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Anno 2

N u me r o 1 9

M a r zo 2 0 1 4

La rivista multicanale di narrativa fantastica liofilizzata istantanea

Bright Side
Intervista a Luca Azzolini Due romanzi di G. De Turris

S ka n

AMAZING MAGAZINE

Intervista a Alessandro Sandro Pergameno I l No ir c o m e n o n lo avete mai sorriso Buoni da mangiare S u ic id io Oltretomba Calibro 9 Combinazioni Nannina la puttana
N ASF - L e T re L une 8 Macelleria n.6

Probabilit di successo Sopravvivenza Sangue e terra

Passami il dado da venti! Il corridoio nero Luce dell'Universo No v a S win g Vitals Do androids dream...?

d i J a c k ie d e R ip p e r

di Ignazio Piacenti

La guerriera

N o n pe r d e t e i l n u m er o d i A pr i l e 2 01 4 C h i b en c om i n c i a

Sommario
Hanno collaborato

del

Bright Side
... e alla fine arriva Polly "Nannina la puttana" ...... 47 di Polly Russell Oltre lo Skannatoio Le Tre Lune 8 "Probabilit di successo". 49 di Giuliana Ricci Macelleria n.6 "Sopravvivenza" .............. 52 di C.M. Tidona "Sangue e terra" ................ 54 di Alexia Bianchini Nella pancia del Drago "Passami il dado da 20!" di Andrea Atzori .......... 58 I libri da rileggere M. Moorcock, "Corridoio nero".. 60 M.J. Harrison, "Luce dell'Universo" ................. 62 M.J. Harrison, "Nova Swing" ..... 64 G. Bear, "Vitals" di Massimo Luciani ..... 66 Cento di questi giorni I 50 anni di J.A. Lethem di Massimo Luciani ..... 68 Il venditore di pensieri usati P.K. Dick, "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" di Riccardo Sartori ...... 70 L'e-Book nell'e-Reader "Il mondo di Mavros" ...... 73 di Alexia Bianchini Vale pi di mille parole "La guerriera" ................... 74 di Ignazio Piacenti DARK SIDE ........................... 75

Jackie de Ripper e

Max Gobbo Roberto Bommarito Mirko Giacchetti Andrea Viscusi Alessandro Forlani Luigi Bonaro Polly Russell Giuliana Ricci C.M. Tidona Alexia Bianchini Andrea Atzori Massimo Luciani Riccardo Sartori Ignazio Piacenti

L'editoriale ............................. 5 di Jackie de Ripper OLTREMONDO Incontra Luca Azzolini, Golden Boy dellUrban Fantasy italiano di Max Gobbo .............. 6 Cronache dell'immaginario Gianfranco de Turris di Max Gobbo .............. 11 Anteprima L. Azzolini, "La regina delle spade di seta" .... 10 Novit da Multiplayer.it ............. 16 F. Falconi, "Muses" ......... 18 Una voce da Malta Intervista a Sandro Pergameno ...................... 19 di Roberto Bommarito Visti e letti da Giacchetti "Il Noir come non lo avete mai sorriso" di Mirko Giacchetti .... 23 A. Mascherpa, (estratto) "La ballata della rana nel bollitore" ............... 24 Guest Star "Buoni da mangiare"......... 28 di Mirko Giacchetti Being Piscu "Suicidio" ........................... 34 di Andrea Viscusi Il Grande Avvilente "Oltretomba Calibro 9" ... 40 di Alessandro Forlani Poscritti di futuro ordinario "Combinazioni" ................ 45 di Luigi Bonaro

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Sommario
Hanno collaborato

del

Dark Side

Sol Weintraub Herr Joe CMT willow78 TETRACTYS

Il Lato Oscuro "Mirach, l'incatenata" di Sol Weintraub .......... 75 Gli e-Book del Lato Oscuro I. Bruno, "Mondi Perduti" di Sol Weintraub .......... 79 AA.VV., "Cuore Trafitto" di Herr Joe ..................... 80 Skannatoio edizione XXVII L'altro lato Le specifiche ..................... 82 "Sacrifici" di CMT ........................... 83 "Torta di mele" di willow78 ................... 85 "L'innocenza non ha paura" di Leonardo Boselli ...... 89 Risultati e classifiche Skannatoio 5 e mezzo ...... 100

(Leonardo Boselli)

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S ka n
AMAZING MAGAZINE
L'altro lato. Chi non ha nel proprio carattere un aspetto nascosto, che si guarda bene dal mostrare a tutti? Questo non vale solo per chi vuole far credere di essere un santo, tuttavia spinto, sotto sotto, da torbide pulsioni, ma vale anche per chi si dimostra duro e spietato, mentre in realt, in fondo in fondo, cela una incofessabile debolezza. Il filo conduttore dello Skannatoio 5 e mezzo di febbraio era proprio questo: creare una storia in cui il personaggio principale dimostrasse di possedere entrambi i "lati". Un altro "leitmotiv" della gara del mese stato sicuramente la sfida nella sfida tra Cattivotenente e TETRACTYS. Si trattato di uno scontro diretto tra un mostro sacro della competizione (mi riferisco a CT) e il nostro TETRA, che in quanto a smargiassate non secondo a nessuno. Scoprirete nelle pagine interne a favore di chi si sia risolta la sfida. In ogni caso, sembra che lo scontro abbia catalizzato la gara: entrambi gli autori hanno dato il meglio di s tanto che il confronto si concluso con un distacco di un solo punto. Anche gli altri racconti, comunque, erano interessanti e in questo numero i lettori potranno gustarne una selezione in versione da gara. Per quanto riguarda i contenuti della rivista, non posso che ripetermi, visto che i collaboratori, a parte poche eccezioni, sono ormai consolidati da tempo. La rubrica Oltremondo, curata da Max Gobbo, ci propone un'intervista a Luca Azzolini avente per tema l'Urban Fantasy. Inoltre, vengono proposte due recensioni degli ultimi lavori di Gianfranco de Turris, citate anche su Il Giornale in un articolo dedicato allo stesso autore. Chiudono la rubrica interessati anteprime di pubblicazioni che saranno oggetto di recensioni e interviste in uno dei prossimi numeri. Roberto Bommarito si ripropone una interessante intervista a Sandro Pergameno. Gli autori ospiti con i loro racconti sono come sempre: Andrea Viscusi, Mirko Giacchetti, Luigi Bonaro e Polly Russell. Ma presente anche la novit di Alessandro Forlani con un suo scritto per la rubrica Il Grande Avvilente. Inoltre, Mirko Giacchetti torna a occuparsi di altri autori con Alessandro Mascherpa e un estratto de "La ballata della rana nel bollitore". Tra i concorsi extra-Skannatoio continua la pubblicazione dei migliori racconti de " Le Tre Lune 8" e della " Macelleria n.6". Da non perdere, poi, il saggio di Andrea Atzori e le recensioni di Massimo Luciani, che celebra anche i 50 anni di Lethem. Riccardo Sartori, invece, ci parla di un classico, forse il classico per eccellenza, di Philip K. Dick da cui stato tratto il film "Blade Runner". Infine, il "dark side" si apre con un racconto di Sol Weintraub , seguito da due presentazioni di antologie i cui racconti hanno mosso i primi passi in concorsi letterari de "La Tela Nera", e da tre racconti dell'edizione di febbraio dello Skannatoio. Il tutto racchiuso tra due fantastiche copertine di Ignazio Piacenti. Se avete resistito fino a qui, invece di catapultarvi subito nella lettura dei contenuti, avete in premio il mio consueto augurio di buona lettura! Vi aspettano tante storie fantastiche!
Jackie de Ripper

L'altro lato

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S ka n
C lasse 1983, Luca Azzolini uno degli autori pi interessanti del pa-

Incontra

Oltremondo

norama fantasy italiano. Alla sua giovane penna si devono, infatti, diversi romanzi e parecchi racconti che si segnalano per originalit e freschezza. Gi dallesordio, avvenuto nel 2009, il pubblico degli appassionati ha potuto che apprezzare la sua scrittura agile e briosa, che trover una conferma di gradimento nei suoi lavori successivi, tutti coronati da un rimarchevole successo di pubblico e critica. La sua produzione incentrata sul genere fantasy presenta titoli di grande interesse: Ricordare i cieli (Giovane Holden Editore, 2007), Il Fuoco della Fenice (La Corte Editore, 2009), Sanctuary (Asengard Editore, 2009), Evelyn Starr Il Diario delle Due Lune con Francesco Falconi

(Piemme Edizioni, ottobre 2011), Evelyn Starr La Regina dei Senzastelle con Francesco Falconi (Piemme Edizioni, maggio 2012). Allattivit di romanziere, questo giovane talento, nel corso degli anni ha affiancato, e sempre con risultati lusinghieri, quella di: editor, curatore editoriale e collaboratore di diverse riviste specializzate. Ma chi veramente il creatore delle fantastiche storie di Evelin Starr? E ancora qual il segreto che si nasconde dietro la sua incredibile abilit narrati-

va, che come dincanto trasporta i lettori in mondi fatati? Per dare risposta a questi interrogativi, abbiamo deciso di incontrare di persona Luca Azzolini, il golden boy dellurban fantasy allitaliana. Ciao Luca, i nostri lettori amando il genere fantasy in ogni sua declinazione andranno matti per uno come te. Per cominciare, puoi raccontarci qualcosa delle tue prime esperienze di scrittore?

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Ho iniziato a scrivere molto presto, attorno ai dieci anni, per gioco. Mi divertivo a inventare racconti gialli, fantastici e horror, e lo preferivo a qualsiasi altro gioco (calcio compreso). Poi, attorno ai diciassette anni, mi sono detto che volevo scrivere seriamente, e da l iniziato tutto. Ho pubblicato il primo racconto a diciotto anni, e da allora non mi sono pi fermato.

modo di lavorare nuovo, ma che apprezzo molto. Parlaci un po dellurban fantasy.

Lurban fantasy che amo quello che si pone delle domande, e che le affronta a testa alta. lurban delle citt post-apocalittiche, lurban degli amori difficili e sofferti, forse impossibili, ma che lascia sempre aperto uno spiraglio di speranza per il futuro. lurban che cambia i persoPerch hai scelto proprio il naggi che attraversano le sue genere fantasy? pagine, i lettori che leggono le gesta, e lo scrittore che stata una decisione naturale, loro parla attraverso le loro voci. facile per certi versi. Ho un genere grandi posempre amato i film fantastici tenzialit, con non c che dire, e e da ragazzino rimasi folgo- credo che non abbia rato dal ciclo di Darkover, di raccontato tutto. C ancora molto Marion Zimmer Bradley, lau- altro da dire. trice che amo spassionatamente. Credo che a un certo Dacci una tua definizione di punto siano i libri a scegliere fantasy. te. Per me stato cos e, in tutta onesta, stato il genere Se fosse una parola, sarebbe: fantasy che ha scelto me, non libert. un genere che, a mio il contrario avviso, permette pi di altri di la realt che ci La saga Evelyn Starr, ti vede sondare circonda, attraverso metafore coautore assieme a Francesco e immagini anche molto forti. Falconi: com lavorare a un Il fantasy parla a tutti, non fa libro a quattro mani? distinzioni di sesso, et, razza, estrazione sociale. Non punta stimolante, ma anche dito contro nessuno, ma alza complesso. Scrivere a quattro il questioni e pone domande, remani richiede tanta concentra- galando spesso risposte di un zione, unione dintenti, e certo qual peso. un genere spesso non sono mancati gli fresco, giovane, a volte leggescontri, ma sempre per il bene ro, a volte impegnato, con pi del romanzo. Questa stata volti e voci. unesperienza che mi ha arricchito molto, mi ha calato Quale tra questi autori il/la in unottica diversa e in un tuo/a preferito:

J. R. R. Tolkien R. E. Howard J. K. Rowling S. Meyer Li ho letti tutti e quattro, e credo di sentirmi pi vicino a J. K. Rowling per quel senso del meraviglioso che ha saputo creare. Apprezzo anche la complessit di un grande autore come Tolkien, capace di creare una vera e propria mitologia che ha superato i decenni, conquistando estimatori in tutto il mondo. Howard e Meyer, invece, hanno dato, secondo il mio modesto avviso, uno spaccato del tempo in cui hanno scritto i loro lavori. Sono interessanti anche per questo. Viviamo in una societ ipertecnologica, eppure la gente ama moltissimo questo genere: come mai? Credo per i valori che porta con s. Per quellaura di mistero che la tecnologia e i social stanno togliendo dalle

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nostre vite, giorno dopo giorno. In questo genere si respira ancora la speranza che la azioni di una persona possano fare la differenza. Ce lo ripete George R. R. Martin, ce lo ricorda la Zimmer Bradley, lha chiarito la Rowling. C speranza, qui. Cosa non deve assolutamente mancare in una storia fantasy? Un buon ritmo narrativo, personaggi che sappiano staccarsi dalla pagina, passione per la storia che stai raccontando. Ecco, una cosa che deve essere sempre ben presente, a mio modesto parere, la voglia di scrivere la storia che si ha in testa non per il gusto di dire io ho scritto o io sono uno scrittore, ma perch si vuole trasmettere qualcosa di s. Vuoi dare qualche suggerimento a coloro che vorrebbero cimentarsi nella scrittura duna storia di questo tipo? Riprendo parte della risposta sopra: siate sinceri. Con voi, con chi vi legger. Non scrivete per dire io sono uno scrittore, parola oramai abusata (basta vedere quanti profili ci sono su Facebook con laggiunta Autore o Autrice). Ecco, fregatevene. Concentratevi sulla storia e su voi stessi, stendete una trama dallinizio alla fine (particolareggiata, ma non troppo da tarparvi le ali durante la scrittura), e solo dopo iniziate a scrivere la vostra storia. E

prima di ogni altra cosa, a caratteri cubitali, sar scontato ma lo dico: LEGGETE. TANTO. DI TUTTO. SEMPRE. Vi sono autori contemporanei che sembrano concentrarsi molto sulle scene dazione, trascurando lelemento magico: a tuo avviso in questi casi si pu ancora parlare di fantasy vero e proprio? Se pensiamo a George R. R. Martin, e alle sue Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, la magia impalpabile, meno marcata che in altri autori, ma non per questo meno presente. Non lo trovo un difetto, anzi. La magia, se troppo facile, complica le cose e diventa ingestibile. Certo si rischia di essere meno spettacolari, ma a questo un buon autore fa seguire come risposta uno stile intrigante e una trama mozzafiato. Martin ne un maestro indiscusso. Che rapporto c tra questo tipo di narrativa e la mitologia classica? Gli intenti non sono poi cos diversi: c sempre la trasmissione di forti valori, sentimenti assoluti, grandi gesta. La narrativa fantastica e la mitologia classica percorrono due strade parallele, con qualche punto dincontro nei secoli (penso a La storia vera, di Luciano di Samosata, scritto nel II secolo d.C.). La vera narrativa fantastica, cos come la conosciamo, possia-

mo invece farla risalire al romanzo gotico di inizi 800. Quanto hanno influenzato il genere personaggi come: Art o Beowulf? Le leggende, i miti, le culture dei vari popoli hanno creato un sostrato di ricco e affascinante, da cui attingere a piene mani. Basta pensare a quel capolavoro che Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley in cui, lassenza di un punto femminile nella saga arturiana, le ha permesso di immaginare una storia complessa e straordinaria. Che rapporti vi sono a tuo giudizio tra la letteratura gotica e la fantasy? Come accennavo sopra, la narrativa gotica stata la fiamma principale di un fuoco che non si pi estinto. Mi basta citare tre nomi, la prima, una donna affascinante e complessa, Mary Shelley con il suo Frankenstein, a seguire John Polidori con il racconto Il vampiro, e subito dopo Bram Stoker con Dracula. L800 stato il secolo del gotico, che ha creato una frattura col passato, negli intenti degli autori, nello scrivere. Il legame c, ed indissolubile. Una provocazione: chi pi fantasy, Le cronache di
Narnia, o Lorlando Furioso?

Amo LOrlando furioso di Ariosto, un poema cavalleresco che ha attraversato i secoli

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e che godibilissimo, affascinante e profondo al tempo stesso. Ammetto di parteggiare spudoratamente per Ariosto. Le cronache di Narnia, in effetti, non hanno mai colpito eccessivamente il mio interesse. Ma sono sempre stato un lettore molto particolare. Se Tolkien rappresenta lapogeo del fantasy colto e antimodernista, Howard si configura come il campione della fantasy eroica in stile pulp: qual il tuo parere? Tendo a evitare le classificazioni strette perch, come ho detto sopra, in fatto di letture ho gusti molto particolari. Tolkien sicuramente uno dei tanti maestri indiscussi, ma per me non il maestro indiscusso. Perch, semplicemente, amo avere pi insegnanti da cui attingere il meglio, dove possibile. Stesso discorso per Howard, ha tracciato un solco profondo nella strada della letteratura fantastica, che molti hanno seguito, e che fa di lui uno dei tanti maestri manifesti. Parliamo del mondo dellimmaginario: che differenze vi sono per te tra, fantasy, fantascienza e horror? Bella domanda. Un tempo avrei risposto in maniera abbastanza decisa, anche solo 5 anni fa, oggi invece questi generi (per una tendenza generale delleditoria, della narrativa, e dei lettori), si stanno mescolando sempre

pi strettamente. Se per mi soffermo su ogni genere, ecco che si aprono mille varianti. E non tutte nuove, anzi. Il fantasy, per esempio, pu essere declinato in varie maniere. Per esempio, la science-fantasy, e penso a una saga come il Ciclo di Darkover (le cui prime stesure risalgono alla fine degli anni 50), fondeva gi fantasy e fantascienza. Come si sar capito, sono uno che non ama molto le etichette. Forse amo la letteratura fantastica (che abbraccia tutti questi generi) proprio per questo. Non si parla solo di bianco e nero, ma di tante tonalit di grigio. Il tuo romanzo preferito? Troppi. Ma se devo pensare al libro che mi ha fatto dire ecco, voglio scrivere anchio. Penso a La sfida degli Alton di Marion Zimmer Bradley, appartenente al ciclo di Darkover. la serie che amo di pi in assoluto. Per stile, tematiche, variet, lucidit Sarei felice , in futuro, di avere qualche lavoro mio altrettanto completo. Il film che pi hai amato? Anche qui moltissimi. Se devo dirne uno solo, esco dal fantastico per e dico, Thelma & Louise. Lo dico per lidea di estrema libert contenuta nel film. Ultimamente, me ne rendo conto, una tematica che rincorro. Chiss Nel campo del fantastico, adoro in primis il ciclo degli X-Men,

Star Wars, Il Signore degli Anelli, Harry Potter, Willow, LadyHawke, Stardust Ne sto dimenando centinaia, ma sono davvero un patito del genere. Hollywood s spesso occupata di questo genere fantastico: secondo te nelle trasposizioni cinematografiche, si tiene abbastanza conto della struttura narrativa originaria? In certi casi non proprio possibile, e un buon sceneggiatore a questo serve. Non necessariamente un film deve seguire pedissequamente il libro. Un film deve rendere latmosfera, il senso del gusto anche estetico, ma non solo. Deve catturare lanimo dei personaggi, deve trasmettere con un altro mezzo la stessa passione contenuta nel libro. Ci sono film superbi, altri molto meno. Un vero lettore, per, sa che la meraviglia racchiusa in un libro difficilmente si pu replicare sullo schermo. Quali credi sia il futuro del fantasy? Un futuro roseo, mi auguro. Un futuro sempre pi ricco e variegato, con molte nuove voci italiane a raccontarne. Un futuro pieno di sottogeneri nuovi, perch ogni autore deve avere la sua personalissima visione di questo genere. Sicuramente, il fantasy si avvia verso una nuova et che mescoler sempre pi i generi tra loro. Leggo sempre pi spesso

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romanzi dal sapore orientale, esotico, profumo di spezie, bazar, segreti inconfessabili, tecnologia. Una bella strada, perch no? Ci parli un po dei tuoi progetti? Volentieri. Sto lavorando in questi giorni a due progetti che vedranno la luce nel 2014 con Piemme. Uno un romanzo OneShot, dedicato al mondo dello sport, dal taglio fresco ed emozionante. Mi sono divertito tanto a scrivere questo romanzo (ebbi lidea due anni fa, e fu amore a prima vista). Laltra una serie fantasy avvincente, dal ritmo serrato e ricca di colpi di scena, proprio come piace a me. Sto anche lavorando ad altri progetti, ma di quelli non posso ancora parlare. Sono per cose un po diverse dai miei ultimi romanzi, diciamo delle sorprese Molto bene, non mi resta che ringraziarti anche a nome dei nostri lettori.
Max Gobbo

solo una bambina quando Shammuramat varca la soglia del Tempio di Ishtar. la prima volta che mette piede in quel luogo sacro, e ancora non sa che da quel luogo non se ne andr mai pi. Sua madre la abbandona, vendendola come merce avariata per pochi "sila" di rame. Shammuramat non ha altra scelta: crescer al tempio come un'ancella votata alla dea, istruita per diventare un giorno sacerdotessa, imparando a conoscere l'amore, il dolore e la delusione in un mondo di sole donne. In questo luogo fuori dal tempo, avvolto dal profumo d'incenso e dai canti alla dea,

apprende l'arte della seduzione, del canto e della danza; ma anche il sapersi difendere con la spada. Perch il cuore di una giovane donna deve essere forte come una spada avvolta nella seta... E Shammuramat cresce, sempre pi forte e risoluta, diventando una giovane donna dall'animo ribelle. Saranno proprio gli intrighi intessuti dalle sacerdotesse del Tempio di Ishtar a decretare il suo destino, trascinandola in un conflitto che rischia di distruggere il Regno di Assur, mettendola su un trono che non ha mai voluto, e per il quale pu perdere tutto: persino il suo cuore

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S ka n

Cronache dell'Immaginario

Oltremondo

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Se fossimo soli nell'universo, sarebbe un vero spreco di spazio

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S ka n

Antepri ma
Jesse Petersen uno dei tre pseudonimi utilizzati della scrittrice per dare sfogo alle sue variegate passioni letterarie. Dal genere urban fantasy in cui adora cimentarsi con zombie, mostri e catastrofi, all historical romance a sfondo erotico e sensuale. In America in realt principalmente conosciuta come Jesse Michaels o Jenna Petersen autrice pluripremiata per romanzi di narrativa EROTICA ambientati nellInghilterra della met dell800, e questo spiega anche la cura e la piacevolezza delle descrizioni e dei momenti di intimit della coppia protagonista delle avventure di Finch Zombie Non Ci Separi. Leclettica e un po frivola Jesse vive a Tucson e nel tempo libero ama giocare con i videogiochi, esplorare il deserto e leggere assieme a due enormi gatti. Qualche informazione in pi sulla saga: Tra i migliori libri humor del 2010 per la community di Goodreads.com, una lettura divertente ed ironica, perch
uccidere zombie pu salvare un matrimonio!
Non avevi nessun segreto quando ci siamo sposati, vero?

Oltremondo

In Mangia Crepa Ama la terapista per coppie in crisi, Jesse Petersen, sembra aver dato il meglio di s: Sarah e David hanno consolidato il loro rapporto e superato tantissime difficolt tragico-comiche dalla loro prima fuga da Seattle. Il business organizzato per cacciare zombie a pagamento Come ritrovare se stessi nel bel ha dato degli ottimi risultati e domezzo di unapocalisse zombie po aver affrontato scienziati pazzi e zombie bionici, un evento inaMangia Crepa Ama spettato sembra interrompere la di Jesse Petersen temporanea illusione di normalit. David viene morso da uno Si tratta di buoni propositi per il zombie. Ma neanche questo rienuovo anno? No, il nuovo ed sce a fermarli. Dopo aver trovato esilarante capitolo della storia un possibile antidoto in grado di della coppia pi scoppiata arginare lepidemia, si dirigono dellApocalisse. verso Est per raggiungere un Muro di contenimento e diffondere Mangia Crepa Ama conclude la lantidoto. I due sono abbastanza divertente ed esilarante saga di ottimisti, fino a che Dave non Finch Zombie non ci Separi, smette di mangiare ed inizia a scritta da Jesse Petersen. Una se- sollevare enormi oggetti, avere rie in cui ogni nuovo libro risulta addominali e glutei scolpiti e momigliore del precedente e che a strare gli evidenti tratti tipici di parere dei tanti lettori che anche un super eroe dei fumetti! in Italia hanno avuto il piacere di seguire le disavventure della gio- Bastano due righe e gi si capivane coppia, sembra essere sce con chi si avr a che fare lincarnazione scritta di uninedi- (dei pazzi), gi s'intuisce il tipo ta sitcom americana o meglio di umorismo che ci accompaancora dellironia di un film co- gner per duecento pagine (hume Zombieland o Lalba dei mor nero, rosso sangue e rosa Morti Dementi: shocking) ed i 5 minuti a dispoHumor e paura insieme, una vera quindici, ventiInsomma addio avventura zombie, un contributo tempi morti! importante e soprattutto nuovo Leggiamo.org alla fiction di genere.

sizione diventeranno dieci,

Eri sempre sincero, e guarda come hanno funzionato bene, le cose!, lo interruppi gesticolando. V oglio dire Mi avevi detto che volevi lavorare nel campo

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della finanza e ah, no aspetta! Hai lasciato perdere, non vero? Mi avevi detto che, una volta ottenuta la tua specializzazione, io sarei potuta tornare a studiare, e invece no, hai deciso che nemmeno quello andava bene!

Finch Zombie non ci Separi l'inizio di una nuova trilogia survival horror rosa, scritta da unautrice giovane e tremendamente geek. Nel 2010 la Petersen ha debuttato nellurban-fantasy con la prima storia di Sarah, giovane impiegata, frustrata e tremendamente insoddisfatta di suo marito David, costruendo un romanzo seriale fatto di un linguaggio semplice, diretto e veloce, che ricorda una sitcom televisiva ed intriso di pungente sarcasmo femminile! Recriminazioni, battibecchi, scaramucce e dispetti: scene di vita quotidiana di una normale coppia sui 35 anni, che affronta una crisi matrimoniale ma che si ritrova da un giorno allaltro in una pandemia che ha trasformato la loro citt, Seattle, in un deserto popolato dai non morti. Nella nuova realt apocalittica le ossessioni di coppia dei protagonisti sembrano scomparire. Alcune per resistono con risvolti esilaranti: solo una donna in costante ricerca del controllo in grado di notare l'abbinamento di manicure e pedicure di una zombie che sta per divorarla. Bigodino.it

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S ka n
Un libro appassionante, ricco di colpi di scena, che tiene incollati alle pagine e con una protagonista indimenticabile.

EL PROSSIMO NUMERO

OLTREMONDO
Francesco FALCONI
MAESTRO DELL' OSPITERA

URBAN FANTA SY ITALIANO

Licia Troisi

UN REPORTAGE ESCLUSIVO DA
FESTIVAL Internazionale di SCIFI, FANTASYand HORROR in ITALY

Quando scappa da Roma diretta a Londra, coperta di tatuaggi e piercing, Alice sente che la sua vita potrebbe cambiare per sempre.

Deepcon 15

E ALTRO ANCORA!
Ha appena scoperto di essere stata adottata, ma per lei questa notizia quasi un sollievo. Cresciuta con un padre violento e una madre incapace di esprimere il proprio affetto, ora Alice deve scoprire le sue radici e leredit che le ha lasciato la sua vera famiglia. Decisa, risoluta, ribelle, una violinista esperta ed dotata di una voce straordinaria. Ed proprio questa voce a guidarla verso la verit: le antiche nove Muse, le dee ispiratrici degli esseri umani, non si sono mai estinte. Camminano ancora tra noi. I loro poteri si sono evoluti. E Alice una di loro. La pi potente. La pi indifesa. La pi desiderata da chi vorrebbe sfruttarne gli sconfinati poteri per guidare gli uomini, forzarli se necessario, fino alle conseguenze pi estreme. Ma un dono cos pu scatenare linferno. E sta per accadere.

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S ka n
Intervista a Sandro Pergameno
Intervista originariamente apparsa sul blog di Kipple Officina Libraria:
http://kippleblog.blogspot.com/

Una voce da Malta

Territori d'oltremare

Ro b e r t o Bo mma r i t o

Certo. Diciamo che ho fatto la trafila che hanno fatto in molti. Ho iniziato a leggere fantascienza quando avevo undici anni, quasi per caso: un mio zio mi regal per Natale alcuni libri, tra cui spiccava Il sole sotto il mare,di Jean Gaston Vandel, un romanzo che cattuCiao Sandro. un vero ono- r la mia fantasia di adolere averti ospite qui sul blog scente con il suo anelito lidi Kipple. La maggior parte bertario (parlava di una rivolta degli appassionati di fantacontro la tirannia). Dopo anni scienza sa molto bene chi sei. di letture voraci e solitarie, Ma, per chi si fosse accostato allepoca delluniversit coal genere solo di recente, ti minciai a frequentare altri andrebbe di raccontarci qual appassionati di Roma (aveva stato il tuo percorso nel mo una cantina in subaffitto il mondo della SF?

gioved sera, che era utilizzata gli altri giorni per feste e incontri). Allepoca parliamo dei primi anni settantaavevamo anche qualche iniziativa amatoriale (fanzine e articoli sparsi; ricordo che avevamo creato anche una piccola serie di bibliografie ciclostilate degli autori pi celebri). In quel periodo ho conosciuto Sebastiano Fusco e Gianfranco De Turris, e con loro cominciai a fare qualche traduzione per Fanucci padre (persona squisita). Partecipando a una Italcon a Trieste (organizzata da Giuseppe Lippi) ebbi loccasione di co-

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noscere Gianfranco Viviani, leditore della Nord. Dopo una breve parentesi alla Libra di Ugo Malaguti, quando Riccardo Valla (allora curatore della Nord) decise di mettersi in proprio e aprire una libreria a Torino, Viviani pens a me per rimpiazzarlo. Naturalmente accettai con entusiasmo. Cos, dal 1978 al 1985 circa, mi sono dedicato alla cura delle collane della Nord (da Cosmo Oro a Cosmo Argento, Fantacollana, Narrativa dAnticipazione e Grandi Opere). E il periodo che ricordo con maggior affetto. Nel 1992 Fanucci figlio, che era subentrato alla morte del padre Renato, mi propose di fare il consulente per le sue collane di fantasy e fantascienza, ed io mi rituffai con entusiasmo in questa nuova fase fantascientifica. La crisi generale e delleditoria fantascientifica in particolare portarono a un mio allontanamento dalla Fanucci intorno agli anni duemila. Da allora mi sono dedicato alla lettura e alla mia attivit lavorativa principale (linformatica). Come ha preso corpo l'idea del sito Cronache di un sole lontano (http://cronachediunsolelontano.blogspot.com/) e cosa ha da offrire all'appassionato di fantascienza? Era unidea che mi ronzava per la mente da qualche

tempo. Guardando il panorama dei blog amatoriali o semiprofessionali anglosassoni, mi sembrava che in Italia, pur essendoci molti splendidi blog amatoriali, non ce ne fosse nessuno che si ponesse come obiettivo quello di dare uninformativa il pi completa possibile sulle novit e uscite del settore, concentrata soprattutto sul settore editoriale fantascientifico. In realt ci sono ottimi siti web (ad es, Fantascienza.com) che danno una buona panoramica di quanto avviene nel campo, ma spesso le uscite librarie si perdono tra le notizie di fumetti, cinema e media vari. E invece il mio interesse principalmente sulle uscite librarie, con recensioni brevi ma puntuali. Ed questo che cerco di fare assieme agli amici trovati su Facebook (grande strumento per conoscere persone con cui si condivide un interesse o una passione). Che poi ci si riesca, b, questo tutto da vedere, visto che il blog nato solo pochi mesi fa ed davvero presto per fare consuntivi. Dal sito nata di recente l'omonima rivista, fra l'altro davvero ben realizzata, scaricabile gratuitamente da questo indirizzo (http://cronachediunsolelontano.blogspot.com/2013/11/n

asce-il-nostro-magazine.html). Ti andrebbe di parlarcene?

Questa stata davvero una sorpresa, anche per me. Il magazine non era proprio previsto. Le mie conoscenze di grafica e di programmazione web sono talmente basse che anche la nascita del blog per me era gi un grosso successoUn paio di settimane fa Tiziano Cremonini, grafico e illustratore, nonch amico vero seppure incontrato su FB, mi ha fatto questa proposta, mettendo a disposizione la sua esperienza e bravura di grafico e soprattutto il suo tempo prezioso per la realizzazione della rivista, che, lo ribadisco anche qui, non un periodico e non ha fini di

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lucro. Il merito quindi sostanzialmente di Tiziano; io ho solo messo a disposizione il materiale del blogah, ho anche aggiunto il racconto di Alexia Bianchini, che si offerta gentilmente di prestarcelo. La fantascienza in Italia non gode di buonissima salute. A cosa credi che sia dovuto: sono i lettori a non nutrire alcun interesse per il genere oppure il mondo dell'editoria che non riesce a promuovere la fantascienza come dovrebbe? Questa una domanda molto interessante e ricorrente. Ci sono vari fattori che hanno contribuito alla crisi delleditoria di fantascienza nel nostro paese (i film vanno sempre molto bene, ma non portano mai nuovi lettori, purtroppo). Difficile dire quali di questi fattori abbia avuto pi rilievo negativo. Provo comunque a elencare quelli che ritengo pi significativi. La fantascienza, diciamolo subito, ha avuto un lento declino rispetto al culmine che aveva raggiunto intorno agli anni settanta/ottanta. Gi agli inizi degli anni novanta il suo pubblico andava diminuendo, e cos stato sempre pi fino ad oggi. Dai lontani potenziali 50.000 lettori siamo sce-

si a un pubblico potenziale di qualche migliaia di lettori (un rilegato che venda 3/4000 copie gi un bestseller ormai). La crisi economica ha di certo una sua influenza: oggi poche persone, e soprattutto pochi giovani, possono permettersi di spendere 15/20 euro per un libro cartonato. Ma i soldi e la crisi non sono il problema principale della fantascienza; prova ne che anche la tiratura e le vendite di Urania, che ha sostanzialmente mantenuto un prezzo assai contenuto e alla portata di tutte le tasche (meno di 5 euro), sono andate calando. Direi che tre sono i fattori che hanno giocato un ruolo decisivo nel declino di questa forma letteraria in Italia. 1) la narrativa fantascientifica stata spesso superata dagli sviluppi della scienza (ad es. su internet e il mondo virtuale), e molti autori del genere hanno continuato a ripetere un po stancamente tematiche ormai consunte (il che non vuol dire che non ci sono pi buone opere di sf ma che pi difficile andarle a scovare allinterno di una produzione comunque molto ampia). Questa mancanza di nuove idee da parte di molti scrittori coinciso con linglobamento di certe idee fantascientifiche allinterno della narrativa

mainstream. Paradossalmente, oggi compaiono pi romanzi di sf di un tempo, ma molti di questi escono al di fuori delle collana specializzate e gli stessi autori (vedi Tullio Avoledo, ad es.) preferiscono uscire senza letichetta fantascientifica. 2) Il progressivo imbarbarimento culturale (non solo in Italia) ha spinto gli editori a favorire altri generi di pi facile consumo (leggi romance, fantasy, vampiri adolescenziali, e letteratura banale e popolare in genere) a discapito della fantascienza. 3) Un ruolo non troppo marginale pu averlo giocato anche la mancanza di coraggio da parte di curatori ed editori. La mancanza di fondi a disposizione ha infine spinto gli editori, oltre che a fare scelte poco coraggiose, anche a risparmiare su figure fondamentali per il successo di un libro, come traduttori, curatori, grafici, ecc.. Leditore non pu, lo ribadisco a chiare lettere, fare tutto da solo, come avviene troppo spesso oggi nelleditoria fantascientifica italiana.. Fra tutte le opere di fantascienza che hai curato, quali sono le tue preferite? Non ho dubbi. La collana

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delle Grandi Opere, i volumoni annuali della Nord in cui inserivo una ventina di racconti e romanzi brevi dedicati ogni volta a un tema importante della fantascienza (La robotica, I mutanti, Il futuro della Terra, Lesplorazione dello spazio), rimane sicuramente la mia preferita. Era molto divertente assemblare questi volumi e raccontare la storia e levoluzione della fantascienza attraverso queste sequenze narrative. Per quanto sia un'impresa ardua, se fra i grandi autori della fantascienza dovessi sceglierne solo tre, chi sceglieresti e perch? Difficilissimo fare una scelta. Cito, in ordine casuale, tre autori cui sono affezionato dai tempi della giovent. Robert Silverberg, per la sua capacit di dare una svolta letteraria alla produzione fantascientifica dellepoca, per il suo magnifico approfondimento psicologico dei personaggi, mirabilmente fuso con le tematiche fantascientifiche classiche (il rapporto tra uomo e alieni, tra uomo e Dio, la religione, gli androidi, i problemi esistenziali dellumanit. I suoi romanzi pi belli e pi celebri, come Torre di cristallo, Tempo delle metamorfosi, Morire dentro (solo per citare tre dei suoi eccezionali romanzi) sono

inoltre ravvivati da uno stile limpido e letterariamente valido, il che, nei lontani anni sessanta, era quasi una novit assoluta. Il secondo Philip K. Dick, ormai noto a tutti, per il suo genio narrativo, la sua folle e visionaria immaginazione, loriginalit delle sue tematiche: i suoi romanzi, complessi e poderosi, ricchi di personaggi memorabili, hanno lasciato un segno nella mia mente e nel mio animo (ma non credo di essere lunico). E infine, last but not least, il grande Jack Vance, scomparso di recente, maestro della narrazione avventurosa spaziale, la cui fantasia ha prodotto i mondi e gli alieni pi affascinanti dellintera letteratura fantascientifica. . A tuo parere cosa differenzia il grande scrittore di fantascienza capace di lasciare il segno nella storia del genere (e nel cuore dei lettori) da tutti gli altri? Ci vogliono tanti fattori per fare un grande scrittore di sf. In primis, come in ogni altro genere, bisogna saper scrivere, saper gestire la trama e i suoi sviluppi in maniera coerente e complessa, a partire dallinizio dellopera ma soprattutto nella fase conclusiva (molti romanzi si perdono nel finale), che sicuramente la pi difficile.

