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TOPOn

Rivista di Psicoantropologia Simbolica


e tradizioni religiose

Ezio Albrile

AI n
Anomalie del tempo

mythos edizioni
TOPOn
Rivista di Psicoantropologia Simbolica
e tradizioni religiose -

ISSN 1126-8530

Dir. Maria Pia Rosati,


past dir. Annamaria Iacuele
Redazione: Giuseppe Lampis, Marina Plasmati,
M. Pia Rosati, Claudio Rugafiori,
Lorenzo Scaramella
Ad memoriam: Gilbert Durand, Julien Ries

Ed. elettronica, 2015


topon
(rivista di Psicoantropologia Simbolica)
MYTHOS Associazione scientifico-culturale
Via Guareschi 153- Roma 00143
www.atopon.it atponrivista@atopon.it
SEMINARI
COLLANA ISTITUITA DA
ANNAMARIA IACUELE

Psicoantropologia Simbolica
e Tradizioni Religiose
Langelo di Marte,
da Astrologicae et Magicae Artis preceptionis
(Roma, Biblioteca Apostolica Vaticana,
Reg. lat. 1283, c. 26v).
Ezio Albrile

AIN
Anomalie del tempo
Cosmogramma gnostico noto come Diagramma
degli Ofiti (ricostruzione di B. Witte).
dedicato a Flora
INDICE

La chiesa di Ain 9

Ges e il Teriomorfismo Dei Magi 17

Ges-Ain a Novi Ligure 38

La lepre di Iside 50

Ain e la quadriformit di Dio 58


LA CHIESA DI AIN

Gavi, una cittadina al confine tra Piemonte


e Liguria, conserva un singolare vestigio
romanico, la basilica di San Giacomo
Maggiore, oggi chiesa parrocchiale. Sulla
lunetta del portale maggiore un inquietante
Ges baffuto, dai tratti centroasiatici di un
Buddha kua, schiaccia lAvversario, il suo
doppio, signore dellAde, cio di questo
mondo. Quando Ges si rivela diventa il suo
opposto: lAvversario precede il Messia poich
le due figure coincidono, ma si manifestano in
livelli diversi di realt. Il Ges di Gavi porta
sul petto dei girali, a significare lineluttabilit
del compimento ciclico. Sta al centro dei
dodici apostoli cio al centro delle dodici
costellazioni zodiacali (gli apostoli, storica-
mente, non sono dodici). Lo sovrasta una
trinit pennuta, i tre volatili sembrano la
riscrizione cristiana della rua, lo spirito
genesiaco che si libra sulle tenebre iniziali.
Non meno sorprendenti i capitelli soprav-
vissuti allinterno della basilica. Il tema
iconografico costante: un vecchio barbuto
sovrasta, reggendone il dorso, delle creazioni
mostruose. Si tratta di creature ibride, in gran
parte felini, ma anche grifoni, dalle fauci
spalancate. Il vecchio Chronos, il Tempo,
lAin alessandrino. I mostri epifanie del
Tempo che tutto divora e consuma.
Nel mondo latino Saturnus Ain, il
Saeculum aureum, immagine imperiale del
ritorno allet delloro: ogni anno il suo corpo
invecchia nellinverno, e ridiventa giovane in
primavera; plasticamente egli un essere
zoomorfo in continuo cangiamento con il
mutare delle stagioni, il suo capo passa dalle
fattezze di serpente (freddo), a quelle di leone
(caldo), mentre nel rigore, nella furia degli
elementi assume le sembianze di un cinghiale.
Agli albori del V secolo Marziano Capella,
nella sua opera enciclopedica, dipinge il
freddissimo creatore degli di Saturno, cio il
ciclo annuale, come un orrido essere mutante,
ora drago, ora leone, ora cinghiale, stigma del
mutare delle stagioni: lAin invecchia,
rincorrendo i mesi sino a ridiventare fanciullo.
Ain festeggiato nella notte tra il 5 e il 6
gennio, quando Kor, la Vergine, lo
partorisce. Il 6 la festa dei Tre Magi, tre come
i tre segmenti in cui frammentato il tempo:
passato, presente e futuro.
Ain un personaggio di tutto rilievo nei
Mithraea, i sacelli ellenistici del dio iranico
Mithra. Una creazione mostruosa a testa di
leone: le ali accennano alla rapidit del suo
fluire, le spire del serpente che lo avvolgono
alla vicenda ciclica dello Zodiaco, implacabile
nello scandire il divenire. I capitelli di Gavi
propongono quindi una figurazione del
Chronokratr che al medesimo tempo
Kosmokratr della presente realt, egemone
delle immutabili leggi che governano i destini
dei mondi. una specie di guardiano delle
soglie zodiacali e planetarie attraverso cui
lanima entra ed esce dal mondo (= corpo),
cos immaginava Celso travisato da Origene.
Una delle pi antiche apparizioni di questo
personaggio nella cosmogonia orfica ascritta
a Ieronimo ed Ellanico (fr. 54 Kern) secondo la
quale dallunione dellacqua con la terra
sarebbe scaturito un drago alato, leontocefalo e
taurocefalo, dal doppio nome di Chronos
agraos ( Tempo senza vecchiaia ) ed
Herakles. Nella fluidit nebbiosa del Caos,
Chronos agraos concepisce un Uovo
immenso, da cui fuoriesce un dio
incorporeo un essere ibrido con ali doro,
teste taurine sui fianchi e un serpente svettante
sul capo il cui nome Prtogonos, il
Primogenito . La teogonia orfica
comune o rapsodica (fr. 85 Kern), lo
chiamer Phanes; il dio ermafrodita, come lo
sono gli uomini che abitano il mondo da lui
creato, let aurea. Il vecchio e i mostruosi
animali della basilica di Gavi riciclano questi
motivi in chiave dualistica, pi vicina al mondo
iranico che non a quello greco.
Spesso nei Mithraea il leontocefalo aionico
nominato come deus Arimanios, cio
Ahriman, personificazione della tenebra
(trgh) nella cosmogonia zoroastriana,
avversario del dio Ohrmazd nel dispiegarsi
della grande epopea dualistica iranica.
Plutarco, parlando della religione persiana,
narra con dovizia di particolari come in essa si
celebri un sacrificio ad Ahriman, cio ad Ade e
alle Tenebre. Si cercava di placare con il culto
e i sacrifici il diabolico Signore di questo
mondo, poich i presunti devoti avevano
sperimentato in prima persona la terribile forza
del male. Quindi sembra che nella basilica di
Gavi sia rimasto indelebile il signum
Arimanium che in unepoca arcaica riteneva lo
spazio sacrale lintermondo fra gli inferi e il
cielo.
Chiesa di San Giacomo Maggiore a Gavi.
Capitello con Ain.
Cervo scolpito su un capitello
del Chiostro di S.Andrea.
GES E IL TERIOMORFISMO
DEI MAGI

Chi si addentra nella Genova medievale


colto da stupore di fronte alla bellezza di un
manufatto purtroppo lasciato alle incurie del
tempo e ancor di pi del volgo, il Chiostro di
SantAndrea. La sua costruzione risale alla
met del XII secolo; il chiostro era parte di un
monastero benedettino di cui si hanno tracce
sin dallanno 1009. Affidato in un primo tempo
ai monaci, nel secolo successivo si trasform in
un cenobio a presenza interamente femminile.
Espropriato e trasformato in carcere dalla
barbarie napoleonica, il monastero non
sopravvisse per a una ben pi tremenda
barbarie chiamata modernit , cos nel 1904
per ragioni di riassetto urbanistico venne
demolito. Ed solo grazie allintercessione del
grande architetto Alfredo DAndrade (Lisbona
1839 - Genova 1915), il padre della conserva-
zione dei beni culturali, che ne venne
risparmiato il prezioso chiostro, smontato e
abbandonato per quasi ventanni nella chiesa di
SantAgostino. Successivamente, nel 1922, fu
restaurato e collocato nellarea sottostante la
Porta Soprana, dov tuttora, esposto alle
intemperie e ai pi esiziali vandalismi grafici
che ne minano la conservazione.

