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Lucio Anneo Seneca

Lautore
Lucio Anneo Seneca nacque in Spagna intorno al 4 a.C. Trasferitosi gi da piccolo a Roma si dedic agli studi di retorica e filosofia, frequentando persone importanti del tempo. Dopo un viaggio in Egitto inizi a Roma la carriera politica e la professione forense, nel 31 divenne questore ed ebbe una notevole fama come oratore, tanto da provocare dei disagi allimperatore Caligola che tent di creargli dei problemi senza successo. A questo ci pens il suo successore Claudio nel 41, mandando Seneca in esilio in Corsica con laccusa di adulterio con la sorella di Caligola. Otto anni dopo Seneca pot finalmente rientrare a Roma con laiuto di Agrippina, moglie di Claudio, che affid al filosofo leducazione del figlio Nerone. Nel 50 ricevette la carica di pretore, e successivamente, quando Nerone succedette al padre, si ritrov a reggere di fatto lamministrazione imperiale. Cominci il periodo del buon governo di Nerone, basato sullideale platonico del sapiente che governa lo Stato con saggezza. Nel 59 la situazione cominci a peggiorare, Nerone fece uccidere la madre e mand in esilio la moglie. Per circa tre anni Seneca gli rimase accanto, ma quando il suo appoggio risult inutile chiese di ritirarsi a vita privata per potersi dedicare agli studi. Nel 65 venne coinvolto nella congiura dei Pisoni, e partecipe o meno ricevette da un centurione lordine di uccidersi, in segno di libert ed indipendenza.

Lopera
Le opere di Seneca sono state fondamentali per la produzione letteraria latina. Seneca si occup molto del campo morale, lobiettivo principale per lui era il raggiungimento della felicit, che non risiede nel piacere ma nelle virt, affrontando razionalmente le passioni e tentando di conseguire lautosufficienza spirituale (autrkia). Lattenzione di Seneca perci rivolta in maniera particolare allinteriorit delluomo, il compito del filosofo era infatti quello di indicare ai lettori la via per giungere alla conoscenza di se stessi.. Seneca rivolge la sua riflessione non solo al singolo individuo, ma si apre anche ad una sfera collettiva, che prevede la necessit di una fratellanza universale per curare il bene politico e sociale. Un sapiente infatti deve saper trovare lequilibrio tra la vita pubblica e la dimensione individuale. Quando le condizioni della politica non permettono al filosofo di impegnarsi civilmente, non rimane che il ritiro con il quale egli, mediante gli scritti, potr influire in maniera positiva sulla societ. La riflessione di Seneca risulta eclettica, che abbraccia una gamma di correnti di pensiero, e forse per questo pu presentare a volte incoerenze. Dallo stoicismo, di cui Seneca risulta grande esponente, passa al pensiero epicureo, fino a giungere alla riflessione platonica e neopitagorica. Dal punto di vista espositivo, utilizza le modalit tipiche del dialogo, ma non dirigendosi verso quelle platoniche ed aristoteliche, bens alla tecnica della diatriba cinico-stoica, che rivolgeva la vivace conversazione ad un pubblico poco specializzato, rendendo lopera di maggior carattere divulgativo.

Le opere in prosa Dialogi


Con questo titolo ci sono giunti dieci trattati filosofici di argomento morale, per un totale di dodici libri: ogni opera composta da un libro escluso il De Ira composto da tre. Non si tratta di dialoghi veri e propri sulla base di quelli platonici ed aristotelici, piuttosto risentono della diatriba cinico-stoica, caratterizzata da una conversazione vivace con la presenza di apostrofi, proverbi, sentenze, paragoni ed obiezioni di presunti ascoltatori. Andando in ordine cronologico, questa raccolta composta da:

Le consolationes

La consolatio un particolare genere di prosa che ha origini in Grecia. Nasce inizialmente dalle orazioni funebri, in cui viene esaltata e celebrata la figura del defunto. Successivamente questa tradizione si incroci con la riflessione filosofica che intendeva alleggerire nelluomo la paura della morte. Da qui nasce quindi la consolatio, breve prosa filosofica in cui si propone una riflessione sulla morte. In questi componimenti era solito unire una prosa di forte carattere patetico con una riflessione filosofica non di alto profilo. La prima consolatio di Seneca del 40, intitolata Ad Marciam, dedicata alla figlia di Cordo per confortarla della morte del figlio Metilio. Con stile freddo e banale, Seneca introduce una riflessione sulla morte, considerato destino inevitabile e speranza per il futuro. La seconda Ad Helviam matrem, scritta nel 42. Questa, con tono affettuoso e animo coraggioso e forte, la dedica alla madre per confortarla del dolore causato dallesilio in Corsica del figlio Seneca. Ma questultimo afferma che lesilio, come la morte, non da considerarsi un male, poich solo un cambiamento di luogo. La terza Ad Polybium, dedicata a Polibio, liberto e funzionario dellimperatore Claudio che aveva appena perso il fratello. In questa consolatio Seneca si rivolge con un tono di impercettibile elogio, che pu essere rivalutato come una supplica che potesse far s che il suo esilio venisse rievocato.
De Ira

