Sei sulla pagina 1di 54

LEZIONE 24 OTTOBRE 2017

Giovedì non si fa lezione. Il 31 si fa lezione dalle 12.00. il 31 ottobre è la


data dell’affissione delle Tesi di Lutero.
Lutero chiederebbe 12 crediti. Purtroppo siamo costretti a contrarre
l’approccio in 6 crediti. Che cosa faremo nel semestre?
È una distorsione interpretativa giudicare Lutero solo come il grande
rivoluzionario che libera il vangelo e segna l’inizio della modernità. Hegel e
Nietzsche sposano questa tesi su Lutero, lo stesso fa lo storicismo tedesco.
In fin dei conti noi saremo costretti ad esaminare le opere del Lutero
giovane o Lutero riformatore. Noi cominceremo dal 1517 e cerchiamo di
arrivare al 1525 con la polemica con Erasmo e il periodo più sistematico e
contro la rivolta dei contadini. Nel 1525 già si mostra esigenza di Lutero di
contrarre l’impulso alla distruzione della prigione babilonica, perché questo
impulso tende a produrre effetti teologici e sociali che atterriscono Lutero.
Quindi riconfigurazione dell’assetto di Lutero. Noi non potremo analizzare a
fondo questo riflusso purtroppo.
Usiamo delle formule. Lutero perché assume una forza travolgente? Perché
libera Germania e teologia alla subordinazione del papa interpretato come
anticristo. Dal 17 al 20 Lutero cambia molto. Nel 18 Lutero è ancora
cattolico. Noi leggeremo tutti gli articoli della disputa di Heidelberg. Ma è
ancora Lutero che non rompe. Poi nel ’20 rapporto non più recuperabile.
Quale sarà lo slogan Luterano? Vangelo contro Roma. Tra il ’24 e il ’25
Muntzer personaggio di prima grandezza formatosi a università di Witt.,
definirà Lutero il “papa” di Witt. (Wittemberg). Cioè colui che è liberatore
del papa anticristico viene accusato da Muntzer di essere papa di W.
Questa traiettoria dal ’17 al ’25 in cui evidentemente succede qualcosa!
straordinario effetto della protesta, che produce effetti che Lutero stesso è
interessato a contenere. Vulgata storiografica vede Lutero dal ’25 al ’46
anno della morte come in riflusso, come ingrassato, sposato, imborghesito.
Avrebbe perso la sua creatività teologica? Noi non ci crediamo. Anche il
tardo Lutero è grande. Il problema è che Lutero deve fare pars costruens,
deve costruire una chiesa. In fin dei conti (e anticipiamo) quello che è un
movimento apocalittico con una fortissima tnsione escatologica deve fare i
conti col ritardo di avvento del regno. Situazione analoga a inizio del
cristianesimo. Liberazione dalla prigione del mondo che deve fare i conti
con il perdurare del mondo, con le attese quotidiane degli uomini, con
corpi, politica, culto. E allora il secondo Lutero è un Lutero tragico
chiamato a fare i conti con l’intelligenza dello spirito che ha liberato e con
tentativo di costruzione di ordine nuovo nel segno dello spirito. Un ordine
che per molti aspetti sarà più opaco e ferreo da quello da cui Lutero è
uscito. Pensiamo al ruolo chiave dello stato nella tradizione religiosa
luterana. Sicché ci liberiamo dal papa ma accettiamo il principe. In un
certo senso questa sistematizzazione è un rimedio quasi peggiore del male.
Partivamo da una distinzione tra un primo Lutero (creativo e liberatore) e
un Lutero che può essere interpretato sia come costruttore che
restauratore dell’ordine ecclesiastico. Lutero era un monaco agostiniano.
Senza Agostino Lutero non si capisce. C’è un ultima operazione editoriale
che ha prodotto un’enciclopedia luterana in cui non c’è una voce
“Agostino”. Follia pura. Il prof. Lo ha segnalato. Che vuol dire? Che diremo
qualcosa su Agostino. Cosa bisogna fare? Correre un minimo ai ripari,
dobbiamo dare qualcosa per scontato. Chi fosse di buona volontà potrebbe
andare su Gaetano Lettieri su academia.edu dove ci sono alcuni saggi da
scaricare. Ci consiglia di leggere un saggio strano per la prossima lezione,
un saggio chiamato “la distruzione di Babele”.
Il problema è quello dell’atto della edificazione della civitas dei con
distruzione della civitas terrena. Atto di “decostruzione” dell’assetto
teologico-politico stabilito. Perché è importantissima la riforma? Anche per
la messa a fuoco di questi meccanismi che Lutero riattiva nel suo contesto.
Nel corso cosa faremo? Esame delle tesi sulle indulgenze, esame tesi di
Heidelberg (testo chiave del giovane Heidegger! c’è tesi di uno storico
francese secondo cui la critica alla metafisica di Heidegger viene fuori da
Lutero). Esamineremo la “Libertà del cristiano”, perla di Lutero e speriamo
di leggere qualcosa sul De servo arbitrio. Opera totalmente “dark”, una
specie di sistematica violazione della ragione umana. Aggiungiamo che il 15
novembre c’è convegno su Lutero qui. Ultima precisazione: i testi.
I testi sono tradotti tutti in due volumi UTET, eccetto il De servo arbitrio.
L’edizione del De servo arbitrio è Claudiana. I due volumi di Lutero si
scaricano da internet. Bisogna leggere qualsiasi manuale di storia moderna
e leggere il capitolo sulla riforma.
Oggi di che cosa parliamo? Due obiettivi: 1 contesto storico ecclesiastico di
Lutero (problema ingovernabile); 2 Lutero agostiniano.
La formula è che Lutero è un paolino, un evangelico. Rintraccia
l’interpretazione della rivelazione divina nello scavo diretto del vangelo, in
particolare delle epistole di Paolo. Noi siamo costretti a cominciare dallo
scritto sulle indulgenze. Ma già prima lui commentava i salmi e poi
l’Epistola ai Romani (o epistole) che segna una svolta. Lutero interprete di
Paolo, ma interprete attraverso un filtro agostiniano. Noi abbiamo i tre geni
assoluti della teologia occidentale. Lutero è un genio teologico: Lutero
quando vede un problema subito ne coglie il nodo e lo taglia. Il problema è
che è un Lutero formatosi su Agostino (genio superiore a Lutero). Lutero è
un Agostino “dimezzato”. A sua volta Agostino interprete di Paolo. Lutero
interprete dell’interprete di Paolo.
Altra questione: il contesto. Da una parte il contesto e dall’altra il rapporto
con i punti privilegiati di Lutero. Effetto della disputa di Heidelberg è
Lutero grande teologo tedesco, capace di identificare il cuore della
tradizione teologica cristiana. Nella premessa alla Disputa di Heidelberg
dice che quel che dice lo trae da Paolo e Agostino. Serie di tesi tenute
davanti al capitolo (riunione delle figure di rilievo dell’ordine) agostiniano
tedesco di Heidelberg.
Il contesto storico! meno si approfondisce il contesto, meno si capisce
Lutero. Quali sono le grandi questioni? Crisi della scolastica, affermazione
del nominalismo teologico (e crisi realismo teologico). Crisi della teologia
tradizionale che pretende di fondare il rapporto co Dio su conoscenza di
tipo metafisico. A livello ecclesiale grande crisi dello scisma d’occidente,
dell’esito del concilio di Costanza e Basilea e conflitto radicale tra posizioni
conciliariste e posizioni papali. Il concilio di Basilea alla fine viene
interrotto e considerato eretico. Questione ecclesiastica notevolmente
esplosiva. Dunque: Scisma d’Occidente, conflitto tra conciliarismo e
primato papale, enorme problema quella che potremmo definire
“secolarizzazione del papato rinascimentale”. Questa secolarizzazione
segue 2 direttive connesse: la volontà di pontefici quali Alessandro VI,
Giulio II e gli stessi papi medicei di costituire lo stato della chiesa come
potenza politico-militare (dunque pretesa teologico-politica romana di
affermazione secolare della chiesa come potenza politica e militare); la
straordinaria e ineguagliabile, invidiata e odiata, supremazia culturale e
raffinatezza culturale del papato rinascimentale (in particolare Giulio II e
Alessandro VI! penso a costruzione di S. Pietro). Le indulgenze in gran
parte dovevano servire per la ricostruzione di S. Pietro. Distruzione vecchia
basilica e ricostruzione nuova basilica e cristianità. Papato politico,
militare, umanistico. Notiamo come sia interessante che il papato sia
identificato da un punto di vista tedesco con l’Italia. Papato proiezione
mancanza di fede in Italia. Riduzione del papato alla sua dimensione
politica, militare, economica.
Secondo aspetto, l’aspetto culturale. Prima parlavamo della “ragione
puttana”. La riforma nasce come violenta protesta contro la
razionalizzazione umanistico-rinascimentale della teologia e della vita
religiosa. Per Lutero umanesimo=mancanza di fede. Questo un po’ il
problema. Chi emerge su questo sfondo come figura enormemente
problematica? Erasmo da Rotterdam. Personaggio assolutamente ambiguo.
Per molti aspetti incarna esigenza di rottura e ritorno al vangelo,
addirittura di traduzione in volgare della scrittura; ma d’altra parte è il
culmine dell’umanesimo europeo e italiano (i papi medicei lo
proteggeranno). Anche Erasmo ha rapporto problematico con Italia, cultura
medicea e papato. Lutero contro il papato che vuole soldi per costruire
bellezza, che crede nel potere della ragione e cerca di ricostruire una
chiesa sulla mediazione tra cristianesimo e paganesimo, tra trascendenza e
immanenza. Lutero del tutto contrario a questa mediazione. Erasmo a metà
strada, in quanto condivide un approccio critico nei confronti della chiesa
cattolico-romana e dello stesso umanesimo romano. Ma al tempo stesso
Erasmo condivide seppure originalmente gran parte dei valori umanistici e
di fiducia nella ragione che Lutero disprezza.
Aggiungo che rispetto al contesto storico-ecclesiastico… riferimento storico
vero e rporprio. Affermazione grandi monarchie moderne specie in Francia
e Spagna, situazione anomala dell’impero tedesco che interferirà
moltissimo. Il Reich prevede che l’imperatore sia eletto da principi elettori
laici e religiosi che difendono la loro autonomia politica statuale.
Convergenza nel mondo tedesco di diversi centri di potere. Poi politica
matrimoniale di Massimiliano. Alla nascita di quello che diventerà Carlo V…
polo politico chiave delle vicende storico-teologiche che andiamo ad
indagare. Re di Francia si candida, sostenuto da Leone X. Poi la chiesa
romana accetta Carlo V imperatore. Se Lutero fosse stato in Francia e il re
francese fosse stato contrario, la riforma sarebbe fallita. Può avere
successo in una situazione politica statuale non unificata come quella
tedesca. Stato madre per la riforma protestante sarà la Sassonia. Il principe
elettore di Sassonia, in cui Lutero nasce e risiede, lo protegge.
Parlavamo di nominalismo. Cosa vuol dire? Grande fioritura mistica con
Eckhart e compagni poi, Ockham. La grande geniale costruzione di lutero
non poteva sorgere senza queste condizioni generali di sfilacciamento del
profilo teologico metafisico. Anticipiamo una questione: Lutero è un teologo
totalmente non solo antiscolastico ma anche antimetafisico. Come può un
teologo essere antimetafisico? Nell’opposizione teologia evangelicamente
fondata (rivelata)/ teologia speculativa… Lutero chiama la prima teologia
crucis la seconda teologia gloriae. Qui noi identifichiamo la coppia fondante
di Lutero.
Lutero (che diventa il pilastro di una tradizione di importanza enorme per
la cultura occidentale) è un teologo cristiano che non si occupa mai di
trinità. Esiste una paginetta del Lutero giovane. Non che non la nomini, ma
non vi è indagine trinitaria. Perché? Perché Lutero comprende l’indagine
trinitaria richiede solo categorie ontologiche, e l’ontologia è una trappola
di Satana. Ecco perché Heidegger è molto interessato alla fine a questo
dispositivo luterano. La vera rivelazione di Dio è una rivelazione non
ontologica. Questo pone problemi dal punto di vista del dogma. Non che
Lutero abbia mai messo in discussione la trinità. Lutero accuserà Erasmo di
razionalismo e di scetticismo ateo. Lutero è tutto tradizionalista, eppure da
teologo dice la trinità presupposto che non va indagato razionalmente.
Questo rapporto molto originale tra teologia rivelata e teologia scolastica/
speculativa (o diciamo “metafisica”! speculazione razionale su dio come
causa prima)… questo a Lutero non interessa.
Passiamo ad Agostino
A che ci serve studiare la teologia? A capire meglio la filosofia. Hegel
diceva che la teologia ci consente di cogliere le strutture razionali al
fondamento dell’indagine filosofica stessa. Detto in una forma
neofeuerbachiana “dimmi che dio hai e ti dirò chi sei” (esista o meno, ti
dirò che forma di razionalità presupponi). Questo discorso nel ‘500 non ha
senso. Quei pochi vanno sul rogo, quelli che mettono in scacco l’assetto
teologico.
Torniamo a Lutero monaco agostiniano. Dunque devi leggere Agostino. Per i
domenicani per dire Agostino non era fondamento indiscutibile e assoluto. I
domenicani introducevano Tommaso accanto ad Agostino in quegli anni. I
francescani cominciano a leggere Duns Scoto e Ockham e dunque il loro
profilo teologico tradizionale cambia.
Ricordiamo che quando Lutero e Melantone redigeranno gli statuti
dell’università di WItt. (centrale per la riforma) porranno Agostino come
chiave da leggere per i teologi riformati.
Problema: quale Agostino? Agostino è una tale galassia che dire “sono
agostiniano” può voler dire tutto e il contrario di tutto. Noi non possiamo
dedicarci a studiare questa complessa struttura che è l’opera agostiniana.
Due indicazioni sintetiche: sulla teologia agostiniana come teologia
strutturata al suo interno da un atto di conversione teologica, dire
“agostinismo duro” significa riconoscere l’agostinismo come teologia della
conversione radicale. Quella di Agostino è una teologia “autodecostruttiva”.
Proponiamo un’immagine. Nel libro “l’altro Agostino”… agostino passa dal
suo assetto teologico a un altro assetto teologico. Nella copertina del libro
ha messo il particolare del Giudizio Universale di Michelangelo in cui si vede
l’autoritratto di Michelangelo raffigurato con la pelle scuoiata che S
Bartolomeo tiene con la destra. San Bartolomeo qui si auto-scuoia.
Bartolomeo coltello nella destra, propria identità/vecchia pelle nella
sinistra. Immagine teologia agostiniana. Essa vive di autodecostruzione.
Vive di questa “circonfessione” (circoncisione+confessione). La teologia
agostiniana si circoncide. Si sacrifica. Si decostruisce. Ovviamente nel
particolare la pelle è esibita davanti a cristo. Davanti a Dio la propria
identità è sacrificata, tolta, rinnegata, dichiarata morta ed esibita. La
grandezza dell’agostinismo è vivere questa confessione interna all’atto
della teologia. “L’altro Agostino” è un teologo che afferma la novità, c’è un
nuovo assetto teologico totalmente sacrificale, confessivo… quetso pensiero
teologico è il pensiero della grazia indebita e predestinata (che è asse
teologico luterano). Ritorniamo a Sola fide, sola grazia, sola fide, solo
cristo. Sintesi teologica che riporta allo stesso asse tutte le formule
riassuntive dell’elaborazione teologica cristiana. Questa nuova teologia di
Agostino è da Agostino stesso contrapposta alla prima fase teologica. I veri
agostiniani si ritrattano. Passano da un assetto all’altro. Il primo agostino su
cosa costruiva il suo edificio teologico? Su teologia del libero arbitrio, su
platonismo ottimistico. Era una teologia fortemente ottimistica e
razionalistica. Che cosa fa cambiare idea ad Agostino? La grazia di Dio dice
Agostino. Atto passivo a fondamento della propria ridefinizione. Cosa ha
fatto cambiare Agostino? La scoperta della Grazia pensata in maniera
diversa. Cosa gli fa capire il dono della grazia? La fede è donata da Dio. La
fede è gratis data. È data gratuitamente dalla grazia divina. Qual è il cuore
dell’altro Agostino? La scoperta della nozione di gratuità, razionalmente
ingestibile (Derrida docet). La teologia o è esperianza e pensiero del
gratuito o non è, o è invenzione della ragione puttana, invenzione papista
per Lutero. Le indulgenze non sono per Lutero la causa della rottura ma
sono la spia, l’effetto. In fin dei conti cosa sono le indulgenze? L’economia
contro la gratuità. Ultimo dato: in Agostino, che scrive le retractationes in
cui riesamina le sue opere teologiche e le corregge, c’è spesso il racconto
che la svolta della sua teologia è dipesa dalla interpretazione adeguata di
Romani IX, di Paolo. Cosa ritroviamo a fondamento della svolta teologica
agostinana? Un ripensamento di Paolo. Radicale perché va alla radice e
perché radicalizza della dottrina della giustificazione di paolo. Le parole
d’ordine luterane sono “gratia gratis data est”. Agostino è più complicato di
Lutero, ha tanta trinità e tanta teologia.

