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TESINA LETTERATURA ITALIANA:

FILOLOGIA MA CUORE: SEI MESI DI


LETTERATURA E DIALOGO

Tedone Luca
MAT. : 648143

La Poesia non di chi la scrive, di


chi gli serve.
(Massimo
Troisi, Il Postino)

Nel biennio 1360-1362 Leonzio Pilato, professore della cattedra di


greco presso lo Studio Fiorentino, traduce numerosi brani di Euripide,
Aristotele e soprattutto Omero. La traduzione di parte dei poemi
omerici , in prosa, lascia molto perplessi Petrarca e Boccaccio,
pilastri della nostra letteratura, che non sono affatto contenti del
lavoro del monaco
Quali sono, allora, le fonti utilizzate dal Sommo Poeta , che non
conosceva la poesia di Omero in lingua greca, per plasmare il suo
Ulisse? Perch viene condannato leroe e cosa rappresenta
nelleconomia del Sacro Poema ?
Senzaltro le testimonianze che hanno aiutato Dante a costruire il
personaggio vanno ricercate nella letteratura latina: Cicerone,
Orazio, Ovidio e Seneca.1 Seneca nell epistola 88 a Lucilio parla di
un Ulisse che naviga oltre i confini del mondo conosciuto; e cos
anche Orazio nell epistola 3 del secondo libro scrive: Dic mihi,
Musa, virum, captae post tempora Troiae / qui mores hominum
multorum vidit et urbes. E` proprio la fonte oraziana, insieme a
quella ciceroniana, suggerisce a Dante, secondo il filosofo Massimo
Cacciari, la sete di conoscenza propria del personaggio Ulisse: leroe
che sempre vuole inspicere mores . La parte incipitaria del
discorso di Ulisse (vv.90-93) sembra invece esser suggerita da Ovidio
che nel XIV libro delle Metamorfosi aveva lasciato in sospeso il
racconto di Macareo, uno dei compagni delleroe greco (forte la
tentazione di riportare il passo in lingua originale, ma la parca
canoscenza del latinorum da parte di chi scrive non gli permette la
finezza ). Forse di derivazione ovidiana anche la struggente

1 Le parti dei testi che seguono le ho recuperate dal video Massimo Cacciari-
Ulisse dantesco e dalla tesi di laurea dello studente Luca Granato, dellUniversit
degli studi ROMA TRE, intitolata il paradigma di Ulisse tra Convivio e Commedia.
terzina ai versi 94-96 del canto di Ulisse su cui ritorneremo durante il
nostro ragionamento:
n dolcezza di figlio, n la pieta

del vecchio padre, n l debito amore

lo qual dovea Penelop far lieta

In Heroides I, 97-98 ritroviamo, infatti, le parole di Penelope: Tres


sumus imbelles numero: sine viribus uxor / Laertesque senex
Telemachusque puer. Importante anche citare il testo ciceroniano
De finibus bonorum et malorum, dove, nel quinto libro, loratore
sostiene che nellanimo umano lamore per la conoscenza e
lepisodio delle sirene omerico funge da exemplum avvallare la sua
tesi( al capitolo 45 del libro vengono anche tradotti da Cicerone
alcuni versi dellOdissea). Un attimo, al soporifero ma necessario
elenco manca qualcosa di importante Virgilio, cosa ne pensi di
Ulisse? E lui ci risponderebbe, irritato per la domanda, parlando
attraverso il secondo libro dellEneide: pellacis Ulixi, scelerumque
inventor Ulixes, dirus Ulixes, hinc semper Ulixes crimibus terrere
novis, fandi fictor Ulixes (era cos inalberato da aver dimenticato la
grammaticasuccede anche ai migliori). Ed proprio lUlisse
virgiliano che sar fondamentale per comprendere il XXVI canto,
quanto si cela dietro la famosa orazion picciola e cosa il
personaggio rappresenta per Dante. LUlisse virgiliano conserva le
caratteristiche tipiche dellUlisse omerico, la furbizia , la curiositas
ed il multiforme ingegno ma queste assumono un significato
prettamente negativo. Cosa ci si poteva aspettare dalluomo che ha
cacciato Enea ed i compagni dalla sacra Ilio ?
Il critico Fubini sostiene che Dante stato attento a separare il
canto XXVI dagli altri canti di Malebolge. Qui, il linguaggio si fa pi
aulico e ricercato e vengono messi da parte lironia ed il sarcasmo
per creare unatmosfera seria ed austera. Al buio e al frastuono,
tipici della prima cantica, si oppongono fuoco e luce: lottava bolgia,
viene cos descritta nel verso 31 del canto:
di tante fiamme tutta risplendea

