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La copertina

Cos si educa la generazione dei bambini touch


MARIA NOVELLA DE LUCA E MASSIMO VINCENZI

A richiesta in edicola

La storia

Da venerd con Repubblica il dvd Il divo di Sorrentino

Ecco la prima lingua parlata dalluomo risale a 15mila anni fa


ELENA DUSI

NZ
SS-1F

Fondatore Eugenio Scalfari

www.repubblica.it

Direttore Ezio Mauro


marted 7 maggio 2013

Anno 38 - Numero 107

1,20 in Italia

9 770390 107009

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30507

SEDE: 00147 ROMA, VIA CRISTOFORO COLOMBO, 90 - TEL. 06/49821, FAX 06/49822923. SPED. ABB. POST., ART. 1, LEGGE 46/04 DEL 27 FEBBRAIO 2004 - ROMA. CONCESSIONARIA DI PUBBLICIT: A. MANZONI & C. MILANO - VIA NERVESA, 21 - TEL. 02/574941. PREZZI DI VENDITA: PROV. VE CON LA NUOVA DI VENEZIA E MESTRE 1,20; (CON IL VEN E D 1,50). AUSTRIA, BELGIO, FRANCIA, GERMANIA, GRECIA, IRLANDA, LUSSEMBURGO, MALTA, MONACO P., OLANDA, PORTOGALLO, SLOVENIA, SPAGNA 2,00; CANADA $1; CROAZIA KN 15; REGNO UNITO LST 1,80; REPUBBLICA CECA CZK 64; SLOVACCHIA SKK 80/ 2,66; SVIZZERA FR 3,00; UNGHERIA FT 495; U.S.A $ 1,50

Draghi:dalla disoccupazione rischio proteste estreme

Il Cavaliere: perseguitato dai magistrati come me. Rete invasa da messaggi di condanna. I funerali in forma privata

Letta: non siamo una minaccia per lEuropa Morto a 94 anni il senatore dc. Napolitano: lo giudicher la storia
ROMA LItalia non una minaccia per leurozona. Lo dice il premier Enrico Letta in unintervista a Limes. E ieri, incontrando il premier spagnolo Rajoy, ha auspicato risposte immediate e concrete per evitare lantieuropeismo. Draghi avverte: La disoccupazione pu creare proteste estreme. CARACCIOLO, DARGENIO E POLIDORI ALLE PAGINE 12 E 13

Andreotti, i misteri del potere


LA LEGGENDA DI BELZEB
EUGENIO SCALFARI
IULIO Andreotti stato il vero e mai risolto mistero della prima Repubblica. Una cosa certa: Andreotti stato un personaggio inquietante e indecifrabile, lincrocio accuratamente dosato dun mandarino cinese e dun cardinale settecentesco. Ha tessuto per quarantanni, infaticabilmente, una complicatissima ragnatela servendosi di tutti i materiali disponibili, dai pi nobili ai pi scadenti e sordidi. stato lambito da una quantit di scandali senza che mai si venisse a capo di alcuno. Lelenco lungo: lo scandalo del Sifar (era ministro della Difesa allepoca dei dossier di De Lorenzo e di Allavena). SEGUE A PAGINA 49

Il retroscena

Diktat Pdl sulla giustizia e il Pd cede a Nitto Palma


FRANCESCO BEI
ACCORDO c, nonostante i forti mal di pancia allinterno del Pd. E cos Francesco Nitto Palma, ex Guardasigilli di Berlusconi, amico di Nicola Cosentino, quello che tent fino allultimo di ricandidarlo per evitargli la galera, oggi sar eletto presidente della commissione Giustizia del Senato. Con i voti del centrosinistra. Lex magistrato del porto delle nebbie il boccone pi amaro da ingoiare per il Pd. Ma nemmeno tre giorni di trattativa con il coltello fra i denti (portata avanti dai capigruppo Zanda e Speranza) sono stati sufficienti per far desistere il Cavaliere dal suo obiettivo. SEGUE A PAGINA 17

Il personaggio

Il racconto

Da Pecorelli alla mafia il lato oscuro del Divo


ALBERTO STATERA
ELZEB salito in cielo ieri alle 12,25. S, in cielo, non agli inferi come a Satana spetterebbe, non solo perch l'Italia ha memoria cortissima, non solo perch fino a poco tempo fa frequentava i papi e la sua parrocchia alle sei di ogni mattina, ma perch nel succedersi delle ere l'imprinting nazionale rimane a tutt'oggi il neoandreottismo. Un cocktail di furbizia e potere, levit e cinismo, pragmatismo e menzogna, impulsi delinquenziali e intuizioni folgoranti. SEGUE A PAGINA 8

Zio Giulio e gli aforismi di una piccola Italietta


FRANCESCO MERLO
TATE attenti: il monumento che in queste ore stiamo innalzando al caro estinto il monumento che lItalia fa a se stessa, al peggio di s. E la lingua di Belzeb, che per sua natura sempre biforcuta, diventa revival. Meglio tirare a campare che tirare le cuoia suona dunque come la sigla di Carosello. I verdi sono come i cocomeri, rossi dentro e verdi fuori nostalgia, proprio come e la pioggia che va dei Rokes o apro gli occhi e ti penso dellEquipe 84. SEGUE A PAGINA 10

Le misure

Nuovi tagli e immobili per trovare sei miliardi


ROBERTO PETRINI A PAGINA 12
Il senatore a vita Giulio Andreotti SERVIZI DA PAGINA 2 A PAGINA 11

La Cassazione respinge il ricorso: i processi restano a Milano, no al trasferimento a Brescia

Ruby e Mediaset, Berlusconi sconfitto


Lappello di Ferite a morte Cresce la tensione a Tripoli

Celentano e Claudia Mori Contro la violenza sulle donne faremo film per la tv
DE GREGORIO A PAGINA 20
Il leader del Pdl Silvio Berlusconi ROMA Continueranno a essere celebrati a Milano i processi Ruby e Mediaset, che vedono imputato Silvio Berlusconi. I giudici della sesta sezione penale della corte di Cassazione hanno respinto listanza presentata dai legali del Cavaliere che chiedevano il trasferimento a Brescia, per legittimo sospetto. LOPAPA E MILELLA ALLE PAGINE 14 E 15

Libia, gli integralisti assediano il palazzo Deve essere cacciato chi stava con Gheddafi
NIGRO A PAGINA 22

Caccia allo stalker fuggito su una moto

I timori del ministro Mauro

Milano, aggressione a una ragazza incinta colpita con lacido davanti allospedale
CEREDA A PAGINA 21

Roma frena Israele No ai raid su Damasco senza mandato Onu in Libano soldati in pericolo
SERVIZIO A PAGINA 22

la Repubblica

MARTED 7 MAGGIO 2013

LA MORTE DI ANDREOTTI POLITICA INTERNA


AL GOVERNO
Nel 1947, a 28 anni, Giulio Andreotti sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Alcide De Gasperi

CON IL PAPA
Con papa Giovanni XXIII Il rapporto con il Vaticano e con i Papi fu decisivo nella vita politica di Andreotti

PREMIER
Nel 1972 diventa presidente del Consiglio per la prima volta: stato premier sette volte, lultima nel 1991-92

Le tappe

Il personaggio

ADDIO AD ANDREOTTI LUOMO DEI MISTERI E DELLA PRIMA REPUBBLICA


Dalla Dc di De Gasperi ai vertici del potere. E ai processi
FILIPPO CECCARELLI
E N andato, come diceva lui, allaltro mondo. Espressione molto romana, tra il vago e il reticente, attraversata com da un fremito di pudore. Ma per nessun altro uomo politico come per Andreotti il classico dilemma dellaldil, Inferno o Paradiso, inesorabilmente si proietta nella pi stralunata e insieme appropriata dimensione - e non solo perch in vita fu detto Belzeb. A chiamarlo come il capo dei diavoli fu Bettino Craxi, che pure non era uno stinco di santo. Erano i primissimi anni 80 e centrava la P2, per cui Gelli sarebbe stato solo Belfagor, un demonio minore. Ma troppe altre sulfuree leggende aleggiavano gi da allora su un personaggio che pareva alimentare la sua stessa leggenda nera: golpe cavalcati o sventati, spioni come Giannettini contraddetti e tuttavia protetti, grotteschi palazzinari in vena di regalie (A Fra, che te serve?), bancarottieri in odore di mafia alla Sindona aiutati oltre ogni ragionevole prudenza; manca solo - diceva lui - che mi accusino di aver innescato le guerre puniche. E per, ora che se n andato, non simmaginano quanti tesori di arguzia, quante sontuose allusioni abbia speso Andreotti per ingannare ed esorcizzare la morte. Da cui peraltro era attratto. Forse perch bambino accompagnava un parroco a impartire lestrema unzione ai moribondi. Forse perch la paura della morte era anche per lui la molla segreta che laveva spinto in quel gioco selvaggio che il potere. Al centro di Roma, oltretutto, dove lui nato e cresciuto, non c chiesa barocca che non mostri qualche teschio e ossa scolpite nel marmo lucido, ma anche autentici re- A chiamarlo perti organici, su cui co- Belzeb fu munque riflettere riguardo alla provviso- Bettino Craxi, per riet delle cose terrene. distinguerlo dal Cos frequentava fune- Gelli-Belfagor rali con serena rassegnazione e scolpiva sapidi necrologi su quanti via via scomparivano dal suo orizzonte con il pietoso e al tempo stesso fiero sollievo del sopravvissuto. Non di rado, di qualcuno che in vita era stato cattivo o malaugurante nei suoi confronti, faceva notare che nel frattempo quello se nera andato allaltro mondo, mentre lui - specificava - era ancora l. L dove, precisamente, difficile dire. Sulla terra, forse. O magari a Palazzo Chigi o in qualche altro luogo segnalato dal tappeto rosso, piuttosto che dallo zerbino, o pezza da piedi che fosse. Sempre da bambino, anzi pi precisamente da chierichetto, si narra che partecipasse alle processioni tenendo in mano un cero e anche per questo certi ragazzacci lo prendevano in giro. Taci un giorno, taci un altro, il piccolo Giulio mostr una grande pazienza, poi al terzo si scocci altro suo tipico verbo e spense il cero nellocchio del discolo pi a portata di mano. Distingueva con qualche buonsenso tra morte lenta e morte secca, improvvisa, apoplettica. Questultima a suo giudizio favoriva il lavoro degli storici e la sua personale curiosit. Una volta confess che il massimo del piacere sarebbe stato visitare lo studio di un cardinale crepato di schianto, poche ore prima, in modo che il poveretto non avesse avuto il tempo di far sparire gli altarini o di infiocchettare gli indispensabili scheletri nel-

Al fianco di De Gasperi
REPUBBLICA.IT Speciale multimediale su Andreotti con i videocommenti di Ezio Mauro ed Eugenio Scalfari

Allestero

LE CONTRADDIZIONI ITALIANE
Per il New York Times ha incarnato le contraddizioni dellItalia del dopoguerra

ELLEKAPPA

UNA FIGURA CONTROVERSA


Una figura controversa per il Washington Post che ricorda il bacio donore con Riina

La stagione del Caf

ASTUTO E AMBIGUO
Il Financial Times lo descrive come astuto ed enigmatico, segnato da ambiguit

larmadio. E tuttavia sapeva anche essere amabile, molto educato e cortese nella sua indubitabile freddezza; e sempre ricordava ogni cosa con prodigiosa memoria. Aveva una testa molto grande, ossuta e ricoperta di capelli che sulla nuca prendevano laspetto di piume duccello; ed era molto pi alto di quel che si poteva pensare. A proposito del suo pallore, a met degli anni 70 ebbe un pubblico scambio con Pasolini; poi di nuovo il cereo incarnato andreottiano venne notato nel 1992 dal ministro della Giustizia Martelli la mattina dei funerali di Salvo Lima. In quel caso non ci furono repliche, quel volto livido e impietrito esprimeva meglio di qualsiasi altro segno larrivo del cataclisma: Domani vedremo venire la valanga, la triste valanga degli uomini di Stato. Pietro Nenni e diversi altri milioni di italiani lo chiamavano il gobbo. Tale evocatissima gibbosit da intendersi come lemblema glorioso e beffardo di una classe politica che non aveva avuto il tempo, tantomeno la vanit di preoccuparsi delle proprie storture estetiche, e anzi da esse traeva potenza e virt. Il calco della celebre gobba oggi visibile, in formato debitamente fetish, sullo scranno occupato da Andreotti a Palazzo Madama, come pure documentato dalla impressionante foto che compare nellultimissima edizione della fortunata biografia di Massimo Franco (Mondadori, 2008). Soffriva di emicrania e in proposito - i casi della vita e della morte! - si scambi ricette con Mino Pecorelli, che poi le procure accusarono di aver fatto ammazzare. Per via del memoriale Moro, che il generale Dalla Chiesa avrebbe recuperato anzitempo e che di Andreotti con-

la Repubblica

MARTED 7 MAGGIO 2013

PER SAPERNE DI PI www.repubblica.it www.senato.it

IL CASO MORO
Il 16 marzo 1978, nel giorno della fiducia al quarto governo Andreotti, appoggiato dal Pci, le Br sequestrano Aldo Moro con un agguato in via Fani a Roma

Sfilata di ex Dc alla camera ardente

Oggi i funerali, ma non saranno di Stato Aveva chiesto una cerimonia privata
ROMA Non avr funerali di Stato perch cos aveva chiesto. Era una sua vecchia idea, ha sempre voluto tenere un profilo basso, spiega uscendo dal palazzo di Corso Vittorio Emanuele 326 Enzo Scotti che di Giulio Andreotti fu ministro del Lavoro nel governo che nacque il 16 marzo 1978, il giorno del rapimento di Aldo Moro. Saranno invece funerali privati quelli che si terranno oggi alle 17 nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, proprio dietro casa del senatore a vita, a due passi dal lungotevere e da via della Conciliazione. Anche la camera ardente, allestita nel salone di casa Andreotti, al quarto piano di un palazzo che ospita tra gli altri la sede del partito Repubblicano, riservata solo agli amici pi stretti. morto serenamente, afferma Mario Barone, curatore dellarchivio Andreotti (due piani nel palazzo dellIstituto Sturzo, nel centro di Roma) che poi racconta: A trovarlo morto stato il genero Marco Ravaglioli, il marito di Serena, la figlia minore. Stamattina, dagli Stati Uniti, arriver laltro figlio, Lamberto, 62 anni, ad della multinazionale farmaceutica Bristol-Myers. Ieri, per tutta la giornata, processione di ex democristiani nella casa di Corso Vittorio Emanuele: Emilio Colombo, Paolo Cirino Pomicino, Giuseppe Pisanu. Visite anche da Giulia Bongiorno, Pier Ferdinando Casini, Gianni Letta, Pippo Baudo, Bruno Vespa. (mauro favale)
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FOTO:CONTRASTO

teneva, come poi si pot leggere, un terribile ritratto. Ragion di Stato e frivolezze daltri tempi si mischiano oggi in un ricordo da cui risulta molto difficile separare il chiaro e lo scuro. Faceva collezione di campanelli. Si dichiar alla futura moglie, donna Livia, detta la Marescialla, durante una visita al cimitero. Qualche volta giocava a gin-rummy. In una rara occasione mondana una signora esuberante lo prese sottobraccio per condurlo su una pista da ballo: Non ho mai ballato con un presidente del Consiglio, gli disse, Neppure io rispose lui gelido, e tenendo fermi occhi e busto, ma lavorando di piedi e gambe, prese ad allontanarsi dalla svenevole scocciatrice. Erede di De Gasperi, capocorrente di Lima, Sbardella, Ciarrapico, protettore dei ciellini, forse autore (con lo pseudonimo di Giulio Romanotti) di un volume di archeologiche intercettazioni telefoniche. Per marito quasi perfetto, padre un po assente, nonno tenerissimo: Non ama le Dalla corrente dei vacanze, non ama il ma- Lima e Sbardella re, non ama le passeggiate, non ama prende- alla protezione re il sole ha raccontato di Comunione la figlia Serena: La ve- e Liberazione rit che se non fa politica si annoia. Ha sempre dormito pochissimo. Scriveva con un pennarello a punta sottile, grafia ordinata, ma incomprensibile. Ha conservato quintali di documenti, oggi ordinati nel mitico archivio presso lIstituto Sturzo. Andava a messa molto presto e i poveri, che avevano

imparato le sue abitudini, si aspettavano alluscita una divertita distribuzione di banconote sul sagrato. Nel vecchio ufficio di piazza Montecitorio, dietro una tendina, cera una specie di dispensa con generi alimentari per i pi indigenti fra i suoi clientes. A studio, come lo definiva, Andreotti riceveva gli amici nella stanza da bagno mentre si faceva fare la barba dal barbiere pensionato della Camera; e in tempi non ancora segnati da riemersioni di regalit accoglieva il suo amico e vegliardo giornalista Frattarelli: Emilio, siediti sul trono! e con il lungo, sottilissimo dito indicava il bidt. Sublime leader anti-reto- Come Talleyrand rico, come mai lItalia ne ha non aveva idee n avuti. Al suo talento giornalistico si devono alcune straor- opinioni, ma dinarie sintesi rimaste nella aiutava a dare memoria collettiva riciclan- forma al caos do immagini di vita quotidiana, il sassolino nelle scarpe, non rimarr in panchina, mi riprendo i voti in frigorifero, vado in Cina con Craxi e i suoi cari. Andreotti pronunciava tali freddure a denti stretti, talvolta accompagnandole con una specie di mormorio che gli faceva eco, ehm-ehm, oppure il triplice nsommnsommm-nsomm. La gente rideva perch Andreotti sempre stato considerato un uomo spiritoso e un battutista deluxe. In realt il suo umorismo pare qualcosa di pi complesso, per nulla affatto spensierato, come del resto la sua vita e la sua stessa memoria. Altre due famose sentenze vale qui la pena di menzionare. Quella, pare di provenienza curiale, che dice

che a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca sempre; e laltra, pure esportata alla Commedie francaise e ne Il Padrino numero 3 (dove viene pronunciata dallassassino durante uno strangolamento), secondo cui il potere logora chi non ce lha. Non si discute qui della sostanziale veridicit di tali massime, ma dello slittamento che mettono in luce e che spesso ha portato fatalmente Andreotti a traslocare dal pi celeste scetticismo a un nero, ansiogeno e mefitico cinismo. Peraltro da lui duramente pagato. Vedi, al di l del bacio a Tot Riina, linsieme delle carte dei Pm di Palermo e Perugia, e vedi anche le assoluzioni a met. Imputato modello, ha fatto in tempo a riconquistare, se non linnocenza, almeno la rispettabilit. Nel frattempo ha adottato dei profughi albanesi. Ha lasciato che alle elezioni si presentassero dei suoi omonimi. Una volta ha votato per Pippo Franco (e per Giulia Buongiorno). Ha recitato con Alberto Sordi e girato diversi spot, uno anche con Valeria Marini, e in un impressionante poster con un dito nel gorgonzola. Ha benedetto tre generazioni di imitatori e vignettisti. Ha raccontato il suo intenso rapporto con il cinema in una interminabile serie di sedute con Tatti Sanguineti, ingiustamente neglette dalle tv del duopolio. E qui che ha espresso tutta la sua avversione per un sistema mediatico inoltratosi ormai nella endovaginoscopia o nella monta taurina del Grande Fratello. Una sua considerazione, di cui si trova un frammento su YouTube, celebra il senso della sua pi che mutevole linea politica: Che poi, quando uno si volta, quello che c a destra diventa di sinistra. Su Andreotti, colto allapice della sua storia, fine anni 80, Gaio Fratini ha scritto uno splendido epigramma che si conclude con un monito, pure a futura memoria: Biografi, per lui il potere un gioco/ di prestigio che muta i dissidenti/ in truci adulatori impenitenti,/ e il gelo russo in libico fuoco. Tra Breznev e Gheddafi, secondo Pannella, stato comunque il miglior ministro degli Esteri. Per Rino Formica, e un po anche per Cossiga, un capo di governo vaticano prestato allItalia. De Chirico lha ritratto in giacca da camera; Guttuso vestito da cardinale. Daltra parte anche Talleyrand era un ecclesiastico: non gobbo, ma zoppo; e anche la nonna accoglieva i moribondi e gli dava lestremo saluto. In uno dei pi profondi libri sul potere, La rovina di Cash (Adelfi, 1983) Roberto Calasso traccia un ritratto del politico francese che, riletto oggi, evoca inconfondibili archetipi andreottiani: Non aveva idee, tanto meno opinioni, ma un oscuro torbido residuo di quella sapienza che soltanto accenna. Come pure: Aiutava il caos a prendere una forma passabile. Per chi, passabile, e soprattutto a quale prezzo, ancora troppo presto per dire con compiuta onest. Ora che se n andato allaltro mondo, si porta dietro il Passato. Ma cos come accadde per Talleyrand, Andreotti diventa qualcosa di ancor pi misterioso e imponente; una pietra abbandonata in un campo, incisa da una mano ignota, secondo regole ignote. Questi sopravvissuti, sottratti a ogni discendenza, hanno fisionomie che spiccano solitarie: la loro inutilit maestosa, la sapienza che forse non hanno e che certamente non vogliono trasmettere ci guarda in silenzio come ogni ricordo che accetta di distruggersi.
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Allestero