LEZIONE 31 OTTOBRE 2017


Oggi Lettieri è a un convegno. Oggi giornata simbolica importante. 31
Ottobre anniversario affissione delle 95 tesi sulla porta della cattedrale di
Wittenberg. Un anniversario che al di là della retorica è un momento in cui
tirare bilanci, confrontarsi e simili. Il 2017 anno importantissimo per la
storia del 500. Moltissimi convegni e simili sulla figura del pensatore
immenso quale è Lutero.
Oggi noi ci occupiamo di un testo. Cora Presezzi è la assistente che fa
lezione. Si è occupata di “Simon Mago”.
Oggi ci occupiamo di un testo molto importante per intersezione tra
teologia cattolica da un lato e istituzione chiesa cattolica. Gli storici
collocano la svolta riformatrice di Lutero in tutte le date possibili. La
prefazione di Buzzi dice che gli storici hanno proposto tutte le date dal
1506 al 17 come date di svolta. Fino all’ultima disputa Lutero non si
stancherà mai di dire che è stata fondamentale la lettura di questo passo
paolino dell’Epistola ai Romani per l’interpretazione della Scrittura. Quando
Lutero si autointerpreta racconta la sua vicenda intellettuale e dice che il
luogo emblematico di risignificazione dell’interezza biblica ha a che fare
con la sua scoperta di un elemento insuperabile di passività dell’uomo che
interpreta e legge la Scrittura. Passività in cui si dà ruolo prioritario di
grazia e salvezza divina. La Scrittura rivela un principio di
autointerpretazione della scrittura stessa. Nella prefazione al Pio Lettore
della sua Opera Omnia lo dice. “L’evangelo ci rivela la giustizia di Dio, ma
la giustizia passiva… per mezzo della quale dio nella sua misericordia ci
giustifica mediante la fede… come è scritto il giusto vivrà per fede”. Da
questo punto la parola “riforma” significa per Lutero approcciarsi a
qualsiasi disputa sul testo biblico con questa chiave ermeneutica. Le tesi
sulle indulgenze cosa erano? La proposta di Lutero di discutere in ambito
accademico, partendo da Wittenberg e da discutere poi in cerchie sempre
più ampie di intellettuali fino a Roma in Sede pontificia. La lunga mano
della chiesa in Europa era rappresentata dall’università di Parigi.
Riassumiamo significativamente alcuni passaggi storici prima che Lutero
commenti l’Epistola ai Romani davanti ai suoi studenti. Lutero nel 1505 era
diventato Magister alla facoltà di Arti (arti liberali), già stata fondata nel
1502 uni di Witt e poi entra a Erfurt nel collegio degli agostiniani. 1508
Lutero mandato a Wittenberg con incarico di prof di filosofia. In particolare
insegna a witt etica nicomachea di ristotele. Poi Lutero dirà “teologus non
fit nisi id fiat sini Aristotele”! non si può essere teologi a meno che non si
rifiuti Aristotele. Nel 1509 ottiene il baccalaureato in Sacra Scrittura e
inizia a commentare le sentenze di Pietro Lombardo (commenta commenti
alla Scrittura). 1513 Lutero inizia a fare lezioni sui salmi. Nel 1515 in
primavera inizia le lezioni sulla lettera ai Romani, che chiaramente sarà un
testo che per utero rappresenterà un passaggio importantissimo a livello di
svolta nel suo approccio all’esegesi biblica e innescherà una serie di
passaggi per cui Lutero capirà che il papato romano non vuole e per Lutero
NON PUO’ ammettere la sua interpretazione dell’Epistola ai Romani e della
Scrittura. Connessa a questa interpretazione una messa in discussione del
ruolo della mediazione umana che è assolutamente incompatibile con
quella predicata da Roma.
Tutta la teologia di Lutero è paolina. In tutte le lezioni riecheggeranno
parole paoline. Il suo è un tentativo di ripercorrere la lettera ai Romani con
occhi non luterani.
Ricordiamo brevemente che la lettera è in 16 capitoli testo + ampio di
Paolo scritta a comunità che non conosce. Forse in vista di visita a Roma.
Paolo promotore diffusione dell’Evangelo presso i gentili. La prospettiva che
Lutero stesso condividerà è apocalittica e carismatica. La prima parte della
lettera da 1 a 4 vede un dominio della legge, naturale e mosaica. Un passo
famoso che ha avuto grandi effetti sulla filosofia europea è che “dall’ordine
delle cose si può conoscere dio”. Duplice rivelazione di Dio, quella di ordine
delle cose e quella elettiva a israele. Ma entrambi hannno eprvertito la
legge, gentili e giudei. Accusa simultanea a giudei e gentili che sono sotto il
peccato. L’ira di dio si rivela, apokaluptetai. L’ira di Dio si rivela contro
ogni ingiustizia. Allo stesso modo colpisce giudei e gentili. A 3, 21 c’è
annuncio di salvezza. Indipendentemente dalla legge si è manifestata la
giustizia di Dio. Tutti hanno peccato ma c’è la grazia. Dio si autocorregge,
corregge la sua prima rivelazione insufficiente e interviene nella rivelazione
in Cristo. Esempio di questo è Abramo che viene giustificato
indipendentemente dalle opere della legge. Al capitolo 5 altra opposizione
strutturale che è tipica di Paolo che procede per antitesi. Opposizione tra
Adamo e Cristo radicata in Paolo dalla tradizione apocalittica. Non nel
giudaismo ufficiale di paolo ma in altro giudaismo si era radicalizzato il
dualismo della disobbedienza di Adamo. A questo primo uomo che
disobbedisce e non riconosce Dio si contrappone Cristo, dimensione
compiuta di obbedienza. In Paolo caratteristica di Cristo obbedienza del
servo sofferente. Piccolo cenno filologico! Romani 5,12. “come a causa di
un solo uomo… il peccato è entrato nel mondo… la morte… perché tutti
hanno peccato”. In Greco dice emarthon. “In quanto tutti hanno peccato”.
La morte ha raggiunto tutti gli uomini in quanto hanno epccato. La Vulgata
di San Girolamo, letta da Agostino e Lutero recita “nel quale tutti hanno
peccato”! chi è nel quale? In adamo. In adamo tutti hanno peccato.
Questo porta a quello che Agostino teorizzerà nel peccato originale. A
questo punto si capisce meglio l’opposizione Adamo/Cristo che va in
Agostino e in Lutero. C’è universalità del peccato. Questa è la prospettiva
apocalittica.
Nei cap 7 e 8 Paolo spiega da un lato che questa prospettiva apocalittica è
nell’intimo dell’uomo. Il cap 7 parla del “non compio il bene che voglio ma
il male che non voglio”. Prospettiva apocalittica in quanto il ondo è abitato
da forze che abitano anche la coscienza di Paolo che è scisso. Questa
prospettiva apocalittica nel cap 8 è invece cosmica. “L’intera creazione
soffre le doglie del parto”. A questa angoscia cosmica la risposta di Dio è
cosmica: condanna nel peccato e risposta in Cristo. È una risposta
carismatica! la risposta è lo spirito potere cosmico che deve anche abitare
l’io. Questa abitazione dello spirito permette che questa giustizia della
egge sia compiuta. Il fallimento della Legge nei primi 4 capitoli è superato
con abitazione dello spirito. A questo punto c’è la parte della lettera più
interessante per la comunità cristiana. Parte 9-11 ridisegna la nuova
alleanza che dio fa dopo fallimento della legge.
La comunità israelitica di Paolo è dominata dal senso di purezza al suo
tempo. Metafora dell’ulivo cap 11. Questo ulivo che dio taglia nei rami e
innesta contro natura i rami dell’oleastro. Eliminato dall’elezione l’Israele
storico (Paolo scrive circa 20 anni dopo la crocifissione) con un taglio per
l’innesto del nulla! dio ha amato Giacobbe e odiato Isau. Figli di Isacco
uno amato e uno odiato da Dio. Per Paolo questo ha dimensione storica.
Giacobbe è il nuovo popolo di Dio che Dio sostituisce all’Israele storico che
ha rifiutato la nuova rivelazione.
Non ci fermiamo sui capitoli successivi ma ricordiamo che questa strana
parabola del popolo di Israele ha una prospettiva universalistica. Solo con
Israele convertito alla fine dei tempi si darà la resurrezione dei corpi.
Popolo che è stato temporaneamente allontanato dall’elezione verrà poi
recuperato.
Opposizione tra legge che fallisce e nuova alleanza dello spirito. Prospettiva
storica di storia di salvezza. La dimensione del singolo è accennata ma il
suo problema è un problema di economia di salvezza. Anche se
evidentemente nel cap 7 e in altri parti emerge il singolo.
Lutero viene poi accusato di aver tralasciato tutti i passi in cui i battezzati
si dicono “sunfutoi”. Ci sono passi della lettera in cui sembra che il
battezzato diventa “connaturato con Cristo”. Queste linee sono trascurate
da Lutero. Chweitzer e Sanders hanno sottolineato ciò che Lutero trascura
di Paolo.
Se la lettura e la teologia di Lutero è paolina non possiamo comunque
appiattire Paolo su Lutero né la lettera ai Romani su Lutero.
ALTRA ASSISTENTE
Quest’ultimo passaggio messo in evidenza è fondamentale. Lei si pone
davanti al testo sapendo bene che Lutero va a mettere le mani su questioni
di interpretazioni su cui tutt’oggi gli storici discutono. Ricordiamo che per
Lutero è molto diverso commentare l’etica nicomachea piuttosto che la
Lettera ai Romani. Punto fondamentale di tutta la sua opera teologica.
La Lettera ai Romani e tutta la produzione di Paolo studiata dalla critica
con 2 prospettive quasi contrapposte. Taubes negli anni ’80 parla di teologia
politica di Paolo. Paolo come nuova fondatore di popolo. Paolo che prende
sulle sue spalle l’impegno che era stato di Mosé. Paolo rifonda un nuovo
popolo di Dio che è Israele aperto alle genti. Accanto a questo c’è un
interesse mistico, al di là di nuova fondazione di popolo c’è un interesse
alla speculazione sul senso ell’esistenza umana valida per tutti.
UNIVERSALISMO PAOLINO per il quale la mistica è importante.
Ci siamo fermati al 1515 quando Lutero fa lezioni sulla lettera ai romani.
Nel 1516 uscita a Basilea dello scritto Novum Instrumentum… di Erasmo in
cui Erasmo inizia ad esplicitare il metodo con il quale da filologo classico ha
iniziato a lavorare sul Nuovo Testamento. Sempre nel 1516 Lutero legge
Taulero mistico tedesco, inizia a studiare i suoi testi, chiude le lezioni sulla
Lettera ai Romani in settembre. Pubblica poi a dicembre una parte della
famosa “teologia tedesca” in cui Lutero si sofferma su alcune questioni
anche di mistica. Quindi questo intreccio all’interno della lettera paolina ai
romani tra elemento teologico-politico e mistico aveva colpito Lutero. Il
passo di Romani 6,5 Lutero con classica tranquillità lo salta e continua con
6,6. Evidentemente il problema lo arrovellava. In merito a quanto Paolo
dica sulla questione per il momento soprassiede. Passa a seguire le
questioni della lettera che lo interessano di più e cerca di darne conto.
Filippo Melantone professore di greco a Wittenberg braccio destro di
Lutero. Melantone leggeva tutto di tutto. Melantone braccio destro di
Lutero. Melantone, letto tutto, diceva che l’esegesi di Lutero sull’Epistola
ai Romani era la più vera.

SECONDA PARTE
Dunque se ricordiamo l’argomento sulla lezione precedente…
Chi si è occupato di studiare le controverse fra le eredità teologiche della
riforma (con le correnti riformate nel Seicento) e le innovazioni del
cattolicesimo (penso ai gesuiti) insomma il Seicento è stato definito “Il
secolo di Sant’Agostino”. Viene pubblicata un’opera fondamentale di
Giansenio. Tutto parte dalla interpretazione di Agostino. Il pensiero di
Agostino a sua volta prevede due conversioni! dal manicheismo al
cristianesimo
Lutero ha assistito all’inesauribile dibattito su Agostino. In particolare il
problema allora come oggi è “Agostino è o non è predestinazionista?” Sola
gratia oppure libero arbitrio? Nella sua ricostruzione della questione il
professor Lettieri dice che c’è una prima fase, del primo Agostino, in cui c’è
approccio sinergistico del tema della giustificazione—> libero arbitrio
umano + grazia e poi secondo Agostino in cui invece Agostino propugna
assoluta preminenza dell’elemento divino che svuota completamente
l’essere umano. L’uomo sarebbe poi fondamentalmente peccatore e solo la
grazia assoluta indebita di Dio può liberarlo dal suo costitutivo desiderare
solo il male. All’obiezione Pelagiana che sosteneva invece l’importanza
fondamentale delle opere Agostino dice che Dio ha creato l’uomo peccatore
per dimostrare cosa egli può senza dio. ANTROPOLOGIA NEGATIVA DI
AGOSTINO CHE LUTERO ORECCHIA. Negli anni ’90 del Quattrocento escono
gli Opera Omnia di Agostino. Lettura anche progressiva. Sarà lo stesso
Agostino nelle Confessioni a dire che aveva sbagliato in alcune parti di
opere precedenti.
A Wittenberg dunque è in corso un dibattito di Agostino. Il pensiero di
Agostino ha struttura dialettica. E la dialettica dice Hegel è consegnata da
Lutero alla modernità tedesca. Lutero si appropria della dialettica di
Agostino che aveva preso da Paolo.
Lutero commento a Romani 1,1 “da un lato essa distrugge sradica e
annienta ogni giustizia della carne (significa uomo)…” Lutero legge la
lettera ai Romani secondo un particolare concetto dell’antropologia
paolina! in paolino “psuchicòs antropos” tradotto con “animalis homo”
tradotto con “naturlische mensch” l’uomo psichico/naturale/animale vuol
dire l’uomo senza la grazia di Dio, detto anche “carne”. Quando troviamo
“carne” dobbiamo pensare questo. Il contenuto essenziale della lettera è
che “distrugge ogni giustizia e sapienza della carne, non importa con quale
sincerità… dall’altro lato la lettera esalta il peccato”! altrove Lutero dirà
che la Scrittura parla solo di due cose: del peccato e della grazia gratis
data. Questa lettera ha la grande dote di mettere in chiave il tema del
peccato, nonostante la ratio umana (prostituta e simili espressioni). Lutero
contro Carlo Stadio dirà “tu qui stai leggendo con la tua ratio ma tutti
sappiamo che la ragione umana è la puttana del diavolo”. Tornando al testo
I due punti che Lutero qui nel 1515 mette in chiaro (è monaco agostiniano
sconosciuto senza aver scritto le Tesi). “Perciò il beato agostino nel cap VII…
dice l’apostolo Paolo lotta molto contro i superbi gli arroganti e chi pone
effettiva fiducia nelle loro opere”. Lutero si richiama all’autorità di
Agostino “De spiritu et littera”. A sua volta Agostino rimanda
all’interpretazione che Paolo dà…
Qual è la questione centrale qui? La lente con cui Lutero si approccia a
Romani è sempre bifocale. La lettera non è solo quella scritta della
Scrittura, la lettera è anche la forma mentis. Lutero si rende conto subito
che l’uomo peccatore legge la Scrittura in modo peccaminoso. Per Lutero il
monaco è chi massimamente pensa di potersi basare sulle opere. Questo è
per Lutero l’apice della pretesa umana di giustificazione per opere. Questo
atteggiamento porta con sé una attitudine interpretativa precisa della
scrittura. Leggere la scrittura come se la scrittura anziché rivelare il
peccato e la necessità dell’illuminazione… Lutero varie volte dirà che
l’approccio di Roma è di non leggere la scrittura con lo spirito “i teologi
romanisti usano la Scrittura come uno specchio”. Nella Scrittura si
cercherebbe conferma di intimo desiderio dell’uomo, che per Lutero è
rivelato da Paolo stesso! quello che Dio non sia Dio e di essere Dio al suo
posto. Questa è la traduzione a livello antropologico generale che Lutero dà
del peccato originale.
Secondo Lutero Adamo in cui tutti hanno peccato è il prototipo di come
funziona l’uomo, è il trattato di antropologia di Dio. I versetti del Genesi
spiegherebbero come funziona l’uomo. L’uomo costitutivamente se h la
possibilità di sostituirsi a Dio lo fa. Se ha possibilità di agire la salvezza
vuole farlo in prima persona.
Andiamo avanti con la lettura. Siamo nel commento al De spirito et littera.
Questo è a sua volta un commento di Agostino a Paolo “la lettera uccide lo
spirito dà la vita”. Nella Lettera ai romani dice Agostino si può trovare una
fatica utile e salutare.
Andiamo un po’ avanti. Diventa chiaro a Lutero che il lemma fondamentale
dell’epistola ai Romani è la giustizia. “bisogna essere istruiti in una giustizia
che proviene direttamente dal di fuori, che ci è estranea… a questo scopo
in primo luogo bisogna che sia estirpata la nostra propria giustizia”. È
difficile trovare un testo di critica su Lutero senza alcune formule! qui
“giustizia forinseca”. Espressione che troveremo spesso citata. Noi vediamo
qua che Lutero inizia a cercare di strutturare questa idea. Leggendo Paolo
inizia a costruire un concetto. Ci arriva separando due sensi distinti di
giustizia. Distingue una nostra propria giustizia da giustizia totalmente
aliena.
Teniamo presente che nella sua produzione successiva Lutero condannerà la
speculazione teologica tout court. Libero esercizio della ratio puttana.
Lutero arriverà a distinguere tra Verstand e Vernunft.
Un altro passo che ha pensato di leggere! commento a Romani 1,16 dove si
dice che l’evangelo (la bella notizia che Paolo porta alle genti) è potenza di
Dio. Dice “si deve notare che virtus qui significa potenza o potere, in lingua
volgare moglichkeit. Con potenza di Dio non si deve intendere… ma quella
in forza della quale egli RENDE forti e potenti”. Altro luogo in cui inizia a
strutturarsi la dialettica di Lutero che poi verrà resa con genitivo soggettivo
o oggettivo. Negli anni ’30 in un commento a Genesi si soffermerà sui beni
spirituali. Dice cosa significa un bene spirituale? Userà lo stesso tipo di
interpretazione legata a gen sogg e ogg. E dirà “quando si dice questo bene
non può essere venduto perché è un bene di Dio, c’è un problema di
interpretazione di uso e abuso del linguaggio perché bene di Dio è solo il
bene che dio opera, ciò che dio stabilisce in quanto tale e mai quello che
l’uomo consacra a Dio.” “Di Dio” deve essere sempre inteso in senso
soggettivo!> dio soggetto che rende una cosa mezzo del suo operare.
Negli anni 1518-20 distacco da Roma di Lutero. Prima cerca dialogo e poi
capisce che il papa è l’anticristo.
Spostiamoci al Commento a 1,17. Sta commentando la frase di Paolo “la
giustizia di Dio si rivela”! dice “nelle dottrine umane… viene insegnata la
giustizia degli uomini”. “la giustizia di Dio è la causa della salvezza”-!
messa in crisi della giustizia distributiva come valida agli occhi di Dio. Ci
sono due ordini completamente opposti di giustizia. Diciamo che un
elemento ulteriore della forma mentis apocalittica è quella dell’esistenza
di due dimensioni che tra loro sono radicalmente inconciliabili! mondo in
preda ai demoni e solo ordine esterno può instaurare una dimensione di
giustizia e salvezza. La componente apocalittica ci dà la misura di questa
scissione in due piani. Continua Lutero “qui di nuovo per giustizia di Dio non
si deve intendere quella grazia per cui la giustizia di Dio…” non solo Dio
oggetto di cui si dicono delle cose ma anche Dio come potenza che agisce e
giustifica noi. Giustizia di Dio come quel principio attivo mediante il quale
noi veniamo giustificati da lui, mediante la fede nell’evangelo. Poi cita
Agostino.
Passiamo a commentare un ultimo brano
Voleva commentare 1,24 alla frase di Paolo “perciò Dio li ha abbandonati ai
desideri del loro cuore”! categoria kardia di lutero che ha a che fare con
l’uomo inteso come ripiegato su se stesso. Punto di gravità autoriferito ed
egoista.
Voleva commentare 3,10 “non c’è nessun giusto” nemmeno Maria. Altra
questione che la Riforma protestante avrà come problema. La Chiesta
cattolica stabilità tardivamente l’Immacolata concezione. Dagli incisori
della Riforma Maria verrà rappresentata come contadina. Maria per Lutero
sarà autosacrificio come San Bartolomeo nella Sistina. Poi sarà creatura e
madre del creatore.
Ultimo passo su Adamo 5,12. “a causa di un solo uomo il peccato è entrato
nel mondo”. Paolo pensa a Cristo oppositivo ad Adamo! sempre un solo
uomo. Lutero dice “che l’apostolo parli del peccato originale e non di
quello attuale…” qual è l’immane problema che Lutero affronta? Lo
troveremo durante tutto il corso. Il problema è appunto quello
dell’esistenza del male e del peccato e quello del rapporto che si dà tra la
responsabilità umana soggettiva… il discorso della radicale peccaminosità
del male dell’uomo e di una possibilità di salvezza tutta elargita
dall’esterno crea un “ragionamento pigro”! se tutto viene agito da Dio a
che serve darsi precetti, a che servono le parti prescrittive della Scrittura?

