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Gabriella Brusa Zappellini

La mente e le forme
Alle origini del comportamento simbolico

ARCIPELAGO EDIZIONI

Gabriella Brusa-Zappellini

LA MENTE E LE FORME
Alle origini del comportamento simbolico

Indice

Capitolo I RESTI FAuNISTICI E INDuSTRIA LITICA 1. Fossili cognitivi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2. Ordine e simmetria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo II STRATEGIE DELLAPPARIRE 1. Pigmenti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2. Ornarsi con un dente di lupo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3. Equivalenze magiche. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo III ANIMALI-vESTIGIA E PRATIChE FuNERARIE 1. Deposizioni e sepolture . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2. Frammischiare le ossa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Capitolo Iv LuOGhI DELLIMMAGINARIO 1. Infinite forme. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2. Da dove vengono le immagini?. . . . . . . . . . . . . . . . . . 3. Paradigmi del linguaggio emozionale . . . . . . . . . . . . . 4 Alla ricerca del paradiso perduto. . . . . . . . . . . . . . . . .

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Note ai capitoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Indice delle illustrazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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capitolo i REsti FAUnistici E inDUstRiA liticA

della pi antica presenza 1. Fossili cognitivi umana nel mondo offrono, per decine di millenni, le tracce dei primi insediamenti provvisori in cui i nostri predecessori hanno soggiornato per periodi pi o meno lunghi, trascinato le prede e consumato il cibo. si tratta di testimonianze incerte. lubicazione dei primi accampamenti africani presenta, per lo pi, scarsi resti paleo-faunistici, non sempre riferibili in modo inequivocabile a una frequentazione antropica. le variazioni climatiche, la presenza delle iene e degli avvoltoi, lesposizione nel tempo al passaggio degli animali hanno, in molti casi, confuso la disposizione al suolo dei reperti rendendo del tutto ipotetica la ricostruzione della loro fisionomia originaria. lo scorrimento dellacqua piovana scrive Jean chavail- Figura 1 lon lerosione fluviale e lo scivolamento del terreno hanno talvolta trascinato artefatti litici e ossa. infine lorso e la iena puliscono il loro habitat in grotta costituito nellintervallo fra due occupazioni umane, mentre il leopardo disperde le ossa delle carogne o della selvaggina radunate dagli uomini. Queste considerazioni che inducono alla prudenza, sono valide per la maggior parte dei giacimenti paleolitici.1 il discorso vale sia per le zone desertiche in superficie, sia seppur in misura minore per i siti protetti dai sedimenti fluviali o sepolti dalle fanghiglie lacustri. il rinvenimento di laboratori di taglio della pietra e di artefatti offre per evidenze meno precarie. nella maggior parte dei casi, non siamo pi dinanzi a insediamenti ipotetici, ma a campi base o ad aree di lavorazione che testimoniano le prime fasi della lunga storia dellumanit (Fig. 1).
E EviDEnzE ARchEologichE

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si tratti di giaciture primarie o secondarie, lindustria litica costituisce, gi agli inizi del Paleolitico inferiore, lindizio pi rilevante dellemergenza di un nuovo genere il genere Homo e la presenza di un individuo che ha ormai acquisito una struttura anatomica e unabilit pratica sconosciute al resto dei viventi. solo la mano delluomo, e prima ancora dellominide, guidata da un cervello complesso in grado di imprimere una fisionomia articolata e compiuta ai progetti della mente e di realizzare un diversificato repertorio di forme. i campi base di olduvai in tanzania (1,8 milioni di anni), di An hanech nel Maghreb (1,8 milioni di anni) e di Melka-Kontur in Etiopia (1,7 milioni di anni) hanno visto i momenti iniziali di organizzazione sociale di un Primate particolare, con una capacit cranica ancora poco sviluppata, ma che sapeva fabbricare un numero rilevante di strumenti di pietra e di osso, funzionali a differenti scopi (separare, triturare, grattare, sterrare, scuoiare).2 le prime datazioni radiometriche degli utensili di Koobi Fora, nel bacino del lago turkana (Kenya), effettuate con la tecnica del Potassio/Argon (K/Ar) (2,6 milioni di anni), sono probabilmente sovrastimate. Pi attendibile, anche alla luce dei resti paleo-faunistici (tecnica bio-stratigrafica), la loro attribuzione a 1,8 milioni di anni fa. Alla fine del secolo scorso, le campagne di scavo del giacimento di Kada gona, nella regione dellAwash (Etiopia), hanno portato alla luce unindustria litica di tipo olduvaiano datatatra il 2,6-2,5 milioni danni (radioisotopic dating 40Ar/39Ar). si tratterebbe degli strumenti pi antichi, intenzionalmente lavorati, finora rinvenuti3 (Fig. 2). the systematic archaeological and geological survey and excavations at gona between 19921994 led to the discovery Figura 2 of well-flaked stone artefacts which are currently the oldest known from anywhere in the world scrive sileshi semaw More than 3000 surface and excavated artefacts were recovered at 15 localities documented east and west of the Kada gona river. Based on radioisotopic dating (40Ar/39Ar) and magnetostratigraphy, the artefacts are dated between 2625 million years ago (Ma). Eg10 and Eg12 from East gona are the most informative with the highest density,

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providing the best opportunity for characterizing the oldest assemblages and for understanding the stone working capability of the earliest tool makers.4 scorrendo lungo linterminabile asse del tempo degli esordi, le pietre scheggiate si accumulano accanto alle aree di macellazione e alle zone di frantumazione delle ossa, spezzate per estrarre il midollo. secondo alcuni studiosi, dovevano essere prevalentemente le femmine a produrre e usare questi strumenti. Del resto, prima dellaffermarsi della caccia come pratica abituale, la morfologia corporea della femmina e quella del maschio non dovevano essere particolarmente differenziate.5 per impossibile farsene unidea precisa. in ogni caso, proprio labbondanza degli utensili a fare di unipotetica area di insediamento umana uneffettiva struttura preistorica. certo, anche diverse specie animali lasciano nellambiente il segno del loro passaggio. i lombrichi, attraverso unazione di filtraggio, modificano la composizione chimica del terreno smuovendo, ogni anno, parecchie tonnellate di terra.6 gli alveari, le dighe dei castori, i formicai, i nidi degli uccelli sono un miracolo di perfezione e di bellezza. Ma tutte queste marcature evidenti, a volte superbe, restano al di fuori dellorizzonte culturale: della straordinaria operosit animale non possibile fare storia. ogni anno, a primavera gli uccelli nidificano utilizzando ci che riescono a trovare nel territorio circostante. A ben vedere, non c un nido identico a un altro, ma la loro architettura si iscrive nei ritmi della ripetitivit naturale: varia col variare di ci che lambiente mette a disposizione secondo un identico modulo compositivo, mirato a un unico e ben preciso scopo. Pi creativa e strabiliante la scenografia allestita per il corteggiamento dalluccello giardiniere (Bowerbirds) della nuova guinea. nella stagione degli amori, per attirare la femmina, questo volatile dalla livrea piuttosto modesta, costruisce allinterno della giungla, con materiali vegetali sapientemente intrecciati, capanne circolari che possono raggiungere un metro daltezza. lingresso circondato da un giardino di muschio

