuotere la testa
quando la sua Leni si metteva in marcia con la bandiera rossa.
Forse dovremmo ancora aggiungere che Fritz e l'A' si offrivano
scambievolmente sigarette, mentre Fritz vendeva con un disprezzo
quasi voluttuoso i giornali borghesi. Lo faceva con gesti e una
mimica che un compratore di giornali un po' sensibile avrebbe dovuto
considerare offensivi. Il suo commento: Eccoli che se ne vanno a
leggere queste balle, queste fessaggini feudali, che se lei ci sta
attento, leggendole, ci sente la necessaria degnazione nella voce di
chi le ha scritte. E ti mandano gi sesso e droga come prima ti
mandavano gi il pattume dei preti, e indossano le mini e le
maxigonne con la stessa disciplina con cui prima indossavano le loro
blusette accollate da suore. Le do un buon consiglio: Voti per Barzel
o per Kppler, almeno 'sta lercia brodaglia liberale ce l'ha di prima
225

mano. Quanto a me, imparo la lingua degli uomini, imparo l'italiano,


e diffondo lo slogan: La droga l'oppio del popolo.
L'A', che si tolto un peso dallo stomaco chiarendo fin dove
poteva quest'episodio imbarazzante della vita di Leni, rivolgendosi
ad altri informatori fall fin dal loro portone o dalla porta di casa
dove lo salutarono con la domanda: Lei pro o contro il '68?
Poich l'A' tutto rintronato dalle varie motivazioni, sballottato di
qua e di l dalle sensibilit pi diverse, non comprendeva subito,
almeno la prima volta, perch dovesse decidersi pro o contro un
intero anno del Xx secolo, medit un po' troppo a lungo su quell'anno
e alla fine, per un suo bisogno di negazione quasi abituale (lo
confessa apertamente), si decise per la risposta: Contro, e cos si
fece chiudere tutte quelle porte in faccia. Tuttavia riusc a scovare
in un archivio il giornale di cui gli aveva parlato Fritz riferendosi
a Leni. Era un giornale cristiano, del 1946, e la citazione di Fritz
risult esatta alla lettera (l'A'). Interessanti e perci forse
degne di essere fatte conoscere risultarono due altre cose: il tenore
dell'articolo stesso e una fotografia dove si vede una tribuna tutta
ornata di bandiere e di emblemi comunisti, con su Fritz
nell'atteggiamento di un esperto oratore e di una sconcertante
giovinezza: poco oltre i venticinque anni, ancora senza occhiali.
Sullo sfondo si vede Leni, che tiene obliquo, sopra la testa di
Fritz, un gagliardetto con gli emblemi sovietici, una posa che all'A'
ricorda vivamente la funzione che hanno le bandiere in determinate
cerimonie liturgiche, che nei momenti pi solenni prescrivono di
abbassare le insegne. Su quella fotografia Leni faceva all'A' due
impressioni diverse: simpatica e fuori posto, per non dire ci che
non si pu dire tanto alla leggera, cio... insincera. Se potesse,
l'A' vorrebbe concentrare la sua forza visiva, attraverso una lente
ancora da inventare, su quella foto per bruciarne via l'immagine di
Leni. Per fortuna, su questa cattiva riproduzione giornalistica Leni
, s, riconoscibile, ma solo per chi la conosce bene, e resta da
sperare che non ci sia, in qualche archivio, una negativa di questa
foto. Forse sar bene citare quell'articolo alla lettera. Sotto le
didascalie gi citate si legge il seguente testo: Una giovane
educata cristianamente ha imparato la preghiera dalle orde rosse. E'
quasi inconcepibile eppure vero: una giovane donna, di cui non so se
pi esatto chiamarla signorina G' o signora P', dichiara che fu da
un soldato dell'Armata rossa ch'essa impar di nuovo a pregare. La
donna madre di un figlio illegittimo e afferma con fierezza che il
padre un soldato sovietico col quale, due anni dopo che suo marito
P' aveva sacrificato la vita nella patria di quello stesso padre
illegittimo, essa strinse una relazione sessuale illegale e
illegittima. Essa non si vergogna di fare propaganda per Stalin. Non
occorre mettere in guardia i nostri lettori da tanta follia, ma forse
lecito chiedersi se certi fenomeni di pseudoingenuit non si
dovrebbero inquadrare nella categoria della criminalit politica. Noi
sappiamo dove impariamo a pregare: nella scuola di religione e in
chiesa; e sappiamo anche per che cosa preghiamo: per un Occidente
cristiano, e forse qualche lettore pensoso farebbe bene, di tanto in
226

tanto, a dire una preghiera segreta per la signorina G' alias signora
P'. Ne ha bisogno. Comunque, la vista del vecchio borgomastro dottor
Adenauer intento a pregare esercita su di noi un potere di
persuasione infinitamente superiore a quello che si pu trovare nel
mignolo di questa donna (signorina?) traviata e forse demente, che si
dice provenga da una famiglia rispettabile, ma da ogni punto di vista
decaduta.
L'A' si augura di tutto cuore che Leni fosse gi allora, come oggi,
una lettrice di giornali molto saltuaria. Egli - l'A' - si
dispiacerebbe molto di vederla offesa in questo stile cristiano.
Frattanto si potuto verificare un altro particolare importante:
le tacche che Marja van Doorn fece a suo tempo sull'incorniciatura
della porta quando i Pfeiffer intercedettero in casa Gruyten per far
sposare Leni e Alois, sono state nel frattempo scoperte da Grete
Helzen: in quell'occasione la parola onore ricorsa davvero sessanta
volte. Con questo si dimostrano due cose: M'v'd' un'informatrice
attendibile, e l'incorniciatura della porta di Leni non stata pi
riverniciata da trent'anni.
Si potuta verificare anche la strana parola cristallo, grazie
al concorso di alcune circostanze (che per si possono definire
superflue). L'A' fece qualche tentativo (superfluo, appunto) di
chiarimento presso giovani ecclesiastici, dato che la parola, bench
simile a una certa pratica igienica, le era stata messa in un
contesto ecclesiastico dall'attendibilissima nonna Commer. Risultato:
negativo. Diverse telefonate in varie parrocchie, che
(ingiustificatamente!) si credettero prese in giro, poi con
esitazione, con prudenza pignola si lasciarono spiegare la faccenda,
ma alla fine si dimostrarono del tutto disinteressate al chiarimento
di fatti linguistici e, senz'altri indugi, riattaccarono o posarono
il ricevitore, procurarono all'A' solo arrabbiature e perdita di
tempo, finch gli venne l'idea che sarebbe dovuta venirgli prima,
dato che quella parola gli era stata fornita dal triangolo geografico
Werpen-Tolzem-Lyssemich: interrog M'v'd' la quale, senza un attimo
di esitazione, rispose: Cristallo un'espressione dialettale con
cui si definisce la dottrina cristiana, una pratica devota che in
origine doveva essere solo un allargamento dell'insegnamento
religioso che si d ai bambini, ma che poi frequentavamo anche noi
adulti per rinfrescare le nostre conoscenze; tuttavia aveva quasi
sempre luogo in un'ora che noi a casa, dopo un pasto abbondante, si
dormiva: verso le tre della domenica pomeriggio (M'v'd').
Probabilmente si tratta di un equivalente cattolico della scuola
domenicale evangelica.
L'A' (ritardato nelle sue ricerche dall'incontro pugilistico
Clay-Frazier) venne combattuto dagli scrupoli per quel che concerneva
il finanziamento delle sue indagini e il relativo danneggiamento del
fisco. Doveva rischiare il viaggio a Roma, per investigare sulla
sorte di Haruspica nell'archivio della casa generalizia? I due
incontri coi gesuiti a Friburgo e a Roma - incontri di indubbio
227

valore umano, ma infruttuosi dal punto di vista cronistico - incluse


le spese per telefonate, telegrammi, lettere e viaggi, erano stati
senz'altro due investimenti sbagliati; non gli avevano reso molto di
pi d'un'immaginetta devota, mentre una donna dal funzionamento sia
esocrino che endocrino cos difettoso come Margret, alla quale l'A'
doveva offrir solo, di tanto in tanto, alcuni fiori, una modesta
bottiglietta di gin e a volte qualche sigaretta, senza dover nemmeno
prendere un taxi (dato che quasi sempre andava all'ospedale a piedi,
non fosse che per ragioni di salute), gli aveva procurato alcuni
particolari gagliardi e sorprendenti su Heinrich Gruyten. Per di pi
bisognava tener conto non solo di ragioni fiscali, ma di riguardi
umani: non avrebbe creato difficolt alla gentile suor Cecilia, non
avrebbe messo in imbarazzo suor Sapientia e non poteva darsi che
provocasse un altro trasferimento punitivo al sia pur poco simpatico
Alfred Scheukens?
Per poter riflettere in pace su tutti questi problemi, l'A' si rec
per prima cosa nel Basso Reno, oltrepass in uno scompartimento di
seconda classe, in un treno senza carrozza ristorante, anzi senza
nemmeno il servizio ristoro, quella meta di pellegrinaggi che
Kevelaer, oltrepass la patria di Sigfrido, poco dopo la citt in cui
Lohengrin perse il controllo dei nervi, e di l, in taxi, lasciandosi
alle spalle il luogo natale di Joseph Beuys, prosegu per circa
cinque chilometri fino a un villaggio che aveva ormai un aspetto
chiaramente olandese. Stanco di quello scomodo viaggio durato quasi
tre ore, piuttosto irritato, l'A' innanzi tutto decise di prendere
una piccola refezione, che consum a un chiosco, dove una bionda
abbastanza attraente gli serv con grande gentilezza frittura varia,
mayonnaise e polpette (calde), indirizzandolo poi, per il caff, alla
trattoria di fronte. Era una giornata nebbiosa, con una visibilit
come in un bagno turco, e fu evidente per l'A' che Sigfrido, ai suoi
tempi, non solo aveva attraversato a cavallo Nifelheim (=casa della
nebbia) nel suo viaggio verso Worms, ma che proveniva addirittura di
l. Nella trattoria c'era caldo e silenzio; un oste sonnolento
serviva acquavite a due sonnolenti avventori e spinse un bicchiere
d'acquavite anche verso l'A' dicendo: E' la miglior cosa, con questo
tempo, fa passare i brividi, e poi necessario dopo aver mangiato
frittura e mayonnaise, poi continu a parlare tranquillo coi suoi
due clienti in un dialetto che faceva pensare al pan pepato di
Aquisgrana, un dialetto gutturale, decisamente batavico. Bench l'A'
fosse a soli cento chilometri dalla sua base di partenza si sentiva
comparativamente un uomo del Sud; gli riusciva piacevole la scarsa
curiosit dei due avventori sonnolenti e dell'oste, che gi gli aveva
fatto scivolare attraverso il banco la seconda acquavite di grano; il
tema principale di conversazione sembrava essere de Kerk (la
chiesa), tanto in senso concreto, architettonico e organizzativo,
quanto in quello astratto e quasi metafisico; gran scotimento di
testa, un certo borbottio, poi alcune frasi sui Paapen, che certo non
si riferivano al discusso cancelliere quasi omonimo; probabilmente
quest'ultimo non sarebbe stato giudicato degno di menzione da quei
valentuomini. Che uno di quei tre uomini che, cosa eccezionale,
bench tedeschi e in un'osteria, non parlavano di guerra, potesse
228

