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DIALOGORUM LIBRI o LIBRI sono 10 trattati di filosofia morale (varie tematiche filosofiche: vita, felicit, esilio, provvidenza) che

devono il loro nome alla forma (presenza di un destinatario) che tuttavia spesso non implica un vero e proprio dialogo; la cronologia molto discussa, la successione pi probabile questa: Consolatio ad Marciam (40 d.c.): alla figlia dello storico Cremuzio Cordo, per consolarla della perdita di un figlio; lo stile piuttosto convenzionale, vi la riflessione che la morte un destino comune ineluttabile, il figlio avrebbe potuto crescere malvagio. De Ira (41 d.c.): in 3 libri; dedicato al fratello Anneo Novato; natura del vizio, fenomenologia dei sintomi, i metodi per tenerla sotto controllo; l'ira pu essere tenuta sotto controllo dalla ragione, mentre hanno torto i filosofi peripatetici che affermano che questo vizio innato e talora utile; il finale del secondo libro contiene una feroce invettiva contro Cali, esempio di iracondia. Consolatio ad Helviam (42 d.c.): l'esilio solo un cambiamento di luogo Consolatio ad Polybium (43 d.c): smaccatamete adulatorio. De brevitate vitae (49-50 d.c.): dedicato a Paolino, prefetto dell'annona, affronta il problema della brevit del tempo secondo l'ottica del saggio, il quale consapevole che gli uomini sprecano il tempo a loro disposizione, salvo poi lamentarsi della brevit della loro esistenza. Purtroppo la maggior parte degli uomini perde il tempo in una miriade di occupazioni futili, per cercare ricchezze, successo o divertimenti. De constantia sapientis (55-56 d.c.): dedicato all'amico Anneo Sereno; sostiene la tesi stoica secondo la quale non possibile recare offesa al saggio, perch il suo unico bene la virt che non gli pu essere tolta; neppure gli oltraggi e lo scherno dell'opinione pubblica possono turbare il suo animo nobile e forte. De vita beata (58-59 d.c.): opera dedicata al fratello, divenuti Gallione dopo l'adozione; affronta il tema del rapporto tra felicit e virt. * Solo la virt il fondamento della vera felicit, anche se pochi possono vantare una virt perfetta: il sapiente pu accettare anche i beni terreni, purch sia pronto a staccarsene in ogni momento, quando la sorte che glieli ha affidati passer a ripredenserli. Espone la tesi stoica secondo la quale il saggio, vivendo nella consapevolezza che la virt il sommo bene, non pu non essere felice e non desidera altri beni oltre la stessa virt. De tranquilitate animi (61 d.c.): il dedicatario Anneo Sereno in crisi spirituale, afflitto dal taedium vitae, annoiato dallesistenza e non sa se dedicarsi allotium o ai negotia; Seneca suggerisce una via di mezzo, che tenga conto del contesto e delle condizioni politiche. Lideale supremo del saggio rimane la serenit dellanimo (euthymas = tranquillitas). De otio (62 d.c.): a Sereno; Seneca si ritirato da poco dalla politica attiva e vuole giustificare la sua scelta: se le circostanze esteriori non permettono di dedicarsi alla politica, allora bene salvare la coerenza e apprezzare i vantaggi della vita contemplativa, cercando di migliorare il proprio spirito. De providentia (forse degli ultimi anni): dedicata a Lucilio; affronta la problematica relativa alla provvidenza divina. Razionalit immanente: cosmo teso a un fine ultimo e di natura divina. Sventura = valenza etica e pedagogica DE CLEMENTIA (55-56): un trattato in tre libri dedicato a Nerone, di cui abbiamo il primo e parte del secondo. Lo scopo quello di proporre al giovane principe un modello ideale di buon governo, ispirato a principi di moderazione(=assolutismo illuminato): la clemenza una virt naturale, rivelatrice di un animo nobile e utile dal punto di vista politico, in quanto la mitezza del sovrano assicura la fedelt dei sudditi; la differenza tra re e tiranno consiste nel fatto che il primo punisce solo se spinto dalla necessit, il secondo per piacere di farlo; il sovrano deve dare prova di moderazione, perch leccessiva severit perde di efficacia. Seneca riconosce la necessit storica del principato (daltra parte il regime monarchico pi consono allidea di un cosmo governato dal logos) e presenta la monarchia come il miglior regime politico, ma si sforza di proporre un imperatore illuminato dai principi della filosofia (* interessante come la clemenza sostituisca la giustizia: il punto di riferimento non pi costituito da leggi ma dalla volont del principe), il cui limite al potere assoluto insito nella coscienza stessa del sovrano.

