Sei sulla pagina 1di 22

Giovanni Verga (1840-1922)

(pag. 127)

- Nato a Catania
- Famiglia di proprietari terrieri
-Educazione anti borbonica e liberale
-Primo romanzo Patria e amore scritto a 16 anni
-Lascia facoltà di legge per arruolarsi come volontario nella
guardia nazionale che doveva reprimere eventuali tentativi di
restaurazione
-Capisce che se vuole diventare vero scrittore deve uscire
dall'ambiente ristretto siciliano -> va a Firenze (capitale
d'Italia). Conosce i macchiaioli e Luigi Capuana
-1870: Storia di una capinera è il primo romanzo di successo.
È un romanzo epistolare la cui storia è presentata come
realmente accaduta.
- Si trasferisce a Milano nel 1872 (nuovo centro culturale) dove rimane più di 10 anni. Nel 1875
pubblica i "romanzi mondani" (Eva, Tigre reale, Eros) ambientati nel mondo borghese che
Verga tende a polemizzare. (Idealizza la Sicilia). Tigre reale si ispira a Fosca di Tarchetti.
Nella prefazione ad Eva, spiega che il suo intento non è quello di idealizzare l'edonismo
dell'aristocrazie milanese, ma il contrario.
- 1873-74: cambiano i suoi interessi
- 1874: Nedda - novella che descrive la vita miserabile di una raccoglitrice di olive. È segnale
del desiderio di Verga di cambiare soggetto anche se il narratore interviene ancora in modo
tradizionale
- 1875: lavora a un bozzetto di padron N'toni che costituisce il primo nucleo per i malavoglia
- 1877: esce L'ammazzatoio. Inizia il positivismo in Italia. Verga e Capuana con altri giovani
danno vita a un gruppo che si propone di adattare la poetica naturalistica alla realtà italiana.
Lo stesso anno esce l'inchiesta in Sicilia di Franchetti e Sonnino e Lettere Meridionali di
Pasquale Villari. Entrambi denunciano l'arretrattezza del sud facendo emergere la "questione
meridionale"
- 1878: Rosso Malpelo sembra l'inizio del verismo verghiano. È la prima volta in cui l'autore si
eclissa dietro la propria opera.
- In una lettera all'amico Salvatore Paolo Verdura, illustra il progetto del ciclo dei vinti in cui
teorizza l'opera che deve sembrare fatta da se
- 1880: Vita dei campi - primo frutto della svolta verista. L'ambientazione non è più un interno
borghese
- 1881: I Malavoglia non hanno successo con il pubblico borghese
- 1882: Novelle rusticane: svolta verso una visione più cupa della realtà. I personaggi
soccombono schiacciati dalle dinamiche della natura.
- 1882-1884: viaggia in Francia dove incontra Zola e Edmond de Gouncourt
- 1884: il successo del dramma Cavalleria rusticana lo induce a dedicarsi al teatro
- 1889: Mastro don Gesualdo è il secondo romanzo verista
- 1893: Si ritira a Catania dove rinuncia al progetto del Ciclo dei vinti
- Verga era inoltre appassionato di fotografia. Le fotografie rispecchiano i temi affrontati nei
romanzi: oggetto di maggiore attenzione è la Sicilia umile dei contadini (paesaggi, ritratti). Da
una parte, la fotografia è creatura della modernità, prodotto e strumento del progresso; ma,
allo stesso tempo, il suo sguardo esprime una irreprimibile vocazione nostalgica per il passato.
La fotografia è tramite ambiguo tra il mondo moderno e il mondo immutabile della tradizione
che essa entusiasticamente eterna annunciandone con questo atto la sparizione. Proprio come i
romanzi di Verga
- Verga anche se vive prima a Firenze poi a Milano rimane profondamente attaccato alla sua
terra d'origine, sempre presente nelle sue opere. Nei romanzi mondani idealizza e rimpiange la
Sicilia come luogo di ricordi e affetti, e poi disilluso, la rappresenta nella sua realtà, la
analizza secondo una prospettiva impersonale e distaccata
- Verga abbandona la Sicilia negli anni settanta prima per Firenze e poi per Milano vicina
all'economia del Nord Europa. Scrive i suoi capolavori a Milano. Tuttavia, raccontare della
Sicilia è simbolicamente molto importante per lui - mondo rurale, mitico, infantile.


I Romanzi
- miti romantici della patria e dell'amore
I primi romanzi
- Lingua: siciliano colto + toscano
I romanzi d'appendice (pubblicati a puntate) - Pubblico borghese
(storia di una capinera) - Sicilia idealizzata
I romanzi mondani (Eva, Eros - preannuncia - tono melodrammatico
estetismo dannunziano, Tigre reale) - Alta società milanese
Il verismo (Nedda, Rosso malpelo, vita dei - scrittore è un osservatore imparziale
campi, novelle rusticane) - Soggetto: umili
- eclissi del narratore
Ciclo dei vinti (Malavolgia, Mastro don
- Analisi sociale
Gesualdo)
- Pessimismo verso il progresso

Vita dei campi (1880)
• Raccolta di 8 novelle come Fantasticheria, Rosso Malpelo, La Lupa
• Segnano la svolta dell'autore verso una narrativa verista
• Ambientate nella campagna siciliana
• Protagonisti sono pastori, minatori, contadini, prostitute, e briganti
• Tema dominante è l'amore presentato come una forza primitiva e selvaggia
• I personaggi sono dominati da un destino che vanifica ogni tentativo di riscatto. Alcuni
acquisiscono una coscienza superiore (Rosso Malpelo e La Lupa)
• Tranne che in Fantasticheria, Verga sperimenta la tecnica dell'eclissi del narratore

Fantasticheria (1880)
• Specie di prologo che apre la raccolta
• Novella generatrice dei Malavoglia
• Idea di vita che ricresce dal fango. Bestiario: piccole bestie dotate di vita come le formiche e
l'ostrica attaccata allo scoglio. Equilibrio che tende a ricostituirsi seppure precario. Quando
avviene la rottura? Quando padron toni si imbarca nell'affare dei lupini per dare la dote alla
Mena. Cambia la loro natura (il mestiere). Si indebitano per far i commercianti. Questo
assomiglia a un atto di hubris nei confronti di un ordine divino costituito. Anche Rosso
malpelo avrebbe voluto fare il carrettiere ma faceva il minatore perché lo faceva suo padre. I
Malavolgia erano sempre stati pescatori!
• L'autore si rivolge a un'amica dell'alta società ricordando un breve soggiorno trascorso insieme
ad Aci Trezza

