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IO AMAVO IL MARE, LUI LA MONTAGNA ~ Ritratto di Carla Voltolina Pertini

Sandro Pertini stato un grande italiano


che merita di essere ricordato.
Ma Carla stata parte essenziale delle sue qualit:
della sua probit, del suo coraggio,
del suo ardimento, della sua umanit.

IO AMAVO IL MARE,
LUI LA MONTAGNA
Ritratto di Carla Voltolina Pertini
a cura di Stefano Rolando
con la collaborazione di Anna Celadin
prefazione di Giuliano Pisapia

Euro 10,00
(Iva assolta a cura delleditore)

LE DONNE E LA RESISTENZA

Roberto Cenati10

Nori Brambilla Pesce sottolineava sempre che


a differenza di molti uomini che scelsero di
andare in montagna per sottrarsi allarruolamento nellesercito di Sal, nessun obbligo militare costringeva le donne a una scelta di parte. La partecipazione alla Resistenza, alla quale
migliaia di donne furono spinte per la loro
avversione alla guerra voluta dal fascismo e alle
sofferenze da essa provocate, costitu, per loro,
loccasione di affermare quei diritti che il regime aveva sempre negato, come la parit uomo
donna e il diritto di voto. Mai come in quei
venti mesi le partigiane si sentivano pari agli
uomini. Fu proprio sul giornale Noi Donne
dei Gruppi di Difesa della Donna che Nori les10

Presidente dellANPI-Associazione Nazione Partigiani


dItalia Provinciale Milano.

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se per la prima volta la parola emancipazione.


Le staffette partigiane

Le staffette partigiane assolsero ad un ruolo


fondamentale nella Resistenza: quello del collegamento con le formazioni di montagna, di
informazione, di segnalazioni che si rivelavano
fondamentali per chi doveva compiere delle
azioni contro i nazifascisti.
Se catturate non veniva loro risparmiato alcun trattamento di favore. Subivano interrogatori pesantissimi e venivano sottoposte a torture. Nori Pesce ricorda che, in caso di cattura,
si doveva resistere per almeno tre giorni, per
dare la possibilit a chi agiva nella clandestinit di prendere le opportune contromisure. Si
arrabbiava se la si chiamava staffetta, perch
era ufficiale di collegamento.
Le donne alla testa delle prime proteste

Le donne compaiono raramente alla testa dei


movimenti di lotta nelle fabbriche, almeno sino al periodo della resistenza armata. Sono invece in prima fila nel fornire ai militari italiani
sbandati dopo l8 settembre 1943, abiti borghesi e nelle proteste sul fronte degli approvvigionamenti e della richiesta di migliori condizioni di vita. Ai primi di giugno del 1941
molti rapporti parlano di una consistente protesta a Sesto San Giovanni di donne scese in
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Ritratto di Carla Voltolina Pertini

piazza per ottenere la distribuzione delle patate. Solo larrivo di cinquanta agenti da Milano
avrebbe permesso di sciogliere lassembramento grazie a getti dacqua.
I Gruppi di difesa della donna e per lassistenza ai
combattenti per la libert

Il vero ingresso delle donne nella vita politica


italiana si ebbe nel novembre del 1943, quando
a Milano vennero costituiti i Gruppi di difesa
della donna, con cui accanto allobiettivo della
liberazione del Paese dal nazifascismo si iniziarono a porre le questioni pi specificamente legate alla condizione femminile. Il programma
stabiliva i compiti e le attivit da svolgere, tra
cui laumento delle razioni alimentari, il combustibile, i vestiti, lassistenza alle famiglie dei
partigiani, dei carcerati, degli internati in
Germania. Ma il programma affermava, tra laltro, il diritto delle donne al lavoro e alla tutela
della salute, ma soprattutto richiedeva un salario uguale per un lavoro uguale a quello degli
uomini. A liberazione avvenuta le donne avrebbero dovuto esigere il diritto di partecipare alla
vita sociale in tutti gli organismi in cui si esprime.
La diffusione della stampa

Nel corso del 1944 inizi la stampa clandestina di quello che sarebbe divenuto il portavoce
dei Gruppi, Noi donne. La direzione era composta dalle comuniste Giovanna Barcellona e
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Lina Fibbi, dalla socialista Claudia Maffioli e


dalla azionista Ginetta Martini Fanoli.
Il giornale si ispirava a quello omonimo
fondato a Parigi nel 1937 da Teresa Noce e divenne un importante strumento di propaganda. Noi donne non fu il solo giornale clandestino. A Milano le attiviste dei Gruppi di di difesa della donna curavano la pubblicazione di
un Bollettino per le organizzate e la rivista Il
pensiero femminile, di cui per usc un solo numero. Tuttavia esso costituisce una fonte privilegiata perch proprio su queste pagine che,
accanto alla motivazione della lotta, presero
corpo le idee paritarie e i progetti relativi al
ruolo della donna nella societ dellItalia liberata.
La protesta delle donne a Milano il 21 aprile 1944

