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Krizia Sorci, Lettere Moderne.

LELEGIA (ETA AUGUSTEA)


Di fronte alla scelta di integrazione nel programma politico augusteo, fondato sulla partecipazione civile e
sulla restaurazione degli antichi valori di Roma, alle convenzioni sociali per cui un giovane romano doveva
fare carriera politica e militare, un matrimonio importante, dei viaggi per servire lo stato e ampliare il
patrimonio, i negotia, i poeti elegiaci esaltano invece il ritiro nel provato, in funzione dell amore (doloroso e
tormentato) per una sola donna, che egli chiama domina: padrona, signora. La relazione non pu avere
prospettive matrimoniali in quanto la donna in questione spesso una di facili costumi (e la legislazione
augustea, le leges Iulae, ponevano divieti a riguardo), incline al tradimento, pronta a passare a un amante
pi ricco. Ma il poeta schiavo di questo amore, servus amoris e conduce per lei un esistenza ai margini
della societ, in una vita che egli stesso chiama di nequitia, cio di inettitudine e dissolutezza, di incapacit
di reagire di fronte alla tirannia dellamante, caratterizzata dalla duritia, uninsensibile ostinazione con cui
rifiuta di corrispondere allamore del poeta, un atteggiamento indifferente e sicuro di s. La loro vita un
otium letterario e c un rifiuto per i mezzi con cui ci si procura il denaro, non per il denaro in s, che anzi
loro necessario accanto a donne cos avide e amanti del lusso. Quindi come scelta di vita mos maiorum
e societ augustea / come scelta di genere epica. I poeti elegiaci hanno creato quelle scene che oltre il
tempo e i generi sono presenti in tutte le storie damore: lincontro, linnamoramento, la confessione, la
scena di gelosia, la riconciliazione, il distacco, laddio, la morte. Queste caratteristiche sono tipiche proprio
dell elegia latina perch, anche se essa deriva da quella greca, vi sono sostanziali differenze: vi si rif infatti,
solo riguardo la lingua, quella essenziale e raffinata di Callimaco. Mentre se ne differenzia per la soggettivit
e il carattere autobiografico, dato dalla spinta iniziale dei poeti neoterici, in particolare di Catullo. Il 1 vero
elegiaco latino fu Cornelio Gallo, poeta innamorato di una donna di classe inferiore, una ballerina a lui
infedele. La sua produzione per quasi tutta persa. Poi avremo Tibullo, Ovidio e Properzio e infine Ovidio:
con lui lelegia assume toni meno dolorosi e i suoi Amores segnano la fine dellelegia latina.

TIBULLO

Le sue elegie sono raccolte in 4 libri chiamati CORPUS TIBULLANIUM, in cui si parla della solita relazione
elegiaca, che ha come protagonista anche una donna chiamata Nemesi, che in greco vuol dire vendetta,
punizione, nome emblematico dunque. La cosa che distingue Tibullo dagli altri elegiaci lo spiccato amore
per la campagna, che vede come un rifugio di fronte all ansia del carrierismo e della guerra, ma anche a
quella causata dallamore! Prova di ci sono le forme verbali quando si parla di campagna: congiuntivi
desiderativi e futuri.

PROPERZIO

Nasce in Umbria nel 50-48 a.C., la madre lo fa studiare a Roma, ma ben presto lui abbandona per dedicarsi
allelegia, che ruota attorno a Cinzia. Fra le donne cantate dai poeti antichi, Cinzia forse la pi reale:
Properzio descrive cos minuziosamente i suoi tratti e i suoi atteggiamenti che si riescono a visualizzare i
suoi capelli e i suoi occhi neri o le lunghe mani affusolate, con trucco e parrucco curatissimi. Ci sono giunte
92 elegie divise in 4 libri. Nonostante i temi del suo genere, ottiene la protezione di Mecenate, che lo
accoglie nel suo circolo e lui stesso inizia ad adeguarsi allintento celebrativo voluto da Augusto, almeno
parzialmente (lultima sua elegia, lelogio di Cornelia, celebra lamore coniugale!). Aspetto importante il
distacco liberatorio dalla servit damore che avviene alla fine del 3 libro, simile a chi sopravvive a un
naufragio nel mare (amoroso ricorda metafora odi orazio): Properzio abbandona Cinzia con una
maledizione vendicativa e liberatoria, un giorno lei non avr pi la sua bellezza, ma solo pelle avvizzita. Ci
che distingue Properzio dagli altri elegiaci luso della mitologia: considerato a lungo un appesantimento
erudito, lui invece lo usa per esprimere situazioni esistenziali, accostando il mito a vicende personali per
farlo interagire con esse.

OVIDIO

Nasce nel 43 a.C., un anno prima delle Idi di Marzo. Questo significa che pur essendo di poco pi giovane di
Properzio e Tibullo, appartiene a un altro momento storico, completamente immerso nella nuova realt
imperiale, in cui il potere stesso ad organizzare la cultura ufficiale e a formare i poeti nelle scuole di
retorica: ne deriva una cura pi formale dei testi, con artifici retorici ben evidenti in Ovidio che, dopo una
fugace esperienza in ambito politico, si dedica alla vocazione letteraria con successo. Tuttavia, non compone
solo elegie: le sue opere si possono dividere in pi generi: ELEGIA Amores, opera di esordio, vicina a
quella di Tibullo e Properzio; ELEGIA EROTICO-DIDASCALICA Ars amatoria, in distici elegiaci, in cui
Ovidio un praeceptor amoris, scrivendo un vero e proprio manuale sulla conquista e la seduzione delle
donne con tono leggero e spregiudicato, attacchi ironici alla morale tradizionale ed esaltazione della vita
libertina; Remedia amoris, una sorta di appendice dell Ars amatoria, che insegnano come liberarsi di un
amore quando non interessa pi; Heroides, prova della voglia di sperimentare di Ovidio, 21 elegie in
forma di lettera in cui le mittenti sono eroine del mito che scrivono ai loro amanti con tono sentimentale e
patetico; POEMA MITOLOGICO Metamorfosi, pi di 12 000 esametri in 15 libri che hanno come unico
tema quello delle trasformazioni (250) di esseri umani e divini in un altro aspetto; POEMA CELEBRATIVO
I Fasti, un calendario delle feste e delle ricorrenze dellanno romano. Infine, un intrigo di corte con la
sregolata nipote di Augusto, Giulia Minore, lo fa cadere in disgrazia e muore esiliato. Con Ovidio, lelegia
raggiunge il suo apice, ma anche la sua fine: perch a differenza di Tibullo e Properzio, egli si dedicato a
pi generi, considerando la vita elegiaca un ideale insufficientedaltronde, una metamorfosi anche
questa, no?

LA LETTERATURA DELLA PRIMA ET IMPERIALE (GIULIO CLAUDI 14 a.c. 68 d.c.)


Nel 14 a.C. muore Ottaviano e cambia il rapporto fra potere e cultura: se infatti nellet augustea esso era
regolato dal mecenatismo illuminato, adesso la nuova organizzazione monarchica esige un controllo pi
diretto. Ci comporta una netta dipendenza del poeta dal princeps, che era obbligato da un lato a omaggi
espliciti e celebrazione adulatoria, dallaltro a una censura. Intanto, la dilagante immoralit, toccava anche
membri della famiglia imperiale (come la figlia di Augusto Giulia), a causa di biechi meccanismi di
successione. Dobbiamo infatti essere consapevoli che le notizie potrebbero essere in gran parte false
distorte perch la cultura era in mano alloligarchia, ai figli dei senatori, messi da parte dal potere del
princeps e dalla fiducia data ai liberti, privati da Tiberio o da Claudio, di quel compromesso augusteo che
conservava una sorta di equilibrio tra una vecchia facciata repubblicana e il nuovo potere monarchico. Ma
non tutte le voci sono sfavorevoli allimpero. A loro vantaggio scrive Velleio Patercolo (Historia Romana, in
due libri, dalla guerra di Troia a Tiberio, assai sintetica) e Valerio Massimo (Dictorum e Factorum
memorabilium libri novem, estratti di opere storiche che dovevano fornire degli exempla in quella
restaurazione degli antichi valori promossa prima da Augusto e ora da Tiberio) . A Tiberio succede Caligola
(figlio di Germanico), descritto come un tiranno dalle inclinazioni folli e mostruose, preso da un delirio di
onnipotenza, finch una congiura non lo uccise. Lo sostituisce Claudio, dipinto come malfermo di corpo e di
mente, ma che invece fa molte opere di bonifica. Succube delle mogli, la prima viene soppressa per i troppi
adulteri (voleva far eleggere imperatore lamante) e la seconda, Agrippina, uccider invece lui stesso con dei
funghi avvelenati, ma solo dopo aver fatto adottare a Claudio il figlio di primo letto: Nerone. Dato che ha
solo 17 anni, Seneca e Burro gli fanno da precettori: il quinquennio aureo. Nel 60, prende in mano il
potere, allontanando Seneca e avviando progetti faraonici. 4 anni dopo Roma brucia. Viene accusato
Nerone stesso, che invece accusa i cristiani, con la scusa di voler estendere la sua domus aurea (anche se
alcuni studiosi scoprirono poi che era gi stata allargata prima dellincendio). Ne susseguono numerose
congiure, a cui si uccise per sfuggire. Con lui, finisce la dinastia giulio-claudia, il senato proclama la damnatio
memoriae, facendo cancellare ogni cosa lo ricordasse e nomina imperatore Galba.

I letterati, rispecchiano il periodo di turbolenza in cui vivono: opere eccessivamente descritte, gusto per il
macabro, per il passionale, per il cupo e per leccesso in una sorta di barocco imperiale agli antipodi
dellequilibrio classico (Cicerone, Virgilio, Orazio).

Trattatistica filosofica Seneca


Tragedie Seneca
Epistole Seneca
Favole Fedro
Poema epico Lucano
Romanzo Petronio
Satira Persio e Giovenale

SENECA

Nasce a Cordova nel 4 a.C., venne a Roma a studiare retorica. Esempio vivente della constantia sapientis di
cui si faceva portavoce, Seneca nasce in Spagna e la sua vita viene condizionata dagli ultimi 3 imperatori
giulio claudi: Caligola invidioso della sua fama oratoria, Claudio lo esilia in Corsica in quanto coinvolto nella
congiura di Pisone e Nerone, di cui era precettore invano (fase detta quinquennio felice per la
collaborazione fra senato e principato, anche lui si render conto della natura mostruosa dellimperatore),
gli ordina la morte. La sua vita molto importante in quanto influenza le sue opere, determinate e scandite
dalle tappe della sua esistenza, costituendo appunto la sua imago vitae.

Fra le opere superstiti quelle di carattere filosofico occupano lo spazio maggiore. Alcune furono raccolte in
dodici libri di Dialogi, trattati su questioni etiche e psicologiche. Altre opere sono di carattere filosofico; le
Naturales quaestiones di carattere scientifico. Abbiamo inoltre 9 tragedie cothurnatae, cio di argomento
greco e 1 satira menippea. Il genere quello della consolazione, gi coltivato nella tradizione filosofica
greca: si costituisce attorno a un repertorio di temi morali (la fugacit del tempo, la precariet della vita, la
morte come destino ineluttabile delluomo, ecc) attorno ai quali ruoter gran parte della riflessione
filosofica di Seneca. Per comodit, possiamo dividere le opere in 3 fasi:

1) 1 fase perfezionamento individuale allinsegna dello stoicismo: bisogna eliminare le passioni che
impediscono lesercizio della ragione al fine di conquistare la libert interiore e il primo passo
prendere coscienza della propria condizione di malato, in preda cio al pathos (letteralmente:
alterazione dello stato normale di salute), alla passione. Essa uno stato di passivit, un lasciarsi
vivere. Il secondo passo prendere di nuovo possesso di s (vendica te tibi), ossia professare
lautarkeia, dominare se stessi, controllare il proprio tempo contro la iactura temporis (la perdita di
esso), dare una svolta radicale alla propria esistenza, sentirsi investiti di un compito. Ci comporter
un incrocio fra unascesi verticale dellio + azione orizzontale verso gli altri che lumanesimo
senecano. DIALOGORUM LIBRI, lunghi monologhi chiamati dialoghi solo per la struttura platonica
(conversazione, esposizione, predica affettuosa), 12 libri contenenti un trattato sullira, tre
cpnsolationes e altri trattati sulletica stoica. Introspezione psicologica.