In questo dialogo, composto da tre libri e pubblicato nel 41, Seneca introduce il discorso sulle passioni, sulla loro natura, e successivamente passa a trattare lira, a descriverne i sintomi e le modalit per vincerla.
De Brevitate Vitae

Nel dialogo, pubblicato nel 49-50, Seneca affronta il problema del tempo: esso appare insufficiente solo a chi non sa sfruttarlo appieno, considerandolo dal punto di vista della quantit pi che della qualit.
De Constantia Sapientiis

Dedicato all'amico Anneo Sereno e pubblicato nel 55-56, il dialogo sostiene la tesi stoica secondo la quale il saggio non pu soffrire offesa, poich il suo unico bene la virt.
De Vita Beata

Pubblicato nel 58-59 e dedicato al fratello Gallione, il dialogo sostiene la dottrina stoica, che sostiene la coincidenza tra felicit e virtus, contrapponendosi alla filosofia epicurea. Conseguire la virt impegnativo, ma la cosa realmente importante la ricerca.
De Tranquillitate Animi

Dedicato all'inquieto amico Anneo Sereno, il dialogo (pubblicato nel 61) propone l'interazione fra il ritiro contemplativo e l'impegno civile dell'uomo come ricetta per la tranquillit dell'animo.
De Otio

Nel dialogo del 62 Seneca, ormai ritiratosi a vita privata, sostiene che bene, nei momenti di necessit, salvare la coerenza ed apprezzare i vantaggi della vita contemplativa, a scapito di quella civile.

De Providentia

Ultimo dei Dialogi, risalente all'ultimo periodo della vita del filosofo, l'opera affronta il tema problematico della provvidenza divina: il giusto prova spesso dolore ed colpito da guai ed ingiustizie perch viene messo alla prova dal divino. Chi sa accettare il suo destino dimostra la grandezza eroica di colui che utilizza le sventure per temprare il proprio animo.

I trattati
Oltre ai Dialogi Seneca scrisse i due trattati di argomento filosofico-morale De clementia (55-56) e De beneficiis (58-62), assiame ad uno di carattere scientifico, Naturales quaestiones (62). Essendo la loro impostazione molto simile a quella dei Dialogi non ben chiaro il motivo per cui ci sono state tramandate separatamente, un motivo potrebbe essere la loro ampia estensione. Il De clementia, dedicato a Nerone, tratta questioni di filosofia politica. L'autore desidera proprre al giovane imperatore un modello ideale di buon governo, basato sulla clemenza del princeps. Questa per Seneca una virt necessaria a chi ha grandi responsabilit, in quanto rende pi fedeli i sudditi di quanto non lo facciano il terrore e la violenza. In quest'opera Seneca riconosce la necessit storica del principato assoluto, nella tipica visione stoica, in cui il monarca funzione unificatrice, comparabile a quella che rivestae il lgos nel cosmo. per questo indispensabile che chi detiene il potere possegga una salda legge morale che lo conduca a governare saggiamente. Nel De beneficiis (diviso in sette libri) Seneca tratta la questione della beneficenza e della gratitudine, attraverso numerosi esempi ed un'accuratissima analisi delle condizioni delle diverse classi sociali. In esso emerge che per Seneca la beneficenza dev'essere spontanea, senza secondi fini, a prescindere dalla propria posizione sociale, perch la virt non preclusa a nessuno. Nelle Naturales quaestiones, opera dedicata all'amico Lucilio e divisa in sette libri, Seneca tratta di argomenti scientifico-naturali aggiungendo spesso argomentazioni filosofico-morali. Lo scopo del trattato quello di rasserenare l'uomo di fronte ai misteri ed ai fenomeni pi sconvolgenti della natura.

Le Epistulae morales ad Lucilium


Le Epistulae morales ad Lucilium (Lettere morali a Lucilio) sono una raccolta in venti libri di 124 lettere indirizzate all'amico e discepolo Lucilio Iuniore. Nel quadro complessivo gli argomenti trattati riportano alla ricerca della perfezione morale e della saggezza. Cronologicamente questa l'ultima opera di Seneca: in essa l'autore raggiunge la perfetta padronanza della forma espressiva, al punto da farla considerare la pi significativa della sua produzione. L'obiettivo di Seneca l'educazione dei posteri (il modello dell'epistolario solo un escamotage letterario) ed il suo punto di riferimento non Cicerone con le sue lettere ad Attico, bens Epicuro, autore di numerosissime lettere di argomento filosofico inviate agli amici. Le Epistulae rappresentano una vera e propria introduzione alla filosofia, strumento per raggiungere la saggezza e di conseguenza, come afferma lo stoicismo, la virt e la felicit. Il percorso proposto dalle lettere a Lucilio esistenziale, non sistematico; in esse Seneca si pone come accompagnatore in un lungo viaggio del suo amico, sviluppando una pacata e profonda meditazione sui temi morali affiancata da numerosi exempla (storici, presi dalla vita quotidiana o da fatti d'attualit), che rendono l'opera pi interessante alla lettura. I principali temi trattati sono: il rapporto con il tempo e la riflessione sulla morte; la centralit dell'anima e la superiorit della vita ritirata nell'otium; la compagnia di pochi e scelti amici e delle opere degli antichi filosofi;