aver conosciuto Alfred Bullhorst? Probabilmente tutti e tre, e forse


o quasi certamente avevano scaldato i banchi di scuola insieme con
lui; il sabato, dopo aver fatto il bagno e pettinati col pettine
bagnato, saranno andati con lui a confessarsi, la domenica a messa e
la domenica pomeriggio a quel tipo di insegnamento religioso che un
po' pi a sud si chiama cristello; avranno certo fatto insieme lo
scivolarello sul ghiaccio, con gli zoccoli, di tanto in tanto avranno
fatto un pellegrinaggio a Kevelaer e contrabbandato sigarette
dall'Olanda. A giudicare dall'et dovevano o potevano averlo
conosciuto, quel poveraccio morto nell'ospedale militare di Margret
alla fine del 1944 dopo una doppia amputazione e il cui libro di paga
era stato trafugato per dare un'identit - almeno provvisoria - a un
soldato sovietico. L'A' rifiut il terzo bicchiere di acquavite e
chiese un caff per non lasciarsi contagiare da quella gradevole
sonnolenza. Era in una giornata di nebbia come questa che Lohengrin,
qui a Nifelheim, aveva perso le staffe quando Elsa gli fece quella
famosa domanda, risalendo poi su quel cigno che ai pronipoti era
capitato a proposito per usarlo come marchio di fabbrica di un tipo
di margarina? Il caff era ottimo e venne spinto dentro da una donna
di cui l'A' pot vedere solo le sode braccia bianco-rossicce, l'oste
ammucchi parecchio zucchero sulla sottocoppa, nella brocchettina di
prammatica non c'era latte ma crema. Kerk e Paapen, una certa ira
nelle voci pur sempre basse. Perch, perch Alfred Bullhorst non era
nato tre chilometri pi a ovest, e se cos fosse stato, quale libro
di paga Margret avrebbe trafugato, quel giorno, per Boris?
Dopo essersi abbastanza rifocillato, l'A' per prima cosa and in
chiesa, dove us la lapide dei caduti come indirizzario: c'erano tre
Bullhorst, ma un solo Alfred, e quell'Alfred, di ventidue anni, lo
indicavano come caduto non nel 1944 ma nel 1945. Sconcertante. Non si
trattava anche qui, come per Keiper, per cui Schlmer era caduto una
seconda volta, di una doppia registrazione di morte? Il sacrestano,
che usc dalla sacrestia, disinvolto, con la pipa in bocca, per
dedicarsi ai preparativi di una cerimonia liturgica - erano verdi,
violacei o rossi i drappi che venivano stesi da qualche parte? seppe darci la risposta. Poich l'A' del tutto incapace di mentire
o di inventar qualcosa ( ligio ai fatti in maniera quasi morbosa,
come frattanto avranno capito tutti), mormor qualcosa,
imbarazzatissimo, su un certo Alfred Bullhorst che avrebbe incontrato
una volta in guerra, al che il sacrestano, incredulo anche se non
diffidente, ribatt subito che il "loro Alfred aveva subito un
incidente mortale in una miniera, mentre era prigioniero dei
francesi, e che era sepolto in Lorena; che c'era un abbonamento a suo
favore, in una fioristeria di St Avold, per tenergli sempre infiorata
la tomba; che la sua fidanzata - una ragazza bella e delicata,
bionda, gentile e intelligente - era entrata in convento, che i
genitori di Alfred erano tuttora inconsolabili al pensiero che lui ci
fosse ancora rimasto quando ormai la guerra era finita. S, aveva
lavorato da operaio nella fabbrica di margarina, un bravo ragazzo
tranquillo, che non era andato volentieri a fare il soldato. Poi
domand all'A' dove lo avesse incontrato. Non ancora diffidente, ma
ormai incuriosito, il sacrestano calvo guard l'A' in maniera cos
229

penetrante, che quest'ultimo, abbozzando una rapida genuflessione, si


accomiat. Non gli sarebbe piaciuto correggere la data di morte di
Alfred o raccontare ai suoi genitori che del loro abbonamento per
l'addobbo della tomba si avvantaggiavano le ossa, le ceneri, la
polvere di un cittadino sovietico, e non perch lui - l'A' - non
fosse contento che ne godesse quella polvere, quelle ceneri; no, ma
fa piacere sapere che in una tomba ci sta effettivamente colui che
crediamo ci stia, e qui evidentemente non lo si poteva affermare e,
cosa pi inquietante di tutte: era palese che in questo caso la
burocrazia mortuaria tedesca aveva fatto un fiasco completo. C'era da
restar turbati. E di turbamento, forse, ne avevamo gi provocato
abbastanza in quel sacrestano.
Non star a descrivere la difficolt di trovare un taxi n la lunga
sosta a Kleve e nemmeno il viaggio di ritorno - quasi tre ore - in un
treno per nulla confortevole, che ancora una volta pass per Xanten e
Kevelaer.
Margret, cui ci rivolgemmo per chiarimenti quella sera stessa,
giur su quanto aveva di pi caro che quell'Alfred Bullhorst era
morto sotto le sue mani: biondo, triste, chiedeva di un prete, e
aveva perso le due gambe. Lei, prima di denunciare la sua morte, era
corsa in segreteria, dove a quell'ora non si lavorava gi pi, con
una chiave falsa aveva aperto l'armadio a saracinesca e trafugato il
suo libro di paga, lo aveva nascosto nella borsetta e solo allora era
andata a denunciare la morte di Alfred. S, lui le aveva parlato
della sua fidanzata, una bella ragazza bionda e tranquilla, le aveva
anche detto di dov'era - appunto la localit che l'A', al servizio
della verit, era andato a visitare non senza disagio - ma era
senz'altro possibile che in quella fretta, alla vigilia del
trasferimento dell'ospedale, si fossero dimenticate le formalit,
col che non si riferiva alla sepoltura ma all'annuncio della sua
morte ai genitori.
A questo punto resta da porsi una sola domanda: la burocrazia
tedesca ha davvero fatto fiasco, o l'A' avrebbe avuto il dovere di
presentarsi ai due vecchi Bullhorst e dir loro la verit su quelle
ossa, per cui essi ogni anno, il giorno di Ognissanti, fanno piantare
erica o viole del pensiero, chiedendo loro se non avevano mai notato
che su quella tomba, di tanto in tanto, c'era un grosso mazzo di rose
scarlatte, deposto da Leni e da suo figlio Lev quando hanno occasione
di andare fin l; o forse l'A' avrebbe trovato presso i Bullhorst
quella cartolina-modulo rossa che Boris aveva riempito e dove
comunicava di essere in buona salute e prigioniero degli americani? A
queste domande non avremo risposta. Non si pu chiarire tutto. E l'A'
non ha difficolt a confessare che, - come Elsa di Brabante o
Lohengrin - lo sguardo curioso e incredulo di uno scaccino
bassorenano, gi quasi olandese, non molto lontano da Nimega, gli ha
fatto perdere il controllo dei nervi.
Con nostra sorpresa si pot chiarire, sebbene solo in parte, non la
morte di Haruspica, ma almeno una parte del suo passato e non gi i
suoi progetti per il futuro, ma ci che altri progettavano di fare
230

del suo futuro. Il viaggio a Roma, a cui l'A' fin poi per
risolversi, diede frutti eccezionali. Per ci che riguarda la citt
di Roma, l'A' rimanda ai corrispondenti prospetti turistici, alle
guide di viaggio, a film francesi, inglesi, italiani, americani e
tedeschi, oltre che alla ricca letteratura tedesca sull'Italia, cui
non intende aggiungere nulla; vorrebbe solo confessare che - persino
a Roma - cap i desideri di Fritz; che pot studiare la differenza
tra un convento di gesuiti e uno di suore; che venne ricevuto da una
suora addirittura incantevole di quarantun anni al massimo, che
sorrideva non con degnazione, ma veramente con bont e intelligenza
quando sent tante cose lusinghiere, da parte dell'A', a proposito
delle sue consorelle Columbanus, Prudentia, Cecilia e Sapientia.
Venne nominata persino Leni e risult ch'era conosciuta in quella
splendida casa generalizia sita su un colle a nord-ovest di Roma. Ma
pensate: laggi sanno di Leni! Tra pini e palme, tra marmi e ottoni,
in una fresca saletta di notevole eleganza, seduta su un seggiolone
Morris nero, di pelle, sul tavolo un t non disprezzabile, ignorando
realmente - non a bella posta, non per cortesia - la sigaretta che
fumava sull'orlo della sottocoppa, una suora davvero affascinante,
che si era addottorata con una tesi su Fontane ed era in procinto di
prendere la libera docenza, sia pure nell'istituto superiore di un
ordine religioso, con un lavoro su Gottfried Benn (!!), una
coltissima germanista vestita d'un abito di estrema semplicit (che
le stava un incanto), che conosceva molto bene anche Heissenbttel...
ebbene, essa sapeva chi era Leni!
Cercate di immaginare: Roma! Ombre di pini. Cicale, ventilatori,
t, amaretti, sigarette, circa le sei di sera, una donna seducente,
allo stesso modo, come aspetto e come doti di spirito, che sentendo
citare La marchesa di O... non dimostr nemmeno il barlume di
un'ombra di imbarazzo, la quale, quando l'A' si accese una seconda
sigaretta, dopo aver schiacciato la prima, senza tanti complimenti,
sulla sottocoppa (imitazione porcellana di Meissen, ma una buona
imitazione), bisbigli a un tratto, con un fondo un po' rauco nella
voce: Accidenti, ne dia una anche a me, questo tabacco virginia...
non so resistere all'aroma, poi si mise ad aspirare in un modo che
si pu definire peccaminoso, e continu a bisbigliare, ormai con un
vero tono di cospiratrice: Se viene suor Sofia, la sigaretta sua.
Questa donna, qui, al centro del mondo, nel pi intimo cuore della
cattolicit, conosceva Leni, persino come vedova Pfeiffer, non solo
come Gruyten, e lei, questa donna celestiale, cominci a questo punto
a rovistare, col fare esperto di uno studioso, in un cartone verde,
formato Din A4, alto circa dieci centimetri, e, consultando solo a
tratti carte e fascicoli come sussidio alla memoria, rifer su Suor
Rahel Maria Ginzburg, dei paesi baltici, nata nei pressi di Riga nel
1891, licenza liceale nel 1908 a Knigsberg; studi universitari a
Berlino, Gottinga, Heidelberg. Laurea in biologia, a Heidelberg, nel
1914. Pi volte arrestata, durante la prima guerra mondiale, come
socialista pacifista di origine ebraica. Nel 1918 scrive uno studio
sugli inizi dell'endocrinologia in Claude Bernard: uno studio di
difficile collocazione, dato che aveva dimensioni mediche,
teologiche, filosofiche e morali, ma che alla fine venne accettato da
231

un internista come studio di natura medica. Lavora come medico nei


quartieri operai della Ruhr. Si converte nel 1922. Attivit di
conferenziera nell'ambito del movimento giovanile. Entra in convento
dopo grandi difficolt da attribuire pi alla sua et che alle sue
dottrine pseudomaterialistiche. Nel 1932 non aveva meno di quarantun
anni e - per dirla con un eufemismo - non aveva vissuto in maniera
del tutto platonica. Raccomandazione di un cardinale. Ingresso in
convento; dopo mezz'anno le si vieta d'insegnare. Ebbene - a questo
punto la bella suor Klementina prese senza far complimenti il
pacchetto di sigarette dell'A' e "s'infil una spagnoletta nel muso"
(l'A') - il resto pi o meno, lei lo sa. Vorrei solo rettificare
un'impressione che si potrebbe avere, cio che nel convento di
Gerselen l'abbiano terrorizzata. Al contrario, l'hanno nascosta.
L'avevano denunciata come "evasa", e il caritatevole attaccamento
della signorina Gruyten o della signora Pfeiffer, diciamo magari il
suo legame lievemente omoerotico, il suo vivo interessamento era in
realt pericolosissimo per suor Ginzburg, per il convento, per la
stessa signorina Gruyten. Anche il giardiniere Scheukens ha agito con
grandissima leggerezza facendo entrare la signora Pfeiffer. E va
bene, ormai passata, superata, anche se con dolore, anche se con
amarezza reciproca, e poich in lei presuppongo almeno un minimo di
comprensione dialettica, non ho bisogno di spiegarle perch, uno che
lo si voglia salvare dal campo di concentramento, lo si debba
nascondere usando sistemi che ricordano, appunto, il campo di
concentramento. Fu crudele, s: ma non sarebbe stato pi crudele
abbandonarla? Certo non era benvoluta, e ci furono grane, ci furono
malignit, sempre reciproche, perch era una donna ostinata. Insomma,
per farla breve: ora viene il punto pi orribile. Lei mi creder se
le dico che l'ordine non ci tiene affatto a creare una beata o una
santa, ma che ormai, in seguito a certi... a certi fenomeni che gli
piacerebbe tanto mettere a tacere, quasi costretto a imboccare una
via che tutt'altro che popolare? Lei mi creder? L'interrogativo
al futuro, applicato al verbo credere, sembr piuttosto scorretto,
all'A', in bocca a una germanista di quel livello, a una suora che
aspirava sigarette virginia con fare peccaminoso, la quale
certissimamente, ogni volta che si guardava allo specchio, osservava
con compiacenza la linea classica delle sue sopracciglia brune,
insieme energiche e delicate, l'eleganza della sua cuffia monacale,
il disegno quanto mai seducente, deciso della sua bocca sensualmente
socchiusa; ch'era abbastanza conscia di se stessa per conoscere anche
l'effetto delle sue mani oltremodo attraenti; che, sebbene vestita
con estrema costumatezza, lasciava intuire, sotto l'abito, un seno
perfetto. Una semplice domanda legata al futuro come Verr a
passeggio con me? Chieder la mia mano? senz'altro lecita, in
tali situazioni, ma la domanda se uno creder ci che non ha ancora
ascoltato! L'A' ebbe la debolezza di annuire col capo, e poi, visto
che lo si sollecitava, con occhiate penetranti, a una manifestazione
verbale, alit anche un S come in genere lo si alita solo davanti
all'altare delle nozze. Che altro gli restava da fare? Che il viaggio
a Roma fosse stato proficuo era ormai fuori dubbio, dato che questa
costrizione ad alitare un S aveva fatto intravvedere all'A' l'alta
232