lo stesso Ulisse parla attraverso una fiamma:


Lo maggior corno de la fiamma antica
cominci a crollarsi mormorando
pur come quella cui vento affatica;

Leroe, pur essendo un dannato, sembra quasi non patire le pene


infernali( pensiamo al povero Pier delle Vigne) e la sua figura,
come scrive il critico, s innalza sicura e serena dal fondo della
bolgia infernale. Nei versi 58-63 del canto, Dante, attraverso le
parole di Virgilio, enumera le colpe di Ulisse. Leroe viene punito per
linganno del cavallo, limbroglio ai danni di Achille ed il furto del
Palladio. Il canto continua e Dante esprime il desiderio ardente di
parlare con Ulisse( ai versi 65-66 c lanafora di priego e viene a
costruirsi una climax), Virgilio approva il suo comportamento e
,tuttavia, gli chiede di farsi da parte e di ascoltare solamente perch
i due dannati sarebbero restii a parlare con chi non conosce la lingua
greca. Ed con lincipit del discorso di Virgilio, e le eleganti
strutture latine da lui utilizzate,( Sio meritai di voi) che sembra
iniziare una nuova scena ed una seconda parte del ventiseiesimo
canto. Dopo che le colpe sono state palesate niente ci fa pi pensare
ai peccati commessi da Ulisse e Diomede ma, siamo colpiti, come
detto, dal quasi improvviso illuminarsi delle tenebre infernali.
Sarebbe quindi corretto parlare di una struttura bipartita del canto?
Ammaliati dalle parole di Ulisse, fandi fictor , ci lasciamo
trasportare dal suo racconto e poco ci interessa dei suoi peccati e
delle sue colpe, vogliamo viaggiare attraverso la sua voce fino ad
affondare con il suo equipaggio. Scrive, quindi, Fubini: il canto ha
per soggetto non i peccati del politico, commessi insieme con
Diomede per la vittoria dei Greci contro i Troiani, bens la misteriosa
fine delleroe, quellimpresa non di politico o di guerriero, compiuta
non col compagno darmi ma da solo a guerra finita, in mari lontani
[] Non per le sue frodi, n per altro pi grave peccato che qui
Dante condannerebbe, Ulisse divenuto un personaggio della Divina
Commedia, bens come esempio dellumana magnanimit. Diversa
la tesi (che in questa sede vogliamo analizzare in maniera pi
approfondita) del filosofo Massimo Cacciari: Ulisse condannato
proprio perch l orazion picciola la sua frode pi grande e
dietro alla sua condanna ci sono precise ragioni filosofico-teologiche.
Leroe greco non rappresenta un exemplum da seguire che naufraga
solo perch non accompagnato dalla Grazia divina, bens il
rappresentante del cattivo aristotelismo che tanto aveva affascinato
Dante da giovane: laristotelismo che si dimentica dellEtica
Nicomachea e considera solo l Aristotele phisicus . Prendiamo in
considerazione la famosa terzina:

Considerate la vostra semenza:


fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza

Siamo dinanzi ad un fenomeno di intertestualit La dantista Maria


Corti sostiene in una sua intervista circa Dante e lIslam che la frase
scritta nel De Summo Bono di Boezio di Dacia, filosofo danese del
XIII secolo conosciuto per far parte della scuola averroista latina. E
allora, vero che seguire virt e conoscenza seguire la natura
umana, come sostiene l Aristotele della Metafisica ed i suoi illustri
seguaci, ma vero anche che Ulisse sprona il suo equipaggio a
seguire la natura umana per approdare nel mondo del
sovrasensibile, nel mondo sanza gente in un viaggio verso
Occidente, verso il tramonto e verso il peccato. Laristotelismo di
Ulisse una frode: la sua conoscenza vuole oltrepassare i limiti
umani e la sua curiositas vana, ma soprattutto utilizza il
pensiero di Aristotele sapendo di mentire. Scrive Cacciari: La sua
alta retorica, capace quae falsa sunt vera ostendere (Gregorio
Magno) convince lui stesso, prima di qualsiasi altro; la filosofia che
la muove a essere inventor scelerum. 2 Alla luce delle nostre
considerazioni quindi errato sostenere che Ulisse naufraga perch
il suo viaggio precedente alla venuta di Cristo: Ulisse non aveva
bisogno della lezione dAgostino perch nel suo paganesimo c il
conosci te stesso socratico che viene dimenticato. Il filosofo
veneziano sottolinea come il naufragio di Ulisse non avviene dinanzi
alle porte del Paradiso, ma dinanzi al monte Purgatorio. Continua
facendo notare che nel decimo canto del Paradiso troviamo tra i
beati Sigieri da Brabante, averroista, interprete del filone della
teologia scientifica in chiave "oppositiva" rispetto alla lettura
"conciliativa" proposta da Tommaso d'Aquino. Dante, quindi, non
condanna la filosofia che conscia dei suoi limiti, la filosofia della
ragione che non pretende di scrutare il mondo sanza gente, Dante
condanna la filosofia che ,senza metodo, ricerca lesperienza
ignorandone le cause ed il fondamento. Il canto finisce con le parole
di Ulisse e dinanzi ad un peccato ed una frode cos grande Virgilio e
Dante non possono che rimanere in silenzio
Fondamentale , a questo punto della nostra trattazione, provare
a definire meglio il concetto di conoscenza alla luce di alcuni passi
del Convivio per meglio comprende perch Ulisse pecca. In
particolare siamo interessati al III e IV trattato dove lAlighieri
commenta le canzoni Amor che nella mente mi ragiona e Le dolci

2 Articolo tratto dal Corriere della Sera intitolato Dante insegue Ulisse: due
naufraghi, ununica rotta.
rime damor chi sola. Nel terzo trattato, al capitolo XV, paragrafi 6-
9, troviamo scritto3:

lo desiderio naturale in ciascuna cosa misurato secondo la


possibilitade de la cosa desiderante; altrimenti andrebbe in contrario di se
medesimo, che impossibile ; e la Natura lavrebbe fatto indarno, che anche
impossibile. In contrario andrebbe: ch, desiderando la sua perfezione,
desidererebbe la sua imperfezione, imper che desidererebbe s sempre
desiderare e non compiere mai suo desiderio []. Avrebbelo anco la Natura fatto
indarno, per che non sarebbe ad alcuno fine ordinato. E per lumano
desiderio misurato in questa vita a quella scienza che qui avere si pu,
e quello punto non passa se non per errore, lo quale di fuori di naturale
intenzione.