UN PAPA NERO
Il Papa nero dItalia titola la Suddeutsche Zeitung temuto per clientelismo e potere

LINOSSIDABILE
Le Monde lo definisce linossidabile, incarnazione delle miserie e delle glorie della Dc

SEMPRE AL POTERE
Capace di trattare con Dio e il diavolo senza perdere mai il suo posto al potere per il Pas

la Repubblica

MARTED 7 MAGGIO 2013

LA MORTE DI ANDREOTTI POLITICA INTERNA


LA CORRENTE
La corrente degli andreottiani a Roma era composta, tra gli altri, da Sbardella Ciarrapico, Evangelisti

PER SAPERNE DI PI www.giulioandreotti.org 91.212.219.214/archivioandreotti

LA FAMIGLIA
Giulio Andreotti insieme alla moglie, Livia Danese, sposata nel 1945: i due hanno quattro figli

SENATORE
Giulio Andreotti stato nominato senatore a vita nel 91 da Francesco Cossiga

Le tappe

Le reazioni

Berlusconi: contro di lui la sinistra e i pm


Napolitano: il giudizio spetta alla storia. Ma sul web condanne e ironie. La protesta grillina
SILVIO BUZZANCA
ROMA Centinaia di messaggi di cordoglio, ricordi affettuosi e devoti, ammirati o nostalgici. Evocazione di vicende ormai lontane. Giulio Andreotti morto e anche nel giorno fatale il suo nome fa discutere. Amici ed avversari. Soprattutto su Twitter dove accanto ai messaggi degli ammiratori appaiono quelli ironici, sarcastici, velenosi, beffardi. Tipo andato in Paradiso per insufficienza di prove. Ma c anche chi, come Silvio Berlusconi, usa la scomparsa del Divo Giulio per mettersi sullo stesso piano del leader dc. Come vittima della magistratura. Il Cavaliere scrive che contro la sua persona, la sinistra ha sperimentato una forma di lotta indegna di un Paese civile, basata sulla demonizzazione dell'avversario e sulla persecuzione giudiziaria. Secondo Berlusconi, quello usato contro di lui un metodo che conosciamo bene, perch la sinistra dell'odio e dell'invidia ha continuato a metterlo in campo anche contro l'avversario che non riusciva a battere nelle urne. Una posizione che non sembra trovare daccordo Pier Ferdinando Casini. Nonostante i processi, dice Casini, stato un uomo che

Roberto Saviano si chiede: Andreotti, il pi grande criminale o il pi perseguitato?


ha creduto sempre nelle istituzioni. Ha sempre espresso fiducia nello Stato e nei tribunali. Berlusconi alla fine auspica che agli anni della demonizzazione segua finalmente una pacificazione, di cui il governo appena insediato possa rappresentare il giusto prologo. Ma molti giudizi vanno nella direzione opposta.. Come, per esempio, quelli dei grillini che al Senato non hanno rispettato il minuto di silenzio in onore del senatore a vita. E la deputata Giulia Sarti ha scritto su

Twitter: morto Andreotti, il condannato prescritto per MAFIA!. La parola mafia appare spesso. Fabrizio Cicchitto, per esempio, lo ricorda come il mediatore per eccellenza. Per lui la mediazione era l'essenza della politica e andava esercitata con tutti, dal Pci ai grandi gruppi economico finanziari, agli alleati politici fino anche alla mafia tradizionale, mentre invece condusse una lotta senza quartiere contro quella corleonese, dice il deputato del Pdl. Arrivano anche i ricordi molto istituzionali di Enrico Letta o di Romano Prodi. Arriva quello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. che scrive: sulla sua opera potranno esprimersi valutazioni approfondite e compiute solo in sede di giudizio storico. Non si pronuncia Ro-

berto Saviano che pone unalternativa secca: Andreotti: il pi grande criminale di questo paese, perch l'ha sempre fatta franca, o il pi grande perseguitato. Massimo DAlema, ha ricordato il suo atteggiamento sempre dialogante: Si trattato certamente di un leader anche molto discusso. Ma corrono giudizi politici molto pi duri. Antonio Ingroia, per esempio, dice: Con la sua morte se ne va un protagonista, pi spesso negativo che positivo, della storia italiana degli ultimi 70 anni. Il magistrato ricorda la scomparsa avvenuta domenica di Agnese Borsellino, la contrappone a quella di Andreotti, che giunse a stringere accordi con la mafia. Andreotti, con le sue tante ombre e poche luci, morto, l'andreottismo sicuramente no.
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IL PRESIDENTE
Napolitano esprime lestremo saluto della Repubblica: lo giudicher la storia

TIFOSO GIALLOROSSO
Andreotti fu un grande tifoso della Roma nell83 imped il passaggio di Falcao allInter

LAula della Camera osserva un minuto di silenzio

Lintervista

Giulia Bongiorno, avvocato di Andreotti nel processo per mafia: sempre stato con la gente, chi parlava male di lui non lo conosceva

LIANA MILELLA
ROMA Durante gli anni dei processi di Palermo e Perugia, in cui lo accusavano di intese con la mafia, Belzeb ha avuto accanto un angelo custode: Giulia Bongiorno, il suo avvocato, che svenne dopo la condanna di Perugia e lanci il famoso e vai! quando fu assolto. Un rapporto fortissimo di condivisione. Ora lei, che ha lo studio legale nellufficio di Andreotti di piazza san Lorenzo in Lucina, non riesce a trattenere le lacrime. Come definisce questo legame? Forse ho contributo alle sue assoluzioni, ma credo che lui mi abbia dato di pi. Un rapporto cos intenso e importante non pu essere etichettato. Che cosa le mancher di Giulio Andreotti? Il privilegio di guardare il mondo con i suoi occhi. Anche nei momenti drammatici, sapeva conservare una visione positiva. Mi diceva che la volont quella che permette di superare gli ostacoli, volont e spirito di sacrificio erano i suoi capisaldi. Chi era per lei? Un politico intelligentissimo, che nonostante abbia avuto molto potere non ha mai perso la capacit di essere vicino alla gente. An-

Non attacc mai il sistema per difendersi rispettava le istituzioni senza se e senza ma
PROCESSO
La giovane assistente di Franco Coppi, Giulia Bongiorno, ha difeso Andreotti a Palermo e Perugia. Ieri ha accolto tra le lacrime la triste notizia

che se non lo ha mai pubblicizzato, dedicava molto tempo ai pi umili e mi diceva che si sentiva un popolano, uno qualunque. Ci teneva a sottolinearlo. Giudizi negativi infondati? Assolutamente s. Diranno che sono di parte, ed vero, lo sono. Ma credo che molti di quelli che hanno parlato male di lui non lo conoscevano a fondo. I processi. Assolto in parte, non unombra pesante? Lui stato assoltissimo, e lo dico perch conosco le carte. Ha ribaltato tutte le accuse. Anche

nella famosa prescrizione non c assolutamente un giudizio di colpevolezza. Che pensava Andreotti dei suoi accusatori? Si mai sfogato? S comportato come Berlusconi? Be, Andreotti aveva stile: mai attaccato un pm, mai chiesto il rinvio di unudienza anche quando gli sarebbe convenuto, mai screditato un pentito per paura che insieme ai bugiardi venissero screditati pure quelli che dicevano la verit. Diceva: Non voglio distruggere il sistema per sistemare me. Rimane memorabile quel Ho co-

Memoria formidabile

Aveva una memoria formidabile, ed era molto attento ai dettagli Con lui avevo un rapporto intenso Lunico suo cruccio era di non essere riuscito a formare degli allievi

munque fiducia nelle istituzioni con cui il 17 novembre 2002 accolse la notizia della condanna in appello al processo Pecorelli. Pregi e difetti in sintesi? Gli contestavo la concezione preistorica dei diritti delle donne e le posizioni sulla legge 40. Gli dicevo scherzando: Tra me e Ruini, lei dalla torre butterebbe me. Replicava: Riscatto la mentalit arretrata sulle donne avendo scelto te come avvocato. Unautocritica? Diceva che forse non era riuscito a formare allievi politici.

Un dono speciale? Una volta, dopo aver assistito a una mia arringa, mi mand dei polsini perle e oro: nel biglietto cera scritto che lunica cosa che non gli era piaciuta erano le maniche svolazzanti della toga. Una sua caratteristica? Una memoria formidabile, non dimenticava una ricorrenza. Ed era molto attento ai dettagli. Se gli parlavo di qualcosa che mi interessava, mi mandava un libro dapprofondimento. Una volta dissi che non sapevo bene quando facevo lonomastico e mi arriv una ricerca fatta da specialisti su santa Giulia. Un ricordo non processuale divertente? Una serata allippodromo in cui facemmo societ: puntava poco, ma vinceva sempre. La ricordo con piacere perch mi stupiva che si divertisse cos tanto. Leredit che le ha lasciato? Il rispetto delle istituzioni senza se e senza ma, pure se ti danno torto. Mi piace ricordare il senso dellumorismo, la capacit di sdrammatizzare con battute fulminanti, epigrammatiche. Aveva una leggerezza, dentro, meravigliosa. Quella dellintelligenza. Conversare con lui era piacevolissimo.
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I FATTI SALIENTI RACCONTATI DA REPUBBLICA E DAL CORRIERE

la Repubblica

MARTED 7 MAGGIO 2013

LA MORTE DI ANDREOTTI CRONACA


LA RICHIESTA
Il 27 marzo 1993 arriva al Senato la richiesta di autorizzazione a procedere per concorso in associazione a delinquere di stampo mafioso

LAPERTURA
Andreotti alla sbarra per mafia: il processo del secolo comincia nellaula bunker di Palermo il 26 settembre 1995

Le tappe

La giustizia
ATTILIO BOLZONI
ROMA Qualcuno disse pure che in un imprecisato giorno di un imprecisato anno gli avevano messo fra le mani limmaginetta della Madonna dellAnnunziata, la santa protettrice dei mafiosi. E che lui, davanti a misteriosi padrini, aveva ripetuto proprio quelle parole: Come carta ti brucio e come santa ti adoro, come brucia questa carta deve bruciare la mia carne se tradir la Cosa Nostra. Non era soltanto, come si vociferava, un amico sul quale potevano sempre contare. Era molto di pi: era la stessa cosa, era uno di loro. punciutu, punto, fece sapere il 4 marzo del 1993 il pentito Leonardo Messina a Gian Carlo Caselli appena sbarcato in Sicilia dopo le uccisioni di Falcone e Borsellino. Tre settimane dopo, il 27 marzo, sulla scrivania del ministro di Grazia e giustizia Giovanni Conso arriv la domanda di autorizzazione a procedere contro luomo politico pi potente dItalia per i reati di cui agli articoli 110 e 416 del codice penale e agli articoli 110 e 416 bis. Associazione a delinquere semplice e associazione a delinquere di tipo mafioso. Lindagato si chiamava Giulio Andreotti, per sette volte era stato presidente del Consiglio e per ventuno ministro della Repubblica. Il processo del secolo lhanno battezzato a Palermo. Milioni di pagine e di atti, interrogatori, testimonianze, confronti allamericana. I migliori investigatori della Dia sguinzagliati per tre anni sulle orme dei boss della Sicilia occidentale a caccia di carte riservate, foto dimenticate, fantasmi del passato. Trentotto, i collaboratori di giustizia schierati: dallo sconosciuto Maurizio Abbatino al famigerato Giovanni Brusca. In prima fila anche Tommaso Buscetta, Gaspare Mutolo e Francesco Marino Mannoia, Gioacchino Pennino e Antonino Calderone. LItalia si spaccata in due sulla sua innocenza e sulle sue colpe. Gli incontri con mafiosi di rango come Stefano Bontate, il per-

Dal bacio con Tot Riina al processo del secolo assolto, ma rest unombra
Quegli undici anni da imputato in odore di mafia
Laccusa del pentito
Lepisodio del bacio (mai dimostrato) tra Andreotti e Tot Riina fu raccontato da Balduccio Di Maggio. Andammo da Ignazio Salvo, nella stanza cerano Andreotti e Lima. Riina salut con un bacio tutti e tre gli uomini. Secondo il pentito, lincontro avvenne alla vigilia della sentenza del maxi processo relli il senatore fu prima assolto, poi condannato e alla fine ancora assolto insieme al boss Gaetano Badalamenti. Tutte incriminazioni risucchiate in un gorgo, tutte disperse nel vento di scirocco quando dalle nebbie mafiose apparve un uomo che parl di un bacio. Quel giorno anche il processo del secolo era gi finito. Chiuso per sempre. Io non lo so se si sono incontrati, ma se si sono incontrati si sono baciati, fu la felice battuta dellattore Ciccio Ingrassia, palermitanissimo, conoscitore di usi e costumi dei suoi conterranei. Aveva detto la sua proprio su quel famoso bacio. Il bacio (mai provato, per la verit) fra Giulio Andreotti e Tot Riina. Raccontato dal pentito Balduccio Di Maggio. Cos: Allappuntamento Tot Riina arriv con unutilitaria, mi disse che dovevamo andare da Ignazio Salvo... abbiamo percorso un corridoio fino in fondo, sulla destra cera una stanza e dentro cerano Andreotti e lonorevole Lima. Io strinsi la mano ad Andreotti e a Lima e baciai Ignazio, Tot Riina invece salut con un bacio tutti e tre gli uomini. Era la vigilia della sentenza del maxi processo, il primo con tutta Cosa Nostra alla sbarra. Lesito del dibattimento stava prendendo una piega che non piaceva ai boss, erano preoccupati per le annunciate condanne in Cassazione, volevano garanzie politiche. E secondo Balduccio Di Maggio ci fu quellincontro e ci fu quel bacio. Mai dimostrato nei tre gradi di giudizio. Non divent mai prova a carico dello zio Giulio. Al contrario, per molti fu la carica per disinnescare un robusto impianto accusatorio. Il processo contro il senatore a vita aveva per intanto ricostruito un quarto di secolo di complicit politico-mafiose in Sicilia e anche in Italia. A partire da quei cugini Salvo che tutti conoscevano a Palermo in tanti erano ai loro piedi e che lui, limputato pi eccellente, aveva sempre negato di aver incontrato. Purtroppo, confess un giorno allavvocatessa Giulia Bongiorno che lo difendeva. Purtroppo perch?, chiese lei. Rispose Andreotti: Perch so che, paradossalmente, per la mia difesa molto peggio non averli conosciuti. Diversamente avrei potuto dire: s, li ho conosciuti ma adesso contestatemi che cosa ho fatto per aiutare questi Salvo. Ma siccome non li ho conosciuti e non posso avventurarmi in una serie di bugie, questa mia negazione dar modo allaccusa di fermarsi al primo passaggio: conosce i Salvo e lo nega, chiss cosa c sotto. Il resto della storia del processo del secolo stato scritto in tre verdetti. Dopo undici anni di

verso legame con il suo console palermitano Salvo Lima, i patti segreti con Vito Ciancimino, i rapporti oscuri con il banchiere di dio Michele Sindona, la vicinanza al giudice ammazzasentenze Corrado Carnevale, lamicizia (ostinatamente sempre negata) con i cugini di Salemi Nino e Ignazio Salvo, gabellieri e soprattutto finanziatori di quella che il generale Carlo Alberto dalla Chiesa aveva definito la corrente politica pi inquinata dellisola. Gli andreottiani di Sicilia.