Una volta, mentre il treno passava vicino ad Aci—Trezza, voi, affacciandovi allo sportello del
vagone, esclamaste: — Vorrei starci un mese laggiù! — (si rivolge probabilmente a una donna di
estrazione sociale elevata. Punto di vista di chi si rivolge a persona di classe sociale alta. Sta
spiegando a lei una cosa molto diversa da lei. Il narratore si pone come punto di contatto fra il
mondo di lei e il mondo di acitrezza. Lui è comunque un personaggio con cui lei accetta di
andare in viaggio)
Noi vi ritornammo, e vi passammo non un mese, ma quarantott’ore; i terrazzani che
spalancavano gli occhi vedendo i vostri grossi bauli avranno creduto che ci sareste rimasta un
par d’anni. La mattina del terzo giorno, stanca di vedere eternamente del verde e dell’azzurro, e
di contare i carri che passavano per via, eravate alla stazione, e gingillandovi impaziente colla
catenella della vostra boccettina da odore, allungavate il collo per scorgere un convoglio che non
spuntava mai. In quelle quarantott’ore facemmo tutto ciò che si può fare ad Aci—Trezza:
passeggiammo nella polvere della strada, e ci arrampicammo sugli scogli; col pretesto di
imparare a remare vi faceste sotto il guanto delle bollicine (bollire?) che rubavano i baci;
passammo sul mare una notte romanticissima, gettando le reti tanto per far qualche cosa che a’
barcaiuoli potesse parer meritevole di buscarsi dei reumatismi, e l’alba ci sorprese in cima al
fariglione (grandi rocce isolate in mezzo al mare. Parte del paesaggio marino del catanese)—
un’alba modesta e pallida, che ho ancora dinanzi agli occhi, striata di larghi riflessi violetti
(paonazza), sul mare di un verde cupo, raccolta come una carezza su quel gruppetto di casucce
che dormivano quasi raggomitolate sulla riva, mentre in cima allo scoglio, sul cielo trasparente
e limpido, si stampava netta la vostra figurina, colle linee sapienti che vi metteva la vostra sarta,
e il profilo fine ed elegante che ci mettevate voi. (Idea di bellezza costruita, non naturale)—
Avevate un vestitino grigio che sembrava fatto apposta per intonare coi colori dell’alba. — Un
bel quadretto davvero (quadro è finzione)! e si indovinava che lo sapeste anche voi, dal modo in
cui vi modellaste nel vostro scialletto, e sorrideste coi grandi occhioni sbarrati e stanchi a quello
strano spettacolo, e a quell’altra stranezza di trovarvici anche voi presente (idea di costruzione
auto consapevole). Che cosa avveniva nella vostra testolina (capo?) (diminutivo: parlante si
mette in posizione di superiorità. Posizione dell'adulto che guarda il bambino. La tratta con
ironia e distacco) allora, di faccia al sole nascente? Gli domandaste forse in qual altro emisfero vi
avrebbe ritrovata fra un mese? Diceste soltanto ingenuamente: — Non capisco come si possa
vivere qui tutta la vita —. Incapacità da parte della donna ben vestita di comprendere il mondo
di acitrezza
Eppure, vedete, la cosa è più facile che non sembri: basta non possedere centomila lire di
entrata, prima di tutto; e in compenso patire un po’ di tutti gli stenti fra quegli scogli
giganteschi, incastonati nell’azzurro, che vi facevano batter le mani per ammirazione. Così poco
basta, perché quei poveri diavoli che ci aspettavano sonnecchiando nella barca, trovino fra quelle
loro casipole sgangherate e pittoresche, che viste da lontano vi sembravano avessero il mal
di mare anch’esse, tutto ciò che vi affannate a cercare a Parigi, a Nizza ed a Napoli.
È una cosa singolare; ma forse non è male che sia così — per voi, e per tutti gli altri come voi.
Quel mucchio di casipole è abitato da pescatori, «gente di mare», dicono essi, come altri direbbe
«gente di toga», i quali hanno la pelle più dura del pane che mangiano — quando ne
mangiano — giacché il mare non è sempre gentile, come allora che baciava i vostri guanti...
Nelle sue giornate nere, in cui brontola e sbuffa, bisogna contentarsi di stare a guardarlo
dalla riva, colle mani in mano, o sdraiati bocconi (a pancia in giù), il che è meglio per chi
non ha desinato. In quei giorni c’è folla sull’uscio dell’osteria, ma suonano pochi soldoni sulla
latta del banco, e i monelli che pullulano nel paese, come se la miseria fosse un buon ingrasso,
strillano e si graffiano quasi abbiano il diavolo in corpo.
Di tanto in tanto il tifo, il colèra, la malannata (si riferisce a mestieri che dipendono dalla
stagione. Intersezione tra natura e economia), la burrasca, vengono a dare una buona spazzata in
quel brulicame (movimento veloce e nervoso di esseri molto piccoli), che davvero si
crederebbe non dovesse desiderar di meglio che esser spazzato, e scomparire; eppure
ripullula (idea di rigenerazione, di vita) sempre nello stesso luogo; non so dirvi come, né perché.
Ci si sposta da essere vivente a essere animale. Caratteristiche di questi animali: brulicano,
ripullulano
Vi siete mai trovata, dopo una pioggia di autunno, a sbaragliare (disperdere) un esercito di
formiche, tracciando sbadatamentte il nome del vostro ultimo ballerino sulla sabbia del viale
(immagine di lei che ha un amante ballerino, gesto inavvertito dell'ombrello che distrugge
mondo di formiche. Donna borghese che non capisce il mondo piccolo)? Qualcuna di quelle
povere bestioline sarà rimasta attaccata alla ghiera del vostro ombrellino, torcendosi di spasimo;
ma tutte le altre, dopo cinque minuti di pànico e di viavai, saranno tornate ad aggrapparsi
disperatamente al loro monticello bruno. — Voi non ci tornereste davvero, e nemmen io; —
ma per poter comprendere siffatta caparbietà, che è per certi (?) aspetti eroica, bisogna
farci piccini anche noi, chiudere tutto l’orizzonte fra due zolle, e guardare col microscopio le
piccole cause che fanno battere i piccoli cuori. Volete metterci un occhio anche voi, a cotesta
lente? voi che guardate la vita dall’altro lato del cannocchiale? Lo spettacolo vi parrà strano, e
perciò forse vi divertirà. Cannocchiale e microscopio. Cannocchiale rimpicciolisce e allontana
dalla parte sbagliata. Microscopio: intenzione di studiare. Accosta due cose e atteggiamenti
molto diversi. Farsi piccoli: umiltà, mentalità chiusa tra due zolle. Immedesimazione: narratore
scompare e si fa piccolo come i protagonisti. Viene data voce ai malavoglia perché il narratore
non sovrasta come Manzoni. Novità del verismo verghiano rispetto al naturalismo. La metafora
del microscopio deve avvicinare il lettore al mondo di Aci Trezza ma allo stesso tempo segna
l'abisso che c'è tra i due mondi.
Noi siamo stati amicissimi, ve ne rammentate? e mi avete chiesto di dedicarvi qualche pagina.
Perché? à quoi bon (a quale fine)? come dite voi. Che cosa potrà valere quel che scrivo per chi vi
conosce? e per chi non vi conosce che cosa siete voi? Tant’è, mi son rammentato del vostro
capriccio, un giorno che ho rivisto quella povera donna cui solevate far l’elemosina col pretesto
di comperar le sue arance messe in fila sul panchettino dinanzi all’uscio.
Incomincia a raccontare cosa è successo ai personaggi che hanno incontrato durante il viaggio.
Possiamo trovarci i personaggi dei malavoglia.
Ora il panchettino non c’è più; hanno tagliato il nespolo del cortile, e la casa ha una finestra
nuova. La donna sola non aveva mutato, stava un po’ più in là a stender la mano ai carrettieri,
accoccolata sul mucchietto di sassi che barricano il vecchio Posto della guardia nazionale; ed io,
girellando, col sigaro in bocca, ho pensato che anche lei, così povera com’è, vi aveva vista
passare, bianca e superba.
Non andate in collera se mi son rammentato di voi in tal modo, e a questo proposito. Oltre i lieti
ricordi che mi avete lasciati, ne ho cento altri, vaghi, confusi, disparati, raccolti qua e là, non so
più dove — forse alcuni son ricordi di sogni fatti ad occhi aperti — e nel guazzabuglio che
facevano nella mia mente, mentre io passava per quella viuzza dove son passate tante cose liete e
dolorose, la mantellina di quella donnicciola freddolosa, accoccolata, poneva un non so che
di triste, e mi faceva pensare a voi, sazia di tutto, perfino dell’adulazione che getta ai vostri
piedi il giornale di moda, citandovi spesso in capo (?) alla cronaca elegante — sazia così, da
inventare il capriccio di vedere il vostro nome sulle pagine di un libro.
Quando scriverò il libro, forse non ci penserete più; intanto i ricordi che vi mando, così lontani
da voi, in ogni senso, da voi inebbriata di feste e di fiori, vi faranno l’effetto di una brezza
deliziosa, in mezzo alle veglie ardenti del vostro eterno carnevale. Il giorno in cui ritornerete