2) 2 fase attivit pubblica, apertura alla dimensione politica con Nerone (anche se gli stoici si
astenevano dal farlo, ma Seneca vuole giovare alla societ in ogni modo e con ogni mezzo):
teorizzazione rapporti fra principe e sudditi DE BENEFICIIS, incentrato sul concetto di
beneficienza del monarca illuminato, DE CLEMENTIA, dedicato al giovane Nerone per far s che la
sua coscienza gli impedisse di governare con tiranniama la storia sment le aspettative del
maestro.

3) 3 fase delusione governo neroniano, forzato ritiro, ricerca dell interiorit: approfondimento
delle problematiche umane per i posteri EPISTOLEAD LUCILIUM, 124 lettere in 20 libri per dare
alla posterit la via del cammino verso la sapienza, alla costante ricerca di iuvare mortalem.

Il De brevitate vitae tratta il problema del tempo, della sua fugacit e dellapparente brevit di una
vita che tale ci sembra perch non ne sappiamo afferrare lessenza ma la disperdiamo in tante
occupazioni futili senza averne piena consapevolezza.
il De beneficiis (in 7 libri) tratta delle varie modalit degli atti di beneficenza, del legame fra
benefattore e beneficato, dei doveri della gratitudine che li regolano e delle conseguenze morali che
colpiscono gli ingrati (si sospetta unallusione al comportamento di Nerone nei suoi confronti);
lopera analizza il beneficio soprattutto come elemento coesivo dei rapporti interni allorganismo
sociale.
Lopera in cui Seneca aveva esposto pi compiutamente la sua concezione del potere il De
clementia, opportunamente dedicato al giovane imperatore Nerone come traccia di un ideale
programma politico ispirato a equit e moderazione. Il potere unico era il pi conforme alla
concezione stoica di un ordine cosmico governato dal logos, dalla ragione universale, il pi idoneo a
rappresentare lideale di un universo cosmopolita. Bisogna per avere un buon sovrano: e in un
regime di potere assoluto, lunico freno sul sovrano sar la sua stessa coscienza, che lo dovr
trattenere dal governare in modo tirannico. La clemenza che esprime un generale atteggiamento di
filantropica benevolenza, la virt che dovr avere il princeps.
Lopera principale della sua produzione tarda sono le Epistulae ad Lucilium, una raccolta di lettere di
vario argomento; se si tratti di un epistolario reale o fittizio questione di cui si continua tuttora a
discutere. Seneca introduce nella sua cultura un genere nuovo, quello della lettera filosofica
indirizzata ad amici, riprendendo i modelli greci di Platone e soprattutto Epicuro. Queste lettere
vogliono essere strumento di crescita morale verso la sapientia: permettono di instaurare un
colloquium, unintimit quotidiana che si rivela pedagogicamente pi efficace dellinsegnamento
dottrinale, concludendo ogni lettera con un aforisma. La forma epistolare accoglie bene la filosofia
senechiana, priva di sistematicit e incline alla trattazione di aspetti parziali o singoli temi etici.
Seneca propone lideale di una vita indirizzata al raccoglimento e alla meditazione, al
perfezionamento interiore mediante unattenta riflessione sulle debolezze e i vizi propri e altrui. Il
distacco dal mondo e dalle passioni che lo agitano si accentua parallelamente al fascino della vita
appartata e allassurgere dellotium a valore supremo, che non inerzia ma instancabile ricerca del
bene e della libert interiore. La conquista della libert interiore lestremo obiettivo che il saggio
stoico si pone.
Lo stile <<drammatico>>: Se fine della filosofia giovare al perfezionamento interiore, il filosofo dovr
badare alle res, non alle parole ricercate ed elaborate: non delectent verba nostra sed prosint: queste si
giustificheranno solo se - proprio in virt della loro efficacia espressiva, in forma ad esempio di sententiae o
citazioni poetiche contribuiranno a fissare nella memoria e nellanimo un precetto o una norma morale.
Questa prosa antitetica allarmonioso periodare ciceroniano affonda le sue radici nella retorica asiana. Il suo
tipico procedere mediante parallelismi, opposizioni, ripetizioni, frasette nervose e staccate, produce una
formulazione sempre concisa, fino a cristallizzarla nellespressione epigrammatica. La lingua e lo stile di
Seneca risentono della sua formazione culturale: la retorica (artifici persuasivi, arianesimo) e la filosofia
(predicatoria). Larchitettura del periodo ciceroniano era organizzata attorno a un centro sintattico intorno al
quale si articolavano le subordinate. Questo in Seneca si frantuma: ci sono solo piccole frasi autonome che
finiscono per essere sententiae che si imprimono nella mente. al calmo e armonioso fluire della prosa
ciceroniana si sostituisce dunque un modo di scrivere asimmetrico, fatto di frasi brevi alternate a frasi
lunghe, condite da artifici stilistici come: la metafora (mondo dellinteriorit), lanafora (effetto ritmico
martellante), lantitesi (apparenza vs. verit), lanalogia (trasposizione dellastratto nella vita quotidiana es.
scorrere del tempo=fiume).

Un posto importante nella produzione letteraria di Seneca occupato dalle tragedie: sono 9, tutte di
soggetto mitologico greco. Le uniche complete superstiti della letteratura latina, incentrate sulla critica alla
violenza dei tiranni e sullo studio dei vizi e delle passioni e, quindi, con intento pedagogico e i personaggi
che costituivano gli antiexempla. Rappresentano lanello di congiunzione fra la tragedia greca e il teatro
tragico moderno. 2 i temi dominanti: analisi psicologica della passione e politica. Si rispecchia dunque la
realt dellepoca: una visione cupa, con al centro lorrore.

A Euripide si rif la Medea, la cupa vicenda della principessa abbandonata da Gisone e perci
assassina, per vendetta, dei figli avuti da lui. Anche la Phaedra presuppone il celebre modello
euripideo (lIppolito): tratta dellincestuoso amore di Fedra per il figliastro Ippolito e del drammatico
destino che si abbatte sul giovane, restio alle seduzioni della matrigna, la quale si vendica
denunciandolo al marito Tseo, padre di Ippolito, e provocandone la morte. Il Thyestes rappresenta
invece il cupo mito dei Pelpodi (gi trattato in opere perdute di Sofocle e Euripide): animato da
odio mortale per il fratello Tieste, che gli ha sedotto la sposa, Atreo si vendica con un finto
banchetto di riconciliazione in cui imbandisce al fratello ignaro le carni dei figli.

Le tragedie di Seneca sono importanti anche perch in et giulio-claudia e nella prima et flavia llite
intellettuale senatoria sembra ricorrere al teatro tragico per esprimere la propria opposizione al regime.

Le varie vicende tragiche si configurano come conflitti di forze contrastanti (soprattutto alinterno dellanimo
umano) come opposizione fra mens bona vs. furor, fra ragione e passione. Un rilievo particolare, ha la figura
del tiranno sanguinario e bramoso di potere, chiuso alla moderazione e alla clemenza, tormentato dalla
paura e dallangoscia, che d luogo a frequenti spunti di dibattito etico su un tema, appunto quello del
potere, che occupa un posto centrale nella riflessione senecana.

Anche se c un rapporto col modello, Seneca tiene con esso un atteggiamento che, rispetto a quello tenuto
dai tragici latini arcaici, denota maggiore autonomia. Il linguaggio poetico delle tragedie ha la sua base
costitutiva nella poesia augustea. Le tracce della tragedia latina arcaica si avvertono soprattutto nel gusto
del pathos esasperato, nella tendenza al cumulo espressivo e alla frase sentenziosa. Sul teatro di Seneca
grava il marchio della retorica asiana, percepibile nella continua tensione, nellenfasi declamatoria, nello
sfoggio di greve erudizione. Spesso lesasperazione della tensione drammatica ottenuta mediante
lintroduzione di lunghe digressioni, esorbitanti rispetto alla consuetudine epica e soprattutto tragica.
Unopera singolare nel panorama della vasta produzione senecana lApokolokyntosis, una satira
menippea che tratta della deificazione di una zucca, di uno zuccone, parodia della divinizzazione di
Claudio decretata dal senato alla sua morte. Lopera alterna prosa e versi di vario tipo, in un
singolare impasto linguistico e stilistico. vi si racconta di Claudio che sull Olimpo viene rifiutato per
richiesta di Augusto e condotto agli Inferi dove subisce un processo per i suoi assassinii, la condanna
a giocare per sempre ai dadi con unurna sfondata e la schiavit verso un libero (proprio lui che li
aveva valorizzati)i si racconta di Claudio che sull Olimpo viene rifiutato per richiesta di Augusto e
condotto agli Inferi dove subisce un processo per i suoi assassinii, la condanna a giocare per sempre
ai dadi con unurna sfondata e la schiavit verso un libero (proprio lui che li aveva valorizzati)

FEDRO

Fedro ha una posizione assai modesta come individuo e, come poeta, non si pu definire un virtuoso;
pratica un genere letterario minore, tuttavia una delle massime glorie della letteratura latina. il primo
autore, nella cultura greco-romana, che ci presenti una raccolta di testi favolistici, concepiti come destinati
alla lettura.

La favola un breve apologo, cio un racconto essenziale, privo di indugi descrittivi, una narrazione
fantastica avente come protagonisti animali parlanti legati a ruoli fissi (leone=forza,volpe=astuzia,ecc..) che
racchiude una verit e un insegnamento pratico (promitio se allinizio, epimitio se alla fine) che
propone o sanziona determinati comportamenti umani. Nella favola trovano voce gli emarginati: essa
denuncia di malgoverno e disparit. Il suo realismo non dunque descrittivo, perch i protagonisti (come
per la satira) non possono ovviamente appartenere alla realt, ma sta in questa caratteristica di denuncia
velata! La favola trova una sua prima fioritura con lo schiavo greco Esopo: con il suo nome ci sono giunte
400 favole, che fissano i tratti del genere (personaggi fissi, personificazioni di concetti astratti, animali
antropomorfici, insegnamento morale, ecc..). Riguardo il mondo latino invece, prima di Fedro la favola non
era un genere autonomo, ma aveva solo trovato spazi occasionali allinterno di altri generi, come in Orazio e
in Lucilio. Fedro di origine tracia (penisola balcanica) e, giunto a Roma come schiavo, viene poi affrancato
e diviene liberto di Augusto, che lo assegna a mansioni amministrative e di insegnamento. Sotto il suo nome
ci giungono 93 Fabulae in senari giambici. Le sue favole esopiche sono allegorie del mondo umano: Fedro
ritiene infatti lumanit costituita non da individui, ma da tipologie contraddistinte di uomini, a cui affibbia
etichette varie: stultitia, aviditas, ecc.. Al contempo, ogni specie animale colta in un atteggiamento tipico
che consente la comparazione con la tipologia umana corrispondente alla caratteristica osservata! E cos
che luomo contemporaneo pu ancora riconoscersi nelle sue favole.

Gli autori di favole sono quasi sempre gli eredi di una tradizione narrativa, orale, popolare gi consolidata.
Quindi le favole di Fedro sono infatti indebitate alla tradizione esopica. Tuttavia, Fedro uno dei pochissimi
letterati romani che diano voce al mondo degli emarginati, non mancano accenni polemici verso la societ.
La sua opera ha un carattere satirico, che colpisce certi tipi umani e certe regole del vivere. Le sue favole
vogliono essere divertenti e insieme istruttive. Egli fu attivo sotto Tiberio, Caligola, e Claudio. I codici ci
tramandano poco pi di 90 favole, divise in 5 libri, e tutte in senari giambici. La lingua facile, al servizio
della conclusione morale, lo stile ha un ritmo narrativo accelerato dalla brevitas. Tuttavia, il senario
giambico d a Fedro la possibilit di dar valore anche alla favola.

LUCANO
Nasce a Cordova nel 39 d.C., fu nipote di Seneca e amico di Nerone. La sua formazione avviene a Roma ed
entra come brillante intellettuale alla corte di Nerone. Aderisce alla congiura di Pisone e una volta scoperto
il complotto riceve, come molti altri, lodine di darsi la morte.

