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TACITO

LETTERATURA LATINA IN ET IMPERIALE

GSCATULLO
(
Tacito
LAutore
Biografia
Nato nel 55 d.C., Publio Cornelio Tacito fu uno storico romano di et imperiale. Per alcuni fu originario
dellItalia Transpadana, dove il nome Cornelius Tacitus era diffuso; per altri di Terni, luogo natale
dellimperatore Marco Claudio Tacito (200-276) che ne vantava la discendenza; lipotesi pi probabile appare
per pi quella che lo vuole originario della Gallia Narbonese, da cui proveniva anche il suocero Giulio
Agricola.

Giovane, si trasferisce a Roma dove studia alla scuola di Quintiliano e si appassiona di Sallustio. Nel 78 d.C.
sposa la figlia di Giulio Agricola, grazie al quale intraprende la carriera politica sotto Domiziano. Supponiamo
che nel 93 d.C. Tacito avesse un incarico in Gallia in quanto si dice impossibilitato a partecipare al funerale
del suocero a Roma. Nel 97 d.C. fu console suffectus e proconsole in Asia, anche parte del Concilium Principis,
una sorta di Consiglio costituito da senatori aristocratici che dovevano coadiuvare limperatore nella politica,
fu lorgano che indic ladozione di Traiano. Tacito mor nel 121 sotto limperatore Adriano.

Opere
Tacito scrisse una serie di opere storiche:

Il De vita et moribus Iulii Agricolae ("La vita e i costumi di Giulio Agricola"), nel 98;
Il De origine et situ Germanorum ("L'origine e la posizione dei Germanici"), anchesso nel 98;
Il Dialogus de oratoribus (Dialogo sulloratoria), nel 101-102;
Le Historiae (Le Storie) nel 110 circa;
Gli Annales o Ab excessu divi Augusti (Annali), ne7-121 circa.

Pensiero e Stile
Il metodo storiografico di Tacito quello annalistico, di forte impronta repubblicana (gli Annales), legato
infatti al susseguirsi annuale dei consoli. Non si pu per concludere fosse attaccato ad una forma statale
superata per riproporla ma per sottolinearne la continuit con la storia presente: lImpero romano figlio di
quella Repubblica tanto rimpianta, ed legittimo per Tacito chiedersi il perch si sia arrivati al principato.

Per questo infatti Tacito scrive di storia: per chiarire a s stesso il perch dei tempi contemporanei. Ma non
solo, c anche nello storiografo la gratitudine verso Traiano che gli ha riportato quella libert che aveva persa
sotto Domiziano, qualcuno lo accuser di collusione con quel regime corrotto, ma lui, nellAgricola, ribadir
che il servizio lha reso non allimperatore (Domiziano) ma allo Stato romano. Scrivere di storia inoltre segno
di amore per la realt e di capacit di analisi, nonch di fare politica vivendo nellImpero i valori repubblicani.
Come molti altri intellettuali del suo tempo dovr inoltre riconoscere allImpero, al prezzo della libert, di
aver riportato la pace.

Opere
La Germania
Il De origine et situ Germanorum o la Germania un trattato storico, con un impianto decisamente
etnografico, scritto nel 98 d.C. incentrato sui territori ad est del Reno non soggetti al dominio romano. Lopera
tende a sottolineare le differenze tra il mondo romano, dellautore, e quello dei popoli teutonici, anche per
sottolineare la pericolosit dei secondi sulle debolezze dei primi.

Lopera articolata in due parti:

- Una prima, che va dal capitolo I al XXVII, in cui parla della Germania, dei modi e dei costumi;
- Una seconda in cui tratta della trib.
Il genere
Nella letteratura che possediamo la possiamo considerare un unicum, le altre, attribuibili a Seneca o a
Sallustio, che trattano dellIndia e dellEgitto sono andate perdute. Secondo gli storici il testo faceva
originariamente parte delle historiae, assumendo solo successivamente lo stato di unopera etnografica vera
e propria, anche se alcune caratteristiche proprie del genere sono individuabili:

- La messa in relazione da parte di Tacito del comportamento della popolazione con lambiente in cui
vive;
- La discussione sullautoctonia;
- La curiosit per i popoli lontani e diversi da quelli romani.
Fonti
Le notizie che Tacito riporta nella Germania non sono frutto di una sua testimonianza diretta, come potevano
essere quelle presenti in Cesare ad esempio, in quanto non possediamo informazioni circa incarichi di Tacito
in Germania n lui fa menzione di esserci stato, e lunica menzione di una sua lontananza da Roma, in
occasione dei funerali di Giulio Agricola non riporta informazioni circa il luogo dove si trovava. legittimo
pensare che Tacito si sia avvalso di fonti scritte per comporre la sua opera: Sallustio, Cesare, Plinio il Vecchio;
sembra inoltre che le informazioni che riporta non siano aggiornate alla sua epoca.
Perch lha scritta?
Alcuni pensano che Tacito labbia scritta per esaltare la civilt germanica, non corrotta come quella romana
sua contemporanea, per altri invece questo aspetto idealizzante risulta caratteristico della letteratura
etnografica, sottolineando su influenza della filosofia cinica leccellenza dello stato di natura, sposando
cos la sua opera al fine moralistico.

Per altri lopera fu un tentativo di evidenziare la pericolosit del popolo, forte e coraggioso, che la societ
romana sua contemporanea non sarebbe stato in grado di affrontare. Bisogna per considerare che Tacito
mette in luce anche i difetti dei Germani: dediti alla birra, al gioco, rissosi e indolenti; forse per legato ad un
topos letterario.

Ancora, lopera potrebbe essere legata alla situazione del momento, con Traiano che si trova l in quel
momento a controllare un confine ritenuto insicuro, Tacito tenterebbe cos di stimolare limperatore alla
conquista dei Germani perch sono pericolosi. La Germania sarebbe, in linea con le direttive della politica
traianea di espansione del confine settentrionale, uno studio del nemico. Chi convinto che Tacito spingesse
per lo scontro con questa popolazione potrebbe evidenziare lesaltazione negli Annales della figura di
Germanico, che avrebbe voluto attaccare, fermato da Tiberio; ed in generale il pensiero di Tacito che riteneva
pi importante consolidare i confini vicini piuttosto che intraprendere battaglie lontane, come pu essere
quella orientale contro i Parti.

LAgricola
Il De vita et moribus Iulii Agricolae, una biografia storica in 46 capitoli, che fu scritta da Tacito nel 98 d.C.,
in onore di Giulio Agricola, suo suocero, morto pochi anni prima. Gneo Giulio Agricola nacque nel 40 d.C. a
Forum Iulii (Frjus) nella Gallia Narbonese, ebbe la vita segnata da unesperienza traumatica: la condanna a
morte del padre, il senatore Giulio Grecino, da parte di Caligola, per non aver voluto sostenere una delazione.
Cresciuto con la madre, Agricola ricopr diversi incarichi e port avanti la campagna in Britannia, regione di
cui divenne governatore tra il 78 e l84 d.C. Merit per questo gli ornamenta triunphalia, non ebbe altri
incarichi da quando fu richiamato a Roma da Domiziano, probabilmente invidioso, sino alla sua morte nel 93
d.C.

Il testo serve da spunto per Tacito per parlare del rapporto tra lindividuo e il potere, la libert personale e
lassolutismo, tema caro allet post-repubblicana. Agricola fu richiamato per linvidia di Domiziano, sembra
voler sottintendere Tacito, ma fu sempre al servizio della patria: cos coglie loccasione per criticare (Agricola
42,4) il suicidio politico e scenografico che pochi risultati apportano per il bene pubblico, ed elogia il suocero
per la capacit di ritirarsi dalla scena politica quando non cera pi per lui la possibilit di essere daiuto.
Fonti
Le fonti cui Tacito ricorre non sono esplicitate nel testo, si presume, oltre che dai racconti diretti del suocero,
che Tacito abbia avuto modo di trarre informazioni dagli appunti e dai diari dello stesso Agricola e dei suoi
luogotenenti. Per la descrizione fisica della Britannia, Tacito tenne presente probabilmente i Commentarii di
Giulio Cesare, e probabilmente dal De defectu oraculorum, trattato di Plutarco dove compare una descrizione
della Britannia e delle sue popolazioni.
Genere letterario
LAgricola rientra in un genere letterario particolare: si tratta di una sorta di encomio, una laudatio funebris,
ma anche di una biografia con una particolare attenzione alla storia, intarsiata di excursus che ricordano
Sallustio e Livio. Non mancano inoltre tratti di alta capacit letteraria: la cura retorica per il prologo e leco
ciceroniano nellepilogo che assume caratteristiche di un panegirico.