Le prime prove della capacit organizzativa


dei Gruppi di Difesa della Donna si ebbero
soprattutto a partire dall8 marzo 1944, giornata internazionale della donna, con una serie di sabotaggi alla produzione e di scioperi.
Nella data significativa del 21 aprile, natale di
Roma, a Milano un migliaio di donne si recarono al comune per protestare contro il caro
vita e si scontrarono con i militi della Muti.
Il periodo incluso tra il marzo e il novembre
fu decisivo per il potenziamento dei Gruppi di
Difesa della Donna, non solo perch essi risultarono presenti a un sempre maggior numero
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Ritratto di Carla Voltolina Pertini

di iniziative, ma anche perch ottennero il


riconoscimento ufficiale da parte del CLNAI.
Un dato importante da sottolineare che le
donne seppero, nella loro diversit, riconoscere gli elementi comuni che le univano e
anteporre la doppia lotta, per la libert e per
lemancipazione femminile, ad ogni settarismo.
La consistenza e le iniziative dei Gruppi di Difesa
della Donna

Nellagosto del 1944, a meno di un anno dalla


fondazione, i Gruppi di Difesa della Donna avevano compiuto molti progressi dal punto di
vista numerico e organizzativo.
A Milano le attiviste effettive erano salite a
circa novecento (rispetto al centinaio di aprile), distribuite in una sessantina di gruppi e
nel novembre del 1944 risultavano gi 2.300
strutturate in 116 gruppi e sostenute da pi di
7.000 donne collegate.
Una innovazione importante fu la creazione di un Comitato centrale di assistenza che
coordinasse gli interventi nellambito provinciale e regionale. Per ogni settore o zona vennero redatte delle schede relative alle vittime
del nazifascismo e alle loro famiglie: in tal
modo i Gruppi poterono iniziare ad operare
con metodo, valendosi anche di visitatrici appositamente preparate nel campo assistenziale.
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Tra le attivit promosse dai Gruppi di Difesa


della Donna non vanno dimenticate la costituzione di un Corpo volontarie della libert, che
estese la partecipazione femminile alla lotta
armata, listituzione di un servizio staffette, la
realizzazione di corsi di infermierato. Accanto
alle manifestazioni di carattere politico, si intensificavano le agitazioni sindacali. Anche in
questo campo le donne dei Gruppi di Difesa
riuscirono ad ottenere in molte fabbriche la
parit salariale, il miglioramento delle mense
aziendali, la distribuzione di viveri, combustibile e vestiario.
La ricorrenza dell8 marzo 1945

Tra la fine del 1944 e i primi mesi del 1945 si


intensifica la propaganda dei Gruppi di Difesa
della Donna. Si trattava in genere di esortazioni
alla Resistenza, di incoraggiamenti rivolti alle
donne, affinch non considerassero lesperienza del momento come una parentesi, ma
come una prima tappa verso la partecipazione
alle future istituzioni democratiche. Da questo
punto di vista, imponente e simbolico fu lo
schieramento di forze mobilitate per l8 marzo
1945. La ricorrenza fu celebrata con grande
entusiasmo perch segnava una conquista
importante: il diritto di voto alle donne, approvato dal governo Bonomi nellItalia liberata.
A Milano i Gruppi di Difesa organizzarono
una commemorazione dei caduti per la liber 68

Ritratto di Carla Voltolina Pertini

t presso il cimitero di Musocco, quindi un


corteo che si snod per le vie del centro, attirando centinaia e centinaia di donne, e che,
dopo aver toccato la Prefettura, si concluse
alla Sepral (lente preposto alla distribuzione
dei generi tesserati). Qui le donne affrontarono il personale dirigente e ottennero limmediata distribuzione dei viveri di marzo, nonch
delle razioni arretrate di febbraio.
I comizi volanti

Quella dei Comizi volanti fu una tecnica molto


usata dai Gruppi di Difesa della Donna nelle
fabbriche, nelle mense popolari, nei mercati
rionali. Parlavano generalmente delle giovani
operaie che si recavano sul posto protette
dalle Squadre di Azione Patriottica (SAP), facevano il loro breve discorso ad una folla
improvvisata, e poi si ritiravano. La tattica era
sempre quella della sorpresa, del comizio e
della ritirata. In tal modo si tennero decine e
decine di comizi volanti ascoltati da migliaia di
persone.
Le donne alla testa degli scioperi del marzo 1943