laggiù, se pur vi ritornerete, e siederemo accanto un’altra volta, a spinger sassi col piede, e
fantasie col pensiero, parleremo forse di quelle altre ebbrezze che ha la vita altrove. Potete anche
immaginare che il mio pensiero siasi raccolto in quel cantuccio ignorato del mondo, perché il
vostro piede vi si è posato, — o per distogliere i miei occhi dal luccichìo che vi segue
dappertutto, sia di gemme o di febbri — oppure perché vi ho cercata inutilmente per tutti i
luoghi che la moda fa lieti. Vedete quindi che siete sempre al primo posto, qui come al teatro!
Vi ricordate anche di quel vecchietto che stava al timone della nostra barca? Voi gli dovete
questo tributo di riconoscenza, perché egli vi ha impedito dieci volte di bagnarvi le vostre belle
calze azzurre. Ora è morto laggiù, all’ospedale della città, il povero diavolo, in una gran corsìa
tutta bianca (tutta paonazza), fra dei lenzuoli bianchi, masticando del pane bianco, servito dalle
bianche mani delle suore di carità, le quali non avevano altro difetto che di non saper capire i
meschini guai che il poveretto biascicava nel suo dialetto semibarbaro.
Ma se avesse potuto desiderare qualche cosa, egli avrebbe voluto morire in quel cantuccio
nero, vicino al focolare, (Padron N'toni) dove tanti anni era stata la sua cuccia «sotto le sue
tegole», tanto che quando lo portarono via piangeva, guaiolando come fanno i vecchi.
Egli era vissuto sempre fra quei quattro sassi, e di faccia a quel mare bello e traditore, col quale
dové lottare ogni giorno per trarre da esso tanto da campare la vita e non lasciargli le ossa;
eppure in quei momenti in cui si godeva cheto cheto la sua «occhiata di sole» accoccolato sulla
pedagna della barca, coi ginocchi fra le braccia, non avrebbe voltato la testa (capo) per vedervi,
ed avreste cercato invano in quelli occhi attoniti il riflesso più superbo della vostra bellezza;
come quando tante fronti altere s’inchinano a farvi ala nei saloni splendenti, e vi specchiate negli
occhi invidiosi delle vostre migliori amiche.
La vita è ricca, come vedete, nella sua inesauribile varietà; e voi potete godervi senza scrupoli
quella parte di ricchezza che è toccata a voi, a modo vostro.
Quella ragazza, per esempio, che faceva capolino dietro i vasi di basilico, quando il fruscìo della
vostra veste metteva in rivoluzione la viuzza, se vedeva un altro viso notissimo alla finestra di
faccia, sorrideva come se fosse stata vestita di seta anch’essa. (Mena che guarda la finestra di
compare Alfio) Chi sa quali povere gioie sognava su quel davanzale, dietro quel basilico
odoroso, cogli occhi intenti in quell’altra casa coronata di tralci di vite? E il riso dei suoi occhi
non sarebbe andato a finire in lagrime amare, là, nella città grande, lontana dai sassi che
l’avevano vista nascere e la conoscevano, se il suo nonno non fosse morto all’ospedale, e suo
padre non si fosse annegato, e tutta la sua famiglia non fosse stata dispersa da un colpo di vento
che vi aveva soffiato sopra — un colpo di vento funesto, che avea trasportato uno dei suoi
fratelli fin nelle carceri di Pantelleria — «nei guai!» come dicono laggiù.
Miglior sorte toccò a quelli che morirono; a Lissa l’uno, il più grande, quello che vi sembrava
un David di rame, ritto colla sua fiocina in pugno, e illuminato bruscamente dalla fiamma
dell’ellera. Grande e grosso com’era, si faceva di brace anch’esso quando gli fissaste in volto i
vostri occhi arditi; nondimeno è morto da buon marinaio, sulla verga di trinchetto, fermo al
sartiame, levando in alto il berretto, e salutando un’ultima volta la bandiera col suo maschio e
selvaggio grido d’isolano; l’altro, quell’uomo che sull’isolotto non osava toccarvi il piede per
liberarlo dal lacciuolo teso ai conigli, nel quale v’eravate impigliata da stordita che siete, si perdé
in una fosca notte d’inverno, solo, fra i cavalloni scatenati, quando fra la barca e il lido, dove
stavano ad aspettarlo i suoi, andando di qua e di là come pazzi, c’erano sessanta miglia di tenebre
e di tempesta. Voi non avreste potuto immaginare di qual disperato e tetro coraggio fosse capace
per lottare contro tal morte quell’uomo che lasciavasi intimidire dal capolavoro del vostro
calzolaio.
Meglio per loro che son morti, e non «mangiano il pane del re», come quel poveretto che è
rimasto a Pantelleria, o quell’altro pane che mangia la sorella, e non vanno attorno come la
donna delle arance, a viver della grazia di Dio — una grazia assai magra ad Aci—Trezza.
Quelli almeno non hanno più bisogno di nulla! lo disse anche il ragazzo dell’ostessa, l’ultima
volta che andò all’ospedale per chieder del vecchio e portargli di nascosto di quelle chiocciole
stufate che son così buone a succiare per chi non ha più denti, e trovò il letto vuoto, colle coperte
belle e distese, sicché sgattaiolando nella corte, andò a piantarsi dinanzi a una porta tutta
brandelli di cartacce, sbirciando dal buco della chiave una gran sala vuota, sonora e fredda anche
di estate, e l’estremità di una lunga tavola di marmo, su cui era buttato un lenzuolo, greve e
rigido. E pensando che quelli là almeno non avevano più bisogno di nulla, si mise a succiare ad
una ad una le chiocciole che non servivano più, per passare il tempo.
Voi, stringendovi al petto il manicotto di volpe azzurra, vi rammenterete con piacere che gli avete
dato cento lire, al povero vecchio.
Ora rimangono quei monellucci che vi scortavano come sciacalli e assediavano le arance;
rimangono a ronzare attorno alla mendica, e brancicarle le vesti come se ci avesse sotto del pane,
a raccattar torsi di cavolo, bucce d’arance e mozziconi di sigari, tutte quelle cose che si lasciano
cadere per via, ma che pure devono avere ancora qualche valore, poiché c’è della povera gente
che ci campa su; ci campa anzi così bene, che quei pezzentelli paffuti e affamati cresceranno in
mezzo al fango e alla polvere della strada, e si faranno grandi e grossi come il loro babbo e
come il loro nonno, e popoleranno Aci—Trezza di altri pezzentelli, i quali tireranno allegramente
la vita coi denti più a lungo che potranno, come il vecchio nonno, senza desiderare altro, solo
pregando Iddio di chiudere gli occhi là dove li hanno aperti, in mano del medico del paese
che viene tutti i giorni sull’asinello, come Gesù, ad aiutare la buona gente che se ne va.
Ideale dell'ostrica: di chi rimane aggrappato alla propria terra. Irrimediabile differenza tra
ostrica e formica. Non lo comprendiamo perché sembra estraneo.
— Insomma l’ideale dell’ostrica! — direte voi. — Proprio l’ideale dell’ostrica! e noi non
abbiamo altro motivo di trovarlo ridicolo, che quello di non esser nati ostriche anche noi —.
Per altro il tenace attaccamento di quella povera gente allo scoglio sul quale la fortuna li ha
lasciati cadere, mentre seminava principi di qua e duchesse di là, questa rassegnazione
coraggiosa ad una vita di stenti, questa religione della famiglia, che si riverbera sul
mestiere, sulla casa, e sui sassi che la circondano, mi sembrano — forse pel quarto d’ora —
cose serissime e rispettabilissime anch’esse.
Sembrami che le irrequietudini del pensiero vagabondo s’addormenterebbero dolcemente nella
pace serena di quei sentimenti miti, semplici, che si succedono calmi e inalterati di generazione
in generazione. — Sembrami che potrei vedervi passare, al gran trotto dei vostri cavalli, col
tintinnìo allegro dei loro finimenti e salutarvi tranquillamente.
Forse perché ho troppo cercato di scorgere entro al turbine che vi circonda e vi segue, mi è parso
ora di leggere una fatale necessità nelle tenaci affezioni dei deboli, nell’istinto che hanno i
piccoli di stringersi fra loro per resistere alle tempeste della vita, e ho cercato di decifrare il
dramma modesto e ignoto che deve aver sgominati gli attori plebei che conoscemmo insieme. Un
dramma che qualche volta forse vi racconterò, e di cui parmi tutto il nodo debba consistere in
ciò: — che allorquando uno di quei piccoli, o più debole, o più incauto, o più egoista degli
altri, volle staccarsi dai suoi per vaghezza dell’ignoto, o per brama di meglio, o per
curiosità di conoscere il mondo; il mondo, da pesce vorace ch’egli è, se lo ingoiò, e i suoi più
prossimi con lui. — E sotto questo aspetto vedrete che il dramma non manca d’interesse. Per le
ostriche l’argomento più interessante deve esser quello che tratta delle insidie del gambero,
o del coltello del palombaro che le stacca dallo scoglio.