Dialogus de Oratoribus
Il Dialogus de Oratoribus (102 d.C.) un piccolo trattato in forma dialogica che comprende 42 capitoli. Qui
leloquenza di cui si parla vista in unottica politica ed loccasione di riflettere sulla necessit del principato.
Nel trattato evince come Tacito volesse quasi instaurare un parallelismo tra letteratura e politica: come ormai
leloquenza decaduta rispetto a quella di Cicerone e non ci si pu far nulla, si pu solo accettare quella
moderna, cos la stessa Repubblica finita e bisogna adeguarsi nel miglior modo possibile al principato.
Rapporto con Cicerone
Egli afferma di aver assistito in giovent ad un dialogo (75/77d.C.), che fa da cornice, come fu per Cicerone
nel De Oratore, ma la mentre nellArpinate largomento astratto poich tratta delloratore in generale, il
plurale del titolo in Tacito vuole invece sottolineare che egli si sta rivolgendo a qualcosa di pi concreto, ad
una realt storica pi precisa.

Inoltre rispetto a Cicerone manca una linea chiara su ci che egli intende per oratoria e vero oratore; egli
propone voci diverse nel dialogo e diverse versioni non prendendo mai una specifica posizione. Lascia tutto
nellambiguit come se si trattasse di un problema ancora moderno e con possibili soluzioni. La tecnica invece
la stessa, ovvero quella mimetica che riproduce artisticamente i modi di una conversazione come se fosse
davvero avvenuta.
Contenuto
Inizia come risposta che Tacito d al suo amico Fabio Giusto, il quale gli aveva chiesto i motivi della decadenza
delloratoria. Egli per rispondere dice di aver assistito ad una conversazione a casa di Curiazzo Materno che
era un retore e tragediografo, il quale nel dialogo difende la poesia rispetto alloratoria. Ritiene che anche la
poesia possa incidere sulla realt e che attraverso essa si possa fare politica, non soltanto attraverso
loratoria, lui stesso infatti aveva scritto delle tragedie su Nerone che denunciavano il suo governo.

Gli risponde Marco Apro, un homo novus del ceto emergente (con cui Tacito diche che si devono fare i conti),
che invece sostiene limportanza delloratoria poich quella pi immersa nella realt e difende soprattutto
quella moderna perch non vero che decaduta rispetto a Cicerone ma si soltanto evoluta essendo
cambiati ormai i gusti del pubblico. Sempre Materno gli rispondo dicendo che bisogna tornare alla poesia
perch gli oratori hanno una vita pi turbolenta rispetto a quella tranquilla dei poeti che possono anche non
partecipare alla politica dedicandosi allotium letterario, mentre loratore deve per forza alimentarsi della
vita politica.