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fresco decorato con fiori, frutti, foglie, funghi e, a volte, ali di farfalla per lo pi di colore rosso, mentre allinterno prevale decisamente il colore azzurro. la bellezza e la ricchezza di questi decori richiedono un lavorio dispendioso e unaccurata scelta dei materiali. Pare che le femmine si lascino sedurre soprattutto dagli arredi azzurri e scelgano per laccoppiamento le capanne pi solide, ma anche le pi attraenti sul piano cromatico. Una volta fecondate, lasciano lalcova variopinta e vanno a nidificare altrove. i castori costruiscono le loro dighe con rami, tronchi e pietre, mentre per le tane scelgono muschio e ramoscelli. Ma tutte le dighe hanno la medesima forma, larga alla base e stretta in cima, e tutte le tane presentano tre identiche tipologie a seconda che si trovino su unisola, sulla sponda di un lago o sulle rive di uno stagno. Per realizzare i favi, le api utilizzano la cera, un materiale prodotto dalle ghiandole situate sotto il loro addome. si tratta di strutture del tutto autonome e indipendenti dalla casualit dei materiali recuperati nei paraggi. Ma le loro cellette non conoscono mutazione di stile n si adattano al differenziarsi dei gusti. Domina costantemente la medeFigura 3 sima forma esagonale con il fondo a cuspide, una forma perfetta, ottenuta con il minor spreco possibile di materiale (Fig. 3). Una soluzione che ha un grande successo nel mondo della natura (Fig. 4). lintelligenza animale tende, dunque, a riproporre nel tempo sempre le medesime tipologie, tutte interne al ciclo funzionale dellistinto di sopravvivenza. il gioco dei piccoli e le dinamiche di corteggiamento degli adulti possono presentare un repertorio comportamentale pi ricco dinventiva, che per non lascia traccia. oggi sappiamo che alcuni animali sono in grado di filtrare anche modalit di trasmissione culturale, ma in modo marginale e frammentario. in definitiva, lagire animale non ha storia. il discorso vale anche per gli oggetti che alcuni animali usano per procurarsi il cibo. Pensiamo ai rametti e agli steli Figura 4 con cui gli scimpanz stanano le termiti. introducono i bastoncini nei buchi dei termitai e quando gli insetti li afferrano per proteggere i nidi, vengono estratti e divorati. Una

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tecnica analoga messa in campo per prelevare il miele dagli alveari. Pietre di diverse dimensioni sono utilizzate dagli scimpanz dellAfrica orientale per spezzare il guscio delle noci. in laboratorio, i cebi sudamericani hanno mostrato di possedere analoghe abilit. Anche le lontre aprono con i sassi la corazza dei granchi, mentre i fringuelli stanano le larve con spine aguzze. le cornacchie spaccano le noci facendovi cadere sopra delle pietre. nello stesso modo, lavvoltoio spacca le uova. Ma non si vive di solo cibo. Alcune antropomorfe usano le foglie del banano come ombrelli rudimentali. si tratta per, pur sempre, di materiali rinvenuti in loco, offerti tout court dalla natura. gi Karl Marx, interrogandosi nei Manoscritti economico-filosofici del 1844 sulle differenze fra loperosit animale e il lavoro umano, scrive: certamente anche lanimale produce. si costruisce un nido o delle abitazioni come fanno le api o i castori, le formiche, ecc. Ma esso produce soltanto ci che immediatamente gli occorre per s o per i suoi nati, produce, dunque, in modo unilaterale, mentre la produzione delluomo ha un carattere universale; (lanimale) produce solo se spinto da un bisogno fisico immediato, mentre luomo produce anche libero dal bisogno fisico, e produce veramente quando libero da questultimo (...) lanimale riproduce soltanto se stesso, mentre luomo riproduce lintera natura (...) lanimale forma le cose soltanto secondo la misura e il bisogno della specie cui appartiene, mentre luomo in grado di produrre secondo la misura di ogni specie e sa in ogni caso predisporre la misura conforme a quello specifico oggetto, quindi luomo forma anche secondo le leggi della bellezza.7 Queste riflessioni ritornano in un passo famoso del primo libro del Capitale. il ragno si legge compie operazioni che assomigliano a quelle del tessitore, lape fa vergognare molti architetti con la costruzione delle sue cellette di cera. Ma ci che fin dal principio distingue il peggior architetto dallape migliore il fatto che egli ha costruito la celletta nella sua testa prima di costruirla in cera. Alla fine del processo lavorativo emerge un risultato che era gi presente idealmente. non che egli effettui soltanto un cambiamento

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di forma dellelemento naturale; egli realizza nellelemento naturale allo stesso tempo il proprio scopo, da lui ben conosciuto, che determina come legge il suo modo di operare, e al quale deve subordinare la sua volont.8 Fin dalle sue prime emergenze, lintenzionalit umana presenta una fisionomia particolare: non utilizza tanto, o soltanto le forme offerte dalla natura in modo funzionale, ma intuisce, al loro interno, lo sviluppo di nuove potenzialit e di nuove forme. luomo, potremmo dire, un formidabile moltiplicatore di forme. Per costruire uno strumento litico di forma e dimensioni particolari scrive Richard E. leakey necessario essere in grado di intuire quelloggetto nella materia prima che si sceglie per la scheggiatura. sono convinto che la presenza di strumenti litici in modo predeterminato e regolare gi quasi 2 milioni di anni fa, ci induca a ritenere che la soglia dellintelligenza umana era gi allora raggiunta.9 la fabbricazione di strumenti attiva, dunque, dei potenziali che vanno al di l delle risorse immediatamente offerte dalla natura. luomo intuisce dentro le forme naturali altre possibili forme, orientando secondo diverse angolature la sua visione del mondo. non per possibile stabilire con certezza quando per la prima volta una pietra o un osso raccolti da terra abbiano subito una lavorazione intenzionale. si tratta di un momento straordinario in cui una scimmia seppur stravagante, relativamente bipede e con un regime alimentare vario ha smesso di essere una scimmia e ha iniziato a diventare qualche cosa di diverso. da questo momento che inizia propriamente la nostra storia. Da un certo punto di vista, lindustria litica offre, lungo la linea del percorso filogenetico umano, una testimonianza ancora pi significativa degli stessi reperti scheletrici. nello scorrere dei millenni, il cervello degli ominidi si modifica sotto lo stimolo di diverse pressioni selettive: unevoluzione che lascia un segno tangibile nei manufatti. nel Paleolitico inferiore e medio, fra le sequenze degli strumenti litici e lo sviluppo delle dimensioni dellencefalo esistono parallelismi evidenti.

