Sei sulla pagina 1di 18

Scuola Superiore IUSS Matteo Grassano Quinto anno di corso Classe accademica di Scienze Umane

Natura e origine del linguaggio Piaget, Chomsky, Tomasello

Prof. Paolo Ramat e Prof. Tomaso Vecchi

Anno Accademico 2011/2012


1

Introduzione La natura e lorigine del linguaggio umano, considerati sia da un punto di vista ontogenetico sia da uno filogenetico, costituiscono una questione controversa sulla quale si riacceso e sviluppato il dibattito tra gli studiosi nel Novecento. In questo breve intervento si vogliono, innanzitutto, ripercorrere le posizioni divergenti di due importanti personalit, Noam Chomsky e Jean Piaget, fondatori, rispettivamente, della linguistica generativa e dellepistemologia genetica, vale a dire di due sistemi concettuali che hanno ispirato e continuano a ispirare innumerevoli lavori scientifici in tutto il mondo. Come noto, il confronto tra Chomsky e Piaget non rimase confinato sui libri, ma si concretizz in un dibattito tenutosi tra il 10 e il 13 ottobre 1975 nellabbazia di Royaumont a Asnires-sur-Oise. Gli interventi che i due autori fecero in quelloccasione1 rendono subito evidenti i nodi cruciali del discorso e rappresentano il punto di partenza di questo lavoro. Naturalmente, il confronto tra differenti approcci al problema linguistico proseguito nei decenni successivi, arricchendosi con nuove proposte e nuovi contributi. Lo stesso Chomsky, pur rimanendo fedele al cosiddetto nucleo duro della sua teoria, a pi riprese ritornato sulla questione, apportandovi delle modifiche. Trattando la prospettiva innatista si cercher, dunque, di tenere presente queste innovazioni, facendo anche opportuni riferimenti alle ricerche della scuola chomskiana italiana. Si deciso, infine, di concludere il lavoro prendendo in considerazione e commentando le posizioni dello psicologo e linguista Micheal Tomasello, le quali possono essere viste sotto alcuni aspetti come una rivisitazione delle teorie piagetiane.

1. Jean Piaget: il costruttivismo La riflessione di Piaget sul linguaggio umano si inserisce e mostra il suo vero significato allinterno di un pi ampio programma di ricerca scientifica di cui occorrer, dunque, tracciare subito le linee essenziali. Per far questo possibile ripercorrere il suo intervento prefatorio alla conferenza di Royaumont, La psicogenesi delle conoscenze e il suo significato epistemologico, in cui Piaget spiega i punti fondanti del suo costruttivismo. Vorrei ricordare che, essendo morto pochi anni dopo, la relazione di Royaumont si configura per molti aspetti come unottima sintesi del suo pensiero e delle ricerche cui lo psicologo svizzero dedic la propria vita. 1.1. Tra empirismo e innatismo Il costruttivismo si configura come una terza via, come unalternativa rispetto alla prospettiva empirista e a quella razionalista-innatista. La critica dellempirismo deriva dal fatto che nessuna conoscenza dovuta alle sole percezioni, perch queste sono sempre dirette e inquadrate da schemi di azione. Per Piaget la conoscenza procede dallazione, ed ogni azione che si ripete o si generalizza per applicazione a nuovi oggetti per questo stesso motivo genera uno schema. Il legame fondamentale costitutivo di ogni conoscenza non , dunque, una semplice associazione tra oggetti come vorrebbero gli empiristi , poich questa nozione trascura la parte di attivit dovuta al soggetto, bens lassimilazione degli oggetti agli schemi di questo soggetto. Lassimilazione cognitiva un caso particolare di assimilazione biologica in quanto processo funzionale di integrazione. In compenso, quando gli oggetti sono assimilati agli schemi dellazione, vi lobbligo di un accomodamento alle particolarit di questi oggetti, e questo accomodamento risulta proprio dallesperienza. La riserva, dunque, nei confronti della tesi empirista sta nel fatto che laccomodamento non esiste allo stato puro o isolato, poich sempre laccomodamento di uno schema di assimilazione: questultima, dunque, che resta il motore dellatto cognitivo. Anche la tesi innatista, a favore della preformazione delle conoscenze e su cui si ritorner meglio pi avanti, viene criticata da Piaget in vario modo. Per esempio, attenendosi ai fatti della psicogenesi, lesistenza di stadi successivi e sequenziali per lo psicologo svizzero non
Si veda Linguaggio e Apprendimento. Il dibattito tra Jean Piaget e Noam Chomsky, Introduzione, postfazione e cura di Massimo Piattelli-Palmarini, Jaca Book, Milano 1991.
1

giustificabile come la realizzazione progressiva di una programmazione genetica, come lattualizzazione di un insieme di possibili dati fin dallinizio. Questo perch Il bambino dice in modo provocatorio Piaget anchesso una risultante, e dunque sino ai protozoi e ai virus che bisognerebbe risalire per localizzare la sede dellinsieme dei possibili.2 Di conseguenza unepistemologia conforme ai dati della psicogenesi non potrebbe essere n empirista n preformista, ma pu consistere per Piaget solo in un costruttivismo il cui gravoso compito quello di spiegare sia il meccanismo di formazione delle novit sia il carattere di necessit logica che tali novit acquisiscono progressivamente.3 1.2. Lastrazione riflettente e la generalizzazione costruttiva Lo sviluppo mentale delluomo e delle sue capacit cognitive si articola secondo Piaget lungo una serie di stadi che sembrano testimoniare una costruzione continua. Riassumendo, si ha:
dapprima un periodo sensomotorio, precedente al linguaggio, in cui si osserva il costituirsi di una logica di azioni [relazioni dordine, inclusione di schemi, intersezioni, messe in corrispondenza, ecc.] ricco di scoperte e anche di invenzioni (oggetti permanenti, organizzazione dello spazio, della causalit, ecc.). Da 2 ai 7 anni compare la concettualizzazione delle azioni, dunque le rappresentazioni con la scoperta di funzioni tra le covarianze dei fenomeni, identit, ecc., senza per operazioni reversibili n conservazioni. Queste ultime due si costituiscono al livello delle operazioni concrete (7-10 anni), con raggruppamenti logicamente strutturati, ma legati ancora alla manipolazione degli oggetti. Infine verso gli 11-12 anni, si costituisce una logica proposizionale ipotetico-deduttiva, con combinatoria, insieme delle parti, gruppi di quaternalit ecc..4

Le strutture logiche, nella loro infinit, non sono per Piaget localizzabili n negli oggetti n nel soggetto nel suo punto di origine. Per trovare le loro radici, vale a dire i funzionamenti elementari che permettono la loro elaborazione, occorre risalire molto indietro. a partire dai livelli sensomotori, cio molto prima del linguaggio, che si trovano tali punti di partenza. C allora da chiedersi quali siano i meccanismi che assicurano le costruzioni da uno stadio al successivo. Piaget distingue tre differenti tipi di astrazione: 1) astrazione empirica: lastrazione attinente agli oggetti fisici esterni al soggetto. 2) astrazione riflettente: lastrazione logico-matematica che procede a partire dalle azioni e dalle operazioni del soggetto. Questa astrazione riflettente in un duplice senso: innanzitutto in quanto proiezione su un piano superiore di quanto trattato dal livello inferiore, e si tratta allora di un riflesso; il riflesso costituisce una messa in corrispondenza, cosa che gi una novit; e questa apre quindi la via ad altre possibili corrispondenze, il che rappresenta una nuova apertura. E poi in quanto riorganizzazione su un nuovo piano, ricostruzione produttrice di novit, e si tratta allora di riflessione. La riflessione produce di conseguenza nuove combinazioni che possono condurre sino alla costruzione di nuove operazioni che procedono sulle precedenti. 3) astrazione riflessa o pensiero riflessivo: la tematizzazione retrospettiva di ci che restava operativo o strumentale in 2). Avendo attinenza solo con gli elementi gi costruiti, costituisce naturalmente una nuova costruzione. Astrazione e generalizzazione sono strettamente solidali, trovando ciascuna delle due reciproco sostegno sullaltra. Ne consegue che allastrazione empirica corrisponderanno solo delle generalizzazioni induttive, che procedono dagli alcuni ai tutti per via semplicemente estensionale; mentre alle astrazioni riflettenti e riflesse corrisponderanno delle generalizzazioni costruttive. La costruzione dei vari stadi, di cui si detto prima, dunque per Piaget il risultato di unassimilazione o di una nuova operazione destinata a colmare una lacuna del livello precedente,

