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Bellezza?

Chi

Ha paura della

Tomaso Kemeny

a cura di

A RCIPELAGO EDIZIONI

Simmetria e bellezza
origine delle forme nella pi antica industria litica

Gabriella Brusa-Zappellini

Le evidenze archeologiche della pi antica presenza umana nel mondo offrono per millenni le tracce dei siti degli Ominidi. Ma le testimonianze dei primi insediamenti provvisori in cui i nostri antenati hanno soggiornato, trascinato prede e consumato cibo sono incerte. Lubicazione degli accampamenti africani del Paleolitico inferiore presenta, per lo pi, scarsi resti paleo-faunistici, non sempre riferibili in modo inequivocabile a una frequentazione antropica. Le variazioni climatiche, la presenza di iene e avvoltoi, lesposizione nel tempo al passaggio degli animali, del vento e dellacqua hanno spesso confuso la disposizione al suolo dei reperti, rendendo del tutto ipotetica la ricostruzione della loro fisionomia originaria. Il rinvenimento di laboratori di taglio della pietra offre per indizi meno fragili. Nella maggior parte dei casi, non siamo pi dinanzi a insediamenti ipotetici, ma a campi base o ad aree di lavorazione che attestano le prime fasi della lunga storia dellumanit. Si tratti di giaciture primarie o secondarie, lindustria litica costituisce il segno tangibile dellemergenza di un individuo nuovo che ha ormai acquisito una struttura anatomica e unabilit pratica sconosciute al resto dei viventi. Solo la mano delluomo, e prima ancora dellOminide, guidata da un cervello complesso infatti in grado di imprimere una fisionomia compiuta ai progetti della mente e realizzare un diversificato repertorio di forme. I campi base di Olduvai in Tanzania (1,8 milioni di anni), di Melka-Kontur in Etiopia (1,7 milioni di anni) e di Koobi Fora in Kenia (1,6 milioni di anni) hanno visto le fasi iniziali di orga-

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nizzazione sociale di un Primate del tutto particolare, con una capacit cranica ancora relativamente poco sviluppata, ma che sapeva gi fabbricare un numero rilevante di strumenti di pietra, osso e avorio, funzionali a differenti scopi: separare, triturare, grattare, sterrare, scuoiare. Scorrendo lungo linterminabile asse del tempo dei primordi, le pietre tagliate si accumulano accanto alle aree di macellazione e alle zone di frantumazione delle ossa. Certo, anche diverse specie animali lasciano nellambiente il segno del loro passaggio. Gli alveari, le dighe dei castori, i formicai, i nidi degli uccelli sono un miracolo di perfezione e di bellezza. Ma tutte queste marcature evidenti, a volte superbe, restano al di fuori dellorizzonte culturale: della straordinaria operosit animale non possibile fare storia. Ogni anno, a primavera gli uccelli nidificano utilizzando ci che riescono a trovare intorno. A ben vedere, non c un nido identico a un altro, ma la loro architettura si iscrive nei ritmi della ripetitivit naturale: varia col variare di ci che lambiente mette a disposizione secondo un identico modulo compositivo, mirato a un unico scopo. Pi fantasiosa e creativa la variopinta scenografia allestita per il corteggiamento dalluccello giardiniere (Bowerbird) della Nuova Guinea. Nella stagione degli amori, per attirare la femmina, questo volatile dalla livrea piuttosto modesta, costruisce, allinterno della giungla, capanne circolari che possono raggiungere un metro daltezza, con materiali vegetali sapientemente intrecciati. Lingresso circondato da un giardino di muschio fresco, decorato con fiori, frutti, foglie, funghi e ali di farfalla, per lo pi di colore rosso, mentre allinterno prevale decisamente il colore azzurro. La bellezza e la ricchezza di questi decori richiedono un lavorio dispendioso e una accurata scelta dei materiali. Pare che le femmine si lascino sedurre soprattutto dagli arredi azzurri e scelgano per laccoppiamento le capanne pi solide, ma anche pi attraenti sul piano cromatico. Una volta fecondate, lasciano lalcova e vanno a nidificare altrove. Per costruire i favi, le api utilizzano la cera, un materiale prodotto dalle loro ghiandole. Si tratta di architetture del tutto autonome e indipendenti dalla casualit dei materiali recuperati nei paraggi. Ma le cellette non conoscono mutazione di stile n si adattano al differenziarsi dei gusti. Domina costante-

