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STORIA DELLA LETTERATURA LATINA

riassuntI da :
G.B.Conte - E. Pianezzola, Latinitatis memoria, Firenze, Le Monnier, 1994

LE ORIGINI. I CARMINA
1. LA NASCITA DELLA LETTERATURA LATINA
Lorigine della letteratura latina databile, se si guarda al momento in cui abbiamo una produzione scritta di
rilievo, nel 240 a.c., anno in cui Livio Andronico rappresent una tragedia in lingua latina. La letteratura
infatti una produzione artistica fissata in una scrittura, capace di padroneggiare un proprio repertorio di
moduli espressivi,di temi e motivi caratteristici, di convenzioni del gusto e della cultura.
La letteratura latina non ha avuto un grande iniziatore come invece ha avuto la letteratura greca con Omero, il
sommo poeta, il padre di tutti i generi e maestro di tutti i poeti. Anche i Romani cercarono un poeta eccellente
che potesse cancellare i primi tentativi imperfetti, e lo individuarono in Ennio.
La letteratura latina nasce adulta perch inizia come traduzione di quella greca. Un esempio Livio
Andronico, traduttore dellOdissea e di molte tragedie greche. La traduzione funziona per i Romani come un
grande addestramento a elaborazioni pi originali.
Prima dellinflusso della letteratura greca a Roma si eseguivano dei carmina, racconti in versi di eroiche
imprese.

2 . I CARMINA
A volte scrittori romani citavano formule misteriose, dette carmina sacrali. La forma di questi carmina era
misteriosa e ai limiti dell incomprensibile anche per i dotti romani. Lo stile solenne, energico e
monumentale. I carmina trattavano molti argomenti e da ci deriva che il carmen arcaico non detto cos per
il suo contenuto ma per la sua forma. Essa una sorta di prosa dotata per di una tessitura ritmica molto
intensamente segnata e percepibile: assonanze, parallelismi, ecc, che sono di solito procedimenti della poesia.
Inversamente la poesia arcaica ha una struttura pi debole, in quanto sottostante a regole pi larghe, e quindi
somiglia un po alla prosa. Ecco allora che versi e prosa nell antichit sembrano quasi incontrarsi.
La loro tradizione stilistica non scomparir mai del tutto, ma il pi potente tratto di continuit che unisce il
periodo delle origini alla storia letteraria di Roma se ne sentono echi nel ritmo di poeti quali Plauto o anche
Virgilio.

3. POESIA POPOLARE
Su alcuni filoni comici della produzione letteraria hanno avuto molta importanza delle forme proletterarie di
livello popolare.
Le testimonianze pi consistenti si riferiscono a una produzione orale e improvvisata con caratteri di
motteggio e comicit. La definizione pi corrente quella dei versi fescennini. Sembra che la sede migliore
per loro fossero le feste rurali. Questi versi circolavano in molte occasioni sociali dellantica Roma. Molto
importanti sono anche i carmina triumphalia che erano dei canti in occasione di trionfi e vittorie.
( pp. 3-6)

ENNIO E LEPICA FINO ALLETA DI CESARE


1. LA VITA E LE OPERE MINORI DI ENNIO
Ennio nacque in Puglia nel 239 a.C. e mor a Roma nel 169 a.C. Si form nella greca Taranto e fu portato a
Roma da Catone, dove svolse l attivit di insegnante. Scrisse molte tragedie , ma la sua opera pi importante
fu gli Annales. Sono giunti frammenti di altre opere minori (un opera didascalica e satire ).

2. GLI ANNALES : STRUTTURA E COMPOSIZIONE


Gli Annales narrano in versi la storia di Roma dalle origini fino ai tempi del poeta , in 18 libri sullesempio
della divisione in libri dei poemi omerici attuata in et ellenistica. Ce ne restano 600 vv. ca. La funzione

principale del poema era celebrativa, come accadeva in opere precedenti . Gli Annales sono per pi ampi
dei poemi ellenistici e si avvicinano per ricchezza di struttura al Bellum Poenicum di Nevio. Ennio narr gli
avvenimenti in ordine cronologico e si occup soprattutto di eventi bellici. Il titolo Annales richiama la
raccolta degli annales maximi, pubbliche registrazioni di eventi che i pontefici massimi redigevano anno per
anno.