qualit di un erotismo platonico-celibatario di prima scelta, una


rivelazione che suor Cecilia gli aveva dato solo in minima parte. La
stessa suor Klementina parve rendersi conto di essersi spinta troppo
in l; ritir una buona porzione dello charme intensivo dei propri
occhi, la sua - s, bisogna dirlo - bocca di rosa fece una smorfia
acidula e ci ch'ella disse ora parve all'A' una doccia scozzese
usata a ragion veduta. Disse infatti, ma non senza batter ciglio, al
contrario, le sue ciglia - stranamente corte, dure, quasi simili a
scopette, una scoperta che ti raffreddava un po' - le sue ciglia
battevano non poco mentre diceva: Del resto, se oggi commentiamo la
problematica della Marchesa di O..., le allieve ci ribattono,
insensibili: "Doveva prendere la pillola, anche da vedova", e cos
persino la poesia di un autore della classe di Kleist viene abbassata
al volgare livello dei rotocalchi. Ma non voglio divagare. Il guaio
del caso Ginzburg non , come lei forse sospetta, che i miracoli
siano manipolati. E' vero proprio il contrario: non riusciamo a
liberarcene, di quei miracoli! Non riusciamo a sbarazzarci delle rose
che crescono, in pieno inverno, dov' sepolta suor Rahel! D'accordo,
noi l'abbiamo tenuto lontano da suor Cecilia e da Scheukens - tra
parentesi, Scheukens sta benissimo, non si preoccupi per lui - ma non
perch manipoliamo il miracolo bens perch il miracolo che
manipola noi, e vogliamo tener lontani gli estranei con inclinazioni
pubblicistiche non gi perch vogliamo il processo di beatificazione,
ma proprio perch non lo vogliamo! Ora crede ci che mi aveva
promesso di credere? L'A' stavolta, prima di rispondere, la guard
con occhio pensoso e indagatore: suor Klementina, a un tratto,
sembrava cos - non si pu dire altrimenti - deperita, anche nervosa,
si assestava la cuffia, mettendo in mostra - anche questo purtroppo
vero - dei capelli rossocupi in grande abbondanza; pesc un'altra
sigaretta dal pacchetto, stavolta con la stanca routine di una
studentessa schiava del fumo che la mattina, verso le quattro, si
rende conto disperata che la sua relazione su Kafka, che dovr tenere
sei ore pi tardi, un fallimento totale. Vers dell'altro t, ci
aggiunse latte e zucchero proprio nella proporzione che l'A'
predilige, rimescol persino nella tazza per lui, poi glie l'avvicin
e lo guard in faccia con l'espressione - non si pu dire in altro
modo - di chi invoca aiuto. Raffiguriamoci un'altra volta la
situazione: un tardo pomeriggio di primavera, pieno di sole. Roma.
Profumo di pini. Stridio di cicale in dissolvenza, campane, marmi,
seggioloni di pelle Morris, vasi di legno pieni di peonie appena
sbocciate, il tutto quasi vibrante di quella cattolicit che ogni
tanto esalta e manda in estasi i protestanti, la bellezza di
Klementina, ancora in pieno fiore pochi minuti addietro,
improvvisamente appassita; la sua raggelante osservazione sulla
marchesa di O.... Dalla scatola color verde bottiglia tolse
sospirando una carta dopo l'altra, piccoli fascicoli tenuti insieme
da fermagli di metallo o da elastici, cinque, sei, dieci, diciotto,
in tutto ventisei: Per ogni anno un rapporto, ed sempre lo stesso:
rose che spuntano improvvisamente a dicembre. Rose che sfioriscono
solo quando tutte le altre rose cominciano a sbocciare! Siamo ricorsi
ai mezzi pi disperati, che lei forse pu giudicare macabri:
233

l'abbiamo esumata, abbiamo trasferito in altri cimiteri del convento


le sue... i suoi resti, ridotti a uno stato di decomposizione che
corrisponde agli anni ormai trascorsi dalla sua morte; dopo che
quelle terribili rose presero a fiorire anche l, l'abbiamo esumata
di nuovo e riportata dov'era prima, poi esumata un'altra volta;
l'abbiamo fatta cremare, abbiamo messo l'urna nella cappella, dove
davvero non c'era pi traccia di humus nelle sue vicinanze: niente,
rose! Sgorgavano dall'urna, riempivano la cappella; rimettemmo le sue
ceneri sottoterra, e ancora rose! Sono sicura che se facessimo
lanciare l'urna da un aereo, nascerebbero rose dall'oceano, dal
deserto! Ecco il nostro problema. Quello che ci preme non
diffondere, ma tener segreta la notizia, ed per questo, per questo
che dovemmo tenerla lontano da suor Cecilia, che bisogn far di
Scheukens l'amministratore di una fattoria vicino a Wrzburg, per
questo che Frau Pfeiffer ci mette in ansia: non perch vorrebbe
negare il... be', diciamo fenomeno, ma perch, a giudicare da quello
che so di lei, completato ora da quanto lei stesso mi ha detto... s,
perch considererebbe del tutto naturale che dalle ceneri della sua
Haruspica spuntino ogni anno delle rose, circa a met dicembre, un
folto roseto spinoso, come finora ne avevo sentito parlare solo nella
fiaba di Rosaspina. Se tutto questo avvenisse in Italia... qui non
dobbiamo temere nemmeno i comunisti, ma in Germania! Verrebbe
considerato una ricaduta in non so quale secolo. Che ne sarebbe della
riforma liturgica, della nuova luce che si cerca di gettare sulla
plausibilit fisico-biologica dei cosiddetti miracoli! E poi, chi
potrebbe garantire che le rose continuino a fiorire se si d
pubblicit alla cosa? Che figura ci faremmo, se tutt'a un tratto il
fenomeno cessasse? Persino in certi ambienti romani molto reazionari
ci consigliano con la dovuta cortesia di chiudere l'incartamento.
Hanno pregato botanici, biologi e teologi di esaminare la cosa,
chiedendo loro discrezione assoluta. Sapete chi che si dichiara
colpito, che ha tirato in ballo il soprannaturale? I botanici e i
biologi, non i teologi. Pensi poi alle ripercussioni politiche: dalle
ceneri di un'ebrea che si convert, si fece suora, che fu poi subito
sospesa dall'insegnamento, che in seguito mor in circostanze - s,
diciamolo pure - estremamente spiacevoli... ebbene dalle sue ceneri,
fin dal 1943, sbocciano rose! E' roba che sa di stregoneria. Magia.
Misticismo. Ed proprio a me, a me che ho esposto le mie riserve
critiche contro il biologismo di Benn, proprio a me che affidano
questa pratica! Sa che cosa mi ha detto ieri, ridacchiando al
telefono, un alto prelato? "Paolo ce ne fa vedere abbastanza, di
miracoli, per favore non ce ne regali altri. E' gi abbastanza little
flower, il nostro Paolo, sicch di fiori siamo gi pi che
riforniti". Lei sapr tacere?" Qui l'A' non annu, anzi scosse
fortemente la testa, poi rafforz il gesto, verbalmente, con un No
ben netto, e siccome a quel punto Klementina sorrise, stanca, e
servendosi del pacchetto di sigarette vuoto come di uno scopino,
mescol le sue cicche a quelle dell'A', raccogliendole tutte sulla
sottocoppa di quest'ultimo, dopo di che, sempre stanca e servendosi
ancora del pacchetto come di uno scopino vuot i resti delle
sigarette in un cestino per la carta di plastica azzurra, infine
234

rest in piedi col sorriso sulle labbra, dando cos il segnale che il
colloquio era finito, l'A' non sa se, fingendosi di negarlo, non si
sia invece voluto manipolare un miracolo.
Parlando di letteratura in tono di piacevole conversazione,
Klementina condusse l'A' fino al cancello. Era un percorso
relativamente lungo, circa quattrocento metri attraverso il vasto
giardino. Cipressi, pini, oleandri, la solita vegetazione romana.
Giunti sulla strada, in vista della giallo-rossastra Citt eterna,
l'A' pass a Klementina il suo pacco di sigarette di riserva, ancora
intatto, ch'essa nascose sorridendo nella manica del suo abito; lo
fece scivolare con semplicit sotto l'indumento simile a una camicia
che, fortemente inamidato com'era, sembrava adatto a nascondere ben
altro che sigarette. E l, in attesa dell'autobus che doveva portarlo
verso la citt in direzione del Vaticano, all'A' parve opportuno
rompere l'incantesimo platonico; spinse Klementina tra due giovani
cipressi e la baci senza alcuna soggezione sulla fronte, sulla
guancia destra, poi sulla bocca. Lei non solo non si oppose, ma disse
sospirando: Ah s, tacque un po' di tempo sorridendo, poi lo baci
a sua volta sulla guancia e gli disse, sentendo l'autobus che si
avvicinava: Venga di nuovo... ma, la prego, senza rose.
Tutti comprenderanno che questo viaggio sembrasse proficuo all'A';
altrettanto comprensibile sar forse ch'egli non volesse differire il
viaggio di ritorno per non creare troppo presto dei conflitti tra
diverse persone, e poich per lui il festina lente non esiste, per il
ritorno prefer servirsi dell'aereo, intimamente - e a tutt'oggi dilaniato dal problema se e, in caso favorevole, in che grado, per
ci che riguarda questo viaggio, interessi professionali si siano
mescolati a interessi privati, in quanto a spese; dilaniato inoltre,
anche se solo a met, da un problema non meno professionale che
privato: K' aveva fatto una sottilissima pubblicit al miracolo delle
rose di Gerselen o, con altrettanta sottigliezza, aveva desiderato
impedirlo? E qualora egli fosse riuscito a leggere sulle labbra di
quella donna ormai amata i suoi veri desideri, come si sarebbe
comportato? Obiettivamente, com'era suo dovere, o soggettivamente,
come avrebbe corrisposto alla sua inclinazione e al desiderio di far
cosa gradita a K'?
Alle prese con questo problema a quattro piani, nervoso, anzi
addirittura irritato, dopo la primavera romana l'A' sent duramente
l'inverno germanico: neve a Nifelheim, strade sdrucciolevoli, un
tassista di cattivo umore che voleva continuamente gassare, fucilare,
accoppare o almeno bastonar qualcuno, e - amara delusione un'accoglienza scortese alla porta del convento di Gerselen, dove
venne respinto con poche brusche parole da una suora anziana e
arcigna, che gli disse le incomprensibili parole: Ne abbiamo piena
l'anima, dei giornalisti! Come consolazione gli rimase, se non
altro, un giro intorno alle mura del convento (un quadrato dal
perimetro complessivo di circa cinquecento metri), gli rimase la
vista del Reno, mentre la chiesa del villaggio era chiusa ( qui che
a suo tempo servivano i chierichetti che avevano goduto fino
all'estasi della pelle di Margret). Qui aveva vissuto Leni, qui
235