Si conservato solo il poema epico di contenuto storico Bellum civile o PHARSALIA, rimasto
incompiuto per la sua morte. Il modo in cui Lucano ha scelto di trattare il proprio argomento si
risolve in unesaltazione dellantica libert repubblicana. Nelle mani di Lucano, infatti, il poema
epico stravolge le caratteristiche che gli erano state proprie nella tradizione letteraria romana fino ai
tempi di Nevio (Bellum Poenicum) e di Ennio (Annales): da monumento eretto a testimonianza delle
glorie dello stato e dei suoi eserciti, si trasforma nella indignata denuncia della guerra fratricida
(narra la guerra fra Cesare e Pomepeo a Frsalo nel 48), del sovvertimento di tutti i valori morali,
dellavvento del regno della ingiustizia. Lucano sembra prefiggersi il compito di smascherare
linganno: mostrare come il regime imperiale sia nato dalle ceneri della libera res publica. La via che
Lucano sceglie per sconfessare Virgilio in primo luogo il mutamento delloggetto: non si tratta di
rielaborare racconti mitici, ma di esporre, con sostanziale fedelt, una storia recente e ben
documentata, soprattutto universalmente conosciuta. A ragione si potuto parlare del poema
come di una sorta di anti-Eneide e del suo autore come di un anti-Virgilio. Infatti, si potrebbe
azzardare confronto (contrario) con lopera di Virgilio: 10 libri/12 libri; nascita dello Stato
Romano/Morte dello Stato Romano con la dittatura di Cesare. La cosa non piace a Nerone, che gli
impone il silenzio. Di conseguenza, Lucano diviene membro attivo della congiura di Pisone (in cui
attivo anche Seneca) contro Nerone. Si suicider a 26 anni, lasciando la Pharsalia incompiuta.
Tuttavia allinterno della Pharsalia nel proemio, lelogio di Nerone suona come una nota stridente:
nello stesso progetto del poema era insita la contraddizione fra la visione radicalmente pessimistica
dellultimo secolo di storia romana e le aspettative suscitate dal nuovo principe; che nel resto
dellopera non mai pi nominato. La Pharsalia non ha, come lEneide, un personaggio principale,
un vero e proprio eroe; lazione del poema ruota soprattutto intorno alle personalit di Cesare e di
Pompeo. Cesare, leroe nero del poema, domina a lungo la scena con la sua malefica grandezza. Il
furor, lira, limpatientia e una colpevole volont di farsi superiore allo stato sono le passioni che
maggiormente agitano il suo animo. Alla frenetica energia di Cesare si contrappone una relativa
passivit da parte di Pompeo: un personaggio in declino, affetto da una sorta di senilit politica e
militare. Lo stile di Lucano anticlassico: la Pharsalia dominata da un cupo pessimismo, dominato
dalleccesso, con frasi incisive e rotte, caratterizzazione dei particolari. Esempio lampante di ci
potrebbe essere questespressione: concordia discors, la concordia discorde che c fra Cesare e
Pompeo, ovvero laccettare la tregua, ma solo pensando al momento di trarne profitto! uno stile
ardens et concitatus, riferendosi anche allincalzante ritmo narrativo dei periodi, che si susseguono
senza freno e lasciano debordare parti della frase oltre i confini dellesametro. Per la spinta continua
al pathos e al sublime, lo stile di Lucano ha molti punti di contatto con quello delle tragedie di
Seneca. Lio del poeta praticamente onnipresente per giudicare e spesso per condannare in tono
indignato. La presenza di unideologia politico-moralistica si fa in Lucano ossessiva, invade il suo
linguaggio, si riduce a retorica.

PETRONIO

Se lautore del Satyricon il personaggio rappresentato da Tacito negli Annales, si tratta di Petronius Niger,
una sorta di eccentrico dandy dedito ai piaceri della vita entrato nelle grazie di Nerone. Riveste anche
cariche di prestigio: proconsole e console, ma cade presti in disgrazia quando accusato di far parte della
congiura di Pisone, cosa che lo condurr al suicidio. Come scrittore, Petronio nominato pochissime volte,
perci possediamo poche notizie riguardo la sua vita. Ci resta un lunghissimo frammento narrativo in prosa
e in versi del Satyricon. La parte che abbiamo copre parte dei libri 14 e 16 e la totalit del libro 15.

La storia si basa sull'interesse amoroso di Encolpio (protagonista e io-narrante), sempre in


compagnia di Ascilto, verso il giovane Gitone, parodiando in questo modo i romanzi greci che
narravano spesso di storie d'amore. Ma nel passato di Encolpio c unoffesa al dio Priapo, la cui ira
provoca molte peripezie. La vicenda costruita attorno a 3 nuclei narrativi:

1. La narrazione si apre con una discussione tra Encolpio e un retore sul tema della decadenza
dell'eloquenza. Il protagonista poi s'allontana per cercare Ascilto. Appena lo trova, i due sono forse
coinvolti in un'orgia. Scampatene, Encolpio apprende che Ascilto s' unito col suo amato Gitone. Da
qui la rivalit dei due personaggi che, separatisi, intraprendono due percorsi diversi, per poi
ricongiungersi in breve tempo. nella Graeca urbs in Campania, dove fanno i conti col sacrilegio
commesso nel tempio di Priapo: la sua sacerdotessa, Quartilla, costringe Encolpio e Ascilto ad
un'orgia come metodo di redenzione. In questa coinvolto anche Gitone. Terminata la vicenda,
ritornano tutti a casa.
2. Il racconto si sposta a casa di Trimalchione, un liberto arricchitosi immensamente. Qui s'apre la
famosa scena della "cena": occupando quasi met dell'intero scritto pervenutoci, l'episodio
costituisce la parte centrale dell'opera. La portata del cibo spettacolare e coreografica,
accompagnata da giochi acrobatici dei servi del padrone di casa e da racconti tra i commensali. I
convitati intrattengono poi una lunga conversazione, che tocca i pi svariati argomenti: la ricchezza
di Trimalchione, l'inopportunit dei bagni, la funzione del funerale, le condizioni climatiche e
l'agricoltura, la religione e i giovani, i giochi pubblici, i disturbi intestinali, il valore del vetro, il
destino, i monumenti funebri, i diritti umani degli schiavi: tutto offre uno spaccato, con punte di
chiara volgarit, della vita di quel ceto sociale, del mondo dei liberti di et neroniana in cui i principi
etici sono sovvertiti. A dominare su tutto infatti il denaro, il cibo, il sesso.
3. In seguito, Encolpio, allontanatosi dagli altri due compagni, incontra Eumolpo (che sostituisce
Asclito, uscito di scena dopo un litigio), un vecchio letterato che, notato l'interesse di Encolpio per
un quadro raffigurante la presa di Troia, gliene declama in versi il resoconto ( la celebre Troiae
halosis). I due diventano quindi compagni di viaggio, rivali in amore a causa di Gitone e dopo una
serie di avventure, che li vedono viaggiare per mare e rischiare anche la vita, si ritrovano insieme
nella citt di Crotone, dove Eumolpo si finge un vecchio danaroso e senza figli, ed Encolpio e Gitone
si fanno passare per i suoi servi: cos essi scroccano pranzi e regali dai cacciatori di eredit.
Nei frammenti successivi, Eumolpo recita un brano epico, in cui viene descritto il Bellum civile

fra Cesare e Pompeo, e successivamente si legge di Encolpio che, per l'ira di Priapo, diventato impotente,
vittima di una ricca amante che lo perseguita. Eumolpo, invece, scrive il suo testamento dove specifica che
gli eredi avranno diritto alle sue ricchezze solo se faranno a pezzi il suo corpo e se ne ciberanno in presenza
del popolo. Ma gli abitanti di Crotone saranno pronti anche a questo? Il finale non ci dato saperlo a causa
della frammentariet del romanzo!

Tutti gli elementi di datazione interni, cio desunti dal testo del Satyricon, concordano con una datazione
non oltre il principato di Nerone. La parte pi integra del frammento di narrazione che nelle sue grandi linee
continuo, il famoso episodio della Cena di Trimalcione. I critici moderni chiamano romanzi due testi
latini: il Satyricon di Petronio e le Metamorfosi di Apuleio.

Nel romanzo di Petronio non c spazio per la castit, e nessun personaggio un serio e credibile portavoce
di valori morali; ben diverso il romanzo greco damore e si pensato addirittura che il Satyricon sia, a
grandi linee, strutturato come una parodia di questo genere. La narrativa seria non sicuramente lunico
genere narrativo a cui Petronio poteva riferirsi. Un filone importante quello della fabula Milesia, una
letteratura novellistica che a partire dal I secolo a.C. ha grande fortuna ed caratterizzata da situazioni
comiche, spesso piccanti e amorali. Complessa la forma del romanzo: la prosa narrativa interrotta, con
apprezzabile frequenza, da inserti poetici. Il dato pi originale della poetica di Petronio forse la sua forte
carica realistica: il romanzo ha una sua storia da raccontare, la vita avventurosa di Encolpio, ma nel farlo si
sofferma a descrivere luoghi tipici e fondamentali del mondo romano. Loriginalit del realismo petroniano
sta nelloffrirci una visione del reale che critica quanto disincantata. Il tono della narrazione rimane
sempre ironico perch, ricordiamolo, la vita degli umili e le situazioni basse potevano essere
rappresentate solo in modi caricaturali e grotteschi, nelle forme del cosiddetto realismo comico. In realt
per, per quanto grottesco, il romanzo anche profondo: insito un senso amaro della realt, una latente
nostalgia del passato, una denuncia implicita sottile e a volte ambigua. Dal punto di vista stilistico, il
Satyricon una parodia dei romanzi erotici greci (qui la coppia omosessuale!), ma potrebbe esserlo anche
dellOdissea omerica (hanno in comune la tematica del viaggio e quella del naufragio). La lingua e lo stile
risentono della volont realistica dellautore: c una variet di registri notevole, in relazione al livello socio-
culturale dei personaggi, anche se il tono dominante medio-basso, specialmente nella Cena Trimalchionis,
in cui Encolpio, con sottile ironia commenta il degrado culturale dei liberti, che usano in continuazione
grecismi, neologismi e vivaci espressioni popolari. Sottili effetti ironici nascono continuamente dalluso di
modelli letterari elevati; richiami alla grande epica sono particolarmente frequenti.

LA RIVOLTA CONTRO LA REALTA DEL PRINCIPATO: satira, epigramma, favola, la musa pedestre.

PERSIO E GIOVENALE

Non necessario premettere che nella societ romana cerano ricchi e poveri (Inopes= in prefisso
privativo- +opes o umile da humus, terra), potenti e umili: la mobilit sociale era assai limitata. Possiamo
cogliere il recupero di questa quotidianit grazie a generi come lepistolario di Plinio il Giovane, la favola di
Fedro, la satira di Giovenale, che fissa le aspirazioni della plebe romana nella formula sarcastica panem et
circenses, cio pane per sfamarsi e giochi da circo per passare la giornata, e lepigramma di Marziale.
Riguardo questi ultimi due, da citare letichetta in cui lo studioso Mario Citroni li include: Musa pedestre.
Essa una durezza di stile satirico: con pedestre sintende uno scarso livello qualitativo, privo di originalit o
novit, mediocre, banale.

Tra questi per, sar solo la favola di Fedro (in quanto ex schiavo, liberto di Augusto) a esprimere veramente
lottica degli schiavi e degli emarginati sociali. Il punto di vista di Plinio il Giovane sempre quello di un ricco
possidente letterato e discorsi come quelli di Seneca (la migliore condizione di vita la povert in quanto
indirizza verso la vita interiore e spalanca le porte della felicit) non sembrano molto coerenti se si pensa
che lui stesso possedeva un patrimonio di trecento mila sesterzi! Le voci dei pi miserabili non sono giunte
fino a noi, prive della dignit necessaria per entrare a far parte della letteratura

Persio e Giovenale dichiarano di ricollegarsi alla poesia satirica di Lucilio e di Orazio. Le satire di Persio e di
Giovenale, pur se formalmente rivolte a un destinatario singolo, sono in realt dirette a un pubblico
generico di lettori-ascoltatori, di fronte ai quali il poeta si atteggia a censore del vizio e dei costumi. La forma
dellinvettiva (discorso violento, denuncia impietosa che abbassa e distrugge) prende il posto del modo
confidenziale e garbato, del sorriso autoironico che caratterizzava la satira oraziana.

Dal punto di vista stilistico, ricordiamo che la satira un genere tutto romano e quindi non condizionato
dalla tradizione. Cos, giunge a differenziarsi in: satira menippea che mescola versi a prosa e satira luciliana-
oraziana, che ha come metro stabile lesametro e come tono quello del sermo, cio della conversazione
(aggressiva in Lucilio, pacata in Orazio). Ci che unifica tutte le varianti per losservazione della realt e la
discussione delle problematiche relative alla morale, al costume, alla societ.