2 3

Ivi, p. 53. Ivi, p. 54. 4 Ivi, p. 53.

concretizzando una possibilit aperta da questultimo.5 Un buon esempio di tutto ci quello del passaggio dallazione alla rappresentazione, grazie alla formazione della funzione simbolica. Lassimilazione sensomotoria assimila gli oggetti a degli schemi di azione, mentre quella rappresentativa assimila gli oggetti gli uni agli altri, da cui la costituzione degli schemi concettuali. Ora, questa nuova forma di assimilazione gi virtuale nella forma sensomotoria, ma per completarsi ha bisogno della formazione di uno strumento specifico come la funzione semiotica (imitazioni differite, gioco simbolico, immagine mentale, linguaggio gestuale ecc., oltre al linguaggio vocale e appreso). La funzione semiotica inizia quando i significanti sono differenziati dai significati e possono corrispondere a una molteplicit di questi ultimi. Si vede allora, conclude Piaget, che tra lassimilazione degli oggetti tra loro e la semiotizzazione c una mutua dipendenza e che entrambi derivano da una generalizzazione costruttiva dellassimilazione sensomotoria. 1.3. Le radici biologiche della conoscenza: autoregolazione, necessit ed equilibrazione Piaget consapevole che occorre ricercare le origini del suo costruttivismo e dei suoi meccanismi basilari a livello dellorganismo, poich una successione di costruzioni non potrebbe contemplare un inizio assoluto. Una spiegazione biologica delle costruzioni cognitive servirebbe tra laltro a rendere pi strutturata e fondante la sua epistemologia. Nellintervento prefatorio alla conferenza di Royaumont, che si sta seguendo in questa parte del nostro lavoro, Piaget affronta dunque il problema delle radici biologiche della conoscenza e, oltre ad avanzare la propria proposta, coglie loccasione per criticare anche su questo punto la soluzione innatista e le teorie neodarwiniane (che trovano nei concetti di selezione, ereditariet e mutazione i loro fondamenti). La risposta che la scuola chomskiana propone per il linguaggio umano, sulla quale si ritorner pi avanti, appare a Piaget del tutto inadeguata per almeno due ragioni: 1) Biologicamente la mutazione propria della specie umana per il linguaggio postulata da Chomsky inspiegabile. Non si capisce perch la casualit delle mutazioni renda lessere umano adatto ad apprendere un linguaggio articolato. 2) Attribuire alluomo linnatezza di una struttura linguistica razionale equivale a sottovalutare questultima, sottoponendo questa stessa struttura ad una tale casualit e facendo della ragione una collezione di semplici ipotesi di lavoro. Piaget esprime poi la propria concezione, sottolineando che:
ci che gli innatisti sembrano dimenticare in modo sorprendente, che esiste un meccanismo cos generale quanto lereditariet e che in un certo senso la regola: si tratta dellautoregolazione, che gioca un ruolo su tutti i livelli, a partire dal genoma, un ruolo tanto pi importante quanto pi ci si avvicina ai livelli superiori e del comportamento.6

Lautoregolazione, le cui radici sono organiche, comune ai processi vitali e mentali, e le sue azioni hanno, in pi, il vantaggio di essere direttamente controllabili: , dunque, in questa direzione che per Piaget conviene cercare la spiegazione biologica delle costruzioni cognitive. Di conseguenza quello che nella scuola innatista il nucleo fisso innato pu per Piaget mantenere le sue caratteristiche senza essere innato, ma essendo il risultato necessario delle costruzioni proprie dellintelligenza sensomotoria, precedente al linguaggio e frutto di autoregolazioni sia organiche sia comportamentali che determinano questa epigenesi. Detto questo, resta da capire perch le costruzioni richieste dalla formazione della ragione divengano progressivamente necessarie. Lipotesi di Piaget che questa necessit progressiva derivi dalle autoregolazioni e si manifesti mediante unequilibrazione egualmente progressiva delle strutture cognitive. A questo proposito Piaget distingue tre forme di equilibrazione: 1) La pi semplice e la pi precoce quella dellassimilazione e dellaccomodamento. Dal
5 6

Ivi, p. 55. Ivi, p. 57.

livello sensomotorio, uno schema di azioni applicato a nuovi oggetti deve differenziarsi in funzione delle loro propriet; da ci deriva un equilibrio tendente sia a conservare lo schema che a tenere conto delle propriet delloggetto, ma che pu dare luogo alla formazione di un sottoschema o anche di un nuovo schema, che avranno bisogno della loro specifica equilibrazione. 2) Una seconda forma di equilibrio si impone tra i sottosistemi (come per esempio tra i sottoschemi in uno schema di azione), perch possibile che tra questi si generi un conflitto. 3) La terza forma di equilibrazione poggia sulla precedente, ma si distingue per la costruzione di un nuovo sistema complessivo: quella di cui ha bisogno lo stesso processo di differenzazione dei nuovi sottoinsiemi, forma che ha, dunque, bisogno di un momento compensatore di integrazione in una nuova totalit. Lequilibrazione cognitiva , quindi, accrescente, nel senso che gli squilibri non determinano un ritorno alla forma precedente di equilibrio, ma a una forma meglio caratterizzata dallaumento delle mutue dipendenze o delle implicazioni necessarie:
La conservazione la norma suprema dellequilibrio fisiologico. Mentre al contrario, non appena si affronta il terreno del comportamento, questo persegue due obiettivi: il primo lestensione dellambiente, cio superare lambiente nel quale lorganismo attualmente immerso per mezzo di esplorazioni e ricerche in nuovi ambienti; il secondo il rafforzamento dei poteri dellorganismo sullambiente.7

Riassumendo, si pu ribadire che uno dei temi fondanti del costruttivismo piagetiano senza dubbio quello dellequilibrio. Intorno a questo centro ruotano altri importanti temi come quelli delladattamento, dellassimilazione, dellautoregolazione, ecc.. Tutto ci riporta allipotesi direttrice, al nucleo duro da cui deriva lintero programma dellepistemologia genetica:
I processi cognitivi appaiono quindi nello stesso tempo come la risultante dellautoregolazione organica di cui riflettono i meccanismo adibiti a questa regolazione nellambito delle interazioni con lesterno, in modo tale che nelluomo finiscono per estendere le interazioni allintero universo.8

Poste queste premesse, la visione costruttivista pu aprire delle prospettive sorprendenti, ma passibili di confutazione. Come nota Massimo Piattelli-Palmerini, linterpretazione pi forte alla quale Piaget sembra indurci costituita dal fatto che gli schemi di regolazione, cos come le strutture concrete che li realizzano sono inglobati dallorganismo, a proprio vantaggio, a partire dagli elementi presenti nellambiente, attraverso una catena di operazioni. La domanda fondamentale che si pone : sono possibili dei trasferimenti di strutture dallambiente allorganismo? Piaget tende a rispondere affermativamente a questa domanda. 1.4. La funzione simbolica e lo sviluppo del linguaggio Tracciate le linee essenziali dellepistemologia piagetiana, ora possibile affrontare direttamente la questione del linguaggio. Nei paragrafi precedenti9 gi si detto qualcosa a proposito del passaggio dallazione alla rappresentazione, grazie alla formazione della funzione simbolica. Riprendiamo qui il discorso, dal momento che questa costruzione che per Piaget alla base della comparsa del linguaggio. Il passaggio dalla logica dellazione alla logica concettuale, che comprende rappresentazione e pensiero, avviene tramite una trasformazione dellassimilazione. Lassimilazione sensomotoria assimila gli oggetti a degli schemi di azione, mentre quella rappresentativa, che permetter la logica concettuale, unassimilazione tra gli oggetti; in altre parole, gli oggetti saranno assimilati direttamente gli uni agli altri, cosa che permetter lestensione.
7

JEAN PIAGET, Osservazioni introduttive, in Linguaggio e Apprendimento. Il dibattito tra Jean Piaget e Noam Chomsky, p. 91. 8 JEAN PIAGET, Biologia e conoscenza, Einaudi, Torino 1983, p. 32. 9 Vedi fine 1.2. p. 3.