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i primi chopper di Homo habilis (Modo 1 olduvaiano) (Fig. 5) sono differenti dai bifacciali regolari e simmetrici di Homo ergaster (Modo 2 Acheuleano) (Fig. 6) o dai sottili raschiatoi su scheggia del neanderthal (Modo 3 Musteriano) (Fig. 7). i reperti fossili ci dicono che anche lencefalizzazione di questi individui differente. ci sono due momenti nella nostra storia evolutiva in cui lo sviluppo cerebrale ha conosciuto un balzo piuttosto rapido: agli inizi del Pleistocene, intorno a 1,8 milioni di anni fa, e a met del Pleistocene, fra 600.000 e 200.000 anni fa. in Figura 5 entrambi i casi, lindustria litica sperimenta nuove tecniche e offre un diverso repertorio di forme. Poi, intorno a 200.000-150.000 anni fa, lo sviluppo delle dimensioni encefaliche si arresta, attestandosi su un grado di complessit del tutto straordinario. Emerge la nostra specie: luomo anatomicamente moderno. Da questo punto in avanti, il cervello umano non muta sostanzialmente pi, ma continuano a variare, con ritmi sempre pi accelerati, i suoi prodotti. la successione delle tecniche di lavorazione degli utensili e la classificazione della loro evoluzione tipologica, se- Figura 6 condo forme costanti e ricorrenti, costituiscono, fin dai primi studi pionieristici tra la fine dellottocento e gli inizi del novecento, un elemento guida indispensabile nella individuazione delle culture materiali preistoriche. gli strumenti litici, con la loro storia plurimillenaria, segnano le tappe di unavventura che trae il suo avvio, alcuni milioni di anni fa, quando le zampe anteriori di un gruppo di Primati iniziano a disertare i rami e il terreno. difficile stabilire se gi gli Australopiteci individui ancora scimmieschi, con un volume encefalico (450-500 cc) di poco superiore a quello di uno scimpanz, ma gi capaci di camminare a testa alta, seppur in modo incerto e facoltativo, nelle savane plioceniche dellAfrica orientale fossero ef- Figura 7 fettivamente in grado di modificare intenzionalmente i loro strumenti. che la loro bipedia sia il risultato di un adattamento funzionale alla vita della savana e prima ancora agli spostamenti fra diverse isole forestali o se una postura bipede abbia preceduto sugli alberi la deambulazione negli spazi

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aperti questione dibattuta, cos come rimangono piuttosto oscure le ragioni vantaggiose che hanno selezionato questo particolare, piuttosto eccentrico, adattamento morfologico. per una convinzione unanime che landatura eretta abbia segnato il calcio davvio della nostra evoluzione. sembra ormai chiaro scrive Phillip v. tobias che, fra tutti i caratteri pi tipicamente umani, ladattamento anatomico alla stazione eretta e allandatura bipede stato il primo a comparire negli archivi fossili dellumanit.10 Della straordinaria importanza della deambulazione bipede se ne erano gi accorti gli antichi che nulla ancora sospettavano delle nostre pi antiche parentele. secondo Anassagora, luomo il pi sapiente dei viventi perch ha le mani, quelle mani che gli consentono di imprimere al mondo circostante i progetti della sua mente e di creare nuove forme. Ma se, agli inizi, a camminare su due zampe erano scimmie con un cervello non molto diverso da quello di unattuale antropomorfa, quali caratteristiche avevano i primi individui che hanno iniziato a raccogliere pietre e ossa e a manipolarle per ricavarne delle schegge? A cosa dobbiamo questa novit comportamentale? Fra 2 milioni e 1,5 milioni di anni fa, diverse specie di Australopiteci dalle mani libere, prima di estinguersi, convivono con Homo habilis e non semplice individuare a chi spetti il primato della produzione degli utensili. secondo J. Desmond clark, i chopper rinvenuti nei pressi di Krugersdorp (sudafrica) sarebbero opera di Australopiteci recenti.11 sia Yves coppens che Jean chavaillon attribuiscono agli Australopiteci i giacimenti pi antichi della valle dellomo (Etiopia), mentre Mary e louis leakey ritengono che a olduvai saremmo dinanzi a unalternanza di insediamenti (e di manufatti) di Australopiteci e di individui del genere Homo.12 Ancora pi problematico, nelle fasi iniziali, distinguere i primi artefatti dagli strumenti di pietra tagliente offerti dalla natura. Una scheggia pu derivare dalla volontaria percussione di un nucleo o da una frantumazione fortuita, dovuta a eventi naturali. Pu essere il caso di due ciottoli battuti luno contro laltro dalla forza di un torrente o di un distacco le schegge termiche causato dal caldo o dal

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gelo. le rocce clastiche, sottoposte agli urti delle risacche e delle cascate, possono liberare schegge molto simili a quelle ottenute intenzionalmente da un bulbo di percussione. Alla fine dellottocento, la scoperta nel terziario antico e medio degli eoliti noduli di selce molto simili ai manufatti, ma prodotti da processi geologici naturali cre non pochi problemi ai primi studiosi di preistoria (Fig. 8). Probabilmente i chopper fanno la loro comparsa fra 2,6 e 2 milioni di anni fa nella valle dellomo, mentre i bifacciali Figura 8 dellindustria acheuleama pi antica risalgono a 1,5 milioni di anni circa. A met del secolo scorso, Raimond Dart ha avanzato lipotesi che un intervento su osso abbia preceduto di parecchie decine di millenni lindustria litica.13 Analizzando un numero impressionante di frammenti ossei di animali di diverse specie compresi alcuni resti di Australopithecus africanus rinvenuto nella grotta sudafricana di Makapansgat, Dart giunge alla conclusione che gli ossami erano stati portati nella caverna dagli Australopiteci per essere spezzati e utilizzati sia come utensili che come armi. Mandibole fratturate allaltezza del mento fungevano da seghe (Fig. 9), mentre la calotta cranica, separata dalla parte inferiore del cranio, poteva diventare una ciotola. Dart chiama questa industria pre-litica osteodontokeratic Figura 9 culture (di ossa, di denti e di corna) e la associa a moduli comportamentali intraspecifici decisamente aggressivi. gli Australopiteci avrebbero usato armi di osso in particolare le ossa lunghe di antilope non solo per abbattere una grande quantit di animali, ma anche per uccidersi fra di loro (Fig. 10). ora, lipotesi che una scimmia assassina e cannibale si annidi nei bassifondi del nostro percorso antropogenetico, si oggi del tutto ridimensionata. studi pi recenti suggeriscono una diversa lettura dei reperti. le deformazioni e le fratture sono probabilmente imputa- Figura 10 bili ai processi di fossilizzazione e alla pressione dei sedimenti. in molti casi, quasi impossibile stabilire, anche sulla base di accurate analisi tafonomiche, se le fratture e le deformazioni siano avvenute ante mortem o post mor-