Oggi molto importante anche lo stile, e lattenzione allo sviluppo dei caratteri dei personaggi e delle loro interrelazioni. In secondo luogo, lo scrittore di sf deve essere al corrente di tutti gli ultimi sviluppi della scienza e della tecnologia, e deve saper cogliere le possibili ricadute e implicazioni di tali innovazioni sulluomo e sulla societ. Infine, una grandiosa dote di immaginazione e fantasia. Solo il giusto mix di questi fattori pu portare uno scrittore a distinguersi dalla media o dallaurea mediocritas. Grazie mille Sandro per la tua disponibilit. stato un vero piacere. Ti faccio un grosso in bocca al lupo per il magazine e spero di poterti ospitare di nuovo qui in futuro! Grazie a te! E stato un piacere anche per me.

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S ka n
e che sembra tutto una serie di bianco sporco e nero opaco, sigarette secche e alcolici corrosivi, uomini perdenti e donne perfide, una trama che parte male e finisce peggio. In mezzo a tutta questa tristezza, lunica ironia quella di un destino beffardo e crudele Ecco, grosso modo, cosa mi sono sentito dire quando ho fatto sapere che mi piace il Noir. E non pensate che me la sia cavata con cos poco; subito dopo linvettiva, mi stato offerto una sorta di servizio ecologico per lumore e, per punirmi dei miei peccati di lettore ribelle, mi stata posta limbarazzante domanda: perch sei cos infelice? Preso alla sprovvista, mi sono sentito in dovere di giustificarmi. Ho rivendicato il diritto a non mimetizzarmi alle classifiche di vendita e ai consigli televisivi. Accontentarmi di manuali di parodia culinaria, confessioni di una show girl qualunque e storiette tagliate spesse di tragedie e amori under 14. Poi, ma solo colpa del Don Chisciotte che in me, ho giocato una mano di Poker contro il mulino macina cultura che avevo davanti. Ho gettato due nomi nel piatto per alzare la posta, tanto per far capire che non tutto il Noir viene per nuocere: Il meglio che possa capitare a una brioche di Pablo Tusset e La ballata della rana nel bollitore di Alessandro Mascherpa. Due romanzi che non sono affumicati nella malinconia francese degli anni 40 e mantengono il dna del genere, avendo anche il pregio di divertire il lettore.

Visti e letti da Giacchetti

Mascherpa

Bene, sappiate che ho perso, ma contro un baro cosa potevo fare? Sulle pagine di Skan Magazine ho il piacere di presentare La ballata della rana nel bollitore di Alessandro Mascherpa. Scrittore classe 76, cos cremonese che di pi non si pu e anche psicoterapeuta di tutto rispetto. Dalla sua ha la capacit di raccontare storie che attraversano lanimo umano e in cui la comicit sboccia spontanea. Nel tentativo di scoprire che fine abbia fatto Ivan, un paziente depresso bipolare, il dott. Leonardo Rosaspini viene coinvolto in alcune vicende di malaffare. Nei panni di un improvvisato Callaghan e con la complicit di Tesla Marconi, lesuberante ragazza di Ivan, dovr risolvere un mistero che va oltre le semplici apparenze. Sullo sfondo della provincia cremonese, in bilico tra radici italiane e ambizioni americane, convergono loschi figuri e interessi contraddittori. Lo psicoterapeuta si trover cos al centro di un inganno della tv spazzatura, lennesimo incanto catodico servito allora di cena. Un Noir che suona come un blues pizzicato dallironia.

La Ballata della rana nel bollitore di Alessandro Mascherpa. Edizioni Parallelo 45, 287 pagine. 12,00

Booktrailer http://www.youtube.com/watch?v=UF8ShVUwPTw

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S ka n
L a Ballata della Rana nel Bollitore
Uno

L a Ballata
La prima cosa che sento quando mi sveglio il dolce profumo delle merendine della fabbrica di Bernelli, reso ancora pi intenso dalla cappa di caldo umido che mi fodera i polmoni come una pellicola di Domopak. In un flashback ipercalorico ritorno in una manciata di secondi agli inverni freddi e nebbiosi della mia infanzia. La bocca mi si riempie di saliva al solo pensiero di quei finti Saccottini ripieni di finta Nutella comperati a cinquemila lire al saccone perch difettati nella forma o nella confezione. Nessun limite, nessun problema di calorie o di peso nella fase esplosiva della crescita per un ragazzino di dieci anni che pesava meno di tutti i suoi coetanei e li superava in altezza di una decina di centimetri buoni. Penso che riconoscerei questo posto anche da morto. La seconda cosa che sento quando mi sveglio un dolore pungente alla tempia destra, come se avessero appoggiato un attizzatoio rovente sulla carne viva facendola sfrigolare. Immagino il fumo che sale dalla pelle bruciata. Ha il profumo inconfondibile di un finto Saccottino alla finta Nutella.

L'estratto

Accompagnarti per certi angoli del presente, che fortunatamente diventeranno curve nella memoria, quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai pi niente ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria (Viaggi e miraggi F. De Gregori)

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Sono seduto su una sedia. Cerco di toccarmi la testa ma scopro che le mie mani non rispondono alla richiesta inviata dal cervello. Le spalle sono indolenzite come dopo una partita di tennis. I polsi, legati dietro la schiena, bruciano e continuano a sfregare nervosamente tra loro ignorando il cavo che li tiene uniti. Non una corda, liscio. Probabilmente un cavo del telefono o qualcosa del genere. Il nodo stretto quanto basta per impedirmi di scioglierlo ma non abbastanza per impedirmi di torturarmi le mani nel tentativo di liberarmi. Perch? Cerco risposte, ma sullo schermo bianco dei miei ricordi trovo solo scariche elettrostatiche e puntini scuri che vorticano, come polvere in controluce. Mi guardo attorno e i miei occhi trovano conferma a ci che il mio naso aveva gi capito da tempo, solo che il capannone in cui mi trovo assomiglia molto poco alla visione da Fabbrica del Cioccolato che cullava la mia mente fino a qualche minuto prima. Bernelli ha chiuso da un paio danni. Probabilmente fallito in seguito alla crisi, forse spazzato via dalla moda del biologico e dellultrasano, vallo a sapere. I nastri trasportatori e le macchine imballatrici osservano silenziosi come enormi sarcofagi il capannone vuoto, ancora impregnato dellodore dolce del passato. Forse il profumo, che aleggia nellaria come uno spettro

discreto, trasuda dai loro pori meccanici. Probabilmente tutto ci che resta della loro vita di macchine. Sicuramente tutto ci che resta dei miei ricordi legati a quel posto. Faccio un altro sforzo e, come un bambino di cinque anni che sta imparando ad allacciarsi le scarpe, tento di congiungere in modo maldestro il passato con il presente, per avere un quadro almeno parziale della situazione. Allinizio piuttosto complicato. Forse per via dellabrasione alla tempia. Scrollo la testa per chiarirmi le idee e disperdere definitivamente il torpore. Sar per la staffilata di dolore che mi si incunea sotto il cranio, sar per quel magico senso di vuoto che segue il dolore quando si attenua, ma scopro con piacere che un po funziona. Solo un po perch si affacciano alla finestra della mia coscienza solo frammenti di una storia ancora priva di senso. I primi ricordi che mi arrivano sono agglomerati di facce, oggetti, stanze e parole, rimescolati insieme in un caleidoscopio di immagini e suoni deformati e incomprensibili. Cosa diavolo mi hanno fatto? Una bruciatura in testa pu procurare questa specie di amnesia? Forse non una bruciatura, forse solo una botta e il male che sento il bruciore per labrasione superficiale.

S, mi pare di ricordare che potrebbe essere cos, ma ancora solo una sensazione sulla punta della coscienza. Il tempo di rendermene conto e cominciano a emergere dal caos i primi flash un po pi corposi, in ordine rigorosamente sparso, e il quadro dinsieme inizia a prendere forma, molto lentamente, per prove ed errori. Due ragazze che mi sollevano di peso (?!) prendendomi sotto le ascelle e mi spingono dentro a una macchina, una splendida Mercedes grigio metallizzato senza graffi e ammaccature. Curioso come la mente si fissi su alcuni dettagli del tutto irrilevanti. Chi se ne frega del fatto che non ha graffi la carrozzeria di quella macchina, se non mi ricordo nemmeno chi sono le due valchirie e come sono arrivato in questo mausoleo dolciario? Una busta marrone appoggiata sulla mia scrivania. Lintestazione Per il Dott. Leonardo Rosaspini. La mia corteccia cerebrale fa il suo sporco mestiere creando associazioni utili e limmagine mi regala una connessione e un nome: Ivan. E poi di riflesso anche un cognome: Secchi. Ivan Secchi. Un mio paziente schizoparanoide in fase miracolosamente remissiva. Poi altro flash, altro regalo. Una cascina invasa dalle erbacce. Un cancello per met scardinato tenuto chiuso da un lucchetto di ferro. C qualcuno con me. Avverto la presenza di una ragazza ma, come in un sogno, non posso girarmi per

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guardarla. Poi va tutto velocissimo e le immagini rallentano su una stanza buia. C confusione. Tre esplosioni:. BOOM BOOM BOOM. Colpi di pistola. Un grosso calibro. Un cannone stile far west impugnato da una ragazza? E la cascina? Mi pare di riuscire a mettere a fuoco qualcosa. Qualcosa che centra con la mia infanzia e con un sadico rito di iniziazione. Possibile che si tratti della cascina Creda Non mi concesso il tempo di ricordare perch il caotico viaggio allindietro nella storia del mio passato recente non concede fermate troppo lunghe. Leo, Johnny il Cowboy in carcere da un paio danni. Mi sa che non centra nulla con la tua storia. Si fatto beccare mentre apriva con il flessibile la cassaforte di una villetta. Altri nomi preziosi. La voce di Matteo Genovesi, giornalista e mio amico dinfanzia. Lavora per il giornale locale e si occupa della nera. Quando mi servono informazioni su qualcuno che vedo o che d noia ai miei clienti, lo chiamo e gli chiedo di controllare i suoi archivi. I debiti con Matteo si pagano in prosecco di Valdobbiadene. Rigorosamente in multipli di sei. Il Johnny di cui mi parla Johnny detto il Cowboy, pseudonimo pomposo per Giovanni Gatti, uno spacciatore e strozzino della malavita locale. Figlio di allevatori di mucche, ha creato un impero grazie alla merda di vacca e a quella che

vende ai ragazzini dei licei cittadini. Oltre, ovviamente, a quella che fa sputare ai suoi debitori che non pagano. Lho visto in carcere. Non deve essere passato troppo tempo perch il ricordo molto vivido. La faccia squadrata da bovaro del Texas di Johnny che sorride e mi fa un altro nome, Ciccio qualcosa, una personcina per bene che gestisce il giro delle macchinette di videopoker in citt e provincia. Ne parla a denti stretti e occhi sgranati, con lammirazione e linvidia dovuta ai divi di Hollywood. Ecco, ci sono quasi. Una signora che potrebbe essere, anzi sicuramente, la mamma di Ivan. Mio marito tornato e ora mio figlio lo sta cercando!. Oh, gi! Ecco la storia, il filone principale. Ivan che sparisce. E il disco Allora, dottore, non ho tempo da perdere, lei sa chi sono e io so chi lei. Quindi saltiamo le presentazioni, se non le dispiace. Voglio il dvd. Dove ?. Italiano fin troppo buono per uno straniero, tradito solo dalla erre arrotolata e dura, pi dura di un tedesco che parla male litaliano. LOlandese Volante, il Big Boss della casa di produzione mi guarda con linteresse curioso e sprezzante che si riserva agli escrementi di cane fatti a fiamma, come i gelati di Mc Donalds. Dvd? Non so di che cosa stia. TUM! Buio. bellissimo ritrovare il senso di

qualcosa. Specie se si tratta della tua vita. una sensazione inebriante, anche se le tessere del mosaico non compongono proprio limmagine che ti saresti augurato quando avevi dieci anni e speravi di fare larcheologo come Indiana Jones. Ora ricordo. Non proprio tutto ma almeno so perch sono qui. E so cosa devo fare prima di beccarmi unaltra botta in testa e tornare a dormire. Da qualche parte alle mie spalle si apre una porta. Non cigola come ci si potrebbe aspettare da una porta di un capannone dismesso da anni. Sento le voci delle due ragazze, una pi alta e fredda laltra pi gutturale e calda, che dicono qualcosa con tono asciutto e minaccioso. Non capisco le parole ma sento la voce stridula dellOlandese che sembra rassicurarle con un tono forzatamente paternalistico. Si avvicinano alla mia sedia. Una delle due [Ramona? S, Ramona!] ride e dice allaltra: [Sally? Sandy? No: Cindy!] Spero solo che non facciano casini come successo a mia cugina, che si fatta rifare la bocca e adesso parla come Paperino! Laltra sbuffa e cerca di rassicurarla: Ma v l, figurati te se il paparino qui ci frega. Tua cugina sar andata da un cinese sfigato che lha operata in uno scantinato per due euri. Noi andiamo in tivv, mica su un cubo a sculettare per un branco di vecchi tori da monta! Vero capo che ci porti da uno bra-

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vo?. LOlandese fa la sua parte e spaccia il sogno con la disinvoltura consumata di un venditore porta a porta della Vorwerk. Ma certo, Cindy, dal migliore. Per voi ragazze solo il meglio, ve lho detto. Siete un investimento per noi. Secondo voi ci conviene risparmiare su gente che andr in prima serata? Non certo nel nostro interesse!. Mentre si avvicinano sempre pi alle mie spalle lOlandese continua il suo discorsetto richiamandole allordine. Il buon vecchio metodo carotabastone-carota. Noto per che nella sua voce acuta c un velo di ansia. Gi, le cose non sono andate come lui si aspettava e questo gli d molto fastidio. Evidentemente non ci molto abituato. Forse le ragazze gli stanno sfuggendo di mano? Nasconde il disappunto e anche un pizzico di disprezzo in un tono formale e conciliante. S, ma prima mi dovete dare una mano con questa storia, ok? Non dimenticatevi il nostro accordo eh, ragazze?. Parla quella con la voce pi acuta, Cindy, la pi loquace: Certo, certo, ma facciamo che finiamo in fretta, eh capo? Che stasera vado in disco al Vida Chula con dei tipi che mi portano roba da sballo a macca e non voglio fare tardi. Lolandese non risponde, incassa con un grugnito ed

entra nel mio campo visivo, sovrapponendo il suo corpo grasso e flaccido a quelli snelli, algidi e smaltati (anche se ora un po cadenti) delle macchine per la produzione di merendine. Unassociazione degna di un quadro di arte moderna sul consumismo e sulle cause dellobesit. Entrano nel quadretto anche le due ragazze. In un secondo riconnetto le loro voci ai loro corpi. Loro di contro mi guardano con freddo disinteresse. Evidentemente sono solo un fastidioso intralcio sulla via della celebrit. sveglio, dottore?. E questo il Boss. LOlandese Volante, come lo ha chiamato Matteo, il mio amico giornalista. Luomo che risolve i problemi della casa di produzione forse pi famosa in Europa. So che non avrebbe senso opporre ulteriore resistenza. Sono in tre e le due tipe hanno gi dimostrato in precedenza la loro prestanza fisica. C una sola possibilit: prendere tempo e dargli quello che chiedono. E sperare che Tesla abbia fatto la cosa giusta. Mi gira in testa ununica domanda: rilasceranno Ivan se dar loro il dvd? Se fossero professionisti probabilmente no. Lo farebbero sparire e forse sparirei anchio con lui, ma qualcosa mi dice che questa non gente abituata a uccidere, solo a spaventare (per quanto non sottovalute-

rei la determinazione di Ramona). Con il lavoro che faccio me ne intendo di persone, una dote innata sviluppata nel tempo con lo studio e la pratica clinica. No, lOlandese solo un uomo daffari, troppo grasso per poter minacciare di persona la gente, che si serve di due Charlies Angels truzze e feroci, pescate in chiss quale palestra di periferia, per incutere timore. Non ho molta scelta, quindi mi decido a parlare e quando lo faccio mi stupisco della mia stessa voce. ferma come non dovrebbe essere, anche se leggermente impastata, probabilmente a causa di un silenzio prolungato. Ritrovo nel mio tono tutta la fatica degli ultimi giorni, ma anche lesasperazione di chi viene trascinato suo malgrado in una storia che non gli si addice per niente. E poi c qualcosaltro. Una sfumatura rossastra, elettrica, qualcosa che striscia lenta sotto le parole e in qualche modo mi compiace e mi d la forza di continuare: la parte che sto giocando in questa storia in qualche modo perverso mi piace. Mi fa sentire vivo come non mi capitava da anni. Facciamola breve. Ho il dvd e non mi costa nulla darvelo. Prima per una cosa: dov il ragazzo?.

Continua...

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S ka n
Buoni da mangiare
Osservo la fila dei lampioni nella notte, riesco a contarne ventuno prima che unaltra puttana bussi al finestrino. la terza nel giro di cinque minuti, ma questo il Mirabello, quartiere nord oltre la ferrovia, meglio noto come lOnu del sesso . Per la strada trovi nigeriane, slave e qualche italiana, mentre negli appartamenti ci sono tutte le altre nazionalit; se hai abbastanza soldi e preservativi puoi fare il giro del mondo in ottanta marchette. Il rosso dei capelli il frutto di una tinta scadente per coprire il castano scuro, di cui si vede la ricrescita. Ha la pelle diafana, cosi tesa da squadrarle ogni curva del volto e con la poca carne che le rimasta addosso sembra il fantasma di uno scheletro. Fuori ci saranno un paio di gradi, ogni respiro si trasforma in vapore. vestita con un top di cotone liso e sbiadito di un colore che oscilla tra larancione e il giallo. La avvolge come una seconda pelle, mostrando un seno piccolo e avvizzito. Non riesco a vedere le pupille, ma chiaro che trova la forza, per fare ed essere quello che , solo masticando pasticche. - Bello, cerca compagnia?- dice e mi lancia un bacio. La sua voce supera a fatica la barriera offerta dal finestrino. Sorride, poi controlla labitacolo e si sofferma sulla valigia nel sedile

M i r k o Gi a c c h e t t i
catapecchia in collina. Sono tornato dove tutto iniziato. Lascio perdere i lampioni, mi concentro sui graffiti. Nessun colore, solo scritte nere senza senso, condite da frasi con grammatiche stentate che dichiarano amore per qualcuno. Altre esprimono rabbia verso il sistema, gli extracomunitari e tutto quello che si pu odiare senza troppo impegno. Il sedile mi inchioda in una posizione scomoda. Le gambe tremano per il freddo. Vorrei accendere il motore per scaldarmi ma sprecherei della benzina e non posso permettermelo. Controllo il cellulare. Tutto tace, ma so che la chiamata arriver. Non mi resta che aspettare. Poco pi avanti una macchina si ferma e carica Tanja, cos ho ribattezzato la rossa di poco fa. Mi stringo nel giubbotto, batto i piedi sul tappetino e chiudo gli occhi. La suoneria mi penetra nel timpano, svegliandomi. Prima di rispondere, controllo lora; sono le dieci e trentatr minuti. Una sola tacca di batteria e la parola Pap riempie il display. Deve aver notato lo scherzo che gli ho fatto. - Pronto? La mia voce impastata un sussurro. - Ascolta, - non inizia nemmeno a parlare che gi comanda ma dormivi?

Guest Star

posteriore. Prima di cacciarla, fisso la sua bocca per un paio di secondi. Il rossetto troppo rosso, steso di fretta e spalmato anche sui denti, ma non questo il dettaglio che me la fa desiderare. Vorrei farmelo un giro con questa, se avessi i soldi, chiaro. Scuoto la testa, ma rimane in attesa. Vattene a fanculo, - urlo e le mimo la direzione con la mano. Mi mostra il dito medio e torna a passeggiare sul marciapiede. Si sistema la minigonna nera tirandola verso lalto e scopre un livido violaceo sulla coscia. Le sue gambe ballano dentro a un paio si stivali neri troppo larghi. E pensare che un tempo il Mirabello era un posto rispettabile. Questo lo so, perch ci sono cresciuto e tutto era cos diverso. Un groviglio di asfalto e cemento costruito attorno alla statale, giusto a un tiro di sputo dalla zona industriale. Tirato su dal nulla nei favolosi anni 60 per ospitare tutti quelli che nutrivano lambizione di essere carne da fabbrica. Mio padre ci arriv quando ancora era un ragazzino. Nemmeno il tempo di sognare che gi era davanti a un tornio. Dieci anni dopo si ritrovato con la morosa incinta lha sposata, poco prima che nascessi io. Dopo altri dieci anni riuscito a evadere grazie a un mutuo e una

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- S. -Ah, senti ho bisogno, qualcuno qui mi ha bucato tutte le gomme, vienimi a prendere. -Dove sei? - Viale Ceretti alla sala slot. Resto in silenzio un attimo. - Quando arrivi, vieni dentro, hai capito? -S. - Datti una mossa. Chiude la comunicazione. Certo che mi muovo , penso e lascio cadere il cellulare sul sedile passeggero. Mi allungo verso il cassettino e tiro fuori la pistola. La accarezzo e sento un brivido correre lungo la schiena, forse mi sento vivo, ma non ne sono sicuro. La sala slot a soli due isolati. Calcolo quanto tempo ci impiegherei per arrivare sino a qui se partissi da casa. Mezzora circa, se ancora ci vivessi in una casa. Sono due giorni che la macchina la mia dimora e la valigia contiene tutto quello che ho; un paio di stracci, uno spazzolino, un rasoio e nientaltro. Circa un anno fa scaduto il mio ultimo contratto a tempo determinato, poi evaporata qualunque occasione di mettere assieme un po di soldi. Ero iscritto a tutte le agenzie interinali, ma non mi hanno mai chiamato. Ho spedito migliaia di curriculum, ho fatto colloqui tutti finiti con le faremo sapere, la richiamiamo noi e cercavamo unaltra figura da inserire. La verit che nessuno assume un quarantenne. Mia moglie Lucia non lha presa bene. Ha cercato di andare avanti con un sorriso tirato, ma

i pochi soldi che guadagnava lei non bastavano. Aveva paura di perdere anche il suo lavoro e si preoccupava di come saremmo riusciti a dare uninfanzia serena a Sofia, la nostra bambina. Nei primi mesi velava i suoi rimproveri con degli incoraggiamenti, ma tra noi la distanza aumentava; vivevamo in un trilocale, ma riusciva a sfuggire a ogni contatto. Senza troppi giri di parole, mi rinfacciava tutto e finii a dormire in cucina, sulla poltrona. Aveva ragione, ma io non avevo una soluzione. Sofia cresceva, ma non abbastanza in fretta per capire i continui litigi tra mamma e pap. Ci chiamarono dalla scuola per informarci che la bambina era spesso agitata e per sapere se avevamo problemi in famiglia. Provai vergogna nello spiegare la nostra situazione alla maestra, una donna grassa con lespressione annoiata. Un'altra puttana bussa al finestrino. Questa nera, sembra uscita dalla notte. Mima un gesto osceno con la mano e la bocca, poi strofina il pollice con lindice. Sorrido. Magari, ma non ho i soldi dico e le mostro la pistola. Si allontana e corre in mezzo alla strada, rischiando di essere investita. Sono passati solo dieci minuti. Ho la bocca asciutta e la voglia di fumare mi tormenta. Dalla tasca laterale della portiera prendo il pacchetto, so gi cosa aspettarmi; una sigaretta solitaria e delle briciole di tabacco. Non posso accenderla, non de-

vo bruciarmela cos, la fumer dopo. Avrei dovuto insistere, contrattare sul prezzo della pistola e avanzare i soldi per un pacchetto di sigarette. Quando Lucia mi ha buttato fuori di casa non sapevo cosa fare; decisi di tornare dai miei. Fu un grosso sbaglio. Venni accolto con la solita insofferenza. Prima di riuscire a parlare, mio padre mi squadr, poi si limit alla solita domanda: ma lo cerchi un lavoro?. Mia madre fissava la televisione, fingendo di seguire lennesima trasmissione idiota. Come sempre, part la sfuriata. Alla tua et, io avevo un lavoro, mi ero gi comprato una casa e guadagnavo bene io, tu invece? A me, Giovanni Spelletti, nessuno mi ha aiutato, nossignore, i soldi me li sono fatti lavorando e risparmiando. Tu invece vieni ancora qui a chiedere. Guardati, hai studiato, sei anche andato alluniversit, per cosa? Perch non avevi voglia di far niente. Ma non ti vergogni a essere mantenuto da tua moglie? Ma quand che ti decidi a crescere e a diventi un uomo? Tra una domanda laltra arricciava le labbra come se azzannasse un limone sotto aceto, aggrottava le ciglia sino a unirle e alzava la voce per farsi sentire anche dai vicini. Continu ad abbaiare il suo disprezzo per molto tempo, santificando la sua vita e tutto quello che possedeva; sottolineava la mia pochezza esaltando la sua dedizione al lavoro, la sua pensione, la sua

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casa e i suoi soldi. Un paio di volte cercai di rispondere, ma dalle sue spalle mia madre faceva segno di tacere, di lasciarlo parlare, come diceva sempre. Credo che fu allora che decisi tutto, della pistola, delle gomme e di recuperarlo in piena notte. Non feci parola della mia situazione e aspettai che la smettesse. Quando sprofond nel silenzio, come se loffeso fosse lui, mi allontanai per andare al bagno e fare una deviazione nel primo cassetto del com nella loro camera da letto. Il luogo dove la continua apprensione di mia madre, quella di rimanere senza soldi, aveva la forma di 350 . Nascosti perch non si sa mai e sottratti sotto il naso a mio padre. Me li infilai in tasca. Sino a quando il granduomo si ammazzava di lavoro, tornava tra le mura domestiche per criticare tutto e tutti senza distinzione, mangiare e dormire. Da quando lhanno messo a riposo, le cose sono cambiate; continua a criticare ma passa il suo tempo a giocare ai videopoker, spendendo in una settimana quanto Lucia guadagnava in un mese. Al Mirabello non cera solo carne da fabbrica disposta a sopportare tutto. Tra i tanti qualcuno aveva alzato la testa, per inclinazione o per passione, e negli anni settanta aveva seminato in giro un po di piombo nascosto dietro a un simbolo e una bandiera. Gente che, in ventanni con le attenuanti, ha coperto il percorso andata e ritorno dal

quartiere alle carceri. Tutti quei viaggiatori li potevi trovare parcheggiati al vecchio bar, indecisi se vuotare i caricatori o le bottiglie di rosso. Dopo qualche chiacchiera e una manciata di ricordi, mi ritrovai tra le mani una pistola. Mancano cinque minuti. Li passo osservando la Beretta; anche se mia coscritta, sembra in buono stato. Spero solo che funzioni quando ne avr bisogno. Con la coda dellocchio vedo arrivare unombra. Questa volta un uomo, nero come lultima puttana, ma non sembra interessato ad adescarmi. Colpisce la portiera con un paio di calci e blatera qualcosa che non capisco. Cerco di reagire ma nella sua mano compare una pistola molto simile alla mia. - Hai minacciato una delle mie donne? urla e mi punta addosso larma. Il vetro non antiproiettile. Potrei essere un uomo morto. Alzo le mani. - Sparisci, prima che ti ammazzi. Obbedisco, accendo lauto e parto. Dopo trecento metri, sterzo a destra e imbocco Viale Ceretti. Linsegna della sala slot un fastidioso neon rosso che infetta le tenebre. Las V egas Video Slot. Un piccolo fabbricato di un piano incastrato tra due palazzi. Una volta era un supermercato di quartiere, ora uno spazio zeppo di macchinette mangia soldi, moquette verde e quadri orribili alle pareti. Il parcheggio sul retro. Conto

una decina di macchine, un lampione e un bidone dellimmondizia bianco. Mi fermo vicino alla sua. Coglione, non sono bucate le ho solo sgonfiate penso, osservando le gomme a terra. Lauto unutilitaria qualunque, come ce ne sono tante. Lui ne parla sempre come se fosse una fuori serie e se ne prende cura lavandola e pulendola almeno due volte la settimana. Se continua cos, un giorno riuscir a farla arrugginire a forza di lucidarla. Ripongo la pistola nella tasca della giacca e scendo. Ormai devi ammazzarlo, ma prima devi farlo soffrire. Ripenso a tutte le volte che mi ha criticato inutilmente, che mi ha punito solo perch non sapeva cosa fare, per come ha sempre deriso me e tutto quello che ero. La porta si apre su un mondo buio, rischiarato da luci soffuse e schermi colorati. I suoni elettronici compongono una sinfonia di rumore che sale di un tono quando qualche euro viene sputato fuori. Alla cassa c Marisa, una mora avanti con gli anni e troppo in carne. Non alza nemmeno la testa e indica la direzione. Mio padre in piedi, vicino a uno sgabello. A fianco della pulsantiera c il solito bicchiere di cartone con dentro una piccola fortuna in monete. - Allora, - mi avvicino e cerco di entrare nel suo campo visivo. Fissa il monitor sino a quando le ultime due file di combinazioni non smettono di girare. Nei nove quadrati si alternano

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vecchie pistole del far west, stelle da sceriffo, diligenze, busti di indiani con copricapo piumato, locandine wanted, un cavallo e un cactus, ma tutti questi simboli non valgono nulla. Preme un pulsante e il giro ricomincia. - Quanto giochi?- chiedo, cercando di distrarlo per un secondo. - Cosa te ne frega,- risponde senza nemmeno voltarsi sono soldi miei e li spendo come voglio, hai capito?
E pensare che lui quello che ha bisogno.

Aspetto che sia lui a parlare. Solo dopo avere infilato e sprecato almeno venti euro, apre la bocca. - Cazzo, piena, ma perch non paga? batte uno dei pulsanti con la mano. - Qualcuno, - prosegue mi ha bucato le gomme e se lo becco gli spacco la faccia. Mi devi portare a casa. Una volta era grosso e faceva paura, ma adesso carne vecchia. Non spaventa pi nessuno da quando la pancia gli occupa due taglie dei pantaloni e i capelli sono sempre pi bianchi. La faccia gli sta colando via, le guance gli si sono allungate e la pelle casca rettilinea verso il basso. Sembra lunico a non essersi accorto che gli anni lo stanno devastando. - Andiamo? - Aspetta, faccio ancora un giro - altre venti monete spariscono nella macchinetta. Osservo il bicchiere, potrebbero esserci poco pi di duecento euro.

- Domani Lucia si deve alzare presto, possiamo andare via subito, mento e lascio passare un secondo, poi sento i suoi occhi su di me e proseguo- per favore? Mi guarda come se lo avessi insultato. Scuote la testa e continua a giocare. Dopo una decina di minuti si decide. - Andiamo, va e si dirige verso luscita. Passa davanti alla Marisa, si limita a un cenno con il capo ed esce infilando il bicchiere sotto la giacca. - Ma non li cambi?- Fatti gli affari tuoi e portami a casa, ma quand che ti decidi a tenerla pulita?- dice mentre si avvicina alla mia macchina. Da quando nato adotta la solita strategia di difesa; se lo critichi ti risponde male e contrattacca subito. Estraggo la pistola e la punto verso di lui. Ora, - dico con una calma che non credevo di possedere appoggi il bicchiere sul tettuccio e ti sistemi nel baule. Gli lancio le chiavi. Le lascia cadere. - Ma vai a cagare, vuoi che venga l a picchiarti finch non diventi furbo, eh? - Fai quello che ti ho detto. La mano trema, sento le nocche intorpidirsi per quanto stringo la presa. Il cuore picchia sullo sterno e mi sento leggero. Abbandona il bicchiere sul cofano, poi mi guarda e ride. Ma sei scemo? Se vengo l ti faccio male avanza deciso e mi tira uno schiaffo. Rispondo subito. Lo colpisco con il calcio della pistola da qualche parte sulla testa. Crolla come un sacco di patate.

Faccio sparire la Beretta nella tasca e, vedendolo a terra, mi guardo attorno. Mi abbasso e controllo che non ci sia nascosto nessuno dietro alle altre macchine. La luce del lampione rimbalza sullasfalto umido e brilla in ogni piccola pozzanghera. Respira, significa che ancora vivo. Per ora. Sulla tempia, dove lho colpito, c del sangue. Mi prendo il suo cellulare, massaggio la guancia e gli sputo addosso. Afferro le chiavi da terra, mi tolgo la cintura e gli lego i polsi. Per tutto il viaggio non ha dato segni di vita e questo mi ha permesso di guidare in santa pace. Amo scorrere lontano dal traffico, percorrere strade deserte che mi diano lillusione di poter fuggire lontano dalla mia vita, dai miei problemi, da questa maledetta citt. Senza scegliere la direzione, mi sono trovato davanti alla fabbrica in cui ha speso la sua vita. Ogni giorno a cena parlava del suo lavoro, di come migliorarlo se solo gli avessero dato retta e di quanto erano stupidi i suoi colleghi. Tesseva elogi alla sua furbizia quando riusciva a fregarne qualcuno. Raccontava di come non credesse a tutte quelle balle di scioperi e proteste varie; lui preferiva avere i soldi in busta che delle parole sui diritti. Cinque anni dopo avere smesso di lavorare, la ditta si trasferita in Romania, poi in Polonia, sino ad arrivare in Cina dove

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produce le stesse cose, ma a un costo minore. Tutti i capannoni che non sono stati convertiti a call center, sono stati abbandonati e violentati da teppisti e perditempo di ogni genere. Di tutto quel lavoro non rimasto nientaltro che delle briciole velenose. Spengo il motore. Mi sfrego la radice del naso e sento tutta la stanchezza del mio corpo, della mia mente. Vorrei morire per quanto mi sento inutile. Apro la portiera e inspiro laria fredda; la sento scivolare nei polmoni mentre osservo il cielo stellato. Nelle orecchie sento riecheggiare lInno alla Gioia di Ludwig Van Beethoven.
Questa la vita? La libert di morire felice, dopo aver perso pezzi di cuore e averlo sentito sanguinare sino allultima goccia?

Dal baule arriva un colpo secco. Tirami fuori di qui, subito! urla e scalcia come un mulo ferito. Sospiro, chiudo gli occhi. - Calma vecchio, tra poco tocca a te. Prendo il bicchiere con le monete e scendo dallauto stringendo il ferro. Per una vita ho letto libri noir e non avrei mai creduto di diventare uno di quei disperati alla ricerca della propria redenzione. Non per una questione di soldi, di amore per una donna pericolosa o per vendicare un amico, ma solo per la disperazione che sono arrivato qua. Apro il baule. Scendi.Dalla mia bocca escono solo

parole secche. - Ma che cazzo stai facendo? Io ti ammazzo e ti Non lo lascio finire, gli infilo la Beretta tra la testa e la spalla e premo il grilletto. Il rumore dello sparo deve averlo assordato. Non emette pi un rumore, ha gli occhi sbarrati e la bocca spalancata. La ruota di scorta sotto di lui si sgonfia con un sibilo acuto. immobilizzato e, per la prima volta nella sua vita, ha davvero paura di morire. Le lacrime nei suoi occhi me lo confermano. -Fai quello che ti dico, altrimenti ti ammazzo qui, capito? Scuote la testa e si protegge il viso con le mani. Afferro la cintura sui polsi, lo strattono urlando a squarciagola. - Avanti, scendi. Esegue lordine e appena vede la sua amata fabbrica inizia a singhiozzare. - Hai visto dove siamo?- Lo spingo con una pedata e lo vedo rotolare a terra. -Adesso, dov il granduomo che sei? Striscia. Lo lascio fare, lo prendo a calci nelle costole solo per dargli fastidio. -Avanti, alzati, - dico quando mi sono stufato di tormentarlo. Ondeggia e arranca verso la sua ultima destinazione. Linterno un coagulo di cemento avvolto dal nulla. Laria appesantita da un forte odore dolce di marcio e muffa. Poco distante vedo la carcassa deformata di un grosso cane. -Inginocchiati, - dico senza perderlo di vista, mentre mi avvicino allanimale. Copro il naso con la mano e mi

fermo quando gli occhi iniziano a bruciare. Era un labrador e ha scelto di venire a morire in questo posto. Al collo porta un collare blu, da cui pende una medaglietta. Si chiamava Isaac, come Isacco, quel figlio che doveva essere sacrificato per la fede. Una delle zampe piegata in un modo innaturale e dalla carne sbuca un osso. Forse non ha avuto troppa fortuna nellattraversare la statale. Sento un fruscio provenire dal suo corpo e capisco tutto. Siamo solo un pasto per i vermi. Si inginocchiato, scuote la testa. Cosa vuoi fare? si guarda attorno in cerca di una via di fuga Lasciami andare, non puoi uccidermi, sono tuo padre. - proprio per questo motivo che ti uccider. - Pensa a Lucia e Sofia, come faranno senza di te? - Lucia mi ha sbattuto fuori di casa. Ha scelto Sofia e ha fatto bene. Se la caveranno senza di me. Non provo nessuna emozione ascoltando le mie parole; sono impermeabile ai sentimenti. Tra me e Isaac non sembra esserci molta differenza. - Posso darti dei soldi, tutti i soldi che ho, ma ti prego non farlo. Eccolo, non mi ha deluso, alla fine arrivato a parlare di soldi. - I soldi mi servivano prima, ora non so che farmene, prendo un euro dal bicchiere vicino ai miei piedi e glielo mostro mangialo. Lo avvicino alla sua bocca. Scatta in avanti e cerca di

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mordermi. Sento le sue labbra sul dorso della mano, i suoi denti sono scivolati sulla mia pelle imbrattandola di saliva. No, non ci siamo capiti, - sorrido se ti mangi i soldi, ti lascio andare. La mia menzogna illumina i suoi occhi. Cerca di ingoiare il primo, ma lo sputa almeno un paio di volte per via dei conati di vomito. Ho tempo e pazienza, non c fretta. La moneta gli gira in bocca un paio di volte, poi deglutisce. Strabuzza gli occhi e tossisce. - Bravo, ne devi ingoiare un altro, sei pronto? La scena si ripete, ma a ogni giro ci sono meno problemi; il peso dellesperienza. Quando ne ha mandati gi undici, si rifiuta di continuare. -Se non li finisci, - scuoto il bicchiere non ti alzi da tavola. Si mette le mani in bocca e cerca di vomitare. - No? Allora, resterai qui! Vado alle sue spalle, gli appoggio la pistola sulla nuca. - Sei pronto? - No, non farlo, ti prego dice con la voce rotta dal pianto. - Tu, ti sei mai fermato con me? - Ti chiedo scusa, ti prometto che non Premo il grilletto. Buona parte della sua faccia finisce per imbrattare il pavimento. Finalmente morto. - Tranquillo, arrivo subito, Isaac e io ti terremo compagnia,- dico per rassicurarlo. Apro la bocca, inserisco la canna della pistola, ma calda e mi scotta il palato.