E Runcisvalle pareva (4) un tegame
dove fussi di sangue un gran (8) mortito,
di capi (3) e di peducci (3) e d’altro ossame (1)
un certo guazzabuglio (1) ribollito (1),
che pareva (4) d’inferno il bulicame (1)
che innanzi a Nesso non fusse sparito;
e ’l vento (2) par certi (1) sprazzi avviluppi
di sangue in aria con nodi (1) e con gruppi (1).

La battaglia era tutta(18) paonazza (1),
sì che il Mar (5) Rosso pareva in travaglio,

• Quando si pensa a fantasticherie viene in mente Pulci
• Da idea del movimento incessante

Pag. 134 Rosso Malpelo
• Novella pubblicata per la prima volta nel 1878 sul "Fanfulla della domenica"
• Inserita nella raccolta Vita dei campi (1880)
• Un anno prima era stata pubblicata l'Inchiesta in Sicilia di Leopoldo Franchetti e Sidney
Sonnino, due studiosi positivisti che avevano fondato nel 1878, a Firenze, la "Rassegna
Settimanale", a cui collaborò Verga. Franchetti e Sonnino intendono infatti far conoscere le
condizioni di vita del Meridione e diffondere la consapevolezza di un problema sociale (le
cosiddetta "questione meridionale"). Il libro "Inchiesta in Sicilia" ma il cui titolo vero è La
Sicilia nel 1876 descrive le cause della decadenza economica siciliana: la corruzione delle
amministrazioni comunali, la politica fiscale che colpiva solo i poveri senza toccare i
proprietari, il problema della leva militare. Tra i problemi evidenziati è il lavoro minorile nelle
miniere: i ragazzi detti carusi vengono impiegati dai 7 anni e lavorano fino a 10 ore al giorno
portando i minerali fuori dalle miniere a 50 gradi centigradi
• Nello stesso periodo si discuteva anche di una legge sul lavoro minorile
• In questa novella, Verga matura la tecnica verista della narrazione che sarà alla base dei
Malavoglia

• Rosso malpelo è un minatore bambino vittima del pregiudizio e della miseria
• Malpelo si chiama così perché ha i capelli rossi. Ha i capelli rossi perché è cattivo
• La mamma lo vede ogni fine settimana quando Malpelo porta a casa i pochi soldi guadagnati.
C'è da temere che ne rubasse un po'
• Riga 8: il padrone della cava dice che i soldi che gli da sono anche troppi per un monellaccio.
Come se un malpelo dovesse essere pagato di meno.
• Suo padre, Mastro Misciu era morto nella cava per finire un lavoro pagato a cottimo
(svantaggioso per il lavoratore che cerca di sbrigarsi il prima possibile e cerca di lavorare il più
possibile). Aveva preso del lavoro in più per migliorare le proprie condizioni. Succede
l'opposto: Per terminare il lavoro un sabato sera, toglie un pilastro, il che causa una frana e
Mastro Misciu muore
• Il capo della cava stava guardando l'Amleto quando viene avvisato della morte e perciò
impiega un po' di tempo ad arrivare
• 29: "lo chiamavano Mastro Misciu Bestia" perché era troppo buono e per questo perde nella
battaglia per la vita. Mentre lavorava, si diceva che lo stava facendo per il pane, per il vino, per
la gonna di Nunziata, sua figlia.
• Lui è sopravvissuto a suo padre perché era malpelo, il diavolo. Dicono a Rosso che neanche lui
morirà a letto, proprio come suo padre
• Rosso è l'unico che scava per cercare di salvare suo padre.
• Per sfogare la sua rabbia, picchia un asino già magro "così creperai più presto". Lavora più
duro di prima perché è come se scavando levasse la sabbia di dosso a suo padre.
• 95: Quando qualcosa andava perso o qualcuno si faceva male, si sapeva che era stato lui.
Anche se non era stato lui, "sarebbe stato capace di esserlo" (146). Malpelo non cerca
nemmeno di difendersi perché sa che è inutile.
• Malpelo inizia a proteggere un bambino che era venuto a lavorare alla cava dopo essersi
lussato il femore. Lo chiamavano Ranocchio perché quando portava il corbello sulle spalle
sembrava che ballasse. Malpelo gli da un po' del suo pane per tiranneggiarlo.
• Malpelo, come gli asini, è fatto per la cava
• Malpelo picchia Ranocchio quando questo si lamenta del lavoro. Ranocchio è una sorta di alter
ego: quello da cui Malpelo si differenzia per rafforzare la propria identità.
• Malpelo è paragonato a un asino che viene calato nella miniera e rimane li finché muore.
• Logica economica dietro la morte di Mastro Misciu: aveva addosso dei calzoni nuovi. Fu
trovata solo una scarpa. Malpelo non volle più lavorare in quel punto della galleria per paura di
imbattersi in una parte del cadavere.
• Viene ritrovato il cadavere. Ha le unghie rotte proprio come il figlio. Era stato sotterrato vivo e
aveva cercato di liberarsi. La moglie rimpicciolisce i calzoni e la camicia per darli a Malpelo.
• Muore l'asino e viene buttato nella sciara.
• Malpelo e Ranocchio visitano la carcassa. C'erano dei cani che si litigavano per la carcassa.
Ranocchio li caccia con i sassi. Una cagna nera non ha paura dei sassi perché ha più fame degli
altri. Rispecchiamento tra quello che avviene tra gli animali e gli uomini. Anche malpelo
sopportava perché altrimenti non avrebbe potuto mangiare.
• 248: anticipazione. Il destino di chi va a perdersi nel ventre della montagna. Distensione di
pietre laviche nere. Essendo sciara, l'interno della montagna è anche il posto da cui esce il
fuoco. Simbolicamente una porta per l'inferno. È la fine che fa malpelo. Non muore ma
scompare.
• Ranocchio si ammala. Malpelo ruba dei soldi dalla paga per comprargli della minestra. Una
sorta di avveramento di quello che era stato detto all'inizio.
• Ranocchio smette di lavorare e "sua madre piangeva come se il figliolo fosse di quelli che
guadagnano dieci lire a settimana". Malpelo non capisce questo e pensa che la mamma
strillasse perché Ranocchio era sempre stato debole.
• Ranocchio muore
• Viene a lavorare uno che dicono fosse stato in prigione. Malpelo viene a sapere che la prigione
è un posto dove rinchiudono gente come lui e allora si incuriosisce di chi fosse quest'uomo.
• Dopo un paio di settimane di lavoro dice che preferisce stare in prigione piuttosto che vivere
come una talpa
• Malpelo chiede perché allora non vanno tutti in prigione
• Malpelo muore nella cava come suo padre: si perde mentre doveva esplorare un passaggio
• Mitopoiesi (poieo= io faccio, Tendenza caratteristica dello spirito umano consistente nel creare
miti o considerare miticamente fatti, eventi ecc.). Rosso costruisce il proprio mito
scomparendo senza lasciare traccia. Da idea che può essersi trasformato come in una divinità
di cui parlare sottovoce. Malpelo muore ma la narrazione di lui sopravvive - non si trovano le
ossa ma il discorso sopravvive. Riflessione anche metatestuale.

• Il narratore regredisce al livello culturale dei suoi personaggi. I pregiudizi vengono presentati
come logici e oggettivi. Come se uno dei personaggi fosse il narratore (prospettiva interna). A
questo contribuiscono anche le citazioni di detti popolari.
• Caratteristica della Narrativa verghiana è lo sguardo pietoso nel confronto dei deboli sconfitti.
• Anche se il narratore si nasconde dietro al punto di vista dell'altro (terza persona, punto di vista
interno variabile) in quanto ci sono parole non attribuibili all'autore ma ai personaggi, non
manca il controllo del narratore. Quello che pensa emerge dal contrasto tra quello che succede
e ciò che ne dice la gente. Distribuisce alcuni elementi che portano a dire che in realtà Malpelo
non era come veniva percepito dall'esterno:
• Nessuno cerca di salvare Misciu tranne Malpelo. Tutti pensano a quanto lavoro ci vuole.
L'unico che viene trovato a scavare con la schiuma alla bocca è malpelo
• Narratore interviene nelle rappresentazioni
• Corrispondenza tra padre e figlio che si cercano. Complessità di personaggio come
Malpelo: è ingiustizia di non trattarlo come essere umano. Con le corrispondenze l'autore
ce lo mostra. Lo contrappone all'inumanità di tutto ciò che lo circonda.
• Anche il furto dei soldi è un a contrapposizione
• Questo racconto evidenzia la logica economica che domina la realtà dei minatori siciliani. Nel
caso di Ranocchio, si presuppone che il dolore per la perdita di un figlio debba essere
proporzionale al danno economico. Malpelo viene tirato fuori dalla cava ogni sabato sera solo
perché deve portare la paga della settimana a sua madre. Si vuole ritrovare il cadavere del
padre perché indossava dei calzoni quasi nuovi.
• I rapporti umani sono regolati dalla violenza come si usa con gli animali. Malpelo esprime il
suo affetto per Ranocchio picchiandolo. L'assimilazione allo stato bestiale è sostenuto dalle
similitudini tra persone e animali
• Malpelo si evolve nel corso della novella. Prende coscienza della sua condizione.
Rassegnazione nei confronti dei pregiudizi si trasforma in consapevolezza delle leggi della
natura. È portavoce del pessimismo dell'autore
• Arriva alla conclusione che non c'è rimedio al dolore se non la morte. Decide così di accettare
la missione pericolosa


La Lupa (pag. 144)
• Pubblicata per la prima volta nel 1880
• Come in Rosso Malpelo, il titolo consiste nel soprannome del protagonista emarginato per la
sua diversità. Qui si tratta di una donna che trascina il marito della figlia in una relazione
tragica.