Haruspica era stata sepolta, dissotterrata, di nuovo sepolta, ancora


dissotterrata, cremata... ma da nessuna, nessuna parte un varco nel
muro del convento! Non restava che l'osteria del villaggio, dove non
c'era neanche lontanamente l'atmosfera paciosa e sonnolenta che
regnava nel paese natale di Alfred Bullhorst. No, qui c'era chiasso,
la gente occhieggiava l'A' con sospetto, ed egli not individui di
fuorivia appartenenti a una categoria inconfondibile: veri e propri
giornalisti, che quando lui and al banco a chiedere all'albergatore
una stanza, s'inserirono come un coro beffardo. Una stanza a
Gerselen, e proprio oggi, e per di pi - con accresciuto sarcasmo magari una stanza con vista sul giardino del convento, eh? Quando
lui fece un ingenuo cenno di assenso, scoppi un urlio d'inferno. Un
ahahah e un ohohoh di uomini e donne vestiti alla moda che,
quando lui si lasci abbindolare da altre cortesie apparenti e
rispose di s, dicendo che voleva assolutamente guardare quel
giardino coperto di neve, lo accolsero definitivamente nella schiera
degli scemi, dopo di che diventarono pi gentili e - mentre l'oste
versava e spillava, spillava e versava - lo illuminarono: Non sapeva
di che cosa parlavano tutti quanti? Nel giardino del convento era
stata scoperta una fonte termale, che aveva provocato la fioritura di
un vecchio roseto; le suore, facendo valere i loro diritti sul
terreno di loro propriet, avevano circondato quel punto con un
assito; siccome avevano chiuso l'accesso al campanile, si era mandato
qualcuno nella vicina citt universitaria (la stessa in cui B'h't'
aveva avuto il suo tte--tte con Haruspica! L'A') per farsi
prestare da un'impresa di demolizioni una scala allungabile lunga
venticinque metri, per curiosare in casa delle suore. Ora tutti
circondarono l'A', che non sapeva nemmeno pi lui stesso se e quanto
fosse ingenuo: era venuta gente dell'Upi, della Dpa, dell'Afp,
persino un inviato del Novosti che, insieme con un rappresentante del
Ctk, era deciso a strappare la maschera al fascismo clericale e a
svelare quella montatura elettorale della Cdu. Lo sa, - continu
l'inviato del Novosti, uomo peraltro simpatico, porgendo una birra
all'A', - in Italia, in tempo d'elezioni le Madonne si mettono a
lacrimare, adesso nella Germania federale scaturiscono fonti termali
nei giardini dei conventi, nascono rose sul sepolcro di suore che, a
quello che vogliono farci credere, sono state violentate, a suo
tempo, durante l'occupazione della Prussia orientale. Si afferma,
comunque, che la cosa collegata a una certa faccenda di comunisti,
e che altro possono aver fatto dei comunisti a delle suore, se non
violentarle? L'A', meglio informato della maggior parte dei
presenti, l'A' che ancora cinque ore prima, con gli occhi su Roma,
aveva baciato una guancia ch'era tutt'altro che incartapecorita,
decise di capitolare e di attendere le notizie dei giornali. Era
inutile voler ancora cercare la verit in questa sede. Forse che Leni
era stata davvero inserita in qualche stramba maniera in quella
^story, forse che Haruspica si era trasformata in calore? L'A'
abbandon il locale, e prima di chiudere la porta sent ancora una
delle giornaliste presenti cantare, con voce ironica, l'inizio della
canzone: E' sbocciata una rosa...
236

Fin dalla mattina seguente, nella prima edizione del giornale


ch'egli ha gi citato una volta, l'A' trov un servizio conclusivo:
Risulta ormai con certezza che quello strano fenomeno che solo la
stampa orientale ha definito ironicamente "il miracolo delle rose
termali di Gerselen" da attribuire a cause naturali. Come gi
dimostra lo stesso toponimo, nel quale racchiuso il vocabolo
germanico Geyser ( probabile che in passato Gerselen si chiamasse
Geyserenheim), gi nel Iv secolo d'c' Gerselen aveva delle sorgenti
calde, ragion per cui ospit nell'Viii secolo un piccolo palazzo
imperiale che dur finch le sorgenti non inaridirono. Le suore
dichiarano espressamente, come ci comunic la superiora, suor
Sapientia, in un'intervista esclusiva, che non hanno mai pensato a un
miracolo n sparso alcuna voce in questo senso. Pare che questo
termine sia stato insinuato nelle cronache da un'ex alunna, i cui
rapporti col collegio che esiste da tanti anni a Gerselen devono
essere definiti ambigui e che pi tardi fu vicina al partito
comunista. In realt, ci dicono, si tratta, come frattanto hanno
accertato vari esperti, dello scaturire, senza dubbio sorprendente,
di sorgenti calde, che in effetti avrebbero fatto fiorire alcuni
roseti. Nulla, assolutamente nulla, dichiar suor Sapientia con la
concretezza di una religiosa moderna, aperta e illuminata, nulla
autorizza alla supposizione che siano in giuoco forze
soprannaturali.
Mentre non esit un attimo a riferire a Margret il miracolo delle
rose termali e i suoi retroscena (lei era raggiante e credette ogni
cosa e gli consigli insistentemente di non trascurare Klementina),
mentre si espose persino ai feroci sarcasmi di Lotte, che
naturalmente consider tutto un imbroglio e lo classific nella
spiacevole categoria dei baciamonache (In senso reale e anche
simbolico, Lotte), l'A' esitava a comunicare a Leni gli strani
avvenimenti di Gerselen e, almeno per sommi capi, lo stato delle sue
indagini a Roma. Anche B'h't' - cos pareva all'A' - aveva diritto di
sapere quali poteri venivano attribuiti, ancora dopo ventisette anni,
alle ceneri di Rahel, da lui certamente venerata. Anche se nel
frattempo illustri geologi, appoggiati da alcuni cercatori di una
compagnia petrolifera che sfruttava spudoratamente a scopi
pubblicitari il miracolo delle rose termali, avevano dichiarato in
perizie a prova di bomba che il fenomeno era esclusivamente
naturale, tuttavia una parte della stampa orientale continuava
ostinatamente a sostenere che l'appoggio elettorale alle forze
reazionarie di Gerselen era caduto solo sotto la pressione
instancabile delle forze socialiste, ripiegando ora su elementi
pseudoscientifici asserviti al capitalismo. Un'ulteriore prova di
quanto sia manovrabile la scienza capitalista.
Pu darsi che in questo l'A' sia venuto meno; avrebbe dovuto
intervenire, scavalcare il muro di Gerselen, magari aiutato dal calvo
B'h't', avrebbe dovuto mobilitare Leni, cogliere almeno alcune rose
per lei e consegnarle alla sua porta; probabilmente avrebbero ornato
benissimo e con molta opportunit il suo grandioso dipinto Parte
237

della retina dell'occhio sinistro di Maria Vergine detta Rahel. Ma


proprio allora gli eventi si accavallarono, s'intrecciarono e all'A'
non lasciarono il tempo di cedere a una nostalgia privata che lo
attirava a Roma. Il dovere chiamava, chiamava nella persona di Herweg
Schirtenstein, che aveva fondato una specie di Comitato Leni in
pericolo - Aiutate Leni e intendeva chiamare a raccolta tutti
quanti, assistere Leni, in senso morale e finanziario, contro la
crescente pressione degli Hoyser, e magari prendere addirittura in
considerazione delle misure politiche. Al telefono la voce di
Schirtenstein sonava eccitata ma ferma, la sua sensitiva raucedine,
che in precedenti colloqui aveva delle vibrazioni che facevano
pensare al legno sottile che si usa per impiallacciare, ora aveva un
timbro metallico. Mi preg di dargli l'indirizzo di tutti coloro che
s'interessano a questa persona, ne prese nota e fiss una conferenza
per quella sera stessa, di modo che l'A' ebbe tempo a sufficienza,
finalmente, per amore di obiettivit, di giustizia, anche di verit,
anche per evitare il pi possibile un atteggiamento puramente
emozionale, oltre che in ossequio ai suoi doveri di cronista
informato, ebbe il tempo, ripetiamo, di penetrare nel quartier
generale avversario. Gli Hoyser, cui premeva di esporre anche il loro
punto di vista in quest'infelice faccenda, fors'anche spaventati da
certe azioni che si stavano progettando, si dichiararono subito
pronti a rinviare anche affari molto urgenti. L'unica difficolt fu
la scelta del luogo d'incontro. Si poteva scegliere tra:
l'appartamento del vecchio Hoyser in quell'albergo di lusso-casa di
riposo-sanatorio che abbiamo gi descritto; ufficio o abitazione di
Werner, proprietario di una sala corse, ufficio e abitazione di Kurt
Hoyser, manager d'iniziative edili (autodefinizione citata
esattamente. L'A'), e inoltre la sala di riunione della Hoyser S'a's'
acc', dove rappresentiamo in comune tutti i nostri interessi e
investimenti diversi. (Tutte informazioni dateci per telefono da
Kurt Hoyser).
Non senza interesse egoistico l'A' propose la sala di riunione
della Hoyser S'a's' acc', che si trova al dodicesimo piano di un
grattacielo lungo il Reno e, come sanno gli esperti ma l'A' non
sapeva ancora, offre una vista fantastica sul paesaggio, anche quello
urbano. Non senza batticuore che l'A' ci si rec: il suo animo
piccoloborghese resta sempre intimidito di fronte al fasto del
potere; a causa della sua origine estremamente piccoloborghese ci si
sente bene, ma estraneo. Col cuore tremante entr nel vestibolo di
questa casa raffinata, i cui appartamenti a penthouse sono cos
richiesti. Un portiere non proprio in uniforme e nemmeno in livrea,
ma che pure dava l'impressione di essere sia in uniforme che in
livrea lo squadr non proprio con disprezzo, soltanto con occhio
indagatore, e si sent ben chiaro che le sue calzature non superarono
quell'esame. Ascensore silenziosissimo, come si usa in questi casi.
Dentro l'ascensore una targa di ottone con la scritta orientamento
piani. Un'occhiata fugace - uno studio preciso ed intenso era
impossibile a causa della sconcertante, silenziosa velocit
dell'ascensore - dimostr che in quella casa operavano quasi soltanto
forze creative: architetti, redazioni, agenzie di moda; saltava
238

soprattutto all'occhio, per la sua larghezza, una targhetta: Erwin


Kelf, contatti con uomini creativi.
Mentre ancora si chiedeva se si trattasse di contatti fisici o
intellettuali, o magari solo mondani e non impegnativi o addirittura
di una cerchia di call-men e di call-girls, l'A' era gi arrivato al
dodicesimo piano, dove la porta si apr senza rumore ed egli trov ad
attenderlo un tipo simpatico che si present con le semplici parole:
Io sono Kurt Hoyser. Senza il minimo accenno di familiarit fuori
luogo, di degnazione o meno che mai di disprezzo, con una gentilezza
piacevolmente neutra che non escludeva affatto, anzi pareva
raccomandare la cordialit, Kurt Hoyser lo condusse nella sala di
riunione, che ricordava vivamente la saletta in cui, due giorni
prima, si era trovato a sedere di fronte a Klementina: marmi, porte e
finestre metalliche, poltrone di pelle Morris, e una vista non
proprio sulla giallo-rossiccia Roma, ma soltanto sul Reno e su alcune
localit situate lungo il suo corso, nel preciso punto geografico in
cui il fiume, ancora maestoso, entra nella sua fase di massimo
inquinamento, circa settanta o ottanta chilometri a monte del punto
in cui la Germania scarica tutto questo fiume di sporcizia o la
sporcizia del suo fiume sulle innocenti citt olandesi di Arnhem e di
Nimega.
La sala, che a parte la mobilia era incredibilmente confortevole,
aveva la forma di un settore di cerchio, conteneva solo un paio di
tavoli e, appunto, quelle poltrone Morris ch'erano strette parenti di
quella da noi vista nella casa generalizia a Roma. Forse si ammetter
che la nostalgia dell'A', a questo punto, ebbe nuovo alimento e non
ci si stupir se, per qualche istante, rimase l in piedi turbato. Lo
fecero accomodare al posto migliore: con veduta, attraverso la
finestra, sul Reno e su circa cinque ponti. Sull'elegante, sinuoso
tavolo adattato alla curvatura della finestra, c'erano diverse
bevande alcooliche, succhi di frutta, del t in una brocca-thermos;
c'erano anche sigari e sigarette, non in una volgare profusione da
nuovi ricchi, ma scelti e presentati con misura e buon senso.
Possiamo usare il termine civilt, perch opportuno. Il vecchio
Hoyser e suo nipote Werner gli parvero senz'altro pi simpatici di
come li ricordasse; l'A', come corrispondeva alla sua posizione, si
affrett a correggere ogni pregiudizio e ad accettare
spassionatamente il famigerato Kurt Hoyser, che incontrava per la
prima volta, come una persona simpatica, tranquilla, modesta, che al
suo peraltro impeccabile abbigliamento aveva dato quel soffio di
trascuratezza che si accordava cos bene con la sua calma voce
baritonale. Somigliava in modo sorprendente a sua madre Lotte:
nell'attaccatura dei capelli, negli occhi rotondi. Davvero quest'uomo
era stato il poppante nato in circostanze cos drammatiche, che per
accontentare il veemente desiderio di sua madre non venne battezzato?
Nato nella stanza dove adesso dormiva una famiglia portoghese di
cinque persone? Ed era proprio vero che nel paradiso sovietico
sottoterra, insieme con Werner, dall'apparenza di gran lunga pi dura
e ormai trentacinquenne, aveva rifilato a Pelzer, che se ne risentiva
ancor oggi, le sue stesse cicche come sigarette fresche, dopo averle
avvolte in carta da sigaretta ancora intatta?
239