Per i picciotti era lo zio. Ed era tutto per loro. Si rivolgevano a lui se dovevano parlare con un giudice o aggiustare un processo, se dovevano far sentire la retinata a qualcuno a Roma, se cerano voti da spostare su questo o quellaltro candidato alla vigilia di unelezione. Lo zio Giulio. Accuse. Tante, tantissime. Quella gobba piena di omicidi, disse Orlando Galati Giordano, uno dei 38 uomini donore che erano passati dallaltra parte. Per il pi clamoroso luccisione del giornalista Mino Peco-

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MARTED 7 MAGGIO 2013

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LASSOLUZIONE
La sentenza di primo grado arriva il 23 ottobre 1999. Andreotti viene assolto perch il fatto non sussiste

I DUBBI
Assoluzione confermata in appello il 2 maggio 2003. Ma per i giudici limputato colpevole fino al 1980 (reato prescritto)

LA CASSAZIONE
Il 28 dicembre 2004 la Suprema Corte conferma lassoluzione. Resta lombra dei rapporti con i boss prima del 1980

Lintervista

Il procuratore che port Andreotti in tribunale: i giudici lo hanno dichiarato colpevole fino al 1980

PAOLO GRISERI
TORINO Un conto il doveroso rispetto per la morte di un uomo, un altro il giudizio storico e giudiziario. E su questo le carte parlano chiaro. Dice cos Giancarlo Caselli, luomo che, da Procuratore capo di Palermo, fece processare Giulio Andreotti per associazione mafiosa determinando, di fatto, la conclusione della sua carriera politica. Dottor Caselli, arrivato il momento di tirare le somme. Qual il suo giudizio su Giulio Andreotti? Un uomo che muore merita sempre rispetto e piet umana. Detto questo, chi era Andreotti? Quando lo ha incontrato la prima volta? Fu in Puglia. Era il 1964. Io prestavo servizio militare. Al termine di una esercitazione ci passarono in rassegna su di una jeep varie autorit tra cui Andreotti. Lo vidi cos, da lontano. Lincontro successivo? A parte le circostanze occasionali, al processo a Palermo. Voi della Procura di Palermo foste accusati di aver attaccato un politico di primo piano senza prove. Tant che Andreotti venne assolto. Non cos?
FOTO: ANSA

Caselli: rapporti provati coi boss stato salvato dalla prescrizione


Andreotti, a conoscenza di circostanze gravissime sullassassinio di Mattarella, inform mai la magistratura e gli inquirenti. E allora per quale motivo fu assolto? Lassoluzione riguarda soltanto i fatti successivi al 1980. Per i gravi fatti commessi fino a quella data Andreotti stato riconosciuto colpevole di associazione per delinquere con la mafia. Solo che il reato venne prescritto. Tant che lo stesso Andreotti fece ricorso contro la sentenza di appello. In cinquantanni di magistratura non ho mai visto un imputato ricorrere contro la sua assoluzione. Quella prescrizione vale anche per lepisodio del bacio a Tot Riina? Quellepisodio, narrato dal collaboratore Balduccio Di Maggio, non venne ritenuto sufficien-

temente riscontrato dai magistrati giudicanti che per non denunciarono mai Di Maggio per calunnia. Dopo gli anni del processo lei non ebbe pi occasione di incontrare Andreotti? Non lho mai pi incontrato. N le ha mai indirizzato messaggi? No. A meno che non vogliamo considerare un messaggio la nota dichiarazione per cui sarebbe stato meglio se il sottoscritto e Luciano Violante non fossimo mai nati.
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dibattimenti, nel 2003 la Suprema Corte ha emesso la sua sentenza. Con una prescrizione in ordine al reato di associazione a delinquere di tipo semplice (accertati dunque i rapporti dello zio con i boss fino al 1980, quando non cera ancora il 416 bis) e unassoluzione con formula dubitativa con il vecchio rito si chiamava insufficienza di prove in ordine al reato di associazione di tipo mafioso. Su un articolo del codice di procedura penale il 530 secondo comma anche dopo la fine del processo si infiammata per anni una guerra santa su e intorno Giulio Andreotti. Fra coloro che lavevano trascinato in Tribunale e quegli altri che non lavrebbero mai voluto vedere l. C chi ha sostenuto di avere riscritto con quel processo la vera storia dItalia fatta solo di trame, omicidi, affari illeciti, complotti e chi ha sempre creduto che Giulio Andreotti non sarebbe mai dovuto diventare un imputato. Tanti i colpevolisti a sinistra e in una fazione dellantimafia, tantissimi gli innocentisti a destra e fra pensatori garantisti di origine sicula. Chi lha vinto e chi lha perso il processo Andreotti? I procuratori di Palermo con Gian Carlo Caselli in testa hanno sempre ripetuto che andava fatto, gli altri hanno sempre ribadito che stata una vera e propria persecuzione. Nessuno, neanche dopo tanto tempo, stato mai sfiorato dal dubbio, da unincertezza. Nessuno si mai mai chiesto per esempio i procuratori se limpostazione accusatoria fosse proprio quella giusta. Nessuno per esempio tanti eredi della Democrazia cristiana ha mai rinnegato una sola volta un passato siciliano che puzzava di mafia. Chi lha vinto e chi lha perso il processo del secolo?
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AVVERSARIO
Gian Carlo Caselli, oggi procuratore a Torino: fu lui ad avviare il processo contro Andreotti

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Mai visto un imputato fare ricorso contro unassoluzione. Non ne usc da innocente, per questo fece appello
Non assolutamente cos. E la storia di Andreotti scagionato una pagina non bella nella vicenda politica e giornalistica italiana. Noi portammo a processo il senatore Andreotti in base a plurimi elementi di prova. In particolare le dichiarazioni un collaboratore di giustizia, Francesco Marino Mannoia, che narr di due incontri (di uno era stato testimone oculare), avvenuti in Sicilia tra lo stesso Andreotti e Stefano Bontade. Incontri che avevano per oggetto, com scritto nella sentenza di appello confermata in Cassazione, la discussione di fatti gravissimi in relazione alla delicatissima questione di Piersanti Mattarella. Mattarella, capo della Dc siciliana, venne ucciso dalla mafia. Che cosa centrava Andreotti? Mannoia raccont che il senatore era andato una prima volta da Bontade per cercare di far cessare le intimidazioni mafiose contro Mattarella, politico onesto che la mafia aveva deciso di uccidere. E una seconda volta Andreotti incontr Bontade per chiedere ragione dellassassinio di Mattarella che si era verificato qualche tempo prima. In nessuno dei due casi

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LA MORTE DI ANDREOTTI POLITICA INTERNA


PECORELLI
Il giornalista Mino Pecorelli, fondatore dellagenzia OP, fu assassinato a Roma nel 1979. Condannato in appello come mandante del delitto, Andreotti fu definitivamente assolto in Cassazione nel 2003

SINDONA
Il banchiere Michele Sindona mor avvelenato in prigione. In precedenza aveva visto fallire la sua Banca Privata Italiana. Andreotti si era mosso per evitare il crac dellistituto

Le tappe

La storia

Sindona e il delitto Pecorelli quel lato oscuro di Belzeb


Il senatore a vita: Mi attribuiscono pure le guerre puniche
(segue dalla prima pagina)

Omicidio eccellente
Il giornalista e direttore della rivista Op Mino Pecorelli viene assassinato a Roma il 20 marzo 1979. Aveva in preparazione un servizio in cui metteva in relazione Andreotti con lo scandalo Italcasse. Dellomicidio, quindici anni dopo, vengono accusati come mandanti Gaetano Badalamenti e Giulio Andreotti. Lex premier viene assolto in primo grado, condannato a 24 anni di reclusione in appello e infine assolto dalla Cassazione salvatore della lira Michele Sindona, il bancarottiere mafioso che stava depredando le banche e il paese, importando a Milano i metodi di Chicago, sulla scia dei predecessori referenti della mafia siciliana nella capitale del nord, Michelangelo Virgillito e Raffaele Ursini. Ci fu la sua firma, sempre negata, al killeraggio di Paolo Baffi, il grande economista gentiluomo successore di Guido Carli come governatore della Banca dItalia, che sub lonta di unaccusa di favoreggiamento e interesse privato in atti dufficio per essersi opposto al disegno di grassazione mafioso. Il direttore generale della Banca dItalia Mario Sarcinelli fu addirittura incarcerato, mentre Ugo La Malfa si disperava per lattacco indegno alla pi prestigiosa tecnostruttura di cui il paese era dotato. Non erano le guerre puniche, ma una deliberata operazione organizzata da Franco Evangelisti (quello cui il palazzinaro Gaetano Caltagirone chiedeva A Fra che te serve?), il luogotenente ufficiale al vertice della corte dei miracoli che orbitava intorno a Zio Giulio, come lo chiamavano direttori generali, palazzinari, appaltatori, mafiosi, boiardi statali piccoli e grandi. Sindona, per chi non lo ricordasse, fin avvelenato in carcere con una tazzina di caff dopo aver fatto uccidere Giorgio Ambrosoli, e resta il mistero su chi forn la bustina di zucchero avvelenato. De Gaspari parla con Dio, Andreotti col prete, disse di lui Indro Montanelli. Quando il giovanotto ventottenne, gi precocemente ingobbito o collotorto come dicevano dei devoti praticanti i comunisti che mangiavano i bambini, era sottosegretario. Diventato pluri-pluri ministro e presidente del Consiglio, Andreotti parl per tutta la vita sia con Dio che col prete. Dal Papa a Ciarrapico, dal presidente degli Stati Uniti a Licio Gelli, da Gheddafi a Caltagirone. E con fior di mafiosi. Quando Piersanti Mattarella, presidente della regione siciliana, decise di fare pulizia nella Democrazia cristiana locale ed entr nel mirino delle canne mozze lui and a parlare col boss Stefano Bontate. Ma non evit la fucilata che uccise Mattarella il 6 gennaio del 1980. La Dc siciliana era e rest la frangia politica pi inquinata da presenze mafiose, soprattutto quelle legate alla corrente andreottiana, come disse il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, anche lui finito ammazzato. Da Salvo Lima, finito anche lui sotto il fuoco mafioso perch ritenuto non pi affidabile dai capi, a Vito Ciancimino, lex sindaco di Palermo, che riciclava le tangenti transitanti per lIstituto

ALBERTO STATERA
STATO al tempo stesso lincarnazione del potere e il back-office del potere, in un vortice di mafiosi e fascisti, bancarottieri e generali felloni, faccendieri e cardinali empi, massoni e opusdeisti. Ma in cielo salito ieri come statista impagabile e padre della patria. Mi hanno attribuito tutto tranne le guerre puniche, diceva con la sua vocina riservata agli aforismi. Ma tu vuoi attribuirmi pure le guerre puniche, mi disse una volta in ascensore. Lo conoscevo da bambino, vicino di pianerottolo andavo a scuola con i suoi figli sulla Topolino blu del portiere. Lui, gi ministro, tornava a casa su una lancia blu, talvolta in frac e tuba. Poi dovetti occuparmi di lui professionalmente per quarantanni, mai attribuendogli le guerre puniche, ma qualche infima frazione della verit, concetto a lui pressoch sconosciuto e comunque non praticato nelle pi oscure vicende della prima Repubblica. Fu lui che nomin

per le Opere di Religione nei fruttuosi investimenti immobiliari a Milano. Come in una sorta di incrocio di destini, una trama in cui tutto si tiene nei decenni, nascevano allora le fortune palazzinare berlusconiane con Milano 2 e Milano 3, mentre i controllori mafiosi presidiavano Arcore e la Banca Rasini in piazza del Duomo curava gli amici e gli amici degli amici, che non erano solo a Palermo, ma anche nella segreteria di Stato vaticana. Crediamo di essere certi che mai Andreotti ordin un omicidio, tantomeno quello di Mino Pecorelli, il giornalista ricattatore legato ai servizi segreti, di cui fu accusato e assolto. Ma non possiamo dire lo stesso della sua corte dei miracoli, degli andreottiani mafiosi e bancarottieri, con i quali egli collabor concretamente fino al 1980, come ha sentenziato la Cassazione nel 2003. Del bacio a Tot Riina non riusciamo a credere, forse sbagliando, immaginandolo come una gag del Bagaglino, ma il legame con la mafia siciliana affonda invece le radici nella testa di un uomo dellaltro secolo che vi-

Lintervista

Forlani ricorda Andreotti e i tempi del Caf: Non era divorato dallambizione, ma prese su di s responsabilit grandissime

Emotivamente gelido, ha fatto della modestia una virt


GOFFREDO DE MARCHIS
ROMA Craxi la C. Andreotti la A. Arnaldo Forlani, 87 anni, la F. Era il CAF. Il patto di potere al quale si aggrapp la Prima repubblica per non morire finendo lo stesso travolta dalle inchieste giudiziarie. Adesso rimasto solo lui a ricordare quella stagione. E il Divo. Andreotti stato un personaggio complesso. Emotivamente gelido. Non era espansivo, tuttaltro. Ma nessuno pu mettere in dubbio il suo valore: rimane una personalit di grandissimo rilievo. Fu lincarnazione del potere? No. Era molto pi modesto di come viene descritto. Io non lho mai visto divorato dal tarlo dellambizione. I ruoli ai quali stato chiamato li assumeva o li declinava senza enfasi, con un certo distacco e in assoluta serenit. De Mita sostiene che non po-

Il pianto di Cirino Pomicino


EX DC
La commozione di Paolo Cirino Pomicino, pi volte ministro, andreottiano doc. A destra Arnaldo Forlani, ex segretario della Dc

un partito di centro che guarda a sinistra attribuita a De Gasperi, era farina del sacco di Giulio. La scrisse per la prima volta Andreotti sul Popolo in un articolo del 1946. Poi, De Gasperi la fece sua nel 48. I rapporti con la mafia. Al di l delle sentenze, ad Andreotti si rimprovera quello che lui stesso defin un quieto vivere con la criminalit. una frase estrapolata dal contesto. E che non rappresen-

Ingiustizia

teva stare senza una poltrona di governo. Anche perch come uomo di partito non fu mai un leader. Non cos. Ebbe maggiori responsabilit di governo perch fu chiamato a ricoprirle. Ma verr ricordato anche per il ruolo centrale di riferimento nellesperienza della Democrazia cristiana. Per il Caf fu un patto di potere fallimentare e molto contestato.

Il Caf fu lattuazione, niente di pi niente di meno, della linea politica emersa dal congresso nazionale della Dc, con il coinvolgimento nellesecutivo del Partito socialista nel momento in cui quella forza politica assumeva la piena autonomia dal Pci. Tutto il resto alterazione della verit. E dei fatti. Andreotti stato luomo della destra democristiana. Fu lopposto delluomo di destra. La famosa frase la Dc

stato perseguito dai giudici ingiustamente e anche in quel momento affront la vicenda con calma e con dignit
Lui e il partito

Fu lopposto delluomo di destra. De Gasperi si fidava ciecamente di lui Anche questo vorr pur dire qualcosa, no?

ta affatto il personaggio Andreotti. Era un uomo che affrontava tutti i problemi, compreso quello della lotta alla mafia, con grande seriet. stato perseguito dalla magistratura ingiustamente e anche in quella circostanza affront la vicenda con calma e con dignit. Stiamo parlando di un uomo che si preso responsabilit grandissime, assorbito totalmente dal suo ruolo di governo. De Gasperi si fidava ciecamente di lui. Anche questo vuol dire qualcosa, no?. Con le luci e le ombre, la vostra classe dirigente era migliore di quella attuale? Sono situazioni diverse. Andreotti stato sicuramente al centro di responsabilit politiche nel quadro del confronto democratico della Prima repubblica. Un personaggio di rilievo assoluto. Della Seconda repubblica, preferisco non dare giudizi.
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AMBROSOLI
Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, fu ucciso nel 1979. Andreotti disse di lui: una persona che in termini romaneschi si dice se landava cercando.

LAUTOCONTROLLO
PIERO OTTONE

CON VITALONE
Giulio Andreotti con Claudio Vitalone alla vigilia del processo Pecorelli

FOTO:ANSA

de gli americani sbarcare in Italia con laiuto, anche questo concreto, dei picciotti. Licio Gelli ha detto ieri che Andreotti ha portato con s nella tomba le migliaia di segreti che custodiva, a cominciare dalluccisione di Aldo Moro, che fu rapito nel giorno in cui lui presentava in Parlamento il suo governo. Ma dimentica quei 3500 faldoni di diari e memorie, di cui gi

Gli attacchi a Paolo Baffi, il rapporto ambiguo con Salvo Lima, le voci su Licio Gelli e gli intrecci con la vicenda della P2

cominciata la caccia. Chiss se dicono la verit di un uomo senza verit, che avrebbe potuto dire le parole che pronuncia Toni Servillo nel film Il Divo: Tutti a pensare che la verit... Invece la verit la fine del mondo. Difficilmente ci sar la verit sul conto segreto dello Ior che da molti gli viene attribuito e che ha terremotato il papato di Ratzinger e ha gi messo in

ebollizione quello fresco fresco di Francesco. Una cosa certa: il Belzeb salito ieri in cielo, che ha speso una vita per il potere e nel potere, ci lascia un paese un po a sua immagine e somiglianza, una classe dirigente che peggiore non si potrebbe, affogata nel neoandreottismo e nel neopiduismo. a. statera@repubblica. it
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ella mia lunga vita di giornalista mi colp il fatto che Giulio Andreotti non reagisse mai a quel che si pubblicava su di lui: non alle notizie su quel che faceva o ometteva di fare, non agli elogi, e passi, ma neanche alle critiche, agli attacchi, alle insinuazioni. Rara avis: la sua impassibilit, nel gran mondo della politica, era uneccezione. Un giorno mi capit di mandargli un biglietto, non so pi perch: forse due righe di accompagnamento per un libro, forse qualche altra ragione. Colsi loccasione per fare un cenno a quella sua impassibilit, che lo distingueva fra tutti gli uomini politici sulla piazza. Gli chiesi: Il suo silenzio su tutto quel che la riguarda dovuto a indifferenza, o a autocontrollo ? Ebbe la cortesia di rispondermi, con un biglietto laconico: Autocontrollo. Non era luomo cinico che sembrava, dunque? Laltro mio ricordo riguarda la conclusione della guerra di Segrate. Berlusconi era riuscito ad aggiudicarsi, corrompendo un giudice, il gruppo Espresso- Mondadori. Ciarrapico, personaggio di molte incarnazioni, fu il mediatore che pose fine alla guerra: il gruppo Espresso fu salvato. Dietro a Ciarrapico cera Andreotti, allora presidente del Consiglio. Che non disse mai verbo, n mai figur, n prima della mediazione, n durante, n dopo.