• Rappresentazione fisica negativa della lupa: bellezza tipica delle giovani anche se non è più
giovane, pallida (bellezza malata è molto presente nel decadentismo)
• Labbra fresche e rosse che "vi mangiavano" parla ai lettori maschi. Lupa non è solo oggetto di
desideri ma anche soggetto di desiderio
• Chiamata così perché non era mai sazia
• Maricchia, la figlia della Lupa è disperata perché nessuno l'avrebbe voluta sposare avendo una
madre così snaturata, anche se aveva una buona dote
• Lupa si innamora di un soldato, Nanni che lavora nei campi vicino a casa sua. Innamoramento
viene rappresentato come qualcosa che "arde le carni" amore fisico, carnale. Non dice "ardere
il petto". Desiderio la spinge a portarla ad avere un modo di lavorare fuori dalle regole per
seguire Nanni.
• Quando gli confessa l'amore, Nanni dice che vuole sua figlia.
• Maricchia non lo vuole, ma la Lupa la costringe ad accettare. Si sposano, vanno a vivere nella
casa della lupa, e hanno dei figli
• Un pomeriggio, la lupa porta del vino a Nanni che stava dormendo nei campi. Secondo un
proverbio siciliano, tra le tre e le sei del pomeriggio, uomini e donne oneste non se ne vanno
in giro. Per questo Nanni le dice di andarsene.
• Maricchia piange di gelosia e chiama la polizia. Nanni dice di non voler mai più rivedere la
Lupa perché è come l'inferno.
• Nanni continua a confessarsi, specialmente quando sta per morire a causa di un calcio di un
mulo.
• Nanni minaccia di ammazzarla se non la smette e lei dice "ammazzami, senza di te non voglio
starci"
• Si capisce che alla fine la ammazza (rosso dei papaveri)

• La lupa: la gnà Pina, chiamata dalla gente del posto la lupa perché non era sazia di niente,
aveva un irrefrenabile istinto sessuale che è paragonato ad una fame.
• La Lupa è uno dei personaggi più forti di Verga
• Il suo irrefrenabile istinto sessuale travolge i valori religiosi (fa innamorare il parroco, non va
in chiesa), sociali (lavora nei campi come gli uomini), morali siciliani. Anche il ruolo della
madre viene a mancare quando trascina il marito della figlia in una relazione distruttiva.
• Le donne si fanno il segno della croce quando passa: è animalesca e demoniaca. La sua
fascinazione è un incantesimo
• Punto di vista: fino a "vi mangiavano" è del narratore. Poi diventa esterno - voce collettiva
"cagnaccia". Il narratore assume il punto di vista popolare tramite l'artificio della regressione:
• Ricorso ai proverbi
• Punto di vista variabile: non si schiera con uno dei personaggi
• Similitudini tratti dal mondo contadino
• La sintassi che ricalca il parlato deittici (come "due occhi grandi così") e pleonasmi
("cosa gli date a vostra figlia")
• Non ci sono precise coordinate geografiche o temporali
• Gli occhi neri ritornano in modo ossessivo. Il colore rosso che prefigura l'imminente
spargimento di sangue apre e chiude il racconto (le labbra, i papaveri)
(Nanni è lo stesso personaggio che stacca la scure per ammazzare la lupa nell'altra storia.)









Ciclo dei vinti, inizialmente intitolato la marea
Verga scrive soltanto due su cinque romanzi perché si esaurisce. Il progetto era rappresentare la
lotta per la vita nelle diverse classi sociali
• Mondo popolare di acitrezza (Malavoglia)
• La corsa al salto di un contadino che vuole diventare borghese. (Mastro don Gesualdo)
• Scipione
• In ambito borghese
• In ambito della nobiltà
Viene chiamato "Ciclo dei vinti" o "la marea". Progetto che significativamente rimane in quel
mondo rurale. Come se quello fosse quello che gli interessasse rappresentare.

Malavoglia (1881)
• Il nucleo narrativo era stato anticipato in Fantasticheria (1879)
• Doveva essere il primo romanzo di un ciclo di 5. Doveva rappresentare lo stadio più
elementare della lotta per la vita, limitata al pane quotidiano
• Il titolo originario è Padron 'Ntoni
• Ambientato ad Aci Trezza, villaggio di pescatori vicino a Catania
• L'etica della famiglia è un valore centrale. Nel Mastro Don Gesualdo, l'ossessione per la roba
lo porta a trascurare la famiglia. Le due cose si escludono a vicenda.
• Assenza di denuncia sociale è quello che caratterizza il verismo rispetto al naturalismo
• Tecnica narrativa: Verga vuole dare l'impressione che l'opera sia "fatta da sé":
- Il narratore non è onnisciente ma assume il punto di vista di personaggi diversi o corale
(della comunità) attraverso il discorso indiretto libero -> uno degli artifici narrativi più
comuni nella letteratura naturalista e verista. Il discorso indiretto implica la presenza di
un narratore onnisciente ed è quindi insufficiente per la letteratura verista. Il discorso
diretto può essere usato solo in un dialogo. Il discorso indiretto libero è una mediazione
nella quale l'autore riporta i pensieri del personaggio senza virgolette e quindi li presenta
come oggettivi.
- Il lessico e la sintassi sono propri del parlato (semplici e ripetitivi) e vengono citati molti
proverbi. Tuttavia, non usa il dialetto per non limitare il pubblico e per non
compromettere l'unità d'Italia. L'influsso del dialetto si può maggiormente cogliere per
quanto riguarda il piano sintattico: paratassi (≠ipotassi) - accostamento di molte frasi
dello stesso ordine, deittici, pleonasmi, anacoluti
- Effetto dello "straniamento": i valori negativi della società vengono presentati come
oggettivi e normali

Prefazione ai Malavoglia (pag. 156)
- "Studio sincero e spassionato" di come nasce in una famiglia umile il desiderio di stare
meglio.
- "Studio" - al pari di un'opera scientifica
- "Sincero" - obbiettivo sul piano morale e non sul piano oggettivo
- "Spassionato" - esclude ogni partecipazione emotiva. Verga dichiara questo anche se in
realtà per lui è un modo di entrare in contatto con il mondo lasciato alle spalle.
- Questo mondo è il più facile da studiare perché si tratta ancora di necessità basilari. Nei
romanzi successivi del ciclo, i meccanismi potranno essere osservati con meno precisione.
- Verga delinea il progetto del ciclo dei vinti: esaminare l'umanità attraverso lo studio di
personaggi sempre più complessi.
- Il progresso fallisce e la sconfitta c'è in qualunque strato sociale.
- Riga 29: sembra visione positiva ma è ricoperta di ombre
- Concezione deterministica delle dinamiche psicologiche: "il meccanismo delle passioni" (7)
- Il linguaggio si deve adattare al soggetto e "individualizzarsi". In questo caso è semplice e
schietto come la realtà dei pescatori. Man mano che si sale nelle classi sociali diventa qualcosa
con cui si gioca. Il linguaggio fa sempre più lavoro di nascondimento.
- Ruolo del narratore: deve sembrare che siano le cose stesse a parlare, che la storia sia fatta da
se. Il narratore si nasconde nel discorso indiretto libero.
- Il soggetto può essere detto solo in una forma che rispecchia il contenuto del soggetto. Il
linguaggio deve rispecchiare il contenuto. Lessico, registro, modo di costruire le frasi deve
rappresentare la verità.
- Verga riconosce il progresso (quello del pensiero positivista) ma dice che deriva da ipocrisie e
egoismi individuali. Nella realtà il progresso contiene egoismo, sofferenza, ecc. la letteratura
si propone il compito scientifico di andare a vedere quello che c'è al di la di questo progresso
complessivo. Gli uomini non sono mossi da aspirazioni moralmente elevate. Il suo interesse è
per i vinti che la corrente della fiumana ha trasportato sulla riva. La Fiumana è qualcosa di
grandioso ma anche di poco controllabile. Immagine di una scena di panico. Vuole
rappresentare il destino delle persone che vengono calpestate e soccombono. Movimento
incessante in cui sei inserito a tuo malgrado.
- Vuole dimostrare che in ogni strato sociale ci sono i vinti per il motivo di voler migliorare il
proprio stato sociale.

