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Storia Contemporanea H (Magistrale) 6 cfu, a.

a 2013/2014
Andrea Michael Chiarenza (matricola 0000775250)

IL RUOLO DEGLI PSICHIATRI NEL REGIME FASCISTA TRA MEDICINA SOCIALE E


DIFESA DELLA RAZZA

1. Introduzione: superare la riluttanza dello storico


Hanna Arendt nelle prime pagine dellopera fondamentale Le origini del totalitarismo descrive le difficolt
della storiografia nel tentare di spiegare la persecuzione antiebraica, in quanto propulsore che ha avuto il
dubbio onore di mettere in moto lintera macchina infernale di un apparato di potere totalitario 1. La lucidit
che dovrebbe guidare la ricerca storica rischia di infrangersi di fronte ad un evento di tale recrudescenza e la
filosofa ebrea perspicacemente osserva come in questo modo ogni tentativo di razionalizzazione e
spiegazione possa diventare ipotesi di lavoro inadeguamente e frettolosamente abbozzate, capaci di
aiutarci a dimenticare lintera faccenda, () pi che a comprendere il fenomeno 2. Possiamo
ragionevolmente applicare la medesima questione anche per ci che riguarda la storiografia italiana nei
confronti del ventennio fascista. Infatti appare incomprensibile come siano state possibili le leggi
discriminatorie nei confronti degli ebrei del 1938 in un paese dove una questione ebraica praticamente non
esisteva. In maniera ancor pi estesa diventa difficile raccapezzare quei fatti e quei fenomeni che hanno fatto
s che in poco pi di quattro anni 3 Mussolini diventasse capo del governo, determinando una rapidissima
svolta autoritaria che in poco tempo ha minato le basi democratiche del paese. La questione diventa ancor
pi controversa se si prova ad indagare ladesione al regime fascista da parte degli intellettuali e delllite
culturale italiana. Il 21 aprile 1925 si tiene il Convegno per le istituzioni fasciste di cultura che approda
alla compilazione e pubblicazione del Manifesto intellettuale del fascismo redatto dal filosofo idealista
Giovanni Gentile e che pu vantare tra i firmatari personalit come Luigi Pirandello e Giuseppe Ungaretti.
Se si confronta attentamente questo manifesto con quello degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto
Croce pochi mesi dopo, salta immediatamente allocchio che il primo poteva contare sulle firme di tre
personaggi importanti del panorama psichiatrico come Enrico Morselli, Arturo Donaggio e Cesare Agostini,
mentre nel secondo non pare ravvisare il nome di nessuno psichiatra. Secondo alcuni storici e psichiatri che
hanno deciso di affrontare il difficile tema dello statuto della scienza psichiatrica negli anni del regime,
1 Hanna Arendt, Le origini del totalitarismo, Edizioni di Comunit, Torino 1999, p. 3
2 Ibidem.
3 In questo caso i riferimenti storici presi in considerazione sono la fondazione dei fasci di combattimento
nel 1919 e la marcia su Roma del 1922.

possibile constatare unadesione quasi unanime al governo di Mussolini dalla maggior parte della
corporazione psichiatrica4. Basta pensare alle osservazioni di Peloso ne La guerra dentro: a seguito di un
decreto legge del 28 agosto 1931 che ha obbligato pi di milleduecento docenti universitari a prestare
giuramento al regime fascista, solo una dozzina di persone rifiuta e tra questi non vi nemmeno uno
psichiatra. A rendere ancor pi perturbante il quadro il drastico aumento di ricoverati negli ospedali
psichiatrici negli anni del fascismo, passando da poco pi di sessantamila nel 1926, fino a oltre i
novantacinquemila del 19405. Senza dimenticare il dato inquietante per cui tutte le terapie violente da
shock furono messe a punto in paesi a regime fascista 6.
A questo punto occorre domandarsi in che misura la psichiatria sia rimasta coinvolta in quel processo di
trasformazione ideologica, culturale, organizzativa ed istituzionale rappresentato dal fascismo italiano.
Linterrogativo assume unimportanza centrale se si tiene in mente che entro ladesione a quei valori di
marca fascista era in atto la mostruosa gestazione della politica antisemita del regime, rappresentata prima
dal Manifesto degli scienziati razzisti fino alla promulgazione delle leggi razziali del 38. Ci stato
possibile in un paese che non solo, come ricordato pocanzi, non conosceva de facto lantisemitismo7, ma in
cui anche il dibattito scientifico sulle teorie eugenetiche e biologiche ha sempre contrastato leugenetica
negativa8 di matrice tedesca9. Se gi in un quadro cos complesso risulta difficile comprendere
4 In particolar modo qui mi riferisco a quanto affermato da Paolo Francesco Peloso e Ferruccio Giacanelli.
Per un maggior approfondimento: Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra
fascismo e resistenza (1922-1945), Ombre Corte, Verona 2008; Ferruccio Giacanelli, Gli psichiatri e il
regime. Ipotesi per una ricerca, in "Rivista sperimentale di freniatria", n. 1, 2009
5 Mi permetto di rimandare alla tabella presente in: Dario Padovan, Biopolitica, razzismo e trattamento
degli anormali durante il fascismo, in (a cura di) Francesco Cassata e Massimo Moraglio, Manicomio,
societ e politica, BFS edizioni, Pisa 2005 p. 75
6 Come rileva la suggestiva prefazione di Valeria Paola Babini al libro di Peloso La guerra dentro. In
riferimento a questo vedere: Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo
e resistenza (1922-1945), Ombre Corte, Verona 2008, p. 7
7 A questo proposito bisogna rilevare che anche Benito Mussolini dichiar spesso che lantisemitismo non
solo non esisteva nellItalia di quegli anni, ma propriamente non appartiene alla tradizione italiana.
8 Riprendiamo in questa sede la distinzione proposta da alcune ricerche storiografiche in materia di storia
delleugenetica: leugenetica negativa presente soprattutto in Germania, Inghilterra, Scandinavia e Stati
Uniti, quella basata su teorie biologiche ereditariste e su un radicale determinismo genetico a cui
corrispondono misure politiche tendenzialmente violente come la sterilizzazzione, il certificato
prematrimoniale e il birth control. Mentre leugenetica positiva, presente soprattutto in Italia, si appoggia
il pi delle volte su unidea di una dialettica tra geni ed ambiente nella determinazione dei caratteri e a cui
corrispondono politiche demografiche nataliste incentrate sulla protezione delle famiglie e di profilassi
sociale.
9 Anticipo in questa sede argomenti che svilupper comunque pi avanti: anche allinterno di un clima
scientifico come quello italiano di rifiuto verso leugenetica negativa e dove lereditarismo non era
certamente la corrente maggioritaria, la cultura scientifica dellepoca era comunque intrisa di un discorso

larruolamento degli psichiatri al regime fino alle sue estreme conseguenze, bisogna anche tener presente lo
statuto della scienza psichiatrica nel suo doppio mandato scientifico e sociale. Da questo punto di vista
bisogna considerare il collaborazionismo degli psichiatri italiani entro un pi ampio quadro di una cultura
scientifica inserita nelle trasformazioni della societ italiana, di cui il fascismo rappresenta una forma storica
specifica. A questo proposito, come evidenzia Giacanelli in unintervista 10, ancora oggi mancano ricerche che
riescano a dare un panorama generale della scienza psichiatrica durante il fascismo. Per crediamo sia
comunque possibile render conto (in linea generale e senza avere la pretesa di poter esaurire la vastit del
fenomeno) dellaccettazione dellideologia fascista da parte degli psichiatri italiani se si tengono in
considerazioni alcune riflessioni di Michel Foucault presenti nel corso al Collge de France del 1976
intitolato Bisogna difendere la societ. In una delle sue prime lezioni Foucault esamina come il potere non si
eserciti solamente attraverso la legge ed il diritto pubblico, ma anche attraverso un fitto reticolato di
coercizioni disciplinari11 che assicurano la coesione del corpo sociale. Pi avanti evidenzia come il potere
disciplinare non si appoggia, a differenza del potere sovrano, su un discorso della legge, ma si appoggi su un
discorso della norma, la quale definisce un codice della normalizzazione. Quello che di estremo interesse
per noi che, secondo Foucault, la normalizzazione si riferisce ad un orizzonte teorico che non quello del
diritto, ma delle scienze umane. Lo statuto di queste scienze per si trova tra lo scontro di due linee: da una
parte lorganizzazione del diritto, dallaltra la meccanica delle coercizioni 12. Trovandosi in questa zona
grigia, le scienze umane tendono sempre pi spesso ad invadere il territorio del diritto, in modo che le
procedure della normalizzazione colonizzino sempre di pi quelle della legge, determinando il
funzionamento di una societ di normalizzazione 13. Nel paragrafo immediatamente successivo Foucault
approfondisce questo concetto: proprio nellestensione della medicina che vediamo non tanto combinarsi,
ma piuttosto scambiarsi o scontrarsi perpetuamente la meccanica della disciplina e il principio del diritto. Gli
sviluppi della medicina, la medicalizzazione generale del comportamento, delle condotte dei desideri, ecc., si
operano l dove vengono ad incontrarsi i due piani eterogenei della disciplina e della sovranit 14. Ai fini
della nostra ricerca ci significa che bisogna considerare la psichiatria, essendo un tipo specifico di scienza
umana, come un discorso in cui possono scambiarsi le leggi e le norme. Tuttavia necessario aggiungere che
se la politica non altro che la guerra condotta con altri mezzi, questo vuol dire che anche in tempi di pace
razzista che presupponeva lesistenza di una gerarchia razziale.
10 In riferimento allintervista presente in: Ferruccio Giacanelli, Gli psichiatri e il regime. Ipotesi per una
ricerca, in "Rivista sperimentale di freniatria", n. 1, 2009
11 Michel Foucault, Bisogna difendere la societ, Feltrinelli, Milano 2009, p. 40
12 Ibidem.
13 Ivi., pp. 40-41
14 Ivi., p. 41

infiamma la guerra, ma nella forma di una guerra delle razze15. Secondo Foucault per per razza bisogna
intendere in maniera pi estesa come il titolare di una norma che si vuole universale ed estendibile a tutta la
societ. Da questo punto di vista si pu pensare lo Stato come permanentemente attraversato da una guerra
tra una sovra-razza, che si pone come la vera e la sola, quella che detiene il potere ed titolare della
norma, ed una sotto-razza, composta da quelli che deviano rispetto a questa norma 16. In questo modo
secondo il filosofo francese possibile assistere ad un razzismo di stato, di un razzismo che una societ
esercita contro se stessa, contro i suoi propri elementi, contro i suoi propri prodotti; di un razzismo interno,
quello della purificazione permanente, che sar una delle dimensioni fondamentali della normalizzazione
sociale17. Se la societ attraversata da una lotta permanente tra norme che aspirano ad estendersi a tutto il
corpo sociale, comprendiamo a questo punto limportanza cruciale del ruolo della psichiatria e delle scienze
umane: non solo come sapere capace di dare consacrazione scientifica a norme gi in atto, ma anche in
quanto discorso sempre pronto ad invadere e a scambiare le norme e le leggi, definendo e, di fatto,
riconfigurando la normalizzazione sociale.
Questa lezione foucaultiana pu essere di grande aiuto nellimpostare la tematica della partecipazione degli
psichiatri alla politica fascista, considerando il regime fascista come una forma culturalmente specifica di
una pi vasta guerra tra razze, in cui gli psichiatri giocano il ruolo cardinale di detentori di un discorso
capace di codificare la normalizzazione sociale. Questa idea guider il principio metodologico adottato in
questa sede: infatti si tenter di discutere lattivit della scienza psichiatrica durante il ventennio fascista,
tenendola in relazione non solo con altre discipline mediche e biologiche a cui comunque legata, ma anche
con le disposizioni giuridiche e le istituzioni concretamente presenti in campo. In questo modo terremo in
considerazione i discorsi e dibattiti di scienziati e psichiatri; le principali politiche educative, demografiche,
igieniche e coloniali; e, infine, le istituzioni fondate per concretizzare tali politiche. Disponendo di questi
elementi vari ed eterogenei si potr avere un quadro generico della funzione normalizzatrice, ma non
esplicitamente politica, della psichiatria entro la cornice delle norme sociali dellordinamento politico
fascista. Prima di affrontare lo statuto della psichiatria negli anni del regime, per necessario analizzare lo
stato del dibattito scientifico-psichiatrico e delle legislazione in materia di sicurezza vigenti prima
dellascesa al potere del duce. In questo modo possibile osservare a grandi linee la normalizzazione messa
in atto dalla scienza psichiatrica prima del fascismo, in modo da vedere i punti di continuit e di rottura con
quella specifica societ di normalizzazione rappresentata dal regime. Occorre comunque puntualizzare che in
questo modo non si vuole assolutamente giustificare o ammorbidire in una sorta di storia della mentalit
ladesione ad un regime totalitario da parte della corporazione psichiatrica, anzi si vuole mettere in luce
quegli elementi e quelle idee apparentemente scientifiche e neutrali che al contrario sono stati lanticamera di
un discorso violento e razzista come quello rappresentato dal fascismo.
15 Ivi., pp. 56-57
16 Ivi., p. 58
17 Corsivo mio

2. La profilassi sociale della pazzia: cultura e scienza negli anni prima del fascismo
2.1 La cultura psichiatrica italiana tra organicismo, medicina sociale ed eugenica
Se bisogna pensare agli scienziati che assieme a Darwin hanno inaugurato linizio di un paradigma
scientifico che ha avuto un fortissimo impatto sulla cultura psichiatrica e sulle politiche sociali del tempo e
degli anni a venire, tre nomi vengono subito in mente: Morel, Lombroso e Galton.
Bndict Augustin Morel, psichiatria francese nato a Vienna, pubblica nel 1857 (due anni prima de
lOrigine delle specie di Darwin) una fondamentale opera per quegli anni chiamato Trait des
dgnrescences. In questa complessa opera di commentari clinici di un manicomio in Normandia, si trova la
prima articolazione dettagliata e scientifica della teoria della degenerazione, destinata ad avere un
grandissimo successo anche in un pubblico non specialistico e a turbare le menti scientifiche in un clima fin
de sicle. Questa teoria promuoveva essenzialmente due idee: in primo luogo lidea che la causa delle
malattie abbia una componente essenzialmente ereditaria, e, in secondo luogo, lidea di unevoluzione in
senso peggiorativo dei fenomeni patologici trasmessi. La questione centrale nella teoria di Morel che la
patogenia delle degenerazioni si basa su uno stretto rapporto tra condizioni morali e condizioni fisiche
delluomo, per cui sono a rischio non solamente i figli dei genitori affetti da particolari condizioni organiche
ma anche quelli concepiti da genitori dediti al vizio 18, prospettando una trasmissibilit delle malattie
mentali. Inoltre le patologie ereditate si modificano di generazione in generazione fino al decadimento finale
identificato con lidiozia. In questultimo senso si sostiene che dai genitori non si ereditano le stesse
patologie organiche e mentali, piuttosto una predisposizione a patologie diverse e pi gravi 19. Come rileva
Babini, le teorie di Morel erano confluite in Italia in una ipotesi pi generale della ereditariet dei disturbi
nervosi oltre che interpretata secondo una cornice evoluzionistica generica 20. Infatti il concetto di
degenerazione sinserisce nel vocabolario psichiatrico in quanto concetto bio-psicologico dai contorni
sfumati ed entro una cornice evoluzionistica che al suo interno comprende teorie differenti come quella di
Darwin, Lamarck e Spencer, interpretando i vari fenomeni sociali come parte integrante di una catena
naturale che univa luomo ai suoi antenati e alle specie animali. A tal proposito Babini finemente nota come
anche nella cultura italiana il concetto di degenerazione fu caratterizzato da una plasticit descrittiva e
definitoria che ne fece una chiave di lettura di molte e differenti problematiche sia mediche sia sociali, di
modo che anche per la degenerazione si pass da una formulazione ortodossa intendendo per questa la
dgnrescence di derivazione moreliana a definizioni sempre pi ampie e generiche, evocative di
18 Valeria Paola Babini, Maria Montessori e Gina Lombroso due risposte femminili al problema della
degenerazione, in (a cura di) Raffaella Simili, Scienza a due voci, Olschki, Firenze 2006, p. 186
19 Ibidem.
20 Ivi., p. 187

situazioni in cui malattia, miseria psicologica e disagio sociale finivano per mescolarsi 21. Questo di
capitale importanza non solo perch sar la base su cui negli anni a venire si edificheranno, a seconda del
dibattito scientifico nazionale, teorie eugenetiche diverse a cui corrisponderanno politiche nazionali
eugenetiche-igieniste diverse22; ma anche in quanto consente una certa duttilit nella definizione di
quellanormale che, a seconda dei casi, diventer il futuro oggetto di varie sperimentazioni politiche
eugenetiche e profilattiche, configurando effettivamente una tecnologia dellindividuo (e del gruppo) che
sar da allora in poi puntello indispensabile al funzionamento dei principali meccanismi di potere 23.
Un altro aspetto importante dellentrata ufficiale del tema della degenerazione nei dibattiti scientifici e nella
letteratura medica italiana, che costringer lo stesso Cesare Lombroso a rivedere il suo concetto di
atavismo in un modo tale da dover ripensare la teoria del delinquente nato. La pubblicazione nel 1876
della pi famosa opera lombrosiana Luomo delinquente, d il via allapproccio costituzionalista,
introducendo lo studio positivistico e sperimentale nella psichiatria. Lidea generica quella di individuare la
causa del comportamento criminale nella costituzione individuale, studiando le anomalie anatomiche.
Secondo Lombroso tali anomalie nel rapporto fra struttura corporea e manifestazioni patologiche, biologiche
e psichiche dellorganismo singolo indicano lappartenenza dellindividuo ad uno stadio evolutivo inferiore.
Il comportamento deviante quindi viene fatto dipendere dallappartenenza dellindividuo ad un passato
animale e primitivo, atavico. Con luscita della terza edizione de Luomo delinquente nel 1884, Lombroso
integra la sua concezione di atavismo con il concetto di degenerazione, definendo questultima come la
ragione morbosa che blocca lontogenesi ad un precedente livello di filogenesi, impedendo il completo
sviluppo delle possibilit biologiche, riportando, di conseguenza, lindividuo ad uno stadio primitivo della
scala evolutiva24. Sebbene i concetti di degenerazione ed atavismo indichino due differenti rischi in cui pu
incorrere lo sviluppo dellumanit, dato che il primo indica la paura di un progressivo decadimento fisico e
morale dellumanit, mentre laltro indica piuttosto il timore di un ritorno ad un passato primitivo ed
animale, entrambi finiscono per trovarsi spesso associati nella pubblicistica medica in quanto forme di
devianza dalla norma che proiettano un ombra lunga su una umanit futura sempre pi minata dalla
malattia e dallimpotenza25.
21 Ivi., p. 186
22 Questo il motivo per cui Cassata afferma che non possibile rilevare un approccio unitario
alleugenetica, ma un arcipelago multiforme di stili nazionali. Riferimento a: Francesco Cassata, Molti,
sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 11
23 Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (1922-1945),
Ombre Corte, Verona 2008, p. 82
24 Valeria Paola Babini, Maria Montessori e Gina Lombroso due risposte femminili al problema della
degenerazione, in (a cura di) Raffaella Simili, Scienza a due voci, Olschki, Firenze 2006, p. 186
25 Ivi., p. 188

