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La materia, la mano, lesperimento: il centauro Primo Levi

Non serve una presentazione biografica esaustiva delluomo e dellautore Primo Levi per giustificarne linserimento nella genealogia da me proposta, e del resto di lui si gi scritto molto rispetto alla prospettiva qui considerata 1. Levi, come chimico, come scrittore, e come testimone dellOlocausto, ha incarnato il prototipo dellintellettuale che obbedisce a istanze plurime, che integra in una visione composita leterogeneit delle esperienze occorse o intraprese, su cui innesta una straordinaria curiosit culturale e uninesausta capacit di analisi, tanto dellumano quanto della realt naturale che lo circonda. La diversit degli spunti conoscitivi, pratici e etici, fa certamente di Levi un filosofo naturale in senso stretto 2, e una delle figure intellettuali di riferimento a livello europeo in quella definizione epistemica del precario dialogo fra cultura tecnico-scientifica e cultura umanistica. Se si volesse imporre un qualche ordine genealogico nella costruzione della cultura leviana, probabilmente sarebbero i presupposti scientifici ad assumere una rilevanza primaria visto che, anche cronologicamente, in lui nascono prima la passione e la professione scientifica. Ovviamente tale distinzione rimane oziosa, dal momento che come scrittore e come testimone che Levi diventa visibile nel dibattito culturale italiano del dopoguerra, ed attraverso lo strumento della scrittura che Levi costruisce la propria immagine pubblica e la dimensione retorica del suo argomentare, sia questo rivolto alla difesa della memoria dellolocausto, o al racconto della propria biografia di chimico. Per la natura di questo lavoro, il ruolo di testimone in Levi verr posto in secondo piano rispetto agli aspetti pi strettamente epistemologici e conoscitivi presenti nella sua opera. Ovviamente, se in Levi scrittura e testimonianza coincidono, i riferimenti a quella parte della sua opera che tratta dellesperienza del Lager, si riveleranno non solo necessari ma inevitabili. Del resto, come afferma Philip Roth, lo scienziato e il superstite sono una cosa sola (CI 86).

Radici e geneaologie

Levi ha certamente agevolato una verifica delle fonti che stanno alla base della sua epistemologia estetica e conoscitiva, fornendoci un comodo punto dentrata con

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un testo anomalo come La ricerca delle radici, che programmaticamente ci introduce allinterno di quelle letture eterogenee che hanno contribuito a costruire la sua sensibilit letteraria, espressiva ed epistemica. Questo testo pu essere usato come mappa dorientamento nelluniverso leviano offrendo al lettore delle genealogie testuali che sono anche visioni del mondo, modi di raccontarlo, nonch matrici etiche e forme di resistenza al disordine del reale, ma anche strutture profonde del suo immaginario e delle sue prospettive ideologiche:
Mi sono sentito pi spiattellato nel fare questa scelta che nello scrivere libri. [] Mi sono sentito con la pancia aperta, anzi, in atto di aprirmela io stesso. [] vorr dire che il lettore che ne avr voglia potr entrarmi dentro e dare uno sguardo allecosistema che alberga nelle mie viscere, saprofiti, uccelli diurni e notturni, rampicanti, farfalle, grilli e muffe 3.

In maniera niente affatto sorprendente, La ricerca delle radici diventa anche uno strumento utile per rilevare le posizioni reciproche rispetto agli altri autori considerati in questa ricerca, e per individuare i compagni di viaggio che si sono spinti concordi lungo i vari meridiani di questa mappa composita. Leterogeneit dei riferimenti viene, infatti, ricomposta a inizio del libro da un grafo nomenclatorio disposto su quattro assi che congiungono i due poli, apparentemente incommensurabili, della filosofia leviana: Giobbe e i buchi neri. I due meridiani interni definiscono da una parte la genealogia delluomo che soffre ingiustamente (Eliot, Babel, Celan, Rigoni Stern), dallaltra quella che testimonia la sua statura (Marco Polo, Rosny, Conrad, Vercel, Saint Exupery). A chiudere il grafo, due percorsi che salvano luomo e gli permettono di continuare a vivere, attraverso il riso e la conoscenza. A introdurre la salvazione del capire, in particolare, compaiono i nomi splendidissimi di Lucrezio e di Darwin 4, che consentono un immediato rimando a classici gi iscritti da Gadda o da Calvino nella loro agiografia letteraria e conoscitiva. E se il rapporto fra Levi e Calvino testimoniato da frequentazioni comuni, da costanti contatti editoriali e da espliciti attestati di stima reciproca, non immediato pu risultare lavvicinamento di Levi allingegnere milanese, autore stilisticamente eteroclito rispetto ai due pi giovani colleghi 5. Ma se dal punto di vista della prosa, Levi si muove certamente su confini pi prossimi a quelli di Calvino, nel proprio retroterra esperienziale possiede degli elementi che lo avvicinano alla consapevolezza gaddiana sui presupposti conoscitivi di scienza e tecnica, accompagnata da una dimensione del pragma e della prassi nientaffatto estranee allingegnere fantasia. Gli elementi a supporto di questa vicinanza fra Levi e Gadda non mancano. Si deve considerare innanzitutto il contesto culturale in cui si mossa la formazione di Levi. Il padre di Levi era un ingegnere che frequentava i fisiologi positivisti di Torino, tra cui Lombroso e Angelo Mosso (OII 801), e per Gadda la Torino di inizio secolo ha rappresentato il cot di formazione di una cultura scientifica che stata punto di riferimento per la sua formazione culturale e intellettuale 6: quella civilt comune [] sensibilmente diversa da quella presupposta da tanta letteratura di cui Calvino

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parlava a Levi in una sua lettera editoriale (LA 382). In effetti, nonostante ci sia un attraversamento trasversale in senso di provenienza regionale dei molti autori che hanno cercato di contribuire a questa civilt (dal siciliano Vittorini, al lucano Sinisgalli), sullasse Torino-Milano, capitali industriali e sedi di politecnici, che questa disposizione si costruita in maniera pi salda nel panorama culturale italiano. quello che Duccio Tongiorgi chiama il debito dorigine rispetto a una cultura neopositivista-inizio secolo [] nella quale bene si riconoscono le ragioni di fondo di quellideologia del lavoro italiano tipica delle prime esperienze letterarie [di Gadda]. In Gadda, come in Levi, il tema del lavoro rimane centrale con la sua componente qualificante e imprescindibile di sanit morale, peculiare dellitalica gente 7. Come per il Gadda de I miti del somaro, anche Levi vede nella consapevole scienza lantidoto ai falsi miti del fascismo, ai dogmi ciechi e arbitrari della logica totalitaristica: la chimica e la fisica come lantidoto al fascismo [] perch erano chiare e distinte e ad ogni passo di menzogne e vanit, verificabili, e non tessuti di menzogne e verit come la radio e i giornali (OI 775). Questa prospettiva si chiama comunque fuori da ogni tentativo di costruire formule totalizzanti o mitografie che tengano insieme lintera macchina delluniverso sociale e naturale, e che diventano spesso scorciatoie semplificanti, soprusi allintelligenza umana, gestione del potere attraverso un linguaggio monco della sua carica vitale di complessit e di fantasia 8. Certamente la conoscenza e il controllo possono dirsi sicuri e precisi solo localmente, ma ci non toglie che la consapevole scienza rimanga comunque il metodo pi certo di produrre quellattivit conoscitiva che ci fa navigare con una qualche forma di certezza nel mare della complessit, in quanto non cerca scorciatore e tenta di non trascurare qualunque fatto del mondo e della vita (MM 842). Come in Gadda, anche in Levi c un rifiuto di ogni determinismo rigido, dellassoluta certezza di ogni previsione, non solo perch altrimenti non si darebbe la capacit creativa della natura e della libert umana, ma anche perch la complessit dei sistemi fisici fa della previdibilit un terreno sempre insicuro:
Io ho degli amici ingegneri che mi hanno spiegato che gi difficile essere sicuri di quello che far alla lunga un mattone o una molla a spirale [] Si fa presto a dire che dalle stesse cause devono venir fuori gli stessi effetti: questa uninvenzione di tutti quelli che le cose non le fanno ma le fanno fare. (OI 1096) gi difficile per il chimico antivedere, allinfuori dellesperienza, linterazione fra due molecole semplici; del tutto impossibile predire cosa avverr allincontro di due molecole moderatamente complesse. Che predire sullincontro di due esseri umani? O delle reazioni di un individuo davanti a una situazione nuova? Nulla: nulla di sicuro, nulla di probabile, nulla di onesto. (OI 1093)

Ovviamente questo riconoscimento della complessit dei sistemi fisici o biologici (per non dire antropologici) non affatto una resa nichilistica allineffabilit del mondo, ma una ancora pi acuta esigenza di sondare il sondabile, di capire il com-

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prensibile, di occupare quello spazio gnoseologico con tutta lintelligenza (manuale e intellettuale) fornita dalla natura e dalla cultura alluomo. Se Gdel ci spiega che ogni sistema strutturato dalla logica umana intrinsicamente incompleto, ci non vuol dire che si debba abbandonare la pretesa di capire il mondo, ma solamente che non arriver mai a comprendere tutto luniverso. Se luniverso infinito potr comprenderne porzioni sempre pi grandi, ma sempre nulle se confrontate al tutto. Luomo potente nel senso che riesce a spingere il confine sempre pi in l, ma non giunger mai a una teoria unificata finale (D 47). Per quanto riguarda poi lideologia letteraria di Levi, si pu concordare con Giancarlo Borri, sostenendo che lautore di Se questo un uomo probabilmente pi vicino a Sinisgalli che non alle splendide ma elitarie tecniche linguistiche di un Carlo Emilio Gadda o [alle] geniali ma fredde astrazioni cosmiche dellultimo Calvino 9, ma si dimentica che ci sono vari elementi che sembrano far convergere la scrittura e la lingua leviana verso una comprensione affine a quella dellingegnere. In unintervista radiofonica con Dina Luce, Levi sembra ripetere le parole di Gadda da Le belle lettere e i contributi espressivi delle tecniche quando spiega che i suoi modelli letterari non si ispirano tanto a Petrarca o a Goethe, ma al rapportino di fine settimana, quello che si fa in fabbrica o in laboratorio, e che deve essere chiaro e conciso, e concedere poco a quello che si chiama il bello scrivere (CI 40). Come per Gadda, Levi impara il mestiere di scrittore in laboratorio, perch chi si cimenta con il fare pratico e sperimentale deve dotarsi di un inventario di materie prime, di tessere per scrivere, un po pi vasto di quello che possiede chi non ha una formazione tecnica, e perch in laboratorio si impone lesigenza di evitare il superfluo, della precisione e concisione, e dellabitudine allobiettivit, a non lasciarsi ingannare facilmente dalle apparenze (D 59). Per ragioni analoghe, Levi sottoscrive anche lopinione calviniana che considera Galileo come il pi efficace prosatore italiano di tutti i tempi, esempio di chiarezza e precisione espositiva:
Galileo stato uno dei pi importanti scrittori italiani, ancorch non sia considerato tale; considerato uno scienziato. Ma i suoi testi [] sono meravigliosi per precisione e concisione [] E aveva qualcosa da dire Credo che per uno scrittore avere qualcosa da dire sia molto importante. Se uno scrittore onesto e ha qualcosa da dire, allora difficile che diventi un cattivo scrittore Se uno scrittore non ha nulla da dire, anche se possiede gli strumenti della scrittura, diventa uno scrittore di secondordine 10.

interessante poi vedere che, pur muovendosi in direzione contraria dal punto di vista stilistico, Levi si trovi a chiosare molti fra i numi tutelari di quello che stato lespressionismo linguistico di Gadda, mantenendo al contrario una sorda antipatia nei confronti di uno dei campioni calviniani: Jorge Luis Borges (CI 126). Lungo il meridiano che descrive la salvazione del riso si trovano antesignani di Gadda come Rabelais, nonch leuforia dialettale di Belli (a cui lingegnere dedica un saggio in I viaggi la morte) e di Porta, grande vicino e omonimo del gran lombardo 11. Sono questi tutti campioni della contaminazione e dellimpuro linguistico e antropologi-

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co, impuro come misto, come risultante dalla sospensione di ogni giudizio discriminante, di ogni separazione netta, di ogni esercizio dialettico che tenda a isolare criticamente la purezza delle posizioni che insistono alla base di una modernit diventata troppo cieca rispetto alle proprie fattuali ibridizzazioni (e si ritorna a Latour), e che si fornita di una razionalizzazione credutasi troppo immune dalle spinte irrazionali, da fobie ancestrali, da resistenze antropologiche ed etologiche, diventate poi responsabili dellespulsione in massa dellimpuro semita. Anche dal punto di vista linguistico, la scrittura di Levi non poi cos univocamente piana e chiara, ma caratterizzata da lirismi, termini dotti, tecnicismi, latinismi, uniti a un uso consapevole del pastiche 12. La maccheronea, insegna Gadda, ha funzione cognitiva oltre che espressiva: un antidoto contro la sclerosi delle parole, un grimaldello contro il loro abuso: costituisce limite, e siepe, e rete, che ricinge e assiepa e delimita limbecillit del concetto, e con lei di chi ridice, nellecolalia dun ebefrenico, vane glomerazioni di parole (VM 496). Esprime inoltre quella dimensione ludica che era cara a Levi, cos attento alletimo, al gioco di parole, alla babele delle lingue, ai barbarismi, ai dialetti, alloralit 13. Levi si cimentato anche con una contaminazione dialettale del linguaggio sempre rifiutata invece da Calvino in quella famosa parlata italo-tecno-piemontese del suo vile meccanico Libertino Faussone 14, grazie a cui Levi costruisce un italiano pensato in piemontese che rimane un esempio unico nella recente storia letteraria nazionale 15. Come ultimo elemento della cartografia delle radici leviane rimane da definire il ruolo dei due poli del grafo geoidale de La ricerca delle radici, e in particolare della pietra angolare del sistema del chimico torinese: Giobbe. E anche in questa distribuzione, Levi si avvicina certamente di pi alla dimensione patemica dei pasticci cognitivi gaddiani che agli astratti schemi mentali di Calvino. Lepistemologia di questultimo rimane infatti tutta rinchiusa in una dimensione squisitamente conoscitiva che sembra abbandonare qualsiasi tentativo di formulare unetica, risolvendosi in una escatologia materiale nichilistica. Gadda, come homo dolens, risolve invece la propria cognizione del dolore in uno sforzo di comprensione della storia naturale e della natura delluomo: alla materialit del dolore (del reale) fa corrispondere il dovere della cognizione e della testimonianza 16. Alla sofferenza di Giobbe Dio risponde con la logica della conoscenza, con una genealogia naturale che invita luomo a studiare e a tentare di capire il creato. C poi unintima rivolta contro loffesa, un rendere il colpo che si risolve non solo nella conoscenza delle cose, ma in una responsabilit verso la propria verit, verso la verit del proprio dolore. Ecco che per Levi, come osserva Porro, il criterio di esistenza non diventa quello cartesiano (il cogito, la consapevolezza di s), ma quello patemico, leopardiano, del dolore 17. Il rapporto cognitivo col s e col mondo mediato anche e soprattutto dal dolore, strumento gnoseologico ed etico essenziale. A Giobbe, come a Levi, viene chiesto di capire il mondo, di sondarne la struttura, di leggerne la storia cosmologica, biologica e antropologica per capire la radice di tutto il male che Levi, per assoluto ateismo, come per Gadda, non pu imputare a nessun Dio, a nessuna teodicea, ma pu solamente confinare alluomo, uomo che comunque merita di essere salvato da quel dolore che egli e che egli provoca.

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Quaestio de centauris
troppo chimico, e chimico per troppo tempo, per sentirmi un autentico uomo di lettere; troppo distratto dal paesaggio variopinto, tragico o strano, per sentirmi chimico in ogni fibra. (OII 631)

Quaestio de centauris il titolo del primo racconto fantascientifico pubblicato da Levi. Appare il 4 aprile 1961 sulla rivista Il Mondo con il titolo Il centauro Trachi, e viene poi incluso nella prima edizione di Storie naturali pubblicata da Einaudi nel 1966. Nel momento del distacco dallesclusivo ruolo testimoniale, cos da diventare un po pi scrittore e un po pi chimico, Levi sembra prepararsi il terreno, mitologizzando i propri presupposti epistemologici, scegliendo il centauro come proprio simbolo araldico, facendo riferimento a quelluniverso di proto-scienza che limmaginazione mitica, poesia delle origini, intuizione panica delluniverso (OII 769). La Quaestio de centauris serve da ulteriore cuneo per introdurci allinterno dellepistemologia leviana, come metafora che esemplifica e aiuta retoricamente a dispiegare alcuni dei problemi cruciali che la scrittura di Levi pone al lettore. Il centauro da una parte libridismo gnoseologico del terzo istruito alla Serres 18, che fonde gli stimoli conoscitivi provenienti da discipline, mestieri e disposizioni diversi, ricomponendoli in un pensiero meticcio, antidoto ad ogni purezza troppo certa di s e sempre pronta a espellere il diverso (la logica del pensiero leviano quella di integrare e mai di rifiutare, di discernere, mai di discriminare); dallaltra una figura di confine e di transizione fra lumano e lanimale, fra il naturale e il culturale, ovvero lemblema di quello che stata la condizione del Lager, diventando immagine di una comprensione etologica delluomo. Il Terzo istruito Nella mitografizzazione del proprio ibridismo gnoseologico e esistenziale, Levi si preoccupa di mettere in evidenza un elemento che lo accomuna agli estensori dei vari mnage qui considerati: la vichiana componente storica nel processo di costruzione della conoscenza. In La ricerca delle radici il richiamo sempre a una genealogia conoscitiva che si dispiega a partire da Lucrezio fino ai suoi corrispettivi moderni (William Bragg), da Leonardo alle sue rievocazioni novecentesche (Clarke e Vercel) (OII 138892). Levi non si stanca di ricordare che la schisi culturale propria del mondo contemporaneo non apparteneva ai grandi scienziati e artisti del passato (OII 632); che la lotta per una descrizione attenta, precisa, ponderata, moderna della composizione atomica e molecolare della materia non cancella i secoli di empirismo magico e alchemico, gli sforzi sciamanici di stringere alla gola la hyle, elemento a un tempo inerte e trasformativo, obbedendo a un impulso pi prometeico che faustiano, perch in Levi la conoscenza scudo alla sofferenza umana, emancipazione, e mai condanna.