Ci fu qualche momento d'imbarazzo perch evidentemente l'A' era


considerato un parlamentario, e cos furono necessarie alcune
indispensabili dichiarazioni da parte dello stesso A' per chiarire le
ragioni della sua visita. Era venuto per informarsi, per avere
informazioni obiettive. Non si trattava - cos l'A' nel suo breve
esposto - di simpatie, tendenze, offerte, offerte di danaro.
Interessante, qui, era solo la situazione di fatto, non c'entrava
l'ideologia n alcun tipo di patrocinio; lui - l'A' - non era
autorizzato a nulla, n aveva ambizioni in questo senso; finora egli
non si era mai trovato di fronte alla persona in questione, l'aveva
solo vista due o tre volte per strada ma senza rivolgerle una parola;
il suo intento era di ricomporre, magari in modo frammentario, ma il
meno frammentario possibile, la vita di lei; l'incarico suo - dell'A'
- non proveniva da alcuna istanza n terrena n ultraterrena, era
esistenziale, e poich a questo punto scopr sui volti dei tre Hoyser
che concedevano solo con fatica una certa cortese attenzione alle sue
parole, qualche cosa che assomigliava all'interesse, dato che, come
si sentiva chiaramente, nel termine esistenziale parevano subodorare
un interesse di natura esclusivamente materiale, l'A' si vide
costretto a esporre tutti gli aspetti dell'esistenzialit. Richiesto
poi da Kurt Hoyser se fosse idealista, neg recisamente; richiesto se
fosse materialista, realista, neg altrettanto recisamente; a un
tratto si vide sottoposto a un interrogatorio che gli facevano, a
turno, il vecchio Hoyser, Kurt e Werner, domandandogli se fosse
professore universitario, cattolico, protestante, renano, socialista,
marxista, liberale, pro o contro il boom del sesso, la pillola, il
papa, Barzel, la libera economia di mercato, la pianificazione
economica; siccome - era una specie di giuoco dell'orientamento, che
lo costringeva a girare continuamente la testa per guardare in
faccia, via via, i vari interroganti - siccome l'A' continuava a
rispondere a tutte queste domande con un costante e continuo No,
una segretaria spuntata all'improvviso da una porta fin l invisibile
gli vers del t, gli avvicin i salatini al formaggio, apr una
scatola piena di sigarette e, premendo un bottone, spalanc una delle
pareti, rimaste fino allora compatte e immacolate, e ne tolse tre
raccoglitori che pos sul tavolo davanti a Kurt Hoyser; ci mise
vicino un blocco per appunti, della carta, una pipa, dopo di che carina ma neutra, una donna che all'A' fece pensare al modo spiccio e
per nulla sentimentale con cui, in certi film, vengono serviti gli
uomini nelle case di tolleranza - torn a sparire dalla porta per cui
era entrata, bionda e di seno medio com'era. Finalmente fu il vecchio
Hoyser a prendere per primo la parola, battendo qualche lieve
colpetto, col bastone a gruccia, sui tre registratori, su cui poi
lasci il bastone stesso, salvo a riprenderlo per dare di tanto in
tanto un'interpunzione ritmica al suo discorso. Con questo, - disse,
e la sua voce non mancava affatto di malinconia, - con questo si
conclude un legame, un rapporto, una storia che per settantacinque
anni mi ha visto strettamente legato ai Gruyten. Come lei sa,
infatti, a quindici anni diventai padrino di Hubert Gruyten... e
adesso, e con me i miei nipoti, io taglio ogni legame, io taglio
tutti i ponti. Qui, eccezionalmente, bisogna stringere un po',
240

perch il vecchio Hoyser si rifece piuttosto da lontano, cominciando


pi o meno dalle mele che a sei anni - cio intorno al 1890 - aveva
colto nel giardino dei genitori di Gruyten, per descrivere poi con
abbastanza minuzia due guerre mondiali, mettere in risalto il suo
atteggiamento democratico, descrivere i diversi passi falsi
(politici, morali, economici) di Leni, le varie sciocchezze da lei
commesse, narrare il curriculum di quasi tutte le persone da noi gi
presentate. Fu una relazione lunga circa un'ora e mezzo che all'A'
risult piuttosto affaticante, dato che sulla maggior parte dei
fatti, anche se in altra versione, egli era gi informato. La madre
di Leni, il padre di Leni, il giovane architetto col quale una volta
era partita per il week-end, suo fratello, suo cugino, le anime
morte, tutto, tutto. All'A' parve che anche i due nipoti non
ascoltassero con troppa attenzione. Vennero scodellate anche certe
transazioni perfettamente legali, non in tono decisamente
aggressivo, ma semmai difensivo-aggressivo, quasi nello stile del
personaggio altolocato. Il terreno ch'era stato dato a Kurt come dono
di battesimo - e qui l'A' drizz gli orecchi - nel 1870, quando il
nonno della signora Gruyten lo acquist a un agricoltore che voleva
emigrare, cost un soldo al metro quadrato, e fu un prezzo
caritatevole perch avrebbe potuto averlo per soli quattro pfennig,
ma quelli dovevano far sempre i generosi, e siccome quello era un
matto, arrotond anche il prezzo, e invece di cinquemila marchi pag
duemila talleri, sicch fin per pagare dodici pfennig il metro
quadrato. E' colpa nostra se oggi ogni metro quadrato vale
trecentocinquanta marchi? Se si approfittasse di certe tendenze
inflazionistiche, secondo me passeggere, si arriverebbe persino a
cinquecento, senza il valore degli edifici, che lei pu
tranquillamente equiparare a quello del terreno. E io le dico che se
anche lei domani mi porta un compratore che mi mette cinque milioni
sul tavolo, io... noi non lo cediamo, e ora venga un po' qui e dia
un'occhiata dalla finestra. A questo punto us il suo bastone a
gruccia come un uncino d'arrembaggio, agganci la giacca dell'A',
abbottonata solo in parte (l'A' trema gi sempre per i suoi bottoni
piuttosto malfermi) e lo tir verso di s non senza brutalit e come va detto per debito di giustizia - non senza che i suoi nipoti
scuotessero la testa, in maniera che l'A' potesse vedere anche gli
edifici circostanti che, a otto, sette, sei piani, erano scaglionati
intorno al nostro che ne aveva dodici. Lo sa, - disse con voce
sommessa e insidiosa, - lo sa come si chiama questa zona? L'A', che
non sta dietro a tutti i cambiamenti topografici, scuote la testa.
Questa zona si chiama Hoyseringen, e sorge sul terreno che per
settant'anni si lasciato in completo abbandono, prima che ci si
degnasse di darlo, come dono di battesimo, a quel giovane signore (il
bastone si spost verso Kurt, la voce si fece sarcastica) e ci ho
pensato io, io che non restasse solo un dono di battesimo, obbedendo
alla divisa ch'era gi stata annunciata ai nostri padri:
Sottomettetevi la terra".
A questo punto Hoyser, tutto sommato abbastanza vecchio, apparve
davvero un po' cadente. Bench lui stesso di un'aperta aggressivit,
consider il tentativo dell'A' di liberarsi dal suo bastone-uncino
241

come un atto di aggressione, bench l'A' procedesse con estrema


delicatezza e, preoccupato com'era per i propri bottoni, con grande
riserbo. Hoyser sen' divent a un tratto paonazzo e strapp
effettivamente il bottone, mandando anche in malora un bel pezzo di
tweed abbastanza liso che ci stava attaccato, dopo di che brand
minacciosamente il bastone sopra la testa dell'A'. Sebbene l'A' sia
sempre pronto a porgere anche l'altra guancia, qui gli parve
opportuno difendersi, fece civetta, si svincol, riusc solo con
fatica a superare dignitosamente questa sgradevole situazione.
Frattanto Kurt e Werner erano intervenuti come pacieri e, certo
chiamata premendo un invisibile pulsante, entr in azione quella
bionda macchina disbrigatrice dal seno medio, la quale, con
indescrivibile e inimitabile freddezza, attir il vecchio fuori
dell'ufficio bisbigliandogli qualcosa all'orecchio, cosa che i due
nipoti commentarono in coro con le parole: Eh s, Trude, lei
proprio la nostra miglior ragazza tuttofare. Prima di lasciare il
vano (l'A' non osa servirsi della parola stanza, potrebbe costargli
una denuncia per diffamazione), il vecchio si volt ancora a gridare:
Hubert, la tua risata ti coster cara, e ride bene chi ride ultimo.
Quest'incidente parve toccare i signori Werner e Kurt Hoyser solo
dal punto di vista assicurativo. Ci fu un'imbarazzante discussione a
tre sulla giacca danneggiata. Una proposta spontanea di Werner, che
voleva risarcire la giacca con un immediato e maggiorato pagamento in
contanti, venne, per cos dire, soffocata sul nascere da un'occhiata
di Kurt; Werner, comunque, aveva gi fatto il noto gesto di metter
mano al portafogli, ma poi, stupito, ritir la mano. A questo punto
furono pronunciate frasi come: Naturalmente glie la ripaghiamo come
nuova, cosa a cui non saremmo tenuti. Volarono espressioni come
"indennizzo, supplemento per lo shock subito, si fecero i nomi di
societ di assicurazioni, si citarono i numeri delle polizze, alla
fine venne convocata l'infausta Trude, che chiese all'A' il biglietto
da visita e, quando risult che non l'aveva, ne annot l'indirizzo su
un blocco stenografico con espressione ormai chiaramente disgustata,
come se la costringessero a occuparsi di una qualit di sterco
dall'odore particolarmente insopportabile.
A questo punto l'A' vorrebbe, una volta tanto, poter dire qualcosa
su se stesso: non glie ne importava nulla di una giacca nuova,
neanche pagata al doppio del suo valore, quello che voleva era
riavere la sua giacca vecchia, e, anche se pu sembrare un po'
piagnucoloso, lui c'era veramente attaccato e perci insist per aver
riparato il suo indumento. Quando i due Hoyser cercarono di
dissuaderlo, facendogli presente come il mestiere del sarto fosse
ormai in ribasso, lui parl di una rammendatrice abilissima che gi
pi volte si era dedicata con successo alla sua giacca. Tutti
conoscono quelle persone che, sebbene nessuno proibisca o voglia
proibir loro di parlare, a un tratto saltano fuori a dire: Vorrei
dire una cosa anch'io o Posso dire una cosa anch'io? In una
situazione simile si trovava l'A', che a questo punto delle
trattative stentava a mantenersi obiettivo. Rinunci a menzionare la
vecchiaia della sua giacca, i viaggi che ci aveva fatto, i molti
242

biglietti che aveva ficcato e tirato fuori da quelle tasche, gli


spiccioli dentro la fodera, le briciole di pane, i pezzi di filo;
doveva dire, poi, che non pi di quarantott'ore addietro la guancia
di Klementina, anche se brevemente, si era posata sul suo risvolto
destro? Doveva farsi sospettare di sentimentalismo, quando gli
premeva solo una faccenda squisitamente occidentale, che Virgilio
aveva espresso con le parole lacrimae rerum?
L'atmosfera ormai aveva cessato da un pezzo di essere armonica come
era stata e avrebbe potuto essere se i due Hoyser avessero dimostrato
un'ombra di comprensione per il fatto che a qualcuno una cosa vecchia
sia pi cara di una nuova e che non tutto, in questo mondo, pu
essere considerato dal punto di vista assicurativo. Se qualcuno, concluse Werner Hoyser, - investe la sua vecchia Volkswagen e poi,
bench non vi sia tenuto, le offre il pieno prezzo di listino per
comprarsene una nuova, e lei rifiuta, io posso solo dire che il suo
contegno non normale. La sola supposizione che l'A' guidasse una
Volkswagen scassata era un'offesa, anche se involontaria,
un'allusione a uno stato finanziario e a un gusto che, magari non
obiettivamente, ma soggettivamente aveva il carattere di
un'umiliazione. Verr giudicato molto male, l'A', se usc dalla sua
obiettivit e disse, con aspre parole, che lui se ne strafregava
delle Volkswagen, sia vecchie che nuove: voleva solo riavere nelle
condizioni di prima la giacca distruttagli da un vecchio libertino.
Un discorso simile, naturalmente, non poteva approdare a nulla. Come
si fa a spiegare a qualcuno che si semplicemente affezionati a una
vecchia giacca e che - come veniva preteso per accertare il danno
effettivo - uno non se la pu togliere perch - accidentaccio, la
vita fatta cos, no? - ha un buco nella camicia, o per meglio dire
uno strappo provocato in autobus, con un amo da pesca, da un ragazzo
romano; e poi perch la camicia non pi tanto pulita, accidenti,
perch si continuamente in viaggio al servizio della verit, perch
si prendono continuamente appunti con matite e penne a sfera e la
sera, stanchi morti, ci si lascia cadere sul letto senza togliersi la
camicia? La parola ripristino non facile da capire? Pu darsi
benissimo che gente a cui s'intitolano interi quartieri cittadini, da
loro edificati sui propri terreni, si senta prendere da
un'irritazione direi quasi metafisica quando deve constatare che,
evidentemente, ci sono cose, persino giacche, che non si possono
ripagare al proprietario col danaro. In questo ci pu essere persino
una trista provocazione, ma chiunque abbia ritenuto abbastanza
credibile, fin qui, la severa obiettivit dell'A', gli creder anche
se dice una cosa che si stenterebbe a credere: in effetti, in questa
discussione, l'elemento obiettivo, tranquillo, cortese anche se fermo
era lui, mentre i due Hoyser persero la loro obiettivit, le loro
voci si fecero irritate, nervose, offese; le loro mani (alla fine di
questa scena incresciosa anche quelle di Kurt) facevano continui
movimenti automatici verso il punto dove c'era da supporre che
tenessero il portafogli, quasi che di l potessero tirar fuori
giacche, giacche amate ormai da dodici anni, che a uno sono pi care
e insostituibili della propria pelle, perch la pelle
trapiantabile, una giacca invece no; a cui si affezionati senza
243