Lincubo della degenerazione, sentito da molti scienziati dellepoca, in un certo senso accomuna le teorie di
Lombroso con quelle di un altro scienziato importantissimo dellepoca: Francis Galton. Lautore inglese
propone unimmagine pessimistica di onnipresenza e disseminazione della degenerazione 26 che motiva
lidea per cui la selezione naturale deve essere rafforzata da una selezione artificiale 27. Tuttavia, lo
scienziato britannico teorizza la possibilt di una eugenics, intesa come scienza del miglioramento del
materiale umano attraverso lo studio di agenti socialmente controllabili che possono migliorare o
deteriorare le qualit razziali delle generazioni future, sia fisicamente che mentalmente 28. Mentre per
Lombroso larresto dello sviluppo in un individuo la causa di una predisposizione innata al male e al
compimento di delitti che, se non fermata in tempo, pu avere conseguenze nefaste in futuro, allo stesso
tempo nel successivo Saggio sul genio afferma lesistenza di un fatale parallelismo tra genialit e
degenerazione, per cui luomo geniale pu essere la anomalia progressiva per eccellenza 29. In questo senso
se lazione geniale pu cambiare il mondo, la degenerazione pu essere capace di produrre progresso.
Conseguentemente da un punto di vista strettamente lombrosiano, una sorta di eugenica iscritta negli
stessi meccanismi evolutivi della selezione naturale, pur nei suoi aspetti degenerativi 30. In questottica
possibile vedere unintegrazione delle prospettive dei due autori nella medesima utopia eugenetica, come
afferma Cassata citando la tesi di laurea di un certo Massimo Ciceri sulla storia delleugenica in Italia: allo
stesso modo () Lombroso e Galton osservarono i caratteri eccezionali del genio convergere, nel susseguirsi
delle generazioni, verso luomo medio, secondo la galtoniana legge di regressione verso la media 31.
In questo connubio teorico tra rischio degenerogeno dei comportamenti devianti e possibilit di un
rafforzamento della stirpe in virt della trasmissione di caratteri geniali, si apre uno scenario in cui il
disciplinamento medico e profilattico dellindividuo non si riduce ad una questione puramente terapeutica
ma a qualcosa che interessa la societ intera. Conoscere a livello medico, biologico e psichico la vita
individuale di un soggetto umano diventa fondamentale nella partita per il destino della nazione e della razza,

26 Francesco Cassata, Rigenerare la razza: la via italiana alleugenetica in (a cura di) Marcello Flores,
Marie-Anne Matard-Bonucci, Enzo Traverso, Simon Levis Sullam, La shoah in Italia, UTET, Torino p. 116
27 Ivi., p. 118
28 Come riportato in Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri,
Torino 2006, p. 9
29 Francesco Cassata, Rigenerare la razza: la via italiana alleugenetica in (a cura di) Marcello Flores,
Marie-Anne Matard-Bonucci, Enzo Traverso, Simon Levis Sullam, La shoah in Italia, UTET, Torino, pp.
117-118
30 Francesco Cassata, Rigenerare la razza: la via italiana alleugenetica in (a cura di) Marcello Flores,
Marie-Anne Matard-Bonucci, Enzo Traverso, Simon Levis Sullam, La shoah in Italia, UTET, Torino, p. 118
31 Come riportato in: Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri,
Torino 2006, p. 13

in cui un buon assetto di riforme politico-sociali segregative o profilattiche verso gli elementi disgenici pu
significare la supremazia o uninevitabile estinzione 32.
La necessit di una progettazione eugenica della societ ha fatto s che lambito di studio inerente alla
degenerazione si sia venuto lentamente spostandosi dallindividuo (il singolo degenerato, cretino, pazzo,
criminale) alla societ (le folle, le masse, la citt), e dunque dal campo della medicina a quello della
sociologia33. Questo il caso soprattutto dellItalia dove la cultura medica e scientifica comincia ad
orientarsi sempre pi verso il paradigma della medicina sociale, dove intellettuali dei pi svariati ambiti si
impegnano in analisi e ricerche che approdano a proposte di salute pubblica ed igiene collettiva, mettendo in
luce le relazioni sanitarie ed economiche della popolazione. Lopera che tra le prime ha segnato questo
cambio di paradigma sicuramente Le degenerazioni umane dellantropologo Giuseppe Sergi. Uscito nel
1889, al suo interno Sergi sviluppa unoriginale posizione a riguardo del problema della degenerazione,
articolandolo entro un legame stretto tra una dimensione organico-antropologica e una psichica. Come
descritto accuratamente da Francesco Cassata in Molti, sani e forti, per lantropologo italiano il carattere
costituito da una parte fondamentale, ereditaria, che costituisce la trama filogenetica dellindividuo, ed
una parte avventizia che costituisce lo spazio ontogenetico della crescita psicofisica del soggetto
umano34. La sovrapposizione di queste due parti crea lassetto fisiologico e psicologico della personalit,
la quale muta in corrispondenza delle varie forme di vivere associativo dellumanit susseguitesi nelle varie
fasi evolutive. In questo senso il carattere, trasmettendosi di generazione in generazione, costituisce una
sorta di memoria ancestrale dellumanit, in cui la degenerazione si manifesta come la comparsa di
caratteri appartenenti ad uno stadio evolutivo inferiore. Allo stesso tempo per Sergi pone il problema se
effettivamente sono i pi forti, coloro che non sono degeneri, a sopravvivere allambiente. A partire da
questo interrogativo, lantropologo sostiene che occorre considerare anche quelle debolezze acquisite
attraverso il maggiore o minore uso delle parti che per non comportano nellimmediato la soppressione
dellindividuo, rischiando di generare una discendenza pericolosa in quanto pi debole e antropologicamente
segnata. Per aggiunge come nel caso delluomo sia potente causa di variazioni non solo lambiente naturale
32 Da questo punto di vista la nuova terapia criminale di Lombroso pu essere visto come una delle prime
proposte di una riforma politica, basata scientificamente, mirante a purificare e potenziare la societ.
Secondo lo psichiatra torinese complesse tassonomie antropologico-psichiatriche dovevano articolare un
pi vasto progetto di riforme e di controllo sociale dove istanze repressive e segregative come la
regolamentazione dei flussi migratori, una rapida giustizia repressiva e il sequestro dei delinquenti abituali,
andavano di pari passo con forme di prevenzione e di profilassi come il controllo dei cittadini onesti, ma
deboli, la tassa sugli alcoolici e una sorveglianza protratta dei giovinetti e dei derelitti attraverso gli asili
spontanei o obbligatori e le scuole industriali. A questo riguardo mi permetto di rimandare a:
Francesco Cassata, Rigenerare la razza: la via italiana alleugenetica in (a cura di) Marcello Flores, MarieAnne Matard-Bonucci, Enzo Traverso, Simon Levis Sullam, La shoah in Italia, UTET, Torino, p. 116
33 Valeria Paola Babini, Maria Montessori e Gina Lombroso due risposte femminili al problema della
degenerazione, in (a cura di) Raffaella Simili, Scienza a due voci, Olschki, Firenze 2006, p. 186
34 Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, pp. 28-29

ma anche quello umano e sociale, per cui levento degenerativo pu scaturire da una disorganizzazione del
carattere dovuta a circostanze esterne, quali un ambiente povero e depauperante 35. Ci che interessa a noi
che a conclusione del libro si teorizza la possibilit di una rigenerazione, intesa come possibilit di
contrastare il processo di decadimento progressivo dellumanit 36. Lavvio di un possibile processo di
rigenerazione attuabile secondo Sergi sia attraverso una politica eugenica di prevenzione, sia tramite una
rieducazione e/o parziale recupero dei degenerati esistenti. Lidea sergiana di rigenerazione incomincia a
diffondersi in Italia a partire dagli anni novanta dellOttocento e con essa la formulazione di proposte
dintervento soprattutto a carattere preventivo che si pongono come piani di rigenerazione 37.
Limpostazione di Sergi nellevidenziare il ruolo delle cause sociali nella produzione di variazioni
psicofisiche individuali, ha il merito di contribuire in quegli anni e in quelli successivi a creare un clima di
rinnovata fiducia nellintervento scientifico a scopi sociali. Questo porta a considerare sempre con maggior
riguardo la necessit di unazione preventiva studiata scientificamente nella lotta contro gli effetti
degenerativi delle condotte devianti.
(paragrafetto eliminato)
Limportanza attribuita in Italia alla componente sociogenetica accentua sempre di pi il ruolo, nella
formazione di patologie, della componente mentale del soggetto, sotto forma di abitudini, comportamenti e
vizi considerati nei loro effetti sociali. Questo spinge la psichiatria italiana ad interessarsi oltre che
dellalienato in manicomio anche alla questione della prevenzione delle malattie mentali, viste sempre entro
il solco teorico del concetto di degenerazione. Pur rilevando limportanza dellambiente sociale al di sopra
dei fattori organici e costitutivi, le riflessioni e le analisi della psiche continueranno ad essere sempre pi
radicate entro la componente biologica, incistando la psichiatria italiana in un indirizzo marcatamente
organicistico. In un certo senso anche possibile affermare che la psichiatria italiana sin dalla sua nascita
sempre stata connotata da un simile orientamento, tipico della cultura positivistica del tempo. Per dare
unidea a questo riguardo sufficiente pensare la scelta di parole utilizzate per il nome della comunit
scientifica degli psichiatri italiani al momento della sua nascita nel 1873: societ freniatrica italiana. Lidea
degli psichiatri di allora era che tutto ci che concerneva la mente dovesse avere letimo fren, pi adatto
per connotare la dimensione biologica, piuttosto che psych, collegato allanima e allo spirito. Infatti era
convinzione di Carlo Livi, illustre psichiatra dellepoca e direttore dellistituto psichiatrico di Reggio Emilia,
che le frenopatie andassero studiate secondo le regole e i modi della comune patologia 38. Sin dagli esordi,
infatti, la ricerca scientifica italiana in materia psichiatria aveva conosciuto successo soprattutto in un
approccio organicistico, sia perch lanatomia patologica aveva avuto nellItalia del Settecento il suo
35 Ivi., p. 29
36 Valeria Paola Babini, Maria Montessori e Gina Lombroso due risposte femminili al problema della
degenerazione, in (a cura di) Raffaella Simili, Scienza a due voci, Olschki, Firenze 2006, p. 188
37 Ivi., p. 189

fondatore Morgagni, sia perch le ricerche svolte alla fine dellOttocento da Luciani, Tamburini, Seppilli,
Bianchi, e non da ultimo Golgi (), erano ampiamente riconosciute a livello internazionale 39. Questo
indirizzo orienta per tantissimi anni la ricerca psichiatrica italiana, considerando scientifici e positivi solo
quegli studi che radicano il mondo mentale nel dato somatico, mentre ci che si occupa della psiche nella sua
purezza viene considerato appannaggio della filosofia o tuttal pi della fede religiosa. In virt di questo, la
comunit scientifica italiana fatica a recepire le nuove prospettive in materia psicologica e psichiatrica
sviluppatesi al di fuori dei confini nazionali. In primo luogo nei riguardi dellapproccio clinico di Kraepelin
che incominciava ad attirare studiosi da tutta Europa in Germania. Bench il sistema di classificazione delle
malattie mentali kraepeliniano diventa oggetto di dibattito in occasione del congresso della Societ
freniatrica italiana del 1901, lestablishment psichiatrico italiano mostra grande diffidenza verso le proposte
dello psichiatra tedesco. Infatti dove non c una palese presa di distanza, si insiste comunque nella
integrazione dellimpostazione clinica dellautore tedesco con le istanze anatomo-patologiche della scuola
italiana. La stessa cosa dicasi per la psicoanalisi freudiana, che a parte limpegno di qualche psichiatra come
Levi Bianchini, Gustavo Modena e soprattutto Roberto Assagioli che tengono in considerazione, seppur con
reticenza, le teorie sulla sessualit di Freud, in generale si trova a dover affrontare la tenace resistenza di una
cultura medica segnatamente positivista che obbliga gli psichiatri italiani alla prudenza e a ricercare
pedissequamente il riscontro scientifico che la psicoanalisi sembra non garantire. In sostanza la tendenza
conservatrice della cultura scientifica italiana, alimentata anche da un certo orgoglio nazionalistico, ha
portato a rifiutare tutto ci che riguarda la psicologia e la psicopatolgia nel rapporto col malato. Come
ricorda Peloso, comune convinzione che la psicologia, il dialogo e lanalisi e la correzione del
comportamento, possono essere utili in sede di prevenzione delle malattie mentali; ma una volta che la
malattia presente, lunico rapporto possibile con il corpo da custodire in manicomio, o poi da aggredire
con le terapie biologiche40. In quegli anni la psichiatria italiana ha paura del nuovo e decide di percorrere la
strada gi segnata dalla tradizione italiana in materia di malattie mentali: cio una psichiatria sociale
articolata dallincontro fra prospettiva biologica e sociologica. Questa posizione ben sintetizzata da un
articolo sulla Rivista dItalia scritto da Sante de Sanctis, dove illustrando i nuovi indirizzi della psichiatria,
come gli studi morfologici del cervello e la classificazione dei disturbi psichici, ribadisce ci che allora
risultava fondamentale: la profilassi sociale della pazzia 41.
Comunque non sono mancati sforzi di apertura verso studi puramente psicologici. Nel 1901 la Societ
Freniatrica Italiana, pur opponendosi alla psichiatria clinica di Kraepelin, vede positivamente la creazione di
38 Come riportato in: Pier Maria Furlan, Scienza non sempre disgiunta da vergogna. Tre secoli di storia
psichiatrica torinese in Aa. V.v., Il sapere e la vergogna. Psichiatria, scienza, cultura nelle leggi razziali del
1938, in Quaderni del centro di documentazione di Storia della Psichiatria, 2, p. 159
39 Valeria Paola Babini, Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento, Il Mulino,
Bologna 2009 p. 29
40 Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (1922-1945),
Ombre Corte, Verona 2008, p. 37

facolt di psicologia nelle universit. Successivamente, nel 1905, Roma ospita il Congresso Internazionale di
Psicologia, innescando un certo interesse in Italia agli studi dei processi psichici in unottica psicodinamica,
portando alla fondazione della Rivista di Psicologia. Lo stesso anno lo psichiatra Leonardo Bianchi, che
allora lavorava al ministero dellistruzione, istituisce le prime tre cattedre di psicologia. Nonostante
linteresse di alcuni psichiatri verso le ricerche di questo tipo, testimoniata anche dalla fondazione nel 1910
della Societ di Psicologia, la disciplina in questione viene comunque considerata prerogativa della filosofia
sminuendo la sua portata scientifica: infatti anche le cattedre istituite da Leonardo Bianchi vengono inserite
esclusivamente nelle facolt di Lettere e Filosofia. Pur essendoci un indirizzo piuttosto coerente ed unitario
di stampo biologistico, la psichiatria italiana si trova comunque in difficolt nel definire in maniera
scientifica gli elementi corporei e la loro articolazione alla base dei processi mentali. La problematicit della
psichiatria italiana di identificarsi in uno statuto epistemologico chiaro viene testimoniata dalla nascita nel
1907 della Societ Italiana di Neurologia, provocando una spaccatura tra freniatri e neurologi. La nascita
della societ arriva a togliere energia e rappresentativit alla psichiatra, lasciandola in una sorta di crisi
didentit scientifica, arroccata ormai sulla pratica manicomiale 42. Inoltre ha determinato una distinzione
tra malattie mentali e neurologiche, che non solo non trova mai conferma nella letteratura scientifica del
tempo, ma non riesce nemmeno a definire in maniera pi rigorosa la natura della malattia mentale.
La generale confusione sulla definizione dei rapporti tra il mentale e il biologico, contribuisce a determinare
in ambito scientifico una certa plasticit nella descrizione dei caratteri psichici e morfologici che definiscono
lindividualit di una persona. In questo modo la definizione del concetto di razza arriva a trovare ampio
spazio nella produzione scientifica, formulandosi a pi riprese anche a partire da categorie psichiatriche. A
partire da Lombroso, il quale afferma lobiettivit di quelle peculiarit morfologiche di ordine somatico e
delle caratteristiche psicologiche e comportamentali che, fissandosi al culmine di un lunga storia
naturale, determinano la loro tipicit e trasmissibilit, e quindi il carattere e la razza 43; la cultura
scientifica del tempo non ha dubbi circa la spiccata differenza tra le razze e, soprattutto, dellesistenza di una
oggettiva gerarchia tra esse. precisamente in questi termini che la nozione di razza attraversa molte
delle riflessioni degli psichiatri. Innanzitutto, allinterno della sistematica clinica la razza elencata in genere
fra le cause predisponenti generali delle malattie mentali. Per cui nei manuali di psichiatria, come il
lettissimo Tanzi-Lugari o quello di Cesare Agostini, possibile trovare formulazioni psichiatriche
razzializzanti per cui le razze superiori e pi incivilite tendono ad essere colpite dalla paralisi

41 Valeria Paola Babini, Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento, Il Mulino,
Bologna 2009 pp. 28-29
42 Valeria Paola Babini, Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento, Il Mulino,
Bologna 2009 p. 33
43 Ferruccio Giacanelli, Tracce e percorsi del razzismo nella psichiatria italiana della prima met del
Novecento, in (a cura di) Alberto Burgio, Nel nome della razza. Il razzismo nella storia dItalia 1870-1945, Il
Mulino, Bologna 2000, p. 391

progressiva, mentre possibile osservare i caratteri pi spiccati di isterismo fra i Negri 44. Allinterno di
questi manuali trovano spazio anche studi in merito alla razza ebraica, non solo attraverso una
caratterizzazione medico-psichiatrica per cui gli ebrei presentano una maggior tendenza alle affezioni
nervose e psichiche, oltre che la frequente presenza, in famiglie di ebrei, di rare malattie nervose
degenerative infantili, dovute ad una disposizione di razza ribadita da troppi matrimoni tra consanguinei 45.
Anche in quanto gli ebrei meritano una particolare attenzione perch con la loro stessa presenza di etnia ben
individuabile nel contesto di societ diverse dimostrerebbero la tenacia dei caratteri ereditari e
confermerebbero quindi la verit del concetto di razza 46. Vengono sviluppati concetti razziali dagli
psichiatri anche nella prospettiva di fondare scientificamente la presunta superiorit della razza bianca.
Enrico Morselli elabora proprio in questottica teorie psichiatriche-antropologiche che legittimano il
colonialismo europeo. Infatti convincimento dello psichiatra modenese lesistenza di leggi antropologiche
che () regolano la lotta fra razze, in cui la razza caucasoide o leucodermica che dai tempi di Colombo ad
oggi si diffusa in tutto il mondo la pi progressiva, per cui, conseguentemente, le tendenze e le
aspirazioni cos dette imperialistiche non sono altro che il prodotto di una attivit etnica migratoria inscritta
nella storia biologica ed evolutiva dell europeo 47. Lideologia di una gerarchia fra razze guida anche le
riflessioni di Marco Levi Bianchini, emigrato nel 1901 nel Congo belga per esercitare la professione medica
per un anno. Il resoconto del suo viaggio ruota attorno alla necessit del primato delluomo bianco
nellambiente africano, dominatore assoluto e lunico razzialmente capace di comandare, a cui non
devessere negato nulla, n le ricchezze dellambiente, n la forza lavoro del nero, considerato per
necessit biologica una bestia da soma, n le donne 48.
La centralit in ambito psichiatrico di una concezione organica della mente, avvalora le immagini
degenerazioniste di cui era intrisa la cultura scientifica e politica italiana, dando spazio a progetti di una
rigenerazione laica e biologica della nazione, edificate, in particolar modo in Italia, sulle utopie igieniste e
soprattutto sul filone della medicina sociale. In questo modo temi legati alleugenica sono stati
ripetutamente dibattuti in Italia tra fine Ottocento e inizio Novecento, preparando il terreno per lingresso
delle teorie di Galton anche in assenza di uno statuto epistemologico o di una struttura organizzativa
esplicitamente eugeniche. La nuova scienza di Galton ottiene investitura nazionale solo nel 1912, quando
una delegazione italiana composta da Corrado Gini, Giuseppe Sergi, Alfredo Niceforo, Enrico Morselli,
44 Ferruccio Giacanelli, Tracce e percorsi del razzismo nella psichiatria italiana della prima met del
Novecento, in (a cura di) Alberto Burgio, Nel nome della razza. Il razzismo nella storia dItalia 1870-1945, Il
Mulino, Bologna 2000, p. 392
45 Ibidem.
46 Ibidem.
47 Ivi., p. 393
48 Ibidem.