LEZIONE 2 NOVEMBRE
Morto stanotte Mario Simonetti, grande studioso di patristica. Partiamo dal
problema Lutero. Studiare Lutero significa studiare le origini stesse del
cristianesimo. In che senso? Proprio il gesto luterano è il gesto di
rifondazione, di Riforma che comporta un tornare alla radice della
rivelazione. Lo stesso metodo storico-critico applicato alla teologia…
metodo che prescinde da supporti fideistici. Nonostante questo il metodo
storico-critico è un esito della svolta luterana, cioè dell’esigenza di tornare
alle radici storiche neotestamentarie e di guardare con diffidenza a una
ristrutturazione ontologico-metafisica che immediatamente ha investito il
cristianesmo delle origini. Il ritorno di Lutero alle fonti mette in discussione
la sistematizzazione ontologico-metafisica.
Lutero ha una sua formazione scolastica sia chiara. Il cristianesimo per
Lutero è la rivelazione originaria deformata anche metafisicamente-
ontologicamente. Gesto enormemente complesso e influente in Occidente.
Pensiamo anche alla critica heideggeriana alla metafisica, quanto deve a
questa impostazione. Il giovane Heidegger fa seminari su Paolo, Agostino e
Lutero. Nella Disputa di Heidelberg è tematizzata irrudicibilità del vangelo
alla teologia scolastica.
Radicale innovazione che però tenta di recuperare l’origine, dunque di
sguardo di tipo storico-evolutivo. Il gesto stesso della Riforma come ritorno
alle origini del vangelo e della Scrittura contro la costruzione millenaria
sulla scrittura. Gesto di evidente STORICIZZAZIONE. Che presuppone anche
una teoria del rapporto tra scaturigine e deformazione. Maccione proto-
lutero fondamentale.
Come procedere metodologicamente? Il rapporto Paolo-Lutero è decisivo.
Capire perché le tesi sulle indulgenze sono eversive e rivoluzionarie. Ciò
nonostante all’interno delle tesi delle indulgenze dobbiamo identificare il
dispositivo dialettico luterano tra spirito e lettera e tra vangelo e legge.
Dispositivo chiave luterano è un dispositivo paolino-agostiniano. Per
dispositivo si tratta di economia interna al testo luterano. Per capire la
Riforma dobbiamo capirlo. Non a caso Lutero si considera non un innovatore
ma come colui che chiamato da Dio è incaricato di riformare e di
recuperare la forma originaria e radicale del vangelo. Perché non sarebbe
un innovatore? La tesi di Lutero è che non fa altro che ascoltare il vangelo e
rimetterlo in azione.
Cominciamo da Paolo. Agisce all’interno dell’annuncio paolino, il kerugma.
Vangelo “buona novella”. Agisce all’interno di questo annuncio un
dispositivo decostruttivo che ha al suo interno elemento critico
radicalissimo. Lutero non è “cattivo” o “eretico” che arriva e rompe. Per
avere ccredibilità il suo messaggio deve riuscire a dimostrare che la sua
rottura è i vangelo stesso. Il vangelo è rivelazione “decostruttiva” o
“distruttiva he è l’unico che consenta l’apertura all’avvento dello spirito.
Noi capiamo quanto sia speculativa un’affermazione simile. Il segreto del
vangelo è dialettico. Uccide, critica, rompe per far scaturire la salvezza.
Allora capiamo in che senso per Lutero la critica al cristianesimo del suo
tempo a tutti i livelli (da etico a ermeneutico) significa lasciar agire il
Vangelo.
A noi interessa capire quale è la legge interna che a un certo punto
attraverso un complicato lavoro di sintesi, memoria, configurazione
teologica e simili regola il vangelo. Su quali strutture concettuali il vangelo
vive. In fin dei conti qual è il segreto concettuale dell’annuncio evangelico.
Lui dà interpretazione privilegiata sulla linea Paolo-Agostino-Lutero. Certo
questa è stata una linea potentissima.
Le formule sono importanti. Le formule credibili e fondate sono formule
che consentono la ricapitolazione intelligente di un problema. In questo
senso importante iniziare sulle 95 tesi. In qualche modo attacco
all’’indulgenza è ricapitolativa come formula.
Paolo. Qual è la formula più ricapitolativa di Paolo? “La lettera uccide, lo
spirito vivifica” (2 Corinzi 3,6). I testi di Paolo sono i più antichi del Nuovo
Testamento, sono tutti redatti negli anni 50. Paolo scrive solo lettere, non
trattati. Degli scritti di formazione delle comunità da lui stesso fondate o
dove ha predicato. Notate la lettera presuppone un insegnamento. Una
specie di “ripasso”. È la reinterpretazione di un vangelo. Cosa vuol dire “la
lettera uccide, lo spirito vivifica”? mette in tensione dialettica lettera/
spirito come due approcci nettamente contrapposti ma al tempo stesso
connessi. Frase che nasconde dinamismo dialettico potentissimo. Si
riecheggia morte/resurrezione. Dispositivo dialettico cristologico
imperniato su morte/vivificazione. Noi capiamo d morte/vivificazione che
lettera/spirito sono in tensione dialettica. Cosa vuol dire “littera” in latino,
“gramma” in greco? La messa in tensione lettera/spirito è anche
interpretazione giuridica! la lettera è interpretata dal giudice. Il rapporto
tra lettera e spirito è come dire il principio fondativo dell’atto
ermeneutico. Non a caso anche Gadamer riconosce come scaturigine storica
l’ermeneutica della scrittura cristiana. La lettere richiama un testo? Quale?
La Torah. Paolo ebreo pio, fariseo di formazione, originariamente
perseguitava i cristiani. Sulla via di Damasco folgorato dalla rivelazione di
cristo gloria di dio. Il risorto in una configurazione teofanica. Ha visto la
manifestazione gloriosa di cristo risorto. Per il credente cristo gli si è
rivelato. Per noi qui “Paolo si è convinto di aver visto Gesù”. Effetto
culturalmente rivoluzionario. Paolo non conosce il Gesù storico nonostante
esser definito “L’apostolo” per eccellenza e nonostante il suo movimento di
universalizzazione. Paolo è stato raggiunto da una visione diretta ed
elettiva della gloria di Dio. Paolo fariseo su cosa fondava la sua pietà di
ebreo? Sulla legge. I farisei erano gli interpreti della legge. Facevano
dell’interpretazione della legge. La Torah sono i primi 5 libri del
Pentateuco. Faceva dell’interpretazione della Legge l’atto di pietà religiosa
per eccellenza. Paolo fariseo è disposto a riconfigurare ermeneuticamente
il rapporto con la rivelazione.
Cosa significa incontrare cristo risorto come gloria di dio? L’opposizione
lettera/spirito ricostruisce anche la biografia di Paolo. Per molte tradizioni
ebraiche la legge è la presenza di Dio. Il tempo originariamente è costruito
intorno alla legge. È la struttura di custodia della presenza di Dio che la
legge riveste. Cosa vuol dire invece che a Damasco vede cristo? Dal
convincimento che la presenza di Dio fosse quella della legge Paolo è
sbattuto nella presenza vivente di Dio in spirito in Cristo. Non a caso Paolo
chiama Gesù “sapienza e potenza di Dio”. Lettera vuol dire legge, Torah,
testo scritto. La presenza di Dio poi è dislocata nello spirito. Il rapporto
prevede che questo rapporto tra le due forme di presenza sia mediato
cristologicamente, cardine sul quale la rivelazione di Dio “ruota”
“catastroficamente”. Cristo cardine di una catastrofe. In che senso
catastrofe? Per Aristotele nella poetica la catastrofe, ne parla sulla figura di
Edipo sofocleo… la tragedia di Sofocle era perfetta perché il re che sapeva
tutto (risolve la Sfinge) viene alla fine della tragedia a manifestarsi antitesi
del punto di partenza. Catastrofe rovesciamento radicale e perfetto
drammaticamente di un soggetto. In Gesù doppia catastrofe! Gesu visto
dai suoi discepoli come l’uomo di Dio viene crocifisso ed ucciso come
maledetto dalla legge ma poi viene fatto risorgere innalzato alla presenza
del padre.
Ci sono studi sulla struttura narrativa della vicenda di Gesù. In fin dei conti
è una specie di modello letterario che assume in sé principi del dramma
greco e che riconfigura tutto l’immaginario letterario occidentale. Per
approfondire Freje grande comparatista che interpreta la Bibbia come la
grande struttura letteraria e narrativa che domina l’immaginario
occidentale. Al tempo stesso il cristianesimo assorbe strutture della
narrazione sia ebraica che pagana. Torniamo sulla catastrofe. Cominciamo a
capire che la catastrofe è una categoria con la quale dobbiamo avere a che
fare. Se la rivelazione di Dio è catastrofica doppia è evidente che una
comprensione credente non può che essere interpretazione di una
catastrofe radicale. Almeno così se prendiamo Paolo-Agostino.
Secondo Lettieri il Paolo storico non interpretava Gesù come Dio. Gesù è
l’uomo divinizzato ma non è un Dio preesistente che discende come
desidera Giovanni. Lutero è dogmatico e tradizionale invece.
Torniamo a spirito e lettera. In che senso la lettera uccide e lo spirito
vivifica, in che senso la figur di Gesù è questo cardine su cui tutta
l’economia divina ruota. In che senso la relazione tra lettera e spirito vive
di questa doppia catastrofe. Dobbiamo prendere il 3 capitolo dell’Epistola
ai Galati. Leggi terzo capitolo. Paolo cosa dice? Che Gesù è stato crocifisso
in quanto maledetto da Dio, cita un passo del Deuteronomio nel quale si
legge “maledetto chi è appeso al legno”. Chi viene appeso a un legno ed
esposto è maledetto dalla legge stessa. È evidente che i sacerdoti del
tempio lo conoscevano e vogliono mettere completamente fuori gioco il
Messia, appendendolo a un legno. Manifestazione di assoluta iniquità. Che
cosa accade? Accade che Gesù viene crocifisso. Noi siamo abituati a vedere
la croce come potenza divina, rivelazione divina e simili… Paolo quale
mossa geniale ha? Noi vediamo da altre tradizioni protocristiane che la
croce di Gesù fa problemi e viene un pochino aggirata. Non viene messa al
centro dell’annuncio la crocifissione. Rimozione dello scandalo della croce.
In alcuni testi protocristiani esistono annunci della messianicità di Gesù che
però non sono incentrati sulla morte in croce e quindi sul sacrificio di
Cristo. Nel Vangelo di Tommaso Cristo salva col suo messaggio per dire.
Invece qual è la mossa geniale di Paolo? Nel luogo della maledizione si
nasconde la pienezza della redenzione. La salvezza è nascosta nella
crocifissione di Gesù come maledetto. Paolo rilancia la difficoltà in maniera
iperborica. Castrofizzazione logica del problema. Il luogo del vuoto, della
reiezione, dell’esclusione dall’ambito sacrale è il luogo della
manifestazione assoluta di Dio. Dio si nasconde nella morte. Dio nel senso
della rivelazione del messaggio salvifico di Dio. Paolo in Galati 3 cita
apertamente il passo in cui Gesù è morto come maledetto. La Legge uccide
Gesù. Cosa vuol dire “la lettera uccide”? La lettera uccide CRISTO. La
letetra è la legge che uccide Cristo come maledetto. Lettera ha rivelazione
antitetica rispetto a Cristo. Paolo definisce Cristo come tèlos. Sia come “il
fine” della legge che come la fine della legge. In Cristo la legge è tolta. La
tesi di fondo del libro di De Negri è che la teologia luterana iperpaolina è a
fondamento della dialettica dell’idealismo tedesco. Idealismo tedesco
frutto della dialettica idealistica. Agamben in “tempo che resta” sottolinea
come il verbo chiave frequentemente utilizzato da Paolo per designare
l’azione di toglimento/negazione/svuotamento/superamento (katargein in
greco) Lutero lo traduce con (Aufheben). In Hegel sappiamo miriade di
riecheggiamenti teologici. La legge uccide Cristo ma uccidendo cristo
finisce. Quando? Quando cristo viene fatto risorgere nello spirito.
Cominciamo a capire il senso teologico del rapporto tra legge e spirito. La
legge uccide, uccide come totalità della sua rivelazione storica. Questa vuol
dire per Paolo che tutta l’economia della legge è economia di morte. Ma
eprché la legge è tolta? Perché nel momento stesso in cui Dio fa risorgere
Cristo disattiva la legge, la svuota in quanto sottolinea come l’unica
presenza reale di dio è quella dello spirito del risorto.
2 lettera ai Corinzi 3 e 4 capitolo da leggere tutti. In particolare versetto
3,6. Di che parla il 3 capitolo? Del fatto che in Cristo la legge è in to
katarhoumenon “l’annullato/il tolto”.
Paolo cita poco il Gesù storico. Paolo più concentrato sul cristo risorto
mistico/spirituale che si rivela elettivamente a coloro che hanno fede e ne
ricevono lo spirito. Dalle sue lettere il Cristo storico viene fuori poco. Per
Paolo anche se il Gesù storico agiva mosso dallo spirito quello che conta
rimane la resurrezione. In quella abbiamo la rivelazione del passaggio della
gloria di Dio dalla legge al risorto. Manifestazione della presenza dello
spirito in Cristo. Qui si vede che la legge muore e arriva lo spirito del
risorto, che già agisce nel Gesù storico ma è manifestato.
Se noi prendiamo primo capitolo della prima epistola ai Corinzi abbiamo
passo chiave che dice che in Cristo “Dio ha eletto le cose che non sono e ha
katarghein (annullato) le cose che sono”. La logica divina è una logica
nichilistica. Dio elegge il nulla. Dove si va a mettere dio? Nella maledizione
e nella morte. Dove dio invece decide di annientare? Decide di annientare
ciò che è. Dio annienta ciò che pretende di essere al cospetto di dio!
capendo questo capisci Lutero. Dio annienta la presenza ontologica della
creatura al cospetto di Dio. E quindi annienta anche la pretesa di presenza
religiosa, di presenza meritoria, di presenza sacrale. Dio è nel nulla. Ecco
perché Nietzsche è un luterano perfetto. Dio annienta l’ordine del mondo,
gli elementi dell’ordine del mondo sono tutti svuotati. Da che dipende
questo? Dalla morte di cristo come luogo della rivelazione.
Passi da leggere: 1 e 2 della prima lettera ai Corinzi, 3 e 4 cap della
seconda ai Corinzi, Galati 3 cap. Poi Epistola ai Romani. Anche epistola ai
Filippesi.
Nella Legge un ebreo riconosce la presenza di Dio. I saducei erano elite
eristocratica di Israele. Consideravano il tempio come luogo in cui la legge
si riassumeva. La Legge poi dipendeva dal Pentateuco. La Legge
fondamento della religiosità ebraica. Se la legge uccide cosa sta
annunciando Paolo? Sta annunciando un passaggio da una vecchia economia
a una nuova economia. Passaggio dalla Vecchia alleanza alla nuova alleanza
(diatheke poi tradotto testamentum). Ancora non esiste un nuovo
testamento quando Paolo scrive. Passaggio a economia cristica dello spirito.
Paolo è un rivoluzionario. Taubes “teologia politica di Paolo”. Taubes è un
rabbino.
Nella morte e resurrezione di Cristo Dio fa tramontare antica economia e
rivela la nuova econoia, la nuova diatheke. Già Geremia ed Ezechiele
attendevano una nuova alleanza di Dio identificata con la rivelazione dello
spirito. Per Paolo la rivelazione di Dio disattiva la legge. La Legge non è più
la presenza di Dio. La messa in pratica della legge è ormai vanificata
rispetto alla fede in Cristo. Per questo è molto importante mettere a fuoco
Paolo. Se il primo testo cristiano a noi noto è un testo che parla i
rivoluzione di economia, di morte di una economia e di avvento di un’altra
economia, se io prendo paolo sul serio questo dispositivo della lettera e
dello spirito lo assumo e lo attivo dentro la stessa realtà cristiana.
Dispositivo fondativo irrinunciabile. Si è cristiani solo se si distrugge e si
risorge. In cosa? Nella fede in Cristo. Cristo perno dialettico di questo
passaggio. Interpreteremo Romani 9,11 come effetto di tutto questo.
Quale sarà la vera esperienza del cristiano per Lutero interprete di Paolo?
Esperienza di annientamento/vivificazione. In cosa il cattolicesimo romano
è inadeguato? Nel non essere cristologico, nel non riuscire a vivere
l’esperienza cristiana come morte e risurrezione. La Riforma è
annientamento della form e vivificazione della forma, attraverso il
riattingimento della originaria dialettica paolina lettera/spirito. Cosa vuol
fare Lutero? Vuol fare rimorire la cristianità e farla rinascere. Quale è il
grande errore storico della cristianità? Il fatto che il cristianesimo si sia
assestato come religione della mediazione, come sistema di assicurazione
dell’esistenza, come sistema di fuga dall’esperienza di morte e di totale
nullità della creatura. E quindi come sistema di surrogato del naturale
desiderio della creatura di essere, vivere, godere. La cristianità dominante
non passa attraverso la croce. È un sistema religioso di assicurazione e
mediazione gestita tramite il potere religioso costituito. Per Lutero la
cristianità dominante è ebraismo che uccide. Di Cesare legge Lutero come
momento chiave dell’antigiudaismo.
In questo Lutero è totalmente paolino, ma anche totalmente giudaico
secondo il professore. Prospettiva antigiudaica giudaica. Il movimento di
denuncia dell’inadeguatezza del giudaismo storico è prospettata da un
ebreo. Ebreo che accusa l’ebraismo di non essere aperto alla rivelazione di
Dio. Poi il cristianesimo ha irrigidito questo atteggiamento antiebraico,
dimentoico che è nella rivelazione ebraica che la fede dei pagani stessi si
radica.
In fondo quando Lutero attacca il cristianesimo e Roma Babilonia
dell’apocalisse nemica della Gerusalemme Celeste quale è il problema
fondamentale? Che questa Babilonia non è altro che il cristianesimo della
lettera. Un cristianesimo che pretende di prescindere dalla morte/
resurrezione di Cristo. Le tesi sulle indulgenze ruotano sul fatto che il
sistema delle indulgenze è un sistema costruito sull’orrore della morte,
sull’orrore della croce, sul nascondimento della propria nullità. La
perversione non è affatto di tipo economico, il punto è l’orrore naturale
che ha raggiunto il cuore della chiesa nei confronti della morte, del nulla,
della croce. Lutero nel 1518 commenta le sue tesi e pubblica. Dice che sono
bravi quelli che dicono al popolo “croce, croce anche se non c’è croce”. Lì
sono profeti di Dio perché annunciano la croce, la morte, il nulla, anche
quando la croce non c’è. Il vero profeta cristiano è quello che annuncia la
morte. Teologhia crucis è quella di Lutero.
Ultima tesi delle indulgenze “e così abbiamo fiducia di entrare in cielo… più
che con la sicurezza della pace”. Nemico mortale di Lutero il cristianesimo
come macchina della assicurazione del soggetto, della garanzia della sua
integrità. Il nemico di lutero è la securitas. Il cristianesimo deve passare
attraverso alienazione radicale, angoscia della morte, della croce, del
nulla. Questo è un dispositivo dialettico. Io posso credere nella
giustificazione (che dio mi ama) solo attraverso questa esperienza del nulla
radicale. Dialettica morte/resurrezione. C’è un passo in cui Lutero
condanna sia il Papa che i luterani di estrema sinistra “entusiasti”. Sono
tutti entusiasti perché si sentono al sicuro o attraverso la lettera o
attraverso il possesso dello spirito (entusiasti). Pensano di avere
immediatamente lo spirito senza capire che la sapienza di dio è della croce.
Ultima notazione: lettera/spirito dialettica unico dispositivo. Per Lutero
non si dà autentico spirito (e fede) senza passare attraverso la lettera. La
legge non è presa e buttata. È presente, svuotata come sistema di
giustificazioen ma rimane attiva come rivelazione della volontà di Dio di
mostrare la vanità e peccaminosità della creatura. Se io non ho la legge che
mi uccide e mi fa capire che sono una schifezza… se non passo tramite
questa alienazione non posso davvero credere nella salvezza.
Poi per Lutero il potere politico è il braccio secolare attraverso cui il
soggetto esperisce subordinazione. Tramite questo rapporto col potere
politico l’uomo scopre di essere il più servo delle creature.
Il rapporto tra opere e fede e tra legge e grazia è il cuore della questione.
Lutero non sarebbe riuscito a difendere la sua interpretazione della
scrittura senza l’apporto del principe elettore di Sassonia. Come Costantito
difensore dell’ortodossia. Il rapporto col potere secolare è decisivo anche
prima della rivolta dei contadini.
Torniamo a “letetr auccide, spirito vivifica”. Lettera è legge, interna
economia Vecchio testamento. In Paolo “spirito” è spirito del risorto. Cosa
significa che “la lettera uccide”. La legge come giustificava per gli ebrei?
Giustificare (dipendente da Agostino qui Lutero) significa operare o vivere o
credere in maniera tale che l’uomo sia considerato giusto da Dio. Quindi
salvarsi. Vedremo che tutto ruota intorno alla interpretazione luterana
della giustificazione. Identificazione di ciò che rende l’uomo gradito a Dio.
La pretesa della legge per Paolo è la pretesa di operare atti meritori,
opere, che rendano il soggetto giusto al cospetto di Dio. Dunque la messa in
pratica della legge, che è un reticolato di regole. Dottrina della
giustificazione è definire cosa rende salvi. L’uomo può essere salvo solo se
giusto (presupposto veterotestamentario), come lo divento quindi? La
risposta della Legge è “ubbidendo al comandamento divino”, “operando
religiosamente”, “operando religiosamente secondo i precetti della Torah.
Grosso problema per gli ebrei sarà interpretazione della Legge. Il tempio di
Gerusalemme assicurava giustizia di Israele come popolo. Per Paolo questo
non si dà più dopo cristo. Come si diventa giusti per Paolo? Soltanto
attraverso la fede in Cristo spirito. E incorporazione spirituale del credente
nella comunità che è il corpo di Cristo capo. È una comunità di tipo
carismatico. Lo spirito di Cristo rende giusto l’uomo. Come si coglie lo
spirito? Credendo in Cristo morto e risorto e credendo nello spirito di
resurrezione. Questo cosa realizza concretamente? L’incorporazione in una
comunità carismatica. La comunità carismatica è l’unico vero tempio di
Dio. Né legge né tempio garantiscono. Il rapporto tra tempio di
Gerusalemme e tempio della comunità carismatica è rapporto tra tempio
della lettera e tempio dello spirito, non c’è parallelismo ma catastrofe e
toglimento del vecchio sistema di giustificazione e di esperienza del nuovo
sistema di giustificazione. Grosso problema! ma il cristiano che vive di
spirito deve metterla in pratica o no? La prospettiva carismatica di Paolo è
“anti-nomistica”? cosa vuol dire che la legge è disattivata?

