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Luigi Pirandello:

Se parliamo della vita dell’autore possiamo dire che nasce ad Grigenti nel 1867.
Luogo importante visto che alcuni anni dopo cambierà il suo nome a causa del
regime fascista, chiamandosi quindi Agrigento. La sua vita si caratterizza dal
fatto che aveva una grande possibilità economica, infatti, apparteneva ad una
famiglia di borghesia abbastanza ricca dal fatto che suo padre lavorava in una
mina di zolfo, ambiente che ovviamente gli permetteva di avere un grande
ingresso di denaro ogni mese.
Si stabilisce a Roma, avendo una vita molto buona giacche suo padre
nonostante quale sia il lavoro di Pirandello, gli invia soldi ogni tanto. A questo
periodo l’autore si sposa con una donna appunto di Agrigento, una relazione
che in poche parole è buona, infatti si amano e creano dunque una buona
relazione. Come tutte le relazioni amorose, c’è un problema, in questo caso
riguarda l’economia di Pirandello che prima era molto buona come già
sappiamo ma, arriva il punto dove il suo padre, credendo fosse una buona idea
decide di mettere tutti i suoi soldi dentro di una mina e, piuttosto questa si
affonda da una grande quantità di acqua. Il risultato certamente è che perdono
tutto e appunto Pirandello rimane senza quell’aiuto economico.
La condizione economica porta allora al problema maggiore che è appunto la
DECLASSAZIONE, cioè l’abbassamento di classe sociale passando da un alto
borghese ad un piccolo borghese. Tutto diventa un caos quando la salute di
sua moglie, che purtroppo già era fragile, diventa peggio con tutta questa crisi,
appunto diventando matta.
Pirandello inizia a scrivere alcune delle sue opere, avendo tanto tempo da
pensare decide di scrivere e appunto nel 1909/1910 inizia con il teatro,
qualcosa che non avrà tanto successo sicuramente per il periodo di qui si parla,
un periodo prossimo alla guerra.
Il successo avviene certamente ma alcuni anni dopo la prima guerra, con la sua
rivoluzione del METATEATRO.
Durante la guerra, avviene un fatto triste per la sua vita, infatti, suo figlio viene
catturato e messo in prigione, qualcosa che fece di confinare in un manicomio
la sua moglie.
Pirandello nonostante tutto ciò, continua a scrivere. Si attacca al partito fascista
che ovviamente lì dà il titolo di accademico ma fino un punto, infatti, fino il punto
dove si rende che appunto stava accanto alla società che lui tanto odiava.
Qualcosa di più importante è LA VISIONE DEL MONDO di Pirandello. A questo
periodo, vedendo una società piena di ideali e di strutture determinate,
Pirandello approfitta per parlare di tutti questi ideali che appunto fanno all’uomo
prigioniero. Infatti, secondo lui, la famiglia e la società sono i due aspetti della
vita che ti obbligano a fare cose che tu come persona non vuoi fare. Con
questo, definisce il suo concetto di vita, stabilendo che questa appunto è un
flusso costante di cose e di situazioni, dove tristemente si muore
prematuramente dal fatto che ogni persona si cristallizza in una forma, in un
qualcosa determinato che piuttosto non si è. Tutto questo porta a Pirandello a
capire che l’uomo è destinato all’infelicità visto che ogni persona si mette delle
maschere semplicemente dal fatto che la società e la famiglia lo obbliga.
In più si può dire il fatto che nel pensiero di Pirandello c’è un relativismo in tutto,
quindi, non c’è appunto una verità oggettiva, spiegando che avendo un flusso
continuo delle cose ovviamente non ci sarà appunto una verità assoluta.
Infatti qualcosa di strano è che appunto l’unica verità assoluta è che non c’è
una verità assoluta.
Un altro concetto che crea Pirandello e quello dell’io, una concezione che
appunto frattura. Questa figura dell’io nel 900 era molto importante, infatti,
aveva una importanza gigantesca tanto nel positivismo come nel romanticismo.
Pirandello rivoluziona questo spiegando semplicemente che l’io è diverso per
tutti, infatti, la mia concezione è diversa di quella che ha la società. Pirandello,
quindi, approfitta per dire che tutto il mondo è una vera e propria PUPAZZATA,
tutti infatti secondo lui sono dei pupazzi che cambiando a seconda del ambiente
in cui si trovano.
In Pirandello quindi esistono due forme per agire davanti a questa società, a
questa trappola in altre parole, la prima è ALLONTANARSI DALLA SOCIETA
ed essere soltanto un osservatore. La seconda è appunto essere un eroe
filosofico, cioè possedere un mutamento costante nel proprio corpo avendo
allora non una sola persona ma tanti di più.
UMORISMO:
Le tematiche di Pirandello si presentano quindi per mezzo di un altro invento
dello stesso autore. Infatti stabilisce le sue opere in base alla tematica
dell’UMORISMO. Tutta questa tematica inizia con un saggio del 1908, dove
Pirandello crea una combinazione tra il COMICO e il TRAGICO. L’esempio per
capire questo appunto è la vicenda di una donna vecchia che per strada esce
con la falda. Appunto questo fatto porta a RIDERE, vedendo che è qualcosa
fuori dal comune. L’umorismo appunto si vede qua, quando da una parte c’è il
senso comico ma dall’altra c’è il senso tragico: cioè quando dopo di vedere la
donna si riflette la ragione la quale questa è vestita cosi, sicuramente avrà un
obbiettivo tragico, come ad esempio ricuperare un amore.
Inoltre, una caratteristica delle opere di Pirandello è appunto l’esasperazione
creata dai personaggio. Cioè, ogni figura all’interno delle sue opere porta al
lettore al limite, in altre parole, sono insopportabili. Questo appunto lo fa per
seguire la sua filosofia che tutto è rigido, infatti, cerca di estremizzare tutto per
porterà all’uomo a riflettere su di tutto.
Fu Mattia Pascal:
Uno dei libri più importanti di Pirandello, già un può parlando delle opere,
riguarda IL FU MATTIA PASCAL. Una vicenda che racconta appunto un
manoscritto del personaggio che racconta la sua vita. Un personaggio che è un
buono a nulla e che non ha niente che perdere. Vive dalla rendita del padre fino
che, l’amministratore di queste “account” lo frode lasciando a Mattia Pascal
senza niente. Appunto, questo personaggio, con tantissima rabia decide di
innamorare alla figlia dell’amministratore, mettendola in cinta. L’idea di revange
che aveva non era cosi buona visto che deve sposare la donna. In più, lavora in
una biblioteca orribile, dove nessuno va e che appunto rimane in un luogo di
sporco. Il personaggio è appunto un vinto della società e della sua famiglia che
lo mettono in una posizione.
Un giorno, chiamano alla moglie, domandando appunto se lei poteva
riconoscere un cadavere. La donna, in vista che possibilmente era suo marito,
va a confermarlo e, appunto afferma che era il corpo di Mattia Pascal.
Qua comincia la parte interessante della storia e anche la parte dove si capisce
il significato del titolo. Appunto, il protagonista, stanco della sua vita e
rendendosi conto che la sua famiglia lo aveva dato di morto, decide allora di
andare alle Americhe mettendosi il nome di Andriano Meis. Un nuovo
personaggio che avrà appunto un po’ più di sorte, infatti, vince una grande
fortuna economica ad un casino, soldi che poi utilizzerà per andare alle
Americhe.
La vicenda cambia nel momento che il protagonista non si rende conto della
maschera che stava cominciando a indossare, infatti, lui comincia a non
appartenere a niente nella società. È a questo punto dove il personaggio
comincia ad avere un altro pensiero, comincia a volere una famiglia, quindi, va
in cerca di una donna che possa sposare. Conosce una ragazza, di nome
Adriana, donna che lo fa riflettere sul fatto che lui non è un eroe pirandelliano,
ma è soltanto un uomo che si rende conto dei suoi problemi senza volerli
cambiare.
Un’opera strana dal fatto che non si può sposare appunto con questa donna,
visto che lui non era nessuno nella società. Decide allora di fingere un altro
suicidio, ritornando a volere la sua vita come Mattia Pascal, mostrando un altro
errore secondo Pirandello, quello di essere connesso ad un identità personale.
In conclusione, nel momento che vuole ricuperare tutto si rende conto che non
può farlo, già sua moglie era innamorata da un suo amico. Infatti, decide di
restare come uno osservatore della vita confermando che lui stesso è un eroe
intermedio, infatti, si rende conto della sofferenza ma non decide di cambiarla.