Piera Antoniazzi, operaia della Borletti, in una


testimonianza del 1997, cos ricorda il periodo
bellico:
Con lentrata in guerra la Borletti fabbricava
spolette, sofisticati congegni per le testate delle
bombe e dei proiettili. Dopo pochi mesi fummo tutti
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militarizzati, uomini e donne, e nessuno poteva


lasciare il lavoro. Il primo sciopero del marzo 1943
non fu uno sciopero spontaneo come vollero fare
credere i fascisti ai loro gerarchi ma una lunga preparazione di una piccola cellula antifascista presente in fabbrica che trov terreno facile nel malcontento, nella disperazione e nella rabbia degli
operai. Nei reparti dove la maggioranza erano le
donne furono loro le prime ad abbassare le leve dei
quadri dei comandi e furono sempre le donne che
stettero davanti ai quadri per impedire ai fascisti e
ai compagni paurosi di rimettere la corrente.
Venne in fabbrica continua Piera il ministro
Cianetti con le sue guardie del corpo e ci esort a
finire lo sciopero (durava da 6 giorni) ma, davanti al nostro rifiuto, ci minacci, ci chiam traditori perch pugnalavamo alle spalle i camerati tedeschi; una salva di fischi lo fece smettere. Eravamo
in un grande cortile allinterno stabilimento, i
reparti erano vuoti, ma dal terrazzo piovvero centinaia di manifestini contro la guerra e contro i
fascisti. Erano le ragazze del volantinaggio che
facevano il loro lavoro. Il Ministro se ne and
minacciandoci tutti. Lo sciopero fin. I delegati del
reparto ottennero dalla direzione una piccola
somma di denaro e un sostanzioso miglioramento
del pasto in mensa, che per molti di noi era lunico pasto caldo della giornata.
La partigiana Elena Rasera

La partigiana Elena Rasera, nome di battaglia


Olga ha compiuto l1 gennaio di questanno, cento anni. Elena, di famiglia antifascista,
entra alla Olap nel 1935, allet 21 anni, dopo
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Ritratto di Carla Voltolina Pertini

essersi trasferita a Milano dal suo paese di Santa Giustina Bellunese.


Durante la Seconda Guerra Mondiale la Olap
che contava ben 3000 operai di cui 1700 donne,
costituiva un complesso tra i pi importanti, per
il particolare tipo di produzione legata alla guerra: strumentazioni di altissima precisione per
radiofonia e telefonia. Nel corso dellinverno del
1943 Elena si occupa dellorganizzazione dei Gruppi di Difesa della Donna. Nella sua autobiografia,
cos ricorda:
Il compito di organizzare i Gruppi di Difesa della
Donna nella fabbrica non era facile. Bisognava
agire con oculatezza e molta prudenza. I gruppetti
erano costituiti da due o tre operaie che a loro volta
si collegavano con altri gruppetti. Si formava cos
una sorta di catena di SantAntonio. Intanto la
stampa circolava.

Fu Elena a organizzare lo sciopero del marzo


1944 alla Olap al quale aderirono circa 500
donne. Nel corso dello sciopero, dopo aver tolto la corrente, furono prima le donne a uscire
proteggendo gli uomini che erano pi esposti
agli arresti ed alle rappresaglie. Verso la met
dellottobre 1944, a seguito del ritrovamento di
armi alla Olap da parte dei fascisti, vi furono
sette morti ed una ventina di arresti. Elena non
pu pi rientrare in fabbrica e si d alla macchia dopo aver ricevuto lincarico di Capo servizio di collegamento e di diffusione della stampa clandestina. Elena diventa responsabile del 71

IO AMAVO IL MARE, LUI LA MONTAGNA

la zona che comprendeva il tratto da Porta Venezia a Rogoredo, facendo capo alla Olap, alla
Saffa, alla Bianchi, alla Innocenti, alla Readelli.
Tra gli episodi che lhanno pi profondamente toccata, Elena ricorda lincontro con
Gina Galeotti Bianchi, la prima caduta partigiana nei giorni dellinsurrezione di Milano.
Incontrai questa partigiana racconta Elena
allappuntamento in via Carlo Farini. Appena ci
siamo riconosciute, lei si sentita male ed era
molto preoccupata per il buon esito della missione
che le avevo dato da compiere. La condussi allora
in un caff e chiesi al gestore un bicchiere dacqua.
Invece lui, vedendo che stava male, le diede del
surrogato di caff. Dopo un po Gina, la Lia si
riprese e mi confess: Sai sono in stato interessante. Mi chiamo Gina Galeotti e sono sposata
Bianchi, ma mio marito si trova in carcere. Ci
lasciammo; dopo alcuni giorni scoppi linsurrezione e in quella occasione incontrai una partigiana, quella che aveva avuto i collegamenti con la
Lia. Fu lei che mi comunic la morte di quella giovane, coraggiosa staffetta, colpita da una raffica
di mitra dai tedeschi nelle ore pi calde della
Liberazione. Quando il marito usc da San Vittore
lei e il bambino che portava in grembo se ne erano
andati per sempre.
La rivendicazione dei propri diritti