LEZIONE 7 NOVEMBRE
Alcune comunicazioni organizzative. A partire da martedì prossimo è
sequestrato. Da martedì prossimo siamo tutti obbligati ad assistere al ciclo
di seminari. Mercoledì prossimo ci sarà un’intera giornata di studi su Lutero.
Materia di esame.
Traduzione in volgare in tedesco della Bibbia è fondamentale. Scaricare il
primo articolo sulla metafora, è su Agostino, da academia.edu.
Oggi cerchiamo di essere molto sintetici ma ci consiglia di approfondire
alcune articolazioni della questione della metafora. In fin dei conti è la
questione dell’allegoria. La teologia della croce di Lutero è una strutturale
allegoria. Pensiamo alla dialettica tra opera propria e opera aliena di Dio.
Struttura dialettica attraverso cui Dio dice qualcosa per operare qualcosa di
diverso. La questione della dottrina della giustificazione come
metaforologia… come economia che opera il passaggio da/a ha due modelli
alternativi: quello origeniano e quello agostiniano. Ci sono due modalità
della metafora e della giustificazione. L’ermeneutica corrisponde alla
dottrina della giustificazione.
Dobbiamo leggere sto “differire della metafora” 1.
La scorsa lezione anche forti delle lezioni precedenti abbiamo cercato di
studiare il retroterra teologico di Lutero. A inizio Novecento escono studi al
commento a epistola ai romani di Lutero, che precede le tesi di Wittenberg.
Epistola ai Romani banco di prova decisivo della struttura teologica
cristiana. Se si dà cristianesimo si dà in quanto esistita l’apertura di Paolo
alle genti superando l’assetto religioso tradizionale ebraico. Questa svota
paolina… si passa da una religione nazionale di Israele a un’interpretazione
dell’universalità dell’elezione divina. Tutte le genti sono chiamate a
partecipare in cristo al passaggio da peccato a grazia e a vivere di
giustificazione divina. Questo passaggio dall’elezione ristretta di Israele
all’elezione è per Paolo passaggio dalla legge allo spirito. Lo spirito è lo
spirito del risorto.
Collegata questa con la concezione apocalittica dell’avvento del regno di
Dio escatologico in una formula resurrezione da morte=avvento regno di
Dio, passaggio dal vecchio eòne al nuovo eòne, relazione di intimità e
giustificazione. Parlavamo la scorsa lezione della dialettica antica/nuova
alleanza in Paolo. La legge subordina, comanda. È l’identità religiosa,
politica, culturale dell’ebraismo. Cos’è questa benedetta legge? Il
Decalogo. C’era in più un contorno decisivo di legislazione rituale che
serviva a difendere la purezza del popolo di Israele e la sua separatezza e
incontaminabilità tramite il tempio. Vietati commerci con i Pagani.
In una formula chi è l’ebreo? Chi mette in pratica la legge, con anche leggi
rituali di purità, espiazione e simili. Il tempio è solo quello di Gerusalemme
che è una specie di luogo mistico della presenza reale di Dio in terra. Noi
sappiamo che per i cattolici nell’eucarestia è presenza reale d Gesù. Il
luogo in cui si conserva eucarestia è tabernacolo. In fin dei conti Dio è
materialmente presente. Questa presenza reale del divino in terra per gli
ebrei era esclusiva del tempo di Gerusalemme. Lutero vuole riattivare la
fedeltà al dettato paolino.
Il passaggio dalla legge allo spirito significa passaggio da esteriorità a
interiorità. Nell’epistola ai Romani se ne parla esplicitamente. La
circoncisione è del cuore. Ma da chi è operata? Dallo spirito che vivifica la
fede del credente. Passaggio da ritualità e messa in pratica della legge
alll’esperienza mistico-carismatica dello spirito. La comunità dei cristiani è
mistica fin dall’inizio. La comunità è un corpo mistico. È un corpo di
individui che accoglie in sé la presenza di Dio reale, cioè quella dello
spirito. Tanto è che paolo nelle lettere ai Corinzi dice la comunità essere il
tempio nuovo vero di Dio. La comunità è il luogo fisico in cui Dio si
presentifica come spirito. In fin dei conti qual è l’intuizione chiave poi
decisiva per Lutero e da gestire in modo complesso? Lo spirito abita e agisce
direttamente nel soggetto. Mentre la Legge era un sistema di giustificazione
incentrato sull’ubbidienza dell’uomo ai comandamenti, su partecipazione a
ritualità di purificazione e simili… la novità cristiana, la certezza cristiana,
è che la presenza di Dio sia in qualche modo immanente nei soggetti
partecipi della comunità (soggetto è improprio). Paolo parla di “membro”
della comunità. Cos’è la chiesa? Il tempio di Dio. Notiamo la comunità
paolina è comunità carismatica (fondata sul “dono” dello spirito= karis) ed
escatologica, che anticipa la fine con immanenza dello spirito nella
comunità. Idea chiave per Lutero! non c’è bisogno di mediazione. Non
serve potere giuridico di mediazione. In questo senso la presenza è
carismatica e non giuridicamente mediata. Il problema fondamentale è che
in fin dei conti il dono è “democratico”, non gerarchicamente mediato. Si
dà immediatamente nella fruizione ugualitaria. La Riforma di Lutero
scatenerà fortissime rivendicazioni egualitarie.
Problema. Siamo ancora su Paolo. Ma se questo spirito è immediatamente
presente nel fedele, in fondo il fedele è colui che partecipando della
comunità vive della presenza in lui di Dio. Eversiva novità di questa
dottrina. Il dio che stava nel tempio con sistema sacerdotale di mediazione
e simili… i sacerdoti sono la classe che media nel tempio di Gerusalemme la
presenza di Dio. La pretesa paolina fa saltare questa pretesa. Formula di
Lutero “sacerdozio universale”! si rifà a testi neotestamentari che dicono
che tutti i semplici credenti sono sacerdoti. Per Lutero io sono sempre
sacerdote di Dio, in ogni momento. Ma allora non giustifichiamo così
soggettivismo e entusiasmo ? come è presente Dio in uomo che pecca?
Questo può esser valido per una comunità escatologica… Paolo era in
questo, e si spiegavano il ritardo escatologico con necessità che si diffonda.
Perché se questo deve venire (Gesù e il regno di Dio), tarda? Allora chi viene
come viene? In che modalità viene? Quando viene? Se viene già nello spirito
prima, come viene in quanto spirito? E come si concilia con la dimensione
quotidiana del soggetto? Sti pori cristiani avevano doppia identità.
Cosa accade nella storia delle comunità primitive? Si risacerdotalizza il
rapporto con lo spirito, si rimedia al ritardo ritornando a un’opera di
mediazione. Si riafferma un ruolo sempre più gerarchizzato (II secolo già) e
istituzionalizzato che torna a essere cinghia di trasmissione tra presenza di
Dio e comunità. Dobbiamo capire questo. Il ruolo di mediazione sacerdotale
che in Paolo viene tolto nella fruizione diretta della comunità viene
reintrodotto quando la fine non arriva e ritarda. E quando quindi si deve
tornare a conciliare l’escatologica e carismatica presenza ultima di Dio
nella comunità cn il perdurare del mondo e della mondanità. La chiesa
come struttura di compensazione del ritardo del regno, cuore del vangelo.
Se Lutero fa saltare la mediazione sacerdotale o la recupera in modo molto
diverso per evitare i rischi dell’entusiasmo e della immanentizzazione
immediata…
Torna problema dell’interpretazione immanenza spirito nella comunità.
Se si dà questo avvitamento apocalittico in Lutero evidentemente la
decisione di dover far saltare il potere di mediazione ecclesiastico come
potere umano indebito che pretende di mediare il dono divino… la Riforma
afferma che Dio è dono, grazia, spirito. Questo dono dello spirito non può
essere mediato da un potere gerarchico istituzionale che si arroghi il diritto
di giustificare o meno. Questo il nodo teologico delle indulgenze. Critica
alle indulgenze è critica alla pretesa ecclesiastica di mediare tra soggetto e
Dio. In fin dei conti la chiesa dovrebbe dire che solo la grazia può mediare.
Il dono è dono. E come ci si relaziona al dono? Nel paradosso
dell’esperienza di morte/resurrezione che la coscienza vive nella sua
interiorità.
Per Lutero è necessaria una cinghia di trasmissione che non è burocratica e
non è giuridicamente carismatica. È un servizio dice Lutero e un
procedimento di garanzia e di verifica dello spirito che è affidato ai pastori,
ai vescovi che presto la chiesa luterana riaffermerà. Calvino, molto diverso
da Lutero, prenderà esito interessante: Calvino sarà ancora più democratica
di Lutero ma affiderà ai presbiteri.
I sacramenti sono sette per i cattolici.
Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi parla di essere condotti con Cristo
sulle nuvole. Paolo ha una sua teoria della fine.
Se Lutero vuol far saltare il potere di mediazione, non è che è convinto che
la fine arriva? La storia nella sua ripetitività è il luogo di chiesa e
mediazione. Far saltare la chiesa e portare direttamente l’uomo a contatto
con la presenza divina ha originariamente un rapporto con la convinzione
che la fine del mondo è vicina? Nel primo ‘500 vi è una frenesia
escatologica. Molto importante come elemento. L’unico che non è mai stato
sfiorato è stato Erasmo. Lutero sicuramente ha vissuto una febbre
escatologica. È chiaro che tutto il cristianesimo è escatologico. Ma cosa si
intende per febbre escatologica? Il giudizio e la fine del mondo è
imminente. Abbiamo tutta una serie di segnali e una prova clamorosa.
Lutero avvia parallelamente alle sue prime esperienze dal 1517 al 1520
(anno di arresto di questa fase espansiva è 1525 con De servo arbitrio e
sostegno radicale di Lutero al massacro dei contadini anabattisti)…vedi
incisioni di Durer… Lutero dal 1525 comincia a rompere il fronte dei
riformatori, frattura l’interno del movimento. Qual è la prova? Lutero in
questi primi anni è convinto dell’imminente conversione degli ebrei, e
indirizza alle comunità ebraiche degli scritti parallelamente alla critica
anticristica della chiesa cattolica romana. Dopo di questo Lutero diventerà
fortemente antigiudaico. Perché conversione degli ebrei? Perché in Romani
9 11 Paolo affermava che la fine del mondo sarebbe arrivata quando gli
ebrei si fossero convertiti. Anzi “quando gli ebrei si convertiranno ci sarà la
resurrezione dei morti”. Lutero in queste categorie è immerso.
Avevamo esordito con connessione tra dottrina della giustificazione
(karislogia)/ermeneutica… terzo elemento decisivo per Lutero: escatologia.
Frase di Bultmann (lavorò con Heidegger a Marburgo) che è il più grande
studioso neotestamentario di anni ’50. Il concetto della frase è che
l’escatologia neotestamentaria è una dottrina della grazia. Bultmann era
luterano. La fine è la grazia. Connessione intima e strutturale tra karislogia
ed escatologia. In Paolo si tengono tutte e tre (con anche ermeneutica)
perfettamente. Il passaggio dalla legge alla grazia è comunque esercizio
ermeneutico. Terzo elemento è l’ingresso nell’eskaton. Vivere nello spirito
vuol dire vivere alla fine di tutte le cose, o vivere nell’esperienza della
fine. Paolo Corinzi “il tempo è breve, il tempo si
accartoccia” (tempo=kairòs). Questo corrisponde alla dottrina della grazia
che toglie e compie in sé l’ermeneutica della scrittura antica. In Paolo
dottrina della giustificazione vuol dire passaggio legge/grazia. Farisei
credevano nella resurrezione escatologica. Ma giustizia è la grazia di dio,
cioè il dono dello spirito che è l’esperienza della fede in Cristo risorto nello
spirito e ucciso dalla legge.
In fin dei conti il passaggio dalla legge alla grazia è un’esperienza del
passaggio alla fine. Questa situazione di passaggio da/a in realtà (genio di
Lutero) viene poi concentrato in un’interpretazione di croce e resurrezione
in senso paolino. Teologia della croce. Il cristiano è colui che al tempo
stesso vive la sua mondanità radicale e la sua spiritualità escatologica che
irrompe. In fin dei conti l’evoluzione in Lutero è evoluzione da un
coinvolgimento entusiasta…
Ricapitolazione. Escatologia vuol dire dottrina della fine. Si dice che
tecnicamente l’esperienza dei cristiani è un’escatologia penultima. Già le
cose stanno finendo, morendo. Ma d’altra parte finisce nel desiderio della
creatura che però convive col suo essere in corpo in questo mondo e col suo
essere peccatore. Coesistenza nel soggetto di mondo e divinità rende
impossibile esperienza della fine in senso proprio. Lutero pur convinto
dell’immediatezza della fine tende a pensare escatologia nell’esperienza
della grazia.
Perché la chiesa cattolica romana è babilonica? Cioè è anticristica? In fin
dei conti perché non è in grado di vivere l’esperienza della fine che è
esperienza della grazia. Perché è una struttura di mediazione indebita che
anziché far morire l’uomo e farlo vivere in scissione interiore antitetica lo
riconcilia con la mondanità. È questo l’errore teologico fondamentale.
Benedice in cambio di operazioni esteriori o opere. Non fa vivere all’uomo
l’esperienza del proprio morire. La chiesa cattolica toglie corruzione,
alienazione e morte. Perché immanentizza il divino.
Le ultime tesi sulle indulgenze. 92 “a dio dunque… pace pace quando non
c’è pace”. L’errore della chiesa è pacificare, riconciliare, mediare. È chiaro
che l’esperienza di fede è esperienza di riconciliazione e di fruizione. Ma
sono autentiche solo se coesistono con lacerazione insuperabile, con
impossibile mediazione umana. Dal punto di vista umano non vi è possibilità
di mediazione. I profeti che dicono “pace pace” sono profeti demoniaci,
perché vogliono saturare il baratro che esiste tra uomo e dio. Al contrario
cosa aggiunge “agiscano bene… che dicano al popolo di cristo croce croce, e
la croce non c’è”. Persino quando la croce non c’è bisogna proclamarla.
Esperienza della morte radicale del soggetto al cospetto di dio, insuperabile
perversione e terrestrità. Per questo bisogna proclamare la croce,
totalmente antiumanistico. Prredicare all’uomo la sua alienazione. La tesi
94 “i cristiani devono essere esortati a impegnarsi a seguire il loro capo…
attraverso pene, morte, inferni”. Lutero libera l’uomo per renderlo
paradossalmente molto più assoggettato a dio. La servitù estrinseca è
fragile, lui la interiorizza. Ultima tesi “così abbiamo fiducia di entrare in
cielo più attraverso molte tribolazioni che con la sicurezza della pace”.
Securitas bestia nera di Lutero. La chiesa cattolica vuole garantire
securitas. Perdono in cambio di opere. Quale è l’esperienza autentica di
fede cristiana? L’insecuritas. Capiamo Heidegger. La strutturale estaticità
del soggetto che non ha in sé il centro di determinazione di se stesso.
Prospettiva antiumanistica. Straordinariamente interessante che la Riforma
scaturisca all’interno di un movimento specie in Italia di esaltazione
dell’uomo. Nietzsche qui ha occhio.
Il soggetto che cerca securitas si perde, in senso biblico per Lutero.
Pensiamo alla curvitas del peccatore. Nietzsche scrive “Cesare Borgia
papa”. Cesare Borgia eroe di Machiavelli, figlio di Alessandro VI Borgia.
Nietzsche nell’Anticristo dice che il “contadino sassone” ha rotto l’incanto
dell’umanesimo dell’autoaffermazione del soggetto. Interpretazione
perfetta. Lutero uccide il rinascimento italiano. Tra il 1517 e il 1527 di
decidono davvero le grandi dominanze di politica/cultura/religione
europea.
Securitas. Il termine securitas ci consente una complicazione del tema.
Usiamo il termine “apocalittico”. Apocalupsis vuol dire “svelamento”.
Kalupto sta per “nascondere” anche le parti sessuali. Verbo importante in
relazione al sacro. “Apo” particella ambigua che indica non solo la
negazione di quello che segue. “apo” negazione del nascosto e
manifestazione. Offenbarung. Ma “apo” è anche la ripetizione.
“svelamento” ma anche “rivelamento”. “revelatio” latino vuol dire sia il
toglimento del velo. “Apocalisse” sta per svelamento e rivelazione. Ma Re e
Apo indicano anche il “ri”-.
Dio si fa presente. È evidente che se si parla di presenza di Dio e io parlo di
rivelazione… darsi del suo donarsi che non è circoscritto nel dono.
Lavorando su “apocalissi” noi lavoriamo sullo svelamento della presenza di
Dio come atto che manifesta ma nasconde anche un segreto strutturale.
Concretamente la prospettiva apocalittica è di sospensione. Nel concetto
greco c’è anche il sottrarsi della possibilità di possesso totale del divino.
Noi dobbiamo trasferire questa ambiguità alla grazia. Rivelazione è il
donarsi di Dio. Ma in quanto Dio è colui che si svela donandosi il suo
donandosi non può essere mai esaurito in donato. Rimane una riserva. Non è
un caso che le tradizioni apocalittiche giudaiche sono l’iperbole della
rivelazione. Rilancio iperborico della rivelazione. La rivelaz giudaica è la
legge. In questa tradizione apocalittica si pensa un’ulteriorità rispetto alla
rivelazione. Senza questa il cristianesimo non si spiega. Paolo vive di questa
tensione apocalittica. Vivere di spirito nella resistenza di carne e storicità
del mondo.
Da questo punto di vista Lutero è un apocalittico. Non è apocalittico perché
è convinto per qualche anno che arriveranno i cavalieri e simili. Melloni
dice che la cosa fondamentale che connota Lutero è la paura dell’inferno
che Erasmo non ha. Lutero terrorizzato dall’inferno.
Ma in che senso Lutero apocalittico? Perché interpreta la rivelazione
salvifica… 1525 massacro dei contadini di Muntzer è divino. Lutero vive
sistematicamente nellla sua teologia il darsi e sottrarsi del divino, la
continua indisponibilità e insecuritas del divino. Quando il luteranesimo
diventa immanentizzazione nella coscienza di Dio Lutero attacca.
Agostino. Ricordiamo la distinzione tra primo e secondo Agostino. Articolo
“centri in conflitto e sistemi di potenza”.
Agostinismo è affermazione radicale di primato del carismatico. Carismatico
esperienza di dono che in qualche modo non immanentizza ma considera la
comunità capace di fruire della presenza diretta di dio nello spirito.
Problema: se io vivo di spirito e di dono come giudico il potere
ecclesiastico? È la questione della riforma. Un’esperienza radicale del dono
mette in crisi il dono della gerarchia. Per questo il dono è “democratico” e
si dà in tutta la comunità.
In Agostino c’è tutto e il contrario di tutto come strutturazione e percorso
di approfondimento e conversione continua. Di cosa? Dell’ipotesi teologica.
Per il prof le teologie sono tutte ipotesi e giochi congetturali. Il gioco
congetturale cristiano in Agostino assume profondità abissale. Lutero è un
agostiniano. Agostino si distingue in due fasi: 1 e 2 Agostino.
Primo agostino razionalista umanista origeniano fortemente platonizzante,
interiorista nel senso di fruizione interna di una mente immateriale
interpretata come immagine di Dio alla quale l’uomo è chiamato a
convertirsi. Conversione per il primo agostino è scoprire Dio dentro di te.
Nella tradizione cristiana esiste una teoria della presenza del Dio nel
soggetto che è di tipo non carismatico ma ontologico. Cioè l’uomo in quanto
creatura a immagine di dio è creata con anima immortale immateriale
intelligente in cui Dio è presente naturalmente. In che senso dio è presente
nella mente? Prospettiva ontologistica agostiniana. Dottrina
dell’’indivinazione interiore. Esiste una immanenza/trascendenza
ontologica di dio nella mente. Qual è per il 1 Agostino il luogo di Dio? La
mente. Questa dottrina, già origeniana (muore nel 257) approda ad
Agostino. Questa dottrina dominerà nel medioevo. Verrà ritirata fuori dallo
stesso Cartesio anche se ristrutturata.
La tesi qual è? Dentro l’uomo esiste qualcosa di certo e indubitabile di
assoluta evidenz arazionale all’interno di questa mente riluce la verità
divina che la crea e illumina. Reinterpretazione teologica della
reminiscenza platonica. Uomo occhio metafisico allagato di luce. Cosa è la
salvezza per il 1 Agostino? A cosa serve il vangelo? A dire l’uomo di tornare
in sé, a credere nel verbo Maestro interiore e sei salvo. Concetti chiave
maestro interno, distacco dal sensibile, libero arbitrio. Formula del primo
Agostino “noli foras ire… in te ipsum, in interiore homine… veritas”. Poi
trascendi anche te stesso e va bene.
Incarnazione di Cristo metaforica per rinvio dal corporeo all’intelligibile.
Fortissima l’influenza platonica. Per natura l’uomo è teomorfo. Nell’antico
testamento né nel nuovo troviamo affermazione che ci sia qualcosa di
divino e immortale nell’uomo.
Nel 2 Agostino la presenza di Dio da ontologica diviene carismatica. Grande
svolta dell’agostinismo è passaggio da dottrina ontologica della metafora
del passaggio del rinvio. L’unico atto che rende possibile il passaggio
dall’alienazione alla riconciliazione è la grazia. E quindi unica garanzia di
presenza autentica di dio nell’uomo è lo spirito. Mentre il 1 agostino ha solo
struttura ontologica il 2 ha anche struttura carismatica. Senza la grazia non
scopro latente presenza di Dio in me che è la verità. Struttura platonica
subordinata a quella paolina. Senza avvento dello spirito non sono in
grado… il secondo Agostino mette Platone all’inferno.