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tem. pi probabile, come sostiene il paleontologo Bob Brain, che gli accumuli di Magapansgat non siano il risultato di una mattanza operata dai nostri pi antichi predecessori, ma rappresentino i resti di pasti di carnivori.14Accumuli di resti ossei molto simili sono, del resto, frequenti nelle tane delle iene. Molti fossili di ominidi scrive ian tattersall citando come caso emblematico il cranio di neanderthal della grotta guattari (italia) sono stati trovati in siti che in seguito sono risultati essere tane di iene e cos pi di una volta questi cumuli di ossa, prima che se ne riconoscesse la vera natura, hanno ricevuto interpretazioni fantasiose.15 Al di l delle profonde competenze anatomiche di Dart e dei suoi indiscussi meriti paleoantropologici, lidea che lAustralopiteco sia una sorta di scimmia-killer oggi non pi condivisibile. assai probabile che gli Australopiteci si trovassero nella condizione di prede assai pi che in quella di predatori. E non si tratta dellalibi delle iene, come hanno ironizzato alcuni sostenitori di Dart. in un recente studio, gli antropologi Donna hart e Bob sussman hanno sostenuto lidea che proprio la minaccia della predazione sia stata la maggior responsabile di una serie di comportamenti vantaggiosi sul piano delle pressioni selettive adottati dai primi ominidi.16 in ogni caso, interessante notare che, fin dalle pi remote tappe della ominizzazione, esiste una associazione costante fra utensili litici e resti paleo-faunistici, paradigma indiziario forte della presenza di un rapporto del tutto particolare fra la nostra specie emergente e il mondo animale, un rapporto anomalo rispetto a quello dei Primati non umani e che evidenzia laffermazione di un nuovo, inusuale regime alimentare. come le specie umane, anche i Primati non umani sono onnivori, ma la loro dieta per lo pi frugivora. certo, anche unalimentazione vegetariana pu giustificare lutilizzo di strumenti adatti a frantumare i semi e a sterrare tuberi e bulbi, ma soprattutto un regime alimentare carneo fosse anche praticato da spazzini opportunisti a spingere un individuo privo dei canini affilati dei felini o degli artigli robusti dei saprofagi a dotarsi di strumenti compen-

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sativi che gli consentano di tranciare e di spezzare le ossa per estrarre il midollo e le parti molli. Anche alcuni Primati non umani si nutrono di carne ad esempio, gli orango, i babbuini e i cebi sudamericani ma in modo sporadico e marginale. Unici fra le Antropomorfe, gli scimpanz come ha ben documentato Jeane goodall vanno a caccia di mammiferi, in genere di piccole antilopi o di babbuini. talvolta cacciano in gruppo. molto raro per che si diano a questa pratica le femmine, che tendono a rivolgersi a unalimentazione quasi esclusivamente vegetariana.17 in ogni caso, la preda viene, per lo pi, consumata individualmente, cio in modo opportunistico, anche se non mancano rari momenti di distribuzione collettiva: alla fine della contesa per il bottino pu accadere che i maschi dominanti concedano qualche brandello di carne agli sfortunati di rango inferiore. probabile che le prime scimmie bipedi si trovassero in una situazione alimentare non molto diversa da questa e che avessero una dieta prevalentemente frugivora (semi, noci, frutta) con integrazioni di carne piuttosto saltuarie, anche se una pi marcata alimentazione carnea deve essere emersa piuttosto presto. nel gennaio del 2009, gli scavi condotti da zeresenay Alemseged (california Academy of sciences) nel giacimento di Dikka negli stessi sedimenti fluviali e lacustri della regione dell hadar che nel 1974 hanno restituito lo scheletro di lucy hanno portato alla luce frammenti della costola di un ungulato e del femore di un bovide con alcuni solchi. Dalle analisi microscopiche, queste striature non sembrano attribuibili ai denti di un carnivoro, ma a un intervento di scarnificazione attuato con una scheggia di selce. Un taglio conserva ancora un minuscolo residuo di pietra. i fossili, datati intorno a 3,4 milioni di anni, proverebbero la presenza di un individuo affine allAustralopithecus afarensis, che doveva aver gi abbandonato una dieta composta esclusivamente di frutta, vegetali, insetti e lucertole per dedicarsi a una alimentazione pi varia e proteica. nella stessa regione, dopo un milione di anni, emergono altri indizi rilevanti.

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le modificazioni climatiche avvenute intorno a 2,3 milioni di anni fa a livello globale, nelle zone orientali dellAfrica avevano provocato una diminuzione dellumidit, un aumento progressivo dellaridit e un clima pi secco. Queste nuove condizioni ambientali devono aver avuto un peso notevole nella differenziazione evolutiva dei primi ominidi, favorendo in un habitat pi variabile rispetto alle foreste pluviali lemergenza da una parte di Primati bipedi robusti, con un apparato masticatorio ben adattato a una alimentazione di cibi coriacei, e dallaltra di individui gracili, pi plastici e con un regime alimentare pi vario. lanalisi delle usure dei canini, degli incisivi e dei molari rivela che Australopithecus robustus (sudafrica) (Fig. 11) e Australopithecus boisei (Africa orientale) dovevano essere forti masticatori di cibi duri (radici, tuberi, bulbi), mentre Australopithecus africanus si rivolgeva probabilmente a risorse alimentari pi varie e diversificate (germogli, rizomi, fogliame, semi, bacche, carne, molluschi). se luomo non certamente ci che mangia, le Australopitecine almeno in parte lo erano e questo deve aver giocato un ruolo rilevante nel tiro dei dadi biologico della nostra speciazione. Di notevole interesse sono i recenti studi genetici sulla proteina MYh16 responsabile dello sviFigura 11 luppo dei muscoli mandibolari. Mentre la proteina presente nei Primati non umani, nelluomo pressoch disattivata. si stimato che tale mutazione debba essere avvenuta intorno a 2,1 milioni di anni fa, cio nelle prime fasi della emergenza del genere homo. limportanza della riduzione evolutiva della muscolatura mandibolare scrive sean B. carroll va al di l del modo in cui gli ominidi masticavano il loro cibo. lanatomia dei muscoli ha molta influenza sulla crescita ossea () Una riduzione nella muscolatura mandibolare e di conseguenza nella forza impressa sulla mandibola avrebbe ridotto la tensione sulle ossa del cranio. Questo potrebbe aver permesso alla scatola cranica di diventare pi sottile e pi grande.18 la presenza contemporanea di Australopiteci e di Homo habilis nei primi insediamenti africani ad esempio negli strati pi antichi del deposito di olduvai in effetti, fa pensare a regimi alimentari ulteriormente diversificati: ancora

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piuttosto sporadica lalimentazione carnea nelle scimmie bipedi, pi consistente in Homo habilis. come afferma chavaillon, il fenomeno della ricerca di cibo nel corso degli antichi periodi della preistoria sfugge in gran parte alla nostra comprensione (...) Parole semplici come caccia, predazione, necrofagia, carne assumono spesso un senso diverso quando sono impegnate per designare alcune attivit dei Primati non umani, degli ominidi, delluomo.19 certamente, i comportamenti alimentari devono aver contribuito a plasmare in modo notevole le relazioni sociali allinterno delle quali maturata selettivamente la nostra emergenza. in ogni caso, difficile immaginare gli Australopiteci come individui dediti a unabituale attivit venatoria. Al pari delle Antropomorfe, per molte ore della loro giornata, dovevano essere impegnati a nutrirsi di vegetali e molto probabilmente la loro estemporanea ingestione di carne era dovuta allo sfruttamento delle carogne. Potremmo pensare a un ampliamento graduale della dieta dalla raccolta dei vegetali alla raccolta degli animali incrementato nella stagione secca, quando il verde scarseggia e la presenza di carcasse pi abbondante. lo stesso discorso potrebbe valere per Homo habilis allinterno, per, di un comportamento alimentare pi differenziato, con una decisa propensione per cibi ricchi di proteine animali. Dalla variet dei resti faunistici dei campi base del Pleistocene inferiore, ragionevole ipotizzare che anche Homo habilis praticasse la caccia in maniera sporadica, rivolgendosi ad animali di piccola taglia. la presenza, accanto ai manufatti, di fossili di mammiferi di grandi dimensioni, come elefanti e ippopotami, fa supporre una lunga fase di predazione passiva, basata su pratiche di rovistamento alimentare delle carogne abbandonate sul terreno. Unabitudine, in ogni caso data labbondanza degli strumenti litici rinvenuti nei primi accampamenti meno estemporanea e marginale rispetto agli Australopiteci. Anche le analisi chimiche dei reperti scheletrici sembrerebbero confermare questa ipotesi. sulla base delle evidenze archeologiche, non per possibile stabilire se Homo habilis trasportasse il cibo in luoghi

