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Nerone, l'imperatore che temeva l'abbandono

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Nerone, l'imperatore che temeva l'abbandono


Mercoled 07 Aprile 2010 20:52 | Scritto da Lorenzo Paolini | | |

Quanto pu essere concepibile dal punto di vista psicologico la teoria di Nerone imperatore folle?
Per secoli la storiografia su Nerone lo ha letto in modo ferocemente ostile, dipingendolo via via come pazzo, incendiario, dissoluto, assassino, esibizionista. Secondo lo psicologo Borwin Bandelow, molti imperatori, come Caligola o Nerone appunto furono affetti dalla sindrome borderline, un disturbo della personalit caratterizzata da uninstabilit pervasiva dello stato danimo, delle relazioni interpersonali, dellimmagine di s e del comportamento. Proprio questa patologia spiegherebbe il comportamento stravagante e a tratti anche folle di molti Cesari. Secondo lo studioso i dittatori romani erano emozionalmente instabili e, proprio per questo motivo riuscivano a raggiungere e a gestire il potere. C per da domandarsi se non fosse invece il potere a corrompere successivamente e gravemente una personalit gi rosa dallambizione e dal fascino del potere assaoluto, e dunque moderatamente patologica. Nerone, per Bandelow, farebbe quindi parte di questa schiera di imperatori psicopatici o fortemente disturbati che hanno fatto della follia la forza del loro potere. La figura materna, cos dominante ed incombente il primo elemento del quadro clinico di Lucio Domizio Enobarbo, proiettato da Agrippina in un gioco dapprima seducente, poi massacrante. Il secondo elemento certamente il sangue degli Enobarbi: una famiglia mai distintasi per gloria, ma i cui membri passarono alla
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storia come intriganti, irascibili, talvolta vili ed opportunisti. Mai come illustri ed onorevoli. Completa il quadro una situazione familiare critica quanto mai altre: un clima di intrighi e di rivalit, perdurante da oltre un secolo, in cui nessun membro della famiglia imperiale o della corte era sicuro del proprio futuro, giacch la morte, sia sul campo che per mano del boia, quando non di un sicario, incombeva su tutti. Tutti elementi che certamente condizionarono ladolescente Nerone alla ricerca di unidentit tutta sua, in conflitto fra sindrome da abbandono e delirio di onnipotenza, e lo spinsero verso un orribile, quanto inevitabile, matricidio. In un interessante saggio dal titolo Seneca o Nerone? Philosophe, cura te ipsum Romolo Rossi del Dipartimento di Neuroscienze dellUniversit di Genova scrive: La via di Nerone al matricidio tracciata con precisione da Tacito, ed lo storico stesso che lascia intravedere la presenza di Seneca dietro la vicenda nel bene e nel male: E gli assassini si sarebbero moltiplicati, se non vi avessero posto argine Afranio Burro e Anneo Seneca. Precettori del giovane principe, in concordia dintenti rara tra persone di pari autorit, questa essi esercitavano su di lui in egual misura sebbene per vie diverse (). A entrambi era comune ostacolo la sfrenata intemperanza di Agrippina, che invasata da tutte le passioni di una perversa strapotenza, aveva legato a s Pallante, per iniziativa del quale Claudio sera degradato a nozze incestuose e ad una funesta adozione. Non aveva per Nerone indole tale da subir dominio di servi; e Pallante gli si era reso odioso per larroganza sconveniente alla condizione di liberto. Pubblicamente, per altro, Agrippina veniva colmata di ogni onore; e ad un tribuno della corte pretoria che secondo luso militare chiedeva a Nerone la parola dordine, questa esso gli aveva dato: lottima fra le madri Levoluzione della figura della madre assai bene evidenziata da Tacito, ed perfino anticipato il primo incontro di Nerone con Agrippina, preludio alla scoperta della propria identit, che determiner lintolleranza di una vita in comune, lestrema necessit del secondo definitivo incontro, senza pi esitazioni e ripensamenti. Le adunanze dei senatori venivano convocate in Palazzo, perch non veduta ma ascoltante, essa (Agrippina) potesse assistervi da una porta alle spalle di Nerone