LEZIONE 9 NOVEMBRE
Dobbiamo vedere il rapporto tra metafisica e teologia della gloria di Lutero.
La scorsa volta ci eravamo interrotti sulla messa a fuoco della traiettoria
agostiniana i due fasi. Prima fase ottimistica platonizzante ontologica
umanistica libero arbitrio e seconda fase tutto il contrario carismatica e
apocalittica.
Se si capisce agostino si capisce che passa da predominanza platonica a
predominanza apocalittica. Lui non è un personaggio di secondo piano.
Jaspers dice che i tre pensatori fondamentali per Occidente sono Platone
Agostino e Kant.
Paolo-Agostino-Lutero è la traiettoria che vedremo esplicitamente chiamata
in causa da Lutero nell’introduzione alle Tesi di Heidelberg. Sono tutti e tre
dei CONVERTITI. Vivono il loro rapporto col cristianesimo come catastrofe e
rovesciamento. La loro teologia si struttura attorno alla nozione di
conversione radicale. Penso a Paolo sulla via di Damasco. Un libro francese
parla delel conversioNI di Agostino. Agostino ha un pensiero che si struttura
conversivamente. Ultimo Agostino scrive Retractationes necessità di
rivedersi alla luce della conversione.
Cosa scopre il secondo Agostino? Scopre che Dio è atto libero di elezione.
Quindi che Dio non è sostanza né volontà creatrice che rimetta alla
creatura la sua collocazione nell’ordine. Ma dio è l’onnipotente che
determina il destino e il desiderio di ogni creatura. Molto pensiero ebraico
pensa al ritirarsi di Dio dalla creazionne. Invece il dio agostiniano è
onninvadente e anzi quando non invade CONDANNA. Pensiero tremendo.
Un concetto che ci fa capire Agostino e Lutero è dio come tremendo.
Agostino e Lutero hanno paura di finire all’inferno. Agostino muore
facendosi appendere i salmi in camera. Il rapporto tra soggetto e Dio è nel
secondo agostino non affidato al potere di rassicurazione ma rapporto
totalm espropriato tale da fare sì che unica possibilità di relazione con dio è
determinata da dio. Il primo Agostino è relativamente antropocentrico, il
secondo teocentrico.
Usiamo il termine espropriazione. Noi sappiamo che in greco ousia significa
non solo essenza ma anche proprietà, danaro, sostanze. Teniamo presente
questa relazione tra sostanze e sostanza. La questione teologica ha sempre
rapporto col denaro. La questione sulle indulgenze mette al centro della
questione teologica il denaro. Critica alle indulgenze è anche critica alla
avidità di denaro di Roma.
Lutero capisce che c’è una situazione storica di avidità e sfruttamento della
credulità tedesca rispetto a cui la protesta sulle indulgenze è liberatoria.
Ma il problema è più profondo.
Secondo Agostino. Il passaggio tra primo e secondo agostino è passaggio da
libero arbitrio a servo arbitrio (libertà del tutto prigioniera del peccato,
minata internamente del peccato e asservita al peccato) ed eventualmente
di una salvezza dipendente da azione divina che libera l’uomo asservendolo
a una servitù spirituale. La questione del libero arbitrio è nel secondo
Agostino solo relativa. Ma è un libero arbitrio non più causa della relazione
di Dio ma effetto della relazione. Se il libero arbitrio è dato nella sua
autonomia per il 2 Agostino si asservisce al peccato. Punto tipicamente
luterano. Sia per Agostino che per Lutero quanto più cerco dio senza grazia
tanto più pecco paradossalmente. Il problema è capire quando cerco
autenticamente dio. Discernimento del problema. Questo decentramento,
questa espropriazione del potere di autodeterminazione nel bene che
Agostino dispiega ha evidentemente presupposti ben precisi: un libero
arbitrio che viene deposto dalla sua capacità di autodeterminazione nel
bene presuppone dottrina apocalittica della universalità e radicalità del
peccato (umanità massa dannata concetto luterano). Antropologia luterana
è antropologia agostiniana. Massa dannata. Naturale appartenenza della
creatura di dio a un peccato che l’ha deformata. Questa relazione è per
Agostino determinata dal peccato di Adamo (centrale anche in Lutero).
Evidentemente una risultanza di tradizioni apocalittiche. La tradizione
giudaica infratestamentaria apocalittica di testi che non rientrano
nell’Antico Testamento su quale presupposto si fonda? La creazione buona
di Dio è diventata cattiva, perversione strutturale della creeatura. Gli
angeli si sono uniti sessualmente con le donne e hanno turbato l’ordine
gerarchico della creazione stessa. Dobbiamo concentrarci su due concetti:
prostituzione femminile e danaro interpretato come corruzione. Questi i
due elementi che caratterizzano immaginario apocalittico. La ragione per
Lutero è la grande prostituta. Lutero assume un’immagine apocalittica e la
configura all’interno della riflessione teologica della stessa evoluzione della
storia della chiesa.
Secondo concetto Agostiniano dopo massa dannata: grazia irresistibile. La
libertà decaduta e dannata non ha in sé il potere di consenso alla grazia, se
lo trovasse in sé avrebbe potenza di collocazione nel bene che non ha. Una
dottrina coerente della peccaminosità radicale della volontà fa sì che se la
volontà dà il suo assento alla grazia non lo fa tramite un suo autonomo atto
libero ma con libertà mossa da dio stesso. La grazia è irresistibile, rompe la
durezza della volontà. Teologia violentissima concettualmente e
metaforicamente. Santa violenza divina. Lutero sarà un violento. Profilo
psicologico di Lutero e Agostino “Il regno dei cieli patisce violenza” (verso
sinottico). La volontà divina (in Dante) subisce violenza perché vuol essere
vinta. La volontà stessa si fa violenza misericordiosa. Poesia di Donne
perfetta restituzione della dottrina della volontà e del desiderio in
prospettiva agostiniana-protestante in cui si parla di un vero e proprio
stupro mistico. La loro concezione del desiderio è concezione di violenza
dell’azione divina sulla creatura. Possiamo cercare su internet “non sarà
mai casto se tu non mi violenti”. Tema della castità centrale nelle
Confessiones. La castità possibile solo se l’uomo forza la voolontà.
Quindi grazia irresistibile e violenza.
Ultimo elemento: la grazia è predestinata. Se io considero che solo azione
della grazia consente alla libertà la conversione la differenza tra chi crede
e no non è atto di libertà ma dipende da azione divina in quel soggetto.
Grazia di dio agisce singolarmente e non universalmente, elegge alcuni e
non tutti. Ovviamente sono concetti logicamente e filosoficamente
“repugnantes” (in latino repugnantia è contraddizione). Contraddizione
strutturale. Teologia dell’esaltazione dell’infinità di Dio al cospetto
dell’annientamento della creatura.
Abbiamo fatto riferimento al sublime. Ci torniamo rapidamente. Se noi
prendiamo questo trattato sul sublime dello Pseudo Longino, di
difficilissima identificazione e collocazioen cronologica… oscilla tra I e III
d.C. è un capolavoro sul sublime con straordinaria fortuna anche
nell’estetica moderna. È molto interessante tanto è che nella critica si
pensa a un ebreo è interessante che l’esemplificazione letteraria del
sublime è il fiat lux del Genesi, della creazione dal nulla. Il sublime si
comprende quando ci si raffigura un atto di assoluta potenza che al tempo
stesso illumina in maniera assolutamente nuova e imprevista il discorso. È
un trattato letterario/retorico. Quando parliamo di teologia del sublime di
Agostino parliamo di dio come atto di potenza assoluta che annienta e
riluce. Se in Paolo prendiamo Seconda Corinzi 4 paragoniamo la grazia al
fiat lux divino. Applicazione della logica della grazia creativa/ricreativa
come grazia che crea ex nihilo. La grazia converte la libertà dal nulla. Dal
punto di vista etico la converte dalla totale perversione della libertà stessa.
Primo Agostino conservava il consenso alla grazia di fede, ma dice poi che
dio lo illuminò e gli fece capire che anche questo consenso è atto di dio. Il
credente è visitato dalla grazia che crea la fede in lui. Attenti al discrimine
tra agostinismo autentico e pseudoagostinismo è il riconoscimento o meno
dell’atto di fede come atto donato e creato dal nulla da dio.
Perché il primo agostino tanto umanista è liberale? Non solo per libero
arbitrio ma per considera le sette arti liberali come introduttive e
cooperanti con il processo di rivelazione di formazione cristiana della
volontà. Cosa sono le arti liberali? La cultura pagana. Vanno sapute a
memoria. Agostino primo cerca di mostrare che la rivelazione divina è
filosofia rivelata. Nietzsche dice che il cristianesimo è “platonismo per il
popolo”.
Per Agostino primo la rivelazione cristiana rivela in figure. In cosa rimane un
liberale? È responsabilità di libertà e volontà quella che acconsente al
sistema dei segni e decide di abbandonare le cose per convertirsi. Il
secondo Agostino dice che questa trasformazione la volontà non è in grado
di farla. La conversione alla conoscenza di Dio per Agostino maturo… la
grazia divina è l’atto che ritratta in sé quel movimento anagogico che
agostino primo attribuiva alla libertà. La grazia dona il desiderio di
compiere la conversione razionale. Agostino prende la struttura del primo e
la subordina alla grazia. In Lutero non c’è metafisica. Grande differenza.
Mentre in Agostino la grazia cambia iil desiderio della creatura che poi è
chiamata a ripercorrere il ritorno all’origine che la ragione è naturalmente
chiamata a compiere. In questo senso luteranesimo è agostinismo
dimidiato. Agostino è un immenso mmetafisico con enorme dottrina
dell’essere. Ma cosa fa? La subordina poi alla dottrina della grazia.
Quali sono i punti chiave per comprendere agostinismo? Dottrina del servo
arbitrio della massa damnationis (tutta umanità dipende da Adamo
peccatore. Presupposto strutturalmente luterano), grazia irresistibile,
grazia predestinata. Tutti questi elementi sono fedelmente ripresi da
Lutero.
Quali le opere fondamentali dell’Altro Agostino? Nel secondo troviamo
“servo arbitrio”. I capolavori del Primo De libero arbitrio e de Doctrina
Christiana; del secondo Confessiones (397-400), De trinitate (395-420 circa),
De Civitate Dei (411-426/7) e De spiritu et littera (412) ma tutta la
produzione antipelagiana che va dal 411 al 430. Pelagio era un eretico.
“Pelagiano” diventa un termine presente in tutto il dibattito teologico da
Lutero ai giorni nostri. Pelagio brav’uomo che ha avuto la sfortuna di
incappare in Agostino, che gli ha donato enorme dignità di eretico. In realtà
possiamo dire che il pelagianesimo se l’è inventato Agostino come dottrina
compiuta come sua antitesi.
Per Pelagio dignità ontologica e bontà ontologica della natura umana. Ciò
che è creatura di Dio no può subire perversione strutturale perché dio è
buono e potente. Poi Libero Arbitrio decisivo nel processo di giustificazione.
Antiteticamente ad Agostino MERITO del libero arbitrio che distingue santi
da dannati. Vita ascetica radicale come sequela di Cristo. Cristo
interpretato come exemplum di ascesi, virtù e carità (invece per Agostino
exemplum di PREDESTINAZIONE). Notiamo l’antitesi. Ulteriore elemento (5)
identificazione della Grazia con la natura (che per Agostino è orrenda. Per
Agostino natura orrenda) oppure Grazia rivelazione suasiva di Dio in
particolare il vangelo. Grazia è lo spirito donato all’uomo virtuoso e
credente che merita lo spirito.
Un’eresia è definita tale quando un Concilio ritenuto ispirato la definisce
tale. Eresia pelagiana definita tale a Cartagine nel 418 con Agostino. Poi
sancita come eresia a concilio di Efeso e di Calcedonia. Abbiamo dal 418 al
451 la formalizzazione in Occidente della eresia pelagiana e la sua
condanna. Il Concilio di Trento quando contro Lutero dovrà nel 1545
elaborare il decreto sulla giustificazione ribadirà il suo agostinismo
formalmente ma per condannare Lutero reinterpreterà l’agostinismo come
semipelagianizzato. Il Concilio di Trento riprende agostino in senso
semipelagiano. Enormi equivoci nella storia del cristianesimo. Pascal e i
Giansenisti che saranno cattolici agostiniani radicali saranno condannati
come eretici.
Dopo Lutero cosa farà la chiesa cattolica? Sarà costretta ad affermare come
vera una teologia non più agostiniana nella sostanza ma nella forma. Perché
nella forma rimane? Perché Agostino non si può cedere alla riforma. Si dovrà
svuotare l’agostinismo, reinterpretarlo. Perché il vero Agostinismo duro e
puro… e dato che è un agostinismo che ha dissestato la struttura di
mediazione della chiesa…
Ultimo elemento: mentre per Agostino il bambino non battezzato non può
accedere alla salvezza (rimane in un limbo), per Pelagio il battesimo dei
bambini non è proprio indispensabile, Pelagio è ottimista e buono. “Bontà”
o “buonismo” teologico (positività della natura) si traduce in rigorismo
morale. Mentre invece in Lutero il pessimismo teologico originerà la messa
in questione di rigorismo morale. Perché? Perché non è l’atto perfetto che
ci riconcilia con Dio. Lutero sempre accusato di essere un libertino.
I gesuiti=pelagiani. Papa Francesco è molto pelagiano. Al prof fanno ridere i
luterani contenti che il papa benedice Lutero. Ma è un Lutero totalmente
cattolicizzato. Un Lutero di cui ormai è normalizzata la teologia della
grazia. I gesuiti sono erasmiani. In fondo questo papa è un papa erasmiano.
Qual è la caratteristica dello gnosticismo? Opposizione tra dio buono di
grazia e dio creatore della natura che è dio o di giustizia o malvagio. In cosa
lo gnosticismo in qualche modo è affine all’agostinismo? Nella svalutazione
della nozione di creazione. Mentre lo gnosticismo è dualista e dice che il dio
creatore non può essere il dio di grazia (che unisce gli eletti)… lo
gnosticismo è incentrato sulla nozione di elezione di grazia, elemento di
affinità con Agostinismo e questa elezione è elezione di intima fruizione
dello spirito di Dio. Cosa fa però l’antimanicheo e antignostico Agostino? Per
alcuni Agostino è sempre manicheo con la sua predestinazione (a livello
soteriologico manicheo). In realtà Agostino che ha scritto tanto con i
manichei al tempo stesso ripresenta predestinazione. Come la mettiamo?
Agostino non è per niente manicheo, è apocalittico. Agostino pensa questa
posizione articolando una dialettica tra creazione e redenzione dell’unico
Dio. L’unico dio crea tutti discendenti di Adamo e redime pochi, crea in
Adamo un uomo che POTEVA mantenersi nella perfezione.
Su cosa si fonda l’agostinismo? Sulla NON COINCIDENZA tra creazione e
redenzione. Sulla affermazione della volontà libera di Dio di donare la
grazia solo ad alcuni e non a tutti e di agire singolarmente a livello elettivo
e universalmente a liv creativo. L’articolazione gnostica dualistica tra
creazione e redenzione con due dei diventa in Agostino articolazione
interna alla volontà dialettica dell’unico dio.
In fin dei conti in cosa antipeagiano agostino? La natura non è la grazia
(scrive il De natura et gratia. La grazia è il dono ulteriore di dio che
guarisce atura strutturalmente decaduta. Nozione apocalittica: natura
creata da dio diventata preda del male. Soltanto una rivelazione
straordinaria onnipotente e gratuita e irresistibile di Dio è n grado di
riconciliare la creatura con dio stesso. struttura escatologica della
rivelazione salvifica. Cosa vuol dire? La possibilità della salvezza non è
inscritta nella natura (FONDAMENTALE), ma deve essere affidata a un atto
libero e ulteriore di Dio che irrompe nella natura. La grazia è sempre
l’EVENTO. La nozione di Grazia non è ontologica ma eventuale: la grazia
non è radicata a livello dell’essere ma irruzione del dono di Dio sullo
scenario tragico dell’essere.
Questo concetto dobbiamo capire. Se l’essere cioè la natura (e quindi anche
la creatura)… solo la grazia elettiva è grazia maior, il dono della creazione è
un dono minore. Concettualmente su questa articolazione dialettica del
dono di dio va pensato. Perché il dio di Agostino è apocalittico? Perché è un
donatore che deve RIDONARE. Il dono del donatore decade dall’esperienza
del dono stesso se… questa la grandezza inesauribile di Agostino e Lutero.
Lutero capisce che nell’agostinismo il cristianesimo è rivelazione di dono e
che il concetto di dono è razionalmente ripugnante (Derrida:” del dono non
s dà ragione”) e se io penso una ragione di dono l’atto del donatore deve
continuare a irrompere nel dono inesauribile. Deve continuare a irrompere
sul dono per impedire che il dono si trasformi in dato. Donne in francese è
sia donare che dare. Dare/donare. Il donne francese nasconde
l’articolazione dono/dato. Se il dono è un dato non è più dono. Se il dono è
dato perché l’uomo risponda non è più un dono.
Per Agostino il dono è e rimane non dovuto e costituisce lo spazio di
donazione. Il nostro sforzo deve essere quello di lavorare razionalmente.
Se il cristianesimo si fonda sulla nozione del dono, il dono non si governa e
non si amministra. Il dono è un EVENTO. Il donatore deve essere sempre
completamente attivo nella donazione. Se io creo la natura e la lascio sola
essa non è in grado di cogliersi nel dono. Devo continuare con la grazia.
Ingovernabile la nozione di grazia.
Agostino ha capito che la nozione di grazia/dono è umanamente
ingovernabile. Questo accende le Confessioni, per Wittgenstein “il libro più
serio mai scritto”. Struttura di razionalità portentosa, struttura di un
pensiero che dipende dall’ingovernabile e lo pensa.
Nozione complicata.
Rapporto tra dono… “il dono non si governa”, “il dono non può trasformarsi
mai in dato”. E quando non si trasforma in dato? Soltanto se il donum
continua a visitarlo. Donum per Agostino è il nome biblico dello spirito
santo. L’evento dopo Heidegger sappiamo cos’è.
Parliamo della connessione tra dono/soggetto/escatologia/tempo-storicità.
Cioè qual è la tesi? Come stiamo interpretando l’apocalittica? Come la
rivelazione di dio che presuppone ulteriorità rispetto alla prima creazione
di legge o creazione. L’apocalittica attende ulteriore rivelazione di dio.
Iperbole della rivelazione. Cerchiamo di capire in che senso il concetto di
un soggetto confessivo interpretato come testimone della donazione. Il
soggetto confessivo dice “non abbandonarmi tu che hai fatto irruzione in
me torna a visitarmi”.
Il soggetto si dà soltanto nella nozione di temporalità e storicità. Il soggetto
è colui che vive l’evento nella temporalità. Ma questo evento nella
temporalità dipende dall’irruzione del donno. È il dono che costituisce