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mente la medesima struttura esagonale con il fondo a cuspide: una forma perfetta ottenuta con il minor spreco possibile di materiale. Lintelligenza animale tende, dunque, a riproporre nel tempo sempre le medesime tipologie, funzionali a uno scopo. Lintenzionalit umana presenta invece, da subito, una diversa fisionomia: non utilizza solo le forme offerte dalla natura, ma intuisce, allinterno di queste forme, lo sviluppo di nuove potenzialit e di nuove forme. Luomo, potremmo dire, un moltiplicatore di forme. Non per possibile stabilire con certezza il momento in cui dei ciottoli o delle ossa raccolte da terra hanno subito per la prima volta una lavorazione intenzionale. Si tratta dello straordinario momento in cui una scimmia seppur stravagante e relativamente bipede ha smesso di essere una scimmia e ha iniziato a divenire qualcosa di strutturalmente diverso. Da un certo punto di vista, lindustria litica offre, lungo la linea del nostro percorso filogenetico, una testimonianza pi significativa degli stessi reperti scheletrici. Nello scorrere dei millenni, il cervello degli Ominidi si sviluppa sotto lo stimolo di diverse pressioni selettive e questa evoluzione lascia un segno tangibile nei manufatti di pietra: fra le sequenze degli strumenti litici e lo sviluppo delle aree cerebrali esistono parallelismi evidenti. I primi chopper di Homo habilis sono differenti dai bifacciali di Homo ergaster o dai sottili e agili raschiatoi su scheggia del Neanderthal. Anche lencefalizzazione di questi individui diversa. La classificazione dellevoluzione tipologica dei reperti litici, secondo forme costanti e ricorrenti, costituisce un elemento-guida indispensabile nella individuazione delle culture materiali preistoriche. Questi strumenti hanno, infatti, una lunghissima storia e testimoniano di unavventura creativa che trae il suo avvio, alcuni milioni di anni fa, quando le zampe anteriori iniziarono a disertare rami e terreno. per difficile, nelle fasi iniziali, distinguere gli artefatti dagli strumenti di pietra tagliente offerti dalla natura. Una scheggia pu derivare dalla volontaria percussione di un nucleo o da una frantumazione fortuita, dovuta a eventi naturali. Pu essere lurto di due ciottoli battuti luno contro laltro dalla forza di un torrente o il distacco le schegge termiche provocato dal caldo o dal gelo. Le rocce clastiche, sottoposte allazione della risacca o

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di una cascata, possono liberare frammenti taglienti molto simili a quelli ottenuti intenzionalmente da un bulbo di percussione. interessante, per, rilevare che, fin dalle prime tappe della ominizzazione, esiste un costante rapporto associativo fra gli utensili e i resti paleo-faunistici: paradigma indiziario forte della presenza di un regime alimentare marcatamente carnivoro, piuttosto inusuale per un Primate. Anche una dieta vegetariana pu giustificare lutilizzo di strumenti adatti a frantumare i semi o a sterrare tuberi e radici, ma soprattutto unalimentazione a base di carne fosse anche praticata da spazzini opportunisti a esigere che un individuo privo dei canini affilati e degli artigli aguzzi dei carnivori, si doti di strumenti compensativi atti a tranciare e spezzare le ossa per estrarre il midollo e le parti molli. Certamente i comportamenti alimentari hanno contribuito a plasmare, in modo notevole, le dinamiche selettive allinterno delle quali maturata lintelligenza umana. Le modificazioni climatiche avvenute intorno a 2,3 milioni di anni fa nelle zone orientali dellAfrica, con una diminuzione dellumidit e unaumentata aridit, devono aver avuto un peso rilevante nella differenziazione evolutiva dei nostri pi antichi predecessori, favorendo lemergenza sia di primati bipedi robusti, dotati di un apparato masticatorio funzionale a una alimentazione di cibi coriacei, sia di individui gracili, indubbiamente pi plastici e con un regime alimentare pi vario e in buona parte carnivoro. in ogni caso, difficile immaginare gli Australopiteci come predatori n, tanto meno, come proto-cacciatori assassini. Probabilmente la loro razione di carne era assicurata dallo sfruttamento delle carogne. Potremmo pensare a un ampliamento alimentare graduale della dieta, dalla raccolta dei vegetali alla raccolta degli animali, incrementato nella stagione secca quando il verde scarseggia e la presenza di carcasse abbondante. Ma per optare decisamente per unalimentazione carnivora, o si posseggono i canini dei predatori o ci si ingegna con un colpo dala capace di far saltare i programmi della natura. Bisogna, in definitiva, darsi da fare. Agli inizi si probabilmente trattato di raccogliere da terra ciottoli frantumati e taglienti (anche gli scimpanz che, per altro, si cibano sporadicamente di carne usano delle pietre per spezzare le noci,

