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Storia Contemporanea

Capitolo 1: Le Grandi Problematiche dell’800


1.1: L’eredità dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese

• ‘700 —> Illuminismo, borghesia: smantellare l’Antico regime. Voltaire, Montesquieu (separazione poteri),
Rousseau (democrazia diretta), A. Smith (economia per la popolazione);

• Rivoluzione Industriale (UK), Rivoluzione Americana (1776: Dichiarazione d’Indipendenza), Rivoluzione


Francese del 1789 e Napoleone (diffusione ideali e nascita identità nazionale).

1.2: L’Europa dopo Vienna

Congresso di Vienna (1814-1815): principio di legittimità dinastica e di equilibrio tra potenze; si riportano i
sovrani sui troni e si costruisce un sistema di relazioni per non far prevalere alcuna potenza.

• Santa Alleanza (1815): Russia, Prussia, Austria (UK rifiuta); Quadruplice Alleanza (1815): UK, Russia,
Prussia, Austria.

1.3: Rivoluzione del ’48 tra Costituzioni, Diritti e Principio di Nazionalità

“Primavera dei Popoli” (moti del ’48) e crisi economica del ’46.

• Francia: diffidenza verso il Duca d’Orleans —> insurrezione a Parigi il 22 Febbraio, Re costretto alla
fuga —> Seconda Repubblica con Governo provvisorio (anche Louis Blanc, socialista); elezioni per
Assemblea Costituente: vincono i moderati —> Costituzione che dà ampi poteri al Presidente: eletto
Luigi Napoleone Bonaparte (Napoleone III);

• Austria: rivolta —> Fernando I convoca l’Assemblea Costituente e allontana Matternich; Ungheria
(Kossuth): Guerra d’Indipendenza, ma l’Austria riesce a domare i moti;

• Germania: si concedono ordinanze liberali, forte desiderio di uguaglianza —> programma “piccolo
tedesco”: si offre dal basso la corona a Federico IV di Prussia, che rifiuta;

• Italia: insurrezione a Palermo —> Ferdinando II di Borbone concede la Costituzione: gli altri sovrani lo
seguono; rivolte contro l’Austria (Venezia e cinque giornate di Milano) —> Carlo Alberto vs. Austria:
inizialmente appoggiato da Ferdinando II, Leopoldo II e Pio IX, poi loro si ritirano e C.A., sconfitto,
abdica —> sale al trono Vittorio Emanuele II, che mantiene lo Statuto Albertino.

1.4: Stato e società

• Rivoluzione Industriale: UK prima potenza (industria tessile e dei trasporti), ma problemi sociali e di
urbanizzazione; dopo Francia, Belgio, Olanda e gran parte dell’EU. Anni ’50-’70: economia industriale
(ferro, carbone) —> liberismo economico.

• Crisi nel 1873: Grande Depressione —> protezionismo nei Paesi “Second Comers” (no negli UK: là
nascono le Trade Unions).

1.5: Le ideologie diventano partiti

Ruolo sempre più centrale delle ideologie (filosofie pratiche che spiegano l’agire umano nella sfera
pubblica); quattro grandi famiglie:

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1. Reazionarismo: contro la cultura rivoluzionaria o il cambiamento dell’assetto politico-sociale, fondato
sull’elemento divino e religioso;

2. Conservatorismo: contro il cambiamento (Riv. Fran.), ma disposto ad entrare in rapporto dialettico con
la modernizzazione; seconda metà ‘800: attenzione ai problemi sociali (“Rerum Novarum” di Leone
XIII, 1891: la Chiesa affronta i problemi sociali);

3. Liberalismo: individualismo, razionalità e autonomia dell’individuo; UK: liberoscambismo; EU


continentale: ruolo centrale dello Stato in economia —> Nuovo Liberismo (Keynes e Beveridge) e
Radicalismo (suffragio universale, retribuzione dei deputati, moralizzazione procedure elettorali);

4. Socialismo: benessere del corpo sociale (omogeneo ed egualitario), solidarietà reciproca, democrazia,
no proprietà privata; Marx e Engels: Prima Internazionale nel ’64 (Revisionisti e Massimalisti).

1.6: I primi movimenti suffragisti

Rivendicazione del diritto di voto (suffragio) e della cittadinanza (fine ‘700 in UK, USA, Francia).

• Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino (1791, Olympe de Goupe);

• Dichiarazione di Seneca Falls (1848, USA): tentativo fallito di associazione con l’abolizionismo.

In EU meno strutturati, ma dopo la Seconda Rivoluzione Industriale cambia (istruzione, lavoro, no


subordinazione all’uomo); accelerazione a fine ‘800: UK, Unione Sociale e Politica delle Donne di E.
Pankchurst —> voto nel 1918 (altri Paesi: 1919-1920).

1.7: Dalla politica come decisione alla politica come mediazione

Stati Assoluti (sovrano dal potere divino): fine con la Rivoluzione Francese —> si afferma il civis come
perno della comunità politica (diritto alla partecipazione politica e vincoli al potere del sovrano),
Parlamento come luogo di discussione e mediazione (government by discussion: base della sovranità
popolare).

Capitolo 2: Le Trasformazioni dell’Europa


2.1: L’Inghilterra vittoriana e la trasformazione del sistema politico negli anni di Gladstone
e Disraeli

UK come modello: costituzionalismo liberale caratterizzato da due camere (Camera dei Lord: Whigs,
liberali; Camera dei Comuni: Torres, conservatori).

• First Reform Act (’32): possono votare 1/5 degli uomini adulti; Second (’67, Disraeli): proprietari o affitto;

Sistema elettorale maggioritario a turno unico + Costituzione: balance tra “dignified part” (Camera dei Lord
e sovrano) e “efficient part” (Camera dei Comuni e Governo di gabinetto) + crescita economica borghese.

• ’50-’60: Whigs (Palmerston), culmine della Golden Age;

• ’68: Whigs (Gladstone), Education Act e Irish Land Act;

• ’74: Torres (Disraeli): riforme sociali e politica coloniale (India);

• ’80: Whigs (Gladstone): Third Reform Act, Irish Home Rule (opposizione interna: scisma del partito —>
Gladstoniani e Partito Liberale Unionista di Chamberlain).

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2.2: La Francia dal Secondo Impero alla Terza Repubblica

Seconda Repubblica: Luigi Napoleone Bonaparte cerca di fare approvare la rieleggibilità, ma fallisce —>
fa occupare Parigi dall’esercito e, attraverso un plebiscito, fa aumentare di dieci anni la carica del
Presidente —> Impero (Nap. III): politica estera aggressiva (Questione d’Oriente: Guerra di Crimea nel
’54-’56 con UK contro la Russia + Accordi di Plombieres nel ’58 con Cavour, ma poi Armistizio di
Villafranca nel ’59). 1869: Impero liberale.

Spagna: candidatura di Leopoldo di Hohenzollern —> guerra contro la Prussia nel ’70, sconfitta a Sedan e
nel ’71 Pace di Francoforte —> Repubblica; insurrezione per le condizioni della pace: Comune, poi
repressa —> Terza Repubblica: Mac Mahon cerca di tornare alla corona, e poi di aumentare il peso del
Presidente; si dimette dopo l’entrata in vigore di una Repubblica parlamentare, e non presidenziale.

2.3: La Germania, la costruzione dell’Impero e le sue fasi

Confederazione Germanica, sotto l’Austria, composta da 39 Stati.

• 1848: moti per lo Stato “piccolo tedesco”; 1850: Federico Guglielmo IV cerca di unificare la Germania,
ma viene fermato da Austria e Russia; 1862: Guglielmo I affiancato da Bismark.

Guerre:

1. Contro la Danimarca, per Schleswig e Holstein;

2. Contro l’Italia, per il Veneto;

3. Contro l’Austria —> Confederazione del Nord (’67);

4. Contro Napoleone III, per la corona di Spagna —> Sedan.

Impero: accentrato, con due Camere (Reichstag e Bundesrat) e due nemici principali (Cattolici-Zentrum:
kulturkampf; SPD: leggi contro i socialisti e legislazione sociale).

• 1873-81: Patto dei Tre Imperatori con Austria e Russia; ’78: Congresso di Berlino (ruolo centrale della
Germania in Europa); ’82: Triplice Alleanza con Austria e Italia; ’87: Trattato di Contrassicurazione con la
Russia; ’88: Guglielmo II abbandona questa politica di alleanze (nuovo corso); ’90: Bismark si dimette
dopo la vittoria alle elezioni dell’SPD.

2.4: L’Impero Asburgico (Francesco Giuseppe)

Riorganizzazione in senso assolutista: corona appoggiata da Chiesa e contadini —> problema della
natura multietnica dell’Impero. ’66: sconfitta dalla Germania, perdita del Veneto e dell’influenza sull’Europa
centrale; ’67: duplice monarchia austro-ungherese (efficace nel breve periodo, ma cresce il malcontento di
altre etnie, come quella degli Slavi).

2.5: L’Italia, l’unificazione da Cavour alla caduta di Crispi

Dopo il ’48 rimane sotto lo Statuto Albertino: nel ’52, Vittorio Emanuele II viene affiancato da Cavour —>
connubio con Rattazzi (membro della sinistra parlamentare): monarchia costituzionale parlamentare; ’56:
Conferenza di Parigi (Guerra di Crimea): problema dell’indipendenza.

Dopo il periodo compreso tra il ’58 ed il ’59 (Accordi di Plombieres, Guerra contro l’Austria e Armistizio di
Villafranca), i democratici mazziniani sollecitano l’intervento di Garibaldi: con la Spedizione dei Mille,
riesce ad arrivare fino a Napoli; V.E. II invia un esercito nello Stato Pontificio, poi si incontrano a Teano.
Dai plebisciti, risulta l’annessione e l’elezione di V.E. II come sovrano d’Italia.

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Alla morte di Cavour, fino al ’76 prende il suo posto Minghetti (esponente della Destra storica, di stampo
giacobino), un liberale moderato —> piemontizzazione —> brigantaggio —> Legge Pica, repressione.

Il pareggio del bilancio con la tassa sul macinato provoca agitazione, così Minghetti nel ’64 stipula la
Convenzione di Settembre con Napoleone III, che viene meno dopo la guerra austro-prussiana del ’66 —>
’70: breccia di Porta Pia, Roma capitale; ’71: legge delle guarentigie (rapporti tra Stato Italiano e Santa
Sede) —> Pio IX non transige: non expedit (non vale per le elezioni amministrative).

• Depretis: Legge Coppino sull’educazione nel ’77; Legge elettorale nell’82 (due milioni, censo e sesso) —
> Trasformismo (Depretis + Minghetti); Triplice Alleanza + baia di Assab ed Etiopia (sconfitta a Dogali,
’87);

• Crispi: riforma amministrativa e apparato repressivo —> dimissioni per spese militari e delle colonie;

• Giolitti (’92-’93): scandalo della Banca di Roma e Fasci siciliani;

• Crispi (’93): tratti autoritari, sconfitta ad Adua (’96: Etiopia, negus Menelik); ’92: PSI.

2.6: La Spagna, un sistema parlamentare solo apparente

• Ferdinando VII di Borbone: regime assolutista, sopprime la Costituzione di Cadice e bandisce i


movimenti liberali, cambia la legge salica;

• Isabella II: la guerra contro i Carlisti (destra e Chiesa) provoca una forte instabilità interna, e lei viene
esiliata —> per due anni sale al potere il Duca d’Aosta, poi si sperimenta una breve Prima Repubblica,
che termina con un colpo di Stato;

• Alfonso XII: turnismo pacifico; la sua arretratezza politica fa sì che si diffondano anarchismo e violenze
—> nasce un movimento “rigenerazionista”, che fallisce per via dell’opposizione della corona e della
Chiesa.

2.7: La Russia, uno Stato autocratico

Assolutismo reazionario (tutto il potere allo Zar, no diritti, servitù della gleba).

• Nicola II (1825-55): espansionismo militare (consolida la presenza in Asia e nei Balcani), guerra contro
l’Impero turno e la Crimea (sconfitta);

• Alessandro II: riforme che portano ad una prima modernizzazione, che però si ferma per l’insurrezione
dei Polacchi e per l’attentato alla vita dello Zar (ucciso da un anarchico): si diffondono nichilismo,
individualismo anarchico e populismo;

• Alessandro III: autocrazia, repressione di opposizioni e minoranze.

2.8: I Paesi scandinavi nell’800

• Danimarca: alleata di Napoleone I, sconfitta perde il controllo della Norvegia (che passa alla Svezia);
concessi Schleswig e Holstein al Re come possessi personali, di cui poi perderà il controllo nelle guerre
contro Prussia e Austria-Prussia (’48, ’64);

• Norvegia: mantiene l’autonomia; dal ’98: suffragio universale maschile; crescita economica, flotta
commerciale ed intensa fase di riforme (diritti civili e politici); il Parlamento vota la separazione dalla
Svezia, ed un referendum conferma —> Carlo di Danimarca sul trono.

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• Svezia: Costituzione di stampo parlamentare nel 1809; introduzione di due camere elettive; ’89: Partito
Social-democratico e 1900: Partito Liberale.

2.9: L’Impero ottomano

“Malato d’Europa”: numerosi gruppi etnici e nazionali, declino militare ed economico causato dalla perdita
di vari territori (Ungheria, Transilvania, Serbia settentrionale, Grecia). Fase di rinnovamento nel ’39-’76;
Costituzione nel ’76 e Parlamento nel ’77 (sciolto subito per via della guerra contro la Russia).

• Serie di sconfitte militari: Guerra di Crimea (’53-’56), Congresso di Berlino (’78: indipendenza di Serbia e
Bulgaria; devono ritirarsi da Egitto, Tunisia e Libia) —> Giovani turchi, vogliono una trasformazione in
senso liberale: rivolta, ma una volta giunti al potere non riescono a risolvere il problema delle spinte
indipendentistiche ed accentuano il nazionalismo —> malcontento delle minoranze.

Capitolo 3: Oltre l’Europa

3.1: Come nasce una potenza mondiale, gli Stati Uniti

Enorme sviluppo economico per le risorse del territorio, il flusso migratorio e l’allargamento dei confini ad
ovest; consolidamento delle strutture democratiche (A. Jackson: suffragio universale maschile).

Tensioni tra Nord e Sud, per via delle differenze economiche (N: industria, liberismo; S: agricoltura,
paternalismo): dopo la guerra in Messico, si litigano tra schiavi e non i nuovi Stati; ’54: Partito
Repubblicano (antischiavi) e Partito Democratico (diviso tra nordisti e sudisti). ’60: vince Lincoln
(repubblicano) e la Carolina del Sud proclama la secessione —> Confederazione degli Stati del Sud; ’61:
guerra tra Unionisti e Confederati —> per i primi due anni vincono i secondi, ma dopo la Battaglia di
Gettysburg i primi contrattaccano; resa dei conflitti nel ’65: pochi giorni dopo Lincoln è ucciso da un
sudista.

• Sud: occupazione militare, segregazione;

• Nord: sviluppo economico, urbanizzazione, scontro con i pellerossa. Nascono le corporazioni; ’86:
American Federation of Labor (“aristocrazia operaia”); ’92: Partito Populista (non c’è una vera
politicizzazione delle classi operaie).

Politica estera: “Dottrina Monroe” (’23) —> guerra del Messico contro la Francia + rivolta contro SP a
Cuba (affonda la corazzata Maine) —> Cuba entra nell’area di influenza degli Stati Uniti, insieme a
Portorico, Filippine, Guam e Hawaii.

3.2: L’America latina nel secolo del liberalismo

1810-1825: guerra di indipendenza —> Repubbliche: non vi è una vera modernizzazione politica, le élite
tentano di imporre costituzionalismo parlamentare e Illuminismo, ma non funziona. La vera
modernizzazione arriva attraverso l’economia: moderata e debole, produce comunque trasformazioni
sociali (partiti, classe media, urbanizzazione) —> si affermano sistemi oligarchici, no nazionalizzazione
della politica.

• Messico: Rivoluzione nel 1910 per la democratizzazione contro Diaz, guidata da Madero, che diventa
Presidente. I liberali considerano la rivoluzione finita, ma contadini e operai (Zapato e Villa) la portano
avanti: Madero viene ucciso, e al suo posto sale Huerta, successivamente estromesso dal potere. Fine
(’19-’20): Zapato è ucciso e Villa si arrende ai governativi.

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3.3: Giappone, trasformazione tra progresso e tradizione

Accelerata modernizzazione economica e politica: i vari Stati sono costretti ad aprirsi al commercio
attraverso trattati definiti dagli USA ineguali. Vigeva una struttura feudale: daimyo (grande feudatario),
shogun (autorità suprema), samurai (nobiltà più bassa, guerrieri) e contadini. ’68: rivolta contro lo Shogun
—> gli eserciti dei grandi feudatari occupano Kyoto e proclamano la restaurazione imperiale (periodo
Meiji).

Politica estera: Guerra contro la Cina (’94-’95) per il controllo della Corea, vinta dal Giappone, che ottiene
Taiwan, le Pescadores, ecc.; la Russia occupa parte della Manciuria e toglie la Corea dall’influenza del
Giappone, oltre a mettere una base navale a Porth Arthur —> il Giappone, alleatosi con gli UK, entra in
guerra con la Russia e vince, pur dovendo poi reprimere le tensioni interne e gli scioperi che ne furono
scaturiti(1906-1912).

3.4: Cina, la fine di un Impero

Penetrazione dei mercati stranieri: crisi dell’equilibrio sociale e politico. Impero amministrato dai Mandarini
(casta di burocrati), gran parte della popolazione in condizioni precarie —> immobilismo socio-politico,
isolamento.

Guerre:

• Contro UK per il commercio dell’Oppio, coltivato in India e poi trasportato in Cina dagli UK
(contrabbando); ’39: la Cina brucia un carico d’oppio, UK attacca e vince —> Trattato di Nanchino (UK:
Hong Kong ed apertura al commercio);

• Rivolta dei Taiping, ‘50 (contadini del Sud);

• Contro Francia e UK nel ‘56, che vincono e appoggiano il governo nella repressione dei Taiping;

• Nel ’94-’95 contro il Giappone per la Corea;

• Nasce un movimento ultranazionalista e xenofobo tra i contadini del Nord (Boxer), il quale poi occupa il
quartiere della ambasciate e scatena una guerra con USA, Giappone ed Europa (1900) —> crisi
definitiva del governo: emerge un élite di giovani intellettuali del Sud che promuovono la riforma di
stampo occidentale —> Sun Yat-Sen fonda la lega associata Tung Meng Cui. Nel ’16, i Parlamenti
provinciali proclamano la Repubblica con Sun Yat-Sen presidente, che però deve chiedere l’appoggio a
Yuan Shi-Kai (militare ultraconservatore), il quale diviene invece presidente e stabilisce una dittatura.

3.5: Africa, le dinamiche della colonizzazione

Colonizzazione europea più intensa dopo la Conferenza di Berlino (principio dell’effettiva occupazione”): la
Francia occupa la Tunisia nell’81, e ne fa un protettorato; UK occupano l’Egitto nell’82, protettorato;
Francia occupa il Marocco, ma affronta l’opposizione tedesca —> crisi (Francia: Marocco come
protettorato; Germania: striscia di Congo francese); Italia occupa la Libia nel ’12 e rivendica Tripolitania e
Cirenaica (sotto l’Impero ottomano) —> Pace di Losanna: sovranità italiana;

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Capitolo 4: Le Istanze Imperialistiche nella Crisi di Fine Secolo

4.1: Il difficile passaggio dall’800 al ‘900, la crisi politica in Europa

Progresso e crescita economica, scientifica e politica: comparsa di difensori del sistema parlamentare e
dell’estensione del suffragio e di un esecutivo separato dall’elettorato.

• Italia: dopo Crispi (Adua, ’96, per l’Etiopia), subentra Rudinì —> scioperi e fermenti per il carovita
(cattivo raccolto del ’97): S. Sonnino vuole tornare allo Statuto. B. Beccaris spara sulla folla in protesta a
Milano —> Vittorio Emanuele I decade + leggi repressive. Pelloux acquista un ruolo in Parlamento e
combatte per la libertà di associazione ed opinione —> ostruzionismo —> Saraceo. L’anarchico Bresci
uccide Umberto I a Monza (1900);

• Francia: “Affare Dreyfus” —> un capitano ebraico viene condannato nel ’94 per spionaggio/tradimento
(Germania) —> ligue des patriotes (destra nazionalista ed antisemita) vs. lega dei diritti dell’uomo e del
cittadino . Nel 1906, il verdetto del processo viene annullato, così si stabilizzano le istituzioni
repubblicane;

• UK: nel ’93 nasce l’Independent Labour Party (Trade Unions) —> Labour Party (1900-1906). Fine
dell’egemonia conservatrice del 1906: al Governo vi è una maggioranza di liberali, affiancati da 30
deputati laburisti —> periodo di riforme e di una tassazione progressiva. La Camera dei Deputati non
approva il People’s Budget (legge di bilancio), e da ciò nasce una battaglia, che sfocia nell’approvazione
del Parliament Act (1911: Camera Comuni > Camera Lord);

• Germania: nel ’90 Bismark si dimette —> Guglielmo II (opera di riarmo navale insieme a von Tirpitz e
con Bulow): Welpolitik (flotta + colonie). ’83: Lega Pangermanica; ’98: Lega Navale. Populismo ed
antisemitismo;

• Russia: sconfitta del Giappone, carestia —> si richiede un’Assemblea Costituente attraverso una
petizione presentata durante una manifestazione pacifica —> proteste, ammutinamento (Unione dei
Contadini, Soviet). 1905: Duma (Assemblea rappresentativa russa), ma vi è ancora un corpo elettorale
ristretto e si tratta di una funzione solo esecutiva —> proteste. Nicola II firma il Manifesto delle Libertà,
ma non viene applicato; 1907: restrizione del voto + assenza di una Costituzione. Stolypin: repressione,
ma riforma contadina (kulaki) —> attentato.

4.2: La nascita di una società di massa e la nazionalizzazione della politica

Lo sviluppo industriale e l’urbanizzazione portano a cambiamenti economici, politici e sociali: nasce il


proletariato urbano, unito in partiti e sindacati. Economia di mercato e sviluppo di tecnologie —>
Taylorismo e Fordismo (catena di montaggio): stratificazione sociale nella classe operaia (non
specializzati e qualificati) + colletti bianchi. Si estende l’opinione pubblica, nasce la nazionalizzazione della
politica, si raggiunge il suffragio universale maschile e si diffonde la propaganda —> modello del partito
macchina (USA).

4.3: L’Europa tra nazionalismo e imperialismo

All’inizio, in Europa si diffonde il nazionalismo con l’intento di salvaguardare gli Stati (“legittimo potere del
popolo”) —> legami di cultura, lingua e territorio. Fine del secolo: connotazione antidemocratica,
autoritarismo, apologia della guerra, difesa della razza (Darwin, Gabineau, Chamberlain).

• Germania: nazionalismo razzista e antisemita —> movimento pangermanico (“Sangue e Suolo”);

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• Italia: no antisemitismo, esaltazione della patria come “nazione eletta” —> Associazione Nazionalista
Italiana;

• Francia: antisemita (Dreyfus) —> Action Française (destra antisemita e monarchica).

All’origine della prospettiva imperialistica: fatti economici (saturazione del mercato: necessità di trovare
nuovi sbocchi), politici (affermazione della società di massa, missione civilizzatrice, “fardello dell’uomo
bianco”) —> nuove sconfitte, tuttavia, provocano difficoltà (Ita-Etiopia, UK-Boeri, Russia-Giappone,
Spagna-Cuba). Gli USA diventano la maggiore potenza imperialistica (colonialismo).

4.4: Dal liberalismo al New Liberalism, i governi inglesi di inizio secolo e l’età giolittiana

Liberalismo classico: stessi diritti e doveri, ma lo Stato non deve intervenire nelle disuguaglianze. Emerge
la questione sociale —> New Liberalism.

• UK (Fabian Society): liberalismo favorevole alla politica sociale, progressività fiscale, riforma agraria,
intervento dello Stato —> collettivismo + tradizionale individualismo, parità delle condizioni di partenza
(basi del Welfare State);

• Italia: dal 1901 al 1914 al potere vi è Giolitti, di indirizzo liberal-democratico. 1901: Zanardelli (Giolitti
come ministro degli interni): riforme per la libertà di sciopero e di neutralità nelle dispute capitale-lavoro
—> scioperi e agitazioni. 1903: Giolitti (riforme economiche, sociali, finanziare, leggi specifiche per il
Mezzogiorno, problema della statalizzazione delle ferrovie) —> si dimette, ma Fortis lo fa approvare.
Dopo Sonnino, nel 1906 torna Giolitti: riforme per il Mezzogiorno e per i lavoratori (CGIL, Confindustria,
diverse organizzazioni cattoliche). 1909: elezioni, massimo attivissimo politico dei cattolici (non expedit
ritirato, 16 candidati) e manifestazioni irredentistiche —> incremento dell’estrema sinistra —> Giolitti si
dimette. Dopo un nuovo mandato di Sonnino ed uno di Luzzati, nel 1911 torna Giolitti: suffragio
universale maschile, monopolio statale delle assicurazioni sulla vita + politica coloniale (Guerra di Libia
nell’11-12, delusione).

4.5: La crisi del razionalismo positivista

Inarrestabile declino del vecchio ordine del costituzionalismo liberale ed ascesa del nazionalismo.

• Cultura: ruolo centrale per la scienza, la tecnologia e l’economia (Belle Epoque: in realtà, forti
contraddizioni sul piano socio-economico e politico);

• Filosofia: declino della cultura razionale-illuministica e del positivismo, nuove dottrine di stampo
irrazionalistico e vitalistico. Fronte umanistico: Decadentismo e Simbolismo + Teoria della Relatività,
Psicoanalisi, Scienze Sociali.

Capitolo 5: La Prima Guerra Mondiale e lo scontro tra Internazionalismo e Nazionalismo

5.1: La sindrome della guerra in vista

’90: Bismark esce di scena, Guglielmo II adotta una politica aggressiva; supremazia della flotta della Gran
Bretagna; competizione commerciale e crisi degli imperi multietnici. L’Austria annette la Bosnia, e ciò
genera tensioni con la Serbia + l’Impero Ottomano si sfalda (Belgio indipendente, Creta alla Grecia) e
l’Italia annette Tripolitania e Cirenaica (’11-’12).

• Prima Guerra Balcanica: lega balcanica (Bulgaria, Grecia, Montenegro, Serbia) contro l’Impero
Ottomano —> vincono, ma la Bulgaria non è soddisfatta della spartizione dei territori —> Seconda
Guerra Balcanica contro Grecia, Serbia, Romania e Turchia: la Bulgaria viene sconfitta, la Serbia si
rafforza.

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Quadro politico generalmente molto instabile, particolarmente sfavorevole a Germania e Austria: alleanza
franco-russa (’91-’94: contro la Germania), UK alleato con il Giappone e accordato con la Russia sulle
aree di influenza in Asia —> Triplice Alleanza (Austria, Germania, Italia) vs. Triplice Intesa (UK, Francia,
Russia).

Il 28 Giugno 2014, il nazionalista serbo-bosniaco Gravilo Princip attenta alla vita del duca Francesco
Ferdinando, erede dell’Impero asburgico: l’Austria, come conseguenza, manda un ultimatum alla Serbia,
che mobilita l’esercito —> l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia, che viene difesa dalla Russia —>
la Germania dichiara guerra alla Russia ed alla Francia, che aveva mobilitato l’esercito. Sempre la
Germania, seguendo il piano Schlieffen, invade Lussemburgo e Belgio —> UK le dichiara guerra.
Giappone (’14), Portogallo (’16), Romania, Grecia e USA (’17) con Intesa/Turchia (’14) e Bulgaria (’15) con
Alleanza.

• Italia: inizialmente neutrale (Triplice Alleanza solo difensiva); i neutrali (Giolitti) costituiscono la
maggioranza, ma non sono omogenei: gli interventisti (Salandra, Sonnino, VE II) sono più agguerriti —
> Aprile ’15: Patto di Londra (il Parlamento alla fine approva).

5.2: Internazionalismo versus nazionalismo

Lo scoppio della guerra ha portato alla diffusione di un forte entusiasmo nazionalista e dei partiti socialisti.
Nell’89, viene tenuta la Seconda Internazionale, che dà spazio a diverse interpretazioni:

1. Radicale: superiorità legami sovranazionali e forza di classe;

2. Bolscevica-russa: associa l’autorità nazionale a rivendicazioni dell’identità classista;

3. Jean Jourès: concilia l’internazionalismo con valori e leggi delle identità nazionali.

’14: crisi dell’Internazionale perchè tutti i partiti socialisti (tranne quelli di Russia, Serbia e Italia)
appoggiano il Governo nell’entrata in guerra —> SFIO: “unione sacree” (+ Jean Jourès); laburisti UK;
SPD: voto a favore dell’entrata in guerra; ITA: “né aderire, né sabotare”.
Conferenza di Zimmerwald (dei partiti socialisti): divisione tra riformisti (“pace senza annessioni né
indennità”) e radicali (trasformare la guerra imperialista in una guerra di classe) —> spaccatura nel SPD
—> Lega di Spartaco (posizioni rivoluzionarie e antimilitariste, sinistra radicale tedesca).

5.3: La prima guerra totale

• Fronte occidentale: nel ’14, Belgio e Lussemburgo arrivano quasi a Parigi, ma la Francia li ferma sulla
Marna —> trincee —> guerra di posizione;

• Fronte orientale: la Russia sconfitta (Battaglia di Tannenberg e dei Laghi Masuri, 1914), abbandona la
Polonia; la Serbia viene occupata nel ’16, e la Romania fallisce nel tentativo di intervenire; UK blocca nel
mare del Nord i rifornimenti della Germania, che inizia a fare uso di sommergibili (Lituania con
passaggio in USA);

• Fronte italiano: Nel ’15 Cadorna conduce l’esercito in quattro battaglie lungo l’Isonzo, che non danno
alcun risultato; ’16: Strafexpedition (spedizione punitiva) dell’Austria, bloccata dall’Italia sull’altopiano di
Asiago (Battaglia degli Altipiani); altri attacchi sull’Isonzo (inutili, ma sfociano nella presa di Gorizia) =
stallo come sul fronte occidentale —> la Germania attacca a Verdun (’16) + Controffensiva Francia-UK
—> Somme (inutili e sanguinose carneficine).

Si tratta di un conflitto diverso dai precedenti: guerra totale (uso di gas chimici, aeroplani, carri armati,
comunicazioni più sviluppate + estensione degli apparati statali: economia, propaganda). Nel ’17, si

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diffonde malessere tra le truppe ed i civili —> Benedetto XV: “fermate l’inutile strage”; Russia: rivoluzione
bolscevica e pace di Brest-Litovsk (3 Marzo ’17); entrata degli Stati Uniti in guerra (Wilson).

• Fronte italiano: la Russia si ritira, Austria e Germania spostano le truppe in Italia —> Battaglia di
Caporetto (24 Ottobre ‘179: l’Italia si ritira in maniera caotica sul Piave (Diaz: resistenza sul Piave e sul
Monte Grappa);

• Fronte occidentale: la Germania intraprende un’offensiva sulla Marna (vicino a Parigi), ma incontra una
forte controffensiva; inizia ad indietreggiare ad Agosto, con l’arrivo degli USA;

• Fronte italiano: Battaglia di Vittorio-Veneto, vengono sfondate le difese austriache, e ciò porta ad un
armistizio. Guglielmo II lascia la Germania e l’impero Ottomano si ritira.

