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Novella

La novella una narrazione breve e semplice i cui personaggi possono essere facilmente ritrovabili nella vita quotidiana. La novella nasce nel contesto della
letteratura orale e non si sa con precisione dove o quando sia nata, ci sono molte discordanze al riguardo: secondo la teoria orientalista sembra che sia nata in Oriente
e poi diffusasi verso il XII secolo in Occidente. la novella un genere letterario non indipendente ma inglobato all'interno di altri generi letterari. alla base della struttura
che assumer poi nel medioevo troviamo l'exemplum, un genere che si potrebbe definire una forma semplice di novella ma che possiamo descrivere anche come un
genere a met strada tra la fiaba e la parabola. anche questo inglobato all'interno di altri generi come la vita dei Santi perch era usato molto spesso dai predicatori
in quanto era un genere con finalit educative e moraliste. i predicatori lo usavano allora per ricondurre sulla giusta strada coloro che avevano commesso dei peccati.la
novella nasce poi nell'ambito di culture molto diverse tra loro. un esempio di novella quella di Nastagio degli onesti di Boccaccio.

La novella nacque in Italia nel Duecento, secolo in cui nacque la letteratura italiana, ed un genere letterario che, con maggiore o minore fortuna, si continuato in
ogni secolo, fino ai giorni nostri.

La novella nel Duecento [modifica]


La novellistica ha, nel Duecento, un carattere di freschezza e originalit che si esprime in alcuni validi testi come il Libro de' sette savi opera di traduzione
dal francese di una trama narrativa che ebbe in seguito diffusione in tutte le letterature, i Conti di antichi cavalieri, anch'essi derivati dal francese, un poema formato di
varie storie cavalleresche e, soprattutto, ilNovellino, chiamato anche Le cento novelle antiche o Libro del bel parlare, che trova nella borghesia comunale che stava
affermandosi in quel periodo, con i suoi ideali di gentilezza, di cortesia, di sottile intelligenza e del bel parlare, la sua migliore celebrazione.

Il "Novellino" [modifica]
Il "Novellino", da non confondersi con l'opera omonima del 1476 (appunto, Il Novellino) di Masuccio Salernitano, passato all'indice dei libri proibiti, senza dubbio una
delle pi notevoli opere in prosa del secolo. Della sua storia esterna, poco di sicuro si pu affermare ancora oggi malgrado i numerosi studi fatti su di essa.

L'opera dovette essere composta non prima del 1281 e non dopo il 1300 e si discute se da uno o da pi autori; certamente il compilatore fu unico e a lui, quasi
sicuramente, si deve ilProemio dove i contenuti dell'opera e i suoi scopi sono indicati con sufficiente chiarezza e sintesi: sebbene la fonte fosse quasi certamente di
area toscana, alcuni non escludono che le sue origini siano venete.

Vi si legge:

"... e acci che li nobili e gentili sono nel parlare e ne l'opere quasi com'uno specchio appo i minori, acci che il loro parlare pi gradito, per ch'esce di
pi delicato stormento, facciamo qui memoria d'alquanti fiori di parlare, di belle cortesie e di belli riposi e di belle valentie, di belli donari e di belli amori,
secondo che per lo tempo passato hanno fatto gi molti. E chi avr cuore nobile e intelligenzia sottile s li potr simigliare per lo tempo che verr per
innanzi, e argomentare e dire e raccontare in quelle parti dove avranno luogo, a prode e a piacere di coloro che non sanno e disiderano di sapere...".
La brevit quasi schematica del maggior numero dei racconti del "Novellino" (cento in tutto) parsa per lungo tempo dovuta all'immaturit e semplicit dello
scrittore, ma un pi accurato studio dell'opera ha rivelato che esso non pu essere inteso nella sua realt se non inquadrandolo sullo sfondo della civilt
culturale medievale.

La brevit e la schematicit del Novellino sono volute dal suo autore, e sono dovute a precisi intenti stilistici e morali.

Gli aneddoti e le brevi narrazioni erano collocati infatti nel Medioevo nei trattati morali come esempi di verit o riprove degli insegnamenti e delle esortazioni, e
perci erano tanto pi efficaci quanto pi brevi e calzanti.