PERSIO: Persio nasce da una famiglia etrusca, ma rimane orfano e va a studiare a Roma, dove studia e vive
tra la fine del principato di Tiberio e gli anni centrali di quello di Nerone. Muore non ancora 28enne, nel 62.
Della sua non copiosa produzione Persio non pubblic nulla in vita: si prese cura delledizione delle sue
opere un amico, che pubblic il libro delle Satire. Dopo un componimento-prologo (costruito col verso
dellinvettiva) che polemizza contro le mode letterarie del tempo, seguono 6 componimenti satirici in
esametri dattilici, il metro ormai tradizionale di questo genere letterario.

Apprezzato per la sua intransigenza etica, la sua poesia si alimenta dal disgusto che lautore prova per la
triste situazione morale del suo tempo. Tuttavia, a questa penosa situazione legata al contesto socio
politico, il poeta non propone nessun rimedio oltre alla filosofia stoica come unica guida verso la saggezza.
E da sottolineare per, che Persio un giovane 30enne aristocratico, estraneo alle preoccupazioni materiali
e, per questo, la sua analisi risulta limitata: come avrebbe poi potuto andare oltre la denuncia tutta
letteraria di una realt di cui era solo parzialmente partecipe?! Egli avverte il disagio di vivere in una societ
corrotta, superficiale, tenuta in ostaggio da falsi valori e, per questo, si sfoga contro ci. Ecco, la sua satira
pi uno sfogo fisiologico che una protesta sociale!

Le sue SATIRE, pubblicate postume, sono 6 e constano di 650 esametri. I temi sono vari:
dallinvettiva contro i poeti del tempo che mirano solo a ottenere facili i consensi ai religiosi, che si
limitano a credere solamente quando hanno bisogno di aiuto da parte della divinit; dai giovani
maleducati (il giovin signore) ai precetti stoici di libert (intesa come controllo delle passioni).

Per Persio lo spirito polemico e lentusiastica aspirazione alla verit, trovavano nella satira lo strumento pi
idoneo ad esprimere il sarcasmo e linvettiva. La sua poesia anzitutto ispirata da unesigenza etica, dalla
necessit di smascherare e combattere la corruzione e il vizio, e si contrappone perci polemicamente alle
mode letterarie del tempo. Lo stoicismo di Persio non assume apertamente i caratteri dellimpegno politico;
inclina piuttosto verso un raccoglimento interiore che la condizione per praticare il culto della virt e che
mostra analogie con lesistenza appartata, la tranquilla atarassia degli epicurei. Ma Persio vuole scuotere il
lettore e mostrargli la cruda realt delle cose. A questo va ricondotta la peculiarit dello stile di Persio. La
lingua quella quotidiana, ma lo stile si incarica di deformarla, di forzarla ad esprimere una verit non
banale. Nella stessa direzione muove un altro tipico procedimento di Persio, cio luso audacissimo della
metafora, teso a esplorare rapporti nuovi fra le cose.

GIOVENALE: nato nel Lazio tra il 50 e il 60 d.C., da famiglia benestante. Ebbe una buona educazione retorica
e allattivit poetica arriv probabilmente in et matura, dopo la morte di Domiziano (96). La sua produzione
poetica costituita da 16 satire divise in 5 libri.

Abbiamo di Giovenale 16 satire ripartite in 5 libri, di cui gli argomenti vanno: dalla polemica contro le
declamazioni da salotto alla sfuriata per lipocrisia e lomosessualit, vista come pratica indegna dei romani;
dal consiglio imperiale convocato da Domiziano per decidere come cucinare un pesce alle donne viste in
chiave misogina; dalla maleducazione impartita dai genitori, che esortano i figli a inseguire solo successo e
soldi a una discussione contro il fanatismo portando ad esempio un caso di cannibalismo avvenuto in Egitto
legato a motivi religiosi.
Di fronte allinarrestabile dilagare del vizio sar lindignazione la musa del poeta, e la satira il genere
obbligato, il tipo di poesia pi adatto a esprimere la furia del suo disgusto. Al contrario di Orazio, Giovenale
non crede che la sua poesia possa influire sul comportamento degli uomini, giudicati prede irrimediabili
della corruzione: la sua satira si limiter a denunciare, a gridare la sua protesta. Giovenale rifiuta cio di
uniformarsi alla tradizione satirica precedente, razionalistica e riflessiva. Nella sua enfasi declamatoria, in
questo tono sempre teso nella denuncia e nellinvettiva, nonch nella fissit dei suoi bersagli polemici, si
sono ravvisati gli influssi delle scuole di retorica e delle declamazioni, che Giovenale avrebbe lungamente
praticato, e questa accusa di scolasticismo grava sempre sulla sua poesia.

La sua formula molto semplice: ribaltare il clich messo in circolazione dai cinici e dagli stoici (anche se
cera differenza se a dirlo era il cinico Diogene che viveva in una botte e lo stoico Seneca dalla rendita
ingentissima!) che professavano il contemptus divitiarum (il disprezzo della ricchezza). La povert non un
bene, anzi a Roma, questidea aveva salvaguardato lassetto sociale esistente, facendo in modo che chi
possedeva poco non provasse invidia per il ricco e non avesse speranze di cambiamento. Poco importava se
gli stoici per poi giustificavano la loro ricchezza dicendo anche: il saggio non accetta le ricchezze nella sua
anima, ma nella sua casa s, per far in modo che offrano maggiore materia alla sua virt. Cos, se lo stoico
diceva la virt premio a s stessa, Giovenale rispondeva lonest lodata, ma muore di freddo!
Tuttavia, anche con lui, per quanto indignata, la protesta sociale si arresta al momento della denuncia:
queste personalit erano pur sempre letterati, non tribuni della plebe o agitatori sociali.

Dal punto di vista stilistico, il poeta sfrutta la mescolanza dei livelli espressivi che la satira, essendo un
genere non codificato da modelli vincolanti, permette. Tuttavia predilige i nessi coincisi di taglio proverbiale
per incidere pi profondamente nelle coscienze. E, dato che molti suoi detti sono ancora in uso oggi (panem
et circenses, mens sana in corpore sano, probitas laudatur et alget, lonest lodata ma muore di
freddo)..direi che riuscito nellintento!

LET FLAVIA (69 a.C. 96 a.C.)


Nerone non lascia eredi e dopo la sua morte abbiamo l anno dei 4 imperatori: Galba, Otone, Vitellio e
Vespasiano. Questultimo, faceva parte di unantica famiglia di senatori, i Flavi, il che, in aggiunta alla lex de
imperio, che garantiva una sorta di collaborazione fra imperatore e senato, assicurava una pacificazione. E
un grande restauratore e un classicista: la cultura rispecchia la tranquillit del regno dei Flavi, dando vita a
un neoclassicismo. Infatti, i tre autori dell epoca flaviana, Stazio, Silio Italico e Valerio Flacco, sono diversi
ma accomunati dal fatto di essere imitatori di Virgilio, classicisti insomma! A Vespasiano succede il figlio
Tito, che muore prematuramente lasciando il trono al fratello Domiziano, che gode di una pessima fama: il
Nerone calvo! Domiziano limita il pi possibile la collaborazione con il senato, imponendo il terrore: una
congiura (che comprende anche suoi familiari) lo eliminer, facendo finire nel sangue anche questa seconda
dinastia.

Epica Stazio, Valerio Flacco, Silio Italico


Il sapere specialistico Plinio il Vecchio
Epigramma Marziale
Trattatistica pedagogica Quintiliano

STAZIO, VALERIO FLACCO E SILIO ITALICO


A causa di notevoli concordanze di gusto e clima colturale si tende a studiare come un gruppo a s stante i
tre poeti contemporanei Stazio, Valerio Flacco e Silio Italico. La poesia di questi tre autori assume come suo
referente classico lopera di Virgilio.

STAZIO: nasce a Napoli fra il 40 e il 50 d.C. Preso addirittura da Dante come guida per una parte del
Purgatorio, Stazio gode di un notevole successo. Scrive due poemi epici, ignorando la novit introdotta da
Lucano: la TEBAIDE, modulata sul modello dell Eneide, anchessa in 12 libri, che narra la lotta per la
successione dei figli di Edipo; l ACHILLEIDE, sulla giovinezza di Achille mascherato da ragazza dalla madre
Teti che voleva evitargli la guerra, rimasta incompiuta al secondo libro. Il suo stile alto, magniloquente.

Di lui possediamo anche le SILVAE, 5 libri di versi in vario metro; Stazio un letterato professionale, che vive
della sua opera (a differenza di Silio e Valerio).

I committenti delle varie poesie delle Silvae si rispecchiano in molte di esse, rivelandoci mentalit
e atteggiamenti di un ceto colto e benestante, spesso occupato nel sistema del governo e della
burocrazia imperiale. Emergono i valori che guidano questo sistema sociale: da un lato il
ripiegamento sulla vita privata (passione per le arti, consumi di lusso), dallaltro lideologia del
pubblico servizio inserito nelle strutture del potere imperiale. I metri dei vari componimento
spaziano dallesametro ai versi lirici. Il poeta si mostra perfettamente inserito in una societ
gerarchica, entro una rete di autorevoli protettori che ha il suo centro immobile nel simulacro
divinizzato del principe. La nuova funzione di questa poesia si pu definire estetizzante, nel senso
che deve rendere belli e gradevoli oggetti, uomini e gesti.

VALERIO FLACCO: la vita ci praticamente ignota ed egli non fa accenni autobiografici. LArgonautica, in 8
libri di esametri un poema epico, incompiuto, dedicato a Vespasiano, con riferimenti a Tito. Nel suo
poema ripudia la linea storica di Lucano, a parte qualche spunto celebrativo nei confronti di Vespasiano.

E infatti rigorosamente un poema mitico il suo, che riprende il mito degli Argonauti gi trattato dall
omonimo poeta greco di Apollonio Rodio (gli argonauti erano navigatori che parteciparono con
Giasone alla conquista del vello doro fino ai confini del mondo, imbarcandosi sulla nave Argo):
punto cruciale della storia linnamoramento di Medea, principessa che accoglie leroe venuto da
lontano, Giasone, anche a discapito della propria genteuneco che ricorda il IV libro dellEneide!
Medea uccider il fratello per Giasone, ma far anche uccidere con linganno (alle sorelle di
Giasone) il padre che non voleva dargli il trono. Per questo vengono esiliati e dopo 10 anni lui la
lascia per sposare unerede al trono. Medea le uccide il fratello e il padre e, per assicurarsi che non
abbiano eredi, anche i figli (avuti con Giasone)! Si risposa e vuole lasciare al figlio il trono di Atene,
ma Teseo (figlio del marito che per non lo sa) torna e lei tenta di ucciderlo, se non che il padre lo
riconosce!

Pur riprendendo quasi tutti gli episodi principali dal poema di Apollonio Rodio, mira ad una riscrittura del
tema argonautico in gran parte autonoma. La sua rielaborazione appare guidata dalla ricerca delleffetto:
accentuazione del pathos e drammatizzazione, visualizzazione, concentrazione del modello e conseguente
gusto per la brevit dellespressione. Elegante e raffinato nel particolare, nel dettaglio descrittivo, nella
notazione psicologica, nel quadro isolato, Valerio fallisce spesso nella creazione di strutture narrative
articolate: difetti di chiarezza e linearit. La narrazione di Valerio Flacco esaspera la propensione virgiliana
allo stile soggettivo, a rendere cio situazioni e avvenimenti attraverso il punto di vista e le sensazioni dei
vari personaggi. Ne risulta un testo narrativo assai difficile, spesso oscuro, che si caratterizza come
estremamente dotto.
SILIO ITALICO: nasce intorno al 26 d.C.; fu avvocato politicamente legato a Nerone. Dedic gli ultimi anni al
suo ampio poema storico, i Punica, in 17 libri di esametri. E poema epico per celebrare la storia, ma al
contempo unisce ad esso una vena mitica: un poema storico (Ennio, Nevio) + mitico (Virgilio). Largomento
la II guerra punica (si parte dalla maledizione di Didone su Enea) e PUNICA anche il titolo dellopera. Ma
Silio Italico non ha la stoffa del poeta e lopera di presenta come il risultato di un uomo colto, ma non
ispirato.