separata dalla sala da una cortina. Ed anzi accadde un giorno che () era sul punto di salire sul palco dellimperatore e sederglisi accanto, quando, nel generale smarrimento, Seneca sollecit Nerone a farsi esso stesso incontro alla madre Madre, dunque, simbiotica, invasiva, ombra colossale che gravava, padrona e minacciosa, dietro le spalle del padrone del mondo, talmente intrusiva che Nerone cercava di frenarla in un disperato tentativo di ribellione e di autonomia: la relazione con la liberta Atte, esasperato tentativo di Nerone di ribellarsi assumendosi una responsabilit decisionale, che si riveler tuttavia inutile e che si trasformer addirittura in una intrusivit sessuale che segner il tramonto dellastro materno: Femminilmente fremeva Agrippina per aver rivale una liberta, nuora una domestica, ogni altra cosa analogamente; () quanto pi aspramente lo tormentava tanto pi accendeva la sua fiamma; sino a che, schiavo del suo violento amore, ogni deferenza verso la madre perdette, interamente abbandonandosi a Seneca: () Agrippina allora, cambiando tattica, si di a circuire il giovane con le moine, sino ad offrirgli lasilo della sua stessa camera per celarvi quei piaceri a cui lo traevano la giovane et e leccelsa posizione; ma il mutato atteggiamento non ingann Nerone che le regal prima desserne richiesto splendidi ornamenti. Ma Agrippina proruppe in proteste, che non gi con codesti presenti la si poteva arricchire, quando ben altro le si toglieva; daltronde, diceva, il figlio non faceva parte a lei se non di ci che da lei aveva per intero ricevuto E ancora Tacito con lungimiranza quasi psicoanalitica scrive: Erano consoli Gaio Vistano e C. Fonteio,
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quando Nerone ruppe ogni indugio a compiere il delitto lungamente meditato (); e di giorno in giorno pi lo infiammava la passione per Poppea, che disperando, viva Agrippina, di strappare per s il matrimonio e contro Ottavia il divorzio, lo assillava dinsistenti recriminazioni, e lo motteggiava talvolta col nomignolo di pupillo, come colui che, prono allaltrui volere, sera spogliato del comando non solo ma della stessa libert (). A cotali discorsi, che con le lacrime e la blandizia dellamante penetravano a fondo nellanimo di Nerone, non vera chi contrastasse; ch tutti agognavano il crollo della potenza materna, nessuno immaginando cos tenace lodio del figlio da giungere sino al matricidio Una repressione che covava sotto le ceneri, un senso di colpa quasi permanente che acuiva la voglia di trasgressione, unito alla crescente consapevolezza che, una volta liberatosi della madre avrebbe potuto finalmente dar sfogo alla sua vera indole: potere, esibizionismo artistico (molto disdicevole per un aristocratico, figuriamoci per limperatore!) e libertinaggio (meno disdicevole, ma pur sempre un affronto alle virt romane). Continua Romolo Rossi: La potenza materna (ecco la moderna e quasi psico-analitica, esattezza terminologica di Tacito), non pu piegarsi, senza il matricidio. In Nerone, il suo adattamento alle situazioni di spazio e tempo, la disperata ricerca della propria identit, sempre allontanata da motivazioni consce ed inconsce che richiamano la paura dellimmagine materna distruttiva e ripulsiva, non hanno altro sbocco che il matricidio di una madre vissuta come terrifica, minacciosa e divoratrice. Acoltiamo ci che ci racconta Svetonio: Ci sono testimonianze precise che completano il racconto con particolari pi raccapriccianti: che egli accorse, appena fu uccisa, a vederne il cadavere, e ne palp le membra, parte vituperandola parte lodandola, e che, frattanto, venutagli sete, bevve. Eppure, tuttavia, non pot mai, n subito n appresso, far tacere il rimorso, nonostante gli facessero animo ed i soldati ed il popolo ed il senato con le loro congratulazioni: spesso confessava che il fantasma della madre lo perseguitava insieme ai flagelli e alle fiaccole ardenti delle Furie. Arriv al punto di far evocare dai Magi, mediante incantesimi, i Mani, tentando di placarli. Nel viaggio in Grecia, poi, non os prendere parte ai misteri di Eleusi, perch, per bocca del banditore, gli empi e gli