Fine della guerra l’11 Novembre 1918 (8/9 milioni di morti).

5.4: Russia, le due rivoluzioni

30 Luglio 1914: mobilitazione dell’esercito nel conflitto mondiale per patriottismo (no socialismo —>
Plechanov socialdemocratico e Kerenskij socialrivoluzionario): crisi dovuta alla scarsa preparazione del
Paese nei confronti di una guerra di posizione. Nel ’17, a Pietrogrado, i soldati si uniscono ai dimostranti
—> Governo provvisorio (L ‘vov) con i liberali e socialrivoluzionari. Gli insorti creano i soviet (menscevichi
+ socialrivoluzionari) —> Nicola II abdica ed il fratello rinuncia.

Dualismo di poteri: Ministro degli Esteri e della Guerra vogliono continuare la guerra; i soviet fanno appello
ai proletari austro-tedeschi per trasformare la guerra da imperialista a classista. I Tedeschi favoriscono il
ritorno di Lenin —> Tesi di Aprile (fine della guerra + dittatura del proletariato): rottura con la linea
marxista, ma vasto consenso. L ‘vov è sostituito da Kerenskij , che si cimenta in una repressione dei
bolscevichi. Il Generale controrivoluzionario Kornilov (conservatore) tenta un colpo di Stato, sventato dai
bolscevichi, che acquistano un maggiore consenso -> la direzione del Comitato Esecutivo dei Soviet
passa a Trockij. Rivoluzione agraria nelle campagne. Lenin, scappato in seguito alla repressione di
Kerenskij, torna dalla Finlandia: il Comitato Rivoluzionario Militare (bolscevico) prende il controllo dei
luoghi strategici della capitale —> Kerenskij scappa, menscevichi e socialrivoluzionari abbandonano il
Congresso dei Soviet.

I bolscevichi proclamano la Repubblica Sovietica:

1. Pace senza annessioni né indennità;

2. Socializzazione della terra;

3. Consiglio dei Commissari del Popolo.

Dopo le elezioni del 12 Novembre, in Assemblea Costituente i bolscevichi sono presenti in percentuale
bassa (24%): Lenin la fa sciogliere con la forza = rivoluzione dall’alto: centralizzazione dei poteri,
repressione della Ceka (polizia segreta), militarizzazione coatta. Pace di Brest-Litovsk, durissima:
tradimenti per l’Intesa, che sostiene i controrivoluzionari (Armata Bianca) —> dal ’18 al ’20, guerra civile
contro l’Armata Rossa (bolscevichi di Trockij, che vincono) + carestia e collasso dell’industria —>
“comunismo di guerra”, fallimento —> perdita di consensi e rivolte, che sfociano in una dura repressione
—> NEP + Comintern (Terza Internazionale: cambio del nome da socialismo a comunismo, espansione
delle correnti riformiste).

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5.5: Versailles e lo scontro tra vecchio e nuovo mondo

Gennaio 1918: 14 punti di Wilson (no diplomazia segreta, libera navigazione e commercio, meno
armamenti, autodeterminazione dei popoli, sovranità delle nazioni); Gennaio 1919, Parigi: Clemenceau
(Francia), Lloyd George (UK), Wilson (USA), Orlando e Sonnino (Ita) —> Trattato di Versailles:

• Diktat per la Germania: restituire Alsazia e Lorena, smilitarizzazione, debito di guerra (132 miliardi di
marchi-oro), no flotta, perdita di vari territori alla Polonia e colonie spartite tra UK, Francia, Belgio e
Giappone;

• Repubblica in Austria, Cecoslovacchia ed Ungheria (1920: di nuovo corona); nascita del Regno di
Jugoslavia; l’Italia ottiene il Trentino, Alto Adige fino al Brennero;

• Europa Centrale (no criterio di autodeterminazione dei popoli): l’Ungheria perde anche le terre abitate da
magiari; la Cecoslovacchia contiene tre milioni di tedeschi (sudeti); Jugoslavia: rivalità tra serbi, croati,
sloveni e montenegrini; la Romania ottiene la Transilvania; la Bulgaria viene ridimensionata; fondate le
Quattro Repubbliche Baltiche (Finlandia, Lituania, Lettonia, Estonia); Francia mandato in Siria e Libano;
UK mandato in Palestina, Transgiordania e Iraq.

La Francia appare molto provata dalla guerra, ed è particolarmente intimorita dalla Germania —> alleanze
fragili con l’est Europa. La Gran Bretagna perde il primato produttivo alla volta degli USA. L’Italia esce
indebolita dal conflitto: Orlando e Sonnino hanno un ruolo marginale nella conferenza, che poi
abbandonano per la questione di Fiume. USA non aderiscono alla Società delle Nazioni (debolezza).

Capitolo 6

6.1: La dissoluzione dell’Impero ottomano tra questione armena e modernizzazione turca

Questione armena (parte della Questione d’Oriente): conflitto tra Governo ottomano e minoranze.
Congresso di Berlino, 1878: il Governo è sollecitato a fare riforme, che rimangono però lettera morta.
1894-’96: gli Armeni (cristiani monofisti) sono vittime di massacri —> sterminio di massa durante la Prima
Guerra Mondiale (’15: deportazione verso Aleppo, genocidio nel ’16 per i superstiti). Trattato di Sevres,
1920: smembramento Impero ottomano + richiesta di giudizio per i responsabili del massacro (non
avviene: il tribunale turco decide di considerare il genocidio come la cospirazione di una minoranza) —>
riduce molto il territorio ottomano, e costringe a subire l’occupazione greca di Smirne e la presenza di
Francia e UK. Gli Armeni costituiscono uno Stato nazionale autonomo, che sarà poi occupato nel 1920 dai
bolscevichi, divenendo una Repubblica sovietica. Il Governo del sultano cade per un’ondata nazionalistica
guidata da Mustafa Kemal (Giovani Turchi): disconoscono il T. di Sevres e sconfiggono i Greci. Trattato di
Losanna: alla Turchia va l’Anatolia. ’23: proclamata la Repubblica dall’Assemblea Nazionale turca, con
Kemal presidente (Atakurk) —> instaura una semi-dittatura. ’24: Costituzione (suffragio universale
maschile); Repubblica molto nazionalista, laicizzazione e occidentalizzazione, lotta contro usi e costumi
islamici, eliminazione sistema feudale, buoni rapporto con Unione Sovietica ma repressione interna dei
comunisti, ammessa alla Società delle Nazioni (’32).

6.2: La Germania da Weimar a Hitler

Dopo la sconfitta, Von Baden (cancelliere) informa Guglielmo II di lasciare il trono, e lui abdica (si stavano
creando “consigli di operai e soldati”). Scheindenmann (socialista) proclama la Repubblica, con Ebert
(SPD) cancelliere —> firma della durissima pace. Minaccia rivoluzionaria per via della Lega di Spartaco:
Ebert reprime con l’esercito e i Freikorps.

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Riorganizzazione dei partiti politici per l’elezione dell’Assemblea Costituente (’19): DNVP (partito nazional-
popolare tedesco, destra conservatrice), DVP (partito popolare tedesco, nazional-popolari di Stresemann),
Zentrum affiancato da BVP (partito popolare bavarese), SPD diventa socialdemocrazia maggioritaria,
Lega di Spartaco, KPD (partito comunista tedesco), NSDAP (partito nazional-socialista dei lavoratori,
estrema destra: Hitler). ’19: vince la coalizione SPD-DVP-Zentrum-BVP e l’Assemblea svolge lavori a
Weimar.

• Costituzione: due assemblee parlamentari, Reichstag (camera elettiva) e Reichsrat (camera federale);
Presidente eletto a suffragio universale maschile e femminile; art. 48: poteri eccezionali al Presidente in
caso di crisi (ratificati o abrogati dal Reichstag).

Il Diktat e le agitazioni sociali e politiche del dopoguerra mettono a rischio la Repubblica: ondata di
violenze nel ’20-’21 da parte dell’estrema dx (tentato colpo di Stato di W. Kapp) —> inflazione enorme
dovuta al tentativo di ripagare le riparazioni, Francia e UK occupano il bacino della Ruhr per mancati
pagamenti —> resistenza passiva dei contadini. ’23: Governo di coalizione di Stresemann, che ordina la
fine della resistenza e fa sciogliere i Governi socialcomunisti in Turingia e Sassonia + sventa il putsch di
Monaco di Hitler (8-9 Novembre 1923); politica deflazionistica e di risanamento finanziario (Rentenmark,
nuova moneta), fine occupazione Ruhr e piano Dawes degli USA dal ’24. Nel ’25 diventa Presidente
Hindenburg (maresciallo, dx).

Gli effetti della crisi del ’29 colpiscono duramente il Paese: calo occupazione + retorica della “pugnalata
alle spalle” delle destre; NSDAP rifiuta il piano Young (rateizzazione riparazioni) —> elezioni del ’30:
NSDAP 107 deputati, KPD 77. Governo Bruning: asse governativo spostato a dx, grande potere a
Presidente e Cancelliere; Hitler fa presa sull’opinione pubblica (Mein Kampf). Elezioni del ’32:
socialdemocrazie e centro sostengono Hindenburg, che sceglie come cancellieri von Schleicher e von
Papen, che per legittimazione indice due elezioni, dove si manifesta la radicalizzazione dei partiti estremi
e Hitler ottiene il 37,4% —> senza la NSDAP non si può governare: Hindenburg nomina Hitler cancelliere
(non accetta di essere incluso in una coalizione senza esserne presidente).

6.3: L’Italia, dal “biennio rosso” all’avvento del Fascismo

Prima Guerra Mondiale: squilibri economici, inflazione, difficile riconversione industria bellica, lo Stato non
riesce a farvi fronte con regolamentazione della spesa pubblica e della politica monetaria —> malessere
sociale, aumento costo vita, disoccupazione + trasformazione coscienza politica collettiva, masse nello
spazio pubblico, radicalizzazione politica. Biennio Rosso (1919-’20): scioperi e lotte sociali di operai e
contadini —> il partito socialista non riesce a dare sbocco politico. Esaltazione nazionalista, mito della
“vittoria mutilata” + occupazione di Fiume (Settembre ’19, D’Annunzio): nel ’20, Giolitti sblocca la
situazione con il Trattato di Rapallo (Fiume città libera; Trieste, Gorizia, Zara ed Istria italiane).
Fondazione del PPI nel ’19 (Don Sturzo) con programma di riforme + fondazione dei Fasci di
Combattimento di Mussolini, a Milano.

Elezioni del ’19 (nuovo sistema proporzionale: meccanismo del panachage): si affermano popolari e
socialisti, ma tra i due vi è antagonismo —> i liberali mantengono la guida, anche se non unitari. Mussolini
inizia ad organizzarsi in squadre paramilitari che distruggono le organizzazioni del mondo del lavoro
socialiste e cattoliche e le amministrazioni comunali rosse (Bologna). Divisione del PS nel Congresso di
Livorno: separazione del PCI (Gramsci e Togliatti) dal PS (nel ’22, fuoriesce anche la frazione riformista,
che si unisce nel PSU, partito socialista unitario —> Matteotti). Elezioni del ’21: Giolitti crea un blocco
nazionale (include i fascisti: salgono 35 deputati, tra cui Mussolini), con l’idea di arginare le sinistre e
riportare la legalità. Fine Governo Giolitti, sale Bonomi + Mussolini crea il PNF (partito nazionale fascista)
nel ’21 e la Confederazione delle Corporazioni Sindacali.

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Crisi nel ’22: sale al Governo Facta, che non riesce a ristabilire l’ordine + aumento dei consensi a
Mussolini: nel Congresso del PNF a Napoli (’22), si decide l’azione militare con la Marcia su Roma —>
V.E. III rifiuta di firmare lo stato d’assedio e affida a Mussolini l’incarico di formare un nuovo Governo, che
sarà di coalizione. Mussolini chiede ed ottiene i pieni poteri per realizzare un programma con tre obiettivi:

1. Ripresa economica;

2. Ordine;

3. Disciplina.

Istituzione del Gran Consiglio del Fascismo e le Camice Nere diventano Milizia Volontaria per la Sicurezza
Nazionale + inizio della repressione dei comunisti; il PPI si divide e molti dei membri entrano nelle file
fasciste. Nuova legge elettorale (Legge Acerbo): 2/3 dei seggi vanno alla lista che ottiene la maggioranza
con almeno il 25% dei voti —> successo della lista nazionale di Mussolini. ’24: crisi del Fascismo per il
delitto Matteotti (Matteotti denuncia i brogli e le violenze prima del voto, viene sequestrato ed ucciso
dagli squadristi) —> Secessione dell’avventino della Commissione, senza conseguenze pratiche.
Mussolini: discorso alla Camera (atto di forza decisivo) —> punto di inizio della dittatura a viso aperto.

6.4: il Fascismo al potere

Dal ’25 in poi: costruzione di un regime autoritario a partito unico. ’25-’26: Leggi fascistissime (controllo
attività di associazione, no libertà di stampa, più poteri al Capo del Governo e no controllo parlamentare,
no manifestazioni di dissenso, sciolti i partiti e le organizzazioni dell’opposizione, istituito il Tribunale
Speciale per la Difesa dello Stato, introdotti il confino politico e la pena di morte per gli attentatori alla
famiglia reale/al Capo di Governo e reati contro la sicurezza nazionale). ’28: progetto di riforma dello Stato
(i candidati alla deputazione sono scelti dal Gran Consiglio e messi a plebiscito) + costituzionalizzazione
del Gran Consiglio, che nel ’25 era diventato l’organo supremo del partito. ’39: completamento
fascistizzazione (Camera dei Deputati = Camera dei Fasci e delle Corporazioni). Il PNF non riuscì mai a
controllare i residui di movimentismo.Vocazione statalista del Fascismo: Mussolini preferisce esercitare il
potere attraverso gli organi statali, subordinando quelli del partito (Starace alla guida del partito, che si
occupa solo di propaganda). Sono create le corporazioni, per impostare il modello economico (mediare
scontri tra lavoratori e imprenditori, ma sono subordinate al Ministero delle Corporazioni). ’27: Carta del
Lavoro (solidarietà tra i vari settori della produzione).

• Politica economica: nei primi anni, Mussolini punta alla ripresa della produzione ed alla pressione fiscale
per pareggiare il bilancio; svolta nel ’25 con il ministro Volpi: protezionismo, deflazione, stabilizzazione
monetaria, più intervento pubblico in economia, dazi sulle importazioni di grano e zucchero (Battaglia del
Grano per raggiungere l’autosufficienza cerealicola) —> accentuazione squilibri economici tra Nord e
Sud. ’26: rivalutazione lira (Quota 90), il nuovo tasso di cambio è sostenuto da una riduzione del credito
e dei salari —> contrazione nelle esportazioni.

• Crisi del ’29: effetti sull’economia, ma non sul regime (politica autarchica) —> Mussolini coglie
l’occasione per potenziare l’intervento dello Stato in economia. Si attua il programma di bonifica
integrale e nascono città come Sabaudia e Littoria; salvataggio dei settori industriali e bancari più colpiti
dalla crisi con la creazione di IMI (Istituto Mobiliare Italiano) e IRI (Istituto per la Riconversione
Industriale). Banca d’Italia trasformata in un ente pubblico. Politica dirigista anni ’30: aspetti positivi
come aumento del PIL e della produzione industriale, ma ne beneficiano solo alcuni settori;

• Consenso interno: obiettivo di creare una religione politica e militarizzata; riforma Gentile (scuola:
importanza alle materia umanistiche, divisione tra liceo e istituto tecnico + giuramento di fedeltà al

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regime da parte dei professori). ’26: creazione dell’Opera Nazionale Balilla, che nel ’37 si fonde con i
fasci giovanili e crea la Gioventù Italiana del Littorio. Si creano gruppi universitari fascisti, l’Opera
Nazionale del Dopolavoro; ampia legislazione sociale paternalistica (infortuni, ore di lavoro, età minima,
attenzioni alle madri);

Rapporto con la Chiesa —> Patti Lateranensi nel ’29 tra il Cardinal Gasparri e Mussolini (effetti positivi
sulla propaganda):

1. Trattato Internazionale: pone fine alla questione romana e fa nascere lo Stato del Vaticano;

2. Convenzione finanziaria: l’Italia deve pagare per la perdita dei territori pontifici;

3. Concordato: stabilisce i diritti della Chiesa in Italia (religione cattolica diventa di Stato, insegnamento
religione obbligatorio, sacerdoti no servizio militare, matrimonio religioso ha valore civile).

• Opposizione al regime: oppositori o in carcere o all’estero (Parigi: Concentrazione Antifascista e


Movimento Giustizia e Libertà di Lussu e Rosselli). L’opposizione interna è sgominata dall’OVRA,
rimane solamente della cultura (Manifesto degli Intellettuali Antifascisti di Croce);

• Politica estera: inizialmente Mussolini si presenta come garante dell’ordine di Versailles, ma dal ’35
(guerra di Etiopia e alleanza con Germania nazista) mostra la vocazione totalitaria del regime. ’38: leggi
antisemite e Manifesto degli Scienziati Razzisti. Perplessità e sgomento nell’opinione pubblica, perchè in
Italia non è radicato l’antisemitismo.

Al Fascismo, per essere un vero totalitarismo, mancano l’uso indiscriminato del terrore di massa e la
presenza di un potere unico (ci sono anche Chiesa e Sovrano): è comunque antidemocratico, antiliberale
e antirazionalista.

6.5: il Nazismo e il progetto politico hitleriano

’33: Hindenburg nomina Hitler cancelliere per riportare la NSDAP alla costituzionalità (violenze durante la
campagna elettorale, i comunisti vengono accusati dell’incendio del Reichstag) —> la dx vince le elezioni
e Hitler chiede ed ottiene i pieni poteri (epurazione di tutti gli apparati dello stato, creazione del Fronte del
Lavoro, NSDAP come unico partito legale, sincronizzazione tra Stato e Partito —> regime autoritario a
partito unico senza dover abrogare il sistema costituzionale preesistente). Notte dei lunghi coltelli (30
Giugno ’34): epurazione delle SA di Rohm —> vertici delle SA eliminate dalle SS di Himmler. Hindenburg
muore: Hitler diviene Capo dello Stato e Capo Supremo dell’esercito, si autoproclama fuhrer del Reich e
del popolo tedesco. Il sistema è legittimato da tre elementi:

1. Popolo: entità mitica a base razziale —> fuhrer befehl (ogni cosa deve essere sottoposta
all’approvazione del capo) e fuhrer prinzip (ogni controversia deve essere risolta secondo il principio di
autorità, quindi decisa dal fuhrer);

2. Stato: attraverso la sincronizzazione (unioni personali tra esponenti del partito e ruoli della dirigenza
politico-amministrativa, supremazia indiscussa della NSDAP sullo Stato);

3. Movimento: il partito e le organizzazioni di massa (Gioventù Hitleriana, Fronte del Lavoro, Forza
Attraverso la Gioia); le SS diventano l’élite del popolo tedesco e il loro potere cresce con il tempo,
mentre diminuisce quello del partito. Terrore di massa, violenza, propaganda, odio verso le minoranze.

Nel ’33 sono epurati gli Ebrei dalle amministrazioni statali e comunali e nel ’35 vengono proclamate le
Leggi di Norimberga (privazione dei diritti); ’38: notte dei cristalli.

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• Economia: ripresa = consenso, espansione spesa pubblica per creare posti di lavoro e assicurare il
riarmo con il piano quadriennale di Goring nel ’36 (priorità alla preparazione militare) —> poco efficace
nei confronti dei contadini (poco intervento); nel ’38 il deficit pubblico è altissimo; Legislazione sociale:
particolare cura per creare consenso (prezzi bassi, aumento salari, donne completamente emarginate
dal lavoro e sacralizzate solo come procreatrici);

• Politica estera: contribuisce ad aumentare il consenso; ’33: Germania esce dalla Società delle Nazioni;
’34: tenta di annettere l’Austria, ma le potenze occidentali si oppongono (anche Italia); ’35: plebiscito per
il quale il bacino carbonifero della Saar torna alla Germania; ’36: occupazione Arenania e, da qui in poi,
mobilitazione bellica e avvicinamento a Mussolini.

6.6: Lo stalinismo

URSS istituita nel ’22; Lenin muore nel ’24 e nello stesso anno viene portata a termine la Costituzione.
Organi principali dello Stato:

1. Congresso dei Deputati del Popolo: suffragio ristretto ed indiretto (esclusione dei possibili ostili), si
riunisce due volte l’anno e delega i poteri al 2;

2. Comitato Esecutivo Centrale: Soviet dell’Unione (400 rappresentanti eletti dal Congresso) e Soviet
della Nazionalità (membri nominati dai rappresentanti delle Repubbliche).

Il Partito Comunista dell’Unione assicura il controllo sul territorio (diviso per nazioni) e il Leder Supremo
dell’Unione è il segretario di tale partito. Morte di Lenin —> lotta per la successione —> sx (Trockij):
stimolo della produzione industriale con importazioni nel sistema agrario; dx (Bucharin): propone forte
sostegno dell’agricoltura (non vuole rompere l’alleanza operai-contadini). Stalin, Zinov’ev e Kamenev
inizialmente sono neutrali, poi prevale la soluzione di dx. Trockij: non guida più l’Armata Rossa, denuncia
l’eccessivo centralismo del partito (pericolo). ’25, Socialismo in un solo Paese”: sviluppo del comunismo
nell’URSS come priorità. La NEP, intanto, arriva alla massima espansione, anche se i contadini cercano di
trattenere il grano per far aumentare i prezzi —> Zinov’ev, Kamenev e Trockij: opposizione unificata,
fallimentare, Trockij esiliato. ’27: Stalin affronta il problema della crisi degli ammassi di grano con
requisizioni e metodi coercitivi —> fine della linea Bucharin, condannata come “deviazione di dx”.

Nel 1928 inizia il primo piano quinquennale (priorità allo sviluppo dell’industria pesante; collettivizzazione
forzata nella campagne: kolchoz, fattorie): kulaki fucilati ed arrestati. Riorganizzazione dei gulag (campi di
lavoro) con l’Amministrazione Generale dei Campi (detenuti in condizioni proibitive). Regime di terrore,
culto della personalità di Stalin, partito sottoposto a purghe. ’36-’38: grande terrore e processi-farsa
(Kamenev, Zinov’ev e Bucharin giustiziati; Trockij ucciso da un sicario). L’URSS diventa la terza potenza
mondiale grazie alla svolta economica del ’28, ma i costi umani dell’industrializzazione forzata furono
enormi —> ’32-’33: gravissima carestia (Ucraina). Censura sui mezzi di informazione e oscurantismo
permettono un clima di entusiasmo generale.

6.7: Gli Stati Uniti dalla Grande Guerra al New Deal

L’eta progressista (estensione funzioni Governo federale, lotta per limitare grandi potentati economici,
estensione controllo dei cittadini sulla vita politica) arriva con Roosevelt (repubblicano, attivismo
riformatore).

• Politica estera: rafforza le pressioni in centro e Sud America (Panama diventa protettorato, se ne apre il
canale); contrasta i poteri delle grandi corporations; Tutela sociale: leggi sul lavoro minorile e femminile,
uffici pubblici di collocamento, assicurazione obbligatoria per infortuni sul lavoro, comparsa del
referendum in alcuni Stati.

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Elezioni del ’12: vince il democratico Wilson, che continua l’impegno progressista (riforme contro lavoro
minorile, Sherman Act rafforzato); egli vince anche nel ’16: nel ’17 decide di entrare nella Prima Guerra
Mondiale (aspirazioni di idealismo progressista sconfitte durante la pace, no adesione a Società delle
Nazioni). ’19-’20: breve e intensa recessione economica (scioperi e rivendicazioni operaie, “paura rossa”:
campagna contro il PC). ’20: proibizionismo e suffragio universale femminile. Dopo la depressione, si
entra nei Roaring Twenties: prosperità economica, euforia, USA centro del capitalismo mondiale,
consumo individuale, produzione in serie, uso del petrolio; crescente ondata speculativa e sviluppo di
determinati settori —> concentrazione oligopolistica, comparsa delle holdings (società che detengono le
quote azionarie delle maggiori imprese). Gli anni ’20 sono repubblicani (Harding, Coolidge, Hoover):
disimpegno diplomatico in ambito internazionale, accumulazione di ricchezza e capitali, ripresa dei
sentimenti xenofobi e razzisti, chiusura quasi completa delle frontiere (Quota Act, ’24). Nel ’33 viene
abrogata la norma sul proibizionismo.

’28: crescita vertiginosa dello scambio azioni/obbligazioni, i titoli si gonfiano —> paura —> corsa alla
vendita dei titoli (effetto a catena) —> giovedì 24 Ottobre del ’29 = giovedì nero. La crisi, che evidenzia la
debolezza dell’economia capitalistica, si propaga dalle banche a tutti i settori economici (disoccupazione
al 25%), ma Hoover non predispone nessun intervento federale. Con le elezioni del ’32, il democratico
Roosevelt sale al potere (chiacchierate al caminetto, chiede ampi poteri al Governo) —>New Deal
(riordina le operazioni bancarie e borsistiche, agevola i prestiti, svaluta il dollaro e rafforza i controlli sugli
istituti di credito, aiuti federali agli agricoltori, aumento della quota di bilancio destinata ai lavoro pubblici
per favorire l’occupazione). Nell’immediato, questi provvedimenti non danno risultati, ma spianano la
strada per il Secondo New Deal: piano sistematico di lavori pubblici (Works Progress Adm), Wagner Act
(diritto di organizzarsi e contrattare dei sindacati), Social Security Act (assegni di disoccupazione,
pensioni), Congress of Industrial Organizations (sindacati). Roosevelt è rieletto alle elezioni del ’36
(nonostante proteste imprenditori), che furono quelle con la maggiore polarizzazione di classe della storia
degli USA. New Liberalism: successo individuale + solidarietà collettiva.

6.8: La grande crisi del ’29 in Europa

Dopoguerra: ritardi e mancati pagamenti della Germania innescano un circolo vizioso attenuato in parte
dal Piano Dawes (’24), che le garantisce liquidità per far ripartire l’economia, ma lega ancora di più
l’economia americana a quella europea. UK, ’25: istituzione del gold exchange standard, per rafforzare la
sterlina —> aumento delle riserve valutarie nelle banche centrali dei Paesi europei e irrigidimento nei
rapporti di scambio tra monete. La crisi del ’29 ha un effetto domino su tutta l’EU (tranne URSS): il Paese
più colpito è la Germania, ma anche gli UK devono svalutare la sterlina e compromettere il gold exchange
standard (molti Paesi ne escono). Molti decidono di innalzare le barriere doganali per far fronte alla crisi,
così che, quando gli USA si stanno riprendendo, si trovano pesantemente colpiti da misura
protezionistiche e anticicliche.

6.9: Francia e Gran Bretagna, un ventennio dominato dai conservatori

Crisi del dopoguerra: riescono a salvaguardare le istituzioni liberal-democratiche grazie ad un progetto


politico conservatore.

• Francia: alle elezioni del ’19 vince una coalizione di centro-dx (politica deflativa, pugno di ferro contro
scioperi) e dalla sx divisa nasce il Parti Communiste Francaise. ’24: i radicali promuovono un cartello
elettorale delle sx, che vince (Herriot), ma cade nel ’25 perchè non riesce a far fronte alla crisi. Poincarè
(chiamato a presiedere un governo di unità nazionale senza socialisti e comunisti) garantisce la stabilità
economica. La crisi del ’29 ha ripercussioni drammatiche —> governi di centro-dx dal ’29 al ’32: misure
protezionistiche e contenimento spesa pubblica, ma diffuso malessere nella classe operaia. Estrema dx:

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forte impulso organizzativo —> tentativo di assalire il Parlamento, sventato. Il PC capisce che serve
unità con i socialisti: Thorez fa l’appello all’unità a tutti i costi. Nuova fase politica francese dal ’36 al ’39.

• Gran Bretagna: nelle elezioni del ’18 vince la coalizione dei liberali (Lloyd George alla guida)-
conservatori (Law), il partito laburista è penalizzato dal sistema maggioritario secco. Nazionalismo
irlandese: l’Home Rule non viene applicata per via della guerra —> radicalizzazione delle tensioni (il
partito Sinn Fein ottiene 73 seggi). Difficoltà governative, nonostante l’ampia maggioranza: recessione
economica, aumento inflazione, violenza terroristica in Irlanda. ’22-’23: avanzamento dei laburisti,
mentre il PC rimane marginale. Elezioni del ’23: Governo laburista di minoranza (MacDonald: vita
brevissima per scandalo della Red Letter) —> nuove elezioni: vincono i conservatori (Baldwin, Churchill
Cancelliere dello Scacchiere), dalla politica economica estremamente rigorosa —> scontri con sindacati,
ma parità aurea della sterlina. 1926: grande sciopero dei minatori, che poi cedono. Elezioni del ’29:
partito laburista (MacDonald), che deve affrontare la crisi —> contro la volontà del partito, MD accetta di
formare un governo di ampia coalizione, e viene espulso. Continua a governare fino al ’35, poi si passa
a Baldwin, a cui succede Chamberlain (conservatore).

6.10: La risposta dei Fronti Popolari alle minacce del Fascismo, il caso della Francia

Anni ’20, strategia del Fronte Unico (Terza Internazionale): contrapposizione frontale. Per le
socialdemocrazie europee (priorità alla salvaguardia del sistema parlamentar-costituzionale), si conia il
termine “socialfascismi”. La radicalizzazione dello scontro danneggia i PC —> Gramsci critica la linea del
fronte unico, proponendo l’inserimento dei comunisti nella lotta. La Terza Internazionale rivede la linea di
rigidità negli anni ’30, dopo la salita di Hitler: linea del Fronte Popolare ufficializzata nel congresso del ’35.
L’alleanza tra comunisti, socialisti e liberal-progressisti si concretizza solo in Spagna (il Fronte vince le
elezioni politiche) e Francia (un cartello elettorale formato da SFIO, PF, radicali ed altri vince nel ’36): sale
Blum (SFIO; lavori pubblici, istruzione obbligatoria fino ai 14, Accordi di Palazzo Matignon con sindacati e
mondo imprenditoriale, contratti collettivi di lavoro, no sanzioni contro scioperi, libertà sindacali). Questa
stagione, però, ha vita breve: le difficoltà economiche costringono Blum alla svalutazione del franco, gli
scioperi fanno scoppiare un’ondata di paura nelle classi medie —> Blum cade e si forma un Governo
presieduto dal radicale Daladier, al quale non partecipano i socialisti.

6.11: La Spagna dalla Seconda Repubblica alla Guerra Civile

Nel ’23 c’è un colpo di Stato approvato dal sovrano: Miguel I de Rivera instaura una dittatura militare per
tornare all’ordine dopo il “triennio bolscevico” (’19-’21). La dittatura non placa il malcontento: nel ’30
Miguel si dimette, nel ’31 Alfonso XIII abdica. I partiti tradizionalisti della sx (radicali, comunisti, socialisti +
anarchici) proclamano la Repubblica e convocano le lezioni per l’Assemblea Costituente —> ’31:
Costituzione (suffragio universale, separazione Stato-Chiesa, libertà religiosa). L’istruzione scolastica
viene affidata a istituzioni pubbliche + nel ’32-’33 viene sciolto l’ordine dei gemiti e cancellata la
sovvenzione della “congrua” che lo Stato versava alla Chiesa. Laicità dello Stato, rinnovamento
dell’esercito per colpire la tradizionale autonomia delle forze armate (funziona solo in parte); grandi
proprietari terrei danneggiati da una riforma agraria che doveva ridistribuire le terre, ma alla fine quelle
ridistribuite sono solo lo 0,05%.