I Punica sono il pi lungo epos storico latino a noi giunto. I 17 libri raccontano la seconda guerra
punica dalla spedizione di Annibale in Spagna al trionfo di Scipione dopo Zama. La linea
annalistica testimonia la volont del poeta di collegarsi alla pi imponente trattazione
monografica in latino. Il parallelo pi ovvio dei Punica sono gli Annales di Ennio, che fornivano un
esempio canonico per la composizione di unepica anno per anno; un altro precedente arcaico,
certamente meno diretto, era Nevio, lautore del Bellum Poenicum: anche lui presumibilmente il
destinatario di un omaggio alla memoria. Ma limpulso fondamentale dellopera venne dallEneide.
La guerra di Annibale presentata come una diretta continuazione di Virgilio: originata dalla
maledizione di Didone contro Enea ed i suoi discendenti. Per una meccanica estensione della
struttura dellEneide, Giunone continua ad avversare i discendenti dei Troiani e, al tempo stesso,
mantiene il suo ruolo di protettrice di Cartagine. I lettori di Silio sono chiamati ad accettare senza
problemi non solo le convenzioni dellepos virgiliano, ma addirittura di quello omerico.

PLINIO IL VECCHIO: il sapere specialistico

Nasce a Como nel 23 d.C., fu un efficiente cavaliere al servizio della corte imperiale. Tutte le sue opere sono
andate perdute, tranne la Naturalis historia, presentata al nuovo imperatore Tito.

Uno sforzo di sistemazione del sapere evidente in tutta la cultura romana della prima et imperiale, e si
esprime soprattutto in opere di tipo manualistico. I tempi sono sempre pi maturi per lo sviluppo di vere e
proprie enciclopedie, intese come inventari delle conoscenze acquisite. La Roma imperiale conosce una
grande espansione dei ceti tecnici e professionali: medici, architetti, esperti in acquedotti e reti fognarie,
agronomi, amministratori. Nello stesso tempo, la curiosit scientifica si afferma anche come forma di
intrattenimento, di consumo culturale. Gli autori si presentano spesso come viaggiatori, che raccolgono
materiale di prima mano. Non cera ancora n sistema canonico di regole del genere, ma bisogna riconoscere
che la Naturalis historia uno dei testi antichi meglio organizzati e consultabili.

Frontino: come Plinio, Frontino si segnala per zelo sia nella carriera che nellestensione di opere a carattere
tecnico. Il De aquis urbis Romae una buona trattazione dei problemi di approvvigionamento idrico a Roma.

MARZIALE e lepigramma

Nacque tra il 38 e il 40 d.C. in Spagna. Di Marziale ci resta una raccolta di Epigrammi distribuiti in 12 libri:in
totale pi di 1500. Trasferitosi a Roma dalla Spagna (come Seneca, Lucano, Quintilliano,ecc..) deciso a
sfruttare la sua ottima formazione culturale, stringe amicizia con Domiziano che lo investe di ruoli
importanti. Ma quando questultimo sottoposto a damnatio memorae, non riesce a ingraziarsi Nerva e
Traiano (bench anche Traiano fosse spagnolo!) e torna in patria, amareggiato anche dalla consapevolezza
che la societ di Roma, come forse quella di ogni tempo, preferiva ai poeti e agli intellettuali i cantanti, i
mimi e i gladiatori.
Un aspetto importante della cultura letteraria dellet dei Flavi, nel clima di restaurazione morale che la
caratterizza, la tendenza al recupero del genere poetico pi alto, lepica; ma si assiste anche alla diffusione
e al cospicuo successo di un genere come lepigramma. Il termine viene dal greco ed equivale al latino
inscriptio: esso nasce infatti come iscrizione poetica commemorativa, encomiastica o dedicatoria, per lo pi
funeraria. Nel mondo latino invece, dopo Catullo e i neoterici che lo usavano per esprimere emozioni e stati
danimo, con Marziale (e solo con lui diventa forma letteraria di primordine, con dignit e struttura fissa che
diverr canonica) diventa un breve testo occasionale che fissa sulla pagina momenti della realt colti con
una visuale satirica, ma non priva di valenza riflessiva, e chiuso da una battuta a sorpresa. Il suo metro il
distico elegiaco. La differenza fra la satira e lepigramma sta nel fatto che, mentre nella prima la
presentazione di un comportamento va di pari passo al suo giudizio morale, il secondo solo realistico, lo
rappresenta (comicamente) e basta: anche se, di fatto, ovvio che se lautore mette in ridicolo certi
comportamenti, la condanna c..implicita, ma c!

Marziale far dellepigramma il suo genere esclusivo, lunica forma della sua poesia, apprezzandone
soprattutto la duttilit, la facilit ad aderire ai molteplici aspetti del reale. La variet, la mobilit di un genere
agile come lepigramma sono i pregi che Marziale polemicamente contrappone ai generi illustri, allepos e
alla tragedia. Con lui lepigramma acquista una fisionomia e una forma tipica, diventa un meccanismo
comico costruito appunto in funzione del fulmen in clausola, della stoccata finale. Una scelta di poesia
realistica come quella che Marziale pratica comporta un linguaggio e uno stile aperti alla vivacit dei modi
colloquiali e alla ricchezza del lessico quotidiano. La tecnica di Marziale seguiva uno schema-tipo: una prima
parte descrittiva o narrativa che presenta la situazione e una battuta finale inattesa. I versi sono pochissimi
(entro la decina), per far s che il messaggio sia pi incisivo. Per lo stesso motivo, il linguaggio quello della
brevitas: limpido.

QUINTILIANO

Nato in Spagna nel 35 d.C., si reca a Roma per studiare retorica finch Vespasiano lo incarica di organizzare
una scuola di retorica sovvenzionata da lui stesso, il che rende Quintiliano il 1 maestro stipendiato dallo
Stato e un pedagogista ante litteram! Egli sostiene infatti lanalogia padre/figlio = maestro discepolo, ossia il
rispetto filiale; il maestro come modello umano; limitazione (non mera, ma di confronto) della letteratura
greca e latina come cardine dellinsegnamento (il X libro della sua opera contiene una rassegna di autori
classici);. Ritiratosi dallinsegnamento nel 90, si dedica alla sua monumentale INSTITUTIO ORATORIA,
trattato di 12 libri che ha per oggetto la formazione del futuro oratore. Sono perdute invece le ORAZIONI e il
trattato DE CAUSIS CORRUPTAE ELOQUENTIAE, in cui si indica la vera causa delleloquenza nelle orazioni, ora
declamate solo per dimostrare la propria abilit e non pi per la funzione utile e pragmatica che avevano in
un contesto come la Repubblica.

Nelle sue opere si pu vedere un ritorno a Cicerone (anche per lo stile), preso come modello di moralit,
ordine e disciplina, che professava come la retorica provveda alla formazione globale delluomo di cultura,
che sar poi al servizio dei cittadini.

LInstitutio oratoria delinea un programma complessivo di formazione culturale e morale, che il


futuro oratore deve seguire scrupolosamente dallinfanzia fino allingresso nella vita pubblica.
Scopo dichiarato di Quintiliano fu quello di riprendere, adattandola ai propri tempi, leredit di
Cicerone: un compito che egli seppe assolvere con finezza e senso della misura. Nel ritorno a
Cicerone si esprime da parte di Quintiliano, lesigenza di ritrovare una sanit di espressione che sia
insieme sintomo della saldezza dei costumi. Quintiliano riteneva che lelocuzione dovesse svolgersi
anzitutto in funzione della sostanza delle cose, laddove Seneca mirava allascoltatore, allesigenza
di catturarne linteresse e di guidarne le reazioni. Cos la polemica di Quintiliano contro Seneca e il
Nuovo Stile rappresentava in realt lo scontro tra due diverse istanze del discorso: una era lesigenza
del docere, quella che fonda il discorso sulloggettivit delle cose dette e considera lautore come
lunico attore del testo; laltra, caratteristica del Nuovo Stile, era lesigenza del movere, quella che
carica il senso del discorso sul destinatario, sullascoltatore, e fa di lui (o meglio della sua percezione
e delle emozioni con cui reagisce) il vero primo attore del testo. Nel XII libro della Institutio
Quintiliano accenna alla questione dei rapporti fra oratore e principe. Quintiliano si schierava fra
quegli intellettuali che, come far Tacito, accettavano il principato come una necessit. Loratore
quintilianeo non pone certo in discussione il regime, ma le doti morali che deve possedere sono
utili, prima che al principe, alla societ in generale.

LET DEGLI IMPERATORI D ADOZIONE (96 a.C. 117 a.C.)


Eliminato Domiziano con una congiura, il nuovo imperatore viene scelto tra i senatori: leletto Nerva,
anziano, ma bravo governatore, grazie anche a un abile generale che adotta come figlio: Traiano. E cos che
inizia la serie degli imperatori dadozione, che evitava le incognite della successione ereditaria. Quando
dopo due anni Nerva muore, Traiano lo succede al potere: ha prestigio militare, armonizza le varie
componenti della societ, ha cura della situazione interna, ma anche dei confini dellimpero (conquista la
Dacia, lArmenia, la Mesopotamia) e, per tutti questi motivi, passer alla storia come optimum princeps. Ma
anche Traiano aveva le sue strategie: invece di eliminare nel senato gli elementi pi irriducibili, le compensa
con limmissione di elementi non italici, orientali, abituate al culto dellimperatore e dalla mentalit
cosmopolita, aperta.

Gratiarum actio Plinio il giovane


Epistole Plinio il giovane
Saggistica storica ed etnografica Tacito
Storiografia Svetonio e Floro
Romanzo Apuleio

Il II secolo, periodo che comincia col principato di Nerva e arriva fino alla morte di Commodo (192 d.C.),
un secolo intero di tranquillit che non ha uguali in nessun altro periodo della storia romana precedente,
essendo caratterizzato da una sostanziale uniformit di condotta del potere. Il problema della successione
degli imperatori aveva infatti trovato una soluzione soddisfacente nel sistema delladozione. Non ci fu forse
mai altro periodo della storia romana in cui le lettere, e la cultura in genere, abbiano fruito di una
protezione pubblica che in questo. Nacquero non poche biblioteche pubbliche, furono istituiti, a Roma e
nelle province, insegnamenti di retorica latina e greca. Il mondo romano si sarebbe presto trasformato in
una realt sociale che, per linfluenza dilagante di esperienze culturali orientali, si sarebbe fatta pi
marcatamente cosmopolita. Si determin un clima di sincretismo religioso in cui si mescolavano le divinit e
le credenze delle pi diverse forme di fede, tra cui il cristianesimo.

Lo studio filologico e critico dei testi latini giunge a piena maturazione nel periodo che corre dai Flavi agli
Antonini. La scuola di Alessandria e quella di Pergamo dividono il primato negli studi umanistici. Queste due
scuole avviarono la loro influenza su Roma a partire dal II secolo a.C.: ricerche di cronologia, problemi di
autenticit, canoni letterari, interessi formali. Tuttavia sino allet augustea leducazione rimane un fatto
privato e gli insegnanti non sono, di norma, cittadini romani; vere cattedre di lettere, finanziate dallo stato,
non vi furono prima di Vespasiano. La figura di filologo pi importante del secolo si colloca nellet dei Flavi,
ed quella del grande studioso di Virgilio, Marco Valerio Probo. lo studioso latino che pi si avvicina alla
specializzazione di un moderno filologo: la cura di edizioni dei classici. Egli annotava con cura i testi e la sua
opera comprendeva lemendare, il distinguere, e ladnotare.

I prosperi e vitali anni di Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio non vedono una significativa
fioritura di talenti poetici: la poesia emerge come un raffinato hobby delle classi elevate pi che come una
vocazione profonda. La poesia sembra aver perso ormai ogni centralit culturale: non abbiamo testi epici,
siano essi storici o mitologici, dopo let flavia; la satira ci abbandona con Giovenale; lelegia lascia solo
flebili postumi; i la poesia scenica, dopo Seneca, non d pi segno di s. Si continua a praticare un genere di
poesia minore e mistiforme. La chiave di riferimento la scuola neoterica del I secolo a.C., il gruppo dei
poetae novi, con Catullo e altri: sono i poetae novelli. La personalit pi interessante di questa fioritura
minore , nel quadro del II secolo, limperatore Adriano, uomo di cultura raffinatissima e versatile: fu anche
un pregevole versificatore.

PLINIO IL GIOVANE

Detto in questo modo per distinguerlo dallo zio (il celebre naturalista scomparso nelleruzione del Vesuvio
del 70 d.C.) che lo adott in seguito alla morte dei genitori per farlo studiare a Roma, diventa oratore di
successo e percorre le tappe della vita politica sotto Domiziano, favorito dalla protezione di amici potenti. Ci
giunta solo unorazione per Traiano, che rappresentava la gratiarum actio, il discorso di ringraziamento
che il console doveva pronunciare al omento dellentrata in carica, ma lopera maggiore di Plinio senza
dubbio il suo epistolario: 9 libri per un totale di 247 lettere scritte dal 96 al 109 + un decimo con 121 lettere
fra lui e Traiano, molte delle quali riguardanti la questione legislativa e politica dei cristiani, la cui enorme
diffusione destava molto scompiglio.