temporalità. Non è un caso che la prima grandiosa analisi del tempo
interiore sia contenuta in COnfessiones XI. Non è un caso che Essere e
tempo dipende strutturalmente dalle Confessiones di Agostino.
Se io dico che in quanto soggetto la mia natura autentica dipende dal dono
ma che questo dono non è esauribile in una specie di “dote” ma presuppone
continua irruzione, la nozione di dono è una nozione di eventualità
inesauribile. Il dono avviene sempre o deve avvenire sempre. Non è mai
avvenuto ma sempre avveniente. Ha una struttura escatologica. In fin dei
conti da Erasmo a Pelagio al Concilio di Trento questo concetto
complicatissimo in Lutero questo è la riduzione all’avvenuto, il non riuscire
a riconoscere che dio è l’avveniente. Bultmann “la dottrina della grazia è
l’escatologia”. Il dono è l’evento di Dio che deve sempre venire. Non a caso
lo ha pensato paolo e la tradizione cristiana dato che essa pensa in Cristo
venuta di qualcosa di nuovo che compie ed eccede la rivelazione
precedente. Ma è evidente che nel eprdurare della nostra esistenzail
rapporto col dono deve essere rapporto che storicizza. Se io dipendo dal
dono e sono estatico in quanto ciò che io sono dipende da evento che mi
salva e mi ha visitato io sono estatico perché ho nel dono in altro la mia
identità. Ma se io sono estatico la soggettività si distende in storicità e
temporalità.
Dio deve nelle Confessiones continuare a venire in me. Si apre uno spazio
della temporalità che è uno spazio di oscillazione tra la propria esperienza
di ritardo e il dono. “Tardi ti amai bellezza così antica e così nuova, tu eri
in me ma io non ero in te”. “Ma tu gridasti e hai sfondato il muro della mia
sordità”. Come si conclude la pregheira:”continua a venire”. Una
concezione del soggetto del genere è un soggetto che ha in sé una
esposizione all’evento del dono.
Tiriamo le somme sul rapporto ontologia/appropriazione. Ousia in greco
significa sia essenza che ricchezza. Il termine italiano “sostanza” è uguale.
Per il prof la metafisica è sempre pragmatica (Nietzsche lo dice!
confessione di debito nei confronti di Lutero. Il motto della sua filosofia è
“filosofare con il martello”! inchiodatura 95 tesi). Se per Nietzsche il
problema è quella di distruggere la costruzione nichilistica evidentemente
ha piena consapevolezza del suo rapporto con Lutero.
Rapporto metafisica e “pragmatica”. La metafisica è un sistema di
assicurazione dell’uomo. Ubbidisce a una funzione pratica, psicologica
fondamentale. Così la teologia. E così la filosofia. C’è sempre una
dimensione strumentale “utilitaristica” sicché persino Spinoza ha paura di
soffrire. L’uomo ha angoscia del nulla, della violenza, del divenire. Filosofie
e scienza sono assicurazioni. Servono a distrarci e a consentirci di
sopravvivere. Il teoreta in fondo è governato da una volontà di potenza e di
garanzia. Questo lo dobbiamo pensare anche nei confronti del pensiero di
Lutero.
Qual è la forza di Paolo-Agostino-Lutero? Quella di proporre una teologia
della insecuritas, di giocare in contropiede. Mettere l’accento sulla
dimensione dell’ingovernabilità del sé. Capiamo la prospettiva della
metafisica se comprendiamo che la metafisica ha questa esigenza di
APPROPRIAZIONE DELL’ENTE. È sempre una forma di assicurazione. Al
contrario quanto abbiamo detto del dono ci restituisce un soggetto esposto
all’insicurezza del suo rapporto con l’assoluto. Quindi che cosa accade? Che
ad esempio in Agostino il rapporto con dio a livello conoscitivo no esaurisce
e non consola e non guarisce da strutturale insecuritas. Dio è l’indisponibile
che genera angoscia. Per capirlo Agostino muore con i salmi penitenziali e
invoca dio perché non lo abbandoni. Angoscia cifra chiave del luteranesimo,
che Lutero coglie come articolazione interna dell’esperienza di dio. Ecco
perché la cultura luterana è quella più angosciata e tragica.
Qual è il problema? L’angoscia è il rapporto con l’insecuritas insuperabile. Il
rapporto con dio non mi assicura mai. Di dio non ci si appropria. Se dio è
dono è atto di onnipotenza assoluta. Angst tedesco, desperatio latino.
La concezione agostiniana con cosa si intreccia? Con la santa madre chiesa
cattolica, struttura di mediazione e assicurazione rivelata da dio stesso.
Von Harnak più grande storico del cristianesimo cosa sosteneva? Che in
fondo in Agostino coesistevano pensiero della grazia predestinata con
cattolicesimo volgare (concezione popolare della chiesa come struttura di
mediazione e garanzia. In qualche modo è questa la dialettica che Lutero fa
saltare).
Nel Nuovo Testamento ousia non ricorre mai solo una volta nella parabola
del figliol prodigo per i soldi che il figlio si spende. Nuovo Testamento non è
ousiologico, non ha esplicitamente una dottrina dell’essere.
SEMINARIO
Inizio ciclo di incontri quest’anno dedicato alle tradizioni della Bibbia in età
moderna. Perché parlare di Bibbia qui? Perché la Bibbia è stata in qualche
modo esclusa dalla facoltà di filosofia eppure tutti i filosofi la conoscono e
citano perfettamente. In questo ciclo c’è anche un altro motivo.
Quest’anno è il cinquecentenario della Riforma. La traduzione in tedesco
della Bibbia di Lutero, prima traduzione completa in vernacolare, ha di fatti
inaugurato il ling filosofico tedesco. Un ultimo motivo è dovuto al fatto
perché a partire dalla traduzione di lutero le traduz sono veicolo
straordinario di trasmissione della cultura.
Bibbia è complessa raccolta di scritti sacri eterogenei definitesi tra IX
secolo a.C e inizio II d.C. la Bibbia intesa come un volume indivisibile
stabiliti in certo ordine è concetto moderno. La Vulgata è in latino già tardo
del IV secolo. L’antico testamento era originalmente scritto in ebraico.
Finisce con la morte di Nicanor nel 161 a.C.
Nel 1947 scoperti i rotoli del Mar Morto. I libri contenuti nei rotoli del I
secolo presentano testo identico a quello moderno. Hanno svelato però
questi rotoli l’esistenza di molti altri testi religiosi. La selezione dei testi
sarebbe avvenuta circa nel 100 d.C. questo Corpus è versione masoretica.
Ancora prima della diaspora successiva al 70 d.C. molte comunità ebraiche
avevano avuto familiarità con le scritture in lingua greca. Penso alla
Septuaginta che circolava tra gli ebrei in lingua greca anche in palestina. Il
Vangelo di Matteo usa questa versione. Il greco dà “parthenos” per “giovane
donna nubile”.
I primi testi del nuovo testamento sono le lettere di Paolo (50-60 d.c).
quando Paolo scriveva non era comparso alcun vangelo e il racconto di
Paolo dipendeva da tradizione orale. Il primo Vangelo sembra essere quello
di Marco.
I libri che noi oggi conosciamo come biblici sono frutto di continue
traduzioni e ritraduzioni.
Girolamo dedica ultima parte della sua vita a tradurre la Bibbia. La sua
Vulgata è diventata poi la traduzione di riferimento. A partire dal VI secolo
la bibbia fu esportata ovunque e poi ancora più tardi col monopolio
monastico dell’insegnamento. Solo in XII e XIII sistemate in unico volume.
Nel 1450 Gutenberg stampa la bibbia in unico volume, primo testo a stampa
a caratteri mobili.
Con Lutero chiesa di roma rimane ancorata al latino mentre a Bibbia
vernacolare simbolo di chi vuole rendere comprensibili a tutti la parola di
Dio. L’edizione di Erasmo del nuovo Testamento è del 1516, utilizzata da
Lutero e da altri per preparare le traduzioni vernacolari. La Bibbia di Re
Giacomo del 1611 deve la sua fama alla nota. La traduzione e ritraduzione
delle scritture in una miriade di altre lingue a seguito di viaggi e guerre
mostra che la storia della Bibbia è anche la storia delle sue traduzioni.
Nella nostra epoca di secolarizzazione la Bibbia è ancora in posizione unica.
Oggi inauguriamo questo ciclo con il professor Guetta che insegna a Parigi.
Insegna filosofia ebraica e si è sempre occupato di testi di autori ebraici
specie sotto il periodo del Rinascimento italiano.
PAROLA AL PROF
La prima parte del titolo dell’intervento è “le traduzioni italiane degli
ebrei”. La Bibbia che i cristiani chiamano Antico e Nuovo Testamento… la
Bibbia è sempre stata dai cristiani letta in traduzione. Ma la domanda si
pone per gli ebrei. Bisogna avere in mente due elementi fondamentali.
Primo elemento gli ebrei dovunque fino a un secolo o due fa hanno sempre
avuto un’educazione che li portava a conoscere l’ebraico fino da bambini.
La prima formazione scritta degli ebrei tradizionalmente era con lettere
ebraiche. C’era conoscenza diffusa e costante dell’ebraico da parte degli
ebrei. Aggiungiamo che la Bibbia in ebraico ha sempre costituito la riserva
di parole, di espressioni che animavano tutto il resto della letteratura
ebraica. Gli ebrei hanno vissuto linguisticamente all’interno della Bibbia
che ha costantemente ispirato il loro gergo come la lingua letteraria.
L’ebraico moderno di Israele è ancora pieno di biblismi. Secondo elemento:
l’ebraico ovunque gli ebrei lo leggevano ma non lo parlavano. Ancora nei
primi secoli dell’era cristiana in Palestina quando è stato redatto il Talmud
gli ebrei parlavano aramaico e poco ebraico. Gli ebrei hanno sempre e
dovunque parlato un’altra lingua e avuto estrema familiarità col testo
biblico. Gli ebrei hanno sempre avuto bisogno di una traduzione, di passare
per il vernacolare. Il maestro elementare per far studiare la bibbia la
faceva studiare in ebraico ma spiegava nella lingua del luogo. Da qui la
necessità della traduzione.
Però contrariamente al mondo cristiano nel mondo ebraico le traduzioni
nelle diverse lingue sono sempre rimaste esclusivamente strumenti di
apprendimento. Il testo di riferimento è sempre stato quello ebraico. Il che
spiega il tipo di traduzioni che troviamo nelle diverse lingue ebraiche.
Anche nel mondo cristiano, anche quando la Vulgata si è imposta nella
seconda metà del 500 come versione ufficiale… i cristiani hanno sempre
considerato che la fonte era quella ebraica e l’hanno sempre chiamata
“(h)ebraica veritas”.
TRE PUNTI: ebrei hanno sempre vissuto la Bibbia in ebraico, ma per
comprenderlo sono dovuti sempre passare per le lingue parlate. 3 il testo
tradotto era sempre strumentale per comprendere il testo in ebraico. Nel
mondo cristiano di fatto il testo ha sostituito il testo ebraico. Tutti i
traduttori poi cristiani facevano riferimento alla hebraica veritas. Gli ebrei
avevano la competenza tecnica e linguistica per il testo originale.
Questo spiega il tipo di traduzione fatta dagli ebrei. Ci sono due grosse
eccezioni, due mondi culturali e linguistici che hanno condotto gli ebrei che
vivevano lì a fare traduzioni che si sono sostituite in qualche modo al testo
originale: Palestina al tempo del Talmud in cui si parlava aramaico! i
rabbini della Palestina hanno obbligato a leggere anche al tempo la
traduzione in aramaico (TARGUN). La traduzione in aramaico ha in qualche
modo una dignità propria. Una seconda traduzione semiparafrasi che ha un
tale prestigio che si affianca è quella realizzata nel IX-X secolo nel mondo
arabo. Traduzione semiparafrastica in arabo che ha costituito per secoli il
iferimento degli ebrei arabofoni. Questi sono casi rarissimi in cui la versione
in lingue vernacolari hanno avuto grande dignità.
Un rabbino oggi deve sapere ebraico e aramaico (per il Talmud).
Oggi ci concentriamo sulle traduzioni italiane. Teniamo presente che gli
ebrei padroneggiavano perfettamente la scrittura ebraica. E quindi la
traduzione serviva unicamente a ritrovare il testo ebraico, era
un’indicazione. Questo giustifica una traduzione per secoli estremamente
letterale. Di una letteralità esasperata. I maestri ebrei italiani non si
curavano della correttezza/eleganza dell’italiano in cui traducevano ma
traducevano parola per parola.
Nella Genesi capitolo 17 verso 10 c’è “questo è il mio patto”. In ebraico
patto è femminile. Traduzione fedele al testo biblico è “questa lo patto
mio”. Il giovane sa che dietro questo esiste l’ebraico. In ebraico poi donne
ha senso femminile ma morfologia plurale maschile. Cosa fa il traduttore?
Volge la traduzione italiana al maschile, “li donni”. Il giovane ebreo doveva
sapere che la morfologia del plurale ebraico è maschile.
Il mondo è stato creato secondo la Bibbia in determinati giorni. Il Sesto
giorno crea l’uomo dio “vide che era molto buono”. Alla fine di ogni giorno
c’è “fu sera e fu mattina”. Ma al primo giorno. Ci sta scritto Giorno uno e
non Giorno primo. Il traduttore ebreo traduce “giorno uno”. L’ordine delle
parole nella bibbia ebraica è “giorno uno”. I traduttori cristiani più fedeli al
testo ebraico non si sono spinti così lontano e hanno scritto “un giorno”. Il
cristiano pur fedele al testo ebraico si permette almeno di mettere le
parole in ordine. Diodati traduzione dice “un giorno”.
Esistono ancora numerosi manoscritti parziali o totali di traduzioni italiane
fatte da ebrei. Molte sono andate perse probabilmente perché non avevano
carattere di sacralità.
Altra caratteristica delle traduzioni degli ebrei dovunque abbiano vissuto:
tutte queste traduzioni sono state fatte nella lingua del luogo ma in lettere
ebraiche. Questa è una particolarità della vita intellettuale ebraica. Gli
ebrei per secoli hanno scritto in ebraico. Quando scrivevano in lingue
diverse le scrivevano in lettere ebraiche. La grande filosofia ebraica
medievale è scritta in arabo ma con le lettere ebraiche.
Gli ebrei d’Italia scrivevano questo italiano non ancora italiano del centro
sud in lettere ebraiche. Le lettere ebraiche qui sono vocalizzate. Si legge
sempre da destra a sinistra. Non si cerca eleganza o correttezza ma
estrema letteralità. Sono traduzioni che si chiamano CALCO. Calco della
lingua d’origine a scapito della bellezza e fanno anche violenza alla
grammatica della lingua di arrivo.
Con il tempo si assiste a una attenuazione dei caratteri dialettali verso una
progressiva toscanizzazione della lingua di traduzione. Si assiste alla
evoluzione della lingua parlata dagli ebrei e parlata dagli italiani.
Fino a due generazioni fa gli ebrei italiani avevano un’espressione ebraica
che inserivano nella frase italiana. Gli ebrei hanno mantenuto per lungo
tempo inoltre una koinè romanesca.
La traduzione tedesca di Mendelsson ancora fine Settecento è letta in
ebraica.
Personaggio fondamentale della nostra storia è un cristiano. Abbiamo un
personaggio che è stato fondamentale nel 1500. Quasi certamente il primo
traduttore della Bibbia in italiano partendo dal testo ebraico. Esistevano
centinaia di traduzioni prima ma tutte fatte dal latino. Antonio Brucioli.
Parla di “ebraica verità”. 1538 traduzione. Traduzione in buon italiano.
Brucioli era un umanista, ottimo latinista, grecista e forse anche ebraista.
Nonostante il bell’italiano ci sono delle evidenti reminiscenze delle versioni
ebraiche. Questa versione è comunque una versione CALCO. E in effetti
nella sua introduzione Brucioli scrive parole chiare.
Fa anche una lunga introduzione. Brucioli dice che ha tradotto in modo
letterale ma ne dà un motivo esegetico di fondo: ogni parola ebraica ha il
suo peso perché il testo ebraico comprende misteri della sacra religione.
Dice poi che si è consigliato con Elia Levita, grammatico ebreo più
prestigioso del XVI. È molto probabile che Elia Levita abbia fatto accostare
Brucioli al tipo di traduzioni italiane. E quindi Brucioli abbia assunto la
letteralità delle traduzioni degli ebrei per proporre la sua versione ai
cristiani. Il povero Brucioli era evangelista con tendenza protestante.
Perseguitato dall’Inquisizione, morto a casa sua ai domiciliari, l’Inquisizione
ha vietato tutti i suoi libri.
A metà del 500 come parte della campagna cattolica di reazione alla
Riforma il Santo Uffizio ha vietato di produrre, leggere e possedere tutte le
versioni della Bibbia in lingue nazionali. In tutta l’Europa cattolica fino a
tardo Settecento l’unica versione della Bibbia che poteva circolare era la
Vulgata. Questa decisione ha allontanato la bibbia dalle masse cattoliche.
Quindi noi abbiamo il libro di Brucioli condannato doppiamente.
Rimini o Recanati (autore) ha fatto un glossario biblico. Se era vietato avere
testi in traduzione italiana come facevano gli ebrei a insegnare? Era vietato
possedere una versione vernacolare. Quindi hanno fatto un vocabolario che
comprende circa il 70% delle parole bibliche.
Si verifica una specie di nazionalizzazione della traduzione che si fa
attraverso la lingua italiana. Il problema è che il signor Recanati quasi di
certo ha fatto un plagio di Brucioli. Si è trovato in qualche modo il libro di
Brucioli tra le mani e ha preso una traduzione fatta da un cristiano per
proporla ai suoi confratelli ebrei. All’ottanta per cento è identica alla
traduzione di Brucioli.
Quindi il Brucioli propone ai cristiani una versione che ha grande successo. E
poi si trovano degli ebrei che hanno studiato su una traduzione fatta da un
cristiano.
Finiamo su un altro autore che è veramente moderno. Siamo nel Seicento
con Leone Modena, rabbino di Venezia. Protagonista della modernità
ebraica italiana. In ogni campo ha spinto alla modernizzazione. Leone
Modena ha fatto anche lui un glossario biblico. Qual è la grande novità?
Italiano scritto con lettere latine. All’inizio del Seicento gli ebrei italiani
hanno cominciato a scrivere in lettere latine. Siamo ancora lontani dall’idea
che la traduzione sostituisce il testo originale ma stiamo in quella
direzione. Perché non ha fatto traduzione completa? Perché era vietato. La
cosa importante è quello che lui scrive in italiano in lettere italiane. “Noi
ebrei siamo nella lingua italiana peregrini abitanti”. Appello ai suoi
correligionari a italianizzarsi dal punto di vista linguistico. Modena
contrariamente ai suoi predecessori ha non solamente l’esigenza della
letteralità ma anche dell’eleganza. Tentativo di fare traduzione fedele e
bella. Il testo tradotto comincia ad avere una sua dignità.
Gli ebrei cominciano a scrivere in bell’italiano, cominciano ad avere una
specie di traduzione nazionale in italiano, cominciano a scrivere in caratteri
italiani e facendo questo va da sé si rivolgono anche a un pubblico cristiano.
Ma ancora nel Seicento la traduzione è stampella per il testo originale. Solo
nel 1800-1900 quando gli ebrei d’Italia perderanno progressivamente la
conoscenza dell’ebraico allora il testo italiano pur essendo il più possibile
fedele sostituirà veramente il testo ebraico.

