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Diego Latorre Violi

4°scientifico B

Colegio italiano Leonardo Da Vinci

18/05/2020

GIACOMO LEOPARDI

Vita:

Nasce nel 1798 a Recanati, citta che all’epoca si trovava nelle Marche.
Recanati all’epoca, in generale la regione delle Marche, era appartenete allo
Stato della Chiesa, questo influenzera moltissimo la vita di Leopardi
sviluppandosi in un ambiente retrogrado e filocattolico imposto dal Papa.

Per quanto riguarda l’educazione di Leopardi, la sua madre e padre, furono


veramente rigorosi, portano infatti a Leopardi a studiare presto. Infatti, fino
all’eta di 10 anni i suoi genitori gli inviavano inseganti a casa sua dopo la scuola
ma è appunto a questa età, quando un insegnate si rende conto che gia non
poteva inseganre niente di piu a Leopardi, visto che era troppo intelligente.

Dopo quest’eta, comiencia a studiare da solo, rinchiudendosi lughe giornate


nella biblioteca di suo padre. Questo periodo dura 7 anni, un lungo periodo di
tempo dove lo scrittore non esce mai di casa, non ha vita. Appunto, definsice
questo tempo come un periodo di studio matto e disperato. Da qua in poi
Leopardi viene trasformato diventando ancora più fragile al rendersi conto che il
suo fisico fu fortemente cambiato con il passare di questi anni. Era appunto
incurvato, è fisicamente brutto.

Nonostate questo, fin da piccolo l’abilita di scrivere era altamente sviluppata,


infatti, riesce a comporre numerosi testi che gli permettono agli intelletuali
dell’epoca vedere in lui un gran futuro. La prima fase di leopardi, diciamo cosi,
fu fortemente influenzata da suo padre, con la lettura degli scritti di tutti gli
accademici pesanti all’epoca. Leopardi, per mezzo di queste letture riesce ad
oltrepassare la conoscienza creando infatti in modo di pensare SUO.

Leopardi, vive una serie di tappe nella vita, quella dell’adolescenza sarebbe
questa detta prima, appunto quella dello studio mato e disperato. Oltre questo,
Leopardi definisce quindi un’altra fase come una conversione che ha vissuto,
appunto la proprio l’erudizione al bello. Lascia tutto quello che ha che vedere
con l’accademia e decide di seguire i grandi poeti: Omero, Virgilio e Dante,
anche legge testi moderni come Rouso, Alfieri e Foscolo. Grazie a questo crea
una poesia più moderna, allo stesso modo, inizia a fare scambi di lettere con
Pietro Giordani, un classico d’Italia che gli permette di aprirsi al mondo.
Nonostante questo nuovo sguardo verso la letteratura comincia a vivere una
profonda infelicità causata sicuramente perché non era fisicamente uguale agli
altri.

Nel 1819, possiamo dire che è un anno importante giacche prova a fuggire da
sua casa, fu una fuga fallita visto che lo riprendono, mettendoli poi una
maggiore vigilanza con il proposito di non lasciarlo scappare di nuovo. A causa
di ciò si trova in un ambiente dove non puo scrivere ne trovare ispirazione,
definendo il suo PENSIERO COME PESSIMISTA.

Nello stesso anno, nel 1819, avrà anche ha un’altra conversione: LA


CONVERSIONE DAL BELLO AL VERO. Passa da una poesia d’immaginazione
ad una poesia che é piena di pensieri che lo portano ad analizzare la vita.
Questa crisi, é l’incaricata di fare scrivere Leopardi nuove cose da dove
nascono GLI IDILLI. Uno dei più famosi sarà L’INFINITO, nel quale esprime un
mix fra la realta e l’immaginazione che dimostra un po nascosto tutto questo
pessimismo leopardiano.

Nel 1822, abbandona la sua casa, e viaggia a Roma dove viene aiutato da suo
zio. Dopo alcuni giorni si rende conto che Roma non era quello che lui
aspettava. Infatti, la monumentalità delle cose e l’ambiente culturale che era
molto chiuso gli disturba tantissimo. Ed era ovvio, non potevano scrivere in un
regione controllata dalla Chiesa.

