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DANTE INFERNO - CANTO I

CANTO I

LA SELVA OSCURA - LE TRE FIERE - VIRGILIO.

RIASSUNTO – Dante si ritrova, a metà del cammino della vita, in una selva oscura (allegoria del PECCATO
e della DANNAZIONE). L’orrore di essa., selvaggia, irta, intricata di pruni, rinnova il timore solo a pensarvi. Né
il poeta si è accorto di esservi entrato, perché il suo animo era assonnato e intorpidito.
Il poeta, giunto al limite della selva, scorge un colle(allegoria della SALVEZZA), la cui cima è illuminata dal
sole(allegoria della LUCE DIVINA, GRAZIA ILLUMINANTE). Come il naufrago che, uscito dal pericolo, si volge al
mare da cui è riuscito a salvarsi, Dante volge lo sguardo verso la selva rimasta alle sue spalle e, dopo un
breve riposo per rinfrancare le forze, riprende il cammino verso l’erta del colle.
Proprio mentre il poeta inizia la salita gli si para dinanzi una lonza(una specie di leopardo allegoria della
LUSSURIA) leggera e veloce che gli sbarra il cammino. Il momento favorevole dell’ora e della stagione (la
mattina dell’equinozio di primavera) sembra ridare momentaneamente al poeta la speranza di raggiungere la
sommità del colle, speranza che svanisce del tutto all’apparizione di un leone(allegoria della SUPERBIA), che
avanza minaccioso ruggendo e di una lupa(allegoria dell’AVARIZIA) magra e affamata. Questa, anzi, movendo
contro Dante, lo ricaccia a poco a poco nella selva oscura.
Mentre retrocede verso la selva, Dante crede una figura umana e a quella si rivolge chiedendo aiuto,
anche se non sa distinguere se ritratta di ombra e di uomo vivo. L’ombra risponde di essere stata un uomo un
tempo e, rivelandosi per Virgilio (allegoria della RAGIONE UMANA) che, però, in Dante si è affievolita a causa
del peccato), invita il poeta a salire il dilettoso monte, principio di ogni completa felicità. All’udir ciò Dante
risponde con umiltà esaltando Virgilio come onore e lume degli altri poeti, come autore e maestro suo, e in
nome della sua fedeltà di discepolo lo prega di aiutarlo e di liberalo dal pericolo della lupa. Il pianto
accompagna la disperata richiesta e Virgilio, rincuorandolo, esorta Dante ad incamminarsi per una via
diversa perché la lupa è così pericolosa da impedire non solo il cammino, ma da uccidere chi trova nella sua
strada.
Proseguendo nel suo discorso, Virgilio dichiara che l’opera nefasta della lupa continuerà ancora sulla
Terra, finché non giungerà un Veltro (cioè un salvatore) a liberare il mondo dalla sua presenza. Sarà la
salvezza dell’Italia, nata dall’eroismo di Turno, di Eurialo e Niso (eroi italici e troiani cantati da Virgilio) e
ricaccerà la lupa nell’Inferno da dove era uscita.
Virgilio spiega a Dante come unica via di salvezza sia il viaggio attraverso l’Inferno e il Purgatorio e si
offre di guidarlo. Se poi vorrà salire al regno dei beati – continua – egli lo lascerà ad un’anima più
degna(Beatrice: allegoria della TEOLOGIA), perché Dio non concede l’entrata a lui pagano. Dante accetta la
proposta, dichiarandosi pronto a seguirlo per i regni dell’Oltretomba: dopo di che i due poeti si
incamminano.
PRINCIPALI FIGURE RETORICHE:

METAFORE: SIMILITUDINI:
v. 13: pie d’un colle vv.22-25: E come quei../così… l’animo mio..
v.16: le sue (del colle) spalle vv.55-58: E qual è ……/ tal mi fece……
v.20: lago del cuor
1
v.79: quella fonte PARANOMÀSIA :
v.80: sì largo fiume V. 36 : ch’i fui per ritornar più volte vòlto
v.82: lume
SINESTESIA:
ENJAMBEMENT: v.60 ‘l sol tace: (nome visivo e verbo uditivo)
vv.16-17: le sue spalle / vestite…..
vv.73-74: giusto / figliol … PERIFRASI:
vv.86-87: tolsi / lo bello stilo …. vv. 73-74: quel giusto figliol d’Anchise (= Enea)
vv.118-119: contenti / nel foco…..

1
Figura retorica che consiste nell’accostare parole che
in
tutto o in parte hanno suoni simili e significati diversi.