DE BENEFICIIS (58-62): 7 libri dedicati allamico Ebuzio Liberale e trattano il problema della beneficenza e della gratitudine NATURALES QUAESTIONES (62-63): 7 libri dedicati allamico Lucilio, composti dopo il ritiro dalla vita politica; sono un trattato di scienze naturali (anche le scienze naturali rientrano nel campo delle filosofie e sono pertinenti alla fisica), dedicato ai vari fenomeni celesti come le meteore luminose, gli aloni, larcobaleno, leclissi di sole, lorigine dei tuoni e dei fulmini, le acque della terra, le piene del Nilo, la formazione delle nubi, della pioggia, grandine, neve, venti, dei terremoti e delle comete. Si tratta di un testo compilativo che raccoglie la descrizione dei fenomeni e le ipotesi formulate da una serie di autori al proposito; spesso presentano argomentazioni di tipo filosofico morale. (Anche le scienze naturali rientrano nel campo della filosofia e sono pertinenti alla fisica). EPISTULAE MORALES AD LUCILIUM (63-64): sono 124 lettere divise in 20 libri, dedicate a Lucilio, un discepolo di Seneca, cavaliere campano con interessi letterari, poi procuratore della Sicilia. Gli argomenti sono vari, ma hanno come filo conduttore la ricerca della perfezione morale e della saggezza. Sono considerate il capolavoro assoluto dellautore. Si discute se sia un vero epistolario e se le lettere siano dettate da occasioni reali o se recuperi invece il genere dellepistola filosofica e siano state scritte con lo scopo di essere pubblicate, anche perch lo stesso Seneca dice che ha intenzione di scrivere per i posteri, per mettere a disposizione le esperienze e le verit da lui scoperte nel corso della sua esistenza. Inoltre egli sottolinea la differenza con lepistolario di Cicerone perch si propone di scrivere solo di argomenti importanti dal punto di vista morale e spirituale. Caratteristica di Seneca, che viene considerato lunico filosofo originale di Roma quella di presentarsi al discepolo non come un saggio che possiede la virt. quanto piuttosto come un uomo che, pur essendo pi avanti dellamico, ancora in cammino sulla strada della conoscenza e della saggezza, alla ricerca dellautarcheia e della perfezione morale. La scelta del genere epistola permette a Seneca di prendere spunto da circostanze reali, utilizzando uno stile semplice e colloquiale; le circostanze pi diverse offrono spunti di riflessione che toccano i grandi temi esistenziali, che vengono affrontati anche nelle altre opere di Seneca, le questioni della vita e della morte, delluso del tempo, della libert del saggio, che soprattutto libert interiore, i rapporti tra gli uomini, inclusi gli schiavi (servi, immo homines, servi, immo contubernales), lesistenza della provvidenza e di Dio. (intento pedagogico esortativo) Il nucleo del pensiero di Seneca indubbiamente stoico, ma vi sono contributi dellepicureismo, del platonismo e della diatriba cinica. La concezione della religione lo avvicina per certi versi al Cristianesimo STILE: estremamente conciso, ellittico e asimmetrico, utilizza periodi brevi (amputate sententiae), concentrando molti concetti in pochissime parole; ricerca lespressivit e la brevitas e vuole colpire il lettore, hanno legami concettuali, ma non grammaticali e logici e sullinconcinnitas; ricorre a numerose figure retoriche come metafore, iperboli, paradossi, parallelismi e antitesi; figure di suono: poliptoto, alliterazione.