- Cazzo, - controllo con la -Sali dico, facendole un lingua i danni, ma non niente cenno. di grave. Al suo arrivo il fumo nellabitacolo viene spazzato via da un misto di sudore e profumo scaVolevo spararmi, ma non ci so- dente. Le rovescio le monete no riuscito. Forse vero che sulle gambe. Per tutti i soldi, non sono capace di fare nulla, lo faresti senza protezione? che non sono un uomo. Anche allungo una mano e prendo il da morto mi perseguita con le necessario per un pacchetto di sue parole. Prima di andare via sigarette. ho seppellito il cane perch non -Protezione? meritava di marcire senza che - Preservativo. nessuno se ne prendesse cura. - Perch tu vuole cos? Con luna, ho le mani sporche di le sue mani piccole afferra terra e sono tornato al punto di delle manciate di euro e li getta partenza, parcheggiato lungo nella borsetta. uno dei tanti viali del Mira- Dovevo farla finita, ma non bello. ne ho avuto il coraggio. Mi sono fumato lultima siga- - Bene, andiamo, risponde retta e aspetto che qualcuno senza pensarci troppo. venga ad arrestarmi. Tanja discreta, le interessano Una macchina si ferma davanti solo i soldi, non spreca fiato e a me e scende Tanja. Lei si si- mi indica la direzione. stema la gonna, si ravviva i Inizio il mio ultimo viaggio e capelli ed estrae il rossetto percorro lunica strada che mi dalla borsetta. Prima di pasporter davvero lontano dalla sarselo sulle labbra, mi vede e vita, dai miei problemi e da sorride. tutto il resto. Tiro gi il finestrino e le faccio cenno di avvicinarsi. - Tu cambiato idea, aspettava me? Prendo il bicchiere. Posso pagarti solo con questi, ma- lo mostro in modo che possa vedere il contenuto devi rispondere prima a una domanda. - Dice a me. - Sei malata? - Io no, - scuote la testa nigeriane malate Aids, no io. - Dimmi la verit, ho avuto una giornata difficile e smettila di raccontare bugie, non mi servono. Lei ci pensa un attimo, poi annuisce. Se per tu mette profilattico, no ammala.

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S ka n
Suicidio
Riuscire a chiudersi alle spalle la porta della sua camera gli pare gi un successo. Vi si appoggia con tutta la schiena, come se dall'altra parte un'onda anomala spingesse per entrare. In realt l'unico subbuglio nella sua testa. Non sono ubriaco , si ripete ancora Enrico, ma un livello superiore della sua mente riesce a rendersi conto che se insiste tanto su quel punto perch, in effetti, del tutto sbronzo. Per la prima volta nella sua vita. Ma quale modo migliore di festeggiare i diciotto anni? Non ha nemmeno idea di che ore siano. Sa solo di aver avvertito i suoi genitori che avrebbe fatto tardi, e che probabilmente non sarebbe stato del tutto lucido, al suo rientro. probabile che dalla loro stanza, in fondo al corridoio, lo abbiano sentito benissimo, mentre sferragliava con le chiavi per azzeccare il buco della serratura, e procedeva a tentoni per trovare al buio la strada verso la camera. Adesso che l'ha raggiunta, si sente finalmente al sicuro. Vorrebbe buttarsi sul letto, tutto quello che il suo corpo reclama in questo momento, ma gli sembra impossibile sollevare la testa, tanto pesante

An d r e a Vi s c u s i
Barcolla verso il letto, o almeno dove ritiene che il letto si dovrebbe trovare, e si lascia cadere sulle lenzuola a faccia in avanti. Fortunatamente il letto davvero in quella posizione, e anche se non perfettamente parallelo al materasso, Enrico si trova spiaccicato sul materasso. La vera tortura comincia in quel momento. Gli sembra di affondare in una voragine misteriosamente apertasi sotto di lui: la testa pulsa, le orecchie fischiano, gli occhi bruciano, le dita formicolano. Sto per vomitare, constata. Lo stomaco si contrae, pronto a espellere l'antipasto misto, le penne alla boscaiola, la tagliata al pepe verde, le patate arrosto e il dolce, impastati in un'unica mistura semidigerita insieme ai litri di alcool che ha ingurgitato. Dovrebbe tirarsi su, cercare almeno di arrivare al bagno, ma non ne ha la forza. Rigetter tutto l, nel letto, e dormir nel suo stesso vomito, e si sveglier sporco e appiccicoso, e sua madre urler, e dovr pulire... Non vomitare gli intima una voce vicina. E incredibilmente funziona. Il rigurgito torna indietro, il ribollire sembra quietarsi.

Being Piscu

che ha dovuto reclinarla all'indietro per farla sorreggere alla porta. Inchiodato in quella posizione assurda, inizia a sfilarsi la giacca, una manica per volta, contorcendosi per far uscire il braccio piegato senza dover inarcare la schiena, comodamente adagiata sulla superficie di legno dietro di lui. Prova prima con la sinistra, poi con la destra, ma non ci riesce. Ride. Poi, scoraggiato ma euforico, si decide a fare un passo avanti, e subito un altro per non perdere l'equilibrio. Allora, con movimenti lenti che richiedono tutto il suo impegno, come se invece che di aria fosse circondato di miele, tira via la giacca acquistata per l'occasione, che di sicuro richieder un passaggio in lavanderia, a causa del vino e della vodka di cui intrisa. La lancia sulla sedia che, pur essendo invisibile nel buio, sa trovarsi di fronte a lui. Dal suono deduce per che la giacca finita a terra. Si dedica quindi alla cintura, e continuando a ciondolare la testa riesce ad aprirla. La tira da un lato, ma questa sembra incepparsi in uno dei passanti, a meno che lui non stia tirando nella direzione sbagliata. Stabilisce perci che tutto questo richiede troppa fatica.

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Enrico sospira di sollievo, poi realizza: una voce vicina. C' qualcuno nella sua stanza. Ancora supino sul letto, allunga un braccio, alla cieca, in cerca dell'interruttore della lampada sul comodino. Accende la luce. Allarmato, si gira per guardarsi intorno, e scorge subito la figura, seduta a fianco del letto, a mezzo metro da lui. un vecchio, molto vecchio: la pelle raggrinzita come la buccia di una mela marcia, di una malsana sfumatura grigiastra; gli occhi sono sporgenti e opachi, infossati in profonde occhiaie color cenere, le labbra tirate indietro e avvizzite; privo di capelli, ma ciuffi di peli bianchi gli sporgono dai padiglioni delle orecchie; le mani, poggiate in grembo su un oggetto che sembra un asciugacapelli, hanno nocche enormi, e artritiche dita rattrappite. Enrico si trova a pensare che quell'uomo sia prossimo alla morte. Il ragazzo fa per gridare, tanto per lo spavento che per il disgusto di quella visione, ma un singhiozzo gli strozza la voce in gola. Non urlare, Enrico ordina di nuovo l'altro. Parla in tono misurato, a basso volume, forse temendo a sua volta di svegliare gli altri occupanti della casa. E non preoccuparti, me ne andr presto. Enrico riesce a raccogliere le idee e il coraggio, e bisbiglia: Chi sei? Che ci fai qui?

Il vecchio sorride, tirando ulteriormente le labbra gi torturate. La prima domanda complicata, ma alla seconda posso risponderti molto facilmente. Sposta con calma la mano destra, tenendo in mano lo strano oggetto e dirigendolo verso di lui. Dal modo in cui lo tiene, Enrico capisce che non un asciugacapelli: un'arma. Sono qui per ucciderti. Sono ubriaco , cerca di convincersi Enrico. Ha bisogno di credere che quello che sta succedendo sia solo un sogno illogico indotto dall'alcool, che si addormentato e adesso caduto in quest'incubo. Preferirebbe sapere di essere riverso nel suo vomito, che pensare che sia reale. Ma le pulsazioni della testa, le vibrazioni nei timpani, il bruciore nello stomaco, sono sensazioni troppo vere perch possa trattarsi di un sogno. sveglio, di questo sicuro. Un'allucinazione? Pu darsi che qualche suo amico gli abbia infilato qualche sostanza strana in un bicchiere? Non pu escluderlo, ma... Non cercare spiegazioni il vecchio interrompe i suoi pensieri. Non stai sognando. Io sono davvero qui, nella tua stanza, la notte del tuo diciottesimo compleanno. E sono qui per ammazzarti. La bocca di Enrico si prosciuga istantaneamente. Deve davvero credere a quelle parole? E perch non do-

vrebbe? impossibile, improbabile... per sta succedendo. Si accorge di essere ancora semisdraiato, e con uno sforzo estremo si tira a sedere sul letto, a fronteggiare il suo assassino. Perch? riesce ad articolare, deglutendo a forza per respingere i conati. Ora che di nuovo sollevato la testa riprende a pesargli sul collo, ma si impone di rimanere dritto e attento. Non ti sar facile capire risponde l'altro, mantenendo l'arma su di lui. Non si tratta di una pistola, di certo non una che spara proiettili, perch la canna non cava. Ma l'aspetto inequivocabile, e qualunque cosa espella quell'oggetto, Enrico non ansioso di scoprirlo. Sono venuto qui perch tu sei colpevole. Nel corso della tua vita hai fatto cose terribili, cose di cui dovresti pentirti, cose per le quali meriti di morire. Non star a farti un elenco, non serve che tu sappia a cosa mi riferisco, perch io lo so. La tua sentenza stata emessa, e adesso la eseguir. Enrico subisce quelle accuse senza protestare. L'apparizione inspiegabile del vecchio lo convince in qualche modo che la situazione sia seria, e che sia necessario tutto il suo impegno per capire come cavarsela. Conscio di non essere nella condizione pi adatta per riflettere, prova a ricordare quali atti abbia compiuto in passato, tanto terribili da

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fargli guadagnare un'esecuzione. Ma in fin dei conti, si ritiene un ragazzo del tutto normale. Non un modello di virt, ma nemmeno un demonio. Ha fatto a botte, ha mentito, ha rubato, ha goduto del dolore altrui... ma questo basta a condannarlo? No, non pu essere solo quello. Di cosa colpevole, allora? Si rivolge al suo boia: Io non ho fatto niente. Si accorge di aver biascicato, perci ripete, concentrandosi per parlare chiaramente: Non ho fatto niente. Sono giovane, ma so come va il mondo. So che le mie colpe sono misere. Non ho danneggiato nessuno in modo grave, o permanente. E non ho fatto pi male di quello che ho subito. Quindi... quindi, non vero che merito la morte. Hai ragione risponde prontamente il vecchio, come se fosse preparato per quell'osservazione. vero, tu non hai fatto niente di terribile. Non ancora. Ma vedi, io so su di te molto pi di quanto ne sai tu stesso. Non dire cazzate sbotta lui, che se pure sulle prime era intimidito dalla presenza dell'altro, adesso comincia a esserne infastidito. Cosa puoi sapere di me? Io conosco tutta la tua vita, Enrico Tamble. So tutto di te, non solo ci che sei stato questi primi diciotto anni di vita, ma anche ci che sarai in seguito. E se ora pensi di essere una persona qualunque, in futuro diventerai invece spregevole, malvagio, falso. Farai del male deliberatamente, per il solo piacere di farlo. Arrecherai tanto

di quel danno a chi ti sta intorno, provocherai cos tanto dolore alle persone vicine e non solo, che il mondo non potr che giovarsi della tua scomparsa immediata, in questo momento. Se io ti uccido adesso, tutto il male che compierai in futuro verr evitato. E come sai tutto questo? Come sai quello che far in futuro? Il vecchio prende una pausa, scrolla con lentezza le spalle, ruota gli occhi, come in cerca di un'ispirazione. Non ti sar facile crederlo, ma io vengo dal futuro. Sono tornato indietro nel tempo, sono tornato qui, proprio per incontrare te, ed eliminarti. un pazzo , pensa Enrico.
entrato in casa mia, completamente fuori di testa, e vuole ammazzarmi perch pensa che diventer cattivo .

Eppure, quello che la sua mente cosciente gli suggerisce non gli pare affidabile. Come quando, poco prima, si ripeteva di non essere ubriaco ma sapeva benissimo di esserlo, adesso che cerca di liquidare quella faccenda con la spiegazione pi razionale intimamente convinto che ci sia dell'altro. convinto che il vecchio non stia mentendo. D'altra parte, se fosse un maniaco omicida, lo avrebbe ucciso subito, con il suo strano aggeggio. L'aggeggio che assomiglia tanto a una pistola futuristica... Decide di stare al gioco. Nel peggiore dei casi avr guadagnato tempo. E come sei arrivato qui? Come funziona il

viaggio nel tempo? Il presunto cronoviaggiatore ridacchia. Tu sapresti spiegarmi come fa un aereo a volare? Eppure un evento comunissimo del mondo in cui vivi, no? Ma lo dai tanto per scontato da non preoccuparti di come sia possibile. Lo stesso vale per il viaggio nel tempo: una tecnologia che nella mia epoca esiste da pi di venti anni, ormai. Qualcuno ha scoperto la vera natura di quello che chiamiamo tempo, e da l stato semplice per loro capire come modificarlo. Non che sia comune come andare in bicicletta, soprattutto perch piuttosto costoso, ma non si tratta di un segreto di stato. Chiunque abbia i mezzi pu rivolgersi a un'agenzia e compiere un balzo nel tempo, in qualsiasi direzione. Enrico non un esperto di meccanica quantistica, ma Ritorno al futuro l'ha visto. E i paradossi? Come evitate che la storia venga modificata? Non ce n' bisogno. Ci che , sempre stato. Qualunque atto compiuto da un viaggiatore fa gi parte della storia. Ti stupiresti di scoprire quanti eventi inspiegabili presenti e futuri sono in realt causati da interventi di viaggiatori... ma non per questo l'universo si dissolve ogni minuto. Quindi prova a riassumere nel futuro io far del male a molte persone, compreso te. Per questo hai pensato di tornare indietro e uccidermi prima che possa farlo. Giusto? Pi o meno. E come sei sicuro che io sia

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davvero la persona che cerchi? Come hai fatto a rintracciarmi nel passato? Ti ho gi detto che so tutto di te. Sapevo dove ti trovavi stasera. Anche se non ero sicuro dell'ora in cui saresti rientrato. Per questo ti ho aspettato qui seduto, da mezzanotte in poi. Ma come? sbraita Enrico. Per un attimo si preoccupa di svegliare i genitori, ma poi realizza che il loro intervento non gli dispiacerebbe troppo. Di nuovo, il vecchio ghigna di fronte alla sua esasperazione. Sapevo che eri qui perch lo ricordavo . Che vuol dire? Chi sei? E siamo tornati alla domanda iniziale... commenta in tono vago l'altro. Ma adesso sei pronto per la risposta. Il mio nome Enrico Tamble. Io sono te. Nella debole luce dell'abat-jour, Enrico cerca di distinguere i lineamenti del vecchio. Solo dopo molti secondi si rende conto che sta tentando di stabilire una somiglianza con i suoi. L'escalation di assurdit non si fermata. Ma mentre la sua mente razionale strepita a gran voce che tutto impossibile, l'altra parte, quella remota e silenziosa, il cervello rettiliano preposto a conservare le sue funzioni vitali anche quando il resto non funziona, gli impone di rimanere ad ascoltare. Di credere. Cosa pi incredibile? Che uno sconosciuto decrepito si sia introdotto in casa sua, armato di un oggetto insolito, per portare avanti una conversazione senza senso e poi ammazzarlo, o piuttosto che l'individuo che gli sta di

fronte sia davvero il suo alter ego futuro? Tu sei me? chiede conferma. Quanto... quanti anni? Novantasei. Ne passato di tempo, da questa notte... Il tono della sua voce cambia, e diventa assorto, malinconico. Ma la ricordavo ancora bene, ed per questo che ho scelto questo momento. Ricordavo la festa del mio diciottesimo compleanno, e sapevo che ti avrei trovato qui. Ricordo ancora di aver riempito per tre volte il piatto di tagliata, di aver terminato la cena con quattro bottiglie di vino vuote davanti a me, e di avere offerto due giri di bevute a tutti, in discoteca. Ricordo di aver infilato una mano tra le gambe a quella ragazza, mentre ballavamo... mi sfugge il suo nome, ma lei mi ha morso l'orecchio e io pensavo che avremmo scopato ma poi gli altri mi hanno preso e trascinato via e non mi importato pi niente di lei, mentre mi lanciavano in aria e quasi arrivavo a toccare il soffitto colorato di luci intermittenti... L'uomo smette di parlare, ma sembra che continui a rievocare quei momenti dentro di s. Ed impossibile che finga: il trasporto con cui parla di quegli eventi, nella prospettiva in cui lui, Enrico, li ha vissuti, conferma la teoria che sia la sua versione anziana. Anche perch lui non ha ancora avuto occasione di parlare a nessuno di quella serata. Solo lui sa di aver rovistato tra le mutande di Lorena. E di certo, seduta sulla sedia in quel momento non c' lei. Va bene si arrende infine. Ti credo. Tu sei me, tra ottanta...

ottantadue... settant... Settantotto anni calcola per lui il vecchio. E in questi settantotto anni, hai capito che merito di morire, adesso? Non per forza adesso. Ma questo era l'unico momento della mia giovent in cui ero sicuro dove trovarti. Qualsiasi altro giorno avrei rischiato di perderti. E in fin dei conti, stata una grande serata, no? Non sarebbe male andarsene con questa sensazione ancora vivida. Enrico scuote la testa, cercando di schiarire la mente. ancora stordito, ma non si sente ottuso, ritiene di poter compiere un ragionamento. No dice non possibile. Hai affermato tu stesso che la storia non si pu modificare, che tutto quello che succede gi successo. Allora come puoi tornare indietro nel tempo, e uccidere te stesso? Questo originerebbe un paradosso, no? Se ti uccidi nel passato, non esisti nel futuro per poter viaggiare indietro e ucciderti, ma allora non ti uccidi, e allora io continuo a vivere, e allora tra ottant'anni divento te e torno indietro, ma... Fissa l'altro negli occhi, deciso a non lasciarsi sopraffare. No, tu non puoi uccidermi. L'universo verrebbe destabilizzato se... L'universo? bofonchia il vecchio. Credi che all'universo importi qualcosa di te? Se io ti uccido, tu muori qui, adesso, e io cesso di esistere. Ma tu sarai morto, semplicemente. Quest'arma scioglier progressivamente tutti i legami tra le molecole che compongono il tuo corpo, e ti dissolverai in una nuvoletta di vapore. Dal momento

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in cui ti colpir, di Enrico Tamble non rester pi nulla, in questo universo . Il cosmo non collasser per te, puoi starne certo. Enrico deglutisce, ma stavolta non per respingere un urto di vomito: cerca di contenere la paura. Come pu sapere se il vecchio dice la verit? Cosa ne sa lui di viaggi nel tempo e paradossi cosmici? E di nuovo, perch l'altro, la sua versione futura, dovrebbe mentirgli? Tanto pi che sta per ammazzarlo, e rimuovere se stesso dall'esistenza... Se mi spari, tu stesso sarai morto gli fa notare. Peggio: non sarai mai esistito. Moriremo insieme. Questo ovvio. la prima cosa che ho pensato, ragazzino. Ma non capisci? Io voglio morire. Solo che, nel farlo, voglio anche riparare a tutto il male che ho fatto, e di cui solo adesso mi sono pentito. Per questo, ti porter via con me, e canceller tutto quello che successo per colpa tua e mia. Ma io posso cambiare! insiste Enrico, che sta perdendo il controllo ora che inizia a credere davvero a quanto ha sentito. Ora che pensa di essere vicino alla morte. Tu mi hai avvertito, hai detto che far cose terribili, ma adesso che lo so, posso agire diversamente! Posso fare tutto nel modo giusto, posso fare del bene! La storia non pu essere cambiata ribatte Enrico il vecchio. La pistola, che fino a quel momento rimasta puntata nella sua direzione, ma adagiata sul grembo dell'uomo, ora si solleva e si porta a pochi centimetri dallo sterno del ragazzo. No, ti prego! Non deve finire

cos, possiamo trovare una soluzione insieme, possiamo essere migliori, entrambi... piagnucola lui. Non c' altro modo taglia corto il vecchio. Enrico serra gli occhi e trattiene il respiro, aspettando il colpo fatale, ignorando se sentir rumore, calore, dolore, o se semplicemente tutto svanir da un secondo all'altro. Tiene gli occhi chiusi in attesa dell'ultimo momento della sua vita, e per questo non si accorge che qualcun altro entrato nella stanza fino a quando un verso strozzato lo distrae: il nuovo arrivato, chiunque sia, ha colpito il vecchio alle spalle. Qualcosa gli cade tra le ginocchia: la pistola. Senza esitare, si china a raccoglierla, e prima che la situazione gli si rivolga di nuovo contro, la punta contro il se stesso novantenne e preme il grilletto. Per qualche secondo non accade nulla. Il vecchio stesso sembra non aver avvertito il colpo, e fissa il ragazzo con uno sguardo incredulo... e un sorriso. Poi, a partire da dove l'arma lo ha colto, l'uomo inizia a farsi evanescente, e nel giro di dieci secondi, senza un rumore, il suo corpo svanisce. sparito. Morto. Era venuto l per uccidere se stesso da giovane, invece stato ucciso proprio da lui. Si tratta comunque di un suicidio , riflette Enrico. Solo allora si ricorda dell'altra persona che provvidenzialmente intervenuta per salvarlo. ancora in piedi, di fianco alla sedia dove si trovava fino a un minuto fa il viaggiatore nel tempo. Enrico d per scontato

che sia suo padre, insospettito dal vociare proveniente dalla camera, e si gira per ringraziarlo. Ma non si tratta di lui. Pur nella penombra, i lineamenti dell'individuo gli sono familiari. Le rughe sono meno marcate, le dita pi sottili, i capelli ancora in parte presenti, ma Enrico lo riconosce: si tratta di Enrico Tamble. Di se stesso, pi vecchio. Notando che ha posato lo sguardo su di lui, quella versione di Enrico, anziana ma non decrepita come la precedente, inizia a parlare: Non preoccuparti. Non sono qui per farti del male. Da dove... quando...? balbetta lui, confuso dalle multiple sovrapposizioni della stessa persona. Ho settantanove anni. Il viaggio nel tempo comincia a farsi popolare, da dove vengo io. spiega l'altro. Non capisco costretto ad ammettere. L'altro voleva uccidermi, ed era pi anziano di te. Come facevi a sapere che sarebbe venuto qui? Questa una domanda piuttosto ottusa. Pensi che dimenticherai mai questa nottata? Enrico deve convenire che si tratta di una domanda stupida. A ottant'anni ricorder ancora perfettamente che nella notte del suo diciottesimo compleanno stato aggredito. Ma allora, perch a novant'anni torner indietro? Lui era tornato per assassinarmi, e rimuoversi dall'esistenza. Per questo sei tornato tu? Per impedirgli di cancellarti? L'altro non risponde. In questo modo, tu hai preservato la mia vita dai diciotto

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anni in poi prosegue Enrico nella sua analisi. Quindi esisti ancora. Ma se voleva cancellare te e se stesso... il paradosso... Quale paradosso? interviene il quasi ottantenne. Pensaci bene. Enrico cerca di afferrare la situazione: a sessant'anni da ora, torner indietro per salvare se stesso diciottenne dall'assalto del se stesso novantenne, ma dopo altri vent'anni, torner indietro per tentare l'omicidio. Dov' il senso di quell'intreccio? E allora capisce: il vecchio, quasi morente, sapeva che la sua versione di settantanove anni sarebbe intervenuta per salvare il diciottenne, cos come il settantanovenne sapeva che che a novantasei anni sarebbe tornato indietro, perch si era visto. Entrambe le versioni pi anziane ricordavano quello che era successo, perch lui aveva vissuto quell'esperienza a diciotto anni. Non c'era nessun paradosso. Ma allora domanda di nuovo, dopo aver compreso quel punto essenziale perch lui tornato indietro? Perch ha detto di volersi rimuovere dall'esistenza, se gi sapeva che sarebbe morto qui? Ha ottenuto quel che voleva, non ti pare? gli fa notare l'anziano. Poi si siede, occupando lo stesso posto su cui era stato il vecchio prima di lui. Porta gli occhi alla stessa altezza di quelli di Enrico, e spiega, in tono pacato: Sapeva che sarebbe morto, e voleva morire, come ti ha detto. Ha ritenuto che quello fosse il modo migliore per andarsene. Adesso nemmeno io lo capisco, ma tra diciassette

anni, chiss... Quindi ha mentito? Quando ha detto che sarei diventato una persona meschina, che avrei provocato solo dolore agli altri... non era vero? Tu lo sai, hai gi vissuto la mia vita futura. L'altro Enrico gli rivolge uno sguardo penetrante. Tu vuoi che sia cos? No! esclama, convinto. Non voglio rimpiangere la mia vita, quando sar in punto di morte. Non voglio che la mia versione futura progetti di uccidere quella passata, per la vergogna che prova riguardo la sua vita. Allora fai in modo che vada cos. Anche se credeva di aver sciolto l'impossibile ingarbugliamento di quella situazione, Enrico di nuovo spaesato. L'alcool sembra aver abbandonato il suo corpo, non si sente pi stordito, ma lucido e attivo. Eppure, c' qualcosa che non riesce a cogliere. Cosa diventer in futuro? Sar o no un individuo spregevole, come il vecchio lo ha accusato all'inizio? No , si dice. Non lo sar. Capisce che l'esperienza di quella notte lo ha cambiato. E per un attimo gli sembra di aver risolto l'enigma. Quella la spiegazione, la ragione di tutto, il motivo che lo ha spinto a tornare indietro, non una ma due volte: per fare in modo che lui stesso, fin da giovane, decida come agire in futuro. Dura solo un istante, poi quella sensazione di piena consapevolezza svanisce, quando Enrico settantanovenne parla di nuovo: Bene, credo di poter andare adesso. E tu faresti meglio a dormire. Enrico diciottenne non sa come reagire. Dovrebbe salutarlo, salu-

tare se stesso? Oh, tranquillo lo anticipa lui, forse ricordando l'imbarazzo che sta provando in quel momento. Non c' bisogno di formalizzarsi, tra di noi. La pistola gli ricorda. Prendila. Tienila tu. Ti aiuter a ricordare che tutto questo non stato un sogno. E poi non saprei che farmene, ne ho gi una a casa. La conservo da quando ho diciotto anni... il ghigno che gli compare sulla faccia lo fa assomigliare in modo inquietante al novantaseienne. Enrico fissa l'arma, che sta ancora tenendo in mano. Si chiede cosa dovrebbe farci, per i prossimi sessant'anni. Poi si rende conto di quanto sia assurda quella domanda. Di quanto tutto sia assurdo... ma reale, proprio come lo strano oggetto del futuro che ha tra le mani. L'altro si alza e si avvia verso la porta. Si ferma appena varcato l'uscio, gli rivolge un breve cenno del capo, e un ultimo saluto: Buona notte. Ci vediamo tra diciassette anni. La porta si chiude, ed Enrico di nuovo solo. Il sonno sembra aver atteso quel momento per abbatterglisi addosso. Si rende conto di non potersi opporre. Deve dormire, subito. Si leva scarpe e cintura, si infila sotto le coperte in jeans e camicia. Spegne la luce. Cercando una posizione comoda, si accorge di avere ancora in mano la pistola. La appoggia sul comodino. Domattina trover un posto sicuro per conservarla. Per i prossimi settantotto anni.

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S ka n
Oltretomba Calibro 9
a Danilo Arona

Al e s s a n d r o F o r l a n i
dei bell-bottoms, lui esamin qualche pezzo: non aveva doti psichiche, non era un esperto, ma trem di quell'addiaccio oltretombale e della loro indubitabile natura: Sono lari anche questi, mi ci gioco la paga. Che famo, ispetto'? Sigilliamo, sequestro? Anzi: ce ne andiamo: come non fossimo entrati mai. Lasciamoci la Renault, parcheggiata davanti. Facciamo i lavativi, i piedipiatti fresconi: e stasera a fine turno, ammicc, mi prendo un aperitivo nel caff che sta all'angolo. Prima, per... Arraff da una cassetta una scultura minuscola, una giovane di pietra rossa di s e no sei centimetri. La infil nella giacca. Gli sembr di avere in tasca e sul cuore un ghiacciolo incandescente che per non si sciogliesse. Attianese e Santini si strinsero nelle spalle, lo accompagnarono alla pantera e accelerarono sul Lungotevere. Le campane di Maria Liberatrice suonarono le ventuno sui tetti di Testaccio; Scattaglia scrut da un capo all'altro della strada nell'alone aranciato dei lampioni arrugginiti. Un'insegna della SIP sfrigol nella pioggia.

Il Grande Avvilente

Scattaglia inchiod all'imbocco del vicolo, smont dalla Giulia, sfoder la pistola; non ebbe il tempo di intimare mani in alto, polizia!, che i satiri imbracciarono le mitragliette e le carabine, crivellarono di colpi lo sportello dell'auto. Lui si ripar dallo scrosci dei colpi, e allo scatto degli otturatori si alz: esplose tre proiettili nelle cosce dei capri. I tre rapinatori si accasciarono al suolo. Le sirene di altre auto di polizia ulularono e tacquero pochi metri distante. Scattaglia si tolse dal riparo della portiera, avanz sui criminali con la Beretta puntata: Dai, poche storie, arrendetevi stronzi. Uno dei tre satiri sfil gli occhiali a specchio, lo fiss con gli occhi gialli e bel: Vaffanculo, guardia'; si frug nei pantaloni, scopr una P 38 sotto il vello caprino. Lui gli spappol tre dita con un colpo, scost con un calcio le altre armi dai feriti. Gli agenti di rinforzo irruppero nel vicolo: Tutto bene, ispettore?, lo salut un assistente capo. Scattaglia gli fece cenno di accendergli una Muratti, ispir, spalanc con un calcio il bagagliaio di una Renault ferma al basculante di un garage in affitto: in

un cesto da bucato, riempito di stracci, c'erano i tre lari rubati ai Capitolini. Li pass sollevato agli esperti dell'esoterica: un agente indoss i guanti in lattice iscritti di pantacli e versetti dai Salmi; e lo stesso fremette, al contatto con le statue. ... e questa risolta, lui sospir. Gli agenti rianimarono, medicarono i tre banditi, incappucciarono loro i corni e li legarono gli zoccoli, li ammanettarono, li spinsero nel cellulare. Salirono sulle auto ed avviarono i motori. Scattaglia trattenne due uomini: Attianese, Santini: vediamo che c' l dentro, sollev l saracinesca e si infil nel garage, gi strano che le capre rapinino un museo... ... anvedi?!..., sbigottirono gli agenti. La rimessa era stipata di statuette: figurini squisiti di epoca repubblicana, imperiale; cippi italici smussati dai secoli, sculture alla Wiligelmo e bronzetti di Volterra. Ordinati in scaffalature e ammucchiati sul pavimento, coperti dal cellophane e imballati nella paglia: ... rubati a privati, Scattaglia azzard, collezioni illegali: se appartenessero ad Istituti, ne avrebbero denunciati i furti. Mica scemi, i cornuti: cos', un nuovo racket? Spiegato il fazzoletto dalla tasca

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Er Tornato appannava di marijuana la cabina telefonica all'angolo di via Vespucci: Scattaglia buss sul doppio vetro, gli intese di seguirlo nel bar prospiciente. Il non-morto si strinse nell'eskimo, usc nell'acquazzone, era fradicio e indolente; sput in una pozzanghera lo spinello ancora acceso. Entrarono nel caff. La ragazza al registratore di cassa si imbianc dal disgusto, si premette una salvietta sui labbri e batt due Sambuca. Scattaglia pag con un foglio da cinquecento, lasci nella vaschetta qualche spicciolo di mancia. L'uomo al bancone, in zinale e cravatta, accenn ad una tendina sul fondo del locale. Er Tornato sbadigli ed annu, e strisci vers una stanza nascosta che puzzava di cadavere, sudore e stantio. Scattaglia lo ferm ad un tavolo in vetrina: Ho bisogno di tener d'occhio la strada, gli soffi nell'orecchio, lo costrinse a sedere e schiocc ad un cameriere. Li mortacci dell, insistettero dal banco, ch ce lasceno er puzzo. Il ragazzo con il vassoio di aperitivi si ferm a met sala madido di imbarazzo, lui lo invit con un gesto deciso: scambi con il distintivo i due liquori sul piatto. L'uomo al banco e la cassiera sopportarono l'olezzo. Scattaglia soffi, fra di loro, una nube di MS e di Brooklyn alla menta, altern le sigarette all'olezzo di putredine. Er Tornato sput un incisivo nel posacenere di ceramica marchiato

Cinzano: Ispetto', sibil, te e l'amici tua me fate fa' li doppi turni: requiescat in pace, se diceva 'na vorta; e invece 'na settimana che vado in giro pe' Roma. So' esausto. Che cosa significa? Chi t'ha chiesto, oltre me?... Il non-morto batt le nocchie sul tavolino, un groviglio di lombrichi gli spunt dalle maniche: ...'namo, ch famo notte... me dicevi 'na statuetta... Frugami l'impermeabile, ch meglio che non la tocchi. La ragazza bizantina con i riccioli di cinabro scintill sul tavolino fra i bicchieri di Sambuca, lui la scost. Lo spione-cadavere ridacchi soddisfatto: ...e te pareva che non fosse 'n lare... li polizziotti me ne domandano da du' mesi. M'hai rotto i coglioni, di parlare per enigmi. Depositi dappertutto... collezioni rubate. Mo' c'hanno solo da arraffa' nei musei. Ai satiri non mai fregato del racket dell'occulto, figuriamoci l'arte. Le capre, ispetto', c'hanno sempre 'n pastore. Mo davero ve credete che 'sti burini, che 'sti sgraziati cor pelo ar culo e pagani, che emigrano in citt ad ogni rito ciociaro, se sappiano organizza'? Scattaglia lo afferr per il polso: Er Tornato insozz i tovaglioli di pelliccia sintetica e di polvere di sepolcro: Cosa cercano? Chi li guida? L'altro strinse la statuina fra le falangi, una fiamma di fuoco fatuo gli incendi gli occhi vuoti:

e parl da un'agghiacciante profondit con una voce infantile ed estranea. I vetri del locale si imperlarono di brina:
ridestati dal sonno con i nostri congiunti. . . non c' una dimora da abitare e proteggere, privati del focolare e gli affetti pi cari. . . giustizia, sovrano. . .