sentimentalismo, solo perch, alla fin fine, si pur sempre degli


occidentali e fin da piccolo ti hanno inculcato le lacrimae rerum.
Fu considerata un'altra provocazione che l'A' s'inginocchiasse sul
parquet e, scivolando di qua e di l, cercasse ogni frammento di
stoffa che gli avevano strappato via col bottone; eppure ne aveva
bisogno, se si fosse rivolto alla rammendatrice. Anche il fatto che,
alla fine, l'A' rinunciasse a ogni indennizzo e si offrisse di far
riparare la giacca a proprie spese, accennando che forse poteva
addebitarle in conto spese professionali, perch in fondo stava
appunto esercitando la sua professione, anche questo venne
considerato un'offesa: e che, li si prendeva per morti di fame? ecc'.
Oh, che catena di malintesi! E' cos impossibile credere che uno
voglia solo riavere la sua giacca, nient'altro che la sua giacca?
Bisogna subito sospettarlo di sentimentalismo feticistico? E non
esiste, alla fine, un'economia superiore che dovrebbe impedire che si
butti via, cos senz'altro, una giacca - che, rattoppata, rammendata
ad arte ancora perfettamente utilizzabile e farebbe piacere a chi
la indossa - solo perch si ha un grosso portafogli e si vogliono
evitare noie?
Finalmente, dopo questo spiacevole intermezzo che aveva turbato non
poco l'armonia iniziale, si venne alla questione, cio ai tre
raccoglitori che, evidentemente, costituivano il dossier di Leni.
Anche qui riferiremo solo per sommi capi ci che venne detto sulla
sciatteria di zia Leni, sul comportamento non realistico di zia
Leni, sugli errori pedagogici di zia Leni, sulle compagnie di zia
Leni: e perch lei non pensi che siamo puritani, arretrati o non
progressisti, le diremo che qui non si tratta di amanti, nemmeno di
turchi, italiani o greci: il fatto che quel terreno, come rendita,
in passivo di circa il 65 per cento; il solo ricavato della
vendita, se investito bene, potrebbe fruttare dai quaranta ai
cinquantamila marchi l'anno, forse di pi, ma per correttezza
limitiamoci alla previsione minima; e la casa, che cosa rende?
Togliamo le riparazioni, togliamo le spese d'amministrazione e le
conseguenze dell'uso asociale che si fa del pianterreno, dove abita
zia Leni e mette addirittura in fuga ogni inquilino un po'
rispettabile (e cos fa crollare il prezzo dei fitti)... ebbene, che
cosa rende la casa? Neanche quindici, ma appena tredici,
quattordicimila. Cos Werner Hoyser.
Poi Kurt Hoyser, continuando (riassumiamo, ma si possono sempre
consultare gli appunti dell'A'), disse che non ce l'avevano coi
lavoratori stranieri, niente pregiudizi razziali, per bisognava
essere coerenti, e se zia Leni si dichiarava disposta a riscuotere
affitti ragionevoli si poteva anche esaminare se non fosse il caso di
destinare l'intero stabile ai lavoratori stranieri, affittandolo a
letti, a stanze, facendo di zia Leni la sua amministratrice e
concedendole persino un appartamento gratis e un compenso mensile; ma
lei - ed era davvero una pazzia, che faceva persino a pugni coi
risultati della dottrina economica socialista - lei riscoteva, come
affitto, la stessa somma che pagava lei stessa; solo per riguardo a
lei il prezzo a metro quadrato era stato mantenuto a 2,50, e non
244

perch ne profittassero altri; cos la famiglia portoghese pagava,


per 50 metri quadrati, 125 Dm, pi 13 Dm per bagno e uso di cucina; i
tre turchi (Uno dei quali va regolarmente a letto con lei, sicch a
usare la camera sono soltanto in due) per 35 metri quadrati pagano
87,50 Dm; i due Helzen, ancora per 50 metri quadrati, 125 Dm, pi i
soliti 13, e per di pi zia Leni cos irragionevole da calcolare
al doppio, per se stessa, la quota bagno e cucina perch tiene
riservata la camera per Lev, che per un po' di tempo, come sapr, ha
vitto e alloggio gratis. Ma la goccia che faceva traboccare il vaso
era che Leni facesse pagare le camere mobiliate come camere vuote;
quello non era pi una cosa innocua come un esperimento
anarchico-comunista, quella era disgregazione del mercato; da
quell'appartamento, anche senza calcar troppo la mano, si potevano
tirar fuori per ogni stanza con uso di bagno e cucina, dai 300 ai 400
marchi buoni. Ecc' ecc'. A Kurt Hoyser pareva imbarazzante accennare
a una cosa, di cui per devo parlare per amore di obiettivit, ma
dei dieci letti di quell'appartamento solo sette appartenevano a
Leni, uno era ancora del nonno, un altro dell'offesissimo Heinrich
Pfeiffer e il terzo dei genitori di quest'ultimo, ai quali si
drizzano i capelli in testa se pensano che cosa pu succedere in quei
letti. Non solo dunque Leni violava apertamente leggi economiche,
diritti di godimento, ma anche diritti di propriet, tanto che i
Pfeiffer, visto che ormai era loro impossibile trattare direttamente
con Leni, avevano affidato la tutela dei loro diritti sui letti alla
S'a's' acc' Hoyser: perci non c'erano da tutelare solo diritti
propri, ma anche diritti affidati ai propri avvocati, il che dava
alla cosa una dimensione nuova dov'erano in giuoco questioni di
principio. Il letto che apparteneva a Heinrich Pfeiffer gli era stato
bens regalato dalla madre di zia Leni durante la guerra, quando
Heinrich aspettava di essere chiamato alle armi, ma un regalo un
regalo, e secondo il legislatore la donazione un definitivo
trapasso di propriet. E poi l'A' facesse pure uso di questa frase non si vedeva proprio perch tutti quegli inquilini o subaffittuari
dovessero lavorare nella nettezza urbana. Qui l'A' protest, facendo
presente che i due Helzen non lavoravano nella nettezza urbana:
Helzen era un impiegato comunale di livello medio, anzi piuttosto
alto, sua moglie esercitava l'onorevole professione dell'estetista e
la portoghese Ana-Maria Pinto lavorava come banconista nel ristorante
self-service di un apprezzato grande magazzino; l'A' stesso si era
fatto dare da lei polpette, torta di ricotta e caff, e il conteggio
era stato correttissimo. Kurt Hoyser, con un cenno del capo, accett
la rettifica, per aggiunse che c'era un altro punto in cui zia Leni
non agiva in maniera economicamente sana: essa godeva di perfetta
salute e avrebbe potuto lavorare per altri diciassette anni, ma,
dando retta alle sciocche suggestioni di quella testa confusa di suo
figlio, aveva rinunciato al lavoro per badare ai tre bambini
portoghesi ai quali cantava canzoncine, insegnava il tedesco, che
faceva collaborare a quei cerotti che dipingeva, che molto spesso risultava ufficialmente - sottraeva ai loro doveri scolastici, come a
suo tempo aveva fatto con suo figlio. C'era una lista lunga cos di
cose che non andavano, e non c' niente da fare: chi entra in
245

conflitto con la legge viene giudicato male da chi sta intorno, e,


giusto o non giusto che sia, portar via le immondizie e pulire le
strade considerato il lavoro pi basso di tutti, per cui
l'attrazione sociale della casa, e con questa il livello degli
affitti, erano scesi a terra.
Tutto ci, esposto con calma, usando argomenti ragionevoli,
sembrava convincente. L'arrabbiatura per la giacca era dimenticata da
un pezzo, covava solo un poco nell'A' il quale, tastando il suo amato
indumento, riscontr un cospicuo strappo nella fodera interna,
sentendo inoltre che la lacerazione che un ragazzo italiano aveva
fatto nella sua camicia continuava ad allargarsi. Comunque il t, i
salatini di formaggio, le sigarette erano buoni, c'era quella
stupenda vista attraverso la finestra arcuata e si venne a creare
un'atmosfera di distensione per il fatto che Werner Hoyser approvava
di continuo, con un ritmico annuire, le argomentazioni di suo
fratello, scandendone quasi esattamente i punti, le virgole, i
trattini, i punti e virgola: si ebbe cos un misto di effetti
psichedelici e jazzistici che contribu molto all'armonizzazione
reciproca.
Dobbiamo elogiare anche la sensibilit di Werner Hoyser il quale
deve aver intuito che l'A', tutto dominato da una remora
piccoloborghese come la discrezione, avrebbe sfiorato volentieri un
tema che, per cos dire, gli stava sulla punta della lingua: Lotte
Hoyser, in fin dei conti la madre di quei due giovani signori
dall'apparenza cos sicura di s.
Fu infatti Werner ad accennare senza titubanze a questo
deplorevole e, purtroppo, totale distacco; non era il caso di farsi
illusioni, disse, bisognava analizzare freddamente uno stato di
fatto, eseguire un'operazione psichica, sia pur dolorosa. Egli sapeva
che l'A' aveva contatti con sua madre, che forse nutriva della
simpatia per lei, mentre la simpatia tra lui, suo fratello, suo nonno
e l'A' non era pi perfettamente bilanciata a causa di un
incidente deplorevole, anche se di poca importanza per se stesso.
Ci teneva a fissare che era assolutamente incapace di comprendere
come una persona potesse preferire una vecchia giacca di tweed
confezionata da una ditta di terz'ordine, un indumento che si
potrebbe definire a prima vista una vecchia zimarra, a una giacca
nuova di zecca, firmata da una casa primaria, per era stato educato
alla tolleranza ed era disposto a esercitarla, non fosse che secondo
il motto renano Jeck los Jeck elans (Vivi e lascia vivere); era
anche incapace di capire questa palese antipatia per un'auto di cos
vasto successo come la Volkswagen, lui stesso aveva acquistato per
sua moglie, come seconda macchina, una Volkswagen, e quando suo
figlio Otto, che ora aveva dodici anni, tra sei o sette anni avesse
superato l'esame di maturit e stesse per iniziare gli studi
universitari o il servizio militare, lui avrebbe acquistato una
Volkswagen come terza macchina. Ma questo per inciso; e ora, a sua
madre. Essa, ed era il suo errore principale, non che avesse
proprio falsato l'immagine di suo padre, caduto in guerra, ma aveva
minimizzato in modo volgare lo sfondo storico sul quale lui era
caduto definendo tutto una fregnaccia. Persino dei ragazzi svegli
246