Prepararsi a governare era una delle mete prefissate dalle donne in lotta. Tuttavia si trattava
di un cammino difficile, non solo per gli ostacoli di natura esterna, ma anche per linsicu 72

Ritratto di Carla Voltolina Pertini

rezza e la remissivit di molte. A questo proposito colpisce il tono sferzante di un manifestino, diffuso dai Gruppi di Difesa della Donna
alla vigilia dellinsurrezione, col quale si incoraggiava ogni donna a impegnarsi nella vita
pubblica:
La donna non pu restare estranea e passiva
dinanzi ad un simile stato di cose. La sua passivit, il suo male interpretato e compreso senso della
famiglia e del dovere, il suo permanere nella mentalit di docile schiava e di serva contribuiscono
alla rovina della nazione e alla miseria dei suoi
cari. Se essa d la vita per la nazione, deve pretendere i suoi diritti di intervento nella vita della
nazione.

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RIMASTA SE STESSA

Umberto Voltolina5

Qui, nella mostra, c la foto con Carla che dona al sindaco di Torino Sergio Chiamparino la
500 rossa (detta la Peppa) con cui scarrozzava
per Roma il suo Sandro.
Era la fine novembre 2005, pochi giorni dopo il 5 dicembre Carla moriva nella sua casa di
Roma. significativo che lultimo dei suoi tanti viaggi (autobus e treno, lauto blu non ap5

Ling. Umberto Voltolina, fratello di Carla Voltolina,


presidente della Fondazione Sandro Pertini.
Il testo costituisce il racconto, a commento delle immagini
della mostra fotografica, raccolto in video dalla commissione
Storia e memoria creata da SPI-CGIL Forlanini.

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IO AMAVO IL MARE, LUI LA MONTAGNA

parteneva al suo dna) lo abbia fatto nella sua


Torino (nevicava quel giorno) per rivedere
luoghi a lei molto cari, in cui era nata il 14 giugno 1921 e in cui aveva vissuto fino al 1943.
Infanzia e adolescenza

(A sinistra) Elezioni del 18 aprile 1948 Carla e Sandro Pertini con il col.
Luigi Voltolina; (a destra) Carla e Sandro Pertini con i genitori di Carla.

Per ricordare la mamma, Rosa Barberis, di famiglia astigiana di tradizioni socialiste, che nel
maggio 1915, pochi giorni prima dello scoppio
della guerra 15-18, si era sposata con Luigi,
nostro padre, nato a Chioggia nel 1889, giovane tenente dartiglieria, poi decorato di medaglia dargento al V.M. uomo verticale di saldi
principi Dio, patria, famiglia.
Infanzia e adolescenza, quelle di Carla, serene e gioiose, con le sorelle Laura e Luisa e
con la cugina Lisetta alle quali, come a mamma e pap, rester legatissima per tutta la vita.
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Ritratto di Carla Voltolina Pertini

Tra i tanti episodi che Carla ricordava quello


del suo pap che laccompagnava in bici allasilo con la bottiglia del latte e il cestino della
colazione. Da piccola era scatenata e pap fu
convocato pi di una volta perch, pur simpaticissima, mangiava la merenda degli altri bambini e dava calci ai maschietti.
Precoce sportiva (a 12 anni vinse il campionato italiano allieve di nuoto nella staffetta
della Juventus), allultimo anno di ragioneria
abbandona improvvisamente la scuola.
Mai rivelatomi il perch. Forse da anticonformista quale fu sempre, mal sopportava lobbligo delle adunate paramilitari fasciste in camicia nera.
Voleva lavorare per essere economicamente
indipendente. E ci riusc, convincendo mio padre che, nel 1941, in partenza per il fronte nordafricano, le affid con la mamma il fratellino di
un anno (ero io). A ventun anni Carla, studentessa lavoratrice (aveva ripreso alle scuole serali
gli studi) di fatto capofamiglia matura la sua
scelta di vita.
Resistenza
Prima dell8 settembre 1943 entra nel movimento della Resistenza, prima a Torino, da cui
dovr allontanarsi perch troppo conosciuta,
poi a Roma sotto la guida di Eugenio Colorni,
suo primo grande maestro di socialismo.
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IO AMAVO IL MARE, LUI LA MONTAGNA

Di lui, caduto combattendo i nazifascisti a


Roma il 31 maggio 1944 diceva:
un capo coraggioso, modesto, buono, un esempio
per noi giovani della prima formazione partigiana
Matteotti.