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LA MORTE DI ANDREOTTI CRONACA


ELLEKAPPA
Lassolto al cuore dello Stato: il gioco di parole usato da Ellekappa per raccontare lepilogo del processo di Palermo

BUCCHI
Un Andreotti raffigurato come un gatto che gioca col topo. Cos Massimo Bucchi ha disegnato il senatore a vita

Le vignette

Il racconto

Le frasi

Il potere logora chi non ce lha cos lantologia delle sue battute diventata lo specchio dellItalia
Arguzia, ambiguit, realismo: la ricetta delle frasi celebri
(segue dalla prima pagina)

ALTAN
Andreotti versione mefistofelica: cos Altan allude a uno dei pi celebri soprannomi di Andreotti, Belzeb cui tutte le vacche sono nere. Di quella innegabile contiguit tra la mafia siciliana e la Dc, dellinnervatura delluna nellaltra, sino ai cugini Salvo e a Salvo Lima, Andreotti diceva: Ho cercato di approfondire quelle insinuazioni che sono state fatte. E non ho trovato mai nulla, nemmeno un indizio. Io mi sono sempre affidato al tempo. Ci creda anche lei: il tempo galantuomo sul serio. E con il tempo, chi solleva polveroni vedr la polvere ricadergli addosso. Poi per, il suo realismo comico lo richiamava in servizio: Non bisogna lasciare tracce. Quali tracce ha lasciato Andreotti? Ogni volta che ho provato a tradurre i suoi aforismi a degli stranieri nessuno ha mai riso e non perch siano difficili da capire ma perch sono chiusi nel cortile-Italia, cifra stilistica di un mondo residuale. Anche il diavolo italiano allestero un povero diavolo di provincia,

FRANCESCO MERLO
INVECE quel linguaggio, quellantologia di detti e contraddetti, al di l della solennit della morte, esprime solo limpenetrabilit di quella lorda pozza che stata la nostra storia politica nel dopoguerra. E cominciamo col dire che non vero che i suoi aforismi erano musiliani o spengleriani, da grande pensatore del Novecento. Il potere logora chi non ce lha, per esempio era solo unintelligente stupidaggine alla Catalano e non una profondit alla Junger, perch ovvio che il potere fa bene alla salute e chi pu non si logora, mentre al contrario stanno male quelli che non possono. Ancora pi sciocca non basta avere ragione bisogna che ci sia qualcuno disposto a dartela. Eppure lItalia rideva. Sullaereo per Palermo, Andreotti una volta mi disse sono fiducioso in unassurdit, ma io gli risposi, sia pur con grande gentilezza, che non sempre riuscivo a ridere alle sue battute forse perch non sono andreottiano. E lui: Neppure io. Poi ascoltammo insieme la canzone di Francesco Baccini: Chi ha mangiato la torta? Chi ha sbagliato la manovra? Chi c dietro la piovra?. E ogni volta il coro rispondeva: Andreotti. Ricordo bene come i suoi occhiali da presbite rendevano grandi quegli occhi naturalmente piccoli: Mi piace. Sembra scritta da me. Ha messo in musica quello che io penso di me stesso e cio che a parte le guerre puniche, perch ero troppo giovane, mi viene attribuito di tutto. Andreotti copriva con larguzia realistica la pesantezza e linfelicit sua e dellItalia del dopoguerra, il Paese di cui era al tempo stesso lo statista e il diavolo. La sua ironia io sono una specie di mania nazionale esprimeva sempre ambiguit, complicit e complessit, evidenti ma imprendibili. E infatti ridacchiava. Perch ogni volta che confezionava una delle sue frasi si compiaceva di commettere un reato intellettuale: Il generale Dalla Chiesa cambiava spesso programma. Era abituato, forse per mestiere, a non fare quello che diceva. La disse, questa frase, commemorando in unintervista il suo grande amico Franco Evangelisti, quando appunto lonorevole a fra che te serve? era appena morto, e ovviamente era morto anche il generale. E tutti in coro risero, di allegria e di tenerezza, come hanno poi riso e ancora ridono alle barzellette di Berlusconi. Risero perch lItalia sempre serva di risata ostello. Ma pensate a quanto ruminare da boss cera in quella frase sul generale, quanta innocenza e al tempo stesso quanta colpevolezza conteneva, e quanto ammiccava alle polemiche, alle denunzie, al mistero mai risolto dellomicidio Dalla Chiesa. Giuseppe Alessi, storico e pulitissimo fondatore della Dc siciliana, il solo che non fu mai coinvolto e neppure sospettato di contiguit con la mafia, ci disse in unintervista: Dovevamo fermare il comunismo a qualsiasi costo, il comunismo pesante, quello che non avete conosciuto. Nellimmediato dopoguerra era meglio governare con i mafiosi piuttosto che consegnare il Paese ai comunisti di Stalin. Ebbene, per commentare questa terribile e rassegnata denunzia di Alessi, che partiva dalla guerra fredda e arrivava al processo di Palermo, An-

dreotti, che non perdeva mai il controllo di s, si alz in piedi: Non credo che Alessi si sia espresso davvero in questo modo, ma sicuramente la storia dItalia non andata cos. Anche perch cos si coprono con la politica le eventuali responsabilit delle singole persone. La politica diventerebbe una specie di scudo stellare e la storia della Sicilia la notte in

Lintervista

Il regista racconta lincontro con il soggetto del suo film pi famoso:

Sorrentino: Quella volta che il Divo


SILVIA FUMAROLA
ROMA Nello studio di Giulio Andreotti a Piazza San Lorenzo in Lucina mi aveva accompagnato Giuseppe DAvanzo. Dopo tre ore di conversazione, Peppe aveva fatto tutte le domande, anche le pi scomode ogni volta tremavo, pensavo che saremmo stati messi alla porta allistante Andreotti era riuscito a neutralizzarle. Dava risposte che si perdevano in dettagli insignificanti da farti dimenticare cosa gli avevi chiesto. Uscimmo e Peppe mi disse: Ha parlato per tre ore e non ha detto niente. Era indispensabile per Paolo Sorrentino, che nel 2008 prov a esplorare lenigma Andreotti con Il divo (con cui si aggiudic il premio della giuria al Festival di Cannes), conoscere il leader della Dc. Cos insieme al grande inviato di Repubblica, and a incontrarlo. Quando il film usc disse che era una mascalzonata, poi smorz i toni: Questa la cancello, le mascalzonate sono altre. Sorrentino, cosa la colp?

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Defin la pellicola una mascalzonata. Con una stizza sorprendente Poi per seppe ritrovare il suo aplomb
LAUTORE
Paolo Sorrentino. Sopra, Toni Servillo ne Il Divo

La capacit che aveva di rappresentarsi in un modo semplice mentre capivi che era un addensato di complessit. sempre stato protagonista nelle questioni decisive ma si sempre comportato come una comparsa. Molto riservato, sebbene di lui si sappia tanto, e grande comunicatore Lo vidi un paio di volte. Ebbi un po la sensazione, e mi rimasta, che con Andreotti non si arrivasse mai a un senso di familiarit. Era un monumento, che per faceva di tutto per dire che non lo era, per convincerti che avevi di fronte un persona. Un uomo abilissimo. Crede che gli piacesse la popolarit? Sapeva farsi amare dalla gen-

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VAURO
E il 1989. Dopo la caduta del muro di Berlino il Pci in pieno travaglio in vista di un possibile cambio di nome. Cos Vauro immagina Andreotti

e quel finto umorismo curiale si sfalda, non supera i confini e neppure dura nel tempo, come i merletti di donna Felicita. la solita Italia dei baci perugina, dei pensierini che Andreotti infilava come prodigi di campagna di elettorale. Quando Craxi, presidente del Consiglio, and in Cina con tutta la sua corte di nani e ballerine, Andreotti tir fuori questa battuta: Craxi andato in Cina, accompagnato dai suoi cari. Beppe Grillo, in quegli stessi giorni, ne fece una di pura dinamite: Se in Cina sono tutti socialisti, a chi rubano?. LItalia si compliment con Andreotti, ma solo la battuta di Grillo pu ancora essere tradotta e capita allestero. E invece linsipida battuta sul potere che logora chi non ce lha entrata nella leggenda nazionale e oggi ogni italiano che si vuol dare arie da cinico la ripete compiaciuto. Quellaltra, per esempio, vor-

rei esserci alla mia riabilitazione allude, al tempo stesso, alla malinconia e alla tracotanza, rimanda al dolore per i tempi della giustizia ma anche alla simpatia canagliesca per l impunit, esprime con falsa allegria la doppia presunzione di essere contemporaneamente un altro Tortora e un altro marchese del Grillo. Una volta disse: Se si sparge la voce che davvero non invecchio, rischio seriamente la polpetta avvelenata. Ed era, quella battuta, la forma greve dellelisir dellimmortalit che il dottor Scapagnini, pace allanima sua, avrebbe qualche anno dopo somministrato a Berlusconi. Cera lidea superandreottiana che il potere italiano pu essere abbattuto ma non battuto: la morte innaturale, il caff corretto, il veleno a Sindona, il nodo alla gola del banchiere Calvi, i colpi di pistola allavvocato Ambrosoli, la mitraglietta Skorpion che il brigatista

Neutralizzava le domande con dettagli che facevano dimenticare cosa avevi chiesto

mi parl tre ore senza dire niente


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te perch prima di altri che sarebbero venuti dopo, come Berlusconi, aveva la capacit di arrivare dappertutto: attraverso il tifo per la Roma, i libri, era scrittore di best seller, la battuta pronta, lironia popolare. Sapeva essere autoironico anche sul suo modo di essere curiale. Resta e rester un mistero, Scalfari lo disse in maniera precisa. Sintetizz che era un enigma difficile da decifrare. Perch decise di girare un film su di lui? Penso che un film debba essere anche un tentativo di esplorazione della complessit della psiche umana, e Andreotti era una miniera. Ma si sarebbero potuti

Forse molti dei misteri legati alla sua persona erano meno misteriosi di quello che si crede
CON REPUBBLICA
Il dvd de Il Divo di Sorrentino sar in vendita da venerd con Repubblica

fare tanti film, su tanti aspetti della sua vita: basti pensare ai rapporti col Vaticano e con i papi. Ha attraversato la storia dItalia. Mi affascinava la sua capacit di essere imperturbabile, lambizione di tutti noi che tendiamo di essere irascibili. Lo spiega alla Fallaci in unintervista: provava una forma di disprezzo per quelli che si arrabbiano. Era fermo in un mondo in movimento e riusciva a essere determinante. Credo sia la chiave di forza del potere S, quando raggiungi questo stadio sei molto prossimo a conoscere il potere. Pensa che sia stato sempre cos? Andreotti diventato celebre

e pubblico molto molto presto, gi a 24 anni ricopriva un ruolo fondamentale in politica e quando si diventa celebri difficile mettere a fuoco lidea di essere se stessi, tendi a indossare una maschera fin da giovane. Si potrebbe anche azzardare che molti dei misteri legati alla sua persona fossero meno misteriosi di quello che si crede. A un certo punto stato un catalizzatore di tutti i segreti di questo Paese, ma non detto che fosse realmente coinvolto. Chiss. Dopo luscita del Divo lha pi incontrato? No. Ma alla proiezione del film alla quale aveva assistito si era visibilmente infastidito, aveva minacciato di andare via. Una stizza sorprendente, vista la sua imperturbabilit proverbiale. La forza del cinema riesce ad arrivare dove la cronaca e il giornalismo arrivano meno. Perse un po del suo aplomb, che successivamente, parlando del film, ritrov. Aveva ritrovato la sua grande calma, quella con cui riusciva a portarti dove voleva lui.
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Germano Maccari scaric sul povero Moro rannicchiato nel bagagliaio della Renault rossa nel garage di via Montalcini. Andreotti era intraducibile perch era il piccolo Machiavelli di un cortile bloccato dal fattore K dove la Dc era pi forte delle bombe e dei morti per strada, del caff corretto al veleno e delle stragi sui treni, della finanza criminale e delle trame dei servizi segreti stranieri, un piccolo bruttissimo mondo antico la cui storia per dirla con Luciano Cafagna era allogena, veniva decisa sempre altrove. E Andreotti ha trafficato con la propria longevit di potente proprio come avrebbe fatto Berlusconi, che ricorreva anche alle medicine vitalistiche di don Verz: qual era let biologica del cuore di tenebra? Una volta Oscar Luigi Scalfaro disse: Le battute di Andreotti sono tutte accuratamente preparate. La sua genialit consiste nello spenderle al momento giusto. Chiss se era vero. Gli archivi sono pieni di andreottate e in queste ore di commemorazioni tutto un rifiorire di quel linguaggio che aggirava il problema grazie a un umorismo che ti lasciava soddisfatto solo in apparenza, allusioni, elusioni e di nuovo battute: Ci sono due tipi di matti, i matti matti e quelli che vogliono risanare le ferrovie. Quando smettevi di sorridere ti accorgevi che Andreotti non aveva detto nulla, ma che il senso era comunque e sempre miserabile: Bisogna sempre tenere un diario. Ed bene che qualcuno lo sappia. Quando gli chiesero se era vero che Gelli, da capo della P2, gli telefonava tutti i giorni, Andreotti rispose: Neanche con mia moglie, da fidanzati, ci sentivamo tutti i giorni. Lo ricordo nel suo studio di San Lorenzo in Lucina e poi in quello di Palazzo Giustiniani, quando ripeteva, con sarcasmo, queste due parole: Associazione mafiosa. E poi mostrava di fronte s la collezione di campanelli, la libreria con il dono che gli aveva fatto Gorbaciov, le lettere di De Gasperi, la kefiah di Arafat, ma ogni tanto tornava a ripetere, senza cambiare espressione, associazione mafiosa, e un poco si scaldava, se cos si pu dire, quando ricorreva, per nemesi, ai complotti che lo avevano visto per tutta la vita stratega, e ora lo vedevano vittima, i complotti americani, le misteriose vie attraverso le quali qualcuno nel mondo voleva fargli pagare chiss cosa Ebbene, anche in quel momento, quando pareva finalmente curvo sugli anni profondi della sua e nostra Italia, sulla Sicilia lontana e detestata, quando pareva che stesse guardando il proprio riflesso nella acque torbide del passato, ecco che improvvisamente recuperava se stesso: Nascosto nellombra c un Andreotti pi Andreotti di me?. Ma come possibile che lei sia amico di Gorbaciov e di Tot Riina? Risposta: Credo che Tot Riina sar inorgoglito dallequiparazione con Gorbaciov. Di sicuro fu amico di Sbardella, di Lima, di Ciarrapico stato amatissimo dalla peggiore politica italiana ed vero che a Palermo stato assolto, ma gli incontri con Badalamenti ci sono stati, secondo quella stessa sentenza di assoluzione. Forse vero che Andreotti in un certo senso era morto quando stato assolto, quando fin in modo cos ambiguo anche il processo del secolo che dopo avergli allungato la vita, lo ha assolto e prescritto, reso per sempre imprendibile come il senso delle sue battute e come Roma, con la quale si identificava sin dagli anni trenta fra sacrestie e conferenze, quando andava a trovare a Rebibbia il suo amico comunista Adriano Ossicini e gli portava le torte di mamma Rosa e gi frequentava la segreteria di stato di Pio XII: Non processano me, processano Roma, disse pi di una volta. Roma che come lui era circondata dalla storia, Roma che esprime il senso delle cose senza mai dannarsi lanima, una Roma da osteria quando disse: Amo cos tanto la Germania da desiderare che ce ne siano due. Solo in un Paese come lItalia uno statista poteva permettersi di rimpiangere il muro di Berlino, solo in Italia si poteva spacciare per arguzia la pesantezza di una frase cos reazionaria. Diciamo la verit: che cosa rimarr di tutte le sue battute se non la terribile densit del processo del secolo, con la sua mezza assoluzione finale? Cosa rimarr di lui se non quel che non stato sin in fondo, cio il colpevole? C qualche studioso che possa seriamente citare uno dei tanti libri che Andreotti ha scritto, o una legge che ci abbia cambiato, o una vittoria sociale, o una significativa opera pubblica, una reale gloria politica, una riforma, un orfanotrofio, un grattacielo, una nave? O non stato invece Andreotti un pretesto per costruire questo vuoto chiacchiericcio, la lingua sbrindellata della politica italiana dove a pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina?
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Le frasi

MARTED 7 MAGGIO 2013 ANNO 138 - N. 107

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di Federico Cella a pagina 25

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Il premier Letta LExpo, da sogno a volano per la ripresa


di Elisabetta Soglio a pagina 20

IL DIBATTITO SULLO IUS SOLI

Aveva 94 anni. Sette volte presidente del Consiglio: la guerra fredda, il compromesso storico, i segreti

LE INUTILI FORZATURE
di GIAN ANTONIO STELLA

Andreotti, il simbolo del potere


Divisioni, accuse e polemiche anche nel giorno della morte
La testimonianza

di STEFANIA TAMBURELLO
l presidente della Banca centrale europea Draghi sulloccupazione: rischio di proteste estreme. E annuncia: possibile un nuovo taglio dei tassi. A PAGINA 16

A PAGINA 13

CONTINUA A PAGINA 21

CONTINUA ALLE PAGINE 2 E 3

Di Caro, Ferrarella

Dalla tv alla Rete, le distrazioni che cancellano la realt (e la vera politica)

La dittatura del tempo sprecato


di CLAUDIO MAGRIS

di C. GIUZZI e F. SANFILIPPO
A PAGINA 23

di SERENA DANDINI
A PAGINA 23

A PAGINA 32

9 771120 498008

uale porzione di tempo possono dedicare ai cittadini i politici dai quali dipende la vita del Paese, detratte le ore per evadere le richieste di interviste o rispondere alle domande di giornali, radio e televisioni sui problemi del giorno, le ore per i talk show e le trasmissioni consacrate al dibattito? Lespansione cancerosa del bla bla globale sembra divorare, consumare, distruggere la politica concreta. la dittatura del tempo sprecato.

Nel Milanese

Lappello

Colpita al volto con lacido da un uomo su uno scooter

Una scelta di buon senso per fermare il femminicidio

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Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano

cile Kyenge, che vive la nomina a ministro dellIntegrazione con una certa euforica loquacit, riuscita a farsi bacchettare perfino dal presidente dei medici stranieri in Italia, Foad Aodi. Il quale le ha raccomandato di muoversi con cautela. Un passo alla volta. Partendo dalle cose che uniscono e non da quelle che dividono. Parole doro. A mettere troppa carne al fuoco, com noto, si rischia di bruciare tutto. Il tema centrale, gli altri vengono dopo, quello sollevato da Giorgio Napolitano quando si augur che in Parlamento si possa affrontare la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati. Negarla unautentica follia, unassurdit. I bambini hanno questa aspirazione. Verissimo. Ed uno dei temi che possono unire. Purch, appunto, lo si faccia nel modo giusto. Annunciare genericamente il passaggio dallo ius sanguinis allo ius soli, cio dalla cittadinanza ereditata dai genitori a quella riconosciuta automaticamente a chi nasce qui, senza spiegare bene come e con quali regole, un errore. Per carit, le reazioni isteriche di razzisti del web o della politica come Mario Borghezio, che si spinto a parlare di un governo bongo bongo e a dire che gli africani non hanno mai prodotto grandi geni, basta consultare lenciclopedia di Topolino, ignorando che erano neri ad esempio Esopo e Alexandre Dumas, cio due dei pi grandi e dei pi tradotti scrittori di tutti i tempi, andavano messe in conto. I razzisti sono quella roba l... Il guaio che il modo con cui la Kyenge ha annunciato, insieme con tante altre cose, un disegno

di legge in poche settimane per lo ius soli stato cos spiccio e insieme vago da creare una reazione di inquietudine, se non di ostilit, anche tra molti che danno per ovvia la necessit di cambiare la legge attuale. In realt, come hanno spiegato Graziella Bertocchi e Chiara Strozzi nel saggio Levoluzione delle leggi sulla cittadinanza: una prospettiva globale, non esiste una ricetta universale. NellEuropa del Settecento dominava lo ius soli figlio del feudalesimo che legava luomo alla terra e al feudatario. E lo ius sanguinis dorigine romana che oggi ci pare egoista verso gli altri, fu reintrodotto proprio dopo la Rivoluzione Francese. Non automatico che di qua stiano i buoni e di l i cattivi. In diversi Paesi africani dopo lindipendenza, Congo compreso, chi aveva lo ius soli labol allistante per passare allo ius sanguinis prevedendo in vari casi lobbligo di pelle nera. Una reazione forse comprensibile dopo il colonialismo ma, piaccia o no, razzista. Certo che, stando ai numeri, buona parte dei Paesi civili ha seguito da mezzo secolo in qua un percorso abbastanza comune verso lapprodo pi sensato: il sistema misto. Nel 1948 lo ius soli, scrivono le due studiose citate, risulta applicato nel 47% circa dei Paesi (76 su 162), lo ius sanguinis nel 41% (67 Paesi) mentre il misto adottato nel restante 12%. Tra i Paesi dove i nati sul suolo patrio erano subito cittadini cerano gli Stati Uniti, il Canada, tutti i Paesi dellOceania, la maggior parte dei Paesi dellAmerica Latina, le colonie inglesi e portoghesi in Africa e Asia e, in Europa, Regno Unito, Irlanda e Portogallo.