Con chi sto parlando? 'Na regazzina der ravennate che schiattata de parto, quinto secolo dopo Cristo, rinvenne Er Tornato, Er peggio con chi sta: lei e tutti i lari de Roma. Spiffera, gran figlio di puttana: non voglio ripetermi. Stavorta, ispetto', nun me potreste proteggere; ce rimetto 'er carcame. Sei morto, imbecille, di che cazzo hai paura? Neppure quella molotov l'anno scorso a Valle Giulia ti ha... Le vetriate del locale vibrarono per un motore che si immetteva dal Lungotevere nel vicolo Antinori. Un furgone Wolkswagen si ferm all'autorimessa; l'autista imprec per la Renault parcheggiata di traverso alla serranda abbassata. Scattaglia sbotton la fondina, cont i sei proiettili nel tamburo e mise il colpo in canna, rovesci il tavolino: Stai qui! Er Tornato sfoder un serramanico, la lama scintill fra le abatjour del caff: Nun mancamme de rispetto. Scattaglia usc con il revolver puntato, corse al furgone sul lato del guidatore. Il non-morto fece palo all'imbocco del vicolo. Lui tir la portiera per la maniglia

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prima che l'autista si accorgesse dell'assalto, grid non ti muovere, scendi dall'auto : un anziano travestito, col mascara rosso fuoco, gli si arrese a mani in alto e smont dal Wolkswagen. C'era una pagaia, sul sedile del passeggero. M'avete fatto pija' 'n infarto!, il transessuale piagnucol, con una voce di basso comico da una boccuccia di gallina avvizzita. Lui gli pretese patente e libretto, la carta di identit: entrambi i documenti riportavano Sharon Di Monio. Scattaglia gli scocc un'occhiattaccia allusiva: Sharon, nun se pote? So' passato dall'artra parte. Perch quel garage? Lo sai, cosa c' dentro. Un amico m'ha prestato 'n parcheggio: che senn a 'na cert'ora non c' 'n buco. So' innocente ispetto', nun m'angosciate! L'anziano batt sulla fiancata dell'auto: lo sportello sul retro si apr con un boato, e un satiro con un fucile a canne mozze esplose una scarica nel petto del Tornato. Il non-morto si scroll dai pallettoni, affond con il coltello nell'addome del capro, l'avversario scans: lo sventr con le corna. Er Tornato si accasci sul ciottolato. Diosanto!, Scattaglia rugg: for con un proiettile una spalla del satiro. Il travestito si tuff nell'abitacolo, afferr la pagaia e lo colp sulla nuca: lo stese annebbiato. Richiuse la portiera e part in retromarcia. Lui si rialz sotto lo scroscio di pioggia e salt sul Wolkswagen,

si tenne alle maniglie e lo specchietto retrovisore, spinse sul paraurti e sal sul tettuccio. Travolsero il non-morto e il satiro avvinghiati: la capra rotol con le vertebre spezzate, l'eskimo del Tornato si anner di pneumatici: ... daje ispetto', abbrancalo, ch me ripijo!... Sharon svolt sul Lungotevere Testaccio: all'altezza di piazzale Emporio, Scattaglia inghiott, di sicuro sfioravano gli ottanta. L'auto schiv le lambrette, i passanti, sfracell nei gazebo dei locali sul fiume, pieg verso l'argine; cozz e sprizz scintille sulle murate dell'Aventino: ma non rallent. Il travestito si sporse dall'abitacolo, mulin la pagaia; lui alz l'avambraccio a proteggersi, il Wolkswagen sband sulla sinistra: Tieni la strada! Ci ammazzi tutti e due! Con il vento negli occhi, crivellato di pioggia, Scattaglia rabbrivid, a pochi metri davanti a loro, dei massicci piloni del ponte Palatino. Le punte acuminate delle ringhiere sul Tevere lo trattennero dall'impulso di gettarsi dal tettuccio, chiuse gli occhi, imprec. Lo invest all'improvviso un alito rovente, cessarono gli scossoni, si sent senza peso: ... cosa cazzo?..., guard: l'auto si alz in volo sulle acque, super lo scavalco e vir verso l'isola Tiberina. Sharon, lasciato il volante, manovrava il Wolkswagen con il remo da canoa, vog nel quadrato del Fatebenefratelli. Lui sbigott di lunghi cirri azzurrini che dal

Cestio e Fabricio accedevano all'ospedale, di un olezzo di uova marce che esalava da quelle nubi. L'auto si abbass, fluttu sui vapori; l'anziano transessuale li spazz con la pagaia, sput maledizioni a qualcuno nei cirri. Scattaglia si accorse di colonne di spettri: giovani con il laccio e la siringa nel braccio, balordi assiderati, prostitute sfregiate, truci cipigli con un buco nella fronte. Il furgone tocc terra nel cortile del sanatorio, lui sfoder annebbiato di vertigini: Smonta, ispetto', Sharon lo apostrof, nun fare lo stronzo. Scattaglia gli punt la Beretta. Le ombre dei tossici, le puttane e i sicari lo trafissero di sguardi di imperitura malinconia. Dai ranghi azzurrini, che esalavano di putrido, avanzarono satiri che accerchiarono l'auto, gli puntarono mitragliette e gli intimarono di arrendersi. Consegn la pistola, salt dal tettuccio; l'anziano lo agguant al girocollo: Noantri, ispetto', semo semplice manovalanza: se vuoi sapere li cazzi nostri devi chiedere ar principa', scherz con i capri, ma nun me sembra che conciato per incontrarlo. I satiri belarono. Si appesero le automatiche a tracolla e scrocchiarono le nocchie: Nun starebbi per niente bbbene: 'mo je demo 'na ripassata. Scattaglia, scamiciato, legato alla seggiola, spargeva sangue dal labbro rotto e dal naso ammaccato, stornava gli occhi gonfi dalla lampada alla parete: Stai calmo, ragiona, ripeteva

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a s stesso, cos' questo posto? Non l'ospedale: le capre e quegli spettri... ci avrebbero allertato... Il satiro di guardia tir il chiavistello, gli inflisse una secchiata d'acqua fetida e fredda. Uno dei cornuti sfoder un taglierino, gli sciolse le estremit dal nastro da imballaggio: Puoi muoverti, ispetto'? Lui barcoll. Lo trascinarono dolorante e stordito per un lungo corridoio frequentato dalle blatte, lo lasciarono ad una porta di ebano con un foglio strappato incollato allo stipite. Si sforz sui caratteri:
Inferno Canto III Per me. . .

I capri bussarono; di qui, vai da solo, balzellarono in fretta sugli zoccoli fessi. Gli apr una ragazza dall'incarnato olivastro, con gli occhi verde acceso e i riccioli biondo miele. Indossava una gupiere sadomaso scelta da un catalogo di scempiaggini gotiche, teneva stretto al petto un covone di granturco: Ciao, lo salut malinconica, io sono Pina, e tu sei lo sbirro? Torna da tua madre!, qualcuno rugg da dentro, Avanti, ispettore. La ragazza si defil dietro una tenda stampata a fiori che lasciava filtrare raggi salubri di luce diurna, un profumo di primavera e un garrito di rondini: ... devono avermi conciato davvero male..., Scattaglia inghiott. Gli girava la testa. Respir dopobarba, avana ed incenso. Entr in una stanza dall'intonaco antracite.

Un negro prodigioso in abiti da becchino, e una P di diamanti appuntata alla giacca, lo invit ad accomodarsi a un insolito scrittoio. Lui esit: una cassa da morto. Il negro ostent le suole di vero cuoio sul coperchio rococ del feretro-scrivania: Si serva di una sedia. Si versi da bere. Non posso, in servizio. L'ospite smorfi: Permetta che mi presenti: Plutone; poco fa ha conosciuto la mia ragazza, Proserpina: in questo secolo cos povero preferisce il diminutivo. Plutone e Proserpina: pittoresco, senz'altro. Ci siete o ci fate? Cos' questo posto? C' lei, dietro il racket dei lari? Non afferra, ispettore, il negro insistette, Questa un'eco del Fatebenefratelli nel limbo fra gl'inferi e questo mondo di cartapesta. Lei di fronte al dio dell'oltretomba. Scattaglia gli sput sulla faccia. L'altro si asciug col fazzoletto di tenebra, si alz dalla bara, frug in una madia di legno nero e pos sul coperchio quattro o cinque statuette: Le bastano, queste? Ai Beni Culturali, le Belle Arti e l'Occulto le vorremo tutte indietro, se possibile: grazie. Le ho stipate in cantine, soffitte e garage, cassette di sicurezza, magazzini e container. Quei capri imbecilli, rapinato il museo, si sono fatti beccare troppo vicino ad un nascondiglio... ... e adesso ho beccato lei. Quali sono le sue intenzioni?

Plutone accarezz le figurine sul feretro: le tocca a mani nude e neppure un sussulto; lui si stup: I vostri antenati: da oggi a duemila anni; a Roma e in tutta Italia, li avete dimenticati. Ascolto da venti secoli i loro tristi lamenti: chiedono giustizia, sono stati vilipesi. Io sono un dio: non ho facolt di non rispondere secondo legge ad un lecito appello, sono in obbligo di esaudirli. E voi pagherete per il disprezzo del loro pianto; un dolore silenzioso che un vivo non pu conoscere, si rivolse alle immaginette, persuadetelo voi. I lari esalarono un vapore cenerognolo, la stanza soffoc di quel puzzo d'uova marce. Figuri ingobbiti, somiglianti alle statue, emersero dall'antracite dei muri con un orrido gorgoglio, si inchinarono al negro: ... porcatroia!..., Scattaglia allib. Gli spettri lo guardarono con astio millenario, gli strisciarono contro. Lui ud un tinnio sulla bara. Il lare di pietra rossa della ragazza del quinto secolo scintill di sanguigno sugli ottoni del feretro, uno schiocco di pale echeggi nella stanza; i raggi di torce elettriche e corde penetrarono dal soffitto che svan in schegge nere. Una squadra di incursori celesorcisti atterr nella sala, i fari di un elicottero puntarono su Plutone. Er tornato gli sorrise dalla cassa da morto: Me sarebbi sentito anfame, si t'avrebbe abbandonato; lo aiut ad alzarsi in piedi e sbracci

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all'elicotterista: cal un'imbracatura, Scattaglia la rifiut: Voglio essere sicuro di acciuffare lo stronzo. Plutone agguant gli spettri alla collottola, li scroll sui celesorcisti come fossero fazzoletti: gli agenti stramazzarono disidratati, sparsero sul pavimento le M12 consacrate: Filiamo, ispetto'! Lui raccolse un'automatica da terra, spazz l'orda di spiriti con i colpi benedetti. Un proiettile vagante bruci un orecchio negro: Ah, ti fa male? Scattaglia esplose un'altra raffica, Plutone si tuff dietro il feretro. Allo scatto dell'otturatore si alz, gli rispose con un soffio stregato: un dolore lancinante lo atterr intorpidito. Scattaglia strinse i denti e resistette, gatton ad un altro mitra. Si accorse, con la coda dell'occhio, che Er Tornato strisciava col serramanico in pugno dietro la cortina che profumava di primavera: Damme er tempo, ispetto', gli pispigli. Lui raccolse un'altra arma celesorcista, si alz, avanz contro il nume grandinando proiettili. Plutone sopport: grondante di icore nero rinnov l'incantesimo. Scattaglia croll, sferzato da un'aria fredda: un alito spietato gli spezz qualche costola, gli arrest per un istante il battito cardiaco. ... e adesso, ispettore, il negro rugg, la aggiungo ai miei sudditi... Qualcuno squitt. ... poi, per, Er Tornato ghign, spiccamo 'sto fiorellino: che ne dici, Pluto'? Stringeva Proserpina con la lama alla gola, la punta arrugginita le affondava nella trachea. Il dio lo invest di un alito d'oltretomba: la ragazza sbianc e perse i sensi. Scattaglia sorrise di come i riccioli del non-morto si ravvivassero a quell'orrida

messa in piega: inutile, maest: con me c'hai gi provato. E me lasciasti tanto fatto e sfonnato che so' fuori giurisdizione. Arendite, mo', ch te concio 'a regazzina. Il rombo di altre auto ed elicotteri, che varcavano il limbo e assediavano l'ospedale, penetr dal soffitto rotto con i belati, le sirene e gli spari. Nel rettangolo di cielo scoperto videro Sharon decollare con il Wolkswagen: Se vedemo dabbasso, principa', salut il transessuale; batt con il remo sugli spiriti intristiti. Riprendetevi quelle statue, si arrese Plutone; snocciol la lunga lista dei nascondigli in citt. Scattaglia si chin su un agente caduto, gli sganci dalla cintura le manette di frassino. Quando alz lo sguardo il dio non c'era pi, Er Tornato indossava la gupiere di Proserpina. Il blindato era fermo all'ingresso di "Carlone", gli agenti dell'esoterica, in camice e sigilli, entravano ed uscivano dal magazzino di trattoria, caricavano il furgone di cassette di lari. I turisti e residenti in Trastevere sbirciavano in via Luce di l dalle transenne, si affacciavano alle finestre e domandavano ma cos'ha fatto. Il brigadiere del reparto operativo per la Tutela del Patrimonio Culturale sgombrava i curiosi con un laconico circolare. Attianese interrogava il titolare del ristorante seduto ad un tavolino fra i tanti sul marciapiede: l'uomo si asciugava il sudore freddo con il grembiule, e le pagine del taccuino si infittivano di illeciti. Santini era appoggiato sul cofano dell'Alfa, e infilato il tovagliolo nel colletto dell'uniforme inforchettava la carbonara e ingollava il Cerveteri: ... perch da divinit a boss della malavita?, Scattaglia si

domand. L'agente si scroll, riaffond negli spaghetti, si pul le labbra unte, bevve un sorso e rutt. Poi guard perplesso alle gomme del blindato, leggermente schiacciate sotto il peso del carico: E mo', ispetto', di 'sti cippi: che ce famo? Ecco: mi hai risposto, lui si consol. Guard alle grottesche e mascheroni barocchi che spiavano i romani dall'alto dei cornicioni, o interrati fino agli occhi negli zoccoli dei palazzi. Offesi di orina, di smog e di guano. Abbiamo finito, gli rifer il responsabile dell'esoterica; scorse gli indirizzi incolonnati su un ciclostile, il prossimo deposito ... ... all'Ostiense: vi seguo. Tolse a Santini il bicchiere e la forchetta, assaggi la carbonara e inghiott con il vino. Pul i baffi dal giallo d'uovo sulla manica del trench e partirono sulla Giulia. In Piazza San Francesco l'agente fren di colpo: Cos', sei coglione?!, Scattaglia abbai. L'altro si strizz gli attributi, gli accenn ad un grumo scuro ad un metro dall'auto: Ispetto': c' 'n gatto nero. E ammazza quant' grosso! Riparti, imbecille: vedrai, se non si sposta. Santini ingran, ma il gatto non si mosse; premette sul clacson e lo stesso non si spost. L'agente arross. Lui smont sospirando malamadonna, l'incredibile felino lo guard con gli occhi gialli. Sotto il pelo color notte e lucido allacciava un collare con un ciondolo di diamanti, una lettera, P; miagol con voce umana femminile e maschile: A presto rivederci, ispettore Scattaglia.

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S ka n
Combinazioni
La carne debole, solo l'anima immortale E la tua appartiene a me

Poscritti di futuro ordinario

Lu i g i Bo n a r o

Louis Cyphre

Era un vecchio ascensore, non aveva nulla di particolare. La piastra di alluminio che ospitava i pulsanti era opaca e ammaccata per lusura. I numeri apparivano su tasti circolari illuminati da una tenue luce gialla. Lelevatore, al numero 1 4 di via delle Robinie, era molto temuto. Si diceva che ci fosse il diavolo dentro, o meglio, questo era quanto asseriva il portinaio. Stupidaggini ebbe a dire, quel giorno, Michele mentre fissava la porta dellantico saliscendi. Devo andare al quinto e, di certo, non vorrai che me la faccia a piedi si rivolse spavaldo a suo cugino, Cesiro Albinoni, attempato portiere del vetusto stabile. Con quel suo cuore malandato, le buste pesanti, la spesa di Elide, quellanziana brontolona, non aveva nessuna intenzione di arrampicarsi per quei fottuti scalini. Scale? Se le facciano pure i creduloni. Michele e Cesiro erano nellandrone, davanti alla guardiola che dava sulla porta del sinistro ascensore. Era al piano terra. Michele, nel guardarlo, not che la luce sopra lentrata del lift, quella con la scritta libero, era accesa. Che strano, avrei giurato che fosse

spenta farfugli nei denti. Cosa Mich? Niente Ces. Ti ricordi Giulia, la signora del quarto prosegu Cesiro aggrottando le sopracciglia. Ma chi, la bionda dei chihuahua? Eh, proprio quella l. Un mese fa ha preso lascensore. Lavevo avvisata, non spingete quel bottone, sign. Quindi? impazzita, Mich. Come impazzita? Impazzita. Prendono tutti quel diabolico saliscendi e e E Li trovano cos, terrorizzati, urlano con la bava alla bocca, tutti ripetono Cosa La parola, Satana. Lultimo monosillabo risuon nel silenzio dellatrio. Con la signora Giulia, per, cerano anche i cani. Come Credimi Mich, digrignavano i denti e negli occhi Che Mich non mi ci far pensare Il Male, Mich, il Male. Ieri ero l al quarto, cambiavo il neon alla plafoniera del pianerottolo. Graffiavano dietro la porta ringhiando malvagi. Mi hanno fatto paura. Giulia, invece, sta meglio, vive sullAppia vicino a un esorcista, manda tutti i giorni un tizio a curare quelle bestiacce. Ma lelevatore mantenuto?

La ditta interviene spesso. Mi spiace solo per quel poverino che venuto qualche mese fa. Perch? Abbiamo sentito delle urla al sesto piano. Era il tecnico. Impugnava un arnese di metallo, barricato nellascensore con il volto sfigurato dalla paura. Ho dovuto chiamare il 11 3. Lo hanno ricoverato al Policlinico, allistituto digiene mentale. Mi ha chiamato, sai Per ringraziarmi di averlo soccorso. Si ripreso, in cura da uno psichiatra. Eh, da queste cose non si guarisce mai del tutto. Se solo mi avesse ascoltato Michele scrutava il lift, aveva la sensazione che quella la fioca luce maligna lo chiamasse nella penombra. Vedi Mich, pare che questascensore sia su una certa direttrice, un punto di transito dei demoni verso lAde . Di colpo, si sent ansioso. Non aveva pi voglia di prendere quel dannato trabiccolo. Immaginava il diavolo che, aggrappandosi alle corde dacciaio, saliva dallinferno. Era confuso. Che stupidaggini. Non poteva crederci. Certo che non ci credeva. Ma, per quella volta, sarebbe andato volentieri a piedi. Se solo non avesse fatto il gradasso. Era sempre pi in ansia. Un rivolo di sudore lo percorse, dalla schiena, superando la cintola, dritto alle natiche. Che chai Mich?.

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Nulla. C dellacqua?. Michele butt gi una compressa per lipertensione. Pensa allamericano Otis quando brevett il primo progetto nel 1 861 , scoppi la guerra di secessione. Lascensore fu esportato in Europa? Ci fu una guerra mondiale. Certo, solo combinazioni, ma qualcosa sotto ci deve essere per forza, Mich disse arricciandosi il baffo. Vabb Ces, vado eh. Era atterrito e Accidenti, non poteva pi tirarsi indietro. Le mani sudate sulla maniglia, trasal al cigolio delle cerniere. Entr guardando per terra, come temendo di incontrare unoscura presenza. Con la testa bassa, sbirci la pulsantiera che lo fissava malvagia, tanti segnaposto, una perfida tombola che sbucava illuminata dalla piastra di alluminio, il bagliore di un lumino cimiteriale. Immagin che dietro la grata della piastra vi fosse, al posto della cassa acustica, un satanasso che lo spiava. Coraggio si disse. Fiss la mano sulla cornice di bachelite che era intorno alla piastra e premette quel bottone con laltra. Non successe nulla. Questo rottame non si avvia proruppe stridulo per la paura. Lelevatore si avvi allimprovviso. Il cuore gli sal in gola. A seguire, per, prese unandatura querula e lenta. A me sembra solo una vecchia carretta si rincuor Michele e mentre alzava la testa, fece un balzo allindietro, spaventandosi a morte alla vista della sua immagine allo specchio del vetusto catorcio. Sei un citrullo rise isterico. Era gi al quarto, non era successo nulla. Stava arrivando al quinto quando

Michele scherz nervoso Dove sono sti diavoli? Lelevatore si ferm a met dellingresso, sospeso tra il muro al di sotto del sesto piano e la porta del quinto. Michele trasal. Premette il pulsante con la campanella. Segu il silenzio. Riprov ma lallarme non si attiv. Disperato, continu a premere quel maledetto pulsante per minuti, un tempo infinito, mentre la paura sopraggiungeva incontrollabile di fronte a tanta claustrofobica impotenza. Era sicuro, satana stava arrivando. Prov a urlare ma la voce rimase soffocata in gola. Un attacco di angina gli fece portare la mano al petto, con il piede rovesci la busta degli ortaggi della signora Elide. Passi lenti e regolari tagliavano il silenzio nello stabile. Michele, il petto dolorante, respirava a fatica: Eccolo sul ballatoio. Il suono del calpestio si avvicinava allascensore ma a risentirli, quei passi, sembrarono, dimprovviso, familiari. Quella cadenza divenne presto una speranza, Cesiro. Sent allentarsi la morsa del male: Aiutami a uscire da questo trabiccolo Ces! implor. La porta dellascensore si apr e Michele non vide Cesiro bens il volto del male, dei tratti aguzzi, un mostro con gli occhi rossi, peluria da capro e grosse corna, un fumo sulfureo si frapponeva tra lui e il volto del Male. Un colpo secco stronc Michele. Si accasci livido sul pavimento di linoleum. Cesiro si tolse la maschera e guard il cugino morto tra i pomodori della signora Elide. Mich, te lo avevo detto che sto coso maledetto. Teneva il suo toscano tra le dita mentre espirava il fumo denso. Poi,

scese in guardiola e tolse la funzione che conferiva il controllo manuale dellelevatore al quadro di controllo del piano terra. Lascensore ritorn cigolando al pianerottolo. Qualche tempo dopo, la pingue signora Elide, unica residente in via delle Robinie, 1 4, quotidiano nel tascone di una orrenda vestaglia consumata, ciabattava rantolando nellatrio. Deh Niente pi Michele a portarle il giornale o la spesa, niente pi Cesiro che tutti i giorni laiutava a prendere lascensore. Non poteva scambiare nemmeno due parole. Giulia, la scema, se nera andata da tempo con quel prete. Lo amo gli aveva detto. Mah. Questo pensava Elide mentre premeva il pulsante nero sullo stipite della porta. La scritta, occupato si illumin di rosso. Lascensore si mosse sferragliando lento verso terra. Nellattesa, la vecchia sbirciava la cronaca locale. Aveva inforcato dei vecchi occhiali con una montatura nera spessa: Portiere di 55 anni investito. Identificato il pirata alla guida di una Lamborghini, modello Diablo. La vittima si chiamava Cesiro Albinoni, unico parente del milionario Michele Albinoni, stroncato poco tempo fa da un infarto, aveva ereditato da poco tutta la sua fortuna. Poveretti uggiol amara la vecchia. Ma Questascensore non arriva?. Premette nuovamente il pulsante nero. Le lettere, di un arancione intenso, composero la parola, Guasto. Accidenti. Certo eh, che proprio vero. Quando il diavolo ci mette lo zampino

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S ka n
Nannina la puttana
Quando il paese venne squassato dal divenire dei fatti, Nannina aveva diciotto anni ed era bella come il peccato. Labbra rosse e carnose, incorniciate da folti capelli neri che le ricadevano in riccioli scomposti sul viso da bambina. Gli occhi scuri e intensi conferivano a quel volto, altrimenti dolce, un espressione da demonio. I seni nuovi, turgidi per et e per natura, poggiati come pesche mature sul corpo sottile. Nel piccolo centro arroccato sulla bocca di un vulcano sopito, ne avrebbero avuto da raccontare per almeno tre generazioni a venire. Ma andiamo per ordine. Il borgo: null'altro che quattro case in croce, trincerate da una fitta boscaglia di cerri, e come unico accesso una carrettiera sconnessa. Duecento anime, contando anche i cani e l'oca domestica di Santina la magliaia. Era la domenica di Pasqua, poco dopo l'alba. Nannina aveva gi badato al campo e agli animali, perch come le ripeteva sempre suo padre, spellandole le cosce a cinghiate: una brava moglie deve saper accudire le bestie e preparare l'orto. Si stava dirigendo con il suo orsacchiotto gualcito tra le

... e alla fine arriva Polly

Po l l y R u s s e l l
cambi la vita. Suo padre non l'aveva mai mandata a scuola, le donne diceva, non hanno bisogno di studiare. Devono saper cucinare, badare alle bestie, accontentare il marito e crescere i figli. Far di conto non le sarebbe servito, leggere men che meno. Avrebbe solo riempito la sua testa bacata di sciocchezze. Cos la ragazza divideva la sua giornata tra il lavoro e il badare al padre alcolizzato. Un pomeriggio estivo troppo caldo, il vecchio Peppino, il padrone dell'osteria, rientr prima del previsto. Nannina come ogni luned era china, riversa sul pavimento a strofinar via le macchie vermiglie di vino incrostato. Forse il caldo, o il sudore che appiccicava le vesti al corpo della ragazza. Forse la posizione che aveva assunto, carponi sul pavimento di cotto. Forse quelle labbra troppo rosse e carnose. Qualunque cosa fosse stata, Peppino si sent avvampare come non accadeva da anni. Sent fuoco e passione montare a ogni respiro ormai affannoso. Partendo dallo stomaco la fiamma esplose e

braccia, a far le pulizie alla canonica. Come era consuetudine da almeno tre anni. Attravers a testa bassa la piazza principale stringendo pi forte il suo orsacchiotto, mentre cercava di non sentire i commenti carichi di astio e disprezzo al suo passaggio. Le comari che si fingevano indaffarate, chine da ore sullo stesso lenzuolo, col solo intento di acquisire pi informazioni possibili prima del pranzo pasquale. Porettella, Domine Dio non l'ha baciata! pra che pija maritu, 'nvece va giocanno co li pupazzi. E chi se la recoje? Apostrof una di loro, inzuppando una volta in pi il lenzuolo gi lindo, maritemu je fa pul u sterillu tutte e settimane, e ogni vote che vado a ved pi zuzzu de prima. Da sei anni ormai Nannina si adoperava con vigore nel rendere lucide e pulite le case e le botteghe dei suoi compaesani. Tre lire per un ora di lavoro, soldi che passava di norma a incassare suo padre, giacch le donne non devono maneggiare il denaro. Ma facciamo un salto indietro, a un anno prima. A quando Nannina ebbe l'intuizione che, suo malgrado, le

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avvamp in quel corpo non pi giovane. Una passione furiosa e cieca che mai aveva provato con l'algida moglie, o con le puttane zingare che periodicamente passavano per quelle colline. Con la follia che dura solo un momento stratton la ragazzina per i capelli e le schiaccio il viso sul pavimento. Con la destra la sollev per i fianchi insinuando un ginocchio tra le sue cosce serrate, come una leva. Lei grid solo una volta mentre l'uomo le strappava le vesti con una zampata. Si fece strada fra le sue gambe con una ferocia fino a quel momento sconosciuta e gridando come un lupo, infine la penetr. La foga e la passione erano tali che la tortura dur solo pochi istanti. L'oste come svegliato da un sogno, con un gesto quasi sdegnato la sbalz in un angolo e si port le mani sul viso color cuoio. In quel preciso momento Nannina cap. Deglut come se dovesse ingoiare una noce con tutto il guscio, tanto le doleva la gola. Ferm le lacrime prepotenti che gi le inondavano gli occhi e si alz. Aggiust le vesti con entrambe le mani e raccolse di nuovo i capelli in una coda, poi guard l'oste negli occhi, fiera. Sono duecento lire, don Peppino.

Da quel giorno non ci fu mercante, artigiano o fattore che non avesse bisogno di lei. Suo padre raccoglieva la frustrazione e le tre lire anticipate, continuando a cerare il fantasma di sua moglie in fondo alla bottiglia. E per ogni tre lire che lui spendeva in alcol, Nannina se ne infilava tra i seni tre o quattrocento. Rincasava sempre pi tardi ormai, con il suo orsacchiotto tra le braccia. Suo padre aveva tentato molte volte di gettarlo. N le percosse, n gli insulti e le minacce erano valse a qualcosa. Si era arreso alla fine, pensando che forse sarebbe riuscito a maritarla anche cos. Pazza com'era. Pazza e anche assassina, come era solito dirle. Glielo ripeteva da quando era nata, maledetta da Dio, macchiata dal delitto pi grande. Sopravvivere a sua madre in un parto difficile. Torniamo alla nostra domenica di Pasqua. Il paese era addobbato a festa, come i carretti degli ambulanti e le vetrine dei pochi negozi. Intorno alla fontana centrale e alle finestre le matrone avevano steso lunghi drappi ricamati. Chi lo possedeva aveva lavato il cavallo, intrecciandogli con fiori freschi, coda e criniera. E mentre gli uomini col vestito buono parlottavano della caccia del giorno prima, le donne dai primi

banchi della chiesa di S.Cristoforo si battevano il petto, riferendosi gli ultimi pettegolezzi al riparo dei loro veli ricamati. La messa sarebbe dovuta iniziare da almeno venti minuti, uno sbuffo, poi un altro, un colpo di tosse. Finch suor Giacinta decise di controllare, aprendo la porta della sagrestia. Se avesse avuto migliori riflessi e pi malizia avrebbe richiuso di scatto. Invece rimase l, basita davanti alla porta spalancata, guardando esterrefatta quello che nessuno dei presenti avrebbe pi dimenticato. Nannina vestita solo della tonaca slacciata di padre Amerigo lo cavalcava come un ciuco. Il parroco balbett qualcosa mentre Lei, austera e dignitosa si alz in piedi. Raccolse da terra il suo orsacchiotto, gonfio di denaro, e usc dalla sagrestia. Come un'attrice alla fine di uno spettacolo fece un inchino al suo pubblico, e si incammin lungo la navata. Cerc lo sguardo di suo padre tra gli astanti ammutoliti, una brava moglie, sentenzi, quella che ha abbastanza denaro da decidere, se vuole, di non diventarlo mai. Attravers la chiesa sventolando la tonaca come un mantello e usc.

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OLTRE LO skannatoiO Probabilit di successo


ricci.giuliana@email.it

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Le TRE LUNE 8

NASF

La vita di Franky era un inferno. Una condanna a una misera esistenza. Del resto, lui era... non lo sapeva di preciso, ignorava quale parte del suo corpo gli appartenesse veramente e quale no. Anche i pensieri forse non erano realmente suoi, ma a nessuno interessavano i desideri che invadevano il suo animo. Non pi, da quando suo padre era stato costretto ad abbandonarlo. Una lacerante voglia di libert gli bruciava dentro. Franky era nato da un esperimento, vietato dalla legge, in cui il suo creatore si era prodigato a rimescolare le carte della natura. Non riusciva a immaginare cosa potesse averlo spinto: era un uomo molto solo che spendeva le sue giornate nell'ambiente asettico di un laboratorio di Genetica

Avanzata. E a casa era anche peggio. Forse lo aveva mosso l'idea di generare una creatura tutta sua, su cui riversare il proprio affetto e da cui ricevere amore incondizionato. Cos, attraverso manipolazioni del DNA e trapianti di organi sviluppati in provetta, era arrivato a lui, Franky, un nuovo animale da compagnia. Non era stato un lavoro semplice, ma la prima cosa insegnatagli da suo padre era che una buona pianificazione aumenta notevolmente le probabilit di successo. Infatti, Franky era un essere eccezionale: aveva gli occhi di un gatto con una visione notturna estremamente nitida, l'olfatto di un cane, il corpo agile di una lepre e la coda di una volpe, quella solo per bellezza. Ma le sue qualit non finivano l: possedeva anche due orecchie dall'udito molto fine e

terminanti con due antenne di lumaca per aumentarne la sensibilit all'ambiente. Man mano che cresceva, altre particolari caratteristiche si sviluppavano e rendevano assai fiero il suo creatore. Purtroppo, quella vita idilliaca sub una brusca interruzione. Furono scoperti. Il laboratorio e l'abitazione vennero posti sotto sequestro e perquisiti. Suo padre, prima di essere arrestato, riusc a nasconderlo presso alcuni vicini di casa. Le uniche persone che gli erano sempre sembrate molto legate a lui. Legate lo erano, ma al denaro. Dapprima, lo accolsero con stupore e sconcerto. Poi, lo studiarono come un oggetto: una simile creatura, nata dall'assemblaggio di esseri inferiori nella scala evolutiva, doveva essere per forza priva di intelligenza. Franky non fece niente per convincerli del

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contrario. Quando compresero che era innocuo, i nuovi padroni decisero di usarlo per far giocare i loro figli. Lo costrinsero a saltare per prendere bocconi di cibo, a sopportare la loro esasperante curiosit, a rincorrere tutte le palle che lanciavano e a riportarle indietro. Pian piano, i suoi padroni maturarono ben altri progetti. La gente sarebbe stata disposta a pagare per vedere un essere come Franky. Sulla Terra non sarebbe stato possibile: tutti credevano che non fosse riuscito a sopravvivere senza l'aiuto del padre e non era salutare attirare l'attenzione. Nelle colonie lunari e marziane, per, il pugno della legge allentava di gran lunga la sua morsa e molte azioni illegali erano tollerate nei sobborghi delle cupole. Non di rado, i coloni si facevano innestare protesi o trapiantare organi mutati per potenziare il loro fisico e migliorare la propria qualit di vita. Niente di paragonabile a Franky, ovviamente, che da quel momento fu ammaestrato a compiere un sacco di esercizi per rendere pi interessanti le sue future esibizioni. Impar a saltare attraverso un cerchio infuocato, a camminare su una palla e danzare a tempo di musica. Il suo sconforto cresceva ogni volta che i suoi padroni si guardavano

compiaciuti per aver capito come sfruttare quella miniera d'oro. Presto si ritrov addosso un collare localizzatore, munito di codice identificativo, affinch potesse essere rintracciato in caso di perdita o fuga. Lo stesso modello imposto dalla legge per i cani o altri animali domestici dal momento che la piaga dell'abbandono aveva raggiunto livelli intollerabili. Si era quasi sentito soffocare. Quella era la sua vita. Compiere estenuanti viaggi nella stiva delle astronavi, dentro una gabbia che aveva a malapena due fori per permettergli di respirare e al buio. Non nutriva speranze di essere tratto in salvo da qualche anima buona. Di solito, i controlli dei numerosi trasporti turistici si limitavano all'esame dei documenti e nessuno si incaricava di ispezionare il container degli animali da compagnia. Nel caso di un contrattempo, ai suoi padroni bastava offrire una piccola mancia. Raggiunto un albergo all'interno della colonia, Franky veniva ripulito, strigliato a dovere, profumato e infiocchettato. Poi, iniziava l'interminabile giro di tutte le piazze, dei locali eleganti e delle bettole della colonia, dove era costretto a esibirsi. A spetta-

colo concluso, mentre i suoi padroni raccoglievano scommesse sulle sue capacit, un infinit di mani lo toccavano, lo accarezzavano e lo solleticavano fastidiosamente. Alcuni bambini, pi curiosi e crudeli di altri, arrivavano ad afferrarlo, a stringerlo, a torcergli gli arti senza piet, provocandogli dolori lancinanti e spremendo dal suo corpo ogni energia. C'erano momenti in cui credeva di non sopravvivere, di non riuscire a rivedere la Terra e neanche il suo creatore. Durante l'ultimo viaggio, Franky aveva scoperto che suo padre era uscito di prigione. Ho visto Peter quando siamo partiti. aveva detto il padrone Vive come un barbone nel parco dello spazioporto. Mi ha chiesto del nostro ospite, lo rivuole. Ormai, nostro. aveva affermato stizzita la moglie. Giusto! Gli offrir qualche soldo affinch non crei problemi. Del resto non pu denunciarci senza mettere in pericolo la sua creatura. Ha le mani legate. Era la notizia che Franky attendeva. Era arrivato il momento di fuggire. Grazie a lui, i padroni avevano acquistato una nuova casa, lontana dagli ammassi edilizi della citt e corredata di giardino, campo da tennis, piscina, porticato e numerose stanze. Lo spazio

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all'aperto era immenso ma Franky poteva usufruire solo di un piccolo appezzamento di terra, posto sul retro dell'abitazione e completamente circondato da un alto muro. La recinzione era interrotta solo da un vecchio cancello, un'enorme barriera metallica che risultava scomoda rispetto all'ingresso principale e restava sempre chiusa. Le possibilit di fuga apparivano scoraggianti. Inoltre, doveva condividere quello stretto spazio con i cani da guardia. Erano grandi rispetto a lui e minacciosi, addestrati a vigilare e ad aggredire. Da principio gli avevano fatto paura, poi si era accorto che erano abbastanza stupidi e gli avevano permesso di scavare una buca al di sotto del cancello. Non si erano insospettiti neanche quando l'aveva nascosta sotto un cumulo di foglie secchie. La via d'uscita era pronta ma doveva liberarsi del collare. Aveva un piano. Arriv la notte giusta. L'aria era torrida, resa ancora pi greve dalla spessa cappa di nubi che oscurava le stelle e la luna. La pioggia cadeva fitta e formava una cortina che confondeva i tratti del paesaggio. La visibilit era nulla ma non per Franky. Si avvicin alla cassaforte. Spesso aveva avuto modo di spiare il padrone mentre l'apriva. I suoi arti anteriori possedevano falangi che garantivano un'ampia articolazione nei movimenti, con essi digit la combinazio-

ne e prese tutti i beni contenuti. In fin dei conti, erano guadagni suoi e gli avrebbero permesso di pagare il viaggio verso una delle colonie, per lui e suo padre. Adesso, doveva mettere in atto la seconda parte del piano. Disattiv l'allarme: suonando avrebbe richiamato l'attenzione di troppe persone e sarebbe arrivata la polizia. C'era un altro modo per generare del trambusto. Era un bene che i suoi padroni si fossero sempre cullati nell'orgogliosa certezza di saper comprendere e dominare qualsiasi cosa. Era facile ingannarli e nascondere la sua intelligenza. Neanche si erano accorti che, col tempo, il timbro dei suoi mugolii era mutato perch aveva sviluppato un paio di corde vocali. Si avvi al telefono e compose il numero del cellulare del suo padrone. Sono Tom, il tuo vicino di casa. Volevo avvertirti che due losche figure hanno scavalcato il muro di casa tua e sono penetrati in giardino. Ora chiudo e chiamo la polizia. invent cercando di fare una discreta imitazione. Preso dal panico, il padrone non si ferm a riflettere: in una notte come quella, il suo vicino non avrebbe potuto distinguere neanche un elefante se si fosse aggirato nei pressi della sua abitazione. Svegli la moglie e insieme corsero ad avvisare i figli. Franky sfrecci tra le loro gambe mostrandosi impaurito e seguendoli passo passo.

- Maledetto allarme! sussurr la padrona. - Lo avranno disattivato spieg il marito. - I cani non abbaiano. Temo che li abbiano uccisi. Chiama la polizia. - L'ha chiamata, Tom. Non muoviamoci da qui e cerchiamo qualcosa con cui difenderci. - Bisogna nascondere Franky si preoccup la donna Forse, proprio lui che vogliono e la polizia non deve vederlo. - E' inutile nasconderlo disse uno dei figli Se non gli togliamo il collare localizzatore possono trovarlo ovunque vada. - Va bene! Sbrigati. - Il ragazzo si chin e digit il codice di apertura sul retro del collare. - Finalmente libero. - Prima che i suoi padroni potessero comprendere ci che succedeva, Franky fugg rapido come una lepre. In un attimo raggiunse la buca, la super e si mise a correre lungo la strada, poi attraverso i campi diretto verso lo spazioporto. Avrebbe trovato suo padre e si sarebbero rifatti una vita in una delle colonie. Mentre sfrecciava nella notte, dentro di s rideva all'idea di aver lasciato i suoi carcerieri i balia di ladri inesistenti. Per fortuna, tutto era andato come previsto. Del resto, una delle prime cose apprese da suo padre era che una buona pianificazione aumenta notevolmente le probabilit di successo.

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S ka n
Sopravvivenza
Il sole ardeva alto nel cielo. Il riverbero sulla sabbia rovente della Zona Proibita era abbagliante, tanto che Alpha era costretto a tenere gli occhi semichiusi per poter vedere il suo avversario. Attraverso il filtro delle ciglia, gli appariva come una figura sfocata. Non riusciva a distinguerne i lineamenti, ma che importanza poteva avere? Era uno dei tanti, non diverso da lui: un uomo nudo con la pelle riarsa e i piedi bruciati dal deserto. Non desiderava combatterlo, ma la sua volont aveva cessato di aver valore fin dai tempi dellesodo. Tutto ci che gli era concesso fare era sopravvivere per poter rischiare la vita unaltra volta, la prossima estate. Prese ad avanzare con cautela, studiando laltro che, al contrario, quasi gli stava correndo incontro.