3. LA POETICA E LO STILE
Sembra che allinizio Ennio volesse scrivere il poema in quindici libri, successivamente ne aggiunse tre. La
sua opera caratterizzata da due grandi proemi, al libro I e al libro VI. Nel I racconta un sogno: lapparizione
di Omero che gli dice di essersi reincarnato in lui. Nel VI d spazio alle Muse, per dire che la loro ispirazione
motiva la bellezza del suo stile, che - dice - sta alla pari degli alessandrini. Fu il primo ad adottare lesametro
dattilico. I pochi frammenti giunti danno dello stile enniano unidea di sperimentalismo, caratterizzato
dalla traslitterazione di parole greche, dalladozione di forme sintattiche e desinenze tipiche del greco e
dalluso frequente di figure di suono. Ma unimmagine in parte distorta: questi aspetti sono motivati dal
fatto che non esisteva prima una tradizione poetica in esametri.

4. LA POESIA EPICA COME CELEBRAZIONE DELLA VIRTUS


ARISTOCRATICA: DA ENNIO A VIRGILIO
Gli Annales influenzano molto la tradizione epica successiva. L Eneide di Virgilio non sono per solo una
celebrazione dell impero , ma anche una riflessione sull uomo sulla guerra, sul destino. Ennio il cantore
della virtus individuale e questo filone avr seguito in diversi scrittori posteriori. Molti romani pensavano che
la poesia non fosse altro che la celebrazione di imprese eroiche in versi. In tutta let imperiale la poesia
epica storica infatti viene sentita come il miglior modo di far propaganda politica.
(pp.75-78)

POLITICA E CULTURA FRA GRACCHI E SILLA


1.

ORATORIA E POLITICA

Nel periodo di crisi che va dal 133 al 79 a.C.(Gracchi, bellum sociale, guerra civile
fra Mario e Silla) contrassegnato dal dibattito politico, acquistano importanza loratoria, la
retorica e la trattatistica. Nel 92 a.C. viene chiusa per una scuola di retorica considerata
pericolosa per laristocrazia, in quanto da essa sarebbero potuti uscire capi popolari ben
versati nellarte della parola. Abbiamo pochi frammenti ma siamo a conoscenza di molti
nomi di oratori che possono essere distinti per scuola e stili grazie a Cicerone che nel
Brutus delinea la storia delleloquenza romana. vi furono per polemiche sulla lingua e
sullo stile .Leloquenza ASIANA, contrapposta a quella ATTICISTA, fiorisce a Pergamo
agli inizi del III sec. a.C. ed ha come maggior esponente Artesio Ortolo; essa, caratterizzata
da uno stile ridondante, ricerca il pathos e la musicalit ed sostenitrice della teoria
ANOMALISTA in cui il linguaggio, basato su anomalie libera creazione delluso. La
corrente ATTICISTA, sorta a Roma, si fonda su un uso regolare dei costrutti sintattici ed

sostenitrice pertanto della teoria ANALOGISTA in base alla quale la lingua deve
rispettare modelli riconosciuti; il pi famoso dei teorici analogisti sar Giulio Cesare.
Nella seconda met del II sec. si afferma a Roma anche la filologia (disciplina che ama
ledizione e linterpretazione corretta degli antichi tasti).
2.

PRODUZIONE STORIOGRAFICA

La storiografia, diventata in questo periodo un mezzo di analisi politica, non praticata da


personaggi di primo piano; a differenza della storiografia arcaica adotta un metodo
razionalistico sullesempio di Polibio. Lautore pi interessante Cornelio Sisenna la cui
storia anche un genere artistico, la cosiddetta storiografia tragica, per uno stile
romanesco e patetico.
3. LA COMMEDIA DOPO TERENZIO
FABULA PALLIATA E FABULA TOGATA

La palliata di Plauto e Terenzio viene sostituita dalla togata1, che a differenza della
precedente ambienta la trama in realt italiche o romane e rappresenta personaggi umili
meno tipizzati rispetto a quelli plautini. Seneca afferma che nella togata i temi comici sono
molto smorzati rispetto alla palliata e questo non contribuir al successo del genere sulla
scena.
LATELLANA E IL MIMO