L sul suo letto vestito di blu con il rosario nero tra le mani
di MASSIMO FRANCO

Il senatore a vita Giulio Andreotti, democristiano, 7 volte presidente del Consiglio e ministro per 26 mandati, si spento ieri nella sua casa romana a 94 anni. I funerali si svolgeranno oggi nella Capitale. Non saranno esequie di Stato ma, per sua decisione, in forma privata. Il presidente Giorgio Napolitano ha scritto che sulla sua opera potranno esprimersi valutazioni approfondite e compiute solo in sede di giudizio storico, ricordando le divisioni del Paese sui vari processi in cui fu coinvolto. Per il premier Letta stato un attore di primissimo piano in oltre 60 anni di vita pubblica.
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UN TALLEYRAND UNA BIOGRAFIA CINICO, BONARIO TRA LA STORIA E MISTERIOSO E LA GIUSTIZIA


di SERGIO ROMANO
otr sembrare malizioso e irriverente, ma ho sempre pensato, con ammirazione, che Giulio Andreotti fosse una sorta di Talleyrand romano. Non aveva preso i voti, come il vescovo di Autun, ma aveva quella combinazione di bonariet, saggezza e cinismo che distingue molti prelati di curia.
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di GIOVANNI BIANCONI

ino a ora avevo sempre confidato nel tempo galantuomo e nella forza invincibile della ragione. Ma spero che vi siano pure leggi, in Italia, che tutelino lonore delle persone e smascherino lo scempio della verit; a esse io inesorabilmente mi appello, scriveva nel 1995 Giulio Andreotti in Cosa loro - Mai visti da vicino.
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I casi Ruby e Mediaset. Da 20 anni cercano di eliminarmi

FRANCESCO GARUFI / SINTESI

La Cassazione: restano a Milano i processi a Berlusconi Confido nellassoluzione


La sesta sezione della Cassazione ha respinto la richiesta avanzata dallex presidente del Consiglio di trasferire a Brescia i processi sui diritti tv Mediaset e Ruby allo scopo di sottrarli a tutti quei motivi che, secondo il leader del Pdl, a Milano minerebbero limparzialit dei giudici e la serenit delle parti. Quei motivi, stabilisce la Cassazione nel rigettare listanza e condannare Berlusconi al pagamento delle spese processuali, non esistono. La replica del Cavaliere: Sono ventanni che cercano di eliminarmi. Confido nellassoluzione. La difesa di Berlusconi chieder ora un altro rinvio.

Europa / Conti pubblici

a il solito doppiopetto blu presidenziale. E se non fosse per il rosario nero che gli avvolge le mani intrecciate sul grembo, e perch sdraiato sul letto vestito di tutto punto con gli occhi chiusi, potrebbe quasi sembrare il Giulio Andreotti di sempre. Ma il piccolo presepe vivente che lo circonda, stavolta, non nella sua stanza da letto per ascoltare le battute al curaro, o le perle di buonsenso romano-papalino. Le tre bombole a ossigeno accostate alla parete raccontano giorni di sofferenza. E il senatore a vita Emilio Colombo, vecchio alleato e avversario in decine di congressi democristiani e di quasi altrettanti governi, si fa un segno della croce che non solo un saluto a lui ma il commiato a unepoca della storia dItalia.

Giannelli

Imu, la Ue avverte lItalia Copertura entro met mese


di ENRICO MARRO

ovr passare per Bruxelles il previsto taglio dellImu sulla prima casa. LEuropa avverte lItalia: coperture entro met mese. A PAGINA 17 Ferraino, Santarpia

Europa / Lavoro

Draghi sulla disoccupazione: possibili proteste estreme

Primo Piano
1947 Con De Gasperi Andreotti fu collaboratore di Alcide De Gasperi (con lui, LaPresse) dal 45. Fu eletto nella Costituente, entr nel IV governo De Gasperi e nel 48 arriv alla Camera

Marted 7 Maggio 2013 Corriere della Sera

1919-2013

la vita
Il senatore a vita Giulio Andreotti scomparso ieri alle 12.25 nella sua casa romana. Aveva 94 anni. stato presidente del Consiglio sette volte e ha ricoperto 26 mandati ministeriali. Uomo simbolo della Democrazia cristiana dal dopoguerra fino agli anni Novanta, i suoi funerali si svolgeranno oggi alle 17, in forma privata, presso la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. La discussione sulla sua figura e il suo ruolo nella storia repubblicana stata influenzata, a partire dal 1993, dal suo coinvolgimento nelle indagini sulle attivit di Cosa Nostra da cui usc assolto o prescritto. La notizia della sua scomparsa stata data come breaking news da numerosissimi media internazionali.

1972 Lesordio Il primo dei 7 esecutivi da lui guidati dur quattro mesi: da febbraio a giugno 72. A lato, esce dallo studio di Leone con lincarico di formare il governo (Ap)

Nella stanza di Andreotti crocefisso e ricordi


Lex leader in doppiopetto, una coperta verde Mentre arrivano i quattro figli la moglie Livia, inconsapevole, resta in cucina
di nulla. E anche adesso, alle cinque del pomeriggio, mentre un silenzioso viavai di amici e mondi tramontati viene accompagnato a salutarlo per lultima volta, la moglie in cucina in compagnia della cognata Antonella Danese. Forse non capisce quanto successo. I figli vogliono che non si accorga che suo marito Giulio se n andato a novantaquattro anni. Gi, ci sono anche gli Andreotti: la trib pi discreta e invisibile del potere romano. Per il momento Stefano e Serena, due dei quattro figli. Gli altri, Lamberto, presidente della multinazionale Meyers Squibb, arriver da New York in serata, e la figlia maggiore Mari-

SEGUE DALLA PRIMA

n questa stanza nella penombra al quarto piano di corso Vittorio Emanuele che si affaccia sul Tevere e sul Vaticano, sorvegliato e protetto da un grande crocifisso di porcellana appeso sopra al letto, morto ieri mattina, poco dopo mezzogiorno, luomo-simbolo della Prima Repubblica. In quel momento in casa cerano soltanto Gloria, la badante filippina che lo assisteva con altri due connazionali, e Giancarlo Buttarelli, il capo della scorta con lui da oltre trentacinque anni. Cera anche la signora Livia, ma per fortuna non si accorta

I funerali Le esequie si terranno questo pomeriggio in forma privata a Roma

Al capezzale A ricevere le visite ci sono gli Andreotti, la trib pi discreta del potere

lena partita da Torino, dove vive. In compenso ci sono alcuni dei nipoti, Giulio Andreotti e Giulia Ravaglioli, figlio il primo di Stefano e laltra di Serena e del giornalista della Rai Marco Ravaglioli. Ci sono anche Marco e Luca Danese, i cugini. E sono loro, tutti insieme, ad accogliere ex ambasciatori e capi di gabinetto, alti burocrati e parlamentari figli della diaspora scudocrociata; e naturalmente sacerdoti. Il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, si offerto di celebrare la messa. E anche il suo predecessore, il decano del Sacro Collegio, Angelo Sodano. E il cardinale Fiorenzo Angelini non viene?, si chiedono nel salottino con le cineserie e le scatoline dargento allineate in ordine su un tavolino rotondo col drappo di velluto marrone. No, non ce la fa. E nemmeno il cardinale Achille Silvestrini. Sono molto vecchi anche loro, reduci di mille battaglie e pezzi dantiquariato del partito romano italo-vaticano. Ci sono invece il vescovo Matteo Zuppi, parroco di Santa Maria in Trastevere, la chiesa della comunit di SantEgidio, e padre Luigi Venturi, il parroco di San Giovan Battista dei Fiorentini, la chiesa di quartiere dove oggi alle 17 si celebreranno i funerali in forma privata: perch la famiglia non vuole una cerimonia di Stato. Parlano tutti del Presidente, come continuano a chiamarlo ricordando pagine ormai ingiallite di storia repubblicana. E la famiglia, con discrezione e garbo, ringrazia e stringe mani. Ma sempre un po appartata, cordiale e insieme vigile. Come se concedesse per lultima volta il padre e il nonno a quelle persone che lo hanno visto pi di loro. Non una veglia di potenti, ma di vecchi amici. S, sembra che Andreotti avesse anche amici. Non piange nessuno, perch probabilmente il divo Giulio, o Belzeb, come lo chiamano tuttora gli avversari pi irriducibili, non approverebbe. Anche Pier Ferdinando Casini e Gianni Letta sono confusi fra lavvoca-

to Barone e Luigi Turchi e il figlio Franz. Parlano come se tutto fosse uguale a prima. Le segretarie, Daniela e Patrizia, raccontano che lo studio a palazzo Giustiniani ormai era un guscio vuoto da mesi; e che da febbraio i figli avevano deciso di restituirlo al Senato per non tenere occupate le stanze in nome di una finzione. passato a salutare anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Sono arrivati appena si saputa la notizia Franco e Sandra Carraro. C la signora Santarelli, figlia di un amico storico dellex presidente. E figli e nipoti osservano, rispondono alle domande, sorridono perfino, con gentilezza. Quando Stefano Andreotti presenta a un Gianni Letta affranto il figlio, dicendogli: Ecco Giulio Andreotti, c un attimo di sorpresa. Poi spunta un ragazzo alto, con i capelli un po lunghi, in giacca blu e cravatta, che ha il nome del nonno e fa lavvocato. Laltro, quello vero, sul letto con la coperta verde di lana a fiori e la foto di madre Teresa di Calcutta sul comodino, nella stanza a met corridoio: quella annunciata dalla mensola di vetro dove sono esposti una parte dei campanelli dargento che il senatore a vita ha collezionato per gran parte della sua lunga vita. Oltre la porta a due ante, in questo appartamento bello ma senza lusso, riposa quello che per decenni stato considerato il sopravvissuto per antonomasia. Al punto che gli piaceva dire con civetteria: Io, in fondo, sono postumo di me stesso. Perch lui continuava a vivere mentre finivano la Guerra fredda, la Prima e la Seconda Repubblica, e morivano o si dimettevano i Papi. Non lavevano schiantato n i processi per mafia, dai quali era uscito assolto e, per alcuni reati, solo prescritto, n un potere che aveva regole, riferimenti e protagonisti lontani ormai anni luce da lui. Finch era esistito un modo diviso fra Occidente e comunismo, Andreotti era parso eterno. Era il suo mondo, nel quale si muoveva con la leggiadria e il cinismo di chi ne conosceva non solo le apparenze, ma anche il sottosuolo. Aveva presieduto i suoi primi governi nel 1972, alleato con i liberali. Il terzo era stato nel 1976, appoggiato dal Pci. E lultimo, il settimo, nel 1989, a capo di unalleanza con i socialisti di Bettino Craxi: lultimo della Prima Repubblica. Obiettivo: preservare la continuit dello Stato democristiano e un progresso senza avventure; e garantire il Vaticano, lEuropa e gli Usa come

Il personaggio

SEMPLIFICARE OGNI COSA IL SUO DONO E IL SUO LIMITE


di ALDO CAZZULLO
isto da vicino (come avrebbe detto lui), colpiva la grande capacit di semplificare anche il problema pi complicato. Era il suo dono, e anche il suo limite. Perch il confine che separa il semplificare dal banalizzare labile; e talora Giulio Andreotti lo superava. Riportava (o riduceva) a una battuta, a volte azzeccata a volte no, quasi tutto: i fatti di cronaca, le questioni della modernit, le tragedie italiane. Alla deputata comunista che a Montecitorio gli url presidente, qui fuori stanno picchiando i parlamentari!, rispose: Mi pare una buona ragione per restare dentro. I diritti delle coppie non sposate? Quando sento parlare di coppie mi vengono in mente i piccioni. Moro? Se fosse successo a me, oggi a piangere sarebbe Livia, sua moglie.

Era lanti-Moro anche in questo: rifuggiva dalla complessit, cercava sempre una rapida via duscita con un pragmatismo che sconfinava nel cinismo. Non era solo sense of humour o pratica di potere; era metodo. Cossiga ricordava che Montini considerato dai grandi vecchi democristiani il vero fondatore della Dc , dovendo scegliere un giovane della Federazione universitari cattolici da indicare a De Gasperi come sottosegretario, non pens al suo pupillo Moro, ma al grande semplificatore: Andreotti. Che comunque, almeno negli ultimi ventanni, non chiese mai di rileggere unintervista, a differenza di altri politici meno sicuri di s. (A domandare poi a Cossiga una battuta su di lui, rispondeva: Giulio un grande statista. Ma non dellItalia. Del Vaticano).
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Corriere della Sera Marted 7 Maggio 2013

Primo Piano
1978 Il rapimento Giulio Andreotti (a sinistra) con Emilio Colombo e Aldo Moro. Il 16 marzo 78, giorno del rapimento Moro, Andreotti ottiene la fiducia per il suo IV esecutivo (Olycom) 1984 Il Caf Bettino Craxi, con Arnaldo Forlani e Giulio Andreotti, ai tempi del cosiddetto Caf: lintesa nacque per distendere i rapporti molto tesi tra Dc e Psi (Giacominofoto)

1991 Senatore a vita Andreotti nominato senatore a vita nel 91 dal presidente Francesco Cossiga. Nella foto, il 2 giugno 2006 con Giorgio Napolitano (Emblema)

Gli chiesero che cosa avrebbe fatto se avesse avuto il potere assoluto. Rispose: sicuramente qualche sciocchezza

stelle polari. La Dc era solo uno strumento per governare. In realt, la forza e il potere andreottiani erano fuori, non dentro al partito. La sua base elettorale erano la Ciociaria, la burocrazia ministeriale romana, i conventi di suore, le congregazioni religiose. Come disse una volta lo scomparso capo dello Stato, Francesco Cossiga, Andreotti era il popolo del Papa dentro la Dc. Oppure un cardinale esterno, nella definizione dello storico Andrea Riccardi. Dei democristiani, di cui era un esemplare unico e dunque atipico, diffidava: forse perch aveva visto come erano stati rapidi a giubilare il suo mentore politico, Alcide De Gasperi, alla fine del centrismo e allinizio degli Anni Cinquanta del secolo scorso. Non per nulla non aveva mai ricoperto cari-

Folla sotto casa


Roma, civico 326 di corso Vittorio Emanuele II: sotto casa di Andreotti ieri si sono raccolti cittadini, giornalisti e fotografi (Benvegn-Guaitoli)

che di partito, tranne quella di capogruppo alla Camera. E la sua corrente era piccola, combattiva e cos variegata, per usare un eufemismo, che gli altri la chiamavano con una punta di razzismo le truppe di colore andreottiane. Erano la sua piccola massa di manovra per ottenere ministeri; per garantirsi una longevit governativa dovuta non tanto alle sue strategie, quanto al ruolo di conservatore del sistema e conoscitore della macchina dello Stato. Eppure, quando la Dc fin insieme con la Guerra fredda, lui ne rimase un cultore nostalgico: capiva che larchiviazione dellunit politica dei cattolici era anche quella dei suoi punti cardinali e della sua cultura politica. Dopo la diaspora scudocrociata, a piazza del Ges, sede storica della Dc a Roma, non voleva andare. Diceva che gli sembrava un condominio litigioso, con un partitino diverso a ogni piano. Da anni non era pi un burattinaio. Anzi, rischiava di essere usato per operazioni politiche che non condivideva. Accadde nel 2006, quando Silvio Berlusconi lo candid alla presidenza del Senato contro un altro ex democristiano, Franco Marini, scelto dal centrosinistra. Si illuse di essere una goccia dolio in grado di sbloccare la situazione. Ma fu la sua ultima illusione di potere, prima di un lungo oblo dal quale uscito solo ieri poco dopo mezzogiorno; e prima di essere di nuovo usato da partiti nei quali non si riconosce, come accaduto dopo la notizia della sua morte. Il piccolo mondo antico che ieri si ritrovato nel suo appartamento si mimetizzato e adattato ai nuovi potenti. Ma sapeva che luomo adagiato in doppiopetto blu nella stanza accanto, e poi nella bara allingresso di casa, era la loro autobiografia: lo specchio nel quale per decenni la maggioranza silenziosa e moderata dellItalia si era riflessa. Si tratta di unItalia che ha rifiutato fino allultimo la sua scomparsa, perpetuando il mito delleternit andreottiana per non ammettere di essere postuma anche lei di se stessa. Ma cest fini, finita, confessava a se stesso da tempo il suo segretario a palazzo Giustiniani, Salvatore Ruggieri. E stavolta finita davvero. Andreotti sar ricordato come quello della battuta sul potere che logora chi non ce lha: un monumento lessicale a un potere senza alternativa, cresciuto negli ultimi anni della Dc; e pagato a caro prezzo quando quella stagione si chiusa. Peccato che pochi ne ricordino unaltra, di molti anni prima. Chiesero allallora ministro di qualcosa che avrebbe fatto se avesse avuto il potere assoluto. Andreotti ci pens un secondo. Poi rispose: Sicuramente qualche sciocchezza. Era una lezione di democrazia che molti, a cominciare da lui, hanno finito per rimuovere.