Ogni ente in Natura portato a desiderare ci che lo rende felice ed


alla portata delle sue possibilit. Luomo, appunto, desidera
conoscere ma il desiderio di Ulisse va oltre la scienza che si pu
avere : il suo , con le parole di Cacciari, desiderio di desiderio
Ed nel trattato IV che, al capitolo XXVIII, commentando gli ultimi
versi della canzone (vv.136-139), nei paragrafi 1-7 troviamo
numerose metafore che ci ricordano proprio il canto di Ulisse:

[] lo testo intende mostrare quello che fa la nobile anima ne lultima etade, cio
nel senio. E dice chella fa due cose: luna, che ella ritorna a Dio, s come a
quello porto, onde ella si partio quando venne ad intrare nel mare di
questa vita; laltra si che ella benedice lo cammino che ha fatto, per che
stato diritto e buono e sanza amaritudine di tempesta. E qui da sapere che, s
come dice Tullio in quello De Senectute, la naturale morte quasi a noi porto
di lunga navigazione e riposo. Ed cos: come lo buono marinaio, come
esso appropinqua al porto, cala le sue vele, e soavemente, con debile
conducimento, entra in quello; cos noi dovemo calare le vele de le
nostre mondane operazioni e tornare a Dio con tutto nostro

3 Anche i passi del Convivio, qui analizzati, sono presi in parte dal lavoro di
Cacciari ed in parte dal lavoro di Luca Granato.
intendimento e cuore, s che a quello porto si vegna con tutta soavitade e con
tutta pace.
[].
Rendesi adunque a Dio la nobile anima in questa etade, e attende lo fine di
questa
vita con molto desiderio e uscir le pare de lalbergo e ritornare ne la propria
mansione, uscir le pare di cammino e tornare in cittade, uscir le pare di mare e
tornare in porto. O miseri e vili che con le vele alte correte a questo
porto, e l ove dovereste riposare, per lo impeto del vento rompete, e
perdete voi medesimi l dove tanto camminato avete!

Lessere umano che segue la sua natura, secondo Dante, appagato


dalle conoscenze che poco alla volta conquista e non schiacciato
dall infinito orizzonte del sapere . Invece, Ulisse, vecchio e
tardo, decide di continuare il suo viaggio per perdersi
nellinaccessibile come direbbe Romano Guardini 4 Alla fine di
ogni esperienza conoscitiva, alla fine del viaggio, della vita
necessario tornare in porto
Ma, secondo Cacciari, il fraintendimento di Ulisse della dottrina
aristotelica non si esaurisce nella grande frode Ulisse anche
leroe privo di pietas , leroe che, per divenire del mondo esperto,
e de li vizi umani e del valore non si preoccupa affatto dei suoi
affetti familiari. E qui necessario ancora riferirsi ad alcuni passi del
Convivio, riguardanti luomo che vuole indossare labito della
scienza:

Veramente, da questa nobilissima perfezione molti sono privati per diverse


cagioni, che, dentro a luomo e di fuori da esso, lui rimuovono da labito di
scienza. [] Di fuori da luomo possono essere similemente due cagioni intese,
luna de le quali induttrice di necessitade, laltra di pigrizia. La prima la cura
familiare e civile, la quale convenevolmente a s tiene de li uomini lo maggior
numero, s che in ozio di speculazione esser non possono.