Nei primi tre anni della Repubblica, il quadro politico cambia: sx divisa, dx avvia un processo di
unificazione (no carlisti) —> Confederazione Spagnola Destre Autonome (CEDA); il figlio di de Rivera
fonda la Falange (movimento ultranazionalista che richiama il Fascismo, dal quale riceve aiuti economici).
Elezioni del ’33: vince la CEDA —> biennio negro —> le sx reagiscono con sommosse e agitazioni:
polarizzazione del conflitto. ’36: nascita del Fronte Popolare (sx), che vince —> le dx tentano di riprendere
il potere con un colpo di mano: Francisco Franco nel luglio del ’36 guida la ribellione delle guarnigioni di

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stanza in Marocco —> guerra civile dal ’36 al ’39. Le altre nazioni europee decidono di non intervenire
(Comitato di Non Intervento: UK, Francia, Ita, Germania, URSS), ma l’Italia e la Germania aiutano Franco,
mentre l’URSS le forze repubblicane. Accorrono i volontari antifascisti —> Brigate Internazionali —>
guerra lunga e brutale (Guernica). Forze repubblicane divise + vengono meno aiuti internazionali = Franco
vince.

Capitolo 7: Politiche Estere a Confronto negli Anni delle Due Guerre

7.1: La questione irlandese, un problema irrisolto

Proteste di fittavoli per il prezzo della terra + contrapposizione tra maggioranza cattolica nazionalista e
minoranza protestante del nord-est = tensioni con il governo di Londra. I deputati nazionalisti favorevoli
all'Home Rule sono guidati da Parnell (ostruzionismo parlamentare). In Irlanda: campagna di intimidazioni
e proteste promossa dal movimento feniano e dall'Irish Land League. Nel 1886, fallisce il progetto di
Gladstone sull'Home Rule e aumentano le tensioni. 1896: nasce il partito repubblicano socialista
irlandese (Connolly: indipendenza irlandese, lotta di classe). Nel 1905 viene fondato il Sinn Fein (Griffith).
La crisi politico-istituzionale del 1909-’11 fa diventare i parlamentari irlandesi della Camera dei Comuni
l'ago della bilancia —> approvazione del Parliament Act del 1911. ’12-’14: approvato l'Home Rule
(parlamento autonomo a Dublino e meno rappresentanza irlandese in quello di Westminster) —> forti
tensioni sociali nelle nove contee dell'Irlanda nord-est (Ulster) abitate in maggioranza da protestanti, che
organizzano l'Ulster Volunteer Force.

’14, inizio Prima Guerra Mondiale: si rinvia l'applicazione dell'Home Rule. Pasqua ’16: i membri del Sinn
Fein si impadroniscono della sede della posta di Dublino (atto simbolico, ma represso in un bagno di
sangue, condanne a morte) —> radicalizzazione del problema irlandese. Elezioni del ’18: eletti 72
candidati del Sinn Fein, che si rifiutano di andare a Westminster e creano un Parlamento autonomo a
Dublino, proclamando unilateralmente l'indipendenza irlandese (Eamon de Valera come Presidente della
Repubblica). La Repubblica non viene riconosciuta dagli UK —> ’19-’20: scontri tra esercito britannico e
Irish Republican Army; Lloyd George è costretto a concedere nel ’20 il Government of Ireland Act, che
istituisce due Parlamenti separati per l'Irlanda del N e del S: il compromesso non è abbastanza per il
Parlamento irlandese, e si aprono i negoziati. Lloyd George sigla con i rappresentati irlandesi un trattato
che proclama lo Stato libero d'Irlanda e lascia agli UK sei delle nove province dell'Ulster. Il Free Irish
State è inserito come dominion nel Commonwealth, ma ha ampie autonomie. Guerra civile nel ’22 e nel
’27 si scinde dal Sinn Fein il Fianna Fail (Partito del Destino), guidato da Valera. Nel ’37 è pubblicata la
Costituzione repubblicana che cambia il nome del FIS in Eire (=Irlanda). Nel ’49, l'Eire diventa
ufficialmente indipendente.

7.2: Il fallimento del sistema di Versailles

Clima di tensione e insoddisfazione dopo il ’19: Francia e UK cercano di assicurare lo status quo europeo.
Gli UK siglano con USA e Giappone accordi di limitazione degli armamenti navali, mentre la Francia cerca
di costruire una rete di alleanze per ottenere sicurezza con Belgio e Polonia e stringe rapporti con i paesi
della "piccola intesa" (Romania, Cecoslovacchia, Regno jugoslavo) per estendere la sua influenza e
sostituire il vecchio legame franco-russo, accerchiando di nuovo la Germania (l’operazione avrebbe
richiesto un potenziale finanziario molto più alto di quello di cui disponeva). Questione dei debiti di guerra:
la Russia rifiuta di pagare i debiti del periodo zarista e la Francia vuole pagare solo dopo aver ricevuto le
riparazioni tedesche, ma gli USA non vogliono concedere una dilazione. La Germania, con il Trattato di
Rapallo (1922), riprende i rapporti diplomatici con l'URSS, grazie alla reciproca rinuncia ai pagamenti dei
danni di guerra —> il Governo tedesco usa una tattica ostruzionistica per ritardare i pagamenti, e Francia
e Belgio rispondono con l'occupazione della Ruhr. ’25-’29: svolta nelle relazioni Francia-Germania —>

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politica di stabilizzazione: il ministro degli esteri Briand capisce che è necessario uscire dall'isolamento
diplomatico causato dall'occupazione della Ruhr ed il Governo Stresemann sceglie di abbandonare la
"resistenza passiva" e accetta parzialmente i trattati —> Patto di Locarno, con cui la Germania accetta
l'intangibilità delle frontiere di Francia e Belgio e la smilitarizzazione della Renania. La Francia stipula
trattati con Polonia e Cecoslovacchia; la Germania firma arbitrati con Francia, UK, Belgio, Cecoslovacchia
e Polonia, e nel ’26 è ammessa nella Società delle Nazioni. Stalin, invece, aveva scelto una linea di
"isolazionismo antagonistico", e con il Comintern può influenzare al di fuori del paese; inoltre, esclusa da
Locarno, la Russia interpreta il patto come un tacito assenso alle rivendicazioni tedesche a est e questo
rafforza l'isolamento.

Trasformazioni autoritarie degli anni ’20 in Ungheria, Italia, Spagna, Romania, Bulgaria, Polonia, Lituania
e Jugoslavia. La lenta rinascita economica sembra favorire un nuovo clima nelle relazioni internazionali: i
paesi vincitori iniziano a rimborsare gli USA, e nel ’29 (Piano Young) le riparazioni tedesche sono
ulteriormente rateizzate. ’28: Patto Briand-Kellogg (Francia e USA + Italia, URSS, Germania), stabilisce di
escludere la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Crisi del ’29: rende
evidente la fragilità dell'equilibrio, chiusura protezionistica delle economie nazionali + istanze nazionaliste,
gli stati cercano di costruire sfere d'influenza economica impermeabili e competitive, quadro semi-
imperiale. Nella crisi, il "socialismo reale" di Stalin sembra un modello credibile e valido —> Mussolini la
interpreta come una "crisi di civiltà" e presenta il Fascismo come risposta, riprendendo l'immagine della
contrapposizione tra nazioni proletarie e plutocratiche (USA, UK, Francia) che hanno causato la crisi.

Debolezza della Società delle Nazioni evidente nel ’31: il Giappone occupa la Manciuria (Cina), e l'appello
cinese alla Società resta senza esito pratico —> Giappone esce dall'organizzazione e nel ’35-‘36 occupa
definitivamente. ’32: Conferenza di Ginevra sul disarmo (le potenze non riescono a trovare un accordo
rispetto alle richieste tedesche di revisione del trattato). ’33: l’avvento al potere di Hitler fa crollare
definitivamente la stabilità internazionale —> Hitler ritira la Germania dalla Società e dalla Conferenza sul
disarmo (tenta anche di annettere l'Austria nel ’34, ma non riesce per opposizione dell’Italia). Mussolini nel
’35 sposa il revisionismo rispetto a Versailles, sostenendo le pretese ungheresi e austriache e rafforzando
la propaganda nazionalista e imperialista. ’35: Hitler inizia un piano di massiccio riarmo e ordina alle
truppe di rioccupare la Renania; nello stesso anno, Mussolini occupa l’Etiopia.

7.3: Addomesticare Hitler, la politica dell’appeasement

UK e Francia: strada delle trattative e dei compromessi, confidando che il raggiungimento dei principali
obiettivi revisionisti avrebbe stemperato l'aggressività della Germania = appeasement (pacificazione).
Francia, linea difensiva —> Linea Maginot ’30. Francia e UK non hanno le risorse economiche e militari
per fronteggiare le minacce presenti (Hitler, Giappone, URSS, ITA) —> appeasement + cercano di
migliorare i rapporti con l’Italia + URSS nel ’34 ammessa nella Società delle Nazioni e Stalin aderisce al
progetto di "sicurezza collettiva". ’35: Patto di Non Aggressione Francia- Russia. Corsa agli armamenti di
tutti i principali paesi europei. L’aggressione italiana all'Etiopia (riscatto della sconfitta di Adua del 1896)
peggiora il quadro delle relazioni europee (Mussolini aveva appena partecipato alla Conferenza di Stresa,
ribadendo l'intenzione di difendere i trattati del ’19): Mussolini riesce in meno di un anno a sconfiggere il
negus Hailè Selassiè (guerra totale). La Società delle Nazioni, di cui faceva parte l'Etiopia, reagisce solo
con sanzioni economiche ("inique sanzioni") —> Asse Roma-Berlino. Rimilitarizzazione della Renania,
blanda reazione di UK e Francia. Nella guerra civile spagnola Hitler e Mussolini appoggiano Franco,
mentre le potenze garanti dell'ordine di Versailles proseguono sulla linea dell’appeasement, scegliendo il
non intervento. ‘36: Patto Anticomintern tra Germania e Giappone + Italia (’37) che esce anche dalla
Società delle Nazioni —> triangolo politico Berlino-Roma-Tokyo.

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L'ordine europeo è definitamente abbattuto dall'Anschluss 1938, con avallo del duce, annessione
sanzionata da un plebiscito (grande successo economico e propagandistico per il Nazismo). ’38: Hitler
pretende dalla Cecoslovacchia la cessione della regione dei Sudeti —> per iniziativa di Chamberlain:
Conferenza di Monaco (Chamberlain, Hitler, Mussolini, Daladier; no URSS e Cecoslovacchia) —> culmine
dell'appeasement, si consente l'annessione. Fine della piccola intesa (Francia-est), allarme dell'URSS.
’39: Hitler impone lo smembramento della Cecoslovacchia in un protettorato di Boemia e Moravia (sotto la
Germania) e una Slovacchia formalmente indipendente, ma con governo filonazista (Stato satellite). ’40:
Albania annessa all’Italia e Patto d'Acciaio con Hitler (alleanza militare non solo difensiva). UK
garantiscono alla Polonia indipendenza (ma non integrità), perchè Hitler vuole Danzica ed il suo corridoio;
Francia e UK iniziano un piano di riarmo e le trattative per un accordo con l’URSS: Stalin aveva reagito
male all'esclusione dalla Conferenza di Monaco, e teme che i governi vogliano dirottare l'espansionismo di
Hitler verso la Russia, ma ambisce ai vantaggi che potevano derivare da uno scontro tra due gruppi di
potenze capitalistiche. Hitler vuole evitare lo scontro su due fronti e propone a Stalin un accordo: il Patto di
non-aggressione Molotov-Ribbentrop + protocollo segreto aggiuntivo che consiste nella spartizione
dell'EU dell'est in sfere di influenza. UK e Francia firmano un accordo difensivo con la Polonia. Il 1°
settembre 1939 Hitler dà l'ordine di varcare il confine polacco e due giorni dopo UK e Francia dichiarano
guerra alla Germania.

Capitolo 8: La Seconda Guerra Mondiale

8.1: L’invasione della Polonia e l’inizio della Seconda Guerra Mondiale

Nonostante la dichiarazione di guerra del ’39, Francia e UK non possono intervenire per difendere la
Polonia, che è rapidamente invasa da Hitler e, in base al patto M-R, da Stalin —> esecuzioni e
deportazioni di ebrei e classe dirigente (foresta di Katyn). Smembrata la Polonia, l'URSS occupa i tre
Paesi baltici indipendenti e invade la Finlandia, mentre Hitler attacca i paesi scandinavi: la Danimarca
cade subito, la Norvegia all'inizio di giugno (il re scappa a Londra e a Oslo si forma un governo
filonazista).

• Fronte occidentale: primi mesi = "guerra farsa". La Francia si era preparata per una guerra di posizione
lungo la Linea Maginot, ma Hitler usa la strategia della "guerra-lampo" (uso di forze aeree e corazzate
sul punto più debole dello schieramento nemico): invade Belgio e Olanda neutrali e raggiunge la Manica
il 20 maggio. Le truppe inglesi e 100.000 francesi si imbarcano a Dunkerque e sono trasferiti negli UK.
La Francia viene conquistata e le trattative per l'armistizio, condotte da Petain, portano alla sua
divisione: Nord sotto il controllo diretto tedesco; Sud sotto la formale amministrazione francese
(Repubblica di Vichy), ma è un regime collaborazionista filonazista.

Mussolini, che all'inizio aveva dichiarato la non belligeranza, il 10 giugno 1940 dichiara guerra a Francia e
GB, pensando che la guerra stia per finire (sul continente la vittoria di Hitler era quasi completa). Hitler, a
questo punto, cerca l'accordo con la GB, ma il governo Churchill (oppositore dell’appeasement) chiede
sostegno agli USA, che iniziano a inviare armi e munizioni, e mette in atto un blocco navale nell'Atlantico e
nel Mediterraneo. Hitler progetta l'operazione Leone Marino (invasione GB), ma deve prima assicurarsi il
dominio sui cieli —> bombardamenti aerei, ma la Royal Air Force contrasta la Luftwaffe. La "Battaglia
d'Inghilterra" è la prima battuta d'arresto nell'avanzata tedesca: abbandona l’operazione e inizia un blocco
navale nell'Atlantico, perchè gli USA continuano a mandare aiuti, e, dopo aver istituito la coscrizione
obbligatoria, nel ’41 varano la legge "affitti e prestiti”. L'intervento dell’Italia, nel frattempo, allarga l'area dei
combattimenti: Mussolini voleva condurre una "guerra parallela" in Africa settentrionale e nei Balcani —>
nonostante alcuni iniziali successi, non riesce a impadronirsi delle aree petrolifere del Medio Oriente e del
Canale di Suez. Una controffensiva inglese in Libia travolge un'armata italiana, e si spinge quasi fino a

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Tripoli, mentre nell'Africa orientale occupano Mogadiscio e, sconfitta l'Italia nella Battaglia di Keren, si
aprono le porte per la conquista dell’Eritrea.

• Grecia: dimostra i gravi limiti della preparazione bellica italiana e mette alla prova il consenso
dell'opinione pubblica; l'attacco inizia il 28 ott 1940 e si rivela subito disastroso: l'esercito greco
contrattacca e gli inglesi sbarcano a Salonicco nel ’41 —> è l’intervento tedesco che permette di
arrestare la controffensiva e far capitolare la Grecia.

Nel frattempo, la Germania assume il controllo di tutti i Balcani: Bulgaria, Romania e Ungheria si
schierano con la Germania; la Jugoslavia è invasa nel ’41 e smembrata (tra Germania, Italia e Ungheria).
Anche sul fronte africano la guerra parallela dell'Italia finisce nei primi mesi del ’41: l'intervento della
Germania, che invia truppe comandate da Rommel, permette di contrattaccare e si riesce a recuperare il
controllo della Cirenaica. GB conquista Addis Abeba e restaura la monarchia di Hailè Selassiè.
Nonostante il fallimento della guerra italiana, il "nuovo ordine europeo" di Hitler è imposto su quasi tutta
l'Europa continentale.

8.2: La svolta del ’41, la guerra ideologica

Giugno ’41, Operazione Barbarossa: attacco di Hitler alla Russia, nonostante il patto del ’39 (obiettivo
ideologico: contro il bolscevismo; obiettivo nazionalistico: espansione verso est; inoltre, secondo lui
avrebbe favorito un compromesso con la GB e scoraggiato l'intervento degli USA). Penetra oltre la
frontiera e si dirige verso Mosca, Leningrado e l'Ucraina. L'Armata Rossa è costretta alla ritirata e
l'esercito tedesco arriva alle porte di Mosca e assedia Leningrado, ma a Dicembre è costretto a fermarsi
per l'inverno rigido e perché i sovietici riorganizzano la resistenza. La guerra si allarga al Pacifico per
iniziativa del Giappone, che occupa l'Indocina francese e il 7 Dicembre del ’41 attacca Pearl Harbour.
Roosevelt, che aveva già sottoscritto la Carta Atlantica con Churchill, dichiara guerra al Giappone, che
però nel frattempo occupa Filippine, Guam, Hong Kong, Malesia e Singapore.

Si crea una "strana alleanza" antifascista tra URSS, GB e USA, e la guerra assume una dimensione
ideologica —> si combatte per annientare completamente il nemico. Le popolazioni civili sono
massicciamente coinvolte e assume grande importanza la propaganda. Gli USA allargano la cooperazione
economica al''URSS e Stalin sottoscrive la Carta Atlantica (tradizione wilsoniana: autodeterminazione dei
popoli, libertà di commercio, libera circolazione nei mari e rifiuto di annessioni territoriali) —> 1 Gennaio
1942: Dichiarazione delle Nazioni Unite (cooperazione contro le "forze selvagge e brutali" del patto
Tripartito e impegno a rinunciare a paci separate). Sul piano militare, l'ingresso degli USA sancisce la fine
della guerra lampo, e il fronte antifascista dà priorità assoluta alla guerra contro la Germania, adottando
una linea difensiva sul Pacifico. La Germania dal ’43 inizia lo sfruttamento sistematico dei paesi
conquistati, organizzando un sistema produttivo funzionale alle necessità della Germania e usando il
lavoro coatto dei prigionieri deportati.

8.3: I regimi collaborazionisti e gli sviluppi della guerra

Nel ’42, il nuovo ordine europeo di Hitler sembra realizzato in quasi tutta l’Eu —> i regimi autoritari
formalmente collaborano, ma in realtà sono totalmente asserviti alle necessità belliche della Germania:
Olanda e Norvegia aderiscono pienamente all'ideologia hitleriana (pregiudizi razziali e antisemiti); in
Slovacchia, il governo di monsignor Tiso unisce ideali nazionalisti, cattolici e fascisti; in Croazia,
(indipendente dopo lo smembramento della Jugoslavia), dove al vertice c'è Pavelic, capo del movimento
degli ustascia, si realizza un connubio tra cattolicesimo, nazionalismo, antisemitismo e fascismo —>
persecuzione di zingari, ebrei, serbi e comunisti; anche Romania, Ungheria e Bulgaria sono regimi
collaborazionisti, ma si limitano ad appoggiare militarmente; il regime di Franco non è propriamente
collaborazionista, si mantiene neutrale, ma è solidale; Vichy: con Petain si avvia un esperimento di

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governo autoritario che unisce cattolicesimo antidemocratico, antisemitismo e nazionalismo. Petain spera
di mantenere una certa autonomia per la Francia, ma quando viene sostituito da Laval questa finisce e
anche la Francia del Sud subisce l'occupazione tedesca e vara una legge antisemita; in Medio Oriente,
Fascismo e soprattutto Nazismo hanno influenza sulle élite anticoloniali.

Quando le forze dell'Asse sembrano in grado di vincere la guerra, però, le sorti cambiano: gli USA fanno
una battaglia aeronavale al largo delle Midway e sconfiggono il Giappone; le truppe italo-tedesche di
Rommel subiscono la controffensiva britannica nella Battaglia di El Alamein, e, dopo lo sbarco
angloamericano in Marocco e Algeria, si trovano circondati dalle armate di Eisenhower e Montgomery —>
gli italo-tedeschi si attestano in Tunisia: controffensiva dell'armata Rossa a Stalingrado, che intrappola
nella città un'intera armata tedesca (Von Paulus).

Fin dall'inizio del ’43, comincia ad essere chiaro che gli antifascisti stanno per vincere la guerra, e così
Roosevelt, Churchill e Stalin fanno la Prima Conferenza Interalleata a Casablanca (si discute la strategia
per sconfiggere il nemico, e si stabilisce l'invasione della Sicilia, oltre al principio della resa incondizionata
e l'esclusione di patteggiamenti separati). Sbarcano in Italia il 10 luglio del ’43 (nel ‘45 Mussolini è messo
in minoranza dal Gran Consiglio, costretto a dimettersi e arrestato). Gli alleati sbarcano a Salerno l'8
Settembre, in concomitanza alla resa italiana, e iniziano la risalita della penisola, che però si arresta sulla
linea Gustav (tra Gaeta e Ortona), fino a Giugno del ’44. Fronte orientale: l'esercito tedesco controlla
ancora enormi territori in Bielorussia e Ucraina, controlla la Francia e i Balcani. Nella Conferenza di
Teheran (Novembre 1943) decidono di aprire un secondo fronte in Eu, elaborano una traccia della
divisione in zone di influenza e stabiliscono di porre l'Italia sotto il controllo degli eserciti che l'hanno
liberata. Sbarco in Normandia (Operazione Overlord, Giugno ’44): gli alleati riescono a sfondare le linee
tedesche dopo un paio di mesi e controllare il nord della Francia. Ad Agosto entrano a Parigi, e i sovietici
nel frattempo lanciano un'offensiva in Bielorussia, arrivando a Varsavia.

8.4: La Shoah

La persecuzione degli ebrei e delle minoranze ritenute "asociali" accompagna tutta la storia della
Germania nazista: il piano di "arianizzazione" e le conseguenti violenze subirono un crescendo continuo a
partire dal ’38. ’41-’42: Hitler progetta un "piano generale per l’est”, che prevede la deportazione dei
"razzialmente indesiderabili" in Siberia, una volta conquistata l'URSS. All'inizio della guerra, però, si fa
strada l'idea della deportazione nei ghetti polacchi e si attua a partire dal ’41. I campi di concentramento
sono in seguito impiegati come campi di sterminio (dal ’41-‘42 si iniziano a usare le camere a gas; le
persone abili nel lavoro sono sfruttate; per l'eliminazione dei cadaveri si usano i forni crematori). La
"soluzione finale del problema ebraico" fu pianificata ufficialmente nella Conferenza di Wannsee (’42), a
cui partecipano Eichmann, Heydrich e altri funzionari nazisti.

Anche quando le sorti del conflitto cominciano a volgere male per la Germania, lo sforzo per
l'annientamento degli ebrei continua ad aumentare, e alla fine del conflitto oltre 6 milioni di ebrei erano
stati sterminati. Alcune notizie cominciano a penetrare in Occidente già nel ’42, ma gli angloamericani
vogliono dare la precedenza alle operazioni militari, e il Vaticano non vuole condannare pubblicamente il
regime nazista; anche in Germania non vi furono dimostrazioni di aperta resistenza.

• Tesi dell'unicità della Shoah: unico genocidio commesso solo per motivi ideologici, astratti e non
pragmatici; solo questa ha un carattere globale e universale; è l'unico in cui è prevista l'eliminazione
totale, bambini inclusi; unico per la sua dimensione moderna, industriale e burocratica.

• Contro l'unicità: alcuni aspetti sono presenti anche negli altri stermini del ‘900; l'unicità costruirebbe una
gerarchia delle vittime dei genocidi. Lo si può considerare quindi un genocidio “estremo".

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8.5: I movimenti di Resistenza

Resistenza: insieme dei movimenti di opposizione politica e militare, attiva e passiva, sorti durante la
Seconda Guerra Mondiale contro l'occupazione delle potenze dell'Asse e i regimi da esse sostenuti.
Fenomeno generalizzato che assume diverse forme; elementi comuni: guerra patriottica/di liberazione,
dimensione ideologica (ripristinare la libertà degli individui). In alcuni paesi, anche "guerra civile" o "guerra
di classe”.

• Francia: da Londra dove era fuggito, Charles de Gaulle lancia un appello ai francesi invitandoli a
continuare a combattere contro l'esercito tedesco. La Resistenza francese diventa sempre più
organizzata a partire dal ’41, quando il PC assume un ruolo di primo piano. I resistenti ("maquis")
conducevano una guerra per bande, mentre gli uomini della Francia Libera di de Gaulle partecipano ad
azioni militari con gli angloamericani in Africa. I maquis sono avvisati in codice dell'Operazione Overlord
(Normandia) e sabotano le vie di comunicazione; quando arrivano a Parigi gli anglofrancesi (25 Agosto
’44), i partigiani erano già insorti da una settimana;

• Jugoslavia: più estesa e strutturata militarmente in articolazioni complesse, si configura come una vera
guerra di popolo. Guidata da Tito, leader comunista, l'Armata Popolare di Liberazione riesce ad
espellere le truppe dell'Asse tra il ’44 e il ’45, quasi senza aiuti dell'URSS. Nel Maggio del ’45, le truppe
dell'Armata Popolare occupano parte delle province meridionali dell'Austria e Trieste, proclamandola
città autonoma e procedendo a una durissima repressione, che culmina nell'uccisione di migliaia di
persone e nell'occultamento dei cadaveri nelle foibe. Alla fine, gli alleati impongono a Tito di ritirarsi e
questi è costretto a farlo perché non ha il supporto dell’URSS;

• Germania: piccoli gruppi di resistenza (il più famoso è la Rosa Bianca, Università di Monaco). Ma non
assumono mai le dimensioni e l'organizzazione delle altre formazioni della Resistenza europea.
Attentato a Hitler 20 luglio ’44, ma rimane solo ferito e i congiurati sono uccisi.

• Italia: la nascita dei movimenti partigiani coincide con la caduta del regime fascista, quando VE III fa
arrestare Mussolini, non per protesta popolare, ma per la disastrosa situazione militare. Badoglio, nuovo
Capo del Governo, inizia subito le trattative con gli angloamericani, che si concludono il 3 Settembre
1943 a Cassibile (annunciati via radio solo l'8 Settembre). Il Re e Badoglio non impediscono
l'occupazione di Roma, e l’abbandonano, rifugiandosi a Brindisi. Mussolini intanto è stato liberato dal
Gran Sasso, e costituisce nell'Italia del Nord la Repubblica Sociale Italiana (di Salò) [= repubblichini],
totalmente dipendente dalla Germania nazista, mentre al Sud ha sede il governo di Badoglio.

In questo contesto, caratterizzato dal collasso delle forze armate, nascono le prime forme di Resistenza,
dapprima nell'esercito (difesa di Roma; Sardegna e Balcani; a Cefalonia, nello Ionio, la divisione di Acqui
di circa 12.000 uomini rifiuta di piegarsi ai tedeschi, che alla fine hanno la meglio e fucilano 6.500
persone). Le prime formazioni armate della Resistenza Italiana sorgono spontaneamente nelle regioni
montuose e collinari dell'Italia centro-nord (Giustizia e Libertà, Brigate Garibaldi, Brigate Matteotti, Fiamme
Verdi e Osoppo). Il 9 Settembre, i partiti antifascisti danno via al Comitato di Liberazione Nazionale, che
chiede la formazione di un governo di emanazione diretta dei partiti antifascisti. Nel primo congresso del
CLN (Bari, ’44) si decide di rinviare la scelta tra monarchia e repubblica alla fine della guerra —> il CLN di
Milano viene trasformato nel CLN dell'Alta Italia, che, sotto Parri e Longo, assume la direzione politica e
militare della Resistenza a nord. Togliatti ("la svolta di Salerno") propone di rimandare la questione del
futuro assetto istituzionale dell'Italia a una Assemblea Costituzionale da eleggersi a suffragio universale e
invita tutti i partiti a sospendere le polemiche contro la corona per aderire a un nuovo governo di unità
nazionale temporaneo, che è presieduto da Badoglio. VE III accetta il compromesso e promette di cedere
la carica al figlio Umberto quando Roma sarà liberata, che avviene a Giugno del ’44. Dopo la liberazione

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di Roma, si insedia un governo di unità nazionale guidato da Bonomi (socialista riformista). Si giunge a un
accordo tra CLNAI e angloamericani (sostegno militare, ma alla fine della guerra le formazioni partigiane
saranno smantellate e sarà riconosciuta l'autorità degli alleati e del governo da loro riconosciuto).

Fin dal ’43 si costituiscono i Gruppi d’Azione Partigiana (GAP), che sostengono i partigiani; nelle grandi
città ci sono le Squadre di Azione Patriottica e i gruppi di difesa della donna e per l'assistenza ai
combattenti della libertà (Resistenza Civile). Nell'estate del ’44, le isolate azioni di guerriglia si
accompagnano a operazioni militari di più ampio respiro: lungo l'arco alpino, le vallate cuneesi e quelle
friulane, dall'Oltrepò pavese all'Appennino Emiliano, la Resistenza riuscì a creare delle "Repubbliche
Partigiane”, che però ebbero vita breve. Nell'autunno-inverno del ’44, la Resistenza subì una battuta
d'arresto anche a causa del rallentamento dell'avanzata degli alleati di fronte alla Linea Gotica (Massa
Carrara-Rimini): il generale inglese Alexander annuncia la sospensione delle operazioni alleate in Italia e
invita a sospendere le attività di resistenza su vasta scala. Dopo che nel ’45 erano entrati nella Resistenza
anche parti dell'esercito italiano, il 25 Aprile 200.000 combattenti delle brigate partigiane partecipano
all'insurrezione generale nel Nord, proclamata dal CLNAI. Due giorni dopo, la 52° brigata Garibaldi blocca
l'autocolonna tedesca diretta in Svizzera, su cui viaggiava Mussolini, insieme a gerarchi e ministri della
RSI. Sono tutti fucilati e Mussolini è appeso a testa in giù in piazzale Loreto a Milano.

8.6: Yalta e Potsdam, la nuova carta dell’Europa 

Dopo la liberazione della Francia e l'avanzata dell’URSS, a est l'esercito tedesco tenta un'ultima offensiva
nel Dicembre del ’44 sulle Ardenne, ma è respinta, e a partire dal ’45 i Tedeschi devono abbandonare tutti
i territori. Mentre la Germania è sottoposta a bombardamenti (Dresda), Hitler ordina alle truppe la
resistenza a oltranza; ma tra Aprile e Maggio il crollo del Reich è completo: Hitler si suicida (30 Aprile) e la
resa incondizionata della Germania è firmata il 7 Settembre da Donitz. 

• Asia: dal ’43 la guerra volgeva in favore degli anglo-americani —> nel ’44-’45 riconquistano le Filippine e
nella prima metà del ’45 tutti gli arcipelaghi del pacifico sono liberati. Truman (succede a Roosevelt)
decide di impiegare sul Giappone la bomba atomica: 6 Agosto ’45 Hiroshima, 9 Agosto Nagasaki —>
150.000 vittime + vittime negli anni successivi. Il 15 Agosto l'imperatore ordina la cessazione delle
ostilità e il 2 Settembre firma la resa incondizionata —> fine della Seconda Guerra Mondiale, c.a 50
milioni di vittime.