AP Photo/Gregorio Borgia

Massimo Franco
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Corriere della Sera Marted 7 Maggio 2013

Primo Piano
1973 Viaggio a Tokyo Andreotti presidente del Consiglio stringe la mano del premier giapponese Kakuei Tanaka e di sua moglie al suo arrivo allaeroporto di Tokyo (Upi)

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1919-2013

Le reazioni

1990 La Lady di ferro Il premier Giulio Andreotti con lallora primo ministro britannico Margaret Thatcher nel settembre del 1990 a Londra (Afp Photo)

Amici, avversari e leader lo celebrano Napolitano: grande ruolo, giudizio alla storia
Letta: ha segnato unintera epoca. Gli apprezzamenti di israeliani e palestinesi
ROMA Non ha voluto i funerali di Stato. Ma Giulio Andreotti non se n andato nel silenzio. Dal presidente Giorgio Napolitano, ai capi di Stato stranieri, a personalit del Vaticano, via via fino a Francesco Totti, in molti, anche avversari politici, gli hanno tributato lonore delle armi. Sulla lunga esperienza di vita di Andreotti e sulla sua opera da lui prestata potranno esprimersi valutazioni approfondite e compiute solo in sede di giudizio storico, scrive Napolitano. E parla di una personalit che ne ha attraversato per un cinquantennio lintera storia, che ha svolto un ruolo di grande rilievo nelle istituzioni e che ha rappresentato con eccezionale continuit lItalia nelle relazioni internazionali e nella costruzione europea. Con lui se ne va un attore di primissimo piano di oltre sessantanni di vita pubblica nazionale, attesta il premier Enrico Letta. Ha segnato unintera epoca della nostra storia e per oltre ventanni ha portato la sua esperienza e la sua celebre ironia tra i banchi di Palazzo Madama aggiunge il presidente del Senato Grasso. Apprezzamenti dal presidente israeliano Shimon Peres: Eternamente grati per il suo ruolo nel salvataggio della comunit ebraica in Israele. Ma anche dallex capo Olp a Roma, Nemer Hammad: Fu lartefice della prima visita di Arafat in Italia. Contribu a cambiare lopinione pubblica mondiale verso la Palestina. Dallambasciatore David Thorne: Fu amico degli Usa e grande sostenitore della visione atlantica europea dellItalia. E dal presidente Ue Jos Barroso: Ebbe un ruolo cruciale per la costruzione europea e nelladesione di Spagna e Portogallo. Il cardinal Tarcisio Bertone piange la perdita di un valido servitore delle istituzioni, uomo di fede e figlio devoto della Chiesa. Pier Ferdinando Casini esce dal portone di casa Andreotti con un monito: La storia sar pi indulgente e obiettiva di certe ricostruzioni giornalistiche. Ma anche Massimo DAlema riconosce: Non si pu negare che abbia mantenuto aperto il dialogo anche con forze politiche lontane dal suo pensiero e che abbia contribuito a consolidare il ruolo e la presenza internazionale del nostro Paese. E persino il pdci Oliviero Diliberto dice: Dopo di lui non avversari, solo omuncoli. Contro la sua persona, la sinistra ha sperimentato una forma di lotta indegna di un Paese civile, basata sulla demonizzazione dellavversario e sulla persecuzione giudiziaria, accusa Silvio Berlusconi. Mentre il difensore Franco Coppi ricorda come il dolore pi grande di cui gli parl non fu per il processo, ma per la morte di Moro e lamarezza che gli attribuissero di averla utilizzata. Parla anche Licio Gelli: Ha usato i segreti per dare il benessere al popolo. E chi un uomo se li porta dietro.... Il sindaco Alemanno, infine, onora lAndreotti simbolo nel bene e nel male della citt. E Totti quello romanista: Tifer dal cielo.

Quegli incontri coi Pontefici

Virginia Piccolillo
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Giulio Andreotti sempre stato di casa in Vaticano. Una sorta di cardinale laico che ha conosciuto di persona, nel corso della sua vita, ben otto Pontefici. Come ha raccontato nel suo libro A ogni morte di Papa, Andreotti incontra Pio XI negli anni Trenta, infiltrandosi a unudienza pontifica dellAzione Cattolica del Belgio. Il Papa, colpito dalla sua giovanissima et, gli domanda se fosse un aspirante Pontefice anche lui. Limpegno nella Fuci consente ad Andreotti di essere ricevuto in udienza privata da Pio

Lintervista Paolo Cirino Pomicino: il suo sguardo lacerato nei giorni di Moro

Con me diceva anche le parolacce Ma gli ho dato del lei fino allultimo
Giulio Andreotti raccontato da Paolo Cirino Pomicino. Lo conobbi nel 74, ero un trentenne assessore al Comune di Napoli e lui il ministro del Bilancio. Con un altro giovane democristiano, Pino Amato, poi massacrato dalle bierre, avevamo deciso di entrare nella sua corrente. Gli detti subito del "lei", e sempre, fino allultimo, ho continuato a dargli del "lei". Ma con un privilegio: ho sempre avuto la possibilit di dirgli se, magari, pensavo stesse facendo una sciocchezza. Una volta, alla vigilia di un congresso, mi guard serio: "Scusa, Paolo: stai per caso insinuando che sono uno stronzo?". Era rarissimo sentirgli dire parolacce, la interpretai come una dimostrazione di grande complicit. Paolo Cirino Pomicino, 73 anni, da Napoli, fu uno dei grandi capi della Dc. Temuto. Riverito. Due volte ministro. Il pi eccentrico degli andreottiani (corrente potente e assai discussa, si andava da Salvo Lima e si finiva a Vittorio Sbardella, lo squalo). Pi che uomo di partito, per, Giulio era uomo di governo. Si era formato accanto a De Gasperi, questo ebbe sempre un peso. Certo i suoi uomini sapeva comunque difenderli, anche quando erano nel mirino. Fui personalmente testimone di un episodio che ho riferito ai giudici di Palermo. Lepisodio questo: un giorno vidi entrare Salvo Lima e Giovanni Falcone nel leggendario studio che Andreotti aveva a Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina. Quando uscirono, chiesi a Giulio: "Scusa, ho visto bene?". E lui: "S, certo. Falcone venuto a spiegarmi le ragioni per le quali ha accusato di calunnia il pentito Pellegriti, che aveva accusato Salvo dessere il mandante dellomicidio Mattarella".... Pausa (Pomicino sospira). un aneddoto che porta diritti al rapporto Andreotti-mafia, e al convincimento dei giudici di Palermo che Andreotti ebbe rapporti molto ravvicinati, concreta collaborazione, con Cosa nostra, almeno fino al 1980. Pomicino decide di chiudere largomento con un esercizio retorico che si apre a molte obiezioni. No, ecco, appunto... e se di mafia dobbiamo parlare, ragionevole pensare che il campione dellantima-

Giulio porta con s


i segreti che tutti i grandi uomini di Stato, per il bene dello Stato, portano con s

fia, cio Falcone, girasse con un mafioso e insieme andassero a trovare addirittura Belzeb? No, non credibile. Per questo, la storia che Andreotti avesse rapporti con Cosa nostra una delle tante leggende metropolitane.... Non una leggenda che, nei suoi memoriali, Aldo Moro riserv ad Andreotti i giudizi pi severi. Moro scrisse cose che, al suo posto, in quella condizione, avremmo probabilmente scritto anche noi. Per io ce lho ancora davanti lo sguardo lacerato di Giulio, in quei giorni, nella solitudine di chi governa e che costretto a scegliere tra la vita dellamico e la tutela dello Stato. Voglio dire che, in quei tragici giorni, Giulio si comport da statista. Un rango che, sul piano internazionale, gli era gi riconosciuto da tempo. Ricordo infatti che nel 1976, alle prese con il governo delle cosiddette "larghe intese", con il Patto di Varsavia da una parte e il Patto Atlantico dallaltra, il cancelliere tedesco Helmut Schmidt, di ritorno da un G5 a Lisbona, fece sapere che gli alleati occidentali avrebbero sostenuto un simile governo italiano solo a condizione che alla sua guida ci fosse, appunto, Giulio Andreotti. Poco fa, la voce di Pomicino finita sui siti di corriere.it e di Repubblica.it. Poche battute a caldo, lemozione che si scioglieva in lacrime. Anche adesso, a tratti: sospendiamo un mo-

mento, onorevole? Pomicino ha come un guizzo. Sa chi fu il primo a far entrare Arafat a Montecitorio? Fu lui, Giulio, che ha sempre tentato di concertare tra la giusta difesa di Israele e le ragioni dei palestinesi. Ebbe un eccellente rapporto anche con gli Stati Uniti, e per non esit a usare la mano ferma, nella notte di Sigonella, quando la nostra sovranit nazionale fu messa a rischio. Ripeto: era uomo di governo, e infatti non fu mai segretario della Dc. Il rapporto pi forte? Con Forlani. Nel 73, Forlani era segretario e Giulio stava a Palazzo Chigi e... furono fatti fuori dai dorotei e dalla sinistra di base che portarono alla segreteria Fanfani. Il quale, incontrando Andreotti, gli disse: "Giulio, dove ti eri cacciato ieri sera? Peccato, abbiamo dovuto decidere senza di te...". Scriveranno che Andreotti se ne andato con i suoi segreti. Giulio porta con s i segreti che tutti i grandi uomini di Stato, per il bene dello Stato, portano con s... Era lultima domanda?. S. Allora per dobbiamo concludere cos: dobbiamo dire che Giulio ha garantito a questo Paese lunghi anni di libert e democrazia, anche a coloro che la libert lhanno scoperta solo recentemente....

XII (1) ogni quattro mesi: con Pacelli nasce una solida amicizia. Con Angelo Giuseppe Roncalli, Giovanni XXIII (2, foto dal sito dellEco di Bergamo), lamicizia nasce a Venezia dove il futuro Papa Patriarca. Con Paolo VI (3) il rapporto pi intimo: Anche nelle circostanze tristi il Papa era vicino a me e ai miei. Di Albino Luciani (4), Pontefice per soli 33 giorni, Andreotti scrive: La sua semplicit affascina, il sorriso conquista, la sua serenit distende gli spiriti inquieti. E poi arriva il ciclone: un Papa non italiano dopo 455 anni, Karol Wojtyla (5). Lultimo abbraccio pontificio di Andreotti con Benedetto XVI (6) da lui stimatissimo. Ma Andreotti ha conosciuto anche il futuro papa Francesco (7) nel 2009, quando era cardinale (Farabola, Ap, Blow up, Olycom)

Fabrizio Roncone
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IMAGO MUNDI

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Primo Piano
1990 Con Reagan Giulio Andreotti, allora presidente del Consiglio, e Francesco Cossiga, capo dello Stato, al Quirinale con lex presidente degli Usa Ronald Reagan e la moglie Nancy (Sintesi)

Marted 7 Maggio 2013 Corriere della Sera

1919-2013

LAmerica
Lalleato che rifiutava il cappello da cowboy Con gli Usa alti e bassi
Lambasciatore Sembler: uno statista
DAL NOSTRO INVIATO

1990 Con Gorbaciov Andreotti a Mosca nel luglio 1990 con lallora presidente dellUnione sovietica Mikhail Gorbaciov e il ministro degli Esteri, a sinistra, Gianni De Michelis (Dino Fracchia)

NEW YORK Luglio 1990. Per il G7 il presidente Bush (padre) sceglie Houston e, dopo il vertice, offre ai leader degli altri Paesi, uno spettacolo di colore locale: un rodeo. Il canadese Mulroney arriva con stivali e giacca di pelle da cowboy. Mitterrand, presidente francese, arriva con un coloritissimo foulard al collo. Perfino il tedesco Helmut Schmidt si immerge nellatmosfera texana con un abbigliamento moderatamente casual. Lunico ad arrivare con lo stesso abito del vertice e a restare impassibile davanti ai caroselli western Giulio Andreotti. Che si guadagna uno sguardo di affettuosa commiserazione del presidente americano. Episodio minore, ma che rende bene il clima di collaborazione politica venata da incomprensioni culturali e reciproca diffidenza che ha caratte-

rizzato per decenni il rapporto di Andreotti con gli Stati Uniti. Con gli americani passati dal considerarlo un alleato prezioso e fedelissimo negli anni (dal 1959 al 66) in cui fu un ministro della Difesa di un atlantismo assoluto, a vederlo come un terzomondista spregiudicato, pronto a fare il doppiogioco sui tavoli pi delicati dei rapporti internazionali: lapertura al Pci nellItalia del compromesso storico e quella nei confronti dellOlp di Arafat in Medio Oriente, quando lorga-

Lonore delle armi Un uomo che ha vissuto una lunghissima carriera. Un visionario di cui la storia si ricorder

nizzazione palestinese era ancora messa al bando dalla comunit internazionale che la considerava una centrale terrorista. E, su tutto, lincidente di Sigonella dell11 ottobre 1985: carabinieri in armi contro i marines attorno allaereo con a bordo i terroristi palestinesi dellAchille Lauro. Primo ministro allora era Bettino Craxi, fu lui a fronteggiare la rabbia di Ronald Reagan. Ma per gli americani il responsabile vero, luomo dietro le quinte era Andreotti: ministro degli Esteri, ma soprattutto luomo dei rapporti col Medio Oriente, col controllo delle forze armate e dei servizi segreti. Ma i problemi cominciarono assai prima dell85: le mosse dellAndreotti filoarabo fecero infuriare Israele ma anche lamministrazione Usa e le

zione: Un mondo finito, quello nuovo non sar pi bilanciato tra due blocchi ma solo americano. LAndreotti di Houston ancora una pedina importante per gli Usa: il suo governo di l a poco si impegner a fianco a Bush nella prima guerra del Golfo per liberare il Kuwait invaso dallIraq di Saddam. E i buoni rapporti mediorientali del leader dc tornano spesso utili agli americani, ad esempio quando c da ottenere la liberazione di prigionieri in Libano. E ora il dipartimento di Stato americano offre le sue condoglianze: Era una amico dice una portavoce che credeva in quella partnership transatlanti-

La diffidenza Prima considerato filoatlantista, poi terzomondista Quindi il caso Sigonella


Lincontro il 29 ottobre 77, il premier Andreotti vede il segretario di Stato Usa Henry Kissinger (Olycom)

compagnie petrolifere americane, furiose per il suo appoggio allEni di Enrico Mattei che aveva rotto le uova nel paniere del cartello delle Sette sorelle andando a trattare direttamente coi governi arabi e offrendo loro condizioni pi vantaggiose

per le concessioni petrolifere. Una diffidenza, quella nei confronti di Andreotti, che ha attraversato senza grosse distinzioni amministrazioni repubblicane e democratiche. Apprezzato per il suo atlantismo da Eisenhower e poi da Kennedy, Andreotti fin nella lista dei cattivi gi con alla Casa Bianca Richard Nixon e, poi, Gerald Ford. Henry Kissinger, dominus della politica estera di quegli anni, era un fiero avversario del compromesso storico. E quanto, nel 78, divenne capo del primo governo nato con la collaborazione del Pci, Andreotti si ritrov a dover fronteggiare anche lostilit di un leader progressista come Jimmy Carter. A chi a Washington lo criticava per la sua politica filoaraba e lo scarso appoggio dato a Israele, Andreotti rispondeva

che un Paese i vicini non se li sceglie. Come a dire che lItalia non poteva che cercare di andare daccordo col mondo arabo affacciato sulle sponde del Mediterraneo. Ma cera di pi del calcolo geopolitico e dellinteresse per il petrolio mediorientale: Andreotti rifiutava il cappello da cowboy, ma ha sempre conservato con affetto una foto nella quale si era fatto ritrarre con una kefiah in testa. E, pur nella fedelt atlantica, il leader democristiano ha sempre guardato oltre, senza consultazioni preventive con Washington: forte sviluppo dei rapporti commerciali con lUrss negli anni Settanta e Ottanta, apertura alla Cina tre anni prima del riconoscimento del suo regime da parte degli Usa. Quanto cadde lUrss, Andreotti confess la sua preoccupa-

ca tra lItalia e gli Stati Uniti che continua oggi. Mel Sembler, ambasciatore in Italia di George Bush figlio, gli rende lonore delle armi: un uomo che ha vissuto una lunghissima carriera politica guidando lItalia del Dopoguerra attraverso decenni di cambiamento e di trasformazione nellOccidente. Uno statista e un visionario di cui la storia si ricorder. Un riconoscimento per la storia, ma nei rapporti politici la fiducia era finita a Sigonella. E quando, negli anni Novanta, Andreotti inciampa su Tangentopoli e poi cade sulle accuse di mafia, qualcuno sospetta uno zampino americano. Ingiustamente. Ma certo Bill Clinton, allora alla Casa Bianca, non si duole per laccaduto.

Massimo Gaggi
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Lo scrittore Il successo delle raccolte con ritratti e aneddoti

Lautore di bestseller sui potenti visti da vicino


MILANO Nessun politico italiano ha dimostrato il talento di Giulio Andreotti come autore di bestseller, anche perch le sue raccolte di ritratti e aneddoti, scritte in modo scorrevole e accattivante, avevano le qualit necessarie per attirare il grande pubblico dei lettori, per avvicinarlo alle importanti figure con cui il leader democristiano aveva avuto occasione dincontrarsi. Il maggiore successo furono i tre volumi della serie Visti da vicino, editi tra il 1982 e il 1985 da Rizzoli come quasi tutti i libri di Andreotti, cui si aggiunsero poi LUrss vista da vicino (1988) e Gli Usa visti da vicino (1989). In tutto vendettero oltre mezzo milione di copie. Ma scalarono le classifiche anche i due volumi intitolati Onorevole, stia zitto, usciti luno nel 1987 e laltro nel 1992, dove si parlava di battibecchi e incidenti della vita parlamentare: nel complesso oltre 250 mila copie. E Il potere logora... Ma meglio non perderlo (1990), titolo ispirato al celeberrimo motto per cui il potere logora chi non ce lha, raggiunse quota 150 mila. Nel complesso Andreotti pubblic solo da Rizzoli 39 titoli, per un to-

I libri

Il primo volume della fortunata serie Visti da vicino

Bestseller anche i volumi della serie Onorevole, stia zitto

tale di 96 edizioni e una montagna di un milione e 600 mila copie vendute. I grandi exploit degli anni Ottanta, con i libri in cui raccontava le sue esperienze, erano stati preceduti da saggi di storia riguardanti soprattutto la Santa Sede. Lesordio era stato nel 1954 con Pranzo di magro per il cardinale (Longanesi), in cui Andreotti prendeva spunto da un episodio del 1904 per illustrare i complessi rapporti tra Stato e Chiesa nel periodo successivo alla presa di Porta Pia. Erano poi seguiti due libri dedicati alle vicende ottocentesche dello Stato pontificio, pubblicati da Rizzoli: La sciarada di papa Mastai (1967) e Ore 13: il ministro deve morire (1974). Oltre a varie opere di memorialistica politica, come i Diari 1976-79 sullesperienza di solidariet nazionale (1981), Andreotti aveva scritto anche un romanzo, Operazione via Appia (1998), e aveva rimarcato il suo gusto per i motti di spirito intitolando Cosa Loro. Mai visti da vicino (1995) il libro in cui si difendeva dallaccusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Antonio Carioti
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Primo Piano
1974 Con Salvo Lima Lima, considerato il capo della corrente andreottiana in Sicilia, nel 1974 fu sottosegretario al Bilancio con Andreotti ministro

Marted 7 Maggio 2013 Corriere della Sera

1919-2013

La giustizia

1977 Piazza Fontana Andreotti viene sentito al processo che si celebra a Catanzaro sulla strage del 1969. Da ministro della Difesa, tre anni prima, aveva parlato del ruolo avuto dai servizi