Il teatro:
Il teatro per Pirandello si basa soltanto nel grottesco, cioè nell’Umorismo. Infatti
tutte queste opere avranno come importanza il fatto di mettere la riflessione,
cioè il messaggio come prima cosa. In mia opinione, mi appassiona tantissimo il
teatro visto che lui porta ai personaggi all’estremo, sono insopportabili e noiosi.
Allora, portano la società al suo estremo, evidenziando ad un borghese in tutte
le sue fasi. Se ha la necessita di essere serio, Pirandello lo mette come uomo
serio arrivando al estremo.
Si vede tantissimo il relativismo ed una critica alla società. Il fatto che porta in
cielo a questo autore è la creazione di un nuovo genero teatrale, IL
METATEATRO. Cioè parlare del teatro dentro del teatro. Tutto ciò inizia con
“SEI PERSONAGGI IN CERCA DI UN AUTORE” dove si critica il teatro in se. Il
fatto strano sta nella critica dell’autore, infatti, lui fa enfasi nel fatto che lo
scrittore mai potrà spiegare il vero senso che vuole dare l’autore.

Uno nessuno e centomila:


Il tema centrale dell’opera è appunto l’identità o meglio dire le mille identità del
narratore che per mezzo del monologo spiega tutte le sue face davanti alla
società.
Il protagonista è Vitangelo Moscarda, anche chiamato JENJE per gli amici. È un
uomo che conduce una buona vita grazie alla banca ereditata dal padre.
La sua vita si trasforma nel momento che la sua moglie Dida, fa un commento
riguardo la pendenza del naso di suo marito, appunto di Vitangelo. A causa di
questo è che lui comprende di essere percepito in un modo diverso da ogni
persona, trasmettendo questa scomposizione dell’io fatta da Pirandello nel suo
pensiero.
Il protagonista decide di intraprendere una serie di avvenimenti con il fine di
trovarsi a lui nella sua propria vera essenza. Risultato di questo fu la fuga di sua
moglie dalla loro casa da un lato, mentre dall’altro si trova la sua ferita dopo che
una sua amica, un po’ stanca di lui, decide di sparali senza colpirlo
evidenziando allora un grande senso di disperazione verso il personaggio.
Tutto questo fatto finisce con la conclusone del romanzo, quando appunto
Jenge decide di fuggire e ritrovarsi con la natura, luogo che descrive sacro dal
fatto che riesce a togliersi tutte le sue maschere.
Per concludere, è appunto un personaggio che raffigura la forma imprigionata
del uomo nelle sue diverse identità invitando al lettore a riflettere sulla
condizione della vita umana che vive prigioniera degli altri.