Ottobre ’44: Churchill e Eden si recano a Mosca per incontrare Stalin e Molotov, alla presenza di Harriman
(USA), e tracciano un accordo informale sulle sfere di influenza in Eu, che poi sarà modificato. Conferenza
di Yalta (Crimea, Febbraio ’45): si discute il futuro assetto della Germania (divisa in quattro zone di
influenza), la denazificazione, il problema delle riparazioni, decidono l'entrata in guerra della Russia contro
il Giappone e riconoscono il governo polacco nominato dai sovietici. Roosevelt, Stalin e Churchill
approvano una Dichiarazione dell'Europa Liberata (diritto dei popoli a scegliere la propria forma di
governo, diritto alla sovranità per i popoli che ne erano stati privati, ma non sono fissate le sfere di
influenza in Europa). Si decide, inoltre, di portare avanti il programma già delineato nella Dichiarazione
delle Nazioni Unite del ’42 —> Conferenza di San Francisco del ’45: siglata la Carta delle Nazioni Unite,
che istituisce l'ONU (pace e sicurezza internazionale, principio di autodeterminazione dei popoli), dotata di
tre organismi principali (ha poteri e mezzi di intervento più ampi rispetto alla Società delle Nazioni, perchè
dispone di una forza armata collettiva):

1. Assemblea Generale degli stati membri (50 in origine);

2. Segretariato Generale (presieduto da un segretario eletto ogni 5 anni dall’Assemblea);

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3. Consiglio di Sicurezza di 15 membri (GB, USA, Cina, URSS, Francia con diritto di veto; Dieci a
rotazione, eletti ogni due anni).

Dopo Yalta e San Francisco, le questioni irrisolte sono ancora molte: la situazione militare lascia indefinito
il problema delle aree di influenza e le sorti della Germania + la bomba atomica americana acuisce le
tensioni con l’URSS. Conferenza di Potsdam, Luglio-Agosto ’45 (Stalin, Truman, Attlee): smilitarizzazione,
denazificazione e divisione in 4 zone della Germania; riconosciuta la supremazia tedesca in Eu dell'Est e
centrale, dietro la promessa di far tenere elezioni libere a breve; non raggiungono un accordo sulla
questione dei risarcimenti di guerra da imporre alla Germania e si stabilisce che ognuno dei Paesi
occupanti avrebbe gestito autonomamente le riparazioni della propria zona —> origine del conflitto tra
alleati.

Capitolo 9: Il Ritorno delle Democrazie in un Mondo Bipolare

9.1: Da alleati a nemici, l’inizio della guerra fredda

Radicale ridefinizione degli assetti di potere a livello globale —> Francia: condizione di inferiorità; GB:
vincitrice morale, ma prostrazione economica e difficoltà nel tenere unito l'impero coloniale (ha vinto solo
grazie agli USA); USA e URSS controllano politicamente tutto il continente, però è un duopolio
asimmetrico —> USA escono dalla guerra con un potenziale economico inedito, superiore militarmente
(bomba atomica); URSS ha il più grande esercito della storia, controlla direttamente gran parte dell'Eu
continentale e ha grande disponibilità di risorse naturali, però è un paese profondamente ferito e
devastato, ed è solo una potenza continentale mentre USA è mondiale. Ogni azione di una delle due
genera insicurezza e sfiducia nell'altra, e i rapporti si fanno tesi già subito dopo Yalta: Stalin attua colpi di
mano in Romania e Bulgaria, mentre Tito occupa Triste e Pola; Stalin dichiara unilateralmente che i
territori a est del fiume Oder e Neisse in Germania devono passare sotto il controllo della Polonia.

I paesi vincitori si dividono la Germania in quattro aree di occupazione (Potsdam), ma, mancando un
accordo preciso, Stalin dà via al trasferimento forzato di industrie e materie prime tedesche verso l'URSS,
cosa che non risulta gradita agli USA, e affronta la questione della navigabilità degli stretti del Mar Nero,
che dal ’41 al ’45 erano stati chiusi dalla Turchia. Inoltre, continuano i conflitti in Albania, Grecia e
Jugoslavia ad opera dei partiti comunisti —> le mire sovietiche non sono sopite. Churchill: "Cortina di
ferro”; W. Lippmann: "Guerra Fredda”. USA: strategia del "containment" (dottrina Truman: contenere il
comunismo nelle nazioni non ancora comuniste, in reazione alla guerra civile greca, alle pressioni di
Mosca sulla Turchia, e all'occupazione russa in Iran) —> il Congresso americano approva i finanziamenti
per combattere i comunisti in Grecia e Turchia e Stalin si ritira dall'Iran perchè il governo gli promette
concessioni petrolifere. Nel frattempo, tutti i paesi dell'Eu orientale cadono in mano dei paesi comunisti:

• Polonia: il PC polacco (LN), con l'appoggio di Stalin, assume la guida del governo e comincia a
collaborare con  Mosca;

• Jugoslavia e Albania: i PC assumono il potere senza l'aiuto di Stalin;

• Bulgaria e Romania: i PC conquistano il controllo di tutte le istituzioni e gli apparati di stato grazie
all'appoggio sovietico (’47-‘48);

• Ungheria: i comunisti, in occasione delle elezioni del ’47, con uso di brogli e violenze sconfiggono i partiti
liberali;

• Cecoslovacchia: colpo di stato a Praga nel ‘48, regime comunista filosovietico.

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Radicalizzazione della Guerra Fredda, contrapposizione di due modelli culturali, le due aree diventano
impermeabili.

9.2: Il ruolo degli accordi economici nella strategia della coesistenza internazionale

’44: Conferenza Internazionale a Bretton Woods, per stabilire le nuove relazioni commerciali (idea: creare
un mercato mondiale con il principio della libera concorrenza, meno protezionismo, aperte al libero
commercio le "aree preferenziali”). Inoltre, si istituisce il Fondo Monetario Internazionale, che deve
costruire una riserva di valuta a cui gli stati possono attingere in caso di necessità, e per farlo si decide di
fissare il Gold Dollar Standard (35$= 1 oncia) —> supremazia economica, politica e militare USA.
Nascono anche l'Organizzazione Internazionale del Commercio e la Banca Mondiale. Con il General
Agreement on Tariffs and Trade si stabilisce l'abbassamento dei dazi doganali.

Problema: situazione economica europea pessima. Il Segretario di Stato americano Marshall propone un
piano di aiuti economici alle nazioni europee, per favorire la ricostruzione e la ripresa dell'economia
(avrebbe evitato tensioni sociali che avrebbero potuto far crescere i PC, favorito l'economia USA per le
esportazioni e l'integrazione ed il rafforzamento dell’Eu). Inizialmente, nel piano erano compresi tutti i
paesi dell'Eu, ma Molotov (Conferenza Internazionale a Parigi) sostiene che il piano sia un attacco diretto
all'indipendenza degli Stati europei, e, nonostante l'interesse di Varsavia e Praga, chiude lo spazio alle
trattative. Seconda Conferenza che prevede l'impegno di 22 miliardi in 48 mesi (cifra ridotta da Truman a
17, in realtà saranno 13); si crea anche un'Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea.
Definitiva divisione dell'Europa in due blocchi, ulteriormente rafforzata dalla nascita del Cominform (’47)
—> divisione asimmetrica anche dal punto di vista economico: i paesi dell'est conobbero uno sviluppo
vertiginoso fino a metà anni ’60, ma l'economia è legata alla pianificazione impostata da Mosca,
all'industria pesante e degli armamenti; l'Eu occidentale conobbe un boom economico fino al ’73, favorito
da un'alta disponibilità di manodopera, tassi di inflazione contenuti e debito pubblico a livelli accettabili. 

9.3: Tra Welfare State e società del benessere

La divisione della Germania in zone era stata decisa già a Yalta: il 5 Giugno del ’45 assume i poteri il
Comando Supremo delle Zone di Occupazione e si costituisce l'amministrazione quadripartita su Berlino
—> URSS: est; USA: centro-ovest; GB: centro-nord; Francia: sud-ovest. alla conferenza di Potsdam, si
dettano le linee guida —> protocollo delle 4 D: denazificazione, democratizzazione, demilitarizzazione,
decartellizzazione + decentralizzazione. Le potenze, però, leggono in modo diverso i principi fissati, ed
arrivano ad applicare politiche autonome (es. processo di Norimberga: URSS ha una riserva politica -
perchè si condannano il partito nazista, le SS, le SA e la Gestapo, ma non il governo e lo stato maggiore
militare - e giuridica - per l'assoluzione di Fritzsche, vice di Goebbels, Von Papen e Schacht). Ancora più
drastica è la differenza sul modo di avviare la ricostruzione nelle quattro zone: gli Inglesi promuovono
forme di autogoverno, gli Americani sostengono la formazione di giornali e fanno rieducazione politica,
mentre è più limitata l'opera di denazificazione. Nel ’46, Bevin (Ministro degli Esteri GB) e Byerns
(Segretario di Stato USA) danno origine alla "Bizona", e l'impulso alla ripresa economica diventa l'obiettivo
principale.

Nonostante la Francia fosse più sensibile ai temi della sicurezza e delle riparazioni (come l'URSS), si
avvicina progressivamente alla bizona, conducendo alla formazione della "Trizona" nella Conferenza di
Londra del ’48 fra le tre potenze occupanti e i paesi del Benelux, dove si approva anche l'adesione della
Germania ovest al Piano Marshall e si prefigura la possibilità di un governo autonomo. I Sovietici, quindi,
accusano di essere venuti meno agli accordi di Potsdam e nel ’48 il Maresciallo Sokolovskij abbandona il
comando interalleato (anche se in realtà fu l'URSS per prima a contravvenire agli accordi, quando nel ’46
aveva imposto l'unificazione forzata tra socialdemocratici e comunisti, la SED, per evitare che i primi

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assumessero il controllo del movimento operaio). Gli USA decidono quindi che è giunto il momento di dare
una spinta acceleratrice all'economia tedesca, sostituendo il Reichsmark con i deutsche mark, e togliendo
il controllo dei prezzi e il blocco dei salari. L'URSS risponde creando il deutsche mark-ost, che a Berlino si
scambiava 4:1 a favore dell'ovest. I Sovietici, quindi, bloccano ogni accesso terrestre a Berlino, ed
estendono la validità della moneta nella zona ovest della città, ma gli Americani creano un ponte aereo
che rifornisce la città, e bloccano i rifornimenti di carbone e acciaio alla Germania orientale; inoltre,
trasferiscono in GB alcuni bombardieri con armi atomiche. Si arriva a un accordo nel ’49, ma è evidente
l'impossibilità di arrivare ad un’intesa.

 9.4: La guerra di Corea

’49: primo esperimento nucleare dell'URSS, in Cina gli scontri tra nazionalisti e comunisti riprendono
vigore e si trasformano in una guerra civile —> Chiang Kai-shek (nazionalisti) non riesce a tenere testa a
Mao Zedong, che a Ottobre entra a Pechino e proclama la Repubblica Popolare Cinese, stringendo l'anno
dopo un patto di amicizia con l'URSS —> nuova dimensione mondiale del bipolarismo, si estende anche
fuori dell'Eu la strategia del containment.

• Corea: fin dall'inizio del secolo era contesa tra Cina, Russia e Giappone, che l'aveva occupata nel 1910.
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il Paese era stato invaso dalle truppe sovietiche da nord e
americane da sud,  divise dal 38° parallelo. Nel ’48-’49, Russi e Americani si ritirano, lasciando a nord
un governo filocomunista (Kim il Sung) e a sud filoamericano (Rhee): la situazione precipita quando i
governanti annunciano che vogliono riunire la Corea a qualsiasi costo —> guerra civile. Rhee è troppo
debole per attaccare, e Kim il Sung non può procedere senza il nulla osta dell'URSS, che alla fine gli è
concesso; attraversa così il 38° parallelo (’50) e si spinge quasi fino a Seul. Su pressione degli USA, si
riunisce il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che stabilisce che la Corea del N è stato aggressore, e fa
appello ai membri dell'ONU affinché forniscano supporto alla Corea del S; gli USA trasferiscono uomini e
armi, e autorizzano il bombardamento. A metà Settembre, sbarcano le truppe guidate da MacArthur: le
sorti del conflitto si ribaltano e gli eserciti tornano sul 38°. Il 20 Ottobre, le truppe USA superano il
confine spingendosi fino quasi al confine con la Cina. Stalin non risponde alla richiesta di aiuto di Kim il
Sung, che quindi si rivolge a Mao, il quale invia 200.000 volontari —> si ribaltano di nuovo le sorti del
conflitto e i cinesi occupano Seul nel ’51. Truman dichiara la possibilità di usare le armi nucleari, e anche
gli alleati USA più fidati iniziano a criticare; MacArthur, nel mentre, sostiene la necessità di dover
estendere il conflitto al suolo cinese, ma il rischio di una Terza Guerra Mondiale è troppo alto, quindi è
rimosso dall'incarico e Truman acconsente al ripristino della situazione precedente al conflitto (38°). Nel
Luglio del ’51 si aprono le trattative, che vanno avanti per due anni. L'elezione di Eisenhower, che
dichiara di essere disponibile all'uso della bomba atomica, e la morte di Stalin permettono di concludere
i negoziati, con la firma dell'armistizio a Panmujon. La guerra porta alla ribalta i limiti USA e ha
conseguenze negative anche sull’URSS.

9.5: Le nuove alleanze, NATO e SEATO contro il Patto di Varsavia

Dopo il fallimento della Conferenza di Parigi, i Sovietici si rendono conto della necessità di un maggior
coordinamento dei PC europei, per creare un fronte più compatto contro gli USA —> nasce il Cominform a
Mosca: la prima decisione è di contestare l'adesione dei governi al Piano Marshall (strategia
controproducente per via della situazione economica drammatica).

Patto di Bruxelles: dopo il colpo di stato comunista a Praga, si riuniscono Francia, GB e Benelux nel ’48
per un patto difensivo antisovietico, sperando che si uniscano anche gli USA. La GB propone
l'allargamento anche a tutta l'area nord-atlantica (Canada, Paesi scandinavi e del Mediterraneo
settentrionale) —> ’49: firma a Washington del Patto Atlantico (accordo difensivo tra paesi del Patto di

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Bruxelles + USA, Canada, Islanda, Danimarca, Norvegia, Portogallo e Italia). Si crea anche
un'organizzazione militare integrata permanente con sede a Bruxelles, la NATO (Mosca accusa gli USA di
voler indebolire le Nazioni Unite): inizialmente, doveva essere poco onerosa in termini militari e strategici
per gli USA, ma, dopo l'esperimento nucleare russo del ’49, e per la paura di un attacco russo alla
Repubblica Federale Tedesca, gli USA vogliono un maggior coinvolgimento diretto nella difesa europea, e
spostano il centro di coordinamento dei paesi NATO a Parigi. Nonostante l'ingresso della Repubblica
Federale Tedesca nella CECA, la Francia è ancora dubbiosa sull'ipotesi del riarmo tedesco. Si mette a
punto un progetto per la formazione di un esercito unificato europeo con anche contingenti tedeschi —>
’52: primo accordo sulla CED (comunità europea di difesa); nello stesso anno si rafforza la presenza della
NATO nel Mediterraneo con l'ingresso della Grecia e della Turchia. La CED fallisce per l’opposizione
francese, e la GB propone un'Unione dell'Europa Occidentale (cioè allargamento del Patto di Bruxelles a
Italia e Repubblica Federale Tedesca) —> nel ’55, la Repubblica Fed Ted è ammessa alla NATO con
l'espressa rinuncia a dotarsi di un programma nucleare.

Inizialmente, la risposta sovietica al riarmo tedesco è moderata, e offre in cambio della neutralità tedesca
la riunificazione del paese, ma Adenauer si oppone e quindi l'URSS cambia tattica —> aumenta il numero
degli effettivi dell'Armata Rossa e chiama a Mosca i rappresentanti di Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia,
Germania est, Polonia, Romania e Ungheria per firmare un patto di amicizia, cooperazione e mutua
assistenza, il Patto di Varsavia (impegno automatico e non condizionato alla difesa della sicurezza
collettiva e istituzione di un comando unificato sotto cui porre una parte delle forze armate); per esprimere
meglio l'intento pacifico e difensivo del patto, si stabilisce una clausola che ne prevedeva la decadenza
qualora fosse stato stipulato un accordo per la costituzione di un sistema generale europeo per la
sicurezza. Secondo la logica del containment dell'espansionismo sovietico, gli USA firmano nel ’51 un
Patto di Sicurezza con Australia e Nuova Zelanda (ANZUS) per accerchiare diplomaticamente l’URSS.
’54: firma del Trattato di Manila e creazione della SEATO (South-East Asia Treaty Organization: USA,
Francia, GB, Filippine, Pakistan, Thailandia, Australia e Nuova Zelanda), per opporsi alla pressione
politica e militare dei paesi comunisti del Sud-est asiatico e rafforzare il cordone sanitario intorno al blocco
sino-sovietico. L'efficacia si rivelò molto fragile —> viene sciolta negli anni ’70. Patto di Baghdad (’55) tra
Turchia, Iraq, GB, Iran e Pakistan e, nonostante fu ispirato dagli USA, non vi parteciparono (si scioglie nel
’59). Un importante fattore di stabilizzazione del bipolarismo postbellico fu la "deterrenza atomica" —> la
prospettiva di un conflitto nucleare crea un "equilibrio del terrore" = MAD (Mutual Assured Destruction).

Capitolo 10: Nuove Egemonie e Potenze Emergenti

10.1: Gli USA di Truman e Eisenhower

Fine della guerra: timore per la memoria della crisi del ’29. Fine anni ’30: crescono le spese militari —>
investimenti (“keynesismo di guerra”: aumento dell'occupazione, raddoppio degli indici di produzione
industriale). I timori rientrano definitivamente quando si vede che la smobilitazione dell'esercito si
riassorbe in breve tempo, ma la riconversione economica postbellica fa comunque aumentare l'inflazione,
contrastata poco efficacemente da Truman. Sconfitta dei Democratici alle elezioni per il congresso del ’46:
i Repubblicani varano provvedimenti restrittivi delle libertà sindacali, ma non modificano le norme ancora
vigenti del New Deal. Truman riesce a farsi riconfermare alle elezioni del ’48, e propone il Fair Deal
(riforme sociali ed economiche: aumento salari minimi e previdenza sociale, stanziamenti per dare
impulso all'edilizia popolare approvati, mentre sono rifiutati sia alcuni interventi di politica sociale, sia quelli
tesi a un maggior intervento dello Stato in economia); propone anche provvedimenti per diritti civili alle
minoranze afroamericane e integrazione razziale, ma opposizione sia dei repubblicani che dei democratici
del sud. Paura di un possibile radicamento dell'ideologia comunista nel paese: durante la Guerra Fredda,
si diffonde una fobia per il potenziale nemico interno, che esprime il senatore MacCarthy (Presidente di

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una commissione del Congresso per reprimere le attività antiamericane), il quale fa varare nel ’50
l'Internal Security Act —> epurazione e caccia alle streghe fino al ’55 (Maccartismo); arriva ad accusare
anche i vertici delle forze armate, ed è costretto a dimettersi per le proteste. Ondata di paura per il
"pericolo rosso”, determinata e ingigantita anche dallo lo scoppio della Guerra di Corea.

Il PD perde le elezioni del ’52 e sale Eisenhower, che riesce a mettere fine al conflitto in Corea e riprende
in maniera massiccia le commesse statali nel settore degli armamenti e i finanziamenti per la ricerca
tecnologica in ambito militare, ma anche potenziamento dell'industria leggera e produzione di beni di
consumo —> anni ’50: crescita economica senza precedenti, aumento medio dei salari reali del 3.3%
annuo, forte espansione dei consumi (“American way of life”), ma contraddizioni di una crescita
economica troppo repentina e squilibrata (distribuzione non uniforme della ricchezza, le regioni del sud
sono ancora agricole e molto distanti economicamente dalle città del N, 1/4 della popolazione vive ai limiti
della soglia di povertà, malessere e indigenza soprattutto nelle minoranze di colore, che nel S non hanno
neanche diritti civili e politici). A partire dagli anni ’50, si consolida il movimento della popolazione
afroamericana per mettere fine alla segregazione razziale —> ’54: primo risultato significativo quando il
Presidente della Corte Suprema dichiara incostituzionale la segregazione scolastica, ma resistenza e
ostilità di numerosi stati del Sud.

10.2: Repubblica Federale e Repubblica Democratica, la Germania divisa

• Germania ovest: impulsi alla creazione di uno stato nazionale autonomo, con appoggio delle potenze
occidentali —> ’49: approvato il Grundgesetz (Legge Fondamentale), che segna la formale Costituzione
della Repubblica Federale Tedesca (BRD). Il Presidente della Repubblica sarebbe stato eletto in modo
indiretto da un'Assemblea Federale, mentre il Parlamento era diviso in Bundestag (elettivo, ha il potere
di far decadere l'esecutivo secondo un sistema di "sfiducia costruttiva") e Bundesrat (espressione dei
Lander, gli Stati federati che formano la Repubblica); entrambe le camere partecipano al processo
legislativo;

• Germania est (reazione sovietica): formalizzata la Costituzione della Repubblica Democratica Tedesca
(DDR), formata da una Camera del Popolo (funzione legislativa) e una Camera Rappresentativa delle
Regioni (controlla l'altra); assume tutte le strutture tipiche di un regime monopartitico comunista. Nel ’49,
la DDR è riconosciuta dalle nazioni comuniste, che non riconoscono la BRD; analogamente si
comportano i paesi occidentali.

• BRD: Nel ’49 si tengono le elezioni, che danno vita al primo Parlamento —> i tre partiti principali sono
CDU (unione cristiano-democratica, 31%), SPD (29%), FDP (partito liberale, 11%). Il KPD resta di
assoluta minoranza e poi viene messo fuorilegge. Heuss (Presidente) + il Bundestag nomina Adenauer
(ex Zentrum, ora CDU) cancelliere, che sceglie di formare il governo insieme ai liberali: vuole creare una
democrazia stabile e forte rilancio economico; in politica estera cerca subito la riconciliazione con la
Francia, per inserire la BRD nel quadro delle alleanze occidentali (Westpolitik); rinuncia subito alla
riunificazione con la Germania Est. Entra nella CECA con Italia, Benelux e Francia; nel ’55, si crea
l'Unione Europea Occidentale, preludio dell'inserimento nella NATO; nel ’57, è tra i fondatori della CEE e
dell'EURATOM. Politica interna orientata sempre alla chiusura verso la sx: sceglie di formare una
coalizione con i cattolici bavaresi e cerca l'appoggio dei liberali e dei partiti minori. Alti consensi anche
per politica economica, che unisce all'impianto capitalistico moderati elementi di welfare —> la
Germania Ovest triplica la produzione industriale negli anni ’50. Adenauer, però, è criticato per aver
rinunciato a unificare la Germania, soprattutto dopo la proposta di Stalin di acconsentire all'unione in
cambio di neutralità e smilitarizzazione —> si dimette nel ’64.

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• DDR: leadership di Ulbricht, segretario del partito socialista unificato (SED), che nel ’60 diventa
Presidente della Repubblica (rafforza la costruzione del socialismo e i vincoli economici e di dipendenza
dall’URSS). Divario economico e sociale tra le due Germanie —> flusso di tedeschi verso Ovest. Al
contrario di quello che avveniva negli altri paesi comunisti, a partire dal ’53 rafforza le misure di
centralizzazione ed il controllo su tutte le attività della vita economica e sociale (manifestazione degli
operai di Berlino che diventa rivolta, repressa nel sangue dai carri armati sovietici). Berlino rimane una
ferita aperta nel cuore della DDR per la grande fuga di tedeschi nella parte occidentale. ’61: Cruscev
(presidente URSS) autorizza Ulbricht a chiudere fisicamente il confine con la costruzione di un muro. Gli
USA non rispondono militarmente, ma Kennedy fa il discorso: "Ich bin ein Berliner”.

10.3: La Spagna franchista

’36: Franco - Capo dello Stato, Generalissimo delle forze armate e Capo del Governo - inizia la sua opera
di costruzione del nuovo regime. ’37: si sopprimono tutti i partiti e si unificano le due organizzazioni che lo
stavano sostenendo nella guerra (Falange e Comunione Tradizionalista), formando la Falange Espanola
Tradicionalista y…; è diverso dal Fascismo e dal Nazismo per il modo in cui Franco arriva al potere (vero
e proprio atto di forza) e per il fatto che è un uomo dell'establishment e non un outsider. La sua dittatura
cerca sempre la legittimazione da tre grandi centri di potere: la Falange, l'esercito e la Chiesa
(quest’ultima aveva benedetto la sua impresa con la Carta Colectiva del Episcopado Espanol). ’39:
l'entrata dell'esercito franchista a Madrid segna la fine della Repubblica + legge sulle responsabilità
politiche (permette di perseguire i deputati repubblicani, la classe politica del Fronte Popolare e tutti gli
oppositori, risalendo fino al ’34). Quando scoppia la Seconda Guerra Mondiale, Franco sceglie di non
intervenire, e quando si profila la sconfitta dei regimi nazifascisti dichiara che il suo non è nessuno dei
due, ma è esclusivamente spagnolo. Tra il ’38 e il ’47 sono approvate le principali leggi che consentono
l'istituzionalizzazione della dittatura: Fuero del lavoro (tipo Carta del lavoro di Mussolini, ‘38) e istituzione
del sindacato unico gestito dalla Falange; legge sulle Cortes (’48; il Parlamento non ha più potere
legislativo né rappresentanza della sovranità popolare, ma diventa solo un istituto composto da membri
designati dal Capo dello Stato, e si riconosce a Franco il potere di emanare leggi); Fuero degli Spagnoli
(’45; i diritti dei cittadini sono declinati secondo i principi della democrazia organica, con una formula che
riconosce la libertà di espressione delle idee, purché non attentino ai principi fondamentali dello Stato),
legge che attribuisce al Capo dello Stato il potere di indire referendum —> il primo due anni dopo per
approvare la legge di successione che istituisce di nuovo il Regno di Spagna e Franco assume il titolo di
Caudillo di Spagna e Generalissimo degli eserciti, e si attribuisce il diritto di nominare il futuro re e di
destituirlo.

’46: le Nazioni Unite lo riconoscono come regime non democratico e raccomandano di non ammettere la
Spagna negli organi internazionali, in più invitano tutti i paesi a sospendervi le relazioni diplomatiche.
L’isolamento, però, dura poco: il punto di svolta è la guerra di Corea —> nel ’53, la Spagna riceve aiuti
economici e riconoscimento ufficiale dagli USA in cambio della concessione di basi militari sul suo
territorio, e il Vaticano firma con la Spagna un concordato che riconosce Franco come governante
cattolico e gli attribuisce un'onorificenza vaticana; ’55: ingresso nelle Nazioni Unite. A metà degli anni ’50,
la Spagna franchista ha ormai consolidato le proprie strutture istituzionali e ha ottenuto pieno
riconoscimento internazionale.

• Problemi economici: la politica autarchica ed il rigido interventismo statale dei primi anni si rivelano un
fallimento; a dirigere il nuovo indirizzo economico sono chiamati i cosiddetti "tecnocrati", che fanno
un'opera di razionalizzazione amministrativa e stabilizzazione economica (risanamento del bilancio,
liberalizzazione, agevolazioni fiscali e incentivi per le aziende più produttive, aumento di alcune imposte,
modificano la legislazione sugli investimenti stranieri) e, con la fine degli anni ’50, inizia una fase di

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intensa crescita dell'economia spagnola —> desarrollo (’60-’74), particolarmente intenso nel settore
industriale. Restano però molti problemi: emigrazione costante, tenore di vita della popolazione molto
basso, malessere sociale, scioperi e rivendicazioni economiche, istanze autonomistiche (Paesi Baschi)
+ contestazioni e rivolte contro il regime. La risposta inizialmente è la repressione, poi l’aperturismo:
nuova legge sulla stampa che elimina alcuni aspetti della censura preventiva, legge del ’67 sulla libertà
di culto. All'inizio degli anni ’70, Franco deve far fronte alla crescente scollatura tra una società in
trasformazione e il sostanziale immobilismo politico del regime. Due alternative: o graduale apertura, o
immobilismo e preparazione della monarchia —> ’69: Franco designa Juan Carlos di Borbone come
successore. Intensificazione della protesta operaia, della mobilitazione studentesca e delle pressioni dei
nazionalismi basco e catalano, a cui il regime risponde con misure sempre più repressive, che
accentuano la crisi.

10.4: Il consolidamento della Jugoslavia di Tito

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il regime di occupazione e lo smembramento del territorio
(Italia, Bulgaria e Ungheria) fanno crescere una forte tensione popolare che aveva dato alla resistenza il
carattere di un movimento di massa. All'interno della resistenza ci sono due correnti: quella dei cetnici
serbi (nazionalista) e quella comunista di Tito, che si afferma dopo il ’45. Elezioni del ’45 per l’Assemblea
Costituente: riconfermate la leadership comunista e la forma-stato repubblicana; ’46: approvata la
Costituzione, che fa della Jugoslavia una Federazione di sei Repubbliche (Croazia, Serbia, Slovenia,
Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Macedonia; in Serbia, Kosovo e Vojvodina sono province autonome).
Nella prima fase assetto fortemente centralizzato; nel corso del ’46, epurazione e processi. Questione di
Trieste: la città era stata occupata a Maggio del ’45 per 40 giorni, poi, dopo lunghe trattative, il territorio di
Trieste viene diviso in due zone (la città torna all'Italia e la zona a sud va alla Jugoslavia). Con il Trattato di
Osimo, si stabiliscono i confini tra Italia e Jugoslavia.

Nella prima fase, Tito concentra tutto il potere nel Fronte Popolare, guidato dal PC; procede con
l'introduzione di un sistema socialista attraverso la nazionalizzazione delle imprese e un'ampia riforma
agraria; il protagonismo di Tito e la sua eccessiva autonomia nelle relazioni internazionali, però, irritano
Stalin che, accusatolo di "deviazionismo ideologico", espelle il PC jugoslavo dal Cominform. Lo scisma
non solo non indebolisce Tito all'interno, ma porta i paesi occidentali a schierarsi con lui, sia con aiuti
economici (piano Marshall) e assistenza militare, sia nelle questioni geopolitiche (Trieste). Dopo la rottura
con Stalin, fa epurazione dei "cominformisti" nel partito, ma, volendo dimostrare la lealtà ai principi del
socialismo sovietico, dà anche avvio alla collettivizzazione delle campagne (questo gli alienò molti dei
consensi dei contadini: pochi anni dopo, l’80% delle terre era già gestito in modo diverso).

A partire dagli anni ’50: spiccato decentramento della gestione del potere all'interno del PC, che nel ’52
cambia nome in Lega dei Comunisti di Jugoslavia; nel ’63 sono varati elementi della Costituzione che
accentuano il decentramento amministrativo e economico, però, nello stesso anno, la carica di Tito
diventa a vita. Tito è tra i promotori del movimento dei Paesi non allineati (al conflitto est-ovest) ed è
sensibile alle questioni della decolonizzazione —> grande visibilità sul piano internazionale. Stalin muore
nel ’53 —> riprendono i rapporti, Cruscev va a Belgrado per ricucire lo strappo, ma, sebbene Tito avesse
acconsentito all'invasione sovietica dell'Ungheria durante la crisi del ’56, questa comporta una rottura che
durerà fino agli anni ’80. Anni ’60: sperimentazione del "modello jugoslavo” (liberalizzazione economica,
sul fronte internazionale si mantiene in linea con le sue posizioni di autonomia rispetto ai blocchi della
Guerra Fredda); ’58: condanna della decisione dell'URSS di intervenire in Cecoslovacchia —> rafforzano
la sua immagine sul piano internazionale.