Ma perch questo accada, richiesta la necessit di evocare, cio di pensare a qualcosa che non effettivamente e percettivamente presente. Da dove proviene allora questa evocazione? qui che si vede costituirsi la funzione simbolica o semiotica. Questa si sviluppa intorno al secondo anno di et del bambino ed di grande rilevanza. Il linguaggio dice Piaget ne un caso particolare, ma niente di pi di un caso particolare, molto importante ma limitato nellinsieme delle manifestazioni della funzione simbolica.10 La funzione simbolica assume, dunque, varie forme e si manifesta in vari modi. Per esempio nella forma di imitazione interiorizzata che costituisce lo sviluppo dellimitazione motoria. Limmagine mentale, sostiene Piaget, altro non allinizio che unimitazione interiorizzata che genera delle rappresentazioni. Unaltra forma di funzione simbolica il gioco simbolico, ossia il gioco che evoca una situazione non attuale, non percettibile, mediante i gesti; o ancora limitazione differita che in psicologia definisce quellimitazione che inizia in assenza di un modello. Questo il contesto in cui comincia il linguaggio. Concludo, riportando le parole di Piaget che riassumono bene la sua ipotesi:
Le condizioni del linguaggio fanno parte di un sistema pi ampio, preparato dai diversi stadi dellintelligenza sensomotoria. possibile distinguerne sei, notevolmente differenti per le loro acquisizioni successive, ma ho ritenuto che bastasse caratterizzare sommariamente la logica sensomotoria e poi la comparsa di questa funzione simbolica. a questo punto che compare il linguaggio, e pu quindi beneficiare di tutto ci che stato acquisito mediante la logica sensomotoria e la funzione simbolica, nel senso ampio che do a questo termine, di cui il linguaggio solo un caso particolare. Ritengo dunque che vi sia una ragione per questo sincronismo e un legame tra lintelligenza sensomotoria e la formazione del linguaggio; la formazione della funzione simbolica, che un derivato necessario dellintelligenza sensomotoria, permette lacquisizione del linguaggio, ed questo il motivo per cui, da parte mia, non vedo la necessit di conferire linnatezza a quelle strutture (soggetto, predicato, relazioni, ecc.) che Chomsky chiama nucleo fisso.11

2. Noam Chomsky: razionalismo e innatismo Il nucleo fisso del programma chomskyano, che gi stato pi volte citato in questo lavoro, senza dubbio costituito dalla nozione classica di razionalismo. La fedelt di Chomsky nei confronti di questa forma della mente, che fu gi quella di Cartesio, di Leibniz e di molti altri filosofi, presente in tutte le sue opere, e proprio al linguista americano va il merito di aver riproposto nel Novecento una prospettiva filosofica che per molti aspetti appariva ormai superata. Il presupposto fondante del programma razionalista consiste nel non attribuire alcuna struttura intrinseca allambiente. Tutte le leggi dordine provengono dallinterno; ogni struttura legata alla percezione, indipendentemente dalla sua origine biologica, cognitiva, linguistica o altra ancora, imposta allambiente dallorganismo, e non ricavata da questultimo. Le leggi di questo ordine sono concepite come specie-specifiche, invarianti nel tempo, tra gli individui e le culture. La ricerca di ogni programma razionalista orientata verso lo studio esaustivo e puntiglioso della struttura interna di un soggetto universale (per Chomsky il parlante ideale), a partire dai dati empirici raccolti e organizzati mediante astrazioni pertinenti. Leuristica positiva del razionalismo parte dalla constatazione che la teoria in gioco sin dallinizio, dal momento in cui si comincia ad operare una prima selezione tra osservazioni pertinenti e il cosiddetto rumore di fondo. Certo, nonostante le sue posizioni possano apparire estreme, Chomsky non nega che il linguaggio e la conoscenza richiedano molto di pi: in particolare una cultura, interazioni sociali, una dimensione emozionale, ecc.. Lapproccio innatista non nega limportanza di questi fattori, ma stabilisce in termini categorici una frontiera netta tra quanto pertinente alla risoluzioni dei problemi (scoprire la

10

JEAN PIAGET, Schemi dazione e apprendimento del linguaggio, in Linguaggio e Apprendimento. Il dibattito tra Jean Piaget e Noam Chomsky, p. 218. 11 Ivi, p. 220.

struttura del soggetto universale astratto) e tutto il resto.12 Il razionalismo si fonda su una concezione regionale: vale a dire sullipotesi che i processi mentali siano numerosi, distinti tra loro e, in linea di principio, isolabili. La struttura interna del parlante ideale, o del soggetto universale della conoscenza, deve essere concepita come specifica tanto nella sua totalit che in ciascuna delle sotto-strutture nella quale la si pu scomporre. La strategia di questa separazione consiste nel circoscrivere i differenti domini delluniverso mentale, separarli uno ad uno al fine di ridurre al minimo, o di annullare addirittura, ogni interazione, quindi studiarne le strutture di base mediante dei metodi specifici ed efficaci. In una tale prospettiva il linguaggio uno di questi domini indipendenti, quello a cui Chomsky ha dedicato cinquantanni di ricerche e a proposito del quale ha sviluppato la teoria della Grammatica generativotrasformazionale basata sullidea di una Grammatica Universale. 2.1. La Grammatica Generativo-trasformazionale e la Grammatica Universale Come gi stato detto, le teorie chomskyane hanno subito unevoluzione nel corso del tempo pur rimanendo fedeli agli assunti di base. Si cercher qui di riassumere i punti fondamentali della Grammatica Generativo-trasformazionale. Questa teoria linguistica stata sviluppata da Chomsky a partire dagli anni Cinquanta. Il termine generativo-trasformazionale rimanda a due aspetti fondamentali di innovazione di questa teoria: da una parte, sottolinea che la descrizione di una lingua deve fornire, in maniera esplicita e predittiva, una caratterizzazione di ogni sequenza appartenente a quella lingua (generare viene inteso appunto nel senso logico-matematico di definire esplicitamente), con una particolare attenzione per la sintassi, in genere trascurata nelle scuole linguistiche precedenti; dallaltra parte, si riferisce al formalismo proposto per questo scopo che forse stato maggiormente e pi facilmente recepito, quello dellapparato trasformazionale, che mette in relazione i diversi livelli di rappresentazione sintattica di una frase: la struttura profonda e la struttura superficiale. Mentre limpostazione generativa rimasta immutata in tutta la ricerca seguente, laspetto tecnico delle trasformazioni ha via via perso centralit, per cui ci si riferisce ora a questa teoria linguistica semplicemente con Grammatica Generativa. Fin dalle sue prime enunciazioni, risultano ben chiari gli obiettivi della teoria: 1) Innanzitutto la teoria linguistica vuole descrivere la grammatica delle singole lingue, che generi tutte e solo le frasi grammaticali della lingua. Questo equivale a caratterizzare la competenza del parlante/ascoltatore (idealizzato), cio la conoscenza implicita che il parlante adulto ha della propria lingua materna. Dal momento che il parlante in grado di comprendere e produrre, nonch di giudicare come grammaticali o meno, un numero infinito di frasi della propria lingua, la grammatica deve essere formulata in modo tale da permettere un uso infinito a partire da un insieme finito di elementi. Essa deve essere un sistema formale, che contiene regole ricorsive e produce descrizioni strutturali che si possano applicare a un numero infinito di frasi. 2) La teoria linguistica deve anche stabilire gli aspetti che sono intrinseci al linguaggio, quelle propriet universali, comuni a tutte le lingue, di cui sono composte le grammatiche delle singole lingue (appunto i cosiddetti universali linguistici che costituiscono la Grammatica Universale). In questo senso, si vuole determinare il concetto di lingua umana biologicamente possibile, vale a dire distinguere tra i processi grammaticali che si possono trovare nelle lingue naturali e quelli che non possono mai verificarsi. La Grammatica Universale stabilisce, dunque, i limiti entro i quali le lingue del mondo possono differire tra loro. La ricerca linguistica si trova perci di fronte a due compiti, solo apparentemente inconciliabili: spiegare gli aspetti universali del linguaggio e spiegare la variazione linguistica. Valutando il modo in cui il parlante acquisisce la conoscenza della propria lingua madre,
12

MASSIMO PIATTELLI-PALMARINI, Premessa al dibattito, in Linguaggio e Apprendimento. Il dibattito tra Jean Piaget e Noam Chomsky, p. 33.