A questo punto interviene un altro interlocutore che Messalla, il quale invece ritiene che loratoria sia
decaduta per colpa della famiglia che non d pi delle regole severe e per le scuole in cui i maestri sono
impreparati e trascurano la filosofia alla base delloratoria. Sostiene quindi che bisogna quindi tornare al
modello ciceroniano sostanziato di filosofia e di preparazione. Materno invece, in questo caso vicino alle idee
di Tacito, sostiene che ci non sia possibile perch (spostando il discorso dal morale al politico) loratoria
repubblicana si alimentava della politica ed era giustificata nella libert di parola per le grandi lotte
repubblicane in cui assumeva significato e spazio proprio. Quindi ora, in una societ imperiale in cui non c
dialettica politica, quella concezione di oratoria non ha pi senso e modo di vivere. Questo per non giustifica
la nostalgia perch Tacito mai e poi mai ritornerebbe alle lotte civili repubblicane che avevano portato al caos
politico per ripristinare loratoria, ma bisogna accettare come necessario il principato che aveva riportato la
pace e la tranquillit.
Un problema politico
Tacito quindi per la prima volta sposta il problema dalla morale alla politica. E un dibattito al suo tempo
molto attuale perch cera la grande differenza tra le declamationes su temi fittizi e loratoria ciceroniana,
anche al livello stilistico in cui si contrapponevano lo stile asiano spezzato e ridondante alla concinnitas,
larchitettura e la simmetria di Cicerone. Per a questo tema avevano tutti dato una spiegazione morale: era
decaduta perch erano decaduti i costumi e nelle scuole i maestri non insegavano pi ma guardavano
soltanto al guadagno, le famiglie non vedevano lora di avviare i propri figli impreparati e senza uneducazione
alle scuole. Tacito invece affermava con grande lucidit che loratoria fosse decaduta perch non cera pi la
libert di parola. Mentre infatti prima nessuno si era interessato al problema politico, adesso lui vuole capire
davvero cos il principato e come ci si arrivati, cos affronta il problema da varie sfaccettature, tra cui quella
letteraria.
Paternit
E dubbia la paternit di questo dialogus: alcuni sostengono che non sia sua perch lo stile qui
completamente diverso da quello delle altre opere. Il suo stile infatti ha la caratteristica di essere molto
irregolare e asimmetrico, invece qui molto ciceroniano (concinnitas, periodi molto lunghi e complessi ma
chiari). Cos alcuni hanno ipotizzato che fosse uno scritto risalente allepoca in cui Tacito era studente di
Quintiliano e aveva come modello lorazione classica repubblicana.

Per questo non si sposa con il fatto che egli stesso afferma nellopera di aver assistito in giovent al dialogo
e quindi nel momento in cui scriveva era gi vecchio. Dunque parte della critica pensa che trattandosi di un
dialogo sulloratoria il modello dovesse essere per forza Cicerone, poich egli stesso aveva dettato le basi
strutturali e stilistiche per questo genere letterario, e poi anche perch lo dedica a Fabio Giusto che divent
console nel 102 d.C. e quindi sembra plausibile che lo abbia fatto in un momento di particolare ascesa del
senatore che non prima quando era un semplice amico di Plinio il Giovane. Nei manoscritti viene riportato
addirittura il dialogo insieme alle Historiae e non ci dice n la data n che sia unopera attribuita a Tacito.

Lattribuzione a Tacito risulta probabile perch Plinio il Giovane riporta in una sua lettera una affermazione
testuale di Tacito che la stessa che si trova qui, come se citasse lopera e poi soprattutto perch anticipa
alcune tematiche che riprender nelle Historae e negli Annales, ossia lambiguit della vita politica che pur
non avendo libert di espressione per consente la pace e la tranquillit e quindi lunica soluzione lattuale
principato. Anche perch nello scontro tra Apro e Messalla, il primo rappresenta i ceti emergenti mentre il
secondo ancora ancorato ad unidea repubblicana e Tacito in questo dibattito vede lo scontro tra valori
tradizionali e repubblicani e le necessit di guardare avanti e di non poter pi tornare indietro dellhomo
novus.

Historiae
Le Historiae sono un trattato composto nel 100 o 110 d.C. Alcuni pensano che sia composto da 12 altri da 14
libri. Il titolo testimoniato da Plinio il Giovane e da Pertulliano. Tacito aveva pi vote mostrato lintenzione
di parlare del periodo dopo la tirannide di Domiziano, quindi della libert recuperata con Nerva e Traiano.
Invece qui parler del periodo che va dalla morte di Nerone nel 69 d.C. fino alla morte di Domiziano dopo la
sua lunga tirannide nel 96 d.C.
Temi
Questo il periodo pi cupo e tormentato di Roma, un po perch lanno 69 quello che vede alternarsi in
breve tempo quattro imperatori, ma anche da un punto di vista delle catastrofi naturai, perch nel 79 che
ci sar leruzione del Vesuvio e i terremoti. Quindi sceglie appositamente questo periodo fortemente
drammatico e inquietante perch vuole capire come e perch il principato sia arrivato sino a quel punto a
mostrare i suoi lati peggiori.