Le critiche finali di Caselli e Saviano E i grillini urlano nellAula del Senato


Il procuratore: provata la responsabilit penale. Lo scrittore: lha fatta franca
Sorrentino
ROMA Minuto di silenzio surreale per Giulio Andreotti, fischiato in Aula al Senato perfino da morto, grazie a uninedita iniziativa dei parlamentari del Movimento 5 Stelle. La gazzarra grillina, iniziata per una disputa sul regolamento, si dunque protratta fino al momento pi solenne della seduta di Palazzo Madama: Vergogna! Buuuuhhh! Questa non democrazia! Vergogna! Siamo otto milioni di italiani..., hanno continuato a urlare i grillini mentre tutti gli altri senatori, su invito della vicepresidente di turno, Valeria Fedeli del Pd, si erano alzati in piedi e tentavano di mantenere la compostezza richiesta da una circostanza del genere. Niente da fare, impossibile osservare il minuto di silenzio nellaula parlamentare cui apparteneva il senatore a vita Giulio Andreotti, anche se dai banchi del Pd e del Pdl si sono levare voci di protesta Adesso basta, non ammissibile questo comportamento.... E per tutta risposta dalla prima linea dei grillini si sono alzate urla ancora pi forti dei senatori Mario Giarrusso, Alberto Airola (che pure candidato per la presidenza della Vigilanza Rai) e di numerose colleghe tra le quali Barbara Lezzi e Monica Casaletto. Pi defilati il presidente e il vicepresidente del gruppo, Vito Crimi e Luis Orellana, che hanno lasciato fare. La vicepresidente Fedeli, forse a causa dellinesperienza nella gestione dellaula, ha chiamato il minuto di silenzio per Andreotti (Che prossimamente verr ricordato in forma solenne dal Senato) dopo una prima sospensione della seduta, quando per gli animi dei grillini erano ancora surriscaldati. E cos la gazzarra a Cinque Stelle innescata da una legittima richiesta di controllare le procedure di voto sulla verifica del numero legale tracimata. Al punto tale che ha dovuto prendere la parola il capogruppo del Pd, Luigi Zanda, per chiedere la sospensione definitiva della seduta: Questo il Senato della Repubblica e ci vorrebbe un contegno appropriato anche perch i regolamenti consentono a tutti di esprimere il proprio punto di vista.... Si subito associato Benedetto Della Vedova (Scelta civica): Se non si sospende subito la seduta creeremo un pericoloso precedente. Poi, comunque, la protesta rientrata e laula ha potuto iniziare la discussione generale sul Def. Ma questo solo lantipasto, ha avvertito Mario Giarrusso (M5S) perch loro non ci vogliono legittimare come opposizione, negandoci pure le commissioni di controllo, e noi gli scateniamo la guerriglia parlamentare. Mi parso un vero schifo, ha commentato Luigi Compagna (Pdl, prestato al gruppo misto) che sta preparando il suo intervento per la commemorazione di Antonio Maccanico prevista al Senato per oggi. Il tam tan dei grillini per onorare Andreotti era partito su Twitter: morto Andreotti, il condannato prescritto per mafia, ha scritto la deputata Giulia Sarti. Un concetto, questo, esposto, seppure con parole meno ruvide, anche dal procuratore della Repubblica Gian Carlo Caselli che rappresent la pubblica accusa a Palermo contro Andreotti accusato di mafia: Sul piano umano la morte di una persona merita sempre rispetto, ha premesso il magistrato. Che ha aggiunto: Non posso parlare delle sue attivit politiche, non un mio compito... In primo grado fu assolto. In appello parziale ribaltamento della sentenza: fino al 1980 la Corte dAppello ha ritenuta provata la responsabilit penale dellimputato per avere commesso il delitto ascrittogli. Chi parla di assoluzione parla daltro, rispetto alla verit. Pi politico il commento del pm Antonio Ingroia: Andreotti... che con il suo pragmatismo giunse a stringere accordi con la mafia morto. Landreottismo no. Infine, Roberto Saviano ha parafrasato su Twitter una celebre frase di Indro Montanelli: Andreotti: il pi grande criminale di questo Paese, perch lha sempre fatta franca, o il pi grande perseguitato. E Fabrizio Cicchitto (Pdl) commenta: Per lui la mediazione era lessenza della politica e andava esercitata con tutti... fino alla mafia tradizionale, mentre condusse una lotta senza quartiere contro quella corleonese.

Gli parlai del Divo Poi lo vide e si arrabbi


Ci siamo incontrati un paio di volte. Molto gentile, molto intelligente, del tutto impenetrabile. Paolo Sorrentino lo ricorda cos, Giulio Andreotti. Avevo deciso di girare un film su di lui, "Il Divo", e mi pareva giusto dirglielo. Mi dette appuntamento nel suo studio, a San Lorenzo in Lucina. No, a casa mai. Credo che pochi abbiamo varcato quella soglia, riservata solo a famiglia e amici intimi. "In tanti anni che ci conosciamo mi raccont Cirino Pomicino ho salito quelle scale una sola volta. E Giulio mi tenne sul pianerottolo". Uninflessibile difesa di unintimit claustrale. Una parte segreta che mi affascinava forse anche pi di quella pubblica, politica. Nel film lho ricostruita elaborando alcune mie intuizioni, al resto ci ha pensato Toni Servillo. Che con inquietante misura ha indossato quella maschera (foto sopra) di cinismo e ironia, ha dato vita a una figura curiale che si muoveva a passi piccoli e frettolosi. Volevo fare un film su di lui perch come nessun altro incarnava il Potere. Quel bacio tra Andreotti e Riina, tra potere e contropotere, per me era limmagine chiave. Presentato nel 2008 a Cannes Il Divo vinse il premio della Giuria. Ma Andreotti non si un agli applausi. Per una volta perse la sua proverbiale imperturbabilit. Forse in qualche modo si riconobbe, e si arrabbi. Da allora non lho mai pi visto n sentito. Per me rester sempre un enigma. Ma pur dichiarando le sue idee del tutto opposte a quelle del divo Giulio, il regista gli riconosce il rispetto che si deve a chi ha fatto il mestiere del politico con competenza, curiosit, amore per la cultura e il cinema. Qualit in disuso tra i politici di oggi.

Cicchitto Medi con la mafia tradizionale ma condusse una lotta senza quartiere contro quella corleonese

Quagliariello

La sua storia sia di monito per i rapporti toghe-palazzo


Non si pu non ricordare come la biografia di Giulio Andreotti racchiuda in s una parte importante della storia difficile e contraddittoria dellItalia repubblicana, dice il ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello. La vicenda di Andreotti dovrebbe essere un monito rispetto alle tentazioni di saldare nelle aule giudiziarie i conti della politica, affinch errori del genere non vengano pi commessi. E ci insegna come il giudizio politico abbia una sua autonomia e non si possa consumare in un giudizio meramente moralistico. Un giudizio politico sulla lunga esperienza di Andreotti necessita del tempo per sedimentarsi.
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Dino Martirano
R PRODUZIONE R SERVATA

Lintervista Lex compagno di partito nella Dc

Senza di lui i boss sarebbero rimasti liberi


Il ricordo di Vincenzo Scotti, che in quel governo era al Viminale: Fu lo schiaffo che port a Lima
ROMA Le morti di persone che si conoscono bene portano su ricordi di varia natura. Riaffiorano nelle menti fotogrammi di vite che si sono incrociate, scampoli di memoria. Anche la fine di un personaggio pubblico non fa scorrere soltanto ragionamenti e analisi. A Vincenzo Scotti, che in uno dei sette governi di Giulio Andreotti entr da titolare del Lavoro nel plumbeo 16 marzo 1978 del sequestro Moro, e che da ministro continu a lavorare al suo fianco anche dopo, viene a un certo punto questa constatazione nel parlare del senatore a vita morto ieri: Fare il ministro dellInterno quando lui guidava il governo era dura. Si alzava alle quattro del mattino e leggeva non soltanto i giornali, anche i mattinali dei carabinieri, delle questure. Io mi svegliavo alle sette e lui sapeva gi pi di me. Chi se ne va, secondo lei, con la morte di Andreotti? la conclusione della Repubblica parlamentare in Italia. Se ne vanno lultimo grande esponente della democrazia parlamentare e la politica come arte del realismo: creazione di consenso sulla proposta, non adeguamento della politica alle tendenze spontanee della societ, risponde Scotti, 79 anni, un tempo detto Tarzan per lagilit con la quale cambiava corrente nella Dc, uno dei tanti dirigenti del pentapartito che hanno avuto a che fare con la magistratura nella stagione in cui Andreotti era accusato a Palermo di associazione mafiosa. Nei sui Diari, Andreotti nel 1978 la defin bravissimo. In Cosa loro, Rizzoli, il libro-autodifesa sul processo a suo carico aperto a Palermo nel 1995, impieg toni diversi. Si evince un po di fastidio del senatore per il fatto che allinizio degli anni 90, dopo la scarcerazione di 40 mafiosi, i giornali lo avrebbero descritto come un freddo e lei sarebbe apparso uno dei pi attivi nel varo della legge per porre rimedio ai rilasci. Era merito dellintero governo, sosteneva Andreotti. S, era di tutto il governo, ma questo lho detto anche ai giudici. Era pi il suo entourage che lui a pensarla cos. Il libro di Andreotti. Non lo firm lui? Ma questo riguardava soprattutto Claudio Martelli, non me. In effetti al socialista Martelli, allora ministro della Giustizia, che Andreotti addebita di averlo amareggiato e di essersi attribuito la paternit di quella legge assegnando a lei la copartenit. Anche ora al processo su Stato-mafia (Scotti non dice trattativa ndr) ho detto che senza il presidente del Consiglio (Andreotti ndr) il decreto per rimettere in galera i mafiosi arrestati non ci sarebbe stato. Una sentenza della Cassazione ne aveva permesso la liberazione. E voi? Andreotti non mi consent neanche di dare il testo del decreto al Consiglio dei ministri. Disse: "Ministro degli Interni e ministro della Giustizia ci propongono questo decreto...". Non lo fece esaminare neppure, in modo di poterci dare il tempo di fare unoperazione di polizia. Riceveste una delega in bianco? Il governo ce la diede, dicendo di non avere approvato mentre aveva approvato. Cerano condannati allergastolo in libert: di fronte a una sentenza della Cassazione noi producemmo uninterpretazione autentica che di fatto modificava la decisione della Corte. Quando portai il decreto a Cossiga, capo dello Stato, mi disse: "Mi fai firmare un mandato di cattura per decreto legge". E Andreotti? Mi dette lappoggio pi incredibile che si possa immaginare. Quello fu lo schiaffo che port a Lima. Alluccisione di Lima, capo corrente andreottiano in Sicilia? S. Il nostro era stato un atto di guerra. E nel governo nessuno aveva fiatato: sarebbe bastata una parola e gli avvocati avrebbero consigliato a tutti i condannati la latitanza. Cos parlava Enzo Scotti, ieri. Senza traccia di risentimenti o discrepanze tra democristiani su una delle pagine che precedettero leutanasia del partito.

Con lui se ne vanno


lultimo esponente della democrazia parlamentare e la politica come arte del realismo

Da premier si alzava
alle quattro del mattino e leggeva non soltanto i giornali, anche i mattinali dei carabinieri

Giuseppina Manin
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Maurizio Caprara
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Corriere della Sera Marted 7 Maggio 2013

Primo Piano
1986 Maxi processo Il 12 novembre Giulio Andreotti viene sentito come teste al maxi processo sulla mafia a proposito del diario del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa 1996 Mino Pecorelli La sorella di Mino Pecorelli, Rosita, parla con il senatore Andreotti durante una pausa delludienza del processo per lomicidio del giornalista, a Perugia

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1996 Stretta di mano Giulio Andreotti, imputato per associazione mafiosa, stringe la mano al pubblico ministero Guido Lo Forte: lo fece anche con Caselli

Imputato Lomicidio Lima e la strage di Capaci gli sbarrarono la strada del Quirinale

I processi, le sentenze Quei rapporti ambigui tra politica e mafia


Scagionato su Pecorelli, prescrizione per Cosa nostra
zione in primo grado e prescrizione in appello per alcuni fatti, a PalerEra il primo libro dedicato allin- mo, confermata dalla Cassazione; dagine che lo trasform in un im- assoluzione, condanna e di nuovo putato di associazione mafiosa, nel assoluzione a Perugia. Dibattimenti quale contrapponeva i suoi argo- che sono durati anni, racconti infimenti a un impianto accusatorio niti di pentiti (dai pi famosi e affiche io ritengo infondato e perver- dabili come Tommaso Buscetta e so. Lo diede alle stampe alla vigi- Francesco Marino Mannoia, ai pi lia del dibattimento. Quattro anni discussi o screditati, come Balducdopo, in vista della prima senten- cio Di Maggio) e testimoni illustrisza, ne pubblic un altro, A non do- simi o sconosciuti, attraverso i quamanda rispondo - Le mie deposizio- li stata ripercorsa una parte importante della storia dItalia per giudicare un uomo In Aula di governo e di potere che della storia dItalia Giulio Andreotti davanti alla Corte dassise di stato indubbio protagoPerugia in una delle udienze del processo per nista. E lui sempre sedulomicidio di Mino Pecorelli to sul banco degli imputati, a prendere appunti ne davanti al tribunale di Palermo. come fosse a un congresso della DeCon la tradizionale ironia spieg mocrazia cristiana, senza mai cedeche sera sottoposto a quelle fati- re a invettive o ricusazioni, al massiche per fare un po di soldi necessa- mo qualche battuta salace. Si ripete spesso, giustamente, ri a pagare gli avvocati. Pi probabilmente lo fece per appellarsi al che la storia non si fa nei tribunali. popolo dei suoi lettori, prima anco- Ma i processi Andreotti sono entrara che si pronunciassero i giudici. I ti nella storia; basti pensare che, a quali sono giunti almeno alcu- parte quelli dellimputato e uno ni, e almeno in parte a conclu- del suo avvocato Giulia Bongiorsioni un po diverse da quelle au- no, molti volumi sono stati pubblicati in proposito, tra i quali spiccaspicate da Andreotti. Lesito dei processi in cui il senatore a vita fu accusato di collusione con la mafia e di essere il mandante Lultimo verdetto dellomicidio Pecorelli (il primo ce- Ha coltivato amichevoli lebrato a Palermo e il secondo a Pe- relazioni con i boss, rugia, strettamente connessi al punto da essere la quasi-fotocopia uno li ha incontrati, dellaltro) noto nello svolgimento ha interagito con loro fino alle alterne conclusioni: assoluSEGUE DALLA PRIMA

no gli scritti di Emanuele Macaluso e del professor Salvatore Lupo. Cos come la storia entrata nei processi Andreotti, dallo sbarco degli americani in Sicilia al caso Moro, passando per le candidature elettorali o la formazione dei governi in alcune fasi cruciali della vita politica del Paese. Le sentenze, alla fine, hanno stabilito che con luccisione del giornalista Mino Pecorelli, assassinato a Roma nel marzo 1979, il senatore non centrava, nonostante le richieste di ergastolo e la condanna dappello a 24 anni di carcere poi annullata dalla Cassazione senza rinvio ad altri giudici. Quanto allaccusa di mafia, nellultimo verdetto scritto che il senatore Andreotti ha avuto piena consapevolezza che suoi sodali siciliani intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; ha quindi, a sua volta, coltivato amichevoli relazioni con gli stessi boss (Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti, ndr); ha palesato agli stessi una disponibilit non meramente fittizia, ancorch non necessariamente seguita da concreti, consistenti interventi agevolativi; ha loro chiesto favori; li ha incontrati; ha interagito con essi. Per la Corte dappello tutto ci costituisce un reato provato fino al 1980, che per nel 2003 era ormai prescritto. In ogni caso, sentenziarono i giudici, di questi fatti il senatore Andreotti risponde di fronte alla Storia, con la maiuscola, tanto per ribadire il nesso inscindibile tra le vicende dellimputato e

quelle del Paese. Su altri fatti successivi al 1980, a cominciare dal presunto bacio con Tot Riina, rest lassoluzione piena. E gli stessi giudici aggiunsero: La Storia gli dovr anche riconoscere il successivo, progressivo e autentico impegno nella lotta contro la mafia, impegno che ha, in definitiva, compromesso, come poteva essere prevedibile, la incolumit di suoi amici e perfino messo a repentaglio quella sua e dei suoi familiari. Lomicidio del proconsole di Andreotti in Sicilia, il molto chiacchierato Salvo Lima, e poi la strage di Capaci, nel 1992 sbarrarono la strada di Andreotti verso il Quirinale, e di questo si dibatter in un nuovo processo che comincer a fine mese, quello sulla presunta trattativa fra Stato e mafia. A dimostrazione che delle relazioni fra luomo simbolo del potere democristiano e Cosa nostra probabilmente non si finir mai di discutere, nonostante

Ha sempre negato Il senatore a vita neg tutto E i giudici gli riconobbero il successivo impegno contro la criminalit organizzata
lostinazione dellex imputato a negare perfino i rapporti con i cugini mafiosi Nino e Ignazio Salvo (ritenuti provati anche dai giudici che lassolsero in primo grado), o la certezza con la quale difendeva lintegrit di Lima, a dispetto di pronunciamenti ormai definitivi che vanno in tuttaltra direzione. Colpevolisti e innocentisti continueranno a dividersi. Ma al di l delle opinioni sui processi, il caso giudiziario di Giulio Andreotti resta una sorta di compendio delle ambiguit che hanno caratterizzato i rapporti tra la politica e la mafia, e delle tante zone dombra in cui il potere ha finito per intrecciarsi col crimine.