SEMINARIO FONDAZIONE GENTILE 15 NOVEMBRE


La Riforma protestante è stata letta in modi molto diversi. Per dire due
parole Hegel vedeva nella Riforma il vero e proprio inizio della libertà
dell’individuo moderno. Weber invece vedeva nel protestantesimo e
nell’etica protestante una delle spinte che aveva portato alla genesi del
capitalismo. Ma le visioni e le interpretazioni della Riforma sono state
molto più complesse e problematiche. Pensiamo a ciò che hanno scritto
Lowith e Mann, il quale sotto l’effetto della catastrofe tedesca metteva la
Riforma in connessione con gli esiti catastrofici tedeschi.
La Riforma pone una serie di problemi filosofici. Suzetesis ha anche una
rivista scientifica che ospiterà gli atti della giornata.
Perché Lutero in facoltà di filosofia, conoscendo l’avversione di Lutero alla
filosofia?
La riforma è una spaventosa macchina secolarizzante. Con Lutero in fondo
l’Occidente è la terra del disincanto. Demistificazione dell’idolatria del
pensiero.

PAOLO RICCA è un teologo valdese.


PAROLA A PAOLO RICCA
Riflessione sulla dimensione ecumenica della riforma. Come tutti sappiamo
la Riforma è stata lei e anche la sua scomunica l’occasione della più grande
spaccatura avvenuta nella storia del cristianesimo. Cioè la divisione nata
con la Riforma ma sopratt con la sua scomunica è la spaccatura più
profonda della storia cristiana. Altra divisione fra Oriente e Occidente del
1054. Ma nel 1054 oriente e occidente si sono divisi essenzialmente su una
questione di potere rivendicato dal vescovo di Roma di giurisdizione
universale. Non era una divisione di carattere dottrinale. Invece la Riforma
si è svolta su un piano dottrinale. E questo ha dato una profondità alla
Riforma che nessun’altra divisione né antica né recente ha registrato.
Parlare della dimensione ecumenica di un fenomeno tale è un po’ un
paradosso. Uno potrebbe parlare di dimensione ANTI-ecumenica o PRE-
ecumenica.
Nella prima parte diciamo che cos’è stata la Riforma. La parola “Riforma”
non aiuta a capire. Sicuramente non è stata una “riforma”. È singolare che
la storiografia abbia adottato la categoria di riforma anche se nella lingua
tedesca si distingue tra Reformation e Reform.
Lui ci propone due altre parole che secondo ui colgono di più la natura di
questo fenomeno che è durato più di 50 anni. Grossomodo con Riforma
protestante… due parole. riforma 1517-80. Barth in una conferenza del 1933
ha usato la parola “rifondazione” (della Chiesa). E dice Barth che i
riformatori con la loro neubegrundung della Chiesa (e dunque della
fede)hanno osato qualcosa che non avrebbero dovuto usare perché l’uomo
europeo dell’epoca non era in grado di cogliere la portata. E noi oggi diceva
nel 33 non siamo in grado di portare il peso di questa rifondazione. È
proprio così? Rifondazione? In un certo senso questo è accaduto. In quale
senso? la Chiesa non si è mai chiesta su cosa è fondata. Praticamente la
chiesa d’occidente in tutte le sue espressioni nei primi 1500 anni ha preso
per buono il fondamento del “su te Pietro edificherò”. La Riforma non ha
più accettato quel fondamento.
Qual è il fondamento nuovo? Il fondamento è la parola di Dio. La parola di
Dio così come emerge dalla Sacra Scrittura. Questo è il nuovo fondamento
della fede. Praticamente non c’è più identificazione tra parola di Dio e
parola della Chiesa. Queste due realtà non vengono più identificate. C’è
una dialettica nuova che si crea. Ecco perché Barth parla di rifondazione
della chiesa, perché è rifondazione della chiesa.
La seconda parola è ri-sostanziazione. Perché la Riforma ha ripreso parola
per parola legrandi affermazioni della fede cristiana: che cos è la fede,
cosa sono le opere eccetera. Le ha prese e le ha risostanziate. Quelle
parole che la teologia scolastica fortemente segnata dalla filosofia
aristotelica non ha… la Riforma ha messo in queste stesse parole contenuto
e sostanza biblica.
La parola biblica diventa fondamento e contenuto. Questo è la Riforma.
Ora andiamo alla dimensione ecumenica di questo fenomeno che ha diviso
secondo lui a salvezza persino Nietzsche ha rimproverato Lutero di aver
ridato vita alla Chiesa.
Ricordiamo che Lutero non è mai uscito dalla chiesa, non ha mai accettato
la scomunica. Lutero è sempre stato monaco dall’inizio alla fine.
Ma allora che cosa agitava Lutero? Quello che lui chiama l’Evangelo, non la
chiesa. Ma non perché fosse fuori, perché era troppo dentro! Tutt’uno con
la Chiesa. Il tema era l’Evangelo nella Chiesa. E che cos’è l’Evangelo?
Secondo Lutero questo è molto chiaro: è la GRAZIA di Dio. Dio come Grazia.
Diciamo soltanto le caratteristiche costitutive della grazia secondo Lutero.
Anche la chiesa predicava la grazia. Ma Lutero dà un profilo inconfondibile.
Grazia di Lutero è grazia che sia INCONDIZIONATA, IMMERITATA (l’unico
merito è quello di Cristo) e GRATUITA. E questa gratuità è stata l’arma con
la quale Lutero ha combattuto le indulgenze, che introducevano la grazia in
un meccanismo mercantile. Lutero… la sua passione, il senso di tutta la sua
opera è stato l’Evangelo nella chiesa. Tutta la sua opera è stata PER la
chiesa, non contro.
Diciamo ora due cose
La prima è che Lutero non era un luterano. Che cosa vuol dire? Vuol dire
che non è un uomo che ha ragionato in termini confessionali. Se Lutero
tornasse oggi e vedesse che esiste una chiesa che si chiama “evangelica
luterana” uscirebbe da questa chiesa. La chiesa luterana non è la chiesa di
Lutero. Lutero non ha mai ragionato in termini confessionali. Non ha mai
pensato di fare una chiesa diversa da quella di Cristo.
Lutero ha implorato in tante occasioni di non chiamarsi luterani, chiamatevi
cristiani.
Quando si legge lutero bisogna non leggerlo come Luterano in nuce.
La seconda cosa è che la Riforma protestante come sappiamo sul piano
dottrinale è stata scomunicata. Ma scomunicata al 100%. Anche se il
Concilio di Trento (Riforma mai nominata nel concilio). Però nell’insieme
Trento ha detto “NO” alla Riforma. Non hanno salvato nulla, neanche la
Bibbia in volgare. Rifiuto totale e radicale. Il Concilio Vaticano II ha fatto il
contrario. Cioè ha accolto nei suoi documenti tutta una serie di posizioni
tipicamente protestanti, sia pure inquadrate nel sistema cattolico.
Elenchiamo semplicemente questi temi per toccare con mano quanto il
Vaticano II ha rovesciato le posizioni del Concilio di Trento nei confronti
della Riforma e ha riconosciuto il valore ecumenico della Riforma. Cioè ha
riconosciuto che tutta una serie di affermazioni protestanti sono fruibili
cattolicamente. Prendiamo la Bibbia. Nel documento sulla Liturgia nel
Vaticano II si dice che la fede cattolica si nutre di due mense: la mensa
eucaristica tradizionale e la mensa della parola di Dio. Praticamente le due
mense sono appaiate come luoghi di nutrimento della fede cattolica.
Questo abbinamento di parola e sacramento è Lutero. È la Riforma. Il
Concilio accosta le due cose.
Il Concilio adotta quando parla della chiesa l’immagine del “popolo di dio”.
Ma prima della costituzione gerarchica (capitolo3), prima di quella che
tradizionalmente era la società perfetta, c’è la chiesa come popolo, come
assemblea di uomini e donne, come comunità di persone. Prima di essere
chiesa-ministero. La comunità precede il ministero. Il ministero segue,
viene dopo, sta nella comunità. Questo è un tipico pensiero protestante,
pensiamo alla definizione della prima confessione di fede del
protestantesimo quella di Augusta del 1530 che definisce la chiesa come
assemblea dei credenti.
Terzo punto che il Vaticano II accoglie è un punto fondamentale della
ecclesiologia in particolare di Lutero ed è il sacerdozio comune dei
credenti. L’idea secondo la quale ogni cristiano è sacerdote in virtù del
battesimo. E quindi tutti sono sacerdoti e non c’è una differenza di natura
tra il sacerdozio comune dei credenti e il sacerdozio ordinato del prete/
vescovo. Nella divisione di Lutero non c’è differenza. Ma comunque il
sacerdote comune dei fedeli è presente nella Lumen gentium.
Potenzialmente rivoluzionario. È proprio la dottrina del sacerdozio
universale dei credenti che ha creato il nuovo modello di chiesa della
Riforma.
Lutero impazzirebbe a parlare di nuova chiesa ma sicuramente la Riforma
ha posto un nuovo modello di chiesa.
4 libertà religiosa. Il Vaticano II ha prodotto un documento sulla libertà
religiosa. Mai la chiesa cattolica lo aveva fatto. Tutte le volte aveva parlato
di libertà della chiesa cattolica. Questo introduce delle categorie
totalmente nuove. Il tema della libertà è un tema centrale 1517 e 1917
rivoluzioni della libertà. Lutero scrive per Leone X “la libertà del cristiano”.
Per secoli si era predicata l’obbedienza del cristiano. Lutero trasforma in
libertà. Nel 1917 la libertà del lavoratore. Il Vaticano II ha consacrato
paradossalmente il carattere ecumenico della Riforma. Cioè ha accolto
tutta una serie di posizioni della riforma riciclati se vogliamo in una sintesi
diversa riconoscendo che sono valori/realtà ecomeniche. Quindi buone per
tutti i cristiani.
L’ecumenismo stesso è stato accolto dal Vaticano II. Diciamo soltanto che
lo schema originario del dibattito conciliare prevedeva un capitolo II
intitolato “principi dell’ecumenismo cattolico”. Il dibattito ha portato a
portare il titolo a “principi cattolici dell’ecumenismo”. Il movimento
ecumenico è uno. L’ecumenismo tende a superare le confessioni e a creare
una cristianità unita. dku