Dice che si occuper nella vecchiaia del periodo a lui pi vicino di Nerva e Traiano ma non sar cos in realt
perch poi negli Annales risalir ancora pi indietro al periodo che va dalla morte di Augusto a quella di
Nerone. Questo perch diventer ancora pi pessimista andando avanti con let e vorr capire quali sono
stati i lati negativi del principato e le sue debolezze, cosa che individua nel principato ereditario cominciato
con Augusto.

Afferma che gli storici prima di lui non hanno detto la verit sugli imperatori in vita per paura di essere
mandati a morte, poi invece quando sotto Nerva si poteva parlare, condizionati dallodio, sono stai portati a
denigrare gli imperatori precedenti in modo esagerato. Quindi sia nelluno che nellaltro caso Tacito lamento
una mancanza di obbiettivit o per odio o per paura. Lui invece immune da questi due sentimenti, infatti
sotto i Flavi ha fatto carriera e quindi non portato a denigrarli per odio e ma paura per non ha parlato
neanche lui, mentre adesso pu farlo. Rivendica cos a se una obbiettivit che non riconosce nei suoi colleghi.
LArcanum Imperii
Il 69 d.C., lanno dei 4 imperatori, per lui cruciale perch sostiene che sia stato svelato larcanum imperii,
cio il mistero del potere. Tacito per la prima volta coglie bene che limperatore non necessariamente viene
eletto a Roma ma pu esserlo nelle legioni romane non pi il senato a indicare il princeps ma chi possiede
gli eserciti. Questo lo porta a valutare loperato di Galba. Moti hanno voluto vedere un parallelo tra Galba
che adotta Pisone e Nerva che adotta Traiano.

Ma Tacito smentisce evidenziando quale in realt la grande differenza tra i due: mente Galba era un
senatore austero e tutto di un pezzo che aveva scelto come suo successore un senatore altrettanto corretto
moralmente, Pisone, che proprio per questa sua aristocraticit era inviso alle truppe (cosa che sar il suo
punto debole); Traiano al contrario era un rozzo spagnolo che Nerva sceglie soprattutto perch era un
comandante e aveva dalla sua parte le legioni della Germania superiore. Quindi Galba per Tacito, seppur
ineccepibile moralmente, non era pi in sintonia con i tempi e aveva mancato di realismo politico non avendo
capito che doveva scegliere un successore amato dalle truppe e che le sapesse controllare.

Tacito per comunque avverte la necessit di colmare questo divario creatosi tra la virt-modello
repubblicano e le capacit di controllare lesercito seppure riconosce che il principato sia lunica soluzione
per garantire la coesione di un impero divenuto vastissimo e forte. Bisogna quindi stare attenti a non eleggere
un imperatore spietato e crudele, ma deve essere il ceto senatorio ad indicare un princeps che non sia solo
un suo garante in toto ma che sappia anche essere un capace condottiero di eserciti (prospetta cos il
principato di adozione come quello migliore).
Stile
Per quanto riguarda lo stile coerentemente con la velocit con cui avvengono gli avvenimenti anche il ritmo
di struttura molto vario e veloce, non concede mai pause e anzi rispetto alle fonti ha la tendenza a
condensare, ad esempio Vitelio aveva tre volte cercato di prendere il potere e tre volte aveva dovuto
abbandonarlo, questi tentativi di cui parla Svetonio, Tacito li condensa in uno solo per dare il senso della
drammaticit degli eventi. Le grandi protagoniste delle Historiae saranno le masse, sia la plebe romana sia
lesercito.
Tacito molto abile a descriverle nella loro incertezza, nella loro ambiguit, soprattutto quella dellesercito,
e nella loro pericolosit perch da buon senatore ha disprezzo nei confronti delle masse ma anche timore e
quindi le studia nelle loro turbolenze. Ci va per anche pesante con la sua stessa classe di provenienza, ovvero
i senatori i quali mostrano da una parte una facciata di servilismo e adulazione nei confronti dellimperatore
mentre dietro lo odiano. Questo rivela avvolte anche lambizione di parte della classe senatoria senza scrupoli
che vuole far carriera a danno dello Stato e disprezza coloro che mostrano un doppio atteggiamento perch
odia gli intrighi di palazzo. Questo perch era profondamente convinto della cattiveria della natura umana
ed era quindi pessimista nei confronti degli uomini.
Il ritratto paradossale
Unaltra novit nel suo stile il ritratto paradossale presente quando ritrae il carattere di un personaggio
buono e cattivo allo stesso tempo: per esempio Luciano era un comandante della Siria che aveva giocato un
ruolo importante nelle elezioni di Vespasiano, e ce lo descrive come corrotto, lussurioso e depravato nella
vita privata ma in quella pubblica era un funzionario efficiente e fedele allo stato. Lo fa per il gusto del
paradosso poich cos ci si interroga su come dei vizzi privati possano convivere con delle virt pubbliche.