Notevole esempio di scultura romanica, il


perimetro del chiostro percorso da trentadue
coppie di colonne, con relativi capitelli
impreziositi da figurazioni di rilevante valore
storico-culturale. Tra esse, da segnalare quelle
scolpite in un gruppo di capitelli situati
nellangolo allestremit destra rispetto allen-
trata, in origine forse orientati nellangolo a
sud-est. Il primo di essi ritrae i Magi evan-
gelici in viaggio, ma di scarsa leggibilit a
causa dello stato di grave deterioramento in cui
versa. Nonostante ci, si riconoscono le vesti
persiane indossate dai Magi (berretto frigio,
clamide, chitone raccolto alla vita da una
cintura e anassiridi, i lunghi pantaloni dei
cavalieri sasanidi). Il primo Mago ha in mano
un dono irriconoscibile; praticamente scom-
parsa la Sacra Famiglia.

Il capitello dei Magi devessere osservato in


senso antiorario, per cogliere appieno il senso
della frase evangelica: Dov il neonato re
dei Giudei? Abbiamo visto infatti la sua Stella
in Oriente e siamo venuti per adorarlo . Ora,
usualmente si traduce il greco en t(i) anatol
con in Oriente , il che rivela unapparente
contraddizione, poich se i Magi venivano
dallOriente (Mt. 2, 1) e sempre a Oriente
vedevano la Stella (astr) del Salvatore,
avrebbero dovuto mettersi in cammino in senso
opposto. In altre parole, ipotizzando che
allinizio del viaggio i Magi si trovassero in
Persia e da l avessero contemplato la Stella
in Oriente , seguendone lo splendore
dovevano mettersi in marcia verso la Cina e
non verso Gerusalemme, che stava nel loro
Occidente. In realt la frase del Vangelo di
Matteo svelava nelluso del verbo anatell
sorgere, levarsi , lutilizzo di un lessico
prettamente astrologico: quindi la Stella era
intravista non in Oriente , bens in
levare , verisimilmente eliaco, cio in
sincronia con il sorgere del Sole. La stella,
quindi, era seguita nel suo percorso, da Oriente
(al levare) sino a Occidente (nel tramontare),
luogo dell'epifania di Ges Bambino.

Anche se difficile stabilire nel capitello la


differenziazione dei Magi nelle tre et: il
vegliardo canuto (Melchiorre), luomo maturo
(Baldassarre), il giovane imberbe (Gaspare)
secondo uniconografia codificata in un testo di
origine irlandese databile allVIII o IX secolo
d. C. e falsamente attribuito al Venerabile
Beda, il cui titolo per esteso Excerptiones
Patrum, Collectanea, Flores ex Diversis,
Qustiones, et Parabol (PL 94, 541) la loro
presenza sembra in qualche misterioso modo
collegata a un preciso programma iconografico
di cui parte integrante anche il capitello a
lato. I Magi rappresentano le tre et delluomo
(giovinezza, maturit, vecchiaia) in rapporto al
tempo infinito, liranico Zurwn e lellenistico
Ain, generatore dogni realt, incarnato dal
bambino.
LAin in perenne trasformazione
(fanciullo, adulto, vecchio), celebrato ad
Alessandria dEgitto nella notte della sua
rinascita, tra il 5-6 gennaio (Epiph. Pan. haer.
51, 22, 8-9), la notte in cui sarebbe stato
partorito da una Vergine. Ora, il capitello a lato
effigia tre animali simbolici, legati a tre
momenti e modalit di manifestazione di Ges
Cristo: il Cervo, il Grifone, lUnicorno, tre
grandi protagonisti dei bestiari medievali.
Il Cervo, prototipo degli animali cacciati
dalluomo e quindi in eterna fuga, sta a
indicare la condizione di disagio dellanima,
principio luminoso imprigionato nella materia.
Il tema dellAnima-Cervo un tema
prediletto nellarte romanica e ha una
collocazione specificamente astrale. Il
Sagittario il segno dello Zodiaco posto a
suggello del Solstizio invernale, lantico Sol
invictus mutato nel cristiano Sol salutis. La sua
freccia raggiunge il Cervo, cio il Capricorno,
la successiva costellazione solstiziale, ma
trafigge anche il Cristo-Sole, disceso in un
cielo cristallino popolato di astri, immagini
dellimmutabilit divina, origine e causa del
divenire. Il Cervo quindi il Cristo-Sole
precipitato agli inferi, nei giorni del suo
occultamento invernale.
Tracce di questa mitologia si ritrovano sin
nellAntico Testamento, in Lamentazioni 3, 12-
15 e Zaccaria 9, 13: il Signore larciere, le
frecce scoccate dal suo arco mutano gli eventi,
determinano il farsi della storia.

Il Grifone nasce in ambiente mesopotamico


intorno al IV millennio a.C. conosciamo, su
un sigillo da Susa, un mostro con ali, testa e
zampe anteriori duccello, criniera e corpo di
leone , sebbene Erodoto (3, 116; 4, 13. 27),
sulla scorta delle notizie sul mitico popolo
degli Arimaspi, lo ritenga originario della
Scizia. Presa in prestito dallOriente,
limmagine del Grifone trova ampio uso
nellarte romanica: nasce a Babilonia, emigra
in Iran e infine passa nel mondo greco e poi
bizantino.
Chiostro di S. Andrea.
Capitello con rilievo dei Magi in viaggio.
Melchiorre scolpito in un capitello del Chiostro
di S. Andrea.
Teriomorfismo.
Capitello del chiostro di S. Andrea.
Effige di una doppia natura, felina e
volatile, terrestre e celeste, il Grifone esprime
un dualismo di fondo. La cristianizzazione
dellimmagine non ne cancella lantico e
primario significato di custode della salvezza e
dellimmortalit, cos come formulato nella
mitologia e nelliconografica iranica. In una
doppia immagine che illustra lo Speculum
virginum di Corrado di Hirsau, degli inizi del
XII secolo due Grifoni compaiono nella
raffigurazione dellalbero della conoscenza del
bene e del male appena sotto la figura del vetus
Adam, contrapposto al novus Adam, il Cristo,
effigiato nellAlbero della Vita. Lo stesso
Albero della Vita che presente nella
mitologia dellIran zoroastriano. Nel nostro
capitello il Grifone esprime quindi il dilemma
delluomo e del Cristo di fronte alla scelta tra
vita e morte, tra finitudine e immortalit.
collocato fra il Cervo e lUnicorno, cio tra il
corpo e lo spirito, tra la tenebra e la luce.