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deputati per distribuirlo allinterno di una rete sociale in maniera altruistica e cooperativa, o ne facesse un consumo individuale. i dati a disposizione della ricerca non consentono di sapere se avesse gi adottato forme di vita sociale di carattere moderno o se fosse ancora immerso in un vivere naturale opportunistico. Ma come si comportava con i parenti pi prossimi della famiglia hominidae? ci si potrebbe chiedere scrive Fiorenzo Facchini se la convivenza di Australopithecus boisei con Homo habilis fosse pacifica o bellicosa. la risposta che si pu dare per una coesistenza pacifica. lAustralopithecus boisei era certamente pi robusto di Homo habilis, ma forse non aveva ragione per competere con lui. come vegetariano, legato a una dieta molto specializzata, si aggirava in zone aperte o ai limiti della boscaglia in cerca di arbusti che potevano fornirgli bacche radici, e non trovava un concorrente in Homo habilis, presumibilmente onnivoro.20 Homo habilis doveva probabilmente privilegiare, per i suoi insediamenti provvisori, la boscaglia fluviale e le coste lacustri, ampliando, in questo modo, notevolmente la sua dieta.21 in un livello di olduvai attestato anche il consumo alimentare di pesci. Quando la caccia abbia effettivamente iniziato a diventare unattivit fondamentale per la sopravvivenza dei nostri predecessori insieme alla pi mite e antica raccolta di vegetali spontanei difficile dire. cos come gli Australopiteci hanno condiviso, per decine di migliaia danni, con Homo habilis gli stessi spazi aperti delle savane, anche Homo habilis, prima di avviarsi allestinzione, ha convissuto con Homo ergaster, una nuova specie con tratti umani pi decisi. Del resto, non sono neppure del tutto certi i rapporti di specie fra queste diverse forme di emergenza umana, come non chiaro se alcuni fossili vadano considerati come appartenenti a specie diverse o non siano piuttosto varianti della stessa specie (cronospecie). le differenziazioni tassonomiche del percorso antropogenetico, fondate sulle differenze anatomiche della documentazione fossile e sulle culture materiali industria litica, campi base, ecc. appaiono pi convenzionali che sostan-

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ziali, sostenute pi dal desiderio di fare ordine nellalbum di famiglia che su elementi effettivamente dimostrabili. come noto, le somiglianze anatomiche non sono, di per s, un indice sufficientemente attendibile per lindividuazione di una specie. chiamiamo scimmia (pithecus) lAustralopiteco africano e uomo (homo) lhabilis con una certa dose di arbitrariet, anche se da qualche parte bisogna pur iniziare a chiamarci esseri umani. louis leakey, Phillip tobias e John napier coniarono, per la prima volta, la denominazione Homo habilis nel 1964 attribuendola ai resti fossili di un ominide rinvenuto in Kenya (cranio catalogato con la sigla KnM-ER-1470), dotato di una massa cerebrale di poco superiore a quella degli altri Primati bipedi coevi, ma ancora molto simile a questi per le ossa facciali e i denti. va, per altro ricordato, che proprio questo cranio sub notevoli vicissitudini terminologiche. Agli inizi degli anni novanta del secolo scorso, fu attribuito a Homo rudolfensis e, qualche anno pi tardi, al generico Australophitecus (Bernard Wood) (Fig. 12). Potremmo spostare la lancetta homo un po pi indietro o un poco pi avanti nel tempo senza modificare di tanto il quadro ricostruttivo generale. E non il caso di farne una questione lessicale. la scelta strategica di giorgio Manzi di chiamare questi individui dai tratti umani vissuti intorno a 2 milioni di anni fa in Africa col termine early-Homo del tutto condivisibile.22 la storia evolutiva della nostra speciazione tuttaltro che una catena di sequenze ordinate in cui ogni anello pi grande di quello precedente n, tanto meno, una scena allinterno della quale per ogni attore che entra uno ne esce. Alle origini, ci furono diversi modi possibili di essere ominidi, pi o meno negli stessi luoghi e negli stessi periodi. la vita, come scrive stephen Jay gould, un cespuglio che si ramifica copiosamente. Per quanto riguarda la nostra emergenza, la metafora pi convincente sembra per ancora quella dellalbero, a patto di considerarlo piuttosto intricato e con molti rami secchi. oggi si tende a pensare a una ventina di specie di ominidi estinti, raggruppata in una mezza dozzina di generi.

Figura 12

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Possiamo pensare che, nel Paleolitico inferiore, fra i rami delle prime tappe africane, lungo la Rift valley e in sudafrica, la convivenza sia stata facilitata da regimi alimentari diversificati, mentre agli inizi del Paleolitico superiore, con il sopraggiungere della nostra specie in unEuropa gi abitata dal neanderthal, la presenza dei nuovi colonizzatori, dotati di unorganizzazione sociale pi strutturata, di un linguaggio pi articolato e di forme simboliche pi avanzate ma con le medesime modalit di produzione dellesistenza (caccia ai grandi mammiferi e raccolta) abbia inevitabilmente relegato la specie meno favorita in zone marginali e periferiche, decretandone la deriva demografica e lestinzione.

2. oRDinE E siMMEtRiA

Figura 13

ino A QUAlchE DEcEnnio fa, si tendeva a semplificare il nostro albero evolutivo, individuando una sorta di filo di Arianna, un philum ordinato di sviluppo allinterno delle ramificazioni: dalle Australopitecine, attraverso Homo habilis e Homo erectus, fino a Homo sapiens. oggi il passaggio di testimone appare assai meno chiaro e lineare. se lominide della gola di olduvai il primo costruttore di strumenti litici, il primo individuo con una configurazione scheletrica post-craniale moderna stato rinvenuto in Kenya, sulla riva occidentale del lago turkana (ex lago Rodolfo), un luogo straordinariamente ricco di depositi fossiliferi. Datato intorno a 1,6 milioni di anni fa, con un cervello ancora piuttosto piccolo (800 cc. circa), ma con una corporatura agile e unaltezza considerevole rispetto agli altri ominidi coevi, il cosiddetto turkana boy (KnM-Wt 15000) classificato da alcuni paleoantropologi come Homo erectus da altri come Homo ergaster si presenta, alla luce delle attuali acquisizioni, come il pi accreditato antenato diretto della nostre specie (Fig. 13). secondo ian tattersall, assai probabile che Homo ergaster possedesse un potenziale cognitivo pi elevato dei suoi predecessori. A lui si attribuisce, intorno a 1,4 milioni di anni fa, la fabbricazione di un nuovo strumento litico dalle caratteristiche particolari: lascia acheuleana (Modo 2)