Segue Seneca opere. L' Apokolokyntosis (o Ludus de morte Claudii, come si trova nei codici) stato scritto sicuramente nel 54; il termine deriva dal greco ed la parodia del termine "apoteosi": invece che divinizzazione*, zucchificazione, cio trasformazione in una zucca, in quanto il defunto imperatore presentato come uno zuccone, un inetto: racconta le vicende di Claudio che, giunto nell'Olimpo per esservi accolto tra gli dei, spaventa addirittura Ercole per la sua deformit (alto, canuto, zoppicante, con la testa mossa da un tremito continuo) e per la sua incapacit di parlare in modo comprensibile (si diceva infatti che fosse balbuziente). Si riunisce poi il concilio degli dei che viene rappresentato come una seduta del senato romano; alla fine tutti si esprimono contro la sua divinizazione; viene allora condotto negli inferi e sottoposto ad un processo sommario, simile a quelli che si svolgevano sotto il suo governo e viene dapprima costretto a giocare a dadi per l'eternit con un bussolotto forato e poi costretto a divenire schiavo di un libert (con evidente allusione al fatto che si diceva che in vita fosse stato in balia dei liberti). E' un esempio di satira menippea, genere nato nell'ambiente della filosofia cinica, la cui invenzione attribuita a Menippo di Gadara nel quale gli argomenti sono trattati in modo aggressivo, polemico, ironico e dal punto di vista formale sono un misto di prosa e versi (prosimetro). E' caratterizzato anche dalla parodia con citazione di passi poetici greci e latini in contesti del tutto incongrui. Tragedie: sono 9 coturnate, pi una decima praetexta, Octavia, in cui si narra della morte della prima moglie di Nerone, fatta uccidere per sposare Poppea, sicuramente scritta in epoca posteriore in cui Seneca compare come personaggio. Gli argomenti riprendono il ciclo troiano (Troades, Thiestes, Agamemnon) o tebano (Oedipus, Phoenissae, Hercules furens, Hercules Oeteus) Medea, Phaedra gi trattato nel teatro greco e ripreso poi dai latini di epoca arcaica. Il modello greco senza dubbio Euripide, anche Sofocle, molti richiami anche ad altri generi letterari della cultura latina, Orazio, Virgilio, Ovidio. Sono le uniche tragedie del teatro latino che ci sono giunte complete ed hanno avuto una grandissima importanza nello sviluppo del teatro successivo, nel teatro italiano del '500-600 e poi con Shakespeare. Sono tragedie di parola ed ancora oggi non sappiamo quando sono state scritte e per quale scopo, se con fini didattici o proprio dopo il fallimento della politica di Seneca, volta all'affermazione di un dispotismo illuminato. Non sappiamo neppure se siano state concepite per la rappresentazione o la lettura drammatizzata (recitato). Dal punto di vista tematico sono rappresentate passioni folli, dominante il tema della lotta per il potere e quello tra il furor e la mens bona, la saggezza. Gli eroi sono spesso negativi, non a caso alcune sono donne, come Medea e Fedra che costituiscono nel mondo antico la personificazione dell'irrazionalit. La Medea di Seneca viene concepita fin dall'inizio come una figura infernale m preda a passioni folli come l'eros e Pira, dedita a pratiche di stregoneria, la Fedra giocata sulla contrapposizione tra furor e ratio con la sconfitta di quest'ultima. Nel Tieste, a cui il fratello Atreo imbandisce le carni dei figli il protagonista quest'ultimo, figura del tiranno guidato da un folle delirio di onnipotenza e di vendetta. Secondo alcuni il dramma allude alle vicende della dinastia giulio Claudia ed ai delitti di cui si macchiarono i suoi membri. Alla fine della tragedia si ha Fimpressione di un universo dove domina il caos che l'esatto contrario del logos stoico. Per accentuare la tensione drammatica vengono ripresi elementi del repertorio epico e tragico spettri, sogni, visioni, delitti, suicidi con notevole precisione del racconto, dominano il macabro ed il linguaggio fortemente espressionistico; si parla in questo caso di barocco imperiale Ghhjhnb buhjn jb hnjbhu. Bbgvg. Vcffxm. J ciao come va cbee. Adesso dokvri ca