4 Citazione tratta dal video di Cacciari Massimo Cacciari: Ulisse dantesco


S, la cura familiare e civile tengono luomo lontano dallo studio ma,
non un dettaglio di poco conto, lutilizzo del termine
convenevolmente. E non dimentichiamo che ,abbandonando Itaca,
Ulisse mette da parte il suo ruolo di re, il suo ruolo civile e sociale
Nella parte iniziale dello scritto riferendoci ai versi 94-96 del canto
XXVI dellInferno abbiamo ricordato lopera ovidiana ma
necessario, dopo aver riportato questo passo del Convivio, affiancare
la terzina anche all Etica Nicomachea di Aristotele. Nel suo
interessante lavoro di tesi il paradigma di Ulisse tra Convivio e
Commedia, lo studente Luca Granato riporta alcuni passi dellEtica in
latino tradotti dal vescovo di Lincoln Roberto Grossatesta(1175-
1243): Perfectum bonum per se sufficiens videtur. Per se sufficiens
autem dicimus non ipsi soli viventi vitam solitariam, sed et
parentibus et filiis et uxori et amicis et civibus, quia natura civile
homo. Lo studio un sommo bene ma, secondo la prospettiva
aristotelica, per vivere una vita contemplativa non lecito sacrificare
i legami sociali e familiari. Doveroso far luce ora su un aspetto
fondamentale che Cacciari tratta nella sua conferenza e la Corti
spiega nella sua intervista: Dante oltre che un grande poeta stato
anche un grande filosofo e teologo. Nel Medioevo, infatti, la rilettura
in chiave cristiana del pensiero aristotelico e classico in generale ha
portato a far coincidere la vita contemplativa dell Etica con la vita
eremitica che per in netto contrasto con il contesto familiare e
sociale di cui abbiamo parlato. E quindi, con il passo che abbiamo
analizzato del Convivio possibile notare come Dante ha una
concezione davanguardia e pi esatta del pensiero aristotelico.
Lintervista della Corti si conclude con le seguenti parole: Quindi,
questo approfondimento di Dante, questo superamento della
concezione(riguardo Aristotele) a cui si era fermato il Cavalcanti( il
Cavalcanti aristotelico radicale per tutta la vita), mostra un
travaglio filosofico interiore che per noi segnale della profondit
della riflessione filosofica dantesca.

Viene ora ad aggiungersi la tessera pi importante del nostro


mosaico: cosa rappresenta Ulisse nelleconomia del Sacro Poema ?
E` necessario costruire un paragone tra Dante e Ulisse Molto
interessante, in quest ottica, il riferimento che lo studente Luca
Granato fa al Trattatello in laude di Dante del Boccaccio. Riportiamo
lincipit del capitolo VI (intitolato Gli impedimenti avuti da Dante agli
studi) e quello del capitolo XIII del Trattatello:
Gli studi generalmente sogliono solitudine e rimozione di sollecitudine e
tranquillit d'animo disiderare, e massimamente gli speculativi, a' quali il nostro
Dante, s come mostrato , si diede tutto. In luogo della quale rimozione e quiete,
quasi dallo inizio della sua vita infino all'ultimo della morte, Dante ebbe fierissima
e importabile passione d'amore, moglie, cura familiare e publica, esilio e povert;
Non poterono gli amorosi disiri, n le dolenti lagrime, n la sollecitudine
casalinga, n la lusinghevole gloria de' publici ofici, n il miserabile esilio, n la
intollerabile povert giammai con le lor forze rimuovere il nostro Dante dal
principale intento, cio da' sacri studii;

Come fa notare Granato, lanafora del n in Boccaccio richiama i


versi 94-96 del canto XXVI dell Inferno. Ulisse nella sua instancabile
ricerca si dimentica della famiglia e del suo ruolo di re( quindi in
difetto nellottica dantesca visto il passo del Convivio I I, 4 che
abbiamo sopra citato), Dante , invece, nonostante gli impedimenti
persegue il suo amore per la conoscenza senza rinunciare ad essere
animale politico . Possiamo quindi notare come Boccaccio (forse)
sovrappone la figura di Dante a quella di Ulisse. Molti studiosi, artisti
e critici hanno operato questo confronto e fornito interessanti tesi a
riguardo. Quella che pi mi ha colpito e che in questa sede voglio
ricordare esposta da Borges nel suo saggio Lultimo viaggio di
Ulisse.5 Borges sostiene che, come Ulisse per seguire la sua sete di
conoscenza fa dei rami le sue ali per il folle volo, cos Dante nella
stesura dellopera affronta un volo senzaltro folle. Ma prima
riportiamo alcuni passi della Commedia, citatati dallo stesso Borges
nel saggio, che renderanno pi chiare le sue parole. Nel II canto
dellInferno Dante rivolgendosi a Virgilio si giudica indegno di
intraprendere il viaggio a cui stato chiamato. Riportiamo i versi 31-
36:
Ma io perch venirvi? o chi l concede?
Io non Enea, io non Paulo sono:
me degno a ci n io n altri l crede.