la meditazione sulla comune natura umana; la ricerca dell'autosufficienza e della serenit interiore (autrkeia).

Essi sono tutti presenti nelle opere precedenti di Seneca, e qui ripresi con maggiore profondit e passione, in lettere di varia estensione. I primi tre libri costituiscono una sorta di percorso di iniziazione alla filosofia, dopo il quale il panorama degli argomenti diventa sempre pi vasto nei libri successivi. L'impronta filosofica stoica, fondata sulla necessit della saggezza e della virtus e che sostiene tesi come l'esistenza di un Essere supremo da cui deriva il mondo e di un principio esistente nella natura (panteismo immanentista). La differenza con le opere precedenti sta nella sensibilit nuova con cui l'autore tratta gli argomenti.

Le opere poetiche Le tragedie


Attribuite a Seneca ci sono giunte dieci tragedie di straordinaria importanza, in quanto sono le uniche opere tragiche della letteratura latina tramandate integralmente. Per questo divennero un modello per i tragediografi delle epoche successive. Nove delle dieci tragedie (Hercules furens, Troades, Phoenissae, Medea, Phaedra, Oedipus, Agamemnon, Thyestes e Octavia) sono di argomento mitologico, bench Octavia quasi certamente di composizione successiva alla morte di Seneca, dato che narrano fatti successivi alla morte dell'autore. La decima tragedia, Hercules Oeteus, di dubbia attribuzione: la sua dimensione molto pi ampia delle altre tragedie ed il finale di impostazione assai diversa. Tutte le tragedie senecane sono datate tra il 43 e il 49, periodo in cui non possibile collocare altre opere dell'autore. Tra questo tipo di produzione e quella di argomento filosofico c' un legame profondo, perch in esse Seneca riprende i temi principali della sua trattazione filosofica. Appare anche il fine politico, atto a mostrare a Nerone esempi negativi di dittatura, i cui effetti possono essere tremendi se la ragione non vince sugli istinti. L'uso del mito, infine, consente di scandagliare gli abissi dell'animo umano.

L'Apokolokntosis
In seguito alla morte dell'imperatore Claudio, Seneca scrisse il Ludus de morte Claudii, un'operetta satirica in cui l'autore si fa gioco dei difetti e delle debolezze del princeps per costruire un feroce ritratto dell'imperatore. Nel libello Seneca esprime tutto il suo disprezzo per Claudio, aiutandosi anche con un sapiente uso del linguaggio attraverso la commistione di termini aulici, dotti ed altri bassi e popolari.

Lo stile
La prosa di Seneca nuova ed originalissima rispetto ai modelli precedenti, sempre tesa alla ricerca di un'espressivit concisa, densa, a effetto: ricorre a molte figure retoriche quali metafore, iperboli, paradossi e antitesi. La sua brevitas lapidaria, ma ricca di sfumature semantiche. La rivoluzione stilistica di Seneca sta soprattutto nella straordinaria capacit di concentrare molte idee in pochissime parole. Altra caratteristica fondamentale l'inconcinnitas, l'asimmetria, che lo colloca lontano dalla tradizione retorica dominante. Attorno al suo stile si scaten negli anni successivi un'aspra contesa: fu subito apprezzato e ammirato dalle nuove generazioni di oratori, ma sub anche numerose e feroci critiche: fu definito sabbia senza calce da Caligola; Quintiliano, retore del I secolo, lo defin un corruttore dell'eloquenza; Gli arcaisti del II secolo, esasperati sostenitori del purismo linguistico, attaccarono

violentemente Seneca. Anche nelle tragedie l'autore, all'interno di una sintassi prettamente paratattica, ricorre all'uso di figure retoriche e di tutto l'apparato tipico delle declamazioni, creando uno stile che fa della tragedia lo specchio poetico della prosa filosofica.

La fortuna
Nonostante lo scarso successo tra i suoi contemporanei, Seneca ebbe un enorme successo nei secoli successivi, soprattutto nel Medioevo. Nell'ambito delle tragedie egli ispir tutti i tragediografi successivi, compresi Shakespeare e Alfieri.