Antonio Marro, Roberto Michels, Achille Loria e Raffaele Garofalo, viene mandata a Londra al I Congresso
Internazionale di Eugenica. Di notevole interesse per le ripercussioni negli anni futuri sulla scienza
psichiatrica la presenza in tale occasione dellillustre psichiatra-antropologo Enrico Morselli. Nel corso del
suo intervento, infatti, afferma la centralit metodologica ed epistemologica della psichiatria nei confronti
delleugenica, intesa soprattutto nel suo legame intrinseco con la dottrina delle razze. Secondo Morselli,
lapparato scientifico delleugenica deve provenire dalla psichiatria, piuttosto che dalle teorie di Mendel, data
la prevalenza dei fenomeni mentali nella evoluzione attuale della specie umana 49. Allo stesso tempo
ammette la necessit anche di una psichiatria eugenizzata, che deve interpretare i dati clinici alla luce
biologia e che si prefiguri il compito di analizzare e spiegare il problema capitale delleugenica, ovvero
quello delleredit patologica nelle famiglie 50. La trasmissione delle patologie psichiatriche secondo
Morselli si deve rifare alla classica concezione moreliana, in quanto la grande causa endogena che
leredit morbosa antecedente alla serie trasmissibile dei caratteri dinferiorit prodotti dai fattori
esogeni posti sotto il controllo sociale 51. In sostanza, lesogenesi dei morbi, quali la sifilide,
lalcoolismo, linfezione bacillare, la miseria, lo strapazzo nel lavoro, linurbamento eccessivo delle
popolazioni, labbandono della prisca semplicit di costumi ecc, non soltanto individuale, ma
diventando, per mezzo della trasmissione ereditaria, endogenesi, essa si fa collettiva 52. La trasmissione dei
caratteri somatici e psichici, secondo lo psichiatra italiano, per si articola attorno anche ad unaltra
variabile: la razza. Infatti le razze si differenziano non solo in base ai caratteri fisici ma anche per quelli
mentali, ed entrambi ubbidiscono alle medesime leggi, quale la struttura primordiale di ciascun tipo etnico,
da cui dipendono i caratteri originari; e ladattamento a cui corrispondono i caratteri acquisiti 53. Inoltre
per Morselli le razze differiscono anche a seconda della loro posizione nella gerarchia razziale, sia dovuto
alla loro morfologia e psicologia, sia dalla predominanza o meno delle unioni miste 54. Per questo se il
destino di ogni razza segnato dal gradino in cui si trova nella gerarchia fisio-psichica umana e se il
fine di ciascuna sidentifica nella conservazione del proprio tipo etnico 55, una buona politica eugenetica
non deve solamente mirare a realizzare un unico tipo di homo, ma operare secondo il naturale
differenziamento biologico esistente fra le razze e le nazioni. Leugenica morselliana si profila quindi come
una dottrina della profilassi della razza, attuabile anche secondo un naturale meccanismo di selezione
49 Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 35
50 Ivi., p. 36
51 Ibidem.
52 Ivi., pp. 36-37
53 Ivi., p. 37
54 Ibidem.
55 Ivi., p. 38

evolutiva di lotta etnarchica. Questa lotta conduce inevitabilmente allestinzione naturale delle inferiori
razze protomorfe, fino alla realizzazione dellutopia eugenetica del Metanthropos, o lUomo
dellavvenire56. Questo deve trovare una realizzazione pratica in una politica eugenetica che si deve
accordare alle severe leggi biologiche () delleredit conservativa e della variabilit progressiva, in
modo da poter governare a volont il corso dellEvoluzione umana, selezionando i tipi meglio rispondenti
allideale metantropinico57. Data la debolezza scientifica delleugenica, in quanto le leggi aritmetiche di
Mendel sono incapaci di spiegare le cadenze ereditarie delle grandi patologie mentali 58, per concretizzare
una selezione individuale e sociale regolata per lutile della Razza occorre un ordinamento politico che
imponga lobbligatoriet del certificato prematrimoniale, ma soprattutto un vasto progetto educativo di
elevazione morale attraverso misure opportunamente coercitive nei rispetti delligiene, allo scopo di
combattere e demolire le tanto deplorate malattie di carattere sociale, intossicazioni volontarie, infezioni
genitali, invasioni bacillari ecc. ricorrendo alla coscienza etica e al sentimento di dignit dei singoli
individui59. Allinterno di questo progetto di profilassi eugenica della societ sinserisce il compito
terapeutico dello psichiatra: nonostante i deboli di mente recuperabili siano molto pochi, auspicabile
leducazione di quei pochi frenastenici potenzialmente reinseribili nel circuito sociale, in quanto non ha
senso eliminarli tramite interventi eugenetici violenti poich non rappresentano una piaga aperta attraverso
cui linfezione degenerativa possa penetrare nel corpo sociale.
2.2 Il paradigma securitario e la legge Giolitti del 1904
Come stato possibile osservare fino ad ora, in pi occasioni e a partire da discipline scientifiche diverse,
lorientamento comune a livello medico-psichiatrico quello di una sentita necessit di unazione sociale
preventiva nei confronti delle devianze. In questorizzonte teorico diventa quindi necessario ridiscutere della
tecnica manicomiale, considerato come centro di cura e custodia degli anormali, ma anche in quanto tecnica
di disciplinamento e prevenzione della condotta. Per comprendere meglio la funzione e lo stato dei manicomi
in Italia in quegli anni, bisogna tener presente il dibattito che ha portato alla promulgazione di un codice
penale unificato nel 1889, in cui, oltre alla pena di morte, si discuteva sulla responsabilit o meno in caso di
vizio mentale e che richiedevano una presa in considerazione di nuove concezioni delluomo e quindi un
dialogo con le scienze umane. Seguendo lacuta analisi di Alessandro Fontana possibile osservare un
mutamento di scenario legislativo in materia di diritto che diventa sempre pi poliziesco: () all
imputabilit sulla base della responsabilit morale, comincia a sostituirsi la pericolosit pubblica; alla difesa
dei bisogni/interessi dei singoli, alla difesa dei bisogni/interessi della societ; alla pena come ammenda, la
misura di sicurezza, misura amministrativa che dora in poi la maggior parte dei giuristi, soprattutto tedeschi,
56 Ibidem.
57 Ivi., p. 39
58 Ivi., p. 36
59 Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, pp. 39-40

cercher di conciliare con la legalit della pena 60. In quest ottica i bisogni sociali stanno infatti a poco a
poco rimpiazzando gli interessi privati; e la societ non pi considerata come un aggregato meccanico di
utilit singole, ma come un organismo vivente che necessita, in quanto appunto organismo vivente, di misure
di prevenzione, protezione, assistenza e difesa contro i pericoli che la minacciano 61. In piena sintonia con la
sensibilit scientifica del tempo che come abbiamo visto univa secondo un legame di necessit biologica la
costituzione psico-fisica del singolo al destino della nazione e della razza, il diritto penale comincia ad
appoggiarsi ad una concezione di un soggetto che non pi portatore di una libert morale. In quanto
individuo dotato di un carattere programmato biologicamente e plasmato socialmente, non pi possibile
stabilire la volont e il libero arbitrio di una persona. Conseguentemente lazione criminosa non pi
considerabile come un insieme di volont e sentimenti, ma pu essere definito unicamente come una
condotta deviante rispetto ad una norma 62. In questo modo il diritto penale assume una funzione poliziesca
per cui non pi centrale garantire le libert individuali, ma la sicurezza dello Stato. La misure penali
devono agire unicamente sulla criminalit in s, intesa non solo come ci che mette in pericolo la societ, ma
pi estesamente come quelle condotte devianti che rischiano di minacciare la coesione sociale: per cui ci
che importa unicamente la pericolosit e, in sostanza, la fattualit del crimine 63. Mettendo al centro
unicamente la tutela degli interessi e dei bisogni della societ, diventa allora necessario lallestimento,
accanto alla legalit della pena riservata ai crimini doccasione delle persone oneste, di un complesso
apparato di misure di sicurezza in grado di difendere la societ attraverso relegazione, confino, libert
sorvegliata, protezione, decadimento della patria potest, castrazione e sterilizzazione, per citarne solo alcuni
possibili. Un arsenale di misure securitarie che riguarder particolarmente un tipo di popolazione: quello
costituito dagli individui anormali, come ad esempio i delinquenti abitudinari, recidivisti, criminali sessuali,
prostitute, alcolizzati e folli omicidi.
Allinterno di questo paradigma securitario presente il caos e la confusione in cui vivono i manicomi
italiani. In quegli anni infatti non era presente una legge capace di disciplinare la variet di realt
assistenziali presenti sul territorio italiano, per cui era possibile riscontrare circa quattro tipi di manicomi:
quelli provinciali, i manicomi costituiti sotto forma di opere pie, sezioni di ospedali amministrate da
congregazioni indipendenti e i manicomi privati. Inoltre la gestione di questi istituti variava da caso a caso:
in alcuni casi il direttore medico aveva pieni poteri, in altri non esercitava alcuna influenza sullordine delle
spese e, infine, in altre disponeva di totale autorit sullassistenza e un controllo parziale per ci che riguarda
lamministrazione. Secondo quanto afferma giustamente Babini, sicuramente incideva parecchio sullo stato
60 Alessandro Fontana, Dalla difesa sociale alla difesa della razza in Aa. V.v., Il sapere e la vergogna.
Psichiatria, scienza, cultura nelle leggi razziali del 1938, in Quaderni del centro di documentazione di
Storia della Psichiatria, 2, pp. 26-27
61 Ivi., p. 27
62 Ivi., p. 28
63 Ibidem.

degli edifici, sulle cure apprestate e soprattutto sul livello dellassistenza se le spese manicomiali fossero
decise dal direttore sanitario o non piuttosto dallamministrazione provinciale e le lotte da parte della
direzione medica contro linsipienza o lostinazione delle amministrazioni non disposte a riformare i progetti
sanitari al fine di contenere le spese erano allordine del giorno. Non a caso era richiesta a gran voce dagli
psichiatri una legge che concedesse loro pieni poteri nella gestione delle istituzioni deputate al ricovero e alla
cura dei malati di mente. Ma quello su cui bisognava tempestivamente agire era il sovraffollamento, dovuto
ad un impressionante aumento dei ricoverati, triplicati in numero dai circa tredicimila del 1875 agli oltre
trentanovemila dei primi anni del Novecento. Le voci degli psichiatri non rimasero inascoltate a lungo: anche
grazie allo spazio trovato sui giornali dallo scandalo suscitato da alcune inchieste giornalistiche sul
trattamento dei malati nei manicomi veneziani 64, il 6 dicembre 1902 Giolitti presenta al senato un disegno di
legge sui manicomi e gli alienati dal titolo Disposizione sui manicomi pubblici e privati 65. Approvato il 14
febbraio del 1904, la prima legge italiana sui manicomi innanzitutto attribuiva agli psichiatri un potere
straordinario a loro prima sconosciuto: non solo piena autorit sul servizio sanitario, ma anche sorveglianza
sulla gestione amministrativa ed economica, nonch la responsabilit per tutte le trasgressioni della legge
stessa. Soprattutto per la legge Giolitti sinseriva in quel filone disciplinare e securitario ricordate pocanzi,
a cui appartenevano anche altre leggi promulgate a partire dagli anni 60 dellOttocento 66, influenzate in
buona parte dalle dottrine lombrosiane che avvicinavano condotte devianti e malattie mentali alla criminalit.
Dato che, come afferma lo psichiatra Leonardo Bianchi che a tempi della stesura della legge lavorava nel
ministero dellistruzione, il folle per lorganismo sociale rappresenta le tossine, le infezioni
dellorganismo individuale67, la legge stabiliva quale criterio di obbligo di ricovero la pericolosit sociale e
il pubblico scandalo. In sostanza si entra in manicomio non in quanto malati, ma perch considerati nocivi,
pericolosi, oziosi e scandalosi. In questo senso, la legge istituiva innanzitutto un servizio speciale di
sorveglianza per gli alienati. Inoltre il meccanismo di ingresso ed uscita era articolato, pi che su un criterio
terapeutico, su istanze che legavano il direttore del manicomio alla prassi giuridica. Infatti la legge disponeva
lammissione solamente con procedura giuridica, a sola eccezione dei casi durgenza per i quali poteva
64 Per una pi completa trattazione del ruolo dei giornali nel presentare allopinione pubblica la pessima
condizione dellassistenza manicomiale in quegli anni, mi permetto di rimandare a: Valeria Paola Babini,
Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento, Il Mulino, Bologna 2009 pp. 11-17
65 Ivi., p. 17
66 Alessandro Fontana in un articolo ricorda i seguenti provvedimenti di sicurezza emanati prima della
legge del 1904: la legge Pica del 1863 che prevedeva il domicilio coatto per gli oziosi, i mendicanti, i
vagabondi e i briganti; il codice Zanardelli del 1889 che invece prevedeva una legge di pubblica sicurezza
contro le classi pericolose; e, infine, la prima legge securitaria per il dissenso politico emanata sotto
Crispi nel 1894. A questo riguardo rimando a: Alessandro Fontana, Dalla difesa sociale alla difesa della
razza in Aa. V.v., Il sapere e la vergogna. Psichiatria, scienza, cultura nelle leggi razziali del 1938, in
Quaderni del centro di documentazione di Storia della Psichiatria, 2, pp. 28-29
67 Citato in: Valeria Paola Babini, Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento, Il
Mulino, Bologna 2009 p. 19

procedere al ricovero lautorit locale di pubblica sicurezza, e le dimissioni dovevano essere autorizzate con
decreto del tribunale, su richiesta del direttore del manicomio, alleggerendo la responsabilit alla categoria
degli psichiatri. Era anche consentito per il direttore di ordinare il licenziamento in via di prova di un
ricoverato, per dandone immediata comunicazione al procuratore della Repubblica e allautorit di pubblica
sicurezza. Alcuni anni dopo viene introdotta un regolamento di applicazione della legge formulato dai
tecnici, in cui fu specificato ulteriormente la possibilit di internare anche altre categorie di malati: come i
dementi cronici docili, gli epilettici innocui, individui colpiti da infermit mentale incurabile e quelli
che non potevano trovare trattamento per le loro specifiche condizioni patologiche 68. In unera in cui a
livello scientifico i contorni tra psichico e biologico erano sfumati, per non dire confusi, distinguendo a fatica
nelle patologie psichiatriche le forme neurologiche da quelle psico-organiche, questo produsse di
conseguenza il mantenimento del trend dei continui ingressi nei manicomi di ogni sorta di deviante,
anche non necessariamente affetti da disturbi psichiatrici. Dai dementi e chi soffriva di un serio ritardo
mentale, erano presenti anche persone con pellagra, tubercolosi, sifilide, alcolizzati e individui colpiti dalla
malaria, di modo che solo il 30 per cento delle persone ammesse soffrivano realmente di una malattia
mentale ed una percentuale ancor pi piccola rappresentava un reale pericolo 69.
2.2 La prima guerra mondiale come laboratorio psichiatrico
Lavvento della prima guerra mondiale, attraverso la mobilitazione di massa e limpiego di un nuovo
apparato tecnologico e organizzativo da parte dellesercito, costringe la ricerca psichiatrica condotta
esclusivamente nei manicomi e nelle sedi universitari in un terreno fino ad allora inedito. Secondo un
censimento eseguito da maggio a luglio del 1916 da parte dellIspettorato di sanit militare, il numero dei
militari neuropatici nei soli corpi darmata superiore alle 20 mila unit 70, mentre nel corso del conflitto si
stima lingresso di oltre 40 mila soldati negli ospedali psichiatrici 71, obbligando gli psichiatri a gestire una
popolazione non indifferente di alienati. Inoltre negli anni precedenti linnescarsi della guerra mondiale, la
cura delle malattie mentali nellesercito era stata trattata come argomento secondario, cogliendo gli addetti
alla salute mentale impreparati rispetto alla natura delle patologie sorte durante la guerra. In questo modo, le
scienze psichiatriche e psicologiche, coinvolte anchesse nello sforzo organizzativo dettata dallimpresa
bellica, trovano nel conflitto uno laboratorio dove sperimentare ed osservare su larga scala traumi e devianze
gi codificate dal dibattito scientifico. Merito anche della proposta dellIspettorato Medico Generale di
68 Andrea Piazzi, Luana Testa, Giovanni Del Missier, Mariopaolo Dario, Ester Stocco, The history of
Italian psychiatry during Fascism in History of Psychiatry, 3, 2011, p. 253
69 Dati citati in: Ibidem.
70 Dato citato in: Valeria Paola Babini, Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del
Novecento, Il Mulino, Bologna 2009 p. 53
71 Come menzionato in: Andrea Piazzi, Luana Testa, Giovanni Del Missier, Mariopaolo Dario, Ester
Stocco, The history of Italian psychiatry during Fascism in History of Psychiatry, 3, 2011, p. 254