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mentre le lontre aprono con i sassi la corazza dei granchi). Poi una scintilla ha illuminato il cervello, attivando labilit della mano quella mano habilis che i Primati non umani non hanno e un corto circuito ha innescato una dinamica particolare. Un fuori-programma, potremmo pensare. Nascono i primi manufatti. Ed qui che probabilmente inizia la nostra storia. Una storia dagli esordi molto incerti e dagli esiti imprevedibili. difficile stabilire se gi gli Australopiteci, individui ancora scimmieschi, ma gi capaci di camminare a testa alta seppur in modo facoltativo nelle savane plioceniche dellAfrica orientale e in Sudafrica, modificassero intenzionalmente i loro strumenti. Fra 2 milioni e 1,5 milioni di anni fa, diverse specie di Australopiteci dalle mani libere, prima di estinguersi, convivono con Homo habilis e non semplice individuare a chi spetti il primato della produzione dei chopper, blocchi ovoidali con uno o pi stacchi (Figura 1). Del resto, chiamiamo scimmia (pithecus) lAustralopiteco e uomo (homo) lhabilis con una certa dose di arbitrariet. Potremmo probabilmente spostare la lancetta homo un po pi indietro o un poco pi avanti nel tempo senza modificare in maniera significativa il quadro generale. E non il caso di farne una questione terminologica. Alle origini, ci furono diversi modi possibili di essere ominidi, pi o meno negli stessi luoghi e negli stessi periodi. Il primo indiFig.1 Tipici utensili olduvaiani, viduo per con una configurazione Early Stone Age, prima fase. scheletrica post-craniale moderna stato rinvenuto in Kenya, sulla riva occidentale del lago Turkana (ex Lago Rodolfo), in un luogo straordinariamente ricco di depositi fossiliferi. Datato intorno a 1,6 milioni di anni fa, con un cervello ancora piuttosto piccolo (800 cc circa), ma con una corporatura agile e una altezza considerevole rispetto agli altri Ominidi del periodo, il cosiddetto Turkana boy (KNM-WT 15.000) si presenta, alla luce delle attuali acquisizioni, come il pi accreditato antenato della nostre specie. A lui si attri-

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buisce, intorno a 1,4 milioni di anni fa, la fabbricazione di strumenti di pietra dalle caratteristiche del tutto particolari: i bifacciali acheuleani (Figura 2). Si tratta di manufatti chiamati anche asce a mano o amigdale per il loro profilo a mandorla dai distacchi

Fig.2 Bifacciale acheuleano medio, selce bruna con patina, Har Karkom HK 199, deserto del Negev meridionale, Israele; disegno di Ida Mailland.

regolari ottenuti con gesti ritmici e cadenzati. Ci che maggiormente colpisce di queste pietre lavorate (che possono avere una fisionomia triangolare, ovoidale o cordiforme) il perfetto asse speculare di simmetria che sembra rispondere pi a esigenze di ordine formale che a uneffettiva funzionalit pratica. Si pi volte rilevato che questi oggetti da taglio avrebbero potuto assolvere altrettanto bene al loro scopo anche con un andamento meno armonico ed equilibrato. Non possiamo neppure pensare che il loro profilo puro, con la base arrotondata spesso lasciata grezza che si assottiglia verso lapice, corrisponda a rinnovate necessit utilitaristiche. Anche le prime schegge, rozze e rudimentali, potevano funzionare altrettanto bene. Ma allora, a quali nuove esigenze corrisponde la loro bella simmetria? Quale effettiva funzionalit pu assolvere? La perfetta simmetria del bifacciale scrive Ida Mailland il fine ritocco, costituiscono il raggiungimento della perfezione tecnologica dello strumento che deve essere ben calibrato nella mano