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Al di l di questa consapevolezza storica che del resto non pu certo risolvere lo iato odierno fra i vari ambiti disciplinari e conoscitivi, Levi mette in risalto le strategie di due campioni della contaminazione come Calvino e Quenau, che hanno ottenuto attraverso lironia e la comicit quanto molti hanno tentato invano, unendo in un continuum omogeneo le troppo discusse due culture (OII 768). Porro giustamente sottolinea come in Levi si debba parlare di un rapporto fra scienza e letteratura non tanto in termini metaforici o ludici cosa che risulterebbe epistemologicamente neutra e anestetizzata ma piuttosto attraverso linsistenza posta sulla tragica seriet e lurgenza del superamento 19 fra i due ambiti disciplinari. Tra scienza e letteratura ci deve essere un mutuo trascinamento che si istituisce attraverso la comune consapevolezza della reciproca funzione conoscitiva, e della loro vicinanza metodologica a cui si aggiunge una conseguente, vitale contaminazione linguistica 20. Il discorso sulle due culture stato spesso liquidato con formule conciliatorie che si ispirano a una cordialit generica, o con rinvii a epoche e disponibilit future che poco aiutano il dialogo. Levi ne discute invece il senso profondo, e si fa testimone vivo della possibilit di questo dialogismo. Un dialogo che soprattutto pedagogico, che si richiama alla storia della conoscenza, ma che ha anche molto da dire al singolo nel proprio esercizio quotidiano di pratiche concrete, per cui la scienza insegna allo scrittore a essere umile, paziente, metodico, a provare e riprovare le disposizioni e le formule che facciano restare in piedi la pagine come resta in piedi un edificio, una gru, o un traliccio. Una disposizione a costruire sullerrore e sulla prova, un attenersi alla realt dei fatti ostinati e spietati 21, un rendersi responsabili di quello che si fa e di quello che si scrive. Per Levi non si tratta di inscenare il solito minuetto a distanza fra scienza e letteratura, ma di porre quellurgenza di superare le barriere disciplinari che st diventando questione pressante anche nei vari tentativi di riforma del sistema scolastico a livello europeo 22.
Sarebbe buona cosa che lo scrittore non vivesse non dico in una torre davorio, ma in una condotta, in una tubazione che parte da Dante e arriva allinfinito. Ed egli si muove in questa tubazione senza mai vedere il mondo intorno a s. Se viviamo in un mondo impregnato di tecnologia e scienza, sconsigliabile ignorarlo, anche perch la Scienza, con la S maiuscola, e la Tecnologia, con la T maiuscola, sono delle formidabili fonti di ispirazione. [] A me pare che chi oggi ignori, per esempio, quello che fanno gli astrofisici [] si pone a un livello pi regredito anche rispetto a Kant, per fare un nome, che prima di scrivere i suoi libri aveva studiato lastronomia. Mi pare che sia una cecit involontaria, questa. Vuol dire perdere la misura delluniverso in cui viviamo. (CI 173-74)

Levi individua anche le ragioni culturali che stanno alla base di questo modo di intendere, criticando il ruolo esercitato da un certo tipo di filosofia nel mantenere aperta la cesura fra i saperi. Protestando contro le metamorfosi inconcludenti delle dottrine di Platone, Agostino, Tommaso, Hegel, Croce (OI 759), Levi offre una genealogia niente affatto casuale, visto che dispiega lungo un asse cronologico la storia dellidealismo filosofico occidentale, e che culmina in Italia col magistero

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di Croce, visto come uno dei responsabili della dislessia nei confronti della cultura scientifica tipica della koin filosofica nazionale. La scelta di diventare chimico per Levi stato anche un modo per opporsi a questo come ad altri vizi della cultura italiana: al sapere libresco, al sapere tutto cervello che si ferma al testo, alla congiura dellidealismo che, dimentico del mondo, nega il valore formativo delle scienze, ne oscura la dimensione inventiva 23. Ero sazio di libri, che pure continuavo a ingoiare con voracit indiscreta, e cercavo unaltra chiave per i sommi veri (OI 758). Del resto, da questo modello di pensiero che le due culture, la loro reciproca diffidenza e separazione prendono forma e si alimentano: Non la scienza incompatibile con la poesia, ma la didattica, cio la cattedra sulla pedana, lintento dogmatico-programmatico-edificante (OII 769) 24. Nella casella lasciata vuota dalla filosofia, Levi inserisce nel suo mnage trois il fare tecnico e la proceduralit del lavoro (sono un tecnico, un chimico), congiunta a quella pedagogia materiale che, contro tutti gli idealismi, fa di ogni scienziato un realista ingenuo. Non si tratta tanto di scienza o di tecnica disciplinarmente o culturalmente intese, ma di un atteggiamento pratico, dominato dal buon senso e da una continua sorveglianza, da unintensa curiosit nei confronti della realt umana e naturale, in un rapporto conoscitivo che necessita sia di unattivit teoretica, speculativa e immaginifica (perch la scienza anche esercizio di immaginazione) 25, sia di unazione pratica, manipolativa e trasformativa, perch, come gi detto, la tecnica, galileianamente, uno strumento e una forma della conoscenza. Nonostante questa chiara ed esplicita consapevolezza epistemologica, quando il registro del discorso leviano sulle due culture da puramente argomentativo si fa esistenziale, riaffiorano nelle sue confessioni alcune esitazioni, e il lavoro letterario ridiventa improvvisamente parte di una disposizione separata, altra, divisa, esito di una spaccatura paranoica (CI 107), che porta lo scrittore ad auto-definirsi come bicefalo, anfibio, centauro o Tiresia. Il doppio mestiere, come il doppio vincolo batesoniano, pu produrre una tensione irrisolvibile, unesizialit al limite del patologico. In realt, questa divaricazione trova risoluzione tornando allorigine stessa, al punto di flesso, della catastrofe esistenziale di Levi: il Lager e il suo racconto 26. Il Lager rappresenta il momento incestuoso di questa unione, il limite anfibologico, dove lo scrittore e il chimico si incontrano e procedono verso un destino e un risultato comuni: il racconto testimoniale e lanalisi. Levi costretto dal Lager a testimoniare, a raccontare, a dotarsi degli strumenti della parola, della lingua e dello stile, per costruire lefficacia della testimonianza. Del resto il suo Lager anche raccontato attraverso locchio di un chimico, dello scienziato che lucidamente, concretamente stende sulla pagina il resoconto dettagliato di questo gigantesco esperimento biologico e sociale 27, diventando, nelle parole di Philip Roth, le memorie di un teorico della biochimica morale che [] stato precettato come organismo-campione per essere sottoposto alla pi bieca sperimentazione di laboratorio (CI 87) sinistro cortocircuito epistemico proprio del Novecento che vuole il soggetto dellosservazione sempre implicato nelloggetto del proprio studio. Il testimone che elenca e descrive impietosamente i fatti, senza farsi sommergere dal risentimento, dalle spinte emoti-

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ve della condanna o della vendetta, il migliore testimone e allo stesso tempo lo scrittore pi efficace. Ecco che la metafora del Centuaro, dellanfibio, rimane appropriata, perch immagine saldata, unitaria: non si tratta tanto di bi-cefalia, ma di esercizio integrato delle funzioni della razionalit. questo un uomo o un centauro? Daniele Del Giudice, in introduzione ai due volumi delle Opere di Primo Levi curate da Marco Belpoliti, ricorda come agisca nelluniverso immaginario di Levi una sorta di zoologia autogestita (OI 1011), un personale e affollatissimo bestiario: la narrazione di Levi piena di animali, animali veri e animali immaginari [] animali e oggetti che tendono a slittare precipitando luno nel genere dellaltro, fondendosi fra loro, scambiandosi le rispettive propriet 28. Prolifera infatti nella zoologia leviana una grande quantit di ibridi, di chimere, di centauri. Nellisola di Icnusa, in Piombo, ad esempio, vige laccoppiamento interspecifico: i lupi con le gatte, gli orsi con le vacche (OI 817), mentre una pagina oltre si fa riferimento agli Alfil, animali che intendono il linguaggio umano, e ai bufali senza ginocchia, che per abbatterli basta segare alla base gli alberi a cui si appoggiano (OI 818); in Mercurio presente il tema della Bestia a due dossi e dellermafrodito alchemico e adamitico 29, mentre in Cerio Levi rievoca le gesta di Buck, il cane de Il richiamo della foresta di Jack London, animale che nella sua vicenda oscilla pendolarmente fra umanit e ferinit. In Disfilassi, vero e proprio inno allibridismo, si racconta poi di una societ futura in cui vengono a cadere le barriere tra specie, dove le difese immunitarie che a un tempo impedivano gli incroci fra specie diverse erano deboli, o nulle: nulla vietava di farsi impiantare gli occhi di unaquila o lo stomaco di uno struzzo, o magari un paio di branchie di tonno per fare la caccia subacquea (OII 95). Di chimere alla Borges pieno anche il breve saggio Inventare un animale di Laltrui mestiere, mentre centauri sono sia i vari prototipi di uomo-pesce o uomo-uccello de Il sesto giorno, sia il Golem de Il servo, figura umana dalla cintola in su [] la cintura una frontiera, solo al di sopra della cintura luomo fatto a immagine di Dio, mentre al di sotto bestia; per questo, luomo savio non deve dimenticare di cingerla (OI 713). In questo tipo di immaginazione, che sembra corrispondere, come direbbe Franois Jacob, a un bricolage evoluzionistico (o bricolage creazionista nel caso de Il sesto giorno) 30, agiscono varie sollecitazioni: innanzitutto si esplicita una modalit dellimmaginazione arcaica che nellibrido ferino/umano ricompone il mistero trasformativo del mondo, e linesausto principio metamorfico che abita il simbolico:
non si spiegherebbero diversamente certe analogie, certe convergenze da tutti osservate. Perch il delfino simile ad un pesce, eppure partorisce ed allatta i suoi nati? Perch figlio di un tonno e di una vacca. Di dove i colori gentili delle farfalle, e la loro abilit al volo? Sono figlie di una mosca e di un fiore. E le testuggini, sono figlie di un rospo e di uno scoglio. E i pipisterelli, di una civetta e di un topo. (OI 506)

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In secondo luogo, come osservato da Belpoliti, in questo tipo di immaginario si innestano i riferimenti alla cultura ebraica, che allargano la considerazione anfibologica alluomo stesso, sintesi ambigua e complessa di materia e spirito, ibrido impastato di argilla e di spirito (OII 73) 31. Questa immagine sintetica dellumano in bilico fra terra e cielo, rimanda non solo e non tanto alla Genesi, ma ancora allarchitrave del sistema leviano: Giobbe. Sergio Givone scorge la logica del centauro proprio in questo libro cos lacerante e per questo cos moderno: Giobbe sopporta la contraddizione. Vi si dibatte. Intravede un oscuro legame fra gli opposti senza essere in grado di risolvere lenigma 32. Come sottolineato da Pier Vincenzo Mengaldo, la logica del centauro e dellibridismo figurale e concettuale di Levi si esprime anche attraverso una epistemologia linguistica che dispiega la sua anima paradossale nelluso insistito dellossimoro come strumento catalizzatore di contrasti irriducibili, e come rivelatore della natura contraddittoria della realt e delluomo: la indecifrabile burocrazia sovietica, oscura e gigantesca potenza, non malevola verso di noi, ma sospettosa, negligente, insipiente (OI 306); ambiente per necessit florido e putrido insieme, pullulante, confuso, mutevole (OI 533); era vario come il cielo, festoso, furbo e ingenuo, temerario e cauto, molto ignorante, molto innocente e molto civile (OI 270). ovvio che qui non si tratta di un semplice gusto stilistico per il paradosso. Lossimoro la forma concettuale propria di Levi: il modello stesso del pensiero allenato a concettualizzare contrasti e contraddizioni pi o meno apparenti: il movente primario di questa vivacit aggettivale senza dubbio la ricerca di una precisione sfumata e sfaccettata, come si conviene alla resa di una realt che complessa, o tale si rivela alle sottili discriminazioni che vi legge il microscopio dello scrittore analista 33. In questa dimensione concettuale ha certamente giocato un ruolo fondamentale la formazione scientifica di Levi. In Levi, da buon chimico, presente la coscienza mescolante 34, ovvero la coscienza dello stato impuro, dello stato misto della materia, come ci disponibile alluso, mentre la purezza dellusa, dello spirito, dellessenza, esce solo dopo un esercizio faticoso e lento di distillazione (OI 789). Inoltre, sia in sede didattica che in sede sperimentale, lo scienziato si allena ad analizzare e a risolvere paradossi, puzzle tecnico-scientifici: il paradosso, il rompicapo, lenigma del problema come dice Mach che mantiene il pensiero in continuo movimento 35. Per Levi, la flessibilit intellettuale si misura proprio sulle contraddizioni che sono accettate come un ingrediente immancabile della vita; perch la macchina delluniverso sottile, sottili sono le leggi che la reggono (OII 798). Daltro canto serve a Levi essere diventato scrittore, perch la tendenza del linguaggio scientifico di fatto quello di sciogliere ogni ambiguit terminologica e ogni ridondanza (atteggiamento velleitario visto che ogni linguaggio naturale non pu evitare estensioni metaforiche), mentre per tenere assieme un mondo concettuale popolato di centauri e anfibi, di figure miste e molteplici, Levi non ha potuto che affidarsi alla parola creativa, allinvenzione letteraria.

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Luomo-ossimoro Ovviamente lambivalenza, lambiguit non stata imparata da Levi solo in laboratorio o nelle proprie scritture, ma ha trovato totalizzante conferma nellesperienza del Lager: precisamente in termini ossimorici spiega ancora Mengaldo Levi tende a descrivere le esperienze fondamentali della sua esistenza e le questioni primarie della vita. Anzitutto Auschwitz, il nazismo e i loro prodotti 36. Se si leggono attentamente le numerose conversazioni e interviste che Levi ha concesso sullOlocausto, ci si imbatte frequentemente in intervistatori che gli chiedono sempre delle posizioni nette, dei giudizi discriminanti, giornalisticamente superficiali, capaci di porre dei paletti concettuali chiari, polarizzati e manichei alle esperienze narrate da Levi e al sistema concettuale e morale che da queste deriva. Ma lo scrittore-chimico ribatte con altrettanta prontezza mettendo in guardia linterlocutore contro facili generalizzazioni, rivelando le infinite sfumature, le zone grigie. Nelle descrizioni di Levi, la realt umana sembra attraversata piuttosto da forme di double-bind batesoniano in cui le ambivalenze dei fenomeni sono sempre in agguato 37, dove gli oppressi si trasformano in oppressori, dove la vittima innocente ritorna dal Lager assalita da un inatteso senso di colpa (CI 217), dove lorrore dellOlocausto viene reso possibile in un Paese moderno e industrializzato, governato da una logica razionalmente precisa, zelante, burocratizzata, che esegue la follia diabolica di pochi fino alle estreme conseguenze, grndlich. Nella sua scrupolosa missione di osservatore del lager, e successivamente della modernit post-bellica, Levi non pu non vedere che non si possono dare categorie e concetti chiari e distinti come per la matematica o la filosofia cartesiane, e che una logica di sovrapposizione di stati fa parte della nostra esperienza umana. Come scrive Ernesto Ferrero: Levi sapeva benissimo che il mondo un intricato groviglio di antitesi, ma era proprio questo a stimolare la sua curiosit di sperimentatore: le antitesi e le contraddizioni, addirittura le spaccature paranoiche che non aveva difficolt ad assumere in proprio 38. Un esempio la vocazione al lavoro ben fatto di cui Levi sempre stato un difensore, ma che rimane una virt fortemente ambigua. Ha animato Michelangelo fino ai suoi ultimi giorni, ma anche Stangl, il diligentissimo carnefice di Treblinka (OI 1088). Lo stesso dicasi per la materia e per la natura: madre, ma insieme nemica. Daltronde luomo stesso materia ed in conflitto con se stesso, come tutte le religioni hanno riconosciuto (CI 151). Allo stesso modo, nella micro-fisica delle nostre relazioni individuali o dei nostri umori vigono questi ossimori comportamentali o solo di tono: ammirevoli e terribili ebrei Saloniki tenaci, ladri, saggi, feroci e solidali (OI 64). Questo pensare per ossimori, questo enucleare le contraddizioni insite nei fenomeni umani ha uno scopo concettuale importante, ad un tempo etico, pedagogico e epistemologico: il mettere in guardia contro le derive di un pensiero troppo sicuro di s, contro giudizi discriminanti che comportando sempre unespulsione, una purificazione eccessiva: perch la ruota giri, perch la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze: anche nel terreno, come noto, se ha da essere ferti-

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le (OI 768). Ma un elogio dellimpurezza comporta necessariamente lassunzione del cosidetto male dentro di s. Isolare il Male come assoluto altro, come qualcosa che non ci riguarda, come le nostre categorie strettamente dualistiche o dialettiche richiederebbero, sarebbe un ricadere in una logica analoga a quella dellespulsione che ha prodotto le abberrazioni dei lager 39. Nella perversa logica hitleriana, gli ebrei erano lAltro assoluto, il Male da eliminare in toto, il non-umano (OI 1244). Levi ci dice che non possiamo tirarci fuori dalla responsabilit di essere uomini, il Male non laltro, e non pu essere confinabile ad un altrove che non ci riguarda: Non siamo tutti uguali, abbiamo livelli di colpa diversi. Per siamo fatti della stessa stoffa. E un oppresso pu diventare oppressore. E spesso lo diventa. E questo un meccanismo a cui si pone di rado mente (CI 247). Non ci sono demoni, gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliano. Non hanno sangue diverso dal nostro, ma hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada dellossequio e del consenso, che senza ritorno (OII 1519). Ecco perch in fondo il male banale, perch ha la nostra faccia. Lo stesso rifiuto di Dio in Levi (CI 282-90) concorde con questa idea che iscrive tutto dentro i confini della fenomenologia umana lOlocausto (e i Gulag, e le pulizie etniche). Il male non imputabile a Dio. Credere a un Dio colpevole ancora una volta scaricare il fardello delle nostre colpe, della nostra responsabilit verso un Altro metafisico. Unautoassoluzione a buon mercato. E questo visibilmente legato alla componente giudaico-cristiana della cultura di Levi. Agli amici che gli chiedono di riversare tutte le colpe delle sue pene su Dio, rendendolo colpevole dei propri mali, Giobbe si oppone, rifiutando limpianto accusatorio di questi ovviamente per ragioni diverse da quelle di Levi, visto che Giobbe rimane fedele a Dio. Levi ricorda inoltre latteggiamento del Rabbino di Praga Ari, inventore del Golem, del primo robot, che lod Dio nonostante la rovina della sua casa, perch riconosceva che solo sua era la colpa, non di Dio n del Golem (OI 717). Ambiguit etologiche Lo studio della liminalit animale-uomo un altro dei motivi di pertinenza dellimmagine del centauro, e il titolo Se questo un uomo lo pone ab ovo come uno dei termini cardine dellepistemologia leviana. Se nel Lager non si assiste a casi di suicidio, perch il suicidio degli uomini non degli animali (OII 1049) 40, la vittima comunque disumanizzata, regredisce ad un livello inferiore del percorso evolutivo, involve 41. Posto in situazioni limite, se abbassata la soglia di controllo razionale, spogliato di tutto quello che il sociale ha sovrapposto, luomo-centauro recupera tutti i tratti dellanimale. Anche il pregiudizio che sta alla base di ogni persecuzione razziale vive, secondo Levi, in un confine preumano, un pregiudizio di tipo ferino, incorporato in certi istinti primordiali che sono dei mammiferi e non solo dei mammiferi. Negli animali si riscontra quasi sempre una divisione in caste [] il bisogno di una gerarchia (OI 1298-99). Listinto di espulsione del diverso, di persecuzione di ci che non appartiene al branco istinto di base, forma di difesa istinti-