Per che, se del venire io mabbandono,


temo che la venuta non sia folle.
Se savio; intendi me chi non ragiono.
Siamo dinanzi ad un Dante personaggio (coincidente in questo caso
col Dante autore) che ha forti dubbi sulla sua capacit di
intraprendere il viaggio nei tre regni. Notiamo come il folle al verso

35 richiama il folle volo del canto XXVI. E ancora, nel canto XVII

del Paradiso, Cacciaguida esorta Dante alla pubblicazione del poema


pur dinanzi ad una Coscienza fusca de la proprioa o de laltrui
vergogna

Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,


tutta tua vision fa manifesta;
e lascia pur grattar dov la rogna.

Ch se la voce tua sar molesta


nel primo gusto, vital nodrimento
lascer poi, quando sar digesta.

5 Tratto dal libro Nove saggi danteschi.


Non ci resta che dare la parola a Borges che senzaltro sapr meglio
spiegare le preoccupazioni di Dante:
[] lazione o impresa di Dante non il viaggio di Dante, bens la realizzazione
del suo libro. Il fatto ovvio, ma si tende a dimenticarlo, perch la Commedia
redatta in prima persona, e luomo che morto stato messo in ombra dal
protagonista immortale. Dante era teologo; pi duna volta la stesura della
Commedia gli sar parsa non meno ardua, forse non meno rischiosa e fatale,
dellultimo viaggio di Ulisse. Aveva osato forgiare arcani che la penna dello
Spirito Santo appena accenna; Aveva osato considerare Beatrice
Portinari quasi uguale alla Vergine e Ges. Aveva osato anticipare le
sentenze dell imperscrutabile Giudizio Finale, ignote anche ai beati;
aveva giudicato e condannato le anime di papi simoniaci e aveva salvato quella
dellAverroista Sigieri, che aveva divulgato la teoria del tempo circolare.