come senza dubbio eravamo noi, un bel giorno sentirono il bisogno


dell'immagine paterna. E questa non gli fu rifiutata: il padre glie
lo descrissero come un uomo buono, sensibile, anche se in parte
fallito, almeno sul piano professionale, non era mai potuto sorgere
un dubbio sull'amore di sua madre per suo padre Wilhelm; tuttavia,
col continuo uso, in ogni contesto storico, della parola fregnaccia,
l'immagine paterna gli era stata sistematicamente, anche se non
volontariamente distrutta; pi grave ancora il fatto ch'essa aveva
avuto degli amanti. Gruyten poteva ancora andare, anche se
l'illegittimit di quella relazione li aveva esposti a derisioni e
arrabbiature, ma poi essa era andata a letto persino coi russi, di
tanto in tanto con un americano smesso da quell'orribile Margret;
terzo, la sua passione antireligiosa e antichiesastica - che non sono
la stessa cosa, come lui ben sapeva - aveva avuto conseguenze
tremende; il fatto che in lei quelle due passioni erano di una
coerenza micidiale; aveva imposto ai figli una lunga, noiosa
camminata quotidiana solo per fargli frequentare una scuola laica,
era diventata sempre pi bisbetica e amara, dopo che nonno Gruyten
aveva subito quella disgrazia mortale, e insomma mancava il
contrappeso; contrappeso che - doveva ammetterlo e ancor oggi glie ne
attribuiva gran merito - aveva trovato in zia Leni, ch'era sempre
stata gentile, affettuosa, generosa, aveva cantato canzoni,
raccontato fiabe, e l'immagine del suo defunto - ma s, in fondo si
poteva quasi dire - marito, anche se era un soldato dell'Armata
rossa, non era mai stato toccato, e Leni si era sempre rifiutata di
aderire a quelle interpretazioni del destino a base di fregnacce e di
frescacce; per anni, s, per anni e anni zia Leni, la sera, insieme
con loro e con Lev andava a sedersi in riva al Reno con le sue mani
piuttosto sforacchiate dalle spine delle rose; e Lev era stato
battezzato, Kurt no, lui stesso lo avevano battezzato dalle suore non
prima dei sette anni, quando nonno Otto, grazie a Dio, era riuscito
a tirarli fuori da quell'ambiente, grazie a Dio, perch zia Leni
per i bambini piccoli era fantastica, ma per un adolescente era
veleno; cantava troppo, parlava troppo poco, anche se era un sollievo
e produceva un benefico effetto il fatto che zia Leni non si
mettesse mai con un uomo, mentre il contegno di nostra madre era
piuttosto sospetto e quell'orribile Margret, poi, se la faceva come
in un casino. Werner Hoyser lod anche Marja van Doorn, trov
persino una buona parola per Bogakov, bench anche lui, a volte,
cantasse un po' troppo. Ma insomma, alla fin fine avevano imboccato
la strada giusta, quella cristiana, li avevano educati al lavoro, al
senso di responsabilit, avevano studiato, lui giurisprudenza, Kurt
economia politica, mentre il nonno esercitava la sua... s, diciamo
pure geniale politica d'investimenti, che ci rese possibile applicare
subito alle nostre aziende ci che avevamo imparato.
Magari la gestione di una sala corse, ch'era per lui solo
un'attivit marginale, poteva essere giudicata poco seria; in realt
si trattava del suo hobby, di un'impresa dalle solide basi
commerciali destinata a soddisfare la sua inclinazione al giuoco.
Per, tutto sommato, bisognava concludere che zia Leni era pi
pericolosa di sua madre, ch'egli definiva nient'altro che una
247

pseudosocialista frustrata incapace di nuocere. Zia Leni invece gli


appariva reazionaria nel pi vero senso della parola: era inumano
come lei - con istintiva, elementare cocciutaggine - non tanto
rifiutasse (il che presupporrebbe una certa dialettica), quanto
ignorasse ogni manifestazione della civilt del profitto. Emanava, da
quella donna, un'aura di distruzione e di autodistruzione, doveva
essere un'eredit dei Gruyten che si ritrovava anche in suo fratello,
e ancor pi in suo padre. Concludendo, Werner Hoyser disse che non
era un mostro, che accettava il mondo, ch'era liberale all'estremo,
memore dell'educazione ricevuta; era un aperto sostenitore della
pillola, del boom sessuale e ciononostante si considerava un
cristiano; era, per cos dire, un fanatico del rinnovamento, ed
proprio questo che bisognava dare a zia Leni: un po' di rinnovamento.
Non era lui il mostro, ma lei, perch una sana ricerca del profitto e
della propriet - lo dimostrava la teologia e persino i filosofi
marxisti lo riconoscevano sempre pi - nella natura stessa
dell'uomo. In fin dei conti, e questo per lui era la cosa pi
difficile da perdonarle, Leni aveva sulla coscienza una persona che
lui non solo aveva amato, ma che amava ancor oggi: Lev Borisovic
Gruyten, il suo figlioccio, che mi fu affidato in circostanze cos
drammatiche, io questa la considero una missione, anche se in certi
periodi l'ho considerata con occhio un po' cinico, ma insomma io sono
il suo padrino, e questo uno status non solo metafisico, non solo
sociale-religioso, ma anche giuridico, che intendo tutelare. Avevano
attribuito a un sentimento d'odio il fatto che lui e suo fratello,
per alcune sciocchezze che per, dal punto di vista legale, avevano
il loro peso, avessero fatto denunciare, condannare e incarcerare
Lev. In realt era stato un atto d'amore per ridurlo alla ragione e
fargli perdere quello che in fondo considerato il peggiore dei
peccati: il suo orgoglio, la sua arroganza. Lui ricordava ancora
benissimo il padre di Lev, un uomo buono, sensibile, tranquillo, ed
era sicuro che nemmeno lui ci avrebbe tenuto a far di suo figlio
quello che suo figlio, dopo qualche altro tentativo, aveva finito per
diventare: un immondezzaro. Non negava affatto che la nettezza urbana
avesse una grande importanza e assolvesse a una funzione sociale di
prim'ordine, ma Lev, senza alcun dubbio, era destinato a cose pi
alte. (Le virgolette sono dell'A', che dalle parole di Werner Hoyser
non riusc a capir bene se egli facesse una citazione, se recitasse o
se avesse solo inserito una citazione nel suo stesso linguaggio;
resta perci dubbio se, in questo caso, le virgolette siano
giustificate. Le si consideri soltanto una proposta).
Bisogna considerare che fino a quel momento erano trascorse quasi
tre ore, dalle quattro alle sette. Erano accadute, si erano dette
diverse cose. La signorina tuttofare non si fece pi viva, il t nel
thermos era diventato amaro, tanto si era condensato; i salatini di
formaggio avevano perso freschezza ed erano diventati un po' coriacei
in quella sala tutto sommato piuttosto surriscaldata e bench Werner
Hoyser si fosse definito un rinnovatore, non si accingeva affatto a
rinnovare l'aria del locale, abbondantemente viziata da ogni sorta di
fumo da tabacco (Werner Hoyser: pipa; Kurt Hoyser: sigaro; l'A':
sigaretta). Un tentativo intrapreso dall'A' di aprire realmente la
248

parte mediana della finestra arcuata, parte che una diversa cornice
di ottone e una maniglia distinguevano come quella che si poteva
aprire, venne impedito, con un sorriso e con dolce violenza, da Kurt
Hoyser, il quale accenn al complicato impianto di aria condizionata,
che permetteva la ventilazione spontanea, individuale solo quando
si accendeva un determinato segnale che regolava l'economia
climatologica dell'intero edificio. Siccome quell'ora - cos Kurt
Hoyser con voce gentile - era proprio l'ora critica, quando si
chiudevano gli uffici e le redazioni, bisognava calcolare che solo
tra un'ora e mezzo all'incirca l'accensione di un occhio magico
situato sull'architrave della finestra avrebbe permesso di dare aria
alla stanza; d'altra parte l'impianto di condizionamento era cos
sovraccarico che non ce la faceva a immettere altra aria fresca. Sa,
questo uno stabile composto di quarantotto appartamenti - dodici
volte quattro - e a quest'ora, quando si detta la corrispondenza, si
fanno telefonate decisive, hanno luogo colloqui importanti, il
sovraccarico cospicuo. Calcoli quarantotto appartamenti di quattro
stanze l'uno, prenda una media di due fumatori e mezzo per ogni
stanza - nella media statistica, uno di questi un fumatore di
sigarette a catena, mezza persona fuma la pipa, tre quarti di
persona, statisticamente, fuma il sigaro -, e verr alla conclusione
che a quest'ora ci sono, in questo palazzo, circa
quattrocentosettantacinque fumatori attivi... Ma ho interrotto mio
fratello, e direi che ormai dovremmo giungere alla conclusione,
perch certo anche il suo tempo limitato.
S, ripigli Werner Hoyser (riportiamo in forma molto concisa), non
era solo questione di danaro, come credevano certi informatori
superficiali, tra i quali non voleva includere affatto l'A'. Avevano
offerto a zia Leni un alloggio gratis in una posizione migliore,
ripetiamo: gratis; ci si era offerti di finanziare un liceo serale e
poi gli studi universitari a Lev, che ormai stava per essere dimesso
dal carcere, ma la cosa era stata rifiutata perch ci si sentiva a
proprio agio in quella compagnia di spazzini, perch ci si rifiutava
a ogni forma anche minima di adattamento; si era sordi e ciechi a
qualunque comfort, si era attaccati ai propri vecchi fornelli, alle
proprie stufe, alle proprie abitudini: era ben chiaro, no?, quale
delle due parti era quella reazionaria. Si trattava - e lo diceva
nella sua duplice qualit di cristiano in un contesto sociale
cristiano e di economista politico e giurista tollerante e
consapevole di quali sono i princip di uno stato di diritto - si
trattava di progresso e chi progredisce deve lasciarsi alle spalle
molte cose. Non vale pi il romantico "Quando avanziamo fianco a
fianco", che nostra madre ci cantava fino alla saziet. Non possiamo
nemmeno fare quello che vogliamo: come vede, neppure in casa nostra
possiamo aprire le finestre quando ci pare. Naturalmente in nessuna
delle nuove costruzioni degli Hoyser si potevano mettere a
disposizione di zia Leni duecentoundici metri quadrati: si sarebbero
persi circa duemila marchi di affitto, cos come non era possibile
permettere delle stufe e delle finestre apribili in qualunque
momento, inoltre bisognava porre delle piccolissime limitazioni
sociali, naturalmente, per quanto concerneva gl'inquilini, i
249

subaffittuari o gli amanti di zia Leni. Ma, accidentaccio cane, - e


qui Werner Hoyser divent per la prima volta aggressivo, anche se per
un momento solo, - vorrei averla anch'io una vita piacevole come zia
Leni. Per queste e altre ragioni, ma soprattutto in ossequio a
interessi pi alti, ormai questa macchina apparentemente spietata
doveva mettersi in moto.
All'A' sarebbe piaciuto molto, a questo punto, dire qualche parola
semplice e conciliante, sarebbe anche stato disposto ad ammettere
l'irrilevanza del danno subito dalla sua giacca di fronte ai gravi
problemi di questi due giovani cos tormentati, che non potevano
nemmeno spalancare le finestre a casa loro; in fin dei conti non era
poi cos importante come gli era sembrato all'inizio. Chi lo
trattenne dal dire quelle parole semplici, se non concilianti (perch
non c'era nessun contrasto tra lui e i suoi due informatori), ma
insomma almeno piene di comprensione, fu... Kurt Hoyser. Fu lui
infatti a dire la parola conclusiva piantandosi davanti all'uscita,
in maniera niente affatto minacciosa ma semmai supplichevole, quando
l'A', col cappotto e il berretto in mano, dopo brevi parole di saluto
si diresse da quella parte.
Per quello che lo riguardava, l'A' aveva dovuto rivedere molti
pregiudizi, dato che, secondo quanto gli era stato riferito prima,
Kurt H' gli faceva pensare a un misto tra la iena e il lupo, a un
affarista senza scrupoli, invece, a guardarlo bene, Kurt H' aveva
degli occhi addirittura dolci, che assomigliavano a quelli di sua
madre solo nella forma, non nell'espressione; senza dubbio la
beffarda durezza di Lotte, la sua amarezza non lontana dalle lacrime
era attenuata, in quei rotondi soavi bruni occhi - s, diciamolo pure
- di capriolo da elementi che potevano provenire soltanto da suo
padre Wilhelm, comunque solo dalla sua famiglia, anche se non dal
padre di quest'ultimo, cio dal nonno di Kurt. Se consideriamo che
l'intero asse ereditario di tante persone direttamente collegate a
Leni proviene dal triangolo geografico Werpen-Tolzem-Lyssemich,
bisogna pur fare un piccolo elogio a quei campi di rape, anche se per
inciso hanno prodotto i Pfeiffer. Non c'era dubbio: Kurt Hoyser era
un uomo sensibile, e anche se il tempo stringeva bisognava dargli
modo di esprimerlo. Perci non ebbe ritegno a posare le mani sulle
spalle all'A', e anche in quel gesto non c'era n servilismo n
degnazione, ma solo una certa fraternit che non si dovrebbe
rifiutare a nessuno. Senta, - disse a bassa voce, - non voglio che
lei se ne vada pensando che adesso, per quanto riguarda Leni, si
metter in moto un brutale, automatico meccanismo storico-sociale, un
processo inesorabile che distrugge ogni struttura superata e al quale
siamo soggetti anche noi; certo sarebbe cos se noi lasciassimo che
lo sfratto si svolga meccanicamente, senza riflessione, senza alcun
senso morale. Ma non andr cos. Noi lo facciamo a ragion veduta e
non senza coscienza, o almeno non senza aver prima consultato la
nostra coscienza. Non nego che proprietari di terreni e gruppi
immobiliari di quella zona esercitino su di noi una certa pressione.
Ma noi saremmo forti abbastanza per scrollarcela di dosso, o almeno
per farci concedere una proroga. Cos non voglio nemmeno negare che
in nostro nonno ci siano forti impulsi emotivi, ma anche qui potremmo
250