Viaggia quindi a Recanati. A quest punto succede qualcosa di strano, Leopardi


non ha più inspirazione per scrivere. L’unica cosa che voleva scrivere erano le
sue idee su di un diario, LO ZIBALDONE.

Dal 1823 fino al 1828, continua con lo Zibaldone ma anche con la composizione
delle OPERETTE MORALI, dove spiegherà LA REALTA VERA E PROPRIA.
Sono operette morali: DIALOGODI UN ISLANDESE CON LA NATURA, dove si
dimostra il rapporto tra la natura e l’uomo.

Nel 1828, a Pisa, possiamo dire che ritorna la luce e ritorna a scrivere. Nella
primavera di questo anno nasce quindi a SILVIA, un GRANDE IDILLIO o
CANTI PISANORECANATESI.

In questa ultima fase della sua vita, passando da Recanati a Firenze e a Napoli,
dove con suo amico Ranieri, entra in una specie di conflitto con l’ambiente
culturale dell’epoca dove passa i suoi ultimi anni. TROVANDO LA MORTE NEL
1837.

Pensiero:

È appunto una filosofia che possiamo dividere in piccoli pezzi. Lui pensava
tantissimo, era appunto un uomo pensante, che infatti, scriveva tutto nella sua
opera lo Zibaldone.
L’IDA PRINCIPALE CHE SI PERMETTE DI FARE É CHE L’UOMO É
INFELICE, lui dice questo partendo dal fatto che la felicita É UN PIACERE
ILLIMITATO, L’UOMO APPUNTO VUOLE ANDARE IN CERCA DELLA
FELICITA PER QUINDI SENTIRSI BENE. La cosa si mette interessante
quando Leopardi spiega che il piacere illimitato non esiste per lo tanto la felicita
sara anche impossibile. PER LUI QUEST’AFFERMAZIONE DELLE FELICITA
IRRAGIUNGIBILE É VERA PER ESTENSIONE E DURAZIONE. Questo vuol
dire che se la FELICITA FOSSE PER ESTENSIONE, LA DURZIONE
L’ANULLEREBBE. Per svolgere questa idea, si presenta quindi L’ESEMPIO DI
UN CAVALLO, un uomo dunque desidera di avere un cavallo ma nel momento
che l’uomo lo riceve, si disillusine al vedere che questo non é tanto grande ne
forte. Questo esempio Leopardi lo mette per far capire che
INDIPENDENTEMENTE DAL FATTO CHE IL CAVALLO FOSSE BELLISSIMO,
SE NE ANDRA IN UN DETERMINATO MOMENTO, SIA CHE IL
PROPRIETARIO SE NE VADA PRIMA O IL CAVALLO STESSO TROVI LA
MORTE: tutto questo in rappresentazione che LA FELICITA MAI DURA PER
SEMPRE. IN QUESTO FATTO É FONDAMENTALE CHIARIRE CHE LA
DUARATA E L’ESTENZIONE LIMITA LA VOLONTA DEL PIACERE.

In conclusione di questo pensiero Leopardi stabilisce che in una fase primitiva


l’uomo era molto piu felice di quello moderno dal fatto che la NATURA CERA
MOLTO PIU VICINA A QUESTO UOMO. Appunto per lui la natura aiuta
all’uomo, essendo una MADRE BENIGNA, UN ENTE CHE AIUTA UOMO NEI
SUOI MOMENTI DIFFICILI, lo conforta. QUINDI, L’UOMO PRIMITIVO
ESSENO PIU LEGATO ALLA NATURA DIVENTA PIU FELICE. É un pessimiso
dove l’infelicita é quasi che universale ma si ferma, si blocca, con l’unione della
natura al uomo. Questo si definisce COME PESSIMISMO STORICO, VISTO
CHE DEPENDE DALL’EPOCA STORICA DOVE SI CI TROVA SI É MENO
INFELICE.

Qua colleghiamo il fatto che NELLA MODERNITÀ LA NATURA È NEMICA


DELL’UOMO, riflettendo che GLI ANTICHI come non avevano troppa
SAPIENZA E RAGGIONE erano più felice di Leopardi e i suoi contemponaei.