La menzione pi antica dellUnicorno in


Ctesia. Il medico ed etnografo alla corte
achemenide lo descrive come un asino
selvatico, unicorne, bianco, il capo rosso
purpureo e gli occhi blu.

Unicorno
Chiostro di S. Andrea
Il corno suddiviso in tre parti di colori
differenti, dal basso in alto bianco, nero e
rosso; possiede propriet taumaturgiche,
poich chi da esso si abbevera diventa immune
da malattie e veleni (FGrHist 688 F 45 q =
Ael. Nat. anim. 4, 52). Una virt risanatrice
che si ritrover immutata nei bestiari
dellOccidente medievale. La descrizione
dellAsino unicorne che Ctesia trova in India,
ha delle notevoli affinit con lUnicorno
narrato nelle fonti iraniche. Quando egli
enuncia le virt risanatrici dispensate dal corno
dellAsino indiano, ha sicuramente in mente il
corno aureo dell Asino a tre zampe di
cui parlano una lunga sequenza del Bundahin
iranico e due brevi passi del Mng xrad. Un
corno molteplice, dal quale crescono mille
altri corni attraverso cui combattere le
xrafstarn, le creazioni ahrimaniche, la gena
dei rettili che infestano il mare onirico e
primordiale Frxwkard (< Vouru.kaa).
LAsino unicorne un animale
meraviglioso ha sei occhi, nove testicoli, due
orecchie, il capo blu scuro e il corpo bianco
come il cibo sacro e allucinogeno, lhaoma. Gli
occhi disseminati sul suo corpo alludono a una
facolt visiva spirituale, una mng-weninh o
gyn-wnin, la vista animica con cui
possono essere percepite altre realt, invisibili
a occhi profani. In questo modo il corpo
visionario dellAsino unicorne pu essere
inteso quale mng-xwarin, nutrimento
spirituale serbato per il giusto (ahlaw).
Ed proprio a questo cibo spirituale a cui
faranno riferimento gli artisti medievali,
figurando nellUnicorno la natura pura,
luminosa e spirituale di Ges.
Quindi i tre animali riassumono le tre
identit del Cristo: corporea, animica,
spirituale; i tre momenti in cui la sua identit
divina e luminosa si rivela: nellepifania del
Bambin Ges, nella tentazione fra bene e male,
e infine nel sacrificio del corpo. Questi tre
momenti sono linterpretazione demitizzata
delle tre et di Ain: fanciullo, adulto, vecchio.
Attorno al 1298 sempre a Genova, ma nelle
sue prigioni, un certo Rustichello da Pisa
trascrisse sotto dettatura le avventure in Cina di
un mercante veneziano, Marco Polo (1254-
1324). Fra le tante contrade visitate cera anche
la Persia. L, nella citt in cui si veneravano i
fuochi sacri, Marco apprese una storia sui Tre
Re Magi, sui tre doni (oro, incenso e mirra) e
su come Ges apparve loro in tre diverse
forme, corrispondenti allet di ognuno
(giovane, adulto, vecchio). Quando per tutti e
tre i Magi osservarono attentamente la
mangiatoia, lo videro nellet reale, quella di
un pargolo di 13 giorni. un piccolo episodio
di un resoconto di viaggi che passer alla storia
come Il Milione (cap. 30).
Parecchi secoli dopo, nel 1951, uno storico
della letteratura e orientalista, Leonardo
Olschki (1885-1961), intu che dietro
allinnocua favoletta doveva celarsi un
pensiero genuinamente iranico. Lo trov in una
delle figure concettuali e divine pi rilevanti
della tradizione mazdea, il Tempo , Zurwn
(< avestico Zrvan). A partire dai testi avestici
(Yat 14, 28), tutte le fonti antiche concordano
nel ritenere Zurwn non solo il principio
supremo da cui derivano il cosmo e i
gemelli Ahriman e Ohrmazd, ma il
principio di una tetrade composta dal dio stesso
e dai tre momenti in cui essa suddivisa:
passato, presente e futuro. Una mitologia
rintracciabile anche negli anfratti dellIslam
eterodosso. Nellidea dell Imam del
Tempo , entro il quale si sommano i tre
momenti del divenire, mentre lessenza divina
rimane intatta.
Lanno successivo al saggio di Olschki, un
altro orientalista e archeologo, Ugo Monneret
de Villard (1881-1954), trov frammenti di
questa mitologia nel Vangelo armeno
dellinfanzia (9, 14-21), un testo scoperto nel
1828, ma risalente al VI sec. d. C. Il Vangelo
raccontava di come i Magi giunsero a
Betlemme suonando e cantando. Trovata la
grotta dovera Maria con il bambinello, vi
entrarono uno ad uno con i rispettivi doni.
Dopo aver omaggiato il bambinello, i Magi si
consultarono lun laltro e, raccontando le
impressioni ricevute, scoprirono con grande
sorpresa che per ogni dono il Salvatore Ges si
era manifestato in una forma differente.
Manoscritti di Nag Hammadi (Codice II):
la fine dell'Apokryphon Johannis
e l'esordio del Vangelo di Tomaso.
Monneret de Villard ha inseguito questa
tradizione in una serie di testi, di cui il pi
sintetico e rappresentativo lOpus
imperfectum in Matthaeum, sorta di versione
latina di un testo scritto nellaramaico di
Edessa, il siriaco, la Cronaca di Zuqnn, dove i
Magi parlando della visione avuta scoprono
che ognuno di loro ha visto una cosa diversa e
che ognuna riflette momenti diversi della vita
del Salvatore: dal Bambino al Crocefisso, la
discesa agli inferi e la resurrezione, sino alla
gloria in Paradiso.
grazie agli studi di grande iranista
recentemente scomparso, Jacques Duchesne-
Guillemin, che abbiamo appreso come nel
trimorfismo del Ges fanciullo, adulto e
vecchio si ritrovino le vestigia del culto di
Ain, versione ellenistica delliranico Zurwn.
Ain durata infinita, saeculum, eternit, ma
anche ciclo cosmico in perpetuo rinnovamento.
Identificato o meno al Sole, Ain un dio
personale, il dio cosmico supremo, il
Kosmokratr o Pantokratr, ma anche primo
padre, invisibile e ingenerato.
Nel Corpus Hermeticum Ain una
grandezza spazialmente e temporalmente
infinita. Liconografia lo descrive come un
essere mostruoso, alato, con la testa di leone e
il corpo avvolto nelle spire di un grande
serpente. lAin leontocefalo, effigiato talora
con i tratti di un vecchio, talora con quelli di un
fanciullo. Un enciclopedista della tarda
antichit, Marziano Capella, lo dipinge come
un orrido essere mutante, ora drago, ora leone,
ora cinghiale, segno del trasformarsi delle
stagioni: lAin invecchia, rincorrendo i mesi
sino a ridiventare fanciullo. Cos lo dipingono
anche Nonno di Panopoli e Claudiano,
Henri-Charles Puech (1902-1986), cam-
pione negli studi sullo gnosticismo, riprese
queste tematiche tra il 1965 e il 1967 in una
serie di seminari tenuti a Parigi, allcole
Pratique des Hautes tudes della Sorbona. Lo
scopo di Puech era quello di spiegare la triplice
manifestazione di Ges come Ain e replica
occidentale delliranico Zurwn. Tra i vari testi
presi in considerazione dal Puech c una
Omelia sulla Nativit attribuita a un certo
Giovanni di Eubea ( ca. 750 d.C.), un autore
spesso confuso con Giovanni Damasceno. Il
testo dellomelia, ritrovato in un manoscritto
miniato, precisa come i Magi, dopo aver reso
omaggio alla Vergine Maria, si scambiano le
impressioni su ci che hanno visto con i propri
occhi. Il primo dice di aver visto un bimbo
(npios), il secondo un giovane sui trentanni
(neteros triakontaets), il terzo un vecchio
canuto (gern pepalaimenos). Infine, tutti e
tre assieme, osservano con meraviglia la
metamorfosi di ritorno in neonato (brephos) di
Ges. La polimorfia di Ges segue quindi in
parallelo la scomposizione dei tre Magi nelle
tre et (giovane, adulto, vecchio).
Puech ha studiato vari testi in cui Ges
appare ai discepoli in molte forme (giovane,
vecchio, fanciullo) e cambiando repenti-
namente statura. Le Peregrinazioni degli
Apostoli, gli Atti di Pietro, la Vita di S.
Abercio, gli Atti di Giovanni, sino a trovare
delle affinit nella biografia del primo fra tutti
gli eretici, Simon Mago.
Un Ges molteplice si ritrova infine in uno
dei pi significativi testi gnostici copti ritrovati
a Nag Hammadi tra il 1946 e il 1950,
lApokryphon Johannis. Mentre Giovanni, il
discepolo prediletto, sale al tempio, gli si rivela
un Ges molteplice, prima fanciullo (alou), poi
vecchio (no) e infine schiavo (chal); cos
leggiamo nelle righe del codice II, che a
riguardo trasmette la lezione migliore (anche se
corrotta in pi punti). Una visione meravigliosa
in cui Ges appare in tre forme (omte
e
mmorph) cangianti, personificazione di
quellAin in cui coesistono passato, presente e
futuro, le tre dimensioni del tempo che
contribuiscono a rendere evanescente, a
smaterializzare il Ges storico. I tre animali
fantastici del capitello romanico del Chiostro di
SantAndrea rappresentano quindi la versione
teriomorfica dei tre Magi figurati nelle tre et
dellantico Ain.
Protrome di leone circondata da folta criniera
(Ain). Chiesa parrocchiale di Monteu da Po
GES-AIN A NOVI LIGURE

