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INTERNATIONAL SCHOOL OF GENOA GREGORIO ROMAIRONE

ANNO SCOLASTICO 2009- 2010 RELAZIONE DI ITALIANO

NATURALISMO E VERISMO

Il Naturalismo è una corrente letteraria nata in Francia nella metà


dell’Ottocento e diffusasi poi in altri paesi. Essa riflette in
letteratura l’influenza della generale diffusione del pensiero
scientifico, che basa la conoscenza sull’osservazione, sulla
sperimentazione e sulla verifica.
I suoi scrittori realizzano la realtà nel modo più oggettivo ed
impersonale possibile, lasciando alle cose e ai fatti stessi narrati e
descritti il compito di denunciare lo stato della situazione sociale,
evidenziare il degrado e le ingiustizie della società. Essi adottano
in genere un narratore onnisciente, che sa tutto dei personaggi e
che racconta la storia in terza persona e che non tralascia di
descrivere l’epoca storica, l’ambiente sociale e l’ereditarietà.
Primo teorico del naturalismo e autore del termine vero e proprio è
Hippolyte Taine, il quale sosteneva che anche in letteratura si
potesse trattare la realtà e la psicologia umana con la medesima
rigorosità utilizzata dal metodo scientifico.
Precursore del naturalismo francese viene considerato lo scrittore
Honoré de Balzac, convinto assertore del fatto che il romanziere
deve ispirarsi alla vita contemporanea, rappresentando la società, i
rapporti tra gli uomini e usando un linguaggio e uno stile tipici del
mondo ivi rappresentato.
Lo scrittore però che i naturalisti indicheranno come loro maestro
è indubbiamente Gustave Flaubert, autore di Madame Bovary
(1857), che porta inoltre nella letteratura un sarcasmo
sconvolgente per l’epoca.

Altri esponenti di grande prestigio di questo movimento sono


Emile Zola, il quale stabilì per primo che lo scrittore dovesse
osservare la realtà e non inventarla, per poi riprodurla
oggettivamente e che dovesse usare una scrittura oggettiva dalla
quale non trasparisse nessun intervento soggettivo dell’autore, e i
fratelli Goncourt.
Temi principali della narrativa naturalista sono dunque:
• La vita quotidiana con le sue banalità, le sue meschinità e le sue
ipocrisie
• Le passioni morbose che devono rasentare il limite della
patologia psichiatrica, come la follia e il crimine
• Le condizioni di vita delle classi subalterne, soprattutto del
proletariato urbano che, con la loro miseria (prostituzione,
alcolismo, delinquenza minorile) possono dare un chiaro
esempio di patologia sociale.

Il Verismo è una corrente letteraria italiana che nasce circa tra il


1875 e il 1895 ad opera di un gruppo di scrittori – per lo più
narratori e commediografi – che costituiscono una vera e propria
“scuola” fondata su precisi principi. Esso è sotto la diretta
influenza del Positivismo e si ispira in maniera evidente al
Naturalismo. Si sviluppa a Milano, la città dalla vita culturale più
feconda, in cui si raccolgono intellettuali di regioni diverse ma le
opere veriste rappresentano soprattutto le realtà sociali dell’Italia
centrale, meridionale e insulare.
La “ particolarità ” del verismo rispetto ad altre tecniche narrative
è l’utilizzo del “ Principio dell’Impersonalità “, tecnica che
consente all’autore di porsi in un’ottica di distacco nei confronti
dei personaggi e dell’intreccio del racconto.
L’impersonalità narrativa è propria di una narrazione distaccata,
rigorosamente in terza persona e, ovviamente, in chiave oggettiva,
priva cioè di commenti o intrusioni d’autore che potrebbero, in
qualche maniera, influenzare il pensiero che il lettore si crea a
proposito di un determinato personaggio o di una determinata
situazione.
Il verismo s’interessa molto delle questioni socio – culturali
dell’epoca in cui vive e si sviluppa, dei costumi, delle usanze e del
modo in cui si vive.
Gli autori tendono ad usare un linguaggio non colto, che si
caratterizza per l’assenza di segni grammaticali e raccontano
spesso storie di persone umili come contadini e artigiani o di
reietti della società che si affannano nella lotta per la
sopravvivenza, contro la fatalità del destino. Inoltre essendo
originari di varie regioni italiane, utilizzano ciascuno il proprio
dialetto ed eliminano tutte le forme di naturalezza retorica e
accademica.
Le “regole” del verismo in sintesi quindi sono:
• Ispirazione al vero e quindi da avvenimenti realmente accaduti
e preferibilmente contemporanei, con ricostruzione obiettiva,
rispecchiando la realtà in tutti i suoi aspetti e a tutti i livelli
sociali
• Un narratore che raccoglie il fremito delle passioni, delle
sofferenze e lo rivela, senza biasimi o esaltazioni, mettendosi in
disparte e lasciando parlare l’evidenza dei fatti e la logica delle
cose
• Una immedesimazione tale da parte dell’autore nei personaggi
da far si che non sembri più un racconto ma che il lettore ci si
trovi dentro
• Linguaggio simile ai personaggi descritti, sintassi semplice e
disadorna, lingua paesana e viva con intromissioni dialettali
popolaresche e proverbiali
• Ricreazione fedele degli ambienti contemporanei

I temi principali sono quindi le situazioni quotidiane reali, le plebi


meridionali, il lavoro minorile, l’emigrazione, le plebi rurali e
quindi le classi subalterne in ambienti regionali e strati sociali
piccolo-borghesi.
Gli ambienti sociali sono per lo più cittadine di provincia, di
campagna, miniere o ambienti di piccola e media borghesia e di
aristocratici decaduti. Poiché però le regioni coinvolte sono
parecchie si crea una vera e propria distinzione tra nord e sud.
Al nord è rappresentata di più la media e piccola borghesia
costituita da professionisti, quindi accanto al contadino e al
pescatore appaiono come protagonisti letterari anche l’impiegato e
l’industriale, lo scienziato, il medico e il maestro e sono
rappresentate oltre alla famiglia anche le cosiddette piaghe sociali
come l’adulterio e la prostituzione. Al sud si rappresentano gli
umili contadini, i pastori, i pescatori; il mondo dell’epoca del
meridione e delle isole.
Gli autori più rappresentativi di questa corrente letteraria sono:
Giovanni Verga e Luigi Capuana tra i siciliani;
Matilde Serao tra i napoletani;

Grazia Deledda tra i sardi;

Cesare Pascarella tra i romani e Renato Fucini tra i toscani.


Le due correnti letterarie sopra citate hanno molte caratteristiche
comuni ad esempio partono dal presupposto che l’uomo è il
prodotto di tre fattori quali la razza (famiglia), l‘ ambiente
sociale e il contesto storico ma se i naturalisti preferiscono
analizzare le grandi città, al contrario gli autori veristi analizzano
piccoli paesi e campagne.
I primi sono ottimisti e analizzano la denuncia sociale, lo stato
degli operai e i bambini ma con scopo attivo e propositivo.
I veristi sono pessimisti, è sempre presente il dolore e non c'è
speranza di cambiare la propria classe sociale di appartenenza
quasi mai.
Tra le opere più rappresentative di queste correnti letterarie
ricordiamo:

La Comédie humaine di Balzac


Madame Bovary di Gustave Flaubert

I Malavoglia di Giovanni Verga


Bibliografia
• Balbruno.altervista.org/index
• Wikipedia.org/wiki/Verismo
• Wikipedia.org/wiki/naturalismo_(letteratura)
• Wikipedi.org/wiki/Naturalismo_e_Verismo_(confronto)

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