intervenire ancora una volta, potremmo continuare - come abbiamo


fatto per anni, quasi per decenni - a pagare di tasca nostra
l'affitto di zia Leni, appianando e conciliando fin dove si pu. In
fin dei conti a zia Leni noi vogliamo bene, le dobbiamo molto e le
sue stravaganze ci sembrano pi amabili che urtanti. E le prometto, e
l'autorizzo a riferire il contenuto di questa promessa: domani,
quando lo sfratto avr avuto luogo e la casa sar sgombra, noi due,
Kurt e io, salderemo subito il conto, sospenderemo gli atti
esecutivi, in uno dei nostri complessi edilizi c' gi pronto per zia
Leni un grazioso appartamento, non tale per che ci possa ospitare
dieci subinquilini. Questo no. Tuttavia con spazio sufficiente per
suo figlio e magari per il suo amante, dal quale non vorremmo
separarla a nessun costo. E' in ballo un'altra cosa, qualcosa che,
senza arrossire, definirei misura pedagogica, una guida amorevole che
purtroppo deve servirsi di mezzi esecutivi molto brutali. Che vuole,
non esiste un potere esecutivo privato. Insomma, sar un'operazione
breve e non dolorosa, ma verso mezzogiorno sar tutto finito, e se
zia Leni non far l'esaltata, cosa che purtroppo si pu temere da
parte sua, fin da domani sera abiter gi nell'appartamento che le
abbiamo approntato. Si gi provveduto perch i vecchi mobili che le
sono tanto cari vengano riscattati o ricomprati al momento buono. La
nostra azione ha moventi di natura ben pi educativa, amorevolmente
educativa che non di principio. Forse lei sottovaluta l'acume
sociologico di un gruppo come quello dei proprietari di case e di
terreni, ma posso dirle questo: si scoperto da un pezzo che
proprio in quelle case di vecchia costruzione, a prezzi relativamente
modici, che offrono un certo comfort eccetera, che si formano quelle
cellule che dichiarano guerra alla nostra societ competitiva. Gli
alti salari che si pagano ai lavoratori stranieri hanno una
giustificazione politico-economica soltanto se una parte viene
defalcata dagli affitti, in modo che quei soldi, in un modo o
nell'altro, restino nel paese. I tre turchi guadagnano
complessivamente circa duemila e pi marchi: davvero intollerabile
che di questi ne paghino solo cento d'affitto, compreso l'uso di
bagno e cucina. E' un cinque per cento, confrontato al venti, fino al
quaranta per cento che deve pagare un lavoratore medio. I due Helzen,
che guadagnano insieme circa duemilatrecento marchi, pagano in cifra
tonda centoquaranta marchi d'affitto per una casa ammobiliata. Stesso
rapporto, pi o meno, coi portoghesi. Qui si falsa l'economia
concorrenziale in un modo che, se si diffondesse, minerebbe
scalzerebbe disgregherebbe come una malattia infettiva uno dei
princip basilari della nostra societ basata sulla concorrenza
economica, dello stato di diritto liberale e democratico. Qui,
capisce?, si lede la parit dei diritti e delle possibilit.
Parallelo a questo processo antieconomico, e questo decisivo, ce
n' uno morale. Situazioni come quelle che si riscontrano in casa di
zia Leni favoriscono delle illusioni comunitarie, per non dire
comuniste, che sono disastrose non come illusioni ma come idillio, e
per di pi favoriscono non proprio la promiscuit... ma un certo
promiscuitivismo, che in maniera lenta ma irrimediabile distrugge il
pudore e la morale, facendo dell'individualismo una caricatura.
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Potrei citarle alcuni altri aspetti - forse una mezza dozzina piuttosto convincenti. Per farla breve: non una misura personale
contro zia Leni, non c' odio in noi, n vendetta, al contrario
nutriamo simpatia e, lo confesso, una certa nostalgia di quel
simpatico anarchismo, anzi, lo confesso, sento persino un po'
d'invidia... ma la cosa determinante questa: quel tipo di
abitazioni - e risulta da precise analisi della nostra associazione sono il semenzaio di un - diciamolo spassionatamente - di un
comunitarismo che favorisce un utopismo idillico e paradisiaco. La
ringrazio della sua pazienza, e se mai lei dovesse avere dei problemi
di abitazione, noi - e badi che la nostra offerta non condizionata
a nulla, nasce solo da simpatia e da tolleranza - noi siamo a sua
completa disposizione.
X
Nell'appartamento di Schirtenstein le cose andavano come forse in
alcune stanze secondarie dello Smolny, a Pietroburgo, nell'ottobre
del 1917. Nelle diverse camere erano riuniti diversi comitati. Frau
Hlthohne, Lotte Hoyser e il dottor Scholsdorff formavano il
cosiddetto comitato delle finanze, che doveva occuparsi delle
dimensioni del tracollo finanziario di Leni, di verbali di
pignoramento, intimazioni di sfratto, ecc'. Con l'aiuto degli Helzen,
del turco Mehmet e del portoghese Pinto si era riusciti a venire in
possesso di lettere ecc' che Leni, sciaguratamente, aveva nascosto
senza aprirle nel cassetto del suo tavolino da notte, e pi tardi,
quando l ormai non c'era pi posto, nello scomparto inferiore dello
stesso comodino. Pelzer era stato assegnato a questo comitato di tre
membri come una specie di capo di stato maggiore. Schirtenstein,
insieme con Hans Helzen, Grundtsch e Bogakov, che Lotte era andata a
prendere in taxi, doveva occuparsi del tema ripercussioni sociali.
Alla sussistenza si era dedicata M'v'd', che doveva apprestar panini,
insalata di patate, uova e t. Come tanti altri inesperti in fatto di
samovar, essa credeva che il t si dovesse cuocere appunto nel
samovar, ma ci pens Bogakov a spiegarle le funzioni di
quell'aggeggio, un apparecchio gigantesco che Schirtenstein, come
raccont, si era visto spedire in casa da un donatore sconosciuto con
questo biglietto scritto a macchina: "Per le migliaia di volte che ci
ho sonato Lili Marleen. Uno che lei conosce. M'v'd', inesperta di t
come tutte le donne di casa della sua et, dovette quasi essere
costretta a forza a quadruplicare, come minimo, la quantit di t da
lei prevista. Del resto si dimostr una gran donna, e appena ebbe
messa da parte una riserva alimentare sufficiente prese la giacca
dell'A', cerc - per lungo tempo invano, ma poi, aiutata da Lotte,
con successo - il necessario per cucire nel cassettone di
Schirtenstein e cominci a rammendare di dentro e di fuori, con
estrema abilit e senza occhiali, le note dolorose ferite di quella
giacca, facendo praticamente, se si considera la sua abilit, anche
se non convalidata da un diploma, un vero rammendo artistico. L'A' si
rec nella stanza da bagno di Schirtenstein, le cui ampie dimensioni,
la cui vasca gigantesca lo deliziarono non meno della provvista
d'ingredienti profumati. Anzi, siccome Lotte, prima ch'egli potesse
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impedirlo, aveva scoperto lo strappo nella sua camicia, l'A' ebbe


anche una camicia in prestito da Schirtenstein, camicia che,
nonostante una certa differenza nelle misure del petto e del collo,
era molto gradevole. Tutto concorre a farci definire ideale
l'appartamento di Schirtenstein: vecchia costruzione, tre camere sul
cortile, nella prima un pianoforte a coda e la biblioteca, oltre a
una scrivania; nella seconda, davvero enorme (ne abbiamo misurato le
dimensioni a passi, non col metro: sette per sei), c'erano il letto
di Schirtenstein, un armadio, un paio di cassettoni, sparsi in giro
dei raccoglitori contenenti tutte le sue critiche; il terzo vano era
la cucina, non troppo grande ma sufficiente, e appunto quella camera
da bagno che, paragonata a qualunque stanzino da bagno come si usano
oggi, appariva ricchissima se non addirittura sfarzosa, sia quanto a
dimensioni, sia quanto ad attrezzature. Le finestre erano aperte, in
cortile si vedevano alberi di almeno ottant'anni, un muro coperto
d'edera, e mentre l'A' allungava il bagno, nelle stanze accanto si
fece un improvviso silenzio imposto da un energico Ssst! Ssst! di
Schirtenstein. E allora accadde una cosa che per un po' di tempo
distolse l'A' dal pensiero di Klementina, o meglio, che approfond
parecchio, in maniera quasi dolorosa, questo stesso pensiero. Accadde
una cosa meravigliosa: una donna si mise a cantare. Poteva essere
solo Leni. Chi non ha mai fantasticato sulla bella giovane Lilofee
farebbe forse meglio a saltare le righe seguenti; ma a chi nella
bella Lilofee ha mai investito un po' d'immaginazione, noi diremo
ch'essa poteva cantare solo cos. Era una voce di fanciulla, una voce
di donna, eppure aveva un timbro strumentale, e che cosa cantava in
quel cortile silenzioso, dalla finestra aperta verso le finestre
aperte?
Ho fatto una veste@ per la mia canzone;@ l'ho tutta trapuntata@ di
vecchie saghe.@ Ma i pazzi l'hanno presa@ portata agli occhi del
mondo@ quasi fosse opera loro.@ E la portino pure.@ Ci vuole pi
coraggio@ ad andare in giro nudi.@
Dal punto di vista esistenziale gli effetti della voce che cantava
quelle parole verso il cortile - dove probabilmente, inascoltata e
inesaudita, aveva gi cantato pi di quarant'anni prima - erano tali
che l'A' stent a contenere le l' e alla fine, chiedendosi perch
dovesse sempre contenerle, le lasci scorrere liberamente. S, era
vinto dal p', eppure era pieno di b', e poich gli riesce molto
difficile reprimere un qualsiasi dubbio letterario, a un tratto
cominci a diffidare di quanto gli era stato detto sui libri di cui
Leni ancora disponeva. Si erano fatte ricerche abbastanza diligenti?
Si era rovistato nelle cassapanche, nei cassetti, negli armadi, ma
forse era sfuggito qualche libro di propriet della madre, d'un
autore tenuto sotto silenzio per timore di pronunciarne male il nome?
Senza dubbio tra le cose di Leni c'erano ancora da scoprir tesori,
c'erano sepolti veri gioielli con cui sua madre era gi venuta in
contatto fin dal 1914, quand'era ancora signorina, ma al pi tardi
nel 1916.
Mentre la commissione finanze non ci vedeva ancora chiaro, la
commissione ripercussioni sociali aveva accertato che quei brutali
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atti esecutivi sarebbero iniziati la mattina verso le sette e mezzo,


cio alla stessa ora in cui si cominciavano ad aprire gli uffici dove
forse era possibile arrestarne il decorso; e che - Schirtenstein
aveva telefonato invano a diversi avvocati, persino a qualche
procuratore della repubblica - era impossibile ottenere dei
provvedimenti sospensivi nel corso della notte. Sorgeva cos il
problema di guadagnar tempo, il quesito pressoch insolubile di come
si potesse ritardare lo sloggio forzoso dell'appartamento fino alle
nove e mezzo circa. Pelzer, per un certo tempo mise la sua esperienza
e le sue relazioni al servizio della commissione ripercussioni
sociali, telefon a tutti gli spedizionieri, agli ufficiali
giudiziari che appartenevano al suo stesso circolo Immerjrne
Strssjer, e poich, come risult in quest'occasione, era anche
membro di una societ corale maschile che pullula di giuristi e
gente simile, venne a sapere che un arresto legale del procedimento
era quasi impossibile. Di nuovo attaccato al telefono, prospett a un
tale da lui chiamato Jupp la possibilit di un'avaria automobilistica
che lui - Pelzer - avrebbe pagato com'era giusto, ma Jupp,
evidentemente lo spedizioniere incaricato del trasporto, pareva non
abboccare, cosa che Pelzer, amareggiato, comment con le parole: Non
si fida di me, non crede ai miei motivi puramente umanitari. Ma
ormai che s'era parlato di avaria automobilistica, a Bogakov venne
un'idea quasi geniale. Lev Borisovic non era conducente di un
autocarro della nettezza urbana, e il turco Kaya Tun e il portoghese
Pinto non facevano lo stesso lavoro, e tra gli autisti della nettezza
urbana non c'era un po' di solidariet verso il loro compagno in
carcere e la sua mamma? Che cosa - disse Pinto, dall'aspetto
contadinesco al pari di Tun, e che, siccome pareva che non potessero
utilizzarlo n nella commissione finanze n in quella per le
ripercussioni sociali, sbucciava patate lesse in cucina, mentre Tun
si era dedicato ad accudire al samovar e a servire il t - che cosa dissero ora entrambi - che cosa poteva fruttare, in questo caso, la
semplice solidariet? Dovevano forse - e qui presero un tono offeso e
sprezzante - manifestare la loro solidariet in sfoghi verbali di
marca borghese (ma si espressero diversamente: Parole, parole, solo
parole come borghesi), mentre dieci persone, tra cui tre bambini,
venivano legalmente sfrattate? Ma qui Bogakov scosse il