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Il fu Mattia Pascal

L'autore
Pirandello nacque a Villaseta, a pochi chilometri da Agrigento, in una località dal suggestivo nome di
Caos, in una famiglia di media borghesia.
L'improvvisa rovina delle cave di zolfo di proprietà della famiglia lo costrinse ad affrontare pesanti
difficoltà nel seguire i suoi interessi, precocemente avviati verso gli studi umanistici, non giovandogli
un carattere morbido.
Seguì studi di filologia romanza a Roma, che poi dovette completare a Bonn, a causa di un insanabile
conflitto con il rettore dell'ateneo capitolino.Si laurea nel 1891,con una tesi sulla parlata agrigentina
"Voci e suoni del dialetto di Girgenti". Il tipo di studi, però, gli fu probabilmente di fondamentale
ausilio nella stesura delle sue opere, dato il raro grado di purezza della lingua italiana utilizzata.
Poco dopo le nozze, un allagamento in una miniera di zolfo, in cui Pirandello e la sua famiglia
avevano investito il loro capitale, li riduce sul lastrico. Questa notizia portò la moglie Antonietta a
manifestare segni di disagio mentale. Così lo scrittore approfondì lo studio dei meccanismi della
mente e della reazione sociale dinanzi alla menomazione intellettuale.
Di questi approfondimenti si deduce memorabilmente la traccia in molte opere, come l'"Enrico IV" o
come "Il berretto a sonagli", nel quale inserisce addirittura una ricetta per la pazzia: dire sempre la
verità, la nuda e cruda e tagliente verità, infischiandosene dei riguardi e delle maniere, delle ipocrisie
e delle convezioni sociali, porterà presto all'isolamento e, agli occhi degli altri, alla pazzia. Morì e
scrisse nel testamento di essere avvolto nudo in un lenzuolo e poi bruciato, e volle che al funerale
non partecipasse nessuno.
Trama
Mattia Pascal vive in un immaginario paese ligure, Miragno, dove il padre, che si era arricchito con i
traffici marittimi e il gioco d'azzardo, ha lasciato in eredità alla moglie e ai due figli una discreta
fortuna.
A gestire l'intero patrimonio è un avido e disonesto amministratore, Batta Malagna, la cui cugina,
Romilda, viene messa incinta da Mattia per vendicarsi dei soprusi perpetuati dal padre nei confronti
dei suoi beni.
Mattia viene costretto a sposare Romilda e a convivere con la suocera vedova che non manca di
manifestere il suo disprezzo per il genero che considera inetto.
Tramite l'amico Pomino, Mattia ottiene un lavoro come bibliotecario ma dopo un pò di tempo,
infelice per il lavoro che trova umiliante e per il matrimonio che si è rivelato sbagliato, decide di
fuggire da Miragno e di tentare l'avventura in America.
Arrivato a Montecarlo e fermatosi a giocare alla roulette, in seguito ad una serie di vincite fortunate,
diventa ricco. Deciso a ritornare a casa per riscattare la sua proprietà e vendicarsi dei soprusi della
suocera, un altro fatto muta il suo destino.
Mentre è in treno legge per caso su un giornale che a Miragno è stato ritrovato nella roggia di un
mulino il cadavere di Mattia Pascal.
Dapprima sconvolto comprende presto che, credendolo ormai tutti morto, può crearsi un'altra vita.
Così, con il nome di Adriano Meis, inizia a viaggiare prima in Italia e poi all'estero fintanto che
decide di stabilirsi a Roma in una camera ammobiliata sul Tevere.
Si innamora, ricambiato, di Adriana, la dolce e mite figlia del padrone di casa, Anselmo Paleari e
sogna di sposarla e di vivere un'altra vita, ma presto si rende conto che la sua esistenza è fittizia.
Infatti, non essendo registrato all'anagrafe, è come se non esistesse e pertanto non può sposare
Adriana, non può denunciare il furto subito da Terenzio Papiano, un losco individuo che lo ha