La gratiarum actio (discorso di ringraziamento) di fronte al senato trapassa in un encomio


dellimperatore. Plinio enumera ed esalta le virt delloptimus princeps Traiano; auspicando, dopo la
fosca tirannide di Domiziano, un periodo di rinnovata collaborazione fra limperatore e il senato, si
sforza di delineare un modello di comportamento per i principi futuri. Plinio sembra rivendicare una
funzione pedagogica nei confronti del principe.

Lo stile dellepistolario di Plinio ricerca la grazia e leleganza, il modello prediletto Cicerone: gusto
per il fraseggio limpido, architettura armonica del periodo, schemi ritmici ricorrenti. Le lettere di
Plinio sono in realt una serie di brevi saggi di cronaca sulla vita mondana, intellettuale e civile.
Lestrema mondanit di Plinio e il suo essere contemporaneamente un uomo ricchissimo, un
importante personaggio politico e uno stimato letterato, lo pongono in una posizione privilegiata
come osservatore della sua epoca. Nellepistolario di Plinio compaiono le massime figure di quel
tempo, dallimperatore Traiano a Tacito a Svetonio, e gli avvenimenti contemporanei, dai pi
importanti e tragici, come leruzione del Vesuvio, fino ai minuti pettegolezzi degli ambienti elevati e
colti.

TACITO

Nacque intorno al 55 d.C. nella Gallia Narbonense, si trasfer a Roma per gli studi e inizi la carriera politica
sotto Vespasiano e la prosegu sotto Tito e Domiziano. Scrisse: De vita Iulii Agricolae, pubblicata nel 98; De
origine et situ Germanorum, probabilmente dello stesso anno; Dialogus de oratoribus, di poco successivo al
100; Historiae, in dodici o quattordici libri; Annales, in sedici o diciotto libri.
Il Dialogus de oratoribus si riallaccia alla tradizione dei dialoghi ciceroniani su argomenti filosofici e
retorici. Riferisce una discussione che si immagina avvenuta tra retori alla quale Tacito dice di avere
assistito in giovent, sul tema della decadenza delloratoria.

LAgricola il suo primo opuscolo storico, che tramanda ai posteri la memoria del suocero Giulio
Agricola, principale artefice della conquista di gran parte della Britannia sotto il regno di Domiziano.
In realt,lopera anche altro: Tacito rivede se stesso in Agicola, soprattutto riguardo il modo di
comportarsi durante la tirannide (si pensa che il suocero sia stato ucciso dallimperatore perch
aveva la simpatia dellesercito); per questo la natura dellopera rende difficile identificare il genere
letterario di appartenenza, troppo eclettico: saggio storico, etnografico, biografia elogiativa,
encomio,laudatio funebris e consolatio, pamphlet politico. Per il tono apertamente encomiastico
lAgricola si richiama in parte allo stile delle laudationes funebri. Lopera si incentra principalmente
sulla conquista dellisola, lasciando un certo spazio a digressioni geografiche ed etnografiche, che in
parte derivano anche dalle notizie sulla Britannia contenute nei Commentarii di Cesare.
Nellelogiare il carattere del suocero, Tacito mette in rilievo come egli, governatore della Britannia e
capo di un esercito in guerra, avesse saputo servire lo stato con fedelt, onest e competenza anche
sotto un pessimo principe come Domiziano. LAgricola si situa quindi al punto di intersezione fra
diversi generi letterari: si tratta di un elogio sviluppato in biografia, di una laudatio funebris
inframmezzata, ampliata e integrata con materiali storici ed etnografici: perci risente di modi
stilistici diversi.

Gli interessi etnografici, gi largamente presenti nellAgricola, sono al centro della Germania, nella
prima parte, dedicata ai costumi dei germani in generale, e nella seconda parte, che prende in
considerazione ogni singola trib. Le notizie etnografiche contenute nella Germania non derivano
da osservazione diretta, ma quasi esclusivamente da fonti scritte: ha tratto la maggior parte della
documentazione dai Bella Germaniae di Plinio il Vecchio. Lopera ha una triplice finalit: informativa
(etnografica), politica (pericolosit), morale (purezza germani vs. corruzione romani, anche se
esasperata per far capire ai romani la loro situazione, ci non stato afferrato dai nazisti, che
lhanno distorta a opera di propaganda!). La Germania di grande interesse perch costituisce uno
sguardo alle altre popolazioni in un mondo che viaggiava in prospettiva elleno centrica o romano
centrica.

Le Historiae narrano gli avvenimenti compresi fra la morte di Nerone e quella di Domiziano (dal 68
al 96), 14 o 14 libri di cui ce ne restano solo 4 e linizio del 5, dedicato agli ebrei, popolo che era
venuto a intersecare la storia di Roma (religione). Ci ci pu far arrivare alle origini remote di un
problema attuale: la diaspora degli ebrei (Tutto nasce quando Augusto istituisce in Palestina la
provincia romana che chiama Iudaea, ma le popolazioni locali odiavano ci: lerrore di Roma fu
quello di non aver saputo trovare il gruppo a cui appoggiarsi. A ci si deve aggiungere anche una
crisi economica che la goccia cha fa traboccare il vaso: nel 66 d.C: abbiamo la rivolta, ma non cera
unione fra le trib ebree e Tito (figlio di Vespasiano, ancora non imperatore, inviato da Nerone)
riesce a far capitolare Gerusalemme nel 70. Il Tempio viene incendiato (rimane solo il muro del
pianto), la citt saccheggiata e distrutta, Tito celebra il trionfo a Roma esibendo tra il bottino la
menorah, il candelabro doro a sette braccia: i fuggiaschi si dispersero dando inizio alla diaspora, la
dispersione del popolo ebraico, privato dei luoghi e dei simboli che costituivano la sua identit
religiosa. Lo stato ebraico non esister pi fino al 1948, quando sar ricostruito nello stato di Israele.
Ma nel frattempo, nel 652, la venuta di Maometto aveva fatto diventare musulmana la Palestina. Gli
ebrei tornati in Giudea dopo la II guerra mondiale, hanno cercato di imporsi su un popolo con un
altra cultura, storia e religione, dando luogo al conflitto arabo-israeliano). Le Historiae affrontavano
perci un periodo cupo, sconvolto da varie guerre civili, e concluso da una lunga tirannide. Lanno
col quale si apre la narrazione delle Historiae, il 69, aveva visto succedersi quattro imperatori
(Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano), Tacito ne parla a oltre trentanni di distanza. La tecnica
tacitiana del ritratto mostra numerose affinit con Sallustio: Tacito si affida alla inconcinnitas, alla
sintassi disarticolata, alle strutture stilistiche slegate per incidere nel profondo dei personaggi.

Gli Annales, successivi alle Historie, abbracciano un periodo storico anteriore, dalla morte di
Augusto a quella di Nerone (dal 14 al 68), 16 o 18 libri di cui ci rimangono i primi 4, linizio del 5 e il
6 senza i capitoli iniziali (mancano gli eventi relativi a Caligola e a Claudio). Rispetto alle Historie,
che privilegiano eserciti e masse, gli Annales approfondiscono limpero: protagonisti sono infatti i
singoli principi, indagati con introspezione psicologica (Tiberio descritto come un esempio di
falsit, Claudio come un inetto manovrato da liberti e donne, Nerone come un tiranno folle e
sanguinario). Tangibile la dicotomia che attanaglia Tacito: necessit dellimpero vs. decadenza
morale, ma si mantiene la tesi della necessit del principato. Si perfeziona ulteriormente larte del
ritratto. Il vertice stato individuato da alcuni nel ritratto di Tiberio: lo storico fa s che esso si
delinei progressivamente attraverso una narrazione sottolineata qua e l da osservazioni e
commenti.

Fra gli storici antichi Tacito fu senzaltro fra i pi scrupolosi nella consultazione delle fonti. E scettico, niente
disegno divino: degli uomini sono responsabili solo gli uomini. Inoltre considera l impero necessario, lunica
forma di governo che possa combattere la decadenza dei costumi. Tuttavia, non cera uomo che fosse
capace di farlo (neanche Nerva e Traiano a suo dire) senza farsi corrompere! Tacito pessimista, moralista,
considera la storia alla luce della smania di dominare e vede ovunque foschi quadri di perdizione! E avverso
al principato, in linea col senato.

Il suo metodo storiografico allinsegna dellobiettivit: sine ira et studio, grazie al fatto che si trattava di
avvenimenti lontani nel tempo. Per questo, la sua tecnica va sotto la storiografia pragmatica, ossia la stessa
teorizzata da Polibio e Tucidide: obiettivit attraverso la ricostruzione delle cause, anche se ci potrebbe
essere filtrato dal pessimismo di Tacito: infatti, dalle Historiae e dagli Annales traspare una spietata analisi
della patologia del potere. Sembra quasi fare uso delle tecniche dei tragediografi per arricchire il suo museo
di ritratti psicologici del Bene e Del Male: Seneca e Nerone o Agricola e Domiziano, ad esempio, esasperati
in entrambi i versanti. Questi effetti retorici, psicologici, narrativi e moralisti potrebbe far dubitare
dellattendibilit di Tacito, ma Musti ha proposto una soluzione a questo dilemma: storicit formale vs.
storicit reale la prima scrive storie fondate su avvenimenti, la seconda ricerca notizie attendibili e
documentate, ma le proietta su un piano pi generale.

Lo stile:

Opere storiche concise, con sentenze alla Seneca, anti ciceroniano.


Agricola ha un elevato tenore oratorio che traduce una tensione morale.
Germania stile fin troppo elaborato, quasi manieristico.
Dialogus de oratori bus ciceroniano

Risultato: una prosa asimmetrica, con variatio (cambio di costrutto) e inconcinnitas (asimmetria), brevitas,
registro lessicale elevato, termini poetici.

SVETONIO
Non conosciamo di Svetonio le date di nascita e di morte, possiamo solo supporre che sia nato poco dopo il
70 d.C. Per un po svolse attivit forense, poi entr a corte in qualit di funzionario. De viris illustribus si
intitolava la sua raccolta di biografie di letterati suddivisa per generi, di cui a noi ne resta solo una sezione.
Il De vita Caesarum, una raccolta di dodici biografie degli imperatori da Giulio Cesare a Domiziano, ci resta
invece quasi completo. Quello biografico era un genere letterario di tradizione greca che, a Roma era stato
coltivato soprattutto da Varrone e Cornelio Nepote.

Entrambi ispireranno il De viris illustribus svetoniano e similmente anche le Vite dei Cesari. Brevi
informazioni su origini e luogo di nascita, sullinsegnamento esercitato, sugli interessi principali e le
opere composte, sui tratti del carattere: questo il modello delle biografie di Svetonio.. Ne risulta
un tipo di storiografia minore (rispetto, ad esempio, a quella tacitiana), che attinge alle fonti pi
varie e che delinea anche i tratti del suo destinatario, da identificare nellordine equestre al quale lo
stesso Svetonio appartiene. Il linguaggio sobrio e asciutto, alieno dalle ricercatezze arcaizzanti.

Con Svetonio la biografia prende forma in un assetto che sarebbe risultato definitivo, e che sarebbe stato
assunto a modello delle biografie imperiali raccolte sotto il titolo di Historia Augusta.

Floro

lesigenza di rinnovare i modelli storiografici tradizionali, o di variarne le caratteristiche, sembra


documentata, oltre che da Svetonio, anche dallopera tramandataci sotto il titolo di Epitoma de Tito Livio
bellorum omnium annorum DCC e attribuita a Anneo Floro. Il titolo, che sar stato aggiunto da altri, in s
inappropriato, perch quello di Floro non un riassunto da Livio: questi costituisce s la sua fonte principale,
ma non certo lunica; e inoltre lopera di Floro, che tratta la storia bellica di Roma dalle origini fino al
principato di Augusto, registra anche avvenimenti successivi alla conclusione della trattazione di Livio. Floro
personifica il popolo romano, facendone una sorta di protagonista collettivo della narrazione e ne descrive
le varie et dallinfanzia (monarchia) alladolescenza (prima et repubblicana) alla maturit, raggiunta con la
pax augustea. Adotta dunque lo schema biologico, di antica tradizione stoica e presente gi in Varrone e in
Seneca il Vecchio..