scellerati sono esclusi dalla iniziazione ad essi Il rimorso: ecco la chiave terribile per interpretare gli eventi successivi di un uomo follemente inquieto, di un ingenuo sognatore di una pace universale e di una giustizia sociale, di un creativo il cui talento probabilmente fu offuscato dalla sua voglia di esibizionismo e di consenso. Ecco il contrasto che ci rende perplessi di fronte alla sua figura, inducendo oggi gli storici a rivederne unimmagine tradizionale cos negativa. La domanda che ci poniamo perch Nerone, che politicamente fu un innovatore proiettato verso una miglior giustizia sociale, nel privato fu cos intemperante sia nella sessualit (alla maniera greca amava uomini e donne e prediligeva, oltre alle orge, le scorribande in incognito nei peggiori quartieri) che negli accessi di ira, fino al punto di uccidere a calci Poppea incinta, che pure amava perdutamente. Ho voluto girare questo quesito a Giuseppe Devita (nella foto), professore di Psicologia Dinamica C.A. dellUniversit degli Studi Roma Tre, che cos mi ha risposto: Nerone nacque il 15 dicembre del 37 d.c ad Anzio, al sorgere del sole, da parto podalico, considerato, in quel periodo, viatico di sventure. Allet di tre anni sub un primo, gravissimo, trauma psicologico, quando fu strappato alla madre Agrippina, confinata a Ponza per alto tradimento, ed affidato al padre Gneo Domizio Enobardo, malato e violento, che mor quando il figlio aveva solo 4 anni. Visse dunque i primi anni della vita (cos significativi per la formazione della personalit) solo, maltrattato e povero giacch lo zio Caligola aveva confiscato tutti i beni della sua famiglia. Quando suo zio mor Agrippina torn a Roma e spos limperatore Claudio che lo adott. Da questo momento la madre esercit con forza il suo ruolo dominante confinando il figlio in una situazione passiva, succube, che trov il suo epilogo con la sua ascesa al trono a soli 19 anni. Come infranse il giovane Nerone la sua dipendenza dalla madre? Nella maniera pi psicoanaliticamente significativa di un Edipo non risolto: prefer, per tutta la vita, confidenti e amanti pi grandi di lui, dalla personalit forte rifiutando la moglie bambina (Ottavia) che non gli diede figli nei 10 anni di matrimonio. Limperatore, belloccio, abile nellarte della retorica, giovane, conquist i senatori, grazie anche a Seneca suo
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tutore. Dal 54 al 59 govern in modo esemplare al punto tale che Traiano scrisse che i primi anni valsero pi di qualsiasi altro imperatore che lo aveva preceduto. Trasfer 40 milioni di sesterzi dai suoi fondi personali allerario e ne don 400 ad ogni cittadino romano. Allegger le imposte doganali e cerc di evitare gli abusi degli esattori trasformando molte imposte da indirette a dirette per farle controllare. Ma la madre Agrippina, contrast le sue riforme e le sue idee, cos, dopo i primi anni di fasto e benessere cominci il declino del giovane imperatore che per 10 anni fece condurre una vita piena di felicit ai suoi sudditi senza interferenze e senza guerre. Ma Nerone era ancora giovane con poca esperienza della vita che svolgeva fuori dal suo palazzo. Cos cominci ad uscire di sera in incognito ce lo documenta Tacito- per sfuggire alle responsabilit e alla pressione. Un passatempo solo se si un po masochisti. Le baldorie notturne con scherzi e divertimenti semplici lo vedevano sempre al centro dellattenzione finch una sera non venne picchiato da un senatore che difese la moglie dalle frasi ingiuriose rivoltele. Lincidente divenne pubblico e questo lo rese pi triste e solo perch dovette, controvoglia, abbandonare le querula compagnia e le uscite in incognito. Quale fu il ruolo di Poppea, bellissima e calcolatrice, in questa vita in qualche modo irresponsabile? Lentrata in scena di Poppea donna dotata di ogni pregio femminile, tranne lonest e i conflitti di potere a palazzo spinsero Nerone a decidere di porre fine al suo rapporto incestuoso con la madre, determinando al contempo linizio del suo declino e linarrestabile fine di tutto quello che aveva faticosamente voluto per il bene di Roma, dellimpero e dei suoi cittadini. Dunque, una