OLTRE LO skannatoiO

Macelleria n.6

Se lo ritrov addosso in un attimo, prima di aver formulato una qualche strategia, e non pot fare altro che schivare alla meglio una serie di colpi sferrati in rapida successione. Quelli che riusciva a evitare del tutto erano meno di quelli che arrivavano a segno, anche solo di striscio. Per fortuna la rapidit dellaltro non era accompagnata da altrettanta potenza. Combatteva soprattutto con le mani, forse aveva fatto un po di pugilato prima di finire l, in mezzo al nulla. Non sarebbe stato troppo difficile usare le gambe per atterrarlo e guadagnare un vantaggio, ma questo Alpha non lo avrebbe mai fatto, n, del resto, glielo avrebbero permesso. Cadere su quella sabbia rappresentava una sconfitta quasi certa: rialzarti, mentre il corpo ti bruciava come se ti avessero dato fuoco, ed evitare i colpi dellavversario al tempo stesso era unimpresa che pochi riusci-

vano a compiere. Per questo, perfino l, atterrare qualcuno di proposito era considerato sleale. Alpha indietreggi, chiudendo i pugni e sollevandoli a coprirsi il volto, distanziando appena i gomiti per schermarsi meglio. Laltro abbocc al tranello e prese a tempestargli di pugni laddome. Non fu piacevole incassare i suoi colpi, per quanto tentasse di accompagnarli il pi possibile, ma aveva ottenuto di fargli abbassare la guardia, e ora avrebbe potuto farla finita facilmente, la mascella dellavversario quasi sembrava pregare per larrivo del suo sinistro. Il dolore sul lato destro della testa giunse cos violento e inatteso da farlo vacillare. Dovette indietreggiare di un passo, combattendo contro la dolorosa pulsazione nella tempia. Cera un solo modo per farla passare: caric il destro e sferr un diretto al volto delluomo di fronte a lui,

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che non dovette neanche sforzarsi per schivarlo. Il dolore scomparve allistante, ma Alpha ricevette di rimando un colpo al fianco che lo fece piroettare di lato. La sabbia gli sfugg da sotto il piede dappoggio, e si sent precipitare allindietro. La sua reazione fu istantanea: port indietro le braccia, spezzando la caduta, e atterr sulle mani, tenendo la schiena lontana dal suolo. La sabbia bruciava come sempre, ma i calli su palmi e dita lo proteggevano, rendendoglielo quasi sopportabile. Mentre lavversario avanzava, lo colp alla coscia con un piede, costringendolo a fermarsi per ritrovare lequilibrio. Ne approfitt rialzarsi con un colpo di reni, faticando a non rovinare in avanti nel tentativo. Stava per ripartire allattacco quando il dolore torn a farsi sentire, in una zona diversa del cranio. Fu costretto a tentare un sinistro laterale che a stento raggiunse il bersaglio, maledicendo lincapacit dei suoi aguzzini. Forse di questo passo avrebbero finito per estinguersi, se non altro. Laltro gli fu di nuovo addosso, tempestandolo di pugni deboli ma che, alla lunga, lo avrebbero sfinito. Schiv e par come poteva. Poi, deciso a tentare il tutto per tutto, finse di inciampare e allarg le braccia come se avesse dovuto bilanciarsi per non cadere ancora, dando allaltro unampia opportunit per tentare un colpo risolutivo. Questi non si fece pregare: sferr un poderoso diretto che colp solo laria nel punto dove il suo viso si era trovato fino a quel momento, e nel farlo si sbilanci

tanto in avanti che quasi gli rovin addosso. In quel momento, il dolore torn a farsi sentire, pi forte di prima. Il lato sinistro del cervello di Alpha sembrava in fiamme. Lui strinse i denti, sforzandosi per ignorarlo. Avrebbe potuto liberarsene con un colpo alladdome, invece fece un passo indietro e sferr un gancio sinistro che prese in pieno la mascella dellavversario. Limpatto fu tale che il Tokyr gli si stacc dalla nuca, portandosi dietro una ciocca di capelli insanguinata. Linsettoide atterr sul dorso parecchi metri pi indietro. Prese ad agitare le zampette, facendo vibrare freneticamente le ali nel vano tentativo di ribaltarsi. Poi inizi a riempire laria di suppliche fischiate e sibilanti, ma aveva perso, nessuno lo avrebbe aiutato. Nel frattempo, lumano che gli era appartenuto assaporava un attimo di inattesa libert. Guardatosi intorno per un istante, ruot su se stesso e inizi una fuga disperata, destinata a terminare dopo pochi passi, quando centinaia di larve di Tokyr emersero dalla sabbia, arrotolandosi attorno alle sue caviglie e facendolo cadere in avanti. I lunghi corpi segmentati lo avvolsero in un attimo, arrampicandosi sul suo corpo con migliaia di zampette uncinate che lasciavano piccole crepe nella pelle secca. Ma ben presto non vi fu pi pelle in vista, solo un ammasso di larve grigie che si contorcevano, mentre il veleno delle loro piccole zanne ricurve paralizzava la vittima e ne scioglieva le carni poco a poco, per permettere loro di cibarsi e al tempo stesso impedire allumano di lottare. O di

urlare. Alpha aveva assistito alla scena troppe volte per riuscire a inorridirsi ancora. Non era mai accaduto a lui solo perch continuava a vincere con, o a volte nonostante, la guida del Tokyr di turno. Ora avrebbe avuto il suo premio, e sarebbe vissuto fino alla prossima estate, quando tutto sarebbe ricominciato. Quasi subito, infatti, una breve, pulsante onda di piacere gli invase il cervello e i sensi. Poi il nulla lo avvolse, e cadde addormentato al suolo. Il Tokyr gli si stacc dalla nuca, estraendo le lunghe zampe anteriori dal cranio, e si allontan, squittendo canti di vittoria, verso una duna larga e piatta ai margini dellarea dello scontro. Man mano che vi si avvicinava, la sabbia si sollevava e cadeva a pioggia sui lati dellaltura, rivelando la figura della femmina che era rimasta in attesa, da sola pi grande dei due umani messi insieme. Lunghe antenne flessuose si protesero verso il vincitore, intrecciandosi alle sue in un lento movimento che trasform i versi di trionfo in sibili di piacere. Poi, in uno scatto, la femmina si pieg in avanti e afferr il maschio tra le fauci. Si ud un rumore come di pietra frantumata quando morse e spezz il suo carapace, liberando le ghiandole riproduttive. Un attimo dopo, sollev la testa e rilass i muscoli della gola, aprendo la cavit a essa parallela. E il maschio fu dentro di lei, dove avrebbe trascorso i suoi ultimi istanti di vita tra agonia e piacere, mentre lei suggeva i suoi fluidi per fecondare migliaia di uova.

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Sangue e terra
Anas si lasci accarezzare. La droga aveva fatto leffetto tanto atteso, i sensi intorpiditi, le labbra schiuse ad attendere il nettare della vita. I tagli freschi sulla pelle avevano intriso le lenzuola di sangue. Ancora ansimava, mentre la mente soggiogata dalloppio cercava dune di sabbia dorata sui cui posare i pensieri. Apr le gambe per accogliere la forza dirompente di Stefan. Le grida colmarono laria rarefatta di quella squallida camera. Era il suo cliente preferito, quello che non faceva domande, che la possedeva con la giusta forza, che assecondava le sue voglie, i suoi demoni. Un gladiatore del Chiostro, ultimo avamposto del regno di Salimar, sul pianeta Terra. Anas adorava lodore ferroso del suo stesso sangue, si leccava le ferite prima di fare lamore, prima di godere della placida sensazione che gli oppiacei regalavano alla sua mente contorta. Lo aveva picchiato con ferocia, ancora sentiva i graffi sulla schiena di lui mentre le stava sopra, spingendo dentro di lei. Solo lidea di aver fatto male al grande guerriero la

fece eccitare. Con forza le sue mani strinsero la lunga chioma delluomo. Lui grugn e la guard in cagnesco, il fiato corto. Fammi male gli disse, stringendo forte la presa e le gambe. Ma non era sottomissione, era desiderio di sfida, una lotta allultimo sangue con il suo avventore. Stefan non si lasci sopraffare e inizi la sua guerra, premendo, dando stoccate dirompenti che le fecero sentire il calore montarle nel ventre. Lo sent crescere dentro di lei. Inizi a ridere soddisfatta mentre lui soccombeva al piacere, perdendo la sfida. Prima o poi qualcuno te lo da un cazzotto ben assestato le disse rivestendosi. Voi lottatori siete troppo permalosi. E tu ti stai spingendo troppo oltre le disse. Laveva gi sgridata per levidente magrezza. E finirai per prenderti uninfezione aggiunse puntando lo sguardo sulle due lunghe gambe su cui alcuni tagli ancora sanguinavano. Vuoi che smetta? Domani, dopo il combattimento, portami una ragazza, cos berr il suo sangue anzich il mio lo sfid. Chi ti dice che sopravvivr? Io scelgo bene i miei

clienti. Ancora sedici vittorie e sar libero di andarmene da questa latrina... potresti venire con me. E per andare dove? Vieni solo liberato da quel coso disse indicando la cavigliera elettronica, mica diventi ricco. Sai quanti crediti ci vogliono per partire? Sarebbe meglio per te morire da eroe. Sei solo una pazza schizofrenica Gi, ma vieni sempre a bussare alla mia porta rispose secca alzandosi dal letto e aprendogli la porta, facendogli segno di sloggiare. Anas lasci la bettola vicino allarena e si diresse verso casa. Il cielo da aranciato aveva lasciato posto a striature violacee. La folla diurna, lagnosa e petulante, aveva abbandonato i vicoli, dirigendosi in massa nei dormitori pubblici. Ormai quel luogo dimenticato da Dio era solo un cumolo di disperati. Sangue e sabbia, combattimenti e puttane. La Terra era solo il fantasma di se stessa, come i suoi abitanti, sciagurati detriti alla deriva. La temperatura sarebbe scesa da l a pochi minuti. I droni del coprifuoco, vecchi ammassi di ferraglia arrugginita, invasero i vicoli. Anas

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affrett il passo. Lanci la borsa sul pavimento e segu lodore di biscotti. Marion era addobbata a festa, come il solito. Truccata, vestita come una vergine vestale, le mani sporche di farina e sangue. Tesoro, hai fame? le domand inclinando la testa di lato. Nastri di raso arricchivano i boccoli curati a regola darte. No, sorellina le rispose, ignorando il corpo inerme delluomo steso sul tavolo della cucina. Laccetta ancora infilata nel ventre. Rivoli di sangue scendevano lenti. Un piccolo lago rotondo si era formato sul pavimento. Ti presento Omar le disse indicando il cadavere. Ha risposto allannuncio per single. appena arrivato con lultima astronave. Avremo da mangiare per un mese continu Marion, lo sguardo leggiadro. Da quando la sabbia si impadronita del mondo, il cibo scarseggia, necessario far fronte alle proprie forze per sopravvivere prosegu alzando lo sguardo e pronunciando lultima frase come uno slogan. S, e vedo che lhai scelto bello grasso questa volta. Quando avr finito i biscottini, mi aiuterai a tagliarlo? le domand la so-

rella. Sbatt gli occhioni per convincerla. No. Scusami, ma sono un po stanca le disse dirigendosi verso la sua stanza. Sei andata a vedere di nuovo i gladiatori? Quand che me ne porti uno? sent dire dalla sorella, ma ormai aveva chiuso la porta. Anas si gett sul letto, il corpo spossato, lanima devastata. Il suo equilibrio mentale era messo a dura prova dalla paura di essere scoperte, prima o poi, dai guardiani. Era scaltra, attenta, minuziosa. Si erano divise i compiti per sopravvivere dopo la morte dei genitori, dopo che anche lultima citt sulla Terra era stata piegata al volere della sabbia. Lei si procurava i soldi, mentre Marion si occupava della casa e di procacciare cibo. Dal giorno dellincidente si era presa lincarico di crescere la sorella, pi giovane di cinque anni, malata e tenuta segregata in casa. Non era stato facile allinizio. Marion restava catatonica per giorni, poi riemergeva da quello stato di stasi mentale ed era ipereccitata, vogliosa, irrequieta. Quando un cliente di Anas si era trasformato in cena, grazie allintervento della sorellina, aveva visto quanto fosse positivo per Marion uccidere ed essere utile

alla famiglia. Era rinata, non cadeva pi in depressione e, sebbene non mettesse il naso fuori casa perch terrorizzata dal deserto, aveva sempre il sorriso stampato in faccia. Non avrebbero mai potuto tornare indietro, erano state inghiottite dal male e, anche se non voleva ammetterlo, la sua vita aveva dei risvolti positivi, la faceva sentire potente, padrona di se stessa e non aveva pi paura degli uomini, n di morire. Eppure si era resa conto che il baratro era sempre pi profondo si stava scavando la fossa. Il suo corpo era sempre pi fragile, la mente pi labile. Marion entr. Il vassoio di biscotti caldi fra le mani. Ho calcolato che potrebbe bastarci per un bel po, ma se me ne porti uno per regalo? le domand. Anas si mise seduta. Ormai le richieste di Marion diventavano sempre pi pressanti. Ma come poteva rifiutarsi di aiutarla? Non poteva accettare di perderla. Uno schizzo di sangue le arriv sulla guancia. Con il dito si pul, per poi leccare avida. La gente dietro di lei urlava impazzita, incitando Stefan a uccidere lavversario. Il caldo soffocante rendeva folli, ladrenalina pompava. Le vene del moro che

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fronteggiava il suo cliente abituale pulsavano. Terra e sangue. Lascia di Stefan colp lo scudo, i due si fronteggiavano da troppo tempo ormai. I muscoli stavano per cedere. I loro occhi si scrutavano famelici, le loro menti erano soffocate dal desiderio di sterminare il rivale. Il vento caldo sollev la sabbia nellarena. Stefan fece roteare larma. Quello era lo sguardo del mietitore, Anas lo conosceva bene. Cera il male in quelle iridi di ghiaccio. Il colpo part diretto, con forza inaudita. Stacc la testa di netto al moro. Larena trem. Leccitazione sugli spalti tocc il culmine di quella giornata di giochi. Come volevi tu, hai visto? disse Stefan. Si era portato dietro una Slut, una battona dei gladiatori, quelle sottopagate che i generali regalavano ai vincitori. La tipa puzzava di pecora e lo sguardo annebbiato mostrava chiari sintomi di dipendenza. Ma questa cosha? chiese la prostituta, indicando le lenzuola sporche di sangue. Anas guard di traverso Stefan. Io odio il sangue, io non faccio cose strane continu la tipa. Biascicava e ciondolava. Guarda che laltra volta sta-

vo scherzando. Bella merda mi hai portato. Dove lhai trovata, nella spazzatura? chiese Anas a Stefan che come un deficiente se la rideva. Mi hai promesso bei soldi per scopare con una psicopatica? continu la prostituta. Chiudi quel letamaio url Anas. Provava ribrezzo per le Slut, donne che si vendevano a orde di maschi. Lei non era molto diversa, ma almeno poteva scegliere, poteva rifiutare. Io non faccio sesso con una malata le disse la tipa con sdegno. Anas le fu addosso. Si attacc ai capelli e tir con forza, ma le arriv ununghiata sul braccio. Trattenne un urlo, poi le diede un morso sulla spalla e moll la presa quel tanto da allungare il braccio e prendere il portacenere di vetro. Con un colpo ben assestato sulla fronte la fece azzittire. La ragazza stramazz al suolo. Non eri qui per scopare, ma per farti tagliuzzare disse al corpo esamine riverso sul pavimento. Poi si volt verso il suo cliente e not, non senza compiacimento, di averlo spaventato. Non dirmi che hai cambiato idea gli disse. Si spogli, le labbra schiuse, gli occhi liquidi. Prese il coltello dalla borsa e lo

soppes fra le mani, con le dita ne accarezz la lama, mentre Stefan si svest per mostrare la sua virilit, sempre pi trascinato in quella follia. Mettila sul letto gli ordin. Un minuto dopo le era salita a cavalcioni, pronta per giocare. Anas pass la punta della lama fra i seni della sconosciuta, ma non riusc a percepire il piacere che invece provava quando la lama fredda accarezzava la sua di pelle, quel sottile desiderio di dolore che la appagava, sedando le sue ansie. Stefan le si mise dietro. La prese mentre lei combatteva con se stessa, reprimendo il desiderio di tagliarsi. Non le fregava nulla di quella ragazza, non era nel far male agli altri che trovava piacere. Mentre Stefan cercava solo il suo piacere personale, lei volt la lama verso se stessa, pronta a colpire, ma la mano possente di lui, nellapice del piacere, avvolse la sua, le pieg il polso e colp la giovane sotto di lei, in pieno petto. Anas vide gli occhi della vittima spalancarsi di botto, la bocca aperta, lo sguardo stranamente lucido, come se in quel frammento di tempo avesse avuto la piena consapevolezza di essere giunta alla fine. Stefan esplose nel

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suo orgasmo, mentre il sangue della giovane inzuppava le lenzuola. Merda disse il gladiatore quando si rese conto di ci che era accaduto. Ma lhai ammazzata? Anas non rispose nemmeno. Valut che fosse inutile ribattere. Si mise nellangolo, si accese una sigaretta, e attese che lui tornasse dal bagno. Gli occhi fissi sullo scempio. Abbiamo fatto casino. Potrebbero allertare i guardiani. Dobbiamo ripulire la scena le fece notare restando in piedi, vicino al letto, a guardare il cadavere, con laria di chi non gliene fregava un cazzo di aver ucciso qualcuno. Folate di fumo accarezzarono il soffitto della camera. Credi davvero che in questa fogna interessi a qualcuno di una Slut? gli domand. E la vuoi lasciare cos? Pago mille crediti al mese per avere questa stanza. Gli androidi la puliscono e disinfettano ogni mattina alle cinque. Fa come ti pare. Se qui abbiamo finito me ne torno allarena. Potresti venire a cena da me gli disse. Davvero? Mi fai vedere casa tua? le domand ammiccando. S, vorrei farti conoscere la

mia sorellina aggiunse con un sorriso malizioso e una luce inquietante negli occhi. Non mi dire mi stai offrendo un altro incontro a tre?. Stefan non era mai sazio. No, ma credimi se ti dico che unottima cuoca gli rispose.

spose. Un sorriso stampato in faccia. Come cliente mi aveva un po stufata. Spero che le voci che girano sui gladiatori siano finte, altrimenti ci avveleneremo mangiando la sua carne. Sbaglio o sei tu che me ne hai chiesto uno in regalo? Gi, ne volevo uno muscoloso Mi aiuti a tagliarlo? Stefan fece uno sguardo da le domand la piccola, lo ebete quando si ritrov di sguardo eccitato per il regalo. fronte Marion vestita come No, io ti aiuto a metterlo sul una vergine vestale. Si gonfi tavolo, ma poi ci pensi da socome un gallo, mostrando i la. Lo sai bene che non sono muscoli e le ferite delle centi- brava a tagliare la carne, non naia di battaglie nellarena. la mia almeno le rispose faMolto, molto carina, credo cendole locchiolino. che ce la spasseremo noi tre disse allungando le sudici mani verso i boccoli, perfettamente laccati, arricchiti da nastri. Non si accorse della mannaia che cadeva sulla sua testa da dietro le spalle. Schizzi di sangue imbrattarono il viso imbellettato di Marion. Ma, Anas, che fai? disse la sorella. Lo sai che prima mi piace parlare un po con loro aggiunse guardando il cadavere sul pavimento. Scusami, ma lui non avrebbe atteso i convenevoli, era pronto a saltarti addosso le spieg. bello grosso fece notare Marion. Come vedi questa volta ho provveduto io al cibo le ri-

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Passami il dado da venti!
Fantasy e giochi di ruolo: un connubio segreto e nascosto vergognosamente. Misteriose sedute sataniche, passatempo da nerd sociopatici, o forse il pi brillante laboratorio narrativo faida-te per quanto riguarda character-design e setting-acrhitecture?

Nella pancia del Drago

http://www.sulromanzo.it/redazione/andrea-atzori

In una rubrica dedicata al fantasy non poteva mancare una puntata dedicata al gioco di ruolo. Dalla sua nascita come genere letterario indipendente, il fantasy ha avuto unincredibile capacit di contagiare altri media e creare la propria readership in maniera obliqua: insieme alla musica metal e al cinema, si pu dire che la sfera ludica sia ci che pi abbia contribuito. Ma che cos un gioco di ruolo? Gli appassionati mi perdoneranno il breve excursus esplicativo. Un gioco di ruolo un gioco di narrazione e strategia dove i giocatori riuniti attorno a un tavolo (o connessi via Skype) interpretano un personaggio di propria invenzione e lo muovono in un mondo immaginario che raccontato loro

da un arbitro di gioco detto master. Per supportare la narrazione e determinare le conseguenze delle azioni, il gioco si affida (di solito) a un sistema matematico che traduce in numeri le caratteristiche e le abilit dei personaggi, e che supportato dal tiro di dadi (dalle 4 alle 20 facce), che nella loro imprevedibilit simboleggiano il caso (o il fato). Volendo fare un parallelismo con la letteratura, il gioco di ruolo come un romanzo dove ogni protagonista inventato da un diverso scrittore, e la trama costruita dalla somma delle scelte di ciascuno allinterno della cornice (mondo, o ambientazione) narrata dallarbitro di gioco la figura pi simile allo scrittore vero e proprio, al regista. Ecco, a occhi profani, un tavolo di roleplayers appare come un gruppo di individui in trance teatrale, appesi con il fiato sospeso alle parole dellarbitro/narratore e al rotolare di deformi oggettini di resina numerati. Quando si gioca di ruolo, il mondo reale tagliato fuori (tranne le matite, le gomme, la carta, le noccioline e il caff). Da questa volontaria estraniazione nasce lo stereotipo deleterio che dipinge i giochi di ruolo come attivit alienanti. Alienanti quanto potrebbe essere la lettura di un libro. Ma andiamo con ordine. Tutto si potrebbe ricondurre, ancora una volta, a J.R.R. Tolkien. Il Signore degli Anelli veniva pubblicato negli anni Cinquanta del secolo scorso e, intorno al 1966, raggiungeva distribuzione capillare in tutti gli States contagiando milioni di lettori. Nello stesso periodo e nello stesso continente nasceva il concetto base di quello che sarebbe stato il gioco di ruolo: partendo da dei Wargame di ricostruzione storica muniti di miniature, un arbitro prendeva

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atto delle dichiarazioni di azione dei diversi giocatori, le inseriva nel contesto narrativo, e ne comunicava le conseguenze. Nacquero negli States le prime convention di giochi, e non ci volle molto perch i concetti strategici dei simulatori di guerra tra miniature venissero calati nelle atmosfere fantastiche della letteratura tolkieniana ormai entrata nellimmaginario collettivo, e in quelle di tutti gli universi simili, ispirati a uno pseudo Medioevo europeo cavalleresco permeato da magia e creature mitologiche. Fu cos che nel 74 dopo cinque anni di prototipi, versioni beta e vari editori i signori Gary Gygax e Dave Arneson pubblicavano con la T.S.R. (Tactical and Startegic Rule) la prima edizione di Dungeons & Dragons. Nasceva un mito, e non sembra tuttoggi ancora destinato a tramontare. Dungeons & Dragons ha visto dal 74 al 2008 ben dieci edizioni tra nuovi game set, revisioni ed espansioni, montagne e montagne di manuali di regole e ambientazioni e mondi in cui giocare le proprie storie. Nel 1997, la T.S.R veniva acquistata dalla corporazione Wizards of the Coast e il marchio D&D entrava a far parte del publishing dei grandi gruppi editoriali. Con D&D era nato un nuovo modo di concepire non solo il gioco, ma la narrativa, e non ci volle molto perch lo stesso concetto di gioco passasse dal fantasy agli altri generi della letteratura fantastica. Nacquero cos giochi ispirati alla letteratura horror gotica, come i celebri manuali della White Wolf Publishing, Vampire e Werewolf, giochi che permettevano di vivere le avventure dei supereroi della Marvel (Marvel SuperHeroes); riprendevano luniverso immaginifico e mitopoietico di H.P. Lovecraft (The Call of Cthulhu, 1981), o quello di altri best-seller del fantasy degli anni Ottanta, come la saga di M. Moorcock (Stormbringer, 1981); sino ad arrivare alla fantascienza e al Cyberpunk delle opere di William Gibson (Cyberpunk, 1988), solo per citarne alcuni. In maniera spe-

culare, inoltre, lindustria ludica diede vita a intere collane di romanzi ispirati a mondi originariamente creati per il solo gioco, come la prolifica saga di Dragonlance, ambientazione creata come espansione di D&D, il cui primo romanzo fu pubblicato nel 1984 e che conta allattivo pi di un centinaio di pubblicazioni tra romanzi e manuali; e come la fortunata serie di romanzi legati alluniverso bellico del Wargame Warhammer, prodotto dalla Games Workshop. Nascosto nelle spoglie di una cultura di nicchia dalle versioni da tavolo sino ai GdR videoludici e al LARP o gioco di ruolo dal vivo (in costume) il gioco di ruolo continua a rappresentare un generatore di readership per la letteratura di genere. Ma non solo di readership: alcune delle basi dello storytelling che i corsi di scrittura creativa cercano di vendere, non sono altro che lABC del gioco di ruolo. Se si volesse investigare sulloscuro passato di molti dei pi noti autori di letteratura di genere, fantasy in primis, in Italia e nel mondo, la percentuale di giocatori (o ex) formatisi tramite questo laboratorio creativo fai-da-te, potrebbe stupire i pi. Ma i roleplayer non amano farsi pubblicit. Ignorando predicatori folli che li accusano di evocare il demonio in sedute sataniche; schiere di genitori ignoranti che non comprendono cosa i loro figli vadano a fare per ore chiusi in cantina con gli amici; le occhiatacce dei vicini di casa il giorno dopo dellurlo che alle undici di notte ha svegliato il quartiere con un Lho ucciso! HO UCCISO IL DRAGOO! ; nonch il sopracciglio snob della letteratura impegnata: i roleplayer continueranno a riunirsi tra di loro e raccontare storie. E si sa, con il gioco si impara anche a fare sul serio.
Nella prossima puntata la recensione di un testo inedito di Tolkien.

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I Libri da rileggere Il Corridoio Nero


di Michael Moorcock

Il corridoio nero

di Michael Moorcock

Il romanzo Il corridoio nero (The Black Corridor) di Michael Moorcock stato pubblicato per la prima volta nel 1969. In Italia stato pubblicato dalla Casa Editrice La Tribuna nel n. 172 di Galassia e allinterno del n. 41 di Bigalassia e da Mondadori nel n. 133 di Urania Collezione nella traduzione di Gabriele Tamburini.

Alla fine del XX secolo la situazione mondiale sta diventando sempre pi caotica. Anche nelle nazioni pi avanzate la societ di sta disgregando e in Inghilterra una fazione fascista prende il potere, portando ad una crescente xenofobia. Ryan un uomo daffari che finch possibile cerca di tirare avanti ma arriva il momento in cui deve fare una scelta radicale per salvare la sua famiglia. Assieme ad un gruppo di parenti e amici, usa le risorse che hanno a disposizione per rubare unastronave e partire per il pianeta Munich 15040, che orbita attorno alla Stella di Barnard. Il pianeta ritenuto colonizzabile ma i sei anni luce di distanza rendono il viaggio lungo. Mentre gli altri vengono messi in ibernazione, Ryan guida lastronave verso la meta ma la solitudine e i ricordi degli ultimi disastrosi anni sulla Terra rendono difficile mantenere il contatto con la realt. La scrittrice Hilary Bailey, allora sposata con Michael Moorcock, aveva cominciato a scrivere un romanzo sul futuro collasso della societ ma non laveva continuato. A quel punto, il marito aveva deciso di utilizzare le idee della moglie per un suo romanzo, diventato Il corridoio nero. Le scene ambientati sulla Terra sono la riscrittura della storia di Hilary Bailey e Michael Moorcock vi ha aggiunto tutta la parte ambientata nello spazio. Il risultato un romanzo che racconta in parallelo la storia di Ryan sullastronave, che ha deciso di chiamare Hope

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Dempsey, e una serie di flashback che mostrano il progressivo crollo della societ inglese negli anni precedenti. Michael Moorcock ha costruito la storia in un modo tale che alla fine un romanzo psicologico pi che catastrofico. La storia narrata seguendo il punto di vista di Ryan, una scelta in parte obbligata visto che lunico rimasto sveglio sullastronave per vigilare sul suo buon funzionamento, mentre i parenti e gli amici fuggiti con lui dalla Terra sono in ibernazione. Questa situazione diventa sempre pi pesante per Ryan, che perde progressivamente il contatto con la realt ma cos reale? La storia di Ryan sullastronave diventa sempre pi surreale ma anche i flashback non sono necessariamente pi affidabili. La storia dellascesa al potere di una fazione fascista raccontata in maniera piuttosto rozza, dando limpressione che lInghilterra si sia ridotta ad un paese di pazzi paranoici. Ad un certo punto, perfino i gallesi vengono considerati stranieri da guardare con sospetto, peggio ancora gli irlandesi. Anche in certe scene con parenti e amici ci sono situazioni al limite dellassurdo. Anchesse mostrano una societ allo sbando in cui le persone si isolano sempre di pi e cercano di avere contatti solo con un gruppo ristretto di persone fidate. Non sempre questo basta perch ci sono forti tensioni anche allinterno della famiglia e tra quelli che dovrebbero essere amici. I dubbi sullaffidabilit del racconto riguardano per soprattutto le scene sullastronave. Ci sono parecchie scene con stampati del computer, che sono nello stile tipico delle vecchie stampanti che

stampavano solo testo, formattato con asterischi. In vari casi ci sono sequenze di testi stampati che formano schemi che rispecchiano lo stato mentale di Ryan, non certo ci che un computer produrrebbe. Il risultato che leggendo Il corridoio nero i dubbi su ci che sta realmente avvenendo aumentano pagina dopo pagina. Le varie scene aggiungono ambiguit dopo ambiguit e Michael Moorcock inserisce deliberatamente vari dettagli che portano a diverse conclusioni. Alla fine del romanzo, ogni lettore pu scegliere una delle spiegazioni alternative o rileggerlo per riesaminare i vari elementi. In ogni caso, ci che certo che non c un happy ending perch Il corridoio nero un romanzo dai toni davvero cupi. Se inizialmente c una speranza nel viaggio verso il pianeta Munich 15040, diventa ben presto chiaro le cose stanno andando male e potranno solo peggiorare. Lo stato mentale di Ryan, gi compromesso allinizio della storia, degenera in episodi psicotici. Il corridoio nero uno scavo nella psiche di Ryan perci lunico personaggio davvero sviluppato. Nelle scene sulla Terra il ritmo elevato anche se non c molta azione. Il romanzo piuttosto breve anche per gli standard britannici dellepoca perci anche nelle scene sullastronave il ritmo non scende mai molto. Secondo me, Il corridoio nero un buon romanzo ma per come Michael Moorcock lha sviluppato pu piacere a chi apprezza quel tipo di storie e i temi contenuti, meglio se non ha tendenze depressive.

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I Libri da Rileggere
Luce dell'Universo di M. John Harrison

Luce dell'Universo
di M. John Harrison

Il romanzo Luce delluniverso (Light) di M. John Harrison stato pubblicato per la prima volta nel 2002. Ha vinto il premio James Tiptree, Jr. e il finlandese Thtivaeltaja Award. il primo libro della sequenza del Fascio Kefahuchi. In Italia stato pubblicato da Mondadori nel n. 26 di Urania Supplemento nella traduzione di Vittorio Curtoni. Nel 1999, Michael Kearney sta per riuscire a ottenere un notevole avanzamento nel campo della fisi-

ca quantistica assieme al suo collega Brian Tate ma perseguitato da una specie di spettro che chiama Shrander. convinto che questa creatura voglia che lui uccida qualcuno periodicamente, cosha tutto questo a che fare con il Fascio Kefahuchi, una strana perturbazione cosmica recentemente scoperta? Nel 2400, Seria Mau Genlicher una pilota di navi K. Ci vuol dire che diventata parte dellastronave tramite operazioni chirurgiche e impianti vari. Ha rubato la sua astronave ed diventata unassassina su commissione. Un lavoro la porta ad affrontare i misteri del Fascio Kefahuchi. Ed Chianese un ex pilota spaziale che cerca leccitazione cercando reperti tecnologici lasciati da antiche razze che si sono avventurate vicino al Fascio Kefahuchi. Ha una sorta di dipendenza dalla realt virtuale e deve dei soldi alle sorelle Cray, due criminali dalle quali deve fuggire. Luce delluniverso diviso in tre sottotrame con tre protagonisti diversi, una ambientata nel 1999 e due nel 2400. La presenza di molti riferimenti alla fisica quantistica e il fatto che la sottotrama ambientata alla fine del XX secolo abbia come protagonista uno scienziato le cui scoperte avranno enorme importanza nel futuro pu far pensare che il romanzo sia simile a "Infinito" di Stephen Baxter. Ben presto per il lettore pu ben notare che molto diverso e che gli elementi di fantascienza hard non sono preminenti. Nel raccontare la storia di Michael Kearney, M. John Harrison non sembra interessato alle sue ricerche scientifiche. Al contrario, sembra pi interessato alla vita ordinaria di questo personaggio, compresa quella sessuale. Tuttavia, non ci vuole molto per rendersi conto che momenti normali della sua vita sono mischiati ad altri decisamente anormali.

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Michael Kearney continua ad avere rapporti con la ex moglie Anna anche dopo il loro divorzio. Si tratta di un rapporto malato e la loro relazione sessuale pi frustrante che soddisfacente. I due sembrano inchiodati in una situazione negativa e non riescono a troncare davvero la loro storia e andare avanti. Come se non bastasse, Michael Kearney un assassino. Da molti anni perseguitato da una creatura misteriosa che chiama Shrander e pensa che essa voglia che lui uccida qualcuno. Lo Shrander in qualche modo legato al Fascio Kefahuchi, la misteriosa perturbazione cosmica che ha influenzato molte civilt aliene da tempo immemorabile e influenzer la civilt umana nel futuro. I protagonisti delle due sottotrame ambientate nel 2400 hanno anchessi problemi mentali di vario tipo, molto diversi ma con alcune analogie con quelli di Michael Kearney perch per tutti tre c una spaccatura tra le loro vite reali e la loro percezione mentale di ci che si aspettano, di ci che vogliono e di ci di cui hanno bisogno nella vita. Nel caso di Ed Chianese, questa spaccatura esplicita nel senso che questo personaggio cerca rifugio nella realt virtuale per cercare di trovarvi ci che non ha nella sua vita fisica. Nel caso di Seria Mau Genlicher, il problema che quandera una ragazzina diventata pilota di navi K e per questo motivo stata trasformata in un cyborg, pi macchina che umana direttamente interfacciata con lastronave. Dopo anni di quella vita, vorrebbe tornare indietro ma ci impossibile. Nonostante gli elementi di fantascienza hard, Luce delluniverso pi un romanzo basato sui personaggi. M. John Harrison scava nella psicologia attraverso flashback, fantasie, allucinazioni e pensieri assortiti dei protagonisti. Anche a causa del loro stato psicologico, la storia finisce per essere caotica e non sempre facile da seguire. Onestamente, a volte la storia composta di deliri allucinatori e pu dare limpressione di essere inconcludente e frammentario. Questo romanzo

pu sembrare pi stile che sostanza, anche per i tanti riferimenti alla cultura popolare. Molti titoli dei capitoli vengono da canzoni e album rock, ci sono riferimenti al romanzo La tigre della notte di Alfred Bester e altri alla serie televisiva Buffy lammazzavampiri, compreso il nome di Seria Mau Genlicher che riecheggia quello dellattrice protagonista della serie, Sarah Michelle Gellar. Questo mix di elementi cos eterogenei per certi versi la forza ma per altri la debolezza di Luce delluniverso. M. John Harrison mischia fisica quantistica e sessualit, assieme a mille altri elementi che vanno dalla space opera al cyberpunk e allingegneria genetica, in maniera brillante e alla fine si vedono anche i collegamenti tra le varie sottotrame. Probabilmente, questo il tipo di romanzo che d unimpressione anche migliore alla seconda lettura, che permette di comprendere meglio certi dettagli sparsi qua e l. Luce delluniverso ha per anche vari problemi. Innanzitutto, davvero difficile provare simpatia per i protagonisti. La conseguenza che pu essere davvero difficile seguire con interesse le loro storie. I momenti che dovrebbero essere drammatici possono risultare piatti perch alla fine essi sono vittime soprattutto delle loro ossessioni personali perci pu essere difficile provare dispiacere per loro. A volte ci sono motivi oggettivi per il loro stato ma in parte colpa loro se si sono ridotti cos male. Luce delluniverso il primo romanzo di una serie legata al Fascio Kefahuchi tuttavia la storia ha una sua conclusione. quindi possibile leggerlo e solo successivamente decidere se andare avanti con gli altri romanzi della serie. A causa delle sue caratteristiche, Luce delluniverso un romanzo assai controverso e le opinioni su di esso sono frammentate perfino pi della storia! Personalmente, penso che abbia pi meriti che difetti ma per le sue caratteristiche davvero uniche difficile consigliarlo. Se vi piacciono i mix di generi e sottogeneri e non avete problemi ad addentrarvi nei meandri pi oscuri della mente umana potrebbe fare per voi.