istituire uno speciale servizio Neurologico e Psichiatrico, in forma di consulenza, presso ciascuna presso
ciascuna Direzione e Intendenza di Sanit Militare delle quattro armate al fronte 72, emanato come decreto
nel 1915 dal Comando Supremo. Gli psichiatri incaricati in questo modo hanno il compito di impiantare e
dirigere speciali reparto in cui far fronte a patologie nervose facilmente guaribili o bisognose di
osservazione, evacuando i malati pi gravi verso le zone interne. Questo immenso campo di sperimentazione
clinica ripropone prepotentemente il tema dellorigine delle patologie, in quanto gli psichiatri si trovano a
doversi confrontare ripetutamente con le nevrosi di guerra. Lorigine psichica delle malattie pone lo
psichiatra italiano in imbarazzo, in quanto costretto a dover riconoscere e distinguere una patologia che si
presenta in termini psicologici o lo volont del soldato di sottrarsi alla guerra. Infatti per molto tempo la
questione dei simulatori, degli autolesionisti, degli esageratori di disturbi nervosi e psichici impegna la
psichiatria italiana sopra ogni cosa 73. In questo modo il ruolo delle emozioni nelle nevrosi traumatiche
simpone nella comunit psichiatrica italiana, tradizionalmente legata, come osservato poco prima, ad un
approccio organicistico. Nei confronti dei traumi procurati dal conflitto bellico si delineano pressappoco due
posizioni: una volta ad una prudente interpretazione psicogenetica, non disposta ad accoglierla
definitivamente; laltra orientata ad interpretare questi fenomeni allinterno di una prospettiva biologistica
classicamente italiana. Infatti, seppur la natura psicogenetica dei disturbi venga in qualche caso
tematizzato74, la maggioranza degli psichiatri italiani non abbandona limpostazione tipica della loro
formazione: cio la ricerca nel dato costituzionale per lo sviluppo del disturbo psichico.
Il conservatorismo della psichiatria italiana nel prediligere la ricerca di una dimensione fisiologica nella
causa delle malattie mentali, ha permesso una rivitalizzazione in ambito psichiatrico dei concetti di
degenerazione e rigenerazione, intese come chiavi di lettura tramite cui studiare gli effetti del conflitto sulla
salute della popolazione, dando spazio a temi e proposte di politica eugenica. Infatti molti psichiatri leggono
nei traumi di guerra i sintomi di unirreversibile degenerazione della razza a cui necessario rispondere con
leugenica. Uno di questi ad esempio lo psichiatra socialista Ferdinando Cazzamalli, secondo cui se
degenerati si nasce, comunque possibile lo stesso diventare degenerogeni: in quanto lambiente,
fattore sommo di tutti i fenomeni biologici 75, produce nellindividuo quella malattia capace di provocare la
degenerazione della specie. Il problema, secondo Cazzamalli, che la guerra modifica pesantemente
72 Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 65
73 Valeria Paola Babini, Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento, Il Mulino,
Bologna 2009 p. 51
74 Questo il caso ad esempio di Agostino Gemelli che nel 1918 pubblica Il nostro soldato dove si chiede:
Pu una emozione violenta, come la paura, determinare manifestazioni nettamente patologiche? C una
pazzia di guerra determinata dalle emozioni della battaglia. A tal riguardo permetto di rimandare a Valeria
Paola Babini, Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento, Il Mulino, Bologna 2009
p. 51
75 Citazione di Ferdinando Cazzamalli riportato in: Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in
Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 58

lambiente, facendone una fucina di traumatizzati, di sovraffaticati, di denutriti 76. Specificatamente il


conflitto pi che produrre unazione psicopatogena diretta, agisce come coadiuvante per cui non esiste
propriamente una psicosi di guerra, quanto una predisposizione alla psicosi. Cassata riassume la posizione
di Cazzamalli in questo modo: riconduce la psicosi di guerra ad una condizione patogenica, definita
come astenia, determinata da un affaticamento organico o da unintensa emozione, che colpisce
tanto i predisposti, quanto i sani 77. In un quadro simile diventa necessario riflettere sulle politiche
eugenetiche da realizzare nel dopoguerra, in quanto il conflitto trasforma i malati potenziali in malati attuali,
aumentando il numero di degeratori. Dal punto di vista dello psichiatra socialista, per scongiurare la
minaccia biologica occorre un intervento eugenico di medicina sociale che educhi le masse alle unioni
sessuali. Sugli effetti degenerogeni della guerra riflette anche lo psichiatra Agostino Gemelli. Aderendo alle
tesi di Sergi78, padre Gemelli riconosce che leffetto degenerativo della guerra non sia da ricercarsi
esclusivamente nellelevata mortalit, ma anche in altri fattori come lincrocio delle razze e le malattie
degli organi sessuali femminili79. La guerra rivela in quelle persone mandate al fronte chi era gi
predisposto alle malattie del sistema nervoso, che, ritornate in patria, rischiano di trasmettere la disposizione
alla malattia alle future generazioni. Per Gemelli i figli della guerra () non potranno essere che dei
nevropatici e dei psicopatici, destinati a portare per tutta la loro vita e nel sistema nervoso e nella struttura
psichica la traccia del terribile evento, al quale i loro padri hanno preso parte 80. Colpendo le giovani
generazioni, le politiche da adottare nel dopoguerra non possono che essere rivolte alle famiglie, a partire da
una concezione della famiglia basata sulla morale cristiana, capace di disciplinare la sessualit e di dare una
visione della vita non come godimento, ma come prova per uno scopo superiore 81, unita ad interventi di
eugenica negativa rivolta allimpedimento di matrimoni fra tarati.

76 Ancora citazione di Cazzamalli riportato in: Ivi., p. 58


77 Ibidem.
78 Lantropologo Giuseppe Sergi, come osservato in precedenza padre della lettura in chiave sociologica
delle tematiche legate alla degenerazione, la guerra non solo distrugge le giovani generazioni, ma produce
tensioni sociali che provocano traumi psichici capaci di squilibrare il sistema nervoso, producendo un
dissesto biologico capace di causare sterilit. Francesco Cassata in Molti, sani, forti cita a proposito questo
passaggio di Sergi: Il perturbamento biologico non deriva soltanto per il fatto della distruzione delle giovani
vite, le pi adatte alla fecondit, ma ancora per quelle sfavorevoli condizioni in cui improvvisamente vien
posta la nazione; donde hanno origine squilibri mentali e di sentimenti, traumi psichici e nervosi, ansie,
dolori dogni sorta, cui contribuiscono le gravi condizioni economiche che derivano dallo stato di guerra:
tutto si ripercuote nella economia generale organica delle popolazioni. Riferimento a: Francesco Cassata,
Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, pp. 54-55
79 Ivi., p. 60
80 Ivi., p. 61
81 Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 61

La psichiatra durante il conflitto trova anche un altro impiego: quello di affinare strumenti e tecniche di
selezione ed individuazione dei soldati idonei o meno, allo scopo di razionalizzare e massimizzare
lefficienza dello sforzo bellico. Oltre alla necessit menzionata pocanzi di individuare i simulatori e
alcuni tentativi di progettazione di test psicoattitudinali rivolti allesercito 82, il dilemma principale degli
psichiatri la gestione e utilizzazione degli elementi difettosi in guerra. Se alcuni propongono misure
draconiane come leliminazione o la deportazione nelle colonie 83, la maggioranza degli psichiatri convinta
piuttosto di una riutilizzazione tayloristica degli anormali. Su questa linea favorevole in particolar modo
lo psichiatra Enrico Morselli, daccordo nellutilizzare in guerra i frenastenici miti ed obbedienti, in modo
che dalla compagnia di elementi psichicamente validi possano ricavare qualche suggestione pel lavoro in
comune, per la disciplina, magari pel coraggio 84. Lutilizzo razionale delle risorse biologiche della
nazione per deve coinvolgere tutti i tarati, in modo ad ogni grado della malattia corrisponda ad un particolar
impiego economico: ad esempio gli automatismi comportamentali degli imbecilli puri possono essere
utilizzati per quei lavori materiali per i quali bastano le braccia senza la partecipazione del pensiero e
alcuni epilettici possono essere destinati alla custodia dei Depositi militari di oggetti innocui o per lavori
di facchinaggio85.
di notevole interesse inoltre come nel corso della Grande Guerra, gli psichiatri si mobilitano anche in una
intensa attivit di propaganda utilizzando ampiamente categorie medico-psichiatriche e antropologicherazziali. Personaggi ed istituzioni psichiatriche in particolar modo si impegnano nella connotazione razziale
dellavversario, soprattutto in funzione antigermanica. Lo scontro fra gli stati belligeranti diventa una
contrapposizione fra la razza latina e la razza germanica, scatenata soprattutto da questultima in quanto
i tedeschi si sentono istintivamente diversi dagli altri popoli e la loro eterogeneit psichica con
orientazione ostile verso la rimanente umanit un marchio di razza 86. In particolare sono Enrico
Morselli e Giulio Cesare Ferrari a portare avanti la crociata razzistica antigermanica sulle loro rispettive
riviste i Quaderni di pischiatria e La rivista di psicologia. Il primo rappresenta la atavica barbarie della
razza teutonica evocando una specificit biologica-etnica, indicando nell ipertrofia ereditaria e fissa delle
82 Il caso ad esempio di padre Agostino Gemelli impegnato, durante il conflitto, nellelaborazione di test
psicoattitudinali per la selezione degli aviatori. Riferimento a: Ivi., p. 60
83 Ad esempio gli psichiatri Edmondo Trombetta e Giacomo Pighini sono favorevoli alla deportazione in
apposite Compagnie speciali di deportazione in colonia, mentre Placido Consiglio, convinto
dellirreversibilit della degenerazione, favorevole alla deportazione in colonie per i degenerati gravi e
linternamento per gli psicopatici pericolosi. Riferimenti: Ivi., pp. 64 e 69-71
84 Ivi., p. 66
85 Ivi., p. 67
86 Ferruccio Giacanelli, Tracce e percorsi del razzismo nella psichiatria italiana della prima met del
Novecento, in (a cura di) Alberto Burgio, Nel nome della razza. Il razzismo nella storia dItalia 1870-1945, Il
Mulino, Bologna 2000, p. 395

funzioni digestive, omologa alla ipertrofia delle ghiandole seminali la principale causa della scatofilia e
della ributtante frequentissima omosessualit dei tedeschi 87. Cesare Ferrari daltro canto preferisce
lutilizzo del concetto di atavismo per descrivere la razza germanica, per cui la barbarie dei tedeschi la
reviviscenza di un fondo atavico pervenuto nella razza germanica con la misura di sangue asiatico, facendo
comparire modelli di comportamento atavici tanto vigorosi da cancellare la sensibilit morale ()
formata di recente88.
La prima guerra mondiale ha quindi avuto un ruolo fondamentale nel formulare nuove proposte politiche in
grado di contrastare lincubo della degenerazione. Le ansie di rigenerazione infatti hanno messo in primo
piano lesigenza di una efficiente organizzazione tecnica e razionale delle risorse biologiche, mettendo in
moto un apparato scientifico in cui gli psichiatri hanno avuto un ruolo di primo piano: in primo luogo
elaborando strumenti e tecniche di valutazione e misurazione della psiche, come i test attitudinali e formule
diagnostiche in grado di individuare e misurare la gravit della malattia mentale; e, in secondo luogo,
riflettendo su possibili progetti eugenetici che si appoggiano principalmente su teorie biologiche
ambientaliste. In questa prospettiva la promozione della salute fisica e mentale conferisce una funzione di
primordine alle politiche educative rivolte in particolar modo alle giovani generazioni, in grado di educare
alla salute e di disciplinare le condotte deviate anche in materia sessuale, allo scopo di prevenire verso quei
vizi dai pericolosi effetti degenerogeni ed istruendo le famiglie ad una condotta sana ed a evitare le unioni
con i degenerati. In questo quadro emerge una nuova dimensione della stato come manager delle risorse
biologiche collettive e come tutore dellintegrit sanitaria del corpo sociale, in cui medici e psichiatri sono
disposti ad offrire le proprie competenze di tecnici a sostegno dellefficienza economico-produttiva del
fattore uomo89. Questo avr leffetto di coinvolgere sempre pi la psichiatria nella biopolitica totalitaria
dello stato fascista. Come ricorda Peloso, la psichiatria sar impegnata in prima persona nelle campagne del
fascismo a favore dellinfanzia (), o entusiasta paladina delle politiche salutiste del totalitarismo fascista
per una sana ed equilibrata alimentazione, un buon esercizio corporeo (la ginnastica), o ancora, inascoltata,
delle virt dellorganizzazione produttiva propria del lavoro artigiano rispetto a quello industriale 90. Com
stato possibile osservare per la psichiatria non ha mai smesso di professare la differenza e la gerarchia tra
razze, producendo un discorso razziale posto come scientifico ed obiettivo. La confusione anche a livello
epistemologico dei confini tra il culturale-mentale e il dato biologico e somatico, contraddistingue anche il
concetto di razza conferendola una grande plasticit scientifica e descrittiva, che, nel migliore dei casi,
87 Citati in: Ivi., pp. 365-366
88 Ferruccio Giacanelli, Tracce e percorsi del razzismo nella psichiatria italiana della prima met del
Novecento, in (a cura di) Alberto Burgio, Nel nome della razza. Il razzismo nella storia dItalia 1870-1945, Il
Mulino, Bologna 2000, p. 397
89 Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 76
90 Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (1922-1945),
Ombre Corte, Verona 2008, p. 85

diventa semplicemente veicolo ideologico di orgoglio nazionalistico. Ad ogni modo una simile definizione di
razza, in quanto presuppone sempre una gerarchia razziale e la necessit di raddrizzamento di chi
inferiore ed anormale, pu adattarsi anche a politiche razziali violente capaci di colpire gli stranieri integrati
che per contingenze storiche vengono individuati come i nuovi anormali, come il caso delle leggi
antisemite del 38 in Italia.

3. La psichiatria negli anni del regime: la cura della razza


Il 30 ottobre 1922 re Vittorio Emanuele III cede alle pressioni dei militanti fascisti che due giorni prima
avevano marciato su Roma, ed affida a Benito Mussolini lincarico di formare un nuovo governo con il
Partito Nazionale Fascista minoritario in parlamento. Lo psichiatra Giulio Cesare Ferrari pubblica poco dopo
un articolo intitolato La psicologia della Rivoluzione fascista, dove accoglie entusiasticamente il nuovo
ordinamento politico: la vittoria fascista stata la vittoria della nostra buona razza antica e nuova che non
ha ancora detto al mondo la sua ultima parola 91. Infatti nei primissimi anni di governo il fascismo viene
accolto con fervore da parte di alcuni esponenti illustri della psichiatria e dellantropologia come i gi
menzionati Giuseppe Sergi, Enrico Morselli, Cesare Ferrari e Agostino Gemelli, che salutano larrivo del
duce come colui che potr concretizzare le tante sperate riforme eugeniche di salute ed igiene sociale,
ricreando la gloriosa razza latina. Ladesione al nuovo governo da parte dellestablishment psichiatrico
per non si realizza senza difficolt e turbolenze: dall11 al 14 ottobre 1923 si tiene a Siena il Congresso
dellAssociazione dei medici dei manicomi pubblici italiani in cui si pone il problema delladesione in massa
alla Corporazione nazionale sanitaria, a seguito dellabolizione dellalbo dei medici. Lalternativa
allingresso unanime nella corporazione fascista ladesione dei singoli medici associati ai sindacati medici
provinciali, comportando la dispersione dei medici che lavoravano nei manicomi e la perdita della
possibilit di influenzare le scelte di politica psichiatrica 92. Nella primavera del 1924 il Bollettino
dellAssociazione dei medici dei manicomi pubblici italiani informa che, nonostante alcune resistenze, gli
psichiatri dellassociazione decidono di aderire ai sindacati fascisti. Inoltre anche la promulgazione nel 1923
della riforma Gentile, definita da Mussolini la pi fascista delle riforme, ha un notevole effetto sullo
statuto della psichiatria italiana in quegli anni. In primo luogo acuisce definitivamente la spaccatura tra
limpostazione psicologistica e quella tradizionalmente organicistica, togliendo linsegnamento della
psicologia dai corsi di laurea in medicina, lasciandola appannaggio esclusivo della filosofia. In secondo
luogo unisce gli insegnamenti di neurologia e psichiatria in quello di Clinica delle malattie nervose e
mentali. In questo modo la psichiatria manicomiale e le conoscenze neuropatologiche sviluppatesi nei
91 Corsivo mio, passaggio citato in: Ferruccio Giacanelli, Tracce e percorsi del razzismo nella psichiatria
italiana della prima met del Novecento, in (a cura di) Alberto Burgio, Nel nome della razza. Il razzismo
nella storia dItalia 1870-1945, Il Mulino, Bologna 2000, p. 397
92 Luigi Benevelli, La psichiatria coloniale italiana negli anni dellImpero (1936-1941), Argo, Lecce 2010,
p. 20

laboratori e nelle cliniche universitarie vengono considerate come la medesima cosa, preservando intatta
quella confusione epistemologica ed istituzionale circa la natura delle malattie mentali, appiattendo la
conoscenza della malattia mentale nello studio scientifico delle sue cause 93. Una conferma definitiva di
questo orientamento possibile rintracciarlo anche nella stesura della Enciclopedia italiana di scienze,
lettere e arti su iniziativa del filosofo neoidealista Giovanni Gentile, opera altamente rappresentativa di tutte
le differenti componenti della cultura italiana di allora, anche per il fatto che contribuirono alla compilazione
delle varie voci le personalit pi influenti e rispettate del ventennio fascista. Ad esempio sufficiente
osservare che la voce riguardante la psicologia viene inserita nelle sezioni di filosofia e pedagogia, curate da
Gentile stesso, integrandosi con elementi della filosofia attualista gentiliana, arrivando a costituirsi come una
sorta di psicologia filosofica. In questo modo, paradossalmente la voce psicologia tre volte pi lunga di
quella riguardante la psichiatria, nonostante la scarsa ricezione in Italia degli ultimi sviluppi in materia, come
lopera di Karl Jaspers e la psicologia fenomenologica. Infatti la sezione scienze mediche
dellEnciclopedia, curata da Nicola Pende, mostra un approccio positivista ed organicista tipico della cultura
scientifica italiana, rimanendo ostile verso le novit e gli sviluppi delle ricerche psicologiche e
psicoanalitiche, promuovendo e dando ampio spazio alle tematiche della profilassi e della medicina sociale,
oltre che agli sviluppi riguardanti la ricerca genetica e gli studi sulla costituzione del biotipo. Oltre a ci,
occorre considerare un altro evento politico del ventennio di cruciale importanza per comprendere appieno
lallineamento della psichiatria al fascismo assieme alla compilazione del Manifesto degli intellettuali
fascisti accennato nellintroduzione: lavvicinamento della Chiesa allo Stato fascista. Accordato il mutuo
riconoscimento tra Stato e Chiesa tramite la sottoscrizione dei Patti Lateranensi del 1929, Papa Pio IX emana
nel 1930 lenciclica Casti Connubii, in cui esprime lassoluta sacralit del matrimonio cristiano e dissentendo
verso limmoralit sessuale. A ci bisogna aggiungere unaltra presa di posizione del Papa di grande
risonanza sui progetti politici di Mussolini: la condanna definitiva da parte della Chiesa di tutte le leggi
eugenetiche negative come laborto, la sterilizzazione, il certificato prematrimoniale e il birth control. La
centralit della famiglia cristana diventa il fulcro tramite cui pensare le politiche e le riforme del regime,
inclusi i progetti di medicina sociale che si pongono lobiettivo di salvaguardare la salute biopsicologica
della famiglia, attraverso anche la promozione e il rinforzo di un disciplinamento sessuale secondo i dettami
della morale cristiana. Questo tipo di orientamento in linea con il Discorso dellAscensione proferito da
Mussolini pochi anni prima nel 1927, che ha inaugurato la svolta natalista della politica del regime,
producendo una prima saldatura con la Chiesa e i suoi principi.
evidente che, in uno Stato ben ordinato, la cura della salute fisica del popolo, devessere al
primo posto. () Bisogna quindi vigilare seriamente sul destino della razza, bisogna curare la
razza, a cominciare dalla maternit e dallinfanzia. () Se si diminuisce, signori, non si fa
lImpero, ma si diventa una colonia!94