APULEIO

Ricaviamo tutto quello che sappiamo della cronologia e della biografia apuleiane dalle opere stesse
dellautore. Africano, nacque intorno al 125 d.C., fu di estrazione agiata, comp gli studi a Cartagine e quindi
ad Atene, dove meglio pot assecondare i propri interessi filosofici. Fu poi per qualche tempo a Roma e
viaggi pi volte in Oriente. La sua personalit ruota attorno lansia di assoluto, che la causa per cui gli si fa
un processo per magia subto per aver sedotto unanziana vedova per indurla a sposarlo per poi carpirne la
dote. Apuleio si difende brillantemente e, verosimilmente, assolto. La sua orazione ha il titolo di
APOLOGIA e distingue fra magia bianca e nera: gli d ampia fama fino alla morte, prima della quale si ritira a
Cartagine per scrivere le METAMORFOSI.

Le Metamorfosi lunico romanzo della latinit ad esserci giunto integro. Non sono mancate critiche
riguardo loriginalit dellopera: infatti, sembra che il tema delluomo-asino sia stato ripreso e
ampliato da unopera di Luciano di Samosata, Lucio o lasino, redatta in greco e risalente al II sec
d.C. Lopera di Apuleio ha la solita vicenda-cornice unificante e consta di 11 libri, divisibili in 4
macro-sequenze:
1. Libri I-III: si narra il viaggio del giovane Lucio (guarda caso omonimo dell'autore!) prima e dopo il
suo arrivo a Hypata in Tessaglia (in Grecia, tradizionalmente terra di maghi), dove manifesta subito il
tratto distintivo fondamentale del suo carattere, la curiosit, che lo conduce ad incappare nelle
trame sempre pi fitte di sortilegi che animano la vita della citt. Ospite del ricco Milone e di sua
moglie Pnfile, esperta di magia, riesce a conquistarsi i favori della servetta Fotide e la convince a
farlo assistere di nascosto a una delle trasformazioni cui si sottopone la padrona. Alla vista di Pnfile
che, grazie a un unguento, si muta in gufo, Lucio prega Fotide che lo aiuti a sperimentare su di s
tale metamorfosi. Fotide accetta, ma sbaglia unguento, e Lucio diventa asino, pur mantenendo
facolt raziocinanti umane. Lucio apprende da Fotide che, per riacquistare sembianze umane, dovr
cibarsi di rose: via di scampo che, subito cercata, rimandata sino alla fine del romanzo da una
lunga serie di peripezie che l'asino incontra.

2. Libri IV-VII: Viene infatti rapito dai briganti, dove incontra unaltra fanciulla rapita la vigilia delle
nozze. Per confortarla, una vecchia le racconta la favola di Amore e Psiche, che occupa esattamente
il centro del romanzo. Il suo fidanzato poi, beffer i briganti, cos da poter sposare la ragazza, ance
se poco dopo moriranno entrambi.
3. Libri VIII-X: Lucio muta continuamente padrone, andando di male in peggio.

4. Libro XI: Lucio sogna la dea Iside, che gli suggerisce il modo per tornare umano: l'indomani ci
sarebbe stata una solenne festa in onore della dea; nel corso della cerimonia mangia le rose che
adornavano lo strumento di un sacerdote, riprendendo cos forma umana. In segno di riconoscenza
si consacra devotamente alla dea, entrando nel ristretto numero di adepti al culto dei misteri isiaci:
diventando sacerdote poi di Osiride, giunge alla salvezza dellanima.

Quindi, il libro costituito da un soggetto principale, Lucio, e della sua metamorfosi in un asino a
seguito di un esperimento non andato a buon fine. questo l'episodio-chiave del romanzo, che
muove il resto dell'intreccio: il secondo livello narrativo costituito dalle peripezie dell'asino che,
nell'attesa di riassumere le sembianze umane, si vede passare di mano in mano, mantenendo per
raziocinio umano e riportando le sue molteplici disavventure. La narrazione inoltre spesso
interrotta da digressioni di varia lunghezza, in un meccanismo a incastro (Una narrazione ne
contiene unaltra), spesso affidate a un narratore di 2 grado. Una di queste, la favola di Amore e
Psiche, occupa pi libri tanto da costituire un piano narrativo a s e da essere la chiave di lettura del
romanzo. Anche le altre novelle, non sono mai fine a se stesse, tutte sono funzionali alla narrazione
principale. Il materiale novellistico affine a quello utilizzato da Petronio: la Fabula Milesia. Accanto
alla componente realistica, c anche la valenza allegorica, palesata solo nellultimo libro. Sarebbe
questo dunque la chiave del romanzo: comunicare al lettore un messaggio di salvezza. 2 livelli
quindi, compresenti e interpretativi: fino al X libro un romanzo realistico che ha come fine
lintrattenimento del lettore attraverso lelemento magico -avventuroso ed erotico; ma con l XI
libro, il romanzo si rivela come la storia di uniniziazione religiosa, la storia dellerrore in cui il singolo
cade per eccesso di curiositas e da cui pu redimersi solo con la maturazione spirituale. Nel
romanzo c inoltre, allegoria ovunque: la trasformazione in asino limbestiamento dellanima che
cede ai suoi istinti pi bassi (lasino nella simbologia platonica antica rappresenta la lussuria). La
rosa poi, simboleggia nel mondo antico, la rigenerazione e 11, i numeri dei libri, sono anche i giorni
di durata della cerimonia di iniziazione ai Misteri di Iside e Osiride! Ma alla luce di ci, anche la
favola di AMORE E PSICHE assume un altro significato: essa narra di un re che ha 3 figlie, la minore
delle quali Psiche, cos bella che Venere ordina al figlio Amore di punirla. Lui per sinnamora e
giace ogni notte con lei, vietandole per di guardarlo. Tuttavia, anche qui leccesso di curiositas
gioca un brutto scherzo: una notte Psiche contempla il suo amore che per, si desta e fugge via,
sdegnato per linfrazione. Solo dopo terribili prove, Psiche verr assunta in cielo come sposa del dio.
Psiche altro non dunque, che lalter ego di Lucio! Come lui simplex e curiosa e compie
uninfrazione che viene punita, ma raggiunge la salvezza grazie alla benevolenza degli dei.

Il linguaggio dellopera ibrido: alterna arcaismi, neologismi, termini poetici e barbarismi tipici del latino
africano. Frequenti sono le figure di suono, la musicalit: ne nasce uno stile originale, ormai lontano dal
latino classico.

La narrativa si sviluppa nel mondo classico molto tardi. Questa difficolt ad affermarsi legata alla visione
che il mondo antico ha della letteratura, che portava a guardare con diffidenza e sottovalutare un genere
che si proponeva come intento il semplice intrattenimento e trattava una realt umana e
quotidiana..troppo. Tra le varie ipotesi, si potrebbe pensare al romanzo come a unevoluzione del genere
epico (entrambi si rivolgono a un grande pubblico). Esso si sviluppa in Grecia tra il II sec. a.C. e il IV sec. d.C.,
nella forma pi diffusa del romanzo erotico, con la solita trama dei due amanti che vengono separati dal
caso e, dopo mille avventure, si ricongiungono nel lieto fine. Nel mondo latino invece, il romanzo
rappresentato solo da due testi: il Satyricon di Petronio e le Metamorfosi di Apuleio. Se volessimo fare un
confronto tra il romanzo antico e quello odierno, nonostante le analogie (si pensi ai Promessi Sposi, o al
romanzo picaresco spagnolo Pcaro uno scaltro furbo di infima condizione sociale che si fa strada in una
societ sfatta, di cui si rappresentano le miserie - col Satyricon e ai romanzi di formazione con le
Metamorfosi), dovremmo innanzitutto sottolineare il diverso sviluppo storico e sociale che hanno avuto: il
romanzo moderno si infatti sviluppato in Francia e in Inghilterra nel 18-19 secolo, frutto dellideologia
borghese. Quindi, il romanzo moderno NON deriva affatto in linea diretta dal romanzo antico!

Insieme con il Satyricon di Petronio, lopera di Apuleio, rappresenta per noi lunica testimonianza del
romanzo antico in lingua latina: lunica pervenuta intera. Nel caso delle Metamorfosi, occorre considerare
un elemento indispensabile allindividuazione del genere: il rapporto con le fabulae Milesiae, a cui lo stesso
autore riconduce la sostanza dellopera. Ma il naufragio pressoch totale della traduzione delle originali
fabulae Milesiae di Aristide di Mileto rende irrimediabilmente oscure le origini di questo genere di narrativa.
Resta un dato certo, quello del carattere erotico di queste novelle, comune anche al romanzo. Anche la
storia dellasino-uomo, nella sua forma base erotico-licenziosa, sembra essere stata una fabula Milesia, ma
si deve probabilmente ad Apuleio laggiunta dellelemento magico (vedi trama). Prova della seriet
moralistica dellopera la funzione di elemento strutturante svolto dalla curiositas di Lucio che, subito in
primo piano dallinizio, conduce il personaggio alla rovinosa trasformazione, dalla quale sar liberato solo in
seguito a una lunga espiazione, culminante in un drastico cambiamento di vita. A conferma del fatto che
questa una chiave di lettura suggerita dallautore, alcuni episodi minori dellintreccio trovano
corrispondenze precise con la vicenda di Lucio, anticipandone o rispecchiandone i tratti. Emblematico il
caso della favola di Amore e Psiche. Le altre digressioni inserite nellintreccio principale sono costituite da
vicende di vario tipo, ove il magico si alterna con lepico, col tragico, col comico, in una sperimentazione di
generi diversi che trova corrispondenza nello sperimentalismo linguistico.

La preziosit verbale si traduce in una padronanza di registri diversi, variamente combinati nel tessuto del
testo: di qui, la libert assoluta nellaccostare arcaismi e neologismi, volgarismi e poetismi. Si ha spesso
limpressione che in Apuleio sia avvertibile la tendenza di condizionare la forma della espressione per mezzo
del suono: si anzi pensato che lintero romanzo abbia alla base una struttura musicale, che si sostanzi di
richiami ed echi.
LA TARDA ET IMPERIALE
ETA DEGLI ANTONINI (117 d.C. 192 d.C.) e DAI SEVERI A DIOCLEZIANO (193 d.C. 305 d.C.)

Adriano diviene imperatore nel 117, in seguito alla morte di Traiano, che aveva portato Roma a raggiungere
la massima espansione territoriale. E un passaggio significativo: da allora infatti la politica estera degli
imperatori fu volta al consolidamento dei confini imperiali, ma con Adriano si ha la rinascita culturale. Sul
punto di morte, Adriano sceglie come successore, adottandolo, Antonino Pio. Inizia la dinastia degli
Antonini (Antonino Pio, Marco Aurelio e Commodo): il periodo di maggiore prosperit dellimpero,
considerato ormai una condizione compiuta e irreversibile. Antonino assicura un 20ennio di pace e
benessere, Marco Aurelio affronta le popolazioni barbariche (i parti,i goti, i marcomanni,ecc..) e
unepidemia di peste con filosofia e saggezza, come dimostrano i suoi RICORDI, un insieme di massime a
sfondo storico; inoltre, si fa portatore di un grande cambiamento: rinunciare alla dimensione mistica del
potere, quellalone semidivino che da Augusto in poi, ogni imperatore era convinto di possedere. a Marco
Aurelio succedde Commodo, suo figlio naturale che interrompe, infatti, la prassi adottiva. Sar una
coincidenza ma proprio Commodo ricorda molti tratti della dinastia Giulio Claudia: i pi negativi. E, come
molti di loro, viene ucciso da una congiura.

Il III secolo un momento assai drammatico nella vita di Roma: una delle manifestazioni pi
evidenti di questa crisi il sorgere di tendenze centrifughe e spinte separatiste. Contro questo
pericolo di sfaldamento la dinastia dei Severi promosse una rigorosa politica di accentramento
(Constitutio Antoniniana, promulgata da Caracalla nel 212). Con la fine della dinastia dei Severi, nel
235, si apre un periodo caratterizzato da un numero grandissimo di imperatori che rimangono in
carica pochi mesi, dando vita ad effimere amministrazioni. Particolarmente sensibile il distacco
politico-amministrativo e culturale tra Occidente ed Oriente: si creano cos i presupposti della
divisione fra pars orientis e pars occidentis. Divenne sempre pi normale che la scelta
dellimperatore fosse effettuata dalle truppe, anzich dal senato.