Chomsky sottolinea che gli aspetti universali e astratti della lingua non sono deducibili dai dati che costituiscono la sua esperienza linguistica: questi aspetti, devono essere innati, parte della dotazione biologica della specie umana. Largomento della povert dello stimolo sostiene lipotesi dellesistenza di una predisposizione innata allacquisizione della lingua, specifica della facolt del linguaggio. I tempi e i modi dellacquisizione sono, infatti, eccezionali: il bambino impara la sua lingua con estrema rapidit e in unet ben precisa (non oltre il periodo della pubert), senza insegnamento esplicito e sulla base di dati finiti e frammentari, con una esperienza del tutto personale e, dunque, parzialmente diversa dagli altri appartenenti alla stessa comunit linguistica, ma seguendo stadi analoghi e arrivando alle stesse intuizioni linguistiche.
La linguistica moderna si propone di spiegare lapprendimento del linguaggio da parte del bambino ipotizzando una guida biologicamente determinata, una sorta di intelaiatura o di griglia che fornisce solo i gradi di libert entro i quali lesperienza, individuale (e di conseguenza collettiva) pu muoversi.13

Inizialmente, la differenza tra le lingue era attribuita allesistenza, accanto alle regole universali, di regole particolari a ciascuna lingua. In particolare gli studi svolti su lingue diverse dallinglese, quali il francese e litaliano, hanno poi condotto ad una concezione parzialmente diversa della Grammatica Universale, che viene a configurarsi come un sistema di principi e parametri: i principi rappresentano quanto vi di invariante tra le lingue, i parametri sono invece responsabili della variazione linguistica. I principi della grammatica, in quanto esprimono caratteristiche universali, sono per ipotesi innati. Nellipotesi che anche i parametri, di numero finito e abitualmente considerati binari, siano definiti dalla Grammatica Universale, lambito di variazione tra le lingue non infinito, ma anchesso conseguenza di una necessit biologica. La grammatica di ogni lingua particolare risulta, da una parte, dallapplicazione dei principi invarianti della Grammatica Universale e, dallaltra, dalla scelta di un particolare valore per ciascuno dei parametri. Dato il modello dei principi e parametri, emerge di conseguenza anche una nuova concezione dellacquisizione linguistica. Essa consisterebbe non pi nella scelta tra un numero potenzialmente infinito di grammatiche possibili, bens nel fissare i parametri: sulla base dellesperienza linguistica cui esposto, il bambino seleziona, tra i possibili valori di variazione, quello compatibile con questa esperienza. 2.2. Linguaggio e neuroscienze Il moderno studio del linguaggio in contesto biologico inizi a prendere forma negli anni Cinquanta del Novecento, e ben presto vennero poste le basi concrete per questa disciplina emergente (si pensi ad esempio al volume, ormai divenuto un classico, I fondamenti biologici del linguaggio di Eric Lenneberg, pubblicato nel 1967). Eppure fino a un periodo relativamente recente, la prospettiva biolinguistica come stata chiamata questa disciplina rimase in larga misura solo allo stato di quadro ideale e di cornice generale di riferimento entro cui stabilire i problemi ed affrontare la ricerca su di essi. Lo sviluppo delle tecniche di neuroimmagini ha offerto nuovi strumenti di lavoro, ed proprio in questa direzione che si mossa la ricerca del linguista Andrea Moro, di cui possiamo vedere i risultati nella seconda parte del suo libro I confini di Babele. Moro uno studioso di fede chomskyana ed dunque convinto che il linguaggio umano abbia un fondamento biologicamente determinato. Come ogni innatista, Moro crede che di innato non vi sia nelluomo solo la capacit cognitiva ad apprendere il linguaggio, ma molto di pi. Luomo predisposto biologicamente al linguaggio e ha quindi a livello neuronale delle strutture innate e specifiche per questa funzione. Si tratta, dunque, di individuare queste strutture e di mostrare la loro autonomia. questa la meta cui tenta di avvicinarsi il linguista nei suoi due esperimenti riportati ne I confini di Babele. Uno dei punti di partenza delle sperimentazioni consiste nella distinzione tra regole grammaticali possibili e regole impossibili. Se, infatti, vi una Grammatica Universale che risponde a determinati principi (gli universali linguistici), il gruppo delle lingue umane non
13

ANDREA MORO, I confini di Babele, Longanesi, Milano 2006, p. 47.

infinito: solo alcune lingue, con determinate regole, sono possibili. Si possono per inventare, tramite regole immaginarie, delle lingue impossibili e utilizzarle a livello sperimentale. Il primo esperimento vuole dare una prova della natura autonoma della sintassi rispetto alle altre componenti grammaticali e al complesso delle attivit cerebrali, isolando una rete neuronale dedicata. Per verificare lautonomia della sintassi vengono usati errori selettivi in tutti i componenti (sintassi, morfologia, fonologia) e viene verificato se la reazione corticale al riconoscimento di errore sintattico diversa o meno da quella di altri tipi di errore. Il risultato che il riconoscimento dellerrore di tipo sintattico coinvolge una rete complessa che non si riscontra negli altri tipi di errori e tale rete si presenta come un insieme integrato di zone diverse.14 Il secondo esperimento tenta di mostrare come tale rete neuronale sia in grado di riconoscere solo regole grammaticali possibili, ignorando ossia non attivandosi quelle impossibili. Lesperimento consiste nellelaborare delle regole che violino il principio di dipendenza dalla struttura e di nasconderle ai soggetti tra regole naturali per verificare il loro comportamento nellapprendere tali regole, e successivamente misurare le attivazioni corticali relative ai diversi compiti. Il risultato che il cervello ha, per cos dire, smistato i dati sintattici (senza che i soggetti ne avessero coscienza) e ha fatto elaborare solo le frasi che preservano la dipendenza dalla struttura dallarea naturalmente predisposta per i compiti sintattici (larea di Broca); nellelaborazione di frasi che non rispettano la dipendenza dalla struttura, invece, lattivit nella stessa area diminuisce progressivamente.15 Moro presenta questi risultati come prove a favore dellipotesi di una guida biologicamente determinata per la sintassi. Tuttavia gli esperimenti, per quanto interessanti, possono anche essere interpretati diversamente: la presenza di una rete neuronale autonoma e le sue modalit di attivazione possono essersi costruite quando, da bambini, i soggetti hanno appreso la loro lingua (la quale presenta tra gli altri il principio di dipendenza dalla struttura). 2.3. Una risposta a Piaget Ritornando ora alla conferenza di Royaumont del 1975 da cui eravamo partiti, vediamo la replica di Chomsky a Piaget. Contro la concezione chomskyana Piaget aveva presentato due argomenti fondamentali: 1) le mutazioni, specifiche delluomo, che potrebbero aver dato origine alle strutture innate postulate sono biologicamente inspiegabili; 2) ci che pu essere spiegato sul presupposto delle strutture fisse innate pu essere ugualmente spiegato come il risultato necessario di costruzioni dellintelligenza sensomotoria. Per quanto concerne il primo argomento, Chomsky sostiene che di certo lo sviluppo dellevoluzione biologicamente inspiegato, ma ci non significa che sia biologicamente inspiegabile. possibile fare la stessa affermazione riguardo agli organi fisici del corpo il cui sviluppo evolutivo biologicamente inspiegato proprio nello stesso senso. Questo parallelo non casuale: Chomsky considera, infatti, la facolt linguistica come un organo mentale che va studiato nello stesso modo delle strutture fisiche sviluppate dal corpo. Si pu, certo, proporre una spiegazione del modo in cui questo sviluppo si sia potuto verificare, ma non si pu fornire una teoria per indicare leffettiva linea di sviluppo, scartando le altre che sembrano non meno compatibili con i principi avanzati sullevoluzione degli organismi. Quindi, conclude Chomsky:
Nonostante sia vero che non abbiamo alcuna idea su come e perch mutazioni a caso abbiano dotato luomo della capacit specifica di apprendere un linguaggio umano, anche vero che ignoriamo ugualmente come e perch mutazioni casuali abbiano determinato lo sviluppo di strutture particolari dellocchio dei mammiferi o della corteccia cerebrale.16