93 Valeria Paola Babini, Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento, Il Mulino,
Bologna 2009 p. 66

Con queste parole Mussolini intende celebrare il perseguimento da parte del governo fascista di una politica
di profilassi ed igiene basata sulla famiglia, in quanto matrice dove una tecnologia medico-politica di
continuo intervento e sorveglianza dellindividuo sin dallinfanzia si articola su una cura della razza
tramite la promozione e la difesa di famiglie prolifiche composte da individui sani. Proprio in questo senso
possibile affermare che lanima della psichiatria italiana pi contaminata dal processo di trasformazione
culturale e ideologica rappresentato dal fascismo sia proprio la medicina sociale legata ai temi delligiene
mentale e della profilassi, mentre quella pi legata allistituzione manicomiale, al rapporto con la neurologia
e con le terapie somatiche rimasta sostanzialmente invariata. Infatti a partire dai primi anni di governo, la
politica assistenziale e sanitaria fascista si muove con una certa tempestivit, riorganizzando in breve tempo
lapparato burocratico ed organizzativo delle istituzioni mediche in tutto il paese e mettendo in campo una
efficiente rete di servizi. In questo modo le istituzioni nate negli anni degli ultimi governi liberali per la
diffusione e la ricerca di tematiche eugenetiche, nella speranza di rimediare ai disastri della prima guerra
mondiale, come lIstituto di Previdenza e Assistenza Sociale (IPAS) del 1922 e la Societ Italiana per lo
Studio delle Questioni Sessuali (SISQS) del 1921, vengono travolte dal processo di fascistizzazione: la
SISQS cambia nome nel 1927 in Societ Italiana di Sessuologia, Demografia e Eugenica, per poi essere
inquadrata, lanno successivo, nel Sindacato Medico Fascista; mentre nel 1928 lIPAS viene posto alle
dipendenze della Cassa Nazionale Assicurazioni Sociali (CNAS, poi INFPS, Istituto Nazionale Fascista per
la Previdenza Sociale). Per quel che riguarda le istituzioni propriamente mediche e terapeutiche, il regime
continua lo sforzo dei governi liberali nel contrastare le piaghe sociali endemiche, ma in un indirizzo
incurante dello stato dellassistenza dei manicomi. Nonostante la costruzione di 13 nuovi ospedali
psichiatrici durante il ventennio, lassistenza psichiatrica nei manicomi non conosce alcun miglioramento,
proseguendo la crisi gi in atto del sistema manicomiale, ormai ridotti a luoghi di custodia degli internati.
Come gi accennato, lassistenza nellordinamento fascista si concentra e si sviluppa quasi esclusivamente in
agenzie ed istituzioni sorte di matrice educativa e preventiva, come testimoniano la fondazione della Lega
italiana di profilassi e igiene mentale (LIPIM) nel 1924 e la proliferazione dei dispensari, oltre che
ledificazione dellOpera Nazionale Maternit e Infanzia (ONMI) nel 1925, assieme a lIstituzione Nazionale
Fascista per lAssicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INFAIL) e lIstituto Nazionale Fascista per la
Previdenza Sociale (INFPS) entrambe del 1933. A livello di ideologia scientifica invece, il Discorso
dellAscensione Mussolini conferisce legittimazione definitiva ad una politica fondata su basi eugeniche
quantitative, interessata alla tutela della maternit e alla prolificit delle famiglie piuttosto che agli
interventi costrittivi tipici delleugenica nordica come quella tedesca o anglosassone. In questo modo si
consacra un paradigma teorico eugenetico che edificher larchitettura biopolitica dello Stato fascista,
finalizzato tanto ad un incessante controllo sullindividuo, quanto allespansione demografica della nazione.
Le due anime che meglio rappresentano leugenica positiva di marca fascista e a cui hanno dato i contributi
teorici fondamentali sono il medico psichiatra genovese Nicola Pende e il demografo del Duce Corrado
94 Citazione presente in: Dario Padovan, Biopolitica, razzismo e trattamento degli anormali durante il
fascismo, in (a cura di) Francesco Cassata e Massimo Moraglio, Manicomio, societ e politica, BFS edizioni,
Pisa 2005 p. 68

Gini. Infatti per comprendere meglio la cultura psichiatrica negli anni del regime, conviene affrontare in
primo luogo le teorie eugenetiche di Corrado Gini e Nicola Pende, in questo modo diventa possibile
esaminare le implicazioni antropotecniche concretamente realizzate nel corso del ventennio, dalle pratiche
terapeutiche ed assistenziali, agli interventi di selezione ed schedatura utilizzate soprattutto nelle scuole, fino
alle politiche razziali e coloniali.
3.1 Allevare luomo secondo Corrado Gini e Nicola Pende
Corrado Gini, un componente di quella famosa delegazioni italiana inviata al congresso internazionale di
eugenica a Londra nel 1912, gode negli anni del regime di unegemonia culturale senza precedenti. In primis
in quanto ambasciatore ufficiale delleugenica italiana provvisto di numerosi contatti internazionali che gli
consentono di avvalorare unimmagine scientifica positiva dellItalia sia in area anglosassone che in area
latina. Secondariamente perch Corrado Gini conosce una impressionante concentrazione di potere nella sua
persona derivante dalla quasi contemporanea assunzione delle presidenze dellISTAT (dal 1926 al 1932),
della SIGE (dal 1924 al 1931) e del CISP (dal 1928) 95. Sempre in evidente dissenso col carattere statico e
classista delleugenica angloamericana, Gini propone uninterpretazione antielitaria, naturale e
popolazionista96 delleugenica che trover larga applicazione politica negli anni del fascismo. Secondo lo
statista, leugenica non deve mirare semplicemente alla razza perfetta, ma ricondurre il pi possibile allo
stato naturale la specie umana secondo il primario valore biologico della specie: la prolificit. In base alla
Teoria ciclica delle nazioni elaborata allinizio del Novecento, Gini stabilisce una analogia tra popoli e
organismi, caratterizzati entrambi dal succedersi di una fase giovanile, di una matura e di una senescente, in
funzione dellandamento delle capacit riproduttive, per cui la prolificit di un popolo () misura della
sua giovent e ne garantisce la forza espansiva 97. Secondo questa concezione, i popoli allinizio della loro
civilt producono figli naturalmente pi robusti, pi intelligenti, pi allegri, e progredendo nel tempo
innalzano let del matrimonio e perdono gradualmente questi vantaggi, in modo tale da compensare per
lungo tempo tale depauperamento fisiologico della razza con i progressi della medicina e delligiene,
maggiori cure famigliari ed uneducazione intellettuale pi intensa e pi razionale 98. A livello della societ
questo vuol dire che le classi dirigenti pi civilizzate, sono anche biologicamente senili, per cui il
rinnovamento delle classi dirigenti ad opera dei ceti sociali pi bassi costituisce un fenomeno normale
nelle societ umane, giustificato biologicamente99. Questo pu degenerare in conflitti sociali, che per non
risultano negativi per i caratteri fisici e intellettuali della razza. Landamento ciclico delle nazioni presenta
95 Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 144
96Ivi., p. 44
97 Ibidem, citazione in nota
98 Ivi., p. 46
99 Ivi., p. 45

quindi un moto eugenico naturale, dove le classi pi avanzate sono destinate a scomparire, in quanto i loro
caratteri immutabili sono contenuti nel plasma germinativo costretto a decadere per labbassamento del
numero delle nascite. Dal punto di vista giniano non ha quindi senso una selezione artificiale che protegga
biologicamente llite dalla decadenza secondo i modelli eugenetici tedeschi ed anglosassoni, ma coadiuvare
tramite opportune riforme eugeniche un costante e positivo riciclo dei plasmi germinativi, in modo da
indurre un processo di trasfusione del sangue dalle popolazioni giovani alle popolazioni vecchie, che regoli
il meccanismo di trasmissione delle civilt 100. Corrado Gini sviluppa ulteriormente questa posizione negli
anni del fascismo, insistendo sulla condanna alleugenica nordica, a favore di una eugenica preventiva
rivolta alla salute familiare. In particolar modo Gini attacca quelli che secondo lui sono i tre presupposti
principali di uneugenica selettiva: lereditariet di alcuni caratteri, la trasmissibilit di caratteri acquisiti e di
caratteri germinali e la preponderanza delleredit (soprattutto genetica) sullambiente nel determinare i
caratteri individuali. In primo luogo il demografo sostiene che i caratteri possono essere temporanei,
rendendo impossibile stabilire scientificamente i criteri di applicazione di misure selettive. Secondariamente
evidenzia la problematicit inerente alla diversa trasmissibilit dei caratteri germinali e di quelli acquisiti, per
cui lo sviluppo di una funzione specifica determina una leggera modifica di tutto lorganismo e linferiorit
eugenica di individuo in quanto portatore di patologie pu in realt fungere da immunizzatore nella
trasmissione dei caratteri. Infine sottolinea la questione della decadenza dei caratteri ereditati. A questo
riguardo osserva come la lontana discendenza di grandi uomini tende comunque a sparire, per cui bisogna
pensare allevoluzione interna dei caratteri germinali, in quanto chi pi evoluto pu anche rischiare di
decadere pi velocemente. Questi punti contribuiscono a sostenere la tesi di una mutabilit del plasma
germinativo, per cui occorre favorire una eugenica preventiva, facendo attenzione che non riduca la
potenza demografica della nazione tramite una esasperata razionalizzazione delle nascite. Conseguentemente
la ricetta eugenica giniana attraversata da molteplici sfumature di igiene e medicina sociale, tramite la
tutela della maternit e dellinfanzia, lotta contro le piaghe sociali, promozione delleducazione fisica e
sessuale, miglioramento degli ambienti di lavoro e cura dellalimentazione.
Nella teoria demografica di Gini anche presente lelaborazione di un modello antropologico ideale,
perfettamente in sintonia con lideale uomo nuovo fascista. Rielaborando luomo medio di Qutelet
entro una dimensione statistica, sociologica e darwiniana, Gini teorizza un modello umano in base al valore
eugenico dellindividuo, determinato dalla perfetta trasmissibilit ed eredit dei caratteri. La posizione
nellambito dellevoluzione del plasma germinativo, linfluenza dellambiente educativo, lincidenza
ereditaria delle malattie, lattitudine a generare, la valutazione delle doti relative alla bellezza della
persona, alla robustezza dellorganismo, allacume dellintelligenza, alla rettitudine e alla forza del
carattere101 sono, secondo Gini, tutti elementi costitutivi dell uomo medio, ma il reale criterio di
valutazione del valore eugenico di un individuo dipende dalla frequenza statistica. Infatti la legge della
100 Ivi., p. 46
101 Ivi., p. 48

domanda e dellofferta non governa solo i valori economici, ma tutti i valori, per cui, assieme alla selezione
naturale, la frequenza statistica delle doti individuali in rapporto ai rispettivi bisogni sociali a
caratterizzare il valore eugenetico 102. In sintesi lidealtipo umano di Gini luomo medio espresso
statisticamente e definito dalla combinazione fra selezione naturale e giudizio sociale.
Limpostazione giniana presenta una forma di relativismo culturale su basi statistiche che per non esclude
affatto una gerarchizzazione razziale. Infatti la superiorit razziale dellOccidente oggettivamente
dimostrata, in quanto tutte le popolazioni venute a contatto con la civilt europea hanno, prima o poi, pi o
meno completamente abbandonato il loro costume nazionale, per adottare il nostro monotono vestito 103. Un
simile punto di vista riflette anche linterpretazione di Corrado Gini degli incroci razziali, sempre in netta
opposizione alleugenica tedesca e angloamericana. La sua posizione antideterministica nega lattribuzione
di un carattere necessariamente degenerativo allincrocio razziale, in quanto lemersione di un carattere
patologico latente, frutto di determinate unioni, pu rappresentare il prodotto necessario della graduale
depurazione degli eterozigoti104. Conseguentemente lincrocio non si configura sempre come
uniformemente favorevole o sfavorevole, ma produce al contrario una maggiore variabilit della
discendenza, dando luogo, oltre che a prodotti intermedi, a prodotti pi favorevoli o pi sfavorevoli delle
razze genitrici105. Tale constatazione non impedisce a Gini di riconoscere la negativit dellincrocio, in
quanto produttore di disarmonie fisiche, intellettuali e morali 106. Nonostante non esistono osservazioni
concordanti circa la scarsa fecondit degli ibridi e quindi bisogna necessariamente valutare la validit
dellincrocio caso per caso, lunione tra negri e bianchi suscita comunque la riprovazione dello statista,
in quanto statisticamente dimostrato che tali incroci danno luogo a prodotti poco favorevoli.
Limpostazione statistica di Gini non esclude quindi un discorso razzializzante, anche nel senso di una
legittimazione biologia e razziale della rivoluzione fascista, interpretato come il punto culminante di un lento
processo di unificazione biologica iniziata nel Risorgimento. In questo modo possibile osservare come
lapproccio demografico e statistico di Gini ha contribuito a formare quell eugenica di regime che ha
posto le basi scientifiche per la politica interna sotto vari punti di vista. In primo luogo, evidenziando il ruolo
centrale istituendo un legame necessario tra la cura della razza e la prolificit della nazione, sostenendo la
necessit delle campagne popolazioniste del regime. Secondariamente, opponendosi a qualsiasi forma di
intervento eugenico costrittivo e ad ogni forma di limitazione delle nascite, ha consacrato il legame tra
fascismo e cattolicesimo, auspicando come unica riforma possibile la promozione della salute e la morale
102 Ivi., pp. 48-49
103 Citato in: Ivi., p. 47
104 Citato in: Ivi., p. 156
105 Ibidem.
106 Citato in: Ivi., p. 156

sessuale cristiana in unottica preventiva ed igienica. In terzo luogo, portando avanti un discorso razzista e
razzializzante ha posto le basi per quelle operazioni di individuazione e gestione dellindividuo inferiore,
giustificando misure segregative, limpresa coloniale e la persecuzione degli ebrei.
Limportanza attribuita alla fecondit e alla prolificit, come variabili primarie alla base della teorizzazione e
delle scelte politiche eugenetiche miranti alla cura della razza, definisce un altro problema centrale per lo
Stato fascista: la qualit dei cittadini che lo compongono. Nicola Pende cerca di assolvere a questo compito
teorizzando la scienza dellortogenesi, o studio della biotipologia umana, proposta come tecnica per
individuare le caratteristiche biopsicologiche degli individui, in modo da definire ed individuare gli
interventi volti a fare del cittadino una cellula produttiva ingranata armonicamente e consensualmente nel
complesso cellulare unitario dello stato mussoliniano 107. Appartenente alla scuola neocostituzionalista,
Pende innesta alla morfologia clinica del biotipo di Viola108 lo studio degli ormoni, definite le vere fibre
dellanima, come nesso fondamentale fra la morfologia degli individui e la loro psicologia 109. Se la
personalit individuale composta dallintegrazione di pi elementi sia corporei che mentali, il metodo
biotipologico ricerca i parametri neuro-umorali con cui definire i nessi tra corporeit e psichicit 110. In
questo modo possibile pervenire al profilo biotipologico del soggetto, geometricamente definito da una
piramide quadrangolare, avente per base il patrimonio ereditario individuale, famigliare e di razza, e per
lati gli aspetti fenomenici dellindividualit vivente morfologica, identificati come umorale-dinamico,
etico, affettivo-volitivo e intellettivo111. Lindividuo quindi una fabbrica corporea, la cui dinamica
strutturale determinata da 4 ordini fattoriali: i fattori ereditari dovuti alla razza e alleredit genetica
individuale; lambiente che agisce durante tutto il periodo di formazione; i fattori umorali; e, infine, i fattori
neuropsichici dominanti, dati dall energia psichica e dai centri nervosi della vita di relazione e della vita
vegetativa112.
Questa visione dellindividuo-fabbrica corporea, governata dalla crocevia tra biologia e psicologa, tra corpo
e vita di relazione, permette una torsione della dottrina di Pende dalla medicina alla sociologia e, quindi, alla
politica, perch il biotipo del soggetto devessere raddrizzato e potenziato a tutti e quattro livelli.