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va. Ha visto quindi bene Porro nel compitare gli indici che fanno di Levi un etologo, un osservatore spassionato del comportamento umano. In Levi si delinea in questa direzione unantropologia, a sfondo naturalistico, etologico, che sembra conservare il significato originario del termine, quello che ancora utilizzava Kant a fine 700, dellantropologia come ultimo capitolo della zoologia, nella continuit pre-evoluzionistica col mondo animale 42. Sono soprattutto la lezione darwiniana e la lettura di Lorenz che costruiscono la coscienza in Levi di questa continuit fra mondo animale e mondo umano 43. Il nome di Lorenz pu apparire stonato in un discorso critico che coinvolge un perseguitato dalla ferocia nazista, ma rimane un pensiero sullumano e sulla sua costituzione con cui bisogna confrontarsi, soprattutto alla luce della violenza continuamente prodotta dalluomo nella sua storia. A questo pensiero Levi si affida senza pregiudizi, convinto di avere scorto nel fango di Auschwitz conferme di quelle ipotesi che vedono dei tratti animali ancora presenti nelluomo. Se si parla di un ethos bisogna partire da unetologia, perch ogni struttura etico-sociale nasce anche in risposta a un portato comportamentale che racchiude residui istintuali, ereditati dalla catena darwiniana dellevoluzione animale. Le strutture sociali servono a regolare le derive aggressive, le rivalit, la vendetta, e definiscono tab, reciprocit, distanze sociali, formano leggi. Il Lager, annullando queste sovrastrutture (patria, famiglia, lingua, identit), lascia luomo nudo a ridosso della sua animalit, al grado zero del suo approdo fisiologico-evolutivo. Il ricorso a Lorenz aiuta quindi Levi a ricomporre un quadro altamente problematico e difficile da districare, ma che risulta utile per focalizzare quegli ossimori concettuali che ritornano nelle sue riflessioni e nelle sue pagine. Se si legge il capitolo 11 de Il cosiddetto male ci si imbatte nei meccanismi di costituzione del vincolo sociale che nascono come forma ridiretta di aggressivit interspecifica (OI 1299) 44. Da un meccanismo sviluppato dal naturale come forma di espulsione, si forma darwinianamente il vincolo. Ci che unisce a livello sociale la stessa radice naturale che divide a livello individuale. Espellere un terzo, reale o simbolico, crea lunione solidale. Lanimale sociale per eccellenza, luomo, non pu non risentire di queste continue oscillazioni polari, di questa necessit di vittimizzare, di inventare continuamente nemici o capri espiatori per rinsaldare il vincolo sociale, soprattutto nei momenti di crisi endemica 45. La ferinit delluomo viene fatta funzionare a partire da quel fondo oscuro che spesso emerge nelle nostre azioni e che ha radici etologiche pi che psicologiche, il che ci dispensa anche dal recupero di una idea di inconscio e di qualsiasi riferimento alla psicanalisi, che testati nel laboratorio del Lager si sono dimostrati poco credibili 46. Nella nostra logica illuminista, manichea, ottusamente moderna (CI 248), non ci accorgiamo delle continue inversioni di posizioni, degli ibridi comportamentali che il nostro atteggiamento individuale e sociale dischiude (Piet e brutalit possono coesistere, nello stesso individuo e nello stesso momento, contro ogni logica; e, del resto, la piet stessa sfugge alla logica; OII 1033). Luomo centauro perch obbedisce allo stesso tempo a impulsi ancestrali e a iper-razionalizzazioni, come nel caso degli algoritmi comportamentali propr dellatteggiamento superstizioso: si spera di controllare limprevisto e limprevedibile attraverso delle procedure arbitra-

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rie rispettate scrupolosamente, alla lettera. Razionalit e residui istintuali convivono. Luso del termine meccanismo nella parola leviana, e il riferimento al lager o alle carceri come laboratori sociali, sono quanto mai rivelatori del suo pensiero 47. Ci che umano, troppo umano, invece la razionalizzazione della persecuzione, la tecnicizzazione dello sterminio, assieme alla capacit di rappresentarsi il simile come sub-umano, come altro da evacuare (OI 1310). Nessun animale infatti ha mai fatto strage di cospecifici in maniera cos lucida, feroce, sistematica, metodica. Laggressivit ferina, come descritta da Lorenz, pu essere s estesa ai comportamenti sociali umani, ma nelluomo c sempre un eccesso, un super-omismo che ne moltiplica la potenza di morte, che mette a tacere quella piet creaturale e quei meccanismi istintuali che impediscono di uccidere a sangue freddo un cospecifico:
Lorenz spiega Arnold Gehlen ha mostrato il disorientamento etico come conseguenza dello sfondamento della condizione della visione dappresso mediante il perfezionamento tecnico dei mezzi di uccisione: lo stesso uomo, che avrebbe gli scrupoli pi seri a colpire la testa di un inerme che gli di fronte, non si farebbe problemi rispetto a quanti uomini in grado di uccidere la bomba inviata con la pressione di un dito 48.

In questo senso il percorso chiaro. Se gli oppressi ritornano allo stadio automatico, istintuale, ferino, gli oppressori, nella loro ostinata burocratizzazione della violenza e della morte, trasformano le loro determinazioni etologiche in iper-umanit, come nel caso di Hss, il comandante di Auschwitz di cui Levi scrive la prefazione alle memorie 49. Hss il grigio funzionario qualunque, ligio alla disciplina e amante dellordine (OII 1276) che durante un periodo di prigionia in et giovanile si dice disgustato dalle violenze dei suoi compagni di prigionia perch spontanee, ovvero troppo ferine, troppo animalesche. Ordine ci vuole, in tutto (OII 1278). Alle conseguenze indesiderate delle stragi, ovvero ai rigurgiti di piet, di compassione, alla piet istintiva, anchessa ancorata a una base etologica inibizione dellaggressivit intraspecifica, secondo lo schema di Lorenz Hss risponde con la razionalizzazione e tecnicizzazione asettica dello sterminio, con la soppressione tecnica dei sentimenti di piet:
bisogna evitare bagni di sangue, perch demoralizzano gli esecutori. Dopo le azioni pi sanguinose, alcuni SS si sono uccisi, altri si ubriacano metodicamente; ci vuole qualcosa di asettico, di impersonale, per salvaguardare la salute mentale dei militi [] Hss ed il suo vice hanno lidea geniale di usare il Cyclon B, il veleno che si usa per i topi e le blatte, e tutto va per il meglio. Hss, dopo il collaudo eseguito su 900 prigionieri russi, prova un grande conforto: luccisione di massa andata bene, sia come quantit sia come qualit; niente sangue, niente traumi. (OII 1281-82)

Viene quindi la tentazione di ribaltare il suggerimento di Linneo, come letto da Agamben, per il quale luomo lanimale che deve riconoscersi umano per esserlo 50. Nella prospettiva sopra definita, il suggerimento di Levi sarebbe opposto: luomo

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lanimale che deve riconoscersi animale per diventare umano, ovvero colui che rifiuta di riconoscersi nella scimmia lo diventa 51. In termini pascaliani (e con uneco che si ritrova in Angelica farfalla): Qui veut faire lange fait la bte.

Profezie serie e favole di ragione

In relazione a Storie naturali e Vizio di forma si parlato genericamente di racconti fantascientifici o fantabiologici (nella dizione di Calvino), per una ovvia comodit di semplificazione critica. A una lettura anche superficiale non comunque difficile rilevare come questi testi siano degli esercizi letterari che vanno al di l di una semplice proiezione di genere. Lungi dallessere dei divertimenti come Levi, con un poco credibile understatement tende a rassicurare i propri lettori , le Storie naturali sono delle formulazioni fantastiche che si muovono partendo da presupposti scientifici e tecnologici ben definiti e hanno la valenza filosofica e etica della migliore sciencefiction ricollegandosi per altro a un modello alto come le Operette morali di Leopardi. Certamente Levi si scontrato in questa sua produzione con le forti diffidenze critiche nei confronti della fantascienza presenti in Italia: storcono il naso [] non in quanto fanta ma in quanto scienza (CI 150), e non un caso che vengano accolte favorevolmente soprattutto da uno scienziato-ingegnere come Roberto Vacca (CI 177). In difesa della dignit letteraria ed espressiva della fantascienza comunque scesa in campo una voce critica appartata, eccentrica come quella di Andrea Zanzotto, muovendosi in una direzione omogenea agli intenti leviani. Ricordando le parole di Butor e Solmi, che vedono nella fantascienza la mitologia o letica del nostro tempo, Zanzotto spiega che la migliore science-fiction ha una seriet intrinseca, lavora su situazioni e concetti astratti, su ipotesi di carattere morale e su forme sottili di trascendenza materiale oltre che spirituale; inoltre abbatte quel provincialismo cosmico tipico delluomo, non ponendosi mai come evasione, o escapism: la SF abbandona la terra e la storia per insegnarci lo scarso valore di una terra e di una storia che non a caso ci appaiono terra di lotte tanto meschine quanto atroci, storia di piccole, balorde, atroci cose. La SF in questo modo riesce ad insegnarci a:
liberare luomo dalle pastoie delle superstizioni etniche (tribali) che hanno contribuito a formare la sua identit, cos da toglierlo dal misero orizzonte dei cortili paesani, regionali, nazionali, in cui stato sagomato. [] si riuscir a superare lattuale crisi soltanto abituando le nuove generazioni a guardare, come Micromgas, la terra e le cose e le storie terrene dalla prospettiva di Sirio o meglio da quella di Dante che, nel XXII del Paradiso, contempla il nostro pianeta e lo chiama laiola che ci fa tanto feroci 52.

Parole, questultime, ripetute da Levi in una lettera a Mario Soldati: non lo spazio ci fa feroci, ma questa nostra aiuola (OI 1232). Il muoversi da una prospettiva di distanza cosmologica permette di vedere meglio il paesaggio, di guardare il mondo sotto luci inconsuete, invertendo per cos dire la strumentazione (OII 631),

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di capire meglio luomo (paradigmatico a proposito il racconto Visti da lontano) 53. Locchio allenato alla speculazione scientifica, allindagine del mondo naturale, e a ragionare su dimensioni e dinamiche cosmologiche, porta con s lantidoto alle derive localistiche, al confinarsi dietro identit di branco o ipertrofie di io sociali e culturali, e si sposa integralmente con le istanze espresse da Levi nelle sue opere testimoniali, con il suo senso etico che abbraccia lumano in una medesima comprensione e unit. Sulla quarta di copertina della prima edizione einaudiana di Storie naturali (1966) ammette che fra il Lager e queste invenzioni una continuit, un ponte esiste: il Lager, per me, stato il pi grosso dei vizi, degli stravolgimenti [], il pi minaccioso dei mostri generati dalla ragione. Nulla pi vivificante di unipotesi forse solo una coincidenza che Calvino e Levi si mettano a scrivere quasi contemporaneamente le loro storie cosmicomiche (o cosmitragiche) allinizio degli anni 60 54. interessante soprattutto vedere come i due scrittori stessero orientando la propria scrittura, pi o meno consapevolmente, con quanto lepistemologia e la filosofia della scienza venivano a teorizzare allepoca. Allinizio degli anni Sessanta si avuto, infatti, un ripensamento solidale dei modelli retorici ed epistemologici attraverso cui viene costruito e interpretato il discorso scientifico. Le analisi della nuova retorica e della teoria dellargomentazione di Perelman 55, ad esempio, stavano orientando lepistemologia a prendere atto dellimportanza dei procedimenti di testualizzazione del pensiero: la conoscenza non indipendente dalle sue forme di espressione e comunicazione, anzi i procedimenti retorici sono allopera nellorganizzazione discorsiva dei linguaggi scientifici. Le teorizzazioni di Max Black e Mary Hesse su metafora e modelli scientifici, confermavano poi la tesi della nuova retorica per cui la metafora non epifenomeno testuale, ma sede di produttivit semantica e cognitiva 56. Su un altro versante gli studi di Hanson e Kuhn sui procedimenti della scoperta scientifica e sui mutamenti paradigmatici allinterno della storia della scienza toglieranno alcune sicurezze alla scienza e ne relativizzano storicamente i contenuti. Sia Storie naturali che le Cosmicomiche si muovono concordemente con queste prospettive teoriche e agiscono come strumenti di ripensamento epistemologico: sono una lente magnificante posta di fronte alle fessure che si sono formate sullo facciata monumentale della scienza moderna, e che permettono ora di individuare i canali di comunicazione con il continuum sociale e storico. Tali fessure ci permettono di individuare loperativit immaginifica del discorso scientifico, che restituisce al linguaggio naturale una serie di metafore e di procedimenti narrativi, che la scienza stessa aveva peraltro precedentemente preso a prestito. Levi si riferisce a questa dimensione inventiva ed espressiva della scienza quando scrive che la chimica rappresenta un patrimonio immenso di metafore; un vantaggio illecito nei confronti dei miei neocolleghi scrittori (OII 642). La scienza usa o crea continuamente metafore che tendono ad assolvere a una funzione sostitutiva, cio a colmare i vuoti del vocabolario tramite traslazione metaforica di termini del linguaggio comune, permettendo

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cos alla comunit scientifica di sopperire alle carenze della lingua e di accomodare il linguaggio alla struttura causale del mondo 57. Un esempio di recupero metaforico lo si trova in Argon, primo capitolo de Il sistema periodico, dove Levi presenta la tavola di Mendeleev come un vero e proprio catalogo di catacresi, di metafore morte. Attraverso il loro etimo, i nomi degli elementi chimici vengono rimetaforizzati, diventando paradigmatici di comportamenti e caratteri umani: I gas inerti portano curiosi nomi greci di derivazione dotta, che significano il Nuovo, il Nascosto, LInoperoso, lo Straniero (OI 741). E pi avanti: Il Bario il pesante, il Fosforo il luminoso [] il Disprosio (limpervio), il Lantanio (il nascosto) (OI 749). Oltre al dato strettamente linguistico, va ricordato come un fatto essenziale dellesercizio quotidiano dello scienziato sia quello di costruire ipotesi, di immaginare spiegazioni plausibili, scenari e mondi possibili. Lavoisier vedeva nel lavoro ipotetico insieme un rischio e unoperazione scientifica indispensabile 58: fare ipotesi necessario in quanto processo fondamentale per lacquisizione di nuove conoscenze scientifiche; rischioso in quanto rappresenta il momento in cui lo scienziato abbandona il terreno fermo della verit referenzialmente verificabile e costruisce un ponte verso lignoto, ed in questo specifico momento che il discorso scientifico adotta lo statuto (onto)logico della finzione 59. Ecco che, come dice Sergio Solmi, lipotesi che non si avvera rientra perfettamente nel gioco scientifico (e fantascientifico). Anzi, la miriade di ipotesi che non si avverano costituisce il lievito necessario perch una possa avverarsi 60. anche e soprattutto attorno alla miriade di ipotesi prodotte giornalmente dalla scienza che la SF trova la sua ragion dessere. Il lettore di SF non opera le sue scelte in base a criteri estetici, quanto piuttosto in relazione alla perspicuit, fondatezza e soprattutto novit dellinvenzione o dellipotesi affacciata in questi racconti 61. Esperimenti mentali Sul carattere ipotetico del discorso scientifico si innesta inoltre il protocollo sperimentale, che un altro ponte gettato fra linvenzione letteraria e limmaginazione razionale. Paolo Fabbri ha suggerito che i racconti di Calvino possono venire assimilati a dei veri e propri esperimenti mentali 62. Per estensione possiamo dire lo stesso delle Storie naturali di Levi: sono delle situazioni immaginifiche in cui si svolgono in senso fantastico le implicazioni insite in una data teoria scientifica o in un dispositivo o in una procedura tecnica. Un esercizio esatto di questo genere il racconto Ottima lacqua, in cui Levi espone le conseguenze fisiche, geologiche e fisiologiche di un possibile aumento di viscosit dellacqua. Si tratta di un vero e proprio esercizio ipotetico che, per come viene redatto, potrebbe tranquillamente essere inserito in un manuale di chimica. Un altro esempio di esperimento di pensiero quello di Arthur C. Clarke, raccolto da Levi ne La ricerca delle radici, dove lo scrittore inglese cerca di immaginare come Leonardo avrebbe potuto costruire un televisore con la tecnologia disponibile nel Cinquecento 63. In Trattamento di quiescenza, Levi propone poi ai lettori un esperimento mentale simile a quello che verr ideato qualche

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anno pi tardi da Robert Nozick in Anarchy, State and Utopia in cui si descrive una cosiddetta experience machine 64, una macchina che pu trasmettere al cervello di una persona la simulazione di qualsiasi tipo di esperienza (lipotesi del resto simile allesperimento mentale standard in filosofia della mente, ovvero il brain in the vat) 65. Rispetto allesperimento di Nozick, quello presentato da Levi in Trattamento di quiescenza in realt pi sottile nel rivelare tutte le debolezze e le esitazioni delluomo di fronte alle tentazioni tecniche: luomo non fatto solo di scelte razionali come per Nozick (e per molti analitici), ma anche di paure, di curiosit, di abitudini, di noie, di derive autodistruttive, di desiderio di oblio, proponendo una immagine pi articolata del sentire umano 66. Di fatto, tutta la fantascienza pu considerarsi una sorta di experience machine, anche se, come argomenta Isabelle Stengers, i personaggi dei racconti fantascientifici non sono dei semplici personaggi concettuali, come nel caso dellesperimento mentale di Nozick, n tanto meno dei tipi psico-sociali come nei romanzi realistici, ma degli osservatori parziali. Questa parzialit rinvia al carattere selettivo dellosservazione, cio alla selezione che non subita ma deve essere effettuata per mettere in scena qualsiasi esperimento: le percezioni e i momenti affettivo-passionali dellosservatore parziale non sono quelli di un uomo, nel senso correntemente inteso, ma appartengono allo stato delle cose che egli studia 67. Questo tipo di relativismo e prospettivismo scientifico non mai relativo a un soggetto: non costituisce una relativit del vero, ma al contrario una verit del relativo 68. Un osservatore parziale diventa quindi un delegato:
lo scientifico che lo delega in un mondo che certamente di pensiero, ma di un pensiero molto singolare perch si tratta di concepire una ipotesi teorica non a partire dalle sue ragioni ma a partire dalle sue conseguenze, e pi precisamente da quelle conseguenze che permettono di concepirle dal punto di vista del suo rispondente 69.