Durante una missione clandestina nelle Marche, quale partigiana combattente nel gruppo
di Pietro Capuzzi, medaglia doro della Resistenza il 2 aprile 1944, durante un rastrellamento delle SS, viene arrestata a Visso sullAppennino tra Marche e Abruzzo e caricata su un
camion per la fucilazione.
Fu un giorno tremendo per Carla, langoscia
e la paura che prov lhanno accompagnata per
tutta la vita.
Di Visso (me lo confid allospedale di Roma
ove era ricoverata in terapia intensiva, sotto leffetto di farmaci duri per la sua cardiopatia) si
portava sempre dentro di s il terrore per la
caduta e linterrogatorio, ma specialmente lo
sgomento e la vergogna che lei vide negli occhi
del compagno partigiano che sotto tortura aveva fatto il suo nome.
Scamp miracolosamente alla morte quella
domenica delle Palme del 44, ma quella paura laccompagn per sempre, il che fece dire
al suo Sandro:
il vero coraggio di chi come Carla riusc a continuare la lotta partigiana vincendo giorno dopo
giorno la paura.
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Ritratto di Carla Voltolina Pertini

Ai primi di giugno del 1944 Carla a Milano, entra nel Comitato esecutivo della Federazione Giovanile Socialista, sotto la guida
di Libero Cavalli. Diventa redattrice del giornale clandestino La rivoluzione socialista, primo numero il 25 giugno 1944.
Con altre partigiane, le staffette, Carla era incaricata tra laltro della distribuzione del giornale e dei volantini insurrezionali, che si effettuava con pericolosi viaggi sulle bici di esperti
compagni operai.
Furono queste azioni, tra le quali Carla
ricordava limprovvisato comizio nel piazzale
antistante la fabbrica CGE nel luglio 1944, con
distribuzione del volantino Compagni lavoratori a farla entrare in contatto con lambiente operaio di Milano.
Mi raccontava dei pranzi domenicali con
Sandro in via Cola di Rienzo 37 in casa di Lina
e Felice Maderna operai militanti socialisti della CGE, che mitigavano la povera dieta delle
mense popolari. Nascono in quel periodo le
amicizie di tutta la vita con alcuni giovani compagni partigiani: Libero Cavalli, loperaia
Anna Di Lorenzo, Eugenio Maderna, Paolo Pescetti studenti lavoratori classe 1925.
Cito queste amicizie, ravvivate negli anni
con gli incontri in via Juvara 12 in casa Cavalli,
perch la lotta di liberazione fu anche questo:
lincontro, che lasci un segno indelebile di
rapporti, tra persone diverse tra loro per et,
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IO AMAVO IL MARE, LUI LA MONTAGNA

genere, classe sociale, unite dai pericoli della


clandestinit e dagli ideali comuni di libert e
giustizia sociale.
E mi avvio a concludere: una sera di novembre del 1944 il cognato di Carla, Alfredo Fantino, vice comandante delle Matteotti la convoca
a Torino, in casa della sorella Luisa neo mamma
e le chiede di scortare a Milano un coraggioso
dirigente socialista, inviato dalla direzione del
partito Socialista di Roma paracadutato in Francia e giunto a Torino dopo unavventurosa traversata invernale del Monte Bianco, per rappresentare il PSIUP nel CLN Alta Italia.
Luomo di una vita
Quelluomo era Sandro Pertini, con cui Carla
inizier nella durezza della lotta partigiana, un
ininterrotto percorso di vita coerentemente
vissuta con integrit, comunanza dideali e passione politica.
Cos Sandro ricordava quel primo incontro:
novembre 1944, dalla montagna scendemmo a
Valsavaranche di l a Cogne, poi a Torino, dove
conobbi Carla che fu al mio fianco valorosa partigiana. Da Torino, dopo un rastrellamento andammo a Milano.