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I libri da rileggere
Nova Swing di M. John Harrison

Al centro della citt di Saudade caduto un frammento della perturbazione cosmica conosciuta come Fascio Kefahuchi. Ci ha dato origine ad una zona in cui tutto anomalo, anche le leggi fisiche. Per questo motivo, la citt diventata un centro di interesse anche turistico da parte di persone che vogliono provare esperienze davvero uniche. Vic Serotonin una sorta di guida che porta dentro e forse anche fuori da Saudade chiunque abbia il coraggio di avventurarsi nellanomalia. La sua attivit illegale e la sua ultima cliente sembra perfino pi pericolosa del normale. Vic deve salvarsi anche da Lens Aschemann, un poliziotto deciso a trovare le prove necessarie per arrestarlo. Nova Swing In Nova Swing, M. John Harrison torna di M. John Harrison nelluniverso narrativo di "Luce dell'Universo". Questo secondo romanzo non un seguito del precedente anche se il Fascio Kefahuchi rimane al centro della narrazione. Nova Swing ambientato tutto nel XXV secolo e racconta una storia autonoIl romanzo Nova Swing di M. John ma, che quindi non richiede di aver letto Harrison stato pubblicato per la prima Luce delluniverso anche se ci sono volta nel 2006. Ha vinto i premi Arthur C. connessioni tra i due romanzi. Clarke e Philip K. Dick. il secondo romanzo della serie del Fascio Kefahuchi. In Nova Swing ancor pi del precedente Italia stato pubblicato da Mondadori nel un romanzo basato sui personaggi. Rin. 1559 di Urania nella traduzione di spetto a Luce delluniverso per certi Flora Staglian. versi pi lineare e pu sembrare perfino

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convenzionale al suo confronto. Nel primo romanzo, M. John Harrison ha mischiato moltissimi elementi diversi da vari generi e sottogeneri in tre sottotrame, Nova Swing si concentra su una trama unica e su alcuni elementi. La storia ambientata nella citt di Saudade, dove un frammento del Fascio Kefahuchi ha creato unarea in cui la realt non pi fissa. Ci ha reso molto pericoloso avvicinarsi ad essa ma si tratta anche di unesperienza unica e Vic Serotonin vi lavora come guida. Lens Aschemann, un poliziotto che assomiglia ad un anziano Albert Einstein, vuole arrestarlo. Questi protagonisti e una serie di altri personaggi pi o meno importanti formano una storia che per alcuni versi ricorda Stalker dei fratelli Strugatski che ha toni da noir e vari elementi vagamente cyberpunk. sempre difficile usare etichette per un romanzo come Nova Swing perch M. John Harrison crea lequivalente delle sfumature di colore che un pittore potrebbe ottenere mettendo assieme vari colori. La storia per certi versi ancor pi frammentata che in Luce delluniverso con una trama piuttosto vaga in cui finiscono per emergere soprattutto i dettagli dei vari momenti. Anche alcuni tra i nomi e i cognomi dei personaggi sembrano scelti con un senso preciso perci bisogna prestarvi attenzione. Onestamente c pi che mai limpressione che lo stile sia pi importante della sostanza. Intendiamoci, M. John Harrison sviluppa bene i personaggi e la storia, pur assai frammentata, ha un suo senso, ma limpressione che ci che interessa allautore sia esplorare gli effetti che il Fa-

scio Kefahuchi e i protagonisti di Nova Swing hanno sugli altri. Non un caso che il romanzo non finisca con una sorta di risoluzione della storia di Vic Serotonin ma continui con un ulteriore capitolo che riguarda altri personaggi. Personalmente, devo purtroppo dire che Nova Swing mi ha un po deluso. Rispetto a Luce delluniverso, non ci sono gli elementi che avevo trovato positivi mentre ci sono quelli che avevo trovato negativi o comunque non mi interessavano. Il protagonista Vic Serotonin un personaggio di cui non sono riuscito a interessarmi e avrei preferito che ci fosse pi spazio a Lens Aschemann, che mi pareva avesse un potenziale molto maggiore. Nova Swing ha i suoi momenti, anche di riflessione, come quando Elizabeth Kielar dice a Vic che le persone perdono la strada per un atto di difesa. Poi si fanno prendere dal panico e decidono di doverla ritrovare.. Si tratta appunto di momenti, non di idee che vengono sviluppate nel corso del romanzo. Alla fine, Nova Swing un tipo di romanzo che mi lascia piuttosto freddo ma per le sue caratteristiche inevitabile che le reazioni siano particolarmente soggettive. Se apprezzate lo stile di M. John Harrison e gli elementi che ha inserito nella storia, vi potrebbe piacere.

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IL libro da tradurre
Vitals di Greg Bear

linvecchiamento deve effettuare una spedizione nelle profondit dellOceano Pacifico. Trova finanziamenti da un miliardario interessato a vivere per millenni e nel corso di una spedizione marina riesce a trovare le creature che secondo lui hanno i geni giusti per trovare i segreti della longevit. Quando le cose sembrano mettersi per il meglio, Hal Cousins si trova invece nei guai. Luomo che viaggia con lui nel piccolo sottomarino si comporta in maniera sempre pi irrazionale e cerca di ucciderlo. Cousins riesce a salvarsi e a tornare in superficie, dove scopre che sulla nave base della spedizione un membro dellequipaggio ha ucciso alcuni degli scienziati. Come se non bastasse, scopre che suo fratello gemello, che sta lavorando a ricerche simili, stato ucciso, un altro evento che gli fa pensare che qualcuno Vitals davvero non voglia che certi segreti di Greg Bear vengano scoperti. La biologia uno dei campi che hanno fornito maggiori ispirazioni a Greg Bear nel corso della sua carriera. Pochissimi anni prima lautore aveva vinto il premio con il romanzo "Il risveglio di Il romanzo Vitals di Greg Bear stato Nebula Erode", in cui forti basi biologiche vengopubblicato per la prima volta nel 2002. no utilizzate per creare una storia fantaal momento inedito in Italia. scientifica. Sembra quasi che Bear abbia Hal Cousins uno scienziato che sta lavo- pensato di avere sufficiente materiale per scrivere anche unaltra storia totalmente rando su biotecnologie connesse alla longevit. Per scoprire il modo di vincere separata perch Vitals il frutto di un

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approccio simile. In Vitals, Greg Bear usa elementi con fondamenti scientifici riguardanti i meccanismi dellinvecchiamento ma anche i sistemi biologici, cio network che si applicano a organismi in cui pi individui possono in qualche modo lavorare assieme, in questo caso composti da batteri. Lautore usa queste basi per costruire un thriller in cui uno scienziato scopre una cospirazione di cui rischia di essere una delle vittime. Gi ne Il risveglio di Erode Greg Bear aveva utilizzato alcuni elementi storici riguardanti lURSS. In Vitals, fa riferimento a ricerche biologiche compiute nellepoca di Stalin e nel corso del tempo attorno a queste storie sono state costruite speculazioni anche molto azzardate. Per un romanzo in cui una cospirazione centrale non c nulla di meglio che sfruttare tali speculazioni. Quando Hal Cousins, uno scienziato che lavora ai segreti della longevit, riesce a trovare batteri imparentati con antichissime forme di vita, si rende conto che qualcuno non vuole che certe ricerche diano risultati. Cercando di sfuggire a vari tentativi di ucciderlo, viene in contatto con Rudy Banning, un bizzarro personaggio la cui mente sembra stata alterata. Per cercare di salvarsi, Hal Cousins deve cercare di scoprire chi sono i cospiratori e quali biotecnologie utilizzano ma le sue indagini lo espongono maggiormente al pericolo. Nel corso della sua ricerca della verit, si rende sempre pi conto che la morte solo una delle possibili conseguenze dellintervento dei cospiratori e non necessariamente la peggiore. Vitals sviluppato come thriller con elementi fantascientifici ma da questo punto di vista non eccezionale. Chi abbia gi letto thriller basati su cospirazioni e alterazioni mentali trover elementi decisamente familiari, nulla di originale. Limpressione che Greg Bear abbia una cono-

scenza limitata di questo genere e lo usi solo per sviluppare le sue speculazioni biologiche. Nel romanzo c perfino un ripetuto uso dellespressione Manhattan Candidate ma dal contesto sembra che dovrebbe essere Manchurian Candidate. In Vitals si vede chiaramente che Greg Bear d il meglio di s nellestrapolazione da basi scientifiche. La sua bravura quella di saper rendere realistiche speculazioni che a volte sono davvero azzardate proprio perch le sviluppa da elementi reali con razionalit. Anche in questo romanzo, questa la parte migliore ma stavolta non sufficiente. Il fatto che Vitals sia raccontato in prima persona, per la maggior parte dal punto di vista di Hal Cousins e in due parti da quello di Ben bridger, non aiuta. La cospirazione davvero vasta e inevitabilmente i narratori ne scoprono solo una parte tra continui colpi di scena. Greg Bear conclude il romanzo con un epilogo in cui Hal Cousins cerca di mettere ordine negli eventi: con la scusa di far cercare al protagonista di capirci di pi lautore cerca di aiutare il lettore, che pu essere rimasto confuso da eventi che rimangono in parte oscuri. Il fatto che rimanga qualche mistero non necessariamente un difetto ma in questo caso aggiunge confusione a confusione. Ad esempio, nel romanzo appaiono parecchi personaggi ma solo pochissimi di essi sono davvero sviluppati e in una storia di alterazioni mentali questo un problema. Per questi motivi, Vitals considerato ben lontano dalle opere migliori di Greg Bear, anzi per molti tra i suoi peggiori. Secondo me le speculazioni scientifiche sono molto intriganti ma per il resto non lho trovato molto interessante. Pu comunque piacere ai fan di questautore e a chi interessato a speculazioni nel campo della biologia.

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Cento di questi giorni

M a s s i m o Lu c i a n i

punto di vista culturale. Sua madre mor quando lui aveva 13 anni, un altro evento che lo influenz anche quando divent uno scrittore. Inizialmente, Jonathan Lethem voleva seguire le orme del padre perci studi alla High School of Music & Art in New York. Successivamente, and al Benninton College, in Vermont, dove per si trov ad avere a che fare con una realt del tutto diversa e si rese conto che gli interessava scrivere. Nel 1984 and a Berkeley, in California, dove si stabil fino al 1996 lavorando in una libreria che vendeva libri usati. Jonathan Lethem cominci a pubblicare racconti nel 1989 e per qualche anno pubblic narrativa breve. Nel 1984 pubblic il suo primo romanzo, Concerto per archi e canguro (Gun, With Occasional Music), un mix di hard boiled e fantascienza che mostra foto David Shankbone linfluenza di Philip K. Dick, di cui Lethem http://blog.shankbone.org un grande fan. Grazie al pagamento ottenuti per i diritti sulla storia per farne un film, lautore ha potuto lasciare il suo lavoro nella liJonathan Allen Lethem breria e dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Nel 1995, Jonathan Lethem ha pubblicato il ha compiuto 50 anni romanzo Amnesia Moon, ottenuto rielaborando vari racconti precedenti mai pubblicati. Jonathan Allen Lethem nato il 19 febbraio un romanzo di fantascienza apocalittica che 1964 a Brooklyn, New York. mostra ancora lispirazione a Philip K. Dick con anche alcuni omaggi espliciti. anche Jonathan Lethem cresciuto in una comune una storia on the road ispirata ai viaggi nellarea allora chiamata North Gowanus, ora compiuti da Lethem facendo lautostop. diventata Boerum Hill. Suo padre era un pittore davanguardia e sua madre unattivi- Nel 1997, Jonathan Lethem ha pubblicato il sta. Ha definito la sua infanzia bohmien ed romanzo Oggetto amoroso non identificato essa ha avuto su di lui uninfluenza anche dal (As She Climbed Across the Table), una

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satira fantascientifica ambientata nel campus di ununiversit fittizia. La storia incentrata sul rapporto tra una fisica che si innamora di unanomalia spaziale e sul suo ex, che stato piantato per quel motivo. Nel 1998, Jonathan Lethem ha pubblicato il romanzo Ragazza con paesaggio (Girl in Landscape), ambientato in un futuro vicino in cui le conseguenze dei cambiamenti climatici sono diventate molto pesanti. Lautore continua a usare molti elementi fantascientifici mescolandoli con altri generi, in questo caso ispirandosi al film western Sentieri selvaggi (The Searchers) di John Ford. Nel 1999, Jonathan Lethem ha pubblicato il romanzo Testadipazzo, conosciuto anche come Brooklyn senza madre (Motherless Brooklyn), un noir con un protagonista che soffre della sindrome di Tourette ed ossessionato dal linguaggio. Il romanzo ha vinto il National Book Critics Circle Award, il Macallan Gold Dagger e il Salon Book Award. stato anche nominato libro dellanno da Esquire. Nel 2003, Jonathan Lethem ha pubblicato il romanzo La fortezza della solitudine (The Fortress of Solitude), una storia semi-autobiografica ambientata a Brooklyn tra gli anni 70 e gli anni 90 che affronta temi come il razzismo, le droghe, la musica, i fumetti e i graffiti. Nel 2007, Jonathan Lethem ha pubblicato il romanzo Non mi ami ancora (You Dont Love Me Yet), un romanzo comico sulla musica alternativa con un marcato elemento erotico. Lautore si ispirato agli anni passati come cantante di una band californiana tra la fine degli anni 80 e linizio degli anni 90.

Tra lottobre 2007 e il luglio 2008, Jonathan Lethem ha pubblicato una serie di graphic novel su Omega the Unknown, che riprende una vecchia serie di libri a fumetti degli anni 70. Nel 2009, Jonathan Lethem ha pubblicato il romanzo Chronic City, che contiene molte influenze che vanno da Saul Bellow a Philip K. Dick, da Charles Finley ad Alfred Hitchcock. Nel 2009 da un racconto di Jonathan Lethem stato tratto il film Light and the Sufferer. Nel 2011, Jonathan Lethem stato uno dei curatori di The Exegesis of Philip K. Dick, un libro che raccoglie una selezione di scritti del grande autore in cui esplora le sue esperienze religiose e visionarie. Nel 2013, Jonathan Lethem ha pubblicato il romanzo Dissident Gardens, una saga multigenerazionale di rivoluzionari e attivisti. La storia dai forti toni politici ambientata tra gli anni 30 del XX secolo e il presente saltando avanti e indietro nel tempo nei vari capitoli. Nel corso della sua vita, Jonathan Lethem stato sposato tre volte: con lartista Shelley Jackson dal 1987 al 1997, con Julia Rosenberg dal 2000 al 2002 e dal 2004 con Amy Barret, con la quale nel 2007 ha avuto un figlio, Everett Barrett Lethem. Jonathan Lethem riesce a mescolare vari generi letterari in maniera davvero unica. quindi impossibile prevedere come sar il suo prossimo romanzo. Essere sorpresi fa parte del piacere di leggere questautore.

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IL venditore dI pensieri usati


Ma gli Androidi Sognano Pecore Elettriche? d i P h ilip K . Dic k

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Risposta alla domanda: boh! Non scritto da nessuna parte. Ben ritrovati, cari lettori. Ho letto cose che voi umani Dovete sapere che qualche anno fa, attratto dalla famosa frase Ho visto cose che voi umani eccetera, ho guardato il famoso film Blade Runner. Ebbene, arrivato a quel punto mi sono chiesto cosa diavolo significasse quella frase in quel contesto, e alla fine della storia sono rimasto con un senso di vuoto allo stomaco, una delusione profonda. Volevo saperne di pi, capire che cosa mi fosse sfuggito ma non avevo nessuna intenzione di rivedere quel tedio di film. Non saltatemi addosso, per cortesia. Cos sono andato alla ricerca del titolo del libro e dellautore, e lavevo pure trovato, ma sono sempre stato restio a comprarlo: mi chiedevo se ne valesse la pena, e in rete i pareri sono contrastanti, quindi non riuscivo a decidermi. Per una sera mia moglie mi dice che era in offerta sul Kindle Post un libro di Dick a un euro e spiccioli, e io le ho chiesto quale, e lei mi ha detto qualcosa con le pecore, e io stavo divorando il capitolo finale di un Asimov, e Dick capitava l bel bello: era il segno che era giunto il momento di leggerlo e le ho detto di prendermelo. E lho iniziato subito dopo aver concluso Asimov.

Allora, vediamo di cominciare a raccontare. Il libro inizia con una specie di litigio fra marito e moglie (levami di dosso quelle rozze manacce da sbirro!), armati di programmatore di umore e decisi a usarlo per amplificare lastio, ma il tutto si risolver in un niente di normale noia quotidiana. Il tizio in questione, Rick, ha una pecora elettrica: pare ci sia una religione per la quale possedere un animale sia indispensabile. Gli animali (tutti) sono quasi estinti e costano una follia, quindi chi non pu averne li compra elettrici,

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sperando che nessuno se ne accorga. Beh, in realt una volta ce laveva una pecora reale, ma gli morta di tetano e ne ha fatta costruire una identica per salvare le apparenze. Conosciamo poi un altro tizio cui, a causa delle piogge di polvere, qualcosa nella sua testa mutato. Con lui scopriamo che lumanit bene, cio quella che non ha subto mutazioni, emigrata su Marte, e che ogni emigrato possiede un androide che funge da servo. I mutati come lui, invece, vengono resi sterili; emarginati dalla societ cessano di far parte della storia (cit.), restando sulla Terra in compagnia di altri irriducibili, nostalgici umani sani come il Rick di cui sopra. Perdonate liperaggettivazione. Con questo tizio conosceremo un rito della religione di cui parlavo pocanzi, che lo porta a fondersi con altre coscienze e, cos sembrerebbe, a vivere un sogno cos reale che una ferita subta sognando se la ritrova davvero sanguinante una volta sveglio. No, non ho capito granch di sta cosa, ma vedremo pi avanti se verr spiegata meglio, ammesso che sia fondamentale conoscerla. Il tutto intriso di noia e stupida quotidianit. Intendiamoci, la noia non quella del lettore, ma quella dei personaggi. Dick sa descrivere la noia in maniera interessante. Noia interessante uhm ho creato un ossimoro. Evviva. Dicevo, ci sono stati presentati due personaggi distinti: Rick, il cacciatore di taglie con la sua brava pecora elettrica, al soldo della polizia di S. Francisco (luomo, non la pecora), e il religiosissimo cervello di gallina. Lasciamo stare il secondo, che vi leggerete da soli, e concentriamoci sul mio quasi omonimo.

Lincarico in cui lo vedremo impegnato lo porter a dover scovare un androide che ha quasi fatto secco un suo collega, cosa che gli riuscir al primo colpo, e poi altri due, di un nuovo modello, talmente simili agli esseri umani da rendere perplesso persino lui quando deve decidere se chi ha di fronte sia umano o meno. Il primo di quegli esseri se lo ritrova davanti durante un test nellazienda che li produce, e si lascia quasi ingannare. Quasi, appunto. Quando, dopo aver ritirato (si dice cos) il primo androide, quello che aveva quasi fatto secco il suo collega, trova il primo degli altri fuggitivi, scopre suo malgrado una polizia parallela di cui non conosceva lesistenza e, sempre suo malgrado, nemmeno gli altri paralleli erano a conoscenza della polizia di cui abbiamo sentito parlare fino a questo punto e di cui fa parte il nostro uomo. Ebbene, Rick viene portato nel nuovo distretto e interrogato da quello che, secondo la lista che aveva nella valigetta portadocumenti, sarebbe dovuto essere un androide. E qui le cose si complicano, perch a questo punto il lettore non pu pi fidarsi di nessuno, nemmeno di Rick, perch non si riuscir a capire bene chi sia realmente umano e chi no. Come ci si pu fidare di qualcuno se nemmeno gli androidi sanno di essere tali? E qui, cari lettori, staccarsi dalla lettura diventa molto, molto difficile. Per a un certo punto la pausa pranzo finisce, o a letto gli occhi si chiudono da soli e ci si ritrova la mattina con la bavetta notturna che impiastriccia le-reader, e le-reader che si vendica il giorno dopo spegnendosi a met di un capitolo In ogni caso, sono riuscito a scoprire chi era androide e chi meno, solo che al

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contrario. Perch a un certo punto si ritrovano in 3, ovvero Rick e due androidi presunti. Nel senso, pensavo che uno fosse androide e uno no, ma quello no lha poi ammesso spontaneamente. (Bang!) E quello si non vi dico se fosse veramente umano oppure no, altrimenti vi tolgo il gusto di scoprirlo da soli. E cos la distinzione tra esseri umani autentici vivi e strutture umanoidi andava a farsi benedire. Nel frattempo il nostro Rick inizia a farsi venire sensi di colpa per aver ucciso delle macchine cos simili alluomo da avere una specie di coscienza propria. Finito quellincarico, stando a quel che lui stesso dice, avrebbe cambiato mestiere. Non sapremo mai se lo far veramente. Ah, gi: la storia del cervello di gallina sta andando avanti in maniera sghemba, ma si sta ben delineando lorizzonte fra la sua e quella di Rick, e non vedo lora di arrivare l dove la terra incontra il cielo. Tornando a Rick, quando incassa le tre taglie dei tre androidi ritirati in un solo giorno va subito a indebitarsi spendendole come anticipo per una capra. La moglie non sa se saltargli addosso per baciarlo o per strangolarlo, visto il prezzo dellanimale, ma per fortuna opta per la prima ipotesi. Poi, per non sbagliare, va a fondersi con Mercer, il dio di cui parlavo allinizio, e che non inutile ai fini della storia, ma non star qui a parlarvene. Quella stessa sera, dopo la pesantissima giornata (ritirare tre droidi in un giorno non uno scherzo!), Rick viene raggiunto da un messaggio del suo capo che gli rivela la posizione di altri due fuggiaschi e lo obbliga a stanarli immediatamente. Lui,

per, andr in un motel a passare la notte con unandroide. Una femmina che abbiamo gi conosciuto. Cosa far nel motel di notte con landroide, lo lascio alla vostra immaginazione. Ma la notte lunga, e quindi, seppur stanco, andr a caccia. Si recher nel luogo dove vive il cervello di gallina, che in quanto tale aveva dato rifugio ai tre androidi rimasti, (solo che Rick sapeva ce ne fosse uno di meno) e con una rapidit impressionante li far fuori. O meglio, li ritirer. Senza fare il test, dato che inizieranno loro, per primi, a sparargli da dietro la porta dellappartamento. Lincontro di Rick col cervello di gallina di secondaria importanza per noi, dato che non ho approfondito la teologia locale. Finito ci, dopo aver informato la centrale esce dal condominio e trova un rospo, lo porta a casa e finisce il romanzo. Ma no, dai! Cos, su due piedi? Nessuna traccia di quella famosissima frase? Vado a leggere la postfazione, ma niente: dice che il film e il libro sono due cose diverse. Per il libro va letto, cari lettori! Adrenalina (e polvere) a palate, tutto raccontato in una singola giornata di lavoro. Lultima, in un certo senso, per Rick Deckard. E con la morale che la vita va rispettata in ogni sua forma. Bene, mi pare di aver detto tutto il necessario e nascosto parti altrettanto interessanti senza che ve ne siate accorti. Alla prossima, cari lettori, sempre che la palta non vi sopraffaccia!

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L'e-Book nell'e-READER
Il Mondo di Mavros di Alexia Bianchini
In uscita per La Mela Avvelenata il secondo capitolo della saga di MONDOSA, il seguito de Il Mondo dei Soffi Ardenti arricchito dalla splendida cover di Ignazio Piacenti.
Dalla prefazione di Barbara Podetta:

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Il Mondo di Mavros, che ci racconta Alexia Bianchini , pur essendo un luogo fantastico popolato da esseri fantastici, la trasposizione del nostro mondo reale. Questo testimonia ancora una volta la capacit dellautrice di creare una storia fantasy dai connotati talmente reali da farcela sembrare vera. Questo libro, avventuroso ed entusiasmante, trasuda forza e speranza e, nello stesso tempo, commuove e fa riflettere. Racconta di come le forze del Bene combattano coraggiosamente e senza riserve contro le forze del Male, seppure con il rischio di sacrificare a volte ci che si ha di pi caro. Racconta di popoli sottomessi al volere di un Signore crudele, ci fa inorridire e riesce a fare scorrere sotto la nostra pelle la sensazione vera della paura. Ma Diana, la protagonista che avevamo gi imparato a conoscere nel primo libro Il Mondo dei Soffi Ardenti ci insegna che la speranza una forza motrice molto potente. Che il coraggio esplode quando la rabbia per le ingiustizie prende il sopravvento. Che la dignit un valore irrinunciabile per ogni essere. In questo libro si incontrano personaggi straordinari, esseri di cui Diana si fida, e la fiducia un altro elemento fondamentale di questo racconto, i quali sono disposti a dare la vita in cambio della libert di altri o per lealt nei confronti della propria gente. Ebbene leggendo questo meraviglioso fantasy, impossibile non paragonare quel mondo al nostro. Anche noi abbiamo popoli soggiogati dal potere di alcuni, popoli che hanno perso la loro dignit per la vigliaccheria di chi li vuole sottomessi. Popoli in guerra e altri che non hanno di che sfamarsi. Se solo anche qui ci fosse una Diana a risvegliare le coscienze di tutti, noi esseri umani potremmo vivere in un mondo decoroso e giusto. Il Mondo di Mavros una storia con una narrativa che tiene il lettore incollato alle pagine, con la voglia di conoscere lo sviluppo degli eventi, i personaggi tanto diversi gli uni dagli altri, i luoghi pieni di fascino, a volte nel loro splendore e altre nel loro orrore. Un libro da leggere ai nostri figli.

Alexia Bianchini: Autrice di romanzi e racconti di genere horror, sci-fi e fantasy. Con CIESSE edizioni ha pubblicato MINON, romanzo dark fantasy, Io vedo dentro Te, romanzo sci-fi, e ha curato lantologia D-Doomsday, una raccolta di racconti post-apocalittici. Ha pubblicato diversi racconti con Edizioni Diversa Sintonia, Del Miglio editore, Edizioni Scudo, GDS Edizioni. Con La Mela avvelenata ha pubblicato il romanzo fantasy Il Mondo dei Soffi Ardenti, il racconto gratuito Stuck-off di sci-fi, il romanzo L'Ordine delle sette spade, Reanimator, A. Z. A. B. all zombie are bastard, Eventi Bizzarri. Ha curato lantologia horror R. E. M. e 50 fumature di sci-fi. stata direttore editoriale di Fantasy Planet per due anni e curatore per Lite Edition e Ciesse Edizioni.

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VALE PIU' di mille parole

La guerriera della Terra dell'Erba Perenne

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Mirach l'incatenata
Now the sneaking serpent walks In mild humility And the just man rages in the wild Where lions roams [William Blake, The marriage of Heaven and Hell]

Sol Weintraub

Il Lato Oscuro

La musica mi graffia mentre la citt china il capo alla notte, sferzata dalla pioggia e dalla marea. Sdraiata sul letto, mi avvolgo ancora nell'odore di Luca. Abbiamo fatto l'amore, a lungo, e l'ho sentito nel cuore, come non mi succedeva da tempo. L'amore. Riderebbe, il Serpente. Mi alzo e mi guardo allo specchio. Sorrido. Sfioro con le dita la pelle rossa e gonfia, l dove i piercing fino a poco prima bucavano la carne. Le mie catene spezzate. Luca li odiava. - Perch di colpo questa mania? - chiedeva preoccupato. Vedeva la sua bambina cambiare, senza riuscire a capire. Intanto io morivo, ogni giorno. Conobbi il Serpente a una conferenza su Dante. Sedeva in disparte, guardando la gente con stizza. Il docente declamava il

supplizio di Pier de le Vigne e lui lo anticipava, mormorando a occhi chiusi. Fui io a rivolgergli la parola, all'uscita. - Conosci la Divina Commedia a memoria? Lui non sorrise, ghign. - Conosco a memoria tante cose. Fu come decidere di bere cianuro. L'istante della caduta. Scopammo sulle note del Mikado, tra mucchi di libri. Mi riaccompagn alla macchina in silenzio. - Avevo capito subito quanto fossi troia. Non disse altro. Stava iniziando a piovere. ---

Mirach batte. Mirach pulsa. Mirach sente. Tu la osservi. Occhi. 100011001010000000 sinapsi umane. Mirach vive.

Beulah Ovest. Il cielo grigio piombo. Le 14.48 sfarfallano sottoderma. Buio. Pioggia acida. Le strade, labirinti di liquami. Mosaici al neon, rose olografiche. Relitti si trascinano tra chioschi di soba rancida, costellazioni umane in moto

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una torre. Luca mi amava da sempre. Mi amava pi di ogni cosa. Quando mi stringeva lo sentivo tremare, come se temesse di farmi del male. Come se fossi di vetro. Per questo tornai dal Serpente. Ancora, e ancora. Mirach pensa. La sua lingua era bastone e - Merda. flagello. Mi umiliava, spuIn Place Tirzah, l'Uomo Astratto batte all'asta profezie tandomi sull'anima. lisergiche. La cattedrale iti- Lo odiavo. fallica di Tharmas. --Bambini transgenici cantano carole da tracheotomie - Guardala, fottuta. infette. gioca con i riccioli - Mock on, mock on! Voltai- Almach cobalto. Sorride arrogante re, Rousseau. mentre osserva il corpo esani14.58 me. Mirach cade. Le labbra fanno su e gi per Crisi tonico-clonica. Girola cannuccia, succhiano il tondo. Caleidoscopio. del bicchiere. Sudore. - Mock 1on, mock on! 'tis all fondo Ormoni. Il seno gonfio. in vain! Curve morbide, come una 15.00 vecchia Cadillac. Come una Mirach muore. Chevrolet. - Dark, my life was so dark... E si fece buio su tutta la - canta. Una-scesa-in-down. terra. proprio. Mirach corre. La Rue d'Albion. I questuanti d'organi. I campi crematori. Oltre la nebbia organica il monolito agli Zoa scandisce gli attimi, metronomo tarato in secondi d'arco. 14.53

Alpheratz piange. Si stropiccia gli occhi ciechi. Corno d'Ammone. Fimbria. I mastini neurali fiutano un barlume di coscienza. Mechadendriti impazziti violano gangli, pompano inibitori. Custodi del Nulla.
Mirach sente. Mirach batte. Mirach pulsa. Scivola via dalle tue mani. Tu vorresti stringerla, ma ormai fumo. Mirach vive. Ancora.

--La musica striscia. La sento tra le cosce. Un intero battaglione di volti famigliari ruota assieme alla stanza. Mi monta la voglia di ballare. E ballare. E ballare. Il carosello si ferma e vedo il Serpente. In ogni viso. - Ti stai divertendo? - susQuindici minuti di ritardo surra. sulla dose. - Alla follia. molto catarti--Sie. Silenzio. co. Il profumo di Luca mi soffo- Almach ride. - Una-che-ha- Porto le mani davanti agli fatto-opl-nel-Grande-Vero. occhi e le faccio ondeggiare, ca. Scelgo una magia dalla Alpheratz tace. scatola dei sogni. muovendo le dita. La succhio e sento la lingua Dalla nuca il grappolo di --sonde crocifigge Mirach al bruciare. Apro la finestra ed esco, sotto pavimento. Scivolano nella - Che cazzo credevi di fare? carne. la pioggia. stringe le guance Lass, oltre le nuvole, brilla La mente. Il vuoto. La budd- Alpheratz con dita meccaniche. una stella. La luce verde ri- hi. I sogni. tace. schiara il cielo, trasforma la - Dove sei, puttana? - sbava. Mirach Pu sentire i servomeccanicitt, i palazzi. Una lama che Scava. La cerca. smi attraverso la pelle, scattaSubiculum. Presubiculum. squarcia il sipario. no sotto il cromo. Un dente Ricordi reali. Ricordi umani. Tra le onde vedo emergere

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stride. Un dente si spezza. Ferro. Sangue. Almach dipinge stelle sulle unghie turchese. Sull'lo-Interlink, Ale canta e calpesta icone.

Alpheratz Ierokerix, fallocrate di Tharmas. Vate di Enion. Muscoli ipotrofici innestati su un manichino di metallo. Patriarca di Beulah Ovest. fuggire. TrascendeC' chi lo chiama progresso Vorrebbe re. Possesso di s stesso Tra i fiori dei prati bagnati Del corpo che indosso rugiada, le api stanno Ora posso strappare ogni mio dalla attorno alla regina dello osso sciame. Sogna la Nave Zelante che si innalza oltre il Velo. Ma i prati della mente sono Capelli d'argento. Sudore fioriti ed effondono il nettare d'argento. celeste del convivio spirituaUna cometa. le. lei combatte nei duelli ieAlpheratz soffia aria asettica. Per ratici, ordalie degli Zoa. Il mechadendrita scivola sul Combatte per la Stella. ventre piatto. Sulla schiena Per un posto sul Carro nuda. dell'Ascesi. Mirach piange. Combatte per Albione. Non vuole pi combattere. Non vuole pi morire. Morire, s. Non vuole pi ri- Mirach il suo corpo. sorgere. La voce della cometa attra- Taglia e ricuci per star meglio versa le lacrime. in divisa Entrare rospo e uscir Monna Lisa Cambiare Sostituire chip a un cuore gi Con ci che pi mi piace spento Applicare Per simulare ci che non Un'etichetta in calce al volto sento o al nome Mi pento Rinunciare A quell'identit che muta bestie in persone Alla moralit di chi ancora ha Mirach esiste. opinione Essere. In questa societ miraggio di Mirach Muscoli. Tendini. Ossa. Pelle evoluzione scura. Seduzione Dita. Lingua. Occhi. Cuore. Pensiero.

Mirach pensa. Mirach spera. Senti l'anelito tendersi verso le tue mani. Appendici di coscienza squarciano parsec di anima. Mirach vuole.

--- Ti odio! - urlo al vuoto. Eppure, attraverso l'odio mi ha temprata. Ha aperto la mia gabbia, mi ha gettata nel fango, nell'Inferno della verit. Io l'ho ripagato col mio corpo che, giorno dopo giorno, ho modellato a suo piacere. Sono una puttana, pagata in istantanee di vita. Dalla scatola prendo un'altra magia. Nello specchio una ragazza dai capelli d'argento canta un rap sincopato. Mente e acciaio per chi non sa soffrire Chi vuole chiuder gli occhi e far morire L'urlo del vero uomo che vuole uscire Per dire e gridare Quel dolore che non pu contenere Ma ormai tardi per il volere Non c' pi tempo per pensare o sapere Sei solo carne fredda dentro il frigo del potere

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--Non cercare prima del tempo quello che accade a suo tempo. 3

Serigrafia sulla lastra di cromo. Oltre il cristallo delle vetrate Beulah Ovest esulta al pensiero del sangue. Mirach trema. Almach le friziona la pelle con olio motore, la purifica con issopo. Le mani indugiano sul seno. Alpheratz si innesta al carro. Salmodia stringhe in binario, innalza meta-salmi tra volute di incenso. - Oh Demiurgo, creatore e mio Dio! Com' che mi hai reso degno di diventare una delle tue membra, io l'impuro, il prodigo, il fornicatore? Mirach . 10011100010000 volte se stessa. Specchio, in uno specchio, in uno specchio. - Com' che mi hai rivestito della veste splendente, che brilla del fulgore dell'immortalit e che rende tutte le mie membra di luce? I mechadendriti la leccano. La lacerano. La scopano. Mirach Alpheratz Alpheratz Mirach. L'incatenata. - Questa sozza e corruttibile dimora infatti unita al tuo corpo immacolato e il mio sangue mescolato al tuo sangue.
Mirach prega.

--Il giorno che vidi Luca scoppiare a piangere capii di essere andata troppo oltre. Dissi addio al Serpente. Lui non rispose ma, per la prima volta, credetti di vedere nei suoi occhi un moto d'orgoglio. Una fitta spaventosa mi squassa lo stomaco. Affondo le unghie nei palmi e trattengo le lacrime. Che diritto ho di soffrire? Lo specchio riflette l'immagine di una me al di l del tempo. Sperduta in un mondo grottesco, estranea nella mia casa. L'amore si dissolto, come il profumo dei nostri corpi. Rimane solo il vuoto. Sul comodino il suo Inferno. Torno a guardarmi. Hai fatto un ottimo lavoro, bastardo. Non sento pi niente, non sono pi niente se non te. --Albione brilla. Luce verde tra i miasmi tossici di Terra. Guarda a Est,
oltre le forge di Golgonooza, oltre Eden. Io sono la tua meta finale. Somma Artefice dei Mondi.

indulgenze. Alpheratz guarda. Mirach guarda. Alpheratz Mirach Mirach Alpheratz. Beulah Ovest li tiene. Li lega. La loro catena. Albione splende. Algorab avanza. Algorab il Vacuo. Orrido, torvo, antico errante. Urla. - Mai pi! Da sotto le ali nere, appendici di carne e ottone aggiogano Minkar. Altrove la Nave Zelante attende. Chi, lei non pu saperlo. Sogna. Albione. --Apro il libro, una pagina a caso.
Non giusto aver ci ch'om si toglie.

Una goccia di sangue mi solca il seno mentre spingo l'anello nel capezzolo. Non faccio una sola smorfia. Non sento pi niente. Sii orgoglioso. Hai fatto un ottimo lavoro.
Note: Rousseau. - Deridete, deridete! tutto vano. cit. Deridete, deridete di W. Blake 2: cit. Antologia gnomica dei filosofi zelanti di Elia l'Ekdikos. 3: cit. Scala di Giovanni Climaco.