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(chiamata cos dal sito francese di saint-Acheul in cui venne studiata e descritta per la prima volta da de Mortillet). si tratta di un manufatto dai distacchi regolari ottenuto con gesti ritmici e cadenzati, chiamato anche ascia a mano o amigdala per il suo profilo a mandorla (Fig. 14). ci che maggiormente colpisce di questo strumento che pu avere caratteri di base diversificati: discoidali, triangolari, ovoidali, cordiformi (Franois Bordes)23 il suo asse speculare di simmetria che sembra rispondere pi a esigenze di ordine formale che a uneffettiva funzionalit pratica. si pi volte rilevato che questo utensile da taglio avrebbe potuto assolvere altrettanto bene al suo scopo anche con un andamento meno armonico ed equilibrato. non possiamo neppure pensare che il suo profilo puro, con la base arrotondata spesso lasciata grezza che si assottiglia verso lapice, corrisponda a rinnovate funzionalit pratiche. Anche le prime schegge, rozze e rudimentali, potevano funzionare altrettanto bene. Ma allora, a quali nuove Figura 14 esigenze corrisponde la sua bella simmetria? come scrive ida Mailland, la perfetta simmetria del bifacciale, il fine ritocco, costituiscono il raggiungimento della perfezione tecnologica dello strumento che deve essere ben calibrato nella mano di chi lo deve usare; forse nella scelta del materiale che si pu cogliere il senso estetico e linteresse per il non comune.24 se lamigdala risponde a nuove strategie funzionali o a pi raffinate esigenze di presa, la sua forma evidenzia, per, anche un salto cognitivo della mente, cio lemergenza di una propensione allarmonia, alla semplicit e allordine compositivo (Fig. 15). Figura 15 Une morphologie est recherche scrivono hlne Roche e Pierre-Jean texier par lamnagement simultan de deux convexits de manire que lune soit limage de lautre, en fonction dun plan dquilibre bifacial. De lintersection de ces deux convexits nat une silhouette lisse par retouche qui se distribue par rapport un plan dquilibre bilatral.25

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con larmonica simmetria dellascia acheuleana siamo probabilmente dinanzi alla prima manifestazione concreta, impressa nella pietra, dellemergenza di una nuova propensione per lordine compositivo che caratterizzer le avventure estetiche della nostra specie nascente per parecchie decine di millenni. in Europa, lamigdala comparir soltanto intorno a 600.000 anni fa e sar destinata a una straordinaria fortuna. Pensiamo al bifacciale smussato nella pietra intorno a una conchiglia fossile, una bella chlamys del cretaceo, rinvenuto a West tofts (norfolk inghilterra) (200.000 anni fa circa) (Fig. 16). Qui, dinanzi a questo reperto straordinariamente bello, tutte le nostre categorie utilitaristiche, sembrano non tenere pi. sono necessari paradigmi nuovi e nuovi modi di leggere le forme. in fondo, gli strumenti litici che precedono i bifacciali (dossidiana o di basalto, di quarzite o di diaspro, di selce o di tufo), sia che si usassero i nuclei scheggiati sia che si sfruttassero, come oggi si tende a credere, le schegge ricaFigura 16 vate dai nuclei, rispondevano a una preoccupazione dominante: tagliare. tutta la cosiddetta industria di tipo olduvaiano si tratti di chopper (lavorati su una sola faccia), di chopping tool (lavorati su due facce) presenta forme piuttosto rozze e grossolane. con la tecnica acheuleana sembra, invece, farsi strada nella mente, accanto allidea dellefficienza funzionale, unaltra preoccupazione di diversa natura, quella della ricerca di forme semplici e regolari. Unesigenza di ordine gi forse anticipata dai poliedri sferoidi pi antichi (An hanech-Algeria) e sviluppata dalle bole sferiche dellAcheuleano e del Musteriano (Fig. 17). secondo Michel lorblanchet, probabilmente proprio a partire dai primi strumenti sferici che pu essere nata nella mente lidea del bifacciale.26 il Figura 17 periodo che va dal primo chopper alle ultime amigdale comprende parecchie centinaia di millenni scrive Andr leroi-gourhan (...) le forme si sono evolute verso la simmetria e lequilibrio funzionale per giungere negli utensili a quella che, a nostro avviso, sembra una autentica ricerca della regolarit delle curve e della finitezza del ritocco.27

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Da un certo momento in poi, sembra affermarsi, dunque, una nuova preoccupazione di ordine formale. Pare quasi che luomo inizi a proiettare fuori di s quello stesso equilibrio speculare che caratterizza la struttura del suo corpo, rispecchiandosi nei suoi oggetti. Siamo dinanzi a unemergenza straordinaria, destinata a modificare notevolmente il rapporto dello sguardo con la realt sensibile, o meglio, il rapporto fra la percezione delle forme e le forme della percezione. evidente che sarebbe una forzatura leggere nelle asce a mano, fabbricate da Ominidi dallo scarso volume encefalico, la presenza di una propensione alla bellezza o allarmonia paragonabile al nostro senso estetico, anche se certe amigdale ci possono ancora stupire per la loro composta armonia. Il passaggio da una necessit quasi-biologica a una propensione estetica non immediato e neppure lineare. David Lewis-Williams ritiene che sia nata prima larte figurativa della sensibilit estetica e che lestetica, cos come la intendiamo noi, non sia una facolt inscritta nelle nostre strutture cerebrali.128 Ma la sensibilit estetica intimamente correlata alla percezione delle forme e linteresse per le forme riconducibile alle strutture di funzionamento della mente. Un interesse che, del resto, non nasce neppure con lamigdala, ma che attinge pi in profondit nel pozzo del tempo. La focalizzazione dei contorni che delimitano i dati della visione e orientano lazione non una specificit umana, ma riconducibile al pi generale sviluppo evolutivo degli organi percettivi di molti animali superiori: uno sviluppo funzionale a diversi adattamenti vantaggiosi (cibo, territorio, procreazione) che affonda le sue radici in strati biologici molto remoti. Saper captare i suoni e il calore o riconoscere i contorni degli oggetti sviluppare cio dei recettori adeguati a districarsi nella variet degli stimoli esterni unabilit fondamentale per la sopravvivenza di molti viventi. Distinguere delle forme specifiche, stagliate su uno sfondo percettivo globale, rientra potremmo dire nel sistema fisiologico-sensoriale vitale di molte specie. Sappiamo che alcuni animali reagiscono alle forme artefatte con comportamenti di panico o di eccitazione. Non dimenticher mai