Il Novellino trasporta nel volgare, con esperta disciplina retorica e stilistica, proprio gli esempi delle scritture medievali, pertanto il suo pregio sta proprio nella
sua rapidit ed essenzialit.

Il Novellino perci non da considerarsi l'inizio ingenuo ed elementare della novellistica italiana, ma un documento in volgare della matura civilt letteraria del
Medioevo latino.

Pertanto non si dovrebbe guardare questa opera tenendo l'occhio al Decamerone, ma allo sfondo di cultura al quale si collega, e se da esso si vuole guardare
al Decameron, si pu farlo solamente per rendersi conto di quale rivoluzione abbia operato nell'ambito letterario l'opera di Giovanni Boccaccio.

Il Novellino ha pertanto singolari pregi di vivacit, di disegno essenziale e anche di felice rilievo. Sono narrazioni brevi, ma proporzionate e armoniche,
ravvivate da un gusto narrativo che va dal tragico al fiabesco, dal comico al drammatico, il tutto scritto in una lingua toscana viva e schietta.

La novella nel Trecento [modifica]


Se nel Duecento la novella aveva mirato sia ad educare che a dilettare, nel Trecento queste finalit prendono vie diverse: da una parte novelle di pura
ispirazione morale e religiosa, dall'altra novelle che intendono essenzialmente dilettare.

Di ispirazione religiosa e morale sono le novelle di Jacopo Passavanti, frate domenicano, che incluse nel suo libro di prediche intitolato Lo specchio di vera
penitenza. Si tratta di racconti di grande rilievo drammatico, in cui si avverte sempre la presenza dell'al di l come conseguenza della condotta dell'uomo sulla
terra.

Anche I Fioretti di San Francesco, aneddoti sulla vita del Santo raccolti da un ignoto frate francescano, sono pervasi di profondo spirito religioso: non cupo
come nei racconti del Passavanti, ma gioioso, sereno, tipicamente francescano.

Scritte invece per dilettare ed indifferenti ad ogni pretesa morale sono le novelle di Giovanni Boccaccio, novelle tra le pi belle non solo di questo secolo, ma di
tutta la letteratura italiana.

Sono cento e sono tenute insieme da un racconto cornice che il seguente: nella peste del 1348 dieci giovani fiorentini, tre uomini e sette donne, per evitare il
contagio si rifugiano nel contado e qui, per trascorrere lietamente il tempo, raccontano per dieci giorni una novella ciascuno, per questo il titolo dell'opera
Decameron, che, secondo l'etimologia greca, significa, dieci giornate.

La caratteristica dell'opera risiede innanzi tutto nell'utilizzo da parte di Boccaccio della cornice, espediente di cui l'autore si serve per indicare i temi delle
giornate e dare giudizi al riguardo delle novelle. Queste vengono pertanto ad inserirsi in questo complesso apparato narrativo proveniente dalla
tradizione indiana che nel XIII secolo trova nella toscana fiorentina il centro narrativo pi prolifico della storia. Inoltre da sottolineare l'interesse boccacciano
per il mondo femminile, al quale per l'appunto viene destinato il libro nell'intento di distrarle dai mali d'amore. Argomento delle novelle sono la gaia vita cortese,
l'esuberanza esplosiva dell'amore in tutti i suoi infiniti atteggiamenti, l'astuzia sottile che pone in ridicolo i creduloni. Un mondo, insomma, in cui l'intelligenza e
la bellezza dominano incontrastate e non conoscono remore morali. In questo mondo vivono mille personaggi, uomini e donne, giovani e vecchi, buoni e
cattivi, furbi e sciocchi, onesti e furfanti, nobili e sguatteri, tutti cos vivamente rappresentati, che una volta incontrati non si dimenticano pi. Ed proprio in
questa grande abilit di delineare caratteri, oltre che in quella di tessere trame, la grande arte di Boccaccio.

Boccaccio ebbe nel suo secolo diversi imitatori. Tra questi il migliore fu Franco Sacchetti che scrisse il Trecentonovelle, ideato intorno al 1385, ma realizzato in
parte tra il 1392 e 1396, senza un piano e un ordinamento. Si tratta appunto di trecento novelle che si rifanno ad alcuni temi boccacceschi, per lo pi brevi e
piene di brio, ma lontane dalla grande arte di Boccaccio.