Le esigenze di certezze religiose ed una tensione sempre pi forte verso la trascendenza si


manifestano nelladesione a culti orientali e religioni misteriche. Fra tutti questi culti il pi rilevante
fu quello cristiano, che nel giro di un paio di secoli riusc a prevalere su tutti gli altri. I cristiani si
mostrarono anche capaci di produrre unimponente letteratura, segnata da opere di assoluto
rilievo, e dimportanza non soltanto teologica o religiosa: la produzione letteraria cristiana
costituisce il principale avvenimento culturale di unet per il resto non molto ricca di significative
personalit di scrittori o di importanti movimenti letterari. La produzione letteraria che propone la
diffusione delle teorie cristiane va sotto il nome di apologetica, ed apologisti sono comunemente
chiamati questi scrittori che operano tra gli ultimi anni del II secolo ed i primi del IV.

Il padre della letteratura latina cristiana, in quanto primo, Tertulliano, spesso indulgente e
aggressivo nella lingua (ma anche a causa delle persecuzioni di cui erano vittime i cristiani), che si
lasci prendere la mano dallestremismo. Fra tanti scrittori in prosa il Cristianesimo delle origini
produce un solo ma significativo poeta, Commodiano. un poeta interessato alle fasce meno alte
della societ, e nelle sue opere rappresenta le credenze e le aspirazioni dei diseredati. Il verso di
Commodiano completamente diversa da quella classica. Lesametro non pi una successione
regolare di sillabe brevi e sillabe lunghe, ma una riga composta di un certo numero di sillabe;
landamento degli accenti tonici delle parole, non lalternanza quantitativa, a garantire il ritmo
dellinsieme. In questo senso Commodiano anticipa levoluzione che dalla metrica quantitativa
porter alla poesia accentuativa propria delle lingue romanze.

Un fenomeno assai rilevante che emerge nel III secolo, per giungere alla massima evidenza nel IV,
la crescita dellimportanza e della funzionalit delle scuole. Nel mondo della scuola sono
particolarmente attivi i cristiani, che si dedicano spesso allattivit dellinsegnamento in strutture
pubbliche e private.

DA COSTANTINO AL SACCO DI ROMA (306-410): LAFFERMAZIONE DEL CRISTIANESIMO

Nel IV secolo si assiste ad unimponente ripresa, che va di pari passo con il ristabilirsi di condizioni
di relativa tranquillit. Le riforme di Diocleziano e le scelte economiche e politiche di Costantino, i
successi militari su vari fronti e le abili operazioni di politica estera, sono tutti elementi che
garantirono una ripresa, ed una produzione letteraria fra le pi imponenti nella storia dello stato
romano. Daltra parte la Chiesa esercitava un ruolo non secondario nelle vicende dellImpero. La
figura del vescovo cresce in prestigio ed in autorit, e progressivamente si assiste ad
unoccupazione delle cattedre vescovili da parte di esponenti di prestigiose famiglie senatorie
cristianizzate. Il periodo che va dal riconoscimento da parte di Costantino alla decisione di Teodosio
di fare del Cristianesimo lunica religione di stato segna per la nuova fede il passaggio dallet delle
persecuzioni subte a quella delle persecuzioni imposte contro i pagani e quanti ancora non
aderissero al Cristianesimo! La religione diviene instrumentum regni e, per potersene servire, gli
imperatori sono ben disposti a concedere favori e privilegi. Laltro grave problema che si trov ad
affrontare lOccidente nel IV secolo fu quello delle pressioni prima, e delle invasioni poi, di
popolazioni di origine germanica nei territori dellImpero.

MACROBIO

Macrobio nacque poco dopo la met del IV secolo; fu autore dei Saturnalia, unopera che viene
vista come una delle ultime voci di un paganesimo arroccato nella difesa dei suoi valori.
Lambientazione scelta per i Saturnali risponde a criteri seguiti per altre opere analoghe, che
partono da banchetti e festeggiamenti per raccontare poi i discorsi l tenuti, conferendo in tal
modo alla trattazione dottrinale una cornice letteraria che ha il compito di alleggerire la fatica del
lettore e rendere pi gradevole lesposizione. Macrobio sa descrivere molto bene la societ pagana
di Roma e i suoi personaggi sono felicemente caratterizzati. Il tema di fondo leredit della cultura
classica, intesa come tradizione poetica, ma anche come tradizione religiosa.

SIMMACO

Collegata con il mondo della scuola e della cultura retorica anche loratoria. Erano spesso maestri
di retorica infatti a tenere i discorsi ufficiali con cui si ringraziavano gli imperatori per le iniziative
prese a favore dello stato o di una particolare regione. Si tratta di un preciso genere: quello dei
panegirici. Di queste particolari orazioni ci pervenuta unimportante raccolta che va sotto il nome
di Panegyrici Latini. Questa collezione di discorsi copre esattamente un secolo (tra la fine del III
secolo e la fine del IV) di oratoria elogiativa, e consente di analizzare con sufficiente ampiezza di
dati un genere letterario che fu molto importante nella tarda antichit.

Il pi famoso tra gli oratori del IV secolo, Simmaco. Il giudizio degli antichi vedeva in Simmaco
loratore per eccellenza, e dava poco peso alle altre sue opere; i moderni invece sono costretti a
valutarlo soprattutto per le sue lettere, che ci sono pervenute in gran numero, e costituiscono una
delle nostre fonti migliori sulla tarda antichit. Lo stile per lo pi gradevole, tendente ad una
brevit che Simmaco dichiara essere la principale qualit di una lettera; non mancano qua e l
battute di spirito.

LAPOGEO DELLA CULTURA CRISTIANA

Gli anni dalla seconda met del IV secolo al sacco di Roma sono, complessivamente, uno dei
momenti pi felici nella produzione letteraria latina; ma c soprattutto un campo di una fertilit
veramente prodigiosa, ed quello della patristica. Padri della Chiesa sono chiamati gli scrittori
cristiani di questo periodo, sia greci sia latini, i quali compirono unopera di mediazione tra la
cultura classica e quella cristiana, e portarono lanalisi dei problemi etici e religiosi a sottigliezze e
profondit mai raggiunte fino allora: fra tutti svettano i nomi di tre grandi Padri, che per diversi
aspetti hanno condizionato tutta la storia del Cristianesimo occidentale, Ambrogio, Girolamo e
Agostino.

AMBROGIO

Risale a lui quel fenomeno di secolarizzazione che port la Chiesa ad intervenire sempre pi nelle
vicende del mondo, ed a sostituirsi progressivamente alle decadenti istituzioni politiche. In
particolare, con Ambrogio si assiste ad una delimitazione dellautonomia decisionale
dellimperatore, il quale soggetto alla Chiesa per tutte quelle iniziative politiche che hanno rilievo
sul piano morale. La sua azione di predicatore non ebbe riverberi solo in campo politico: anche alle
sue omelie si deve la conversione di Agostino e lacquisizione al Cristianesimo di uno degli spiriti
pi sottili e capaci di affrontare problemi di altissima teologia e filosofia. Si tratti di fondamentali
vicende della storia dOccidente romano, o dei doveri dei cristiani, Ambrogio dimostra una raffinata
eleganza nel raccontare e una brillante capacit di presentare tutte le questioni sempre nella luce a
lui pi favorevole. Ai doveri ecclesiastici Ambrogio era particolarmente attento, fino a dedicare loro
unopera: il De officiis ministrorum che gi nel titolo rinvia al ciceroniano De officiis. Del mondo
antico si recuperano tutti i valori e i comportamenti compatibili con la nuova etica cristiana.

GIROLAMO

Lopera principale di Girolamo, che ha condizionato tutta la cultura occidentale, la traduzione in


latino della Bibbia, la cosiddetta Vulgata: con la traduzione di Girolamo la Chiesa dOccidente ebbe
finalmente un testo unitario, destinato a rimanere praticamente fino ad oggi come unica versione
autorizzata. Dalla lettura dellepistolario emerge netta la figura di un uomo brillante, affascinante,
pieno di ingegno, ma anche violentemente emotivo, condizionato dal desiderio di primeggiare, non
disposto ad accogliere serenamente le obiezioni o a tollerare pareri diversi dal suo.
AGOSTINO

Agostino fu autore di 1030 scritti. Una suddivisione tradizionale le raggruppa in:

1) opere autobiografiche
2) opere filosofiche
3) opere apologetiche
4) opere dogmatiche
5) opere polemiche
6) opere morali
7) opere esegetiche
8) lettere
9) sermoni
10) opere poetiche

Lopera autobiografica le Confessioni, uno degli scritti di maggiore importanza, destinato


ad avere grande diffusione tra i contemporanei e successo fra i posteri. Agostino il pi
ricco e originale dei pensatori latini, e al tempo stesso uno scrittore elegantissimo. Le sue
teorie hanno dominato gran parte del Medioevo, anzi si pu dire che ne siano state
allorigine; quando la societ occidentale affront il nuovo cambiamento epocale, dal
Medioevo allet moderna, fu ancora in lui che la Riforma protestante trov i fondamenti
teorici delle proprie dottrine. Il punto di maggior ripiegamento introspettivo Agostino lo
raggiunge nelle Confessioni, nelle quali egli tocca livelli di analisi psicologica mai raggiunti.
Diario di unangosciosa ricerca di verit che culmina nella conversione, le Confessioni si
allontanano dai comuni itinerari di salvezza noti anche al mondo pagano, perch rimane
nellAgostino convertito un senso di inquieta precariet, che lo fa sentire un eterno
convalescente, sempre minacciato da possibili ricadute nel peccato. Questa consapevolezza
che nessuna conquista definitiva fa delle Confessioni un unicum allinterno della
produzione patristica, che in genere vede nella conversione il parto felice di una certezza
raggiunta. Riguardo il titolo non si tratta della confessione nel senso che le diamo noi
moderni; c piuttosto la testimonianza resa a Dio, il ringraziamento per avergli indicato la
strada attraverso il peccato, e insieme la lode per la meravigliosa architettura della
creazione: le Confessioni sono in tutta la loro estensione ununica, immensa preghiera a
Dio.

Nella vasta produzione di Agostino, la Citt di Dio lopera non solo pi imponente per
impegno e mole ma anche la pi consapevole che egli avvia mai scritto: si trattava di
contrastare definitivamente la forza della grande intellettualit pagana, di respingere la
minaccia insita nel paganesimo. Non manca di demitizzare il grande passato dei Romani,
rifugio idealizzato in cui la cultura pagana cercava scampo contro lamara realt del
presente. Con ironia appassionata egli sa mostrare che la storia romana non affatto piena
di exempla morali; che disastri di ogni tipo erano gravi e frequenti nel passato come nel
presente; che questi non erano se non i segni della peccaminosit umana. Cos il De civitate
Dei tutta una lunga polemica minuta contro fatti, persone, credenze, pratiche culturali e
religiose della storia di Roma. Le due citt (quella terrena e quella divina) hanno caratteri
opposti anche se esse di fatto convivono intrecciate e mescolate in ogni uomo. Il bisogno di
salvare la propria identit di cittadino del Cielo , pertanto, il centro di gravit della
concezione agostiniano.

DA ONORIO A ODOACRE (410-476)

Gli ultimi decenni dellImpero dOccidente sono un susseguirsi di invasioni e di sempre meno
efficaci tentativi di resistenza. La divisione fra le due partes dellImpero era ormai definitiva. Si
aggiunsero anche le scorrerie degli Unni, popolo nomade delle steppe, che alla met del secolo
devast tutta lEuropa; solo la morte del loro re Attila pose fine al loro potere. I diversi stati
germanici cominciarono a consolidarsi. Il cambiamento istituzionale, con il disfacimento
dellImpero e il sorgere di vari regni che tendono a caratterizzarsi come stati nazionali, fu
accompagnato da un pesante regresso economico. Alla met del V secolo la crisi fortissima e
coinvolge non solo le finanze dello stato, completamente esauste, ma anche i patrimoni privati.
Contadini e schiavi, ridotti alla disperazione, si riunivano in gruppi armati per combattere sia contro
i barbari, sia contro i rappresentanti del potere imperiale: le rivolte popolari furono frequenti, e per
spegnerle si mobilitarono spesso insieme gli eserciti di Roma ed i Germani foederati, cio insediati
nei territori dellImpero e legati con un patto di alleanza. Agli ideali della tradizione classica,
sempre molto forti, si affianca in alcuni scrittori la disponibilit pi o meno interessata a
confrontarsi col mondo dei vincitori, a trasporre nei canoni latini la loro cultura, a presentarsi come
soggetti di una mediazione tra passato e presente.