107 Citazione presente in: Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e
resistenza (1922-1945), Ombre Corte, Verona 2008, p. 121
108 Dire due parole su questo pag 190-191 Cassata
109 Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 191
110 Ibidem.
111 Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (19221945), Ombre Corte, Verona 2008, p. 119
112 Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 191

Conseguentemente ne deriva che il principio guida della politica deve essere individuato nella biologia 113.
Il modello biotipologico propone anche una teoria organicistica della societ, basata sulla collaborazione fra
gli organi e le classi destinate da natura a funzioni di vita vegetativa, cio alla produzione e distribuzione
del pabulum comune di tutta lattivit sociale, e classi destinate da natura a funzioni di vita di relazione,
cio a coordinare i rapporti tra tutti gli elementi ed i rapporti della collettivit con lambiente esterno 114. La
collettivit stessa viene concepita in questo modo come un corpo umano, dove il circolo nutritivo e il
circolo intellettivo dellorganismo sociale corrisponde allalleanza fra l aristocrazia intellettuale e l
umile classe dei lavoratori del braccio, che insieme creano quella catena neuro-ormonica che tiene uniti
tutti gli elementi cellulari in un individuo-stato 115. In questa visione ogni individuo legato in una unit
vitale con lo Stato ed il deviante paragonabile alla cellula maligna dun tumore, che si sottrae alla
necessit della vita dinsieme del corpo umano, minacciandone la stabilit e la validit 116. Con lavvento del
fascismo la biotipologia umana di Pende la giustificazione biologica perfetta del controllo totalitario
dellindividualit psicofisica richiesto dal regime. Non a caso nel 1926 il progetto di Pende trova una prima
realizzazione concreta nellIstituto Biotipologico Ortogenetico di Genova. Listituto dotato di sei sezioni,
dedicate rispettivamente allantropometria clinica, alle visite comuni, alla metabolimetria, agli esami
funzionali, allindagine endocrinologica e alla psicotecnica 117, dove conseguire lindagine biotipologica
utilizzando un arsenale di complessi strumenti capaci di valutazioni morfologiche, esami antropometrici e
craniometrici, prelievi del sangue, spirometria, test ormonali, oltre che gli strumenti psicometrici, in gran
parte ideati da Pende stesso. In questo modo possibile creare la cartella biotipologica ortogenetica
individuale118, finalizzata alla schedatura e al monitoraggio capillare dello stato biopsichico della
popolazione, oltre che allindividuazione dei sintomi della devianza nel singolo individuo e alla loro
correzione119.
Dalla schedatura biotipologica di massa proposta dallIstituto scaturisce quindi un ambiziosissimo progetto
di biopolitico di educazione degli individui sin dallinfanzia; di prevenzione ed igiene di una corretta
crescenza fisica e psichica; di organizzazione fisiologica e psico-fisiologica del lavoro umano; di scelta
razionale degli individui pi adatti ai vari servizi della nazione; e, infine, di determinazione dei valori
113 Ivi., p. 192
114 Ibidem.
115 Ibidem.
116 Ivi., p. 197
117 Ivi., p. 194
118 Ivi., p. 196
119 Ibidem.

somatici e psichici dei vari gruppi etnici o stirpi che compongono la collettivit nazionale per conservare l
unit spirituale della Nazione120. Questo imponente edificio biologico-politico si articola sullanalisi
medico-sociologica delle quattro dimensioni principali dello Stato fascista: il fanciullo, la donna, il
lavoratore e la razza.
La scuola, vera officina della personalit sociale dellindividuo 121, deve basarsi sullo studio e il controllo
ripetuto del biotipo individuale in formazione, in modo da gettare le basi per uneducazione che aspiri a
formare luomo totale ed armonico. Questa sorta di anamnesi biotipologica finalizzato a conoscere il
terreno su cui applicare le antropotecniche future, perseguendo principalmente obiettivi biopolitici. Primo,
applicare uneducazione differenziale e selettiva per chi presenta difetti dal lato somatico o dal lato
spirituale. Secondo, correggere e normalizzare attraverso i mezzi della moderna ortogenesi fisica, morale,
intellettuale le deviazioni del normale sviluppo fisico e spirituale. Terzo, selezionare ed orientare gli
studenti alle istituzioni adatte di avviamento e di apprendimento a seconda delle loro attitudini e qualit
psico-fisiche, anche scartando gli adolescenti inetti a certe carriere scolastiche capricciosamente od
involontariamente od erroneamente scelte avviandoli a carriere per cui sono naturalmente pi dotati.
Infine, quarto, adattare listruzione e leducazione fisica e morale alle diverse fasi biopsicologiche di
sviluppo attraversate dallo scolaro, per cui in una prima fase si valutano gli strumenti di intelligenza e
delle forme di pensiero per offrire il tipo di istruzione adatto, successivamente si studiano le disposizioni
morali individuali per unadeguata educazione morale, ed infine individuare le modalit endocrine dello
sviluppo sessuale per una corretta ortogenesi sessuale in modo che lo sviluppo sessuale fisico-psichico
delladolescente decorra normalmente 122.
Oggetto di controllo biotipologico sono anche le donne, per cui Pende ha elaborato un progetto
antropotecnico di educazione della femminilit che investe sia il corpo che il carattere. Per quel riguarda il
primo aspetto la donna deve sottoporsi ad una educazione fisica incentrato sullideale estetico del tipo
materno, caratterizzato dallo sviluppo delladdome inferiore e del bacino. Mentre per il carattere, la donna
devessere educata costantemente a sentimenti materni verso luomo, secondo una pedagogia intellettuale
che orienti verso un ambito lavorativo femminile, rappresentato dallinsegnamento nella scuola primaria e, in
particolare, dalle attivit manuali e darte insieme come il cucito e il ricamo.
Invece, nella scelta della professione, la libert deve essere severamente controllata e regolata
dallintervento dello Stato tramite ladozione dellapproccio biotipologico, seguendo tre obiettivi: in primo
luogo, conoscere le attitudini psico-fisiche per destinare ogni lavoratore al suo posto; secondariamente,
accertare predisposizioni a morbi o debolezze per impedire infortuni o malattie sul posto di lavoro attraverso
la terapia preventiva; e, infine, mediante lesame biotipologico risolvere questioni medico-legali legate a
120 Ivi., pp. 194-195
121 Citazione presente in: Ivi., p. 197
122 Ivi., pp. 198-200

infortuni o malattie sul posto di lavoro. In altre parole, lorganizzazione scientifica del lavoro necessita oltre
che delligienista e dellingegnere industriale, anche del medico costituzionalista della scuola biotipologica.
Infatti solo chi conosce gli uomini nelle loro qualit biotipologiche capace di proteggere i lavoratori,
orientandoli allimpiego pi confacente al loro biotipo, rendendo al massimo produttiva la tecnica della
moderna organizzazione scientifica del lavoro 123. Nellottica pendiana, anche la ONMI deve agire in una
bonifica costituzionale dei lavoratori, in modo che, al termine dellorario lavorativo, essi siano rinfrancati
nello spirito, oltre che sorvegliati ed aiutati per il loro irrobustimento e per la restaurazione del proprio
corpo dalle alterazioni latenti di funzionalit organica, che la fatica e lambiente del lavoro pu avere
determinate124.
Lultima gamma di applicazione della scienza biotipologica rappresentata, infine, dalla politica razziale. In
linea con le posizioni di Corrado Gini, il primo problema politico-biologico della razza il declino delle
nascite causato, secondo Pende, dal sistema industriale nordico che, se ha portato un elevamento del livello
della vita, comunque ha provocato un cambiamento nei costumi e nelle abitudini dalleffetto disgenico. Fra
questi, ladozione di certi impieghi da parte in individui con una costituzione biotipologica non adatta.
Questo ha avuto effetto in particolar modo sulle donne che, allontanate dal ruolo materno, hanno iniziato a
fare lavori non consoni per loro, causando un indebolimento dell organismo materno dallinfluenza
sterilizzante. Poich la donna moderna ha il compito di impedire che la malattia sociale del decremento
delle nascite continui ad aggravarsi, lo Stato fascista deve porsi lobiettivo biopolitico della preparazione
delle future madri, tramite unadeguata e costante educazione biotipologica 125. Laltro problema politico
di profilassi della razza, che in un qualche modo avvicina anche in questo caso Pende alle posizioni di Gini,
la preservazione della grandezza della razza mediterranea riconoscendo che compsta da stirpi
fisiologicamente e psicologicamente diverse. In polemica con i teorici della razza tedeschi, secondo lottica
pendiana non esiste una razza uniforme, in quanto la razza data dallinterazione fra diverse stirpi, definite
da Pende come aggregati umani () biologico-sociali o storico-biologici, e non soltanto etnici o
antropologici126. Per questo una buona politica razziale deve valorizzare la polivalenza etnica di una stessa
nazione, a partire dallo studio dei vari biotipi, realizzando unantropotecnica statale differenziata per i
vari tipi di gente italica 127. Da questo punto di vista, sono validi esempi di antropotecnica statale le
colonizzazioni interne e la bonifica delle stirpi attuate nelle paludi dellAgro Pontino 128.
123 Ivi., p. 201
124 Ivi., pp. 202-203
125 Ivi., p. 204
126 Ivi., p. 204
127 Ivi., p. 207
128 Ibidem

Linfluenza di Nicola Pende si esercita in particolar modo a partire al 1938 nellelaborazione della politica
razziale del regime, individuando tre campi dintervento di biologia politica secondo gli orientamenti
biotipologici: la prima, contraria alle posizioni della Chiesa cattolica e di Corrado Gini, impedire la
riproduzione a soggetti colpiti da alcune gravi malattie squisitamente ereditarie, o degenerative; la seconda,
un eugenica famigliare o matrimoniale secondo una concezione della postivit degli incroci, basata per
sul principio degli italici con italici, in funzione antisemita e discriminatoria verso le razze colonizzate; e
infine, un eugenica ambientale che miri ad un razzismo spiritualista, fondata sull ortogenesi
postconcezionale e sulla bonifica costituzionale dellindividuo secondo i principi dellortogenesi, allo
scopo di favorire un evoluzione emergente creatrice delluomo 129. Lindirizzo di Nicola Pende diventa,
negli ultimi anni del regime, la linea ufficiale per la gestione del razzismo di Stato, sfociando anche nella
costruzione a partire dal 1938 dellIstituto Centrale di Bonifica Umana, di Ortogenesi e di Terapia Naturista,
in vista dellesposizione universale romana E42.
3.2 Il cordone di sicurezza sanitario: la rete dei servizi di assistenza, terapia e diagnosi
Pochi anni prima dellavvento del regime mussoliniano, gli psichiatri avevano gi dimostrato pi volte
perplessit verso la legge sui manicomi del 1904. Il problema, secondo lintervento dello psichiatra Leonardo
Bianchi al congresso dellAssociazione dei medici dei manicomi pubblici italiani del 1920, che il criterio di
pubblica sicurezza e pericolosit sociale per lammissione in manicomio limitante, in quanto lascia
comunque a piede libero un numero non indifferente di epilettici, di nevrastenici, di imbecilli (),
favorendo la riproduzione di nuovi esseri fortemente tarati liberi di inquinare il consorzio civile 130. Il
danno alla collettivit non deve essere misurato esclusivamente in termini di disturbo sociale, ma anche dal
punto di vista di contaminazione della stirpe, per cui diventa necessario intervenire tempestivamente ed in
maniera continuativa sul malato di mente in quanto tale. Per frenare limpressionante aumento della
follia e, conseguentemente, impedire la degenerazione della razza, occorre dare pi importanza
allintervento preventivo extraospedaliero, perfettamente concorde con le posizioni di eugenica positiva
adottate in sede politica da Mussolini. In questo senso secondo illustri psichiatri dellepoca come Leonardo
Bianchi ed Enrico Morselli, la difesa della razza si deve realizzare tramite una riforma della salute che passi
attraverso un vasto progetto di razionalizzazione del manicomio inserito in un progetto politico eugenetico,
che non deve limitarsi alla protezione dal morbo della pazzia, ma anche a provvedimenti di ordine
medico, igienico, socio-politico considerati ben pi efficaci del manicomio stesso come: la lotta contro le
malattie sociali quali lalcoolismo, la tubercolosi e la pellagra; la regolazione dei costumi; la tutela contro
le malattie di origine sessuale; e lorganizzazione di scuole per deficienti 131. Proprio a riguardo di
129 Per ulteriori approfondimenti permetto di rimandare a: Ivi., pp. 208-210
130 Come citato in: M. Moraglio, Dentro e fuori il manicomio. Note sullassistenza sanitaria nellItalia tra
le due guerre, in Contemporanea, I, 2006, p. 21
131 Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, pp. 128129

questultimo provvedimento, anche le giovani generazioni diventano nuovo obiettivo dintervento


psichiatrico allo scopo di ritardare la degenerazione della razza. Infatti secondo Leonardo Bianchi
necessaria unazione preventiva psichiatrica che colga precocemente i sintomi della malattia mentale
laddove essa ha modo per la prima volta di manifestarsi pubblicamente 132, cio a scuola, in modo da
orientare e preparare programmi scolastici idonei. Inoltre, a parere di Enrico Morselli, una psichiatria che
voglia dirsi realmente sociale, deve impegnarsi ad una severa applicazione di misure atte a sviluppare la
obbligatoria educazione fisica della fanciullezza e della giovent dambo i sessi, non esclusa quella delle
Scuole Superiori133. Infatti la necessit di unigiene nazionale progettata e domandata da uneugenica
umana, contraria a misure come leutanasia e la sterilizzazione, richiede che gli psichiatri allunghino il
loro sguardo fuor dalle mura dellasilo, non limitandosi al breve periodo della degenza ma concentrando le
loro energie in unopera saggia di prevenzione 134. Questi progetti oltre a mirare ad una bonifica fisica e
morale della societ, perfettamente in sintonia con le posizioni della Chiesa cattolica, rispondono anche ad
unesigenza di razionalizzazione sanitaria oltre che economica: infatti i manicomi sono considerati come
unenorme spesa, soprattutto rispetto alla loro scarsa efficacia terapeutica dimostrata dagli alienati
spedalizzati e da tutti quelli che, passati pel Manicomio, vivono ora a domicilio in istato di equilibrio
psichico pi o meno normale, ma certamente instabile 135, provocando un notevole danno alle famiglie e alla
nazione.
Queste riflessioni medico sanitarie indicano chiaramente lesigenza di una riforma medica ed economica
della salute mentale edificata su presupposti eugenici quali la prevenzione extraospedaliera delle malattie
mentali e lidentificazione delle tare nelle scuole, che trovano una realizzazione pratica il 19 ottobre 1924
nella costituzione della Lega Italiana di Igiene e Profilassi Mentale (LIPIM). Lorganico della LIPIM
composto da tutti nome noti della psichiatria e delleugenica di allora: Giuio Cesare Ferrari, Ettore Levi,
Eugenio Medea, Leonardo Bianchi, Eugenio Tanzi ed Enrico Morselli, e al suo interno presente un
comitato centrale rappresentato dai presidenti delle tredici sezioni regionali. Allassemblea costituente viene
presentato ed approvato un ambizioso e complesso programma preventivo di medicina sociale che vale la
pena riportare per intero:
1) Ricercare, raccogliere e vagliare informazioni, documenti ecc.; condurre o provocare inchieste,
indagini, ricerche ecc. sulle cause delle malattie mentali, sui danni morali ed economici che da
esse derivano allindividuo ed alla comunit, sulle provvidenze legislative e di medicina
preventiva,

atte

correggere

tali

cause

ad

evitare

tali

danni.

2) Fare opera di propaganda, estesa, energica, continuativa, degli elementi informativi cos raccolti

132 Ivi., p. 127


133 Citato in: Ivi., p. 129
134 Ivi., p. 131
135 Ibidem.

e debitamente elaborati: propaganda da esercitarsi a scopo di stimolo sulle classi dirigenti e nelle
sfere politiche, a scopo educativo ovunque si pu influire sulle masse (scuola, opificio, caserma,
comunit agrarie, centri emigratori ecc.).

3)

Coordinare lazione della Lega a quella degli Enti pubblici o di private associazioni, nazionali o
regionali, che conducono campagne affini (alcoolismo, malattie veneree, deficienza intellettuale e
morale dei giovani e degli adulti) con speciale riguardo alla prevenzione della criminalit.
4) Provocare la cooperazione degli insegnanti, medici scolastici e vigilatrici scolastiche per la
tempestiva selezione dei fanciulli predisposti a tali malattie; ed esercitare analoga azione negli
ambienti operai e militari.
5) Cooperare alla preparazione del personale specializzato (assistenti sanitarie e sociali) per questa
speciale forma di profilassi.
6) Promuovere dalle Amministrazioni Provinciali e dagli altri Enti pubblici e privati la istituzione
di dispensari per la diagnosi precoce e cura ambulatoria dei predisposti alle malattie nervose e
mentali, dei malati iniziali e dei precocemente dismessi dagli ospedali psichiatrici.
7) Promuovere dagli stessi Enti la istituzione di reparti aperti e di tutte quelle modificazioni
dellassistenza utili ai fini della profilassi e della cura delle malattie mentali. 136

Per mettere in atto questo sistema di diagnostica e pratica della psichiatria igienico-profilattica la LIPIM
promuove in primo luogo lo sviluppo di una rete di dispensari ad accesso libero e volontario che in pochi
anni si diffondono in ventisei province della penisola 137. Lo scopo del dispensario lidentificazione di
patologie mentali agli stadi precoci, in modo da impedire la loro ricaduta cronica, effettuato anche tramite
lutilizzo di un servizio di sorveglianza compiuto da infermiere visitatrici che entrano nelle case e
forniscono al sanitario gli elementi per lintervento medico. In caso di necessit infatti, dopo la visita delle
infermiere, lindividuo viene portato in un ambulatorio dove lavrebbe visitato un medico, sempre a scopo
preventivo prima di una reale manifestazione acuta della malattia. Effettivamente la cura si riduce spesso al
riposo o allinternamento, in alcuni casi svolta a domicilio oppure in strutture di tipo ospedaliero,
normalmente reparti annessi a ospedali o a luoghi di assistenza, decentrati nella provincia per la cura di
malattie a breve decorso e per lo smistamento degli infermi a pi lungo decorso 138. La ricerca di soggetti in
pericolo di ammalare avrebbe condotto anche verso i parenti dei ricoverati manicomio, che per affinit
famigliari, avrebbero potuto essere portatori sani della malattia mentale. Le nuove strutture per finiscono
per accogliere prevalentemente psicopatici, ovvero individui che stanno fra il sano ed il malato di
mente139 tra cui psicodegenerati, epilettici, isterici e tossicomani. Nonostante non si pone in questione il
valore educativo e morale delle strutture extraospedaliere, oltre che la loro azione di supporto
136 Ivi., pp. 125-126
137 Mettere citt a pag 28 e 29 di Moraglio
138 Citato in: M. Moraglio, Dentro e fuori il manicomio. Note sullassistenza sanitaria nellItalia tra le due
guerre, in Contemporanea, I, 2006, p. 27
139 Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 133

nellassistenza psichiatrica, non ci sono prove statistiche a dimostrare che lazione dei dispensari riducesse
gli ingressi in manicomio, in quanto gli utenti psicopatici erano individui gi dimessi dal manicomio.
Infatti lefficacia del sistema dispensariale si misura pi in termini di utilit sociale generica che non di
diminuzione dei costi assistenziali e la speranza che il nuovo apparato eugenetico-profilattico si traduca in
una consistente possibilit di risparmio economico si rivela ben presto illusoria.
Per lazione di profilassi svolta dai dispensari solo un tassello del pi vasto progetto di medicina sociale
della LIPIM: infatti c anche la rete di selezione presente negli ambienti scolastici. Una relazione di
Eugenio Medea alla II Riunione Europea per lIgiene Mentale svoltasi a Roma nel 1933 elenca una notevole
diffusione di classi differenziali, scuole autonome, istituti medico-pedagogici, sparse per Roma, Milano,
Genova, Venezia e Trieste, coinvolgendo anche vari istituti e centri di ricerca autonomi come il caso
dellIstituto Biotipologico di Nicola Pende a Genova. Ledificazione di questi servizi fa parte dellimpresa di
profilassi della LIPIM per cui bisogna individuare ed identificare gli scolari con tare ereditarie, in modo da
introdurre una scuola differenziata per differenti intelligenze 140. Secondo Leonardo Bianchi la Lega deve
impegnare la sua attivit di prevenzione anche a servizio di un progetto di riforma dellistruzione articolata
su una forma di medicalizzazione della scuola italiana, dove il medico scolastico deve avere il compito di
esaminare tutti gli scolari non solamente per quel che riguarda il fisico, ma anche per quel che riguarda la
psiche141. A conferma di questo la sezione campana della Lega guidata da Bianchi stesso conduce
uninchiesta sulle condizioni igieniche delle scuole italiane, rilevando come in molte citt le scuole primarie
non sono organizzate e non offrono quello che ligiene esige: mancano gli addetti medici scolastici e non
si fa alcuna selezione di alunni, i quali per le condizioni organiche, o per un certo grado dinsufficienza
psichica hanno bisogno di scuole particolari e di metodi pedagogici pi idonei per sviluppare il loro
organismo fisico e mentale"142. Situazione non dissimile nelle scuole secondarie, dove i programmi sono
farraginosi, la cultura troppo estensiva; la scelta dei libri non guidata da sani criteri; prevale troppo il
metodo mnemonico; non si tien conto alcuno delle disposizioni individuali e di particolari attitudini; il
numero degli stanchi preoccupante 143. Per rimediare a queste condizioni disgeniche dove il dato organico
rischia di venir aggravato da quello ambientale, Bianchi invoca una riforma eugenica della scuola, in modo
ad ridurre le tensioni e gli sforzi, alleggerendo il carico di studio, abolendo gli ansiogeni esami di fine
anno, predisponendo di aree verdi a lato delle scuole, obbligando allattivit fisica e predisponendo pause per
consumare cibo e per riposarsi.
140 M. Moraglio, Dentro e fuori il manicomio. Note sullassistenza sanitaria nellItalia tra le due guerre, in
Contemporanea, I, 2006, p. 28
141 Ivi., p. 27
142 Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, pp. 134135
143 Ivi., p. 135