Ivi, p. 189. Ivi, p. 210. 16 NOAM CHOMSKY, Le strutture cognitive e il loro sviluppo: una risposta a Piaget, in Linguaggio e Apprendimento. Il dibattito tra Jean Piaget e Noam Chomsky, p. 63.
15

14

Preso atto di questa impossibilit, si capisce perch gli innatisti abbiano sempre prestato scarso interesse allo sviluppo filogenetico del linguaggio e si siano limitati a postulare sul piano evolutivo una o pi mutazioni casuali specifiche per il linguaggio. Dello stesso parere risulta anche Moro il quale sintetizza in questo modo la questione ne I confini di Babele:
[...] dobbiamo rassegnarci a non vedere nelle lingue delluomo un perfetto sistema di comunicazione, ma il risultato di una storia genetica complessa che ha dato luogo a una mutazione puntuale e non svantaggiosa, probabilmente non progettata per finalit alcune e verosimilmente non per finalit di comunicazione.17

Moro, in realt, si spinge poi leggermente oltre. Interpretando il fatto che non vi siano patologie selettive per la sintassi, avanza la seguente ipotesi:
Una possibilit interessante potrebbe essere quella di ammettere che i geni che concorrono a dotare lorganismo delle strutture corticali adatte allapprendimento del linguaggio siano contemporaneamente espressi anche nella costruzione di organi vitali. [...] Un simile intrico tra grammatica e organi vitali porterebbe con s infatti un vantaggio importante: quello di non poter avere mutanti umani senza linguaggio, cio individui della stessa specie delluomo uguali in tutti meno che nella capacit di esprimersi utilizzando le regole sintattiche.18

Per quanto concerne il secondo argomento di Piaget, Chomsky si mostra anche qui in disaccordo. Il linguista americano spiega come le proposte che implicano delle costruzioni dellintelligenza sensomotoria non danno speranza di spiegare i fenomeni del linguaggio ancora inspiegati. Riconosciuto che accadono un certo numero di cose prima dello sviluppo del linguaggio, importante capire qual la relazione, se ce n una, tra queste cose e il sistema linguistico che affiora. Chomsky non vede naturalmente le prove per sostenere questa relazione e spiega che in tutti i casi in cui vi sia un principio che sembra plausibile, concernente la natura di questo sistema [linguistico e biologicamente determinato], questo principio non ha relazioni dimostrabili (o soltanto indicative) con le costruzioni dellintelligenza sensomotoria.19 Di conseguenza lapproccio pi ragionevole per lui supporre che i principi di organizzazione che determinano le strutture specifiche del linguaggio siano parte dello stato iniziale dellorganismo, ossia siano innati. In conclusione:
Come nel caso degli organi fisici, sembra non vi sia la possibilit di spiegare il carattere e lorigine di strutture mentali fondamentali in termini di interazione organismo-ambiente. Sia gli organi mentali che quelli fisici sono determinati, sembra, da propriet geneticamente determinate specie-specifiche anche se in entrambi i casi richiesta linterazione con lambiente per innescare la crescita e influenzare e dar forma alle strutture che si sviluppano.20

3. Michael Tomasello: Constructing a Language Si pensato di concludere questo lavoro dando conto in modo sintetico delle posizioni sulla natura e lorigine del linguaggio dello psicologo tedesco Micheal Tomasello, esposte nel volume Constructing a Language. A Usage-Based Theory of Language Acquisition.21 Il titolo del volume rimanda immediatamente evidente al costruttivismo piagetiano, ed , dunque, interessante
ANDREA MORO, I confini di Babele, p. 226. Ivi, p. 217. 19 NOAM CHOMSKY, Discussione, in Linguaggio e Apprendimento. Il dibattito tra Jean Piaget e Noam Chomsky, p. 223. 20 NOAM CHOMSKY, Le strutture cognitive e il loro sviluppo: una risposta a Piaget, in Linguaggio e Apprendimento. Il dibattito tra Jean Piaget e Noam Chomsky, p. 78. 21 MICHAEL TOMASELLO, Constructing a language: A usage-based theory of language acquisition, Harvard university press, Cambridge 2003.
18 17

10

vedere come Tomasello rivisiti e riproponga le teorie dello psicologo svizzero. Si deciso di prendere in considerazione e di ripercorrere qui il secondo capitolo del volume di Tomasello, Origins of language, mantenendo la macro-suddivisone proposta dallautore tra origini filogenetiche e origini ontogenetiche del linguaggio. 3.1. Il linguaggio Prima di iniziare a trattare le origini filogenetiche in modo specifico, necessario fare una premessa, ossia dire qual la concezione generale del linguaggio umano di Tomasello; questo sar un punto di partenza fondamentale da tenere sempre presente. Per lautore tedesco la comunicazione linguistica delluomo si differenzia da quella animale grazie a due caratteristiche fondamentali: 1) simbolica. Linguistic symbols are social conventions by means of which one individual attempts to share attention with another individual by directing the others attentional or mental state to something in the outside world.22 Le altre specie animali non comunicano usando simboli linguistici, perch, continua Tomasello, molto probabilmente non comprendono che gli altri individui della specie hanno degli stati attenzionali e mentali che potrebbero essere influenzati. Dunque, i segnali animali sono indirizzati a influenzare gli stati comportamentali degli altri individui, mentre la comunicazione simbolica umana si fonda sugli stati attenzionali e mentali. Questa prima caratteristica permette di notare come lattenzione alla dimensione simbolica del linguaggio sia strettamente legata alluso linguistico e alla interazione tra i parlanti, come era anche per Piaget. 2) grammaticale. Human beings use their linguistic symbols together in patterned ways, and these patterns, known as linguistic constructions, take on meanings of their own deriving partly from the meanings of the individual symbols but, over time, at least partly from the pattern itself.23 Le costruzioni grammaticali, che sono frutto di processi storici, donano ancora maggiore forza ed efficacia comunicativa al linguaggio umano. 3.2. Le origini filogenetiche Lindagine filogenetica presenta purtroppo dei limiti evidenti. Lunico fossile linguistico se cos lo si pu chiamare , da cui possibile dedurre che luomo ha avuto una lingua, e di che tipo, in una certa epoca storica, la scrittura. Le testimonianze scritte pi antiche risalgono per al IV millennio a.C. (con il cuneiforme e il geroglifico egiziano per esempio). Conosciamo, dunque, con buona precisione circa 6000 anni di storia linguistica, che sono poco su scala evolutiva e non certo sufficienti a mutamenti biologici importanti. Si aggiunga a tutto questo che le lingue pi antiche di cui siamo a conoscenza presentano una complessit pari a quella delle lingue moderne e che, dunque, se vi fu unevoluzione linguistica, questa dovette verificarsi molto prima del IV millennio a.C.. Non abbiamo, quindi, sicuri elementi empirici sui quali fondare una storia filogenetica della facolt di linguaggio. Per avanzare delle ipotesi, possibile comunque rifarsi a prove di tipo indiretto, tra cui lo studio e il confronto con i sistemi linguistici dei primati. Nel confrontare la comunicazione linguistica delluomo con quella degli altri primati, Tomasello si sofferma su un caso particolare, considerandolo emblematico, ossia quello dei cercopitechi verdi. Nel loro ambiente naturale dellAfrica orientale questi primati utilizzano tre diversi tipi di alarm calls per segnalare il pericolo di tre diversi predatori: un suono forte e squillante per la presenza di leopardi o altri felini; un suono corto per quella di due specie di aquile; e infine un altro tipo di grugnito per una variet di serpenti pericolosi. La cosa estremamente interessante poi che ad ogni segnale di pericolo corrisponde una reazione comportamentale differente da parte del gruppo: al segnale di pericolo di un leopardo, i cercopitechi salgono sugli alberi; a quello di unaquila guardano in alto e a volte corrono nei cespugli; e infine a quello di un serpente guardano in terra e si
22 23