Pertanto lazione diventa come il montaggio di un dispositivo sperimentale, al servizio della possibilit di sperimentare 70. Simile lindicazione data da Calvino a proposito dei suoi personaggi: La funzione del personaggio pu paragonarsi a quella dun operatore, nel senso che questo termine ha in matematica. Se la sua funzione ben definita egli pu limitarsi a essere un nome, un profilo, un geroglifico, un segno (S 393) 71. I protagonisti dei racconti di Levi (Morandi ne I mnemagoghi, Simpson di Lordine a buon mercato, Kleber di Versamina) si configurano proprio come gli osservatori parziali della fantascienza sperimentale cos intesa, diventando punto di incontro fra le scienze esatte e quelle umane, in quanto essa fa dei suoi autori degli esploratori speculativi dellinnovazione che gli specialisti delle scienze umane e sociali rifiutano spesso di essere, per una questione di seriet 72. Allenato alla sperimentalit del laboratorio chimico, quello che Levi tenta di fare con le sue storie naturali di porre in evidenza conflitti, deviazioni, possibilit prospettiche delluomo e della tecnica. Testare luomo assieme alle nuove disponibilit socio-tecniche

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possibile solo attraverso una forma di speculazione ipotetica che si doti di una immaginativit ragionata, che tenga conto di vincoli e stabilit, e che si avventuri a sondare un futuro o un passato ipotetici, a sperimentare, non strumentalmente, ma intellettualmente:
Loperazione di messa in comunicazione di possibile e previsione proprio della pratica teorico-sperimentale: tutta la messa in funzione ipotetica di una situazione la trasforma in caso particolare, e produce un riferimento a altri casi possibili, di cui si possono prevedere le caratteristiche, e che dei dispostivi sperimentali appropriati realizzeranno un poco alla volta 73.

La sola complicazione nel caso di Levi che questa disposizione allesperimento concettuale era gi stata pienamente espressa in Se questo un uomo (e ripresa pi tardi ne I sommersi e i salvati), dove Levi chiamava il lettore a compiere su se stesso, con sincerit, un esperimento concettuale (OII 1036): immaginarsi nelle condizioni estreme della deportazione e del Lager e predire il proprio comportamento 74. La condizione del campo infatti talmente estrema e improbabile che bisogna immaginarla sperimentalmente: Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini sar un uomo vuoto ridotto a sofferenza e bisogno (OI 21); e pi avanti:
Si rinchiudano tra i fili spinati migliaia di individui diversi per et, condizione, origine, lingua, cultura e costumi e siano quivi sottoposti a un regime di vita costante, controllabile, identico per tutti e inferiore a tutti i bisogni: quanto di pi rigoroso uno sperimentatore avrebbe potuto istituire per stabilire cosa sia essenziale e che cosa acquisito nel comportamento dellanimale-uomo di fronte alla lotta per la vita. (OI 83)

Il fatto non marginale che quello che a noi viene chiesto di immaginare concettualmente in realt veramente accaduto. E il nostro delegato aveva un nome: Primo Levi. Profezie serie Forse anche per lesperienza personale di avere assistito alla trasformazione di un esperimento ipotetico di fanta-politica in tragica, inaudita realt (larte di rendere possibile ci che sembrava impossibile, nelle parole di Goebbels), la cifra espressiva dei racconti di Levi rimane legata a quelle profezie serie che costituiscono il nocciolo tematico della miglior hard science-fiction, cio quella fantascienza basata su premesse fortemente plausibili dal punto di vista fisico e teorico 75. Le Storie naturali hanno un confine prossimo, immediato, sia in senso temporale che in senso tecnicoscientifico, visto che le vicende narrate non si proiettano n in un lontano passato n in un improbabile futuro, e che molto spesso le fantasie tecnologiche si situano di poco al di l delle possibilit attuali a disposizione dellimpresa tecnico-scientifica

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negli anni in cui Levi scriveva. Compito della fantascienza per Levi non , infatti, quello di descrivere il futuro: ogni tentativo di farlo in maniera particolareggiata diventa ridicolo nel giro di pochissimi anni, piuttosto quello di definire i confini entro cui le possibilit future dovranno risiedere (OII 1504). Ecco perch nella sua conversazione con Tullio Regge, Levi pone alla fantascienza un limite preciso, una forte plausibilit fisica e biologica, per cui alla fine diventa del tutto insensato che uno che non sia un fisico scriva un romanzo di fantascienza. Ormai la letteratura di fantascienza caccia riservata, scritta da fisici e per fisici (D 51) 76. La fantascienza pi che opera di finzione diventa, come gi detto, un esercizio ipotetico quotidiano svolto da fisici o da biologi, un esercizio di immaginazione concettuale rispetto a possibilit e disponibilit future, e quindi diventa quasi superfluo chiedersi dove finisce la scienza e incomincia la fantascienza [] il limite non c pi: o meglio, indefinito e si sposta di anno in anno (D 67) 77. Anche per questo Levi e Regge si permettono di discutere su scenari possibili futuri citando contemporaneamente un libro di cosmologia e un libro di fantascienza (D 40). Levi oscilla quindi attorno allorlo fragile della verosimiglianza (sempre oltre il limite del verosimile, ma di poco, OI 652), e del probabile, costruendo congetture e ipotesi che potranno o meno realizzarsi, ma che rimangono nel dominio del pensabile, e non si riducono mai a semplice gioco concettuale, ovvero incurante dei presupposti tecnici, o del contesto scientifico di contorno. Nella lettera allEinaudi pubblicata a introduzione della ristampa 87 di Vizio di forma, Levi ci tiene a far notare al lettore come queste possibilit da lui raccontate siano del tutto plausibili, con cui lumanit si trover in un futuro abbastanza prossimo a misurarsi: I bambini sintetici sono una realt, anche se lombelico ce lhanno. Sulla luna ci siamo andati, e la terra vista di lass deve proprio assomigliare a quella che io ho descritta [] Gli aiuti ai paesi del terzo mondo incontrano spesso il destino che ho delineato nella doppietta Recuenco. Col dilagare del terziario, i lumini rossi sono aumentati di numero (OI 571). Del resto, gi in un articolo dell82, Levi aveva fatto un elenco degli esiti delle previsioni su possibili scoperte e invenzioni future formulate da Arthur Clarke nel 1960 per i due decenni a venire, riscontrando successi e ritardi di realizzazione. Racconti come La bella addormentata nel frigo, Alcune applicazioni del Mimete, Trattamento di quiescenza, I sintetici, esplorano rispettivamente le implicazioni della criogenica, della clonazione, della realt virtuale, dellinseminazione artificiale e delle possibili varianti fenomenologiche e psicologiche di queste tecniche, alcune gi a nostra piena disposizione, altre solo parzialmente disponibili e in via di perfezionamento. Ne I lumini rossi e In fronte scritto troviamo invece una parodizzazione di una societ organizzata secondo schemi comunicativi binari (spento/acceso), nel primo caso; e, nel secondo, della deriva postmoderna delluso della pubblicit e dei marchi. Ovviamente, nella fattispecie, pi che di fantascienza si tratta della semplice distorsione iperbolica e grottesca di fenomeni gi esistenti e conclamati. Ma il gioco messo in piedi da Levi non ovviamente quello di una sfida divinatoria. Non si tratta di indovinare dei numeri che usciranno sulla ruota del futuro, quanto del desiderio di capire come lumano si comporterebbe con una disponibili-

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t diversa di risorse tecnologiche. Levi sembra di fatto proporre una versione di quella che H.G. Wells chiamava ecologia umana, ovvero una proiezione di modelli dei desideri umani in contesti futuri capace di discutere il plausibile delluomo, usando delle immagini fantastiche che drammatizzano le verit della natura e della condizione umana 78. Listinto di Levi di isolare lesperimento in una dimensione laboratoriale, casalinga, fatta di gabinetti scientifici, vecchi professori e commessi viaggiatori 79 togliendo ogni eccedenza immaginifica e ricomponendo i soli dati essenziali, le specifiche necessarie affinch il prodotto finale possa essere verificabile e giudicabile agisce anche nel definire la dimensione distopica di alcuni suoi racconti. Sebbene uno dei modelli di riferimento del Levi fantascientifico sia Brave New World di Aldous Huxley (a cui dedica un breve saggio ne Laltrui mestiere), le tre tecniche di organizzazione dellomeostasi sociale tipiche della utopie negative leugenetica, il condizionamento educativo, e il condizionamento chimico non vengono concentrate in un singolo racconto ma, per cos dire, distribuite e utilizzate da Levi rispettivamente in Angelica farfalla, Censura in Bitinia e Versamina, mai proponendo uno scenario unitario di societ future, ma concentrandosi in maniera circostanziata su precise derive tecniche e su atteggiamenti etici conseguenti, in modo che vengano poste in evidenza la risposta e le scelte del singolo. Lassunto leviano che luomo futuro avr gli stessi comportamenti, le stesse reazioni, gli stessi vizi delluomo contemporaneo: che sar cio eticamente stabile e che le sue pulsioni, desideri, paure saranno sempre orientate in una medesima direzione. Possono cambiare le strutture e le situazioni di contorno, ovvero le variabili dellesperimento, ma luomo continuer a rimanere la costante nellequazione. Al termine della sua rincorsa evolutiva, la voce narrante de Il fabbro di se stesso Qfwfq delloccasione si esprime, ironicamente, proprio in questa direzione: difendere il territorio, uccidere il nemico o il diverso, costruire arnesi, quanto ha imparato a fare luomo nel suo processo di affinamento evolutivo: da allora, nulla di essenziale mi successo, n penso mi debba pi succedere in avvenire (OI 709). Cortocircuito evolutivo simile anche quello di Knall, dove una nuova e potentissima arma di uccisione non diventa un vero pericolo sociale perch si scontra con la struttura antropologico-ancestrale delluomo, con la simbologia e il potere tragico e taumaturgico del sangue (OI 650). In questo senso, si potrebbe adottare per le Storie naturali la stessa formulazione critica espressa da Wells nella sua polemica contro Henry James, attraverso cui lo scrittore inglese ha voluto espressamente definirsi non come un autore di opere di immaginazione, ma come un realista, come un reporter della vita 80. Natura artificiale I racconti di Levi, come del resto tutto il suo pensiero, si fondano su una concezione anti-platonica e darwiniana della realt, che privilegia il processo a scapito delle essenze. Levi si concentra soprattutto su impasse evolutive, su fluttuazioni nellequilibrio puntuato della spinta tecnico-naturale verso livelli successivi di complessificazione, permettendogli di dispiegare tutta la sua attenzione per le varie figu-

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re dellibridizzazione di cui sono costellati i suoi libri. Un esempio lemergere di caratteristiche biologiche nelle automobili in Cladonia rapida; o il superamento di una soglia critica nel livello di complessit connettiva della rete telefonica mondiale capace di portare alla costituzione di un proto-sistema nervoso planetario in A fin di bene; o il tentativo di indurre luomo a svilupparsi verso una forma di speciazione altra, angeologica o demoniaca, in Angelica farfalla (immagine ripresa in parte in La grande mutazione). Allo stesso modo di Calvino, Levi sembra non vedere luomo come destino del processo evolutivo, ma in cammino, assieme alla natura, verso la produzione di nuove forme di ibridazione artificial-biologiche, di strutture simbionti. La tecnica stessa non nientaltro che la continuazione evolutiva della natura, in cui luomo termine medio. Come scrive un altro scrittore-ingegnere, Giuseppe O. Longo: lhomo technologicus non homo sapiens pi tecnologia, bens homo sapiens trasformato dalla tecnologia, dunque ununit evolutiva profondamente nuova, unentit organica, mentale, corporea, psicologica, sociale e culturale senza precedenti, che se partecipa ancora dei miti, dei desideri e delle necessit delluomo tradizionale, crea anche miti, necessit e desideri suoi propri e inediti 81. Non questo ovviamente pensiero nuovo, visto che era gi insito nella disposizione di Leonardo a vedere lingeneria come parte della natura: In effetti luomo si dimostra essere cosa divina perch dove la natura finisce di produrre le sue spetie luomo quivi comincia colle cose naturali a fare collaiutorio dessa natura infinite spetie 82. Se concordemente per Levi il rapporto uomo-macchina integra e arricchisce il vecchio rapporto uomo-natura (OII 1444), la sua prospettiva si differenzia da quelle che vedono la tecnologia come destino totalizzante del mondo post-umano, e allo stesso modo non aderirebbe alle formule semplificatorie della teoresi sui cyborg come forma di liberazione delluomo dai propri vincoli naturali. Per Levi, la spinta evolutiva non affatto lineare o ascendente. La nuova speciazione umana non porta necessariamente a guadagni evolutivi: pu degenerare e non mai univoca. Un esempio appunto Angelica farfalla, dove la specie umana, indotta artificialmente a evolvere, non raggiunge uno stato angelico, ma regredisce al livello di bestiacce, di avvoltoi (OI 439). Il Golem Se linteresse di Levi si concentra volentieri su speciazioni mutanti o ibride, nellutilizzo di uno dei tpoi centrali nella narrativa di genere, il robot, lo scrittore torinese si mantiene piuttosto laconico, evocandolo in senso proprio solamente nel racconto Il servo, che non se non la storia del Golem, primo leggendario robot della tradizione ebraica tradotto in forma letteraria da secoli di varianti 83. Levi lo ripropone come il progenitore degli automi odierni e futuri, in una sorta di fantascienza temporalmente dislocata, che non esplora un possibile futuro, ma dimostra la correttezza di unintuizione passata. Si riafferma inoltre quanto la tradizione ebraica sia profondamente innestata in molto del pensiero e dellimmaginario occidentale. Non a

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caso il protagonista Ari tratteggiato come il progenitore di figure cardine della modernit: Marx, Kafka, Freud, Einstein. La scelta di Levi cade poi sul Golem perch ha una verosimiglianza anticipatoria molto pi coerente di altri automi classici come il Frankestein di Mary Shelley. Pur conservando limpianto narrativo della leggenda talmudica, Levi mette scopertamente in evidenza quegli elementi che si sono dimostrati preveggenti rispetto alle tecnologie odierne, in particolar modo la distinzione fra hardware (largilla di cui costituito materialmente il Golem, che rievoca il corpo delluomo nella sua genesi, esso stesso golem divino) e il software (le 39 pagine di istruzioni algoritmiche), come comportamento automatico, servile, del dispositivo che anche comportamento ferino (il volto del Golem quello di un leone), perch gli animali sono essenzialmente meccanismi algoritmici (OI 711-12). Limmagine del robot come Adamo in minore ritorner in sede narrativa anche ne Il versificatore dove, in forma ironica, Levi mette in scena un esperimento mentale che Calvino riprender nel 67 in Cibernetica e fantasmi 84. Lipotesi quella di capire se e come un computer possa mimare le capacit creative delluomo. Lesperimento di pensiero, al di l del mero rompicapo tecnico (che Levi illustra brevemente in un intervento pubblicistico nell85), mette in luce lidea di letteratura e di soggettivit che Levi e Calvino costruiscono a partire dalle sollecitazioni della scienza e della tecnica, in una discussione che dispiega perfettamente quel mnage trois a cui la loro opera si ispira, in quanto quello della costruzione di macchine intelligenti e creative forse uno degli esempi di massima intersezione disciplinare nei programmi di ricerca tecnico-scientifica contemporanei: unimpresa in cui filosofia, psicologia, linguistica, antropologia, semiotica, critica letteraria hanno qualcosa di assolutamente pertinente ed essenziale da dire 85. Ne Il versificatore, in particolare, Levi pone la questione nei termini di quali siano gli elementi automatici che strutturano una pagina scritta e quali i fantasmi, ovvero gli elementi computazionalmente incomprimibili del linguaggio e della creativit umani, definendo il confine epistemologico fra ci che nella natura passibile di discretizzazione computazionale, e la resistenza del continuo storico-esistenziale, ovvero di quanto non immediatamente riducibile a traccia algebrica, a logaritmo procedurale, ad automaton 86. Nel trattamento ironico del soggetto, Levi non manca di rilevare come sia tipico di ogni artista mediocre il seguire istruzioni e protocolli, cos da produrre testi plausibilmente adeguati, proprio basandosi sulla natura combinatoria della macchina poetica e narrativa. Paradossalmente, nella loro comune comprensione discreta della realt, Calvino e Levi adottano una convergenza opposta, dove lo scrittore Calvino sposa una pi radicale anti-umanistica escatologia materialistica, mentre il chimico Levi sempre pronto a riaffermare la centralit irriducibile dellintelligenza umana, la pregnanza ad un tempo cognitiva e evolutiva delle passioni e dei sentimenti 87: per Levi il Golem (almeno come lo concepiamo oggi) rimane e rimarr sempre un servo 88. Ovviamente, non essere in grado di replicare le funzioni mentali superiori non significa credere nellesistenza di unistanza metafisica che possa rendere conto di questa irriducibilit, ma esclusivamente esprimersi contro quella visione che vuole hob-