• Politica interna: primi segnali di crisi nella seconda metà degli anni ’60 —> il ruolo egemone del partito
cozza coi fermenti autonomistici di alcuni gruppi etnici (’68: albanesi del Kosovo chiedono e ottengono

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autonomia; ’71: musulmani di Bosnia ottengono di essere riconosciuti come gruppo nazionale
autonomo; manifestazioni nazionaliste in Croazia, Slovenia e Serbia). Tito cerca di far fronte a queste
tensioni non ricorrendo alla repressione, ma agli strumenti della "via jugoslava al socialismo" —> nel ’47,
promuove una nuova carta istituzionale, che porta a compimento l'idea federalista, ampliando i poteri
delle singole repubbliche + pur non diventando repubbliche, Kosovo e Vojvodina aumentano le
autonomie. Ma resta irrisolto il problema di fondo, cioè la rivalità tra le diverse componenti della
Federazione. 

10.5: Cina comunista e Cina nazionalista

La Repubblica Cinese, fondata nel ’12 da Sun Yat-sen, ebbe vita breve a causa dei contrasti tra partito
nazionale (Guomindang) e i gruppi conservatori guidati da Yuan Shi-Kai - che nel ’13, con un colpo di
mano, instaura una dittatura personale, che però non riesce né a riportare l'ordine, né a contrastare le
mire espansionistiche del Giappone. Anche se scende in campo nella Prima Guerra Mondiale con i
vincitori, ha un ruolo marginale e a Versailles al Giappone è riconosciuto il controllo dello Shandong —> si
riaccende il nazionalismo interno: proteste che si coagulano attorno al Guomindang —> lotta contro il
governo centrale, l'imperialismo straniero e i signori della guerra. Nel ’21, forma un governo autonomo a
Canton, con l'appoggio del PC cinese (fondato a Shangai in quell'anno da un gruppo di intellettuali, tra cui
Mao Zedong). L’intesa, però, si scioglie subito, perché alla morte di Sun Yat-sen gli succede Chiang Kai-
shek, che attacca e sconfigge le forze comuniste a Shangai e l'anno seguente entra con le truppe a
Pechino, dove istituisce un governo di stampo autoritario. Il PC è messo fuorilegge e inizia a riorganizzarsi
nelle aree più interne, soprattutto tra i contadini.

L'aggressione del Giappone alla Manciuria nel ’31 dà nuova luce al PC, che si erge a baluardo
dell'indipendenza nazionale, mentre è scarsa la reazione del governo cinese. Mao avvia un'opera di
proselitismo presso i contadini e intensifica la lotta armata contro il governo di Chiang Kai-shek, che
reagisce dal ’31 con una dura campagna militare contro i comunisti, la quale riesce a metterli in scacco,
accerchiandoli nella regione meridionale dello Jangxi —> i comunisti vanno verso nord, nello Shaanxi
(“lunga marcia”). ’37: di fronte all'intensificarsi dell'aggressione giapponese, le forze nazionaliste di Chiang
e quelle di Mao arrivano a un'intesa per fare fronte unito, ma è solo temporanea e non produce gli effetti
sperati; due anni dopo, il Giappone controlla quasi tutta la costa cinese e le principali regioni industriali —
> diventa una guerra di liberazione nazionale. Nel ’41, Chiang Kai-shek, approfittando dell'attacco
Giapponese contro gli USA, riprende l'offensiva contro i comunisti, ma il discredito del regime agli occhi
della popolazione aumenta sia a causa delle repressioni contro gli oppositori, sia per le sconfitte contro il
Giappone. ’45: gli USA si fanno promotori di un accordo fra comunisti e nazionalisti, ma Chiang
(convertitosi al cristianesimo e sposato con una donna cresciuta in USA, era visto come un possibile
artefice di un regime democratico e pluralista in Cina) respinge ogni trattativa —> nel ’47, gli USA ritirano
tutte le truppe inviate in Cina (l'URSS l'aveva fatto un anno prima). Nel biennio ’46-’47, i nazionalisti
sembrano prendere il sopravvento, dilagando in zone prima controllate dai comunisti, che non hanno
l'appoggio dell'URSS. Nel corso del ’48, l'andamento del conflitto ha una svolta improvvisa: la truppe di
Chiang iniziano a sbandarsi e l'Armata Popolare della Liberazione riesce a prendere il sopravvento —>
’49: le truppe di Mao entrano a Pechino e quelle di Chiang sono costrette alla resa; si ritira sull'isola di
Formosa (Taiwan), protetto dalle navi USA, ma continua a reclamare la legittimità del suo governo e fino al
’71 è rappresentante della Cina all’ONU. Mao proclama la Repubblica Popolare Cinese nel ’49,
riconosciuta da buona parte della comunità internazionale, ma non dagli USA. È una "rivoluzione totale"
perchè è in tutti gli ambiti (politico, socio-economico, nazionale): socializzazione di tutti i settori economici,
collettivizzazione delle terre con riforma agraria, dal ’53 piano quinquennale che consente l'avvio
dell'industria. Tensioni e disordini —> repressione e razionalizzazione produttiva. "Campagna di
rieducazione popolare” —> tutte le componenti della società sono chiamate a compiere un "balzo in

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avanti" verso la realizzazione del "socialismo reale” (innalzamento degli obiettivi produttivi, accorpamento
delle comunità agricole in "comuni popolari", il numero degli operai raddoppia, ritmi di lavoro incessanti).

• Politica estera: non entra a far parte della zona di influenza di Stalin perchè non aveva avuto bisogno del
suo supporto per instaurare il potere e perché permangono gli antichi dissidi sul confine, che sono
attenuati in parte dalla Guerra Fredda. Inizialmente, di fronte al rischio che gli USA intervenissero per
riportare al potere i nazionalisti, Mao si serve dell'aiuto dell'URSS; nella seconda metà degli anni ’50, i
rapporti si fanno sempre più difficili perchè l'URSS rivendica il ruolo di potenza mondiale, mentre Mao
inizia ad appoggiare i movimenti rivoluzionari presenti nei paesi dell'Africa e dell'Asia (di recente
decolonizzazione) e a farsi paladino della lotta mondiale contro l'imperialismo sovietico e statunitense. I
rapporti tra i due paesi si deteriorano definitivamente tra il ’59 e i primi ’60: nel ’59, Mosca blocca la
prevista vendita di armi nucleari alla Cina e sospende gli aiuti economici, nel ’64, la Cina riesce a far
esplodere la sua prima bomba atomica. La rivalità si trasforma in aperta ostilità —> scontri militari lungo
il confine tra la Siberia e la Manciuria.

 10.6: il Giappone, il nuovo baluardo dell’Occidente in Asia

Hiroshima e Nagasaki —> condizioni di totale prostrazione. Inizialmente, il piano prevedeva delle
condizioni di pace durissime, che però non saranno applicate per Guerra Fredda e sconfitta di Chiang da
parte di Mao. L'amministrazione americana affidata a MacArthur mette in atto un'epurazione contro i
responsabili dei crimini di guerra, ma non destituisce l'imperatore Hirohito, imponendogli la rinuncia allo
status divino e l'adozione di un regime democratico —> H. fa un viaggio nel paese, dicendo di collaborare
con gli occupanti. ’46: Costituzione (diventa una monarchia costituzionale con un Parlamento
rappresentativo, si introducono libertà religiosa e tutti i principali diritti politici). Riforma agraria, libertà
d'insegnamento, gratuità della scuola fino a 13 anni, misure di rigore fiscale per contrastare l'inflazione.
Consolidamento dei rapporti Giappone-USA ancora più evidente dopo lo scoppio della guerra di Corea,
quando il Giappone diventa una sorta di portaerei USA e un pilastro fondamentale del "perimetro
difensivo" (territori del Pacifico indispensabili per la sicurezza degli USA in funzione antisovietica).

Le concentrazioni industriali giapponesi non vengono smembrate e diventano il motore del boom
economico a partire dagli anni ’50-’51; firma del Trattato di San Francisco tra potenze alleate e Giappone
(fine dell'occupazione militare del Giappone): aumenta la tensione della Guerra Fredda per l’opposizione
dell'URSS al Trattato. Per il Giappone, il Trattato non è per nulla punitivo e gli è data la possibilità di
sostituire le riparazioni con accordi commerciali bilaterali. Mentre gli USA fanno la SEATO, firmano con il
Giappone un trattato di sicurezza che permette loro di mantenere truppe in Giappone e installare alcune
basi militari. ’53: ammesso nel Fondo Monetario Internazionale; ’55: incluso nell'Accordo Generale sulle
Tariffe e sul Commercio; ’56: entra nell’ONU + elezioni: affermazione del partito liberale (Shigeru); ’54:
unione dei liberali con i democratici di Hatoyama —> il partito liberal-democratico controlla la politica per
tutto il XX sec ed è il regista del progresso economico del Giappone negli anni ’50-’70 (diventa uno dei
principali esportatori dei beni di consumo).

10.7: La fondazione dello Stato d’Israele e l’origine della crisi mediorientale

Sionismo: sentimento politico nazionalista che tende alla costruzione di uno stato ebraico autonomo;
nasce e si diffonde in Eu centro-est negli ultimi anni del XIX sec, alimentato dalle dure condizioni di vita
delle minoranze ebraiche, discriminazioni, pogrom, persecuzioni.

1881-’82: prima ondata migratoria da Russia e Eu est, solo pochi vanno in Palestina; 1896: Herzl
pubblica: “Lo Stato ebraico”. ’97: Organizzazione Sionista Mondiale (alcuni pionieri acquistano le terre con
finanziamenti dell'organizzazione e impiantano fattorie collettive sulla costa Palestinese, ma le dure
condizioni del territorio li spingono a spostarsi). Dopo una nuova ondata di persecuzioni, a inizio ‘900

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nuova ondata migratoria verso la Palestina da Polonia e Russia (giovani). Durante la Prima Guerra
Mondiale, molti ebrei immigrati in Palestina combattono nella Legione Ebraica con gli Inglesi contro gli
Ottomani. Prima del conflitto, l'organizzazione sionista decide di affiancare al "sionismo
paratico” (immigrazione), anche il "sionismo politico" (pressioni alla comunità internazionale per ottenere il
riconoscimento delle aspirazioni ebraiche nell’area) —> ’17: Dichiarazione Balfour (il Ministro degli Esteri
britannico dichiara di guardare con favore alla creazione in Palestina di un "focolare nazionale ebraico”).
’19-’20: riprende il flusso migratorio di ebrei in fuga dal regime bolscevico; cominciano a radicarsi in
Palestina le prime strutture stabili, come organizzazioni sindacali e reparti militari di difesa + iniziano i
conflitti con gli Arabi.

Nel momento in cui la Società delle Nazioni assegna formalmente il mandato sulla Palestina alla GB e
afferma che l'idea del focolare ebraico non riguarda tutta la Palestina e che esso non avrebbe avuto
giurisdizione sugli arabi: provvedimenti per limitare l'immigrazione. ’24: nuova ondata migratoria (Polacchi
vanno nelle città) + dopo l'avvento del Nazismo, nuova ondata di ebrei tedeschi e austriaci (saranno la
borghesia) —> la convivenza con gli arabi diventa sempre più difficile (aumento della disoccupazione
degli Arabi). Dopo la notte dei lunghi coltelli (’38), l'immigrazione in Palestina aumenta molto: alla fine degli
anni ’30, gli ebrei sono il 35% della popolazione. Gli Arabi commettono atti ostili sempre più violenti  —>
’36-’39: Grande Rivolta Araba. ’39: ”Libro Bianco”, in cui si propone di costituire in Palestina uno stato bi-
nazionale e si fissano limiti all'immigrazione. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’orrore per la
soluzione finale legittima l'aspirazione al focolare nazionale, ma aumenta le tensioni con gli arabi, e quindi
la GB annuncia che avrebbe rimesso il mandato all’ONU —> risoluzione 181 del 1947: l’ONU propone la
divisione della Palestina in due Stati, ponendo Gerusalemme sotto amministrazione internazionale. I due
stati avrebbero dovuto aderire a un’Unione Economica Palestinese per gestire la moneta unica, le risorse
e le infrastrutture —> accettata dagli ebrei, rifiutata completamente dagli arabi —> scontri e manifestazioni
di protesta.

La Lega dei Paesi Arabi inizia a inviare formazioni volontarie e arruolare milizie palestinesi, riuscendo a
tagliare le comunicazioni ebraiche tra Tel Aviv e Gerusalemme, ma le forze ebraiche si dimostrano subito
più forti. Dopo la formale scadenza del mandato britannico, la Lega Araba invia truppe regolari, mentre i
comandi ebraici dichiarano l'indipendenza dello Stato di Israele, che viene riconosciuto da URSS, USA, e
quasi tutti i paesi membri dell'ONU. Gli eserciti dei paesi arabi limitrofi attaccano Israele, ma, anche se
sono preponderanti, sono male organizzati e divisi —> nel ’49, alla fine del conflitto, i confini di Israele si
sono ampliati rispetto al piano dell'ONU. Di quello che restava dello Stato palestinese, la striscia di Gaza
fu annessa all'Egitto, e Cisgiordania e Transgiordania si uniscono alla Giordania. 700.000 palestinesi
lasciano il nuovo stato d’Israele, aprendo la questione del "diritto al ritorno", sancito dall'ONU con la
risoluzione 194 del ’48, mai applicato. 800.000 ebrei che risiedono in paesi arabi scappano in Israele. La
catastrofe del ’48 è ancora ricordata come al-Naqba. Israele mostra subito grandi capacità di ripresa,
dotandosi di strutture politiche e sociali molto avanzate, e in ambito economico di una commistione tra
capitalismo del settore industriale e cooperativismo delle comunità agricole dei kibbutzim —> dagli anni
’50, grande sviluppo economico e industriale.

10.8: La difficile colonizzazione tra modello inglese, francese e portoghese

Il primato europeo era già stato messo in discussione negli anni tra ‘800 e ‘900 (Adua, 1896; Spagna
contro USA, 1898; Russia contro Giappone, 1905). La fine della Prima Guerra Mondiale rende ancora più
evidente la fragilità dell'egemonia europea + conseguenze economiche + principio
dell'autodeterminazione dei popoli. Fermenti indipendentisti nei paesi colonizzati (Africa e Asia), che però
in genere non trovano terreno fertile (resistenza e repressione). La resistenza europea
all'autodeterminazione dei popoli era parsa evidente già dalla spartizione dell'impero ottomano tra Francia

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(Siria e Libano) e GB (Palestina e Mesopotamia), regolato dall'istituto del mandato (tutela in vista di una
futura autonomia di gestione); applicato anche in Africa alle colonie tedesche. Negli anni tra le due guerre,
le nazioni europee continuano a ritenere legittimo l'esercizio di potere nelle colonie, ma Francia e GB
iniziano a rapportarsi in modo diverso con esse: entrambe avviano politiche di sviluppo economico, ma
Francia continua a mantenere una posizione di chiusura rispetto alle richieste di autonomia, mentre GB
assume un atteggiamento più aperto e conciliante —> creati gli Stati di Iraq e Transgiordania (’21), che
ottengono piena indipendenza nel ’32 e nel ’46. ’22: l’Egitto inizia la strada dell'indipendenza, che
raggiunge nel ’36. ’26: Conferenza Imperiale a Londra, che costituisce il Commonwealth e riconosce lo
status di comunità autonome ed eguali a Canada, Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica.

L'unica che aveva lottato tra le due guerre senza ottenere l'indipendenza era l'India (importante per
l'economia). Dopo la Prima Guerra Mondiale, per il contributo dei soldati indiani, fa passi in avanti —> il
Government of India Act (’19) istituisce un regime diarchico nelle province, affidando gradi settori
dell'amministrazione a nativi; questi poteri sono estesi nel ’35 con un altro GIA, che configurava un regime
di autonomia quasi completa. Dopo il conflitto, il movimento indipendentista indiano si era radicalizzato e
queste concessioni non sono abbastanza. Fin dal ’19, alla guida del movimento indipendentista c'è
Ghandi (non violenza, resistenza passiva): obiettivi sono l'indipendenza, combattere l'estremismo religioso
e il sistema dell'intoccabilità. Ghandi venne ucciso da un fanatico indù nel ’47, ma vide compiuta
l'indipendenza dell'India, che però fu divisa in Pakistan (musulmano) e India (induista), con l'Indian
Independence Act (47), che diventano parte del Commonwealth.

La Seconda Guerra Mondiale impone una svolta ai processi di decolonizzazione. La Carta Atlantica del
’41 prevedeva l'autodeterminazione dei popoli, ma nel ’45, con la Carta delle Nazioni Unite, si torna
all'istituto del mandato, decisione che fu però spesso superata dal precipitare degli eventi: Francia e GB
erano prostrate dalla guerra e i sentimenti di emancipazione crescono al punto da rendere inapplicabile il
mandato. I processi di decolonizzazione in Africa e Asia seguono tempi e modalità diverse sia per il
diverso atteggiamento dei colonizzatori, sia per le differenze socio-economiche dei paesi —> La GB aveva
scelto un modello gradualista, e la costruzione del Commonwealth permette di mantenere un rapporto
privilegiato con le colonie soprattutto a livello economico, mentre la Francia preferisce la pratica
dell’assimilazione, non impostando una politica di integrazione delle élite locali nell’amministrazione (es. 
vicenda indocinese: avendo perso durante la GM il controllo dell’Indocina, non accetta la proclamazione
della Repubblica Democratica del Vietnam —> conflitto che, nonostante gli aiuti USA, la Francia perde nel
’54, con la Battaglia di Dien Bien Phu, ed è costretta ad abbandonare anche Laos e Cambogia). All'inizio
degli anni ’50 chiedono l'indipendenza Marocco, Tunisia (che la ottengono dopo dure lotte e repressioni
nel ’56) e Algeria: le posizioni sempre più radicali del Fronte di Liberazione Nazionale devono scontrarsi
con la decisione della Francia di mantenere il controllo —> scontro di proporzioni drammatiche, che
culmina nella Battaglia di Algeri del ’57 (9 mesi). Davanti al pericolo di un golpe militare dei generali di
stanza in Algeria, De Gaulle (tornato al potere nel ’58) conduce all'avvio delle trattative. L'Algeria ottiene
piena indipendenza nel ’62.

De Gaulle mette le altre colonie davanti alla scelta di rimanere o meno nella Communautè Francaise, una
specie di federazione che garantisce aiuti economici e militari. Tutte tranne la Guinea-Cornakry
rimangono. Svolta decisiva nel1960 (“l'anno dell’Africa": 17 paesi ottengono l’indipendenza). Nei paesi
dove gli interessi dei bianchi sono forti (es: Kenya, la ottiene nel ’63), gli Europei sono restii a concedere
l'indipendenza, in altri casi (es: Sudafrica e Zimbabwe), rimangono al potere comunità bianche, che
instaurano regimi di segregazione. Il caso più drammatico di decolonizzazione dell'Africa subsahariana è
l'ex Congo Belga, che fu emancipato all'improvviso nel ’60 e precipitò in una sanguinosa guerra civile, per
le gravi condizioni economiche e l'arretratezza strutturale del paese. L'ultimo paese europeo a rinunciare
alle colonie è il Portogallo, che con i possedimenti in Angola e Mozambico contribuisce a creare il

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"bastione bianco", cioè un'area dove il primato politico e il controllo delle attività economiche rimangono
saldamente nelle mani dei bianchi residenti.Tutti i paesi africani, a prescindere dal modello di sviluppo
prescelto, ebbero difficoltà ad avviarsi alla crescita economica.

10.9: Unione Indiana e Pakistan, la difficile indipendenza dell’India

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la necessità di venire incontro alle richieste indiane per sostenere lo
sforzo bellico fa sì che l'indipendenza a fine guerra sia inevitabile, e Attlee concede l'Indian Independence
Act nel ’47, oltre a stabilire la divisone del territorio indiano in Pakistan (musulmano) e Unione Indiana
(induista). Il Pakistan resta diviso in due tronconi, uno a nord-est e l'altro a nord-ovest del confine con l'UI.
La divisione non fa che aumentare le tensioni tra le due popolazioni + esodo delle minoranze da uno stato
all'altro (17 milioni di persone). ’48: inizia il conflitto per la regione del Kashmir, governata da indù ma con
80% della popolazione musulmana. ’49: l'ONU ordina la sospensione degli scontri, assegnando parte del
territorio all'india e il resto al Pakistan, ma gli scontri riprendono negli anni ’50 e ’60.

’49: l'Unione Indiana definisce il suo assetto istituzionale, costituendosi come Repubblica federale, con
accentramento di potere nelle mani del governo centrale. Al Presidente spettano poteri d'emergenza in
caso di crisi e si creano istituiti come la Corte Suprema federale, il sistema di governo parlamentare e il
principio dell'uguaglianza giuridica dei cittadini; 50: Costituzione. Il Partito del Congresso si afferma come
maggioranza (leader: Nehru, Primo Ministro 1947-’64). Complessa è la gestione della politica interna,
perché deve rompere con le tradizioni arcaiche prima di avviare un processo di modernizzazione —>
abolisce il sistema delle caste, promuove la parità tra i sessi e una maggiore giustizia sociale, garantisce
libertà d'espressione. In economia, tenta di conciliare gli ideali di un socialismo gradualista con la libertà
d'impresa + senza mettere in discussione la proprietà privata, nazionalizza servizi pubblici e settori
economici strategici, riforma agraria per diminuire la povertà nelle campagne —> primo piano sulla scena
politica internazionale: politica anticolonialista e neutralista che lo porta ad opporsi sia alla SEATO che al
Patto di Baghda; nel ’55, nella Conferenza di Bandung, è uno dei promotori dei paesi non allineati —>
ottiene aiuti sia da URSS che da USA. La politica con i vicini però è diversa: nel ’49, cerca di estendere i
confini dell'India a nord-est e accentua l'influenza sul Nepal. Dopo l'occupazione cinese del Tibet nel ’50,
Nehru prende posizioni in favore del Dalai Lama —> conflitto sino-indiano, ’62. Alla sua morte, gli succede
Shastri, che però sta solo per due anni, poi sale la figlia di Nehru, Indira Ghandi, che accentua i tratti
autoritari del padre, ma cerca comunque di modernizzare le strutture politiche del paese e di promuovere
lo sviluppo industriale. Muore vittima di un attentato Sikh nel ’84.

• Pakistan: il paese impiega diversi anni per dotarsi di un impianto costituzionale —> Costituzione nel ’56,
il Pakistan è una Repubblica Islamica —> instabilità del paese per condizioni economiche drammatiche
e classe politica corrotta: l'esercito prende il potere ciclicamente a partire dal ’58. Precarietà geografica
per discontinuità del territorio: il conflitto che contrappone Bengalesi (Pakistan orientale) e governo
centrale Islamabad causano tensioni nazionaliste —> ’71: il Pakistan orientale si ribella definitivamente
con appoggio dell'Unione Indiana e si costituisce in Stato indipendente, il Bangladesh.

10.10: Terzmonondismo e sottosviluppo

USA e URSS sono d'accordo di non essere potenze coloniali e dopo la Seconda Guerra Mondiale
respingono l'idea di mantenere il sistema di colonie e propongono l'istituto del mandato o l'indipendenza
immediata, cosa che non è condivisa dalle potenze europee, soprattutto GB. Con la Guerra Fredda, il
quadro si fa più complesso, perché bisogna costituire reti di alleanze: la questione delle colonie passa in
secondo piano; le lotte di liberazione, però, rendono la decolonizzazione un processo obbligato, che i
paesi intraprendono con modi e tempi diversi (alcuni pacifici, alcuni sanguinosi). USA e URSS devono

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modificare le loro strategie geopolitiche, allargando lo scontro bipolare a nuove aree del mondo e finendo
per intervenire in molti Paesi di recente indipendenza.

’54: India, Pakistan, Ceylon, Birmania e Indonesia convocano una Conferenza Afroasiatica a Bandung
(’55) con i paesi che avevano il comune passato di colonia e i popoli che stavano ancora lottando per
l'indipendenza, per discutere la condizione di arretratezza dal punto di vista economico, la bassa
alfabetizzazione e lo scarso sviluppo —> 29 paesi + rappresentanti di Algeria, Tunisia e Marocco. Nella
Dichiarazione conclusiva si esprime l’aperto sostegno a tutti i paesi in lotta per l'indipendenza,
l'eguaglianza di tutte le razze, il rispetto di tutte le nazioni e della loro sovranità e integrità territoriale.
Sauvy (demografo e antropologo) conia l'espressione "Terzo Mondo”: insieme di nazioni che - non
essendo parte né di America, né di Europa - non sono mai state al centro della scena politica
internazionale, pur avendo risorse umane e materiali; dopo la Seconda Guerra Mondiale, chiedono quindi
un riconoscimento del proprio ruolo politico e economico e cercano di impostare le proprie economie
secondo strutture sociali e modelli autonomi (né capitalismo, né collettivizzazione). Tito nel ’56 convoca
Nehru e l'egiziano al-Nasser per proporre il progetto del "non-allineamento", cioè neutralità politica rispetto
ai blocchi della Guerra Fredda. ’61: Conferenza dei Paesi Non Allineati a Belgrado, partecipano 25 stati,
per la minor parte africani e asiatici + Cuba e Jugoslavia. La risoluzione finale della conferenza esprime il
rifiuto della politica della GF, fa propria la logica della coesistenza pacifica e dell'autodeterminazione dei
popoli. Col tempo, il movimento dei paesi non allineati si orienta soprattutto a stimolare la cooperazione
economica per produrre un nuovo assetto mondiale che superasse le differenze tra paesi ricchi e paesi
poveri. Riesce sempre a mantenersi fedele al neutralismo equidistante da est e ovest. I temi del
terzomondismo e del non allineamento sono sempre più al centro dell'attenzione tra ’60-’70, così come il
concetto di sottosviluppo, che poi fu modificato in "in via di sviluppo". Quasi tutti i paesi del Terzo Mondo
vedono crescere il divario con i paesi ricchi, tranne alcune eccezioni in Asia.

Capitolo 11: Il 1956

11.1: Il XX congresso del PCUS, prove di disgelo 

Nonostante la Guerra di Corea, gli anni ’50 segnano un primo passo verso la distensione dei rapporti tra
USA e URSS: Eisenhower segue a Truman e muore Stalin (’53) —> il mondo bipolare perde i suoi artefici.
Nelle lotte di successione dopo la morte di Stalin, Berija fu giustiziato e Malenkov, che sembrava il
candidato più forte, fu costretto a lasciare il posto a Cruscev, che nel ’53 era stato nominato segretario del
partito e si presentava come colui che avrebbe ridato voce al partito nella sua collegialità dopo anni di
accentramento monocratico del potere. Cesura col passato anche in economia: rivitalizza l'agricoltura
potenziando l'industria non solo bellica, ma anche della produzione di macchinari agricoli. In politica
estera: riavvicinamento con Jugoslavia (va di persona a Belgrado), e ritiro delle truppe di occupazione
dall'Austria in cambio dell'assicurazione della neutralità; inoltre, la delegazione sovietica partecipa alla
Conferenza di Ginevra. In vista del XX congresso del PC, Cruscev prepara un rapporto in cui condanna la
gestione del potere di Stalin, il sistema di delazione e sospetto creato, i processi farsa, gli arresti, le
persecuzioni e il culto della personalità. Le accuse rappresentano una drastica virata verso il
cambiamento (anche se critica solo la gestione di Stalin, non il sistema sovietico nel suo complesso).
Cerca in Lenin una legittimazione della condanna di Stalin, facendo riferimento al suo testamento politico
(metà anni ’20), sottolineando come il padre della rivoluzione lo ritenesse inadatto a succedergli. Il
rapporto fu pubblicato prima in URSS poi in Occidente e suscitò grande clamore. Il processo di
destalinizzazione aprì speranze di cambiamento nell’URSS —> ’56: liberati molti prigionieri politici dai
gulag, ex condannati riabilitati, i campi di concentramento diventano "campi di rieducazione attraverso il
lavoro", e si scioglie il Cominform (le speranze di rinnovamento sono però bloccate quando a rivendicarle
sono gli stati satellite). Il superamento della tesi staliniana della "guerra inevitabile" permise a Cruscev di

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aprire nuovi orizzonti nello scenario della GF —> sostiene per primo il principio della "coesistenza
pacifica” (dividere il mondo in due sfere di influenza ben precise e dotarsi di un potenziale militare non
troppo dissimile). Il decennio apertosi all'insegna della "guerra in vista" sembra chiudersi improntato al
“disgelo”, ma in realtà si ebbero nuovi momenti di crisi; mentre in Europa le sfere di influenza si
stabilizzano, nel resto del mondo la coesistenza pacifica assume i connotati della "coesistenza
competitiva" —> l'antagonismo si fa sentire di fronte ai processi di decolonizzazione.

10.2: Speranze di libertà, Polonia e Ungheria

Il processo di destalinizzazione e l'inizio di una politica riformatrice in URSS alimenta nei paesi del blocco
comunista la speranza di poter allentare o abbattere il controllo di Mosca: Polonia e Ungheria sono quelli
in cui queste speranze si manifestano con maggior evidenza.

• Polonia: A Giugno del 1956 i contadini e gli operai polacchi danno avvio alle manifestazioni contro il
regime (l’apice della protesta è lo sciopero dei lavoratori a Poznan) —> insofferenza diffusa verso un
regime oppressivo basato sul controllo del partito e del sindacato. Lo sciopero dei lavoratori di Poznan
fu represso dalla polizia e dalle truppe sovietiche, ma le manifestazioni continuano e a Ottobre una
nuova ondata di proteste chiede libere elezioni e il ritiro delle truppe di Mosca dal suolo nazionale.
Mentre alcuni settori del partito vogliono la repressione, i dirigenti più giovani sono convinti che per
uscire dalla crisi si debba proporre una "via polacca" al socialismo, senza però mettere in discussione
l'alleanza con l'URSS. Alla guida del partito è nominato Gomulka, ex comunista, che ottiene l'appoggio
sia dei comunisti che dei lavoratori polacchi e di quanti vogliono più indipendenza da Mosca; anche i
leader sovietici aderiscono a questa soluzione, e acconsentono all'elezione di Gomulka alla segreteria
del PC polacco. Quando sale, riconosce la necessità di rimanere nel Patto di Varsavia e ottiene da
Mosca il ritiro delle truppe dai territori polacchi; poi intraprende una serie di riforme che avrebbero dato
respiro all'economia polacca degli anni ’60.

• Ungheria: non aveva mai metabolizzato la sottomissione all'URSS e il monopolio del PC. L'insofferenza
cresce alla fine degli anni ’40, per la condanna del cardinale Mindszenty (contro la riforma agraria) e per
l'epurazioni contro i sospetti titoisti. Dopo la morte di Stalin, l'insofferenza si esprime a livello politico:
Nagy (guida del governo nel ’53) cerca di avviare un programma di riforme e promuove un programma
di amnistia per i detenuti politici, ma a Rakosi (segretario del PC ungherese) si oppone e lo costringe ad
abbandonare il governo —> aumenta il risentimento: manifestazioni a Budapest nell’estate del ’56. A
Luglio, Cruscev impone a Rakosi le dimissioni dalla segreteria del partito e fa nominare al suo posto
Gero, col compito di riportare il paese all’ordine, ma le notizie della Polonia aumentano i fermenti e la
decisione di reprimere brutalmente una manifestazione a Ottobre la trasforma in una vera insurrezione.
La direzione del governo è affidata di nuovo a Nagy (dualismo di potere con Gero), che aderisce alle
pressioni degli insorti (chiedono la fine del sistema monopartitico, il ritorno alle libere elezioni, l'uscita dal
Patto di Varsavia e il riconoscimento delle Nazioni Unite come paese neutrale). Le truppe sovietiche nel
’56 occupano la capitale e reprimono nel sangue. È costituito un nuovo governo e Nagy è arrestato e
condannato a morte. I paesi del blocco occidentale non intervengono —> chiaro segnale della divisione
dell'Europa, per la coesistenza pacifica non si può operare nell'area di influenza dell’altro.

