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Davide Colavini

IL FONDO
DELLO SPETTACOLO

prefazione di

Enrico Bertolino

2014

Indice

Enrico Bertolino
Prefazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Si va in scena . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Sar una rockstar . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Millenovecentonovanta! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Lino grezzo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Frangenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Sanit apparente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Scaldasole e laparoscopio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Avventure nei locali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Valium Tavor Xanax Ansiolin . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Primi timidi applausi (con donne) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Tra motel e saldatrici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Quelladorabile rompicoglioni di Giulia . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Colpo di frusta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Assurdi spettacoli in luoghi catastrofici . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Invisibili a Saronno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Belle, brutte, magre, grasse, ma soprattutto vecchie . . . . . . . . . .
Innamorato, maledizione! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Vendere lanima . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Nuovo inizio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Mobbing . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 163
Recitare sempre e comunque . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 172
Alcol illuminante . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 182
Sperimentazioni televisive sulla propria pelle . . . . . . . . . . . . . . . 193
E camminando di notte, nel centro di Milano, semideserto e buio 200

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Assurdi spettacoli in luoghi catastrofici

Per una volta mi sentivo tranquillo.


Facevo il commerciale. Anzi, no: sul biglietto da visita
cera scritto New sales development innovation. Io, che
sapevo a malapena i termini base della lingua anglosassone: thank you, good morning, my name is e self service, indispensabile quando fai benzina.
In pratica nel mio bellufficio ci stavo solo un paio di
giorni a settimana, negli altri visitavo i clienti. Venire in
ufficio per era piacevole: ero circondato da colleghe
attempate e gentili, che conoscendo la mia situazione
familiare si erano autoproclamate zie. La cosa non mi
dispiaceva, anzi, mi faceva piacere essere al centro delle
loro attenzioni e delle loro coccole. A questo si sommava
lo stipendio pi che dignitoso, una Seat Toledo nuova
fiammante, un cellulare Ericsson che incredibilmente mi
stava quasi nel palmo della mano, e un rimborso spese lauto e completo, che mi permetteva anche di fare nei
weekend lunghi viaggi, con la benzina pagata dalla mia
societ, la Lexa Materie Prime SPA.
Insomma: dalla merda alla situazione del perfetto italiano medio, tutto grazie a Gigi.
Giulia era orgogliosa di me, ai suoi occhi ero diventato
un piccolo radical chic, ero finalmente ritornato alluso
della cravatta e non mi tormentava neanche pi col posto
di lavoro da suo padre. Il sintomo evidente della mia nuova situazione era che i motel cominciavo a pagarli pure
io

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S, mi sentivo veramente tranquillo. E tutto questo perch avevo eliminato il cabaret. Evidentemente non era la
mia strada.

Al laboratorio del Torricelli Mona Lisa mi aveva fatto


una proposta.
Lo chiamavano tutti cos per via dei suoi capelli lunghi
e sudici che gli cadevano sulle spalle ricordando la Gioconda in acido. Era lorganizzatore del centro anarchico ed
era sempre presente alle nostre serate.
Cazzo, Renato! Sto organizzando una mostra itinerante sugli anni settanta, sulla contestazione lavorativa parlo di lotta dura, capisci? Verr portata in giro per biblioteche, associazioni culturali, altri centri sociali affiliati Ti
va di fare il tuo spettacolo sulla disoccupazione? Ce lo
vedo bene, fai mezzora, ci saresti solo tu Non ci sono
molti soldi, lo si fa per la causa, ci stai?
A forza di aperture di serate ai colleghi, laboratori e
concorsi di cabaret, cominciavo a montare il mio primo
spettacolo intero.
Ma certo, Mona Lisa. Qualsiasi cosa per il compianto
compagno Berlinguer!, dissi, col pugno chiuso alzato.
In realt pi che col pugno chiuso di Berlinguer io ero
cresciuto col Gimme Five di Jovanotti, ma se mister Sei
come la mia moto ora era diventato il compagno Lorenzo
Cherubini, non vedo perch il miracolo non poteva capitare anche a me. Bastava solo, ogni tanto, buttarci dentro
un propiziatorio Berlusconi merda. E poi io in questa
realt di sinistra effettivamente ci stavo bene.
Il primo appuntamento era in una biblioteca della periferia popolare a sud di Milano. Alla mia solita tensione si
sommava lirrazionale paura di sembrare particolarmente
moderato e di diventare un bersaglio per i colpi di falce e
martello.