Lopera esordisce con un proemio nel quale l'autore dichiara i suoi intenti: secondo il modello del Boccaccio, il Sacchetti raccoglie tutte le novelle dalle antiche
alle moderne, oltre ad alcune in cui egli stesso fu protagonista. Il testo, che costruito sul tipo dell'exemplum, si rif al Decameron ma anche alla tradizione
orale del popolo, ed scritto in una lingua che risente di dialettismi, parole del gergo, modi della lingua parlata e con notevoli libert di carattere sintattico. Si
ricava pertanto dall'opera la predisposizione all'autobiografia e un marcato senso moralistico, che viene spiegato dall'autore stesso quando dichiara di voler
prendere a modello Dante che quando avea a trattare di virt e lode altrui, parlava egli, e quando avea a dire e' vizi e biasimare altrui, lo facea dire agli spiriti .

Vi da dire, che per quanto il Sacchetti riprenda pi o meno apertamente i motivi boccacceschi, il suo stile si stacca notevolmente dall'arte del narrare tipico di
quest'ultimo, fino a dar vita ad unopera per molti versi completamente differente dal Decameron. Le novelle infatti non sono incluse in una cornice narrativa,
ma si dipanano liberamente senza seguire alcun progetto unitario di contenuto. Sacchetti si rif piuttosto alla tradizione dugentesca della raccolta disorganica
di tipo arcaico, mostrando uno spiccato gusto per la narrazione aneddotica, comica e realistica. La grande innovazione di Sacchetti sta nel suo proporsi come
narratore delle proprie novelle, assottigliando la distanza fino allora esistente tra narratore e destinatario. Entrambe le raccolte, seppur con fortune diverse,
costituiscono una fonte storica decisamente interessante per analizzare gli usi e i costumi del 300'.

La novella nel Quattrocento [modifica]


La novellistica quattrocentesca, come accade per molti aspetti della cultura del XV secolo, in parte connotata da una ripresa del volgare in chiave umanistica.
Vedono cos la luce ilParadiso degli Alberti di Giovanni Gherardi da Prato (1367-1442) e Le Porrettane del bolognese Giovanni Sabbadino degli Arienti.

In questo periodo per il fenomeno pi importante nell'ambito del genere rappresentato dall'affermazione della novella spicciolata, cio trasmessa come
testo singolo avulso da qualsiasi struttura organica o 'incorniciata' di ascendenza decameroniana. Fra le spicciolate si distinguono la Historia de duobus
amantibus (rielaborata da Enea Silvio Piccolomini in forma di epistola umanistica) e soprattutto la Novella del Grasso legnaiuolo (la cui versione pi elaborata
quella pervenutaci sotto il nome dell'astrologo Antonio Tucci Manetti), in cui si racconta con dovizia di particolari la beffa ordita da Filippo Brunelleschi (con la
complicit di Donatello) ai danni di un ingenuo ebanista.

Il clima culturale dell'umanesimo, volto all'esaltazione dei valori individualistici dell'ingegno e dello spirito critico, recupera da Boccaccio soprattutto il tema del
motto e della facezia, cio di un parlare pronto e scaltrito grazie al quale il personaggio manipola a suo vantaggio una situazione problematica. Vanno
ricondotte a questo filone la raccolta Motti e facezie delPiovano Arlotto, compilazione anonima di 218 aneddoti conclusi da un motto arguto, ma anche il Liber
facetiarum di Poggio Bracciolini, gli Apologhi di Leon Battista Alberti e i Detti piacevoli di Poliziano.

Un posto a s, nel panorama della novellistica quattrocentesca, spetta infine a Masuccio Salernitano, autore del Novellino. In questa raccolta (costituita da 50
testi suddivisi in cinque decadi tematiche) una notevole inventivit narrativa e linguistica perviene a esiti ambigui, ora di pura e cruda comicit, ora di cupezza
grottesca, assai distanti dall'equilibrio del modello decameroniano - rispetto al quale si rafforza notevolmente lo spunto misogino. L'opera venne messa quasi
subito all'Indice per la frequenza del tema osceno e anticlericale.

La novella nel Cinquecento [modifica]


La novella del Cinquecento boccaccesca: boccacceschi sono i temi, boccacceschi i personaggi. Solo che quella che era stata licenza in Boccaccio, diventa
ora, molto spesso, oscenit.