11.3: Dall’affermazione dello Stato nasseriano alla crisi di Suez

Egitto: crescente corruzione, cattiva amministrazione, sconfitta nella guerra del ’48 —> ’52: un comitato di
Liberi Ufficiali depone il re egiziano Faruk I, proclamando la Repubblica, di cui diventa presidente e Primo
Ministro il generale Neghib. Nel ’54, lo sostituisce come capo del governo Nasser, che inaugura una
stagione di riforme politiche e economiche. Politica interna: riforma agraria, politica ed economica con
l'obiettivo di eliminare la proprietà latifondista ed aumentare la superficie coltivabile; politica estera: rigetto

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del colonialismo, appoggiando il movimento di liberazione algerino e facendosi promotore in Africa e
Medio Oriente del Movimento dei Paesi Non Allineati (Conferenza di Bandung, ‘55). Gli USA propongono
di finanziare il progetto della diga di Assuan, ma, quando Nasser propone ai Paesi del Patto di Varsavia un
accordo per operare uno scambio fra cotone egiziano e armi, la posizione degli USA si raffredda, e quindi
Nasser inizia le trattative per lo stesso accordo con l'URSS —> fine dell'interesse americano a finanziare
la diga, ufficializzato dopo il riconoscimento della Cina comunista da parte dell'Egitto (’56). Come
ritorsione davanti al mancato finanziamento USA, Nasser annuncia l'intenzione di nazionalizzare il Canale
di Suez per aumentare i guadagni destinati alla diga, cosa che va contro gli interessi della GB —> visto
che la compagnia che gestisce il Canale è anglofrancese, anche la Francia si schiera contro l'iniziativa di
Nasser, che oltretutto stava appoggiando il movimento di Resistenza in Algeria.

Inoltre, la dipendenza di GB e Francia dal petrolio mediorientale ed il timore di Israele di veder


compromesso il traffico marittimo verso il porto di Eliat sfociano nella Conferenza Internazionale a Londra:
si propone un nuovo sistema per la libera navigazione attraverso il canale, che Nasser respinge.
Nonostante il parere contrario degli USA, GB e Francia iniziano a pianificare l'attacco militare, poi si
aggiunge anche Israele (patto militare tra Egitto, Giordania e Siria + attacchi dei Fedayyin, guerriglieri
palestinesi che dall'Egitto lanciano incursioni in Israele). Israele attacca l'Egitto il 29 Ottobre, il giorno dopo
Francia e GB ingiungono alle parti di ritirarsi a non meno di 16 km dal canale; respinto l’ultimatum, il 31
Ottobre le aviazioni di Francia e GB iniziano a bombardare le basi militari in Egitto e paracadutano truppe
su Port Said (Eg) —> brillante successo dell’offensiva, ma disastro sul piano politico: imbarazzo
diplomatico di Francia e GB sia verso USA che URSS, che Paesi di recente indipendenza. L'URSS intima
agli USA di far ritirare gli alleati, minacciando di intervenire con Egitto; anche le Nazioni Unite condannano
l'azione. Eisenhower minaccia Francia e GB di ripercussioni economiche per il "terribile errore" —> GB e
Francia si ritirano dal Canale senza porre condizioni. L'ONU istituisce per la prima volta le Forze di
Emergenza delle Nazioni Unite (UNEF) —> peacekeeping.

Sconfitto militarmente, Nasser diventa una specie di eroe per le popolazioni arabe: sfidando le due ex
potenze coloniali, aveva messo fine al loro primato internazionale. L'URSS promette finanziamenti per la
costruzione della diga di Assuan e il successo diplomatico di Nasser scatena in tutte le regioni
mediorientali un'ondata di furore panarabo, un nazionalismo esasperato che riconosce in Nasser l'uomo
che può realizzare il sogno di unità arabo. Nel ’58, Egitto e Siria formano la Repubblica Araba Unita, che
però si scioglie dopo 3 anni; ’58: i nazionalisti arabi guidati da Qassem rovesciano la monarchia irachena.
Nasser si trova a fare i conti con la Fratellanza Musulmana (nata nel ’28 a opera di al Banna), che nel ’54
attenta alla sua vita; nei campi di concentramento creati per piegarla fu elaborata da Qutb l'ideologia
dell'islamismo radicale contemporaneo, che, dopo un altro attentato, Nasser fa condannare a morte nel
’66. "Dottrina Eisenhower”: dichiarano di sostenere la sovranità e l'indipendenza delle nazioni del Medio
Oriente, rendendosi disponibili per l'uso delle forze armate per assistere i paesi aggrediti dalle nazioni
controllate dal comunismo internazionale —> nel ’58, dopo la creazione della Repubblica, gli USA inviano
le truppe in Giordania (GB) e Libano per soffocare i movimenti di ribellione dell'estremismo arabo. Il ’56,
iniziato con la destalinizzazione, si chiude con la grave crisi mediorientale, che lascia sul terreno
l'estromissione di Francia e GB dal rango di grandi potenze mondiali, mentre entra sulla scena
internazionale l'Egitto nasseriano.

 11.4: Il Concilio Vaticano II come momento di svolta

Negli anni ’50, la Chiesa Cattolica vive una stagione contraddittoria: da una parte si presenta come
un'organizzazione solida e compatta, riunita sotto Pio XII, dall’altra non può ignorare le nuove sfide che
provenivano dalla crescente secolarizzazione delle società, dall'abbandono della pratica religiosa e
dall'affermazione di materialismo e socialismo. Sebbene avesse abbandonato le posizioni di rigida

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intransigenza del Sillabo (1864), la sconfitta del nazifascismo alimenta un sentimento di rivalsa verso la
società moderna. La Chiesa denuncia la crisi del mondo contemporaneo avvenuta per l’abbandono
dell'alleanza trono-altare (guerre mondiali, regimi totalitari, GF, minaccia est comunista). Già a inizio
secolo, Pio X aveva condannato i fermenti di rinnovamento all'interno del cattolicesimo (“modernismo”), e
negli anni ’40-’50 aveva censurato i teologi che cercavano di innovare il rapporto tra Chiesa e società
contemporanea. Svolta con l’elezione di Papa Giovanni XIII: inizia un intenso dialogo ecumenico con le
realtà esterne o ostili alla chiesa. Encicliche Mater et Magistra (’61; si richiama alla Rerum Novarum e
rilancia il pensiero sociale cattolico, condanna l'egoismo nello sfruttamento delle colonie e invita a
riformismo economico e politico, sostenendo che lo sviluppo economico dev'essere orientato a un
principio di equità; affronta i problemi della decolonizzazione e del sottosviluppo, sollecitando alla
solidarietà internazionale) e Pacem in Terris (’63; invita i potenti al dialogo e alla collaborazione, invoca
l'apertura alle nazioni di recente indipendenza e apre al confronto tra religioni e non credenti) —> diventa
un'icona del dialogo e della ricerca della pace.

Giovanni XIII decide di convocare un Concilio, cioè una riunione di tutti i vescovi del mondo —> ’62,
Concilio Vaticano II: non si devono infliggere nuove condanne, nemmeno al comunismo, ma bisogna
preoccuparsi dell'aggiornamento della missione della Chiesa nel mondo; affronta il problema della
relazione tra Cristianesimo e altre religioni e della libertà religiosa. Dopo la morte di G XIII, Paolo VI
assume la guida del Concilio e si trova impegnato nella mediazione tra le varie correnti che lo
compongono. Novità sul fronte del dialogo interreligioso e sul rapporto con le trasformazioni del mondo
moderno: si stabilisce di non usare più il latino, ma la lingua nazionale durante la liturgia; si ribadisce
l'impegno dei cattolici nella questione sociale e nella costruzione della pace; la religione è presentata
come esperienza di vita; riformata la struttura interna della Chiesa. Nascono le Comunità Cristiane di base
—> nuovo modo di essere comunità, eliminando le differenze tra sacerdoti e laici e tra uomini e donne.
Impegno politico sempre più netto: alcuni confluiscono nei partiti di sx o nel movimento studentesco del
’68 (in Francia: movimento dei preti-operai). Nuovo rapporto tra indigeni e missionari: nascono in America
latina le comunità ecclesiali di base per diffondere tra i lavoratori e le fasce più indigenti la coscienza dei
propri diritti e la spinta verso l'organizzazione. Sono guardate con diffidenza da Roma, mentre sono
appoggiate dalla Conferenza Episcopale Latinoamericana, dove viene teorizzato un nuovo approccio alle
lotte dei diseredati del continente, la Teologia della Liberazione: i teologi della liberazione sollecitano
all'emancipazione e alla lotta contro le dittature. La Chiesa di Roma ne condanna le frange più radicali.

Capitolo 12: Lo Scontro Est-Ovest e la Sua Ricaduta nelle Politiche Nazionali

12.1: La Francia dalla Quarta alla Quinta Repubblica, l’affermazione del gollismo

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Charles de Gaulle è l'eroe nazionale (riconoscimento degli
alleati della Francia Libera e contributo nella lotta al nazifascismo); la Francia fa parte delle potenze
vincitrici, ma con uno statuto speciale: conserva le colonie e ha una zona di occupazione in Germania, ha
un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza ONU. De Gaulle è capo del governo provvisorio e indice
un referendum nell’Ottobre del ’45, in cui si decide di dare una nuova Costituzione al paese. Alle elezioni
per la Costituente: PC 26%, SFIO 24%, MRP (Movimento Repubblicano Popolare) 24% —> successo
delle sx e impossibilità di trovare una piattaforma comune programmatica: de Gaulle si dimette, pensando
che sarebbe stato richiamato in aiuto, ma ciò non accade. La Costituente vara un testo improntato sul
parlamentarismo assoluto e su un sistema parlamentare monocamerale, che è respinto nel referendum.
Viene eletta un'altra Assemblea Costituente, che produce un nuovo testo approvato a Ottobre del ’46 —>
Quarta Repubblica: Parlamento bicamerale con monopolio dell'iniziativa legislativa, Presidente eletto ogni
7 anni dalle Camere e dotato solo di poteri di rappresentanza, Governo che deve avere la fiducia della
maggioranza del Parlamento —> instabilità governativa: nel ’47, con il piano Marshall ed i primi segnali

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della GF, si scioglie la collaborazione tra i tre partiti di maggioranza, e la solidarietà antifascista viene
meno; lunga fase di instabilità politica dove i maggiori partiti non seppero produrre governi stabili e
aggregazioni durature. ’47: de Gaulle fonda il Rassemblement du Peuple Francais (RPF), partito che
propone una riforma costituzionale e spera di togliere voti al MRP. Forte conflittualità tra partiti, ma
importanti risultati nella ricostruzione economica: piano riformatore di Monnet, attraverso il Commissariat
General du Plan si attua un programma di nazionalizzazione e innovazione tecnologica che dà slancio
all'economia francese, pur essendo un grave peso per il bilancio statale. Monnet e Schumann (Ministro
degli Esteri) propongono il superamento delle rivalità storiche con la Germania, ma questo non basta a
dare credibilità alla Quarta Repubblica, che subisce grandi insuccessi nella gestione delle colonie:

1. Indocina: Francia subisce la sconfitta nel ’54;

2. Algeria: insurrezione nazionalista, terrorismo, le violenze della guerra scatenano sdegno in tutto il
mondo e, in Francia, nel ’58 si instaura ad Algeri una giunta militare di stampo secessionista di cui si
teme il golpe —> la crisi fa sì che risalga de Gaulle a Presidente della Repubblica: cerca di sedare
momentaneamente le tensioni in Algeria e preparare un nuovo testo costituzionale —> Costituzione
approvata a Settembre del ’58 —> Quinta Repubblica: centralità del Presidente garantita dal fatto
che può indire referendum, sciogliere il Parlamento e nominare ministri; il sistema è semi-
presidenziale e il governo dipende dal Presidente della Repubblica. Una riforma del ’62 stabilisce che
il Presidente è eletto a suffragio universale diretto. De Gaulle consolida il suo potere e risolve le
questioni in sospeso —> ’62: Accordi di Evian con Algeria, che diventa indipendente; nomina a Primo
Ministro Pompidou, suo stretto collaboratore.

• Politica estera: prima bomba atomica francese, ‘60; cerca di sganciare completamente l'Eu dagli USA:
pone il vento sull'ingresso della GB nella CEE, perchè in rapporti speciali con gli USA; cerca un accordo
franco-tedesco entrando in rapporto con Adenauer (cancelliere); quando de Gaulle decide di ritirare il
contingente francese dalla NATO (’66) per fare della Francia il perno di un sistema alternativo a quello
dei due blocchi, la Germania Ovest non lo può seguire, ma de Gaulle continua a prendere le distanze
dagli USA (riconoscendo la Cina comunista nel ’64, recandosi in visita a Mosca nel ’66 e condannando
l'intervento USA in Vietnam); revoca la concessione d'uso di 30 basi militari francesi agli USA e nel ’67
condanna l'attacco Israeliano nella guerra dei 6 giorni, schierandosi con l’URSS;

• Politica interna: nonostante l’impulso a economia e stabilità politica, a metà anni ’60 si comincia a
indebolire il potere del Presidente. Grande fermento intellettuale e ripresa dei partiti di sx alle elezioni
presidenziali del ’65, in cui de Gaulle va al ballottaggio con Mitterand (socialista), ma vince comunque.
Ultima occasione di dimostrare capacità: "maggio francese” —> ondata di proteste studentesche e
operaie del ’68, che scoppiano nelle università di Parigi per contrastare una proposta governativa di
ristrutturare il sistema universitario, e poi si diffondono tra la classe operaia: la Francia è paralizzata e
c'è il rischio che la situazione precipiti in una rivolta sociale. De Gaulle scioglie la Camera e indice nuove
elezioni, facendo appello ai francesi perché si esprimano in favore dell'ordine e della stabilità —> il
partito gollista ottiene il 43,6%, mentre le sx perdono molti consensi. Nel ’69, indice un referendum per
approvare un piano di riforma del sistema regionale, ma è sconfitto e annuncia le dimissioni. Pompidou
diventa Presidente della Repubblica.

12.2: L’Italia dal referendum istituzionale al centro-sinistra

’45, Parri al governo: è uno dei leader del Partito d'Azione ed uno dei vice-comandanti del Corpo di
Volontari per la Liberazione dell'Alta Italia; doveva essere solo un governo di transizione, ma lui vuole
subito rompere con il passato fascista, ponendo l'accento sull’epurazione della pubblica amministrazione
e dei dirigenti compromessi dal fascismo + forte tassazione su grandi imprese e profitti di guerra —>

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opposizione delle forze moderate, che nel ’45 lo costringono alle dimissioni. Nuovo esecutivo (con PCI,
PSIUP - Partito Socialista e di Unità Popolare - DC, PLI, Democrazia del Lavoro e Partito d’Azione)
affidato a De Gasperi (leader della DC), che accantona le temute riforme economico-finanziarie e
ridimensiona l'epurazione con un provvedimento per l'amnistia varato da Togliatti (Ministro della Giustizia
e leader del PC) nel ’46. De Gasperi fa approvare un decreto che fissa i compiti della Assemblea
Costituente e stabilisce di trasferire la scelta istituzionale dall’Assemblea all'elettorato con un referendum
da tenersi il 2 Giugno del ’46 (si estende il suffragio passivo anche alle donne, quello attivo già nel
Febbraio del ’45). Il 9 Maggio, VE III abdica in favore del figlio U II (estremo tentativo di salvaguardare la
monarchia, ma non riscatta il prestigio della monarchia sabauda) —> nel referendum del 2 Giugno, vince
la Repubblica di c.a 2 mln di voti e U II è esiliato (spaccatura tra N repubblicano e S filomonarchico). Nelle
elezioni per l'Assemblea Costituente, si affermano i 3 partiti di massa (DC 32%, PSIUP 20%, PC 19%, tra
gli altri emerge il Fronte dell'Uomo Qualunque 5,3%, fondato da Giannini. Il Partito d'Azione solo 1,5%) —
> i lavori durano c.a 1 anno e mezzo, la nuova Costituzione entra in vigore 1 Gennaio del ’48:
"compromesso costituzionale" (si riescono a raccogliere le principali istanze culturali e ideologiche dei
maggiori partiti). Sistema di tipo pienamente parlamentare, con governo responsabile davanti alle due
camere, titolari del potere legislativo e della facoltà di eleggere ogni 7 anni il Presidente della Repubblica.
Camera dei Deputati e Senato con funzioni legislative si differenziano solo per i requisiti dell'elettorato
attivo e passivo e per la modalità di elezione; inoltre, si prevedono un Consiglio Superiore della
Magistratura, che deve garantire la piena autonomia e indipendenza del corpo giudiziario, una Corte
Costituzionale, che deve verificare la conformità delle leggi alla Costituzione, e un forte decentramento
amministrativo con l'istituzione delle regioni e del referendum abrogativo (che però non sono attuati
subito).

Mentre nella Costituzionale i partiti riescono a lavorare in modo abbastanza concorde, maggiori sono le
difficoltà che incontra De Gasperi durante il nuovo governo del ’46: si dimette a Luglio, ma riottiene
l'incarico da parte del capo provvisorio De Nicola, e forma un nuovo esecutivo con DC, PSIUP e PCI:
comunisti e socialisti si muovono in sintonia, mentre la DC, unica rappresentante delle forze moderate, si
propone come garante dell'ordine sociale e della stabilità politica; la DC vede ridimensionato il suo
consenso a favore dell'Uomo Qualunque. Nel ’46, ex esponenti del Fascismo fondano il Movimento
Sociale Italiano (MSI, estrema dx); Nel ’47, frattura nel PSIUP tra area "fusionista" (che vuole mantenere
la collaborazione con il PCI) di Nenni, e area "autonomista" e riformista di Saragat —> XXV Congresso
Socialista: Saragat abbandona il partito e, riunitosi a Palazzo Barberini, forma il PS dei Lavoratori Italiani
(PSLI), che poi si chiamerà PSDI, mentre l'ala fusionista riprende il nome di Partito Socialista Italiano.
Escono i rappresentati del PSLI dal governo —> ’47: De Gasperi dà vita ad un nuovo esecutivo con DC,
PCI e PSI + il Partito d'Azione confluisce in parte nell'area socialista, in parte nel Partito Repubblicano.
Nuovo scenario della GF (’46-’47) mette in crisi la collaborazione dei tre partiti al governo. Convinto della
necessità di collocare l'Italia nel campo occidentale, De Gasperi si reca in visita negli USA nel Gennaio del
’47, e si rende conto che per instaurare una collaborazione deve estromettere la sx dal governo. Le
elezioni per la prima Assemblea della Sicilia mostrano che aumenta del 9% il voto alle sx, mentre
diminuisce del 10% quello alla DC —> per DG, il segnale definitivo che deve rompere la coalizione
tripartita al governo viene alcuni giorni dopo la strage a Portella della Ginestra: Giuliano, mafioso, durante
la festa dei lavoratori del primo Maggio —> la CGIL proclama uno sciopero generale di chiaro segno
politico, per accusare i latifondisti, la mafia e gli esponenti conservatori siciliani (per aver risposto con un
bagno di sangue alle elezioni amministrative regionali). Di fronte alle crescenti tensioni, DG mette fine al
suo terzo esecutivo e ne forma uno composto da DC, Partito Liberale (Einaudi) e Partito Repubblicano
(Sforza): fine dell'alleanza antifascista, da qui in poi la discriminante è tra comunisti e anticomunisti —>
regola della conventio ad excludendum (la dx del movimento sociale e la sx marxista avrebbero avuto
accesso all'area della rappresentanza, ma non a quella di governo; sistema bipartitico e polarizzato tra DC

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e PC nel Parlamento, dove però non c'è possibilità di alternanza tra maggioranza e opposizione). DG
inaugura il "centrismo", cioè l'alleanza tra DC e partiti minori di centro lungo tutti gli anni ’50.

18 Aprile 1948: elezioni per la prima legislatura repubblicana (dura campagna elettorale giocata tra Piano
Marshall e sfera di influenza dell’URSS; con la DC ci sono sia il Vaticano che l'amministrazione
americana). PC e PSI si presentano con una lista elettorale unitaria denominata Fronte Popolare, che
sostiene apertamente la politica sovietica —> vincono le forze moderate: la DC ottiene il 48%, il Fronte
Popolare il 31%. Lungo gli anni ’50, governi incentrati sull'alleanza tra DC e partiti laici di centro (PLI,PSDI
e PRI), ma non si riesce a impedire la radicalizzazione delle proteste dei lavoratori e la mobilitazione del
PC, che vedono nella stabilizzazione moderata dei governi centristi la fine della "democrazia
progressiva" (Togliatti: alternare la collaborazione governativa con le forze moderate e le istanze della
lotta sociale e politica; inizia a essere messo in discussione anche da settori del PCI, guidati da Secchia,
convinti della necessità di opporre una più ferma resistenza al governo sia nelle piazze che in
Parlamento). Punto più alto delle tensioni nel ’48: Togliatti rimane ferito in un attentato (estrema dx) —>
paese sull'orlo dell'insurrezione generale, ma ordine ristabilito quasi subito per l’intervento della polizia e
perchè comunisti e sindacati cercano di contenerla. La crisi del ’48 produce la rottura del sindacato
unitario: la corrente cattolica forma la Libera CGIL, che dopo 2 anni diventa Confederazione Italiana
Sindacati Lavoratori (CISL); nel ’50, le minoranze repubblicane e socialdemocratiche formano l'Unione
Italiana del Lavoro.

Economia: portano avanti una politica di stampo liberista e deflativo, per stabilità monetaria e risanare il
bilancio —> favorisce il potere d'acquisto della lira e avvantaggia il risparmio, ma colpisce i salari e non
contrasta la disoccupazione; si accentua il dualismo N-S. Per far fronte all'arretratezza del S, DG vara una
riforma agraria che espropria i latifondisti per dare terre ai braccianti, e si crea la Cassa per il
Mezzogiorno. Le tensioni politiche e sociali, però, si mantengono alte: i partiti di sx e la CGIL continuano a
opporre resistenza ai governi centristi e a sostenere scioperi e rivendicazioni dei lavoratori; il governo
risponde alla mobilitazione intensificando il potere della Polizia e con la repressione. La Chiesa, che prese
per spostare a dx il governo, emana nel ’49 un decreto di scomunica per i simpatizzanti comunisti. Nel ’52,
il governo emana un programma di legge “polivalente”, per colpire i partiti antidemocratici e per contenere
gli scioperi e le proteste. ’49: scontro parlamentare per l'adesione al Patto atlantico, approvata. Elezioni
amministrative del ’51-’52: ridimensionamento della DC, tenuta delle sx, crescita a S del Partito Nazionale
Monarchico e del Movimento Socialista —> nel ’53, la DC propone una modifica della legge elettorale
(Scelba), in cui si dà una correzione maggioritaria al sistema proporzionale (premio di maggioranza, cioè
65% dei seggi al partito che ottiene 50%+1) per blindare il centrismo —> sx: ”legge truffa", tensioni, ma la
legge è approvata nel ’53 e applicata alle elezioni, però la DC non ottiene la maggioranza assoluta e
quindi nemmeno il premio. Le sx complessivamente hanno il 4% in più della DC (penalizzati i partiti
minoritari di centro, MS e dx monarchica 13%). DG ripropone comunque la formula centrista, ma i partiti
minoritari rifiutano e la proposta è bocciata. DG muore nel ’54 e la DC guida governi di transizione (alcuni
monocolore, altri centristi).

Metà anni ’50, dopo morte di Stalin —> Cruscev, elezione di Kennedy e tragica repressione dell'URSS in
Ungheria (alcuni dirigenti del PC escono perchè non sono d'accordo con Togliatti, che approva l'intervento
a Budapest): presupposti per una possibile riunificazione dei due partiti socialisti. Cambiamenti significativi
anche nella DC: Fanfani (sx DC), eletto alla segreteria del partito nel ’54, cerca di rafforzarne le strutture a
livello periferico e di renderne più attiva la presenza nelle leve del potere economico (mantenerne l’unità,
visto che ha molte correnti interne dopo la morte di DG). Dal punto di vista economico, gli anni ’50 sono la
svolta —> ’55: piano di Vanoni di programmazione economica (obiettivi: meno disoccupazione, meno
divario N-S, pareggio del bilancio); ’56: si crea il Ministero delle Partecipazioni Statali per coordinare le
azioni pubbliche (estensione del ruolo dello stato in economia: già dal ’53 c'è l'Ente Nazionale Idrocarburi,

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sotto la guida di Mattei). Anche se il piano Vanoni resta inattuato, i provvedimenti dimostrano che la DC
cerca maggiore autonomia dalle forze moderate. Dal punto di vista politico, novità a metà anni ’50 —> ’56:
viene resa operativa la Corte Costituzionale; ’58; operativo il Consiglio Superiore della Magistratura; ’56: si
avvia un piano per la revisione della legislatura fascista; ’58-’60: si aprono le trattative per la "apertura a
sx", cioè l'inclusione del PSI nel governo, che viene accelerata da pontificato di G XIII (sensibile ai
problemi del mondo del lavoro), presidenza Kennedy (si accorge che solo la collaborazione tra DC e PSI
può sbloccare la situazione politica) e elezioni amministrative del ’58, che confermano il quadro politico
precedente —> sembra che la strada sia ancora quella dei governi centristi, ma l'uscita del PLI dalla
coalizione governativa sembra costringere la DC alla resa dei conti sull'accordo con i socialisti.

Si forma un esecutivo monocolore con Tambroni, che evidenzia la possibilità di uno spostamento a dx
(ottiene il voto del MSI) —> mobilitazione dei partiti di sx, ancor di più dopo che Tambroni autorizza lo
svolgimento del Congresso del MSI a Genova (presieduto da Basile, prefetto della città durante la
Repubblica di Salò). Manifestazioni e scontri: alla fine Tambroni è costretto a rinviare il Congresso MSI.
Crisi del governo Tambroni: la DC non può trovare alleanze a dx —> segue un esecutivo monocolore
guidato da Fanfani (ha il voto di repubblicani e socialdemocratici, e l'astensione di PSI e monarchici):
Fanfani lo chiama governo della "restaurazione democratica" dopo l'episodio Tambroni, Aldo Moro il
governo delle "convergenze parallele" —> la DC è disponibile all'apertura a sx che aveva voluto Nenni. Il
governo di Moro del ’63 vede la partecipazione di socialisti nell'esecutivo; ’60-’63: si definiscono gli accordi
tra DC e socialisti per riforme sociali e economiche. L'Italia sta attraversando una fase di sviluppo
economico, crescono il settore industriale e le esportazioni, migliorano le condizioni di vita (“miracolo
economico" del ’58-’64), ma persistono gli squilibri sociali (immigrati del S al N in condizioni di disagio e
povertà) = sviluppo rapido, ma disordinato. Nei primi anni dell'alleanza centro-sx, si realizzano le riforme
più importanti della stagione: nel ’62, creazione dell'ENEL e riforma della scuola con l'istituzione della
scuola media unificata; le altre riforme sono bloccate dall’opposizione. Elezioni del ’63: confermano
l'ostilità dei gruppi moderati e dei centri del potere economico verso la spinta riformatrice, cala il dissenso
alla DC e successo del Partito Liberale —> governo Moro del ’63 abbandona lo slancio riformatore.
Coinvolgimento di alcuni apparati dello Stato in attività illegali: nel ’64 è predisposto da De Lorenzo
(Generale dei Carabinieri) il Piano Solo, la cui esistenza viene confermata nel ’68 da una commissione
parlamentare: prevede, in caso di disordini e grave crisi politica, un intervento dell'Arma per arrestare gli
oppositori ed occupare i centri nevralgici dello Stato. Non viene attuato, ma dimostra che l'Italia non è
immune dal rischio di un'involuzione autoritaria.

12.3: La Gran Bretagna, dai laburisti ai conservatori e ritorno

Vent’anni dopo la guerra: intensa attività riformatrice, ”consensus policy" (piattaforma di consenso comune
ai laburisti e conservatori, condivisione ideale di alcuni punti programmatici —> economia mista, Welfare
State, perseguimento della piena occupazione, decolonizzazione, appoggio al Commonwealth,
appartenenza alla NATO, dotazione di un deterrete atomico). Il governo Attlee (’45) vince contro Churchill:
legato più al new liberalism che al socialismo radicale, propone un progetto riformatore ispirato a quello di
Beveridge. ’46-’49: nazionalizzazione del 20% dell'industria britannica (Banca d'Inghilterra, settore
carbonifero, elettricità, gas, trasporti statali, ferrovie, ferro e acciaio); aumento sussidi settimanali di
disoccupazione e malattia e nazionalizzazione del settore sanitario (National Health Service), obbligo
scolastico fino a 15 anni, assistenza dalla culla alla tomba. Tuttavia, difficoltà legate alla rinascita
postbellica, debito di 3500 milioni di sterline —> il governo impone stretta economica e austerità, si
svaluta la sterlina; enormi sacrifici, ma contribuiscono con il piano Marshall a far superare la crisi della
ricostruzione postbellica. Elezioni del ’51: vince Churchill con il partito conservatore, che potenzia il
Welfare State e avvia una politica di pacificazione sociale (più libertà ai sindacati). A metà anni ’50, svolta:
nel ’52 sale Elisabetta II, nel ’54 si tolgono le ultime misure di razionamento alimentare, nel ’55 Churchill si

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dimette e sale Eden, che convoca le elezioni generali, dove i conservatori ottengono la minoranza di 70
seggi. Momento di più alto consenso dei conservatori alla fine degli anni ’50, dopo le dimissioni di Eden
per la cattiva gestione della questione di Suez: è sostituito da Macmillan, che in politica estera riesce a
rafforzare il rapporto con gli USA, accelera il processo di decolonizzazione e nel ’61 presenta richiesta di
ingresso nella CEE, a cui però la Francia pone il veto; in politica interna, successi ancora maggiori: salari
migliori, crediti agevolati, crescita delle industrie di beni di consumo, ma iniziano le difficoltà perché il
boom dei consumi aveva favorito l'inflazione e fatto peggiorare la bilancia dei pagamenti —> inizia a
circolare l'idea di una GB in declino come l'Impero ottomano.

A inizio anni ’60, tutta la società è in fermento e la "consensus policy" non è più sufficiente —> i partiti
maggiori perdono consensi in favore di alternative (liberali, nazionalisti di Galles e Scozia, estrema sx o
dx). Colpo di grazia nel ’63, per il veto di De Gaulle all'entrata nella CEE. Elezioni del ’64: dopo tre
sconfitte, vincono i laburisti con Wilson, che riesce a infondere tranquillità nell'opinione pubblica; egli vuole
modernizzare le istituzioni economiche e politiche, però si trova ad affrontare a metà anni ’60 una
gravissima crisi economica, per cui la GB diventa il fanalino di coda dell'Eu occidentale —> malessere e
rivendicazioni sociali, proteste nazionalistiche in Galles e Scozia, tensioni per immigrati da India, Pakistan
e Africa occidentale, rivendicazioni sindacali, peggioramento dei rapporti con Irlanda del N per continui
attacchi terroristici dell'IRA; la politica estera che sostiene gli USA nella guerra in Vietnam produce una
frattura con l'ala sx del partito laburista. ’67: nuovo veto francese all'ingresso nella CEE ("veto di velluto"),
incapacità del governo laburista di portare a termine le riforme istituzionali programmate (Camera dei
Lord) = fallimento definitivo dell’amministrazione laburista. Elezioni del ’70: vincono i conservatori con
Heath, ma anche quando tornano i laburisti nel ’74 è chiaro che la "consensus policy" non è più fattibile.
La crisi economica, la perdita delle colonie, e quindi di prestigio internazionale, l'impossibilità di competere
con USA e URSS hanno messo fine anche al primato a livello continentale. Sul piano internazionale, un
grande successo arriva dall'ammissione nella CEE nel ’73 (Heath), poi confermata da un referendum nel
’75.