Ivi, p. 8. Ibidem.

11

alzano in posizione bipede. A prima vista questo tipo di comunicazione potrebbe sembrare molto simile al linguaggio umano. Tomasello per convinto che le differenze siano molte e sostanziali, infatti: 1) Nonostante lapparenza, non sicuro che vi sia lintenzionalit di chi emette il segnale di pericolo di modificare gli stati attenzionali e mentali degli altri individui, di dirigere la loro attenzione verso qualcosa che gli altri non percepiscono in quel momento. A questo proposito, si ricorda anche come i cercopitechi abbiano altri tipi di grugniti che utilizzano per regolare varie situazioni sociali e come questi non presentino caratteristiche simboliche o referenziali. 2) Segnali di pericolo diversi per differenti predatori sono diffusi nel mondo animale; ma nessuno considera, per esempio, il linguaggio degli scoiattoli o dei polli simbolico come quello umano. 3) I segnali linguistici e i gesti dei cercopitechi non sono appresi attraverso limitazione, come avviene invece per luomo; ma by a process of ritualization in which individuals mutually shape one anothers behaviour over repeated social interactions.24 Tomasello conclude dicendo che Overall, because they are not used referentially, not used simply to share attention with others, and not learned from others via imitation, the communicative signals of nonhuman primates do not seem to be socially shared in the same way as human linguistic symbols.25 I primati non umani non usano, dunque, i segnali linguistici per trasportare significati o per riferirsi a cose o per dirigere lattenzione degli altri individui, ma li usano per influenzare direttamente il comportamento dei propri simili. Tornando alla prospettiva filogenetica, Tomasello spiega come da un lato sia possibile rintracciare le pi profonde radici del linguaggio umano nei tentativi dei primati di influenzare il comportamento degli altri individui; ma come dallaltro lato il linguaggio simbolico umano si collochi a un livello decisamente superiore e successivo su scala evolutiva e abbia delle caratteristiche proprie. 3.2.1. Lipotesi di Tomasello e il confronto con la teoria innatista Lipotesi di Tomasello che il linguaggio simbolico umano sia il risultato indiretto di un adattamento biologico avvenuto circa duecentomila anni fa, il quale riguard
a new kind of social cognition more generally, in which human beings understood one another for the first time as intentional and mental agents which then led them to attempt to manipulate one anothers intentional and mental states for various cooperative and competitive purposes.26

Lo sviluppo di queste nuove abilit sociale-cognitive condusse cos alla comparsa di un linguaggio di tipo simbolico e referenziale, molto diverso da quello degli altri primati. La conseguenza pi importante di questipotesi che
The emergence of grammar is a cultural-historical affair involving no additional genetic events concerning language per se.27

chiaro che la teoria usage-based proposta da Tomasello in contrasto con i punti fondamentali della teoria chomskiana che sono stati precedentemente esposti. Tomasello molto critico nei confronti di questa prospettiva. Egli, infatti, da un lato crede che la Grammatica Generativa si concentri esclusivamente sulla grammatica, e non dia il giusto peso alla dimensione simbolica del linguaggio, alluso, alla interazione tra i parlanti; tutte cose che sono invece prioritarie in una teoria usage-based. Dallaltro ritiene che The alternative is the usage24 25

Ivi, p. 11. Ibidem. 26 Ivi, p. 12. 27 Ivi, p. 9.

12

based view, in which there is no need to posit a specific genetic adaptation for grammar because processes of grammaticalization and syntacticization can actually create grammatical structures out of concrete utterances and grammaticalization and syntacticization are cultural-historical processes, not biological ones.28 Ricapitolando, dunque, Tomasello avanza lipotesi che nel corso dellevoluzione ci sia stato un adattamento riguardante determinate capacit cognitive e sociali delluomo. Questo sarebbe poi stato alla base della nascita del linguaggio simbolico che di per s un prodotto puramente culturale e storico. 3.2.2. La dimensione storica del linguaggio: la grammaticalizzazione A questo punto lautore prosegue nella sua argomentazione concentrandosi sulla dimensione storica del linguaggio. Viene messo in evidenza come le varie costruzioni grammaticali che caratterizzano una lingua non nascano di punto in bianco e una volta per sempre, ma siano il frutto di lunghi processi e di modificazioni successive, e di come siano destinate a loro volta a mutare ancora. Ogni lingua infatti costantemente percorsa da processi di grammaticalizzazione che si rinforzano e si fanno strada nelluso. La grammaticalizzazione si verifica a livello: 1) delle parole, ossia morfologico. Gli esempi sono numerosi: basti pensare a espressioni come on the top of e in the side che si sono evolute in on top of e inside. Altro esempio famoso quello del marcatore futuro inglese gonna, una fusione di going e to. 2) delle costruzioni, ossia sintattico. Qui invece di avere serie di parole che diventano una parola, si hanno intere frasi, generalmente sciolte, che divengono strutture sintattiche pi strettamente organizzate. La grammaticalizzazione , come stato detto, un processo storico, il quale si basa a sua volta su tutta una serie di processi psicologici e di comunicazione sociale, come lanalogia o la rianalisi funzionale. Concludendo varr ancora riproporre un confronto con la grammatica generativa. Il punto in questione la necessit da parte di una teoria linguistica di poter spiegare contemporaneamente le somiglianze e le differenze tra le lingue. La teoria chomskiana dei principi e parametri, come stato gi detto, ha proprio questo obiettivo: da un lato si postula lesistenza di principi universali comuni in tutte le lingue; e dallaltro quella dei parametri che permettono ad ogni lingua di fare delle scelte, in genere a carattere binario, e di sviluppare determinate caratteristiche. Alla proposta chomskiana Tomasello oppone una teoria usage-based della grammaticalizzazione che sembra essere in grado di spiegare in modo meno schematico e artefatto differenze e somiglianze tra le varie lingue:
Grammaticalization theory is able to account both for similarities among the worlds languages based on species-wide skills of cognition, vocal-auditory information processing, and pragmatic inferencing, along with commonalities among peoples in social and communicative goals and for fundamental differences in these languages, as different speech communities use and grammaticalize different discourse sequences.29

3.2.3. Gli universali linguistici Lultimo paragrafo di questa prima parte del secondo capitolo dedicata da Tomasello alla questione degli universali linguistici. Questo punto di cruciale importanza e ripropone il confronto tra teoria innatista e modello basato sulla grammaticalizzazione. Tomasello inizia la sua argomentazione facendo una lunga critica alleurocentrismo. Spiega, infatti, come per millenni si siano considerati universali linguistici tutta una serie di categorie e costruzioni grammaticali definite, a partire dai greci e dai romani, su alcune lingue dellEuropa occidentale. Queste categorie, considerate universali, sono state poi a lungo utilizzate per studiare lingue extraeuropee. Si forzavano cos queste lingue in uno schema eurocentrico e chiaramente
28 29

Ivi, p. 13. Ivi, p. 17.