La ragione sta nel fatto che la novella in questo secolo, pi che proporsi un intento letterario, persegue un intento di intrattenimento e divertimento,
divertimento di una societ sensuale, tutta intrisa di terrenit, disinteressata ai grandi temi della morale, della fede, della politica.

Il modello pi vicino al Boccaccio fu Matteo Bandello, autore di poco pi che duecento novelle. Non senza ragione Bandello chiamava "casi" le sue novelle. In
esse, infatti, il caso e non il personaggio (come era stato invece in Boccaccio) il vero protagonista.

Novelle tra le pi vivaci e interessanti del secolo le compose Anton Francesco Doni, un letterato che scrisse e si interess di tutto.

Anche le novelle di Giovanni Francesco Straparola, riunite nelle Piacevoli notti, si fanno leggere con piacere per il modo sciolto e garbato con cui l'autore
racconta le sue storie, alcune delle quali di argomento fiabesco.

Altri autori di novelle furono il Agnolo Firenzuola ed il Lasca e lo stesso Niccol Machiavelli, che fu il pi pensoso e serio scrittore del secolo. Sua infatti la
novella Belfagor arcidiavolo.

La novella nel Seicento [modifica]


Nel Seicento ebbe poca valenza letteraria, investita anch'essa dalla decadenza di questo secolo.

Uno scrittore di racconti ci fu (e anche valido): il napoletano Giambattista Basile, autore de Lo cunto de li cunti. Ma i suoi racconti sono da considerarsi pi
simili alle fiabe che alle novelle.

Autore di un libro di novelle e facezie, alcune piacevoli e vivaci, fu Giovanni Sagredo autore de L'Arcadia in Brenta e Lorenzo Magalotti che, pur essendo
soprattutto uno scienziato, seppe raccontare alcune novelle con una prosa spigliata e moderna.

La novella nel Settecento [modifica]


Sembra che il Settecento, pur avendo tante cose da dire in campo di rinnovamento dei costumi, della politica, della giustizia, dell'economia, della letteratura e
della lingua, non abbia trovato il tempo di scrivere novelle. Poche, infatti, ne furono scritte, ed anche queste poche, mosse pi da un interesse pedagogico che
dal disinteressato gusto del raccontare.

Un'eccezione possono essere considerate le novelle di Gaspare Gozzi, arguto riformatore, scritte in una lingua semplice e priva di artifici e di piacevole lettura.

Pi studiata, invece, perch modellata su quella di Giovanni Boccaccio, la lingua con cui Antonio Cesari scrisse le sue novelle, che certamente non sono dei
capolavori di fantasia.

La novella nell'Ottocento [modifica]


L'Ottocento fu un secolo fondamentalmente romantico nella prima parte, verista nella seconda e la novella ne segu le correnti.

Il romantico Giuseppe Giusti, poeta di satire politiche, ma anche autore di belle pagine di prosa, scrisse alcune novelle argute e briose.

Agli ideali romantici s'ispir anche Edmondo De Amicis, autore del popolarissimo libro Cuore, scritto per i ragazzi, fatto di novelle, forse un po' patetiche, ma di
piacevole lettura.

Scrittore per ragazzi fu anche Carlo Lorenzini, noto con lo pseudonimo di Collodi, autore di Pinocchio ma anche di fiabe e novelle.

Esiti pi ricchi e vitali ebbe la novella verista.

Il catanese Giovanni Verga, che del verismo fu il pi illustre rappresentante, scrisse bellissime novelle, le pi famose raccolte sono Novelle rusticane e Vita
campestre.

In queste novelle, come nel suo pi famoso romanzo, I Malavoglia, egli s'ispir agli stenti, alle fatiche, al duro destino della povera gente della sua Sicilia e lo
fece con una prosa che sarebbe dovuta essere oggettiva ed impersonale ed invece personalissima e ricca di tanta umana empatia.

Alla gente semplice di campagna toscana s'ispir, invece, Renato Fucini, che fu un fecondo autore di novelle, raccolte nei volumi Le veglie di Neri, Nella
campagna toscana, All'aria aperta.