12.4: L’America Latina, dai populismi ai regimi militari

La crisi del ’29 mette a nudo la debolezza dei sistemi politici e delle economie —> economia orientata
all’esportazione: quando crollano i prezzi delle materie prime e delle esportazioni, si entra in crisi —> fine
della stagione liberale iniziata nella seconda metà del XIX secolo e nascita di regimi autoritari (che in
economia significano interventismo dello stato, misure protezionistiche e nazionalizzazione =
"industrializzazione per sostituzione delle esportazioni”); questa politica economica conosce un ulteriore
impulso dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma si scontra con gli interessi delle grandi corporations
americane, e con gli interessi politico-strategici —> rilancio del "panamericanismo", creazione
dell'Organizzazione degli Stati Americani (’48), al fine di incentivare la cooperazione economica e
impedire la penetrazione comunista. Si instaurano regimi "populisti" (concezione sociale antiliberale e
organicistica: nazionalizzano le masse e creano un nuovo ordine di natura corporativa). Chiesa e esercito
diventano le istituzioni tutelari dell'identità nazionale; i regimi populisti creano un legame diretto tra masse
e leader, hanno una base sociale ampia ed impongono logica manichea a tutti i conflitti politici e ideologici.

• Argentina: regime Peròn nel ’46-’55, quando è rovesciato dalla Revolucion Libertadora e costretto ad
abbandonare il paese; torna nel ’73 e governa un anno, poi muore. Si fa espressione di una particolare
via d'accesso alla modernizzazione, antiborghese e antiliberale, fondata su nazionalismo e
antimperialismo, ampia distribuzione della ricchezza e dottrina sociale cattolica. Governa col sostegno
della Chiesa, delle classi lavoratrici e dei ceti meno abbienti, grazie anche alla moglie Eva Duarte. In
economia, cerca la "terza via" alternativa a capitalismo e socialismo: nazionalizza importanti settori
dell'economia, adotta piani quinquennali di sviluppo per favorire l'industrializzazione e rendere

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l'Argentina autosufficiente. In campo internazionale, la politica è rivolta a dare lustro al Paese per farne
un blocco indipendente e autonomo dagli USA e dall'URSS. Il tentativo, però, è un’utopia (soprattutto
dagli anni ’50, in cui la GF raggiunge il culmine); anche la Chiesa inizia a dimostrare perplessità.  

• Brasile: nel ’30, i militari portano al potere Vargas, che nel ’37 impone una dittatura populista chiamata
Estado Novo, oppressiva nei confronti delle opposizioni e attenta a integrare i lavoratori urbani con
l'introduzione di provvedimenti di legislazione sociale. Deposto nel ’45, torna al potere nel ’50 con libere
elezioni; nel ’54, schiacciato da scandali e pressioni di militari e oppositori, si suicida. È sostituito da
Goulart —> "terza via". Nel ’64, i militari riprendono il potere e impongono un regime repressivo. Da quel
momento, per i 20 anni successivi, tengono sotto controllo la vita politica e incoraggiano lo sviluppo con
l'afflusso di capitale straniero per evitare le tensioni e la diffusione del socialismo.

• Messico: Cardenas, ’34-’40 —> radicale riforma agraria, nazionalizza le compagnie petrolifere
statunitensi e crea il partito rivoluzionario istituzionale, perno di un sistema quasi a partito unico.

Anni ’60, il panorama politico-economico si modifica in tutta l’America Latina: i regimi populisti rivelano i
loro limiti strutturali, aumenta l'inflazione e si inaspriscono i conflitti sindacali, cominciano a diffondersi
guerriglie di ispirazione marxista sull'esempio cubano.

• Cuba: la dittatura reazionaria di Batista fu abbattuta nel ’59 da Castro (+ "che" Guevara). Giunto al
potere, Castro nazionalizza i principali settori produttivi e fa una riforma agraria colpendo gli interessi
degli USA, che in risposta impongono sanzioni fino al completo embargo commerciale. Castro intanto si
rivolge all'URSS, dove Cruscev si impegna a diventare il primo acquirente di zucchero a un prezzo più
alto di quello di mercato e a fornire sostegno politico e militare —> rischio di allargamento del conflitto
bipolare. Spedizione degli esuli nella Baia dei Porci (’61): fallimento, grave smacco per gli USA. I legami
con l'URSS si intensificano, causando nel ’62 una crisi internazionale; Cuba diventa il punto di
riferimento per i movimenti rivoluzionari latinoamericani (Che va in Africa e America Latina per
accendere "fuochi" rivoluzionari, ma non funziona). L'esperimento di Cuba, per il mix tra nazionalismo
populista e socialismo, attrae intellettuali, studenti e sacerdoti —> in America Latina nasce, alla fine degli
anni ’60, la Teologia della Liberazione (organizzazione di movimenti sociali e popolari per
l'emancipazione delle masse).

Anni ’60: crescente instabilità politica, agitazione sociale e polarizzazione ideologica, instaurazione di
regimi militari in gran parte dell'America Latina sul modello del golpe del ’64 in Brasile (sono definiti regimi
burocratico-autoritari: le forze armate monopolizzano il potere politico, lasciando la gestione economica a
tecnocrati civili). Antipopulisti e anticomunisti rilanciano l'accumulazione del capitale. Al cospetto del
malessere economico e del disordine sociale, i militari promettono ordine e sviluppo e aderiscono
all'alleanza occidentale —> sono sostenuti dall’élite economiche e dai ceti medi, ma lottano contro nemici
interni (repressione di sx e sindacati, "dottrina della sicurezza nazionale”), contribuiscono a rinsaldare i
legami con gli USA. Il Messico è l'unico paese a non cadere sotto il dominio dei militari, ma non ha una
democrazia parlamentare, perchè domina il partito rivoluzionario istituzionale. Negli anni ’70, i regimi
militari assumono il potere anche nei paesi dove sembrava consolidata la democrazia:

• Uruguay: nel ’73, grave crisi economica e tensioni sociali e politiche, diffusione del movimento dei
Tupamaros —> militari instaurano una dittatura violenta e repressiva che colpisce sindacati e sx.

• Cile: alle elezioni del ’70 sale Allende, capo della coalizione di Unidad Popular (in cui c'è il PC) —>
ostilità USA e della borghesia, ma inizia la costruzione del socialismo per via democratica, esacerbando
i conflitti ideologici e sociali. Avversato da militari, élite economiche, parte del suo partito, e boicottato da
USA, Allende fu rovesciato nel ’73 da un golpe guidato dal generale Pinochet, appoggiato dagli USA.

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La fine della democrazia in Cile e Uruguay conferma la difficoltà dell'America Latina a imboccare la strada
della modernizzazione economica e sociale senza autoritarismo politico e repressione militare. Non c'è
consolidamento della democrazia, anche se c'è ammodernamento delle strutture economico-sociali.

12.5: Gli Stati Uniti e la crisi del consenso liberale da Kennedy a Johnson

’60: Kennedy (democratico) Presidente, sconfigge Nixon —> presenta un programma di rinnovamento,
improntato a proseguire il New Deal di Roosevelt in politica interna, e in politica estera a ribadire la
centralità statunitense, ma con attenzione ai problemi di sottosviluppo e povertà. Vuole subito colmare le
lacune del sistema difensivo americano rispetto a quello sovietico e della ricerca tecnologica (uomo sulla
Luna); atteggiamento più dinamico e flessibile rispetto allo scontro bipolare con l'URSS. Il mancato
intervento nella costruzione del Muro di Berlino, accompagnato dalla decisione di difendere Berlino ovest,
è prova che accetta lo status quo in Germania e Eu —> "coesistenza pacifica" proposta da Cruscev: nel
’63 siglano un accordo che prevede impegno comune affinché Cina e Germania non si dotino di armi
nucleari; ma "coesistenza competitiva" nelle aree del Terzo Mondo. La crisi più grave scoppia a Cuba:
fallito lo sbarco degli esuli (’61), Kennedy crea l'Alleanza per il Progresso, da cui Cuba è esclusa (aiuti
economici all’America Latina). Nel ’62, Cruscev decide di installare a Cuba basi per missili nucleari:
quando lo viene a sapere, una parte del’'amministrazione degli USA vorrebbe attaccare, ma Kennedy
decide per un blocco navale, e alla fine la crisi si sblocca —> l’URSS accetta di ritirare i missili a patto che
gli USA non violino il regime di Castro, e (accordo segreto) USA ritirano i missili dalla Turchia —> si
riconoscono reciproca legittimità e accettano lo status quo delle sfere di influenza; l'antagonismo inizia a
perdere i caratteri aggressivi dei primi anni.

• Politica interna: cerca di proporre riforme sociali in linea con la "nuova frontiera", aumentando la spesa
pubblica. Nonostante il consenso di cui gode nel Paese, non riesce a far passare numerosi punti del suo
programma; si trova a dover far fronte alla crescita dei movimenti antisegregazionisti (Sud), per mettere
fine alla discriminazione degli afroamericani. ’55-’56, a Montgomery (Alabama): gli attivisti locali e il
Women's Political Council boicottano pacificamente i mezzi pubblici —> ’56: la Corte Suprema dichiara
incostituzionale la segregazione sugli autobus. Nuova leadership: MLK continua sulla strada delle
manifestazioni pacifiche e degli atti politici di protesta, a cui partecipano anche giovani bianchi. Spesso i
Freedom Riders si scontrano con reazioni razziste. Nel ’63, Kennedy chiede al Congresso di emanare
leggi per finire la discriminazione e la segregazione; lo stesso anno, MLK organizza una marcia a
Washington con discorso: “I have a dream". ’64: Civil Rights Act (legge sui diritti civili, principio
costituzionale di uguaglianza). Kennedy è ucciso in un attentato a Dallas. Il movimento per
l'emancipazione dei neri continua: oltre ai gruppi pacifisti, c'è un movimento separatista che si batte per
la Rivoluzione Nera e l'affermazione della superiorità razziale dei neri (black pride, violenza) —> il leader
è Malcolm X, vicino al gruppo dei Black Muslims. Negli stati del S ci sono ancora organizzazioni di
bianchi razziste e xenofobe (Ku Klux Klan).

Johnson, subentrato a Kennedy dopo Dallas, favorito anche dal boom economico, riesce a far approvare
dal Congresso le principali riforme della "nuova frontiera". È confermato alla presidenza nel ’64 e fa
stanziare 1 miliardo di dollari per la lotta contro la povertà; sistema di assicurazioni sanitarie gratuite per
anziani e poveri, incremento dei sussidi di disoccupazione, riforma del sistema scolastico per favorire
scolarizzazione dei neri, revisione delle leggi sull'immigrazione. Per combattere la segregazione, istituisce
commissioni ministeriali e vara una riforma della legge elettorale che abolisce i meccanismi che
disincentivavano la partecipazione politica dei neri. La fascia della povertà resta molto estesa, ma il
reddito delle famiglie nere cresce del 33%. La legislazione assistenziale e l'incremento delle spese sociali
non danno vita a un modello di Welfare tipo Eu: non c'è un sistema sanitario nazionale, né un unico
sistema di assistenza sociale. ’65-’68: aumento del malessere e delle tensioni nei ghetti neri delle città del

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N, movimento di contestazione giovanile che inizia nell'Università di Berkley e esplode nel ’68 (sia contro
la società americana antidemocratica e autoritaria, sia contro l'impegno in Vietnam, che è aumentato da
Johnson). Sopraffatto dalle manifestazioni di protesta durante la campagna del ’68 e dall'offensiva dei
vietcong, Johnson si ritira dalla corsa per il rinnovo del mandato presidenziale.

12.6: Alle origini dell’Unione Europea

L'ideale di integrazione europea ricevette un impulso fondamentale dai movimenti nazionali di resistenza
al nazifascismo. Alla fine degli anni 40, davanti al crescere delle tensioni E-O, l'idea di un'Eu unita prende
forma per due necessità:

1. Scongiurare altre guerre e garantire la crescita economica;

2. Creare un blocco di stati democratici a economia liberale contro l'URSS e gli stati satellite.

9 Maggio 1950: Dichiarazione Schuman (Ministro degli Esteri francese), che riprende le linee del piano
elaborato dal suo collaboratore Monnet e propone alla Germania Ovest di mettere in comune la
produzione di carbone e acciaio; Adenauer (cancelliere Germania Ovest) accetta —> impatto simbolico.
Poi, la proposta si allarga a altri stati e nel ’51 si firma a Parigi il Trattato della CECA (Francia, Germania
Ovest, Italia, Belgio, Olanda, Lux). I paesi europei, però, si scontrano sulla questione del riarmo tedesco:
USA e GB fanno pressione, ma la Francia è scettica, e avanza la proposta (piano Pleven) della creazione
di un sistema di difesa tra i paesi della CECA (CED, firmato nel ’52), che prevede anche la formazione di
una comunità politica europea (CPE), voluta da De Gasperi. La morte di Stalin attenua le pressioni dei
governi europei. Il parlamento francese respinge la proposta della CED. I risultati ottenuti dalla CECA
spingono a proseguire su una strada di accordi che coinvolgano anche le politiche economiche nazionali e
la possibilità di creare un'area comune di libero scambio —> Spaak (Primo Ministro del Belgio), con
l’appoggio di Italia e Germania, convoca nel 1955 la Conferenza di Messina, dove i paesi della CECA
pongono le basi per la creazione di un mercato comune e per la gestione dell'energia atomica.

’57: Trattato di Roma (Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda, Lux), CEE e EURATOM (unione
doganale per i prodotti agricoli e industriali attraverso riduzione delle tariffe e liberalizzazione di
movimento di persone e capitali). Tra gli organi della CEE ci sono: la Commissione, il Consiglio dei
Ministri, la Corte di Giustizia e il Parlamento Europeo (inizialmente, solo funzioni consultive e composto da
rappresentanti nominati dai governi; dal ’79, eletto a suffragio universale dai cittadini dei paesi membri e
con maggiori prerogative). Anni ’60: idea di Europa formulata da De Gaulle —> la Francia era stata il
motore della nascita della CECA e della CEE; tornato al potere nel ’58, DG mostra di voler accentuare il
protagonismo francese in Eu. L'Eu immaginata da DG si presenta come un'associazione di stati sovrani
uniti da una direzione collegiale guidata da Parigi: piano Fouchet (’61), respinto dagli altri paesi. Il progetto
di DG voleva proporre una "terza via" rispetto a USA e URSS, e quindi non poteva essere ammessa la GB
perchè troppo vicina agli USA, e bisognava rinsaldare il legame Francia-Germania —>  Trattato
dell’Eliseo, ’63. L’opposizione all'entrata della GB si supera solo con la morte di DG (’73) —> ammessa
nella CEE con Danimarca e Irlanda (incremento del potenziale economico-finanziario e della rilevanza
diplomatica). Anni ’70-’80: fondamentali per lo sviluppo della dimensione economica europea, grazie al
Sistema Monetario Europeo (’78), che nel 2002 avrebbe condotto alla moneta unica. ’86: Atto Unico
Europeo (riforma del Trattato di Roma: ampliano i poteri e l'efficienza funzionale degli organi comunitari).
Spinta alla democrazia nei paesi con regimi dittatoriali, che entrano una volta ripristinate le istituzioni
parlamentari (Grecia ’81, Spagna e Portogallo ’86).

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Capitolo 13: I Nuovi Conflitti

13.1: Il Vietnam

Sconfitta dei Francesi a Dien Bien Phu (’54) a opera delle truppe del Viet Minh (nazionaliste e
anticolonialiste): l’unione per l'Indipendenza del Vietnam segna la fine della presenza francese in Indocina
—> Conferenza di Ginevra, ’54; entra nelle dinamiche della GF. Dal ’49, con la Rivoluzione comunista in
Cina, gli USA danno un significato nuovo alla guerra di liberazione del Vietnam: Eisenhower si limita a
mandare aiuti militari, ma non truppe o combattenti aerei. Nel corso della Conferenza di Ginevra, i
Vietminh formano la Repubblica Democratica del Vietnam, guidata da Ho Chi-minh (comunista), e sono
spinti dalla Cina a cercare un accordo con la Francia, che fin dal ’49 aveva appoggiato il ritorno dell'ex
imperatore dell'Annam, usandolo nella guerra contro le forze indipendentiste di HCM. Gli accordi di
Ginevra lasciano in sospeso la questione dell'unificazione del Vietnam, che è diviso temporaneamente
lungo il 17° parallelo: N sotto la Repubblica Democratica del Vietnam guidata da HCM con capitale Hanoi;
S sotto controllo francese in attesa delle elezioni. Gli accordi sanciscono l’indipendenza di Cambogia e
Laos. Nel V del N, che inizia a ricevere aiuti di Cina e URSS, i Viet Minh accelerano il piano di 
nazionalizzazione delle terre e il programma di riforme per creare un impianto socio-economico socialista,
ma i costi dell'operazione sono disastrosi (violenze e repressioni). Sul piano politico: modello statuale a
partito unico (HCM dirige partito e Stato, ma no culto della personalità).

Gli USA non firmano gli accordi di Ginevra perché non riconoscono la Cina; capiscono, però, che il V del S
può trasformarsi in uno stato barriera contro il comunismo, quindi cercano di trovare un leader
anticolonialista e anticomunista —> Ngo-dinh-Diem: governo con sede a Saigon; vogliono anche costruire
un'alleanza difensiva asiatica tipo Patto Atlantico —> SEATO, ’54 (USA; Austria, NZ, Francia, Filippine,
Thailandia, Pakistan + un protocollo la estende a Cambogia e Laos e al V del S). L’operazione, però,
rischia di essere vanificata dalle elezioni previste per il ’56, quindi USA, Cina e URSS non fanno rispettare
gli accordi di Ginevra. Diem vuole rendere più solida la base del suo potere: reprime i Viet Minh ancora
presenti a sud e tutta l'opposizione; gli USA gli danno 1 miliardo per riforme, ma lui non le fa, e dipende
sempre di più dagli aiuti USA anziché sviluppare l'economia. Dispotismo, repressione anticomunista,
cattolicesimo intransigente —> dissenso interno. Il V del N inizia a mandare aiuti anche militari ai
dissidenti del S. Nel ’60, con la nascita del Fronte Nazionale di Liberazione, che raccoglie tutti gli
oppositori di Diem, il conflitto diventa tragico (Vietcong è un nome errato perchè non sono solo comunisti).
Il programma del FNL prevede: rivitalizzazione dell’economia, riduzione dei canoni per i contadini affittuari,
redistribuzione delle terre, parità dei diritti uomo-donna, libertà religiosa, neutralità a livello internazionale,
rientro delle forze USA e riunificazione del Vietnam. Kennedy aumenta gli aiuti e il numero di consiglieri
USA in V del S; nel ’62-’63, l'opposizione contro Diem cresce e alcuni bonzi (monaci buddisti) si tolgono la
vita in segno di protesta: gli USA abbandonano Diem, che è rovesciato da un colpo di stato militare (’63).
La presenza Usa si fa più massiccia con Johnson, ma il regime non riesce ad avere la meglio sui Vietcong
(aiutati da Cina e URSS, dal V del N e dai contadini). USA —> soluzione di Tonchino (’64): bombarda il V
del N; non diventa una dichiarazione di guerra, ma l'intervento si estende —> Operazione Rolling
Thunder; ’68: c'è 1/2 milione di soldati USA in V. Il conflitto si rivela lungo e difficile: gli USA non riescono a
piegare i Vietcong. Bombardamenti al Napalm: opposizione all’operazione pubblica americana, che
culmina nel ’68, quando le operazioni militari hanno una svolta —> a Gennaio, i Vietcong lanciano
l'offensiva del Tet in tutto il S, che militarmente è un insuccesso, ma un successo simbolico. A Marzo,
Johnson ordina la parziale cessazione dei bombardamenti e non si ricandida. A Maggio, si aprono a Parigi
i negoziati, anche se gli scontri in V non finiscono. Nixon usa la strategia della "vietnamizzazione" del
conflitto (potenziare l'esercito del V del S per metterlo in condizioni di reggere da solo la guerra contro i
Vietcong), ma, temendo che i Vietcong lo prendano come un segno di debolezza, nel ’70-‘72 fa riprendere
i bombardamenti contro le basi militari di Laos e Cambogia, che sostenevano i Vietcong. Nel ’73, si

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concludono i negoziati di pace (Kissinger e Tho): immediato cessate il fuoco e ritiro degli USA. La guerra
continua per altri due anni, ma senza il supporto americano il V del S non è in grado di reggere contro V
del N e Vietcong: il V del S conquista Saigon nel ’75 e nel ’76 si elegge un'Assemblea Nazionale unica per
N e S. Il paese si unifica nella Repubblica Socialista del Vietnam, e nel ’77 entra nell'ONU.

• Laos: dopo l'indipendenza non era mai stato in pace, sempre conflitti tra comunisti e governo filo-
occidentale —> guerra civile nel ’74-’75: alla fine, vince il PC (Phatet Lao) —> ’75: Repubblica Popolare
del Laos;

• Cambogia: dopo una lunga fase di instabilità politica, vincono i Khmer rossi (comunisti), da anni in
guerriglia con il regime autoritario filo-americano di Lon Nol. È proclamata le Repubblica Democratica di
Kampuchea: nel ’76 viene emanata una nuova Costituzione e Pol Pot diventa Capo del Governo fino al
’79, quando il suo regime è rovesciato da oppositori interni con l’aiuto del Vietnam. Regime socialista di
stampo agrario, ispirato all'esperienza cinese: costi umani e sociali terribili, deportazione di oppositori,
lavoro massacrante nelle comuni popolari, sterminio pianificato di tutti quelli che potevano macchiare la
purezza della società khmer —> nel ’97, riconosciuti dall'ONU come atti di genocidio.

13.2: Il conflitto israelo-palestinese

Fin dalla guerra del ’49, il nemico più temibile di Israele è l'Egitto, da cui nel ’49 iniziano a partire attacchi
dei guerriglieri arabi, a cui Israele risponde con rappresaglie che culminano nel raid di Gaza del ’55. Anche
la Guerra di Suez del ’56 è fondata sulla rivalità tra Tel Aviv e il Cairo: Israele riesce a conquistare tutto il
Sinai e Sharm el-Sheik, ma si ritira nel ’57 per lasciare posto all'ONU. Nasser capisce che la guerra,
nonostante la vittoria diplomatica, è stata un disastro sul piano militare e geopolitico: si concentra, quindi,
sulle riforme interne e rafforza il legame con l’URSS. Nel frattempo, la vittoria in Siria della sx nazionalista
del partito Ba’ath (favorevole alla prosecuzione della lotta contro Israele), la nascita nel’ 64
dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e le prime operazioni dell'organizzazione
palestinese al-Fatah sembrano modificare l'assetto della regione dopo Suez. Israele nel ’66 si cimenta in
una serie di attacchi aerei contro Siria e Cisgiordania; in reazione, l'Egitto vuole ripristinare il controllo
militare sul Sinai e lo fa nel ’67, dopo aver chiesto il ritiro delle forze ONU —> questo + chiusura del golfo
di Aqaba fanno salire la crisi e il re Hussei di Giordania firma un patto di difesa con l'Egitto (clima da
"guerra in vista" su entrambi i fronti). Nel ’67, Guerra dei Sei Giorni: Israele attacca le basi aeree egiziane
e il giorno dopo le forze di terra guidate da Rabin avanzano nel Sinai, arrivando alla sponda orientale del
canale. Nel frattempo, la Giordania, vedendo occupate Gerusalemme e la Cisgiordania, accetta il cessate
il fuoco proposto dall'ONU, seguita dall'Egitto. Israele attacca la Siria, invadendo le alture del Golan —> si
ribaltano gli assetti territoriali della regione: Israele ottiene tutta la Palestina. Il conflitto si combatte sullo
sfondo della GF: tutto il mondo occidentale è con Israele, tranne De Gaulle (anche se la Francia è la prima
fornitrice di armi a Israele) e l'URSS. Alla fine della guerra, tutti i cittadini di GB e e USA in Egitto sono
espulsi dal Paese, e Nasser accetta armi e consiglieri dell’URSS (inclinazione revanchista, alto livello di
tensione sia locale che nel contesto bipolare, si consolida l'alleanza USA-Israele). L'OLP riesce a limitare
il ruolo dei paesi arabi nella lotta contro Israele e al-Fatah riesce a imporre la presidenza di Arafat
nell'organizzazione —> "Settembre Nero" (’70): il re Hussein di Giordania attacca i feyaddin e i profughi
palestinesi per limitare il peso delle organizzazioni palestinesi nel paese e perchè esposto a continui
attacchi di Israele. ’68: riprendono i cannoneggiamenti e le incursioni da un lato all'altro del canale; nel ’69,
gli scontri aumentano di intensità e gli aerei israeliani iniziano a distruggere le difese antiaeree egiziane
nel N di Suez (guerra d’attrito: perdite umane e materiali). Alla fine del ’70, dopo la morte di Nasser, il suo
successore al-Sadat conclude un accordo per il cessate il fuoco con Israele, ma le frontiere rimangono
quelle post-guerra dei 6 giorni. Sadat, di fronte al rifiuto dell'URSS di fornire altre armi, espelle tutti i
consiglieri militari, recuperando credito presso l'opinione pubblica, ma non ha vere alternative all'alleanza

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con l’URSS. Nonostante migliorate, le relazioni con l'Occidente non garantiscono aiuti sufficienti, e Sadat
si accontenta della Siria come partner militare e dei finanziamenti dell'Arabia Saudita. Guerra dello Yom
Kippur: Il 6 Ottobre del ’73 (Yom Kippur e inizio del Ramadan), gli eserciti di Siria e Egitto attaccano le
alture del Golan e il Sinai —> effetto sorpresa. Anche altri paesi arabi e musulmani mandano contingenti
(Pakistan, Marocco, Cuba) e gli stati mediorientali tagliano i rifornimenti di petrolio ai paesi alleati di Israele
—> shock petrolifero. La controffensiva israeliana non è rapida ed è resa possibile grazie all'intervento
USA: si ufficializza l'alleanza. Il 12 Ottobre, le forze siriane sono respinte; il 13-15 attaccano Suez e
riescono a penetrare in Egitto. Dopo lunghi negoziati tra USA e URSS, il 22 Ottobre l'ONU impone il
cessate il fuoco, mentre Israele è vicina al Cairo, e l'armistizio viene accettato. Nulla dal punto di vista
territoriale, ma è un successo diplomatico per l’Egitto —> apertura dei negoziati per la pace: Sadat nel ’77
va in visita a Israele, dove fa capire di volere una soluzione pacifica, e nel ’78, grazie all'azione di Jimmy
Carter (Presidente USA), Sadat e il Primo Ministro israeliano Begin si incontrano negli USA e pongono le
basi per il trattato di pace, firmato a Washington nel ’79 (Egitto: controllo sulla penisola del Sinai, però
rompe l'alleanza con Siria e URSS ed è espulso dalla Lega Araba).

13.3: Lo scenario africano, il Corno d’Africa e l’Africa Australe

Dopo la decolonizzazione, gli Stati africani si trovano in un sistema bipolare che fa pressione su paesi
fragili che dipendono dall'esportazione di materie prime e dall'assistenza finanziaria + fragilità dei governi
—> Conflitto in Congo subito dopo l'indipendenza (’60): uccisione del Primo Ministro Lumumba nel ’61 da
parte dell'esercito secessionista del Katanga, difficoltà dell'ONU —> crisi politica e militare fino al ’65:
colpo di stato militare di Mobutu, regime autoritario alleato all'Occidente. Le aree dove la GF si intreccia di
più alle dinamiche nazionali sono il Corno d'Africa e l'Africa australe.

• Guerra Etiopia-Somalia: rifiuto di accettare la decisione della GB di assegnare l'Ogaden all'Etiopia,


entrambi si rivolgono alle superpotenze per aiuti. ’64: invasione somala dell'Ogaden, gli USA rafforzano
la fornitura di aiuti militari all'Etiopia; nel ’69, in Somalia c'è il colpo di Stato di Barre, e si stringe
un'alleanza con l’URSS. Il consiglio militare amministrativo provvisorio (DERG) rovescia il governo
dell'Imperatore Selassiè e avvicina l'Etiopia all'URSS. La Somalia nel ’77 invade di nuovo l'Ogaden e
l'URSS si schiera con l’Etiopia; la Somalia sospende le operazioni militari nel ’78, e poi si avvicina
all'Occidente. La fine della GF e del rifornimento di aiuti hanno un profondo impatto: il governo del
DERG cade per la guerra civile del ’91; l'Eritrea ottiene l'indipendenza dall'Etiopia nel ’93; nel ’91, il
governo di Barre è cacciato da Mogadiscio (Somalia) —> instabilità politica e militare.

• Africa Australe: GF + processi di decolonizzazione + lotta contro il regime di apartheid in S-A. Il


Portogallo decide di decolonizzare, e la situazione precipita in Angola, dove fin dagli anni ’60 ci sono tre
movimenti di liberazione nazionalisti: la loro divisione provoca la guerra civile all'avvicinarsi
dell'indipendenza (11 Novembre del ’75). Il MPLA, di ispirazione marxista, prende le redini del governo e
fa fronte all'invasione del Sudafrica, che invece sostiene l'UNITA. Il governo di Neto chiede il sostegno
dei paesi socialisti —> l’URSS manda aiuti e istruttori militari, Cuba l'esercito. Il Sudafrica giustifica il
mantenimento delle truppe in Namibia, nonostante l'ONU abbia revocato il mandato, come necessità
imposta dalla presenza di Cuba; USA, GB, S-A e i governi indipendenti dell'Africa australe cercano di
mediare una soluzione politica del conflitto in Rhodesia, dove c'è il governo razzista guidato da Ian
Smith, che nel ’65 aveva dichiarato unilateralmente l’indipendenza (non riconosciuta a livello
internazionale), e doveva affrontare la lotta armata dei nazionalisti neri. Il conflitto si risolve nel ’79, con
l'accordo di Lancaster House —> prime elezioni democratiche, assume il nome di Zimbabwe. Il governo
di Reagan (’80) segna una nuova fase dei conflitti in Angola e Namibia: USA legano l'indipendenza della
Namibia al ritiro delle truppe di Cuba in Angola; sul piano politico, USA sostengono UNITA —> ne trae
vantaggio il S-A, il cui fine è il mantenimento dell'apartheid, sempre più in crisi. A subire i costi più gravi

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di questa politica sono Namibia e Angola (invasioni del S-A, Pretoria manda aiuti militari all'UNITA) e
Mozambico, in cui il Fronte di Liberazione del Mozambico deve affrontare la distruzione umana e
materiale della Resistenza Nazionale mozambicana, sostenuta all'inizio dal Rhodesia di Smith e poi dal
S-A. La parziale sconfitta del S-A in Angola (che riceve aiuti di Cuba) nella battaglia di Cuito Cuanavale,
segna la svolta: i negoziati si concludono nell’88, con la firma dell'Accordo Tripartito (Angola, S-A e
Cuba) di NY. Graduale ritiro delle truppe cubane dall'Angola e indipendenza della Namibia nel ’90 (il
conflitto civile in Angola, però, dura fino al 2002).