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besianamente il pensiero umano come semplice espressione di un calcolo, ovvero come un sistema formale chiuso, una macchina di Turing che opera algoritmicamente (contro quindi gli automi spirituali spinoziani o la combinatoria di Leibniz). Gdel ha spiegato chiaramente i limiti dei sistemi formali, la loro inemendabile incompletezza che Levi legge sia come recupero del momento intuitivo dellintelligenza umana (D 57), sia come impossibilt di un sistema di comprendere completamente se stesso (OI 518). Il Golem e ogni regime retto dal calcolo, non pu che essere un meccanismo servile, perch prevedibile nei suoi gesti, un robot, adatto appunto alla corve 89. Questo non significa che lintelligenza umana non potr essere tecnicamente replicata: significa soltanto che una macchina di Turing non potr che limitarsi a procedimenti automatici e che non sar mai in grado di mimare un comportamento umano completo, non perch irreplicabile, ma perch per ora non si dispone n di un idea, n di una tecnologia adeguata a descrivere e riprodurre lintelligenza umana, che non ha nulla di platonicamente ineffabile, perch in fondo anche noi siamo dei Golem, come scrive Levi, siamo esseri costruiti: la differenza fra i Golem sta nella precisione e nelle completezza delle prescrizioni che sovraintesero al loro costruirsi (OI 711). Il canto della materia Ancorch Levi abbia esplicitamente derubricato il discorso filosofico allinterno della sua genealogia conoscitiva e culturale, non si pu non cogliere come molte delle sue storie naturali dischiudano non solo questioni tecno-scientifiche, ma precisi quesiti filosofici. Brian McHale ha sottolineato la dominante ontologica dei racconti di fantascienza, contro la preoccupazione epistemologica tipica del romanzo moderno 90. Trattamento di quiescenza, ad esempio, pone interrogativi canonici sulla definizione dellidentit individuale (che pu rinviare a Pascal o al Locke di Essay Concerning Human Understanding), sullalienazione del s, sul vivere secondo laltro, ma anche su uno dei problemi pi dibattuti dalla filosofia analitica e dalle scienze cognitive: il rapporto mente-corpo o mente-cervello 91. E se la fantascienza americana ha dato fondo a queste stesse prospettive filosofiche allinsegna della spettacolarizzazione pi spinta o del pastiche pi banale (si pensi a Total Recall di Paul Verhoven, Strange Days di Kathrin Bigelow, o alla trilogia The Matrix dei fratelli Wackowski) 92, il contributo di Levi certamente pi modesto in termini immaginifici, ma ha una potenza espressiva e una esattezza scientifica assolute. Con Carbonio, in particolare, Levi offre un racconto che, lungi dal ridurre il mentale al cerebrale, descrive umanamente la storia di un atomo che migra da una roccia calcarea nel cervello dello scrittore stesso attraversando una foglia di vite, una molecola di glucosio, il tronco di un cedro, un bicchiere di latte , redigendo cos un esempio completo e preciso di come la materia partecipi sia alla costruzione del mondo inanimato sia quella del vivente e del pensante, includendo anche il gesto che guida questa mia mano ad imprimere sulla carta questo punto: questo. (OI 942). Il racconto che chiude Il sistema periodico lesatta biografia di un atomo di

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carbonio, elemento primo nelle lunghe catene molecolari che costruiscono la vita; il racconto di come la materia si liberi dalle sue costrizioni e dai suoi vincoli e diventi creativa. Dallorribile immobilit geologica e millenaria di rocce sedimentarie, latomo viene progressivamente coinvolto in strutture biologiche sempre pi complesse sino a diventare un punto in una pagina scritta, fino a partecipare ai meccanismi di conoscenza che il mondo riuscito a costruirsi, fino a farsi protagonista, in questa avventura della materia, della costruzione di mondi immaginari: massima libert consentita alluomo nella sua lenta ascesa evolutiva. Carbonio il migliore esempio di canto della materia, di cosmogonia complessiva che, attraversando le ere, d voce a ci che non ha voce; sola e grande vera storia naturale raccontata dal punto di vista di uno dei suoi protagonisti pi umili, pi nascosti ma pi necessari. Carbonio probabilmente il pi lucido e conciso esempio di De rerum natura mai scritto nellultimo secolo.

Homo faber

Analizzare lopera di Levi significa anche affrontare la definizione dellhomo faber, centro tematico di libri come Il sistema periodico e La chiave a stella, e di conseguenza discutere il tema dello statuto filosofico della tecnica (per quanto parziale sia lelaborazione di Levi a riguardo). In Storie naturali o Vizio di forma, Levi sembra assumere il discorso sulla tecnica e sul suo utilizzo secondo un asse interpretativo concorde con molta della filosofia novecentesca tendenzialmente tecno-critica. Unesemplificazione quasi caricaturale pu essere intravista nella figura di Gilberto, uno dei protagonisti di Alcune applicazioni del Mimete: uomo pericoloso, un piccolo prometeo nocivo: ingegnoso e irresponsabile, superbo e sciocco. un figlio del secolo [] anzi, un simbolo del nostro secolo. Ho sempre pensato che sarebbe stato capace, alloccorrenza, di costruire una bomba atomica e di lasciarla cadere su Milano per vedere che effetto fa (OI 461). Un altro esempio quello di Simpson, protagonista di sei storie naturali, e distributore di gadget tecnologici prodotti da una multinazionale americana e che tendono a produrre una progressiva disumanizzazione dellindividuo, verso derive tragiche nonostante il tono ironico e parodico di alcuni racconti. Come sempre accade in Levi, in realt, ogni posizione epistemica si divarica in una prospettiva duplice, antinomica, che considera qualsiasi fenomeno, sia nelle sue potenziali degenerazioni, sia nelle sue acquisizioni conoscitive, etiche o semplicemente materiali. E questo viene fatto spostando sul piano della responsabilit individuale i termini della questione: la tecnica sia come lancia di Achille, che ferisce e guarisce, a seconda di come viene maneggiata o meglio, a seconda della mano che la regge 93. Le parabole di Storie naturali e Vizio di forma vanno accostate e integrate con la dimensione artigianale e manuale di Il sistema periodico e La chiave a stella. Per Levi sempre luomo, con la sua mano e la sua mente, a decidere sullutilizzo della tecnologia. La tecnica in quanto tale un dato di fatto, non buona o cattiva in s,

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ma buona o cattiva a seconda del soggetto sociale che la usa e la dirige in una certa direzione secondo la classica tesi marxista 94. All my means are sane, my motive and my object mad recita Achab in Moby Dick 95. Del resto, se la strumentazione che luomo utilizza natura seconda, come la natura non pu essere collocata allinterno di una categorizzazione morale. Sono sempre gli atti delluomo che ricadono in una categoria etica, perch sono atti liberi, responsabili. Sarebbe come giudicare attraverso griglie etiche le azioni degli animali o i calcoli di un computer, o di tutti quegli individui incapaci di intendere e volere. La tecnica non pu essere colpevolizzata in s, perch un accadimento naturale, come un formicaio o un nido. impossibile costringere luomo a non essere artefice perch fa parte della sua costituzione antropologica: infatti il primo requisito inserito nel suo progetto di costruzione dai demiurghi di Il sesto giorno (particolare attitudine a creare ed utilizzare strumenti, OI 532), mentre in quanto animale sociale invece suo compito morale quello di non provocare dolore, e quindi di prevedere le possibili distorsioni nelluso delle tecnologie che crea. E se queste previsioni spesso risultano impossibili, non ci si pu difendere semplicemente congelando o cancellando limpresa scientifica ( se labbandonassimo tradiremmo la nostra natura e la nostra nobilt di fuscelli pensanti, e la specie umana non avrebbe pi motivo di esistere; OII 993) ma piuttosto adottando un atteggiamento etico che non riguardi tanto lo scienziato o il tecnico, ma luomo in generale. Questo e solo questo sapr porre un limite adeguato allespansione incontrollata e irresponsabile della tecnica. Daltronde, come sottolinea la quarta di copertina delledizione Einaudi di Vizio di forma, non c scelta, allArcadia non si ritorna, ancora dalla tecnica e solo da essa, potr venire la restaurazione dellordine planetario, lemendamento del vizio di forma. [] luomo fabbro di se stesso, inventore e unico detentore della ragione, sapr fermarsi a tempo nel suo cammino verso occidente (OI 1443) Tecnica e dominio Nella visione di Levi, la tecnica diventa solo parzialmente, e in forma parabolica, un sistema razionale che nel suo processo di espansione incondizionata alla fine si emancipa dalluomo e agisce secondo una propria necessit, rendendo lumano semplice strumento di mantenimento della tecnica stessa, cos come vorrebbero pensatori quali Adorno, Anders, Jnger, Horkheimer 96 (esempi possono essere i racconti A fin di bene e I lumini rossi). In realt Levi rifugge come sempre i punti polari, le scorciatoie degli apocalittici come quelle degli integrati: siamo estremisti: ignoriamo le vie intermedie [] dovremmo respingere questa nostra innata tendenza alla radicalit, perch essa fonte di male. Sia lo zero, sia luno, ci spingono allinazione (OII 855). In Levi c certamente la coscienza degli assurdi e rozzi errori della societ tecnologica (OI 1183); le utopie negative di Huxley, rilette assiduamente, gli ricordano la paura per un mondo in mano ai tecnici, un mondo pianificato in tutte le sue pieghe (OI 639), ma considerare luomo come totalmente assoggettato

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al dominio tecnico e/o economico, senza possibilit o capacit di opporsi, vorrebbe dire fare ricadere luomo in quello stato di torpore morale, di totale inerzia che ha consentito al nazismo di dilagare e operare indisturbato, senza opposizione interna, senza una rivolta individuale. Cosa inaccettabile per un superstite come Levi: a maggior ragione se si dovesse seguire lindicazione di Heidegger, che vedeva nel nazismo una risposta allimposizione della tecnica 97 quando si trattato per Levi di un uso esperto della tecnica (una tecnica peraltro rozza, nientaffatto sofisticata) in nome di una ideologia neo-pagana, un connubio tra ancestralit primitive irregimentate nella struttura dellefficacia tecno-industriale. Nella sua vigilanza e nella sua fede illuminista, Levi continua a considerare lindividuo come il punto irriducibile del proprio sistema, per le sue debolezze e le sue virt, per la sua capacit di capire e di scegliere: A chi va la colpa [] al singolo [] o al regime? [] va giudicato con estrema cautela e caso per caso; e questo proprio perch totalitari non siamo (OII 1248). Ecco che ritorna quella tipica saggezza della localit, la sola a noi esperibile e a cui opporre resistenza: occorre affrontare i singoli problemi uno per uno, con onest, intelligenza e umilt: questo il compito delicato e formidabile dei tecnici di oggi e di domani (OI 1314). Attraverso la medesima prospettiva, Levi legge anche il discorso generale sullalienazione del lavoro nella societ industriale contemporanea, focalizzando sempre lattenzione sullistanza individuale a scapito di quella collettiva: lamore o rispettivamente lodio per lopera sono un dato interno, originario, che dipende molto dalla storia dellindividuo, e meno di quanto si creda dalle strutture produttive entro cui il lavoro si svolge (OI 1016). Se negli scritti di Levi non si trovano posizioni o discussioni politico-ideologiche ben definite sulle conseguenze sociali dello sviluppo industriale e che soprattutto non rispondono a quella esigenza di critica radicale invocata da molti intellettuali di sinistra ai tempi della discussione su letteratura e industria , non per questo il suo discorso sulla scienza-tecnica deve per forza risentire di inesatte astrattezze, di uno sradicamento rispetto alle sue ripercussioni sociali 98. Essendo stato per molti anni un uomo dindustria (dal 62 anche direttore generale della SIVA), Levi dispone certamente di unintelligenza pragmatica che sa che non pu isolare, ad esempio, il discorso delle tecniche dal discorso del loro utilizzo economico. Le fantasie tecnologiche di Levi sono conseguentemene dominate da una forte determinazione economico-commerciale (Lordine a buon mercato, Alcune applicazioni del mimete, La misura della bellezza). Levi ricorre spesso alla figura del propagandista, del procacciatore daffari, imbonitore solerte che, con le sue offerte, sollecita le viscere delluomo pratico in un miraggio prometeico e soprattutto economico 99. Se per un tecno-scettico come Umberto Galimberti, leconomico soggetto al tecnologico, in quanto il capitalismo, basato sullavidit, ancora una categoria passionale, mentre la tecnica la struttura stessa della razionalit 100, in Levi al contrario il tecnico ad essere mediato dalleconomico: la tecnologia non fa tutto quello che si pu fare, ma fa quello che gli consentito da una serie di vincoli strutturali, scelte economiche, dai limiti di spesa e dalla profittabilit dei dispositivi realizzati. La tecnica si espande soprattutto se leconomico glielo consente. Alcuni filosofi, come

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Simmel o Rathenau o Serge Latouche, hanno integrato queste considerazioni usando concetti quali tecnica e capitalismo industriale come sinonimi: la megamacchina lapparato tecnico-economico che domina le nostre vite ovvero la razionalit del calcolo che guida il destino del mondo 101. In realt leconomico non ammette la gratuit 102, mentre la tecnica, pur essendo basata sul calcolo, non ne espressione esclusiva: in quanto arte, pu ammettere il caso, il gioco e lirrazionale. Scrive a proposito Michela Nacci:
I prodotti tecnici, le scelte che la tecnica segue, derivano dallinterazione fra soluzioni tecniche e societ: raramente, quasi mai, le scelte vengono effettuate in ragione della razionalit tecnica, dellefficenza, del funzionamento migliore che una soluzione permette. Generalmente, ci che spinge ad accettare una soluzione tecnica piuttosto che unaltra qualcosa di poco razionale da poter essere detto tipicamente umano: linerzia delle abitudini, la conguenza con immagini e concezioni del mondo presenti, gli interessi (non tecnici) dei vari gruppi sociali 103.

Sui limiti della razionalit della tecnica e sulla sua debolezza, Levi spende una parola in Cromo, raccontando lepisodio di un errore (luso del cloruro dammonio) nella composizione della formula di un antiruggine prodotto dalla Duco Avigliana, fabbrica di vernici dove Levi aveva lavorato nellimmediato dopoguerra. La sostanza additiva assolutamente inutile, anzi potenzialmente nociva per la stabilit del prodotto, eppure viene mantenuta per decenni perch si fatto sempre cos, perch non si sa mai, perch le formulazioni sono sacre come le preghiere, i decreti-legge e le lingue morte (OI 877).
Si fa presto a dire che dalle stesse cause devono venir gli stessi effetti: questa uninvenzione di tutti quelli che le cose non le fanno ma le fanno fare. Provi a parlarne con un contadino, o con un maestro di scuola, o con un medico, o peggio che tutto con un politico: se sono onesti e intelligenti, si metteranno a ridere. (OI 1096)

Per questa serie di motivi la rappresentazione dellhomo faber di Levi risulta pi interessante e stratificata di quella, ad esempio, di Max Frisch, che pu essere usato come pietra di paragone per mettere in luce alcuni aspetti della prospettiva leviana 104. In Homo faber di Frisch il tecnico assiomaticamente assunto come cinico e come mente calcolante. Il protagonista, Faber, preso a paradigma di una classe sociologica e ideologica e come emblema di un movimento storico complessivo, aderendo alla critica filosofica (sostanzialmente mutuata da Hanna Arendt) della tecnologia come dominio e come non-pensiero 105. Il tecnico di Frisch non mai rappresentato nel suo concreto fare, ma solo investito dalla casualit dellesistenza, che peraltro riguarda luomo in generale (a prescindere dal suo essere tecnico). Ma mentre lopera di Frisch esprime deduttivamente un teorema la tecnica non pu tutto, la vita imprevedibile , costruendo un meccanismo narrativamente consequenziale e assolutamente prevedibile, quasi ovvio nella sua assoluta implausibilit; Levi opera invece induttiva-

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mente, enucleando quello che il fare pratico del singolo individuo pu apportare in termini di conoscenza, di saggezza, di felicit terrena, attraverso un esercizio della localit e della modestia, evitando di formulare dei giudizi perentori sul mondo, cosciente per concreto esercizio della realt che il caso, lerrore, il dubbio, sono sempre in agguato. Materialismo e conoscenza Partendo dalla pratica concreta e dal lavoro (e non da astrazioni generali di metodo), lo spunto iniziale per unanalisi sulla costituzione dellepistemologia leviana si muove, concordemente alla sua attivit di chimico, a partire dal dato materiale, in una formazione di senso e di azione che si costruisce bottom-up, per farsi condotta e metodo, secondo un atteggiamento anti-dogmatico, che corrisponde a una prospettiva filosofica empirista e pragmatica, dove lesperienza il mezzo pi proprio per dischiudere i tratti reali della natura, e la conoscenza che ne deriva momento che approfondisce, arricchisce e dirige il successivo corso dellesperienza. Ovviamente Levi, per patente ostilit nei confronti della riflessione filosofica, non tenta mai di articolare una compiuta teoria della conoscenza: non ne ha bisogno rispetto ai suoi propositi e al suo fare, ancorch nei suoi racconti vengano spesso inserite delle considerazioni di carattere generale, o regole estrapolate dagli eventi esperiti, esplicitando i termini che possono portare a uninterpolazione interpretativa, a ridosso di quella epistemologia pi o meno implicita che ogni fare racchiude 106:
Non si tratta di arrivare alla radice assoluta della conoscenza, ma soltanto di scendere da un livello ad un altro, cercando ogni volta di comprendere un po di pi rispetto a prima. Quando comprendo cosa sta accadendo dentro una storia, mi sento pi felice. Ho ampliato un po la mia conoscenza. Non ho compreso la verit o la realt. Ho soltanto ricostruito un segmento, un piccolo segmento del mondo. In un laboratorio industriale, questa gi una grande vittoria. (CI 71)

Ci troviamo ancora a quel livello di focalizzazione locale intravista nel sistema di Gadda, che non ricerca posizioni di verit assolute ma insegue e descrive stabilit parziali del reale, unontologia della contingenza, per cos dire, quegli elementi momentaneamente apparentemente inalterati che ci consentono di travedere una continuit, ununit e consecuzione nel tempo, un essere, un nucleo sostanziale (SVP 631). Non esiste una metafisica con cui fare i conti, ma un atteggiamento che privilegia il dato esperienziale come momento dinamico di costituzione delle credenze, della condotta etica e in definitiva di quella narrazione personale che in senso lato possiamo definire come identit 107. Nel ripercorrere ad uno ad uno i gradini della dinamica conoscitiva leviana, e della sua particolare epistemologia antropologica, un riferimento teorico di partenza pu essere quello suggerito da Mario Porro che individua ne Le matrialisme rationnel di Gaston Bachelard, il solo tentativo filosofico di definire lepisteme del-

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lindagine chimica. Bachelard indica nel materialismo, nel predominio della materia sulla forma, il nucleo filosofico della chimica: in essa sono in gioco transazioni di materia pi che transazione di forme, e lidealismo proprio la dimenticanza di questa istanza materiale 108. Si tratta di quella dimensione della passivit dellesperienza materiale indicata da Sebastiano Timpanaro, come condizione preliminare di ogni teoria della conoscenza che non si accontenti di soluzioni verbalistiche e illusorie. E questo corrisponde, sia in Levi che in Timpanaro, a una posizione polemica verso gran parte dela filosofia moderna, la quale si sbizzarrita ed esaurita nellapprestamento di trappole gnoseologiche per catturare e addomesticare il dato esterno, per farne qualcosa che esista solo in funzione dellattivit del soggetto 109. Il punto di partenza in questa disposizione conoscitiva la dinamica del vincolo e della rsistance: la realt materiale resiste ai nostri atti e ci impone di considerarne i punti di attrito:
nozione estranea alla contemplazione filosofica, al predominio del vedere teorico: tale resistenza colta appieno solo dal lavoro, che esperisce la materia come campo di ostacoli. La coscienza diviene ostinata al contatto con la materialit: ne deriva un razionalismo della resistenza materiale, molto pi profondo dello scontro dellhomo faber bergsoniano impegnato coi solidi geometrici 110.