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di chi lo deve usare; forse nella scelta del materiale che si pu cogliere il senso estetico e linteresse per il non comune1. Con lamigdala siamo probabilmente dinanzi alla prima manifestazione concreta, impressa nella pietra, di un salto cognitivo della mente, allemergere di una nuova propensione per lordine compositivo che caratterizzer le avventure estetiche della nostra specie nascente per parecchie decine di millenni. In Europa, lamigdala comparir soltanto intorno a 600.000 anni fa e sar destinata a una straordinaria fortuna. Pensiamo al bifacciale smussato nella pietra intorno a una conchiglia fossile, una bella Chlamys (200.000 anni fa circa) e rinvenuto a Swanscombe in Inghilterra (Figura 3). Qui, dinanzi a questo reperto straordinariamente raffinato, tutte le nostre categorie paleoantropologiche, evoluzionistiche e utilitaristiche, sembrano non reggere pi. Sono necessari paradigmi nuovi e nuovi modi di leggere le forme. In fondo, tutti gli strumenti litici che precedono lamigdala (dossidiana o di basalto, di quarzite o di diaspro, di selce o di tufo), sia che si usassero i nuclei scheggiati sia che si sfruttassero, come oggi tendiamo a credere, le schegge ricavate dai nuclei, rispondevano a una preoccupazione dominante: tagliare. Con la tecnica acheuleana sembra farsi strada, insieme allidea dellefficienza, unesiFig.3 Bifacciale con genza di diversa natura, quella della creainclusione di fossile, industria acheuleana, zione di forme semplici e regolari. una Swanscombe, Inghil- preoccupazione destinata a modificare noterra (Oaklet, 1981). tevolmente il rapporto dello sguardo con la realt percettiva, o meglio, il rapporto delle
1 I. Mailland, Har-Karkom: proto-arte agli albori del Paleolitico superiore, in A.A.V.V., Produrre storia dalla preistoria. Il ruolo dellarte rupestre, Atti del XXIII Valcamonica Symposium, Centro Camuno di Studi Preistorici, Capo di Ponte 2009; p. 216 .

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forme della percezione con le forme del mondo. Per altro, le tracce duso degli strumenti litici evidenziano, in generale, un rapporto fra caratteri morfologici e caratteri funzionali piuttosto scarso. Questo ci porta a pensare a un quid di indipendenza rispetto alla loro funzione utilitaristica: un quid che potremmo forse ricondurre allinteresse per le forme. Ora, evidente che sarebbe unassoluta forzatura vedere nei manufatti di Ominidi, dallo scarso volume encefalico, la presenza di una propensione alla bellezza paragonabile al nostro senso estetico. Il passaggio da una necessit quasi-biologica a una propensione estetica non immediato n lineare. Linteresse per le forme non , del resto, una specificit umana. La focalizzazione dei contorni che delimitano i dati della visione riconducibile, in generale, allo sviluppo evolutivo degli organi percettivi di molti vertebrati, uno sviluppo funzionale a diversi adattamenti vantaggiosi. Riconoscere il profilo degli oggetti, sviluppare cio dei recettori che consentano di districarsi nella variet degli stimoli esterni, unabilit votata al successo. La capacit di distinguere un profilo stagliato sul continuum fluttuante e cromatico del campo visivo pu avere un valore fondamentale per la sopravvivenza. Lindividuazione del bordo di delimitazione delle cose appartiene a quelle strategie di riduzione della complessit messe in campo dalla natura dense di ricadute sulle pressioni selettive. Lintelligenza dello sguardo, cogliendo in una variazione di luminosit, di colore o di tessitura una realt, animata o no, dotata di una propria autonomia rispetto al contesto, indubbiamente funzionale alla messa in atto di dinamiche sia offensive che difensive. Sappiamo che alcuni animali reagiscono anche alle forme artefatte con comportamenti di panico o di eccitazione: due grandi cerchi luminosi ravvicinati possono mettere in fuga le abituali prede dei rapaci notturni. probabile che la reazione di panico, piuttosto generalizzata nella nostra specie, nei confronti dei serpenti sia dovuta, oltre alla indubbia pericolosit velenifera di alcuni rettili, alle difficolt del nostro sguardo di individuare con chiarezza la loro presenza sullo sfondo del campo visivo, una difficolt che non abbiamo nei confronti di predatori altrettanto pericolosi, ma non altrettanto mimetici. La presenza, allinterno del nostro sistema