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Ovviamente non cera palco e nemmeno il microfono,


ma lambiente era piccolo e attento. Nel mio angolo le
pareti erano tappezzate di foto in bianco e nero che ritraevano comizi, bandiere comuniste, primi piani di Cossutta
e di Lama, polizia contro operai e picchetti davanti alle
fabbriche. In un contesto di lotta cos dura mi sentivo terribilmente frivolo e inadeguato, quasi blasfemo. Raccomandai lanima al compagno Berlinguer e cominciai.
And bene. Il rigoroso silenzio fu quasi subito interrotto da risate sincere, le foto iniziarono a guardarmi con
simpatia e benevolenza, la mezzora vol via.
Complimenti! Aveva ragione Mona Lisa, sei proprio
bravo! Ti lascio una copia del ciclostilato interno della
biblioteca che c un articolo che parla della mostra, ci sei
anche tu. Lo legge tutto il quartiere!
La mia prima rassegna stampa: Renato Cavazza, la star
del quartiere. Gi mi vedevo a firmare autografi casa per
casa. Sfogliai avido le pagine ciclostilate del giornalino e
trovai larticolo. Poche righe parlavano della mostra:
allinterno della mostra lo spettacolo di cabaret di
Renato Cavasso.
Renato CAVASSO?
Non c foto, sono citato una volta sola e per giunta col
nome sbagliato?
Mi voltai inferocito verso il bibliotecario, che per mi
ricambi con un sorriso disarmante. Non si era minimamente accorto dellerrore, per lui mi chiamavo cos.
Nel tabellone del Risiko del cabaret, lemergente
Cavasso aveva conquistato il sud di Milano.

Dopo un periodo diniziale entusiasmo e orgoglio per


il mio nuovo lavoro, mio padre ricadde sempre pi a fondo nella depressione.
Lo vedevo pochissimo, sempre di corsa tra Giulia, lavoro e cabaret: mi alzavo prima di lui e quasi sempre torna-

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vo solo a notte inoltrata. Quando ci incrociavamo lui a


volte era spento, assente, malinconico, altre invece cercava
lo scontro verbale, voleva litigare con i pretesti pi stupidi. Questi suoi alti e bassi rivelavano la sua solitudine, ma
ovviamente lorgoglio gli impediva di ammettere la sua
sete di affetto. La verit era che eravamo entrambi dei disadattati alla vita di single: io madre-dipendente, lui mogliedipendente. Se per io avevo trovato il calore delle nuove
zie acquisite sullambiente di lavoro, lui, in pensione, non
faceva che intristirsi, deprimersi e incattivirsi.
Sentivo che avrei dovuto fare qualcosa, intervenire per
cambiare questa situazione, ma onestamente non ne avevo
n la forza, n la voglia. Volevo solo guardare altrove.

Una sera al Torricelli dopo il solito laboratorio fui avvicinato da un certo Silvano, un tipo scuro e di poche parole,
bresciano, che mi disse che gli ero piaciuto e mi propose di
fare qualche apertura ai suoi artisti, per valutarmi meglio.
Ovviamente accettai con entusiasmo: daltra parte era il primo vero impresario che credeva in me. Feci unapertura al
Rototom di Brescia, un bel pub con un ottimo pubblico,
numeroso e attento. Al suo ingresso, in parata, una schiera
di locandine di comici in programmazione: restai ad ammirarle a lungo le foto, i colori, la scelta dei caratteri un piccolo residuato mentale dei miei tentativi da grafico pubblicitario. La star della serata era Marino Guidi, un cabarettista di lunga carriera, che dopo di me prese letteralmente in
mano il pubblico e lo trascin in una risata lunga pi di
unora. Tutti ridevano, tranne me: ero ipnotizzato dalla sua
bravura, sopraffatto dallammirazione.
A Silvano piacqui, disse che ero promettente, ma che,
prima di affidarmi una serata tutta mia, voleva vedere altro
repertorio, insomma avrei dovuto fare altre aperture.
Guarda, la prossima una birreria, mi fai un quarto
dora. Per ti pago, eh? Cinquantamila lire.

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Ah, va bene, grazie Silvano.