La realt impone fattivamente delle strutture di direzione e di possibilit 111. giudice imparziale, impassibile ma durissimo: se sbagli ti punisce senza piet (OII 641-42) 112; il giudizio degli uomini [] arbitrario e contestabile, mentre il giudizio delle cose sempre inesorabile e giusto: una legge uguale per tutti (OII 812) 113. Per Levi la realt naturale ha strutture di senso, assi di lettura, e leggi di permanenza 114. Da questa resistenza, da queste strutture morfologiche della materia, si snoda la comprensione della realt, secondo un principio metodologico che lempirismo logico chiamerebbe di verificazione, per cui un discorso, unasserzione sul mondo sono privi di senso fattuale ove almeno una parte degli enunciati in esso contenuti non possa farsi corrispondere ad enunciati descriventi fatti sensibili, veri o falsi secondo il verificarsi o meno dei fatti empirici in essi contenuti 115. Corollario di questa prospettiva che le esperienze del reale siano ripetibili e intersoggettive, cio esperibili in comune, da una pluralit di soggetti, e quindi trasmissibili. Si tratta di un argomento particolarmente sensibile per Levi, perch proprio questa esperienza intersoggettiva che anima il principio comunicativo e relazionale a lui caro. Il lavoro di chimico agisce da momento sintetico, perch fornisce un linguaggio comune con il quale sviluppare un dialogo possibile fra gli uomini e su cui costruire un principio di solidariet 116. Il sistema periodico anche un mezzo per colmare lo iato fra parole e cose, scrive JoAnn Cannon: Levi cita il linguaggio universale dei chimici come una possibile soluzione alla limitazione fondamentale e alla caratteristica costitutiva del linguaggio: la divaricazione fra segno e referente 117. Per le stesse ragioni, lesperienza del lavoro di Faussone assume caratteri simili: fra noi la maniera di capirsi la

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troviamo sempre, magari anche solo coi gesti (OI 1001). Costruire cose, manipolare oggetti significa anche costringersi a comunicare, a trovare il terreno comune per un dialogo. Non solo la realt, ma il linguaggio stesso non potrebbe darsi se non vi fosse una realt referenzialmente condivisa con cui le persone possono misurarsi. Levi si rifiuta pertanto di accettare tutte quelle teorizzazioni o rubriche filosofiche che si fondano sulla nozione di incomunicabilit. Salvo casi di incapacit patologica, comunicare si pu e si deve [] Negare che comunicare si pu falso: si pu sempre (OII 105960). Il materialismo di Levi si pone quindi come premessa necessaria per un atteggiamento etico nei confronti sia della realt naturale che di quella sociale. C inoltre un corollario epistemico fondamentale in questa prospettiva, che a molti appare come uno scientismo ingenuo e aproblematico, troppo fiducioso sulle capacit della scienza di capire (e di questo, scrive Cases, ne pag lo scotto in quel leggero snobismo con cui fu sempre trattato nei circoli intelletuali) 118. Levi non potrebbe mai accettare il nichilismo filosofico e ermeneutico che riduce luomo alle sue convenzioni linguistiche e sociali, relegando al puro dominio delle interpretazioni e del relativismo culturale ogni prodotto conoscitivo delluomo: negare la razionalit della scienza, il buon senso dei fatti e della realt, la capacit di misurare e filtrare la materia, di soppesare il dato, significa negare ogni possibilit di conoscenza, compresa quella storica. Significherebbe alla fine esporsi alla possibilit di un revisionismo che possa negare la memoria stessa di Auschwitz:
Tutte le fotografie depoca sono fotomontaggi. Tutte le statistiche sulle vittime sono contraffatte, opera di propaganda interessata: in guerra non morto nessuno perch la guerra non c stata. Tutti i diari e memoriali sono bugiardi, o opera di squilibrati, o frutto di corruzione e violenza. Le vedove e gli orfani di guerra sono comparse stipendiate (OII 1179-80).

Levi, ne Il sistema periodico, parlando della sua esperienza di chimico, si premura di sottolineare come la materia sia contraria al fascismo, quindi profondamente democratica: legarsi alla materia vuol dire non solo imparare, non solo capire, ma anche rifiutare qualsiasi ideologia che in nome dello spirito tenti di assoggettare luomo (OI 784). Daltro canto, Levi mette in evidenza come il regime della prova, proof e evidence, unisca in maniera stretta la ricerca scientifica a quella giudiziaria e a quella storica. Non a caso, i racconti Cromo e Argento sono narrati secondo un procedimento investigativo (conta anche il Conan Doyle letto in giovent), ovvero secondo quel paradigma indiziario (gi visto in Gadda) che fa parte del sistema di comprensione del mondo tipico dellumano, e che Levi impara in laboratorio come metodo di indagine conoscitiva e di problem solving. Non ci si deve mai arrendere al caos del mondo, ma bisogna investigare, misurare e giudicare sulla base di prove sicure, sia che si cerchi giustizia, sia che si cerchi un senso alla natura, un ordine estratto dal groviglio caotico del mondo (OII 1383). Se si abdica a questo, allora tutto possibile: anche costruire un secondo Auschwitz, e nulla assicura che divorerebbe solo ebrei (OII 1180) 119.

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Locchio e la mano
Io conosco attraverso le mie mani, il mio naso, i miei sensi, come ogni ingenuo realista (CI 71).

Lesercizio dellhomo faber il contatto diretto con il reale, contatto mediato dal proprio corpo e dai propri sensi. La sensata esperienza tale perch ponderata e testata sensibilmente, non chiudendo lintelletto al puro dominio del visivo-mentale, ma coinvolgendo nel proprio sforzo conoscitivo lintelligenza distribuita del corpo (che diventa anche una pi completa definizione e costruzione del s) 120. Le strutture cognitive emergono infatti da schemi ricorrenti di attivit senso-motoria, come spiega Francisco Varela, e la cognizione perfino in quelle che sembrano le sue espressioni di livello pi alto fondata sullattivit concreta dellintero organismo, cio sullaccoppiamento senso-motorio 121. Le virt che Levi coltiva attraverso il proprio lavoro laboratoriale sono concretamente composite: una intelligenza olistica che coinvolge la mano, locchio, il naso e la ragione: umilt, pazienza, metodo, abilit manuale [] buona vista ed olfatto, resistenza nervosa e muscolare, resilienza davanti agli insuccessi (OII 812) 122. Toccare la materia e soppesarla organoletticamente, sagacemente, ancor prima che strumentalmente, prerogativa essenziale del chimico, o almeno di quel chimico in cui si riconosce lesperienza di Levi. Il corpo per Mauss il primo e il pi naturale strumento delluomo [] il pi naturale oggetto tecnico 123, ed , leonardescamente, strumento di misurazione del mondo: tutto ci che reale, deve passare attraverso i sensi, locchio, la comprovata esperienza 124; considerazione questa che Levi estende anche a Galileo (uomo dotto ma di mani sagaci; OII 578), le cui scoperte nacquero anche grazie alla sua abilit di tecnico, di costruttore di strumenti e di apparati 125. La chimica rappresenta proprio questo apprendistato manuale/intellettuale grazie al quale il giovane Levi comincia a pensare e a diventare uomo: Le nostre mani erano rozze e deboli ad un tempo, regredite, insensibili: la parte meno educata dei nostri corpi [] Se luomo artefice, non eravamo uomini: lo sapevamo e ne soffrivamo (OI 759-60); la mano un organo nobile, ma la scuola, tutta prese ad occuparsi del cervello, laveva trascurata (D 20). La manualit una forma di intelligenza, la sua forma elementare: lanalisi manuale, come tutti i lavori manuali, ha un suo valore formativo, troppo simile alle nostre origini di mammiferi per essere trascurata (D 61-62). La mano ci che rende aristotelicamente luomo intelligente, in quanto mano e mente fanno parte di un medesimo dispositivo 126. Levi-Faussone nota che, facendo le cose, te ne vengono in mente altre, a catena: spesso ho limpressione di pensare pi con le mani che col cervello (OI 709). Usare la mano significa allenare il cervello: Le avevo davanti agli occhi, le mani di Faussone [] Mi avevano richiamato alla mente lontane letture darwiniane, sulla mano artefice che, fabbricando strumenti e curvando la materia ha tratto dal torpore il cervello umano, e che ancora lo guida e stimola e tira come fa il cane con il padrone cieco (OI 1089) 127. Che lintelligenza del gesto si espanda ad abbracciare una coscienza complessiva del corpo, lo spiega

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ancora Faussone: dopo che ho preso sicurezza a saldare, ho preso sicurezza a tutto, fino alla maniera di camminare (OI 1059), avvicinandosi cos a quella moralit muscolare, a quel senso cinestetico di capire ci che fisicamente giusto o sbagliato, predicato da Aldous Huxley in un saggio giustamente intitolato Leducazione di un anfibio. Anche in questo caso, lanfibio Levi-Faussone 128. Errore e conoscenza Il principio metodico di base che articola il nostro rapporto con la materia , secondo Levi, quello che obbedisce a le due esperienze della vita adulta di cui parlava Pavese, il successo e linsuccesso [] Siamo qui per questo, per sbagliare e correggerci, per incassare i colpi e renderli (OI 804). il medesimo concetto racchiuso anche nei libri di Joseph Conrad, dove il lavoro concede un vasto margine di errore. Chi fa un lavoro in cui non si sbaglia mai fuori della condizione umana (CI 169). Fondamentale per Levi quindi:
il misurarsi con la materia (che giudice imparziale, impassibile ma durissimo: se sbagli ti punisce senza piet), il vincere, il rimanere sconfitti. [] Credo che ogni mio collega chimico lo potr confermare: si impara pi dai propri errori che dai propri successi. Ad esempio: formulare unipotesi esplicativa, crederci, affezionarcisi, controllarla [] e infine trovarla errata, un ciclo che nel mestiere del chimico si incontra spesso allo stato puro, ma che facile riconoscere in infiniti altri itinerari umani. (OII 641-42) 129

Se proprio di ogni esperienza umana avere a che fare con errori, certamente la scienza che fa dellerrore un elemento essenziale della propria costituzione. Ovviamente la scienza non rigidamente popperiana, falsificazionista; vive di paradigmi, di dimensioni ideologiche e politiche, ma in Levi, come sempre, non si parla mai di big science, ma della scienza laboratoriale e casalinga fatta dal singolo (a me interessavano di pi le storie della chimica solitaria, inerme e appiedata, a misura duomo, che con poche eccezioni stata la mia; OI 915), della scienza come conoscenza generale della natura, come forma dellesperienza del mondo 130. Lerrore permette in senso evoluzionistico di esplorare il campo del design possibile cos da produrre un aumento della fitness individuale: sbagliare non era pi un infortunio vagamente comico, che ti guasta un esame o ti abbassa il voto: sbagliare era come quando si va su roccia, un misurarsi, un accorgersi, uno scalino in pi, che ti rende pi valente e pi adatto (OI 801), costruendo lunica autentica aristocrazia umana (OI 1139). Dallaccettazione dellerrore come cardine del proprio rapporto col reale, nasce quindi ad un tempo una dimensione epistemica e una morale 131, di modestia e di umilt nellaccettare il verdetto di quel giudice implacabile che la realt: lo scienziato-falsario non esiste, e non pu esistere, perch la frode non paga (OII 952). E se lerrore fondamentale per conoscere il mondo, lo altrettanto per misurare e conoscere se stessi: per me un uomo che non abbia mai avuto un collaudo negativo non un uomo, come se fosse rimasto alla prima comunione (OI 1083).

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Tecnica e scrittura Nel tratteggiare il Faussone di La chiave a stella, Levi costruisce un ponte fra attivit artigianale del meccanico-costruttore e lattivit di scrittura. Ne nasce quello che allapparenza pu sembrare un ibrido ulteriore, ma che in realt dispiega una medesima istanza: Non c molta differenza tra costruire un apparecchio per il laboratorio e costruire un bel racconto. Ci vuole simmetria. Ci vuole idoneit allo scopo. Bisogna togliere il superfluo. Bisogna che non manchi lindispensabile. E che alla fine tutto funzioni [] la scrittura un problema tecnico (CI 195-96). Ecco perch quando unopera studiata bene, viene bella per conto suo (OI 1052). Dare una strumentazione e una tecnica alluomo (di qualsiasi tipo) costringerlo ad esplorare lo spazio del design insito nelle possibilit che quella tecnica e quella procedura prevedono potenzialmente; e cos facendo estendere e spostare in avanti il limite della conoscenza che ogni attivit tecnico-manipolativa porta con s. Levi inoltre rifugge ogni idealit inverificabile (soprattutto rispetto a regole di poetica) e preferisce il dominio del bricolage tecnico, perch un esercizio arricchito dalla presenza del caso e il caso intrisecamente creativo 132, e perch ritrova cos ricomposta la propria emiplegia, il proprio strabismo fra arte e scienza: ravvisare o creare una simmetria, mettere qualcosa al posto giusto, una avventura mentale comune al poeta e allo scienziato (D 10).
Il suo, e il mestiere di chimico che gli somiglia, perch insegnano a essere interi, a pensare con le mani e con tutto il corpo, a non arrendersi davanti alle giornate rovescie ed alle formule che non si capiscono, perch si capiscono poi per strada; ed insegnano infine a conoscere la materia ed a tenerle testa. Il mestiere di scrivere, perch concede (di rado: ma pure concede) qualche momento di creazione, come quando in un circuito spento ad un tratto passa corrente, ed allora una lampada si accende, o un indotto si muove. (OI 898)

Purtroppo nel mestiere di scrivere la strumentazione e i segnali dallarme sono rudimentali: non c neppure un equivalente affidabile della squadra e del filo a piombo. Ma se una pagina non va se ne accorge chi legge, quando ormai troppo tardi (OI 985). La dimensione dellerrore propria anche dellarte di raccontare, solidamente codificata attraverso mille prove ed errori (OI 973). Limportante non barare. In questa affermazione insiste anche una sorda polemica nei confronti dei letterati, che spesso, a differenza dei tecnici, si sentono irresponsabili nei confronti dei loro prodotti. Un ponte malfatto e un paio di occhiali difettosi comportano conseguenze negative immediate. Un romanzo, no (CI 153). Rispetto ai contributi espressivi delle tecniche, Levi non si ferma solo alle regole di chiarezza, precisione, coerenza, concisione, ma adotta una categoria estetica che ha sempre avuto scarsa dimora nelle lettere: il principio di responsabilit. questo un tasto su cui Levi insiste molto e a tutti i livelli: La malattia pi grave, fra le molte che ci affliggono il rifiuto della responsabilit (OI 1220); di colpa e errori si deve rispondere in proprio, altrimenti ogni traccia di civilt sparisce dalla faccia della terra (OII 146); Parini un galantuomo e un poeta responsabile di ogni

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parola che abbia mai scritto (OII 1396). Il metro della realt e della materia certamente pi impietoso nei confronti del tecnico, dellartigiano perch tribunale inappellabile, perch ogni mancanza di responsabilit nei confronti di unopera, qualsiasi essa sia, probabilmente costringer lopera stessa a misurarsi con la propria inadeguatezza estetica o pratica. Levi cerca pertanto di richiamare anche la scrittura a questa dimensione morale, definendo i tratti di una poetica che lo ripeto non prescrittiva, non risponde a regole ideali (contro tutto il crocianesimo di cui intrisa la cultura italiana), ma solo a una prassi capace di autocorreggersi, conscia dei propri limiti, e che sa imparare dai propri errori. Una poetica che attraverso lidea di responsabilit coincide con unetica: la stessa che Daniele Del Giudice riscontra sia in Levi che in Conrad, altro eroe del lavoro ben fatto e dellerrore 133. Di Conrad, in particolare, Del Giudice cita un testo minore, significativamente intitolato Fuori della letteratura, dove si parla degli avvisi ai naviganti, cio delle istruzioni che i marinai devono seguire per potere entrare in porto senza pericolo, e dove lo scrittore polacco spiega cose che sarebbero state pienamente condivise da Levi (e da Gadda):
Gli Avvisi ai Naviganti sono ottima prosa ma penso che nessun critico li ammetterebbe mai nel canone letterario [] In queste composizioni che sono lette tanto seriamente quanto nientaltro sia mai stato dato alle stampe, qualsiasi elemento che faccia riferimento allAmore, allAvventura, reale o sentimentale, alla Speculazione, e tutto ci che decora e nobilita la vita, tranne la Responsabilit, bandito 134.

Prassi e conoscenza Attraverso il suo alter-ego Faussone, Levi non presenta un mero atteggiamento empirista, ma dispiega, come detto, una vera e propria filosofia della prassi, una pi composita forma di conoscenza e di costruzione del s che si istituisce attraverso un radicamento antropologico nel fare 135. Il lavoro, in laboratorio come in officina o in cantiere, per Levi porta con s la sensazione di avere imparato a fare una cosa; il che, la vita insegna, diverso dallavere imparato una cosa (OII 814). la stessa distinzione che Francisco Varela propone fra sapere-come e sapere-cosa:
una enorme parte della nostra vita lavorare, muoversi, parlare, mangiare si manifesta come know-how; daltro canto passiamo solo una piccola parte della nostra vita nellanalisi deliberata, intenzionale, che peculiare del know-what. Tuttavia questa categoria quella di cui ci accorgiamo pi facilmente e quindi quella che stata maggiormente al centro dellattenzione di filosofi e scienziati 136.