Nel I sec. a.C. latellana, precedentemente impiegata come exordium o come comica
finale, acquista la sua indipendenza; il suo autore pi noto Lucio Pomponio.
Anche latellana sar presto soppiantata dal mimo, termine greco che indica l imitazione
della vita reale; pare che i mimi pi popolari fossero quelli dei ludi Florales. Esisteva anche
un mimo muto; solo nel mimo le parti femminili sono interpretate da donne e questo
perch il mimo va incontro al gusto verista. Quando il mimo diventa narrazione pi
completa si parla di mimi letterari; il mimografo a noi pi noto Publilio Siro, apprezzato
per la sua vena riflessiva e sentenziosa.
(pp.153 -157)

FILOLOGIA ANTIQUARIA
Durante la tarda Repubblica si sviluppa moltissimo la ricerca antiquaria. I filologiantiquari pi importanti di questo periodo sono : Attico, Nepote, Varrone.
TITO POMPONIO ATTICO
Tito Pomponio Attico, che era il pi importante corrispondente di Cicerone, un
raccoglitore di memorabilia (impresa e gesta memorabili della gente romana),
scrive un liber annalis (riassunto della storia di Roma, anno per anno, fino al 49
a.C.). Attico importante soprattutto perch diventato un organizzatore di
cultura.
CORNELIO NEPOTE
Cornelio Nepote (100 a.C. - 27 a.C.) scrive De viris illustribus, una raccolta di
biografie (probabilmente dovevano essere sedici libri) di personaggi famosi.
Lunico rimasto il De excellentibus ducibus exterarum gentium (sui comandanti
militari stranieri). Nepote utilizza la biografia per effettuare un confronto tra la
1 per le definizioni v. i primi capp. sul teatro.

civilt greca e quella romana, mettendo in luce loriginalit della civilt romana.
Infatti, ogni categoria di vite doveva occupare un libro per gli stranieri (greci) e
laltro per i romani.
MARCO TERENZIO VARRONE
Varrone (116 a.C. - 27 a.C.) il pi importante filologo antiquario romano. Anche
se Varrone si interessato allantiquariato e alla filologia fin da epoca
giovanissima, ha composto le opere pi importanti solo nella tarda et. Esse
sono : Antiquitates, De lingua latina e alcune opere filologiche. Nelle
Antiquitates troviamo quasi tutta la mitologia, le tradizioni e le istituzioni della
civilt latina. Varrone, nelle Res divinae, sostiene una triplice teologia : quella
favolosa che comprende i racconti della mitologia, quella naturale che si rif
allinsieme delle teorie dei filosofi naturali, quella civile che concepisce la divinit
nel rispetto di una esigenza politica. Per questo contro di lui si scagliano i cristiani.
Per quanto riguarda la storia romana, Varrone non studia le gesta, le battaglie, le
lotte politiche ma le istituzioni, le tradizioni e la mentalit. Varrone si occupa anche
di filologia, curando soprattutto il teatro arcaico, in particolare Plauto, di cui tratta in
due opere : Quaestiones plautinae e il Comoediis plautinis dove affronta il
problema delle numerosissime commedie attribuite a Plauto. Inoltre Varrone si
interessa anche della storia della lingua latina, scrivendo il De lingua latina, in cui
tratta i problemi dellorigine della lingua e passa poi ad affrontare la morfologia, la
sintassi e la stilistica. Egli scrive anche delle satire tra cui Saturae Menippeae di
cui per non giunto quasi nulla fino a noi. Si suppone che avessero un carattere
fantastico-allegorico. Si sa che esse erano in prosimetro, cio erano un misto di
prosa e versi, i titoli erano in greco e i temi erano quelli delle satire politiche e di
costume. Il De re rustica unopera della vecchiaia. Si tratta di tre libri in forma
dialogica che trattano di agricoltura e di allevamento. Essi sono dedicati solo
apparentemente allistruzione pratica del fattore ; in realt sono scritti per
alimentare lideologia del grande proprietario terriero. Anche se non ci sono rimasti
che frammenti dei suoi scritti, sappiamo che Varrone stato molto apprezzato sia
dagli scrittori del suo tempo che da quelli dei periodi successivi, fino al medioevo.