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visivo, di apparati fisiologici specializzati nella individuazione dei contorni, cio di aggregazioni di linee coerenti e specifiche, giustifica ampiamente il nostro interesse ancestrale per le forme. Ma per quali forme, in particolare? Gli studi neurologici sono oggi concordi nellaccantonare definitivamente lidea della percezione come recipiente neutrale destinato a registrare passivamente i dati che provengono dallesterno. La teoria della Gestalt ha ampiamente sottolineato, gi agli inizi del secolo scorso, la componente attiva, a priori potremmo dire con Kant, dellatto visivo. Allinterno di questo quadro categoriale, esiste per una preferenza evidente per le forme semplici, regolari e ripetitive, quelle forme che stanno alla base anche nel momento in cui vengono trasgredite (pensiamo allo smarrimento barocco dei sensi) della nostra idea di bellezza. Esiste una preferenza osservabile nel nostro percepire scrive Ernst Gombrich per le configurazioni semplici, le linee rette, i cerchi e altri ordini semplici e noi tendiamo a scorgere tali regolarit pi che le forme casuali, quando ci scontriamo col caotico mondo esterno2. Ma quando, lungo la nostra linea filogenetica, emersa questa esigenza di semplificazione formale, questo senso dellordine che consideriamo innato? Lamigdala, con la sua specularit simmetrica, che sembra gi prefigurare le scelte stilistiche di un futuro pienamente umano, potrebbe costituire un buon indizio e una traccia significativa nella identificazione della nostra emergenza specifica, unemergenza certamente correlata allo sviluppo encefalico. Ma un milione e mezzo di anni fa siamo ancora in una fase in cui il successo adattivo esercita una indubbia efficacia. Come giustificare allora, su questo piano selettivo, la propensione allordine formale? In effetti, pi si incrementa la complessit del cervello e pi il mondo percepito si complica, spalancando allo sguardo aspetti di realt e cromatismi precedentemente ignoti: latto percettivo trasforma loggetto perce2

E. Gombrich, The Sense of Order, Phaidon Press Limited, London 1979; trad. it., Il senso dellordine, Leonardo Arte, Milano 2000; p. 16.

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pito facendolo apparire sotto una luce nuova. Ma se un cervello complesso moltiplica incredibilmente il mondo, lo sguardo inevitabilmente si disorienta, rischiando costantemente di disperdere lesplorazione dellambiente in un coacervo indistinto di dimensioni percettive difficilmente governabili. La propensione allordine, alla regolarit e alla purezza formali, potrebbe essere una risposta alla progressiva eccedenza degli stimoli visivi messa in campo dallo sviluppo delle aree cerebrali. In questo quadro, la simmetria potenziata dallo sviluppo delle interconnessioni fra le cellule nervose delle aree visive dellemisfero destro e sinistro potrebbe trovare una radice di carattere funzionale. Prima di diventare predatori per cultura, gli Ominidi erano prede per natura, e gli occhi ipnotici e simmetrici di un felino dovevano esigere un particolare stato di allerta. Tyger, tyger, burning bright / In the forests of the night, / What immortal hand or eye / Could frame thy fearful symmetry? (W. Blake). Stato dallerta e strategia di riduzione della complessit: due buoni motivi, dunque, per selezionare la simmetria. Ma la semplicit armonica degli strumenti acheuleani rispecchia forse, gi nelle fasi pi remote della nostra filogenesi, lemergere di una nuova mappa cognitiva non solo in grado di archiviare le forme secondo criteri di regolarit, ma di proiettare lordine simmetrico nei prodotti della mano plasmando, insieme allartefatto, anche le forme del gusto, della sensibilit e dellimmaginario. Lungo lasse del tempo degli esordi, il bifacciale una costante. Attraversa la storia evolutiva umana fino a giungere a quella grande esplosione figurativa che caratterizza la presenza, a partire dal Paleolitico superiore, della nostra specie in Europa. Intorno a 32.000 anni fa compaiono le prime, splendide immagini naturalistiche delle caverne istoriate. Accanto al nomadismo figurativo degli animali dipinti che mescolano le loro linee di contorno in modo vorticoso e caotico sulle pareti irregolari delle grotte e dei ripari sotto roccia, sono per ancora presenti gli strumenti litici regolari, dalle linee pure e speculari, eredit di quel passato ancestrale che, ancora sospeso fra umanit e animalit, ha scandito i ritmi lenti e millenari dellemergenza di un prodigio fuori del tempo: la bellezza dellarte.