molto bravo anche nel ritrarre il singolo e si sofferma ad esempio sul personaggio di Otone, il quale aveva
dei difetti poich era troppo demagogico nei confronti della plebe e dei militari, ma era superiore ad un Galba
e un Pisone perch prendeva decisioni nel bene o nel male, e alla fine anche la sua morte lo riscatta in quanto
decide di uccidersi quando capisce di non avere pi chance nei confronti di Vitellio e per evitare a Roma una
ulteriore guerra civile: un esempio di virtus. Lo stesso anche Vitellio che rappresenta invece il lato oscuro e
violento del comandante militare. Come modello di stile prende Sallustio per linconcinnitas, la tensione
stilistica, il forte colore patetico, la variatio, rese attraverso le ellissi di soggetto e verbo (stile nominale), le
iuncture, ecc
Fonti
Le fonti sono Messalla, lo storico che aveva scritto delle memorie nel periodo dopo la morte di Nerone, Plinio
il Vecchio e Rubio Rufo.

Gli Annales
Gli Annales, che inizialmente cominciarono a circolare insieme alle Historiae come un unicum in cui gli
Annales erano posti per primi, anche se oggi siamo sicuri che Tacito li concep come due libri distinti, per gli
antichi li misero insieme probabilmente perch ricoprivano un periodo storico molto ampio e lineare.
Il titolo
Il titolo si imposto a partire dal XVI secolo in quanto non attestato dalla tradizione manoscritta, la quale
invece riporta il titolo Ab Excessu Divi Augusti, cio Libri (sott.) dalla morte del divino Augusto. Noi per
scegliamo il termine Annales perch ha la forma annalistica e anche perch Tacito stesso allinterno
dellopera si riferisce ad essa con il termine generico annales nostros. Anche se egli si propone di continuare
lopera di Livio, Ab Urbe Condita, e quindi il titolo dato dalla tradizione manoscritta sarebbe quello pi
esatto.
Temi
Il periodo di cui tratta va dalla morte di Augusto nel 14 d.C. a quella di Nerone nel 68 d.C. Sicuramente Tacito
si dedic alla stesura di questo dopo il ritorno dallAsia nel 113 d.C. e molto probabilmente i singoli libri
vennero pubblicati man mano che lui li scriveva per un totale di 14 o 16 libri, interrotti bruscamente e non
rivisti per la morte di Tacito. Anche in questopera egli rivendica una sua maggiore obbiettivit nel parlare a
distanza del periodo in cui tennero il potere Tiberio, Claudio e Nerone, perch lui ormai non ha nei confronti
di questi imperatori n odio n adulazione. Quello a cui interessato vedere come il principato si sia evoluto
a partire dal suo iniziatore, Augusto.
LAnnalistica
Sceglie la forma annalistica perch: Vuole ricollegarsi a Livio e perch ci testimonia una ideologia
repubblicana, cio questa forma viene scelta da autori di ideologia profondamente repubblicana poich
durante questo periodo gli anni erano indicati dal nome dei magistrati consoli in carica di estrazione senatori.
Per Tacito non la rispetta, infatti ad esempio fa finire il VI libro con la morte di Tiberio ma in realt gli
avvenimenti del 37 continuano anche nel libro successivo.