A Novi Ligure, sullantico argine del


torrente Scrivia, sorge lantica Pieve di Santa
Maria, una piccola chiesa ampiamente
rimaneggiata nei secoli, ma che data la sua
fondazione allanno mille. Dei fasti medievali
poco rimasto. Una piccola scultura in pietra,
ora murata in una colonna, appartiene alla fase
pi antica della chiesa. un raccoglitore di
elemosine che porta scolpito un Ges
Kosmokratr allinterno di un tracciato
zodiacale. Il Salvatore indiademato, bene-
dicente, allinterno di un ovale scomposto in
12 cerchi, in basso due angeli sorreggono il
tutto. Ma forse i cerchi sono 16. Ci non
cambia la sostanza del problema: 16 il doppio
di 8, l'antica Ogdoade, i sette pianeti pi il
cielo delle stelle fisse, altra immagine che fissa
lo scandire dei secoli.
Il rilievo consunto dal tempo: nonostante
ci, in alto, agli angoli sembrano riconoscersi
altre due figure angeliche. Se tale congettura
fosse avvalorata, avremmo a che fare con i
classici quattro angeli cardinali, posti a
custodia delle quattro direzioni dello spazio, a
partire dalla visione di Ezechiele.
Ges al centro del divenire, domina gli
universi come lantico Ain, durata infinita,
saeculum, eternit, ma anche ciclo cosmico in
perpetuo rinnovamento. Un incantesimo
invocava Helios quale padre dellAin
rigenerantesi, ho patr tou palingenous ainos;
come il nuovo Ain la cui presenza ritorner
nella figura di Ges Cristo, dispensatore di
quel loutron palingenesias kai anakainseos
attraverso il quale giungere alla salvezza.
Il transito della soteriologia aionica
dallellenismo alla cristianit antica ha uno dei
suoi punti di passaggio in un famoso manufatto
dellantichit ellenistica, in qualche segreto
modo legato alla logora pietra della Pieve di
Novi: lAin o Phanes (Eros Protogonos) entro
lo Zodiaco del Mithraeum di Modena (CIMRM
I, 695 [fig. 197]). Il rilievo, infatti, riassume
nella figurazione di un fanciullo imberbe entro
lovale dello Zodiaco limmagine di Ain unita
a quella del Phanes orfico.
In origine Ain ha un senso eminentemente
fisiologico, espressione linguistica del rapporto
che unisce luomo al cosmo: midollo come
sede della vita , quindi forza vitale . Il
significato sarebbe cos mutato da durata
della vita umana , quindi durata di
generazioni , sino a giungere al concetto di
tempo illimitato, che scorre incessante ,
eternit .
Con Platone si ha una svolta semantica
fondamentale. In Timeo 37 d-38 c il Demiurgo
crea il tempo ordinario (Chronos) come copia
o immagine mobile (eikon kinetos) del-
leternit (Ain) immobile nelluno, nelleterno
presente. Ain diventa quindi lidea del tempo
che platonicamente il modello
(paradeigma) celeste del tempo terrestre. Per
Aristotele Ain la Vita, immortale e
divina del cielo.
Nei testi giudaici e cristiani delle origini
luso di Ain nel senso di eternit si alterna
con luso apparentemente antitetico di Ain
con il significato di epoca . Dallapocalittica
giudaica proviene la dottrina dei due Eoni,
quello presente, dominato dal diavolo-
kosmokratr e vicino alla fine, e quello futuro,
che imminente e realizzer le promesse
messianiche di perfezione.
Sulla scorta del grandioso mito platonico e
ibridandosi con lidea iranica di Zurwn, il
Tempo senza fine, Ain diventa in et
ellenistica un dio cosmico popolare in molte
cerchie misteriche le cui arcane vestigia si
ritrovano ad Alessandria dEgitto (Ps.-Call. 1,
30, 7; 33, 2). Un Ain egemone nelle liturgie
dei papiri magici: identificato o meno a Helios,
il Sole, Ain un dio personale, il dio cosmico
supremo, il Kosmokratr o Pantokratr, ma
anche primo padre, invisibile e ingenerato.
Nellelaborazione della figura del Tempo
eterno sar determinante lassimilazione a
divinit solare: Ainopolokratr, Dominatore
delleterna sfera celeste (PGM I, 202),
Despots tn pyrinn diadmatn, Egemone
dei diademi infuocati (PGM IV, 520 s.),
figurazione del tragitto del Sole/Helios
attraverso il cerchio dello Zodiaco. La stessa
concezione chiaramente esplicitata negli
Oracoli caldaici.
Nel Corpus Hermeticum Ain una
grandezza spazialmente e temporalmente
infinita, anche se nellAsclepius latino Ain =
Aeternitas il secondo dio , intermediario
fra il Dio sommo e il mondo.
Ain/Phanes nel rilievo del
Mithraeum di Modena
(ora conservato alla Galleria Estense, Inv. 2676)
Usualmente Ain rappresentato come un
essere mostruoso, alato, con testa di leone e il
corpo avvolto nelle spire di un grande serpente.
lidea del Tempo che dissolve e consuma.
Alcune monete coniate dagli Antonini nel II
sec. d. C. effigiano Ain circondato dal-
lOuroboros o reggente luccello della Fenice.
Unimmagine ancora pi eloquente se
osserviamo i segni zodiacali sovente affioranti
fra una spira e laltra del serpente.
Nel rilievo scultoreo di Modena, il giovane
Ain avvolto nelle spire di un serpente, con
teste di capro, di leone e di ariete sul petto e
zampe caprine al posto dei piedi. Al dio orfico
Phanes si riferiscono i caratteri della figura
alata che nasce dalluovo cosmico tra fasci di
luce e fiamme. un riferimento alla cosmo-
gonia orfica attribuita a Ieronimo ed Ellanico,
secondo la quale dallunione dellacqua con la
terra sarebbe scaturito un drago alato,
leontocefalo e taurocefalo, dal doppio nome di