Grazia Deledda, anche se vissuta tra Ottocento e Novecento, fu assai vicina all'arte del Verga e alla poetica verista. Il mondo rude e primitivo della
sua Sardegna scenario di buona parte dei suoi romanzi e delle sue novelle.

Gabriele D'Annunzio, anche lui vissuto tra Ottocento e Novecento, fu poeta, romanziere, drammaturgo ed anche autore di novelle. E fu proprio con le novelle
che comp le prime esperienze letterarie, che nonostante fossero ancora legate all'arte verista, intravedevano numerose direzioni di innovamento, segnando la
fine della narrazione del "dato umano" tipica del verismo ed inaugurando una scrittura che poco dopo dar i suoi miglior frutti nel versante del decadentismo
europeo. Nelle sue raccolte Terra vergine e Le novelle della Pescara, l'ambiente sempre la sua aspra terra d'Abruzzo, altera, pagana e selvaggia.

Un posto a parte spetta a Ugo Tarchetti, che, pur essendo vissuto a met dell'Ottocento, sembra preludere con la sua narrativa a temi e gusti che torneranno
nel secolo seguente. I suoiRacconti, infatti, ispirati da una pura acrobazia intellettuale, si muovono ai confini dell'assurdo.

La novella del Novecento [modifica]


Nel Novecento la novella presenta una variet infinita di aspetti. Innanzi tutto i suoi confini geografici e storici diventano meno precisi, perch non facile
distinguerla dalla pagina di memoria, dall'appunto di viaggio, dalle riflessioni su tema, dal documento socio-ambientale, dalla satira di costume e spesso si fa
confluire in quel genere letterario che viene definito delracconto breve.

La novella del Novecento non sempre trama, ma molto spesso memoria, riflessione, intimismo, documento, satira, partecipazione sociale, ricerca della
bella pagina.

Agli inizi del secolo, Alfredo Panzini, autore di romanzi e di novelle, appare come un narratore un po' antiquato, ma dalla prosa nitida ed elegante con venature
di satira e di costume.

Nella prima met del Novecento, Luigi Pirandello l'autore pi noto anche al di l dei confini d'Italia. Pi famoso come autore di commedie, scrisse anche
romanzi e novelle, Novelle per un anno. A base delle sue opere l'indagine sui recessi pi misteriosi della coscienza, sull'essenza stessa dell'io.

Massimo Bontempelli, anche lui drammaturgo e narratore ebbe il pregio di raccontare storie irreali ed impensabili con lucida e realistica chiarezza.

Narratore elegante, ma per certi versi legato agli interessi del verismo Corrado Alvaro, che con la sua narrativa, fatta di romanzi e novelle, si ispira spesso
alla vita problematica della gente del meridione d'Italia.

Per buona parte del secolo Alberto Moravia autore di romanzi e novelle, I racconti romani, ha rappresentato un importante punto di riferimento nella narrativa
italiana. Con una prosa precisa, aderente alle cose, realistica. Moravia ha espresso un ricco quadro di costume, borghese e popolare, rappresentato con
oggettivit e senza alcuna pretesa morale.

Contemporaneamente Dino Buzzati, autore di romanzi e novelle fa argomento della sua narrativa le ansie, le paure, le angosce, gli incubi che vivono nel fondo
della coscienza dell'uomo, creando situazioni di surrealistica potenza.

Una trascrizione surrealistica della vita contemporanea ispira anche le novelle di Achille Campanile ed Ennio Flaiano.

Il mondo della memoria e delle esperienze di vita invece il motivo ispiratore fondamentale delle novelle di Michele Saponaro, Natalia Ginzburg, Giorgio
Saviane, Vittorio Gassman.

Alla rievocazione d'ambiente, condotta in chiave tra ironica e sentimentale si rifanno le novelle di Giuseppe Marotta, Luca Goldoni, Ugo Gregoretti, Luciano De
Crescenzo, Gianni Rodari,Massimo Grillandi e di tanti altri scrittori, noti e meno noti, che vanno ad arricchire questo genere letterario ancora oggi, e forse pi
che mai, attuale pur con le sue mille sfaccettature.

Importante anche la novellistica femminile: tra le autrici pi importanti e di successo del Novecento, va ricordata Ada Negri, che con Le solitarie apre alla
problematica della condizione femminile, attraverso un insistito autobiografismo.