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GABRIELLA BRUSA-ZAPPELLINI (Milano 1948), paletnologa, gi Direttore scientifico di Corsi di Istruzione e Formazione Superiore per la valorizzazione dei siti preistorici e dei parchi con arte rupestre finanziati dalla Regione Lombardia e dalla Comunit Europea, ha pubblicato numerosi saggi e una decina di volumi monografici sullarte delle origini. I pi recenti sono: Morfologia dellimmaginario. Larte delle origini fra linguistica e neuroscienze (Milano 2009); Alba del mito. Preistoria dellimmaginario antico (Milano 2010). Dirige la Collana di Studi Paletnologici Archeopterix (Arcipelago Edizioni).

La bellezza avventura proprio perch cercata, un effetto non di deriva, ma di destino Esiste una bellezza cercata dai sensi. la bellezza sensuale. Guai a chi non va oltre, ma guai anche a chi la sottovaluta Esiste una bellezza cercata dallo spirito. la bellezza etica la libert che va innanzi tutto data prima che presa. la generosit verso chi perde. lobbedienza a un dovere riconosciuto come giusto, e per fare trionfare la giustiziaEsiste una bellezza cercata dallenergia. la bellezza insurrezionale. La bellezza, come il mito guida alla ribellione contro poteri illegittimi e offensivi alla dignit umana la nostra privata insurrezione contro noi stessi se cediamo al conformismo, alla massificazione, allappiattimento Esiste infine una bellezza cercata dallamore. la bellezza metafisica. La pi alta
Giuseppe Conte

Testi di Alessandro Agostinelli, Claudia Azzola, Roberto Barbolini, Mario Baudino, Donatella Bisutti, Robert Bly, Luisa Bonesio, Silvana Borutti, Antonino Bove, Gabriella Brusa-Zappellini, Franco Buffoni, Giusi Busceti, Luigi Cannillo, Tiziana Cera Rosco, Gabriella Cinti, Giuseppe Conte, Marina Corona, Giuseppe Curonici, Nicoletta Czikk, Mary de Rachewiltz, Adele Desideri, Donato Di Poce, Alberto Figliolia, Nicola Frangione, Alessandra Frison, Gabriella Galzio, Gyorgy Gmri, Sebastiano Grasso, Gian Paolo Guerini, Tomaso Kemeny, Carlo Alessandro Landini, Angelo Lumelli, Francesco Macci, Massimo Maggiari, Beppe Mariano, Amos Mattio, Clirim Mua, Clara Mucci, Roberto Mussapi, Francesco Napoli, Guido Oldani, Eros Olivotto, Fulvio Papi, Paolo Pietroni, Barbara Pietroni, Quirino Principe, Alberto Princis, Maria Pia Quintavalla, Pietro Rabolli, Silvio Ramat, Erika Reginato, Ottavio Rossani, Tiziano Rossi, Paolo Ruffilli, Franco Sangermano, Lorenzo Scandroglio, Alberto Scarponi, Dieter Schlesak, Arturo Schwarz, Alessandro Serpieri, Jelena Stojsavljevi, Adele Succetti, Gza Szcs, Leonardo Terzo, Silvia Tomasi, Angelo Tonelli, Adam Vaccaro, Vivetta Valacca, Silvia Venuti, Isabella Vincentini, Beniamino Vizzini, Stefano Zecchi, Valentino Zeichen
In copertina: Lotz Kroly, Frd n (Donna al bagno), 1901; Galleria Nazionale dUngheria.

ISBN 978-88-7695-421-4

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