Temi importanti dei malavoglia
• Etica familiare
• Contrapposizione con il villaggio
• Ribellione di N'toni
• Tentativo di miglioramento delle condizioni economiche

Pag. 159 Cap. 1
- Un tempo i Malavolgia erano molto numerosi - origini mitiche, idea di un passato migliore del
presente. Adesso sono rimasti solo i malavoglia della casa del nespolo.
- Buona e brava gente di mare: opposto di quello che sembra dal nomignolo. In realtà si
chiamano Toscano
- L'unità è alla base della saldezza della famiglia: "per menare il remo bisogna che le cinque
dita s'aiutino l'un l'altro". Padron N'toni mostrava il pugno che sembrava di legno di noce
quando diceva questo proverbio
- La famiglia era come le dita di una mano: padron N'toni è il dito grosso, poi il figlio
Bastianazzo, poi sua moglie, la Longa, poi i nipoti N'toni, Luca, la Mena (Sant Agata perché
tesseva), Alessi, e Lia. Rispetto delle gerarchie
- 1863: N'toni va al militare a Napoli nell'esercito del regno d'Italia. Non riescono a trovare un
difetto che lo esenti dal servizio. Questo evento, l'irruzione della vita moderna, segna l'inizio
della fine. Padron N'toni è avverso alla repubblica in quanto è un'entità estranea anche se non
sa che cosa sia. Rappresenta il problema di un'unità imposta e non scelta.
- N'toni saluta Sara. La Longa è gelosa di questo saluto
- In una lettera da Napoli, N'toni scrive che le donne là vestivano gonne di seta e che si
vendevano delle pizze buonissime per strada (vedi B della scheda). Viene sedotto dalla vita
cittadina. Le sue lettere sono piene di lamentele e di richieste di soldi. Rifiuto dell'etica
familiare del dovere e del sacrificio
- Manda un suo ritratto
- 145: la Longa "sembrava una gatta che avesse perso i gattini"
- Padron N'toni compra dei lupini avariati a credito da Campana di legno. Piedipapera li mette
d'accordo sul prezzo da pagarsi a rate. Campana di legno (zio crocifisso) fa finta di cedere.
- Bastianazzo deve portare i lupini a Riposto, un paese a 20 chilometri da Acitrezza
- La Longa ha un presentimento ma nessuno gli da peso perché "le donne hanno il cuore
piccino"
- Quando la provvidenza parte, la Longa guarda verso la montagna tutta nera di nubi - presagio
- 207: padron N'toni: "scirocco chiaro e tramontana scura, mettiti in mare senza paura" - ha
torto
- Il capitolo si chiude con "e questa fu l'ultima sua parola che si udì"

- Narratore assume un punto di vista interno. La similitudine all'inizio "come i sassi della strada
vecchia di Trezza" fa riferimento a una caratteristica del posto nota solo agli abitanti del
villaggio
- Il tentativo di farsi commercianti, anche se per necessità, costituisce un tentativo di migliorare
le condizioni economiche e sociali della famiglia. È quindi un'infrazione della morale fissata
dai proverbi.

Pag. 167 Cap IV
- Bastianazzo e Menico, il figlio di una vicina, muoiono affogati
- Il corpo di Bastianazzo viene restituito dalle onde ed esposto in casa
- Gli abitanti del villaggio affollano la casa - scena corale. Dai loro dialoghi emerge l'egoismo
che domina la comunità. I discorsi sono tutti incentrati su questioni di interesse economico. La
morte di Bastianazzo non viene considerata dal punto di vista umano e affettivo. Tutto questo
contrasta con il genuino dolore dei Malavoglia.
- Portano cibo
- La Santuzza dice "beato lui! È morto in un giorno segnalato...A chi vuol bene dio manda
pene"
- Compare Turi arriva a dire che il vero disgraziato è lo zio Crocifisso che perde il credito dei
lupini
- Padron cipolla: il temporale è stato una grazia di dio perché non pioveva da molto tempo e ci
sarebbe stata la fame.
- Padron N'toni: ora siamo rovinati ed è meglio per Bastianazzo che non ne sa nulla

Pag. 171 Cap XI
- Da questo capitolo inizia quello che la critica ha definito "il romanzo di N'toni". N'toni
manifesta la voglia di andarsene ma le parole aspre del nonno e le preghiere della madre lo
convincono a rimanere. Dopo la morte della madre, decide tuttavia di partire. Tornerà dopo
poco, ma incapace di riinserirsi nella vita familiare, inizia a frequentare cattive compagnie e
finisce in carcere.
- Vedi C
- Ogni volta che si parla di partire, come fa adesso N'toni, la Longa pensa a Bastianazzo che
non è più tornato. La partenza si identifica con la morte
- Vedi D
- N'toni ha un vago desiderio. Quando il nonno gli chiede cosa faranno quando saranno ricchi,
risponde che andranno a mangiare pasta e carne.
- Il discorso indiretto libero assume anche il punto di vista di N'toni.

Pag. 176 Cap. XV
- Finale del romanzo. Padron N'toni muore in ospedale. Dei malavoglia sono rimasti solo la
Mena, corteggiata da compare Mosca, e Alessi che ha sposato Nunziata.
- Sorride un'ultima volta quando gli raccontano che hanno riscattato la casa del nespolo.
- Alfio Mosca chiede a Mena di sposarlo siccome rimarrà sola una volta che Alessi si sposa e
lui ha il carro e il mulo. Mena non accetta dicendo che nessuno la sposerebbe dopo quello che
è successo con Lia. Non vuole rinnovare le voci su di lei.
- 91: N'toni è mutato che non lo si riconosce. Il cane gli abbaia perché non l'ha mai conosciuto.
Intertestualità con Ulisse che torna che non trova il suo cane ad aspettarlo e non lo riconosce.
N'toni è un eroe sconfitto: torna affamato.
- 107: nessuno saprà chi sono: desiderio di disappartenenza, ricerca di un altro io, non vuole
essere l'eroe sconfitto. Gli altri lo rimandano a un'immagine di se che non gli piace. Va a
trovarli di notte perché tutti lo conoscono nel villaggio.
- Rapporto con assenti. Tristezza nel vedere le cose che sono cambiate. Lui torna in un posto
che credeva essere rimasto uguale. La memoria del posto rimane statica. Idea del tempo che è
passato e di estraneità.
- Ricostruiscono la casa e ogni cosa viene fatta come avrebbe voluto il nonno. Recuperano la
stabilità sociale insieme alla morale di famiglia, l'infrazione della quale aveva portato alla
rovina.
- Pulcini: vita che rinasce
- Intratestualità: inzuppava il cuscino di lacrime.
- L'ombra degli assenti come Lia, N'toni e il nonno continua a gravare sulla vita dei presenti.
- N'toni è il protagonista del finale del romanzo. Matura una coscienza superiore e sceglie un
destino diverso.
- "Ora che so ogni cosa devo andarmene" - sa delle perdita irrimediabile e di un passato, una
giovinezza, di un contatto con il vero.


Scheda

A) Mena (Sant Agata): personaggio conservatore ed esemplare per antonomasia. Anche lei
sconfina rifiutando Alfio. Lui parte e torna più ricco mentre Mena cade in disgrazia. Personaggio
tragico nell'essersi condannata alla privazione della felicità in nome di regole sociali.
"Si udiva il rumore di qualche carro che passava nel buio...che andava per mondo il quale è tanto
grande". Carro che passa rimanda a uno spazio potenzialmente infinito che sta percorrendo.
Meccanismo leopardiano. Nel momento in cui è concepibile che c'è qualcosa al di fuori, c'è uno
spazio in cui prende consistenza reale. Questo avviene all'interno di mena. Ma mentre Mena
concepisce qualcosa che non le appartiene, N'toni si muove.