Alpheratz sogna. Vita. Verit. 1: Deridete, deridete! Voltaire, Beulah Ovest lo abbraccia. Lo stringe. Tra il pubblico l'Uomo Astratto vende pronostici, offre simonie, reclama

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Gli e-Book del lato oscuro


M on d i P e r d u t i di Ivan Bruno

S ka n

Ivan Bruno di certo un nome familiare ai lettori di Skan Magazine. Con lo pseudonimo di anark2000 infatti ha vinto, nell'ultimo anno, ben due edizioni dello Skannatoio 5 e mezzo, divenendo una presenza fissa all'interno della rivista. Autore dallo stile inconfondibile, carico di umorismo nero, crea nei suoi racconti un immaginario unico che attinge a piene mani da un misto di cultura maninstream e riferimenti profondi. Il risultato quello che stato definito esoterismo pop, vero e proprio marchio di fabbrica della sua produzione. Mondi Perduti nasce, come dice l'autore, dall'idea di rendere un tributo alla tragedia dell'11 Settembre e alla citt di New York . Un viaggio onirico, iniziatico, in cui la visione si fonde con la realt concreta e terribile. Diverse storie per altrettante vite. Un freak che porta in s il dono di percepire i pensieri e le emozioni della gente. Un demiurgo che, di mondo in mondo, viaggia creando e sognando sulle note della sua ocarina. Un giovane soldato innamorato che si trasformer, guidato da fili occulti, in una delle figure pi tragiche della storia dell'uomo. Una giovane pilota che, in un futuro distopico, lotta per la sopravvivenza. E ancora vampiri, scienziati folli, miti egizi, mistica ebraica, la musica di Beethoven e i complotti massonici. Un caleidoscopio di emozioni e sensazioni scritto con la consueta verve alla quale l'autore ci ha abituati. Per chi gi conosce Ivan la lettura d'obbligo, per gli altri un'occasione da non lasciarsi scappare.
Sol Weintraub

http://www.lulu.com/shop/ivan-bruno/mondiperduti/paperback/product-21485582.html http://www.amazon.com/Mondi-PerdutiItalian-Edition-Bruno-ebook/dp/B00I4I4ZNI

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Gli e-Book del lato oscuro


Cuore Trafitto di autori vari
Tratto da Il Bloggo di Herr Joe & Maam Freida
http://freidajoe.wordpress.com/2014/03/13/cuore-trafitto-nuovo-e-book-gratuito-ovvero-anchegli-italiani-nel-loro-piccolo-spaccano-i-culi/

S ka n

Spesso si sente dire o si percepisce come sottinteso, anche in contesti che dovrebbero essere intellettualmente validi, che gli italiani non sanno scrivere racconti e romanzi di genere. Anzi, fondamentalmente gli autori italiani non sanno scrivere proprio niente, al massimo possono accontentarsi di qualche piccola tragedia famigliare, di pseudo-commediole agrodolci sulla scia del vecchio neorealismo. Ecco, amici miei, questa una emerita stronzata. Non lo dico solo in quanto italiano e in quanto scrivente racconti di genere, lo dico perch levidenza di tutti i giorni smentisce questa tesi. E, del resto, le persone che dicono che la narrativa italiana inferiore a quella degli altri paesi sono solitamente gli stessi a dire che la musica italiana fa schifo (almeno dai tempi di Maria Callas) e cos il cinema, da quando hanno tirato le cuoia Fellini e Pasolini (e qui Paolo Sorrentino avrebbe qualcosa da ridire). Si tratta di un atteggiamento molto provinciale e che denota anche una certa ignoranza. Una volta, sulla pagina Facebook di Ma-

sterpiece, ho letto i commenti di un accalorato scrittore che spiegava che il fantasy (generalmente detto, un grande calderone che vuol dire tutto e niente) non un genere proprio della Letteratura italiana, e per questo gli italiani il fantasy non sanno farlo. Boh, forse il nostro accalorato scrittore convinto che Ariosto e gli altri autori di letteratura cavalleresca fossero inglesi, che Calvino fosse statuni-

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tense e Anna Maria Ortese libica (anche se, in effetti, ha trascorso a Tripoli tre anni, da bambina), per non parlare poi del vasto repertorio di storie e leggende popolari che sono tutte di importazione cubana, come i sigari. La verit che gli scrittori italiani falliscono miseramente solo quando cercano di scimmiottare le opere famose di altri paesi, specie quelli anglosassoni. Poi, che gli editori preferiscano pubblicare questi surrogati nostrani di opere straniere invece che lavori originali DOP, tutto un altro discorso. Per dimostrarvi che il Popolo Italico i racconti di genere li sa scrivere eccome, vi propongo la raccolta Cuore Trafitto. Si tratta di un ebook scaricabile gratuitamente qui e che contiene tutti gli elaborati selezionati dellultima edizione del concorso 666 Passi nel Delirio, indetto dal sito La Tela Nera (http://www.latelanera.com).

misterioso, e un forum riservato agli aspiranti scrittori. Questo forum forse la parte pi attiva del sito. Si tratta di una vera e propria palestra per chi vuole impratichirsi con la scrittura e confrontarsi con altri utenti con la stessa passione. Sempre partendo da argomenti pi o meno inquietanti, si ha la possibilit di partecipare a numerosi concorsi letterari che vengono riproposti periodicamente e di cui 666 Passi nel Delirio solo uno dei tanti. Il tema su cui vertono tutti i racconti di Cuore Trafitto, uscito in occasione di San Valentino, lamore in tutte le sue forme ma sempre in versione Tela Nera, con un taglio decisamente dark. Le storie non dovevano superare le 666 parole. Del libro, per ora, ho letto solo il primo racconto, quello vincitore, Cuore di stracci, ma anche solo questo un motivo sufficiente per scaricare lebook. Adoro latmosfera che lautrice, Federica Soprani, riuscita a creare in cos poche righe: timore infantile, tenerezza, angoscia, un grande mistero sepolto nel passato, nelle profondit di un vecchio pozzo dallacqua putrida Di pi non voglio dire per non fare lo spoilerone.
Herr Joe

La Tela uno dei siti italiani specializzati in horror e fantastico pi frequentati ed articolati. Comprende diverse sezioni divise per argomento (cinema, letteratura ecc ecc), una parte enciclopedica, in cui gli utenti possono trovare informazioni interessanti riguardo a tutto ci che oscuro e

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S ka n
L' a l tr o l a to

AMAZING MAGAZINE

S k a n n a t o i o e d i z i o n e XXV I I
A noi dello Skannatoio piace l'altro lato, quello oscuro. La XXVII edizione tratta proprio di questo. Ecco le richieste a cui gli autori dovevano attenersi per sviluppare la trama dei loro racconti.

con descrizioni e reazioni, persino con brevi risposte di altri personaggi, purch il pallino della scena rimanga sempre sul monologo e sul personaggio che lo pronuncia. LE COCCARDE Questo mese sono state assegnate due coccarde: 1) La coccarda " migliore uccisione" sar assegnata alla morte che, a insindacabile giudizio del giurato che assegner questa coccarda, condir al meglio la fine del monologo (questo significa che, per ambire a questa coccarda, alla fine del monologo, qualcuno dovr morire in un modo che soddisfi appieno il giurato). Valore: 2 punti 2) La coccarda " humor nero" sar assegnata, sempre a insindacabile giudizio del giurato di riferimento, tra coloro che, all'interno del monologo, riusciranno a inserire una chiave di volta sotto forma di umorismo macabro, che sia anche di significativo impatto sul racconto e/o sul monologo. Valore: 4 punti. (Questa non facile, quindi fa ricco bottino).
La seconda coccarda stata appannaggio del TETRA col racconto "L'innocenza non ha paura". Nelle prossime pagine, potrete leggere i primi classificati (il sesto, il quarto e il secondo) in versione originale da gara.

LE SPECIFICHE Lunghezza. Minima: 7.500 caratteri. Massima: 40.000 caratteri. Genere: horror, giallo, fantastico. Particolarit: a) Questo mese, il compito degli autori sar quello di caratterizzare il protagonista del racconto in modo che presenti "i 2 lati della medaglia" . Ci significa che NON deve essere il classico personaggio tutto buono o tutto cattivo, occorre metterne in risalto sia dei alti "buoni" che dei lati "cattivi". Perch, come nessuno nella vita tutto buono o tutto cattivo, caratterizzare in questo modo un personaggio ne potenzia l'impatto sul lettore. La modalit con cui decideranno di farlo, tutta nelle loro mani. Possono dargli un codice morale che, per quanto la natura del personaggio sia malvagia, lo porti a fare azioni buone, possono caratterizzare un personaggio borderline che sia un bastardo ma che abbia un debole per qualcosa di positivo che tende a difendere, possono fare un paladino della legge che nasconde un lato oscuro. Insomma, massima libert.

b) In un punto a scelta della storia, dovr essere presente un monologo di almeno 1000 caratteri. Il racconto del primo classificato, Cattivotenente, Il monologo non dovr essere per forza un muro di sar pubblicato in un e-book edito da La Tela Neparole solido e ininterrotto, possibile intervallarlo ra. Buona lettura!

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S ka n
Sacrifici
Il disegno era stato tracciato con il sangue diverso tempo prima. Una stella a cinque punte col vertice in basso, inscritta in due cerchi concentrici, con una serie di simboli a circondare quello pi interno. Non era il sangue della vittima, pens Lucio, toccando il pavimento col polpastrello dellindice, protetto dal guanto di lattice. Doveva essere ancora viva e in buona salute prima del rituale. Era la terza scena del delitto di quel genere, la prima a cui lui avesse avuto accesso, dopo che la polizia aveva completato i rilievi. La vittima era Grazia Amiati, quattro anni, rapita pochi giorni prima. Gli agenti erano riusciti a trovarla solo quando ormai era diventato inutile, cos come i due bambini prima di lei. Disperati, forse pi in cerca di vendetta che di risposte, i genitori della piccola avevano perso fiducia nelle forze dellordine, e si erano rivolti a lui. Era il genere di chiamata a cui non rifiutava mai di rispondere. Era il fondatore, titolare e unico dipendente dellAgenzia Investigativa Ferro, specializzata in indagini su casi dai risvolti satanici e paranormali in generale. Non era proprio ci che la famiglia Amiati si era aspettata quando lo aveva contattato, ma li aveva convinti, e ora doveva dar loro ci per cui lo avevano ingaggiato. Si pieg sulle ginocchia per osservare pi da vicino il pentacolo. I simboli avevano un tratto irregolare, come cera da aspettarsi.

Con ogni probabilit erano stati tracciati usando un dito, anche se la scientifica non aveva trovato impronte, il che implicava che lassassino non era del tutto stupido. Non era difficile capire che si trattava di un circolo creato appositamente per un rituale di evocazione, n che il rito in questione non aveva funzionato. Avrebbe potuto citare molte ragioni per cui lo sapeva, tra cui il fatto che in caso contrario non sarebbe stato necessario provarci tre volte, ma la migliore era anche la pi semplice: quelle cose non funzionavano mai. Si alz. Laltro punto di interesse si trovava a ridosso della parete opposta. Anche qui il pavimento era sporco di sangue, ma non vi erano simboli o disegni di alcun tipo, era solo il sangue versato dalla gola tagliata di Grazia. Alla poverina non era stato concesso neppure il lusso di urlare, mentre la vita la abbandonava. Mentre cercava indizi che potessero essere sfuggiti agli agenti, Lucio si sent montare dentro un disprezzo tale da farlo quasi avvampare. La stessa esistenza di individui come quel folle era unoffesa quasi personale, non riusciva a immaginare niente di pi avverso alla sua natura. Non scopr nulla che non avesse gi saputo o immaginato. Usc dal capannone abbandonato, tenendo le mani in tasca per proteggersi dal freddo a cui non era mai riuscito ad abituarsi, e si guard intorno. Si trovava nella zona meno popolata dellarea industriale, piena di

edifici tozzi e squadrati che avevano ospitato aziende ormai chiuse. Alcuni neppure erano stati completati prima che la crisi si abbattesse sul paese, tagliando fondi e mezzi. Posti vuoti e desolati come quello non erano difficili da trovare, e lassassino non doveva aver faticato troppo per sceglierne ogni volta uno diverso. Per quanto si potesse pattugliare larea, non era possibile sorvegliarli tutti. Lunico modo per fermare quel folle sarebbe stato anticipare le sue mosse. Una cosa pi facile a dirsi che a farsi, a meno di sapere come pensava. E con tutti gli anni trascorsi nel ramo, Lucio sapeva esattamente come pensavano certe persone. Le conferme avute nel capannone erano sufficienti a fornirgli la base di partenza. Il sangue del pentacolo era molto pi vecchio di quello di Grazia, segno che larea per il rituale era stata preparata con un certo anticipo. I simboli provenivano da un ben preciso trattato di demonologia, trascritti con lequivalente di moderni errori ortografici. Lucio sapeva quale edizione li aveva imbarbariti in quel modo, e dove fosse possibile reperirla in citt. Era sicuro che non fosse un cimelio di famiglia. La gente di quel tipo non lasciava passare anni prima di mettere in pratica ci che credeva di aver appreso dai libri, no. Doveva aver acquisito il tomo di recente, poco prima di iniziare a uccidere, e non ne esistevano a sufficienza da correre il rischio di uno scambio di persona. Sarebbe andato lui stesso a parlare col proprietario della libreria

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esoterica in questione. Avrebbe ottenuto la risposta che cercava, e poi avrebbe atteso. Tre giorni esatti. Guidare a fari spenti nella notte era una necessit, a volte, pi che una citazione. Lucio voleva essere certo che il suo obiettivo non notasse la sua presenza, cos la sua auto scivolava silenziosa a debita distanza da quella delluomo. Come unombra del purgatorio, avrebbe detto qualcuno. Aveva iniziato a seguirlo fin da quando era uscito dalla sua casa, in un elegante quartiere residenziale, sotto la quale era rimasto appostato per tutto il giorno. Alto, elegante, distinto, non era il prototipo del satanista fai da te, ma spesso era chi gi possedeva a volere di pi. Cosa avrebbe chiesto, se il suo rituale avesse funzionato e il demonio gli si fosse parato davanti? Donne? Ricchezza? Potere? Difficile che se ne sarebbe venuto fuori con qualcosa di pi creativo. Anche se avrebbe potuto fermarlo da subito, Lucio voleva vederlo allopera prima di intervenire. I dubbi erano parte della vita, ma a volte necessitava di certezze assolute. Si ferm quando lo vide parcheggiare e scendere dallauto. Si trovavano in una parte della zona industriale che non aveva mai davvero visto la luce, con pi scheletri di edifici incompiuti che palazzi veri e propri. Scese a sua volta, e pedin il sospetto verso una delle poche strutture dotate di un tetto e una porta, per quanto questultima fosse quasi del tutto scardinata. Lo vide inoltrarsi allinterno con laiuto di una lampada elettrica, e si avvicin quel tanto che bastava per osservare senza essere visto. Lo schema era prevedibile: tredici giorni tra un omicidio e laltro o, meglio, per come la vedeva lassassino, tra un sacrificio e laltro. Ne erano trascorsi undici

dalla morte di Grazia. Lindomani, luomo avrebbe rapito un altro bambino, di certo si era gi preparato, e il giorno dopo lo avrebbe ucciso inutilmente, nel suo folle tentativo di compiacere le potenze infernali. Lucio rimase in paziente attesa mentre luomo, intingendo un dito in un banalissimo contenitore da frigo, riproduceva simboli che neanche comprendeva appieno, preparando la scena per il prossimo delitto. Quando comprese che aveva terminato, gli fu addosso in un istante. Un colpo secco alla base della nuca e lo vide accasciarsi al suolo, inerte. Era paziente, Lucio, una virt che aveva affinato col tempo. Rimase in piedi per tutto il tempo, appoggiato alla parete, mentre attendeva che luomo si risvegliasse. Fu solo quando lo vide sbattere le palpebre con aria confusa, tentare inutilmente di alzarsi e chiedere aiuto solo per scoprire di essere legato e imbavagliato, che si fece avanti. Nonostante la situazione, lo sguardo che luomo gli rivolse fu di superiorit, non di paura. La cosa gli strapp un sorriso. Non comprendi, non vero? lo apostrof. Non riesci neppure a capire quanto tu sia insignificante nellordine delle cose. Ti basta guardarmi per credere di poter avere la meglio su di me, anche se sei legato come ami legare le tue vittime innocenti. Si pieg sulle ginocchia per poterlo guardare fisso negli occhi, e vide comparire in questi unombra di dubbio. No, non negarlo. So chi sei, so cosa hai fatto, so cosa avresti voluto fare. Sacrifici umani, nel ventunesimo secolo. Sai, ho conosciuto molta gente come te, ma raramente di una tale ignoranza. Luomo si agit. Lucio si pieg appena in avanti, avvicinandosi. Ti vedi? Anche adesso hai una reazione pi forte allessere smi-

nuito che allessere prigioniero. Credi di poter contrattare con me, di essermi tanto superiore da avere di sicuro qualcosa da offrirmi per la tua liberazione. Credimi, hai perso ogni possibilit quando hai avvicinato la lama alla gola del primo bambino che hai rapito. E per cosa poi? Un sacrificio al diavolo? Neppure ti rendi conto della tua follia. Si rialz e percorse i pochi passi che ancora li separavano. Senza sforzo tir luomo in piedi, poi gli fece luccicare davanti agli occhi la lama di un coltello dal manico in corno, un coltello sacrificale. Lo aveva preso a casa sua, e di certo era lo stesso che aveva usato nei suoi rituali. Per la prima volta, una nota di paura comparve in quello sguardo. Anime innocenti quasi sibil Lucio. Uccise prima di poter peccare, e tu credi che il diavolo potrebbe apprezzarle? Credi che potrebbe anche solo toccarle? Che non siano destinate al Paradiso? La lama si alz, poi ridiscese rapida, recidendo il bavaglio. Luomo sgran gli occhi, indietreggi di un passo, si ricompose. Gliele ho offerte! tuon. Non puoi offrire qualcosa che non ti appartiene, gli rispose Lucio. E affond il coltello. Luomo lo guard confuso, sprezzante, poi trionfante. Un ghigno gli comparve sul volto. Eppure mi ha ascoltato, guarda coi tuoi occhi! rugg. Immortalit? Questo volevi chiedergli? domand Lucio in tono di sufficienza, senza ricredersi sulla prevista mancanza di immaginazione. E questo ho avuto, senza neppure dover offrire la mia anima, replic luomo. Ancora una volta, non hai capito. Lo afferr per le spalle, costringendolo a voltarsi, a puntare lo sguardo verso il suo corpo riverso al suolo, a vedere la macchia di sangue che si allargava, coprendo il suo inutile pentacolo. sempre stata mia.

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S ka n
Torta di mele

Ally! Sei pronta? Coraggio, o farai tardi a scuola. Arrivo, mamma! cinguett una vocetta allegra. Un attimo dopo sulle scale si materializz una ragazzina vivace e sorridente; i lunghi capelli color del fieno erano raccolti in una coda di cavallo e le pieghe della gonna a quadroni turchesi ondeggiavano a tempo con i suoi passi come sul ritmo di una danza. Violet guard la figlia e un sorriso prese forma sulle sue labbra. Tieni disse, porgendole un sandwich al burro di arachidi e marmellata di more che Ally prontamente infil nella cartelletta di pelle marrone. Grazie, mammina. Oh aggiunse, un sorriso sornione sul volto, sai, ieri Suzy ha portato a scuola una fetta della torta di mele di sua mamma. Era buonissima comment, socchiudendo gli occhi come per dare maggiore enfasi. Ah s? disse Violet, e si gir verso il lavello per lavare le scodelle della colazione. S. Ma mica tanto come la tua. Oh, grazie rispose Violet con indifferenza. Ally rimase silenziosa ancora per qualche istante, poi part di nuovo alla carica. Mammina... S, tesoro?

Me la fai la torta di mele stasera? Ti prego ti prego ti prego! Ally, sai che oggi il mio turno alla mensa. Torner a casa tardi e... Ti prego! Violet scosse la testa con una risata. E va bene. Torta di mele sia. Ma in cambio stasera lavi tu i piatti, va bene?. Certo! Grazie mamma! Sei la migliore che ci sia disse Ally, e abbracci Violet, che si abbass un poco per ricevere la mezza dozzina di baci che la figlia aveva messo in serbo per lei. Ora vai, per. L'autobus sar qui a momenti. Va bene, corro. Ciao mammina. Rimasta sola, Violet si apprest come ogni giorno a fare i lavori di casa. Lav i pavimenti, rifece i letti, stir i panni, spolver i mobili; il tutto canticchiando sulle note dell'ultimo disco di Sinatra che George, suo marito, le aveva regalato per il suo compleanno un mese prima, appena due giorni dopo che era uscito nei negozi. A forza di farlo girare sul piatto consumerai tutto il vinile aveva commentato George una sera. In effetti Violet adorava quel disco e lo ascoltava in continuazione per tutto il giorno. E ogni volta che lo faceva pensava al suo George e a come l'aveva resa felice regalandoglielo. Allora ci metteva ancor pi

lena a rendere la casa splendida e a far trovare a suo marito la cena pronta in tavola quando tornava dalla sua lunga giornata di lavoro. Il suo volto soddisfatto e i suoi complimenti per i piatti che gli offriva erano la prova che la sua giornata era stata ben spesa. Ora, mentre Frank attaccava per la terza volta quella mattina I've Got You Under My Skin , Violet diede un'occhiata fugace all'orologio e si accorse che si erano gi fatte le undici. Se voleva riuscire a passare all'emporio del signor Madison a comprare mele e uova prima di andare alla mensa, doveva sbrigarsi. Si vest in tutta fretta e usc nel tepore di quella serena giornata di aprile. Quando pioveva, spesso Violet prendeva l'autobus, ma privarsi di una passeggiata con un cielo turchese come quello le sembrava un sacrilegio. Si incammin quindi a passo spedito. Quando ebbe girato l'angolo intorno alla chiesa si sent chiamare. Signora... Si volt e vide un uomo seduto a terra. La schiena era appoggiata contro i mattoni grigi dell'edificio. Era vestito di cenci sbrindellati e i capelli, resi grigiastri da uno spesso strato di sudiciume, erano lunghi fino alle spalle; Violet valut potessero essere biondi, o forse bianchi: il suo

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volto era cos sporco e l'espressione cos sofferta che era impossibile stabilirne l'et. Le mani, screpolate e ricoperte di tagli e ragadi, reggevano un consunto e lercio barattolo di zuppa di pomodoro, con cui mendicava qualche offerta. Signora, la prego... ho fame sussurr. Violet si avvicin, apr la borsetta e ne tir fuori un fazzoletto di cotone. Poi si accovacci e inizi a pulirgli il viso con il tessuto, che da bianco divenne in un attimo color cenere. Poi prese il borsellino e ne tir fuori due biglietti da un dollaro che mise nel barattolo. Ascolta gli disse, c' una mensa dei poveri su Elm Street. La conosci? L'uomo scosse la testa senza distogliere lo sguardo da lei. Devi percorrere tutta questa strada. Questa Main Street. Poi... anzi, facciamo cos apr di nuovo il borsellino e prese una moneta che gli mise tra le dita della mano destra. Prendi l'autobus. Il ventitr. Scendi alla seconda fermata. Da l sono solo un paio di minuti a piedi, troverai di certo qualcuno che ti indicher la strada. Ti accompagnerei io, ma devo prima fare una commissione. Violet si rialz in piedi e rassett la gonna con le mani. Oggi sono io di turno, far in modo che tu abbia una razione un po' pi abbondante del solito gli disse sorri-

dendo. Grazie... rispose l'uomo, i cui occhi si erano fatti pi lucidi. Oh, per cos poco. Mi spiace solo di non poter fare di pi... Grazie... lei, lei una santa... il mendicante stava ora piangendo vistosamente. Violet gli aveva pulito la faccia, ma era rimasto ancora abbastanza sporco perch le lacrime disegnassero sulle guance due linee pi chiare. Magari rispose con candore. Ora devo andare. Ci vediamo pi tardi, va bene? Riprese il cammino a passo pi spedito. L'interruzione, seppur a fin di bene, le era costata alcuni minuti che doveva assolutamente recuperare. Si risvegli lentamente, stordita e con la testa che le doleva come non mai. Cerc di capire dove si trovasse, ma nella mente c'era solo una nebbia confusa. Ricord di aver incontrato quel povero mendicante, di avergli dato un dollaro... no, erano due. E i soldi per l'autobus... poi aveva proseguito per l'emporio e poi... nulla. Solo il ricordo di un forte dolore alla testa. Apr gli occhi e cap con sgomento di trovarsi in un furgone. Era uno spazio buio e angusto, pieno di scatoloni accatastati l'uno sull'altro. Lei era seduta a terra, la schiena poggiata contro una parete; una corda spessa e robusta le

legava strette le braccia. Di fronte a lei, in piedi, un uomo la osservava. I suoi occhi, circondati dal nero della pelle, rilucevano come fari. I capelli crespi e gonfi la fecero pensare a un orrendo clown venuto dritto dall'inferno. Quando abbass lo sguardo alle sue mani, Violet strill. Nella sinistra l'uomo impugnava un coltello a serramanico, nella destra una pistola. La prego pianse Violet in preda al terrore, la prego, non mi faccia del male... ho una figlia, la prego... L'uomo non disse nulla, ma il suo sguardo si fece pi furente e i suoi piedi avanzarono di un altro paio di passi verso di lei. No! No, per favore, la prego! La supplico mi lasci andare... la prego, ho una figlia... ripet, sperando di far breccia nella coscienza di quel mostro, sempre che ne avesse una. Anche io... rispose l'uomo. Anche io ho una figlia. Mary. Si chiama Mary. Chiuse per un istante gli occhi e deglut forte, come se stesse richiamando tutte le forze che aveva per ricacciare indietro le lacrime. Ha ventun anni continu quando ebbe riaperto gli occhi. Fa la cameriera per i Morris. Sono brava gente. Certo, la trattano come ogni bianco tratta la sua cameriera nera. Ma non ci possiamo lamentare, ne ho viste e sentite tante che... Comunque. Va a

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lavorare in autobus, la mia Mary, tutti i giorni. Siede sempre nell'ultima fila, ovviamente. Ma non il mese scorso. No. L'uomo chiuse di nuovo gli occhi per un paio di secondi, il tempo di intraprendere un'altra lotta con se stesso. Poi prosegu. Il mese scorso pioveva, faceva freddo per essere marzo. Lei era all'ottavo mese. Due gambe gonfie cos aveva la mia Mary, e la schiena le dava il tormento. salita sull'autobus, e tutte le ultime file erano occupate. Occupate da bianchi. Quando piove anche i posti dei neri vanno bene, non vero? Per un po' la mia Mary rimasta in piedi, ma non ce la faceva. Stava male. Allora ha visto un posto libero pi avanti. Ci ha pensato un po', ha tentato di resistere, ma le gambe non la tenevano su e piangeva per il dolore alla schiena. Cos si seduta. Le persone intorno l'hanno guardata, l'hanno fissata. Lei sentiva tutti quegli sguardi e le facevano male. Ma forse tutti quei bianchi avevano anche visto quanto soffriva, perch nessuno le ha detto niente, alla mia Mary. Nessuno, tranne una donna. Una donna che ha iniziato a lamentarsi che una nera si era seduta in una fila riservata ai bianchi. All'inizio gli altri hanno voltato la testa dall'altra parte, fingendo di non sentirla. Ma lei ha continuato, e alla fine anche i passeggeri accanto hanno preso a lamentarsi. La mia Mary non si alzata. Stava male, poverina. Un uomo si avvicinato e le ha chiesto gentilmente di alzarsi.

Lei rimasta l. Allora le cose si sono messe male per la mia Mary. Le parole gentili sono sparite, e uno di loro ha iniziato a tirarla per un braccio per farla alzare. Hanno preso la mia Mary e l'hanno tirata e strattonata fino a farla drizzare in piedi. E l'autobus deve aver preso una buca proprio l, perch la mia Mary caduta. E' caduta a faccia in gi, tra le file dei sedili. La mia Mary caduta e io ora dovrei essere un nonno orgoglioso; invece sono solo un padre disperato che vede la sua piccola piangere ogni giorno, ogni maledetto giorno che nostro Signore manda sulla terra; che la vede soffrire e disperarsi perch ha sentito la vita di suo figlio scivolare via dal suo ventre... e tutto questo solo perch una puttana dai capelli biondi e il cuore pieno di sterco di vacca non ha avuto piet, non ha avuto la coscienza di capire che le leggi a volte sono stupide e inumane, che il cuore pu spingersi al di l della miope visione di governanti ottusi. Ho cercato quella donna, e finalmente l'ho trovata. Lei la puttana, signora Violet Cunningham. Lei ha distrutto la vita di mia figlia e io ora distrugger la sua. Violet strill, il petto gonfio di terrore. No! Ci deve essere un errore... la prego, io non so nemmeno di cosa stia parlando! Glielo giuro, non ho fatto nulla... Zitta, cagna! So che stata lei, lo so... ho fatto le mie ricerche e sono sicuro... l'uomo si avvicin ancora, Violet poteva vedere

il foro della pistola a pochi centimetri dai propri occhi sbarrati. No, davvero. Mi dispiace per sua figlia, sul serio... ma non colpa mia. Lei ha sbagliato persona, io non c'entro, la prego... la mia bambina... lei mi aspetta a cena... io... devo farle la torta di mele... la prego... Violet aveva smesso di gridare. La voce si era abbassata pian piano a una nenia, un lamento cupo e senza speranza. L'uomo arm il cane della pistola, mentre le lacrime sgorgavano copiose gi per le sue guance scure. Violet chiuse gli occhi, certa che la sua ora fosse infine giunta. Non ce la faccio... disse invece l'uomo. Violet alz piano le palpebre e not con sollievo che la pistola non era pi nel suo campo visivo. L'uomo l'aveva posata a terra e ora era in ginocchio intento a tagliare con il coltello le corde che la tenevano immobilizzata. Violet emise un lungo e tremante sospiro di sollievo. Non appena fu libera, si allung verso quel padre in lacrime e lo abbracci. Sono davvero desolata gli disse, mentre cercava di bloccare i sobbalzi causati dai forti singhiozzi. Fece scendere piano le mani lungo la schiena dell'uomo. dura. Lo posso immaginare sussurr, le labbra accanto all'orecchio di lui. Mi dispiace tanto per sua figlia... In un attimo la pistola fu nella sua mano. Violet si alz di scatto e la punt in faccia all'uomo. ...ma sarebbe dovuta stare al

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suo posto. Fece fuoco. Lo sparo risuon con un boato assordante nello spazio ristretto del furgone. Violet non aveva mai sparato in vita sua e il rombo le strapp un grido. Il proiettile si era infilato nell'occhio destro dell'uomo, che si era completamente disintegrato in una poltiglia sanguinolenta. Pezzi di cervello erano schizzati sul pavimento misti a frammenti di ossa. L'aria era satura del puzzo di polvere da sparo e del ferrigno odore del sangue. Lasci cadere a terra la pistola, diede le spalle a quel macabro spettacolo e vomit tutto ci che nel suo stomaco era rimasto della colazione. Quando ebbe finito, si volt di nuovo verso il corpo steso a terra. L'unico occhio sano la fissava attonito, come se il suo proprietario non avesse ancora capito bene cosa era successo. Prese a tremare in maniera incontrollabile, cos forte che i suoi denti sbattevano come piccole candide nacchere. Non aveva mai ucciso nessuno in vita sua e mai avrebbe pensato che un giorno lo avrebbe fatto. Mi dispiace... disse al morto. Se il suo interlocutore fosse stato vivo, avrebbe avuto serie difficolt a capire le sue parole; il tremore generale che l'attanagliava rendeva quasi incomprensibili i suoni che uscivano dalla sua bocca. Non avrei voluto spararti, e mi dispiace sinceramente per tua figlia. Io l'ho vista cadere, ma non avrei mai creduto che... una tragedia, un'orrenda, immane tragedia. Ma... santo Dio, non

colpa mia. Ve la siete cercata, tutti e due. Io so qual il mio posto, e tu avresti dovuto insegnarle qual era il suo. Se tu lo avessi fatto, e se lei avesse rispettato le regole, ora la tua Mary starebbe coccolando il suo piccolo, anzich piangerlo. Io ho solo cercato di far rispettare la legge, su quell'autobus. Vogliamo forse un'altra Montgomery? Perch, perch ostinarsi a voler fingere di essere uguali a noi? Non siete uguali a noi, e non lo sarete mai. E prima lo capirete, meglio sar per tutti. Soprattutto per voi. Smise di parlare e si sforz di ritrovare il proprio contegno. Not alcuni schizzi di sangue sul vestito, ma le bast chiudere bene i bottoni della giacca per nasconderle. Alla scarsa luce riusc comunque a vedere le lancette sul quadrante del suo orologio e vide con disappunto che erano gi le tre. Un fastidioso senso di colpa si impossess di lei al pensiero di non aver potuto mantenere la promessa fatta al mendicante. Sper che ritornasse ancora, per potergli concedere quella razione abbondante che gli aveva offerto. Scavalc il corpo e apr, non senza fatica, il portellone del furgone. La luce del pomeriggio la accolse e le rivel che si trovava in aperta campagna. Avrebbe dovuto camminare molto per ritornare in citt, quindi si avvi a buon passo. L'aria vivace la aiut a cancellare i segni dello shock, e quando arriv finalmente all'emporio, dopo un'ora abbondante di camminata a passo svelto, vide con soddisfazione

nello specchio dietro il bancone che il suo viso era tornato quello di sempre. Un chilo di mele disse al signor Madison, e sei uova. Ho promesso una torta alla mia piccola, sa? Lei una donna stupenda disse lui, mentre infilava le mele in un sacchetto di carta, se ce ne fossero di pi, di persone come lei, il mondo sarebbe un posto migliore. Violet si limit a sorridere e abbass lo sguardo. In quel momento ebbe l'agghiacciante visione di un neonato, ricoperto di sangue, abbandonato sul pavimento lercio di un autobus. Mentre lo guardava, il neonato apr gli occhi venati di rosso e li punt su di lei. Violet lanci un urlo e fece un passo indietro. Che succede? chiese il signor Madison. Lei si port le mani al viso. Mi scusi disse, mi era sembrato di vedere un topo... Un topo nel mio negozio? disse lui allarmato. No, no. Mi ero sbagliata. Va tutto bene lo rassicur. Va tutto... tutto bene. Violet non ne era del tutto sicura, ma cerc di scacciare i cattivi pensieri e di concentrarsi sui suoi doveri. Prese la spesa e sfoder il suo miglior sorriso. Non poteva farsi distrarre da stupide e inutili suggestioni. Aveva cose pi importanti a cui pensare. Presto George sarebbe rientrato dal lavoro e lei aveva ancora una torta da preparare.

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S ka n
L'innocenza non ha paura

Il commissario Karl Vogel attravers il pianerottolo del secondo piano ignorando il soldato di guardia che, al suo passaggio, si mise sull'attenti. Era iniziato il turno di notte e molti uffici del quartier generale della Gestapo erano vuoti. A Parigi c'era ben altro da fare la sera che star dietro alle scartoffie, a meno di non essere un ufficiale di prima nomina, oppure un veterano come l'ispettore Von Kleist, che restava fino a tardi per pianificare le operazioni del giorno dopo. A met corridoio, Vogel si ferm di fronte a una porta a vetri su cui c'era scritto: Kriminalkommissar Albert Jodkum . La luce all'interno era spenta. Gir la maniglia, ma era bloccata. Quindi prese una graffetta dalla tasca, diede un'occhiata al corridoio, forz la serratura ed entr chiudendosi la porta alle spalle. Quando si abitu alla semioscurit, not che l'ufficio era piuttosto spoglio: c'era una scrivania, un archivio, un paio di sedie e un attaccapanni a cui appese il borsalino che indossava. Apr il primo cassetto della scrivania e diede un'occhiata al contenuto: carte e fascicoli. Nel secondo, invece, trov una Luger che si mise in tasca. Infine prese una seggiola e si accomod in un angolo accanto alla porta. Non dovette aspettare molto. Ud dei passi affrettati nel corridoio, poi una chiave graffiare la toppa. Dopo uno scatto, la porta si spalanc e un uomo in divisa

entr nella stanza, si diresse verso la scrivania, accese la lampada da tavolo, alz il ricevitore dell'apparecchio telefonico e compose un numero con rapide rotazioni. Dopo qualche momento d'attesa disse: All, Genevieve?, ma non aspett la risposta e riagganci subito. Poi si

appoggi alla scrivania come per riprendere fiato. Genevieve non ha risposto, Jodkum? A quella domanda, l'uomo trasal e si volt di scatto. Di fronte a s vide Karl Vogel che sorrideva e gli puntava contro una pistola.

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Ventiquattr'ore prima

Non sono deliziosi? La signora Waldner si era rivolta al commissario Vogel accennando agli asparagi in salsa olandese che aveva nel piatto. I migliori che abbia gustato dall'inizio della guerra, rispose. I miei complimenti alla cucina. Riferir il vostro gradimento a Curgilev, il capo cuoco, disse compiaciuta. Vogel accondiscese con un cenno del capo e sorrise inarcando appena i baffi sottili. Alle cene del governatore di Parigi si respirava una strana atmosfera: i nazisti ostentavano la sicurezza dei padroni della piazza, ma allo stesso tempo assaporavano ogni portata come se fosse l'ultima. Il commissario, per nulla intimorito dal rango degli altri commensali, aveva conversato in modo affabile rivelandosi un fine intenditore di vini francesi. Qualche posto pi in l, Felix Von Kleist, kriminalinspektor della Gestapo e superiore di Vogel, stava osservando con attenzione il suo sottoposto, quando fu interpellato da un anziano cameriere: Gradite del foie gras, signore? S, grazie, rispose. Quindi, mentre veniva servito, aggiunse con fare malizioso: Mio caro Vogel, voi che siete cos competente, cosa ne pensate di questo foie gras? La signora Waldner aveva sorriso per tutta la sera ma,

nell'udire quella domanda, divenne seria e abbass lo sguardo nell'attesa di un giudizio impietoso. L'aroma gradevole e potr dirvi di pi quando l'avr assaggiato. I vicini di posto si voltarono in attesa del responso e il cameriere, che aveva terminato di servire l'ispettore, si diresse verso il commissario. Con perizia, dispose nel piatto del foie gras su crostini di pane ai fichi. Tutta la tavolata pendeva dalle labbra di Vogel. Bloc de foie gras avec morceaux, declam con un accento francese perfetto. Quindi assaggi e aggiuse: D'anatra, senza dubbio, come si pu dedurre dal leggero retrogusto muschiato. I commensali assaggiarono a loro volta la portata. Chi l'aveva gi fatto assapor un secondo boccone. Vogel si volse verso Von Kleist e lo fiss attraverso gli occhiali di tartaruga. C' chi preferisce il foie gras d'oca, pi raro e quotato. Quindi prese il bicchiere e continu: Bisogna ammettere, per, che il gusto amarognolo dell'anatra si accompagna in modo sublime a questo Chteau d'Yquem, che la signora Waldner ha scelto con tanta cura. La donna alz lo sguardo sorridente e l'ispettore non replic, mentre il resto della tavolata torn a gustare soddisfatta il foie gras d'anatra che aveva nel piatto. Riuscite sempre a stu-

pirmi, disse Von Kleist. Si era avvicinato a Vogel che stava ammirando alcuni libri sugli scaffali della biblioteca della residenza. Poco distante il governatore conversava con alcuni alti ufficiali della Wehrmacht. Il commissario prese un volume dal dorso di cuoio e domand: A cosa vi riferite, signore? Ho sempre pensato che aveste degli appoggi importanti, non fosse altro per il grado che avete ottenuto cos giovane, ma non mi sarei mai aspettato di trovarvi qui dopo due sole settimane a Parigi. A me, invece, colpisce la vostra franchezza, replic Vogel mettendo il libro sotto il braccio e togliendosi gli occhiali. Siete un uomo che dice quello che pensa, senza peli sulla lingua. Sin dall'inizio avete dimostrato ostilit nei miei confronti e non l'avete mai nascosta. Lo capisco: di me sapete che fino a pochi anni fa ero un civile. Non ho fatto carriera nella polizia come voi; devo tutto alla guerra. D'altra parte possiedo delle competenze che possono essere utili al Reich. A Berlino le hanno apprezzate, ma non sono qui per scavalcare nessuno. Pronunci le ultime parole con un tono molto pacato, pulendo le lenti degli occhiali col fazzoletto che aveva preso dal taschino della giacca. Le vostre competenze!, sbott l'ispettore passandosi la mano sul capo rasato. Ipnosi e psicologia! Certo, volete

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rinfacciarmi d'aver gi risolto un caso in poche ore, tuttavia in una vera indagine non basta essere capaci di suggestionare un uomo torturato da giorni, una vera indagine richiede esperienza! E io sono qui per imparare da chi ha pi esperienza di me, replic Vogel inforcando gli occhiali. Von Kleist riflett per qualche istante, poi disse brusco: Ho un incarico adatto a voi. Mi serve qualcuno che sia nuovo del dipartimento. Passate nel mio ufficio domattina, quindi si conged. Vogel si sedette su una poltrona e un cameriere gli chiese se gradisse del brandy. Grazie, no, rispose, e apr il volume che aveva in mano. La signora Waldner si avvicin all'ospite vedendolo solo. Cosa leggete?, chiese. Il commissario si alz, mostr la copertina del libro e disse: L'Emilio. Amate Rousseau? Non in particolare: qualunque autore offre spunti interessanti. Da Rousseau cosa avete appreso? Se tutte le sue opere fossero bruciate e poteste salvare una sola frase, quale imparereste a memoria? Non ho dubbi: Chiunque arrossisce gi colpevole: la vera innocenza non ha vergogna di niente. Tuttavia ritengo vera anche questa frase: chi impallidisce gi colpevole, perch l'innocenza non ha paura di nulla.