Per dovresti farmi la ritenuta dacconto.
Una ritenuta dacconto per cinquantamila lire? Avevo
gi capito con chi avevo a che fare: la politica di Silvano
era che un comico doveva essere bravo, con uno spettacolo collaudato e costar poco. Se poi era anche famoso, tanto meglio. Da parte mia, lunico requisito che rispettavo
era costar poco.
Lo spettacolo era finito, andai verso il bancone per la
birra dellartista emergente meditando di andare a fare i
complimenti a Marino Guidi per la sua esibizione. Era dai
tempi di Cabrioflipper che lo seguivo in tv. Non feci in
tempo a portare la birra alle labbra che sentii una pacca sulla spalla. Mi voltai e me lo trovai di fronte: alto, massiccio,
ma con la classica pancetta da cabarettista notturno.
Come hai detto che ti chiami?
Non gli ero piaciuto. Dieci a uno che voleva appuntarsi il mio nome per dire in giro che facevo pena. Pensai di
dargli un nome falso.
Renato Renato Cavazza.
Bravo, Renato, mi sei piaciuto. Devi essere solo un po
pi padrone del palco, ma i testi sono belli. La battuta sulla vedova che vendeva saldatrici mi ha fatto morire.
Non riuscii a ricambiare i complimenti, pietrificato
dalla gioia. Tutto era alla mia portata, dovevo soltanto
imparare a padroneggiare meglio il palco

Non potevo crederci: avevo anchio il calendario spettacoli pieno. Anzi: ero il cabarettista con il calendario pi
pieno e meno pagato della storia. Ma chi se ne frega, per
ora andava bene cos, finch cera mamma Lexa a darmi da
mangiare. Il piccolo tour di Mona Lisa era andato abbastanza bene, a volte molta gente, a volte poca, avevo fatto
pi o meno ridere, ma ero soddisfatto. Mancava solo lultima data: centro sociale Mandragora, zona nord di Milano.

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Mi accolsero cinque individui e in un attimo mi resi


conto di essere capitato nel pi brutto centro sociale esistente al mondo: completamente abbandonato al caos e al
disordine, inverosimilmente sporco. Era la prima volta che
trovavo un centro sociale in quelle condizioni e mi dispiaceva molto, soprattutto perch gli organizzatori erano nelle stesso stato: brutti, sporchi e cattivi. Mi invitarono a
mangiare qualcosa nel cucinino, ma appena entrai mi venne da vomitare per lodore e per la vista: torri di piatti da
lavare da mesi, sughi ricoperti di muffe, padelle con incrostazioni risalenti alla guerra di Crimea.
Avevo proprio bisogno di un caff. Un tizio lo vers
dalla moka nelle tazzine scheggiate, col manico spezzato,
poi cerc pigramente un cucchiaino e, non trovandolo,
infil la sua lunga unghia del mignolo nella scatola di cartone e con la stessa mescol il tutto.
Tu, caff? Quanto zucchero vuoi?
No, grazie, non bevo mai nulla prima dello spettacolo
Lui scroll le spalle e bevve tutto dun fiato, fece una
smorfia e sput disgustato sul pavimento. Aveva semplicemente scambiato la scatola dello zucchero con quella del
sale.
Vado di l a controllare il palco.
Le foto, questa volta attaccate a casaccio, mi guardavano con sofferente partecipazione. Io, Lama e Cossutta:
eravamo in una brutta situazione.
La sala era vuota, al suo centro solo una panchina di
ghisa.
Fratello, adesso arriva qualcuno labbiamo detto un
po in giro che cera qualcosa stasera una specie di teatro
Iniziai alle undici e mezza. Pubblico in sala: cinque persone, gli stessi organizzatori. Nessun pagante aveva varcato la soglia e non lavrebbe fatto, dato laspetto fatiscente
del posto, nemmeno se quella sera ci fossero stati Beppe
Grillo e Roberto Benigni insieme, gratis.

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Partii con un repertorio da battaglia per scaldarli un