B) nel battesimo (adesso non più), si mettono alcuni grani di sale in bocca al neonato. Avere sale
in zucca. Simbologia dell'intelligenza. Per padron N'toni c'è un rovesciamento. Pensava gli fosse
stato dato lo zucchero.
Padron N'toni faceva leggere le lettere a persone di partiti politici diversi. Idea di lettera che
viene dall'esterno come qualcosa di indecifrabile. Incomprensibilità dell'altrove per padron
N'toni. Lui ragiona solo per proverbi (passo che sta nel libro)

C) "Tornavano da Trieste, o da Alessandria d'Egitto, insomma da lontano" - l'altrove nella
percezione di chi sta dentro è tutto uguale anche se sono altrove estremamente diversi. Questi
due personaggi spendevano molto all'osteria, addirittura più di padron cipolla. Uno degli
elementi che manifesta l'alterità è legato al denaro.
"N'toni, quando la sera tornava a casa, non trovava altro che le donne". Per N'toni c'è la
negazione dell'alterità. Dove però la parola altro compare. Non trovava qualcosa di diverso ma
trovava sempre le donne. Nel dire così, fa comparire "altro" nel testo. Altro corrisponde al
desiderio di N'toni.
Momento didattico in cui il capo famiglia giudica il passaggio di conoscenza fatto attraverso le
storie. Indovinelli hanno risposta precostituita. Narrazione di N'toni è un'interferenza, storia
eversiva perché parla dell'altrove. In quel luogo li si allena al medesimo, a chinare la testa e
andare avanti ancorati al proprio luogo.
Figure di Alessi e N'toni vengono contrapposte. Chi desidera l'altrove e chi pianifica. In N'toni
c'è lo sconfinamento. Alessi pianifica il futuro al di la del momento presente: quando cresce dice
di voler sposare la Nunziata. La persona con cui immagina di stare insieme è quella che gli sta
vicino, qualcosa di limitrofo.

D) Esperienza dei marinai serve come paragone per confrontare quanto stanno guadagnando.
Anche padron N'toni giudica quanto guadagna, ma rispetto ai bisogni che ha, qualcosa di
concreto. Quello che lo porta a imbarcarsi con i lupini. N'toni invece non ha bisogni materiali.
Si mette all'interno (sull'uscio con le spalle al muro) rivolto verso l'esterno.

Ogni giorno si torna a fare la stessa cosa come l'asino di compare Mosca. L'asino di rosso
malpelo viene buttato nel burrone e rosso va a vederlo con ranocchio. Quello che per rosso è
condizione, sorte terribile ma inevitabile, qui viene vista come qualcosa da dispregiare da parte
di N'toni. Rosso: gusto macabro della continuità con l'asino mentre qui N'toni prende le distanze.
Saggezza di padron N'toni impedisce movimento, sogno, limita. Considera la felicità
nell'abbassamento delle pretese nei confronti del mondo e della realtà.
"Era meglio che non mi avesse partorito, mia madre" - Nascita come distacco dalla terra nativa.
Partorire viene immaginato come sorta di partenza. Fantasia di non essere stato partorito perché è
quello che lo ha messo in quella condizione di desiderio. Senso politico dell'ingiustizia. Chi vede
il fuori vede l'ingiustizia in cui vive. N'toni vuole fare fortuna. Padron N'toni: "ad ogni uccello
suo nido è bello"
"Vedrai cos'è quando non potrai più dormire nel tuo letto". Padron N'toni ha in mente "non potrai
più" perché sarai altrove. Alla fine, il problema dell'impossibilità di N'toni è quella di rientrare,
ritornare, anche quando desidera farlo. Quando si allontana, quel posto non gli appartiene più
completamente.
N'toni rifiuta di considerare se stesso secondo quell'immaginario di bestia. Il recupero di una
dimensione più umana. Il bestiario parla della vitalità di una dimensione di vicinanza con la
natura, ma in N'toni la sua umanità è il desiderio. Anche se non ha progetto in testa.
"Guardati dall'andare a morire lontano dai sassi che ti conoscono" - Sassi personificati
Tu hai paura della povertà perché è come se si stesse ingabbiando il desiderio di N'toni di andare
fuori e recuperare la propria umanità. Molto coercitivo nei confronti di N'toni.
Appare di nuovo "non ha fatto altro" questa volta riferendosi alla Longa che non ha fatto altro
che il suo dovere. Piange perché suo figlio vuole andare via. Tentazione di muovere le gambe
associato a scatto di crescita. N'toni vuole andare perché è cresciuto. Prima non avevi voglia di
andare via come uno Zingaro - simbolo di nomade e anche dell'altro.

'Ntoni
- N'toni incarna l'eroe moderno. Nonostante questo, Alessi rifonda la casa: dopo la distruzione
delle 5 dita che si devono aiutare, lui riesce a ricostruire la vita. Nel formicaio dei malavoglia
alcuni rimangono attaccati all'ombrellino. Nonostante questo, Alessi ricostruisce il formicaio.
Alessi rappresenta la vitalità ed è legato all'immagine del formicaio. Figura di N'toni mette in
crisi il sistema. Chi torna dall'esterno, è mutato e vede la quotidianità con occhi mutati. N'toni
produce una breccia, spaccatura in questo mondo
- N'toni si muove tra identità (acitrezza dove si parla il suo idioma) è alterità
- Torna dopo essere stato soldato e non riesce più a vivere acitrezza come prima
- 2 fattori che sovvertono:
• LUPINI: desiderio di cambiare stato sociale
• N'toni che torna dal viaggio
- N'toni è personaggio chiave che muovendosi crea la storia e mette in comunicazione due
mondi diversi. Lo stesso verga è qualcuno che è scappato ed è andato via dalla Sicilia. Non
può essere neutrale. Elemento carico di riflessione su aristos bios.
- Elemento irrequieto che critica dall'esterno con l'occhio di qualcuno che ha visto che c'è
qualcos'altro. Questo lo porta a un'impossibilità di ritorno.
- Contrapposizione tra mondo rurale che non può essere modificato e un personaggio moderno
che non può fare altro che allontanarsi dall'isola madre e rimpiangerla sempre da altrove.
Modo fondamentale che si ritrova nei maggiori scrittori siciliani: Pirandello e sciascia


Mastro Don Gesualdo (1889)
• Pubblicato a puntate sulla rivista "Nuova Antologia"
• Si narra la parabola del protagonista Gesualdo Motta dall'ascesa sociale, al declino che culmina
con la morte
• Ambientato a Vizzini, vicino a Catania dal 1820 al 1848
• Anche dopo la sua ascesa sociale, l'aristocrazia continua a disprezzarlo. La moglie non lo ama
• Durante i moti del 1848, i compaesani fomentano l'odio contro di lui
• "Mastro" indica il suo passato umile mentre "don" indica il suo status da ricco. La loro
coesistenza esprime una contraddizione: il protagonista non è nessuno dei due. La sua ascesa
lo conduce alla perdita della propria identità
• Gesualdo è un modello di virtù per il suo spirito di sacrificio, la sua intelligenza, e la sua
energia. L'etica del sacrificio tuttavia, non è sorretta da convinzioni morali ma dall'ossessione
per la "roba" -> questo lo porta alla rovina
• Sposa una donna che non lo ama e dopo una vita di fatica muore in solitudine
• Il discorso diretto si alterna a quello indiretto libero

Passo tratto dal mastro don Gesualdo: "egli invece non aveva sonno..." Da ne aveva portate in
poi è la voce del personaggio che parla. Il narratore non è tuttavia completamente nascosto. Non
dice Gesualdo pensava che... Il narratore cede la parola a mastro don Gesualdo senza soluzione
di continuità


Novelle Rusticane (1883)
• Raccolta di 12 novelle uscite nella rivista Libertà
• Rispetto a vita dei campi, qui predomina una visione più cupa del mondo agreste. I personaggi
non hanno più dimensione eroica e condividono un destino di miseria
• La logica economica soffoca ogni valore e affetto
• Maggiore presenza della storia come la spedizione di Garibaldi e la fine del regno borbonico
• Tecnica narrativa: porta l'effetto dello straniamento all'estremo