Chronos agraos ( Tempo senza vecchiaia )
ed Herakles.
Nella fluidit nebbiosa del caos, Chronos
agraos concepisce un Uovo immenso, da cui
fuoriesce un dio incorporeo un essere
ibrido con ali doro, teste taurine sui fianchi e
un serpente svettante sul capo il cui nome
Prtogonos, il Primogenito . Un
personaggio che, in unulteriore teogonia orfica
definita comune o rapsodica ,
chiamato Phanes; il dio ermafrodita, come lo
sono gli uomini che abitano il mondo da lui
creato, let aurea. Materiali orfici che
confermano un caos che dopo essere
cosmogonico anche ermeneutico.
Lunicit della figurazione di Modena, in
particolare del giovanetto che fuoriesce quasi a
tuttotondo tra i segni zodiacali e le teste dei
Venti a rilievo schiacciato, rimanda al legame
linguistico tra Ain e Aiolos, padre e signore
dei Venti, rinchiusi in un otre di cuoio, il dio
che stabilisce le sorti del vagare periglioso di
Odisseo (Od. 10, 1 ss.). E al legame tra Ain e
Ianus, il dio iniziale della teocrazia latina.
Entrambi sono la versione greco-romana di
Vayu, divinit della cosmologia zoroastriana: il
dio iniziale che nel mondo indo-iranico
designa sia il nulla, il vuoto che preesiste al
tutto, sia il vento , il respiro cosmico che
pervade ogni cosa; per questo i testi
zoroastriani dicono che esiste un buon
Vayu e un cattivo Vayu .
Nel mondo latino Ianus lambiguo
bifronte signore dei transiti e dei passaggi (in
questa epifania conosciuto come Portunus);
quale dio iniziale gli compete il primo mese
dellantico calendario (= Ianuarius). Il napo-
letano san Gennaro pare abbia molto a che
spartire con questo personaggio, se pensiamo
alla celebrazione di Ain, linfinit del Tempo
che dissolve e consuma, nascente da una
Vergine il 6 gennaio; una ricorrenza misterica
trasmigrata dal mondo alessandrino a quello
partenopeo nei primi secoli dellera volgare.
Quel giorno si celebrava un Ain
eternamente risorgente dal seno della Vergine:
uniniziazione alessandrina che implicava una
vera e propria messa in scena teatrale. Gli
officianti simulavanno i tuoni e i fulmini di un
Caos iniziale. Gli di erano effigiati da pupazzi
in forma umana. Specchi imitavano stelle
cadenti e teofanie: ci rendeva possibile
sperimentare lintimo apathanatismos, l im-
mortalizzazione , il fine del viaggio celeste la
cui meta ultima era la visione faccia a
faccia di Ain.
Dapprima il legame con le Stagioni, come
Saeculum frugiferum, quindi quello con il
cerchio zodiacale, fanno del Tempo eterno il
Saeculum aureum, immagine imperiale del
ritorno allet delloro. LAurea aetas il
corrispettivo latino dellAin Plutonis
alessandrino. Il termine infatti discende da
Aevum, che le fonti antiche (Varr. Lingua lat.
6, 2; Cens. 16, 3 ss.; Apul. Plat. 201)
assicurano essere equivalente di Ain.
Conosciamo la triplice manifestazione di
Ges come Ain nelle storie sui Magi
evangelici. Il punto di partenza fu Marco Polo
in transito nelle terre iraniche. L, nella citt in
cui si adoravano i fuochi sacri, Marco apprese
una singolare storia sui tre Re Magi, sui tre
doni (oro, incenso e mirra) e su come Ges
apparve loro in tre diverse forme, corri-
spondenti allet di ognuno (giovane, adulto,
vecchio). La visione scomparir quando tutti e
tre i Magi saranno davanti alla mangiatoia:
vedranno il bambin Ges nelle reali fattezze di
un pargolo di 13 giorni (Il Milione, cap. 30).
Un Ges molteplice si ritrova in diversi
apocrifi e in uno dei pi significativi testi
gnostici copti ritrovati a Nag Hammadi,
lApokryphon Johannis: un Ges che prima
fanciullo, poi vecchio e infine schiavo: cos
leggiamo nelle righe del codice II di Nag
Hammadi, che a riguardo trasmette la lezione
migliore (anche se corrotta in pi punti). Una
visione meravigliosa in cui Ges appare in
tre forme cangianti, personificazione di
quellAin in cui coesistono passato, presente e
futuro, le tre dimensioni del tempo che rendono
evanescente, smaterializzano il Ges storico.
Infatti le tre et in cui scandita lesistenza,
cio infanzia o adolescenza, maturit e
vecchiaia, se da un lato identificano il
Salvatore come immagine di un potere aionico
ed eterno, dallaltro ne testimoniano
lineffabilit: Ges simultaneamente tre
persone e quindi storicamente non mai
esistito.
Nelluniverso mentale gnostico, lunica
realt che esiste di per s eternamente il
plrma, il mondo iniziale della pienezza,
abitato da una serie di entit perfette chiamate
Eoni , Ain. Il sistema valentiniano ne
conosce 30 (Ir. Adv. haer. I, 1, 1-2). Questa
realt superiore da principio un tutto
compatto, un pensiero solitario che riflette su
s stesso. In essa si verifica a un certo
momento un collasso che provoca una
frammentazione in una serie successiva e
gerarchizzata di entit, gli Eoni.
Gli Eoni portano il segno del primo
principio da cui sono emanate, ma che ad esso
sono fatalmente inferiori.
Ain al singolare ricorre nelle scritture
gnostiche, quasi esclusivamente per designare
lentit pi vicina al Padre inconoscibile. Pi
raramente pu servire come denominazione di
realt inferiori, esistenti allinfuori del
plrma: la denominazione Eoni si adatta
anche agli Arconti, i demoni al seguito del
demiurgo malvagio Ialdabath.