po, ma erano completamente storditi perch nel frattempo si erano fatti una canna dopo laltra, nemmeno fossimo
stati a Woodstock. Non risero, non piansero, non avevano
emozioni, ma solo sorrisi ebeti da idioti fumati. Attaccai
con la parte sul lavoro, quando uno si alz e minterruppe, probabilmente convinto dalle foto di essere a un comizio politico. Per la prima volta anche loro erano contro di
me.
S, ma lo Stato cosa fa? Allora, ti dico io la mia situazione: sono di Vietri Sul Mare, in provincia di Salerno.
Sono venuto qui a cercare lavoro perch gi non ce n, e
adesso vendo videoregistratori di legno in autostrada. Lo
so che frego la gente, ma devo pure mangiare io, fratello!
E poi mica glielo dico io di fermarsi!
Lo guardai basito mentre continuava per qualche
minuto il suo monologo sul lavoro abusivo. E dire che mi
era sembrato il pi normale tra i cinque.
Alla fine lo avevo fermato, deciso, e avevo cercato di
spiegargli che quello era un spettacolo di cabaret, non una
tribuna politica.
Come direbbero gli stand up comedians, i comici
americani: its a joke! spettacolo, uno scherzo
Cazzo, proprio quelli l hai nominato! Gli americani!
Il ragazzo che stava cercando di sedare lamico salernitano,
era scattato in piedi a sua volta. Bravi quelli! Se ne sono
fottuti della guerra in Jugoslavia solo perch non c il
petrolio in ballo!
A questo punto ero fermamente convinto di essere finito in una Candid Camera. Mi feci forza e cercai di ripartire, ma mi scapp una battuta un po pecoreccia su un
travestito extracomunitario. Mi fischiarono. Erano solo in
cinque, ma sembravano mille.
Questa brutta! Potevi evitarla!, sintromise un terzo.
Ma come, cazzo! Brutti fumati, prima non avevate
neanche capito che era uno spettacolo di cabaret e adesso
di colpo avete il gusto estetico della battuta?

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Alla fine della mia faticosa mezzora presi il mio modesto cachet da mister Unghia Lunga, sotto lo sguardo di
disapprovazione degli altri quattro. Sicuramente stavano
pensando che quel denaro si poteva spender meglio
magari in altro fumo.

Quarantadue minuti precisi, cronometrati col mio vecchio orologio-calcolatrice Casio al quarzo. Ci siamo quasi,
ma ancora non basta. Dovevo assolutamente superare i tre
quarti dora abbondanti, il tempo minimo per poter dire
di avere uno spettacolo senza bestemmiare.
La sera prima al Torricelli avevo saputo la notizia: il
nostro gruppo storico avrebbe lasciato il laboratorio e si
sarebbe trasferito in un locale sui navigli, lAvalon. Lennesimo trasferimento del laboratorio mi infastidiva un po,
appena mi affezionavo a un luogo gi dovevamo levare le
tende, in compenso lAvalon sembrava avere delle buone
prospettive. Poteva essere il collegamento in grado di portarci a lavorare nei locali pi importanti.
Ci pens il telefono a mandare allaria i miei pensieri.
Ciao Renato, sono Silvano. Senti, ti do quella data che
ti avevo promesso: una serata tutta tua. Mi raccomando,
eh? Sei da solo, non farmi far brutta figura. Ce lhai unoretta di spettacolo, no?
Ma certo. Quello che vuoi te lo faccio. Vuoi due ore?
A me basta unoretta fatta bene. Sono centocinquantamila lire cash. Allora ti metto in programmazione pi
avanti, tra un mesetto ecco, segnati il 12 giugno. Se vai
bene ti do ancora un paio di date, poi facciamo un bel
discorso anche desclusiva dagenzia
Il mio primo spettacolo. Avevo esattamente trentatr
giorni per preparare il tutto. Il dio della comicit doveva
ascoltare la mia supplica: anima di Lenny Bruce, entra in
me, te lo ordino! Possiedimi!

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Mi sentivo una specie di esorcista al contrario Ma


non mi importava di essere ridicolo: gli avrei offerto dedizione totale, trentatr giorni da atleta in ritiro pre-campionato.
Lunico problema era che lo spettacolo era a Vicobellignano e non avevo idea di dove si trovasse. Mi gettai sullatlante Touring e scoprii a fatica che era un minuscolo
puntino in provincia di Cremona. Poco male. Il pub
Capolinea di Vicobellignano non aveva idea della sua fortuna: avrebbe ospitato lo spettacolo pi esplosivo della
storia del cabaret.

ma questo paesino in culo al mondo! Due ore di


macchina e non c anima viva in giro! Ti conviene che
questo benedetto spettacolo faccia ridere, un mese che
non ci vediamo
12 giugno. La solita Giulia. In auto con noi Aby e la
sua nuova e silenziosa fidanzata Francesca. Come lo invidiavo.
Silvano mi aveva telefonato da poco per dirmi che non
ce lavrebbe fatta ad esserci, in pi ero terribilmente nervoso, avevo gi sbagliato strada due volte. Poi, va bene
lentusiasmo del primo spettacolo intero, ma tra la benzina e le pizze che avevo promesso di offrire agli altri, il
cachet avrebbe preso il volo ancor prima di entrare nel mio
portafoglio. Ciliegina sulla torta: Giulia. Stavo dimostrando una pazienza degna di un monaco tibetano.
In qualche modo lo trovammo, mi agitai credendo di
essere in ritardo, ma in realt il locale era vuoto e, ad aspettarmi, cerano solo le due proprietarie e la mia locandina,
fresca di stampa, ma gi stropicciata.
Speriamo che arrivi qualcuno! Ormai estate, venuto fuori di botto il caldo e la gente non ha pi voglia di
chiudersi in un locale e pensare che fino a settimana
scorsa era sempre pieno!