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il terrore di ivan, il mio favoloso gatto nero, quando per gioco, a carnevale, mi ero infilata sulla testa due enormi orecchie di cartone, rotonde e scure. Probabilmente queste orecchie posticce avevano agito come uno di quei segnali che Konrad lorenz chiama evocatori visuali, capaci di suscitare reazioni immediate. Questi evocatori possono venir trasferiti su materiali sensoriali diversi, mantenendo per il dato di pregnanza della loro forma. Anche due grandi cerchi luminosi ravvicinati possono mettere in fuga le abituali prede dei rapaci notturni. i pulcini di gabbiano reale mostrano evidenti reazioni di allarme e risposte di fuga alla vista di sagome dalla forma di uccelli predatori, mentre rimangono del tutto tranquilli alla vista di sagome di uccelli canori o di altre specie innocue29 (Fig. 18). la capacit, in generale, di individuare e distinguere gli oggetti sul continuum fluttuante e cromatico del campo visivo ha probabilmente assunto, anche lungo la nostra linea evolutiva, un valore primario e fondamentale. lindividuazione del bordo di delimitazione che struttura una linea di contorno appartiene alle strategie di riFigura 18 duzione della complessit messe in campo dalla natura e dense di ricadute sulle pressioni selettive. Da un punto di vista percettivo scrive Riccardo Manzotti nel suo Psicologia della percezione artistica il nostro sistema visivo deve ininterrottamente decidere come raggruppare elementi percettivi altrimenti separati; non fosse altro perch, allorigine limmagine del mondo esterno acquisita puntualmente da 1.300.000 circa fotorecettori separati, ognuno in grado di recepire soltanto il colore di un punto.30 lintelligenza dello sguardo, cogliendo in una variazione di luminosit, di colore o di tessitura una realt dotata di una propria autonomia rispetto al contesto, indubbiamente funzionale alla messa in atto di dinamiche vincenti, sia offensive che difensive. probabile che la reazione di panico, piuttosto generalizzata nella nostra specie, nei confronti dei serpenti sia do-

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vuta, oltre alla indubbia pericolosit velenifera di alcuni esemplari, alle difficolt del nostro sguardo di individuare con chiarezza la loro presenza sullo sfondo del campo visivo, una difficolt che non abbiamo nei confronti di predatori altrettanto pericolosi, ma non altrettanto mimetici. la selezione nel nostro sistema visivo di apparati fisiologici specializzati nella individuazione dei contorni, cio in grado di individuare aggregazioni formali coerenti, potrebbe dunque giustificare linteresse ancestrale che luomo attribuisce alla forma. Ma perch certe forme suscitano una particolare attrattiva? gli studi neurologici sono oggi concordi nellaccantonare definitivamente lidea che la percezione sia un recipiente neutrale adatto a registrare passivamente i dati che provengono dallesterno: ogni percezione una proiezione della mente sulla cosa percepita. la psicologia della gestalt, ha ampiamente sottolineato, gi agli inizi del secolo scorso, la componente attiva, categoriale potremmo dire con Kant, dellatto visivo. Allinterno di questa dinamica, esiste, per, unevidente propensione per le forme armoniche e simmetriche. Anche nel mondo animale, la pregnanza che talune forme semplici e regolari possono avere, potrebbe essere riconducibile alla loro improbabilit. si tratta di forme che spiccano e si distaccano in maniera rilevante sullo sfondo confuso dellorizzonte di riferimento e fungono, in tal modo, da segnali. cos anche per la nostra specie? Esiste una preferenza osservabile nel nostro percepire scrive Ernst gombrich per le configurazioni semplici, le linee rette, i cerchi e altri ordini semplici e noi tendiamo a scorgere tale regolarit pi che le forme casuali, quando ci scontriamo col caotico mondo esterno (...) Abbiamo una tendenza a verificare sia il mondo reale che le sue rappresentazioni in base a unipotesi di regolarit che non viene abbandonata finch non sia da refutare () il mondo che luomo si costruito , di norma, un mondo di forme geometriche semplici, dal libro che il mio lettore tiene in mano a quasi tutti gli elementi del nostro ambiente artificiale.31 Ma in quale momento, lungo la nostra linea filogenetica, emersa questa esigenza di semplificazione formale, questo senso dellordine che nel sapiens consideriamo innato?

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lamigdala, con la sua struttura equilibrata e regolare, che sembra gi prefigurare le scelte stilistiche di un futuro pienamente umano, potrebbe costituire se non una traccia significativa, almeno un buon indizio per lidentificazione della nostra emergenza specifica; unemergenza segnalata anche dallo sviluppo di potenziali cognitivi connessi allo sviluppo encefalico (Fig. 19). Pi si incrementa la complessit del cervello e pi il mondo percepito si complica, presentando aspetti di realt precedentemente ignoti: latto percettivo, trasformando loggetto percepito, lo fa apparire sotto una luce nuova. Pi questa dinamica si complica e pi lo sguardo tende a disperdersi in una pluralit di stimoli visivi difficilmente governabili. Figura 19 in questo senso, la propensione allordine, alla regolarit e alla purezza formale potrebbero fornire una risposta selettiva alla progressiva eccedenza degli stimoli e presentarsi come una sorta di strategia di riduzione della complessit del mondo. in fondo, anche il linguaggio potrebbe appartenere a questa medesima strategia di riduzione della complessit degli stimoli sensoriali, una complessit sconosciuta al resto dei viventi. su questo ritorneremo pi avanti. la regolarit semplice e simmetrica degli strumenti acheuleani rispecchia forse, gi in una fase remota della nostra filogenesi, lemergere di una nuova mappa cognitiva non solo in grado di archiviare le forme secondo specifici criteri ordinativi, ma anche di proiettare questo stesso ordine mentale nei prodotti della mano. non per solo questione di forme. lo stesso gusto cromatico deve aver giocato, fin dagli albori, un ruolo rilevante. Agli inizi, linteresse pratico della fabbricazione di utensili idonei doveva selezionare le pietre trovate in loco, pi adatte alluso. Ma selce, quarzite, basalto, ossidiana e diaspro non sono interscambiabili n alla vista n al tatto. Alcune pietre sono pi morbide, altre pi dure, alcune chiare, altre scure. Queste materie prime pi o meno opache, pi o meno trasparenti presentano coloriture diverse, a volte curiose e suggestive. se teniamo una pietra nella mano per lavorarla, la avviciniamo inevitabilmente allocchio che ne pu cogliere cos, con maggior agio, le venature e le gradazioni.

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Durante una campagna di perlustrazione nel gran mare di sabbia del Deserto Occidentale (Egitto), Ida Mailland ha rinvenuto e fotografato unamigdala acheuleana di quarzite piuttosto particolare (Fig. 20). Ogni faccia divisa dallasse centrale in due parti perfettamente simmetriche, ma di colore diverso.32 Certo, possiamo ritenere che la bicromia di questo manufatto sia casuale, ma la partizione dei colori lungo il suo asse di simmetria cos netta da far pensare a unintenzionalit dovuta forse a una fascinazione cromatica che ha indotto il suo artefice a staccare con cura le schegge dal blocco e a dirigere in modo sapiente le azioni di percussione per ottenere leffetto-bicolore che ancora oggi ci colpisce. Dunque, alcuni Ominidi forse avevano gi interio- Figura 20 rizzato il senso estetico della forma e del colore. Nei siti Olduvaiani della Tanzania, il gran numero di manufatti intagliati in splendidi blocchi di lava verde lo starebbe a comprovare. Potremmo allora dire che la bella forma dellascia acheuleana sia la prima, grande eredit che Homo ergaster ha lasciato allumanit nascente. La questione, per, della corretta collocazione nel nostro album di famiglia di questo Ominide rispetto a Homo erectus ancora lontana da una risoluzione condivisa. Richard Leakey, cui dobbiamo, negli anni Ottanta del secolo scorso, la scoperta e lo studio di molti fossili del Kenya, classifica il ragazzo di Turkana come Homo erectus, mentre Ian Tattersall lo classifica come Homo ergaster mentre considera lerectus una specie locale, evolutasi in Asia orientale da un progenitore africano (forse lo stesso ergaster). Molti autorevoli studiosi scrive Tattersall continuano a inchinarsi alla tradizione e fanno rientrare nella specie Homo erectus una grande variet di Ominidi africani, asiatici ed europei (...) una complicazione di cui deve essere informato chiunque cerchi di orientarsi nella letteratura sulla evoluzione umana.33 Di fatto, un individuo oggi estinto, con caratteristiche nuove rispetto a Homo habilis e dotato di un cervello pi evoluto, sopravvive almeno fino a 300.000 anni fa, dimo-