E Carla ricordando Sandro, lultimo 25 aprile 2005 a Milano:


studiavo alla Bocconi, Sandro veniva in universit, insegnava a noi giovani limportanza della li 38

Ritratto di Carla Voltolina Pertini

bert che stavamo poco a poco conquistando


stata una lotta incredibile di notte si dormiva
nello studio di un compagno avvocato in viale
Tunisia, pancia a terra, dietro unintercapedine o
sotto una scrivania sono passati sessantanni,
ma ancora oggi i nazifascisti mi appaiono negli
incubi, li vedo ancora appostati sui tetti, a sparare
sulla gente che passava per strada e mi torna in
mente un ragazzo ucciso a fucilate, steso accanto a
me. Era gi morto e quelli continuavano a sparare e poi penso a Sandro sempre, alle violenze che
ha subito, le bastonate, il carcere, le torture. A tutto
quello che ha fatto per la libert. A quei valori, come
luguaglianza e la giustizia sociale, oggi smarriti
ma che vorrei tanto ritornassero. I nazifascisti occupavano ogni strada ogni piazza. Sandro, che sarebbe poi diventato mio marito, con Leo Valiani (del
P.d.Az) e Luigi Longo, del P.C.I. fu tra gli organizzatori dellinsurrezione di Milano. Ricordo che ci
davano la caccia dappertutto e se sono viva lo devo
anche alle portinaie di Milano. S, le portinaie dei
palazzi dove trovavamo rifugio. Ci aiutavano, ci
mettevano a disposizione dei nascondigli. Sono state donne di grande coraggio, rimaste anonime, ma
in un certo senso, eroine Sandro stato per me un
grande maestro, un grande socialista Mai una
slealt, un uomo affascinante, gentile, altruista
un grande compagno! Mi ha insegnato a dissentire, ma con educazione. Mi ha amato moltissimo,
ma anchio lho amato. Forse di pi

Dopoguerra
Incominciano gli anni difficili della ricostruzione, gli anni delle lotte operaie e contadine,
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IO AMAVO IL MARE, LUI LA MONTAGNA

del forte impegno politico e di presa di coscienza delle donne, cui Carla partecipa attivamente come militante socialista, in un irripetibile clima di entusiasmo, di speranze, di eccitante attesa di un mondo migliore.
L8 giugno 1946 Carla e Sandro si sposano
a Roma con cerimonia civile in Campidoglio.
Lei volle il ritorno del padre dalla prigionia.
Sandro gi segretario del partito socialista ed
eletto deputato allassemblea costituente aveva cinquantanni lei 25. Vanno ad abitare in
lungotevere Flaminio a Roma.
Sandro, un uomo importante con una vita
travagliata alle spalle cos commentava:
Carla stata la mia unica fonte di serenit ma
allinizio io pensavo che lei fosse troppo giovane,
temevo un fallimento matrimoniale.

Non si lasceranno pi e Carla una ragazza


volitiva e anticonformista che riusciva a tenergli testa confermava:
Sandro me lo disse subito: la mia fede politica
viene prima di tutto. E io questa scelta di vita lho
condivisa al suo fianco.

Lasciati dopo la liberazione gli studi di economia alla Bocconi ero negata per la matematica si dedica giornalismo firmando Carla Barberis, secondo il cognome della madre (socialista per tradizione familiare) collaborando
come pubblicista ai quotidiani Epoca, Avanti!,

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Ritratto di Carla Voltolina Pertini

Lavoro Nuovo 6 di Genova e a Noi Donne, rivista


dellUnione Donne Italiane, antesignana del
movimento femminista in cui militavano le
donne del PCI e del PSI.
Quelle di Carla, collaboratrice della pagina
culturale, impegnata nel sociale, sono inchieste sugli anziani e specialmente sulla condizione femminile nelle fabbriche.
stata la prima giornalista italiana condurre, come assistente della senatrice Lina Merlin
con cui firm il libro Lettere dalle case chiuse (edizione Avanti! 1955) linchiesta sulla prostituzione di Stato negli ospedali, nelle prigioni e
nelle case di tolleranza cui fece seguito la legge di abolizione, promulgata nel 1958.
Nei primi anni 60 in veste di giornalista parlamentare per il quotidiano Lavoro Nuovo assidua frequentatrice della Camera dei Deputati e
in tale ruolo partecipa a qualche trasmissione
dellallora seguitissimo programma televisivo
Tribuna politica.

Sandro Pertini fu direttore politico del Lavoro Nuovo dal


giugno 47 al giugno 68. E degna di nota, a prova dellausterit di quella stagione politica, la testimonianza di Vincenzo
Curia, allepoca giovane cronista, che ricorda come i coniugi
Pertini, per non gravare sul bilancio del giornale, dormissero
su brandine nei locali della redazione e daver assistito di persona a una richiesta di Pertini, che non vuole mai essere retribuito dal giornale, di un prestito allamministratore Carlo
Bordiga per poter acquistare il biglietto di ritorno a Roma
per Carla.