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Articolai un pensiero: ma porca puttana!


Ah, mi sono dimenticata di dirti unaltra cosa, disse laltra, stasera in piazza ci sono Dario Fo e Franca
Rame gratis per lestate comunale.
Fantastico, avevo proprio bisogno di questa rivalit:
daltra parte chi avrebbe scelto di vedere Dario Fo gratis
quando poteva pagare per vedere Renato Cavazza?
In quel momento arrivarono tre vecchietti con un cane.
Era un inizio, ma anche una fine: da quella porta non
entr pi nessuno.
Alle undici e un quarto una delle due proprietarie mi
propose di non fare lo spettacolo e prendere met cachet.
Non se ne parla neanche! Questo il mio nuovo spettacolo e voglio farlo! una questione di principio.
La proprietaria mi guard con un misto di commiserazione e sorpresa. Giulia fece cenno di andarcene.
S, ho deciso: ti faccio lo spettacolo.
Contento tu inizia pure.

La formazione davanti al palco era la seguente: subito


sotto di me Giulia, Aby e Francesca, se possibile ancora
pi silenziosa, seduti a un tavolaccio ricoperto dincisioni
del tipo Silvia bella figa e W la Cremonese, impreziosite da piccoli e classici falli stilizzati. Completamente dallaltra parte del locale, lontanissimi da me, i tre vecchietti
mi davano le spalle e parlavano ad alta voce tra di loro.
Solo il loro cane bastardino mi fissava con febbrile attenzione: temevo un attacco improvviso di rabbia, ma presto
scoprii che cosa aveva in serbo per me.
Ogni volta che chiudevo un pensiero con una battuta
forte, il miglior amico delluomo, ma peggior nemico del
comico, abbaiava con timbro profondo e assordante,
neanche fosse stato Godzilla quando gli pestano la coda.
Risultato: quarantacinque minuti esatti di parole e
latrati, larco di tempo necessario per escogitare ogni tipo

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di tortura animale, cos efferate che se uno della Lega Anti


Vivisezione avesse potuto leggermi nel pensiero mi avrebbe dato la pena di morte. La mia fantasia pi mite mi
vedeva come un cinese pronto a cenare con cosce di cane
arrosto.
Cos fin il mio spettacolo pi lungo e meno seguito
nella storia del cabaret.

Scesi dal palco e misi a punto la politica di Woody


Allen: prendi i soldi e scappa.
S, effettivamente Vicobellignano quella sera aveva
ospitato lo spettacolo pi esplosivo della storia del cabaret,
ma purtroppo non era il mio: era quello di Dario Fo e
Franca Rame.
In macchina il contrasto tra Giulia e Francesca era
estremo ed imbarazzante, anche per Aby.
e poi, cazzo, se ti faccio cenno di andare vieni via!
Non puoi buttar via un venerd sera per centocinquantamila lire di merda, neanche ne avessi bisogno! Non hai fatto ridere neanche noi che siamo venuti apposta. Sei un fallimento totale, Renato!
Rimasi zitto in silenzio fino a casa di Aby, che scese dalla macchina gettandomi uno sguardo carico di solidariet.
Incredibilmente, sentii anche il suono della voce di Francesca, che riusc a salutarci.
Mangiai viva Giulia fin sotto casa sua. Mi sfogai per la
rabbia trattenuta e accumulata in due ore di viaggio, non
mi sarei mai immaginato di essere cos feroce.
Non te ne frega un cazzo di me, di quello che minteressa, di quello che voglio. Non vuoi un fidanzato, tu vuoi
solo un fottuto burattino che ubbidisce e basta! inutile
che cerchi di scoraggiarmi, di farmi smettere io voglio
far questo nella vita, hai capito? E basta! Sai cosa ti dico?
finita. Non ti voglio pi vedere!
Scese di corsa dalla macchina. Piangendo.

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