vita dominata dal complesso materno... Nerone, di cui molto sappiamo ed documentato, venne descritto da Tacito, Svetonio, Dione Cassio, come tiranno, istrione, arrogante e, dai suoi nemici ed oppositori come mostro, la bestia 666 dellapocalisse. Ma i fatti storici superano questa retorica confinata nei pregiudizi. Nerone, di cui non vogliamo venerare la memoria ma nemmeno seppellirla sotto idee ostili e profili negativi, era soprattutto un masochista con difficolt esistenziali. Nerone, come ho cercato di sottolineare, era un liberatore pi che un oppressore: non guid mai un esercito, amava scrivere poesie, cantare, recitare, cenare con filosofi, partecipare alle corse dei cavalli e ai giochi olimpici, dove vinse quella che oggi sarebbe la medaglia doro nel torneo di pugilato. Le prove che le folle lo adorassero sono schiaccianti: tutti correvano ai suoi concerti, alle sue feste, ad assistere alle sue gare. I suoi problemi sono legati solo allostilit della vecchia guardia dirigente. Essi volevano un capo militare con un codice morale e non una pop star dai modi colti ed ellenizzanti. Inoltre, alla sua morte, una politica di damnatio memoriae avrebbe garantito che non sopravvivessero testimonianze a lui favorevoli. Infatti la sua fama legata solo alle sue intemperanze, specie sessuali, ed alla prima persecuzione dei cristiani. Quella della cosiddetta persecuzione neroniana una questione che merita un articolo a parte: certamente Nerone pun qualche centinaio di cristiani per gli incendi di Roma, ma le prove a suo carico sono confuse, ed fuori discussione che la religione in queste condanne non ci entrasse affatto In 13 anni di governo giustizi e costrinse al suicidio una trentina di persone fra cui la madre Agrippina. Non si tratta di un bel curriculum, ma nulla se confrontato con altri imperatori: era lunico modo per costoro di difendere la propria incolumit e la propria politica. Quindi tuttaltro che il mostro sadico che la storia ci dipinge... Tutto il contrario! Relativamente al suo profilo psicologico condivido lidea di Richard Holland sul suo essere stato fondamentalmente un masochista. Altro che sadico! Vediamone le prove: - fu dominato da una madre molto forte che lo ha abbandonato nei primi quattro anni di vita; - il padre violento, il generale Burro, lo spagnolo Seneca erano molto bruschi e diretti con lui; - usciva di sera vestito da schiavo e spesso tornava pieno di ecchimosi; - dominato da Poppea fu convinto ad uccidere la madre e forse la moglie Ottavia;
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- tutte le donne che am, dalla fedele Atte a Poppea, furono pi anziane; - recit ruoli di sottomesso a teatro, sino a interpretare la sposa abusata sessualmente da un suo liberto; - prima dei concerti e delle feste si sottoponeva a regimi alimentari rigidi e si metteva pesi di piombo sul petto; - tent di bloccare i combattenti allultimo sangue; - protestava e spesso rifiutava di firmare condanne a morte; Ma ultima sua notte in vita che sottolinea il suo masochismo autolesivo alimentato da un profondo vissuto di abbandono: quella sera si lasci andare e segu i consigli dei suoi ex schiavi. Invece di fuggire strisci sui rovi, bevve acqua da una pozzanghera e attese che gli scavassero la fossa. Si tagli la gola. Solo, disperato, spaventato in un mondo e unepoca che non gli apparteneva. Nerone non era un mostro, un anticristo, un giullare, un esteta perverso, ma un uomo che spinse allestremo la sua voglia di libert personale da uomo pi potente della sua epoca. Gli uomini, anche pi potenti, sono fragili, insicuri, malati. Il suo probabile masochismo autolesivo era un tentativo di non sentire la disperazione, la solitudine abbandonica, il terrore. La dignit gli stata strappata dai suoi stessi senatori vetusti e ostili. La calunnia ha centrato lobiettivo. Ora importante svelare la verit: Nerone fu un uomo mitizzato e bistrattato. La verit sfaccettata ed semplice: si basa sui fatti realmente accaduti e sui contesti ambientali. Anche questo Nerone. Un personaggio talmente complesso e misterioso che non finir mai di stupirci.
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