13

fallace. Se bisogna guardarsi da considerare la maggior parte delle categorie e costruzioni grammaticali degli universali linguistici, questo non significa per, sostiene Tomasello, che questi non esistano. Anzi, di sicuro ci sono universali linguistici. It is just that they are not universals of form that is, not particular kinds of linguistic symbols or grammatical categories or syntactic constructions but rather they are universals of communication and cognition and human physiology.30 Dal momento che le lingue sono utilizzate dagli esseri umani in contesti sociali simili, tutte le persone hanno bisogno di risolvere nelle loro lingue certi tipi di compiti comunicativi, come riferirsi a entit specifiche o predicare cose circa queste entit. Allo stesso tempo tutti gli esseri umani hanno anche gli stessi mezzi per portare a termine questi compiti, e certe procedure di grammaticalizzazione sembrano ricorrere abbastanza spesso al servizio di questi compiti. Tutto ci conduce ad alcuni universali linguistici come nome, verbo o espressioni di referenza e predicazione. Questi universali, conclude Tomasello, non sono altro per che fenomeni emergenti basati su universali generali di tipo cognitivo. Ci troviamo ancora una volta molto distanti dalla posizione innatista e, infatti, Tomasello lo ricorda: There is a very little evidence in the typological literature for the existence of contentful language universals of the type one would normally associate with an innate universal grammar.31 Nella grammatica generativa, infatti, gli universali linguistici non sono solo di tipo cognitivo, ma soprattutto di tipo formale e hanno, in un certo senso, un contenuto. Si leggano a questo proposito queste parole di Chomsky:
Ci sono certi universali linguistici che pongono limiti alla variet del linguaggio umano. Tali condizioni universali non vengono imparate; esse forniscono [] i principi organizzativi[]; attribuendo tali principi allo spirito, quale propriet innata, diventa possibile spiegare [] che il parlante conosce molte cose che non ha imparato.32

3.3. Le origini ontogenetiche Da una prospettiva ontogenetica Tomasello si colloca in una posizione di compromesso fra due estremi, ovvero si inserisce fra lapporto di Chomsky, che subordina gli stimoli linguistici esterni a regole innate presenti nella mente del parlante, e una concezione del linguaggio come eredit storica. Secondo Tomasello, infatti, esiste una predisposizione ad acquisire il linguaggio, ma non esiste una capacit specifica per lesclusiva elaborazione dellinput linguistico. Tomasello elabora una teoria ontogenetica che pone particolare attenzione al background sociale e psicologico del bambino, mostrando il suo debito a uno psicologo e pedagogista come Piaget e ad altri studiosi della cosiddetta Teoria della Mente, ossia la teoria secondo cui nel tempo il bambino diventa in grado di sviluppare la capacit di attribuire stati mentali diversi alle altre persone. Lacquisizione del linguaggio, intesa come un processo subconscio e automatico che avviene nei primi 12 anni det, si basa principalmente sulla lettura delle intenzioni comunicative altrui, sullinstaurazione di unattenzione condivisa, sulla capacit di rovesciare i ruoli comunicativi e su meccanismi estrattori di strutture o patterns. Tutte queste capacit, che precorrono la facolt di acquisire costruzioni grammaticali e perci di comunicare mediante simboli, sono presenti nel bambino a circa un anno di et: The human adaptation for symbolic communication emerges in human ontogeny quite predictably across cultures at around 1 year of age.33 La posizione di Tomasello , come si capisce, in contrasto con la teoria innatista. Secondo Chomsky le basi ontogenetiche del linguaggio non possono essere apprese dallesperienza, ma sono
30 31

Ivi, p. 18. Ivi, p. 19. 32 NOAM CHOMSKY, Filosofia del linguaggio. Saggi linguistici, vol. 3, Boringhieri, Bologna 1969, p. 97. 33 MICHAEL TOMASELLO, Constructing a language: A usage-based theory of language acquisition, p. 19.

14

conosciute inconsciamente.
Che i principi del linguaggio e della logica naturale siano conosciuti inconsciamente e che siano in gran parte una precondizione per lacquisizione del linguaggio, piuttosto che una questione di istruzione o di apprendimento, il presupposto generale della linguistica cartesiana.34

Questa posizione esclude la possibilit di un contributo centrale dellinterazione bambino-adulto al fine di uno sviluppo linguistico, necessario invece secondo Tomasello. 3.3.1. Prerequisiti per la produzione linguistica A 4-5 mesi un bambino ha gi costruito quei concetti che hanno a che vedere con oggetti ed eventi semplici, in grado di riconoscere elementi sonori quando sono associati a diversi oggetti ed in grado di associare esperienze uditive e visive. Inoltre sin dallinizio del suo sviluppo un bambino in grado di riconoscere le fisionomie dei volti umani, pu imitare alcuni movimenti del corpo e compie tentativi di instaurazione di una sorta di protocomunicazione con ladulto. Non , per, in grado di comprendere o produrre stringhe linguistiche. Questo significa che, secondo lanalisi di Tomasello, il bambino possiede delle forme di elaborazione cognitiva, nonostante inizialmente non sia in grado di elaborare stringhe linguistiche, ovvero gi in grado di pensare ben prima di iniziare a parlare. Per arrivare a produrre le prime stringhe linguistiche il bambino attraversa una serie di fasi nelle quali diventa essenziale il rapporto triadico bambino-adulto-oggetto/evento. La capacit di instaurare un rapporto di questo tipo si riscontra a 9-12 mesi det nel momento in cui il bambino guarda flessibilmente dove guarda ladulto, usa ladulto come punto di riferimento sociale, usa gli oggetti come li usano gli adulti e considera le altre persone come agenti intenzionali. Il percorso che porta un bambino a comunicare e usare la parola come simbolo prevede tre tappe imprescindibili: linstaurazione dellattenzione condivisa, la comprensione delle intenzioni comunicative proprie ed altrui e il rovesciamento dei ruoli. 1) Attenzione condivisa. Al primo anno di et il bambino interagisce con ladulto con la mediazione di un oggetto. Entrambi rivolgono lattenzione verso un oggetto e luno verso laltro: condividono, cio, un comune fuoco di attenzione esterno alla diade mantenendo al tempo stesso un coinvolgimento sociale reciproco. Questo momento definisce il terreno comune (ovvero il ci che stiamo facendo) nel quale si pu instaurare la comunicazione bambino-adulto e la comprensione da parte del bambino di nuove stringhe linguistiche. 2) Comprensione delle intenzioni comunicative. I bambini iniziano a comprendere le azioni intenzionali di altre persone negli ultimi mesi del loro primo anno di vita, ossia prima della comparsa di evidenze linguistiche. Il bambino osserva che le proprie e altrui intenzioni comunicative si rivolgono verso un altro individuo che possiede a sua volta delle intenzioni. Pertanto un suono indifferenziato diventa lingua nel momento in cui il bambino capisce che ladulto sta emettendo un suono con lintenzione di comunicare qualcosa (ed quindi un agente intenzionale). Inizialmente il bambino segue i livelli intenzionali delle altre persone verso gli oggetti esterni e partecipa alle attivit di attenzione. Questo costituisce limpalcatura (un terreno intersoggettivo comune) per lattivit che coinvolge lattenzione e per lacquisizione linguistica. 3) Rovesciamento dei ruoli. I bambini capiscono che le altre persone hanno relazioni intenzionali con il mondo simili alle proprie. Prestano quindi particolare attenzione alle strategie comportamentali che le altre persone utilizzano per raggiungere uno scopo, e imitano cos queste azioni. Il processo di produzione di atti comunicativi simbolici simile a quello della produzione di azioni intenzionali per imitazione. Ladulto sposta lattenzione del bambino verso un oggetto attraverso una nuova parola. Il bambino, per apprendere questa nuova parola, non pu
34

NOAM CHOMSKY, Filosofia del linguaggio. Saggi linguistici, p. 100.