raggirato, e non può fare tutte quelle cose della vita quotidiana che necessitano di una identità.
I rapporti dei personaggi con Adriano Meis a Roma.
Finge così un suicidio e, lasciato il suo bastone e il suo cappello vicino a un ponte del Tevere, ritorna
a Miragno come Mattia Pascal.
Sono intanto trascorsi due anni e arrivato al paese, Mattia viene a sapere che la moglie si è risposata
con Pomino e ha avuto una bambina. Si ritira così dalla vita e trascorre le sue giornate nella
biblioteca polverosa dove lavorava in precedenza a scrivere la sua storia e ogni tanto si reca al
cimitero per portare sulla sua tomba una corona di fiori.
La Premessa seconda
Nella Premessa seconda (filosofica) a mo' di scusa il protagonista decide di mettere per scritto la sua
strana vicenda: Mattia lascerà il manoscritto nella biblioteca dove aveva lavorato con l'obbligo però
di aprirlo soltanto cinquant'anni dopo la sua terza, ultima e definitiva morte. Il consiglio di mettere
per scritto il suo caso viene a Mattia da un suo amico bibliotecario, il quale inoltre gli suggerisce di
scrivere il libro sul modello di quelli scovati nella biblioteca. Mattia però ribatte che non era più
tempo di scrivere libri, neppure per scherzo, da quando Copernico ha scoperto che gli uomini sono
atomi infinitesimali su un granellino di sabbia impazzito, che gira e rigira senza sapere perché, le
storie degli uomini non hanno più alcun valore. Tuttavia, data la stranezza del suo caso, egli parlerà
di sé, ma il più liberamente possibile.
La motivazione dell'inutilità della letteratura poggia quindi sulla figura simbolica e "umoristica" di
Copernico: a lui si deve che gli uomini abbiano perso fiducia nel proprio valore, che sappiano di
essere dei vermucci o atomi infinitesimali. I libri che poggiavano sulla considerazione del valore della
vita umana sono dopo Copernico "morti". Certo ne sono stati scritti molti altri, ma inutili e
insignificanti per statuto, dei libri che, grazie a una momentanea distrazione, parlano di cose che nulla
contano come se contassero. Il libro, il romanzo, del passato è diventato uno "spazio finto" per
l'esistenza reale. La motivazione della scelta di scrivere il libro è duplice: da una parte vi è la ragione
universale della distrazione provvidenziale, dall'altra quella individuale che è ancora la "stranezza" del
caso narrato. La prima motivazione conserva il sentimento della vita distraendolo fuori dall'universo
copernicano, la seconda diviene spia di un superamento sia della nullità di valore dei casi esistenziali
sia dei libri del passato o che il passato continuano come non fosse morto.
In questa premessa Pirandello si interroga sul senso di scrivere un romanzo: il libro riflette su se
stesso e sulla sua tecnica costruttiva, l'atto stesso di scrivere diventa uno dei protagonisti del
romanzo.
Nell'invettiva contro Copernico, Pirandello sembra aderire al lamento leopardiano sui mali che
derivano alla coscienza umana dal progresso della scienza e dall'evoluzione del pensiero filosofico,
anche se la pratica umoristica comporta la scelta di un'affermazione sfumata e ironicamente
paradossale dei concetti.
I temi dell'opera
I temi che vengono affrontati nel "Fu Mattia Pascal" sono molteplici ma tra i principali si ricordano il
tema della maschera, quello della famiglia e quello dell'identità.
Il tema della maschera
Secondo Pirandello, tutti noi abbiamo una maschera che ci viene data dalla società e che ci diamo noi
stessi, cioè un ruolo e un immagine con la quale ci riconosciamo (impiegato, marito, padre di
famiglia...). Quindi se noi cambiamo improvvisamente il nostro modo di essere, oppure non ci
riconosciamo più in queste rappresentazioni, le maschere dateci dalla società rimangono
impermutabili.