Capitolo 14: Gli Anni Settanta Come Svolta

14.1: Il 1968, la rivolta di una generazione

Movimenti di protesta giovanile in moltissimi paesi, che arrivano in alcuni casi anche a far vacillare
governo e sistemi politici. Anni della ricostruzione post-bellica e del boom economico, sviluppo
demografico; alla fine dei ’60, la Baby Boom Generation ha visto gli anni del benessere e mai la guerra:
consumi di massa e miglioramento delle condizione di vita in tutti i paesi industrializzati. Forte senso di
partecipazione politica e protagonismo nella vita sociale: rifiutano la società dei consumi, proponendo una
"controcultura" critica della generazione dei padri e delle élite sociali e politiche dominanti —>
comunitarismo e egualitarismo, rifiuto del puritanesimo e della vita borghese. La musica diventa il mezzo
principale di diffusione. Contestazione di ogni autorità gerarchica (genitori, scuola, lavoro e chiesa), si
inserisce anche la lotta delle femministe; messe in discussione le strutture politiche tradizionali e la
discriminazione per razza, sesso, classe o ideologia. Rifiuto della società del benessere e del denaro.
Muro di Berlino, regimi autoritari in America Latina e Guerra in Vietnam danno al ’68 una dimensione
transnazionale. Condanna sia del sistema capitalistico che della mancanza di libertà del regime sovietico;
esercitano fascino la Teologia della Liberazione, Mao e Che Guevara. Rifiuto anche del sistema
rappresentativo: si battono per una "democrazia partecipativa". I prodromi si verificano negli USA
(occupazione dell'Università di Berkeley, prime tecniche di autogestione dell'istituzione universitaria,
Hippies). Negli USA, il movimento ha un carattere meno violento dal punto di vista politico rispetto all’Eu:
si contestano la guerra in Vietnam e difendono i diritti civili dei neri e delle minoranze —> Malcom X. La
protesta tocca l'apice con l'assassinio di MLK a Memphis il 4 Aprile; assassinio di Robert Kennedy.

La protesta si sposta in Eu (più politicizzazione, coinvolge spesso anche la classe operaia) —> "Maggio
francese”: ribellione dei giovani nelle Università, a cui si aggiungono i lavoratori, violenti scontri con la
polizia. De Gaulle reagisce in modo fermo e deciso: tratta coi sindacati e chiama i Francesi a nuove
elezioni, dando appello a ordine e moderazione —> successo, fine del ’68 in Francia. In Italia, la protesta -
iniziata nelle Università di Trento, Torino, Milano e Roma - coinvolge anche la classe operaia e raggiunge
momenti di acuta violenza —> Architettura a Roma: gli studenti che avevano occupato si scontrano con le
forze dell’ordine; assume una connotazione ideologica più marcata (sx leninista e maoista, accuse anche
al PC; Lotta continua, Potere operaio, Avanguardia operaia). Nel ’69, alla protesta degli studenti segue
quella degli operai impegnati nel rinnovo dei contratti di lavoro —> "autunno caldo”: ottengono rinnovo dei
contratti con aumenti salariali, riduzione della settimana a 40h e diritto di fare assemblee sindacali in
fabbrica. Nel ’70: Statuto dei Lavoratori. Attraversa tutto il mondo occidentale, ma anche il blocco
sovietico: protesta contro la mancanza di libertà e di pluralismo politico; l'epicentro della ribellione è Praga,
dove Dubcek, fautore di una serie di riforme che incontrano il favore della popolazione e dei lavoratori,
propone il "socialismo dal volto umano" (mantenimento dello sviluppo collettivista e riforme politiche): no
censura, no partito unico, allargamento della partecipazione politica, ma non vuole l'uscita dal Patto di
Varsavia —> nonostante questo, l'URSS si preoccupa e Breznev (succede a Cruscev) ritiene che la
"primavera di Praga" debba essere fermata, quindi invia le truppe sovietiche e dei paesi del Patto a
occupare la Cecoslovacchia. I dirigenti cechi rinunciano a contrastare con le armi e fanno resistenza

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passiva; i riformisti sono emarginati dal partito e la nuova dirigenza imposta dall'URSS riporta il paese
all'ortodossia sovietica —> "socialismo reale". I paesi occidentali, nonostante lo sdegno, non
intervengono, ma i PC occidentali prendono le distanze dall'intervento.

Uno dei punti di riferimento simbolici del ’68 è la "rivoluzione culturale" in Cina, di cui però non si
conosceva la vera natura. Nel ’66, era stata orchestrata una campagna contro la burocratizzazione del
partito e la svolta in senso conservatore impressa dopo la rivoluzione del ’49. Le contestazioni sono
promosse da Mao, che le indirizza in modo da rafforzare il suo potere: rimangono vittime della protesta i
vecchi quadri dirigenti del partito, intellettuali, artisti, contadini benestanti e chiunque poteva essere un
"esponente camuffato" della borghesia —> rinchiusi in campi di rieducazione, pensiero unico di Mao. Le
Guardie Rosse sono spinte ad attaccare i dirigenti del partito ritenuti responsabili di sostenere i gruppi
borghesi. Si esaurisce nel ’69, con il rafforzamento del gruppo maoista e la sconfitta di Lin Biao, ispiratore
del movimento delle Guardie Rosse.

Il movimento del ’68 si spegne in fretta, ma ha il merito di portare al centro dell'attenzione valori che erano
rimasti nell'ombra; la sua più grande eredità fu il carattere transnazionale, che evidenza la fragilità dei
confini geopolitici tradizionali —> "villaggio globale”.

14.2: Il “nuovo femminismo” e l’affermazione dei diritti delle donne

Anche se alla fine della Seconda Guerra Mondiale le donne avevano ottenuto il diritto di voto nella quasi
totalità dell'Eu occidentale, gli anni ’50 non sono la svolta dell'emancipazione femminile, poichè alle donne
ancora non vengono riconosciuti gli stessi diritti degli uomini (il "modello femminile" le relegava ancora
nello spazio domestico). Betty Friedan: "Mistica della femminilità” (ipocrisia che circonda la condizione
delle donne americane) —> nuova fase di attivismo femminista, che poi si diffonde nel mondo occidentale,
favorito anche dall'inserimento delle donne nel mondo del lavoro. Alla nascita del nuovo femminismo
contribuisce anche Simone de Beauvoir, con "Il secondo sesso” (’49); sostiene che la liberazione della
donna debba avvenire in modo collettivo e mette in luce la "cittadinanza imperfetta". A partire dagli anni
’60, in molti paesi si modificano le norme del diritto di famiglia e del diritto civile. In Francia,
l'emancipazione delle donne dalla tutela maritale ha compimento nell'85 (divorzio consenziente,
depenalizzazione dell'adulterio, parità dei coniugi nella gestione del patrimonio); fine anni ’70: anche
Spagna, Portogallo, Grecia e Italia (nel ’70 divorzio, referendum nel ’74). Il movimento non si batte solo
per l'emancipazione giuridica, politica e sociale, ma combatte anche l'immagine della donna come angelo
del focolare e tutti gli stereotipi tradizionali —> rivendicazione di un'identità autonoma e della
valorizzazione delle specificità rispetto all'uomo.

Negli USA, il movimento coinvolge sia le donne bianche di classe media, sia le operaie, sia le donne
afroamericane e delle altre minoranze, quindi a volte il femminismo si sovrappone alla lotta per i diritti civili
dei neri. In Eu e USA, negli anni della contestazione giovanile, le battaglie delle femministe si intersecano
con i gruppi di protesta studenteschi e prendono maggior vigore, anche se i due movimenti non operano
sempre in completa sinergia (denuncia di emarginazione e discriminazione nei gruppi di contestazione).
Rivendicazione del corpo e della sessualità, tra fine anni ’60 e primi ’70 il femminismo assume accenti più
radicali: lotta per la depenalizzazione dell'interruzione volontaria della gravidanza e per l'informazione
sull'uso dei contraccettivi, organizzazione di centri di accoglienza per vittime dello stupro e di consultori
autogestiti per educazione sessuale. Volontà di riconoscimento della specificità femminile, concetto di
"differenza sessuale". Accentuando l'aspetto del separatismo e delle differenze, affermano il
riconoscimento di differenze di classe, religione, etnia, preferenze sessuali, etc. (sempre più presenti nelle
società contemporanee). "Decennio della donna" lanciato dall'ONU nel ’75, con la Conferenza di Città del
Messico. ’79: Carta dei Diritti delle Donne; le Conferenze di Copenaghen (’80), Nairobi (’85), Vienna (’93)

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e Pechino (’85) vedono la partecipazione di migliaia di donne che mettono sotto accusa le condizioni di
sfruttamento lavorativo, abusi sessuali, stupri, mutilazioni genitali e infanticidi di cui erano e in alcuni casi
sono ancora vittime.

14.3: La crisi petrolifera e il crollo del sistema di Bretton Woods

Fine anni ’60: prime crepe nel sistema economico e finanziario dei paesi del blocco occidentale, che si
fondava sugli Accordi di Bretton Woods del’ 44 (cambi di moneta che legavano le singole monete al
dollaro, che è l'unica valuta convertibile in oro, e quindi l'unica valuta di riferimento per gli scambi). Anni
’50: investimenti e prestiti americani accrescono la massa di moneta circolante; anni ’60: inizia la crisi di
questo sistema: GB, per far fronte alla crisi economica e sostenere le esportazioni, viola l'accordo e
svaluta la sterlina —> il primato del dollaro comincia a vacillare perché le economie di Eu occidentale e
Giappone fanno concorrenza agli USA (primo esportatore di prodotti industriali = Germania Ovest, poi
USA e poi Giappone). Anni 60 ’: l’URSS, temendo che gli USA potessero congelare i depositi di dollari
russi, inizia ad accumulare riserve valutarie su banche europee (“euro-dollari"), creando una massa
monetaria che sfugge al controllo americano; i paesi produttori di petrolio inflazionano l'offerta di dollari sul
mercato con i "petrodollari" (depositi che i paesi esportatori di petrolio accumulano grazie a forti avanzi
nella bilancia dei pagamenti), che sono utilizzati non investendoli nelle loro economie, ma nell'acquisto di
titoli e valuta estera, destabilizzando il sistema economico. La circolazione di $ all'estero svaluta
progressivamente la moneta; nel ’48, gli USA hanno il 73% delle riserve auree del pianeta; nel ’70, il
28,8% e l'Eu ha il 36,6%. Nixon, nel ’71, decide di sospendere la convertibilità del dollaro in oro e di
introdurre dazi protezionistici sui beni di importazione —> fine del sistema di BW e ridimensionamento del
ruolo dell'economia USA nel mondo.

Il principale fattore che aveva messo in crisi l'economia era il costante aumento del prezzo del petrolio.
Nel ’60, era nata la Organization of the Petroleum Exporting Countries (OPEC), per arginare lo strapotere
delle "sette sorelle" (principali compagnie petrolifere occidentali). Nel ’67, dopo la Guerra dei Sei Giorni, i
paesi produttori tentano l'embargo, che riesce solo in parte, ma dà l'allarme sul loro potere di ricatto. Lo
scoppio della Guerra dello Yom Kippur (’73) fa precipitare la situazione: i paesi dell'OPEC (Arabia Saudita,
Emirati Arabi, Kuwait, Iraq, Iran e Qatar) annunciano la riduzione di produzione e l’aumento di prezzo
finché Israele non si fosse ritirata dai territori occupati nel ’67 + embargo totale nei confronti di USA e
Olanda. Prezzo del greggio da 1,7 (anni ’70) a 11,6 (’73) —> shock petrolifero, colpisce la produzione
industriale; aumento anche del prezzo dei beni di consumo e, di conseguenza, del tasso di inflazione —>
calo dei consumi e contrazione di investimenti e produzione. I paesi arabi impiegano l'improvvisa
disponibilità finanziaria negli investimenti interni per i servizi, investimenti industriali all'estero e
importazioni di beni, il che dà una boccata d'ossigeno alle economie occidentali. La recessione delle
economie nel medio periodo ha effetti diversi da quelli di simili crisi del passato: in nessun paese c'è
deflazione, anzi, c’è una spinta inflazionistica che produce un aumento dei prezzi (stagflazione:
stagnazione produttiva + inflazione): l'inflazione è determinata da un aumento dei prezzi ed il suo livello si
mantiene in costante crescita perchè il sistema di tutela dei salari li adegua all'aumento dei prezzi, per
mantenere la capacità di acquisto ("scala mobile"); visto che la domanda di beni è elastica (inversamente
proporzionale al prezzo), a fronte del calo della domanda, la produzione di determinati beni rallenta,
producendo stagnazione. La crisi produce effetti anche sul piano sociale: aumento della disoccupazione,
calo del tenore di vita. In ambito economico: terziarizzazione delle economie a sviluppo avanzato, che,
attraverso l'espansione del terziario, riesce in parte ad assorbire la disoccupazione prodotta dalla crisi
delle industrie; ma non rispondono solo con la terziarizzazione, anche con politiche di riduzione della
spesa pubblica per contrastare l'inflazione e favorire la stabilizzazione monetaria e il rigore economico
(teoria di von Hayek e Friedman).

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14.4: Le difficoltà statunitensi e l’avvio della distensione

Campagna elettorale del ’68: Johnson si ritira, clima di tensione per la guerra in Vietnam —> spaccatura
nell'opinione pubblica, anche il PD è diviso. R. Kennedy (PD) vuole il graduale ritiro delle truppe: ucciso a
Los Angeles; due mesi prima era stato ucciso MLK. Vince Nixon (programma per pace, armonia, rigore
economico): lui e il suo collaboratore Kissinger decidono per il Vietnam di ritirare le truppe di terra
gradualmente e di intensificare i bombardamenti in V del N, che culminano nel Natale ’72, e la
vietnamizzazione del conflitto —> "pace con onore"; cercano anche di estendere il conflitto a Laos e
Cambogia, dov'era in atto una guerriglia comunista.

• Politica interna: orientamento conservatore, battaglia giudiziaria e repressiva contro i gruppi pacifisti e i
movimenti di protesta, e inizia a smantellare i provvedimenti di previdenza sociale di Johnson. Presenta
un progetto di "new federalism” (riduce le competenze del governo centrale per darle ai singoli stati) e
promuove la "affirmative action", cioè norme antisegregazione. Kissinger, nel ’73, diventa Segretario di
Stato.

Fine anni ’70: ”distensione" nella GF —> anche Breznev voleva la distensione, perchè significava
riconoscimento della forza del blocco sovietico, accesso alle tecnologie ed al commercio, consente di
diminuire i costi della corsa agli armamenti e permette a Mosca di affrontare con più decisione le tensioni
con la Cina. Anche dall'Eu segnali di distensione: con la nomina di Brandt (SPD) a Cancelliere della
Repubblica Federale Tedesca nel ’69, graduale apertura verso l'Est e tentativo di riallacciare i rapporti con
la DDR —> Ostpolitik; a differenza di Adenauer, è convinto che bisogni accettare lo status quo della
divisione della Germania. Grazie anche a Breznev, si firma un accordo che sancisce l'inviolabilità dei
confini tra i due stati tedeschi e che ne riconosce reciprocamente l’esistenza. Apertura USA verso Cina
(”ping pong diplomacy”, ’71), ammissione della Repubblica Popolare Cinese nell'ONU al posto della Cina
nazionalista (Taiwan); viaggio di Nixon in Cina, dove incontra Mao. L’URSS, in risposta, accelera il dialogo
con gli USA sulla riduzione degli armamenti —> ’72, SALT I (Strategic Arms Limitation Talks): limita il
numero di missili balistici intercontinentali e fissa una soglia alle armi strategiche offensive di entrambi i
paesi, ma non viene meno l'antagonismo nelle aree periferiche (l’URSS sostiene ancora le forze
rivoluzionarie nei paesi del Terzo Mondo; gli USA contrastano ancora la formazione di regimi filo-comunisti
in America Latina). Le scelte di politica internazionale di Nixon sono in parte determinate dalla situazione
interna: l'economia USA si stava battendo con la recessione —> nel ’71, fine della convertibilità del
dollaro; la crisi peggiora nel ’73-’74, con lo scandalo Watergate (Nixon accusato di aver coperto attività di
spionaggio di suoi collaboratori sul PD): Nixon si dimette e subentra Ford, che dopo un mese gli concede
la grazia.

14.5: L’Italia negli “anni di piombo”

Dopo i movimenti del ’68-’69, stagione di riforme (’69: sistema pensionistico; ’71: ordinamento fiscale; ’70:
istituite le regioni; ’74-’78: basi del servizio sanitario nazionale gratuito; ’70: legge sul divorzio con
referendum nel ’74 —> Pannella: nuovo diritto di famiglia, legalizzazione dell'interruzione volontaria della
gravidanza). La riproposizione della tradizionale alleanza governativa di centro-sx svela le fragilità del
sistema politico, che lascia spazio a frange estremiste —> dx: Ordine nuovo, Avanguardia nazionale; sx:
Brigate Rosse, Prima linea, Gruppi comunisti combattenti. ’69-’80: "anni di piombo" (fase di terrorismo
eversivo di dx e sx, morte di 415 persone + 1 migliaio di feriti). Iniziano il 12 Dicembre del ’69, quando è
fatta scoppiare una bomba nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura a piazza Fontana, Milano (17
morti e alcuni feriti): la polizia inizialmente segue la pista degli anarchici, che poi si svelano estranei ai
fatti. Uno di loro, G. Pinelli, durante l'interrogatorio cade dalla finestra e muore —> sospetto e odio per le
istituzioni. Accusato di essere responsabile, il commissario L. Calabresi, estraneo ai fatti, venne ucciso nel
’72. Si comprende presto che la strage di piazza Fontana era il primo atto di un disegno eversivo della

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estrema dx in collaborazione con alcuni settori dei servizi segreti e delle forze armate: facendo leva sulla
paura dell'opinione pubblica, vogliono dare vita alla "strategia della tensione" per spostare a dx gli equilibri
politici del paese e arrivare a una involuzione autoritaria dello Stato. ’74: bomba in piazza della Loggia a
Brescia durante un comizio sindacale, bomba sul treno Italicus Bologna-Firenze; 2 Agosto dell’80: bomba
in stazione a Bologna, 85 morti e 200 feriti; ’84: bomba sul treno Roma-Milano tra Firenze e Bologna —>
si evidenziano i rapporti tra mafia, servizi segreti, criminalità politica e comune. Anche i gruppi della sx
iniziano a colpire i presunti simboli dello "stato capitalista”: tra ’74 e ’78, massima violenza. La stagione del
terrorismo si sovrappone alla fase di grave recessione economica (’73): aumento del prezzo del petrolio
che provoca l'aumento di tutti i prezzi, crescita dell'inflazione + disoccupazione + terrorismo —> bisogna
creare "equilibri più avanzati" rispetto alla tradizionale alleanza centro-sx: inizia un percorso lungo che
coinvolge la sx della DC e il PC, con segretario Berlinguer. Già nel ’68 - con Spagnoli, Italiani e Francesi -
avevano elaborato una "via al socialismo" alternativa a quella di Mosca (eurocomunismo: collaborazione
con socialdemocrazia e partiti liberal-democratici).

Berlinguer decide di procedere verso un "compromesso storico" tra comunisti, socialisti e DC per superare
la crisi economica e politica del Paese (quello che accade in Cile a Allende lo convince che ci vuole un
patto di solidarietà nazionale). Questo progetto, che ha il sostegno di Moro (Presidente della DC), si
scontra con resistenza di ampi settori della DC e dei suoi alleati, ma le elezioni del ’76 mostrano che sono
necessarie nuove alleanze (DC 38%, PC 34%,) —> formazione di governi di "solidarietà nazionale”: a
guidare il primo è Giulio Andreotti, governo monocolore DC che può contare sull'astensione concordata di
PCI, PSI, PSDI, PLI e Indipendenza di sx (“governo delle astensioni”: è diverso da quello che si aspettava
Berlinguer, ma appare l'unica strada percorribile per resistenza di settori della DC e perplessità
dell'amministrazione USA). La strategia prosegue per i due anni successivi, quando si aggrava
l'emergenza del terrorismo di sx, e nel ’77 c'è una nuova fiammata di contestazione studentesca (più
circoscritta di quella del ’68; protesta degli studenti a Roma che impedisce al Segretario della CGIL Lama
di tenere un comizio nell’Uni). ’78: azione più eclatante delle Brigate Rosse —> Il 16 marzo del ’78, un
commando rapisce il Presidente della DC Aldo Moro, dopo aver massacrato i 5 della scorta. Le forze
politiche optano per la linea di rifiuto di qualsiasi accordo coi brigatisti, che volevano il rilascio di alcuni loro
militanti detenuti; anche il PC condanna subito l’azione, ma le indagini furono mal condotte. Il 9 Maggio, il
cadavere di Moro è ritrovato a Roma tra la sede della DC e quella del PCI (via Caetani). La linea della
"solidarietà nazionale”, già entrata in crisi a inizio anno per ultimatum del PCI in cui chiede di entrare
direttamente al governo, si esaurisce completamente nel ’79, profilando all'orizzonte il pentapartito
(un’alleanza governativa che cerca di riproporre gli stessi equilibri allargati dell'alleanza centro-sx). La
capacità di tenuta delle istituzioni democratiche davanti al caso Moro e l'ondata di indignazione che
suscita nell'opinione pubblica, però, fanno sì che le BR si esauriscano progressivamente, e il governo si
impegna a lanciare un sfida definita al terrorismo, concedendo poteri illimitati (è in contrasto con gli ideali
delle sx, ma accettano) al generale dei Carabinieri Dalla Chiesa, che riesce in pochi anni a smantellare
molte cellule terroristiche. Nell’81, però, le BR tornano all'azione con il rapimento del generale della NATO
Dozier (USA) a Verona, ma si conclude con la liberazione dell'ostaggio e con l'arresto dei brigatisti.
Tuttavia, i 20 anni successivi ci sono ancora omicidi delle BR (gli ultimi nel 2002).

 14.6: Dalla crisi di modelli di Welfare al neoliberalismo di Margaret Thatcher e Ronald


Reagan

Il ’70-’80 rappresenta una cesura nella storia del ‘900, sia per l'assetto internazionale e gli equilibri della
GF, sia per l’andamento delle economie dei paesi industrializzati. La decolonizzazione in Asia e Africa fa
venir meno la semplificazione del quadro geopolitico della GF; la rottura tra Cina e URSS e il disgelo USA-
URSS (Nixon e Breznev) producono una distensione nei rapporti; in Eu, la Ostpolitik di Brandt rappresenta
il tentativo più concreto di vivere in modo non conflittuale le divisioni della GF. Nel ’75 si concludono a

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Helsinki i lavori della Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione in Eu: l’atto finale della Conferenza di
Helsinki sancisce la volontà di stabilizzare l'assetto europeo e promuovere le relazioni economico-
commerciali tra stati. L’amministrazione Carter (’76) sembra proseguire la linea di distensione di Nixon e
Kissinger; dopo lunghi negoziati, si approva il SALT II (’79), che fissa un numero max di missili
intercontinentali e di quelli dotati di testate nucleari multiple. Ma i rapporti USA-URSS stavano tornando a
essere antagonistici: Carter pone al centro della sua presidenza la questione dei diritti umani nel mondo e
questo finisce per raffreddare i rapporti (coinvolgimento dell'URSS e di Cuba nella guerra civile in Angola e
sostegno dell'Etiopia). Importante successo di Carter in Medio Oriente nel ’78: finisce per compromettere
le relazioni con URSS —> i negoziati di Camp David tra Sadat (Egitto) e Begin (Israele) comportano
l'espulsione dell'Egitto dalla Lega Araba e l'URSS perde il suo principale alleato in Medio Oriente e rimane
estranea ai negoziati.

Alla fine degli anni ’70, il processo di distensione è compromesso: la politica internazionale di Carter si è
rivelata ambigua (tra tentativo di superare l'antagonismo della GF e volontà di portare avanti gli interessi
USA con il contenimento); interventismo dell'URSS in diverse aree del Terzo Mondo mostra il desiderio di 
estendere l'influenza —> ’79: intervento in Afghanistan e rovesciamento dello scià in Iran (priva gli USA
del loro principale alleato in Medio Oriente). Svolta dal punto di vista economico e politico per USA e paesi
dell'Eu occidentale: la crisi economico-finanziaria aggravata dallo shock petrolifero del ’73 smantella il
sistema di Bretton Woods e mette in luce i limiti e le difficoltà dello sviluppo economico occidentale; alcuni
governi decidono quindi di imprimere un cambiamento drastico alla politica economica in senso
neoliberista, per contenere inflazione e diminuire debito pubblico, che porta a una contrazione delle spese
per finanziare lo Stato sociale —> meno consumi, ma limita la crescita dei prezzi attraverso un controllo
sull'inflazione. La minor tassazione (per una minore spesa pubblica) avrebbe dovuto lasciare più
disponibilità finanziaria ai privati, la cui iniziativa doveva essere sostenuta anche attraverso la
privatizzazione delle azioni pubbliche —> in USA e GB si verifica un'inversione di tendenza rispetto alle
strategie keynesiane.

• GB: l'artefice della svolta è M. Thatcher (tories), che vince le elezioni nel ’79 e diventa la prima donna
guida di un governo della GB. Per incentivare la ripresa del settore privato, riduce la pressione fiscale
diretta, aggiungendo l'IVA e la poll tax (imposta di famiglia), che vanno a colpire le fasce più deboli.
Abolisce il controllo sui prezzi e sui salari e taglia la spesa pubblica, colpendo il sistema pensionistico e i
sussidi di disoccupazione e povertà, ma i pilastri del Welfare state (istruzione pubblica, sistema sanitario
nazionale) non sono smantellati. I tagli alla spesa pubblica e la riduzione delle tasse per i redditi
superiori contribuiscono ad allargare la forbice tra redditi delle classi abbienti e non, ma avvantaggiano il
S del paese, che si sviluppa meglio e in modo più uniforme rispetto al N. Il primo triennio del governo è
difficile per via del conflitto sociale, ma nell'82, con la guerra contro l'Argen che ha occupato le Falkland-
Malvinas, recupera consensi. Nei successivi due mandati, la "lady di ferro" mette in atto la sua strategia
economica: recupero della competitività dell'industria e riduzione di ogni forma di protezionismo statale,
sostegno pubblico all'economia —> conflitto con le Trade Unions (minatori). Primo progetto in Eu di
privatizzazione dei settori pubblici.

• USA: modello neoliberista di Ronald Reagan, punta sull'orgoglio nazionale e sulla fiducia nella capacità
di iniziativa economica individuale. Politica estera —> patriottismo e anticomunismo, ripristina il
vocabolario della GF (impero del male), dà la priorità al riarmo con la Strategic Defence Iniatiative, che
viola il SALT, e prevede un sistema difensivo in grado di distruggere gli eventuali missili sovietici dallo
spazio. Politica estera più aggressiva in Afghanistan, Iraq, Angola e America Centrale: appoggia governi
anticomunisti, anche se autoritari e non democratici; forte consenso interno. Economia: reganomics per
arginare inflazione e recessione dell’81-‘82 (politica monetaristica fondata sul più alto costo del denaro e
su drastici tagli alla spesa sociale): ribaltando il New Deal, ridimensiona l'intervento dello Stato in

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economia e cerca di favorire la ripresa dell'iniziativa privata con riduzione su tasse sui redditi di impresa
e "deregolamentazione" del sistema economico (meno vincoli sindacali e amministrativi). Raggiunge
solo in parte gli obiettivi sperati, ma reazione migliore che in GB. Ripresa economica per contenimento
dell'inflazione e riassorbimento dei disoccupati, ma non riesce a eliminare il disavanzo pubblico
alimentato dalle spese per il riarmo e per la ricerca tecnologica, e non riesce a impedire che i settori più
obsoleti entrino in crisi. Crescono anche il divario tra le classi sociali e la disoccupazione, che scende
rispetto al decennio precedete (resta sul 6%). La popolarità di Reagan rimane alta, è rieletto anche
nell’84. L’autosufficienza economica, la diffidenza nei confronti degli interventi dello stato, la
competizione spietata, l'ostentazione dei simboli del benessere diventano modelli culturali della
generazione degli Yuppies, e si diffonde anche in Eu.

14.7: Le “tigri asiatiche”

Fino alla fine degli anni ’70, tutti i paesi asiatici tranne il Giappone restano esclusi dall'economia mondiale,
e non conoscono lo sviluppo economico che tra il ’50 e il ’73 caratterizza il "miracolo giapponese” (è il
protagonista della rivoluzione industriale dei second comers): il pil aumenta del 9.3% annuo e i prodotti
industriali si diffondo in tutti i mercati. La crescita avviene nonostante abbia poche risorse naturali e
un'altissima densità di popolazione, ed è legata all’espansione dell'industria e del terziario e alla presenza
di un sistema bipartitico e dalla permanenza al governo dei liberal-democratici; abitudine alla disciplina,
ricerca della perfezione, spirito di cooperazione, coesione nazionale; negli anni ’70-’80 prosegue, ma a
ritmo meno intenso. Anche i paesi occidentali ammirano l'attaccamento all'azienda, il coordinamento tra
lavoratori e la razionalizzazione del ciclo produttivo. L'economia giapponese inizia a fare da traino alle
economie di Corea del S, Taiwan, Hong Kong e Singapore, che tra il ’73 e il ’90 sono protagonisti della
seconda ondata di sviluppo economico —> "tigri asiatiche". Si concentrano sulla produzione industriale
e sulla crescita delle esportazioni, favoriti dalla manodopera a basso costo, che rende i prodotti competitivi
sul mercato internazionale + misure protezionistiche per tutelare la produzione interna + impegno dei
governi su istruzione e ricerca: compensano i limiti strutturali dei paesi (scarsità di materie prime, alta
densità demografica, poca superficie coltivabile, poca disponibilità finanziaria). Afflusso di capitali esteri,
soprattuto USA —> nascono banche e istituti di credito asiatici che diventano motore
dell’industrializzazione. Le logiche della GF facilitano l'accesso dei paesi nella finanza americana, poichè
gli USA vedono nello sviluppo economico dell'Asia il miglior strumento contro l'espansionismo sovietico e
cinese. Le quattro tigri non hanno ancora sviluppato democrazia parlamentare e i governi restringono le
libertà civili, politiche e sindacali (“capitalismo senza democrazia”). Di fronte al rallentamento
dell'economia globale, a metà anni ’70 le tigri e il Giappone rivolgono gli investimenti ai paesi del S Asia
(Indonesia, Malesia, Filippine, Thailandia), ricchi di materie prime e produttori agricoli, che fondano con
Singapore nel ’67 l'Association of S-E Asian Nations (ASEAN) —> complementarietà economica: le tigri
producono beni di qualità ad alto prezzo, mentre i paesi dell'ASEAN producono beni di consumo a basso
costo —> ’80-’90: il S-E asiatico diventa un polo di dinamismo economico e il boom dimostra la tenuta del
"capitalismo senza democrazia", ha le stesse ragioni di quello avvenuto in Giappone (manodopera a
basso costo, spirito di sacrificio, rispetto per le gerarchie, associazionismo sindacale molto basso, meno
investimento dei governi nel welfare e più nell'istruzione e nella ricerca tecnologica, crescente
globalizzazione dei commerci e della finanza). 

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