Questo pensiero si trasforma quando la NATURA lascia di essere benigna e si


trasforma IN MATRIGNA. Il momento quando Leopardi andra a considerare che
gia non sarà più colpa dell’uomo LA SUA INFELICITÀ è quando si rende conto
che la colpevole è la NATURA STESSA.

Essendo la natura l’incaricata di portare all’uomo alla sua tristezza nel momento
di offrire le cose all’uomo ma anche di nasconderle si parla dunque di un
PESSIMISMO COSMICO DOVE L’INFELICITA E UNIVERSALE e la NATURA
È MATRIGNA.

Qua comincia la cosiddetta poetica DEL VAGO ED INDEFINITO con la


TEORIA DEL PIACERE di Leopardi. Questa teoria parla di come si arriva al
piacere: cioè per mezzo del IMMAGINAZIONE. Questa è l’unico mezzo che
aiuta all’uomo a dimenticarsi dell’infelicità offrendo una serie D’IMMAGINE
VAGHE ED INDEFINITE permettendo di dimenticare tutto.

PER LUI, LA FELICITA STA NEL ANDARE OLTRE QUELLO CHE VEDONO
GLI OCCHI.

Un altro concetto che definisce Leopardi È LA RIMEMBRANZA, il ricordo


dell’infanzia. Appunto lui descrive CHE QUANDO SI ERA PICCOLI TUTTO
ERA ILLIMITATO E INDEFINITO volendo imporre quest’ immagine del bambino
per tutta la vita.

I migliori per faer questa poesia fossero gli antichi, Omero o Virgilio. Leopardi
quindi ha un avvicinamento fortissimo verso i classici romani e greci.

Leopardi ama i classici, ma è definito come un mix tra NEOCLASSICO E


ROMANTICO dove c’è un equilibrio TRA SENTIMENTO E RIMEMBRANZA.
Infatti secondo lui si deve avere un senso di SPONTANEITÀ, così si prendono
l’immaginazione della rimembranza per cosi scrivere i testi.

I versi di Leopardi sono raccolti nei canti, divisi in CANZONI e IDILLI. Nei suoi
IDILLI si parla di ambienti pastorali arrivando a definire che la parola idillio vuol
dire RAPPRESENTAZIONE DI IMMAGINE PICCOLE. (Un concetto che anche
usava Virgilio per parlare di ambiente già idealizzati)

L’INFINITO SAREBBE UNA DELLE OPERE IDILLICHE esemplari che dimostra


un trascorrere dell’immaginazione in diverse fasce. Infatti, idilli sono per
leopardi avventure, sentimenti che sua anima veramente gli vuole.

Nel 1828 Leopardi intensifica queste opere, scrivendo A SILVIA e definendola


come i GRANDI IDILLI. Sono grandi visto che leopardi utilizza UN
LINGUAGGIO MOLTO PIU ELEVATO con nuove figure retoriche che utilizzerà
per fare allusione ai suoi sentimenti. Qua c’è una perfetta unione tra
rimembranza, immaginazione e realtà. Si basa molto nel prima e nel adesso
tenendo in considerazione la SPERANZA.

TUTTO QUESTO PORTA A METTERE UN PO’ DI DOLCE SULL’UDITO DEL


LETTORE CON IL PROPOSITO DI NON RENDERE CATASTROFICA LA
REALTA CHE SI VEDE.

Concludiamo la sua poetica con il CICLO DI ASPASIA, basato in una donna di


qui lui si innamora, formulando piccoli racconti che non sono di maggiore
importanza. La cosa importante è nel sapere che Aspasia fu la preferita di
Pericle, il governatore di Atena. Leopardi utilizza questo per dire il fatto che la
favorita sia la prostituta preferita e cosi dedicarlo alla donna che non lo voleva.
Tutto questo nuovo senso di “amore” si può vedere nella Ginestra, appunto un
opera che riflette il fatto che non é giusto che l’uomo sia infelice a causa degli
altri, ma chiede un senso di pieta per tutti e lasciare di farsi male gli uni agli altri
visto che già c’è un grande ente che è l’incaricato di emanare infelicità.