La contrapposizione tra Eoni come ipostasi


della realt superiore, e angeli come creature
del dio inferiore, in alcuni testi gnostici si
attenua sino a scomparire del tutto. In
Zostriano, un altro testo gnostico di Nag
Hammadi, gli Eoni appaiono concepiti come
entit essenzialmente spaziali, come zone o
reami celesti entro i quali risiedono gli angeli
con le qualit corrispondenti. Il deragliamento
semantico di Ain dal piano del tempo a quello
dello spazio un fatto compiuto nelle scritture
gnostiche.
Ges-Ain nel rilievo scultoreo della
Pieve di Santa Maria a Novi Ligure.
AIN E LA LEPRE DI ISIDE

Nellestremo margine orientale della collina


torinese, quando il declivio stinge in una
assolata pianura, si scorgono le antiche vestigia
della romana Industria, una citt rituale sorta
attorno agli antichi templi di Iside e di Osiride
(Serapide). Dei fasti passati oggi rimangono
solo un nugolo di rovine, adagiate accanto alla
statale che porta al vicino abitato di Monteu da
Po. Nata in Egitto, la devozione per questa
potente dea, madre-amante di un dio, Osiride,
morente e risorgente, si diffuse in tutto il
mondo ellenistico, a partire dallassimilazione
alle dee greche Io (Aesch. Prom. 588; Herod.
2, 41) e Demetra (Herod. 2, 156). Nel 333 a.C.
esisteva gi sul Pireo un santuario della dea
(CIA 2, 168). Gli imperatori romani, da
Claudio in poi, estesero il loro consenso al
culto isiaco e ne fecero addirittura una delle
componenti religiose predominanti nel tessuto
sociale imperiale. Ne testimone attento e
suggestivo lApuleio delle Metamorfosi (libro
XI), che descrive liniziazione isiaca come una
cerimonia imitativa della morte e risurrezione
di Osiride. La precedevano un bagno di
purificazione, digiuni, preghiere con la
continua assistenza del sacerdote isiaco.
Ladepto, a compimento delliniziazione,
veniva adornato di una fulgente stola
olimpica , di una corona e fatto sedere sopra
un trono, esposto alla venerazione degli astanti,
come un nuovo Osiride-Sole. Proprio riguardo
a tale circostanza, nellIseion di Industria
sopravvissuta una scultura, riciclata come
mascherina per una fontana ora incorporata nel
muro laterale della chiesa parrocchiale di
Monteu da Po. Si tratta di una protome di leone
circondata da una folta criniera a forma di
raggi solari. Immagine solare del tempo che
tutto divora e tutto consuma, figurazione di ci
che in epoca ellenistica era l eternit
divinizzata, il dio Ain.
Abbiamo visto che nella letteratura greca
det classica Ain aveva prevalentemente il
significato di Vita , in tutte le sue
sfumature, da tempo inteso come durata
della vita a genere di vita . con Platone
che si ha la svolta semantica fondamentale.
Ain diventa quindi lidea del tempo che
platonicamente il modello (paradeigma)
celeste del tempo terrestre. Nei testi giudaici e
nei testi cristiani delle origini luso di Ain nel
senso di eternit muta e si alterna con luso
apparentemente antitetico di Ain con il
significato di epoca . Dallapocalittica
giudaica proviene la dottrina dei due Eoni,
quello presente, dominato dal diavolo-
kosmokratr e vicino alla fine, e quello futuro,
che imminente e realizzer le promesse
messianiche di perfezione; un tratto che alle
origini del sentire gnostico.
Sulla scorta del grandioso mito platonico e
ibridandosi con lidea iranica di Zurwn, il
Tempo senza fine, Ain diventa in et
ellenistica un dio cosmico popolare in molte
cerchie misteriche. Ad Alessandria in epoca
ellenistica si venera Ain nato dalla Vergine la
notte del 5-6 gennaio (Epifanio, Pan. Haer. 51,
22, 9-11). molto probabile che tale
devozione non sia che un tardo sviluppo
sincretistico di un culto autoctono di
Osiride/Serapide legato alla nozione egizia di
eternit; con lo stesso significato ritualizzato
nel Serapeion di Industria.
Una funzione egemone svolge Ain nelle
liturgie dei papiri magici: identificato o meno
al Sole, Ain un dio personale, il dio cosmico
supremo, il Kosmokratr o Pantokratr, ma
anche primo padre, invisibile e ingenerato. Ed
nelle formule incantatorie che troviamo una
parola di incerto significato: SEMESILAM,
probabile esito greco dellaramaico Shamash
alam, Sole eterno, che a sua volta potrebbe
tradurre il medio-persiano Xward akanrag,
il Sole infinito manifestazione visibile di
quel Tempo metafisico effigiato in una
ulteriore parola magica, EULAMO, cio
lebraico olam, Ain, il saeculum conosciuto
nella duplice natura demiurgica e illimitata,
istantanea ed eterna.
Passeggiando nelle rovine dellIseion di
Industria guidati dal verbo mistagogico del
custode, il signor Nigro, i movimenti furtivi di
una piccola lepre hanno attratto la nostra
attenzione. Trasognati nellanelito dellinfinito
Ain, s pensata lepifania del lesto animale
quasi un segno della sacert del luogo. La lepre
infatti un animale lunare, oscuro, perch
dorme di giorno e si muove di notte (nel nostro
caso ha fatto uneccezione). La mitologia
egizia d sembianze di lepre al dio risorgente
Osiride (Serapide), smembrato e gettato nelle
acque del Nilo.
Il retaggio di tale idea molto antico: un
animale incarna lidea di durevolezza e di
eternit, cos in alcuni miti greci la lepre che
bruca lerba di immortalit legata alla dea
cacciatrice Artemide, epifania di Demetra, s
visto versione greca di Iside. La stessa dea
Iside poi la madre di tutte le Madonne
cristiane. un dato acquisito infatti che
liconografia mariana proviene dalla tradizione
figurativa copta ed modellata sulle
raffigurazioni della dea egizia Iside che allatta
il pargolo Horus. Affreschi del VI sec.
provenienti da Bwt e da Saqqra, in Egitto,
raffigurano Maria che allatta il Bambino: il
cristianesimo egiziano si appropri, infatti,
delle forme e dei modi dellantica religione
faraonica, risemantizzandoli.
Attraverso un linguaggio metaforico,
Apuleio esplicita come lelemento erotico e
sessuale avesse una parte rilevante
nelliniziazione misterica. Non a caso nella
fase di maggiore propagazione del culto le
sacerdotesse erano note anche e soprattutto
come prostitute. Cos, in vesti di lino con il
nodo allacciato sul petto a mostrare i seni nudi,
il sistro e gli altri emblemi della dea, venivano
rappresentate in statuine e terrecotte. Ci
spiega anche le misure repressive adottate dal
Senato romano a partire dal 59 a. C. contro i
culti di Iside. Iside maga era la dea degli
incantesimi erotici: celeste e infera, in alto e in
basso, Iside occupava lo spazio intermedio
come dea della fertilit. A lei sola, inventrice
dei filtri magici, apparteneva il potere di porre
termine allefficacia dei suoi sortilegi: legando
e slegando, secondo i desideri dei suoi iniziati,
Iside era sovrana della magia erotica perch era
la sovrana universale, dea salvatrice (Apul.
Met. 11, 9), padrona dei tre mondi, quello
celeste, il vento della salvezza, quello terrestre
e quello sotterraneo, ed era quindi in grado di
trarre a s gli elementi che si attirano o si
combattono.
Nellistante stesso in cui liniziato ai culti
misterici si risveglia, sinterrompe lo scorrere
del tempo terrestre, e da quel momento vive in
un presente destoricizzato tanto dal passato che
dal futuro. Nellistante della liberazione,
ladepto vive un presente eterno, insuccessivo.
Nel momento in cui listante si rapprende in
se stesso, la morte disvela la propria vacuit:
Voi dice lo gnostico Valentino in una
omelia ai suoi iniziati siete immortali sin
dallinizio, siete figli della vita eterna. Avete
voluto che la morte fosse divisa fra voi per
consumarla e dissolverla affinch essa muoia
in voi e per mezzo vostro. Perch, allorch
disgregate il mondo senza dissolvervi voi
stessi, non siete voi i padroni della creazione e
dellintera corruzione? (Clemente
Alessandrino, Stromati IV, 13, 89, 1-3).
Il mondo della pienezza , il plrma
secondo lo gnostico Valentino
(ricostruzione di Jacques Matter 1826).
AIN E LA QUADRIFORMIT DI DIO