Un altro contributo fondamentale alla politica eugenica della LIPIM, viene dal decano della psichiatria
italiana Sante De Sanctis, secondo cui a scuola si deve applicare una organizzazione scientifica del lavoro
mentale. Infatti essendo la scuola unofficina dove si lavora e dalla quale si esige un rendimento, per cui il
rendimento scolastico un valore economico e, conseguentemente, la scuola va organizzata come un
industria, secondo un modello tayloristico. Per De Sanctis, lorganizzazione scientifica della scuola si svolge
in primo luogo attorno alle tre fasi di valutazione, selezione e differenziamento condotte tramite test
psicometrici, in modo da scandire una prima opera di bonifica mentale e morale dellofficina scolastica.
Successivamente il maestro-igienista deve imporre un regime lavorativo di optimum alla propria scolaresca,
seguendo il principio della massimalizzazione temporanea del lavoro, a scopo educativo e non di
rendimento, dividendo i compiti assegnati agli allievi sia nei lavori di memorizzazione sia in quelli di
composizione, in compiti secondari subordinati al compito principale 144. Limportanza della figura di De
Sanctis anche dato dal suo impegno come presidente dellONMI a partire dal 1926.
(aggiungere Padovan pag 79?)
Listituzione, fondata nei primi anni di governo fascista per assolvere il compito di difesa della razza, ha
come obiettivo la preparazione di un programma preventivo di riduzione della mortalit infantile, delle
malformazioni genetiche, oltre che della mortalit materna e delle complicazioni legate al parto. In questa
opera preventiva per De Sanctis fondamentale lutilizzo di un metodo psicologico veloce ed efficace
capace di selezionare fra i ricuperi e i rifiuti, i difettosi e i degenerati irrecuperabili 145. Questa
selezione finalizzata ad emettere un giudizio di educabilit, che tenga conto della possibilit di
adattamento sociale e di produttivit degli invalidi della mente 146. In questo modo diventa possibile
dirigere gli interventi e lassistenza fornita dallONMI solo a quegli individui che () possono socialmente
funzionare come elementi utili e produttivi per la nazione 147, anche in unottica di terapia del lavoro.
Secondo De Sanctis questa forma di avviamento al lavoro non solamente il pi serio e il pi economico
strumento di correzione, di redenzione sociale dei nostri infelici ragazzi 148, ma pu anche essere
economicamente vantaggiosa per la difesa della stirpe in quanto, mettendo al lavoro gli inutili,
massimizza al meglio lestrazione economica dalle risorse biologiche della nazione. Lassistenza psichiatrica
messa in campo dallo Stato fascista si articola in un pi vasto progetto di igiene mentale, dove la riforma del
manicomio, i dispensari psichiatrici e le classi differenziali sono, in ultima analisi, tre aspetti di una

144 Ivi., p. 136


145 Ivi., p. 137
146 Ibidem.
147 Ivi., pp. 137-138
148 Ivi., p. 138

politica eugenetica, finalizzata al raggiungimento del massimo livello di razionalizzazione economica delle
risorse biologiche della nazione.
Questo vasto progetto di miglioramento della stirpe italica che ha portato la psichiatria italiana nellarco del
ventennio a sperimentare nuove possibilit di assistenza, dotandosi di nuovi istituti ed associazioni dal
carattere innovativo, andato incontro ad un sostanziale fallimento. Infatti la rete di servizi a scopo
preventivo messa in campo non riesce comunque a diminuire il numero dei ricoverati, rendendo
indispensabile lospedale psichiatrico. Tanto vero che dal 1927 e per tutto il periodo fascista si assiste ad un
aumento vertiginoso degli assistiti in manicomio, fino alla punta massima dei quasi 96500 degenti del 1941,
rendendo necessaria la costruzione di 13 nuovi manicomi. La motivazione di una tale numero di ingressi
risiede in parte in una mala gestione del meccanismo delle uscite, in quanto spesso la permanenza negli
istituti tendeva spesso a prolungarsi per continui ritardi nellaccettazione delle dimissioni degli internati.
Unaltra spiegazione risiede sicuramente nel fatto che questo tipo di ospedali non ha mai cessato di svolgere
una funzione segregativa e custodialistica, agendo come smaltitoio di tutti quei disgraziati che con le loro
stranezze compromettevano la quiete pubblica 149. possibile ipotizzare verosimilmente che i maggiori
fornitori del manicomio fossero, oltre che altri manicomi sovraffollati, forze dellordine alle prese con
ubriachi recidivi, famiglie povere con anziani affetti da demenza senile, ecc 150, per cui oltre il 60 per
cento dei pazienti ammessi negli ospedali psichiatrici costituita da individui affetti da alcoolismo, sifilide e
encefalopatia. La gestione dellistituto inoltre era responsabilit dellamministrazione provinciale, che spesso
poteva dimostrarsi non interessato ad investire soldi nel miglioramento delle cure. Il fallimento economico e
sanitario di una riforma della salute mentale basata sulla prevenzione corrispose conseguentemente ad un
consolidamento autoritario e poliziesco del controllo psichiatrico, sfociando nella promulgazione, per conto
del guardasigilli Alfredo Rocco, di un nuovo codice penale, basato sullestensione del concetto di
pericolosit sociale e della pratica dellinternamento manicomiale. Il Codice Rocco emanato nel 1930,
oltre a reintrodurre la pena di morte, obbliga liscrizione dei ricoverati in manicomio nel casellario
giudiziario. Improntato sullaffinamento degli strumenti repressivi, come il processo per direttissima in caso
di flagranza, il nuovo codice inasprisce le pene, basando il conferimento dellimputabilit sulla teoria del
doppio binario: pena per chi imputabile, misura di sicurezza in ospedale psichiatrico giudiziario per chi ha
commesso il delitto in stato di infermit mentale secondo la regola del vizio totale di mente 151.
Gli psichiatri pur non godendo di una piena autonomia nella gestione delle cure e nel criterio di ammissione
dei pazienti, hanno ormai adottato pienamento limpostazione della LIPIM, preferendo unassistenza
articolata come interventismo preventivo, piuttosto che concentrarsi sulla ricerca eziologica delle malattie
149 M. Moraglio, Dentro e fuori il manicomio. Note sullassistenza sanitaria nellItalia tra le due guerre, in
Contemporanea, I, 2006, p. 32
150 Ibidem.
151 Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (19221945), Ombre Corte, Verona 2008, p. 45

mentali. In questo modo lassistenza e le terapie portate avanti nei manicomi negli anni del regime non
hanno conosciuto alcun significativo miglioramento, e lavorare sulla prevenzione su larga scala e trovare
cure rapide diventa necessariamente lunica soluzione auspicata dalla comunit psichiatrica. La necessit di
far fronte medicalmente ad un enorme numero di pazienti unita ad una certa ideologia bellica per cui anche
in psichiatria tutto impresa, battaglia 152, porta alla messa a punto di nuovi metodi risolutivi basati
sullefficacia pratica e terapeutica. In questo modo il profilo della cura psichiatrica in et fascista viene
segnato da nuove e violente terapie somatiche, come le terapie da shock che non agiscono sulle cause delle
malattie ma sul loro meccanismo. Le terapie di questo tipo consistono in una repressione violenta dei sintomi
del malato, provocando la febbre o il coma o le convulsioni. Oltre ad adottare terapie come lo shock
insulinico e la cardiazolterapia, lItalia fascista contribuisce anche alla messa a punto di nuovi metodi come
lo shock acetilcolinico scoperto di Adamo Fiamberti nel 1937 e lelettroshock scoperto e perfezionato da
Ugo Cerletti nel 1939, destinato ad avere una immensa fortuna per almeno i successivi quarantanni a venire.
Al di l di queste osservazioni, i manicomi italiani in epoca fascista rimasero piuttosto isolati rispetto a ci
che succedeva attorno a loro, anche se tavolta, nonostante lisolamento a cui erano sottoposti sia gli internati
che gli operatori, venivano utilizzati direttamente come strumenti di repressione e controllo politico sul
territorio. Infatti a fascismo ormai affermato, era prassi comune che, alla vigilia delle visite del duce, venisse
richiesto al manicomio di ricoverare squilibrati con manie a sfondo politico 153, in modo da evitare
disordini, come accaduto a Genova Quarto nel 1938 dove un provvedimento chiedeva di togliere dalla
circolazione sessantadue persone capaci di inscenare manifestazioni politiche inconsulte 154. Inoltre non
furono rari i ricoveri a sfondo politico, di cui Giuseppe Massarenti 155, Violet Gibson156 e Ida Dalser157
rappresentano solo i casi pi famosi, dato che in realt furono vittime molte persone non allineate

152 Valeria Paola Babini, Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento, Il Mulino,
Bologna 2009 p. 95
153 Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (19221945), Ombre Corte, Verona 2008, p. 46
154 Ibidem.
155 Socialista perseguitato politicamente ed internato in manicomio nel 1937. Cfr: Marco Rossi, Capaci di
intendere e di volere. La detenzione in manicomio degli oppositori al fascismo, Zeroincondotta, Milano
2014, p. 51
156 Donna inglese che aveva attentato alla vita di Mussolini nel 1926 ferendolo con una pistola,
successivamene riconosciuta mentalmente instabile e consegnata alle autorit britanniche dove fu internata al
St Andrew's Hospital a Northampton per trentanni. Cfr: Ivi., p. 64
157 Moglie rinnegata di Mussolini, fatta segregare in manicomio per paura di dover render conto della sua
bigamia. Cfr: Ivi., pp. 64-65

allideologia fascista tra cui anarchici, comunisti, socialisti ma anche anti-interventisti e chi genericamente
offendeva il regime o uno dei suoi simboli158.
3.3 La medicina delle stirpi: psichiatria e razzismo fascista
Com stato possibile osservare fino ad ora, la scienza psichiatrica negli anni del governo mussoliniano
stata messa al servizio di un vasto progetto eugenico di disciplinamento e controllo degli individui, in vista di
un miglioramento della razza. Pietra angolare di una simile tecnologia degli individui la definizione,
sotto il profilo biologico e culturale, di un tipo ideale di uomo da utilizzare come modello nazionalpatriottico a cui occorre progressivamente e diffusamente conformarsi. Infatti gli psichiatri e pi
genericamente gli eugenisti del regime simpegnano profusamente in ricerche e studi che mirano alla
definizione del concetto stesso di razza, che in quegli anni compare ripetutamente ed in maniera pervasiva
nella pubblicistica medico-specialistica. Con lavvio dellimpresa coloniale nel 1936 e la campagna razziale
pochi anni dopo, il razzismo di stato fascista conosce un nuovo slancio. Infatti un discorso razzistico
allinterno della psichiatria italiana sempre stato presente, articolando a pi riprese e con strumenti
scientifici diversi la dimostrazione oggettiva" della superiorit del bianco sullextraeuropeo, legittimando
scientificamente appetiti imperialistici di conquista. In un certo senso possibile affermare che lideologia
psichiatrica durante il ventennio non ha fatto che rimarcare le stesse stereotipizzazioni elaborate gi da
tempo, se non entro la cornice di un rafforzamento dellorgoglio nazionalistico tramite le definizioni di una
presunta razza latina o italica superiore alle altre. Conseguentemente il razzismo fascista pu essere
considerato semplicemente come un versione ancor pi determinata e violenta del razzismo coloniale
dellItalia liberale.
Al momento della conquista dellEtiopia nel 1936, lItalia fascista era allapice dellespansione coloniale,
potendo contare anche su altri territori come lEritrea, la Libia, la Somalia e lEtiopia. Se latteggiamento dei
colonizzatori sempre stato tuttaltro che pacifico, come testimoniano le durissime repressioni manu militari
in Libia, con la proclamazione dellImpero nuove preoccupazioni di natura razzista preoccupavano la
gestione politica dei territori. Infatti, a seguito della scelta di fare dei territori africani dellimpero delle
colonie di popolamento159, le colonie dovevano ospitare ingenti masse di lavoratori, esasperando i
problemi di coesistenza con la popolazione indigena. Il principale timore era lincrocio tra italiani e
popolazioni autoctone, per cui Mussolini stesso aveva raccomandato di tenere separati bianchi e neri per
evitare i terribili et non lontani effetti del meticcismo 160. La questione del meticciato durante la breve vita
delle colonie italiane dAfrica acquista una posizione centrale nella legislazione e nella propaganda fascista.
158 Per un resoconto dettagliato ed appassionato delle detenzioni psichiatriche a scopo politico negli anni
del fascismo, consultare: Marco Rossi, Capaci di intendere e di volere. La detenzione in manicomio degli
oppositori al fascismo, Zeroincondotta, Milano 2014
159 Luigi Benevelli, La psichiatria coloniale italiana negli anni dellImpero (1936-1941), Argo, Lecce
2010, p. 32
160 Ivi., p. 31

Effettivamente i meticci presenti sul territorio sono numerosi e se la gran parte di essi viene abbandonata dal
padre bianco e accudita dalla donna indigena, non pochi sono quelli accolti negli asili approntati dai
missionari, vivendo in un ambiente di cultura italiana, mentre pochissimi altri ancora vengono riconosciuti
anche dai padri italiani, stabilendosi nella comunit italiana. Gi in passato leffetto degenerativo degli
incroci, con tarati o con etnie diverse, era un tema largamente frequentato nella comunit scientifica, ad
esempio da autori come le Nicola Pende, Corrado Gini ed Enrico Morselli. Questo per non si tradusse mai
in una norma legislativa, infatti prima della proclamazione dellImpero non cera mai stata una presa di
posizione precisa in merito, tanto che tra il 1931 e il 1933 in Eritrea e Somalia era passata una norma che
allargava la possibilit di acquisire la cittadinanza anche a meticci figli di ignoti in possesso della cultura
elementare italiana. Con la proclamazione nel 1936 dellAfrica Orientale Italiana (AOI), composta da
Eritrea, Somalia ed Etiopia, lenfasi posta sulle differenze razziali cambia radicalmente prospettiva, con una
conseguente esasperazione di temi mixofobi legati al timore di un decadimento della razza italiana provocato
dallaumento di incroci con le popolazioni autoctone. In quel periodo il meticciato appare come la
testimonianza di una commistione che indebolisce il dominio dei colonizzatori italiani, minacciando la loro
intergrit antropologica, per cui litaliano che arriva a stabilire una relazione coniugale con unindigena
considerato perduto per la propria razza. Di qui la condanna di un rapporto more uxorio fra membri di razze
diverse e la necessit di misure di polizia che impedissero il contatto, tranne per ragioni di lavoro, tra
negri e bianchi161, in modo da impedire ogni tipo di comunanza sociale tra coloni e colonizzati. Infatti
misure di questo tipo non tardano ad arrivare: nel giugno 1936 viene emanato un decreto regio che impedisce
al meticcio di essere riconosciuto dal padre, proibendogli quindi di diventare cittadino italiano. Poco dopo
dal 1937 vengono promulgate una serie di norme che compongono larchitettura della legislazione razzista
nelle colonie quali: il divieto a italiani e sudditi di abitare negli stessi quartieri; piani regolatori che
prevedono una netta separazione tra quartieri indigeni e quartieri destinati ai coloni; norme che proibiscono
italiani e indigeni di usare gli stessi mezzi pubblici, nonch di frequentare gli stessi pubblici esercizi e le
stesse scuole; ed infine una legge che impedisce listruzione oltre la scuola elementare ai non-italiani.
Se gi la comunit psichiatrica ed eugenica anche in et liberale aveva contribuito a fomentare un discorso
contro leffetto disgenico dellunione con razze inferiori, il meticcio nel periodo imperiale diventa licona
negativa attorno cui costruire un nuovo corso del razzismo fascista ancor pi violento, mettendo in moto una
macchina propagandistica spietata, coinvolgendo anche scienziati e specialisti. Testimonianza di questo
nuova produzione propagandistica a sfondo razziale la pubblicazione della rivista la Difesa della razza,
diretta da Telesio Interlandi. Il giornale in questione diventa lorgano ufficiale della frangia razzista pi
violenta del partito fascista, ospitando innumerevoli articoli di natura antisemita e xenofobi da parte di
personalit accademiche e scienziati, in modo da dare una copertura scientifica ed intellettuale alla
questione della razza. In particolar viene pubblicato nel 1940 un numero interamente dedicato alla
questione del meticciato, contenente parecchi passaggi che fanno riferimento alla tesi eugenetica del racial
suicide provocato dal diffondersi dellibridismo, nonch larticolo dellantropologo razzista Guido Landra, il
161 Ivi., p. 35

quale suggerisce a tempo vengano individuati i meticci e siano presi i provvedimenti necessari onde
impedire che il sangue della vecchia Europa non ne resti irrimediabilmente avvelenato 162. Vale la pena citare
anche un altro assiduo collaboratore della rivista, lantropologo sostenitore delle politiche eugenetiche
naziste Lidio Cirpiani, il quale nel 1938 invia al ministro della cultura popolare di allora Dino Alfieri alcune
direttive per la programmazione dellattivit dellUfficio Razza tra cui un censimento dei bastardi e tipi di
colore in genere, frutto del deleterio incrocio fra italiani anche di alta posizione e africane, presenti sul
territorio del regno163. Il suggerimento di Cipriani viene parzialmente messo in pratica nel 1938,
conducendo alla compilazione di una lista piuttosto scarna di ventinove soggetti provenienti dallAfrica
orientale, generalmente impiegati con mansioni di basso livello presso enti pubblici (autisti, facchini) o come
domestici in case private di famiglie benestanti 164. Anche alcune voci della psichiatria si fanno interprete di
una simile atmosfera mixofoba, come testimoniato da un intervento pubblicato nel 1936 in alcune riviste
dove Emilio Padovani, segretario della Societ Italiana di Psichiatria, sottolinea il gravissimo pericolo
sociale, etnico e psichico del meticciato 165.
Tuttavia dal 1938, tematiche xenofobe simili sembrano trovare scarsa eco nelle riviste specialistiche di
psichiatria. Dopo la pubblicazione nel 1938 del Manifesto degli scienziati razzisti, in cui le uniche
personalit del mondo antropologico-psichiatrico tra i firmatari sono Giudo Landra, Nicola Pende e Arturo
Donaggio, solo questultimo sembra impegnarsi in una riflessione in ambito psichiatrico sul tema della
razza. Nonostante lassunzione della carica di presidente della Societ Italiana di Psichiatria nel 1938,
Donaggio simpegna nellelaborazione di una teoria razzista della romanit, che per non suscita
linteresse di nessuno, come testimoniato dal volume degli Atti del XXI congresso della Societ dove le sue
farneticazioni cadono nel deserto pi assoluto e non trovano pi eco nei lavori congressuali dei giorni
successivi166. possibile dire che il razzismo opportunista di Donaggio pi volto a celebrare
scientificamente il fascismo che a denigrare altre razze, mancando nella sua produzione scientifica
unesplicita presa di mixofobe. In questo senso il lavoro degli psichiatri nelle colonie mostra sfumature pi
interessanti per quel che concerne i rapporti della scienza psichiatrica con etnie diverse. I servizi igienici e
sanitari nelle colonie fino al 1936 erano limitati ed organizzati in maniera caotica: lEritrea e la Somalia
avevano un assetto igienico-sanitario adeguato ai bisogni della popolazione indigena e ai pochi bianchi
presenti, in cui lavoravano solo medici civili assunti a contratto ed ufficiali medici dellesercito e della
162 Francesco Cassata, La Difesa della razza. Politica, ideologia ed immagine del razzismo fascista,
Einaudi, Torino 2008, pp. 203-204
163Ivi., p. 238
164 Ibidem.
165 Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (19221945), Ombre Corte, Verona 2008, p. 145
166 Ivi., p. 150-151