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strando uneccezionale stabilit sia comportamentale che morfologica (la paleo-cultura di Arthur Jelinek). Agli inizi del Pleistocene un periodo caratterizzato da una notevole instabilit climatica, dunque assai favorevole alle radiazioni adattive questo grande camminatore, aveva iniziato, attraverso una serie di migrazioni, a diffondersi al di fuori dellAfrica e a colonizzare il mondo. intorno a 1,7 milioni di anni fa, nei territori caucasici (Dmanisi in georgia) zone che hanno conosciuto una fauna pleistocenica di struzzi, elefanti e giraffe sono stati rinvenuti i resti di ominide pi antichi al di fuori del continente africano (Homo georgicus), associati a unindustria litica piuttosto rudimentale (Modo 1). Un individuo con caratteri simili presente in Estremo oriente e in indonesia (nellisola di giava). la sua capacit cranica , in ogni caso, ancora piuttosto modesta. Un salto notevole si ha soltanto fra i 600.000 e i 200.000 mila anni fa con la presenza prima in Etiopia (Bodo) e poi in Europa (cava di Mauer, germania, cava di Arago, Francia, swanscombe, inghilterra, Petralona, grecia) e forse anche in cina (Dali e Jnniushan) di individui con caratteristiche relativamente omogenee e uno sviluppo cerebrale (oltre 1.000 cc) ormai vicino a quello del sapiens. come scrive sean B. carroll, sembra che sia avvenuto un balzo improvviso nella dimensione assoluta dellencefalo allinizio del Pleistocene (1,8 milioni di anni fa) e di nuovo a met del Pleistocene (600.000-150.000 anni fa), epoche separate da un periodo di relativa stasi di circa un milione di anni.34 Abbiamo gi accennato alle modificazioni climatiche delle zone orientali dellAfrica fra la fine dellEocene e gli inizi del Pleistocene, intorno a due milioni di anni fa. Per quanto riguarda il secondo grande balzo, alcuni studi recenti tendono a raggruppare in ununica specie i rinvenimenti scheletrici del Pleistocene medio un periodo in cui attestato anche il controllo del fuoco attribuendoli a Homo heidelbergensis. Per le sue caratteristiche anatomiche, assai probabile che questo ominide disponesse ormai di un linguaggio piuttosto articolato. Una acquisizione strategica di indubbio successo. in ogni caso, doveva possedere un livello

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di socializzazione piuttosto elevato se era in grado, come a terra Amata (Francia) (400.000 BP circa) di costruire capanne ovali, lunghe fino a sei-sette metri. labbondante presenza di ocra rossa in questo accampamento sulla spiaggia mediterranea potrebbe far pensare anche allemergenza di forme simboliche e rituali incipienti. comunque quasi impossibile, alla luce degli scarsi fossili del Paleolitico inferiore, farsi unidea precisa delle fasi pi arcaiche della nostra speciazione. secondo la teoria degli equilibri punteggiati avanzata da stephen J. gould e niles Eldredge, le specie tendono a mantenersi stabili per lungi periodi e a trasformarsi piuttosto rapidamente allinterno di gruppi poco numerosi.35 E questo rende estremamente difficile lindividuazione delle tappe intermedie. negli ultimi decenni, lincontro tra paleoantropologia e biologia molecolare quando non ha dato luogo a infecondi conflitti di competenza ha notevolmente contribuito a far chiarezza sulla fisionomia di un mosaico di cui mancano ancora tante tessere, pur tenendo conto del fatto che queste due discipline lavorano su scale temporali diverse: il tempo lungo dei fossili da una parte e il tempo breve delle mutazioni dallaltra. Un punto indubbiamente solido di riferimento dellintera vicenda evolutiva costituito dagli scenari paleoclimatici e paleoecologici allinterno dei quali possibile ricostruire, con un buon livello di approssimazione, la logica dello sviluppo antropogenetico, collocando, allinterno delle diverse condizioni ambientali, le fasi propulsive fondamentali della nostra emergenza: landatura eretta, levoluzione dellabilit della mano, lincremento del volume encefalico, cio quei tratti fisici pi significativi della nostra specie che precedono la nostra origine specifica. Quanto alla effettiva dinamica dello sviluppo un processo complesso dovuto a unincredibile variet di circostanze e per nulla implicito negli esordi evidente che la ricerca destinata a rivedere costantemente i propri risultati alla luce delle nuove scoperte sul campo e della progressiva messa a punto delle analisi di laboratorio. la condivisione dei dati offerti dalla genetica, dalla biologia molecolare e dalla paleoantropologia chiarir ulteriormente le cose,

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anche se oggi questi tre orologi non segnano sempre la medesima ora, con il rischio di mancare agli appuntamenti che contano. Ma allinterno di questa strana avventura che ha visto un individuo plasmato dalla natura trasformarsi in un eccezionale moltiplicatore di forme, ci che muta progressivamente non soltanto larchitettura anatomica e la complessit cerebrale. Dal punto di vista genetico, la nostra evoluzione non atipica rispetto a quella degli altri viventi e tutto il nostro cammino antropogenetico non avrebbe spiegazione se non alla luce di un orizzonte evoluzionistico-adattivo globale. Allinterno di questo processo per, il genere homo ha introdotto elementi di discontinuit piuttosto marcati. linsieme di tutti questi elementi vengono, nel corso del tempo, a ricomporsi allinterno di un nuovo quadro di senso in cui la logica della evoluzione naturale cede progressivamente il passo alle dinamiche di sviluppo culturale. si profila, allora, uno scenario inconsueto in cui unumanit, ancora sospesa tra natura e cultura, si rapporta al mondo secondo criteri indubbiamente vantaggiosi sul piano biologico, ma anche secondo codici relazionali produttivi di nuove forme dellimmaginario. A un certo punto del percorso, anche le interazioni funzionali con il mondo animale vengano a mescolarsi e a confondersi con le interazioni immaginarie, dando vita a una rete simbolica sempre pi fitta. Ma in quale momento della nostra evoluzione le fantasie della mente hanno iniziato a intersecare i programmi della natura? Quando ha avuto inizio quel fuoriprogramma rappresentato della cultura e destinato a evolversi nella vita simbolica delle forme?