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IO AMAVO IL MARE, LUI LA MONTAGNA

Appartengono a quel periodo di giornalismo militante, le sobria cene in trattoria (bisognava stare attenti al bilancio poich lo stipendio da deputato dellepoca gi non elevato, era
in buona parte destinato al Partito) e la mitica
500 rossa, portiera antivento con cui accompagnava a Montecitorio il suo Sandro.
Limpegno sociale
Nel 1964 Sandro Pertini viene nominato vicepresidente della Camera dei Deputati e Carla,
battagliera e determinata, ma in fondo di natura timida e riservata, per evitare conflitti di interesse, sapendo di fare con questa scelta non
facile, cosa grata al rigoroso compagno, fa un
passo indietro, rinunciando alla sua vita alla
sua attivit di giornalista parlamentare. Concluder in un anonimo ufficio stampa del ministero dei LL.PP. la sua carriera giornalistica.
Per evadere dal Palazzo, pur rimanendo
nel privato vicinissima al suo Sandro, che nel
giugno del 68, con lelezione a presidente della Camera dei Deputati sera trasferito come abitazione a Montecitorio.
Si iscrive alla facolt di Scienze politiche di
Firenze Cesare Alfieri (la stessa in cui sera
laureato il marito quarantacinque anni prima)
ove si laureer nel 1972 per poter accedere
alla specializzazione in psicologia presso lUni 42

Ritratto di Carla Voltolina Pertini

versit degli Studi di Torino, allieva della professoressa Massucco Costa7.


Si laurea nel 1977 con una tesi di ricerca sulla
condizione operaia nelle fabbriche. Parallelamente a Roma si applica come psicoterapeuta
in analisi con il prof. Emilio Servadio. Frequenta anche a Milano, ospite dei genitori, la sezione
tossicodipendenze dellOspedale di Limbiate e
il Centro Aiuto Drogati (CAD) diretto dal prof.
Madeddu.

Con il professor Emilio Servadio (Roma, marzo 1984).

A Roma fa pratica di volontariato presso il


Servizio psichiatrico dellOspedale Forlanini e
successivamente, nei primi mesi del 1978 e al
Policlinico Gemelli presso il servizio alcolisti
e farmacodipendenti.
7

Angiola Massucco Costa, nata a Brescia nel 1902 e morta


a Torino nel 2001, stata esponente di rilievo della psicologia
italiana, fondando a Torino a scuola triennale di specializzazione in psicologia, una delle prime in Italia riconosciute dal
Ministero della Pubblica Istruzione e insegnando alluniversit fino al 1977. E stata deputato al parlamento nella IV legislatura per il PCI, eletta in Sardegna.

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IO AMAVO IL MARE, LUI LA MONTAGNA

Sandro Pertini al Quirinale


Il 15 marzo, in via Fani, le Brigate Rosse uccidono a raffiche di mitra la scorta di Aldo Moro, che viene rapito e il cui cadavere due mesi
dopo viene ritrovato in pieno centro a Roma,
a due passi dalle sedi della DC e del PCI.
Alla met di giugno Giovanni Leone si dimette da presidente della Repubblica e la scena politica si affolla di illustri candidati che si
eliminano a vicenda. Spunta unoutsider di
82 anni dal glorioso passato che, dopo le perplessit iniziali relative allet, diventa il settimo presidente della Repubblica con 832 voti
su 995.
Carla che ormai pensava di poter trascorrere insieme serenamente quello che restava
della loro vita, dopo le tante rinunce alla loro
privacy, lontano dagli impegni politici e istituzionali, al crescere della candidatura Carla
esplode: Facciamo cos, se ti eleggono presidente io me ne vado in Francia a Nizza. Sembra una leggenda ma vero.
Il 7 luglio 1978, data delle elezioni a capo
dello Stato, Carla a Nizza spaventata. Laveva
avvertito che non aveva nessuna intenzione di
seguirlo al Quirinale bardata come una Madonna e ha mantenuto con rocciosa coerenza
quella promessa per tutti lunghi sette anni
della presidenza (Il mio Quirinale una camera
in ospedale con persone che soffrono). Per aumentare la distanza dal cerimoniale si trasferisce a
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Ritratto di Carla Voltolina Pertini

Firenze, facendo la vita della pendolare con


scalo la stazione di Santa Maria Novella8.
1985. Fine del settennato
Cara Carla, scusaci se rompiamo il riserbo di cui
ti sei voluta giustamente circondare, ma vogliamo,
salutando il Presidente Pertini salutare anche te.
In questi sette anni di te si parlato poco per tua
volont, perch hai voluto rimanere te stessa e non
assumere il ruolo di moglie del Presidente. Questa
scelta, che tutte noi abbiamo apprezzato, ha rappresentato un modo nuovo di concepire rapporti tra
uomo e donna e forse anche tra donna e potere.
Pertini stato un grande presidente e a lui va il
nostro saluto e ringraziamento. A te Carla i nostri
abbracci e i nostri ringraziamenti perch la tua scelta labbiamo capita, apprezzata e condivisa e ci
piace la tua immagine di donna. Auguriamo a te
e a tuo marito una vita serena che abbracciamo con
affetto.