15

semplicemente sostituirsi alladulto, ma deve imparare a usare il simbolo linguistico in direzione delladulto cos come ladulto lo ha usato nella sua direzione. Deve quindi rovesciare i ruoli di emittente e destinatario. Il bambino capisce a questo punto di aver appreso un simbolo linguistico che socialmente condiviso, nel senso che presuppone che nella maggior parte delle situazioni comunicative lascoltatore pu sia comprendere che produrre lo stesso simbolo. Unulteriore capacit che i bambini possiedono prima di produrre stringhe linguistiche e che necessaria per comprendere la dimensione grammaticale della comunicazione linguistica labilit di trovare con estrema facilit degli schemi di sequenze acustiche o visive. Il neonato nasce con una predisposizione innata a sintonizzarsi sulla lunghezza donda dei suoni linguistici e gi a 2 giorni sa discriminare tra la lingua materna e una lingua straniera, mai sentita prima di allora. Inoltre per progredire il bambino deve determinare quali suoni hanno valore distintivo nella propria lingua. I neonati nascono, infatti, con labilit di discriminare una vasta gamma di contrasti di suoni. Sotto linfluenza dellinput, tale abilit viene mantenuta per quei contrasti che hanno valore distintivo in una data lingua, mentre ridotta o addirittura persa per quei contrasti che non hanno valore distintivo.35 Questa abilit non per sufficiente a rendere un bambino in grado di processare strutture linguistiche reali. Un altro elemento gioca un ruolo fondamentale nella produzione linguistica, cio il desiderio di comunicare con le altre persone e di imitarle. Assieme alla presenza di un apparato neurologico e bucco-fonatorio-respiratorio anatomicamente e funzionalmente abile, a uno sviluppo emotivo e cognitivo adeguato, lemergere della voglia di interagire un prerequisito imprescindibile per lo sviluppo del linguaggio. Per questo motivo, Tomasello attribuisce un ruolo fondamentale al contesto sociale e relazionale nel quale in bambino cresce. Queste osservazioni di Tomasello si discostano, quindi, dal pensiero chomskiano secondo il quale ci che i bambini conoscono viene acquisito del tutto indipendentemente da qualsiasi istruzione esplicita e la stimolazione esterna mette solo in funzione meccanismi innati. Chomsky attribuisce una funzione secondaria alla stimolazione proveniente dal contesto sociale assegnando un ruolo predominante a quel sistema innato che consente unacquisizione linguistica veloce e priva di un insegnamento esplicito. Daltra parte la capacit di individuare degli schemi nellinput non , secondo Tomasello, unabilit acquisita ma gi presente dal bambino sin dalla nascita. A questo livello vi un punto di contatto tra Chomsky e Tomasello. Chomsky, infatti, postula lesistenza di universali linguistici i quali forniscono i principi organizzativi che rendono possibile lacquisizione del linguaggio. Questa capacit di organizzare gli stimoli esterni e individuare schemi a partire dallinput riconosciuta, perci, sia da Tomasello che da Chomsky. 3.3.2. I gesti del bambino e le olofrasi Gi a partire dai primi mesi di vita il bambino produce, secondo lanalisi di Tomasello, tre tipi di gesti: gesti rituali, gesti deittici e gesti simbolici. Questi tre tipi di gesti sono il presupposto per la comparsa delle prime parole e delluso simbolico del linguaggio. Anche Tomasello, cos come aveva fatto Piaget, mette, dunque, in evidenza limportanza dellintelligenza sensomotoria al fine dellapprendimento del linguaggio. 1) Gesti rituali. I gesti rituali sono rappresentati da quelle procedure che un bambino mette in atto allo scopo di ottenere qualcosa. Questo tipo di gesti non sono simbolici in quanto non viene veicolato nessun significato ulteriore, ma lunico scopo dei gesti un determinato effetto a seconda delle aspettative del bambino. 2) Gesti deittici. I gesti deittici sono gesti che il bambino compie nel momento in cui dirige lattenzione delladulto verso entit esterne mostrando un particolare oggetto, per esempio indicandolo. Questo gesto coinvolge una triade: ladulto (o un altro bambino), loggetto e il
35

MARIA TERESA GUASTI, Lacquisizione del linguaggio. Unintroduzione, Raffaello Cortina Editore, Milano 2007.

16

bambino, il quale indica sia per ladulto che per s stesso. Alcuni bambini usano questo gesto deittico come gesto rituale, ovvero associano unazione allottenimento di qualcosa. Altri bambini, invece, indicano per imitazione, ossia dopo aver visto ladulto fare lo stesso con loro allo scopo di focalizzare lattenzione su qualcosa. 3) Gesti simbolici. I gesti simbolici sono atti comunicativi associati a un referente in modo metonimico (per esempio rapporto di causa-effetto) o iconico (di somiglianza formale). I bambini imparano a compiere gesti simbolici per imitazione delladulto attraverso linversione dei ruoli, nel momento in cui lo scopo comunicativo lo stesso. Verso la fine del sesto mese il neonato in grado di coordinare i movimenti fonatori e inizia a produrre suoni simili a quelli del linguaggio; tra i 6 e gli 8 mesi ha inizio la lallazione, una produzione che consiste nella ripetizione continua di sillabe uguali o simili. Questa produzione di suoni permette al bambino di ascoltarsi mentre produce i suoni e cos di adattare la sequenza articolatoria per produrre i suoni che sente nel proprio ambiente linguistico. Le prime parole di un bambino, sulle quali si concentra Tomasello, sono singole parole che vengono pronunciate per assolvere la funzione di frase e spesso sono idiosincratiche, ovvero fortemente contestualizzate. Queste parole sono chiamate olofrasi e i bambini se ne servono per parlare di situazioni salienti, come la presenza/assenza o il movimento di persone e oggetti, o di attivit fisiche/mentali. I bambini controllano la funzione comunicativa dellolofrase anche tramite lintonazione: dopo aver sentito unespressione usata per una certa funzione con una specifica intonazione sono a loro volta in grado di cambiare lintonazione per mutarne la funzione. La maggior parte dei bambini, quindi, acquisisce la lingua imparando espressioni degli adulti senza analizzarle, come olofrasi. Estrarre ununit funzionale da una sequenza significa saper identificare le funzioni pi elementari. Una volta che questa analisi stata compiuta, il bambino pu estendere lunit appresa per creare categorie e costruzioni pi o meno astratte (ed a questo punto che compie errori di ipercorrettismo come piangiuto anzich pianto). In conclusione, dunque, lanalisi dellontogenesi del linguaggio sviluppata da Tomasello, lascia intravedere innanzitutto il debito dellautore nei confronti delle teorie piagetiane. Allo stesso modo, proprio per linsistere sul contesto relazionale, sulluso linguistico, sullimportanza della funzione simbolica e sul concepire lapprendimento come una costruzione, appare altrettanto chiara la distanza, sulla quasi totalit degli aspetti, dalle posizioni chomskyane.

17

BIBLIOGRAFIA JEAN PIAGET, Lo sviluppo mentale del bambino e altri studi di psicologia, Einaudi, Torino 1967. NOAM CHOMSKY, Filosofia del linguaggio. Saggi linguistici, vol. 3, Boringhieri, Bologna 1969. NOAM CHOMSKY, La conoscenza del linguaggio, Mondadori, Milano 1989. Linguaggio e Apprendimento. Il dibattito tra Jean Piaget e Noam Chomsky, Introduzione, postfazione e cura di Massimo Piattelli-Palmarini, Jaca Book, Milano 1991. NOAM CHOMSKY, On nature and language, Cambridge University Press, Cambridge 2002. MICHAEL TOMASELLO, Constructing a language: A usage-based theory of language acquisition, Harvard university press, Cambridge 2003. ANDREA MORO, I confini di Babele. Il cervello e il mistero delle lingue impossibili, Longanesi, Milano 2006. MARIA TERESA GUASTI, Lacquisizione del linguaggio. Unintroduzione, Raffaello Cortina Editore, Milano 2007.

18