Pag. 183 La Roba
• Novella pubblicata per la prima volta nel 1880
• Narra l'ascesa sociale di Mazzarò che da povero contadino riesce ad accumulare sempre più
roba grazie a sacrifici disumani e alla sua intelligenza. Diventa un ricchissimo possidente.
• La sua morte rivela l'assurdità della rincorsa della roba e della vita sacrificata

• Paesaggi ampi che vanno di pari passo con la sintassi che gli accumula
• Ci si perde all'interno della sintassi come all'interno di questi spazi. "Domandava" (3) è il
verbo della principale
• Tutto quello che il viandante vede passeggiando è "roba" di Mazzarò. Figura di Mazzarò viene
introdotta attraverso la prospettiva di un viandante
• 23: Iperbole: "pareva che fosse di Mazzarò perfino il sole che tramontava". Non possiede
soltanto la terra ma anche le creature che ci vivono.
• Si dilunga molto a descrivere la roba di Mazzarò per dargli spazio fisico nella pagina
• Sembra un gigante disteso per tutta la terra.
• 29: è "ricco come un maiale"
• Ha la "testa come un brillante" - sa gestire bene le sue ricchezze e ha molte idee per come fare
soldi. Narratore si fa portavoce delle dicerie popolari sul personaggio.
• Prima era un bracciante sulla stessa terra che adesso possiede. Quelli che prima gli davano
calci adesso gli danno dell'eccellenza
• Non si è montato la testa. L'unica cosa che è cambiata è il cappello: prima portava il berretto
mentre adesso porta il cappello di seta nera
• Mangiava cose poco costose come pane e formaggio
• Non beve, non fuma, non ha il vizio del gioco e delle donne. Appare come eroe invincibile
immune a tutti i vizi.
• Contrasto tra il potere di Mazzarò e la misera vita che conduce
• La roba è tutto quello che ha al mondo. Non ha famiglia
• È analfabeta (firma con la croce)
• Il barone che prima era il capo di Mazzarò adesso vende tutta la sua roba a lui tranne lo
stemma nobiliare di famiglia.
• Il denaro non è "roba" e perciò appena aveva dei soldi comprava altra roba. Quindi è vero
quando risponde a chi gli chiede soldi di non averne.
• Lo disturba il pensiero di non potere portare la terra con se dopo la morte. Secondo lui, è
un'ingiustizia
• Quando scopre che sta per morire, impazzisce e dice alla sua roba di venire con lui
• Con il bastone picchia anitre e tacchini. È come se cercasse di distruggere la roba perché non
può venire con lui e non sa a chi lasciarla.

• Per esaltare la roba, il narratore assume il punto di vista di Mazzarò
• Discorso indiretto libero
• La sua mancanza di valori morali è presentata come del tutto normale: La madre gli era costata
12 tari, e i debitori che lo supplicano di non gettarli in miseria sono delle "seccature"
• Alla fine il narratore prende le distanze dal personaggio. La sua onnipotenza si arresta davanti
alla morte. La scena conclusiva è comica e rivela la follia della religione della roba.
• Mazzarò è anche una figura storica presente nel mondo rurale del secondo Ottocento, quando
si passò dal latifondo di proprietà dell’aristocrazia alla nuova azienda borghese.
• L’autore sottolinea come a questo mutamento strutturale delle campagne non abbia corrisposto
un’analoga trasformazione nelle dinamiche sociali: gli oppressi di ieri sono pronti a diventare
gli spietati padroni di oggi. Si tratta di una visione pessimistica, che si ricollega all’influenza
del determinismo darwiniano.



Riassunto

Narrazione
Punto di vista variabile. Narratore onnisciente attraverso discorso indiretto libero: senza
virgolette si riportano pensieri e parole di altri personaggi su quel personaggio -> narratore tende
a scomparire. Messaggio viene frastagliato.

Quadro storico
Seconda rivoluzione industriale. Cambia il modo di produrre. Nuove condizioni economiche che
sono in contrasto con il mondo contadino legato al passato. I malavoglia rappresentano l'idea
della piccola società inserita all'interno della lotta darwiniana per la vita. È il conflitto tra un
mondo contadino arcaico e la modernità che tende alla distruzione di questo mondo. Questo è
incarnato nella linea narrativa e nella vicenda dei malavoglia. Vanno in rovina cercando di
migliorare la loro condizione economica. La scelta di 'N'toni non può accordarsi con i vecchi
ideali tradizionali. Vengono accostati due mondi. Un mondo di trasformazione contrapposto a un
mondo di conservazione. Alessi vs N'toni.

La Sicilia
La produzione che riguarda la Sicilia di verga affonda le radici nella questione meridionale.
Sicilia percepita come il luogo per eccellenza in cui la lotta per la vita è particolarmente dura e in
cui le condizioni di vita sono precarie. Questa ingiustizia diventa molto evidente. Considerazione
politica ed economica ma anche esistenziale.
[Pirandello riflette sulla mente umana vedendo questo problema dal punto di vista sociale. Ruoli
sociali. Ciò che sei veramente non è afferrabile. Si può affermare solo le immagine che gli altri ti
vedono addosso. Come ciampico che rinchiude la sua moglie. Adesso non può più stare
tranquillo. Il mio "pupo" - Fino a quando non lo sapeva nessuno, il mio pupo era salvo. Adesso
che è diventato fatto pubblico che la sua moglie lo tradisce, è cambiato tutto. Deve ammazzare il
padrone (c'era il delitto d'onore). Dicendo che lei pazza, si salvano i puoi di entrambi gli uomini.]
Sciascia lavora più sulla politica e la mafia, il potere e come il potere ha lavorato storicamente in
Sicilia.
Gesualdo Bufalino - altro scrittore siciliano. Scrive sulla isolitudine - Sicilia è un altro mondo.
Siciliani hanno rapporto complesso con questa isola.
Don Giovanni in Sicilia: viene portato a Milano e inizia a comportarsi come un perfetto
milanese. Torna in Sicilia e sprofonda in un lunghissimo sonno.
Bell'Antonio di Brancati.
Elio vittorini : siciliano che si sposta al Nord e collabora con Calvino. Racconta del ritiro in
Sicilia come luogo di infanzia. Sicilia come luogo di partenza, ingiustizia sociale, regole sociali
molto ferree, terra della mafia, terra di chi è partito, tutti gli scrittori se ne vanno e quindi terra
dell'infanzia dove vorrebbero ritornare ma dove il ritorno non è possibile. "Le donne di Messina"
"ritorno in Sicilia"

Bestiario
in fantasticheria, Nella lupa, e nei paragoni di malpelo asino: paragoni con animali sono
fondamentali. Tema di rapporto uomo animale. È anche di rispecchiamento. È stato elaborato
nella letteratura. Animale che rappresenta aspetti umani. Lupa rappresenta l'essere affamato.


------------

- Leopardi non crede al progresso e le chiama ironicamente"magnifiche sorti" ecc


Domande compito
• Il romanzo fosca di Tarchetti
• È stato riscoperto recentemente
• È estraneo alla poetica scapigliata
• Ebbe un travolgente successo
• X Fu un modello per verga
• Padron N'toni di verga
• È la storia di un raccoglitore di olive
• X È il primo nucleo dei malavoglia
• Viene pubblicato nel 1874
• Precede la composizione di Nedda
• Nei romanzi mondani di verga, la Sicilia
• Costituisce ambientazione principale
• X È completamente assente (ambientati nei salotti aristocratici milanesi)
• È il luogo da cui si sfugge verso l'altrove
• È presente come punto di partenza e ritorno
• Il pubblico di eros tigre, era
• X Alto borghese
• Di intenditori
• Popolare
• Gruppo di amici
• Nella prefazione al romanzo Eva, verga prende le distanze da
• X Milano contemporanea
• Sicilia
• Costumi aristocratici (x)
• Massa popolare
• Il "bozzetto siciliano" Nedda
• Costituisce il primo nucleo dei malavoglia
• Modello di rappresentazione verista
• X Descrive la vita di una raccoglitrice di olive
• Narra le vicende di una giovane prostituta milanese
• Le lettere meridionali di pasquale villari
• X Denunciano la miseria del sud Italia
• Non concordano con l'idea di una questione meridionale
• Vengono recensite in termini entusiastici da capuana
• Sono espressione del nuovo naturalismo italiano


Differenza tra narratore nei promessi sposi e nei malavoglia
• Narratore che giudica
• Eclissi del narratore

Renzo Tramaglino e N'toni