Il sapere-come rispetto al sapere-cosa insiste su quella saggezza pratica, la phronesis, che rimane uno dei tratti pi propri del Levi uomo. Se per Platone il sapere pratico non epistemico perch limitato al dominio della doxa (che pu essere buona o cattiva ma mai vera), e non dominio delleidos, dellidealit, unepistemologia dominata da un radicamento naturale e da un atteggiamento pragmatico riesce a recupe-

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rare tutto il valore conoscitivo e etico (in quanto modifica e dirige i comportamenti individuali) del sapere pratico: La cognizione non formata da rappresentazioni bens da azioni incorporate [embodied]: la nostra azione contribuisce a costruire il nostro sapere sul mondo 137. In laboratorio, attraverso il contatto diretto con la materia si impara una tecnica, unarte, che non semplicemente prassi, procedura, ma anche ragione: Fit fabricando faber, ricorda Jean-Pierre Lris: di tutti i sistemi educativi, il pi assurdo quello che separa lintelligenza dallattivit e scinde luomo in due entit impossibili, un teorico astratto e un automa 138. Il neo-aristotelismo di Levi in questa direzione stato sottolineato da Robert Gordon: letica di Levi come saggezza applicata [] acquisita al meglio attraverso lesperienza sociale o larte narrativa, e in ogni caso non attraverso il ragionamento astratto. Questo neo-aristotelismo pragmatico, empirico, sembra calzare Levi come un guanto 139. Si tratta quindi di riformulare la definizione di conoscenza allargandola. Lattivit laboratoriale, lesercizio di risoluzione di errori tecnici, lambito pratico del lavoro ha ampiamente dimostrato che non esiste soltanto una conoscenza proposizionale o teorica, fondata sullarticolazione di teorie, regole e norme, ma anche una conoscenza pratica e una conoscenza di familiarit, basate sullabilit di esecuzione e di costruzione ma anche di risoluzione di problemi specifici per una fattiva abitudine rispetto a un concreto campo di azione. Thomas Kuhn, attraverso Michael Polanyi (altro famoso chimico prestato alla speculazione filosofica), ha spiegato che molto del successo di uno scienziato dipende da una conoscenza tacita, ossia una conoscenza che viene acquisita attraverso la pratica e che non pu essere articolata esplicitamente 140. Ecco che le tecniche insegnano a saperci fare, sono formatrici di capacit, di competenze che non le pre-esistono [] Le modificazioni comportamentali che inducono creano unetologia propriamente umana 141, cio un ethos, una disciplina, un comportamento, diventando a tutti gli effetti strumenti morali. Conoscere eticamente Questa prospettiva estende la comprensione dellaffermazione leviana per cui amare il proprio lavoro [] costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicit sulla terra (OI 1015). Il lavoro anche il manifestarsi e il costituirsi dellindividuo, il suo esprimersi, lavoro qui inteso aristotelicamente, come fare in cui il principio in chi crea, e che quindi il fare dellarte (non dellhomo laborans di Arendt), un fare pratico che si preoccupa della giustezza del proprio gesto e non solo del prodotto che viene oggettivato, posto in essere. Questa anche una delle ragioni per cui lambizione del lavoro ben fatto talmente radicata da spingere a far bene anche lavori nemici, nocivi ai tuoi e alla tua parte, tanto che occorre uno sforzo consapevole per farli invece male (OII 1087) 142. La tecnica larte della costruzione del s, che non vede il manufatto come fine ma come conseguenza ovvia del lavoro ben fatto. Levi non un moralista strictu senso, non ha un sistema morale a priori, la sua etica non mai prescrittiva, ma dispiega appunto un know-how etico: interessa quel-

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lo che uno fa, non quello che uno . Uno i suoi atti, passati e presenti: niente altro (OI 688); La teoria futile e si impara per strada, le esperienze degli altri non servono, lessenziale misurarsi (OI 766). La conoscenza pratica per sua natura possiede unintrinseca dimensione esistenziale e patemica che non presente nella conoscenza teoretica: la passione, limpegno, la responsabilit, latteggiamento mentale e morale, lintuizione, sono tutte caratteristiche essenziali per questo tipo di conoscenza 143. Misurare e pesare sono due azioni tipiche del chimico e dello sperimentatore, ma diventano anche azioni morali come viene indicato dalla significativa ambivalenza semantica di misura e ponderazione: le fondazioni della nostra civilt tecnologica devono essere consolidate da misure e definizioni precise (OII 1493). Questa filosofia della prassi e questa prospettiva naturalistica e dinamica configurano inoltre una visione del s instabile, che non si irrigidisce in schemi ontologici, essenzialisti (nellindividuo lesistenza precede lessenza; OI 686), n si costruisce attraverso forme di adesione identitaria, come accettazione di un pacchetto ideologico e categoriale 144, ma come lemergenza di un atteggiamento pragmatico nei confronti della realt, come costruzione della propria storia e della conseguente narrazione: Ogni uomo artefice di se stesso e si tratta di costruirsi dalle radici (OI 625).
Nessuno nasce con un decalogo in corpo, e ciascuno si costruisce invece il proprio per strada o a cose fatte, sulla scorta delle esperienze proprie, o altrui assimilabili alle proprie; per cui luniverso morale di ognuno [] viene a identificarsi con la somma delle sue esperienze precedenti, e rappresenta quindi una forma compendiaria della sua biografia. (OI 242)

Il soggetto debole di Levi ha un fondamento pragmatico che non lo fa soffrire per la caduta di presupposti metafisico-religiosi, e non lo rende scisso dal punto di vista gnoseologico, proprio perch trova nella natura e nel buon senso delle cose e della loro manipolazione un modo secondo cui esprimersi. Letica corrisponderebbe quindi a una tecnica della costruzione del s 145. Techn che prevede sia un contesto di trasmissione socio-culturale (le radici, la conoscenza comunicabile attraverso esempi e non precetti 146), sia una esperienza fattuale, hands-on (il laboratorio, il lavoro), e che si definisce secondo un principio continuo di autocorrezione. In questo senso sia Il sistema periodico che La chiave a stella sono dei Bildungroman, dei percorsi di apprendistato, di costruzione del s psicologico, epistemico, morale e artistico.

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NOTE CAPITOLO 2

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Su tutti i testi di Mario Porro: cfr. Scienza in Riga 13 (1997), pp. 434-75, e Un etologo nel lager, in E. MATTIODA (a cura di), Al di qua del bene e del male. La visione del mondo di Primo Levi, atti del convegno internazionale, Torino 15-16 dicembre 1999, Milano, FrancoAngeli, 2000, pp. 3345. Si veda anche G. Grassano, La musa stupefatta. Nota sui racconti fantascientifici, in Primo Levi: unantologia della critica, a cura di E. Ferrero, Torino, Einaudi, 1997, pp. 117-147; nonch diversi contributi apparsi su Riga 13 (1997): M. BELPOLITI, Animali; M. LOLLINI, Golem; D. . VALABREGA, Mano/cervello. AMSALLEM, Illuminista; P Antony Rudolf parla esplicitamente di filosofia naturale in Levi. Cfr. A. RUDOLF, At an Uncertain Hour. Primo Levis War Against Oblivion, Londra, Menard Press, 1990, p. 4. P . LEVI, lettera del settembre 1980 al suo editore. Citata in G. EINAUDI, Primo Levi e la casa editrice Einaudi, in P . FRASSICA (a cura di), Primo Levi as Witness. Proceedings of a Symposium held at Princeton University, April 30-May 2, 1989, Fiesole, Casalini, 1990, p. 40. In questa genealogia di uomini che soffrono e che pensano si aggiunge ovviamente anche il nome di Leopardi. Si veda il Dialogo di un poeta e di un medico in Lilt (OII 114-16). Tale accostamento gi stato proposto da Fabio Moliterni, in F. MOLITERNI R. CICCARELLI A. LATTANZIO, Primo Levi: La-topia letteraria. Il pensiero narrativo. La scrittura e lassurdo, Napoli, Liguori, 2000, pp. 48-61. Cfr. Galileo Ferraris e gli scienziati piemontesi in SGFI 980-84. D. TONGIORGI, Letteratura e politica cultuale delle aziende negli anni cinquanta: note su Civilt delle macchine, in Rivista di letteratura italiana 10.1-2 (1992), p. 205. Scrive Gadda: Lapostolo, il predicatore, lo zelatore, il martire, il vindice, e chi deve trascinar la goffa buaggine duna folla amorfa dietro unidea: costoro sono espressioni singole, colpi, impetus singoli inferti nei cubi neri dellombra (MM 845). G. BORRI, op. cit., p. 58. G. MOTOLA, Primo Levi: The Language of the Scientist, in The Literary Review 2 (1991), p. 208. Dettaglio curioso linserimento del commissario Ingravallo tra gli ospiti del Parco popolato da personaggi letterari, raccontato da Levi in Vizio di forma (OI 679). Cfr. P . V. MENGALDO, Lingua e scrittura in Levi, in Primo Levi: unantologia della critica, cit., pp. 192 e 216. Su questo si veda il regesto di S. BARTEZZAGHI, Cosmichimiche, Riga 13 (1997), pp. 265-314. Cfr. La coppia conica, in La Stampa, 12 giugno 1977. Si veda la prefazione di Gianluigi Beccaria alledizione scolastica de La chiave a stella (Torino, Einaudi, 1983), p. x. Cfr. anche P.V. MENGALDO, art. cit., p. 213 e G. TESIO, Libertino Faussone in cerca del suo lettore ideale, in Primo Levi: La dignit delluomo, pp. 136-39. F. MOLITERNI, op. cit., pp. 53-54. M. PORRO, Un etologo nel lager, cit., pp. 44-45. Si veda in particolare il saggio de LAltrui mestiere, Contro il dolore e Il cavadenti in Lilt. Cfr. M. SERRES, Le Tiers-Instruit, Parigi, Franois Bourin, 1991. M. PORRO, Scienza, cit., p. 438. Sulla contaminazione fra i due linguaggi si vedano gli studi di W. T. JONES, The Sciences an the Humanities. Conflict and Reconciliation, Berkeley & Los Angeles, University of California Press, 1965; G. PRETI, Linguaggio comune e linguaggi scientifici, Pubblicazioni della Rivista critica di Storia della Filosofia, Roma-Milano, Fratelli Bocca Editori, s. d. (ma 1953); M. PORRO, I linguaggi della scienza e della tecnica, in G.L. BECCARIA (a cura di), I linguaggi settoriali in Italia. Milano, Bompiani, 1973; T. BERGSTEIN, Quantum physics and ordinary language, London &

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Basingtoke, The Macmillan Press, 1972; T. H. SAVORY, The language of science, 2a ed., LondonTonbridge, Andre Deutsch, 1967. M. PORRO, Scienza, cit., p. 440. A questo proposito si vedano i lavori di Edgar Morin, in particolare: La testa ben fatta, Milano, Cortina, 2000. M. PORRO, Scienza, cit., p. 442. Ovviamente la scienza di Levi viene abbracciata con una fiducia che non soffre di cecit positivistiche. Levi sa che ad essa non si possono chiedere tutte le domande, ma solo quelle ammissibili, solo quelle a cui, umilmente, la scienza sa rispondere e che sulle domande fondamentali, esistenziali, la scienza tace. La scienza rimane soprattutto metodo, percorso etico, strumento del pensiero, fonte di scoperte sul mondo. Uno scienziato moderno deve avere fantasia, e [] la fantasia si arricchisce prodigiosamente se il titolare dispone di una formazione scientifica (OII 1504). Quando scrive che la nostra schizofrenia culturale ci porta a credere che lo scienziato e il letterato [appartengano] a due sottospecie umane diverse, reciprocamente alloglotte, designate a ignorarsi e non interfeconde (OII 632), Levi usa il linguaggio dellibridismo genetico, integrato con la memoria discriminatoria della disumanit patita nel campo. A questo proposito si veda anche il Rapporto sulla organizzazione igienico-sanitaria del campo di concentramento per ebrei di Monowitz (Auschwitz Alta Slesia), scritto insieme a Leonardo Benedetti e pubblicato in Minerva Medica, 37, luglio-dicembre 1946, pp. 535-44; ora in OI 1339-60. Dellolocausto come un laboratorio sociologico parla anche Z. BAUMAN in Modernity and the Holocaust, Cambridge, Polity Press, 1992, p. 12. D. DEL GIUDICE, Introduzione in OI, liv. Si veda a proposito anche M. BELPOLITI, Animali, cit., pp. 157-221. Ian Thompson ricorda la passione del piccolo Levi per i libri sugli insetti del naturalista francese Jean Henri Fabre; I. THOMPSON, Primo Levi, London, Vintage, 2003, p. 24. M. BELPOLITI, Primo Levi, Milano, Bruno Mondadori, 1998, p. 58. Cfr. F. JACOB, Evoluzione e bricolage, trad. it., Torino, Einaudi, 1978; libro che Levi segnala a Calvino come possibile fonte per la Petite Cosmogonie Portative di Queneau (LL 1535). Vedi anche M. BELPOLITI, Animali, cit., p. 173. A proposito della tradizione rituale ebraica e del modo di tramandarla, Levi apprezza la flessibilit intellettuale che non teme contraddizioni, anzi le accetta come un ingrediente immancabile della vita; e la vita regola, ordine che prevale sul Caos, ma la regola ha pieghe, sacche inesplorate di eccezione, licenza, indulgenza, e disordine (OII 798). S. GIVONE, Giobbe non manda avvisi di garanzia a Dio, in Micromega 2 (2000), p. 141. P .V. MENGALDO, art. cit., p. 180. Sullossimoro come modalit del pensiero leviano si sono espressi anche G. BERTONE, Italo Calvino. Il castello della scrittura, Einaudi, Torino, 1994, p. 185; e P. ZUBLENA, op. cit., 2002, p. 85. M. PORRO, Scienza, cit., p. 450. E. HIEBERT, Machs conception of thought experiments in the natural sciences, in Y. ELKANA, The Interaction Between Science and Philosophy, Atlantic Highlands, Humanities Press, 1974, p. 346. P .V. MENGALDO, art. cit., p. 237. Il doppio legame avrebbe dovuto intitolarsi il libro che Levi stava completando prima della sua morte. Un esempio di double-bind batesoniano viene narrato da Levi anche ne Il Golem: i due ordini conflittuali, quelli del Ari e quella della Legge, producono la pazzia, la schismogenesi del Servo. Cfr. C. ANGIER, The Double Bond. Primo Levi, a biography, London,Viking, 2002, p. 632. E. FERRERO, Introduzione, in Primo Levi. Antologia della critica, cit., p. xviii. La coerente ostilit nei confronti di sistemi e certezze troppo rigidi, e di calcoli sommari cos ben radicata in Levi

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da essere presente anche quando questi puntano nella direzione di valori che lui tendenzialmente condividerebbe; R. GORDON, Primo Levis Ordinary Virtues. From Testimony to Ethics, Oxford, Oxford UP , 2001, p. 91. Anche per Belpoliti in Levi non c lidea di un Male assoluto o una qualche teologia del Male, come in altri narratori del Lager; M. BELPOLITI, Primo Levi, cit., p. 49. Una eccezione quella dei Lemming, come Levi ricorda nel racconto Verso occidente in Vizio di forma. M. PORRO, Un etologo nel lager, cit., p. 37. Ibidem, p. 42. Levi discute di Lorenz nel saggio Lintolleranza razziale (OI 1293-1311). Cfr. K. LORENZ, Laggressivit, tr. it. Mondadori, Milano 1986, in particolare pp. 229 ss. Su questo ha detto una parola fondamentale Ren Girard in Delle cose nascoste fin dalla fondazione del mondo (Milano, Adelphi, 1983) e Il capro espiatorio (Milano, Adelphi, 1987). La psicanalisi contemporanea mi lascia indifferente. schematica; non ho una grande considerazione del primo libro di Bruno Bettelheim. Mi sembra che la sua interpretazione della prigionia in quanto regressione non abbia una validit generale. Sar valida per qualcuno, ma per altri, come, ad esempio, me, fu lesatto opposto. Cos mi sembra sbagliato considerare questa teoria come una regola generale (CI 227). Il riferimento va a The Informed Hearst (Il prezzo della vita). Si veda anche OII 1057. Anche Agamben concorda nel dire che i campi di concentramento e di sterminio sono un esperimento [de hominis natura], un tentativo estremo e mostruoso di decidere fra lumano e linumano, che ha finito col coinvolgere nella sua rovina la possibilit stessa della distinzione; G. AGAMBEN, Laperto, Torino, Bollati Boringhieri, 2002, p. 29. A. GEHLEN, Morale e ipermorale. Unetica pluralistica, trad. it., Verona, Ombre corte, 2001, p. 68. Cfr. R. HSS, Comandante ad Auschwitz, Torino, Einaudi, 1985, pp. v-xii. G. AGAMBEN, op. cit., p. 33. Corsivo nel testo. Ibidem, p. 34. A. ZANZOTTO, Aure e disincanti nel Novecento italiano, Milano, Mondadori, 1994, pp. 68-70. Su questo si veda il capitolo Perspective, or looking again, in R. GORDON, op. cit., p. 149-72. Certamente la lettura delle prime storie naturali di Levi pu avere stimolato Calvino a muoversi in una direzione analoga, visto che lesordio della scrittura cosmicomica risale al 63. Molte delle storie di Levi sono state scritte prima delle Cosmicomiche. Cfr. Nota ai testi, OI 1437-40. Cfr. C. PERELMAN L. OLBRECHTS-TYECA, Trattato dellargomentazione. La nuova retorica, Torino, Einaudi, 1966; C. PERELMAN, Il campo dellargomentazione, Parma, Pratiche Editrice, 1979. Cfr. M. BLACK, Models and Metaphors, Ithaca, Cornell University Press, 1962; trad. it., Modelli Archetipi e Metafore, Parma, Pratiche Editrice, 1983. M. B. HESSE, Models and analogies in science, London, Sheed & Ward, 1967; trad. it., Modelli e analogie nella scienza, Milano, Feltrinelli, 1980. Ho argomentato per esteso queste posizioni in Metafora e immaginazione in campo scientifico e invenzione letteraria, in C. IMBROSCIO (a cura di), Il testo letterario e il sapere scientifico, Bologna, Clueb, 2003, pp. 75-98. Cfr. A. L. LAVOISIER, Discours prliminaire al Trait lmentaire de chimie, in Pages choisies, Paris, Edition sociales, 1974, pp. 178-194. W. MOSER, Experiment and fiction, in F. AMRINE, op. cit., p. 64. Cfr. anche J. SEARLE, The Logical Status of Fictional Discourse, New Literary Discourse 6 (1975), pp. 319-332. S. SOLMI, op. cit., p. xxi. Ibidem, p. xix.