marina. Alla fine del 1936, larrivo di un ingente numero di lavoratori italiani, assieme a nuove reti
comunicative che consentivano lo spostamento di uomini e merci, rendevano necessaria la realizzazione di
un efficace sistema di controllo igienico e profilattico, per cui era necessario avere una conoscenza
nosografica dellImpero, in particolar modo dei territori africani di cui si sapeva ben poco. Per far fronte a
questa esigenza, il 14 dicembre del 1936 viene istituito il Corpo sanitario dellAfrica Italiana e la maggior
parte dei medici viene mandata a prestar servizio nellAOI. In questo riassetto dei servizi sanitari viene
esclusa quasi totalmente la psichiatria, infatti allinizio del 1939 dei 500 medici messi a disposizione
dellAOI non presente nessuno psichiatra e le uniche forme di assistenza psichiatrica sono il reparto
psichiatrico operante nellOspedale di Mogadiscio in Somalia, quello presente nellospedale coloniale
Vittorio Emanuele III in Libia ed infine il manicomio per libici costruito a Tripoli nel 1939. Fino a quel
momento infatti, il grosso del personale sanitario, anche nei reparti neuropsichiatrici, era costituito da medici
della sanit militare, dove la neuropsichiatria ha svolto quasi esclusivamente funzioni di ordine medicolegale, come laccertamento di idoneit, lindividuazione di simulazione di malattia e il riconoscimento
dinvalidit da causa di servizio. Pertanto, quando un italiano, civile o militare, o un indigeno, solitamente
militare arruolato nelle truppe coloniali, era affetto da disturbi mentali, conclusi gli accertamenti, se ritenuto
manicomiabile era inviato in un manicomio del Regno, in caso contrario veniva dimesso e restituito al suo
domicilio. Inoltre nei reparti neuropsichiatrici si svolgeva anche losservazione di soggetti autori di reato che
avevano presentato sintomi psichiatrici, in modo da giudicarne limputabilit e, conseguentemente, la
necessit di internamento in un ospedale psichiatrico giudiziario.
La povera organizzazione dei servizi sanitari unita alle scarse conoscenze dei territori africani, rendeva
quindi sentita la necessit di maggiori ricerche medico-antropologiche, anche nellottica di un progetto di
bonifica umana in quelle zone. Urgenza sostenuta nel corso del III Congresso di studi coloniale nel 1937 a
Firenze, da Tommaso Sarnelli, futuro responsabile del Centro studi per la medicina indigena presso
lUniversit di Modena, il quale auspica ricerche accurate e metodiche in tutti i territori dellimpero,
compresa lEtiopia, per una visione dassieme () dellAfrica nostra 167. In pieno spirito coloniale
paternalistico, Sarnelli afferma come la conoscenza del mondo indigeno, legato a quelle credenze, immagini
ed inflessioni danimo che appartenevano anche al nostro passato, contribuirebbe a spianare la via a
quell impero dello spirito che soltanto lItalia fascista, dotta e cristiana era degna di proclamare 168.
Tuttavia, simili istanze portano molti medici e psichiatri italiani a confrontarsi con la psichiatria coloniale, in
unottica psicologica e di antropologia criminale, allo scopo di affinare gli strumenti per intervenire sulla
fragile macchina dellindigeno in modo che il potenziamento della razza proceda indisturbato anche
nelle periferie dellImpero. Su questo versante si collocano le ricerche di Sarnelli in Tripolitania sul
fenomeno del latah, una specie di sindrome psiconevrotica diffusa tra i popoli primitivi caratterizzata da una
167 Luigi Benevelli, La psichiatria coloniale italiana negli anni dellImpero (1936-1941), Argo, Lecce
2010, p. 46
168 Ivi., p. 47

crisi consistente in violenti atti motori o verbali in risposta a determinati stimoli. La causa di questa patologia
viene individuata in una predisposizione allisteria tipica delle razze meridionali, che hanno un sistema
nervoso molto eccitabile169. Lo studio di Sarnelli squisitamente di ordine scientifico e legale, volto a
comprendere la predisposizione dei soggetti indigeni a commettere reati e il grado di attribuzione della colpa
in individui appartenenti ad una popolazione indigena eccitabile, suggestionabile, esaltata religiosamente e
moralmente depressa come tutte le primitive popolazioni locali 170. Lesigenza di uno studio
psicoantropologico delle popolazioni africane anima anche il Congresso di antropologia criminale del 1940 a
Napoli, in cui Cesare Gerin evidenzia un parallelismo fra gli impulsi criminali degli indigeni primitivi e
quelli dei fanciulli171, equiparando a livello evolutivo i popoli primitivi ai minorenni europei, in modo da
sostenere la tesi di una ridotta capacit di intendere e volere, e quindi un minor grado di imputabilit. Ad una
simile conclusione giunge anche il criminologo psichiatra Alfredo Lombardi che aveva condotto una
complessa indagine antropometrica su circa 300 neri di etnia mara, asserendo la assoluta inutilit pratica
dogni tentativo di elevazione degli adulti e la opportunit e la convenienza di concentrare invece ogni sforzo
sui fanciulli e sui giovani nella certezza di poterni fare a non lunga scadenza sudditi devoti ed attivi 172.
Tuttavia, i contributi pi interessanti in materia di psichiatria coloniale provengono da Angelo Bravi,
psichiatra attivo prima nel reparto neuropsichiatrico dellOspedale coloniale, successivamente al manicomio
per libici di Tripoli. Nel corso della sua attivit, impegnato per molti anni nel tentativo di riformare la
drammatica condizione dei servizi dassistenza i Libia, esplicita unimpostazione alla psichiatria coloniale
culturale, che anticipa di molti anni gli attuali orientamenti etnopsichiatrici. Nella sua opera principale
Frammenti di psichiatria coloniale I-VII, Bravi nota come non esista un reale studio organico di psichiatria
razziale perch sono troppo carenti le conoscenze di psicofisiologia razziale e di psicopatologia etnica,
intesa come contributo semeiologico e clinico della struttura mentale delle razze umane 173. Infatti secondo
Bravi per portare a termine un simile studio occorreva una conoscenza adeguata delle lingue parlate dalle
popolazioni locali, oltre che uno studio delle religioni, che contribuivano a costruire una atmosfera
psichica negli indigeni, e della trama di relazioni sociali delle comunit colonizzate, come i rapporti
matrimoniali e lavorativi. Questindirizzo attento alla cultura di provenienza dei pazienti, porta lo psichiatra
a considerare come il problema della razza in realt si confonde con quello della civilt, in modo tale che
nella studio della genesi delle patologie bisogna prendere in considerazione tre fattori quali il clima, la razza
e la civilt, piuttosto che semplicemente la dialettica tra costituzione biologica ed ambiente proposta da molti
169 Ivi., p. 77
170 Ivi., p. 77
171 Ivi., p. 82
172 Ivi., p. 84
173 Ivi., p. 103

psichiatri dellepoca. Il contatto brusco con la civilt, secondo lopinione di Bravi, produce nel nero un
conflitto interiore fra il temperamento e il progresso della civilt, determinando una forma ansiosa con
tendenze suicide174. Conseguentemente ligiene mentale deve tenere conto del problema dei limiti di
assimibilit psichica fra diverse civilt175.
Se il razzismo verso le persone di colore ha sempre fatto parte della storia italiana e delle sue imprese
coloniali, un discorso diverso merita lantisemitismo, che aveva precedenti esclusivamente in alcuni settori
della Chiesa. Allinizio del Novecento le comunit israelitiche erano sostanzialmente integrate in Italia e
buona parte delllite intellettuale erano ebrei, superando pregiudizi di razza e di religioni. Infatti la comunit
ebraica aveva aderito quasi completamente alla vita della nazione, partecipando in maniera patriottica alla
prima guerra mondiale sui vari fronti. Al momento della nascita dello Stato fascista, non si poteva ignorare
che molti ebrei italiani erano stati in buona parte vicini alle posizioni interventiste, partecipando
attivamente alla prima guerra mondiale, ed effettivamente molti avevano aderito al movimento di Mussolini.
Allo stesso tempo non vanno ignorati alcuni fenomeni di antigiudaismo emersi sporadicamente in alcuni
ambienti cristiani, come il necrologio dello psichiatra francescano Agostino Gemelli, dove scrive a proposito
dellebreo morto Felice Momigliano: Ma se insieme con il Positivismo, il Socialismo, il Libero Pensiero, e
con il Momigliano morissero tutti i Giudei che continuano lopera dei Giudei che hanno crocifisso Nostro
Signore, non vero che al mondo si starebbe meglio? 176. Anche allinterno della cultura scientifica e
psichiatrica erano presenti elaborazioni teoriche stereotipanti nei riguardi degli ebrei, come la
categorizzazione biologica e psichiatrica della razza ebraica presente nel manuale di psichiatria di Tanzi e
Lugaro per cui con la loro stessa presenza di etnia ben individuabile nel contesto di societ diverse
dimostrerebbero la tenacia dei caratteri ereditari e confermerebbero quindi la verit del concetto di
razza177. In aggiunta a questo bisogna tenere in considerazione la presenza di clich razziali nei confronti
degli ebrei anche nella produzione letteraria popolare come lEbreo di Verona, lOrfana del ghetto e Gog178.
A partire dagli anni Trenta lantisemitismo comincia ad uscire dalla sua incubazione culturale, sfociando in
alcuni episodi persecutori: come laccanimento nel 1929 per motivi razziali nei confronti di Ugo Del Vecchio
del direttore della filiale della Banca dItalia a Genova da parte di Mussolini e lallontanamento nel 1932
dellamante Margherita Sarfatti dalla dirigenza prima del Popolo dItalia e poi di Gerarchia. Per
174 Ivi., p. 115
175 Ibidem.
176 Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (19221945), Ombre Corte, Verona 2008, p. 147
177 Ibidem.
178 Permetto di rimandare allinteressante articolo di Gunzberg per una discussione sulle radici letterarie
dellodio antisemita in Italia: Lynn Gunzberg, Stranieri in casa: le radici letterarie delle leggi razziali in Aa.
V.v., Il sapere e la vergogna. Psichiatria, scienza, cultura nelle leggi razziali del 1938, in Quaderni del
centro di documentazione di Storia della Psichiatria, 2, pp. 48-70

lantisemitismo ancora ben lontano dal rappresentare una linea ufficiale del regime, come testimonia la
condanna del duce nei confronti del razzismo, definito una stupidaggine, quanto laffermazione per cui
lantisemitismo non esiste in Italia179. In effetti dopo la presa di potere da parte di Hitler, molti profughi
ebrei vennero accolti in Italia, mentre la stampa e la pubblicistica scientifica anche in materia eugenetica
condannava linfondatezza del razzismo nazista. Dalla met degli anni Trenta per cominciano ad uscire
gradatamente sempre pi pubblicazioni antisemita da parte dellala pi francamente razzista del regime,
come quella di Giovanni Preziosi e, soprattutto, di Telesio Interlandi che dal 1935 comincia a far uscire i
primi articoli sul Tevere dove formula pone sullo stesso piano antifascismo e sionismo. A partire da
quellanno lincessante produzione giornalistica di Interlandi, sia sul Tevere che sul Quadrivio sar
mirata allidentificazione dei critici della linea ufficiale regime, anche se comunque appartenenti al fascismo,
al meticciato intellettuale: una forma di ebraizzazione degli oppositori. Lesplicito uso della categoria
della ebraizzazione da parte di Interlandi, fomenta un discorso razzistico nei confronti degli ebrei sempre
pi violento, in maniera tale che chi ebreo, anche se fascista, appartiene solo formalmente ai vincoli
nazionali, mentre la non-adesione totale alla linea del regime sintomatico della presenza di ebrei, mezzo
ebrei o gente al servizio degli ebrei 180. Il razzismo radicalmente biologistico interlandiano negli anni
successivi diventa la linea ufficiale del regime, ed in pi occasioni Mussolini dimostra di tenere in
considerazione lopinione di Interlandi, lunico a ricevere lautorizzazione di commentare la prima
dichiarazione redatta dal duce sulla questione ebraica 181. La centralit del ruolo di Interlandi nella politica
razziale fascista per emerge soprattutto dalliniziativa del giornalista di favorire il contatto tra Mussolini e
Guido Landra, lantropologo che successivamente verr incaricato di costruire la campagna razziale fascista.
In questo modo nel 1938 viene approvata la legislazione antisemita ed esce il Manifesto della razza.
Contemporaneamente viene fondata la rivista, ricordata poco prima, la Difesa della Razza che negli anni a
venire continuer ad accogliere al suo interno pubblicazioni dal carattere razzista e antisemita.
Tra i collaboratori della rivista, lunica personalit a presentare in maniera organica e rigorosa una teoria
razzista antisemita vicino in qualche modo alle discipline psichiatriche Giovanni Marro. Nel 1939 aderisce
alla campagna razzista e antisemita del fascismo, scorgendovi il compimento ideale, sul piano politico, della
propria attivit di ricerca scientifica 182, pubblicando negli anni successivi una serie di articoli dove affronta
la questione razziale entro una dimensione ecologica dellhabitat secondo un approccio da lui definito
antropo-geografico. Infatti Marro propone una nuova scienza razziale che non si limita a studi
morfologici e zoologici, rifiutando una concezione materialistica della razza, ma che consideri i fattori
179 Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (19221945), Ombre Corte, Verona 2008, p. 148
180 Francesco Cassata, La Difesa della razza. Politica, ideologia ed immagine del razzismo fascista,
Einaudi, Torino 2008, pp. 30-31
181 Cfr: Ivi., pp. 36-37
182 Francesco Cassata, Molti, sani e forti. Leugenetica in Italia, Bollati Boringhieri, Torino 2006, p. 240

spirituali183. In sostanza, la definizione della razza non deve costituirsi sulla craniologia o lantropometria,
piuttosto sulla sinergia uomo-ambiente. Per Giovanni Marro infatti possibile distinguere nelluomo due
elementi: uno fisico-somatico, comune a tutte le specie animali, che fatalmente soggiace sempre alle
direttive plasmatrici ambientali, laltro spirituale che indica la capacit di contrastare linfluenza
ambientale, dipendente dal livello di progresso raggiunto e dalle peculiarit etniche 184. Secondo questa
concezione, luomo civile colui che in grado di agire sullambiente a proprio piacimento, mentre il
primitivo strettamente vincolato allhabitat in cui vive. In questo modo il progresso umano in realt tende a
livellare le divergenze razziali fisiche, determinate dalla diversit degli ambienti naturali, e le razze
superiori sono quelle in cui lelemento somatico non altro che una esteriorizzazione della componente
psichica, utilizzata per dominare lambiente. A partire dal rapporto fra razza e ambiente, Marro elabora una
filosofia della storia in cui gioca un ruolo centrale la distinzione tra civilt mediterranea e civilt semitica su
basi antropo-geografiche185. La determinante razziale del semitismo dato dallo scarso attaccamento al
luogo in cui vive, per cui il semita non capace di stabilire relazioni di equilibrata interdipendenza col
suolo186. Infatti, lelaborazione scientifica dellantisemitismo di Marro alimentato da un immaginario
cospirazionista, che interpreta la religione ebraica come il camuffamento di un razzismo alla rovescia
finalizzato al dominio e allo sfruttamento degli altri popoli 187. La costituzione mentale degenerativa
dellEbreo determinata da un preconcetto di superiorit, in virt del quale essi nutrono esagerato
sentimento di se stessi e scarsa estimazione degli altri, che si traduce nel luogo comune della doppiezza
dellebreo: ladesione alla nazione nasconde universalit sovranazionale e sete di dominio, mentre
lintegrazione dissimula linfiltrazione contagiosa 188. Per Marro il concetto di degenerazione la categoria
psichiatrica che meglio descrive la razza ebraica. Lantropologo, infatti, interpreta lebraismo come una
specifica forma di deviazione morale, pronta ad insediarsi in qualsiasi compagine psichica quando vengano
a far difetto, per speciali cause, le energie reattive insite nella personalit, atte a respingerlo ed a precludergli
lingresso e linsediamento nella medesima 189. Per questo bisogna evitare qualsiasi contatto con la razza
ebraica, in quanto minacciano di favorirne linfiltrazione nella nostra 190.
183 Ivi., pp. 239-240
184 Ivi., p. 241
185 Ivi., p. 242
186 Ibidem.
187 Ivi., p. 243
188 Ibidem.
189 Ivi., p. 244
190 Ibidem.

Al di l della diffusione delle idee razziste del regime su organi di stampa come la Difesa della razza e
Razza e civilt, non fa riscontro un analogo interesse sulle riviste specializzate di psichiatria, come
accennato anche prima a proposito del razzismo contro i neri. Solamente l Archivio di Neurologia,
Psicologia e Psichiatria passata alla guida di padre Gemelli e la Rivista di Psicologia di Mario Canella
pubblicano articoli prolissi, ridondanti e pieni di pregiudizi razzisti a orientamento biologista
sullargomento. In una sola occasione nel 1943 la pi importante rivista psichiatrica italiana, la Rivista
sperimentale di freniatria interviene sulla razza, argomentando il fallimento della correlazione
morfopsicologica come fondamento della razza 191. Mettendo in luce la confusione che continua ad
imperversare tra razza, etnia, stirpe, storia, civilt, larticolo evidenzia la necessit scientifica di rivendicare il
carattere individuale piuttosto che razziale delle inclinazioni psicologiche, in opposizione a coloro che
perseguono lideale di una razza nobile, segnalando il definitivo tramonto delle tematiche razziali in ambito
psichiatrico192.

(manifesto scienziati razzisti + antisemitismo pag 146-147-148-149 pfp, antisemitismo giovanni marro pag
242-244-246-247 msf)

191 Paolo Francesco Peloso, La guerra dentro. La psichiatria italiana tra fascismo e resistenza (19221945), Ombre Corte, Verona 2008, p. 159
192 Ivi., p. 159-160