Giovanni Bianconi
gbianconi@corriere.it
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Lavvocato Il ricordo: il momento peggiore dopo la condanna a Perugia, aveva 84 anni e temevamo morisse prima della Cassazione

Bongiorno in lacrime: Mi prese sotto la sua ala


Era goloso in una maniera sfrenata, lo vidi mangiare due cannoli siciliani dopo unenorme pasta con melanzane
ROMA Il biglietto custodito in una coppa che le aveva regalato qualche anno fa, in un momento particolare della sua vita. Cara Giulia, io e Livia affidiamo a questo trofeo il nostro augurio. di unantica regata e nelle regate quel che conta il finale. Era speciale il rapporto che Giulia Bongiorno aveva con Giulio Andreotti e infatti lei stessa non riesce adesso a definirlo. Scarto sicuramente il legame avvocato-cliente, scarto amici, scarto padre-figlia. difficile raccontare quella sintonia che si era creata, il vincolo che cera tra noi. Lei ha ereditato il suo studio ormai da tempo, non ha cambiato nulla. I mobili sono tutti al loro posto, proprio come li aveva sistemati lui. esattamente come quando ci sono entrata la prima volta. Con la mente torna al processo di Palermo, al mio trasferimento a Roma, quando mi prese sotto la sua ala protettiva. Affiorano i ricordi pi divertenti, quei frammenti di vita privata che alla fine raccontano come lui era davvero, diverso da come appariva in pubblico. Soltanto pochi sanno che era goloso in una maniera sfrenata. La prima volta che lo vidi mangiare due cannoli siciliani dopo un gigantesco piatto di pasta con le melanzane, non riuscivo a crederci. Glielo dissi: "Senatore nessuno ci crederebbe se lo raccontassi". Lui mi rispose serafico: "Non crederebbero soprattutto alla rapidit con cui li mando gi". Era cos, ironico, gioviale. Ma soprattutto disponibile. Poi ci sono gli amici del sabato, persone comuni che definiva i "miei clienti", in realt erano semplici cittadini che chiedevano aiuto. Erano suoi elettori, ma non era questo lunico motivo che lo spingeva a dedicare loro la mattina del sabato. Gli piacevano proprio perch erano semplici. Uno venne a protestare perch avevano tolto le cabine telefoniche e lui viveva rubando i gettoni del telefono. Mi chiese di
Ieri e oggi A sinistra, lesultanza di Giulia Bongiorno a Palermo nel 2003 dopo lassoluzione di Giulio Andreotti, allora suo assistito, dal reato di associazione mafiosa. A destra, la Bongiorno fotografata ieri a Roma mentre usciva dallabitazione di Andreotti visibilmente commossa (foto Ansa; Benvegn/Guaitoli)

Anni Il 16 ottobre del 2004, dopo 11 anni di udienze e 3 processi, si concluse definitivamente il processo per associazione mafiosa a carico di Andreotti

difenderlo al processo per furto. Agli altri pagava le bollette, cera una specie di processione. I ricordi pi lievi si intrecciano con quelli sui momenti drammatici. E il peggiore stato certamente il 17 novembre del 2002, quando abbiamo avuto la condanna in appello a 24 anni per il delitto del giornalista Mino Pecorelli. Aveva 84 anni. Eravamo terrorizzati dalleventualit che non sopravvivesse al processo in Cassazione. Che morisse prima di essere assolto. In quel periodo si ritrovato isolato. Mi disse "il telefono non suona". Per me

Grandi processi e assoluzioni Andreotti stato imputato in due grandi processi: quello per mafia e quello per lomicidio Pecorelli. Non si arriv mai a una condanna definitiva

era una sconfitta professionale clamorosa. Lui aveva dentro un dolore profondo, per fisicamente stava bene. Ci fece dettare un comunicato per commentare la sentenza nel quale afferm: "Credo ancora nella giustizia". Io non ero daccordo, per su questo non si discuteva. Per lui che era stato rappresentante delle istituzioni, sarebbe stato inammissibile difendersi fuori dal processo. Non voleva rinvii, non voleva che noi mandassimo i certificati medici, si arrabbiava se glielo proponevi. Bongiorno si commuove, ieri ha pianto molto. Quel periodo stato quello di maggiore vicinanza. Andavo da lui la mattina verso le 8, quando tornava dalla messa. Se la sera decideva di uscire io stavo con lui e con la signora Livia. Spesso andavamo allippodromo. La tecnica era di stare insieme, per senza parlare del processo. La coppa glielaveva portata quando lei aveva problemi di salute e non si riusciva a capire che cosa avesse. Quello che ha scritto era lessenza del suo pensiero, perch aveva una visione comunque positiva dellesito di ogni vicenda. Confidava sempre nel finale. E ha avuto ragione.

Fiorenza Sarzanini
fsarzanini@corriere.it
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10 Primo Piano

Marted 7 Maggio 2013 Corriere della Sera

1919-2013

Il ritratto

2009 Lironia Andreotti con una vignetta di Giorgio Forattini (Ragazzi tenete la schiena dritta), che ha detto: Non mi ha mai querelato (ImagoEconomica)

1991 Il record Andreotti tra Oreste Lionello (che lo imitava) e Pippo Franco al Bagaglino. Ricorda Pingitore: Con lui abbiamo fatto 14 milioni di telespettatori (Contrasto)

La sfida al dromedario e la lettera a Satana Luomo che invent la satira. Su di s


Lamore per la battuta: sono Andreotti, non lo nego. Ma non sono andreottiano
Una volta, durante un viaggio in Egitto, mi feci fotografare in una gara di gibbosit con le dune e un dromedario. Vinse il dromedario. Solo Giulio Andreotti poteva raccontare aneddoti come questo. Solo lui poteva accettare di andare al cinema Sistina a vedere col vostro cronista Il gobbo di Notre Dame. Solo lui poteva ammiccare perfino sul processo che lo vedeva accusato a Palermo di rapporti con la mafia: Se posso dirlo, stato un colpo gobbo. In realt, diceva di non essere un gobbo naturale: Da piccolo ero drittissimo. Diciamo che la mia una gobba acquisita, per una certa tendenza a stare comodo. Assicurava tuttavia di non averla accentuata per snobismo: No, questo no. Ma non mi ha mai dato fastidio. Forse se uno gobbo per davvero diverso. Ma io non mi sono mai posto questo tipo di problema. In ogni caso ammetteva di aver avuto spesso il sospetto che qualcuno fingesse di toccargliela inavvertitamente sperando portasse fortuna. Lui,

Dracula e girini Sosteneva che in politica ci sono pi Dracula che donatori di sangue e che i rospi meglio ingoiarli da girini

Baci pericolosi Accusato di aver baciato Riina, rispose: Credo di non aver mai baciato i miei figli e raramente mia moglie

giur, non si toccava mai: Ma potrebbe essere unidea... Quale sia stato il ruolo politico del pi longevo e discusso dei nostri uomini di potere in tanti passaggi misteriosi della storia italiana lo accerteranno (forse) gli storici. Quale sia stato il suo ruolo nellimmaginario collettivo lo stabilirono i giurati del premio della satira Forte dei Marmi. Che gli riconobbero il merito daver inventato le orecchie di Pericoli, le gobbe di Forattini, il ghigno di Altan, il bianconero di Chiappori e

I sette governi

I numeri Giulio Andreotti stato sette volte presidente del Consiglio. Il primo esecutivo guidato dallesponente dc stato da febbraio a giugno 1972, capo dello Stato Giovanni Leone La tv Il secondo governo Andreotti va da giugno 1972 a luglio 1973, cade per il mancato appoggio dei repubblicani sulla riforma televisiva Una donna ministro Il terzo governo Andreotti (da luglio 1976 a marzo 1978) vede per la prima volta nella storia della Repubblica una donna tra i ministri: Tina Anselmi al Lavoro Il sequestro Moro Il quarto esecutivo guidato (marzo 1978-marzo 1979) quello di solidariet nazionale durante il rapimento di Aldo Moro con lastensione del Pci. Andreotti rimase premier per altri cinque mesi, fino allagosto 1979, alla guida di un quinto esecutivo Nel 1989 Ritorn a Palazzo Chigi quasi dieci anni dopo, nel luglio 1989, pochi mesi prima della caduta del Muro di Berlino. Rimase in carica fino allaprile 1991. Lultimo governo, da aprile 1991 a giugno 1992

lesistenza di Evangelisti. Non cera occasione che non rovesciasse in una battuta. Gli italiani erano terrorizzati da Chernobyl? Ridacchiava: Il pi preoccupato sono io: ho le orecchie a foglia larga. Panorama lanciava il gioco Metti nel sacco Andreotti e vinci unauto? Prendeva carta e penna: Esigo quella macchina: lunico che pu mettere nel sacco Andreotti sono io. Unaudizione parlamentare sul Golpe Borghese tirava in ballo la presenza di golpisti armati fino ai denti? Sdrammatizzava: Preciserei: fino alla dentiera. Lo accusavano di avere incontrato e baciato Tot Riina? Affilava un sorrisetto: Credo di non aver mai baciato i figli, nella mia vita. E raramente mia moglie. Certo, nei confronti di Tot Riina stato diverso: per lui lattrazione stata pi forte di tutto. Imputavano di nefandezze la corrente democristiana che a lui si richiamava? La buttava in ridere: Sono Andreotti, non lo nego. Ma non sono andreottiano. Un giorno verso la fine degli anni 80, da presidente del Consiglio, fu accolto a Venezia da un fittissimo lancio di uova. Sotto quella grandinata il giornalista Rai Delfo Utimpergher, folgorato da uno dei pallettoni giallastri mentre gli allungava il microfono nella calca, ansim: Presidente, presidente! Me go ciap un vovo!. E lui, impassibile: Le uova fanno bene alla pelle. Accusato di ogni schifezza, faceva spallucce. E una volta sospirava meno male, col ratto delle Sabine non centro..., unaltra contrattaccava: Lunica cosa di cui non sono stato mai sospettato la complicit con Bruto nelluccisione di Cesare. Accoppiato nelle vignette al Demonio, scrisse a Satana sul mensile Lettere una lunga epistola ironica: Se poi, non si offenda, si arrivasse a concludere che davvero Lei uninvenzione, ne riporterei personalmente un beneficio. Taluni miei avversari, pubblici o privati, la smetterebbero finalmente di chiamarmi Beelzebub. Sosteneva che in politica ci sono pi Dracula che donatori di sangue. Che i rospi meglio ingoiarli da girini. Che il potere logora chi non ce lha. Che bene alzarsi come faceva lui alle cinque di mattina: Dossetti alle tre e un quarto, ma lui un santo. Che non sentiva affatto Licio Gelli tut-

La vita privata

Lamore (nato al liceo) per le corse dei cavalli


Appuntamento con lammiraglio Bottoni, annot un giorno al ministero della Difesa. E cos uno stuolo di ufficiali in alta uniforme si fece trovare sullattenti quando al cospetto del ministro si present invece un amico, che di ammiraglio aveva solo il soprannome riverito dai patiti dippica come appunto Andreotti: Ugo lammiraglio Bottoni, guidatore di trotto da 12 scudetti e 4 Derby nel 1941/1963. Ridemmo di cuore dellequivoco, scriver nel 1983 Andreotti, meno il mio aiutante di bandiera, che era impazzito a non trovarlo negli annuari. Innamoratosi da liceale delle corse di cavalli, le collocava alla base del mio benessere psicologico: prima il rapporto con la mia famiglia, poi il dono della fede, e poi, non nego, la mia felicit si alimenta anche dellattenzione allo sport che mi appassiona. Habitu di Capannelle, amante degli ostacoli di Merano, stravedeva per Tony Bin, il purosangue comprato da Gaucci per 12 milioni di lire e poi vincitore di 3 miliardi e dellArc de Triomphe. Chi conosce solo superficialmente lambiente delle corse lo dipinge a tinte fosche. Ma non so in quali altri ambienti sia facile trovare uomini integri e laboriosi come l"ammiraglio". (L. Fer.)

Corriere della Sera Marted 7 Maggio 2013

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1992 Lippica Andreotti alle Capannelle: amava lippica e le scommesse (lo Stato creatore del gioco del Lotto non si pu mettere a fare prediche) (Sintesi) 1983 Lo scudetto Andreotti, tifosissimo della Roma, con la torta per festeggiare il secondo scudetto dei giallorossi nel campionato 1982/83 (Ansa) 2005 Con la showgirl Lesponente democristiano ospite insieme alla showgirl Sabrina Ferilli nel salotto di Bruno Vespa, Porta a Porta nel settembre 2005 (Contrasto)

I 3.500 faldoni

ti i giorni: Non lo facevo neanche con mia moglie quando eravamo fidanzati. Che poteva avere sbagliato qualche amicizia per anche gli apostoli non si accorsero di avere un Giuda, eppure diventarono tutti santi. E tante ne accumul, di battute, che gli fu riconosciuta la paternit anche di alcune che non erano sue. Prima fra tutte quella che gli aveva sussurrato allorecchio il cardinale Francesco Marchetti Selvaggiani: A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca. A ogni nuova grana, levava gli occhi al cielo: Zia Mariannina me lo diceva sempre: "In Paradiso in carrozza non si va". Credeva nellInferno e confid che i dubbi sulla sua esistenza erano figli di un certo buonismo teologico e

Larchivio affidato allIstituto Don Sturzo


MILANO larchivio per eccellenza della Prima Repubblica. La cassaforte in cui, in teoria, sono stati custoditi e aggiornati i segreti di mezzo secolo (abbondante) di storia nazionale. Fino al punto da diventare luogo comune. Il vero archivio di Giulio Andreotti stato affidato al caveau dellIstituto Don Sturzo, il luogo della memoria in cui molti decisivi esponenti della Democrazia cristiana hanno lasciato le loro carte. Cerano gi 1.400 buste dello stesso don Sturzo, le 300 di Giovanni Gronchi, le 350 di Mario Scelba e lintero archivio della Dc. Larchivio di Giulio Andreotti pare essere il pi voluminoso, 3.500 faldoni fisicamente conservati in due grandi archivi a scomparti mobili. Un simile giacimento della memoria alimenta inevitabilmente leggende: per esempio, tuttora c chi racconta di interi camion zeppi di incartamenti arrivati in Vaticano quando Andreotti lasci definitivamente il ministero della Difesa. Di certo, non si tratta di carte sparse tutte da ricollegare: gi nel 2007 definito archivio di interesse storico particolarmente importante, il fondo in corso di catalogazione da parte di Luciana Devoti che gi nel 2009 osservava: Quello che colpisce la cura con cui si sono archiviati documenti vari per evidenti fini di studio o di documentazione personale che lIstituto ha solo ordinato per seguire lo schema pratico ma efficace di archiviazione che via via si adottato. Quanto allaccesso, si stabilita unintesa con lo stesso Andreotti per stabilire le linee di azione rispetto alla conservazione, tutela, accesso e valorizzazione del complesso documentario. E chi volesse studiare il materiale? Si pu consultare su richiesta spiega il segretario generale dellIstituto Sturzo Giuseppe Sangiorgi che per deve essere vagliata dal comitato dei curatori, voluto dal senatore.
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Epigrafe Vorrei ci fossero la data di morte e quella di nascita. Le parole delle epigrafi sono tutte uguali
di un certo modo di intendere la giustizia allitaliana, ondeggiando tra la richiesta della pena di morte e quella di abolire le multe. Diceva che no, non temeva di finirci: Non mi considero virtuoso ma tra miei i peccati non ci sono certo i rapporti con la mafia o il delitto Pecorelli. Fosse per quelli potrei essere canonizzato. Mai detto bugie? Ma si figuri, sicuramente. Perch non si pu far politica senza dirle? Forse non si pu neppure vivere senza dirle. Denise Pardo de lEspresso gli domand: Il potere un afrodisiaco? Borbott: Beh, di altro tipo, non credo che sostituisca leros. Sar un fatto di superbia, ma non ho mai pensato che possa accrescere qualcosa di me stesso. Naturalmente essere ricevuto alla Casa Bianca fa pi piacere che essere accolto alla Casa del passeggero. Chiudendo unintervista mi disse: Vuol sapere cosa vorrei fosse scritto sulla mia epigrafe? Data di nascita, data di morte. Punto. Le parole delle epigrafi sono tutte uguali. A leggerle uno chiede: scusate, ma se son tutti buoni dov il cimitero dei cattivi?.

Gian Antonio Stella


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Cultura e potere Baccini voleva salvarlo, Cerno lha inserito allInferno, Sarasso e Fiori ne hanno fatto personaggio da romanzo

Canzoni, film e noir: cos divenne unicona pop


La sua stessa immagine stata fonte di ispirazione
Giulio Andreotti stato la nostra Marylin, licona pop del grande racconto italiano della defunta Prima Repubblica: il Potere, con le sue possessioni e i suoi logorii. Dopo un passato da censore (del neorealismo e dintorni) e da vittima di feroci satire (della sinistra extraparlamentari), ha sublimato se stesso diventando icona. Grazie alla presenza fisica sempre pi metafisica, con le orecchie a sventola, la schiena curva e gli occhiali quadrati che andavano a comporre quasi un ultra-corpo, un logo umano; e alla diabolica presenza di spirito umoristico che, mescolando Machiavelli e Flaiano in un cinismo paradossale e autoironico, lo immunizzava anche dalla sovraesposizione mediatica dovuta ai processi per mafia e alla viralit dei suoi aforismi. Cos Andreotti ha ipnotizzato registi, scrittori e cantanti suscitando sentimenti contrastanti di odio e simpatia. Come quella del cantautore genovese Francesco Baccini, che nel 1992 con la canzone Giulio Andreotti voleva salvare il sette volte presidente del Consiglio dallaccerchiamento di piccoli e grandi inquisitori: Chi ha sbagliato manovra? Andreotti!/ Chi c dietro la piovra? Andreotti!/ Siamo tutti pieni di pregiudizi/ convinti di pulir lItalia da tutti i vizi. Ma al di l degli omaggi e dei giochi di specchio, come il cammeo nel film Il tassinaro (1983) di e con Alberto Sordi, o la comparsata alla trasmissione Biberon (1988) a tu per tu con il suo imitatore Oreste Lionello del Bagaglino, Andreotti viene canonizzato in vita dal regista Paolo Sorrentino nel 2008 con il film Il Divo, black comedy democristiana dove Toni Servillo presta corpo, voce e tempi recitativi ad Andreotti (che non apprezza, ma poi accetta la cupa agiografia). Il Divo ha una grande passione per i gialli, espressa nel suo libro Operazione via Appia (Rizzoli, 1998), spy story dambientazione fascista che Carlo Lizzani disse subito di voler portare sul grande schermo. Ma i gialli hanno per lui una passione ancora pi grande. Perch Andreotti un riferimento obbligato per chi vuole raccontare le trame dItalia, come Simone Sarasso in Confine di Stato (Marsilio, 2007), noir dov facile riconoscere il leader Dc nel personaggio dellOmino. O, ancora, in quello di Agostino De Santis, de Il cielo dei potenti di Alessandra Fiori (editore E/O, 2013, candidato allo Strega); che non un giallo ma un affresco politico-nazionale incentrato sulla vicenda familiare del padre dellautrice (Publio Fiori) che offre unautopsia di gruppo democristiano. Lapoteosi per Andreotti poetica e arriva con Inferno. La commedia del potere, poema umoristico scritto dal giornalista dellEspresso Tommaso Cerno (Rizzoli, 2013). Qui compare nei panni di un giaguaro (mentre Fanfani un mastino e Forlani un altro felino) che si fa incontro allautore, per guidarlo nei gironi della politica italiana, sprofondata in un Nuovo Inferno proprio sotto Montecitorio: e li occhi scrutaron quella fiera,/ che testa duomo e corpo avea giaguaro./ Giulio fu io, della Italia vera,/ quando su li scranni erano edotti/ quei che stavan l da mane a sera./ Timori non aver, son Andreotti/ primate sopra quella dei potenti/ res publica che detta fu dei dotti. E qualche terzina dopo, prima di passare ad Ustica e Gladio, affronta il grande nodo: E fui il Divo, che nei pi sinistri/ labirinti della Prima e sola Era,/ tenni testa a tutti i terroristi,/ dopo che quel Moro pi non cera,/ rapito e poi condotto in buia tana,/ da che tornar a casa gi non spera. In prima persona andreottiana parla anche il protagonista di Io so tutto, canzone contenuta nellalbum Linizio, uscito poche settimane fa: Ho le risposte che viaggiano piano/ dietro lasse Palermo Milano/ io so tutto sui troppi segreti/ dietro gli angoli del Vaticano. Lautore si chiama Moro, non Aldo ma Fabrizio Moro (classe 1975). Leterno contrappasso dantesco.

Trame e rime Un cantautore omonimo di Moro lo accusa di custodire segreti inconfessati

Luca Mastrantonio
lmastrantonio@rcs.it @Critical Mastra
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