PAROLA A GAETANO LETTIERI


Teologia crucis e distruzione della teologia scolastica nella disputa di
Heidelberg.
In realtà la teologia della croce di Lutero non ha come obiettivo solo la
teologia scolastica. Nella disputa di Heidelberg si chiama teologia gloriae. Si
dovrebbe mostrare che la novità assoluta della riforma nasce come esigenza
tradizionale. Il problema immenso è cosa dice la Scrittura. La pretesa
luterana che è di recupero della parola scritturistica è in realtà
un’operazione di decisione nettissima all’interno della interpretazione della
Scrittura. Il modo luterano di affermare la novità è fondato rispetto a una
rivelazione tradizionale. E questa ubbidisce alla decisione a favore di UNA
interpretazione della scrittura. La tradizione o è questa o non regge.
Storia della Riforma è storia della esplosione delle interpretazioni della
Scrittura, già dal 1521. Dialettica in Lutero tra libertà e conservatorismo,
che emerge anche nella “libertà del cristiano” con cristiano più libero e più
schiavo.
Secondo elemento del titolo: insistenza sulla distruzione. Il termine
distruzione è filologicamente decisivo per tutto il primo Lutero ed è l’unico
vero termine che avvicina al meccanismo della Riforma. La rivelazione per
Lutero distrugge. Questo è un termine che Lutero prende da Paolo. Questo
termine rivela la dimensione apocalittica della riforma. Per Lutero da un
certo momento il papa è l’Anticristo. Attacchi di Muntzer a Lutero papa di
Wittenberg.
Un criterio della distruzione della chiesa stabilita esigenza interna al
vangelo stesso. In che senso distruzione è paolino? Traduce il greco
katarghein. I versetti che governano la disputa sono tratti dalle lettere ai
Corinzi. In particolare ricordiamo versetto decisivo per Lutero “Dio ha
scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per
distruggere le cose che sono” (ina me onta catarghese). Katarghein tradotto
con aufheben da Lutero.
In questo senso la Riforma è atto comandato da Paolo stesso come atto
dello spirito contro la lettera. 2 Corinzi 3,6 “La lettera uccide lo spirito
vivifica”. Disputa di Heidelberg 1518 (credo). Lutero dice del vangelo nella
tesi 58 (non Heidelberg) che “il vangelo distrugge le cose che sono…”
questo nelle resolutiones. È frequente qui sia il riferimento al termine
Reformatio e si insiste fortemente sulla teologia della croce. Poi il passo
dice che “il sermo christi è odiatissimo da coloro che amano ciò che è”. Qui
pensa al logos della croce di cui Paolo parla in Corinzi 1. Il logos della croce
annienta e distruggendo salva.
Altro passo è tradotto dal commento al Magnificat del 1521 dove Lutero
scrive “… in poche parole a rompere ciò che è costruito e a costruire ciò
che è frantumato”. Il glossario della distruzione e dell’annientamento è
diffusissimo tra gli anni 17-21. Nella cattività babilonica della chiesa le
trombe di dio tirano giù le muraglie. Opera di ispirazione apocalittica.
Apocalittica perché operazione comandata da dio che deve costruire nella
città di dio annientando tutto ciò che appare civitas terrena.
Questi temi vengono ripresi e articolati nella disputa.
Capitolo tedesco degli agostiniani convocato proprio per rimettere
all’ordine Lutero. Incaricato Staupitz generale degli agostiniani tedeschi.
Lutero si serve di queste tesi per riaffermale il fondamento tradizionale
della sua protesta. In fin dei conti cosa dice? “Il mio messaggio è Paolo
mediato da Agostino”. Forma di agostinismo radicale . qui si apre un
problema delicatissimo perché il rapporto con agostino è un rapporto in
buona parte rimosso dalla cultura protestante. In Lutero stesso. Mediazione
patristica è come se schermasse il rapporto con la Scrittura stessa
attraverso Agostino.
Inizio della Disputa di Heidelberg dice che Agostino è interprete fedelissimo
di Paolo. Non si tiene Paolo senza Agostino. Noi sappiamo benissimo come
prima e dopo Lutero la tesi è che ci sia anche un altro Paolo. Erasmo ne è
consapevole. il compito che Lutero ci impone è di decostruire anche la
storia del luteranesimo e mostrare come ci siano delle operazioni ben
precise sicché non basta dire che Lutero torna alla scrittura. Anche Erasmo
voleva. Ci sono però mediazioni e mediazioni. Opera di risostanziazione è
un’opera di riagostinizzazione. Poi il dibattito si svolgerà sulla centralità o
meno delle grandi tesi agostiniane. Pensiamo alla grazia di cui parlava
PAOLO RICCA: aggiungiamo grazia PREDESTINATA. Lutero ribadirà
radicalmente la predestinazione che la spiritualità luterana poi sospenderà
ma che Calvino ribadirà. Interessante la tesi di Borkham sui due pilastri
della tesi di Heidelberg. Le tesi di Heidelberg sono 40 tesi 28 teologia e 12
dedicate alla filosofia. In particolare obiettivo polemico Aristotele. In una
tesi molto anomala Lutero dice che Platone è meglio di Aristotele. Le 28
tesi per Borkham hanno come pilastro la prima e l’ultima: la prima è “la
legge uccise” e l’ultima “lo spirito vivifica” diciamo. La struttura delle tesi
di Heidelberg è fondata su questa dialettica tratta da 2 lettera ai Corinzi.
Il tema centrale della disputa di Heidelberg è la distruzione di ciò che si dà
come essere e la creazione di ciò che non è. Altro nucleo paolino Dio elegge
i non enti e annienta gli enti. Le tesi dalla 1 alla 12 sono dedicate
all’annientamento delle opere umane, le tesi fino alla 17 annientamento
libero arbitrio, le tesi dalla 17-18 alla necessità della disperazione come
esperienza del nulla e le tesi 19-24 all’opposizione teologia gloriae/crucis.
Infine 25-28 sostanzialmente a indicare la caratteristica dello spirito di Dio.
Sono tesi antiscolastiche.
La bestia nera è il concetto di analogia sostanzialmente a partire da
Tommaso di Aquino che è “una certa proporzione tra la creatura e il
creatore”. Lutero vuole affermare impossibilità di relazione analogica e
proporzionale tra uomo e Dio. La teologia della gloria insiste su analogia e
proporzione. Paolo insegna altro e afferma l’assoluta equivocità della
relazione. Analogia via intermedia tra equi e univocità.
Solo sottolineando irriducibile antitesi umano/divino facciamo un discorso
paolino.
Ultima cosa il problema dell’allegoria che non emerge con tutta evidenza
dal dettato delle tesi di Heidelberg ma che in realtà è un discorso
potentissimo. In fin dei conti la prospettiva luterana è una prospettiva
antiproporzionale e antiallegorica. In questo senso sarebbe del massimo
interesse interpretare le tesi di Heidelberg come interpretazione
dell’analogia in Lutero. La questione eucaristica in Lutero è negazione della
transustanziazione.
Passiamo molto rapidamente. Leggiamo le tesi.
La prima vede la legge di Dio come ostacolo. La legge non è di aiuto alla
giustificazione. Citato il “la lettera uccide”. Lutero cita Agostino “De spiritu
et littera”. All’interno della rivelazione vi è una rivelazione che uccide e su
questo Paolo e Agostino lavorano.
Che cosa ci insegna la disputa di Heidelberg? La rivelazione si sdoppia. La
rivelazione divina è un unico atto che si sdoppia. Non è un caso che ricorra
centrale nella disputa la relazione tra opus proprium e opus alienum.
Le opere degli uomini poi si dice sono epccati mortali, le opere di Dio sono
meriti immortali. Ancora tesi 7 e 8 ! “le opere degli uomini sono ancora di
più peccati mortali quando vengono compiute senza timore in una totale
perniciosa sicurezza”. Obiettivo polemico di Lutero è la securitas,
affermazione autonomia dell’uomo.
Passiamo alla tesi 13 che afferma “il libero arbitrio dopo un peccato
originale è un semplice nome…” questa tesi è sempre riaffermata da
Lutero. La nozione di libertà luterana è equivoca. La libertà dell’uomo è
quella dell’uomo visitato dalla grazia e strappato a se stesso.

Continuiamo con la tesi 14! il libero arbitrio è sempre attivo nel compier il
male. Ci sono molte citazioni di Paolo, citazioni del De spiritu et littera 3,5
di Agostino. La dottrina della libertà di Lutero è agostiniana in senso
dichiarato e documentato.
Nel 21-22 gli statuti della università di Wittenberg impongono la lettura del
De spiritu et littera come obbligatoria introduttiva alla Scrittura. Non si dà
interpretazione della scrittura che non sia mediata. De spiritu et littera
grande trattato ermeneutico di Agostino.
E ancora tesi 16. Doppiamente peccatore l’uomo che pensa in qualsiasi
modo di condizionare la grazia. Tesi 17! indurre l’uomo a umiliarsi e
rendere vivo il suo zelo. 18! è certo che l’uomo deve del tutto disperare di
se stesso.
Si deve passare per la riduzione a nulla, non come fine esclusivo ma come
opera aliena di dio.
“non è degno di essere chiamato teologo colui che considera…” celebri tesi
19 e 20.
Il teologo che ricerca la natura invisibile di Dio comprensibile per le sue
opere è il teologo della gloria. Colui che pretende di attingere tramite le
opere della creazione l’intelletto di Dio. È evidente come il principio che
governa questa comprensione è analogica, partecipazione delle creature
alle perfezioni del creatore. 1 capitolo di Romani fonda la legittimità
dell’analogia come metodo. Ma Lutero da grande interprete cosa
comprende? Che l’analogia in Romani 1 viene chiamata in causa da Paolo
non per essere approvata ma per dimostrare che la conoscenza intellettuale
di Dio si rovescia in idolatria. Primo capitolo di Romani la pretesa di
innalzarsi a dio tramite la conoscenza si rovescia.
La 20 tesi esprime il contrario. Il teologo comprende per mezzo della
passione della croce, quello che non cerca gli invisibilia dei ma colui che
comprende le realtà visibili e posteriori di Dio. Esodo 33 18 23. I posteriora
dei sono Dio rivelato nella morte di Cristo.
Tutte le perfezioni metafisiche di Dio fanno impazzire e non rendono degni
o sapienti. Esaltano l’uomo e lo perdono. L’unica conoscenza di Dio è
nell’esperienza della croce.
Tesi 21 “il teologo della croce chiama le cose con il loro vero nome”. Nella
nozione della rivelazione vi è un principio di inversione interno per cui
umanamente vi è un continuo movimento di perversione della paradossale
logica di dio, di raddrizzamento razionale. L’uomo vuole essere e
comprendere. In questo senso la rivelazione al tempo stesso distrugge
l’uomo e rivela come l’uomo distrugga dio.
La teologia della croce insegna che Dio è nascosto nel nulla.
Il desiderio più si nutre più perversamente vuole affermare se stesso.
Curiositas sciendi e cupido dominandi mai saziate. Qui c’è amor sui
agostiniano, movimento inestinguibile di operazione su se stesso.
Movimento infinito di infinita vanità.
Come può l’uomo… contraddittorietà di un uomo che deve retrocedere. Ma
allora è un atto della volontà?
La predestinazione in questo dispositivo agostiniano è l’unica possibilità di
difendere una rivelazione in cui l’azione di Dio sia l’unico atto e opera di
giustificazione.
Qual è il rapporto tra rivelazione grazia ed escatologia? Per Bultmann
escatologia è dottrina della grazia. Cosa vuol dire rivelazione? Nel
manifestarsi di dio vi è un movimento continuo del suo irrompere, del suo
avvenire. Se non si dà questo avvenire la rivelazione diventa littera e idolo.
Per l’autentica dottrina della grazia e autentica rivelazione serve che
l’avvento di Dio sia strutturale e continuo, mai entificato in possesso.
Questo il senso più profondo del “simul iustus et peccator”. Se noi
pensiamo che la rivelazione sia qualcosa di dato noi trasformiamo in littera.
La Riforma non è una novità luterana ma il dispositivo stesso della
rivelazione, l’affermazione della dimensione escatologica del dono.
Dimensione di simultaneità infinita e di apertura indisponibile dell’avvento
del dono che non può mai trasformare in dato il darsi. Non è virtus
aristotelica che deriva dalla capacità dell’abitus ma si ha soltanto per fede,
per disposizione all’avvento dello spirito. Fede unicamente fondata sulla
nullità dell’opera. “senza la nostra opera vengono infuse grazia e fede”.
L’altro Agostino afferma che si deve comprendere che anche la fede è dono
di Dio. Questo il fondamento agostiniano della libertà paradossale di
Lutero.
La Grazia crea la fede.
Letta tesi 26. Nella fede Dio è una sola cosa con noi. È talmente intima
l’azione e l’opera di cristo nell’atto di fede che noi non siamo più separati
da Cristo stesso. Ricondurre a un dispositivo paolino-agostiniano. La fede è
data dalla grazia dice Agostino. La fede è dono di Dio. Da questo punto di
vista Lutero è interprete rigorosissimo di Agostino.
Perché il vecchio Lutero si raffredda anche verso Agostino?
TESI 27! “colui che opera e il compimento dell’opera nostra”. In fin dei
conti l’opera di cristo è al tempo stesso colui che opera e l’opera che cristo
opera in noi. Il cristiano crede che qualsiasi opera sia ordinata da Cristo
stesso.
Ultima tesi! l’amore di Dio (distillato puro di agostinismo) non trova ma
crea l’oggetto del suo amore, l’amore dell’uomo è suscitato dal suo
oggetto. L’amore in senso naturale è dipendente dall’oggetto. Dal punto di
vista naturale e anche teologico della gloria l’amore è sempre volontà di
appropriazione dell’oggetto. È un ricercare in tutte le cose ciò che è
proprio. La logica dell’amore è una logica di appropriazione. “infatti i
peccatori sono belli perché sono amati e NON sono amati perché sono
belli”. Amore divino crea bellezza e giustizia.
L’intelligenza naturale non può annientarsi naturalmente. L’intelligenza
naturale non riesce ad appropriarsi del nulla. Il nulla è il luogo di Dio
perché luogo dell’inappropriabile e della donazione.
La vera rivelazione per questo Lutero paolino-agostiniano è la rivelazione
che colga la vera presenza e azione di Dio nel nulla. Il negativo è l’unico
luogo della rivelazione del dono. Teologia della croce come:
1 dipendenza di lutero dal 1 capitolo della 1 Lettera ai Corinzi
2 articolazione cristologica! in fin dei conti soltanto cristo si nasconde nel
nulla della morte e n lui la conversione paradossale si dà. La colpa del
cristianesimo tradizionale è aver trasformato la rivelazione in rivelato.

Potrebbero piacerti anche