Chi lo ha detto? Io. *** Era l'alba. Nessun'altra citt al mondo pu vantare un'atmosfera come quella di Parigi. Scacciando la sottile foschia, le prime luci del giorno si riflettevano sul selciato ancora bagnato dalla pioggerella notturna. Le strade cominciavano ad animarsi. Poteva sembrare tutto normale a un occhio assonnato, finch nei pressi di qualche monumento non capitava di alzare lo sguardo e di vedere sulla cima sventolare la svastica. Allora l'espressione rassegnata dei francesi acquistava un senso: era il volto di chi, vivendo giorno per giorno, si era ormai assuefatto a un futuro fatto di stivali che marciavano per i viali della citt. Buongiorno, monsieur Hulot. Il solito taglio?, chiese il barbiere mentre affilava il rasoio sulla coramella. Joachim Mordecai, ricco uomo d'affari di origine ebrea, si faceva passare da tempo per Jean Hulot. Era nascosto a casa di amici da quando aveva saputo di essere ricercato dalle SS. Gli avevano consigliato di uscire il meno possibile, ma non sopportava di lasciarsi andare e, al mattino presto, ne approfittava per recarsi dal barbiere. In quella condizione di semiclandestinit era l'unico vezzo che ancora si concedeva. S, Raoul, il solito.

Durante il taglio, il barbiere raccontava al cliente i fatti del giorno prima. Elencava le retate delle SS, le azioni della Rsistance, le maquis attive in citt e le persone note e meno note che, per evitare di essere deportate in Germania come addette ai lavori forzati, avevano ottenuto falsi certificati o, addirittura, erano riuscite a espatriare. Tutto quello che raccontate, caro Raoul, molto pericoloso disse Joachim, mentre il barbiere gli mostrava la sfumatura sulla nuca attraverso lo specchio. Avete notato, monsieur, che ve ne parlo quando non ci sono altri clienti? Anche in quel momento erano soli nel negozio. Di tanto in tanto, si intravedeva attraverso la vetrina qualche passante che spariva subito dietro l'angolo. Vuol dire che vi fidate di me? Non temete che possa raccontare a qualcuno delle vostre conoscenze? No, monsieur. Vedete, in realt non ho grandi contatti, ma, aggiunse con enfasi, se qualcuno avesse bisogno di documenti o di certificati falsi, io saprei come procurarglieli. Se poi pensasse anche di attraversare i Pirenei, per passare in Spagna e da l in Argentina, io avrei proprio la persona giusta da presentargli. Il barbiere prese il pennello da barba e insapon il mento di Joachim, poi inizi a raderlo. Dovete sapere, monsieur, che la citt piena zeppa di de-

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latori. Alcuni di loro guadagnano dei bei soldi facendo il loro sporco lavoro. Se servisse, sarebbero capaci di vendere la propria madre. Ed sempre peggio. Parigi come un lago che si sta prosciugando e i pesci sono costretti a sguazzare in una pozza d'acqua: sar facile gettare le reti e catturarli tutti, in un colpo solo. Joachim aveva iniziato a sudare. Mentre la lama gli passava leggera sul collo, oscuri presagi gli si affollavano in testa. Dopo un paio di minuti ruppe il silenzio. Caro Raoul, disse osservando allo specchio il volto rasato, se conoscessi qualcuno di questi pesci... Di quelli che vogliono migrare in Argentina? S. Se ne conoscessi uno, a chi dovrei indirizzarlo? *** Un vero mistero, Jodkum. Felix Von Kleist, seduto alla scrivania, leggeva con attenzione uno spesso rapporto. Girava e rigirava le pagine, osservava le fotografie, si soffermava sulle schede zeppe di dati, poi si passava la mano destra sulla testa calva. Un vero mistero. Di fronte a lui, Albert Jodkum, un kriminalkommissar della Gestapo, non faceva che annuire. A un tratto qualcuno buss. Senza attendere la risposta, la porta si apr ed entr l'attendente dell'ispettore. Heil Hitler!, grid tendendo il braccio. Il commissario arri-

vato. Karl Vogel fece un passo avanti e salut. Indossava un impermeabile in pelle nera e un borsalino. Sulla cravatta era appuntata la spilla del partito nazista e sul naso affilato portava un paio di occhiali di tartaruga. Solo i baffetti sottili addolcivano il suo aspetto. Per il resto era di un'eleganza glaciale, quasi crudele. L'ispettore present l'un l'altro i due commissari. Jodkum era sulla sessantina, ben pi anziano di Vogel, con i capelli ormai grigi e rughe pronunciate. Non doveva fargli piacere conoscere quel suo pari grado del quale aveva gi sentito parlare troppo. Ieri sera ho accennato a un nuovo incarico. Ho pensato di affiancarvi. Jodkum un ufficiale di esperienza e sono certo che la collaborazione sar proficua. I commissari si guardarono negli occhi. Entrambi avevano iridi azzurre. Il primo ad abbassare lo sguardo fu Jodkum. Di che si tratta? chiese Vogel. Von Kleist gli pass il fascicolo e disse: Da tempo stiamo cercando di infiltrare agenti francesi nelle bande criminali che, nonostante i nostri sforzi, ancora infestano Parigi e i suoi dintorni... Vi riferite alla Rsistance?, lo interruppe Vogel. Dicevo, continu brusco l'ispettore, che abbiamo incontrato difficolt a infiltrarci in alcune maquis. Tempo fa, tre

agenti sono spariti nel nulla. Sono stati scoperti? Jodkum intervenne: Cos sembra. Sospettate che ci siano tra gli agenti francesi dei doppiogiochisti? Non lo sappiamo, ma ne siamo quasi certi. Su questo dobbiamo indagare. Vogel sfogli alcune pagine del fascicolo. Si leggeva di contatti preliminari presi dagli infiltrati. Alcuni di essi avevano bazzicato ambienti frequentati dai maquisards, dove si mostravano ostili nei confronti degli occupanti tedeschi o dichiaravano di voler espatriare, tutto nel tentativo di essere avvicinati da membri della Rsistance. Azioni di quel tipo avevano avuto successo, soprattutto i primi tempi, ma altre erano fallite miseramente. Sembra che sappiano di chi fidarsi, constat Vogel. In questo rapporto vengono indicati tre agenti scomparsi in circostanze misteriose. Battevano la stessa zona. Mi pare evidente, disse Von Kleist, che siano stati traditi da qualcuno che ha fatto il doppio gioco. Jodkum annu compiacente. La spiegazione dev'essere differente, comment Vogel. Se la motivazione fosse quella, i fallimenti sarebbero avvenuti a macchia di leopardo. Ci dev'essere qualcosa nella zona delle tre scomparse che la rende speciale. Poi, rivolto al collega, disse: Avete indagato anche sugli agenti della Gesta-

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po? E per quale motivo? chiese piccato. Il doppiogiochista potrebbe essere uno dei nostri, insistette. Assurdo! Le scomparse sono avvenute prima che la mia squadra indagasse. Sono certo della lealt di tutti i miei uomini! Non lo metto in dubbio..., replic, mentre alcune fotografie gli cadevano dal fascicolo. Jodkum d'istinto si chin a raccogliere quelle che, a ventaglio, erano finite ai suoi piedi e Vogel lo lasci fare. Mi scuso se ho dato l'impressione di lanciare accuse a caso. Io sono l'ultimo arrivato e sto vagliando tutte le ipotesi possibili. Accetto le scuse, ma non sopporter altre offese, disse Jodkum alzandosi. Impil sulla scrivania le fotografie che aveva raccolto, chiese il permesso di allontanarsi e, al consenso dell'ispettore, usc dalla stanza. Si fatto un nuovo amico, Vogel, disse Von Kleist divertito. Se volessi dei nuovi amici, rispose aggiustandosi gli occhiali sul naso, non li cercherei nella Gestapo. Si dimostra saggio!, constat l'ispettore ridendo. Come pensa di procedere? Vogel prese le foto che Jodkum aveva raccolto e messo sulla scrivania. Senza guardarla, mostr a Von Kleist quella nascosta in fondo al mucchio e chiese: Cosa

rappresenta? Si tratta di un negozio di barbiere, rispose l'ispettore dopo averla esaminata. Bene. Penso che comincer da l. *** In quel primo pomeriggio di fine settembre un sole malato splendeva malinconico su Parigi. L'estate era finita e l'autunno si preannunciava piovoso. Lungo la via, il kriminalkommissar Karl Vogel camminava sicuro senza far caso ai passanti che lo scansavano. Alcuni di essi, dopo aver avvistato da lontano il suo impermeabile di pelle nera, avevano attraversato la strada e, svoltato il primo angolo, se l'erano data a gambe. Giunto a met isolato, Vogel riconobbe l'insegna del negozio che cercava ed apr senza indugio la porta. Due clienti stavano ridendo a una battuta del barbiere, ma al suono della campanella nel piccolo locale cal il gelo. C' da aspettare molto? chiese Vogel in un francese impeccabile. Il barbiere, col pennello da barba in mano, rimase interdetto per qualche secondo, mentre il cliente che era seduto sulla poltrona balz in piedi, col viso mezzo insaponato. Pulendosi col lenzuolo che aveva sulle spalle, disse: No, no. Ho finito, e usc in tutta fretta bofonchiando un saluto. Bene, allora ci siete prima

voi, constat Vogel rivolto al secondo cliente. No, no. Io ero qui solo per leggere. Anzi, ora devo proprio andare, e guadagn l'uscita lasciando il giornale sulla sedia. Quando la campanella cess di suonare, nel locale torn un silenzio irreale. Vogel appese il borsalino all'attaccapanni e si tolse l'impermeabile, scoprendo un elegante completo in doppio petto. Ebbene? Il barbiere si rincuor. Nonostante la prima impressione, quel tedesco non sembrava spocchioso come tanti altri. Dimostrava un'ottima conoscenza della lingua e una ricercata eleganza, non frivola come lo sarebbe stata per un francese, ma neppure rigida e pragmatica come lo era per gli inglesi e i tedeschi. Prego, accomodatevi, disse il barbiere togliendo di mezzo il lenzuolo bagnato. In cosa posso accontentarvi? Stasera ho un impegno importante e mi dispiacerebbe apparire sciatto. Vorrei essere rasato e, visto che ci siamo, potreste anche accorciarmi i capelli. Sarete servito! Prese un nuovo lenzuolo e inizi a insaponare il mento di Vogel. Poi, dopo aver affilato il rasoio, inizi a passare la lama, con perizia, sul viso del commissario. Vi chiamate Raoul, vero? Il barbiere si ferm di colpo e trattenne il fiato. Il rasoio era appoggiato poco sopra il pomo d'Adamo del cliente. Sentir

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sussurrare il proprio nome da un ufficiale della Gestapo a pochi centimetri dall'orecchio, gli aveva gelato il sangue nelle vene. Continuate, vi prego, e state attento alla fossetta sul mento: il punto pi difficile. Ce... certo, e raschi altra schiuma dal mento del commissario. Non avete ancora risposto. S... s, mi chiamo Raoul. Allora ho trovato la persona che stavo cercando. Ho sentito molto parlare di voi. Spe... spero in modo positivo. Sono qui per farvi un'offerta che vi eviter molte sofferenze. Vedete, io odio la violenza. Evito di ricorrere a metodi spiacevoli, se gli eventi non mi costringono. No... non capisco. Vi chiedo solo di rispondere a un paio di semplici domande. Sono un uomo ragionevole e non c' bisogno, per cos poco, di rendere lo cose pi complicate del necessario. Ne convenite?. Pe... penso di s, anche se non so ancora come potrei esservi utile, disse il barbiere rasando il volto anche sotto l'ultima basetta. Quindi, con tono professionale, aggiunse: Desiderate un dopobarba particolare? Aqua Velva. Sono certo che non ne sarete sprovvisto, disse Vogel con tono allusivo. Come desiderate. Ne devo avere una bottiglia nel retro. Torno subito.

Raoul entr nel piccolo ripostiglio scostando una tenda, che si richiuse alle sue spalle, si tolse il camice, sal una scaletta, apr un lucernario e con l'agilit di un ratto si cal nel vicolo dietro al caseggiato. Quando appoggi i piedi per terra, due soldati delle SS lo afferrarono per le braccia. *** Joachim scaric la valigia dal vecchio autocarro Citron che l'aveva portato a destinazione. L'autista, che non aveva detto una parola durante il percorso, ripart senza salutare e il veicolo spar nell'oscurit. Alla fioca luce della luna, si mise a leggere i numeri civici finch non trov il 21. Si trattava di una palazzina a tre piani. L'autista lo aveva lasciato piuttosto distante e Joachim aveva faticato parecchio a trascinarsi dietro la pesante valigia. Sul portone c'era un cartello. Diceva che lo studio era chiuso perch il dottore era fuori citt e sarebbe tornato di l a qualche giorno. Prese il battente e buss. I colpi risuonarono cupi per la strada deserta. Dopo qualche istante, il portone si apr con uno scatto e fece capolino la testa di un ometto stempiato che, con occhi furtivi, guard a destra e a sinistra. Siete stati seguiti? chiese sottovoce. No... non credo, balbett Joachim.

L'ometto lo prese per un braccio trascinandolo all'interno con forza assieme alla valigia. Era piccolo, ma energico. Seguitemi, ordin, e inizi a salire lungo la scala buia alla luce di un lume a petrolio. Joachim sal un gradino alla volta strattonando la valigia a ogni passo. Potete lasciarla all'ingresso, disse l'ometto. No, grazie, preferisco tenerla accanto a me. Entrarono in una stanza del primo piano ben illuminata. A giudicare dall'aspetto asettico, era uno studio medico. Attraverso la porta di un piccolo locale attiguo si scorgeva un lettino per le visite. Prego, accomodatevi e rilassatevi. Sarete stanco, disse l'ometto indicando una sedia di fronte alla scrivania. Ora che siamo al sicuro da occhi indiscreti, possiamo parlare con calma. Mi presento: sono il dottor Eugne. Sono contento di conoscervi, disse Joachim stringendo la mano che gli era stata tesa. Un nostro comune amico ha molto parlato di voi e ha sostenuto che mi potete aiutare. Certo, rispose Eugne con un tono gentile e rassicurante. L'organizzazione di cui faccio parte si gi occupata di molte persone nelle vostre condizioni. Vi sono state spiegate le modalit del viaggio? Mi stato parlato di Buenos Aires e dei costi. Di preciso

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non so altro. Allora vi spiegher io il resto, disse il dottore premuroso. Abbiamo tempo. *** Le mura scrostate di una stanza buia in un seminterrato di chiss quale palazzo di Parigi, solo quello era riuscito a vedere Raoul da quando era stato arrestato. Durante il tragitto, gli era stato messo un pesante cappuccio che un sergente delle SS gli aveva appena tolto. Non poteva che essere nel quartier generale della Gestapo. Lo aveva intuito dagli ordini abbaiati in tedesco e dal rumore crepitante di macchine per scrivere. Poi ne aveva avuto conferma perch, dopo aver sceso una ripida scala, aveva percepito l'odore acre di urina ed escrementi, oltre a lamenti sommessi che, talvolta, si trasformavano in urla disumane. Il sergente, che gli aveva tolto il cappuccio e liberato le mani, lo leg con forza a una sedia. Dove sono? Cosa volete da me? Non ho fatto nulla. Un sonoro ceffone gli fece passare la voglia di parlare. Dopo qualche minuto entrarono nella stanza due ufficiali, uno dei quali era l'elegante cliente del pomeriggio. Jodkum squadr il barbiere. questo il sospettato, Vogel? Io fiuto i maquisards lontano un miglio e questo puzza solo per le urine che si fatto addosso. E dire che

Gnther non l'ha ancora nemmeno sfiorato! Sono d'accordo con voi. Quest'uomo mi ha tenuto un rasoio sul viso per cinque minuti e non ha avuto alcun dubbio: tra tagliarmi la gola e tagliare la corda, ha scelto la seconda possibilit. Avete avuto un bel coraggio, constat stupito Jodkum. Un rischio calcolato. Stavo seguendo un'intuizione. E in cosa consiste? Prima sentiamo cos'ha in serbo per noi questo barbiere. Poi, rivolto a Raoul, disse in francese: Ti lasciamo con Gnther. Ha molta fantasia e conosce tanti modi per provocare dolori insopportabili. Dipende da te. Se ci dirai quello che sai, potresti anche uscire da questa stanza tutto intero. Per io non so nulla! Io ti credo, e anche questo mio collega se ne convincer presto, ma per persuadere i nostri superiori dobbiamo lasciar lavorare Gnther almeno per un po'. Ma io non sono nella Rsistance. Cerco di farlo credere, inventandomi frequentazioni fasulle, per procurare danarosi clienti a un medico, un dottore che si fa chiamare Eugne. lui che si occupa del loro espatrio. Io guadagno solo pochi soldi. Jodkum intervenne e disse, con un forte accento tedesco: Tutto qui? Un solo nome? Ne ho sentite di false dichiarazioni spontanee: iniziano tutte cos,

ma poi, con un po' d'aiuto, i veri nomi saltano fuori. E come si chiamerebbe in realt questo dottore? chiese Vogel. Non lo so! Io non sono nessuno, io non so niente... Certo, riprese Jodkum sarcastico, sei solo una piccola rotella di un ingranaggio pi grande di te e di sicuro giurerai che non sai nulla di infiltrati scomparsi. S, vero! Non ne so nulla, insistette disperato, conosco solo i nomi di gente partita per il Sud America. Jodkum si rivolse a Gnther in tedesco: Il trattamento standard, finch non diventer meno reticente. Ho il sospetto che abbiamo messo le mani su un pezzo grosso. Il sergente rispose con un grugnito. Vogel parl sottovoce al collega: Questo Eugne la chiave di tutto. Sarebbe un vantaggio conoscerne l'identit, ma pensandoci bene non serve. Gli ultimi rapporti degli infiltrati mi hanno dato un'idea: come ho trovato il barbiere, scover il covo del dottore. Vado subito, ogni minuto prezioso. Poi si rivolse al prigioniero: Adieu, Raoul. Avevi la mano leggera, un vero pregio. Avresti fatto meglio ad accontentarti delle mance dei clienti, e cos dicendo usc dalla stanza a passi veloci. Gnther si tolse la giacca della divisa e si rimbocc le maniche. Il trattamento standard era per lui un rituale

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che iniziava sempre allo stesso modo, stringendo saldamente con la destra un tirapugni di ferro. Vogel, salendo le scale, sent le prime urla del barbiere. Sapeva che presto quel disgraziato avrebbe taciuto, per ricominciare subito dopo aver ricevuto una secchiata d'acqua gelida. Anche Jodkum non attese la fine della tortura. Dopo un paio di minuti, usc in tutta fretta dalla stanza e sal i gradini a due a due. *** Vi avranno detto, spieg il dottor Eugne, che purtroppo i costi sono molto elevati. Sapete, ci sono funzionari da corrompere, le vaccinazioni che bene non trascurare, documenti da preparare e un lungo viaggio in incognito. Una volta in Spagna fatta, e la traversata fino in Argentina sar una passeggiata rispetto a tutto il resto. Vi garantisco che i 25mila franchi che chiediamo coprono solo le spese. S, me lo hanno spiegato. Ecco la quota pattuita, disse Joachim estraendo una corposa busta dal cappotto. Molto bene, lasciatela pure l e accomodatevi sul lettino. In quell'istante squill il telefono. Scusatemi un momento, disse il dottore, e alz il ricevitore senza dire nulla, schiarendosi soltanto la voce. Chi pu essere a quest'ora della notte?, pens. Dev'esse-

re di certo molto importante! Una voce all'altro capo disse: All, Genevieve? Eugne riagganci il ricevitore. Doveva sbrigarsi. Devono aver sbagliato numero, afferm rassicurante. Ma torniamo a noi. Siete in cura per qualche malattia? Soffrite di cuore? Avete contratto la malaria o altre malattie esotiche in passato? Lo devo sapere perch alcuni mezzi di trasporto sono molto scomodi e potrebbe essere meglio evitarli nel caso di problemi di salute. Joachim entr nel locale attiguo, si tolse il cappotto che diede al dottore e si sedette sul lettino. L'anno scorso mi stata diagnosticata una forma leggera di diabete. Devo evitare alcuni alimenti. E avete un'intolleranza per le uova? Sapete, i vaccini sono a base di uova... No, non ho mai avuto problemi. Allora tiratevi su la manica e rilassatevi, non far male. Presa una siringa, cerc con perizia una vena del braccio e, dopo l'iniezione, sfreg la puntura con del cotone. Stendetevi, potreste avere un lieve capogiro, disse il dottore. Uscendo dallo stanzino chiuse una pesante porta in metallo dietro di s. Quindi si mise a osservare attraverso una feritoia a scomparsa. Joachim cerc di alzarsi, ma ebbe davvero un capogiro e ricadde sul lettino. Tutt'intorno si

alzavano dei vapori che odoravano d'etere. Non preoccupatevi, prese a dire il dottore al riparo dietro il vetro della feritoia, tra poco sar tutto finito. Sono rimasto sprovvisto di cianuro, ma ritengo che questa miscela di gas anestetici sia migliore. Potrebbe anche piacervi, sapete? Avrete presto delle allucinazioni, spero gradevoli. L'uomo, nella semioscurit di quella camera a gas improvvisata, cerc di alzare un braccio, ma ottenne solo un crampo doloroso. Non tentate di muovervi, vi ho iniettato un blando paralizzante. Non potete immaginare quanti casi ho risolto, proprio come il vostro, e ho trovato la soluzione migliore, per tutti. Riuscirete a sparire senza lasciare traccia, i nazisti non dovranno preoccuparsi di inviarvi in Germania per liberarsi della vostra spiacevole presenza, e io mi arricchir con parte dei vostri beni. Non mi fraintendete, per. Le spese sono davvero ingenti: voi avete conosciuto solo alcune persone, ma in tanti dipendono da me per il loro sostentamento. Innanzitutto mia moglie e mio figlio: una vita dignitosa costa molto in una citt come Parigi, soprattutto di questi tempi. Sto pensando di trasferirmi nella mia citt natale, ma mi priverei della principale fonte di reddito. Quelle parole prive di senso, rimbombavano nella mente di Joachim. Non poteva che esse-

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re un incubo, tuttavia non riusciva a svegliarsi. Certo, voi direte che per la famiglia si fa qualsiasi cosa. Ma io mi occupo anche di altri: gli uomini di fatica e gli autisti, per esempio, e poi ci sono alcuni funzionari che occorre pagare perch chiudano entrambi gli occhi. E cosa dire delle materie prime: la calce viva, il carbone per alimentare la fornace nel seminterrato, le droghe. Non mi credereste, e forse vi mettereste a ridere, se vi dicessi che organizzare un vero espatrio costerebbe meno. I pugni di Joachim si chiusero in un ultimo sforzo per sollevarsi. Avrebbe voluto urlare, ma pi tentava di aprire la bocca, pi le labbra si serravano e pi i polmoni si riempivano di vapori. S, lo so, forse ora comincerete a soffrire un po'. Il sacrificio comunque non sar vano. Ho notato il vostro bel cappotto e il resto del vestiario. Dovete anche aver seguito alla lettera i consigli e indosserete una capiente cintura al cui interno saranno custoditi contanti, diamanti e pietre preziose. Ma la parte che preferisco aprire le valigie. Ci sono talmente tanti ricordi che vengono alla luce. Non avete idea di quanti oggetti inutili la gente si trascini dietro. La vittima ebbe un sussulto. Sembrava dicesse che davvero non ne aveva idea. Lo capisco, difficile staccarsi dalle cose care. Le fotografie per esempio. Non vo-

gliamo ammetterlo, ma per quanto ci sia cara una persona, la prima cosa che dimentichiamo, dopo qualche tempo, il suo volto. Le fotografie ci tengono legati ai nostri affetti, senza di esse non potremmo vivere, e ne riempiamo le valigie. Ho una stanza al piano di sopra che ho tappezzato dal pavimento fino al soffitto con le fotografie che ho collezionato; mi fa uno strano effetto vedere gli occhi di tutte quelle persone che mi fissano, gran parte delle quali non pi in vita. Altri spasmi percorsero quel corpo disteso, in precario equilibrio sul lettino. So cosa state pensando: che sono un mostro. No, non credo. O forse s, secondo i vostri parametri, ma di questi tempi non sono l'unico e neppure una delle poche eccezioni. Io comunque mi ritengo un benefattore. Ho avuto un'infanzia difficile, un padre che mi ignorava, e problemi di salute. Pensi che sono stato anche internato per un certo periodo. Per ho saputo riscattarmi: ho combattuto nella Grande Guerra e mi sono distinto; sono entrato in politica e, come sindaco, ho fatto del bene alla mia cittadina; mi sono laureato in medicina, in pochi anni certo, come stato permesso ai reduci, ma nessun paziente si mai lamentato delle mie diagnosi. Anzi, molti mi sono riconoscenti perch, contro leggi bigotte e proibizioniste, prescrivo morfina e procuro cocaina a chi ne ha bisogno. Senza conta-

re gli aborti che sono costretto a praticare in clandestinit. Joachim era ormai del tutto immobile. Avevo detto che avremmo fatto presto. E sapete cosa vi dico? Avete ragione: siete in perfetta salute. Vi sembrer una battuta, ma l'agonia di chi malato molto pi lunga. Lo dico sempre ai pazienti con malattie senza speranza: la vita un male incurabile e la morte un toccasana per l'anima, dovrebbero ritenersi fortunati. Il dottor Eugne chiuse la feritoia a scomparsa e concluse: Non vi sto pi ad annoiare, caro Hulot. Tra poco ventiler lo stanzino e verr a togliervi la cintura con i preziosi. Di certo mi scuser se devo fare in fretta... Trill ancora il telefono. Il dottore si rec alla scrivania e alz il ricevitore rimanendo in silenzio. Dopo qualche istante d'incertezza sent dire: Hallo, hallo! Con chi parlo io? Eugne riagganci il ricevitore. Non gli restava molto tempo. Guardando attraverso al feritoia, pens: Avevo fatto bene a preparare una sega di scorta. Monsieur Hulot molto pesante e avrei dovuto sezionarlo in parecchie parti. un peccato che debba scappare...
Poco prima, quella stessa notte

Von Kleist era seduto alla scrivania del suo ufficio e stava sorseggiando un caff. Era stata

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una giornata tranquilla, pensava, ma a un tratto squill il telefono. Era una chiamata interna. Signore, sono Vogel, potete raggiungermi nell'ufficio di Jodkum? Che succede?, chiese posando la tazzina. meglio non parlarne al telefono. Vi aspetto . Quando giunse nell'ufficio rimase sorpreso nel vedere Jodkum in piedi, appoggiato alla scrivania e furente, mentre Vogel, seduto, puntava una pistola al collega. Cosa significa quell'arma? Ecco glielo chieda!, sbott Jodkum agitando le mani. Chieda cos' questa pazzia! Ogni cosa a suo tempo, disse Vogel porgendo con la sinistra un tesserino all'ispettore. Von Kleist inforc gli occhiali da vista e lesse: Karl Friedrich Vogel... Geheime Staatspolizei... Dipartimento C sezione 5! la sezione degli affari interni! Mi dovete scusare, si giustific Vogel, se non mi sono qualificato finora. Nessuno al di sopra di ogni sospetto. Ma la vostra scheda diceva... Le schede le compiliamo noi al Dipartimento C. Sapete bene che non dovete credere a tutto ci che leggete. Vi dispiace se mi siedo, li interruppe Jodkum impallidito, in attesa di capire cosa... stia succedendo? Vogel lo autorizz con un cenno della Luger. Anch'io sono curioso, afferm Von Kleist. Mai mi sarei immaginato di vedere due

miei ufficiali fronteggiarsi armi in pugno nel quartier generale! semplice. Vi racconto una storia; provate a seguirla con attenzione. Un giorno un irreprensibile commissario indaga sulla scomparsa di alcuni informatori. Sospetta che la Rsistance li abbia smascherati ed eliminati. Invece fa una scoperta del tutto inaspettata: era in atto una truffa ai danni di decine di persone disperate che pensavano di fuggire dalla Francia e che, invece, chiss quale fine facevano. Una truffa da centinaia di migliaia di franchi. Il nostro funzionario integerrimo ha pensato che ce ne fosse anche per lui. Aveva concluso che gli informatori fossero stati eliminati per sbaglio e che, in fondo, quei truffatori stavano agevolando il Reich, facendo piazza pulita di parassiti della societ. Non gli fu difficile risalire alla mente dell'organizzazione e scese a patti col diavolo, che in questa storia assume il nome di dottor Eugne: avrebbe tenuto lontana la polizia e garantito una copertura al capo in caso di cattura, purch il compenso fosse adeguato. Le indagini nella giusta direzione cessarono e, allo stesso tempo, le sparizioni di informatori. Vogel smise di raccontare, mentre Von Kleist cercava di raccapezzarsi in una storia assurda che, per, poteva avere un senso. Albert Jodkum, pallido come un cencio, si mise a battere ritmicamente le mani parodiando un applauso: Una storia davvero bella e che fantasia, Vogel, mi

complimento. C' solo un particolare: tutto ci che avete raccontato pura invenzione! Dove sono le prove! Io ho una carriera senza macchia, perch devo sentirmi insultato in questo modo? Continuate, Vogel, disse l'ispettore incuriosito. Come avete fatto a dedurre tutte queste... supposizioni. L'intuizione iniziale nata per caso. Ritengo che sia sempre cos. Le costruzioni pi perfette sono quelle che rovinano al suolo per una piccola crepa, che nessuno aveva considerato. Le fotografie che mi sono cadute casualmente stamattina sono state l'indizio irrilevante che ha trascinato, in una catena di deduzioni, tutto il resto. Che bisogno c'era di nascondere una foto particolare, per me del tutto insignificante, tra tante ugualmente anonime? E poi il barbiere, pi improbabile di mia madre come membro della Rsistance, ma passabile come truffatore. Il fatto che non vi conoscesse, Jodkum, significava che i contatti erano avvenuti solo ad alto livello. La diabolica mente criminale era al vertice di una banda di malfattori improvvisati. Ancora supposizioni, disse sbuffando Jodkum, che aveva ripreso un po' di colore. Sentiremo mai qualcosa di concreto? La conferma l'ho avuta quando avete telefonato al vostro complice poco fa. Il mio complice? Ho telefonato a una donna! Genevieve? S, Genevieve! la mia

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amante... ebbene s, perch mi guardate a quel modo. Ho un'amante francese, voi non l'avete? Devo ammettere che usare All, Genevieve? come parola d'ordine per informare il complice del pericolo geniale. Dev'essere un'idea che venuta al francese, vero Jodkum? Ma quale parola d'ordine, replic esasperato. Ho telefonato alla mia amante, ma ho sbagliato numero. Tutto qui. Su una banalit avete costruito ipotesi pazzesche e vi state coprendo di ridicolo. Von Kleist non sapeva pi a chi dare ascolto, ma ora la bilancia pendeva dalla parte di Jodkum, ed ebbe un'idea: Ci baster controllare il numero chiamato! No, disse Jodkum con un tono tra il dispiaciuto e il sollevato. Non ho usato il centralino, ma la linea esterna. Vogel prese il ricevitore del telefono e lo pass a Von Kleist, poi inizi a ruotare il disco per comporre il numero. Sapete, da piccolo ero appassionato di telefoni. Erano cos rari nel mio paesino. Quando andavo a casa di mio zio Markus gli chiedevo sempre di giocare col combinatore e contavo il tempo di rotazione impiegato da ogni numero. Il mio preferito era lo zero. Non credevo che un giorno mi sarebbe servito. libero, constat Von Kleist, che si era portato il ricevitore all'orecchio, quindi ud che dall'altra parte del filo qualcuno respirava e disse: Hallo, hallo! Con chi parlo io? C' qualcuno l?... No, ha riattaccato.

Non sar difficile dare senso a tutta la storia ora che abbiamo il numero. Jodkum era tornato ad assumere il pallore di un morto e tutto fu chiaro anche per Von Kleist che non gli risparmi ingiurie: Siete una vergogna per la divisa che indossate. Vi giustizierei io stesso, qui sul posto. Ma lo scandalo! No, sarebbe troppo comodo! Vi far trasferire a Berlino domani stesso, senza clamore. Al vostro futuro penseranno l. E riguardo al dottor Eugne, ispettore, cosa pensate di fare? Da quanto mi avete detto, si tratta di un criminale comune. Lasciamo che sia la polizia francese a fare le proprie indagini. Noi dobbiamo concentrare i nostri sforzi nella lotta contro la Rsistance. Ah, Jodkum, consideratevi consegnato nel vostro alloggio, e cos dicendo usc dall'ufficio. Vogel lasci la Luger sulla scrivania, davanti al collega, prese il borsalino dall'attaccapanni e lo indoss con cura, poi disse: L'ispettore aveva ragione: la nostra collaborazione stata proficua. Adieu. ***

occultare i resti utilizzando una fornace e recipienti contenenti calce viva. Si seppe in seguito che i corpi di altre vittime erano state gettate nelle acque della Senna. Nei locali della palazzina vennero rinvenute numerose valigie impilate, vestiti, effetti personali e trofei di vario genere, capelli e, addirittura, interi scalpi. Si accertarono 27 omicidi, ma al processo ne furono millantati 63. Le indagini individuarono il responsabile in Marcel Petiot, un medico che aveva condotto fino ad allora una vita molto particolare. A causa della guerra che, dopo gli anni dell'occupazione, era tornata a infuriare sul suolo francese, il dottore fu arrestato solo il 31 ottobre del '44, pi di due mesi dopo la liberazione di Parigi. La difesa cerc di sostenere che le vittime fossero principalmente tedeschi e collaborazionisti, ma il processo si concluse con l'inevitabile condanna a morte dell'imputato, mentre i giornali dell'epoca dedicavano pagine intere al dottor Satana. La sentenza fu eseguita il 25 maggio del '46. Quando la testa di Marcel PeIl 6 marzo del '44, a causa di tiot rotol nel cesto, dopo essere un principio d'incendio, due stata decapitata dalla lama della agenti di polizia francesi entraro- ghigliottina, a qualcuno sembr no in una palazzina al numero 21 che ancora sorridesse. di Rue le Sueur. Ci che videro nel seminterrato fu talmente riMarcel Petiot: nome in codice voltante che uno dei due dovette Eugne su "La Tela Nera" uscire di corsa all'aperto dove vomit. http://www. latelanera. com/seFurono rinvenute parti di rialkiller/serialkillerdoscorpi umani smembrati e cadave- sier. asp?id=MarcelPetiot ri decapitati. Si era cercato di

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S ka n

risultati e classifiche

1 - Cattivotenente - 1 27 2 - TETRACTYS - 1 26 3 - Rovignon - 11 7 4 - LeggEri - 1 08 5 - Willow78 - 87 6 - CMT - 86 7 - simolimo - 70 8 - Wellax - 65 9 - White Pretorian - 60 1 0 - Aser - 50 11 - shanda066 - 33 1 2 - Thecat - 1 8

1 - Cattivotenente - 20 2 - TETRACTYS - 1 7 3 - LeggEri - 8 4 - Rovignon - 8 5 - Lavinia Blackrow - 2 6 - Wellax - 2 7 - willow78 - 1

- 100 -

N o n pe r d e t e i l n u m er o d i A pr i l e 2 01 4 C h i b en c om i n c i a

S ka n

M a r zo 2 0 1 4

Anno 2

N u me r o 1 9

AMAZING MAGAZINE

La rivista multicanale di narrativa fantastica liofilizzata istantanea

Dark Side
di Sol Weintraub

Mirach, l'incatenata

Mondi Perduti
di Ivan B runo

Cuore trafitto
di autori vari

L'altro lato

Sacrifici
d i CM T

Torta di mele
di willow78

d i L e o n a r d o B o s e lli

L'innocenza non ha paura

R is u lt a t i e c la s s ific h e

illustrazione di Ignazio Piacenti

Il mondo di Mavros