Cos il Coordinamento Donne CGIL di Milano, nellottobre 85 saluta con il Presidente


lanti first-lady, abituata a vivere scontrosamente nellombra e rifiutare fasti e oneri del ruolo
e dellex ruolo.
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Cominciavo a trovare divertente anche il rendersi invisibile. A
volte mi capita che qualcuno mi riconosca. Per esempio un giorno facendo la fila per aspettare un taxi, dietro di me cera una coppia. Ho
sentito lei che diceva a lui: ma questa signora qui davanti a noi non
la moglie del Presidente?. Lui rispondeva: Figurati se sta qui a fare
la fila. La donna per si avvicin e mi chiese: Ma lei non la signora Pertini?, io risposi: no, le assomiglio soltanto e fui contenta quando lei mi disse: vero, a vederla da vicino lei molto pi giovane.

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IO AMAVO IL MARE, LUI LA MONTAGNA

Fare la moglie di un Presidente non una professione che d senso alla vita. La Pertini ci ha dimostrato che una donna non prima di tutto una
moglie ma una persona.

Finalmente c tempo per stare insieme, loro due soli con gli amici di sempre, pur continuando Carla il suo impegno di assistenza psichiatrica a Firenze e a Prato, dove nel 1987 si
era trasferita presso lAmbulatorio del Dipartimento di Igiene Mentale del dottor Graziano
Graziani, con cui continuer a collaborare finch le condizioni di salute glielo hanno permesso. Per tale impegno lamministrazione
comunale di Prato le ha consegnato le Chiavi
della Citt nel corso di una cerimonia che si
tenuta nel 1999.
2005
Carla muore a Roma il 5 dicembre 2005. Le
sue ceneri riposano a Stella San Giovanni accanto a quelle del suo Sandro.
Pochi giorni prima lultima sua intervista:
A Milano abbiamo fatto tante cose insieme
adesso sono molto molto triste e penso che sia stato
tutto invano ma non pensavo che andasse a
finire cos male, dopo che noi ragazze e ragazzi
abbiamo rischiato tanto e poi basta.

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Ritratto di Carla Voltolina Pertini

Carla ai funerali di sua madre, Rosa Barberis, accompagnata dal marito


(1982). Sulla destra della foto il col. Piccinini, fidatissimo collaboratore
del presidente e capo della sicurezza del Quirinale.

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SOMMARIO

Introduzioni

Giuliano Pisapia
Prefazione ........................................................9
Andrea Gandolfo
Nota biografica ...............................................11
Stefano Rolando
Le ragioni che rendono attuale
una biografia ..................................................17
Anna Celadin
Introduzione al convegno .............................25

Le radici familiari

Umberto Voltolina
Rimasta se stessa ............................................33
Carlotta Voltolina
Una zia anticonvenzionale............................48

Nella lotta per la libert e nella storia della Repubblica


Roberto Cenati
Le donne e la Resistenza ...............................63
Renato Bragaglio, Ida Bertocchi,
Serena Pasinetti
I percorsi culturali...........................................74
Lettera dalle case chiuse................................79
Stefano Rolando
La misteriosa First Lady .................................85

La scelta della psicologia

Graziano Graziani
Tra Firenze e Prato, psicologa volontaria ...125
Renata Thiele
(intervista a cura di Tilde Steiner)
Roma, nella scia di Emilio Servadio .............136

Altri testi

Carla Voltolina
Conclusioni della tesi di specializzazione in
Psicologia, Universit degli Studi di Torino
(a.a. 1975-1976) .................................................149
Parigi, Nizza e la Francia di Carla e Sandro
Pertini (intervista, 2000) ...............................153
Paolo Conti
Muore la moglie di Pertini. Sandro, un grande
amore, Corriere della Sera (7.12.2005)..........159
Pino Nazio
Carla Voltolina non dorm mai al Quirinale,
LUnit (8.3.2006) .........................................164
La Fondazione Sandro Pertini......................170

Io amavo il mare,
lui la montagna
Ritratto di
Carla Voltolina Pertini

a cura di Stefano Rolando


con la collaborazione di Anna Celadin
prefazione di Giuliano Pisapia