Questo ci vuole dire che ormai la forma annalistica non coincide pi con il nome del magistrato ma con
limperatore che muore perch ormai la repubblica non c pi ma c il principato, e quindi anche la storia
viene misurata sulla figura del principe la cui morte coincide con la fine dellanno. La sua ammirazione per
Livio presente anche nella stessa struttura del libro perch lui fa concludere ogni singolo anno con un
resoconto dei prodigi e dei segni divini che ci sono stati nel corso dellanno.
Lindividuo e il ritratto
A differenza delle Historiae gli Annales non hanno grandi scene di masse ma sono tutte concentrate sulle
singole personalit. qui infatti che si afferma il modello ritrattistico per eccellenza e questa concentrazione
sulla figura dellimperatore ci fa capire che ormai la Repubblica tramontata e il principato ormai un dato
di fatto, e che se si vuole conoscere il principato si devono analizzare le singole personalit dei principi
soffermandosi sulla loro interiorit e psicologia.

Il ritratto pi riuscito quello di Tiberio, infatti Tacito ne rivela proprio come era il suo carattere cupo,
sospettoso, che davanti ostentava una riverenza nei confronti del senato ma in realt covava lidea di un
potere assoluto e indipendente dallorgano senatorio. Tacito non ama invece il ritratto fisico, ma pi che altro
quello psicologico, ma di Tiberio si sofferma anche a descriverne la vecchiaia in maniera ripugnante (calvo,
curvo, pieno di pustole in viso) perch ripugnante era la persona interiormente; Claudio viene rappresentato
come un imbelle in mano alle donne, Messalina e Agrippina, anche se non era cos.
La corruzione
Questo perch insiste nellaccentuare una atmosfera cupa ed oppressiva, deve dimostrare che il sistema
ereditario non pu funzionare nel principato perch ecco che vengono alla luce personaggi di questo tipo.
Ma non solo imperatori sono corrotti e depravanti, ma anche i membri dellaristocrazia e della plebe, tutte
le classi sociali sono accumunate da un degrado e da una corruzione morale. E allora Tacito se la prende sia
con il servilismo di molti senatori che assecondano i capricci e le manie di Nerone, ma anche con i martiri
stoici che si suicidano per motivi egoistici, e non certo fanno il bene dello stato.

Se la prende con Seneca che con il suo suicidio lascia in qualche modo trasparire le voci che circolavano
sullambiguit di questo personaggio che era ricchissimo e allo stesso tempo predicava lindifferenza dai beni
terreni tanto che lui stesso dovette difendersi con il De Vita Beata. Allora, dice Tacito preferibile Petronio
che almeno rimasto coerente con la sua leggerezza e la sua superficialit anche nel morire e ha inscenato
una parodia del suicidio degli stoici morendo nella pi totale gozzoviglia. Meglio Petronio che seppur aveva
meritato la fama con la sua dissolutezza, quando poi si tratt di dimostrare fermezza lo fece pi lui
denunciando nei codicilli le nefandezze di Nerone, e ricoprendo incarichi pubblici con capacit.

Quindi Tacito in questo suo pessimismo che negli ultimi anni, forse con let, si era accresciuto non risparmia
nessuno, dalle classi pi alte (Senato) a quelle pi basse (popolo), tutti sono preda della corruzione poich
avevano delle responsabilit: potevano fermare gli imperatori essendo loro stessi i custodi dei Mores
Maiorum ma non li hanno rispettati.
Fonti e stile
Rispetto alle Historiae, gli Annales hanno uno stile pi lineare e per quanto riguarda le fonti tacito pot
avvalersi: di Plinio il Vecchio, Sallustio a cui deve molto per il ritratto paradossale (Catilina viene
rappresentato come un essere dissoluto ma allo stesso tempo forte e resistente alle fatiche; lo stesso Seiano
ripreso da Tacito), Exitus Illustrium Virorum di Seneca per le morti dei suoi personaggi, Acta Senatus
(provvedimenti del Senato) a cui pot accedervi liberamente perch era molto attento alle fonti e alla loro
attendibilit.

Realizzato da Chiara Siderati, sugli appunti della prof.ssa Angela Preziosi, rivisto da Paolo Franchi 5BC A.S.
2015/2016. AMDG