Il tema della famiglia


Il secondo tema principale è la famiglia, che può essere vista sia come un nido, come la famiglia
d'infanzia, che come una prigione da evadere, come la convivenza con la moglie e la suocera.
Il tema dell'identità
Il tema centrale dell'opera è quello della perdita dell'identità che Mattia prima caccia via e poi
riottiene e accetta. L'identità è qualcosa di importante che ogni individuo deve preservare per far sì
che il suo ricordo rimanga per sempre.

Il narratore
Il narratore della vicenda è lo stesso Mattia che in prima persona ricorda le vicende accadute. Il tipo
di focalizzazione è interna.
Fabula e intreccio
Fabula e intreccio non coincidono. Infatti il libro inizia proprio dalla narrazione di eventi già
accaduti.
Luogo
I due luoghi principali dove si svolge la vicenda sono Miragno, suo paese natale, e Roma, dove
risiede presso la famiglia Paleari. Durante la narrazione Mattia compie molti viaggi visitando sia città
estere che italiane, come Montecarlo, Torino e Colonia.
Tempo
L'autore non riferisce precisi elementi che riescano a determinare l'anno preciso dell'ambientazione
dell'opera, ma, grazie alle informazioni che da di Roma, ormai diventata capitale del Regno d'Italia, si
sa che si svolge tra il 1870 e l'inizio del ‘900.
I personaggi
Sono molteplici i personaggi analizzati da Pirandello, tutti con caratteristiche psicologiche molto
particolari.
Mattia Pascal/Adriano Meis
Mattia Pascal e il vero protagonista dell’opera, che si “ tramuterà “ poi in Adriano Meis, per tornare
alla fine il fu Mattia Pascal.
Si tratta di un uomo bizzarro, dall’aspetto poco piacevole (capelli lunghi rossi, folto barbone e un
occhio strabico) che dopo aver trascorso un’infanzia felice, in un ambiente di agiatezza economica
sostenuto dall’amore della madre (il padre era morto quando Mattia era in tenera età) .
Roberto Pascal
È il fratello maggiore di Mattia. Tra i due è sempre presente un buon rapporto di complicità e di
affetto. Secondo i commenti del fratello, Roberto è più attento al suo aspetto fisico. Alla fine della
vicenda lo ritroviamo più maturo,capace di compensare i debiti del padre, sposandosi con una
ragazza ricca e vivendo nella sua casa natale.
La madre di Mattia
Mattia ha un particolare rapporto di devozione e di affetto nei confronti della donna che l'ha messo al
mondo.
È una donna molto gracile e ha una voce nasale. È sempre stata molto buona con i suoi figli e non gli
ha mai fatto mancare niente neanche nei periodi nei quali, per colpa del marito, la famiglia è piena di
debiti. La donna è succube dei maltrattamenti della suocera del figlio, suocera che non voleva questo
matrimonio.
Batta Malagna
Batta Malagna è l'amico a cui il padre ha dato il controllo delle sue ricchezze dopo la sua morte,
controllo che ha portato alla rovina della famiglia di Mattia.
Ha un viso lungo incorniciato da baffi melensi e pizzo; il pancione languido (cap. I) che sembrava
arrivasse fino a terra, le gambe corte e tozze: insomma, secondo Mattia, aveva il volto e il corpo che
più non si addicevano ad un ladro come Malagna. Anche in altre cose, come l'amore, Malagna è
sempre pronto a rovinare tutto, come nel caso di Olivia, ragazza amata da Mattia ma
successivamente sposa di Malagna. È un personaggio negativo.
Romilda Pescatore
È la moglie di Mattia. All'inizio Mattia è molto attratto da questa ragazza e vuole a tutti i costi
innamorarsi di lei; ma successivamente, a causa dei contrasti con la suocera e alle malattie dei figli,
Mattia inizia a ripudiarla e a non provare più niente per lei.
La vedova Pescatore
La mamma di Romilda Pescatore, ovvero la terribile suocera del povero Mattia, è paragonabile ad
una strega. Sempre pronta a criticare e a offendere, è la rovina della madre di Mattia.
Adriana Paleari
È la figlia di Anselmo Paleari, proprietario della pensione di via Ripetta a Roma dove Mattia Pascal,
sotto l'identità di Adriano Meis, alloggia durante il suo soggiorno nella capitale.
È una ragazza pura, gentile, educatissima, tenera e discreta ma allo stesso tempo è responsabile di sé
stessa e di tutta la famiglia. È molto amata da Mattia proprio per queste sue doti particolari che la
rendono unica.
Terenzio Papiano
Terenzio è il cognato di Adriana (era il marito dell'ormai defunta sorella della fanciulla) e cerca a tutti
i costi di sposarsi con la ragazza per non perdere la dote. È un uomo spietato pronto a fare di tutto
per il denaro. È proprio lui che durante la seduta spiritica deruba del denaro a Mattia. È un
personaggio negativo che sfrutta anche il fratello malato.

Messaggio dell’autore.

Con questo libro l’autore vuole esprimere il disorientamento dell’uomo di oggi che, troppo spesso
impaurito da ciò che lo circonda e roso dal timore di non essere all’altezza della situazione, cerca di
sfuggire il presente, evadendo in un’altra città e inventandosi una nuova vita, al di fuori delle regole
sociali.
Il drammatico epilogo dell’esperienza di Mattia manifesta chiaramente l’impossibilità della cosa,
dimostrando così come sia impensabile poter credere di annullare ogni vincolo sociale e umano,
senza poi sentire immancabilmente la nostalgia di quel calore e di quell’affetto che, se si ha pensato
anche solo per un attimo di poter evitare, diventa invece ben presto indispensabile nell’esistenza di
ognuno, per arricchirla e per tenerla viva

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