Le colonne di pagina 10 sono ormai vicine la pauca trattazione sta


volgendo al termine Tanti i pareri illustri che ci hanno
accompagnato in questo nostro viaggio. Solo il narratore non ha mai
espresso la sua idea ma si ben nascosto dietro i verbi scrive, dice,
sostiene E allora adesso dopo aver utilizzato la prima persona
plurale nel corso dellanalisi arrivato il momento di far suonare la
mia penna( chiaro che le mie notine saranno niente confrontate con
le sinfonie di Borges e Cacciari). E stato eccitante indossare in
queste pagine le vesti dell aspirante filologo. Mi son divertito a
cercare le fonti e mi sono reso conto della complessit
delloperazione. Non credo di essermela cavata benissimo e spero di
non essere risultato troppo frammentario ma difficile ingabbiare
in dieci pagine le ali di Ulisse . Tante sono le informazioni importanti
che ho dovuto tagliare, forse sbagliando. Ma ogni giorno che passa
son contento di vedere come il mio Ulisse cambia. Dovessi riscrivere
per il mese prossimo lo stesso lavoro, probabilmente lo
stravolgerei Ma sono tante le conquiste che mi porto dietro grazie
al lavoro qui svolto. Pochi mesi fa Dante era per me il poeta delle
interrogazioni scomode ed oggi non vedo lora di finire la sessione
estiva per leggere in maniera tranquilla la Commedia ed i trattati
che, se comincio a capire, costituiscono un unico grande disegno. Ed
attraverso questa tesina e le lezioni che forse ho cominciato a
capire cosa significa dialogo. Dante poesia ma anche filosofia,
teologia, Dante politica troppo sdolcinato ed un po falso sarebbe
dire che Dante vita( insomma, sono meno che principiante e mi
tengo ancora stretti De Gregori e Rino Gateano) Ma volevo solo
dire che dialogo significa contestualizzare, dialogo significa cogliere i
rapporti di interdiscorsivit ed intertestualit, dialogo significa
capire. Mi dispiace di aver letto pochissime opere di tutte quelle che
ho citato Si ho letto centinaia di pagine critiche ma non ho letto l
Etica Nicomachea ed questo il passo fondamentale che pu
renderci attivi nei dialoghi e nelle associazioni che creiamo. Eppure
son contento perch credo di aver disegnato la strada per studiare
Dante e solo ora capisco perch Pascoli nella sua villa toscana aveva
una cattedra apposta per la critica dantesca. Per comprendere
appieno il messaggio dantesco necessario anche conoscere la
letteratura latina, la patristica e chiss quanto ancora. Credo che in
queste pagine, inoltre, mi sono preso delle ingiuste licenze
maltrattando e ritenendo errato il lavoro ed il saggio di Fubini. Sono
realmente costernato ma ero guidato dalla logica e non dal cuore.
Potrebbe pensare il lettore, con quale diritto, tu che non hai letto
Agostino e Cicerone puoi puntare il dito contro un professionista?
Non Cacciari sei tu, n la Corti Losservazione sarebbe lecita e
sacrosanta
C una mia idea di letteratura che ,tuttavia, alla luce del lavoro
svolto, non intendo dimenticare e che anzi ho consolidato con la
realizzazione della tesina. Prendo ancora in prestito le parole di
Borges: nessuno ha il diritto di privarsi della gioia della
Commedia, della gioia di leggerla in modo ingenuo. Dopo verranno i
commenti [] Ma allinizio dobbiamo leggere il poema di Dante con
la fede di un bambino.
Ed ecco spiegata la frase allinizio La poesia di chi gli serve ed e
a questo proposito che voglio concludere il mio lavoro ricordando
una straordinaria opera, a mio parere, della letteratura mondiale: Se
questo un uomo. Allinizio del mio percorso ed ancora oggi molti
non condividono la carriera universitaria che ho scelto Nelle
discussioni la domanda che mi ha sempre fatto pi male stata:
ma poi, scusa, a cosa serve la Letteratura? Fino a qualche mese fa
non sapevo rispondere, poi ho incontrato le pagine di Primo Levi. Nel
saggio ho provato a spiegare come in realt la famosa terzina fatti
non foste ha un significato molto pi profondo e nascosto di
quello che pu dimostrare. E non merita certo di essere utilizzata
come si utilizzerebbe la frase scritta sulla carta di un cioccolatino
Sono certo che Primo Levi non conoscesse tutti gli studi che sono
stati fatti sul canto e quando lha citata avesse la stessa
consapevolezza e fede di un bambino . Ma qui levento straordinario
un altro e poco importa quanto ne capisse di filologia Primo Levi.
Qui, c il cuore, c un uomo che lInferno dantesco non lha sognato
ma lha vissuto. E allora, nellorrore del Lager, avendo una tregua dal
duro lavoro, Primo Levi invece di risparmiare il fiato, di riposarsi e di
rilassarsi, sente il bisogno di spiegare il canto di Ulisse in una lingua
che non sua. Ecco, ho compreso cosa pu essere la Letteratura e a
cosa serve. Nei momenti pi duri e difficili luomo ha bisogno di
conforto ed ha bisogno di difendersi luomo ha bisogno della
Letteratura, non della critica, non di Internet ma della Letteratura.
Ha bisogno di specchiarsi nelle parole che qualcun altro ha scritto.
SITOGRAFIA:
Cacciari https://www.youtube.com/watch?v=qDhQWXGXScY
Corti http://www.emsf.rai.it/scripts/interviste.asp?d=490
Granato
http://www.academia.edu/20160139/Il_paradigma_di_Ulisse_tra_Convivio_e_Com
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