Il radicarsi del verbo cristiano nei secoli,


trascin con s conseguenze cosmologiche: la
croce, luogo del supplizio, fond e ripart
lordine delle cose in una divina quaternit, una
struttura quaternaria che il magister
neoplatonico Giovanni Scoto Eriugena, il
grande filosofo della cristianit medievale,
capt forse da quel fantastico ed esoterico
compendio di arti liberali che era il De nuptis
Philologiae et Mercurii di Marziano Capella il
cui sincretismo rec al pensiero intellettuale
del IX secolo le chiavi di accesso ai tesori
perduti della tarda antichit; un testo epocale,
troppo spesso liquidato come un centone di
erudizione teurgico-neoplatonica, ma che al
contrario rappresent un prezioso mysticarum
doctrinarum thesaurus impenetrabilis.
Motivo trainante del secondo libro di
questopera al crocevia tra filosofia e magia,
sono le ordalie cui deve sottoporsi Philologia
prima dello hieros gamos con Mercurio. Tra
queste c un misterioso rito simbolico che
prevede una sorta di catarsi erudita :
Philologia deve infatti vomitare una serie quasi
infinita di libri e di volumi, stigma della
liberazione dalla farragine delle scienze umane
e dellerudizione libresca. Al termine di questo
singolare rito purificatorio, ella si sente
talmente stremata e pallida per lo sfinimento,
che non pu far altro che invocare laiuto di
Athanasia/Immortalit.
La gloriosa e splendida protettrice di tutti
gli di e delluniverso, cio Athanasia, prende
dalla madre Apotheosi per recarla a Philologia
una globosam animatamque rotunditatem, un
oggetto rotondo, sferico e vivo , un uovo
che contiene i quattro elementi della physis
classica, cos come enunciati nel Timeo
platonico, cio il Fuoco (exterius rutilabat,
rossastro allesterno ), lAria (hac dehinc
perlucida inanitate, vuoto diafano ),
lAcqua (albidoque humore, liquido
bianchiccio ), la Terra (interiore tamen medio
solidior apparebat, appariva pi consistente
nel punto centrale ).
Cos in una stessa e unica proposizione
Marziano Capella non solo trasferisce al
mondo medievale la dottrina dei quattro
elementi, ma si riallaccia ad una tradizione
filosofico-esoterica le cui vestigia pi
significative si ritrovano, oltrech nelle glosse
dei neoplatonici, negli scritti degli alchimisti
greci e in testi orfici quali la Teogonia di
Ieronimo ed Ellanico o le Rapsodie orfiche.
LUovo non solo unimmagine in miniatura
del kosmos bens una animatam rotunditatem,
cio un mondo animato, vivente, una sorta di
microcosmo in cui ogni singola parte
corrisponde agli elementi del tutto. l Uno
in Tutto sovente evocato nei papiri e nelle
formule magiche: al centro troviamo la terra,
mentre attorno stanno le acque celesti, che gli
alchimisti greci identificano con lOceano
cosmico, poi laria ed infine il fuoco celeste
che avvolge il mondo in una sfera rubrescente,
fiammeggiante (rutilabat).
Gli spazi del levante ligure conservano
nella loro iridescente vastit infiniti tesori
dellarte romanica. Due di essi collimano con il
nostro argomento: la chiesa di San Nicol
dellIsola a Sestri Levante e quella di San
Lorenzo a Portovenere.
In un panorana idillico, straniante, ma
inurbato da mandrie di scolaresche e
vacanzieri, ammiriamo lo splendore di
Portovenere e della chiesa di San Lorenzo.
Consacrata nel 1130 da papa Innocenzo II,
dellimpianto originario la chiesa conserva
oggi solo frammentari elementi. Tra questi, il
timpano del portale laterale sinistro un
enigmatico rilievo geometrico che ha come
soggetto il quadrivium. Tre cerchi concentrici,
suddivisi in quattro settori, sono attorniati da
altri quattro cerchi pi piccoli collocati ai punti
cardinali.
Una chiara indicazione della tetrapartizione
del cosmo, che sulla base di precise
corrispondenze cicliche si rif al pi antico
simbolismo zodiacale, cio al ricorrere del
Grande anno , il ciclo di dodicimila anni in
cui si dovrebbe compiere la cosiddetta
precessione degli equinozi . possibile
infatti suddividere il Grande anno in
quattro parti di 3.000 anni ciascuna e
trasformarlo in un immenso Zodiaco ciclico:
sono le cosiddette triplicitates, la ripartizione
dello Zodiaco in quattro gruppi di tre
costellazioni ciascuna, rispettivamente
associate ai quattro elementi di base della
creazione. la teoria delle Grandi
Congiunzioni, introdotta probabilmente dagli
astrologi sasanidi.
Pi plastica la figurazione proveniente da
San Nicol dellIsola, una chiesetta romanica
sopravvissuta alla barbarie barocca.
Proteso fra due rade tanto incantevoli
quanto propizie, il golfo del Tigullio e il golfo
del Silenzio, il promontorio dellIsola a Sestri
Levante si dispone fra i due mari , quasi un
confine spirituale fra il mondo dellanima e le
carnalit esibite sulla battigia.
La chiesetta ha subito diversi rima-
neggiamenti a partire da quelli seguiti
allincursione veneziana e fiorentina del 1432.
Forse in origine ledificio era privo di portale
in facciata. possibile che un ingresso di tutto
rilievo fosse quello a nord, sul fianco sinistro
il primo che sincontra salendo dal borgo
dov stato reimpiegato nel timpano, un
notevole frammento di pluteo risalente allVIII
secolo. In esso emerge lidea di un Dio arcaico,
tetramorfo.
Si sa che il tetramorfismo un tratto
fondante del credo ebraico e poi cristiano. Un
Dio ibrido di leone, toro, uomo e aquila, appare
ad Ezechiele (Ez. 1, 14-15), qualcosa di simile
vede anche levangelista Giovanni a Patmos;
sono i quattro viventi di Apocalisse 4, 6-7,
simboli degli Evangelisti. Entrambe le visioni
sono lesito di probabili esperienze enteogene
entro le quali il divino percepito in fattezze
zoo-antropomorfiche, qualcosa di simile agli
spiriti che guidano i viaggi estatici degli
sciamani.
Ma anche un modo per esprimere la
femminilt di Dio: cos nei testi gnostici, la
parte femminile del Dio inconoscibile
chiamata Barbelo, un nome legato allebraico
barb el Dio in quattro ; unaltra ipotesi
etimologica, pur partendo da un toponimo,
giunge a conclusioni analoghe: essa presup-
pone che il nome Barbelo sia composto dalla
preposizione semitica b + il nome di luogo (=
Arbela), relativo alla dea Itar e al culto
tributatogli nella citt di Arbela. Secondo
alcuni infatti, il nome Arbela potrebbe derivare
dallaccadico arba ilu, i quattro di .
Nellinsegnamento di Mani, il fondatore
della religione della luce , la religione
gnostica iranica, Dio possiede simultaneamente
quattro volti. Una formula di abiura in greco
(PG 1, 1401) descrive il Dio manicheo nelle
fattezze del quadriforme Padre della
Grandezza (ton tetraprospon patera tou
megethous).
Questa concezione dellessere supremo
come divinit quadriforme intimamente
legata allidea iranica dellinfinit di Dio
manifestata attraverso il Tempo (Zurwn), la
Luce (rn), la Forza (zr) e la Bont (wehh).
Il Tempo Zurwn (< avestico Zrvan) una
delle figure concettuali e divine pi rilevanti
della religiosit iranica, frammenti di una sua
mitologia affiorano sin dai testi pi antichi,
logica conseguenza dellincontro tra
zoroastrismo e cultura babilonese. Nellidea
zurvanita del Grande Anno si ritrova infatti
il legame con il ciclo zodiacale stabilito nel
tempo limitato di 12.000 anni (suddiviso in
quattro periodi di 3.000 anni), le triplicitates di
cui s parlato.
Affine la cosmicizzazione dello spazio
figurata in Brahm, primo elemento con Visnu
e iva, della triade suprema (Trimurti) secondo
la religiosit induista. Brahm manifesta i
mondi (sanscrito loka) racchiusi nelluniverso,
contemplandoli con il suo ottuplice sguardo,
orientato secondo i punti cardinali; li
irrradia con i suoi quattro volti, assiso al
centro su di un fiore di loto che sia il tuorlo
dellUovo cosmico, sia lombelico di ciascun
mondo. Ad una medesima area di influenza
indo-iranica si ha la rappresentazione di
Svantevit, divinit suprema degli Slavi, cos
come raccontato da Saxo Grammatico: la sua
statua quadricefala con la barba e le chiome
rasate, era custodita nel tempio ligneo al centro
di Arkona sullisola di Rgen ( Mecklenburg-
Pomerania occidentale).
Non difficile scorgere in queste
rappresentazioni la parcellizzazione dello
spazio astrale nei suoi elementi cardinali,
secondo un modello tipicamente iranico. Nella
pi antica cosmografia zoroastriana, i Dodici
Segni dello Zodiaco e le altre stelle e
costellazioni sono schierati per contrastare
lattacco demonico dei Pianeti. Quattro astri
custodiscono i quadranti della volta celeste agli
ordini della Stella Polare (Bundahin 5, 4),
secondo questo schema:

Nord = Haftring (Ursa Major)


Est = Titar (a Canis majoris, Sirio)
Centro del cielo = Mx Gh (Polaris)
Sud = Sadws ( Piscis Austrini, Fomalhaut)
Ovest = Wanand (Vega)

Invisibili lacci legano le sette terre, i sette


kiwar in cui suddiviso il mondo, alle stelle
dellOrsa maggiore, a Nord (Bundahin 2, 7), l
dove si trova il foro, il passaggio attraverso il
quale Ahriman penetrato nella creazione,
contaminandola. Questo salto dimensionale si
compiuto agli albori del settimo millennio, il
millennio in cui si concretizzato labomine-
vole gumzin, il miscuglio fra tenebra e
luce.
La funzione di Haftring quella di
contrastare lattacco ahrimanico, regolando il
moto delle 12 stazioni zodiacali (Mng xrad
49, 15-21) e trattenendo sulla soglia del-
linferno le 99.999 creazioni diaboliche con
laiuto di un egual numero di Frawahrn (<
avestico Fravai), le angeliche custodi del-
lumanit. Lazione rivolta contro il pianeta
Giove (= Ohrmazd; Bundahin 5, 4); oppure
contro il pianeta Marte (= Wahrm), come
leggiamo nel kand-gumng Wizr (4, 32-33).

Nel timpano di San Nicol a Sestri Levante,


le croci cristiane sembrano effigiare motivi
astrali, quali astri cristologici posti a difesa
dellecumene stellare. La terra celeste divisa
in quattro regni, riflesso di una scomposizione
avvenuta in un tempo anteriore. Iranismi noti al
mondo medievale, se pensiamo ad esempio al
Liber Aristotilis, un compendio astrologico
composto da Ugo di Santalla nel XII secolo.
Nel testo raccolto un testo cosmologico in
pahlavi (la lingua dei testi zoroastriani) tradotto
in arabo da MAllh (Bassora 740-815 ca.);
esso non solo conserva il lessico iranico nei
nomi di alcune stelle, ma ne precisa lidentit
astronomica. La stella Sanduol di cui leggiamo
nel libro III la resa latina di unimprecisa
trascrizione araba del pahlavi Sadws, a sua
volta derivato dallavestico Satavasa- (< medo
*Satavaisa-) cio Piscis Austrini =
Fomalhaut, lastro posto a tutela del quadrante
Sud del cosmogramma zoroastriano.
Nella singolare figurazione di San Nicol
dellIsola e di altre analoghe tratte dallarte
romanica rivive larcana guerra astrale fra
Costellazioni (ahuriche) e Pianeti (ahrimanici).
A Nord, presso Haftring (Ursa Major), si
trova lInferno, lorifizio attraverso cui le
armate di Ahriman sono dilagate nel nostro
mondo. Si tratta di unimmagine efficace per
spiegare le origini del male e localizzare le
soglie degli inferi. Una metafora perfezionata
nel cristianesimo secondo i parametri
dellimmortalit astrale: lo Zodiaco la via
percorsa dalle Anime e i quattro angeli del
mondo (Michele, Rafaele, Gabriele, Uriele) ne
vegliano la traslazione in Dio. Lanima, soffio
impalpabile, si muove nel cosmo sospinta dai
venti: il vento delle anime serrate
nellavvicendarsi delle morti e delle nascite, il
vento della salvezza.
Il Diagramma degli Ofiti
nella ricostruzione di A. H. B. Logan
Una metafora perfezionata nel cristianesimo
secondo i parametri dellimmortalit astrale: lo
Zodiaco la via percorsa dalle Anime e i
quattro angeli del mondo (Michele, Rafaele,
Gabriele, Uriele) ne vegliano la traslazione in
Dio. Lanima, soffio impalpabile, si muove nel
cosmo sospinta dai venti: il vento delle anime
serrate nellavvicendarsi delle morti e delle
nascite, e il vento della salvezza.
La tetramorfia angelica esprime in ambito
cristiano una medesima cosmicizzazione dello
spazio: la terra astrale nelle concezioni
iraniche una delle tappe nel conseguimento del
Paradiso luminoso.
Presso lOrsa Maggiore sta linganno infero
e le Costellazioni proteggono le quattro regioni
dal tracimare di tale nefanda forza. Si
riproducono quindi nella volta celeste i territori
frequentati dallanima nellaldil.
Nei manufatti romanici di San Nicol e di
San Lorenzo rivivono quindi queste
fascinazioni levantine, oggi smarrite in un
territorio tracimante bellezze darte.
Portale romanico di S. Lorenzo
a Portovenere.
Particolare della lunetta
di San Nicol dell'Isola a Sestri Levante