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Cfr. B. COTTAFAVI M. MAGRI (a cura di), Narratori dellinvisibile. Simposio in memoria di Italo Calvino. Sassuolo 21-23 febbraio 1986, Modena, Mucchi, 1987, p. 27. Giuliano Toraldo di Francia aveva proposto la stessa ipotesi a Calvino nel corso della discussione generale raccolta in appendice al volume, curato da Piattelli Palmarini, Livelli di realt: un esperimento di pensiero, vale a dire un esperimento che non viene eseguito realmente. Qualche volta non lo si pu fare, assolutamente impossibile. Ma i fisici lo descrivono e dicono: Se ponete una tale entit fisica in queste condizioni, accadr questo. in fondo quanto faceva anche il Boccaccio. Egli dice: Se prendete degli esseri umani e li ponete in una certa situazione, accadr questo. In un certo senso, dunque, la sua storia diventa un Gedankenexperiment e qui sta lintersezione con la vera realt, per cos dire, non con la realt scritta; M. PIATTELLI PALMARINI (a cura di), Livelli di realt, Feltrinelli, Milano, 1984, p. 521. Clarke si chiede in che modo Leonardo avrebbe affrontato il problema di inviare unimmagine nitida e precisa (250 000 elementi figurativi) da un luogo allaltro? (OII 1507). Sempre in La ricerca delle radici, Levi raccoglie anche un esperimento di pensiero di Kip Thorne sui buchi neri (OII 1525) R. NOZICK, Anarchy, State and Utopia, Oxford, Blackwell, 1974, pp. 42-45. Esperimenti di pensiero simili sono ampiamente usati in filosofia analitica e in filosofia della mente: praticamente nessun libro sulla identit personale pu considerarsi completo senza una qualche discussione su casi famosi, quello dello scambio di menti e quello del teletrasporto; S. COLEMAN, Thought Experiments and Personal Identity, in Philosophical Studies 98 (2000), p. 57. Sul mind swap in fantascienza si pu vedere R. GIOVANNOLI, La scienza della fantascienza, Milano, Bompiani, 1991, pp. 97-104. Si veda ad esempio lesperimento mentale di Hilary Putnam che immagina un cervello immerso in bagno biologico dove le terminazioni nervose vengono connesse a un supercalcolatore, che trasmette al cervello lillusione completa della realt. Cfr. H. PUTNAM, Reason, Truth and History, Cambridge, Cambridge University Press, 1981, p. 6. Da sottolineare come Kathrin Bigelow abbia ripreso lidea leviana quasi alla lettera nel film Strange Days. Anche i vari esperimenti di capovolgimento tipici della narrativa e dellimmaginazione leviana (da Visti da lontano, a Versamina) non rappresentano un puro gioco intellettuale, ma derivano da un procedimento dimostrativo per assurdo, dove le posizioni delle espressioni vengono invertite (come nelle fiabe relativistiche e geometriche di Swift; OII 1408), non tanto per disputarne limpossibilit, ma per forzarne leffetto straniante, per accentuare la relativit di ogni posizione giudicante, per saggiare le cose da una prospettiva insolita, affinando lo sguardo da lontano (si ricordi che Levi traduce C. LVI-STRAUSS, Lo sguardo da lontano. Antropologia, cultura, scienza a raffronto, Torino, Einaudi, 1984). I. STENGERS, Science-Fiction et exprimentation, in G. HOTTOIS (a cura di), Philosophie et sciencefiction. Annales de lIstitut de Philosophie de lUniversit de Bruxelles, Paris, Vrin, 2000, p. 103. G. DELEUZE F. GUATTARI, Quest-ce que la philosophie? Paris, Minuit, 1991, pp. 123-24. I. STENGERS, art. cit., p. 103. Ibidem, p. 107. Si veda anche la risposta di Calvino a Nelson Goodman che in Storie su storie, piani su piani, o la realt in livelli fa riferimento a Il cavaliere inesistente; in M. PIATTELLI PALMARINI, op. cit., p. 120. I. STENGERS, art. cit., p. 110. Ibidem, p. 108-09. Corsivo mio. La fantascienza pu e deve inventare tutto. la sua vocazione, e imporle limiti di verosimiglianza vorrebbe dire tagliarle le ali. I soli limiti ammissibili non sono quelli della possibilit e realizza-

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bilit delle sue invenzioni, ma quelli della loro forza comica (OII 1166). Una vena ironica presente in Il sesto giorno, Lamico delluomo, e Pieno impiego, ma si tratta di esempi minoritari. Sulla plausibilit dellinvenzione si veda ad esempio lappunto tecnico che Levi fa a Roberto Vacca: Dovrei solo fare una modesta riserva sulle leghe di Heusler, a pag. 327: ottenerle cos (a parte il fatto che il rame c nella calcopirite ma non nella pirite) non si pu proporre neppure come idea scientifica un po fantastica; per ridurre ossidi e solfuri energia ce ne vuole pure! (OI 1197). Cfr. La ricerca delle radici (OII 149). Si veda anche R. GORDON, op. cit., p. 170. R. SCHOLES S. RABIN, Fantascienza. Storia, scienza, visione, trad. it., Parma, Pratiche, 1979, p. 43. C. CASES, Patrie lettere, Torino, Einaudi, 1987, p. 138. R. SCHOLES S. RABIN, op. cit., p. 31. G.O. LONGO, Homo technologicus, Roma, Meltemi, 2001, p. 12. Ibidem, p. 57. Sullimmagine del Golem in Levi ha scritto esaurientemente Massimo Lollini, in op. cit. Il versificatore appare nella sua prima versione su Il mondo il 17 maggio 1960. Il dibattito fra una possibile convergenza fra scienza cognitiva e critica letteraria, anche a proposito di potenziali autori automatici ha gi una discreta letteratura, soprattutto negli Stati Uniti. Una panoramica dei problemi disciplinari in questo dibattito si trova in G. COLOMB M. TURNER, art. cit. Lollini ricorda come per Levi la condizione umana sia incompatibile con la certezza; C. LOLLINI, art. cit., p. 346. Ritengo che i computer possano unicamente compiere operazioni logiche, o (se a tale fine programmati) scelte casuali (randomizzate), e la poesia maggiore della logica e del caso: pu contenerli in s entrambi, ma pi ampia. Contiene altro: associazioni profonde o sottili ma necessariamente nuove, richiami ad archetipi, rispondenze mal definibili fra significante e significato, fra musica e visione e parola; ritorni premeditati o spontanei a illustri precedenti (OII 1266). Ancorch alla fine del suo articolo La poesia pu andare daccordo col computer?, Levi, molto ironicamente, e per paura di essere accusato di luddismo, non escluda in un futuro, pi o meno prossimo, leventualit di imbattersi in un poeta artificiale (OII 1267). Il termine, che significa appunto corve, coniato dallo scrittore ceco Karel Capek nel suo famoso dramma teatrale R.U.R. scritto nel 1921. B. MCHALE, Elementi di una poetica del cyberpunk, trad. it., in Alphaville 1 (2000), p. 139. Anche Levi si avvicina pi a un modello di pensiero anglosassone, che a uno latino o continentale, dove le scoperte e i dati forniti dalla scienza vengono sempre presi in considerazione come presupposti di partenza per qualsiasi considerazione di carattere filosofico (si pensi ad autori come Daniel Dennett o Eliott Sober), e dove sostanzialmente si discute dellintelligenza umana sempre a partire da una base monista, di non separazione fra mente e corpo. Nella lettera gi citata a Mario Soldati, Levi esprime il suo scetticismo nei confronti di quella fantascienza spettacolarizzata e di intrattenimento tipica dei prodotti hollywoodiani, che basa il proprio successo su forme simboliche di sostituzione del religioso, attraverso delle pseudo-iniziazioni messianiche, per uno spettatore dedito ad una religiosit talmente nativa da sfiorare leresia, [], che si rivolge al cielo perch stanco dei vizi e dei peccati terrestri e perch confonde il cielo del Padre Nostro col cielo delle galassie e delle astronavi (OI 1232). E. FERRERO, op. cit., p. 134. M. NACCI, op. cit., p. 27. H. MELVILLE, Moby Dick or the Whale (1851), Oxford, Oxford University Press, 1999, p. 196. Su questo punto insiste Zublena, op. cit., p. 70.

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Cfr. M. HEIDEGGER, Ormai solo un dio ci potr salvare, a cura di A. Marini, Milano, Guanda 1987, p. 144; si veda anche M. NACCI, op. cit., pp. 42-43. Si veda la critica mossa a Levi da Mario Spinella nella sua recensione a Vizio di forma, in Rinascita, 4 giugno 1971, e ripresa da F. FERRERO, op. cit., p. 333. G. GRASSANO, op. cit., p. 132. E. BONCINELLI U. GALIMBERTI con G. M. PACE, E ora? La dimensione umana e la sfida della scienza, Torino, Einaudi, 2000, pp. 69-70. Cfr. M. NACCI, op. cit., pp. 78-85; nonch S. LATOUCHE, La megamacchina. Ragione tecnoscientifica, ragione economica e mito del progreso, Torino, Bollati Boringhieri, 1995. Prometeo era stato sciocco a donare il fuoco agli uomini invece di venderlo: avrebbe fatto quattrini, placato Giove ed evitato il guaio dellavvoltoio (OI 863). M. NACCI, op. cit., p. 92. M. FRISCH, Homo faber, trad. it. di A. Rendi, Milano, Feltrinelli, 1959. Discussione con Hanna! sulla tecnica come trucco (secondo Hanna) per sistemare il mondo cos che non dobbiamo viverlo concretamente. Mania del tecnico di rendere utilizzabile la creazione perch non la sopporta come partner, non sa che farsene; tecnica come trucco di togliere di mezzo il mondo in quanto opposizione La mancanza di mondo del tecnico. [] Il mio errore: che noi tecnici cerchiamo di vivere senza la morte, ivi, p. 146. Un parallelismo pu essere proposto fra la poetica implicita sempre presente nel fare letterario, secondo la formulazione di Luciano Anceschi (Quando fu il momento e dovetti scrivere questo libro trovai dentro di me una sorta di programma; CI 66), e lepistemologia implicita in ogni fare tecnico-scientifico, secondo lindicazione di Michel Serres. In questo senso vi sono due momenti esperienziali di grado zero in Levi: il Lager e la chimica. Ovvero lesperienza a ridosso della liminalit animale-uomo, e lesperienza a ridosso della materia nuda, la hyle. M. PORRO, Scienza, cit. p. 450. S. TIMPANARO, op. cit., p. 6. M. PORRO, Scienza, cit., p. 450. Il carattere direzionale della coscienza si iscrive fortemente nella realt; G. BACHELARD, Le matrialisme rationnel, Paris, PUF, 1953, p. 12. Il pregio che Levi si attribuisce infatti di attenersi alla realt (CI 23). Per questa e altre ragioni alla fine per Levi un realista obbiettivamente meglio di un teorico, soprattutto in un posto come il Lager (OII 1041). Levi non indugia mai in astratte o arbitrarie estensioni fenomenologiche dei principi di indeterminazione o della meccanica quantistica. Pur conoscendo a fondo la fisica contemporanea (si veda il dialogo con Tullio Regge), lepistemologia leviana rimane quella del chimico, che ha a che fare con macromolecole, con la bassa cucina laboratoriale del chimico (D 59). La fisica classica ancora il migliore metro di misura del nostro mondo esperienziale. G. PRETI, Praxis e empirismo, Torino, Einaudi, 1957, p. 33. Il laboratorio ha aspetti sociali, forma una camaraderie intensa, legata al lavoro comune (OII 814). Il laboratorio era collegiale, un centro di socializzazione dove si diventa veramente amici. Difatti sono rimasto amico con tutti i miei colleghi di laboratorio. [] Lo sbagliare insieme unesperienza fondamentale (D 20). J. CANNON, Chemistry and Writing in The Periodic Table, in S. TARROW (a cura di), Reason and Light. Essays on Primo Levi. Ithaca, Western Societies Program Center for International Studies, Cornell University, 1990, pp. 107-08. Per ritornare alle parole di Bachelard: le matrialisme actif commence et tout philosophie qui travaille trovera, pour le moins, ses

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mtaphors, la force mme de ses expressions, bref tout son langue dans la rsistance de la matire; op. cit., p. 1. C. CASES, art. cit., p. 23. Questo il motivo per cui, secondo Robert Gordon, il pragmatismo di Levi e la sua dimensione di ironista non possono essere avvicinati a quella di Richard Rorty: Letica di Levi tocca lironismo liberale di Rorty in vari modi interessanti, ma non arriva mai ad accettare con convinzione il suo scetticismo radicale. [] LOlocausto interviene a complicare laccostamento di Levi con lironia liberale di Rorty, a diluire lautocompiacimento che si scorge in questultimo; R. GORDON, op. cit., pp. 22-23. Giulio Preti parla di autocoscienza sensibile attraverso cui il singolo conosce s e gli altri: si conosce in primo luogo, come ossa, carne e sangue, come cosa fisica che emette suoni, che compie gesti corporei, che prova piacere o dolore, eccetera; G. PRETI, Praxis, cit., p. 48. F. VARELA, Un know-how per letica, trad. it., Roma-Bari, Laterza, 1992, pp. 11 e 21 Sulla rappresentazione e funzione della mano in Levi si veda il saggio di Paola Valabrega, op. cit. M. MAUSS, Sociologie et anthropologie, Paris, PUF, 1962, p. 372. Corsivi miei. K. JASPERS, op. cit., p. 38. Nonostante le riserve di Koyr, a questo proposito si veda S. DRAKE, Galileo at work: His scientific biography, New York, Dover, 1995. Cfr. ARISTOTELE, Sulle parti degli animali, 687a. Su questa indicazione si veda J.-P. SRIS, La tecnique, Paris, PUF, 1994, pp. 135-137. Paola Valabrega riporta unindicazione analoga di Giorgio De Chirico: Il lavoro manuale, ove la mano umana, sorvegliata e guidata dalla nostra intelligenza, provoca la continua e concreta creazione, necessario per il proseguimento e lo sviluppo della capacit creativa del nostro intelletto, e questa operosit delle nostre mani indispensabile tanto alla vera intelligenza, quanto alla vera pittura; cfr. G. DE CHIRICO, Il meccanismo del pensiero, Torino, Einaudi, 1985, p. 407. The kinesthetic sense is the main line of communication between the counscious self and the personal subconscious on the one hand and the vegetative soul on the other. When this sense is debauched [] two things happen. First, the individual develops a habit of using his psychophysical instrument improperly. And, second, he loses his sense of what we may call muscular morality, his basic standard of physical right and wrong; A. HUXLEY, Adonis and the Alphabet, London, Chatto & Windus, 1975, p. 19. La nobilt dellUomo, acquisita in cento secoli di prove e di errori, era consistita nel farsi signore della materia, e [] io mi ero iscritto a Chimica perch a questa nobilt mi volevo mantenere fedele (OI 774). In Levi la pratica, ovvero prova ed errore, un processo di vita, di apprendimento dal vivere. fallibile per definizione, ma iscritta nel sistema stesso della vita, dalluniverso naturale in evoluzione fino allindividuo, come lo nel lavoro letterario e nel raccontare storie; R. GORDON, op. cit., pp. 147-48. Si veda la recensione al libro di Renzo Tomatis, Il laboratorio, in OI 1140. Lerrore e il caso si sovrappongono epistemologicamente nel senso in cui Levi usa i due termini, riflettendo il legame machiavelliano fra virt e fortuna; R. GORDON, op. cit., p. 144. D. DEL GIUDICE, op. cit., p. xlix. Sulla responsabilit della scrittura ha scritto anche Mengaldo: lingua e scrittura sono per lui organi dellindefettibile responsabilit dello scrittore e ne recano il peso; op. cit., p. 196. J. CONRAD, Last Essays, London-Toronto, J.M. Dent and Sons, 1928, pp. 39-40: The Notices to Mariners are good prose but I think no critic would admit them into the body of literature.

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[] In those compositions which are read as earnestly as anything that ever came from printing press, all suggestions of Love, of Adventure, of Romance, of Speculation, of all that decorates and ennobles life, except Responsibility, is barred. Nel mio caso, e in quello del mio alter-ego Faussone, il lavoro si identifica con il problem solving, il risolvere problemi (CI 85). F. VARELA, op. cit., p. 27. Questa distinzione era gi stata posta da G. RYE, The concept of mind, London, Hutchinson, 1949, in particolare al capitolo 2. Ibidem, p. 21. J.-P . LRIS, op. cit., p. 147. R. GORDON, op. cit., p. 20. T. KUHN, The Structure of Scientific Revolution, 2a ed. Chicago, Chicago University Press, 1970, p. 44. Il riferimento a M. POLANYI, Personal knowledge. Towards a post-critical philosophy, Chicago, University of Chicago Press, 1962 (2a ed.). J.P . SRIS, op. cit, p. 147 Sotto questa considerazione ricade anche lesperienza narrata in Nichel, dove lentusiasmo per il primo vero contatto con il lavoro offuscava la prospettiva storica in cui era immerso: Non pensavo che, se anche il metodo di estrazione che avevo intravisto avesse potuto trovare applicazione industriale, il nichel prodotto sarebbe finito per intero nelle corazze e nei proiettili dellItalia fascista e della Germania di Hitler (OI 807). Su questo si veda B. MOLANDER, Tacit knowledge and Silenced Knowledge: Fundamental Problems and Controversies, in B. GRANZON M. FLORIN (a cura di), Skill and Education: Reflection and Experience, London-Berlin-Heidelberg-New York-Paris-Tokyo, Springer Verlag, 1992, pp. 2224. Da qui la difficolt di molti intellettuali e lettori americani abituati a considerare in termini di identit ogni definizione del s a capire le modalit dellessere ebreo di Levi. Si veda I. THOMPSON, op. cit., p. 446. Scrive Sris: Le tecniche sono veramente formatrici di capacit, di competenze che non gli preesistono [] Le modificazioni comportamentali che inducono creano una etologia, propriamente umana, storicamente, etnologicamente e sociologicamente diversificata; op. cit., p. 146. M. POLANYI, op. cit., p. 54.